"LASCIATE CHE I
PARGOLI VENGANO A ME"
Gesù
Ho raccolto una parzialissima antologia degli ultimi fatti che hanno
visto coinvolti preti, vescovi e quant'altro in abominevoli episodi di
pedofilia. Più andavo avanti e più mi rendevo conto che questo schifo
somiglia
all'infinito potenziale di Aristotele: più si va avanti e più c'è da andare
avanti.
Noto solo alcune piccolezze,
perché le notizie parlano da sole: innanzitutto, per giustificare, si
tende a confondere due cose che NON devono mai essere confuse: la degnissima
omosessualità e la criminale pedofilia. Poi ho visto che i siti
cattolici dicono che si tratta di speculazioni, un tal Introvigne, caro amico ed
ospite fisso di quella cima di Socci in TV, imperversa con la sua
untuosa prosa. Attacchi indegni contro la Chiesa, Nuova Inquisizione (caspita!
Capito il pulpito ?) ed amenità del genere.
R. R.
Austria,
chiuso il seminario dello scandalo a St. Poelten
(13/07/2004) Scandalo in una diocesi
austriaca: 40mila foto e un numero imprecisato di video che ritraggono atti
sessuali tra preti e studenti.
Dal corriere.it:
VIENNA - I vertici della Chiesa cattolica austriaca hanno chiesto una riunione
d’urgenza in seguito alla scoperta di circa 40.000 fotografie e un numero
imprecisato di video di giovani preti intenti in incontri sessuali al
seminario. Secondo l’autorevole settimanale austriaco
Profil,
il materiale rinvenuto, che include anche pornografia infantile, era stato
scaricato sui computer al seminario di St. Poelten, circa 80 chilometri ad
ovest di Vienna.
«NO COMMENT» - I vertici della locale diocesi si sono rifiutati di
rilasciare pubbliche dichiarazioni ma si starebbero incontrando in privato
sullo scandalo, ha riportato la televisione di Stato austriaca. L’organo di
stampa ha precisato che il direttore del seminario, il reverendo Ulrich
Kuechl, ha rassegnato le dimissioni e che anche il suo vice, Wolfgang Rothe,
le ha sottoposte al suo superiore. La Conferenza dei vescovi austriaci ha
emesso in data odierna un comunicato in cui promette un’accurata e
approfondita indagine sulla questione.
«Tutto ciò che ha a vedere con l’omossesualità o la pornografia non può
avere spazio in un seminario per preti», ha scritto nel comunicato. I vertici
della Chiesa per la prima volta hanno scoperto il materiale un anno fa su un
computer del seminario, ha precisato Profil. In esso figuravano numerose
immagini di giovani preti e loro insegnanti che si baciavano e indulgevano in
giochi sessuali e orge. Il vescovo Kurt Krenn che supervisiona la diocesi di
St. Poelten, ha detto alla televisione austriaca di aver visto fotografie di
insegnanti del seminario in situazioni sessuali con gli studenti.
Austria: forte aumento
uscite dalla Chiesa cattolica
|
VIENNA - Chiesa cattolica in Austria soffre in questo momento una
pesante emorragia di fedeli, come conseguenza degli scandali sollevati
il mese scorso dai presunti rapporti omosessuali e dalle fotografie
pedo-pornografiche nel seminario di St.Poelten, nel frattempo chiuso
dal Vaticano.
Il quotidiano conservatore di Vienna "Die Presse" ha
pubbicato oggi i primi dati ufficiali, relativi al periodo dopo la
scoperta degli scandali, sui cittadini che sono andati in comune a
farsi cancellare ufficialmente dalle liste della Chiesa cattolica: a
Vienna a luglio le uscite sono state del 30% superiori allo stesso
mese dello scorso anno.
A St.Poelten, dove aveva sede il "seminario a luci rosse", l’aumento
è stato del 186% (in cifre, 80 fedeli si sono fatti cancellare a
luglio 2004, rispetto a 28 del luglio 2003). Il fenomeno avrà poi
conseguenze economiche in termini di quote della dichiarazione dei
redditi, ma il risultato si vedrà il prossimo anno.
Da SWISSINFO
Mercoledì, 01 settembre 2004
|
RAI.it 18 ottobre
2004 http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12747,00.html
Vertice in Vaticano: convocati i 13 cardinali Usa
Il
Papa ai cardinali:
pedofilia è crimine e peccato
Il Santo Padre
affronta con estrema durezza lo scandalo sessuale che ha coinvolto gli esponenti
della chiesa americana
Il Papa è "profondamente colpito" dallo scandalo dei preti
pedofili che sta travolgendo la chiesa in America, ribadisce ai cardinali
americani che la pedofilia è sia "un crimine" che un
"peccato" e li invita a purificarsi e uscire santificati da questa
vicenda.
Il pontefice ha aperto la due giorni di lavoro a porte chiuse con i 13
porporati chiamati ufficialmente per tracciare le nuove guide di lavoro nella
missione della Chiesa Cattolica negli Usa, convocati, in realtà, per lo
scandalo degli abusi sessuali nei confronti dei minori da parte di esponenti
della Chiesa.
"L'abuso dei giovani - dice - è sintomo di una grave crisi che
colpisce non solo la Chiesa, ma l'intera società". Chiedo ai cattolici
ha proseguito il Papa di stare vicino ai sacerdoti e ai cardinali con le loro
preghiere in questo difficile momento. Alle famiglie delle piccole vittime
dobbiamo dare solidarietà e vicinanza".
L'intervento di Giovanni Paolo II è stato molto duro: "la gente
deve sapere che non c'è spazio nella casa di Dio per coloro che si sono
macchiati di abusi nei confronti dei minori". L'intervento del Santo
Padre con urgenza segue i giorni dello scandalo statunitense dove eminenti
esponenti della Chiesa cattolica sono accusati di aver avuto rapporti con
ragazzi. Tutto ciò non deve far "dimenticare l'immenso bene spirituale,
umano e sociale che la grande maggioranza dei preti e del religiosi negli
Stati Uniti hanno fatto e ancora fanno".
"La porta di questa casa - ha detto - è sempre aperta per voi,
soprattutto quando le vostre comunità sono nella sofferenza". Il Papa ha
detto di essere stato "profondamente addolorato" dal fatto che dei
preti e dei religiosi la cui vocazione è quella di aiutare le persone a
"vivere vite sante" "abbiano causato tanta sofferenza e
scandalo ai giovani". Per questo "la Chiesa stessa viene vista con
sfiducia e molti - ha osservato - sono offesi nel vedere come alcuni leader
religiosi hanno percepito e si sono comportati in queste cricostanze".
"L'abuso che ha causato questa crisi - ha rimarcato - è un errore
sotto tutti i punti di vista e viene giustamente considerato un crimine dalla
società; è anche un peccato sconvolgente agli occhi di Dio: alle vittime e
alle loro famiglie esprimo il mio profondo senso di solidarieta' e
partecipazione".
A questo punto il Pontefice ha invitato a non farsi travolgere da questa
esperienza fino al punto da condannare l' intero operato della Chiesa:
"anche un'opera d'arte - ha detto - può essere macchiata, ma la sua
bellezza rimane e questa è una verità che ogni critica intellettualmente
onesta deve riconoscere".
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12976,00.html
In preparazione documento conclusivo sulla pedofilia: “tolleranza
zero”
Vaticano,
cardinali per l’espulsione dei religiosi colpevoli di abusi sessuali
"Tolleranza zero" è la sintesi più usata per definire la linea
di condotta che si profila nel vertice vaticano cui partecipano i 13
cardinali convocati dal Papa: tre rappresentanti della Conferenza
episcopale degli Stati Uniti e otto in rappresentanza della Santa Sede.
Nella seconda e ultima gionata di lavori, i delegati sono tornati a
riunirsi, questa volta senza la presenza del Pontefice, per discutere il
severo pronunciamento di Giovanni Paolo II sulla pedofilia in seno alla
Chiesa e per stilare a loro volta un documento conclusivo sull'argomento.
"Se il voto si tenesse adesso, sono sicuro che la maggior parte
dei cardinali si schiererebbero per la tolleranza zero", ha dichiarato
il cardinale di Chicago, Francis George all'Associated Press, al termine del
pranzo avuto con il Papa. "Personalmente sono favorevole alla
riabilitazione. Magari concedendo il ministero lontano da bambini. La cosa
importante è proteggere i bambini", ha aggiunto l'arcivescovo.
Anche il cardinale Theodore McCarrick, arcivescovo di Washington, ha
detto che c'è consenso generale tra i cardinali per applicare la sanzione
di espulsione ai preti che in futuro si macchieranno di abusi sessuali.
L'arcivescovo di Washington, rivolgendosi ai giornalisti, ha precisato che
ci sono ancora diverse questioni su cui dibattere, soprattutto per quanto
riguarda casi su altri tipi di scandali legati al sesso.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12663,00.html
I porporati
statunitensi a rapporto dalla Santa Sede
Scandali
sessuali, il Papa apre il summit in Vaticano
Le Diocesi a
rischio per risarcire le cause civili
Come affrontare lo scandalo degli abusi sessuali che sta scuotendo la
chiesa cattolica statunitense? Sarà il papa ad aprire il dibattito con
i cardinali americani convocati per due giorni in Vaticano, per un
summit straordinario a porte chiuse che durerà due giorni e che ha
scatenato l'interesse dei media americani che affollano in questi giorni
la sala stampa della Santa Sede.
I problemi spinosi che la segreteria di Stato ha deciso di
affrontare convocando tredici prelati non sono pochi e, soprattutto, non
sono solo morali: gli episodi di presunta pedofilia e di scandali sessuali
che chiamano in causa sacerdoti e prelati americani (ma altre denunce sono
già in arrivo, anche dal Messico) sono infatti un drammatico problema
finanziario per le casse delle diocesi d'oltreoceano.
Secondo la legge statunitense, infatti, a rispondere
finanziariamente in caso di risarcimenti civili non sarebbe il sacerdote
colpevole ma la diocesi stessa, e vista l'entità di molte cause pendenti
molte di queste rischiano davvero la bancarotta.
Mentre si svolge il summit rigorosamente a porte chiuse si inseguono
le indiscrezioni giornalistiche sulle richieste che avanzeranno al Papa i
porporati americani. Secondo alcune ricostruzioni, infatti "diversi
importanti cardinali americani" (lo anticipa il 'Los Angeles Times'),
chiederanno di rimuovere il cardinale Bernard Law, a capo della chiesa di
Boston, accusato da alcuni di aver insabbiato alcuni scandali i scandali
scoppiati nella sua diocesi. Altre fonti curiali, sempre anonime,
smentiscono l'ipotesi.
Il vertice potrebbe a questo punto anche riguardare argomenti finora
considerati tabù come il celibato sacerdotale o l'ordinazione delle donne
e degli omossessuali, ma e' più probabile che a dominare siano quegli
aspetti pratici in grado di porre un freno al problema, come la proposta
di sospendere i sacerdoti colpevoli (normalmente trasferiti in altre
parrocchie) ed un protocollo comune da seguire per trasmettere le denunce
di abusi sessuali alla polizia.
In Europa intanto, la questione degli abusi sessuali da parte di
esponenti del clero assume consistenza, per esempio in Germania, dove il
presidente della conferenza episcopale tedesca, cardinale karl Lehman, ha
annunciato la creazione di una commissione di indagine con il compito di
fare chiarezza sui presunti casi di pedofilia denunciati negli ultimi
anni.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,14427,00.html
E' accusato di molestie su
una trentina di ragazzi e dello stupro di uno di questi
Pedofilia,
arrestato l'ex prete americano Paul Shanley
Paul Shanley, un ex prete al centro dello scandalo della pedofilia
nella chiesa cattolica negli Stati Uniti, è stato arrestato a San
Diego, in California. Shanley è stato arrestato su mandato della
magistratura del Massachusetts. L'ex prete è stato accusato di aver
molestato una trentina di ragazzi nella diocesi di Boston e il mandato
di cattura è stato spiccato per lo stupro di uno di questi.
La vittima del reverendo Paul Shanley ha oggi 24 anni. Ha fatto la
denuncia questa settimana, dopo aver saputo dello scandalo che ha
coinvolto l'arcidiocesi di Boston. I tre episodi di stupro risalgono al
periodo che va dal 1983 al 1990. Secondo documenti emersi dagli archivi
dell'arcidiocesi, questa avrebbe ricevuto nel 1978 un rapporto nel quale
venivano riportate le tendenze di Shanley. Ma l'arcidiocesi non fece mai
nulla. Non avvertì nemmeno l'arcidiocesi della California, anche se
aveva ricevuto negli anni decine di denunce di abusi perpetrati dallo
stesso religioso.
Il provvedimento arriva in seguito al durissimo documento del
Vaticano, emesso dopo la riunione della scorsa settimana in cui erano
stati convocati le massime autorità ecclesiastiche americane.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,11598,00.html
Giovanni
Paolo II convoca in Vaticano i 13 cardinali e i vertici della conferenza
episcopale statunitensi
Chiesa
Usa e scandali, pugno di ferro del Papa
Il Papa ha deciso di affrontare in maniera diretta lo scandalo
dei preti pedofili che sta travolgendo la chiesa americana ed ha
convocato per i prossimi 23-24 Aprile in vaticano i 13 cardinali e i
vertici della conferenza episcopale statunitensi. Il summit ha per
dichiarato intento quello di elaborare indicazioni di
"linee-guida al fine di ridare sicurezza e serenità alle
famiglie e fiducia al clero" in seguito "agli scandali
connessi con la pedofilia". Traducendo dal linguaggio Vaticano,
ciò significa che la riunione avrà un carattere propositivo e non
c'è intenzione di trasformarla in un "processo" ai
cardinali, primo fra tutti l'arcivescovo di Boston Bernard Law, che
non hanno saputo punire immediatamente, con la rimozione, i
religiosi accusati di abusi sessuali su minorenni. Per Law e per
altri vescovi responsabili di diocesi nord americane sommerse da
accuse di pedofilia, vasti settori dell'opinione pubblica
statunitense chiedono le dimissioni, ma nè i presuli interessati
nè Giovanni Paolo II appaiono disposti a questo passo.
Più probabilmente la riunione formalizzerà una linea più
dura verso i preti pedofili; se nel passato la chiesa cercava un
loro recupero psicologico, medico e "pastorale",
l'atteggiamento che adesso potrebbe prevalere, anche con
l'imprimatur papale, è quello di una loro rimozione definitiva e
senza appello da ogni incarico ecclesiastico. Giovanni Paolo II,
convocando la riunione, ha voluto mandare comunque un segnale forte
e rassicurante ai fedeli cattolici statunitensi e non solo: lo
scandalo degli abusi sessuali da parte di uomini di chiesa sta
dilagando in vari paesi del mondo e giornali come il New York Times
avevano parlato di un apparente debolezza del papa nel gestire tali
vicende.
L'annuncio del prossimo summit è stato preceduto da una serie
di incontri che Wojtyla ha avuto di recente in Vaticano con il
presidente della conferenza episcopale degli Stati Uniti, Monsignore
Wilton Daniel Gregory, e con altri leader della chiesa cattolica
Usa. "Da parte del pontefice e dei vertici di curia - ha
spiegato Monsignore Gregory prima di ripartire da Roma - c'è stata
grande comprensione e desiderio di sostenere la chiesa statunitense
nei suoi sforzi per affrontare questa tragedia. Di qui , dunque,
l'idea dell'incontro". "Condividiamo - ha detto ancora il
presule, in una dichiarazione ripresa dalla radio vaticana - lo
sconcerto della nostra gente perchè il fatto che un prete possa far
male a qualcuno, specialmente ad un bambino, è una completa
contraddizione di tutto ciò che la chiesa viene chiamata ad essere
ed effettivamente è".
Scelte fatte in passato di riassegnare all'incarico pastorale
un sacerdote macchiatosi dell'abuso di un minore si sono spesso
rivelate - ha osservato il presidente dei vescovi statunitensi -
"decisioni tragiche". Anche se prese in seguito ad
"opportuni trattamenti terapeutici e successive prognosi
rassicuranti". Si stanno discutendo - ha spiegato - nuovi
approcci preventivi al problema , ma "non esistono politiche,
procedure e protocolli che possano proteggerci completamente dalla
depravazione"; serviranno dunque "una costante
vigilanza" ed iniziative ancora più forti per "sradicare
il crimine abominevole della pedofilia dalla chiesa e dalla
società". "Ciò che invece è destinato a rimanere- ha
commentato amaramente il presule - è il rimorso dei vescovi per le
vittime degli abusi e il dolore con il quale queste ultime dovranno
convivere per tutta la vita".
Da gennaio, quando è scoppiato lo scandalo, circa 450 persone
sono uscite allo scoperto negli usa denunciando preti per abusi
sessuali. Lo scandalo ha costretto molte diocesi a pesanti esborsi
finanziari per chiudere con le accuse senza il ricorso a un
tribunale.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,11314,00.html
Si
uccide un sacerdote accusato di violenza. E il vescovo di Los Angeles
si discolpa dopo l'intervista choc rilasciata da una ex studentessa
Abusi
sessuali, la chiesa Usa nella bufera
La Chiesa cattolica americana è nella bufera. Continuano a
susseguirsi le accuse di abusi sessuali perpetrati da alti prelati
statunitensi. Ma uno di loro è uscito allo scoperto. E tramite un
fax inviato ai principali giornali americani, ha cercato di
discolparsi dalle accuse di aver abusato di una studentessa. Si
tratta del cardinale di Los Angeles Roger Mahoney, accusato di
molestie sessuali compiute su una liceale nel 1970.
Nel fax di tre pagine - ha reso noto l'agenzia americana Ap
nel suo sito online - Mahoney ha negato con forza le accuse e ha
affermato di aver chiesto sia la chiesa sia la magistratura aprano
un'inchiesta. "Queste accuse bugiarde mi feriscono e mi
addolorano, ma continuo a pregare per coloro che le hanno
lanciate", ha scritto il cardinale.
Mahoney ha detto che la donna lo ha accusato il 20 marzo di
averla molestata sessualmente nel 1970, quando era studentessa del
liceo cattolico San Joaquin di Fresno in California. La televisione
Ksee-tv di Fresno ha intervistato la donna, senza inquadrarne il
volto. La signora non ha fornito molti particolari: ha detto che era
priva di coscienza quando subì l'assalto di Mahoney, che al tempo
era prete, ma non ha precisato che cosa le avesse fatto perdere i
sensi. Il cardinale ha detto di aver chiesto al vescovo di Fresno di
incaricarsi della vicenda. La diocesi ha aperto un'inchiesta e ha
interrogato la donna per due ore il 25 marzo. Una trascrizione del
colloquio - ha detto Mahoney - è stata consegnata alla polizia di
Fresno.
E lo scandalo ha anche fatto la prima vittima. Padre Rooney,
48 anni, si è sparato un colpo di pistola alla tempia. Il prelato
è stato trovato nella sua auto in un parcheggio non lontano da
Cleveland. Il caso di padre Rooney era scoppiato lunedì scorso,
quando una donna aveva denunciato di aver subito 22 anni fa molestie
da parte del sacerdote, quando lei era ancora minorenne. Si tratta
tuttavia dell'unica denuncia sporta contro il sacerdote. Padre
Rooney, un prete membro alla diocesi di Cleveland dalla fine degli
anni '70, avrebbe dovuto incontrare mercoledì mattina il vescovo
della città dell'Ohio, Anthony Pilla. Costui lo avrebbe dovuto
informare delle accuse lanciate contro di lui. Dopo che il sacerdote
non si presentò all'appuntamento sorse il sospetto di una possibile
fuga, e scattarono le ricerche.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,8368,00.html
In una
lettera l'invito ad indagini accurate e processi rapidi
Il
Papa ai vescovi: "Individuate i sacerdoti pedofili"
Ha preso carta penna e ha scritto una lettera ai vescovi di
tutto il mondo affinché vengano svolte indagini coperte dal
segreto ecclesiastico su eventuali segnalazioni di abusi
sessuali sui bambini da parte dei sacerdoti e, se vengono
trovati colpevoli dai tribunali ecclesiastici regionali, venga
informata tempestivamente la santa sede. Giovanni Paolo II ha
deciso di intervenire con forza sui uno degli argomenti più
delicati comparsi nelle cronache degli ultimi anni: e cioè gli
abusi su minori da parte di esponenti della Chiesa cattolica.
I documenti contro i "gravioribus delictis"
commessi contro la "observantia sexti decalogi
praecepti", il sesto comandamento che prescrive di "non
commettere atti impuri", sono stati redatti nel 2001 ma
pubblicati in sordina, rigorosamente in latino, nel numero di
novembre degli Acta Apostolicae Sedis, la "gazzetta
ufficiale" del Vaticano. Le nuove disposizioni prevedono che
sia il tribunale ecclesiastico regionale a svolgere le indagini e
celebrare il processo sui sacerdoti sospettati di insidiare i
minori. "Con questa lettera -scrive il cardinal Ratzinger
nella missiva datata 18 maggio 2001- speriamo che non solo questi
gravi crimini siano evitati ma soprattutto che sia preservata la
santità del sacerdozio e che la fede del clero e dei fedeli sia
protetta dalle necessarie sanzioni e dalla cura pastorale offerta
dai vescovi e gli altri responsabili ecclesiastici".
La pedofilia viene definita dai documenti vaticani non un
reato contro la persona ma un delitto "sia contro la pubblica
decenza che contro il sacramento del sacerdozio" e le norme
dettate dalla congregazione per la dottrina della fede prescrivono
che contro di essa vengano messe in atto indagini della curia
vescovile. Una volta raccolte le prove, sia istruito un processo
canonico e, qualora il sacerdote giudicato colpevole dovesse
ricorrere in appello, del caso si occupi direttamente l'ex
Sant'Uffizio. La lettera non dice se il vescovo dovrebbe informare
o meno le autorità civili dopo il primo giudizio di colpevolezza.
La prescrizione arriva dopo dieci anni dal reato e decorre a
partire dal diciottesimo anno di età del minore che avesse subito
gli eventuali abusi.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,19034,00.html
Quattro
fedeli lo accusano di aver coperto un prete pedofilo
Scandali
sessuali, denunciato l'arcivescovo di Los Angeles
Roger
Moahony: "Accuse infondate, gli cambiai parrocchia"
Si allarga ancora lo scandalo pedofilia nella chiesa
statunitense, dopo la diocesi di Boston ora tocca a quella di
Los Angeles: quattro persone hanno denunciato l’arcivescovo
di Los Angeles, cardinale Roger Moahony, per avere protetto un
sacerdote che avrebbe abusato sessualmente di loro quando
erano bambini.
A dare l'annuncio è stato il legale che ha
accettato di difendere le presunte vittime di Michael Baker, 54
anni, il sacerdote sotto accusa, secondo il quale il cardinale
merita, per il suo comportamento, “di finire in galera'. Uno
dei promotori della causa, un uomo di 34 anni, sostiene di avere
subito violenze tra i 9 e i 19 anni.
In un comunicato diffuso dall'arcidiocesi, il
cardinale afferma che le accuse contro di lui sono "prive
di qualsiasi fondamento", ma la settimana scorsa Mahony
aveva ammesso di avere taciuto per 16 anni sui comportamenti
sessuali di padre Baker e di essersi limitato a cambiargli di
parrocchia quando era venuto a sapere della reazione dei
bambini.
L’arcivescovo di Los Angeles e' l'ultimo
dei prelati ad essere stato trascinato nello scandalo che dallo
scorso gennaio sta scuotendo la chiesa cattolica negli usa. Sono
molte le diocesi, da quella di Boston, a quella del New
Hampshire, che rischiano di finire in bancarotta perché la
legge prevede che siano le chiese locali a rispondere legalmente
delle numerose cause miliardarie che sono state già intentate.
Solo lo scorso mese il papa ha convocato a
Roma i cardinali americani per discutere con loro di come meglio
fronteggiare il problema e di cosa fare per impedire che il
fenomeno si ripeta. Il 28 maggio prossimo il papa ricevera' in
vaticano il presidente americano George W. Bush.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,12663,00.html
I
porporati statunitensi a rapporto dalla Santa Sede
Scandali
sessuali, il Papa apre il summit in Vaticano
Le
Diocesi a rischio per risarcire le cause civili
Come affrontare lo scandalo degli abusi sessuali che sta
scuotendo la chiesa cattolica statunitense? Sarà il papa ad
aprire il dibattito con i cardinali americani convocati per
due giorni in Vaticano, per un summit straordinario a porte
chiuse che durerà due giorni e che ha scatenato l'interesse
dei media americani che affollano in questi giorni la sala
stampa della Santa Sede.
I problemi spinosi che la segreteria di Stato ha deciso
di affrontare convocando tredici prelati non sono pochi e,
soprattutto, non sono solo morali: gli episodi di presunta
pedofilia e di scandali sessuali che chiamano in causa
sacerdoti e prelati americani (ma altre denunce sono già in
arrivo, anche dal Messico) sono infatti un drammatico problema
finanziario per le casse delle diocesi d'oltreoceano.
Secondo la legge statunitense, infatti, a rispondere
finanziariamente in caso di risarcimenti civili non sarebbe il
sacerdote colpevole ma la diocesi stessa, e vista l'entità di
molte cause pendenti molte di queste rischiano davvero la
bancarotta.
Mentre si svolge il summit rigorosamente a porte chiuse
si inseguono le indiscrezioni giornalistiche sulle richieste
che avanzeranno al Papa i porporati americani. Secondo alcune
ricostruzioni, infatti "diversi importanti cardinali
americani" (lo anticipa il 'Los Angeles Times'),
chiederanno di rimuovere il cardinale Bernard Law, a capo
della chiesa di Boston, accusato da alcuni di aver insabbiato
alcuni scandali i scandali scoppiati nella sua diocesi. Altre
fonti curiali, sempre anonime, smentiscono l'ipotesi.
Il vertice potrebbe a questo punto anche riguardare
argomenti finora considerati tabù come il celibato
sacerdotale o l'ordinazione delle donne e degli omossessuali,
ma e' più probabile che a dominare siano quegli aspetti
pratici in grado di porre un freno al problema, come la
proposta di sospendere i sacerdoti colpevoli (normalmente
trasferiti in altre parrocchie) ed un protocollo comune da
seguire per trasmettere le denunce di abusi sessuali alla
polizia.
In Europa intanto, la questione degli abusi sessuali da
parte di esponenti del clero assume consistenza, per esempio
in Germania, dove il presidente della conferenza episcopale
tedesca, cardinale karl Lehman, ha annunciato la creazione di
una commissione di indagine con il compito di fare chiarezza
sui presunti casi di pedofilia denunciati negli ultimi anni.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,29049,00.html
L'inchiesta
della diocesi per un presunta molestia di 40 anni fa
Il
vescovo di Sidney si autosospende
indagato per pedofilia
La
scelta del prelato "per il bene della Chiesa"
Un gesto cautelativo, per il bene della Chiesa e per
fugare le polemiche, “frutto di malvagità”:
l'arcivescovo cattolico di Sidney George Pell si è
sospeso dall'incarico dopo l'annuncio che è sotto
inchiesta con l'accusa di aver molestato sessualmente un
minorenne nel 1961, quando era stato da poco ordinato
sacerdote nell'arcidiocesi di Melbourne.
"Per il bene della chiesa e per preservare
la dignità dell'ufficio di arcivescovo di Sydney, prenderò
congedo da oggi dal mio incarico, finché l'inchiesta non
sarà completata", ha detto Pell che intende quindi
agevolare l'inchiesta ordinata dal comitato nazionale per
gli standard professionali della chiesa cattolica,
presieduto dall'arcivescovo di Adelaide, Phillip Wilson, ed
affidata all'ex giudice della corte suprema di Melbourne,
Alec Southwell.
La denuncia è di un uomo che sostiene di aver
subito abusi sessuali ripetuti da Pell quando aveva solo 12
anni, e non è stata comunque inoltrata alla polizia.
L’ arcivescovo indagato ha negato con
decisione le accuse: "Sostenere che io sia
personalmente implicato in una simile malvagità è una
calunnia della specie più vendicativa. Vorrei davvero poter
dire di più ma è importante che non dica nulla che possa
pregiudicare l'inchiesta imminente".
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,61002,00.html
Padre
Geoghan era accusato di aver molestato 130 bambini
Usa,
ucciso in carcere l’ex-prete dello scandalo pedofilia
Picchiato a morte da un altro detenuto nel carcere di
Shirley, Massachussets, dove avrebbe dovuto scontare
nove anni di reclusione. Finisce così la storia di
padre Geoghan, l’uomo dello scandalo pedofilia che ha
travolto nel recente passato la Chiesa cattolica negli
Usa ed in particolare l’importante diocesi di Boston.
Accusato di aver abusato di 130 giovani e condannato per
aver molestato un ragazzino di dieci anni, il
settantasettenne ex-sacerdote (era stato sospeso a
divinis dopo che lo scandalo era esploso) è stato
trasportato in ospedale nel tentativo di salvarlo. Sull’episodio
le autorità carcerarie hanno aperto un’indagine ma
non si conosce l’identità dell’altro detenuto che
ha ucciso l’ex-prete né le esatte circostanze dell’incidente.
Lo scandalo dei sacerdoti pedofili dell'arcidiocesi di
Boston esplose nei primi mesi del 2002, quando si venne
a sapere che Geoghan di cui era nota la condotta veniva
trasferito di parrocchia in parrocchia invece di essere
denunciato. Si scoprì che il caso non era isolato,
provocando una crisi nelle gerarchie cattoliche
statunitensi che ha costretto ad intervenire il
Vaticano.
Nel settembre del 2002 l'arcidiocesi patteggiò un
indennizzo di 10 milioni di dollari con 86 delle vittime
del sacerdote.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,39531,00.html
SI NOTI COME
LA RAI METTA INSIEME ALLEGRAMENTE DUE COSE RADICALMENTE
DIVERSE: PEDOFILIA ED OMOSESSUALITA' n.d.r.
Reso
noto il parere della congregazione per il culto divino
Vaticano,
no ai preti omosessuali
Il documento che non ha carattere normativo ma rappresenta
solo un'indicazione ai rettori dei seminari è la risposta
a un quesito posto da un vescovo diocesano. L'ordinazione
al diaconato o al presbiterato di uomini omosessuali o con
tendenza omosessuale è assolutamente sconsigliabile e
imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto
rischiosa"
Un omosessuale non è "idoneo a ricevere l'ordine
sacro" e l'ordinazione di persone omosessuali è
"assolutamente sconsigliabile e imprudente",
nonche' "molto rischiosa". Lo afferma un
parere della congregazione per il culto divino,
trasmesso alla congregazione per il clero dopo un
quesito posto da un vescovo diocesano.
"L'ordinazione al diaconato o al presbiterato
di uomini omosessuali o con tendenza omosessuale - si
legge nella nota - è assolutamente sconsigliabile e
imprudente e, dal punto di vista pastorale, molto
rischiosa. Una persona omosessuale o con tendenza
omosessuale non è, per tanto, idonea a ricevere il
sacramento dell'ordine sacro.
Il parere assolutamente contrario all'ordinazione di
persone omosessuali, protocollo 886/02/0, viene pubblicato
sul numero di novembre-dicembre del bollettino della
congregazione per il culto divino e la disciplina dei
sacramenti e porta la firma del cardinale Jorge Medina
Estevez, prefetto della congregazione fino alla nomina al
suo posto, alcune settimane fa, del cardinale Francis
Arinze.
La contrarietà all'ordinazione di uomini
omosessuali viene espressa "tenendo presente
l'esperienza che proviene da non poche cause istruite in
vista di ottenere la dispensa dagli obblighi che derivano
dalla sacra ordinazione, e dopo doverosa consultazione con
la congregazione per la dottrina della fede".
Il documento, una lettera ai rettori dei seminari,
è un documento di servizio e non a carattere normativo.
Nel '97 invece il vaticano ha emanato una istruzione in
cui era prevista una attenzione di tipo psicologico alla
personalità, alle inclinazioni e all'ambiente di origine
del seminarista e tradizionalmente ogni direttorio ai
rettori conteneva il consiglio di usare cautela in
presenza di una manifesta inclinazione omosessuale del
candidato al sacerdozio.
Il recente parere della
congregazione per il culto, con la sua determinazione,
aggiunge un tassello in senso più normativo e forse
prelude a una formalizzazione.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,14427,00.html
E'
accusato di molestie su una trentina di ragazzi e dello
stupro di uno di questi
Pedofilia,
arrestato l'ex prete americano Paul Shanley
Paul Shanley, un ex prete al centro dello scandalo
della pedofilia nella chiesa cattolica negli Stati
Uniti, è stato arrestato a San Diego, in California.
Shanley è stato arrestato su mandato della
magistratura del Massachusetts. L'ex prete è stato
accusato di aver molestato una trentina di ragazzi
nella diocesi di Boston e il mandato di cattura è
stato spiccato per lo stupro di uno di questi.
La vittima del reverendo Paul Shanley ha oggi 24
anni. Ha fatto la denuncia questa settimana, dopo aver
saputo dello scandalo che ha coinvolto l'arcidiocesi di
Boston. I tre episodi di stupro risalgono al periodo che
va dal 1983 al 1990. Secondo documenti emersi dagli
archivi dell'arcidiocesi, questa avrebbe ricevuto nel
1978 un rapporto nel quale venivano riportate le
tendenze di Shanley. Ma l'arcidiocesi non fece mai
nulla. Non avvertì nemmeno l'arcidiocesi della
California, anche se aveva ricevuto negli anni decine di
denunce di abusi perpetrati dallo stesso religioso.
Il provvedimento arriva in seguito al durissimo
documento del Vaticano, emesso dopo la riunione della
scorsa settimana in cui erano stati convocati le massime
autorità ecclesiastiche americane.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,38203,00.html
Scandalo
sulla curia britannica
Pedofilia,
il Times: " La chiesa cattolica inglese pagò il
silenzio delle vittime"
Bufera
sul cardinale O'Connor: la polizia inglese, indagando
sul caso di uno dei sacerdoti "coperti" dal
presule, avrebbe scoperto almeno altri otto casi
analoghi
La Chiesa cattolica inglese avrebbe versato alle
vittime di violenze e abusi sessuali delle somme in
denaro, un vero e proprio prezzo del
"silenzio", per evitare che con le loro
denunce l'istituzione non venisse trascinata in uno
scandalo clamoroso come quello che ha colpito il
mondo cattolico americano. La sensazionale denuncia
la fa oggi il Times di Londra.
La rivelazione di questa operazione, scrive il
quotidiano, e' un nuovo, ulteriore motivo di grave
imbarazzo per la Chiesa Cattolica inglese e per il suo
leader spirituale, il cardinale Cormac Murphy
O'Connor, arcivescovo di Westminster, gia' accusato di
aver "chiuso" gli occhi su un caso di
pedofilia quando era vescovo di Arundel e Brighton. La
polizia inglese, indagando sul caso di uno dei
sacerdoti "coperti" da O'Connor, Michale
Hill (incarcerato per reati sessuali nel 1997),
avrebbe scoperto una serie di casi analoghi.
In almeno altre otto occasioni, l'attuale capo
della chiesa cattolica inglese non solo avrebbe
coperto i reati di un suo sacerdote ma avrebbe anche
comprato il silenzio delle vittime con delle somme di
denaro. E Margaret Kennedy, fondatrice di un gruppo
che difende e tutela gli interessi delle vittime dei
sacerdoti pedofili e molestatori, accusa
esplicitamente: "La Chiesa sta cercando di
comprare il silenzio delle vittime"
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,40658,00.html
Concessa
la "recognitio" alle regole stabilite dai
preti americani dopo gli scandali
Pedofilia,
il Vaticano approva norme dei vescovi Usa
Il Vaticano ha concesso la "recognitio"
alle "norms" decise dai vescovi degli
Stati Uniti su come affrontare i casi di preti
sospettati di pedofilia. La approvazione canonica
e' contenuta in una lettera del cardinale Giovanni
Battista Re al presidente dei vescovi degli Stati
Uniti, Wilton Gregory. Nella lettera si conferma
l'idea che l'abuso sessuale sui minori e' un
"crimine" da affrontare "con le
pene piu' severe, non escluse le dimissioni dal
sacerdozio". Ma si riafferma il "diritto
alla difesa"e in sostanza la presunzione di
innocenza, fino a prova contraria, per i preti
sospettati.
La "recognitio" giunge a pochi
giorni dalle dimissioni dell'arcivescovo di Boston,
Bernard Law, travolto dallo scandalo dei preti
pedofili e conferma le aspettative dei vescovi
americani. Questi erano certi che, dopo alcune
modifiche richieste dal vaticano, le
"norms" fossero pronte per l'approvazione
e che la Santa Sede l'avrebbe concessa.
Il provvedimento riguarda le "norme
essenziali sulle politiche diocesane e eparchiali di
fronte ai casi di abuso sessuale sui minori da parte
di preti e diaconi", decise dai vescovi
americani a Dallas lo scorso giugno e a Washington
lo scorso novembre. Il Vaticano aveva manifestato
alcune perplessita' sul primo testo, in particolare
per quanto riguarda la cosidetta tolleranza zero,
cioe' l'esclusione dal sacerdozio appena ci fosse il
solo sospetto nei confronti di un prete, e aveva
chiesto delle modifiche, istituendo anche una
commissione bilaterale per riesaminare il testo.
Il cardinale Re, prefetto della Congregazione
per i vescovi, conferma che la
"recognitio" vale per due anni, cioe' per
il tempo stabilito dai presuli per valutare
l'efficacia e validita' delle norme. La Santa Sede,
afferma la lettera del cardinale a mons. Gregory,
"appoggia completamente gli sforzi dei vescovi
per combattere e prevenire questo male".
"La legge universale della Chiesa - sottolinea
- ha sempre riconosciuto questo crimine come una
delle piu' serie offese che i ministri sacri possano
commettere, e ha anche stabilito che siano puniti
con le pene piu' severe, non esclusa, se il caso lo
richiede, la riduzione allo stato laicale".
Ricordando le severe prese di posizione del
Papa sul problema il prefetto ribadisce che "la
Santa Sede e' spiritualmente unita con le vittime
degli abusi e le loro famiglie e incoraggia la
particolare preoccupazione verso di loro dei
vescovi, dei parroci e di tutta la comunita'
cristiana". E si augura che le
"norms" "nella loro attuale
formulazione contribuiscano a dare effettiva
protezione ai minori e stabilire rigorose e precise
procedure per punire nel modo giusto quanti siano
colpevoli di offese tanto abominevoli", offese
riguardo le quali, come ha detto il papa, "non
c'e' posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per
chi fa del male ai ragazzi". Nello stesso
tempo, a giudizio del vaticano, le "norms"
nella attuale formulazione "assicurando che i
fatti siano veri e accertati, proteggono i diritti
umani, incluso il diritto alla difesa e garantiscono
il rispetto per la dignita' delle persone coinvolte,
a cominciare dalle vittime". il cardinale re si
augura che la "recognitio" alle
"norms", che "dimostra la genuina
comunione ecclesiale tra la conferenza episcopale e
la sede apostolica dimostrata ancora una volta in
circostanze cosi' dolorose", aiuti la chiesa a
"emergere dalla crisi attuale, in direzione di
un sacerdozio santo, un episcopato santo, una chiesa
ancora piu' santa".
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,40314,00.html
Dopo
gli scandali il prelato lascia la sede apostolica
americana
Pedofilia,
Papa accetta dimissioni arcivescovo di Boston
Giovanni
Paolo II ha dato il placet al pensionamento
anticipato di Bernard Francis Law, ritenuto
responsabile di aver coperto sacerdoti della sua
diocesi sospettati di molestie sessuali su bambini e
donne
L'arcivescovo di Boston, cardinale Bernard
Francis Law, ha presentato le sue
dimissioni al Papa che le ha accettate.
Il pensionamento anticipato di Law era
stato sollecitato da tempo da molti cattolici
e sacerdoti bostoniani, anche per allontanare
dalla Chiesa locale il sospetto di voler
"coprire" a tutti i costi sacerdoti che
si siano resi responsabili di molestie sessuali a
danni di ragazzi e donne.
Ma anche per allontanare dalla stessa
Diocesi lo spettro della bancarotta che si va
sempre piu' profilando a causa dell'entità dei
risarcimenti richiesti dalle vittime, o loro
congiunti, delle violenze sessuali. Richieste che
ammontano gia' ad oltre cento milioni di dollari,
una cifra insostenibile per la Diocesi bostoniana,
tanto e' vero che la commissione finanziaria della
stessa ha suggerito a Law di presentare istanza di
fallimento presso il Tribunale civile consegnando
i libri contabili.
Il cardinale Law, ritenuto uno dei più
influenti degli Stati Uniti,
fortemente stimato dallo stesso Papa e dal
presidente degli Usa, si trova a Roma già
dall'inizio della settimana ma - stando alla
dichiarazione resa ieri dal portavoce della Santa
Sede, Joaquin Navarro-Valls - prima di questa
mattina non aveva incontrato nessuno dei
responsabili della Curia che si occupano dello
scandalo dei preti pedofili negli Stati Uniti,
vale a dire il cardinale Dario Castrillon Hoyos,
Prefetto della Congregazione per il Clero, e lo
stesso cardinale Giovanni Battista Re.
Giovanni Paolo II ha quindi provveduto
a nominare il successore di Law: è monsignor
Richard Gerard Lennon, 55 anni, sacerdote dal
1973, nominato nel giugno di un anno fa vescovo
titolare di Sufes e ausiliare proprio di Law nella
medesima Arcidiocesi di Boston. Ora Lennon sale
sul gradino piu' alto della scala gerarchica
ecclesiastica della Chiesa bostoniana.
http://www.rai.it/news/articolonews/0,9217,38151,00.html
Michael
Hill, ex prete condannato nel 1997 a 5 anni di
carcere per violenze sessuali su minori, si è
dichiarato colpevole dei nuovi capi d'imputazione
Prete
pedofilo inglese ammette altri abusi. Nuove
critiche al primate cattolico
Il
cardinale Cormac Murphy O'Connorlo aveva nominato,
nel 1985, ignorando il giudizio espresso dai
medici che lo avevano giudicato "pericoloso
per la sicurezza dei bambini"
Il primate cattolico d'Inghilterra e Galles,
cardinale Cormac Murphy O'Connor, è al centro
di una nuova bufera dopo che un prete pedofilo
- a cui in passato aveva consentito di
proseguire la missione evangelica, nonostante
il parere contrario dei medici - ha ammesso
altri abusi sessuali su bambini.
Michael Hill, l'ex prete già condannato
nel 1997 a 5 anni di carcere per violenze
sessuali su minori, si è dichiarato colpevole
dei nuovi capi d'imputazione che gli sono stati
mossi dal giudice Christopher Moss. Quattro
delle sei violenze sessuali sui tre bambini tra
i 10 e 14 anni risalgono al periodo in cui
prestava servizio come cappellano dell'aeroporto
londinese di Gatwick, a metà degli anni '80.
Era stato il cardinale Cormac Murphy
O'Connor, riporta il quotidiano Daily Telegraph,
a nominarlo nel 1985, ignorando il giudizio
espresso dai medici che, solo qualche anno
prima, avevano giudicato Hill "pericoloso
per la sicurezza dei bambini". Hill,
ordinato prete nel 1960, è stato sospeso da
ogni incarico nel 1987, a seguito delle sue
ammissioni.
Gli esami clinici si erano resi necessari
dopo le lamentele ricevute per i comportamenti
"sospetti" del prete, che avevano
consigliato la chiesa cattolica a sollevare
temporaneamente il prete dai suoi incarichi.
Inizialmente Hill aveva negato i nuovi addebiti.
Solo in seguito ha confessato, aiutato dalla
terapia rieducativa cui è stato sottoposto.
Pedofilia,
arrestati due preti "Adescavano
nell´oratorio".
Alberto
Custodero
da
"La Repubblica" del 30 gennaio 2004
Entrambi i casi di violenza sessuale in
Piemonte: ad Alessandria e in un paesino del
Torinese. Uno è accusato da cinque dodicenni,
l´altro avrebbe abusato di una tredicenne
TORINO - Due sacerdoti piemontesi sono finiti
in carcere, nel giro di 48 ore, per violenza
sessuale su minori. Il primo è padre Domenico
Marcanti, 48 anni, di Alessandria, che al
doposcuola dell´istituto don Orione svolge
l´attività di animatore. Lo accusano cinque
ragazzini di dodici anni. Lo inchiodano i
filmati delle telecamere che i poliziotti
hanno installato nell´oratorio.
Il secondo è don Roberto Volaterra, 30 anni,
parroco di un paesino di 2000 abitanti,
Castagnole Piemonte, e vicario episcopale in
quella zona della provincia di Torino dove, in
mezzo a una immensa pianura, ci sono le
fabbriche della ex Indesit, ora Fiat Ricambi.
A denunciarlo è stata una ragazzina di
tredici anni che da un anno subiva le sue
molestie.
L´adolescente è figlia di una parrocchiana
che proprio a don Roberto, in confessionale,
aveva confidato di essere stata violentata, in
gioventù, dal maestro elementare. Il
sacerdote non ha esitato a fare subire alla
figlia la stessa violenza sessuale e
psicologica che la madre aveva sofferto da
bambina. L´ha palpeggiata con la forza mentre
si trovava a casa sua - approfittando
dell´assenza dei genitori - mentre l´
aiutava a fare i compiti. Le ha scritto
lettere oscene con pesanti riferimenti alla
sua pubertà. E l´ha molestata al telefono.
Con il sacerdote è finito agli arresti
domiciliari, per lo stesso reato, anche
l´animatore della parrocchia, Luciano
Sismondi: pure lui, secondo l´accusa del pm
di Pinerolo Ciro Santoriello, avrebbe
molestato l´adolescente. Quelle telefonate
sconce di don Roberto («Lo sai che Luciano mi
sta facendo questo, sai cos´è vero? Poi lo
fai anche tu, eh?»), avevano turbato la
ragazzina al punto che i genitori si erano
insospettiti. Quando hanno ascoltato il tenore
di quei colloqui telefonici, hanno subito
sporto denuncia.
Ai carabinieri che ieri lo hanno arrestato, il
parroco ha bisbigliato, quasi giustificandosi,
«quella ragazzina mi provocava». Don Roberto
Volaterra è orfano, vive solo. I magistrati
temevano che la solitudine forzata degli
arresti domiciliari avrebbe potuto portarlo a
un gesto di estremo sconforto.
Paradossalmente, hanno ritenuto che il
carcere, in questo momento così delicato
della sua vita, fosse per lui più sicuro.
Sulla vicenda è intervenuto l´arcivescovo di
Torino, monsignor Severino Poletto. Il
cardinale «ha espresso la propria vicinanza a
quanti sono turbati dalla dolorosa vicenda» e
ha auspicato che «le autorità competenti
possano in tempi brevi fare piena luce sul
caso». Poi, ha voluto «confermare stima e
fiducia nei confronti del clero della sua
diocesi che da sempre si distingue per il
generoso impegno pastorale».
Analoga, e altrettanto triste, la storia che
ha visto come protagonista,
nell´Alessandrino, padre Domenico Marcanti.
Contro di lui le intercettazioni ambientali,
anche filmate, disposte dopo la denuncia
presentata una decina di giorni fa in questura
dai genitori di un ragazzino di dodici anni.
Il minore aveva parlato di abbracci,
palpeggiamenti e baci, comportamenti
raccontati anche dagli altri minorenni
identificati attraverso le immagini registrate
e ascoltati dagli investigatori.
«Ce l´aspettavamo», è stato il commento
del padre di un ragazzo che frequenta il
doposcuola. Il sacerdote è stato interrogato
ieri pomeriggio nel carcere di piazza don
Soria. Per oltre un´ora ha risposto alle
domande del gip, che ha firmato l´ordinanza
di custodia e del pm che conduce l´inchiesta.
Pedofilia:
Usa; incriminato ex vescovo Springfield
Da
SwissInfo
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27 settembre 2004
21.57
NEW YORK - Il vescovo Thomas Dupre, ex
capo della diocesi di Springfield in
Massachusetts, è stato incriminato
per pedofilia. Dupre è il primo
prelato della Chiesa cattolica
americana incriminato in uno scandalo
di molestie sessuali. È accusato di
aver abusato di due ragazzini negli
anni Settanta.
Il vescovo, che ha 70 anni, si è
dimesso in febbraio al nono anno di
guida della diocesi dopo che un
quotidiano aveva reso di dominio
publico le accuse nei suoi confronti.
La diocesi di Springfield ha già
pagato parecchio per lo scandalo della
pedofilia: negli ultimi mesi ha
raggiunto un accordo con 46 vittime di
preti molestatori che è costato sette
milioni di dollari alle casse della
Chiesa.
272154 sep 04
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PRETI
PEDOFILI
Vaticano
sapeva di scandalo St.Polten da anni
Lo
sostengono alcuni testimoni in un documentario
televisivo
di APC
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Roma, 20 ago. (Apcom) - Nel
documentario televisivo dedicato allo
scandalo del seminario di St. Polten
il network tedesco ARD ha intervistato
alcuni testimoni, che sostengono all’unaminità una
tesi molto scomoda: il vescovo Kurt
Krenn (che aveva definito lo scandalo
come innocui "giochi da
ragazzi") e degli alti prelati
erano a conoscenza delle abitudini del
seminario, dei suoi festini
omosessuali e delle foto proibite.
Intanto un servizio radiofonico del
Suedwestrundfunk sostiene che anche il
Vaticano sapesse delle attività
omosessuali e questo da almeno
due anni.
Nel documentario, che andrà in
onda domenica sera, un ex-seminarista
racconta per la prima volta le
abitudini di St. Polten, ora chiuso
dall’inviato del Papa che ha
ritenuto obbligatorio un "nuovo
inizio".
Un testimone interno sostiene che la
morale all’interno del seminario
fosse praticamente assente e che i
preti avessero spesso rapporti
sessuali con i seminaristi, definiti
"carne fresca e giovane".
"Quel posto era come una
palude" racconta l’uomo.
"E’ molto triste",
conclude il testimone, che è stato
addirittura minacciato di morte,
"che il Vaticano abbia reagito
solamente dopo che i media avevano
portato alla luce questa sordida
situazione". Il Vaticano quindi,
secondo le accuse di molti, avrebbe
saputo dei sex party nel seminario, ma
non avrebbe fatto nulla per
contrastarli.
Già nel 1999 la Conferenza dei
Vescovi tedesca aveva dovuto stilare
un documento che regolasse i casi
riguardanti i seminaristi gay; avevano
concordato sul fatto che gli
omosessuali potessero diventare preti,
a patto di non ammetterlo mai in
pubblico e di attenersi severamente
alle regole del celibato. Era inoltre
vietato frequentare "luoghi
disdicevoli" quali bar e
discoteche.
Secondo l’indagine del SWR su 27
diocesi tedesche, la maggior parte di
esse si sarebbe attenute alle regole
per scegliere i futuri preti.
Ma, come fa notare a SWR il novizio
Stefan Kiechle, "la tentazione
siede nella camera accanto".
Nel seminario di St. Polten furono
ritrovate 40.000 foto pornografiche e
svariati filmini, nei quali erano
visibili anche dei bambini. Un giovane
seminarista è stato condannato a 6
mesi di prigione a causa del possesso
di materiale pedopornografico.
Mercoledì, 01 settembre 2004
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L'INCHIESTA.
Oggi la prima udienza di un
processo che lacera
la città. Le accuse dei
genitori, l'imbarazzo della
Curia
Maestre,
preti e pedofilia
E Brescia si spacca in due
La parola ai giudici, ma
accusa e difesa si scontrano
da un anno in piazza a colpi di
omelie e volantini
dal
nostro inviato DARIO OLIVERO
BRESCIA - Via San Faustino
attraversa come un fiume il
centro storico di Brescia e
lo divide in due. Da una
parte, i palazzi che
guardano verso il castello,
la parte ricca. Dall'altra,
il quartiere popolare del
Carmine che qualcuno chiama
"Carmen Street"
per dargli un'aria da
improbabile Bronx padano. La
storia che ha lacerato
Brescia incomincia qui,
nella scuola materna vicino
alla chiesa dei Santi
Faustino e Giovita che si
affaccia sulla via. Il
processo che si apre oggi ha
come imputate due maestre
d'asilo di 52 e 50 anni che
devono difendersi
dall'accusa di pedofilia. In
particolare di aver agito da
intermediarie tra uomini
governati da istinti
inconfessabili e i bambini
che loro avevano in
custodia.
Sono stati i bambini a
raccontarlo. Prima ai
genitori, poi ai magistrati
sotto il controllo costante
degli psicologi. Ma il
dibattimento è solo il
primo troncone di
un'inchiesta in cui sono
indagate altre dieci persone
per le quali non è stato
ancora decisa
l'archiviazione o il rinvio
a giudizio: altre quattro
maestre, tre bidelli e tre
sacerdoti.
UNA CITTA' CHE VACILLA.
Dodici persone in tutto che
rappresentano in un colpo
solo tutto quello che
Brescia ha sempre portato
come modello: il suo sistema
educativo, le sue strutture
sociali, la sua vocazione di
cooperazione e solidarietà,
la sua Chiesa che da
quindici secoli ne
costituisce l'anima
istituzionale, politica e
spirituale. Una macchina
sociale che rischia di
collassare per aver tradito
i suoi figli. Per questo da
più di un anno, da quando
questo incubo collettivo è
incominciato qualcosa
nell'anima della città si
è rotto. Difficile pensare
che non sia successo nulla,
impossibile pensare che sia
successo qualcosa. Per
questo un processo, il
processo, c'è già stato.
Ed è avvenuto sulla
pubblica piazza. E per
questo oggi sono in molti a
non voler parlare di questa
storia a voler spegnere i
riflettori.
LE PIAZZE CONTRAPPOSTE. Un
processo che ha tanti
protagonisti: parroci che si
difendono dal pulpito,
sacerdoti che conducono
inchieste parallele,
associazioni che denunciano
l'esistenza di una grande
rete criminale pedofila che
ha un nodo a Brescia,
fiaccolate di solidarietà
per gli indagati, interventi
del Garante della privacy e
dell'Anm. In tutto questo 23
bambini (quelli del processo
odierno sono nove) dai tre
ai cinque anni e 21 famiglie
sono finiti travolti da una
storia troppo grande per
loro. Genitori schiacciati
tra spese legali e
terapeutiche. Mariti che
cercano lavoro in altre
città, mogli che implorano
i mariti di farlo.
LE MAESTRE SOTTO ACCUSA.
Mentre il processo
incomincia si sta
concludendo il primo grado
di un altro dibattimento
analogo che vede imputati
per accuse di pedofilia
quattro maestre, tre bidelli
e una coordinatrice di
un'altra scuola materna
cittadina. Il precedente,
oltre che inquietante, è
importante perché le due
insegnanti sotto processo
oggi, lavorarono anche nella
prima scuola. Per loro a
settembre 2003 si aprono le
porte del carcere. Ci
resteranno dieci mesi prima
di ottenere i domiciliari.
Sono state tirate in ballo
dalle parole dei bambini che
raccontano di essere stati
portati fuori dalla scuola e
costretti a
"giocare" con
altri adulti e da questi
fotografati. Con il passare
delle settimane, sempre più
bambini vengono ascoltati. E
nei loro racconti emergono
sempre più particolari.
Altre persone finiscono sul
registro degli indagati.
Altre quattro insegnati, tre
bidelli. E il livello dello
scontro si alza quando tre
sacerdoti vengono coinvolti
nell'inchiesta.
LA DIFESA PUBBLICA DEI
SACERDOTI. Molti bresciani
lo ricorderanno fin che
vivranno quel 13 luglio del
2004, quando due parroci si
difendono dal pulpito
rendendo noto ai loro fedeli
di aver ricevuto un avviso
di garanzia. Molti bresciani
ricorderanno che quel giorno
ci fu un grande e lungo
applauso di solidarietà a
partire dai primi banchi
dove sedeva il sindaco. E
ricorderanno di aver
pensato: come possono uomini
con un passato e un presente
di prima grandezza nel
volontariato, negli oratori,
nella vita della città
essere anche lontanamente
coinvolti in accuse così
infamanti? "Non voglio
essere ricordato come un
prete pedofilo, perché non
lo sono", diceva il
parroco di San Faustino
invocando "una
giustizia con le lettere
maiuscole che a Brescia
spero sia ancora di
casa". Da questo
preciso momento Brescia,
tutta Brescia, è costretta
a schierarsi.
LA CROCIATA. E c'è chi
prende molto sul serio
questo appello. Uno dei
protagonisti del processo di
piazza si chiama don Mario
Neva, amico degli indagati,
ma soprattutto assistente
spirituale all'Università
Cattolica e nello stesso
tempo prete di frontiera che
ha tolto le prostitute dalla
strada. La sua crociata per
difendere gli indagati passa
dalle lettere ai giornali,
all'organizzazione di
fiaccolate di solidarietà
al carcere dove sono
rinchiuse le due maestre,
alla mailing list che, a
detta sua, raggiunge un
migliaio di persone, alle
interviste. "In questi
mesi ho preparato un dossier
- spiega - in cui ho
ricostruito tutta la
vicenda. Una
contro-inchiesta. Il primo
errore giudiziario è
incominciato con il primo
processo (quello alla prima
scuola ndr). Non nego
che ci siano preti pedofili,
ma nego che ci siano qui a
Brescia". Ma allora
come è potuto accadere?
"Alcuni genitori hanno
perso la testa, le perizie e
gli incidenti probatori
fatti sulle testimonianze
dei bambini sono stati
viziati da prestazioni
psicologiche disastrose e
qualche forza politica ha
cercato di strumentalizzare
la vicenda". Don Neva
ha ricevuto anche un
richiamo del Garante della
privacy per aver fatto
pubblicamente i nomi dei
genitori di alcuni bambini
coinvolti. "Lo sapevo,
ma intanto quando mi
fermeranno avrò già
comunque raggiunto il mio
scopo". Quale?
"Dimostrare che a
Brescia non è successo
nulla, salvare la comunità
da una ferita che non si
sanerebbe neanche in una
generazione".
LA CURIA. Don Neva è solo
uno dei protagonisti in
campo, ma è una presenza
vistosa e battagliera. E'
prete di strada ma anche
rappresentante di spicco
della Chiesa bresciana. Alla
domanda: lei non teme che la
sua posizione crei imbarazzo
alla curia? risponde:
"Il mio demone buono,
il mio demone socratico,
quando ho incominciato una
battaglia per la giustizia
non mi ha detto fermati. E
non me lo ha detto neanche
il mio vescovo". La
curia si è espressa
ufficialmente una volta sola
ma in modo preciso e
inequivocabile. Il vescovo,
monsignor Sanguineti, ha
respinto la richiesta di
dimissioni dei tre sacerdoti
e di altri che avevano fatto
la stessa cosa per
solidarietà verso gli
indagati. E il vicario
generale monsignor Francesco
Beschi ha scritto una lunga
lettera che i parroci hanno
letto nel famoso discorso
dal pulpito. Si incoraggia
"l'accertamento della
verità", ma nella
sostanza la Chiesa difende i
suoi preti. "Pur nella
massima comprensione per la
grande sofferenza che
affligge queste persone (le
famiglie e i bambini ndr)
- si legge nella lettera -
il vescovo desidera
comunicare alla vostra
comunità parrocchiale la
sua personale certezza
morale relativamente
all'innocenza dei suoi
sacerdoti e pertanto li
riconferma nel loro
incarico, accompagnandoli
con la sua paterna
vicinanza".
CLIMA PESANTE. Come la
curia, anche le altre
istituzioni cercano di
tenersi a una distanza
siderale dalle urla che si
sentono in piazza. O almeno
ci provano. Il sindaco ( clicca
qui per l'intervista)
si appella continuamente
alla ragione e difende il
modello educativo bresciano
ma ammette che, "sia in
caso di innocenza che di
colpevolezza, di fatti
accertati o di suggestione
collettiva, è chiaro che a
Brescia abbiamo un problema
serio". In Procura il
silenzio sulla vicenda è
blindato. Anche perché gli
avvocati difensori non hanno
mai nascosto di voler far
trasferire il processo in
quanto il clima in città
non consentirebbe un
dibattimento sereno.
Un'ipotesi, questa, guardata
con terrore, oltre che dai
magistrati, anche dai
genitori che sarebbero
costretti a subire fatiche
processuali, fisiche ed
economiche aggiuntive.
Interviene anche
l'Associazione nazionale
magistrati per far notare
che "ripetere in ogni
sede che il clima non è
sereno significa
semplicemente adoperarsi
perché non lo sia".
"CACCIA ALLE
STREGHE". Certo il
clima proprio sereno non è.
Un altro protagonista della
vicenda è uno dei bersagli
di Don Neva: l'associazione
contro la pedofilia Prometeo
e il suo responsabile,
Massimiliano Frassi. Il
gruppo si occupa della
vicenda da un anno quando
ormai i magistrati hanno
già raccolto i racconti dei
bambini. Con quale titolo
Prometeo viene a Brescia?
"Per aiutare i
genitori, per ascoltarli,
aiutarli a sfogare la
rabbia", dice Frassi.
Non tutte le famiglie sono
d'accordo ad appoggiarsi a
Prometeo. Frassi dice cose
difficili da sentire come:
"Esiste una casistica
di pedofilia fatta da
predatori con la complicità
di persone a contatto con i
bambini", "A
Brescia è in atto
un'operazione per far
passare i racconti dei
bambini come non
attendibili", "Qui
c'è un clima da caccia alle
streghe contro chi difende
le famiglie e invece chi
difende i presunti colpevoli
viene ascoltato".
Facile, date queste
premesse, che la tensione
raggiunga le stelle quando
Frassi si muove. Come quando
all'uscita di un convegno,
regolarmente attaccato da
Don Neva, un uomo accusa
Frassi di averlo colpito con
un pugno.
LE FAMIGLIE. E arriviamo
all'ultimo anello della
storia, le famiglie,
l'anello debole. E' gente di
ogni classe sociale perché
la scuola materna è un
mappamondo geografico e
sociale. Alcuni di loro sono
credenti, altri cattolici
praticanti o attivi nella
vita sociale della chiesa
bresciana. Per alcuni la
chiesa è tutto, per altri
nulla. Alcuni sono
benestanti, altri meno.
Hanno bambini in terapia.
Hanno un disperato bisogno
di silenzio e nello stesso
tempo di non sentirsi soli.
Vorrebbero svegliarsi da
quelle poche notti che non
passano insonni come i loro
figli e scoprire che è
stato solo un brutto sogno.
Che i loro bambini sono
vittima di una spaventosa
allucinazione collettiva ma
comunque meno spaventosa di
questa realtà. Che nessuno
a cui avevano affidato i
loro figli ha tradito la
loro fiducia. Che
continueranno a vivere nella
città in cui hanno scelto
di vivere. Che quelle urla
che si sentono venire dalla
città nella piccola stanza
in cui alcuni di loro tante
volte si sono riuniti non li
riguardano. Che i processi
si fanno in tribunale.
Repubblica (
18 ottobre 2004
)
|
|
martedì
26 marzo 2002
23.00.00
Pedofilia
clericale
Il 14 marzo 2002 il Vaticano ha rimosso dalla
diocesi di Palm Beach, in Florida, il vescovo
Anthony J. O’Connell, per comprovati abusi
sessuali su giovani seminaristi. Stessa sorte
tocca il vescovo di Poznan, in Polonia, anche
lui per molestie su una dozzina di alunni di
seminario. Questo caso segue centinaia di
altri (fra cui Anthony Bevilacqua di
Philadelphia, Egan di New York, il cardinale
Bernard Law e John J. Geoghan entrambi di
Boston e Jean Di Falco, vescovo di Parigi) e
sembra tanto più scottante perché il vescovo
sotto tiro, Juliusz Paetz, in precedenza
lavorava in Vaticano nella Camera pontificia,
a stretto contatto con Giovanni Paolo II. Il
giudice rotale Antoni Stankiewicz, ha raccolto
un nutrito dossier di accuse, che correvano da
tempo per bocca della psichiatra Wanda
Poltawska, amica d’infanzia del Papa e molto
critica sui tentativi della Chiesa di
insabbiare il tutto.
Forse aveva ragione Arthur Schopenauer quando
scriveva: "...la religione è una guida
per elemosinare il Cielo: guadagnarselo
sarebbe troppo scomodo. I preti sono i sensali
di quell’accattonaggio..."
Pedofilia
nella Chiesa Cattolica Italiana
Eccellenza,
lei sapeva e taceva.
di Marco Marchese
(ex seminarista del seminario di Agrigento)
Ragazzo
abusato in seminario scrive al vescovo di
Agrigento.
Da ADISTA n. 54 del 17-7-2004
|
DOC-1539. AGRIGENTO-ADISTA. Un prete
abusa di lui, dodicenne, sessualmente.
Nel seminario arcivescovile di
Agrigento che si trova nella
vicinissima Favara. Per quattro anni.
Prende coraggio Marco Marchese e
racconta le sue sofferenze al vescovo,
mons. Carmelo Ferraro di Agrigento.
Vuole che nessun altro bambino o
ragazzo debba patire quello che lui ha
patito. Quel prete, don Bruno Puleo,
è malato, sostiene Marco; lo faccia
curare, chiede al vescovo, perché non
possa più fare del male. Lo
tranquillizza il vescovo: "ci
penso io". Ma l’unica cosa che
fa è ’obbligare’ il reo a
chiedere scusa all’offeso. E nulla
più. Altri sette ragazzi, si viene a
sapere poi, hanno subìto le
attenzioni e le carezze morbose di don
Puleo.
Raccontiamo tutta la vicenda nel
numero blu allegato, in un’intervista
a Marco Marchese. Qui di seguito,
invece, la lettera che Marco ha
inviato l’8 luglio al vescovo
Ferraro.
Scrivo
a lei, Eccellenza reverendissima
monsignor Carmelo Ferraro, arcivescovo
metropolita della Chiesa Agrigentina.
Scrivo proprio a lei che, una sera di
novembre del 2000, ha ascoltato, quasi
con indifferenza, il mio racconto. Forse
lei non immagina nemmeno quanto mi sia
costato, in quell’occasione, rivivere
i momenti più brutti della mia vita.
Ma a lei che importa?
Scrivo a lei perché sono addolorato e
profondamente amareggiato dal suo
silenzio. Non per lei, di cui m’importa
ben poco, ma per questa povera Chiesa,
che si ritrova ad essere guidata da una
persona che non ha saputo dirigere il
gregge affidatogli, soprattutto i
piccoli e gli indifesi.
Monsignor Wilton Gregory, presidente dei
vescovi americani ha detto (la
Repubblica, 21 febbraio 2002):
"Ciò che abbiamo fatto o non
abbiamo fatto ha contribuito all’abuso
sessuale di bambini e giovani da parte
del clero e di persone all’interno
della Chiesa". Forse si starà
chiedendo cosa ha a che fare tutto ciò
con lei, si chiederà cosa ha fatto o
non ha fatto ed io le voglio subito
venire in aiuto. Lei era tenuto come
tutti i vescovi diocesani ad informare
tempestivamente la Congregazione
Vaticana per la Dottrina della Fede
delle eventuali accuse di pedofilia
contro sacerdoti cattolici. Non sono io
a dirlo, ma due documenti tratti dagli Acta
Apostolicae Sedis, gazzetta
ufficiale della Santa Sede, secondo cui
i presuli debbono svolgere indagini nel
caso vi sia anche solo il sospetto di
pedofilia nei confronti di preti! Lei
cosa ha fatto? Mi chiedo: perché lei,
venuto a conoscenza di fatti sì gravi
non ha preso alcun provvedimento
seguendo il monito della Santa Sede?
Cosa voleva che accadesse? Che io
ritrattassi? Voleva forse recuperare il
colpevole? E come? Facendo finta di
niente? Lasciando il prete al suo posto,
in mezzo alla gente, ai giovani e ai
bambini per oltre un anno e mezzo? O
voleva forse salvare l’onorabilità
dell’istituzione? La piaga all’interno
della Chiesa aumenta sempre più,
nonostante la Chiesa abbia elaborato
strumenti d’intervento a livello
locale e universale senza riuscire a
utilizzarli! E lo sa perché? Perché
chi dovrebbe farlo tace, per paura o
meno, si nasconde dietro al silenzio,
portando ad una rovina ancora più
grande e sono sicuro che se non avessi
denunciato il fatto alla Procura, lei se
ne starebbe ancora con le mani in mano.
Mi chiedo, però, come mai, in occasione
dell’attentato alla chiesa madre di
Favara, in particolare per l’incendio
del portone principale, lei (Il
Giornale di Sicilia, maggio 2000,
cronaca di Agrigento) definì il
silenzio di chi sapeva come connivenza.
E il suo silenzio attorno alla mia
vicenda? Come bisogna definirlo? E mi
viene da pensare che altre vicende
simili alla mia siano state taciute,
sotterrate nel silenzio! E chissà
quante! Cosa sarebbe stato se non avessi
raccontato a nessuno quanto successomi
all’età di dodici anni in seminario a
Favara? Glielo dico io: avrei continuato
a soffrire in silenzio senza però l’amara
delusione di vedere le persone che mi
hanno ascoltato rimanere con le mani in
mano; non avrei richiamato alla mente
una vicenda che per me andava
cancellata, che per me era troppo
pesante. Non avrei avuto la grande
delusione di aver accanto persone
ipocrite, conniventi e mi fermo qui.
Si ricorda quando nella stessa occasione
del portone bruciato ha decretato un
anno di preghiera in riparazione del
sacrilegio compiuto? Un anno di
preghiera, un rosario perpetuo, recitato
ventiquattro ore su ventiquattro,
perché "tutti siamo responsabili
di tutti", così si leggeva sul
giornale.
Le chiedo allora: quanto bisogna pregare
per una infanzia bruciata, per un cuore
che per sei anni non ha smesso di
piangere in silenzio? Bruciare l’infanzia
di un ragazzo non è più di un
sacrilegio? E quanti rosari perpetui
bisogna recitare per i mangia-bambini? E
per quelle persone che pur sapendo,
compreso lei, hanno fatto finta di
niente? Non le viene in mente, al
riguardo, la parabola del buon
samaritano e soprattutto quelle persone,
sacerdote e levita, che vedendo
passarono oltre? Lei chi si sente di
essere tra queste persone? Forse il buon
samaritano? Ad essere sincero non mi
importa nulla di quello che si sente. Mi
importa dei bambini! Le ho raccontato di
me, rivivendo per l’ennesima volta
quello che lei, evidentemente, non può
capire, quello che non ho mai saputo
dimenticare e le chiedo: cosa ha fatto?
Mi risuonano ancora le parole da lei
pronunciate in occasione dell’abbattimento
di alcune abitazioni abusive presso la
Valle dei Templi: "Il Vangelo è
passione d’amore per la verità.
Quando è la dignità di un popolo ad
essere compromessa, allora non posso
tacere" (Il Giornale di Sicilia,
2 febbraio 2000, cronaca di Agrigento).
Sicuramente tra i suoi tanti impegni ad
alzare la voce in difesa dei deboli e in
difesa della verità, non ha potuto
leggere bene la lettera inviata dal
santo Padre ai sacerdoti il giovedì
santo, laddove affermava la vicinanza a
coloro che hanno dovuto subire le
conseguenze dei peccati dovuti al
tradimento di preti ai loro voti e lo
sforzo di rispondere secondo verità e
giustizia ad ogni penosa situazione.
Ricordi bene che la dignità umana e la
sacralità dei bambini vengono prima di
ogni cosa! È questo cui la Chiesa mi ha
insegnato a credere, ma evidentemente
crediamo o abbiamo conosciuto un Dio
diverso. Sì, perché se lei credesse
nello stesso mio Dio, Padre, che ama e
consola gli afflitti, Figlio, che si fa
voce degli ultimi e dei più deboli, e
Spirito Santo, che infonde forza e
coraggio per sostenere la verità e la
giustizia, ne avrebbe lo stesso timore
che ne ho io! Avrebbe timore di questo
Dio che dice: "Chiunque scandalizza
uno solo di questi più piccoli che
credono in me, sarebbe meglio per lui
che gli fosse appesa al collo un macina
d’asino e fosse gettato negli abissi
del mare"; "chi accoglie anche
uno solo di questi più piccoli in nome
mio, accoglie me"; "i loro
angeli nel cielo vedono sempre la faccia
del Padre" (e gridano vendetta agli
occhi di Dio). Ne parla tanto il Vangelo
che lei instancabilmente annuncia, ma
evidentemente del Vangelo si ricorda
solo quello che fa più comodo!
Sono convinto che per fare certe scelte
e affrontare certi problemi che magari
comportano dei rischi per la propria
immagine o la mettono in gioco, ci vuole
molto coraggio. Penso altresì che, per
chi ha un po’ di coscienza e di fede,
ci vorrà molto più coraggio nel
presentarsi dinanzi a Dio che, preti o
meno, ci chiederà conto di tutto. Dov’è
la sua coscienza? Forse non faccio parte
anche io come tanti altri ragazzi (i cui
pianti, le cui sofferenze le dovranno
pesare) del gregge che è affidato
proprio a lei da Dio e dalla Chiesa? Non
è lei che se ne deve prendere cura e
non è a lei che Dio ne chiederà conto?
Forse lei è immune al giudizio di Dio e
degli uomini?
Tra le poche persone che mi hanno
sostenuto nella mia vicenda vi è il
Santo Padre che continua a darmi
speranza. Egli che ha rifiutato
categoricamente gli infingimenti, le
omertà, le complicità. Il papa non ha
taciuto!
Mi ritornano alla mente le parole del
cardinale Ersilio Tonini secondo cui è
meglio avere dieci sacerdoti in meno che
averne uno sbagliato. La pedofilia e l’omosessualità
vanno affrontati tempestivamente e con
fermezza! (Jesus, luglio 2002).
Disse altresì che i rettori dei
seminari e i direttori spirituali non
possono permettersi di lasciar correre!
Non è a lei che la Chiesa chiede e
impone di accertare l’integrità dei
seminaristi e di quanti si accostano all’ordine
sacro? Non è lei che ha ordinato quel
giovane prete? Non è stato lei a
decidere quali giovani seminaristi
dovevano essere assistenti dei ragazzi
del seminario di Favara?
Lo sa perché le ho raccontato di me
quella sera di novembre? Perché credevo
in lei, credevo che lei, quale pastore
di questo gregge e difensore dei più
piccoli e più deboli, avrebbe ascoltato
il mio grido e avrebbe impedito altre
"carneficine" di bambini e di
sogni!
Concludo, Eccellenza, rinnovando la mia
fiducia nella Chiesa di Cristo e a sua
Santità Giovanni Paolo II che, rivolto
ai giovani riuniti a Toronto, ha avuto
il coraggio, ancora una volta, di dire:
"Mi vergogno per i preti pedofili e
per chi ha coperto con il silenzio
questi abomini".
Possano queste parole risvegliare la sua
coscienza, assopita in un torpore durato
troppo a lungo.
Marco Marchese
(ex seminarista del seminario di
Agrigento)
Mercoledì, 14
luglio 2004
|
INERTE
E INDIFFERENTE, IL VESCOVO DI AGRIGENTO NON
DENUNCIA IL PRETE CHE ABUSA. INTERVISTA
ADISTA
N°53 del 17 luglio 2004
|
32423. AGRIGENTO-ADISTA. Un vescovo
viene informato di abusi sessuali
commessi da un sacerdote ai danni di
un seminarista e non prende alcun
provvedimento. Dirà, poi, che la
questione non lo riguardava. I
drammatici fatti non avvengono nell’ennesima
diocesi statunitense, dove il
"bubbone" è esploso ormai
da anni, grazie anche al coraggio
delle vittime e alla dismissione dell’atteggiamento
omertoso di persone coinvolte e dei
vertici ecclesiastici. Il vescovo in
questione è italiano: si tratta di
mons. Carmelo Ferraro, che era alla
guida della diocesi di Agrigento all’epoca
dei fatti e lo è anche adesso.
Il sacerdote, don
Bruno Puleo, ha patteggiato la pena il 7
luglio: gli sono stati inflitti 2 anni e
6 mesi di reclusione (è stato un
secondo patteggiamento fra le parti: il
primo era per una pena di due anni, che
era stata giudicata insufficiente dal
gip Luigi Patronaggio). Ha preferito il
patteggiamento al processo, che avrebbe
molto probabilmente aggravato la sua
posizione. Il patteggiamento infatti ha
riguardato una sola vittima. Le
indagini, condotte dal pm Caterina
Sallusti, avevano però riscontrato
abusi nei confronti di altri sette
ragazzi, sei dei quali dello stesso
seminario (quello arcivescovile di
Agrigento che si trova a Favara) dove
don Puleo, inizialmente diacono, era
stato assistente per un periodo che si
è concluso nel 1995. Attualmente don
Puleo è parroco a Sant’Anna, una
piccola frazione nei dintorni di
Agrigento.
Marco Marchese, la
vittima che ha sporto denuncia, ha
subìto abusi nel seminario
arcivescovile di Agrigento a partire
dall’età di 12 anni. Oggi ne ha 22,
ha lasciato il seminario nel 2000 e, a
vicenda giudiziaria conclusa, ci tiene a
sottolineare che non era il carcere per
il suo "carnefice" lo scopo
della sua azione, ma l’emersione di un
fenomeno che causa sofferenza indicibile
a tanti bambini, con la speranza inoltre
che la Chiesa abbia il coraggio di
mettersi dalla parte degli offesi. March
ese si era deciso a presentare un
esposto dopo aver constatato che né il
rettore del seminario, don Gaetano
Montana, né il vescovo Ferraro - ai
quali aveva raccontato tutto - avevano
preso provvedimenti per fermare don
Puleo.
Il giorno dopo il
patteggiamento, Marco ha inviato al
vescovo una lettera molto severa e
accorata. "Scrivo proprio a lei che
- recita l’apertura della lettera -
una sera di novembre del 2000 ha
ascoltato, quasi con indifferenza, il
mio racconto (…). Scrivo a lei perché
sono addolorato e profondamente
amareggiato dal suo silenzio",
amareggiato "per questa povera
Chiesa che si ritrova ad essere guidata
da una persona che non ha saputo
dirigere il gregge affidatogli,
soprattutto i piccoli e gli
indifesi". Ne riportiamo il testo
integrale nel numero di Adista-documenti
allegato.
Ma Marchese non
intende fermarsi a questo: intende
procedere in sede civile contro quanti -
sicuramente il rettore e il vescovo -
hanno omesso di prendere provvedimenti
contro don Puleo, malgrado, avendone l’autorità,
fosse per loro un obbligo intervenire.
In ambito ecclesiale,
non esiste nel Diritto Canonico un
canone riguardante eventuali pene da
comminare a chi non denuncia un reato
avendone conoscenza. Ma è anche vero
che il card. Bernard Law ha subìto
così forti pressioni (anche dalla Santa
Sede?) proprio per aver
"coperto" i preti pedofili
della sua diocesi da vedersi costretto,
nel dicembre del 2002, a dimettersi da
vescovo di Boston. Il Diritto Canonico
lascia peraltro molta autonomia di
gestione ai vescovi che si trovino di
fronte a reati dei loro sacerdoti. Anche
se per costoro ci sono canoni precisi.
In particolare, per i delitti contro il
sesto comandamento, commessi "con
violenza, o minacce, o pubblicamente, o
con un minore al di sotto dei 16
anni", il canone 1395, al paragrafo
2, prevede "giuste pene, non
esclusa la dimissione dallo stato
clericale". Ma non è stato
applicato finora contro don Puleo, il
quale è stato solo spostato dalla
parrocchia, popolo! sa e ric ca di
bambini, di Palma di Montechiaro a
quella ben più piccola di Sant’Anna,
piccolo borgo nella provincia di
Agrigento. Spostamento avvenuto però
nel 2002: l’esposto di Marco Marchese
contro don Puleo è della primavera del
2001. Il vescovo non poteva non esserne
a conoscenza.
Tutta la vicenda è
ricostruita qui di seguito nell’intervista
che abbiamo realizzato con Marco
Marchese.
Come comincia la tua
storia?
Sono
entrato nel seminario minore nel 1994
perché la mia vocazione era di
diventare sacerdote. Avevo 12 anni,
frequentavo la seconda media. Avevamo
come assistente don Puleo, che allora
era diacono. Lui aveva per me molte
attenzioni, mi faceva anche dei regali.
Poi, ai primi di dicembre, mi fece
accomodare nella sua stanza e successe
il tutto.
La cosa si ripeté?
Sì,
soprattutto nei giorni di pioggia,
perché altrimenti preferivo giocare a
calcio e non andavo a riposare con lui.
Nessuno faceva caso
al fatto che andassi a riposare con lui?
Penso
di no, perché capitava che noi ragazzi
trascorressimo del tempo in camera sua a
chiacchierare. Poi si trattava delle
prime ore del pomeriggio, ognuno stava
per conto proprio. Questa cosa è durata
fino a quando lui, l’anno successivo,
è diventato sacerdote e ha lasciato il
seminario minore. Il nostro rapporto
però è continuato. Lui è diventato il
mio padrino di cresima. Io andavo a
trovarlo, o in parrocchia o in casa sua.
Lui continuava con le
sue attenzioni verso di te?
Sì.
Non riuscivi ad
opporti?
La
prima volta rimasi perplesso. Era
ovviamente la mia prima esperienza
sessuale, precocissima e sbagliata. Lui
mi diceva che era solo una questione di
amicizia, che la nostra era un’amicizia
particolare, mi diceva di non parlarne
con nessuno perché avrei suscitato
delle gelosie, che era normale il nostro
comportamento, che era giusto. Io gli
credevo. E mi sono affezionato ! a lui.
A nche se cominciai subito a star male:
mi fu diagnosticata una colite nervosa
che mi portai dietro per un bel po’.
Quando hai capito che
il vostro rapporto era sbagliato?
Quando
sono andato al liceo, una scuola
pubblica, perché nel seminario maggiore
non esisteva una scuola superiore, e
sono entrato in contatto con altri
ragazzi e con le ragazze. Allora avevo
minori possibilità di passare del tempo
con don Puleo, perché ero impegnato in
varie attività comunitarie. Succedeva
quando lui chiedeva al rettore del
seminario, don Gaetano Montana, che mi
inviasse nella sua parrocchia, in
occasione delle cosiddette giornate per
il seminario in cui si fa raccolta di
fondi per le istituzioni di formazione
sacerdotale, perché altrimenti non ci
vedevamo mai. Sicché andavo nella
chiesa dove celebrava.
Fino a che età hai
dunque mantenuto il rapporto con don
Puleo?
Fin
verso i 16 anni, perché a quel punto le
nostre strade si sono divise: io non
volevo più incontrarlo, e anche lui non
faceva pressione per vedermi perché, a
quanto ho capito dopo, aveva altri
ragazzi sotto mano. E in effetti sono
venuti fuori i nomi di altri ragazzi
vittime delle stesse attenzioni morbose
da parte sua.
Ragazzi del tuo
stesso seminario?
Sei
sì. Del settimo non so nulla di
preciso.
In tutti questi anni
non ti sei confidato con nessuno?
Mai.
Fino a quando uno degli assistenti che
mi accompagnavano a Palermo per una
delle tante visite a motivo della
colite, e che aveva sentito di strani
episodi che accadevano in seminario,
riuscì a farmi parlare e mi consigliò
di parlare subito con il vice-rettore. A
me non interessava fare del male a quell’uomo,
ma fare in modo che nessun altro ragazzo
dovesse più soffrire quello che io
avevo sofferto.
E andasti dal
vice-rettore?
Sì,
il giorno dopo. Mi assicurò che avrebbe
parlato con il rettore, che dovevo stare
tranquillo, che avrei dovuto pensare
agli studi e basta. Non ho! avuto n
essun tipo di riscontro. Durante un
ritiro spirituale parlai anche con il
rettore che mi disse che era stato messo
al corrente della mia situazione dal
vice-rettore e che avrebbe parlato con
il vescovo, monsignor Carmelo Ferraro,
tuttora in carica. Io mi fidai. Inoltre,
se mi capitava di incontrare don Puleo,
erano sempre incontri pubblici, ritiri
spirituali, ci si salutava normalmente
come se i nostri rapporti in passato
fossero stati normali e basta. Nel
giugno del 2000 lasciai il seminario.
Quali furono i tuoi
passi successivi?
Continuavo
ad aspettarmi qualche riscontro alla mia
denuncia. Invece non succedeva niente.
Allora chiesi un incontro con il vescovo
che mi ricevette subito. Stranamente,
perché quando eravamo in seminario, se
gli chiedevamo udienza, dovevamo
attendere a lungo. Il vescovo mi
ascoltò e cadde dalle nuvole. Disse che
nessuno mai l’aveva informato di
quanto era avvenuto. Io gli confidai la
mia paura che don Puleo potesse
continuare a fare del male ad altri
ragazzi. Aggiunsi anche che il sacerdote
andava aiutato perché la pedofilia è
una malattia. "Cerchi di fare
qualcosa", insistetti, "lei è
il padre spirituale di tutti i
sacerdoti". Era anche la massima
autorità cui io potessi rivolgermi. Il
vescovo mi assicurò che ci avrebbe
pensato lui e che dovevo stare
tranquillo. Mi licenziò regalandomi un
libro. Da allora non ho avuto più
notizie dal vescovo, non ho più avuto a
che fare con lui. Invece il giorno
successivo ebbi notizie da don Puleo,
perché si precipitò a casa mia e mi
rimproverò aspramente perché gli avevo
fatto perdere la fiducia del vescovo.
Dunque il vescovo, in
seguito al colloquio con te, l’aveva
chiamato?
Sì.
Mi disse che il vescovo lo aveva mandato
a chiedermi scusa se mi aveva provocato
dei turbamenti.
Come si è arrivati
alla denuncia davanti all’autorità
giudiziaria?
Qualche
giorno dopo parlai con il mio parroco,
don Giuseppe Veneziano, che tra l’altro
era stato suo retto! re quand o don
Puleo era in seminario. Si meravigliò
del mio racconto, sia perché don Puleo
era stimato in diocesi, sia perché il
vescovo non gliene aveva fatto parola.
Successivamente mi chiamò per dirmi che
aveva parlato col vescovo. "Questa
storia con don Puleo è acqua passata,
ormai sono anni che è successa, tu stai
tranquillo, fatti la tua vita,
chiudiamola qui". Intanto però don
Puleo continuava a fare il parroco. Era
nella parrocchia del Villaggio Giordano,
a Palma di Montechiaro.
Neanche un’ammonizione
al prete?
Non
so che dire. Però, a seguito di non so
quali vicende, due anni fa, è stato
spostato e gli è stata affidata un’altra
parrocchia: non è più a Palma di
Montechiaro ma in un piccolo paesino nei
dintorni di Agrigento, Sant’Anna.
A causa di altre
vicende di pedofilia?
Beh,
tre di questi ragazzi sono di Palma di
Montechiaro. Qualcuno avrà saputo
qualcosa… Ma non posso dirlo con
certezza.
Don Gaetano Montana
è ancora al suo posto?
Sì,
continua a fare il rettore del seminario
arcivescovile. Mi chiedo come sia
possibile. Altri ragazzi possono passare
le stesse mie disavventure e nessuno li
difenderà. Dico questo perché,
riguardo a don Gaetano, devo aggiungere
una cosa. Non avendo raggiunto alcun
risultato con i miei colloqui, ho
parlato con i miei genitori, i quali
hanno contattato un avvocato. Questi,
prima di fare l’esposto alla
magistratura (presentato poi nella
primavera del 2001), ha voluto
incontrare il vescovo per capire come
mai la massima autorità non avesse
preso alcun provvedimento. Il vescovo
rispose che lui era super partes,
che bisognava prendersela con il prete e
che comunque il polverone che sarebbe
seguito allo scandalo non conveniva a
nessuno.
Dopo la presentazione dell’esposto
cos’è successo?
Parlai
con il Sostituto Procuratore che chiamò
tutte le persone che io avevo citato.
Facesti anche il nome
del vescovo fra le persone informate dei
fatti?
Sì,
e furono chiamate. Ma non so se fu
chiamato anche il vescovo. Fui messo a
confronto con il parroco, don Giuseppe
Veneziano, e con il rettore, don Gaetano
Montana. Il parroco inizialmente negò
che gli avevo parlato degli abusi
subiti. Poi, caduto in contraddizione,
si è trincerato dietro il segreto
confessionale. Cosa che non sta in
piedi: io non mi ero confidato con lui
in confessione. Il rettore non negò,
anche se disse che non ricordava bene
quando gli avevo parlato della mia
storia. Alla domanda: "come mai non
parlò con il vescovo?", rispose
che era preso da altre cose, c’era da
ristrutturare il seminario, e siccome il
ragazzo, cioè io, sembrava abbastanza
tranquillo, tutta la faccenda si poteva
rimandare. Lui parlò con il vescovo
quando questi, in seguito al nostro
colloquio, lo interpellò.
Qualche giorno fa, il
7 luglio, don Puleo è stato condannato
a due anni e sei mesi di reclusione.
Finisce qui o farai ulteriori mosse?
Intendo
intentare una causa civile contro le
persone che hanno un ruolo di
responsabilità in situazioni del
genere. Certamente il rettore del
seminario, ma tanto più il vescovo, il
quale, pur non avendo responsabilità
penale, è civilmente - e moralmente -
responsabile. Avrebbe dovuto prendere
provvedimenti che non ha preso. A me non
risulta che il vescovo sia mai stato
interrogato: attendo di prendere visione
di tutti gli atti processuali per averne
conferma.
Un’altra
cosa che intendo fare, ed è il motivo
per cui all’università sto studiando
psicologia, è aiutare le persone che
subiscono abusi. Per la qual cosa ho
già fondato un’associazione, che deve
diventare uno sportello di ascolto
Martedì, 13
luglio 2004
|
Il
post scriptum da Concilium 3 del 2004 sulla
pedofilia
|
I supposed Him to exist only within
the walls of a church - in fact, of
our church - and I also supposed that
God and safety were synonymous. The
word "safety" brings us to
the real meaning of the word
"religious" as we use it
(JAMES BALDWIN)1.
Chiediamo perdono alle vittime, siamo
loro grate per il coraggio di aver
rotto il silenzio, proviamo vergogna
per i crimini della nostra chiesa e
chiediamo che sia fatta giustizia nei
confronti delle vittime e dei
sacerdoti che si sono resi colpevoli,
senza che ci si limiti a una
"riparazione" o una
"condanna".
La crisi in cui è incappata la chiesa
cattolica con i crimini ai danni di
bambini e ragazzi, è la nostra crisi.
Siamo membri di una chiesa che -
ancora una volta - ha taciuto; ha
coperto uomini che hanno leso
irreparabilmente la salute psichica di
alcuni bambini; per anni ha passato
sotto silenzio crimini che in altri
contesti spingono immediatamente all’azione
i pubblici ministeri. Negli anni
passati molte cose sono state scritte
e accertate; di molte altre noi, come
membri della chiesa e parte dell’opinione
pubblica, continuiamo a rimanere all’oscuro.
Questo è quanto sappiamo: siamo di
fronte a una catastrofe doppia e su un
duplice piano. Bambini e ragazzi sono
stati trasformati in vittime, nel
luogo più sensibile e intimo
immaginabile della loro identità, da
coloro che avrebbero dovuto guidarli e
proteggerli; queste vittime sono state
tradite da coloro che, come comunità,
intendono rappresentare un segno di
santità nel mondo.
La fiducia è una componente
necessaria di ogni chiesa viva. Qui si
è abusato di questa fiducia su
entrambi i piani della catastrofe; non
sappiamo ancora se sia stata
definitivamente distrutta. Il
tradimento delle vittime è allo
stesso tempo anche il tradimento della
fiducia nei rappresentanti della
chiesa a cui, conformemente al loro
ufficio, spetta la responsabilità
particolare di strutturare la propria
autorità in modo etico. Il tradimento
della fiducia è il tradimento della
convinzione secondo cui i sacerdoti e
i vescovi devono rendere metro del
proprio agire la responsabilità etica
nei confronti di coloro con cui
comunicano in quanto sacerdoti e
vescovi; in caso contrario la loro
autorità diventa esercizio
autoritario di potere, indegno di una
chiesa.
Questo tradimento, che si esprime in
ogni singolo caso dell’esercizio di
violenza e che si è protratto nel
modo in cui la chiesa e i vescovi
hanno gestito le violenze, non ci
scuote solo come individui; scuote le
fondamenta della chiesa come luogo
della sequela di Cristo. Soltanto: la
chiesa non ne viene scossa.
Risarcimenti in denaro, dimissioni di
vescovi, sospensioni di sacerdoti dal
loro ufficio sono tutti quanti dei
passi estremamente necessari, e
tuttavia non di rado non sono stati
accordati come cosa ovvia alle
vittime, ma si sono dovuti strappare e
devono essere strappati mediante
processi lunghi e complicati.
Molti credenti sono scossi come
individui; sembra dubbio che tale
sconvolgimento, al di là dello
sbigottimento personale, sfoci in uno
sconvolgimento delle strutture. Non
riusciamo a liberarci dall’impressione
che qui si stia "sbrigando"
un problema, che siano state
modificate alcune procedure, ma che in
ogni caso si siano evitati gli
interrogativi di fondo. Questi
interrogativi di fondo sono quelli
relativi alla struttura di una chiesa
che punta su una gerarchia impossibile
da mettere in discussione "dall’esterno",
generando così mentalità
strutturalmente "adeguate"
nei presbiteri e in chi dipende da
loro. Invece di porsi questi
interrogativi e analizzarli, proprio
negli ultimi anni la posizione del
sacerdote nella liturgia e alla guida
della comunità è stata ancor più
rafforzata, difendendo così una
struttura gerarchica a svantaggio di
una comunicativa. Per quanto necessari
siano quindi i singoli passi per
scoprire e trattare le violenze, essi
non possono risolvere il problema che
abbiamo posto al centro della
discussione: che cosa succede a una
chiesa a cui molte persone tolgono la
propria fiducia? Come può essa, in
generale, andare incontro a persone
che tornano sempre ad affidarsi alla
chiesa e, nella chiesa, ai suoi
sacerdoti? I sacerdoti - non soltanto
loro, ma, appunto, anche loro e, sotto
certi punti di vista, soprattutto loro
- incontrano spesso bambini,
adolescenti e adulti in situazioni
"di soglia" che presentano
un alto grado di intimità. In
situazioni del genere - nella guida
spirituale in situazioni esistenziali
difficili, come l’assistenza ai
malati o un funerale, ma appunto anche
nella prassi sacramentale della santa
comunione, della confessione e del
matrimonio - la fiducia è l’elemento
costitutivo affinché la prassi di
fede sia di per sé resa possibile. Se
manca questa fiducia, la prassi di
fede si muta in un simulacro, nell’apparenza
di se stessa.
Per un lungo intervallo di tempo nella
storia della chiesa la fiducia nel
rapporto tra sacerdoti e credenti è
stata generata solo strutturalmente:
non attraverso la personalità, bensì
attraverso l’ufficio e la
comprensione reciproca. Questo e non
la persona del sacerdote era
considerato essenziale all’interazione.
Ma in questa forma tale maniera
strutturale di intendere la persona
del sacerdote come intermediaria non
è più valida da tempo. È stata
sostituita da una visione
individualizzata in cui il sacerdote
acquisisce autorità in conformità
del proprio ufficio nonché della
propria persona. Solo così è in
grado di compensare il disorientamento
che spesso accompagna le situazioni di
soglia. L’autorità etica del
sacerdote che, nonostante tutto il
risalto dato al popolo di Dio e allo
Spirito nel concilio Vaticano II,
nella concezione della chiesa
cattolica continua a essere al centro
dell’interazione di fede, è
particolarmente evidente in relazioni
doppiamente asimmetriche, cioè in
quelle relazioni che non sono
asimmetriche soltanto per la struttura
di interazione della gerarchia
ecclesiastica, ma anche, in aggiunta,
per la particolare vulnerabilità di
una delle due parti. Questa
particolare asimmetria è sempre
presente nel caso di bambini e
ragazzi. Esiste anche in altri
contesti, come per esempio nelle
scuole materne o nelle scuole per i
più grandi; qui, però, gli educatori
e gli insegnanti sono soggetti a un
controllo particolare: abusi e
violenze vengono immediatamente
sottoposti all’azione penale, nella
misura in cui - o meglio, non appena -
se ne viene a conoscenza. Nel caso
delle relazioni asimmetriche nella
chiesa, molti dei vescovi, in quanto
superiori responsabili, hanno agito in
base al motto: «Ciò che non deve
esistere, non esiste e anche se
esistesse lo stesso, almeno non
parliamone, altrimenti esisterebbe
davvero». In questa strategia
esistono dei colpevoli, ma essi
vengono nascosti o resi invisibili,
attraverso reprimende, trasferimenti
oppure, oggi, sospensioni. Chi per
molto tempo non è entrato nella
visuale dei vescovi sono le vittime.
Quando dei sacerdoti hanno tradito la
fiducia di chi era loro affidato, i
vescovi (cor-)responsabili di questi
sacerdoti hanno doppiamente tradito i
fedeli: "dimenticandoli" e
lasciandoli soli con i sacerdoti in
questione. Per l’esistenza della
vittima il primo tradimento è
determinante. Per noi, membri della
chiesa, il secondo tradimento è
inconcepibile e insostenibile: esso
non si basa sui crimini di
"singoli" sacerdoti, magari
sottoposti a una pressione eccessiva,
talvolta anche malati, bensì sul
disprezzo dei fedeli trasformatosi in
struttura. Questo è il tradimento del
cuore di ciò che è fondamentale per
questa chiesa: tradimento della
sequela di Cristo.
I vescovi hanno visto se stessi -
talvolta prevalentemente, talvolta
esclusivamente - come responsabili nei
confronti dei loro sacerdoti, che non
di rado hanno protetto. Non hanno
evidentemente visto una
responsabilità al di là della loro
struttura di potere, una
responsabilità verso i deboli e la
parte lesa, perché ciò avrebbe
dovuto portarli a prendere sul serio
le vittime nonché la tutela dei
fedeli ben prima della coraggiosa
diffusione in pubblico delle accuse.
Eppure unicamente tale responsabilità
verso i deboli è quanto distingue l’autorità
etica del sacerdote da una posizione
di potere violenta. L’autorità si
muta in potere quando la
vulnerabilità di altre persone viene
sfruttata per procurarsi dei vantaggi,
di qualunque natura essi siano. La
violenza sessuale dei sacerdoti verso
persone da loro dipendenti si fonda su
un tale abuso di autorità che si muta
in potere. I sacerdoti che esercitano
il potere per mezzo e attraverso la
sessualità - una sessualità al cui
esercizio rinunciano (devono
rinunciare) nella loro identità di
sacerdoti cattolici - non soltanto
compiono un atto criminale, non
soltanto non rendono giustizia all’identità
che hanno scelto, ma ledono inoltre
anche l’istituzione del sacerdozio
come autorità etica e distruggono il
messaggio che rappresentano come
persone e detentori del loro ufficio.
Che cosa dunque si richiede alla
chiesa?
La chiesa deve affrontare la questione
di come (ri-)creare l’autorità del
sacerdote. Tale questione non può
essere intesa unicamente come
questione dell’identità individuale
di coloro che hanno scelto e
continuano a scegliere il sacerdozio.
È anche un interrogativo rivolto all’istituzione:
la preparazione, la guida e il
controllo dei sacerdoti nell’adempimento
del loro ufficio sono una cosa, la
conformazione strutturale delle
interazioni tra sacerdoti e credenti
un’altra, la questione
teologico-ecclesiologica relativa alla
forma della chiesa una terza.
Noi, le curatrici di questo fascicolo,
siamo teologhe. Siamo donne. Siamo
madri. Non di rado, nella prospettiva
delle strutture tradizionali della
chiesa, stiamo "dall’altra
parte", per cui non siamo noi a
decidere dove, di volta in volta,
vadano tracciati i confini. Siamo
cristiane, cattoliche, membri di
comunità in cui anche i nostri figli
devono avere e trovare uno spazio. Non
possiamo e non vogliamo tollerare
strutture che consentono a singoli
sacerdoti e vescovi di ledere, o in
alcuni casi addirittura di
distruggere, la salute psichica di
alcune persone. Non possiamo e non
vogliamo tollerare decisioni e prassi
più orientate al mantenimento di
relazioni autoritarie che al
consentire esperienze e pratiche di
fede che mettano al centro dell’attenzione
la vulnerabilità di ogni essere
umano. Non possiamo e non vogliamo
tollerare che non sia fatta giustizia
nei confronti di sacerdoti che hanno
sorpassato i limiti di ogni
comportamento ammissibile nei
confronti di bambini e ragazzi. Tale
giustizia può venire cercata solo in
processi situati al di fuori del
coinvolgimento di una situazione
specifica, come dovrebbe essere in
ogni caso di violenza sessuale; nel
nostro caso significa: i processi
devono essere processi
extra-ecclesiastici.
In tal caso i sacerdoti non possono
essere semplicemente ripudiati dall’istituzione
in cui spesso hanno vissuto e lavorato
per decenni. La responsabilità della
chiesa non termina con la consegna
degli atti processuali al pubblico
ministero incaricato. In ogni sistema
giuridico moderno esiste la pena, per
il bene della vittima, ed esiste la
riabilitazione, per il bene del
colpevole.
Nel suo rapporto con i sacerdoti
interessati, la chiesa deve
considerare entrambi i versanti della
giustizia. Con sorpresa e indignazione
osserviamo come, in ambiti
ecclesiastici e sociali, la violenza
sessuale venga associata all’omosessualità,
come reazione ai casi di abuso
sessuale nella chiesa. Il fatto che
spesso, ma non esclusivamente, le
vittime siano state bambini e
adolescenti maschi, non deve
trasformarsi in pretesto per ridare
vita a pregiudizi latenti e
criminalizzare l’omosessualità,
come se le persone omosessuali, a
causa della loro tendenza sessuale,
fossero più inclini degli
eterosessuali a esercitare violenza
sui minori.
Noi prendiamo le distanze da questa
insinuazione - espressa frequentemente
ma assurda - e ci aspettiamo dalla
nostra chiesa che faccia lo stesso,
pubblicamente e con chiarezza.
Altrettanta scarsa utilità ha l’equiparare
in blocco la violenza sessuale alla
malattia o alla pedofilia. Può senz’altro
esserci un nesso tra disturbi psichici
e violenza sessuale, ma ciò non può
essere generalizzato e usato come
meccanismo di discolpa. È evidente
soltanto che anche per i colpevoli è
necessaria una rielaborazione
terapeutica dei reati.
Il problema della violenza sessuale
può forse essere più palese nelle
chiese occidentali che in quelle non
occidentali. Significa però che solo
nelle comunità occidentali esiste una
struttura autoritaria che impedisce di
riconoscere e combattere la violenza
individuale e strutturale su bambini e
ragazzi, ma in fin dei conti anche
sugli adulti in rapporto di
dipendenza? In caso affermativo, le
chiese locali occidentali hanno allora
in quelle del Sud del mondo degli
aiuti critici per quanto riguarda i
cambiamenti strutturali da compiersi.
In caso negativo, nasce qui una
responsabilità della chiesa tutta per
un ripensamento alle radici delle
strutture ecclesiastiche e una
revisione alle radici dell’ecclesiologia.
La questione dell’autorità etica
dei sacerdoti non può essere intesa
(solo) come una questione di virtù o
di comportamento, ma deve essere
tematizzata come problema strutturale
dell’identità e del ruolo dei
sacerdoti, come problema dell’interazione
sociale in relazioni asimmetriche e
come problema della funzione di
controllo e tutela dei vescovi.
Siamo solo all’inizio di questo
processo che ci costringe ad
affrontare i problemi dove sono nati e
dove si situano davvero. È l’inizio
di un processo che ci costringe a
riflettere in modo nuovo sul rapporto
tra sacerdoti e fedeli, a migliorare
le strutture di controllo e a porre in
maniera nuova la questione dell’autorità
etica dei presbiteri.
In una situazione in cui la perdita di
rilevanza delle chiese cristiane nelle
società occidentali è eclatante, si
pone l’interrogativo della
sopravvivenza del messaggio cristiano
come messaggio che incide sulle
persone e sulla cultura. La violenza
sessuale, compiuta e nascosta nella
chiesa e attraverso strutture di
potere ecclesiastiche, confuta l’umanitarismo
del messaggio cristiano. Solo una
conversione secondo lo spirito biblico
potrebbe evitare «la sconfitta di Dio
nella chiesa di Dio» (Rainer Bucher).
(traduzione dal tedesco di ANNA
BOLOGNA)
[REGINAAMMICHT-QUINN è docente di
etica teologica presso la Facoltà di
teologia dell’Università di Tubinga
(Germania); MAUREEN JUNKER-KENNY è
docente di teologia pratica ed etica
cristiana al Trinity College di
Dublino (Irlanda); HILLE HAKER è
docente di etica cristiana presso la
Divinity School all’Harvard
University di Cambridge/Mass. (USA)].
Mercoledì, 30 giugno 2004
|
Brescia
Accuse di
pedofilia: la curia difende 3 suoi sacerdoti
A cura di Paolo Pavin
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Da Il Mattino di
Padova
Brescia. La procura di Brescia mette
sotto indagine 3 sacerdoti sospettati
di abusi sessuali su bambini, i
sacerdoti reagiscono addirittura dal
pulpito e la Diocesi li tutela
respingendo le loro dimissioni e
difendendoli pubblicamente. Sullarete
intranet diocesana circola una lettera
molto forte in cui si parla di un
clima da inquisizione. L’inchiesta
però é partita dopo la denuncia di
alcuni bambini di una scuola materna
pubblica (2 le maestre arrestate a
settembre) e poi con episodi analoghi
segnalati in istituti religiosi. Ma il
clima si é arroventato in questi
ultimi giorni, quando la procura ha
chiuso la seconda inchiesta sugli
abusi sessuali: nell’inchiesta
figurano fra gli indagati ben 3
sacerdoti.
A Brescia, come a
Boston, come a Sidney, come a Vienna...
la chiesa cattolica (e in primis il
Pulcinella di Roma) continua a
proteggere gli stupratori di bambini.
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Ancora
pedofilia ecclesiastica questa volta a Bari
Rinviato
a giudizio frate domenicano
di Paola D’Anna
|
Una vera e propria antologia
dell’orrore quella che è stata
rinvenuta nell’abitazione di un frate
domenicano di Bari, Giancarlo Locatelli
di 44 anni, segretario dell’Istituto
di teologia ecumenica "San
Nicola" di Bari, uno dei referenti
della Parrocchia di San Nicola, presso l’omonima
Basilica.. Un centinaio le foto
pedopornografiche sequestrate al frate
già un anno fa ma di cui si è avuto
notizia solo ieri quando si è svolta l’udienza
per il rinvio a giudizio del frate.
Le fotografie sono state acquistate via
Internet, utilizzando una carta di
credito, da una società americana, e
poi scaricate sul computer del frate. Il
materiale era stato scoperto dai
carabinieri durante una perquisizione
nell’appartamento, nel 7 maggio 2002.
Il frate avrebbe collezionato le fote
per un anno, dal 31 maggio 2001 al
giorno in cui è avvenuta la
perquisizione. Le indagini sono state
svolte nell’ambito di una più vasta
operazione di polizia denominata
"Peter Pan", e che l’8
maggio 2002 impegnò 300 carabinieri del
Comando di Biella che realizzarono 150
perquisizioni in abitazioni e uffici con
il sequestro di migliaia di cd rom,
videocassette, foto e pc portatili.
Oltre al frate barese, tra gli indagati
scoperti avvocati, medici, ingegneri,
tecnici informatici, 141 persone sparse
in 43 province italiane. L’inchiesta
ha portato alla luce un vero e proprio
mercato della pornografia minorile i cui
fruitori erano persone di tutte le età
dai 20 ai 60 anni. In tutti i casi si è
verificato sia l’uso di internet che
di carte di credito.
Alla prova dei fatti la difesa di Padre
Giancarlo Locatelli si è dimostrata
falsa. Egli aveva asserito che le carte
di credito, utilizzate per navigare nei
siti a luci rosse e comprare fotografie
di piccoli indifesi, gli erano state
rubate giorni prima che fosse registrato
l’accesso in Internet. Ma il contenuto
del suo PC non ha lasciato aditi a dubbi
da cui la decisione del rinvio a
giudizio del frate che però continua a
svolgere le sue funzioni religiose come
se nulla fosse.
Come al solito in questi casi, anche la
Curia barese ha preferito non commentare
la vicenda ne prendere alcuna iniziativa
contro il frate domenicano che ha
continuato, fra l’altro, a svolgere il
suo lavoro di segretario dell’Istituto
di teologia ecumenica di Bari.
Mercoledì, 03 marzo 2004
|
Nuovo
caso di pedofilia ecclesiastica in Italia: prete
di Colleferro arrestato
|
E’ stata un’indagine lampo quella
che ha portato all’arresto di Don
Paolo Mauro Pellegrini, il parroco di
Colleferro arrestato dai carabinieri
della compagnia Casilina di Roma. Gli
uomini del maggiore Oronzo Greco hanno
concentrato in una settimana gli
accertamenti necessari a verificare le
dichiarazioni di un 18enne che ha
denunciato di aver subito abusi
sessuali per quasi quattro anni. Nell’abitazione
del prete sono stati ritrovati anche
alcuni filmini che aveva girato con le
sue giovani vittime. L’arresti
risale alla scorsa settimana ma la
notizia è trapela solo ieri 26
febbraio. L’accusa nei confronti di
don Pellegrini, 51 anni, e’ di
violenza sessuale aggravata e atti
sessuali con minori.
Singolare è la dichiarazione che il
prete arrestato ha rilasciato al
momento del suo arresto e che è stata
riportata da alcuni organi di stampa.
«Devo curarmi, lo so, sto cercando di
curarmi, aiutatemi», avrebbe detto
don Mauro Pellegrini. La dichiarazione
è singolare perché viene dopo l’arresto
e il dichiararsi malato suona come un
vero e proprio alibi dietro cui
nascondere le proprie responsabilità.
Sarebbe anche interessante sapere se i
suoi superiori sapevano e non hanno
fatto nulla. Da quello che molti
organi di stampa hanno riportato
sembrerebbe che gli atteggiamenti di
don Pellegrini non fossero ignoti alla
stessa popolazione di Colleferro. Già
nel ’98 il prete di Colleferro era
stato raggiunto da una denuncia per
atti osceni contro un minore.
Ma il vescovo di Colleferro dice di
non sapere nulla: «Vediamo,
aspettiamo, per il momento è solo
indagato - dice monsignor Giovanni
Maria Erba, vescovo della diocesi di
Segni e Velletri da cui dipende la
chiesa di San Gioacchino di cui è
parroco don Pellegrini -. Il sacerdote
verrà sospeso soltanto se le accuse
verranno provate e se ci sarà una
condanna. Noi non sapevamo nulla, non
conoscevamo questa situazione, ora
siamo sconvolti». Una dichiarazione
tutta dalla parte del prete che, come
da tradizione, la chiesa ha sempre
difeso anche di fronte all’evidenza,
salvo riservarsi poi il diritto di
condannarlo in proprio. Nessun accenno
alle vittime, a coloro che porteranno
per sempre nella propria psiche le
violenze subite.
Venerdì, 27 febbraio 2004
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Documento
Vaticano sui pedofili
La
tolleranza zero è contro-producente
Da ADISTA febbraio 2004
|
32218. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Un
lavoro gomito a gomito con persone
competenti e qualificate per
identificare potenziali responsabili
di abusi sessuali e per garantire la
totale sicurezza dei minori: è questo
l’obiettivo fissato dal Vaticano per
risolvere la questione degli abusi
sessuali da parte di membri del clero
e sistematizzato in un documento di
220 pagine della Pontificia Accademia
per la Vita, dal titolo "Abuso
sessuale nella Chiesa cattolica:
Prospettive scientifiche e
legali". Il documento rappresenta
il primo tentativo di esaminare la
questione in modo onnicomprensivo,
analizzandone anche le cause
psicologiche, le procedure di
monitoraggio, il tasso di recidiva,
nonché gli effetti sulle vittime e le
possibilità di successo di una
terapia per i responsabili. In linea
generale, il documento, che prende le
mosse da un simposio scientifico
tenuto in Vaticano lo scorso aprile,
di cui riporta gli atti, verrà
inviato alle Conferenze episcopali ai
primi di marzo. A descriverne
contenuti e prospettive è il
"Catholic News Service"
(18/2). Assolutamente inedita per un
documento vaticano è l’insistenza
sugli aspetti clinici del problema
dell’abuso sessuale. Pur basandosi
sull’esperienza degli Stati Uniti,
il documento critica la politica di
"tolleranza zero" che lì è
stata adottata, suggerendo invece una
sorta di sacerdozio protetto, lontano
da bambini, per i preti colpevoli, che
non verrebbero così troppo isolati.
Gli esperti intervenuti, non
cattolici, che operano nel campo della
psichiatria, della psicologia e della
psicoterapia, hanno espresso parere
negativo sulla tolleranza zero
(definita una soluzione
"controproducente"), perché
questa dissuaderebbe i preti in
questione dal cercare aiuto prima di
commettere reato e dal farsi curare
dopo: potrebbe lasciarli emotivamente
devastati e delegherebbe le
responsabilità alla società, dove il
controllo e la supervisione sono per
forza di cose minori. È apparsa
vincente l’opinione dello psichiatra
infantile tedesco Jorg Fegert, che ha
suggerito l’adozione di un’unica e
uniforme politica valida per tutta la
Chiesa a livello mondiale. Quanto all’identikit
del prete pedofilo, gli esperti hanno
ravvisato tratti comuni ad altri
soggetti pericolosi per i minori:
disordini sessuali e della
personalità, abuso di sostanze, danni
neurologici o cerebrali. I preti
pedofili hanno però un’educazione
più elevata, meno antisociale e meno
tendente alla recidiva rispetto ad
altre categorie di pedofili. Un
elemento chiave è la cura e la
riabilitazione dei preti in questione.
Si parla di farmaci e di psicoanalisi,
ma la maggior parte degli esperti ha
raccomandato caldamente un
"cocktail" di tecniche
cognitive behaviouristiche e
consulenza spirituale. Tuttavia la
deviazione sessuale che sta alle
origini dell’abuso sui minori, hanno
detto concordi gli esperti, è
qualcosa che non si può curare. È
già un grande successo, hanno detto,
quando il soggetto riesce a
controllare il proprio impulso, ma non
vi è situazione scevra da rischi.
Perlomeno il tasso di recidiva,
secondo studi recenti, è sceso con i
metodi cognitivi dal 17 al 10%. Altro
tema importantissimo trattato nel
documento è l’accettazione o meno
di candidati omosessuali nei seminari.
Lo psichiatra della Harvard Medical
School, Martin Kafka, ha detto che l’omosessualità
non è causa di abuso sessuale quanto
piuttosto "un fattore di rischio
probabile" che va ulteriormente
studiato. Sta di fatto che nei casi di
abuso sessuale nella Chiesa la grande
maggioranza riguarda preti omosessuali
che molestano maschi adolescenti. Per
William Marshall, canadese, è
tuttavia irrealistico pensare che i
candidati al sacerdozio abbiano chiara
la loro identità sessuale. E il
celibato? È un fattore di rischio per
l’abuso sessuale? Certamente un
celibato vissuto positivamente, è
stato detto, può essere un elemento
chiave nella lotta all’abuso, e la
Chiesa dovrebbe accertarsi che i preti
abbiano la forza spirituale di viverlo
con serenità; di qui la necessità di
concentrare l’attenzione sul
celibato come chiave di volta nella
questione degli abusi. Per quanto
attiene alla prevenzione, il
seminario, con il suo ambiente chiuso,
è stato detto, offre un terreno
privilegiato per il monitoraggio dei
fattori di rischio. Resta da definire
il "livello di rischio" che
i vescovi locali sono disposti a
correre prima di chiudere
eventualmente le porte del sacerdozio
ad un candidato. È stata prospettata,
a scopo di sostegno nei primi anni di
sacerdozio, la possibilità di
istituire gruppi di supporto: una via,
per i giovani preti, per esprimere
liberamente disagi e problemi.
Mercoledì, 25 febbraio 2004
|
Usa:4450
preti denunciati per abuso di minori
|
Notizia tratta dal
sito
http://www.reporterassociati.org
Speciale!
di redazione
17 Feb 2004
OLTRE 4.450 PRETI DENUNCIATI PER ABUSO
MINORI DA 1950
Roma, 17 febbraio 2004 -- (Apcom) - Un
totale di 4.450 sacerdoti degli Stati
Uniti sono stati denunciati per abuso
sessuale a minori fra il 1950 e il
2002. Lo rivela uno studio
commissionato dalla Conferenza
episcopale cattolica dell’America
del Nord. David Clohessy, presidente
dell’Associazione che raggruppa le
vittime di questo tipo di abuso
(Snap), ha già detto che la cifra è
"troppo bassa". Lo studio,
che sarà pubblicato il 27 febbraio,
afferma che, secondo un’analisi dei
dati della Chiesa cattolica
statunitense durante il periodo
succitato, 4.450 sacerdoti furono
oggetto di 11.000 denunce di abuso a
minori. Ciò significa che alcuni
sacerdoti furono protagonisti di
ripetuti abusi. Così il 25% dei preti
sospettati furono accusati in due o
tre occasioni, il 13% fra le quattro e
le nove, e il 3% oltre le 10, si legge
sullo studio di cui ne dà notizia l’edizione
digitale del quotidiano spagnolo
"El Mundo". Il 78% dei
bambini che presumibilmente subirono
gli abusi avevano fra gli 11 e i 17
anni, il 16% fra gli 8 e i 10 e il 6%
meno di 7 anni. Sempre secondo lo
studio delle 11.000 incriminazioni
circa 6.700 furono investigate e
confermate mentre oltre 1.000 si
rivelarono false e oltre 3.300 non
furono indagate perché al momento
dell’accusa i preti erano deceduti.
Circa 11.000 sacerdoti servirono nella
Chiesa cattolica negli anni coperti da
questo studio realizzato dal collegio
universitario John Jay di giustizia
penale, con sede a New York.
Martedì, 17 febbraio 2004
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In
Gran Bretagna la Chiesa Cattolica paga
indennizzo per abusi sessuali
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La Chiesa cattolica inglese
pagherà un indennizzo di 460.000 euro
ad un uomo di 38 anni vittima di abusi
sessuali da parte di un sacerdote negli
anni ’70. Per la prima volta, secondo
i legali dell’uomo, la Chiesa si è
fatta carico dei problemi psicologici
sofferti per il resto della vita a causa
delle violenze subite durante l’infanzia.
Simon Grey è stato molestato da padre
Christofer Clonan per circa sei anni. Da
grande, Grey ha assunto spesso
comportamenti violenti ed è stato
alcolizzato."Non riuscivo a
mantenere un lavoro - ha raccontato l’uomo
- il più lungo è stato per sei mesi.
Ho finito col darmi fuoco, provocandomi
bruciature profonde e ho passato sei
mesi in ospedale (da Repubblica on line
13.1.2004)
Lunedì, 19 gennaio 2004
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Contro
i preti di Boston
Droga,
sesso e violenze: le prove sui religiosi
pedofili. Il documento mina la fiducia, crollano
le offerte alla Chiesa
dal nostro inviato VITTORIO
ZUCCONI
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WASHINGTON - Tremila pagine di
vergogne indicibili, un
"faldone" processuale
pesante come una macina da mulino
appesa al collo della cattolicissima
Boston, della sua diocesi, della
Chiesa americana tutta che tenta di
non affogare nella bancarotta
finanziaria, e soprattutto morale,
nella quale si è trascinata.
Sarebbe facile chiamare il processo di
Boston contro il molto poco reverendo
Paul Shanley e, indirettamente, contro
il Cardinale Law, un calvario, perché
questa che vediamo nell’aula del
tribunale non è una scalata al cielo,
ma una discesa all’inferno, percorsa
da bambini tormentati da chi li doveva
guidare, da novizie stuprate e sedotte
nel nome di Cristo, di cocaina in
oratorio, di ménage a trois, di scene
da orridi conventi medioevali, non da
diocesi nel secolo XX.
Eppure questo brulica fuori dal
sepolcro di ipocrisia scavato da una
gerarchia di vescovi e di cardinali
più preoccupati di "sopire e
sedare", di evitare lo scandalo,
piuttosto che di punire i colpevoli e
di proteggere il gregge. Ora i
giornali ci sguazzano, il Boston Globe
riempie pagine intere con i documenti
presi dal faldone processuale, e così
fanno le televisioni, le radio, così
facciamo noi perché ci consoliamo al
pensiero di farlo per il bene.
Ma che cosa ci può essere di bene nel
prete che tirava di cocaina davanti ai
catechisti affidati a lui, che offriva
a donne tossicodipendenti una
"linea" in cambio di sesso a
tre o quattro, del direttore
spirituale nel convento delle novizie
che le toccava e le molestava
spiegando loro che quelli erano i
contatti con il corpo di Cristo?
Niente, se non la rabbia che a Boston,
come nelle altre diocesi d’America
squassate da dozzine di casi come
questi, si sta alzando contro i
prìncipi e i pastori della Chiesa che
nascondevano la verità a loro stessi,
prima che ai fedeli. E giocavano alle
tre cartine con i preti pedofili,
drogati, corruttori spostandoli di
parrocchia in parrocchia dopo qualche
tentativo a vuoto di psicoterapia.
Tutti sapevano tutto, dentro le stanze
della curia, e nessuno faceva niente.
Sulla lettera di accompagnamento per
un prete dimesso da un centro di
rieducazione, padre Robert Burns, e
sottoposta al cardinale Law perché
fosse riassegnato, c’è una
notazione a mano a grandi lettere,
problem: children, è un pedofilo. E
padre Burns fu mandato a lavorare in
una parrocchia del vicino New
Hampshire, nel 1982 e soltanto nove
anni, e molte denunce di stupro su
bambini piccoli, dopo, nel 1991, fu
finalmente rimosso con una lettera di
encomio di cardinale.
La curia di Boston, la città del
cattolicesimo irlandese e poi
italiano, fiera della propria primazia
gerarchica, di avere prodotto il primo
e unico presidente cattolico, Kennedy,
tentava di rimescolare la carte, di
muovere da una parrocchia all’altra
gli almeno 57 preti che in questi anni
venivano denunciati, nella disperata
illusione, come scrisse il vescovo
ausiliario Madeiro, oggi cardinale di
New Orleans, "che ricominciare da
zero, in ambiente nuovo" potesse
aiutare questi disgraziati fratelli a
emendarsi, perché i sacerdoti sono
sempre troppo pochi, perché le messe
non hanno mai abbastanza celebranti,
perché la speranza della grazia, del
pentimento, della resurrezione non
voleva morire in un pastore.
Le tremila pagine diffuse dal giudice
che presiede la causa contro padre
Shanley raccontano una storia ben
diversa. Ci sono le lettere
terrificanti contro un certo padre
Morissette, che attirava le vittime in
sacrestia mostrando loro raccolte di
materiale pornografico. C’è la
denuncia di una parrocchiana contro
Thomas Forrey, dal quale lei era
andata per chiedere aiuto a salvare il
proprio matrimonio e fu percossa,
violentata e sistemata in una casa che
padre Forrey aveva costruito per lei,
tenendola schiava con le botte e con
il ricatto della rivelazione
vergognosa, fino a quando lei trovò
la forza di denunciarlo.
E’ facile immaginare i giorni di
sconforto e di scoramento, nelle
vecchie stanze della curia al centro
di Boston da dove si vede attraverso i
mosaici dei vetri il porto dal quale
il "gregge" arrivò per
decenni, tra pie statue e vecchi
libri, quando tre novizie trovarono il
coraggio di fare il nome di padre
Robert Meffan, che le aveva convinte a
fare sesso con lui spiegando che
quello sarebbe stato "il
matrimonio con la Chiesa" e che
lui portava a loro "il secondo
avvento di Cristo" nella fusione
mistica di "carne e
spirito".
Eppure ancora e ancora, almeno dal
1984 quando Bernard Law divenne
cardinale di Boston, le risposte della
gerarchia furono evasive,
minimizzatrici, addirittura
apologetiche. O consumate in piccole
transazioni private con le vittime,
tacitate con piccole somme, con la
temporanea rimozione del reprobo o
intimidite dalla potenza di una
diocesi troppo importante per una
novizia sedotta o per un bambino
violentato, anche se portava i filmini
girati da un complice del prete,
durante l’atto.
Fino a quando il paravento di porpora
non ha retto più e la legge, i
pubblici ministeri, i giudici lo hanno
strappato. Troppe denunce, troppe
testimonianze, troppi documenti e
soprattutto troppe vittime - 470
soltanto nel processo in corso contro
padre Shanley, che ha prodotto le 3
mila pagine - perché tutto fosse
mitomania di donne e di uomini,
avarizia di avvocati, concorrenza di
altre confessioni che, nel mercato
americano della religione, competono
per le anime e i borsellini del
popolo.
Il lungo silenzio della Chiesa
cattolica si ruppe a Chicago, a
Milwaukee, a New York, a New Orleans,
a Miami, a Washington. I Pm e i
giudici costrinsero monsignori e
vescovi a deporre, minacciando anche
il Cardinale Law di carcerazione se
non avesse consegnato i documenti,
perché nessuno, né un Cardinale di
Santa Romana Chiesa né un Presidente,
può sottrarsi alla legge o
rifugiarsi, in un caso tanto atroce,
sotto le sottane del Quinto
Emendamento e non rispondere.
Una prima condanna tributò 500mila
dollari alla vittima di un prete
bostoniano. Milioni di dollari li
seguirono, mentre i fedeli, nella
colletta domenicale, cominciavano a
tirare indietro la mano dal
bussolotto, inorriditi, scandalizzati
da "queste rivelazioni di orrore
indicibile" come le chiama la
portavoce della Curia, la signora
Morissey e decisi a boicottare il
Cardinale Law che non si dimette.
E ancora nessuno aveva visto il
faldone delle tremila pagine, sentito
il peso del macigno. Si mormora di una
prossima dichiarazione di bancarotta,
di insolvenza, da parte della Curia di
Boston che è, come tutte le Curie
americane, una società privata non
profit, dove tutto è formalmente di
proprietà del Cardinale in carica. Ma
ci vorranno anni, non dollari, perché
una madre di Boston possa lasciare il
proprio bambino a un prete senza
tremare.
(5 dicembre 2002)
Lunedì, 19 gennaio 2004
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Abusi
sessuali.
La Polonia
non fa eccezione
Da Adista
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Tylawa-Adista. Abusi sessuali. La
Polonia non fa eccezione. Padre Michal
Moskwa, parroco sessantaquattrenne di
Tylawa, un piccolo villaggio della
Polonia meridionale, affronterà quest’autunno
un processo nel quale dovrà
difendersi dall’accusa di aver
abusato sessualmente di sei bambine.
Il dibattimento rappresenta l’atto
conclusivo di un’inchiesta
cominciata nel luglio del 2001 e
avvalsasi di varie testimonianze, fra
le quali particolare rilievo assume
quella di Ewa Orlowska, madre di due
delle presunte vittime ed essa stessa
un tempo molestata dal parroco.
Orlowska sostiene di aver dovuto
sopportare le attenzioni di Moskwa dai
7 agli 11 anni, evitando in seguito di
rivelare il tutto per paura di non
essere creduta e di venire
ostracizzata dalla comunità. Solo
quando alcuni osservatori esterni
arrivarono a Tylawa per documentare le
accuse rivolte al parroco si sarebbe
sentita in grado di uscire allo
scoperto. Quello di Moskwa è il primo
caso, in Polonia, in cui il velo di
omertà e di paura è stato sollevato
per far luce su un crimine sessuale
commesso da un uomo di Chiesa. Dopo di
esso, altri religiosi sono stati
denunciati e chiamati a rendere conto
della loro condotta, ma per lungo
tempo è stato pressoché impossibile,
nel cattolicissimo Paese che ha dato i
natali a Karol Wojtyla, porre all’attenzione
dell’opinione pubblica un problema
così scottante. La Chiesa polacca,
del resto, ha sempre mantenuto il più
stretto riserbo in merito a simili
accuse, evitando di pronunciarsi
ufficialmente anche dopo le
dimissioni, nel marzo 2002, dell’arcivescovo
Juliusz Paetz, grande amico di
Giovanni Paolo II ed egli stesso
accusato di avances sessuali nei
confronti di alcuni giovani
seminaristi.
Mercoledì, 08 ottobre 2003
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Arrestato
per pedofilia un sacerdote a Bolzano
Avrebbe
compiuto abusi sessuali per 5 anni su una
bambina oggi maggiorenne che ha denunciato il
religioso dopo una cura psicanalitica
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BOLZANO - Don Giorgio Carli, 40 anni,
sacerdote della parrocchia Don Bosco a
Bolzano è stato arrestato il 14
luglio scorso con l’accusa di atti
sessuali contro minori. E non si
tratta di un prete qualunque. A
Bolzano Don Giorgio è molto noto
perchè cura una rubrica quotidiana
mattutina sull’emittente Radio Sacra
Famiglia. Egli è inoltre impegnato ad
organizzare spettacoli e attività che
coinvolgono il mondo giovanile.
Da poco la Curia lo aveva destinato a
una nuova parrocchia, dove avrebbe
dovuto occuparsi di bambini tra i 9 e
i 12 anni. Ed è per tale motivo, per
impedire cioè il ripetersi del reato,
che il pm Cuno Tarfusser ha chiesto al
Gip l’ordinanza di custodia
cautelare.
La vicenda ha preso le mosse dalla
denuncia di una ragazza oggi
maggiorenne, che ha querelato Don
Giorgio Carli dopo una cura
psicanalitica "che avrebbero
rimosso i blocchi psicologici che le
impedivano di ricordare compiutamente
i fatti accaduti nella sua
infanzia".
I magistrati sono stati impegnati nell’inchiesta
per mesi, e ora, dopo l’arresto,
stanno interrogando tutti i testimoni.
La vicenda degli abusi di don Giorgio
Galli nasce in un ambiente
ecclesiastico caratterizzato da forte
sessuofobia. Ricordiamo che alcuni
mesi fa proprio la curia Vescovile di
Bolzano si era decisamente schierata
contro il registro delle unioni di
fatto. La repressione della
sessualità porta inevitabilmente a
fenomeni di violenza di cui sono
sempre più spesso vittime i bambini e
le bambine. Anche questo caso, infine,
mette bene in evidenza come la
pedofilia non possa essere associata
con l’omosessualità ma anzi essa
nasce nell’ambito di ambienti
sessuofobici e repressivi.
Mercoledì, 16 luglio 2003
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Il
mea culpa dei vescovi sudafricani
Tratto
da Nigrizia
di Cardinale Wilfrid Napier
[*]
La chiesa cattolica conferma le ripetute
accuse di abusi sessuali compiuti da preti,
suore e personale ecclesiale nel paese
africano. Il Cardinale Wilfrid Napier,
presidente della Conferenza dei Vescovi
Cattolici Sudafricani, in un documento
pubblicato il 29 giugno dal Sunday Times - il
settimanale più diffuso in Sudafrica -
assicura l’impegno della chiesa a
collaborare con la giustizia.
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I recenti rapporti di abusi
sessuali da parte di preti cattolici
hanno provocato un diffuso dibattito
causando parecchio disturbo e confusione
per molte persone.
Pertanto accogliamo con piacere l’opportunità,
offertaci dal Sunday Times di
puntualizzare ai suoi lettori e ai
fedeli, il punto di vista e la politica
della Chiesa Cattolica riguardo all’abuso
sessuale perpetrato da preti, suore,
fratelli e da collaboratori ecclesiali
(insegnanti, catechisti ecc).
Innanzitutto vogliamo affermare in
termini inequivocabili che l’abuso
sessuale commesso da chiunque, ma
specialmente da personale ecclesiale, va
condannato come un male morale e dev’essere
trattato come un crimine aberrante.
Ammettiamo che atti di degenerazione
sessuale sono stati commessi da preti,
uomini e donne consacrati, e
collaboratori ecclesiali. Consapevoli
dell’enorme danno che un tale
comportamento causa agli innocenti, in
particolare a ragazzi e ragazze
affettuosi e fiduciosi, noi, Chiesa
Cattolica del Sudafrica, ci scusiamo
sinceramente con le vittime, le loro
famiglie, le loro parrocchie e le loro
comunità.
Accettiamo il nostro obbligo morale di
fare qualsiasi cosa in nostro potere per
continuare a sostenere le vittime e i
sopravvissuti con la necessaria terapia
psicologica e il necessario supporto
spirituale. Intendiamo garantire che le
persone responsabili di gravi abusi
sessuali, in particolare nel caso di
abusi su bambini, non abbiano mai più
la possibilità di esercitare un
ministero ecclesiale che dia loro
accesso a potenziali vittime.
Consideriamo nostro dovere suggerire
alle vittime di abusi sessuali, o ai
loro genitori o tutori di minori, di
riferire alle autorità civili il
crimine compiuto contro di loro da
personale ecclesiale. Studieremo con i
commissariati provinciali di polizia i
termini più efficaci per facilitare il
rapporto, magari nominando esperti
coordinatori di polizia i cui nomi ed
estremi siano resi disponibili in ogni
diocesi e parrocchia per essere
contattati.
Nel caso di abuso su bambini, la materia
sarà riferita alla Commissione per la
Tutela dei Minori nella locale Corte di
Giustizia.
Sappiamo per esperienza che non è
sempre facile convincere una vittima di
abuso sessuale a riferire l’accaduto
quando questa non vuole farlo.
Abbastanza spesso è il genitore che si
rifiuta di riferirlo, temendo che questo
possa esporre sua figlia o suo figlio ad
un’altra esperienza dolorosa, dopo
aver subito il trauma della violenza
sessuale.
Anche se siamo vicini a questi genitori
e comprendiamo la loro riluttanza a fare
il proprio dovere con la legge,
incoraggiamo caldamente le vittime o i
loro tutori o genitori a denunciare l’abuso
alle autorità pubbliche competenti,
allo scopo di proteggere altre possibili
vittime. Se i genitori o tutori di un
minore non riferiscono l’accaduto,
sarà la Chiesa ad assolvere il suo
obbligo morale di farlo.
Come abbiamo già dichiarato in una
pubblica affermazione il 23 Maggio,
ribadiamo che la Chiesa non si considera
al di sopra della legge, ma ha un
sistema interno non differente nella sua
funzione e nei suoi scopi da quelli
adottati da organizzazioni
professionali, compagnie private,
nonché dagli organi di Governo.
Né la procedura interna della Chiesa è
un sistema di giustizia parallelo a
quello dello Stato. La sua funzione è
esclusivamente disciplinare e
amministrativa, ed è governata dal
Codice di Legge Canonica.
La procedura esistente è stata
evidenziata in alcuni documenti
ufficiali, particolarmente nel
Protocollo per il Personale Ecclesiale
riguardo all’Abuso Sessuale su Bambini
(1999) e nel Protocollo per il Personale
Ecclesiale riguardo all’Abuso Sessuale
tra Adulti, approvato dai Vescovi nell’Agosto
2002. Questi documenti sono disponibili
nell’ufficio vescovile di ogni
diocesi.
Vogliamo qui sottolineare i passi
principali della nostra procedura
interna.
a) la vittima dovrebbe riferire dell’abuso,
direttamente o tramite una persona di
fiducia, al prete, religioso o
collaboratore ecclesiale appositamente
nominato dal Vescovo in ogni diocesi del
Sudafrica (i nomi di queste persone
saranno disponibili in ogni parrocchia).
b) Una volta in possesso di informazioni
rilevanti, la persona scelta discuterà
il rapporto con il delegato del Vescovo
(ci sono quattro delegati nominati dal
Vescovo nelle quattro province di
Bloemfontein, Capetown, Durban e
Pretoria).
c) Il delegato del Vescovo convocherà
prontamente un incontro del Comitato di
Condotta Professionale Provinciale (una
squadra composta da preti e religiosi,
un terapeuta professionale, un
assistente sociale, un avvocato civile e
un incaricato dei rapporti con i media).
d) Dopo aver informato l’accusato che
nei suoi confronti è stata elevata una
denuncia, il comitato provinciale
avvierà un processo formale di
accertamento.
e) Due funzionari saranno nominati per
interrogare la vittima, l’accusato e i
testimoni.
f) Dopo l’accertamento, i funzionari
forniranno un rapporto scritto con le
loro osservazioni al Comitato
Provinciale.
g) Quest’ultimo dopo aver esaminato il
rapporto fornirà le proprie
considerazioni all’autorità
ecclesiale, che dovrà prendere gli
appropriati provvedimenti nei confronti
di chi ha commesso l’abuso.
Il processo è lungo ed è stato pensato
in modo tale da rispettare i diritti
delle persone coinvolte. Ha un doppio
obiettivo: garantire giustizia alla
vittima e riabilitare il colpevole.
La procedura disciplinare interna della
Chiesa sarà sospesa quando lo Stato
comincia ad occuparsi del caso. Una
volta che il corso della giustizia
criminale è stato completato, la Chiesa
deve ancora seguire il proprio
protocollo. Quando una persona colpevole
di abuso sessuale ha scontato la propria
condanna in carcere, è dovere della
Chiesa decidere se e a quali condizioni
questa persona possa essere reintegrata
alle sue funzioni ecclesiali con la
dovuta sicurezza.
Le stesse procedure disciplinari interne
devono essere applicate nei casi in cui
vi sia evidenza, sufficiente per
obiettivi amministrativi, che una
persona è colpevole di abuso sessuale
anche se tale persona è stata assolta
dal sistema giudiziario del paese.
In quanto Chiesa siamo consapevoli che l’aver
messo a punto procedure e politiche sane
è soltanto il primo passo teso ad
assicurare che i diritti delle persone
siano rispettati e che gli abusi
sessuali da parte di personale
ecclesiale siano trattati con la
necessaria severità e prontezza. Le
strutture del protocollo ecclesiale sono
aperte ad aggiornamenti e revisioni alla
luce dell’esperienza, di nuove
conoscenze o di nuove leggi.
Consapevole del pericolo che personale
ecclesiale colpevole di abusi sessuali
possa essere trasferito da una diocesi
all’altra senza che il Vescovo che lo
accoglie ne sia a conoscenza, il
Comitato di Condotta Professionale, a
livello nazionale, è stato investito
del compito di raccogliere dati
riguardanti li abusi sessuali nella
Chiesa.
Inoltre i Vescovi Cattolici del
Sudafrica stanno preparando una Lettera
Pastorale che esaminerà in termini più
dettagliati quello che in questa sede
abbiamo brevemente delineato. La lettera
si occuperà del problema dell’abuso
sessuale commesso da preti, religiosi e
collaboratori ecclesiali, ma anche della
sua grande diffusione nella società in
genere, e chiamerà ogni cattolico a
cooperare concretamente per sfidare la
mentalità di omertà che ancora
circonda i crimini e le trasgressioni
sessuali.
Questo è un tempo in cui la Chiesa deve
trovare il coraggio di parlare e agire.
Continueremo a fare tutto quel che
possiamo per proteggere gli innocenti
dagli abusi. Faremo tutto il possibile
per far sì che coloro che hanno subito
un abuso sessuale non siano condannati a
soffrire in silenzio la colpa e la
vergogna inevitabilmente inflitti loro.
Note
[*]Presidente
della Conferenza dei Vescovi Cattolici
Sudafricani
Mercoledì, 16 luglio 2003
|
Il
vertice Vaticano sui preti pedofili
Santa
preoccupazione per i bambini o mossa per
garantire una successione
papale
gradita agli ambienti reazionari?
di don Vitaliano Della Sala
|
“Ai bambini appartiene il Regno dei
cieli” è la parola di Gesù che
propone proprio i bambini come modelli
di vita per ogni cristiano: “se non
diventerete come bambini, non
entrerete nel Regno dei cieli”.
Quanto siamo lontani da queste parole
e dal rispetto verso i bambini che
queste parole presuppongono: bambini
resi schiavi, sfruttati, non
rispettati nei loro diritti, bambini
fatti oggetto di attenzioni e di
violenze sessuali da parte di adulti.
E’ la cronaca di questi giorni e,
purtroppo, di sempre.
Una parola tradita doppiamente da chi
quella Parola deve annunziare e
testimoniare, dai pedofili, cioè, in
abito talare che, approfittando del
proprio ruolo all’interno delle
parrocchie, dei seminari, delle
scuole, usano violenza proprio contro
i bambini “legittimi proprietari”
del Regno di Dio.
Non trovo parole sufficienti per dire
lo sdegno di fronte a tanta bruttura
commessa da confratelli sacerdoti.
Ma sono altrettanto rimasto senza
parole per il modo in cui il Vaticano
ha cercato di risolvere il problema
della pedofilia nel clero
statunitense. E’ sembrato che i
bambini violentati e i bambini in
genere c’entrassero veramente poco
con la riunione vaticana e con il
documento che da essa è scaturito.
Innanzitutto sono sconcertato perché
ci si è occupati del problema solo
quando si è dovuto mettere mano a
santi portafogli e a sacri conti
bancari, e quando l’immagine della
Chiesa (e quindi le abbondanti offerte
e i numerosi contributi dei fedeli che
da quella immagine scaturiscono) ha
rischiato di essere irrimediabilmente
compromessa.
E poi provo sconcerto anche di fronte
agli atteggiamenti che la Chiesa si
propone di cominciare ad assumere nei
confronti dei preti accusati di
pedofilia, atteggiamenti che si
riassumono in quelle, cristianamente e
umanamente infelici affermazioni del
cardinale di Washington e dal
presidente della Conferenza Episcopale
statunitense: “tolleranza zero
contro i preti pedofili” e “uno
sbaglio e sei fuori”.
I cristiani non possono ragionare
così, tanto meno se vescovi e
cardinali.
A chi in Vaticano è passato per la
mente che i confratelli preti pedofili
sono anche e comunque vittime – e
dico questo non per giustificarli –
vittime di violenze fisiche,
psicologiche e “formative”?
Non sono un esperto, ma penso che il
problema pedofilia si deve cominciare
a risolvere a partire dalla formazione
nei seminari e dall’organizzazione
dei seminari stessi, squallide “case
chiuse” per soli uomini, che
dovrebbero invece essere luoghi dove
un ragazzo cresce armonicamente e
serenamente in un contesto e in un
ambiente normale.
Sono d’accordo con don Enzo Mazzi
quando afferma che bisognerebbe
intervenire sul “disprezzo” per la
sessualità che spesso è diffuso tra
il clero, e dunque sul seminario,
luogo nel quale questo “disprezzo”
nasce e si sviluppa. Tutto il cammino
formativo dei seminari tende a “congelare”
la sessualità, e di fatto è come se
bloccasse il naturale sviluppo
sessuale dei ragazzi-seminaristi; se
non si recupera, a fatica e da soli
dopo, si rischia di diventare adulti
con una sessualità ferma al periodo
puberale o adolescenziale.
Ma di questo in Vaticano non si è
parlato se non di sfuggita, per dovere
d’ufficio e comunque, ipocritamente,
senza centrare il problema. Come non
si è parlato, anzi è espressamente
vietato parlarne, di celibato del
clero.
Insomma, tanto chiasso per niente!
Temo che non cambierà granché nella
Chiesa: i preti pedofili continueranno
indisturbati ad essere vittime e a
fare vittime tra i bambini, casomai
cercando di farlo con molta più
attenzione, dopo il polverone alzato
dal Vaticano; ad uso dei media,
sicuramente alcuni tra questi preti
pagheranno ma, sono pronto a
scommetterci, pagheranno i preti
pedofili più sfigati, mai i “potenti”.
Temo ancora di più che l’adagio “uno
sbaglio e sei fuori”, verrà usato
contro i preti rompiscatole o critici
verso la gerarchia, per screditarli e
toglierli di mezzo. Non sarebbe la
prima volta che accade: viene creata
ad arte la falsa notizia per gettare
discredito sul prete che da fastidio,
e quale fango peggiore di quello
gettato sul prete anche dal solo
sospetto che questi sia pedofilo!
C’è ancora un ultimo dubbio che mi
tormenta e vorrei tanto che venisse
fugato: e se tutto questo santo e
inutile casino – visti gli esigui
risultati - sui preti pedofili e il
conseguente “commissariamento”
della Chiesa statunitense, non fosse
stato gonfiato ad arte dai soliti
ambienti reazionari della curia romana
appoggiata da quelli statunitensi,
solo per screditare l’episcopato
degli Stati Uniti, e soprattutto
alcuni cardinali progressisti, alcuni
dei quali potevano essere candidati a
succedere a Giovanni Paolo II nel
conclave che in molti prevedono ormai
prossimo?
Venerdì, 17 maggio 2002
|
Centro
Studi Teologici
Vaticano,
pedofilia: teologi occorrono cambiamenti
radicali
di Prof. Giovanni Felice
Mapelli
I
teologi di Milano non condividono le misure
della Santa Sede: non risolvono quasi
nulla,occorre cambiare la legge canonica sul
celibato e rivedere l’impianto generale di una
dottrina morale sessuofoba e criminogena
|
I Teologi aderenti al CENTRO
STUDI TEOLOGICI -Centro Ecumenico di
Milano- intervengono nel dibattito sulla
questione della pedofilia nel clero che
vede riuniti in Vaticano i cardinali
statunitensi con il Papa. Le misure
messe in atto dalla Santa Sede sono
misure palliative, poichè ostinatamente
non vanno alla radice dei mali generati
da una dottrina sessuofoba e repressiva.
E’ da vari decenni- fin dal
pontificato di Paolo VI durante il
Concilio e dall’inizio dell’attuale-
che gli episcopati nazionali e molte
assemblee internazionali di teologi
sollecitavano il Vaticano ad una
revisione di un impianto dottrinale
antiquato e repressivo inficiato da
misoginia, ginofobia, sessuofobia e
omofobia, ma la sordità totale delle
alte gerarchie vaticane ha proseguito
per la sua strada, senza un minimo di
intelligenza critica e di oggettività
che vagliasse i pro e i contro dell’attuale
dottrina cattolica della castità
assoluta e del celibato obbligatorio.
Prima Paolo VI con la "Sacerdotalis
Coelibatus", sul celibato
ecclesiastico, e successivamente con l’enciclica
Humanae Vitae,sulla sessualità più in
generale, poi l’attuale pontefice con
interventi e documenti, nonchè l’enciclica
Veritatis Splendor (seguita al
Catechismo della Chiesa Cattolica,
documento fortemente
"restauratore")e una miriade
di documenti della Congregazione per la
Dottrina della Fede del cardinale
Ratzinger hanno chiuso ogni spiraglio di
cambiamento. Adesso si raccolgono i
frutti di questa visione dottrinale
imposta: preti confusi sessualmente,
incapaci di gestire emozioni e
sentimenti,senza capacità di sublimare
affetti e pulsioni, immaturi
affettivamente,oppressi e oppressori a
loro volta.
Ecco a cosa conduce un’idolatria- tutt’altro
che evangelica- della castità ed il
mito del celibato:dalla Chiesa della
carità come agape, amore di
condivisione, si è passati alla Chiesa
della castità come "orgoglio della
purezza", (la santità fittizia)
una purezza che è l’ossessione stessa
e la problematicità irrisolta di un
sesso mai serenamente
affrontato,accettato come dimensione
umana, e positivamente vissuto.
Non va dimenticato poi che la
maggioranza dei preti (oggi più
anziana) è cresciuta in seminari o
conventi costituiti da comunità
esclusivamente maschili,fin dalla tenera
età, con una assoluta negazione di
relazioni affettive e sessuali, in cui
la figura materna e femminile era del
tutto assente.
Chi entra in seminario già adulto oggi
riceve comunque una formazione
repressiva e invadente. Questa
impostazione educativa del clero non è
stata mai rivista nè smentita, ma dal
Papa attuale e da molti suoi
collaboratori che dirigono i dicasteri
vaticani che si occupano di seminari ed
istituti di formazione religiosa è
stata addirittura incentivata. L’omertà
su fatti gravissimi e devastanti come l’abuso
sessuale sui minori e la pedofilia però
è finita poichè le condizioni sociali
per il silenzio e la paura dell’onnipotenza
ecclesiale è venuta meno nella moderna
società, e questa cruda realtà venuta
alla luce-non più soffocabile- ha tolto
il velo di tante ipocrisie e discorsi
moralistici e devozionali su castità e
celibato.
Ciò nonostante l’anziano Papa
persegue la via del giudizio selettivo
verso i "colpevoli" senza
metter sotto accusa in primis- agendo
contro ogni aggiornamento scientifico
sulla sessualità umana- una dottrina
criminogena che è la responsabile
primaria di queste devianze.
In altre parole si preferisce dare
addosso ai presunti
"carnefici" -i preti e i
vescovi pedofili- che sono in realtà
"vittime" stesse di un’assurda
dottrina morale, disumana.
Della dottrina sessuale cattolica l’attuale
pontefice e i suoi curiali non han fatto
che tessere lodi enfatiche, senza un
minimo di coscienza critica. Il Vaticano
non vuol sedere adesso tra i banchi
degli imputati, ma su quello dei
giudici....!
Basterebbe a far crollare la presunzione
vaticana la famosa statistica sulla
sessualità dei preti che fu resa nota
pochi anni fa’da una università
cattolica, per rendersi conto del
disastro operato da Ratzinger, il Papa e
la Curia romana.
La ricerca rivelava che almeno un 60 per
cento dei preti aveva problemi sessuali
seri, di questi un 40 per cento non
poteva definire il suo orientamento
sessuale a causa di blocchi psichici e
inesperienza, ed un restante 30 per
cento aveva una vita che oscillava tra
relazioni sporadiche con donne o uomini
e la doppia vita tout court da decenni.
Il 10 per cento invece parlava di
"castità totale"... Quanti di
questi aveva problemi con la pedofilia o
pedarastia?... Per capire meglio la
situazione la Chiesa Cattolica dovrebbe
confrontare i dati di abusi sui minori
operati dal clero e dai religiosi
cattolici con quelli delle altre Chiese
cristiane che non contemplano obblighi
di castità e celibato, ma che hanno
anche pastori sposati come gli
anglicani, i luterani, i valdesi e gli
ortodossi. Oggi si parla di Stati Uniti,
ma neppure l’Europa è esente (vedi
ultimamente i casi di Francia e
Polonia): in Italia ad esempio questi
fatti vengono denunciati in varie
diocesi e realtà ecclesiali, ma non
sempre vengono alla luce, e molti
bambini e ragazzi tacciono ancora per
paura. L’ottusità testarda dei vecchi
gerarchi vaticani non risolve i problemi
alla radice.
Ma "errare Humanum est... sed
perseverare diabolicum!..."
"SBALGIARE E’ UMANO, MA
PERSEVERARE E’ DIABOLICO!...."
COMITATO DIRETTIVO DEI TEOLOGI
Prof. Giovanni Felice Mapelli
Coordinatore
Martedì, 07 maggio 2002
|
Un
commento sul comunicato ufficiale dei vescovi
statunitensi sulla pedofilia
Sulla
pedofilia abbiamo scherzato!
di Maria Caterina Jacobelli
La
prof.ssa Jacobelli, dottore in teologia morale
ed alunna del grande p. Häring, ha pubblicato,
tra l’altro, per la Queriniana "Il risus
paschalis ed il fondamento teologico del piacere
sessuale" e "Onestà verso Maria"
|
Come donna e come cristiana, -
sono dottore in teologia morale - sento
il dovere di rendere tutti i miei
fratelli, credenti e non credenti,
partecipi dell’indignazione profonda
che si è impadronita di me dopo aver
letto il comunicato ufficiale dei
vescovi statunitensi al termine della
riunione interdicasteriale sulla
pedofilia dei preti.
Al punto 7 si legge (Osservatore romano
di venerdì 25 aprile, pag.7):
” (…) i casi di vera pedofilia da
parte di sacerdoti e religiosi sono
pochi (…) si è attirata l’attenzione
sul fatto che quasi tutti i casi hanno
visto coinvolti adolescenti, e pertanto
non erano casi di vera pedofilia”.
É un’affermazione talmente turpe da
non aver bisogno di commento. Mi chiedo
come un consesso di persone giunte ai
più alti gradi della gerarchia
cattolica possa, insieme con il
pontefice, giocare così sulle parole,
di fronte ad un problema di tale
enormità. Gesù ha detto: ”Chi
scandalizza anche uno solo di questi
piccoli (…) sarebbe meglio per lui che
gli fosse appesa al collo una macina (…)
e fosse gettato negli abissi del mare”
(Mt 18,6). Per quello che ho letto,
nessun giornale - e men che mai l’Avvenire
lo ha rilevato. Quale credibilità può
avere una chiesa ai cui vertici siedono
persone di tanta ipocrisia?
Sono felice di aver ricevuto il dono
della fede, sono felice di essere
cristiana. Mi vergogno profondamente di
questa chiesa. É in corso la campagna
per l’otto per mille. Spero che gli
italiani - come già fanno i
cattolici americani - negando il loro
contributo diano l’unica risposta che
queste persone probabilmente
comprenderanno.
Maria Caterina Jacobelli
(e-mail: mct.jac@
flashnet.it)
|
IL
PAPA CONDANNA,
CASTRILLON
GIUSTIFICA...
NELLA
"LETTERA AI SACERDOTI" LA RISPOSTA
VATICANA AI PRETI PEDOFILI
Da Adista 2002
|
31296. CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Non
è un caso che Giovanni Paolo II abbia
inserito nella sua annuale
"Lettera ai sacerdoti per il
giovedì santo" la condanna per
il delitto di abuso sessuale sui
bambini di cui si sono macchiati e si
macchiano alcuni sacerdoti: la lettera
tratta infatti del sacramento della
penitenza. Si potrebbe quasi supporre
- ma un’indagine in merito sarebbe
uno sterile attardarsi sull’irrisolto
dilemma se è nato prima l’uovo o la
gallina - che è proprio per potersi
esprimere sulla questione che il papa
abbia scelto la confessione quale
argomento di quest’anno. Fatto sta
che il sacramento della penitenza è
spesso la situazione privilegiata dai
sacerdoti pedofili per indurre al
"delitto" i giovani indifesi
e mantenere su di loro il controllo
psicologico. L’anno scorso la
Congregazione per la Dottrina della
Fede, con una lettera a tutti i
vescovi in cui comunica di avocare a
sé il giudizio "sui più gravi
delitti contro i costumi e i
sacramenti" (v. Adista n. 87/01),
così descriveva tali delitti:
"1) l’assoluzione del complice
nel peccato contro il sesto precetto
(non commettere atti impuri, ndr) del
Decalogo; 2) la sollecitazione, nell’atto
o in occasione o con il pretesto della
confessione, al peccato contro il
sesto precetto del Decalogo, quando
riguarda lo stesso confessore"
(il terzo indicato è la violazione
del segreto della confessione).
Questo è intanto il passo del testo
papale per il giovedì santo: "In
questo momento, inoltre, in quanto
sacerdoti, noi siamo personalmente
scossi nel profondo dai peccati di
alcuni nostri fratelli che hanno
tradito la grazia ricevuta con l’Ordinazione,
cedendo anche alle peggiori
manifestazioni del mysterium
iniquitatis che opera nel mondo.
Sorgono così scandali gravi, con la
conseguenza di gettare una pesante
ombra di sospetto su tutti gli altri
benemeriti sacerdoti, che svolgono il
loro ministero con onestà e coerenza,
e talora con eroica carità. Mentre la
Chiesa esprime la propria
sollecitudine per le vittime e si
sforza di rispondere secondo verità e
giustizia ad ogni penosa situazione,
noi tutti - coscienti dell’umana
debolezza, ma fidando nella potenza
sanatrice della grazia divina - siamo
chiamati ad abbracciare il
"mysterium Crucis" e ad
impegnarci ulteriormente nella ricerca
della santità. Dobbiamo pregare
perché Dio, nella sua provvidenza,
susciti nei cuori un generoso rilancio
di quegli ideali di totale donazione a
Cristo che stanno alla base del
ministero sacerdotale".
Nella conferenza stampa di
presentazione del testo del papa, il
21 marzo, il card. Darío Castrillón
Hoyos, prefetto della Congregazione
per il Clero, ha citato proprio la
lettera del Congregazione per la
Dottrina della Fede dell’anno scorso
fra gli atti e i documenti con cui la
Chiesa "è intervenuta in difesa
della santità di vita dei sacerdoti,
stabilendo con le sue pene canoniche
sanzioni per questi crimini".
Vale la pena ora di rilevare la
singolarità che si è prodotta nel
contesto della conferenza. Il
cardinale ha prima letto la sua
presentazione del documento, poi ha
dato spazio alle domande dei
giornalisti, che ovviamente non si son
fatti pregare. Ebbene, invece di
rispondere, il cardinale ha letto una
risposta preventivamente scritto, che
inizia testualmente: "Con
riguardo al problema degli abusi
sessuali e casi di pedofilia, mi
permetto di dare una sola ed unica
risposta". E seguita con una
giustificazione (che argomenta con due
rilievi): "Nell’ambiente di
pansessualismo e libertinaggio
sessuale creatosi nel mondo, alcuni
preti, anch’essi uomini di questa
cultura, hanno commesso il gravissimo
delitto dell’abuso sessuale".
Di seguito, riportiamo integralmente
la ‘risposta’ dal card.
Castrillón.
Con riguardo al problema degli abusi
sessuali e casi di pedofilia, mi
permetto di dare una sola ed unica
risposta.
Nell’ambiente di pansessualismo e
libertinaggio sessuale creatosi nel
mondo, alcuni preti, anch’essi
uomini di questa cultura, hanno
commesso il gravissimo delitto dell’abuso
sessuale.
Vorrei fare due rilievi:
1. Non c’è ancora un’accurata
statistica comparativa con riguardo ad
altre professioni, medici, psichiatri,
psicologi, educatori, sportivi,
giornalisti, politici o ad altre
categorie comuni, inclusi genitori e
parenti. Da quel che sappiamo, risulta
da uno studio - tra gli altri -
pubblicato nel Libro del Professor
Philip Jenkins della ’Pensylvania
State University’, che circa il 3%
del clero americano avrebbe tendenze
all’abuso dei minori e lo 0,3% del
clero stesso sarebbe pedofilo.
2. Nel momento in cui la morale
sessuale cristiana e l’etica
sessuale civile hanno sofferto un
notevole rilassamento mondiale,
paradossalmente ma anche
fortunatamente, si è sviluppato, in
non pochi Paesi, un senso di rigetto
ed una sensibilità congiunturale con
riguardo alla pedofilia, con
ripercussioni penali ed economiche per
risarcimento di danni.
Qual è l’atteggiamento della Chiesa
Cattolica?
La Chiesa ha difeso sempre la morale
pubblica ed il bene comune ed è
intervenuta in difesa della santità
di vita dei sacerdoti, stabilendo con
le sue pene canoniche sanzioni per
questi crimini.
La Chiesa non ha mai trascurato il
problema degli abusi sessuali
soprattutto di Ministri sacri, non
solo verso i fedeli in genere ma in
specie verso i minori, per i quali è
prioritario il compito di educare alla
fede e al progetto morale cristiano
(cfr. la storia delle Congregazioni
dedite all’educa-zione e alla
promozione umana).
Già nel Codice di Diritto Canonico
del 1917, il canone 2359, paragrafo 2,
recitava: "Si delictum admiserint
contra sextum decalogi praeceptum cum
minoribus infra aetatem sexdecim
annorum (...) suspendantur, infames
declarentur, quolibet officio,
beneficio, dignitate, munere, si quod
habeant, priventur, et in casibus
gravioribus deponantur".
Nel Codice di Diritto Canonico
riformato del 1983 c’è un
riferimento preciso al nostro problema
nel canone 1395, paragrafo 2 ("Il
chierico che abbia commesso altri
delitti contro il sesto precetto del
Decalogo, se invero il delitto sia
stato compiuto con un minore al di
sotto dei 16 anni, sia punito con
giuste pene, non esclusa la dimissione
dallo stato clericale, se il caso lo
comporti") e nel Codice dei
Canoni delle Chiese Orientali del
1990, nel canone 1435, paragrafo 1.
Più recentemente il Santo Padre
Giovanni Paolo II ha deplorato la
gravità di questi comportamenti
richiamando fermamente i Vescovi e i
Sacerdoti alla vigilanza nella
fedeltà all’impegno di esemplarità
morale, sia scrivendo e parlando ai
Vescovi degli Stati Uniti d’America,
sia nell’Esorta-zione apostolica
"Ecclesia in Oceania" dove
dichiara: "In alcune parti dell’Oceania,
abusi sessuali da parte di sacerdoti e
di religiosi sono stati causa di
grandi sofferenze e di danno
spirituale per le vittime. É stato
pure un grave danno alla vita della
Chiesa ed è divenuto un ostacolo all’annuncio
del Vangelo. I Padri del Sinodo hanno
condannato ogni genere di abusi
sessuali come pure ogni forma di abuso
di potere, sia all’interno della
Chiesa che più in generale nella
società. L’abuso sessuale all’interno
della Chiesa è una profonda
contraddizione all’insegnamento ed
alla testimonianza di Gesù Cristo. I
Padri sinodali hanno espresso le loro
scuse incondizionate alle vittime per
il dolore e la delusione causati loro.
La Chiesa in Oceania è alla ricerca
di giuste procedure per rispondere
alle lagnanze in tale ambito, ed è
impegnata in modo inequivocabile nel
provvedere alla cura compassionevole
ed efficace per le vittime, le loro
famiglie, l’intera comunità e i
colpevoli stessi". (n. 49).
Il Santo Padre poi ha pubblicato, il
30 aprile del 2001, la Lettera
Apostolica "Sacramentorum
sanctitatis tutela"con le
"Normae de gravioribus delictis
Congregationi pro Doctrina Fidei
reservatis" dove si riserva alla
Congregazione per la Dottrina della
Fede la competenza su una serie di
gravi delitti contro la santità dei
Sacramenti e contro la specifica
missione educativa dei Ministri sacri
verso i giovani, tra i quali la
pedofilia.
La Congregazione per la Dottrina della
Fede, assumendo questa speciale
competenza, ha inviato un’apposita
lettera ai Vescovi di tutto il mondo e
li accompagna nella presa di
responsabilità davanti a fatti così
gravi, sia per evitare il rischio di
una qualche trascuratezza, sia per un
maggior raccordo e coordinamento tra
le Chiese locali e il centro di
governo della Chiesa universale, al
fine di ottenere un atteggiamento
omogeneo da parte delle Chiese locali
pur rispettando la diversità delle
situazioni e delle persone.
Con le vecchie norme, si poteva
parlare di pedofilia se un chierico
aveva un comportamento delittuoso di
questo genere con un minore di meno di
16 anni. Ora questo limite di età è
stato innalzato a 18 anni. Inoltre per
questo tipo di delitto è stata
prolungata la prescrizione a dieci
anni ed è stato stabilito che scatti
a partire dal compimento dei 18 anni
della vittima a prescindere da quando
abbia subito l’abuso.
Nella normativa c’è anche un
elemento, diciamo così, garantista.
Serve ad allontanare i pericoli che
vinca la cultura del sospetto. Si
prevede un vero, regolare processo per
accertare i fatti, per confermare le
prove della colpevolezza davanti ad un
tribunale. Certamente si insiste sulla
rapidità del processo. Ma si insiste
anche sulle indagini previe che
permettono di prendere dei
provvedimenti cautelativi che
impediscano all’individuo sospettato
di recare ulteriori danni.
I provvedimenti ed i processi devono
garantire la preservazione della
santità della Chiesa, il bene comune
ed i diritti e delle vittime e dei
colpevoli.
Le leggi della Chiesa sono serie e
severe e sono concepite dentro la
tradizione, già apostolica, di
trattare le cose interne all’interno,
il che non significa nell’ordine
pubblico esterno, di sottrarsi a
qualsiasi ordinamento civile vigente
nei diversi paesi, salvo sempre il
caso del sigillo sacramentale o del
segreto vincolato all’esercizio del
ministero episcopale ed al bene comune
pastorale.
I
PRETI PEDOFILI E I LORO COMPLICI: I
VESCOVI STATUNITENSI COINVOLTI
31297. NEW YORK-ADISTA. Maine, New
York, New Hampshire, Pennsylvania,
California, Florida, Texas, Louisiana,
Arizona, Massachusetts, Connecticut,
Oregon. E sicuramente non è finita
qui. Sta dilagando a livelli
esponenziali, coinvolgendo sempre più
Stati americani, lo scandalo degli
abusi sessuali perpetrati da esponenti
del clero su ragazzi minorenni. Dopo i
recenti fatti di Boston, per i quali i
cattolici hanno "messo alla
gogna" l’arcivescovo card.
Bernard Law (v. Adista n. 17/02), per
aver coperto fatti di cui era a
conoscenza, ora stanno venendo alla
luce in tutti gli Stati Uniti casi di
preti e persino vescovi pedofili, che
riempiono, ovviamente, le pagine dei
giornali. Uno scandalo dagli effetti
apocalittici sulla Chiesa Usa, che
giorno dopo giorno sta perdendo di
credibilità nell’opinione pubblica.
E non solo o non tanto per i singoli
episodi di abuso su minori, quanto per
il silenzio accondiscendente della
gerarchia cattolica, responsabile di
aver coperto i responsabili cercando
di tappare la bocca alle vittime con
cospicui risarcimenti in denaro, che
hanno portato alcune diocesi alla
bancarotta.
Eclatante il caso del vescovo di Palm
Beach, mons. Anthony J. O’Connell,
che ha rassegnato le dimissioni dopo
aver ammesso le colpe attribuitegli da
Christopher Dixon, suo studente in
seminario alla fine degli anni ‘70,
ed ha chiesto scusa pubblicamente (per
colmo d’ironia nel 1999 sostituì
come vescovo di Palm Beach un altro
vescovo, J. Keith Symons, che a sua
volta aveva dato le dimissioni, primo
negli Stati Uniti, per le accuse di
pedofilia). O’Connell ha chiesto
perdono, e ha detto di essere stato
"stupido e ingenuo", ma ha
negato che la relazione con Dixon
avesse la caratteristica di un abuso
sessuale. L’ultima della serie
coinvolge addirittura l’arcivescovo
di New York card. Edward Egan,
accusato di avere coperto, quand’era
vescovo di Bridgeport (dal 1988 al
2000), tre sacerdoti pedofili,
consentendo loro di continuare il loro
lavoro nelle parrocchie, e di non
avere informato le autorità. La
denuncia viene dal quotidiano
"The Hartford Courant", che
domenica 17 marzo ha pubblicato la
documentazione processuale relativa.
Secondo l’"Hartford
Courant", Egan sollevò dubbi
sulla sincerità di 12 vittime.
Lo scoop del quotidiano ha sollecitato
Egan a prendere posizione. In un
comunicato del 19 marzo, l’arcivescovo
afferma di aver all’epoca
"gestito nel modo appropriato i
tre casi" (sarebbe stato il
giornale a non aver riportato
correttamente i fatti, omettendo
particolari non irrilevanti) e di aver
scritto una lettera ai cattolici di
New York, diffusa il sabato successivo
(23 marzo) e la domenica delle Palme
("tutto quello che ho da dire è
nella lettera", ha detto in
proposito; vedi notizia successiva),
nella quale si spiegano anche le
ragioni dell’operato. L’arcidiocesi
di New York afferma - come già quella
di Boston - di voler attuare una
brusca virata nella politica sui casi
di abuso: "Quando vi sia
ragionevole motivo di sospetto che si
sia verificato un abuso e se le
vittime non si oppongono, l’arcidiocesi
farà rapporto appropriatamente alle
autorità civili", dichiara Egan.
Il procuratore distrettuale di
Manhattan, Robert M. Morgenthau, ha
aggiunto tuttavia che la Chiesa
dovrebbe fare rapporto anche senza il
permesso della vittima: "Ogni
cittadino - ha detto - ha il dovere di
denunciare una condotta
criminale". Tanto più nel caso
di episodi passati relativi a preti
ancora attivi: la denuncia potrebbe
avere una notevole efficacia
preventiva.
Altri vescovi nel Paese hanno
affrontato il tema. Mons. Charles J.
Chaput, vescovo di Denver, ha chiesto
ai preti della diocesi di diffondere
una sua dichiarazione, e altrettanto
farà il vescovo di Buffalo, mons.
Henry J. Mansell.
"NON
HO COPERTO I PRETI PEDOFILI". IL
CARDINALE DI NEW YORK SI DIFENDE, MA NON
CONVINCE
31298. NEW YORK-ADISTA. Una strenua
difesa del proprio operato quando era
vescovo di Bridgeport (Connecticut);
la promessa di tolleranza zero per
qualsiasi episodio di pedofilia di cui
sia responsabile un prete. Questo, in
sintesi, il contenuto della lettera
pastorale diffusa il 23 e 24 marzo
dall’arcivescovo di New York card.
Edward Egan, chiamato in causa negli
ultimi giorni nell’ambito dell’esplosione
di denunce contro membri del clero
accusati di abusi sessuali (v. notizie
precedenti).
Nella lettera, che è stata
distribuita a 2milioni e 400.000
cattolici nelle 413 parrocchie dell’arcidiocesi
a partire dalla prima messa della
domenica delle Palme (quella di
vigilia del sabato sera), Egan ripete
la sua condanna dell’abuso sessuale
di minori da parte dei preti,
definendo tali atti "un
abominio" "immorale e
illegale".
"Siate certi - rassicura Egan -
che io continuerò a fare tutto ciò
che è in mio potere per assicurare la
sicurezza di ogni bambino nell’arcidiocesi.
Se un prete abuserà di un minore,
sarà rimosso dal ministero pastorale.
Il mio cuore è con tutte le vittime e
le loro famiglie".
Finalmente, come aveva promesso nella
sua prima dichiarazione, nella lettera
Egan ha fornito una dettagliata
risposta alle accuse rimbalzate sul
quotidiano del Connecticut "The
Hartford Courant", riguardanti il
suo operato di vescovo di Bridgeport
tra il 1988 e il 2000, secondo le
quali egli aveva consentito a preti
pedofili di continuare indisturbati il
loro ministero nelle parrocchie e non
aveva informato le autorità. Il
quotidiano inoltre aveva affermato che
la diocesi di Bridgeport aveva
patteggiato "in privato",
nel marzo 2001, il risarcimento delle
vittime di sei preti pedofili con una
cifra di 12-15 milioni di dollari, e
citava documenti segreti della corte
che mostravano la propensione di Egan
a credere alla versione dei preti più
che a quella delle vittime. "Non
c’è prova che questi dodici dicano
la verità", disse, ad esempio,
in una deposizione a proposito di
dodici persone che accusavano di abusi
sessuali e violenza un prete di
Greenwich.
Nella lettera, Egan ora difende il suo
operato di guida spirituale di
Bridgeport, spiegando quali fossero le
linee di azione che aveva fissato
nella gestione di tali casi:
"Qualsiasi membro del clero
accusato di abuso sessuale a danni di
un minore veniva immediatamente
inviato, dopo un’investigazione
preliminare della diocesi, presso una
delle istituzioni psichiatriche più
prominenti della nazione, affinché
fosse valutato. Se le conclusioni
erano a loro favorevoli, veniva
restituito al suo ministero, in alcuni
casi con qualche limitazione, in modo
da essere doppiamente prudenti. In
caso contrario, non gli era consentito
di svolgere la sua attività di
prete". Il cardinale ha anche
escluso che responsabili diocesani
abbiano mai scoraggiato le vittime a
rivolgersi alle autorità civili.
Per la legge dello Stato di New York
il clero non è tenuto a riferire
abusi commessi da preti. Negli Usa
soltanto dodici sono gli Stati che lo
richiedono specificamente. Alla luce
dei recenti scandali, tuttavia, i
legislatori stanno prendendo in
considerazione di proporre un progetto
di legge che punisca come omissione la
mancata denuncia, da parte dei preti,
di colleghi responsabili di pedofilia.
In ogni caso, il cardinale ha
affermato, nella lettera, che se l’Arcidiocesi
riceve una denuncia di abuso sessuale,
si informerà "nel modo opportuno
le autorità competenti", sempre
che ci sia "un motivo ragionevole
per sospettare l’abuso e se la
vittima non si oppone alla
denuncia". "Incoraggio
tuttavia chiunque ha un’accusa di
abuso sessuale - ha concluso - a
rivolgersi direttamente e
immediatamente alle autorità civili
competenti".
La lettera di Egan, però, non ha
convinto molti. Riporta il quotidiano
inglese "The Guardian"
(24/3) che all’uscita dalla messa,
domenica 24, dalla cattedrale di St.
Patrick a Manhattan molti fedeli
scuotevano la testa perplessi.
"Non so quanto sia vero tutto
questo. Vorrei crederci, ma a questo
punto non so più in che cosa
credere", ha commentato una
donna. "Sono cattolica e mi
dispiace non prendere per vera la loro
parola, ma non so proprio che
fare". E che la popolarità dell’istituzione
cattolica sia crollata a precipizio lo
testimoniano i sondaggi: circa il 77%
dei cattolici americani ritiene che i
vertici della Chiesa abbiano
"coperto" i preti pedofili;
il 70% è convinto che il celibato
debba essere opzionale.
Mercoledì, 03 aprile 2002
|
La
questione dei preti pedofili
Il rapporto
Nolan sugli abusi sessuali commessi dai preti ai
danni di bambini
da Agenzia SIR del
21-3-2002
|
"Quello che ho cercato di fare è
di dare vita a un atteggiamento all’interno
della Chiesa che permetta a chi ha
subito un abuso sessuale di farsi
avanti e denunciarlo". Con questa
dichiarazione, l’arcivescovo di
Birmingham, Vincent Nichols
commentava, lo scorso mese di ottobre,
la pubblicazione della versione
definitiva del rapporto Nolan,
sollecitato la scorsa estate dal card.
Cormac Murphy-O’Connor, per
investigare lo scandalo degli abusi
sessuali sui minori commessi da
sacerdoti. "A programme for
action" - un programma di azione
- il risultato della lunga inchiesta
guidata dal giudice cattolico Nolan
che offre 38 nuovi suggerimenti che
vanno ad aggiungersi alle 50
raccomandazioni contenute nel primo
rapporto, pubblicato lo scorso aprile.
Il rapporto Nolan suggerisce
confessionali con le porte in vetro
attraverso i quali è possibile vedere
senza sentire il sacerdote quando sta
confessando bambini e ragazzi; un’unità
nazionale per coordinare l’opera di
protezione dei minori; una banca dati
per controllare tutte le informazioni
sugli aspiranti sacerdoti e
assicurarsi che non abbiano commesso
abusi in passato. E in più un
responsabile per il benessere dei
bambini in ogni parrocchia, diocesi e
ordine religioso. Le informazioni su
chi ha commesso abusi vanno tenute per
dieci anni, senza venire distrutte
quando le persone in questione
muoiono. Qualsiasi accusa di abuso va
investigata subito e chi viene
sospettato di abusi deve sottoporsi a
un esame per vedere se egli
rappresenta un pericolo per altri
bambini. Chi è stato condannato per
abusi o ammonito non deve avere nessun
incarico che metta a repentaglio i
minori. Queste le raccomandazioni
chiave del rapporto Nolan che verranno
sottoposte a riesame tra cinque anni.
L’arcivescovo Nichols ha anche
promesso che casi di abusi che non
sono stati riconosciuti verranno
investigati da vescovi e superiori di
ordini religiosi.
Venerdì, 22 marzo 2002
|
Chiesa
& pedofilia
Tredici
alti prelati, otto diocesi, 15 milioni di fedeli. L'elenco delle accuse. Decine
di casi impuniti
23 Aprile 2002 - Il Mattino di Padova
di Andrea Visconti
NEW YORK. Dei tredici cardinali americani convocati in Vaticano dal Papa, otto
sono arcivescovi di diocesi cui fanno capo complessivamente circa quindici
milioni di cattolici. La diocesi più colpita dagli scandali di pedofilia è
quella di Boston, a capo della quale è il cardinale Bernard Law. Qui qualche
mese fa venne alla luce il caso di don John Geoghan, che fece esplodere in
tutta America la realtà della pedofilia fra il clero. Il cardinale Law è
responsabile di avere spostato Geoghan di parrocchia in parrocchia ignorando
la scia di contatti sessuali con minori che questo prete lasciava ovunque
andasse.
Secondo caso, sempre a Boston, è quello di don Paul Shanley accusato di
molestie, ma di casi del genere nella diocesi del cardinale Law ne sono emersi
un'ottantina.
Imbarazzo anche a Filadelfia dove gli abusi sessuali di preti risalgono agli
anni Cinquanta e la diocesi ha identificato almeno trentasei preti coinvolti
in circa cinquanta casi. Lo scandalo della pedofilia sta
travolgendo anche l'arcivescovo di New York, Edward Egan, che alcuni anni fa
era a capo della diocesi di Bridgeport, in Connecticut, dove è emerso un caso
eclatante. Si scoprì che un prete abusava sessualmente di un ragazzino ma gli
abusi proseguirono più di un anno dopo che i vertici della chiesa cattolica
in Connecticut ne venissero a conoscenza. A Los Angeles il cardinale Roger
Mahony stesso era accusato di sevizie sessuali. I fatti risalirebbero ad
alcuni decenni fa quando il
cardinale pare avesse costretto una minorata mentale ad avere rapporti intimi
con lui. In generale in questa diocesi i casi accertati di abusi sono una
dozzina.
Situazione difficile anche a Detroit dove l'inchiesta sulla pedofilia ha
stabilito che almeno diciotto preti hanno avuto relazioni sessuali con minori.
Alcuni anni fa qui la chiesa cattolica pagò una forte somma
ad un uomo che da ragazzino era stato molestato da un prete di Detroit.
Ma il cardinale Adam Maida deve rispondere del fatto che il prete in questione
ha continuato indisturbato la sua attività di ministro di culto fino al mese
scorso.
Forse l'unica diocesi americana dove i casi di pedofilia sono stati rari è
quella di Baltimora. Il cardinale William Keeler, comunque, si è impegnato
con il suo mezzo milione di fedeli «a proteggere tutti i cattolici da tali
abusi».
Denunce
e processi
Il Corriere della Sera
Nelle chiese cattoliche americane il prete saluta sulla porta i parrocchiani
che escono dopo la fine della messa domenicale. E' un piccolo rito sociale,
ispirato dalla tradizione protestante, che si celebra alla fine di ogni
funzione religiosa in decine di migliaia di parrocchie, dalla costa
orientale alla costa occidentale. Il «padrone di casa» fa una carezza ai
bambini, stringe la mano dei genitori, li ringrazia per la loro presenza e
per la generosità delle loro offerte.
Si rivedranno probabilmente, prima della domenica successiva, per uno dei
tanti social events - una recita, una tombola, una vendita di beneficenza -
che il prete organizza nei locali della parrocchia. Da qualche settimana
questo rito sociale è diventato mesto e frettoloso.
Le offerte sono diminuite, i fedeli escono dalla messa imbronciati e pochi
parroci osano accarezzare un bambino. Di fronte ad alcune chiese vi sono
picchetti di uomini e donne che chiedono «pulizia». La cattedrale della
Santa Croce, nel vecchio quartiere irlandese di Boston, è presidiata da una
catena di persone che si stringono silenziosamente la mano. Qui, negli
scorsi giorni, monsignor Frederick J. Murphy ha scelto per la sua omelia
domenicale il passo del Vangelo in cui Luca descrive la confusione e il
turbamento dei discepoli di Cristo sulla strada di Emmaus. I fedeli hanno
compreso l'allusione e si sono scambiati uno sguardo d'intesa.
Tutto cominciò qualche mese fa con il processo di padre John J. Geoghan, un
sacerdote di 66 anni, condannato a dieci anni di carcere in marzo per avere
abusato di un bambino a Boston nel 1991. Ciò che maggiormente colpì la
pubblica opinione in quella vicenda non fu tanto il reato contestato al
sacerdote, quanto la scoperta che egli era stato oggetto di centotrenta
denunce e lagnanze per fatti analoghi. Ma i suoi superiori gli avevano
coperto le spalle spostandolo da una parrocchia all'altra e avevano messo a
tacere i suoi accusatori con un indennizzo.
Da quel momento la Chiesa cattolica americana è nella tempesta. Molti
sacerdoti sono stati trasferiti o sospesi. Più di duecento persone hanno
dichiarato di essere state molestate da un prete, spesso molto tempo fa,
negli anni dell'infanzia o dell'adolescenza. Molte si sono rivolte a un
avvocato e hanno costituito un'associazione, retoricamente chiamata
«Survivors Network of Those Abused by Priests» (La rete dei sopravvissuti
di coloro che sono stati abusati da preti). La diocesi di Boston, in
particolare, ha già pagato 40 milioni di dollari, e la somma degli
indennizzi potrebbe toccare i 100 milioni. La crisi ha tutti gli ingredienti
dei grandi scandali americani: agita pruriginose questioni morali
(pedofilia, omosessualità), si presta a grandi confessioni collettive, è
eminentemente «mediatica», ha risvolti legali che suscitano le ambizioni
dei procuratori distrettuali e l'ingordigia degli avvocati. Molte azioni
giudiziarie si sono concentrate in California dove i tempi di prescrizione
di un reato sono più lunghi di quanto non siano abitualmente negli altri
Stati della federazione. Un procuratore californiano ha dichiarato che
intende dare una risposta alla indignazione popolare e si è detto
implicitamente disponibile, in tal modo, a ricevere nuove denunce.
Alcune accuse, probabilmente, sono frutto di fantasie erotiche o vittimismi
narcisistici. Una donna di Fresno in California ha dichiarato che il
cardinale Roger M. Mahony, arcivescovo di Los Angeles, «potrebbe» averla
molestata nel 1970 quando lei studiava in un liceo cattolico e lui aveva
funzioni pastorali nella stessa zona. La storia che ha raccontato ai
giornalisti sembra uscita da un novella di Boccaccio. Svenne durante una
baruffa con i suoi compagni di classe e rimase priva di sensi per un certo
periodo. Quando si svegliò vide accanto a sé padre Mahony e si accorse di
avere perduto le mutandine. Per paura non disse nulla a nessuno, ma nelle
scorse settimane, quando ha letto sui giornali e ha ascoltato alla
televisione le confessioni di tante vittime, si è fatta forte. «Se questa
gente ha il coraggio di parlare - ha detto alla stampa - cercherò di farlo
anch'io». Il cardinale Mahony, dal canto suo, ha smentito e rimesso la
questione nelle mani della polizia. Non è il primo episodio del genere.
Leggo nel Washington Post che il cardinale Joseph Bernardin, arcivescovo di
Chicago, fu accusato nel 1993 di molestie sessuali da un certo Steven Cook
che ritirò l'accusa prima di morire di Aids due anni dopo. Non tutti gli
accusati, però, hanno dato prova di altrettanta fermezza.
Un vescovo della Florida si è dimesso qualche settimana fa e un parroco di
Cleveland si è ucciso negli scorsi giorni con un colpo di pistola alla
testa nel parcheggio di un supermercato. Si chiamava Dan A. Rooney, aveva 48
anni ed era stato accusato tre giorni prima di avere abusato di una
ragazzina più di dieci anni fa. Ma i parrocchiani non credono alla sua
colpevolezza e una grande folla è andata al suo funerale per rendergli un
omaggio commosso. Sulle responsabilità di un altro prete, invece, la gente
ha meno dubbi. Si chiama Paul R. Shanley e divenne sacerdote nel 1960 a
Boston dove acquistò subito una certa notorietà per il suo impegno sociale
come «prete di strada». Poco più di dieci anni dopo una fotografia lo
ritrae con i capelli lunghi, i blue jeans e un giubbotto, alla guida di un
trattore. E' nel Vermont, in uno degli Stati più settentrionali della Nuova
Inghilterra, dove ha collaborato alla istituzione di una casa di riposo per
giovani lavoratori. E' un prete moderno, forse spregiudicato, ma attivo e
dinamico. Di lì a poco, tuttavia, secondo l'avvocato di una vittima, un
sacerdote scrive all'arcivescovado per informare che padre Shanley ha
l'abitudine di appartarsi con i ragazzini in una capanna. Non è tutto.
Sembra che nel 1978 il «prete di strada» intervenga con un discorso a una
conferenza promossa da un gruppo di spregiudicati pedofili, fautori di amori
«greci» fra adulti e adolescenti. E sembra che qualche anno dopo, in
California, divenga proprietario, con un altro prete, di un motel
frequentato soprattutto da una clientela «gay». All'arcidiocesi di
Boston, nel frattempo, continuano ad arrivare lamentele, denunce e minacce
di azioni giudiziarie. Ma i suoi superiori, e soprattutto l'attuale
arcivescovo, Bernard Law, lo proteggono. Sanno che ha «problemi
psicologici», ma lo trasferiscono da un incarico all'altro e lo
accompagnano, se necessario, con una lettera commendatizia e un certificato
di «buona condotta». Sino al giorno in cui l'arcivescovo di New York, dove
Shanley avrebbe dovuto assumere la direzione di un ostello giovanile,
rifiuta bruscamente di accettare la sua designazione. Messo di fronte a
vicende umane così diverse - il suicidio di Rooney e la spericolata
carriera di Shanley - il popolo dei fedeli assiste smarrito alla crisi della
sua Chiesa. Il pendolo dei suoi sentimenti continua a oscillare fra
indignazione e commiserazione, fra la rabbiosa voglia di pulizia e il timore
che un innocente finisca vittima di qualche tribunale popolare.
Ho raccontato più diffusamente il caso di padre Shanley perché la storia
della sua vita si intreccia con quella del suo protettore: Bernard Law,
arcivescovo di Boston e, dalla prima metà degli anni Ottanta, cardinale di
Santa Romana Chiesa. Le due personalità non potrebbero essere più
radicalmente diverse. Il primo è cresciuto nel sacerdozio durante i
tempestosi anni Sessanta e Settanta, fra hippies , senzatetto, drogati, e
sembra deciso a sovvertire, forse con qualche motivazione ideale, le regole
del vecchio catechismo. Law, invece, appartiene a quel gruppo di sacerdoti
che sono stati scelti da Giovanni Paolo II, sin dall'inizio degli anni
Ottanta, per gli incarichi di maggiore responsabilità della Chiesa
americana. Mentre Shanley è un prete «trasgressivo», Law è un prelato
conservatore. Mentre Shanley, a giudicare da certi suoi trascorsi, sembra
pronto a sostenere i «diritti dei gay» e, forse, la fine del celibato
ecclesiastico, Law ha censurato severamente l'omosessualità e tutte le
iniziative degli scorsi anni per il matrimonio dei preti, il sacerdozio
femminile o la legalizzazione dell'aborto. Perché dunque Law ha deciso di
coprire Shanley e le malefatte di altri preti della sua diocesi? Forse
l'arcivescovo di Boston apprezzava, al di sopra di ogni altra
considerazione, il dinamismo del suo «prete di strada». Forse è
cinicamente convinto che certi peccati, quando sono commessi dai membri di
una grande Chiesa, siano meno importanti della sua opera mondana e delle sue
strategie istituzionali. I panni sporchi, insomma, si lavano in famiglia. Ma
Law, in tal modo, è diventato, agli occhi di molti cattolici americani,
ancora più colpevole e responsabile dei molti preti «traviati» di cui la
stampa si è occupata nelle scorse settimane. Il maggiore quotidiano della
sua città (il Boston Globe ) e persino, a giudicare dai sondaggi, la
maggioranza dei fedeli chiede insistentemente le sue dimissioni. Da quando
la Santa Sede, dopo una lunga riluttanza, ha finalmente deciso di occuparsi
della faccenda e ha invitato a Canossa i maggiori prelati americani, la
crisi è entrata in una fase nuova. Verranno adottate nuove regole, verrà
fatta pulizia e i fedeli verranno assicurati che ogni denuncia sarà
trattata con la massima obiettività e trasparenza. Ma vi è un aspetto di
cui Roma, quando sosteneva che il caso fosse esclusivamente americano, non
aveva colto l'importanza. Nel corso del suo pontificato Giovanni Paolo II si
è ripetutamente scontrato con certe tendenze riformatrici del cattolicesimo
americano e le ha infine ridotte all'obbedienza. Ma gli scandali delle
ultime settimane ridanno fiato ai riformatori e riaprono un nuovo fronte.
Non basterà promettere maggiore trasparenza. Occorrerà prepararsi a nuove
battaglie contro quei settori del clero e dei fedeli che non hanno mai
approvato la politica conservatrice del vescovo di Roma soprattutto in
materia di gay, aborto e celibato ecclesiastico. Un vecchio Papa, ormai alla
fine del suo lungo sacerdozio, è improvvisamente costretto a rifare una
battaglia che sperava di avere vinto.
LA CONDANNA Padre John J. Geoghan,
66 anni, sacerdote dell'arcidiocesi di Boston, a marzo è stato condannato a
dieci anni di reclusione per aver abusato di un bambino nel 1991
IL FENOMENO
La Chiesa cattolica americana è nella tempesta: padre Geoghan è travolto
da 130 denunce di molestie sessuali. Altre 200 persone in tutto il Paese
dichiarano di avere subito abusi durante l'infanzia o l'adolescenza
GLI INDENNIZZI
La diocesi di Boston ha già pagato 40 milioni di dollari. Ma la somma
finale dei risarcimenti potrebbe raggiungere i cento milioni
www.disinformazione.it
Repubblica
I cardinali di
ritorno dal summit col Papa accolti
da cartelloni di protesa. Scettici i commenti della stampa
Preti pedofili,
America delusa
I cattolici Usa: "Tolleranza zero, ma non per
tutti"
Accolte con amarezza le misure decise dalla Santa Sede
dal nostro corrispondente ARTURO ZAMPAGLIONE
NEW YORK
- Di ritorno dal summit sulla pedofilia in Vaticano, Bernard
Law e gli altri undici cardinali americani sono stati accolti, ieri sera, da
cartelloni di protesta e da un clima scettico, insoddisfatto, irritato. Negli
Stati Uniti, infatti, i risultati del vertice non sono piaciuti: giornali,
gruppi di cattolici e associazioni delle vittime della pedofilia non hanno perso
tempo nel manifestare la loro rabbia. "I cardinali - ha scritto il New York
Times in un editoriale - non sono riusciti ad adottare quelle riforme
disciplinari che avrebbero consentito alla chiesa di distanziarsi dagli errori
del passato". "I due documenti approvati a Roma - ha commentato il
quotidiano più diffuso, Usa Today - aumentano la confusione". Dietro a
questi toni c'è la delusione per il mancato varo, a dispetto delle promesse,
della linea della cosiddetta "tolleranza zero", cioè dell'isolamento
e denuncia dei sacerdoti pedofili al loro primo errore. In realtà i documenti
dei cardinali americani si limitano a prevedere severe norme disciplinare solo
nei casi "noti" di preti colpevoli di abuso sessuale "di tipo
seriale e predatorio". Una formulazione, questa, che lascia molta
discrezionalità.
"Che cosa succederebbe - si è chiesto Scott Appleby, direttore
dell'istituto sullo studio del cattolicesimo nella cattolicissima università di
Notre Dame - se i peccati sessuali di un sacerdote non fossero ancora
"seriali" ma rischiassero di diventarlo?" Roderick MacLeish,
l'avvocato che ha difeso 180 vittime di preti pedofili, è stato ancora più
duro: "La chiesa non diventerà mai un luogo sicuro per i bambini fino a
quando non avrà riflettuto in modo serio sulle cause della pedofilia".
Un altro dubbio - questo sollevato da Thomas Reese, direttore della rivista
Catholic magazine - riguarda i sacerdoti che si sono macchiati di reati sessuali
20 o 30 anni fa, senza più commetterne. Come comportarsi? Dovranno essere
denunciati alla magistratura oppure no? Anche a queste domande cercherà di
rispondere, a metà giugno a Dallas, nel Texas, la conferenza episcopale
americana, cui è demandato il compito di tradurre in pratica le linee
concordate nel summit con il Papa.
Dure reazioni anche in Europa. A Londra, le vittime di abusi sessuali compiuti
da sacerdoti hanno espresso la loro indignazione per le procedure indicate a
Roma. Dice Colm O'Gorman, del gruppo britannico One in Four: "La risposta
della Chiesa mostra che deve ancora capire la serietà del problema". E
John Kelly, fondatore dell'organizzazione irlandese Survivors of Child Abuse:
"Non vedo né trasparenza, né giustizia da parte della Chiesa".
Intanto, per i dodici cardinali americani, tornati ieri alla base, si prospetta
un periodo di fuoco. Continua la raffica di richieste di risarcimento-danni da
parte delle vittime: si calcola che la chiesa cattolica degli Stati Uniti, la
più ricca del mondo, dovrà sborsare 1 miliardo di dollari di indennizzi. Resta
poi aperta la questione delle dimissioni del cardinale di Boston, Law, accusato
di aver trasferito - ma non neutralizzato - un sacerdote pedofilo,
permettendogli così di mietere altre vittime. Law ha riferito che a Roma non si
era mai discusso delle sue dimissioni. Ma nella sua diocesi, 7 fedeli su 10,
secondo un sondaggio del "Boston Globe", sono favorevoli al suo
allontanamento.
(26 aprile 2002)
I preti sparano alle mele mentre
annaffiano i meli
La competenza
Quando avvengono dei terremoti in TV viene consultato un esperto di geofisica,
sempre lo stesso, che è inconfondibile avendo dei capelli bianchi con un'età
media. La sua competenza sarà stata riconosciuta, e viene consultato perché
ne sa qualcosa in più delle altre persone, perché non tratta i terremoti
come castighi di Dio o eventi misteriosi, né li affronta pregando. Se venisse
consultato un prete molti si stupirebbero o riderebbero.
Per l'ultimo ipocrita trambusto sulla «pedofilia» nella televisione
intorno al 28/9/2000, il TG1 prima si è scusato pubblicamente (per aver
trasmesso certe immagini), e il giorno successivo ha dato il microfono alle
20.01 a... un prete: Don Fortunato Di Noto sarà forse un esperto in materia, o
bravo in alcuni compiti, o anche laureato, ma è un rappresentante della Chiesa
cattolica...
Educazione sessuale cattolica?
E qual è l'educazione sessuale proposta dalla Chiesa cattolica anche dopo il
suo «pentimento»? Associazione ossessiva tra sesso, colpa e peccato, con
esclusione solo del sesso procreativo monogamico, per il resto tutti dritti
all'inferno. Da secoli proprio la Chiesa sostiene una cultura sessuofobica che
bandisce l'argomento «sesso» da tutte le discussioni, lasciando i bambini (di
cui finge di preoccuparsi) soli e pieni di sensi di colpa nella comprensione di
una sfera della loro vita. Tale iperpatologica visione del sesso non ha favorito
i fenomeni che oggi Di Noto sostiene di combattere?
Peggio di niente
Per l'educazione sessuale, sempre osteggiata dal Vaticano, in Italia si è
passati dallo zero assoluto ai rapporti ano-linguali e ad una donna in TV che
ripeteva «preservativo, preservativo...», ma solo dopo l'Aids: peggio
di niente. Si ebbero Ministri della sanità che su quell'onda emotiva per la
prima volta scrissero a tutte le famiglie concludendo con un consiglio: l'unico
rimedio è castità o monogamia. Ancora una volta, si associò il sesso a
malattie e morte: in apparenza si faceva del bene, ma il messaggio era chiaro.
Come disse testualmente il buon cardinale Siri «..l'Aids è il castigo di
Dio». Un ateo non dà questa educazione sessuale e non avrebbe mai fatto
niente i tutto questo.
E l'educazione generale ? La Chiesa è estremamente autoritaristica;
sostiene il principio assoluto per cui «è giusto» che ci siano persone
che stanno sopra e altre che stanno sotto, principio che ... guarda caso, si
mette in atto proprio nel rapporto «pedofilo». Interessante. E proprio
l'ateismo non implica il principio di autoritarismo.
La bionda cronista del Tg1 chiede al prete «Che cosa si può fare?».
Ma un prete affronta i problemi invocando delle divinità, portando amuleti,
venerando madonnine piangenti e sangue che si liquefa. La Rai consiglia questo?
Oggi le comiche
Infine si raggiunge il grottesco, patetico e drammatico, quando il prete dice
con enfasi che «...bisogna dare dignità ai bambini!». Ma è proprio la
Chiesa cattolica, stavolta per iscritto, che fa dire anche ai bambini «...NON
sono degno di partecipare alla tua mensa...». Ancora una volta i preti non
sanno cosa dicono e cosa fanno, perciò cambiano continuamente atteggiamento
come nelle cosiddette «transazioni schizofreniche» e fanno sia una cosa che
l'esatto contrario.
Dopo 12 minuti di Tg1 arriva uno psicologo, ascoltato per ... pochi
secondi.
Rai.
Di tutto, di peggio.
un ateo
Massimo D'Angeli
Dedicato a chi sostiene che gli atei non abbiano valori.
Dedicato a chi sostiene che «Il Papa e i cattolici non debbono essere
censurati».
Dedicato a chi sostiene che: «non vi è dubbio che nel sostegno agli ultimi,
ai più deboli, i credenti danno ai non credenti molti punti. Non avere la fede
non rende impossibile, ma rende più difficile, superare il proprio egoismo».
N°39 del 20 maggio
2002 ADISTA NOTIZIE
IO, PRETE ABUSATO, DENUNCIO L'OMERTÀ DELLA CHIESA INTERVISTA A UN SACERDOTE
DI ROMA
31369. ROMA-ADISTA. Sacerdote, abusato sessualmente per 8 anni a partire
da quando ne aveva 10-11, indotto al silenzio, prima che dallo stesso abusatore,
da un'educazione cattolica improntata alla teologia sacrificale, don Stefano
Federici, decide di venire allo scoperto e racconta - siamo nel luglio 2000 - in
un'intervista alla trasmissione televisiva "Sciuscià", dedicata
quella settimana al Gay Pride, la sua tremenda esperienza nella comunità
cattolica e nella Chiesa. E comincia ad essere "perseguitato" - questa
la parola che usa - dal suo cardinale, il card. Camillo Ruini, essendo don
Stefano un prete di Roma. Ma nell'intervista che don Stefano ci ha rilasciato, a
"viso scoperto", con un coraggio davvero inusuale nella Chiesa,
soprattutto relativamente a questi temi, non c'è la denuncia solo di un
"accanimento" nei suoi confronti, bensì la denuncia di una
complicità strutturale ecclesiale ed ecclesiastica, di una omertà. Scriveva
d'altronde don Enzo Mazzi della Comunità dell'Isolotto di Firenze, su "il
manifesto" dell'8 maggio (v. l'articolo integrale nel numero verde
allegato) che la Chiesa, in nome di un amore materno che vuole mantenere gli
uomini bambini e che educa i bambini al senso del peccato, del sacrificio e del
perdono, ha sviluppato una teologia, e una pratica, "strutturalmente
pedofila".
Fin dall'inizio del suo sacerdozio, l'attività pastorale di don Stefano è
stata volta alla catechesi sacramentale, ai giovani, ai disabili, ai
tossicodipendenti, per i quali ha fondato un Centro di Ascolto Caritas. Ha dato
vita anche alle Comunità di Emmaus per la formazione alla fede degli adulti e
ha prestato il suo servizio presso le parrocchie romane di S. Luca Evangelista,
Nostra Signora di Coromoto, Nostra Signora del Suffragio, in quella della
Natività. Nel 1996 è stato nominato vice rettore della Rettoria di S.
Salvatore, dove ha svolto principalmente un'attività di consulenza privata di
carattere psicologico-spirituale per persone separate o risposate, omosessuali e
transessuali, per vittime di abusi. Qui ha ospitato per un breve periodo
l'équipe di psicologi e psicoterapeuti che, sugli stessi temi, stava lavorando
alla progettazione del Centro Arcobaleno di Pastorale Speciale.
La "consulenza esterna" che don Stefano ha offerto a questo Centro,
nonché le consulenze private, sono motivo del "Decreto" di pena del
card. Ruini, datato 27 novembre 2000. Ma al contempo nel "Decreto" gli
viene contestato di aver reso noto ai microfoni di "Sciuscià" il suo
personale orientamento omosessuale. Cosa che don Stefano smentisce recisamente.
Alla fine delle contestazioni, al sacerdote si fa "divieto di utilizzare le
strutture della Rettoria S. Salvatore della Corte (…) anche solo per incontri
con persone omosessuali, come anche di continuare qualsiasi attività volta a
promuovere questa o altre iniziative con finalità analoghe"; e gli si
chiede di presentare "un documento scritto nel quale esplicitamente
professi la sua assoluta fedeltà e il suo religioso ossequio al Magistero della
Chiesa in materia di pastorale delle persone omosessuali e di valutazione morale
delle tendenze e dei comportamenti omosessuali". Qualora don Federici non
avesse ottemperato "agli obblighi di cui sopra" entro il 15 dicembre
successivo, sarebbe incorso, si legge nel "Decreto", "nella
censura della sospensione latae sententiae, restandogli vietato ogni atto
della potestà sacramentale d'ordine".
Di tutto questo, fino agli ultimi eventi che vedono il sacerdote privato di casa
e stipendio, parliamo con don Stefano nell'intervista che pubblichiamo nella
versione cartacea e in quella internet per gli abbonati.
http://213.92.16.98/ESW_articolo/0,2393,41263,00.html
I
Legionari di Cristo: “Accusano noi per colpire il papa”
Intervista esclusiva col vertice della congregazione, che respinge come “indegne
di credibilità” le denunce contro il fondatore. Ma gli accusatori
contrattaccano. E fanno ricorso all’Onu
di Sandro Magister
ROMA – I Legionari di Cristo sono una storia di successo, negli anni
recenti della Chiesa cattolica. I loro numeri lo dicono: 500 preti, altri
2.500 vicini a diventarlo, 1.000 laici consacrati, 30.000 membri attivi in
venti nazioni. E tutto in tempi rapidissimi. Intanto però accuse gravi
colpiscono il loro stesso fondatore, padre Marcial Maciel Degollado (nella
foto, al centro), messicano, coetaneo di Giovanni Paolo II e da lui molto
stimato e protetto.
Questa è la prima intervista nella quale il vertice dei Legionari ha
accettato di rispondere alle critiche, punto per punto. L’interlocutore
autorizzato è padre Miguel Cavallé Puig, catalano, membro della segreteria
generale dell’organizzazione e presidente della Fondazione Villaggio dei
Ragazzi.
Padre, qual è il segreto della stupefacente espansione dei Legionari di
Cristo?
«Stupefacente non so. Ma certo, nella generale crisi
di vocazioni di tanti istituti religiosi, la nostra crescita suscita
ammirazione. Non abbiamo nessuna arma segreta. Semplicemente offriamo ai giovani
i mezzi adatti per scoprire la chiamata a Dio e alla vita consacrata. Ma poi è
Dio che fa. Lui manda i suoi operai dove vuole».
Il vostro è un nome di battaglia. Contro quale nemico?
«Direi meglio: a favore di chi? Vogliamo essere una
Legione di pace, andare in tutto il mondo a predicare la Buona Novella, portare
la salvezza cristiana a tutti gli uomini, a cominciare dai più bisognosi».
Ma questo vale per tutti i cristiani. Voi in che cosa vi distinguete?
«Per un particolare spirito di dinamismo. Lottiamo
sempre, non ci scoraggiamo di fronte alle difficoltà. Il nostro fondatore,
padre Marcial Maciel, ci ha insegnato a non riposare mai».
Mentre la Chiesa la vedete troppo fiacca, rilassata, bisognosa di risveglio?
«È Giovanni Paolo II il primo a chiedere a tutti di
mettersi all’opera con decisione. Soprattutto ai giovani dice che non è tempo
di oziare. I Legionari di Cristo sono nati più di 60 anni fa, ma il loro
sviluppo coincide con questo pontificato. Noi applichiamo l’insegnamento del
papa».
Siete nati in Messico, ma subito avete fatto rotta su Roma. Perché?
«Perché vogliamo essere vicini al papa, anche
fisicamente. Vicini e fedeli».
In quali paesi siete più presenti?
«Più di tutti in Messico. E poi negli Stati Uniti e
in Brasile. Sono i paesi che ci danno più vocazioni».
Sembrate voler conquistare soprattutto le élite di comando della società.
Perché?
«L’opera più grande che abbiamo in Italia è il
Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni, in Campania, per ragazzi poveri e disagiati.
I Legionari fanno apostolato con tutti, senza distinzioni. È vero che ci
impegnamo a formare persone che, grazie ai loro mezzi, possono facilitare la
diffusione del messaggio evangelico. Ma non mi sembra che questo possa essere
chiamato elitismo: anche Gesù curò con particolare attenzione i dodici
apostoli».
I vostri giovani preti ricevono una formazione lunga e severa, ma anche molto
separata dal mondo esterno. Non crede che questa clausura comporti dei rischi?
«Che la formazione sia lunga è vero: dura dodici o
tredici anni dopo il diploma liceale, perché fare il sacerdote oggi non è
facile e bisogna prepararsi bene. Severa non direi, ma esigente e disciplinata
lo è, sempre però in serenità e allegria. Quanto alla clausura nego. La
formazione non è solo studio e preghiera: comprende anche tre o quattro anni di
apostolato a contatto diretto con la gente».
Da voi tutto sembra far perno sul fondatore. C’è chi vi accusa di culto
della personalità.
«Chi ci conosce bene sa che non è così. Una
congregazione come la nostra, presente in venti paesi del mondo nei quali si
parlano sette diverse linglue, non può far dipendere in tutto da una persona,
per quanto capace e carismatica sia. Noi amiamo il nostro fondatore come i
francescani amano san Francesco e i salesiani don Bosco. Amare il fondatore è
anche un dovere di giustizia e gratitudine per quello che ci ha dato».
Vi lega a lui un vincolo speciale? Un quarto voto dopo i tre classici di
povertà, castità e obbedienza?
«I nostri voti aggiuntivi sono due. Il primo è di
carità: e impegna a non criticare nessuno e in particolare i superiori, perché
la maldicenza è quanto di più anticristiano ci sia. Naturalmente uno può dire
quello che non gli sembra opportuno del governo di un superiore, ma è giusto
che lo dica a lui stesso o a chi può risolvere la situazione, cioé a un altro
superiore d’autorità ancora più alta, senza creare dissidi tra chi
oggettivamente non può risolvere il caso. Il secondo voto aggiuntivo è di
umiltà: e impegna a non ambire a cariche di governo nella congregazione,
perché noi ci facciamo religiosi nel servire».
Del vostro fondatore circola un solo libro. Perché degli altri suoi scritti
fate un uso solo interno?
«Il libro riguarda la formazione dei sacerdoti e fu
richiesto a padre Maciel prima del sinodo dei vescovi dedicato a questo tema,
sul quale il nostro fondatore è ritenuto molto competente. Gli altri scritti,
invece, non sono nati per essere pubblicati. Sono lettere personali indirizzate
anno dopo anno a Legionari o a membri del movimento Regnum Christi. Per animare,
per orientare, un po’ come faceva san Paolo con le prime comunità cristiane.
Alcune di queste lettere sono raccolte per temi di interesse generale e sono
stampate. Nelle nostre istituzioni sono a disposizione di tutti, anche di
persone esterne».
Perché non aprite i vostri archivi?
«Siamo giovani, il nostro fondatore è ancora in vita
e non abbiamo un archivio vero e proprio. Al di là delle lettere del primo
periodo, quello della fondazione, non vi si trova niente di particolare.
Informazioni sono presenti nei nostri siti web, su chi siamo, sulla nostra
storia, sulle nostre attività. E poi ci piace essere vicini alla gente e
chiunque può domandarci quello che vuole».
Ma su altri movimenti religiosi anche più recenti già esistono
ricostruzioni storiche. Sui Legionari niente.
«A dire il vero anche noi stiamo pensando a scrivere e
pubblicare una nostra storia. Ma non le so dire quando».
Intanto però è uscito in Spagna un libro su di voi che è molto critico.
«Non l’ho letto».
E in Messico ne è appena uscito un altro, scritto da un ex Legionario che
accusa il fondatore d’aver abusato sessualmente di lui, negli anni Cinquanta.
«Nemmeno questo l’ho letto. Per quanto mi dicono è
una ripetizione di vecchie accuse».
Ma gli accusatori non sono uno ma otto, tutti ex Legionari importanti.
Perché il Vaticano non dà corso alla loro denuncia, come fa in tutti i casi
consimili?
«Perché già all’epoca dei presunti fatti, negli
anni Cinquanta, la Santa Sede indagò su pesanti accuse che erano state rivolte
contro padre Maciel. Le imputazioni erano di vario tipo, e su tutte, dopo
inchieste attentissime da parte dei visitatori apostolici, fu dimostrata la
totale innocenza del nostro fondatore. All’epoca furono interrogati anche gli
accusatori di oggi, ma nessuno di loro disse quello che avrebbe detto decenni
dopo, nell’attuale campagna diffamatoria. E non parlarono allora perché in
effetti non era accaduto nulla. Se quindi il Vaticano non ha dato corso alla
nuova denuncia è perché le accuse non si sostengono. Uno degli accusatori ha
ritrattato. Un altro ha mandato tranquillamente una sua figlia in una nostra
scuola fino al 1996. Altri ex Legionari hanno detto d’essere stati avvicinati
perché anche loro dessero falsa testimonianza contro padre Maciel. Infine
esistono numerose lettere, alcune manoscritte, di queste persone, rivolte a
padre Maciel molti anni dopo i presunti fatti, nelle quali essi mostrano grande
amicizia, apprezzamento e gratitudine per lui. Basta questo per dimostrare che
si tratta di accuse indegne di credibilità».
Ma ora gli accusatori hanno anche sporto denuncia alle Nazioni Unite, all’ufficio
dei diritti umani per la tutela dei bambini e dei giovani.
«E contro chi?».
Contro il Vaticano, perché coprirebbe il delitto.
«Questo non lo sapevo. Ma vede? Qui si capisce che il
vero bersaglio delle accuse non è tanto padre Maciel, ma è la Chiesa, è il
papa».
E voi non vi difendete?
«No. Padre Maciel ci ha sempre insegnato che la nostra
virtù principale dev’essere la carità, che vuol dire perdono e comprensione.
E poi c’è tanto da fare che non abbiamo tempo per preoccuparci di accuse che
non rispondono al vero. Mi creda, ci preoccupano le sofferenze di queste persone
e prestiamo attenzione a quello che dicono su di noi, ma, ripeto, le loro non
sono accuse credibili. Dunque preferiamo investire ogni minuto nel far bene,
nell’evangelizzare, nel servire i fratelli. Oggi di preti ce ne sono pochi, ma
di lavoro apostolico ce n’è sempre tanto, tantissimo».
__________
Per saperne di più
A corredo di questa intervista – rilasciata per decisione del vicario generale
dei Legionari, padre Luís Garza Medina, messicano, verosimilmente d’intesa
con il fondatore Marcial Maciel – sono utili alcune informazioni.
Anzitutto sui precedenti. L’attuale ondata di accuse contro padre Maciel è
partita nel 1997 negli Stati Uniti e si è concretata il 17 ottobre 1998 con una
denuncia depositata in Vaticano presso la congregazione per la dottrina della
fede.
In Italia ne ha dato conto per la prima volta “L’espresso” in questo
servizio apparso il 21 gennaio 1999:
> Nuovi
ordini religiosi. Il boom dei Legionari di Cristo (21.1.1999)
A sua volta corredato on line da queste pagine documentarie:
> Caso
Maciel. Otto ex Legionari accusano il fondatore (21.1.1999)
> Caso
Maciel. La parola all’accusa. E alla difesa (21.1.1999)
Successivamente, “L’Espresso” è tornato sul tema con una seconda
inchiesta, pubblicata il 31 gennaio 2002:
>
Legionari di Cristo. Questo processo non s’ha da fare (31.1.2002)
Mentre in inglese l’ultima dettagliata ricostruzione del caso è in questo
servizio apparso sul “National Catholic Reporter” del 7 dicembre 2001:
>
Sex-related case blocked in Vatican
by Jason Berry and Gerald Renner
Ma la vicenda ha poi avuto altri sviluppi. Il 9 ottobre 2002 il capofila degli
accusatori, José Barba-Martín, professore di scienze umanistiche all’università
Itam di Città del Messico, si è recato a Ginevra alla sede del Comitato delle
Nazioni Unite per i diritti umani dell’infanzia e della gioventù, e di fronte
al presidente del Comitato, l’olandese Jacob Egbert Doek, e ad altri membri
dell’organismo ha letto la seguente dichiarazione:
> Ladies
and Gentlemen of this Committee on Human Rights...
In essa, Barba-Martín faceva presagire una possibile denuncia della Santa
Sede di fronte a questo Comitato dell’Onu, per il suo rifiuto di processare
padre Maciel.
Ma prima di compiere questo passo, gli accusatori hanno fatto un estremo ricorso
al massimo vertice della Chiesa.
L’11 novembre 2002 Barba-Martín e padre Antonio Roqueñí Ornelas, ex giudice
ecclesiastico dell’arcidiocesi di Città del Messico, hanno consegnato in
Vaticano una lettera per monsignor Stanislaw Dziwisz, l’influente segretario
personale di Giovanni Paolo II. Eccone il testo originale in polacco:
> Do Jego
Ekscelencji Mons. Stanislaw Dziwisz...
Nella lettera a Dziwisz, firmata da Roqueñí e controfirmata da due
mandatari degli accusatori, Barba-Martín e Arturo Jurado, si tornava a chiedere
che padre Maciel fosse sottoposto alla giustizia della Chiesa, come ogni altro
fedele colpito da imputazioni analoghe. Si informava che gli accusatori
«avevano già preso contatti ufficiosi con un organo internazionale competente
in diritti umani». E si annunciava che avrebbero proceduto a una denuncia
formale presso questo organo. A meno che...
A meno che il papa non «designasse una personalità indipendente e di alto
prestigio, impossibile da manovrare da parte del padre Marcial Maciel Degollado,
L.C. e dei suoi amici romani», la quale desse corso finalmente al processo
canonico.
Gli accusatori hanno atteso invano, per tre mesi, una risposta a questa lettera.
E intanto si sono rivolti a un avvocato di grido degli Stati Uniti, Geoffrey
Anderson, specialista in casi di abusi sessuali commessi da sacerdoti.
La loro prossima mossa sarà la formale denuncia all’Onu della Santa Sede.
*
Fin qui la sequenza dei fatti. Nell’intervista rilasciata a “L’espresso”,
padre Miguel Cavallé difende il rifiuto del Vaticano di dar corso al processo
canonico contro padre Maciel. E lo giustifica soprattutto con un argomento “a
silentio”. Negli anni Cinquanta gli accusatori attuali, interrogati nel corso
di un’indagine canonica contro lo stesso padre Maciel, tacquero. Quindi oggi
non sono credibili.
In effetti, che questo iniziale silenzio sia il punto critico dell’accusa è
riconosciuto dagli stessi accusatori. La conferma è in questo memoriale di
Barba-Martín pubblicato in questo sito il 31 gennaio 2003, nel quale egli cerca
di spiegarne le ragioni:
> Le
confessioni di un ex Legionario: “Perché ho rotto il silenzio”
(31.1.2003)
Va comunque detto che il rifiuto vaticano di processare padre Maciel solleva
critiche diffuse in tutta la Chiesa, a fronte del rigore da essa universalmente
adottato dopo l’esplosione nel 2002 dei casi di pedofilia. Ai primi di marzo
di quest’anno il vescovo Abelardo Alvarado Alcántara, segretario generale
della conferenza episcopale messicana, ha detto in una conferenza stampa:
«Non so spiegare perché il processo di padre Maciel non si fa; la
responsabilità non è di noi vescovi, ma del tribunale [vaticano] presso il
quale è stata presentata la denuncia. [...] Indipendentemente da quanto reali
fossero le accuse, tendo a pensare che [nel 1998] ci si comportò con i criteri
che si seguivano allora, senza prendere provvedimenti e senza destituire l’accusato
dalla sua carica».
*
In un altro passaggio dell’intervista, padre Cavallé cita i voti speciali ai
quali i Legionari si vincolano, in particolare quello di non criticare i
superiori.
Ecco il link agli articoli dello statuto segreto dei Legionari di Cristo che
riguardano questo vincolo:
>
Constituciones de la Legión de Cristo
*
Infine, ecco i due libri – gli unici sinora esistenti sui Legionari – che
padre Cavallé afferma di non aver letto. Uno è uscito quest’anno in Messico
ed è il racconto-denuncia di uno degli otto ex Legionari che accusano padre
Maciel di aver abusato sessualmente di loro negli anni Cinquanta:
Alejandro Espinosa Alcalá, “El Legionario”,
Grijalbo (Random House Mondadori), México, 2003, páginas 296.
L'altro libro è uscito in Spagna un anno fa ed è il primo tentativo di
ricostruire la vicenda dei Legionari di Cristo dalle origini a oggi. L’autore
è caporedattore dell’agenzia nazionale di stampa Efe e presidente della
Asociación de Periodistas de Informacion Religiosa:
José Martínez de Velasco, “Los Legionarios de
Cristo. El nuevo ejército del Papa”, La Esfera, Madrid, 2002, páginas 432,
euro 23,00.
__________
I link al sito ufficiale dell’ordine fondato da padre Maciel:
> Legionari di Cristo
Al suo ateneo romano:
> Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum”
E al movimento laicale “Regnum Christi”:
> “Regnum Christi”
http://213.92.16.98/ESW_articolo/0,2393,35109,00.html
Chiesa
e sesso negli Usa. Primo, ripulire i seminari
I vescovi degli Stati Uniti hanno concordato i rimedi allo scandalo. Ma tra
conservatori e liberal i giudizi restano divisi
Il 6 luglio compie metà anno lo scandalo dei peccati di sesso con ragazzi e
giovani commessi da preti e vescovi degli Stati Uniti (qui sopra il “Boston
Globe” del 6 gennaio con l’inchiesta d’avvio).
E per elaborare un primo bilancio e concordare una linea d’azione i vescovi
si sono riuniti a Dallas fra il 13 e il 15 giugno. La documentazione è nel
sito della
> United States Conference of
Catholic Bishops
In questa loro assemblea, i vescovi hanno ascoltato anche voci esterne: di
vittime di violenze sessuali, di esperti, di osservatori.
Tra gli osservatori, una giornalista cattolica di primo piano, Margaret O'Brien
Steinfels, direttore della rivista “Commonweal” d’orientamento
progressista. Il suo intervento lo trovi anch’esso nel sito della conferenza
episcopale.
La Steinfels e in genere le correnti liberal sia dentro che fuori la Chiesa
tendono a concentrare l’attenzione sul fenomeno – relativamente più
circoscritto – della pedofilia, condannandola con rigore estremo all’insegna
della “tolleranza zero”. Mentre appaiono più reticenti e comprensive man
mano che si alza l’età delle vittime e il fenomeno si configura come
efebofilia o come omosessualità tout court.
Una verifica di questo doppio registro è data dal caso dell’arcivescovo di
Milwaukee, Rembert Weakland, dimessosi per trascorsi con un giovane. L’autocoscienza
del fatto traspare in due testi dello stesso arcivescovo: una lettera del 1980
al giovane con cui intratteneva il rapporto e l’omelia con cui lo scorso 31
maggio ha pronunciato il suo mea culpa pubblico.
Entrambi i testi si ritrovano in questo sito, nelle pagine web dedicate all’episodio:
>
Weakland fuori. Ascesa e caduta di un vescovo troppo “liberal” (28.5.2002)
>
Caso Weakland atto secondo. Ma anche “La Civiltà Cattolica” raddoppia
(4.6.2002)
Mentre tra i commenti, sempre sul caso Weakland, è d'impronta tipicamente
liberal quello di Sandra M. Schneiders, una suora che insegna alla Jesuit School
of Theology di Berkeley, California, pubblicato sul “National Catholic
Reporter”:
>
The Weakland case: An invitation to cast the first stone
Quali sono invece le letture del fenomeno espresse da altre correnti di
pensiero?
È singolare che la conferenza episcopale non abbia ascoltato, a Dallas, anche
esponenti del conservatorismo cattolico.
Ecco qui ad esempio i link a due recenti interventi sul tema, entrambi notevoli,
apparsi su riviste rappresentative di questa tendenza.
Il primo, di George Sim Johnston, è uscito su “Crisis”:
> Can the
Bishops Heal the American Church?
E il secondo, di padre Richard John Neuhaus, su “First Things”:
>
Scandal Time (Continued)
Entrambi gli autori prendono di petto come questione capitale non tanto la
pedofilia quanto il diffuso cedimento, nei seminari, a teorie sul sesso etero ed
omosessuale in linea con lo spirito del tempo. Con la conseguente deriva
pratica.
È la deriva candidamente ammessa, la scorsa primavera, dall’ex vescovo di
Palm Beach in Florida, Anthony O’Connell, un’altro dei caduti sul campo.
Annunciando le proprie dimissioni, O’Connell disse che, quando commise i suoi
abusi di sesso, si sentiva influenzato dallo spirito di quegli anni Settanta:
«nei quali dettava legge il rapporto Masters & Johnson e imperava un clima
di trasgressione sessuale».
Posto in questi termini, lo scandalo scoppiato negli Stati Uniti è
autobiografia di una generazione di preti e di vescovi.
Coerentemente, infatti, tra tutte le linee d’azione annunciate a Dallas dalla
conferenza episcopale, la più incisiva è quella che si propone di sottoporre a
screening i seminari. E di rifondarli ab imis, dove necessario.
Qui di seguito, il servizio apparso su questo tema su “L’Espresso” n.
26 del 20-27 giugno 2002, titolo originale “Vade retro peccatore”:
Chiesa e sesso. I
contraccolpi dello scandalo Usa
È dal 6 gennaio, festa dell’Epifania, che la Chiesa cattolica degli Stati
Uniti è sotto scacco. Le televisioni bivaccano davanti alla curia
arcivescovile di Boston, dove tutto è cominciato, come per un interminabile
processo di Chiese Pulite. In meno di metà anno già 218 preti sono saltati
in tutta l’Unione, per peccati di sesso con ragazzi e bambini, anche
commessi in anni lontani. E altre decine sono lì per essere cacciati via. Ma
nemmeno i vescovi sono più al riparo. Quattro di loro sono già caduti sul
campo e uno era una stella di prima grandezza, capofila dei progressisti non
soltanto negli Stati Uniti ma nel mondo.
Il suo nome è Rembert Weakland, fino allo scorso 24 maggio arcivescovo di
Milwaukee, nell’Illinois. Niente fanciulli, nel suo caso. Ma un ex studente
di teologia, Paul Marcoux, che all’epoca, più d’un ventennio fa, aveva 33
anni. L’avventura durò qualche mese e incatenò Weakland a un ricatto. Per
liberarsene, nel 1998, l’arcivescovo arrivò a versare segretamente all’ex
abusato 450.000 dollari pescati dalle casse della diocesi. Ma invano. Nel
maggio di quest’anno Marcoux ricomparve sugli schermi di “Good Morning
America” a raccontare tutto. Nella costernazione di Weakland e dei suoi
numerosi e titolati sodali, anche a Roma e in Italia.
Perché a Roma Weakland aveva vissuto per anni, prima che Paolo VI lo facesse
vescovo. Da monaco benedettino che era, fu abate degli abati di tutto il
mondo. E da musicologo, si addottorò in canto ambrosiano, allacciando con
Milano un legame che poi sarebbe diventato amicizia con l’arcivescovo e
cardinale Carlo Maria Martini. In Vaticano l’ebbero presto in sospetto e gli
bloccarono la carriera. Ma questo rese Weakland ancor più combattivo. Quello
che i cardinali progressisti suoi amici pensavano in silenzio, lui lo diceva e
scriveva in pubblico. Nel 1995, assieme ad altri 11 vescovi degli Stati Uniti,
firmò un documento di accusa frontale al cardinale Joseph Ratzinger e,
indirettamente, a Giovanni Paolo II. Per più ecumenismo, più innovazione
liturgica, più potere ai vescovi. E contro lo strapotere di curia e papato.
Per questo Weakland era divenuto una star, sulla stampa liberal americana. E
lo è rimasto anche dopo la caduta. Il suo outing è stato trattato con molta
indulgenza. «La vittima è lui», ha scritto sul “Wahington Post” il
columnist Richard Cohen: «la Chiesa l’ha perso perché le sue leggi non
sanno accomodarsi all’umana natura»; aveva ragione a battersi per l’abolizione
del celibato, la sua vicenda lo prova.
Ma proprio questo doppio registro della stampa americana, benevola con
Weakland ma feroce con tutti gli altri, ha rinfocolato le reazioni del
Vaticano e delle alte gerarchie. I gesuiti della “Civiltà Cattolica”, i
cui scritti ricevono tutti l’imprimatur della curia pontificia, hanno
ricondotto la campagna di stampa contro i preti «pedofili» a una più
generale avversione dell’America Wasp, bianca, anglosassone e protestante,
ai cattolici e al papa. Per attaccarli, questa America non aspettava altro che
il «mostro», da sbattere in prima pagina.
E il cardinale Oscar Andrés Rodríguez Maradiaga, arcivescovo di Tegucigalpa,
astro emergente dei porporati latinoamericani, è andato anche più in là. Ha
chiamato in causa gli ebrei d’America, potenti nei media. L’attacco agli
abusi di sesso del clero, ha detto in un’intervista al mensile diretto da
Giulio Andreotti, “30 Giorni”, è pretesto d’una persecuzione
anticattolica a più largo raggio, «che ricorda i tempi di Nerone,
Diocleziano e, più recentemente, di Stalin e Hitler».
Ma anche negli eccessi di reazione di un cardinal Maradiaga c’è un elemento
rivelatore. Egli ha preso le difese soprattutto del cardinale di Boston,
Bernard Law, «lui che ha fatto tanto bene a tutti noi in America Latina e ora
è interrogato in stile staliniano da una giudice femminista». Law è un’altro
dei grandi finiti nell’angolo. Accusato d’aver coperto per anni alcuni
suoi preti macchiatisi di violenze su bambini, ha contrattaccato all’insegna
della tolleranza zero. Assieme a gran parte degli altri cardinali e vescovi d’America.
Riunitisi a Dallas fra il 13 e il 15 giugno, hanno stilato le regole ferree
con le quali far pulizia da lì in poi. Anche nelle proprie file. Si sono
lasciati con l’obbligo, per chiunque di loro abbia colpe regresse, di
confessarle e dimettersi.
Ma poi avviene che costretti a tirarsi in disparte siano anche vescovi che
continuano a dirsi innocenti. Kendrick Williams, vescovo di Lexington nel
Kentucky, è uno di questi. Si è dimesso il 31 maggio solo perché fatto
segno di tre accuse di violenze sessuali che egli dice inventate. Di accuse
immaginarie, in effetti, le cronache sono piene, con relative pretese di
denari. Una di queste, poi ritrattata, colpì nel 1993 l’allora arcivescovo
di Chicago, Joseph Bernardin, il più popolare dei cardinali d’America. Un’altra
ha messo nei guai, lo scorso marzo, il cardinale di Los Angeles, Roger Mahony.
Fu accusato da una ex studente d’averla posseduta, in circostanze poi
smentite da tutti i riscontri.
Accuse false, accuse vere. Il 12 giugno si è dimesso il vescovo ausiliare di
New York, James McCarthy, per trascorsi con donne certificati da un comunicato
della sua stessa arcidiocesi. E riconosciute sono anche le colpe che hanno
tolto di mezzo per abusi su ragazzi, ai primi di marzo, il vescovo di Palm
Beach in Florida, Anthony O’Connell. A sua volta succeduto, nel 1999, a un
altro vescovo cacciato per gli stessi motivi.
Annunciando le proprie dimissioni, O’Connell disse che quando, negli anni
Settanta, commise i suoi abusi di sesso, si sentiva influenzato dallo spirito
di quegli anni, «nei quali dettava legge il rapporto Masters & Johnson e
imperava un clima di trasgressione sessuale». Se questa è l’autobiografia
di una generazione di vescovi, tutti o quasi nominati da Giovanni Paolo II, si
capisce lo smarrimento ai gradi alti della Chiesa. Ne va del predicare di papa
Karol Wojtyla a favore di una sessualità buona. E ne va anche delle manovre
per la successione. Progressisti e conservatori, lo scandalo decapita gli uni
e gli altri. Difficile che il prossimo papa lo decidano i cardinali degli
Stati Uniti.
E INTANTO, LONTANO DAGLI USA...
Anche fuori dagli Stati Uniti vi sono vescovi travolti da abusi di sesso con
ragazzi. Lo scorso febbraio, in Polonia, il rettore del seminario di Poznan
sbarrò l’ingresso all’arcivescovo della città, Juliusz Paetz,
accusandolo d’aver insidiato una dozzina di seminaristi. L’arcivescovo
negò tutto. Ma un ispettore venuto dal Vaticano aveva già accertato che c’era
del vero e Giovanni Paolo II obbligò Paetz a dimettersi, col dolore di punire
un suo protetto. Prima d’esser promosso vescovo in Polonia, infatti, Paetz
aveva lavorato a Roma nella Camera pontificia, a stretto contatto col papa suo
connaziona
Diversa, invece, è la sorte toccata a un altro grande accusato, il fondatore
dei Legionari di Cristo, Marcial Maciel Degollado. Il 18 febbraio 1999 otto ex
Legionari d’alto grado depositarono presso il Sant’Uffizio un libello di
denuncia, nel quale accusavano padre Maciel d’aver abusato di loro quand’erano
ragazzi, negli anni Cinquanta e Sessanta, e d’averli poi illecitamente
assolti in confessione. Stando alle regole severe adottate nei giorni scorsi
dai vescovi degli Stati Uniti, per Maciel non ci sarebbe stato scampo. Il
tribunale del Sant’Uffizio, invece, ha optato per la reiezione del libello,
verosimilmente ritenendo le accuse talmente inconsistenti da non meritare una
formale verifica. La causa non è stata neppure aperta e il fondatore dei
Legionari continua a far da maestro a generazioni di nuovi adepti.
In questo sito, le pagine web sulla vicenda:
>
Caso Weakland atto secondo. Ma anche “La Civiltà Cattolica” raddoppia
(4.6.2002)
>
Weakland fuori. Ascesa e caduta di un vescovo troppo “liberal” (28.5.2002)
>
Violenze sessuali. Il Vaticano non ci sta (6.5.2002)
>
Abusi di sesso. Il mea culpa dei cardinali d'America (23.4.2002)
>
Preti scandalo. Il punto di vista del papa (22.3.2002)
>
Preti, sesso e ragazzi. Il cardinale allo sbaraglio (20.2.2002)
Sul caso Paetz:
>
Sesto comandamento. L’arcivescovo che fa tremare il Vaticano (12.3.2002)
E sui precedenti del caso Maciel:
>
Legionari di Cristo. Questo processo non s’ha da fare (31.1.2002)
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