FISICA/MENTE

 

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 8

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

FERMIAMOLI 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli due ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l'etica. E' quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E' quella che fa finta di confondere omosessualità con pedofilia ed addirittura con incesto (il Presidente dei Vescovi italiani, tal Bagnasco).

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.



 

Gli ex parrocchiani che subirono gli abusi scrivono ad Antonelli
Le vittime di don Cantini: "Per lui un processo penale"

di Maria Cristina Carrutù

Fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Le-vittime-di-don-Cantini-Per-lui-un-processo-penale/1651009/6

Un processo penale giudiziario. Le vittime di don Lelio Cantini, il prete accusato di violenza sessuale a plagio da suoi ex parrocchiani della Regina della pace, non si rassegnano. E, «fortemente incoraggiati» dall´intervento di monsignor Rino Fisichella alla trasmissione «Annozero» del 31 maggio scorso, hanno scritto all´arcivescovo Ennio Antonelli. Per chiedere alla Curia fiorentina quello che avevano già chiesto, finora inutilmente: e cioè, un processo penale giudiziario contro don Cantini, a norma del diritto canonico. Con ascolto dei testimoni e delle vittime, e un giudizio finale collegiale, laddove, nel processo penale amministrativo, è l´arcivescovo a prendere personalmente provvedimenti. Nel caso di don Cantini Antonelli ha sospeso il prete dalla celebrazione dei sacramenti e della messa in pubblico per cinque anni, ma le vittime hanno sempre ritenuto che per i crimini ammessi dall´ex parroco fosse una pena del tutto insufficiente.
E così, in una lettera firmata da ben diciotto di loro e inviata il 7 giugno scorso, per conoscenza, anche alla Congregazione per la dottrina della fede, ad Antonelli le vittime danno questa volta un mese di tempo per rispondere, trascorso il quale, annunciano, richiederanno il diretto intervento della Congregazione, alto organismo della Santa Sede. Fisichella, si legge nella lettera, «ha pubblicamente e privatamente ringraziato tutti noi del coraggio e della determinazione finora mostrate, esprimendo chiaramente e inequivocabilmente la necessità di istruire un processo canonico giudiziario» per «far luce e chiarezza su tutti gli aspetti delle vicende legate a don Cantini». Comprese, ricordano le vittime, «le eventuali reiterazioni in epoca recente dei reati», che così non sarebbero soggetti a prescrizione. Fra i reati attribuiti a don Cantini, ricordano, c´è oltretutto l´assoluzione del complice istigato a commettere peccato, che comporta la scomunica immediata latae sententiae riservata alla Santa Sede. E se è vero che in presenza di prove certe, come in questo caso, e dell´ammissione del colpevole, si può ricorrere al processo amministrativo, su reati come la pedofilia e l´assoluzione del complice, considerati «gravissimi» dal diritto canonico, a giudicare non deve essere una Curia locale ma direttamente la Congregazione per la dottrina della fede. Lo ricorda Paolo Moneta, uno dei massimi esperti di diritto canonico: sebbene quanto prefigurato da Fisichella «non rientri nelle procedure normali», dice, «la Congregazione può disporre che, per fare maggiore giustizia su reati gravissimi, una procedura giudiziaria si possa riaprire», e un decreto amministrativo già emesso da un vescovo «revocare».



Mercoledì, 20 giugno 2007

NO ALLA PEDOFILIA
HUGAFLAME presenta "SEXCRIME"

"Sexcrime" è un brano crudo, uno storytelling che affronta esplicitamente il tema della pedofilia, argomento spesso nascosto dalle cronoche ed occultato per i suoi risvolti ripugnanti. Un tema che fa rabbrividire perchè sbatte in faccia delle persone inconsapevoli una realtà assurda ed inconcepibile, che taglia con l’accetta la dignità dell’uomo ma soprattutto spezza le vite delle vittime, i bambini, colpevoli di vivere l’infanzia, di fidarsi della vita e del prossimo. Una realtà difficile da concepire ma che esiste, che deve essere esecrata necessariamente ma di cui bisogna parlare. In questo periodo caratterizzato da una forte instabilità politica e sociale, in cui la mancanza di valori comuni condivisi richiama l’esigenza di profondi cambiamenti a tutti i livelli della società, è importante essere consapevoli della nostra realtà anche se spesso scomoda e atroce. HugaFlame ha il coraggio di parlarne e questa canzone vuole essere un piccolo contributo affinché si possa tenere viva la sensibilizzazione su questo argomento.
Il brano è scaricabile gratuitamente sul sito ufficiale www.hugaflame.com.


HugaFlame è un gruppo hip hop attivo nella scena musicale da diversi anni, che si distingue per tematiche e attitudine dal genere di riferimento d’oltreoceano.
I tre ragazzi (Dydo, Livio e DJRonin) affrontano argomenti della quotidinità, spesso con un tono ironico, ma hanno un particolare talento: la loro musica e i loro testi arrivano dritti al cuore delle persone, perchè fanno riflettere:
non parlano di massimi sistemi ma di vicende e situazioni comuni, in cui ognuno si può ritrovare. Questa capacità li premia con il grande riscontro che hanno tra la gente, non certo a livello discografico; parlare senza censura dicendo le cose come stanno non aiuta a vendere dischi.

Per questo motivo il gruppo decide non scende a compromessi:
continua a proporre una musica forte e diretta, che non significa volgare ma che tratta argomenti toccanti e spesso impegnativi. Internet è il mezzo migliore per questo obiettivo, la gratuità quello più onesto per arrivare al cuore delle persone.

HUGAFLAME

www.hugaflame.com
www.myspace.com/hugaflame


 

Di seguito riportiamo il file audio di "Sexcrime". La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti




Mercoledì, 20 giugno 2007

La Repubblica: Preti pedofili, polemica per un convegno alla Camera

La Rosa nel Pugno invita l’accusatore di Ratzinger e la Cdl protesta. Bertinotti: non posso negare l’uso della sala -


21/06/2007 ROMA - A pochi giorni dalle polemiche sollevate da Anno Zero di Michele Santoro sulla pedofilia clericale, è ora un convegno organizzato dalla Rnp in una sala della Camera a provocare una bufera politica sul tema dei preti pedofili. Venerdì prossimo, infatti, nella Sala Colonne di Palazzo Marino (che fa parte della Camera), si terrà un seminario sulla «repressione sessuale, una politica che genera violenza», organizzato dal deputato radicale Maurizio Turco al quale prenderanno parte alcune vittime di abusi da parte di preti e Daniel Shea, l’avvocato statunitense che ha denunciato il papa Ratzinger di aver confermato, quando era presidente della congregazione della fede, la linea di trattare la pedofilia con discrezione. Sarà trasmesso, inoltre, in anteprima per l’Italia, il film the “Hand of god” di Joe Cuntrera, italoamericano e fratello di una vittima. Il fatto, però, che questo argomento sia affrontato in un locale del parlamento ha scatenato una polemica all’interno della maggioranza e le proteste dell’opposizione. I teodem della Margherita, con i deputati di Fi e dell’Udc, hanno chiesto infatti a gran voce al presidente della Camera di non autorizzare lo svolgimento del convegno. Bertinotti ha risposto di non poterlo fare, non potendo «censurare» l’attività dei gruppi parlamentari.


 

Preti pedofili
Capua. Don Pasquale Scarola condannato per pedofilia: "Volelo la mamma, non la figlia"

Dal Corriere di Caserta del 20 giugno 2007, pag. 18


IL CASO DON SCAROLA
Il religioso già condannato a due mesi per pedofilia ha detto durante l’udienza civile: "telefonavo anche di notte in quell’abitazione"

DON SCAROLA: ERO INTERESSATO ALLA MADRE
Confessione nell’aula del tribunale del parroco della chiesa di S. Pietro Apostolo

CAPUA (Tina Palomba) - "Telefonavo anche di notte in quell’abitazione però mi interessavo della mamma e non della figlia".

Ieri una nuova puntata sulla storia di don Pasquale Scarola da Capua. Attualmente dice ancora messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia in via definitiva ai danni di una bambina di nove anni.

E’ stato proprio lui a confessare in aula in sede civile (la famiglia della piccola ha chiesto il risarcimento danni e si è costituita parte civile con l’avvocato Pietro Romano), dinanzi al giudice Mazzuoccolo, la sua debolezza verso le donne.

Ma facciamo un passo indietro per capire che cosa è successo tempo fa in questa parrocchia a San Pietro Apostolo a Capua. Don Pasquale Scarola, 64 anni (originario di Curti) parroco della chiesa San Pietro Apostolo di Capua venne incriminato per aver molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: "Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere". Ecco le frasi oscene che ripeteva alla bimba. Il prete, nonostante la condanna, si è rifiutato aanche di pagare la multa di 4 milioni di lire prevista nel verdetto del giudice.

Al termine delle indagini sul conto di don Pasquale sono emersi altri fatti allucinanti. Dal sito della chiesa San Pietro Apostolo si collegava sulle hotline e chiamava la pornostar Gessica rizzo. C’è una telefonata intercettata dove lui dice: "Ciao sono Pasquale" e poi tutto il resto. Insomma "roba" da Santi Uffizzi. Anche la mamma della vittima quando lo denunciò perché capi che la figlia riceveva troppe telefonate, segnalò che il prete quando vedeva la piccola la stringeva troppo in modo morboso facendo capire quasi le sue strane manie. Don Pasquale celebra regolarmente messa nella chiesa S. Pietro Apostolo, dopo una condanna definitiva. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, il parroco non è stato trasferito e resta al suo posto nella chiesa di S. Pietro Apostolo. Polemiche dopo la sentenza del tribunale e qualche timore che gli atti del parroco possano essere ripetuti. Insomma la situazione non è del tutto rientrata dopo l’episodio contestato.
 



Giovedì, 21 giugno 2007

Manifestazione su: «Basta con le omertà vaticane sulla repressione e le violenze sessuali»

Registrazione audio


Riprendiamo dal sito di radio radicale, Coordinate: http://www.radioradicale.it/scheda/228919, la registrazione della Manifestazione su: "Basta con le omertà vaticane sulla repressione e le violenze sessuali".
Partecipanti: Daniel Shea -avvocato; Umberto Lenzi - movimento preti sposati; Paul Cultrera; Maurizio Turco - deputato e segretario dell’associazione anticlericali.net (Rosa nel Pugno); Matteo Mencacci - rappresentante del partito radicale transnazionale presso l’ONU; Mario Staderini - consigliere comunale del I Municipio di Roma (Rosa nel Pugno); Paolo Falcone - vice presidente dell’Associazione Chiesa in cammino.
Di seguito riportiamo il file audio della manifestazione. La riproduzione del file audio parte automaticamente ed è possibile interromperla o riprenderla con gli appositi pulsanti.





Il file audio da noi ripreso è rilasciato con licenza Creative Commons: Attribuzione 2.5
2007 www.RadioRadicale.it

Sabato, 23 giugno 2007

Preti pedofili e repressione sessuale nella Chiesa : associazione deleteria

di Rita Guma

23 giugno 2007
Si e’ tenuto ieri a Roma un convegno dal titolo "La repressione sessuale: una politica che genera violenza. Basta con le omertà vaticane".
Come molti sanno, in passato mi sono espressa con durezza nei confronti della Chiesa cattolica per la sua politica sulla questione dei preti pedofili e per le sue incursioni nella politica legislativa degli Stati laici (in primis il nostro). Sul nostro sito sono anche comparsi diversi chiarimenti non certo favorevoli alla Chiesa in merito all’ICI delle strutture vaticane o all’8 per mille. La stessa indipendenza l’abbiamo dimostrata sulla questione delle vignette su Maometto e sull’ironia fatta su Papa Ratzinger.
Queste prese di posizione danno la misura della nostra terzieta’ rispetto a quella religione (come a tutte le altre). Una terzieta’ che pero’ non e’ anticlericalismo, perche’ non si puo’ fare una corretta difesa dei diritti di tutti se si mira a contrastare la liberta’ di alcuni, una liberta’ beninteso che finisce laddove lede i diritti altrui. Ebbene, con lo stesso spirito con cui ho criticato la Chiesa affermo invece che l’incontro in oggetto ed iniziative simili contengono ’in nuce’ violazioni dei diritti umani, al di la’ dell’intento dichiarato della tutela dei diritti.
Ritengo infatti che preti e Vescovi (e religiosi di altre confessioni) possano essere criticati per gli aspetti politici dei loro interventi come qualsiasi altro cittadino e che debbano essere perseguiti anche penalmente per eventuali violazioni dei diritti di terzi, cosi’ come penso possa essere criticata sotto il profilo etico la struttura religiosa il cui comportamento finisca con il coprire il reato o proteggere il perpetratore. Sono convinta tuttavia che discutere i principi e le regole interne di una religione - se non illegali - non sia compito della politica e che tali regole, finche’ accettate e condivise da esseri maggiorenni e consenzienti, possano essere discusse solo all’interno di quella comunita’ religiosa. Diversamente si tratta di una indebita ingerenza della politica nella religione, la quale peraltro, essendo basata sulla fede, non puo’ essere messa in discussione nei suoi fondamenti da organismi o esponenti secolari: la fede non si spiega, la fede si ha o non si ha. Inoltre, come diro’ in seguito, tale pretesa mette a rischio alcune liberta’ fondamentali.
In particolare, il tema oggetto dell’incontro - discusso fra Matteo Mecacci (rappresentante all’ONU del Partito radicale transnazionale), Maurizio Turco (deputato della Rosa nel Pugno, segretario di una associazione anticlericale), Robert Costello (impegnato contro i preti pedofili), Joe Cultrera (regista di Hand of God), Daniel Shea (avvocato), Gabriella Simoni (antropologa e giornalista televisiva), alcuni esponenti di associazioni per i minori e due esponenti del movimento preti sposati - rientra nel filone che argomenta che il celibato dei preti (e la trasmissione dell’idea di donna come ’diavolo’) sia foriera di violenze sessuali da parte dei preti.
In primo luogo vorrei far notare che la lista di relatori dell’incontro ’mescola’ esponenti politici, antilericali dichiarati, tecnici, difensori dei diritti dei bambini violentati e infine preti sposati. Non ho nulla contro alcuna di queste categorie, tuttavia mi pare una scorrettezza usare la questione dei preti pedofili (e quindi la tragedia delle loro vittime) per una discussione-insalata con vasti aspetti anticlericali. Seppure si volesse discutere la questione storico-sociale-psicologica del celibato nella Chiesa, questo andrebbe fatto in sede appropriata, per esempio in un incontro di studi, con persone tecnicamente preparate e non politicizzate, prevenute o mosse da astio verso l’oggetto dei loro studi.
In tale sede emergerebbe fra l’altro che anche fra i sacerdoti delle religioni che consentono il matrimonio ai religiosi esistono fenomeni di violenze sessuali ai danni di bambini e donne o bambine, fatto che da solo farebbe gia’ cadere una tesi del convegno di ieri, mentre l’altra (che l’idea della donna-lucifero provochi preferenze omosessuali) viene automaticamente smentita dalla presenza dei preti sposati allo stesso convegno. In qualsiasi contesto di potere - da sempre, dallo ’jus primae noctis’ a Vallettopoli - si determinano situazioni favorevoli al sopruso, senza necessariamente cause come regole di castita’ o celibato. Se il contesto prevede piu’ probabilita’ di avvicinare minori - di per se’ prede piu’ facili - maggiore sara’ la frequenza del delitto ad opera di persone malate o senza scrupoli.
Inoltre, secondo la Costituzione italiana, art. 8. "Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge" e, art. 19. "Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume". Se una regola religiosa non e’ contraria ai diritti dell’uomo e viene accettata liberamente dal fedele (in questo caso da chi prede i voti sacerdotali) non puo’ essere discussa dal potere temporale ed i politici che lo facciano si comportano come i vescovi che interferiscono nella sfera di competenza dello Stato laico.
Non solo, ma grazie alla loro visibilita’, con questi discorsi costoro creano pure un clima di intolleranza, perche’ una cosa e’ la critica ad un atteggiamento ’esterno’ della Chiesa (prendere una posizione politica su un pdl dello Stato o coprire un prete pedofilo) altra cosa una critica alle regole e fondamenti di una religione, che ha come conseguenza di porre in cattiva luce quella religione e suoi fedeli, e non un singolo prete o vescovo o la gerarchia. E non la pone in cattiva luce in quanto abbia violato un diritto o coperto un reato (che sarebbe giusto) ma in quanto applica un principio cardine di quella religione cui si pretende di attribuire conseguenze malefiche per la societa’.
Mi si opporra’ a questo punto che allora anche regole di altre religioni limitative dei diritti delle donne o di chicchessia non dovrebbero essere discusse. Sinceramente penso che donne maggiorenni che in una societa’ libera come quella occidentale decidano volontariamente di portare il burqa aderendo alla religione islamica debbano poterlo fare (con i limiti stabiliti dalle leggi sulla pubblica sicurezza). Anche per i Testimoni di Geova ho sottolineato in passato che se questi liberamente (quindi da maggiorenni in possesso delle proprie facolta’) scelgono di non sottoporsi a trasfusione debbono poterlo fare anche se vanno incontro alla morte. In entrambi i casi e in altri simili fanno eccezione i minori (ad es se una minore viene sposata ad uomo o sottoposta a mutilazione genitale dall famiglia, quell’atto e’ - anche per legge - una violenza) e fanno eccezione tutte quelle regole che confliggono con leggi quali il divieto della poligamia.
Quindi - entrando nel merito della questione e alla luce della responsabilita’ individuale sancita dalla Costituzione - se un prete avverte pulsioni sessuali che confliggono con il suo stato sacerdotale, puo’ semplicemente lasciare la tonaca. Se non lo fa e preferisce violentare i bambini o le ragazzine, la responsabilita’ e’ sua, non della Chiesa che ha stabilito la regola (peraltro alcuni preti pedofili colti in flagrante hanno confessato di aver scelto di operare nella Chiesa proprio con la finalita’ di sfruttare il contesto per molestare i bambini). Lo stesso discorso vale per i preti sposati, che rispetto e di cui comprendo la sofferenza, ma dei quali penso che o aderiscono ad un’altra fede che preveda il matrimonio per i suoi ministri del culto, o continuano a combattere all’interno della Chiesa per far cambiare una regola che ritengono teologicamente infondata.
Per esemplifcare il mio pensiero, prendo ad esempio lo statuto della nostra associazione, il quale stabilisce delle incompatibilita’ stringenti riguardo alle cariche associative. Chi voglia candidarsi a presidente, portavoce o referente locale dell’associazione non puo’ essere dirigente politico di un partito o eletto nelle Istituzioni o amministratore di una impresa e cosi’ via. Chi aderisce alla nostra associazione lo fa volontarimente e sapendo che ci sono questi limiti. Non puo’ poi lamentarsi di non poter essere eletto presidente o di doversi dimettere quando in capo alla sua persona sorge una di queste incompatibilita’. Se la cosa non gli piace puo’ pero’ uscire dall’associazione o tentare di cambiare lo statuto.
Non credo - in conclusione - che faccia bene a nessuno cavalcare iniziative come quella di cui ho parlato, iniziative che anzi a mio avviso fanno solo danno, sia perche’ non rispettano il diritto di una religione di autoregolamentarsi entro i limiti di legge come stabilito invece dalla Costituzione e da tutte le Carte dei diritti internazionali, sia perche’ alimentano - come gia’ detto - un clima di intolleranza, sia infine perche’ inquinano una battaglia per la giustizia e per i diritti delle vittime con i loro intenti chiaramente anticlericali, inducendo di conseguenza diffidenza in una parte dell’opinione pubblica che sara’ disposta a sostenere la levata di scudi della Chiesa, che invece dovrebbe impegnarsi con piu’ efficacia contro i delitti perpetrati al suo stesso interno e resi possibili proprio dall’autorevolezza derivante nell’ambito della comunita’ dall’investitura ecclesiastica.
Altra cosa e’ la difesa delle vittime o la denuncia, benemerita quando imparziale e mirata solo al bene delle vittime, senza altri odii o scopi, ed alla quale anche noi da anni contribuiamo.
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da Osservatorio sulla legalità - http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/06giu3/2301ritalaicita.htm



Sabato, 23 giugno 2007

Preti pedofili
Don Siro Invernizzi resterà prete

Dopo il caso di don Pasquale Scarola da Capua, un altro prete pedofilo viene "graziato" dal proprio vescovo, in contraddizione alle asssicurezioni sulla mano dura che mons. Fisichella ha propagandato ad Annozero contro i preti pedofili.



Continuerà a fare il prete ed a celebrare messa. Ma, quasi certamente, dovrà svolgere le sue funzioni di sacerdote in un’altra diocesi. E’ questa la decisione assunta dalle autorità religiose nei confronti di don Siro Invernizzi, l’ex parroco di Cergnago che il 6 settembre 2006 venne arrestato a Milano (vicino al cimitero maggiore) perchè trovato in atteggiamenti intimi con un 13enne romeno. In dicembre era poi seguito il processo. Don Invernizzi aveva patteggiato due anni con la condizionale ed il risarcimento di 10mila euro alla famiglia del minorenne.
Per questo caso di pedofilia, il pubblico ministero aveva chiesto al giudice una pena non inferiore ai sei anni. Fabio Santopietro, l’avvocato di don Invernizzi, aveva proposto invece il patteggiamento, sostenendo che il rapporto non era stato consumato: si era trattato di un episodio occasionale e non c’erano state minacce e violenze. Accusa e difesa si erano così accordate sui 24 mesi, con pena sospesa ed immediata libertà per il prete (che aveva trascorso gli arresti domiciliari nella casa della sorella a Gropello Cairoli, nella zona di Cielo Alto). Chiusa la vicenda giudiziaria, la questione è poi passata sotto la competenza della chiesa. La diocesi di Vigevano, attraverso il vescovo Claudio Baggini, ha svolto accertamenti sul caso ed ha inviato un fascicolo sulla vicenda a Roma, alla Congregazione per la dottrina della fede: è l’organismo che ha il compito di decidere se per un sacerdote sottoposto ad un procedimento penale sia necessario un processo canonico (che, teoricamente, può portare anche ad una pena severa come la sospensione o, addirittura, la riduzione allo stato laicale). Ma questa ipotesi è stata subito scartata dagli esperti del Vaticano, che hanno affidato a monsignor Baggini il compito di prendere una decisione sul futuro di don Siro. E il vescovo di Vigevano, da quanto si è saputo, non sembra intenzionato ad adottare provvedimenti punitivi nei confronti del prete. Dalla diocesi non filtrano notizie e commenti. Tuttavia l’ipotesi più probabile è che don Invernizzi continuerà anche in futuro a svolgere la sua attività sacerdotale. Per il momento resterà in Lomellina, a disposizione della curia vigevanese.
Ma è probabile che nei prossimi mesi venga trasferito in un’altra diocesi dell’Italia settentrionale, dove verrà inserito in una parrocchia e potrà riprendere a svolgere il suo ministero religioso.
Segnalazione pervenuta a ultimissime e tratto da La Provincia Pavese del 28 giugno 2007
 


Notizia riportata in: http://www.uaar.it/news/2007/06/28/don-siro-invernizzi-restera-prete/

Venerdì, 29 giugno 2007

Preti pedofili - dibattito
La questione dei seminari minori

di Sergio Grande

Nella sezione Forum del nostro sito, nella settimana scorsa, si è sviluppato un intenso dibattito sulla questione dei seminari minori a cui più volte si è fatto riferimento negli articoli riguardanti la questione dei preti pedofili. Grazie al contributo di Steve (uno dei partecipanti al forum) sono venute fuori le dimensioni di tale problema che sono vermanete incredibili, molto al di la di quanto noi stessi potessimo immaginare.
I dati sono tutti ufficiali del Vaticano e sono tutti disponibili su intenert sui siti della CEI e della agenzia FIDES.
Grazie al lavoro di ricerca di Steve abbiamo così appreso che nella sola Italia vi sono
"123 seminari minori (90 diocesani e 33 religiosi) e 25 convitti (14 diocesani e 11 religiosi)" per un totale di "circa 2.743 seminaristi minori (1.426 diocesani e 1.317 religiosi)". (I dati sono tratti dal documento reperibile al seguente link:

 http://www.chiesacattolica.it/cci_new/documenti_cei/2007-03/15-40/statistiche2007%20WEB.pdf ).


Fa notare Steve che "molti dei preti pedofili proviene proprio dai seminari minori, che ogni anno assiccurano ai seminari maggiori circa il 25% dei nuovi seminaristi. Potete immaginare che personalità disturbate si aggirano in quei seminari".


I dati mondiali relativi ai seminaristi bambini in tutto il mondo sono ancora più raccapriccianti. Dai dati pubblicati dall’Agenzia FIDES apprendiamo che i seminaristi minori nel mondo sono stati nel 2004 ben 101.585 di cui 45.535 in Africa, 17.991 in America, 24.200 in Asia, 13.463 in Europa e 396 in Oceania. Non ci sono ancora dati aggiornati al 2007.


(I dati sono reperibili ai seguenti link
http://www.fides.org/ita/statistiche/2000_5.html
http://www.fides.org/ita/storia/am_82.html )

In uno dei suoi post Steve racconta cosa ha trovato nel sito della diocesi di Aversa (CE), dove c’è uno dei più fiorenti pedoseminari d’Italia con 100 bambini, in relazione alla vita di questi poveri ragazzi DI SCUOLA MEDIA INFERIORE :
(http://www.diocesiaversa.it/default2.asp?active_page_id=105 )


"Il cammino che concerne i ragazzi della scuola media tende inizialmente a considerare, per un’educazione dell’individuo nella vita di gruppo, i cardini di un discorso primariamente umano: l’accoglienza, il confronto, l’altrui diversità vista come fonte di ricchezza personale e comunitaria. Le catechesi settimanali sono incentrate sull’Eucaristia, mediante le quali i ragazzi sono gradualmente accompagnati nella scoperta della figura di Gesù fonte di comunione e di esperienza concreta di fraternità. Il percorso formativo della II media si snoda puntando principalmente sulla realtà dei sacramenti, segni della presenza e dell’amore di Dio per l’uomo. La conclusione del cammino della Scuola Apostolica, per i ragazzi della III media, è incentrata infine sull’esperienza prettamente vocazionale, guidando i ragazzi ad aprire il loro cuore alla chiamata del Signore per realizzare il progetto di Dio. Essi comprendono così come la loro vita è un dono di Dio, che non va sprecato in cose effimere, ma mettendolo a servizio degli altri."
Per chi volesse aapprofondire ci si può rendere conto anche della vita disgraziata dei ragazzi delle medie superiori.
Quale maturità affettiva può acquisire un ragazzo di 10-12 anni sottoposto a tale vita?
Ma ciò non sembra preoccupare più di tanto la gerarchia cattolica. Sempre Steve riporta un documento redatto da Mons. Luigi Serenthà della diocesi di Senigallia (AN) relativo alla PASTORALE VOCAZIONALE DEI PREADOLESCENTI dove egli difende con vigore il reclutamento dei seminaristi preadolescenti sostenendo che i seminaristi non sono forzati nella loro "vocazione":


(Leggi il documento al seguente link http://www.seminariosenigallia.it/documenti/Pastorale%20vocazionale%20nei%20preadolescenti.doc ).

Afferma Steve a tale proposito in uno dei suoi post: "Ma è cosa nota che dove c’è repressione dell’affettività e della sessualità si blocca lo sviluppo della personalità dell’adolescente in un periodo fondamentale per la sua formazione. Non si sostiuiscono gli affetti familiari e la ricerca dell’amore e del sesso con le preghiere, i rosari e i direttori spirituali, che spesso sono i primi violentatori dei seminaristi perchè essi stessi lo sono stati da bambino.
Non è il celibato la causa della pedofilia e delle violenze sessuali dei prei, bensì la represssione affettiva e sesssuale che circonda tutto il percorso formativo dei preti, dai seminari minori all’impegno parrocchiale.
Il celibato è un effettto di questa repressione dell’affettività e della sessualità, come lo è la pedofilia ecclesiastica
".
Chiudere i seminari minori diventa dunque necessario se si vuole risolvere veramente alla radice la questione dei preti pedofili.
Del resto prete significa "anziano" perchè deriva dal termine greco "presbitero" che per l’appunto significa anziano.
Anziano è colui che da più tempo mette in pratica qualche cosa. C’è indubbiamente una questione di età, o quanto meno di numero di anni di attività. Nelle aziende si diventa "anziani d’azienda" dopo vent’anni di lavoro.
Per la chiesa cattolica si viene consacrati "preti" cioè anziani fra i 24 e i trenta anni di età. I dati statistici uficiali ci dicono che il 25-30 per cento dei preti comincia a diventare "anziano" addirittura all’età di 10 anni, in quinta elementare, frequentando i seminari minori, quando ancora non si è maturato alcunchè.
Selezionare i preti in questo modo e dare loro questa educazione è funzionale a creare "supereroi", "funzionari di Dio", come diceva Drewerman, persone dedite alla gestione del sacro, con un potere oppressivo dei fedeli da esercitare. Persone senza alcun vincolo affettivo con la propria famiglia da cui sono stati sradicati magri in tenera età anche e soprattutto per motivi economici, come fra l’altro dimostra il gran numero di seminaristi minori di Africa e Asia.
Ma tutto ciò è in netto contrasto con quanto predicato da Gesù e che si ritrova nei vangeli, con i cristiani tutti uguali, senza alcun privilegio o potere per alcuno.
Non c’è dubbio che è dalla negazione di questo modello di chiesa evangelica che vengono fuori le aberrazioni che sono sotto gli occhi di tutti.
Occorre allora far crescere nelle comunità cristiane la consapevolezza che bisogna mettere in discussione non solo il tipo di reclutamento e di formazione a cui sono sottoposti i preti, ma la loro stessa funzione che riduce i laici a semplici appendici di una struttura gerarchica onnipresente e sempre più onnipotente. Ma questo è idolatria.



Lunedì, 02 luglio 2007

Preti pedofili
Convegno su chiesa e pedofilia: tutto quello che Santoro non ha detto ad "anno zero"

di Agenzia ADISTA n. 49 del 7-7-2007

33961. ROMA-ADISTA. È una sorta di contro-Annozero il convegno organizzato lo scorso 22 giugno dalla Rosa nel Pugno su “La repressione sessuale: una politica che genera violenza”. Ed infatti il deputato radicale Maurizio Turco apre i lavori con un durissimo attacco alla puntata della trasmissione di Michele Santoro andata in onda il 31 maggio (vedi Adista n. 43/07): “Santoro ha sacrificato la verità sull’altare dell’audience - ha dichiarato Turco -. Pur di andare in onda ha accettato di concordare la trasmissione con Fisichella. Senza questo accordo la trasmissione non avrebbe ricevuto l’autorizzazione perché il Vaticano l’avrebbe impedito ed è per questo che il conduttore ripeteva continuamente che si trattava di ‘casi personali’. Bisognava accreditare i vertici della gerarchia come estranei alla vicenda, assolvendo l’istituzione nel suo complesso in quanto non responsabile del comportamento dei suoi singoli membri. È esattamente il contrario di ciò che si è fatto negli Stati Uniti”. Lo stesso Fisichella – ha rivelato il deputato radicale – ha posto il veto sull’invito in studio di Daniel Shea, l’avvocato di alcune vittime di preti pedofili che negli Usa ha tentato di trascinare in tribunale anche Joseph Ratzinger. L’accusa era quella di aver “ostacolato la giustizia” attraverso la lettera del 2001 con la quale l’allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede imponeva il “segreto pontificio” sui casi di pedofilia nel clero cattolico. Ma dopo la sua elezione al soglio pontificio, Ratzinger è stato ‘stralciato’ dal processo grazie all’immunità di cui gode in quanto “capo di Stato”.
Daniel Shea – che prima di diventare avvocato ha frequentato il seminario di Lovanio ed è un omosessuale dichiarato – è stato quindi invitato a partecipare al convegno della Rosa nel Pugno, in cui sono intervenuti, fra gli altri, anche Marco Marchese dell’“Associazione per la mobilitazione sociale”, Fausto Marinetti, Paolo Falcone ed Umberto Lenzi, del movimento dei preti sposati, Massimiliano Frassi, dell’“Associazione Prometeo onlus”, e Marco Pannella.
L’incontro è stato aperto dalla proiezione, in anteprima italiana, del film The Hand of God del regista italoamericano Joe Cutrera, presente al convegno insieme al fratello Paul, vittima di abusi. “Lo avevamo offerto gratuitamente a Santoro – ha dichiarato Turco all’agenzia Dire – che ha invece preferito pagare per il documentario della Bbc. Siamo certi che la Rai continuerà a sottrarre alla conoscenza pubblica i fatti mentre noi chiediamo che i fatti siano resi noti perché l’opinione pubblica li possa giudicare”. “La storia di Paul Cutrera è la mia storia – ha commentato Marco Marchese –; è la storia di tutte le vittime di abusi da parte di membri del clero. La Chiesa si dice ‘non responsabile’ di questi fatti, ma la responsabilità della Chiesa è oggettiva. Nel documento della Congregazione per i vescovi ‘Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores’ si legge che ‘la chiamata agli ordini è responsabilità personale del vescovo e del superiore maggiore’ i quali ‘hanno il dovere di accertarne la maturità affettiva’. Quindi se ci sono dei pedofili che sono diventati preti la responsabilità è di qualcuno, qualcuno che non sa discernere, e che non dovrebbe guidare nessun ‘gregge di Dio’”.
Secondo Fausto Marinetti - ex cappuccino, già missionario in Brasile - occorre “tentare di scoprire la cause a monte di tali atrocità. È troppo facile puntare il dito contro i preti pedofili. Alla base di tutto c’è l’educazione impartita nei seminari, ambienti artefatti ed asettici nei quali si impone una visione cupa della corporeità e della sessualità”. “Anch’io sono stato abusato – ha detto Marinetti, visibilmente commosso – sono stato abusato nell’anima! L’unica donna ammessa in seminario è la vergine Maria. La figura femminile diventa una sorta di fantasma, una figura disincarnata. Ricordo quando a 13 anni andavo a cercare sulle riviste dell’epoca i volti di donna per scorgere una figura materna”. Tutto ciò compromette in maniera profonda un sano sviluppo della maturità affettiva e sessuale dei seminaristi: “L’ambiente naturale di crescita è la famiglia”. In seminario, invece, l’impostazione repressiva esclude qualsiasi “educazione al controllo delle pulsioni e dei sentimenti”. Ed ecco quali sono i risultati.
(emilio carnevali)

Articolo tratto da
ADISTA

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Lunedì, 02 luglio 2007

Preti pedofili
USA/ Abusi sessuali, 5 anni al prete che si dichiara colpevole

Il reverendo McCormack ottiene sconto di pena

New York, 2 lug. (Ap- Apcom) - Cinque anni di carcere per il reverendo Daniel McCormack, il prete della chiesa cattolica di Sant’Agata a Chicago incriminato nel gennaio del 2006 per abusi sessuali nei confronti di cinque ragazzini di età compresa tra 8 e 12 anni. McCormack ha ammesso la sua colpevolezza, ottenendo così uno sconto di pena. La dichiarazione di colpevolezza ha anche posto fine al processo, senza che le vittime abbiano dovuto testimoniare in aula.

Gli episodi per i quali McCormack andrà in pigione risalgono al 2001; ma non sarebbero i soli. All’epoca, era anche insegnante di algebra e allenatore di basket nella scuola di Nostra Signora del Westside: i bambini dei quali ha abusato erano suoi allievi, o loro amici.

Dopo l’emergere del caso, nel settembre del 2005, l’Arcidiocesi di Chicago non aveva preso alcun provvedimento nei confronti del prete, sospeso solo dopo l’incriminazione formale. Adesso, annnuncia il cardinale Francis George, McCormack dovrà rinunciare ai voti: la procedura è già stata istruita, perchè "l’abuso sessuale sui bambini è un peccato e un crimine".



Mercoledì, 04 luglio 2007

Preti pedofili
USA : prete pedofilo ammette abusi ma l’arcidiocesi non lo sospese

di Rico Guillermo*

Un sacerdote cattolico americano accusato di aver abusato di cinque ragazzi e che ha confessato di essere colpevole di tutte le accuse e’ stato condannato ieri a 5 anni di prigione.
La vicenda e’ avvenuta nella parrocchia di Sant’Agatha e Nostra signora nella citta’ universitaria del Westside, a Chicago, dove l’uomo, Daniel McCormack, 38 anni, ha insegnato algebra ed e’ stato allenatore di pallacanestro. L’arcidiocesi di Chicago ha detto in una dichiarazione che ora che McCormack si e’ dichiarato colpevole, il cardinale Francis George ha dato disposizioni perche’ sia iniziato il processo per revocargli il sacerdozio. Nella dichiarazione l’arcivescovo ha detto che "Quando l’abusante e’ un prete, la chiesa intera e’ influenzata. Tale cattiva condotta commessa da un prete o da chiunque altro correlato con l’arcidiocesi non puo’ essere tollerata".
Nel 2001, quando era arrivata la prima denuncia, l’uomo si era dichiarato non colpevole, ma le verifiche di alcuni consulenti esterni hanno trovato accuse di abusi sui ragazzi che datano al 1988 e che l’arcidiocesi non aveva analizzato correttamente. Inoltre hanno trovato che, anche se un altro sacerdote era stato assegnato alla st. Agatha per controllare McCormack, l’uomo aveva avuto ancora contatti con bambini.
Il direttore della scuola in cui McCormak insegnava, Barbara Westrick, e’ stata licenziata dopo aver criticato la decisione di mantenere in organico l’uomo gia’ accusato degli abusi, anche se l’arcidiocesi afferma che il licenziamento e’ avvenuto sulla base di valutazioni sull’operato professionale attuale della dirigente.
Le accuse contro McCormack sono state basate su avvenimenti datati 2001, ma egli non e’ stato incriminato ne’ rimosso dalla parrocchia finche’ la direttrice non ha segnalato alla polizia, all’arcidiocesi ed al dipartimento per l’infanzia dell’Illinois piu’ denunce nel gennaio 2006. La donna ha detto che alcune famiglie avevano presentato denunce alla polizia e all’arcidiocesi in precedenza ma che l’uomo era stato scagionato per insufficienza di prove senza accurate indagini.
Barbara Blaine, fondatore e presidente della rete delle persone abusate dai preti ha detto al Chicago Tribune di essere soddisfatta che la confessione dell’imputato abbia risparmiato alle vittime lo stress del processo, ma ha aggiunto che l’ammissione di colpevolezza di McCormack evidenzia che "i segreti sporchi della diocesi rimangono nascosti" e che il cardinale "non ha fatto il suo lavoro correttamente". Dopo le pressanti richieste dell’organizzazione, McCormack e’ stato etichettato come predatore sessuale e sara’ mantenuto lontano dai bambini quando avra’ finito di scontare la sua condanna.
Per i ragazzi, l’ammissione di colpevolezza di McCormack e’ stato un giorno molto importante. I legali delle vittime hanno pero’ lamentato la brevita’ della condanna. "Padre McCormack ha avuto una condanna a 5 anni - ha notato anche la Blaine - ma i ragazzi hanno avuto una condanna a vita".
* si ringrazia Claudio Giusti



Fonte: http://www.osservatoriosullalegalita.org/07/acom/07lug1/0301pedochurch.htm

Mercoledì, 04 luglio 2007

Preti pedofili
Roma. Prete pedofilo recidivo condannato a 4 anni e 2 mesi.

E il cardinal vicario di Roma ed ex presidente della CEI Ruini dov’era? E mons. Fisichella non ha nulla da dichiarare?


Fonte: http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/07_Luglio/05/prete_pedofilo.shtml

Dieci anni fa era già stato in prigione per lo stesso reato Roma: prete condannato per pedofilia A.D. 58 anni sacerdote e insegnante alla scuola Media Salvo D’acquisto dovrà scontare 4 anni e due mesi di carcere

ROMA - Sacerdote, insegnate e anche pedofilo, secondo la magistratura. E’ stato condannato, in rito abbreviato, dal gup Claudio Mattioli, a 4 anni e due mesi, un sacerdote accusato di aver abusato di due ragazzini. Il prete, A.D., di 58 anni, di origine siciliana, officiava nella diocesi dedicata alla Madonna di Czestokova, alla Rustica, e insegnava religione alla scuola media di Roma «Salvo D’Acquisto». L’uomo, che per i fatti oggetto del procedimento era anche finito in manette, è da tempo agli arresti domiciliari in un convento di Benedettini Silvestrini a Bassano Romano. Il capo d’imputazione per A.D. è: atti sessuali con minori, aggravati dal fatto che le vittime erano a lui affidate «per ragioni di educazione e di vigilanza». Il giudice ha imposto anche una provvisionale di 15mila euro di rimborso alle vittime.

GIA’ CONDANNATOPER LO STESSO REATO - In passato era già stato condannato dieci anni fa per una storia molto simile ma, scontata la pena, era tornato alla sua attività a scuola e all’oratorio. Arrestato nell’estate scorsa, il religioso, inizialmente, aveva negato tutto, ma in seguito aveva confessato, almeno in parte, cercando però di sminuire la gravità delle violenze. La prima denuncia a carico di A.D. venne presentata dai genitori di un dodicenne con gravi problemi psichici, un ragazzo "affetto da un disturbo del comportamento nell*ambito dell*organizzazione cognitiva borderline". Il giovane, che frequentava l*oratorio della Rustica, raccontò di essere stato palpeggiato e molestato dal sacerdote e, qualche giorno dopo, alcuni amichetti della stessa età gli raccontarono di aver subìto lo stesso tipo di violenze. In seguito si accertò un secondo caso, avvenuto, stavolta, durante un campo scuola nell*isola di Ventotene. A.D. aveva sorpreso un gruppo di ragazzi che scherzavano e si misuravano gli organi genitali. Il religioso avrebbe approfittato della circostanza per rivolgere pesanti avances a un altro adolescente, anche lui di 12 anni.

05 luglio 2007



Venerdì, 06 luglio 2007

Preti pedofili
Il rispetto della verità. Tutta intera

di ANTONIO RIZZOLO

Per doverosa informazione dei nostri lettori riprendiamo questo editoriale di Vita Pastorale di luglio 2007 - http://www.stpauls.it/vita/0707vp/0707vp09.htm, che esprime le posizioni delle gerarchie cattoliche sulla questione del documentario della BBC sui preti pedofili. le posizioni sono note ma crediamo sia opportuno poterle leggere direttamente in modo che ognuno possa farsi una propria idea sull’argomento. Sul nostro sito è disponibile il filmato della BBC in inglese con sottotitoli in italiani (Clicca quì per scaricarlo).


 

Alcune riflessioni e precisazioni dopo le polemiche suscitate dal documentario della Bbc dedicato ai casi di abusi sessuali su minori da parte di alcuni sacerdoti.

Ignoranza e pregiudizio o tesi costruite ad arte per attaccare la Chiesa? È una domanda che sorge spontanea sempre più spesso di questi tempi, nei quali l’anticattolicesimo in generale sembra farsi sempre più forte. Con il rischio di un arroccamento in difesa da parte dei credenti e di un conseguente venir meno del dialogo e talvolta della testimonianza libera e gioiosa dell’incontro con il Cristo risorto.
Questi attacchi, d’altra parte, creano anche molta confusione tra i semplici fedeli, mettendo in crisi la loro fiducia nei confronti dell’istituzione ecclesiale. È il caso delle recenti polemiche sorte attorno al documentario Sex crimes and the Vatican, realizzato dal giornalista della Bbc Colm O’Gorman e mandato in onda nella trasmissione di Michele Santoro Annozero.
Il rispetto della verità richiede che prima di tutto si riconoscano gli abusi e i crimini compiuti da sacerdoti nei confronti dei bambini. L’aveva già espresso con chiarezza Benedetto XVI il 28 ottobre 2006, rivolgendosi ai vescovi irlandesi: «Nell’esercizio del vostro ministero pastorale, negli ultimi anni avete dovuto rispondere a molti casi dolorosi di abusi sessuali su minori. Questi sono ancora più tragici quando a compierli è un ecclesiastico. Le ferite causate da simili atti sono profonde, ed è urgente il compito di ristabilire la confidenza e la fiducia quando queste sono state lese. Nei vostri sforzi continui di affrontare in modo efficace questo problema, è importante stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prendere tutte le misure atte a evitare che si ripeta in futuro, assicurare che i principi di giustizia vengano pienamente rispettati e, soprattutto, guarire le vittime e tutti coloro che sono colpiti da questi crimini abnormi».
Come ha detto monsignor Rino Fisichella durante la trasmissione di Santoro, quei sacerdoti non dovevano diventare tali, andavano fermati prima, hanno fatto solo male alle loro vittime e all’intera comunità ecclesiale; ha ribadito anzi che questi crimini vanno denunciati con tempestività e lucidità.
Il rispetto della verità richiede però che questa sia presentata nella sua interezza. Da questo punto di vista il documentario della Bbc è molto carente, ed è costruito con una tesi: la responsabilità ultima è dell’attuale Papa. In questo modo si è voluto ridurre la pedofilia a problema della Chiesa cattolica, chiudendo gli occhi su un fenomeno diffuso in tutto il mondo occidentale, che cerca anzi, come ha denunciato don Fortunato Di Noto, una sorta di legittimazione culturale (è di questi giorni la notizia che i pedofili italiani si affidano alla riservatezza del Liechtenstein per celebrare via Internet, il 23 giugno, la giornata dell’orgoglio pedofilo).
L’errore, o la mistificazione di fondo, del documentario della Bbc (per una disamina più ampia si veda l’articolo di Massimo Introvigne "Preti pedofili, le falsità del video Bbc", Avvenire 30.5.2007, pp.10-11, disponibile sul sito www.cesnur.org) consiste nella confusione tra diritto della Chiesa e diritto dello Stato. «La Chiesa», scrive Introvigne, «ha anche un suo diritto penale, che si occupa tra l’altro delle infrazioni commesse da sacerdoti e delle relative sanzioni, dalla sospensione a divinis alla scomunica. Queste pene non c’entrano con lo Stato, anche se potrà capitare che un sacerdote colpevole di un delitto che cade anche sotto le leggi civili sia giudicato due volte: dalla Chiesa, che lo ridurrà allo stato laicale, e dallo Stato, che lo metterà in prigione». Il documentario induce così lo spettatore a pensare che quando il documento De delictis gravioribus afferma che i processi relativi a certi gravi crimini sono riservati alla giurisdizione della Congregazione per la dottrina della fede voglia dare istruzione ai vescovi di sottrarli alla giurisdizione dello Stato e tenerli nascosti.
Tra le altre falsità vanno ricordate quelle riguardanti l’istruzione del 1962 Crimen sollicitationis, in particolare quando si sostiene che essa «aveva lo scopo di coprire gli abusi avvolgendoli in una coltre di segretezza tale per cui "la pena per chi rompe il segreto è la scomunica immediata". È precisamente il contrario: il paragrafo 16 impone alla vittima degli abusi di "denunciarli entro un mese" [...]. Il paragrafo 17 estende l’obbligo di denuncia a qualunque fedele cattolico che abbia "notizia certa" degli abusi. Il paragrafo 18 precisa che chi non ottempera all’obbligo di denuncia dei paragrafi 16 e 17 "incorre nella scomunica". Dunque non è scomunicato chi denuncia gli abusi ma, al contrario, chi non li denuncia».
Soltanto ignoranza e pregiudizio? Vorrei comunque concludere con un invito fatto da padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana: «È giusto che anche la società nel suo insieme si renda conto che nel campo della difesa dei minori e della lotta alla pedofilia ha un lungo cammino da compiere. L’esperienza della comunità ecclesiale, che conta nella sua lunga storia incalcolabili meriti di impegno per la gioventù, dovrà essere un elemento importante per collaborare costruttivamente in questa direzione».

Antonio Rizzolo



Lunedì, 09 luglio 2007

Pedofilia preti
«VIA I PRETI PEDOFILI DALLA CHIESA»

Lettera di don Di Noto ai vescovi e al clero


METER
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COMUNICATO STAMPA

IN ESCLUSIVA SU AVVENIRE
Milano 10 luglio 2007 ------ “Coraggio e testimonianza contro i preti pedofili”. “Venite e amate i piccoli e i deboli” è il titolo della “Lettera che nasce dall’amore verso la Chiesa”, scritta da don Fortunato Di Noto, parroco siciliano e fondatore dell’Associazione Meter – e pubblicata oggi in esclusiva (dedicando una pagina intera) dal quotidiano dei vescovi Avvenire (pag. 11) e che affronta il triste fenomeno “preti e pedofilia” e che “chiede una scelta di coraggio e forte testimonianza” ai vescovi e ai sacerdoti.
Una Lettera, scrive don Di Noto, che vuole sollecitare “ad affrontare diversamente la questione della pedofilia quando è coinvolto un sacerdote con la consapevolezza che questi episodi non possono infangare l’intera azione della Chiesa”.
Numerose le adesioni, Radio Vaticana oggi trasmetterà una intervista esclusiva a don Fortunato e già dei sacerdoti hanno fatto pervenire la loro adesione e solidarietà da Palermo, Padova ed altre città.
Una Lettera, pubblicata sul quotidiano dei Vescovi che chiede “gesti forti anche in nome delle vittime dimenticate”; i preti che hanno abusato “sarebbe meglio lasciassero il ministero”, ribadisce don Di Noto.
“Non è una protesta, né tantomeno una denuncia – ci tiene a sottolineare don Di Noto -, bensì è il frutto della sollecitazione che ricevo dai numerosi messaggi che giungono a me e alla associazione”.
“Spero che la lettera – conclude don Fortunato Di Noto, possa essere spunto per una riflessione collettiva, che susciti dibattito e trovi risposte adeguate al fenomeno in modo da non doversi sentir un giorno da parte di un bambino abusato: Tu non eri dalla mia parte”.

Si allega la Lettera:

“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
“Venite e amate i piccoli e i deboli”.
Chi scrive queste poche righe è un prete che ama la Chiesa come la sua stessa vita, parroco ad Avola (SR) nel profondo sud Italia. Che 15 anni fa con l’Associazione Meter, nata nell’ambito della comunità cristiana, ha iniziato un lungo e spesso difficile impegno dalla parte dei bambini contro la pedofilia.
Non riesco a raccontare l’immenso dolore dei bambini accolti dopo essere stati lacerati da uomini crudeli che hanno fatto scempio di loro. E che continuano a farlo. Un dramma di proporzioni inaudite, talmente vasto e inimmaginabile che a stento se ne prende consapevolezza. Un olocausto di piccoli, spesso dimenticato perché incredibilmente straziante.
Tanti adulti, uomini e donne, che non amano i bambini. Individui che appartengono a tutte le categorie sociali: dai padri alle madri, dai maestri ai bidelli, dai ricchi ai poveri. O anche preti.
Questa mia lettera, rivolta ai confratelli e vescovi, è per tutti quei “preti che non avrebbero ma dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa”.
Chiedo un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte: non possiamo accettare che un prete abusante di bambini possa pensare di aver fatto cosa gradita a Dio e all’umanità. Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti; non può celebrare i sacramenti; non può, nel nome di Gesù Cristo, rimanere prete. E’ meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di “scomunica”, disposte e normate in maniera del tutto definitiva dalla autorità ecclesiastica.
I preti che compiono atti offensivi contro i bambini, come lo stesso Mons. Fisichella ha dichiarato insieme a me ad "Annozero", non dovevano diventare preti e non devono fare i preti.
Mi appello ai vescovi ed ai miei confratelli sacerdoti: la credibilità nella Chiesa è data dalla testimonianza coerente. Una testimonianza della verità che implicherà sì persecuzioni, ma anche la conquista della vera libertà in Gesù Cristo. Come anche la gioia di essere servitori nella Chiesa e nella Società di oggi, per il bene di tutti.
L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana. Non possiamo permettere che un bambino ci rimproveri: tu non eri dalla mia parte!
La presente lettera se condivisa può essere sottoscritta, basta inviare una email a donfortunatodinoto@associazionemeter.it; oppure un fax allo 0931 823160.
Avola, 3 luglio 2007
 



Martedì, 10 luglio 2007

Bergamo
Prete pedofilo condannato a 4 anni per violenza su 11enne

Val Scalve: prete condannato per pedofilia


http://www.montagna.tv/?q=node/5534

Cronaca - Inserito da montagnatv il Ven, 2007-07-13 16:32

BERGAMO -- Come la bellezza delle montagne può essere rovinata dalle miserie umane. La vicenda che andiamo a raccontarvi viene dalla Valle di Scalve, in Bergamasca. Un sacerdote di 36 anni è stato condannato a quattro anni di reclusione per abusi sessuali su una ragazzina di 16 anni che, all’epoca in cui cominciarono le violenze (nel 2002), era solo undicenne.

Il giudice ha condannato per lo stesso reato, ma con una pena di sei anni, anche un altro uomo di 64 anni, interdetto a vita dai pubblici uffici. Secondo l’accusa, nel 2001 fu l’uomo ad avvicinare per primo la bambina. Due anni più tardi la piccola conobbe il curato del paese, ma il rapporto di affetto, stando a quanto appurato durante il processo, si sarebbe poi trasformato in attenzioni piu pesanti.



Venerdì, 13 luglio 2007

Preti pedofili
Lettera aperta a don Di Noto

Firmano questa lettera- il dialogo (www.ildialogo.org),- AMS: associazione mobilitazione sociale, Bispensiero, Chiesa in cammino


Caro don Di Noto,

se il tuo sdegno per l’olocausto degli innocenti consumato da “mani consacrate” è sincero deve essere coerente fino in fondo, vero? Quindi non può limitarsi a puntare il dito sugli esecutori materiali del “delitto”, ma deve ricercarne le cause, che, per così dire, sono come i suoi mandanti.

Inevitabile chiedersi: come è possibile arrivare a questi eccessi con tante pratiche di pietà, studi teologici, ritiri, messe? La formazione seminaristica sessuofoba e misogina non ha una qualche relazione di causa ed effetto con questi fatti non certo “isolati”? Se per anni si induce il candidato a ignorare, se non a cancellare la propria corporeità, si potranno mai produrre presbiteri maturi? Se fin da ragazzi si è “educati” a vedere la sessualità con gli occhiali neri della cultura pagana (gnostica e manichea), come potremo avere dei preti capaci di portare il giogo della castità? Non è temerarietà spedirli in parete da sesto grado senza l’equipaggiamento necessario? Non a caso la “Convenzione sui Diritti del minore” ne proibisce il reclutamento fuori dall’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Lo Stato della Città del Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, camuffati da “convitti o semi-internati”, giustificando una segregazione vera e propria con la scusante: “Ma vanno a casa il sabato e la domenica”. Se la cultura della sessualità è la stessa che ha prodotto i preti pedofili, non è evidente che si perpetuano le radici del crimine?

La Commissione indipendente, quindi non sospetta, disposta dai vescovi americani (2004) dice in proposito:

“Molti testimoni affermano, che (…) ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale “normale” può aver impedito ad alcuni di raggiungere uno stato celibatario sano e si può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione è colpita dal gran numero di coloro che lo affermano e ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. (…) Diverse diocesi hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i ragazzi siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente. (…) Il candidato che non sembra adatto deve essere rifiutato e i risultati della valutazione devono essere condivisi tra le diocesi. Per molti anni, i seminari si sono focalizzati quasi esclusivamente sulla preparazione intellettuale a scapito di quella umana. (…) L’81% delle vittime di abusi sessuali sono ragazzi e questo significa che la crisi è caratterizzata da comportamenti omosessuali. (…) Negli ultimi 15 anni è diventato di routine chiedere al candidato il suo orientamento sessuale. Alcuni vescovi non accettano aspiranti con orientamento omosessuale, che considerano un impedimento all’ordinazione. (…) Uno psichiatra riferisce che alcuni preti con difficoltà affermano che “nel presbiterato si possono coprire problematiche sessuali”. (…) Ci sono molte altre problematiche relative al celibato che possono essere terreno fertile per altri scandali. Numerosi testimoni credono che vi siano molti più casi di relazioni sessuali tra preti e donne o adulti consenzienti. Sebbene non sia un crimine, queste persone sono spesso vulnerabili e in tutti i casi tale condotta è gravemente immorale. I vescovi non possono permettere che ciò si verifichi senza conseguenze. Dichiarare che “non è affare di nessuno” è fondamentalmente sbagliato. Se un prete tiene fede alle sue promesse e vive secondo i precetti morali della Chiesa è affare del vescovo, dei confratelli e dei parrocchiani”.

A ragione affermi trattarsi di preti che non avrebbero mai dovuto essere ordinati e che non dovrebbero esercitare questo ministero donato da Dio alla Chiesa.

Ma allora non avrebbero mai dovuto essere ordinati vescovi neppure quelli che hanno collaborato a produrre altre vittime, spostando i preti notoriamente pedofili da una parrocchia all’altra? Non sono complici dei misfatti successivi? Non dovrebbero dimettersi spontaneamente e fare penitenza? Il card. Law, l’arcivescovo di Firenze, il vescovo di Agrigento, e tanti altri, continuano a pontificare e a godere dei loro privilegi.

E ancora: Se la colpa è accertata e ammessa non può rimanere nella Chiesa; non può sentirsi in comunione con la comunità dei credenti. (…) E’ meglio per lui lasciare il ministero, volontariamente o con atti formali di "scomunica".
Questo non vale anche per i vescovi? Senti cosa dice la Commissione dei vescovi americani:

“I membri della Commissione sollecitano, affinché si guardi allo scandalo come lo scandalo anche dei vescovi oltre che dei preti, che potrebbero domandarsi: perché i vescovi non hanno subito le stesse conseguenze? (…) Le azioni di quei preti sono gravemente peccaminose e l’inazione di quei vescovi che non hanno protetto i fedeli è altrettanto peccaminosa. In qualche modo, “il fumo di Satana” è stato lasciato entrare nella Chiesa e ne è rimasta profondamente ferita. La sua autorevolezza e credibilità in materia morale è stata gravemente danneggiata. (…) Le risposte di troppi vescovi sono state improntate al lassismo morale, eccessiva clemenza, insensibilità, segretezza, negligenza. Le principali trascuratezze sono: (i) relazione inadeguata con le vittime; (ii) aver permesso ai pedofili di restare in situazione di rischio; (iii) sono stati trasferiti senza informare i nuovi superiori; (iv) occultare le accuse alle autorità civili (v) evitare la riduzione allo stato laicale dei rei confessi. (…) Alcuni vescovi non hanno colto la gravità del problema. Hanno trattato le vittime come avversari e nemici del bene della Chiesa. Troppo spesso hanno trattato i preti accusati come persone che avevano bisogno di assistenza psicologica o di cambiare ambiente, piuttosto che veri e propri criminali che andavano rimossi dal ministero e denunciati alle autorità civili. Questi approcci non hanno risolto ma esacerbato il problema. (…) Alcuni vescovi sono stati troppo indulgenti e desiderosi di cercare una scappatoia per se stessi, favorendo il prete a scapito della vittima. Questa ingiustizia è attribuibile in parte al “clericalismo” – una attitudine per cui preti e vescovi sono un mondo a parte e superiori ai laici – e in parte alle idiosincrasie del diritto canonico. (…) Oggi è chiaro che la Chiesa avrebbe potuto prevenire molti abusi se i suoi leader avessero riportato le accuse alle autorità civili.  (…) In alcuni casi i prelati hanno scoraggiato le vittime dal denunciare gli abusi, ma le nuove norme prevedono che le “informino del loro diritto di denunciare alle pubbliche autorità” e che perseguano questo obiettivo. Le vittime non si rivolgevano alla forza pubblica perché avevano fiducia che la Chiesa stessa si occupasse del problema. Tale fiducia è stata ripetutamente tradita, una grave mancanza; e il fatto che tale tradimento è diventato di dominio pubblico, ha ingigantito la perdita di fede da parte di alcuni laici. (…) Dei testimoni affermano che in molti casi i vescovi non hanno punito i colpevoli, perché da loro ricattati, minacciando di rivelare informazioni compromettenti… Va da sé che, se un prete ritiene di poter essere ricattato, non dovrebbe proporsi all’elezione di vescovo o accettare cariche di autorità. (…) Le vittime in troppi casi sono state emarginate e ri-vittimizzate. Alcune si sono suicidate. Altre soffrono depressione, dipendenza da droghe e disfunzioni sessuali. (…) Il non ascoltarle e non accoglierle ha fatto si che i vescovi non comprendessero a pieno la natura e la portata del problema e sono venuti meno ai propri doveri pastorali. L’incapacità di partecipare ai loro drammi è grave al pari del danno inflitto dai pedofili stessi. (…) Dopo due anni dalla promulgazione delle Norme Essenziali, molte centinaia di preti sono stati rimossi dal ministero, ma pochi vescovi hanno lasciato l’episcopato”.

In sintesi: 1 – Alcuni prelati spesso hanno anteposto le preoccupazioni istituzionali della Chiesa locale a quelle della Chiesa universale. Il timore dello scandalo li ha indotti a ricorrere alla segretezza e all’occultamento. 2- La minaccia del processo ha indotto alcuni a trascurare il loro dovere pastorale e a adottare  un atteggiamento contrario e indegno per la Chiesa. 3 - Hanno riposto troppa fiducia negli psichiatri, psicologi e avvocati per trattare un problema che, mentre indubbiamente ha delle cause psicologiche e implicazioni legali, è, nel suo midollo, un problema di fede e di moralità. 4 - Alcuni hanno messo gli interessi dei colpevoli al di sopra di quelli delle vittime. 5 - Il codice e i procedimenti canonici hanno reso troppo difficile dimettere il prete pedofilo.

Affermi: L’abuso sessuale nei confronti dei bambini è un peccato grave contro Dio e contro tutta la comunità cristiana.

Non ti pare che, fino a quando il crimine di pedofilia verrà considerato come un peccato, non sentiremo mai l’obbligo morale e civile di denunciarlo alle autorità giudiziarie? L’ha ammesso, nel tribunale di Boston, il cardinal B. Law: "Non sapevamo fosse un crimine, pensavamo che si trattasse solo di un peccato".

La Commissione afferma: “Il non aver riconosciuto che l’abuso sessuale sul  minore è un crimine e non solo la manifestazione di una mancanza morale o disordine psicologico ha contributo moltissimo allo scandalo. (…) Un prete riferisce: “Credo che non abbiano mai considerato, che ci fosse una legge dello stato, per la quale (…) si va in prigione”. Dal momento in cui i vescovi non hanno compreso che (…) è un crimine, lo sbaglio deve risiedere in qualche modo nel supporto legale di cui si  avvalgono. (…) Un abuso sessuale è di per sé un evento traumatico; se commesso da un prete lo è ancora di più, perché è una “figura paterna” ed è probabile che causi più danno, che l’abuso perpetrato da altri individui. (…) … considerando gli abusi più come un disturbo “di identità sessuale” e non un crimine o un peccato grave, i vescovi hanno mancato nell’ottemperare alle proprie responsabilità verso la società e verso la Chiesa”.

Se un’istituzione “divina” continua a considerare materia di foro interno, fatto privato, un delitto tanto grave, come potremo aiutare “i santi innocenti”, prevenire, far sì che gli aspiranti pedofili si rendano conto del loro crimine? Fino a quando non grideremo dai tetti e dai pulpiti che chi minimizza, copre, smista i rei da una parrocchia all’altra, si rende corresponsabile del delitto, non saremo mai “dalla parte” delle vittime. Se i preti consigliano di non sporgere denuncia (come alcuni parroci di Milano nell’inchiesta de “Le Jene”); se la legislazione continua riservare alla Congregazione competente un delitto che spetta al foro civile; se il prete continua ad essere un privilegiato per il suo “status” o casta; se un vescovo si arroga il diritto di citare in tribunale per diffamazione una vittima della pedofilia, come non dubitare che a monte ci sia qualcosa di grosso che non va?

Non ti sembra che l’autorità civile tutela, difende gli innocenti meglio dell’autorità religiosa? Per un delitto così abominevole la “giustizia umana” prevede la prigione e il risarcimento danni, la morale cattolica pare considerarlo un peccato da “smacchiare” con un pellegrinaggio o un pio digiuno.

Qui non si tratta di carità (“si vis”), ma di giustizia (obbligo morale), nella quale l’unico competente non è il tribunale ecclesiastico, ma quello civile. Se rompo la gamba a uno (reato penale) non posso aggiustargliela con la carità, con il perdono: il reo è tenuto per giustizia a riparare i danni, risarcire. E’ una cosa così semplice, ovvia che è entrata nei codici penali di tutti i popoli, tranne che in quelli ecclesiastici. Non si può obliterare la giustizia in nome della carità. Gesù propone la sua legge, la carità, il perdono nell’intimo della coscienza, non in piazza, cioè nelle regole della convivenza civile. E’ per questo che quando non si distinguono i due piani della carità e della giustizia si finisce per capovolgere la morale e uno da carnefice si dichiara vittima di un  seminarista pedofilizzato!

Cosa vogliono le vittime? Giustizia, solo giustizia. Certa cultura catto-pagana sulla sessualità non ha indotto i cristiani a chiamare il figlio della ragazza madre: "figlio del peccato" come se l’avesse generato il diavolo? Agli orfani abbiamo saputo dare solo l’istituto e l’assistenza non la paternità/maternità “secondo Dio”. Un’ignominia, perché vuol dire che non siamo stati capaci di superare il vincolo del sangue. Don Zeno diceva: “L’orfano è una vergogna umana”. Non può esistere l’abbandonato se ci sono dei fratelli.

E il Vaticano è immune, esente da responsabilità? La Commissione ha qualcosa da ricordargli: “… sembra che la serietà del problema e la sua relativa vastità non furono tenute nel debito conto da Roma (…), perché si pensava che tali procedimenti avrebbero pregiudicato i diritti degli accusati. Alla fine degli anni ’80, alcuni vescovi influenti chiesero al Vaticano di istituire una procedura amministrativa per la rimozione dei preti pedofili. La richiesta era basata, in parte, sulle lacune del sistema canonico, che prevedeva la riduzione allo stato clericale quale punizione per gli abusi sessuali su minori, ma solo dopo un lungo processo, che richiedeva la partecipazione della vittima. Alcuni vescovi si sono opposti, perché le vittime avrebbero subito un ulteriore trauma. Inoltre, la dimissione dallo stato clericale non poteva essere imposta se il prete o il suo avvocato avessero dimostrato che aveva agito in base a qualche malattia mentale o disturbo psichico. Dato che molti erano stati mandati in centri terapeutici, dove sono stati diagnosticati disturbi psicologici, la dimissione dallo stato clericale, anche dopo la fine del processo canonico, non era applicabile. Nel tribunale ecclesiastico, una volta accertata la colpevolezza, il prete ha diritto di appello fino a due gradi superiori. Secondo la legge canonica, una sentenza per la quale si richiede l’appello decade immediatamente. Quindi il prete dichiarato colpevole, dopo il completamento del processo penale diocesano, non si troverà di fronte all’imposizione di nessuna pena fino a molti anni più tardi. Intanto continua a fare il prete, magari senza un particolare incarico. (…) Le richieste che il Vaticano ha ricevuto da un discreto numero di vescovi  per una chiara procedura di dismissione avvennero ripetutamente negli anni ’90, ma  inutilmente. (…) Molti attribuiscono l’immobilità Vaticana ad una generica riluttanza ad interferire con i vescovi, altri che il problema fosse unicamente Americano. (…) Il Codice di Diritto Canonico prevede l’immediata sospensione dallo stato clericale di chiunque commetta abusi sessuali su minori (canone 1395). Tuttavia, sebbene il canone 1389 preveda una simile punizione, inclusa la dismissione dal ministero, per un dirigente della Chiesa che, con colpevole negligenza mancasse di intraprendere azioni riparatrici, raramente la Chiesa ufficiale statunitense ha ottemperato a questa disposizione. Così come nessun vescovo negli Stati Uniti è stato mai punito secondo il canone 1389 per evidente inadempienza del canone 1395”.

 

Caro don Di Noto,

anche noi, le vittime, chiediamo “un atto di giustizia, coraggio, testimonianza forte”: se vuoi stare dalla nostra parte, aiuta preti e vescovi ad avere il coraggio di ammettere le loro colpe; a individuare le cause profonde della pedofilia clericale; a non minimizzare “Tanto in Italia si tratta solo di una cinquantina di casi…”. In un’Italia, parrocchia del papa, è troppo facile occultare, chiudere in cassaforte o negli archivi diocesani i nostri scheletri. Le associazioni che difendono le vittime sono concordi nel dire che da noi si vede solo la punta dell’iceberg. Vuoi stare con noi? Fai emergere il resto dell’iceberg, altrimenti la strage degli innocenti continuerà senza fine.

Così, non sia.

PS. Ti consigliamo qualche buona lettura:

1-       R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Sex, priests & secret codes, Volt Press, Los Angeles, 2006 (non sono degli anticlericali, ma consulenti di vescovi, insegnanti nei seminari, che da tanti anni difendono le vittime in tribunale. Sipe è psicoterapeuta da 34 anni. Le cifre riportate parlano di più di 5.000 preti accusati o già condannati e di oltre 11.000 vittime. Secondo alcuni autori potrebbero arrivare a 100.000. Si noti che spesso l’abusato è portato ad abusare o diventa incline all’omosessualità)

2-       La rivista internazionale di teologia, Concilium, dedica il numero 3 del 2004 al tema dal titolo molto significativo: “Il tradimento strutturale della fiducia”.

Sottoscrivono questa lettera:
1- il dialogo (www.ildialogo.org)
2- AMS: associazione mobilitazione sociale (http://www.mobilitazionesociale.it/)
3- Bispensiero http://www.bispensiero.it
4- Chiesa in cammino (www.chiesaincammino.it)

Attendiamo altre sottoscrizioni. Chi volesse può sottoscrivere la propria adesione utilizzando il link per i commenti in fondo alla pagina.



Venerdì, 13 luglio 2007

Don Massimiliano Crocetti. Rinviata udienza preliminare per pedofilia

La sconcertante vicenda del parroco di Oriolo Romano (VT) ordinato ssacerdoto dal vescovo Fiorino Tagliaferri nonostante fosse a conoscenza dei suoi problemi


Fonte: http://www.tusciaweb.it/notizie/2007/luglio/12_24oriolo.htm

Viterbo - Tentata violenza - I familiari del minorenne parte civile Ex parroco di Oriolo, udienza rinviata
12 luglio 2007 - ore 9,30
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Copyright Tusciaweb
- Don Crocetti, udienza rinviata

Per l’ex parroco di Oriolo, accusato di tentata violenza sessuale, udienza preliminare rinviata a ottobre per difetto di notifica a una delle persone offese. In tribunale ieri il parroco non era presente, si troverebbe in un luogo isolato in Umbria, mentre non si conosce quale sarà la strategia difensiva da parte dei suoi avvocati.

Tra le ipotesi, c’è quella di un rito alternativo, forse il patteggiamento.

Si costituirà parte civile, invece, la famiglia del ragazzo di Oriolo su cui il parroco avrebbe concentrato le sue attenzioni.

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Fonte: http://www.ilmessaggero.it/view.php?data=20060825&ediz=02_VITERBO&npag=37&file=A.xml&type=STANDARD
Venerdì 25 Agosto 2006 Chiudi


Un suo compagno di studi: «Conoscevamo i suoi strani comportamenti e li segnalammo alla Curia»

«Chiedemmo di rinviarne l’ordinamento»

Oriolo: sul prete arrestato per violenza un passato di trasferimenti

di SIMONE CANETTIERI

«Sì, io - come altri sacerdoti - conoscevo da tempo certi strani comportamenti di don Massimiliano. Al punto che prima che venisse ordinato sacerdote nel ’97, quando ancora era vice rettore del seminario minore di Montefiascone, scrissi insieme a loro alla Curia, retta dal vescovo di allora Fiorino Tagliaferri, affinchè rinviasse l’atto. Portando in questa lettera esempi e fatti tangibili su certe situazioni che riguardavano don Massimiliano e che ci angosciavano. Ma da quella lettera fino all’altro giorno non abbiamo mai ottenuto una risposta da parte di nessuno». A parlare, rimanendo nel più stretto anonimato, è un sacerdote coetaneo di don Massimiliano, un suo vecchio compagno di studi, ora parroco di una chiesa della Tuscia.

Una testimonianza che non vuole essere né una sentenza nei confronti del padre di Oriolo Romano don Massimiliano Crocetti (accusato di tentata violenza su un minore del paese e ora agli arresti domiciliari), né una prova per gli inquirenti, né tantomeno un’accusa nei confronti della curia vescovile del capoluogo. Ma solo una testimonianza di chi conosce da lontano il percorso spirituale dell’attuale capo spirituale della comunità di Oriolo, un paese che ha amato e ama il suo ”don Max” e che da tre giorni è caduto nel più profondo sconcerto. Incredulo per questo arresto e per le accuse da cui è scaurito.

Racconta ancora il sacerdote viterbese: «Alla fine Massimiliano venne ugualmente ordinato dal vescovo Tagliaferri: fu proprio uno degli ultimi e inviato ad Acquapendente; dopo due anni venne di nuovo trasferito a Cura di Vetralla come vice-parroco. Anche qui, mi risulta, ci furono alcuni episodi anomali e voci equivoche che investirono don Massimiliano, se non addirittura una denuncia. Tant’è che dopo pochi anni venne di nuovo trasferito a Oriolo Romano. Non spetta a me giudicare, ma cambiare tre parrocchie in nove anni è quantomeno singolare. E a questo punto mi viene anche il legittimo dubbio che anche l’attuale vescovo Lorenzo Chiarinelli fosse all’oscuro di tutto. Come se intorno a lui ci fosse una sorta di filtro».

Intanto ieri pomeriggio si è svolto un incontro tra i due legali del 36enne parroco oriolese - Severo Bruno a nome della Curia vescovile e Antonello Cecchini quello nominato dalla famiglia Crocetti - per cercare di stabilire una strategia difensiva comune. Don Massimiliano Crocetti si trova in questi giorni in una località segreta, vicino a Canale Monterano, agli arresti domiciliari in attesa che venga ascoltato dal gip. Sulle spalle, al momento, gravano le accuse di tentata violenza su minore. Secondo una ricostruzione non ufficiale si tratterebbero di alcune attenzioni che il parroco avrebbe rivolto nei confronti di un giovane di Oriolo, proveniente da una famiglia disagiata del paese. «Le indagini sono partite dal nostro assessorato ai Servizi sociali, sono inziati a Oriolo e sono terminate qui», ha sempre detto il sindaco Italo Carones. Ad incastrare il sacerdote natio di Montefiascone il lavoro d’intelligence messo in piedi dagli uomini della Questura che negli ultimi tre mesi lo hanno pedinato con sofisticati strumenti tecnologici (cimici e micro-telecamere) seguendo e catalogando tutte le sue abitudini.

Fino all’arresto, arrivato martedì mattina, tra lo stupore generale. Proprio pochi attimi prima, secondo quanto hanno riferito gli inquirenti, che don Massimiliano si vedesse con un giovane del paese per dare vita a un incontro proibito quanto squallido. E soprattutto impensabile, come continua a ripetere in coro questa comunità di 3500 persone situata a ridosso della provincia romana. Che da martedì si trova di botto sprofondata nell’incertezza, senza più il proprio pastore.
 



Lunedì, 16 luglio 2007

preti pedofili
Lettera aperta al Rev.do Don Di Noto

p.c. a Mons. Fisichella e al giornale l’Avvenire


 

di Umberto P. Lenzi

Rev.do don Fortunato di Noto,

non si può sottovalutare il prezioso lavoro dell’associazione "Meter", da Lei fondata, che ha denunciato alla polizia postale migliaia di siti pedo-pornografici.
 

Vorremmo sapere, però, che cosa è riuscito a fare per le vittime della pedofilia clericale che hanno chiesto il suo intervento. Vorremmo sapere: anche Lei, come i vescovi, ha preferito "lavare i panni sporchi in famiglia"? Non Le sembra troppo facile fare dei violentatori dei capri espiatori, salvando le gerarchie ecclesiastiche, tutelando l’immagine della Chiesa? Ricorda? Nel tribunale internazionale di Norimberga sono stati processati i generali, i "cervelli del male", non i soldati semplici, esecutori materiali di ordini criminali.

Ora che cifre, fatti e gravità del fenomeno sono di pubblico dominio - si parla di "epidemia", fiume in piena, che minaccia di travolgere la Chiesa – Lei si lancia contro i "quattro mascalzoni". Come esperto di questo settore non può non sapere, che solo negli USA più di 5.000 preti sono sotto processo o già incriminati, fra cui una ventina di vescovi. Non sa che le vittime sono più di 11.000 senza contare quelle sommerse che sarebbero molte di più? (Perché non prova a "navigare" nel sangue delle vittime, che scorre ancora nel sito http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp ? Si tratta delle deposizioni fatte in tribunale, non si invenzioni degli anticlericali).

Crede forse che basta togliere dal paniere "quattro mele marce" (secondo mons. Fisichella) per sanare un cancro in radice? Se non si individuano le cause profonde; se non si ha il coraggio di assumersi le proprie responsabilità; se non si ricercano i rimedi adeguati; se si ha paura di agire secondo il vero spirito del Vangelo, come si può proclamarsi dalla "parte delle vittime"? Di tutto ciò, nessuna traccia  da parte di chi si dichiara "protettore degli innocenti".

Non un accenno alla differenza tra pedofilia (ed efebofilia) clericale e quella comune del resto della società. Il prete pedofilo non solo compie un crimine, ma uccide lo spirito della vittima. Molte vittime sono state talmente devastate che hanno preferito il suicidio, alla vergogna e umiliazione di essere tradite dal "rappresentante di Dio".  Arrivano a dire di essere state "violentate da Dio stesso". Non bastano neppure i risarcimenti economici e le cure, perché si tratta di sanare le ferite dello spirito, "stigmate" molto più profonde di quelle della psiche.

La responsabilità di tutto ciò grava anche sulla coscienza delle gerarchie responsabili dell’educazione dei seminari e della supervisione del clero.  Ormai abbiamo un’abbondante letteratura al riguardo ed il problema non si limita alla pedofilia. Vi sono altri guasti che infettano il clero cattolico.  Le statistiche di CARA (Center for Applied Research in the Apostolate, organizzazione della gerarchia catt. USA) rivelano che meno del 10% del clero osserva il celibato. La pedofilia clericale non è un fenomeno attuale e passeggero, ha radici profonde e sistematiche. Sipe calcola che dal 5 al 7%  dei preti ne sono contagiati. Secondo i ricercatori il 40/50% del clero avrebbe un orientamento omosessuale. Il 10% dice di aver fatto sesso con colleghi o in seminario. Negli anni ’90 diverse diocesi USA avevano il 10% di preti pedofili. Nel 1991 il 66% dei preti in servizio a Los Angeles era pedofilo, compresi due vescovi. La rivelazione di migliaia di abusi indica, che la gerarchia può dire di non conoscere la natura scientifica della pedofilia, ma non può sostenere di non sapere che tale comportamento è devastante e criminale.

Si conoscevano le dimensioni del fenomeno ma lo si è tenuto nascosto di proposito. Bisogna chiedersi: 1- perché il clero si tappa la bocca quando si tratta di sesso? 2- Che cosa paralizza le vittime? 3- Perché Vaticano e vescovi ricorrono alla segretezza? 4- Perché i laici subiscono? 5- Perché le vittime sono sottoposte a pressioni?  

Il libro Sex, Priests, and Secret Codes, The catholic Church’s 2.000-Year Paper Trail of Sexual abuse", Volt Press, Los Angeles, 2006, di T. Doyle, P. Wall e Richard Sipe (da 34 anni cura vittime e carnefici, insegna nei seminari e fa conferenze al clero) mette in evidenza le cause di un fenomeno tanto complesso quanto occultato per salvaguardare l’immagine della Chiesa.  

Sintetizzo alcune idee di fondo di questo testo magistrale: 

Cospirazione del silenzio - La forza del potere clericale induce le vittime a non riferire per paura del castigo divino. Il clima di tolleranza, segretezza, incapacità di controllo gioca a favore dei pedofili. Il segreto è un codice familiare a ogni sistema auto-referenziale, una forma di società segreta, che, per la propria sopravvivenza, nasconde le trasgressioni dei propri membri. Negli USA gli archivi hanno prodotto prove incontestabili, le commissioni investigative dichiarano che le diocesi sono responsabili per una specie di cospirazione al silenzio. Oggi, giudici e pubblica opinione, ritengono che la condotta dei vescovi sia una forma di collaborazione con il male e c’è chi parla perfino di "associazione a delinquere". 

Celibato - Le cose si sanno, ma non si dicono, perché inimmaginabili. E così il sesso del clero è tenuto sotto chiave, protetto e canonizzato dall’etichetta del celibato. Per i fedeli è impensabile che il prete possa cadere così in basso. Non viene presentato come una specie di angelo? Nel passato la Chiesa ha disprezzato il sesso in tutte le sue manifestazioni, definendolo "sporco, peccaminoso, impuro". L’aureola di segreto e di vergogna che lo circonda conduce all’ossessione per "gli atti impuri". Se il celibato è così fondamentale, la Chiesa deve riconoscere che non dà una preparazione adeguata. Per diventare prete uno deve studiare diversi anni. E per gestire le pulsioni? I vescovi non sono in grado di riformare se stessi né controllare la condotta sessuale dei preti senza l’aiuto, il controllo e la supervisione dei laici (=popolo di Dio). Ci sono preti uxorati e pastori protestanti convertiti al cattolicesimo con la loro famiglia, ma per il clero di rito latino il celibato è il tema più controverso. Nonostante l’emorragia e la sofferenza di 120.000 preti sposati nel mondo, il Vaticano insiste che è vivibile e essenziale. Amori clandestini, concubinato, abusi, figli non riconosciuti, suore stuprate, si tollera tutto, si rimuovono i fatti, anche il più deplorevole: la pedofilia. Per la prima volta, dalla riforma protestante, la vita sessuale del clero viene messa in pubblico. E le vittime auspicano di vedere il giorno in cui la pedofilia, questa ferita aperta da secoli nel corpo di Cristo, non sarà più che una cicatrice, un ricordo triste del passato. Ma altri misfatti, sotterfugi, miserie e tragedie continueranno ad offuscare l’immagine della chiesa se non si affronta una delle cause di fondo: il celibato obbligatorio. (cf  "Celibato - Dono o legge?" del Dr. Heinz J. Vogels). Il solo fatto che 120.00 preti siano stati costretti a "lasciare", senza contare coloro che si "arrangiano" non significa proprio niente per voi? Se fosse una libera scelta non avremmo questo esodo in massa: un prete su quattro! E poi la Chiesa, almeno, non sarebbe più "complice" dell’infamia di tanti abusi sessuali da parte dei "funzionari di Dio".  Insomma, non è evidente che si vuol far credere a tutti i costi che "siamo puri e casti" ad un prezzo inaudito?

Seminario - Ormai si ammette che la formazione da apartheid del seminario è inadeguata, anzi, una delle cause. Le regole stesse (controllo delle stanze, porte aperte, mai due da soli) fanno presumere che gli impulsi sessuali siano più pressanti in un ambiente artificiale di soli maschi, che pare favorire l’inclinazione all’omosessualità. In questo caso la corruzione non viene da forze esterne, ma è generata e si perpetua all’interno del sistema clericale. Quindi non si scaccia dal basso, ma dall’alto. I vescovi americani riconoscono (attraverso una Commissione ad hoc), che "ai seminaristi è negato un normale sviluppo psicologico. Infatti alcuni, ordinati sui 25 anni, hanno la maturità emozionale di un adolescente. La mancanza di uno sviluppo psico-sessuale "normale" può spiegare come alcuni abbiano ricercato la compagnia di adolescenti. La Commissione ritiene che questo fenomeno sia una causa dell’incidenza degli abusi sessuali. Tute le diocesi americane hanno chiuso i seminari minori. Vescovi e rettori devono garantire un ambiente in cui i giovani siano in grado di crescere non solo intellettualmente e spiritualmente, ma anche emozionalmente" [nostra sintesi]. La "Convenzione sui Diritti del minore" proibisce il reclutamento di minorenni al di fuori dell’ambiente familiare (U.N. General Assembly, Document A/RES/44/25, 12.12.1989. Il Vaticano non l’ha firmata). Eppure in Italia ci sono 123 seminari minori, spacciati per scuole o semi-internati. 

Potere clericale – I genitori delle vittime come hanno potuto permettere che succedesse? Educati a non mettere in discussione il "reverendo padre", credono sia peccato contraddirlo o chiacchierare di lui e le sue attenzioni verso un figlio sono considerate segno di predilezione. Il solo pensiero di qualche cosa di spiacevole è al di fuori della loro immaginazione. La vittima accetta le avances del "padre" con la più totale incomprensione che possa farle del male. Ed egli approfitta del suo potere spirituale per convincerla che nessuno le crederà.  Da dove viene tanto potere del prete? A lui sono affidati poteri essenziali per la salvezza: celebrare l’eucarestia, perdonare in nome di Dio. Il celibato obbligatorio, poi, rinforza la mistica, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato "possiede l’autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo stesso" (Catechismo, 1548, 1581). Viene messo sul piedestallo di Dio. Il curato d’Ars giunge a dire: "Che cosa è un prete? Un uomo che sta al posto di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice "Dio ti perdoni", ma "Io ti perdono". Se incontrassi un prete e un angelo, prima saluterei il prete poi l’angelo. Questi è amico di Dio, il prete sta al suo posto". Per la Chiesa la divisione tra preti e laici è di origine divina (can. 207). Conclusione: non è ammessa nessuna debolezza, lo scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere, cioè "immolate". 

L’impatto sulle vittime - Chi  violenta un bambino è un "assassino dell’anima". Chi perde un arto può sostituirlo, ma quando viene ucciso lo spirito, si perde il senso stesso della vita. Le vittime affermano di essere state paralizzate, tramortite, perché è inconcepibile che un personaggio così sublime possa fare del male. Il Dr. Lothstein riferisce: "Mi hanno detto che la loro anima veniva assassinata. Un assassinio nell’anima, dell’anima. E non possono superare il senso di colpa e di vergogna. "Come mi è successo? Potrò mai tornare a Dio?" (National Cath. Reporter, 9.8.2002). La vita diventa sconfitta e vuoto assoluto. Come se gli fosse stata strappata l’anima. E molte vittime non rivelano l’accaduto neppure dopo molti anni, per il semplice fatto che non riescono a farlo. Il timore di dispiacere al rappresentante di Dio innesca la paura di dispiacere a Dio stesso e questo é paralizzante. In alcune circostanze la sofferenza è così insopportabile che solo la denuncia libera da un peso insopportabile. Oppure il suicidio.

Perdonare la gerarchia - E’ incomprensibile che un’istituzione, la quale si proclama il corpo di Cristo, si svilisca fino a disprezzare le vittime e si sforzi di nascondere la sua responsabilità piuttosto che curare il male alla radice, cioè se stessa. Gesù non attenua la condanna di chi scandalizza un bambino: "meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare". La macina spetta allo stupratore e ai suoi sostenitori, non alla vittima. Si può capire lo stupro di chi dice la messa tutti i giorni? Come sopportare il tradimento fatto in nome della religione e come suo ministro? Il prezzo del perdono è la pura e semplice verità dei fatti. Verità e riforma sono richieste ai vescovi e preti che hanno tollerato, coperto e trascurato i propri doveri. Tutti coloro che hanno ignorato e nascosto sono colpevoli di scandalo. Pochi vescovi hanno chiesto perdono per la loro negligenza, cecità e collusione.  

Eccesso e abuso di autorità? - Molti auspicano che Roma si decida ad ascoltare il "popolo di Dio", ma l’eccesso di potere acceca. I vescovi, convinti che la loro autorità è da Dio, rigettano ogni critica come un attacco alla loro persona. Il laicato è ridotto a elemento decorativo o di mera consultazione. La pedofilia potrebbe fare quello che né teologi né profeti sono riusciti a fare: la frustrazione e la rabbia di milioni di laici sta cambiando il modo di interagire della gente con la gerarchia. I prelati, abituati a una specie di "onnipotenza", sono costretti a fare i conti con la loro incompetenza. Ai sopravissuti non basta una stretta di mano, profusione di scuse e promessa di tante preghiere. Vogliono essere in grado di credere che la gerarchia ha capito il loro trauma e l’orrore vissuti. I più, quasi miracolosamente, vogliono essere certi che chi ha stuprato il loro corpo e la loro anima trovi aiuto e non sia più in grado di nuocere. Molti pedofili sono stati riciclati, altre vittime sacrificate. Perfino la Commissione della conferenza episcopale USA dice che non si è risposto a certe domande: perché li avete coperti? Perché gli "offesi" sono stati ignorati? Perché le gerarchie si sono rifiutate di rivedere il loro modo di amministrare? Perché hanno persistito nella difesa della loro immagine? Il tragico incubo ha svegliato il laicato dal coma spirituale a cui era stato ridotto. Alcuni capiscono che possono essere adulti e a casa propria anche nella Chiesa e non possono accettare le conclusioni senza fiatare. Le dimostrazioni davanti alle cattedrali americane hanno avuto il loro impatto e molti cominciano a capire che non possono più aspettarsi omaggi, inchini e baciamano. Non c’è più spazio per la paura, segretezza, arroganza. Troppe anime sono state devastate. Non è in discussione il potere episcopale, ma il tradimento della fiducia, lo stupro dell’anima, la falsità, l’amministrazione disonesta in nome della religione.  

Per concludere: è non solo ignobile, ma semplicemente malvagio, voler linciare i preti pedofili, quegli stessi  che si voleva proteggere, occultare, nascondere e non assumere le proprie responsabilità. Anch’essi, a loro volta, sono vittime del sistema clericale,  del suo secolare misoginismo, omofobia, patriarcalismo, disprezzo della sessualità.  E se si vogliono mettere al muro i "soldati semplici", perché si continua a promuovere, premiare i loro "generali", cioè i card. Law, i vescovi omertosi e quelli che sono giunti al colmo di denunciare le vittime come nel caso di Agrigento?  Il card. Law, condannato in contumacia, uno dei più appariscenti collaboratori della "strage degli innocenti" a Boston, è stato promosso arciprete di S. Maria Maggiore, dove continua a godere di tutti i privilegi cardinalizi, compreso quello del principio di extraterritorialità. Si tratta di privilegi del tutto evangelici? E’ un buon esempio per i preti in  galera? E’ quello che farebbe il Cristo con chi ha contribuito a rovinare la vita di centinaia d’innocenti?

L’educazione sessuale, il reclutamento di minorenni, il lavaggio del cervello nei seminari sono responsabilità, di cui la gerarchia deve rendere conto al "popolo di Dio" e alla società civile. Le ragioni per cui sono stati chiusi i seminari minori in Inghilterra, Irlanda e USA, non valgono forse per l’Italia, Spagna e, soprattutto, per il sud del mondo? Se questo sistema è stato riconosciuto sbagliato, perché si continuano a gestire  seminari minori camuffandoli come "semi-internati, scuole vocazionali"?

Uno studio serio e coraggioso del problema porterebbe a soluzioni più consone con la pratica apostolica, quando i "presbiteri" erano solo persone (si sottolinei persone) mature, provate, stimate, scelte dalla comunità, al servizio della stessa, non del proprio potere, da cui è nato il privilegio, la casta e… la corruzione.

Preghiamo, affinché questa "strage degli innocenti" non sia vana. Diamo alle vittime, oltre alla palma del martirio, la soddisfazione di non essere state sacrificate invano da mani consacrate. Ed andiamo a visitare in carcere i poveri preti "colpevoli", perché sono anche loro creature di Dio e forse meno responsabili di chi li ha "educati" e governati.  

Distinti saluti. 

Umberto P. Lenzi

14215 - 20th Drive SE

Mill Creek, WA 98012 - USA

Tel: 001.425.743.0104

Skype: umebertoplenzi

E-mail: telitor@aol.com

Website: www.chiesaincammino.org



Lunedì, 16 luglio 2007

Preti pedofili
INTERVENTO DI DANIEL SHEA

al Convegno del 22 giugno alla Camera dei Deputati


Testo dell’intervento in formato PDF

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Lunedì, 16 luglio 2007

Daniel SHEA, l’avvocato texano, che aveva citato in tribunale il card. Ratzinger, commenta l’articolo di Massimo Introvigne:
"PRETI PEDOFILI, LE FALSITÀ DEL VIDEO BBC"

di Daniel SHEA

Testo dell’articolo in formato PDF

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Lunedì, 16 luglio 2007

Preti pedofili in USA
Maxi risarcimento della diocesi di Losa Angeles

Rassegna stampa


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=5247&sez=HOME_NELMONDO

Preti pedofili, risarcimento record a Los Angeles
L’Arcidiocesi pagherà 660 milioni di dollari

LOS ANGELES (15 luglio) - Più di un milione di dollari a testa. E’ il risarcimento ottenuto da circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta in California. A pagare l’indennizzo record sarà l’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles, che complessivamente dovrà sborsare 660 milioni di dollari. Lo hanno riferito gli avvocati dei querelanti.

L’accordo, arrivato all’ultimo minuto - l’inizio del processo era fissato per lunedì - è il più costoso degli ultimi anni per laChiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi miliardari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori.

Ray Boucher, capo dei legali che hanno difeso le vittime, ha detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con l’Arcidiocesi di Los Angeles sull’accordo

Preti pedofili, indenizzo record
da 600 milioni di dollari

Per chiudere la causa che vede alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali l’arcidiocesi sarebbe disposta a pagare una considerevole cifra

LOS ANGELES
L’arcidiocesi cattolica di Los Angeles avrebbe trovato un accordo da 600 milioni di dollari per chiudere la causa che vede alcuni sacerdoti accusati di abusi sessuali. Si tratta della cifra più alta mai versata per casi di abusi che coinvolgono membri della Chiesa, dopo lo scandalo che sconvolse la diocesi di Boston nel 2002.

I rappresentanti legali dell’arcidiocesi e delle presunte vittime dovrebbero annunciare ufficialmente l’accordo lunedì, giorno in cui oltre 500 casi analoghi saranno presi in considerazione dalle autorità per l’assegnazione di una giuria.

Secondo l’accordo, i cui dettagli dovrebbero essere definiti nel corso del fine settimana e che dovrà comunque essere sottoposto all’approvazione del giudice competente, dovrebbe essere anche restituita la documentazione personale relativa ai preti coinvolti.

Casi analoghi si sono verificati anche in passato. Nel 2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100 milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky, versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.

Preti pedofili, da chiesa Usa risarcimento record a vittime

domenica, 15 luglio 2007 12.18 162

LOS ANGELES (Reuters) - L’arcidiocesi della chiesa cattolica di Los Angeles pagherà la cifra record di 660 milioni di dollari per risarcire 500 vittime di abusi sessuali dal 1940 agli anni 90, hanno riferito ieri i legali delle parti.

L’accordo, che porterà ad ogni vittima più di un milione di dollari, è il più importante e oneroso mai firmato dalla chiesa cattolica, e arriva in seguito alle numerose richieste di risarcimento per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti.

Il caso dovrebbe essere discusso domani dalla corte superiore di Los Angeles, e si concentrerà sulle accuse di 12 presunte vittime di abusi da parte dell’ex prete Clinton Hagenbach, morto 20 anni fa.

Se la corte dovesse decidere di rinviare a giudizio gli imputati, l’arcivescovo di Los Angeles Roger Mahony si troverebbe nella scomoda posizione di dover deporre sulle responsabilità della chiesa sui casi verificatisi tra gli anni 40 e 90 del secolo scorso.

Un portavoce della diocesi di Los Angeles, che ha parlato qualche ora prima che i legali delle vittime annunciassero l’accordo, ha detto solo che gli esponenti della chiesa saranno presenti in tribunale domani.

Il giudice dovrà decidere se approvare la transazione, che secondo un rappresentante di una delle parti in causa che ha richiesto l’anonimato, sarà di 660 milioni di dollari.


 

Il risarcimento pattuito è il più elevato degli ultimi anni per la Chiesa cattolica americana
Il processo centrato sulle testimonianze di dodici vittime sarebbe dovuto iniziare lunedì

Preti pedofili, la chiesa di Los Angeles
pagherà indennizzi per 660 milioni di dollari

LOS ANGELES - L’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles ha accettato di pagare un risarcimento record di 660 milioni di dollari (pari a circa 485 milioni di euro), alle circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta.

L’accordo stragiudiziale tra le parti ed il relativo indennizzo, dovrà essere approvato dal tribunale di Los Angeles dove domani era fissata la prima udienza del processo in cui dodici vittime denunciavano gli abusi subiti dal sacerdote Clinton Hagenbach, deceduto venti anni fa.

Si tratta del risarcimento più alto mai accordato dalla chiesa cattolica americana da quando lo scandalo degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sui minori venne alla luce nel 2002. Secondo quanto riporta il Los Angeles Times, la diocesi sarà costretta a vendere delle proprietà immobiliari per raccogliere i fondi necessari per saldare l’indennizzo alle vittime. Già nel dicembre scorso, l’arcidiocesi aveva sborsato 60 milioni di dollari per un accordo stragiudiziale con altre 40 vittime.

Il patteggiamento annullerà, oltre al procedimento intentato contro la Chiesa e il sacerdote Clinton Hagenbach, almeno altri quindici processi civili già avviati davanti al tribunale della città. In totale erano coinvolti 113 sacerdoti che hanno servito nella diocesi fra il 1930 e il 2003 su un totale di 5.000 che hanno lavorato per la Chiesa di Los Angeles nello stesso lasso di tempo. Di quelli accusati, 43 sono già morti; 54 non sono più sacerdoti, ma altri 16 vestono ancora l’abito talare.

L’accordo tra le parti prevede, oltre al risarcimento, anche la diffusione di alcuni documenti riservati dell’arcidiocesi che raccolgono informazioni importanti sugli abusi sessuali commessi da religiosi.
 

L’arcidiocesi di Los Angeles, guidata da una delle grandi personalità della Chiesa americana, il cardinale Roger Mahony, aveva nell’ottobre del 2005 stabilito delle linee guida a cui dovevano attenersi tutti i religiosi e gli educatori che avevano un contatto diretto con i bambini.
 

Arcidiocesi di Los Angeles: risarcimenti record alle vittime dei preti pedofili

L’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles  pagherà un indennizzo record di 660 milioni di dollari, più di un milione a testa, a circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni 1940. Lo hanno detto gli avvocati dei querelanti.
  
L’accordo dell’ultimo minuto (l’inizio del processo era fissato per  domani) è il più dispendioso negli ultimi anni per la Chiesa cattolica, bersagliata da richieste di indennizzi finanziari per numerosi casi di abusi sessuali commessi da preti nei confronti di minori.
  
Ray Boucher, capo del collegio di difesa delle vittime, ha, detto che oggi ci sarà un annuncio congiunto con l’Arcidiocesi di Los Angeles sull’accordo.

 

http://www.corriere.it/ultima_ora/agrnews.jsp?id=%7BA12B26AC-9C9C-4CBB-8FB8-EF312AC61A1B%7D

Preti pedofili: risarcimenti record per le vittime in Usa

LOS ANGELES (Stati Uniti) - Piu’ di un milione di dollari a testa per le circa 500 vittime di preti pedofili. A tanto ammonta il risarcimento che l’Arcidiocesi cattolica di Los Angeles ha deciso di pagare per evitare il processo, fissato per domani. Un accordo dell’ultimo minuto, dunque, annunciato da Ray Boucher, capo del collegio di difesa delle vittime. (Agr)

Los Angeles 15/07/2007 12:06
PRETI PEDOFILI, RISARCIMENTO RECORD DA DIOCESI DI LOS ANGELES


Los Angeles, 15 lug. (Ap) - Sarà ufficialmente annunciato oggi l’accordo raggiunto dall’Arcidiocesi di Los Angeles con i legali delle 508 persone che accusano il clero cattolico di abusi sessuali. Un accordo del valore di 660 milioni di dollari (478 milioni di euro), la cifra più alta mai versata dalla chiesa per casi di violenze sessuali, pari a oltre 1,3 milioni di dollari per ciascun querelante. L’annuncio verrà dato alla vigilia della selezione della giuria chiamata a giudicare i primi casi di violenze. Qualsiasi tipo di accordo dovrà comunque ottenere l’approvazione del giudice. L’arcidiocesi di Los Angeles e l’avvocato che rappresenta 242 persone, Raymond Boucher, hanno annunciato per oggi un comunicato ufficiale e per domani una conferenza stampa. L’accordo prevede anche la pubblicazione dei dossier personali dei sacerdoti coinvolti nella causa, dopo un’operazione di revisione condotta dal giudice incaricato della vicenda, stando a quanto precisato da Boucher. La misura permetterà di sapere se i responsabili della chiesa abbiano insabbiato o meno gli abusi. "La trasparenza è un punto cruciale di questo e di tutti gli accordi", ha detto il legale. Questo accordo porta a oltre due miliardi di dollari la cifra versata dal 1950 dalla chiesa americana alle vittime di presunti abusi sessuali. Nel 2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100 milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky, versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.

Lo scandalo venne alla luce nel 2002

 

Preti pedofili, da Diocesi Los Angeles maxi-risarcimento a vittime


In California verranno versati 660 mln di dollari a 500 persone che hanno subito abusi sessuali a partire dagli anni ’40
 

Los Angeles, 15 lug. - (Adnkronos) - L’Arcidiocesi della chiesa cattolica di Los Angeles ha accettato di pagare un risarcimento record di 660 milioni di dollari (pari a 485 milioni di euro) ad oltre 500 vittime di abusi sessuali compiuti da preti pedofili. Lo hanno riferito gli avvocati del collegio di difesa, che hanno denunciato abusi a partire dagli anni ’40.

L’accordo extra-giudiziario tra le parti e il relativo indennizzo dovranno essere approvati da un tribunale di Los Angeles, dove domani era stata fissata la prima udienza del processo. Si tratta del risarcimento più alto mai accordato dalla chiesa cattolica americana, da quando lo scandalo degli abusi sessuali compiuti dai sacerdoti sui minori venne alla luce nel 2002. Il capo del collegio di difesa, l’avvocato Ray Boucher, ha fatto sapere che in giornata saranno ufficializzati i termini dell’accordo con un annuncio congiunto con l’Arcidiocesi di Los Angeles.

Secondo quanto riportano i media americani la diocesi sarà costretta a vendere delle proprietà per raccogliere i fondi necessari per saldare l’indennizzo alle vittime.

 

Preti pedofili: in California risarcimento record
 

Un indennizzo record di 660 milioni di dollari. A tanto ammonta il risarcimento che l’Arcidiocesi di Los Angeles, in California, avrebbe acconsentito a garantire alle circa 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti pedofili a partire dagli anni Quaranta.

Una somma che, però, non servirà a cancellare il dolore delle vittime, come sostiene Mary Grant, dello Snap, il maggior gruppo di sostegno americano per le vittime di abusi sessuali: "Nessuna decisione, nessun verdetto di colpevolezza o accordo elimina per magia il dolore di chi ha subito violenza o è stato molestato dai preti cattolici in questa arcidiocesi. Nessuna somma di denaro o sentenza restituirà la serenità a quei bambini che hanno perduto la loro infanzia".

Il caso sarebbe dovuto approdare lunedì in tribunale per il processo. Spetta ora al giudice dare il via libera all’accordo. Se approvato, per gli Stati Uniti si tratterebbe dell’indennizzo più cospicuo da quando, nel 2002, lo scandalo degli abusi sessuali su miniori esplose a Boston. Fino ad ora, il più lauto pagamento era stato fatto dalla Diocesi di Orange, in California, nel 2004, con 100 milioni di dollari.

http://www.momentosera.com/articolo.php?id=3909

Abusi dei preti, L.A. paga 660mln di dollari

Indennizzo record negli Stati Uniti: la Chiesa di Los Angeles sborserà la cifra monstre di 660mln di dollari per evitare il processo per gli abusi sessuali dei preti


Diventerà probabilmente un record la cifra che
 la Chiesa di Los Angeles sborserà per evitare il
 processo per gli abusi sessuali ai minori da par-
 te dei sacerdoti locali: 660 milioni di dollari, più
 di 1 milione di dollari a testa per le 500 vittime
 coinvolte in episodi di abusi che si sarebbero
 verificati dagli anni ’40 in poi.

L’Arcidiocesi di L.A. ha così raggiunto un accordo in extremis, poco prima quindi che il processo dello scandalo arrivasse davanti alla Corte. La prima udienza era infatti prevista per la giornata di lunedì. A rivelare l’ammontare dell’indennizzo sono stati gli avvocati querelanti. È atteso anche un comunicato da parte dell’Arcidiocesi che confermi il tutto.


 

PRETI PEDOFILI, RISARCIMENTO RECORD DA DIOCESI DI LOS ANGELES

Los Angeles, 15 lug. (Ap) - Sarà ufficialmente annunciato oggi l’accordo raggiunto dall’Arcidiocesi di Los Angeles con i legali delle 508 persone che accusano il clero cattolico di abusi sessuali. Un accordo del valore di 660 milioni di dollari (478 milioni di euro), la cifra più alta mai versata dalla chiesa per casi di violenze sessuali, pari a oltre 1,3 milioni di dollari per ciascun querelante. L’annuncio verrà dato alla vigilia della selezione della giuria chiamata a giudicare i primi casi di violenze. Qualsiasi tipo di accordo dovrà comunque ottenere l’approvazione del giudice. L’arcidiocesi di Los Angeles e l’avvocato che rappresenta 242 persone, Raymond Boucher, hanno annunciato per oggi un comunicato ufficiale e per domani una conferenza stampa.

L’accordo prevede anche la pubblicazione dei dossier personali dei sacerdoti coinvolti nella causa, dopo un’operazione di revisione condotta dal giudice incaricato della vicenda, stando a quanto precisato da Boucher. La misura permetterà di sapere se i responsabili della chiesa abbiano insabbiato o meno gli abusi. "La trasparenza è un punto cruciale di questo e di tutti gli accordi", ha detto il legale.

Questo accordo porta a oltre due miliardi di dollari la cifra versata dal 1950 dalla chiesa americana alle vittime di presunti abusi sessuali. Nel 2004 la diocesi di Orange, in California, pagò 100 milioni di dollari per chiudere 90 esposti, mentre lo scorso anno la diocesi di Covington, in Kentucky, versò 84 milioni di dollari per 552 esposti.


http://www.agi.it/ultime-notizie-page/200707151203-cro-rom1013-art.html

PRETI PEDOFILI: RISARCIMENTO RECORD, 660 MILIONI

(AGI) - Los Angeles, 15 lug. - L’arcidiocesi di Los Angeles ha accettato di pagare 660 milioni di dollari in indennizzi a 500 vittime di abusi sessuali da parte di sacerdoti cattolici, alcuni dei quali risalgono agli anni ’40. Si tratta del piu’ consistente risarcimento di questo tipo nella lunga catena di cause intentate negli Usa contro i preti pedofili e chi li copri’: ad ogni vittima andra’ piu’ di un milione di dollari.
  La prima udienza di fronte alla Corte d’Assise di Los Angeles era prevista per domani, ma l’accordo extragiudiziale pone fine alla vicenda. Dodici querelanti avrebbero accusato di molestie l’ex sacerdote Clinton Hagenbach, morto venti anni fa, ma l’obiettivo degli avvocati era di mettere l’arcivescovo di Los Angeles, cardinale Roger Mahony, nell’imbarazzante posizione di dover testimoniare sulla risposta data dalla chiesta alle denunce di abusi ricevute tra gli anni ’40 e gli anni ’90.
  David Clohessy, direttore nazionale dello Snap, la rete che raccoglie le vittime degli abusi commessi dai sacerdoti, non vuole che l’attenzione dei media venga calamitata dalla consistenza dell’indennizzo. "Non e’ mai una questione di soldi" ha detto, "le vittime vogliono guarire, vogliono che venga impedito il ripetersi di cose simili, vogliono chiudere con il passato, vogliono che qualcuno sia chiamato a rispondere" ha detto. Gia’ nel dicembre scorso, l’arcidiocesi aveva sborsato 60 milioni di dollari per un accordo extragiudiziale con altre 40 vittime. L’arcidiocesi di Los Angeles dovra’ vendere parte del patrimonio di 4 miliardi di dollari per pagare il risarcimento, ma diverse diocesi cattoliche messe sotto accusa per lo scandalo degli abusi un po’ dappertutto negli Stati Uniti hanno scelto di dichiarare bancarotta. (AGI)



Lunedì, 16 luglio 2007

CHI HA PROTETTO I PRETI PEDOFILI?

di Mario di Carlo (*)

Cifre astronomiche per il risarcimento dei danni alle vittime hanno determinato l’amministrazione controllata dal tribunale in diverse diocesi degli USA. Vicende simili hanno toccato l’Austria, il Belgio, il Brasile, la Croazia, la Francia, la Gran Bretagna, l’Irlanda e l’Italia


http://www.italialaica.it/cgi-bin/news/view.pl?id=007435



Da Critica liberale n. 138

Da oltre un decennio i casi di pedofilia da parte di sacerdoti attirano l’attenzione e le censure dei media, della magistratura e della società civile. Negli Stati Uniti d’America il fenomeno ha assunto dimensioni talmente rilevanti (1 ) da richiedere prese di posizione ufficiali dell’allora Pontefice Giovanni Paolo II, una commissione di inchiesta ordinata dalla Conferenza dei Vescovi Cattolici e soprattutto cifre astronomiche per il risarcimento dei danni, che hanno portato all’amministrazione controllata dal tribunale (un istituto simile al fallimento) diverse diocesi. Vicende simili hanno toccato l’Austria, il Belgio, il Brasile, la Croazia, la Francia, la Gran Bretagna, l’Irlanda e l’Italia.(2)

Nel 2001 la Lettera apostolica Sacramentorum sancitatis tutela (a firma Giovanni Paolo II) e l’Epistola De delictis gravioribus (a firma Joseph Ratzinger) si occupano dei delitti canonici da attribuire alla cognizione della Congregazione per la dottrina della fede e tra questi dei delitti «contro la santità del sacramento della Penitenza» compresa l’«istigazione, profittando della circostanza della confessione, a peccare contro il sesto comandamento del Decalogo [non commettere atti impuri, ndr], se finalizzata a compiere peccato con lo stesso confessore» e dei delitti «contro la morale, cioè: delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da componente del clero con persona d’età inferiore ai diciotto anni». In questi documenti si fa riferimento alla Instructio Crimen sollicitationis emanata nel 1962 dal Sant’Uffizio presieduto dall’allora Pontefice Giovanni XXIII coadiuvato dal Prefetto card. Alfredo Ottaviani.

Tale documento era rimasto sino ad allora segreto essendo per sua espressa disposizione «da custodire accuratamente nell’archivio segreto della curia come regolamento interno da non pubblicare né da ampliare con note di commento». Negli Stati Uniti si ottenne che l’Instructio fosse prodotta in giudizio ed in questo modo si è venuti a conoscenza del documento che pubblichiamo di seguito , in estratto, nella traduzione di Gennaro Lopez, professore di Lingua latina presso l’Università di RomaTre. [su Italialaica nella rubrica I Documenti, ndr]

Nel 2006, poi, la Bbc ha trasmesso il documentario sull’argomento Sex crimes and the Vatican che è stato aspramente criticato da parte della Conferenza episcopale cattolica inglese. Lo stesso documentario è stato corredato di sottotitoli in italiano e reso disponibile via internet (3) in Italia suscitando lo scandalo di chi ignorava quei fatti e quei documenti e l’indignata protesta di alcuni settori del mondo cattolico (4). Ovviamente non ci occuperemo qui del documentario della Bbc ma dei documenti e di taluni fatti, cercando di fornire una guida alla lettura.

Innanzi tutto, come in qualsiasi analisi di un testo giuridico ci si può domandare se l’Instructio Crimen sollicitationis (d’ora in avanti l’Instructio) sia tuttora in vigore. Secondo l’autorevole, ma non convincente, parere del card. Julian Herranz «il documento del ’62 è stato abrogato nel 1983 dal Codice di diritto canonico». In senso contrario depone però la lettura della citata Epistola De delictis gravioribus del 2001 (d’ora in avanti l’Epistola) in cui si fa riferimento alla «direttiva Crimen sollicitationis (5) ancora vigente» da reinterpretare in funzione dei nuovi codici. La lettura congiunta dei canoni e dell’Epistola non fanno peraltro emergere sostanziali novità (6) ad eccezione dell’attribuzione delle cause in questione alla giurisdizione e competenza (sembrerebbe esclusiva e non più concorrente con quella dei tribunali diocesani) della Congregazione per la dottrina della fede.

Sembra utile chiarire, inoltre, che i testi normativi di cui si discute appartengono all’ordinamento canonico. Ne deriva che i termini delitto e reato si riferiscono non alla legislazione penale dello Stato ma a quella della Chiesa cattolica. Il crimen sollicitationis è il reato, canonico appunto, di istigazione ad atti sessuali con un sacerdote. Il par. 1 dell’Instructio, che definisce il reato di istigazione, fa riferimento alla confessione, come momento, luogo, circostanza o pretesto degli atti o conversazioni impure ed oscene.

I parr. 71, 72 e 73 stabiliscono, inoltre, che le stesse procedure e le stesse pene si applicano agli atti osceni peccaminosi di un appartenente al clero con una persona dello stesso sesso (definito crimen pessimus) nonché a «qualsiasi atto osceno esterno, gravemente peccaminoso, in qualunque modo compiuto o tentato da appartenente al clero con bambini di ambo i sessi o con esseri viventi non umani» (par. 73). Similmente l’Epistola si riferisce ai «Reati contro la santità del sacramento della Penitenza, cioè: […] 2) istigazione, profittando della circostanza della confessione, a peccare contro il sesto comandamento del Decalogo, se finalizzata a compiere peccato con lo stesso confessore»; ed al «reato contro la morale, cioè: delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da componente del clero con persona d’età inferiore ai diciotto anni» (par. quarto). Come già detto i reati a cui i testi si riferiscono sono reati canonici. Evidentemente però taluni di quegli atti e, specificamente, gli atti sessuali con minori di anni sedici (o quattordici in taluni casi) costituiscono reato per il nostro codice penale, per l’esattezza il delitto previsto all’art. 609-quater (7) (oltre al caso della violenza sessuale per abuso di autorità ex art. 609-bis). Il diritto canonico quindi prevede delle proprie sanzioni per comportamenti che costituiscono reato anche per il diritto statale. Ma quale rapporto vi è fra le due sfere? In teoria nessuno, se non quello del dato oggettivo. Il diritto penale “canonico” dovrebbe disciplinare il processo canonico e le pene canoniche per il sacerdote provato colpevole dell’istigazione a peccare contro il sesto comandamento, il diritto penale “civile” dovrebbe disciplinare il processo e le pene contro chiunque (nel caso anche sacerdote) “compie atti sessuali con persona che al momento del fatto: 1) non ha compiuto gli anni quattordici; 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia [..] persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore e’ affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza”.

Un punto di conflitto fra i due ordinamenti sembra però sorgere in relazione al segreto imposto dal diritto canonico. L’Instructio impone che questi casi «siano condotti nella massima segretezza e, una volta definiti con sentenza esecutiva, vengano coperti da silenzio perpetuo; tutti coloro che, in qualunque modo, sono personalmente addetti al tribunale, ovvero per il loro ufficio sono ammessi alla conoscenza delle questioni in causa, hanno l’obbligo di osservare inviolabilmente il segreto strettissimo, che vale comunemente come segreto del Sant’Uffizio, su tutto e con tutti, sotto pena di incorrere nella scomunica latae sententiae, ipso facto e senza altra dichiarazione, riservata alla sola persona del Sommo Pontefice, con esclusione anche della Sacra Penitenzierìa » (par. 11) e dispone per tutti una stretta formula di giuramento sull’osservanza del segreto. Tale giuramento deve essere prestato anche da «gli accusatori, coloro che sporgono denuncia e i testi» (par. 13). L’Epistola più succintamente stabilisce che «le cause di questa natura sono soggette al segreto pontificio», il più rigido dei segreti previsti dal diritto canonico dopo il sigillo della confessione (8).

Su tale segreto sorgono due domande, la prima sul senso che esso assume nel suo contesto e la seconda sulla possibilità che influenzi ed ostacoli il corso della giustizia dello Stato.

A giustificazione del silenzio i commentatori di parte ecclesiastica hanno argomentato che dal punto di vista pragmatico la consegna assoluta del silenzio servirebbe a garantire l’onorabilità di accusato ed accusatore o accusatrice fino al termine del processo, per ragioni di garantismo, nonché a consentire ai testi di farsi avanti senza esporsi, ma mai di impedire a costoro di rivolgersi o collaborare con l’autorità giudiziaria statale. A conferma di ciò si è sottolineato come il paragrafo 15 (in realtà i parr. 15-18) impongano la denuncia, quasi sempre a pena di scomunica. L’argomento però è debole. Tali autori dimenticano infatti di precisare che l’obbligo di denuncia non si riferisce alla denuncia alla magistratura dello Stato ma alla denuncia alle autorità ecclesiastiche, per lo stesso principio per cui quelle norme si occupano dei reati “canonici” e non “civili”. Non spiegano neppure come mai il segreto è posto non solo per il tempo necessario a definire il processo, con garantismo estremo, ma sia un “silenzio perpetuo”. Peraltro il garantismo, così come comunemente inteso, è un’esigenza molto poco sentita dal diritto canonico, che, a titolo di esempio, non conosce il principio di legalità e certezza delle pene. Più convincente, ma non più confortante, la spiegazione che dal punto di vista teologico è offerta dal card. Herranz, il quale richiama tre princìpi: «evitare lo scandalo, tutelare la libertà dei testi, garantire il corso della giustizia», in ragione del fatto che «nella Chiesa chi governa deve cercare il bene delle anime». In altre parole lo scandalo che potrebbe sorgere dalla notizia del peccato (che qui è il reato canonico) rischierebbe di smarrire altre anime, a tutela delle quali primariamente è posto il vincolo del segreto. L’argomento, ovviamente, è un fondamento sufficiente ai credenti, ma non gli si può negare una logica. Eppure anche qui qualche altra domanda sorge. Non si vedono altre esigenze meritevoli di essere valutate assieme al timore di uno scandalo? Dov’è la pietà per le vittime e la considerazione delle sofferenze e dei turbamenti che costoro sono costretti a subire anche a grande distanza dagli avvenimenti? Ha senso prevedere una pena canonica più grave per la vittima che violi il vincolo del segreto (scomunica riservata al Pontefice) piuttosto che per il reo (dimissione dallo stato clericale)? Ma soprattutto, che senso può avere non offrire una fattiva collaborazione una volta che lo scandalo sia venuto alla luce? In quella stessa logica il silenzio successivo allo scandalo sembra aggravare lo smarrimento dei fedeli, piuttosto che aiutarli. Basti un esempio. Nel 2002 la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti insediò una commissione di laici, il “National Review Board”, incaricata di verificare, tramite audizioni, ricerche, incontri ed interviste l’applicazione della Carta per la protezione dei bambini e dei giovani di cui la Conferenza si era dotata. Dopo un anno il suo presidente si dimise in polemica con alcuni vescovi, dopo aver affermato che i comportamenti di cui era venuto a conoscenza (rifiutare di deporre, distruggere i nomi dei colpevoli, nascondere, offuscare, minimizzare) rispondevano più all’atteggiamento di una famiglia mafiosa che a quello di una comunità di fede (9).

Il timore dello scandalo insomma, sembra rispondere non solo alla tutela del benessere spirituale dei fedeli, ma anche, se non soprattutto, alla tutela dell’immagine pubblica della gerarchia cattolica come illibata maestra di pubblici costumi, alla tutela delle casse delle diocesi (laddove queste potrebbero essere aggredite per via dei risarcimenti dei danni) e, non ultimo, alla stabilità di gerarchie mai davvero abituate al confronto e allo scrutinio trasparente e democratico (10). Ma veniamo al secondo punto, può il segreto imposto dal diritto canonico collidere con il diritto dello Stato? Ovviamente queste considerazioni non possono che essere svolte relativamente all’ordinamento italiano. Come giustamente affermato da molti osservatori, il nostro diritto penale non impone al semplice cittadino l’obbligo di denunciare i reati di cui sia venuto a conoscenza se non nel caso di reati contro la personalità lo Stato puniti con l’ergastolo (artt. 364 c.p. e 333 c.p.p.). Il prelato che venga a conoscenza del reato in ragione del suo ufficio può ritenere, anche a torto, di non sporgere denuncia contro il suo sottoposto, senza per questo violare la legge. Ma qui sembra esserci un passo oltre. La normativa in questione infatti non si limita a chiedere o suggerire il silenzio ma lo impone. Per di più lo impone non solo all’autorità ecclesiastica, ma a chiunque venga a conoscenza dei fatti di causa e soprattutto lo impone alla vittima. L’art. 378 c.p. punisce a titolo di favoreggiamento personale «chiunque, dopo che fu commesso un delitto per il quale la legge stabilisce l’ergastolo o la reclusione […] aiuta taluno a eludere le investigazioni dell’Autorità, o a sottrarsi alle ricerche di questa». Le modalità con cui l’Instructio chiede il rispetto del silenzio, un giuramento formale orale e scritto, e le pene canoniche previste, fino alla scomunica, sembrano essere tali da condizionare fortemente la volontà di coloro che volessero rivolgersi alla giustizia dello Stato. Se questo integri il favoreggiamento, o l’induzione a non rendere dichiarazioni all’autorità giudiziaria di cui all’art. 377-bis c.p., spetterebbe ad un giudice accertarlo tenuto conto di tutte le circostanze di fatto. Peraltro la responsabilità penale è personale e andrebbero individuati i necessari collegamenti di causalità e colpevolezza. Da coloro che invece sostengono che il principio di leale collaborazione con le autorità supera l’imposizione del silenzio attendiamo l’indicazione di tutti i casi in cui la gerarchia ecclesiastica ha ritenuto di dover collaborare al benessere della società indicando alla giustizia questi crimini e questi criminali, senza coprirli e senza portarli in giro per le parrocchie di mezzo mondo.

(*) Mario Di Carlo è ricercatore della Fondazione Critica liberale e coordinatore della Consulta Romana per la laicità delle Istituzioni.

NOTE

(1) Per un’ampia documentazione di veda il sito www.bishop- accountability.org .

(2) Cfr. S. Bolognini, Preti pedofili: tolleranza e titubanza, “Critica liberale” 135-137, gennaio-marzo 2007, p. 102.

(3) Il documentario è andato successivamente in onda il 31 maggio 2007 durante la trasmissione Anno Zero di Rai 2.

(4) A. Galli, Infame calunnia via internet, “Avvenire”, 19-5-2007; M. Introvigne, La congiura degli ignoranti, “Il Giornale”, 23-5-2007 e Molto rumore per nulla, in www.cesnur.org; M. Politi, intervista con J. Herranz, “La Repubblica”, 24-5-2007.

(5) “Quia Instructio Crimen sollicitationis hucusque vigens, a Suprema Sacra Congregatione Sancti Officii edita die 16 mensis martii anno 1962, recognoscenda erat novis Codicibus canonicis promulgatis”.

(6) Cfr. in part. i canoni 1387 e 1395.

(7) Art. 609-quater, co. 1 (Atti sessuali con minorenni) «Soggiace alla pena stabilita dall’articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che al momento del fatto: 1) non ha compiuto gli anni quattordici; 2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l’ascendente, il genitore, anche adottivo, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest’ultimo, una relazione di convivenza».

(8) Cfr. Costituzione apostolica Secreta continere, Acta apostolicae sedis 1974, pp. 89-92.

(9) “Catholic News Service”, 19 giugno 2003.

(10) Non ci si può esimere da notare, inoltre, che la sciagurata politica di trasferimenti dei sacerdoti in odore di pedofilia è (o era) il retaggio di una cultura che fatica a confrontarsi con (e ad accettare) i dati scientifici.

Nella rubrica I documenti: CRIMEN SOLLICITATIONIS (16 Marzo 1962), EPISTOLA (18 maggio 2001)



 

(15-7-2007)



Lunedì, 16 luglio 2007

Preti pedofili
Un accordo di risarcimento a Los Angeles

Editoriale del New York Times


 

Traduzione di Stefania Salomone


Nell’annunciare il risarcimento di 660 milioni di dollari per più di 500 vittime di abusi sessuali del clero, il Cardinale Roger Mahoney dell’Arcidiocesi di Los Angeles ha cercato di calmare le acque turbolente con l’olio della conciliazione: "Ancora una volta, mi scuso con chiunque sia stato offeso, chiunque sia stato abusato" ha detto.
Sta alle vittime giudicare se queste parole sono sufficienti, ma ci aiuterà a capire il contesto nel quale sono state pronunziate: sono arrivate poco prima dell’inizio del primo processo, al quale Mahoney avrebbe dovuto testimoniare. Sono giunte dopo quattro anni di muro di gomma e diatribe legalistiche da parte dell’arcidiocesi, la più grande del paese, che ha ritardato ad assumere le proprie responsabilità senza nessun motivo, prolungando la sofferenza di centinaia di persone costituitesi parte civile. E sono arrivate, ovviamente, troppo tardi per quei bambini e quegli adulti, la cui innocenza e fiducia è stata violata dai preti.
Di fronte alle pubbliche confessioni - scusandosi davanti alle telecamere o comprovando quello che ha fatto o non ha fatto riguardo i preti denunciati - il Cardinale Mahoney ha scelto la strada più semplice. Di fronte alla possibilità del giudizio del tribunale, l’analisi attenta e l’esame dei fatti criminosi, l’arcidiocesi ha comprato una costosa coperta di silenzio e di conclusione finanziaria.
L’ultimo pagamento - del quale diversi milioni sono stati versati dalle compagnie di assicurazione, ordini religiosi, i cui membri a loro volta erano degli abusatori, o altre fonti - lascia l’arcidiocesi libera di muoversi, la sua leadership immutata e le sue parrocchie e scuole intoccate. Insieme ai pagamenti precedenti, l’arcidiocesi finirà per versare più di tre quarti di un miliardo di dollari alle vittime, per le quali i suoi preti hanno pregato. Fino ad oggi la chiesa cattolica degli Stati Uniti ha pagato più di due miliardi di dollari alle vittime e ai loro familiari.
Queste vittime non guariranno mai. Quelle di Los Angeles avranno circa 1,3 milioni di dollari ciascuna, per trattamenti e terapie. Hanno la consolazione di una vendetta pubblica, l’ammissione dello stesso cardinale che è stato inflitto loro un "terribile crimine e peccato". E molti di loro hanno evitato di rivivere la propria angoscia in tribunale.
Ma molti altri ancora restano insoddisfatti, perché non è stata detta tutta la verità, nascosta e tollerata dalla gerarchia ecclesiastica, e potrebbe non essere mai rivelata. L’accordo prevede che l’arcidiocesi metta a disposizione del giudice i file interni sui casi di abuso ed egli deciderà se renderli pubblici o meno. Gli avvocati di parte civile dicono di aspettarsi una dura opposizione alla volontà della diocesi di tenere i documenti incriminati sotto chiave.
Tre anni dopo che i vescovi cattolici avevano risolto le cose in casa propria, lo spirito di apertura, umiltà e riconciliazione da quello storico incontro è venuto a mancare. Il Cardinale Mahoney, come molte altre controparti, ha evitato di dover dar conto delle sue azioni in tribunale. Il denaro può dare conforto alle vittime, ma esse ambiscono alla verità tutta intera e all’assunzione completa di responsabilità.

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Mercoledì, 18 luglio 2007

Invito all’azione riguardo gli accordi raggiunti per abusi sessuali nell’arcidiocesi di Los Angeles

(Traduzione di Stefania Salomone)


17 luglio, 2007
PER IMMEDIATA PUBBLICAZIONE
Riteniamo che tutti quanti siano UNO nel corpo di Cristo. Questa settimana, nell’apprendere degli accordi raggiunti sugli abusi nell’arcidiocesi di Los Angeles, non possiamo che ricordare quanto sia ferito il corpo della chiesa.
Noi piangiamo sulle ferite che le vittime di abusi hanno subito e piangiamo coloro che hanno perso la loro vita a causa di questi abusi. Siamo grati alle vittime per il loro coraggio di raccontarci le loro storie. Le nostre preghiere di guarigione continueranno ad essere con le vittime, i loro familiari e tutta la gente di chiesa che è stata coinvolta in questi abusi.
Mentre l’accordo sembra essere stato raggiunto, noi sappiamo che c’è ancora molto da guarire. Ci saranno ancora tante vittime di abusi che dovranno uscire allo scoperto. Ci sono ancora autorità ecclesiastiche che commettono abusi o permettono che gli abusi si compiano e bisogna fare giustizia. C’è ancora una chiesa da guarire.
Così come non dimenticheremo le ferite di questa gente, ricorderemo sempre che tutti insieme siamo il Corpo di Cristo. Ed è con questa certezza che continuiamo i nostri sforzi per diventare la Chiesa a cui Cristo ci ha chiamati: un corpo che guarisce, un corpo di giustizia, un corpo di pace.


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Giovedì, 19 luglio 2007

Preti pedofili
Lettera aperta a Mons. Rino Fisichella

di Fausto Marinetti

Caro Mons. Fisichella, 

anche noi, le vittime dei preti pedofili, abbiamo letto la tua intervista: "Atti gravissimi, una grande amarezza. Ma la Chiesa sa riconoscere gli sbagli" (Corriere della sera, 16.7.2007).  Quello che hai detto è quello che hai nel cuore o si tratta di una "difesa d’ufficio"? 

  1. Affermi, che "una seria presa di coscienza" consiste nel "buttarsi dietro le spalle questa dolorosa vicenda sapendo riconoscere il male che c’è stato da una parte, ma al tempo stesso il grande bene fatto quotidianamente". Metti sulla bilancia da una parte le nostre tragedie (i suicidi, gli impazziti, i disperati, ecc.) e dall’altra "il grande bene fatto quotidianamente". Secondo te, da che parte pende? E secondo quel Cristo che citi più avanti: "Chi scandalizza un bambino… meglio si butti nel mare"? Queste parole non valgono anche per te e soprattutto per i tuoi confratelli nell’episcopato che hanno collaborato con gli stupratori del nostro corpo e della nostra anima? E poi, hai forse dimenticato quel: "Non sappia la destra quello che fa la sinistra"? Se ami davvero la verità, perché negli spot dell’8 per mille non ci infili qualche prete pedofilo a chiedere perdono per la strage degli innocenti? "Buttarsi dietro alla spalle questa dolorosa vicenda…"? Siamo noi, non voi, che dovremmo sbarazzarcene. E, alle volte, non ce la facciamo. Come una paralisi dell’anima per lo shok subito. E, se anche riuscissimo, sarebbe come buttare via noi stesse, vittime immolate, perché noi non siamo una "dolorosa vicenda", di cui disfarsi, ma siamo la vostra tragedia, il vostro Calvario. Volete disfarvi di noi come di zavorra che appesantisce la barca di Pietro e offusca la vostra immagine? La zavorra è il vostro crimine, noi siamo leggeri come gli angeli… Come è circospetto il tuo uso delle parole! All’inizio parli di "vicenda dolorosa"; poi attraversi "gli sbagli dei propri uomini", arrivi agli "errori di alcuni", agli "episodi così gravi" per sbarcare sul terreno degli "atti esecrabili" e del "male commesso". Nooo! Noi non siamo né una vicenda, né degli sbagli, né errori di alcuni, né episodi, né atti esecrabili: noi siamo il vostro crimine. Ogni altra parola ("peccato" compreso) è fuori contesto, tradisce i fatti, ci uccide una seconda volta.

  2. "…la Chiesa, ancora una volta, è stata capace di riconoscere gli sbagli dei propri uomini". Dovremmo battere le mani, applaudire la scaltrezza nell’occultare i rei (almeno 200 fuggitivi), smistarli da una parrocchia all’altra, diffondendo l’infezione? Parli degli "sbagli dei propri uomini", quindi non dell’istituzione. Ma non si trattava di una prassi dettata da Roma? Non venivano dall’alto le direttive di coprire, non fare scandalo, tenere tutto sotto chiave? Almeno il card. Law l’ha ammesso: "Noi sapevamo che era un peccato, non un delitto". Non è forse questo che fa la differenza? Peccato, è una categoria ecclesiale, crimine è una categoria del codice penale. Se si vuol fare prevalere la chiesa (con i suoi privilegi, le sue caste, ecc.)  sulla società anche in materia penale, non ti sembra un’ingerenza, un disastro che produce, appunto, tragedie? Se un prete commette un furto, un omicidio, cosa c’entra la legge canonica? Il delitto è delitto sia che venga commesso da un laico come da un prete, vero? Visto che ci tieni ad esprimere la tua solidarietà con le vittime, perché alla fine della trasmissione "Annozero" non hai abbracciato Marco Marchese, chiedendo perdono, in lui, a tutte le vostre vittime?

  3. Insisti: "l’errore di alcuni", "una piccola minoranza nel clero". Sono "alcuni" i più di 5.000 preti pedofili solo negli Stati Uniti? E i 1.700 in Brasile? Bada bene: le cifre parlano di quelli denunciati o già condannati. E tutti gli altri che l’hanno fatta franca? E quelli che sono scappati all’estero con l’appoggio dei loro prelati? Perché non aprire uno sportello nazionale (gestito da laici, non da don Di Noto) per fare venire a galla tutto il sommerso della "parrocchia italiana" del papa? Se ci amate, come dite; se vi sta a cuore il nostro bene e quello della Chiesa, perché non promuovete degli spot che esortino le vittime alla denuncia del prete, che "non avrebbe dovuto essere ordinato prete", dici tu; "del vescovo che non avrebbe dovuto diventare vescovo", diciamo noi? Non puoi indurci a pensare che avete paura della verità.

  4. "Si tratta di atti esecrabili che vengono registrati, e in modo anche più frequente, anche dentro altre categorie sociali". Intendi giustificare l’ingiustificabile? Le altre categorie sociali non hanno fatto nessuna promessa di celibato; non si presentano alle loro "prede" come "rappresentanti di Dio". Capisci che per noi il prete è "tutto", è più del cielo che della terra? Come avremmo potuto immaginare che avrebbe abusato dell’aureola di "uomo di Dio", di quel potere sacro che voi gli avete dato, convincendolo di "agire in nome di Dio", di essere le sue mani? (catechismo: 1548, 1581). Noi non siamo stati "colpiti", ma distrutti, assassinati nello spirito oltre che nel corpo. Messi in croce, quindi, due volte.

  5. "… c’è da applaudire la Chiesa americana per il coraggio che ha avuto di voltare pagina…". Dovremmo battere le mani a chi si è fatto complice, mettendoci in croce? Quanto tempo c’è voluto prima che arrivasse il coraggio di voltare pagina? E a che prezzo? Già nel 1968 i vescovi americani ordinano una ricerca sul fenomeno; nel 1976 Sipe e Bartemeier li mettono in stato di allerta: il 6% dei preti è pedofilo; nel 1984 viene offerto loro un "Manuale" con le "istruzioni per l’uso": il ciclone è preannunciato, ma i vescovi fanno orecchie da mercante. Non solo: si fanno complici, piazzando i preti pedofili qua e là di modo che, per esempio, p. James Porter riesce a stuprarne 200. Il vero coraggio sarebbe mettere in pratica le direttive della "Commissione ordinata dai vescovi americani" (2004) per la quale il seminario è un apartheid affettivo, che blocca lo sviluppo emozionale "normale" e, in quanto ambiente di soli maschi, può inclinare alla omosessualità . Senti, in sintesi, cosa si afferma: "I responsabili non hanno capito l’evidente natura del problema, considerando le accuse come fatti sporadici e isolati.

Il risultato è che, ai preti pedofili è stato concesso, con allarmante frequenza, di restare dove avevano commesso l’abuso o di essere trasferiti, divenendo per i bambini un’ulteriore prevedibile minaccia, che si è materializzata con altri abusi".

  1. "… la Chiesa degli Stati Uniti… è riuscita a ritrovare un rapporto di fiducia con il suo popolo". Perché non lo chiedi ai vari gruppi laicali nati dallo scandalo, che si sono stancati di essere trattati come sudditi, meri elementi decorativi di una Chiesa clericale, di essere munti per pagare le malefatte dei preti pedofili? Interpella SNAP, Call to action, Voice of the faithfull, ecc. Se vuoi entrare nel cuore e nell’anima della vittima, perché non ne prendi in casa qualcuna? Se ogni vescovo ne ospitasse almeno una in casa sua, questo sì sarebbe un vero atto di coraggio. E il papa, quanti ne potrebbe ospitare in Vaticano?  E le congregazioni femminili quante case romane trasformate in albergo potrebbero mettere a disposizione?

  2. E, per finire, dichiari: "la Chiesa, in generale, non ha nulla di cui vergognarsi". Quindi "gli sbagli", "gli atti esecrabili", il male non è esistito? Non è evidente che il non riconoscere il delitto, non fa che perpetuarlo? Il papa stesso non  ha parlato di "sporcizia", di "crimini enormi"? Non c’è da vergognarsi di queste "cose"?

  3. Vogliamo sapere da un teologo come te: ma quando ci ritroveremo in paradiso, tutti insieme, quale sarà il posto assegnato ai preti e vescovi pedofili? Cosa proveremo noi, le vittime, accanto ai nostri carnefici? Prega con noi: "Padreterno, tu che sei un vero padre, non infliggerci altro dolore! Almeno tu, non metterci in croce un’altra volta... E’ vero che farai per loro una sezione separata, magari blindata, affinché non  nuocciano più? E a chi li ha coperti, occultati, sottratti all’autorità giudiziaria, quale angolino riserverai?".

  4. Non vogliamo accomiatarci senza produrre delle proposte positive:

a – un telefono verde in ogni diocesi riservato alle vittime dei preti. Ma, chiaro, sia gestito dai laici, perché i bimbi, ormai, hanno paura delle vesti nere.

b – i delitti di pedofilia non siano soggetti a prescrizione

c – siano riconsegnati alla giustizia i preti pedofili fuggitivi dai loro paesi

d – si chiudano tutti i seminari e i preti siano solo uomini maturi, educati dalla comunità, scelti dalla gente, come si faceva all’inizio

e – siano rivedute e corrette le norme canoniche con la consulenza delle vittime

f – i preti pedofili siano affidati alla polizia come si fa per qualsiasi reato previsto dal codice penale per ogni cittadino. 

Ma Voi, preti e prelati, siete proprio disposti a dare la vita per noi come farebbe ogni padre, ogni madre per suo figlio/a?

Ci firmiamo, Le Tue/Vostre vittime (Fausto (Alberto) Marinetti, ci ha solo imprestato la penna

iscritto all’album dei giornalisti, Milano, N°. 60127)

Postilla 1. Una proposta per la Chiesa, se saprà uscire purificata dal Giordano del nostro sangue e delle nostre lacrime: fino a quando chierici e laici non saranno fratelli alla pari; fino a quando non si realizzerà la conversione dei"buoni a tutti i costi"; fino a quando i ministri non scenderanno dal piedestallo per servire i fratelli e il popolo di Dio non avrà diritto alla libertà di coscienza, di parola, di pensiero, di cultura, vano sarà stato il nostro Calvario. Il cardinale Ratzinger lo esprimeva con parole sacrosante: "Abbiamo molto da imparare: siamo troppo interessati a noi stessi, alle questioni strutturali, al celibato, all’ordinazione delle donne, ai concili pastorali, ai diritti di questi concili e dei sinodi. Lavoriamo sempre sui nostri problemi interni e non ci rendiamo conto che il mondo ha bisogno di risposte, e noi rimaniamo coi nostri problemi". La conversione non è appannaggio né degli accusatori né dei difensori della Chiesa, ma di chi si lascia invadere dallo Spirito, che soffia sempre dove vuole. Non senti che "soffia" forte anche attraverso di noi, le vittime?

Postilla 2. Se ti sta a cuore la nostra difesa, perché non dedichi i tuoi ultimi anni alle nostre cure, magari fondando una casa di accoglienza per le vittime della pedofilia clericale in uno dei vostri 24.000 immobili romani?



Venerdì, 20 luglio 2007

Preti pedofili
La questione del «segreto pontificio»

di Sergio Grande

Una delle accuse al Vaticano formulate da parte delle vittime dei preti pedofili è quella relativa al cosiddetto "segreto pontificio" che il Vaticano avrebbe imposto su tutte le vicende dei preti pedofili, pena la scomunica. Questo segreto è stato sempre negato dalle autorità vaticane e anche durante la oramai famosa trasmissione di Santoro "Anno Zero" sul documentario della BBC, lo stesso mons. Fisichella che a quella trasmissione partecipò dichiarò che era un’accusa infondata e che non esisteva alcuna norma in tal senso.
Ora un sito impegnato nella battaglia ateistica ha pubblicato un testo intitolato "Segreteria di Stato Norme sul segreto pontificio" che classifa fra i segreti pontifici per l’appunto tutto ciò che riguarda le cause relative ai preti pedofili (Comma 4 dell’art. 1).
Su tale sito non è riportata la fonte del documento o la loro scansione elettronica che possa in qualche modo dimostrarne l’autenticità. Ma, anche con tale documentazione, in ogni caso è del tutto evidente che lo Stato Città del Vaticano negherà qualsiasi credibilità a tale documento.
Ma il problema non è relativo alla esistenza o meno di norme dello Stato Città del Vaticano relativa al "segreto pontificio" sulle cause per i preti pedofili. Chi si ostina sulla tragica vicenda dei preti pedofili a porre questioni esclusivamente di tipo legale nei confronti del Vaticano commette un grosso errore.
Ciò che conta, infatti, sono i comportamenti concreti messi in campo dai vari vescovi nell’esercizio delle loro funzioni di fronte ai casi di pedofilia accertati poi dalle autorità giudiziarie dei vari stati dove questi crimini sono stati commessi.
Crediamo sia poco importante sapere se esista o meno una norma interna alla città del Vaticano che prescriva il "segreto pontificio" su tali delitti e la scomunica per chi lo violi. Quello che ai cittadini e ai cattolici innanzi tutto importa conoscere è il comportamento concreto di vescovi e cardinali nei tantissimi casi di preti pedofili balzati al disonore delle cronache.
E le testimonianza in tal senso sono inequivoche e ci parlano di un atteggiamento che definire omertoso è dir poco.
Ovviamente un sito che si batte per l’ateismo non può chiedere conto al Vaticano della congruenza fra il messaggio di Gesù di Nazareth e la propria azione concreta, mentre questo è quello che noi, cristiani e cattolici, intendiamo continuare a porre quando affrontiamo la questione dei preti pedofili.
Per dovere di informazione di seguito riproduciamo il documento diffuso dal sito Axteismo.


 

Segreteria di Stato
Norme sul segreto pontificio

Quanto concordi con la natura degli uomini il rispetto dei segreti, appare evidente anzitutto dal fatto che molte cose, benché siano da trattare esternamente, traggono tuttavia origine e sono meditate nell’intimo del cuore e vengono prudentemente esposte soltanto dopo matura riflessione.

Perciò tacere, cosa davvero assai difficile, come pure parlare pubblicamente con riflessione sono doti dell’uomo perfetto: infatti c’è un tempo per tacere e un tempo per parlare (cf. Eccle 3,7) ed è un uomo perfetto chi sa tenere a freno la propria lingua (cf. Gc 3,2).

Questo avviene anche nella Chiesa, che è la comunità dei credenti, i quali, avendo ricevuto la missione di predicare e testimoniare il Vangelo di Cristo (cf. Mc 16, 15; At 10,42), hanno tuttavia il dovere di tenere nascosto il sacramento e di custodire nel loro cuore le parole, affinché le opere di Dio si manifestino in modo giusto e ampio, e la sua parola si diffonda e sia glorificata (cf. 2 Ts 3, 1).

A buon diritto, quindi, a coloro che sono chiamati al servizio del popolo di Dio vengono confidate alcune cose da custodire sotto segreto, e cioè quelle che, se rivelate o se rivelate in tempo o modo inopportuno, nuocciono all’edificazione della Chiesa o sovvertono il bene pubblico oppure infine offendono i diritti inviolabili di privati e di comunità (cf. Communio et progressio, 121).

Tutto questo obbliga sempre la coscienza, e anzitutto dev’essere severamente custodito il segreto per la disciplina del sacramento della penitenza, e poi il segreto d’ufficio, o segreto confidato, soprattutto il segreto pontificio, oggetto della presente istruzione. Infatti è chiaro che, trattandosi dell’ambito pubblico, che riguarda il bene di tutta la comunità, spetta non a chiunque, secondo il dettame della propria coscienza, bensì a colui che ha legittimamente la cura della comunità stabilire quando o in qual modo e gravità sia da imporre un tale segreto.

Coloro poi che sono tenuti a tale segreto, si considerino come legati non da una legge esteriore, quanto piuttosto da un’esigenza della loro umana dignità: devono ritenere un onore l’impegno di custodire i dovuti segreti per il bene pubblico.

Per quanto riguarda la Curia Romana, gli affari da essa trattati a servizio della Chiesa universale, sono coperti d’ufficio dal segreto ordinario, l’obbligo morale del quale dev’essere stabilito o da una prescrizione superiore o dalla natura e importanza della questione. Ma in taluni affari di maggiore importanza si richiede un particolare segreto, che viene chiamato segreto pontificio e che dev’essere custodito con obbligo grave.

Circa il segreto pontificio la segreteria di stato ha emanato una istruzione in data 24 giugno 1968; ma, dopo un esame della questione da parte dell’assemblea dei cardinali preposti ai dicasteri della Curia Romana, è sembrato opportuno modificare alcune norme di quella istruzione, affinché con una più accurata definizione della materia e dell’obbligo di tale segreto, il rispetto del medesimo possa essere ottenuto in modo più conveniente.
Ecco dunque qui di seguito le norme.

Art. I
Materia del segreto pontificio

Sono coperti dal segreto pontificio:

1) La preparazione e la composizione dei documenti pontifici per i quali tale segreto sia richiesto espressamente.

2) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti affari che vengono trattati dalla Segreteria di stato o dal Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa, e che devono essere trattati sotto il segreto pontificio;

3) Le notificazioni e le denunce di dottrine e pubblicazioni fatte alla Congregazione per la dottrina della fede, come pure l’esame delle medesime, svolto per disposizione del medesimo dicastero;

4) Le denunce extra-giudiziarie di delitti contro la fede e i costumi, e di delitti perpetrati contro il sacramento della penitenza, come pure il processo e la decisione riguardanti tali denunce, fatto sempre salvo il diritto di colui che è stato denunciato all’autorità a conoscere la denuncia, se ciò fosse necessario per la sua difesa. Il nome del denunciante sarà lecito farlo conoscere solo quando all’autorità sarà parso opportuno che il denunciato e il denunciante compaiano insieme;

5) I rapporti redatti dai legati della Santa Sede su affari coperti dal segreto pontificio;

6) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la creazione di cardinali;

7) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di vescovi, di amministratori apostolici e di altri ordinari rivestiti della dignità episcopale, di vicari e prefetti apostolici, di legati pontifici, come pure le indagini relative;

8) Le informazioni avute in ragione dell’ufficio, riguardanti la nomina di prelati superiori e di officiali maggiori della Curia Romana;

9) Tutto ciò che riguarda i cifrari e gli scritti trasmessi in cifrari.

10) Gli affari o le cause che il Sommo Pontefice, il cardinale preposto a un dicastero e i legati della Santa Sede considereranno di importanza tanto grave da richiedere il rispetto del segreto pontificio.

Art. II
Le persone tenute al segreto pontificio

Hanno l’obbligo di custodire il segreto pontificio:

1) I cardinali, i vescovi, i prelati superiori, gli officiali maggiori e minori, i consultori, gli esperti e il personale di rango inferiore, cui compete la trattazione di questioni coperte dal segreto pontificio;

2) I legati della Santa Sede e i loro subalterni che trattano le predette questioni, come pure tutti coloro che sono da essi chiamati per consulenza su tali cause;

3) Tutti coloro ai quali viene imposto di custodire il segreto pontificio in particolari affari;

4) Tutti coloro che in modo colpevole, avranno avuto conoscenza di documenti e affari coperti dal segreto pontificio, o che, pur avendo avuto tale informazione senza colpa da parte loro, sanno con certezza che essi sono ancora coperti dal segreto pontificio.

Art. III
Sanzioni

1) Chi è tenuto al segreto pontificio ha sempre l’obbligo grave di rispettarlo.

2) Se la violazione si riferisce al foro esterno, colui che è accusato di violazione del segreto sarà giudicato da una commissione speciale, che verrà costituita dal cardinale preposto al dicastero competente, o, in sua mancanza, dal presidente dell’ufficio competente; questa commissione infliggere delle pene proporzionate alla gravità del delitto e al danno causato.

3) Se colui che ha violato il segreto presta servizio presso la Curia Romana, incorre nelle sanzioni stabilite nel regolamento generale.
 



Venerdì, 20 luglio 2007

La polizza dei pedofili in tonaca

di Bianca Cerri

Lunedì, 23 Luglio 2007 - 13:30 -
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Come tutte le aziende, anche le chiese e le organizzazioni religiose si assicurano contro eventuali querele o accuse di natura penale. Dopo lo scandalo dei preti pedofili, le compagnie d’assicurazioni si sono premurate di coprire anche questo rischio. Sono nate così polizze pensate espressamente per i religiosi che amano indugiare in pratiche sessuali con minori ma temono eventuali richieste di risarcimento. La GuideOne e la Catholic Mutual assicurano sia le diocesi che i singoli sacerdoti senza fare troppe domande. Ogni anno, entrambe le compagnie ricevono almeno cento richieste di risarcimento ciascuna per episodi di pedofilia di cui si sono resi responsabili altrettanti rappresentanti della Chiesa cattolica. Tom Farr, presidente della GuideOne, rivela che la maggior parte viene risolta in via stragiudiziale. Si calcola che fino a questo momento i risarcimenti pagati ammontino almeno a 50 milioni di dollari. Se le richieste di risarcimento aumenteranno, le compagnie di assicurazioni si vedranno costrette ad aumentare i costi delle polizze. Per i giudici invece, sarebbe opportuno confiscare i terreni appartenenti alle diocesi che nella sola Boston valgono almeno 250 milioni di dollari.

L’arcivescovo di Boston ha sempre negato che all’interno della Chiesa Cattolica si siano mai verificati episodi di pedofilia prima degli anni ’80 ma la realtà l’ha subito smentito. Tre fratelli del Mississipi hanno inoltrato una richiesta di risarcimento per tre milioni di dollari affermando di essere stati violentati ripetutamente tra il 1970 ed il 1973 da padre George Broussard, che era anche uno dei loro insegnanti.

Francis Morrison, il più grande, aveva cercato di ribellarsi ma la cosa non era servita molto. Padre George era venuto molte altre volte nella sua stanza e, per costringerlo a subire le sue attenzioni, gli diceva che Dio si sarebbe infuriato con lui se si fosse ribellato.

Il papà dei ragazzi era un medico ematologo arruolatosi nella Marina degli Stati Uniti come ufficiale medico. Nato da genitori di origine irlandese era un fervente cattolico. Una volta trasferitosi in Mississippi aveva scelto per i figli una scuola cattolica dove pensava che i ragazzi sarebbero stati più protetti. Kenneth, il più piccolo aveva solo quattro anni, i suoi fratelli Thomas e Francis rispettivamente 9 e 11 anni. I Morrison ricevevano spesso in casa la visita di padre Broussard, che si fermava volentieri a cena e, verso le dieci, accompagnava i ragazzi nelle loro stanze “per aiutarli a dire le preghiere”:

Su Broussard circolavano da tempo strane voci ma per i Morrison era un uomo dal cuore d’oro, completamente incapace di concepire il male. Ogni tentativo di convincerli del contrario era stato vano. Broussard era infatti un uomo molto abile nel conquistarsi le simpatie della gente semplice. Anche il piccolo Kenneth fu costretto a subire le sue attenzioni. Attratto dal calore e dall’affetto di Broussard nei suoi confronti ed avendo solo quattro anni, Kenneth non aveva neppure avvertito il pericolo.

Anche quando Broussard lo aveva trascinato nel confessionale per rivolgergli le sue malsane attenzioni lo aveva seguito fiducioso. Solo una volta cresciuto Kenneth si era reso conto che quell’uomo dal torace peloso che si strofinava su di lui aveva ucciso la sua innocenza. A 14 anni, era diventato depresso, litigava sempre con i compagni e sperimentava droghe a non finire.

Nel 1999, quando papà Morrison era ormai morente e la verità era da tempo venuta a galla, ha riunito i suoi tre figli e chiesto loro perdono per non averli protetti abbastanza. Al Boston Globe, che voleva intervistarlo, padre Broussard ha risposto di voler essere lasciato in pace e di non aver mai commesso nulla di male. Poi ha accusato i fratelli Morrison di essere degli approfittatori immorali. Peccato che altri 21 ragazzi molestati lo abbiano smentito.

La Chiesa Cattolica, lo dicevamo all’inizio, è una vera e propria azienda, forse la più grande di tutte visto che vende prodotti invisibili. E’ normale che abbia voluto mettersi al sicuro dai rischi, ma resta il fatto che i sacerdoti che si erano impegnati a proteggere le anime di migliaia di minori le hanno, invece, devastate.
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da Altre notizie
http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=19684&mode=thread&order=0&thold=0



Martedì, 24 luglio 2007

Preti pedofili
Fisichella scrive, Marinetti risponde

di Fausto Marinetti

Marinetti aveva inviato p. c. a Mons. Fisichella la lettera aperta a don Di Noto e
Monsignore gli risponde:


 

Caro Marinetti,
ho ricevuto la Sua lettera e La ringrazio. Mi dice che mi riguarda!L’ho letta con attenzione e per quanto mi riguarda non ho nulla da rimproverarmi. Temo che il Suo giudizio e la Sua lettura siano parziali e non sempre conformi alla realtà. Vorrei capire quali elementi possiede per affermare che nelle nostre strutture si fornisce ai seminaristi una cultura sessuofobica! Non riesco a seguirLa su questo cammino. Sembra che per Lei sia oro colato quanto provenga da una denuncia e falsità e tentativo di insabbiare se è fatto dalla Chiesa, dai Vescovi e dai Sacerdoti.
Mi spiace, ma non è così come le Iene o i reportage a cui fa riferimento. Da parte mia, non mi ritraggo ma non voglio neppure essere utilizzato strumentalmente per aggredire la Chiesa e le migliaia di Sacerdoti (e Vescovi) che ogni giorno con fatica e coerenza vivono la loro vocazione a sevizio di tutti!
Con la stessa schiettezza che Lei ha usato, ma con tono differente mi sono sentito di risponderLe.
Suo


 

† Rino Fisichella


 

La risposta di Marinetti


 

24.7.2007
Caro Mons. Fisichella,
Le chiedo lo sforzo di non dare per scontato che ogni critica è una "AGGRESSIONE". Non tutti riescono a battervi le mani, sempre e comunque, come certi "giornali di corte" e certi movimenti educati al servilismo e all’adulazione. A volte, quelli che riteniamo "i nostri nemici" sono assetati di giustizia e ci dicono la verità più degli ossequienti. "Salutem ex inimicis nostris"?
Lei mi invita a nozze: "Vorrei capire quali elementi possiede per affermare che nelle nostre strutture si fornisce ai seminaristi una cultura sessuofobica!".

Ha ragione: non possiedo "elementi" teorici, nozioni astratte, "sentito dire" e quant’altro, ma l’esperienza sulla mia pelle, voragini nella mia psiche: sono stato in seminario dal 1953 al 1968. Quindi, produco fatti, esperienze, comportamenti, situazioni, insegnamenti. Porto in me le stigmate di quella cultura: l’incapacità di "accogliere" il mondo femminile "come altro da me"; l’ideologia del sacrificio (come se Dio fosse un contabile); "fare il bene" agli altri per sentirsi buoni; la vita è una "valle di lacrime"; ecc.
Entro in seminario nel 1953, anno in cui i religiosi, riuniti in congresso internazionale, discutono sulla "funzione educativa del pallone nei seminari", non un cenno all’educazione sessuale. Altri tempi, nei quali l’unica presenza femminile ammessa in seminario è la Vergine Maria. Segregazione assoluta, per quattro anni non torno in famiglia. A un undicenne non resta che votarsi a una beata incoscienza, tra gioco, studio e abbondanti pratiche di pietà. Il termine più "familiare": peccato! Onnipresente, più di Dio. Le virtù per eccellenza: obbedienza cieca, rinnegare se stessi, mortificazione dei sensi. Altro che fuga mundi, cancellazione del mondo! Si esalta la santa purità, inculcandoci che il corpo è occasione di peccato. Ogni fine mese il direttore fa il "rendiconto" delle nostre malefatte: bere fuori pasto, andare al gabinetto senza permesso (sfuggendo al controllo), troppa passione per il gioco, troppa amicizia sospetta, ecc. La colpa meritevole dell’inferno: l’amicizia particolare. Non capisco, ma gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. I colpevoli vengono svergognati: "Mele marce, traditori della vocazione, peggio di Giuda". Un dubbio: un ragazzino della mia età come può avere tanta forza da colpire il Cristo in persona? Per prevenire il contagio, l’isolamento del colpevole è immediato, l’espulsione celebrata come una cacciata dal paradiso.
Un giorno sparisce anche il sacerdote-assistente, che "dovevamo" chiamare "padre". Ogni sera, ispezionando la camerata, con gesto fulmineo ci strappa di dosso le lenzuola per verificare che cosa succede sotto di esse. Poi arriva l’ordine di dormire con le braccia sopra le coperte. Prediche e conferenze insistono ossessivamente sulla "bella virtù". Per essa preghiamo forsennatamente. Dall’alto della pala dell’altare una "donna vestita di luce" è la nostra donna ideale: incorporea, asessuata, un fantasma. Ogni sera, con la nostalgia, una domanda: "Ma la mia mamma dove è andata a finire?". Al suo posto il direttore spirituale, un vecchietto di 70 anni, buono come il pane, ma incompetente per aiutarci a gestire l’insorgere delle prime pulsioni. Ogni mattina, al suo confessionale, una fila di clienti-bambini per saldare, con un Dio-giustiziere, il conto di una notte inquieta. Il buon padre non sa dire altro che: "Prega, prega! Con la preghiera tutto va a posto". Mi sembra di non essere preso sul serio. Ma, sotto l’imperversare della minaccia dei castighi divini per il delitto di masturbazione, comincio ad avere paura del mio corpo: "Dio me lo avrà dato per punirmi? Cosa gli ho fatto di male?".
Gli zelanti sono quelli che fanno la doccia più in fretta, non indugiano nei gabinetti, spiano i compagni che si appartano e li denunciano. Ci viene insegnato, che la purezza consiste nel fingere di non avere un corpo, ignorare la sua crescita, finalità, movimenti. Non sono in grado di capire, ma, con il tempo, mi renderò conto che questo clima produce turbe e danni psicologici irreparabili. Sul conto di chi saranno messi? Chi si preoccuperà di ripararli? Io non so cosa sia lo stupro del corpo, ma quello dell’anima sì.
A forza di parlare di "peccato impuro" non si ingenera la sua ossessione? Educazione sessuale? Nel paradiso terrestre del seminario il sesso non deve esistere e, se esiste, è solo in confessionale per chiedere perdono a Dio di averci dato un corpo, che sarebbe meglio non avere. I seminaristi più sfrontati osano bisbigliare: "E’ vero che i bambini nascono dal petto delle donne?".
Il bambino e la donna sono presenze così insignificanti (o pericolose?) per una formazione umana integrale? Potrà mai Dio vergognarsi di quello che ha fatto? Se un ragazzo fa indigestione di spiritualità disincarnata, come si fa a farne un cristiano senza prima farne un uomo? Può essere condannato ad una specie di anoressia del cuore? A furia di "fare" il cristiano, abbiamo perso di vista l’uomo o abbiamo preteso di fare il cristiano alle spese dell’uomo? Se per 15-20 anni un giovane è tagliato fuori dal suo habitat naturale, la famiglia, è come una pianta coltivata in serra. Appena la si espone è soggetta a tutte le intemperie. Se un uomo passa dalla cassaforte del seminario a quella della canonica; se gli si impone una cintura di castità con il terrore dell’inferno e l’ossessione del peccato mortale, potrà mai venirne fuori un uomo capace di condividere la sorte dei fratelli, che pur si dibattono con la "lussuria degli occhi, della carne, del mondo"? Può il seminario sostituire la famiglia? O forse solo una comunità di padri e madri di famiglia sarebbe in grado di educare dei giovani candidati al ministero, come avveniva all’inizio del cristianesimo ?
Ci imbottiscono di vite di santi, che non hanno fatto altro che castigare il loro corpo con digiuni e cilici. Ignoranza, paura, sacro terrore faranno il resto. Un collega mi confiderà: "A furia di parlare contro il sesso mi hanno talmente condizionato, che, quando vedevo stesi al sole degli indumenti intimi femminili, li rubavo e li indossavo per eccitarmi. Eppure m’hanno convinto che quelle "cose" erano sfoghi di gioventù e m’hanno fatto prete lo stesso. Giro da una diocesi all’altra fin che trovo un vescovo, il quale mi manda dal suo medico di fiducia, che mi prescrive un farmaco. Il farmacista, mio conoscente, mi chiede: "Per chi è?". "Per me". "Sai che serve per la sterilizzazione chimica?".
Cose d’altri tempi? Ho degli amici appena usciti dal seminario e mi confermano che sono cambiate le forme, è rimasta intatta la sostanza. Si dice: "I seminaristi d’oggi la sanno lunga, hanno già fatto le loro esperienze!". Ma se sono esperienze negative, come potrà il candidato fare una scelta serena? A 25/30 anni uno può decidere per tutto il resto della sua vita, quando non sa niente di "crisi di paternità", di complementarietà uomo/donna, non ha ancora sentito nella sua carne i morsi della solitudine, non ha fatto esperienza dell’esigenza di perpetuarsi come specie? Come fa a rinunciare a ciò che non conosce, a ciò che è stato sublimato, inculcandogli che "il prete rinuncia ad un amore per amare tutti"? E poi, quando si ritrova in parrocchia, solo, la sera, s’avvede che "amare tutti con cuore indiviso", può essere una scusa per non amare nessuno? Se uno viene abituato fin da piccolo ad amare nell’intenzione, a fare atti di amore spirituale, non sarà un alienato per sempre? O l’amore è concreto, come quello della mamma, che è pane e latte, bacio e carezza, o che amore sarà mai? In seminario non c’è, tutt’oggi, la presunzione di far scalare ai neofiti la cima della "santa purità" senza fornire loro l’attrezzatura indispensabile per le alte quote? Che cosa può fare un prete che sui 40-50 anni s’accorge di non essere in grado di portare il "giogo" della castità? Se il prete giovane decide di lasciare non può sposarsi in chiesa, non può insegnare religione, deve allontanarsi dalla parrocchia, ecc. Diritti umani, valore supremo della persona? Forse il Cristo direbbe alla sua Chiesa che è stata lei a tradire l’uomo-prete? Dove sono i preti che denunciano i loro superiori di violenza psicologica, di intimidazione spirituale ed economica? "Se non stai alle nostre regole ti tagliamo i viveri…". Allora uno che fa? Si arrangia. Uno se la fa con le suore, con l’amante, oppure, oppure… (che tragedia!) con dei bambini. E che dire del superiore che invita il "prete bollente" ad andare a donne di nascosto?
E’ forse cambiata la cultura clericale, che vede la sessualità con gli occhiali neri dei pagani gnostici e manichei? Lei sa meglio di me che i cristiani della prima ora considerano il matrimonio un male necessario. Per S. Ambrogio la donna è tentazione, per S. Gerolamo il marito che ama troppo la moglie commette adulterio. Quanti coniugi sono stati ammessi alla gloria del Bernini per aver esercitato in grado eroico le virtù proprie del matrimonio? Ma quali sono? La rinuncia, il sacrificio, la negazione del piacere? Ha mai meditato sul testo della teologa e madre C. Jacobelli, Risus Pascalis - Il fondamento teologico del piacere sessuale?
Basta forse ammettere tra i docenti una zitella, inviare i seminaristi in vacanza o a fare apostolato domenicale? Un amico seminarista mi racconta: "Di ritorno dalle vacanze, 2005, corro dal padre spirituale. "Padre, ho provato simpatia per una ragazza". "E’ una tentazione, il maligno in persona, fuggi, fuggi da lei. Prometti di non vederla mai più". Trasformare la donna da sostegno, compagna dell’uomo (per "ordine di Dio") in un pericolo, in una tentazione, in una rivale di Dio è proprio secondo il suo cuore? Non è come cancellare metà della nostra stessa umanità? I preti pedofili avranno la loro responsabilità personale, ma non saranno anche frutto di questa cultura misogina e manichea? Un’amica, saggia e attempata, mi racconta: "Il prete in predica ha inveito talmente contro il sesso, che l’ho aspettato all’uscita e gli ho spiattellato in faccia: "Scusi, padre: si ricordi che anche lei è nato da un amplesso coniugale, non dagli angeli!".
Non mancheranno i preti osservanti del celibato (si parla, forse, del 6/10 %). Ma si tratta di regola o di eccezione? Si è giunti a tale conquista mediante o nonostante il seminario? Sono stato nei monasteri buddisti in Cambogia, Sri Lanka, Tailandia e ho studiato la loro iniziazione alla vita celibataria. C’è da invidiare tanta serenità, che è il risultato di un metodo di auto-dominio con pratiche ascetiche e il controllo del pensiero attraverso quello della respirazione.
Apprezzo troppo il celibato volontario per vederlo svilito ad una imposizione. Può essere mistificante sostenere che il celibato volontario non risolverebbe il problema, perché la pedofilia è una piaga, di cui non sono immuni nemmeno i padri di famiglia. Ma questi, almeno, non si dicono "rappresentanti di Dio"! Eliminiamo le anomalie educative; facciamo uomini concreti, calati nella realtà e così si potrà dire che non è colpa dell’istituzione. La pedofilia dei preti non è che un sintomo di un male sotterraneo. La gerarchia continuerà a colpire gli effetti, ignorando le radici del male? Non si addomestica il cuore, mettendolo in quarantena.
La Commissione dei vescovi americani non ha riconosciuto che l’educazione del seminario può inclinare all’omosessualità, quando non la favorisce? Non c’è terreno migliore di quello esclusivamente maschile per innescare curiosità morbose, ricercare il "surrogato" in mancanza del "prodotto originale". L’unico e insostituibile ambiente educativo è quello familiare e ogni altro rischia di essere contro natura (Cf Carta dellONU, 1989). Di fatto i seminari minori negli Usa, Canadà, Irlanda, Messico, ecc. sono stati chiusi. Per caso o proprio perché finalmente si ammette che non funzionano e, spesso, si innescano varie forme di omosessualità? Un’amica psicologa spiega: "In quei contesti si "ingenera" una omosessualità "situazionale", legata cioè non ad una scelta omosessuale di fondo, ma all’impossibilità di accedere all’oggetto sessuale femminile, per cui lo sfogo della libido si riversa su un altro oggetto. Non potendo riversarsi su una donna, la pulsione sessuale viene dirottata su altri uomini, che sono gli unici oggetti sessuali disponibili. Per coloro che hanno un’inclinazione alla omosessualità, il seminario diventa l’ambiente "ideale" per esprimerla, con tutte le ovvie ripercussioni su quanti non hanno questo orientamento di fondo".
Di fronte all’ "11 settembre della Chiesa americana" si parla di innominabile tradimento di Cristo. Ma l’unico e solo "colpevole" è il prete pedofilo? Pedofili si nasce o si diventa? Se si diventa, che cosa vi ha contribuito? Non sarebbe stato opportuno convocare in Vaticano gli "indegni", per sentire la loro versione e offrire al mondo le loro scuse? Prendersela con gli effetti non elimina le cause. Chi più e meglio di loro ci potrebbe dire che cosa ha fatto difetto nella loro educazione psico-affettiva, a che cosa attribuire i buchi neri della formazione? E cosa è successo nei primi anni del ministero? Che cosa i cristiani avrebbero potuto e dovuto fare per dare al prete non solo offerte ma anche sostegno umano?
Forse il papa potrebbe convocare anche le vittime in piazza San Pietro e chiedere loro perdono insieme ai cardinali? Non creda che ce l’abbia con Tizio o Caio, che passano, ma con il sistema, che non passa e continua a immolare le sue/nostre vittime. Imparassimo ad ascoltarle, almeno!
Distinti saluti,


 

Fausto Marinetti


 

PS. Perché non ripassiamo il n° 3 di Concilium del 2004? Non sono degli "anticlericali", ma teologi/ghe, ricercatori seri che parlano, non a caso, di pedofilia clericale come di tradimento strutturale della fiducia.



Mercoledì, 25 luglio 2007

La pioggia di milioni per le vittime dei preti pedofili sommerge la veritá

di Adista n. 55 del 28-7-2007

33995. LOS ANGELES-ADISTA. L'arcidiocesi di Los Angeles pagherà un risarcimento record a oltre 500 vittime di abusi sessuali commessi da preti, religiosi, diaconi e laici dal 1940 ad oggi: la cifra, pattuita lo scorso 15 luglio, è di 660 milioni di dollari (477,5 milioni di euro, di cui circa il 40% destinato agli avvocati delle vittime), che si vanno ad aggiungere ai 60 milioni concordati in dicembre con altre 45 vittime. Ma l'accordo extragiudiziario - fortemente voluto dall'arcivescovo di Los Angeles, card. Roger Mahony - malgrado la grande rilevanza che gli è stata concessa dagli organi di stampa vaticani non è, come si potrebbe sperare, il segno di una Chiesa cattolica che comincia a 'chiudere i conti' con una delle più gravi crisi che l'hanno attraversata negli ultimi decenni.  Il prezzo del segreto Il raggiungimento dell'accordo tra arcidiocesi e vittime, infatti, ha bloccato l'apertura dei primi 15 processi civili per i casi di abuso, che si sarebbero aperti questa settimana con l'imbarazzante prospettiva di un dibattimento pubblico che avrebbe costretto l'arcidiocesi a rendere pubblici molti documenti e lo stesso cardinale all'umiliazione di vedersi chiamato a deporre. Le associazioni delle vittime hanno lungamente contestato l'atteggiamento di Mahony, il cui obiettivo principale, dall'inizio dello scandalo, sarebbe stato quello di tenere segreti i file personali dei preti accusati, custoditi negli uffici dell'arcidiocesi: documenti che il cardinale e i suoi avvocati si sono sempre rifiutati di divulgare, appellandosi, tra l'altro, anche al primo emendamento della Costituzione statunitense, che sancisce la libertà di religione.A suo credito, però, va riconosciuto che il card. Mahony - di cui molti hanno invocato le dimissioni, come era già accaduto nel caso del card. Bernard Law di Boston (v. Adista n. 91/02) - ha sempre cercato di stabilire un contatto con le vittime: negli ultimi anni ha intrapreso una serie di approfonditi incontri personali con le vittime e le loro famiglie. "La speranza di tutta la Chiesa di Los Angeles", ha detto annunciando l'accordo, "è che queste vittime, molte delle quali hanno sofferto in silenzio per decenni, possano, con l'accordo di oggi, trovare un qualche tipo di consolazione e mettere in un certo senso la parola fine a questa vicenda". Anche se, ha aggiunto alla Radio Vaticana, "molte delle vittime mi hanno detto che pure se gli abusi sono stati condannati" e "pure se sono stati assicurati loro dei risarcimenti, non c'è in realtà alcun modo per tornare indietro e per restituire l'innocenza che è stata loro rubata". Mahony ha anche rassicurato che, anche se i pagamenti richiederanno molti sacrifici economici all'arcidiocesi (che verserà dalle proprie casse 250 milioni di dollari, 180 milioni di euro, dei 660 dell'accordo), non sarà venduta nessuna proprietà "essenziale", come parrocchie o scuole: gli edifici già individuati per la cessione sarebbero una cinquantina, compreso quello che ospita gli uffici della Curia. P. Lombardi: ottimismo fuori luogoA dare rilevanza alla notizia proveniente da Los Angeles ha contribuito anche il direttore della Sala Stampa vaticana, il gesuita p. Federico Lombardi, con una dichiarazione - inconsueta per casi del genere - in cui ha sottolineato "l'impegno", "con i sacrifici che comporta", della Chiesa cattolica nella lotta alla pedofilia, con la prospettiva "di chiudere una pagina dolorosa per guardare in avanti nella linea della prevenzione e della creazione di un ambiente più sicuro per i bambini". Lombardi ha anche ripetuto che quello degli abusi non è uno scandalo che coinvolge solo la Chiesa cattolica ma "molte altre istituzioni": "È giusto che anche queste prendano con decisone i provvedimenti necessari". Una dichiarazione dai toni ottimistici, quella di Lombardi, che è stata subito duramente criticata dall'associazione delle vittime di abusi di preti Snap, che l'ha definita "arrogante e insensibile": "Lombardi a quanto pare ha seguito il copione già usato da molti vescovi americani nel cercare di distogliere l'attenzione dalla Chiesa e di coprire lo scandalo". Le denunce calano, il rigore si allentaI dati delle Conferenza episcopale statunitense segnalano che, per il secondo anno consecutivo, le denunce di abusi sessuali da parte di preti sono in calo: un dato interpretato come segno di una crisi ormai in via di risoluzione, malgrado il caso eclatante di Daniel McCormack, condannato a cinque anni di carcere per abusi su minori commessi dopo l'approvazione della "Carta di Dallas" che prevede provvedimenti rapidi e severi per i preti accusati di molestie. Un rilassamento delle regole approvate nel periodo più nero della crisi sembra d'altra parte imminente: in Inghilterra, un Paese dove, grazie a un protocollo rigoroso adottato per tempo, lo scandalo ha avuto dimensioni molte contenute, il Cumberledge Report ha consigliato ai vescovi di allentare le regole, perché i preti, per il timore di essere accusati, hanno paura di lavorare con i bambini. (alessandro speciale)

Mercoledì, 25 luglio 2007


Accordi per Abusi a Los Angeles
«La chiesa cattolica è stata obbligata dal tribunale a seguire il Vangelo»

dice Voice of the Faithful (=VOTF)


16 luglio 2007- Oggi la cultura del silenzio nella chiesa cattolica romana sta subendo una incrinatura. il 75% delle parrocchie dell’arcidiocesi di Los Angeles ha riscontrato la presenza di un prete pedofilo. L’arcidiocesi ha tenuto il segreto sui propri abusi per più di 20 anni. Questo fatto è sconcertante e dovrebbe metterci in guardia sulle terribili conseguenze della cultura del silenzio. VOTF sta lavorando per mettere fine a questa cultura e per costruire processi e procedure che prendano sul serio la comunità laica. E’ tragico che le voci delle centinaia di vittime di abusi sessuali sono state ascoltate dai tribunali della California ma non dai leader ecclesiastici. Alcuni di questi casi sono venuti alla luce anni fa proprio mentre accadevano. Le deposizioni evidenziano che molti abusi erano sospettati o addirittura conosciuti dai confratelli e dai vescovi, ma non se n’è fatto niente.
Per poter riguadagnare la rispettabilità dei suoi cardinali e vescovi, la chiesa dovrebbe ammettere onestamente che essi erano al corrente della loro partecipazione in ciò che lo stesso Cardinale Mahoney ha definito "un terribile peccato e crimine". Questa stessa pratica di copertura era usata abitualmente dalla gerarchie cattoliche in tutto il mondo. Dobbiamo quindi ritenerla responsabile di queste azioni.
VOTF sostiene l’accordo effettuato con il tribunale, il quale prevede che i dati vengano resi pubblici. Dobbiamo assicurarci che questi dati siano disponibili. Dobbiamo tutti essere informati su chi sapeva e quando. Coloro che hanno protetto gli abusatori devono essere ritenuti responsabili. Cinquecento vittime sono venute allo scoperto e fanno parte di quest’accordo e sappiamo che esso non comprende tutte le vittime di abusi. Dal momento in cui i nomi degli abusatori saranno resi noti, sempre più vittime sapranno di non essere casi isolati. La non ufficializzazione dei nomi a protezione dei colpevoli è una lunga tradizione della chiesa cattolica. I colpevoli e i loro complici devono essere conosciuti di modo che le vittime possano cominciare il loro processo di guarigione.
"Se i vescovi avessero esercitato la loro autorità e il necessario controllo tutto questo non sarebbe accaduto", ha detto Mary Pat Fox, presidente di Voice of the Faithful. "Se i vescovi non avessero anteposto la reputazione istituzionale al danno delle vittime, non avremmo dovuto cercare aiuto nei tribunali. E’ un giorno triste perché la chiesa cattolica è stata obbligata dai tribunali a seguire il Vangelo".
"Come possiamo seguire dei leader che non fanno nulla per correggere gravi e ovvie mancanze fino a che non siano costretti a farlo dal potere giuridico?", ha detto la Fox. "Tanto sfortunate sono state le circostanze che hanno portato a questa situazione, tanto più sarà un gran giorno per la chiesa - laici, clero e gerarchia - se tutto ciò ispirerà i laici del paese a condividere la responsabilità di condurre gli affari della nostra chiesa. I cattolici che pensano che gli abusi sessuali del clero siano storia, purtroppo si sbagliano. Lo scandalo non è finito e la guarigione non inizierà seriamente fintanto che tutti coloro che hanno coperto non saranno resi responsabili".


(Traduzione di Stefania Salomone)
 



Giovedì, 26 luglio 2007

dal sito: Voice of the faithfull
Lo scandalo degli abusi sessuali del clero non è finito

pubblicato il 21 luglio 2007
Editoriale: L’accordo a Los Angeles (17 luglio 2007)

Lo scandalo degli abusi sessuali nella chiesa cattolica è ben lungi dalla fine. In troppe diocesi del paese e del mondo l’attitudine della gerarchia ecclesiastica di negare e insabbiare, esistita per decenni anche a Los Angeles, rimane tristemente in atto anche oggi.
Come americani siamo fieri, ma come cattolici siamo terrorizzati dal fatto che ci è voluto l’intervento del sistema giuridico secolare per imporre ai pastori spirituali l’obbligo che il loro stesso standard morale avrebbe richiesto molto tempo prima.

Anne Wilson
Edward Wilson
Brooklyn, 18 luglio 2007
gli autori sono membri di Voice of the Faithful, una organizzazione cattolica internazionale riformista.

All’Editore:
Dopo che il Cardinale Roger Mahony si è scusato per gli abusi sessuali perpetrati da membri del clero su minori, John Manley, un avvocato che rappresenta un gruppo di vittime, si è domandato come mai il cardinale fosse in grado di pagare un così alto risarcimento alle vittime, ma non ritenersi responsabile per la sua condotta in questi frangenti.
Se si fosse seguito il codice di diritto canonico, i vescovi che hanno scientemente riassegnato il prete colpevole, avrebbero dovuto essere riconosciuti corresponsabili. Il Canone 1395 prevede che un chierico che commetta una violazione al sesto comandamento con una persona al di sotto dei 16 anni venga punito con la riduzione allo stato laicale. Il Canone 1389 stabilisce che una autorità che commetta atto di omissione verso il danno subito da altri, debba essere punito con la rimozione.
I vescovi si sono sottratti alla responsabilità facendo ricorso alla Carta di Dallas del giugno 2002, formulata per proteggere i minori in futuro. Fu promessa una pronta rimozione dell’abusatore. Ma non fu proferito verbo sui vescovi che nel futuro avrebbero segretamente riassegnato il colpevole da un posto all’altro.

Sono state precisamente tali riassegnazioni che hanno moltiplicato esponenzialmente il rischio per i minori.

(Mons.) Harry J. Byrne
Bronx, 18 luglio 2007

All’editore:
la California è stata il primo stato a promuovere l’interesse delle vittime più che dei preti o dei loro complici, promulgando una legislazione pilota che eliminasse lo statuto delle limitazione nei casi di abusi sessuali su minori per almeno un anno. In Delaware si è seguita questa procedura abolendo lo statuto delle limitazioni nelle cause per gravi danni personali alle vittime di abusi sessuali.
Queste leggi danno alle vittime la possibilità di presentarsi in tribunale ed avere l’opportunità di obbligare i responsabili a sedere nel banco degli imputati. E questi responsabili sono tenuti a rivelare anche i segreti più oscuri.
Di questa responsabilità beneficia l’intera società. I cittadini possono solo guadagnarci nella consapevolezza di chi ha tratto reali vantaggi dalla loro incondizionata fiducia e di chi ha approfittato mettendo a rischio i bambini.
La triste verità è che la maggioranza delle vittime di abusi sessuali sono tenute fuori dalle aule prima ancora che si sentano in grado di uscire allo scoperto. Gli stati hanno la chiave per aprire le porte delle aule.

Marci A. Hamilton
New York, 17 luglio 2007

L’autore, docente alla Benjamin N. Cardozo School of Law, è un avvocato delle vittime di abusi in tutto il paese.

All’editore:
Il suo editoriale sui casi di abusi sessuali ha avuto un tono triste e rassegnato invece di un tono provocatorio, che credo più appropriato. In particolare disturba l’uso dello stesso gergo degli abusatori in riferimento all’accaduto come "peccato" che si sposa perfettamente con l’ideologia della chiesa secondo la quale siamo tutti nati nel peccato.
Quello che è realmente accaduto invece è una serie sistematica di crimini. Il peccato è un fatto privato, il crimine è pubblico. Adottando questo linguaggio, riserviamo ai colpevoli una dignità e una privacy che non meritano.
Peter Turman
Santa Monica, Calif., 17 luglio 2007

(traduzione di Stefania Salomone)
 



Giovedì, 26 luglio 2007

Il silenzio e la segretezza del card. Evans, per il suo ruolo di pastore, verso le vittime sessualmente abusate

di Michael-Vincent Crea

20 LUGLIO 2007
Harlem, NY - Tra le archidiocesi di Boston e Los Angeles, c’è un buco nero di silenzio clericale sulle vittime abusate dal Cardinale Edward Egan di New York. Comunque, la posizione di questo pastore solitario sta facendo venire a galla la seconda più grande e arrogante copertura di silenzio e segretezza negli Stati Uniti. Il pastore Michael Vincent Crea è deciso e pronto a “urlare dai tetti” le gesta del Vaticano, forse proprio lunedì 23 luglio nel tribunale di New York alle 9.30 del mattino.
Non avendo ricevuto risposta né dal Vaticano né dalle autorità di New York dal 2002, riguardo tutta la faccenda degli abusi subiti al St. Joseph Seminary a new York e dai Padri Paolini nel loro collegio di Washington D.C., nelle ultime due settimane Crea è rimasto di fronte alla cattedrale di St. Patrick, rivolgendo al cardinale Egan le sue parole italiane: “Basta! Basta! Chiedete al cardinale Egan, perché non ha investigato sugli abusi da me subiti?”. Crea cantilenava Crea in inglese: “Enough, enough”, facendo eco alla intervista di Egan sul NY Times, dove spiegava il suo ruolo qui e nella diocesi di Bridgeport, dicendo che Crea gli stava facendo perdere la pazienza e la “carità fraterna”. Egan ha anche affermato di non sentire la necessità di incontrare le vittime.
Arrestato e, dopo essere stato trattenuto la notte del 3 aprile, è tornado in tribunale il 22 maggio, dove ha ricevuto il benservito, continuando a conservare il silenzio e la segretezza verso gli abusati di New York. L’avvocato di Crea, Geoffrey S. Stewart, ha ripetuto che non c’erano capi d’accusa sul suo cliente. Il pastore è fiducioso che la sua innocenza prevarrà durante e dopo il processo, proseguendo il suo impegno in favore di tutte le vittime. Neanche dopo la bancarotta di Boston, papa Giovanni Paolo II o Benedetto hanno deciso di parlare con nessuna delle persone violentate.
Il pastore Crea, non avendo ricevuto risposta ai suoi appelli da entrambi ipapi, è venuto a Roma il 22 giugno, per la prima visione di “Hand of God”, un documentario della PBS andato in onda a febbraio. Crea ha accettato l’invito del produttore del film, Joe Cultrera e suo fratello Paul, il quale è stato a sua volta violentato all’età di 11 anni e hanno reso una testimonianza toccante e profonda, sobria e veritiera degli effetti della pedofilia nel clero e degli abusi sessuali sulle vittime, su se stesso, le famiglie e tutta la comunità cattolica.
Il pastore ha trovato una buona accoglienza tra i membri del partito Radicale e della NGO delle Nazioni Unite, in cui si ritrovano alcuni tratti della battaglia di Gandhi per una risoluzione pacifica delle ingiustizie. Hanno sponsorizzato insieme il seminario tenuto in parlamento, con la partecipazione dell’avvocato di Houston Daniel Shea, il cui impegno ha facilitato la rottura del silenzio a Boston. La testimonianza di una coppia, la cui figlia di 6 anni è stata violentata, come altri bambini italiani, in un istituto di suore, ha portato il pastore Crea fino alle lacrime. Come Crea, 92 persone hanno lanciato un appello a Papa Benedetto, senza alcuna risposta. Due preti sposati hanno parlato del matrimonio e del celibato come doni paritetici in relazione al presbiterato.
Come il pastore Crea, Marco Marchese, 25 anni, un seminarista italiano violentato in seminario, ha parlato della segretezza del Vaticano.
Dopodiché il pastore Crea e i fratelli Cultrera , con Maurizio Turco, membro del Parlamento, il delegato delle Nazioni Unite, Matteo Mecacci, e altri amici si sono recati a Piazza S. Pietro per una dimostrazione a favore della rottura del silenzio, proprio di fronte gli appartamenti di Papa Benedetto. Le sue finestre erano accese, anche se le candele e le rose che commemoravano le vite e le anime delle vittime erano tenute in ombra dalle forze di sicurezza Vaticane. Il tramonto non ha spento la verità e proprio al tramonto il simbolo dell’associasione OWL [One World Life Systems] di Crea è stato esposto. Rompere il silenzio nella piazza di S. Pietro, centrare il bersaglio gridando “chi è stato, chi è stato”, o urlando “BENEDETTO! Vogliamo giustizia!”.
Prima che Benedetto venga in visita negli Stati Uniti, proprio a New York, il cardinale Egan potrebbe scegliere di seguire la linea pastorale di Los Angeles, ma state sicuri che, durante la lunga notte di oscurità per le anime violate, il pastore Michael-Vincent Crea con determinazione “riporterà l’alba”.
 

(Traduzione di Stefania Salomone)

Giovedì, 26 luglio 2007

Servire un solo Dio e sviluppare un solo mondo per il bene dell’umanità»

di Michael-Vincent Crea, Pastore

Messaggio da Michael-Vincent Crea - fondatore e pastore di One World Life Systems a Papa Benedetto XVI


Data: 28 dicembre 2006
Indirizzato a:
Pope Benedict XVI
Vatican City
Roma, Italia 00193
Mio caro fratello pastore e servo di Gesù Cristo, Papa Benedetto XVI:
Possa lo Spirito di Gesù incarnato, riconoscibile nelle vite e nel martirio dei Santi Innocenti, risvegliarti, innalzando la tua/nostra anima nel ministero pastorale di ogni giorno per la salvezza e la carità di tutta l’umanità, in virtù della nascita di Gesù, nostro Signore e Salvatore!
Il frate francescano Raniero Cantalamessa, tuo pastore, mi ha detto che se ti avessi scritto, mi avresti risposto. Così, attraverso lo stesso Spirito di riconciliazione e andando al di là dei doveri che Gesù ha saggiamente consigliato ai suoi stessi discepoli, voglio rivolgermi a te per la seconda volta, dopo quattro anni di suppliche, di messaggi sinceri fatti con amore fedele e grande speranza, ma rimasti inascoltati.
Prego: “Che tu oggi possa sentire la voce di Dio e non indurire in cuore” (Ps. 95)
Vorrei che tu mi incontrassi, insieme ad una delegazione di Santi Innocenti a Roma. La tua risposta, volta alla reale riconciliazione con tutto il Popolo di Dio nel mondo, dopo episodi che hanno mandato in frantumi tante vite umane e dopo le scioccanti violenze sessuali causate da ecclesiastici, deve cominciare a riconoscerci nello spezzare il pane e nelle vite spezzate, come membra del Corpo e del Sangue di Cristo. Molti leader ecclesiastici ed altri sono già stati ricevuti da te e dal tuo predecessore, perché noi no?

Vorrei condividere con te la mia stessa esperienza non solo di persona violentata, ma consacrata a vivere in verità e carità, servendo il Popolo di Dio, dovendo appunto morire ogni giorno e perdonare coloro “che non sanno quello che fanno” (Luca 23,24)
L’offerta pastorale che rivolgo a te resta questa: “Lascia il tuo dono all’Altare” (Mt 5,23-24). Vorrei condividere con te alcuni dei frutti del mio fondo "The R.E.V.I.V.E. Trust Fund," riflettendo sul comando di Gesù di “restituire alle autorità civili ciò che loro compete e a Dio che gli compete”. Il tuo omonimo, papa Benedetto XV, ha già rappresentato un modello pastorale per noi. La tua/nostra risposta non deve essere quella del ricco chiamato da Gesù e neanche quella dell’episodio di Lazzaro, il mendicante, al quale si lasciano le briciole, senza l’amore che “non manca mai” (1Cor 13,8). Ora, mio caro pastore e successore di Pietro, devi rispondere alla domanda di Gesù nel servizio al Vangelo “Mi ami tu?” (Gv. 21,15-19).
Ti scrivo e invio questa lettera il 28 dicembre 2006, pregando nello Spirito, in memoria e nel riconoscimento dei Santi Innocenti, specialmente quelli di oggi, in Darfur e in Palestina, il luogo natale di Gesù, così come per l’intercessione del tuo amato fratello e pastore di anima, Papa Giovanni XXIII e i nostri amati fratelli e servi dello Spirito in Africa, S. Charles Lwanga e i suoi compagni, che hanno sperimentato le sofferenze di una violenza sessuale, fino al martirio.
Poiché la via del nostro ministero ci è illuminata dalla grazie, non dobbiamo scoraggiarci. Piuttosto, rinunciamo a tutto ciò che è vergognoso, nascosto; senza agire con perfidia e senza vanificare la parola di Dio, ma dichiarando apertamente la verità, ci raccomandiamo alla coscienza di ognuno davanti a Dio (2Cor 4,1-2).
Aspetterò in pace, con preghiera e amore, di ricevere la tua risposta, nella speranza di poterti incontrare faccia a faccia, prima della Festa della conversione di S. Paolo.
Fermo nello Spirito "Servus Servorum Dei,"

Michael-Vincent Crea, Pastore

(Traduzione di Stefania Salomone)

Giovedì, 26 luglio 2007

Parroco in perizoma, denunciato

di Fabiana Marcolini

In vacanza sul lago di Garda, si sarebbe “toccato” più volte davanti a un bambino


Da "Il mattino di Padova"
L’avevano notato fin dal giorno del suo arrivo a Torri del Benaco, perché quel signore, per età e ruolo, forse avrebbe dovuto scegliere costumi da bagno meno vistosi. E invece il sacerdote di 69 anni, celebrante in una parrocchia del Padovano e in vacanza sul lago di Garda, indossava perizoma azzardati. Troppo appariscenti. Ma fin qui, si trattava di una scelta personale ancorché di dubbio gusto.

Ma giovedì scorso, il prete è andato oltre a quella che poteva sembrare un’innocua forma di esibizionismo e ha iniziato a toccarsi, ignudo, davanti a un bimbetto che era entrato in acqua per fare il bagno. Il tutto in spiaggia, senza alcun ritegno. Una pratica interrotta solo perché sono intervenuti immediatamente il papà del piccolo e i gestori del lido. Sei giorni dopo, cioè ieri, la denuncia davanti ai carabinieri di Caprino per atti osceni in luogo pubblico.

I fatti. Il sacerdote a Torri era arrivato nella seconda settimana di luglio - un periodo caratterizzato dal caldo soffocante anche sul lago del Garda - e fin dal primo giorno in spiaggia lo avevano notato per via di quei costumini solitamente indossati in altre età e da persone con particolare prestanza fisica. Sta di fatto che comunque lui, a un passo dai settant’anni, in spiaggia ci andava così, con quel costume succinto. Notato lo avevano notato tutti, magari lo tenevano anche d’occhio sta di fatto che giovedì scorso, nel tardo pomeriggio, mentre era sulla spiaggia aveva insistentemente osservato un bambino straniero, olandese per l’esattezza. Guardato con insistenza e poi quando il bimbetto è andato a fare il bagno, sotto gli occhi dei genitori, lui, il sacerdote, non ha resistito: si è denudato, è entrato in acqua e ha iniziato a toccarsi senza alcun ritegno, Davanti a tutti ma soprattutto davanti a quel bimbo. Senza alcun freno, nonostante la presenza di altra gente in spiaggia, la pratica è stata interrotta dall’intervento del padre del bambino e dei gestori del lido. Ora la denuncia ma non è escluso che la magistratura possa contestargli un addebito più pesante.

E’ già avvenuto, infatti, durante un processo celebrato davanti al collegio Bertezzolo che il pm, richiamando un recente orientamento della Corte di Cassazione secondo cui la violenza sessuale non consiste solo nella costrizione fisica a compiere o a subire un atto ma si integra anche con la sorpresa, contestò a un uomo la violenza su minore perchè la vittima si trovò a subire una situazione che non si sarebbe mai aspettata.
(26 luglio 2007)

Fonte:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Parroco-in-perizoma-denunciato/1696417/6



Giovedì, 26 luglio 2007

PRATICAMENTE UN’INFAMIA

O, come mio padre mi ha salvato dalle grinfie di un prete cattolico

di Will Swaim
(Traduzione di Stefania Salomone)

Riguardo la bizzarra simultaneità di eventi negativi che esistono lungo la via della tua buona sorte, può succedere che tu prenda una boccata di aria dell’oceano sull’uscio di casa e, nello stesso momento, qualcuno da un’altra parte sfiora la morte respirando il fumo di un incendio che si sprigiona proprio in un angolo del suo salotto. Immagina questa idea quotidiana di terrore che sa di sangue anche se siamo immersi in una bellezza da spezzare il cuore: una macchina che brucia, senza portiere e senza finestrini, col bagagliaio aperto e sullo sfondo delle palme che sfiorano il cielo blu. Considera le morti inutili di bambini senza volto. Ricorda Agostino di Ippona che denunciava l’astrologia come assoluto inganno perché due persone nate nello stesso momento potessero camminare su sentieri paralleli, uno verso l’inferno e l’altro verso quel qualcosa chiamato paradiso. Ritorna con la mente al momento in cui la tua fede tenace nella misericordia di Dio è stata intaccata perché non ti sembrava possibile che amore e odio potessero coesistere sotto lo stesso sacro paramento.
Un momento del genere l’ho vissuto negli anni ’70 nella chiesa di S. Killian alla missione di Viejo poco prima della fine della messa della domenica mattina - in ottobre, mi sembra: grandi nubi oscurarono il cielo ceruleo, raffreddando l’aria come per anticipare l’inverno.
Io e il mio amico Roger avevamo preparato un tavolo fuori della chiesa, la nostra chiesa, dove speravamo di vendere dei dolciumi a tutti quei bravi cattolici. Esponevamo un cartello che diceva - AIUTATECI A SOSTENERE LA SCUOLA MISSIONARIA - e aspettavamo la fine della messa perché uscissero i nostri clienti.
Era autunno, indossavamo i nostri soliti cardigan rossi della vecchia Missione San Juan Capistrano; i capelli pettinati da un lato col gel, le bianche camicette abbottonate fino al collo, le scarpe nere un pò consunte. Lottando contro il freddo, tenevamo le mani in tasca dei pantaloni di velluto.
"Ehi, ragazzi, vi state masturbando?".
Ho alzato gli occhi perplesso e ho guardato dritto negli occhi Bertrand Horvath, Padre Bert. O forse non l’ho guardato proprio direttamente: ma io ricordo i suoi occhi cerchiati di nero che brillavano come quelli di un personaggio dei cartoni animati. E poi sento la coscienza stritolata come in una camicia di forza.
Ricordo di essermi imbarcato in una serie di elucubrazioni, facendo una miriade di calcoli socio-psicologici: Sta scherzando? Se è così, dovrei rispondere a tono? Come posso però scherzare sul peccato con un uomo che è la voce di Dio? O forse: Padre Bert, come uomo di Dio, ha la capacità di vedere chiaramente nei ventricoli e antri del mio cuore? Egli può discernere la presenza di qualcosa di veramente losco e non veniale, ma mortale sulla scala del peccato?
Troppo lento, stetti lì fermo, guardandolo fisso, con gli occhi umidi di pianto.
"Ragazzi, giocate col fondo delle tasche?", domandò. E poi fece una serie di ipotesi: "Vi toccate a vicenda? Vi masturbate a vicenda? O semplicemente ciascuno di voi si tocca?".
Ricordo - o meglio, e questo è significativo: penso di ricordare - che soppesai le possibili risposte, ma me ne vennero talmente tante in testa, in tanti modi che rimasi senza respiro: se rispondevo che non ci toccavamo a vicenda, forse voleva dire che lo facevo da solo? Potevo realmente affermare che io e Roger non ci eravamo mai toccati? Eravamo molto amici, dopo tutto, quindi era possibile che ci fossimo sfiorati, innocentemente.
Balbettai qualcosa di insensato e Padre Bert se ne andò, poco prima della fine della messa delle 8:00.
Riuscii a vendere alcuni dolci, riflettendo sul fatto che essi si erano sporcati passando attraverso le mani sporche di un ragazzo peccaminoso. Ero terrorizzato all’idea che padre Bert potesse vedere tutto il mio futuro attraverso la mia divisa.
• • •
Roger ed io caricammo il tavolino nella El Dorado di suo padre e io salii nella macchina di mio padre, una Mustang del 1966.
"Non è andata bene?", mi chiese mio padre.
Lo guardai negli occhi, attraverso lo specchietto.
"Non avete venduto abbastanza dolci?", mi chiese di nuovo.
Gli dissi di padre Bert e immediatamente me ne pentii. Lui accostò la macchina sul ciglio della strada. Ma non si girò verso di me, semplicemente mi guardava intensamente nello specchietto retrovisore.
Pensai che la mia vita era finita. Mio padre era cresciuto negli anni della depressione da un padre molto violento che quando morì, mia nonna comprese la gravità della situazione provocata da quell’uomo e mandò mio padre in collegio e fuggì da Inglewood, rifugiandosi in un convento a Bay Area. Mio padre finì in collegio e poi partì militare, mancando per un pelo la guerra di Corea. Costruì la sua famiglia su quattro pilastri fondamentali: cattolicesimo, disciplina, rispetto dell’autorità e l’etichetta. Non esisteva calore, amore e perdono; il nostro Dio era più un marziano che simile a Gesù.
Ma ora, con le quattro frecce accese sul ciglio della strada, mio papà orfano fece qualcosa di strano.
Cioè non fece nulla.
Mi ascoltò pazientemente, senza battere ciglio. Infine mi chiese: "Padre Bert ha detto proprio questo?". Anuii e aspettai che mi scaraventasse fuori dall’auto come si fa con un pesce strappato al mare, per quello che probabilmente avevo commesso, non ultimo il fatto che avessi messo in dubbio l’integrità di un membro della chiesa.
Invece, rimise in moto l’auto e guidò verso casa in silenzio. Davanti casa, scese dalla macchina, mi aprì lo sportello e mi fece scendere dicendo di avvisare la mamma che sarebbe tornato subito. Mise in moto e se ne andò.
• • •
Anni dopo, quale editore di OC Weekly, collaborai col reporter Gustavo Arellano per un evento così strano che vi prego di astenervi dalla vostra naturale incredulità. Arellano aveva le prove di un prete dell’arcidiocesi di Los Angeles e nella Contea di Orange, che aveva molestato schiere di bambini. E un giorno venne nel mio ufficio, mise un file sulla mia scrivania e disse: "Penso che questo ti possa interessare".
Dentro la cartella c’era un rapporto su Padre Bertrand Horvath. I documenti ufficiali ecclesiastici, sembravano provare che le autorità fossero a conoscenza delle accuse di molestie sessuali su minori che Horvath aveva perpetuato a St. Killian. Arellano sintetizzò il documento in questo modo:
"I dati ufficiali della chiesa dimostrano che Horvath era conosciuto alla Missione Viejo di St. Killian fin dai primi anni ’70 per aver fatto spogliare dei chierichetti, consegnando loro ciò che il documento descrive come "groviglio di tette". Sembra che Horvath si toccasse mentre chiedeva ai ragazzi se si masturbavano. Horvath lasciò St. Killian per una parrocchia di Los Angeles e fu spostato nel paese fino al 2000, quando le autorità diocesane finalmente misero in guardia la diocesi di Amarillo sui trascorsi di Horvath. Dopo di che, Horvath fu mandato a riflettere".
Chiamai i miei genitori per dar loro la notizia. Loro stanno ancora a St. Killian, ancora fervidi cattolici. Non ero sicuro di cosa avrebbero fatto con quei documenti.
Fu allora che mio padre mi disse il resto della storia. O meglio la sua storia, perché adesso comincio a capire il senso della sua paternità.
• • •
Dopo che mi aveva scaricato a casa, era andato in chiesa e aveva chiamato il padre di Roger.
Come il mio, il padre di Roger era un cattolico della vecchia guardia. Immagino che non abbia gradito la chiamata. Immagino che sia sceso da Pill Hill - quella che noi chiamavamo la città blindata della Missione di Viejo dove i professionisti abitavano in case accoglienti - a El Dorado lui si lanciò a 120 miglia all’ora sulla L5. Immagino i cittadini di El Dorado strillare quando ha svoltato nel parcheggio della chiesa per incontrare mio padre.
I due chiesero al pastore padre Michael hughes, un irlandese con la faccia da mastino, un incontro con Horvath. Hughes non accolse la richiesta e quella decisione probabilmente mi salvò dal diventare orfano, come mio padre: mio padre ammise che sia lui che il padre di Roger avrebbero fatto giustizia sommaria. Ma Hughes lasciò i due genutori con l’impressione di aver già ricevuto simili lamentele.
Tre o quattro mesi dopo, Horvath se ne andò.
• • •
La scorsa settimana l’Arcidiocesi di Los Angeles ha offerto 660 milioni di dollari per risarcire le accuse di molestie rivolte ai suoi preti, incluso Horvath, che ha molestato più di 508 bambini in alcuni decenni. Non fui sorpreso che la chiesa avesse cercato di coprire i suoi misfatti, fino a cambiare il corso delle cose, chiedendo scusa ed offrendo il risarcimento. Guardo la televisione. Non è così che fanno le perpetue?
No. Volevo scoprire perché la polizia locale ha fatto così poco. Ho chiamato John Manly, un amico avvocato che rappresenta 50 vittime nel caso della diocesi di Los Angeles.
Manly mi ha chiesto di raggiungerlo nel suo ufficio di Newport Beach per parlare e per incontrare qualcuno molto interessante per me.
L’ufficio di Manly è come un maniero di campagna relegato in un ambiente residenziale. Immagini di velieri campeggiavano sui mobili di legno. Un luogo silenzioso.
Mangly aveva invitato anche uno dei suoi clienti che chiameremo Brian. Un uomo sui 50 anni, cresciuto anche lui a St. Killian. Manly mi ha chiesto di raccontargli la mia storia.
Avevo quasi terminato il racconto che gli occhi di Brian si riempirono di lacrime. Ho scoperto che Padre Bert lo aveva approcciato in una maniera simile.
"Le chiamiamo strigliate", disse Manly, e, benché gli approcci potevano essere differenti, l’obiettivo era lo stesso: i molestatori ti ispezionano, verificando la tua risposta, cercando di coglierti in fallo".
Come me, Brian aveva detto a suo padre della strigliata di Horvath. Ma suo padre si era comportato diversamente dal mio: "Mi disse, forse sei tu che cerchi tutto questo".
Padre Bert chiamò i suoi genitori dopo una settimana, chiedendo di far andare il figlio da lui per aiutarlo a strappare le erbacce. Brian non voleva. I suoi genitori, fieri che un prete avesse attenzioni personali per il figlio, lo convinsero.
Brian disse che in canonica Padre Bert Horvath lo aveva molestato ripetutamente.
• • •
Raccontai ad un amico questa storia, gli ho detto che la biografia di Brian - che si contorceva per evitare le mani insistenti di Horvath, vergognose e false - mi faceva sentire un personaggio di un film muto, quello che cammina allegramente sotto il pianoforte che cade, negli interstizi di una parete che crolla o fra due auto prima dell’incrocio - e una volta passato, si volta indietro contento di essere salvo.
"Avrei potuto essere Brian" ho detto al mio amico. "Quel prete avrebbe potuto catturarmi, ma per grazia di Dio non è accaduto".
"Non Dio, fratello" mi ha detto l’amico "ma tuo padre. Mettiti in ginocchio e ringrazialo. Qualunque cosa tuo padre abbia fatto di sbagliato, ha fatto bene la cosa più importante."



(Traduzione di Stefania Salomone)


Martedì, 31 luglio 2007


Riflessione
PEDOFILIA: LA CHIESA PAGA

di marco marchese

Ringraziamo marco marcvhese(marco.marchese@mobilitazionesociale.it) Per averci segnalato questo suo articolo già pubblicato sul sito: http://www.ghigliottina.it/ghigliottina1/html/modules.php?name=News&file=article&sid=47&mode=&order=0&thold=0

La Chiesa paga 660 milioni di dollari per 500 vittime in una sola diocesi.

C’è soddisfazione nelle parole del portavoce del Vaticano: grande impegno seppur con i sacrifici che comporta.Così è stato detto dal direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi.

Chissà a quale sacrificio si riferisse.

Quello che è certo è che la Chiesa ha fatto di tutto per evitare il processo. Mi piacerebbe pensare che l’ha fatto per tutelare le vittime, ma qualcosa mi fa pensare che l’’abbia fatto solo per tutelare se stessa, magari per non dover testimoniare, svelare gli archivi segreti. Ma non dobbiamo essere troppo prevenuti! Il fatto è uno: la Chiesa è schizofrenica! Ha detto di essere vicino alle vittime, che non c’è posto al suo interno per chi ha tradito la fiducia dei bambini, ha dichiarato falsi i documenti che la accusavano di coprire i preti pedofili! Ha sostenuto che si trattava solo di procedure interne.

Tolleranza zero perché è Lei, la Chiesa prima vittima di queste persone! E tanti, politici per primi, si sono elevati a paladini difensori di questa istituzione che fortunatamente non è fatta solo di colletti bianchi e di anelli, pastorali e mitre…

Un attacco alla chiesa, hanno gridato.

E adesso nessuno grida più! Adesso che quella stessa Chiesa ammette (chi paga ammette!) di aver sbagliato, di non aver saputo gestire la situazione, non parla più nessuno! E intanto cosa fa la Chiesa? Permette a dei pedofili di continuare a essere preti e a dire messe. Anche dopo una condanna definitiva da parte di un tribunale italiano!

“Don Siro Invernizzi, arrestato il 6 settembre 2006 a Milano, dietro ad un cimitero. La polizia lo aveva trovato in atteggiamenti intimi con un ragazzino di 13 anni di origine rumene”. Lo stava abusando! Don Siro ha patteggiato due anni.

Quanto alla Chiesa: don Siro ad oggi è ancora prete e probabilmente verrà trasferito prossimamente in un’altra diocesi, dove nessuno dovrà sapere del suo passato!

E’ così che la chiesa tutela i bambini!? Del resto anche don Pasquale scarola continua a dire messa nonostante una condanna a due mesi per pedofilia ai danni di una bambina di 9 anni che aveva molestato con più di 200 telefonate la ragazzina: "Vorrei toglierti le mutandine. Dove vai a scuola? Prima o poi ti vengo a prendere".

Attualmente è ancora prete nella parrocchia di San Pietro e Paolo a Capua!

Chi pensate abbia pagato gli avvocati di questi pedofili? O da dove pensate che la Chiesa prenda i soldi per risarcire le vittime? E che ne dite del fatto che la Chiesa abbia stipulato con delle società di assicurazione delle polizze per eventuali cause che dovessero pendere a suo carico in eventuali processo per pedofilia? Considerate che la chiesa vive di beneficenza...

E tutto tace. Nessuno parla. Nessun politico interviene!



Mercoledì, 01 agosto 2007

Pedofilia preti
Don Gelmini indagato

di red

Uno dei preti simbolo della destra italiana è sotto inchiesta per pedofilia. Don Pierino Gelmini, noto per le sue comunità di recupero per tossicodipendenti, è da alcuni mesi sotto inchiesta da parte della procura della repubblica di Terni. Come era prevedibile a sua difesa sono scesi tutti i big dei partiti di destra. Si cerca di criminalizzare i ragazzi che lo stanno accusando, puntando sul fatto che si tratta di ex ospiti della comunità di don Gelmini, tossicodipendenti la cui testimonianza quindi non avrebbe alcun valore. Questa tesi viene riportata anche nell’articolo del quotidiano La Stampa di Torino (che di seguito riportiamo) che per primo ha tirato fuori la notizia.
Ma la vicenda pare sia molto più antica. Su alcuni blog, ed anche sul nostro sito, stanno giungendo testimonianze di persone di 60 anni che riferiscono di episodi di pedofilia che avrebbero avuto per protagonista proprio don Gelmini per lo meno 50 anni fa. Ed è probabile che stiano per venire alla luce testimonianze molto forti che non lasceranno adito a dubbi.
Ovviamente non siamo noi a giudicare o ad emettere sentenze, ci mancherebbe. Noi possiamo limitarci ad esercitare il diritto di cronaca, a registrare le notizie di pubblico dominio, a favorire il dibattito ed il confronto.
Un auspicio ci sentiamo però di formularlo: che la politica stia fuori da questa vicenda e che la magistratura sia lasciata libera di appurare tutta la verità, nient’altro che la verità.


 

Abusi, don Gelmini indagato

Alcuni ragazzi della comunità contro il prete anti-droga: molestati sessualmente
FRANCESCO GRIGNETTI
TERNI
L’indagine è segretissima e non c’è da meravigliarsi: dipende dall’altisonanza del nome coinvolto. Don Gelmini, il carismatico sacerdote antidroga, il mitico «don Pierino» che compare spesso e volentieri alla televisione a discettare dei valori che una volta c’erano e che ora non ci sono più, guru di tanti uomini politici, fondatore della Comunità Incontro, è indagato per abusi sessuali.

Lo accusano diversi ex ospiti della sua comunità. Per le strutture di Amelia, al Mulino Silla, in quasi trent’anni sono passati migliaia di giovani tossicodipendenti alla ricerca di una nuova vita. Molti ce l’hanno fatta. Il metodo spesso funziona. Ma secondo quanto risulta alla procura di Terni, non è tutto oro quel che luccica. Dietro il carisma di don Pierino, ci sarebbe un lato oscuro. Un’indicibile linea d’ombra che il sacerdote avrebbe oltrepassato ai danni di alcuni tra i più deboli (psicologicamente e fisicamente) e che ora sono diventati Grandi Accusatori.

C’è imbarazzo, però, negli uffici di giustizia ternani, retti dal procuratore capo Carlo Maria Scipio, a parlare di questa storia. Di più: c’è estrema cautela. E nessuna voglia di cavalcare il caso. Innanzitutto perché è evidente che quest’inchiesta che sporca il nome di don Gelmini si porterà dietro una valanga di polemiche politiche: il sacerdote è un eroe per il centrodestra, un’icona, un punto di riferimento per Berlusconi, Casini, Fini e tanti altri. Secondo, perché si tocca un mostro sacro per tante famiglie italiane, un campione della lotta alla droga, uno che viene addirittura osannato da chi è stato beneficiato. Non soltanto in Italia, peraltro. Il suo metodo comunitario è stato esportato in mezzo mondo. D’altra parte la piaga della droga colpisce dappertutto. E il suo metodo, appunto, funziona.

Terzo elemento di prudenza, che non sfugge alla valutazione dei pm: chi accusa don Pierino sono giovani che hanno avuto o hanno tuttora a che fare con le droghe, insomma sono testimoni non propriamente granitici, qualcuno è anche scivolato nella delinquenza. C’è chi si trova in carcere per piccoli reati e il suo racconto è stato verbalizzato in un parlatorio. Brutto segno per un eventuale dibattimento. E ci si interroga. Magari ci potrebbero essere motivi di risentimento. Transfer psicologici da ben ponderare. Passioni che si sono trasformate in odio. Reazioni inconsulte contro un prete che pretendere il rispetto delle sue regole.

E’ un fatto, però, che l’indagine penale è in corso da diversi mesi. E finora non è stata archiviata. Anzi. Sono oltre sei mesi che si ascoltano testimoni, si ricostruiscono vicende piccole e grandi, si cercano riscontri. E’ stato sentito anche l’indagato. Don Pierino, ottant’anni suonati, uno che nella sua vita ne ha viste tante, e ultimamente si sta spendendo per i bambini diseredati del Terzo Mondo, in Brasile o in Thailandia, s’è dovuto trovare un avvocato e con l’assistenza del legale ha subito a Terni un lungo, drammatico interrogatorio. Ora, che sia un sacerdote di polso, dal carattere fumino, e dalla battuta pronta, è noto anche al grande pubblico. Figurarsi la sua reazione quando gli sono stati contestati questi e quei racconti, certe accuse infamanti, questioni pruriginose, sesso estorto. Ma tant’è.

Sembra che le dichiarazioni di accusa siano molte e abbastanza concordanti. I racconti, alla fin fine, sono sempre gli stessi. Ruotano attorno a una comunità chiusa dove c’è una figura di enorme carisma che non si limiterebbe a prendersi cura delle anime. Così sarebbe successo in alcuni casi, almeno, a giudicare dai verbali che si sono accumulati nei fascicoli della procura. Su questo aspetto segreto della vita comunitaria al Mulino Silla sono stati interrogati anche molti volontari che bazzicano la comunità, e collaboratori di don Pierino, e sacerdoti, e diversi ex ospiti. Ma su questo capitolo il segreto istruttorio è ferreo e non se ne sa nulla.
Fonte: La stampa web del 3-8-2007
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200708articoli/24377girata.asp
 



Venerdì, 03 agosto 2007

Lettera a Bruno Zanin, una vittima della pedofilia clericale

di Fausto Marinetti

Ringraziamo Fausto Marinetti per averci inviato questa sua lettera a Bruno Zanin, una vittima della pedofilia clericale che ha raccontato la sua storia in un libro che fa tremare: "Nessuno dovrà saperlo" dove con raro coraggio ammette, come conseguenza, di essere diventato omosessuale, non pedofilo. Per lui, come per tanti altre vittime della pedofilia dei preti, nessuno muove un dito, neppure le scuse come avviene in America dove le vittime hanno diritto alle pubbliche scuse del vescovo, possono "raccontare" in chiesa il "fattaccio" o scriverlo sul giornale della diocesi. Possono anche giungere ad erigere nella piazza di Davenport, davanti alla casa del vescovo, una macina da mulino con le parole di Cristo: "Chi scandalizza un bambino sarebbe meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi nel mare".

Verrà il giorno in cui in piazza S. Pietro, al posto della fontana, si metterà una gigantesca macina da mulino a perpetua memoria delle vittime dei preti?


 

Caro Bruno Zanin,

 

grazie per il coraggio di riconoscere di essere un uomo. Non hai paura di te. E neppure "al figlio dell’uomo" fai paura, perché lui, ama ogni figlio d’uomo, qualunque cosa abbia fatto.

Tu non ti riempi la bocca di belle parole come facciamo "noi", uomini di chiesa. Sei quello che sei: "Sì, sì, no, no". Fai parte di quella stirpe, che il Cristo cercava allora come oggi: i pubblicani e le meretrici. E lui ha il coraggio di metterli in prima fila, scandalizzando gli osservanti della legge, i benpensanti, compresi coloro che dicono di "amare la chiesa, perché amano Cristo" (attenzione alla cripto-ipocrisia!). Quelli che antepongono la diplomazia al vangelo, quelli che predicano bene e razzolano male, quelli che impongono agli altri dei pesi che loro non muovono con un dito.

 

Il tuo coraggio ha dato frutto: altre vittime si sono fatte avanti a raccontare il loro trauma. E’ la riprova della mia ipotesi: se tutte le diocesi mettessero a disposizione un telefono verde, quante altre vittime verrebbero alla luce? Quello che noi vediamo è solo il top dell’iceberg… la "sporcizia" è sotto sotto, ma basta stuzzicarla e viene a galla.

Alcuni hanno rivelato nomi eccellenti, ma sono ancora in "coma emotivo", impigliati nella ragnatela della paura, del tradimento, dell’orrore che li paralizza.

Confessano di non aver neppure la forza di denunciare. Non ne vogliono sapere di andare in tribunale, sarebbe rivivere il Calvario, che stanno tentando di cancellare dalla loro carne. E poi ci sono monsignori intoccabili, una sorta di casta, perché, a volte, si servono delle "opere buone" per coprire i loro delitti. Il  brutto è che non sono capaci di gettare la maschera come, invece, fai tu. Ma se è gente che fa professione di fede e di carità; se è gente votata al vangelo, come fa a servire Dio e stuprare i suoi figli? E si fanno chiamare "padri"…

Vedi? Io vengo dal di dentro e conosco certi meccanismi o strategie clericali. Credo che uno dei fattori ai quali imputare questa contraddizione, sia la "troppa verità", che li porta all’arroganza della verità (quella che in passato ha fatto le "sante" crociate, bruciato streghe, condannato Galilei, collaborato con la "conquista" e con la shoà, ecc.). Quanta saggezza nelle parole di Paolo: "Chi sta in piedi non si esalti troppo, perché anche lui può cadere…".

 

Oh se tutti i Fisichella avessero un po’ di spazio dentro di sé (oltre che per la teologia e il catechismo) per accogliere le vittime! Forse è per la troppa verità di cui sono sazi; forse è per la troppa dottrina, che hanno bisogno di nascondersi dietro agli "operai del bene", che, per fortuna, ci sono ancora tra le loro fila, e spesso tollerati quando non ostacolati, contrariati, ecc.? Tu sai che io sono stato dieci anni con uno perseguitato da loro: Don Zeno, il quale non gliele mandava a dire e, con il suo esempio ha criticato e messo in evidenza certa cultura cattolica che non ha niente a che fare con il vangelo. Non si tratta di virgole, ma di vedere la dignità umana secondo gli occhi e il cuore di Dio. Ti faccio qualche esempio:

 

1 – La cultura clericale non ha sempre trattato il figlio della ragazza-madre come "figlio del peccato"? E lui ironizzava: "Mai sentito dire che il diavolo abbia fatto dei figli!". Quando veniva accolta in comunità una gestante, ci insegnava che era come un ostensorio della vita e, quindi, dovevamo rispettarla, onorarla e anche venerarla come si venera l’eucarestia.

 

2 - Nel 1943 all’ombra del Santuario di Pompei trova un istituto con la scritta "Casa dei figli dei carcerati". E lui va in bestia: "Questi bambini non sono i figli dei carcerati, ma i gioielli di Dio Padre, carne battezzata, senza macchia d’origine" (27.2.1943). E quando la comunità verrà sciolta dal braccio secolare, con il beneplacito della S. Sede, circa 700 "figli" sono strappati alle madri e riportati negli istituti, scoppiando dal dolore, dirà: "C’è da meravigliarsi che il clero abbia accettato collegi e orfanotrofi? Un flagello! A Pompei hanno fatto perfino la Casa dei figli dei carcerati. Una scritta a caratteri cubitali. Tu, prete, hai il coraggio di chiamare così coloro, che Dio ha scelto, perché rifiutati dagli uomini? Disprezzati dal mondo è un conto, ma anche dalla Chiesa non è troppo? É lecito commettere di questi guai? Siamo come il sacerdote e il levita della parabola del samaritano. Il Calvario è la storia di Dio nell’umanità e Cristo continua a dire alla Chiesa: Donna, ecco tuo figlio. E alle vittime: Figli, ecco vostra madre".

 

3- Di fronte a un’Italia alla fame, nel dopoguerra, scrive a Pio XII: "In rerum natura non si sono mai visti i babbi e le mamme benestanti e i figli poveri, affamati, ignudi, senza casa. Si è visto e si vede spesso l’inverso. Noi ecclesiastici, padri per divina elezione, di fronte ai figli siamo quindi contro natura, in peccato, dal quale hanno diritto di difendersi. Vuol cambiare rotta? Io ci sto e chissà quanti ci stanno…" (25.5.1953).

 

Ma Fisichella crede proprio che basta mascherarsi con le opere buone di madre Teresa per cancellare le migliaia di vittime della pedofilia clericale? Altro che insistere nel dire che si tratta di "casi isolati", di responsabilità personale di alcuni preti che "non dovevano diventare preti"! E quella dei vescovi che li hanno smistati qua e là? E la copertura…

 

La tua confessione "coram populo" ci invita tutti a gettare la maschera, a riconoscerci semplicemente uomini, a non ritenerci migliori degli altri, perché il nostro vanto è proprio quello di essere della stessa pasta di Adamo, creature fragili e perfettibili. Chi non ha bisogno di farsi perdonare qualche cosa? Perché i prelati non dovrebbero ammetterlo? Per salvare l’immagine? Che cosa è questa benedetta immagine se non, appunto, un’immagine?

 

Fisichella ha perso un’occasione unica durante la trasmissione di Annozero? Se invece di arrampicarsi sui vetri per difendere a tutti i costi la chiesa, (Cristo non ha bisogno di crociati, vecchi o nuovi), si fosse inginocchiato davanti alla donna stuprata per anni da don Contini, che cosa sarebbe successo? Un’occasione d’oro mancata. Mancanza di coraggio o di fede?

 

Certo, meglio la diplomazia, l’arte di non perdere la faccia, "l’istituzione va salvata ad ogni costo"! Ma Cristo, altro che faccia…!, non ha perso tutto quanto quando è andato ad "abitare" sul Calvario? Se è vero che vi sta a cuore l’istituzione, perché non prevenire tanto male, tanta aberrazione coltivata nei seminari, tanta cultura sessuofobica, che non vi fa vedere la corporeità, i figli, le donne, ecc. con gli occhi di Dio?

Perché non si ha questo santo coraggio? Perché siamo diventati ecclesio-latri, abbiamo messo la chiesa al posto di Dio? Ma dove esiste nel vangelo il "culto" alla chiesa, al papa, ai principi della Chiesa?

 

E quanti disastri continua a fare l’idolatria del prete? Cosa non si fa per fargli credere di essere "altro" dal popolo, un diverso, un eletto, un  predestinato? Non si è forse elaborata una "dottrina" per metterlo sul piedestallo di Dio stesso?

La teologia distingue tra il sacerdozio di "uomini speciali" e il "sacerdozio comune dei fedeli". Al sacerdote sono affidati poteri essenziali per la salvezza: celebrare l’eucarestia e perdonare in nome di Dio. Il concilio di Trento dichiara: "Se uno dice che nel Nuovo Testamento non c’è traccia visibile del sacerdozio e del potere di consacrare il corpo e il sangue di Cristo e di rimettere i peccati, sia anatema" (n°. 961). Il celibato obbligatorio rinforza la mistica del prete, che lo pone al di sopra dei laici. Quando viene ordinato si unisce a Cristo in tale maniera che è sostanzialmente diverso dagli altri (catechismo, 1581), perché "possiede l’autorità di agire con il potere e nella persona di Cristo stesso" (1548). Viene messo sul pulpito, accanto a Dio, di cui gode onori e privilegi. Il curato d’Ars dice: "Che cosa è un prete? Un uomo che sta al posto di Dio, investito di tutti i suoi poteri. Quando perdona non dice "Dio ti perdoni", ma "Io ti perdono". Se incontrassi un prete e un angelo, prima saluterei il prete poi l’angelo. Questi è amico di Dio, il prete sta al suo posto". S. Teresa baciava dove passava un prete. "Il sacerdote agisce in persona Christi e questo culmina quando consacra il pane e il vino" (Giovanni Paolo II, giovedì santo 2004). La divisione tra preti e laici è di origine divina (can. 207). Ma l’aureola anzitempo gioca brutti scherzi: ti illude di essere costituito in grazia, immune dal peccato, specie da quello banale e volgare del sesso, che spetta ai comuni mortali. Il passaggio dal potere al privilegio, dall’elite alla casta è breve. E così va a finire che il clericalismo distorce, distrugge, avvelena la missione della Chiesa. Se non è la causa di molti problemi, certo li causa per conservare privilegi, potere, prestigio, immagine. Quindi non è ammessa nessuna debolezza, lo scandalo va soppresso, le vittime messe a tacere. Corruzione e abuso inevitabili (cf "Sex, priests & secret codes, R. Sipe, T. Doyle, P. Wall, Los Angeles, 2006).

 

Se si fa credere al prete di essere "come Dio", è chiaro che questo influisce e condiziona la sua psiche al punto di considerarsi al di sopra della legge umana e inconsciamente si permette delle libertà, che non sono concesse ai comuni mortali.

 

Non ce n’è abbastanza per riflettere e decidere di cambiare rotta?



Sabato, 04 agosto 2007

Preti pedofili
Solidarietà a don Gelmini da don Vitaliano della Sala

Con un commento del nostro direttore Giovanni Sarubbi


DON GELMINI: DON VITALIANO, SOLIDARIETÀ; È UNA PROBABILE VENDETTA
«In questo momento bisogna fare quadrato attorno a don Pierino Gelmini e lo dico io che sono, sia politicamente sia per quel che riguarda la lotta alle droghe, su posizioni opposte alle sue». È una solidarietà totale quella espressa dal prete no-global Don Vitaliano della Sala nei confronti del fondatore della comunità Incontro, indagato per abusi sessuali, che aggiunge: «la mia non è dunque una difesa corporativa». «Si tratta, - spiega don Vitaliano - probabilmente, non dico proprio di una macchinazione ma di una vendetta. Quando si fa un lavoro come il suo, che da anni si dedica alla lotta contro la droga, si deve purtroppo mettere in conto che qualcosa del genere può accadere, tanto più quando, come nel suo caso, si toccano certi potentati economici». Don Vitaliano confida nel lavoro della magistratura ma sottolinea anche che «in Italia è facile che vieni processato dai giornali prima che il processo vero e proprio abbia inizio. Intanto però la campagna di denigrazione avviata dai media ha i suoi effetti mentre magari trascorrono anni fin quando il magistrato non accerta la verità ». «Ecco perchè - osserva don Vitaliano - proprio in casi come questi bisognerebbe accelerare i tempi dei processi». «Anch’io - confida poi il prete no global - ho il terrore di svegliarmi una mattina e leggere sul giornale ’don Vitaliano accusato di pedofilia’. Quando ci si impegna a fondo nel sociale come facciamo noi - conclude - si rischia purtroppo come contropartita dell’impegno di divenire facili bersagli di vendette e risentimenti». (ANSA) - ROMA, 3 agosto
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dal sito di don Vitaliano Della Sala -
http://www.donvitaliano.it/



 

Un commento del nostro direttore


 

Caro Vitaliano,

questa tua posizione mi stupisce non poco. Serve a dividere l’opinione pubblica in innocentisti o colpevolisti a tutti i costi. E a chi giova una simile situazione? Certamente non alla verità dei fatti che dovrebbe essere l’unica cosa da chiedere con forza unita alla richiesta di tenere fuori la politica da questa storia e di lasciar lavorare serenamente la magistratura.

Ma quello che mi lascia ancora più stupito è la motivazione che dai alla tua scelta che suona quasi come un voler mettere le mani avanti.

Certo le macchinazioni sono sempre possibili. Ma proprio per questo l’unica richiesta seria da fare è quella che si faccia piena luce su tutto e che non si alzino polveroni che costruiscano a tavolino un martire prima ancora che i giudici abbiano avuto la possibilità di vagliare le prove. E non mi sembra un bel comportamento quello di dare addosso ai cinque che l’accusano solo perchè sono stati o sono ancora tossicodipendenti. Come non mi sembra un bell’agire quello di don Gelmini che, stando alla sue parole, avrebbe cacciato qualcuno di loro perchè trovato a rubare. Tutti i tossicodipendenti rubano, lo fanno in casa, fanno le rapine tutto per procurarsi la droga. Non mi sembra sia una bella giustificazione quella fornita da don Gelmini: che recupero di tossicodipendenti fa se non riesce a gestire un episodio di furto.

Ma quello che più mi da fastidio è il nascodersi dietro ai ragazzi delle comunità. Che c’entrano loro. Le accuse sono rivolte a don Gelmini e non alla comunità. Mi sembra come un bambino che va a nascondersi dietro alle gonne della madre una volta che è stato beccato con le mani nella marmellata.

Quindi ne innocentisti ne colpevolisti: vogliamo la verità e che non ci siano inpunità per nessuno, comunque si chiamino e qualunque cosa facciano. Almeno diamo un minimo di credito a questi ragazzi che certo sapevano a cosa andavano incontro denunciando don Gelmini e già questo dovrebbe portarci ad essere quanto meno cauti.
Ciao


 

Giovanni Sarubbi



Sabato, 04 agosto 2007

Preti pedofili
NELL’ISOLA "MERCER" (Seattle, USA) LA POLIZIA CONTROLLA LA CONDOTTA DI UN PRETE.

(Tradotto in collaborazione da Umberto P. Lenzi e Fausto Marinetti)


Mentre in Italia i politici fanno di tutto per condizionare giudici e magistrati, negli USA la chiesa stessa, costretta dagli eventi, cambia solfa. Finalmente ha il coraggio di mettere un numero verde per le vittime di pedofilia clericale, pubblica sul suo sito un regolamento per tutelare i minori e denunciare i preti pedofili, ecc.
Tutto il contrario di quello che succede in Italia. Non sarebbe ora che anche i prelati e le Congregazioni romane seguano l’esempio dell’arcivescovo Brunett di Seattle?


 

NELL’ISOLA "MERCER" (Seattle, USA) LA POLIZIA CONTROLLA LA CONDOTTA DI UN PRETE.
Il Rev.do Kemp, accusato ma non ancora condannato, lascia l’incarico.
Di Mary L. Grady
Isola Mercer Reporter (giornale)
I parrocchiani di St.a Monica, chiesa cattolica dell’Isola di Mercer, vengono a sapere alla Messa del passato fine-settimana, che il loro pastore da cinque anni, il Rev.do. Dennis Kemp, è indagato per condotta indecente con un minore. L’investigazione è portata a termine dalla polizia dell’isola Mercer il 24 luglio, a causa delle denuncie esposte ai primi di luglio da un ragazzo di 12 anni e la sua famiglia. Kemp adesso è in licenza amministrativa, pagato regolarmente, mentre l’Arcidiocesi di Seattle investiga ulteriormente. Il più alto responsabile della Chiesa cattolica di Washington Occidentale, l’Arcivescovo Alex Brunett, a turno con l’Ausiliare il Vewscovo Joe Tyson ed altri incaricati della chiesa, sabato e domenica scorsi assiste ad ogni Messa a St.a. Monica per comunicare ai fedeli queste notizie. Alla Messa vespertina di domenica, l’annuncio, letto dal Vescovo Tyson, viene accolto con sospiri d’incredulità e a suon di pianti.
L’Arcidiocesi ha aspettato ad informare il pubblico, informando, prima i parrocchiani di St.a Monica. "La reazione è confusa", dice Larry McDonald, l’amministratore della parrocchia. Da una parte si è contenti che l’Arcivescovo stesso sia venuto a darne l’annuncio. Come è da aspettarselo, c’è tristezza e dolore. Ma questa parrocchia "sa che tutto converge in Cristo Gesù e, con Lui, supereremo anche questa". Greg Magnoni dichiara: "L’Arcidiocesi di Seattle, che controlla la Chiesa cattolica del Washington Occidentale, ha ricevuto le dichiarazioni attraverso il canale che ha montato appositamente per questo tipo di lamentele". L’Arcidiocesi ha riferito le informazioni all’ufficio del Procuratore della Contea di King. Il Comandante della Polizia dell’Isola Mercer, sig.a Leslie Burns, dichiara che il prete è stato controllato nei sei mesi trascorsi per fatti di contatto fisico avvenuti con il ragazzo. Il fatto è accaduto in chiesa. E l’investigazione è stata veloce. Dopo la lamentela fatta all’inizio di luglio attraverso l’Arcidiocesi, i Procuratori della Contea di King chiamano la polizia dell’Isola Mercer il 12 luglio. E loro cominciano immediatamente ad investigare, dice Burns: "Più volte gli incaricati intervistano il ragazzo e la sua famiglia. Almeno una delle interviste viene condotta da un investigatore speciale che, in questi casi, lavora con i ragazzi". Anche Kemp viene intervistato approfonditamente dalla polizia. Il MIPD (Mercer Island Police Department) spedisce le indagini all’ufficio del Procuratore della Contea di "King", aggiunge la Burns. L’Ufficio del Procuratore, tuttavia, non inoltra accuse criminali, perchè tale comportamento non rientra nello standard della normativa di un atto criminale. "Il comportamento è ritenuto improprio, ma non arriva al punto di costituire un’offesa criminale", spiega il capo della polizia dell’Isola Mercer, Ed Holmes. Benché si ritenga che non sia successo un atto criminale, l’Arcidiocesi interviene subito a sospendere il prete dal servizio parrocchiale. Kemp lascia spontaneamente la parrocchia il giovedì 26 Luglio. Secondo Magnoni, l’Arcidiocesi farà la sua indagine per verificare se le accuse sono credibili e stabilire se Kemp ha trasgredito la legge della chiesa e può continuare ad esercitare come prete. "La chiesa ha dei criteri diversi da quelli del Procuratore", spiega. "La procedura consiste nello stabilire se una persona ha le doti per esercitare il ministero nell’Arcidiocesi". Burns dice che la polizia dell’Isola non ha registrato altre lagnanze riguardo a Kemp e non è stata informata di altri problemi riguardanti il prete in questione: "Non abbiamo nessuna indicazione che cose simili siano successe con altre famiglie qui nell’Isola di Mercer". Magnoni sostiene, che, da tempo, questo è il primo caso di "comportamento scorretto", che succede nell’Arcidiocesi. Recentemente ha portato a termine le indagini degli abusi del passato compiuti da 13 preti. "Con le attuali procedure adesso siamo in grado di intervenire subito". McDonald è d’accordo. Dichiara: "Dal punto di vista della parrocchia, l’Arcidiocesi di Seattle sta intervenendo in modo impeccabile, secondo le loro norme e quelle della Conferenza dei Vescovi cattolici. Si può essere sicuri che l’Arcidiocesi, attraverso questa procedura, non sta occultando nulla e la giustizia e la verità verranno alla luce per quanti sono coinvolti. Posso anche dire che la nostra parrocchia è molto grata ai vescovi che sono venuti alle nostre Messe Domenicali. E staranno qui, per quanto possibile, anche durante tutto il mese di agosto. Siamo riconoscenti per la loro premura e il loro rispetto".
Kemp era arrivato in parrocchia nel luglio del 2002, come successore del Rev.do. John Bowman che era stato parroco per 12 anni. Kemp era stato assegnato a St.a Monica per tre anni dopo essere stato ordinato prete nel 1973 e poi assegnato ad altre due parrocchie, è stato amministratore della scuola superiore "Kennedy" dal 1978 fino al 1994. Per il clero cattolico è normale essere assegnati a posti diversi per la loro attività. Secondo Magnoni non è stata esposta nessuna altra lagnanza contro Kemp. Cresciuto in Seattle e Burien, prima di entrare in seminario per l’università e gli studi teologici, si era licenziato alla scuola superiore O’Dea.
L’Arcidiocesi cattolica di Seattle ha un regolamento particolareggiato, pubblicato sul suo sito Web, circa le denunce e la prevenzione dell’abuso sessuale. C’è anche un telefono verde e l’indirizzo e-mail per riferire i sospetti di abuso. Espone anche i modi nei quali la chiesa tenta di proteggere sia le vittime che l’accusato. Spiega come la chiesa esamina quelli che si preparano al ministero, i metodi per tutelare e riconciliare le famiglie e le vittime ed l’impegno per assicurare il giusto e dovuto processo all’accusato. Insieme, clero, membri della comunità e polizia vigilano, affinché venga applicato il regolamento.
Le norme sono quelle "decise dalla Conferenza Episcopale Americana a Dallas nel 2002," messe a punto per rispondere alla crisi degli abusi nella chiesa degli Stati Uniti.
St.a. Monica fu fondata nel 1958 e ha più di 1.300 famiglie. La chiesa celebra Messa e altre funzioni nella palestra della scuola, perché si sta rifacendo il pavimento del santuario.
In un pezzo apparso sul "Reporter" di Dicembre 2002, Kemp faceva delle riflessioni sulle implicazioni dei crescenti scandali dell’abuso sessuale nella chiesa. Aveva scritto: "Un prete ha una tale posizione di fiducia, che è difficile capire come qualcuno possa approfittare di questo privilegio". E, mentre affermava che il numero dei preti coinvolti negli scandali era piccolo, "anche un solo caso è di troppo", scriveva.
(Tradotto in collaborazione da Umberto P. Lenzi e Fausto Marinetti)
Domenica, 05 agosto 2007


Rassegna stampa sul caso Don Gelmini

A cura della redazione

Rassegna stampa caso Don Gelmini

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Martedì, 07 agosto 2007

Preti pedofili
Caso don Gelmini, fra ipotesi e paradossi

di Korazim.org

Riprendiamo dal sito http://www.korazym.org/news1.asp?Id=24637 questo articolo della redazione di Korazim.org sul "caso don Gelmini"


 

07/08/2007

Alcune riflessioni sulla vicenda che coinvolge il fondatore della Comunità Incontro: i fantasmi anticlericali, le dichiarazioni “religiosamente scorrette”, le guerre fra don, la battaglia di comunicati stampa, la necessità di indagini serie e rigorose.

Qualcuno ci ha voluto vedere una vera e propria “guerra fra don”. Certamente, fra denunce e indagini, dichiarazioni alla stampa e interrogatori di fronte ai magistrati, opinioni in libertà, accuse e controaccuse, nella vicenda che vede protagonista in questi giorni don Pierino Gelmini c’è molto di sgangherato, e forse qualcosa anche di marcio.

Anzitutto, sono apparse sospette ai più le modalità con le quali la notizia è stata resa nota, pochi giorni fa, dal quotidiano “La Stampa”: e in verità, più che il titolo in prima pagina, dovrebbe apparire strano che in questo paese, nel quale gli avvisi di garanzia sono spesso recapiti a mezzo stampa, un’indagine delicata ma potenzialmente capace di suscitare l’interesse dei mezzi di comunicazione di massa “filtri” a distanza di mesi e mesi dalla sua apertura. Il corto circuito fra giornali e giustizia (con gli informatori che hanno interesse a raccontare e i giornalisti che hanno interesse a pubblicare) non lo si scopre certo adesso, e tutta la vicenda infatti – indipendentemente dallo specifico dei fatti contestati - ha assunto un contorno poco limpido, più per opera dei diretti interessati (l’indagato, i testimoni, gli amici, i nemici, e via dicendo) che per diretta responsabilità dei cronisti.

Parlare di “lobby ebraica radical chic”, come ha fatto don Gelmini di fronte alle accuse di molestie sessuali rivoltegli contro, si è rivelato un boomerang. E al di là del “religiosamente corretto”, non è apparsa granché migliore neppure la sua seconda versione, quella che con le scuse alla comunità ebraica ha chiamato in causa la “lobby massonica radical chic”. Detta così – diciamolo con franchezza - è un po’ come accusare la società di essere ingiusta, il mondo di essere pericoloso e la politica e l’economia di essere guidate dai “poteri forti”. Parole al vento, alle quali si può pure credere, volendo, e che magari dipingono davvero la realtà, ma che appaiono inevitabilmente fondate sulla sabbia, più che sulla roccia. Da sagra del qualunquismo, insomma.

Ma ancor peggiore, occorre dirlo, è lo spettacolo offerto da chi non ha mancato di dare addosso alla magistratura e alla sua deriva anticlericale, anticattolica, anticristiana e pure antireligiosa. Come ben si sa, ogni indagato (e anche ogni imputato) ha il diritto di essere ritenuto innocente fino a quando non sia stato condannato con sentenza divenuta irrevocabile; allo stesso modo però si dovrebbe avere la bontà di ricordare che i magistrati fanno il proprio lavoro, che consiste, una volta raccolta una denuncia, nel valutarla e nel cercare riscontri, in ogni direzione, di modo da poter valutare la fondatezza o l’infondatezza delle accuse. E se cinque ragazzi raccontano alcuni fatti, e se successive (per quanto preliminari) indagini portano a confermare quelle accuse, o quanto meno a non escludere che possono essere vere, un magistrato ha il dovere civico e morale di andare avanti. Fino a che la verità non sia stabilita. Ora, è quanto meno paradossale che ogni qualvolta si indaga su qualche “pezzo celebre”, sia egli un parlamentare, un avvocato, un medico, un giornalista, un finanziere, un paparazzo (o presunto tale) o un prete, ci sia sempre qualcuno che grida allo scandalo, all’inimicizia personale, al complotto per screditar qualcuno, alla speculazione politica, al doppio o triplo gioco. Con dichiarazioni che saltellano dal garantismo assoluto al giustizialismo senza pietà a seconda della simpatia personale o – per lo più – dell’appartenenza politica dell’indagato. No, così non va. Però, chissà, il profilo basso adottato in questi giorni dalla procura di Terni (e ahinoi, quasi solo dalla procura di Terni) è un buon viatico per il futuro, e probabilmente anche l’indizio che i magistrati sono consapevoli della delicatezza del caso e vogliono essere irreprensibili nel loro lavoro.

Tutto ciò detto, don Pierino Gelmini ha tutte le possibilità di uscire indenne da questo caso. Lo speriamo di cuore. Che le accuse di molestie sessuali possano essere niente più che una invenzione motivata da rancori personali o vendette è una ipotesi che viene in mente perfino ad un detective in erba, e che dunque sarà certamente e attentamente valutata. Anche per questo è inutile e forse controproducente lanciarsi in proclami e in sgangherate contro-accuse, come pure mostrare ostilità per quanti - ascoltati come testimoni o come persone informate dei fatti (inclusi i preti) - semplicemente raccontano ai magistrati ciò di cui sono venuti a conoscenza tramite terzi. Fatti la cui veridicità e attinenza alla realtà toccherà poi a loro, ai magistrati, valutare, e ai quali però quei fatti e quei racconti devono - devono - essere riferiti.

Come che sia, l’intera vicenda non piace davvero. Se don Gelmini dovesse essere innocente, e tutto non fosse che una volgare calunnia, sarebbe comunque la conferma di quanto gli scandali che hanno coinvolto dei preti (pedofilia, ma non solo) abbiano inciso sull’immaginario dell’opinione pubblica, su quanto basti poco per mettere all’angolo un sacerdote e per infangare il suo nome con ignobili accuse. Se invece – e non vogliamo crederlo – don Gelmini fosse colpevole, ci troveremmo di fronte alla conferma della diffusione di un fenomeno che per troppo tempo, e più per incapacità e inettitudine che per complicità, si è negato a priori o sopportato con troppa leggerezza.

Chi ha qualcosa da dire, per il momento lasci perdere i microfoni e i comunicati stampa e si diriga dai magistrati. Se poi, bontà loro, gli illustri inquilini di Montecitorio e di Palazzo Madama volessero avere la decenza di tacere, avranno ringraziamenti copiosi. Gli stessi che andrebbero indirizzati a quei sacerdoti capaci, essi per primi, di sottrarsi alle insulse etichettature di essere i paladini della destra o gli eroi della sinistra. Indagini e casi giudiziari a parte, ne guadagnerebbero loro stessi per primi. E non solo loro.



Mercoledì, 08 agosto 2007

Torino. Preti accusati di pedofilia e prostituzione minorile

Rassegna stampa

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Mercoledì, 08 agosto 2007

Preti pedofili
Un unico messaggio per le vittime: uscite dal silenzio e denunciate.

di Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus

Dalle vittime che sono uscite dal silenzio arriva l’appello alle vittime che vivono in silenzio: liberatevi di questo peso.


“Non abbiate paura di uscire fuori!”.
È l’appello lanciato dall’Associazione per la Mobilitazione Sociale rivolto a tutte le vittime della pedofilia. “Dobbiamo uscire dal silenzio per sconfiggere il muro di omertà attorno agli abusi” a parlare è una ex vittima, Marco Marchese, oggi presidente dell’AMS ONLUS, di cui fanno parte anche altre vittime di abusi.
L’AMS interviene proprio a seguito dell’ennesimo caso scoppiato che ha coinvolto un sacerdote: non dobbiamo emettere sentenze di colpevolezza o di assoluzione, la società, tantomeno i politici, non deve schierarsi da una parte o dall’altra, soprattutto in una fase di accertamento giudiziario. Ma è importante che le vittime sappiano che possono uscire dal silenzio anche se il pedofilo veste la tonaca, il camice o altro!
“Abbiamo il dovere di sostenere le vittime – continua Marchese – e in questi giorni ho sentito troppe persone che si sono schierate da parte di presunti pedofili pronti a giurare sulla loro innocenza. Ignoriamo troppo spesso che l’abuso si consuma in silenzio, nel buio e senza testimoni!”
Marchese continua ricordando che in molti casi, le vittime trovano la forza di parlarne solo da adulti e che quasi mai hanno il coraggio di denunciare per paura di non essere creduti!
“Sono tante le persone che ci hanno raccontato la loro esperienza. Si tratta soprattutto di persone fragili che il pedofilo riesce facilmente a soggiogare. Oggi ci siamo attrezzati anche con legali e psicologi, lavorando in sinergie con altre associazioni, perché chi ha subito un abuso ha il diritto e il dovere di denunciare e di essere risarcito”. Dal 2005 ad oggi l’AMS ha raccolto i racconti di 38 persone che hanno vissuto sulla loro pelle il tradimento da parte di chi aveva la loro fiducia, di cui 12 hanno subito abusi da parte di sacerdoti o religiosi.
Marchese conclude lanciando un appello agli organi di stampa e a chiunque si trovi a parlare di questi fatti: “Non trattate queste vicende come notizie di cronaca, ma soprattutto date un unico messaggio a tutte le vittime che vivono in silenzio e cioè che possono uscire dal silenzio perché non sono sole! In ogni caso possono scrivere a emailamica@mobilitazionesociale.it
L’Associazione invita chiunque abbia subito abusi a chiedere aiuto e soprattutto a denunciare perché abbiamo il dovere di fermare l’orco.
Maggiori info:
Associazione per la Mobilitazione Sociale Onlus
Via Malaspina 27, Palermo
http://www.mobilitazionesociale.it
info@mobilitazionesociale.it



 

La redazione de "il dialogo" si associa a questo appello e, come già sta facendo, mette a disposizione la sua email redazione@ildialogo.org per chi volesse denunciare gli abusi subiti ma non riesce ancora a trovare il coraggio per farlo. Scriveteci.



Mercoledì, 08 agosto 2007

Notizie
Si allarga l’inchiesta torinese sui preti ricattati per la loro vita sessuale

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6825&sez=HOME_INITALIA
Violenza sessuale: sei i sacerdoti ricattati
TORINO (9 agosto) - Sono sei i sacerdoti, di varie località italiane, che compaiono nell’inchiesta su Salvatore Costa, il ventiquattrenne torinese arrestato con l’accusa di avere estorto del denaro a due religiosi minacciando, in caso contrario, di rivelare storie di rapporti sessuali. Il numero è stato ricavato da carabinieri e magistrati incrociando verbali di interrogatorio e brogliacci di intercettazioni telefoniche.

Ai nomi dei tre religiosi finora emersi se ne devono dunque aggiungere altri tre, per il momento non identificati. Il primo - secondo quanto si è appreso in ambienti investigativi - è a Magenta (Milano), dove Costa si era recato a luglio nei giorni precedenti al suo arresto. «Sto facendomi un prete», è quanto ha detto in una telefonata intercettata. Il secondo emerge da una telefonata in cui una conoscente dice che il giovane era in Puglia per prendere contatto con un sacerdote. La presenza del terzo, invece, è stata indicata da una testimone: la donna ha riferito agli inquirenti di avere ospitato Costa in casa sua nel 2003, in Liguria, e di averlo sentito vantarsi di essere l’autore di piccole truffe e di un’estorsione a un prete ligure

Costa per ora risponde di due tentativi di ricatto: il primo ai danni di don Luciano Alloisio, amministratore dell’istituto salesiano Valsalice, a sua volta indagato per induzione alla prostituzione dopo aver ammesso frequentazioni con ragazzi maggiorenni; il secondo al canonico don Mario Vaudagnotto, in servizio alla chiesa di San Lorenzo, che ha ricevuto un avviso di garanzia per violenza sessuale.

Il ventiquattrenne, conosciuto nelle parrocchie e negli enti caritatevoli della diocesi per la sua prassi di elemosinare somme di denaro per il suo sostentamento, ha chiamato in causa anche un terzo religioso, padre Nino Fiori, che opera nel Duomo di Torino. Costa ha detto che con lui, undici anni fa, ebbe il suo primo rapporto sessuale.

Torino: abusi sessuali, sei i preti ricattati
TORINO - Sarebbero sei i preti coinvolti nelle estorsioni relative a presunti abusi sessuali, sulle quali si indaga a Torino. In carcere e’ finito Salvatore Costa, che ha dichiarato di essere stato, dieci anni fa, vittima di violenze sessuali da parte dei religiosi, poi finiti ricattati. Di questi ultimi tre sono stati identificati, mentre i nomi di altri tre sono al momento ignoti. Gli inquirenti ascoltano le parti coinvolte per verificare le singole posizioni. (Agr)


http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6749&sez=HOME

Torino, c’è un terzo prete coinvolto
nell’inchiesta sulle violenze sessuali

TORINO (8 agosto) - Si allarga l’inchiesta della magistratura di Torino sui sacerdoti coinvolti in una storia di ricatti subiti e di presunta violenza sessuale. Salvatore Costa, 24 anni, il giovane sbandato in galera per estorsione nei loro confronti, ha tirato in ballo anche un terzo religioso, oltre a don Luciano Alloisio, salesiano torinese di 63 anni, e a monsignor Mario Vaudagnotto, 70 anni, direttore dell’Ufficio
celebrazioni liturgiche della diocesi.

Si tratta di un prete di 40 anni, don Nino F., che ha iniziato la sua carriera religiosa nella congregazione dei Servi di Maria la stessa che regge la Basilica di Superga. Anche lui avrebbe conosciuto Costa quando era ancora minorenne. Per guadagnarsi da vivere il giovane si vendeva per pochi spiccioli in via Cavalli, a Torino, fra i ragazzi di strada, o commetteva qualche piccolo furto.

Ma i soldi non bastavano mai, e per questo motivo frequentava parrocchie e istituti religiosi in cerca d’aiuto. Ha incontrato così i preti a cui ha estorto in una decina d’anni diverse migliaia di euro, sembra quasi venti mila. La frequentazione
più assidua l’ha avuta con don Alloisio, economo del prestigioso liceo torinese Valsalice, da qualche giorno trasferito a Roma presso l’Università pontificia salesiana. È stato lui a denunciare i ricatti e a fare scoppiare il caso.

«Avevo bisogno di soldi per pagare le spese di casa e crescere le mie bambine», ha detto il giovane agli inquirenti per giustificare le richieste di denaro. «La sua convivente, una casalinga, aiutata economicamente dalla sua famiglia - dice il difensore di Costa, l’avvocato Roberto De Sensi - era all’oscuro di tutto. Conosceva i suoi trascorsi di quando era minore e più volte era finito a chiedere aiuti in oratori e fondazioni religiose, ma non la sua decisione di procurarsi denaro in questo modo». Costa avrebbe continuato a ricattare i preti per disperazione anche dopo essere uscito una prima volta di prigione a metà luglio.

Il giovane dovrebbe essere interrogato nuovamente dai magistrati nei prossimi giorni. «Il mio assistito ha sicuramente compiuto un reato, un reato anche grave - aggiunge De Sensi - e ne risponderà, ma è giusto che vengano messi tutti i puntini sulle i e che se vi sono responsabilità, di altro genere, vengano accertate».

Don Vaudagnotto, molto provato e più volte caduto nello sconforto e in crisi di pianto, ha detto: «Mi rimetto alla magistratura e ho la speranza che questa triste storia termini presto».

Le affermazioni di Costa vengono comunque soppesate con cautela dai pm torinesi, Pietro Forno e Cristina Bianconi, vista la vita disordinata del giovane che ora convive con Emanuela Danza, la donna da cui ha avuto due figli, di quattro e un anno. Entrambi disoccupati, i due abitano in un povero alloggio di periferia: «Della vita di Salvatore - afferma Emanuela - so quasi tutto, anche delle sue brutte esperienze di quando era ragazzo Per questo sono convinta che non abbia mai estorto del denaro». Poi però ammette: «È vero che ha telefonato più volte e davanti a me a don Luciano e a don Mario per chiedere un piccolo aiuto economico».

Arrestato una prima volta il 7 luglio, proprio mentre ritirava 2 mila euro da don Alloisio, e finito nuovamente in carcere il 1 agosto, perché appena uscito di prigione aveva di nuovo chiesto denaro al sacerdote, Costa ha lanciato pesanti accuse: »«Don Alloisio ha abusato di me quando avevo 15 anni». Poi ha raccontato di essere stato mandato dal salesiano, all’epoca direttore della Fondazione Fratelli dimenticati, da monsignor Vaudagnotto cui si era rivolto per avere denaro e ha tirato in ballo anche il terzo religioso.

Il primo ad essere stato interrogato nella veste di indagato è stato don Alloisio che ha respinto le accuse, ma ha fatto alcune ammissioni sulle sue tendenze
omosessuali, confessando di essersi accompagnato con giovani che si prostituivano in via Cavalli. I suoi legali, gli avvocati Fulvio e Nicola Gianaria, hanno però smentito ammissioni in relazione al reato di violenza sessuale.«Il nostro assistito non ha mai reso in alcun modo dichiarazioni confessorie relative a fatti o episodi di rilevanza penale», hanno precisato gli avvocati. Anche la congregazione salesiana torinese difende il proprio confratello: «Tutta la vicenda è partita da un atto di carità - afferma il vicario provinciale di Torino, don Sergio Bellini - gli avvocati dovranno difendere anche la nostra immagine».


 



Venerdì, 10 agosto 2007

Altre tre persone accusano Don Gelmini, in tutto sono dieci

http://www.rainews24.it/notizia.asp?newsid=72762

Ci sono altri tre testi che accusano don Pierino Gelmini. A quanto si e’ appreso da indiscrezioni, le loro dichiarazioni sono state raccolte nei giorni scorsi e portano a dieci il numero dei testi d’accusa.

Il sostituto procuratore Barbara Mazzulo era anche stamani al lavoro nel suo ufficio della procura della Repubblica, a Terni, ma non e’ stato possibile sapere se stia lavorando sulle carte di questa inchiesta, dal momento che per le ferie del procuratore Carlo Maria Scipio fa capo a lei il controllo di tutta l’attivita’ della procura.
A quanto si era appreso dalle indiscrezioni raccolte nei giorni scorsi e dalle poche dichiarazioni delle fonti ufficiali, l’ indagine era gia’ considerata dagli inquirenti praticamente conclusa anche se l’orientamento del pm sarebbe stato di attendere la fine del periodo feriale, che blocca la decorrenza dei termini processuali, per depositare, dopo il 15 settembre, l’atto di chiusura delle indagini e la probabile richiesta di rinvio a giudizio. Circola pero’ anche l’ipotesi che in tempi stretti il magistrato possa invece avanzare una richiesta di provvedimenti che limitino la liberta’ d’azione del sacerdote, soprattutto per il timore di inquinamento delle prove.



Venerdì, 10 agosto 2007

Preti pedofili
Lettera aperta a don Gelmini

di Fausto Marinetti

Se volete fare un "Gelmini day" fatelo in P.zza San Pietro per chiedere perdono alla vittime dei preti pedofili


10.8.2007
Caro don Pierino,

all’avvicinarsi del "Gelmini-Day", perché non collaborare con la verità e la giustizia?
Sei la persona più indicata, perché hai la stoffa del martire, come dice il tuo portavoce, che ti mette alla pari di Cristo, "tradito" come Giuda. Sei un uomo votato agli altri, che non ha neppure bisogno del "santo subito". Sei uno che sfida tutti quanti, Dio compreso: «A costo di strisciare per terra, voglio andare avanti. Cadrò quando Dio vorrà, ma rimarrò in mezzo ai miei ragazzi, qualsiasi cosa pensino di me».

E allora, affinché la tua apoteosi sia piena, perché, invece di cantare le tue litanie ad ogni comunicato stampa, non inviti tutti gli abusati a venire alla luce? Suvvia, sottoponiti spontaneamente a una specie di prova del fuoco. Sii tu a lanciare una santa proposta o, se vuoi, una crociata: in tutte le chiese le vittime di qualsiasi pedofilia siano esortate a farsi avanti; si metta su tutti i blog cattolici e non-cattolici un invito a ripulire la chiesa dalla "sporcizia" dei preti pedofili; ogni episcopio, ogni parrocchia abbia un numero verde per le vittime. Non sarebbe il più bel servizio di testimonianza ai tuoi figli e aficionados? Non sarebbe il segno più efficace che prendi sul serio quel Cristo, che grida ancora: "Chi scandalizza un bambino meglio per lui mettersi una macina da mulino al collo e buttarsi in mare"?

Stai tranquillo, sei al sicuro nella mani di Dio e della magistratura umana. Chi non ha debiti da saldare non ha bisogno di sbraitare, attaccare ebrei, massoni, gay, "magistrati mascalzoni", ecc. Hai visto? Le tue esternazioni hanno fatto un certo effetto perfino al tuo avvocato, perché sei "ingestibile". Anche qualche prelato, a titolo personale (secondo lo stile della diplomazia vaticana) ti invita a metterti da parte. Come mai a te non viene applicata la regola d’oro della "tolleranza zero"? Il manuale dei prelati americani (loro si, che se ne intendono) prevede che il solo sospetto di abusi sessuali su minori, è sufficiente per mettere subito il prete in isolamento. Una misura precauzionale (non è mai troppa) per prevenire possibili ricadute e perché fedeli e genitori hanno diritto alla massima sicurezza dei loro figli, siano essi chierichetti, ragazzini del catechismo, seminaristi, tossici, ecc. E allora perché a te è riservato un trattamento speciale, per cui non ti viene imposto, ma sei "invitato" a tirarti da parte? [Vale la pena ricordarti che don Zeno, al quale pensi di assomigliare, non solo aveva in orrore qualsiasi forma di assistenzialismo, ma riteneva che l’unico ambiente educativo è la famiglia di origine o adottiva. E’ evidente che la presenza di uomini e donne previene le aberrazioni degli ambienti a sesso unico, comunità terapeutiche e seminari compresi, che negli USA si sono rivelati vivai di omosessualismo; che ogni comunità è bene sia gestita da adulti e sia sotto il controllo dei laici, ecc.]
L’hanno capita anche in Vaticano: un’eccessiva auto-esaltazione rischia di essere, quantomeno, sospetta: "Chi troppo si loda, s’imbroda". Ti invitano a fare un passo indietro e tu ne fai due in avanti, paragonandoti ai "martiri", che hanno sofferto per mano di santa madre chiesa, come don Orione, p. Pio, don Zeno di Nomadelfia. Non è vano ricordare la saggezza popolare: "Scherza con i fanti, non con i santi". Zeno prendeva i soldi dai ricchi, ma gli diceva in faccia: "I soldi non sono vostri, ma del popolo che lavora, suda e soffre". Non li blandiva con pagelle e onorificenze; non dedicava loro lapidi di benemerenza, ma, mentre con una mano prendeva i soldi, con l’altra puntava il dito, ricordando loro: "Il ricco? O iniquo o erede di un iniquo". Nessun vescovo ha mosso un dito per difendere Zeno "nell’ora di Barabba". L’hanno affogato, perché urlava ai politici (alleati, fin da allora, con la gerarchia ecclesiastica) il dovere della giustizia. Gridava in faccia agli uni e agli altri, come Giovanni Battista: "Fate i conti, fate i conti. Le calcolatrici davanti al confessionale! Senza giustizia non si può neanche parlare di cristianesimo". Per questo l’hanno eliminato.
Converrai che i tuoi fans, devoti, ammiratori, anche se per lo più fascisti o di destra (con qualche ingenuo sinistrorso), dovrebbero almeno stupire della tua tanto esaltata "Cristo-terapia". Che la religione offra delle buone ragioni per delle esistenze distrutte dalla "felicità chimica" è un conto, ma ridurre il Cristo ad una ricetta magica è un altro: lui non è venuto a rubare il lavoro a psicoterapeuti, psicologi e psichiatri (sarà utile rileggersi il testo di Marco Salvia, il quale ha affermato di aver voluto descrivere proprio te…).

Non si può mettere in dubbio la tua generosità: 250 case di recupero, 300.000 assistiti, salti mortali per i 5 continenti, zelo "eccessivo" per aiutare i "poveri drogati", ecc. Se hai fatto tanto del bene, non devi avere paura di niente, vero? E allora? Allora non senti quello che ti suggeriscono le vittime della pedofilia, comprese quelle che ti hanno denunciato?
"Caro don,
perché non vai fino in fondo al tuo cammino di gloria? La vita ti ha dato tutto: macchine, ville, soldi, soddisfazioni, gratificazioni, amici "onnipotenti", ecc. Di noi, gli intimi, quelli che più ti hanno dato soddisfazioni spirituali, hai detto tutto il male che hai potuto. Ci hai definito "quei quattro farabutti, quegli sbandati, quei delinquenti…". Ce lo meritiamo, certo, ma non siamo sempre tuoi figli? Noi, tutti i violentati dai preti (senza allusione a te, aspettiamo il giudizio degli addetti ai lavori), abbiamo perso tutto, anche noi stessi, non abbiamo più niente da perdere. Allora ti facciamo una proposta: alle tue benemerenze ne manca una sola, un gesto coraggioso, degno di te. Lo vedi?, ad ogni momento, viene fuori "un pezzo" di pedofilia clericale. Perché, sia pur innocente, non prendi in mano la bandiera degli "agnelli immolati"? Fino a quando non si avrà la forza di chiedere perdono a chi è stato distrutto non solo nel corpo, ma anche nell’anima dai rappresentanti di Dio, come potremo credergli? Se sei buono, come affermano i tuoi devoti ("È un padre e un santo"), perché non prendi l’iniziativa? Lo sai: chi è stato "assassinato nell’anima", solo dopo anni di tortura interiore, di incubo notturno ha il coraggio di buttare fuori la verità. Se proprio i tuoi figli e ammiratori ci tengono, se proprio un "Gelmini-day" s’ha da fare, ebbene facciamolo come si conviene ad un patriarca come te: in piazza S. Pietro con tutte le tv del mondo. Ma, sia chiaro, stiano a casa i leccapiedi. Solo tu, con il papa, i cardinali, i vescovi e noi, le vittime dei vizietti clericali, con i nostri parenti ed amici. Voi, sommi sacerdoti, vestiti di sacco, la testa coperta di cenere, vi inginocchierete davanti a noi (tutti gli abusati del mondo, compresi quei dieci, che ti hanno denunciato), ci laverete i piedi, li bacerete (quelli sì) e direte, urbi et orbi: "Vi chiediamo perdono in nome dei nostri confratelli preti e vescovi, che hanno calpestato anime fragili, le quali hanno visto in noi dei padri, che si sono rivelati dei traditori; chiediamo perdono per non aver fatto tutto quello che era in nostro potere per prevenire il delitto. E siccome non basta chiedere scusa a parole, ci impegniamo a risarcire i danni per giustizia. Vogliamo riparare le nostre colpe. Vi chiediamo perdono anche di avervi calunniato, dicendo che siete dei farabutti, sporchi ricattatori, che volete il nostro denaro (che è dei fedeli, dei genitori delle vittime e dei benefattori). Vi spetta per diritto, non per elemosina: un dovuto atto di GIUSTIZIA.
Noi, le vittime, solo a queste condizioni, assolveremo preti e prelati, alleggerendo la vostra coscienza e vi daremo la giusta penitenza: pane ed acqua per il resto dei vostri giorni. Ma non potremo opporci, anche se lo volessimo, al corso della giustizia, il quale non può che finire in una santa prigione. Solo lì la vostra coscienza troverà pace, lavandosi, giorno e notte con lacrime di dolore.
Così sia".
PS. Notizia dell’ultima ora: il portavoce di don Gelmini, Alessandro Meluzzi, dirotta l’annunciato "Gelmini-day" su un giorno di festa e di preghiera ad uno dei protettori della comunità: S. Michele Arcangelo, perché è "l’unico che può sconfiggere i demoni che stanno arrivando da ogni parte".
"Caro don, anche noi pregheremo con te, per te. Ma la proposta di cui sopra, è sempre valida, anzi raccomandabile".



Venerdì, 10 agosto 2007

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