FISICA/MENTE

 

 

Il Vaticano critica la Montalcini: i cattolici non sono oscurantisti

Anna Maria Greco

«L'Osservatore Romano» difende la posizione della Chiesa. Monsignor Sgreccia: l'etica deve vigilare sulla scienza.

Il ruolo di membro della Pontificia Accademia per le scienze potrebbe creare qualche imbarazzo al premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini, dopo essere stata bersaglio di un duro attacco dell'Osservatore Romano. Il fatto è che l'antico binomio scienza e fede, riesumato dalla polemica sul bioetch, questa volta la vede sulla sponda opposta del Tevere. E alla Chiesa non è passata inosservata l'intervista in cui ha criticato i «guasti delle ideologie categoriche» che si appoggiano alla politica o alla religione, cioè al «pensiero supercattolico». Così, il teologo Gino Concetti sul quotidiano della Santa Sede scrive, senza citarla, che certe dichiarazioni non sono all'altezza della sua valenza scientifica. E il vescovo Elio Sgreccia, Vicepresidente della Pontificia Accademia per la vita, respinge le «gravi accuse» di alcuni scienziati alla Chiesa che in pas sato avrebbe ostacolato la ricerca. Su fini e risorse della ricerca, avverte il gesuita Carlo Casalone, non decidono solo gli scienziati ma tutta la comunità civile.
Il Vaticano non accetta dunque che si parli di oscurantismo e si rievochi il fantasma di Galileo. Padre Concetti critica il riferimento della Montalcini ai dubbi che sarebbero stati sollevati dai cattolici sulla terapia sul dolore, anche perché provengono da un premio Nobel che siede nel più autorevole organismo scientifico del Vaticano. E respinge il «teorema» che la Chiesa intralci il progresso della medicina, giudicando «sorprendenti» le tesi della scienziata sulle cellule staminali, quando dice che «l'uomo esiste solo quando ha acquisito la capacità d'intendere e di volere». «Non è vera scienza - conclude Concetti -, né progresso autentico quella tecnica che, per raggiungere il risultato, richiede il sacrificio anche di un solo essere umano».
L'etica, avverte monsignor Sgreccia, deve sempre vegliare sulla scienza per impedire che venga impiegata contro i più deboli e indifesi, rivelandosi «indegna dell'uomo». E' già successo, sostiene, che la scienza abbia «scritto pagine buie nella storia non lontana e tale ricerca non può essere fatta rinascere».

E venne un uomo chiamato Embrione
Botta e risposta tra uomini di scienza sull’istante d’inizio della vita di ciascuno. Con la Chiesa nel pieno della disputa. Ecco i documenti integrali

di Sandro Magister

        In questa pagina trovate allineate le ultime battute – integrali – della controversia scientifica in corso in Italia sul “quando” la vita di ciascun individuo umano ha inizio.

– Il primo documento è del 2 febbraio 2002. È firmato da 16 luminari delle cinque facoltà mediche delle università di Roma. La loro tesi centrale è che l’individuo umano è “persona” fin dal primo istante del concepimento. Gli argomenti addotti non sono di fede, ma scientifici, condivisi anche da studiosi non cattolici. Sta di fatto che la tesi concorda con la dottrina ufficiale della Chiesa cattolica.

– Il secondo documento ne è la conferma. È il messaggio pronunciato da Giovanni Paolo II dalla finestra di piazza San Pietro, all’Angelus di domenica 3 febbraio. Con parole non di scienziato ma di pastore, il papa fa propria, esplicitamente, la tesi argomentata dai 16.

– Il terzo documento, del 4 marzo 2002, è in antitesi al primo. I 12 studiosi che lo sottoscrivono sostengono: «Noi non sappiamo quando inizi la persona, ma siamo convinti che essa non abbia inizio al concepimento». Tra i firmatari spiccano Rita Levi-Montalcini, premio Nobel, e l’ex ministro della sanità Umberto Veronesi.

– Il quarto è una replica al terzo. Dal punto di vista degli estensori del primo. Lo firmano due altri studiosi di bioetica ed è apparso il 13 marzo sulla prima pagina di “Avvenire”, il quotidiano di proprietà della Conferenza episcopale italiana.

        La controversia naturalmente continua. E intanto la camera dei deputati si appresta a discutere in aula, a partire dal 25 marzo, il disegno di legge sulla procreazione artificiale.

        Ecco dunque qui di seguito i quattro testi della disputa, in ordine di tempo a partire dal più lontano:



1. L'embrione come paziente

(Da "Avvenire" del 3 febbraio 2002)


1. Nell’attuale panorama scientifico, il progresso delle tecnologie ultrasonografiche, della psicologia pre-natale e del braccio terapeutico ha aperto una grande finestra sulla vita prenatale, confermando l’evidenza che l’embrione/feto è un vero e proprio soggetto. Attraverso la scienza medica, la vita prenatale si offre oggi agli occhi della madre, della coppia, della società, che possono così conoscere l’embrione/feto in tempo reale e con oggettività scientifica.

La ricerca scientifica, il progetto genoma uomo, lo studio dell’embriogenesi e delle basi molecolari delle diverse malattie e con l’approfondimento delle dimensioni psicologiche della vita prenatale offrono concordanti evidenze che portano a considerare la vita umana come un continuo che ha nella fase embrionale e nell’invecchiamento l’inizio e la fine del suo percorso naturale.

2. Il neoconcepito si presenta come una realtà biologica definita: è un individuo totalmente umano in sviluppo, che autonomamente, momento per momento, senza alcuna discontinuità, attualizza la propria forma realizzando, per intrinseca attività, un disegno presente nel suo stesso genoma.

La formazione del neoconcepito, dalla fecondazione alla nascita e in tutto il processo di crescita e di sviluppo successivo, manifesta un finalismo progettuale. Il suo ciclo vitale e il suo sviluppo sono caratterizzati da tre proprietà biologiche, ben conosciute: la coordinazione, la continuità e la gradualità.

La coordinazione è un processo dove esiste una sequenza e interazione coordinata di attività molecolari e cellulari, sotto il controllo del nuovo genoma, che è modulato da una cascata ininterrotta di segnali, trasmessi da cellula a cellula e dall’ambiente intra ed extra cellulare. Questa proprietà implica e, ancora più, esige una rigorosa unità dell’essere che è in costante sviluppo nello spazio e nel tempo. La continuità, permette al nuovo ciclo vitale di procedere per eventi successivi l’uno all’altro e senza interruzione.

La gradualità è una proprietà che implica ed esige una regolazione, che deve essere intrinseca ad ogni singolo embrione e permette di raggiungere, gradualmente la forma finale. Il determinismo, che si rivela dalle prime fasi, è orientato verso un progetto ben preciso e finalizzato: determinismo e finalismo si toccano e si condizionano.

3. Pertanto, l’embrione si dimostra sin da subito protagonista del suo esistere biologico. Si è dinanzi ad un vero e proprio protagonismo biologico, che si manifesta nella precisa dinamica dell’impianto, nell’orientamento dei processi di attivazione genomica dei vari tessuti e organi, nel colloquio biochimico, immunologico e ormonale che caratterizza la placentazione.

Se le conoscenze della fisiologia embrio-fetale e della interazione madre-embrione sono state acquisite e indubbiamente migliorate, anche l’attuazione del braccio diagnostico e l’approccio terapeutico riguardo le eventuali condizioni patologiche, materne e fetali, ha subito una positiva evoluzione.

Gli studi e i risultati degli ultimi vent’anni hanno potuto validare una incredibile "compliance" del feto. In talune condizioni patologiche, è stata utilizzata la terapia fetale non invasiva: farmaci e molecole, immesse nel circolo materno, raggiungono il piccolo paziente, per via transplacentare espletando una terapia adeguata alle necessità emodinamiche e biochimiche del feto, in base al peso, stimato ecograficamente.

Non meno importanti, si sono dimostrati gli approcci terapeutici, per via invasiva, ecoguidati, nelle gravi patologie fetali, come l’incompatibilità Rh, le patologie malfomative, con versamenti endotoracici ed endoperitoneali, le gravi uropatie ostruttive, le p-PROM precocissime, le patologie gozzigene ed altre ancora, che hanno cambiato completamente la loro storia naturale in termini prognostici e al lungo follow up, grazie ad interventi infusionali o drenanti. Esemplificazioni di tali terapie sono l’uso di farmaci antiaritmici nelle gravi tachiaritmie fetali e di farmaci antivirali per bloccare il passaggio verticale dell’infezione HIV.

Si è restituita, così, la capacità gestazionale a molte pazienti, con risultati insperati fino a pochi anni orsono. In una prospettiva a più lungo termine si pongono potenzialità offerte dalla terapia genica somatica in utero.

Tutte queste nuove e importanti conquiste scientifiche devono svilupparsi nel rispetto dell’individualità dell’embrione, con riguardo alla salute completa della madre, ed in una visione prospettica verso il divenire del nuovo individuo. Ognuna di queste risorse scientifiche e tecnologiche sottolinea e ribadisce la vita che inizia nell’embrione, la unicità di questo nuovo essere vivente che inizia la sua interazione con l’ambiente, prima nel grembo materno, poi nel mondo esterno, in un divenire unico e specifico.

Il cammino della ricerca scientifica circa lo studio della vita dell’embrione e dei suoi rapporti con l’ambiente materno e sociale è solo all’inizio.

4. I positivi traguardi della medicina embrio-fetale fin qui raggiunti ci sollecitano a progredire nella ricerca e ci rafforzano nell’impegno di:

A. curare l’embrione ispirandosi agli stessi principi etico-deontologici propri di ogni altri intervento sanitario, garantendo, in tal modo, la stessa dignità dovuta ad ogni paziente e le condizioni umane per crescere e svilupparsi;

B. diffondere nella cultura scientifica e sanitaria le esigenze della vita embrionale, come conquiste della ricerca e patrimonio di tutta l’umanità;

C. sensibilizzare i responsabili della sanità pubblica a creare le strutture sanitarie necessarie a favorire un ambiente idoneo allo sviluppo dell’embrione, a cominciare dall’assistenza adeguata alla madre e alle dinamiche materno-embrionali;

D. rilanciare l’insegnamento dell’embriologia nell’itinerario universitario del personale medico-sanitario, come momento di particolare rilevanza formativa per la conoscenza e la maturazione di un adeguato rapporto con il paziente;

E. favorire ricerche interdisciplinari coinvolgendo tutte le componenti della società in modo che l’embrione sia conosciuto e accolto nella sua inviolabile dignità.

F. vigilare sulla divulgazione della informazioni che hanno come riferimento l’embrione e il feto in modo che la cultura dell’embrione «soggetto» possa diffondersi nella società italiana ed europea.


Adriano Bompiani (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Pierluigi Benedetti Panici (Libera Università Campus bioemedico)
Ermelando Vinicio Cosmi (Università di Roma La Sapienza)
Bruno Dallapiccola (Università di Roma La Sapienza)
Vito Fazio (Libera Università Campus biomedico)
Salvatore Mancuso (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Massimo Moscarini (Università di Roma La Sapienza)
Emilio Piccione (Università di Roma Tor Vergata)
Nico Arduini (Università di Roma Tor Vergata)
Giuseppe Noia (Università Cattolica del Sacro Cuore)
Giuseppe Benagiano (Università di Roma La Sapienza)
Giovanni Pirone (Presidente Istituto di Medicina Sociale)




2. “Gloria di Dio è l’uomo vivente”. Fin dalla fecondazione

(Messaggio di Giovanni Paolo II all’”Angelus” del 3 febbraio 2002)


Carissimi Fratelli e Sorelle!

1. Si celebra in Italia quest’oggi, prima domenica di febbraio, la "Giornata per la Vita", occasione propizia per riflettere su quel valore così fondamentale, che è la vita dell’uomo.

Il tema proposto dai Vescovi quest'anno è: "Riconoscere la vita". Riconoscere significa, anzitutto, riscoprire con rinnovato stupore ciò che la stessa ragione e la scienza non temono di chiamare "mistero". La vita, specialmente la vita umana, suscita l'interrogativo fondamentale, che il Salmista esprime in modo insuperabile: "Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi, / il figlio dell'uomo perché te ne curi?" (Sal 8, 5).

Riconoscere significa inoltre garantire ad ogni essere umano il diritto a svilupparsi secondo la proprie potenzialità, assicurandone l'inviolabilità dal concepimento alla morte naturale. Nessuno è padrone della vita; nessuno ha il diritto di manipolare, opprimere o addirittura togliere la vita, né quella altrui né la propria. Tanto meno può farlo in nome di Dio, il quale è l'unico Signore e il più sincero amante della vita. I martiri stessi non si tolgono la vita, ma, per rimanere fedeli a Dio e ai suoi comandamenti, accettano di venire uccisi.

2. Riconoscere il valore della vita comporta coerenti applicazioni sotto il profilo giuridico, specialmente a tutela degli esseri umani che non sono in grado di difendersi da soli, quali i nascituri, i disabili psichici, i malati più gravi o terminali.

Riguardo, in particolare, all'embrione umano, la scienza ha ormai dimostrato che si tratta di un individuo umano che possiede fin dalla fecondazione la propria identità. E' pertanto logicamente esigibile che tale identità venga anche giuridicamente riconosciuta, anzitutto nel suo fondamentale diritto alla vita, come domanda con apprezzabile iniziativa il "Movimento per la Vita" italiano.

3. Affidiamo alla Santissima Madre di Cristo e di tutti gli uomini l'impegno, in Italia e nel mondo intero, in favore della vita, specialmente là dove essa è disprezzata, emarginata, violata.

Ci insegni Maria a "riconoscere la vita" come mistero e come responsabilità, ricordando che "gloria Dei vivens homo", "gloria di Dio è l'uomo vivente" (S. Ireneo).

[...] Mi compiaccio, inoltre, dell'iniziativa di alcuni Professori universitari che, in questi giorni, presso l'Università di Roma "La Sapienza", hanno approfondito il tema "L'embrione come paziente", raccogliendo in una "dichiarazione" le conclusioni a cui sono giunti circa la dignità dell'essere umano già nella prima fase della sua esistenza.





3. C’è il rischio di bloccare le nuove cure

(Dal "Corriere della Sera" del 4 marzo 2002)


Una recente Dichiarazione approvata da docenti delle cinque facoltà di Medicina e chirurgia delle Università di Roma a conclusione del convegno “L'embrione come paziente” sembra voler fornire supporto scientifico a proposte volte ad assegnare personalità giuridica al “neo-concepito”. Secondo noi, questa Dichiarazione contiene affermazioni scientifiche e proposte normative fuorvianti.

Il documento sostiene che esistono “concordanti evidenze che portano a considerare la vita umana come un continuo che ha nella fase embrionale e nell' invecchiamento l'inizio e la fine del suo percorso naturale”. Che la vita umana sia un continuo era da tempo evidente, ben diversa questione è quella circa la “vita dell' individuo umano”, sul cui inizio la discussione è più aperta che mai a seguito di recenti progressi che dimostrano totipotenzialità e plasticità delle cellule embrionali nelle primissime fasi del processo di sviluppo.

Il linguaggio usato dalla Dichiarazione circa il “vero e proprio protagonismo biologico” dell'embrione lascia trasparire che alla fecondazione il “neoconcepito” abbia già una sorta di “intenzionalità cosciente” che lo renderebbe “un individuo totalmente umano in sviluppo”, paragonabile ad un bambino che cresce. In realtà, alla luce delle conoscenze attualmente disponibili, i prodotti del concepimento nei primissimi stadi dello sviluppo (l'ovocita fecondato, la morula, la blastocisti) sono fortemente influenzati dal citoplasma dell'ovocita e dall'espressione del genoma materno, oltre che soggetti a modificazioni che non necessariamente sono sotto il controllo del loro genoma.

Mentre tutti ci rallegriamo delle nuove terapie prenatali, a noi sembra improprio far leva su questi benvenuti avanzamenti della medicina per sostenere che il neo-concepito abbia una “sua inviolabile dignità”. La Dichiarazione si conclude con l'auspicio che la cultura dell' embrione “soggetto” possa diffondersi nella società italiana ed europea. Non è chiaro come si debba “vigilare sulla divulgazione delle informazioni”, ma ci preoccupa che questo possa essere interpretato come un invito a limitare la libertà d' informazione e di studio quando queste non siano congrue con tale obiettivo.

A nostro giudizio gli aspetti più rilevanti del dibattito in corso sono i seguenti:

1. nella specie umana i primissimi stadi dello sviluppo sono spesso portatori di anomalie genomiche incompatibili con la vita e sottoposti ad una naturale massiva selezione che esita nell'arresto del processo di formazione dell' individuo in più dell' 80 per cento dei casi, fatto che in parte spiega la bassa fecondità della specie umana;

2. l'individualità biologica del nuovo organismo, che risulta dal processo riproduttivo sessuato, non si forma istantaneamente all'atto della fecondazione, ma emerge piuttosto gradualmente, nel corso del processo di sviluppo. In buona sostanza tutti i processi che formeranno l'individualità della persona umana cominciano solo dopo l'impianto della blastocisti nel corpo della madre;

3. gli aspetti che più fortemente caratterizzano e qualificano la persona umana, quali le facoltà cognitive e comunicative, non sono determinati soltanto dal genoma, ma conseguono ad una continua interazione genoma-ambiente, con forti interventi della casualità per quanto riguarda il risultato finale. Pensare che quest' ultimo, cioè la persona, dipenda unicamente dal genoma significherebbe abbracciare una forma di determinismo biologico che non è sostenuto dalle conoscenze disponibili e si presta ad interpretazioni culturalmente e socialmente fuorvianti;

4. è vero che, in prima approssimazione, il genoma rimane identico dalla blastocisti all' individuo adulto. Da ciò non consegue affatto, però, che la dignità di un ovocita fecondato o di una blastocisti sia pari a quella di una “persona umana”.

Noi diciamo umilmente che non sappiamo quando inizi la persona, ma siamo convinti che essa non abbia inizio al concepimento. La continuità del genoma dall'ovocita fecondato all'adulto non implica che, per una sorta di irradiazione retroattiva, tale dignità dell' individuo adulto riverberi all'ovocita fecondato di origine. Noi chiediamo che, pur nella diversità di vedute e di convinzioni etiche e religiose, si arrivi comunque anche nel nostro Paese ad una regolamentazione legislativa sulla procreazione medicalmente assistita che consenta ai ricercatori italiani di partecipare, nel rispetto più rigoroso dell' etica e della legge, all'impegno internazionale per cogliere le grandi opportunità applicative, comprese nuove cure per gravi malattie, che gli studi in questo campo lasciano intravedere.


Giovanni Azzone (Accademia dei Lincei)
Marcello Barbieri (Università di Ferrara)
Gian Maria Bressan (Università di Padova)
Paolo Carinci (Università di Bologna)
Giulio Cossu (Istituto San Raffaele di Milano)
Carlo Flamigni (Università di Bologna)
Antonino Forabosco (Università di Modena e Reggio Emilia)
Rita Levi-Montalcini
Lucio Luzzatto (Istituto Scientifico Tumori di Genova)
Mario Molinaro (Università di Roma “La Sapienza”)
Pietro Motta (Università di Roma “La Sapienza”)
Carlo Redi (Università di Pavia)
Gregorio Siracusa (Università di Roma Tor Vergata)
Mario Stefanini (Università di Roma “La Sapienza”)
Umberto Veronesi
Dino Volpin (Università di Padova)




4. L’embrione umano soggetto contestato

di Angelo Serra e Gigliola Sica

(Da "Avvenire" del 13 marzo 2002)


[...] Lunedì 4 marzo il "Corriere della Sera" ha pubblicato un Appello di 16 scienziati indicandolo quale "replica alla presa di posizione di 12 specialisti cattolici citata dal Papa". Può non meravigliare, in merito, certo stile giornalistico volto ad attirare l'attenzione su questo Appello: uno stile probabilmente poco rispettoso verso gli stessi firmatari del Documento dei 12 e, in chiaro sottinteso, anche verso il Pontefice. Non ci sembra, in realtà, che dal testo dei 12 emerga un'imposizione di opinioni. E' semplicemente una proposta - pacata e saggia - offerta alla considerazione del pubblico, il quale ha tutto il diritto di conoscere il pensiero di competenti su un tema oggi "controverso".

Questi, convinti - sulla base dei dati oggi offerti dai progressi della scienza - che l'embrione umano è un "individuo", cioè un "soggetto umano" non anonimo fin dalla fecondazione, sentono - in qualità di medici e docenti - il dovere di considerarlo e proporlo alla considerazione del pubblico come un "paziente" da accudire fin dal primo momento del suo apparire.

L'Appello dei 16, purtroppo, non lascia l'impressione di una controproposta fatta in un contesto dialogico costruttivo, in cui il desiderio di comprendersi per chiarire i propri punti di vista dovrebbe essere fondamentale. Precisamente in questa prospettiva dialogica, che mira a quella maturazione sociale alla quale tutti per senso di responsabilità dovremmo partecipare, si vorrebbe qui sottolineare alcuni punti essenziali di questo Appello che - in realtà - lasciano perplessi.

Non riusciamo a comprendere come "la totipotenzialità e plasticità delle cellule embrionali nelle primissime fasi del processo di sviluppo" possa essere in contrasto con il concetto e l'esistenza di un "individuo" che, per legge ontogenetica, si deve autocostruire dallo stadio di una cellula in poi. Forse che la pluripotenzialità e plasticità non esistono, e per ben lungo tempo, dopo l'impianto in utero, stadio al quale l'Appello dei 16 stabilisce l'inizio dell'"individuo"? Già nel 1986 un noto studioso dello sviluppo, R.A.Pedersen, faceva notare che questa totipotenzialità ha un ruolo "necessario" negli eventi precoci di allocazione cellulare, cosa che "sarebbe impossibile se mancasse questa totipotenza". Anzi, essa sottende e favorisce l'"unità", caratteristica essenziale dell'individuo, che si fa sempre più stretta con il crescere della differenziazione nella "totalità".

Non riusciamo a comprendere come, a prova della non-individualità dell'embrione "nei primissimi stadi dello sviluppo (l'ovocita fecondato, la morula, la blastocisti)", si possa portare il fatto che questi "sono fortemente influenzati dal citoplasma dell'ovocita e dall'espressione del genoma materno". Basterebbe l'autorevole e precisa affermazione di A. McLaren, ben nota embriologa del topo - la quale datava l'inizio dell'individuo umano al 15.mo giorno - per rendere difficile l'accettabilità di questa prova. Ecco le sue precise parole: "Il periodo del silenzio genetico…termina all'esplosione della trascrizione, cioè della sintesi di Rna messaggero dal Dna, allo stadio di due cellule… Allo stadio di due cellule avviene anche una distruzione massiva del Rna materno, ereditato dal citoplasma dell'uovo. Evidentemente il nuovo genoma costituitosi alla fertilizzazione sta ora prendendo il controllo dello sviluppo".

Queste affermazioni erano riferite - si diceva - allo sviluppo del topo; ma oggi sono state dimostrate valide anche per lo sviluppo del soggetto umano, come di ogni altro mammifero. Anzi, tutte le più recenti indagini sugli embrioni umani vanno dimostrando un numero sempre in aumento di geni attivi già allo stadio di zigote.

Non riusciamo a comprendere come possano essere confusi i concetti di "individuo" e di "persona", del quale ultimo - del resto - non si fa neppure menzione nella Dichiarazione dei 12. Un animale di ogni altra specie è "individuo", ma non "persona". L'uomo è "individuo" e "persona". Certo, la comprensione della differenza dei due concetti esige un passaggio dal dato puramente biologico, accertato con i metodi della scienza, ad una riflessione ontologica, accessibilissima anche allo scienziato perché è attività razionale propria della specie umana. Lo riconoscono implicitamente gli stessi estensori e firmatari dell'Appello quando affermano: "pensare che… la persona dipenda unicamente dal genoma significherebbe abbracciare una forma di determinismo biologico che non è sostenuto dalle conoscenze disponibili".

Forse, però, non è apparsa altrettanto chiara agli estensori dell'Appello la caratteristica essenziale di questo "altro dal genoma", che non può essere ridotta, secondo la loro espressione, a "una continua interazione genoma-ambiente". E' precisamente la negazione o la non comprensione di questo "più" oltre il genoma - presente in realtà dall'ovocita fecondato in poi - che li porta come conseguenza, a negare che "la dignità di un ovocita fecondato o di una blastocisti sia pari a quella di una persona umana", certamente più evoluta sotto l'aspetto psichico; e ad affermare che "la continuità del genoma dall'ovocita fecondato all'adulto non implica che, per una sorta di irradiazione retroattiva, tale dignità dell'individuo adulto riverberi all'ovocita fecondato di origine".

Siamo ben lontani dal voler fermare la scienza, soprattutto quando si apre alle esigenze umane; ma siamo anche convinti che lo scienziato e il tecnologo, nel fare scienza e nell'applicare i risultati da essa raggiunti, non possono esimersi dal riconoscere che ci sono dei limiti imposti da una retta ragione umana e dal principio di responsabilità.


 

Scontro sulla bioetica per Chiesa e Governo di Spagna

"Per una scienza al servizio della scienza umana", e' il titolo dato alla nota del Comitato Esecutivo dell'episcopato spagnolo, presentata il 27 maggio da padre Juan Antonio Martínez Camino. Nel documento la Chiesa si dice dalla parte della scienza quando si mette "al servizio della vita", ma condanna il trattamento scientifico degli esseri umani come "oggetti o animali". Se fino a qui non ci sarebbe nulla di nuovo, l'attacco arriva duro quando si dice: "lo Stato non e' competente per stabilire o ampliare legislazioni che eliminino vite umane", insinuando per di piu' la possibile esistenza di "interessi scientifici, politici ed economici" a proposito delle riforme preannunciate dal Psoe e dal Governo di José Luis Zapatero.
Il portavoce episcopale in particolare, ha fatto riferimento alle modifiche sulla legge per la Riproduzione Assistita in cantiere per ampliare le modalita' di donare gli embrioni sovrannumerari alla ricerca scientifica, cosi' come alle altre proposte in tema di interruzione volontaria della gravidanza e delle unioni tra omosessuali. Dal Governo si sono subito levate le voci in difesa della laicita' dello Stato: le posizioni della Chiesa "sono rispettabili, ma non possono essere imposte all'insieme della cittadinanza", i vescovi stanno commettendo "errori scientifici" e di informazione, suscitando cosi' un "allarme sociale ingiustificato", ecc...
Ma andiamo per ordine, riportando alcuni stralci della nota episcopale.

"Diverse azioni e dichiarazioni governative fanno pensare che si vada nella direzione di eliminare quasi del tutto le misure di protezione dell'embrione umano al fine di trasformarlo in materiale di ricerca, anche a costo di spezzargli la vita, e non viene neppure esclusa, con la necessaria chiarezza, la cosiddetta clonazione terapeutica. Questa situazione suscita gravi preoccupazioni. Per evidenti ragioni di umanita' dichiariamo in merito cio' che segue:
l'embrione umano merita il rispetto dovuto alla persona umana. Non e' una cosa, ne' un mero aggregato di cellule vive, ma il primo stadio di esistenza di una persona umana. Tutti siamo stati anche embrioni. Per tanto non e' lecito togliergli la vita, ne' fare nulla con essi che non sia per il loro stesso beneficio". […]
"Scongelare gli embrioni "sovrannumerari" per rianimarli e poi toglierli la vita per ottenere le loro cellule staminali come materiale di sperimentazione e' una azione gravemente illecita che non puo' essere giustificata per nessuna supposta finalita' terapeutica. Il fine non giustifica i mezzi. Non e' lecito uccidere una persona umana, neanche nella sua fase embrionale, per quanto si faccia con l'intenzione di curare un altro. La scienza e la medicina che si permettono di eliminare le persone umane, anche se queste abbiano un solo giorno di eta', si convertono in attivita' immorali e antisociali. Ne' le promesse di cura -ad oggi, mere promesse molto lontane dalla realta', visto che non esiste nessuna terapia basata su cellule staminali embrionali- e neppure gli obbiettivi ipotetici futuri possono farci scordare il rispetto della dignita' inviolabile di tutta la persona umana". […]
"Se si apre la strada alla cosiddetta clonazione terapeutica, si sara' fatto senza dubbio un passo decisivo e preoccupante verso la clonazione riproduttiva […]. Cio' che alcuni desiderano, innanzi tutto, e' sperimentare con persone umane clonate. Questa e' la triste realta'". […]
"Lo Stato non e' competente per stabilire o ampliare legislazioni che eliminino vite umane. Si tratta di una ingiustizia obbiettiva, che mette a rischio i principi democratici", sostengono i vescovi riferendosi alle modifiche anticipate in tema di depenalizzazione dell'aborto. "Se venissero realizzate, queste riforme metterebbero in discussione la legittimita' dello Stato di Diritto, perche' dall'ottica della filosofia cristiana, le leggi che disprezzano in questo modo la vita umana non meritano il nome di leggi. Benvenute siano le tecniche, ma non chiudendo gli occhi ne' piegandosi agli interessi scientifici ed economici".
Per chiudere i vescovi se la prendevano anche con la proposta di regolamentare l'unione tra omosessuali cosi': "Qualsiasi equiparazione giuridica che si faccia delle unioni omosessuali con il matrimonio, prevede di dare una rilevanza di istituzione sociale che non corrisponde in alcun modo alla loro realta' antropologica. La giustizia consiste nel dare a ciascuno il suo".

A ciascuno il suo potrebbe essere la risposta data dal Governo dei socialisti, e percio' alla Chiesa la cura delle anime e allo Stato e al Governo l'amministrazione e la cura dei cittadini.
Le opinioni della Chiesa meritano grande rispetto, ma non per questo possono essere imposte al congiunto di una societa' il cui Stato e' aconfessionale, cosi' ha replicato la vicepresidente e portavoce del Governo Maria Teresa Fernandez de la Vega. "Le uniche norme che devono essere rispettate, sia dal Governo che dall'insieme dei cittadini, sono quelle della Costituzione".
La ministra della Sanita' Elena Salgado per parte sua ha avvertito i vescovi dei loro "errori scientifici" di informazione, e del rischio di creare "un allarme sociale ingiustificato". "I prelati attribuiscono al Governo delle intenzioni diverse da quelle che abbiamo. L'unica cosa che vogliamo e' che le coppie che non possano avere figli abbiamo l'opportunita' di averli", e inoltre permettere la ricerca scientifica con le cellule staminali avra' come conseguenza quella di salvare delle vite e di aprire la speranza alla cura di malattie. La Salgado poi ha anche aggiunto che il documento episcopale fa un riferimento alla clonazione terapeutica che non e' esatto, dato che "per il momento questa non e' una questione che si introdurra' nella prima modifica della legge".

La Conferenza Episcopale Spagnola che dopo avere preannunciato il sostegno della Chiesa alle mobilitazioni dei cattolici contro le riforme del Governo, a distanza di pochi giorni si e' lanciata in un nuovo attacco stavolta sui metodi anticoncezionali. E' cosi' che i preservativi vengono descritti come una specie di "roulette russa" per l'Aids, "questa sensazione di sesso sicuro" porta infatti ad "una attitudine di promiscuita'", cosi' nelle parole del presidente del Consiglio Pontificio per la Famiglia, il cardinale Alfonso Lopez Trujillo. La selezione di embrioni per curare delle malattie attraverso la diagnosi preimpianto? Una cosa che "e' assolutamente atroce", di piu' "questo farebbe resuscitare il razzismo, un nuovo apartheid".
Aduc (11/06/2004)
Leggi altre notizie di Percezione e problemi biotech

Notizie correlate

 

Cellule staminali, dopo la moratoria
Quale futuro per la ricerca, parla Carlo Alberto Redi, direttore del laboratorio di biologia dello sviluppo dell'università di Pavia

MONICA SOLDANO


 
           

Dopo il voto del parlamento europeo che aveva espresso un giudizio favorevole al finanziamento per la ricerca scientifica anche sulle cellule staminali derivate da embrioni sovrannumerari, il consiglio dei ministri Ue - lo scorso 3 dicembre -, a Bruxelles, non ha saputo prendere una decisione. Di fatto l'Italia insieme a Germania, Austria e Portogallo ha mantenuto la moratoria che è scaduta il 31 dicembre. Del futuro della ricerca sulle cellule staminali, abbiamo parlato con Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell'università di Pavia e presidente del comitato scientifico dell'Istituto di biorigenesi e European Network.

Professor Redi, cosa succederà ai fondi europei per la ricerca e al VI programma quadro?

Dopo la moratoria voluta dall'Italia e da pochi altri, comunque sarà dato il via libera ai finanziamenti per la ricerca. Anche sulle cellule staminali derivate da embrioni, in tutti quei paesi che lo consentiranno.

I ricercatori italiani usufruiranno di quei soldi?

Questa è la questione da dirimere. Perché tutti i contribuenti europei dovrebbero pagare la ricerca che poi solo alcuni stati permetteranno e che beneficerà solo alcuni? I ricercatori italiani non capiscono perché le loro competenze non possano entrare in gruppi di ricerca europei avanzati. Tuttavia non credo sia possibile bloccare il nostro lavoro, altrimenti si innescherebbero una serie di controlli e di verifiche veramente pesanti. Nel nostro paese ci sono eccellenze scientifiche che primeggiano a livello internazionale nella ricerca in questo settore, solo per citarne alcuni: Angelo Vescovi, Giulio Cossu, Elena Cattaneo e Laura Calzà. Ma i problemi sono altri. La confusione dettata da pregiudizi ideologici sovrasta la proposizione scientifica, inoltre è scarsa l'attenzione dei finanziamenti verso questo tipo di ricerca. Se restasse tutto in mano a poche multinazionali nel mondo e non ci fossero investimenti di denaro pubblico, non riusciremmo a governare i risultati e riproporremmo l'errore fatto con gli organismi geneticamente modificati.

Esistono compromessi possibili?

Un sano compromesso potrebbe essere quello di non creare embrioni destinati alla ricerca e di non utilizzare nuovi embrioni soprannumerari, oltre quelli già congelati. Ma dobbiamo rispettare questi ultimi, rendendoli utili per derivare linee cellulari. Nel lungo periodo, penso che si arriverà a una soluzione. Proprio come è successo negli Stati uniti d'America.

Cosa è successo?

Durante il suo ultimo convegno l'American Medical Association, un'organizzazione solitamente molto cauta e seria, ha espresso pareri in contrapposizione con Bush, stabilendo che le cellule staminali derivate da embrioni possono essere utilizzate per la ricerca. Il problema è che si deve agire in fretta.

Cosa intende?

Le poche linee cellulari derivate da cellule staminali fino a oggi rischiano di non essere più utili. Sono state contaminate con cellule di topo perché non si sapeva bene il sistema per derivarle. Quindi non solo sono poche, ma anche inutilizzabili. Allora il principio di precauzione dovrebbe intervenire e dirci di non utilizzarle neanche in modelli animali, perché contaminati. Anche il presidente Bush si è dovuto ricredere. Infatti, ha stanziato fondi federali, pubblici, per utilizzare le 76 linee cellulari già derivate. Ma subito dopo i National Institutes for Health gli hanno fatto notare che le linee utilizzabili erano solo 23. E se devo dirla tutta, oggi ne restano in realtà solo quattro o cinque derivate in modo sicuro. Noi potremmo richiederle per scopi esclusivamente di ricerca. C'è scritto sul loro sito Internet come fare. Ma la cosa migliore per l'Europa è mettere insieme risorse umane e finanziarie per derivarne di nuove, con le tecnologie più avanzate e più sicure.

Nell'immediato, a livello internazionale, quali sono le strade da percorrere?

Da una parte derivare il più alto numero di cellule staminali, ma anche cercare di non incontrare obiezioni. Una soluzione potrebbe essere il citoplasto artificiale. Se infatti è provato che la cellula uovo umana o di femmina di mammifero è in grado di riportare a una fase iniziale il nucleo di una cellula che sta formando per esempio la pelle, o il fegato, ovvero una cellula differenziata, allora vuol dire che nella cellula uovo c'è un sistema che è in grado di compiere quest'operazione. Ma noi non lo conosciamo. La nostra proposta allora è quella di identificare queste molecole e di provare a riproporne il comportamento in provetta. In questo modo a partire da una cellula con l'aggiunta di opportune sostanze sintetizzate in laboratorio sarà possibile realizzare cellule staminali. Ovviando così ai dilemmi etici e ai problemi legati alla effettiva capacità di quelle cellule di moltiplicarsi.

Da «Galileo. Giornale di scienza e problemi globali», www.galileonet.it
 

La Stampa    9 settembre 2000

Politici impreparati

Levi Montalcini: sì agli embrioni

I politici non dovrebbero controllare la ricerca". Anche a Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina, non è piaciuto il "no" dell'Europarlamento. Come molti altri scienziati è perplessa e preoccupata. Professoressa, chi dovrebbe allora controllare gli scienziati?

"La scienza è degli scienziati, non dei politici, e dev'essere sottoposta ai controlli degli scienziati stessi, di quelli più competenti".

Ma, se tante paure suscitano le possibilità della clonazione umana, non crede che voi studiosi non abbiate sbagliato qualcosa? Forse avreste dovuto dialogare di più con l'opinione pubblica?

"Credo che abbiamo il dovere di informare. E penso che in futuro dovremo rendere il pubblico più consapevole delle nostre scoperte".

Lei farà parte della commissione di studio sull'utilizzo delle cellule staminali per finalità terapeutiche presieduta da un altro Nobel, Renato Dulbecco. Quali saranno i suoi suggerimenti?

"Ci incontreremo per la prima riunione il 20 settembre e valuteremo tutti gli aspetti. Saremo in 23. Trovo valida la posizione del ministro della Sanità, Umberto Veronesi: è corretto scegliere la strada delle cellule staminali, ma è la via più lunga e, quindi, rischiamo un ritardo nelle ricerche che ci metterà in secondo piano rispetto a quanti sono già partiti o partiranno presto con gli embrioni. Il problema è se questo ritardo sia accettabile o no".

Quindi la soluzione ideale resta quella indicata da Tony Blair e da Bill Clinton, cioè la sperimentazione sugli embrioni abbandonati a se stessi nei centri di fecondazione assistita. Giusto?

"Sì. Visto che ci sono centinaia di migliaia di embrioni in Europa e negli Usa che dovranno essere comunque eliminati, perché non utilizzarli per i test sui trapianti terapeutici di cellule? Mi sembra che invece l'Europarlamento abbia adottato una posizione identica a quella del Vaticano e che non mi trova d'accordo".

Questo voto l'ha sorpresa?

"Non mi ha sorpreso la volontà di bocciare la clonazione di esseri umani. Su questo punto siamo tutti d'accordo. Non v'è dubbio che sia inaccettabile. Dissento invece sulla proibizione di quella a fini terapeutici, che dev'essere studiata, come si è deciso di fare sia negli Usa che in Gran Bretagna".

Dal suo punto di vista di scienziata, un embrione da 0 a 14 giorni può già essere considerato un essere umano in potenza?

"No, proprio no".

Perché?

"Perché l'embrione in questo stadio è solo un cumulo di cellule.
Non si può dire che si sia in presenza di un individuo, se non c'è differenziazione. Si dovrebbero superare queste difficoltà di definizione su che cosa è una persona: non dimentichiamo che ogni singola cellula può dare origine a un essere umano".

Secondo lei, i politici hanno le idee confuse?

"Spesso, per mancanza di informazioni adeguate, non sono giudici competenti".

Crede che il diktat contro la clonazione provocherà un'ennesima fuga di cervelli dall'Europa agli Usa?

"Aspettiamo a dirlo".

 

 La Stampa   27 agosto 2000

"Clonare cellule vuol dire salvare delle vite"

Veronesi: ecco perchè non possiamo restare indietro

PIETRO BIANUCCI

 

Umberto Veronesi, ministro della Sanità, il giorno dopo la contestazione del popolo di Comunione e Liberazione: una platea dai nervi scoperti, che al primo accenno alla clonazione lo ha inondato di fischi e ha cercato di impedirgli di concludere l'intervento.

Professor Veronesi, dimentichiamo i fischi e cerchiamo di riportare il discorso sul piano razionale. Lei ha invitato i fedelissimi di Cl a leggersi il documento elaborato per il premier inglese Tony Blair dalla Commissione Donaldson. Pensa che questo documento possa essere una buona base di partenza per affrontare anche in Italia il problema della clonazione finalizzata a ricerca scientifica?

"La commissione presieduta da Liam Donaldson ha lavorato molto bene. Il testo è frutto delle riflessioni non solo dei ricercatori ma anche di studiosi di bioetica. Ogni aspetto è stato soppesato.
Quattro pagine del Rapporto sono dedicate ai problemi morali, e qui sono rappresentate posizioni diverse, di chi nell'ovulo fecondato vede soltanto una cellula e di chi vede una potenzialità umana ben maggiore. Certo gli inglesi hanno su di noi un vantaggio: già da dieci anni, grazie alle norme contenute nello "Human Fertilization and Embryo Act", possono fare ricerca su embrioni fino al quattordicesimo giorno di età. Quindi in questi problemi hanno più esperienza di noi. Il nuovo documento propone soltanto di estendere quelle norme del 1990 alla possibilità di clonare cellule embrionali con finalità terapeutiche. Clonare cellule, noti bene: parliamo di gruppetti di cellule quasi invisibili a occhio nudo, non si tratta assolutamente di usare feti come banche di organi, che sarebbe cosa da film dell'orrore".

Torna il problema di sempre: quando inizia davvero la vita umana? Quando si può parlare di persona?

"Dopo il quattordicesimo giorno di età l'embrione differenzia le sue cellule e si ha la comparsa di una prima traccia di strutture nervose. Si può discutere se l'embrione possa essere considerato "persona", o sede di un'anima, solo a questo punto o anche prima. Osservo però che nel nostro Paese una legge approvata con referendum dal 70 per cento degli italiani ammette l'aborto fino al terzo mese. Non sto dicendo che sono contro questa legge. Dico solo che la questione degli embrioni sembra scandalizzare più che l'aborto..."

Lei dunque è favorevole alla clonazione di cellule di embrioni per fini di ricerca?

"Noi dobbiamo confrontarci con il fatto che esistono migliaia di embrioni prodotti in eccesso nelle pratiche di fecondazione assistita. A me pare che la destinazione alla ricerca degli embrioni esistenti sia da preferire alla loro distruzione.
Anch'io dentro di me sento che neppure questa soluzione è perfetta ma almeno in questo modo gli embrioni assolveranno una missione biologica: se non possono trasformarsi in bambini, almeno potranno servire ad alleviare la sofferenza di persone malate".

Professor Veronesi noi siamo qui a discutere il destino di questi embrioni. Ma di chi sono, giuridicamente? Dei Centri che li conservano nei loro freezer? Dei ricercatori? Dei bioeticisti che li difendono attribuendo loro lo status di persone? A me pare che non siano né della scienza né del parlamento che dovrebbe legiferare su di essi, ma piuttosto dei loro genitori biologici. Chi li ha interpellati? E se i genitori biologici non hanno nulla da dire, questo silenzio non le pare scandaloso?

"Nella fecondazione assistita si fecondano più ovuli e si procede all'impianto nell'utero materno.
Quando si ottiene la gravidanza gli ovuli in eccesso rimangono inutilizzati. In effetti dovrebbero appartenere ai genitori, ma questi, ottenuto il loro scopo, se ne disinteressano...".

Il vero problema dunque si sposta nella fecondazione assistita, che in Italia non è regolamentata e rappresenta per certi ginecologi spregiudicati un grosso business basato sul desiderio di paternità e di maternità di coppie infelici.

"Infatti sono convinto che l'intera questione della fecondazione in vitro deve essere ridiscussa e regolamentata".

Molti dicono che dietro la posizione di Blair e di Clinton favorevole alla ricerca sugli embrioni ci sono le multinazionali biotecnologiche che potranno conquistare il mercato delle nuove terapie. In borsa i titoli di queste aziende hanno reagito alla prospettiva di sperimentazione con un balzo verso l'alto.

"Non conosco gli aspetti economici. Come ministro la mia prima preoccupazione è trovare soluzioni utili alla salute dei cittadini. Mi basta che in queste soluzioni il rapporto costo/benefici sia positivo per il paziente. Credo comunque che allo stato attuale a guidare Blair e Clinton sia un interesse genuino allo sviluppo della ricerca".

A proposito: l'Italia rischia di perdere questo treno, come è successo con il Progetto Genoma?

"Non è questione di giorni o di settimane. C'è tutto il tempo per discutere, riflettere insieme e giungere alle decisioni. La mia preoccupazione è che invece la questione si impantani negli ingranaggi burocratici parlamentari, che non si arrivi né a un sì né a un no. Questo sarebbe grave.
Gli scienziati, il Cnr devono avere certezze per programmare il loro lavoro e i loro invetsimenti.
Ma un eventuale ritardo mi dispiacerebbe ancora di più per i malati che possono trarre beneficio da questi studi".

Ci sono applicazioni già vicine?

"In qualche caso sì: penso specialmente ai malati di diabete. Clonare le insule del pancreas che producono l'insulina e immetterle nel paziente risolvendo alla radice il suo problema è ormai una prospettiva concreta".

Alcuni scienziati, e tra questi Rita Levi Montalcini e Edoardo Boncinelli, sostengono che si possono fare le stesse ricerche usando cellule staminali adulte, cioè cellule capaci di differenziarsi in altre cellule come quelle embrionali ma che tutti noi, anche in età matura, abbiamo nel nostro midollo osseo e nel sangue. Qual è il suo parere sul dilemma embrioni/cellule staminali adulte?

"L'uso di cellule staminali adulte sarebbe l'ideale perché non solleva dilemmi etici. Purtroppo i miei colleghi genetisti mi dicono che non sono altrettanto utilizzabili. Le cellule embrionali sono più plastiche e più facilmente pilotabili verso i diversi tipi di tessuto: in cellule del pancreas se vogliamo pensare ai malati di diabete o in cellule nervose se pensiamo ai malati di Parkinson e di Alzheimer e così via. Le cellule staminali adulte sono meno flessibili e non conosciamo ancora bene i metodi per utilizzarle al meglio. Si parla anche di far regredire cellule adulte allo stato di cellule embrionali totipotenti, ma questo è un traguardo ancora lontano. Inoltre le staminali del midollo osseo funzionano bene quasi soltanto per ricavare cellule ematopoietiche. Le cose vanno meglio con le staminali del cordone ombelicale: e infatti in molte città stanno sorgendo banche del cordone ombelicale, che io incoraggio molto. Certo però con le cellule embrionali si accorciano i tempi".

Sull'uso degli embrioni ci sono contrasti anche nel governo?

"Sì, i Popolari per esempio non accettano l'uso di questi embrioni".

E' difficile conciliare il ministro con il ricercatore? Rimpiange il tempo in cui non era un politico?

"Sono un ministro, non un politico. Neppure adesso".

"Il conflitto tra scienza e Chiesa è irrisolvibile. La religione parte da un punto di vista diverso, da postulati diversi. Sono due modi di ragionare completamente diversi. Lasciamoli assolutamente separati". 

 

La Stampa   24 agosto 2000 

"Non si tocchi l'embrione" 

Altolà del Vaticano: a rischio la dignità umana
Documento della Pontificia Accademia per la Vita. Monsignor Sgreccia: interessi commerciali fanno trascurare ricerche alternative

  ENRICO NEGROTTI     

"

Immorale utilizzare embrioni umani". È un "no" deciso, ma ampiamente motivato e argomentato, quello che la Pontificia Accademia per la Vita ha espresso ieri in un documento contro gli esperimenti che per cercare le cellule staminali comportano la distruzione di embrioni umani. Proprio quelli a cui l'altro ieri il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton ha assicurato l'erogazione di finanziamenti pubblici e che la scorsa settimana sono stati autorizzati dal governo britannico di Tony Blair. Eppure ricerche alternative sono possibili: quelle sulle cellule staminali presenti nell'adulto o quelle ricavate dal cordone ombelicale subito dopo la nascita. Ma "gli interessi commerciali spingono verso ricerche che sembrano più veloci e più facilemente utilizzabili" spiega monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontificia Accademia per la Vita, che firma il documento insieme al presidente, professor Juan de Dios Vial Correa. La "Dichiarazione sulla produzione e uso scientifico e terapeutico delle cellule staminali embrionali umane" sottolinea la grave immoralità e quindi illiceità degli esperimenti sugli embrioni umani, partendo dalle spiegazioni scientifiche. La cellula staminale ha infatti "capacità di auto-rinnovamento illimitato e prolungato" e "capacità di dare origine a cellule progenitrici dalle quali discendono cellule altamente differenziate". La preparazione di cellule staminali umane - spiega il documento - comporta la produzione di embrioni umani e/o la utilizzazione di quelli crioconservati dopo la fecondazione artificiale. L'embrione viene fatto sviluppare fino allo stadio di blastociste, che è poi distrutto con il prelevamento della massa cellulare interna, che messa in coltura porta alla formazione di linee cellulari capaci di moltiplicarsi conservando le caratteristiche delle cellule staminali.
Da qui inizia il lavoro dei ricercatori per fare sviluppare le cellule nei diversi tipi di tessuto. Ma la domanda del bioetico riguarda l'eticità della produzione o dell'utilizzazione di embrioni umani per la preparazione di cellule staminali. "La risposta - commenta monsignor Sgreccia - è negativa per diverse ragioni". Spiega infatti il Documento che "sulla base di una completa analisi biologica, l'embrione umano vivente è un soggetto umano con una ben precisa identità". Ne consegue che ha diritto alla sua vita e che ogni intervento che non sia a favore dello stesso embrione si costituisce come atto lesivo di tale diritto. "Pertanto - continua la Dichiarazione della Pontificia Accademia per la Vita - l'ablazione della massa cellulare interna della blastociste, che lede gravemente e irreparabilmente l'embrione umano, troncandone lo sviluppo, è un atto gravemente immorale e, quindi, gravemente illecito".
Nessun fine ritenuto buono, quale il possibile utilizzo per la cura di gravi malattie, "può giustificare tale intervento". E per un cattolico il Magistero della Chiesa ha sempre insegnato, a partire dall'enciclica "Evangelium Vitae", che "al frutto della generazione umana, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità" Altri problemi etici vengono affrontati dal Documento. Viene parimenti respinta la "clonazione terapeutica" che punti a produrre e poi distruggere embrioni per ricavare le cellule staminali. Altrettanto negativo il giudizio sul possibile utilizzo di cellule fornite da altri ricercatori o reperibili in commercio. Ma perché non vengono incoraggiate le ricerche che mirano a trovare le cellule staminali nell'individuo adulto? "La ragione addotta - spiega monsignor Sgreccia - è che tramite gli embrioni si ottenga un successo più sicuro, efficace e rapido. Mentre dall'altra parte la ricerca sulle cellule nell'adulto si prospetta ancora lunga.
In realtà sappiamo che esistono aziende che puntano a stoccare e commercializzare queste cellule e che quindi mirano ad avere una facilità di utilizzo in tempi rapidi. Ma tutto ciò non può "costare" il prezzo etico enorme del sacrificio di embrioni umani. Oltretutto - conclude Sgreccia - le ricerche sulle cellule adulte esistono e sono promettenti". Come conferma Salvatore Mancuso, direttore dell'Istituto di Ginecologia e Ostetricia all'Università Cattolica di Roma: "Siamo impegnati nelle alternative alla clonazione e siamo in procinto di formare dei grossi gruppi di ricerca nazionale indirizzati a questa area specifica della ricerca sulle cellule staminali. Abbiamo in mente un grande programma di raccolta del sangue del cordone ombelicale in prospettiva per tutti i bambini che nascono e di criopreservazione di questo materiale".

Sgreccia, pare incredibile, ha scritto dei libri di bioetica. Naturalmente la sua ignoranza è dilagata. Sugli errori di Sgreccia vedi:

http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990606b.htm  http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990613d.htm  http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/990613e.htm

 

SPIGOLATURE SU ALCUNI MISFATTI DELLA CHIESA

- Occorre solo ricordare che Dulbecco è stato a capo della Commissione ideata dal Ministro Veronesi e che ha consegnato al ministro le risultanze della Commissione il 28 dicembre del 2000 (nonostante le risultanze della Commissione, che avviavano alla TNSA, Veronesi si preoccupò anche delle obiezioni dei 7 cattolici che facevano parte della Commissione stessa. L’intera storia della Commissione, che l’imam Girolamo Sirchia ha immediatamente sostituito con altra meno qualificata e più obbediente, si può trovare in:  http://www.fondazionebassetti.org/0due/threads/03commissione-dulbecco.htm; http://www.fondazionebassetti.org/02/archivio-news/news05-doc.htm).

- La Chiesa non permise più le autopsie umane, ritenendole altamente immorali [questi primi approcci sperimentali sull'animale incontrarono le resistenze delle autorità ecclesiastiche derivanti da convinzioni religiose. Si veda in proposito, V. Sforza, Etica nella sperimentazione animale, in L'animale da laboratorio, OEMF, Milano 2000, p. 274: "Chi ricostituisce il corpo sezionato nel giorno del Giudizio Universale?"]. Non potendo più dissezionare i cadaveri umani, Galeno ricorse agli animali, diventando così il padre della vivisezione.

- Gli studi successivi, eseguiti su cadaveri umani, avrebbero in seguito eliminato molti di questi errori. Gli errori di Galeno, uniti alle proibizioni della Chiesa, soffocarono lo sviluppo della medicina fino al XVI secolo.

- Nel 1822 Pio VII ratificò un decreto dell'Inquisizione autorizzando tutti i trattati copernicani sull'astronomia, mentre nel 1835 le opere di Copernico, Keplero e Galileo furono tolti dall'Indice dei libri proibiti. Questo equivalse a dire che Paolo V e Urbano VIII, nell'insegnare che la terra era immobile e che il sole gli girava attorno e nel condannare come eretica la tesi di Galileo secondo la quale la terra ruota attorno a se stessa e attorno al sole, errarono.

- In Italia la restaurazione è portata avanti non solo dall'Austria, ma anche dai Savoia, Borbone e Stato pontificio. Quest'ultimo ristabilì l'ordine dei gesuiti, chiese ai governi che l'istruzione pubblica fosse restituita al monopolio delle scuole confessionali, ottenne che ogni attività culturale fosse sottoposta a preventiva censura ecclesiastica, che la stampa e la diffusione di opere proibite dalla Congregazione dell'Indice venissero perseguite dal potere giudiziario come reati civili, soppresse il codice napoleonico e ricostituì il tribunale dell'Inquisizione.

- Ravenna, con la dominazione veneziana, tornerà a splendere e a svilupparsi specialmente dal punto di vista urbanistico. A partire dal XVI secolo Ravenna verrà inclusa nello Stato Pontificio che la governerà per tre secoli e mezzo portandola, di nuovo, al degrado.

- Anche nello Stato della Chiesa il metodo di mutuo insegnamento fu proibito con il Regolamento degli studi del 25 settembre 1825, il quale all'art. 299 delle Disposizioni Generali dichiarava: "Le scuole pubbliche e private di mutuo insegnamento saranno soppresse ed abolite in tutto lo Stato Pontificio. I Vescovi procederanno contro coloro che continuassero a far uso di questo metodo d'istruzione, o tentassero d'introdurlo nella loro Diocesi"

- GIOVANNI XXIII emette una nuova scomunica del comunismo che supera in asprezza la bolla di Pio XII del 1949. Liquida DON MILANI come "un pazzerello scappato dal manicomio". (*)
- L'eliocentrismo ritornò alla ribalta nel 1820, quando il Maestro del Sacro Palazzo, Filippo Anfossi, si ostinò a negare l'imprimatur a un libro di astronomia copernicana scritto da un canonico! Ormai che la Terra girasse lo sapevano anche i selvaggi del Madagascar, e Pio VII fu costretto a fermare il troppo zelante censore. La condanna del 1616, sulla quale si era basato il processo del 1632, venne abolita ufficialmente da un decreto del 15 settembre 1822. L'anno seguente i libri di Copernico e Galileo furono tolti dall'indice.

- Per quanto riguarda le biotecnologie animali e vegetali, monsignor Sgreccia ricorda la necessità di «cautele relative all'accertamento previo dei rischi per la salute»,

- Padre Pellegrino Ernetti negli anni Sessanta annunciò la realizzazione del cosiddetto "Cronovisore", un misterioso apparecchio capace di recuperare suoni e immagini di ogni tempo. Il suo funzionamento si baserebbe sul fatto che i suoni e le immagini in realtà non si cancellano, ma si attenuano lentamente nel tempo, restando indefinitamente presenti in una sorta di "sfera astrale", per cui sarebbe possibile ricostruirli anche dopo un lunghissimo periodo. Padre Pellegrino Ernetti dichiarò di essere riuscito, in questo modo, a recuperare un'opera teatrale del 169 avanti Cristo e di avere perfino fotografato Cristo sulla croce.
Egli affermò di avere effettuato i suoi studi, fra Roma e Venezia, in collaborazione con una ventina di scienziati di cui non ha mai fornito i nomi. Del suo entourage faceva certamente parte Padre Agostino Gemelli. Non ha comunque mai mostrato in pubblico il suo apparecchio, e anzi negli ultimi anni della sua vita non ne parlò più.

- L’originalità del razzismo fascista,  dopo una prima fase biologista  approdò ad un antiebraismo spiritualistico, grazie anche al contributo di esponenti autorevoli del mondo cattolico, come Padre Agostino Gemelli.

 

Torna alla pagina principale