FISICA/MENTE

"LASCIATE CHE I PARGOLI VENGANO A ME"

Gesù

 

           

Ho raccolto una parzialissima antologia degli ultimi fatti che hanno visto coinvolti preti, vescovi e quant'altro in abominevoli episodi di pedofilia. Più andavo avanti e più mi rendevo conto che questo schifo somiglia all'infinito potenziale di Aristotele: più si va avanti e più c'è da andare avanti.

        Noto solo alcune piccolezze, perché le notizie parlano da sole: innanzitutto, per giustificare,  si tende a confondere due cose che NON devono mai essere confuse: la degnissima omosessualità e la criminale pedofilia. Poi ho visto che i siti cattolici dicono che si tratta di speculazioni, un tal Introvigne, caro amico ed ospite fisso di quella cima di  Socci in TV,  imperversa con la sua untuosa prosa. Attacchi indegni contro la Chiesa, Nuova Inquisizione (caspita! Capito il pulpito ?) ed amenità del genere.

R. R.



Austria, chiuso il seminario dello scandalo a St. Poelten

      

(13/07/2004)  Scandalo in una diocesi austriaca: 40mila foto e un numero imprecisato di video che ritraggono atti sessuali tra preti e studenti.

Dal corriere.it:
VIENNA - I vertici della Chiesa cattolica austriaca hanno chiesto una riunione d’urgenza in seguito alla scoperta di circa 40.000 fotografie e un numero imprecisato di video di giovani preti intenti in incontri sessuali al seminario. Secondo l’autorevole settimanale austriaco Profil, il materiale rinvenuto, che include anche pornografia infantile, era stato scaricato sui computer al seminario di St. Poelten, circa 80 chilometri ad ovest di Vienna.
«NO COMMENT» - I vertici della locale diocesi si sono rifiutati di rilasciare pubbliche dichiarazioni ma si starebbero incontrando in privato sullo scandalo, ha riportato la televisione di Stato austriaca. L’organo di stampa ha precisato che il direttore del seminario, il reverendo Ulrich Kuechl, ha rassegnato le dimissioni e che anche il suo vice, Wolfgang Rothe, le ha sottoposte al suo superiore. La Conferenza dei vescovi austriaci ha emesso in data odierna un comunicato in cui promette un’accurata e approfondita indagine sulla questione.
«Tutto ciò che ha a vedere con l’omossesualità o la pornografia non può avere spazio in un seminario per preti», ha scritto nel comunicato. I vertici della Chiesa per la prima volta hanno scoperto il materiale un anno fa su un computer del seminario, ha precisato Profil. In esso figuravano numerose immagini di giovani preti e loro insegnanti che si baciavano e indulgevano in giochi sessuali e orge. Il vescovo Kurt Krenn che supervisiona la diocesi di St. Poelten, ha detto alla televisione austriaca di aver visto fotografie di insegnanti del seminario in situazioni sessuali con gli studenti.

 

Austria: forte aumento uscite dalla Chiesa cattolica

 

VIENNA - Chiesa cattolica in Austria soffre in questo momento una pesante emorragia di fedeli, come conseguenza degli scandali sollevati il mese scorso dai presunti rapporti omosessuali e dalle fotografie pedo-pornografiche nel seminario di St.Poelten, nel frattempo chiuso dal Vaticano.

Il quotidiano conservatore di Vienna "Die Presse" ha pubbicato oggi i primi dati ufficiali, relativi al periodo dopo la scoperta degli scandali, sui cittadini che sono andati in comune a farsi cancellare ufficialmente dalle liste della Chiesa cattolica: a Vienna a luglio le uscite sono state del 30% superiori allo stesso mese dello scorso anno.

A St.Poelten, dove aveva sede il "seminario a luci rosse", l’aumento è stato del 186% (in cifre, 80 fedeli si sono fatti cancellare a luglio 2004, rispetto a 28 del luglio 2003). Il fenomeno avrà poi conseguenze economiche in termini di quote della dichiarazione dei redditi, ma il risultato si vedrà il prossimo anno.

Da SWISSINFO


Mercoledì, 01 settembre 2004

 

 

RAI.it  18 ottobre 2004       http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12747,00.html

Vertice in Vaticano: convocati i 13 cardinali Usa

Il Papa ai cardinali:
pedofilia è crimine e peccato

Il Santo Padre affronta con estrema durezza lo scandalo sessuale che ha coinvolto gli esponenti della chiesa americana

Il Papa è "profondamente colpito" dallo scandalo dei preti pedofili che sta travolgendo la chiesa in America, ribadisce ai cardinali americani che la pedofilia è sia "un crimine" che un "peccato" e li invita a purificarsi e uscire santificati da questa vicenda.

Il pontefice ha aperto la due giorni di lavoro a porte chiuse con i 13 porporati chiamati ufficialmente per tracciare le nuove guide di lavoro nella missione della Chiesa Cattolica negli Usa, convocati, in realtà, per lo scandalo degli abusi sessuali nei confronti dei minori da parte di esponenti della Chiesa.

"L'abuso dei giovani - dice - è sintomo di una grave crisi che colpisce non solo la Chiesa, ma l'intera società". Chiedo ai cattolici ha proseguito il Papa di stare vicino ai sacerdoti e ai cardinali con le loro preghiere in questo difficile momento. Alle famiglie delle piccole vittime dobbiamo dare solidarietà e vicinanza".

L'intervento di Giovanni Paolo II è stato molto duro: "la gente deve sapere che non c'è spazio nella casa di Dio per coloro che si sono macchiati di abusi nei confronti dei minori". L'intervento del Santo Padre con urgenza segue i giorni dello scandalo statunitense dove eminenti esponenti della Chiesa cattolica sono accusati di aver avuto rapporti con ragazzi. Tutto ciò non deve far "dimenticare l'immenso bene spirituale, umano e sociale che la grande maggioranza dei preti e del religiosi negli Stati Uniti hanno fatto e ancora fanno".

"La porta di questa casa - ha detto - è sempre aperta per voi, soprattutto quando le vostre comunità sono nella sofferenza". Il Papa ha detto di essere stato "profondamente addolorato" dal fatto che dei preti e dei religiosi la cui vocazione è quella di aiutare le persone a "vivere vite sante" "abbiano causato tanta sofferenza e scandalo ai giovani". Per questo "la Chiesa stessa viene vista con sfiducia e molti - ha osservato - sono offesi nel vedere come alcuni leader religiosi hanno percepito e si sono comportati in queste cricostanze".

"L'abuso che ha causato questa crisi - ha rimarcato - è un errore sotto tutti i punti di vista e viene giustamente considerato un crimine dalla società; è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio: alle vittime e alle loro famiglie esprimo il mio profondo senso di solidarieta' e partecipazione".

A questo punto il Pontefice ha invitato a non farsi travolgere da questa esperienza fino al punto da condannare l' intero operato della Chiesa: "anche un'opera d'arte - ha detto - può essere macchiata, ma la sua bellezza rimane e questa è una verità che ogni critica intellettualmente onesta deve riconoscere".

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12976,00.html

In preparazione documento conclusivo sulla pedofilia: “tolleranza zero”

Vaticano, cardinali per l’espulsione dei religiosi colpevoli di abusi sessuali

 

"Tolleranza zero" è la sintesi più usata per definire la linea di condotta che si profila nel vertice vaticano cui partecipano i 13 cardinali convocati dal Papa: tre rappresentanti della Conferenza episcopale degli Stati Uniti e otto in rappresentanza della Santa Sede. Nella seconda e ultima gionata di lavori, i delegati sono tornati a riunirsi, questa volta senza la presenza del Pontefice, per discutere il severo pronunciamento di Giovanni Paolo II sulla pedofilia in seno alla Chiesa e per stilare a loro volta un documento conclusivo sull'argomento.

"Se il voto si tenesse adesso, sono sicuro che la maggior parte dei cardinali si schiererebbero per la tolleranza zero", ha dichiarato il cardinale di Chicago, Francis George all'Associated Press, al termine del pranzo avuto con il Papa. "Personalmente sono favorevole alla riabilitazione. Magari concedendo il ministero lontano da bambini. La cosa importante è proteggere i bambini", ha aggiunto l'arcivescovo.

Anche il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo di Washington, ha detto che c'è consenso generale tra i cardinali per applicare la sanzione di espulsione ai preti che in futuro si macchieranno di abusi sessuali. L'arcivescovo di Washington, rivolgendosi ai giornalisti, ha precisato che ci sono ancora diverse questioni su cui dibattere, soprattutto per quanto riguarda casi su altri tipi di scandali legati al sesso.

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12663,00.html

I porporati statunitensi a rapporto dalla Santa Sede

Scandali sessuali, il Papa apre il summit in Vaticano

Le Diocesi a rischio per risarcire le cause civili

Come affrontare lo scandalo degli abusi sessuali che sta scuotendo la chiesa cattolica statunitense? Sarà il papa ad aprire il dibattito con i cardinali americani convocati per due giorni in Vaticano, per un summit straordinario a porte chiuse che durerà due giorni e che ha scatenato l'interesse dei media americani che affollano in questi giorni la sala stampa della Santa Sede.

I problemi spinosi che la segreteria di Stato ha deciso di affrontare convocando tredici prelati non sono pochi e, soprattutto, non sono solo morali: gli episodi di presunta pedofilia e di scandali sessuali che chiamano in causa sacerdoti e prelati americani (ma altre denunce sono già in arrivo, anche dal Messico) sono infatti un drammatico problema finanziario per le casse delle diocesi d'oltreoceano.

Secondo la legge statunitense, infatti, a rispondere finanziariamente in caso di risarcimenti civili non sarebbe il sacerdote colpevole ma la diocesi stessa, e vista l'entità di molte cause pendenti molte di queste rischiano davvero la bancarotta.

Mentre si svolge il summit rigorosamente a porte chiuse si inseguono le indiscrezioni giornalistiche sulle richieste che avanzeranno al Papa i porporati americani. Secondo alcune ricostruzioni, infatti "diversi importanti cardinali americani" (lo anticipa il 'Los Angeles Times'), chiederanno di rimuovere il cardinale Bernard Law, a capo della chiesa di Boston, accusato da alcuni di aver insabbiato alcuni scandali i scandali scoppiati nella sua diocesi. Altre fonti curiali, sempre anonime, smentiscono l'ipotesi.

Il vertice potrebbe a questo punto anche riguardare argomenti finora considerati tabù come il celibato sacerdotale o l'ordinazione delle donne e degli omossessuali, ma e' più probabile che a dominare siano quegli aspetti pratici in grado di porre un freno al problema, come la proposta di sospendere i sacerdoti colpevoli (normalmente trasferiti in altre parrocchie) ed un protocollo comune da seguire per trasmettere le denunce di abusi sessuali alla polizia.

In Europa intanto, la questione degli abusi sessuali da parte di esponenti del clero assume consistenza, per esempio in Germania, dove il presidente della conferenza episcopale tedesca, cardinale karl Lehman, ha annunciato la creazione di una commissione di indagine con il compito di fare chiarezza sui presunti casi di pedofilia denunciati negli ultimi anni.

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,14427,00.html

E' accusato di molestie su una trentina di ragazzi e dello stupro di uno di questi

Pedofilia, arrestato l'ex prete americano Paul Shanley

 

Paul Shanley, un ex prete al centro dello scandalo della pedofilia nella chiesa cattolica negli Stati Uniti, è stato arrestato a San Diego, in California. Shanley è stato arrestato su mandato della magistratura del Massachusetts. L'ex prete è stato accusato di aver molestato una trentina di ragazzi nella diocesi di Boston e il mandato di cattura è stato spiccato per lo stupro di uno di questi.

La vittima del reverendo Paul Shanley ha oggi 24 anni. Ha fatto la denuncia questa settimana, dopo aver saputo dello scandalo che ha coinvolto l'arcidiocesi di Boston. I tre episodi di stupro risalgono al periodo che va dal 1983 al 1990. Secondo documenti emersi dagli archivi dell'arcidiocesi, questa avrebbe ricevuto nel 1978 un rapporto nel quale venivano riportate le tendenze di Shanley. Ma l'arcidiocesi non fece mai nulla. Non avvertì nemmeno l'arcidiocesi della California, anche se aveva ricevuto negli anni decine di denunce di abusi perpetrati dallo stesso religioso.

Il provvedimento arriva in seguito al durissimo documento del Vaticano, emesso dopo la riunione della scorsa settimana in cui erano stati convocati le massime autorità ecclesiastiche americane.

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,11598,00.html

Giovanni Paolo II convoca in Vaticano i 13 cardinali e i vertici della conferenza episcopale statunitensi

Chiesa Usa e scandali, pugno di ferro del Papa

 

 
Il Papa ha deciso di affrontare in maniera diretta lo scandalo dei preti pedofili che sta travolgendo la chiesa americana ed ha convocato per i prossimi 23-24 Aprile in vaticano i 13 cardinali e i vertici della conferenza episcopale statunitensi. Il summit ha per dichiarato intento quello di elaborare indicazioni di "linee-guida al fine di ridare sicurezza e serenità alle famiglie e fiducia al clero" in seguito "agli scandali connessi con la pedofilia". Traducendo dal linguaggio Vaticano, ciò significa che la riunione avrà un carattere propositivo e non c'è intenzione di trasformarla in un "processo" ai cardinali, primo fra tutti l'arcivescovo di Boston Bernard Law, che non hanno saputo punire immediatamente, con la rimozione, i religiosi accusati di abusi sessuali su minorenni. Per Law e per altri vescovi responsabili di diocesi nord americane sommerse da accuse di pedofilia, vasti settori dell'opinione pubblica statunitense chiedono le dimissioni, ma nè i presuli interessati nè Giovanni Paolo II appaiono disposti a questo passo.

Più probabilmente la riunione formalizzerà una linea più dura verso i preti pedofili; se nel passato la chiesa cercava un loro recupero psicologico, medico e "pastorale", l'atteggiamento che adesso potrebbe prevalere, anche con l'imprimatur papale, è quello di una loro rimozione definitiva e senza appello da ogni incarico ecclesiastico. Giovanni Paolo II, convocando la riunione, ha voluto mandare comunque un segnale forte e rassicurante ai fedeli cattolici statunitensi e non solo: lo scandalo degli abusi sessuali da parte di uomini di chiesa sta dilagando in vari paesi del mondo e giornali come il New York Times avevano parlato di un apparente debolezza del papa nel gestire tali vicende.

L'annuncio del prossimo summit è stato preceduto da una serie di incontri che Wojtyla ha avuto di recente in Vaticano con il presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, Monsignore Wilton Daniel Gregory, e con altri leader della chiesa cattolica Usa. "Da parte del pontefice e dei vertici di curia - ha spiegato Monsignore Gregory prima di ripartire da Roma - c'è stata grande comprensione e desiderio di sostenere la chiesa statunitense nei suoi sforzi per affrontare questa tragedia. Di qui , dunque, l'idea dell'incontro". "Condividiamo - ha detto ancora il presule, in una dichiarazione ripresa dalla radio vaticana - lo sconcerto della nostra gente perchè il fatto che un prete possa far male a qualcuno, specialmente ad un bambino, è una completa contraddizione di tutto ciò che la chiesa viene chiamata ad essere ed effettivamente è".

Scelte fatte in passato di riassegnare all'incarico pastorale un sacerdote macchiatosi dell'abuso di un minore si sono spesso rivelate - ha osservato il presidente dei vescovi statunitensi - "decisioni tragiche". Anche se prese in seguito ad "opportuni trattamenti terapeutici e successive prognosi rassicuranti". Si stanno discutendo - ha spiegato - nuovi approcci preventivi al problema , ma "non esistono politiche, procedure e protocolli che possano proteggerci completamente dalla depravazione"; serviranno dunque "una costante vigilanza" ed iniziative ancora più forti per "sradicare il crimine abominevole della pedofilia dalla chiesa e dalla società". "Ciò che invece è destinato a rimanere- ha commentato amaramente il presule - è il rimorso dei vescovi per le vittime degli abusi e il dolore con il quale queste ultime dovranno convivere per tutta la vita".

Da gennaio, quando è scoppiato lo scandalo, circa 450 persone sono uscite allo scoperto negli usa denunciando preti per abusi sessuali. Lo scandalo ha costretto molte diocesi a pesanti esborsi finanziari per chiudere con le accuse senza il ricorso a un tribunale.

 

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,11314,00.html

Si uccide un sacerdote accusato di violenza. E il vescovo di Los Angeles si discolpa dopo l'intervista choc rilasciata da una ex studentessa

Abusi sessuali, la chiesa Usa nella bufera

 

La Chiesa cattolica americana è nella bufera. Continuano a susseguirsi le accuse di abusi sessuali perpetrati da alti prelati statunitensi. Ma uno di loro è uscito allo scoperto. E tramite un fax inviato ai principali giornali americani, ha cercato di discolparsi dalle accuse di aver abusato di una studentessa. Si tratta del cardinale di Los Angeles Roger Mahoney, accusato di molestie sessuali compiute su una liceale nel 1970.

Nel fax di tre pagine - ha reso noto l'agenzia americana Ap nel suo sito online - Mahoney ha negato con forza le accuse e ha affermato di aver chiesto sia la chiesa sia la magistratura aprano un'inchiesta. "Queste accuse bugiarde mi feriscono e mi addolorano, ma continuo a pregare per coloro che le hanno lanciate", ha scritto il cardinale.

Mahoney ha detto che la donna lo ha accusato il 20 marzo di averla molestata sessualmente nel 1970, quando era studentessa del liceo cattolico San Joaquin di Fresno in California. La televisione Ksee-tv di Fresno ha intervistato la donna, senza inquadrarne il volto. La signora non ha fornito molti particolari: ha detto che era priva di coscienza quando subì l'assalto di Mahoney, che al tempo era prete, ma non ha precisato che cosa le avesse fatto perdere i sensi. Il cardinale ha detto di aver chiesto al vescovo di Fresno di incaricarsi della vicenda. La diocesi ha aperto un'inchiesta e ha interrogato la donna per due ore il 25 marzo. Una trascrizione del colloquio - ha detto Mahoney - è stata consegnata alla polizia di Fresno.

E lo scandalo ha anche fatto la prima vittima. Padre Rooney, 48 anni, si è sparato un colpo di pistola alla tempia. Il prelato è stato trovato nella sua auto in un parcheggio non lontano da Cleveland. Il caso di padre Rooney era scoppiato lunedì scorso, quando una donna aveva denunciato di aver subito 22 anni fa molestie da parte del sacerdote, quando lei era ancora minorenne. Si tratta tuttavia dell'unica denuncia sporta contro il sacerdote. Padre Rooney, un prete membro alla diocesi di Cleveland dalla fine degli anni '70, avrebbe dovuto incontrare mercoledì mattina il vescovo della città dell'Ohio, Anthony Pilla. Costui lo avrebbe dovuto informare delle accuse lanciate contro di lui. Dopo che il sacerdote non si presentò all'appuntamento sorse il sospetto di una possibile fuga, e scattarono le ricerche.

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,8368,00.html

In una lettera l'invito ad indagini accurate e processi rapidi

Il Papa ai vescovi: "Individuate i sacerdoti pedofili"

 

 

Ha preso carta penna e ha scritto una lettera ai vescovi di tutto il mondo affinché vengano svolte indagini coperte dal segreto ecclesiastico su eventuali segnalazioni di abusi sessuali sui bambini da parte dei sacerdoti e, se vengono trovati colpevoli dai tribunali ecclesiastici regionali, venga informata tempestivamente la santa sede. Giovanni Paolo II ha deciso di intervenire con forza sui uno degli argomenti più delicati comparsi nelle cronache degli ultimi anni: e cioè gli abusi su minori da parte di esponenti della Chiesa cattolica.

I documenti contro i "gravioribus delictis" commessi contro la "observantia sexti decalogi praecepti", il sesto comandamento che prescrive di "non commettere atti impuri", sono stati redatti nel 2001 ma pubblicati in sordina, rigorosamente in latino, nel numero di novembre degli Acta Apostolicae Sedis, la "gazzetta ufficiale" del Vaticano. Le nuove disposizioni prevedono che sia il tribunale ecclesiastico regionale a svolgere le indagini e celebrare il processo sui sacerdoti sospettati di insidiare i minori. "Con questa lettera -scrive il cardinal Ratzinger nella missiva datata 18 maggio 2001- speriamo che non solo questi gravi crimini siano evitati ma soprattutto che sia preservata la santità del sacerdozio e che la fede del clero e dei fedeli sia protetta dalle necessarie sanzioni e dalla cura pastorale offerta dai vescovi e gli altri responsabili ecclesiastici".

La pedofilia viene definita dai documenti vaticani non un reato contro la persona ma un delitto "sia contro la pubblica decenza che contro il sacramento del sacerdozio" e le norme dettate dalla congregazione per la dottrina della fede prescrivono che contro di essa vengano messe in atto indagini della curia vescovile. Una volta raccolte le prove, sia istruito un processo canonico e, qualora il sacerdote giudicato colpevole dovesse ricorrere in appello, del caso si occupi direttamente l'ex Sant'Uffizio. La lettera non dice se il vescovo dovrebbe informare o meno le autorità civili dopo il primo giudizio di colpevolezza. La prescrizione arriva dopo dieci anni dal reato e decorre a partire dal diciottesimo anno di età del minore che avesse subito gli eventuali abusi.

 

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,19034,00.html

Quattro fedeli lo accusano di aver coperto un prete pedofilo

Scandali sessuali, denunciato l'arcivescovo di Los Angeles

Roger Moahony: "Accuse infondate, gli cambiai parrocchia"

 

 

Si allarga ancora lo scandalo pedofilia nella chiesa statunitense, dopo la diocesi di Boston ora tocca a quella di Los Angeles: quattro persone hanno denunciato l’arcivescovo di Los Angeles, cardinale Roger Moahony, per avere protetto un sacerdote che avrebbe abusato sessualmente di loro quando erano bambini.

A dare l'annuncio è stato il legale che ha accettato di difendere le presunte vittime di Michael Baker, 54 anni, il sacerdote sotto accusa, secondo il quale il cardinale merita, per il suo comportamento, “di finire in galera'. Uno dei promotori della causa, un uomo di 34 anni, sostiene di avere subito violenze tra i 9 e i 19 anni.

In un comunicato diffuso dall'arcidiocesi, il cardinale afferma che le accuse contro di lui sono "prive di qualsiasi fondamento", ma la settimana scorsa Mahony aveva ammesso di avere taciuto per 16 anni sui comportamenti sessuali di padre Baker e di essersi limitato a cambiargli di parrocchia quando era venuto a sapere della reazione dei bambini.

L’arcivescovo di Los Angeles e' l'ultimo dei prelati ad essere stato trascinato nello scandalo che dallo scorso gennaio sta scuotendo la chiesa cattolica negli usa. Sono molte le diocesi, da quella di Boston, a quella del New Hampshire, che rischiano di finire in bancarotta perché la legge prevede che siano le chiese locali a rispondere legalmente delle numerose cause miliardarie che sono state già intentate.

Solo lo scorso mese il papa ha convocato a Roma i cardinali americani per discutere con loro di come meglio fronteggiare il problema e di cosa fare per impedire che il fenomeno si ripeta. Il 28 maggio prossimo il papa ricevera' in vaticano il presidente americano George W. Bush.

 

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12663,00.html

I porporati statunitensi a rapporto dalla Santa Sede

Scandali sessuali, il Papa apre il summit in Vaticano

Le Diocesi a rischio per risarcire le cause civili

 

Come affrontare lo scandalo degli abusi sessuali che sta scuotendo la chiesa cattolica statunitense? Sarà il papa ad aprire il dibattito con i cardinali americani convocati per due giorni in Vaticano, per un summit straordinario a porte chiuse che durerà due giorni e che ha scatenato l'interesse dei media americani che affollano in questi giorni la sala stampa della Santa Sede.

I problemi spinosi che la segreteria di Stato ha deciso di affrontare convocando tredici prelati non sono pochi e, soprattutto, non sono solo morali: gli episodi di presunta pedofilia e di scandali sessuali che chiamano in causa sacerdoti e prelati americani (ma altre denunce sono già in arrivo, anche dal Messico) sono infatti un drammatico problema finanziario per le casse delle diocesi d'oltreoceano.

Secondo la legge statunitense, infatti, a rispondere finanziariamente in caso di risarcimenti civili non sarebbe il sacerdote colpevole ma la diocesi stessa, e vista l'entità di molte cause pendenti molte di queste rischiano davvero la bancarotta.

Mentre si svolge il summit rigorosamente a porte chiuse si inseguono le indiscrezioni giornalistiche sulle richieste che avanzeranno al Papa i porporati americani. Secondo alcune ricostruzioni, infatti "diversi importanti cardinali americani" (lo anticipa il 'Los Angeles Times'), chiederanno di rimuovere il cardinale Bernard Law, a capo della chiesa di Boston, accusato da alcuni di aver insabbiato alcuni scandali i scandali scoppiati nella sua diocesi. Altre fonti curiali, sempre anonime, smentiscono l'ipotesi.

Il vertice potrebbe a questo punto anche riguardare argomenti finora considerati tabù come il celibato sacerdotale o l'ordinazione delle donne e degli omossessuali, ma e' più probabile che a dominare siano quegli aspetti pratici in grado di porre un freno al problema, come la proposta di sospendere i sacerdoti colpevoli (normalmente trasferiti in altre parrocchie) ed un protocollo comune da seguire per trasmettere le denunce di abusi sessuali alla polizia.

In Europa intanto, la questione degli abusi sessuali da parte di esponenti del clero assume consistenza, per esempio in Germania, dove il presidente della conferenza episcopale tedesca, cardinale karl Lehman, ha annunciato la creazione di una commissione di indagine con il compito di fare chiarezza sui presunti casi di pedofilia denunciati negli ultimi anni.

 

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,29049,00.html

L'inchiesta della diocesi per un presunta molestia di 40 anni fa

Il vescovo di Sidney si autosospende
indagato per pedofilia

La scelta del prelato "per il bene della Chiesa"

 

Un gesto cautelativo, per il bene della Chiesa e per fugare le polemiche, “frutto di malvagità”: l'arcivescovo cattolico di Sidney George Pell si è sospeso dall'incarico dopo l'annuncio che è sotto inchiesta con l'accusa di aver molestato sessualmente un minorenne nel 1961, quando era stato da poco ordinato sacerdote nell'arcidiocesi di Melbourne.

 "Per il bene della chiesa e per preservare la dignità dell'ufficio di arcivescovo di Sydney, prenderò congedo da oggi dal mio incarico, finché l'inchiesta non sarà completata", ha detto Pell che intende quindi agevolare l'inchiesta ordinata dal comitato nazionale per gli standard professionali della chiesa cattolica, presieduto dall'arcivescovo di Adelaide, Phillip Wilson, ed affidata all'ex giudice della corte suprema di Melbourne, Alec Southwell.

 La denuncia è di un uomo che sostiene di aver subito abusi sessuali ripetuti da Pell quando aveva solo 12 anni, e non è stata comunque inoltrata alla polizia.

 L’ arcivescovo indagato ha negato con decisione le accuse: "Sostenere che io sia personalmente implicato in una simile malvagità è una calunnia della specie più vendicativa. Vorrei davvero poter dire di più ma è importante che non dica nulla che possa pregiudicare l'inchiesta imminente".

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,61002,00.html

Padre Geoghan era accusato di aver molestato 130 bambini

Usa, ucciso in carcere l’ex-prete dello scandalo pedofilia

 

 

Picchiato a morte da un altro detenuto nel carcere di Shirley, Massachussets, dove avrebbe dovuto scontare nove anni di reclusione. Finisce così la storia di padre Geoghan, l’uomo dello scandalo pedofilia che ha travolto nel recente passato la Chiesa cattolica negli Usa ed in particolare l’importante diocesi di Boston.

Accusato di aver abusato di 130 giovani e condannato per aver molestato un ragazzino di dieci anni, il settantasettenne ex-sacerdote (era stato sospeso a divinis dopo che lo scandalo era esploso) è stato trasportato in ospedale nel tentativo di salvarlo. Sull’episodio le autorità carcerarie hanno aperto un’indagine ma non si conosce l’identità dell’altro detenuto che ha ucciso l’ex-prete né le esatte circostanze dell’incidente.

Lo scandalo dei sacerdoti pedofili dell'arcidiocesi di Boston esplose nei primi mesi del 2002, quando si venne a sapere che Geoghan di cui era nota la condotta veniva trasferito di parrocchia in parrocchia invece di essere denunciato. Si scoprì che il caso non era isolato, provocando una crisi nelle gerarchie cattoliche statunitensi che ha costretto ad intervenire il Vaticano.
Nel settembre del 2002 l'arcidiocesi patteggiò un indennizzo di 10 milioni di dollari con 86 delle vittime del sacerdote.

 

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,39531,00.html

SI NOTI COME LA RAI METTA INSIEME ALLEGRAMENTE DUE COSE RADICALMENTE DIVERSE: PEDOFILIA ED OMOSESSUALITA'   n.d.r.

Reso noto il parere della congregazione per il culto divino

Vaticano, no ai preti omosessuali

Il documento che non ha carattere normativo ma rappresenta solo un'indicazione ai rettori dei seminari è la risposta a un quesito posto da un vescovo diocesano. L'ordinazione al diaconato o al presbiterato di uomini omosessuali o con tendenza omosessuale è assolutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto rischiosa"

 

Un omosessuale non è "idoneo a ricevere l'ordine sacro" e l'ordinazione di persone omosessuali è "assolutamente sconsigliabile e imprudente", nonche' "molto rischiosa". Lo afferma un parere della congregazione per il culto divino, trasmesso alla congregazione per il clero dopo un quesito posto da un vescovo diocesano.

"L'ordinazione al diaconato o al presbiterato di uomini omosessuali o con tendenza omosessuale - si legge nella nota - è assolutamente sconsigliabile e imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto rischiosa. Una persona omosessuale o con tendenza omosessuale non è, per tanto, idonea a ricevere il sacramento dell'ordine sacro.

Il parere assolutamente contrario all'ordinazione di persone omosessuali, protocollo 886/02/0, viene pubblicato sul numero di novembre-dicembre del bollettino della congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti e porta la firma del cardinale Jorge Medina Estevez, prefetto della congregazione fino alla nomina al suo posto, alcune settimane fa, del cardinale Francis Arinze.

La contrarietà all'ordinazione di uomini omosessuali viene espressa "tenendo presente l'esperienza che proviene da non poche cause istruite in vista di ottenere la dispensa dagli obblighi che derivano dalla sacra ordinazione, e dopo doverosa consultazione con la congregazione per la dottrina della fede".

Il documento, una lettera ai rettori dei seminari, è un documento di servizio e non a carattere normativo. Nel '97 invece il vaticano ha emanato una istruzione in cui era prevista una attenzione di tipo psicologico alla personalità, alle inclinazioni e all'ambiente di origine del seminarista e tradizionalmente ogni direttorio ai rettori conteneva il consiglio di usare cautela in presenza di una manifesta inclinazione omosessuale del candidato al sacerdozio.

 Il recente parere della congregazione per il culto, con la sua determinazione, aggiunge un tassello in senso più normativo e forse prelude a una formalizzazione.

 

 

http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,14427,00.html

E' accusato di molestie su una trentina di ragazzi e dello stupro di uno di questi

Pedofilia, arrestato l'ex prete americano Paul Shanley

 

 

 

Paul Shanley, un ex prete al centro dello scandalo della pedofilia nella chiesa cattolica negli Stati Uniti, è stato arrestato a San Diego, in California. Shanley è stato arrestato su mandato della magistratura del Massachusetts. L'ex prete è stato accusato di aver molestato una trentina di ragazzi nella diocesi di Boston e il mandato di cattura è stato spiccato per lo stupro di uno di questi.

La vittima del reverendo Paul Shanley ha oggi 24 anni. Ha fatto la denuncia questa settimana, dopo aver saputo dello scandalo che ha coinvolto l'arcidiocesi di Boston. I tre episodi di stupro risalgono al periodo che va dal 1983 al 1990. Secondo documenti emersi dagli archivi dell'arcidiocesi, questa avrebbe ricevuto nel 1978 un rapporto nel quale venivano riportate le tendenze di Shanley. Ma l'arcidiocesi non fece mai nulla. Non avvertì nemmeno l'arcidiocesi della California, anche se aveva ricevuto negli anni decine di denunce di abusi perpetrati dallo stesso religioso.

Il provvedimento arriva in seguito al durissimo documento del Vaticano, emesso dopo la riunione della scorsa settimana in cui erano stati convocati le massime autorità ecclesiastiche americane.

 

 

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Scandalo sulla curia britannica

Pedofilia, il Times: " La chiesa cattolica inglese pagò il silenzio delle vittime"

Bufera sul cardinale O'Connor: la polizia inglese, indagando sul caso di uno dei sacerdoti "coperti" dal presule, avrebbe scoperto almeno altri otto casi analoghi

La Chiesa cattolica inglese avrebbe versato alle vittime di violenze e abusi sessuali delle somme in denaro, un vero e proprio prezzo del "silenzio", per evitare che con le loro denunce l'istituzione non venisse trascinata in uno scandalo clamoroso come quello che ha colpito il mondo cattolico americano. La sensazionale denuncia la fa oggi il Times di Londra.

La rivelazione di questa operazione, scrive il quotidiano, e' un nuovo, ulteriore motivo di grave imbarazzo per la Chiesa Cattolica inglese e per il suo leader spirituale, il cardinale Cormac Murphy O'Connor, arcivescovo di Westminster, gia' accusato di aver "chiuso" gli occhi su un caso di pedofilia quando era vescovo di Arundel e Brighton. La polizia inglese, indagando sul caso di uno dei sacerdoti "coperti" da O'Connor, Michale Hill (incarcerato per reati sessuali nel 1997), avrebbe scoperto una serie di casi analoghi.

In almeno altre otto occasioni, l'attuale capo della chiesa cattolica inglese non solo avrebbe coperto i reati di un suo sacerdote ma avrebbe anche comprato il silenzio delle vittime con delle somme di denaro. E Margaret Kennedy, fondatrice di un gruppo che difende e tutela gli interessi delle vittime dei sacerdoti pedofili e molestatori, accusa esplicitamente: "La Chiesa sta cercando di comprare il silenzio delle vittime"

 

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Concessa la "recognitio" alle regole stabilite dai preti americani dopo gli scandali

Pedofilia, il Vaticano approva norme dei vescovi Usa

 

Il Vaticano ha concesso la "recognitio" alle "norms" decise dai vescovi degli Stati Uniti su come affrontare i casi di preti sospettati di pedofilia. La approvazione canonica e' contenuta in una lettera del cardinale Giovanni Battista Re al presidente dei vescovi degli Stati Uniti, Wilton Gregory. Nella lettera si conferma l'idea che l'abuso sessuale sui minori e' un "crimine" da affrontare "con le pene piu' severe, non escluse le dimissioni dal sacerdozio". Ma si riafferma il "diritto alla difesa"e in sostanza la presunzione di innocenza, fino a prova contraria, per i preti sospettati.

La "recognitio" giunge a pochi giorni dalle dimissioni dell'arcivescovo di Boston, Bernard Law, travolto dallo scandalo dei preti pedofili e conferma le aspettative dei vescovi americani. Questi erano certi che, dopo alcune modifiche richieste dal vaticano, le "norms" fossero pronte per l'approvazione e che la Santa Sede l'avrebbe concessa.

Il provvedimento riguarda le "norme essenziali sulle politiche diocesane e eparchiali di fronte ai casi di abuso sessuale sui minori da parte di preti e diaconi", decise dai vescovi americani a Dallas lo scorso giugno e a Washington lo scorso novembre. Il Vaticano aveva manifestato alcune perplessita' sul primo testo, in particolare per quanto riguarda la cosidetta tolleranza zero, cioe' l'esclusione dal sacerdozio appena ci fosse il solo sospetto nei confronti di un prete, e aveva chiesto delle modifiche, istituendo anche una commissione bilaterale per riesaminare il testo.

Il cardinale Re, prefetto della Congregazione per i vescovi, conferma che la "recognitio" vale per due anni, cioe' per il tempo stabilito dai presuli per valutare l'efficacia e validita' delle norme. La Santa Sede, afferma la lettera del cardinale a mons. Gregory, "appoggia completamente gli sforzi dei vescovi per combattere e prevenire questo male". "La legge universale della Chiesa - sottolinea - ha sempre riconosciuto questo crimine come una delle piu' serie offese che i ministri sacri possano commettere, e ha anche stabilito che siano puniti con le pene piu' severe, non esclusa, se il caso lo richiede, la riduzione allo stato laicale".

Ricordando le severe prese di posizione del Papa sul problema il prefetto ribadisce che "la Santa Sede e' spiritualmente unita con le vittime degli abusi e le loro famiglie e incoraggia la particolare preoccupazione verso di loro dei vescovi, dei parroci e di tutta la comunita' cristiana". E si augura che le "norms" "nella loro attuale formulazione contribuiscano a dare effettiva protezione ai minori e stabilire rigorose e precise procedure per punire nel modo giusto quanti siano colpevoli di offese tanto abominevoli", offese riguardo le quali, come ha detto il papa, "non c'e' posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi fa del male ai ragazzi". Nello stesso tempo, a giudizio del vaticano, le "norms" nella attuale formulazione "assicurando che i fatti siano veri e accertati, proteggono i diritti umani, incluso il diritto alla difesa e garantiscono il rispetto per la dignita' delle persone coinvolte, a cominciare dalle vittime". il cardinale re si augura che la "recognitio" alle "norms", che "dimostra la genuina comunione ecclesiale tra la conferenza episcopale e la sede apostolica dimostrata ancora una volta in circostanze cosi' dolorose", aiuti la chiesa a "emergere dalla crisi attuale, in direzione di un sacerdozio santo, un episcopato santo, una chiesa ancora piu' santa".

 

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Dopo gli scandali il prelato lascia la sede apostolica americana

Pedofilia, Papa accetta dimissioni arcivescovo di Boston

Giovanni Paolo II ha dato il placet al pensionamento anticipato di Bernard Francis Law, ritenuto responsabile di aver coperto sacerdoti della sua diocesi sospettati di molestie sessuali su bambini e donne

 

L'arcivescovo di Boston, cardinale Bernard Francis Law, ha presentato le sue dimissioni al Papa che le ha accettate.

Il pensionamento anticipato di Law  era stato sollecitato da tempo da molti cattolici e sacerdoti bostoniani, anche per allontanare dalla Chiesa locale il sospetto di voler "coprire" a tutti i costi sacerdoti che si siano resi responsabili di molestie sessuali a danni di ragazzi e donne.

Ma anche per allontanare dalla stessa Diocesi lo spettro della bancarotta che si va sempre piu' profilando a causa dell'entità dei risarcimenti richiesti dalle vittime, o loro congiunti, delle violenze sessuali. Richieste che ammontano gia' ad oltre cento milioni di dollari, una cifra insostenibile per la Diocesi bostoniana, tanto e' vero che la commissione finanziaria della stessa ha suggerito a Law di presentare istanza di fallimento presso il Tribunale civile consegnando i libri contabili.

Il cardinale Law, ritenuto uno dei più influenti degli Stati Uniti, fortemente stimato dallo stesso Papa e dal presidente degli Usa, si trova a Roma già dall'inizio della settimana ma - stando alla dichiarazione resa ieri dal portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro-Valls - prima di questa mattina non aveva incontrato nessuno dei responsabili della Curia che si occupano dello scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti, vale a dire il cardinale Dario Castrillon Hoyos, Prefetto della Congregazione per il Clero, e lo stesso cardinale Giovanni Battista Re.

Giovanni Paolo II ha quindi provveduto a nominare il successore di Law: è monsignor Richard Gerard Lennon, 55 anni, sacerdote dal 1973, nominato nel giugno di un anno fa vescovo titolare di Sufes e ausiliare proprio di Law nella medesima Arcidiocesi di Boston. Ora Lennon sale sul gradino piu' alto della scala gerarchica ecclesiastica della Chiesa bostoniana.

 

 

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Michael Hill, ex prete condannato nel 1997 a 5 anni di carcere per violenze sessuali su minori, si è dichiarato colpevole dei nuovi capi d'imputazione

Prete pedofilo inglese ammette altri abusi. Nuove critiche al primate cattolico

Il cardinale Cormac Murphy O'Connorlo aveva nominato, nel 1985, ignorando il giudizio espresso dai medici che lo avevano giudicato "pericoloso per la sicurezza dei bambini"

Il primate cattolico d'Inghilterra e Galles, cardinale Cormac Murphy O'Connor, è al centro di una nuova bufera dopo che un prete pedofilo - a cui in passato aveva consentito di proseguire la missione evangelica, nonostante il parere contrario dei medici - ha ammesso altri abusi sessuali su bambini.

Michael Hill, l'ex prete già condannato nel 1997 a 5 anni di carcere per violenze sessuali su minori, si è dichiarato colpevole dei nuovi capi d'imputazione che gli sono stati mossi dal giudice Christopher Moss. Quattro delle sei violenze sessuali sui tre bambini tra i 10 e 14 anni risalgono al periodo in cui prestava servizio come cappellano dell'aeroporto londinese di Gatwick, a metà degli anni '80.

Era stato il cardinale Cormac Murphy O'Connor, riporta il quotidiano Daily Telegraph, a nominarlo nel 1985, ignorando il giudizio espresso dai medici che, solo qualche anno prima, avevano giudicato Hill "pericoloso per la sicurezza dei bambini". Hill, ordinato prete nel 1960, è stato sospeso da ogni incarico nel 1987, a seguito delle sue ammissioni.

Gli esami clinici si erano resi necessari dopo le lamentele ricevute per i comportamenti "sospetti" del prete, che avevano consigliato la chiesa cattolica a sollevare temporaneamente il prete dai suoi incarichi. Inizialmente Hill aveva negato i nuovi addebiti. Solo in seguito ha confessato, aiutato dalla terapia rieducativa cui è stato sottoposto.

 

Pedofilia, arrestati due preti "Adescavano nell´oratorio".

Alberto Custodero

da "La Repubblica" del 30 gennaio 2004

Entrambi i casi di violenza sessuale in Piemonte: ad Alessandria e in un paesino del Torinese. Uno è accusato da cinque dodicenni, l´altro avrebbe abusato di una tredicenne
TORINO - Due sacerdoti piemontesi sono finiti in carcere, nel giro di 48 ore, per violenza sessuale su minori. Il primo è padre Domenico Marcanti, 48 anni, di Alessandria, che al doposcuola dell´istituto don Orione svolge l´attività di animatore. Lo accusano cinque ragazzini di dodici anni. Lo inchiodano i filmati delle telecamere che i poliziotti hanno installato nell´oratorio.
Il secondo è don Roberto Volaterra, 30 anni, parroco di un paesino di 2000 abitanti, Castagnole Piemonte, e vicario episcopale in quella zona della provincia di Torino dove, in mezzo a una immensa pianura, ci sono le fabbriche della ex Indesit, ora Fiat Ricambi. A denunciarlo è stata una ragazzina di tredici anni che da un anno subiva le sue molestie.
L´adolescente è figlia di una parrocchiana che proprio a don Roberto, in confessionale, aveva confidato di essere stata violentata, in gioventù, dal maestro elementare. Il sacerdote non ha esitato a fare subire alla figlia la stessa violenza sessuale e psicologica che la madre aveva sofferto da bambina. L´ha palpeggiata con la forza mentre si trovava a casa sua - approfittando dell´assenza dei genitori - mentre l´ aiutava a fare i compiti. Le ha scritto lettere oscene con pesanti riferimenti alla sua pubertà. E l´ha molestata al telefono.
Con il sacerdote è finito agli arresti domiciliari, per lo stesso reato, anche l´animatore della parrocchia, Luciano Sismondi: pure lui, secondo l´accusa del pm di Pinerolo Ciro Santoriello, avrebbe molestato l´adolescente. Quelle telefonate sconce di don Roberto («Lo sai che Luciano mi sta facendo questo, sai cos´è vero? Poi lo fai anche tu, eh?»), avevano turbato la ragazzina al punto che i genitori si erano insospettiti. Quando hanno ascoltato il tenore di quei colloqui telefonici, hanno subito sporto denuncia.
Ai carabinieri che ieri lo hanno arrestato, il parroco ha bisbigliato, quasi giustificandosi, «quella ragazzina mi provocava». Don Roberto Volaterra è orfano, vive solo. I magistrati temevano che la solitudine forzata degli arresti domiciliari avrebbe potuto portarlo a un gesto di estremo sconforto. Paradossalmente, hanno ritenuto che il carcere, in questo momento così delicato della sua vita, fosse per lui più sicuro. Sulla vicenda è intervenuto l´arcivescovo di Torino, monsignor Severino Poletto. Il cardinale «ha espresso la propria vicinanza a quanti sono turbati dalla dolorosa vicenda» e ha auspicato che «le autorità competenti possano in tempi brevi fare piena luce sul caso». Poi, ha voluto «confermare stima e fiducia nei confronti del clero della sua diocesi che da sempre si distingue per il generoso impegno pastorale».
Analoga, e altrettanto triste, la storia che ha visto come protagonista, nell´Alessandrino, padre Domenico Marcanti. Contro di lui le intercettazioni ambientali, anche filmate, disposte dopo la denuncia presentata una decina di giorni fa in questura dai genitori di un ragazzino di dodici anni. Il minore aveva parlato di abbracci, palpeggiamenti e baci, comportamenti raccontati anche dagli altri minorenni identificati attraverso le immagini registrate e ascoltati dagli investigatori.
«Ce l´aspettavamo», è stato il commento del padre di un ragazzo che frequenta il doposcuola. Il sacerdote è stato interrogato ieri pomeriggio nel carcere di piazza don Soria. Per oltre un´ora ha risposto alle domande del gip, che ha firmato l´ordinanza di custodia e del pm che conduce l´inchiesta.

 

Pedofilia: Usa; incriminato ex vescovo Springfield

Da SwissInfo

27 settembre 2004 21.57


NEW YORK - Il vescovo Thomas Dupre, ex capo della diocesi di Springfield in Massachusetts, è stato incriminato per pedofilia. Dupre è il primo prelato della Chiesa cattolica americana incriminato in uno scandalo di molestie sessuali. È accusato di aver abusato di due ragazzini negli anni Settanta.

Il vescovo, che ha 70 anni, si è dimesso in febbraio al nono anno di guida della diocesi dopo che un quotidiano aveva reso di dominio publico le accuse nei suoi confronti. La diocesi di Springfield ha già pagato parecchio per lo scandalo della pedofilia: negli ultimi mesi ha raggiunto un accordo con 46 vittime di preti molestatori che è costato sette milioni di dollari alle casse della Chiesa.

272154 sep 04

PRETI PEDOFILI
Vaticano sapeva di scandalo St.Polten da anni

Lo sostengono alcuni testimoni in un documentario televisivo


di APC

Roma, 20 ago. (Apcom) - Nel documentario televisivo dedicato allo scandalo del seminario di St. Polten il network tedesco ARD ha intervistato alcuni testimoni, che sostengono all’unaminità una tesi molto scomoda: il vescovo Kurt Krenn (che aveva definito lo scandalo come innocui "giochi da ragazzi") e degli alti prelati erano a conoscenza delle abitudini del seminario, dei suoi festini omosessuali e delle foto proibite.

Intanto un servizio radiofonico del Suedwestrundfunk sostiene che anche il Vaticano sapesse delle attività  omosessuali e questo da almeno due anni.

Nel documentario, che andrà in onda domenica sera, un ex-seminarista racconta per la prima volta le abitudini di St. Polten, ora chiuso dall’inviato del Papa che ha ritenuto obbligatorio un "nuovo inizio".

Un testimone interno sostiene che la morale all’interno del seminario fosse praticamente assente e che i preti avessero spesso rapporti sessuali con i seminaristi, definiti "carne fresca e giovane". "Quel posto era come una palude" racconta l’uomo. "E’ molto triste", conclude il testimone, che è stato addirittura minacciato di morte, "che il Vaticano abbia reagito solamente dopo che i media avevano portato alla luce questa sordida situazione". Il Vaticano quindi, secondo le accuse di molti, avrebbe saputo dei sex party nel seminario, ma non avrebbe fatto nulla per contrastarli.

Già nel 1999 la Conferenza dei Vescovi tedesca aveva dovuto stilare un documento che regolasse i casi riguardanti i seminaristi gay; avevano concordato sul fatto che gli omosessuali potessero diventare preti, a patto di non ammetterlo mai in pubblico e di attenersi severamente alle regole del celibato. Era inoltre vietato frequentare "luoghi disdicevoli" quali bar e discoteche.

Secondo l’indagine del SWR su 27 diocesi tedesche, la maggior parte di esse si sarebbe attenute alle regole per scegliere i futuri preti.

Ma, come fa notare a SWR il novizio Stefan Kiechle, "la tentazione siede nella camera accanto".

Nel seminario di St. Polten furono ritrovate 40.000 foto pornografiche e svariati filmini, nei quali erano visibili anche dei bambini. Un giovane seminarista è stato condannato a 6 mesi di prigione a causa del possesso di materiale pedopornografico.


Mercoledì, 01 settembre 2004

 

L'INCHIESTA. Oggi la prima udienza di un processo che lacera
la città. Le accuse dei genitori, l'imbarazzo della Curia

Maestre, preti e pedofilia
E Brescia si spacca in due

La parola ai giudici, ma accusa e difesa si scontrano
da un anno in piazza a colpi di omelie e volantini
dal nostro inviato DARIO OLIVERO

 

BRESCIA - Via San Faustino attraversa come un fiume il centro storico di Brescia e lo divide in due. Da una parte, i palazzi che guardano verso il castello, la parte ricca. Dall'altra, il quartiere popolare del Carmine che qualcuno chiama "Carmen Street" per dargli un'aria da improbabile Bronx padano. La storia che ha lacerato Brescia incomincia qui, nella scuola materna vicino alla chiesa dei Santi Faustino e Giovita che si affaccia sulla via. Il processo che si apre oggi ha come imputate due maestre d'asilo di 52 e 50 anni che devono difendersi dall'accusa di pedofilia. In particolare di aver agito da intermediarie tra uomini governati da istinti inconfessabili e i bambini che loro avevano in custodia.

Sono stati i bambini a raccontarlo. Prima ai genitori, poi ai magistrati sotto il controllo costante degli psicologi. Ma il dibattimento è solo il primo troncone di un'inchiesta in cui sono indagate altre dieci persone per le quali non è stato ancora decisa l'archiviazione o il rinvio a giudizio: altre quattro maestre, tre bidelli e tre sacerdoti.

UNA CITTA' CHE VACILLA. Dodici persone in tutto che rappresentano in un colpo solo tutto quello che Brescia ha sempre portato come modello: il suo sistema educativo, le sue strutture sociali, la sua vocazione di cooperazione e solidarietà, la sua Chiesa che da quindici secoli ne costituisce l'anima istituzionale, politica e spirituale. Una macchina sociale che rischia di collassare per aver tradito i suoi figli. Per questo da più di un anno, da quando questo incubo collettivo è incominciato qualcosa nell'anima della città si è rotto. Difficile pensare che non sia successo nulla, impossibile pensare che sia successo qualcosa. Per questo un processo, il processo, c'è già stato. Ed è avvenuto sulla pubblica piazza. E per questo oggi sono in molti a non voler parlare di questa storia a voler spegnere i riflettori.

LE PIAZZE CONTRAPPOSTE. Un processo che ha tanti protagonisti: parroci che si difendono dal pulpito, sacerdoti che conducono inchieste parallele, associazioni che denunciano l'esistenza di una grande rete criminale pedofila che ha un nodo a Brescia, fiaccolate di solidarietà per gli indagati, interventi del Garante della privacy e dell'Anm. In tutto questo 23 bambini (quelli del processo odierno sono nove) dai tre ai cinque anni e 21 famiglie sono finiti travolti da una storia troppo grande per loro. Genitori schiacciati tra spese legali e terapeutiche. Mariti che cercano lavoro in altre città, mogli che implorano i mariti di farlo.

LE MAESTRE SOTTO ACCUSA. Mentre il processo incomincia si sta concludendo il primo grado di un altro dibattimento analogo che vede imputati per accuse di pedofilia quattro maestre, tre bidelli e una coordinatrice di un'altra scuola materna cittadina. Il precedente, oltre che inquietante, è importante perché le due insegnanti sotto processo oggi, lavorarono anche nella prima scuola. Per loro a settembre 2003 si aprono le porte del carcere. Ci resteranno dieci mesi prima di ottenere i domiciliari. Sono state tirate in ballo dalle parole dei bambini che raccontano di essere stati portati fuori dalla scuola e costretti a "giocare" con altri adulti e da questi fotografati. Con il passare delle settimane, sempre più bambini vengono ascoltati. E nei loro racconti emergono sempre più particolari. Altre persone finiscono sul registro degli indagati. Altre quattro insegnati, tre bidelli. E il livello dello scontro si alza quando tre sacerdoti vengono coinvolti nell'inchiesta.

LA DIFESA PUBBLICA DEI SACERDOTI. Molti bresciani lo ricorderanno fin che vivranno quel 13 luglio del 2004, quando due parroci si difendono dal pulpito rendendo noto ai loro fedeli di aver ricevuto un avviso di garanzia. Molti bresciani ricorderanno che quel giorno ci fu un grande e lungo applauso di solidarietà a partire dai primi banchi dove sedeva il sindaco. E ricorderanno di aver pensato: come possono uomini con un passato e un presente di prima grandezza nel volontariato, negli oratori, nella vita della città essere anche lontanamente coinvolti in accuse così infamanti? "Non voglio essere ricordato come un prete pedofilo, perché non lo sono", diceva il parroco di San Faustino invocando "una giustizia con le lettere maiuscole che a Brescia spero sia ancora di casa". Da questo preciso momento Brescia, tutta Brescia, è costretta a schierarsi.

LA CROCIATA. E c'è chi prende molto sul serio questo appello. Uno dei protagonisti del processo di piazza si chiama don Mario Neva, amico degli indagati, ma soprattutto assistente spirituale all'Università Cattolica e nello stesso tempo prete di frontiera che ha tolto le prostitute dalla strada. La sua crociata per difendere gli indagati passa dalle lettere ai giornali, all'organizzazione di fiaccolate di solidarietà al carcere dove sono rinchiuse le due maestre, alla mailing list che, a detta sua, raggiunge un migliaio di persone, alle interviste. "In questi mesi ho preparato un dossier - spiega - in cui ho ricostruito tutta la vicenda. Una contro-inchiesta. Il primo errore giudiziario è incominciato con il primo processo (quello alla prima scuola ndr). Non nego che ci siano preti pedofili, ma nego che ci siano qui a Brescia". Ma allora come è potuto accadere? "Alcuni genitori hanno perso la testa, le perizie e gli incidenti probatori fatti sulle testimonianze dei bambini sono stati viziati da prestazioni psicologiche disastrose e qualche forza politica ha cercato di strumentalizzare la vicenda". Don Neva ha ricevuto anche un richiamo del Garante della privacy per aver fatto pubblicamente i nomi dei genitori di alcuni bambini coinvolti. "Lo sapevo, ma intanto quando mi fermeranno avrò già comunque raggiunto il mio scopo". Quale? "Dimostrare che a Brescia non è successo nulla, salvare la comunità da una ferita che non si sanerebbe neanche in una generazione".

LA CURIA. Don Neva è solo uno dei protagonisti in campo, ma è una presenza vistosa e battagliera. E' prete di strada ma anche rappresentante di spicco della Chiesa bresciana. Alla domanda: lei non teme che la sua posizione crei imbarazzo alla curia? risponde: "Il mio demone buono, il mio demone socratico, quando ho incominciato una battaglia per la giustizia non mi ha detto fermati. E non me lo ha detto neanche il mio vescovo". La curia si è espressa ufficialmente una volta sola ma in modo preciso e inequivocabile. Il vescovo, monsignor Sanguineti, ha respinto la richiesta di dimissioni dei tre sacerdoti e di altri che avevano fatto la stessa cosa per solidarietà verso gli indagati. E il vicario generale monsignor Francesco Beschi ha scritto una lunga lettera che i parroci hanno letto nel famoso discorso dal pulpito. Si incoraggia "l'accertamento della verità", ma nella sostanza la Chiesa difende i suoi preti. "Pur nella massima comprensione per la grande sofferenza che affligge queste persone (le famiglie e i bambini ndr) - si legge nella lettera - il vescovo desidera comunicare alla vostra comunità parrocchiale la sua personale certezza morale relativamente all'innocenza dei suoi sacerdoti e pertanto li riconferma nel loro incarico, accompagnandoli con la sua paterna vicinanza".

CLIMA PESANTE. Come la curia, anche le altre istituzioni cercano di tenersi a una distanza siderale dalle urla che si sentono in piazza. O almeno ci provano. Il sindaco (clicca qui per l'intervista) si appella continuamente alla ragione e difende il modello educativo bresciano ma ammette che, "sia in caso di innocenza che di colpevolezza, di fatti accertati o di suggestione collettiva, è chiaro che a Brescia abbiamo un problema serio". In Procura il silenzio sulla vicenda è blindato. Anche perché gli avvocati difensori non hanno mai nascosto di voler far trasferire il processo in quanto il clima in città non consentirebbe un dibattimento sereno. Un'ipotesi, questa, guardata con terrore, oltre che dai magistrati, anche dai genitori che sarebbero costretti a subire fatiche processuali, fisiche ed economiche aggiuntive. Interviene anche l'Associazione nazionale magistrati per far notare che "ripetere in ogni sede che il clima non è sereno significa semplicemente adoperarsi perché non lo sia".

"CACCIA ALLE STREGHE". Certo il clima proprio sereno non è. Un altro protagonista della vicenda è uno dei bersagli di Don Neva: l'associazione contro la pedofilia Prometeo e il suo responsabile, Massimiliano Frassi. Il gruppo si occupa della vicenda da un anno quando ormai i magistrati hanno già raccolto i racconti dei bambini. Con quale titolo Prometeo viene a Brescia? "Per aiutare i genitori, per ascoltarli, aiutarli a sfogare la rabbia", dice Frassi. Non tutte le famiglie sono d'accordo ad appoggiarsi a Prometeo. Frassi dice cose difficili da sentire come: "Esiste una casistica di pedofilia fatta da predatori con la complicità di persone a contatto con i bambini", "A Brescia è in atto un'operazione per far passare i racconti dei bambini come non attendibili", "Qui c'è un clima da caccia alle streghe contro chi difende le famiglie e invece chi difende i presunti colpevoli viene ascoltato". Facile, date queste premesse, che la tensione raggiunga le stelle quando Frassi si muove. Come quando all'uscita di un convegno, regolarmente attaccato da Don Neva, un uomo accusa Frassi di averlo colpito con un pugno.

LE FAMIGLIE. E arriviamo all'ultimo anello della storia, le famiglie, l'anello debole. E' gente di ogni classe sociale perché la scuola materna è un mappamondo geografico e sociale. Alcuni di loro sono credenti, altri cattolici praticanti o attivi nella vita sociale della chiesa bresciana. Per alcuni la chiesa è tutto, per altri nulla. Alcuni sono benestanti, altri meno. Hanno bambini in terapia. Hanno un disperato bisogno di silenzio e nello stesso tempo di non sentirsi soli. Vorrebbero svegliarsi da quelle poche notti che non passano insonni come i loro figli e scoprire che è stato solo un brutto sogno. Che i loro bambini sono vittima di una spaventosa allucinazione collettiva ma comunque meno spaventosa di questa realtà. Che nessuno a cui avevano affidato i loro figli ha tradito la loro fiducia. Che continueranno a vivere nella città in cui hanno scelto di vivere. Che quelle urla che si sentono venire dalla città nella piccola stanza in cui alcuni di loro tante volte si sono riuniti non li riguardano. Che i processi si fanno in tribunale.
Repubblica ( 18 ottobre 2004 )

 

martedì 26 marzo 2002
23.00.00

Pedofilia clericale


Il 14 marzo 2002 il Vaticano ha rimosso dalla diocesi di Palm Beach, in Florida, il vescovo Anthony J. O’Connell, per comprovati abusi sessuali su giovani seminaristi. Stessa sorte tocca il vescovo di Poznan, in Polonia, anche lui per molestie su una dozzina di alunni di seminario. Questo caso segue centinaia di altri (fra cui Anthony Bevilacqua di Philadelphia, Egan di New York, il cardinale Bernard Law e John J. Geoghan entrambi di Boston e Jean Di Falco, vescovo di Parigi) e sembra tanto più scottante perché il vescovo sotto tiro, Juliusz Paetz, in precedenza lavorava in Vaticano nella Camera pontificia, a stretto contatto con Giovanni Paolo II. Il giudice rotale Antoni Stankiewicz, ha raccolto un nutrito dossier di accuse, che correvano da tempo per bocca della psichiatra Wanda Poltawska, amica d’infanzia del Papa e molto critica sui tentativi della Chiesa di insabbiare il tutto.
Forse aveva ragione Arthur Schopenauer quando scriveva: "...la religione è una guida per elemosinare il Cielo: guadagnarselo sarebbe troppo scomodo. I preti sono i sensali di quell’accattonaggio..."
 

Pedofilia nella Chiesa Cattolica Italiana
Eccellenza, lei sapeva e taceva.

di Marco Marchese
(ex seminarista del seminario di Agrigento)

Ragazzo abusato in seminario scrive al vescovo di Agrigento.
Da ADISTA n. 54 del 17-7-2004


DOC-1539. AGRIGENTO-ADISTA. Un prete abusa di lui, dodicenne, sessualmente. Nel seminario arcivescovile di Agrigento che si trova nella vicinissima Favara. Per quattro anni. Prende coraggio Marco Marchese e racconta le sue sofferenze al vescovo, mons. Carmelo Ferraro di Agrigento. Vuole che nessun altro bambino o ragazzo debba patire quello che lui ha patito. Quel prete, don Bruno Puleo, è malato, sostiene Marco; lo faccia curare, chiede al vescovo, perché non possa più fare del male. Lo tranquillizza il vescovo: "ci penso io". Ma l’unica cosa che fa è ’obbligare’ il reo a chiedere scusa all’offeso. E nulla più. Altri sette ragazzi, si viene a sapere poi, hanno subìto le attenzioni e le carezze morbose di don Puleo.
Raccontiamo tutta la vicenda nel numero blu allegato, in un’intervista a Marco Marchese. Qui di seguito, invece, la lettera che Marco ha inviato l’8 luglio al vescovo Ferraro.



Scrivo a lei, Eccellenza reverendissima monsignor Carmelo Ferraro, arcivescovo metropolita della Chiesa Agrigentina.
Scrivo proprio a lei che, una sera di novembre del 2000, ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto. Forse lei non immagina nemmeno quanto mi sia costato, in quell’occasione, rivivere i momenti più brutti della mia vita.
Ma a lei che importa?
Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio. Non per lei, di cui m’importa ben poco, ma per questa povera Chiesa, che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi.
Monsignor Wilton Gregory, presidente dei vescovi americani ha detto (la Repubblica, 21 febbraio 2002): "Ciò che abbiamo fatto o non abbiamo fatto ha contribuito all’abuso sessuale di bambini e giovani da parte del clero e di persone all’interno della Chiesa". Forse si starà chiedendo cosa ha a che fare tutto ciò con lei, si chiederà cosa ha fatto o non ha fatto ed io le voglio subito venire in aiuto. Lei era tenuto come tutti i vescovi diocesani ad informare tempestivamente la Congregazione Vaticana per la Dottrina della Fede delle eventuali accuse di pedofilia contro sacerdoti cattolici. Non sono io a dirlo, ma due documenti tratti dagli Acta Apostolicae Sedis, gazzetta ufficiale della Santa Sede, secondo cui i presuli debbono svolgere indagini nel caso vi sia anche solo il sospetto di pedofilia nei confronti di preti! Lei cosa ha fatto? Mi chiedo: perché lei, venuto a conoscenza di fatti sì gravi non ha preso alcun provvedimento seguendo il monito della Santa Sede? Cosa voleva che accadesse? Che io ritrattassi? Voleva forse recuperare il colpevole? E come? Facendo finta di niente? Lasciando il prete al suo posto, in mezzo alla gente, ai giovani e ai bambini per oltre un anno e mezzo? O voleva forse salvare l’onorabilità dell’istituzione? La piaga all’interno della Chiesa aumenta sempre più, nonostante la Chiesa abbia elaborato strumenti d’intervento a livello locale e universale senza riuscire a utilizzarli! E lo sa perché? Perché chi dovrebbe farlo tace, per paura o meno, si nasconde dietro al silenzio, portando ad una rovina ancora più grande e sono sicuro che se non avessi denunciato il fatto alla Procura, lei se ne starebbe ancora con le mani in mano.
Mi chiedo, però, come mai, in occasione dell’attentato alla chiesa madre di Favara, in particolare per l’incendio del portone principale, lei (Il Giornale di Sicilia, maggio 2000, cronaca di Agrigento) definì il silenzio di chi sapeva come connivenza. E il suo silenzio attorno alla mia vicenda? Come bisogna definirlo? E mi viene da pensare che altre vicende simili alla mia siano state taciute, sotterrate nel silenzio! E chissà quante! Cosa sarebbe stato se non avessi raccontato a nessuno quanto successomi all’età di dodici anni in seminario a Favara? Glielo dico io: avrei continuato a soffrire in silenzio senza però l’amara delusione di vedere le persone che mi hanno ascoltato rimanere con le mani in mano; non avrei richiamato alla mente una vicenda che per me andava cancellata, che per me era troppo pesante. Non avrei avuto la grande delusione di aver accanto persone ipocrite, conniventi e mi fermo qui.
Si ricorda quando nella stessa occasione del portone bruciato ha decretato un anno di preghiera in riparazione del sacrilegio compiuto? Un anno di preghiera, un rosario perpetuo, recitato ventiquattro ore su ventiquattro, perché "tutti siamo responsabili di tutti", così si leggeva sul giornale.
Le chiedo allora: quanto bisogna pregare per una infanzia bruciata, per un cuore che per sei anni non ha smesso di piangere in silenzio? Bruciare l’infanzia di un ragazzo non è più di un sacrilegio? E quanti rosari perpetui bisogna recitare per i mangia-bambini? E per quelle persone che pur sapendo, compreso lei, hanno fatto finta di niente? Non le viene in mente, al riguardo, la parabola del buon samaritano e soprattutto quelle persone, sacerdote e levita, che vedendo passarono oltre? Lei chi si sente di essere tra queste persone? Forse il buon samaritano? Ad essere sincero non mi importa nulla di quello che si sente. Mi importa dei bambini! Le ho raccontato di me, rivivendo per l’ennesima volta quello che lei, evidentemente, non può capire, quello che non ho mai saputo dimenticare e le chiedo: cosa ha fatto? Mi risuonano ancora le parole da lei pronunciate in occasione dell’abbattimento di alcune abitazioni abusive presso la Valle dei Templi: "Il Vangelo è passione d’amore per la verità. Quando è la dignità di un popolo ad essere compromessa, allora non posso tacere" (Il Giornale di Sicilia, 2 febbraio 2000, cronaca di Agrigento). Sicuramente tra i suoi tanti impegni ad alzare la voce in difesa dei deboli e in difesa della verità, non ha potuto leggere bene la lettera inviata dal santo Padre ai sacerdoti il giovedì santo, laddove affermava la vicinanza a coloro che hanno dovuto subire le conseguenze dei peccati dovuti al tradimento di preti ai loro voti e lo sforzo di rispondere secondo verità e giustizia ad ogni penosa situazione.
Ricordi bene che la dignità umana e la sacralità dei bambini vengono prima di ogni cosa! È questo cui la Chiesa mi ha insegnato a credere, ma evidentemente crediamo o abbiamo conosciuto un Dio diverso. Sì, perché se lei credesse nello stesso mio Dio, Padre, che ama e consola gli afflitti, Figlio, che si fa voce degli ultimi e dei più deboli, e Spirito Santo, che infonde forza e coraggio per sostenere la verità e la giustizia, ne avrebbe lo stesso timore che ne ho io! Avrebbe timore di questo Dio che dice: "Chiunque scandalizza uno solo di questi più piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo un macina d’asino e fosse gettato negli abissi del mare"; "chi accoglie anche uno solo di questi più piccoli in nome mio, accoglie me"; "i loro angeli nel cielo vedono sempre la faccia del Padre" (e gridano vendetta agli occhi di Dio). Ne parla tanto il Vangelo che lei instancabilmente annuncia, ma evidentemente del Vangelo si ricorda solo quello che fa più comodo!
Sono convinto che per fare certe scelte e affrontare certi problemi che magari comportano dei rischi per la propria immagine o la mettono in gioco, ci vuole molto coraggio. Penso altresì che, per chi ha un po’ di coscienza e di fede, ci vorrà molto più coraggio nel presentarsi dinanzi a Dio che, preti o meno, ci chiederà conto di tutto. Dov’è la sua coscienza? Forse non faccio parte anche io come tanti altri ragazzi (i cui pianti, le cui sofferenze le dovranno pesare) del gregge che è affidato proprio a lei da Dio e dalla Chiesa? Non è lei che se ne deve prendere cura e non è a lei che Dio ne chiederà conto? Forse lei è immune al giudizio di Dio e degli uomini?
Tra le poche persone che mi hanno sostenuto nella mia vicenda vi è il Santo Padre che continua a darmi speranza. Egli che ha rifiutato categoricamente gli infingimenti, le omertà, le complicità. Il papa non ha taciuto!
Mi ritornano alla mente le parole del cardinale Ersilio Tonini secondo cui è meglio avere dieci sacerdoti in meno che averne uno sbagliato. La pedofilia e l’omosessualità vanno affrontati tempestivamente e con fermezza! (Jesus, luglio 2002). Disse altresì che i rettori dei seminari e i direttori spirituali non possono permettersi di lasciar correre!
Non è a lei che la Chiesa chiede e impone di accertare l’integrità dei seminaristi e di quanti si accostano all’ordine sacro? Non è lei che ha ordinato quel giovane prete? Non è stato lei a decidere quali giovani seminaristi dovevano essere assistenti dei ragazzi del seminario di Favara?
Lo sa perché le ho raccontato di me quella sera di novembre? Perché credevo in lei, credevo che lei, quale pastore di questo gregge e difensore dei più piccoli e più deboli, avrebbe ascoltato il mio grido e avrebbe impedito altre "carneficine" di bambini e di sogni!
Concludo, Eccellenza, rinnovando la mia fiducia nella Chiesa di Cristo e a sua Santità Giovanni Paolo II che, rivolto ai giovani riuniti a Toronto, ha avuto il coraggio, ancora una volta, di dire: "Mi vergogno per i preti pedofili e per chi ha coperto con il silenzio questi abomini".
Possano queste parole risvegliare la sua coscienza, assopita in un torpore durato troppo a lungo.
Marco Marchese
(ex seminarista del seminario di Agrigento)


Mercoledì, 14 luglio 2004

INERTE E INDIFFERENTE, IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA. INTERVISTA

ADISTA N°53 del 17 luglio 2004


32423. AGRIGENTO-ADISTA. Un vescovo viene informato di abusi sessuali commessi da un sacerdote ai danni di un seminarista e non prende alcun provvedimento. Dirà, poi, che la questione non lo riguardava. I drammatici fatti non avvengono nell’ennesima diocesi statunitense, dove il "bubbone" è esploso ormai da anni, grazie anche al coraggio delle vittime e alla dismissione dell’atteggiamento omertoso di persone coinvolte e dei vertici ecclesiastici. Il vescovo in questione è italiano: si tratta di mons. Carmelo Ferraro, che era alla guida della diocesi di Agrigento all’epoca dei fatti e lo è anche adesso.

Il sacerdote, don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena il 7 luglio: gli sono stati inflitti 2 anni e 6 mesi di reclusione (è stato un secondo patteggiamento fra le parti: il primo era per una pena di due anni, che era stata giudicata insufficiente dal gip Luigi Patronaggio). Ha preferito il patteggiamento al processo, che avrebbe molto probabilmente aggravato la sua posizione. Il patteggiamento infatti ha riguardato una sola vittima. Le indagini, condotte dal pm Caterina Sallusti, avevano però riscontrato abusi nei confronti di altri sette ragazzi, sei dei quali dello stesso seminario (quello arcivescovile di Agrigento che si trova a Favara) dove don Puleo, inizialmente diacono, era stato assistente per un periodo che si è concluso nel 1995. Attualmente don Puleo è parroco a Sant’Anna, una piccola frazione nei dintorni di Agrigento.

Marco Marchese, la vittima che ha sporto denuncia, ha subìto abusi nel seminario arcivescovile di Agrigento a partire dall’età di 12 anni. Oggi ne ha 22, ha lasciato il seminario nel 2000 e, a vicenda giudiziaria conclusa, ci tiene a sottolineare che non era il carcere per il suo "carnefice" lo scopo della sua azione, ma l’emersione di un fenomeno che causa sofferenza indicibile a tanti bambini, con la speranza inoltre che la Chiesa abbia il coraggio di mettersi dalla parte degli offesi. March ese si era deciso a presentare un esposto dopo aver constatato che né il rettore del seminario, don Gaetano Montana, né il vescovo Ferraro - ai quali aveva raccontato tutto - avevano preso provvedimenti per fermare don Puleo.

Il giorno dopo il patteggiamento, Marco ha inviato al vescovo una lettera molto severa e accorata. "Scrivo proprio a lei che - recita l’apertura della lettera - una sera di novembre del 2000 ha ascoltato, quasi con indifferenza, il mio racconto (…). Scrivo a lei perché sono addolorato e profondamente amareggiato dal suo silenzio", amareggiato "per questa povera Chiesa che si ritrova ad essere guidata da una persona che non ha saputo dirigere il gregge affidatogli, soprattutto i piccoli e gli indifesi". Ne riportiamo il testo integrale nel numero di Adista-documenti allegato.

Ma Marchese non intende fermarsi a questo: intende procedere in sede civile contro quanti - sicuramente il rettore e il vescovo - hanno omesso di prendere provvedimenti contro don Puleo, malgrado, avendone l’autorità, fosse per loro un obbligo intervenire.

In ambito ecclesiale, non esiste nel Diritto Canonico un canone riguardante eventuali pene da comminare a chi non denuncia un reato avendone conoscenza. Ma è anche vero che il card. Bernard Law ha subìto così forti pressioni (anche dalla Santa Sede?) proprio per aver "coperto" i preti pedofili della sua diocesi da vedersi costretto, nel dicembre del 2002, a dimettersi da vescovo di Boston. Il Diritto Canonico lascia peraltro molta autonomia di gestione ai vescovi che si trovino di fronte a reati dei loro sacerdoti. Anche se per costoro ci sono canoni precisi. In particolare, per i delitti contro il sesto comandamento, commessi "con violenza, o minacce, o pubblicamente, o con un minore al di sotto dei 16 anni", il canone 1395, al paragrafo 2, prevede "giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale". Ma non è stato applicato finora contro don Puleo, il quale è stato solo spostato dalla parrocchia, popolo! sa e ric ca di bambini, di Palma di Montechiaro a quella ben più piccola di Sant’Anna, piccolo borgo nella provincia di Agrigento. Spostamento avvenuto però nel 2002: l’esposto di Marco Marchese contro don Puleo è della primavera del 2001. Il vescovo non poteva non esserne a conoscenza.

Tutta la vicenda è ricostruita qui di seguito nell’intervista che abbiamo realizzato con Marco Marchese.



Come comincia la tua storia?

Sono entrato nel seminario minore nel 1994 perché la mia vocazione era di diventare sacerdote. Avevo 12 anni, frequentavo la seconda media. Avevamo come assistente don Puleo, che allora era diacono. Lui aveva per me molte attenzioni, mi faceva anche dei regali. Poi, ai primi di dicembre, mi fece accomodare nella sua stanza e successe il tutto.

La cosa si ripeté?

Sì, soprattutto nei giorni di pioggia, perché altrimenti preferivo giocare a calcio e non andavo a riposare con lui.

Nessuno faceva caso al fatto che andassi a riposare con lui?

Penso di no, perché capitava che noi ragazzi trascorressimo del tempo in camera sua a chiacchierare. Poi si trattava delle prime ore del pomeriggio, ognuno stava per conto proprio. Questa cosa è durata fino a quando lui, l’anno successivo, è diventato sacerdote e ha lasciato il seminario minore. Il nostro rapporto però è continuato. Lui è diventato il mio padrino di cresima. Io andavo a trovarlo, o in parrocchia o in casa sua.

Lui continuava con le sue attenzioni verso di te?

Sì.

Non riuscivi ad opporti?

La prima volta rimasi perplesso. Era ovviamente la mia prima esperienza sessuale, precocissima e sbagliata. Lui mi diceva che era solo una questione di amicizia, che la nostra era un’amicizia particolare, mi diceva di non parlarne con nessuno perché avrei suscitato delle gelosie, che era normale il nostro comportamento, che era giusto. Io gli credevo. E mi sono affezionato ! a lui. A nche se cominciai subito a star male: mi fu diagnosticata una colite nervosa che mi portai dietro per un bel po’.

Quando hai capito che il vostro rapporto era sbagliato?

Quando sono andato al liceo, una scuola pubblica, perché nel seminario maggiore non esisteva una scuola superiore, e sono entrato in contatto con altri ragazzi e con le ragazze. Allora avevo minori possibilità di passare del tempo con don Puleo, perché ero impegnato in varie attività comunitarie. Succedeva quando lui chiedeva al rettore del seminario, don Gaetano Montana, che mi inviasse nella sua parrocchia, in occasione delle cosiddette giornate per il seminario in cui si fa raccolta di fondi per le istituzioni di formazione sacerdotale, perché altrimenti non ci vedevamo mai. Sicché andavo nella chiesa dove celebrava.

Fino a che età hai dunque mantenuto il rapporto con don Puleo?

Fin verso i 16 anni, perché a quel punto le nostre strade si sono divise: io non volevo più incontrarlo, e anche lui non faceva pressione per vedermi perché, a quanto ho capito dopo, aveva altri ragazzi sotto mano. E in effetti sono venuti fuori i nomi di altri ragazzi vittime delle stesse attenzioni morbose da parte sua.

Ragazzi del tuo stesso seminario?

Sei sì. Del settimo non so nulla di preciso.

In tutti questi anni non ti sei confidato con nessuno?

Mai. Fino a quando uno degli assistenti che mi accompagnavano a Palermo per una delle tante visite a motivo della colite, e che aveva sentito di strani episodi che accadevano in seminario, riuscì a farmi parlare e mi consigliò di parlare subito con il vice-rettore. A me non interessava fare del male a quell’uomo, ma fare in modo che nessun altro ragazzo dovesse più soffrire quello che io avevo sofferto.

E andasti dal vice-rettore?

Sì, il giorno dopo. Mi assicurò che avrebbe parlato con il rettore, che dovevo stare tranquillo, che avrei dovuto pensare agli studi e basta. Non ho! avuto n essun tipo di riscontro. Durante un ritiro spirituale parlai anche con il rettore che mi disse che era stato messo al corrente della mia situazione dal vice-rettore e che avrebbe parlato con il vescovo, monsignor Carmelo Ferraro, tuttora in carica. Io mi fidai. Inoltre, se mi capitava di incontrare don Puleo, erano sempre incontri pubblici, ritiri spirituali, ci si salutava normalmente come se i nostri rapporti in passato fossero stati normali e basta. Nel giugno del 2000 lasciai il seminario.

Quali furono i tuoi passi successivi?

Continuavo ad aspettarmi qualche riscontro alla mia denuncia. Invece non succedeva niente. Allora chiesi un incontro con il vescovo che mi ricevette subito. Stranamente, perché quando eravamo in seminario, se gli chiedevamo udienza, dovevamo attendere a lungo. Il vescovo mi ascoltò e cadde dalle nuvole. Disse che nessuno mai l’aveva informato di quanto era avvenuto. Io gli confidai la mia paura che don Puleo potesse continuare a fare del male ad altri ragazzi. Aggiunsi anche che il sacerdote andava aiutato perché la pedofilia è una malattia. "Cerchi di fare qualcosa", insistetti, "lei è il padre spirituale di tutti i sacerdoti". Era anche la massima autorità cui io potessi rivolgermi. Il vescovo mi assicurò che ci avrebbe pensato lui e che dovevo stare tranquillo. Mi licenziò regalandomi un libro. Da allora non ho avuto più notizie dal vescovo, non ho più avuto a che fare con lui. Invece il giorno successivo ebbi notizie da don Puleo, perché si precipitò a casa mia e mi rimproverò aspramente perché gli avevo fatto perdere la fiducia del vescovo.

Dunque il vescovo, in seguito al colloquio con te, l’aveva chiamato?

Sì. Mi disse che il vescovo lo aveva mandato a chiedermi scusa se mi aveva provocato dei turbamenti.

Come si è arrivati alla denuncia davanti all’autorità giudiziaria?

Qualche giorno dopo parlai con il mio parroco, don Giuseppe Veneziano, che tra l’altro era stato suo retto! re quand o don Puleo era in seminario. Si meravigliò del mio racconto, sia perché don Puleo era stimato in diocesi, sia perché il vescovo non gliene aveva fatto parola. Successivamente mi chiamò per dirmi che aveva parlato col vescovo. "Questa storia con don Puleo è acqua passata, ormai sono anni che è successa, tu stai tranquillo, fatti la tua vita, chiudiamola qui". Intanto però don Puleo continuava a fare il parroco. Era nella parrocchia del Villaggio Giordano, a Palma di Montechiaro.

Neanche un’ammonizione al prete?

Non so che dire. Però, a seguito di non so quali vicende, due anni fa, è stato spostato e gli è stata affidata un’altra parrocchia: non è più a Palma di Montechiaro ma in un piccolo paesino nei dintorni di Agrigento, Sant’Anna.

A causa di altre vicende di pedofilia?

Beh, tre di questi ragazzi sono di Palma di Montechiaro. Qualcuno avrà saputo qualcosa… Ma non posso dirlo con certezza.

Don Gaetano Montana è ancora al suo posto?

Sì, continua a fare il rettore del seminario arcivescovile. Mi chiedo come sia possibile. Altri ragazzi possono passare le stesse mie disavventure e nessuno li difenderà. Dico questo perché, riguardo a don Gaetano, devo aggiungere una cosa. Non avendo raggiunto alcun risultato con i miei colloqui, ho parlato con i miei genitori, i quali hanno contattato un avvocato. Questi, prima di fare l’esposto alla magistratura (presentato poi nella primavera del 2001), ha voluto incontrare il vescovo per capire come mai la massima autorità non avesse preso alcun provvedimento. Il vescovo rispose che lui era super partes, che bisognava prendersela con il prete e che comunque il polverone che sarebbe seguito allo scandalo non conveniva a nessuno.

Dopo la presentazione dell’esposto cos’è successo?

Parlai con il Sostituto Procuratore che chiamò tutte le persone che io avevo citato.

Facesti anche il nome del vescovo fra le persone informate dei fatti?

Sì, e furono chiamate. Ma non so se fu chiamato anche il vescovo. Fui messo a confronto con il parroco, don Giuseppe Veneziano, e con il rettore, don Gaetano Montana. Il parroco inizialmente negò che gli avevo parlato degli abusi subiti. Poi, caduto in contraddizione, si è trincerato dietro il segreto confessionale. Cosa che non sta in piedi: io non mi ero confidato con lui in confessione. Il rettore non negò, anche se disse che non ricordava bene quando gli avevo parlato della mia storia. Alla domanda: "come mai non parlò con il vescovo?", rispose che era preso da altre cose, c’era da ristrutturare il seminario, e siccome il ragazzo, cioè io, sembrava abbastanza tranquillo, tutta la faccenda si poteva rimandare. Lui parlò con il vescovo quando questi, in seguito al nostro colloquio, lo interpellò.

Qualche giorno fa, il 7 luglio, don Puleo è stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione. Finisce qui o farai ulteriori mosse?

Intendo intentare una causa civile contro le persone che hanno un ruolo di responsabilità in situazioni del genere. Certamente il rettore del seminario, ma tanto più il vescovo, il quale, pur non avendo responsabilità penale, è civilmente - e moralmente - responsabile. Avrebbe dovuto prendere provvedimenti che non ha preso. A me non risulta che il vescovo sia mai stato interrogato: attendo di prendere visione di tutti gli atti processuali per averne conferma.

Un’altra cosa che intendo fare, ed è il motivo per cui all’università sto studiando psicologia, è aiutare le persone che subiscono abusi. Per la qual cosa ho già fondato un’associazione, che deve diventare uno sportello di ascolto



Martedì, 13 luglio 2004

Il post scriptum da Concilium 3 del 2004 sulla pedofilia

I supposed Him to exist only within the walls of a church - in fact, of our church - and I also supposed that God and safety were synonymous. The word "safety" brings us to the real meaning of the word "religious" as we use it (JAMES BALDWIN)1.

Chiediamo perdono alle vittime, siamo loro grate per il coraggio di aver rotto il silenzio, proviamo vergogna per i crimini della nostra chiesa e chiediamo che sia fatta giustizia nei confronti delle vittime e dei sacerdoti che si sono resi colpevoli, senza che ci si limiti a una "riparazione" o una "condanna".

La crisi in cui è incappata la chiesa cattolica con i crimini ai danni di bambini e ragazzi, è la nostra crisi. Siamo membri di una chiesa che - ancora una volta - ha taciuto; ha coperto uomini che hanno leso irreparabilmente la salute psichica di alcuni bambini; per anni ha passato sotto silenzio crimini che in altri contesti spingono immediatamente all’azione i pubblici ministeri. Negli anni passati molte cose sono state scritte e accertate; di molte altre noi, come membri della chiesa e parte dell’opinione pubblica, continuiamo a rimanere all’oscuro.

Questo è quanto sappiamo: siamo di fronte a una catastrofe doppia e su un duplice piano. Bambini e ragazzi sono stati trasformati in vittime, nel luogo più sensibile e intimo immaginabile della loro identità, da coloro che avrebbero dovuto guidarli e proteggerli; queste vittime sono state tradite da coloro che, come comunità, intendono rappresentare un segno di santità nel mondo.

La fiducia è una componente necessaria di ogni chiesa viva. Qui si è abusato di questa fiducia su entrambi i piani della catastrofe; non sappiamo ancora se sia stata definitivamente distrutta. Il tradimento delle vittime è allo stesso tempo anche il tradimento della fiducia nei rappresentanti della chiesa a cui, conformemente al loro ufficio, spetta la responsabilità particolare di strutturare la propria autorità in modo etico. Il tradimento della fiducia è il tradimento della convinzione secondo cui i sacerdoti e i vescovi devono rendere metro del proprio agire la responsabilità etica nei confronti di coloro con cui comunicano in quanto sacerdoti e vescovi; in caso contrario la loro autorità diventa esercizio autoritario di potere, indegno di una chiesa.

Questo tradimento, che si esprime in ogni singolo caso dell’esercizio di violenza e che si è protratto nel modo in cui la chiesa e i vescovi hanno gestito le violenze, non ci scuote solo come individui; scuote le fondamenta della chiesa come luogo della sequela di Cristo. Soltanto: la chiesa non ne viene scossa. Risarcimenti in denaro, dimissioni di vescovi, sospensioni di sacerdoti dal loro ufficio sono tutti quanti dei passi estremamente necessari, e tuttavia non di rado non sono stati accordati come cosa ovvia alle vittime, ma si sono dovuti strappare e devono essere strappati mediante processi lunghi e complicati.

Molti credenti sono scossi come individui; sembra dubbio che tale sconvolgimento, al di là dello sbigottimento personale, sfoci in uno sconvolgimento delle strutture. Non riusciamo a liberarci dall’impressione che qui si stia "sbrigando" un problema, che siano state modificate alcune procedure, ma che in ogni caso si siano evitati gli interrogativi di fondo. Questi interrogativi di fondo sono quelli relativi alla struttura di una chiesa che punta su una gerarchia impossibile da mettere in discussione "dall’esterno", generando così mentalità strutturalmente "adeguate" nei presbiteri e in chi dipende da loro. Invece di porsi questi interrogativi e analizzarli, proprio negli ultimi anni la posizione del sacerdote nella liturgia e alla guida della comunità è stata ancor più rafforzata, difendendo così una struttura gerarchica a svantaggio di una comunicativa. Per quanto necessari siano quindi i singoli passi per scoprire e trattare le violenze, essi non possono risolvere il problema che abbiamo posto al centro della discussione: che cosa succede a una chiesa a cui molte persone tolgono la propria fiducia? Come può essa, in generale, andare incontro a persone che tornano sempre ad affidarsi alla chiesa e, nella chiesa, ai suoi sacerdoti? I sacerdoti - non soltanto loro, ma, appunto, anche loro e, sotto certi punti di vista, soprattutto loro - incontrano spesso bambini, adolescenti e adulti in situazioni "di soglia" che presentano un alto grado di intimità. In situazioni del genere - nella guida spirituale in situazioni esistenziali difficili, come l’assistenza ai malati o un funerale, ma appunto anche nella prassi sacramentale della santa comunione, della confessione e del matrimonio - la fiducia è l’elemento costitutivo affinché la prassi di fede sia di per sé resa possibile. Se manca questa fiducia, la prassi di fede si muta in un simulacro, nell’apparenza di se stessa.

Per un lungo intervallo di tempo nella storia della chiesa la fiducia nel rapporto tra sacerdoti e credenti è stata generata solo strutturalmente: non attraverso la personalità, bensì attraverso l’ufficio e la comprensione reciproca. Questo e non la persona del sacerdote era considerato essenziale all’interazione. Ma in questa forma tale maniera strutturale di intendere la persona del sacerdote come intermediaria non è più valida da tempo. È stata sostituita da una visione individualizzata in cui il sacerdote acquisisce autorità in conformità del proprio ufficio nonché della propria persona. Solo così è in grado di compensare il disorientamento che spesso accompagna le situazioni di soglia. L’autorità etica del sacerdote che, nonostante tutto il risalto dato al popolo di Dio e allo Spirito nel concilio Vaticano II, nella concezione della chiesa cattolica continua a essere al centro dell’interazione di fede, è particolarmente evidente in relazioni doppiamente asimmetriche, cioè in quelle relazioni che non sono asimmetriche soltanto per la struttura di interazione della gerarchia ecclesiastica, ma anche, in aggiunta, per la particolare vulnerabilità di una delle due parti. Questa particolare asimmetria è sempre presente nel caso di bambini e ragazzi. Esiste anche in altri contesti, come per esempio nelle scuole materne o nelle scuole per i più grandi; qui, però, gli educatori e gli insegnanti sono soggetti a un controllo particolare: abusi e violenze vengono immediatamente sottoposti all’azione penale, nella misura in cui - o meglio, non appena - se ne viene a conoscenza. Nel caso delle relazioni asimmetriche nella chiesa, molti dei vescovi, in quanto superiori responsabili, hanno agito in base al motto: «Ciò che non deve esistere, non esiste e anche se esistesse lo stesso, almeno non parliamone, altrimenti esisterebbe davvero». In questa strategia esistono dei colpevoli, ma essi vengono nascosti o resi invisibili, attraverso reprimende, trasferimenti oppure, oggi, sospensioni. Chi per molto tempo non è entrato nella visuale dei vescovi sono le vittime.

Quando dei sacerdoti hanno tradito la fiducia di chi era loro affidato, i vescovi (cor-)responsabili di questi sacerdoti hanno doppiamente tradito i fedeli: "dimenticandoli" e lasciandoli soli con i sacerdoti in questione. Per l’esistenza della vittima il primo tradimento è determinante. Per noi, membri della chiesa, il secondo tradimento è inconcepibile e insostenibile: esso non si basa sui crimini di "singoli" sacerdoti, magari sottoposti a una pressione eccessiva, talvolta anche malati, bensì sul disprezzo dei fedeli trasformatosi in struttura. Questo è il tradimento del cuore di ciò che è fondamentale per questa chiesa: tradimento della sequela di Cristo.

I vescovi hanno visto se stessi - talvolta prevalentemente, talvolta esclusivamente - come responsabili nei confronti dei loro sacerdoti, che non di rado hanno protetto. Non hanno evidentemente visto una responsabilità al di là della loro struttura di potere, una responsabilità verso i deboli e la parte lesa, perché ciò avrebbe dovuto portarli a prendere sul serio le vittime nonché la tutela dei fedeli ben prima della coraggiosa diffusione in pubblico delle accuse. Eppure unicamente tale responsabilità verso i deboli è quanto distingue l’autorità etica del sacerdote da una posizione di potere violenta. L’autorità si muta in potere quando la vulnerabilità di altre persone viene sfruttata per procurarsi dei vantaggi, di qualunque natura essi siano. La violenza sessuale dei sacerdoti verso persone da loro dipendenti si fonda su un tale abuso di autorità che si muta in potere. I sacerdoti che esercitano il potere per mezzo e attraverso la sessualità - una sessualità al cui esercizio rinunciano (devono rinunciare) nella loro identità di sacerdoti cattolici - non soltanto compiono un atto criminale, non soltanto non rendono giustizia all’identità che hanno scelto, ma ledono inoltre anche l’istituzione del sacerdozio come autorità etica e distruggono il messaggio che rappresentano come persone e detentori del loro ufficio.

Che cosa dunque si richiede alla chiesa?

La chiesa deve affrontare la questione di come (ri-)creare l’autorità del sacerdote. Tale questione non può essere intesa unicamente come questione dell’identità individuale di coloro che hanno scelto e continuano a scegliere il sacerdozio. È anche un interrogativo rivolto all’istituzione: la preparazione, la guida e il controllo dei sacerdoti nell’adempimento del loro ufficio sono una cosa, la conformazione strutturale delle interazioni tra sacerdoti e credenti un’altra, la questione teologico-ecclesiologica relativa alla forma della chiesa una terza.

Noi, le curatrici di questo fascicolo, siamo teologhe. Siamo donne. Siamo madri. Non di rado, nella prospettiva delle strutture tradizionali della chiesa, stiamo "dall’altra parte", per cui non siamo noi a decidere dove, di volta in volta, vadano tracciati i confini. Siamo cristiane, cattoliche, membri di comunità in cui anche i nostri figli devono avere e trovare uno spazio. Non possiamo e non vogliamo tollerare strutture che consentono a singoli sacerdoti e vescovi di ledere, o in alcuni casi addirittura di distruggere, la salute psichica di alcune persone. Non possiamo e non vogliamo tollerare decisioni e prassi più orientate al mantenimento di relazioni autoritarie che al consentire esperienze e pratiche di fede che mettano al centro dell’attenzione la vulnerabilità di ogni essere umano. Non possiamo e non vogliamo tollerare che non sia fatta giustizia nei confronti di sacerdoti che hanno sorpassato i limiti di ogni comportamento ammissibile nei confronti di bambini e ragazzi. Tale giustizia può venire cercata solo in processi situati al di fuori del coinvolgimento di una situazione specifica, come dovrebbe essere in ogni caso di violenza sessuale; nel nostro caso significa: i processi devono essere processi extra-ecclesiastici.

In tal caso i sacerdoti non possono essere semplicemente ripudiati dall’istituzione in cui spesso hanno vissuto e lavorato per decenni. La responsabilità della chiesa non termina con la consegna degli atti processuali al pubblico ministero incaricato. In ogni sistema giuridico moderno esiste la pena, per il bene della vittima, ed esiste la riabilitazione, per il bene del colpevole.

Nel suo rapporto con i sacerdoti interessati, la chiesa deve considerare entrambi i versanti della giustizia. Con sorpresa e indignazione osserviamo come, in ambiti ecclesiastici e sociali, la violenza sessuale venga associata all’omosessualità, come reazione ai casi di abuso sessuale nella chiesa. Il fatto che spesso, ma non esclusivamente, le vittime siano state bambini e adolescenti maschi, non deve trasformarsi in pretesto per ridare vita a pregiudizi latenti e criminalizzare l’omosessualità, come se le persone omosessuali, a causa della loro tendenza sessuale, fossero più inclini degli eterosessuali a esercitare violenza sui minori.

Noi prendiamo le distanze da questa insinuazione - espressa frequentemente ma assurda - e ci aspettiamo dalla nostra chiesa che faccia lo stesso, pubblicamente e con chiarezza.

Altrettanta scarsa utilità ha l’equiparare in blocco la violenza sessuale alla malattia o alla pedofilia. Può senz’altro esserci un nesso tra disturbi psichici e violenza sessuale, ma ciò non può essere generalizzato e usato come meccanismo di discolpa. È evidente soltanto che anche per i colpevoli è necessaria una rielaborazione terapeutica dei reati.

Il problema della violenza sessuale può forse essere più palese nelle chiese occidentali che in quelle non occidentali. Significa però che solo nelle comunità occidentali esiste una struttura autoritaria che impedisce di riconoscere e combattere la violenza individuale e strutturale su bambini e ragazzi, ma in fin dei conti anche sugli adulti in rapporto di dipendenza? In caso affermativo, le chiese locali occidentali hanno allora in quelle del Sud del mondo degli aiuti critici per quanto riguarda i cambiamenti strutturali da compiersi. In caso negativo, nasce qui una responsabilità della chiesa tutta per un ripensamento alle radici delle strutture ecclesiastiche e una revisione alle radici dell’ecclesiologia. La questione dell’autorità etica dei sacerdoti non può essere intesa (solo) come una questione di virtù o di comportamento, ma deve essere tematizzata come problema strutturale dell’identità e del ruolo dei sacerdoti, come problema dell’interazione sociale in relazioni asimmetriche e come problema della funzione di controllo e tutela dei vescovi.

Siamo solo all’inizio di questo processo che ci costringe ad affrontare i problemi dove sono nati e dove si situano davvero. È l’inizio di un processo che ci costringe a riflettere in modo nuovo sul rapporto tra sacerdoti e fedeli, a migliorare le strutture di controllo e a porre in maniera nuova la questione dell’autorità etica dei presbiteri.

In una situazione in cui la perdita di rilevanza delle chiese cristiane nelle società occidentali è eclatante, si pone l’interrogativo della sopravvivenza del messaggio cristiano come messaggio che incide sulle persone e sulla cultura. La violenza sessuale, compiuta e nascosta nella chiesa e attraverso strutture di potere ecclesiastiche, confuta l’umanitarismo del messaggio cristiano. Solo una conversione secondo lo spirito biblico potrebbe evitare «la sconfitta di Dio nella chiesa di Dio» (Rainer Bucher).

(traduzione dal tedesco di ANNA BOLOGNA)


[REGINAAMMICHT-QUINN è docente di etica teologica presso la Facoltà di teologia dell’Università di Tubinga (Germania); MAUREEN JUNKER-KENNY è docente di teologia pratica ed etica cristiana al Trinity College di Dublino (Irlanda); HILLE HAKER è docente di etica cristiana presso la Divinity School all’Harvard University di Cambridge/Mass. (USA)].


Mercoledì, 30 giugno 2004

Brescia
Accuse di pedofilia: la curia difende 3 suoi sacerdoti

A cura di Paolo Pavin

Da Il Mattino di Padova

Brescia. La procura di Brescia mette sotto indagine 3 sacerdoti sospettati di abusi sessuali su bambini, i sacerdoti reagiscono addirittura dal pulpito e la Diocesi li tutela respingendo le loro dimissioni e difendendoli pubblicamente. Sullarete intranet diocesana circola una lettera molto forte in cui si parla di un clima da inquisizione. L’inchiesta però é partita dopo la denuncia di alcuni bambini di una scuola materna pubblica (2 le maestre arrestate a settembre) e poi con episodi analoghi segnalati in istituti religiosi. Ma il clima si é arroventato in questi ultimi giorni, quando la procura ha chiuso la seconda inchiesta sugli abusi sessuali: nell’inchiesta figurano fra gli indagati ben 3 sacerdoti.

A Brescia, come a Boston, come a Sidney, come a Vienna... la chiesa cattolica (e in primis il Pulcinella di Roma) continua a proteggere gli stupratori di bambini.


Ancora pedofilia ecclesiastica questa volta a Bari

Rinviato a giudizio frate domenicano


di Paola D’Anna

Una vera e propria antologia dell’orrore quella che è stata rinvenuta nell’abitazione di un frate domenicano di Bari, Giancarlo Locatelli di 44 anni, segretario dell’Istituto di teologia ecumenica "San Nicola" di Bari, uno dei referenti della Parrocchia di San Nicola, presso l’omonima Basilica.. Un centinaio le foto pedopornografiche sequestrate al frate già un anno fa ma di cui si è avuto notizia solo ieri quando si è svolta l’udienza per il rinvio a giudizio del frate.
Le fotografie sono state acquistate via Internet, utilizzando una carta di credito, da una società americana, e poi scaricate sul computer del frate. Il materiale era stato scoperto dai carabinieri durante una perquisizione nell’appartamento, nel 7 maggio 2002.
Il frate avrebbe collezionato le fote per un anno, dal 31 maggio 2001 al giorno in cui è avvenuta la perquisizione. Le indagini sono state svolte nell’ambito di una più vasta operazione di polizia denominata "Peter Pan", e che l’8 maggio 2002 impegnò 300 carabinieri del Comando di Biella che realizzarono 150 perquisizioni in abitazioni e uffici con il sequestro di migliaia di cd rom, videocassette, foto e pc portatili. Oltre al frate barese, tra gli indagati scoperti avvocati, medici, ingegneri, tecnici informatici, 141 persone sparse in 43 province italiane. L’inchiesta ha portato alla luce un vero e proprio mercato della pornografia minorile i cui fruitori erano persone di tutte le età dai 20 ai 60 anni. In tutti i casi si è verificato sia l’uso di internet che di carte di credito.

Alla prova dei fatti la difesa di Padre Giancarlo Locatelli si è dimostrata falsa. Egli aveva asserito che le carte di credito, utilizzate per navigare nei siti a luci rosse e comprare fotografie di piccoli indifesi, gli erano state rubate giorni prima che fosse registrato l’accesso in Internet. Ma il contenuto del suo PC non ha lasciato aditi a dubbi da cui la decisione del rinvio a giudizio del frate che però continua a svolgere le sue funzioni religiose come se nulla fosse.
Come al solito in questi casi, anche la Curia barese ha preferito non commentare la vicenda ne prendere alcuna iniziativa contro il frate domenicano che ha continuato, fra l’altro, a svolgere il suo lavoro di segretario dell’Istituto di teologia ecumenica di Bari.


Mercoledì, 03 marzo 2004

Nuovo caso di pedofilia ecclesiastica in Italia: prete di Colleferro arrestato

E’ stata un’indagine lampo quella che ha portato all’arresto di Don Paolo Mauro Pellegrini, il parroco di Colleferro arrestato dai carabinieri della compagnia Casilina di Roma. Gli uomini del maggiore Oronzo Greco hanno concentrato in una settimana gli accertamenti necessari a verificare le dichiarazioni di un 18enne che ha denunciato di aver subito abusi sessuali per quasi quattro anni. Nell’abitazione del prete sono stati ritrovati anche alcuni filmini che aveva girato con le sue giovani vittime. L’arresti risale alla scorsa settimana ma la notizia è trapela solo ieri 26 febbraio. L’accusa nei confronti di don Pellegrini, 51 anni, e’ di violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minori.
Singolare è la dichiarazione che il prete arrestato ha rilasciato al momento del suo arresto e che è stata riportata da alcuni organi di stampa. «Devo curarmi, lo so, sto cercando di curarmi, aiutatemi», avrebbe detto don Mauro Pellegrini. La dichiarazione è singolare perché viene dopo l’arresto e il dichiararsi malato suona come un vero e proprio alibi dietro cui nascondere le proprie responsabilità. Sarebbe anche interessante sapere se i suoi superiori sapevano e non hanno fatto nulla. Da quello che molti organi di stampa hanno riportato sembrerebbe che gli atteggiamenti di don Pellegrini non fossero ignoti alla stessa popolazione di Colleferro. Già nel ’98 il prete di Colleferro era stato raggiunto da una denuncia per atti osceni contro un minore.
Ma il vescovo di Colleferro dice di non sapere nulla: «Vediamo, aspettiamo, per il momento è solo indagato - dice monsignor Giovanni Maria Erba, vescovo della diocesi di Segni e Velletri da cui dipende la chiesa di San Gioacchino di cui è parroco don Pellegrini -. Il sacerdote verrà sospeso soltanto se le accuse verranno provate e se ci sarà una condanna. Noi non sapevamo nulla, non conoscevamo questa situazione, ora siamo sconvolti». Una dichiarazione tutta dalla parte del prete che, come da tradizione, la chiesa ha sempre difeso anche di fronte all’evidenza, salvo riservarsi poi il diritto di condannarlo in proprio. Nessun accenno alle vittime, a coloro che porteranno per sempre nella propria psiche le violenze subite.


Venerdì, 27 febbraio 2004

Documento Vaticano sui pedofili
La tolleranza zero è contro-producente

Da ADISTA febbraio 2004

32218. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Un lavoro gomito a gomito con persone competenti e qualificate per identificare potenziali responsabili di abusi sessuali e per garantire la totale sicurezza dei minori: è questo l’obiettivo fissato dal Vaticano per risolvere la questione degli abusi sessuali da parte di membri del clero e sistematizzato in un documento di 220 pagine della Pontificia Accademia per la Vita, dal titolo "Abuso sessuale nella Chiesa cattolica: Prospettive scientifiche e legali". Il documento rappresenta il primo tentativo di esaminare la questione in modo onnicomprensivo, analizzandone anche le cause psicologiche, le procedure di monitoraggio, il tasso di recidiva, nonché gli effetti sulle vittime e le possibilità di successo di una terapia per i responsabili. In linea generale, il documento, che prende le mosse da un simposio scientifico tenuto in Vaticano lo scorso aprile, di cui riporta gli atti, verrà inviato alle Conferenze episcopali ai primi di marzo. A descriverne contenuti e prospettive è il "Catholic News Service" (18/2). Assolutamente inedita per un documento vaticano è l’insistenza sugli aspetti clinici del problema dell’abuso sessuale. Pur basandosi sull’esperienza degli Stati Uniti, il documento critica la politica di "tolleranza zero" che lì è stata adottata, suggerendo invece una sorta di sacerdozio protetto, lontano da bambini, per i preti colpevoli, che non verrebbero così troppo isolati. Gli esperti intervenuti, non cattolici, che operano nel campo della psichiatria, della psicologia e della psicoterapia, hanno espresso parere negativo sulla tolleranza zero (definita una soluzione "controproducente"), perché questa dissuaderebbe i preti in questione dal cercare aiuto prima di commettere reato e dal farsi curare dopo: potrebbe lasciarli emotivamente devastati e delegherebbe le responsabilità alla società, dove il controllo e la supervisione sono per forza di cose minori. È apparsa vincente l’opinione dello psichiatra infantile tedesco Jorg Fegert, che ha suggerito l’adozione di un’unica e uniforme politica valida per tutta la Chiesa a livello mondiale. Quanto all’identikit del prete pedofilo, gli esperti hanno ravvisato tratti comuni ad altri soggetti pericolosi per i minori: disordini sessuali e della personalità, abuso di sostanze, danni neurologici o cerebrali. I preti pedofili hanno però un’educazione più elevata, meno antisociale e meno tendente alla recidiva rispetto ad altre categorie di pedofili. Un elemento chiave è la cura e la riabilitazione dei preti in questione. Si parla di farmaci e di psicoanalisi, ma la maggior parte degli esperti ha raccomandato caldamente un "cocktail" di tecniche cognitive behaviouristiche e consulenza spirituale. Tuttavia la deviazione sessuale che sta alle origini dell’abuso sui minori, hanno detto concordi gli esperti, è qualcosa che non si può curare. È già un grande successo, hanno detto, quando il soggetto riesce a controllare il proprio impulso, ma non vi è situazione scevra da rischi. Perlomeno il tasso di recidiva, secondo studi recenti, è sceso con i metodi cognitivi dal 17 al 10%. Altro tema importantissimo trattato nel documento è l’accettazione o meno di candidati omosessuali nei seminari. Lo psichiatra della Harvard Medical School, Martin Kafka, ha detto che l’omosessualità non è causa di abuso sessuale quanto piuttosto "un fattore di rischio probabile" che va ulteriormente studiato. Sta di fatto che nei casi di abuso sessuale nella Chiesa la grande maggioranza riguarda preti omosessuali che molestano maschi adolescenti. Per William Marshall, canadese, è tuttavia irrealistico pensare che i candidati al sacerdozio abbiano chiara la loro identità sessuale. E il celibato? È un fattore di rischio per l’abuso sessuale? Certamente un celibato vissuto positivamente, è stato detto, può essere un elemento chiave nella lotta all’abuso, e la Chiesa dovrebbe accertarsi che i preti abbiano la forza spirituale di viverlo con serenità; di qui la necessità di concentrare l’attenzione sul celibato come chiave di volta nella questione degli abusi. Per quanto attiene alla prevenzione, il seminario, con il suo ambiente chiuso, è stato detto, offre un terreno privilegiato per il monitoraggio dei fattori di rischio. Resta da definire il "livello di rischio" che i vescovi locali sono disposti a correre prima di chiudere eventualmente le porte del sacerdozio ad un candidato. È stata prospettata, a scopo di sostegno nei primi anni di sacerdozio, la possibilità di istituire gruppi di supporto: una via, per i giovani preti, per esprimere liberamente disagi e problemi.

Mercoledì, 25 febbraio 2004

Usa:4450 preti denunciati per abuso di minori

Notizia tratta dal sito
http://www.reporterassociati.org

Speciale!
di redazione
17 Feb 2004

OLTRE 4.450 PRETI DENUNCIATI PER ABUSO MINORI DA 1950
Roma, 17 febbraio 2004 -- (Apcom) - Un totale di 4.450 sacerdoti degli Stati Uniti sono stati denunciati per abuso sessuale a minori fra il 1950 e il 2002. Lo rivela uno studio commissionato dalla Conferenza episcopale cattolica dell’America del Nord. David Clohessy, presidente dell’Associazione che raggruppa le vittime di questo tipo di abuso (Snap), ha già detto che la cifra è "troppo bassa". Lo studio, che sarà pubblicato il 27 febbraio, afferma che, secondo un’analisi dei dati della Chiesa cattolica statunitense durante il periodo succitato, 4.450 sacerdoti furono oggetto di 11.000 denunce di abuso a minori. Ciò significa che alcuni sacerdoti furono protagonisti di ripetuti abusi. Così il 25% dei preti sospettati furono accusati in due o tre occasioni, il 13% fra le quattro e le nove, e il 3% oltre le 10, si legge sullo studio di cui ne dà notizia l’edizione digitale del quotidiano spagnolo "El Mundo". Il 78% dei bambini che presumibilmente subirono gli abusi avevano fra gli 11 e i 17 anni, il 16% fra gli 8 e i 10 e il 6% meno di 7 anni. Sempre secondo lo studio delle 11.000 incriminazioni circa 6.700 furono investigate e confermate mentre oltre 1.000 si rivelarono false e oltre 3.300 non furono indagate perché al momento dell’accusa i preti erano deceduti. Circa 11.000 sacerdoti servirono nella Chiesa cattolica negli anni coperti da questo studio realizzato dal collegio universitario John Jay di giustizia penale, con sede a New York.


Martedì, 17 febbraio 2004

In Gran Bretagna la Chiesa Cattolica paga indennizzo per abusi sessuali

La Chiesa cattolica inglese pagherà un indennizzo di 460.000 euro ad un uomo di 38 anni vittima di abusi sessuali da parte di un sacerdote negli anni ’70. Per la prima volta, secondo i legali dell’uomo, la Chiesa si è fatta carico dei problemi psicologici sofferti per il resto della vita a causa delle violenze subite durante l’infanzia. Simon Grey è stato molestato da padre Christofer Clonan per circa sei anni. Da grande, Grey ha assunto spesso comportamenti violenti ed è stato alcolizzato."Non riuscivo a mantenere un lavoro - ha raccontato l’uomo - il più lungo è stato per sei mesi. Ho finito col darmi fuoco, provocandomi bruciature profonde e ho passato sei mesi in ospedale (da Repubblica on line 13.1.2004)

Lunedì, 19 gennaio 2004

Contro i preti di Boston

Droga, sesso e violenze: le prove sui religiosi pedofili. Il documento mina la fiducia, crollano le offerte alla Chiesa


dal nostro inviato VITTORIO ZUCCONI

WASHINGTON - Tremila pagine di vergogne indicibili, un "faldone" processuale pesante come una macina da mulino appesa al collo della cattolicissima Boston, della sua diocesi, della Chiesa americana tutta che tenta di non affogare nella bancarotta finanziaria, e soprattutto morale, nella quale si è trascinata.
Sarebbe facile chiamare il processo di Boston contro il molto poco reverendo Paul Shanley e, indirettamente, contro il Cardinale Law, un calvario, perché questa che vediamo nell’aula del tribunale non è una scalata al cielo, ma una discesa all’inferno, percorsa da bambini tormentati da chi li doveva guidare, da novizie stuprate e sedotte nel nome di Cristo, di cocaina in oratorio, di ménage a trois, di scene da orridi conventi medioevali, non da diocesi nel secolo XX.
Eppure questo brulica fuori dal sepolcro di ipocrisia scavato da una gerarchia di vescovi e di cardinali più preoccupati di "sopire e sedare", di evitare lo scandalo, piuttosto che di punire i colpevoli e di proteggere il gregge. Ora i giornali ci sguazzano, il Boston Globe riempie pagine intere con i documenti presi dal faldone processuale, e così fanno le televisioni, le radio, così facciamo noi perché ci consoliamo al pensiero di farlo per il bene.
Ma che cosa ci può essere di bene nel prete che tirava di cocaina davanti ai catechisti affidati a lui, che offriva a donne tossicodipendenti una "linea" in cambio di sesso a tre o quattro, del direttore spirituale nel convento delle novizie che le toccava e le molestava spiegando loro che quelli erano i contatti con il corpo di Cristo? Niente, se non la rabbia che a Boston, come nelle altre diocesi d’America squassate da dozzine di casi come questi, si sta alzando contro i prìncipi e i pastori della Chiesa che nascondevano la verità a loro stessi, prima che ai fedeli. E giocavano alle tre cartine con i preti pedofili, drogati, corruttori spostandoli di parrocchia in parrocchia dopo qualche tentativo a vuoto di psicoterapia.
Tutti sapevano tutto, dentro le stanze della curia, e nessuno faceva niente. Sulla lettera di accompagnamento per un prete dimesso da un centro di rieducazione, padre Robert Burns, e sottoposta al cardinale Law perché fosse riassegnato, c’è una notazione a mano a grandi lettere, problem: children, è un pedofilo. E padre Burns fu mandato a lavorare in una parrocchia del vicino New Hampshire, nel 1982 e soltanto nove anni, e molte denunce di stupro su bambini piccoli, dopo, nel 1991, fu finalmente rimosso con una lettera di encomio di cardinale.
La curia di Boston, la città del cattolicesimo irlandese e poi italiano, fiera della propria primazia gerarchica, di avere prodotto il primo e unico presidente cattolico, Kennedy, tentava di rimescolare la carte, di muovere da una parrocchia all’altra gli almeno 57 preti che in questi anni venivano denunciati, nella disperata illusione, come scrisse il vescovo ausiliario Madeiro, oggi cardinale di New Orleans, "che ricominciare da zero, in ambiente nuovo" potesse aiutare questi disgraziati fratelli a emendarsi, perché i sacerdoti sono sempre troppo pochi, perché le messe non hanno mai abbastanza celebranti, perché la speranza della grazia, del pentimento, della resurrezione non voleva morire in un pastore.
Le tremila pagine diffuse dal giudice che presiede la causa contro padre Shanley raccontano una storia ben diversa. Ci sono le lettere terrificanti contro un certo padre Morissette, che attirava le vittime in sacrestia mostrando loro raccolte di materiale pornografico. C’è la denuncia di una parrocchiana contro Thomas Forrey, dal quale lei era andata per chiedere aiuto a salvare il proprio matrimonio e fu percossa, violentata e sistemata in una casa che padre Forrey aveva costruito per lei, tenendola schiava con le botte e con il ricatto della rivelazione vergognosa, fino a quando lei trovò la forza di denunciarlo.
E’ facile immaginare i giorni di sconforto e di scoramento, nelle vecchie stanze della curia al centro di Boston da dove si vede attraverso i mosaici dei vetri il porto dal quale il "gregge" arrivò per decenni, tra pie statue e vecchi libri, quando tre novizie trovarono il coraggio di fare il nome di padre Robert Meffan, che le aveva convinte a fare sesso con lui spiegando che quello sarebbe stato "il matrimonio con la Chiesa" e che lui portava a loro "il secondo avvento di Cristo" nella fusione mistica di "carne e spirito".
Eppure ancora e ancora, almeno dal 1984 quando Bernard Law divenne cardinale di Boston, le risposte della gerarchia furono evasive, minimizzatrici, addirittura apologetiche. O consumate in piccole transazioni private con le vittime, tacitate con piccole somme, con la temporanea rimozione del reprobo o intimidite dalla potenza di una diocesi troppo importante per una novizia sedotta o per un bambino violentato, anche se portava i filmini girati da un complice del prete, durante l’atto.
Fino a quando il paravento di porpora non ha retto più e la legge, i pubblici ministeri, i giudici lo hanno strappato. Troppe denunce, troppe testimonianze, troppi documenti e soprattutto troppe vittime - 470 soltanto nel processo in corso contro padre Shanley, che ha prodotto le 3 mila pagine - perché tutto fosse mitomania di donne e di uomini, avarizia di avvocati, concorrenza di altre confessioni che, nel mercato americano della religione, competono per le anime e i borsellini del popolo.
Il lungo silenzio della Chiesa cattolica si ruppe a Chicago, a Milwaukee, a New York, a New Orleans, a Miami, a Washington. I Pm e i giudici costrinsero monsignori e vescovi a deporre, minacciando anche il Cardinale Law di carcerazione se non avesse consegnato i documenti, perché nessuno, né un Cardinale di Santa Romana Chiesa né un Presidente, può sottrarsi alla legge o rifugiarsi, in un caso tanto atroce, sotto le sottane del Quinto Emendamento e non rispondere.
Una prima condanna tributò 500mila dollari alla vittima di un prete bostoniano. Milioni di dollari li seguirono, mentre i fedeli, nella colletta domenicale, cominciavano a tirare indietro la mano dal bussolotto, inorriditi, scandalizzati da "queste rivelazioni di orrore indicibile" come le chiama la portavoce della Curia, la signora Morissey e decisi a boicottare il Cardinale Law che non si dimette.
E ancora nessuno aveva visto il faldone delle tremila pagine, sentito il peso del macigno. Si mormora di una prossima dichiarazione di bancarotta, di insolvenza, da parte della Curia di Boston che è, come tutte le Curie americane, una società privata non profit, dove tutto è formalmente di proprietà del Cardinale in carica. Ma ci vorranno anni, non dollari, perché una madre di Boston possa lasciare il proprio bambino a un prete senza tremare.
(5 dicembre 2002)


Lunedì, 19 gennaio 2004

Abusi sessuali.
La Polonia non fa eccezione

Da Adista

Tylawa-Adista. Abusi sessuali. La Polonia non fa eccezione. Padre Michal Moskwa, parroco sessantaquattrenne di Tylawa, un piccolo villaggio della Polonia meridionale, affronterà quest’autunno un processo nel quale dovrà difendersi dall’accusa di aver abusato sessualmente di sei bambine. Il dibattimento rappresenta l’atto conclusivo di un’inchiesta cominciata nel luglio del 2001 e avvalsasi di varie testimonianze, fra le quali particolare rilievo assume quella di Ewa Orlowska, madre di due delle presunte vittime ed essa stessa un tempo molestata dal parroco. Orlowska sostiene di aver dovuto sopportare le attenzioni di Moskwa dai 7 agli 11 anni, evitando in seguito di rivelare il tutto per paura di non essere creduta e di venire ostracizzata dalla comunità. Solo quando alcuni osservatori esterni arrivarono a Tylawa per documentare le accuse rivolte al parroco si sarebbe sentita in grado di uscire allo scoperto. Quello di Moskwa è il primo caso, in Polonia, in cui il velo di omertà e di paura è stato sollevato per far luce su un crimine sessuale commesso da un uomo di Chiesa. Dopo di esso, altri religiosi sono stati denunciati e chiamati a rendere conto della loro condotta, ma per lungo tempo è stato pressoché impossibile, nel cattolicissimo Paese che ha dato i natali a Karol Wojtyla, porre all’attenzione dell’opinione pubblica un problema così scottante. La Chiesa polacca, del resto, ha sempre mantenuto il più stretto riserbo in merito a simili accuse, evitando di pronunciarsi ufficialmente anche dopo le dimissioni, nel marzo 2002, dell’arcivescovo Juliusz Paetz, grande amico di Giovanni Paolo II ed egli stesso accusato di avances sessuali nei confronti di alcuni giovani seminaristi.


Mercoledì, 08 ottobre 2003

Arrestato per pedofilia un sacerdote a Bolzano

Avrebbe compiuto abusi sessuali per 5 anni su una bambina oggi maggiorenne che ha denunciato il religioso dopo una cura psicanalitica


BOLZANO - Don Giorgio Carli, 40 anni, sacerdote della parrocchia Don Bosco a Bolzano è stato arrestato il 14 luglio scorso con l’accusa di atti sessuali contro minori. E non si tratta di un prete qualunque. A Bolzano Don Giorgio è molto noto perchè cura una rubrica quotidiana mattutina sull’emittente Radio Sacra Famiglia. Egli è inoltre impegnato ad organizzare spettacoli e attività che coinvolgono il mondo giovanile.
Da poco la Curia lo aveva destinato a una nuova parrocchia, dove avrebbe dovuto occuparsi di bambini tra i 9 e i 12 anni. Ed è per tale motivo, per impedire cioè il ripetersi del reato, che il pm Cuno Tarfusser ha chiesto al Gip l’ordinanza di custodia cautelare.

La vicenda ha preso le mosse dalla denuncia di una ragazza oggi maggiorenne, che ha querelato Don Giorgio Carli dopo una cura psicanalitica "che avrebbero rimosso i blocchi psicologici che le impedivano di ricordare compiutamente i fatti accaduti nella sua infanzia".

I magistrati sono stati impegnati nell’inchiesta per mesi, e ora, dopo l’arresto, stanno interrogando tutti i testimoni.

La vicenda degli abusi di don Giorgio Galli nasce in un ambiente ecclesiastico caratterizzato da forte sessuofobia. Ricordiamo che alcuni mesi fa proprio la curia Vescovile di Bolzano si era decisamente schierata contro il registro delle unioni di fatto. La repressione della sessualità porta inevitabilmente a fenomeni di violenza di cui sono sempre più spesso vittime i bambini e le bambine. Anche questo caso, infine, mette bene in evidenza come la pedofilia non possa essere associata con l’omosessualità ma anzi essa nasce nell’ambito di ambienti sessuofobici e repressivi.



Mercoledì, 16 luglio 2003

Il mea culpa dei vescovi sudafricani

Tratto da Nigrizia


di Cardinale Wilfrid Napier [*]

La chiesa cattolica conferma le ripetute accuse di abusi sessuali compiuti da preti, suore e personale ecclesiale nel paese africano. Il Cardinale Wilfrid Napier, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici Sudafricani, in un documento pubblicato il 29 giugno dal Sunday Times - il settimanale più diffuso in Sudafrica - assicura l’impegno della chiesa a collaborare con la giustizia.

I recenti rapporti di abusi sessuali da parte di preti cattolici hanno provocato un diffuso dibattito causando parecchio disturbo e confusione per molte persone.
Pertanto accogliamo con piacere l’opportunità, offertaci dal Sunday Times di puntualizzare ai suoi lettori e ai fedeli, il punto di vista e la politica della Chiesa Cattolica riguardo all’abuso sessuale perpetrato da preti, suore, fratelli e da collaboratori ecclesiali (insegnanti, catechisti ecc).

Innanzitutto vogliamo affermare in termini inequivocabili che l’abuso sessuale commesso da chiunque, ma specialmente da personale ecclesiale, va condannato come un male morale e dev’essere trattato come un crimine aberrante.

Ammettiamo che atti di degenerazione sessuale sono stati commessi da preti, uomini e donne consacrati, e collaboratori ecclesiali. Consapevoli dell’enorme danno che un tale comportamento causa agli innocenti, in particolare a ragazzi e ragazze affettuosi e fiduciosi, noi, Chiesa Cattolica del Sudafrica, ci scusiamo sinceramente con le vittime, le loro famiglie, le loro parrocchie e le loro comunità.

Accettiamo il nostro obbligo morale di fare qualsiasi cosa in nostro potere per continuare a sostenere le vittime e i sopravvissuti con la necessaria terapia psicologica e il necessario supporto spirituale. Intendiamo garantire che le persone responsabili di gravi abusi sessuali, in particolare nel caso di abusi su bambini, non abbiano mai più la possibilità di esercitare un ministero ecclesiale che dia loro accesso a potenziali vittime.

Consideriamo nostro dovere suggerire alle vittime di abusi sessuali, o ai loro genitori o tutori di minori, di riferire alle autorità civili il crimine compiuto contro di loro da personale ecclesiale. Studieremo con i commissariati provinciali di polizia i termini più efficaci per facilitare il rapporto, magari nominando esperti coordinatori di polizia i cui nomi ed estremi siano resi disponibili in ogni diocesi e parrocchia per essere contattati.
Nel caso di abuso su bambini, la materia sarà riferita alla Commissione per la Tutela dei Minori nella locale Corte di Giustizia.

Sappiamo per esperienza che non è sempre facile convincere una vittima di abuso sessuale a riferire l’accaduto quando questa non vuole farlo. Abbastanza spesso è il genitore che si rifiuta di riferirlo, temendo che questo possa esporre sua figlia o suo figlio ad un’altra esperienza dolorosa, dopo aver subito il trauma della violenza sessuale.

Anche se siamo vicini a questi genitori e comprendiamo la loro riluttanza a fare il proprio dovere con la legge, incoraggiamo caldamente le vittime o i loro tutori o genitori a denunciare l’abuso alle autorità pubbliche competenti, allo scopo di proteggere altre possibili vittime. Se i genitori o tutori di un minore non riferiscono l’accaduto, sarà la Chiesa ad assolvere il suo obbligo morale di farlo.

Come abbiamo già dichiarato in una pubblica affermazione il 23 Maggio, ribadiamo che la Chiesa non si considera al di sopra della legge, ma ha un sistema interno non differente nella sua funzione e nei suoi scopi da quelli adottati da organizzazioni professionali, compagnie private, nonché dagli organi di Governo.

Né la procedura interna della Chiesa è un sistema di giustizia parallelo a quello dello Stato. La sua funzione è esclusivamente disciplinare e amministrativa, ed è governata dal Codice di Legge Canonica.
La procedura esistente è stata evidenziata in alcuni documenti ufficiali, particolarmente nel Protocollo per il Personale Ecclesiale riguardo all’Abuso Sessuale su Bambini (1999) e nel Protocollo per il Personale Ecclesiale riguardo all’Abuso Sessuale tra Adulti, approvato dai Vescovi nell’Agosto 2002. Questi documenti sono disponibili nell’ufficio vescovile di ogni diocesi.

Vogliamo qui sottolineare i passi principali della nostra procedura interna.

a) la vittima dovrebbe riferire dell’abuso, direttamente o tramite una persona di fiducia, al prete, religioso o collaboratore ecclesiale appositamente nominato dal Vescovo in ogni diocesi del Sudafrica (i nomi di queste persone saranno disponibili in ogni parrocchia).

b) Una volta in possesso di informazioni rilevanti, la persona scelta discuterà il rapporto con il delegato del Vescovo (ci sono quattro delegati nominati dal Vescovo nelle quattro province di Bloemfontein, Capetown, Durban e Pretoria).

c) Il delegato del Vescovo convocherà prontamente un incontro del Comitato di Condotta Professionale Provinciale (una squadra composta da preti e religiosi, un terapeuta professionale, un assistente sociale, un avvocato civile e un incaricato dei rapporti con i media).

d) Dopo aver informato l’accusato che nei suoi confronti è stata elevata una denuncia, il comitato provinciale avvierà un processo formale di accertamento.

e) Due funzionari saranno nominati per interrogare la vittima, l’accusato e i testimoni.

f) Dopo l’accertamento, i funzionari forniranno un rapporto scritto con le loro osservazioni al Comitato Provinciale.

g) Quest’ultimo dopo aver esaminato il rapporto fornirà le proprie considerazioni all’autorità ecclesiale, che dovrà prendere gli appropriati provvedimenti nei confronti di chi ha commesso l’abuso.

Il processo è lungo ed è stato pensato in modo tale da rispettare i diritti delle persone coinvolte. Ha un doppio obiettivo: garantire giustizia alla vittima e riabilitare il colpevole.

La procedura disciplinare interna della Chiesa sarà sospesa quando lo Stato comincia ad occuparsi del caso. Una volta che il corso della giustizia criminale è stato completato, la Chiesa deve ancora seguire il proprio protocollo. Quando una persona colpevole di abuso sessuale ha scontato la propria condanna in carcere, è dovere della Chiesa decidere se e a quali condizioni questa persona possa essere reintegrata alle sue funzioni ecclesiali con la dovuta sicurezza.

Le stesse procedure disciplinari interne devono essere applicate nei casi in cui vi sia evidenza, sufficiente per obiettivi amministrativi, che una persona è colpevole di abuso sessuale anche se tale persona è stata assolta dal sistema giudiziario del paese.

In quanto Chiesa siamo consapevoli che l’aver messo a punto procedure e politiche sane è soltanto il primo passo teso ad assicurare che i diritti delle persone siano rispettati e che gli abusi sessuali da parte di personale ecclesiale siano trattati con la necessaria severità e prontezza. Le strutture del protocollo ecclesiale sono aperte ad aggiornamenti e revisioni alla luce dell’esperienza, di nuove conoscenze o di nuove leggi.

Consapevole del pericolo che personale ecclesiale colpevole di abusi sessuali possa essere trasferito da una diocesi all’altra senza che il Vescovo che lo accoglie ne sia a conoscenza, il Comitato di Condotta Professionale, a livello nazionale, è stato investito del compito di raccogliere dati riguardanti li abusi sessuali nella Chiesa.

Inoltre i Vescovi Cattolici del Sudafrica stanno preparando una Lettera Pastorale che esaminerà in termini più dettagliati quello che in questa sede abbiamo brevemente delineato. La lettera si occuperà del problema dell’abuso sessuale commesso da preti, religiosi e collaboratori ecclesiali, ma anche della sua grande diffusione nella società in genere, e chiamerà ogni cattolico a cooperare concretamente per sfidare la mentalità di omertà che ancora circonda i crimini e le trasgressioni sessuali.

Questo è un tempo in cui la Chiesa deve trovare il coraggio di parlare e agire. Continueremo a fare tutto quel che possiamo per proteggere gli innocenti dagli abusi. Faremo tutto il possibile per far sì che coloro che hanno subito un abuso sessuale non siano condannati a soffrire in silenzio la colpa e la vergogna inevitabilmente inflitti loro.

 

Note

[*]Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici Sudafricani





Mercoledì, 16 luglio 2003

Il vertice Vaticano sui preti pedofili
Santa preoccupazione per i bambini o mossa per garantire una successione

papale gradita agli ambienti reazionari?

di don Vitaliano Della Sala

“Ai bambini appartiene il Regno dei cieli” è la parola di Gesù che propone proprio i bambini come modelli di vita per ogni cristiano: “se non diventerete come bambini, non entrerete nel Regno dei cieli”. Quanto siamo lontani da queste parole e dal rispetto verso i bambini che queste parole presuppongono: bambini resi schiavi, sfruttati, non rispettati nei loro diritti, bambini fatti oggetto di attenzioni e di violenze sessuali da parte di adulti. E’ la cronaca di questi giorni e, purtroppo, di sempre.
Una parola tradita doppiamente da chi quella Parola deve annunziare e testimoniare, dai pedofili, cioè, in abito talare che, approfittando del proprio ruolo all’interno delle parrocchie, dei seminari, delle scuole, usano violenza proprio contro i bambini “legittimi proprietari” del Regno di Dio.
Non trovo parole sufficienti per dire lo sdegno di fronte a tanta bruttura commessa da confratelli sacerdoti.
Ma sono altrettanto rimasto senza parole per il modo in cui il Vaticano ha cercato di risolvere il problema della pedofilia nel clero statunitense. E’ sembrato che i bambini violentati e i bambini in genere c’entrassero veramente poco con la riunione vaticana e con il documento che da essa è scaturito.
Innanzitutto sono sconcertato perché ci si è occupati del problema solo quando si è dovuto mettere mano a santi portafogli e a sacri conti bancari, e quando l’immagine della Chiesa (e quindi le abbondanti offerte e i numerosi contributi dei fedeli che da quella immagine scaturiscono) ha rischiato di essere irrimediabilmente compromessa.
E poi provo sconcerto anche di fronte agli atteggiamenti che la Chiesa si propone di cominciare ad assumere nei confronti dei preti accusati di pedofilia, atteggiamenti che si riassumono in quelle, cristianamente e umanamente infelici affermazioni del cardinale di Washington e dal presidente della Conferenza Episcopale statunitense: “tolleranza zero contro i preti pedofili” e “uno sbaglio e sei fuori”.
I cristiani non possono ragionare così, tanto meno se vescovi e cardinali.
A chi in Vaticano è passato per la mente che i confratelli preti pedofili sono anche e comunque vittime – e dico questo non per giustificarli – vittime di violenze fisiche, psicologiche e “formative”?
Non sono un esperto, ma penso che il problema pedofilia si deve cominciare a risolvere a partire dalla formazione nei seminari e dall’organizzazione dei seminari stessi, squallide “case chiuse” per soli uomini, che dovrebbero invece essere luoghi dove un ragazzo cresce armonicamente e serenamente in un contesto e in un ambiente normale.
Sono d’accordo con don Enzo Mazzi quando afferma che bisognerebbe intervenire sul “disprezzo” per la sessualità che spesso è diffuso tra il clero, e dunque sul seminario, luogo nel quale questo “disprezzo” nasce e si sviluppa. Tutto il cammino formativo dei seminari tende a “congelare” la sessualità, e di fatto è come se bloccasse il naturale sviluppo sessuale dei ragazzi-seminaristi; se non si recupera, a fatica e da soli dopo, si rischia di diventare adulti con una sessualità ferma al periodo puberale o adolescenziale.
Ma di questo in Vaticano non si è parlato se non di sfuggita, per dovere d’ufficio e comunque, ipocritamente, senza centrare il problema. Come non si è parlato, anzi è espressamente vietato parlarne, di celibato del clero.
Insomma, tanto chiasso per niente!
Temo che non cambierà granché nella Chiesa: i preti pedofili continueranno indisturbati ad essere vittime e a fare vittime tra i bambini, casomai cercando di farlo con molta più attenzione, dopo il polverone alzato dal Vaticano; ad uso dei media, sicuramente alcuni tra questi preti pagheranno ma, sono pronto a scommetterci, pagheranno i preti pedofili più sfigati, mai i “potenti”.
Temo ancora di più che l’adagio “uno sbaglio e sei fuori”, verrà usato contro i preti rompiscatole o critici verso la gerarchia, per screditarli e toglierli di mezzo. Non sarebbe la prima volta che accade: viene creata ad arte la falsa notizia per gettare discredito sul prete che da fastidio, e quale fango peggiore di quello gettato sul prete anche dal solo sospetto che questi sia pedofilo!
C’è ancora un ultimo dubbio che mi tormenta e vorrei tanto che venisse fugato: e se tutto questo santo e inutile casino – visti gli esigui risultati - sui preti pedofili e il conseguente “commissariamento” della Chiesa statunitense, non fosse stato gonfiato ad arte dai soliti ambienti reazionari della curia romana appoggiata da quelli statunitensi, solo per screditare l’episcopato degli Stati Uniti, e soprattutto alcuni cardinali progressisti, alcuni dei quali potevano essere candidati a succedere a Giovanni Paolo II nel conclave che in molti prevedono ormai prossimo?


Venerdì, 17 maggio 2002

Centro Studi Teologici
Vaticano, pedofilia: teologi occorrono cambiamenti radicali

di Prof. Giovanni Felice Mapelli

I teologi di Milano non condividono le misure della Santa Sede: non risolvono quasi nulla,occorre cambiare la legge canonica sul celibato e rivedere l’impianto generale di una dottrina morale sessuofoba e criminogena


I Teologi aderenti al CENTRO STUDI TEOLOGICI -Centro Ecumenico di Milano- intervengono nel dibattito sulla questione della pedofilia nel clero che vede riuniti in Vaticano i cardinali statunitensi con il Papa. Le misure messe in atto dalla Santa Sede sono misure palliative, poichè ostinatamente non vanno alla radice dei mali generati da una dottrina sessuofoba e repressiva.
E’ da vari decenni- fin dal pontificato di Paolo VI durante il Concilio e dall’inizio dell’attuale- che gli episcopati nazionali e molte assemblee internazionali di teologi sollecitavano il Vaticano ad una revisione di un impianto dottrinale antiquato e repressivo inficiato da misoginia, ginofobia, sessuofobia e omofobia, ma la sordità totale delle alte gerarchie vaticane ha proseguito per la sua strada, senza un minimo di intelligenza critica e di oggettività che vagliasse i pro e i contro dell’attuale dottrina cattolica della castità assoluta e del celibato obbligatorio.
Prima Paolo VI con la "Sacerdotalis Coelibatus", sul celibato ecclesiastico, e successivamente con l’enciclica Humanae Vitae,sulla sessualità più in generale, poi l’attuale pontefice con interventi e documenti, nonchè l’enciclica Veritatis Splendor (seguita al Catechismo della Chiesa Cattolica, documento fortemente "restauratore")e una miriade di documenti della Congregazione per la Dottrina della Fede del cardinale Ratzinger hanno chiuso ogni spiraglio di cambiamento. Adesso si raccolgono i frutti di questa visione dottrinale imposta: preti confusi sessualmente, incapaci di gestire emozioni e sentimenti,senza capacità di sublimare affetti e pulsioni, immaturi affettivamente,oppressi e oppressori a loro volta.
Ecco a cosa conduce un’idolatria- tutt’altro che evangelica- della castità ed il mito del celibato:dalla Chiesa della carità come agape, amore di condivisione, si è passati alla Chiesa della castità come "orgoglio della purezza", (la santità fittizia) una purezza che è l’ossessione stessa e la problematicità irrisolta di un sesso mai serenamente affrontato,accettato come dimensione umana, e positivamente vissuto.
Non va dimenticato poi che la maggioranza dei preti (oggi più anziana) è cresciuta in seminari o conventi costituiti da comunità esclusivamente maschili,fin dalla tenera età, con una assoluta negazione di relazioni affettive e sessuali, in cui la figura materna e femminile era del tutto assente.
Chi entra in seminario già adulto oggi riceve comunque una formazione repressiva e invadente. Questa impostazione educativa del clero non è stata mai rivista nè smentita, ma dal Papa attuale e da molti suoi collaboratori che dirigono i dicasteri vaticani che si occupano di seminari ed istituti di formazione religiosa è stata addirittura incentivata. L’omertà su fatti gravissimi e devastanti come l’abuso sessuale sui minori e la pedofilia però è finita poichè le condizioni sociali per il silenzio e la paura dell’onnipotenza ecclesiale è venuta meno nella moderna società, e questa cruda realtà venuta alla luce-non più soffocabile- ha tolto il velo di tante ipocrisie e discorsi moralistici e devozionali su castità e celibato.
Ciò nonostante l’anziano Papa persegue la via del giudizio selettivo verso i "colpevoli" senza metter sotto accusa in primis- agendo contro ogni aggiornamento scientifico sulla sessualità umana- una dottrina criminogena che è la responsabile primaria di queste devianze.
In altre parole si preferisce dare addosso ai presunti "carnefici" -i preti e i vescovi pedofili- che sono in realtà "vittime" stesse di un’assurda dottrina morale, disumana.
Della dottrina sessuale cattolica l’attuale pontefice e i suoi curiali non han fatto che tessere lodi enfatiche, senza un minimo di coscienza critica. Il Vaticano non vuol sedere adesso tra i banchi degli imputati, ma su quello dei giudici....!
Basterebbe a far crollare la presunzione vaticana la famosa statistica sulla sessualità dei preti che fu resa nota pochi anni fa’da una università cattolica, per rendersi conto del disastro operato da Ratzinger, il Papa e la Curia romana.
La ricerca rivelava che almeno un 60 per cento dei preti aveva problemi sessuali seri, di questi un 40 per cento non poteva definire il suo orientamento sessuale a causa di blocchi psichici e inesperienza, ed un restante 30 per cento aveva una vita che oscillava tra relazioni sporadiche con donne o uomini e la doppia vita tout court da decenni.
Il 10 per cento invece parlava di "castità totale"... Quanti di questi aveva problemi con la pedofilia o pedarastia?... Per capire meglio la situazione la Chiesa Cattolica dovrebbe confrontare i dati di abusi sui minori operati dal clero e dai religiosi cattolici con quelli delle altre Chiese cristiane che non contemplano obblighi di castità e celibato, ma che hanno anche pastori sposati come gli anglicani, i luterani, i valdesi e gli ortodossi. Oggi si parla di Stati Uniti, ma neppure l’Europa è esente (vedi ultimamente i casi di Francia e Polonia): in Italia ad esempio questi fatti vengono denunciati in varie diocesi e realtà ecclesiali, ma non sempre vengono alla luce, e molti bambini e ragazzi tacciono ancora per paura. L’ottusità testarda dei vecchi gerarchi vaticani non risolve i problemi alla radice.
Ma "errare Humanum est... sed perseverare diabolicum!..." "SBALGIARE E’ UMANO, MA PERSEVERARE E’ DIABOLICO!...."

COMITATO DIRETTIVO DEI TEOLOGI
Prof. Giovanni Felice Mapelli
Coordinatore


Martedì, 07 maggio 2002

Un commento sul comunicato ufficiale dei vescovi statunitensi sulla pedofilia
Sulla pedofilia abbiamo scherzato!

di Maria Caterina Jacobelli

La prof.ssa Jacobelli, dottore in teologia morale ed alunna del grande p. Häring, ha pubblicato, tra l’altro, per la Queriniana "Il risus paschalis ed il fondamento teologico del piacere sessuale" e "Onestà verso Maria"


Come donna e come cristiana, - sono dottore in teologia morale - sento il dovere di rendere tutti i miei fratelli, credenti e non credenti, partecipi dell’indignazione profonda che si è impadronita di me dopo aver letto il comunicato ufficiale dei vescovi statunitensi al termine della riunione interdicasteriale sulla pedofilia dei preti.
Al punto 7 si legge (Osservatore romano di venerdì 25 aprile, pag.7):
” (…) i casi di vera pedofilia da parte di sacerdoti e religiosi sono pochi (…) si è attirata l’attenzione sul fatto che quasi tutti i casi hanno visto coinvolti adolescenti, e pertanto non erano casi di vera pedofilia”.
É un’affermazione talmente turpe da non aver bisogno di commento. Mi chiedo come un consesso di persone giunte ai più alti gradi della gerarchia cattolica possa, insieme con il pontefice, giocare così sulle parole, di fronte ad un problema di tale enormità. Gesù ha detto: ”Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli (…) sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina (…) e fosse gettato negli abissi del mare” (Mt 18,6). Per quello che ho letto, nessun giornale - e men che mai l’Avvenire lo ha rilevato. Quale credibilità può avere una chiesa ai cui vertici siedono
persone di tanta ipocrisia?
Sono felice di aver ricevuto il dono della fede, sono felice di essere cristiana. Mi vergogno profondamente di questa chiesa. É in corso la campagna per l’otto per mille. Spero che gli italiani  - come già fanno i cattolici americani - negando il loro contributo diano l’unica risposta che queste persone probabilmente comprenderanno.



Maria Caterina Jacobelli
(e-mail: mct.jac@ flashnet.it)

IL PAPA CONDANNA,
CASTRILLON GIUSTIFICA...

NELLA "LETTERA AI SACERDOTI" LA RISPOSTA VATICANA AI PRETI PEDOFILI


Da Adista 2002

31296. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Non è un caso che Giovanni Paolo II abbia inserito nella sua annuale "Lettera ai sacerdoti per il giovedì santo" la condanna per il delitto di abuso sessuale sui bambini di cui si sono macchiati e si macchiano alcuni sacerdoti: la lettera tratta infatti del sacramento della penitenza. Si potrebbe quasi supporre - ma un’indagine in merito sarebbe uno sterile attardarsi sull’irrisolto dilemma se è nato prima l’uovo o la gallina - che è proprio per potersi esprimere sulla questione che il papa abbia scelto la confessione quale argomento di quest’anno. Fatto sta che il sacramento della penitenza è spesso la situazione privilegiata dai sacerdoti pedofili per indurre al "delitto" i giovani indifesi e mantenere su di loro il controllo psicologico. L’anno scorso la Congregazione per la Dottrina della Fede, con una lettera a tutti i vescovi in cui comunica di avocare a sé il giudizio "sui più gravi delitti contro i costumi e i sacramenti" (v. Adista n. 87/01), così descriveva tali delitti: "1) l’assoluzione del complice nel peccato contro il sesto precetto (non commettere atti impuri, ndr) del Decalogo; 2) la sollecitazione, nell’atto o in occasione o con il pretesto della confessione, al peccato contro il sesto precetto del Decalogo, quando riguarda lo stesso confessore" (il terzo indicato è la violazione del segreto della confessione).
Questo è intanto il passo del testo papale per il giovedì santo: "In questo momento, inoltre, in quanto sacerdoti, noi siamo personalmente scossi nel profondo dai peccati di alcuni nostri fratelli che hanno tradito la grazia ricevuta con l’Ordinazione, cedendo anche alle peggiori manifestazioni del mysterium iniquitatis che opera nel mondo. Sorgono così scandali gravi, con la conseguenza di gettare una pesante ombra di sospetto su tutti gli altri benemeriti sacerdoti, che svolgono il loro ministero con onestà e coerenza, e talora con eroica carità. Mentre la Chiesa esprime la propria sollecitudine per le vittime e si sforza di rispondere secondo verità e giustizia ad ogni penosa situazione, noi tutti - coscienti dell’umana debolezza, ma fidando nella potenza sanatrice della grazia divina - siamo chiamati ad abbracciare il "mysterium Crucis" e ad impegnarci ulteriormente nella ricerca della santità. Dobbiamo pregare perché Dio, nella sua provvidenza, susciti nei cuori un generoso rilancio di quegli ideali di totale donazione a Cristo che stanno alla base del ministero sacerdotale".
Nella conferenza stampa di presentazione del testo del papa, il 21 marzo, il card. Darío Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il Clero, ha citato proprio la lettera del Congregazione per la Dottrina della Fede dell’anno scorso fra gli atti e i documenti con cui la Chiesa "è intervenuta in difesa della santità di vita dei sacerdoti, stabilendo con le sue pene canoniche sanzioni per questi crimini".
Vale la pena ora di rilevare la singolarità che si è prodotta nel contesto della conferenza. Il cardinale ha prima letto la sua presentazione del documento, poi ha dato spazio alle domande dei giornalisti, che ovviamente non si son fatti pregare. Ebbene, invece di rispondere, il cardinale ha letto una risposta preventivamente scritto, che inizia testualmente: "Con riguardo al problema degli abusi sessuali e casi di pedofilia, mi permetto di dare una sola ed unica risposta". E seguita con una giustificazione (che argomenta con due rilievi): "Nell’ambiente di pansessualismo e libertinaggio sessuale creatosi nel mondo, alcuni preti, anch’essi uomini di questa cultura, hanno commesso il gravissimo delitto dell’abuso sessuale". Di seguito, riportiamo integralmente la ‘risposta’ dal card. Castrillón.

Con riguardo al problema degli abusi sessuali e casi di pedofilia, mi permetto di dare una sola ed unica risposta.
Nell’ambiente di pansessualismo e libertinaggio sessuale creatosi nel mondo, alcuni preti, anch’essi uomini di questa cultura, hanno commesso il gravissimo delitto dell’abuso sessuale.
Vorrei fare due rilievi:
1. Non c’è ancora un’accurata statistica comparativa con riguardo ad altre professioni, medici, psichiatri, psicologi, educatori, sportivi, giornalisti, politici o ad altre categorie comuni, inclusi genitori e parenti. Da quel che sappiamo, risulta da uno studio - tra gli altri - pubblicato nel Libro del Professor Philip Jenkins della ’Pensylvania State University’, che circa il 3% del clero americano avrebbe tendenze all’abuso dei minori e lo 0,3% del clero stesso sarebbe pedofilo.
2. Nel momento in cui la morale sessuale cristiana e l’etica sessuale civile hanno sofferto un notevole rilassamento mondiale, paradossalmente ma anche fortunatamente, si è sviluppato, in non pochi Paesi, un senso di rigetto ed una sensibilità congiunturale con riguardo alla pedofilia, con ripercussioni penali ed economiche per risarcimento di danni.
Qual è l’atteggiamento della Chiesa Cattolica?
La Chiesa ha difeso sempre la morale pubblica ed il bene comune ed è intervenuta in difesa della santità di vita dei sacerdoti, stabilendo con le sue pene canoniche sanzioni per questi crimini.
La Chiesa non ha mai trascurato il problema degli abusi sessuali soprattutto di Ministri sacri, non solo verso i fedeli in genere ma in specie verso i minori, per i quali è prioritario il compito di educare alla fede e al progetto morale cristiano (cfr. la storia delle Congregazioni dedite all’educa-zione e alla promozione umana).
Già nel Codice di Diritto Canonico del 1917, il canone 2359, paragrafo 2, recitava: "Si delictum admiserint contra sextum decalogi praeceptum cum minoribus infra aetatem sexdecim annorum (...) suspendantur, infames declarentur, quolibet officio, beneficio, dignitate, munere, si quod habeant, priventur, et in casibus gravioribus deponantur".
Nel Codice di Diritto Canonico riformato del 1983 c’è un riferimento preciso al nostro problema nel canone 1395, paragrafo 2 ("Il chierico che abbia commesso altri delitti contro il sesto precetto del Decalogo, se invero il delitto sia stato compiuto con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissione dallo stato clericale, se il caso lo comporti") e nel Codice dei Canoni delle Chiese Orientali del 1990, nel canone 1435, paragrafo 1.
Più recentemente il Santo Padre Giovanni Paolo II ha deplorato la gravità di questi comportamenti richiamando fermamente i Vescovi e i Sacerdoti alla vigilanza nella fedeltà all’impegno di esemplarità morale, sia scrivendo e parlando ai Vescovi degli Stati Uniti d’America, sia nell’Esorta-zione apostolica "Ecclesia in Oceania" dove dichiara: "In alcune parti dell’Oceania, abusi sessuali da parte di sacerdoti e di religiosi sono stati causa di grandi sofferenze e di danno spirituale per le vittime. É stato pure un grave danno alla vita della Chiesa ed è divenuto un ostacolo all’annuncio del Vangelo. I Padri del Sinodo hanno condannato ogni genere di abusi sessuali come pure ogni forma di abuso di potere, sia all’interno della Chiesa che più in generale nella società. L’abuso sessuale all’interno della Chiesa è una profonda contraddizione all’insegnamento ed alla testimonianza di Gesù Cristo. I Padri sinodali hanno espresso le loro scuse incondizionate alle vittime per il dolore e la delusione causati loro. La Chiesa in Oceania è alla ricerca di giuste procedure per rispondere alle lagnanze in tale ambito, ed è impegnata in modo inequivocabile nel provvedere alla cura compassionevole ed efficace per le vittime, le loro famiglie, l’intera comunità e i colpevoli stessi". (n. 49).
Il Santo Padre poi ha pubblicato, il 30 aprile del 2001, la Lettera Apostolica "Sacramentorum sanctitatis tutela"con le "Normae de gravioribus delictis Congregationi pro Doctrina Fidei reservatis" dove si riserva alla Congregazione per la Dottrina della Fede la competenza su una serie di gravi delitti contro la santità dei Sacramenti e contro la specifica missione educativa dei Ministri sacri verso i giovani, tra i quali la pedofilia.
La Congregazione per la Dottrina della Fede, assumendo questa speciale competenza, ha inviato un’apposita lettera ai Vescovi di tutto il mondo e li accompagna nella presa di responsabilità davanti a fatti così gravi, sia per evitare il rischio di una qualche trascuratezza, sia per un maggior raccordo e coordinamento tra le Chiese locali e il centro di governo della Chiesa universale, al fine di ottenere un atteggiamento omogeneo da parte delle Chiese locali pur rispettando la diversità delle situazioni e delle persone.
Con le vecchie norme, si poteva parlare di pedofilia se un chierico aveva un comportamento delittuoso di questo genere con un minore di meno di 16 anni. Ora questo limite di età è stato innalzato a 18 anni. Inoltre per questo tipo di delitto è stata prolungata la prescrizione a dieci anni ed è stato stabilito che scatti a partire dal compimento dei 18 anni della vittima a prescindere da quando abbia subito l’abuso.
Nella normativa c’è anche un elemento, diciamo così, garantista. Serve ad allontanare i pericoli che vinca la cultura del sospetto. Si prevede un vero, regolare processo per accertare i fatti, per confermare le prove della colpevolezza davanti ad un tribunale. Certamente si insiste sulla rapidità del processo. Ma si insiste anche sulle indagini previe che permettono di prendere dei provvedimenti cautelativi che impediscano all’individuo sospettato di recare ulteriori danni.
I provvedimenti ed i processi devono garantire la preservazione della santità della Chiesa, il bene comune ed i diritti e delle vittime e dei colpevoli.
Le leggi della Chiesa sono serie e severe e sono concepite dentro la tradizione, già apostolica, di trattare le cose interne all’interno, il che non significa nell’ordine pubblico esterno, di sottrarsi a qualsiasi ordinamento civile vigente nei diversi paesi, salvo sempre il caso del sigillo sacramentale o del segreto vincolato all’esercizio del ministero episcopale ed al bene comune pastorale.


I PRETI PEDOFILI E I LORO COMPLICI: I VESCOVI STATUNITENSI COINVOLTI


31297. NEW YORK-ADISTA. Maine, New York, New Hampshire, Pennsylvania, California, Florida, Texas, Louisiana, Arizona, Massachusetts, Connecticut, Oregon. E sicuramente non è finita qui. Sta dilagando a livelli esponenziali, coinvolgendo sempre più Stati americani, lo scandalo degli abusi sessuali perpetrati da esponenti del clero su ragazzi minorenni. Dopo i recenti fatti di Boston, per i quali i cattolici hanno "messo alla gogna" l’arcivescovo card. Bernard Law (v. Adista n. 17/02), per aver coperto fatti di cui era a conoscenza, ora stanno venendo alla luce in tutti gli Stati Uniti casi di preti e persino vescovi pedofili, che riempiono, ovviamente, le pagine dei giornali. Uno scandalo dagli effetti apocalittici sulla Chiesa Usa, che giorno dopo giorno sta perdendo di credibilità nell’opinione pubblica. E non solo o non tanto per i singoli episodi di abuso su minori, quanto per il silenzio accondiscendente della gerarchia cattolica, responsabile di aver coperto i responsabili cercando di tappare la bocca alle vittime con cospicui risarcimenti in denaro, che hanno portato alcune diocesi alla bancarotta.
Eclatante il caso del vescovo di Palm Beach, mons. Anthony J. O’Connell, che ha rassegnato le dimissioni dopo aver ammesso le colpe attribuitegli da Christopher Dixon, suo studente in seminario alla fine degli anni ‘70, ed ha chiesto scusa pubblicamente (per colmo d’ironia nel 1999 sostituì come vescovo di Palm Beach un altro vescovo, J. Keith Symons, che a sua volta aveva dato le dimissioni, primo negli Stati Uniti, per le accuse di pedofilia). O’Connell ha chiesto perdono, e ha detto di essere stato "stupido e ingenuo", ma ha negato che la relazione con Dixon avesse la caratteristica di un abuso sessuale. L’ultima della serie coinvolge addirittura l’arcivescovo di New York card. Edward Egan, accusato di avere coperto, quand’era vescovo di Bridgeport (dal 1988 al 2000), tre sacerdoti pedofili, consentendo loro di continuare il loro lavoro nelle parrocchie, e di non avere informato le autorità. La denuncia viene dal quotidiano "The Hartford Courant", che domenica 17 marzo ha pubblicato la documentazione processuale relativa. Secondo l’"Hartford Courant", Egan sollevò dubbi sulla sincerità di 12 vittime.
Lo scoop del quotidiano ha sollecitato Egan a prendere posizione. In un comunicato del 19 marzo, l’arcivescovo afferma di aver all’epoca "gestito nel modo appropriato i tre casi" (sarebbe stato il giornale a non aver riportato correttamente i fatti, omettendo particolari non irrilevanti) e di aver scritto una lettera ai cattolici di New York, diffusa il sabato successivo (23 marzo) e la domenica delle Palme ("tutto quello che ho da dire è nella lettera", ha detto in proposito; vedi notizia successiva), nella quale si spiegano anche le ragioni dell’operato. L’arcidiocesi di New York afferma - come già quella di Boston - di voler attuare una brusca virata nella politica sui casi di abuso: "Quando vi sia ragionevole motivo di sospetto che si sia verificato un abuso e se le vittime non si oppongono, l’arcidiocesi farà rapporto appropriatamente alle autorità civili", dichiara Egan. Il procuratore distrettuale di Manhattan, Robert M. Morgenthau, ha aggiunto tuttavia che la Chiesa dovrebbe fare rapporto anche senza il permesso della vittima: "Ogni cittadino - ha detto - ha il dovere di denunciare una condotta criminale". Tanto più nel caso di episodi passati relativi a preti ancora attivi: la denuncia potrebbe avere una notevole efficacia preventiva.
Altri vescovi nel Paese hanno affrontato il tema. Mons. Charles J. Chaput, vescovo di Denver, ha chiesto ai preti della diocesi di diffondere una sua dichiarazione, e altrettanto farà il vescovo di Buffalo, mons. Henry J. Mansell.



"NON HO COPERTO I PRETI PEDOFILI". IL CARDINALE DI NEW YORK SI DIFENDE, MA NON CONVINCE


31298. NEW YORK-ADISTA. Una strenua difesa del proprio operato quando era vescovo di Bridgeport (Connecticut); la promessa di tolleranza zero per qualsiasi episodio di pedofilia di cui sia responsabile un prete. Questo, in sintesi, il contenuto della lettera pastorale diffusa il 23 e 24 marzo dall’arcivescovo di New York card. Edward Egan, chiamato in causa negli ultimi giorni nell’ambito dell’esplosione di denunce contro membri del clero accusati di abusi sessuali (v. notizie precedenti).
Nella lettera, che è stata distribuita a 2milioni e 400.000 cattolici nelle 413 parrocchie dell’arcidiocesi a partire dalla prima messa della domenica delle Palme (quella di vigilia del sabato sera), Egan ripete la sua condanna dell’abuso sessuale di minori da parte dei preti, definendo tali atti "un abominio" "immorale e illegale".
"Siate certi - rassicura Egan - che io continuerò a fare tutto ciò che è in mio potere per assicurare la sicurezza di ogni bambino nell’arcidiocesi. Se un prete abuserà di un minore, sarà rimosso dal ministero pastorale. Il mio cuore è con tutte le vittime e le loro famiglie".
Finalmente, come aveva promesso nella sua prima dichiarazione, nella lettera Egan ha fornito una dettagliata risposta alle accuse rimbalzate sul quotidiano del Connecticut "The Hartford Courant", riguardanti il suo operato di vescovo di Bridgeport tra il 1988 e il 2000, secondo le quali egli aveva consentito a preti pedofili di continuare indisturbati il loro ministero nelle parrocchie e non aveva informato le autorità. Il quotidiano inoltre aveva affermato che la diocesi di Bridgeport aveva patteggiato "in privato", nel marzo 2001, il risarcimento delle vittime di sei preti pedofili con una cifra di 12-15 milioni di dollari, e citava documenti segreti della corte che mostravano la propensione di Egan a credere alla versione dei preti più che a quella delle vittime. "Non c’è prova che questi dodici dicano la verità", disse, ad esempio, in una deposizione a proposito di dodici persone che accusavano di abusi sessuali e violenza un prete di Greenwich.
Nella lettera, Egan ora difende il suo operato di guida spirituale di Bridgeport, spiegando quali fossero le linee di azione che aveva fissato nella gestione di tali casi: "Qualsiasi membro del clero accusato di abuso sessuale a danni di un minore veniva immediatamente inviato, dopo un’investigazione preliminare della diocesi, presso una delle istituzioni psichiatriche più prominenti della nazione, affinché fosse valutato. Se le conclusioni erano a loro favorevoli, veniva restituito al suo ministero, in alcuni casi con qualche limitazione, in modo da essere doppiamente prudenti. In caso contrario, non gli era consentito di svolgere la sua attività di prete". Il cardinale ha anche escluso che responsabili diocesani abbiano mai scoraggiato le vittime a rivolgersi alle autorità civili.
Per la legge dello Stato di New York il clero non è tenuto a riferire abusi commessi da preti. Negli Usa soltanto dodici sono gli Stati che lo richiedono specificamente. Alla luce dei recenti scandali, tuttavia, i legislatori stanno prendendo in considerazione di proporre un progetto di legge che punisca come omissione la mancata denuncia, da parte dei preti, di colleghi responsabili di pedofilia. In ogni caso, il cardinale ha affermato, nella lettera, che se l’Arcidiocesi riceve una denuncia di abuso sessuale, si informerà "nel modo opportuno le autorità competenti", sempre che ci sia "un motivo ragionevole per sospettare l’abuso e se la vittima non si oppone alla denuncia". "Incoraggio tuttavia chiunque ha un’accusa di abuso sessuale - ha concluso - a rivolgersi direttamente e immediatamente alle autorità civili competenti".
La lettera di Egan, però, non ha convinto molti. Riporta il quotidiano inglese "The Guardian" (24/3) che all’uscita dalla messa, domenica 24, dalla cattedrale di St. Patrick a Manhattan molti fedeli scuotevano la testa perplessi. "Non so quanto sia vero tutto questo. Vorrei crederci, ma a questo punto non so più in che cosa credere", ha commentato una donna. "Sono cattolica e mi dispiace non prendere per vera la loro parola, ma non so proprio che fare". E che la popolarità dell’istituzione cattolica sia crollata a precipizio lo testimoniano i sondaggi: circa il 77% dei cattolici americani ritiene che i vertici della Chiesa abbiano "coperto" i preti pedofili; il 70% è convinto che il celibato debba essere opzionale.


Mercoledì, 03 aprile 2002

La questione dei preti pedofili
Il rapporto Nolan sugli abusi sessuali commessi dai preti ai danni di bambini

da Agenzia SIR del 21-3-2002

"Quello che ho cercato di fare è di dare vita a un atteggiamento all’interno della Chiesa che permetta a chi ha subito un abuso sessuale di farsi avanti e denunciarlo". Con questa dichiarazione, l’arcivescovo di Birmingham, Vincent Nichols commentava, lo scorso mese di ottobre, la pubblicazione della versione definitiva del rapporto Nolan, sollecitato la scorsa estate dal card. Cormac Murphy-O’Connor, per investigare lo scandalo degli abusi sessuali sui minori commessi da sacerdoti. "A programme for action" - un programma di azione - il risultato della lunga inchiesta guidata dal giudice cattolico Nolan che offre 38 nuovi suggerimenti che vanno ad aggiungersi alle 50 raccomandazioni contenute nel primo rapporto, pubblicato lo scorso aprile. Il rapporto Nolan suggerisce confessionali con le porte in vetro attraverso i quali è possibile vedere senza sentire il sacerdote quando sta confessando bambini e ragazzi; un’unità nazionale per coordinare l’opera di protezione dei minori; una banca dati per controllare tutte le informazioni sugli aspiranti sacerdoti e assicurarsi che non abbiano commesso abusi in passato. E in più un responsabile per il benessere dei bambini in ogni parrocchia, diocesi e ordine religioso. Le informazioni su chi ha commesso abusi vanno tenute per dieci anni, senza venire distrutte quando le persone in questione muoiono. Qualsiasi accusa di abuso va investigata subito e chi viene sospettato di abusi deve sottoporsi a un esame per vedere se egli rappresenta un pericolo per altri bambini. Chi è stato condannato per abusi o ammonito non deve avere nessun incarico che metta a repentaglio i minori. Queste le raccomandazioni chiave del rapporto Nolan che verranno sottoposte a riesame tra cinque anni. L’arcivescovo Nichols ha anche promesso che casi di abusi che non sono stati riconosciuti verranno investigati da vescovi e superiori di ordini religiosi.

Venerdì, 22 marzo 2002

Chiesa & pedofilia

Tredici alti prelati, otto diocesi, 15 milioni di fedeli. L'elenco delle accuse. Decine di casi impuniti
23 Aprile 2002 - Il Mattino di Padova 
di Andrea Visconti

NEW YORK. Dei tredici cardinali americani convocati in Vaticano dal Papa, otto sono arcivescovi di diocesi cui fanno capo complessivamente circa quindici milioni di cattolici. La diocesi più colpita dagli scandali di pedofilia è quella di Boston, a capo della quale è il cardinale Bernard Law. Qui qualche mese fa venne alla luce il caso di don John Geoghan, che fece esplodere in tutta America la realtà della pedofilia fra il clero. Il cardinale Law è responsabile di avere spostato Geoghan di parrocchia in parrocchia ignorando la scia di contatti sessuali con minori che questo prete lasciava ovunque andasse.
Secondo caso, sempre a Boston, è quello di don Paul Shanley accusato di molestie, ma di casi del genere nella diocesi del cardinale Law ne sono emersi un'ottantina.
Imbarazzo anche a Filadelfia dove gli abusi sessuali di preti risalgono agli anni Cinquanta e la diocesi ha identificato almeno trentasei preti coinvolti in circa cinquanta casi. Lo scandalo della pedofilia sta
travolgendo anche l'arcivescovo di New York, Edward Egan, che alcuni anni fa era a capo della diocesi di Bridgeport, in Connecticut, dove è emerso un caso eclatante. Si scoprì che un prete abusava sessualmente di un ragazzino ma gli abusi proseguirono più di un anno dopo che i vertici della chiesa cattolica in Connecticut ne venissero a conoscenza. A Los Angeles il cardinale Roger Mahony stesso era accusato di sevizie sessuali. I fatti risalirebbero ad alcuni decenni fa quando il
cardinale pare avesse costretto una minorata mentale ad avere rapporti intimi con lui. In generale in questa diocesi i casi accertati di abusi sono una dozzina.
Situazione difficile anche a Detroit dove l'inchiesta sulla pedofilia ha stabilito che almeno diciotto preti hanno avuto relazioni sessuali con minori. Alcuni anni fa qui la chiesa cattolica pagò una forte somma
ad un uomo che da ragazzino era stato molestato da un prete di Detroit.
Ma il cardinale Adam Maida deve rispondere del fatto che il prete in questione ha continuato indisturbato la sua attività di ministro di culto fino al mese scorso.
Forse l'unica diocesi americana dove i casi di pedofilia sono stati rari è quella di Baltimora. Il cardinale William Keeler, comunque, si è impegnato con il suo mezzo milione di fedeli «a proteggere tutti i cattolici da tali abusi».

Denunce e processi
Il Corriere della Sera 

Nelle chiese cattoliche americane il prete saluta sulla porta i parrocchiani che escono dopo la fine della messa domenicale. E' un piccolo rito sociale, ispirato dalla tradizione protestante, che si celebra alla fine di ogni funzione religiosa in decine di migliaia di parrocchie, dalla costa orientale alla costa occidentale. Il «padrone di casa» fa una carezza ai bambini, stringe la mano dei genitori, li ringrazia per la loro presenza e per la generosità delle loro offerte.
Si rivedranno probabilmente, prima della domenica successiva, per uno dei tanti social events - una recita, una tombola, una vendita di beneficenza - che il prete organizza nei locali della parrocchia. Da qualche settimana questo rito sociale è diventato mesto e frettoloso.
Le offerte sono diminuite, i fedeli escono dalla messa imbronciati e pochi parroci osano accarezzare un bambino. Di fronte ad alcune chiese vi sono picchetti di uomini e donne che chiedono «pulizia». La cattedrale della Santa Croce, nel vecchio quartiere irlandese di Boston, è presidiata da una catena di persone che si stringono silenziosamente la mano. Qui, negli scorsi giorni, monsignor Frederick J. Murphy ha scelto per la sua omelia domenicale il passo del Vangelo in cui Luca descrive la confusione e il turbamento dei discepoli di Cristo sulla strada di Emmaus. I fedeli hanno compreso l'allusione e si sono scambiati uno sguardo d'intesa.
Tutto cominciò qualche mese fa con il processo di padre John J. Geoghan, un sacerdote di 66 anni, condannato a dieci anni di carcere in marzo per avere abusato di un bambino a Boston nel 1991. Ciò che maggiormente colpì la pubblica opinione in quella vicenda non fu tanto il reato contestato al sacerdote, quanto la scoperta che egli era stato oggetto di centotrenta denunce e lagnanze per fatti analoghi. Ma i suoi superiori gli avevano coperto le spalle spostandolo da una parrocchia all'altra e avevano messo a tacere i suoi accusatori con un indennizzo.
Da quel momento la Chiesa cattolica americana è nella tempesta. Molti sacerdoti sono stati trasferiti o sospesi. Più di duecento persone hanno dichiarato di essere state molestate da un prete, spesso molto tempo fa, negli anni dell'infanzia o dell'adolescenza. Molte si sono rivolte a un avvocato e hanno costituito un'associazione, retoricamente chiamata «Survivors Network of Those Abused by Priests» (La rete dei sopravvissuti di coloro che sono stati abusati da preti). La diocesi di Boston, in particolare, ha già pagato 40 milioni di dollari, e la somma degli indennizzi potrebbe toccare i 100 milioni. La crisi ha tutti gli ingredienti dei grandi scandali americani: agita pruriginose questioni morali (pedofilia, omosessualità), si presta a grandi confessioni collettive, è eminentemente «mediatica», ha risvolti legali che suscitano le ambizioni dei procuratori distrettuali e l'ingordigia degli avvocati. Molte azioni giudiziarie si sono concentrate in California dove i tempi di prescrizione di un reato sono più lunghi di quanto non siano abitualmente negli altri Stati della federazione. Un procuratore californiano ha dichiarato che intende dare una risposta alla indignazione popolare e si è detto implicitamente disponibile, in tal modo, a ricevere nuove denunce.
Alcune accuse, probabilmente, sono frutto di fantasie erotiche o vittimismi narcisistici. Una donna di Fresno in California ha dichiarato che il cardinale Roger M. Mahony, arcivescovo di Los Angeles, «potrebbe» averla molestata nel 1970 quando lei studiava in un liceo cattolico e lui aveva funzioni pastorali nella stessa zona. La storia che ha raccontato ai giornalisti sembra uscita da un novella di Boccaccio. Svenne durante una baruffa con i suoi compagni di classe e rimase priva di sensi per un certo periodo. Quando si svegliò vide accanto a sé padre Mahony e si accorse di avere perduto le mutandine. Per paura non disse nulla a nessuno, ma nelle scorse settimane, quando ha letto sui giornali e ha ascoltato alla televisione le confessioni di tante vittime, si è fatta forte. «Se questa gente ha il coraggio di parlare - ha detto alla stampa - cercherò di farlo anch'io». Il cardinale Mahony, dal canto suo, ha smentito e rimesso la questione nelle mani della polizia. Non è il primo episodio del genere. Leggo nel Washington Post che il cardinale Joseph Bernardin, arcivescovo di Chicago, fu accusato nel 1993 di molestie sessuali da un certo Steven Cook che ritirò l'accusa prima di morire di Aids due anni dopo. Non tutti gli accusati, però, hanno dato prova di altrettanta fermezza. 
Un vescovo della Florida si è dimesso qualche settimana fa e un parroco di Cleveland si è ucciso negli scorsi giorni con un colpo di pistola alla testa nel parcheggio di un supermercato. Si chiamava Dan A. Rooney, aveva 48 anni ed era stato accusato tre giorni prima di avere abusato di una ragazzina più di dieci anni fa. Ma i parrocchiani non credono alla sua colpevolezza e una grande folla è andata al suo funerale per rendergli un omaggio commosso. Sulle responsabilità di un altro prete, invece, la gente ha meno dubbi. Si chiama Paul R. Shanley e divenne sacerdote nel 1960 a Boston dove acquistò subito una certa notorietà per il suo impegno sociale come «prete di strada». Poco più di dieci anni dopo una fotografia lo ritrae con i capelli lunghi, i blue jeans e un giubbotto, alla guida di un trattore. E' nel Vermont, in uno degli Stati più settentrionali della Nuova Inghilterra, dove ha collaborato alla istituzione di una casa di riposo per giovani lavoratori. E' un prete moderno, forse spregiudicato, ma attivo e dinamico. Di lì a poco, tuttavia, secondo l'avvocato di una vittima, un sacerdote scrive all'arcivescovado per informare che padre Shanley ha l'abitudine di appartarsi con i ragazzini in una capanna. Non è tutto. Sembra che nel 1978 il «prete di strada» intervenga con un discorso a una conferenza promossa da un gruppo di spregiudicati pedofili, fautori di amori «greci» fra adulti e adolescenti. E sembra che qualche anno dopo, in California, divenga proprietario, con un altro prete, di un motel frequentato soprattutto  da una clientela «gay». All'arcidiocesi di Boston, nel frattempo, continuano ad arrivare lamentele, denunce e minacce di azioni giudiziarie. Ma i suoi superiori, e soprattutto l'attuale arcivescovo, Bernard Law, lo proteggono. Sanno che ha «problemi psicologici», ma lo trasferiscono da un incarico all'altro e lo accompagnano, se necessario, con una lettera commendatizia e un certificato di «buona condotta». Sino al giorno in cui l'arcivescovo di New York, dove Shanley avrebbe dovuto assumere la direzione di un ostello giovanile, rifiuta bruscamente di accettare la sua designazione. Messo di fronte a vicende umane così diverse - il suicidio di Rooney e la spericolata carriera di Shanley - il popolo dei fedeli assiste smarrito alla crisi della sua Chiesa. Il pendolo dei suoi sentimenti continua a oscillare fra indignazione e commiserazione, fra la rabbiosa voglia di pulizia e il timore che un innocente finisca vittima di qualche tribunale popolare.
Ho raccontato più diffusamente il caso di padre Shanley perché la storia della sua vita si intreccia con quella del suo protettore: Bernard Law, arcivescovo di Boston e, dalla prima metà degli anni Ottanta, cardinale di Santa Romana Chiesa. Le due personalità non potrebbero essere più radicalmente diverse. Il primo è cresciuto nel sacerdozio durante i tempestosi anni Sessanta e Settanta, fra hippies , senzatetto, drogati, e sembra deciso a sovvertire, forse con qualche motivazione ideale, le regole del vecchio catechismo. Law, invece, appartiene a quel gruppo di sacerdoti che sono stati scelti da Giovanni Paolo II, sin dall'inizio degli anni Ottanta, per gli incarichi di maggiore responsabilità della Chiesa americana. Mentre Shanley è un prete «trasgressivo», Law è un prelato conservatore. Mentre Shanley, a giudicare da certi suoi trascorsi, sembra pronto a sostenere i «diritti dei gay» e, forse, la fine del celibato ecclesiastico, Law ha censurato severamente l'omosessualità e tutte le iniziative degli scorsi anni per il matrimonio dei preti, il sacerdozio femminile o la legalizzazione dell'aborto. Perché dunque Law ha deciso di coprire Shanley e le malefatte di altri preti della sua diocesi? Forse l'arcivescovo di Boston apprezzava, al di sopra di ogni altra considerazione, il dinamismo del suo «prete di strada». Forse è cinicamente convinto che certi peccati, quando sono commessi dai membri di una grande Chiesa, siano meno importanti della sua opera mondana e delle sue strategie istituzionali. I panni sporchi, insomma, si lavano in famiglia. Ma Law, in tal modo, è diventato, agli occhi di molti cattolici americani, ancora più colpevole e responsabile dei molti preti «traviati» di cui la stampa si è occupata nelle scorse settimane. Il maggiore quotidiano della sua città (il Boston Globe ) e persino, a giudicare dai sondaggi, la maggioranza dei fedeli chiede insistentemente le sue dimissioni. Da quando la Santa Sede, dopo una lunga riluttanza, ha finalmente deciso di occuparsi della faccenda e ha invitato a Canossa i maggiori prelati americani, la crisi è entrata in una fase nuova. Verranno adottate nuove regole, verrà fatta pulizia e i fedeli verranno assicurati che ogni denuncia sarà trattata con la massima obiettività e trasparenza. Ma vi è un aspetto di cui Roma, quando sosteneva che il caso fosse esclusivamente americano, non aveva colto l'importanza. Nel corso del suo pontificato Giovanni Paolo II si è ripetutamente scontrato con certe tendenze riformatrici del cattolicesimo americano e le ha infine ridotte all'obbedienza. Ma gli scandali delle ultime settimane ridanno fiato ai riformatori e riaprono un nuovo fronte. Non basterà promettere maggiore trasparenza. Occorrerà prepararsi a nuove battaglie contro quei settori del clero e dei fedeli che non hanno mai approvato la politica conservatrice del vescovo di Roma soprattutto in materia di gay, aborto e celibato ecclesiastico. Un vecchio Papa, ormai alla fine del suo lungo sacerdozio, è improvvisamente costretto a rifare una battaglia che sperava di avere vinto.
 
LA CONDANNA Padre John J. Geoghan, 66 anni, sacerdote dell'arcidiocesi di Boston, a marzo è stato condannato a dieci anni di reclusione per aver abusato di un bambino nel 1991
IL FENOMENO
La Chiesa cattolica americana è nella tempesta: padre Geoghan è travolto da 130 denunce di molestie sessuali. Altre 200 persone in tutto il Paese dichiarano di avere subito abusi durante l'infanzia o l'adolescenza
GLI INDENNIZZI
La diocesi di Boston ha già pagato 40 milioni di dollari. Ma la somma finale dei risarcimenti potrebbe raggiungere i cento milioni 

 www.disinformazione.it

 

Repubblica

I cardinali di ritorno dal summit col Papa accolti
da cartelloni di protesa. Scettici i commenti della stampa
Preti pedofili,
America delusa

I cattolici Usa: "Tolleranza zero, ma non per tutti"
Accolte con amarezza le misure decise dalla Santa Sede

dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE

NEW YORK - Di ritorno dal summit sulla pedofilia in Vaticano, Bernard Law e gli altri undici cardinali americani sono stati accolti, ieri sera, da cartelloni di protesta e da un clima scettico, insoddisfatto, irritato. Negli Stati Uniti, infatti, i risultati del vertice non sono piaciuti: giornali, gruppi di cattolici e associazioni delle vittime della pedofilia non hanno perso tempo nel manifestare la loro rabbia. "I cardinali - ha scritto il New York Times in un editoriale - non sono riusciti ad adottare quelle riforme disciplinari che avrebbero consentito alla chiesa di distanziarsi dagli errori del passato". "I due documenti approvati a Roma - ha commentato il quotidiano più diffuso, Usa Today - aumentano la confusione". Dietro a questi toni c'è la delusione per il mancato varo, a dispetto delle promesse, della linea della cosiddetta "tolleranza zero", cioè dell'isolamento e denuncia dei sacerdoti pedofili al loro primo errore. In realtà i documenti dei cardinali americani si limitano a prevedere severe norme disciplinare solo nei casi "noti" di preti colpevoli di abuso sessuale "di tipo seriale e predatorio". Una formulazione, questa, che lascia molta discrezionalità.

"Che cosa succederebbe - si è chiesto Scott Appleby, direttore dell'istituto sullo studio del cattolicesimo nella cattolicissima università di Notre Dame - se i peccati sessuali di un sacerdote non fossero ancora "seriali" ma rischiassero di diventarlo?" Roderick MacLeish, l'avvocato che ha difeso 180 vittime di preti pedofili, è stato ancora più duro: "La chiesa non diventerà mai un luogo sicuro per i bambini fino a quando non avrà riflettuto in modo serio sulle cause della pedofilia".

Un altro dubbio - questo sollevato da Thomas Reese, direttore della rivista Catholic magazine - riguarda i sacerdoti che si sono macchiati di reati sessuali 20 o 30 anni fa, senza più commetterne. Come comportarsi? Dovranno essere denunciati alla magistratura oppure no? Anche a queste domande cercherà di rispondere, a metà giugno a Dallas, nel Texas, la conferenza episcopale americana, cui è demandato il compito di tradurre in pratica le linee concordate nel summit con il Papa.
Dure reazioni anche in Europa. A Londra, le vittime di abusi sessuali compiuti da sacerdoti hanno espresso la loro indignazione per le procedure indicate a Roma. Dice Colm O'Gorman, del gruppo britannico One in Four: "La risposta della Chiesa mostra che deve ancora capire la serietà del problema". E John Kelly, fondatore dell'organizzazione irlandese Survivors of Child Abuse: "Non vedo né trasparenza, né giustizia da parte della Chiesa".

Intanto, per i dodici cardinali americani, tornati ieri alla base, si prospetta un periodo di fuoco. Continua la raffica di richieste di risarcimento-danni da parte delle vittime: si calcola che la chiesa cattolica degli Stati Uniti, la più ricca del mondo, dovrà sborsare 1 miliardo di dollari di indennizzi. Resta poi aperta la questione delle dimissioni del cardinale di Boston, Law, accusato di aver trasferito - ma non neutralizzato - un sacerdote pedofilo, permettendogli così di mietere altre vittime. Law ha riferito che a Roma non si era mai discusso delle sue dimissioni. Ma nella sua diocesi, 7 fedeli su 10, secondo un sondaggio del "Boston Globe", sono favorevoli al suo allontanamento.

(26 aprile 2002)

 

http://www.uaar.it/documenti/webmagazine/07.html

I preti sparano alle mele mentre annaffiano i meli

La competenza

Quando avvengono dei terremoti in TV viene consultato un esperto di geofisica, sempre lo stesso, che è inconfondibile avendo dei capelli bianchi con un'età media. La sua competenza sarà stata riconosciuta, e viene consultato perché ne sa qualcosa in più delle altre persone, perché non tratta i terremoti come castighi di Dio o eventi misteriosi, né li affronta pregando. Se venisse consultato un prete molti si stupirebbero o riderebbero.

Per l'ultimo ipocrita trambusto sulla «pedofilia» nella televisione intorno al 28/9/2000, il TG1 prima si è scusato pubblicamente (per aver trasmesso certe immagini), e il giorno successivo ha dato il microfono alle 20.01 a... un prete: Don Fortunato Di Noto sarà forse un esperto in materia, o bravo in alcuni compiti, o anche laureato, ma è un rappresentante della Chiesa cattolica...

Educazione sessuale cattolica?

E qual è l'educazione sessuale proposta dalla Chiesa cattolica anche dopo il suo «pentimento»? Associazione ossessiva tra sesso, colpa e peccato, con esclusione solo del sesso procreativo monogamico, per il resto tutti dritti all'inferno. Da secoli proprio la Chiesa sostiene una cultura sessuofobica che bandisce l'argomento «sesso» da tutte le discussioni, lasciando i bambini (di cui finge di preoccuparsi) soli e pieni di sensi di colpa nella comprensione di una sfera della loro vita. Tale iperpatologica visione del sesso non ha favorito i fenomeni che oggi Di Noto sostiene di combattere?

Peggio di niente

Per l'educazione sessuale, sempre osteggiata dal Vaticano, in Italia si è passati dallo zero assoluto ai rapporti ano-linguali e ad una donna in TV che ripeteva «preservativo, preservativo...», ma solo dopo l'Aids: peggio di niente. Si ebbero Ministri della sanità che su quell'onda emotiva per la prima volta scrissero a tutte le famiglie concludendo con un consiglio: l'unico rimedio è castità o monogamia. Ancora una volta, si associò il sesso a malattie e morte: in apparenza si faceva del bene, ma il messaggio era chiaro. Come disse testualmente il buon cardinale Siri «..l'Aids è il castigo di Dio». Un ateo non dà questa educazione sessuale e non avrebbe mai fatto niente i tutto questo.

E l'educazione generale ? La Chiesa è estremamente autoritaristica; sostiene il principio assoluto per cui «è giusto» che ci siano persone che stanno sopra e altre che stanno sotto, principio che ... guarda caso, si mette in atto proprio nel rapporto «pedofilo». Interessante. E proprio l'ateismo non implica il principio di autoritarismo.

La bionda cronista del Tg1 chiede al prete «Che cosa si può fare?». Ma un prete affronta i problemi invocando delle divinità, portando amuleti, venerando madonnine piangenti e sangue che si liquefa. La Rai consiglia questo?

Oggi le comiche

Infine si raggiunge il grottesco, patetico e drammatico, quando il prete dice con enfasi che «...bisogna dare dignità ai bambini!». Ma è proprio la Chiesa cattolica, stavolta per iscritto, che fa dire anche ai bambini «...NON sono degno di partecipare alla tua mensa...». Ancora una volta i preti non sanno cosa dicono e cosa fanno, perciò cambiano continuamente atteggiamento come nelle cosiddette «transazioni schizofreniche» e fanno sia una cosa che l'esatto contrario.

Dopo 12 minuti di Tg1 arriva uno psicologo, ascoltato per ... pochi secondi.

Rai.
Di tutto, di peggio.

un ateo
Massimo D'Angeli

 

Dedicato a chi sostiene che gli atei non abbiano valori.
Dedicato a chi sostiene che «Il Papa e i cattolici non debbono essere censurati».
Dedicato a chi sostiene che: «non vi è dubbio che nel sostegno agli ultimi, ai più deboli, i credenti danno ai non credenti molti punti. Non avere la fede non rende impossibile, ma rende più difficile, superare il proprio egoismo».

 

N°39 del 20 maggio 2002      ADISTA NOTIZIE

 

IO, PRETE ABUSATO, DENUNCIO L'OMERTÀ DELLA CHIESA INTERVISTA A UN SACERDOTE DI ROMA

31369. ROMA-ADISTA. Sacerdote, abusato sessualmente per 8 anni a partire da quando ne aveva 10-11, indotto al silenzio, prima che dallo stesso abusatore, da un'educazione cattolica improntata alla teologia sacrificale, don Stefano Federici, decide di venire allo scoperto e racconta - siamo nel luglio 2000 - in un'intervista alla trasmissione televisiva "Sciuscià", dedicata quella settimana al Gay Pride, la sua tremenda esperienza nella comunità cattolica e nella Chiesa. E comincia ad essere "perseguitato" - questa la parola che usa - dal suo cardinale, il card. Camillo Ruini, essendo don Stefano un prete di Roma. Ma nell'intervista che don Stefano ci ha rilasciato, a "viso scoperto", con un coraggio davvero inusuale nella Chiesa, soprattutto relativamente a questi temi, non c'è la denuncia solo di un "accanimento" nei suoi confronti, bensì la denuncia di una complicità strutturale ecclesiale ed ecclesiastica, di una omertà. Scriveva d'altronde don Enzo Mazzi della Comunità dell'Isolotto di Firenze, su "il manifesto" dell'8 maggio (v. l'articolo integrale nel numero verde allegato) che la Chiesa, in nome di un amore materno che vuole mantenere gli uomini bambini e che educa i bambini al senso del peccato, del sacrificio e del perdono, ha sviluppato una teologia, e una pratica, "strutturalmente pedofila".
Fin dall'inizio del suo sacerdozio, l'attività pastorale di don Stefano è stata volta alla catechesi sacramentale, ai giovani, ai disabili, ai tossicodipendenti, per i quali ha fondato un Centro di Ascolto Caritas. Ha dato vita anche alle Comunità di Emmaus per la formazione alla fede degli adulti e ha prestato il suo servizio presso le parrocchie romane di S. Luca Evangelista, Nostra Signora di Coromoto, Nostra Signora del Suffragio, in quella della Natività. Nel 1996 è stato nominato vice rettore della Rettoria di S. Salvatore, dove ha svolto principalmente un'attività di consulenza privata di carattere psicologico-spirituale per persone separate o risposate, omosessuali e transessuali, per vittime di abusi. Qui ha ospitato per un breve periodo l'équipe di psicologi e psicoterapeuti che, sugli stessi temi, stava lavorando alla progettazione del Centro Arcobaleno di Pastorale Speciale.
La "consulenza esterna" che don Stefano ha offerto a questo Centro, nonché le consulenze private, sono motivo del "Decreto" di pena del card. Ruini, datato 27 novembre 2000. Ma al contempo nel "Decreto" gli viene contestato di aver reso noto ai microfoni di "Sciuscià" il suo personale orientamento omosessuale. Cosa che don Stefano smentisce recisamente. Alla fine delle contestazioni, al sacerdote si fa "divieto di utilizzare le strutture della Rettoria S. Salvatore della Corte (…) anche solo per incontri con persone omosessuali, come anche di continuare qualsiasi attività volta a promuovere questa o altre iniziative con finalità analoghe"; e gli si chiede di presentare "un documento scritto nel quale esplicitamente professi la sua assoluta fedeltà e il suo religioso ossequio al Magistero della Chiesa in materia di pastorale delle persone omosessuali e di valutazione morale delle tendenze e dei comportamenti omosessuali". Qualora don Federici non avesse ottemperato "agli obblighi di cui sopra" entro il 15 dicembre successivo, sarebbe incorso, si legge nel "Decreto", "nella censura della sospensione latae sententiae, restandogli vietato ogni atto della potestà sacramentale d'ordine".
Di tutto questo, fino agli ultimi eventi che vedono il sacerdote privato di casa e stipendio, parliamo con don Stefano nell'intervista che pubblichiamo nella versione cartacea e in quella internet per gli abbonati.

 

http://213.92.16.98/ESW_articolo/0,2393,41263,00.html

I Legionari di Cristo: “Accusano noi per colpire il papa”
Intervista esclusiva col vertice della congregazione, che respinge come “indegne di credibilità” le denunce contro il fondatore. Ma gli accusatori contrattaccano. E fanno ricorso all’Onu

di Sandro Magister 

ROMA – I Legionari di Cristo sono una storia di successo, negli anni recenti della Chiesa cattolica. I loro numeri lo dicono: 500 preti, altri 2.500 vicini a diventarlo, 1.000 laici consacrati, 30.000 membri attivi in venti nazioni. E tutto in tempi rapidissimi. Intanto però accuse gravi colpiscono il loro stesso fondatore, padre Marcial Maciel Degollado (nella foto, al centro), messicano, coetaneo di Giovanni Paolo II e da lui molto stimato e protetto.

Questa è la prima intervista nella quale il vertice dei Legionari ha accettato di rispondere alle critiche, punto per punto. L’interlocutore autorizzato è padre Miguel Cavallé Puig, catalano, membro della segreteria generale dell’organizzazione e presidente della Fondazione Villaggio dei Ragazzi.


Padre, qual è il segreto della stupefacente espansione dei Legionari di Cristo?

«Stupefacente non so. Ma certo, nella generale crisi di vocazioni di tanti istituti religiosi, la nostra crescita suscita ammirazione. Non abbiamo nessuna arma segreta. Semplicemente offriamo ai giovani i mezzi adatti per scoprire la chiamata a Dio e alla vita consacrata. Ma poi è Dio che fa. Lui manda i suoi operai dove vuole».

Il vostro è un nome di battaglia. Contro quale nemico?

«Direi meglio: a favore di chi? Vogliamo essere una Legione di pace, andare in tutto il mondo a predicare la Buona Novella, portare la salvezza cristiana a tutti gli uomini, a cominciare dai più bisognosi».

Ma questo vale per tutti i cristiani. Voi in che cosa vi distinguete?

«Per un particolare spirito di dinamismo. Lottiamo sempre, non ci scoraggiamo di fronte alle difficoltà. Il nostro fondatore, padre Marcial Maciel, ci ha insegnato a non riposare mai».

Mentre la Chiesa la vedete troppo fiacca, rilassata, bisognosa di risveglio?

«È Giovanni Paolo II il primo a chiedere a tutti di mettersi all’opera con decisione. Soprattutto ai giovani dice che non è tempo di oziare. I Legionari di Cristo sono nati più di 60 anni fa, ma il loro sviluppo coincide con questo pontificato. Noi applichiamo l’insegnamento del papa».

Siete nati in Messico, ma subito avete fatto rotta su Roma. Perché?

«Perché vogliamo essere vicini al papa, anche fisicamente. Vicini e fedeli».

In quali paesi siete più presenti?

«Più di tutti in Messico. E poi negli Stati Uniti e in Brasile. Sono i paesi che ci danno più vocazioni».

Sembrate voler conquistare soprattutto le élite di comando della società. Perché?

«L’opera più grande che abbiamo in Italia è il Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, in Campania, per ragazzi poveri e disagiati. I Legionari fanno apostolato con tutti, senza distinzioni. È vero che ci impegnamo a formare persone che, grazie ai loro mezzi, possono facilitare la diffusione del messaggio evangelico. Ma non mi sembra che questo possa essere chiamato elitismo: anche Gesù curò con particolare attenzione i dodici apostoli».

I vostri giovani preti ricevono una formazione lunga e severa, ma anche molto separata dal mondo esterno. Non crede che questa clausura comporti dei rischi?

«Che la formazione sia lunga è vero: dura dodici o tredici anni dopo il diploma liceale, perché fare il sacerdote oggi non è facile e bisogna prepararsi bene. Severa non direi, ma esigente e disciplinata lo è, sempre però in serenità e allegria. Quanto alla clausura nego. La formazione non è solo studio e preghiera: comprende anche tre o quattro anni di apostolato a contatto diretto con la gente».

Da voi tutto sembra far perno sul fondatore. C’è chi vi accusa di culto della personalità.

«Chi ci conosce bene sa che non è così. Una congregazione come la nostra, presente in venti paesi del mondo nei quali si parlano sette diverse linglue, non può far dipendere in tutto da una persona, per quanto capace e carismatica sia. Noi amiamo il nostro fondatore come i francescani amano san Francesco e i salesiani don Bosco. Amare il fondatore è anche un dovere di giustizia e gratitudine per quello che ci ha dato».

Vi lega a lui un vincolo speciale? Un quarto voto dopo i tre classici di povertà, castità e obbedienza?

«I nostri voti aggiuntivi sono due. Il primo è di carità: e impegna a non criticare nessuno e in particolare i superiori, perché la maldicenza è quanto di più anticristiano ci sia. Naturalmente uno può dire quello che non gli sembra opportuno del governo di un superiore, ma è giusto che lo dica a lui stesso o a chi può risolvere la situazione, cioé a un altro superiore d’autorità ancora più alta, senza creare dissidi tra chi oggettivamente non può risolvere il caso. Il secondo voto aggiuntivo è di umiltà: e impegna a non ambire a cariche di governo nella congregazione, perché noi ci facciamo religiosi nel servire».

Del vostro fondatore circola un solo libro. Perché degli altri suoi scritti fate un uso solo interno?

«Il libro riguarda la formazione dei sacerdoti e fu richiesto a padre Maciel prima del sinodo dei vescovi dedicato a questo tema, sul quale il nostro fondatore è ritenuto molto competente. Gli altri scritti, invece, non sono nati per essere pubblicati. Sono lettere personali indirizzate anno dopo anno a Legionari o a membri del movimento Regnum Christi. Per animare, per orientare, un po’ come faceva san Paolo con le prime comunità cristiane. Alcune di queste lettere sono raccolte per temi di interesse generale e sono stampate. Nelle nostre istituzioni sono a disposizione di tutti, anche di persone esterne».

Perché non aprite i vostri archivi?

«Siamo giovani, il nostro fondatore è ancora in vita e non abbiamo un archivio vero e proprio. Al di là delle lettere del primo periodo, quello della fondazione, non vi si trova niente di particolare. Informazioni sono presenti nei nostri siti web, su chi siamo, sulla nostra storia, sulle nostre attività. E poi ci piace essere vicini alla gente e chiunque può domandarci quello che vuole».

Ma su altri movimenti religiosi anche più recenti già esistono ricostruzioni storiche. Sui Legionari niente.

«A dire il vero anche noi stiamo pensando a scrivere e pubblicare una nostra storia. Ma non le so dire quando».

Intanto però è uscito in Spagna un libro su di voi che è molto critico.

«Non l’ho letto».

E in Messico ne è appena uscito un altro, scritto da un ex Legionario che accusa il fondatore d’aver abusato sessualmente di lui, negli anni Cinquanta.

«Nemmeno questo l’ho letto. Per quanto mi dicono è una ripetizione di vecchie accuse».

Ma gli accusatori non sono uno ma otto, tutti ex Legionari importanti. Perché il Vaticano non dà corso alla loro denuncia, come fa in tutti i casi consimili?

«Perché già all’epoca dei presunti fatti, negli anni Cinquanta, la Santa Sede indagò su pesanti accuse che erano state rivolte contro padre Maciel. Le imputazioni erano di vario tipo, e su tutte, dopo inchieste attentissime da parte dei visitatori apostolici, fu dimostrata la totale innocenza del nostro fondatore. All’epoca furono interrogati anche gli accusatori di oggi, ma nessuno di loro disse quello che avrebbe detto decenni dopo, nell’attuale campagna diffamatoria. E non parlarono allora perché in effetti non era accaduto nulla. Se quindi il Vaticano non ha dato corso alla nuova denuncia è perché le accuse non si sostengono. Uno degli accusatori ha ritrattato. Un altro ha mandato tranquillamente una sua figlia in una nostra scuola fino al 1996. Altri ex Legionari hanno detto d’essere stati avvicinati perché anche loro dessero falsa testimonianza contro padre Maciel. Infine esistono numerose lettere, alcune manoscritte, di queste persone, rivolte a padre Maciel molti anni dopo i presunti fatti, nelle quali essi mostrano grande amicizia, apprezzamento e gratitudine per lui. Basta questo per dimostrare che si tratta di accuse indegne di credibilità».

Ma ora gli accusatori hanno anche sporto denuncia alle Nazioni Unite, all’ufficio dei diritti umani per la tutela dei bambini e dei giovani.

«E contro chi?».

Contro il Vaticano, perché coprirebbe il delitto.

«Questo non lo sapevo. Ma vede? Qui si capisce che il vero bersaglio delle accuse non è tanto padre Maciel, ma è la Chiesa, è il papa».

E voi non vi difendete?

«No. Padre Maciel ci ha sempre insegnato che la nostra virtù principale dev’essere la carità, che vuol dire perdono e comprensione. E poi c’è tanto da fare che non abbiamo tempo per preoccuparci di accuse che non rispondono al vero. Mi creda, ci preoccupano le sofferenze di queste persone e prestiamo attenzione a quello che dicono su di noi, ma, ripeto, le loro non sono accuse credibili. Dunque preferiamo investire ogni minuto nel far bene, nell’evangelizzare, nel servire i fratelli. Oggi di preti ce ne sono pochi, ma di lavoro apostolico ce n’è sempre tanto, tantissimo».



__________


Per saperne di più


A corredo di questa intervista – rilasciata per decisione del vicario generale dei Legionari, padre Luís Garza Medina, messicano, verosimilmente d’intesa con il fondatore Marcial Maciel – sono utili alcune informazioni.

Anzitutto sui precedenti. L’attuale ondata di accuse contro padre Maciel è partita nel 1997 negli Stati Uniti e si è concretata il 17 ottobre 1998 con una denuncia depositata in Vaticano presso la congregazione per la dottrina della fede.

In Italia ne ha dato conto per la prima volta “L’espresso” in questo servizio apparso il 21 gennaio 1999:


> Nuovi ordini religiosi. Il boom dei Legionari di Cristo (21.1.1999)

A sua volta corredato on line da queste pagine documentarie:

> Caso Maciel. Otto ex Legionari accusano il fondatore (21.1.1999)

> Caso Maciel. La parola all’accusa. E alla difesa (21.1.1999)

Successivamente, “L’Espresso” è tornato sul tema con una seconda inchiesta, pubblicata il 31 gennaio 2002:

> Legionari di Cristo. Questo processo non s’ha da fare (31.1.2002)

Mentre in inglese l’ultima dettagliata ricostruzione del caso è in questo servizio apparso sul “National Catholic Reporter” del 7 dicembre 2001:

> Sex-related case blocked in Vatican
by Jason Berry and Gerald Renner

Ma la vicenda ha poi avuto altri sviluppi. Il 9 ottobre 2002 il capofila degli accusatori, José Barba-Martín, professore di scienze umanistiche all’università Itam di Città del Messico, si è recato a Ginevra alla sede del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti umani dell’infanzia e della gioventù, e di fronte al presidente del Comitato, l’olandese Jacob Egbert Doek, e ad altri membri dell’organismo ha letto la seguente dichiarazione:


> Ladies and Gentlemen of this Committee on Human Rights...

In essa, Barba-Martín faceva presagire una possibile denuncia della Santa Sede di fronte a questo Comitato dell’Onu, per il suo rifiuto di processare padre Maciel.

Ma prima di compiere questo passo, gli accusatori hanno fatto un estremo ricorso al massimo vertice della Chiesa.

L’11 novembre 2002 Barba-Martín e padre Antonio Roqueñí Ornelas, ex giudice ecclesiastico dell’arcidiocesi di Città del Messico, hanno consegnato in Vaticano una lettera per monsignor Stanislaw Dziwisz, l’influente segretario personale di Giovanni Paolo II. Eccone il testo originale in polacco:


> Do Jego Ekscelencji Mons. Stanislaw Dziwisz...

Nella lettera a Dziwisz, firmata da Roqueñí e controfirmata da due mandatari degli accusatori, Barba-Martín e Arturo Jurado, si tornava a chiedere che padre Maciel fosse sottoposto alla giustizia della Chiesa, come ogni altro fedele colpito da imputazioni analoghe. Si informava che gli accusatori «avevano già preso contatti ufficiosi con un organo internazionale competente in diritti umani». E si annunciava che avrebbero proceduto a una denuncia formale presso questo organo. A meno che...

A meno che il papa non «designasse una personalità indipendente e di alto prestigio, impossibile da manovrare da parte del padre Marcial Maciel Degollado, L.C. e dei suoi amici romani», la quale desse corso finalmente al processo canonico.

Gli accusatori hanno atteso invano, per tre mesi, una risposta a questa lettera. E intanto si sono rivolti a un avvocato di grido degli Stati Uniti, Geoffrey Anderson, specialista in casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti.

La loro prossima mossa sarà la formale denuncia all’Onu della Santa Sede.


*
Fin qui la sequenza dei fatti. Nell’intervista rilasciata a “L’espresso”, padre Miguel Cavallé difende il rifiuto del Vaticano di dar corso al processo canonico contro padre Maciel. E lo giustifica soprattutto con un argomento “a silentio”. Negli anni Cinquanta gli accusatori attuali, interrogati nel corso di un’indagine canonica contro lo stesso padre Maciel, tacquero. Quindi oggi non sono credibili.

In effetti, che questo iniziale silenzio sia il punto critico dell’accusa è riconosciuto dagli stessi accusatori. La conferma è in questo memoriale di Barba-Martín pubblicato in questo sito il 31 gennaio 2003, nel quale egli cerca di spiegarne le ragioni:


> Le confessioni di un ex Legionario: “Perché ho rotto il silenzio” (31.1.2003)

Va comunque detto che il rifiuto vaticano di processare padre Maciel solleva critiche diffuse in tutta la Chiesa, a fronte del rigore da essa universalmente adottato dopo l’esplosione nel 2002 dei casi di pedofilia. Ai primi di marzo di quest’anno il vescovo Abelardo Alvarado Alcántara, segretario generale della conferenza episcopale messicana, ha detto in una conferenza stampa:

«Non so spiegare perché il processo di padre Maciel non si fa; la responsabilità non è di noi vescovi, ma del tribunale [vaticano] presso il quale è stata presentata la denuncia. [...] Indipendentemente da quanto reali fossero le accuse, tendo a pensare che [nel 1998] ci si comportò con i criteri che si seguivano allora, senza prendere provvedimenti e senza destituire l’accusato dalla sua carica».

*
In un altro passaggio dell’intervista, padre Cavallé cita i voti speciali ai quali i Legionari si vincolano, in particolare quello di non criticare i superiori.

Ecco il link agli articoli dello statuto segreto dei Legionari di Cristo che riguardano questo vincolo:

> Constituciones de la Legión de Cristo

*
Infine, ecco i due libri – gli unici sinora esistenti sui Legionari – che padre Cavallé afferma di non aver letto. Uno è uscito quest’anno in Messico ed è il racconto-denuncia di uno degli otto ex Legionari che accusano padre Maciel di aver abusato sessualmente di loro negli anni Cinquanta:

Alejandro Espinosa Alcalá, “El Legionario”, Grijalbo (Random House Mondadori), México, 2003, páginas 296.

L'altro libro è uscito in Spagna un anno fa ed è il primo tentativo di ricostruire la vicenda dei Legionari di Cristo dalle origini a oggi. L’autore è caporedattore dell’agenzia nazionale di stampa Efe e presidente della Asociación de Periodistas de Informacion Religiosa:

José Martínez de Velasco, “Los Legionarios de Cristo. El nuevo ejército del Papa”, La Esfera, Madrid, 2002, páginas 432, euro 23,00.

__________


I link al sito ufficiale dell’ordine fondato da padre Maciel:

> Legionari di Cristo

Al suo ateneo romano:

> Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”

E al movimento laicale “Regnum Christi”:

> “Regnum Christi”

 

 

http://213.92.16.98/ESW_articolo/0,2393,35109,00.html

Chiesa e sesso negli Usa. Primo, ripulire i seminari

I vescovi degli Stati Uniti hanno concordato i rimedi allo scandalo. Ma tra conservatori e liberal i giudizi restano divisi

 

Il 6 luglio compie metà anno lo scandalo dei peccati di sesso con ragazzi e giovani commessi da preti e vescovi degli Stati Uniti (qui sopra il “Boston Globe” del 6 gennaio con l’inchiesta d’avvio).

E per elaborare un primo bilancio e concordare una linea d’azione i vescovi si sono riuniti a Dallas fra il 13 e il 15 giugno. La documentazione è nel sito della

> United States Conference of Catholic Bishops

In questa loro assemblea, i vescovi hanno ascoltato anche voci esterne: di vittime di violenze sessuali, di esperti, di osservatori.

Tra gli osservatori, una giornalista cattolica di primo piano, Margaret O'Brien Steinfels, direttore della rivista “Commonweal” d’orientamento progressista. Il suo intervento lo trovi anch’esso nel sito della conferenza episcopale.

La Steinfels e in genere le correnti liberal sia dentro che fuori la Chiesa tendono a concentrare l’attenzione sul fenomeno – relativamente più circoscritto – della pedofilia, condannandola con rigore estremo all’insegna della “tolleranza zero”. Mentre appaiono più reticenti e comprensive man mano che si alza l’età delle vittime e il fenomeno si configura come efebofilia o come omosessualità tout court.

Una verifica di questo doppio registro è data dal caso dell’arcivescovo di Milwaukee, Rembert Weakland, dimessosi per trascorsi con un giovane. L’autocoscienza del fatto traspare in due testi dello stesso arcivescovo: una lettera del 1980 al giovane con cui intratteneva il rapporto e l’omelia con cui lo scorso 31 maggio ha pronunciato il suo mea culpa pubblico.


Entrambi i testi si ritrovano in questo sito, nelle pagine web dedicate all’episodio:

> Weakland fuori. Ascesa e caduta di un vescovo troppo “liberal” (28.5.2002)

> Caso Weakland atto secondo. Ma anche “La Civiltà Cattolica” raddoppia (4.6.2002)

Mentre tra i commenti, sempre sul caso Weakland, è d'impronta tipicamente liberal quello di Sandra M. Schneiders, una suora che insegna alla Jesuit School of Theology di Berkeley, California, pubblicato sul “National Catholic Reporter”:

> The Weakland case: An invitation to cast the first stone

Quali sono invece le letture del fenomeno espresse da altre correnti di pensiero?

È singolare che la conferenza episcopale non abbia ascoltato, a Dallas, anche esponenti del conservatorismo cattolico.

Ecco qui ad esempio i link a due recenti interventi sul tema, entrambi notevoli, apparsi su riviste rappresentative di questa tendenza.

Il primo, di George Sim Johnston, è uscito su “Crisis”:

> Can the Bishops Heal the American Church?

E il secondo, di padre Richard John Neuhaus, su “First Things”:

> Scandal Time (Continued)

Entrambi gli autori prendono di petto come questione capitale non tanto la pedofilia quanto il diffuso cedimento, nei seminari, a teorie sul sesso etero ed omosessuale in linea con lo spirito del tempo. Con la conseguente deriva pratica.

È la deriva candidamente ammessa, la scorsa primavera, dall’ex vescovo di Palm Beach in Florida, Anthony O’Connell, un’altro dei caduti sul campo. Annunciando le proprie dimissioni, O’Connell disse che, quando commise i suoi abusi di sesso, si sentiva influenzato dallo spirito di quegli anni Settanta: «nei quali dettava legge il rapporto Masters & Johnson e imperava un clima di trasgressione sessuale».

Posto in questi termini, lo scandalo scoppiato negli Stati Uniti è autobiografia di una generazione di preti e di vescovi.

Coerentemente, infatti, tra tutte le linee d’azione annunciate a Dallas dalla conferenza episcopale, la più incisiva è quella che si propone di sottoporre a screening i seminari. E di rifondarli ab imis, dove necessario.




Qui di seguito, il servizio apparso su questo tema su “L’Espresso” n. 26 del 20-27 giugno 2002, titolo originale “Vade retro peccatore”:


Chiesa e sesso. I contraccolpi dello scandalo Usa



È dal 6 gennaio, festa dell’Epifania, che la Chiesa cattolica degli Stati Uniti è sotto scacco. Le televisioni bivaccano davanti alla curia arcivescovile di Boston, dove tutto è cominciato, come per un interminabile processo di Chiese Pulite. In meno di metà anno già 218 preti sono saltati in tutta l’Unione, per peccati di sesso con ragazzi e bambini, anche commessi in anni lontani. E altre decine sono lì per essere cacciati via. Ma nemmeno i vescovi sono più al riparo. Quattro di loro sono già caduti sul campo e uno era una stella di prima grandezza, capofila dei progressisti non soltanto negli Stati Uniti ma nel mondo.

Il suo nome è Rembert Weakland, fino allo scorso 24 maggio arcivescovo di Milwaukee, nell’Illinois. Niente fanciulli, nel suo caso. Ma un ex studente di teologia, Paul Marcoux, che all’epoca, più d’un ventennio fa, aveva 33 anni. L’avventura durò qualche mese e incatenò Weakland a un ricatto. Per liberarsene, nel 1998, l’arcivescovo arrivò a versare segretamente all’ex abusato 450.000 dollari pescati dalle casse della diocesi. Ma invano. Nel maggio di quest’anno Marcoux ricomparve sugli schermi di “Good Morning America” a raccontare tutto. Nella costernazione di Weakland e dei suoi numerosi e titolati sodali, anche a Roma e in Italia.

Perché a Roma Weakland aveva vissuto per anni, prima che Paolo VI lo facesse vescovo. Da monaco benedettino che era, fu abate degli abati di tutto il mondo. E da musicologo, si addottorò in canto ambrosiano, allacciando con Milano un legame che poi sarebbe diventato amicizia con l’arcivescovo e cardinale Carlo Maria Martini. In Vaticano l’ebbero presto in sospetto e gli bloccarono la carriera. Ma questo rese Weakland ancor più combattivo. Quello che i cardinali progressisti suoi amici pensavano in silenzio, lui lo diceva e scriveva in pubblico. Nel 1995, assieme ad altri 11 vescovi degli Stati Uniti, firmò un documento di accusa frontale al cardinale Joseph Ratzinger e, indirettamente, a Giovanni Paolo II. Per più ecumenismo, più innovazione liturgica, più potere ai vescovi. E contro lo strapotere di curia e papato.

Per questo Weakland era divenuto una star, sulla stampa liberal americana. E lo è rimasto anche dopo la caduta. Il suo outing è stato trattato con molta indulgenza. «La vittima è lui», ha scritto sul “Wahington Post” il columnist Richard Cohen: «la Chiesa l’ha perso perché le sue leggi non sanno accomodarsi all’umana natura»; aveva ragione a battersi per l’abolizione del celibato, la sua vicenda lo prova.

Ma proprio questo doppio registro della stampa americana, benevola con Weakland ma feroce con tutti gli altri, ha rinfocolato le reazioni del Vaticano e delle alte gerarchie. I gesuiti della “Civiltà Cattolica”, i cui scritti ricevono tutti l’imprimatur della curia pontificia, hanno ricondotto la campagna di stampa contro i preti «pedofili» a una più generale avversione dell’America Wasp, bianca, anglosassone e protestante, ai cattolici e al papa. Per attaccarli, questa America non aspettava altro che il «mostro», da sbattere in prima pagina.

E il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa, astro emergente dei porporati latinoamericani, è andato anche più in là. Ha chiamato in causa gli ebrei d’America, potenti nei media. L’attacco agli abusi di sesso del clero, ha detto in un’intervista al mensile diretto da Giulio Andreotti, “30 Giorni”, è pretesto d’una persecuzione anticattolica a più largo raggio, «che ricorda i tempi di Nerone, Diocleziano e, più recentemente, di Stalin e Hitler».

Ma anche negli eccessi di reazione di un cardinal Maradiaga c’è un elemento rivelatore. Egli ha preso le difese soprattutto del cardinale di Boston, Bernard Law, «lui che ha fatto tanto bene a tutti noi in America Latina e ora è interrogato in stile staliniano da una giudice femminista». Law è un’altro dei grandi finiti nell’angolo. Accusato d’aver coperto per anni alcuni suoi preti macchiatisi di violenze su bambini, ha contrattaccato all’insegna della tolleranza zero. Assieme a gran parte degli altri cardinali e vescovi d’America. Riunitisi a Dallas fra il 13 e il 15 giugno, hanno stilato le regole ferree con le quali far pulizia da lì in poi. Anche nelle proprie file. Si sono lasciati con l’obbligo, per chiunque di loro abbia colpe regresse, di confessarle e dimettersi.

Ma poi avviene che costretti a tirarsi in disparte siano anche vescovi che continuano a dirsi innocenti. Kendrick Williams, vescovo di Lexington nel Kentucky, è uno di questi. Si è dimesso il 31 maggio solo perché fatto segno di tre accuse di violenze sessuali che egli dice inventate. Di accuse immaginarie, in effetti, le cronache sono piene, con relative pretese di denari. Una di queste, poi ritrattata, colpì nel 1993 l’allora arcivescovo di Chicago, Joseph Bernardin, il più popolare dei cardinali d’America. Un’altra ha messo nei guai, lo scorso marzo, il cardinale di Los Angeles, Roger Mahony. Fu accusato da una ex studente d’averla posseduta, in circostanze poi smentite da tutti i riscontri.

Accuse false, accuse vere. Il 12 giugno si è dimesso il vescovo ausiliare di New York, James McCarthy, per trascorsi con donne certificati da un comunicato della sua stessa arcidiocesi. E riconosciute sono anche le colpe che hanno tolto di mezzo per abusi su ragazzi, ai primi di marzo, il vescovo di Palm Beach in Florida, Anthony O’Connell. A sua volta succeduto, nel 1999, a un altro vescovo cacciato per gli stessi motivi.

Annunciando le proprie dimissioni, O’Connell disse che quando, negli anni Settanta, commise i suoi abusi di sesso, si sentiva influenzato dallo spirito di quegli anni, «nei quali dettava legge il rapporto Masters & Johnson e imperava un clima di trasgressione sessuale». Se questa è l’autobiografia di una generazione di vescovi, tutti o quasi nominati da Giovanni Paolo II, si capisce lo smarrimento ai gradi alti della Chiesa. Ne va del predicare di papa Karol Wojtyla a favore di una sessualità buona. E ne va anche delle manovre per la successione. Progressisti e conservatori, lo scandalo decapita gli uni e gli altri. Difficile che il prossimo papa lo decidano i cardinali degli Stati Uniti.




E INTANTO, LONTANO DAGLI USA...


Anche fuori dagli Stati Uniti vi sono vescovi travolti da abusi di sesso con ragazzi. Lo scorso febbraio, in Polonia, il rettore del seminario di Poznan sbarrò l’ingresso all’arcivescovo della città, Juliusz Paetz, accusandolo d’aver insidiato una dozzina di seminaristi. L’arcivescovo negò tutto. Ma un ispettore venuto dal Vaticano aveva già accertato che c’era del vero e Giovanni Paolo II obbligò Paetz a dimettersi, col dolore di punire un suo protetto. Prima d’esser promosso vescovo in Polonia, infatti, Paetz aveva lavorato a Roma nella Camera pontificia, a stretto contatto col papa suo connaziona

Diversa, invece, è la sorte toccata a un altro grande accusato, il fondatore dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Il 18 febbraio 1999 otto ex Legionari d’alto grado depositarono presso il Sant’Uffizio un libello di denuncia, nel quale accusavano padre Maciel d’aver abusato di loro quand’erano ragazzi, negli anni Cinquanta e Sessanta, e d’averli poi illecitamente assolti in confessione. Stando alle regole severe adottate nei giorni scorsi dai vescovi degli Stati Uniti, per Maciel non ci sarebbe stato scampo. Il tribunale del Sant’Uffizio, invece, ha optato per la reiezione del libello, verosimilmente ritenendo le accuse talmente inconsistenti da non meritare una formale verifica. La causa non è stata neppure aperta e il fondatore dei Legionari continua a far da maestro a generazioni di nuovi adepti.





In questo sito, le pagine web sulla vicenda:

> Caso Weakland atto secondo. Ma anche “La Civiltà Cattolica” raddoppia (4.6.2002)

> Weakland fuori. Ascesa e caduta di un vescovo troppo “liberal” (28.5.2002)

> Violenze sessuali. Il Vaticano non ci sta (6.5.2002)

> Abusi di sesso. Il mea culpa dei cardinali d'America (23.4.2002)

> Preti scandalo. Il punto di vista del papa (22.3.2002)

> Preti, sesso e ragazzi. Il cardinale allo sbaraglio (20.2.2002)




Sul caso Paetz:

> Sesto comandamento. L’arcivescovo che fa tremare il Vaticano (12.3.2002)

E sui precedenti del caso Maciel:

> Legionari di Cristo. Questo processo non s’ha da fare (31.1.2002)

 

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