FISICA/MENTE

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La liquefazione delle reliquie di sangue: una proposta di spiegazione (non solo San Gennaro)

di Marcello Guidotti

 

Un miracolo è un evento che si presenta all'esperienza umana con caratteristiche tali che le leggi naturali conosciute sembrano annullate o sospese, di modo che è generalmente attribuito all'intervento della potenza divina: svariati eventi descritti nel Vecchio e Nuovo Testamento sono considerati miracoli.

Molti filosofi razionalisti hanno respinto il concetto di miracolo: David Hume sosteneva che un miracolo è una violazione del comune corso della natura e perciò non può verificarsi. Tuttavia, questa argomentazione - a rigore un'affermazione - presuppone una completa conoscenza del "comune corso" della natura. E dal momento che non possiamo vantare una simile conoscenza, si presenta più corretta la posizione di Sant'Agostino, il quale definì i miracoli non come qualcosa di "contrario alla natura" ma come qualcosa di opposto solo a "ciò che conosciamo della natura".

Purtroppo i miracoli poco si prestano ad aggiungere qualcosa alla nostra conoscenza della natura, in quanto - per definizione - sono caratterizzati dall'unicità, e solo se si presentassero con una certa frequenza potrebbero essere studiati con il dovuto rigore scientifico. Però accanto ad ineffabili "miracoli" che hanno la caratteristica dell'unicità o comunque dell'imprevedibilità del loro verificarsi (statue che lacrimano, improvvise guarigioni, ecc.), se ne indica un altro che si ripete con sorprendente regolarità.

 

Nel Duomo di Napoli, nella cappella dedicata a San Gennaro, sono custodite due ampolle ermeticamente chiuse, contenenti - secondo la tradizione - il sangue del Santo. Questo sangue, che si presenta raggrumato, ha la singolare caratteristica di liquefarsi a scadenze regolari.
Secondo la documentazione storica, San Gennaro, vescovo di Benevento, fu decapitato a Pozzuoli nel 386; il suo corpo venne portato nelle catacombe di Napoli, quindi a Benevento, poi a Montevergine, infine ancóra a Napoli nel 1497.

La prima liquefazione del sangue del martire storicamente documentata è del 17 agosto 1389, quando un anonimo donò la reliquia alla Chiesa. Da allora, dopo nove secoli, le liquefazioni avvengono ancóra oggi, in date che presentano una certa regolarità, senza alcun apparente intervento esterno. Questo fenomeno si ripete due volte l'anno: il Sabato precedente la prima Domenica di maggio (ricorrenza della traslazione del corpo di San Gennaro da Pozzuoli a Napoli) e il 19 settembre (anniversario del martirio). Comunque, l'evento non è così regolare: dopo una solenne processione con la reliquia, iniziano fervidissime preghiere nel Duomo di Napoli dove possono trascorrere molte ore o giorni prima che il fenomeno si presenti. E in questo caso, le preghiere assumono accenti di ansia e di impazienza, per trasformarsi poi in vere e proprie esortazioni.

Ciò premesso, considerando che molti credenti liquidano con un'alzata di spalle qualsiasi proposta di spiegazione non miracolistica, cerchiamo di percorrere passo dopo passo il procedimento concettuale necessario per impostare una discussione con il metodo scientifico.

Occorre premettere che le ampolle contenenti le reliquie si presentano all'osservazione come una "scatola nera": un oggetto che manifesta una certa fenomenologia osservabile e suscettibile d'alcune misurazioni, ma che non ci è consentito aprire per esaminarne il contenuto. Per fare un esempio, immaginiamo di porre una scatola di vetro riempita con paglia e sigillata vicino ad una bussola. Se vedessimo l'ago della bussola ruotare, saremmo autorizzati a pensare che la scatola contiene un magnete nascosto dalla paglia. Però, se studiando meglio il fenomeno ci accorgessimo che la rotazione dell'ago si manifesta solo in presenza di luce - e non sempre - dovremmo dedurne che se la scatola contiene una calamita, questa ha davvero un comportamento bizzarro...
Fatto è che dal 1820, grazie agli esperimenti del fisico danese Hans Christiaan Oersted, è noto che anche un circùito elettrico percorso da corrente genera un campo elettrico capace di orientare l'ago di una calamita. Così, per i moderni studiosi, la scatola conterrebbe non un magnete, bensì un circùito elettrico (solenoide) alimentato da una fotocellula. La presenza di luce attiva la fotocellula (la paglia nasconde il contenuto della scatola ma non impedisce il passaggio della luce) provocando nel circùito un passaggio di corrente con associato il campo magnetico che orienta l'ago della bussola. Tutto ciò, però, si verifica generalmente solo se la luce è quella solare, anche se debole (le leggi dell'effetto fotoelettrico dimostrano che al di sotto di una certa frequenza, le radiazioni elettromagnetiche, indipendentemente dalla loro intensità, non provocano l'effetto fotoelettrico). E sarebbe difficile convincere gli studiosi che il contenuto della scatola fosse un magnete dal bizzarro comportamento (sebbene non potrebbero dimostrare la loro teoria senza aprire la scatola); però, la stesso fenomeno confonderebbe chi ha scarsa dimestichezza con la fisica.

La scatola nera del nostro esempio è un oggetto facilmente costruibile e riproducibile e dunque non è unica. Così, se ne scoprissimo qualche altro esemplare, anche le persone meno addentro ai princìpi della fisica, dovrebbero concordare che il comportamento dell'improbabile calamita non è davvero unico. E magari comincerebbero a dar credito a qualche altra spiegazione, magari basata proprio sull'effetto fotoelettrico.

 


Ebbene, anche le ampolle contenenti il sangue miracoloso non sono uniche. Infatti, l'annosa diatriba sulle reliquie del sangue di San Gennaro ha messo in ombra le altre testimonianze del fenomeno che si ripete in molte chiese napoletane: ricordiamo le reliquie del sangue di S. Stefano, custodite nell'antico monastero delle Clarisse in piazza del Gesù le reliquie del sangue di San Giovanni e di San Lorenzo, custodite nella chiesa di San Gregorio Armeno; le reliquie del sangue di San Luigi Gonzaga e di San Pantaleone, custodite nella chiesa del Gesù Vecchio. Tuttavia, la liquefazione di queste reliquie, e - secondo indiscrezioni - di altre reliquie custodite nelle cappelle private di alcune ricche famiglie gentilizie, non si ripete in date regolari.

Se ora consideriamo le secolari peripezie che queste reliquie presumibilmente hanno dovuto attraversare per giungere - secondo le documentazioni - alle ampolle, e pensando alle centinaia di màrtiri ricordati dalla storia, viene da stupirsi che non siano disponibili decine di reliquie miracolose.
Tuttavia, allontanandoci da Napoli, vi sono altre due reliquie per le quali il fenomeno della liquefazione si presenta con regolarità

San Pantaleone: il sangue è racchiuso in un'ampolla di vetro e, secondo la tradizione, si liquefa ogni anno il 27 luglio, nel giorno del martirio del Santo, decapitato a Nicomedia nel 325 sotto l'imperatore Massimiliano. Il sangue del martire venne raccolto da una pia donna in una grande ampolla trasparente. La reliquia è custodita nella cappella omonima del Duomo di Ravello (circa 60 km da Napoli) e richiama tutta la popolazione della riviera amalfitana che, a seconda del tempo impiegato dal sangue per liquefarsi, e dal grado più o meno completo della liquefazione, usa trarne oroscopi per l'annata. Le documentazioni disponibili datano la prima liquefazione dal 1112.

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ampolla contenente la reliquia di San Pantaleone allo stato di gel. La maglia molto fitta dell'inferriata posta a perenne protezione della reliquia, impedisce di ottenere una fotografia più dettagliata e rende difficoltosa l'osservazione

San Lorenzo: Il sangue, racchiuso in un'ampolla di vetro, si liquefa ogni anno il 10 agosto, nel giorno del martirio del Santo, avvenuto a Roma nell'anno 258 sotto l'imperatore Valeriano. Secondo la tradizione, un soldato romano che assistette al supplizio - mediante graticola posta su carboni ardenti - raccolse con uno straccio gocce di sangue e grasso mentre il martire spirava, portandole al paese di Amaseno (circa 100 km da Roma) dove la reliquia è custodita nella chiesa. Le documentazioni disponibili datano le prime liquefazioni dopo il 1600.

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ampolla contenente la reliquia di San Lorenzo allo stato fluido

Tutte queste reliquie sono davvero troppe per parlare di evento unico e miracoloso. Così, sul fenomeno della liquefazione dei "sacri grumi" raccolti nelle antiche ampolle, il Vaticano ha sempre mantenuto un atteggiamento distaccato. Le fonti ecclesiastiche lo hanno sempre definito come prodigio, e non hanno mai parlato ufficialmente di miracolo. Questa distinzione è sottile: mentre il miracolo si definisce come un fatto che ha per causa un intervento soprannaturale, il prodigio - sebbene esorbiti o sembri esorbitare anch'esso dall'ordine naturale delle cose - è interpretato come l'annuncio divino d'eventi.

Da quanto esposto, è più che giustificabile cercare una possibile spiegazione scientifica.
Qualsiasi fenomeno fisico o chimico che sia ripetibile e di discreta durata si presta bene, in generale, all'osservazione diretta e quindi può essere agevolmente studiato e per quanto possibile spiegato. Così, lo studioso che esaminasse la scatola di vetro del nostro esempio, non tarderebbe a constatare le circostanze in cui si manifesta il fenomeno: la presenza di luce, ma non quella fornita da un gruppo di candele accese. Pertanto, articolerebbe la sua spiegazione in tre punti:

 

  • H - la radiazione elettromagnetica, con un adatto trasduttore, produce un passaggio di corrente;
  • A - la radiazione elettromagnetica deve avere una frequenza maggiore di una frequenza minima di soglia;
  • I - se H e A sono vere, si può misurare una corrente elettrica.

In questo caso, poiché l'ipotesi principale H, è condizionata e supportata da un'ipotesi ausiliaria A, si tratta di valutare se quando si presenta la situazione sperimentale H, è verificata anche l'ipotesi ausiliaria.
Questo che sembra una sorta di espediente, però non è arbitrario: sebbene le ipotesi ausiliarie possano essere sempre aumentate in modo da sostenere H, ciò si può fare finché la spiegazione non diventi talmente complicata da preferire una nuova teoria. In questo caso, l'esperienza suggerisce di applicare il cosiddetto "rasoio di Ockam": fra due ipotesi è preferibile la più semplice in quanto richiede meno condizioni da verificare.

 

A questo punto, occorre precisare che il genere di osservazioni e dati che è ragionevole raccogliere per formulare una teoria, non è determinato dal problema in esame, ma da un'ipotesi di spiegazione che il ricercatore prende in considerazione. Le osservazioni servono appunto per verificare le ipotesi. Dunque, anche se la cosa può apparire sorprendente, le ipotesi scientifiche non sono derivate dai fatti sperimentali (le osservazioni sperimentali possono essere considerate rilevanti o irrilevanti soltanto facendo riferimento ad una certa ipotesi, ma non ad un preciso problema, altresí occorrerebbe esaminare un numero indefinito di condizioni), ma immaginate per spiegare i fatti osservati. Tuttavia, per quanto vi sia libertà nelle "immaginazioni", queste devono passare un minuzioso esame critico che comporta, in particolare, il controllo. Molte ipotesi scientifiche vengono espresse in termini quantitativi: in questi casi, si possono formulare le cosiddette "leggi", o più correttamente modelli matematici, che permettono di fare previsioni.
Quando è impossibile un controllo sperimentale riproducibile, allora l'ipotesi può essere controllata aspettando il verificarsi di quei casi in cui le condizioni specificate siano realizzate naturalmente (sic!).

Nel caso delle reliquie di sangue, il fenomeno della liquefazione (più correttamente, fluidificazione: il sangue passa da uno stato di consistenza gelatinosa ad uno stato fluido, facilmente evidenziabile capovolgendo le ampolle) si manifesta - apparentemente - in presenza di sollecitazioni meccaniche: spostamenti della reliquia, terremoti, ostensioni.
Il breve sommario - riferito alle reliquie di San Gennaro - riportato nel riquadro, fornisce qualche esempio relativo a fluidificazioni avvenute in date non canoniche. Anche per la reliquia di San Lorenzo possiamo citare due fluidificazioni straordinarie: nel 1967 al termine di un'ostensione di una settimana a Firenze e nel 1969, durante il viaggio di ritorno da un pellegrinaggio a Milano.

 

IL MIRACOLO DISATTESO

Le ampolle contenenti il sangue di San Gennaro vengono mostrate agli illustri personaggi che visitano la cappella del tesoro ed in queste occasioni il sangue si è fluidificato molte volte, mostrando una notevole quanto sfaccettata "personalità". Ad esempio, durante la campagna di Napoleone in Italia, nel giugno del 1799, il generale francese Championnet entrò a Napoli con le sue truppe e, per prevenire disordini, pensò alle miracolose ampolle: perentoriamente sollecitò il cardinale ad intercedere perché avvenisse il miracolo... e San Gennaro acconsentí. Nel 1986, il cardinale di Napoli, Michele Giordano, mentre saliva i gradini del Duomo, cercò di baciare un'ampolla... San Gennaro, evidentemente compiaciuto da tale devozione, fece il miracolo. E così il 6 maggio 1989, durante la processione guidata ancora dal cardinale Giordano dalla Basilica di Santa Chiara al Duomo. Anche il 18 maggio 1992, in occasione della visita di Andrew Bertie, Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, le ampolle - estratte dalla teca in cui sono custodite - hanno mostrato il sangue prontamente fluidificatosi dopo un minuto di preghiere. Per contro, mostrando uno "spirito" repubblicano, il miracolo non si é mai verificato in presenza dei sovrani di Casa Savoia. E nemmeno in occasione della visita di papa Pio IX il secolo scorso e di papa Giovanni Paolo II nel novembre 1990. Faceva freddo o... San Gennaro è indispettito per una vecchia bolla pontificia del XVII secolo?

La bolla, vietava l'ostensione della reliquia - pena la scomunica - a chiunque, con la sola eccezione del Papa, dei suoi rappresentanti e dei membri della casata Colonna, prìncipi amministratori della regione. La bolla venne dimenticata nella prima metà del secolo successivo, quando ripresero le ostensioni pubbliche.

 

Tuttavia, si può obiettare che la fluidificazione si presenta anche quando la reliquia è in posizione di quiete, sebbene - come qualcuno ha ipotizzato - in questi casi si possa pensare ad eventuali manovre manuali, anche fortuite, le quali comunque non sempre produrrebbero la fluidificazione. E quanto a questo, occorre sottolineare che le sollecitazioni meccaniche necessarie per la fluidificazione possono richiedere di volta in volta intensità e durata differenti. D'altra parte, la comoda ipotesi di manovre manuali è da trattare con cautela giacché almeno in un caso queste si possono senz'altro escludere: l'ampolla contenente il sangue di San Pantaleone, dal 1617 - anno in cui fu completata la cappella omonima - venne collocata in un'urna dorata chiusa da robuste inferriate, in modo da "evitare che si concedesse oppure si promettesse alcunché minima parte della preziosa reliquia a qualsiasi persona anche se insignita di autorità o di ufficio, pena la scomunica ipso facto incurrenda", perché la maggior parte del sangue era già stato donato a diverse città o personalità. Però, in questo caso, la sicura collocazione della reliquia, oltre ad impedirne l'ostensione, non permette di giudicare oggettivamente il verificarsi della fluidificazione, a meno di volerla riscontrare a tutti i costi. Inoltre, ho osservato personalmente che il "sangue" è in considerevole quantità forse troppa...

Ora, ciò che interessa il metodo scientifico non è tanto il comportamento del fluido contenuto nelle ampolle, piuttosto qual è la logica che permette di sostenere che l'evento H è causa di un effetto I.
Conan Doyle fa dire a Sherlock Holmes: "Quando hai eliminato tutte le ipotesi impossibili, ciò che resta, per quanto improbabile, deve essere la verità". Quest'affermazione perentoria, più che altro va intesa come un suggerimento volto a vagliare qualunque ipotesi sebbene improbabile. Così, in passato, si pensava che la liquefazione fosse indotta dall'attesa dei fedeli che, concentrandosi in preghiera nell'attesa del miracolo, in qualche modo catalizzassero l'evento. Questa spiegazione, che invoca discutibili fenomeni paranormali, non è certo soddisfacente. Viceversa, appare più verosimile pensare che i mesi in cui avviene l'evento siano caratterizzati da temperature relativamente elevate, che incrementate dal calore delle candele e da quello dissipato dalla folla dei fedeli (occorre considerare che ogni persona, già in condizioni d'immobilità, scambia con l'ambiente 100 calorie ogni ora) richiamata all'interno delle chiese nei giorni d'attesa dell'evento, trasferiscono alle reliquie l'energia necessaria per portarle in una condizione nella quale vibrazioni anche poco intense, come quelle che si verificano durante l'ostensione, possono completare la fluidificazione.

A sostengno di questa ipotesi, come passo successivo, dobbiamo cercare di comprendere quali caratteristiche debba avere una sostanza per mostrare la transizione gel-liquido.
Queste sostanze le troviamo anche in cucina: ketchup, gelatina, maionese, senape e miele, sono esempi di fluidi la cui viscosità diminuisce quando vengono sottoposti a sforzi di taglio; ad esempio spalmandole con un coltello, o estrudendole da un tubo come quello delle paste dentifricie. Detto comportamento, è conseguenza del fatto che le molecole componenti sono "aggrovigliate" tra loro in modo da conferire all'insieme una certa consistenza. Queste molecole, sottoposte a trazione, tendono a sgrovigliarsi e passano in uno stato più fluido. Anche la temperatura ha influenza sulla viscosità che, generalmente, subisce la maggior diminuzione percentuale tra 10 e 40 0C. La ragione è facilmente intuibile pensando che il calore fornisce l'energia necessaria per spezzare i deboli legami elettrostatici che "aggrovigliano" la struttura delle sostanze.
Ovviamente, se dalla cucina ci spostiamo in un laboratorio chimico, possiamo disporre di sostanze che presentano caratteristiche più intriganti...

Nel 1991, due ricercatori, seguendo una traccia nota dal 1923, hanno preparato una miscela - composta da carbonato di calcio, cloruro ferrico e cloruro di sodio - che ha un aspetto simile al contenuto delle ampolle miracolose. La miscela con una leggera scossa si disorganizza, passando in uno stato fluido facilmente evidenziabile capovolgendo la boccetta in cui è contenuta. Una sostanza simile a questa potrebbe essere presente nelle ampolle contenenti le reliquie. Inoltre, le proprietà di certe miscele - dette tissotropiche - sono abbastanza particolari, in quanto richiedono per la loro fluidificazione, l'applicazione di forze ogni volta d'intensità differenti. Questo fatto potrebbe spiegare perché ogni fluidificazione si presenta irregolarmente. Per esempio, se la sostanza tissotropica si trova in uno stato metastabile molto energetico, una sollecitazione di debole intensità può essere sufficiente per portare la struttura in uno stato di maggior fluidità.

  reogramma

Una sostanza tissotropica che si comporti come le reliquie in questione, rappresentata su un reogramma tridimensionale, potrebbe avere il seguente comportamento: inizialmente si trova nel punto metastabile P1 (energia E1) nello stato di gel (viscosità h1). Per assorbimento di calore, la sostanza acquista l'energia necessaria per portarsi (mantenendosi nel piano profilato in blu) dal punto P1 al punto P2 di energia E2 e viscosità h2 = h1 (questa ipotesi comporta diminuzione di generalità) ; di qui, spostandosi spontaneamente (energia E3<E2) nel punto P3 (fuori dal piano) prende a fluidificare (h3 < h2); infine, con ulteriore diminuzione di energia, la sostanza si riorganizza tornando nello stato iniziale, oppure in un punto ad esso sottostante: in questo caso, la prossima fluidificazione richiederà un maggior trasferimento di energia.

A questo punto, è facile obiettare che la similitudine del comportamento di una miscela tissotropica con quello delle reliquie miracolose, non permette di inferire necessariamente l'identità delle due sostanze: le reliquie potrebbero effettivamente contenere sangue.
Questa obiezione è corretta: se una scatola nera A si comporta in modo simile ad una scatola trasparente B, non è lecito inferire che il contenuto delle due scatole sia lo stesso. Si può solo conludere che B è un modello soddisfacente di A.

Gli esami effettuati nel 1902, a metà degli anni '30 e nel 1989, avrebbero confermato che le ampolle contengono sangue.
In effetti, questi esami rispettosi dell'integrità delle reliquie - che non sono state aperte - hanno permesso di individuare solo la presenza di ferro. Ora, sebbene il ferro sia un elemento caratteristico dell'emoglobina, è ovvio che la sua presenza non implica necessariamente quella dell'emoglobina, componente essenziale del sangue.
D'altra parte, anche la presenza di emoglobina non sarebbe probatoria: le ampolle potrebbero contenere piccole quantità di sangue miscelato con una sostanza tissotropica. Per di più, molte specie di piante appartenenti al genere Dracaena contengono sostanze resinose rossastre (il cosiddetto sangue di drago) usate in medicina popolare e come sostanze coloranti. Unendole con grasso animale, si ottiene una miscela di aspetto simile al sangue: la reliquia di San Lorenzo è stata descritta come costituita da "sanguine et pinguedine".
Comunque, anche il sangue, come molti fluidi biologici (latte, linfa delle piante), presenta il fenomeno della tissotropia: è sufficiente che non sia coagulato, bensì sedimentato. E quanto a questo, occorre sottolineare che non è affatto certo che il sangue - se di sangue si tratta - sia coagulato. Infatti, la coagulazione comporta che la parte corpuscolata del sangue, venga intrappolata in una fitta rete di fibrina, la quale forma una struttura molto compatta che in nessun caso può distruggersi e poi riformarsi. Tuttavia, la coagulazione può essere impedita con varie modalità.

Galeno (129-201) ed i suoi discepoli dell'alto medioevo iniettavano a scopo di ricerca autoptica sostanze coloranti nei vasi sanguigni. E' dunque probabile che fra varie sperimentazioni abbiano trovato il modo raggiungere questo risultato. Ad esempio, addizionando al sangue sale da cucina e succo di limone (ottenendo citrato sodico). Né si può escludere che la coagulazione sia stata impedita da interferenze prodotte dal vetro delle ampolle, che avrebbe inibito uno o più dei delicati stadi che portano alla formazione della fibrina.

Sebbene questa discussione dei fenomeni relativi alle fluidificazioni sia ragionevolmente completa, il problema, per il credente, resta aperto. E non si può dargli torto. Vi sono almeno due buone ragioni per rifiutare la spiegazione scientifica...

La prima ragione è ovvia: il massimo che possiamo pretendere da una teoria è che questa concordi con i fatti con il più alto grado di accuratezza pretendibile dai nostri mezzi di misurazione. Poiché non abbiamo fatto misure, il grado di accuratezza della teoria proposta non è valutabile; anzi, potrebbe essere falsa.

La seconda ragione - come ha chiarito il filosofo Karl Popper - è epistemologica: è più facile provare che una teoria sia falsa piuttosto che vera. Infatti, lo stesso fenomeno può avere differenti spiegazioni possibili. La plausibilità di una teoria non è una garanzia. Una teoria nasce per spiegare un insieme di fenomeni osservati in natura o prodotti nei laboratori scientifici. Tuttavia, una teoria non è un teorema matematico, che può essere dimostrato a partire da certi presupposti, non importa se siano veri o falsi. E proprio perché una teoria non è un teorema matematico - secondo Popper - non si può provare che è "vera", giacché non si può escludere che la vera descrizione della realtà risieda in un'altra teoria. Questo perché, nel formulare una teoria, teniamo sotto osservazione i soli fenomeni che riteniamo significativi.

Comunque, questo limite delle teorie merita una precisazione. Isaac Asimov, il noto romanziere e divulgatore scientifico, propose un interessante paragone a proposito della teoria dell'evoluzione ma la cui congruità è valida in generale. Eccolo: "Io guido un'automobile e voi anche. Io, per esempio, non conosco esattamente il funzionamento del motore. Forse neanche voi. E può darsi che le nostre idee confuse e approssimate sul funzionamento di un'automobile siano un pò contraddittorie. Dobbiamo dedurre da questo disaccordo che l'automobile non funziona o non esiste? O, se i nostri sensi ci obbligano ad ammettere che l'automobile esiste e funziona, dobbiamo concludere che è spinta da un cavallo invisibile perché la nostra teoria sul motore è imperfetta?".

Allora, perché rifiutare teorie che cònfutano fenomeni apparentemente inspiegabili?
Proprio perché sono solo teorie, ossia congetture che magari hanno una certa probabilità di essere vere, ma sempre congetture, si risponde. Accettare questa obiezione significa non aver compreso il metodo scientifico o essere molto dotati di... preconcetti!

Chi respinge il concetto di miracolo, crede di avere un alleato nella logica, mentre offre solo una manifestazione di "pensiero debole".
I credenti affermano che fra tutti gli eventi osservabili o tramandati, vi è qualche miracolo. Una simile affermazione, che in forma astratta equivale a "per tutti gli X, vi è qualche Y", è priva di contenuto empirico in quanto non possiamo essere certi di aver esaminato e controllato tutti gli X possibili, né di aver visto tutti gli Y (a causa della limitazione "qualche"). In altre parole, questo è un procedimento d'indagine deduttiva che, oltre a non essere informativo, in quanto le conclusioni sono contenute nella premessa, porta ad una generalizzazione che non è necessariamente vera. Infatti, consideriamo la seguente argomentazione:

 

  1. un miracolo è un evento che non segue le leggi naturali;
  2. questo evento non segue le leggi naturali;
  3. questo evento è un miracolo.

Come è chiaro, la conclusione (3) si basa su un assunto dogmatico (2) giacché le leggi naturali non sono note in tutte le condizioni.

 


Da quanto discusso, appare evidente che il modo più corretto per concludere questa discussione, che ha fini puramente speculativi ed è propriamente inerente l'epistemologia, è ricordare la cosiddetta "scommessa di Pascal"...

supponiamo di accettare la dottrina della Chiesa Cattolica. Se la Chiesa è nel falso, non guadagneremo né perderemo, ma se è nel vero otteniamo la possibilità di andare in cielo. Se viceversa non accettiamo la dottrina cattolica, ci neghiamo la possibilità della salvazione. Dunque, conviene credere...

ma con lo stesso ragionamento dovremmo credere a tutte le religioni? William James sosteneva fermamente la sua volontà di credere. Magari in quella cristiana perché ha il conforto dei miracoli. Bertrand Russell affermava la sua volontà di dubitare. Ma, in conclusione, il punto in discussione è la fede. E la fede, almeno quella nelle cose celesti, non deve aver bisogno di prove. Cosí, la posizione corretta è quella di monsignor Luigi Pignatello portavoce del cardinale Giordano, intervistato a proposito del miracolo di San Gennaro: "E' la fede che vi attribuisce un intervento di Dio", precisando però che il suo non è scetticismo: "Dico soltanto che non ho bisogno di miracoli!"

 

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