Di seguito riporto altri
episodi relativi ai soli ultimi sei mesi che vedono
coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le
notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un
sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi
http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm#
.
Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose
che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche
di cui si viene a conoscenza a volte anche per il
pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La
vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove
allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle
massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il
tutto.
Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la
morale e l'etica. E' quella che sputa veleno contro
PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile.
E' quella che fa finta di confondere omosessualità
con pedofilia ed addirittura con incesto (il
Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco), è
quella che copre tutto, come il Papa amico di Bush e
Berlusconi, tal Ratzinger, detto Benedetto XVI.
Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni
si ha a che fare e che li faccia smettere per
sempre.
Di
seguito riporto il file audio di "Sexcrime". La riproduzione del file
audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla
con gli appositi pulsanti
Chiesta condanna a 6 anni
per anonimo prete di Ferrara
Per chi non lo ricorda è il prete dirigente di una scuola
che aveva licenziato i suoi dipendenti che lo avevano accusato.
Vergognoso l’anonimato da cui sono garantiti certi preti accusati e
condannati per crimini pedofili. In questo modo nessuno può sapere con
chi ha a che fare
E’ quanto ha chiesto ieri il pm Di benedetto ’’Sei anni per il prete accusato di molestie su minori’’
Sei anni. Sei anni per aver molestato sessualmente una decina di bambine
della parrocchia a lui affidata. È quanto chiede l’accusa contro un
prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e
che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti
di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei
confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.
Ieri mattina nell’aula B del tribunale di Ferrara c’è stata le
requisitoria del pm Filippo Di Benedetto, che ha chiesto sei anni di
carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era
stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne
baciato un’altra sulla bocca.
Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del
Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava
all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva
testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno scorso,
quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.
Dopo la requisitoria del pm di ieri pomeriggio (l’udienza si è svolta a
porte chiuse come tutto il resto del processo) la parola è passata agli
avvocati di parte civile (Claudia Colombo e Carlo Bergamasco). In
gennaio toccherà agli avvocati della difesa (rappresentata da Giuseppe
Pavan e Milena Catozzi) sostenere la loro versione dei fatti di fronte
al tribunale collegiale (composto da Oliva, Bighetti e Panza), poi la
parola passerà ai giudici per la sentenza che presumibilmente arriverà
nel marzo prossimo.
Giovedì, 06 dicembre 2007
Brescia, riesame conferma
domiciliari per sacerdote
AGI) - Brescia, 19 dic. - Il tribunale del riesame di Brescia ha
confermato gli arresti domiciliari per Don Marco Baresi, il trentottenne
vice rettore del seminario diocesano, arrestato il 27 novembre con
l’accusa di aver abusato di un suo allievo, all’epoca dei fatti
quattordicenne, e di detenzione di materiale pedopornografico. I giudici
del tribunale della liberta’ hanno ribadito la necessita’ di custodia
cautelare.
Giovedì, 20 dicembre 2007
Casal di
Principe (Caserta) Violenza sessuale su 12enne
Arrestato don
Marco Cerullo, insegnante di religione
Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare
i colori per il presepe
Violenza su un bimbo, prete in cella
Casal di Principe: oggi l’interrogatorio del viceparroco del SS.
Salvatore
Il viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore, a Casal di
Principe, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un
bambino di 12 anni. Don Marco Cerullo, 32 anni, insegnante di religione
a Villa Literno, è stato sorpreso dai carabinieri mentre si trovava in
auto con il bimbo in una zona appartata del paese. A insospettire la
pattuglia era stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino,
seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il
piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. È per questo che la
pattuglia dei carabinieri si sono avvicinati e hanno visto che sul
sedile anteriore c’era un uomo, disteso.
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071221&ediz=CASERTA&npag=42&file=POI.xml&type=STANDARD
21/12/2007
Sacerdote arrestato per violenza sessuale
MARILÙ MUSTO Casal di Principe. A insospettirli è stato il volto terreo
e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida
apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che
stesse malissimo. E che nell’auto, un’Alfa 147 nera accostata al ciglio
di una strada di campagna, alla periferia di Casal di Principe e
Grazzanise, ci fosse solo lui. È per questo che la pattuglia dei
carabinieri si è avvicinata alla vettura e ha visto che sul sedile
anteriore c’era un uomo, disteso. Che ha bruscamente messo in moto,
cercando di scappare, mettendo fine alla corsa dopo una paio di
chilometri, schiantandosi contro una bocchetta dell’acqua. Lui, l’uomo,
è un prete, vicario della parrocchia del Santissimo Salvatore a Casal di
Principe. La prima telefonata che annunciava il fermo è arrivata alla
segreteria della scuola elementare di Villa Literno, dove don Marco
Cerullo insegna religione: «Non si sono fatti male, ma dobbiamo
trattenere il bambino in caserma per alcuni accertamenti», hanno detto i
militari al vicepreside. «Il prete, invece, sta per essere ascoltato»,
hanno aggiunto. Poco dopo, don Marco è finito in carcere con l’accusa di
violenza sessuale nei confronti di un minore e il ragazzino è stato
consegnato alla zia, tutrice del bambino. Un’accusa pesante, quella
contestata al giovane sacerdote. Don Marco ha solo trentadue anni e una
carriera davanti a sé che poteva essere splendida. Poteva, appunto. La
sua posizione, ora, è molto delicata. Gli è stato contestato un reato
tra i più infamanti, ma molte dinamiche restano ancora da chiarire. Su
questo stanno indagando le forze dell’ordine che mantengono il più
stretto riserbo sulla vicenda e non lasciano trapelare informazioni. Il
lavoro dei carabinieri è tutto racchiuso in fascicoli di interrogatori e
verbali di presunti testimoni, verbali che saranno vagliati oggi dal gip
Raffaele Piccirillo che dovrà convalidare l’arresto. Difficile dire cosa
sia successo realmente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti,
martedì mattina Don Marco era uscito con alcuni alunni della scuola
elementare. Servivano strumenti e colori per il progetto «Natale»
organizzato dall’istituto comprensivo liternese. Il gruppo, formato da
docente e alunni al seguito, si è diretto alla scuola media, ma mancava
qualcosa: la vernice per dipingere i lavori natalizi. Il sacerdote e
l’alunno, di 12 anni, sono usciti a comprare i colori. Poi
l’inseguimento, l’arresto e l’ammissione del sacerdote, che non ha
potuto negare quanto i carabinieri avevano visto con i propri occhi. Un
caso che è come un macigno che piomba sulla diocesi di Aversa. In
chiesa, a Casal Di Principe, dove don Marco celebra messa quasi ogni
giorno, la notizia dell’arresto è filtrata subito, ma è per molte ore è
stata solo un chiacchiericcio di fedeli. Ieri sera la conferma. Nessuna
macchia, fino a ora, aveva infangato il buon nome «del prete giovane e
cordiale», come lo definiscono i colleghi a scuola, perché da ragazzino
aveva coltivato una sana e fedele vocazione. Impegnato da anni
nell’Azione Cattolica di Villa Literno, suo paese natale, l’aspirante
sacerdote era entrato nel seminario vescovile di Aversa come semplice
studente del ginnasio e poi del liceo classico. Poi, il corso di
teologia nell’istituto ecclesiastico normanno, il diaconato e i voti. È
diventato anche insegnante di religione e nessuno ha mai dubitato di
lui. Fino a ieri.
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Notizia riportata anche dal Corriere di Caserta a pag. 15:
http://www.corrieredicaserta.net/pdf/07/12/21/ce_15_efasCOtO718ulm7l.pdf
http://www.pupia.tv/campania/notizie/0001222.html Villa Literno, prete accusato di violenza sessuale verso un suo
alunno
di Livia Fattore
VILLA LITERNO. Lo hanno preso sul fatto, in flagranza di reato, come
dicono in gergo tecnico le forze dell’ordine. Lui, sacerdote di 32 anni,
noto per la sua dedizione, appartato in auto con un suo alunno di 12
anni.
Don Marco Cerullo avrebbe portato con sé il ragazzino con una scusa
banale: andare a comprare dei colori per preparare gli allestimenti
della recita natalizia presso l’istituto scolastico comprensivo di Villa
Literno, dove il prete è nato e insegna. Quando i carabinieri lo hanno
fermato hanno capito quasi immediatamente che qualcosa non andava. Il
ragazzino era troppo impaurito per essere di fronte alla comune
soggezione di un docente. C’era qualcosa di più. I carabinieri della
compagnia di Casal di Principe, agli ordini del capitano Pannone, li
hanno portati in caserma e sentiti separatamente. Poi hanno deciso per
il fermo avvertendo anche a scuola di quanto era avvenuto. L’accusa è di
quelle più infamanti, soprattutto per un sacerdote: violenza carnale
aggravata su minore. “Non è possibile. Non può essere lui”. Queste le
parole che hanno esclamato quanti lo conoscono. “Don Marco è stato
sempre irreprensibile nella sua vita sacerdotale. La sua vita -
riprendono - è stata sempre divisa tra lo studio, al quale ha sempre
tenuto molto, e l’impegno per i più deboli con diverse opere di
volontariato”. Insomma, sia tra sacerdoti che tra laici vicini al prete
di Villa Literno si fa fatica a credere alla storia nella quale don
Marco sarebbe invischiato. Il sacerdote liternese ha scoperto la sua
vocazione intorno all’adolescenza. Di umili origini, ma appartenente ad
una famiglia di lavoratori, il giovane entra, infatti, nel seminario
vescovile di Aversa per frequentare gli ultimi anni del liceo. Poi si
trasferisce a Napoli, dove presso la pontificia facoltà di teologia si
laurea e consegue anche una specializzazione sempre nello stesso
settore. Insomma, è la passione per lo studio ad essere in testa ai
propri pensieri. Nel 2000 l’agognata ascesa al ruolo sacerdotale, con
nomina a cura del vescovo di Aversa. Immediatamente dopo, per un anno
scolastico, il nostro rimane all’interno del seminario normanno nel
ruolo di assistente spirituale dei giovani seminaristi che frequentano
le scuole medie ed il liceo-ginnasio presso la struttura religiosa
aversana. Subito dopo passa come vice parroco presso la parrocchia
principale del proprio paese di nascita, quella dedicata a “San
Tammaro”. Ed anche in questo caso, stando a chi lo conosce, don Marco si
distingue per la propria disponibilità verso il prossimo. Da qui passa
alla parrocchia del “Santissimo Salvatore”, la chiesa principale di
Casal di Principe. Ed anche in questo ruolo il sacerdote liternese
sarebbe stato sempre iper impegnato nella sua attività di volontariato.
Accanto a questo anche l’impegno come insegnante di religione presso
l’istituto onnicomprensivo (un istituto che comprende tutte le classi
dalle materne alle medie inferiori) di Villa Literno.
Sabato, 22 dicembre 2007
Il vescovo di Tenerife
usa un linguaggio scandaloso
Secondo il prelato ci
sarebbero "minori che provocano". Le vittime diventano così gli accusati. La
condanna di Marco Marchese e di un ministro spagnolo
http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=30507&idsezione=1 LE PAROLE DEL VESCOVO SPAGNOLO PORTANO SCANDALO
L’Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus replica alle parole
del vescovo di Tenerife, Bernardo Alvarez che in un’intervista ha
dichiarato che ci sono bambini che sono consenzienti e che desiderano
avere rapporti sessuali. "Le dichiarazioni del vescovo - afferma Marco
Marchese, presidente dell’AMS ONLUS - sono ancora più gravi perché
vengono da una persona che dovrebbe conoscere bene le parole di condanna
del Vangelo." L’Associazione ha in questi anni ha raccolto le
testimonianze di molte vittime, anche da parte di preti pedofili che
solo dopo tanti anni hanno trovato il coraggio di parlarne. "Le parole
del vescovo - continua Marchese - sono identiche a quelle che la
comunità dei pedofili sostiene da anni per riconoscere il diritto di
abusare dei bambini. Queste parole le sentiamo spesso anche nei racconti
delle vittime e nei processi. Infatti spesso i pedofili sostengono che è
stato il bambino a provocarlo e a volerlo! Grave è anche il fatto che il
vescovo paragoni l’omosessualità agli abusi. "Qualcuno, in questo ultimo
periodo, cerca di dare il messaggio che i bambini non sono credibili.
Chiunque scandalizza uno di questi più piccoli è meglio che si vada a
buttare in mare, e in questo caso il vescovo ha fatto molto scandalo".
Marco Marchese che ha vissuto sulla propria pelle l’abuso di un pedofilo
travestito da prete, da diversi anni ormai è impegnato con la sua
Associazione a dare voce alle vittime. "Sarebbe ora che il vaticano e
chi all’interno della chiesa si definisce dalla parte dei bambini,
prenda una posizione chiara e di condanna delle parole di questo
vescovo. Sono le vittime della pedofilia a pretenderlo. Speriamo che
dalle parole si passi anche ai fatti". Il vescovado di Tenerife ha
affermato che il vescovo non intendeva in nessun caso giustificare un
atto condannabile come gli abusi sessuali sui bambini, ma in realtà è
proprio quello che ha fatto. "Ci chiediamo solo come può questo vescovo
guidare una chiesa, come può tutelare
l’infanzia?"
Marco Marchese
Presidente
Ass. per la Mobilitazione Sociale Onlus
preti_pedofili_ministro_spagnolo_critica_frasi_vescovo_tenerife,13722160.html?pmk=nothpcro PRETI PEDOFILI/ MINISTRO SPAGNOLO CRITICA FRASI VESCOVO TENERIFE
Il prelato aveva detto: "Ci sono minori che provocano"
(Apcom) - Dopo il ’Difensore dei minori’ e diverse associazioni
omosessuali, oggi anche il ministro della Giustizia spagnolo ha
criticato le dichiarazioni del vescovo di Tenerife Bernardo Alvarez, che
in un’intervista rilasciata due giorni fa aveva detto che ci sono
giovani di 13 anni che provocano atti di pedofilia, equiparando poi gli
abusi sui minori all’omosessualità.
Secondo il ministro, Mariano Fernández Bermejo, quelle di Alvarez sono
parole "difficili da digerire", e più gravi per quello che presuppongono
che per quello che dicono in sé". Bermejo ha anche invitato i vescovi
spagnoli a riflettere sulle dichiarazioni del loro correligionario.
Finora la Conferenza episcopale spagnola (Cee) si è rifiutata di
commentare l’intervista di Alvarez. Interpellato sull’argomento, ieri il
leader dell’opposizione conservatrice del Partido Popolar (Pp), Mariano
Rajoy, ha detto di non aver capito il senso delle dichiarazioni del
vescovo, mentre il premier José Luis Zapatero si è limitato a una
smorfia.
La polemica è scoppiata alla vigilia della grande manifestazione "Per la
famiglia cristiana", promossa dall’arcidiocesi di Madrid nella capitale
spagnola, a cui sono attese decine di migliaia di persone, i principali
cardinali di Spagna e i rappresentanti delle associazioni cattoliche,
soprattutto quelle più conservatrici.
Lunedì, 31 dicembre 2007
Rassegna stampa sul caso
don Gelmini
http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_29/sarzanini_14df4a7c-b5ed-11dc-ac5d-0003ba99c667.shtml
Verifiche sui contatti dopo l’avvio dell’inchiesta Don Gelmini, indagini su Martellino Il giudice nel 2002 archiviò una prima denuncia su presunti abusi
ritenendola infondata
ROMA — Telefonate, richieste di aiuto, appuntamenti all’estero. Anche la
procura di Firenze indaga su don Gelmini. Sono stati i magistrati di
Terni a trasmettere una parte del fascicolo. Lo stralcio riguarda i
rapporti tra il fondatore della comunità Incontro e Cesare Martellino,
l’ex procuratore di Terni attuale rappresentante per l’Italia di
Eurojust, la struttura di giustizia europea. E dunque dovranno essere i
pubblici ministeri toscani—competenti a valutare eventuali reati
commessi dalle toghe umbre — a stabilire se siano leciti quei contatti
avvenuti dopo l’apertura dell’inchiesta per violenza sessuale che il
sacerdote avrebbe commesso nei confronti di alcuni ospiti della
comunità. Nove ragazzi che, dice l’accusa, sarebbero stati costretti a
subire le sue attenzioni particolari. Il primo ad occuparsi delle
denunce contro don Gelmini fu proprio Martellino.
Nel 2000, Michele Iacobbe, 34 anni, si presentò ai magistrati di Bari
per denunciare di essere vittima di abusi. Il fascicolo fu trasmesso a
Terni, ma il 28 maggio 2002 la procura ritenne infondata la querela e
decise per l’archiviazione. Cinque anni dopo Iacobbe ha presentato una
nuova denuncia. Non è stato l’unico. Altri ragazzi hanno confermato il
suo racconto descrivendo nel dettaglio le molestie. E sono ripartiti gli
accertamenti. Interrogatori, controlli, intercettazioni telefoniche.
Quando la notizia dell’inchiesta è diventata pubblica, don Gelmini ha
contattato Martellino. «Il citato magistrato — si legge in una delle
informative depositate agli atti — ha esternato la sua meraviglia per il
riproporsi di indagini aventi lo stesso contenuto di quelle da lui
personalmente archiviate e ha consigliato al prelato di assumere un
valido difensore».
Fin qui nulla di strano. Ma ad insospettire chi indaga è quanto era
accaduto prima. Vincenzo Di Marzo, un imprenditore romano che è stato
preside dell’Istituto tecnico situato all’interno della comunità di
Amelia, si sarebbe attivato per cercare di saperne di più. «Si è recato
a Torino—annotano gli investigatori—per acquisire informazioni circa le
dichiarazioni di P.M., indicato da un altro tossicodipendente, D.B.,
come una delle vittime di abusi. E poi si è recato all’Aja, in Olanda,
per avere un incontro con il dottor Martellino al fine di avere da
quest’ultimo consigli su come don Gelmini dovesse comportarsi nella
specifica vicenda». Anche le trascrizioni di queste telefonate e la
ricostruzione degli spostamenti dell’imprenditore sono state inserite
nel fascicolo spedito a Firenze. Perché i magistrati dovranno valutare
se il comportamento di Martellino e di chi cercava di scoprire quali
elementi fossero stati raccolti dalla polizia, abbia in qualche modo
favorito l’indagato. Un’accusa già rivolta a due suoi collaboratori,
Luigi La Rocca e Gianpaolo Nicolasi. Entrambi avrebbero cercato di
convincere uno dei ragazzi, G.P., a ritrattare le accuse. E per farlo
avrebbero potuto contare sull’aiuto della madre Patrizia Guarino, adesso
sotto inchiesta con loro per favoreggiamento e rivelazione del segreto
istruttorio.
Fu proprio lei ad informare La Rocca che il giovane era stato
interrogato e aveva raccontato di aver subito violenza. Sono numerose le
denunce citate negli atti, ma alla fine soltanto in nove casi i pubblici
ministeri hanno ritenuto che ci fossero indizi concreti per formalizzare
le accuse nei confronti di don Gelmini. Uno di loro, D.B. si era
confidato con suo padre che era detenuto ed è stato l’uomo, con una
lettera inviata al giudice di sorveglianza di Torino, a denunciare le
presunte molestie subite dal figlio. Gli inquirenti ritengono che il
viaggio nel capoluogo piemontese dell’imprenditore Di Marzo, avesse come
scopo proprio quello di saperne di più su questa segnalazione. Fiorenza Sarzanini
http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_28/sarzanini_e9a21bb2-b521-11dc-b319-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano «Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici
politici»
ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti
ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe
organizzato all’interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i
ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza. E lo
avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo
d’imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della
conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo
favori tramite dette conoscenze ».
Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall’accusa, ci
sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di
convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei
giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più
rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato
attraverso un bonifico online.
Le richieste sessuali
Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano
minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di
ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e
dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato
descrive nei particolari le presunte
avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L’indagato li induceva a
soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella
comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come
pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla
cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di
tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica
derivanti da tale stato». Contesta poi l’aggravante «per aver
approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da
ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con
violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico
servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità
e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a
rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato
Michele Iacobbe, 34 anni. La sua de nuncia fu archiviata nel 2002, ma
lui non si è arreso. L’ha ripresentata quattro anni dopo e così ha
determinato l’apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a
subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel
provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la
comunità e quindi privato della libertà personale ».
Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche
lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote
lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti
che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in
comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva
concesso «l’affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a
manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La
stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici
volte e fino all’ottobre scorso».
L’inquinamento delle prove
Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel
provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla
fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte
vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante
l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile,
comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don
Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei
collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per
favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della
comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei
dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver
appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari
colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad
Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio». Le date
diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre
2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca
obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo
alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente
affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre "in evidente
stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci", aiutando don
Gelmini».
La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un’offerta
di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al
G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a
ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale
la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre
circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31
maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di
don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e
mendace della lettera del 24 novembre 2006».
Il primo giugno scorso, durante l’istruttoria, La Rocca è stato
interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006
ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito
alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di
scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino
«ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».
Fiorenza Sarzanini
Don Gelmini, indagata la mamma irpina di uno degli accusatori
Nell’inchiesta che vede don Pierino Gelmini accusato di violenza
sessuale nei confronti di otto giovani della sua comunità, figurano
indagati anche tre collaboratori del sacerdote, fra cui Patrizia
Guarino, originaria della provincia di Avellino, accusata dalla Procura
di favoreggiamento personale per avere riferito all’entourage del
sacerdote dell’interrogatorio cui era stato sottoposto il figlio, uno
degli accusatori di don Gelmini. Dopo circa un anno di indagini svolte
dalla polizia nel più assoluto riserbo, ieri la Procura di Terni ha
notificato ai difensori di don Pierino Gelmini l’atto di conclusione
delle indagini nella quale l’ultraottantenne sacerdote è accusato di
molestie sessuali ai danni di otto ospiti della «Comunità Incontro» da
lui fondata. Gli altri due collaboratori indagati sono Pierluigi Larocca,
e Giampaolo Nicolasi, anche lui ufficialmente residente nella comunità.
Scritto da Mario Campanella – “La Provincia Cosentina” del 05/01/08
sabato, 05 gennaio 2008 20:56
Chiesa: Interdetti dalle funzioni religiose i due sacerdoti della Curia
cosentina
Il presule annuncia una rivoluzione etica e una fase di penitenza e
preghiera
Una dimostrazione plastica di voler voltare pagina e di riaffermare la
primazia dell’etica
Monsignore Salvatore Nunnari ha sospeso a divinis Padre Kevin Chukwuka e
Don Alfredo Luberto. Entrambi i sacerdoti non potranno più amministrare
i sacramenti, essendo il provvedimento sospensivo intercorrente e
immeditamente esecutivo.
Il provvedimento è stato firmato circa un mese fa, ma nessuna notizia è
trapelata dalle stanze di Piazza Parrasio. Padre Chukwuka è stato
condananto in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti
di una bambina di Acri. Una vicenda gravissima considerato che il
sacerodte nigeriano era parroco di una delle più importanti chiese del
comune. Don Alfredo Luberto, invece, amministratore della Fondazione
Papa Giovanni XXIII, si trova ancora agli arresti domiciliari, dopo gli
arresti avvenuti lo scorso luglio, per le gravi accuse di malversazione
relative alla sua gestione. Per il sacerdote di colore si profila la
possibilità concreta di un allontanamento definitivo dalla Chiesa
qualora la Corte di Cassazione dovesse rendere certa la condanna a due
anni inflittagli dal tribunale di Cosenza e confermata dalla Corte
d’Appello di Catanzaro. Per Luberto, invece, si profilano le dimissioni
volontarie, anche in relazione al fatto che il sacerdote cosentino ha
confermato agli inquirenti gran parte delle contestazioni addebitategli.
I provvedimenti di sospensione segnano una svolta nell’azione di Mons
Nunnari. Una svolta certamente positiva, con l’immagine di una Chiesa
che non vuole più rimuovere i suoi problemi, ma affrontarli direttamente
e superarli, ribadendo la primazia dell’etica nella gestione quotidiana
della Chiesa. Il terzo sacerdote sospeso in un anno (Padre Fedele
Bisceglie è stato interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come
prevede il diritto canonico) chiude il cerchio di un bilancio non certo
meritevole, ma di cui (è opportuno ricor- darlo) l’attuale Vescovo non
ha colpe. Lo scandalo del Papa Giovanni, che ha colpito una struttura
diretta della Chiesa (compreso il laicato), ha riguardato uomini e
nomine che appartenevano al suo predecessore, Giuseppe Agostino. Il
lungo proclama contro l’usura, male che affligge nel cuore la sua città,
è la testimonianza di una volontà precisa di non tacere e di alzare
sempre di più la voce contro settori precisi dei colletti bianchi.
Nunnari è un uomo intelligente, che sa distinguere la zizzania dalla
buona erba. Pe rquesto ha riferito ad Eugenio Facciolla nomi e
circostanze sulle pressioni che ha subìto per l’affidamento della
struttura di Serra Aiello. Pressioni inutili, atteso che la struttura
non è stata data a nessuno. Una nuova pagina, forse, si prospetta per la
chiesa cosentina.
Coinvolti in inchieste giudiziarie, sospesi due parroci a
Cosenza
L’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, monsignor Salvatore
Nunnari, ha sospeso ‘a divinis’ due parroci, padre Kevin Chukwuka e don
Alfredo Luberto. Il provvedimento e’ stato assunto il mese scorso, ma la
notizia si e’ appresa solo oggi.
Si tratta di una presa di posizione causata dalle inchieste giudiziarie
che hanno riguardato i due sacerdoti. Padre Chukwuka e’ stato condannato
in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti di una
bambina di Acri, la cittadina dell’entroterra cosentina in cui il
nigeriano era parroco.
Don Luberto, invece, amministratore della fondazione "Papa Giovanni
XXIII", responsabile dell’omonima struttura per anziani e malati
mentali, e’ ancora ai domiciliari dopo l’arresto deciso a luglio per
presunte malversazioni nell’amministrazione dell’istituto. Il parroco ha
ammesso molte delle accuse contestategli dalla procura e potrebbe
dimettersi abbandonando l’abito talare.
Il provvedimento di monsignor Nunnari segue quello firmato nei confronti
di padre Fedele Bisceglia, il frate francescano sotto processo con
l’accusa d’aver violentato una suora. Padre Bisceglia e’ stato
interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come prevede il
diritto canonico.
Domenica, 06 gennaio 2008
Ancora su don Gelmini
Notizie dall’agenzia
ADISTA
IL VATICANO SCARICA GELMINI:IN CASO DI RINVIO A
GIUDIZIO, DOVRÀ LASCIARE LA SUA COMUNITÀ
34221. AMELIA (TR)-ADISTA. Può ancora contare sull’appoggio di Silvio
Berlusconi che, intervenendo telefonicamente alla tradizionale festa del
25 dicembre organizzata ad Amelia per festeggiare il Natale e salutare i
ragazzi che terminano il loro percorso terapeutico alla Comunità
Incontro, ha assicurato tutto il suo impegno, la sua vicinanza, il suo
aiuto. E potrà contare ancora anche sul sostegno di molti esponenti di
An e del centrodestra, primo fra tutti Maurizio Gasparri. Ma don Pierino
Gelmini sembra oramai non poter contare più su quello della gerarchia
cattolica.
Il 27 dicembre scorso, infatti, la Procura di Terni ha chiuso le
indagini a suo carico. Il capo di imputazione formulato dall’accusa è
molestie sessuali a danno di nove ragazzi. Don Pierino li avrebbe
molestati e in alcuni casi costretti ad avere rapporti sessuali,
"minacciando - come sottolinea il pubblico ministero nel capo
d’imputazione - di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di
numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite
dette conoscenze". I presunti abusi sarebbero avvenuti, secondo i pm,
dal 1999 al 2004, sempre all’interno della Comunità di Amelia; uno dei
ragazzi sarebbe stato molestato "fino a tutto il mese di ottobre 2007",
quando cioè il sacerdote era già stato interrogato e sapeva quindi di
essere sotto inchiesta. Due delle presunte vittime, inoltre, erano,
all’epoca dei fatti, minorenni. Stante la mole di testimonianze raccolte
(decine i ragazzi ex ospiti che hanno deciso negli ultimi mesi di
raccontare la loro versione dei fatti agli inquirenti) il rinvio a
giudizio dovrebbe essere scontato. Dall’avvio delle indagini, inoltre,
la posizione di don Gelmini si è ulteriormente aggravata. Non ci sono
solo le accuse di abusi e molestie sessuali, infatti, ma anche quella di
aver tentato, con l’aiuto di tre stretti collaboratori, di costringere
al silenzio i suoi accusatori arrivando anche ad offrire denaro.
Inoltre, Gelmini è accusato anche di aver tentato di ottenere notizie
riservate sulle indagini in corso a suo carico (v. notizia successiva).
Così, in vista del probabile avvio di un processo penale a carico del
fondatore della Comunità Incontro, il Vaticano pare abbia fatto un passo
indietro, inviando una lettera a Gelmini, i cui contenuti, gli sarebbero
stati anticipati già a metà dicembre, nel corso di un incontro con il
vescovo di Terni mons. Vincenzo Paglia. Il succo della missiva sarebbe
questo: se ci sarà il rinvio a giudizio, il Vaticano chiederà a don
Pierino di lasciare la guida della comunità. Non si tratterebbe di un
provvedimento disciplinare. Solo la richiesta – simile a quella fatta al
fondatore dei Legionari di Cristo padre Marcial Maciel (anch’egli
accusato di abusi sessuali da molti suoi ex seminaristi) – di ritirarsi
a vita privata. Ma per don Pierino è una tegola ben più pesante che un
provvedimento canonico. Significherebbe abbandonare per sempre la
comunità di recupero che ha fatto la sua fortuna. Tanto più che Gelmini,
ancora fino a poco tempo fa, sperava nella una difesa d’ufficio della
Santa Sede. Don Pinchelli, uno dei sacerdoti che lo affiancano, dopo
l’avviso di garanzia ricevuto in agosto da don Pierino, si è rivolto a
Benedetto XVI chiedendogli di "difendere l’operato di quanti lavorano
nella comunità". Nell’ottobre scorso, il papa, attraverso il Sostituto
mons. Fernando Filoni, ha risposto alla lettera di don Pinchelli
assicurando "la sua preghiera affinché quella benemerita opera, con la
grazia di Dio, possa continuare a promuovere il recupero e la crescita
umana e cristiana di tanti ragazzi e ragazze emarginati". L’invio
dell’"implorata benedizione apostolica", è stata interpretata
dall’entourage di Gelmini come una netta presa di distanza del Vaticano
rispetto all’iniziativa della magistratura. Ma probabilmente non era
così. O almeno, non è più così, visto l’intricato guaio giudiziario in
cui è adesso invischiato don Pierino. Un guaio da cui la Chiesa intende
restare fuori, specie per l’enorme esposizione mediatica che la vicenda
rischia di avere nei prossimi mesi.
La risposta di Gelmini alla richiesta del Vaticano non si è comunque
fatta attendere: "Don Pierino Gelmini - ha dichiarato il suo portavoce
Alessandro Meluzzi - ha chiesto pro gratia e umilmente al Papa, in una
lettera, di essere ridotto allo stato laicale, nella determinazione di
rimanere fino alla morte nella Comunità Incontro con i ragazzi, senza
coinvolgere la Comunità e per poter affrontare le questioni
giudiziarie". In soldoni: meglio una sanzione canonica, anche gravissima
come la riduzione allo stato laicale (particolarmente sgradevole per un
prete come Gelmini, attaccatissimo ai titoli ed ai privilegi
ecclesiastici, tanto che negli anni ‘60 millantava un titolo – quello di
monsignore – mai ottenuto, v. Adista n. 57/07), piuttosto che la perdita
della leadership della sua comunità (alla festa del 26 dicembre, ad
Amelia, c’era comunque uno storico amico e sponsor di Gelmini, monsignor
Franco Gualdrini, ex vescovo di Terni, simbolicamente nominato da Don
Pierino anche ‘vescovo’ della sua Comunità). Ci fu un caso, per la
verità, in cui il Vaticano accettò la riduzione allo stato laicale di un
prete per consentirgli di affrontare in piena autonomia, e senza
coinvolgere le istituzioni ecclesiastiche, una vicenda giudiziaria. Si
tratta di don Zeno Saltini, che alla fine del 1953 chiese e ottenne pro
gratia (la stessa formula usata da Gelmini) la riduzione allo stato
laicale per affrontare le vicende che avevano portato alla violenta
chiusura di Nomadelfia, ma anche il processo che si era aperto a Bologna
nel novembre 1952, nel quale don Zeno e alcuni collaboratori erano
accusati di truffa e millantato credito. Nomadelfia si ricostituì a
Montorsaio, nella Maremma Grossetana già a partire dal 1954. E il
processo a carico di don Zeno e degli altri "Nomadelfi" si concluse con
la piena assoluzione. Don Zeno, che lo richiese fin dal 1957, fu
reintegrato nello stato clericale nel 1962 e poté così celebrare la sua
seconda "prima messa". Ma quella era un’altra storia. (valerio gigante)
TUTTI GLI UOMINI DI DON PIERINO NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA
34222. TERNI-ADISTA. Non è solo don Pierino Gelmini ad essere coinvolto
nelle indagini avviate dalla Procura di Terni e concluse il 27 dicembre
scorso. Intorno a lui si sarebbe infatti creata una "rete" di
protezione, attiva già alla fine del 2006. Scrive il pm negli atti
depositati in Procura alla conclusione degli indagini che Patrizia
Guarino, madre di una delle presunte vittime, G. P., "dopo aver saputo
le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre
2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La
Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le
investigazioni". La Rocca è uno dei più stretti collaboratori di don
Pierino. "Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don
Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca
si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio".
Il 26 novembre 2006, "mediante offerta di lavoro - contesta il
magistrato - La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il
29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di
Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15
novembre "in evidente stato confusionale e sotto effetto di
psicofarmaci". La Rocca è ora indagato per favoreggiamento, insieme alla
Guarino e Giampaolo Nicolasi, coordinatore della comunità madre di
Molino di Silla (Amelia) e braccio destro di don Gelmini. Insieme a lui,
La Rocca avrebbe infatti "indotto con un’offerta di lavoro e somme di
denaro che venivano effettivamente corrisposte al G. P. in varie
occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire
mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la
falsità delle precedenti accuse a carico di don Gelmini e altre
circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31
maggio 2007 G. P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di
don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e
mendace della lettera del 24 novembre 2006". Durante l’istruttoria, il
primo giugno scorso, La Rocca, interrogato su questo episodio, ha
affermato: "Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa
persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma
non sono stato io a chiedergli di scriverla". Ma ha poi ammesso che don
Ezio Miceli, amico di don Pierino, "ha regalato 5mila euro alla madre
del ragazzo perché ne aveva bisogno".
Inoltre, una tranche dell’inchiesta a carico di don Gelmini è stata
inoltrata dai magistrati di Terni alla procura di Firenze. Lo stralcio
riguarda i rapporti tra il fondatore della comunità Incontro e Cesare
Martellino, l’ex procuratore di Terni attuale rappresentante per
l’Italia di Eurojust, la struttura di giustizia europea, con cui Gelmini
ha avuto contatti per telefono e tramite Vincenzo Di Marzo, un
imprenditore romano che è stato preside dell’Istituto tecnico situato
all’interno della comunità di Amelia, per ottenere informazioni in
merito alle indagini a suo carico. I magistrati di Firenze dovranno
valutare se il comportamento di coloro che tentavano di scoprire quali
elementi fossero stati raccolti dalla polizia abbia in qualche modo
favorito l’indagato. (valerio gigante)
Articolo tratto da ADISTA
La redazione di ADISTA si trova in via Acciaioli n.7 - 00186 Roma Telefono +39 06 686.86.92 +39 06 688.019.24 Fax +39 06 686.58.98 E-mailinfo@adista.it Sito
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Venerdì, 11 gennaio 2008
«Il prete mi ha
molestato»
Un giovane pastore del
Brindisino ha denunciato un sacerdote per presunte violenze avvenute nel 2001
quando aveva solo 15 anni, e pascolava il gregge nelle campagne di Erchie
ERCHIE (BRINDISI) - Avrebbe molestato in più occasioni
un pastorello che col suo gregge si aggirava nelle campagne di Erchie,
fino a quando il giovane, diventato maggiorenne, non ha denunciato tutto
ai carabinieri. Ora un sacerdote di 61 anni del paese, che è anche
titolare di cattedra in una scuola media, rischia il processo per
violenza sessuale e atti osceni. La notizia è pubblicata nelle pagine di
cronaca di Brindisi della «Gazzetta del Mezzogiorno».
Il sostituto procuratore presso il tribunale di Brindisi Pierpaolo
Montinaro ha chiesto infatti il rinvio a giudizio del sacerdote. I fatti
risalirebbero al 2001, quando il pastorello aveva 15 anni, ma le
indagini sono state avviate nel gennaio del 2006, dopo la denuncia della
vittima.
Il pastorello sarebbe stato avvicinato più volte dall’uomo, che avrebbe
cercato di convincerlo ad avere con lui rapporti sessuali e in una
circostanza lo avrebbe fatto assistere ad un rapporto con una persona di
colore. Il ragazzo avrebbe saputo solo anni dopo che il molestatore era
un sacerdote, quando cioè ha fatto denuncia ai carabinieri e questi sono
risaliti all’identità dell’uomo attraverso la targa della sua auto.
Ribadiamo, caso mai ce ne fosse bisogno, che a noi interessa
esclusivamente la verità e che in questo come in tutti gli altri casi
comunque stiamo dalla parte delle vittime.
domenica 13 gennaio 2008
Copia di una e-mail di Bruno Zanin diretta a un giornalista
collaboratore di Enrico Mentana per il caso Gelmini
(per il rispetto della Privacy abbiamo reso anonimi
il contatto email, i nomi dei giornalisti e quelli dei testimoni)
Gentile xxxxxx scrivo a lei che ha creato il contatto
tra me e Matrix. Mi é parsa una persona seria, e rispettosa, di lei
mi sono fidato e con lei sono stato chiaro fin dall’inizio quando mesi
or sono, inchiesta in corso, lei mi propose e insistette perchè
accettassi di partecipare a Matrix. Rifiutai, ho le e-mail che ci siamo
scambiati a conferma e che spiegano la ragione di tale rifiuto. Mi resi
comunque disponibile a ridiscuterne ad indagine chiusa e, come sa, sono
stato di parola. Mi permetto di allegarle un brano della sua ultima
e-mail.
"Caro Zanin, allora sembra che Matrix si occupi
del noto caso. Io però nel frattempo mi sono spostato a Cologno su
un’altra produzione, ma ho girato tutto il materiale a xxxxxxxx che
è caporedattore con Mentana, che è un’ottima giornalista e una
persona molto seria. Le ho dato il suo libro e le ho girato un po’
delle nostre mail dei mesi scorsi. La contatterà! Buon lavoro!",
XXXXXX
Non mi contattò la Signora xxxxx, ma il giornalista
xxxxxx.
La sua e-mail mi raggiunse in Francia dove trascorrevo le feste
Natalizie. Seppi da lui quanto lei mi aveva anticipato, che cioe’ Matrix
stava preparando una puntata sul caso Gelmini. Nella sudetta e-mail il
suo collega mi chiedeva se accettavo di partecipare alla trasmissione
ora che l’inchiesta era chiusa, giacchè anche
Marco Salvia aveva accettato. Dall’altra parte c’era
Alessandro Meluzzi a fare da contraditorio (io e Marco Salvia, lo
voglio dire, non ci conosciamo di persona, ci siamo conosciuti per la
questione Gelmini mesi or sono, ci siamo scambiati diverse e-mail in
privato, siamo sulla stessa linea riguardo al Gelmini, lui ha letto il
mio libro e io il suo, ci stimiamo, amen). Vedendomi ben disposto a
collaborare, xxxxxx mi chiese se sapessi come metterlo in contatto con i
testimoni della accusa, mi fece il nome di YYYXXX. Gli dissi che il tale
lo conoscevo solo attraverso gli articoli letti sui giornali, nessun
contatto, solo l’on. Grillini mi pare lo avesse incontrato nel
carcere...
"Ma tu hai contatti con qualcuno di questi che sono andati a Terni dagli
inquirenti come hai fatto tu?"
Gli risposi: vada a leggere qui in questo blog, tra i ragazzi che mi
hanno contattato ultimamente, questo era in comunitá durante la baraonda
di questi mesi, é lucido e tutt’altro che vendicativo, mi ha informato
di essere stato molestato anche un mese prima di uscire, dunque durante
l’inchiesta in corso.
E gli inviai questo
link, "lo vada a leggere anche lei".
Gli dissi che tra i più attendibili c’era anche un ragazzo laureato in
sociologia e un terzo minorenne quando don Gelmini lo aveva molestato,
ero riuscito a parlare con lui e la madre, che era infuriata quanto mai
perchè era sempre stata una fanatica di Gelmini finchè il figlio non le
aveva aperto gli occhi questa estate, confidandole tutto. [continua
a leggere]
"Mi puoi mettere in contatto con questi qui?" Mi chiese il
suo collega. Contattai il primo. Dopo molte resistenze il ragazzo si
rese disponibile a patto di conservare l’anonimato.
Contattai il secondo, era in viaggio. Parlai con la madre del terzo e le
chiesi se era disposta a testimoniare con il figliolo, naturalmente
protetti dall’anonimato.
Accettarono. Li misi in contatto con la redazione. I tre diedero la loro
testimonianza registrata. Lei ha sentito solo madre e figlio perchè
l’intervista del terzo, il parente del personaggio importante, non so
perché, ma non l’hanno mandata in onda, forse troppo cruda, io comunque
ho ricevuto copia dattilografata e le assicuro che é notevole.
Dunque Mentana grazie al sottoscritto aveva ottenuto tre preziose
testimonianze, più la mia naturalmente.
E arriviamo a me. Io dalla Francia dovevo venire in Spagna, cosa già
stabilita da tempo, accettai di intervenire ma non in video conferenza,
bensì in audio. Le risparmio la cronaca spiccia, i contatti con la
redazione sono stati corretti e professionali, complimenti. Ed arriviamo
alla registrazione: dal lunedì, come prevista, venne rinviata al martedí,
dalle tre, fu spostata alle quattro del pomeriggio. La postazione per il
collegamento era un albergo di periferia della città dove mi trovo
ospite di un amico dei tempi di Piazza di Spagna, qui avevo preso una
stanza.
Ci fu sin dall’inizio un forte ritardo. Ho fatto per anni televisione e
sono abituato a questi tempi morti.
Dettaglio: ancora non avevo parlato neanche un minuto con Mentana.
Poi finalmente il contatto con lui. Enrico fu diretto:
"Zanin, diamoci del tu cosí facciamo prima... Dimmi, quali film hai
fatto?" Quali film? Pensai io. E qui mi venne in mente di quando facevo
l’attore e arrivavo in certi set scalcinati dove tutto era improvvisato
e sconclusionato, nessuno sapeva nulla di quel che si doveva fare, di
che ruolo doveva interpretare, e tutti volevano insegnare ... Ma come,
nessuno gli ha preparato una scheda su di me! Non gli hanno detto niente
del mio libro dove parlo di preti pedofili e di abusi? Mentana sa o non
sa che ho collaborato per Radio Vaticana e ho scritto reportage dalla
Bosnia durante la guerra per il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana,
che lavoravo per l’associazione Emmaus dell’Abbe Pierre, un prete di
tutt’altra pasta rispetto a Don Pierino, un prete che all’areoporto di
Spalato, prima di partire con l’elicottero dei caschi blu per Sarajevo
assediata, si era preso mio figlio undicenne sulle ginocchia e in
francese gli aveva detto, accarezzandolo e guardando verso me: "un
giorno, Fiorenzo, capirai e sarai contento di questo padre matto
saltafossi che hai". Lo sa Mentana, mi chiedevo ancora, che sono anni
che rompo i coglioni al Don Gelmini? -"Beh, faccio io, tornando alla
domanda, ho fatto Amarcord di Fellini", incontro casuale "questo lo
so..." fa Mentana, "e poi che altri film hai fatto?" ...
Ho detto i titoli dei primi quattro film tra i più importanti che mi
sono venuti in mente.... e accennai al Piccolo teatro di Milano,
Strehler, Ronconi... stavo per dirgli del mio libro, ma lui aveva fretta
e mi anticipó. -"E non fa piú l’attore?" Tentai di spiegargli della
vocazione perduta, ma lui tagliò corto... -"Bene, bene tra un po’
registriamo, siamo già in forte ritardo, mi è stato detto che conosci
da tempo don Gelmini e hai molte cose da dire... Ma mi raccomando,
niente toni offensivi, insulti, termini scabrosi, siamo in televisione,
inteso? A dopo, Zanin." Conversazione chiusa, tempo di durata? Boh,
forse 5 minuti. E fui mollato lì, nuovamente ad aspettare che la
registrazione iniziasse...
Passati dieci, quindici minuti non piú, squilla il cellulare, dalla
regia mi dicono: "Zanin stiamo per registrare... può seguire in audio".
Riprendo in mano la cornetta, sento la sigla e poi Mentana che presenta
la trasmissione, il tema, gli ospiti presenti...
Tutto questo lei lo sa, l’avrà visto. Io con la cornetta in mano,
attraverso il filo di suono che mi arriva, seguo i vari interventi.
Immagino ció che non vedo. Immagino la tensione di Marco Salvia, la sua
freddezza nel raccontare, noto i termini approppriati e misurati che
usa, la corretta coniugazione dei verbi, ammiro la calma e la serietá di
Don Albanesi, mi sorprende e mi riempie di gioia il suo intervento: oh
finalmente, finalmente, finalmente, evviva Dio, un prete con le palle,
un prete vero, non ipocrita!!! (tanto di cappello). Sento D’Annibale che
non ho mai visto una volta, non so che faccia abbia, lo sento dire cose
scontate, altre campate in aria e inesatte. Sento la forzata risatina e
gli scioglilingua del mio nemico giurato Meluzzi (nota bene, lunedí, che
ero collegato su Skype al pc, un cortese signore che aveva chiesto un
contatto audio, mi consigliava caldamente, cristianamente, umanamente,
disinteressatamente di pensarci tre volte prima di raccontare certe cose
come giá facevo impunemente da tempo in internet, perché c’erano, se mai
l’avessi scordato, fior fiore di avvocati che difendevano il Gelmini, lo
tenessi ben presente prima di sparare altre cazzate e spargere altro
fango sul suo operato e sulla sua persona. "Vorrei dirle", precisava il
tizio, "non pensi tanto a Don Gelmini, vecchio e malato, con un piede
già nella tomba avvezzo a lottare e a difendersi... il male che fa é ai
ragazzi delle comunità, tutto quel chiasso e quelle accuse infamanti e
calunniose li hanno confusi e messi in pericolo".
Seguo la trasmissione, sento la testimonianza della madre e del figlio e
mi fa bene sapere che sono lì a dire la verità... poi seguo ancora il
dibattito, Meluzzi é insopportabile, falso, fazioso, incredibile,
scorretto, in cattiva fede... pause pubblicitarie, altri interventi.
Mentana passa il documento che racconta i passati canaglieschi e
truffaldini del Monsignor Gelmini che io conosco bene (manca un
episodio gravissimo che Mentana e immagino solo gli inquirenti
conoscono e che quando salterà fuori don Gelmini non avrà posto dove
nascondersi se non nella pietà di Dio e in una tomba).
... Ed ecco tocca il mio turno. Mentana mi sta introducendo. Si immagini
lei al mio posto. Davanti a me un muro bianco. Una stanza spoglia,
albergo vuoto, io seduto sul letto, il telefono in mano, una penna e un
foglio di carta sul comodino dove ho segnato degli appunti e altri li ho
segnati durante la registrazione. Sono mesi che sono pressato,
insultato, minacciato, avvertito, consigliato di lasciar perdere questa
battaglia contro don Gelmini, una storia che iniziò piú di quaranta anni
fa... e mi prende una grande emozione. É giunto il momento in cui, dopo
essere stato scambiato per matto, per mitomane, per figlio di puttana,
per bugiardo, posso dire a un milione di italiani chi veramente è quel
prete che in certe foto si presenta come il mago Otelma, in altre come
un prete di campagna, in altre come un santo perseguitato, infine come
amico di potenti politici, Berlusconi in testa. In questa interminata
attesa di andare in onda, in questi interminati anni e grande scoramento
che mi prendeva quando nessuno mi voleva credere, dopo essermi preparato
mille discorsi e una quantità infinita di spiegazioni da dare, con
precisi episodi da raccontare, date e fatti anche inspiegabili,
coincidenze incredibili, confidenze dolorose ricevute, telefonate
fatte, lettere anonime scritte, scherzi da prete inscenati (il falso
arresto a Fiumicino di Gelmini 10 anni fa) per far sapere, informare,
far sorgere almeno un dubbio su chi realmente fosse il "Don", dopo
essermi preparato sin nei dettagli tutto quello che avrei dovuto dire
per essere chiaro ed essenziale, ebbene sento Mentana che mi presenta
come un attore che ha fatto Amarcord, quindi i nomi dei quattro film in
seguenza precisa, come glieli avevo detti poco prima, idem per il teatro
e conclude... conclude dicendo che... dopo aver fatto questo, mi sono
perso...
Perso!!!?? Ho avuto un fremito di ribellione. Ma perso dove?... Nei
meandri della droga?.. Nell’alcool?... Nella giungla?... Nella merda?...
Nel vizio innominabile?... Perso in Dio?... No, Mentana non lo ha detto
dove mi sono perso. Si é limitato a dire che mi sono perso e basta. Ma
che cazzo ne sa lui di me, della mia vita, della mia perdizione! Ma cosa
gli viene in mente di dire a questo signore, mai incontrato una volta,
completamente disinformato sul mio conto, penso io. Ma che stronzata ho
fatto ad accettare di parlare in questa trasmissine dove vengo
presentato come un poveraccio piuttosto che come un prezioso
collaboratore!!! E del mio
libro perchè, perchè non ne ha parlato? Ma il libro è anche uno dei
motivi per cui sono qui a sputtanare un prete impostore laido e
criminale che assomiglia... a quell’altro prete, a quello che me l’ha
buttato nel sedere quando avevo 13 anni e che tutti lodavano,
osannavano, credevano santo... forse lo hanno fatto pure vescovo, chissá...
E a questo punto, colpo magico di bacchetta, la lavagna della mia mente
si fa nera o bianca, fa lo stesso, e dalla sua superfice sparisce tutto.
Vuoto assoluto, un inesprimibile senso di vertigine e nausea, la
senzazione di essere dentro a un sogno stregato, la lingua paralizzata.
E ora cosa racconto, da dove comincio? Non trovo niente... Non so
neanche da dove cominciare. C’è un automatismo in noi che ci consente di
aprire bocca e di balbettare qualcosa anche quando ci stanno per
fucilare. Questo automatismo scatta ed inizio ...
Non mi faccia, caro xxxxx, raccontare ciò che giá sa e ha visto...
(Immagino il godimento di Meluzzi nel vedermi imbranato, titubante,
camminare sul un filo teso con lungagini insopportabili per Mentana).
Quello che della mia testimonianza si é visto e sentito nella puntata
trasmessa in serata é un montaggio, sì, un montaggio fatto con tagli
studiati per rendere tutto piú confuso... e contorto. Infatti il
racconto di come ho incontrato Gelmini, da Villa Borghese, dove lo
incontrai assieme a un amico ladro, quindi il ristorante dove ci portó a
mangiare, tutt’ad un tratto passa a Castel di Tora. Tagliato un pezzo.
Infine si sentono le mie scomposte proteste per l’interruzione fatta dal
Meluzzi.
Caro XXX, ho risentito via Skype in serata la registrazione integrale in
audio fatta in studio e si sente bene che a un certo punto, sentendomi
raccontare ciò che poi Mentana appunto ha tolto, tagliato, il Meluzzi,
cominciando a gridare, mi interrompe, minaccia di alzarsi ed andarsene e
chiudere la trasmissione lì. Se la faccia dare e la ascolti!
E’ questo il modo di fare giornalismo indipendente e obbiettivo,
rispettoso? Veda lei cosa si può fare, minimo una rettifica, le scuse
non mi interessano, ma Mentana dovrebbe avere l’onestá di dire a Matrix
la settimana prossima, riferendosi alla puntata su Don Gelmini, che per
la fretta, per sbadatagine, o per la tensione, per Gesu’ e Maria se
vuole, ha mancato di presentarmi come doveva, e deve altresì essere così
gentile, se può, di passare il pezzo tagliato prima che arrivi su
YOUTUBE.
Sono costretto a farlo per la mia persona, la mia dignitá, e per fare
chiarezza. I cinquecento euro, poi, che mi hanno proposto per il
disturbo, visto che non ho firmato nulla, Mediaset può tenerseli, vivo
anche senza. Un caro saluto, Bruno Zanin
Lunedì, 14 gennaio 2008
Pedofilia: confessa il
prete svizzero indagato in Francia
Un prete svizzero di 67
anni ha confermato alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente il
nipote di 12 anni
Un prete svizzero di 67 anni sospettato di pedofilia in Francia ha
confermato durante un’audizione davanti alla polizia giurassiana di aver
molestato sessualmente un minorenne nel 1992. La vittima era il nipote
di 12 anni, ha indicato la giustizia giurassiana.
Il sacerdote ha precisato di aver avvicinato intimamente il ragazzo in
una sola occasione dopo il suo arrivo in Francia nella regione di
Grenoble, ha precisato oggi il procuratore generale della Corte
d’appello di Lione, Jean-Olivier Viout.
Ascoltato dalla polizia giudiziaria giurassiana lunedì l’uomo ha poi
dato il suo accordo affinché il verbale venisse consegnato al
procuratore generale della Corte d’appello di Lione. Il 67enne avrebbe
anche riconosciuto di aver commesso molestie in Svizzera.
Il prete era già stato implicato in altri casi di pedofilia in Svizzera
tra il 1968 e il 1972.Nel 1989 aveva lasciato la Svizzera e vissuto in
Francia dove dapprima aveva ottenuto un ministero a Grenoble (F). Nel
2002, la Diocesi di Ginevra, Losanna e Friburgo, venuta a conoscenza
della situazione, ha allertato la curia di Grenoble della pericolosità
dell’uomo. Quest’ultimo ha negato i fatti, ma è comunque stato
trasferito a Lione (F), secondo informazioni date alla stampa da Nicolas
Betticher, portavoce della diocesi romanda.
La giustizia francese potrebbe decidere di archiviare il caso o chiedere
un mandato d’arresto internazionale a causa della gravità dei fatti. Le
autorità francesi avevano inoltrato giovedì scorso una domanda di
assistenza giudiziaria per procedere ad un’udienza del prete, dopo che
questi aveva ammesso in interviste al giornale "Tribune de Lyon" di aver
commesso un abuso sessuale in Francia.
La polizia giurassiana sta indagando per sapere se l’uomo abbia commesso
abusi in Svizzera non ancora prescritti. Trasmetterà quindi le sue
conclusioni al Ministero pubblico che potrà, all’occorenza, aprire un
procedura e chiedere l’arresto del sospettato.
Il prete risiede da due anni al convento dei cappuccini di Montcroix a
Delémont. L’uomo, che aveva lasciato la Svizzera dopo un caso simile
terminato con un indennizzo alla vittima, ha vissuto per oltre una
decina d’anni in Francia ed è poi tornato in Svizzera nel 2005.
Venerdì, 18 gennaio 2008
Usa, suora condannata per
abusi sessuali
Nuovo scandalo
nella chiesa cattolica americana
Norma Giannini, che
ora ha 79 anni, ritenuta colpevole di molestie negli anni ’60 ai danni di due
alunni
MILWAUKEE (Wisconsin) - Un nuovo scandalo sessuale si
abbatte sulla chiesa cattolica statunitense. Norma Giannini, una suora
italo americana di 79 anni è stata condannata a un anno di reclusione e
a dieci con la condizionale per aver abusato ripetutamente di due suoi
alunni di 12 e 13 anni negli anni ’60. Teatro delle molestie sessuali,
descritte come «baci e palpeggiamenti», fu la scuola media cattolica St.
Patrick di Milwaukee di cui era suor Norma era la direttrice. Secondo
quanto riferisce il "Chicago Tribune" la Giannini ha anche ammesso in
un’inchiesta interna dell’arcidiocesi di Milwaukee di aver abusato di
almeno altri quattro minori. NEL 1992 RIMOSSA DALL’INCARICO - I responsabili della prelatura
vennero a conoscenza del caso la prima volta nel 1992 ma, come scrive il
giornale, non informarono le autorità limitandosi a rimuoverla da ogni
incarico. La procura riuscì a istruire il caso solo nel 2005 solo dopo
che le vittime, James St.Patrick e Gerald Kobs, denunciarono i fatti.
LE DUE VITTIME - I due, ormai quarantenni, erano presenti in aula
al momento della sentenza. Hanno raccontato di come i traumi subiti
abbiano condizionato la loro vita e si sono detti delusi dall’entità
della pena. Condanna che sarà scontata non in una prigione normale ma in
una Casa di Correzione, come ha stabilito il giudice viste le cattive
condizioni di salute della suora. Kobs ha spiegato di aver pensato più
volte al suicidio mentre St.Patrick ha confessato di aver cercato
consolazione dopo la scuola negli stupefacenti e nell’alcol e di aver
perso la fede. Suor Norma, che in aula ha chiesto scusa per gli abusi
commessi, originaria di Chicago entrò in convento a 18 anni. Iniziò a
insegnare nel 1949 alla St.Paul of the Cross di Park Ridge, e in seguito
in altre scuole cattoliche a Chicago e infine nel 1964 arrivò a
Milwaukee. Dopo cinque anni tornò in Illinois. Alla psicologa
dell’arcidiocesi che gli chiese cosa, secondo lei, i ragazzi pensavano
di quello che gli faceva, suor Norma rispose: «Si stavano divertendo...Quanti
adolescenti potevano resistere a questa opportunità»
Un prete neocastellano accusato di aver commesso atti di pedofilia negli
anni ’80 si è suicidato ieri sera, ha indicato all’ATS un membro della
famiglia confermando una notizia anticipata dalla radio locale RTN. In
una lettera, il sacerdote critica la "caccia mediatica" di cui era
oggetto.
L’uomo si è in particolare scagliato contro la mediatizzazione dei casi
di pedofilia nella Chiesa cattolica. "Non ne posso più", ha scritto
nella lettera, secondo il famigliare. Il sacerdote non sopportava la
stampa che tornava incessantemente alla carica con vicende che risalgono
a più di 20 anni fa.
L’uomo non era oggetto di nessun procedimento penale. Un’ordinanza di
non luogo a procedere era infatti stata pronunciata nel 2001, poiché i
fatti del quale era accusato, che risalgono all’inizio degli anni 80,
erano caduti in prescrizione. Due perizie psichiatriche, commissionate
all’epoca dalla Chiesa, hanno stabilito che l’uomo era sotto controllo.
La famiglia chiede il diritto all’oblio. La diocesi di Losanna, Ginevra
e Friburgo non ha voluto esprimersi.
Martedì, 05 febbraio 2008
Tanta fatica per ottenere
dichiarazioni che non portano a nulla
Traduzione di Salomone
Stefania
8 febbraio 2008
Falliti i ripetuti tentativi di raccogliere firme tra
i vescovi USA
di DENNIS CODAY
Il Gruppo Riformista Cattolico Americano "Call to
Action" sta continuando il suo tentativo di fare pressioni sul Vescovo
Fabian Bruskewitz di Lincoln affinché si adegui alle linee guida
stabilite dai vescovi statunitensi sulla protezione dei minori dagli
abusi sessuali.
Lo scorso anno, il gruppo fece circolare una petizione
allo scopo di costringere Bruskewitz ad uniformarsi agli standard del
programma di protezione diocesano definito dal Comitato di Revisione dei
Vescovi Statunitensi per la Protezione dei Bambini e dei Giovani. Il
gruppo, con base a Chicago, ha raccolto circa 1000 firme, e, a partire
da giugno, ha tentato di estendere la petizione ad alcune autorità
ecclesiastiche cattoliche.
Lo scorso giugno, i membri di Call to Action hanno
ricevuto minacce di arresto quando si sono recati negli uffici diocesani
di Lincoln per recapitare la petizione a Bruskewitz.
A novembre, alcuni rappresentanti del gruppo sono andati
a Washington durante l’incontro della Conferenza Epiescopale
Statunitense. "Ci era stato promesso che uno di loro ci avrebbe
incontrato, ma non si è visto nessuno", dichiara Call to Action.
A gennaio, il gruppo ha scritto al Cardinale Francis
George di Chicago, eletto presidente della Conferenza in novembre,
chiedendogli di recapitare la petizione "al Vescovo Bruskewitz, in base
a quanto stabilito dalla carta di intenti nazionale… al fine di
proteggere i giovani della diocesi di Lincoln".
A tutt’oggi, George non ha risposto alla lettera di Call
to Action.
"Se non avremo risposta dal Cardinale George entro metà
febbraio, tenteremo di nuovo", ha detto al NCR Nicole Sotelo, direttore
delle comunicazioni di Call to Action.
Michael Merz, presidente del Comitato Nazionale di
Revisione, ha ricevuto una copia della lettera che Call to Action aveva
inviato a Goerge. Merz ha dichiarato al NCR il 30 gennaio di aver
risposto a Call to Action "per ringraziarli del loro impegno per la
carta di intenti e per aver richiamato ancora l’attenzione sul fatto che
tra gli ufficiali ecclesiastici ci sia qualcuno che non solo non intenda
seguirla, ma che lo faccia apertamente".
"Auguro loro di riuscire", ha detto Merz, che è capo
della magistratura della Corte Distrettuale del sud-Ohio. Ha detto anche
di non riuscire a comprendere perché Bruskewitz non voglia far parte del
programma che altri vescovi hanno ritenuto utile, specialmente "quando
si tratta di proteggere i minori".
"Il Cardinale George non ha alcun potere legale", ha
risposto. "L’ho fatto loro presente. Solo la Santa Sede ha l’autorità
per costringere il vescovo Buskewitz ad agire in una data maniera. Ma ho
riscontrato personalmente che il Cardinale George è una persona
persuasiva e spero che funzioni".
Bruskewitz ha impedito che i revisori del Comitato
Nazionale di Revisione certificassero che la diocesi di Lincoln ha
implementato procedure – quali il programma di salvaguardia ambientale
per i minori e maggiori controlli tra i dipendenti e i volontari – che i
vescovi avevano già implementato a livello mondiale circa sei anni
prima.
I vescovi hanno altresì concordato standard di procedure
per rispondere prontamente alle accuse di abusi sessuali del clero su
minori, per riportare i fatti alle autorità pubbliche, per costituire un
comitato di valutazione delle accuse e per creare programmi a favore
delle vittime e delle loro famiglie.
Lincoln è la sola diocesi che non ha aderito a queste
procedure. "Tre delle quattro" eparchie di Rito Orientale negli Stati
Uniti non hanno aderito, stando ai dati dell’Ufficio Episcopale per la
Protezione dei Bambini e dei Giovani.
In molte dichirazioni rilasciate alla stampa negli
ultimi due anni, Bruskewitz ha affermato che i revisori diocesani sono
dei volontari e che è nel suo diritto come vescovo rifiutare la loro
presenza.
Ha fatto notare che la diocesi ha effettuato una prima
revisione nel 2003, ma essa è parsa "difettosa" e "inutile".
In una dichiarazione inviata al Omaha World-Herald
a giugno, Bruskewitz ha confermato che il suo rifiuto di effettuare le
revisioni non significa che i bambini a Lincoln non siano protetti. La
diocesi è "in linea e in conformità" con le leggi civili ed
ecclesiastiche per quanto concerne la protezione dei bambini, ha
aggiunto.
Il 29 giugno 2007, un articolo sulla rivista diocesana
di Lincoln ha riportato in dettaglio le misure della diocesi riguardo la
protezione dei bambini. Secondo quanto si legge, il programma della
diocesi di Lincoln differisce dalla carta di intenti nazionale in almeno
tre punti essenziali:
Permette ai pastori di non fare controlli sui "collaboratori di
lunga data".
Non prevede programmi di salvaguardia per i bambini
Non è d’accordo nel diffondere dati che contengano clausole di
confidenzialità
di MARILÙ MUSTO Casal di Principe. Una località segreta, mantenuta tale dal muro
di silenzi alzato da una comunità ecclesiastica, ma i guai giudiziari
nei quali don Marco Cerullo si è cacciato per una storia di presunti
abusi su un suo alunno, potrebbero raggiungerlo anche lì, nel luogo
segreto in cui il viceparroco sconta gli arresti domiciliari circondato
da sacerdoti che hanno offerto di ospitarlo. Perché dopo quasi due mesi
dal suo arresto il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere Antonio
Ricci sta per avanzare la richiesta di incidente probatorio. Non
potrebbe fare altrimenti. È previsto infatti che per i delitti sessuali
o a sfondo sessuale il pubblico ministero o la persona sottoposta alle
indagini debbano chiedere che si proceda con incidente probatorio
all’assunzione della testimonianza di persona minorenne. Il legale della
famiglia dell’alunno, Costantino Puocci, aveva avanzato l’istanza il 24
dicembre del 2007, ma il pm ha ritenuto opportuno valutare prima lo
stato psicologico della vittima. Un passo prudente e graduale prima di
acquisire tutte le prove di una triste e spiacevole verità. Diversa la
posizione dell’avvocato Carmine Ucciero, legale di don Marco che non ha
escluso che dopo aver ricevuto gli atti inviati al Riesame possa
chiedere il rito abbreviato. Ciò comporterebbe l’ammissione di colpa di
don Marco che davanti ai carabinieri che lo avevano colto in flagranza
di reato il 19 dicembre scorso, aveva ammesso l’abuso scoppiando in
lacrime, ma ascoltato dal gip aveva ritratto dicendo che il suo «era
solo un abbraccio affettuoso». Quegli abbracci, altri abbracci di don
Marco ad altri alunni o ragazzi della parrocchia, i militari di Casal Di
Principe hanno smesso di cercarli. Le perquisizioni in chiesa e in
alloggio hanno dato esito negativo e con esso sono svanite anche le
speranze che ulteriori denunce potessero giungere in caserma. Un altro
muro alzato da sfondare, anche questo fatto di silenzi. In caso di rito
abbreviato l’ex viceparroco potrebbe ottenere lo sconto della pena di un
terzo, pena che va da un minimo di sei ad un massimo di dodici anni di
reclusione; con le attenuanti generiche prevalenti il minimo potrebbe
scendere a cinque anni. Anni durante i quali don Marco potrebbe anche
non vedere mai le grate del carcere. Il fascicolo degli atti, con il
rito abbreviato, potrebbe passare nelle mani di Francesco Chiaromonte.
La vicenda giudiziaria e le ipotesi sullo sviluppo del caso
s’intrecciano con la sorte della parrocchia del Santissimo Salvatore di
Casal Di Principe. Perché da circa due mesi la chiesa non ha un
viceparroco, ma è retta da don Carlo Aversano, rimasto solo e ancora
addolorato per quanto accaduto. Sarebbe stato invece sostituito
l’insegnate di religione cattolica nella scuola media ed elementare di
Villa Literno. Dal plesso scolastico l’alunno, senza l’autorizzazione
dei genitori, non sarebbe dovuto uscire, perché il permesso ratificato
dal vicedirigente aveva accordato solo lo spostamento da un’aula
all’altra per realizzare il «progetto Natale». Da questa circostanza
sarebbe nata la querela di parte contro don Marco perché «approfittando
del suo ruolo di sacerdote nonché di insegnante di religione», portò via
il ragazzino «per condurlo, con un raggiro, in una zona periferica della
città per poi costringerlo a subire abusi di tipo sessuale».
Sabato, 09 febbraio 2008
PEDOFILIA: SACERDOTE
INQUISITO, MONTATURA PER INCASTRARMI
(AGI) - Como, 13 feb. - I testimoni sono tutti bugiardi, la presunta
vittima inaffidabile perche’ malata di mente, il Pm Vittorio Nessi
avrebbe fatto carte false per incastrarlo, il Gip Valeria Costi non
avrebbe tenuto conto delle sue tesi difensive, i periti nominati per
valutare la sua "solidita’ sessuale" sono dei taroccatori truffaldini.
Questo in estrema sintesi quanto ha afferato stamattina di fronte ai
giudici del Tribunale di Como Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di
Laglio a processo con l’accusa di abusi sessuali, commessi approfittando
dello stato di disagio mentale di un giovanissimo.
Altra udienza carica di tensione quella di oggi, nel corso della quale
non sono mancati i battibecchi tra l’avvocato di parte civile (Nuccia
Quattrone) e quelli della difesa (Martinelli e Bomparola). Tanto che il
Presidente del tribunale, Alessandro Bianchi, d’improvviso e
vistosamente spazientito, si e’ alzato e l’ha interrotta per una decina
di minuti verso le 11,00.
La linea difensiva di don Mauro e’ chiarissima: "Tutto un complotto
contro di me, ordito dai famigliari del ragazzino sin dal mio arrivo a
Laglio perche’ non condividevano alcune mie scelte di attivita’
oratoriale". Addirittura il sacerdote ha ipotizzato che quel presunto
astio nei suoi confronti sarebbe nato nel 2001 allorquando decise di
rendere piu’ interessante per i giovani il bar dell’oratorio grazie ad
un abbnamento a Sky, con il quale i parrocchiani potevano assistere alle
partite.
Un passo, questo, che secondo don Mauro avrebbe fatto "arrabbiare" i
genitori dell’allora 14enne in quanto parenti stretti dei gestori di uno
dei tre bar del paese. Don Stefanoni ha attaccato frontalmente anche gli
investigatori, sostenendo che contro di lui sono state fabbricate delle
prove. L’udienza va avanti anche nel pomeriggio.(AGI)
Mercoledì, 13 febbraio 2008
La chiesa californiana
rivela ciò che il Wisconsin nasconde
di Joel McNally
Traduzione di Stefania
Salomone
E’ difficile compatire l’Arcidiocesi di Milwaukee per la
presunta rovina economica derivante dai risarcimenti effettuati sui
malaffari del passato se continua ancora oggi nel tentativo di coprirli.
Per anni, la chiesa qui ospitava molti cospiratori potenti che facevano
si che crimini efferati contro i bambini restassero occultati. Documenti
resi pubblici di recente durante un processo in California rivelano che
il Procuratore Distrettuale di Milwaukee, E. Michael McCann, devoto
cattolico, avvisò in segreto la diocesi che sarebbe stato meglio
rimuovere dal ministero un prete accusato di abusi sessuali "per circa
cinque anni, e se non abbiamo altre lamentele nel frattempo, magari gli
si può dare un’altra possibilità".
Quel prete fu accusato alla fine di abusi sessuali su 10 adolescenti.
Quanti altri episodi di abusi da quel prete o da altri si sarebbero
potuti evitare nel 1983 se la chiesa si fosse assunta le proprie
responsabilità invece di accordarsi privatamente col Pubblico Ministero
su come nascondere efficacemente gli scheletri negli armadi?
Qualunque giornalista del Milwaukee Journal alla metà degli anni ’90,
come me, sapeva della complicità dei giornali locali con la chiesa nella
copertura dei casi di abusi sessuali.
Avevamo appena assunto un nuovo editore esterno, Mary Jo Meisner. Marie
Rohde, una giornalista di talento che si occupava di religione, scrisse
una serie di articoli molto efficaci sugli abusi sessuali dei preti sui
minori, includendo informazioni sulla possibilità che la chiesa
cattolica, localmente e a livello nazionale, potesse aver coperto i
crimini, pagando milioni di dollari in accordi privati.
Prima che la serie di articoli fosse pubblicata, l’Arcivescovo Rembert
Weakland e l’entourage dell’Arcidiocesi di Milwaukee incontrò la Meisner
e la Rohde per cercare di scoraggiarne l’uscita.
La ragione per cui altri dello staff vennero a conoscenza dei fatti
della riunione è che la Rohde aveva il supporto incondizionato del nuovo
editore. La Meisner infatti disse all’Arcivescovo di comprendere la
ragione per cui gli articoli gli sembrassero inopportuni, ma che
l’obiettivo di un giornale era riportare i fatti.
Dato che la Meisner, tra l’altro, aveva sostituito un altro editore,
conosciuto per essere non proprio coraggioso, lo staff era molto felice
che il nuovo editore li sostenesse pienamente.
Nessuno dello staff però seppe cosa successe dopo. Quella serie di
articoli non uscì mai.
La logica deduzione è che quando l’arcivescovo non ottenne la risposta
desiderata dall’editore, andò da qualcuno più in alto in carica nel
giornale.
Questo fu quando la Meisner scoprì di non essere stata assunta per
prendere decisioni giornalistiche. Entro pochi mesi, iniziò a fare ciò
per cui era stata assunta - sottodimensionare ed accorpare il Journal e
il Sentinel, licenziare molti dei reporter più esperti (inclusa la
sottoscritta), conservando i più giovani, meno costosi.
La Rohde sopravvisse alla ristrutturazione, ma fu spostata dai temi
religiosi e mandata in Siberia per descrivere la vita dei villaggi
suburbani.
Oh, si! Circa otto anni dopo il Boston Globe scrisse una collana che
parlava della vastità del fenomeno degli abusi sessuali dei preti e
delle coperture effettuate dalla chiesa cattolica. Vinse un Premio
Pulitzer e fece scoccare la scintilla che ancora oggi minaccia la
chiesa.
Ritardo, troppo ritardo
Invece di riconoscere che la copertura è tanto riprovevole quanto il
crimine stesso, l’Arcidiocesi di Milwaukee si battè a lungo con tutte le
sue forze per uscirne pulita.
Nei casi in cui è stata citata in giudizio dalle vittime, l’arcidiocesi
ha usato ogni tattica legale a sua disposizione, ivi incluso il non
accesso ai dati ecclesiastici, disponendo interrogatori aggressivi alle
vittime, dilatando i tempi processuali per avere la possibilità di
fingersi in bancarotta, questo a discapito delle vittime e i loro
familiari.
Ogni qualvolta l’arcidiocesi riusciva, con ogni mezzo legale, ad
interrompere un processo, chiedeva alle vittime e alle famiglie il
pagamento degli oneri processuali.
Per anni, l’arcidiocesi è stata protetta dai tribunali del Wisconsin,
che hanno creato uno statuto delle limitazioni che prevedeva che i
minori, vittime di abusi sessuali, dovevano fare causa entro il
compimento del 35° anno di età.
Comunque, lo scorso anno, la Corte Suprema del Wisconsin stabilì che la
chiesa poteva essere citata in giudizio per frode per non aver informato
i parrocchiani riguardo i preti abusatori prima di assegnarli ad altri
ruoli e rimetterli a stretto contatto con bambini.
La sola ragione ragione per cui abbiamo saputo questi fatti riguardo la
diocesi di Milwaukee è che un prete, appartenente alla stessa, aveva
commesso uno dei suoi crimini in California.
Un risarcimento accordato in California, pari a 16.65 milioni di
dollari, include fatti relativi a nove altri reati commessi dallo stesso
prete del Wisconsin. Questa informazione ancora una volta non fu resa
pubblica dall’Arcidiocesi di Milwaukee, ma l’Arcivescovo Timothy Dolan
si premunì di avvisare i preti di prepararsi poiché un altro fattaccio
stava per essere reso noto.
La Conferenza cattolica del Wisconsin Catholic Conference ha richiesto
che venga cancellato dalla legislazione lo statuto delle limitazioni per
abusi perpetuati a danni di minori. E’ interessante notare che a questo
punto si è dimesso il Pubblico Ministero McCann.
Sembra che coprire i crimini sia una abitudine difficile da mandar via.
Mercoledì, 13 febbraio 2008
Nel Kentucky (USA) leggi
più dure contro la pedofilia
Sapevate che le leggi che puniscono i combattimenti di
galli in Kentucky sono più severe di quelle sugli abusi sessuali ai
danni di un adolescente?
Gli abusi sessuali su bambini da parte di adulti a loro preposti –
clero, educatori, familiari o altri – non sono cosa da poco. In questi
ultimi anni ci sono stati molti casi di crimini terribili come questi,
così come processi intentati contro le diocesi cattoliche, altre
denominazioni o altre istituzioni del Kentucky o degli Stati Uniti. La
diocesi di Covington ha il triste primato di essere stata la prima
diocese ad affrontare una causa di abusi sessuali per la quale ha
sborsato più di 82 milioni di dollari.
Un numero sempre crescente di abitanti del Kentucky afferma: "Ne abbiamo
abbastanza." E’ ora che in Kentucky si faccia qualche cosa di più per
proteggere i bambini. Un gruppo di cittadini del Kentucky ha costituito
l’associazione "Proteggiamo i nostri bambini", con lo scopo di occuparsi
di questo. Con l’aiuto delle autorità locali, abbiamo scritto il House
Bill 211, che ha imposto nuove norme legislative per i casi di abusi
sessuali su minori. Fino ad ora è stato sponsorizzato da 13
organizzazioni del Kentucky: la Kentucky Education Association, Catholic
Conference of Kentucky e dal gruppo di Voice of the Faithful del
nord-Kentucky.
L’approvazione di HB 211 è un grande passo nella prevenzione degli abusi
in tutto il Commonwealth, che negli ultimo tempi sono dilagati e spesso
sono rimasti impuniti. Ora possiamo agire per diminuire il rischio
futuro per i bambini.
Se volete firmare l’appello alla norma HB 211 (andate sul sito
www.lrc.ky.gov per
contatti). Per ulteriori informazioni andate sul sito
www.votfnky.org e
cliccate su Of Current Interest, oppure chiamate Shannon Whelan al
numero 502-290-4389 . Noi e i nostri bambini vi siamo grati del vostro
sostegno.
Venerdì, 15 febbraio 2008
Condannato don
Massimilano Crocetti
Ma la curia
vescovile lo difende
http://qn.quotidiano.net/cronaca/2008/02/16/65329-ripetizioni_cambio_rapporti_sessuali.shtml
PEDOFILIA Ripetizioni in cambio di rapporti sessuali
Prete condannato a 4 anni e 4 mesi
Protagonista della vicenda don Massimilano Crocetti, ex parroco di
Oriolo Romano nel viterbese. Il sacerdote è stato incastrato da
intercettazioni, pedinamenti e riprese: a due minorenni aveva offerto
aiuto nello studio in cambio di sesso
Viterbo, 16 febbraio 2008 - Offriva ripetizioni gratis e soldi in cambio
di sesso a due ragazzi, che all’epoca dei fatti avevano 13 e 15 anni.
Per queste accuse don Massimiliano Crocetti, fino all’agosto del 2006
parroco di Oriolo Romano, nel Viterbese, e’ stato condannato a 4 anni e
4 mesi di reclusione dal gup del tribunale di Viterbo Silvia Mattei.
I fatti per i quali il sacerdote e’ stato condannato sono due, distinti
e lontani nel tempo. Il secondo in ordine di tempo sarebbe avvenuto ad
Oriolo Romano ai danni di un ragazzo di 15 anni, mentre l’altro, che ha
avuto per protagonista un bambino di 13 anni, era avvenuto in precedenza
a Vetralla. Due paesi nei quali Crocetti era stato rispettivamente
parroco e vice parroco.
Per il primo caso, il prete ha patteggiato un anno e sei mesi di
reclusione, mentre per il secondo, con il rito abbreviato, gli sono
stati inflitti due anni e dieci mesi. Le indagini, condotte della
squadra mobile di Viterbo, erano iniziate circa due anni fa, a seguito
della segnalazione dei servizi sociali di Oriolo Romano. Con l’ausilio
di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e riprese filmate, gli
investigatori provarono che don Massimiliano offriva aiuti per gli studi
e soldi in cambio di prestazioni sessuali.
Il blitz che porto’ all’arresto di don Crocetti avvenne nell’agosto del
2006 proprio nel giorno in in cui il prete aveva preso appuntamento, in
un luogo appartato, con il ragazzo di 15 anni, che viveva in una
famiglia con problemi economici. Nel corso delle indagini, coordinate
dal pm Fabrizio Tucci, tra l’altro, emerse che in precedenza il
sacerdote aveva fatto piu’ o meno le stesse avance a un ragazzino di 13
anni nel periodo in cui era vice parroco a Vetralla.
’’Ci aspettavamo una sentenza dura - ha commentato l’avvocato Severo
Bruno, uno dei difensori del sacerdote - adesso cercheremo di portare
avanti delle nostre considerazioni per avere una sentenza piu’ mite’’.
Don Crocetti, dai giorni immediatamente successivi all’arresto, e’
rimasto ai domiciliari in un convento di Canale Monterano.
La Curia difende Crocetti: Non ci persuadono le
accuse
http://www.tusciaweb.it/notizie/2008/febbraio/16_29curia.htm Riceviamo e pubblichiamo un lettera della Curia vescovile alla
comunità ecclesiale sul caso del parroco Massimiliano Crocetti,
condannato a quattro anni e quattro mesi, per tentata violenza su due
minorenni -
Alle componenti delia comunità ecclesiale
II vostro parlare sia “si, si, no, no": così leggiamo nel Vangelo e Gesù
ha insegnato a chiamare bene il bene e male il male.
E questo, prima di tutto, quando ne è toccata la vita dei credenti e la
comunità cristiana come riportano Ie cronache locali di questi giorni
relative al caso di un sacerdote accusato di comportamenti che facciamo
fatica perfino a menzionare.
Per quanta acquisito sul caso in questione - a tutt’oggi - non abbiamo
elementi certi, provati, irrefutabili per un giudizio definitivo o per
una condanna.
Ciononostante, all’inizio, quando fu appresa I’improvvisa notizia della
sconcertante vicenda, all’indagato vennero immediatamente chieste Ie
dimissioni da ogni ufficio con allontanamento dal territorio.
Sarà bene, pertanto, distinguere I’ambito morale da quello giuridico.
Sul piano morale la nostra coscienza, pur turbata e ferita, non riesce a
lasciarsi coinvolgere e persuadere dalle accuse, prevalentemente
indiziarie.
Sul piano giuridico, poi, c’è uno specifico iter processuale che deve
continuare a snodarsi nelle sue diverse fasi, fino al grado definitivo
di giudizio che, al momento suo proprio, saprà dire risultanze e
motivazioni.
II cammino è seguito con cura e con fiducia ne sarà attesa la
conclusione.
Intanto c’è un peso grande sul nostro cuore di cristiani.
Lo traduciamo in vicinanza per quanti, in questa vicenda, sono comunque
nella sofferenza, nel disagio, nell’amarezza.
E tutto ciò traduciamo in preghiera perché il Dio in cui crediamo ci
accompagni ad essere fedeli alla sua Parola, a essere sempre coerenti e
a non dare scandalo a nessuno, neppure in apparenza.
A dire il vero anche per la comunità ecclesiale potrebbe valere il
proverbio: "Fa più rumore un albero che cade che una foresta che
cresce".
Tuttavia il nostro ideale e iI nostro impegno rimangono sempre quelli
alti dettati dal Vangelo e non c’è nessuna intenzione di abbassarli,
nonostante momenti e passaggi difficili e tristi.
Curia vescovile di Viterbo
Domenica, 17 febbraio 2008
Brasile: fermato
sacerdote pedofilo
Colto in flagranza di
reato nella sua auto con una bambina
(ANSA) - SAN PAOLO, 19 FEB - Arrestato ieri in Brasile un sacerdote di
37 anni, direttore del collegio salesiano della cittadina brasiliana di
Rio Grande. L’accusa e’ di aver violentato una bambina di 12 anni e
verosimilmente altre due. Claudio Dias e’ stato colto in flagrante nella
sua auto nel parcheggio della scuola con la bambina, la quale ha poi
raccontato di aver ricevuto denaro e un cellulare per appartarsi con
lui. Il sacerdote e’ stato sospeso dalle sue funzioni.
Lunedì, 25 febbraio 2008
La più grande diocesi
degli stati uniti dichiara fallimento per far fronte a spese legali
di Donatella Poretti
La più grande diocesi cattolica statunitense, quella di
Fairbanks in Alaska, ha avviato la procedura fallimentare per far fronte
alle spese legali derivanti dalle molestie sessuali perpetrate da preti
pedofili. Sono circa 150 i casi giudiziari che la Chiesa cattolica deve
affrontare in quella Diocesi. Gli abusi sessuali avrebbero avuto luogo
fra gli anni ’50 e ’80.
Già a novembre 2007, un ordine cattolico in Alaska aveva accettato di
risarcire ben 50 milioni di dollari a più di 100 nativi per abusi
commessi da preti gesuiti.
Quella di Fairbanks si aggiunge così ad un lungo elenco di diocesi
statunitensi che, pur di evitare migliaia di cause pubbliche in cui gli
imputati non erano solo i singoli preti pedofili ma anche le gerarchie
che li avevano protetti, stanno faticosamente cercando di risarcire
bonariamente le proprie vittime.
Altre diocesi Usa in procedure fallimentari sono quelle di: San Diego,
Davenport, Tucson, Spokane, Portland.
Mi chiedo solamente per quale motivo debba essere io a dare queste
notizie nel Paese dove l’informazione sulla Chiesa cattolica è sempre
attentissima e approfondita. Il Papa appare in televisione più del
presidente del Consiglio, e per invitare qualcuno a questa o a quella
trasmissione della tv pubblica basta la telefonata di un cardinale. E
l’ampio spazio dedicato all’informazione politico-religiosa (quasi
esclusivamente cattolica) pare trovare giustificazione proprio nella
presunta superiorità morale delle istituzioni cattoliche. È forse questo
mito che si cerca di proteggere?
Don Gelmini rimane alla guida delle "sue comunità".
Questo il dato che emerge dalle notizie della stampa e dopo la sua
riduzione alla stato laicale. Di primo acchitto ci viene da dire che ha
perso la giustizia. E’ SEMPLICEMENTE MOSTRUOSO OLTRE CHE VERGOGNOSO!!!!
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=504054 Stato laicale per don Gelmini, vuole fondare comunità monastica
Roma, 1 mar (Velino) - Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità
Incontro, è stato ridotto allo stato laicale (non potrà più celebrare la
messa né amministrare i sacramenti). La decisione è stata presa da
Benedetto XVI, che inquesto modo ha accolto la richiesta dello stesso
sacerdote “con paterna e pastorale sollecitudine” riferisce al VELINO
Alessandro Meluzzi, portavoce di don Pierino. La richiesta diriduzione
allo stato laicale era stata avnzata da don Gelmini in seguito alle
polemiche e alle accuse di abusi sessuali nei confronti di alcuni
ragazzi dell’associazione, per cui la procura di Terni ha aperto
un’inchiesta che dovrebbe portare a un pronunciamento nelle prossime
settimane. Don Gelmini, che sarà di ritorno questa sera dal Sud America,
dove ha trascorso un soggiorno a scopo terapeutico presso una delle sue
comunità, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma ha chiesto la
riduzione allo stato laicale per difendersi meglio di fronte alle
accuse. Quanto a un’eventuale assoluzione, don Pierino potrà rientrare
nel clero? “Lui ha sempre dichiarato che la sua richiesta di riduzione
allo stato laicale era ireversibile, ma lasciamo fare al
Signore”commenta Meluzzi.
La Comunità Incontro ha accolto la notizia “come un momento di festa” -
spiega Meluzzi -, anche perché don Pierino ne rimarrà alla guida. E
potrebbero nascere presto a nuovi frutti: “Don Pierino sta pensando a
far nascere una fraternità religiosa intorno alla Comunità, un ordine
monastico che nasce da un carisma laicale, e incentrato sulla ‘cristoterapia’”
annuncia al VELINO Meluzzi, che insieme al sacerdote ha firmato il libro
”Cristoterapia” - Dialogo di vita, fonte di speranza. La “Cristoterapia”,
si legge “non è né una filosofia, né una tecnica psicoterapeutica, né
una semplice pedagogia etica o sociale. È invece l’esperienza concreta
di un incontro con Cristo attraverso un uomo che non cammina né davanti
a noi, affinché lo seguiamo, né dietro di noi per controllarci o
sospingerci, ma al nostro fianco per accompagnare amorevolmente la
crescita della nostra Libertà”.
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_17209769.html
DON GELMINI RIDOTTO ALLO STATO LAICALE
TERNI - Don Pierino Gelmini è stato ridotto allo stato laicale dal Papa,
come chiesto dallo stesso fondatore della Comunità Incontro di Amelia
per difendersi al meglio nell’inchiesta della procura di Terni nella
quale è accusato di molestie sessuali nei confronti di alcuni ex ospiti
della struttura (addebiti ai quali si è sempre proclamato estraneo). La
notizia è stata riportata dal Corriere dell’Umbria.
"Con Gelmini ha accolto con grande gioia la decisione del Papa" ha detto
il portavoce del sacerdote, Alessandro Meluzzi, parlando stamani con
l’ANSA. "Considera questo - ha aggiunto - un segno di attenzione e
disponibilità da parte del Vaticano, in uno spirito di grande unità tra
don Pierino e la Chiesa". La decisione del Papa è stata comunicata al
vescovo di Terni monsignor Vicenzo Paglia con una lettera.
Don Gelmini in tarda serata tornerà in Italia dopo avere trascorso un
soggiorno a scopo terapeutico nelle sue comunità del sud America. In
seguito alla riduzione allo stato laicale non potrà più celebrare messa
o confessare.
ATTESA PER DECISIONE PM TERNI SU INDAGINE
E’ attesa nelle prossime settimane la decisione della procura di Terni
per l’inchiesta condotta nei confronti di don Pierino Gelmini accusato
di molestie sessuali a carico di alcuni ex ospiti (nove quelli indicati
nell’avviso di conclusione indagini) della Comunità Incontro. Il pm
Barbara Mazzullo dovrà infatti decidere se chiedere il rinvio a giudizio
del sacerdote, che si è sempre proclamato estraneo a ogni addebito, o
l’archiviazione del fascicolo. Nell’inchiesta sono coinvolti anche due
collaboratori del sacerdote e la madre di uno dei suoi accusatori.
Devono rispondere di favoreggiamento per avere aiutato don Gelmini ad
eludere gli accertamenti condotti dalla squadra mobile della questura di
Terni. A tutti il 27 dicembre scorso è stato notificato l’avviso di
conclusione indagini. A don Gelmini la procura contesta di avere
costretto noveospiti della comunità a "soddisfare le sue richieste
sessuali" mediante "la minaccia di avvalersi della sua autorità e della
conoscenza di numerosi personaggi politiciinfluenti o promettendo favori
tramite dette conoscenze". Fattiche sarebbero avvenuti nella sede di
Molino di Silla dal 1997all’ ottobre scorso, quando ormai da quasi un
anno il sacerdotesapeva di essere indagato. Circostanza, questa, che al
momentodel deposito degli atti era stata sottolineata dal portavoce
didon Pierino, Alessandro Meluzzi, il quale aveva parlato di"accuse
surreali".
http://qn.quotidiano.net/2008/03/01/68612-gelmini_toglie_tonaca.shtml
DOPO LE ACCUSE DI ABUSI
Don Gelmini si toglie la tonaca
Il Papa accoglie la sua richiesta Il fondatore della Comunità Incontro ha chiesto di essere ridotto
allo stato laicale (non potrà più celebrare la messa e amministrare i
sacramenti) in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi sessuali
Roma, 1 marzo 2008 - Papa Benedetto XVI ha accolto la richiesta di don
Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, di riduzione allo
stato laicale (secondo il quale non potrà più celebrare la messa e
amministrare i sacramenti), avanzata dal sacerdote alla guida della
comunità di Amelia, in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi
sessuali nei confronti di alcuni ragazzi dell’associazione.
"Il Papa ha mandato una lettera una ventina di giorni fa accogliendo la
richiesta di don Pierino di voler essere ridotto allo stato laicale",
dice Alessandro Meluzzi, portavoce della Comunità. "Don Pierino ha
apprezzato il gesto paterno del Papa - prosegue - e la lettera è stata
accolta come segno di sensibilità e di attenzione verso il nostro
fondatore, di poter rimanere alla guida della sua comunità".
A proposito della sua salute, Meluzzi precisa che "don Pierino sta molto
meglio e i due mesi nelle comunità in Costarica e Bolivia l’hanno
ritemprato".
http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=114025
DON GELMINI RIDOTTO ALLO STATO LAICALE
Don Pierino Gelmini e’ stato ridotto allo stato laicale dal Papa, come
chiesto dallo stesso fondatore della Comunita’ Incontro di Amelia. La
richiesta, poi accolta, era stata avanzata dallo stesso sacerdote per
difendersi meglio nell’inchiesta della procura di Terni nella quale e’
accusato di molestie sessuali nei confronti di alcuni ex ospiti della
struttura.
Il Vescovo di Terni, Mons Vincenzo Paglia, che come in passato non ha
voluto commentare la vicenda di Don Gelmini, ha affermato di “aver solo
preso atto di quanto disposto dal Vaticano”. Il provvedimento è stato
comunicato con una lettera al presule ternano dal momento che proprio
nella sua diocesi si trova infatti Amelia, sede centrale della Comunita’
Incontro.
In seguito alla riduzione allo stato laicale, don Pierino Gelmini ha
smesso di essere un sacerdote e quindi non potra’ piu’ celebrare messa o
confessare.
Domenica, 02 marzo 2008
Prete pedofilo coperto da
vescovi
Sarebbe sacerdote della
diocesi di Stettino, Gazeta Wyborcza
(ANSA) - VARSAVIA, 10 MAR - Un prete polacco e’ sospettato da 13 anni di
essere un pedofilo ma i tre vescovi della sua diocesi avrebbero
preferito tenerlo nascosto. Lo scrive oggi il quotidiano Gazeta Wyborcza
in un articolo intitolato ’Il peccato nascosto della Chiesa’. Secondo la
testata, si tratterebbe di un sacerdote della diocesi di Stettino, padre
Andrzej, il quale all’inizio degli anni ’90 avrebbe organizzato una casa
di accoglienza per minorenni.
Martedì, 11 marzo 2008
In Irlanda il papa
potrebbe trovarsi di fronte a forti proteste sugli abusi sessuali
Traduzione di Stefania
Salomone
10 marzo 2008 LA prima visita del papa in Irlanda dopo 29
anni potrebbe essere guastata dalle proteste qualora il papa si
rifiutasse di incontrare le vittime degli abusi sessuali dei preti.
Una organizzazione che rappresenta le vittime dei preti pedofili ha
scritto alla Conferenza Episcopale irlandese, chiedendo un incontro con
papa Benedetto XVI durante la visita prevista per il prossimo anno.
I vescovi dovrebbero ricevere l’avviso durante una sessione speciale
tenuta in data odierna per discutere svariate tematiche, ivi inclusi gli
scandali della pedofilia.
Sean O’Conaill, coordinatore irlandese di Voice of the Faithful, che
comprende preti cattolici e vittime di abusi, ha dichiarato che se i
vescovi rifiutassero di organizzare l’incontro tra le vittime e il
pontefice, sarebbe un vergognoso oltraggio. "In una situazione di questo
tipo saremmo costretti a prendere in considerazione una protesta durante
la visita papale. Un boicottaggio silenzioso rimarrebbe inascoltato. Ma
sarebbero molto serie le ripercussioni di una reale protesta". Ha
aggiunto che l’organizzazione affiliata nell’area Atlantica, Voice of
the Faithful USA, considererà un’azione simile se il papa rifiuterà di
incontrare i suoi membri durante la visita negli Stati Uniti.
O’Conaill ha affermato: "E’ impensabile che papa Benedetto XVI visiti
l’Irlanda in un prossimo futuro senza menzionare il tradimento avvenuto
nei confronti dei bambini. Se lasciasse l’Irlanda senza un incontro, un
dialogo, una riunione con i rappresentanti delle vittime, questo sarebbe
l’ennesimo segnale di tradimento e la prova certa che i nostri leader
ecclesiastici non mettono in pratica il principio di eguale dignità di
tutti i membri della chiesa. Tale visita non sarebbe un segnale di
rivitalizzazione della chiesa irlandese, ma il definitivo trionfo del
diniego e della fuga, e la fine di qualunque iniziativa di "Nuova
Evangelizzazione" dell’Irlanda".
Gli scandali dei preti pedofili irlandesi hanno fatto si che l’influenza
della chiesa cattolica sia diminuita nell’ultimo decennio. La
frequentazione della messa, nei centri a maggiore densità di
popolazione, in particolare a Dublino, è sempre più bassa. Al contempo,
il presbiterato irlandese sembra avviarsi al suo definitivo declino.
Secondo il Catholic News Service, entro il 2028 in Irlanda ci saranno
soltanto 1.500 preti. Lo scorso anno sono stati ordinati solo 9 nuovi
preti in tutta l’Irlanda.
In Italia i casi noti di pedofilia clericale sono una cinquantina ma le
segnalazioni e le richieste d’aiuto sono centinaia, inoltre meno del 10%
del clero osserva il celibato. Sono due dei dati che possiamo trovare
nel libro "Viaggio nel silenzio. Cosa c’entra Dio con tutto questo" di
Vania Gaito di prossima pubblicazione da Chiarelettere e di cui troviamo
un’anticipazione nell’ultimo numero dell’Espresso
Il libro è il frutto del lavoro di chi per anni ha lavorato per far
venire fuori la verità, contro una congiura del silenzio sostenuta dalle
gerarchie ecclesiastiche preoccupate di non far emergere il fenomeno
piuttosto che di aiutare le vittime.
Nel libro vengono ricostruiti molti episodi. Tra i tanti quello che
spicca per gravità è quello di don Pierangelo Bertagna che nel 2005
confessa abusi su 30 bambini tra gli 8 e i 15 anni.
L’autrice partendo da questa tragedia si domanda come sia potuto
accadere tutto questo. Rivolge la sua domanda a chi nella Chiesa vive in
modo contrastato la sessualità e raccontando l’educazione e le abitudini
nei seminari.
Il quadro che ne risulta è allarmante: la mancanza di uno sviluppo
psico-sessuale normale può spiegare la tendenza alla pedofilia e non è
un caso che tutte le diocesi americane abbiano recentemente chiuso i
seminari minori.
All’opposto abbiamo il caso di Alessandro Pasquinelli che patteggia e
sconta ingiustamente una condanna per pedofilia e che conferma la teoria
sui seminari:
"Ho l’impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto
alta. È capitato anche a me di ricevere proposte"
Il memoriale spedito a Wojtyla sugli abusi in Messico. Le accuse ai
preti italiani. In un libro, le omissioni della Chiesa
Forte con i deboli e debole con i potenti. A leggere le inchieste e le
rivelazioni sulle coperture del Vaticano ai sacerdoti accusati di
pedofilia sembra di assistere a un capovolgimento dei valori della
Chiesa. Scandali come quelli statunitensi o come l’incredibile vicenda
di don Gelmini aprono crepe nella credibilità delle istituzioni
ecclesiastiche e soprattutto nella loro capacità di prevenire e punire
gli abusi sessuali del clero. Adesso un volume in uscita per l’editore
Chiarelettere contribuisce ad aumentare i dubbi. In ’Viaggio nel
silenzio’ Vania Lucia Gaito raccoglie testimonianze e documenti inediti,
fondendoli in una panoramica planetaria delle coperture concesse dalle
curie ai protagonisti dei reati.
Alcune delle storie raccolte sono paradossali. C’è la lettera-memoriale
inviata a Giovanni Paolo II da un gruppo di sacerdoti e fedeli messicani
contro padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di
Cristo. E c’è il racconto del calvario di Alessandro Pasquinelli: "Nel
gennaio del 2004 ho patteggiato una condanna per pedofilia. A quell’epoca
ero parroco alla Vergine dei Pini, a Monsummano Terme. Ho patteggiato
senza saperlo. E ho da scontare tre anni senza aver fatto nulla". Perché
accettare una pena senza difendersi? L’ex parroco Pasquinelli sostiene
di avere potuto provare la sua innocenza e mostra all’autrice del volume
documenti e testimonianze. "Mi fecero firmare un foglio in bianco.
Dissero che ci avrebbero scritto un mandato per l’avvocato. Invece ci
scrissero il patteggiamento. E il patteggiamento ci fu senza che io
neanche ne sapessi nulla. Mi venne comunicato a cose fatte dal mio
vescovo".
Che interesse poteva avere un vescovo a far condannare un suo sacerdote
innocente? Pasquinelli viene descritto come un prete dinamico,
preparato. Entra persino nell’Opus dei e racconta di avere diviso il suo
tempo tra l’Opera e la parrocchia. Lì a Monsummano, nel pistoiese, si
lancia nel progetto di una casa famiglia, da cui nascono le accuse
contro di lui. Non le accetta: dichiara di avere reagito alle prime voci
con denunce e con una gestione ancora più rigorosa della struttura.
Mentre il vescovo di Pescia gli avrebbe consigliato il quieto vivere:
"Con me fu chiarissimo: ’Io obbedisco al Vaticano: il Vaticano dice di
trasferire senza scandali, e io ti trasferisco’. E così fece. Senza
accertare i fatti, senza fare alcun genere di indagine, nulla".
Pasquinelli elenca perizie a sostegno della sua innocenza. Ma quando
diventa formalmente indagato entra in depressione. Fino a quella firma
sul foglio bianco che si trasforma in una condanna ’benedetta’ dal
vescovo. Perché, sostiene nel libro, la Curia non voleva che la sua
difesa al processo potesse far emergere ben altri scandali.
Uno tra tanti: "Non voleva che si sapesse, poi, di Enrico Marinoni, un
sacerdote che aveva preso dalla diocesi di Fiesole, che aveva alle
spalle storie di adescamento di minori. Il vescovo l’aveva nominato
responsabile dell’Azione cattolica bambini. Era stato come affidare le
pecore al lupo, don Enrico si era scatenato, alla fine c’erano state le
denunce e aveva patteggiato due anni e sei mesi".
Pasquinelli dopo la sentenza ha reagito, chiedendo gli atti per andare
al dibattimento e il vescovo lo ha sospeso. Da lì un percorso che lo ha
visto lasciare la diocesi, per poi prendere moglie e diventare un
alfiere dei preti sposati. Ma il suo racconto colpisce. Perché parte dal
seminario: "Ho l’impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali
molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte". La più
esplicita "venne da un mio compagno che, quando io ero in seminario, era
già stato ordinato sacerdote". Descrive l’approccio, il bacio: "Lui
continuò ad abbracciarmi e mi disse: ’La nostra è un’amicizia sacra’. Io
non riuscivo a dire nulla, l’imbarazzo era troppo forte. Ero
pietrificato. E a quel punto lui cercò di sbottonarmi i pantaloni".
Non è solo questione di seminari. A Roma viene indirizzato "a un prelato
del Vaticano con un ruolo molto importante. Telefonai e mi fu fissato un
appuntamento. I miei amici, quando lo seppero, esplosero in risate e
battutine: ’Ah, ma vai da Jessica! Attento! Mettiti la cintura di
castità!’. Pensavo che scherzassero, e invece avevano ragione. In
Vaticano mi ricevette in uno studio splendido, elegantissimo... Cominciò
a lisciarmi le gambe, poi ad accarezzarmi. Io ero gelato. Poi arrivò
alla cerniera dei pantaloni. Mi salvò il telefono, come nei film di
terza categoria. Lui dovette rispondere e io mi alzai e andai alla
porta".
"Suor Tania è stata violentata"
Parte il processo a padre Fedele
"Non voglio fare la fine di Tortora" Prima udienza del processo a padre Fedele Bisceglia accusato di
violenza sessuale ai danni di una suora. "Qui si va alle calende greche,
ma io ho 70 anni" , ha sbottato il frate.
Cosenza, 11 marzo 2008 - "Suor Tania è una donna forte e coraggiosa,
che ha trovato il coraggio di parlare. Noi la stimiamo, l’appoggiamo
e le crediamo". Lo ha detto ai giornalisti suor Tiziana, superiora
generale delle Francescane dei Poveri, di cui fa parte la religiosa che
accusa padre Fedele Bisceglia ed il suo segretario Antonello Gaudio di
averla violentata. Suor Tiziana ha parlato con i giornalisti in
occasione della prima udienza del processo, iniziato stamani a Cosenza.
La presunta vittima, suor Tania Alesci, secondo la superiora dice il
vero. "Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici - ha detto - Adesso lei
sta prendendo tutte le misure necessarie per questo processo di
guarigione, perchè di questo si tratta. Non si rimane indenni dopo
essere passati attraverso una vicenda simile".
PADRE FEDELE
"Io non voglio fare la fine di Enzo Tortora": lo ha detto Padre
Fedele Bisceglia al termine della prima udienza del processo in cui
è imputato per violenza sessuale ai danni di una suora. "Qui si va alle
calende greche, ma io ho 70 anni", ha detto il frate. Alla domanda sul
perchè ci sarebbe, secondo lui, un complotto ai suoi danni, ha risposto:
"Perchè ho difeso 370 crocifissi! L’istituto Papa Giovanni l’ho difeso
io! Ho difeso 18 ragazzi che dovevano essere commerciati. Ci sono soldi
pesanti e c’è anche qualcosa di più serio: voi sapete che c’è la vendita
degli organi, no?".
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/03_marzo/11/padre_fedele_iniziato_il_processo_si_terra_a_porte_chiuse,14267193.html?pmk=nothpcro
PADRE FEDELE/ INIZIATO IL PROCESSO, SI TERRA’ A PORTE CHIUSE Rigettata la richiesta di trasferire procedimento a Salerno
Cosenza, 11 mar. (Apcom) - Si svolgerà a porte chiuse il processo
iniziato oggi al tribunale penale di Cosenza contro Padre Fedele
Bisceglia, l’ex frate francescano accusato di violenza sessuale di
gruppo su una suora.
Così ha deciso il presidente del collegio giudicante, Gallo, accogliendo
la richiesta degli avvocati di Suor Tania, che è persona offesa e parte
civile nel dibattimento.
Una decisione, questa, presa male dai difensori dell’imputato e dallo
stesso Padre Fedele, il quale, entrando questa mattina nel palazzo di
Giustizia insieme al segretario Antonello Gaudio (accusato per lo stesso
delitto) ha detto: "Gesù è stato venduto dall’apostolo, io sono stato
venduto dai miei confratelli. Sono stato vittima di un complotto, ho i
documenti in mano". Il difensore di padre Fedele, Eugenio Bisceglie, si
è opposto invano alla richiesta di celebrare il processo a porte chiuse.
Il collegio giudicante ha anche respinto la richiesta degli avvocati di
parte civile, secondo i quali il processo andava spostato a Salerno per
competenza territoriale poiché la presunta vittima, nella fase di
indagini preliminari, aveva chiamato in causa un magistrato del
tribunale dei minori di Catanzaro.
Fuori dal tribunale di Cosenza, alcuni amici di Padre Fedele hanno
esposto striscioni e manifesti inneggianti alla libertà dell’ex
francescano.
http://www.laprovinciacosentina.it/portale/view_notizia.cfm?Q_TEM=CRONACA&Q_ID=2916
Prima udienza del processo a carico di Padre Fedele
E’ stata rigettata la questione preliminare sulla incompetenza
funzionale e territoriale sollevata, nel dibattimento iniziato oggi,
dalla difesa di padre Fedele ed Antonio Gaudio. La richiesta di
incompetenza funzionale e territoriale è stata rigettata perché il
magistrato dei Tribunale dei minorenni di Catanzaro non risulta nel
ruolo di indagato. L’udienza sta ora proseguendo con la richiesta
dell’ammissione delle prove da parte del pm Curreli
I difensori di Padre Fedele Bisceglia e del suo segretario Antonio
Gaudio, accusati di violenza sessuale nei confronti di una suora, sono
pronti ad affrontare il dibattimento con "animo sereno e con fiducia". I
difensori di Padre Fedele, gli avvocati Eugenio Bisceglia e Franz
Caruso, al termine della prima udienza del processo hanno detto: "non
eravamo d’accordo con un processo a porte chiuse perché pensiamo non
potesse esserci nessun pregiudizio. Ma non ci meraviglia questa
decisione perché processi del genere si svolgono a porte chiuse.
Affronteremo il dibattimento con animo sereno e fiducioso". I difensori
di Antonio Gaudio, gli avvocati Roberto Loscierbo e Tommaso Sorrentino,
hanno evidenziato che "il processo è stato incardinato, la vera
istruttoria inizierà dal 9 aprile in poi. Sicuramente sarà un processo
lungo ma siamo certi che attraverso il vaglio dibattimentale proveremo
l’assoluta innocenza di Gaudio".
Il legale della suora che avrebbe subito le violenze sessuali da padre
Fedele Bisceglia e dal suo segretario Antonio Gaudio, l’avvocato Marina
Pasqua, ritiene che lo svolgimento del processo a porte chiuse è
importante per "tutelare la riservatezza della vittima". "Il
dibattimento a porte chiuse - ha aggiunto - è importante anche per
evitare che un’eccessiva attenzione possa turbare la serenità dello
svolgimento del processo". La delegata del centro antiviolenze ’Roberta
Lanzino, Roberta Attanasio, che si e’ costituita parte civile ha
ricordato che "il valore politico della nostra costituzione di parte
civile é significativo perché non intendiamo lasciare da sola la suora
in questo processo. Non è la prima volta che il centro Lanzino si
costituisce
parte civile in tali processi. Questa mattina abbiamo fatto un appello
affinché ci si accosti a questo processo non con morbosità. Affronteremo
il dibattimento con serenità, sperando che sia un clima condiviso da
tutti. Abbiamo sostenuto la suora nella sua richiesta di processo a
porte chiuse proprio per creare un ambiente più sicuro e tranquillo
lontano da telecamere e morbosità. La nostra presenza sarà sempre
accanto alla suora affinché vengano rispettate tutte le sue richieste".
"Siamo soddisfatti da questa prima udienza - ha affermato il legale del
centro Lanzino, avv. Giorgia De Gennaro -. Sono state accolte le nostre
richieste, in primis quella di tutelare la suora".
Padre Fedele: ’’Mi vogliono vendere come hanno fatto con Gesù’’
Continua a dichiararsi innocente il frate cappuccino accusato,
insieme al suo segretario Antonio Gaudio, di aver violentato una suora.
Questa mattina si è tenuta la prima udienza del processo, già aggiornato
al prossimo 9 aprile.
’’Io sono in galera perché ho difeso i bambini e i poveri”. Sono queste
le poche parole rilasciate da padre Fedele Bisceglia durante una pausa
della prima udienza del processo che lo vede imputato per violenza
sessuale. Secondo l’accusa, il frate, insieme al suo segretario Antonio
Gaudio, avrebbe abusato di una suora.
Questa mattina è iniziato il processo al Tribunale di Cosenza, ma è già
stato aggiornato al prossimo 9 aprile. Tutta la fase dibattimentale,
come ha chiesto il legale della parte offesa, si svolgerà a porte
chiuse. "La richiesta che è stata formulata dalla suora - ha detto il
suo difensore, l’avvocatessa Marina Pasqua - è introdotta dalla legge
sulla violenza sessuale che consente ciò affinché sia rispettata la
riservatezza della persona offesa". Richiesta condivisa dal legale del
Centro antiviolenza, fondato dallo stesso padre fedele, “perché prevale
il rispetto della donna-suora che ha fatto già la scelta di denunciare e
che richiede quindi riservatezza". A non essere d’accordo è il sacerdote
che ha detto: "Questo processo si sta svolgendo bene soltanto che lo
vogliono fare a porte chiuse, ma noi lo faremo a porte aperte con voli",
ha sottolineato. "Io sono innocente. Come hanno venduto Gesù Cristo
alcuni vogliono vendere anche me. Ma noi dobbiamo dire sempre la verità.
Io sono in galera perché ho difeso i bambini e i poveri dell’istituto
Papa Giovanni”. Per padre Fedele alla base di tutto ci sarebbe una
congiura: “L’attaccamento al denaro e la superbia sono entrambe in
questo complotto. Io credo profondamente nella magistratura e amerò
sempre il mio Ordine perché questo peccato non l’ho mai commesso ma
neanche pensato". Il religioso oggi si è presentato con l’abito talare
ma non con il saio. L’Ordine dei Cappuccini infatti lo ha espulso.
All’ingresso del Tribunale di Cosenza, alcuni sostenitori hanno esposto
degli striscioni a difesa del sacerdote: "Fuori padre Fedele dentro i
calunniatori" ed anche "Giù le mani dall’Oasi, giù le mani da Cosenza".
Oggi intanto è stata respinta la questione preliminare avanzata dai
difensori del religioso che volevano spostare il processo a Salerno. Un
processo impegnativo in cui verranno sentiti 140 testimoni, tra quelli
dell’accusa e quelli della difesa. I giudici hanno infatti ammesso tutti
i testimoni chiesti dalle parti mentre alcune prove documentali sono
state accolte con riserva in attesa dell’esito degli interrogatori dei
testi di riferimento.
Mercoledì, 12 marzo 2008
Germania: prete pedofilo
condannato a tre anni di carcere
I sui superiori
conoscevano la sua tendenza sessuale ma è stato semplicemente spostato da una
parrocchia all’altra. E poi dicono che non è vero.
GERMANIA: PRETE PEDOFILO CONDANNATO A TRE ANNI
DI CARCERE
Ratisbona, 13 mar. - (Adnkronos/Dpa) - Dovra’ scontare tre anni in
carcere il prete pedofilo, parroco presso la parrocchia di Riekofen, nel
land della Baviera, condannato per aver molestato sessualmente un
chierichetto. L’uomo, 40 anni, ha ammesso la propria colpevolezza per 22
capi d’accusa di abuso esercitato sul minore in un periodo di tre anni e
iniziato quando il chierichetto ne aveva 10 anni. Non e’ la prima volta
che il sacerdote, arrestato lo scorso agosto, viene sospettato di
molestie sessuali. Gia’ nel 2000 era stato posto dalla giustizia in
liberta’ vigilata per presunti abusi nei confronti di un 12enne e gli
venne imposto di non lavorare piu’ con i giovani. Il vescovo Gerhard
Ludwig Mueller lo trasferi’ all’epoca in un’altra parrocchia, dove il
sacerdote comincio’ comunque a organizzare campi giovanili nonostante
l’ordinanza del tribunale, e senza che alcuno fosse informato dei
precedenti del sacerdote. Il parroco recidivo aveva continuato a
molestare i giovani fino al 2003, anno in cui sarebbero iniziati gli
abusi nei confronti del chierichetto. Una folla si e’ riunita oggi
davanti al tribunale di Ratisbona per protestare contro il vescovo
Mueller.
(Aia/Ct/Adnkronos)
http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/03_marzo/13/germania_condannato_a_3_anni_ex_parroco_pedofilo,14289013.html GERMANIA/ CONDANNATO A 3 ANNI EX PARROCO PEDOFILO Aveva abusato sessualmente di un chierichetto
Regensburg, 13 mar. (Ap) - E’ stato condannato a tre anni di carcere dal
tribunale di Regensburg l’ex parroco di Riekofen, in Germania, ritenuto
colpevole di violenze sessuali. Il 40enne Peter K. avrebbe abusato
sessualmente per 22 volte di un chierichetto che, all’inizio delle
violenze, aveva 11 anni.
Per evitare una reiterazione del crimine, il tribunale ha disposto anche
l’obbligo di assistenza psichiatrica per il pedofilo, che ha ammesso
tutti i fatti che gli sono stati contestati.
L’ex parroco ha presentato le sue scuse personalmente al giovane, oggi
15enne, e gli ha versato una somma di denaro a titolo di risarcimento.
http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=79593
L’ex parroco di Riekofen, un piccolo villaggio della Baviera (Sud della
Germania), è stato condannato oggi a tre anni di reclusione per avere
abusato sessualmente di un chierichetto dal 2003 al 2007.
Il religioso, un uomo di 40 anni, e’ stato riconosciuto colpevole di
avere abusato del bambino - che all’epoca della prima aggressione aveva
appena 11 anni - per un totale di 22 volte. Oltre al carcere, la
sentenza prevede il ricovero in una clinica psichiatrica.
Il prete era stato arrestato il 30 agosto del 2007, ma già nel 2000 era
stato condannato a un anno di carcere con la condizionale per abuso
sessuale su bambini e, nonostante questo, era stato in seguito
rinominato parroco
Venerdì, 14 marzo 2008
Don Gelmini Rinviato a
giudizio
Rassegna
stampa
http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_26/gelimini_berlusconi_imposimato_cc2d6d46-fafb-11dc-a46e-00144f486ba6.shtml Dopo un anno chiusi gli accertamenti. L’ex sacerdote: attendo sereno
«Processate don Gelmini» Il pm parla di una rete politica
Il testimone: mi prometteva l’aiuto di Berlusconi
e Imposimato
ROMA — Una decina di ragazzi sarebbero stati costretti a subire le sue
attenzioni, obbligati a soddisfare i suoi desideri particolari. Tra
loro, anche due giovani che all’epoca dei fatti erano minorenni. La
Procura di Terni chiede il rinvio a giudizio di don Pierino Gelmini. Un
anno dopo l’avvio degli accertamenti sul suo conto, sollecita il processo per il fondatore
della comunità Incontro per violenza sessuale.
I magistrati ritengono dunque attendibili i racconti di quegli ospiti
della struttura di Amelia, in Umbria, che cercavano di uscire dalla
tossicodipendenza e hanno affermato di essere stati «molestati,
palpeggiati, costretti ad atti sessuali». E chiedono che vengano
giudicati anche i collaboratori più stretti, Giampaolo Nicolasi e
Pierluigi La Rocca. Li accusano di favoreggiamento per aver tentato di
convincere i testimoni a ritrattare.
«Pressioni in cambio di soldi », dice l’accusa. E per sostenere la
fondatezza di questa circostanza elenca i viaggi e i contatti con le
presunte parti lese. Ma chiede anche il processo per Patrizia Guarino,
la madre di uno dei ragazzi che avrebbe subito le violenze. La donna
avrebbe avvertito don Gelmini delle indagini in corso e avrebbe poi
accettato denaro per condizionare il figlio. In particolare è stata
trovata traccia di un vaglia online di 500 euro.
A mettere nei guai il sacerdote sono state le testimonianze di oltre
trenta persone che hanno raccontato come don Gelmini li chiamasse nella
sua stanza e poi li inducesse a partecipare a giochi erotici. Ma poi si
è deciso di inserire nel capo di imputazione soltanto gli episodi che,
secondo l’accusa, «erano certamente provati».
Nelle carte depositate al termine delle indagini c’è il verbale di
Michele Iacobbi, 34 anni, il principale accusatore di don Pierino, che
all’epoca era agli arresti domiciliari presso la comunità. È stato lui a
presentare la prima denuncia. E ha accusato il sacerdote di aver
sfruttato anche le sue amicizie politiche per convincere lui e gli altri
giovani tossicodipendenti a soddisfare le proprie esigenze.
«Mi disse — ha messo a verbale Iacobbi — che siccome io ero accusato di
mafia lui poteva parlare con Berlusconi, con Taviani e anche con l’ex
senatore Imposimato per farmi avere una pena più lieve». La sua
testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile e nel capo di
imputazione a don Gelmini viene contestato di aver violentato i ragazzi
«minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di
numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite
dette conoscenze». Una tesi che il difensore Filippo Dinacci ha
contestato nella sua memoria sottolineando la «completa infondatezza
delle denunce presentate».
Agli atti del processo i pubblici ministeri hanno allegato anche
numerose intercettazioni telefoniche. Il «filtraggio » delle telefonate
per don Gelmini — che non possiede un apparecchio cellulare — viene
fatto dai collaboratori più stretti e, come sottolinea l’accusa, «la
precedenza viene data ai parlamentari e agli altri graduati della
Guardia di Finanza e dell’esercito» con i quali il fondatore di Incontro
«è in contatto».
Fiorenza Sarzanini
Giovedì, 27 marzo 2008
Quattro anni di carcere a
don Damy ex parroco di Gavignano
Martedì 30 Gennaio 2007 Chiudi
Un arresto che ormai temevano in molti quello di don Romano Damy, il
parroco di Gavignano finito sotto accusa per una vicenda di materiale
pedofilo rinvenuto all’interno della sua abitazione. Ieri mattina, in
esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del
tribunale di Rieti su richiesta del pubblico ministero Rosalia Affinito,
i carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto hanno arrestato il
parroco di gavignano don Romano Damy per il quale sono stati disposti
gli arresti domiciliari. Il sacerdote è stato quindi accompagnato in un
concvento di Subiaco dove resterà a disposizione in attesa
dell’interrogatorio di garanzia da parte del gip che avverrà entro dieci
giorni.
Un provvedimento che aleggiava nell’aria, tanto che era stato lo stesso
religioso indagato, dopo aver subito la perquisizione della propria
abitazione, a chiedere al vescovo della Diocesi sabina di essere sospeso
cautelativamente, ed era stato lo stesso monsignor Lino Fumagalli a
rendere noto il nome del prete e la parrocchia di appartenenza superando
ogni riservatezza, auspicando che venisse fatta presto chiarezza sulla
vicenda da parte della magistratura. Ma su cosa si basano le accuse? Non
sono solo il paio di manette e qualche Dvd a luci rosse sequestrati con
altri oggetti, dai carabinieri all’interno della canonica dove abita il
sacerdote sospettato di pedofilia, ma contro di lui c’è soprattutto
quella denuncia presentata dai genitori di un ragazzo che frequentava la
parrocchia e che avrebbe riferito di aver subito abusi sessuali
dall’educatore. Gli investigatori avrebbero raccolto anche alcune
testimonianze definite ”circostanziate e attendibili”. Accuse pesanti
che la procura ha unito insieme alle segnalazioni un pò sospette
sull’attività del sacerdote e alle quali il sacerdote è ora a replicare
quando verrà interrogato. Dopo le tante indiscrezioni circolate, è
giunto l’arresto di ieri. E, come spesso accade, la comunità di
Gavignano si è divisa in innocentisti e colpevolisti.
Annuncio di iniziativa di
Voice of the Faithful in occasione della visita del Papa
di Steve Urbon
Traduzione di Stefania
Salomone
31 marzo 2008
NEW BEDFORD - La fase più critica dello scandalo degli abusi sessuali in
Massachusetts potrebbe considerarsi conclusa, ma la sezione di Voice of
the Faithful di Boston intende comunque manifestare su questo cancro
della Chiesa Cattolica durante la visita di Papa Benedetto negli Stati
Uniti prevista per il mese di aprile.
Il president di VOTF Dan Bartley ha detto ai membri in una email odierna
che sono stati raccolti circa 51.000 dollari, abbastanza per comprare
gli spazi di una intera pagina sul New York Times. Ma ha aggiunto che
rimane solo un giorno alla scadenza del termine per la pubblicazione e
che il gruppo provvederà a mettere annunci anche su altri quotidiani,
come ad esempio USA Today.
Il direttore delle pubbliche relazioni di VOTF John Moynihan ha
dichiarato al The Standard-Times che gli scandali di abusi sono spariti
dalle cronache in molte regioni. "Stando fuori dalle pagine dei
giornali, la gente se ne dimentica".
Le inserzioni puntano ad evidenziare i 617 milioni di dollari degli
Stati Uniti, su un totale di 2,3 miliardi, spesi in risarcimenti in
tutto il mondo.
"Ugualmente preoccupante è il fatto che i nostri leader hanno
contribuito a questa assurda statistica", si legge nella dichiarazione.
Il gruppo chiede più responsabilità da parte dei vescovi, molti dei
quali sono rimasti al loro posto nonostante la loro complicità nella
copertura degli abusi perpetuata tramite spostamenti e trasferimenti dei
preti accusati e relativa copertura.
"Molti cattolici conoscono bene la sofferenza e i costi derivanti dalla
crisi degli abusi sessuali del clero", dice l’annuncio. "Solo nel 2004,
più di 4.300 preti sono stati accusati di aver abusato 11.000 minori in
un arco di tempo che va dal 1950 al 2002". Non si chiede soltanto la
rimozione dei vescovi colpevoli, si vuole che la chiesa renda
disponibili i propri conti ai laici, e pubblichi i resoconti in cui
risulta che l’85% delle diocesi hanno riportato casi di frode negli
ultimi cinque anni.
Si propone che "ogni parrocchia e diocesi dovrebbero prevedere un
comitato finanziario che fornisca linee guida indipendenti ai pastori e
ai vescovi".
La diocesi di Fall River è stato l’epicentro del principale scandalo,
che ha coinvolto James Porter, prete dimesso, il primo ad essere
trascinato in tribunale. Quella faccenda ha costretto il vescovo Sean P.
O’Malley, ora Cardinale Arcivescovo di Boston ad incontrare le vittime,
a patteggiare i risarcimenti e salvaguardare gli interessi della
diocesi, sebbene non soddisfacessero di fatto nessuna delle parti.
Il suo incarico, conferito da Giovanni Paolo II, era di rimettere a
posto il disastro lasciato nell’arcidiocesi dal Cardinale Bernard Law,
ora trasferito a Roma.
Mentre il Cardinale O’Malley continua ad incontrare saltuariamente Voice
of the Faithful, il suo successore di Fall River, Vescovo George W.
Coleman, ha sempre evitato l’associazione. Non c’è mai stato un incontro
tra i rappresentanti della diocesi e il gruppo "in tutto questo tempo",
secondo il portavoce diocesano John Kearns. Infatti, dice Moynihan, la
sezione di VOTF di SouthCoast è stata chiusa. C’è un gruppo attivo nella
diocesi di Cape Cod le cui attività si svolgono a contatto
dell’arcidiocesi di Boston fin dall’inizio.
Ci ha detto anche che l’interazione tra VOTF e i vescovi locali varia di
regione in regione. La comunicazione è particolarmente proficua a Boston
e a New York e in un’altra dozzina di diocesi. "Nella diocesi di St.
Petersburg, abbiamo sponsorizzato insieme una giornata di memoria nella
quale è stata organizzata una celebrazione presieduta dal vicario
generale", riferisce Moynihan. Ma, sempre che il Papa ne fosse
informato, dice inoltre "Non riteniamo che egli comprenda cosa sta
accadendo nella chiesa statunitense. Vogliamo richiamare la sua
attenzione sulla situazione reale".
La visita di Papa Benedetto è prevista dal 16 al 20 aprile prossimi.
Martedì, 01 aprile 2008
Prete pedofilo, la curia
sapeva?
’’Mons. Vecchi mi disse
che il nostro incontro non era mai avvenuto’’
Chi sa di più su questa storia si faccia avanti. Crediamo
sia un diritto dei genitori sapere se il proprio figlio/a è affidato ad
un prete pedofilo.
Mentre per sabato 19 aprile è atteso il discorso di Benedetto XVI nella
cattedrale di San Patrizio, a New York, un altro caso di pedofilia
rischia di scuotere la Chiesa Cattolica. Questa volta il messaggio di
allarme parte dalla nostra città, dove ieri il tribunale ha
condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione un sacerdote per atti
sessuali nei confronti di minori.
Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che
frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale
di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche),
l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime,
accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca,
infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare.
Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano la
struttura. Una struttura in provincia di Ferrara ma ricadente nella
diocesi di Bologna.
La domanda che sorge spontanea è come sia possibile che quei terribili
fatti siano accaduti senza che nessuno si fosse accorto di nulla. E
invece erano stati in diversi ad accorgersene. Già nel marzo
2004, quando due maestre della struttura iniziano a trovare eccessive
certe premure del parroco. Da quanto emerso in dibattimento sembra che
siano stati contattati anche altre religiosi che avrebbero promesso di
intercedere presso la curia. Su questo non è possibile verificare o
sapere altro per il momento. Fatto sta che nel maggio dello stesso anno
non si verificano più altri episodi e tutto sembra tornare alla
normalità.
Non per le due maestre, che perdono il lavoro. Tra l’altro l’uomo
è stato condannato anche per averle palpeggiate in un’occasione. Lui
ha ammesso di averle toccate, “per scherzo”.
Verranno riassunte a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico
delle materne, dietro a vivaci proteste dei genitori degli alunni. Con
loro, per volontà del “don”, viene assunta anche una direttrice
didattica.
Non passano dieci giorni dall’inizio del suo nuovo incarico che la donna
assiste ad alcune attenzioni verso le bambine che oltrepassavano
chiaramente la soglia della decenza. Si confida con le colleghe che per
tutta risposta scoppiano a piangere e raccontano cosa hanno visto nei
mesi precedenti.
È sempre lei a convincerle ad andare dalla compagnia dei carabinieri
di Ferrara per segnalare il fatto. In via del Campo partono le
indagini che, dopo i primi riscontri, portano agli arresti
domiciliari dell’uomo. È il 2 marzo del 2005.
Ma prima di allora si registra un altro fatto allarmante. È l’11
novembre e le educatrici informano i genitori di quanto accade nella
struttura. Si decide di avvisare i superiori del prete e la
direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si reca a Bologna
per incontrare i responsabili della curia. L’incontro avviene l’8
gennaio 2005 di fronte a mons. Ernesto Vecchi.
Il vescovo ausiliare li riceve. Due frasi in particolare di quel
colloquio, due frasi pronunciate dal numero due della curia di Bologna,
rimangono impresse nell’educatrice: “quell’uomo è malato” e “questo
incontro non è mai avvenuto”.
Le stesse frasi che la donna ha ripetuto in dibattimento senza venire
contestata. Anche mons. Vecchi si è presentato davanti ai giudici,
affermando però di non ricordare l’oggetto di quella discussione. Anche
al telefono il tenore della voce non è dei più collaborativi: “non
intervengo sulla questione - ha detto mons. Vecchi - perché non ho
ricevuto nessuna comunicazione dal mio avvocato”. Alla richiesta di
conferma se quel colloquio sia avvenuto o meno, si limita a rispondere:
“queste sono interpretazioni interessate. Io non dico nulla”.
Giovedì, 10 aprile 2008
Condannato a sei anni
prete pedofilo
di
Per atti sessuali nei
confronti di una decina di bambine
Sei anni e dieci mesi. Sei anni e dieci mesi per aver compiuto atti
sessuali nei confronti di una decina di bambine della parrocchia a lui
affidate. Il giudice del tribunale collegiale Caruso (con a latere Oliva
e Bighetti) ha accolto ieri pomeriggio la tesi accusatoria del pm
Filippo Di Benedetto (e anzi l’ha aumentata nella quantificazione della
pena) che aveva chiesto la condanna del prete di 68 anni che nel marzo
di due anni fa, quando gestiva un asilo in provincia di Ferrara, venne
visto in diverse occasioni compiere atti certo non consoni a un
educatore. A maggior ragione per la tunica che indossava e per la
funzione svolta all’interno della parrocchia dal sacerdote, che oggi
vive in una struttura religiosa del Bolognese.
L’uomo era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno
dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato
per l’accusa e per le parti civili nel giugno dello scorso anno, quando
vennero sentiti anche i 10 testimoni della difesa.
Secondo le testimonianze che si sono susseguite in aula il prete era
stato visto compiere atti di libidine, come palpeggiare il sedere delle
bambine - tutte tra i 3 e i 6 anni - o infilare caramelle nelle
mutandine. Un’altra l’avrebbe baciata in bocca. “Con la lingua” come
pare abbia specificato lo stesso imputato durante l’interrogatorio di
garanzia.
Oltre alla pena detentiva, il sacerdote è stato condannato a
provvisionali di migliaia di euro nei confronti delle piccole vittime e
dei loro genitori, oltre che al pagamento delle spese processuali.
Per un capo di imputazione il sacerdote è stato assolto, perchè non è
stata raggiunta la prova di atti osceni riferiti da una bambina alla
madre e alla nonna: la piccola avrebbe dovuto essere chiamata in aula
per dire ciò che aveva visto, ma lo stesso magistrato Filippo Di
Benedetto ha di fatto rinunciato alla sua testimonianza, per non turbare
la bimba stessa.
“Siamo estremamente soddisfatti; è stata una lunga battaglia per la
verità ed oggi è stata fatta piena giustizia” affermano all’uscita
dell’aula B del tribunale gli avvocati di parte civile Claudia Colombo e
Carlo Bergamasco.
Ovviamente di parere opposto i legali della difesa: “rispettiamo la
decisione ma non la condividiamo”, dicono Giuseppe Pavan e Milena
Catozzi. Entro 90 giorni verrà deposita la sentenza. “Attendiamo le
motivazioni del giudice” aggiungono i legali, che anticipano già
l’intenzione “di fare opposizione e ricorrere in appello”.
Giovedì, 10 aprile 2008
Una petizione di Voice of
the Faithful al Papa che chiama tutti i cattolici a trasformare la Chiesa
disponibile on
line per l’adesione
(traduzione di Stefania Salomone )
10 aprile 2008
NEWTON, Mass. – Secondo Voice of the Faithful (VOTF), la chiesa
cattolica continuerà il suo declino finché non tratterà tutte le vittime
degli abusi sessuali con giustizia e compassione piuttosto che vederle
come nemici; restituire la responsabilità delle loro azioni ai vescovi
che hanno trasferito i preti pedofili; incoraggiare e suggerire una
maggiore partecipazione dei laici nei processi decisionali; garantire la
trasparenza finanziaria in tutte le faccende amministrative.
"La trasformazione e il rinnovamento della chiesa sono possibili",
afferma Dan Bartley di Long Island, Presidente di VOTF. "Noi sogniamo
una chiesa aperta, trasparente e responsabile, e auspichiamo una chiesa
che valorizzi i doni e i talenti dei laici".
Ma da parte loro i cattolici devono far sentire sempre più le loro voci
affinché la trasformazione abbia luogo, dice Barley. "Come primo passo,
invitiamo i cattolici a partecipare a questa trasformazione firmando una
petizione che abbiamo messo sul sito per una maggiore
responsabilizzazione e un crescente coinvolgimento dei laici nella
nostra chiesa".
Voice of the Faithful ha messo in rete la petizione sul suo sito web,
http://www.votf.org/, che tutti i cattolici impegnati possono firmare. Questa petizione
sarà inoltrata ai rappresentanti statunitensi del Papa, al Nunzio, alla
fine di aprile. La petizione è la conseguenza di un articolo di VOTF
dell’8 aprile pubblicato sul New York Times. Trovate anch’esso sul sito.
Questo è il testo della petizione:
A PAPA BENEDETTO XVI E AI SUOI CONFRATELLI VESCOVI
In occasione della visita del Papa negli Stati Uniti, Aprile 2008.
Per favore, sostenete Voice of the Faithful (VOTF) nell’invitare tutti i
cattolici a partecipare alla trasformazione della nostra chiesa
Unite le vostre voci con migliaia di altre che si alzeranno attraverso
questa petizione dato che il Papa non ha previsto alcuna discussione o
incontro con i laici. Saprà mai le preoccupazioni dei fedeli senza
incontrarli?
Noi cattolici stiamo ancora affrontando gli scandali degli abusi
sessuali dei preti, una delle cristi più terribili nella storia della
nostra chiesa. Uno studio recente evidenzia che un terzo di coloro che
hanno ricevuto una educazione cattolica negli Stati Uniti non si
definisce più cattolico. Il numero dei preti decresce sempre più; molte
parrocchie e scuole stanno chiudendo; siamo in piena crisi finanziaria.
.
Voice of the Faithful, con più di 35.000 membri, propone soluzioni
concrete per affrontare questa crisi:
1. Trattare le vittime degli abusi con quella giustizia e compassione
proprie della nostra fede
2. Rendere I vescovi responsabili del popolo che servono
3. Promuovere la piena partecipazione delle donne e degli uomini laici
nei processi decisionali della chiesa
4. Pretendere trasparenza e responsabilità amministrative
Riteniamo che questi passi possano produrre:
- una chiesa aperta, trasparente e responsabile
- una chiesa partecipativa che valorizzi i doni e di talenti di tutti i
battezzati
- una chiesa governata dalla compassione, informata dal senso di
giustizia, fondata sull’eguaglianza ed animata da azioni collegiali
Chiediamo che tutto il clero ascolti le voci dei fedeli che si uniscono
per costruire una chiesa che divenga una comunità di fedeli degni del
suo fondatore, Gesù Cristo. Impegneremo tutte le nostre energie per
realizzare questo cambiamento.
- - - -
Papa Benedetto arriverà a Washington il 15 aprile, facendo tappa in
molte capitali dello stato sia il 16 che il 17 aprile, e poi si recherà
a New York per degli incontri il 18 e il 19 aprile, lasciando gli Stati
Uniti il 20 aprile.
E c’è ancora ci sostiene che si tratti di pochi casi
isolati. Sono purtroppo migliaia di casi in tutto il mondo e ne vengono
fuori sempre di più anche per effetto della crisi profonda che vivono
tutte le chiese cristiane ed in particolare quella Cattolica Romana.
Abusi sessuali su una minorenne:
sacerdote di Bolzano condannato a 7 anni
BOLZANO (17 aprile) - Don Giorgio Carli, un sacerdote di Bolzano di 44
anni, è stato condannato in Corte d’Appello a 7 anni e 6 mesi di
reclusione per violenze sessuali nei confronti di una sua parrocchiana,
minorenne all’epoca dei fatti. La clamorosa sentenza è arrivata nella
tarda serata di ieri, dopo l’assoluzione in primo grado del sacerdote
due anni fa. Il sacerdote non ha voluto commentare la sentenza e ha
subito abbandonato l’aula mentre la ragazza, che oggi ha 28 anni, ha
abbracciato i suoi familiari.
Il processo ruota attorno alle affermazioni della donna: il ricordo dei
fatti, aveva affermato nella sua denuncia, era riaffiorato nel corso di
una lunga serie di sedute psicoanalitiche, dopo essere stata in
precedenza rimosso per anni, causandole una serie di sofferenze fisiche
e psichiche.
Pedofilia, condannato un sacerdote
Bolzano, sentenza della Corte d’Appello
Un sacerdote 44enne è stato condannato in Corte d’Appello a Bolzano a 7
anni e 6 mesi di reclusione per violenze sessuali nei confronti di una
sua parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti. La clamorosa sentenza è
arrivata dopo l’assoluzione in primo grado e dopo otto ore di Camera di
Consiglio. Il prete è stato anche condannato a un risarcimento di 500
mila euro per la giovane donna e di 200 mila euro per i suoi genitori.
Al centro del processo ci sono le affermazioni della giovane donna. Il
ricordo dei fatti, aveva affermato nella sua denuncia, era riaffiorato
nel corso di una lunga serie di sedute psicoanalitiche dopo essere stata
in precedenza rimosso per anni e anni, causandole una serie di
sofferenze fisiche e psichiche. Gli abusi si sarebbero ripetuti per
alcuni anni, quando la ragazza ne aveva circa dieci. I fatti, secondo le
testimonianze della giovane, erano avvenuti nel periodo della colonia
estiva della parrocchia e nella canonica. Il prete si è sempre
dichiarato innocente.
"Si tratta di una sentenza coraggiosa che fa giustizia", ha detto
l’avvocato della parte civile Gianni Lanzinger. I legali della difesa,
Flavio Moccia e Alberto Valenti, si sono detti invece "sconcertati",
esprimendo dubbi sulle dichiarazioni della ragazza, frutto di lunghe
sedute di psicoterapia ad oltre dieci anni di distanza dai fatti.
’’Attendiamo le motivazioni della sentenza ma certamente andremo in
Cassazione", hanno dichiarato.
«Riuscire a fidarsi di nuovo è molto difficile quando la persona di cui
più ti fidavi ti ha fatto una cosa del genere». È questa, insieme ad un
dolore che non svanisce, la ferita più grande che un abuso lascia su chi
lo ha subito.
Lo racconta Elena (il nome è di fantasia), molestata e violentata da un
sacerdote in una parrocchia dell’Ontario. Per lei non è facile parlare
di quello che le è accaduto, «ma è necessario farlo - dice - perché non
voglio che altri soffrano quello che ho sofferto io».
Era la fine degli anni Sessanta ed Elena aveva circa 9 anni quando il
sacerdote che avrebbe dovuto prendersi cura di lei ha iniziato a
molestarla toccandole il seno. «Diceva di averne bisogno come del pane»,
racconta, dicendo che ogni volta le cose peggioravano, fino a quando un
giorno, mentre camminava per strada, le ha offerto un passaggio in auto
fino a casa. «Dopo essere riuscito a farmi salire in macchina ha
iniziato a guidare, ma anziché a casa, mi ha portato in un luogo
appartato, dove mi ha stuprata. È andata avanti così per tre anni e
mezzo - racconta - Io ho detto subito a mia madre quello che era
successo, ma lei non mi ha creduto: il sacerdote, in casa mia, era
considerato la cosa più vicina a Dio».
Perché la sua famiglia le credesse è stato necessario che la sorella,
per caso, fosse testimone delle violenze. Da quel giorno Elena non ha
dovuto più andare a messa o all’oratorio, ma i genitori - «erano altri
tempi», spiega - non andarono alla polizia, non denunciarono il fatto.
«Solo dopo molti anni ho trovato il coraggio di farmi avanti e
intraprendere un’azione legale - dice - Alcuni mi hanno chiesto di
fermarmi perché avrei mandato in bancarotta la diocesi, ma io ho
pensato: “Come potete dire questo, loro hanno mandato in bancarotta la
mia vita”».
Anche ora che è una donna adulta e sposata, Elena continua ad essere
perseguitata dagli stessi incubi che aveva quando era una bambina. «Non
mi hanno mai abbandonato. E ancora oggi camminare da sola e rimanere al
buio sono cose che continuano a farmi paura».
Le cose sono in parte cambiate quando ha scoperto di non essere l’unica
vittima del sacerdote che l’aveva molestata. «Mi sono sentita meno
isolata, meno sola, questo mi ha dato il coraggio di farmi avanti e
rompere il silenzio».
Molte le cose che ha scoperto parlando con le altre vittime, ma quella
che l’ha ferita di più, che più l’ha fatta arrabbiare, è che la sua
parrocchia sapeva degli abusi dall’inizio dei primi anni Sessanta e non
ha fatto nulla per fermarli».
«L’unica cosa che hanno fatto è stata trasferire questa persona di
parrocchia in parrocchia, senza fermarla. La diocesi avrebbe dovuto
proteggerci, ma non l’ha fatto»
Sabato, 19 aprile 2008
Papa Benedetto incontra
le vittime degli abusi sessuali del clero
di di JOHN L. ALLEN JR., Washington, D.C.
Da National Catholic reporter
17 aprile 2008
Con una mossa inaspettata e senza precedenti, Papa Benedetto XVI ha
incontrato discretamente cinque vittime di abusi sessuali da parte del
clero questo pomeriggio, presso la sede dell’ambasciata vaticana negli
Stati Uniti, situata a Washington DC.
Da un’intervista al National Catholic Reporter del nostro corrispondente
John. L. Allen, Jr.
Prima di questo pomeriggio, nessun papa aveva mai incontrato le vittime
degli abusi sessuali dei preti. Questa omissione è stata spesso citata
per criticare la risposta della chiesa alla crisi e per indicare come
Roma e il pontefice siano fuori dalla portata della realtà americana, o
abbiano inteso negare la vastità del problema.
Tutte le cinque vittime che hanno incontrato oggi Papa Benedetto
provengono dall’area di Boston, e alcune fonti hanno detto al NCR, che
il Cardinale O’Malley di Boston ha giocato un ruolo importante
nell’organizzare questo incontro. Di fatto le fonti dicono che è stato
il papa a decidere di incontrarle.
Alcune delle vittime dovrebbero rilasciare una dichiarazione nel
pomeriggio.
Il Vaticano ha già dichiarato che l’incontro ha avuto luogo, e una delle
vittime partecipanti ha confermato l’incontro al NCR, subito dopo la sua
conclusione.
Benedetto sta ultimando la prima tappa della sua visita di sei giorni
negli Stati Uniti. Ha già ripetutamente parlato degli abusi sessuali
durante il suo viaggio, addirittura prima di arrivare.
"Noi ci vergogniamo, e faremo tutto il possibile per impedire che accada
ancora", ha detto il papa in una conferenza con i giornalisti a bordo
dell’aereo papale, martedì, in volo per gli Stati Uniti.
Benedetto ha dichiarato che le azioni per risolvere la crisi devono
svolgersi su tre livelli: legale e giuridico, pastorale e mediante
programmi di prevenzione che assicurino che i futuri preti siano "sani".
Per l’esattezza il papa ha detto che "è più importante avere buoni preti
che averne molti".
Nel suo discorso ai vescovi americani nel Santuario dell’Immacolata
Concezione, mercoledì sera, è tornato sul tema. Egli ha dedicato cinque
paragrafi agli abusi sessuali su minori, definendoli "male" oppure
"peccato".
Nella frase più dura, il papa, citando una frase del Cardinale Francis
Goerge, presidente della Conferenza Episcopale statunitense, ha detto
che la crisi "a volte è stata mal gestita".
Il papa ha pregato affinché la chiesa persegua l’obiettivo di guarigione
e risanamento nei riguardi di coloro "che sono così gravemente deviati".
Di nuovo durante la messa di giovedì mattina al Washington’s Nationals
Park, il papa ha riservato dure parole alla crisi.
"Mi rendo conto del dolore che la chiesa americana ha sperimentato a
causa degli abusi sessuali su minori", ha detto. "Nessuna parola da
parte mia potrebbe servire a descrivere il dolore e il danno inflitto da
un abuso simile".
Il papa ha continuato chiedendo a tutti i cattolici americani di "fare
tutto il possibile per garantire la guarigione e la riconciliazione, e
per assistere coloro che sono stati feriti".
Unitamente a quanto avvenuto nell’incontro del pomeriggio, questi
riferimenti suggeriscono un profondo desiderio da parte del papa di far
capire ai cattolici americani che "ha capito" – cioè che ha compreso la
gravità e la vastità del problema.
Gli osservatori spesso sottolineano che, come prefetto della
Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora Cardinale Ratzinger
fu a capo di procedimenti interni relativi ad accuse di abusi sessuali
ai danni di minori. In quel ruolo, il futuro papa lesse virtualmente
tutti i file dei casi, forse fornendo più dettagliati chiarimenti sulla
crisi, di quanto non abbia mai fatto nessun vescovo americano.
In tutti i casi, Benedetto fu molto toccato da quell’esperienza.
Se l’incontro di oggi, o i pubblici e ripetuti riferimenti di Benedetto,
soddisferanno o meno le vittime, questo ancora non è chiaro. Il 17
aprile, in un intervista alla CNN, David Clohessy di SNAP (Survivors
Network of those Abused by Priests) ha dichiarato che la retorica del
papa era una cosa vuota se non supportata da valide azioni.
Specificamente, Clohessy ha chiesto a Benedetto di estendere "la
tolleranza zero" dei vescovi americani alla chiesa universale, e di
licenziare almeno un paio di vescovi americani coinvolti nella crisi
degli abusi.
Clohessy ha parlato prima che si sapesse che il papa avrebbe incontrato
le 5 vittime di Boston.
Nonostante il persistere di tanti punti interrogativi, il linguaggio
netto del papa, doppiato anche all’incontro di oggi, sicuramente ridurrà
la percezione che il papa sia "fuori portata" rispetto alla situazione
americana.
Le aspettative create dal linguaggio del papa, dicono alcuni
osservatori, renderà ancor più difficile per la chiesa opporsi alla
trasparenza, inclusa la totale disponibilità di documenti importanti che
riguardano i casi di abusi.
Martedì, 22 aprile 2008
La visita del papa
sollecita nuove accuse di abusi perpetuati da preti
di STEVE RITEA
21 aprile 2008
La visita del papa e la sua ammissione pubblica del fenomeno degli abusi
sessuali dei preti, ha convinto dozzine di persone ad uscire allo
scoperto, denunciando gli abusi subiti durante l’infanzia, ha detto il
presidente di un gruppo di supporto alle vittime proprio ieri.
"Siamo stati inondati di chiamate", ha dichiarato Barbara Blaine,
presidente della sede di Chicago di SNAP (Survivors Network of Those
Abused by Priests), una organizzazione nazionale. "Molti ci hanno
svelato di non averne mai fatto parola con nessuno".
Ogni volta che i media affrontano questo argomento nuovi casi escono
allo scoperto, dice la Blaine, accennando alle centinaia di chiamate
pervenute in sede nel 2002, anno in cui la Conferenza Episcopale
statunitense aveva approvato una più severa politica di gestione degli
abusi, dopo che molte accuse di molestie sessuali rivolte ai preti erano
state rese pubbliche.
Nel suo discorso ai vescovi statunitensi, mercoledì scorso, papa
Benedetto XVI ha detto che lo scandalo degli abusi sessuali "è stato mal
gestito". Il papa più tardi ha incontrato alcune vittime degli abusi
sessuali del clero, una visita storica.
"E’ accaduto perché l’argomento è stato discusso, e perché alcuni erano
molto arrabbiati (tipicamente quelli che già avevano denunciato)" ha
detto la Blaine. "Altri volevano soltanto un po’ di considerazione".
Il suo gruppo, costituito circa venti anni fa, conta oggi circa 8.000
membri, riferisce la stessa Blaine.
"Noi pensiamo che sarebbe stato molto meglio se alle dichiarazioni
fossero seguite delle precise azioni", come ad esempio, sanzionare i
vescovi che non hanno denunciato i preti colpevoli.
Dan Bartley, residente a Hauppage, presidente di Voice of the Faithful,
l’associazione nazionale di laici cattolici che si batte per una riforma
ha dichiarato: "E’ un inizio", ma ha aggiunto: "Siamo ancora in una
situazione in cui le ragioni alla base degli abusi sessuali non vengono
prese in esame".
Il Rev. Robert Hoatson di West Orange, NJ, che ha collaborato alla
fondazione di un gruppo di vittime (Road to Recovery Inc), ha dichiarato
di aver ricevuto chiamate da cinque nuove vittime negli ultimo tre
giorni, una da Suffolk County.
"Per la maggior parte delle vittime che alzano il telefono e chiamano, è
l’inizio di un processo di guarigione", ha detto la Blaine.
Martedì, 22 aprile 2008
Quello che il papa ha
detto e quello che non ha detto
di DAVID VAN BIEMA/MANHATTAN AND JEFF ISRAELY/THE BRONX
20 aprile 2008
Benedetto XVI ha toccato l’11 settembre, una questione mondiale e gli
scandali degli abusi sessuali, un problema nazionale che ha turbato
l’incredula collettività degli americani, anche fra i non cattolici. E
la reazione di Benedetto alla questione degli abusi dovrebbe essere
evidenziata come tra le più acclamate, dalle primissime frasi in aereo,
fino all’espressione "profonda vergogna" utilizzata nella preghiera con
i vescovi mercoledì scorso, fino all’incontro con le vittime di abusi
sessuali e l’aver accettato in consegna, dalle mani del Cardinale O’Malley,
un libro con 1.500 nomi di vittime. O’Malley ha scorso le pagine con
lui, sottolineando coloro tra quelli che si erano suicidati o erano
diventati tossicodipendenti. Di conseguenza Benedetto ha continuato a
menzionare gli scandali almeno una volta al giorno durante la sua
visita.
La sequenza è stata talmente efficace che ci si potrebbe immaginare una
oscura regia dietro le dichiarazioni del pontefice. O, per dirla in modo
meno cinico, si potrebbe trattare di una espressione della compassione o
della preoccupazione soggettiva per la salute mentale e spirituale delle
vittime e per la chiesa americana. Senza dubbio, il Cardinale O’Malley
merita parte del plauso. E’ stato proprio lui a suggerire a Benedetto di
fare tappa a Boston, il Ground Zero degli abusi sessuali e, al rifiuto
di Benedetto, non si era dato per vinto, portando le vittime dal papa.
Le visite del papa sono visite pastorali – cioè hanno a che fare con
l’incoraggiamento e la salvezza del gregge del papa, non con l’ideazione
di nuove politiche. Quindi una dichiarazione pastorale così forte come
questa è un precedente importante che sottintende future azioni. Al
pranzo organizzato dal Time Magazine per il Cardinale William Levada, il
successore di Benedetto a capo dell’Ufficio delle dottrine del Vaticano
(quello incaricato di gestire i casi di abusi sessuali, per intenderci),
abbiamo chiesto se il Vaticano intendesse fare i conti con quella parte
degli scandali sessuali che era rimasta inascoltata: oltre a prendersi
cura delle vittime e a mettere i criminali in condizioni di non nuocere,
il Vaticano avrà previsto sanzioni per qualunque responsabile o vescovo
che "ha aiutato e coperto" i preti-predatori?
Il Cardinale è entrato nel merito della questione, negando che esistesse
"una generazione" di vescovi coinvolti che abbiano "aiutato e coperto".
Ha detto che alcuni vescovi erano andati da lui confermando di aver
agito in base a diagnosi psichiatriche non attendibili, in tempi in cui
il tasso di recidività dell’abuso sessuale non era molto conosciuto.
Durante lo stesso pranzo, si è rivolto alla stampa dicendo che il
Vaticano è impegnato in notevoli cambiamenti canonici che permetteranno
di gestire al meglio lo scandalo. Infatti, la sua stessa risposta non è
stata abbastanza chiara per immaginare nuove iniziative, dovremo
aspettare e vedere se il papa sente il bisogno far seguire alle
coraggiose parole un nuovo agire.
Janice McKay, una parrocchiana di 21 anni, dopo la Messa domenicale alla
St. Richard Catholic Church in Miami ha detto: "Si, penso che lui abbia
aiutato i cattolici americani a sentirsi più fiduciosi rispetto alla
chiesa, poiché ha fatto dichiarazioni molto schiette. Ma ciò che non ho
ancora sentito da lui è ’cosa sarà fatto da oggi in poi".
Altri temi su cui la curiosità della stampa (se non del pubblico) ha
spesso messo in difficoltà il papa, sono una serie di questione che
forse ha appena accennato o addirittura taciuto durante tutta la
settimana. Non ha parlato infatti dell’Iraq. Non ha fatto dichiarazioni
sul conflitto o sul dialogo con l’Islam, una cosa che ha contraddistinto
anche altri viaggi precedenti. Non ha affrontato la questione del
divieto della comunione ai politici pro-choice (movimento per la libera
scelta sull’aborto), anche se ha definito la loro attività "uno
scandalo". Non ha nemmeno fornito una descrizione degli educatori
cattolici liberali che alcuni avevano anticipato durante la sua visita
alla Washington’s Catholic University, sebbene avesse presentato alcune
argomentazioni filosofiche interessanti, sicura base per un dibattito
critico.
Ma i pericoli di fare affermazioni specifiche sulle politiche sono stati
evidenziati quando Benedetto ha fatto alcuni commenti ammirevoli
sull’immigrazione: invece che riaffermare semplicemente la posizione dei
vescovi statunitensi, cioè che esiste una strada percorribile per la
convivenza tra cittadini e stranieri, ha raccomandato una ospitalità di
breve periodo, dicendo che la soluzione a lungo termine poteva
considerarsi qualora avesse determinato l’innalzamento della qualità di
vita per il paese ospitante. Apparentemente, questo è stato troppo
perfino per Tom Tancredo, un cattolico convertito alla chiesa
Presbiteriana e nemico dell’immigrazione illegale, che ha intrapreso
quel che può definirsi un ritorno all’antica scuola cattolica,
dichiarando che i commenti di Benedetto "potrebbero avere poco a che
fare con l’evangelizzazione, ma molto a che fare con il reclutamento di
nuovi membri per la sua chiesa".
Di fatto, Benedetto ha conquistato gli ispanici d’America durante il
viaggio, un grande gruppo che costituisce la maggioranza dei cattolici
statunitensi. Ma ancora una volta, le sue lusinghe erano simboliche – ha
parlato molto poco degli spagnoli – se non addirittura polemiche. E
mentre il viaggio volgeva a conclusione e l’eccitamento sulle sue
dichiarazioni riguardo gli abusi scemava, è diventato sempre più chiaro
che questo cosiddetto papa di transizione non sarà mai, come Bono definì
Giovanni Paolo II, la stella "rock" della chiesa, ma di certo è entrato
a pieno nell’aspetto pubblico del suo ruolo. Di fronte all’impronta
della Torre Nord di Ground Zero, domenica, si è inginocchiato in
preghiera per ben due minuti e mezzo, momento reso ancora più solenne
dalla coltre mattutina di fitta nebbia.
Alcuni efficaci sondaggi potrebbero dirci molto presto cosa se ne sono
fatti gli americani di questa settimana di Benedetto. Alcuni devoti
praticanti ci hanno manifestato il sentimento che Benedetto è riuscito
non solo a metterli a loro agio riguardo la consapevolezza degli abusi
sessuali, ma che è altrettanto ben riuscito a diventare una icona morale
al pari della sua importanza religiosa come vicario di Cristo. Ma forse
nessuno è rimasto davvero impressionato. Alla domanda, posta oggi, se il
suo viaggio avesse fatto bene alla chiesa, una madre di due giovani
ragazze in una chiesa di Miami ha irrigidito le labbra e ha sibilato "No
davvero. La strada che dobbiamo fare è ancora dura".
Quando è comparso domenica scorsa allo Yankee stadium, comunque, la
nebbia di New York era svanita e uno scroscio di applausi ha seguito il
papa-mobile come una sorta di trionfo ottenuto dopo aver attraversato
sentieri perigliosi. Quando si è fermato e Benedetto è sceso, c’è stato
un vociare osannante. Il papa è sceso osservando da lontano il pubblico
della sua tappa finale, e sembrava risplendere.
Pochi giorni prima che iniziasse la visita del Papa negli Stati Uniti,
Good morning America, il popolare programma televisivo americano, ha
mandato in onda un servizio sui vescovi accusati di abusi sessuali a cui
ha dato il titolo "Ha ripulito la Chiesa?" che allude con sottile ironia
allo scetticismo sulla possibilità che le sue parole possano estirpare
dalla società americana, come per incanto, il fenomeno che l’ha
sconvolta per quattro decenni.
Più o meno nello stesso tempo Bishop Accountability - il website che ha
creato un database di 4.500 ecclesiastici coinvolti nello scandalo dei
preti pedofili - ha pubblicato un elenco delle malefatte dei diciannove
vescovi accusati di abusi sessuali, che assomiglia a una galleria degli
orrori. In esso sono descritti, infatti, abusi su minori, molestie a
donne e chierichetti, stupri di ragazzi e ragazze, atti osceni ai danni
di orfanelli, tentativi di assassinio delle vittime, sodomia, sesso
orale e relazioni omosessuali multiple.
Lo SNAP - il sito gestito dai sopravvissuti agli abusi del clero - ha
reso noto l’elenco dei cardinali americani che non hanno mosso un dito a
salvaguardia delle vittime e ha assegnato la palma del peggiore a
Francis George, cardinale di Chicago, che non presentò ricorso contro
l’elezione di Padre David McCormack a Presidente dei Vescovi cattolici
americani, pur essendo a conoscenza dei suoi trascorsi di pedofilo.
Questi eventi non hanno avuto il rilievo che meritavano sui media,
cosicché le persone attente a queste tematiche non hanno potuto cogliere
nelle parole del Papa l’intenzione di addossare le colpe della Chiesa a
una società troppo permissiva.
Il responsabile di Bishop Accountability, Terence McKierner, ha detto
che le gerarchie ecclesiastiche devono cacciare i vescovi coinvolti
negli scandali e rendere pubblici i nomi degli oltre 2.000 preti sotto
accusa dei quali mantengono ancora segreta l’identità, se vogliono
debellare davvero la cultura della pedofilia che alligna nella Chiesa.
Un altro punto su cui McKierner si è mostrato critico sul modo di
gestire il dossier pedofilia è il non voler riconoscere che questa è
connessa all’obbigo del celibato.
Tutto questo dimostra che gli americani non credono che le sue scuse e
le promesse di liberare la Chiesa dalla vergogna che la opprime
riusciranno mai a far cadere nell’oblio uno scandalo di tale portata.
Sabato, 26 aprile 2008
Un itinerario sconvolto
di Rosario Amico Roxas
NON si arriva al capolinea se
non si percorre il giusto itinerario, seguendo le tappe fondamentali
come le fermate di una metropolitana.
Invertendo la rotta o l’itinerario, scavalcando le tappe e le fermate,
sfugge la meta finale e non si raggiunge la destinazione prefissata.
Cristo nel processo che gli uomini vollero intentare contro Dio non
rinnegò se stesso, né rinnegò il ruolo che sapeva di dovere sostenere;
rispose alle domande ponendo ulteriori problemi che gli accusatori non
sapevano capire. Finalmente affermò solennemente:
“Il mio regno non è di questo mondo”.
Subì la condanna e santificò la morte che sarebbe stata vinta nella
Resurrezione e nella promessa della Vita Eterna.
Anche il successore di Cristo, Benedetto XVI, è stato coinvolto in un
processo intentato dalla
Corte distrettuale di Harris County (Texas), la quale ritiene che la
Chiesa abbia preferito gestire il reato dei preti pedofili in USA
restando esclusivamente nell’ambito del diritto canonico, quindi come
peccato da confessare e assolvere, senza coinvolgere le autorità civili,
con una depenalizzazione del reato che non tiene in nessun conto le
vittime; risarcendo le medesime con denaro pur di impedire la
testimonianza in un legittimo procedimento penale. Per questo motivo la
Corte distrettuale di Harris County ha indagato e nel gennaio 2005 ha
imputato Joseph Ratzinger , allora prefetto per la congregazione della
fede e riaffermatore della lettera “Crimen sollecitationis” per sospetta
copertura dei casi di abusi da parte di preti negli Stati Uniti con
imputazione di «ostruzione alla giustizia».
Tale imputazione è tutt’ora in vigore, ma Ratzinger non può essere
processato dopo aver inviato al presidente Bush formale richiesta di
immunità in quanto «Capo di Stato in carica», affermando, così, che “il
suo regno è di questo mondo” e vanta tutte le prerogative che ogni regno
che si rispetti esige.
La richiesta di immunità perché capo di Stato in carica è stata accolta
e l’itinerario di Cristo sconvolto.
Rosario Amico Roxas
Sabato, 26 aprile 2008
Preti pedofili
- La visita del Papa in USA Il libro dei nomi
Fra tutti gli eventi pubblici e gli incontri avvenuti
durante La Visita, sembra che l’evento che sarà il più ricordato abbia
avuto luogo in privato: l’incontro con lo sparuto gruppo delle vittime
di abusi di Boston.
Organizzato solo dopo che il papa ha superato la forte corrente di
resistenza all’incontro operata dalle gerarchie Vaticane, il sostenitore
del primo incontro in assoluto - il Cardinale Sean O’Malley di Beantown
- ha raccontato l’esperienza sul bollettino dell’arcidiocesi “Pilot”:
Domanda: Può spiegarci il suo coinvolgimento in quell’incontro di
Washington, mai annunciato, che ha visto il Santo Padre incontrare
cinque delle vittime degli abusi sessuali del clero?
Risposta: Dopo l’annuncio che il Santo Padre avrebbe visitato Washington
e New York, e che Boston quindi non era una tappa prevista, i vescovi
locali si sono uniti a me nello scrivere una lettera al Santo Padre
chiedendogli di riconsiderare la cosa, per parlare anche delle esigenze
pastorali che abbiamo qui nel New England. La risposta fu che, data la
densità degli incontri previsti, essi (gli ufficiali Vaticani)
ritenevano non fosse il caso di intensificare ulteriormente l’agenda.
Così ho scritto di nuovo chiedendo al Santo Padre di incontrare le
vittime; il Santo Padre mi ha risposto e mi ha chiesto di organizzare il
tutto.
D: Perché questo incontro non è stato mai inserito nell’agenda
ufficiale?
R: Abbiamo fatto il possibile affinché questo incontro fosse il più
discreto possibile, poiché non volevamo il solito circo mediatico e
temevamo che se la gente lo avesse saputo, sarebbe accaduto proprio
questo. Inoltre, alcune vittime che abbiamo contattato volevano restare
anonime e ciò non sarebbe stato possibile se l’incontro fosse stato
pubblico. Quindi, non posso che essere soddisfatto di essere riuscito a
tenere la cosa riservata fino alla data dell’incontro.
Sono stato molto grato al Santo Padre. La innumerevole quantità di volte
in cui ha accennato agli abusi sessuali durante la sua visita, non può
che indicare quanto profondamente egli comprenda la situazione della
nostra chiesa e ciò che è accaduto qui. Ovviamente egli prova una grande
amarezza per ciò che è accaduto e se ne vergogna, ma, allo stesso tempo,
intende sospingerci sulla via della guarigione e della riconciliazione.
Durante la messa di giovedì mattina al National Stadium egli ha parlato
della necessità di offrire cure pastorali alle vittime e poi, lo stesso
pomeriggio, ce ne ha dato un esempio concreto nel suo incontro con loro.
D: Perché ritiene che questo incontro fosse cruciale?
R: Ritengo che fosse importante per le vittime percepire di poter
raggiungere il Santo Padre. Ovviamente, non tutte le vittime, ma un
piccolo gruppo in rappresentanza di tutte, in un contesto che avrebbe
permesso un profondo scambio emotivo e personale del Santo Padre con le
vittime. Non è stato un incontro formale; il Santo Padre ha fatto prima
un commento iniziale e poi ha parlato a tu per tu con ciascuna di loro,
ha stretto le loro mani, li ha benedetti e ha pregato con loro.
Credo che per il Santo Padre sia stata una esperienza pastorale molto
importante. Certamente era già a conoscenza, attraverso il racconto dei
vescovi e di altri, del devastante fenomeno degli abusi, ma incontrare
le vittime personalmente è un’altra cosa, conoscere la loro sofferenza e
il loro dolore dalla loro stessa voce.
D: C’è stato un momento saliente, quando ha dato al Santo padre un libro
che conteneva più di 1.000 nomi di vittime…
R: Si, più di 1.000 nomi, scritti bene, in corsivo, preparati in modo
estetico, con preghiere ed altre riflessioni che si alternavano ai nomi.
E’ stato un modo per cercare di sottolineare il fatto che l’incontro
doveva rappresentare tutte le vittime, non solo quelle presenti, e non
solo quelle nominate nel libro, per evidenziare la dimensione del
fenomeno. I nomi del libro erano quelli di cui siamo venuti a conoscenza
negli ultimi 50 anni.
Era evidente dall’atteggiamento del Santo Padre che quello è stato un
momento emozionante durante la sua visita.
* * * ...parlando del libro dei nomi, di come è nato, su un articolo
di domenica del Globe:
Il libro non ha titolo, non ha autore, non ha didascalie - solo alcuni
brani della Bibbia, e, pagina dopo pagina, i nomi di battesimo.
Keith Robert Jeffrey Michael Michael Kim Curtis
Richard Scott John Steven Peter Michael
Jackie Robert Wayne Stephen Paul Linda
E’ stato usato molto inchiostro sul fenomeno degli abusi sessuali del
clero negli ultimo sei anni, ma questo lavoro è differente: una lista
scritta a mano con i nomi di 1.476, tra uomini e donne, che hanno
denunciato abusi sessuali perpetuati da preti, diaconi o suore
cattoliche dell’Arcidiocesi di Boston.
Come il Vietnam Veterans Memorial o l’ AIDS Memorial Quilt, il libro dei
nomi dell’Arcidiocesi di Boston, consegnato a papa Benedetto XVI, ha
rappresentato un inusuale tentative di umanizzare una crisi di portata
inimmaginabile, per un pontefice che un tempo soleva minimizzare la
vastità degli abusi nella chiesa.
Il Cardinale Sean P. O’Malley di Boston ha presentato il libro
nell’incontro storico di Washington tra il pontefice e cinque tra le
vittime degli abusi della diocese di Boston, il 17 aprile, a metà del
viaggio papale negli Stati Uniti, in cui Benedetto ha citato ben quattro
volte il dolore e il danno causato dagli abusi sessuali del clero.
O’Malley ha poi definito il libro come “un modo simbolico di aiutare il
Santo Padre a prendere consapevolezza delle dimensioni del problema”.
“Stiamo cercando un modo per rappresentare tutti coloro che sono stati
feriti”, ha detto Barbara Thorp, assistente sociale a capo del servizio
che si occupa delle vittime dell’arcidiocesi. “Non si tratta solo dello
scandalo degli abusi, ma si tratta di persone, con vite proprie, e
sentiamo la grande responsabilità di sostenerle in modo tangibile”.
Il libro è stato realizzato dalla calligrafa Jan Boyd di West Roxbury,
che la Thorp ha rintracciato attraverso una ricerca in rete. La Boyd non
è cattolica e la gran parte del suo lavoro consiste nello scrivere
partecipazioni per i matrimoni. In questo momento dell’anno di solito è
intent a spedire invite per gli sposi ansiosi.
“E’ stato un superlavoro per me - prima mi ha dato cinquanta nomi per
prova, e pensavo che fosse tutto”, ha detto la Boyd. “Poi mi ha dato una
lista talmente lunga che non riuscivo neanche a mettere una graffetta”.
La Thorp non aveva una precisa idea di cosa stesse cercando, se non un
modo per ricordare in nomi degli abusati. Lavora per l’arcidiocesi da 30
anni e ne ha viste di tutti i colori. Nella sua precedente mansione, a
capo dell’ufficio per la tutela della vita dell’arcidiocesi, presentò al
Cardinale Bernard F. Law una lista di nomi che le donne che avevano
abortito avrebbero dato ai figli mai nati.
E lo scorso novembre in una messa conclusa con una fiaccolata in memoria
di coloro che sono morti per suicidio o overdose a causa degli abusi
sessuali subiti da parte del clero, fece scrivere alla gente i nomi
delle vittime su dei pezzi di carta, raccolti in un cestino, e poi
presentati a O’Malley durante la processione offertoriale…
“I nostri nomi sono molto preziosi”, ha detto. “Il Signore ci chiama per
nome…”
La Boyd ha detto di aver avuto poco più di un mese per terminare il
lavoro e che era diventata quasi un’ossessione per lei.
“Avevo la precisa sensazione di dover fare qualcosa per quelle 1.500
persone”, ci ha detto. “E quando arrivavo a un nome di cui conoscevo ad
esempio un omonimo, minorenne, cattolico, non potevo non pensarci”.
Quando O’Malley ha consegnato il libro al papa, “ha quasi trattenuto il
respiro” e poi è seguito da un gemito, ha riferito il Rev. John J.
Connolly, un collaboratore di O’Malley che era presente. E il papa ha
poi sfogliato il libro pagina per pagina, riferisce Cannolly…
Due giorni dopo, O’Malley è scoppiato di fronte alle domande dei
reporters su quell momento. “Solo vedere il libro è già una cosa
terribile. Sono certo che il papa è stato profondamente toccato”.
Il numero di nomi presenti nel libro è molto più alto rispetto ai casi
conosciuti dall’arcidiocesi e lascia pensare che il numero delle vittime
nel paese possa superare le 10.667 unità riportate dal John Jay College
of Criminal Justice nel 2004.
La Thorp ha detto che la lista rappresenta tutti gli appartenenti
all’arcidiocesi che sentono di poter denunciare un abuso da parte di un
prete di Boston - l’arcidiocesi non ha inteso verificare l’attendibilità
della lista e la lista era dolorosamente più lunga di quanto ci si
aspettasse, poiché includeva anche tutti coloro che non hanno mai
denunciato, nonché le accuse precedenti al periodo in cui lo scandalo è
scoppiato.
“Abbiamo cercare di includerne il più possibile, senza lasciare fuori
nessuno”.
Faith Johnston, 23 anni, di Haverhill, una delle cinque vittime che ha
incontrato il nome, ha pronunciato il suo nome, Faith “mi è balzato
subito agli occhi” appena ho visto il libro. La Johnston aveva solo 15
anni e lavorava part time nella rettoria della parrocchia dove è stata
violentata dal Rev. Kelvin Iguabita. Il prete fu condannato e sta
scontando la pena in prigione.
“Quando il papa l’ha visto, credo che sia trasalito di fronte alla
vastità del problema”, dice la Johnston. “Lo ha aiutato a rendersi conto
che davvero esistevano delle persone, degli individui, che ne portavano
le ferite”.
Ora il libro appartiene al Vaticano, e gli ufficiali dell’arcidiocesi
affermano che la loro speranza è che il papa lo mostri a tutti gli alti
prelati e che un giorno possa tornare a Boston per essere esposto.
Secondo l’arcidiocesi, già alcune altre vittime di abusi sono venute
allo scoperto, quale risultato della risonanza che l’incontro papale ha
avuto nel paese.
“Alcuni hanno chiamato per chiedere se il loro nome era nella lista”,
dice la Thorp. “Sembra che questa cosa abbia toccato il nervo scoperto
di molti. E’ stato importante che questo incontro fosse proprio per
loro”.
Come abbiamo già detto, nel libro sono state lasciate alcune pagine
bianche, a simboleggiare coloro che non hanno mai denunciato.
Domenica, 04 maggio 2008
La Chiesa e i laici
devono fare di più per sanare la crisi degli abusi
di Dan Yetter
4 maggio 2008
Come credente cattolico, impegnato in parrocchia per 40 anni, mi sono
sentito incoraggiato dal riconoscimento di papa Benedetto che gli
scandali degli abusi sessuali sono stati "mal gestiti". Ha anche detto
ai vescovi "di curare le ferite causate dalla sfiducia, di perseguire la
guarigione, di promuovere la riconciliazione e raggiungere tutti coloro
che sono stati gravemente feriti". Incontrando i rappresentanti delle
vittime, il papa ha mostrato un comportamento simile a Cristo che mi ha
fatto sentire fiero di essere cattolico, dato che Gesù era
esclusivamente amore e compassione.
Prego che questa non sia la fine della guarigione di coloro che hanno
subito gli abusi. Meritano molto di più della nostra compassione, del
nostro rispetto e del nostro sostegno.
In favore della chiesa, nella sua terza verifica annuale, il procuratore
distrettuale del New Hampshire ha parlato di "significativo progresso"
da parte della Diocesi del New Hampshire verso l’aderenza ai termini
prescritti dagli accordi, gli stessi che hanno mantenuto la diocesi
lontana dal tribunale. Ha inoltre parlato di "cambiamenti positivi in
relazione alla visione complessiva del programma di conformità".
Comunque il linguaggio utilizzato nel programma della diocesi ancora non
fa alcun riferimento alla rimozione di qualcuno accusato di abusi, e
nella precedente verifica, la diocesi aveva evitato l’accordo.
Inoltre, sia a livello locale che nazionale, coloro che consapevolmente
e segretamente hanno trasferito i preti colpevoli di parrocchia in
parrocchia, ricoprono ancora posizioni di responsabilità.
Oltre a ciò, nel Maryland, in Colorado e nel Wisconsin, la chiesa ha
presentato dei conteggi che hanno temporaneamente esteso lo statuto
delle limitazioni per cause intentate dalle vittime minorenni degli
abusi sessuali. Questo è stato fatto attraverso la "Conferenza
Cattolica", un insieme di agenzie create dai vescovi di uno stato per
prendere posizione nell’ambito di procedure penali.
Infine, durante la sua visita, il papa ha anche domandato: "Cosa
significa parlare della protezione dei bambini quando pornografia e
violenza sono presenti in molte case attraverso i media disponibili?" Ha
poi incaricato i vescovi di affrontare la questione dell’immoralità
sessuale nella cultura di oggi.
E’ con disappunto che rifletto sulla risposta della chiesa. Vedo chiari
tentativi
1) Di essere meno cooperativi nei processi legali
2) Di anteporre i costi dei risarcimenti al benessere delle vittime
3) Di minimizzare le esigenze di cambiamento nella chiesa.
Il cambiamento non verrà comunque perseguito mantenendo in carica alcuni
prelati o spostando l’attenzione dello scandalo dalla responsabilità
della chiesa alla pornografia o alla violenza dei media.
Noi cattolici possiamo fare più di questo. La scorsa domenica nella
chiesa di Maria Regina della Pace a Salem, abbiamo cantato l’inno "Here
I Am, Lord" (Sono qui Signore). Riprendiamo le parole che arrivano al
cuore: "Io che ho fatto le stelle nella notte, le farò brillare. Chi
porterà loro la mia luce? A chi la manderò? Eccomi, Signore, sono io?"
Si, siamo proprio noi. Noi, i laici, dobbiamo rileggere i documenti del
Vaticano II e riscoprire che "noi siamo la chiesa" attraverso il
battesimo. Mettiamo da parte le nostre preoccupazioni sulla mancanza di
preti o sui giovani che non frequentano più la chiesa, e raddrizziamo la
crisi curando i feriti, usiamo la nostra meravigliosa fede cattolica per
trasformare la chiesa. Forse solo allora gli altri problemi potranno
trovare soluzione.
Dobbiamo occuparci delle cause alla base degli scandali:
1) Il clero che non è mai responsabile delle persone di cui è pastore
2) La cultura della segretezza.
Cambiando queste cose possiamo avere una chiesa responsabile, aperta e
trasparente.
Inoltre, i laici, donne comprese, devono partecipare in modo
significativo alle decisioni ecclesiali e alla gestione. Questo ci
permetterà di usufruire dei talenti presenti all’interno della chiesa
per il suo stesso bene.
Infine, con compassione ma con fermezza, dobbiamo insistere che tutti
coloro che hanno trasferito i preti colpevoli di abusi di parrocchia in
parrocchia, vengano rimossi dalle posizioni di responsabilità. E’ il
minimo che possiamo fare per il progresso e la giustizia.
Per sostenerci in questa lotta per la guarigione degli abusati, potete
iscrivervi all’associazione "Survivors Network of those Abused by
Priests" (SNAP), snapnetwork.org.
Per la trasformazione della chiesa, invece, contattate "Voice of the
Faifhtul" votf.org.
Mercoledì, 07 maggio 2008
preti pedofili
vengono solo trasferiti in altre parrocchie e continuano a dire messa La lunga scia di religiosi condannati dai
tribunali ma sempre sull’altare
MILANO 09/05/2008 - Preti che, nonostante le condanne per
pedofilia, continuano a dire messa. Religiosi che regolarmente vengono
trasferiti di diocesi in diocesi.
Trasferiti e non sospesi. Continuano a dispensare sacramenti, a
frequentare gli oratori. A stare sempre in contatto con i bambini.
L’ultimo, in ordine di tempo, è don Siro Invernizzi. L’ex parroco di
Cergnago, in provincia di Pavia, la sera del 6 settembre 2006 era stato
arrestato a Milano, davanti al cimitero Maggiore, perché “pizzicato” in
atteggiamenti intimi con un rom di 13 anni. A dicembre era stato
condannato a 2 anni con pena sospesa e immediata libertà.
Ma archiviata la vicenda giudiziaria la competenza è passata alla
Chiesa. Don Invernizzi Sarà solo trasferito in un’altra diocesi del Nord
Italia. Ma sono tantissimi i casi di religiosi pedofili che, una volta
condannati dai Tribunali, l’hanno “fatta franca”. Il 27 maggio del 2003
un frate, ex insegnante di un noto istituto privato di Milano, è stato
condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato 5 bambine
di una scuola elementare. Solo pochi giorni dopo, il 31 maggio, due
preti della provincia di Milano finiscono nella rete degli indagati
della polizia postale lombarda.
A Pavia, invece, il 22 settembre 2004 un’indagine su internet smaschera
un giovane parroco. Identificato con altre 4 persone accusate di
detenzione di materiale pedopornografico, ha concordato una pena
(sospesa) di 3 mesi e venti giorni. Su don Vincenzo , 63 anni, l’1 marzo
2004 pende un’indagine per abusi sessuali su minorenni della procura di
Varese: per anni avrebbe prodotto in proprio quel materiale pornografico
con adolescenti trovato dalla polizia.
Sotto Natale, nel 2004, invece, viene arrestato (ai domiciliari) un
sacerdote di 62 anni, parroco di un piccolo comune alle porte di Pavia.
L’accusa è di violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini. Stessa
sorte per don Renato Mariani, parroco di San Giuliano Milanese, che
verrà condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su più
minorenni, violenza privata e appropriazione indebita.
Venerdì, 09 maggio 2008
Nuovo prete pedofilo
condannato
Come spesso accade gli
organi di informazione tacciono i nomi dei preti condannati. Una vera vergogna.
http://www.tendenzeonline.info/apcom/view.php?s=20080509_000103.xml Abuso’ di bimbe durante confessione, prete condannato a 4 anni
Roma, 9 mag. (Apcom) - Colpevole di atti sessuali su minore. Per questa
accusa un sacerdote di 49 anni, E.M., è stato condannato all’esito del
rito abbreviato, a 4 anni di reclusione, dal gup del tribunale di Roma,
Marina Finiti. La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi, ma la
notizia si è appresa solo oggi. Secondo l’accusa il prete avrebbe
compiuto abusi sessuali su due bambine di 10 anni anche durante la
confessione. A carico dell’imputato il pm Francesco Scavo aveva
contestato l’articolo 609 quater del codice penale.
In base al capo d’imputazione, E.M., "avvalendosi della qualità di padre
spirituale delle bambine che frequentavano il corso di catechismo presso
la parrocchia Santa Rosa da Viterbo ed approfittando pertanto
dell’autorità che tale qualifica rappresentava, in ripetute e diverse
circostanze (anche in occasione del rito della confessione), dopo averle
condotte nei locali della sagrestia e dell’appartamento all’interno
della parrocchia ed adibito a sua privata dimora, accarezzava loro in
più occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le
stringeva a sé e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua".
Secondo le accuse, gli abusi sarebbero avvenuti, nella parrocchia, nella
zona di Tor di Quinto, zona nord della Capitale, tra il 2005 ed il 2006.
Nav
http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo412851.shtml Molestò due bimbe:prete condannato Roma, atti anche durante confessione
Un sacerdote 50enne abusò di due bambine di 10 anni al catechismo, ma
anche durante il rito della confessione. Per questo il religioso, che
operava in una parrocchia di Tor di Quinto a Roma, è stato condannato a
quattro anni di carcere. Il prete agì dal 2005 al 2006, compiendo gli
atti sessuali nella stessa sacrestia e nella casa parrocchiale della
chiesa Santa Rosa da Viterbo.
Secondo la sentenza del giudice, il sacerdote si avvaleva delle sue
qualità di padre spirituale e approfittando della sua autorità sulle due
bambine. Le occasioni erano quelle offerte dal catechismo e dai momenti
più intimi, come il rito della confessione. Gli abusi continuavano anche
nei locali della sacrestia, nell’appartamento all’interno della
parrocchia adibito a sua dimora privata e - si legge nella sentenza del
giudice - "accarezzava loro in più occasioni il corpo cingendo loro le
braccia intorno al collo, le stringeva a sè e le baciava sul viso e
sulla bocca con la lingua".
Contestate al prete anche le aggravanti per aver commesso il fatto su
minori di 10 anni affidate alle sue cure per ragioni educative,
religiose e comunque di istruzione e perchè il sacerdote aveva nei
confronti delle due bimbe, nei momenti di ritrovo in parrocchia,
"obbligo di custodia e vigilanza".
Sabato, 10 maggio 2008
Pedofilia
clericale L’ex vescovo di Como Maggiolini indagato
per favoreggiamento
Avrebbe
aiutato un prete attualmente sotto processo per violenza sessuale
Maggiolini è il
vescovo che si è distinto nel recente passato per le sue crociate contro
l’omosessualità, i musulmani, e per il suo sostegno alle posizioni leghiste e ad
una presunta superiorità morale dell’occidente.
Ex vescovo di Como Maggiolini indagato per
favoreggiamento
Avrebbe rivelato a parroco esistenza indagine a suo carico
(ANSA) - COMO, 13 MAG - Il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini
e’ stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como per
favoreggiamento.Avrebbe aiutato don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di
Laglio, attualmente a processo per violenza sessuale, convocandolo in
Curia nel 2004 per riferirgli dell’esistenza dell’indagine penale nei
suoi confronti. Dell’iscrizione nel registro degli indagati si e’
appreso a margine del processo a Stefanoni, per il quale il Pm ha
chiesto ieri una condanna a 8 anni.
Como, 13:08
PEDOFILIA: EX VESCOVO COMO INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO
Il Vescovo Emerito di Como, Monsignor Alessandro Maggiolini e’ indagato
dalla Procura di Como per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta che
proprio ieri ha portato il vice procuratore capo Maria Vittoria Isella a
chiedere 8 anni di reclusione nei confronti di Don Mauro Stefanoni, l’ex
parroco di Laglio e Brienno (Como) finito a processo con l’accusa di
violenze sessuali ai danni di un ragazzino disabile mentale, 14enne
all’epoca dei fatti. Secondo l’ipotesi accusatoria mossa nei confronti
dell’ex capo della Curia Comasca, Maggiolini nel novembre 2004 avrebbe
convocato don Mauro mettendolo in guardia delle indagini in corso,
dandogli cosi’ la possibilita’ di "mantenere un comportamento tale da
sviare le indagini". Proprio durante la sua requisitoria di ieri il Pm
aveva detto a chiare lettere che "questo processo e’ padre di tanti
altri". Per ora non e’ ben chiaro a quando risalga l’iscrizione sul
registro degli indagati di Monsignor Maggiolini che gia’ a suo tempo
emise un duro comunicato stampa a difesa di don Mauro. Si propose come
testimone a difesa ma il collegio giudicante del Tribunale di Como non
ritenne di includerlo nella lista testimoni.
La domanda: Nei suoi discorsi statunitensi della scorsa settimana, papa
Benedetto XVI ha detto: ’Bisogna contrastare ogni tendenza a trattare la
religione come cosa privata … Dal momento in cui la religione diviene
ambito puramente privato, perde la sua essenza’. Sei d’accordo con
questa affermazione? Perché?
La gerarchia cattolica romana non ha forse un limite strutturale e
sistematico, l’abuso di potere, di cui la pedofilia clericale e la
complicità dei vescovi sono state terribili manifestazioni?
Nel suo discorso ai vescovi statunitensi a Washington del 16 aprile, il
papa ha affermato: “Bisogna contrastare ogni tendenza a trattare la
religione come cosa private”. Una affermazione infelice se presa
separatamente, sebbene il suo senso sia più chiaramente specificato
nella successiva: “Solo quando la fede permea ogni aspetto della vita i
cristiani sono completamente aperti alla trasformazione attraverso il
Vangelo”.
Questo tema è venuto fuori ancora una volta quando ha messo in guardia
contro “forme di pieta che a volte enfatizzano una relazione private con
Dio, a scapito della nostra chiamata ad essere membri di una comunità
redenta”. E di una comunità in via di redenzione?
E’ stato ripetuto ancor più chiaramente in una delle risposte del papa
alle domande dei vescovi dopo il suo discorso. “Nel cristianesimo”, ha
affermato, “non c’è posto per una religione privata: Cristo è il
Salvatore del mondo. Dal momento in cui la religione diviene ambito
puramente privato, perde la sua essenza”.
Tutto ciò è corretto e profondamente biblico. Pensate, ad esempio, al
parallelismo presente nella prima frase del Salmo 24:
Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti
E notate la sequenza: ’ non noi da soli o il mondo da solo, ma noi nel
mondo”. O ancora, pensate al passo famoso di Giovanni 3:16: “Dio infatti
ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque
crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Cristo e il papa sono
d’accordo: “Si tratta del mondo, ragazzi”.
Sulla base di tale principio assodato, il papa critica il materialismo,
l’individualismo e il secolarismo degli Stati Uniti. La triade non
rappresenta problemi privati degli individui, ma problemi strutturali e
sistemici della nostra società. Ma quando il papa parlò degli abusi
sessuali del clero, tale distinzione tra privato ed individuale e
sistemico e strutturale fu posta al rovescio.
Primo, nessun cenno nel suo discorso che la colpa risieda tra i membri
della gerarchia che hanno permesso al fenomeno di espandersi, spostando
i preti criminali da una parrocchia all’altra, che hanno ostacolato la
giustizia “sia moralmente che legalmente” pagando per il silenzio, o che
hanno cercato in ogni modo di mantenere la faccenda “puramente privata”.
Secondo, ha detto qualcosa riguardo ciò che il papa precedente sapesse
riguardo gli abusi o quando ne venne a conoscenza? I vescovi hanno
rivelato i crimini al papa durante le visite ufficiali? Se si, cosa ha
fatto lui? Se no, perché rimasero in silenzio?
Terzo, non è sufficiente soffermarsi solo sui preti criminali e sui
vescovi indifferenti. Non è neanche abbastanza affermare che “qualche
volta la cosa è stata mal-gestita”. Quando è stato fatto qualcosa di
diverso? Cosa è necessario che un papa faccia e cosa è stato sempre
taciuto anche oltre le parole “grande vergogna”, che ha pronunciato?
Dov’è la consapevolezza dei problemi strutturali e sistemici all’interno
dell’episcopato e della gerarchia che hanno facilitato il diffondersi
del crimine?
Infine, poi, mentre il papa guardava all’esterno e faceva numerose
critiche alla società, non ha mai guardato all’interno e rivolto simili
critiche alla sua stessa gerarchia. Da qui la domanda: La gerarchia
cattolica romana non ha forse un limite strutturale e sistematico,
l’abuso di potere, di cui la pedofilia clericale e la complicità dei
vescovi sono state terribili manifestazioni?
John Dominic Crossan
Martedì, 13 maggio 2008
Un prete pedofilo
smascherato in diretta
Una PUNTATA DE “LE IENE”
DI LUNEDÌ 12 MAGGIO 2008
TRASCRIZIONE A CURA DI STEFANIA SALOMONE
Una incredibile vicenda trasmessa il 12 maggio 2008 dalla
trasmissione "Le Iene". Per vedere la puntata in questione clicca sul
link sottostante. Di seguito forniamo anche la trascrizione dei dialoghi
del video curata da Stefania Salomone.
Si è tenuta ieri la prima udienza in Tribunale a Marsala di un processo
a carico di Don Vito Caradonna, cappellano delle carceri di Marsala e
sacerdote della parrocchia di San Leonardo. Il prete è accusato di
violenza sessuale verso una persona (probabilmente maggiorenne, dagli
elementi che abbiamo raccolto) che è assistita in udienza dall’avvocato
Gianfranco Zarzana. Altro non è dato sapere, poichè l’udienza si è
tenuta a porte chiuse, per espressa disposizione dei legali di parte
civile.
Don Vito Caradonna, parroco della chiesa di San Leonardo e non della
parrocchia "Maria SS del Rosario" come erroneamente avevamo scritto (a
tal riguardo ci scusiamo sentitamente con il prete che vi svolge il
proprio servizio), è molto benvoluto e stimato dagli abitanti del
quartiere S. Leonardo, che raccontano spesso la sua attività di
coinvolgimento dei giovani nelle tante iniziative della parrocchia. E’
difeso dall’Avvocato Rosa Tumbarello, che ha preferito non fare
dichiarazioni.
Trapani: prete alla sbarra per violenza sessuale
15 Maggio 2008, 20:05
TRAPANI - Prima udienza, oggi, del processo ai danni di don Vito
Caradonna, prete 34enne accusato di violenza sessuale. Il religioso,
cappellano della casa circondariale di Marsala e parroco della chiesa di
contrada San Leonardo, è accusato di avere commesso abusi su un ragazzo
maggiorenne. Il processo si svolge a porte chiuse ed è partito dalla
denuncia della presunta vittima. (Agr)
Venerdì, 16 maggio 2008
Fuga di notizie, al
vaglio la posizione dei monsignori Cantoni e Bedetti
di Marco Romualdi
Confermata intanto
l’iscrizione nel registro degli indagati del vescovo emerito Alessandro
Maggiolini
Le voci lasciano spazio alla certezza. In Procura a Como, il nome di
Alessandro Maggiolini, vescovo emerito della Diocesi lariana, è nel
registro degli indagati come appendice all’inchiesta più ampia e
complessa che vede don Mauro Stefanoni accusato di violenza sessuale su
un ragazzino. Per il vescovo emerito il pm Maria Vittoria Isella - la
stessa che ha ereditato dal collega Vittorio Nessi il fascicolo sul
religioso - ipotizza il favoreggiamento personale. In altre parole, una
indebita “ingerenza” nell’inchiesta che la polizia ha portato avanti.
Per il magistrato, Maggiolini avrebbe messo sul chi va là lo stesso don
Mauro dell’esistenza di un’indagine sul suo conto. Maggiolini, da parte
sua, la pensa diversamente. E lo ha voluto ribadire anche al giornale
radio Rai commentando il polverone che si è sollevato: «Non sono mai
stato lo 007 dei miei preti», così Maggiolini, che poi ha ribadito
quello che da ieri dice a chi gli chiede conto di questa sua iscrizione
nel registro degli indagati: «Ho parlato, è vero, con don Mauro, ma
perché la notizia era già diffusa. È arrivata da altre fonti». E proprio
su queste fonti si starebbero incentrando le attenzioni del pm Isella.
Che vuole andare sino in fondo e capire come in Curia sia arrivata
l’informazione dell’indagine sull’ex parroco di Laglio. Una “talpa”?
Nessuna conferma anche ieri alla Procura di Como. Resta, di certo, solo
l’iscrizione di Maggiolini nel registro delle persone sottoposte ad
indagini mirate anche se lui continua a ribadire la sua serenità e
l’assoluta estraneità da queste accuse. E resta, soprattutto, da
definire la posizione dei due collaboratori del vescovo Maggiolini che
materialmente per primi hanno incontrato il religioso sospettato della
violenza sessuale su un ragazzino: Oscar Cantoni, ora vescovo a Crema, e
monsignor Enrico Bedetti. La loro posizione sarà vagliata in queste ore
dalla Procura. Nessuna conferma sul loro coinvolgimento anche se - per
ammissione dello stesso don Mauro - furono loro i primi che incontrò in
Curia e che gli fecero domande specifiche sulla vicenda.
Marco Romualdi
Venerdì, 16 maggio 2008
Sacerdote di Piacenza
indagato per rapporti sessuali con un minore
Anche in questo caso
“stranamente” non si fa il nome del pedofilo!!!
PIACENZA (16 maggio) - Un insospettabile sacerdote settantenne di
Piacenza si è trovato nella duplice veste di parte lesa ed indagato:
parte lesa per essere caduto vittima di un tentativo di estorsione da
parte di quattro romeni, indagato per aver avuto rapporti sessuali a
pagamento con minori. La notizia è trapelata oggi, dopo che al sacerdote
è stato recapitato ieri l’avviso di garanzia dal Sostituto procuratore
di Piacenza Antonio Colonna.
Del fatto si erano occupati i carabinieri della Compagnia di Piacenza,
dopo che il sacerdote si era rivolto loro, dicendo di essere caduto
vittima di un tentativo di ricatto da parte di quattro stranieri, tra
cui un minorenne, che gli avrebbero chiesto 50.000 euro in cambio di
foto compromettenti. I carabinieri hanno così preparato la trappola e
arrestato in pieno centro i quattro romeni con l’accusa di estorsione e
produzione di materiale pedopornografico. I carabinieri hanno trovato in
possesso dei quattro, foto in cui il sacerdote avrebbe intrattenuto
rapporti sessuali di gruppo, anche con il minore.
Domenica, 18 maggio 2008
Gli scandali nella chiesa
- le accuse da parte di adulti pongono ulteriori dubbi
di JANE GARGAS
Traduzione di Stefania
Salomone
YAKIMA HERALD-REPUBLIC
E’ uno spinoso problema di ordine etico, che qualunque cattolico sarebbe
restio ad affrontare.
Quando un prete intrattiene rapporti sessuali con un adulto - si tratta
di abuso? O no?
E’ una questione che qui è sorta in particolare dall’arresto di Juan
Jose González Rios, un diocesano di 37 anni, accusato di detenere
materiale pedo-pornografico.
Il fatto è stato reso noto nel marzo scorso. Ma la diocesi di Yakima ha
taciuto un altro fatto legato a González - le sue accuse nei confronti
di un altro prete che avrebbe abusato di lui negli anni ’90, quando
aveva 21 anni.
La protezione dei minori è un fattore di indiscussa importanza, ha
spesso sottolineato il vescovo Carlos Sevilla.
Ma cosa dovrebbe fare la chiesa se una condotta sessuale discutibile non
riguarda un minore? Cosa fare se se la condotta, per quanto non
illegale, risultasse decisamente inappropriata?
Secondo il Diritto Canonico, il prete fa promessa di celibato durante
l’ordinazione, ma che succede se un prete viene accusato di intrattenere
rapporti sessuali con un membro adulto della parrocchia?
"E’ una cosa moralmente inaccettabile", dice Sevilla.
Assolutamente inappropriata, ha fatto eco il portavoce di SNAP (Survivors
Network of those Abused by Priests).
Esiste un "problema di squilibrio" quando un prete viene personalmente
coinvolto con un membro del gregge, ha detto David Clohessy, direttore
nazionale di SNAP. Comunque, non c’è uniformità di pensiero su come
andrebbe gestita una situazione del genere.
In una recente intervista telefonica, Sevilla ha spiegato che le
procedure relative al clero diocesano si focalizzano sulla salvaguardia
dei minori.
"C’è una distinzione tra le faccende di adulti e quelle che riguardano i
minori", ha aggiunto.
Questo significa che la diocesi non approfondisce le accuse di abusi
relative a un adulto.
"Se si tratta di un adulto, non è necessario che la diocesi faccia
rapporto alle autorità, ma potrebbe decidere di riportarle", ha detto
Sevilla.
La situazione di González, quindi, è difficile sotto due aspetti: primo,
lui sta dichiarando di essere stato abusato da un prete, ma a quel tempo
era adulto. Secondo, è stato accusato di possedere materiale
pedo-pornografico.
Sevilla si è scusato lo scorso mese per aver assegnato González nel 2003
al Centro di Ritiro S. Peter di Cowiche, anche se sapeva di essere
incriminato per le suddette ragioni.
González sarà chiamato in giudizio il 5 giugno in Oregon per le accuse
di detenzione di materiale pedo-pornografico mentre era in seminario a
Marion County, Oregon. Fino ad allora, è libero e vive in una casa a
Tieton.
La questione ha cambiato forma quando la famiglia di González ha
pubblicamente affermato alcune settimane fa che lui ha subito abusi da
un prete negli anni ’90.
González ha detto che, subito dopo il suo trasferimento da Cowiche a
Jalisco, Mexico, un prete della diocesi cominciò a fargli avance
sessuali, letteralmente violentandolo circa sei anni fa.
Lo scorso mese, la famiglia di González ha distribuito una lettera in
parrocchia rendendo noto l’abuso e nominando il colpevole che oggi vive
in un altro stato. Il prete non ha mai negato le accuse e nemmeno le ha
mai negate il Rev. Robert Siler, responsabile della diocesi Yakima.
Siler ha detto che il prete è stato sospeso per almeno tre anni e non è
attualmente in ministero. La diocesi ha reso noto il fatto che è stato
sottoposto ad un trattamento per abuso di alcolici.
Il vescovo, alla richiesta di commenti sulle accuse rivolte a González,
ha dichiarato di ritenere attività sessuali tra adulti una faccenda
privata.
In una email successiva Siler ha dichiarato: "L’obiettivo del vescovo,
trattando queste vicende umane che spesso riguardano i preti, è aiutarli
a non cadere di nuovo. E soprattutto aiutare le persone che sono state
ferite dall’atteggiamento del prete".
Quanto al comportamento di González mentre era a Cowiche, Siler afferma
di non aver mai sentito alcuna lamentela, aggiungendo "Non credo che
farebbe male ad una mosca".
E’ una opinione condivisa dall’ex-responsabile di González, Renene
Hudson deGoede, che attualmente risiede a Seattle, e che è stato
supervisore di González all’inizio della sua attività a Cowiche. Ha
affermato di essere rimasta "sbalordita" quando è venuta a conoscenza
delle accuse rivolte a quel giovane timido ragazzo.
Robert Fontana, membro di Voice of the Faithful, ritiene che González è
una persona rispettabile. Impiegato da 25 anni nella diocesi di Yakima
prima delle dimissioni rassegnate nel 2005, Fontana conosceva González
anche attraverso la sua precedente attività di responsabile diocesano
per l’evangelizzazione.
Fontana afferma che la diocesi avrebbe dovuto gestire le accuse rivolte
a González in modo differente. Il solo modo in cui la chiesa può sanare
la questione degli abusi sessuali che hanno scioccato l’intera nazione è
mantenere una certa apertura.
Anche se González non era minorenne all’epoca, sempre di abuso si
tratta, particolarmente per il fatto che González era un membro del
gruppo giovani della parrocchia.
"Si tratta di molestia psicologica, un abuso di potere", ha detto.
Siler ritiene che González sia capace di prendere decisioni per proprio
conto e quindi non bisogna considerarlo più vulnerabile di quanto non
sia.
In una email Siler ha sottolineato: "Per quanto spiacevole e terribile
sia stato l’episodio con il prete, mi sembra che stiamo parlando del
sospetto di molestie sessuali più che di una condotta sessuale rivolta
ad una persona vulnerabile".
Russ Mazzola, un giudice di Yakima e presidente del consiglio diocesano
laico, costituito nel 2003 per relazionare ai vescovi in materia di
abusi sessuali, sostiene che le accuse di González non erano note al
consiglio.
"Dato che gli episodi sotto accusa sono avvenuti tra adulti, per quanto
inappropriati, non sono materia su cui il consigliao sia tenuto ad
investigare", dice Mazzola.
E’ in fase di definizione nella diocesi una nuova policy per affrontare
gli abusi sessuali del clero, sia con minori che con adulti, che è
parallela alle procedure definite dalla maggioranza degli altri consigli
diocesani del paese. Questo lo afferma Teresa Kettelkamp, direttore
esecutivo dell’Ufficio per la Protezione dei Minori e dei Giovani di
Washington DC, costituito dalla Conferenza dei Vescovi statunitensi dopo
che lo scandalo degli abusi sessuali è scoppiato nel 2002.
Ma tutto ciò non è giusto, afferma Bertha González, la sorella di Juan.
"Affermando che ’lui era adulto’, la chiesa se ne lava le mani". E
descrive la famiglia, composta da 10 tra fratelli e sorelle,
emozionalmente distrutta dal tradimento della chiesa. L’intera famiglia,
non solo suo fratello, è molto devota. Frequenta la messa ogni domenica,
canta nel coro e la madre è stata catechista per molti anni.
Dopo il suo arresto, González ha rivelato alla sua famiglia l’episodio
del prete; questa scoperta ha distrutto il rapporto della sua famiglia
con la chiesa.
Sevilla ha detto che avrebbe voluto incontrare González e la sua
famiglia, sottolineando di non essersene mai disinteressato.
Bertha González ha equiparato la condotta del fratello a quella di un
coniuge ferito.
"Stava serbando un segreto e un dolore enorme. Si sentiva sporco per le
molestie subite dal prete e si è sentito come coinvolto in una sorta di
contaminazione", ha aggiunto.
Richard Sipe di La Jolla, California, autore di "Sex, Priests and Power:
Anatomy of a Crisis," sostiene che descrivere qualcuno come González un
coniuge ferito è inverosimile.
Noto psicoterapeuta, presidente della Interfaith Sexual Trauma Institute
di Collegeville, Minnesota, ex-prete, Sipe afferma che il fatto che
González fosse adulto all’epoca dell’abuso è irrilevante.
"Non ti aspetti comportamenti simili da un prete. Non si tratta
propriamente dello stesso crimine, ma deve essere preso in
considerazione", dice Sipe.
Egli stesso ha ascoltato molte altre storie simili di accuse di preti
coinvolti sessualmente con seminaristi.
"Sfortunatamente, questo tipo di conseguenze passano di generazione in
generazione", ha aggiunto.
TARANTO - Un diacono di cui non è stato reso noto il nome è stato
arrestato dai carabinieri in provincia di Taranto per abusi sessuali che
sarebbero stati compiuti su un ragazzino di 13 anni. Il minorenne -
secondo quanto accertato dagli investigatori - sarebbe stato costretto a
subire violenza almeno in due occasioni, tra i primi giorni di gennaio e
nel marzo scorsi, in una parrocchia di un comune del tarantino. Il
diacono, a quanto si è appreso, è sposato ed è padre di due figli.
L’inchiesta é stata avviata in seguito alla denuncia presentata dai
genitori del ragazzino, i quali avevano notato qualcosa di strano negli
atteggiamenti del figlio quando rientrava a casa dopo il catechismo. Il
13/enne, incalzato dalle domande dei genitori, ha poi raccontato di
essere stato violentato. I carabinieri hanno raccolto la testimonianza
del 13/enne ed avviato le indagini, che hanno portato all’arresto del
diacono in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.
Accertamenti sono stati avviati dai carabinieri di Taranto per
verificare se il diacono arrestato oggi per presunti abusi sessuali su
un ragazzino di 13 anni si sia reso responsabile di episodi di violenza
nei confronti di altri minorenni che frequentano la parrocchia in cui
svolge la propria opera di volontariato. Gli investigatori, infatti, non
escludono la possibilità che l’uomo possa aver abusato anche di altri
ragazzini. All’uomo, che ha 53 anni e assiste abitualmente i sacerdoti
nelle messe, somministra la comunione e fa anche lezioni di catechismo
per i bambini, sono stati concessi gli arresti domiciliari.
Giovedì, 22 maggio 2008
CHIESA POLACCA: CADONO I
PRIMI VELI SULLA PEDOFILIA NEL CLERO. DENUNCE E OMISSIONI
di Agenzia Adista
34437. ROMA-ADISTA. Lo scandalo dei preti pedofili nella
Chiesa cattolica è un caso chiuso? “C’era un problema da risolvere e lo
abbiamo risolto. Ora si tratta di guardare al futuro”: così rispondeva,
alla vigilia del viaggio negli Stati Uniti di papa Benedetto XVI,
l’arcivescovo di Washington, mons. Donald Wuerl. Ma la fretta di
dichiarare finita la questione degli abusi sessuali del clero è diffusa
in tutta la Chiesa, e viene riaffermata con più convinzione man mano che
arrivano a conclusione i processi milionari per danni intentati dalle
vittime.
Eppure, malgrado le parole di Wuerl, i casi di pedofilia nel clero (e di
copertura da parte delle gerarchie) continuano a venire alla luce,
soprattutto in quei Paesi che sono stati, secondo il Vaticano,
sostanzialmente ’risparmiati’ dalla bufera, e che quindi non si sono
visti obbligati ad introdurre procedure di controllo più rigorose.
È il caso, ad esempio, della Polonia, dove lo scandalo più clamoroso ha
iniziato a montare a metà marzo e ha messo in evidenza ancora una volta,
come già in occasione delle dimissioni, agli inizi del 2007,
dell’arcivescovo eletto di Varsavia, mons. Stanislaw Wielgus, le
profonde divisioni presenti all’interno della Chiesa polacca. Un frate
domenicano, Marcin Mogielski, ha infatti deciso di prendere la parola in
nome delle vittime e denunciare alle autorità ecclesiastiche un prete,
noto solo come ’padre Andrzej’, responsabile di numerosi e ripetuti
abusi. ’Padre Andrzej’ sarebbe stato responsabile di un istituto
cattolico per ragazzi nella diocesi di Szczecin-Kamien: secondo il
quotidiano polacco Gazeta Wyborcza che ha portato alla luce il caso, uno
degli ospiti abusati avrebbe cercato di impiccarsi mentre un altro
sarebbe stato costretto a lasciare il Paese. Le vittime hanno informato
le autorità ecclesiastiche già nel 2003, anche se le proteste da parte
delle famiglie sarebbero cominciate già molto prima. Ma l’allora
arcivescovo di Szczecin-Kamien, mons. Marian Przykucki, aveva scelto di
non ascoltarle e nel 1996 aveva anzi messo ’padre Andrzej’ alla guida
delle scuole cattoliche della diocesi, carica che ha ricoperto fino al
2007.
L’iniziativa di p. Mogielski, però, non è stata presa bene dall’attuale
arcivescovo di Szczecin-Kamien, mons. Zygmunt Kaminski, che in una
lettera pastorale del 16 marzo, attacca violentemente il domenicano,
accusandolo di aver infangato la reputazione della Chiesa. “Ci sono
procedure apposite nella Chiesa”, scrive mons. Kaminski, secondo il
quale il caso sarà “definitivamente risolto” dal processo ecclesiastico,
“non riesco a capire le motivazioni degli autori [della denuncia] e di
chi ha fornito loro il materiale. Mi addolora che la sfera intima di una
persona sia stata messa in pubblico con tanta facilità”.
A prendere le difese di p. Mogielski è arrivato il provinciale dei
Domenicani polacchi, Krzysztof Poplawski: “Come sicuramente sapete - ha
detto pubblicamente rispondendo a mons. Kaminski - la Chiesa cattolica
negli Stati Uniti ha pagato un prezzo enorme per il suo silenzio di
fronte ai casi di abusi sessuali di preti, e per l’incapacità dei suoi
leader di prendere decisioni chiare e responsabili”. “Non vedo nessuna
chiara scorrettezza - ha aggiunto - nel comportamento del mio
confratello, le cui azioni e decisioni sono mosse da preoccupazione per
questa povera gente (le vittime, ndr), che ancora oggi portano dentro il
dolore e il disinteresse da parte della gerarchia ecclesiastica”.
Nella polemica è entrato con durezza anche l’ex-segretario di papa
Wojtyla, oggi arcivescovo di Cracovia, card. Stanislaw Dziwsz, invitando
la Chiesa “a non cedere alle diverse forme di ingerenza e pressione da
parte dei media, o alla tentazione del politically correct”. “Oggi,
grazie a Dio, il sangue dei pastori non viene più versato nella nostra
patria - ha detto durante un’omelia in riferimento agli ’attacchi’ degli
organi di stampa - ma sono in atto degli sforzi per minare la loro
autorità morale”, con lo scopo di “uccidere la verità del Vangelo
proclamata dalla Chiesa”. Il caso di ’padre Andrzej’, infatti, è tutt’altro
che isolato. Il vescovo di Plock, mons. Piotr Libera, si è ’lavato le
mani’ della sorte di un gruppo di preti accusati di molestie e ha
rinviato ogni decisione in merito al Vaticano: secondo la stampa
polacca, però, nello scandalo sarebbero implicati altri sacerdoti e solo
grazie a pressioni da parte della Santa Sede il vescovo si sarebbe
deciso ad intervenire. Accuse di aver protetto preti pedofili sono state
mosse anche contro l’ex-arcivescovo di Poznan, mons. Juliusz Paetz,
costretto a dimettersi nel 2002 ma ancora invitato ad eventi pubblici e
ritiri, e contro lo stesso mons. Wielgus.
In Italia, invece, è emersa recentemente la notizia che il vescovo
emerito di Como, mons. Alessandro Maggiolini, è sotto inchiesta da parte
della procura per aver informato delle indagini a suo carico un suo
prete, don Mauro Stefanoni, accusato di abusi sessuali su un ragazzino
di 14 anni con difficoltà cognitive. Dopo le scontate proteste di
innocenza, mons. Maggiolini aveva proceduto, come da prassi, a
trasferirlo ad altra parrocchia, da Laglio a Colico. Accusato di
favoreggiamento, l’ex-vescovo di Como si è difeso affermando che, per un
vescovo, tale crimine “non esiste, non può esistere”. “Mi sono soltanto
comportato - spiega - come si comporterebbe un papà con un figlio. Ho
saputo la notizia dell’indagine su don Mauro da chiacchiere che giravano
da qualche giorno. Nessuno mi ha detto qualcosa di preciso, ma almeno
tre persone me ne avevano parlato genericamente, senza sapere di che
cosa si trattasse. Allora mi sono visto con il prete, gli ho detto delle
voci che giravano e gli ho chiesto direttamente se vi fosse qualcosa di
vero. Lui mi ha risposto di no. E a quel punto che cosa avrei dovuto
fare? Il vescovo è come un papà, e cosa fa, si mette lui a fare lo 007
quando già c’è la polizia?”. (a. s.)
Articolo tratto da ADISTA
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Lunedì, 26 maggio 2008
Le parrocchie
dell’arcidiocesi di Los Angeles aiutano a pagare i 720 milioni di dollari di
risarcimenti per gli abusi
di Rebecca Trounson, Los Angeles Times Staff Writer
Attraverso donazioni più o
meno cospicue hanno raccolto l’appello di Mahony che chiedeva un aiuto per i
risarcimenti alle vittime.
25 maggio 2008
Con una elargizione di circa 1,5 milioni di dollari, una parrocchia di
Woodland Hills ha offerto un grosso contributo, lasciando nelle sue
casse appena 1.000 dollari. Una chiesa di Encino ha offerto un prestito
di 100.000 dollari senza interessi. E una parrocchia di Boyle Heights ha
deciso di privarsi di 500 dollari guadagnati con la vendita di dolciumi.
Con donazioni più o meno cospicue, le parrocchie dell’arcidiocesi di Los
Angeles hanno risposto all’appello del cardinal Roger M. Mahony che
chiedeva aiuto per raccogliere i fondi necessari ai risarcimenti delle
vittime degli abusi sessuali del clero.
"E’ importante che tutta la chiesa se ne faccia carico", ha detto P.
Scott Santarosa della Dolores Mission Catholic Churc di Boyle Heights,
che ha donato 500 dollari dei suoi già scarsi fondi. "E’ come una
famiglia che si prende cura di se stessa. Ogni famiglia ha membri
bisognosi di attenzione. E quella è una parte della chiesa, non possiamo
ignorarla".
Alcune parrocchie hanno comunicato all’arcidiocesi di non poter
contribuire a causa della scarsità di fondi dovuta a ingenti debiti
derivati da progetti di ricostruzione o acquisto di strutture. Altre
invece devono ancora decider, dicono alcuni parroci intervistati. Ma
quali che siano le circostanze, la scelta non è facile, molti hanno
confessato.
"E’ una questione controversa", ha detto Mons. David A. Sork, parroco
della St. John Fisher Church di Rancho Palos Verdes, che ha dichiarato
di pregare per la soluzione del problema e di star consultando la
comunità per definire il da farsi, ma ancora non si è deciso nulla. "E’
una cosa difficile".
D’altro canto, dice Sork, i parrocchiani si chiedono perché dovrebbero
essere loro a pagare per gli errori di qualcun altro. "Oppure si
domandano perché dovrebbero pagare per qualcosa che è accaduto 30 anni
fa". "E’ difficile comprendere, ma scegliere di non aiutare significa
negare all’arcidiocesi la possibilità di poter continuare a svolgere la
sua funzione".
Mahony ha promosso il suo appello in una seria di incontri in tutta
l’arcidiocesi tra gennaio e marzo. Parlando sia al clero che ai laici,
Mahony ha dettagliato le sue previsioni finanziarie per l’arcidiocesi,
specificando il danno subito a causa dei 720 milioni di dollari dei
risarcimenti, contando anche i 660 milioni della scorsa estate, dopo
centinaia di processi civili.
Mahony, 72 anni, le cui dichiarazioni sono state riassunte e distribuite
nelle parrocchie, si è scusato per "aver sbagliato i calcoli" durante la
gestione dello scandalo degli abusi. Ha chiesto aiuto, sostenendo che
l’ammontare era più del previsto. Per pagare la parte spettante, cioè
292 milioni di dollari, l’arcidiocesi ha effettuato tagli nel personale
amministrativo, ha liquidato investimenti e venduto circa 50 proprietà,
incluso il quartier generale di Wilshire Boulevard.
Gli uffici centrali dell’arcidiocesi stanno tentando di sistemare le
finanze chiedendo un aumento del 2% della contribuzione annuale per
almeno cinque anni, a partire dal 1 luglio.
Mahony afferma di aver deciso di non chiedere i fondi direttamente ai
circa 5 milioni di fedeli dell’area di Los Angeles, perché temeva che
questo potesse creare un ulteriore malcontento nei parrocchiani e
potesse essere causa di risentimento verso le vittime. Ma ha chiesto
alle parrocchie di fare donazioni volontarie, per coprire almeno parte
dei 175 milioni di dollari chiesti in prestito da una banca irlandese
per i risarcimenti.
"Devo dirvi molto onestamente: ho bisogno del vostro aiuto", dice Mahony,
con voce e volto triste. "Senza il vostro aiuto, ci vorrebbero 15 anni
per coprire il debito e ciò comporterebbe ulteriori tagli nei servizi
che l’arcidiocesi fornisce alle 288 parrocchie".
Il cardinale ha anche inviato lettere chiedendo aiuto a circa 100
parrocchie che avevano precedentemente compartecipato agli investimenti
della stessa arcidiocesi, quantificabili tra 100.000 e 1 milione di
dollari, ha detto il portavoce Tod Tamberg.
Una di queste è St. Bernardine of Siena di Woodland Hills, che aveva
notevoli liquidità; di queste circa 1 milione di dollari grazie a un
lascito di un parrocchiano deceduto anni fa. Dopo l’appello di Mahony,
il parroco, P. Robert McNamara, ha convocato due incontri del consiglio
amministrativo, composto da chierici e laici.
Alla fine McNamara ha deciso di donare quasi tutti i suoi ricavi, circa
1,5 milioni di dollari. Non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni, ma
ha scritto una lettera di spiegazioni a tutti i parrocchiani.
"Ho pregato molto, ho passato notti insonni…", ha scritto McNamara il 27
aprile. "Continuavo a chiedermi che tipo di parrocchia fosse la mia".
McNamara ha ricordato ai parrocchiani che sia la chiesa che la scuola
adiacente avevano fondi sufficienti e che la parrocchia aveva anche un
fondo speciale per le emergenze, pari a circa 540.000 dollari. Ha detto
anche di essersi ispirato all’esempio di generosità dei parrocchiani
quando avevano raccolto circa 170.000 dollari per le vittime
dell’uragano Katrina nel Sud-Est Asiatico e per la carestia in Africa.
"Vi siete comportati come coloro che vogliono fare la differenza, e
l’avete fatta", ha scritto. "Questa generosità costante ha ispirato la
mia decisione di elargire tutti i nostri risparmi tranne 1.000 dollari".
Questa cifra è stata trattenuta per mantenere aperto il conto di
risparmio.
McNamara si è reso conto che la decisione è stata presa dopo lunghi
incontri durante i quali ci sono state anche "accese discussioni". C’era
rabbia, disappunto, frustrazione, preoccupazione per le vittime, il
tutto derivante da una sorta di vergogna e di empatia con le vittime",
ha scritto. Ma, dopo la discussione, si è deciso di offrire il supporto.
Una delle parrocchiane di St. Bernardine ha dichiarato di essere rimasta
sconcertata riguardo la decisione del prete, sostenendo che avrebbero
dovuto essere ascoltati tutti i parrocchiani. La donna ha preferito
restare anonima, nel timore delle eventuali critiche alle sue
affermazioni contrarie alla donazione.
"Quando è girato il cesto, ci hanno detto che ciò che avremmo messo
dentro non sarebbe stato speso per i risarcimenti degli abusi. Ora che i
soldi sono andati, purtroppo sono stati destinati proprio dove non
avrebbero dovuto".
Ma Eileen Fewless, direttrice per l’educazione religiosa nella stessa
parrocchia, che ha presieduto alla discussione, era favorevole alla
donazione. "Tutti i presenti alla riunione avevano una attitudine di
preghiera e di comprensione, e molti di loro erano sicuramente
favorevoli. La nostra parrocchia è fatta così".
Charles Zech, direttore del Center for the Study of Church Management
della Villanova University in Pennsylvania, ha detto che la richiesta di
Mahony alle parrocchie non è certo inusuale, ma non senza precedenti.
Anche le diocesi di San Diego e di Tucson sono tra quelle che hanno
chiesto alle parrocchie di aiutare a pagare i risarcimenti per gli
abusi.
"L’ultima risorsa economica per una arcidiocesi o una diocesi sono i
parrocchiani. Ma ne pagheranno le conseguenze prima o poi", dice Zech.
Inoltre afferma di considerare questo appello abbastanza giusto, dato
che comunque la contribuzione è volontaria.
Alcune parrocchie, nonostante avessero fondi a sufficienza, hanno
risposto di non poter contribuire poiché impegnate a pagare gli
interessi per progetti di ristrutturazione interni.
E alcune altre, compresa la Resurrection Church di Boyle Heights
semplicemente hanno risposto di non potere. "Non abbiamo fondi lasciati
alla discrezionalità", dice il parroco Mons. John Moretta. "Siamo appena
al limite della sopravvivenza, ma grazie al cielo ce ne sono altre che
stanno contribuendo".
Alla chiesa di St. Anne di Santa Monica, P. Michael D. Gutierrez ha
dichiarato che l’incontro al decanato di Westside con Mahony, è stato a
tratti carico di tensione. "Sono state poste domande molto complesse, ma
credo che il cardinale sia riuscito a spiegare le sue ragioni".
Il parroco ha spiegato che la sua parrocchia, piuttosto povera, fa
fatica a tenere aperta la scuola adiacente, sebbene avrebbe avuto
piacere di contribuire. Ha confermato che darà 25.000 dollari – 5.000
per ognuno dei prossimi cinque anni. Gutierrez è tra quei preti che
hanno rinunciato ad una paga mensile per contribuire a sanare il debito.
"Ritengo che abbiamo molto da imparare da questi errori e dobbiamo
andare avanti. Ora faremo meglio e dobbiamo aiutare la chiesa a superare
questo momento".
Alla chiesa di St. Cirillo di Gerusalemme, una comunità di 1.400
famiglie di Encino, il Mons. Carl Bell ha deciso, insieme al consiglio
amministrativo, di prestare all’arcidiocesi 100.000 dollari senza
interessi, da restituirsi nei prossimi dieci anni. E nella parrocchia di
St. Denis a Diamond Bar, Mons. James Loughnane ha dettodi aver
consultato il consiglio parrocchiale, ma ancora non è stata presa
nessuna decisione, sebbene spera che si potrà contribuire.
"Sono certo che comprendano che a questo punto, ricercare le colpe non
serva a niente", dice Loughnane. "Dobbiamo affrontare la situazione e
risolverla".
Confine: otto anni al prete pedofilo di Laglio Don Mauro abusava di un ragazzino, all’epoca dei fatti minorenne. Il
giovane lo denuncia. Lui si dice innocente ma i siti e le chat
frequentate dicono il contrario
Don Mauro Stefanoni abusava di un ragazzino che all’epoca dei fatti era
minorenne. Nel 2004 il giovane, un parrocchiano affetto da una lieve
disabilità, lo denuncia. Il prete, ex parroco di Laglio, viene accusato
di violenza sessuale. Oggi la condanna del tribunale di Como: otto anni
di reclusione.
Il prete, che oggi non era presente in aula per la sentenza finale, si è
sempre dichiarato innocente. Ma secondo i fatti ricostruiti in aula dal
pm, appare il contrario: "La videocassetta omopornografica trovata nella
casa parrocchiale, la tipologia dei film acquistati sulla tv via
satellite, i siti internet navigati, le chat line frequentate, i
soprannomi utilizzati per farlo e i rapporti intrattenuti con un suo ex
parrocchiano di Ponte Tresa costituiscono una cornice perfetta per il
quadro dipinto dalla vittima".
A dar risalto alla vicenda è pure la notizia emersa poco tempo fa della
"soffiata" che monsignor Alessandro Maggiolini, all’epoca dei fatti
vescovo emerito di Como, fece a don Mauro Stefanoni nel 2004 per
riferirgli dell’indagine in corso nei suoi confronti. Al Corriere della
Sera, l’ex vescovo ha negato di aver ostacolato le indagini. “Come avrei
potuto - si chiede monsignor Maggiolioni - visto che intervenni solo
quando il fatto era ormai risaputo?”. Termina l’ex vescovo: "Se poi sono
stati commessi abusi sessuali, è un fatto gravissimo. Lo è per una
persona laica, figuriamoci per un religioso".
Dopo tre ore di dibattimento, è giunta la sentenza: otto anni e
risarcimento alle parti civili per un totale di 180’000 euro (120.000 al
ragazzo, 30 mila ciascuno ai due genitori).
http://canali.libero.it/affaritaliani/milano/alessandromaggioliniMI29052008.htm Como/ Condannato a 8 anni un prete per violenze sessuali.
Nell’inchiesta anche il vescovo Alessandro Maggiolini
Colpevole dei reati a lui ascritti e per questo condannato a otto anni
di reclusione. E’ la sentenza emessa oggi dal Collegio giudicante del
Tribunale di Como nei confronti di don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di
Laglio e Brienno accusato di violenze sessuali ai danni di un ragazzino
con lieve disabilita’ mentale, all’epoca dei fatti (il 2004) appena
14enne.
La sentenza e’ stata pronunciata dopo quasi quattro ore di camera di
Consiglio e accoglie le richieste avanzate un paio di settimane fa dal
Sostituto Maria Vittoria Isella della Procura di Como. L’imputato aveva
sempre partecipato alle udienze, oggi invece non si e’ presentato in
aula.
C’erano i suoi avvocati Bomparola e Martinelli, che, pur riservandosi di
conoscere le motivazioni della sentenza, gia’ pensano al ricorso in
Appello. "Una giusta sentenza. Volevamo giustizia, l’abbiamo avuta",
dice l’avvocato Nuccia Quattrone, che rappresenta la parte civile e che
auspica "sia fatta piena chiarezza anche nelle responsabilita’ degli
altri indagati", riferendosi al Vescovo Emerito di Como, Monsignor
Alessandro Maggiolini (che proprio oggi festeggia il 25esimo
anniversario dell’ordinazione episcopale), al Vescovo di Crema Oscar
Cantoni e Monsignor Enrico Bedetti, all’epoca stretti collaboratori
dell’allora Capo della Curia comasca.
Tutti indagati per favoreggiamento personale per aver informato don
Mauro dell’inchiesta incorso prima che il diretto interessato fosse
raggiunto da avviso di garanzia. L’imputato ha sempre respinto le accuse
sostenendo di essere vittima di una macchinazione ordita dai famigliari
del ragazzino.
Lunedì, 02 giugno 2008
Assolto in via definitiva
padre Giancarlo Locatelli
Era stato accusato di
possesso di materiale pedopornografico
Riceviamo oggi da Padre Giancarlo Locatelli la seguente
lettera che molto volentieri pubblichiamo:
Sono Padre Giancarlo Locatelli
viene riportato ancora sul vostro sito una notizia (marzo 2004) circa il
mio coinvolgimento in indagini di possesso di materiale
pedopornografico.
Il 7 novembre 2006 il tribunale di Bari con sentenza passata in
giudicato mi ha assolto perchè ’il fatto non sussiste’.
Richiesta di assoluzione dello stesso Pubblico Ministero dopo aver
acclarato la mia totale estraneità ai fatti.
Prego di porre rimedio all’assenza della notizia, o forse fa più notizia
sbattere il mostro in prima pagina e poi fregarsene se di ’mostro’
invece non si tratta?
Cordiali saluti
Risponde il direttore
Questa lettera di Padre Giancarlo Locatelli ci da
l’opportunità per ribadire la nostra linea di condotta sul tema della
pedofilia clericale.
Noi non siamo affatto interessati a sbattere il mostro in prima pagina.
Altri siti e altri mezzi di comunicazione lo fanno quotidianamente, noi
No!
Ci preme precisare, ma i frequentatori del nostro sito lo sanno, che
sulle notizie di reato relativi alla pedofilia siamo largamente debitori
dei mezzi di comunicazione locali o nazionali o delle agenzie di stampa
perché non abbiamo una struttura redazionale capillare in tutta Italia.
Non siamo "La Repubblica" o il "Corriere della sera" ma un piccolo
spazio informativo costruito con lavoro volontario.
Riportiamo di solito, ed anche in questo caso ci siamo comportati così,
solo notizie di iniziative giudiziarie certe, dove cioè ci si trovi di
fronte a decisioni della magistratura come un rinvio a giudizio o una
condanna. Rifiutiamo le lettere anonima, e ce ne arrivano spesso. Se ci
sono assoluzioni di casi di cui abbiamo dato notizia le riportiamo. In
questo caso non lo abbiamo fatto finora perchè sul web non c’è stata
traccia alcuna di tale assoluzione che apprendiamo solo oggi e che
immediatamente forniamo ai nostri lettori.
Dobbiamo dire con tutta franchezza, e ciò non va certo ad onore della
stampa, che padre Locatelli ha perfettamente ragione quando parla dei
"mostri sbattuti in prima pagina" a cui non corrisponde mai altrettanto
clamore quando questi vengono assolti. E’ una esperienza che ci è
capitato di vivere anche personalmente ed è per questo che da quando
abbiamo dato vita a questo sito ci siamo sempre prodigati a dare a tutte
le notizie il giusto rilievo per il rispetto che è dovuto ad ogni
persona, anche a chi commette crimini. Non è certo un caso che siamo
impegnati anche contro la pena di morte o per l’abolizione
dell’ergastolo: tutti hanno diritto alla misericordia e ad emendarsi dai
propri errori.
Ripetiamo lo scandalismo non ci interessa. Il nostro scopo sul tema
della pedofilia clericale è di aiutare le chiese cristiane a debellare
un fenomeno perverso e molto antico e crediamo che questo sia
nell’interesse di ogni cristiano, qualsiasi sia la confessione a cui
esso appartenga. Il nostro, cioè, crediamo sia un servizio ecumenico
alle chiese e non certo una azione di discredito di una singola
confessione.
Auguriamo a padre Giancarlo Locatelli di poter continuare a svolgere il
suo ministero nel modo migliore possibile. Per Lui e per quanti sono
accusati ingiustamente valgono le parole del Vangelo: "Beati voi,
quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro
di voi ogni sorta di male per causa mia.
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli;
poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi"
(Mt 5,11-12).