FISICA/MENTE

 

 

CIO' CHE DIO HA UNITO, NESSUN UOMO SEPARI: NAZIFASCISMO E CHIESA

di Christopher Hitchens

da DIO NON E' GRANDE (Einaudi 2007)

 

Dati i suoi precedenti di accettazione e di promozione della dittatura sulla terra e di controllo assoluto sulla vita nell'aldilà, come arrivò la religione a opporsi al totalitarismo «secolare» dei nostri tempi ? Bisogna esaminare, nell'ordine, il fascismo e il nazismo [...].

Il fascismo - precursore e modello del nazionalsocialismo era un movimento che credeva in una società organica e corporativa, al cui vertice stava il capo o la guida (i «fasci» - simbolo dei «littori», le guardie del corpo dell' antica Roma - erano un insieme di verghe legate attorno a un'ascia, che simboleggiavano coesione e autorità). Emersi dalla miseria e dall'umiliazione della prima guerra mondiale, i movimenti fascisti si posero a difesa dei valori tradizionali contro il bolscevismo, esaltando il nazionalismo e la religiosità. Probabilmente non è una coincidenza che essi siano sorti prima e più baldanzosamente nei paesi cattolici, e certamente non è un caso che la chiesa cattolica fosse generalmente favorevole al fascismo come idea. Essa non solo considerava il comunismo come un nemico mortale, ma vedeva anche il suo antico avversario ebraico nei più alti ranghi del partito di Lenin. Poco dopo che Benito Mussolini giunse al potere in Italia, il Vaticano concluse con lui un' alleanza ufficiale, i Patti Lateranensi del 1929. Secondo i termini di tale accordo, il cattolicesimo divenne la sola religione riconosciuta in Italia, con il monopolio su materie quali la nascita, il matrimonio, la morte e l'istruzione; in cambio, spinse i suoi fedeli a dare sostegno al partito di Mussolini. Il Papa Pio XI definì il Duce (il «capo») come «l'uomo della Provvidenza». Le elezioni non sarebbero state un tratto della vita italiana ancora a lungo, ciononostante la chiesa spinse per lo scioglimento del partito centrista cattolico, di posizioni laiche, e favori uno pseudopartito chiamato «Azione Cattolica», che fu imitato in numerosi altri paesi. In tutta l'Europa del Sud, in Spagna, in Portogallo e in Croazia, la chiesa fu un affidabile alleato nell'instaurazione dei regimi fascisti. Il generale Franco in Spagna fu autorizzato a fregiare la sua invasione del paese e la distruzione della repubblica con l'onorifico titolo di La Crujada, o «la crociata». Il Vaticano sostenne, o rifiutò di condannare, l'operettistico tentativo mussoliniano di ricreare una parodia dell'impero di Roma con l'invasione della Libia, dell'Abissinia (l'odierna Etiopia) e dell'Albania, visto che questi territori erano popolati da genti non cristiane o, comunque, dal genere sbagliato di cristiani orientali. Mussolini, per giustificare l'uso di gas venefici e di altri sinistri mezzi in Abissinia, fece anche riferimento alla persistenza dei suoi abitanti nell'eresia monofisita: un errato dogma circa l'incarnazione che era stato condannato da papa Leone nel Concilio di Calcedonia del 451.

Nell'Europa centrale e orientale il quadro non era granché meglio. In Ungheria, il golpe militare dell'estrema destra guidato dall'ammiraglio Horty fu caldamente sostenuto dalla chiesa, così come gli affini movimenti fascisti in Slovacchia e in Austria. (Il regime fantoccio filonazista slovacco fu in effetti guidato da un sacerdote, padre Tiso). Il cardinale primate d'Austria dichiarò il suo entusiasmo per l'occupazione del suo paese da parte di Hitler al tempo dell' Anschluss ...

In Francia, l'estrema destra adottò lo slogan «Meilleur Hitler que Blum», in altre parole meglio avere un dittatore razzista tedesco che un socialista ebreo francese regolarmente eletto. Le organizzazioni fasciste cattoliche, come l'Action Française di Charles Maurras e la Croix de Feu, condussero una feroce campagna contro la democrazia francese e non facevano mistero delle loro recriminazioni per come la Francia fosse andata declinando a partire dal proscioglimento del capitano ebreo Alfred Dreyfus nel 1899. Quando i tedeschi conquistarono la Francia, queste forze collaborarono con entusiasmo alla cattura e all'assassinio degli ebrei francesi, cosi come alla deportazione ai lavori forzati di innumerevoli altri concittadini. Il regime di Vichy fece al clericalismo la concessione di cancellare dalle banconote del Paese il motto del 1789 - Liberté, Egalité, Fraternité e di rimpiazzarlo con lo slogan cristiano ideale di Famille Travail, Patrie. Anche in un paese come l'Inghilterra, dove le simpatie per i fascisti erano molto meno diffuse, questi riuscirono a trovare ascolto in circoli rispettabili grazie all'intermediazione di intellettuali cattolici quali Th. S. Eliot ed Evelyn Waugh.

Nella vicina Irlanda, il movimento delle Camicie Blu del generale O' Duffy (che inviò volontari in Spagna a combattere per Franco) era poco più di un'appendice della chiesa cattolica. Ancora nell'aprile del 1945, alla notizia della morte di Hitler il Presidente Eamon De Valera si mise il cappello a cilindro: chiamò la carrozza di stato e andò all'ambasciata tedesca a porgere le proprie condoglianze ufficiali. Atteggiamenti come questo fecero si che molti stati dominati dalla chiesa cattolica dall'Irlanda al Portogallo alla Spagna, si vedessero negare l'ingresso all'Onu al momento della sua fondazione. La chiesa ha fatto molti sforzi per scusarsi di tutto ciò, ma la complicità con il fascismo è una macchia indelebile sulla sua storia, e non fu un legame breve e affrettato, bensì un'alleanza operativa che non si infranse se non dopo che il periodo fascista stesso era passato alla storia.

Il caso della resa della chiesa al nazionalsocialismo tedesco (è decisamente più complesso anche se non molto più edificante. Nonostante condividesse due importanti principi con il movimento di Hitler - l'antisemitismo e l'anticomunismo -, il Vaticano capiva che il nazismo rappresentava una sfida anche per la chiesa. In primo luogo, era un fenomeno quasi pagano che, sul lungo periodo, mirava a sostituire il cristianesimo con riti di sangue pseudonordici e con sinistri miti razziali basati su fantasticherie circa la superiorità ariana. In secondo luogo, esprimeva una volontà di sterminio degli infermi, dei disabili e dei malati di mente che iniziò ben presto a mettere in pratica non verso gli ebrei, bensì verso i tedeschi stessi. A merito della chiesa, bisogna riconoscere che dai pulpiti tedeschi si cominciò molto presto a denunciare un simile odioso sterminio eugenetico.

Se però i principi etici fossero stati la sua guida, il Vaticano non avrebbe dovuto passare i successivi cinquant'anni a tentare inutilmente di rispondere, o di giustificarsi, della sua passività e della sua inazione. «Passività» e «inazione», in effetti, non sono forse i termini più appropriati. Decidere di non fare niente è di per sé una decisione e una linea d'azione, e sfortunatamente è facile considerare e spiegare 1'allineamento della chiesa nei termini di una Realpolitik che mirava non alla sconfitta del nazismo, bensì a un compromesso.

Il primo vero accordo diplomatico promosso dal governo di Hitler fu consumato 1'8 luglio 1933, pochi mesi dopo la presa del potere, e assunse la forma di un trattato con il Vaticano. In cambio del controllo indiscusso sull'istruzione elementare per i cattolici, della fine della propaganda nazista contro gli abusi perpetrati nelle scuole e negli orfanotrofi cattolici e della concessione di altri privilegi alla chiesa, la Santa Sede diede Istruzioni al partito cattolico Centro di sciogliersi e ordinò bruscamente ai fedeli di astenersi da ogni attività politica nei campi che il regime definisse di propria pertinenza. Alla prima riunione di gabinetto dopo la firma di tale capitolazione, Hitler dichiarò che questo nuovo stato di cose si sarebbe rivelato «particolarmente importante soprattutto nella lotta contro 1'ebraismo internazionale». In questo, non aveva torto. In effetti, era stato un incredibile colpo di fortuna: i ventitre milioni di cattolici che vivevano nel Reich, molti dei quali avevano mostrato grande coraggio individuale nell'opporsi all'ascesa del nazismo, erano stati castrati e spazzati via come forza politica. Lo stesso Santo Padre aveva ordinato loro di arrendersi completamente al peggior cesare della storia umana. Da quel momento, vennero forniti ai nazisti i registri parrocchiali, in modo che potessero stabilire chi era - e chi non era - di razza «abbastanza pura» per sopravvivere alle infinite persecuzioni delle leggi di Norimberga.

Altra conseguenza non meno sconvolgente di questa capitolazione etica fu il parallelo collasso morale dei protestanti tedeschi, i quali cercarono di prevenire la concessione di uno statuto speciale ai cattolici stringendo anch'essi pubblici accordi con il Fuhrer. Nessuna delle chiese protestanti, comunque, si spinse al punto cui giunse la gerarchia cattolica ordinando la celebrazione annuale del compleanno di Hitler, il 20 aprile. In tale fausta data il cardinale di Berlino, su istruzioni papali, rivolgeva «le più sentite congratulazioni al Fuhrer nel nome dei vescovi e delle diocesi di Germania», e le faceva accompagnare dalle «ferventi preghiere che i cattolici tedeschi rivolgono al cielo dai loro altari». L'ordine fu recepito e fedelmente eseguito.

Per essere onesti, tale vergognosa tradizione fu inaugurata solo nel 1939, anno in cui ci fu un cambio al vertice del papato. Sempre per onestà, va detto che papa Pio XI aveva sempre covato il più profondo sospetto per il sistema hitleriano e per la sua evidente propensione al male radicale. (Durante la prima visita di Hitler a Roma, per esempio, il Santo Padre si trasferì piuttosto ostentatamente fuori città, nella tenuta papale di Castelgandolfo). In ogni caso, questo pontefice debole e malaticcio fu continuamente scavalcato, per tutti gli anni Trenta, dal suo segretario di Stato, Eugenio Pacelli. Abbiamo buone ragioni per credere che un'enciclica papale, che mostrava almeno un briciolo di preoccupazione per le persecuzioni degli ebrei europei, fosse stata preparata da Sua Santità ma soppressa da Pacelli, che aveva in mente ben altra strategia. Oggi conosciamo Pacelli con il nome di papa Pio XII, che succedette al suo predecessore nel febbraio 1939. Quattro giorni dopo la sua elezione  da parte del collegio dei cardinali, Sua Santità scrisse a Berlino la seguente lettera:


All'Illustre Herr Adolf Hitler, Führer e Cancelliere del Reich tedesco! All'inizio del Nostro Pontificato, desideriamo assicurarvi che Noi resteremo devoti sostenitori del benessere del popolo tedesco da voi guidato [ ... ]. Durante i molti anni trascorsi in Germania, abbiamo fatto tutto quanto fosse in Nostro potere per creare relazioni armoniose fra Chiesa e Stato. Ora che le responsabilità del Nostro ruolo pastorale hanno aumentato le Nostre possibilità, preghiamo ancora più ardentemente di potere realizzare tale obiettivo. Possa la prosperità del popolo tedesco realizzarsi in tutti i campi, con l'aiuto di Dio.


Sei anni dopo questo infausto e sciocco messaggio, il popolo tedesco, un tempo ricco e civilizzato, poteva a stento, guardandosi attorno vedere un muro ancora in piedi, mentre l'atea Armata Rossa avanzava su Berlino. Ma è un altro il motivo per cui ho ricordato questi eventi. Si suppone che i credenti ritengano il papa vicario di Cristo in terra e custode delle chiavi di San Pietro. Senza dubbio, hanno tutto il diritto di crederlo e di credere anche che dio decida quando porre fine al regno di un papa o (cosa più importante) quando dare inizio a quello di un altro. Ciò significa considerare la morte di un papa antinazista, e l'ascesa di uno filonazista, pochi mesi prima dell'invasione della Polonia e dell'inizio della seconda guerra mondiale, come una questione di volontà divina. E' forse accettabile che durante il conflitto il 25% dei membri delle SS fossero cattolici praticanti e che nessun cattolico sia mai stato minacciato di scomunica per la sua partecipazione a crimini di guerra? [...]. Di sicuro, gli esseri umani e le istituzioni possono essere imperfetti. Ma non ci potrebbe essere prova più evidente dell' origine umana delle istituzioni sacre.

La collusione continuò anche dopo la guerra, quando i criminali nazisti ricercati vennero fatti sparire in Sud America grazie alla scellerata ratline [per approfondire si veda qui: http://www.fisicamente.net/index-1523.htm ]. Fu lo stesso Vaticano, grazie alla sua possibilità di fornire passaporti, documenti, denaro e contatti, a organizzare le vie di fuga e anchei1 necessari rifugi e aiuti all'altro capo della rete. Già immorale di per sé, tale azione implicò anche la collaborazione con le dittature di estrema destra dell'emisfero meridionale, molte delle quali organizzate secondo il modello fascista. Torturatori e assassini in fuga, quali Klaus Barbie, spesso trovarono una nuova occupazione come servitori di questi regimi i quali, finché non iniziarono a crollare negli ultimi decenni del XX secolo, godettero anche di un solido appoggio da parte del locale clero cattolico. Il legame tra chiesa, fascismo e nazismo sopravvisse, in effetti, allo stesso Terzo Reich.


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