FISICA/MENTE

 

 

 

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 11

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

FERMIAMOLI 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli ultimi sei mesi che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l'etica. E' quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E' quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco), è quella che copre tutto, come il Papa amico di Bush e Berlusconi, tal Ratzinger, detto Benedetto XVI.

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.


Di seguito riporto il file audio di "Sexcrime". La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti



 


 

Chiesta condanna a 6 anni per anonimo prete di Ferrara

Per chi non lo ricorda è il prete dirigente di una scuola che aveva licenziato i suoi dipendenti che lo avevano accusato. Vergognoso l’anonimato da cui sono garantiti certi preti accusati e condannati per crimini pedofili. In questo modo nessuno può sapere con chi ha a che fare


 

Fonte: http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=29232&format=html

Notizia inserita il 6/12/2007

E’ quanto ha chiesto ieri il pm Di benedetto
’’Sei anni per il prete accusato di molestie su minori’’

Sei anni. Sei anni per aver molestato sessualmente una decina di bambine della parrocchia a lui affidata. È quanto chiede l’accusa contro un prete che gestiva negli anni passati un asilo in provincia di Ferrara e che nel marzo di due anni fa è stato accusato di violenze sessuali (atti di libidine, molestie, ma senza giungere a rapporti completi) nei confronti di alcuni bambini che gli erano affidati.
Ieri mattina nell’aula B del tribunale di Ferrara c’è stata le requisitoria del pm Filippo Di Benedetto, che ha chiesto sei anni di carcere per colui che, giusto per riportare alcune testimonianze, era stato visto infilare caramelle nelle mutandine di una bambina e averne baciato un’altra sulla bocca.
Il sacerdote, 60 anni, che ora vive in una struttura religiosa del Bolognese, era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno scorso, quando sono stati sentiti anche i 10 testimoni della difesa.
Dopo la requisitoria del pm di ieri pomeriggio (l’udienza si è svolta a porte chiuse come tutto il resto del processo) la parola è passata agli avvocati di parte civile (Claudia Colombo e Carlo Bergamasco). In gennaio toccherà agli avvocati della difesa (rappresentata da Giuseppe Pavan e Milena Catozzi) sostenere la loro versione dei fatti di fronte al tribunale collegiale (composto da Oliva, Bighetti e Panza), poi la parola passerà ai giudici per la sentenza che presumibilmente arriverà nel marzo prossimo.



Giovedì, 06 dicembre 2007

Brescia, riesame conferma domiciliari per sacerdote

http://www.agi.it/milano/notizie/200712191514-cro-rmi1020-art.html

AGI) - Brescia, 19 dic. - Il tribunale del riesame di Brescia ha confermato gli arresti domiciliari per Don Marco Baresi, il trentottenne vice rettore del seminario diocesano, arrestato il 27 novembre con l’accusa di aver abusato di un suo allievo, all’epoca dei fatti quattordicenne, e di detenzione di materiale pedopornografico. I giudici del tribunale della liberta’ hanno ribadito la necessita’ di custodia cautelare.
 



Giovedì, 20 dicembre 2007

Casal di Principe (Caserta)
Violenza sessuale su 12enne

Arrestato don Marco Cerullo, insegnante di religione


http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071221&ediz=CASERTA&npag=37&file=RERE.xml&type=STANDARD
21/12/2007

Sorpreso in auto dai carabinieri con un alunno. Erano andati a comprare i colori per il presepe
Violenza su un bimbo, prete in cella

Casal di Principe: oggi l’interrogatorio del viceparroco del SS. Salvatore

Il viceparroco della chiesa del Santissimo Salvatore, a Casal di Principe, è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale su un bambino di 12 anni. Don Marco Cerullo, 32 anni, insegnante di religione a Villa Literno, è stato sorpreso dai carabinieri mentre si trovava in auto con il bimbo in una zona appartata del paese. A insospettire la pattuglia era stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si sono avvicinati e hanno visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso.
http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071221&ediz=CASERTA&npag=42&file=POI.xml&type=STANDARD
21/12/2007


Sacerdote arrestato per violenza sessuale



MARILÙ MUSTO Casal di Principe. A insospettirli è stato il volto terreo e gli occhi chiusi del bambino, seduto accanto al posto di guida apparentemente vuoto. Sembrava che il piccolo stesse svenendo, che stesse malissimo. E che nell’auto, un’Alfa 147 nera accostata al ciglio di una strada di campagna, alla periferia di Casal di Principe e Grazzanise, ci fosse solo lui. È per questo che la pattuglia dei carabinieri si è avvicinata alla vettura e ha visto che sul sedile anteriore c’era un uomo, disteso. Che ha bruscamente messo in moto, cercando di scappare, mettendo fine alla corsa dopo una paio di chilometri, schiantandosi contro una bocchetta dell’acqua. Lui, l’uomo, è un prete, vicario della parrocchia del Santissimo Salvatore a Casal di Principe. La prima telefonata che annunciava il fermo è arrivata alla segreteria della scuola elementare di Villa Literno, dove don Marco Cerullo insegna religione: «Non si sono fatti male, ma dobbiamo trattenere il bambino in caserma per alcuni accertamenti», hanno detto i militari al vicepreside. «Il prete, invece, sta per essere ascoltato», hanno aggiunto. Poco dopo, don Marco è finito in carcere con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di un minore e il ragazzino è stato consegnato alla zia, tutrice del bambino. Un’accusa pesante, quella contestata al giovane sacerdote. Don Marco ha solo trentadue anni e una carriera davanti a sé che poteva essere splendida. Poteva, appunto. La sua posizione, ora, è molto delicata. Gli è stato contestato un reato tra i più infamanti, ma molte dinamiche restano ancora da chiarire. Su questo stanno indagando le forze dell’ordine che mantengono il più stretto riserbo sulla vicenda e non lasciano trapelare informazioni. Il lavoro dei carabinieri è tutto racchiuso in fascicoli di interrogatori e verbali di presunti testimoni, verbali che saranno vagliati oggi dal gip Raffaele Piccirillo che dovrà convalidare l’arresto. Difficile dire cosa sia successo realmente. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, martedì mattina Don Marco era uscito con alcuni alunni della scuola elementare. Servivano strumenti e colori per il progetto «Natale» organizzato dall’istituto comprensivo liternese. Il gruppo, formato da docente e alunni al seguito, si è diretto alla scuola media, ma mancava qualcosa: la vernice per dipingere i lavori natalizi. Il sacerdote e l’alunno, di 12 anni, sono usciti a comprare i colori. Poi l’inseguimento, l’arresto e l’ammissione del sacerdote, che non ha potuto negare quanto i carabinieri avevano visto con i propri occhi. Un caso che è come un macigno che piomba sulla diocesi di Aversa. In chiesa, a Casal Di Principe, dove don Marco celebra messa quasi ogni giorno, la notizia dell’arresto è filtrata subito, ma è per molte ore è stata solo un chiacchiericcio di fedeli. Ieri sera la conferma. Nessuna macchia, fino a ora, aveva infangato il buon nome «del prete giovane e cordiale», come lo definiscono i colleghi a scuola, perché da ragazzino aveva coltivato una sana e fedele vocazione. Impegnato da anni nell’Azione Cattolica di Villa Literno, suo paese natale, l’aspirante sacerdote era entrato nel seminario vescovile di Aversa come semplice studente del ginnasio e poi del liceo classico. Poi, il corso di teologia nell’istituto ecclesiastico normanno, il diaconato e i voti. È diventato anche insegnante di religione e nessuno ha mai dubitato di lui. Fino a ieri.
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Notizia riportata anche dal Corriere di Caserta a pag. 15:
http://www.corrieredicaserta.net/pdf/07/12/21/ce_15_efasCOtO718ulm7l.pdf


http://www.pupia.tv/campania/notizie/0001222.html
Villa Literno, prete accusato di violenza sessuale verso un suo alunno
di Livia Fattore
VILLA LITERNO. Lo hanno preso sul fatto, in flagranza di reato, come dicono in gergo tecnico le forze dell’ordine. Lui, sacerdote di 32 anni, noto per la sua dedizione, appartato in auto con un suo alunno di 12 anni.
Don Marco Cerullo avrebbe portato con sé il ragazzino con una scusa banale: andare a comprare dei colori per preparare gli allestimenti della recita natalizia presso l’istituto scolastico comprensivo di Villa Literno, dove il prete è nato e insegna. Quando i carabinieri lo hanno fermato hanno capito quasi immediatamente che qualcosa non andava. Il ragazzino era troppo impaurito per essere di fronte alla comune soggezione di un docente. C’era qualcosa di più. I carabinieri della compagnia di Casal di Principe, agli ordini del capitano Pannone, li hanno portati in caserma e sentiti separatamente. Poi hanno deciso per il fermo avvertendo anche a scuola di quanto era avvenuto. L’accusa è di quelle più infamanti, soprattutto per un sacerdote: violenza carnale aggravata su minore. “Non è possibile. Non può essere lui”. Queste le parole che hanno esclamato quanti lo conoscono. “Don Marco è stato sempre irreprensibile nella sua vita sacerdotale. La sua vita - riprendono - è stata sempre divisa tra lo studio, al quale ha sempre tenuto molto, e l’impegno per i più deboli con diverse opere di volontariato”. Insomma, sia tra sacerdoti che tra laici vicini al prete di Villa Literno si fa fatica a credere alla storia nella quale don Marco sarebbe invischiato. Il sacerdote liternese ha scoperto la sua vocazione intorno all’adolescenza. Di umili origini, ma appartenente ad una famiglia di lavoratori, il giovane entra, infatti, nel seminario vescovile di Aversa per frequentare gli ultimi anni del liceo. Poi si trasferisce a Napoli, dove presso la pontificia facoltà di teologia si laurea e consegue anche una specializzazione sempre nello stesso settore. Insomma, è la passione per lo studio ad essere in testa ai propri pensieri. Nel 2000 l’agognata ascesa al ruolo sacerdotale, con nomina a cura del vescovo di Aversa. Immediatamente dopo, per un anno scolastico, il nostro rimane all’interno del seminario normanno nel ruolo di assistente spirituale dei giovani seminaristi che frequentano le scuole medie ed il liceo-ginnasio presso la struttura religiosa aversana. Subito dopo passa come vice parroco presso la parrocchia principale del proprio paese di nascita, quella dedicata a “San Tammaro”. Ed anche in questo caso, stando a chi lo conosce, don Marco si distingue per la propria disponibilità verso il prossimo. Da qui passa alla parrocchia del “Santissimo Salvatore”, la chiesa principale di Casal di Principe. Ed anche in questo ruolo il sacerdote liternese sarebbe stato sempre iper impegnato nella sua attività di volontariato. Accanto a questo anche l’impegno come insegnante di religione presso l’istituto onnicomprensivo (un istituto che comprende tutte le classi dalle materne alle medie inferiori) di Villa Literno.

 



Sabato, 22 dicembre 2007

Il vescovo di Tenerife usa un linguaggio scandaloso

Secondo il prelato ci sarebbero "minori che provocano". Le vittime diventano così gli accusati. La condanna di Marco Marchese e di un ministro spagnolo


http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=30507&idsezione=1
LE PAROLE DEL VESCOVO SPAGNOLO PORTANO SCANDALO
L’Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus replica alle parole del vescovo di Tenerife, Bernardo Alvarez che in un’intervista ha dichiarato che ci sono bambini che sono consenzienti e che desiderano avere rapporti sessuali. "Le dichiarazioni del vescovo - afferma Marco Marchese, presidente dell’AMS ONLUS - sono ancora più gravi perché vengono da una persona che dovrebbe conoscere bene le parole di condanna del Vangelo." L’Associazione ha in questi anni ha raccolto le testimonianze di molte vittime, anche da parte di preti pedofili che solo dopo tanti anni hanno trovato il coraggio di parlarne. "Le parole del vescovo - continua Marchese - sono identiche a quelle che la comunità dei pedofili sostiene da anni per riconoscere il diritto di abusare dei bambini. Queste parole le sentiamo spesso anche nei racconti delle vittime e nei processi. Infatti spesso i pedofili sostengono che è stato il bambino a provocarlo e a volerlo! Grave è anche il fatto che il vescovo paragoni l’omosessualità agli abusi. "Qualcuno, in questo ultimo periodo, cerca di dare il messaggio che i bambini non sono credibili. Chiunque scandalizza uno di questi più piccoli è meglio che si vada a buttare in mare, e in questo caso il vescovo ha fatto molto scandalo". Marco Marchese che ha vissuto sulla propria pelle l’abuso di un pedofilo travestito da prete, da diversi anni ormai è impegnato con la sua Associazione a dare voce alle vittime. "Sarebbe ora che il vaticano e chi all’interno della chiesa si definisce dalla parte dei bambini, prenda una posizione chiara e di condanna delle parole di questo vescovo. Sono le vittime della pedofilia a pretenderlo. Speriamo che dalle parole si passi anche ai fatti". Il vescovado di Tenerife ha affermato che il vescovo non intendeva in nessun caso giustificare un atto condannabile come gli abusi sessuali sui bambini, ma in realtà è proprio quello che ha fatto. "Ci chiediamo solo come può questo vescovo guidare una chiesa, come può tutelare
l’infanzia?"

Marco Marchese
Presidente
Ass. per la Mobilitazione Sociale Onlus


 

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2007/12_dicembre/29/

preti_pedofili_ministro_spagnolo_critica_frasi_vescovo_tenerife,13722160.html?pmk=nothpcro
PRETI PEDOFILI/ MINISTRO SPAGNOLO CRITICA FRASI VESCOVO TENERIFE
Il prelato aveva detto: "Ci sono minori che provocano"
(Apcom) - Dopo il ’Difensore dei minori’ e diverse associazioni omosessuali, oggi anche il ministro della Giustizia spagnolo ha criticato le dichiarazioni del vescovo di Tenerife Bernardo Alvarez, che in un’intervista rilasciata due giorni fa aveva detto che ci sono giovani di 13 anni che provocano atti di pedofilia, equiparando poi gli abusi sui minori all’omosessualità.
Secondo il ministro, Mariano Fernández Bermejo, quelle di Alvarez sono parole "difficili da digerire", e più gravi per quello che presuppongono che per quello che dicono in sé". Bermejo ha anche invitato i vescovi spagnoli a riflettere sulle dichiarazioni del loro correligionario. Finora la Conferenza episcopale spagnola (Cee) si è rifiutata di commentare l’intervista di Alvarez. Interpellato sull’argomento, ieri il leader dell’opposizione conservatrice del Partido Popolar (Pp), Mariano Rajoy, ha detto di non aver capito il senso delle dichiarazioni del vescovo, mentre il premier José Luis Zapatero si è limitato a una smorfia.
La polemica è scoppiata alla vigilia della grande manifestazione "Per la famiglia cristiana", promossa dall’arcidiocesi di Madrid nella capitale spagnola, a cui sono attese decine di migliaia di persone, i principali cardinali di Spagna e i rappresentanti delle associazioni cattoliche, soprattutto quelle più conservatrici.
 



Lunedì, 31 dicembre 2007

Rassegna stampa sul caso don Gelmini

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_29/sarzanini_14df4a7c-b5ed-11dc-ac5d-0003ba99c667.shtml
Verifiche sui contatti dopo l’avvio dell’inchiesta
Don Gelmini, indagini su Martellino
Il giudice nel 2002 archiviò una prima denuncia su presunti abusi ritenendola infondata
ROMA — Telefonate, richieste di aiuto, appuntamenti all’estero. Anche la procura di Firenze indaga su don Gelmini. Sono stati i magistrati di Terni a trasmettere una parte del fascicolo. Lo stralcio riguarda i rapporti tra il fondatore della comunità Incontro e Cesare Martellino, l’ex procuratore di Terni attuale rappresentante per l’Italia di Eurojust, la struttura di giustizia europea. E dunque dovranno essere i pubblici ministeri toscani—competenti a valutare eventuali reati commessi dalle toghe umbre — a stabilire se siano leciti quei contatti avvenuti dopo l’apertura dell’inchiesta per violenza sessuale che il sacerdote avrebbe commesso nei confronti di alcuni ospiti della comunità. Nove ragazzi che, dice l’accusa, sarebbero stati costretti a subire le sue attenzioni particolari. Il primo ad occuparsi delle denunce contro don Gelmini fu proprio Martellino.
Nel 2000, Michele Iacobbe, 34 anni, si presentò ai magistrati di Bari per denunciare di essere vittima di abusi. Il fascicolo fu trasmesso a Terni, ma il 28 maggio 2002 la procura ritenne infondata la querela e decise per l’archiviazione. Cinque anni dopo Iacobbe ha presentato una nuova denuncia. Non è stato l’unico. Altri ragazzi hanno confermato il suo racconto descrivendo nel dettaglio le molestie. E sono ripartiti gli accertamenti. Interrogatori, controlli, intercettazioni telefoniche. Quando la notizia dell’inchiesta è diventata pubblica, don Gelmini ha contattato Martellino. «Il citato magistrato — si legge in una delle informative depositate agli atti — ha esternato la sua meraviglia per il riproporsi di indagini aventi lo stesso contenuto di quelle da lui personalmente archiviate e ha consigliato al prelato di assumere un valido difensore».
Fin qui nulla di strano. Ma ad insospettire chi indaga è quanto era accaduto prima. Vincenzo Di Marzo, un imprenditore romano che è stato preside dell’Istituto tecnico situato all’interno della comunità di Amelia, si sarebbe attivato per cercare di saperne di più. «Si è recato a Torino—annotano gli investigatori—per acquisire informazioni circa le dichiarazioni di P.M., indicato da un altro tossicodipendente, D.B., come una delle vittime di abusi. E poi si è recato all’Aja, in Olanda, per avere un incontro con il dottor Martellino al fine di avere da quest’ultimo consigli su come don Gelmini dovesse comportarsi nella specifica vicenda». Anche le trascrizioni di queste telefonate e la ricostruzione degli spostamenti dell’imprenditore sono state inserite nel fascicolo spedito a Firenze. Perché i magistrati dovranno valutare se il comportamento di Martellino e di chi cercava di scoprire quali elementi fossero stati raccolti dalla polizia, abbia in qualche modo favorito l’indagato. Un’accusa già rivolta a due suoi collaboratori, Luigi La Rocca e Gianpaolo Nicolasi. Entrambi avrebbero cercato di convincere uno dei ragazzi, G.P., a ritrattare le accuse. E per farlo avrebbero potuto contare sull’aiuto della madre Patrizia Guarino, adesso sotto inchiesta con loro per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio.
Fu proprio lei ad informare La Rocca che il giovane era stato interrogato e aveva raccontato di aver subito violenza. Sono numerose le denunce citate negli atti, ma alla fine soltanto in nove casi i pubblici ministeri hanno ritenuto che ci fossero indizi concreti per formalizzare le accuse nei confronti di don Gelmini. Uno di loro, D.B. si era confidato con suo padre che era detenuto ed è stato l’uomo, con una lettera inviata al giudice di sorveglianza di Torino, a denunciare le presunte molestie subite dal figlio. Gli inquirenti ritengono che il viaggio nel capoluogo piemontese dell’imprenditore Di Marzo, avesse come scopo proprio quello di saperne di più su questa segnalazione.
Fiorenza Sarzanini


 


 

http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_28/sarzanini_e9a21bb2-b521-11dc-b319-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano
«Minacciava i giovani e prometteva favori tramite gli amici politici»
ROMA — Li avrebbe spogliati, palpeggiati, baciati. Li avrebbe costretti ad avere rapporti sessuali. Giochi erotici che don Gelmini avrebbe organizzato all’interno della comunità Incontro di Amelia. Vittime, i ragazzi che cercavano di uscire dal tunnel della tossicodipendenza. E lo avrebbe fatto, come sottolinea il pubblico ministero nel capo d’imputazione, «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze ».
Nella «rete» di don Pierino, così come viene individuata dall’accusa, ci sono anche i collaboratori più stretti. Quelli che avrebbero tentato di convincere, in cambio di soldi e di una promessa di lavoro, uno dei giovani a ritrattare. Il prezzo del silenzio sarebbe stato diviso in più rate da 500 euro. In un caso il denaro sarebbe stato consegnato attraverso un bonifico online.

Le richieste sessuali
Sono nove i ragazzi che avrebbero subito la violenza, due erano minorenni. Uno di loro sarebbe stato costretto «fino a tutto il mese di ottobre 2007» e cioè quando il sacerdote era già stato interrogato e dunque sapeva di essere sotto inchiesta. Nel provvedimento il magistrato descrive nei particolari le presunte
avances di don Gelmini. E poi aggiunge: «L’indagato li induceva a soddisfare le proprie richieste sessuali commettendo il fatto nella comunità Incontro di Amelia di cui era responsabile e tenuto, come pubblico ufficiale o comunque incaricato di pubblico servizio, alla cura, vigilanza, educazione e custodia di soggetti in stato di tossicodipendenza, abusando delle condizioni di inferiorità psico-fisica derivanti da tale stato». Contesta poi l’aggravante «per aver approfittato di circostanze di tempo, di luogo e di persone tali da ostacolare la pubblica e privata difesa, con abuso di poteri e con violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione o il pubblico servizio e alla qualità di ministro di un culto e con abuso di autorità e di relazioni domestiche o di coabitazione o di ospitalità». Il primo a rivelare che cosa sarebbe avvenuto nella struttura di recupero è stato Michele Iacobbe, 34 anni. La sua de nuncia fu archiviata nel 2002, ma lui non si è arreso. L’ha ripresentata quattro anni dopo e così ha determinato l’apertura di una nuova indagine. Dice di aver cominciato a subire violenza nel 1999 quando, come sottolinea il magistrato nel provvedimento, «era sottoposto a detenzione domiciliare presso la comunità e quindi privato della libertà personale ».
Dopo di lui, altri si sono fatti coraggio e hanno parlato. M.L., anche lui ai domiciliari, ha descritto che cosa avveniva quando il sacerdote lo chiamava nella sua stanza. La maggior parte ha messo a verbale fatti che sarebbero avvenuti tra il 2003 e il 2004. Come D.G., entrato in comunità per decisione del tribunale dei minori di Perugia che gli aveva concesso «l’affidamento in prova». Don Gelmini avrebbe cominciato a manifestargli le sue attenzioni particolari quando aveva 19 anni. La stessa età di M.S. che ha raccontato di aver subito «per almeno quindici volte e fino all’ottobre scorso».

L’inquinamento delle prove
Violenze, ma anche tentativi di depistare le indagini sono descritti nel provvedimento del pubblico ministero. La «rete» si sarebbe attivata alla fine dello scorso anno. Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G.P., «dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni». La Rocca è uno dei collaboratori più stretti del fondatore di Incontro. Ora è indagato per favoreggiamento, insieme alla donna e ad un altro dipendente della comunità, Giampaolo Nicolasi. Il pubblico ministero ricostruisce nei dettagli quella che definisce «la loro attività illecita »: «Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio». Le date diventano a questo punto fondamentali. Il viaggio avviene il 24 novembre 2006. «Mediante offerta di lavoro — contesta il magistrato — La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre "in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci", aiutando don Gelmini».
La Rocca e Nicolasi sono anche accusati di aver «indotto con un’offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G.P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accusa a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31 maggio 2007 G.P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006».
Il primo giugno scorso, durante l’istruttoria, La Rocca è stato interrogato su questo episodio e ha affermato: «Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla ». Ma poi ha ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino «ha regalato 5.000 euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno».
Fiorenza Sarzanini
 

http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20071228&ediz=AVELLINO&npag=29&file=D.xml&type=STANDARD
28/12/2007

Don Gelmini, indagata la mamma irpina di uno degli accusatori

Nell’inchiesta che vede don Pierino Gelmini accusato di violenza sessuale nei confronti di otto giovani della sua comunità, figurano indagati anche tre collaboratori del sacerdote, fra cui Patrizia Guarino, originaria della provincia di Avellino, accusata dalla Procura di favoreggiamento personale per avere riferito all’entourage del sacerdote dell’interrogatorio cui era stato sottoposto il figlio, uno degli accusatori di don Gelmini. Dopo circa un anno di indagini svolte dalla polizia nel più assoluto riserbo, ieri la Procura di Terni ha notificato ai difensori di don Pierino Gelmini l’atto di conclusione delle indagini nella quale l’ultraottantenne sacerdote è accusato di molestie sessuali ai danni di otto ospiti della «Comunità Incontro» da lui fondata. Gli altri due collaboratori indagati sono Pierluigi Larocca, e Giampaolo Nicolasi, anche lui ufficialmente residente nella comunità.



Lunedì, 31 dicembre 2007

Sospesi a divinis due preti di Cosenza

Rassegna stampa


http://www.amantea.net/index.php?option=com_content&task=view&id=2041&Itemid=55

Scritto da Mario Campanella – “La Provincia Cosentina” del 05/01/08
sabato, 05 gennaio 2008 20:56

Chiesa: Interdetti dalle funzioni religiose i due sacerdoti della Curia cosentina
Il presule annuncia una rivoluzione etica e una fase di penitenza e preghiera
Una dimostrazione plastica di voler voltare pagina e di riaffermare la primazia dell’etica

Monsignore Salvatore Nunnari ha sospeso a divinis Padre Kevin Chukwuka e Don Alfredo Luberto. Entrambi i sacerdoti non potranno più amministrare i sacramenti, essendo il provvedimento sospensivo intercorrente e immeditamente esecutivo.

Il provvedimento è stato firmato circa un mese fa, ma nessuna notizia è trapelata dalle stanze di Piazza Parrasio. Padre Chukwuka è stato condananto in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti di una bambina di Acri. Una vicenda gravissima considerato che il sacerodte nigeriano era parroco di una delle più importanti chiese del comune. Don Alfredo Luberto, invece, amministratore della Fondazione Papa Giovanni XXIII, si trova ancora agli arresti domiciliari, dopo gli arresti avvenuti lo scorso luglio, per le gravi accuse di malversazione relative alla sua gestione. Per il sacerdote di colore si profila la possibilità concreta di un allontanamento definitivo dalla Chiesa qualora la Corte di Cassazione dovesse rendere certa la condanna a due anni inflittagli dal tribunale di Cosenza e confermata dalla Corte d’Appello di Catanzaro. Per Luberto, invece, si profilano le dimissioni volontarie, anche in relazione al fatto che il sacerdote cosentino ha confermato agli inquirenti gran parte delle contestazioni addebitategli. I provvedimenti di sospensione segnano una svolta nell’azione di Mons Nunnari. Una svolta certamente positiva, con l’immagine di una Chiesa che non vuole più rimuovere i suoi problemi, ma affrontarli direttamente e superarli, ribadendo la primazia dell’etica nella gestione quotidiana della Chiesa. Il terzo sacerdote sospeso in un anno (Padre Fedele Bisceglie è stato interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come prevede il diritto canonico) chiude il cerchio di un bilancio non certo meritevole, ma di cui (è opportuno ricor- darlo) l’attuale Vescovo non ha colpe. Lo scandalo del Papa Giovanni, che ha colpito una struttura diretta della Chiesa (compreso il laicato), ha riguardato uomini e nomine che appartenevano al suo predecessore, Giuseppe Agostino. Il lungo proclama contro l’usura, male che affligge nel cuore la sua città, è la testimonianza di una volontà precisa di non tacere e di alzare sempre di più la voce contro settori precisi dei colletti bianchi. Nunnari è un uomo intelligente, che sa distinguere la zizzania dalla buona erba. Pe rquesto ha riferito ad Eugenio Facciolla nomi e circostanze sulle pressioni che ha subìto per l’affidamento della struttura di Serra Aiello. Pressioni inutili, atteso che la struttura non è stata data a nessuno. Una nuova pagina, forse, si prospetta per la chiesa cosentina.



http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsID=77343

Coinvolti in inchieste giudiziarie, sospesi due parroci a Cosenza

L’arcivescovo metropolita di Cosenza-Bisignano, monsignor Salvatore Nunnari, ha sospeso ‘a divinis’ due parroci, padre Kevin Chukwuka e don Alfredo Luberto. Il provvedimento e’ stato assunto il mese scorso, ma la notizia si e’ appresa solo oggi.

Si tratta di una presa di posizione causata dalle inchieste giudiziarie che hanno riguardato i due sacerdoti. Padre Chukwuka e’ stato condannato in primo e secondo grado per molestie sessuali nei confronti di una bambina di Acri, la cittadina dell’entroterra cosentina in cui il nigeriano era parroco.

Don Luberto, invece, amministratore della fondazione "Papa Giovanni XXIII", responsabile dell’omonima struttura per anziani e malati mentali, e’ ancora ai domiciliari dopo l’arresto deciso a luglio per presunte malversazioni nell’amministrazione dell’istituto. Il parroco ha ammesso molte delle accuse contestategli dalla procura e potrebbe dimettersi abbandonando l’abito talare.

Il provvedimento di monsignor Nunnari segue quello firmato nei confronti di padre Fedele Bisceglia, il frate francescano sotto processo con l’accusa d’aver violentato una suora. Padre Bisceglia e’ stato interdetto direttamente dal suo ordine monastico, come prevede il diritto canonico.



Domenica, 06 gennaio 2008

Ancora su don Gelmini

Notizie dall’agenzia ADISTA


IL VATICANO SCARICA GELMINI:IN CASO DI RINVIO A GIUDIZIO, DOVRÀ LASCIARE LA SUA COMUNITÀ

34221. AMELIA (TR)-ADISTA. Può ancora contare sull’appoggio di Silvio Berlusconi che, intervenendo telefonicamente alla tradizionale festa del 25 dicembre organizzata ad Amelia per festeggiare il Natale e salutare i ragazzi che terminano il loro percorso terapeutico alla Comunità Incontro, ha assicurato tutto il suo impegno, la sua vicinanza, il suo aiuto. E potrà contare ancora anche sul sostegno di molti esponenti di An e del centrodestra, primo fra tutti Maurizio Gasparri. Ma don Pierino Gelmini sembra oramai non poter contare più su quello della gerarchia cattolica.
Il 27 dicembre scorso, infatti, la Procura di Terni ha chiuso le indagini a suo carico. Il capo di imputazione formulato dall’accusa è molestie sessuali a danno di nove ragazzi. Don Pierino li avrebbe molestati e in alcuni casi costretti ad avere rapporti sessuali, "minacciando - come sottolinea il pubblico ministero nel capo d’imputazione - di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze". I presunti abusi sarebbero avvenuti, secondo i pm, dal 1999 al 2004, sempre all’interno della Comunità di Amelia; uno dei ragazzi sarebbe stato molestato "fino a tutto il mese di ottobre 2007", quando cioè il sacerdote era già stato interrogato e sapeva quindi di essere sotto inchiesta. Due delle presunte vittime, inoltre, erano, all’epoca dei fatti, minorenni. Stante la mole di testimonianze raccolte (decine i ragazzi ex ospiti che hanno deciso negli ultimi mesi di raccontare la loro versione dei fatti agli inquirenti) il rinvio a giudizio dovrebbe essere scontato. Dall’avvio delle indagini, inoltre, la posizione di don Gelmini si è ulteriormente aggravata. Non ci sono solo le accuse di abusi e molestie sessuali, infatti, ma anche quella di aver tentato, con l’aiuto di tre stretti collaboratori, di costringere al silenzio i suoi accusatori arrivando anche ad offrire denaro. Inoltre, Gelmini è accusato anche di aver tentato di ottenere notizie riservate sulle indagini in corso a suo carico (v. notizia successiva). Così, in vista del probabile avvio di un processo penale a carico del fondatore della Comunità Incontro, il Vaticano pare abbia fatto un passo indietro, inviando una lettera a Gelmini, i cui contenuti, gli sarebbero stati anticipati già a metà dicembre, nel corso di un incontro con il vescovo di Terni mons. Vincenzo Paglia. Il succo della missiva sarebbe questo: se ci sarà il rinvio a giudizio, il Vaticano chiederà a don Pierino di lasciare la guida della comunità. Non si tratterebbe di un provvedimento disciplinare. Solo la richiesta – simile a quella fatta al fondatore dei Legionari di Cristo padre Marcial Maciel (anch’egli accusato di abusi sessuali da molti suoi ex seminaristi) – di ritirarsi a vita privata. Ma per don Pierino è una tegola ben più pesante che un provvedimento canonico. Significherebbe abbandonare per sempre la comunità di recupero che ha fatto la sua fortuna. Tanto più che Gelmini, ancora fino a poco tempo fa, sperava nella una difesa d’ufficio della Santa Sede. Don Pinchelli, uno dei sacerdoti che lo affiancano, dopo l’avviso di garanzia ricevuto in agosto da don Pierino, si è rivolto a Benedetto XVI chiedendogli di "difendere l’operato di quanti lavorano nella comunità". Nell’ottobre scorso, il papa, attraverso il Sostituto mons. Fernando Filoni, ha risposto alla lettera di don Pinchelli assicurando "la sua preghiera affinché quella benemerita opera, con la grazia di Dio, possa continuare a promuovere il recupero e la crescita umana e cristiana di tanti ragazzi e ragazze emarginati". L’invio dell’"implorata benedizione apostolica", è stata interpretata dall’entourage di Gelmini come una netta presa di distanza del Vaticano rispetto all’iniziativa della magistratura. Ma probabilmente non era così. O almeno, non è più così, visto l’intricato guaio giudiziario in cui è adesso invischiato don Pierino. Un guaio da cui la Chiesa intende restare fuori, specie per l’enorme esposizione mediatica che la vicenda rischia di avere nei prossimi mesi.
La risposta di Gelmini alla richiesta del Vaticano non si è comunque fatta attendere: "Don Pierino Gelmini - ha dichiarato il suo portavoce Alessandro Meluzzi - ha chiesto pro gratia e umilmente al Papa, in una lettera, di essere ridotto allo stato laicale, nella determinazione di rimanere fino alla morte nella Comunità Incontro con i ragazzi, senza coinvolgere la Comunità e per poter affrontare le questioni giudiziarie". In soldoni: meglio una sanzione canonica, anche gravissima come la riduzione allo stato laicale (particolarmente sgradevole per un prete come Gelmini, attaccatissimo ai titoli ed ai privilegi ecclesiastici, tanto che negli anni ‘60 millantava un titolo – quello di monsignore – mai ottenuto, v. Adista n. 57/07), piuttosto che la perdita della leadership della sua comunità (alla festa del 26 dicembre, ad Amelia, c’era comunque uno storico amico e sponsor di Gelmini, monsignor Franco Gualdrini, ex vescovo di Terni, simbolicamente nominato da Don Pierino anche ‘vescovo’ della sua Comunità). Ci fu un caso, per la verità, in cui il Vaticano accettò la riduzione allo stato laicale di un prete per consentirgli di affrontare in piena autonomia, e senza coinvolgere le istituzioni ecclesiastiche, una vicenda giudiziaria. Si tratta di don Zeno Saltini, che alla fine del 1953 chiese e ottenne pro gratia (la stessa formula usata da Gelmini) la riduzione allo stato laicale per affrontare le vicende che avevano portato alla violenta chiusura di Nomadelfia, ma anche il processo che si era aperto a Bologna nel novembre 1952, nel quale don Zeno e alcuni collaboratori erano accusati di truffa e millantato credito. Nomadelfia si ricostituì a Montorsaio, nella Maremma Grossetana già a partire dal 1954. E il processo a carico di don Zeno e degli altri "Nomadelfi" si concluse con la piena assoluzione. Don Zeno, che lo richiese fin dal 1957, fu reintegrato nello stato clericale nel 1962 e poté così celebrare la sua seconda "prima messa". Ma quella era un’altra storia. (valerio gigante)

TUTTI GLI UOMINI DI DON PIERINO NEL MIRINO DELLA MAGISTRATURA

34222. TERNI-ADISTA. Non è solo don Pierino Gelmini ad essere coinvolto nelle indagini avviate dalla Procura di Terni e concluse il 27 dicembre scorso. Intorno a lui si sarebbe infatti creata una "rete" di protezione, attiva già alla fine del 2006. Scrive il pm negli atti depositati in Procura alla conclusione degli indagini che Patrizia Guarino, madre di una delle presunte vittime, G. P., "dopo aver saputo le accuse mosse da suo figlio durante l’interrogatorio del 15 novembre 2006 presso la squadra mobile, comunicava le circostanze a Pierluigi La Rocca che lo comunicava a don Gelmini, aiutandolo a eludere le investigazioni". La Rocca è uno dei più stretti collaboratori di don Pierino. "Dopo aver appreso da Guarino dell’esistenza di indagini su don Gelmini e dopo vari colloqui telefonici con la stessa Guarino, La Rocca si recava ad Avellino presso l’abitazione della donna e di suo figlio". Il 26 novembre 2006, "mediante offerta di lavoro - contesta il magistrato - La Rocca obbligava G.P. a scrivere una lettera, inviata il 29 novembre successivo alla polizia e alla procura della Repubblica di Terni in cui falsamente affermava di aver reso le dichiarazioni del 15 novembre "in evidente stato confusionale e sotto effetto di psicofarmaci". La Rocca è ora indagato per favoreggiamento, insieme alla Guarino e Giampaolo Nicolasi, coordinatore della comunità madre di Molino di Silla (Amelia) e braccio destro di don Gelmini. Insieme a lui, La Rocca avrebbe infatti "indotto con un’offerta di lavoro e somme di denaro che venivano effettivamente corrisposte al G. P. in varie occasioni (il 3 aprile 2007 vaglia online di 500 euro) a ribadire mendacemente al pm il contenuto della lettera e più in generale la falsità delle precedenti accuse a carico di don Gelmini e altre circostanze non veritiere, senza riuscire nell’intento perché il 31 maggio 2007 G. P., sentito come indagato per calunnia nei confronti di don Gelmini, ribadiva le accuse e affermava il carattere non spontaneo e mendace della lettera del 24 novembre 2006". Durante l’istruttoria, il primo giugno scorso, La Rocca, interrogato su questo episodio, ha affermato: "Nel novembre del 2006 ero ad Avellino a casa di questa persona ed effettivamente ho assistito alla redazione della missiva, ma non sono stato io a chiedergli di scriverla". Ma ha poi ammesso che don Ezio Miceli, amico di don Pierino, "ha regalato 5mila euro alla madre del ragazzo perché ne aveva bisogno".
Inoltre, una tranche dell’inchiesta a carico di don Gelmini è stata inoltrata dai magistrati di Terni alla procura di Firenze. Lo stralcio riguarda i rapporti tra il fondatore della comunità Incontro e Cesare Martellino, l’ex procuratore di Terni attuale rappresentante per l’Italia di Eurojust, la struttura di giustizia europea, con cui Gelmini ha avuto contatti per telefono e tramite Vincenzo Di Marzo, un imprenditore romano che è stato preside dell’Istituto tecnico situato all’interno della comunità di Amelia, per ottenere informazioni in merito alle indagini a suo carico. I magistrati di Firenze dovranno valutare se il comportamento di coloro che tentavano di scoprire quali elementi fossero stati raccolti dalla polizia abbia in qualche modo favorito l’indagato. (valerio gigante)
 

Articolo tratto da
ADISTA

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Venerdì, 11 gennaio 2008

«Il prete mi ha molestato»

Un giovane pastore del Brindisino ha denunciato un sacerdote per presunte violenze avvenute nel 2001 quando aveva solo 15 anni, e pascolava il gregge nelle campagne di Erchie


ERCHIE (BRINDISI) - Avrebbe molestato in più occasioni un pastorello che col suo gregge si aggirava nelle campagne di Erchie, fino a quando il giovane, diventato maggiorenne, non ha denunciato tutto ai carabinieri. Ora un sacerdote di 61 anni del paese, che è anche titolare di cattedra in una scuola media, rischia il processo per violenza sessuale e atti osceni. La notizia è pubblicata nelle pagine di cronaca di Brindisi della «Gazzetta del Mezzogiorno».
Il sostituto procuratore presso il tribunale di Brindisi Pierpaolo Montinaro ha chiesto infatti il rinvio a giudizio del sacerdote. I fatti risalirebbero al 2001, quando il pastorello aveva 15 anni, ma le indagini sono state avviate nel gennaio del 2006, dopo la denuncia della vittima.
Il pastorello sarebbe stato avvicinato più volte dall’uomo, che avrebbe cercato di convincerlo ad avere con lui rapporti sessuali e in una circostanza lo avrebbe fatto assistere ad un rapporto con una persona di colore. Il ragazzo avrebbe saputo solo anni dopo che il molestatore era un sacerdote, quando cioè ha fatto denuncia ai carabinieri e questi sono risaliti all’identità dell’uomo attraverso la targa della sua auto.

11/1/2008
Fonte:
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.asp?IDNotizia=191508&IDCategoria=293



Venerdì, 11 gennaio 2008

Sul caso don Gelmini
Zanin racconta

di Bruno Zanin

Riprendiamo questo articolo, su segnalazione dell’autore, che ringraziamo, dal sito http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=469&Itemid=109.
Segnaliamo anche questi altri due link che approfondiscono ulteriormente l’argomento trattatato in questo articolo.

http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=466&Itemid=109

http://www.bispensiero.it/index.php?option=com_content&task=view&id=464&Itemid=109.

Ribadiamo, caso mai ce ne fosse bisogno, che a noi interessa esclusivamente la verità e che in questo come in tutti gli altri casi comunque stiamo dalla parte delle vittime.

domenica 13 gennaio 2008 zaninblack.jpg

Copia di una e-mail di Bruno Zanin diretta a un giornalista collaboratore di Enrico Mentana per il caso Gelmini

(per il rispetto della Privacy abbiamo reso anonimi il contatto email, i nomi dei giornalisti e quelli dei testimoni)

Gentile xxxxxx scrivo a lei che ha creato il contatto tra me e Matrix. Mi é parsa una persona seria,  e rispettosa,   di lei mi sono fidato e con lei sono stato chiaro fin dall’inizio quando mesi or sono, inchiesta in corso, lei mi propose e insistette perchè accettassi di partecipare a Matrix. Rifiutai, ho le e-mail che ci siamo scambiati a conferma e che spiegano la ragione di tale rifiuto. Mi resi comunque disponibile a ridiscuterne ad indagine chiusa e, come sa, sono stato di parola. Mi permetto di allegarle un brano della sua ultima e-mail.

"Caro Zanin, allora sembra che Matrix si occupi del noto caso. Io però nel frattempo mi sono spostato a Cologno su un’altra produzione, ma ho girato tutto il materiale a xxxxxxxx che è caporedattore con Mentana, che è un’ottima giornalista e una persona molto seria. Le ho dato il suo libro e le ho girato un po’ delle nostre mail dei mesi scorsi. La contatterà! Buon lavoro!",
XXXXXX

Non mi contattò la Signora xxxxx, ma il giornalista xxxxxx.
La sua e-mail mi raggiunse in Francia dove trascorrevo le feste Natalizie. Seppi da lui quanto lei mi aveva anticipato, che cioe’ Matrix stava preparando una puntata sul caso Gelmini. Nella sudetta e-mail  il suo collega mi chiedeva se  accettavo di partecipare alla trasmissione  ora che l’inchiesta era chiusa, giacchè anche Marco Salvia aveva accettato. Dall’altra parte c’era Alessandro Meluzzi a fare da contraditorio (io e Marco Salvia, lo voglio dire, non ci conosciamo di persona, ci siamo conosciuti per la questione Gelmini mesi or sono, ci siamo scambiati diverse e-mail in privato, siamo sulla stessa linea riguardo al  Gelmini, lui ha letto il mio libro e io il suo, ci stimiamo, amen). Vedendomi ben disposto a collaborare, xxxxxx mi chiese se sapessi come metterlo in contatto con i testimoni della accusa, mi fece il nome di YYYXXX. Gli dissi che il tale lo conoscevo solo attraverso gli articoli letti sui giornali, nessun contatto, solo l’on. Grillini mi pare lo avesse incontrato nel carcere...
"Ma tu hai contatti con qualcuno di questi che sono andati a Terni dagli inquirenti come hai fatto tu?"
Gli risposi: vada a leggere qui in questo blog, tra i ragazzi che mi hanno contattato ultimamente, questo era in comunitá durante la baraonda di questi mesi, é lucido e tutt’altro che vendicativo, mi ha informato di essere stato molestato anche un mese prima di uscire, dunque durante l’inchiesta in corso.
E gli inviai questo link, "lo vada a leggere anche lei".
Gli dissi che tra i più attendibili c’era  anche un ragazzo laureato in sociologia e un terzo minorenne quando don Gelmini lo aveva molestato, ero riuscito a parlare con lui e la madre, che era infuriata quanto mai perchè era sempre stata una fanatica di  Gelmini finchè il figlio non le aveva aperto gli occhi questa estate, confidandole tutto. [continua a leggere]

"Mi puoi mettere in contatto con questi qui?" Mi chiese il suo collega. Contattai il primo. Dopo molte resistenze il ragazzo si rese disponibile a patto di conservare l’anonimato.
Contattai il secondo, era in viaggio. Parlai con la madre del terzo e le chiesi se era disposta a testimoniare con il figliolo, naturalmente protetti dall’anonimato.
Accettarono. Li misi in contatto con la redazione. I tre diedero la loro testimonianza registrata. Lei ha sentito solo madre e figlio perchè l’intervista del terzo, il parente del personaggio importante, non so perché, ma non l’hanno mandata in onda, forse troppo cruda, io comunque ho ricevuto copia dattilografata e le assicuro che é notevole.
Dunque Mentana grazie al sottoscritto aveva ottenuto tre preziose testimonianze, più la mia naturalmente.
E arriviamo a me. Io dalla Francia dovevo venire in Spagna, cosa già stabilita da tempo, accettai di intervenire ma non in video conferenza, bensì in audio. Le risparmio la cronaca spiccia, i contatti con la redazione sono stati corretti e professionali, complimenti. Ed arriviamo alla registrazione: dal lunedì, come prevista, venne rinviata al martedí, dalle tre, fu spostata alle quattro del pomeriggio. La postazione per il collegamento era un albergo di periferia della città dove mi trovo ospite di un amico dei tempi di Piazza di Spagna, qui avevo preso una stanza.
Ci fu sin dall’inizio un forte ritardo. Ho fatto per anni televisione e sono abituato a questi tempi morti.
Dettaglio: ancora non avevo parlato neanche un minuto con Mentana.
Poi finalmente il contatto con lui. Enrico fu diretto:
"Zanin, diamoci del tu cosí facciamo prima... Dimmi, quali film hai fatto?" Quali film? Pensai io. E qui mi venne in mente di quando facevo l’attore e arrivavo in certi set scalcinati dove tutto era improvvisato e sconclusionato, nessuno sapeva nulla di quel che si doveva fare, di che ruolo doveva interpretare,  e tutti volevano insegnare ... Ma come, nessuno gli ha preparato una scheda su di me! Non gli hanno detto niente del mio libro dove parlo di preti pedofili e di abusi? Mentana sa o non sa che ho collaborato per Radio Vaticana e  ho scritto reportage dalla Bosnia durante la guerra per il Corriere della Sera, Famiglia Cristiana, che lavoravo per l’associazione Emmaus dell’Abbe Pierre, un prete di tutt’altra pasta rispetto a Don Pierino, un prete che all’areoporto di Spalato, prima di partire  con l’elicottero dei caschi blu per Sarajevo assediata,  si  era preso mio figlio  undicenne   sulle  ginocchia e in francese gli aveva detto, accarezzandolo e  guardando verso me: "un giorno,  Fiorenzo,  capirai e sarai contento  di questo padre matto saltafossi che hai". Lo sa Mentana, mi chiedevo ancora, che sono anni che rompo i coglioni al Don Gelmini? -"Beh, faccio io, tornando alla domanda, ho fatto Amarcord di Fellini", incontro casuale "questo lo so..." fa Mentana, "e poi che altri film hai fatto?" ...
Ho detto i  titoli dei primi quattro film tra i più importanti che mi sono venuti in mente.... e accennai al Piccolo teatro di Milano, Strehler, Ronconi... stavo per dirgli del mio libro, ma lui aveva fretta e mi anticipó. -"E non fa piú l’attore?"  Tentai di spiegargli della vocazione perduta, ma lui tagliò corto... -"Bene, bene tra un po’ registriamo, siamo già in forte ritardo, mi è stato detto che   conosci da tempo don Gelmini e hai molte cose da dire... Ma mi raccomando, niente toni offensivi, insulti, termini scabrosi, siamo in televisione, inteso? A dopo, Zanin." Conversazione chiusa, tempo di durata? Boh, forse 5 minuti. E fui mollato lì, nuovamente ad aspettare che la registrazione iniziasse...
Passati dieci, quindici minuti non piú, squilla il cellulare, dalla regia mi dicono: "Zanin stiamo per registrare... può seguire in audio". Riprendo in mano la cornetta, sento la sigla e poi Mentana che presenta la trasmissione, il tema, gli ospiti presenti...
Tutto questo lei lo sa, l’avrà visto. Io con la cornetta in mano, attraverso il filo di suono che mi arriva, seguo i vari interventi. Immagino ció che non vedo. Immagino la tensione di Marco Salvia, la sua freddezza nel raccontare, noto i termini approppriati e misurati che usa, la corretta coniugazione dei verbi, ammiro la calma e la serietá di Don Albanesi, mi sorprende e mi riempie di gioia il suo intervento: oh finalmente, finalmente, finalmente, evviva Dio, un prete con le palle, un prete vero, non ipocrita!!! (tanto di cappello). Sento D’Annibale che non ho mai visto una volta, non so che faccia abbia, lo sento dire cose scontate, altre campate in aria e inesatte. Sento la forzata risatina e gli scioglilingua del mio nemico giurato Meluzzi (nota bene, lunedí, che ero collegato su Skype al pc, un cortese signore che aveva chiesto un contatto audio, mi consigliava caldamente, cristianamente, umanamente, disinteressatamente di pensarci tre volte prima di raccontare certe cose come giá facevo impunemente da tempo in internet, perché c’erano, se mai l’avessi scordato, fior fiore di avvocati che difendevano il Gelmini, lo tenessi ben presente prima di sparare altre cazzate e spargere altro fango sul suo operato e sulla sua persona. "Vorrei dirle", precisava il tizio, "non pensi tanto a Don Gelmini, vecchio e malato, con un piede già nella tomba avvezzo a lottare e a difendersi... il male che fa é ai ragazzi delle comunità, tutto quel chiasso e quelle accuse  infamanti e calunniose li hanno confusi e messi in pericolo".
Seguo la trasmissione, sento la testimonianza della madre e del figlio e mi fa bene sapere che sono lì a dire la verità... poi seguo ancora il dibattito, Meluzzi é insopportabile, falso, fazioso, incredibile, scorretto, in cattiva fede... pause pubblicitarie, altri interventi. Mentana passa il documento che racconta i passati canaglieschi e truffaldini del Monsignor Gelmini che io conosco bene (manca  un episodio  gravissimo che Mentana e immagino solo gli inquirenti conoscono e che quando salterà fuori don Gelmini non avrà posto dove nascondersi se non nella pietà di Dio e in una tomba).
... Ed ecco tocca il mio turno. Mentana mi sta introducendo. Si immagini lei al mio posto. Davanti a me un muro bianco. Una stanza spoglia, albergo vuoto, io seduto sul letto, il telefono in mano, una penna e un foglio di carta sul comodino dove ho segnato degli appunti e altri li ho segnati durante la registrazione. Sono mesi che sono pressato, insultato, minacciato, avvertito, consigliato di lasciar perdere questa battaglia contro don Gelmini, una storia che iniziò piú di quaranta anni fa... e mi prende una grande emozione. É giunto il momento in cui, dopo essere stato scambiato per matto, per mitomane, per figlio di puttana, per bugiardo, posso dire a un milione di italiani chi veramente è quel prete che in certe foto si presenta come il mago Otelma, in altre come un prete di campagna, in altre come un santo perseguitato, infine come amico di potenti politici, Berlusconi in testa. In questa interminata attesa di andare in onda, in questi interminati anni e grande scoramento che mi prendeva quando nessuno mi voleva credere, dopo essermi preparato mille discorsi e una quantità infinita di spiegazioni da dare, con precisi episodi da raccontare, date e fatti anche inspiegabili, coincidenze incredibili, confidenze  dolorose ricevute, telefonate fatte, lettere anonime scritte, scherzi da prete inscenati (il falso arresto a Fiumicino di Gelmini 10 anni fa) per far sapere, informare, far sorgere almeno un dubbio su chi realmente fosse il "Don", dopo essermi preparato sin nei dettagli tutto quello che avrei dovuto dire per essere chiaro ed essenziale, ebbene sento Mentana che mi presenta come un attore che ha fatto Amarcord, quindi i nomi dei quattro film in seguenza precisa, come glieli avevo detti poco prima, idem per il teatro e conclude... conclude dicendo che... dopo aver fatto questo, mi sono perso...
Perso!!!?? Ho avuto un fremito di ribellione. Ma perso dove?... Nei meandri della droga?.. Nell’alcool?... Nella giungla?... Nella merda?... Nel vizio innominabile?... Perso in Dio?...  No, Mentana non lo ha detto dove mi sono perso. Si é limitato a dire che mi sono perso e basta. Ma che cazzo ne sa lui di me, della mia vita, della mia perdizione! Ma cosa gli viene in mente di dire a questo signore, mai incontrato una volta, completamente disinformato sul mio conto, penso io. Ma che stronzata ho fatto ad accettare di parlare in questa trasmissine dove vengo presentato come un poveraccio piuttosto che come un prezioso collaboratore!!! E del mio libro perchè, perchè non ne ha parlato? Ma il libro è anche uno dei motivi per cui sono qui a sputtanare un prete impostore laido e criminale che assomiglia... a quell’altro prete, a quello che me l’ha buttato nel sedere quando avevo 13 anni e che tutti lodavano, osannavano, credevano santo... forse lo hanno fatto pure vescovo, chissá...
E a questo punto, colpo magico di bacchetta, la lavagna della mia mente si fa nera o bianca, fa lo stesso, e dalla sua superfice sparisce tutto. Vuoto assoluto, un inesprimibile senso di vertigine e nausea, la senzazione di essere dentro a un sogno stregato, la lingua paralizzata. E ora cosa racconto, da dove comincio? Non trovo niente... Non so neanche da dove cominciare. C’è un automatismo in noi che ci consente di aprire bocca e di balbettare qualcosa anche quando ci stanno per fucilare. Questo automatismo scatta ed inizio ...
Non mi faccia, caro xxxxx, raccontare ciò che giá sa e ha visto... (Immagino il godimento di Meluzzi nel vedermi imbranato, titubante, camminare sul un filo teso con lungagini insopportabili per Mentana). Quello che della mia testimonianza si é visto e sentito nella puntata trasmessa in serata é un montaggio, sì, un montaggio fatto con tagli studiati per rendere tutto piú confuso... e contorto. Infatti il racconto di come ho incontrato Gelmini, da Villa Borghese, dove lo incontrai assieme a un amico ladro, quindi il ristorante dove ci portó a mangiare, tutt’ad un tratto passa a Castel di Tora. Tagliato un pezzo. Infine si sentono le mie scomposte proteste per l’interruzione fatta dal Meluzzi. 
Caro XXX, ho risentito via Skype in serata la registrazione integrale in audio fatta in studio e si sente bene che a un certo punto, sentendomi raccontare ciò che poi Mentana appunto ha tolto, tagliato, il Meluzzi, cominciando a gridare, mi interrompe, minaccia di alzarsi ed andarsene e chiudere la trasmissione lì. Se la faccia dare e la ascolti!
E’ questo il modo di fare giornalismo indipendente e obbiettivo, rispettoso? Veda lei cosa si può fare, minimo una rettifica, le scuse non mi interessano, ma Mentana dovrebbe avere l’onestá di dire a Matrix la settimana prossima, riferendosi alla puntata su Don Gelmini, che per la fretta, per sbadatagine, o per la tensione, per Gesu’ e Maria se vuole, ha mancato di presentarmi come doveva, e deve altresì essere così gentile, se può, di passare il pezzo tagliato prima che arrivi su YOUTUBE.
Sono costretto a farlo per la mia persona, la mia dignitá, e per fare chiarezza. I cinquecento euro, poi, che mi hanno proposto per il disturbo, visto che non ho firmato nulla, Mediaset può tenerseli, vivo anche senza. Un caro saluto, Bruno Zanin



Lunedì, 14 gennaio 2008

Pedofilia: confessa il prete svizzero indagato in Francia

Un prete svizzero di 67 anni ha confermato alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente il nipote di 12 anni


Fonte: http://new.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=45712&rubrica=15

Un prete svizzero di 67 anni sospettato di pedofilia in Francia ha confermato durante un’audizione davanti alla polizia giurassiana di aver molestato sessualmente un minorenne nel 1992. La vittima era il nipote di 12 anni, ha indicato la giustizia giurassiana.

Il sacerdote ha precisato di aver avvicinato intimamente il ragazzo in una sola occasione dopo il suo arrivo in Francia nella regione di Grenoble, ha precisato oggi il procuratore generale della Corte d’appello di Lione, Jean-Olivier Viout.

Ascoltato dalla polizia giudiziaria giurassiana lunedì l’uomo ha poi dato il suo accordo affinché il verbale venisse consegnato al procuratore generale della Corte d’appello di Lione. Il 67enne avrebbe anche riconosciuto di aver commesso molestie in Svizzera.

Il prete era già stato implicato in altri casi di pedofilia in Svizzera tra il 1968 e il 1972.Nel 1989 aveva lasciato la Svizzera e vissuto in Francia dove dapprima aveva ottenuto un ministero a Grenoble (F). Nel 2002, la Diocesi di Ginevra, Losanna e Friburgo, venuta a conoscenza della situazione, ha allertato la curia di Grenoble della pericolosità dell’uomo. Quest’ultimo ha negato i fatti, ma è comunque stato trasferito a Lione (F), secondo informazioni date alla stampa da Nicolas Betticher, portavoce della diocesi romanda.

La giustizia francese potrebbe decidere di archiviare il caso o chiedere un mandato d’arresto internazionale a causa della gravità dei fatti. Le autorità francesi avevano inoltrato giovedì scorso una domanda di assistenza giudiziaria per procedere ad un’udienza del prete, dopo che questi aveva ammesso in interviste al giornale "Tribune de Lyon" di aver commesso un abuso sessuale in Francia.

La polizia giurassiana sta indagando per sapere se l’uomo abbia commesso abusi in Svizzera non ancora prescritti. Trasmetterà quindi le sue conclusioni al Ministero pubblico che potrà, all’occorenza, aprire un procedura e chiedere l’arresto del sospettato.

Il prete risiede da due anni al convento dei cappuccini di Montcroix a Delémont. L’uomo, che aveva lasciato la Svizzera dopo un caso simile terminato con un indennizzo alla vittima, ha vissuto per oltre una decina d’anni in Francia ed è poi tornato in Svizzera nel 2005.



Venerdì, 18 gennaio 2008

Usa, suora condannata per abusi sessuali

Nuovo scandalo nella chiesa cattolica americana


 

Norma Giannini, che ora ha 79 anni, ritenuta colpevole di molestie negli anni ’60 ai danni di due alunni


MILWAUKEE (Wisconsin) - Un nuovo scandalo sessuale si abbatte sulla chiesa cattolica statunitense. Norma Giannini, una suora italo americana di 79 anni è stata condannata a un anno di reclusione e a dieci con la condizionale per aver abusato ripetutamente di due suoi alunni di 12 e 13 anni negli anni ’60. Teatro delle molestie sessuali, descritte come «baci e palpeggiamenti», fu la scuola media cattolica St. Patrick di Milwaukee di cui era suor Norma era la direttrice. Secondo quanto riferisce il "Chicago Tribune" la Giannini ha anche ammesso in un’inchiesta interna dell’arcidiocesi di Milwaukee di aver abusato di almeno altri quattro minori.
NEL 1992 RIMOSSA DALL’INCARICO - I responsabili della prelatura vennero a conoscenza del caso la prima volta nel 1992 ma, come scrive il giornale, non informarono le autorità limitandosi a rimuoverla da ogni incarico. La procura riuscì a istruire il caso solo nel 2005 solo dopo che le vittime, James St.Patrick e Gerald Kobs, denunciarono i fatti.
LE DUE VITTIME - I due, ormai quarantenni, erano presenti in aula al momento della sentenza. Hanno raccontato di come i traumi subiti abbiano condizionato la loro vita e si sono detti delusi dall’entità della pena. Condanna che sarà scontata non in una prigione normale ma in una Casa di Correzione, come ha stabilito il giudice viste le cattive condizioni di salute della suora. Kobs ha spiegato di aver pensato più volte al suicidio mentre St.Patrick ha confessato di aver cercato consolazione dopo la scuola negli stupefacenti e nell’alcol e di aver perso la fede. Suor Norma, che in aula ha chiesto scusa per gli abusi commessi, originaria di Chicago entrò in convento a 18 anni. Iniziò a insegnare nel 1949 alla St.Paul of the Cross di Park Ridge, e in seguito in altre scuole cattoliche a Chicago e infine nel 1964 arrivò a Milwaukee. Dopo cinque anni tornò in Illinois. Alla psicologa dell’arcidiocesi che gli chiese cosa, secondo lei, i ragazzi pensavano di quello che gli faceva, suor Norma rispose: «Si stavano divertendo...Quanti adolescenti potevano resistere a questa opportunità»

Fonte:
http://www.corriere.it/esteri/08_febbraio_01/suora_condannata_abusi_cda567ac-d10f-11dc-828e-0003ba99c667.shtml



Sabato, 02 febbraio 2008

Neuchâtel: si suicida prete accusato di pedofilia

http://www.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=47433&rubrica=14

Un prete neocastellano accusato di aver commesso atti di pedofilia negli anni ’80 si è suicidato ieri sera, ha indicato all’ATS un membro della famiglia confermando una notizia anticipata dalla radio locale RTN. In una lettera, il sacerdote critica la "caccia mediatica" di cui era oggetto.

L’uomo si è in particolare scagliato contro la mediatizzazione dei casi di pedofilia nella Chiesa cattolica. "Non ne posso più", ha scritto nella lettera, secondo il famigliare. Il sacerdote non sopportava la stampa che tornava incessantemente alla carica con vicende che risalgono a più di 20 anni fa.

L’uomo non era oggetto di nessun procedimento penale. Un’ordinanza di non luogo a procedere era infatti stata pronunciata nel 2001, poiché i fatti del quale era accusato, che risalgono all’inizio degli anni 80, erano caduti in prescrizione. Due perizie psichiatriche, commissionate all’epoca dalla Chiesa, hanno stabilito che l’uomo era sotto controllo.

La famiglia chiede il diritto all’oblio. La diocesi di Losanna, Ginevra e Friburgo non ha voluto esprimersi.
 



Martedì, 05 febbraio 2008

Tanta fatica per ottenere dichiarazioni che non portano a nulla

Traduzione di Salomone Stefania


8 febbraio 2008

Falliti i ripetuti tentativi di raccogliere firme tra i vescovi USA

di DENNIS CODAY

Il Gruppo Riformista Cattolico Americano "Call to Action" sta continuando il suo tentativo di fare pressioni sul Vescovo Fabian Bruskewitz di Lincoln affinché si adegui alle linee guida stabilite dai vescovi statunitensi sulla protezione dei minori dagli abusi sessuali.

Lo scorso anno, il gruppo fece circolare una petizione allo scopo di costringere Bruskewitz ad uniformarsi agli standard del programma di protezione diocesano definito dal Comitato di Revisione dei Vescovi Statunitensi per la Protezione dei Bambini e dei Giovani. Il gruppo, con base a Chicago, ha raccolto circa 1000 firme, e, a partire da giugno, ha tentato di estendere la petizione ad alcune autorità ecclesiastiche cattoliche.

Lo scorso giugno, i membri di Call to Action hanno ricevuto minacce di arresto quando si sono recati negli uffici diocesani di Lincoln per recapitare la petizione a Bruskewitz.

A novembre, alcuni rappresentanti del gruppo sono andati a Washington durante l’incontro della Conferenza Epiescopale Statunitense. "Ci era stato promesso che uno di loro ci avrebbe incontrato, ma non si è visto nessuno", dichiara Call to Action.

A gennaio, il gruppo ha scritto al Cardinale Francis George di Chicago, eletto presidente della Conferenza in novembre, chiedendogli di recapitare la petizione "al Vescovo Bruskewitz, in base a quanto stabilito dalla carta di intenti nazionale… al fine di proteggere i giovani della diocesi di Lincoln".

A tutt’oggi, George non ha risposto alla lettera di Call to Action.

"Se non avremo risposta dal Cardinale George entro metà febbraio, tenteremo di nuovo", ha detto al NCR Nicole Sotelo, direttore delle comunicazioni di Call to Action.

Michael Merz, presidente del Comitato Nazionale di Revisione, ha ricevuto una copia della lettera che Call to Action aveva inviato a Goerge. Merz ha dichiarato al NCR il 30 gennaio di aver risposto a Call to Action "per ringraziarli del loro impegno per la carta di intenti e per aver richiamato ancora l’attenzione sul fatto che tra gli ufficiali ecclesiastici ci sia qualcuno che non solo non intenda seguirla,  ma che lo faccia apertamente".

"Auguro loro di riuscire", ha detto Merz, che è capo della magistratura della Corte Distrettuale del sud-Ohio. Ha detto anche di non riuscire a comprendere perché Bruskewitz non voglia far parte del programma che altri vescovi hanno ritenuto utile, specialmente "quando si tratta di proteggere i minori".

"Il Cardinale George non ha alcun potere legale", ha risposto. "L’ho fatto loro presente. Solo la Santa Sede ha l’autorità per costringere il vescovo Buskewitz ad agire in una data maniera. Ma ho riscontrato personalmente che il Cardinale George è una persona persuasiva e spero che funzioni".

Bruskewitz ha impedito che i revisori del Comitato Nazionale di Revisione certificassero che la diocesi di Lincoln ha implementato procedure – quali il programma di salvaguardia ambientale per i minori e maggiori controlli tra i dipendenti e i volontari – che i vescovi avevano già implementato a livello mondiale circa sei anni prima.

I vescovi hanno altresì concordato standard di procedure per rispondere prontamente alle accuse di abusi sessuali del clero su minori, per riportare i fatti alle autorità pubbliche, per costituire un comitato di valutazione delle accuse e per creare programmi a favore delle vittime e delle loro famiglie.

Lincoln è la sola diocesi che non ha aderito a queste procedure. "Tre delle quattro" eparchie di Rito Orientale negli Stati Uniti non hanno aderito, stando ai dati dell’Ufficio Episcopale per la Protezione dei Bambini e dei Giovani.

In molte dichirazioni rilasciate alla stampa negli ultimi due anni, Bruskewitz ha affermato che i revisori diocesani sono dei volontari e che è nel suo diritto come vescovo rifiutare la loro presenza.

Ha fatto notare che la diocesi ha effettuato una prima revisione nel 2003, ma essa è parsa "difettosa" e "inutile".

In una dichiarazione inviata al Omaha World-Herald a giugno, Bruskewitz ha confermato che il suo rifiuto di effettuare le revisioni non significa che i bambini a Lincoln non siano protetti. La diocesi è "in linea e in conformità" con le leggi civili ed ecclesiastiche per quanto concerne la protezione dei bambini, ha aggiunto.

 Il 29 giugno 2007, un articolo sulla rivista diocesana di Lincoln ha riportato in dettaglio le misure della diocesi riguardo la protezione dei bambini. Secondo quanto si legge, il programma della diocesi di Lincoln differisce dalla carta di intenti nazionale in almeno tre punti essenziali:

National Catholic Reporter, February 8, 2008


Don Marco verso il rito abbreviato

Fonte: http://www.ilmattino.it/mattino/view.php?data=20080209&ediz=CASERTA&npag=41&file=MELA.xml&type=STANDARD

09/02/2008

di MARILÙ MUSTO
Casal di Principe. Una località segreta, mantenuta tale dal muro di silenzi alzato da una comunità ecclesiastica, ma i guai giudiziari nei quali don Marco Cerullo si è cacciato per una storia di presunti abusi su un suo alunno, potrebbero raggiungerlo anche lì, nel luogo segreto in cui il viceparroco sconta gli arresti domiciliari circondato da sacerdoti che hanno offerto di ospitarlo. Perché dopo quasi due mesi dal suo arresto il pm della procura di Santa Maria Capua Vetere Antonio Ricci sta per avanzare la richiesta di incidente probatorio. Non potrebbe fare altrimenti. È previsto infatti che per i delitti sessuali o a sfondo sessuale il pubblico ministero o la persona sottoposta alle indagini debbano chiedere che si proceda con incidente probatorio all’assunzione della testimonianza di persona minorenne. Il legale della famiglia dell’alunno, Costantino Puocci, aveva avanzato l’istanza il 24 dicembre del 2007, ma il pm ha ritenuto opportuno valutare prima lo stato psicologico della vittima. Un passo prudente e graduale prima di acquisire tutte le prove di una triste e spiacevole verità. Diversa la posizione dell’avvocato Carmine Ucciero, legale di don Marco che non ha escluso che dopo aver ricevuto gli atti inviati al Riesame possa chiedere il rito abbreviato. Ciò comporterebbe l’ammissione di colpa di don Marco che davanti ai carabinieri che lo avevano colto in flagranza di reato il 19 dicembre scorso, aveva ammesso l’abuso scoppiando in lacrime, ma ascoltato dal gip aveva ritratto dicendo che il suo «era solo un abbraccio affettuoso». Quegli abbracci, altri abbracci di don Marco ad altri alunni o ragazzi della parrocchia, i militari di Casal Di Principe hanno smesso di cercarli. Le perquisizioni in chiesa e in alloggio hanno dato esito negativo e con esso sono svanite anche le speranze che ulteriori denunce potessero giungere in caserma. Un altro muro alzato da sfondare, anche questo fatto di silenzi. In caso di rito abbreviato l’ex viceparroco potrebbe ottenere lo sconto della pena di un terzo, pena che va da un minimo di sei ad un massimo di dodici anni di reclusione; con le attenuanti generiche prevalenti il minimo potrebbe scendere a cinque anni. Anni durante i quali don Marco potrebbe anche non vedere mai le grate del carcere. Il fascicolo degli atti, con il rito abbreviato, potrebbe passare nelle mani di Francesco Chiaromonte. La vicenda giudiziaria e le ipotesi sullo sviluppo del caso s’intrecciano con la sorte della parrocchia del Santissimo Salvatore di Casal Di Principe. Perché da circa due mesi la chiesa non ha un viceparroco, ma è retta da don Carlo Aversano, rimasto solo e ancora addolorato per quanto accaduto. Sarebbe stato invece sostituito l’insegnate di religione cattolica nella scuola media ed elementare di Villa Literno. Dal plesso scolastico l’alunno, senza l’autorizzazione dei genitori, non sarebbe dovuto uscire, perché il permesso ratificato dal vicedirigente aveva accordato solo lo spostamento da un’aula all’altra per realizzare il «progetto Natale». Da questa circostanza sarebbe nata la querela di parte contro don Marco perché «approfittando del suo ruolo di sacerdote nonché di insegnante di religione», portò via il ragazzino «per condurlo, con un raggiro, in una zona periferica della città per poi costringerlo a subire abusi di tipo sessuale».
 



Sabato, 09 febbraio 2008

PEDOFILIA: SACERDOTE INQUISITO, MONTATURA PER INCASTRARMI

http://www.agi.it/milano/notizie/200802131514-cro-r012428-art.html

(AGI) - Como, 13 feb. - I testimoni sono tutti bugiardi, la presunta vittima inaffidabile perche’ malata di mente, il Pm Vittorio Nessi avrebbe fatto carte false per incastrarlo, il Gip Valeria Costi non avrebbe tenuto conto delle sue tesi difensive, i periti nominati per valutare la sua "solidita’ sessuale" sono dei taroccatori truffaldini. Questo in estrema sintesi quanto ha afferato stamattina di fronte ai giudici del Tribunale di Como Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio a processo con l’accusa di abusi sessuali, commessi approfittando dello stato di disagio mentale di un giovanissimo.
Altra udienza carica di tensione quella di oggi, nel corso della quale non sono mancati i battibecchi tra l’avvocato di parte civile (Nuccia Quattrone) e quelli della difesa (Martinelli e Bomparola). Tanto che il Presidente del tribunale, Alessandro Bianchi, d’improvviso e vistosamente spazientito, si e’ alzato e l’ha interrotta per una decina di minuti verso le 11,00.
La linea difensiva di don Mauro e’ chiarissima: "Tutto un complotto contro di me, ordito dai famigliari del ragazzino sin dal mio arrivo a Laglio perche’ non condividevano alcune mie scelte di attivita’ oratoriale". Addirittura il sacerdote ha ipotizzato che quel presunto astio nei suoi confronti sarebbe nato nel 2001 allorquando decise di rendere piu’ interessante per i giovani il bar dell’oratorio grazie ad un abbnamento a Sky, con il quale i parrocchiani potevano assistere alle partite.
Un passo, questo, che secondo don Mauro avrebbe fatto "arrabbiare" i genitori dell’allora 14enne in quanto parenti stretti dei gestori di uno dei tre bar del paese. Don Stefanoni ha attaccato frontalmente anche gli investigatori, sostenendo che contro di lui sono state fabbricate delle prove. L’udienza va avanti anche nel pomeriggio.(AGI)
 



Mercoledì, 13 febbraio 2008

La chiesa californiana rivela ciò che il Wisconsin nasconde

di Joel McNally

Traduzione di Stefania Salomone


E’ difficile compatire l’Arcidiocesi di Milwaukee per la presunta rovina economica derivante dai risarcimenti effettuati sui malaffari del passato se continua ancora oggi nel tentativo di coprirli.

Per anni, la chiesa qui ospitava molti cospiratori potenti che facevano si che crimini efferati contro i bambini restassero occultati. Documenti resi pubblici di recente durante un processo in California rivelano che il Procuratore Distrettuale di Milwaukee, E. Michael McCann, devoto cattolico, avvisò in segreto la diocesi che sarebbe stato meglio rimuovere dal ministero un prete accusato di abusi sessuali "per circa cinque anni, e se non abbiamo altre lamentele nel frattempo, magari gli si può dare un’altra possibilità".

Quel prete fu accusato alla fine di abusi sessuali su 10 adolescenti.

Quanti altri episodi di abusi da quel prete o da altri si sarebbero potuti evitare nel 1983 se la chiesa si fosse assunta le proprie responsabilità invece di accordarsi privatamente col Pubblico Ministero su come nascondere efficacemente gli scheletri negli armadi?

Qualunque giornalista del Milwaukee Journal alla metà degli anni ’90, come me, sapeva della complicità dei giornali locali con la chiesa nella copertura dei casi di abusi sessuali.

Avevamo appena assunto un nuovo editore esterno, Mary Jo Meisner. Marie Rohde, una giornalista di talento che si occupava di religione, scrisse una serie di articoli molto efficaci sugli abusi sessuali dei preti sui minori, includendo informazioni sulla possibilità che la chiesa cattolica, localmente e a livello nazionale, potesse aver coperto i crimini, pagando milioni di dollari in accordi privati.

Prima che la serie di articoli fosse pubblicata, l’Arcivescovo Rembert Weakland e l’entourage dell’Arcidiocesi di Milwaukee incontrò la Meisner e la Rohde per cercare di scoraggiarne l’uscita.

La ragione per cui altri dello staff vennero a conoscenza dei fatti della riunione è che la Rohde aveva il supporto incondizionato del nuovo editore. La Meisner infatti disse all’Arcivescovo di comprendere la ragione per cui gli articoli gli sembrassero inopportuni, ma che l’obiettivo di un giornale era riportare i fatti.

Dato che la Meisner, tra l’altro, aveva sostituito un altro editore, conosciuto per essere non proprio coraggioso, lo staff era molto felice che il nuovo editore li sostenesse pienamente.

Nessuno dello staff però seppe cosa successe dopo. Quella serie di articoli non uscì mai.

La logica deduzione è che quando l’arcivescovo non ottenne la risposta desiderata dall’editore, andò da qualcuno più in alto in carica nel giornale.

Questo fu quando la Meisner scoprì di non essere stata assunta per prendere decisioni giornalistiche. Entro pochi mesi, iniziò a fare ciò per cui era stata assunta - sottodimensionare ed accorpare il Journal e il Sentinel, licenziare molti dei reporter più esperti (inclusa la sottoscritta), conservando i più giovani, meno costosi.

La Rohde sopravvisse alla ristrutturazione, ma fu spostata dai temi religiosi e mandata in Siberia per descrivere la vita dei villaggi suburbani.

Oh, si! Circa otto anni dopo il Boston Globe scrisse una collana che parlava della vastità del fenomeno degli abusi sessuali dei preti e delle coperture effettuate dalla chiesa cattolica. Vinse un Premio Pulitzer e fece scoccare la scintilla che ancora oggi minaccia la chiesa.

Ritardo, troppo ritardo

Invece di riconoscere che la copertura è tanto riprovevole quanto il crimine stesso, l’Arcidiocesi di Milwaukee si battè a lungo con tutte le sue forze per uscirne pulita.

Nei casi in cui è stata citata in giudizio dalle vittime, l’arcidiocesi ha usato ogni tattica legale a sua disposizione, ivi incluso il non accesso ai dati ecclesiastici, disponendo interrogatori aggressivi alle vittime, dilatando i tempi processuali per avere la possibilità di fingersi in bancarotta, questo a discapito delle vittime e i loro familiari.

Ogni qualvolta l’arcidiocesi riusciva, con ogni mezzo legale, ad interrompere un processo, chiedeva alle vittime e alle famiglie il pagamento degli oneri processuali.

Per anni, l’arcidiocesi è stata protetta dai tribunali del Wisconsin, che hanno creato uno statuto delle limitazioni che prevedeva che i minori, vittime di abusi sessuali, dovevano fare causa entro il compimento del 35° anno di età.

Comunque, lo scorso anno, la Corte Suprema del Wisconsin stabilì che la chiesa poteva essere citata in giudizio per frode per non aver informato i parrocchiani riguardo i preti abusatori prima di assegnarli ad altri ruoli e rimetterli a stretto contatto con bambini.

La sola ragione ragione per cui abbiamo saputo questi fatti riguardo la diocesi di Milwaukee è che un prete, appartenente alla stessa, aveva commesso uno dei suoi crimini in California.

Un risarcimento accordato in California, pari a 16.65 milioni di dollari, include fatti relativi a nove altri reati commessi dallo stesso prete del Wisconsin. Questa informazione ancora una volta non fu resa pubblica dall’Arcidiocesi di Milwaukee, ma l’Arcivescovo Timothy Dolan si premunì di avvisare i preti di prepararsi poiché un altro fattaccio stava per essere reso noto.

La Conferenza cattolica del Wisconsin Catholic Conference ha richiesto che venga cancellato dalla legislazione lo statuto delle limitazioni per abusi perpetuati a danni di minori. E’ interessante notare che a questo punto si è dimesso il Pubblico Ministero McCann.

Sembra che coprire i crimini sia una abitudine difficile da mandar via.

Mercoledì, 13 febbraio 2008


Nel Kentucky (USA) leggi più dure contro la pedofilia

Sapevate che le leggi che puniscono i combattimenti di galli in Kentucky sono più severe di quelle sugli abusi sessuali ai danni di un adolescente?
Gli abusi sessuali su bambini da parte di adulti a loro preposti – clero, educatori, familiari o altri – non sono cosa da poco. In questi ultimi anni ci sono stati molti casi di crimini terribili come questi, così come processi intentati contro le diocesi cattoliche, altre denominazioni o altre istituzioni del Kentucky o degli Stati Uniti. La diocesi di Covington ha il triste primato di essere stata la prima diocese ad affrontare una causa di abusi sessuali per la quale ha sborsato più di 82 milioni di dollari.
Un numero sempre crescente di abitanti del Kentucky afferma: "Ne abbiamo abbastanza." E’ ora che in Kentucky si faccia qualche cosa di più per proteggere i bambini. Un gruppo di cittadini del Kentucky ha costituito l’associazione "Proteggiamo i nostri bambini", con lo scopo di occuparsi di questo. Con l’aiuto delle autorità locali, abbiamo scritto il House Bill 211, che ha imposto nuove norme legislative per i casi di abusi sessuali su minori. Fino ad ora è stato sponsorizzato da 13 organizzazioni del Kentucky: la Kentucky Education Association, Catholic Conference of Kentucky e dal gruppo di Voice of the Faithful del nord-Kentucky.
L’approvazione di HB 211 è un grande passo nella prevenzione degli abusi in tutto il Commonwealth, che negli ultimo tempi sono dilagati e spesso sono rimasti impuniti. Ora possiamo agire per diminuire il rischio futuro per i bambini.
Se volete firmare l’appello alla norma HB 211 (andate sul sito www.lrc.ky.gov per contatti). Per ulteriori informazioni andate sul sito www.votfnky.org e cliccate su Of Current Interest, oppure chiamate Shannon Whelan al numero 502-290-4389 . Noi e i nostri bambini vi siamo grati del vostro sostegno.


Venerdì, 15 febbraio 2008


Condannato don Massimilano Crocetti

Ma la curia vescovile lo difende


http://qn.quotidiano.net/cronaca/2008/02/16/65329-ripetizioni_cambio_rapporti_sessuali.shtml
PEDOFILIA
Ripetizioni in cambio di rapporti sessuali
Prete condannato a 4 anni e 4 mesi

Protagonista della vicenda don Massimilano Crocetti, ex parroco di Oriolo Romano nel viterbese. Il sacerdote è stato incastrato da intercettazioni, pedinamenti e riprese: a due minorenni aveva offerto aiuto nello studio in cambio di sesso
Viterbo, 16 febbraio 2008 - Offriva ripetizioni gratis e soldi in cambio di sesso a due ragazzi, che all’epoca dei fatti avevano 13 e 15 anni. Per queste accuse don Massimiliano Crocetti, fino all’agosto del 2006 parroco di Oriolo Romano, nel Viterbese, e’ stato condannato a 4 anni e 4 mesi di reclusione dal gup del tribunale di Viterbo Silvia Mattei.
I fatti per i quali il sacerdote e’ stato condannato sono due, distinti e lontani nel tempo. Il secondo in ordine di tempo sarebbe avvenuto ad Oriolo Romano ai danni di un ragazzo di 15 anni, mentre l’altro, che ha avuto per protagonista un bambino di 13 anni, era avvenuto in precedenza a Vetralla. Due paesi nei quali Crocetti era stato rispettivamente parroco e vice parroco.
Per il primo caso, il prete ha patteggiato un anno e sei mesi di reclusione, mentre per il secondo, con il rito abbreviato, gli sono stati inflitti due anni e dieci mesi. Le indagini, condotte della squadra mobile di Viterbo, erano iniziate circa due anni fa, a seguito della segnalazione dei servizi sociali di Oriolo Romano. Con l’ausilio di intercettazioni telefoniche, pedinamenti e riprese filmate, gli investigatori provarono che don Massimiliano offriva aiuti per gli studi e soldi in cambio di prestazioni sessuali.
Il blitz che porto’ all’arresto di don Crocetti avvenne nell’agosto del 2006 proprio nel giorno in in cui il prete aveva preso appuntamento, in un luogo appartato, con il ragazzo di 15 anni, che viveva in una famiglia con problemi economici. Nel corso delle indagini, coordinate dal pm Fabrizio Tucci, tra l’altro, emerse che in precedenza il sacerdote aveva fatto piu’ o meno le stesse avance a un ragazzino di 13 anni nel periodo in cui era vice parroco a Vetralla.
’’Ci aspettavamo una sentenza dura - ha commentato l’avvocato Severo Bruno, uno dei difensori del sacerdote - adesso cercheremo di portare avanti delle nostre considerazioni per avere una sentenza piu’ mite’’. Don Crocetti, dai giorni immediatamente successivi all’arresto, e’ rimasto ai domiciliari in un convento di Canale Monterano.
 


 

La Curia difende Crocetti: Non ci persuadono le accuse
http://www.tusciaweb.it/notizie/2008/febbraio/16_29curia.htm
Riceviamo e pubblichiamo un lettera della Curia vescovile alla comunità ecclesiale sul caso del parroco Massimiliano Crocetti, condannato a quattro anni e quattro mesi, per tentata violenza su due minorenni -
Alle componenti delia comunità ecclesiale
II vostro parlare sia “si, si, no, no": così leggiamo nel Vangelo e Gesù ha insegnato a chiamare bene il bene e male il male.
E questo, prima di tutto, quando ne è toccata la vita dei credenti e la comunità cristiana come riportano Ie cronache locali di questi giorni relative al caso di un sacerdote accusato di comportamenti che facciamo fatica perfino a menzionare.
Per quanta acquisito sul caso in questione - a tutt’oggi - non abbiamo elementi certi, provati, irrefutabili per un giudizio definitivo o per una condanna.
Ciononostante, all’inizio, quando fu appresa I’improvvisa notizia della sconcertante vicenda, all’indagato vennero immediatamente chieste Ie dimissioni da ogni ufficio con allontanamento dal territorio.
Sarà bene, pertanto, distinguere I’ambito morale da quello giuridico.
Sul piano morale la nostra coscienza, pur turbata e ferita, non riesce a lasciarsi coinvolgere e persuadere dalle accuse, prevalentemente indiziarie.
Sul piano giuridico, poi, c’è uno specifico iter processuale che deve continuare a snodarsi nelle sue diverse fasi, fino al grado definitivo di giudizio che, al momento suo proprio, saprà dire risultanze e motivazioni.
II cammino è seguito con cura e con fiducia ne sarà attesa la conclusione.
Intanto c’è un peso grande sul nostro cuore di cristiani.
Lo traduciamo in vicinanza per quanti, in questa vicenda, sono comunque nella sofferenza, nel disagio, nell’amarezza.
E tutto ciò traduciamo in preghiera perché il Dio in cui crediamo ci accompagni ad essere fedeli alla sua Parola, a essere sempre coerenti e a non dare scandalo a nessuno, neppure in apparenza.
A dire il vero anche per la comunità ecclesiale potrebbe valere il proverbio: "Fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce".
Tuttavia il nostro ideale e iI nostro impegno rimangono sempre quelli alti dettati dal Vangelo e non c’è nessuna intenzione di abbassarli, nonostante momenti e passaggi difficili e tristi.
Curia vescovile di Viterbo
 



Domenica, 17 febbraio 2008

Brasile: fermato sacerdote pedofilo

Colto in flagranza di reato nella sua auto con una bambina


http://www.borsaitaliana.it/bitApp/news/ansa/detail.bit?id=55898

(ANSA) - SAN PAOLO, 19 FEB - Arrestato ieri in Brasile un sacerdote di 37 anni, direttore del collegio salesiano della cittadina brasiliana di Rio Grande. L’accusa e’ di aver violentato una bambina di 12 anni e verosimilmente altre due. Claudio Dias e’ stato colto in flagrante nella sua auto nel parcheggio della scuola con la bambina, la quale ha poi raccontato di aver ricevuto denaro e un cellulare per appartarsi con lui. Il sacerdote e’ stato sospeso dalle sue funzioni.
 



Lunedì, 25 febbraio 2008

La più grande diocesi degli stati uniti dichiara fallimento per far fronte a spese legali

di Donatella Poretti

La più grande diocesi cattolica statunitense, quella di Fairbanks in Alaska, ha avviato la procedura fallimentare per far fronte alle spese legali derivanti dalle molestie sessuali perpetrate da preti pedofili. Sono circa 150 i casi giudiziari che la Chiesa cattolica deve affrontare in quella Diocesi. Gli abusi sessuali avrebbero avuto luogo fra gli anni ’50 e ’80.
Già a novembre 2007, un ordine cattolico in Alaska aveva accettato di risarcire ben 50 milioni di dollari a più di 100 nativi per abusi commessi da preti gesuiti.
Quella di Fairbanks si aggiunge così ad un lungo elenco di diocesi statunitensi che, pur di evitare migliaia di cause pubbliche in cui gli imputati non erano solo i singoli preti pedofili ma anche le gerarchie che li avevano protetti, stanno faticosamente cercando di risarcire bonariamente le proprie vittime.
Altre diocesi Usa in procedure fallimentari sono quelle di: San Diego, Davenport, Tucson, Spokane, Portland.
Mi chiedo solamente per quale motivo debba essere io a dare queste notizie nel Paese dove l’informazione sulla Chiesa cattolica è sempre attentissima e approfondita. Il Papa appare in televisione più del presidente del Consiglio, e per invitare qualcuno a questa o a quella trasmissione della tv pubblica basta la telefonata di un cardinale. E l’ampio spazio dedicato all’informazione politico-religiosa (quasi esclusivamente cattolica) pare trovare giustificazione proprio nella presunta superiorità morale delle istituzioni cattoliche. È forse questo mito che si cerca di proteggere?


 

Donatella Poretti


Fonte:http://www.tellusfolio.it/index.php?prec=%2Findex.php&cmd=v&id=5060

Lunedì, 25 febbraio 2008

Caso don Gelmini
Rassegna stampa

Don Gelmini rimane alla guida delle "sue comunità". Questo il dato che emerge dalle notizie della stampa e dopo la sua riduzione alla stato laicale. Di primo acchitto ci viene da dire che ha perso la giustizia. E’ SEMPLICEMENTE MOSTRUOSO OLTRE CHE VERGOGNOSO!!!!


 

http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=504054
Stato laicale per don Gelmini, vuole fondare comunità monastica
Roma, 1 mar (Velino) - Don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, è stato ridotto allo stato laicale (non potrà più celebrare la messa né amministrare i sacramenti). La decisione è stata presa da Benedetto XVI, che inquesto modo ha accolto la richiesta dello stesso sacerdote “con paterna e pastorale sollecitudine” riferisce al VELINO Alessandro Meluzzi, portavoce di don Pierino. La richiesta diriduzione allo stato laicale era stata avnzata da don Gelmini in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi dell’associazione, per cui la procura di Terni ha aperto un’inchiesta che dovrebbe portare a un pronunciamento nelle prossime settimane. Don Gelmini, che sarà di ritorno questa sera dal Sud America, dove ha trascorso un soggiorno a scopo terapeutico presso una delle sue comunità, si è sempre dichiarato estraneo ai fatti, ma ha chiesto la riduzione allo stato laicale per difendersi meglio di fronte alle accuse. Quanto a un’eventuale assoluzione, don Pierino potrà rientrare nel clero? “Lui ha sempre dichiarato che la sua richiesta di riduzione allo stato laicale era ireversibile, ma lasciamo fare al Signore”commenta Meluzzi.

La Comunità Incontro ha accolto la notizia “come un momento di festa” - spiega Meluzzi -, anche perché don Pierino ne rimarrà alla guida. E potrebbero nascere presto a nuovi frutti: “Don Pierino sta pensando a far nascere una fraternità religiosa intorno alla Comunità, un ordine monastico che nasce da un carisma laicale, e incentrato sulla ‘cristoterapia’” annuncia al VELINO Meluzzi, che insieme al sacerdote ha firmato il libro ”Cristoterapia” - Dialogo di vita, fonte di speranza. La “Cristoterapia”, si legge “non è né una filosofia, né una tecnica psicoterapeutica, né una semplice pedagogia etica o sociale. È invece l’esperienza concreta di un incontro con Cristo attraverso un uomo che non cammina né davanti a noi, affinché lo seguiamo, né dietro di noi per controllarci o sospingerci, ma al nostro fianco per accompagnare amorevolmente la crescita della nostra Libertà”.

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_17209769.html
DON GELMINI RIDOTTO ALLO STATO LAICALE
TERNI - Don Pierino Gelmini è stato ridotto allo stato laicale dal Papa, come chiesto dallo stesso fondatore della Comunità Incontro di Amelia per difendersi al meglio nell’inchiesta della procura di Terni nella quale è accusato di molestie sessuali nei confronti di alcuni ex ospiti della struttura (addebiti ai quali si è sempre proclamato estraneo). La notizia è stata riportata dal Corriere dell’Umbria.

"Con Gelmini ha accolto con grande gioia la decisione del Papa" ha detto il portavoce del sacerdote, Alessandro Meluzzi, parlando stamani con l’ANSA. "Considera questo - ha aggiunto - un segno di attenzione e disponibilità da parte del Vaticano, in uno spirito di grande unità tra don Pierino e la Chiesa". La decisione del Papa è stata comunicata al vescovo di Terni monsignor Vicenzo Paglia con una lettera.

Don Gelmini in tarda serata tornerà in Italia dopo avere trascorso un soggiorno a scopo terapeutico nelle sue comunità del sud America. In seguito alla riduzione allo stato laicale non potrà più celebrare messa o confessare.

ATTESA PER DECISIONE PM TERNI SU INDAGINE
E’ attesa nelle prossime settimane la decisione della procura di Terni per l’inchiesta condotta nei confronti di don Pierino Gelmini accusato di molestie sessuali a carico di alcuni ex ospiti (nove quelli indicati nell’avviso di conclusione indagini) della Comunità Incontro. Il pm Barbara Mazzullo dovrà infatti decidere se chiedere il rinvio a giudizio del sacerdote, che si è sempre proclamato estraneo a ogni addebito, o l’archiviazione del fascicolo. Nell’inchiesta sono coinvolti anche due collaboratori del sacerdote e la madre di uno dei suoi accusatori. Devono rispondere di favoreggiamento per avere aiutato don Gelmini ad eludere gli accertamenti condotti dalla squadra mobile della questura di Terni. A tutti il 27 dicembre scorso è stato notificato l’avviso di conclusione indagini. A don Gelmini la procura contesta di avere costretto noveospiti della comunità a "soddisfare le sue richieste sessuali" mediante "la minaccia di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politiciinfluenti o promettendo favori tramite dette conoscenze". Fattiche sarebbero avvenuti nella sede di Molino di Silla dal 1997all’ ottobre scorso, quando ormai da quasi un anno il sacerdotesapeva di essere indagato. Circostanza, questa, che al momentodel deposito degli atti era stata sottolineata dal portavoce didon Pierino, Alessandro Meluzzi, il quale aveva parlato di"accuse surreali".

http://qn.quotidiano.net/2008/03/01/68612-gelmini_toglie_tonaca.shtml
DOPO LE ACCUSE DI ABUSI
Don Gelmini si toglie la tonaca
Il Papa accoglie la sua richiesta
Il fondatore della Comunità Incontro ha chiesto di essere ridotto allo stato laicale (non potrà più celebrare la messa e amministrare i sacramenti) in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi sessuali
Roma, 1 marzo 2008 - Papa Benedetto XVI ha accolto la richiesta di don Pierino Gelmini, fondatore della Comunità Incontro, di riduzione allo stato laicale (secondo il quale non potrà più celebrare la messa e amministrare i sacramenti), avanzata dal sacerdote alla guida della comunità di Amelia, in seguito alle polemiche e alle accuse di abusi sessuali nei confronti di alcuni ragazzi dell’associazione.

"Il Papa ha mandato una lettera una ventina di giorni fa accogliendo la richiesta di don Pierino di voler essere ridotto allo stato laicale", dice Alessandro Meluzzi, portavoce della Comunità. "Don Pierino ha apprezzato il gesto paterno del Papa - prosegue - e la lettera è stata accolta come segno di sensibilità e di attenzione verso il nostro fondatore, di poter rimanere alla guida della sua comunità".

A proposito della sua salute, Meluzzi precisa che "don Pierino sta molto meglio e i due mesi nelle comunità in Costarica e Bolivia l’hanno ritemprato".

http://www.terninrete.it/headlines/articolo_view.asp?ARTICOLO_ID=114025
DON GELMINI RIDOTTO ALLO STATO LAICALE
Don Pierino Gelmini e’ stato ridotto allo stato laicale dal Papa, come chiesto dallo stesso fondatore della Comunita’ Incontro di Amelia. La richiesta, poi accolta, era stata avanzata dallo stesso sacerdote per difendersi meglio nell’inchiesta della procura di Terni nella quale e’ accusato di molestie sessuali nei confronti di alcuni ex ospiti della struttura.
Il Vescovo di Terni, Mons Vincenzo Paglia, che come in passato non ha voluto commentare la vicenda di Don Gelmini, ha affermato di “aver solo preso atto di quanto disposto dal Vaticano”. Il provvedimento è stato comunicato con una lettera al presule ternano dal momento che proprio nella sua diocesi si trova infatti Amelia, sede centrale della Comunita’ Incontro.
In seguito alla riduzione allo stato laicale, don Pierino Gelmini ha smesso di essere un sacerdote e quindi non potra’ piu’ celebrare messa o confessare.
 



Domenica, 02 marzo 2008

Prete pedofilo coperto da vescovi

Sarebbe sacerdote della diocesi di Stettino, Gazeta Wyborcza


Fonte: http://www.borsaitaliana.it/bitApp/news/ansa/detail.bit?id=58591

(ANSA) - VARSAVIA, 10 MAR - Un prete polacco e’ sospettato da 13 anni di essere un pedofilo ma i tre vescovi della sua diocesi avrebbero preferito tenerlo nascosto. Lo scrive oggi il quotidiano Gazeta Wyborcza in un articolo intitolato ’Il peccato nascosto della Chiesa’. Secondo la testata, si tratterebbe di un sacerdote della diocesi di Stettino, padre Andrzej, il quale all’inizio degli anni ’90 avrebbe organizzato una casa di accoglienza per minorenni.



Martedì, 11 marzo 2008

In Irlanda il papa potrebbe trovarsi di fronte a forti proteste sugli abusi sessuali

Traduzione di Stefania Salomone


10 marzo 2008
LA prima visita del papa in Irlanda dopo 29 anni potrebbe essere guastata dalle proteste qualora il papa si rifiutasse di incontrare le vittime degli abusi sessuali dei preti.
Una organizzazione che rappresenta le vittime dei preti pedofili ha scritto alla Conferenza Episcopale irlandese, chiedendo un incontro con papa Benedetto XVI durante la visita prevista per il prossimo anno.
I vescovi dovrebbero ricevere l’avviso durante una sessione speciale tenuta in data odierna per discutere svariate tematiche, ivi inclusi gli scandali della pedofilia.
Sean O’Conaill, coordinatore irlandese di Voice of the Faithful, che comprende preti cattolici e vittime di abusi, ha dichiarato che se i vescovi rifiutassero di organizzare l’incontro tra le vittime e il pontefice, sarebbe un vergognoso oltraggio. "In una situazione di questo tipo saremmo costretti a prendere in considerazione una protesta durante la visita papale. Un boicottaggio silenzioso rimarrebbe inascoltato. Ma sarebbero molto serie le ripercussioni di una reale protesta". Ha aggiunto che l’organizzazione affiliata nell’area Atlantica, Voice of the Faithful USA, considererà un’azione simile se il papa rifiuterà di incontrare i suoi membri durante la visita negli Stati Uniti.
O’Conaill ha affermato: "E’ impensabile che papa Benedetto XVI visiti l’Irlanda in un prossimo futuro senza menzionare il tradimento avvenuto nei confronti dei bambini. Se lasciasse l’Irlanda senza un incontro, un dialogo, una riunione con i rappresentanti delle vittime, questo sarebbe l’ennesimo segnale di tradimento e la prova certa che i nostri leader ecclesiastici non mettono in pratica il principio di eguale dignità di tutti i membri della chiesa. Tale visita non sarebbe un segnale di rivitalizzazione della chiesa irlandese, ma il definitivo trionfo del diniego e della fuga, e la fine di qualunque iniziativa di "Nuova Evangelizzazione" dell’Irlanda".
Gli scandali dei preti pedofili irlandesi hanno fatto si che l’influenza della chiesa cattolica sia diminuita nell’ultimo decennio. La frequentazione della messa, nei centri a maggiore densità di popolazione, in particolare a Dublino, è sempre più bassa. Al contempo, il presbiterato irlandese sembra avviarsi al suo definitivo declino. Secondo il Catholic News Service, entro il 2028 in Irlanda ci saranno soltanto 1.500 preti. Lo scorso anno sono stati ordinati solo 9 nuovi preti in tutta l’Irlanda.
 



Martedì, 11 marzo 2008

Pedofilia: viaggio nel silenzio della chiesa

Fonte: http://www.napoligaypress.it/?p=1573

In Italia i casi noti di pedofilia clericale sono una cinquantina ma le segnalazioni e le richieste d’aiuto sono centinaia, inoltre meno del 10% del clero osserva il celibato. Sono due dei dati che possiamo trovare nel libro "Viaggio nel silenzio. Cosa c’entra Dio con tutto questo" di Vania Gaito di prossima pubblicazione da Chiarelettere e di cui troviamo un’anticipazione nell’ultimo numero dell’Espresso

Il libro è il frutto del lavoro di chi per anni ha lavorato per far venire fuori la verità, contro una congiura del silenzio sostenuta dalle gerarchie ecclesiastiche preoccupate di non far emergere il fenomeno piuttosto che di aiutare le vittime.

Nel libro vengono ricostruiti molti episodi. Tra i tanti quello che spicca per gravità è quello di don Pierangelo Bertagna che nel 2005 confessa abusi su 30 bambini tra gli 8 e i 15 anni.

L’autrice partendo da questa tragedia si domanda come sia potuto accadere tutto questo. Rivolge la sua domanda a chi nella Chiesa vive in modo contrastato la sessualità e raccontando l’educazione e le abitudini nei seminari.

Il quadro che ne risulta è allarmante: la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale può spiegare la tendenza alla pedofilia e non è un caso che tutte le diocesi americane abbiano recentemente chiuso i seminari minori.

All’opposto abbiamo il caso di Alessandro Pasquinelli che patteggia e sconta ingiustamente una condanna per pedofilia e che conferma la teoria sui seminari:

"Ho l’impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte"

 



Mercoledì, 12 marzo 2008

Sui pedofili il silenzio è sacro

di Gianluca Di Feo

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Sui-pedofili-il-silenzio-e-sacro/2001669

Il memoriale spedito a Wojtyla sugli abusi in Messico. Le accuse ai preti italiani. In un libro, le omissioni della Chiesa
Forte con i deboli e debole con i potenti. A leggere le inchieste e le rivelazioni sulle coperture del Vaticano ai sacerdoti accusati di pedofilia sembra di assistere a un capovolgimento dei valori della Chiesa. Scandali come quelli statunitensi o come l’incredibile vicenda di don Gelmini aprono crepe nella credibilità delle istituzioni ecclesiastiche e soprattutto nella loro capacità di prevenire e punire gli abusi sessuali del clero. Adesso un volume in uscita per l’editore Chiarelettere contribuisce ad aumentare i dubbi. In ’Viaggio nel silenzio’ Vania Lucia Gaito raccoglie testimonianze e documenti inediti, fondendoli in una panoramica planetaria delle coperture concesse dalle curie ai protagonisti dei reati.

Alcune delle storie raccolte sono paradossali. C’è la lettera-memoriale inviata a Giovanni Paolo II da un gruppo di sacerdoti e fedeli messicani contro padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo. E c’è il racconto del calvario di Alessandro Pasquinelli: "Nel gennaio del 2004 ho patteggiato una condanna per pedofilia. A quell’epoca ero parroco alla Vergine dei Pini, a Monsummano Terme. Ho patteggiato senza saperlo. E ho da scontare tre anni senza aver fatto nulla". Perché accettare una pena senza difendersi? L’ex parroco Pasquinelli sostiene di avere potuto provare la sua innocenza e mostra all’autrice del volume documenti e testimonianze. "Mi fecero firmare un foglio in bianco. Dissero che ci avrebbero scritto un mandato per l’avvocato. Invece ci scrissero il patteggiamento. E il patteggiamento ci fu senza che io neanche ne sapessi nulla. Mi venne comunicato a cose fatte dal mio vescovo".

Che interesse poteva avere un vescovo a far condannare un suo sacerdote innocente? Pasquinelli viene descritto come un prete dinamico, preparato. Entra persino nell’Opus dei e racconta di avere diviso il suo tempo tra l’Opera e la parrocchia. Lì a Monsummano, nel pistoiese, si lancia nel progetto di una casa famiglia, da cui nascono le accuse contro di lui. Non le accetta: dichiara di avere reagito alle prime voci con denunce e con una gestione ancora più rigorosa della struttura. Mentre il vescovo di Pescia gli avrebbe consigliato il quieto vivere: "Con me fu chiarissimo: ’Io obbedisco al Vaticano: il Vaticano dice di trasferire senza scandali, e io ti trasferisco’. E così fece. Senza accertare i fatti, senza fare alcun genere di indagine, nulla". Pasquinelli elenca perizie a sostegno della sua innocenza. Ma quando diventa formalmente indagato entra in depressione. Fino a quella firma sul foglio bianco che si trasforma in una condanna ’benedetta’ dal vescovo. Perché, sostiene nel libro, la Curia non voleva che la sua difesa al processo potesse far emergere ben altri scandali.

Uno tra tanti: "Non voleva che si sapesse, poi, di Enrico Marinoni, un sacerdote che aveva preso dalla diocesi di Fiesole, che aveva alle spalle storie di adescamento di minori. Il vescovo l’aveva nominato responsabile dell’Azione cattolica bambini. Era stato come affidare le pecore al lupo, don Enrico si era scatenato, alla fine c’erano state le denunce e aveva patteggiato due anni e sei mesi".

Pasquinelli dopo la sentenza ha reagito, chiedendo gli atti per andare al dibattimento e il vescovo lo ha sospeso. Da lì un percorso che lo ha visto lasciare la diocesi, per poi prendere moglie e diventare un alfiere dei preti sposati. Ma il suo racconto colpisce. Perché parte dal seminario: "Ho l’impressione che ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte". La più esplicita "venne da un mio compagno che, quando io ero in seminario, era già stato ordinato sacerdote". Descrive l’approccio, il bacio: "Lui continuò ad abbracciarmi e mi disse: ’La nostra è un’amicizia sacra’. Io non riuscivo a dire nulla, l’imbarazzo era troppo forte. Ero pietrificato. E a quel punto lui cercò di sbottonarmi i pantaloni".

Non è solo questione di seminari. A Roma viene indirizzato "a un prelato del Vaticano con un ruolo molto importante. Telefonai e mi fu fissato un appuntamento. I miei amici, quando lo seppero, esplosero in risate e battutine: ’Ah, ma vai da Jessica! Attento! Mettiti la cintura di castità!’. Pensavo che scherzassero, e invece avevano ragione. In Vaticano mi ricevette in uno studio splendido, elegantissimo... Cominciò a lisciarmi le gambe, poi ad accarezzarmi. Io ero gelato. Poi arrivò alla cerniera dei pantaloni. Mi salvò il telefono, come nei film di terza categoria. Lui dovette rispondere e io mi alzai e andai alla porta".

 



Mercoledì, 12 marzo 2008

Su Padre Fedele

Rassegna stampa


http://qn.quotidiano.net/2008/03/11/71478-suor_tania_stata_violentata.shtml

SCANDALO IN CONVENTO / PARLA LA MADRE SUPERIORA


"Suor Tania è stata violentata"
Parte il processo a padre Fedele
"Non voglio fare la fine di Tortora"

Prima udienza del processo a padre Fedele Bisceglia accusato di violenza sessuale ai danni di una suora. "Qui si va alle calende greche, ma io ho 70 anni" , ha sbottato il frate.
Cosenza, 11 marzo 2008 - "Suor Tania è una donna forte e coraggiosa, che ha trovato il coraggio di parlare. Noi la stimiamo, l’appoggiamo e le crediamo". Lo ha detto ai giornalisti suor Tiziana, superiora generale delle Francescane dei Poveri, di cui fa parte la religiosa che accusa padre Fedele Bisceglia ed il suo segretario Antonello Gaudio di averla violentata. Suor Tiziana ha parlato con i giornalisti in occasione della prima udienza del processo, iniziato stamani a Cosenza. La presunta vittima, suor Tania Alesci, secondo la superiora dice il vero. "Abbiamo fiducia nell’operato dei giudici - ha detto - Adesso lei sta prendendo tutte le misure necessarie per questo processo di guarigione, perchè di questo si tratta. Non si rimane indenni dopo essere passati attraverso una vicenda simile".

PADRE FEDELE

"Io non voglio fare la fine di Enzo Tortora": lo ha detto Padre Fedele Bisceglia al termine della prima udienza del processo in cui è imputato per violenza sessuale ai danni di una suora. "Qui si va alle calende greche, ma io ho 70 anni", ha detto il frate. Alla domanda sul perchè ci sarebbe, secondo lui, un complotto ai suoi danni, ha risposto: "Perchè ho difeso 370 crocifissi! L’istituto Papa Giovanni l’ho difeso io! Ho difeso 18 ragazzi che dovevano essere commerciati. Ci sono soldi pesanti e c’è anche qualcosa di più serio: voi sapete che c’è la vendita degli organi, no?".


http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/03_marzo/11/padre_fedele_iniziato_il_processo_si_terra_a_porte_chiuse,14267193.html?pmk=nothpcro
PADRE FEDELE/ INIZIATO IL PROCESSO, SI TERRA’ A PORTE CHIUSE
Rigettata la richiesta di trasferire procedimento a Salerno
Cosenza, 11 mar. (Apcom) - Si svolgerà a porte chiuse il processo iniziato oggi al tribunale penale di Cosenza contro Padre Fedele Bisceglia, l’ex frate francescano accusato di violenza sessuale di gruppo su una suora.
Così ha deciso il presidente del collegio giudicante, Gallo, accogliendo la richiesta degli avvocati di Suor Tania, che è persona offesa e parte civile nel dibattimento.
Una decisione, questa, presa male dai difensori dell’imputato e dallo stesso Padre Fedele, il quale, entrando questa mattina nel palazzo di Giustizia insieme al segretario Antonello Gaudio (accusato per lo stesso delitto) ha detto: "Gesù è stato venduto dall’apostolo, io sono stato venduto dai miei confratelli. Sono stato vittima di un complotto, ho i documenti in mano". Il difensore di padre Fedele, Eugenio Bisceglie, si è opposto invano alla richiesta di celebrare il processo a porte chiuse. Il collegio giudicante ha anche respinto la richiesta degli avvocati di parte civile, secondo i quali il processo andava spostato a Salerno per competenza territoriale poiché la presunta vittima, nella fase di indagini preliminari, aveva chiamato in causa un magistrato del tribunale dei minori di Catanzaro.
Fuori dal tribunale di Cosenza, alcuni amici di Padre Fedele hanno esposto striscioni e manifesti inneggianti alla libertà dell’ex francescano.


http://www.laprovinciacosentina.it/portale/view_notizia.cfm?Q_TEM=CRONACA&Q_ID=2916
Prima udienza del processo a carico di Padre Fedele
E’ stata rigettata la questione preliminare sulla incompetenza funzionale e territoriale sollevata, nel dibattimento iniziato oggi, dalla difesa di padre Fedele ed Antonio Gaudio. La richiesta di incompetenza funzionale e territoriale è stata rigettata perché il magistrato dei Tribunale dei minorenni di Catanzaro non risulta nel ruolo di indagato. L’udienza sta ora proseguendo con la richiesta dell’ammissione delle prove da parte del pm Curreli
I difensori di Padre Fedele Bisceglia e del suo segretario Antonio Gaudio, accusati di violenza sessuale nei confronti di una suora, sono pronti ad affrontare il dibattimento con "animo sereno e con fiducia". I difensori di Padre Fedele, gli avvocati Eugenio Bisceglia e Franz Caruso, al termine della prima udienza del processo hanno detto: "non eravamo d’accordo con un processo a porte chiuse perché pensiamo non potesse esserci nessun pregiudizio. Ma non ci meraviglia questa decisione perché processi del genere si svolgono a porte chiuse. Affronteremo il dibattimento con animo sereno e fiducioso". I difensori di Antonio Gaudio, gli avvocati Roberto Loscierbo e Tommaso Sorrentino, hanno evidenziato che "il processo è stato incardinato, la vera istruttoria inizierà dal 9 aprile in poi. Sicuramente sarà un processo lungo ma siamo certi che attraverso il vaglio dibattimentale proveremo l’assoluta innocenza di Gaudio".
Il legale della suora che avrebbe subito le violenze sessuali da padre Fedele Bisceglia e dal suo segretario Antonio Gaudio, l’avvocato Marina Pasqua, ritiene che lo svolgimento del processo a porte chiuse è importante per "tutelare la riservatezza della vittima". "Il dibattimento a porte chiuse - ha aggiunto - è importante anche per evitare che un’eccessiva attenzione possa turbare la serenità dello svolgimento del processo". La delegata del centro antiviolenze ’Roberta Lanzino, Roberta Attanasio, che si e’ costituita parte civile ha ricordato che "il valore politico della nostra costituzione di parte civile é significativo perché non intendiamo lasciare da sola la suora in questo processo. Non è la prima volta che il centro Lanzino si costituisce
parte civile in tali processi. Questa mattina abbiamo fatto un appello affinché ci si accosti a questo processo non con morbosità. Affronteremo il dibattimento con serenità, sperando che sia un clima condiviso da tutti. Abbiamo sostenuto la suora nella sua richiesta di processo a porte chiuse proprio per creare un ambiente più sicuro e tranquillo lontano da telecamere e morbosità. La nostra presenza sarà sempre accanto alla suora affinché vengano rispettate tutte le sue richieste". "Siamo soddisfatti da questa prima udienza - ha affermato il legale del centro Lanzino, avv. Giorgia De Gennaro -. Sono state accolte le nostre richieste, in primis quella di tutelare la suora".



http://www.unionesarda.it/DettaglioCategorizzato/?contentId=18424

Padre Fedele: ’’Mi vogliono vendere come hanno fatto con Gesù’’

Continua a dichiararsi innocente il frate cappuccino accusato, insieme al suo segretario Antonio Gaudio, di aver violentato una suora. Questa mattina si è tenuta la prima udienza del processo, già aggiornato al prossimo 9 aprile.

’’Io sono in galera perché ho difeso i bambini e i poveri”. Sono queste le poche parole rilasciate da padre Fedele Bisceglia durante una pausa della prima udienza del processo che lo vede imputato per violenza sessuale. Secondo l’accusa, il frate, insieme al suo segretario Antonio Gaudio, avrebbe abusato di una suora.
Questa mattina è iniziato il processo al Tribunale di Cosenza, ma è già stato aggiornato al prossimo 9 aprile. Tutta la fase dibattimentale, come ha chiesto il legale della parte offesa, si svolgerà a porte chiuse. "La richiesta che è stata formulata dalla suora - ha detto il suo difensore, l’avvocatessa Marina Pasqua - è introdotta dalla legge sulla violenza sessuale che consente ciò affinché sia rispettata la riservatezza della persona offesa". Richiesta condivisa dal legale del Centro antiviolenza, fondato dallo stesso padre fedele, “perché prevale il rispetto della donna-suora che ha fatto già la scelta di denunciare e che richiede quindi riservatezza". A non essere d’accordo è il sacerdote che ha detto: "Questo processo si sta svolgendo bene soltanto che lo vogliono fare a porte chiuse, ma noi lo faremo a porte aperte con voli", ha sottolineato. "Io sono innocente. Come hanno venduto Gesù Cristo alcuni vogliono vendere anche me. Ma noi dobbiamo dire sempre la verità. Io sono in galera perché ho difeso i bambini e i poveri dell’istituto Papa Giovanni”. Per padre Fedele alla base di tutto ci sarebbe una congiura: “L’attaccamento al denaro e la superbia sono entrambe in questo complotto. Io credo profondamente nella magistratura e amerò sempre il mio Ordine perché questo peccato non l’ho mai commesso ma neanche pensato". Il religioso oggi si è presentato con l’abito talare ma non con il saio. L’Ordine dei Cappuccini infatti lo ha espulso.
All’ingresso del Tribunale di Cosenza, alcuni sostenitori hanno esposto degli striscioni a difesa del sacerdote: "Fuori padre Fedele dentro i calunniatori" ed anche "Giù le mani dall’Oasi, giù le mani da Cosenza".
Oggi intanto è stata respinta la questione preliminare avanzata dai difensori del religioso che volevano spostare il processo a Salerno. Un processo impegnativo in cui verranno sentiti 140 testimoni, tra quelli dell’accusa e quelli della difesa. I giudici hanno infatti ammesso tutti i testimoni chiesti dalle parti mentre alcune prove documentali sono state accolte con riserva in attesa dell’esito degli interrogatori dei testi di riferimento.



Mercoledì, 12 marzo 2008

Germania: prete pedofilo condannato a tre anni di carcere

I sui superiori conoscevano la sua tendenza sessuale ma è stato semplicemente spostato da una parrocchia all’altra. E poi dicono che non è vero.


GERMANIA: PRETE PEDOFILO CONDANNATO A TRE ANNI DI CARCERE
Ratisbona, 13 mar. - (Adnkronos/Dpa) - Dovra’ scontare tre anni in carcere il prete pedofilo, parroco presso la parrocchia di Riekofen, nel land della Baviera, condannato per aver molestato sessualmente un chierichetto. L’uomo, 40 anni, ha ammesso la propria colpevolezza per 22 capi d’accusa di abuso esercitato sul minore in un periodo di tre anni e iniziato quando il chierichetto ne aveva 10 anni. Non e’ la prima volta che il sacerdote, arrestato lo scorso agosto, viene sospettato di molestie sessuali. Gia’ nel 2000 era stato posto dalla giustizia in liberta’ vigilata per presunti abusi nei confronti di un 12enne e gli venne imposto di non lavorare piu’ con i giovani. Il vescovo Gerhard Ludwig Mueller lo trasferi’ all’epoca in un’altra parrocchia, dove il sacerdote comincio’ comunque a organizzare campi giovanili nonostante l’ordinanza del tribunale, e senza che alcuno fosse informato dei precedenti del sacerdote. Il parroco recidivo aveva continuato a molestare i giovani fino al 2003, anno in cui sarebbero iniziati gli abusi nei confronti del chierichetto. Una folla si e’ riunita oggi davanti al tribunale di Ratisbona per protestare contro il vescovo Mueller.
(Aia/Ct/Adnkronos)

http://notizie.alice.it/notizie/cronaca/2008/03_marzo/13/germania_condannato_a_3_anni_ex_parroco_pedofilo,14289013.html
GERMANIA/ CONDANNATO A 3 ANNI EX PARROCO PEDOFILO
Aveva abusato sessualmente di un chierichetto
Regensburg, 13 mar. (Ap) - E’ stato condannato a tre anni di carcere dal tribunale di Regensburg l’ex parroco di Riekofen, in Germania, ritenuto colpevole di violenze sessuali. Il 40enne Peter K. avrebbe abusato sessualmente per 22 volte di un chierichetto che, all’inizio delle violenze, aveva 11 anni.
Per evitare una reiterazione del crimine, il tribunale ha disposto anche l’obbligo di assistenza psichiatrica per il pedofilo, che ha ammesso tutti i fatti che gli sono stati contestati.
L’ex parroco ha presentato le sue scuse personalmente al giovane, oggi 15enne, e gli ha versato una somma di denaro a titolo di risarcimento.

http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=79593
L’ex parroco di Riekofen, un piccolo villaggio della Baviera (Sud della Germania), è stato condannato oggi a tre anni di reclusione per avere abusato sessualmente di un chierichetto dal 2003 al 2007.
Il religioso, un uomo di 40 anni, e’ stato riconosciuto colpevole di avere abusato del bambino - che all’epoca della prima aggressione aveva appena 11 anni - per un totale di 22 volte. Oltre al carcere, la sentenza prevede il ricovero in una clinica psichiatrica.
Il prete era stato arrestato il 30 agosto del 2007, ma già nel 2000 era stato condannato a un anno di carcere con la condizionale per abuso sessuale su bambini e, nonostante questo, era stato in seguito rinominato parroco
 



Venerdì, 14 marzo 2008

Don Gelmini Rinviato a giudizio

Rassegna stampa


http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_26/gelimini_berlusconi_imposimato_cc2d6d46-fafb-11dc-a46e-00144f486ba6.shtml
Dopo un anno chiusi gli accertamenti. L’ex sacerdote: attendo sereno
«Processate don Gelmini»
Il pm parla di una rete politica
Il testimone: mi prometteva l’aiuto di Berlusconi
e Imposimato

ROMA — Una decina di ragazzi sarebbero stati costretti a subire le sue attenzioni, obbligati a soddisfare i suoi desideri particolari. Tra loro, anche due giovani che all’epoca dei fatti erano minorenni. La Procura di Terni chiede il rinvio a giudizio di don Pierino Gelmini. Un anno dopo l’avvio degli accertamenti sul suo conto, sollecita il processo per il fondatore della comunità Incontro per violenza sessuale.

I magistrati ritengono dunque attendibili i racconti di quegli ospiti della struttura di Amelia, in Umbria, che cercavano di uscire dalla tossicodipendenza e hanno affermato di essere stati «molestati, palpeggiati, costretti ad atti sessuali». E chiedono che vengano giudicati anche i collaboratori più stretti, Giampaolo Nicolasi e Pierluigi La Rocca. Li accusano di favoreggiamento per aver tentato di convincere i testimoni a ritrattare.
«Pressioni in cambio di soldi », dice l’accusa. E per sostenere la fondatezza di questa circostanza elenca i viaggi e i contatti con le presunte parti lese. Ma chiede anche il processo per Patrizia Guarino, la madre di uno dei ragazzi che avrebbe subito le violenze. La donna avrebbe avvertito don Gelmini delle indagini in corso e avrebbe poi accettato denaro per condizionare il figlio. In particolare è stata trovata traccia di un vaglia online di 500 euro.

A mettere nei guai il sacerdote sono state le testimonianze di oltre trenta persone che hanno raccontato come don Gelmini li chiamasse nella sua stanza e poi li inducesse a partecipare a giochi erotici. Ma poi si è deciso di inserire nel capo di imputazione soltanto gli episodi che, secondo l’accusa, «erano certamente provati».
Nelle carte depositate al termine delle indagini c’è il verbale di Michele Iacobbi, 34 anni, il principale accusatore di don Pierino, che all’epoca era agli arresti domiciliari presso la comunità. È stato lui a presentare la prima denuncia. E ha accusato il sacerdote di aver sfruttato anche le sue amicizie politiche per convincere lui e gli altri giovani tossicodipendenti a soddisfare le proprie esigenze.
«Mi disse — ha messo a verbale Iacobbi — che siccome io ero accusato di mafia lui poteva parlare con Berlusconi, con Taviani e anche con l’ex senatore Imposimato per farmi avere una pena più lieve». La sua testimonianza è stata ritenuta pienamente attendibile e nel capo di imputazione a don Gelmini viene contestato di aver violentato i ragazzi «minacciando di avvalersi della sua autorità e della conoscenza di numerosi personaggi politici influenti e promettendo favori tramite dette conoscenze». Una tesi che il difensore Filippo Dinacci ha contestato nella sua memoria sottolineando la «completa infondatezza delle denunce presentate».

Agli atti del processo i pubblici ministeri hanno allegato anche numerose intercettazioni telefoniche. Il «filtraggio » delle telefonate per don Gelmini — che non possiede un apparecchio cellulare — viene fatto dai collaboratori più stretti e, come sottolinea l’accusa, «la precedenza viene data ai parlamentari e agli altri graduati della Guardia di Finanza e dell’esercito» con i quali il fondatore di Incontro «è in contatto».
Fiorenza Sarzanini
 



Giovedì, 27 marzo 2008

Quattro anni di carcere a don Damy ex parroco di Gavignano

Martedì 30 Gennaio 2007 Chiudi

Un arresto che ormai temevano in molti quello di don Romano Damy, il parroco di Gavignano finito sotto accusa per una vicenda di materiale pedofilo rinvenuto all’interno della sua abitazione. Ieri mattina, in esecuzione di un ordine di custodia cautelare emesso dal gip del tribunale di Rieti su richiesta del pubblico ministero Rosalia Affinito, i carabinieri della Compagnia di Poggio Mirteto hanno arrestato il parroco di gavignano don Romano Damy per il quale sono stati disposti gli arresti domiciliari. Il sacerdote è stato quindi accompagnato in un concvento di Subiaco dove resterà a disposizione in attesa dell’interrogatorio di garanzia da parte del gip che avverrà entro dieci giorni.
Un provvedimento che aleggiava nell’aria, tanto che era stato lo stesso religioso indagato, dopo aver subito la perquisizione della propria abitazione, a chiedere al vescovo della Diocesi sabina di essere sospeso cautelativamente, ed era stato lo stesso monsignor Lino Fumagalli a rendere noto il nome del prete e la parrocchia di appartenenza superando ogni riservatezza, auspicando che venisse fatta presto chiarezza sulla vicenda da parte della magistratura. Ma su cosa si basano le accuse? Non sono solo il paio di manette e qualche Dvd a luci rosse sequestrati con altri oggetti, dai carabinieri all’interno della canonica dove abita il sacerdote sospettato di pedofilia, ma contro di lui c’è soprattutto quella denuncia presentata dai genitori di un ragazzo che frequentava la parrocchia e che avrebbe riferito di aver subito abusi sessuali dall’educatore. Gli investigatori avrebbero raccolto anche alcune testimonianze definite ”circostanziate e attendibili”. Accuse pesanti che la procura ha unito insieme alle segnalazioni un pò sospette sull’attività del sacerdote e alle quali il sacerdote è ora a replicare quando verrà interrogato. Dopo le tante indiscrezioni circolate, è giunto l’arresto di ieri. E, come spesso accade, la comunità di Gavignano si è divisa in innocentisti e colpevolisti.

 

Fonte: Il Messaggero: http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20070130&ediz=03_RIETI&npag=29&file=B_1448.xml&type=STANDARD



Martedì, 01 aprile 2008

Annuncio di iniziativa di Voice of the Faithful in occasione della visita del Papa

di Steve Urbon

Traduzione di Stefania Salomone


31 marzo 2008

NEW BEDFORD - La fase più critica dello scandalo degli abusi sessuali in Massachusetts potrebbe considerarsi conclusa, ma la sezione di Voice of the Faithful di Boston intende comunque manifestare su questo cancro della Chiesa Cattolica durante la visita di Papa Benedetto negli Stati Uniti prevista per il mese di aprile.

Il president di VOTF Dan Bartley ha detto ai membri in una email odierna che sono stati raccolti circa 51.000 dollari, abbastanza per comprare gli spazi di una intera pagina sul New York Times. Ma ha aggiunto che rimane solo un giorno alla scadenza del termine per la pubblicazione e che il gruppo provvederà a mettere annunci anche su altri quotidiani, come ad esempio USA Today.

Il direttore delle pubbliche relazioni di VOTF John Moynihan ha dichiarato al The Standard-Times che gli scandali di abusi sono spariti dalle cronache in molte regioni. "Stando fuori dalle pagine dei giornali, la gente se ne dimentica".

Le inserzioni puntano ad evidenziare i 617 milioni di dollari degli Stati Uniti, su un totale di 2,3 miliardi, spesi in risarcimenti in tutto il mondo.

"Ugualmente preoccupante è il fatto che i nostri leader hanno contribuito a questa assurda statistica", si legge nella dichiarazione.

Il gruppo chiede più responsabilità da parte dei vescovi, molti dei quali sono rimasti al loro posto nonostante la loro complicità nella copertura degli abusi perpetuata tramite spostamenti e trasferimenti dei preti accusati e relativa copertura.

"Molti cattolici conoscono bene la sofferenza e i costi derivanti dalla crisi degli abusi sessuali del clero", dice l’annuncio. "Solo nel 2004, più di 4.300 preti sono stati accusati di aver abusato 11.000 minori in un arco di tempo che va dal 1950 al 2002". Non si chiede soltanto la rimozione dei vescovi colpevoli, si vuole che la chiesa renda disponibili i propri conti ai laici, e pubblichi i resoconti in cui risulta che l’85% delle diocesi hanno riportato casi di frode negli ultimi cinque anni.

Si propone che "ogni parrocchia e diocesi dovrebbero prevedere un comitato finanziario che fornisca linee guida indipendenti ai pastori e ai vescovi".

La diocesi di Fall River è stato l’epicentro del principale scandalo, che ha coinvolto James Porter, prete dimesso, il primo ad essere trascinato in tribunale. Quella faccenda ha costretto il vescovo Sean P. O’Malley, ora Cardinale Arcivescovo di Boston ad incontrare le vittime, a patteggiare i risarcimenti e salvaguardare gli interessi della diocesi, sebbene non soddisfacessero di fatto nessuna delle parti.

Il suo incarico, conferito da Giovanni Paolo II, era di rimettere a posto il disastro lasciato nell’arcidiocesi dal Cardinale Bernard Law, ora trasferito a Roma.

Mentre il Cardinale O’Malley continua ad incontrare saltuariamente Voice of the Faithful, il suo successore di Fall River, Vescovo George W. Coleman, ha sempre evitato l’associazione. Non c’è mai stato un incontro tra i rappresentanti della diocesi e il gruppo "in tutto questo tempo", secondo il portavoce diocesano John Kearns. Infatti, dice Moynihan, la sezione di VOTF di SouthCoast è stata chiusa. C’è un gruppo attivo nella diocesi di Cape Cod le cui attività si svolgono a contatto dell’arcidiocesi di Boston fin dall’inizio.

Ci ha detto anche che l’interazione tra VOTF e i vescovi locali varia di regione in regione. La comunicazione è particolarmente proficua a Boston e a New York e in un’altra dozzina di diocesi. "Nella diocesi di St. Petersburg, abbiamo sponsorizzato insieme una giornata di memoria nella quale è stata organizzata una celebrazione presieduta dal vicario generale", riferisce Moynihan. Ma, sempre che il Papa ne fosse informato, dice inoltre "Non riteniamo che egli comprenda cosa sta accadendo nella chiesa statunitense. Vogliamo richiamare la sua attenzione sulla situazione reale".

La visita di Papa Benedetto è prevista dal 16 al 20 aprile prossimi.

 

Martedì, 01 aprile 2008


Prete pedofilo, la curia sapeva?

’’Mons. Vecchi mi disse che il nostro incontro non era mai avvenuto’’


Chi sa di più su questa storia si faccia avanti. Crediamo sia un diritto dei genitori sapere se il proprio figlio/a è affidato ad un prete pedofilo.


 

http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=34728&format=html

Mentre per sabato 19 aprile è atteso il discorso di Benedetto XVI nella cattedrale di San Patrizio, a New York, un altro caso di pedofilia rischia di scuotere la Chiesa Cattolica. Questa volta il messaggio di allarme parte dalla nostra città, dove ieri il tribunale ha condannato a sei anni e dieci mesi di reclusione un sacerdote per atti sessuali nei confronti di minori.
Secondo le testimonianze rese in aula da diverse persone che frequentavano la scuola materna all’interno della struttura parrocchiale di cui il prete era responsabile (maestre trimestrali, bidelle, cuoche), l’uomo era stato visto palpeggiare alcune bambine nelle parti intime, accompagnarle in bagno per guardarle orinare, baciarle sulla bocca, infilare una caramella nelle mutandine per poi farla leccare.
Le vittime avevano tutte tra i 3 e i 6 anni e frequentavano la struttura. Una struttura in provincia di Ferrara ma ricadente nella diocesi di Bologna.

La domanda che sorge spontanea è come sia possibile che quei terribili fatti siano accaduti senza che nessuno si fosse accorto di nulla. E invece erano stati in diversi ad accorgersene. Già nel marzo 2004, quando due maestre della struttura iniziano a trovare eccessive certe premure del parroco. Da quanto emerso in dibattimento sembra che siano stati contattati anche altre religiosi che avrebbero promesso di intercedere presso la curia. Su questo non è possibile verificare o sapere altro per il momento. Fatto sta che nel maggio dello stesso anno non si verificano più altri episodi e tutto sembra tornare alla normalità.
Non per le due maestre, che perdono il lavoro. Tra l’altro l’uomo è stato condannato anche per averle palpeggiate in un’occasione. Lui ha ammesso di averle toccate, “per scherzo”.
Verranno riassunte a settembre, con l’inizio del nuovo anno scolastico delle materne, dietro a vivaci proteste dei genitori degli alunni. Con loro, per volontà del “don”, viene assunta anche una direttrice didattica.

Non passano dieci giorni dall’inizio del suo nuovo incarico che la donna assiste ad alcune attenzioni verso le bambine che oltrepassavano chiaramente la soglia della decenza. Si confida con le colleghe che per tutta risposta scoppiano a piangere e raccontano cosa hanno visto nei mesi precedenti.
È sempre lei a convincerle ad andare dalla compagnia dei carabinieri di Ferrara per segnalare il fatto. In via del Campo partono le indagini che, dopo i primi riscontri, portano agli arresti domiciliari dell’uomo. È il 2 marzo del 2005.
Ma prima di allora si registra un altro fatto allarmante. È l’11 novembre e le educatrici informano i genitori di quanto accade nella struttura. Si decide di avvisare i superiori del prete e la direttrice, insieme a un rappresentante dei genitori, si reca a Bologna per incontrare i responsabili della curia. L’incontro avviene l’8 gennaio 2005 di fronte a mons. Ernesto Vecchi.

Il vescovo ausiliare li riceve. Due frasi in particolare di quel colloquio, due frasi pronunciate dal numero due della curia di Bologna, rimangono impresse nell’educatrice: “quell’uomo è malato” e “questo incontro non è mai avvenuto”.
Le stesse frasi che la donna ha ripetuto in dibattimento senza venire contestata. Anche mons. Vecchi si è presentato davanti ai giudici, affermando però di non ricordare l’oggetto di quella discussione. Anche al telefono il tenore della voce non è dei più collaborativi: “non intervengo sulla questione - ha detto mons. Vecchi - perché non ho ricevuto nessuna comunicazione dal mio avvocato”. Alla richiesta di conferma se quel colloquio sia avvenuto o meno, si limita a rispondere: “queste sono interpretazioni interessate. Io non dico nulla”.
 



Giovedì, 10 aprile 2008

Condannato a sei anni prete pedofilo

di

Per atti sessuali nei confronti di una decina di bambine


http://www.estense.com/?module=displaystory&story_id=34680&format=html

Sei anni e dieci mesi. Sei anni e dieci mesi per aver compiuto atti sessuali nei confronti di una decina di bambine della parrocchia a lui affidate. Il giudice del tribunale collegiale Caruso (con a latere Oliva e Bighetti) ha accolto ieri pomeriggio la tesi accusatoria del pm Filippo Di Benedetto (e anzi l’ha aumentata nella quantificazione della pena) che aveva chiesto la condanna del prete di 68 anni che nel marzo di due anni fa, quando gestiva un asilo in provincia di Ferrara, venne visto in diverse occasioni compiere atti certo non consoni a un educatore. A maggior ragione per la tunica che indossava e per la funzione svolta all’interno della parrocchia dal sacerdote, che oggi vive in una struttura religiosa del Bolognese.

L’uomo era stato denunciato da una educatrice che lavorava all’interno dell’organizzazione e che insieme ad altre 27 persone aveva testimoniato per l’accusa e per le parti civili nel giugno dello scorso anno, quando vennero sentiti anche i 10 testimoni della difesa.

Secondo le testimonianze che si sono susseguite in aula il prete era stato visto compiere atti di libidine, come palpeggiare il sedere delle bambine - tutte tra i 3 e i 6 anni - o infilare caramelle nelle mutandine. Un’altra l’avrebbe baciata in bocca. “Con la lingua” come pare abbia specificato lo stesso imputato durante l’interrogatorio di garanzia.

Oltre alla pena detentiva, il sacerdote è stato condannato a provvisionali di migliaia di euro nei confronti delle piccole vittime e dei loro genitori, oltre che al pagamento delle spese processuali.
Per un capo di imputazione il sacerdote è stato assolto, perchè non è stata raggiunta la prova di atti osceni riferiti da una bambina alla madre e alla nonna: la piccola avrebbe dovuto essere chiamata in aula per dire ciò che aveva visto, ma lo stesso magistrato Filippo Di Benedetto ha di fatto rinunciato alla sua testimonianza, per non turbare la bimba stessa.

“Siamo estremamente soddisfatti; è stata una lunga battaglia per la verità ed oggi è stata fatta piena giustizia” affermano all’uscita dell’aula B del tribunale gli avvocati di parte civile Claudia Colombo e Carlo Bergamasco.
Ovviamente di parere opposto i legali della difesa: “rispettiamo la decisione ma non la condividiamo”, dicono Giuseppe Pavan e Milena Catozzi. Entro 90 giorni verrà deposita la sentenza. “Attendiamo le motivazioni del giudice” aggiungono i legali, che anticipano già l’intenzione “di fare opposizione e ricorrere in appello”.



Giovedì, 10 aprile 2008

Una petizione di Voice of the Faithful al Papa che chiama tutti i cattolici a trasformare la Chiesa

disponibile on line per l’adesione


 

(traduzione di Stefania Salomone )

10 aprile 2008
NEWTON, Mass. – Secondo Voice of the Faithful (VOTF), la chiesa cattolica continuerà il suo declino finché non tratterà tutte le vittime degli abusi sessuali con giustizia e compassione piuttosto che vederle come nemici; restituire la responsabilità delle loro azioni ai vescovi che hanno trasferito i preti pedofili; incoraggiare e suggerire una maggiore partecipazione dei laici nei processi decisionali; garantire la trasparenza finanziaria in tutte le faccende amministrative.
"La trasformazione e il rinnovamento della chiesa sono possibili", afferma Dan Bartley di Long Island, Presidente di VOTF. "Noi sogniamo una chiesa aperta, trasparente e responsabile, e auspichiamo una chiesa che valorizzi i doni e i talenti dei laici".
Ma da parte loro i cattolici devono far sentire sempre più le loro voci affinché la trasformazione abbia luogo, dice Barley. "Come primo passo, invitiamo i cattolici a partecipare a questa trasformazione firmando una petizione che abbiamo messo sul sito per una maggiore responsabilizzazione e un crescente coinvolgimento dei laici nella nostra chiesa".
Voice of the Faithful ha messo in rete la petizione sul suo sito web, http://www.votf.org/ , che tutti i cattolici impegnati possono firmare. Questa petizione sarà inoltrata ai rappresentanti statunitensi del Papa, al Nunzio, alla fine di aprile. La petizione è la conseguenza di un articolo di VOTF dell’8 aprile pubblicato sul New York Times. Trovate anch’esso sul sito.
Questo è il testo della petizione:
A PAPA BENEDETTO XVI E AI SUOI CONFRATELLI VESCOVI
In occasione della visita del Papa negli Stati Uniti, Aprile 2008.
Per favore, sostenete Voice of the Faithful (VOTF) nell’invitare tutti i cattolici a partecipare alla trasformazione della nostra chiesa
Unite le vostre voci con migliaia di altre che si alzeranno attraverso questa petizione dato che il Papa non ha previsto alcuna discussione o incontro con i laici. Saprà mai le preoccupazioni dei fedeli senza incontrarli?
Noi cattolici stiamo ancora affrontando gli scandali degli abusi sessuali dei preti, una delle cristi più terribili nella storia della nostra chiesa. Uno studio recente evidenzia che un terzo di coloro che hanno ricevuto una educazione cattolica negli Stati Uniti non si definisce più cattolico. Il numero dei preti decresce sempre più; molte parrocchie e scuole stanno chiudendo; siamo in piena crisi finanziaria.
.
Voice of the Faithful, con più di 35.000 membri, propone soluzioni concrete per affrontare questa crisi:
1. Trattare le vittime degli abusi con quella giustizia e compassione proprie della nostra fede
2. Rendere I vescovi responsabili del popolo che servono
3. Promuovere la piena partecipazione delle donne e degli uomini laici nei processi decisionali della chiesa
4. Pretendere trasparenza e responsabilità amministrative
Riteniamo che questi passi possano produrre:
- una chiesa aperta, trasparente e responsabile
- una chiesa partecipativa che valorizzi i doni e di talenti di tutti i battezzati
- una chiesa governata dalla compassione, informata dal senso di giustizia, fondata sull’eguaglianza ed animata da azioni collegiali
Chiediamo che tutto il clero ascolti le voci dei fedeli che si uniscono per costruire una chiesa che divenga una comunità di fedeli degni del suo fondatore, Gesù Cristo. Impegneremo tutte le nostre energie per realizzare questo cambiamento.
- - - -
Papa Benedetto arriverà a Washington il 15 aprile, facendo tappa in molte capitali dello stato sia il 16 che il 17 aprile, e poi si recherà a New York per degli incontri il 18 e il 19 aprile, lasciando gli Stati Uniti il 20 aprile.

http://www.ascribe.org/

 

Domenica, 13 aprile 2008


Condannato a 7 anni un prete pedofilo di Bolzano

E c’è ancora ci sostiene che si tratti di pochi casi isolati. Sono purtroppo migliaia di casi in tutto il mondo e ne vengono fuori sempre di più anche per effetto della crisi profonda che vivono tutte le chiese cristiane ed in particolare quella Cattolica Romana.


 

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=22645&sez=HOME_INITALIA

Abusi sessuali su una minorenne:
sacerdote di Bolzano condannato a 7 anni


BOLZANO (17 aprile) - Don Giorgio Carli, un sacerdote di Bolzano di 44 anni, è stato condannato in Corte d’Appello a 7 anni e 6 mesi di reclusione per violenze sessuali nei confronti di una sua parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti. La clamorosa sentenza è arrivata nella tarda serata di ieri, dopo l’assoluzione in primo grado del sacerdote due anni fa. Il sacerdote non ha voluto commentare la sentenza e ha subito abbandonato l’aula mentre la ragazza, che oggi ha 28 anni, ha abbracciato i suoi familiari.

Il processo ruota attorno alle affermazioni della donna: il ricordo dei fatti, aveva affermato nella sua denuncia, era riaffiorato nel corso di una lunga serie di sedute psicoanalitiche, dopo essere stata in precedenza rimosso per anni, causandole una serie di sofferenze fisiche e psichiche.


http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo409712.shtml

Pedofilia, condannato un sacerdote
Bolzano, sentenza della Corte d’Appello

Un sacerdote 44enne è stato condannato in Corte d’Appello a Bolzano a 7 anni e 6 mesi di reclusione per violenze sessuali nei confronti di una sua parrocchiana, minorenne all’epoca dei fatti. La clamorosa sentenza è arrivata dopo l’assoluzione in primo grado e dopo otto ore di Camera di Consiglio. Il prete è stato anche condannato a un risarcimento di 500 mila euro per la giovane donna e di 200 mila euro per i suoi genitori.
Al centro del processo ci sono le affermazioni della giovane donna. Il ricordo dei fatti, aveva affermato nella sua denuncia, era riaffiorato nel corso di una lunga serie di sedute psicoanalitiche dopo essere stata in precedenza rimosso per anni e anni, causandole una serie di sofferenze fisiche e psichiche. Gli abusi si sarebbero ripetuti per alcuni anni, quando la ragazza ne aveva circa dieci. I fatti, secondo le testimonianze della giovane, erano avvenuti nel periodo della colonia estiva della parrocchia e nella canonica. Il prete si è sempre dichiarato innocente.
"Si tratta di una sentenza coraggiosa che fa giustizia", ha detto l’avvocato della parte civile Gianni Lanzinger. I legali della difesa, Flavio Moccia e Alberto Valenti, si sono detti invece "sconcertati", esprimendo dubbi sulle dichiarazioni della ragazza, frutto di lunghe sedute di psicoterapia ad oltre dieci anni di distanza dai fatti. ’’Attendiamo le motivazioni della sentenza ma certamente andremo in Cassazione", hanno dichiarato.



Giovedì, 17 aprile 2008

«Un sacerdote abusò di me, avevo 9 anni»

Di ALESSIO GALLETTI

Il racconto di una vittima in Canada


http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=73900

«Riuscire a fidarsi di nuovo è molto difficile quando la persona di cui più ti fidavi ti ha fatto una cosa del genere». È questa, insieme ad un dolore che non svanisce, la ferita più grande che un abuso lascia su chi lo ha subito.
Lo racconta Elena (il nome è di fantasia), molestata e violentata da un sacerdote in una parrocchia dell’Ontario. Per lei non è facile parlare di quello che le è accaduto, «ma è necessario farlo - dice - perché non voglio che altri soffrano quello che ho sofferto io».
Era la fine degli anni Sessanta ed Elena aveva circa 9 anni quando il sacerdote che avrebbe dovuto prendersi cura di lei ha iniziato a molestarla toccandole il seno. «Diceva di averne bisogno come del pane», racconta, dicendo che ogni volta le cose peggioravano, fino a quando un giorno, mentre camminava per strada, le ha offerto un passaggio in auto fino a casa. «Dopo essere riuscito a farmi salire in macchina ha iniziato a guidare, ma anziché a casa, mi ha portato in un luogo appartato, dove mi ha stuprata. È andata avanti così per tre anni e mezzo - racconta - Io ho detto subito a mia madre quello che era successo, ma lei non mi ha creduto: il sacerdote, in casa mia, era considerato la cosa più vicina a Dio».
Perché la sua famiglia le credesse è stato necessario che la sorella, per caso, fosse testimone delle violenze. Da quel giorno Elena non ha dovuto più andare a messa o all’oratorio, ma i genitori - «erano altri tempi», spiega - non andarono alla polizia, non denunciarono il fatto.
«Solo dopo molti anni ho trovato il coraggio di farmi avanti e intraprendere un’azione legale - dice - Alcuni mi hanno chiesto di fermarmi perché avrei mandato in bancarotta la diocesi, ma io ho pensato: “Come potete dire questo, loro hanno mandato in bancarotta la mia vita”».
Anche ora che è una donna adulta e sposata, Elena continua ad essere perseguitata dagli stessi incubi che aveva quando era una bambina. «Non mi hanno mai abbandonato. E ancora oggi camminare da sola e rimanere al buio sono cose che continuano a farmi paura».
Le cose sono in parte cambiate quando ha scoperto di non essere l’unica vittima del sacerdote che l’aveva molestata. «Mi sono sentita meno isolata, meno sola, questo mi ha dato il coraggio di farmi avanti e rompere il silenzio».
Molte le cose che ha scoperto parlando con le altre vittime, ma quella che l’ha ferita di più, che più l’ha fatta arrabbiare, è che la sua parrocchia sapeva degli abusi dall’inizio dei primi anni Sessanta e non ha fatto nulla per fermarli».
«L’unica cosa che hanno fatto è stata trasferire questa persona di parrocchia in parrocchia, senza fermarla. La diocesi avrebbe dovuto proteggerci, ma non l’ha fatto»
 



Sabato, 19 aprile 2008

Papa Benedetto incontra le vittime degli abusi sessuali del clero

di di JOHN L. ALLEN JR., Washington, D.C.

Da National Catholic reporter

17 aprile 2008

Con una mossa inaspettata e senza precedenti, Papa Benedetto XVI ha incontrato discretamente cinque vittime di abusi sessuali da parte del clero questo pomeriggio, presso la sede dell’ambasciata vaticana negli Stati Uniti, situata a Washington DC.

Da un’intervista al National Catholic Reporter del nostro corrispondente John. L. Allen, Jr.

Prima di questo pomeriggio, nessun papa aveva mai incontrato le vittime degli abusi sessuali dei preti. Questa omissione è stata spesso citata per criticare la risposta della chiesa alla crisi e per indicare come Roma e il pontefice siano fuori dalla portata della realtà americana, o abbiano inteso negare la vastità del problema.

Tutte le cinque vittime che hanno incontrato oggi Papa Benedetto provengono dall’area di Boston, e alcune fonti hanno detto al NCR, che il Cardinale O’Malley di Boston ha giocato un ruolo importante nell’organizzare questo incontro. Di fatto le fonti dicono che è stato il papa a decidere di incontrarle.

Alcune delle vittime dovrebbero rilasciare una dichiarazione nel pomeriggio.

Il Vaticano ha già dichiarato che l’incontro ha avuto luogo, e una delle vittime partecipanti ha confermato l’incontro al NCR, subito dopo la sua conclusione.

Benedetto sta ultimando la prima tappa della sua visita di sei giorni negli Stati Uniti. Ha già ripetutamente parlato degli abusi sessuali durante il suo viaggio, addirittura prima di arrivare.

"Noi ci vergogniamo, e faremo tutto il possibile per impedire che accada ancora", ha detto il papa in una conferenza con i giornalisti a bordo dell’aereo papale, martedì, in volo per gli Stati Uniti.

Benedetto ha dichiarato che le azioni per risolvere la crisi devono svolgersi su tre livelli: legale e giuridico, pastorale e mediante programmi di prevenzione che assicurino che i futuri preti siano "sani". Per l’esattezza il papa ha detto che "è più importante avere buoni preti che averne molti".

Nel suo discorso ai vescovi americani nel Santuario dell’Immacolata Concezione, mercoledì sera, è tornato sul tema. Egli ha dedicato cinque paragrafi agli abusi sessuali su minori, definendoli "male" oppure "peccato".

Nella frase più dura, il papa, citando una frase del Cardinale Francis Goerge, presidente della Conferenza Episcopale statunitense, ha detto che la crisi "a volte è stata mal gestita".

Il papa ha pregato affinché la chiesa persegua l’obiettivo di guarigione e risanamento nei riguardi di coloro "che sono così gravemente deviati".

Di nuovo durante la messa di giovedì mattina al Washington’s Nationals Park, il papa ha riservato dure parole alla crisi.

"Mi rendo conto del dolore che la chiesa americana ha sperimentato a causa degli abusi sessuali su minori", ha detto. "Nessuna parola da parte mia potrebbe servire a descrivere il dolore e il danno inflitto da un abuso simile".

Il papa ha continuato chiedendo a tutti i cattolici americani di "fare tutto il possibile per garantire la guarigione e la riconciliazione, e per assistere coloro che sono stati feriti".

Unitamente a quanto avvenuto nell’incontro del pomeriggio, questi riferimenti suggeriscono un profondo desiderio da parte del papa di far capire ai cattolici americani che "ha capito" – cioè che ha compreso la gravità e la vastità del problema.

Gli osservatori spesso sottolineano che, come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’allora Cardinale Ratzinger fu a capo di procedimenti interni relativi ad accuse di abusi sessuali ai danni di minori. In quel ruolo, il futuro papa lesse virtualmente tutti i file dei casi, forse fornendo più dettagliati chiarimenti sulla crisi, di quanto non abbia mai fatto nessun vescovo americano.

In tutti i casi, Benedetto fu molto toccato da quell’esperienza.

Se l’incontro di oggi, o i pubblici e ripetuti riferimenti di Benedetto, soddisferanno o meno le vittime, questo ancora non è chiaro. Il 17 aprile, in un intervista alla CNN, David Clohessy di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests) ha dichiarato che la retorica del papa era una cosa vuota se non supportata da valide azioni.

Specificamente, Clohessy ha chiesto a Benedetto di estendere "la tolleranza zero" dei vescovi americani alla chiesa universale, e di licenziare almeno un paio di vescovi americani coinvolti nella crisi degli abusi.

Clohessy ha parlato prima che si sapesse che il papa avrebbe incontrato le 5 vittime di Boston.

Nonostante il persistere di tanti punti interrogativi, il linguaggio netto del papa, doppiato anche all’incontro di oggi, sicuramente ridurrà la percezione che il papa sia "fuori portata" rispetto alla situazione americana.

Le aspettative create dal linguaggio del papa, dicono alcuni osservatori, renderà ancor più difficile per la chiesa opporsi alla trasparenza, inclusa la totale disponibilità di documenti importanti che riguardano i casi di abusi.

 

Martedì, 22 aprile 2008


La visita del papa sollecita nuove accuse di abusi perpetuati da preti

di STEVE RITEA

21 aprile 2008

La visita del papa e la sua ammissione pubblica del fenomeno degli abusi sessuali dei preti, ha convinto dozzine di persone ad uscire allo scoperto, denunciando gli abusi subiti durante l’infanzia, ha detto il presidente di un gruppo di supporto alle vittime proprio ieri.

"Siamo stati inondati di chiamate", ha dichiarato Barbara Blaine, presidente della sede di Chicago di SNAP (Survivors Network of Those Abused by Priests), una organizzazione nazionale. "Molti ci hanno svelato di non averne mai fatto parola con nessuno".

Ogni volta che i media affrontano questo argomento nuovi casi escono allo scoperto, dice la Blaine, accennando alle centinaia di chiamate pervenute in sede nel 2002, anno in cui la Conferenza Episcopale statunitense aveva approvato una più severa politica di gestione degli abusi, dopo che molte accuse di molestie sessuali rivolte ai preti erano state rese pubbliche.
Nel suo discorso ai vescovi statunitensi, mercoledì scorso, papa Benedetto XVI ha detto che lo scandalo degli abusi sessuali "è stato mal gestito". Il papa più tardi ha incontrato alcune vittime degli abusi sessuali del clero, una visita storica.
"E’ accaduto perché l’argomento è stato discusso, e perché alcuni erano molto arrabbiati (tipicamente quelli che già avevano denunciato)" ha detto la Blaine. "Altri volevano soltanto un po’ di considerazione".

Il suo gruppo, costituito circa venti anni fa, conta oggi circa 8.000 membri, riferisce la stessa Blaine.
"Noi pensiamo che sarebbe stato molto meglio se alle dichiarazioni fossero seguite delle precise azioni", come ad esempio, sanzionare i vescovi che non hanno denunciato i preti colpevoli.

Dan Bartley, residente a Hauppage, presidente di Voice of the Faithful, l’associazione nazionale di laici cattolici che si batte per una riforma ha dichiarato: "E’ un inizio", ma ha aggiunto: "Siamo ancora in una situazione in cui le ragioni alla base degli abusi sessuali non vengono prese in esame".

Il Rev. Robert Hoatson di West Orange, NJ, che ha collaborato alla fondazione di un gruppo di vittime (Road to Recovery Inc), ha dichiarato di aver ricevuto chiamate da cinque nuove vittime negli ultimo tre giorni, una da Suffolk County.

"Per la maggior parte delle vittime che alzano il telefono e chiamano, è l’inizio di un processo di guarigione", ha detto la Blaine.
 

Martedì, 22 aprile 2008


Quello che il papa ha detto e quello che non ha detto

di DAVID VAN BIEMA/MANHATTAN AND JEFF ISRAELY/THE BRONX

20 aprile 2008

Benedetto XVI ha toccato l’11 settembre, una questione mondiale e gli scandali degli abusi sessuali, un problema nazionale che ha turbato l’incredula collettività degli americani, anche fra i non cattolici. E la reazione di Benedetto alla questione degli abusi dovrebbe essere evidenziata come tra le più acclamate, dalle primissime frasi in aereo, fino all’espressione "profonda vergogna" utilizzata nella preghiera con i vescovi mercoledì scorso, fino all’incontro con le vittime di abusi sessuali e l’aver accettato in consegna, dalle mani del Cardinale O’Malley, un libro con 1.500 nomi di vittime. O’Malley ha scorso le pagine con lui, sottolineando coloro tra quelli che si erano suicidati o erano diventati tossicodipendenti. Di conseguenza Benedetto ha continuato a menzionare gli scandali almeno una volta al giorno durante la sua visita.

La sequenza è stata talmente efficace che ci si potrebbe immaginare una oscura regia dietro le dichiarazioni del pontefice. O, per dirla in modo meno cinico, si potrebbe trattare di una espressione della compassione o della preoccupazione soggettiva per la salute mentale e spirituale delle vittime e per la chiesa americana. Senza dubbio, il Cardinale O’Malley merita parte del plauso. E’ stato proprio lui a suggerire a Benedetto di fare tappa a Boston, il Ground Zero degli abusi sessuali e, al rifiuto di Benedetto, non si era dato per vinto, portando le vittime dal papa.

Le visite del papa sono visite pastorali – cioè hanno a che fare con l’incoraggiamento e la salvezza del gregge del papa, non con l’ideazione di nuove politiche. Quindi una dichiarazione pastorale così forte come questa è un precedente importante che sottintende future azioni. Al pranzo organizzato dal Time Magazine per il Cardinale William Levada, il successore di Benedetto a capo dell’Ufficio delle dottrine del Vaticano (quello incaricato di gestire i casi di abusi sessuali, per intenderci), abbiamo chiesto se il Vaticano intendesse fare i conti con quella parte degli scandali sessuali che era rimasta inascoltata: oltre a prendersi cura delle vittime e a mettere i criminali in condizioni di non nuocere, il Vaticano avrà previsto sanzioni per qualunque responsabile o vescovo che "ha aiutato e coperto" i preti-predatori?

Il Cardinale è entrato nel merito della questione, negando che esistesse "una generazione" di vescovi coinvolti che abbiano "aiutato e coperto". Ha detto che alcuni vescovi erano andati da lui confermando di aver agito in base a diagnosi psichiatriche non attendibili, in tempi in cui il tasso di recidività dell’abuso sessuale non era molto conosciuto. Durante lo stesso pranzo, si è rivolto alla stampa dicendo che il Vaticano è impegnato in notevoli cambiamenti canonici che permetteranno di gestire al meglio lo scandalo. Infatti, la sua stessa risposta non è stata abbastanza chiara per immaginare nuove iniziative, dovremo aspettare e vedere se il papa sente il bisogno far seguire alle coraggiose parole un nuovo agire.

Janice McKay, una parrocchiana di 21 anni, dopo la Messa domenicale alla St. Richard Catholic Church in Miami ha detto: "Si, penso che lui abbia aiutato i cattolici americani a sentirsi più fiduciosi rispetto alla chiesa, poiché ha fatto dichiarazioni molto schiette. Ma ciò che non ho ancora sentito da lui è ’cosa sarà fatto da oggi in poi".

Altri temi su cui la curiosità della stampa (se non del pubblico) ha spesso messo in difficoltà il papa, sono una serie di questione che forse ha appena accennato o addirittura taciuto durante tutta la settimana. Non ha parlato infatti dell’Iraq. Non ha fatto dichiarazioni sul conflitto o sul dialogo con l’Islam, una cosa che ha contraddistinto anche altri viaggi precedenti. Non ha affrontato la questione del divieto della comunione ai politici pro-choice (movimento per la libera scelta sull’aborto), anche se ha definito la loro attività "uno scandalo". Non ha nemmeno fornito una descrizione degli educatori cattolici liberali che alcuni avevano anticipato durante la sua visita alla Washington’s Catholic University, sebbene avesse presentato alcune argomentazioni filosofiche interessanti, sicura base per un dibattito critico.

Ma i pericoli di fare affermazioni specifiche sulle politiche sono stati evidenziati quando Benedetto ha fatto alcuni commenti ammirevoli sull’immigrazione: invece che riaffermare semplicemente la posizione dei vescovi statunitensi, cioè che esiste una strada percorribile per la convivenza tra cittadini e stranieri, ha raccomandato una ospitalità di breve periodo, dicendo che la soluzione a lungo termine poteva considerarsi qualora avesse determinato l’innalzamento della qualità di vita per il paese ospitante. Apparentemente, questo è stato troppo perfino per Tom Tancredo, un cattolico convertito alla chiesa Presbiteriana e nemico dell’immigrazione illegale, che ha intrapreso quel che può definirsi un ritorno all’antica scuola cattolica, dichiarando che i commenti di Benedetto "potrebbero avere poco a che fare con l’evangelizzazione, ma molto a che fare con il reclutamento di nuovi membri per la sua chiesa".

Di fatto, Benedetto ha conquistato gli ispanici d’America durante il viaggio, un grande gruppo che costituisce la maggioranza dei cattolici statunitensi. Ma ancora una volta, le sue lusinghe erano simboliche – ha parlato molto poco degli spagnoli – se non addirittura polemiche. E mentre il viaggio volgeva a conclusione e l’eccitamento sulle sue dichiarazioni riguardo gli abusi scemava, è diventato sempre più chiaro che questo cosiddetto papa di transizione non sarà mai, come Bono definì Giovanni Paolo II, la stella "rock" della chiesa, ma di certo è entrato a pieno nell’aspetto pubblico del suo ruolo. Di fronte all’impronta della Torre Nord di Ground Zero, domenica, si è inginocchiato in preghiera per ben due minuti e mezzo, momento reso ancora più solenne dalla coltre mattutina di fitta nebbia.

Alcuni efficaci sondaggi potrebbero dirci molto presto cosa se ne sono fatti gli americani di questa settimana di Benedetto. Alcuni devoti praticanti ci hanno manifestato il sentimento che Benedetto è riuscito non solo a metterli a loro agio riguardo la consapevolezza degli abusi sessuali, ma che è altrettanto ben riuscito a diventare una icona morale al pari della sua importanza religiosa come vicario di Cristo. Ma forse nessuno è rimasto davvero impressionato. Alla domanda, posta oggi, se il suo viaggio avesse fatto bene alla chiesa, una madre di due giovani ragazze in una chiesa di Miami ha irrigidito le labbra e ha sibilato "No davvero. La strada che dobbiamo fare è ancora dura".

Quando è comparso domenica scorsa allo Yankee stadium, comunque, la nebbia di New York era svanita e uno scroscio di applausi ha seguito il papa-mobile come una sorta di trionfo ottenuto dopo aver attraversato sentieri perigliosi. Quando si è fermato e Benedetto è sceso, c’è stato un vociare osannante. Il papa è sceso osservando da lontano il pubblico della sua tappa finale, e sembrava risplendere.

 

Martedì, 22 aprile 2008


Has he cleaned up the Church?

http://www.resistenzalaica.it/index.php?option=com_content&task=view&id=1077&Itemid=1

Pochi giorni prima che iniziasse la visita del Papa negli Stati Uniti, Good morning America, il popolare programma televisivo americano, ha mandato in onda un servizio sui vescovi accusati di abusi sessuali a cui ha dato il titolo "Ha ripulito la Chiesa?" che allude con sottile ironia allo scetticismo sulla possibilità che le sue parole possano estirpare dalla società americana, come per incanto, il fenomeno che l’ha sconvolta per quattro decenni.
Più o meno nello stesso tempo Bishop Accountability - il website che ha creato un database di 4.500 ecclesiastici coinvolti nello scandalo dei preti pedofili - ha pubblicato un elenco delle malefatte dei diciannove vescovi accusati di abusi sessuali, che assomiglia a una galleria degli orrori. In esso sono descritti, infatti, abusi su minori, molestie a donne e chierichetti, stupri di ragazzi e ragazze, atti osceni ai danni di orfanelli, tentativi di assassinio delle vittime, sodomia, sesso orale e relazioni omosessuali multiple.
Lo SNAP - il sito gestito dai sopravvissuti agli abusi del clero - ha reso noto l’elenco dei cardinali americani che non hanno mosso un dito a salvaguardia delle vittime e ha assegnato la palma del peggiore a Francis George, cardinale di Chicago, che non presentò ricorso contro l’elezione di Padre David McCormack a Presidente dei Vescovi cattolici americani, pur essendo a conoscenza dei suoi trascorsi di pedofilo.
Questi eventi non hanno avuto il rilievo che meritavano sui media, cosicché le persone attente a queste tematiche non hanno potuto cogliere nelle parole del Papa l’intenzione di addossare le colpe della Chiesa a una società troppo permissiva.
Il responsabile di Bishop Accountability, Terence McKierner, ha detto che le gerarchie ecclesiastiche devono cacciare i vescovi coinvolti negli scandali e rendere pubblici i nomi degli oltre 2.000 preti sotto accusa dei quali mantengono ancora segreta l’identità, se vogliono debellare davvero la cultura della pedofilia che alligna nella Chiesa.
Un altro punto su cui McKierner si è mostrato critico sul modo di gestire il dossier pedofilia è il non voler riconoscere che questa è connessa all’obbigo del celibato.
Tutto questo dimostra che gli americani non credono che le sue scuse e le promesse di liberare la Chiesa dalla vergogna che la opprime riusciranno mai a far cadere nell’oblio uno scandalo di tale portata.



Sabato, 26 aprile 2008

Un itinerario sconvolto

di Rosario Amico Roxas

NON si arriva al capolinea se non si percorre il giusto itinerario, seguendo le tappe fondamentali come le fermate di una metropolitana.

Invertendo la rotta o l’itinerario, scavalcando le tappe e le fermate, sfugge la meta finale e non si raggiunge la destinazione prefissata.

Cristo nel processo che gli uomini vollero intentare contro Dio non rinnegò se stesso, né rinnegò il ruolo che sapeva di dovere sostenere; rispose alle domande ponendo ulteriori problemi che gli accusatori non sapevano capire. Finalmente affermò solennemente:

“Il mio regno non è di questo mondo”.

Subì la condanna e santificò la morte che sarebbe stata vinta nella Resurrezione e nella promessa della Vita Eterna.

Anche il successore di Cristo, Benedetto XVI, è stato coinvolto in un processo intentato dalla

Corte distrettuale di Harris County (Texas), la quale ritiene che la Chiesa abbia preferito gestire il reato dei preti pedofili in USA restando esclusivamente nell’ambito del diritto canonico, quindi come peccato da confessare e assolvere, senza coinvolgere le autorità civili, con una depenalizzazione del reato che non tiene in nessun conto le vittime; risarcendo le medesime con denaro pur di impedire la testimonianza in un legittimo procedimento penale. Per questo motivo la Corte distrettuale di Harris County ha indagato e nel gennaio 2005 ha imputato Joseph Ratzinger , allora prefetto per la congregazione della fede e riaffermatore della lettera “Crimen sollecitationis” per sospetta copertura dei casi di abusi da parte di preti negli Stati Uniti con imputazione di «ostruzione alla giustizia».

Tale imputazione è tutt’ora in vigore, ma Ratzinger non può essere processato dopo aver inviato al presidente Bush formale richiesta di immunità in quanto «Capo di Stato in carica», affermando, così, che “il suo regno è di questo mondo” e vanta tutte le prerogative che ogni regno che si rispetti esige.



La richiesta di immunità perché capo di Stato in carica è stata accolta e l’itinerario di Cristo sconvolto.


 

Rosario Amico Roxas



Sabato, 26 aprile 2008

Preti pedofili - La visita del Papa in USA
Il libro dei nomi

Fra tutti gli eventi pubblici e gli incontri avvenuti durante La Visita, sembra che l’evento che sarà il più ricordato abbia avuto luogo in privato: l’incontro con lo sparuto gruppo delle vittime di abusi di Boston.
Organizzato solo dopo che il papa ha superato la forte corrente di resistenza all’incontro operata dalle gerarchie Vaticane, il sostenitore del primo incontro in assoluto - il Cardinale Sean O’Malley di Beantown - ha raccontato l’esperienza sul bollettino dell’arcidiocesi “Pilot”:

Domanda: Può spiegarci il suo coinvolgimento in quell’incontro di Washington, mai annunciato, che ha visto il Santo Padre incontrare cinque delle vittime degli abusi sessuali del clero?


Risposta: Dopo l’annuncio che il Santo Padre avrebbe visitato Washington e New York, e che Boston quindi non era una tappa prevista, i vescovi locali si sono uniti a me nello scrivere una lettera al Santo Padre chiedendogli di riconsiderare la cosa, per parlare anche delle esigenze pastorali che abbiamo qui nel New England. La risposta fu che, data la densità degli incontri previsti, essi (gli ufficiali Vaticani) ritenevano non fosse il caso di intensificare ulteriormente l’agenda. Così ho scritto di nuovo chiedendo al Santo Padre di incontrare le vittime; il Santo Padre mi ha risposto e mi ha chiesto di organizzare il tutto.


D: Perché questo incontro non è stato mai inserito nell’agenda ufficiale?

R: Abbiamo fatto il possibile affinché questo incontro fosse il più discreto possibile, poiché non volevamo il solito circo mediatico e temevamo che se la gente lo avesse saputo, sarebbe accaduto proprio questo. Inoltre, alcune vittime che abbiamo contattato volevano restare anonime e ciò non sarebbe stato possibile se l’incontro fosse stato pubblico. Quindi, non posso che essere soddisfatto di essere riuscito a tenere la cosa riservata fino alla data dell’incontro.

Sono stato molto grato al Santo Padre. La innumerevole quantità di volte in cui ha accennato agli abusi sessuali durante la sua visita, non può che indicare quanto profondamente egli comprenda la situazione della nostra chiesa e ciò che è accaduto qui. Ovviamente egli prova una grande amarezza per ciò che è accaduto e se ne vergogna, ma, allo stesso tempo, intende sospingerci sulla via della guarigione e della riconciliazione.

Durante la messa di giovedì mattina al National Stadium egli ha parlato della necessità di offrire cure pastorali alle vittime e poi, lo stesso pomeriggio, ce ne ha dato un esempio concreto nel suo incontro con loro.


D: Perché ritiene che questo incontro fosse cruciale?


R: Ritengo che fosse importante per le vittime percepire di poter raggiungere il Santo Padre. Ovviamente, non tutte le vittime, ma un piccolo gruppo in rappresentanza di tutte, in un contesto che avrebbe permesso un profondo scambio emotivo e personale del Santo Padre con le vittime. Non è stato un incontro formale; il Santo Padre ha fatto prima un commento iniziale e poi ha parlato a tu per tu con ciascuna di loro, ha stretto le loro mani, li ha benedetti e ha pregato con loro.

Credo che per il Santo Padre sia stata una esperienza pastorale molto importante. Certamente era già a conoscenza, attraverso il racconto dei vescovi e di altri, del devastante fenomeno degli abusi, ma incontrare le vittime personalmente è un’altra cosa, conoscere la loro sofferenza e il loro dolore dalla loro stessa voce.


D: C’è stato un momento saliente, quando ha dato al Santo padre un libro che conteneva più di 1.000 nomi di vittime…


R: Si, più di 1.000 nomi, scritti bene, in corsivo, preparati in modo estetico, con preghiere ed altre riflessioni che si alternavano ai nomi. E’ stato un modo per cercare di sottolineare il fatto che l’incontro doveva rappresentare tutte le vittime, non solo quelle presenti, e non solo quelle nominate nel libro, per evidenziare la dimensione del fenomeno. I nomi del libro erano quelli di cui siamo venuti a conoscenza negli ultimi 50 anni.
Era evidente dall’atteggiamento del Santo Padre che quello è stato un momento emozionante durante la sua visita.


* * *
...parlando del libro dei nomi, di come è nato, su un articolo di domenica del Globe:
Il libro non ha titolo, non ha autore, non ha didascalie - solo alcuni brani della Bibbia, e, pagina dopo pagina, i nomi di battesimo.
Keith Robert Jeffrey Michael Michael Kim Curtis

Richard Scott John Steven Peter Michael

Jackie Robert Wayne Stephen Paul Linda

E’ stato usato molto inchiostro sul fenomeno degli abusi sessuali del clero negli ultimo sei anni, ma questo lavoro è differente: una lista scritta a mano con i nomi di 1.476, tra uomini e donne, che hanno denunciato abusi sessuali perpetuati da preti, diaconi o suore cattoliche dell’Arcidiocesi di Boston.

Come il Vietnam Veterans Memorial o l’ AIDS Memorial Quilt, il libro dei nomi dell’Arcidiocesi di Boston, consegnato a papa Benedetto XVI, ha rappresentato un inusuale tentative di umanizzare una crisi di portata inimmaginabile, per un pontefice che un tempo soleva minimizzare la vastità degli abusi nella chiesa.

Il Cardinale Sean P. O’Malley di Boston ha presentato il libro nell’incontro storico di Washington tra il pontefice e cinque tra le vittime degli abusi della diocese di Boston, il 17 aprile, a metà del viaggio papale negli Stati Uniti, in cui Benedetto ha citato ben quattro volte il dolore e il danno causato dagli abusi sessuali del clero.

O’Malley ha poi definito il libro come “un modo simbolico di aiutare il Santo Padre a prendere consapevolezza delle dimensioni del problema”.
“Stiamo cercando un modo per rappresentare tutti coloro che sono stati feriti”, ha detto Barbara Thorp, assistente sociale a capo del servizio che si occupa delle vittime dell’arcidiocesi. “Non si tratta solo dello scandalo degli abusi, ma si tratta di persone, con vite proprie, e sentiamo la grande responsabilità di sostenerle in modo tangibile”.

Il libro è stato realizzato dalla calligrafa Jan Boyd di West Roxbury, che la Thorp ha rintracciato attraverso una ricerca in rete. La Boyd non è cattolica e la gran parte del suo lavoro consiste nello scrivere partecipazioni per i matrimoni. In questo momento dell’anno di solito è intent a spedire invite per gli sposi ansiosi.

“E’ stato un superlavoro per me - prima mi ha dato cinquanta nomi per prova, e pensavo che fosse tutto”, ha detto la Boyd. “Poi mi ha dato una lista talmente lunga che non riuscivo neanche a mettere una graffetta”.

La Thorp non aveva una precisa idea di cosa stesse cercando, se non un modo per ricordare in nomi degli abusati. Lavora per l’arcidiocesi da 30 anni e ne ha viste di tutti i colori. Nella sua precedente mansione, a capo dell’ufficio per la tutela della vita dell’arcidiocesi, presentò al Cardinale Bernard F. Law una lista di nomi che le donne che avevano abortito avrebbero dato ai figli mai nati.

E lo scorso novembre in una messa conclusa con una fiaccolata in memoria di coloro che sono morti per suicidio o overdose a causa degli abusi sessuali subiti da parte del clero, fece scrivere alla gente i nomi delle vittime su dei pezzi di carta, raccolti in un cestino, e poi presentati a O’Malley durante la processione offertoriale…

“I nostri nomi sono molto preziosi”, ha detto. “Il Signore ci chiama per nome…”

La Boyd ha detto di aver avuto poco più di un mese per terminare il lavoro e che era diventata quasi un’ossessione per lei.

“Avevo la precisa sensazione di dover fare qualcosa per quelle 1.500 persone”, ci ha detto. “E quando arrivavo a un nome di cui conoscevo ad esempio un omonimo, minorenne, cattolico, non potevo non pensarci”.

Quando O’Malley ha consegnato il libro al papa, “ha quasi trattenuto il respiro” e poi è seguito da un gemito, ha riferito il Rev. John J. Connolly, un collaboratore di O’Malley che era presente. E il papa ha poi sfogliato il libro pagina per pagina, riferisce Cannolly…

Due giorni dopo, O’Malley è scoppiato di fronte alle domande dei reporters su quell momento. “Solo vedere il libro è già una cosa terribile. Sono certo che il papa è stato profondamente toccato”.

Il numero di nomi presenti nel libro è molto più alto rispetto ai casi conosciuti dall’arcidiocesi e lascia pensare che il numero delle vittime nel paese possa superare le 10.667 unità riportate dal John Jay College of Criminal Justice nel 2004.
La Thorp ha detto che la lista rappresenta tutti gli appartenenti all’arcidiocesi che sentono di poter denunciare un abuso da parte di un prete di Boston - l’arcidiocesi non ha inteso verificare l’attendibilità della lista e la lista era dolorosamente più lunga di quanto ci si aspettasse, poiché includeva anche tutti coloro che non hanno mai denunciato, nonché le accuse precedenti al periodo in cui lo scandalo è scoppiato.

“Abbiamo cercare di includerne il più possibile, senza lasciare fuori nessuno”.


Faith Johnston, 23 anni, di Haverhill, una delle cinque vittime che ha incontrato il nome, ha pronunciato il suo nome, Faith “mi è balzato subito agli occhi” appena ho visto il libro. La Johnston aveva solo 15 anni e lavorava part time nella rettoria della parrocchia dove è stata violentata dal Rev. Kelvin Iguabita. Il prete fu condannato e sta scontando la pena in prigione.

“Quando il papa l’ha visto, credo che sia trasalito di fronte alla vastità del problema”, dice la Johnston. “Lo ha aiutato a rendersi conto che davvero esistevano delle persone, degli individui, che ne portavano le ferite”.

Ora il libro appartiene al Vaticano, e gli ufficiali dell’arcidiocesi affermano che la loro speranza è che il papa lo mostri a tutti gli alti prelati e che un giorno possa tornare a Boston per essere esposto.

Secondo l’arcidiocesi, già alcune altre vittime di abusi sono venute allo scoperto, quale risultato della risonanza che l’incontro papale ha avuto nel paese.

“Alcuni hanno chiamato per chiedere se il loro nome era nella lista”, dice la Thorp. “Sembra che questa cosa abbia toccato il nervo scoperto di molti. E’ stato importante che questo incontro fosse proprio per loro”.
Come abbiamo già detto, nel libro sono state lasciate alcune pagine bianche, a simboleggiare coloro che non hanno mai denunciato.

 

Domenica, 04 maggio 2008


La Chiesa e i laici devono fare di più per sanare la crisi degli abusi

di Dan Yetter

4 maggio 2008

Come credente cattolico, impegnato in parrocchia per 40 anni, mi sono sentito incoraggiato dal riconoscimento di papa Benedetto che gli scandali degli abusi sessuali sono stati "mal gestiti". Ha anche detto ai vescovi "di curare le ferite causate dalla sfiducia, di perseguire la guarigione, di promuovere la riconciliazione e raggiungere tutti coloro che sono stati gravemente feriti". Incontrando i rappresentanti delle vittime, il papa ha mostrato un comportamento simile a Cristo che mi ha fatto sentire fiero di essere cattolico, dato che Gesù era esclusivamente amore e compassione.

Prego che questa non sia la fine della guarigione di coloro che hanno subito gli abusi. Meritano molto di più della nostra compassione, del nostro rispetto e del nostro sostegno.

In favore della chiesa, nella sua terza verifica annuale, il procuratore distrettuale del New Hampshire ha parlato di "significativo progresso" da parte della Diocesi del New Hampshire verso l’aderenza ai termini prescritti dagli accordi, gli stessi che hanno mantenuto la diocesi lontana dal tribunale. Ha inoltre parlato di "cambiamenti positivi in relazione alla visione complessiva del programma di conformità".

Comunque il linguaggio utilizzato nel programma della diocesi ancora non fa alcun riferimento alla rimozione di qualcuno accusato di abusi, e nella precedente verifica, la diocesi aveva evitato l’accordo.

Inoltre, sia a livello locale che nazionale, coloro che consapevolmente e segretamente hanno trasferito i preti colpevoli di parrocchia in parrocchia, ricoprono ancora posizioni di responsabilità.

Oltre a ciò, nel Maryland, in Colorado e nel Wisconsin, la chiesa ha presentato dei conteggi che hanno temporaneamente esteso lo statuto delle limitazioni per cause intentate dalle vittime minorenni degli abusi sessuali. Questo è stato fatto attraverso la "Conferenza Cattolica", un insieme di agenzie create dai vescovi di uno stato per prendere posizione nell’ambito di procedure penali.

Infine, durante la sua visita, il papa ha anche domandato: "Cosa significa parlare della protezione dei bambini quando pornografia e violenza sono presenti in molte case attraverso i media disponibili?" Ha poi incaricato i vescovi di affrontare la questione dell’immoralità sessuale nella cultura di oggi.

E’ con disappunto che rifletto sulla risposta della chiesa. Vedo chiari tentativi

1) Di essere meno cooperativi nei processi legali

2) Di anteporre i costi dei risarcimenti al benessere delle vittime

3) Di minimizzare le esigenze di cambiamento nella chiesa.

Il cambiamento non verrà comunque perseguito mantenendo in carica alcuni prelati o spostando l’attenzione dello scandalo dalla responsabilità della chiesa alla pornografia o alla violenza dei media.

Noi cattolici possiamo fare più di questo. La scorsa domenica nella chiesa di Maria Regina della Pace a Salem, abbiamo cantato l’inno "Here I Am, Lord" (Sono qui Signore). Riprendiamo le parole che arrivano al cuore: "Io che ho fatto le stelle nella notte, le farò brillare. Chi porterà loro la mia luce? A chi la manderò? Eccomi, Signore, sono io?"

Si, siamo proprio noi. Noi, i laici, dobbiamo rileggere i documenti del Vaticano II e riscoprire che "noi siamo la chiesa" attraverso il battesimo. Mettiamo da parte le nostre preoccupazioni sulla mancanza di preti o sui giovani che non frequentano più la chiesa, e raddrizziamo la crisi curando i feriti, usiamo la nostra meravigliosa fede cattolica per trasformare la chiesa. Forse solo allora gli altri problemi potranno trovare soluzione.

Dobbiamo occuparci delle cause alla base degli scandali:

1) Il clero che non è mai responsabile delle persone di cui è pastore

2) La cultura della segretezza.

Cambiando queste cose possiamo avere una chiesa responsabile, aperta e trasparente.

Inoltre, i laici, donne comprese, devono partecipare in modo significativo alle decisioni ecclesiali e alla gestione. Questo ci permetterà di usufruire dei talenti presenti all’interno della chiesa per il suo stesso bene.

Infine, con compassione ma con fermezza, dobbiamo insistere che tutti coloro che hanno trasferito i preti colpevoli di abusi di parrocchia in parrocchia, vengano rimossi dalle posizioni di responsabilità. E’ il minimo che possiamo fare per il progresso e la giustizia.

Per sostenerci in questa lotta per la guarigione degli abusati, potete iscrivervi all’associazione "Survivors Network of those Abused by Priests" (SNAP), snapnetwork.org.

Per la trasformazione della chiesa, invece, contattate "Voice of the Faifhtul" votf.org.
 

Mercoledì, 07 maggio 2008


preti pedofili vengono solo trasferiti in altre parrocchie e continuano a dire messa
La lunga scia di religiosi condannati dai tribunali ma sempre sull’altare

Riprendiamo questo articolo da: http://milano.cronacaqui.it/news-la-lunga-scia-di-religiosi-condannati-dai-tribunali-ma-sempre-sullaltare_6444.html
 


 

MILANO 09/05/2008 - Preti che, nonostante le condanne per pedofilia, continuano a dire messa. Religiosi che regolarmente vengono trasferiti di diocesi in diocesi.

Trasferiti e non sospesi. Continuano a dispensare sacramenti, a frequentare gli oratori. A stare sempre in contatto con i bambini. L’ultimo, in ordine di tempo, è don Siro Invernizzi. L’ex parroco di Cergnago, in provincia di Pavia, la sera del 6 settembre 2006 era stato arrestato a Milano, davanti al cimitero Maggiore, perché “pizzicato” in atteggiamenti intimi con un rom di 13 anni. A dicembre era stato condannato a 2 anni con pena sospesa e immediata libertà.

Ma archiviata la vicenda giudiziaria la competenza è passata alla Chiesa. Don Invernizzi Sarà solo trasferito in un’altra diocesi del Nord Italia. Ma sono tantissimi i casi di religiosi pedofili che, una volta condannati dai Tribunali, l’hanno “fatta franca”. Il 27 maggio del 2003 un frate, ex insegnante di un noto istituto privato di Milano, è stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato 5 bambine di una scuola elementare. Solo pochi giorni dopo, il 31 maggio, due preti della provincia di Milano finiscono nella rete degli indagati della polizia postale lombarda.

A Pavia, invece, il 22 settembre 2004 un’indagine su internet smaschera un giovane parroco. Identificato con altre 4 persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico, ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e venti giorni. Su don Vincenzo , 63 anni, l’1 marzo 2004 pende un’indagine per abusi sessuali su minorenni della procura di Varese: per anni avrebbe prodotto in proprio quel materiale pornografico con adolescenti trovato dalla polizia.

Sotto Natale, nel 2004, invece, viene arrestato (ai domiciliari) un sacerdote di 62 anni, parroco di un piccolo comune alle porte di Pavia. L’accusa è di violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini. Stessa sorte per don Renato Mariani, parroco di San Giuliano Milanese, che verrà condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su più minorenni, violenza privata e appropriazione indebita.
 



Venerdì, 09 maggio 2008

Nuovo prete pedofilo condannato

Come spesso accade gli organi di informazione tacciono i nomi dei preti condannati. Una vera vergogna.


http://www.tendenzeonline.info/apcom/view.php?s=20080509_000103.xml
Abuso’ di bimbe durante confessione, prete condannato a 4 anni
Roma, 9 mag. (Apcom) - Colpevole di atti sessuali su minore. Per questa accusa un sacerdote di 49 anni, E.M., è stato condannato all’esito del rito abbreviato, a 4 anni di reclusione, dal gup del tribunale di Roma, Marina Finiti. La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi, ma la notizia si è appresa solo oggi. Secondo l’accusa il prete avrebbe compiuto abusi sessuali su due bambine di 10 anni anche durante la confessione. A carico dell’imputato il pm Francesco Scavo aveva contestato l’articolo 609 quater del codice penale.
In base al capo d’imputazione, E.M., "avvalendosi della qualità di padre spirituale delle bambine che frequentavano il corso di catechismo presso la parrocchia Santa Rosa da Viterbo ed approfittando pertanto dell’autorità che tale qualifica rappresentava, in ripetute e diverse circostanze (anche in occasione del rito della confessione), dopo averle condotte nei locali della sagrestia e dell’appartamento all’interno della parrocchia ed adibito a sua privata dimora, accarezzava loro in più occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a sé e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua".
Secondo le accuse, gli abusi sarebbero avvenuti, nella parrocchia, nella zona di Tor di Quinto, zona nord della Capitale, tra il 2005 ed il 2006.
Nav

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo412851.shtml
Molestò due bimbe:prete condannato
Roma, atti anche durante confessione
Un sacerdote 50enne abusò di due bambine di 10 anni al catechismo, ma anche durante il rito della confessione. Per questo il religioso, che operava in una parrocchia di Tor di Quinto a Roma, è stato condannato a quattro anni di carcere. Il prete agì dal 2005 al 2006, compiendo gli atti sessuali nella stessa sacrestia e nella casa parrocchiale della chiesa Santa Rosa da Viterbo.
Secondo la sentenza del giudice, il sacerdote si avvaleva delle sue qualità di padre spirituale e approfittando della sua autorità sulle due bambine. Le occasioni erano quelle offerte dal catechismo e dai momenti più intimi, come il rito della confessione. Gli abusi continuavano anche nei locali della sacrestia, nell’appartamento all’interno della parrocchia adibito a sua dimora privata e - si legge nella sentenza del giudice - "accarezzava loro in più occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a sè e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua".

Contestate al prete anche le aggravanti per aver commesso il fatto su minori di 10 anni affidate alle sue cure per ragioni educative, religiose e comunque di istruzione e perchè il sacerdote aveva nei confronti delle due bimbe, nei momenti di ritrovo in parrocchia, "obbligo di custodia e vigilanza".



Sabato, 10 maggio 2008

Pedofilia clericale
L’ex vescovo di Como Maggiolini indagato per favoreggiamento

Avrebbe aiutato un prete attualmente sotto processo per violenza sessuale


 

Maggiolini è il vescovo che si è distinto nel recente passato per le sue crociate contro l’omosessualità, i musulmani, e per il suo sostegno alle posizioni leghiste e ad una presunta superiorità morale dell’occidente.


Ex vescovo di Como Maggiolini indagato per favoreggiamento

Avrebbe rivelato a parroco esistenza indagine a suo carico

(ANSA) - COMO, 13 MAG - Il vescovo emerito di Como Alessandro Maggiolini e’ stato iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como per favoreggiamento.Avrebbe aiutato don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio, attualmente a processo per violenza sessuale, convocandolo in Curia nel 2004 per riferirgli dell’esistenza dell’indagine penale nei suoi confronti. Dell’iscrizione nel registro degli indagati si e’ appreso a margine del processo a Stefanoni, per il quale il Pm ha chiesto ieri una condanna a 8 anni.



Como, 13:08

PEDOFILIA: EX VESCOVO COMO INDAGATO PER FAVOREGGIAMENTO

Il Vescovo Emerito di Como, Monsignor Alessandro Maggiolini e’ indagato dalla Procura di Como per favoreggiamento nell’ambito dell’inchiesta che proprio ieri ha portato il vice procuratore capo Maria Vittoria Isella a chiedere 8 anni di reclusione nei confronti di Don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio e Brienno (Como) finito a processo con l’accusa di violenze sessuali ai danni di un ragazzino disabile mentale, 14enne all’epoca dei fatti. Secondo l’ipotesi accusatoria mossa nei confronti dell’ex capo della Curia Comasca, Maggiolini nel novembre 2004 avrebbe convocato don Mauro mettendolo in guardia delle indagini in corso, dandogli cosi’ la possibilita’ di "mantenere un comportamento tale da sviare le indagini". Proprio durante la sua requisitoria di ieri il Pm aveva detto a chiare lettere che "questo processo e’ padre di tanti altri". Per ora non e’ ben chiaro a quando risalga l’iscrizione sul registro degli indagati di Monsignor Maggiolini che gia’ a suo tempo emise un duro comunicato stampa a difesa di don Mauro. Si propose come testimone a difesa ma il collegio giudicante del Tribunale di Como non ritenne di includerlo nella lista testimoni.

http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_3118114.html?ref=hpsbdx4



Martedì, 13 maggio 2008

Il papa guarda all’esterno, mai all’interno

di John Dominic Crossan

Traduzione di Stefania Salomone


Washington Post
27 aprile 2008
http://newsweek.washingtonpost.com/onfaith/john_dominic_crossan/2008/04/is_the_roman_catholic_hierarch.html

La domanda: Nei suoi discorsi statunitensi della scorsa settimana, papa Benedetto XVI ha detto: ’Bisogna contrastare ogni tendenza a trattare la religione come cosa privata … Dal momento in cui la religione diviene ambito puramente privato, perde la sua essenza’. Sei d’accordo con questa affermazione? Perché?
La gerarchia cattolica romana non ha forse un limite strutturale e sistematico, l’abuso di potere, di cui la pedofilia clericale e la complicità dei vescovi sono state terribili manifestazioni?
Nel suo discorso ai vescovi statunitensi a Washington del 16 aprile, il papa ha affermato: “Bisogna contrastare ogni tendenza a trattare la religione come cosa private”. Una affermazione infelice se presa separatamente, sebbene il suo senso sia più chiaramente specificato nella successiva: “Solo quando la fede permea ogni aspetto della vita i cristiani sono completamente aperti alla trasformazione attraverso il Vangelo”.
Questo tema è venuto fuori ancora una volta quando ha messo in guardia contro “forme di pieta che a volte enfatizzano una relazione private con Dio, a scapito della nostra chiamata ad essere membri di una comunità redenta”. E di una comunità in via di redenzione?
E’ stato ripetuto ancor più chiaramente in una delle risposte del papa alle domande dei vescovi dopo il suo discorso. “Nel cristianesimo”, ha affermato, “non c’è posto per una religione privata: Cristo è il Salvatore del mondo. Dal momento in cui la religione diviene ambito puramente privato, perde la sua essenza”.
Tutto ciò è corretto e profondamente biblico. Pensate, ad esempio, al parallelismo presente nella prima frase del Salmo 24:

Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti
E notate la sequenza: ’ non noi da soli o il mondo da solo, ma noi nel mondo”. O ancora, pensate al passo famoso di Giovanni 3:16: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. Cristo e il papa sono d’accordo: “Si tratta del mondo, ragazzi”.
Sulla base di tale principio assodato, il papa critica il materialismo, l’individualismo e il secolarismo degli Stati Uniti. La triade non rappresenta problemi privati degli individui, ma problemi strutturali e sistemici della nostra società. Ma quando il papa parlò degli abusi sessuali del clero, tale distinzione tra privato ed individuale e sistemico e strutturale fu posta al rovescio.
Primo, nessun cenno nel suo discorso che la colpa risieda tra i membri della gerarchia che hanno permesso al fenomeno di espandersi, spostando i preti criminali da una parrocchia all’altra, che hanno ostacolato la giustizia “sia moralmente che legalmente” pagando per il silenzio, o che hanno cercato in ogni modo di mantenere la faccenda “puramente privata”.
Secondo, ha detto qualcosa riguardo ciò che il papa precedente sapesse riguardo gli abusi o quando ne venne a conoscenza? I vescovi hanno rivelato i crimini al papa durante le visite ufficiali? Se si, cosa ha fatto lui? Se no, perché rimasero in silenzio?
Terzo, non è sufficiente soffermarsi solo sui preti criminali e sui vescovi indifferenti. Non è neanche abbastanza affermare che “qualche volta la cosa è stata mal-gestita”. Quando è stato fatto qualcosa di diverso? Cosa è necessario che un papa faccia e cosa è stato sempre taciuto anche oltre le parole “grande vergogna”, che ha pronunciato? Dov’è la consapevolezza dei problemi strutturali e sistemici all’interno dell’episcopato e della gerarchia che hanno facilitato il diffondersi del crimine?
Infine, poi, mentre il papa guardava all’esterno e faceva numerose critiche alla società, non ha mai guardato all’interno e rivolto simili critiche alla sua stessa gerarchia. Da qui la domanda: La gerarchia cattolica romana non ha forse un limite strutturale e sistematico, l’abuso di potere, di cui la pedofilia clericale e la complicità dei vescovi sono state terribili manifestazioni?

John Dominic Crossan



Martedì, 13 maggio 2008

Un prete pedofilo smascherato in diretta

Una PUNTATA DE “LE IENE” DI LUNEDÌ 12 MAGGIO 2008

TRASCRIZIONE A CURA DI STEFANIA SALOMONE


Una incredibile vicenda trasmessa il 12 maggio 2008 dalla trasmissione "Le Iene". Per vedere la puntata in questione clicca sul link sottostante. Di seguito forniamo anche la trascrizione dei dialoghi del video curata da Stefania Salomone.



 

Clicca qui per vedere il video


Trascrizione della puntata a cura di Stefania Salomone

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Mercoledì, 14 maggio 2008

Prete siciliano processato per violenza sessuale

http://a.marsala.it/index.php?mod=page&nw=3:2:05:2008:9932

Prete marsalese a processo per violenza sessuale

Si è tenuta ieri la prima udienza in Tribunale a Marsala di un processo a carico di Don Vito Caradonna, cappellano delle carceri di Marsala e sacerdote della parrocchia di San Leonardo. Il prete è accusato di violenza sessuale verso una persona (probabilmente maggiorenne, dagli elementi che abbiamo raccolto) che è assistita in udienza dall’avvocato Gianfranco Zarzana. Altro non è dato sapere, poichè l’udienza si è tenuta a porte chiuse, per espressa disposizione dei legali di parte civile.
Don Vito Caradonna, parroco della chiesa di San Leonardo e non della parrocchia "Maria SS del Rosario" come erroneamente avevamo scritto (a tal riguardo ci scusiamo sentitamente con il prete che vi svolge il proprio servizio), è molto benvoluto e stimato dagli abitanti del quartiere S. Leonardo, che raccontano spesso la sua attività di coinvolgimento dei giovani nelle tante iniziative della parrocchia. E’ difeso dall’Avvocato Rosa Tumbarello, che ha preferito non fare dichiarazioni.


http://www.instablog.org/ultime/20809.html

Trapani: prete alla sbarra per violenza sessuale
15 Maggio 2008, 20:05
TRAPANI - Prima udienza, oggi, del processo ai danni di don Vito Caradonna, prete 34enne accusato di violenza sessuale. Il religioso, cappellano della casa circondariale di Marsala e parroco della chiesa di contrada San Leonardo, è accusato di avere commesso abusi su un ragazzo maggiorenne. Il processo si svolge a porte chiuse ed è partito dalla denuncia della presunta vittima. (Agr)



Venerdì, 16 maggio 2008

Fuga di notizie, al vaglio la posizione dei monsignori Cantoni e Bedetti

di Marco Romualdi

Confermata intanto l’iscrizione nel registro degli indagati del vescovo emerito Alessandro Maggiolini
 


http://www.corrieredicomo.it/frm_articoli.cfm?ID=86170

Le voci lasciano spazio alla certezza. In Procura a Como, il nome di Alessandro Maggiolini, vescovo emerito della Diocesi lariana, è nel registro degli indagati come appendice all’inchiesta più ampia e complessa che vede don Mauro Stefanoni accusato di violenza sessuale su un ragazzino. Per il vescovo emerito il pm Maria Vittoria Isella - la stessa che ha ereditato dal collega Vittorio Nessi il fascicolo sul religioso - ipotizza il favoreggiamento personale. In altre parole, una indebita “ingerenza” nell’inchiesta che la polizia ha portato avanti. Per il magistrato, Maggiolini avrebbe messo sul chi va là lo stesso don Mauro dell’esistenza di un’indagine sul suo conto. Maggiolini, da parte sua, la pensa diversamente. E lo ha voluto ribadire anche al giornale radio Rai commentando il polverone che si è sollevato: «Non sono mai stato lo 007 dei miei preti», così Maggiolini, che poi ha ribadito quello che da ieri dice a chi gli chiede conto di questa sua iscrizione nel registro degli indagati: «Ho parlato, è vero, con don Mauro, ma perché la notizia era già diffusa. È arrivata da altre fonti». E proprio su queste fonti si starebbero incentrando le attenzioni del pm Isella. Che vuole andare sino in fondo e capire come in Curia sia arrivata l’informazione dell’indagine sull’ex parroco di Laglio. Una “talpa”? Nessuna conferma anche ieri alla Procura di Como. Resta, di certo, solo l’iscrizione di Maggiolini nel registro delle persone sottoposte ad indagini mirate anche se lui continua a ribadire la sua serenità e l’assoluta estraneità da queste accuse. E resta, soprattutto, da definire la posizione dei due collaboratori del vescovo Maggiolini che materialmente per primi hanno incontrato il religioso sospettato della violenza sessuale su un ragazzino: Oscar Cantoni, ora vescovo a Crema, e monsignor Enrico Bedetti. La loro posizione sarà vagliata in queste ore dalla Procura. Nessuna conferma sul loro coinvolgimento anche se - per ammissione dello stesso don Mauro - furono loro i primi che incontrò in Curia e che gli fecero domande specifiche sulla vicenda.
 


 

Marco Romualdi



Venerdì, 16 maggio 2008

Sacerdote di Piacenza indagato per rapporti sessuali con un minore

Anche in questo caso “stranamente” non si fa il nome del pedofilo!!!


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=24289&sez=HOME_INITALIA

PIACENZA (16 maggio) - Un insospettabile sacerdote settantenne di Piacenza si è trovato nella duplice veste di parte lesa ed indagato: parte lesa per essere caduto vittima di un tentativo di estorsione da parte di quattro romeni, indagato per aver avuto rapporti sessuali a pagamento con minori. La notizia è trapelata oggi, dopo che al sacerdote è stato recapitato ieri l’avviso di garanzia dal Sostituto procuratore di Piacenza Antonio Colonna.

Del fatto si erano occupati i carabinieri della Compagnia di Piacenza, dopo che il sacerdote si era rivolto loro, dicendo di essere caduto vittima di un tentativo di ricatto da parte di quattro stranieri, tra cui un minorenne, che gli avrebbero chiesto 50.000 euro in cambio di foto compromettenti. I carabinieri hanno così preparato la trappola e arrestato in pieno centro i quattro romeni con l’accusa di estorsione e produzione di materiale pedopornografico. I carabinieri hanno trovato in possesso dei quattro, foto in cui il sacerdote avrebbe intrattenuto rapporti sessuali di gruppo, anche con il minore.
 



Domenica, 18 maggio 2008

Gli scandali nella chiesa - le accuse da parte di adulti pongono ulteriori dubbi

di JANE GARGAS

Traduzione di Stefania Salomone


YAKIMA HERALD-REPUBLIC
E’ uno spinoso problema di ordine etico, che qualunque cattolico sarebbe restio ad affrontare.
Quando un prete intrattiene rapporti sessuali con un adulto - si tratta di abuso? O no?
E’ una questione che qui è sorta in particolare dall’arresto di Juan Jose González Rios, un diocesano di 37 anni, accusato di detenere materiale pedo-pornografico.
Il fatto è stato reso noto nel marzo scorso. Ma la diocesi di Yakima ha taciuto un altro fatto legato a González - le sue accuse nei confronti di un altro prete che avrebbe abusato di lui negli anni ’90, quando aveva 21 anni.
La protezione dei minori è un fattore di indiscussa importanza, ha spesso sottolineato il vescovo Carlos Sevilla.
Ma cosa dovrebbe fare la chiesa se una condotta sessuale discutibile non riguarda un minore? Cosa fare se se la condotta, per quanto non illegale, risultasse decisamente inappropriata?
Secondo il Diritto Canonico, il prete fa promessa di celibato durante l’ordinazione, ma che succede se un prete viene accusato di intrattenere rapporti sessuali con un membro adulto della parrocchia?
"E’ una cosa moralmente inaccettabile", dice Sevilla.
Assolutamente inappropriata, ha fatto eco il portavoce di SNAP (Survivors Network of those Abused by Priests).
Esiste un "problema di squilibrio" quando un prete viene personalmente coinvolto con un membro del gregge, ha detto David Clohessy, direttore nazionale di SNAP. Comunque, non c’è uniformità di pensiero su come andrebbe gestita una situazione del genere.
In una recente intervista telefonica, Sevilla ha spiegato che le procedure relative al clero diocesano si focalizzano sulla salvaguardia dei minori.
"C’è una distinzione tra le faccende di adulti e quelle che riguardano i minori", ha aggiunto.
Questo significa che la diocesi non approfondisce le accuse di abusi relative a un adulto.
"Se si tratta di un adulto, non è necessario che la diocesi faccia rapporto alle autorità, ma potrebbe decidere di riportarle", ha detto Sevilla.
La situazione di González, quindi, è difficile sotto due aspetti: primo, lui sta dichiarando di essere stato abusato da un prete, ma a quel tempo era adulto. Secondo, è stato accusato di possedere materiale pedo-pornografico.
Sevilla si è scusato lo scorso mese per aver assegnato González nel 2003 al Centro di Ritiro S. Peter di Cowiche, anche se sapeva di essere incriminato per le suddette ragioni.
González sarà chiamato in giudizio il 5 giugno in Oregon per le accuse di detenzione di materiale pedo-pornografico mentre era in seminario a Marion County, Oregon. Fino ad allora, è libero e vive in una casa a Tieton.
La questione ha cambiato forma quando la famiglia di González ha pubblicamente affermato alcune settimane fa che lui ha subito abusi da un prete negli anni ’90.
González ha detto che, subito dopo il suo trasferimento da Cowiche a Jalisco, Mexico, un prete della diocesi cominciò a fargli avance sessuali, letteralmente violentandolo circa sei anni fa.
Lo scorso mese, la famiglia di González ha distribuito una lettera in parrocchia rendendo noto l’abuso e nominando il colpevole che oggi vive in un altro stato. Il prete non ha mai negato le accuse e nemmeno le ha mai negate il Rev. Robert Siler, responsabile della diocesi Yakima.
Siler ha detto che il prete è stato sospeso per almeno tre anni e non è attualmente in ministero. La diocesi ha reso noto il fatto che è stato sottoposto ad un trattamento per abuso di alcolici.
Il vescovo, alla richiesta di commenti sulle accuse rivolte a González, ha dichiarato di ritenere attività sessuali tra adulti una faccenda privata.
In una email successiva Siler ha dichiarato: "L’obiettivo del vescovo, trattando queste vicende umane che spesso riguardano i preti, è aiutarli a non cadere di nuovo. E soprattutto aiutare le persone che sono state ferite dall’atteggiamento del prete".
Quanto al comportamento di González mentre era a Cowiche, Siler afferma di non aver mai sentito alcuna lamentela, aggiungendo "Non credo che farebbe male ad una mosca".
E’ una opinione condivisa dall’ex-responsabile di González, Renene Hudson deGoede, che attualmente risiede a Seattle, e che è stato supervisore di González all’inizio della sua attività a Cowiche. Ha affermato di essere rimasta "sbalordita" quando è venuta a conoscenza delle accuse rivolte a quel giovane timido ragazzo.
Robert Fontana, membro di Voice of the Faithful, ritiene che González è una persona rispettabile. Impiegato da 25 anni nella diocesi di Yakima prima delle dimissioni rassegnate nel 2005, Fontana conosceva González anche attraverso la sua precedente attività di responsabile diocesano per l’evangelizzazione.
Fontana afferma che la diocesi avrebbe dovuto gestire le accuse rivolte a González in modo differente. Il solo modo in cui la chiesa può sanare la questione degli abusi sessuali che hanno scioccato l’intera nazione è mantenere una certa apertura.
Anche se González non era minorenne all’epoca, sempre di abuso si tratta, particolarmente per il fatto che González era un membro del gruppo giovani della parrocchia.
"Si tratta di molestia psicologica, un abuso di potere", ha detto.
Siler ritiene che González sia capace di prendere decisioni per proprio conto e quindi non bisogna considerarlo più vulnerabile di quanto non sia.
In una email Siler ha sottolineato: "Per quanto spiacevole e terribile sia stato l’episodio con il prete, mi sembra che stiamo parlando del sospetto di molestie sessuali più che di una condotta sessuale rivolta ad una persona vulnerabile".
Russ Mazzola, un giudice di Yakima e presidente del consiglio diocesano laico, costituito nel 2003 per relazionare ai vescovi in materia di abusi sessuali, sostiene che le accuse di González non erano note al consiglio.
"Dato che gli episodi sotto accusa sono avvenuti tra adulti, per quanto inappropriati, non sono materia su cui il consigliao sia tenuto ad investigare", dice Mazzola.
E’ in fase di definizione nella diocesi una nuova policy per affrontare gli abusi sessuali del clero, sia con minori che con adulti, che è parallela alle procedure definite dalla maggioranza degli altri consigli diocesani del paese. Questo lo afferma Teresa Kettelkamp, direttore esecutivo dell’Ufficio per la Protezione dei Minori e dei Giovani di Washington DC, costituito dalla Conferenza dei Vescovi statunitensi dopo che lo scandalo degli abusi sessuali è scoppiato nel 2002.
Ma tutto ciò non è giusto, afferma Bertha González, la sorella di Juan.
"Affermando che ’lui era adulto’, la chiesa se ne lava le mani". E descrive la famiglia, composta da 10 tra fratelli e sorelle, emozionalmente distrutta dal tradimento della chiesa. L’intera famiglia, non solo suo fratello, è molto devota. Frequenta la messa ogni domenica, canta nel coro e la madre è stata catechista per molti anni.
Dopo il suo arresto, González ha rivelato alla sua famiglia l’episodio del prete; questa scoperta ha distrutto il rapporto della sua famiglia con la chiesa.
Sevilla ha detto che avrebbe voluto incontrare González e la sua famiglia, sottolineando di non essersene mai disinteressato.
Bertha González ha equiparato la condotta del fratello a quella di un coniuge ferito.
"Stava serbando un segreto e un dolore enorme. Si sentiva sporco per le molestie subite dal prete e si è sentito come coinvolto in una sorta di contaminazione", ha aggiunto.
Richard Sipe di La Jolla, California, autore di "Sex, Priests and Power: Anatomy of a Crisis," sostiene che descrivere qualcuno come González un coniuge ferito è inverosimile.
Noto psicoterapeuta, presidente della Interfaith Sexual Trauma Institute di Collegeville, Minnesota, ex-prete, Sipe afferma che il fatto che González fosse adulto all’epoca dell’abuso è irrilevante.
"Non ti aspetti comportamenti simili da un prete. Non si tratta propriamente dello stesso crimine, ma deve essere preso in considerazione", dice Sipe.
Egli stesso ha ascoltato molte altre storie simili di accuse di preti coinvolti sessualmente con seminaristi.
"Sfortunatamente, questo tipo di conseguenze passano di generazione in generazione", ha aggiunto.
 

Martedì, 20 maggio 2008


Diacono arrestato per abusi su minorenne

http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_75215603.html


TARANTO - Un diacono di cui non è stato reso noto il nome è stato arrestato dai carabinieri in provincia di Taranto per abusi sessuali che sarebbero stati compiuti su un ragazzino di 13 anni. Il minorenne - secondo quanto accertato dagli investigatori - sarebbe stato costretto a subire violenza almeno in due occasioni, tra i primi giorni di gennaio e nel marzo scorsi, in una parrocchia di un comune del tarantino. Il diacono, a quanto si è appreso, è sposato ed è padre di due figli. L’inchiesta é stata avviata in seguito alla denuncia presentata dai genitori del ragazzino, i quali avevano notato qualcosa di strano negli atteggiamenti del figlio quando rientrava a casa dopo il catechismo. Il 13/enne, incalzato dalle domande dei genitori, ha poi raccontato di essere stato violentato. I carabinieri hanno raccolto la testimonianza del 13/enne ed avviato le indagini, che hanno portato all’arresto del diacono in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare.

Accertamenti sono stati avviati dai carabinieri di Taranto per verificare se il diacono arrestato oggi per presunti abusi sessuali su un ragazzino di 13 anni si sia reso responsabile di episodi di violenza nei confronti di altri minorenni che frequentano la parrocchia in cui svolge la propria opera di volontariato. Gli investigatori, infatti, non escludono la possibilità che l’uomo possa aver abusato anche di altri ragazzini. All’uomo, che ha 53 anni e assiste abitualmente i sacerdoti nelle messe, somministra la comunione e fa anche lezioni di catechismo per i bambini, sono stati concessi gli arresti domiciliari.



Giovedì, 22 maggio 2008

CHIESA POLACCA: CADONO I PRIMI VELI SULLA PEDOFILIA NEL CLERO. DENUNCE E OMISSIONI

di Agenzia Adista

34437. ROMA-ADISTA. Lo scandalo dei preti pedofili nella Chiesa cattolica è un caso chiuso? “C’era un problema da risolvere e lo abbiamo risolto. Ora si tratta di guardare al futuro”: così rispondeva, alla vigilia del viaggio negli Stati Uniti di papa Benedetto XVI, l’arcivescovo di Washington, mons. Donald Wuerl. Ma la fretta di dichiarare finita la questione degli abusi sessuali del clero è diffusa in tutta la Chiesa, e viene riaffermata con più convinzione man mano che arrivano a conclusione i processi milionari per danni intentati dalle vittime.

Eppure, malgrado le parole di Wuerl, i casi di pedofilia nel clero (e di copertura da parte delle gerarchie) continuano a venire alla luce, soprattutto in quei Paesi che sono stati, secondo il Vaticano, sostanzialmente ’risparmiati’ dalla bufera, e che quindi non si sono visti obbligati ad introdurre procedure di controllo più rigorose.

È il caso, ad esempio, della Polonia, dove lo scandalo più clamoroso ha iniziato a montare a metà marzo e ha messo in evidenza ancora una volta, come già in occasione delle dimissioni, agli inizi del 2007, dell’arcivescovo eletto di Varsavia, mons. Stanislaw Wielgus, le profonde divisioni presenti all’interno della Chiesa polacca. Un frate domenicano, Marcin Mogielski, ha infatti deciso di prendere la parola in nome delle vittime e denunciare alle autorità ecclesiastiche un prete, noto solo come ’padre Andrzej’, responsabile di numerosi e ripetuti abusi. ’Padre Andrzej’ sarebbe stato responsabile di un istituto cattolico per ragazzi nella diocesi di Szczecin-Kamien: secondo il quotidiano polacco Gazeta Wyborcza che ha portato alla luce il caso, uno degli ospiti abusati avrebbe cercato di impiccarsi mentre un altro sarebbe stato costretto a lasciare il Paese. Le vittime hanno informato le autorità ecclesiastiche già nel 2003, anche se le proteste da parte delle famiglie sarebbero cominciate già molto prima. Ma l’allora arcivescovo di Szczecin-Kamien, mons. Marian Przykucki, aveva scelto di non ascoltarle e nel 1996 aveva anzi messo ’padre Andrzej’ alla guida delle scuole cattoliche della diocesi, carica che ha ricoperto fino al 2007.

L’iniziativa di p. Mogielski, però, non è stata presa bene dall’attuale arcivescovo di Szczecin-Kamien, mons. Zygmunt Kaminski, che in una lettera pastorale del 16 marzo, attacca violentemente il domenicano, accusandolo di aver infangato la reputazione della Chiesa. “Ci sono procedure apposite nella Chiesa”, scrive mons. Kaminski, secondo il quale il caso sarà “definitivamente risolto” dal processo ecclesiastico, “non riesco a capire le motivazioni degli autori [della denuncia] e di chi ha fornito loro il materiale. Mi addolora che la sfera intima di una persona sia stata messa in pubblico con tanta facilità”.

A prendere le difese di p. Mogielski è arrivato il provinciale dei Domenicani polacchi, Krzysztof Poplawski: “Come sicuramente sapete - ha detto pubblicamente rispondendo a mons. Kaminski - la Chiesa cattolica negli Stati Uniti ha pagato un prezzo enorme per il suo silenzio di fronte ai casi di abusi sessuali di preti, e per l’incapacità dei suoi leader di prendere decisioni chiare e responsabili”. “Non vedo nessuna chiara scorrettezza - ha aggiunto - nel comportamento del mio confratello, le cui azioni e decisioni sono mosse da preoccupazione per questa povera gente (le vittime, ndr), che ancora oggi portano dentro il dolore e il disinteresse da parte della gerarchia ecclesiastica”.

Nella polemica è entrato con durezza anche l’ex-segretario di papa Wojtyla, oggi arcivescovo di Cracovia, card. Stanislaw Dziwsz, invitando la Chiesa “a non cedere alle diverse forme di ingerenza e pressione da parte dei media, o alla tentazione del politically correct”. “Oggi, grazie a Dio, il sangue dei pastori non viene più versato nella nostra patria - ha detto durante un’omelia in riferimento agli ’attacchi’ degli organi di stampa - ma sono in atto degli sforzi per minare la loro autorità morale”, con lo scopo di “uccidere la verità del Vangelo proclamata dalla Chiesa”. Il caso di ’padre Andrzej’, infatti, è tutt’altro che isolato. Il vescovo di Plock, mons. Piotr Libera, si è ’lavato le mani’ della sorte di un gruppo di preti accusati di molestie e ha rinviato ogni decisione in merito al Vaticano: secondo la stampa polacca, però, nello scandalo sarebbero implicati altri sacerdoti e solo grazie a pressioni da parte della Santa Sede il vescovo si sarebbe deciso ad intervenire. Accuse di aver protetto preti pedofili sono state mosse anche contro l’ex-arcivescovo di Poznan, mons. Juliusz Paetz, costretto a dimettersi nel 2002 ma ancora invitato ad eventi pubblici e ritiri, e contro lo stesso mons. Wielgus.

In Italia, invece, è emersa recentemente la notizia che il vescovo emerito di Como, mons. Alessandro Maggiolini, è sotto inchiesta da parte della procura per aver informato delle indagini a suo carico un suo prete, don Mauro Stefanoni, accusato di abusi sessuali su un ragazzino di 14 anni con difficoltà cognitive. Dopo le scontate proteste di innocenza, mons. Maggiolini aveva proceduto, come da prassi, a trasferirlo ad altra parrocchia, da Laglio a Colico. Accusato di favoreggiamento, l’ex-vescovo di Como si è difeso affermando che, per un vescovo, tale crimine “non esiste, non può esistere”. “Mi sono soltanto comportato - spiega - come si comporterebbe un papà con un figlio. Ho saputo la notizia dell’indagine su don Mauro da chiacchiere che giravano da qualche giorno. Nessuno mi ha detto qualcosa di preciso, ma almeno tre persone me ne avevano parlato genericamente, senza sapere di che cosa si trattasse. Allora mi sono visto con il prete, gli ho detto delle voci che giravano e gli ho chiesto direttamente se vi fosse qualcosa di vero. Lui mi ha risposto di no. E a quel punto che cosa avrei dovuto fare? Il vescovo è come un papà, e cosa fa, si mette lui a fare lo 007 quando già c’è la polizia?”. (a. s.)
 

Articolo tratto da
ADISTA

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Lunedì, 26 maggio 2008

Le parrocchie dell’arcidiocesi di Los Angeles aiutano a pagare i 720 milioni di dollari di risarcimenti per gli abusi

di Rebecca Trounson, Los Angeles Times Staff Writer

Attraverso donazioni più o meno cospicue hanno raccolto l’appello di Mahony che chiedeva un aiuto per i risarcimenti alle vittime.



25 maggio 2008

Con una elargizione di circa 1,5 milioni di dollari, una parrocchia di Woodland Hills ha offerto un grosso contributo, lasciando nelle sue casse appena 1.000 dollari. Una chiesa di Encino ha offerto un prestito di 100.000 dollari senza interessi. E una parrocchia di Boyle Heights ha deciso di privarsi di 500 dollari guadagnati con la vendita di dolciumi.

Con donazioni più o meno cospicue, le parrocchie dell’arcidiocesi di Los Angeles hanno risposto all’appello del cardinal Roger M. Mahony che chiedeva aiuto per raccogliere i fondi necessari ai risarcimenti delle vittime degli abusi sessuali del clero.

"E’ importante che tutta la chiesa se ne faccia carico", ha detto P. Scott Santarosa della Dolores Mission Catholic Churc di Boyle Heights, che ha donato 500 dollari dei suoi già scarsi fondi. "E’ come una famiglia che si prende cura di se stessa. Ogni famiglia ha membri bisognosi di attenzione. E quella è una parte della chiesa, non possiamo ignorarla".

Alcune parrocchie hanno comunicato all’arcidiocesi di non poter contribuire a causa della scarsità di fondi dovuta a ingenti debiti derivati da progetti di ricostruzione o acquisto di strutture. Altre invece devono ancora decider, dicono alcuni parroci intervistati. Ma quali che siano le circostanze, la scelta non è facile, molti hanno confessato.

"E’ una questione controversa", ha detto Mons. David A. Sork, parroco della St. John Fisher Church di Rancho Palos Verdes, che ha dichiarato di pregare per la soluzione del problema e di star consultando la comunità per definire il da farsi, ma ancora non si è deciso nulla. "E’ una cosa difficile".

D’altro canto, dice Sork, i parrocchiani si chiedono perché dovrebbero essere loro a pagare per gli errori di qualcun altro. "Oppure si domandano perché dovrebbero pagare per qualcosa che è accaduto 30 anni fa". "E’ difficile comprendere, ma scegliere di non aiutare significa negare all’arcidiocesi la possibilità di poter continuare a svolgere la sua funzione".

Mahony ha promosso il suo appello in una seria di incontri in tutta l’arcidiocesi tra gennaio e marzo. Parlando sia al clero che ai laici, Mahony ha dettagliato le sue previsioni finanziarie per l’arcidiocesi, specificando il danno subito a causa dei 720 milioni di dollari dei risarcimenti, contando anche i 660 milioni della scorsa estate, dopo centinaia di processi civili.

Mahony, 72 anni, le cui dichiarazioni sono state riassunte e distribuite nelle parrocchie, si è scusato per "aver sbagliato i calcoli" durante la gestione dello scandalo degli abusi. Ha chiesto aiuto, sostenendo che l’ammontare era più del previsto. Per pagare la parte spettante, cioè 292 milioni di dollari, l’arcidiocesi ha effettuato tagli nel personale amministrativo, ha liquidato investimenti e venduto circa 50 proprietà, incluso il quartier generale di Wilshire Boulevard.
Gli uffici centrali dell’arcidiocesi stanno tentando di sistemare le finanze chiedendo un aumento del 2% della contribuzione annuale per almeno cinque anni, a partire dal 1 luglio.

Mahony afferma di aver deciso di non chiedere i fondi direttamente ai circa 5 milioni di fedeli dell’area di Los Angeles, perché temeva che questo potesse creare un ulteriore malcontento nei parrocchiani e potesse essere causa di risentimento verso le vittime. Ma ha chiesto alle parrocchie di fare donazioni volontarie, per coprire almeno parte dei 175 milioni di dollari chiesti in prestito da una banca irlandese per i risarcimenti.

"Devo dirvi molto onestamente: ho bisogno del vostro aiuto", dice Mahony, con voce e volto triste. "Senza il vostro aiuto, ci vorrebbero 15 anni per coprire il debito e ciò comporterebbe ulteriori tagli nei servizi che l’arcidiocesi fornisce alle 288 parrocchie".

Il cardinale ha anche inviato lettere chiedendo aiuto a circa 100 parrocchie che avevano precedentemente compartecipato agli investimenti della stessa arcidiocesi, quantificabili tra 100.000 e 1 milione di dollari, ha detto il portavoce Tod Tamberg.

Una di queste è St. Bernardine of Siena di Woodland Hills, che aveva notevoli liquidità; di queste circa 1 milione di dollari grazie a un lascito di un parrocchiano deceduto anni fa. Dopo l’appello di Mahony, il parroco, P. Robert McNamara, ha convocato due incontri del consiglio amministrativo, composto da chierici e laici.

Alla fine McNamara ha deciso di donare quasi tutti i suoi ricavi, circa 1,5 milioni di dollari. Non ha mai voluto rilasciare dichiarazioni, ma ha scritto una lettera di spiegazioni a tutti i parrocchiani.


"Ho pregato molto, ho passato notti insonni…", ha scritto McNamara il 27 aprile. "Continuavo a chiedermi che tipo di parrocchia fosse la mia".


McNamara ha ricordato ai parrocchiani che sia la chiesa che la scuola adiacente avevano fondi sufficienti e che la parrocchia aveva anche un fondo speciale per le emergenze, pari a circa 540.000 dollari. Ha detto anche di essersi ispirato all’esempio di generosità dei parrocchiani quando avevano raccolto circa 170.000 dollari per le vittime dell’uragano Katrina nel Sud-Est Asiatico e per la carestia in Africa.

"Vi siete comportati come coloro che vogliono fare la differenza, e l’avete fatta", ha scritto. "Questa generosità costante ha ispirato la mia decisione di elargire tutti i nostri risparmi tranne 1.000 dollari". Questa cifra è stata trattenuta per mantenere aperto il conto di risparmio.

McNamara si è reso conto che la decisione è stata presa dopo lunghi incontri durante i quali ci sono state anche "accese discussioni". C’era rabbia, disappunto, frustrazione, preoccupazione per le vittime, il tutto derivante da una sorta di vergogna e di empatia con le vittime", ha scritto. Ma, dopo la discussione, si è deciso di offrire il supporto.

Una delle parrocchiane di St. Bernardine ha dichiarato di essere rimasta sconcertata riguardo la decisione del prete, sostenendo che avrebbero dovuto essere ascoltati tutti i parrocchiani. La donna ha preferito restare anonima, nel timore delle eventuali critiche alle sue affermazioni contrarie alla donazione.

"Quando è girato il cesto, ci hanno detto che ciò che avremmo messo dentro non sarebbe stato speso per i risarcimenti degli abusi. Ora che i soldi sono andati, purtroppo sono stati destinati proprio dove non avrebbero dovuto".

Ma Eileen Fewless, direttrice per l’educazione religiosa nella stessa parrocchia, che ha presieduto alla discussione, era favorevole alla donazione. "Tutti i presenti alla riunione avevano una attitudine di preghiera e di comprensione, e molti di loro erano sicuramente favorevoli. La nostra parrocchia è fatta così".

Charles Zech, direttore del Center for the Study of Church Management della Villanova University in Pennsylvania, ha detto che la richiesta di Mahony alle parrocchie non è certo inusuale, ma non senza precedenti. Anche le diocesi di San Diego e di Tucson sono tra quelle che hanno chiesto alle parrocchie di aiutare a pagare i risarcimenti per gli abusi.

"L’ultima risorsa economica per una arcidiocesi o una diocesi sono i parrocchiani. Ma ne pagheranno le conseguenze prima o poi", dice Zech.

Inoltre afferma di considerare questo appello abbastanza giusto, dato che comunque la contribuzione è volontaria.


Alcune parrocchie, nonostante avessero fondi a sufficienza, hanno risposto di non poter contribuire poiché impegnate a pagare gli interessi per progetti di ristrutturazione interni.

E alcune altre, compresa la Resurrection Church di Boyle Heights semplicemente hanno risposto di non potere. "Non abbiamo fondi lasciati alla discrezionalità", dice il parroco Mons. John Moretta. "Siamo appena al limite della sopravvivenza, ma grazie al cielo ce ne sono altre che stanno contribuendo".

Alla chiesa di St. Anne di Santa Monica, P. Michael D. Gutierrez ha dichiarato che l’incontro al decanato di Westside con Mahony, è stato a tratti carico di tensione. "Sono state poste domande molto complesse, ma credo che il cardinale sia riuscito a spiegare le sue ragioni".

Il parroco ha spiegato che la sua parrocchia, piuttosto povera, fa fatica a tenere aperta la scuola adiacente, sebbene avrebbe avuto piacere di contribuire. Ha confermato che darà 25.000 dollari – 5.000 per ognuno dei prossimi cinque anni. Gutierrez è tra quei preti che hanno rinunciato ad una paga mensile per contribuire a sanare il debito.

"Ritengo che abbiamo molto da imparare da questi errori e dobbiamo andare avanti. Ora faremo meglio e dobbiamo aiutare la chiesa a superare questo momento".

Alla chiesa di St. Cirillo di Gerusalemme, una comunità di 1.400 famiglie di Encino, il Mons. Carl Bell ha deciso, insieme al consiglio amministrativo, di prestare all’arcidiocesi 100.000 dollari senza interessi, da restituirsi nei prossimi dieci anni. E nella parrocchia di St. Denis a Diamond Bar, Mons. James Loughnane ha dettodi aver consultato il consiglio parrocchiale, ma ancora non è stata presa nessuna decisione, sebbene spera che si potrà contribuire.

"Sono certo che comprendano che a questo punto, ricercare le colpe non serva a niente", dice Loughnane. "Dobbiamo affrontare la situazione e risolverla".

rebecca.trounson

@latimes.com

http://www.latimes.com/news/printedition/front/la-me-churches25-2008may25,0,4628018,full.story


 

Martedì, 27 maggio 2008


Condannato ad otto anni don Mauro Stefanoni

http://new.ticinonews.ch/articolo.aspx?id=68401&rubrica=15

Confine: otto anni al prete pedofilo di Laglio
Don Mauro abusava di un ragazzino, all’epoca dei fatti minorenne. Il giovane lo denuncia. Lui si dice innocente ma i siti e le chat frequentate dicono il contrario
Don Mauro Stefanoni abusava di un ragazzino che all’epoca dei fatti era minorenne. Nel 2004 il giovane, un parrocchiano affetto da una lieve disabilità, lo denuncia. Il prete, ex parroco di Laglio, viene accusato di violenza sessuale. Oggi la condanna del tribunale di Como: otto anni di reclusione.
Il prete, che oggi non era presente in aula per la sentenza finale, si è sempre dichiarato innocente. Ma secondo i fatti ricostruiti in aula dal pm, appare il contrario: "La videocassetta omopornografica trovata nella casa parrocchiale, la tipologia dei film acquistati sulla tv via satellite, i siti internet navigati, le chat line frequentate, i soprannomi utilizzati per farlo e i rapporti intrattenuti con un suo ex parrocchiano di Ponte Tresa costituiscono una cornice perfetta per il quadro dipinto dalla vittima".
A dar risalto alla vicenda è pure la notizia emersa poco tempo fa della "soffiata" che monsignor Alessandro Maggiolini, all’epoca dei fatti vescovo emerito di Como, fece a don Mauro Stefanoni nel 2004 per riferirgli dell’indagine in corso nei suoi confronti. Al Corriere della Sera, l’ex vescovo ha negato di aver ostacolato le indagini. “Come avrei potuto - si chiede monsignor Maggiolioni - visto che intervenni solo quando il fatto era ormai risaputo?”. Termina l’ex vescovo: "Se poi sono stati commessi abusi sessuali, è un fatto gravissimo. Lo è per una persona laica, figuriamoci per un religioso".
Dopo tre ore di dibattimento, è giunta la sentenza: otto anni e risarcimento alle parti civili per un totale di 180’000 euro (120.000 al ragazzo, 30 mila ciascuno ai due genitori).

http://canali.libero.it/affaritaliani/milano/alessandromaggioliniMI29052008.htm
Como/ Condannato a 8 anni un prete per violenze sessuali. Nell’inchiesta anche il vescovo Alessandro Maggiolini
Colpevole dei reati a lui ascritti e per questo condannato a otto anni di reclusione. E’ la sentenza emessa oggi dal Collegio giudicante del Tribunale di Como nei confronti di don Mauro Stefanoni, l’ex parroco di Laglio e Brienno accusato di violenze sessuali ai danni di un ragazzino con lieve disabilita’ mentale, all’epoca dei fatti (il 2004) appena 14enne.
La sentenza e’ stata pronunciata dopo quasi quattro ore di camera di Consiglio e accoglie le richieste avanzate un paio di settimane fa dal Sostituto Maria Vittoria Isella della Procura di Como. L’imputato aveva sempre partecipato alle udienze, oggi invece non si e’ presentato in aula.
C’erano i suoi avvocati Bomparola e Martinelli, che, pur riservandosi di conoscere le motivazioni della sentenza, gia’ pensano al ricorso in Appello. "Una giusta sentenza. Volevamo giustizia, l’abbiamo avuta", dice l’avvocato Nuccia Quattrone, che rappresenta la parte civile e che auspica "sia fatta piena chiarezza anche nelle responsabilita’ degli altri indagati", riferendosi al Vescovo Emerito di Como, Monsignor Alessandro Maggiolini (che proprio oggi festeggia il 25esimo anniversario dell’ordinazione episcopale), al Vescovo di Crema Oscar Cantoni e Monsignor Enrico Bedetti, all’epoca stretti collaboratori dell’allora Capo della Curia comasca.
Tutti indagati per favoreggiamento personale per aver informato don Mauro dell’inchiesta incorso prima che il diretto interessato fosse raggiunto da avviso di garanzia. L’imputato ha sempre respinto le accuse sostenendo di essere vittima di una macchinazione ordita dai famigliari del ragazzino.



Lunedì, 02 giugno 2008

Assolto in via definitiva padre Giancarlo Locatelli

Era stato accusato di possesso di materiale pedopornografico


Riceviamo oggi da Padre Giancarlo Locatelli la seguente lettera che molto volentieri pubblichiamo:



 

Sono Padre Giancarlo Locatelli

viene riportato ancora sul vostro sito una notizia (marzo 2004) circa il mio coinvolgimento in indagini di possesso di materiale pedopornografico.

Il 7 novembre 2006 il tribunale di Bari con sentenza passata in giudicato mi ha assolto perchè ’il fatto non sussiste’.
Richiesta di assoluzione dello stesso Pubblico Ministero dopo aver acclarato la mia totale estraneità ai fatti.
Prego di porre rimedio all’assenza della notizia, o forse fa più notizia sbattere il mostro in prima pagina e poi fregarsene se di ’mostro’ invece non si tratta?
Cordiali saluti


 

Risponde il direttore


 

Questa lettera di Padre Giancarlo Locatelli ci da l’opportunità per ribadire la nostra linea di condotta sul tema della pedofilia clericale.
Noi non siamo affatto interessati a sbattere il mostro in prima pagina. Altri siti e altri mezzi di comunicazione lo fanno quotidianamente, noi No!
Ci preme precisare, ma i frequentatori del nostro sito lo sanno, che sulle notizie di reato relativi alla pedofilia siamo largamente debitori dei mezzi di comunicazione locali o nazionali o delle agenzie di stampa perché non abbiamo una struttura redazionale capillare in tutta Italia. Non siamo "La Repubblica" o il "Corriere della sera" ma un piccolo spazio informativo costruito con lavoro volontario.
Riportiamo di solito, ed anche in questo caso ci siamo comportati così, solo notizie di iniziative giudiziarie certe, dove cioè ci si trovi di fronte a decisioni della magistratura come un rinvio a giudizio o una condanna. Rifiutiamo le lettere anonima, e ce ne arrivano spesso. Se ci sono assoluzioni di casi di cui abbiamo dato notizia le riportiamo. In questo caso non lo abbiamo fatto finora perchè sul web non c’è stata traccia alcuna di tale assoluzione che apprendiamo solo oggi e che immediatamente forniamo ai nostri lettori.
Dobbiamo dire con tutta franchezza, e ciò non va certo ad onore della stampa, che padre Locatelli ha perfettamente ragione quando parla dei "mostri sbattuti in prima pagina" a cui non corrisponde mai altrettanto clamore quando questi vengono assolti. E’ una esperienza che ci è capitato di vivere anche personalmente ed è per questo che da quando abbiamo dato vita a questo sito ci siamo sempre prodigati a dare a tutte le notizie il giusto rilievo per il rispetto che è dovuto ad ogni persona, anche a chi commette crimini. Non è certo un caso che siamo impegnati anche contro la pena di morte o per l’abolizione dell’ergastolo: tutti hanno diritto alla misericordia e ad emendarsi dai propri errori.
Ripetiamo lo scandalismo non ci interessa. Il nostro scopo sul tema della pedofilia clericale è di aiutare le chiese cristiane a debellare un fenomeno perverso e molto antico e crediamo che questo sia nell’interesse di ogni cristiano, qualsiasi sia la confessione a cui esso appartenga. Il nostro, cioè, crediamo sia un servizio ecumenico alle chiese e non certo una azione di discredito di una singola confessione.
Auguriamo a padre Giancarlo Locatelli di poter continuare a svolgere il suo ministero nel modo migliore possibile. Per Lui e per quanti sono accusati ingiustamente valgono le parole del Vangelo: "Beati voi, quando vi insulteranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per causa mia.
Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande nei cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi
" (Mt 5,11-12).
 


 

Giovanni Sarubbi



 

Clicca quì per leggere la notizia del 2004



Giovedì, 05 giugno 2008

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