OTTO PER MILLE
Dal sito dell'ADUC e da
"La pulce nell'orecchio" riporto alcuni lavori di interesse di
Annapaola Laldi sulla vicenda truffaldina del finanziamento principalmente della
Chiesa cattolica. Si parla anche del dove vanno a finire i soldi destinati allo
"Stato".
Roberto Renzetti
http://www.aduc.it/dyn/ricerca/index.php?ricerca=Annapaola%20Laldi&tipo=&L1=0
http://www.aduc.it/dyn/ricerca/?ricerca=OTTO+PER+MILLE&tipo=pulc&x=24&y=16
15 Aprile 2001
OTTO PER MILLE: IL PASTICCIO DELLO STATO
Primavera bislacca. Con qualche brivido che ti corre per la schiena. Non
solo per la temperatura a volte piu' bassa di quella di febbraio, ne' al
pensiero del dilemma pasquale "mangio l'uovo di cioccolata o non lo
mangio", perche', a dispetto del film, la cioccolata, in francese o
in italiano che sia, ti fa male lo stesso, ma soprattutto perche' e'
tempo di cominciare a compilare il "730" o comunque a ordinare
le carte per il "740", pardon, l'"UNICO", che sara'
anche unico, ma intanto tutti gli anni e' li' che ti aspetta al varco.
E a tutto cio' si lega anche la domanda: l'otto per mille a chi lo do'?
Perche', se non esprimo la mia preferenza, nei fatti la esprimo .... per
lo Stato e la Chiesa cattolica, perche' cosi' vuole la legge. E l'altra,
che credo attraversi la mente di tutti, almeno per un istante: ma di
questi soldi che se ne fanno?
Cosi', mi e' venuto in mente di andare a curiosare sull'argomento,
partendo dalla quota attribuita allo Stato. L'unico rendiconto preciso
che ho trovato e' stato quello del 1999; di quello del 2000 ho rinvenuto
solo una traccia nelle osservazioni di una commissione parlamentare.
Prima, pero', un sia pur breve riassunto "delle puntate
precedenti", cioe' del perche' e per come esiste questa cosa che si
chiama "Otto per mille". Per chi se lo sia dimenticato o,
forse per ragioni anagrafiche, se lo sia ritrovato fra i piedi senza
sapere chi ringraziare.
La nascita dell'OTTO PER MILLE va ricercata nella L.222/1985
che si intitola "Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in
Italia e per il sostentamento del clero cattolico in servizio nelle
diocesi" . Questa e' una legge scaturita dalla revisione del
Concordato tra l'Italia e la Santa Sede, che fu firmata da Craxi e
Casaroli il 18 febbraio 1984.
L'art.47, secondo comma, di questa legge recita, infatti: "A
decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari all'otto per mille
dell'imposta sul reddito delle persone fisiche, liquidata dagli uffici
sulla base delle dichiarazioni annuali, e' destinata, in parte, a scopi
di interesse sociale o di carattere umanitario a diretta gestione
statale e, in parte, a scopi di carattere religioso a diretta gestione
della Chiesa cattolica", mentre il terzo comma stabilisce che
"le destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla
base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione
annuale dei redditi. In caso di scelte non espresse da parte dei
contribuenti, la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte
espresse". L'art.48 precisa meglio i binari su cui dovra' muoversi
la gestione dell'otto per mille, affermando che: "Le quote di cui
all'articolo 47, secondo comma, sono utilizzate: dallo Stato per
interventi straordinari per fame nel mondo, calamita' naturali,
assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali; dalla Chiesa
cattolica per esigenze di culto della popolazione, sostentamento del
clero, interventi caritativi a favore della collettivita' nazionale o di
Paesi del terzo mondo".
Per completezza di informazione, va detto che, con la firma delle INTESE
scaturenti dall'art.8 della Costituzione, avvenuta fra il 1984 e il
1993, la possibilita' di fruire dell'otto per mille e' stata estesa alla
Chiesa valdo-metodista, all'Unione delle chiese cristiane avveniste del
7° giorno, alle Assemblee di Dio in Italia, all'Unione delle comunita'
ebraiche, all'Unione cristiana evangelica battista in Italia e alla
Chiesa evangelica luterana in Italia; e resta aperta per ogni altra
religione o confessione religiosa che firmi, in futuro, un'Intesa con lo
Stato italiano.
Resta pero' poco comprensibile come mai lo Stato si sia messo su questo
piano concorrenziale con religioni e confessioni religiose, come mai sia
ricorso a questo artificio che lo caccia in molte difficolta' e
contraddizioni.
Attualmente la gestione dell'otto per mille devoluto allo Stato e'
regolata dal D.P.R.
10 marzo 1998, n.76 , in cui, all'art.2 si precisa che: "Sono
ammessi alla ripartizione della quota dell'otto per mille a diretta
gestione statale gli INTERVENTI STRAORDINARI per fame nel mondo,
calamita' naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione dei beni
culturali" (comma 1). Che cosa si considera per STRAORDINARIO a
proposito di fame nel mondo e conservazione dei beni culturali cerca di
dirlo (a me pare con modesti risultati per la mente del normale
cittadino) l'art.2 (comma 6), quando afferma che: "gli interventi
..... sono considerati straordinari ...... quando esulano effettivamente
dall'attivita' di ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e
non sono per tale ragione compresi nella programmazione e nella relativa
destinazione delle risorse finanziarie".
Un'ulteriore sosta su questo articolo. Il comma 2 prevede che "gli
interventi per fame nel mondo sono diretti alla realizzazione di
progetti finalizzati all'obiettivo dell'autosufficienza alimentare nei
Paesi in via di sviluppo, nonche' alla qualificazione di PERSONALE
ENDOGENO da destinare a compiti di contrasto delle situazioni di
sottosviluppo e denutrizione che minacciano la sopravvivenza delle
popolazioni ivi residenti". A parte la curiosita' di sapere cosa ha
voluto dire il legislatore con "ENDOGENO" al posto di
autoctono (che per le persone sembrerebbe, vocabolario alla mano, il
termine corretto), cio' che colpisce e' il fatto che, a fronte di queste
parole, nel 1999, ad esempio, per questo scopo e' stato stanziato lo
0,44% della cifra disponibile (e cioe' 154 milioni e mezzo su 34
miliardi e 740 milioni). L'impressione e' che qualcosa in questo settore
non funzioni un gran che.
Il DPR 76/98 prevede inoltre che possano "accedere alla
ripartizione ...... le pubbliche amministrazioni, le persone giuridiche
e gli enti pubblici e privati", escludendo ogni fine di lucro e
dettando i requisiti soggettivi (art.3) e oggettivi (art.4) per poter
usufruire del finanziamento.
Riportando le cifre dello stanziamento del 1999 per il settore
"fame nel mondo", eccoci arrivati al nocciolo della questione.
Come spende lo Stato i soldi dell'otto per mille?
Possiamo vederlo con precisione per il 1999, grazie al Decreto
del Presidente del Consiglio dei Ministri 26 novembre 1999 .
Intanto va detto che lo stanziamento iniziale era stato di 198 miliardi.
Com'e' che si e' arrivati, invece, ai 34 miliardi e 740 milioni che ho
menzionato prima?
Ben 166 miliardi e mezzo sono stati spesi dal Governo con lo strumento
del decreto-legge quindi saltando a pie' pari la disposizioni dell'art.7
(commi 1 e 2) del DPR 76/98, in cui si stabilisce che "entro il 30
settembre di ogni anno" il Presidente del Consiglio deve sottoporre
lo schema del decreto di ripartizione della quota dell'otto per mille
alle competenti commissioni parlamentari.
Di questi, mentre 26 miliardi sono stati attributi alla protezione
civile per la ricostruzione nei comuni messinesi a seguito del terremoto
del 14 febbraio 1999 (6 miliardi e mezzo) e per interventi straordinari
dei Vigili del Fuoco relativi agli incendi boschivi (20 miliardi), e
quindi destinati a uno scopo in linea con quanto richiesto dalla
normativa, gli altri 140 miliardi sono stati spesi per missioni di pace.
E qui la rispondenza alla normativa e' dubbia. Lo e' di certo nel primo,
in cui 40 miliardi sono serviti a coprire le spesa della destinazione di
150 osservatori dell'OCSE in Kossovo e di 250 militari in Macedonia,
perche' questo personale risulta dipendente da organismi e ministeri ben
individuati che hanno un proprio bilancio con cui coprire le spese, e lo
e' anche nel secondo caso in cui sono stati attribuiti 100 miliardi per
l'assistenza ai rifugiati in Kossovo, perche' nella normativa si parla,
si', di assistenza ai rifugiati, ma a quelli che sono in Italia. E per
questi ultimi, nel 1999, la spesa a carico dell'otto per mille è stata
di 829 milioni scarsi.
Cio' che e' rimasto (31 miliardi e mezzo) e' stato integrato da una
successiva legge con altri 3 miliardi e 200 milioni e la ripartizione e'
quella presentata nella tabella che segue, in cui le cifre sono espresse
in milioni:
Fame nel mondo Calamita’ naturali Assistenza rifugiati Conservazione
beni culturali Per edifici religiosi cattolici Per altri beni culturali
Varie (1) Totali 154,446 2.798 828,714 16.794,148 11.355,692 2.809
34.740 0,44% 8,1% 2,4% 48,34% 32,62 % 8,1% 100% (1) Sono interventi
messi esplicitamente in rilievo dal decreto come particolarmente
meritevoli di attenzione, anche se, probabilmente, al limite dell’ammissibilita’
circa i requisiti previsti dal D.P.R. 76/98: 1) Istituto italiano per
gli studi filosofici di Napoli (1 miliardo); 2) Societa’ geografica
italiana (199 milioni); 3) Fondazione Istituto Gramsci (300 milioni); 4)
Provincia di Ascoli Piceno (900 milioni); 5) Accademia di Studi
italo-tedeschi di Merano /Meran (410 milioni). Cio' che salta agli occhi
in questa tabella e' che per la conservazione e il restauro di edifici
religiosi cattolici e' stato speso il 48,34% del totale.
Perche' di questi edifici di culto non si e' presa cura, in primo luogo,
la Chiesa cattolica con i proventi che le arrivano grazie agli articoli
46 e 47 della L.222/1985?
Perche' lo Stato, con i soldi dell'otto per mille, non favorisce il
recupero di edifici civili che sicuramente ci sono, e che potrebbero
rispondere anche ai bisogni di aggregazione della popolazione (penso ai
giovani o comunque a chi ha ama fare musica, teatro o altro ancora, e ha
difficolta' a trovare spazi dignitosi e a buon mercato)?
E anche: perche' lo Stato si e' arrogato il diritto di devolvere, nei
fatti, alla chiesa cattolica del denaro che esplicitamente e' stato
devoluto a esso Stato e altrettanto esplicitamente negato alla chiesa
cattolica (e alle altre confessioni e religioni a cui e' possibile
attribuirlo)? Non si configura questo fatto come un aperto dispregio
della volonta' dei cittadini?
Per quanto riguarda la gestione dei fondi del 2000, come ho gia'
accennato, l'unica fonte che ho trovato e' il resoconto della
Commissione Istruzione della Camera (12.10.2000) , che fornisce comunque
dati interessanti. Si viene infatti a sapere che anche l'anno scorso il
Governo ha "sottratto" 110 miliardi (dagli originari 200) per
prorogare missioni internazionali di pace, "che" -osserva
questa Commissione- "potrebbero .... essere piu' opportunamente
finanziate a carico di altri capitoli del bilancio". Dei restanti
90 miliardi, 11 sono destinati a interventi per calamita' naturali, 21
per l'assistenza ai rifugiati e 51 per la tutela dei beni culturali.
Sarebbe importante sapere se, anche nel 2000, sono stati privilegiati di
nuovo i luoghi di culto cattolici.
Dalla lettura di questo resoconto, cosi' come dei pareri della
Commissione Bilancio del Senato del 1997 e del 1999, si nota l'esistenza
di molti problemi inerenti alla gestione dell'otto per mille: dalla
contestabilità dell'uso di ingenti somme con lo strumento del decreto
legge alla ricerca di una "giustizia" nella distribuzione dei
fondi non solo fra i vari settori (umanitario, ambientale e culturale),
ma anche, e forse soprattutto, fra le varie regioni. Insomma, un bel
motivo di ulteriori rammarichi, divisioni, polemiche.
Ed emerge così con forza il problema che sta alla radice: ma ha davvero
un senso che lo Stato si metta in concorrenza con le religioni e si
faccia assegnare un contributo da gestire "a scopi di interesse
sociale, ambientale o umanitario", quando perseguire questi scopi
fa parte integrante della sua ragion d'essere?
Lascio aperta la questione. Forse l'argomento e' capace di appassionare
e c'e' caso che qualche lettrice o lettore abbia voglia di dire la sua.
Intanto BUONA PASQUA. Comunque sia intesa.
OTTO PER MILLE ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE: OPPORTUNITA' O
TRAPPOLA?
IL CONCORDATO CON LA CHIESA CATTOLICA
L'otto per mille (da ora in poi OPM) nasce con l'art.47 (commi 2 e
3) della L.222/1985
(Disposizioni sugli enti e beni ecclesiastici in Italia e per il
sostentamento del clero cattolico in servizio nelle diocesi) .
Tale legge, a sua volta, e' il frutto del lavoro di una
commissione paritetica fra Italia e Santa Sede istituita il 18
febbraio 1984, quando fu firmato l'accordo di revisione del
Concordato del 1929, e si occupa esclusivamente, come dice il suo
titolo, di questioni economiche.
Le ragioni storiche che, fin dalla fondazione dello Stato
unitario, hanno spinto i diversi governi italiani a considerare
l'Italia come in "debito" verso la Chiesa cattolica, la
portata dell'ampio e multiforme impegno economico che lo Stato
italiano attualmente dispiega a suo favore, nonche' alcune
problematiche interne alla Chiesa relative alla gestione
centralizzata del finanziamento statale , sono ben spiegate e
documentate in un articolo di Marcello Vigli a cui volentieri
rimando.
L'art.47 della L.222/1985, al comma 2, stabilisce dunque che:
"A decorrere dall'anno finanziario 1990 una quota pari
all'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche,
liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali, e'
destinata, in parte, a scopi di interesse sociale o di carattere
umanitario a diretta gestione statale e, in parte, a scopi di
carattere religioso a diretta gestione della Chiesa
cattolica", mentre, al comma 3 precisa che "le
destinazioni di cui al comma precedente vengono stabilite sulla
base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di
dichiarazione annuale dei redditi. IN CASO DI SCELTE NON ESPRESSE
DA PARTE DEI CONTRIBUENTI, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN
PROPORZIONE ALLE SCELTE ESPRESSE".
Parlando, quindici giorni fa sempre su questa rubrica, dell'otto
per mille a diretta gestione statale, mi chiedevo perche' mai lo
Stato si fosse messo su un piano concorrenziale con le Confessioni
religiose, cacciandosi automaticamente nella enorme contraddizione
di chiedere ai contribuenti un "obolo" per perseguire
scopi (di interesse sociale, ambientale, culturale, umanitario)
che fanno parte integrante della sua ragion d'essere. Con tutto il
carteggio di rammarichi, divisioni, polemiche che ne accompagnano
la gestione, come e' ben testimoniato dai resoconti delle
commissioni parlamentari.
Il motivo c'e', e va detto che sembra assolutamente estraneo ai
diretti interessi dello Stato, ma direi anche alla sua etica. Lo
Stato HA DOVUTO RECITARE LA PARTE DEL CONCORRENTE della Chiesa
cattolica per assegnarle una parte piu' alta di finanziamento
rispetto a quella che le verrebbe in base alle SCELTE ESPRESSE dei
contribuenti. Per capire bene il meccanismo e' meglio fare un
esempio pratico. Mi riferiro' al 1996 (IRPEF 1995), anno di cui ho
trovato i dati ufficiali relativi alle percentuali, salvo il
numero preciso dei contribuenti, che comunque si dovrebbe aggirare
intorno ai 30 milioni.
In quell'anno ha espresso la scelta il 45,49% dei contribuenti. Di
questi, l'82,56% ha scelto la Chiesa cattolica, ed e' questa
percentuale dell'OPM che le e' stata assegnata in virtu' di
quell'ultima frase dell'art.47 (comma 3) della L.222/1985.
Ma, rispetto alla totalita' dei contribuenti, la percentuale di
chi ha scelto la Chiesa cattolica si attesta al 37,56%, ed ecco
quindi che quella disposizione fa lievitare ampiamente la
percentuale reale, facendo contare circa due volte e mezzo ogni
firma a favore della Chiesa. Ma, per poter fare questa operazione,
per poter, cioe' distribuire sempre e comunque tutto l'OPM, era
necessario che entrasse in gioco un partner, che non poteva che
essere lo Stato.
Se, infatti, lo Stato si fosse limitato a mettere a disposizione
questa cifra e avesse detto ai contribuenti: "Chi vuole, puo'
destinarla alla Chiesa cattolica", e' chiaro che ad essa
sarebbe potuta e dovuta andare SOLTANTO la parte indicata
espressamente (il 37,56% nel 1996), e il resto sarebbe tornato
nella disponibilita' dello Stato, senza la minima complicazione
per quest'ultimo. Ma il fatto che i beneficiari dell'OPM, in
partenza, siano stati due -Chiesa cattolica e Stato- ha permesso
di dividere fra i due tutta la torta, tenendo conto delle
percentuali calcolate sulle scelte espresse, e ignorando, quindi,
ogni riferimento alla totalita' dei contribuenti, alla loro reale
volonta'.
Questo e' il "vizio d'origine" dell'OPM, che continuera'
a persistere anche con l'aumento dei beneficiari e che, come si
vedra' alla fine, potrebbe rappresentare una vera e propria
trappola anche per lo Stato.
LE INTESE CON ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE
Se il Concordato scaturisce dall'art.7 della Costituzione, le
INTESE con altre confessioni religiose, come spiega con chiarezza
Gianni Long in un suo articolo , derivano dall'art.8 del testo
costituzionale.
Fino a oggi le Intese firmate e ratificate dal Parlamento sono sei
(Valdesi nel febbraio 1984, Avventisti e Assemblee di Dio in
Italia (ADI) nel dicembre 1986, Unione Comunita' ebraiche nel
febbraio 1987, Battisti e Luterani rispettivamente nel febbraio e
nel marzo 1993).
In un primo tempo, tuttavia, Valdesi e Avventisti non accettarono
di concorrere all'assegnazione dell'OPM, cosa che fecero
successivamente, con la revisione dell'Intesa, rispettivamente,
nel 1993 e nel 1996.
Allo stato attuale la situazione e' questa: I BATTISTI sono gli
unici che NON concorrono alla ripartizione dell'OPM.
I VALDESI E l'A.D.I. accettano ESCLUSIVAMENTE il finanziamento IN
BASE ALLE SCELTE ESPRESSE e dichiarano che "la quota relativa
ai contribuenti che non si sono espressi in merito resta di
pertinenza dello Stato". Una sommessa domanda sembra lecita,
ed e' se lo Stato onori davvero questa disposizione, dal momento
che per ora, nei conteggi pubblicizzati, non sembrano esserci
riscontri espliciti.
Ebrei, Avventisti e Luterani concorrono anche all'assegnazione
delle somme relative alle scelte non espresse.
RIEPILOGO DELLE SCELTE OPM NEL 1996.
Totale dei contribuenti: circa 30 milioni.
Scelte espresse: 45,49%.
La percentuale di gradimento di questo 45,49% di contribuenti e'
stata questa:
Chiesa cattolica: 82,56%
Stato: 14,43%
Valdesi: 1,48%
Avventisti: 0,80%
ADI: 0,41% ;
Luterani: 0,32%
(Gli Ebrei non figurano, perche' hanno firmato la nuova intesa che
contempla l'assegnazione dell'OPM solo quell'anno).
Mentre Valdesi e ADI si sono fatti calcolare la loro percentuale
esclusivamente sulla quota OPM risultante dalle scelte espresse,
fra Chiesa cattolica, Stato, Avventisti e Luterani e' stato invece
ripartito tutto l'ammontare OPM, in proporzione naturalmente delle
percentuali elencate sopra.
Ma e' giusto sottolineare di nuovo che, RISPETTO AL TOTALE DEI
CONTRIBUENTI , la percentuale di gradimento goduta da ciascuno di
questi soggetti e' stata la seguente:
Chiesa cattolica: 37,56%
Stato: 6,57%
Avventisti: 0,36%
Luterani: 0,15%.
Per completezza di informazione, va detto che l'OPM non e'
calcolato sull'IRPEF pagata dal singolo contribuente, bensi' sul
totale del gettito di questa imposta.
DESTINAZIONE DELL'OTTO PER MILLE
Avendo gia' parlato, sull'edizione del 15 aprile, della parte di
OPM a diretta gestione statale, vediamo oggi l'utilizzazione che
ne fanno le confessioni religiose.
Valdesi, Avventisti, A.D.I. e Luterani destinano i proventi dell'OPM
ESCLUSIVAMENTE A INTERVENTI SOCIALI, ASSISTENZIALI, CULTURALI ED
UMANITARI in Italia e nel mondo, affermando esplicitamente che
"intendono provvedere al mantenimento del culto e al
sostentamento dei ministri unicamente a mezzo di offerte
volontarie", fra le quali rientrano anche le cosiddette
"erogazioni liberali in denaro" (interamente deducibili
dal reddito), che l'art.46 della L.222/1985 prevedeva a favore
della Chiesa cattolica e che sono contemplate anche dalle Intese.
Diverso e' il discorso per Ebrei e Chiesa cattolica.
Gli Ebrei, a quanto pare di capire, destinano il contributo anche
per la "tutela e la cura degli interessi religiosi", ma,
come si assicura nell'art.2 della L.638/1996, che modifica la
precedente intesa del 1989, intendono mirarli "ad attivita'
culturali, salvaguardia del patrimonio storico, artistico e
culturale, interventi sociali ed umanitari volti in special modo
alla tutela delle minoranze contro il razzismo e
l'antisemitismo".
La Chiesa cattolica, invece, usa il gettito dell'OPM
prevalentemente per esigenze di culto e per il sostentamento del
clero. Per quest'ultima voce le "offerte liberali"
(art.46 L.222/1985) si sono attestate, negli ultimi anni, su circa
42 miliardi e, per esplicita ammissione della Chiesa cattolica,
non coprono che il 5% del fabbisogno per il mantenimento (non
sempre integrale, invero) dei 39.647 preti a servizio delle
diocesi. Cosi', nel 1996, dei 1.454 miliardi dell'OPM, a questo
scopo ne sono stati utilizzati ben 555, a cui si devono aggiungere
altri 10 per "assistenza domestica clero". Inoltre, per
esigenze di culto sono stati spesi 607 miliardi, 100 dei quali per
la tutela di beni culturali ecclesiastici. Sono, in tutto, 1172
miliardi che rappresentano circa l'80% dell'intero gettito OPM.
Per gli interventi caritativi, sempre nel 1996, la Chiesa
cattolica ha speso in tutto 283 miliardi, cioe' il 19,2% del
medesimo gettito.
OTTO PER MILLE: OPPORTUNITA' O TRAPPOLA?
A parte i Battisti, che hanno rifiutato in blocco l'OPM,
sottolineando un aspetto della loro identita' di Chiesa che tiene
alla netta separazione dallo Stato e vuole intraprende iniziative
nelle realta' in cui si trova e nella misura in cui e' capace di
sovvenzionarle con le proprie forze, tutte le altre confessioni si
avvalgono, in un modo o nell'altro, di questa elargizione statale.
Questo fatto suscita alcuni interrogativi.
Riguardo alla Chiesa cattolica la domanda che s'impone e': perche'
essa, che e' senz'altro la piu' ricca e piu' seguita in Italia, ha
bisogno del gettito OPM per mantenere le attivita' di culto e i
propri preti, i quali, oltretutto (almeno per la legge
ecclesiastica), NON tengono famiglia, mentre le Chiese
protestanti, i cui pastori, di solito, la famiglia la tengono, e
che sono molto piu' piccole e frequentate da persone non certo
piu' ricche della media dei cattolici, riescono a finanziare
questo settore con le loro forze?''
"Problemi suoi", si sarebbe tentati di rispondere. Ma e'
proprio cosi'? L'atteggiamento che sta dietro, ad esempio, alla
pubblicita' primaverile della Chiesa cattolica, secondo cui, per
finanziarla, "basta una firma" che oltretutto "non
costa niente", diminuisce certamente il senso di
responsabilita' dei suoi "fedeli", e,
corrispondentemente, aumenta la pretesa che sia lo Stato a
mantenere un servizio che riguarda una parte dei cittadini
italiani. Non sarebbe un atto di civismo richiamare la Chiesa alla
responsabilita' dell'automantenimento e sfatare la credenza, che
la Chiesa cattolica cerca di accreditare di continuo, di essere al
servizio della "popolazione italiana" in blocco?
Anche alcune Chiese protestanti, ad esempio, svolgono incisive
attivita' sociali e mantengono istituzioni molto serie, come case
di riposo, ospedali, scuole, che possono essere definite al
servizio della "popolazione italiana", perche' vi e'
ammesso chiunque nel rispetto della sua propria liberta' di
coscienza. E se alcuni, come gli Ebrei, hanno istituzioni
riservate ai propri correligionarii, cio' accade ANCHE perche'
essi hanno una storia di emarginazione e persecuzione lunga
duemila anni, che li ha costretti a serrare i ranghi.
A ben guardare, pero', nonostante le apparenze, anche sulle
confessioni che utilizzano l'OPM per scopi diversi dal culto, c'e'
da chiedersi se, tutto sommato, sia pure indirettamente, i soldi
dello Stato non servano anche per il culto. Infatti, se per
attivita' sociali, culturali, umanitari, arriva a una Chiesa una
sovvenzione dallo Stato, e' chiaro che quella Chiesa puo'
destinare una quantita' maggiore delle sue risorse private alle
attivita' di culto.
Un altro problema riguarda le spese per la pubblicita'. Sia pure
in modo di gran lunga meno massiccio della Chiesa cattolica, anche
altre Confessioni un po' di pubblicita' se la fanno, specie nel
periodo della denuncia dei redditi. Ma questo denaro, che viene
speso dalle Chiese allo scopo di essere piu' gettonate dai
contribuenti, non e', alla fin fine, lo stesso denaro dei
contribuenti usato in modo distorto?
Inoltre, come nel caso dell'OPM allo Stato, tale finanziamento
puo' suscitare all'interno delle comunita' beneficiarie problemi
maggiori di quelli che intende risolvere, a cominciare da quello,
interno, della non facile gestione di un flusso di denaro comunque
piu' elevato di quello normalmente disponibile (una specie di
continua vincita al Superenalotto, per intenderci) per finire con
le aspettative che si creano, all'esterno, in virtu' di questo
accresciuto potenziale d'intervento, e che e' sempre facile
deludere..... Passando sempre e comunque dal rischio di una
diminuzione del senso di responsabilita' degli aderenti alle
singole Comunita'.
E ancora: l'accettazione dell'OPM non comporta anche
l'accettazione di un ruolo sussidiario rispetto allo Stato, una
sorta di divisione dei compiti, in cui alle Confessioni religiose
viene sempre piu' demandato quello di "soccorrere",
mentre lo Stato, di pari passo, puo' dimenticarsi la sua ragion
d'essere di garante dei diritti dei cittadini, specialmente dei
meno tutelati, che ne sono parte?
E' interessante notare come il livello piu' basso di scelte OPM si
trovi fra i contribuenti che hanno solo redditi da lavoro
dipendente e pensionati (modello 101/102) e che non sono tenuti a
inviare la dichiarazione dei redditi. Nel 1995, ad esempio, sono
stati appena 336.128, cioe' il 4,13% del totale ammontante a
8.131.000. Non potrebbe essere che almeno ad alcune di queste
persone non importi proprio niente di essere virtualmente tanto
ricche e potenti che basta una loro firma per trasferire soldi a
qualcun altro, preferendo di gran lunga che lo Stato le spremesse
di meno e le lasciasse davvero libere di gestirsi da sole i propri
soldi?
E vi e' un ultimo problema: non e' possibile che, fra non molto
tempo, aumentando il numero delle Intese e con l'entrata nel gioco
dell'OPM di Confessioni che possono avere un seguito, che era
impensabile al momento della revisione del Concordato, l'OPM
dimostri di essere una vera e propria tagliola? Che cosa potrebbe
succedere se diminuisse drasticamente la quota non assegnata e la
Chiesa cattolica, pur rimanendo percentualmente in prima
posizione, dovesse contentarsi di una fetta piu' piccola rispetto
a quella a cui e' abituata e di cui sembra avere un assoluto
bisogno? Chiederebbe forse allo Stato di elevare lo stanziamento
al 10 per mille?
E che cosa potrebbe succedere se, ad un certo punto, una o piu'
Confessioni pretendessero dallo Stato il riconoscimento di quei
privilegi che adesso sono riservati alla Chiesa cattolica?
Che cosa farebbe questo Stato, molti rappresentanti del quale
certo non brillano per indipendenza e fermezza nei confronti del
potere ecclesiastico?
E che un turbamento ai vertici ci sia su questo tema sembra
rivelarlo il fatto che le due Intese definite
"difficili", quelle con i Buddisti e i Testimoni di
Geova, firmate nel marzo del 2000, non hanno ancora trovato la
ratifica legislativa necessaria per renderle operanti.
A pensarci bene, l'otto per mille, che sembra una cosa da niente,
si rivela, in realta' la spia lampeggiante di tutto un sistema di
rapporti tra Stato e Confessioni religiose molto miope e
inquinato, allo stesso tempo, dal pregiudizio filocattolico. Puo'
essere bonificato e reso lungimirante, nel rispetto reale della
effettiva liberta' di coscienza di tutti ma proprio tutti i
cittadini?
E' questa, probabilmente, la domanda-chiave.
Link
CHIESA
CATTOLICA
Sull'OSSERVATORIO
DELLE LIBERTA' ED ISTITUZIONI RELIGIOSE
Fra i numerosi documenti si trovano alcuni rendiconti ufficiali
della Chiesa cattolica -Conferenza episcopale italiana sull'otto
per mille
CHIESA
VALDESE
I rendiconti dell'impiego dell'OPM ricevuto negli anni dal 1993 al
1996 si trovano sul sito
Informazioni
varie sull'OPM (dati statistici, svolgimento dei progetti, ecc.)
sono invece reperibili sul sito
AVVENTISTI
15 Giugno 2001
LA VERA STORIA DELL'OTTO PER
MILLE
C'era una volta..... un pezzo di legno!
No, cosa vi salta in mente? State buoni e tranquilli. Non
disturbate il guidatore, ehm, cioe' il narratore.
Dunque.
C'era una volta un re. Un re che, come in tutte le storie che si
rispettino, era vecchio e malato.
Veramente non era poi cosi' vecchio, perche' aveva poco piu' di
cinquant'anni, ma il fatto e' che erano successe tante di quelle
cose che avevano rivoluzionato il mondo in cui era nato che lui,
poveretto, non ce la faceva proprio piu'.
Il suo nome era Concordato. Beh?! E' un nome come un altro. Non
stiamo a guardare tanto per il sottile. O a spaccare il capello in
quattro, a cercare il pelo nell'uovo, e tutte quelle robe li'. Si
chiamava Concordato. Tutto qui.
Dunque questo re era malato gravemente. E per cercare di curarlo
lo fecero visitare da molti dottoroni di ogni specie. I consulti
durarono a lungo, perche' non si trovavano mai d'accordo fino in
fondo sulla cura.
In realta', non e' che a tutti interessasse molto che questo re
continuasse a vivere.
Alcuni, ad esempio, non sapevano neppure che esistesse; si', e'
vero, si imbattevano, a volte, nelle sue disposizioni, subivano
talora gli effetti della sua esistenza, come quando volevano
sposarsi e, soprattutto, separarsi o divorziare, e lui era li',
col dito puntato, a proibire, anche a coloro che non erano proprio
suoi sudditi, ma cittadini di una principessa che si chiamava Res
Publica, che pero', fin dalla nascita si era trovata, in certo
qual modo legata (qualcuno potrebbe dire quasi in ostaggio) del
vecchio re.
Altri, che erano contrari a ogni accanimento terapeutico,
avrebbero desiderato che la natura facesse il suo corso. Tanto
piu' che, se il re fosse morto,la principessa Res Publica avrebbe
potuto finalmente emanciparsi da quell'ambiguo legame, ma sapevano
anche che le speranze in tal senso erano scarsissime. Quel legame,
infatti, faceva talmente parte della costituzione della
principessa che, per liberarla, ci sarebbe voluta una operazione
di alta chirurgia. Ma i medici e i chirurghi, in generale, erano
dalla parte del re.
E infatti, dopo tanto affannarsi, finalmente, qualcosa accadde, e
due dottoroni, proprio i piu' specialisti e specializzati del
settore, riuscirono a trovare una terapia adeguata e insieme
firmarono la ricetta che doveva salvare il nostro re. Correva
l'anno 1984, addi' 18 di febbraio!
Il re, dunque, si poteva dire salvo, ma restava ancora tremebondo,
perche' era rimasto afflitto da un bacillaccio duro a piegarsi,
chiamato "bacillus oeconomichus", che si era annidato in
un ganglio vitale dell'organismo del vecchio re. Per cosi' dire,
nel suo tallone d'Achille. Per sconfiggerlo ci voleva un farmaco
nuovo, forse non ancora inventato, che restituisse davvero al re
la sua baldanza giovanile.
I due dottoroni si trovarono d'accordo anche su questo: avrebbero
mandato un gruppo di messi per tutto il regno a cercare questo
farmaco. Ciascuno dei due nomino' i messi di sua fiducia, e questi
partirono senza sapere bene, pero', com'era fatto e di cos'era
composto cio' che cercavano.
L'unica cosa certa e' che si dovevano sbrigare perche' avevano sei
mesi di tempo. Non un'ora di piu'. E se tornavano a mani
vuote..... Oddio, che problema! C'era di che perdere la testa.
Cammina cammina, i poveri messi erano arrivati quasi alla fine del
periodo loro concesso che non avevano concluso un granche'.
Avevano, si', raccolto qualcosa qua e la', formule, ricette,
qualche boccetta con liquidi di improbabili colori, ma nessuno
aveva loro garantito la soluzione del problema.
Finche'.....
Un pomeriggio, sul tardi, mentre si trascinavano accaldati (era
estate) in una landa desolata col sole implacabilmente addosso,
ecco, all'orizzonte, prender forma una figura, che procedeva a
balzelloni esprimendo una grande energia ed allegria.
"Buon per lui!", mormoro' uno dei messi, un po' in la'
con gli anni, che non si reggeva piu' in piedi, "Guarda
com'e' pimpante! O chi gliela da' tutta questa energia a
quest'ora?".
A mano a mano che la figura si avvicinava, i messi non mancarono
di notare alcune stranezze. Il suo procedere denotava, si',
energia e allegria, ma anche una certa durezza di movimenti. Gambe
e braccia si muovevano a scatti, come se al posto di ginocchi e
gomiti avesse avuto delle viti. "Toh", osservo' il piu'
giovane della comitiva, che pero' era abbastanza maturo anche lui,
"sembra Benigni quando fa il burattino....". Ma si
cheto' subito, sentendosi addosso lo sguardo gelato degli altri.
Benigni, infatti, a quell'epoca non era ancora saltato in collo
all'ambasciatore del re nel Granducato di Toscana, ma doveva gia'
aver girato "Il Pap'occhio", che al re e alla sua corte
non era garbato tanto.
Intanto, quella figura si stava avvicinando: che strana testa e
che faccia singolare! A ogni balzo in avanti il naso appariva
sempre piu' lungo, ma proprio lungo... e finiva con una punta come
quella di un ago. Se avesse dato una nasata a un palloncino, sai
che scoppio.
E sulla zucca tonda tonda, svettava un buffo cappello a pan di
zucchero che non se ne vedono piu' da millant'anni.
Boh! Che strana creatura. Pero' era una personcina educata. Quando
si trovo' a passare davanti a quel consesso, rallento', si tolse
il cappelluccio, e disse: "Sera, signori!".
"Buonasera, giovanotto! Fermati un momento. Forse ci puoi
aiutare", disse un altro dei messi.
"Oh, certo. Volentieri. In che cosa posso esservi
utile?", replico' il nuovo venuto.
"Mah, non lo sappiamo neppure noi. Vedi, stiamo cercando una
medicina per il nostro re, e finora non l'abbiamo trovata. Ma tu
che sei cosi' pieno di allegria, forse ci puoi consigliare su come
fare a darla anche al nostro re".
"Che cos'e' che ti fa essere cosi' allegro?", chiese un
terzo messo, che era diventato verde d'invidia, perche' lui,
poveretto, era sempre depresso a ogni ora del giorno e della
notte.
"Sono allegro, si'", rispose il ragazzotto. Perche' tale
era, in effetti, chiaramente, pur con tutta la sua strampalata
apparenza. "Altro che! Vedete, ho appena incontrato due
signori. Molto distinti e per bene. Un po' scarrettati, a dire il
vero. Voglio dire, hanno qualche problema fisico. Uno, poverino,
e' cieco. E quell'altro cammina con una stampella. Pero', sono
proprio dei signori. Per davvero. Signori.... in disagio.. Ecco.
Ho un po' d'esperienza nel volontariato, sapete?".
I messi, a cui, in quel momento, interessava soltanto il loro, di
disagio (che era veramente tanto), cominciarono a smaniare: "Si',
va bene. E allora?".
"E allora, questi due signori... tanto sfortunati, ma con un
cuore d'oro, grande cosi', mi hanno detto che in quel campo la'",
e mentre diceva queste parole, additava un campo poco distante
dietro a lui, dove sorgeva solitario un alberello un po' triste e
assetato, "si', proprio laggiu', se la sera ci metti OTTO
zecchini, la mattina dopo ne trovi MILLE!".
"Eureka!", grido' il messo piu' vecchio, tutto
ringalluzzito, "Ho trovato!".
"Che cosa?", fece eco il depresso, speranzoso:
"L'acqua della vita?".
"No, meglio. L'OTTO PER MILLE!".
E fu cosi' che i messi tornarono felici e contenti alla base,
sicuri della bonta' del ritrovato. Che fu accolto con grande
gaudio da parte della corte. I dottoroni approfondirono la
conoscenza del rimedio, e trovarono che, per avere l'effetto
desiderato, doveva essere somministrato una volta all'anno, al
solstizio d'estate dalla principessa Res Publica in persona, la
quale, forse per dimostrare che la pozione non contiene veleni, ne
deve assumere anche lei una (seppur piccola) parte.
In effetti, il vecchio re, appena ebbe solo annusato l'odore del
rimedio, balzo' su tutto pimpante e ringalluzzito. (Mentre, a dire
il vero, la principessa, dopo l'assunzione della pozione, si trova
ogni volta in uno stato piuttosto confusionale).
La vita nella reggia riprese il suo vecchio ritmo e il re,
rigenerato, torno' a muoversi agile ed abile nel far credere a
(quasi) tutti che lui e' assolutamente necessario. Necessarissimo,
per tutto e per tutti. E per dimostrarlo, si da' un gran daffare e
trova da dire e da ridire su ogni cosa, anche, naturalmente,
secondo le sue migliori tradizioni, sugli affari che sarebbero
questioni private della principessa Res Publica, la quale, a
volte, non sa piu' cosa fare perche' anche i suoi ministri, molto
spesso, subiscono il fascino indiscreto dell'(ex-vecchio) re.
Il quale si e' dimostrato pure democratico e generoso.
In primo luogo, ha consentito che, all'epoca dell'assunzione della
pozione salutare, possano essere gli abitanti del regno -se
vogliono- a, per cosi' dire, dedicargliela. E per far questo gli
mandano un bigliettino con la loro firma. Ma, beninteso, che
gliela dedichino esplicitamente o non gliela dedichino, quattro
quinti del rimedio toccano a lui.
In secondo luogo, ha anche consentito che una piccola parte della
pozione gli abitanti del regno possano dedicarla, invece, ad
alcune principesse della prolifica famiglia Delle Intese. Per ora
sono cinque, le fanciulle, che rispondono al nome di "Intesa
Valdensis", "Intesa Judaica", "Dei Ecclesiarum
Italicae Nationis Intesa", "Luteri Ecclesiae
Intesa", "Adventus Intesa" (scusate se a volte il
cognome precede il nome, ma, per dirla con Aldo, Giovanni e
Giacomo, "cosi' e' la vita").
E', come gia' notato, una famiglia prolifica quella dei
"Delle Intese", e presto, sembra, altre due principesse
verranno ad aggiungersi alle sorelle or ora elencate.
Ma il re, adesso che ha ritrovato l'energia giovanile e anche di
piu', non se ne preoccupa molto, perche', per quanto numerose, i
fidi o simpatizzanti delle "7sorelle" che dedicheranno
una porzione dell'elisir a loro, restano un piccolo numero. Anzi,
tutto sommato, anche questo e' un elemento che porta acqua al
mulino e vigore alla salute del nostro re. Che dimostra cosi' di
possedere una vera magnanimita'.
Una sola cosa, talvolta, lo turba. Qualche notte gli capita di
sognare che, nella famiglia "Delle Intese", e' nata la
principessa "Mohammedensis Intesa". E allora si sveglia
di soprassalto tutto sudato. La profezia di una vecchia fata -e'
risaputo- annuncia che questa principessa non si contenterebbe di
restare tale, ma vorrebbe senza dubbio essere regina. E senza
vecchi (o giovani) re fra i piedi.
Ecco la vera storia dell'otto per mille, narrata a grandi e
piccini, che non puo' finire con la formula classica "e
vissero felici e contenti", perche' il re si e' votato al
celibato (e poi, diciamoci la verita', quale donna se lo vorrebbe
mettere all'anima?), ma puo' concludersi per ora -questo si'- con
l'altrettanto classica "Stretta la foglia, larga la via, dite
la vostra che ho detto la mia".
1 Marzo 2002
OTTO PER MILLE. PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE. COME FARE A
DOCUMENTARSI?
Sono una comune cittadina che vuole esercitare razionalmente la
scelta obbligata della destinazione della "sua" quota
dell'otto per mille (OPM) dell'IRPEF, senza piu' l'idea
pregiudiziale che ho avuto finora, che, cioe', attribuirla allo
Stato fosse la cosa laicamente piu' valida.
L'art.47 della L.222/1985, che istituisce l'OPM e che e' frutto
del Concordato fra la Repubblica italiana e la Santa Sede (Chiesa
cattolica), non lascia, infatti, una vera e propria liberta' di
scelta, ma crea, piuttosto, l'OBBLIGO della scelta fra un certo
numero di destinatari. All'inizio erano due soli, lo Stato e la
Chiesa cattolica; poi, per una intesa evidentemente tacita fra di
loro, il beneficio e' stato esteso ad altre confessioni religiose.
Attualmente, quindi, i contribuenti possono/devono scegliere fra
sette destinatari, che metto in ordine di apparizione sulla scena
dell'OPM: Stato e Chiesa cattolica (1985), Avventisti e Assemblee
di Dio in Italia -ADI- (1990), Chiesa valdese (1993), Chiesa
evangelica luterana in Italia (1995) e Unione delle Comunita'
ebraiche in Italia -UCEI- (1996).
Nel caso in cui i contribuenti non effettuino alcuna scelta -cosa
che nella realta' avviene in una percentuale quasi sempre
superiore al 50% - le quote corrispondenti vengono divise fra gli
altri beneficiari in base alla percentuale delle quote espresse,
con l'eccezione, per ora, di Valdesi e ADI, che riscuotono solo la
quota espressamente loro assegnata e destinano allo Stato le quote
non espresse che toccherebbero loro. Un esempio per tutti: nel
1999, si espresse solo il 45,49% dei contribuenti, e fra di loro
il 14,43% scelse lo Stato. Ebbene, allo Stato fu attribuito anche
il 14,43% delle quote non espresse. Ma se andiamo a guardare le
cifre assolute (circa 30 milioni di contribuenti), ci accorgiamo
che lo Stato ha incassato il 14,43% di tutto l'OPM, avendo
ricevuto SOLO circa il 6% del favore popolare (che diventerebbe un
8% scarso considerando le quote non espresse passategli da Valdesi
e ADI). Naturalmente, lo stesso discorso vale per gli altri
concorrenti (salvo, appunto, per ora, Valdesi e ADI), fra i quali
la Chiesa cattolica fa la parte del leone con l'82,56% dell'OPM a
fronte di un 37,56% di scelte effettive sul totale dei
contribuenti.
E dunque, finche' il meccanismo e' questo, i contribuenti che non
scelgono, scelgono eccome!
Da questa constatazione, per chi non ha motivi di privilegiare,
per credenza religiosa, ideali o ideologie, un beneficiario o
l'altro, deriva la necessita' di una scelta oculata e razionale.
La quale, ovviamente, e' possibile solo operando un confronto
1. fra gli scopi dichiarati nell'utilizzazione dell'OPM,
2. e su come realmente sono stati impiegati i fondi finora
ricevuti.
Ma come fare questo confronto? Dove andare a cercare tutti i dati
e le informazioni necessarie per effettuarlo?
Credo di non essere smentita, se affermo che per ora non esiste un
luogo in cui sia possibile a un comune contribuente effettuare
questa operazione con facilita' e senza troppo dispendio di tempo
ed energie. Non su Internet, non, come si usa dire oggi, "su
supporto cartaceo".
A me pare che sia una grave mancanza di rispetto verso i
contribuenti il fatto che lo Stato non metta a disposizione, in un
sito apposito ben pubblicizzato e di facile accesso, questo
materiale, e cioe' TUTTA LA NORMATIVA, da cui scaturisce l'OPM
(Concordato, Intese e altre leggi specifiche), TUTTI I DATI SULLE
ASSEGNAZIONI (in numeri assoluti e percentuali) e TUTTI I
RENDICONTI ANNUALI che ogni beneficiario e' tenuto a fare sulla
utilizzazione delle somme ricevute.
Ma non solo manca un sito del genere, che sarebbe proprio il
massimo del rispetto e della comodita'. La ricerca sistematica che
ho effettuato mi dice che questi dati non e' facile raccoglierli
neppure mettendosi in paziente navigazione. Molti di essi sono
semplicemente ignorati e quindi negati.... o molto ben nascosti.
Di questa ricerca do' qui i risultati sia per condividerli con chi
e' ugualmente interessato alla questione, sia per avere un
riscontro sulle mie capacita' (se qualcuno ha scoperto cio' che a
me non e' riuscito di trovare, saro' ben lieta di prenderne atto),
sia, infine, per richiedere in modo pressante a chi e' competente
in materia di assicurare una precisa informazione, di facile
fruizione per i contribuenti, su tutto cio' che riguarda l'OPM, e
in particolare sull'utilizzazione dei fondi. La richiesta si
rivolge, ovviamente, ai singoli destinatari dell'OPM (Stato
compreso), ma in particolare allo Stato, perche' la massima
carenza di informazione sembra essere di sua diretta
responsabilita'.
LEGISLAZIONE
La legislazione in materia si puo' raccogliere abbastanza
facilmente, sia pure spigolando qua e la'.
Una discreta fonte di informazioni e documenti e' l'Osservatorio
delle liberta' ed istituzioni religiose che si trova su ,
in cui c'e' anche qualcosa che riguarda la gestione dell'OPM.
EROGAZIONE OPM E RENDICONTI
Trovare informazioni su questi dati, invece, e' molto piu'
laborioso e talora impossibile.
Per quanto riguarda lo STATO, ho visitato i siti del Ministero
dell'INTERNO, dell'ECONOMIA E DELLE FINANZE e della PRESIDENZA DEL
CONSIGLIO DEI MINISTRI.
I risultati sono questi:
1. :
non si trova assolutamente niente, benche' sia il destinatario dei
rendiconti annuali obbligatori delle varie confessioni. A quanto
ho potuto constatare, manca un motore di ricerca interno;
2. :
a) Non si trova niente nel settore "Il sito dall'A alla
Z"; chiedendo alla "ricerca rapida" notizie
sull'otto per mille, essa fornisce un paio di schermate di corposi
documenti quali disciplinari di gare d'appalto o rapporti del
dipartimento per le politiche di sviluppo, che non sembrano avere
niente a che vedere con l'OPM;
a) entrando nel DIPARTIMENTO PER LE POLITICHE FISCALI (ex
ministero delle finanze), il motore di ricerca interno segnala una
pioggia di modulistica per la denuncia dei redditi, con la
spiegazione di come effettuare la scelta per la destinazione dell'OPM.
Non c'e' verso, pero', di accedere alle informazioni sul numero
dei contribuenti, sull'ammontare degli introiti relativi, sulle
percentuali delle quote espresse, ecc...
3. PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI : e' l'organo a cui
la L.76/1998 attribuisce il compito di effettuare la ripartizione
dell'OPM a diretta gestione statale mediante un Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) che deve essere
emanato entro il 30 novembre do ogni anno. Sulla homepage non
esiste alcuna indicazione relativa all'OPM, ne' si trova traccia
dei decreti secondo la L. 76/1998 (il primo risale al 1998)
nell'archivio dei provvedimenti presente in essa.
Solo un colpo di fortuna mi ha portato a cliccare su "MAPPA
DEL SITO" e da qui su "DIPARTIMENTO PER IL COORDINAMENTO
AMMINISTRATIVO" in cui ho trovato un settore dedicato all'OPM,
con la normativa che riguarda la gestione statale e un unico DPCM,
quello relativo all'anno 2000. Niente archivio per consultare
quelli del 1998 e 1999 ( per non parlare della gestione
precedente).
Per quanto riguarda l'informazione da parte delle CONFESSIONI
RELIGIOSE, comincio l'excursus dai
1. ,
perche' l'informazione che danno mi e' sembrata la piu'
immediatamente accessibile, precisa e aggiornata.
Sulla homepage e' ben segnalato il settore "8 per mille
informa", in cui si accede al rendiconto dell'assegnazione
dei fondi di tutti gli anni (nella fattispecie dal 1997 al 2000).
Tutto il materiale e' scaricabile con facilita'. Da notare che il
rendiconto del 2001, per quanto non ancora immesso su Internet, e'
stato pubblicato come inserto al settimanale "Riforma"
del 30 novembre 2001.
2. La CHIESA AVVENTISTA DEL 7° GIORNO presenta una maggiore
difficolta' di accesso. All'indirizzo www.avventisti.org non
si trova niente. Chissa' perche' bisogna andare all'indirizzo
http://ottopermille.avventisti.org/ per accedere ai rendiconti dal
1998 al 2000, che sono precisi. Tuttavia, per leggere i bilanci
del 1999 e del 2000 c'e' bisogno di "Acrobat Reader".
3. Sul sito della CHIESA CATTOLICA , attraverso il settore
"Dona la tua offerta", si accede al "rendiconto
2001", che riporta le cifre riscosse e impiegate nei vari
settori fin dal 1990. Specialmente per quanto riguarda le
"opere di carita'" (circa il 20% dell'introito OPM, il
che significa, per il 2000, 288 miliardi su 1244 ricevuti), le
indicazioni sono generiche, perche' si forniscono gli stanziamenti
globali e si citano solo alcuni esempi dei numerosi progetti
sostenuti, senza pero' dire, ad esempio, quali associazioni hanno
portato avanti i vari progetti. E' pero' vero che si parla di
"migliaia di opere realizzate con l'OPM" (4775 i
programmi finanziati nel Terzo Mondo). E' ipotizzabile che,
invece, nel rendiconto fatto al Ministero dell'Interno vengano
meglio specificati tutti gli interventi.
4. Le danno
notizie molto generiche e senza alcuna cifra solo per l'anno 2000.
Bisogna cliccare su "SEAS" (Servizi evangelici
assistenza sociale).
5. Della Chiesa evangelica luterana in Italia non ho trovato alcun
sito.
6. Sul sito dell' UNIONE DELLE COMUNITA' EBRAICHE ITALIANE si
trova il testo dell'Intesa con lo Stato, ma nessun resoconto sull'OPM.
A conclusione di questo viaggio nell'OPM, rinnovo a chi legge la
richiesta di integrare, se puo', le informazioni fornite e di
sollecitare soprattutto lo Stato perche' dia un'informazione
sull'argomento a tutto campo e immediatamente accessibile. (1.
Segue)
PRECISAZIONI
(inserite in data 4 marzo 2002)
Il pastore Alberto Saggese del Decanato CELI (Chiesa evangelica
luterana in Italia) mi segnala che il sito di questa chiesa è ,
e che la documentazione sull'OPM non è ancora disponibile on
line.
Il direttore di 'Riforma', Eugenio Bernardini, da parte sua, colma
una lacuna della mia informazione. L'estensione dell'OPM alle
altre confessioni religiose dipese da un emendamento estensivo
dell'allora Partito radicale che il governo e Parlamento accolsero
in sede di approvazione della L.222/1985.
Mi ricorda inoltre che è improprio parlare di 'Chiesa valdese',
ma che la dizione esatta è 'Unione delle chiese valdesi e
metodiste'.
Molto volentieri passo a chi legge queste informazioni e
precisazioni.
2 Marzo 2002
TASSA DELL'OTTO PER MILLE
COME E DOVE DOCUMENTARSI PER BEN RISPETTARE LA LEGGE? IMPOSSIBILE!
L'ADUC CHIEDE AL MINISTERO DELL'ECONOMIA E DEGLI INTERNI DI CREARE UN SITO
INTERNET AD HOC E DI INVIARE A TUTTI I CONTRIBUENTI UNA INFORMATIVA
DOCUMENTATA, IN MODO CHE OGNUNO POSSA SCEGLIERE MEGLIO COME FARE IL SUO
DOVERE DI CONTRIBUENTE
Firenze, 2 marzo 2002. Fra qualche mese dovremo versare, con la denuncia
dei redditi, il contributo obbligatorio per le confessioni religiose, con
la sola alternativa, per chi non voglia farlo verso una religione, di
ridarlo allo Stato, per specifiche e presunte iniziative di utilita'
sociale.
La cosa migliore sarebbe l'abolizione di questa gabella -dice il
presidente dell'Aduc, Vincenzo Donvito- e per questo siamo impegnati da
diverso tempo, ma nel frattempo auspichiamo che il Governo dia ad ognuno
un supporto informativo necessario per scegliere meglio, soprattutto
rispetto a come e dove questi contributi vengono utilizzati.
Sul portale dell'associazione, proprio nell'edizione uscita il 1
Marzo della rubrica "La Pulce nell'orecchio" , Annapaola
Laldi, che la cura e la aggiorna ogni quindici giorni, ha fatto una lunga
disamina su questo argomento, pubblicandone la prima puntata. La
giornalista collaboratrice dell'Aduc si e' posta la domanda "Otto per
mille. Per una scelta consapevole. Come fare a documentarsi?", ed e'
temporaneamente arrivata alla conclusione che farlo non solo non e'
semplice, ma e', allo stato, impossibile, con le eccezioni della Chiesa
Valdese e degli Avventisti del Settimo Giorno. La Chiesa Cattolica Romana
assorbe da sola l'82,56% (dati 1999) del gettito totale degli storni di
entrata (nonostante sia stata scelta solo dal 37,56% dei contribuenti, ma
il meccanismo "diabolico" della legge e' tale che, grazie a
coloro che non esprimono alcuna preferenza, arriva a queste percentuali),
ma si limita a informazioni generiche e non dettagliate. Eppure si tratta
di soldi pubblici che saranno sicuramente rendicontati, da chi li riceve
(le confessioni religiose) e da chi li eroga (lo Stato).
Rimandando coloro che vogliono meglio informarsi allo
specifico articolo ci domandiamo se sia lecito continuare con questa
donazione obbligatoria senza il conforto dell'informazione. E rivolgiamo
la domanda al ministero dell'Economia e Finanze, nonche' a quello degli
Interni, che e' il destinatario dei rendiconti annuali obbligatori delle
varie confessioni. Chiediamo che sia fatto un sito web con tutte le
informazioni del caso, con rendiconti dettagliati. Non solo, ma visto che
la "internettizzazione" degli italiani non e' al 100% della
popolazione, chiediamo che, cosi' come arrivano a casa delle famiglie gli
euroconvertitori Lira/euro e le richieste minacciose di pagare il
canone/tassa Rai per il presunto possesso di un televisore grazie al fatto
stesso di esistere, si faccia arrivare a casa di ognuno un rendiconto di
come sono stati erogati questi soldi da parte dello Stato e, soprattutto,
i rendiconti che le specifiche confessioni religiose hanno rimandato allo
Stato per giustificare la buona e onesta gestione degli stessi.
Nel frattempo noi continueremo a cercare di informare gli italiani con i
nostri limitatissimi mezzi, praticamente sostituendoci allo Stato, felici
di smettere il piu' presto possibile.
L'otto per mille (OPM) è il frutto del nuovo Concordato (1984) fra la
Repubblica italiana e la Santa Sede, e fu ideato dalla Commissione paritetica
chiamata a stilare la bozza della legge che doveva regolamentare le questioni
economiche e finanziarie fra i due Stati. L'unico scopo dell'OPM è quello di
garantire il finanziamento statale alla Chiesa cattolica come tale. A tanto non
si era spinto il Concordato del 1929 che, pur riconoscendo a questa
numerosissimi privilegi - che, peraltro, non sembrano venuti meno - non la
finanziava direttamente, ma si limitava a pagare lo stipendio (congrua) ai preti
titolari di una parrocchia.
Questa realtà va tenuta ben presente, perché solo così possiamo capire il
movente di quell'assurdità per cui lo Stato trasforma se stesso in elemosiniere
e assegna a se stesso una parte delle tasse, che ha riscosso dai suoi
contribuenti, per destinarla a «scopi d'interesse sociale o di carattere
umanitario» come si legge all'art.47
(comma 2) della L. 225/1985.
È per assegnare alla Chiesa cattolica una sovvenzione sicura, mascherata da
libera scelta dei contribuenti, che lo Stato ha dovuto assumere la parte di
pseudoconcorrente della Chiesa. Il fatto che, in seguito, siano state ammesse a
beneficiare dell'OPM anche altre Confessioni religiose si deve, come mi fa
notare il direttore di “Riforma”, il settimanale delle Chiese evangeliche
battiste, metodiste e valdesi, a un emendamento proposto dai Radicali - e
accolto dalle Camere - in sede di discussione della L. 222/1985.
Parlavo di assurdità di uno Stato che si trasforma in elemosiniere. Infatti,
che cosa ci starebbe a fare lo Stato se non proprio per affrontare tutti i
problemi che sorgono quotidianamente a livello nazionale e internazionale, e fra
i quali, certo, si annoverano a buon diritto, la fame nel mondo, le calamità
naturali, l'assistenza ai rifugiati e la conservazione dei beni culturali - i
quattro settori, cioè, in cui è utilizzabile l'OPM che lo Stato assegna a se
stesso?
Questo dubbio deve forse avere sfiorato anche le menti di chi preparò la
bozza della legge, se con l'art.
48 si circoscrisse l'utilizzazione dell'OPM statale a «interventi
straordinari», concetto ribadito nel DPR
76/98, all'art.2 (c.6), dove si precisa che questi interventi «sono
considerati straordinari (...) quando esulano effettivamente dall'attività di
ordinaria e corrente cura degli interessi coinvolti e non sono per tale ragione
compresi nella programmazione e nella relativa destinazione delle risorse
finanziarie». Ma viene subito da notare che, così facendo, si è caduti in
un'altra assurdità. Infatti, che cosa può mai esserci di straordinario in quei
quattro settori, quando la fame nel mondo è endemica, le calamità naturali
all'ordine del giorno, l'assistenza ai rifugiati un'urgenza quotidiana, la
conservazione dei beni culturali un'ordinaria necessità?
Credo che, se ci si volesse attenere rigorosamente a queste indicazioni,
paradossalmente, non si dovrebbe mai assegnare niente a nessuno, tanta è l'ordinarietà
di tutti questi problemi.
DAL DPR 76/98 IN POI
Nell'utilizzazione dell'OPM statale vi è uno spartiacque rappresentato dal DPR
10/3/1998, n.76che detta regole e fissa scadenze per la ripartizione. Questo
decreto stabilisce anche i requisiti che devono avere i soggetti che desiderano
accedere alla ripartizione (è sempre escluso il fine di lucro), e, in
attuazione di tutto ciò è stata emanata dalla Presidenza del Consiglio la circolare
14/2/2001, n.1619.
Le informazioni essenziali sul periodo 1991-1997 sono inserite in un puntuale
articolo apparso su "Riforma"
del 23/3/2001.
Qui preferisco soffermarmi sul periodo dal 1998 in poi, le cui fonti sono le
seguenti:
- la documentazione gentilmente messami a disposizione dalla redazione dello
stesso settimanale per l’anno 1998 e riferimenti agli anni precedenti,
- il sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri per i Decreti 1999,
2000, 2001, sul quale si può “pescare” il Decreto del Presidente del
Consiglio dei Ministri (DPCM) dell’ultimo anno (non ho trovato su questo
sito un archivio che contenga i decreti degli anni precedenti).
COME SI FORMA L'OPM DELLO STATO...
- L'art.47, comma 3 della L.222/85 precisa che le destinazioni OPM «....vengono
stabilite... sulla base delle scelte espresse dai contribuenti in sede di
dichiarazione dei redditi. IN CASO DI SCELTA NON ESPRESSA da parte dei
contribuenti, LA DESTINAZIONE SI STABILISCE IN PROPORZIONE ALLE SCELTE
ESPRESSE...».
È questo il meccanismo in base al quale CHI NON SCEGLIE, in realtà SCEGLIE
TUTTI (salvo, per ora Valdesi e ADI, che hanno rinunciato, a favore dello
Stato, alla quota non espressa che spetterebbe loro).
Un esempio: nel 1998, i contribuenti sono stati circa 25 milioni e mezzo;
hanno espresso la destinazione OPM poco meno di 10 milioni, cioè il 38,93%.
La preferenza allo Stato l'ha data il 13,36 di questi 10 milioni, che, però,
rispetto al totale, rappresentano solo il 5,03%. Per il meccanismo vigente,
allo Stato è andato il 13,36% di tutto l'OPM, e inoltre dovrebbe essersi
assegnato anche la percentuale delle quote non espresse lasciatagli da
Valdesi e ADI (per il 1998 un +1,83%).
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze (ex Tesoro) stanzia quindi un
importo iniziale su un capitolo di spesa dello stato di previsione.
- La disponibilità del punto precedente viene successivamente rideterminata
in sede di assestamento del bilancio dello Stato.
...E COME VIENE SPESO
- LA FALCIDIE DEI DECRETI-LEGGE (DD.LL.)
Per lo meno dal 1993 è invalso l'uso di destinare una parte cospicua
dell'OPM con DD.LL. Questa prassi continua anche adesso che è in vigore il
DPR 76/98, che stabilisce un preciso iter per la ripartizione OPM, in cui
non si fa menzione della possibilità di usare i decreti-legge. Anzi. Sulle
singole iniziative sono richieste preventive valutazioni da parte delle
amministrazioni competenti e del Ministero dell'Economia e Finanze, e sullo
schema del DPCM sono richiesti i pareri delle Commissioni parlamentari,
anche se non in forma vincolante.
Nella TABELLA
A si vede la formazione della quota OPM, la destinazione con DD.LL e la
somma che resta per la ripartizione effettuata con DPCM, ai sensi dell'art.5
del DPR 76/98. Va tenuto presente che, nella cronologia dei passaggi, la
spesa per DD.LL. avviene sulla cifra del bilancio preventivo, prima, quindi,
dell’assestamento definitivo, cosa che nella tabella non emerge, allo
scopo di facilitare il confronto diretto fra le percentuali delle spese
fatte coi DD.LL. e quella della cifra finale a disposizione del DPCM.
Si nota che le spese fatte con DD.LL. assorbono sempre un’altissima
percentuale del gettito OPM, e inoltre vanno in gran parte a finanziare la
partecipazione militare italiana a missioni internazionali di pace,
destinazione molto dubbia quanto a legittimità rispetto al DPR 76/98.
Proprio a questo proposito, il sen. Alberto Monticone, nella seduta della
Commissione Pubblica Istruzione del 12/10/2000 faceva presente, peraltro
invano, che «..la partecipazione militare italiana a missioni
internazionali di pace, benché faccia senz’altro onore al nostro paese,
potrebbe essere più opportunamente finanziata a carico di altri capitoli
del bilancio».
Nella TABELLA
B sono riportati gli estremi dei DD.LL. e delle leggi di conversione con
le cifre stanziate e le destinazioni di ciascun intervento.
TABELLA A (in milioni di lire)
| ANNO |
1° STANZIAMENTO
MINISTERIALE |
ASSESTAMENTO DEL BILANCIO |
OPM REALE |
SPESE CON DD.LL. |
RIMANENZA PER DPCM |
| 1998 |
161.500 (cap. 6878) |
+ 13.700 |
175.200 |
140.000
80% |
32.500
20% |
| 1999 |
198.000 (cap. 6878) |
+ 3.240 |
201.240 |
166.500
82,75% |
34.700
17,25% |
| 2000 |
200.000 (cap.3870) |
- 7.254,284 |
192.745,716 |
110.000
57,1% |
82.745,716
42,9% |
| 2001 |
220.500 (cap. 3870) |
- 4.021,292 |
216.478,708 |
150.250
69,46% |
66.228,708
30,54% |
TABELLA B (in milioni di lire)
| ANNO |
DECRETI-LEGGE E LEGGI |
INTERVENTO |
SPESA |
TOTALE ANNO |
| 1998 |
D.L.30/98, n.6 L.30/3/98, n.61]
D.L.17/2/98, n.23 [L.8/4/98, n.94]
D.L.11/6/98 n.180 [L.3/8/98, n.267]
|
Terremoto Umbria e Marche
Spese sanitarie indigenti
Rischi idrogeologici
|
35.000
5.000
100.000
|
140.000 |
| 1999 |
D.L.28/1/ n.12 [L.29/3/99,
n.77]
D.L.21/4/99 n.110 [L.18/6/99, n.186]
D.L.13/5/99 n.132 [L.13/7/99, n.226]
|
Invio 150 osservatori OCSE in
Kosovo e 250 militari in Macedonia
Assistenza ai rifugiati del Kosovo in Albania
Protezione civile
|
40.000
100.000
26.500
|
166.500 |
| 2000 |
D.L.7/1/00, n.1 [L.7/3/00, n.44] |
Partecipazione militare a missioni
internazionali di pace |
110.000 |
110.000 |
| 2001 |
D.L.29/12/00, n.393 [L.28/2/02,
n.27] |
Partec. Militare missioni
intern. di pace e Forze di polizia ital, in Albania |
150.250 |
150.250 |
- ...CON QUEL CHE RESTA
Ciò che rimane dopo la sforbiciata dei DD.LL., viene ripartito con il
DPCM fra i progetti accolti dopo il vaglio dei ministeri competenti, come
mostrano le TABELLE
C.
A questo proposito è giocoforza sottolineare che l'impossibilità
dichiarata dal Ministero Affari Esteri di valutare la validità degli 11
progetti relativi alla fame nel mondo presentati nel 2000 ha fatto sì che
quell'anno lo stanziamento per questa voce sia stato pari a ZERO (la
motivazione è riportata nella nota 1 della TABELLA C/2000).
Per restare a questa voce, va detto che essa non ha mai rappresentato una
spesa significativa rispetto alla somma ripartita col DPCM, che è già,
come si è visto, esigua rispetto al totale OPM. Si va, infatti, dallo 0,44
del 1999 al'1,51 del 2001, e solo nel 1998 si arriva a un 11,69%.
Neppure l'assistenza ai rifugiati ha brillato granché, almeno fino al
momento in cui non è sceso in campo il Ministero dell'Interno con un suo
progetto-pilota che ha assorbito 26 miliardi fra il 2000 e il 2001 (24,17%
nel 2000 e 9,08% nel 2001). La legittimità dello stanziamento di 100
miliardi effettuato con il D.L. 110/99 a favore dei rifugiati del Kosovo in
Albania resta dubbia, perché il DPR 76/98 parla di rifugiati che siano nel
nostro paese e non altrove.
La voce «conservazione dei beni culturali» (in cui rientrano tanto i
restauri di edifici, di opere d'arte o di documenti, quanto la sistemazione
di archivi e biblioteche) riporta in primo piano la Chiesa cattolica,
destinataria di interventi il cui costo, in percentuale, arriva fino al
48,34% del 1998.
Una timida novità nel 2000: accanto alla Chiesa cattolica ha fatto la
sua comparsa l'assegnazione di uno smilzo 0,11% a favore della Comunità
ebraica, e, nel 2001 è stato devoluto un 1,20% anche ai Valdesi, e un
ulteriore 0,60% agli Ebrei.
Ciò non toglie, tuttavia, che l’uso dell’OPM dello Stato a favore
delle Confessioni religiose, che già usufruiscono di un loro OPM, risulti
quanto meno singolare, se non proprio irrispettoso, nei confronti dei
contribuenti che hanno scelto esplicitamente lo Stato al posto, appunto,
delle Confessioni religiose.
È vero che un altissimo numero di beni culturali in Italia è legato
alle Confessioni religiose, in particolare alla Chiesa di Roma, ed è anche
giusto che, in quanto testimonianza della nostra storia e cultura, tutto ciò
sia tutelato e conservato al meglio, ma a questo proposito, mi sembra
legittimo parafrasare l'osservazione del sen. Monticone riportata poco fa:
la conservazione di opere di matrice religiosa, benché faccia certo onore
al nostro paese, potrebbe essere opportunamente finanziata a carico di altri
capitoli di bilancio.
TABELLE C
RIPARTIZIONE EFFETTUATA CON DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI
MINISTRI
ANNO 1998 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo |
Calamità naturali |
Assistenza rifugiati |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Interventi per Chiesa
cattolica |
Interventi per opere civili |
|
| 4.113 |
4.885 |
650 |
8.224 |
17.328 |
35.200 |
| 11.69% |
13,85% |
1,86% |
23,27% |
49,23% |
100% |
ANNO
1999 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo |
Calamità naturali |
Assistenza rifugiati |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Interventi per Chiesa
cattolica |
Interventi per opere civili |
|
| 154,446 |
2.798 |
828,714 |
16.794,148 |
14.164,692 |
34.740 |
| 0,44% |
8,1% |
2,4% |
48,34% |
40,72% |
100% |
ANNO
2000 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo1 |
Calamità
naturali |
Assistenza
rifugiati2 |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Confessioni
religiose |
Opere civili |
|
| Cattolica3 |
Ebraica |
|
| 00000 |
11.160 |
20.000 |
25.322 |
89 |
26.174,716 |
82.745,716 |
| 0% |
13,49% |
24,17% |
30,63% |
0,11% |
31,6% |
100% |
NOTE:
- Il DPCM 20/11/2000 giustifica il mancato stanziamento di fondi
dicendo che «...per le 11 domande relative alla fame nel
mondo - totale richiesto lire 3.633 milioni - sono emerse gravi
ed oggettive difficoltà per il Ministero degli affari esteri...
Nel procedere - sulla base del regolamento vigente - alla
valutazione dei progetti e verifica della effettiva
realizzazione degli interventi, e... In assenza di tali garanzie
è preferibile non dar corso per quest'anno al finanziamento
delle predette».
- L'intera cifra è stata assegnata al Ministero dell'Interno
per un «Progetto pilota per la costituzione e la gestione di
un sistema nazionale di accoglienza e di assistenza e protezione
integrato e in rete, in favore dei profughi stranieri, dei
richiedenti asilo e dei rifugiati riconosciuti ai sensi della
Convenzione di Ginevra del 1951».
- È compresa in questa voce la cifra di 1.000 milioni a favore
della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di
Bologna.
|
ANNO
2001 (in milioni di lire)
| Fame nel mondo |
Calamità
naturali |
Assistenza
rifugiati1 |
Conservazione
beni culturali |
Totali |
| |
Confessioni
religiose |
Opere civili |
|
| Cattolica |
Ebraica |
Valdese |
|
| 1.000 |
7.451 |
6.000 |
21.481,708 |
400 |
800 |
29.096 |
66.228,708 |
| 1,51% |
11,26% |
9,08% |
32,43% |
0,60% |
1,20% |
43,92% |
100% |
NOTE:
- L'intera cifra è stata assegnata al Ministero dell'Interno
per la seconda fase dell'attuazione del progetto pilota di cui
alla nota 2 della tabella C/2000.
|
APPENDICE
L’art.4, comma 2, del DPR 76/98 prevede che sia possibile finanziare per un
nuovo progetto i soggetti che hanno già usufruito di un finanziamento, a patto
che presentino una nuova, documentata istanza.
A partire dal DPCM 26/11/1999 viene dato conto di questa realtà,
rispecchiata nella TABELLA D con alcune avvertenze.
TABELLA D (in milioni di lire)
| Beneficiario |
1995 |
1996 |
1997 |
1998 |
1999 |
2000 |
2001 |
Totale |
- Acc. studi italo-tedeschi BZ
|
|
|
200 |
|
410 |
|
140 |
750 |
- ACCRI (As. coop. crist. intern) - Roma
|
|
|
|
23 |
82,046 |
|
|
105,046 |
- Arc. Aud. Mov. Oper. - Roma
|
|
|
|
|
450 |
200 |
|
600 |
- Centro Pio Rajna - Roma
|
|
|
250 |
|
|
420 |
|
670 |
- Chiesa San Sabino - Bari
|
|
|
|
|
1.200 |
750 |
|
1.950 |
- Comune Campoformido (UD)
|
|
|
|
|
400 |
550 |
|
950 |
- Comune Castiglion Fiorentino (AR)
|
|
|
|
|
|
900 |
400 |
1.300 |
- Comune Felonica (MN)
|
|
|
|
|
200 |
|
200 |
400 |
- Comune Giffoni Valle Piana (SA)
|
|
|
|
1.000 |
800 |
1.223 |
|
3.023 |
- Comune Magiliano (GR)
|
|
|
|
|
900,603 |
|
700 |
1.600,603 |
- Comune di Nulvi (SS)
|
|
|
|
|
320 |
830 |
|
1.150 |
- Comune di Sedini (SS)
|
|
|
|
|
|
329 |
300 |
629 |
- Comune di Sondrio
|
|
|
|
|
100 |
524 |
|
624 |
- Comune Tavernola Berg. (BG)
|
|
|
|
|
540 |
|
560 |
1.100 |
- Comunità S. Egidio - Roma
|
|
|
|
|
828,714 |
800 |
700 |
2.328,714 |
- Fond. E.Franceschini - FI
|
500 |
100 |
300 |
|
|
|
450 |
1.350 |
- Fond. Ist. Gramsci - Roma
|
|
|
200 |
|
300 |
400 |
|
900 |
- Fond. Museo «Gortani» - UD
|
|
|
|
|
|
200 |
190 |
390 |
- Fond. Scienze Religiose Giovanni XXIII - BO
|
300 |
300 |
|
|
|
1.300 |
|
1.900 |
- Ist. Ital. Studi Filos. - NA
|
2.000 |
1.000 |
900 |
|
1.000 |
|
|
4.900 |
- Ist. studi legislativi - Roma
|
|
|
|
|
228 |
115 |
|
343 |
- Ist. Ital. Studi Storici - NA
|
|
500 |
|
|
|
|
900 |
1.400 |
- Ist. Stor. Ital. Medio Evo - Roma
|
300 |
100 |
|
|
|
|
600 |
1.000 |
- Italia Nostra - Roma
|
|
|
|
|
800 |
160 |
|
960 |
- Min. Interno - Roma
|
|
|
|
|
|
20.000 |
6.000 |
26.000 |
- Parr. Maria SS. Annunziata - Castrano (LE)
|
|
|
|
|
1.200 |
1.080 |
|
3.080 |
NOTA BENE:
- Tutti gli interventi di questa tabella rientrano nella categoria
«conservazione beni culturali» con l’eccezione del n° 2 (fame
nel mondo), del n° 14 (protezione civile) e del n° 25 (assistenza
rifugiati). Un discorso a parte merita la Comunità di S.Egidio (n°
15): il finanziamento del 1999 riguarda l’assistenza ai rifugiati,
mentre i contributi del 2000 e 2001 rientrano nella voce «beni
culturali», in quanto destinati al restauro di Palazzo Leopardi.
- La Parrocchia al n° 26 è citata nel DPCM del 2000 come
destinataria di uno stanziamento precedente. Poiché non è
rintracciabile la stessa denominazione, l’ho identificata con la
"Parrocchia Annunciazione di Maria Vergine - Castrignano del
Capo (LE) citata nel decreto del 1999.
- L’Accademia nazionale dei Lincei e l’Istituto nazionale per la
ricerca sul cancro, citati nel DPCM 20/11/2000 come beneficiari di
precedenti finanziamenti, non sono rinvenibili nella documentazione
da me consultata, che riporta i finanziamenti analitici dal 1995 in
poi.
- Vi sono almeno altri due soggetti beneficiari di più di un
finanziamento dal 1995 al 1998, e precisamente:
- Fondazione Giovanni Spadolini di Firenze con 700 milioni fra
il 1995 e il 1997
- FAI (Fondo per l’ambiente italiano) con 2.450 milioni fra il
1997 e il 1998
|
15 Aprile 2002
OTTO PER MILLE (3): LE CONFESSIONI RELIGIOSE
Eccoci dunque alla terza puntata di questa panoramica sull'Otto per
mille (OPM). Il 1° marzo si e' constatato che NON ESISTE alcun luogo
dove il contribuente possa trovare un'informazione completa, con i dati
assoluti e percentuali sulle scelte e, naturalmente, sull'impiego dei
fondi da parte di ciascun beneficiario, mentre il 1° aprile si e' vista
la GESTIONE STATALE dell'OPM con tutte le sue contraddizioni e
assurdita'.
Adesso portiamo l'attenzione sulle CONFESSIONI RELIGIOSE (da qui in
avanti: Confessioni).
In origine, come e' gia' stato detto, doveva essere una sola, cioe' la
Chiesa cattolica. Infatti l'OPM e' frutto della revisione del Concordato
(1984) e viene in essere con l'art.47 della L.222/1985, in cui sono
nominati, come fruitori di questa invenzione, la Chiesa cattolica e lo
Stato.
Successivamente, per un emendamento accolto in sede di discussione
parlamentare, il beneficio dell'OPM fu esteso anche a tutte le
Confessioni che avessero stipulato con lo Stato le Intese previste
dall'art.8 della Costituzione (sull'argomento "Intesa" ha
scritto con chiarezza GIANNI LONG)
QUALCHE PRECISAZIONE SULLE INTESE
Al momento attuale, le Confessioni che hanno firmato l'Intesa con lo
Stato sono otto, e precisamente: Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio
in Italia (ADI), Ebrei, Battisti, Luterani, Buddhisti e Testimoni di
Geova (chiedo scusa per la semplificazione delle denominazioni).
Solo le prime sei Intese, tuttavia, sono operative, dato che sono state
approvate con legge dello Stato. Le ultime due, con i Buddhisti e con i
Testimoni di Geova, pur stipulate il 20 marzo 2000, sono ancora in
attesa dell'approvazione del Parlamento.
Gli unici che NON si sono mai avvalsi dell'OPM sono i BATTISTI.
VALDESI, AVVENTISTI ed EBREI, dopo una prima Intesa, nella quale non era
previsto l'OPM, ne hanno stipulata una successiva per avvalersi di
questa possibilita' ( vedi TABELLA 1 ). Inoltre, VALDESI E ADI NON
partecipano alla redistribuzione delle quote non espresse, devolvendo
allo Stato quelle di loro spettanza.
IL MECCANISMO DELL'OPM. OVVERO: CHI NON SCEGLIE, COSA SCEGLIE?
Anche per questo argomento, bisogna fare alcune precisazioni. E del
resto non e' male ripetere alcune cose gia' dette nelle puntate
precedenti, anche perche' fornisco dei dati nuovi.
A. "Le destinazioni (dell'OPM) ....... vengono stabilite sulla base
delle scelte espresse dai contribuenti in sede di dichiarazione annuale
dei redditi. In caso di scelte non espresse ......, la destinazione si
stabilisce in proporzione alle scelte espresse", cosi' recita il
comma 3 dell'art.47 della L.222/1985, avendo in mente, quali percettori
dell'OPM, la Chiesa cattolica e lo Stato. L'estensione del beneficio ad
altre Confessioni non ha modificato niente. Lo Stato devolve in blocco
l'otto per mille dell'IRPEF annuale, che viene ripartito secondo la
percentuale delle scelte espresse, senza tener conto se ad esprimere la
scelta sia stata la maggioranza o la minoranza dei contribuenti. In
realta', a quanto ci e' possibile constatare per le denunce dei redditi
degli anni 1996, 1997 e 1998, a esprimere la scelta e' sempre stata la
minoranza dei contribuenti.
Come si puo' vedere con maggiore precisione nella TABELLA 2 , la
situazione e' stata questa:
denuncia del 1996 (redditi del 1995): su un totale di 32.018.203
contribuenti, hanno espresso una scelta solo in 14.565.516, il che
significa il 45,49%;
nel 1997 (redditi del 1996), i contribuenti sono stati 31.391.927, ma
hanno espresso la scelta OPM solo in 12.307.451, cioe' il 39,21%;
nel 1998 (redditi del 1997) le cose sono andate ancora peggio. Su
25.647.206 contribuenti, ha scelto la destinazione OPM solo il 38,93%
(9.984.271).
Se si osserva, inoltre, che non tutte le scelte espresse sono state
considerate valide, il numero delle scelte regolari si abbassa ancora di
circa l'1%.
Prendo, come esempio, l'anno 1998, in cui solo il 38,93% dei
contribuenti ha espresso la scelta OPM. Ma, togliendo le scelte anomale,
si arriva alla cifra di 9.645.631 di scelte valide, che rappresentano il
37,65% del totale dei contribuenti. Questa netta minoranza di
contribuenti si e' espressa cosi':
per lo Stato, il 13,36% (1.288.660),
per la Chiesa cattolica, l'83,36% (8.040.707),
per gli Avventisti, lo 0,44% (42.011),
per l'ADI, lo 0,50% (48.371),
per le Chiese valdesi, l'1,33% (127.776),
per i Luterani, lo 0,38% (36.960),
per gli Ebrei, lo 0,63% (61.146).
In base al meccanismo summenzionato, l'intero OPM e' stato ripartito fra
i vari beneficiari in proporzione delle percentuali sopra riportate, a
parte i VALDESI e l'ADI, che riscuotono, come gia' detto, solo la quota
espressa.
A questo proposito mi sembra utile riproporre l'osservazione seguente,
che limito allo Stato e alla Chiesa cattolica, perche' sono i percettori
piu' importanti dell'OPM.
Lo Stato si e' pagato il 13,36% dell'OPM anche se 1.288.660 di
contribuenti che lo hanno scelto rappresentano solo poco piu' del 5% del
totale, e la Chiesa cattolica ha goduto dell'83,36%, anche se quegli
8.040.707 rappresentano meno del 32% del totale dei contribuenti.
Cosi' vanno le cose. DI CONSEGUENZA, CHI NON HA SCELTO, AD ESEMPIO, NEL
1998, HA FATTO SI' CHE LA "SUA" QUOTA SIA ANDATA, PER L'83,36%
ALLA CHIESA CATTOLICA, PER IL 13,36% ALLO STATO, E VIA DICENDO.
B. Inserisco qui un'altra osservazione che non e' di immediata
percezione. Si tratta dei tempi di fruizione della quota OPM. Non sono
gli stessi per tutti. Per la Chiesa cattolica sono previsti due tempi
(art.47, comma 5 L.222/1985): un anticipo nell'anno in corso e un
successivo conguaglio "entro il mese di gennaio del terzo periodo
d'imposta successivo", cioe' entro il terzo anno. Il che significa,
ad esempio, che nel 1996 essa ha riscosso un acconto (951 miliardi) a
cui si deve aggiungere almeno uno dei conguagli registrati nel riepilogo
relativo al 1999 (93 miliardi).
Le altre Confessioni, invece, per incassare le somme a loro dovute,
devono aspettare "il terzo periodo d'imposta successivo".
Ragion per cui, per esse l'OPM del 1996 e' stato riscosso nel 1999, e
cosi' via.
Per lo Stato non e' chiaro a quale periodo di imposta si riferiscano gli
stanziamenti annuali. In altri termini, la quota OPM che lo Stato si e'
attribuito nel 2001, si riferisce davvero alla denuncia dei redditi del
2001? Sembra altamente improbabile per numerosi motivi, uno dei quali e'
che i dati definitivi sulle scelte dei contribuenti vengono resi noti a
tre anni di distanza dalla denuncia relativa; tuttavia, pur cercando,
non ho trovato risposte a questa domanda.
QUANTO ...........
Le informazioni che seguono sono tratte dai rendiconti disponibili in
rete della ,
del settore ,
e della Chiesa Avventista .
I Luterani
, che non hanno ancora messo sul loro sito queste informazioni, mi
hanno fatto pervenire il materiale necessario. Da ADI
ed Ebrei , a cui ho pur richiesto informazioni, fino a oggi (12
aprile) non ho avuto risposta.
Per operare un minimo di confronto, sia pure con le ovvie riserve del
caso, prendo in esame gli anni relativi alle denunce dei redditi dal
1994 al 1998, dato che nel 1994 entrano in gioco anche i Valdesi e che
le quote del 1998 sono state assegnate alle Confessioni delle Intese nel
2001 ( vedi TABELLA 3 ).
La superiorita' della Chiesa cattolica e' schiacciante; nel 1996, ad
esempio, gestisce 1.455 miliardi, contro i 150 dello Stato, gli 8
miliardi e 300 milioni dei Valdesi, e i poco piu' di 4 miliardi ciascuno
degli Avventisti e dei Luterani. E' vero che proprio dal 1996 la Chiesa
cattolica comincia a riscuotere anche i diversi conguagli previsti dalla
legge; il suo introito annuale, comunque, per quanto si puo' capire, dal
1993 non e' mai stato inferiore ai 900 miliardi annui, per superare i
1.000 miliardi dal 1996 in poi.
I Valdesi, dopo un esordio con poco piu' di 5 miliardi (1994 e 1995),
hanno superato di poco i 9 miliardi con la denuncia del 1997, per
regredire a 7 miliardi e mezzo con la denuncia del 1998, riscossi, come
gia' ricordato nel 2001.
Il 1997 e' stato una buona annata anche per gli Avventisti e i Luterani,
che hanno riscosso, rispettivamente, quasi 8 miliardi e mezzo e poco
meno di 8 miliardi (ricevuti nel 2000).
............E PER QUALI SCOPI?
Gli scopi per i quali puo' essere speso l'OPM sono indicati nella
L.222/1985 e nelle Intese.
A devolvere gli introiti ANCHE per il sostentamento dei ministri di
culto e per le esigenze del culto sono la CHIESA CATTOLICA e i LUTERANI.
I VALDESI specificano che "l'OPM NON PUO' essere utilizzato per
finanziare le attivita' della Chiesa, pagare il compenso ai pastori e ai
diaconi, costruire o mantenere locali di culto, finanziare attivita' di
evangelizzazione" e destinano l'intero gettito OPM a interventi
sociali, assistenziali, umanitari e culturali in Italia e all'estero,
aggiungendo che il 30% dell'OPM "deve essere assegnato ai progetti
per combattere la fame nel mondo".
Anche AVVENTISTI e ADI utilizzano tutti i fondi OPM a interventi
socio-umanitari.
Per quanto riguarda gli Ebrei non sono sicura se escludano o meno cio'
che e' legato al culto, in quanto la dizione che trovo (L'Unione cura e
tutela gli interessi religiosi degli Ebrei in Italia....") non
afferma ne' nega esplicitamente la cosa ( vedi TABELLA 4 ).
A) CULTO E MINISTRI DI CULTO
1. La voce "SOSTENTAMENTO DEL CLERO" della CHIESA CATTOLICA e'
passata dai 280
miliardi del 1990 (su 406 miliardi ricevuti come acconto) ai 565 del
1996 (su 1454 miliardi ricevuti, che comprendono anche diversi conguagli
degli anni precedenti). Nel 1997 si e' tornati a 476 miliardi (su 1383)
per poi risalire fino ai 562 del 2001 (su 1476). Le percentuali, quindi,
vanno dal 70% del 1990 al 39% del 1996 al 38% del 2001.
I LUTERANI hanno speso per i loro pastori il 32% dell'assegnazione
relativa alla denuncia dei redditi del 1996 (riscossa nel 1999), pari a
1 miliardo e 300 milioni su poco piu' di 4 miliardi ricevuti. Quasi la
stessa cifra e' stata spesa l'anno successivo (quota della dichiarazione
del 1997, riscossa nel 2000) che, pero', rappresenta il 15% del totale,
che ha raggiunto quasi gli 8 miliardi.
2. La voce "ESIGENZE DI CULTO" della Chiesa cattolica
abbraccia un numero enorme di ambiti molto eterogenei ed enumerati solo
a titolo di esempio, senza la possibilita' di verificare, poi,
l'incidenza economica di ogni singolo settore. Per la CHIESA CATTOLICA
rientrano nelle "esigenze di culto" la costruzione ex novo di
chiese e case canoniche, cosi' come il loro restauro; ci rientra
l'organizzazione di convegni dei piu' disparati argomenti, la formazione
dei sacerdoti e dei laici, il finanziamento a strutture educative, al
"Centro studi di bioetica", al dialogo ecumenico, alle
ricerche sulle religioni, ecc. Dal 1998 vi rientra anche il contributo
ai Tribunali ecclesiastici regionali allo scopo di rendere meno oneroso
il ricorso a essi da parte dei coniugi che aspirano alla dichiarazione
di nullita' del loro vincolo matrimoniale.
Per le "esigenze di culto" la Chiesa cattolica ha speso dai 73
miliardi del 1990 ai 626 del 2001, con una punta di 711 nel 1999,
corrispondente, in quest'ultimo caso, a circa il 50% del totale riscosso
in quell'anno (acconto e conguagli pregressi compresi). Negli ultimi
anni, l'incidenza media si aggira intorno al 40%.
A queste cifre, tuttavia, bisogna aggiungere quelle che ha speso lo
Stato del "suo" OPM per il restauro di edifici di culto
cattolici: 8 miliardi nel 1998, quasi 17 nel 1999, oltre 25 nel 2000 e
21 miliardi e mezzo nel 2001.
Per i LUTERANI ho preso la voce "EVANGELIZZAZIONE", che ha
assorbito circa il 27% (poco piu' di 1 miliardo) della quota relativa al
1996, e il 38% (poco piu' di 3 miliardi) della quota OPM dell'anno
successivo.
B) INTERVENTI SOCIALI, ASSISTENZIALI, UMANITARI CULTURALI, E OPERE DI
CARITA'
VALDESI, AVVENTISTI e ADI devolvono TUTTO l'OPM di loro competenza a
questo tipo di interventi. Dell'ADI non ho informazioni dettagliate e
rimando allo scarno riassunto del 2000 sul suo sito.
I VALDESI, come gia' accennato, si impegnano a spendere il 30% della
quota riscossa per interventi contro la fame nel mondo: Europa
orientale, Africa, America centro-meridionale sono le aree in cui si
realizzano i progetti mirati in particolare allo sviluppo agricolo e
all'assistenza e sviluppo sociale. Per l'Italia le voci di impegno che
incontriamo sono: "Anziani", "Sanita'",
"Occupazione", "Cultura", "Pace e diritti
umani", "Bambini e giovani", "Rifugiati, migranti e
nomadi", alcune delle quali, peraltro, si trovano anche nei
progetti esteri.
Anche gli AVVENTISTI ripartiscono l'OPM fra progetti in Italia (circa il
60-70% del totale) e all'estero (Europa orientale e Albania, Africa,
Asia e America meridionale). Numerosi sono gli interventi di
"assistenza alimentare" con l'invio e la distribuzione di cibo
alla popolazione. Per garantire l'esecuzione dei programmi di
intervento, i VALDESI e gli AVVENTISTI hanno dei partner internazionali,
che sono menzionati nei loro rendiconti.
I LUTERANI, nel 1999 (den. redd. 1996), hanno riservato alle opere
sociali e alla cultura poco piu' di 1 miliardo (25% del totale), di cui
circa il 65% in Italia e il 35% all'estero, prevalentemente in Europa.
Nel 2000 (den. redditi 1997) hanno devoluto per questi settori quasi 3
miliardi (37%); il 70% in Italia e il 30% all'estero (Europa dell'Est,
Africa e Brasile).
La CHIESA CATTOLICA parla di "OPERE DI CARITA'", e indica, a
titolo esemplificativo, tutta una serie di ambiti che vanno, in Italia,
dal sostegno alle Caritas diocesane ai fondi antiusura, dai consultori
familiari agli interventi straordinari per calamita' naturali, e,
all'estero (Africa, Asia, America centro meridionale) dalle emergenze
umanitarie e ambientali ai progetti di cooperazione per lo sviluppo
culturale e sociale delle popolazioni. L'impegno della Chiesa cattolica
in questo settore e' cresciuto negli anni, passando dal 13% (53 miliardi
su 406) del 1990 al 20,5% (283 miliardi su 1383) del 1997, attestandosi
su un 18-20%. Circa il 50% di questa cifra e' impiegato per progetti nel
"Terzo Mondo".
MA L'OPM, QUANTO COSTA?
A parte lo Stato, gli altri beneficiari dell'OPM un po' di pubblicita'
se la fanno, e d'altra parte, gestire questi fondi -pochi o molti che
siano- un costo ce l'ha. Sapere a quanto ammontano le spese di
"produzione OPM" e' necessario per farsi un'idea completa
della questione.
Per quanto riguarda la CHIESA CATTOLICA, non ho trovato alcun
riferimento a questo fatto. Ed e' strano, perche' la sua pubblicita' e'
massiccia e capillare.
VALDESI e LUTERANI dichiarano una spesa complessiva (pubblicita' e
gestione) non superiore al 5%. Per gli AVVENTISTI, la spesa oscilla fra
l'8 e il 10% degli introiti annuali.
E PER FINIRE: COSA VUOL DIRE "RENDICONTO"?
Tutti i beneficiari dell'OPM sono tenuti per legge a trasmettere al
Ministero dell'Interno un rendiconto annuale relativo alla effettiva
utilizzazione delle somme incassate e a diffondere una "adeguata
informazione" sul suo contenuto. Cosi' prescrive l'art.44 della
L.222/1985, cosi' prescrive ciascuna delle Intese.
Sul concetto di "rendiconto" ci sono, pero', evidentemente,
idee molto diverse.
Per i VALDESI si tratta di un elenco dettagliato dei progetti
finanziati, raccolti nelle "voci", che ho gia' ricordato. Di
ogni progetto si evidenzia il luogo in cui e' stato realizzato, il nome
dell'associazione referente, il tipo d'intervento e la relativa spesa.
Inoltre, per ogni ambito di spesa e' messo in evidenza il confronto con
l'anno precedente. Si dichiara infine che chi lo desidera puo' avere
informazioni piu' approfondite sui singoli progetti.
In modo analogo sono strutturati i rendiconti dei LUTERANI e degli
AVVENTISTI.
La CHIESA CATTOLICA, invece, fornisce un'informazione non analitica. A
proposito delle "opere di carita'", ad esempio, indica gli
stanziamenti globali per tre aree di intervento: Diocesi, Terzo Mondo e
Finalita' di rilievo nazionale. Come, per chi, attraverso chi siano
stati spesi i soldi non e' dato sapere. L'interessante e' che neppure il
rendiconto ufficiale ai sensi dell'art.44 della L.222/1985 aggiunge
informazioni piu' precise. Dispongo di quello relativo al 1997 , sul
quale -come peraltro prescrive la legge- la voce "sostentamento del
clero" e' analizzata nei minimi particolari, mentre le voci
"esigenze di culto" e "opere di carita'", aggiungono
pochissimo di nuovo, e comunque niente sui singoli progetti finanziati.
Restando nell'ambito delle opere di carita' si viene semplicemente a
sapere che nel 1997 i progetti approvati sono stati 459 e si indicano le
cifre e i Paesi di destinazione di alcune somme, ma niente di
confrontabile con i rendiconti di Valdesi, Avventisti e Luterani.
Perche' accade questo? Perche' la Chiesa cattolica non mette a
disposizione dei contribuenti, che -per scelta o non scelta- concorrono
al suo finanziamento, i dati analitici dei suoi interventi per il culto
e la carita'? Il fatto che possano essere centinaia all'anno non e' un
buona ragione per esentare chicchessia da un vero rendiconto della
gestione di denaro pubblico. D'altro canto, si tratterebbe solo di
trasferire sulla carta o sul web informazioni di cui l'erogatore dei
fondi e' ovviamente gia' in possesso. E comunque un terzo o piu' della
quota OPM per il culto e la carita' viene assegnata alle Diocesi che
potrebbero benissimo fare un proprio agile rendiconto. Ho visitato i
siti di alcune delle maggiori diocesi, ma non ho trovato ombra di un
settore OPM.
La cosa colpisce parecchio anche perche' un'informazione piu' analitica
viene data anche on-line, come nel caso dei gia' citati Tribunali
ecclesiastici: 100 milioni a ciascuno dei 19 istituti, e, in piu',
700mila lire per ogni causa conclusa o archiviata al 31 dicembre 1998, e
200mila lire per ogni causa pendente al 31 dicembre 1998.
Se poi questi dati analitici non sono resi pubblici allo scopo
(caritatevole, e lo dico con simpatia) di non tediare il lettore, beh,
posso affermare che c'e' anche chi si diverte a esaminarli....... E,
inoltre, perche' togliere all'eventuale studente di passaggio un
simpatico argomento per una bella tesi?
P.S. Riporto qui le denominazioni complete delle Confessioni religiose
che hanno stipulato Intese con lo Stato, scusandomi per le abbreviazioni
che ho usato nel testo dell'articolo:
Valdesi sta per Unione delle Chiese valdesi e metodiste
Avventisti sta per Unione delle Chiese avventiste del 7° giorno
ADI sta per Assemblee di Dio in Italia
Ebrei sta per Unione delle Comunita' ebraiche italiane
Luterani sta per Chiesa evangelica luterana in Italia
Buddhisti sta per Unione buddhista italiana
Testimoni di Geova sta per Congregazione cristiana dei Testimoni di
Geova
Segnalo inoltre l' Osservatorio delle liberta' religiose dell'Universita'
di Milano sul quale si trovano molti documenti interessanti
href="http://www.lettere.unimi.it/~olir/documenti/statali/italia/rapporti_stato_confessioni_religiose.htm"
E per i rapporti fra Stato e Confessioni religiose
------------------------------------------------
AGGIORNAMENTO DEL 17 APRILE 2002
In data 16 aprile 2002 l’ADI (Assemblee di Dio in Italia), in risposta
a una mia sollecitazione, mi ha inviato il seguente messaggio che
riproduco integralmente completo dell’allegato. Ricordo che per le
Confessioni religiose diverse dalla cattolica l’erogazione della quota
OPM avviene con tre anni di ritardo rispetto alla scelta dei
contribuenti. La somma percepita nel 2001 si riferisce alla denuncia dei
redditi del 1998 (redditi del 1997).
TESTO DEL MESSAGGIO DELL’ADI:
Chiediamo scusa del ritardo ma abbiamo molto lavoro. L'OPM delle ADI è
utilizzata ogni anno soltanto per scopi sociali e umanitari. L'accluso
elenco riguarda l'anno 2001. Il rendiconto riguardante quest'ultimo anno
sarà presentato al Ministero dell'Interno entro giugno 2002.
Distinti saluti
ADI-SEDE
ALLEGATO:
IN ITALIA
* Acquisto casetta mobile per famiglia povera extracomunitari Lire
36.500.000
* Acquisto n. 2 auto per disabili Lire 105.630.000
* Sovvenzione n. 2 case di riposo
(Betesda di Macchia di Giarre e Eben Ezer di Corato) Lire 193.080.000
Sovvenzione "Centro evangelico recupero tossicodipendenti" di
Castellammare di Stabia (Na) Lire 50.000.000
* Erogazione "ROMAIL" - Ass.ne italiana contro le leucemie di
Roma Lire 70.000.000
* Erogazione "A.I.R.C.", -Ass.ne italiana per la ricerca sul
cancro di Milano Lire 10.000.000
* Erogazione per colonia elioterapica bambini bielorussi – Caccuri
(KR) Lire 316.163.651
Totale erogazioni in Italia Lire 781.373.651
Euro 403.545,81
ALL’ESTERO
* Merce per aiuti umanitari ai paesi dell’Est europeo (Romania e
Bielorussia)
N. 17 TIR Lire 602.078.232
* Aiuti umanitari per i terremotati di El Salvador Lire 200.000.000
* Aiuti umanitari per ospedale di Calcutta Lire 50.000.000
* Aiuti umanitari per orfanotrofio e terremotati dell’India Lire
130.000.000
* Aiuti umanitari per orfanotrofio del Ruanda Lire 20.000.000
* Erogazione per aiuti alimentari e assistenza scolastica – Burkina
Faso Lire 100.000.000
Totale erogazioni all’estero Lire 1.102.078.232
Euro 569.175,90
TOTALE GENERALE Lire 1.883.451.883
Euro 972.721,72
CONOSCERLO
COME VENGONO USATI I NOSTRI SOLDI CHE DIAMO ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE.
PER L'83,36% DATO ALLA CHIESA CATTOLICA E' VERAMENTE DIFFICILE ….
Firenze, 16 Aprile 2002. E' stata pubblicata la terza puntata
dell'inchiesta dell'Aduc sul contributo obbligatorio dell'"otto per
mille". A cura di Annapaola Laldi, nella rubrica "La Pulce
nell'orecchio" che la stessa giornalista cura sul portale
dell'associazione http://www.aduc.it/pulce
. Nella
prima puntata era stato affrontata la difficolta' generale per
documentarsi su chi, come e perche' dare l'indicazione del contributo per
lo Stato o le varie confessioni religiose; nella
seconda si e' documentato come lo Stato giustifica e spende il suo
introito; nella
puntata odierna si e' cercato di fare altrettanto per le confessioni
religiose.
Al momento attuale, le Confessioni che hanno firmato l'Intesa con lo
Stato, oltre alla Chiesa Cattolica (che e' la confessione per cui e' stato
concepito questo contributo obbligatorio) sono otto, e precisamente:
Valdesi, Avventisti, Assemblee di Dio in Italia (ADI), Ebrei, Battisti,
Luterani, Buddhisti e Testimoni di Geova (le ultime due, pur stipulate,
sono ancora in attesa dell'approvazione del Parlamento). Gli unici che non
si sono mai avvalsi dell'"otto per mille" sono i BATTISTI.
VALDESI E ADI NON partecipano alla redistribuzione delle quote non
espresse, devolvendo allo Stato quelle di loro spettanza.
Nel 1998 (redditi del 1997) su 25.647.206 contribuenti, ha scelto la
destinazione solo il 38,93% (9.984.271). Chi non ha scelto ha fatto si'
che la "sua" quota sia andata, per l'83,36% (la percentuale di
coloro che hanno scelto) alla Chiesa Cattolica, per il 13,36% allo Stato,
e via dicendo per le altre confessioni, che tutte insieme si spartiscono
solo un 3,28%.
Dopo un'approfondita ricerca (che e' integrale sul portale Internet),
siamo arrivati alla conclusione che le confessioni con cattoliche danno
un'idea abbastanza precisa della ripartizione dei fondi che percepiscono,
mentre la Chiesa Cattolica parla di "OPERE DI CARITA'", e
indica, a titolo esemplificativo, tutta una serie di ambiti, che danno
solo l'idea, ma mancano i numeri.
COSA VUOL DIRE "RENDICONTO"?
Tutti i beneficiari dell'"otto per mille" sono tenuti per legge
a trasmettere al Ministero dell'Interno un rendiconto annuale, sul cui
concetto ci sono, pero', evidentemente, idee molto diverse.
Per i VALDESI si tratta di un elenco dettagliato, cosi' come per LUTERANI
e AVVENTISTI. Per gli EBREI e l'ADI non si riesce a reperire o avere
alcuna informazione. La CHIESA CATTOLICA, invece, fornisce un'informazione
non analitica. A proposito delle "opere di carita'", ad esempio,
indica gli stanziamenti globali per tre aree di intervento: Diocesi, Terzo
Mondo e Finalita' di rilievo nazionale. Come, per chi, attraverso chi
siano stati spesi i soldi non e' dato sapere. L'interessante e' che
neppure il rendiconto ufficiale ai sensi dell'art.44 della L.222/1985
aggiunge informazioni piu' precise.
Perche' accade questo? Perche' la Chiesa cattolica non mette a
disposizione dei contribuenti, che -per scelta o non scelta- concorrono al
suo finanziamento, i dati analitici dei suoi interventi per il culto e la
carita'? Il fatto che possano essere centinaia all'anno non e' un buona
ragione per esentare chicchessia da un vero rendiconto della gestione di
denaro pubblico. D'altro canto, si tratterebbe solo di trasferire sulla
carta o sul web informazioni di cui l'erogatore dei fondi e' ovviamente
gia' in possesso. E comunque un terzo o piu' della quota "otto per
mille" per il culto e la carita' viene assegnata alle Diocesi che
potrebbero benissimo fare un proprio agile rendiconto. Abbiamo visitato i
siti di alcune delle maggiori diocesi, ma non abbiamo trovato ombra di un
settore "otto per mille".
15 Maggio 2003
OTTO PER MILLE: UN AGGIORNAMENTO
Stagione di dichiarazione dei redditi IRPEF, stagione di OTTO PER MILLE
(OPM). Con il modulo per la dichiarazione troviamo quello per la scelta
della destinazione dell'OPM, che anche quest'anno si puo' fare fra sette
concorrenti:
- lo Stato,
- la Chiesa cattolica,
- l'Unione delle Chiese cristiane avventiste del settimo giorno
(Avventisti),
- le Assemblee di Dio in Italia (ADI),
- la Chiesa Valdese-Unione delle chiese metodiste e valdesi (Valdesi),
- la Chiesa evangelica Luterana in Italia (Luterani),
- l'Unione delle comunita' ebraiche italiane (Ebrei).
Non figurano ancora nel modulo, benche' abbiano firmato l'Intesa con lo
Stato il 20 marzo 2000, l'Unione buddhista italiana e la Congregazione
cristiana dei Testimoni di Geova.
Perche' loro no?
Comunque, rispetto a quanto scrissi negli articoli del 1°
marzo, 1°
aprile e 15
aprile 2002, a cui rimando, sull'OPM non ci sono da fare aggiunte
sostanziali, se non qualche scarna cifra di aggiornamento.
CHI CERCA TROVA ……….
E' giusto pero' ribadire l'osservazione che lo STATO continua a
considerare l'OPM una questione segreta. Su nessun sito statale ho
trovato informazioni sul gettito e la distribuzione dell'OPM nel corso
degli anni: non su quello del ministero dell'Interno (http://www.interno.it),
benche' tale ministero sia il destinatario dei rendiconti annuali
obbligatori delle varie confessioni; non su quello del ministero
dell'Economia e delle Finanze (http://www.tesoro.it),
che pure e' il percettore e il distributore dell'OPM. Sono una
cattiva navigatrice? Mi farebbe piacere che qualcuno me lo
dimostrasse. Sul serio. Qualcosa si trova sul sito della presidenza del
consiglio dei ministri (http://palazzochigi.it),
ma bisogna scovare il Dipartimento per il coordinamento amministrativo,
dove, il 12 maggio, oltre al testo DPR 10.3.1976 che disciplina l'uso
dell'OPM a diretta gestione statale, e a quello di due circolari
applicative, vi era il decreto del presidente del consiglio dei ministri
(DPCM) del 29 novembre 2001. Si', ancora quello del 2001! Eppure il 20
novembre 2002 e' stato emanato il DPCM relativo alla gestione dell'OPM
2002, pubblicato sulla G.U. n. 57 del 10.3.2003. Ma a colpirmi di piu'
della lentezza dell'aggiornamento, e' il fatto che non esista un
archivio degli anni passati, ragion per cui da questa fonte non e'
possibile fare dei confronti, che sono cose sempre utili e interessanti.
TRA LE CONFESSIONI RELIGIOSE, chi rispetta in pieno il diritto
del cittadino-contribuente a una scrupolosa informazione sono i Valdesi
(http://chiesavaldese.org),
che hanno gia' aggiornato il settore OPM del loro sito coi dati del 2002
e mantengono disponibili i dati degli anni precedenti. Il loro e' un
vero e proprio rendiconto analitico, con le indicazioni dei destinatari
delle varie somme.
Abbastanza analitici per segnalazione dei progetti finanziati, ma non
per quella dei percettori delle somme distribuite, sono anche i
rendiconti degli Avventisti (http://ottopermille.avventisti.org),
che pero' non hanno ancora predisposto l'aggiornamento del 2002.
Anch'essi lasciano a disposizione i dati degli anni precedenti.
Piu' sommario e' il rendiconto dei Luterani (http://www.elki.it/opm/opm.html)
che si limita per ora a quello del 2001.
Ancora piu' sommario e', pero', il rendiconto della Chiesa cattolica
(http://www2.glauco.it/sovvenire/otto.html),
che indica la ripartizione solo per grandi settori, come vedremo fra
poco. Lo specchietto e' comunque aggiornato al 2002 e segnala anche gli
introiti di tutti gli anni passati.
L'Adi e gli Ebrei, infine, forniscono pochissime informazioni. Mancano
per tutti e due le cifre ricevute. L'Adi (htttp://www.adi-it.org/seas.html)
assicura che ogni centesimo di euro sara' utilizzato a scopi sociali e
umanitari ed elenca i programmi di aiuto in Italia e all'estero per il
2001. Gli Ebrei (http://www.ucei.it/ottopermille.htm),
dal canto loro, forniscono solo delle percentuali (senza l'indicazione
dell'anno a cui si riferiscono), e cosi' sappiamo che della cifra ignota
che hanno ricevuto, hanno speso il 46,99% per attivita' formative in
cultura ebraica, a livello accademico, intermedio e di base, il 22,00%
per attivita' culturali (archivi storici, biblioteche, musei), il 16,22%
per la tutela delle minoranze e per attivita' sociali (lotta al razzismo
e all'antisemitismo, assistenza agli anziani, all'infanzia e agli
handicappati) e il 7,45% per la conservazione del patrimonio artistico
ebraico in Italia (sinagoghe e monumenti).
………..MAGARI SOLO QUALCHE DATO
I dati aggiornati al 2002 che sono riuscita a scovare tra Internet e
Gazzetta ufficiale non sono dunque molti, e metterli a disposizione di
chi legge e' cosa che si fa alla svelta -con una avvertenza. E cioe' che
queste cifre sono in EURO, mentre quelle che si trovano negli articoli
sulla "Pulce nell'orecchio" del 2002 sono in LIRE.
A) LO STATO
Nel 2002 lo STATO ha avuto a disposizione € 99.229.249 che ha
ripartito cosi':
- FAME NEL MONDO: € 2.547.472 pari al 2,57%
- CALAMITA' NATURALI € 17.976.497 pari al 18,12%
- ASSISTENZA RIFUGIATI € 8.688.872 pari al 8,75%
- CONSERVAZIONE BENI CULTURALI
* PER CONFESSIONI RELIGIOSE:
** CHIESA CATTOLICA: € 32.857.731 pari al 33,11%
**EBREI : € 288.393 pari al 0,29%
* PER OPERE CIVILI € 36.870.284 pari al 37,16%
Una comparazione delle percentuali con gli anni precedenti porta a fare
alcune osservazioni:
1. Per la prima volta dal 1998 (anno in cui entro' in vigore il
DPR 76/1998 che disciplina la gestione OPM dello Stato) non vi sono
stati stanziamenti per decreto-legge a favore di iniziative estranee
alla prassi stabilita dal DPR sopra citato. Sembra dunque che sia stata
recepita la richiesta piu' volte espressa dalle Commissioni
parlamentari, che peraltro hanno sulla materia un ruolo puramente
consultivo, di distribuire l'OPM statale solo a progetti presentati ai
sensi del DPR 76/1998. Tutta la somma a disposizione e' stata quindi
ripartita fra 236 progetti rispondenti ai requisiti prescritti. Le
domande ricevute erano state 1232, e il corposo supplemento al n. 57
della G.U del 10.3.2003 rende conto anche dei motivi delle varie
esclusioni.
2. La destinazione dell'OPM statale riguarda "interventi
straordinari" in quattro settori: a) fame nel mondo, b) calamita'
naturali, c) assistenza ai rifugiati, d) conservazione dei beni
culturali.
Vale la pena vedere in dettaglio cosa e' successo quest'anno:
a) FAME NEL MONDO: con il 2,75% assegnato al settore nel 2002, si
conferma la tendenza a una scarsa considerazione di esso. Sempre meglio,
certo, dello =% del 2000, ma molto lontani dall'11,69% del 1998. Nel
1999 la percentuale fu dello 0,04%, nel 2001, dell'1,51%.
b) CALAMITA' NATURALI: l'assegnazione del 18,12% segnala una crescente
attenzione. L'anno piu' povero fu il 1999 (8,1%), l'anno piu' ricco il
1998, perche' ai quasi 5 miliardi (13,35%) di finanziamento a progetti
conformi al DPR 76/1998, ne vanno aggiunti altri 135 stanziati per
decreto-legge (terremoto Umbria e Marche e rischi idrogeologici). Nel
2000 lo stanziamento fu pari all'8,1%, nel 2001 pari al 13,49%.
c) ASSISTENZA AI RIFUGIATI: nel 2002 la destinazione e' stata
dell'8,75%, in calo rispetto al 2001 (9,08) e soprattutto al 2000
(24,17%). Bisogna notare che in questi due anni l'intera cifra fu
assegnata al Ministero per l'Interno per un progetto pilota per la
costituzione e la gestione di un sistema di accoglienza e assistenza a
livello nazionale per profughi e rifugiati riconosciuti ai sensi della
Convenzione di Ginevra del 1951. Molto scarse erano state le
assegnazioni del 1998 (1,86%) e del 1999 (2,4%).
d) CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI: in totale nel 2002 ha assorbito il
70,56%, ma…. c'e' un MA. E consiste nel fatto che il 33,11% (dell'OPM
totale) e' stato speso per beni ecclesiastici cattolici, il 37,16%
per opere civili e uno smilzo 0,29% per un bene appartenente alla
Comunita' ebraica di Ferrara.
Si conferma cosi' la tendenza a spendere l'OPM dello Stato per opere
legate al culto specialmente cattolico. Cosi' e' stato nel 2001
(32,43%), nel 2000 (30,63%), nel 1999 (col picco del 48,34%!), e nel
1998 (con il 23,27% che e' stata la spesa piu' bassa).
Sono almeno due le domande che si ripropongono, invero un po'
noiosamente.
- La prima allo Stato: e' opportuno, e' corretto che lo Stato finanzi il
recupero di beni legati a una matrice religiosa con i fondi che gli
vengono messi a disposizione da contribuenti che hanno scelto lui,
Stato, anziche' una delle confessioni religiose che pur avevano a
disposizione?
- La seconda alla Chiesa cattolica: dato che il suo introito OPM e'
quasi dieci volte maggiore di quello dello Stato (nel 2002: 908 milioni
di Euro contro i poco piu' di 99 dello Stato), le pare corretto e giusto
-ma direi anche dignitoso- spendere per la conservazione di beni di sua
proprieta' e uso solo il 5,6% del proprio OPM, pretendendo dallo Stato
un impegno di gran lunga più elevato?
LA CHIESA CATTOLICA
Come contributo OPM del 2002 la CHIESA CATTOLICA, l'abbiamo appena
visto, dichiara 908.000.000 di Euro, quasi dieci volte di piu' di quello
dello Stato. Ai beni culturali ne destina 50 milioni, cioe' circa il
5,6%! Alle opere di carita' (Terzo Mondo, livello nazionale e diocesano)
ne destina 175, cioe' il 19,3%, il sostentamento del clero assorbe 308
milioni (34%), mentre alle finalita' di culto (tolti i 50 milioni per i
beni culturali), ne toccano 375 (circa il 41,1%). Oltre alla estrema
sommarieta' di questo rendiconto, c'e' da notare che la Chiesa Cattolica
non dichiara quanto spende per la capillare pubblicita' che fa allo
scopo di convincere i contribuenti a sceglierla quale destinataria dell'OPM.
B) I VALDESI
Nel 2002 ai Valdesi il ministero competente ha assegnato €
3.433.425,13, ma la cifra stanziata per i vari progetti e' lievemente
superiore (€ 3.550.088,49) grazie agli interessi e ad alcune
sopravvenienze. Va ricordato che l'OPM gestito dai Valdesi NON serve per
finanziare i pastori e le opere di culto, ma esclusivamente attivita'
culturali e sociali. Circa il 27% e' stato destinato a progetti
all'estero su sanita', diritti umani, assistenza e sviluppo sociale,
sviluppo agricolo e attivita' produttive, bambini e giovani. Il 65%
circa e' stato destinato a progetti in Italia in settori analoghi, con
attenzione anche agli anziani e ai rifugiati e migranti.
Da notare che i Valdesi (ma anche i Luterani e gli Avventisti)
dichiarano anche le spese per la pubblicita', che nel 2002 sono state
€ 275.942,11, pari a uno scarso 8%.
PER CONCLUDERE
Dal 2001 l'OPM e' un appuntamento fisso della "Pulce
nell'orecchio" e ho quindi paura di tediare chi legge, ma anche me
stessa che scrivo, ripetendo cose gia' dette, e che oltretutto si
trovano ancora nell'archivio.
Tuttavia, per chi scoprisse per la prima volta l'OPM o si fosse
dimenticato il perche' e il per come di esso, senza avere tempo e voglia
di leggere le cose vecchie, riassumo i due concetti principali della
questione.
1. L'OPM e' creatura del Concordato del 1984 tra Repubblica italiana e
Santa Sede. Fu inventato come forma di finanziamento alla Chiesa
cattolica dopo che venne abolita la congrua (cioe' una sorta di
stipendio) che lo Stato pagava ai parroci, in virtu' del Concordato del
1929. Nella legge che lo istituisce (L. 222/1985, art. 47) i concorrenti
all'OPM sono due: lo Stato e la Chiesa cattolica, ma, in sede di
discussione parlamentare, fu avanzato e approvato un emendamento che
consentiva di beneficiarne anche alle Confessioni religiose che avessero
stipulato con lo Stato un'Intesa ai sensi dell'art. 8 della Costituzione
(fra di esse, solo i Battisti non ne hanno mai voluto usufruire).
2. A uno sguardo molto superficiale, l'OPM si presenta come un
finanziamento libero e democratico perche' basato sulla scelta del
contribuente. Ma non e' cosi', perche' quello stesso art.47 della L.
222/1985 prevede che lo Stato si spogli comunque dell'OPM dell'IRPEF,
che viene ripartito tutto quanto secondo la percentuale delle scelte
espresse. Un esempio limitato allo Stato e alla Chiesa cattolica per
capire meglio: nel 1998 (e' l'anno della denuncia dei redditi piu'
recente di cui ho i dati, e il cui OPM e' stato pagato nel 2001), solo
il 37,65% dei contribuenti espresse una scelta valida. A favore dello
Stato si espresse il 13,36% (1.288.660); a favore della Chiesa cattolica
l'83,36% (8.040.707). Se pero' andiamo a vedere le percentuali rispetto
al totale dei contribuenti, quella a favore dello Stato cala a poco piu'
del 5% e quella a favore della Chiesa cattolica scende al 32%.
Ciononostante, per il meccanismo anzidetto, lo Stato beneficio' del
13,36% e la Chiesa cattolica dell'83,36% dell'intero OPM. Come dire:
chi non sceglie…. eccome se sceglie!
15 Aprile 2004
DOVE VANNO A FINIRE I MIEI SOLDINI?
OVVERO: L'OTTO PER MILLE A DIRETTA GESTIONE DELLO STATO
AGGIORNAMENTO AL 2003
Mentre sto riordinando il materiale utile a creare un archivio di tutto
cio' che ho raccolto dal 2001 sull'OTTO PER MILLE (OPM), affinche' chi
e' interessato possa avere informazioni di prima mano, riporto qui,
intanto, i dati della ripartizione dell'OPM a diretta gestione statale
per l'anno 2003 e un confronto, che mi sembra utile, con gli anni
precedenti.
Poiche' anche la storia, le interpretazioni, i commenti e gli
interrogativi sull'OPM nel suo complesso rientreranno in questo archivio
prossimo venturo, qui mi limitero' a qualche richiamo storico e cenno
critico solo alla fine, rimandando, per il momento, agli altri
interventi che sull'argomento ho fatto negli anni passati (vedere LINK
in appendice).
OPM STATALE 2003
Un po' piu' di CENTO MILIONI DI EURO e' stato l'introito dell'OPM a
diretta gestione statale per l'anno 2003; per l'esattezza €
101.458.441,64.
Ne rende conto il "DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI
MINISTRI 20 DICEMBRE 2003" (DPCM), che e' stato pubblicato sul
supplemento ordinario della "GAZZETTA UFFICIALE" n. 52 del 3
MARZO 2004 (allegato "Gazzetta Ufficiale").
Leggendo la parte iniziale, si puo' vedere, fra l'altro, che:
a) a differenza degli altri anni, in cui la cifra prevista dal ministero
dell'Economia e delle Finanze era diversa da quella definitiva, nel 2003
non risultano rettifiche;
b) quest'anno, come gia' nel 2002, non vi sono state decurtazioni
operate da decreti-legge a favore di iniziative diverse da quelle
stabilite nel DPR 76/1998, e lasciate immutate dal DPR 250/2002
(ALLEGATO 1) che ha modificato e integrato il precedente, solo, pero',
nella parte relativa ai requisiti di chi chiede il finanziamento, alle
modalita', alla scadenza e documentazione delle relative domande,
nonche' alle verifiche dei ministeri competenti sull'effettiva
utilizzazione degli stanziamenti e alle condizioni per una eventuale
revoca degli stessi;
c) le domande pervenute sono state 1.265, ma la maggioranza e' stata
esclusa come mostrano i quattro corposi elenchi allegati al DPCM.
Alla fine, sommano a soli 203 gli interventi ammessi a godere degli
stanziamenti dell'OPM statale per il 2003.
La ripartizione e' la seguente:
FAME NEL MONDO:
Interventi n. 10 per € 2.555.993,00 (pari al 2,52%).
CALAMITA' NATURALI:
Interventi n. 43 per € 26.059.904,00 (pari al 25,7%).
ASSISTENZA RIFUGIATI:
UN SOLO intervento per € 8.750.000,00 (8,6%).
CONSERVAZIONE DEI BENI CULTURALI:
Interventi n.149 per € 64.092.544,64 (pari al 63,18%), cosi'
suddivisi:
A) a favore di proprieta' cattoliche (parrocchie, vescovadi, conventi,
eccetera): interventi n. 88 per € 36.993.484,64 (36,46%)
B) a favore di opere civili: interventi n. 60 per € 26.992.060,00
(26,61%).
C) a favore degli Ebrei: un solo intervento, a favore di un loro centro
di documentazione a Milano, per € 107,000,00 (0,105%);
(N.B. Nell'ambito di questa voce l'incidenza delle spese per la chiesa
cattolica e' del 57,71%, quella per le opere civili del 42,12% e quella
per gli Ebrei dello 0,17%).
Comunque la si guardi, la spesa dell'OPM statale a favore di beni della
chiesa cattolica (la quale, peraltro, quest'anno prevede di incassare
direttamente oltre UN MILIARDO di EURO di OPM!) e' sempre superiore a
ogni altra singola voce. Per completare il quadro va detto che la chiesa
cattolica, per la conservazione dei beni culturali, non spende mai piu'
di un 5-6% del "suo" OPM. Perche', allora, lo Stato ne deve
spendere, come quest'anno, il 36,4%?
Questa vera e propria occupazione da parte della chiesa cattolica anche
dell'OPM statale non e' una novita', ma negli ultimi tre anni si era
assistito a un lieve ridimensionamento del fenomeno, che faceva ben
sperare. Invece, quest'anno, la clericalizzazione dell'OPM statale e',
si direbbe, la nota dominante.
Conviene dunque partire dall'analisi di questa voce (Beni culturali) per
il confronto con gli altri anni, a far data dal 1998, quando l'OPM dello
Stato ha avuto la sua odierna strutturazione:
PANORAMICA DAL 1998 AL 2002 (le percentuali sono calcolate sul totale
dello stanziamento OPM statale gestito con DPCM e sono desunte dalle
TABELLE OPM -ALLEGATO 2- degli stessi anni):
CONSERVAZIONE BENI CULTURALI:
Anno 1998: Opere civili: 49,23%; beni cattolici: 23,27%;
Anno 1999: beni cattolici: 48,34%; opere civili: 40,72%
Anno 2000: opere civili: 31,60%; beni cattolici: 30,63%; beni ebraici:
0,11%;
Anno 2001: opere civili: 43,92%; beni cattolici: 32,43%; beni ebraici:
0,60%;
beni valdesi: 1,20%; Anno 2002: Opere civili: 37,16%; beni cattolici:
33,11%; beni ebraici: 0,29%;
Anno 2003: Beni cattolici: 36,46%; opere civili: 26,61%; beni ebraici:
0,11%.
FAME NEL MONDO:
Anno 1998: 11,69%
Anno 1999: 0,44%
Anno 2000: 0% (cosi' fu!)
Anno 2001: 1,51%
Anno 2002: 2,62%
Anno 2003: 2,52%
CALAMITA' NATURALI:
Anno 1998: 13,85%
Anno 1999: 8,1%
Anno 2000: 13,49%
Anno 2001: 11,26%
Anno 2002: 18,12%
Anno 2003: 25,7%
ASSISTENZA AI RIFUGIATI:
Anno 1998: 1,86%
Anno 1999: 2,4%
Anno 2000: 24,17% (Tutto al Ministero dell'Interno per un "Progetto
pilota")
Anno 2001: 9,08% (Tutto come sopra per seconda fase "progetto
pilota")
Anno 2002: 8,70% (prosecuzione stesso progetto; gestione passata all'ANCI)
Anno 2003: 8,60%. (idem come sopra)
Le cifre sono aride, e' vero, pero', in qualche modo, parlano anch'esse.
E, oltre a quanto gia' notato nel campo della conservazione dei beni
culturali, dicono, ad esempio, la pochezza dell'impegno sul versante
della lotta contro LA FAME NEL MONDO: e' possibile che non vi siano, in
questo settore, piu' progetti degni di attenzione e di finanziamento?
L'ASSISTENZA AI RIFUGIATI si e' attestata sopra l'8%, dopo il boom del
2000 (24,17%), ma c'e' da dire che, da quella data, la somma e' tutta
assorbita da un unico intervento che si rifa' a quel "Progetto
pilota" gestito dal Ministero dell'Interno nel 2000 e nel 2001, e
che dal 2002 e' stato assunto direttamente dall'ANCI (Associazione
nazionale Comuni italiani). Di cosa si occupa veramente questo progetto?
Che cosa finanzia? Come e dove? Perche', le notizie di qualche mese fa
sugli "asili" pubblici per gli extracomunitari non erano
confortanti. O sbaglio?
Gli interventi nella voce "CALAMITA' NATURALI" vedono un
incremento costante negli ultimi tre anni, con il raggiungimento,
adesso, di quota 25,7%, quindi, un quarto di tutto l'OPM statale. Ma, di
fronte all'assoluta necessita' di questo tipo di interventi che di
solito hanno come scopo il consolidamento di abitati e strade che,
altrimenti, o slitterebbero a valle o sarebbero sommersi da frane, viene
da sorridere all'idea che qui si possa parlare, come vorrebbero il primo
e il sesto comma dell'art.2 del DPR 76/1998, di "INTERVENTI
STRAORDINARI" CHE "ESULANO EFFETTIVAMENTE DALL'ATTIVITA' DI
ORDINARIA E CORRENTE CURA DEGLI INTERESSI COINVOLTI E NON SONO PER TALE
RAGIONE COMPRESI NELLA PROGRAMMAZIONE E NELLA RELATIVA DESTINAZIONE
DELLE RISORSE FINANZIARIE".
In altri termini e' lecito chiedersi: se non ci fosse l'OPM, lo Stato
che farebbe? Lascerebbe spazzar via dalla faccia della penisola interi
abitati e vie di comunicazione? Ma, allora, che cosa ci starebbe a fare
lo Stato? A che scopo fa pagare le tasse ai cittadini se non, anche, per
essere pronto a intervenire a loro favore quando nascono problemi
collettivi cosi' importanti? E, bisognerebbe aggiungere: e' davvero un
bene che si diminuiscano le tasse, come recentemente e' stato ventilato?
(Ammesso che sia vero, perche' mi sembra che, se diminuiscono quelle
nazionali, aumentano quelle regionali e comunali!). Ce la faremo, dopo,
a bloccare a mani nude le frane che vogliono abbattersi sui nostri
abitati, a farci diga umana contro i fiumi che esondano (come si dice
oggi), a diventare colonne antisismiche per gli edifici delle nostre
citta'? Mah! Le assurdita' scaturite dalla revisione del Concordato
(febbraio 1984), che obbligarono lo Stato a farsi elemosiniere di se
stesso per poter garantire alla chiesa cattolica un finanziamento
stabile e sicuro, al posto (e piu' vantaggioso) della vecchia congrua (cioe'
lo stipendio statale ai parroci cattolici), si ripresentano piu' acute
ed evidenti ogni volta che ci soffermiamo sull'argomento. Una di esse -e
forse e' la piu' grave perche', in sostanza, slitta facilmente
nell'inganno- e' quella della presunta "libera scelta" da
parte dei contribuenti. E' bene ripetere che chi non sceglie alcun
beneficiario dell'OPM, regala la propria quota, in realta', a tutti i
beneficiari (ad eccezione di Valdesi e ADI), in proporzione delle scelte
espresse dagli altri (art.47 L.222/1985); e siccome la chiesa cattolica
e' la piu' gettonata nella minoranza di chi esprime la scelta, a essa
viene attribuita la stragrande maggioranza dell'OPM. Due sole cifre a
conferma: nel 2002 allo Stato furono attribuiti poco piu' di 99 milioni
di Euro, mentre la chiesa cattolica beneficio' di 908 milioni di Euro,
cioe' poco meno di 10 volte la quota dello Stato. Di conseguenza, chi
crede che, non firmando, dara' i soldi automaticamente allo Stato, ci
ripensi, perche' cosi' non e'. Anzi…..
NOTA
ALLEGATI
- TESTO COORDINATO DEL DPR 76/1998 E DPR 23/2002
- TABELLE OPM STATALE ANNI 1998-2003
- DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 20 DICEMBRE 2003
(diviso in tre file a seguire)
LINK:
- 15 aprile2001 (OTTO PER MILLE: IL PASTICCIO DELLO STATO)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40194
- 1 maggio 2001 (OTTO PER MILLE ALLE CONFESSIONI RELIGIOSE: OPPORTUNITA'
O TRAPPOLA?)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40195
- 1 marzo 2002 (OTTO PER MILLE. PER UNA SCELTA CONSAPEVOLE. COME FARE A
DOCUMENTARSI?)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40215
- 1 aprile 2002 (OTTO PER MILLE DELLO STATO - TRA CIFRE CHE PARLANO… )
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40217
- 15 aprile 2002 (OTTO PER MILLE (3): LE CONFESSIONI RELIGIOSE)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=40218
- 15 maggio 2003 (OTTO PER MILLE: UN AGGIORNAMENTO)
http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=60830
15 Maggio 2004
OTTO PER MILLE. DELLA SERIE: UN BELL'ARCHIVIO NON GUASTA MAI!
"TRABALLAMOS PARA USTEDES" (lavoriamo per voi) -la grande
scritta campeggiava su un cartello posto in posizione dominante in una
delle numerose curve della discesa mozzafiato, in cui precipitava la
statale della Galizia; e io, che avevo il fiato mozzato dalla
corrispondente salita appena fatta, ben volentieri afferrai la mano che
l'ironia mi porgeva per alleggerire la fatica con una bella risata:
"ECCOME SE SI TRABALLA!".
Ricordo volentieri questo simpatico episodio del Cammino di Santiago,
per dire a chi legge che, per l'appunto: "TRABALLAMOS PARA USTEDES".
-in tutti i sensi, quello vero, in lingua gagliega, di
"lavorare" e quello, suggerito dall'assonanza con
l’italiano, di "traballare". In effetti, riordinare la
documentazione sull'OTTO PER MILLE (OPM) raccolta fino dal 2001, e
integrarla con cio’ che manca, per offrirne un archivio permanente,
e’ un impegno molto simpatico, si’, ma anche un po' faticoso…. E
anche fruttuoso, bisogna ammettere. Perche’, riprendendo in mano
questo materiale e osservandolo meglio, c'e’ stata una inattesa
scoperta: fra le pieghe dell'art.50 della L. 222/1985 si situa un
ulteriore finanziamento dello Stato italiano alla chiesa cattolica,
sotto forma di UN VERSAMENTO ANNUO di tre miliardi e mezzo di lire (pari
a circa 1MILIONE E 800MILA EURO) a favore del "FONDO PER GLI
EDIFICI DI CULTO", istituito con quella stessa legge (vedi 2/3B).
Scopo di queste note (e dell'archivio) e’ quello di OFFRIRE
INFORMAZIONI DI PRIMA MANO. Per questo motivo, LE INFORMAZIONI SONO BEN
DISTINTE DAI COMMENTI. Inoltre, sono abbondanti i rinvii AI TESTI
INTEGRALI DEI DOCUMENTI di cui si parla.
Per inaugurare l'archivio OPM, si e’ tentata una panoramica storica
del presente e del passato, sotto la guida di queste domande:
1. Da quale normativa discende l'OPM? (punto1/1A-C)
2. Perche’, pur essendo stato inventato nel contesto del nuovo
Concordato (del 1984) fra la Repubblica italiana e la chiesa cattolica,
per farne usufruire solo questi due soggetti, oggi lo possiamo
attribuire anche ad altre confessioni religiose? (punti 1/1D e 1/2)
3. Che cosa c'era prima del Concordato del 1984? (punto 2/1 e 2/2)
4. E prima dell'OPM? Che cos'era la CONGRUA? (punto 2/3A)
5. E come mai salta fuori, oggi, un "FONDO PER GLI EDIFICI DI
CULTO"? (punto 2/3B)
ARCHIVIO "OTTO PER MILLE"
PARTE STORICA
PER UNA BREVE STORIA DELL'OTTO PER MILLE (COME UN GIOCO DELL'OCA…. COL
GAMBERO AL POSTO DELL'OCA)
1. LA SITUAZIONE ATTUALE
1/1 IL NUOVO CONCORDATO DEL 1984 CON LA CHIESA CATTOLICA
A) Il 18 febbraio 1984 la Repubblica italiana e la Santa Sede
firmarono a Roma un ACCORDO in cui si riconosceva l’opportunita’ di
modificare il Concordato del 1929. L'art.1 riecheggia le parole
dell'art.7 della Costituzione italiana e dice che "La Repubblica
italiana e la Santa Sede riaffermano che LO STATO E LA CHIESA CATTOLICA
SONO, ciascuno nel proprio ordine, INDIPENDENTI E SOVRANI, impegnandosi
al pieno rispetto di tale principio nei loro rapporti ed alla reciproca
collaborazione per la promozione dell'uomo e il bene del Paese". E'
uno dei modi non diretti, ma espliciti, per riconoscere che la
Repubblica italiana NON ha una religione di Stato. L'accordo, firmato
dal Presidente del Consiglio Bettino Craxi e dal Segretario di Stato
vaticano Agostino Casaroli, fu ratificato dal Parlamento italiano con la
Legge 25 marzo 1985, n. 121 (ALLEGATO 1).
B) L'ART.6 dell'Accordo (ALLEGATO 2) prevedeva
l'istituzione di una commissione paritetica per disciplinare gli ASPETTI
ECONOMICI DELLA RELAZIONE FRA I DUE STATI, e in particolare, si
menzionava "la revisione degli impegni finanziari dello Stato
italiano" rispetto alla Santa Sede. Il risultato del lavoro della
commissione fu presentato al Parlamento italiano che alla fine
l'approvo’ con Legge 20 maggio 1985, n. 222 (ALLEGATO 3).
Questa revisione, fra altre moltissime cose, prevede due forme di
finanziamento alla chiesa cattolica legate alla denuncia dei redditi.
L'art.46 consente ai contribuenti di dedurre dal reddito complessivo la
somma devoluta a favore della chiesa cattolica (in seguito tale
facilitazione e’ stata estesa anche alle altre confessioni religiose),
il cui tetto massimo e’ soggetto a variazioni. L'art.47 inventa l'OTTO
PER MILLE (vedi sotto, 1/1C)).
C) Ed eccoci finalmente al nostro "OTTO PER MILLE" CHE
l'ART.47 DELLA LEGGE 222/1985 (ALLEGATO 4), INTRODUCE in questi
termini (comma 2): "A decorrere dall'anno finanziario 1990 UNA
QUOTA PARI ALL'OTTO PER MILLE dell'imposta sul reddito delle persone
fisiche, liquidata dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali,
E' DESTINATA, IN PARTE, a scopi di interesse sociale o di carattere
umanitario A DIRETTA GESTIONE STATALE E, IN PARTE, a scopi di carattere
religioso A DIRETTA GESTIONE DELLA CHIESA CATTOLICA….". Ad
arbitrare la distribuzione fra i DUE pretendenti, il comma 3 stabilisce
che siano i contribuenti, dicendo che "le destinazioni di cui al
comma precedente vengono stabilite sulla base delle scelte espresse dai
contribuenti in sede di dichiarazione annuale dei redditi. In caso di
scelte non espresse da parte dei contribuenti, la destinazione si
stabilisce in proporzione alle scelte espresse". Ricapitolando: la
Repubblica italiana NON ha una religione di Stato, pero’, nonostante
questo, garantisce un sicuro finanziamento alla chiesa cattolica,
facendolo passare per libera scelta dei contribuenti. Il che, come si
vede gia’ a occhio nudo, non e’.
D) IL COLPO DI SCENA dell'Ordine del giorno dei radicali
(O.d.g.9/2337/3 del 17 aprile 1985). Non si puo’ congedare l'argomento
OPM senza ricordare l'ORDINE DEL GIORNO firmato dai deputati radicali (ALLEGATO
5), in cui essi facevano presente che l'art.47 del disegno di
legge in discussione prevedeva un vero e proprio finanziamento della
chiesa cattolica da parte dello stato, e RILEVAVANO LA DISPARITA' che si
sarebbe venuta a creare CON LE ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE, con le
quali lo stato aveva firmato (o avrebbe in futuro firmato) le intese ai
sensi dell'art.8 della Costituzione, "qualora queste forme di
finanziamento rimanessero - attraverso le norme di derivazione
concordataria - prerogativa esclusiva della Chiesa cattolica". Date
queste premesse, l'o.d.g. impegnava il Governo "a prendere
tutte le iniziative -sia attivando i rapporti previsti dall'articolo 8,
sia attraverso iniziative legislative rivolte a risolvere il problema in
linea generale attraverso norme di diritto comune- per porre rimedio a
tale disparita’".
1/2 LE INTESE CON LE ALTRE CONFESSIONI RELIGIOSE (art.8
Costituzione)
Quando la Camera dei Deputati approvo’ l'ordine del giorno del 17
aprile 1985 (vedi punto 1/1D), il Governo aveva gia’ firmato, il 21
febbraio 1984, la prima Intesa con la Tavola valdese, approvata dal
Parlamento con la legge 449/1984; in altri termini, era diventato
operante l'art.8 della Costituzione (ALLEGATO 6), che fino a quel
momento era rimasto lettera morta. Il Governo recepi’ l'o.d.g. e, da
quel momento, alla distribuzione dell''OPM poterono concorrere anche le
confessioni religiose, con le quali lo Stato firmava, a mano a mano, le
intese ex art.8 Costituzione. Che e’ la situazione attuale, che merita
alcune precisazioni che saranno fatte quando si trattera’ l'argomento
in modo approfondito.
2. LA SITUAZIONE DEL PASSATO
Se il Concordato del 1984 si presenta come una REVISIONE del CONCORDATO
DEL 1929, ebbene:
CHE COSA DICEVA QUEST'ULTIMO SUI RAPPORTI TRA STATO E CHIESA CATTOLICA?
QUALI ERANO GLI IMPEGNI FINANZIARI CHE LO STATO ITALIANO DI ALLORA SI
ERA ASSUNTI VERSO DI ESSA?
E: CHE COSA SUCCEDEVA, IN QUESTO CAMPO, PRIMA DEL CONCORDATO DEL 1929?
2/1 IL CONCORDATO DEL 1929
A) Assieme al "Trattato", il CONCORDATO fa parte dei
"Patti Lateranensi" (ALLEGATO 7), firmati a Roma l'11
febbraio 1929 da Benito Mussolini, per il Regno d'Italia, e dal
cardinale Pietro Gasparri, per la Santa Sede (furono ratificati dalla
Legge 27 maggio 1929, n. 810). Lo scopo dichiarato fu quello di comporre
definitivamente la "questione romana", cioe’ i problemi
sorti a seguito della conquista di Roma da parte del Regno d'Italia (20
settembre 1870) e della conseguente fine dello stato pontificio e del
potere temporale dei papi. Fondamentali sono gli articoli 1 e 3 del
TRATTATO. Nell'art.1 "L'Italia riconosce e riafferma il principio
consacrato nell'articolo 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848, per il
quale LA RELIGIONE CATTOLICA APOSTOLICA E ROMANA E' LA SOLA RELIGIONE
DELLO STATO". All'art.3 si deve la CREAZIONE DELLO STATO DELLA
CITTA' DEL VATICANO, che dava al pontefice romano un territorio su cui
esercitare quella sovranita’, che peraltro, sul piano morale e
spirituale e anche economico, il Regno d'Italia gli aveva continuato a
riconoscere, come dimostra la "LEGGE DELLE GUARENTIGIE" del
1871, che pero’ Pio IX e i suoi immediati successori non avevano
voluto accettare (vedi sotto: punto 2/2).
B) L'aspetto economico e finanziario fu regolato in due modi:
a) Fra gli allegati al TRATTATO, troviamo la "Convenzione
finanziaria" (ALLEGATO 8) che risolse definitivamente la
questione dell'indennizzo alla Santa sede per "i danni ingenti
subiti dalla Sede Apostolica per la perdita del patrimonio di San
Pietro, costituito dagli antichi Stati pontifici, e dei beni degli enti
ecclesiastici…."; lo Stato italiano verso’ in contanti alla
Santa Sede 750 milioni di lire (pari a 1034 miliardi di lire del 2002,
pari a circa 534 milioni di euro) e le consegno’ "un consolidato
italiano al 5 per cento al portatore …. del valore nominale di lire
italiane 1 miliardo" (quasi 1379 miliardi di lire del 2002, pari a
circa 712 milioni di euro).
b) Il Concordato, invece, fra tantissime altre cose, con l'art.30,
dichiaro’ che avrebbe continuato a "SUPPLIRE ALLE DEFICIENZE DEI
REDDITI DEI BENEFICI ECCLESIASTICI CON ASSEGNI da corrispondere in
misura non inferiore al valore reale di quella stabilita dalle leggi
attualmente in vigore". Che cosa significa? Che lo Stato avrebbe
continuato a pagare la cosiddetta "CONGRUA" ai parroci e ai
vescovi la’ dove i beni posseduti dalle rispettive parrocchie e
diocesi (benefici ecclesiastici) non bastassero a garantire loro il
minimo per condurre una vita dignitosa (vedi 2/2B).
2/2 LA LEGGE DELLE GUARENTIGIE (1871) …..
Pochi mesi dopo la presa di Roma (20 settembre 1870), e precisamente il
13 maggio 1871, fu approvata dal Parlamento del Regno la "LEGGE
DELLE GUARENTIGIE", ovverosia, "delle garanzie", che il
Regno d'Italia, unilateralmente, si impegnava a riconoscere e a
rispettare nei confronti della chiesa cattolica e del papa, al quale era
riconosciuta sovranita’ morale e religiosa, ma non
"materiale", dato che non vi era un territorio in cui
esercitarla. Infatti, pur essendo riconosciuta l'extraterritorialita’
dei palazzi apostolici e garantito il diritto del papa ad accreditare
ambasciatori stranieri, il potere temporale dei papi, per il Regno
d'Italia, era finito sul serio. E la cosa interessante e’ che in
questo Regno vigeva, come carta costituzionale, il cosiddetto
"Statuto albertino" del 1848, in cui, all'art.1 si affermava
solennemente che "la religione cattolica, apostolica e romana e’
la sola religione dello Stato". Al papa fu riconosciuto un
appannaggio annuo di 3 milioni e 250mila lire (pari a poco più di 23
miliardi di lire del 2002, pari a poco meno di 12 milioni di euro), ma
sia Pio IX sia i suoi immediati successori lo respinsero, accettando
pero’ tacitamente altri finanziamenti alla chiesa cattolica, come, a d
esempio, quello denominato "CONGRUA", che e’ quanto
interessa noi qui (vedi sotto: 2/3A).
2/3 …. E PRIMA ANCORA…
A) Il termine "CONGRUA" viene da espressioni latine
come "PORTIO CONGRUA" (e simili), e indica la quantita’ di
beni (in denaro o in natura) necessari ad assicurare al clero,
specialmente quello che aveva "cura d'anime", "una
condizione conveniente e decorosa", come afferma il Concilio di
Trento (1545-1563), e come, in seguito, alcuni pontefici romani
ribadiranno, fissando il tetto minimo della "congrua". Va
detto che, all'epoca, ogni diocesi e parrocchia possedeva dei beni
("benefici"), dai quali appunto, gli ecclesiastici traevano il
proprio sostentamento; ma non sempre questi "benefici"
garantivano quel minimo per vivere dignitosamente, e, in tal caso, anche
le autorita’ civili intervenivano a integrare le rendite piu’ magre
con il cosiddetto "SUPPLEMENTO DI CONGRUA". I motivi
dell'interesse civile per gli ecclesiastici erano sostanzialmente due;
in alcuni casi, si riconosceva agli ecclesiastici una funzione pubblica
(basti pensare, da noi, ai parroci cattolici che, da tempo immemorabile,
redigevano diligentemente, ogni anno, intorno a Pasqua, lo "stato
d'anime" che era una vera e propria anagrafe dei cattolici, oltre
al "libro dei morti", quello dei matrimoni, e, nelle chiese in
cui si battezzava, quello dei battesimi, in tempi in cui lo Stato non
aveva alcun servizio in tal senso), in altri casi l'intervento dello
Stato rappresentava una sorta di risarcimento a seguito
dell'incameramento di beni ecclesiastici.
Il sistema dei "BENEFICI" e della "CONGRUA" (e
"SUPPLEMENTO DI CONGRUA") e’ stato operante in Italia fino
alla vigilia della revisione del Concordato (1984), quando la stessa
chiesa cattolica lo cambio’, abolendo i "benefici" legati
alle singole chiese per accorparli e farli gestire dagli "Istituti
per il sostentamento del clero"; uno centrale, a Roma, e gli altri
nelle singole diocesi.
B) Dalla "CASSA ECCLESIASTICA" (1855) al "FONDO
PER GLI EDIFICI DI CULTO" (1987).
Nonostante le affermazioni di principio ripetute durante il Risorgimento
e l'effettiva liberta’ che il Regno d'Italia affermo’ con la presa
di Roma, in realta’, il Regno sabaudo, di Sardegna o d'Italia che
fosse, contribui’ sempre largamente ai bisogni della chiesa cattolica.
Nel 1855 era stata istituita la "CASSA ECCLESIASTICA", a
seguito della soppressione delle corporazioni religiose. Essa fu
sostituita, da una legge del 1866, con il "FONDO PER IL
CULTO", che, oltre a incamerare e a gestire i beni dei vecchi enti
ecclesiastici, riceveva anche un lauto sussidio statale per il pagamento
della "Congrua" ai parroci. Tale fondo ebbe solo qualche
ritocco dal Concordato del 1929: il consiglio di amministrazione fu
aperto a membri di nomina ecclesiastica e fu aumentato il contributo
dello Stato per il pagamento della congrua. Accanto al "FONDO PER
IL CULTO", tuttavia, continuavano a sopravvivere altri
"FONDI", variamente denominati, gestiti, a volte, a livello
locale, dai Prefetti.
Con la gia’ citata L.222/1985 (artt.54-58) (ALLEGATO 9), si
e’ creato il "FONDO PER GLI EDIFICI DI CULTO", nel cui
patrimonio, come specifica l'art.55, sono confluiti quelli degli ex
economati dei benefici vacanti e dei fondi di religione (fra cui quelli
ex-austriaci), del Fondo per il culto, del Fondo di beneficenza e
religione nella citta’ di Roma e delle Aziende speciali di culto,
denominate Fondo clero veneto - gestione clero curato, Fondo clero
veneto - gestione grande cartella, Azienda speciale di culto della
Toscana, Patrimonio ecclesiastico di Grosseto. L'amministrazione di
questo nuovo fondo e’ affidata al ministero dell'Interno; i
consiglieri sono di nomina statale ed ecclesiastica. I proventi del
patrimonio del Fondo edifici di culto SONO INTEGRATI DA UN VERSAMENTO
STATALE DI 3.500 MILIONI DI LIRE ALL'ANNO (art.50, comma 3), e, secondo
l'art.58, "sono utilizzati per la conservazione, il restauro, la
tutela e la valorizzazione degli edifici di culto appartenenti al Fondo,
nonche’ per gli altri oneri posti a carico del Fondo stesso"; il
tutto sotto la supervisione dei ministeri dei lavori pubblici e di
quello per i beni ambientali e culturali.
BIBLIOGRAFIA:
D. MACK SMITH, "Storia d'Italia", Laterza, Bari 1964, vol. I,
pp. 144-159,
F. MAZZONIS, "Pio IX, il tramonto del potere temporale e la
riorganizzazione della chiesa", in: AA.VV., "Storia della
societa’ italiana", Teti editore, Milano 1981, vol. XVIII,
"Lo stato unitario e il suo difficile debutto", pp. 251-285,
S. ZANGIROLAMI, "Economia", Signorelli, Milano 2002 (per
l'aggiornamento del valore della lira, che per il 1871 e' pari a £
7.066,1797 del 2002; e per il 1929 e' pari a £1378,9218 del 2002)
ENCICLOPEDIA TRECCANI, vol. XI (1931), vol. XV (1932) e vol. XX (1933),
GRANDE DIZIONARIO ENCICLOPEDICO UTET, vol. V (1986) e vol. VIII (1987).
N.B. Il testo dell’odg. del 17 aprile 1985 mi e' stato
gentilmente fornito dalla Camera dei Deputati, alla quale va il mio
ringraziamento.
OTTO PER MILLE. COME SONO RIPARTITI I
FONDI GRAZIE AD UN MECCANISMO PERVERSO DELLA LEGGE. CIRCA IL 160% DEI
FONDI RICEVUTI -PIU' DI 557 MILIONI DI EURO- SONO RIPARTITI SENZA ALCUNA
INDICAZIONE DEL 61,67% DEI CONTRIBUENTI
Firenze, 1 giugno 2004. La rubrica del portale dell'Aduc "la Pulce
nell'Orecchio", curata da Annapaola Laldi, sta disaminando e
sviscerando tutto il carrozzone economico che c'e' dietro il contributo
obbligatorio dell'otto per mille che, ogni contribuente, volente o
nolente, deve versare ad una confessione religiosa o allo Stato per
presunti impieghi umanitari di quest'ultimo. Ricordiamo che c'e' un
meccanismo perverso in questa legge, che la rende ancor piu' invisa di
quanto gia' non lo sia di per se': se il contribuente non da' alcuna
indicazione, il suo otto per mille viene diviso proporzionalmente rispetto
alle indicazioni operate da chi ha scelto. Ed e' proprio su questo che
vogliamo soffermarci, grazie ai dati del 2003 resi noti proprio in questi
giorni, perche' ognuno sappia e valuti di conseguenza. Ricordiamo che i
dati e il testo integrale sono a questo indirizzo http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=84738
UNO SGUARDO D'INSIEME SUL 2003 (redditi del 1999, denunciati nel
2000)
L'OPM (otto per mille) dell'IRPEF ammontava in totale a € 903.803.906,24
e che solo il 38,33% di esso e' stato distribuito secondo le scelte
espresse (quindi circa 346 milioni e mezzo di euro); il resto (piu' di
557 milioni di euro, vale a dire circa il 160% della prima cifra) e'
stato distribuito secondo le stesse percentuali delle scelte espresse a
cinque dei sette "concorrenti", dato che le ADI (Assemblee di
Dio in Italia) e i Valdesi non accettano le quote non espresse, che
vengono assegnate allo Stato.
Riepilogando, se le scelte espresse sono il 38,33%, significa allora che il
61,67% dei contribuenti NON ha espresso la propria volonta' e quindi
le percentuali di gradimento si modificano di parecchio se si rapportano
al 100% dei contribuenti. Facciamo dunque un confronto di queste due
percentuali, quella rispetto al 38,33% di chi ha scelto la destinazione
OPM e quella rispetto alla totalita' dei contribuenti:
- Stato: 10,35% delle scelte espresse (e' il 3,97% sul totale dei
contribuenti)
- Chiesa cattolica: 87,17% (e' il 33,41% sul totale)
- Valdesi: 1,21% (e' lo 0,46% sul totale)
- UCEI (Unione delle comunita' ebraiche italiane): 0,46% (e' lo
0,18% sul totale)
- Luterani: 0,32% (e' lo 0,12 sul totale)
- Avventisti: 0,28% (e' lo 0,10% sul totale)
- ADI (assemblee di Dio in Italia): 0,21% (e' lo 0,08% sul totale).
LO STATO ………
Lo Stato (preferenze relative: 10,35%; assolute: 3,97%) ha ricevuto in
totale € 101.458.441,64 (per scelte espresse: € 35.8555.301,86; per
scelte non espresse: € 65. 603.148,77). Fra le scelte non espresse
attribuite allo Stato ci sono quelle che sarebbero toccate all'ADI e ai
Valdesi, che vi hanno rinunciato. Per la precisione, lo Stato deve
ringraziare i valdesi per una somma pari a € 6.744.248,01, e l'ADI per
una somma pari a € 1.170.489,32.
……. E LE CONFESSIONI RELIGIOSE
- CHIESA CATTOLICA: (preferenze relative: 87,17%; assolute: 33,41%), ha
ricevuto: € 787.845.865,07 (scelte espresse: € 301.981.320,08; scelte
non espresse: € 85.864.544,99);
- VALDESI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi: circa 0,46% del totale OPM) : €
4.191.779,25;
- UCEI: (preferenze relative:0,46; assolute: 0,18) € 4.157.497,97
(scelte espresse: €1.593.568,97; scelte non espresse: €2.563.929,00);
- LUTERANI: (preferenze relative 0,32%; assolute: 0,12%) € 2.892.172,50
(scelte espresse: €1.108.569,72; scelte non espresse: € 1.783.602,78);
- AVVENTISTI: (preferenze relative: 0,28%; assolute: 0,10%) €
2.530.650,94 (scelte espresse: 969.998,50; scelte non espresse:
€1.560.652,43);
- ADI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi circa lo 0,08% del totale OPM): €
727.498,88.
1 Giugno 2004
OTTO PER MILLE: AGGIORNAMENTO SULLE CONFESSIONI RELIGIOSE
Sospendo per il momento l'elaborazione di dati e informazioni per
l'ARCHIVIO OPM che, fra poco, trovera' una sua stabile collocazione nel
sito dell'Aduc, per fornire un aggiornamento sull'OPM assegnato nel 2003
alle confessioni religiose e, per quanto possibile, sulla sua
utilizzazione. Come e' noto a molte persone, le confessioni religiose
che possono godere dell'assegnazione dell'OPM sono, per adesso, ancora
sei, e le menziono secondo la loro denominazione ufficiale, mettendo fra
parentesi l'eventuale abbreviazione che usero' in questa mia panoramica:
1) Chiesa cattolica;
2) Chiesa evangelica valdese -Unione delle chiese metodiste e valdesi
(Valdesi);
3) Unione delle comunita' ebraiche italiane (UCEI);
4) Chiesa evangelica luterana in Italia (Luterani);
5 Unione italiana delle chiese cristiane avventiste del 7° giorno
(Avventisti);
6) Assemblee di Dio in Italia (ADI).
UNO SGUARDO D'INSIEME SUL 2003
La tabella ufficiale della ripartizione (http://www.aduc.it/dyn/documenti/allegati/ripartizione-2003.pdf)
dell'OPM del 2003 (redditi del 1999, denunciati nel 2000) ci fornisce
dati interessanti.
Da essa veniamo a sapere che l'OPM dell'IRPEF ammontava in totale a €
903.803.906,24 e che solo il 38,33% di esso e' stato distribuito
secondo le scelte espresse (quindi circa 346 milioni e mezzo di
euro); il resto (piu' di 557 milioni di euro, vale a dire circa il
160% della prima cifra) e' stato distribuito secondo le stesse
percentuali delle scelte espresse a cinque dei sette
"concorrenti", dato che le ADI e i Valdesi non accettano le
quote non espresse, che vengono assegnate allo Stato.
Riepilogando, se le scelte espresse sono il 38,33%, significa
allora che il 61,67% dei contribuenti NON ha espresso la propria
volonta' e quindi le percentuali di gradimento si modificano di
parecchio se si rapportano al 100% dei contribuenti. Facciamo dunque un
confronto di queste due percentuali, quella rispetto al 38,33% di chi ha
scelto la destinazione OPM e quella rispetto alla totalita' dei
contribuenti:
- Stato: 10,35% delle scelte espresse (e' il 3,97% sul totale dei
contribuenti)
- Chiesa cattolica: 87,17% (e' il 33,41% sul totale)
- Valdesi: 1,21% (e' lo 0,46% sul totale)
- UCEI: 0,46% (e' lo 0,18% sul totale)
- Luterani: 0,32% (e' lo 0,12 sul totale)
- Avventisti: 0,28% (e' lo 0,10% sul totale)
- ADI: 0,21% (e' lo 0,08% sul totale).
Un esempio per tutti di come funziona questo meccanismo: lo Stato, con
il 3,97% di preferenze sul totale dei contribuenti, si attribuisce il
10,35 dell'intero OPM, e cosi' via per ciascun altro beneficiario che
accetta le quote non espresse.
In seguito, richiamero' queste percentuali, voce per voce.
In questo primo approccio generale, inserisco anche lo Stato, di cui
abbiamo gia' visto la gestione nei particolari (Pulce del 15.4.2004: http://www.aduc.it/dyn/pulce/art/singolo.php?id=81752).
LO STATO ………
Lo Stato (preferenze relative: 10,35%; assolute: 3,97%) ha ricevuto in
totale € 101.458.441,64 (per scelte espresse: € 35.8555.301,86; per
scelte non espresse: € 65. 603.148,77). Fra le scelte non espresse
attribuite allo Stato ci sono quelle che sarebbero toccate all'ADI e ai
Valdesi, che vi hanno rinunciato. Per la precisione, lo Stato deve
ringraziare i valdesi per una somma pari a € 6.744.248,01, e l'ADI per
una somma pari a € 1.170.489,32. Tanto piu' dunque si propone
l'interrogativo sulla liceita' di usare l'OPM dello Stato per opere
relative alla Chiesa cattolica (non intendo dire che lo Stato non debba
farsi carico del restauro di chiese, conventi, eccetera che
rappresentano, comunque un patrimonio di tutto il Paese; si sostiene qui
che questo andrebbe fatto con altri fondi, diversi da quelli dell'OPM;
non e' solo una questione di buon gusto, ma anche di rispetto di quelle
confessioni religiose che, rinunciando a prendere piu' di quanto viene
loro espressamente attribuito, passano allo Stato, come si vede, una
bella somma di denaro).
……. E LE CONFESSIONI RELIGIOSE
- CHIESA CATTOLICA: (preferenze relative: 87,17%; assolute: 33,41%), ha
ricevuto: € 787.845.865,07 (scelte espresse: € 301.981.320,08;
scelte non espresse: € 85.864.544,99);
- VALDESI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi: circa 0,46% del totale OPM) :
€ 4.191.779,25;
- UCEI: (preferenze relative:0,46; assolute: 0,18) € 4.157.497,97
(scelte espresse: €1.593.568,97; scelte non espresse:
€2.563.929,00);
- LUTERANI: (preferenze relative 0,32%; assolute: 0,12%) €
2.892.172,50 (scelte espresse: €1.108.569,72; scelte non espresse: €
1.783.602,78);
- AVVENTISTI: (preferenze relative: 0,28%; assolute: 0,10%) €
2.530.650,94 (scelte espresse: 969.998,50; scelte non espresse:
€1.560.652,43);
- ADI: SOLO SCELTE ESPRESSE (quindi circa lo 0,08% del totale OPM): €
727.498,88.
Ed ora vediamo, confessione per confessione, quali notizie abbiamo sulla
gestione dei fondi OPM.
CHIESA CATTOLICA (http://sovvenire.it)
La Chiesa cattolica offre un sommario riepilogo delle destinazioni dell'OPM.
Un "quadro generale" segnala gli introiti arrotondati e le
spese globali per settore per tutti gli anni dal 1990. Lo accompagnano
tre schede illustrative delle attivita' comprese in ciascuna delle
grandi voci a cui viene destinato l'OPM: esigenze di culto, opere di
carita', sostentamento del clero. Nel quadro generale, per il 2003, e'
segnalato un introito pari a poco piu' di MILLE MILIONI DI EURO, quindi
circa 230 milioni di euro in piu' rispetto a quanto segnalato di sopra.
Anche togliendo 79,4 milioni di euro che figurano come
"riserva", restano sempre circa 150 milioni in piu' rispetto
all'assegnazione dello Stato. Puo' darsi che cio' rappresenti l'atteso
conguaglio, dato che la Chiesa cattolica riceve l'OPM in due fasi, come
stabilisce il quinto comma dell'art.47 della L. 222/1985: "A
decorrere dall'anno finanziario 1993, lo Stato corrisponde annualmente,
entro il mese di giugno, alla Conferenza episcopale italiana, a titolo
di anticipo e salvo conguaglio entro il mese di gennaio del terzo
periodo d'imposta successivo, una somma calcolata sull'importo liquidato
dagli uffici sulla base delle dichiarazioni annuali relative al terzo
periodo d'imposta precedente con destinazione alla Chiesa cattolica).
Questa somma di € 1.016.400.000,00, risulta cosi' ripartita:
- ESIGENZE DI CULTO: 422,5 milioni di euro (pari a circa il 42%). Questa
voce comprende: stanziamenti alle diocesi per culto e pastorale,
costruzione nuove chiese e canoniche nel Sud, iniziative di rilievo
nazionale, beni culturali e artistici (per questi ultimi la spesa e' di
50 milioni di euro, pari a uno scarso 5%));
- SOSTENTAMENTO DEL CLERO: 329,5 milioni di euro (pari a circa il 33%);
secondo la stessa Chiesa cattolica, nel 2001 i preti in servizio attivo
erano 34.457 e quelli inabili 2.890.
- INTERVENTI CARITATIVI: 185 milioni di euro (pari a circa il 18,5%). In
questa voce rientrano gli stanziamenti alle diocesi e a favore di
iniziative nel Terzo mondo, oltre alle cosiddette "iniziative di
rilievo nazionale".
Salta agli occhi che, introitando quasi dieci volte piu' dello
Stato, la Chiesa cattolica spende per i beni culturali e artistici uno
scarso 5%, mentre lo Stato, nel 2003, ha speso, per il restauro di
edifici legati al culto cattolico, il 36,46% del proprio OPM.
VALDESI (http://chiesavaldese.org)
Mentre sto scrivendo (27 maggio 2004), sul sito dell'OPM della chiesa
valdese non risulta ancora disponibile il rendiconto del 2003, che pero'
e' stato pubblicato in un inserto del settimanale "Riforma"
nell'autunno scorso, e che si puo' ottenere scrivendo a: 8xmille@chiesavaldese.org.
Comunque, su questo sito sono consultabili tutti i rendiconti dal primo
anno di godimento dell'OPM, cioe' dal 1997 (redditi del 1993).
Va subito detto che i Valdesi NON usano l'OPM per il mantenimento dei
propri pastori/e ne' per altri scopi legati al culto. E' per loro,
infatti, un principio inderogabile che tutto cio' che concerne il culto
sia pagato di tasca propria da coloro che usufruiscono di esso o che
comunque lo apprezzano. Di conseguenza, TUTTO L'OPM devoluto
espressamente ai Valdesi e' usato per progetti di solidarieta' in
diversi campi, in Italia e all'estero. Da notare che il rendiconto e'
estremamente analitico e quindi consente di contattare direttamente le
associazioni o le istituzioni destinatarie dei loro contributi. Nel
2003, il 64,46% e' stato speso per progetti in Italia (fra i quali
rientrano anche quelli relativi ad opere della chiesa valdese sorella in
Uruguay); il 27,84% per progetti all'estero (del restante 7,70% si
parlera' alla fine, a proposito delle spese di gestione e pubblicita').
Per quanto riguarda la spesa in Italia (€ 2.713.649,03), i
finanziamenti sono andati a progetti per:
- Cultura, pace e diritti umani: 25,99%;
- anziani e sanita': 24,97%;
- bambini e giovani: 23,20%;
- occupazione, assistenza sociale: 19,71%;
- rifugiati, migranti e nomadi: 6,13%.
Per quanto riguarda le spese all'estero (Europa dell'est, Africa,
America meridionale, Asia), pari a € 1.166.933,78, la suddivisione e'
stata la seguente:
- sviluppo agricolo e attivita' produttive: 30,14%;
- bambini e giovani: 28,12%;
- assistenza e sviluppo sociale: 22,57%;
- sanita': 12,60%;
- diritti umani: 6,57%.
UCEI (comunita' ebraiche): http://www.ucei.it
Sul sito dell'UCEI non si trova alcun archivio sull'OPM, che essa riceve
dal 2000 (redditi 1996). Recentemente ho trovato soltanto un riepilogo
delle percentuali distribuite nei vari settori relativo al 2001, senza
pero' alcuna indicazione delle cifre assolute:
- attivita' formative in cultura ebraica: 50,71%;
- attivita' culturali: 23,75%
- tutela delle minoranze e attivita' sociali (lotta a razzismo,
antisemitismo, assistenza anziani, infanzia e portatori di handicap):
17,50%;
- conservazione patrimonio artistico ebraico: 8,04% (a cui va aggiunto
un contributo dall'OPM statale dello 0,6%, pari a 400 milioni di lire
(€ 206.582,76 ).
Secondo un prospetto ufficiale relativo alla distribuzione OPM del 2001
(quindi redditi del 1997), all'UCEI erano stati assegnate £
9.202.614.000 (pari a € 4.752.753,48), fra quote espresse e non
espresse.
LUTERANI (http://www.elki-celi.org/it)
Ricevono l'OPM (compresa quota non espressa) dal 1999 (redditi del
1995). Attualmente sul loro sito non si trova un archivio OPM, ma e'
disponibile il riepilogo della gestione del 2001, e cioe' £
5.550.782.877 (pari a € 2.866.740,11), con l'indicazione delle quote
espresse e non espresse, e delle percentuali di spesa, che riguardano
anche opere legate al culto e al mantenimento dei pastori/e.
La suddivisione e' questa:
- per il concistoro: 37,4%
- per le comunita': 30,5%
- per i ministri di culto: 12,2%;
- per opere sociali: 9,9%.
Del restante 10% si parlera' alla fine, nel paragrafo su gestione e
pubblicita' -a proposito della quale, ricordo che l'anno scorso la loro
pubblicita' consisteva nella pubblicazione del rendiconto analitico
dell'ultimo OPM incassato.
AVVENTISTI (http://www.avventisti.it)
Ricevono l'OPM (compresa la quota non espressa) dal 2000 (redditi del
1996). Come i Valdesi destinano l'OPM ESCLUSIVAMENTE A INTERVENTI
SOCIALI E UMANITARI in Italia e all'estero. Sul loro sito si trova un
archivio con rendiconti abbastanza analitici della gestione OPM,
l'ultimo dei quali si riferisce al 2002, allorche' ricevettero €
2.677.069,37. La cifra che hanno gestito in realta' e' lievemente
maggiore per un accantonamento precedente. La ripartizione in
percentuale (ma loro danno le cifre assolute) e' la seguente:
- In Italia (progetti culturali, di accoglienza a giovani, stranieri,
donne, interventi nelle carceri, ecc.): circa il 92%;
- All'estero (per analoghi progetti in Ghana, Marocco, Angola, Spagna e
Albania): circa 8%.
ADI (http://www.adi-it.org/seas.html)
Ricevono l'OPM dal 1994 (redditi 1990). NON accettano la quota non
espressa e destinano TUTTO L'OPM a progetti di solidarieta' in Italia e
all'estero. L'organismo che si occupa dell'OPM si chiama "Servizio
evangelico assistenza sociale" (SEAS). Non hanno un archivio della
gestione OPM, non dicono la cifra ricevuta, ne' forniscono le
percentuali per l'utilizzazione.
Attualmente si trovano indicazioni relative all'OPM 2003, che parlano
del sostegno di "programmi di aiuto alimentare, medico e sociale,
umanitario e di istruzione" nei seguenti paesi in Africa (Burkina
Faso, Mozambico, Somalia, Ruanda e Congo), Asia (India), America Latina
(Venezuela, El Salvador, Peru', Argentina), Europa dell'Est (Ucraina,
Moldavia, Romania, Serbia, Croazia, Macedonia e Kosovo).
In Italia e' segnalato il sostegno a tre case di riposo, un
orfanotrofio, due centri di riabilitazione per tossicodipendenti,
colonie elioterapiche per ragazzi/e provenienti dalla Bielorussia (Chernobil),
associazioni per la lotta al cancro e alla leucemia, eccetera.
PER CONCLUDERE
Un ultimo sguardo vale la pena di darlo alle spese di gestione e
pubblicita'.
* Chiesa cattolica, ADI e UCEI non dichiarano niente a questo proposito.
* Valdesi, Avventisti e Luterani, invece, dichiarano quanto hanno speso
per queste voci:
- I Valdesi dichiarano per il 2003 € 321.910,25 per spese di gestione
(7,7%), di cui € 252.981,12 per la pubblicita' (6%).
- Gli Avventisti dichiarano per il 2002 quasi 310 mila euro di spese di
gestione (11,6%), di cui €222.685,34 per la pubblicita' (8,4%).
- I Luterani, dal canto loro, dichiarano, per il 2001, il 10% di spese
di gestione e pubblicita', lasciando a noi di stabilire che si tratta di
circa 290 mila euro in cifra assoluta.
APPENDICE
TAVOLA DELLE CORRISPONDENZE PER IL PAGAMENTO OPM ALLE CONFESSIONI
DIVERSE DALLA CHIESA CATTOLICA
- OPM 2003 (DENUNCIA REDDITI DEL 2000 RELATIVA AI REDDITI DEL 1999)
- OPM 2002 (DENUNCIA REDDITI DEL 1999 RELATIVA AI REDDITI DEL 1998)
- OPM 2001 (DENUNCIA REDDITI DEL 1998 RELATIVA AI REDDITI DEL 1997)
- OPM 2000 (DENUNCIA REDDITI DEL 1997 RELATIVA AI REDDITI DEL 1996)
ECCETERA…….
I primi a usufruire dell'OPM sono state le ADI (1993), poi i Valdesi
(dal 1997), quindi i Luterani (1999), infine gli Avventisti e l'UCEI
(dal 2000).
QUALCHE NOTIZIA SULLE INTESE
- I Valdesi, i primi a firmare un'Intesa con lo Stato italiano gia' il
21 febbraio 1984, quando l'OPM non era stato ancora inventato ne' si
prevedeva che il finanziamento pensato per la Chiesa cattolica potesse
essere esteso anche alle altre confessioni religiose, stipularono una
nuova Intesa il 25 gennaio 1993, accettando l'OPM solo per le scelte
espresse, dopo molte sofferte discussioni al loro interno. E' infatti
dai redditi di quell'anno che essi cominciano a usufruire dell'OPM. Per
precisione storica, va detto che, il Sinodo del 2001 approvo', sempre
con molte discussioni e voti contrari, l'accettazione anche delle quote
non espresse. Tuttavia, lo Stato non ha ancora risposto alla richiesta
dei Valdesi di rivedere l'Intesa in tal senso, e quindi per ora i
Valdesi continuano a usufruire solo delle quote espresse.
- Le ADI firmarono l'Intesa nel 1988 e accettarono subito l'OPM.
- Gli Avventisti, nella prima Intesa (1986), avevano rinunciato all'OPM.
Lo hanno poi accettato, stipulando con lo Stato una nuova Intesa nel
1996.
- Anche l'UCEI ha stipulato due Intese; la prima nel 1987 (approvata dal
Parlamento nel 1989) e la seconda nel 1996, nella quale accetta l'OPM.
- Nel 1993 lo Stato stipulo' un'altra Intesa con i Battisti (Unione
cristiana evangelica battista d'Italia -UCEBI), che fu ratificata nel
1995. I Battisti NON accettarono l'OPM ne', per ora, hanno avuto
ripensamenti. Per concludere l'argomento, occorre ricordare che il 20
marzo 2000 furono firmate due nuove intese, una con l'Unione buddhista
italiana (UBI), e l'altra con la Congregazione cristiana dei Testimoni
di Geova (ambedue concorrono all'OPM; i Buddhisti accettano anche le
quote non espresse, i Testimoni di Geova no). Sono passati quattro anni,
ma queste intese attendono ancora la ratifica del Parlamento italiano.
Perche'???
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