FISICA/MENTE

 

 

Nazca, i misteri delle linee "Erano cammini sacri"


di Sara Ficocelli  (da la Repubblica del 28 gennaio 2008)

E' il mistero più dibattuto della civiltà precolombiana: le linee di Nazca, nel Perù meridionale, si estendono per 400 chilometri quadrati. Ma per ammirarle bisogna salire su un piccolo aereo o su una mongolfiera. E per capirle va fatto un salto nel tempo di oltre 2000 anni. L'archeologo Tomasz Gorka, dell'università di Monaco, come riferisce la rivista New Scientist, è arrivato a una conclusione: il colibrì, la scimmia, il ragno, il condor e tutte le altre figure erano il tracciato di cammini sacri. Vanno in archivio, fino a prova contraria, le teorie sull' arrivo di extraterrestri o creature sconosciute. Anche se il dubbio resta: enormi disegni visibili solo dall'alto, nessuna montagna nelle vicinanze. Uno spettacolo affascinante che attira migliaia di turisti ogni anno.

«Le linee di Nazca erano dei sentieri rituali, questo è già stato segnalato in passato - spiega Giuseppe Orefici, direttore del Centro Italiano Studi e Ricerche Precolombiane - la simbologia raffigurata è infatti la stessa che troviamo sugli oggetti di terracotta. Si tratta di immagini che invocano la divinità, realizzate con un sistema molto semplice, cioè rimuovendo le pietre contenenti ossidi di ferro dalla superficie del deserto».

Gorka ha analizzato cinque geoglifi, concentrandosi sulle figure trapezoidali e misurando le anomalie del campo magnetico terrestre provocate da alcuni cambiamenti della densità del suolo a varie profondità. Lui e la sua équipe hanno percorso l'intero sito archeologico palmo su palmo con rilevatori terrestri manuali. «Abbiamo trovato molte altre linee - ha spiegato - all'interno delle figure trapezoidali, che non è possibile vedere neppure dall'alto. I geoglifi che osserviamo oggi sono l'ultimo stadio di un lungo processo di costruzione durante il quale l'intero complesso di disegni è stato costantemente modificato, rimodellato, cancellato e stravolto da un utilizzo progressivo».

In pratica i Nazca celebravano l'orca marina, il felino e tutte le altre divinità legate al culto dell' acqua e della fertilità camminando per chilometri e chilometri. Del resto a questa antica civiltà peruviana fiorita fra il 300 a. C. e il 700 d. C. piaceva organizzare le cose in grande. Durante le feste religiose, per raccogliere i fedeli distribuiti su un territorio largo 1000 chilometri e altrettanto lungo si usava il gigantesco centro cerimoniale di Cahuachi, che però venne distrutto da un'alluvione nel 450 d.C. A quel punto i Nazca decisero di celebrare le divinità utilizzando solo i cammini sacri, oggi definiti "linee di Nazca", per gli indigeni "il deserto che parla". Le linee sono state realizzare con un tracciato unico, ad un'unica entrata e un'unica uscita, e ogni disegno finisce così come comincia. Questo è stato uno dei primi indizi che hanno portato alla teoria dei percorsi calpestabili Tutto è stato realizzato rimuovendo le pietre dalla superficie del deserto e creando un contrasto con il pietrisco sottostante, più chiaro. La pianura di Nazca è ventosa, ma le rocce della superficie assorbono bene il calore e permettono all'aria di alzarsi, proteggendo il suolo. Grazie a questo sistema i disegni giganti sono rimasti intatti per migliaia di anni. Il primo ad avvistarli fu l'aviatore Toribio Mija nel 1927 ,durante uno dei primi voli di linea sull' area. A lui sembrarono subito strade, ma gli studiosi impiegarono anni prima di cominciare a capirci qualcosa. Nel 1939 l'archeologo americano Paul Koosok studiò le linee trapezoidali ma solamente dal 1946, grazie alla tedesca Maria Reiche, si fecero ricerche approfondite sul loro significato. Secondo l'astrologa dietro linee e disegni ci sarebbe un calendario astronomico, e c'è addirittura chi pensa si tratti di piste d' atterraggio per extraterrestri. Come se non fosse abbastanza incredibile la teoria di un popolo che disegna se stesso per parlare con Dio.

___________________________________________

Il professor Davide Domenici

Immagini spaziali per celebrare gli dei



ROMA

E' più difficile costruire una casa che tracciare delle linee come queste». Secondo il professar Davide Domenici, docente di Archeologia americana presso le università di Bologna e La Sapienza di Roma, le linee di Nazca non sono state troppo difficili da realizzare. «Disegni come questi si trovano in tutto il Sudamerica, dal Cile all'Amazzonia. In tutto il mondo andino opere come queste erano non solo un' occasione per celebrare le divinità ma anche per stare insieme, condividere qualcosa in modo unico, simbiotico». Le linee venivano infatti pulite spazzandole, proprio come si fa oggi con le strade. La comunità in quel momento metteva in luce la parte più viva di sé, ed è anche per questo che i disegni spesso rimandano a immagini spaziali, per simboleggiare l' equilibrio tra l'uomo e la natura.

«I grandi ritmi dell' universo si riflettevano così sulla terra - spiega Domenici - Tracciare queste linee e questi disegni giganteschi era un modo per celebrare in modo spettacolare le forze naturali e invocarle». Gli unici dubbi che ancora rimangono riguardano l'esatta cronologia. Le linee di Nazca sono state realizzate nell'arco di circa 1500 anni, uno spettro temporale troppo ampio per stabilire una datazione precisa. «Sappiamo che gli animali sono stati realizzati prima delle linee - continua l' esperto - e che tutto è cambiato dopo la tremenda alluvione del 450 d.C., quando è stato distrutto il centro cerimoniale di Cahuachi. Ma non sappiamo esattamente quando sono state realizzate». Secondo Domenici le raffigurazioni antropomorfe che si stendono su alcune colline potrebbero addirittura essere l'evoluzione "moderna" dell'arte rupestre: «Un fenomeno di lavoro collettivo ancora tutto da approfondire. Il fatto che dietro non ci siano gli extraterrestri non significa che la storia di questa civiltà non sia ancora densa di enigmi da risolvere». 

(s·ficoc.)


Torna alla pagina principale