FISICA/MENTE

 

LA MULTINAZIONALE PEDOFILA 2

 

CONTINUANO SUI BIMBI DI TUTTO IL MONDO !!!

 

Di seguito riporto altri episodi relativi ai soli due ultimi anni che vedono coinvolti preti e gerarchie pedofile o omertose. Le notizie provengono tutte dal meritorio lavoro di un sito di credenti stimabilissimi e coraggiosissimi http://www.ildialogo.org/Ratzinger/pedofiliachiese.htm# .

Non ci vuole troppo a capire la gravità delle cose che qui risultano (e si tratta solo di quelle poche di cui si viene a conoscenza a volte anche per il pudore delle piccole vittime e/o delle famiglie). La vicenda è vergognosamente estesa ai Paesi dove allignano le gerarchie di Roma. Da parte delle massime autorità non si fa nulla, anzi si copre il tutto.

Questa gente è quella che vorrebbe spiegarci la morale e l'etica. E' quella che sputa veleno contro PACS ed ogni altra organizzazione della vita civile. E' quella che fda finta di confondere omosessualità con pedofilia.

Speriamo che qualcuno capisca con quali perversioni si ha a che fare e che li faccia smettere per sempre.

Avverto che altre notizie, precedenti a queste, si possono trovare, sempre in Fisicamente, nell'articolo Lasciate che i pargoli vengano a me.


Rischio di rinvio a giudizio per il religioso 56enne
 

Roma, conclusa inchiesta su sacerdote accusato di abusi su minori
I due minori gli erano stati affidati ’’per ragioni di educazione e vigilanza’’



(Adnkronos) - Rischio di rinvio a giudizio per un sacerdote C.D.M.?Roma, 8 gen, di 56 anni accusato di abusi sessuali su due minorenni che gli erano stati affidati ’’per ragioni di educazione e vigilanza’’. Il pubblico ministero, Nunzia D’Elia, ha infatti concluso l’inchiesta riguardante il religioso depositando gli atti. All’imputato si contesta di aver approfittato dello stato di salute di un bambino a lui affidato perche’ disturbato nell’apprendimento toccandolo in piu’ occasioni. Il fatto accadde nel giugno scorso. Al sacerdote inoltre si contesta di aver nel maggio scorso compiuto atti sessuali su un altro minore che era stato a lui affidato durante un soggiorno a Ventotene.

Entro 20 giorni i difensori del sacerdote dovranno sollecitare l’attivita’ istruttoria da parte del pubblico ministero o depositare atti dopodiche’ il pm D’Elia presentera’ al gup De Angelis che ha concesso al religioso gli arresti domiciliari la sua richiesta di rinvio a giudizio.


Fonte: http://redazione.romaone.it/

"Palpeggiava i dodicenni", ora rischia il processo
Pedofilia - Sta per chiudersi l’istruttoria sul 58enne sacerdote che prestava servizio nella chiesa della Madonna di Cestokova, alla ’Rustica’. Da novembre è ai domiciliari. Oltre 10 anni fa era già stato condannato per abusi

Roma, 8 gennaio 2007 - Chiesa e pedofilia: un terribile binomio che torna sotto i riflettori. Già condannato piu’ di dieci anni fa per abusi sessuali su minorenni, un sacerdote di origine siciliana rischia adesso di finire sotto processo per ulteriori due episodi dello stesso tipo commessi tra l’ aprile e il maggio dello scorso anno.

Nei confronti di A.D., 58 anni, parroco nella chiesa della Madonna di Cestokova di localita’ ’La Rustica’, a Roma, e insegnante di religione alla scuola media capitolina ’Salvo D’Acquisto’, infatti, il pm di Roma Nunzia D’ Elia, ha depositato gli atti di indagine e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio per l’accusa di atti sessuali con minorenni.

Due gli episodi che si contestano al sacerdote e per i quali l’uomo nel novembre scorso era finito in carcere, per poi finire agli arresti domiciliari qualche giorno dopo nel convento dell’Ordine dei Monaci Benedettini Silvestrini di Bassano Romano. Il primo accertato dagli investigatori e’ dell’ aprile del 2006. Secondo l’ accusa, in quella occasione A.D. avrebbe indotto un suo allievo di dodici anni a subire palpeggiamenti nell’ oratorio della chiesa nella quale prestava servizio. Il mese successivo, invece, gli atti sessuali sarebbero stati compiuti su un dodicenne durante un ’campo-scuola’ trascorso nell’ isola di Ventotene.

L’ inchiesta della procura capitolina e’ stata avviata in seguito a una denuncia presentata dai genitori del bambino molestato nell’ oratorio. Sarebbe stato lo stesso dodicenne a raccontare di aver saputo che ci sarebbero stati altri episodi simili a quello che lo aveva visto vittima. Secondo quanto si e’ appreso, il sacerdote fin da subito smenti’ tutte le circostanze che gli venivano contesatate, salvo poi correggere il tiro ammettendo le sue responsabilità, anche se limitandole nella portata.



Martedì, 09 gennaio 2007


Ratzinger e la pedofilia

di Jamie Doward

 

Nel maggio del 2001, il Cardinal Joseph Ratzinger, attuale Papa Benedetto XVI, inviò una lettera confidenziale a tutti i vescovi cattolici per proteggere la Chiesa nascondendo gli abusi sessuali sui bambini. Tali abusi dovevano rimanere segreti fino a 10 anni dopo che le vittime avessero raggiunto l’età adulta. Chi avesse violato il segreto sarebbe stato punito anche con la scomunica.

Riportiamo l’articolo del Guardian:

Pope "obstructed" sex abuse inquiry.
Confidential letter reveals Ratzinger ordered bishops to keep allegations secret.

Jamie Doward, religious affairs correspondent
Sunday April 24, 2005
The Observer



Clicca qui per visualizzare l’articolo originale sul sito del Guardian

 

IN ITALIANO

Il papa ha ‘occultato’ l’inchiesta sugli abusi sessuali
di Jamie Doward

 

Una lettera confidenziale rivela che Joseph Ratzinger ordinò ai vescovi di non svelare gli abusi sessuali su minori perpetrati da ecclesiastici.

Papa Benedetto XVI ha dovuto recentemente far fronte alle dichiarazioni che lo accusano di aver “ostacolato la giustizia”, in riferimento alla sua volontà di mantenere segreta l’inchiesta interna della Chiesa cattolica sullo scandalo degli abusi sessuali su minori.

L’ordine venne impartito tramite l’invio di una lettera segreta - di cui l’Observer è entrato in possesso - inviata nel maggio del 2001 ad ogni vescovo della Chiesa cattolica.

Nella lettera si affermava come la Chiesa dovesse riservarsi il diritto di non rendere pubbliche le proprie indagini per fino a 10 anni dal momento in cui le vittime degli abusi avessero raggiunto l’età adulta. La lettera portava la firma del cardinale Joseph Ratzinger, il successore di Giovanni Paolo II.

I legali delle vittime hanno dichiarato che questa iniziativa aveva un duplice obiettivo: evitare che le ipotesi di reato diventassero di pubblico dominio e impedire che gli organi di polizia ne venissero a conoscenza. Gli avvocati accusano Ratzinger di aver commesso una chiara azione di ostacolo al normale corso della giustizia.

La lettera, che menzionava il compimento di ‘peccati molto gravi’, fu inviata dalla Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ufficio vaticano di fatto erede della Santa Inquisizione, per lungo tempo diretto da Ratzinger. Veniva chiaramente illustrata la posizione della Chiesa in merito a diverse questioni, dalla celebrazione del sacramento dell’eucarestia non da parte di cattolici alle molestie sessuali perpetrate da clericali nei confronti di minorenni.

La lettera di Ratzinger affermava che in questi casi la Chiesa poteva legittimamente rivendicare una propria autonoma giurisdizione.

La lettera affermava che la ‘giurisdizione’ della Chiesa doveva avere inizio dal giorno in cui il minore avesse compiuto i 18 anni d’età e, inoltre, per i successivi 10 anni.

Essa prevedeva come i resoconti delle ‘indagini preliminari’ su ogni singolo caso di abuso dovessero essere inviate all’ufficio di cui Ratzinger era a capo, il quale si riservava l’opzione di riferirne a speciali tribunali privati, al cui interno le cariche di giudice, pubblico ministero, notaio e rappresentante legale venivano ricoperte esclusivamente da ecclesiastici.

‘Situazioni di questo tipo sono coperte dal segreto pontificio’, concludeva la lettera di Ratzinger. L’infrazione del segreto pontificio in qualsiasi momento del periodo dei dieci anni di giurisdizione della Chiesa veniva intesa come una grave azione, perseguibile anche attraverso la minaccia di scomunica.

Della lettera di Ratzinger si è fatto riferimento in una causa avviata contro una chiesa del Texas all’inizio di quest’anno, a difesa di due giovani vittime di abusi. I legali hanno accusato Ratzinger di aver cospirato per ostacolare il corso della giustizia.

Daniel Shea, il legale delle due vittime che ha divulgato la lettera, ha affermato: “La lettera si commenta da sola. Bisognerebbe chiedersi: perché mai il segreto sulle indagini deve rimanere così a lungo? È un’ostruzione al normale corso della giustizia”.

Padre John Beal, professore di diritto canonico all’Università Cattolica degli Usa, nel corso della propria deposizione l’otto aprile dell’anno scorso, ha riferito sotto giuramento all’avvocato Shea come la lettera ampliasse i poteri di giurisdizione e di controllo della Chiesa sui crimini sessuali perpetrati da ecclesiastici.

La lettera di Ratzinger era stata co-firmata dall’arcivescovo Tarcisio Bertone, il quale due anni fa rilasciò un’intervista nella quale accennava alla contrarietà della Chiesa nel consentire a soggetti esterni di indagare sui presunti abusi sessuali perpetrati. “Secondo il mio punto di vista, la richiesta secondo cui un vescovo debba essere obbligato a denunciare agli organi di polizia gli atti di pedofilia commessi da un prete è completamente infondata” disse Bertone.

L’avvocato Shea ha contestato l’ordine secondo il quale i presunti casi di pedofilia debbano essere giudicati solo da tribunali segreti. “Essi impongono procedure di riservatezza. Se le agenzie di investigazione scoprono il caso, possono occuparsene. Ma non si può indagare su un caso se non lo si scopre mai. Se si impone di mantenere il riserbo prima per diciotto anni e poi per altri dieci, i responsabili la faranno franca”, ha aggiunto.

Un portavoce dell’ufficio stampa del Vaticano ha rifiutato di commentare ciò che è stato detto sul contenuto della lettera. “Non trattandosi di un documento pubblico, non è possibile parlarne” ha detto.



Martedì, 09 gennaio 2007


Preti pedofili
Stati Uniti: pedofilia, diocesi pronta a risarcire per 48 mln di dollari

Fonte: Corriere della sera



05 gen 00:27
WASHINGTON - Quasi 50 milioni di dollari, 48 per la precisione, come risarcimento alle vittime di attenzioni sessuali da parte di alcuni sacerdoti pedofili: tanto si e’ detta pronta a versare la diocesi cattolica di Spokane, Washington. Lo ha comunicato un giudice di Reno, Nevada, incaricato di trovare una mediazione fra le parti lese e la diocesi, che altrimenti avrebbe rischiato la bancarotta. Si attende ora il parere del tribunale di Spokane, competente in materia. (Agr)



Martedì, 09 gennaio 2007


Scandalo pedofilia in messico
Il card. Rivera Carrera accusato di omertà

di Agenzia ADISTA n. 1 6-1-2007

 

33690. CITTÀ DEL MESSICO-ADISTA. "Dimenticherete presto quello che il padre Nicolás Aguilar Rivera vi ha fatto. D’un tratto, non vi ricorderete più. Dovete saperlo perdonare. Il padre è un uomo malato". È con questa frase che il card. Norberto Rivera Carrera, arcivescovo di Città del Messico, avrebbe tentato di convincere le vittime del parroco pedofilo Nicolás Aguilar, responsabile di abusi sessuali - e non solo in Messico, ma anche in California - nei confronti di più di sessanta bambini, a tacere e a non denunciarlo, secondo quanto riporta la giornalista messicana Sanjuana Martínez, nel libro "Manto Purpura", in circolazione in Messico da alcune settimane, che raccoglie le testimonianze di diverse vittime.
Mentre il Vaticano, come ha annunciato il vescovo di Tehuacán mons. Rodrigo Aguilar, ha intrapreso un’inchiesta sul prete messicano al fine di ridurlo allo stato laicale, numerose testimonianze ora accusano il cardinale Rivera Carrera di aver "protetto il suo subordinato, anziché i bambini", come ha affermato Sergio Sánchez Merino, una delle quattro vittime – su sessanta – che hanno deciso di denunciare il prete tra il 1997 e il 1998.
Il 16 novembre scorso è giunta a Carrera, dalla Corte superiore della California, una denuncia per la protezione del prete pedofilo da parte di un testimone appoggiato dalla statunitense "Rete di Sopravvissuti delle vittime di Abusi sessuali di preti" (Snap). Una prima denuncia era arrivata da un’altra vittima, Joaquín Aguilar, mentre in questa occasione il testimone è protetto ed il fascicolo è intitolato convenzionalmente "John Does 100". Erick Barragán, portavoce della Snap, ha informato che nella denuncia si parla di dodici capi d’accusa contro Rivera (tra i quali negligenza, cospirazione civile, danni emotivi intenzionali), cinque contro l’arcivescovo di Los Angeles card. Roger Mahony e sei contro il prete pedofilo. Mahony ha immediatamente replicato affermando che Rivera Carrera, inviandogli il prete nel 1987, gli aveva nascosto i trascorsi pedofili di questo.
Nel 1997 il porporato aveva già lasciato la diocesi di Tehuacán, in cui era insediato il sacerdote (ne era stato pastore dal 1985 al 1995), ma manteneva stretti contatti con la sua diocesi, tanto da aver personalmente ricevuto le vittime. "Per lui era facile dire che lo avremmo dimenticato. Ci disse che ci avrebbero offerto una terapia, che ci avrebbero mandato uno psicologo. Bugie! L’aiuto non è mai arrivato", racconta Sergio Sánchez.
La pedofilia di Nicolás Aguilar Rivera era nota a tutti. Già negli anni ’80, parroco a Tehuacán, cominciarono a diffondersi sui media notizie riguardanti denunce nei suoi confronti. Rivera Carrera non fu l’unico a coprire il prete pedofilo: anche il vescovo di Puebla, mons. Rodendo Huesca Pacheco, era al corrente della situazione. Il prete si rese anche responsabile di abusi verso 26 bambini a Los Angeles, in California; nel 1989 tornò nuovamente in Messico, dove venne "protetto" per alcuni mesi in una clinica, ma al termine della terapia viene nuovamente restituito al suo ministero, addirittura incaricato della preparazione dei bambini - una sessantina - alla prima comunione. Sergio Sánchez ricorda di come al termine delle lezioni il prete chiedesse sempre a uno dei bambini di fermarsi per un "ripasso", abusandone e facendo ricorso, per garantirsi il suo silenzio, a ricatti e minacce. Quando si diffuse la voce di questi abusi, le famiglie dei bambini cercarono il prete per linciarlo, ma questi fu preavvertito dalle autorità e riuscì a salvarsi. Nel 1998 venne celebrato il processo, che si concluse con la condanna ad un anno di reclusione per "oltraggio al pudore". Ma in carcere non ci mise piede, perché gli venne concessa la libertà condizionale. Alla fine, gli venne persino dato un riconoscimento ufficiale di buona condotta.
La Conferenza episcopale messicana si è mobilitata nel difendere il card. Rivera Carrera dalle accuse di protezione del prete pedofilo. In prima linea, il portavoce dell’arcivescovado, Hugo Valdemar, che ha affermato, in un dibattito radiofonico prima, e in una conferenza stampa poi, di essere in possesso delle prove che scagionerebbero Rivera dalle accuse contenute nel libro della Martínez: ha mostrato infatti documenti, pubblicazioni e fotografie che dimostrerebbero che il cardinale, alla data in cui avrebbe avuto il presunto colloquio con le vittime, nell’autunno del 1997, si trovava in realtà a Roma per partecipare al Sinodo dei vescovi per l’America. Ha detto quindi di aver suggerito al cardinale di denunciare la giornalista messicana per calunnia e diffamazione, ma il cardinale avrebbe rifiutato. "Ho dimostrato - ha aggiunto - che nulla corrisponde al vero e che sono stati usati testimoni falsi". "In ogni caso il cardinale non è tenuto a rispondere ad un tribunale straniero. In Messico abbiamo il nostro sistema di giustizia". Valdemar ha poi chiesto alla giornalista, autrice del libro, di "chiedere perdono al cardinale" e di ritirare il libro dal mercato. Il portavoce dell’arcivescovado chiede che "la casa editrice sia sensibile a questa richiesta e ritiri questo libro che sta diffondendo" e che "chieda perdono al pubblico che ha ingannato con tutte le sue bugie".
La Martínez, nel frattempo, ha informato di essere stata oggetto, negli ultimi tempi, di minacce di morte e pedinamenti. "Le democrazie - ha detto alla France Press - si misurano per la protezione dei propri giornalisti; ora la Chiesa cattolica ha intrapreso la strada facile di cercare di uccidere chi porta un messaggio, quando il problema non è il mio libro, ma i delitti commessi da alcuni sacerdoti e l’impunità che regna in questo Paese". "Ritengo Norberto Rivera – ha aggiunto – responsabile di ciò che può accadere a me e alla mia famiglia, non sono un’eroina ma faccio solo il mio lavoro".
Rivera Carrera, da parte sua, il 15 dicembre ha sollecitato la Procura generale di Giustizia del Distretto federale affinché gli vengano notificati i casi di abusi sessuali commessi da preti dell’arcidiocesi, "per collaborare con le autorità e perché si sappia che non vi sarà impunità". Qualche giorno prima aveva dichiarato: "Difenderò i bambini prima di qualsiasi altra persona". (ludovica eugenio)


Giovedì, 11 gennaio 2007


Pedofilia
Chi ha subito abusi dai prelati in USA può citare per danni il Vaticano.

http://www.rainews24.rai.it/Notizia.asp?NewsID=66586

Pedofilia. Chi ha subito abusi dai prelati in USA può citare per danni il Vaticano.


New York, 11 gennaio 2007
Lo Stato della citta’ del Vaticano e’ responsabile finanziariamente degli abusi sessuali fatti in passato dal clero della chiesa romana negli Stati Uniti.
Le vittime di molestie sessuali da parte del clero possono rivalersi sul Vaticano per i danni subiti da parte di preti dell’arcidiocesi di Louisville: lo ha
deciso un giudice federale del Kentucky.

L’azione legale presentata da tre uomini presso il tribunale di Louisville accusava le autorita’ ecclesiastiche di non aver denunciato i casi di abuso di cui erano venuti a conoscenza.
Il giudice ha autorizzato i tre uomini a rivolgersi a Roma per danni. I tre avevano sostenuto che il Vaticano sapeva o sospettava che alcuni preti e vescovi erano molestatori ma non aveva messo in guardia il pubblico o le autorita’ locali.



Dal: "Corriere della Sera"

Pedofilia: Usa, vittime abusi dei preti possono fare causa al Vaticano
NEW YORK - I bambini che hanno subito molestie sessuali da parte dei preti cattolici di Louisville, negli Stati Uniti, potranno fare causa al Vaticano. Lo ha stabilito oggi un giudice federale del Kentucky. Tre uomini avevano infatti presentato un’azione legale presso il tribunale della citta’ americana, accusando le autorita’ ecclesiastiche di non aver denunciato i casi di abuso di cui erano venuti a conoscenza, e sostenendo anche che il Vaticano sapesse - o sospettasse - che alcuni preti fossero molestatori, senza tuttavia avvertire le autorita’ locali. Il giudice ha autorizzato i tre uomini a rivolgersi alla Santa Sede per danni.
 


Venerdì, 12 gennaio 2007


PEDOFILIA - IL CASO-BETANIA
Don Marco resta in carcere

Ecco perché i giudici gli hanno negato la libertà


 

di LUCIO SALIS

Non c’è speranza: resta in cella don Marco Dessì, il sacerdote di Villamassar-gia accusato di aver vio­lentato numerosi bambini nella sua missione in Ni­caragua. Importanti inter­cettazioni nell’inchiesta.

 

Riprendiamo da L’UNIONE SARDA di
venerdì 12 gennaio 2007 pag. 9 questo articolo sul caso di pedofilia che ha come imputato un missionario di origine sarda.


 

LE ISTANZE

Il difensore del prete di Villamassargia chiedeva anche di trasferire l’inchiesta

LE INTERCETTAZIONI

Contro-indagini per intimidire o comprare i principali testimoni d’accusa


Don Marco Dessì, il prete di Villa-massargia accusato di pedofilia, dovrà attendere in cella la conclu­sione dell’inchiesta, perché ritenu­to capace di inquinare le prove e di ripetere il reato. Sul suo conto con­tinuerà a indagare la magistratura di Parma. Lo ha stabilito, il 27 di­cembre, il Tribunale del riesame di Bologna. L’altro ieri, i giudici han­no motivato il provvedimento che respinge il ricorso presentato dal difensore del missionario, avvoca­to Pierluigi Concas, contro l’ordi­nanza di custodia cautelare emes­sa dal Gip di Parma. Il legale ave­va ampiamente argomentato per­ché, a suo giudizio, l’inchiesta do­veva essere spostata a Cagliari. Don Marco è nato a Villamassar-gia, dov’è iscritto nelle liste eletto­rali, ma anche nell’anagrafe degli italiani residenti all’estero. Nello stesso paese soggiorna tutte le vol­te che rientra in Italia dal Nicara­gua. Villamassargia costituisce, in pratica, la sua abituale dimora, quando arriva in Sardegna. Parma, invece, è solo la città in cui le onlus Solidando, di Cagliari, Rock no War di Modena e il Comune di Correg­gio hanno presentato l’esposto da cui ha preso lo spunto l’inchiesta sui presunti atti di pedofilia com­messi da Dessì in Nicaragua. Se il ricorso al Tribunale del riesame fosse stato accolto, sarebbe caduta l’ordinanza di custodia cautelare e il sacerdote avrebbe lasciato il car­cere di Burla. Ma i giudici bologne­si sono stati di diverso avviso e hanno respinto anche la richiesta di arresti domiciliari presentata, in subordine, dall’avvocato Pierluigi Concas. Questo - secondo i magi­strati - per la particolare gravità dei reati, ma anche per la capacità dimostrata da Dessì e da alcuni suoi colla­boratori di inquinare le prove e intimidire i testimoni. Come ri­sulta dalle indagini condotte dai carabinieri di Parma e dalle numerose intercettazioni te­lefoniche. Minacce sarebbero state rivolte dallo stesso don Marco e dal suo alter ego a Chinandega, Ludwig Wanegas, contro i volonta­ri che stavano indagano sugli episodi di pedofilia denunciati da al­cuni ex componenti del coro del Getsemani.

Ma - stando agli atti dell’inchie­sta - il sacerdote di Villamassargia si dà da fare soprattutto quando si rende conto di essere finito, con­temporaneamente, nel mirino del­la magistratura italiana e di quella del Vaticano, che gli intima di lasciare immediata­mente la missione e di ritirarsi in una ca­sa di preghiera, pena la scomunica. Da qui una vorticosa serie di telefonate. Obiettivo: neutralizzare Marlon, il suo principale accusato­re, che si trova in Italia per testi­moniare. Con tutti i mezzi: accu­sandolo di bigamia, facendolo ar­restare dalla polizia o comprando­lo a suon di dollari.

In una telefonata del 3 novembre 2006, don Dessì, paventando «un caso che può scoppiare da un mo­mento all’altro», invita Vanegas a «mettere in movimento gente di peso ....con la polizia e con tutte le autorità possibili e immaginabili».

Vanegas, che sta sta indagando su Marlon: «E accusare il tipo per bigamia...che è l’unico motivo che abbiamo adesso! In modo che la Polizia abbia un scusa per poterlo tirare den­tro... la mia idea... al­meno quello che pen­so io, se noi riusciamo a che lui ap­pena mette piede qua in Nicaragua riusciamo a tirarlo fuori con la Po­lizia a metterlo dentro no?»

Don Marco però consiglia di otte­nere la ritrattazione di Marlon con denaro e con un ricatto perché teme che poi «la Polizia voglia la sua parte» e considera rischioso «met­tere in mano alla Polizia cose che magari poi, più avanti, può usare» contro di lui. Quindi: «Solo con il ri­catto. Cioè va benissimo quello del­la bigamia e...puoi andare in pri­gione o non ci vai e hai anche un beneficio economico di...spara fi­no a 30 mila dollari Ludwig... e lui deve ritrattare tutto quello che ha detto e dire che ha messo in gioco anche gli altri ragazzi con la pro­messa di un beneficio ...noi abbiamo 10 giorni di tem­po ancora, questo sempre che loro rientrino in Nicaragua, che non è detto... e poi evitare quello e avere un grande beneficio se ritratti pub­blicamente e se scrivi a G. (uno dei volontari che ha promosso l’inchiesta ndr) dicendo “ho fatto una ca­gata solo perché volevo ottenere dei vantaggi, solamente in quel ca­so».

L’11 novembre, altra telefonata. Don Marco fa riferimento al rientro dei suoi accusatori dall’Italia in Ni­caragua: «Eh..ricordati che se po­tessi morire riscattato mi farebbe veramente piacere e farebbe pia­cere alla mia famiglia e quindi c’è ancora da fare, perché questa gen­te rientrerà pure in Nicaragua».

Ludwig risponde: «No, no, non ti preoccupare che io praticamente adesso, quella gente ha vita corta, te lo giuro...rientrerà, farà, vivrà un po’, ricordati comunque che...».

A queste frasi il sacerdote non ri­batte. Si limita a consigliare a Ludwig di fumare meno, per il be­ne della sua salute. Dal canto suo, il collaboratore non si risparmia. Indaga a fondo sui trascorsi matri­moniali di Marlon e dimostra di avere poteri straordinari nel cam­po delle intercettazioni. In una te­lefonata del 4 novembre 2006 informa infatti il sacerdote: «Io mi so dedicando adesso solamente a racimolare le informazioni, stiamo cercando di vedere le telefonate del cellulare di Marlon». Quest’ultimo, non è il solo intercettato. In una te­lefonata del 2 novembre 2006 alla moglie Barbara Solinas (cugina di don Marco) Vanegas dice di aver messo sotto controllo un certo Ha-vier, che potrebbe danneggiare il sacerdote: «Gli ho dato il numero di telefono a Mario Andrea in mo­do che mi controlli le telefonate del suo cellulare. Capito...telefonate del padre...vediamo se esce qualco­sa».

Vanegas si impegna, ma è il soli­to don Marco a dargli direttive. In una telefonata del 17 novembre 2006 fa presente l’inopportunità che un certo Francesco arrivi nel­la missione di Betania: «Non vorrei che muovesse acque che non de­vono essere mosse».



Sabato, 13 gennaio 2007


Pedofilia - IL CASO NICARAGUA
In nome di Dio: al confino

Sentenza della Curia contro il prete sotto accusa

 

di Lucio Salis

Dopo un’ispezione nella missione Betania, in Nicaragua, la Congregazione per la dottrina della fede ha aperto un processo contro padre Marco Dessì che non si è ancora concluso.
Si spaccia per pazzo il supertestimone
Ignorati i moniti del Vaticano

 

Riprendiamo questo articolo da L’UNIONE SARDA, CRONACA REGIONALE p. 9, di domenica 14 gennaio 2007


 

INQUINAMENTO POLITICO

Si tenta di insabbiare l’inchiesta ricorrendo a Prodi, D’Alema e Ortega

INTERCETTAZIONE

Don Marco voleva intestare a prestanome il patrimonio accumulato a Chinandega

Era convinto di essere nel mirino della “Congregazione per la dottrina della fede”, invece sul suo conto indagava anche la Procura di Parma. Forse per questo don Marco Dessì, il prete arrestato per abusi sessuali su bambini del Nicaragua, parlava al telefono a ruota libera. E, secondo i giudici del Tribunale del riesame, che gli hanno negato gli arresti domiciliari, inquinava le prove, suggeriva come corrompere i testimoni, sperava di di far arrestare i suoi accusatori da una polizia compiacente, faceva intestare a prestanome l’immenso patrimonio immobiliare creato a Chinandega. Non sapeva, il sacerdote, che mentre elaborava la strategia difensiva, le sue parole erano intercettate dai carabinieri.

Dei moniti ecclesiastici non sembrava preoccuparsi granché, eppure il potente organo Vaticano discende da quella “Sacra congregazione della romana e universale inquisizione” creata, nel 1542, da Papa Paolo III Farnese. In epoca moderna, diventò “Congregazione del Sant’Uffizio” (1908), mentre, nel 1988 , Papa Giovanni Paolo II la ribattezzò con l’attuale nome e le affidò il compito di«promuovere e tutelare la dottrina della fede e i costumi in tutto l’orbe cattolico».

Sino al 2005, la presiedeva il cardinale Josepf Ratzinger, oggi Papa Benedetto XVI. Ed è stato lui a indirizzarla verso un atteggiamento inflessibile contro i preti accusati di abusi su minori. Com’è avvenuto con tanti religiosi Usa e con Marcel Marcia Degollado, (86 anni) fondatore dei Legionari di Cristo, condannato, di recente, a «vita riservata di preghiera e penitenza», rinunciando «a ogni ministero pubblico».

Anche don Marco, il 17 ottobre 2006, riceve, a Chinandega, un Precetto penale ecclesiastico che gli intima di tornare in Italia e di ritirarsi presso la Comunità Nuovi orizzonti, di Frosinone, diretta da Chiara Amirante. Ma anche di mettersi sotto la guida di un tutore religioso «nell’attesa di ulteriori decisioni della Congregazione ». Il sacerdote, rientrato in Italia il 24 ottobre 2006, non deve quindi mettere piede in Nicaragua sino a nuovo ordine. Il Precetto è stato infatti emesso per «salvaguardare il bene delle anime, impedire la reiterazione dei delitti denunciati e ogni tipo di pressione sulle vittime », ma anche «sotto pena di scomunica in caso di inadempienza».

I fulmini del Vaticano non si sono abbattuti per caso sul missionario. Nell’agosto del 2005, infatti, i volontari dell’onlus Solidando, di Cagliari, e Rock no War, di Modena hanno presentato alla Congregazione i risultati della loro inchiesta sui presunti atti di pedofilia commessi da don Dessì. E il Promotore di giustizia, (una sorta di Pm ecclesiastico) monsignor Charles Scicluna, ha subito inviato a Chinandega monsignor Pedro Miguel Fùnes Diaz. L’alto prelato deve aver trovato qualche conferma alle accuse se, al suo rientro in Italia, ha fatto seguito un Precetto penale che si abbatte sul sacerdote sardo quando ancora si trova in Centroamerica. Inizia quindi, in Vaticano, un processo condotto secondo le regole di discrezione tipiche della Curia.

In attesa delle decisioni romane, il prete di Villamassargia diventa intanto protagonista di una vorticosa serie di telefonate oltre Atlantico. Che per un certo periodo attestano, secondo i giudici di Bologna, la sua convinzione di essere sotto inchiesta solo a Roma, ma anche la tendenza a disubbidire agli ordini dell’autorità ecclesiastica. Si dà da fare, don Marco, via telefono, non solo per fronteggiare i sei giovani che lo accusano di abusi sessuali, ma anche per difendere la propria immagine. Che ignori l’inchiesta di Parma lo dimostrerebbe una telefonata del 4 novembre 2006, col suo collaboratore Ludwig Vanegas, che segue i movimenti degli accusatori e si stupisce quando apprende che sono partiti per Bologna. È infatti convinto che debbano proseguire per Roma, con destinazione Vaticano.

Vanegas: «No, non credo, penso che sia Bologna, prendono il treno e vanno a Roma, o rimangono a Bologna e sta pagando tutto il Vaticano. Una delle due». Nella stessa telefonata Vanegas dice a Dessì di aver convinto alcuni giovani a sottoscrivere dichiarazioni a lui favorevoli: «Tutto qua, poi intanto mercoledì abbiamo fatto per chiamare i ragazzi che vengano a prendere la loro copia delle dichiarazioni».

Ludwig pensa proprio a tutto, ma don Marco non gli è da meno. Niente viene trascurato per fronteggiare la bufera in arrivo. Neanche i beni accumulati grazie ai benefattori. In una comunicazione del 25 novembre 2006, il sacerdote ordina a Ludwig: «Tutto quello che è a nome mio allora...io vi manderò una mail domani. Possibilmente Antonio tutto quello lo deve mettere a nome tuo e di Barbara (Barbara Solinas, nipote di Dessì e moglie di Vanegas). Comunque Rifugio Betlemme va alla Fondazione, gli altri tre vanno a nome tuo e di Barbara».

Secondo i magistrati di Bologna, obiettivo di don Dessì è demolire l’inchiesta condotta da Solidando e screditare le vittime, Marlon in primo luogo, che - stando agli atti - si tenta di far passare per pazzo. E infatti i giudici del riesame parlano di «ansia inquinatrice» dei soggetti che gravitano intorno a don Marco che, «nella speranza di trovare protezione e aiuto», tentano di contattare autorità governative nicaraguensi e italiane. In una telefonata del 2 dicembre 2006, un certo Sisto, parlando da un’utenza internazionale con amici sardi di don Marco, dice che si sta tentando di contattare il presidente del Consiglio Prodi e il ministro degli esteri D’Alema per risolvere la vicenda politicamente. Ma qualcuno si muove anche in Nicaragua.

Sisto: «Però mi hanno detto una parola, se puoi parlare con Marco, se puoi mandargli una parola da parte mia. Perché loro gli avevano chiesto, a Marco, che non andasse via da qui... che regga, che si faccia forte perché il 10 gennaio loro saranno governo e allora le cose le muoveranno da governo a governo ». Le parole di Sisto non sono casuali. L’altro ieri, infatti, si è insediato a Managua il nuovo presidente Daniel Ortega. Il messaggio è giunto il 2 dicembre 2006, mentre il cerchio della giustizia si stringeva intorno al sacerdote, che il 6 avrebbe dovuto incontrare monsignor Scicluna. Non ha fatto in tempo, il 4 dicembre è stato arrestato.



Domenica, 14 gennaio 2007


Pedofilia
Tribunale Statunitense dichiara: “Il Vaticano è responsabile dell’abuso clericale a minori”

Traduzione a cura del sito: www.chiesaincammino.org/ 

Di seguito il testo in inglese


 

Una decisione appena-rilasciata dal giudice del Distretto Federale di Louisville fa partire una "causa civile” contro l’abuso sessuale per esigere il risarcimento dei danni da parte della Santa Sede. Diversi capi d’accusa, tuttavia, sono stati eliminati.
La sentenza del Giudice John G. Heyburn II autorizza tre persone a denunciare il Vaticano di negligenza e richiesta di risarcimento per causa delle accuse d’abuso sessuale a carico di preti dell’Arcidiocesi di Louisville.
Gli interessati hanno denunciato che il Vaticano sapeva o sospettava che alcuni dei suoi preti o vescovi molestavano i bambini, ma non avvertì le autorità civili locali a causa di una direttiva vaticana, che lo proibiva.
L’accusa sostiene che il Vaticano fu negligente, perché non notificò la cosa all’autorità civile. I danni devono ancora essere quantificati.
Precedentemente Heyburn aveva congedato gli accusatori, che chiedevano i danni per le accuse di abuso sessuale al di fuori degli Stati Uniti. Questo è il primo caso di denuncia di abuso sessuale, che cita il Vaticano come unico imputato. William McMurry, l’avvocato dei tre accusatori di Louisville, ha detto che questa sentenza apre la strada per ottenere le deposizioni degli incaricati del Vaticano e esigere comunicazioni e documenti degli archivi ecclesiastici. "E’ una data storica - proseguì -. Tutto il nostro scopo è di ritenere il Vaticano responsabile "....

Lo scorso giugno, il tribunale federale dell’Oregon ha emanato una sentenza simile nel caso di un prete trasferito dall’ Irlanda all’archidiocesi di Chicago-Portland. Il giudice ha dichiarato che tra il Vaticano ed il prete c’era un legame sufficiente per essere ritenuto, secondo la legge dell’Oregon, un impiegato del Vaticano. La sentenza è in appello.
Molte denunce addotte per l’abuso sessuale del clero in America hanno fatto il nome del papa, del Vaticano e di altri alti incaricati della chiesa, ma sono decadute, perché gli stessi non potevano essere notificati con i documenti della denuncia. La pubblicazione, "Whispers", è riuscita ad ottenere una copia di questa sentenza di 18-pagine. Ecco alcuni spunti:
Questo tribunale ha già dichiarato che la Santa Sede è considerata uno stato estero e quindi l’Atto di Immunità Sovrana ed Estera (FSIA= Foreing Sovereing Immunità Act) regola qualunque controversia contro di essa. L’imputato adesso sfida la giurisdizione del tribunale sulla questione, che sottostà alle regole FSIA, la cui applicazione e le diverse, complicate eccezioni presentano un numero di nuove, complesse e intricate questioni. Il tribunale conclude infine che alcune richieste dei querelanti basate sugli atti ed omissioni di incaricati e impiegati della Santa Sede all’interno degli Stati Uniti, sono soggette alla giurisdizione del tribunale federale secondo le regole FSIA...
La questione poi diventa critica per stabilire se detti incaricati sunnominati - Arcivescovi, Vescovi e altro clero della Chiesa Cattolica Romana residenti negli Stati Uniti - sono incaricati o impiegati della Santa Sede come definito nello FSIA. Non è facile risolvere questa questione. Lo FSIA consente azioni legali solo contro stati sovrani esteri laddove “ i danni finanziari vengono considerati contro uno stato straniero per danni personali… avvenuti negli Stati Uniti e causati da atti illeciti o omissioni di quello stato estero o di qualche incaricato o impiegato di quello stesso stato estero mentre agiscono nell’esercizio del loro fine o del loro servizio o impiego”. 28 U.S.C. § 1605(a)(5).
Lo FSIA non fornisce la definizione di “incaricato” o di “impiegato”. Che gli Arcivescovi, Vescovi e altro clero cattolico americano siano impiegati della Santa Sede sembra una questione della legge statale del Kentucky. ... “Secondo la legge del Kentucky il diritto di controllo e’ considerato l’elemento più critico nel determinare se esiste un rapporto di agenzia.”…

Qui i querelanti hanno denunciato che la Santa Sede esercita un ruolo sostanziale sugli Arcivescovi, Vescovi e altro clero residente negli Stati Uniti. In particolare dichiarano che la Santa Sede ha “un potere e un controllo assoluto e incontrastato. . . su ogni prete, vescovo, fratello, sorella, parrocchia, diocesi, archidiocesi e i beni della Chiesa”. Vedasi la Lagnanza al numero 11. Queste dichiarazioni confermate sono sufficienti per affermare di primo acchito, che la Santa Sede esercita un controllo sostanziale sugli arcivescovi, vescovi, e altro clero cattolico negli Stati Uniti. Perciò, l’addebito si sposta sulla Santa Sede, alla quale tocca provare che l’eccezione non può essere applicata.
La Santa Sede finora ha rifiutato di presentare tale prova e pertanto il tribunale conclude che la Santa Sede esercita un controllo sostanziale e sufficiente per giustificare la conclusione che queste persone, secondo gli intenti dello FSIA, sono “impiegati” della Santa Sede. Comunque, durante il dibattimento della causa possono insorgere dei fatti, che permetterebbero alla Santa Sede di dare soddisfazione del suo addebito e così il tribunale è disposto, a tempo debito, a riesaminare la sua sentenza su questo argomento.
Anche se i Vescovi e il clero della Chiesa Cattolica Romana sono eventualmente considerati incaricati o impiegati della Santa Sede, il tribunale deve risolvere la questione principale: se quegli incaricati o impiegati perseguivano il fine del loro incarico quando erano stati assunti nel comportamento che qui viene denunciato.
Per far sì che il comportamento persegua lo scopo dell’incarico, deve essere “della stessa natura generica come quella autorizzata o inerente al comportamento autorizzato”. Wood v. Southeastern Greyhound Lines, 194 S.W.2d 81, 83 (1946).
Certamente, secondo la legge di Kentucky, l’abuso sessuale di un prete è al di fuori dello scopo del suo impiego e pertanto il datore di lavoro non può essere responsabilizzato per quel comportamento.
I querelanti dichiarano che i titolari degli imputati negli Stati Uniti, nel perseguire le direttive ricevute dall’Imputata Santo Sede, hanno commesso diversi atti ed omissioni nel nascondere e altresì sbagliando nell’affrontare in modo adeguato nella Chiesa cattolica e nelle sue entità, il problema dell’abuso sessuale infantile. I querelanti dichiarano, che quelle regole hanno causato loro dei danni. Se, come dichiarano i querelanti, questi vescovi, arcivescovi, e altro clero hanno seguito una regola scritta o non scritta stabilita dalla Santa Sede, essi certamente hanno agito nel rispetto del loro incarico o impiego....

Restano da discutere diverse questioni.
Primo: l’imputata Santa Sede sostiene che il primo Emendamento Costituzionale sospende le richieste dei querelanti. Questo tribunale ha già stabilito che la contestazione va applicata all’Imputato solo in quanto stato estero, non come capo di un’organizzazione religiosa ed internazionale. I sovrani esteri non godono dei diritti derivanti dalla Costituzione di Stati Uniti. Price v. Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya, 294 F.3d 82 97 (D.C. Cir. 2002) (“Il Tribunale Supremo non ha mai sostenuto che nazioni estere godano dei diritti derivati dalla Costituzione o che loro possono usare tali diritti per difendersi da azioni ostili intentate dagli Stati Uniti). L’Imputata Santa Sede non può cercare allo stesso tempo le difese dello FSIA e della Costituzione degli Stati Uniti. Perciò, il primo Emendamento non sospende le richieste dei Querelanti.
Secondo: l’Imputato asserisce che le accuse dei querelanti devono essere scartate per mancanza di sostanza in quanto le ingiurie ricevute non possono essere debitamente attribuibili alla condotta dell’Imputato. A questo punto della causa, la rivendicazione dell’Imputato è una dichiarazione meramente conclusiva senza sostegno legale o basato sui fatti. Tuttavia, queste dichiarazioni non sospendono le richieste dei querelanti.
Terzo: l’Imputato asserisce che la dottrina dell’immunità internazionale impedisce le accuse dei querelanti. Lo FSIA rappresenta la posizione del governo degli Stati Uniti sulla dottrina del rispetto internazionale. Lo FSIA è un compito del Congresso, “che ha il potere incontrastato per decidere, in materia di legge federale, se e sotto quali circostanze le nazioni estere sono assoggettabili alla legge negli Stati Uniti.” Universal Consol. Companies, Inc. v. Bank of China, 35 F.3d 243 246 (6 Cir. 1994). Lo FSIA rappresenta la decisione del Congresso di “come e se gli stati esteri possono essere chiamati in giudizio nei tribunali americani”. Id. La dottrina del rispetto internazionale è davvero importante, ma lo FSIA è la struttura corretta per i tribunali americani da applicare in quei casi, nei quali la dottrina è confermata. Questo tribunale ha già indicato lo FSIA e così ogni ulteriore discussione della dottrina del rispetto internazionale è inutile.

Quarto: l’Imputato asserisce che lo FSIA esclude l’accusa di frode e di travisamento introdotta dai querelanti. L’Imputato sostiene questo basandosi sul linguaggio statutario dello FSIA che esclude alcune richieste sotto lo FSIA che da lì scaturiscono. . . travisamento o falsità. 28 U.S.C. § 1605(A)(5)(B). Le accuse di frode o travisamento possono essere fatte sotto l’eccezione di attività commerciale. Vedasi, e.g., Gilson v. Repubblica dell’Irlanda, 682 F.2d 1022 (D.C. Cir. 1982). Questo tribunale, tuttavia, ha già stabilito, che l’eccezione di attività commerciale non si applica a questo caso, e così il dettato della sezione 1605(a)(5)(B) viene applicato qui. Così, il semplice dettato dello FSIA impedisce anche le accuse di travisamento e di frode presentate dai querelanti. I querelanti hanno ammesso altrettanto, nella loro Lagnanza e nella loro risposta alla mozione dell’imputato di accantonare la cosa. Vedasi la risposta dei querelanti al 6 n.9 (dove si dice che la frode ed il travisamento non sono più in questione). Pertanto quelle accuse (di frode ecc.) sono a questo punto messe da parte.
Quinto: l’imputato asserisce, di passaggio, che le richieste dei querelanti basate sul diritto internazionale devono decadere, perché né la Dichiarazione Universale dei diritti umani, né la Convenzione dei Diritti del Bambino creano un diritto privato di azione e (2) i querelanti non sono riusciti ad esaurire le soluzioni in loco. Vedasi la Replica dell’Imputato Ref al 7; la Breve Risposta dell’Imputato al 33. Considerando che quet’argomento fu presentato solo nel dossier di risposta, questa questione non è completamente esaurita. A questo punto il tribunale non lo prenderà in considerazione.
Riassumendo: questo tribunale scarterà l’accusa di negligenza che l’imputata Santa Sede non è riuscita ad assicurare la cura dei fanciulli affidati al clero. Il tribunale accantona anche l’accusa di falsità e di travisamento dei querelanti.
Comunque il tribunale nega la richiesta dell’imputato di archiviare le accuse di negligenza e omissione di riferire le denunce così come tutte le altre accuse prodotte contro la Santa Sede in questa circostanza.
Pertanto le seguenti accuse contro la Santa Sede rimangono: mancata preoccupazione di riferire, mancata preoccupazione di avvertire, violazione dell’obbligo fiduciale (in quanto quella violazione ha implicato il mancato riferimento e il mancato avviso), offese e angoscia emotiva, violazioni del diritto consuetudinario dei diritti umani e altre accuse secondo la dottrina del “respondeat superior”.
Se nel corso della causa emergeranno nuove prove per dimostrare il contrario, il tribunale è disponibile a riconsiderare la sua decisione che i Vescovi, Arcivescovi ed altro clero della chiesa Cattolica Romana, residenti negli Stati Uniti, sono impiegati della Santa Sede secondo gli intenti dello FSIA.



Traduzione a cura del sito:
http://www.chiesaincammino.org/

Mercoledì, 17 gennaio 2007

Pedofilia
A sua Eccellenza Mons. Carmelo Ferraro

di Marco Marchese

Riceviamo da Marco Marchese (per contatti:
http://www.mobilitazionesociale.it/) questa sua lettera del 17/01/2007

 

All’Arcivescovo di Agrigento e Ai sacerdoti e ai fedeli della Diocesi di Agrigento,

scrivo questa lettera in riposta a quella che il vescovo di Agrigento ha scritto e fatto leggere nelle parrocchie della provincia poco prima di Natale.

Scrivo ancora una volta per esprimere tristezza ed amarezza. E dubbi…

Eccellenza, lei scrive aprendo la sua lettera con le parole “carissimi fratelli e sorelle in nel Signore Gesù,”, mi chiedo cosa significano queste parole e soprattutto se io sono suo fratello nel Signore Gesù. Lei scrive dicendo “voglio aprirvi il mio cuore, sollecitato dalla triste vicenda di cui, nostro malgrado, siamo stati protagonisti in una recente trasmissione televisiva”. Cosa significa per Lei aprire il suo cuore? E quando quella sera di novembre del 2000 le ho raccontato degli abusi che avevo subito, perché non ha aperto il suo cuore? Bè, del resto lo scrive lei stessa: per aprire il suo cuore deve essere sollecitato da una “triste vicenda”, e forse quando le ho raccontato degli abusi questi non erano abbastanza tristi!!!!

Ma ancora oggi, rileggendo la sua letterina mi chiedo cosa intendesse con “triste vicenda” di cui suo (il nostro forse voleva riferirsi al plurale maestatis perché non penso che i suoi “fratelli e sorelle” centrino nulla) malgrado è stato protagonista nella trasmissione di mi manda rai tre. La triste vicenda è quella che è successa a me quando avevo appena 12 anni? O è triste il fatto che dopo averne parlato non sono stati presi provvedimenti da parte della chiesa agrigentina? O è triste il fatto che abbia richiesto il risarcimento? O è triste il fatto che la curia mi ha chiesto il risarcimento a me?

Mi aiuti a capire!

Forse avrebbe preferito che quella trasmissione non fosse mai andata in onda, vero?

“Per amore della verità, sento di precisare quanto segue” sono le sue parole, le ricorda? E continua citando un passo del vangelo che dovrebbe farci tremare: chiunque scandalizza uno solo di questi più piccoli è meglio per lui che gli sia messa al collo una macina di mulino e sia gettato in mare!. Mi sono permesso di riportare tutto il passo del vangelo che le ha accennato, sa, magari non tutti sanno che fine ha augurato Gesù a chi scandalizza i bambini. Ma qual è lo scandalo? Quello di un pedofilo che abusa di 7 ragazzini, o quello di un prete che dice ad un ragazzino di starsene in silenzio, o di un vescovo che licenzia una delle vittime con un libro, senza mai più risentirlo per sapere come sta? O di un vescovo che non interviene permettendo a quel pedofilo di abusare ancora di altri bambini? O di quel vescovo che chiede i danni alla vittima? Qual è lo scandalo? Me lo chiedo ancora e ce lo chiediamo in tanti. “Condanniamo ogni forma di pedofilia e qualsiasi connivenza con essa”…..

“Al fine di evitare ogni fraintendimento rinunzio ad ogni forma di richiesta di risarcimento, ma ritengo opportuno precisare che non potevo e non posso esercitare il diritto-dovere di difendere la diocesi, da ogni accusa ad essa ingiustamente rivolta.” Oggi mi chiedo se questa sua decisione è stata presa solo dopo che la “triste vicenda (così la chiama lei), di cui, nostro malgrado, siamo stati protagonisti, è stata resa nota nella trasmissione di mi manda rai tre! E se non avessi avuto il coraggio di raccontare ancora una volta gli abusi subiti a tutta Italia, avrebbe rinunziato alla richiesta di risarcimento? “Al fine di evitare ogni fraintendimento…” cosa può essere frainteso in tutto questo eccellenza? Lei ha il diritto dovere di difendere la diocesi… certo! Aveva anche il diritto e dovere di difendere i bambini affidati ad un suo ministro! Invece….

Conclude la sua missiva con queste parole “Il natale ci invita a cercare la via della pace e per questo invito a chiedere al Signore di condurci alla meta della riconciliazione, del perdono e della concordia” Certo, il Signore è grande, ma non può fare tutto da solo…. Quante volte ha cercato di riconciliarsi con i suoi “fratelli e sorelle nel Signore Gesù”? Quante volte li ha cercati?

Tutto questo quando i giornalisti di Agrigento hanno minacciato di non venireLe a fare gli auguri di Natale…. Ringrazio di cuore chi ha mostrato di avere un cuore e una coscienza (come il segretario provinciale dell’Assostampa di Agrigento, Nino Randisi, e il presidente dell’Associazione culturale docenti cattolici, Alberto Giannino, e il Presidente del centro Padre Nostro di Palermo e i tanti che mi sono stati vicini) ma ancora oggi, come nel 2004 quando le ho scritto la prima volta, mi chiedo cosa sarebbe stato se non avessi avuto il coraggio di denunciare tutto alla magistratura, se non avessi avuto accanto persone come quelli di “mi manda rai tre” e tutti qui giornalisti che cercano di raccontare i fatti con coscienza morale, sociale e cristiana! Cosa ne sarebbe adesso?

Sa, in associazione arrivano tante email di chi è stanco di questo silenzio, di questo atteggiamento connivente, e di chi aspetta una mano tesa per potersi riconciliare. Per questo mi auguro presto di poter incontrare il santo padre ed insieme cercare di aiutare molte vittime di uscire dal proprio silenzio e riconciliarsi con questa amata Chiesa. Sono contento che a settembre lascia la guida della chiesa agrigentina e spero che il suo successore sappia rivolgere una maggiore attenzione a questi fatti.

Amo questa chiesa e cerco ogni giorno di aiutare chi ha subito la mia stessa esperienza e che sono stati traditi nello spirito ancor prima che nel corpo, di continuare ad aver fede nella chiesa nonostante il cattivo esempio di pochi, fa dimenticare quello buono di tanti altri.

Sempre dalla parte dei bambini

Marco Marchese



Giovedì, 18 gennaio 2007


Preti pedofili
Atti sessuali su una 13enne, sacerdote ai domiciliari

E’ stato arrestato dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Reggio Calabria


http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Calabria&loid=1.0.659305307

Dalle indagini, effettuate anche mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, è emerso che il prete aveva un rapporto particolarmente intimo con una parrocchiana

Reggio Calabria, 16 gen. (Adnkronos/Ign) - Con l’accusa di atti sessuali con una minore di 13 anni e di atti osceni in luogo pubblico, un sacerdote è stato arrestato dal Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni di Reggio Calabria e sottoposto ai domiciliari.

Le indagini, effettuate anche mediante intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno permesso di accertare che il prete aveva un rapporto particolarmente intimo con una parrocchiana. L’attività è stata particolarmente complessa poiché per diversi mesi il sacerdote dalle telefonate non lasciava trasparire le sue reali intenzioni ma una svolta alle indagini è stata data dal trasferimento del prete a un’altra parrocchia, fatto che ha obbligato l’uomo a parlare in modo più esplicito al telefono.

Diversi stratagemmi sono stati attuati dalla Polizia Postale di Reggio Calabria, coadiuvata dalla Questura e dalla Polizia Stradale di Reggio Calabria per evitare che tra i due potessero avvenire incontri che avrebbero potuto portare alla consumazione di un vero e proprio rapporto sessuale.

’’Addolorano e costernano i fatti ascritti al sacerdote accusato di molestie sessuali nei confronti di una bambina tredicenne’’ ha commentato don Fortunato Di Noto, sacerdote e fondatore dell’Associazione Meter (www.associazionemeter.it), impegnata nella tutela e nella difesa dell’infanzia contro ogni forma di sfruttamento sessuale e pedofilia. ’’Esprimiamo solidarietà e amicizia alla famiglia e alla bambina che, a quanto sembra, è stata irretita dalla fiducia e dall’amicizia del sacerdote. In attesa del processo - dice don Di Noto - preghiamo anche per il sacerdote che possa, in coscienza, dire la verità e assumersi le responsabilità’’.

’’Non è ammissibile ed è inaccettabile - sottolinea - che ancora oggi sia possibile che sacerdoti possano avere tali comportamenti. Le famiglie non possono perdere la fiducia nella Chiesa e nei sacerdoti a causa di questi peccati e reati così gravi. La Chiesa è dalla parte dei bambini’’.
 



Giovedì, 18 gennaio 2007


Preti pedofili
Tutti i dati sui preti pedofili degli USA

Un data-base con oltre 2900 nomi e con tutti i dati disponibili (capi d’accusa, sentenze, rassegna stampa, foto, vittime)


Negli Stati Uniti esiste un sito che ha raccolto tutti i dati sui preti pedofili statunitensi. Si tratta di un data base imponente, con oltre 2900 nomi divisi consultabili per nomi, diocesi di appartenenza, stati di residenza. Solo poche diocesi sono risultate immune da casi di pedofilia con una media di una cinquantina di preti pedofili per diocesi, con punte di oltre trecento in stati come il Massachusset (Boston). Non pochi casi isolati, dunque, poche mele marce tolte le quali le altre si salvano.
Sono dati su cui riflettere e che ci spingono a fare altrettanto anche nel nostro paese nel quale il fenomeno sembra marginale anche se negli ultimi anni, forse anche sulla scia delle notizie provenienti dagli USA, ci sono sempre più persone che riescono a trovare il coraggio di denunciare ciò che hanno subito. Sono così già diverse decine i casi di pedofilia italiani che crediamo siano solo la punta dell’iceberg di una realtà ben più complessa su cui sarebbe criminale non indagare.

Ecco di seguito il link al data base:

http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp

Di seguito invece alla pagina principale del sito che fornisce anche altre informazioni

http://app.bishop-accountability.org/

Entrambi i siti sono in inglese



Venerdì, 19 gennaio 2007


Preti pedofili
Un altro prete denunciato per pedofilia a Roma

http://www.italiatv.it/storacetv/comunicati/vedi.php?id=21057

Ennesimo sacerdote indagato: pedofilia in confessionale
22/01/2007 - 19:45

Abusi sessuali su due bambine di 10 anni anche durante la confessione. E’ l’accusa mossa dalla procura di Roma nei confronti di E.M., sacerdote di 48 anni; il pm Francesco Scavo ha chiuso l’inchiesta nei suoi confronti con il deposito degli atti, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio. Il magistrato ha ipotizzato a suo carico il reato di ’atti sessuali con minorenne’ (articolo 609 quater del codice penale) perche’, "avvalendosi della qualita’ di padre spirituale delle bambine che frequentavano il corso di catechismo presso la parrocchia Santa Rosa da Viterbo ed approfittando pertanto dell’autorita’ che tale qualifica rappresentava, in ripetute e diverse circostanze (anche in occasione del rito della confessione), dopo averle condotte nei locali della sagrestia e dell’appartamento all’interno della parrocchia ed adibito a sua privata dimora, accarezzava loro in piu’ occasioni il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a se’ e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua". All’indagato vengono contestate le aggravanti "di aver commesso il fatto su persone minori degli anni dieci affidate alle sue cure per ragioni educative, religiose e comunque di istruzione, nonche’ nei momenti in cui nei confronti delle stesse aveva un obbligo di custodia o comunque di vigilanza". Secondo il magistrato, che ascoltera’ il sacerdote, il quale ha chiesto di essere interrogato, gli abusi si sarebbero prolungati, nella parrocchia, nella zona di Tor di Quinto, nella capitale, fino alla scorsa primavera.


http://www.adnkronos.com/3Level.php?cat=Lazio&loid=1.0.666127942

Il religioso prestava la sua opera presso una chiesa della zona di Tor di Quinto
Roma, abusi su bambine: indagato sacerdote
L’uomo ha sempre respinto le accuse, sostenendo di non aver mai tradito la fiducia che era stata riposta in lui

Roma, 22 gen. (Adnkronos) - Finito al centro di un’indagine con l’accusa di avere compiuto abusi sessuali su due bambine di 10 anni durante un corso di catechismo, il sacerdote E. M. di 48 anni ha chiesto al pm che indaga, Francesco Scavo, di essere ascoltato per respingere i fatti che gli vengono contestati. Al sacerdote che prestava la sua opera presso una chiesa della zona di Tor di Quinto, si rimprovera di aver approfittato del fatto che le bambine seguivano le sue lezioni dimostrando loro attenzioni ’’inappropriate’’.

Accuse che il sacerdote ha sempre respinto sostenendo di non aver mai tradito la fiducia che era stata riposta in lui. Nel frattempo il magistrato ha concluso le indagini depositando gli atti e non appena avra’ raccolto le dichiarazioni del sacerdote decidera’ sulle richieste da presentare al gup.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo345420.shtml

Abusi su minori, indagato sacerdote
Roma,atti sessuali anche in confessione

Un sacerdote è indagato per aver abusato sessualmente di due bimbe di 10 anni, anche durante la confessione. Ora la procura di Roma ha chiuso l’inchiesta nei confronti del religioso: il pm ha deposto gli atti, passo che prelude a una richiesta di rinvio a giudizio. All’indagato vengono contestate le aggravanti "di aver commesso il fatto su minori affidati alle sue cure per ragioni educative, religiose e d’istruzione".
Come riporta l’agenzia Agi, il pm Francesco Scavo ha ipotizzato a carico del sacerdote E.M., 48 anni, il reato di "atti sessuali con minorenne" perché, "avvalendosi della qualità di padre spirituale delle bambine che frequentavano il corso di catechismo presso la parrocchia Santa Rosa da Viterbo ed approfittando pertanto dell’autorità che tale qualifica rappresentava, in ripetute e diverse circostanze (anche in occasione del rito della confessione), dopo averle condotte nei locali della sagrestia e dell’appartamento all’interno della parrocchia ed adibito a sua privata dimora, accarezzava loro il corpo cingendo loro le braccia intorno al collo, le stringeva a sé e le baciava sul viso e sulla bocca con la lingua". Secondo il magistrato, che ascolterà il sacerdote, il quale ha chiesto di essere interrogato, gli abusi si sarebbero prolungati, nella parrocchia, nella zona di Tor di Quinto, nella capitale, fino alla scorsa primavera.



Martedì, 23 gennaio 2007


Un’orribile piaga...
FAR LUCE SULLA PEDOFILIA E’ UN DOVERE DI GIUSTIZIA

di Umberto P. Lenzi in collaborazione con Fausto Marinetti

Dal sito http://www.chiesaincammino.org riprendiamo questo importante contributo di Umberto P. Lenzi e Fausto Marinetti


 

25 Gennaio 2007
Le vittime della pedofilia o efebofilìa, spesso, non vogliono mettere in pubblico le loro dolorose esperienze, specialmente se l’aggressore è anziano, stimato, si è pentito e ha fatto ammenda. E’ evidente che queste persone sono condizionate da una serie di sentimenti repressivi: vergogna, pudore, sensi di colpa, paura, condizionamenti, minacce. Tutto ciò è comprensibile, ma non giustificabile.
Un atteggiamento di “buona intenzione”, se da una parte può essere apprezzabile e, se si vuole, anche caritatevole, dall’altra, è però contrario alla verità e alla giustizia. La vittima e chiunque sia a conoscenza dei fatti, è tenuto in coscienza e, in molti paesi anche per legge, a denunciare il crimine anche per proteggere future vittime. Il cancro non si cura nascondendolo, ma analizzandone meticolosamente le cause e la gravità dell’espansione, mettendo in atto tutto ciò che è necessario al fine di sradicarlo e prevenirlo.
Tutti devono rendersi conto che l’omertà in questa materia grida vendetta al cospetto di Dio ed esige la più rigorosa giustizia di fronte alla società, il “popolo di Dio” e gli “innocenti”, che sono i più indifesi e vulnerabili.
Se si vuole veramente vivere in pace con se stessi e con gli altri, bisogna fare opera di riconciliazione e di giustizia, facendo emergere le cause e ricercando le circostanze che portano, favoriscono, o inducono a questi abusi, affinché si possano applicare misure adeguate per prevenire simili tragedie.
Coprire, occultare, non denunciare il violentatore è, dunque, una carità illusoria ed erronea. Non si può nascondere e seppellire nel silenzio questa grave offesa, la quale prima ancora di essere peccato, è un crimine e, come ogni delitto, deve essere affrontato e risolto in sede civile. La carità senza la giustizia è ingannevole, perché se non denunci ti fai complice di altri possibili reati, quindi la tua carità diventa complicità, perché provoca danni irreparabili.
Quasi tutte le vittime (in particolare negli USA, come evidenziato nel documentario “Hand of God” di Joe Cultrera sul caso di suo fratello Paul) hanno fatto uno sforzo coraggioso nel denunciare e richiamare la pubblica attenzione su queste miserie; hanno capito che, se non avessero rivelato il “cancro” da cui erano state contagiate, le autorità ecclesiastiche avrebbero continuato a nascondere tutto con il pretesto di tutelare la reputazione della Chiesa ed evitare il costo di liti e condanne civili. A spese di chi? Di tante altre vittime innocenti.
Pertanto è un dovere morale, un obbligo di coscienza, denunciare l’accaduto, non per infierire sul colpevole, che del resto in tanti casi, è solo parzialmente colpevole, ma per prevenire il perpetuarsi di questi crimini.
In base a studi approfonditi, statistiche accurate e ricerche scientifiche (vedasi in calce l’abbondante bibliografia) si possono affermare tre tesi:
1- La efebofilìa (termine scientifico per riferirsi a relazioni sessuali con adolescenti; la pedofilia si riferisce a quelle con pre-adolescenti) è una caratteristica, che si riscontra, in modo particolare, nei casi riguardanti il clero cattolico. La maggior parte delle vittime risultano essere chierichetti.
2- La percentuale degli abusi nel clero e nei religiosi/e è proporzionalmente molto più alta di quella riscontrata nella società civile in generale. Da qui si deduce, che ci sono circostanze e condizioni associate allo stato clericale/religioso, come, per esempio, il reclutamento di minorenni ed il celibato obbligatorio, che favoriscono, se non proprio causano, queste aberrazioni.
3- Psicoanalisti e psicologi hanno riscontrato che i preti pedofili sono, per la maggior parte, persone “sessualmente immature” e psicologicamente malate, essendo rimaste bloccate in tenera età nella trappola del narcisismo sessuale, distorsione dei sentimenti e deviazione delle pulsioni. Questo risulta evidente specialmente in coloro che sono entrati in seminario in tenera età.
È anche doveroso segnalare che l’autorità cattolica, non avendo sottoscritto la “carta” dell’UNESCO ed ignorando gli articoli riguardanti il proselitismo di minorenni, continua, magari con le migliori intenzioni, a violare i diritti umani e a favorire queste perversioni.
Negli USA i Vescovi lo hanno finalmente capito, certamente anche in conseguenza dell’alto costo di litigi e risarcimento di danni, e non ammettono più minorenni nei seminari; ma nel resto del mondo, specialmente nei paesi in via di sviluppo o in regioni di forte tradizione cattolica, il reclutamento di minorenni per i seminari e gli istituti religiosi è ancora in vigore.
In nome delle vittime di ieri, di oggi, e, per prevenire quelle di domani, scongiuriamo chi di dovere (autorità civili e religiose) a mettere fine a tutto ciò che può essere “occasione” di questa orribile piaga.
Se veramente e sinceramente ci teniamo alla riconciliazione, giustizia e riparazione non possiamo in nessun modo renderci corresponsabili di questo scandalo ed ingiuria agli “innocenti” ed incorrere nella “maledizione” pronunciata da Gesù stesso: “... guai a chi scandalizza uno di questi piccoli, sarebbe meglio per lui mettersi una macina di mulino al collo ed essere ingoiato dal mare” (Mt 18,6).
Si auspica inoltre che sia rivista la norma del celibato "OBBLIGATORIO" per il clero di rito latino, anche perché, in base a studi e ricerche, è ritenuto, a volte direttamente, ma sempre indirettamente, una delle cause della deviazione, in età evolutiva, delle pulsioni dei candidati. Impreparati, inibiti ed incapaci di gestire la propria sessualità, si rendono colpevoli di abusi e soprusi sessuali non sempre soggetti alla legge civile, ma nondimeno malefici, ingiusti e dannosi alle persone coinvolte, come nei casi di suore abusate, relazioni clandestine, aborti segreti, e prole abbandonata.
Non si può puntare impunemente il dito contro i singoli individui, le cause vanno ricercate a monte nei metodi di reclutamento e nei sistemi educativi, che non sono consoni alle esigenze della natura umana e le circostanze sociali odierne.

Bibliografia:
"Interview with Frederick S. Berlin," United States Conference of Catholic Bishops, 1997-SEP-8, at: http://www.nccbuscc.org/comm/kit6.htm
Philip Jenkins, "Pedophiles and Priests: Anatomy of a contemporary crisis," Oxford University Press, (2001). Read reviews or order this book (http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0195145976/ontarioconsultanA/ )
Robyn Suriano, "Pedophilia: Psychologists struggle to treat it without fully understanding its causes." Published in the Seattle Times, 2002-APR-28.
A. W. Richard Sipe, "Sex, Priests and Power: Anatomy of a Crisis," Brunner/Mazel, (1995). Read reviews or order this book (http://www.amazon.com/exec/obidos/ISBN=0876307691/ontarioconsultanA/ )
Ann Coulter, "Should gay priest [sic] adopt?," TownHall.com at: http://www.townhall.com/columnists/anncoulter/ac20020322.shtml
William H. Reid, The Psychiatric Times, 1988-APR-24. Quoted in: A. W. Richard Sipe, "Sex, Priests and Power: Anatomy of a Crisis," Brunner/Mazel, (1995).
Thomas C. Fox, "Sex and power issues expand clergy-lay rift," National Catholic Reporter, 1992-NOV-13, Pages 17 to 19.
Joe Fitzgerald, "Priest fears gays in ranks pose threat to Church," Boston Herald, 2002-MAR-6, at: http://www2.bostonherald.com/news/columnists/fitz03062002.htm
Father Donald Cozzens, "The Changing Face of the Priesthood," quoted in "Meet the Press transcript," ’ ABC News’ Meet the Press, 2002-MAR-31, at: http://www.msnbc.com/news/731454.asp
Bill Blakemore, "Crisis in the Church: Is celibacy to blame?," ABC Newsat: http://abcnews.go.com/sections/community/DailyNews/chat_blakemore020404.html
Barbara Walters, "Priests with AIDS: Crisis within [sic] Catholic church," 20/20, at: http://abcnews.go.com/sections/2020/2020/2020Friday_010105_priestswaids_feature.html
"200 priests investigated for sexual abuses in Philippines," Agence France-Presse, 2002-JUL-9 at: http://sg.news.yahoo.com/020709/1/30cew.html
Charol Shakeshaft, "Educator Sexual Misconduct: A Synthesis of Existing Literature," U.S. Department of Education, 2004-JUN, at: http://www.ed.gov/rschstat/research/pubs/misconductreview/index.html
“The bingo report” by Louise Haggett, 2005. Mandatory celibacy linked to clergy sexual abuse! Center for the Study of Religious Issues (CSRI)
http://www.rentapriest.com/



Sabato, 27 gennaio 2007


Pedofilia
Lettera aperta a p. Raniero Cantalamessa, su “Dio è amore”

di padre Umberto Lenzi

Con parole sentite, sentimenti toccanti, padre Umberto Lenzi (negli USA da 30 anni) con una lettera aperta commenta l’ultimo discorso del predicatore apostolico, p. Raniero Cantalamessa, su “Dio è amore”.


Seattle (USA) 30 Gennaio 2007

Caro padre Cantalamessa:

la tua visione dell’amore umano è  piuttosto riduttiva. Credi sia necessario rifare la creazione dell’uomo, perché le pulsioni umane sono sfuggite di mano al Creatore? Hai un concetto molto meschino del fidanzamento e dell’amore coniugale.

Mi raccomando, stai attento a non arrivare all’estremo della sessuofobia, misoginia, degenerando in una specie di distorto misticismo tipico di chi pretende, che l’uomo sia un essere incorporeo, asessuato, quasi celestiale. Dai l’impressione di chi, a furia di reprimersi, finisce per essere ossessionato dal sesso e non sa vedere altro, che i suoi aspetti deteriori. Una visione così triste e manichea delle realtà umane, fa venire il dubbio che devi avere un gran bisogno d’essere amato. Se tu avessi una visione più umana della corporeità, avresti capito San Paolo, il quale arriva a paragonare l’amore di Cristo per la Chiesa all’amore degli sposi. Non è tutto dire? Come fai a vedere  erotismo e "sporcizia" dappertutto? Anche nei tuoi genitori, nei tuoi fratelli/sorelle? O è una forma patologica, che si riscontra spesso nei celibi per forza? Anche il "Cantico dei cantici", questo sublime inno all’amore, per i tipi come te, può essere un testo pornografico. D’altronde, è un vizio clericale voler parlare di tutto, anche di ciò di cui non si ha esperienza. Ti sei mai fatto spiegare da tuo padre e tua madre che cosa hanno provato quando ti hanno messo al mondo con un "amplesso carnale", non "angelico", come Dio vuole?

Pare evidente, che non sai che cos’è l’amore vero, che la "fiamma creatrice" del Padre non ti ha neppure sfiorato. Dio "è" un Amore così grande da generare quell’intima "relazione" tra Padre e Figlio, che è lo Spirito. E’ proprio in questo Amore, che noi, in quanto "maschio e femmina", siamo fatti a sua immagine. E, in questa conformità, anche noi siamo, per così dire, "trinitari": padre, madre, figli. Un uomo non sposato non è completo, e molte volte è anche un anormale. Non c’e realtà più bella al mondo che "il fuoco dell’amore" ("immagine del roveto", segno della Presenza di Jahvé) tra due innamorati, che arriva al punto, per dono di Dio, di accendere un’altra vita per perpetuare l’Amore creativo.

Suvvia! Non pretendere di fare la predica al Padre Eterno, di insegnarGli a fare un Amore più soft, meno sessuato, più celestiale, vorresti cambiare i suoi disegni o insinuare che ha sbagliato tutto? Forse anche tu avresti bisogno di andare a "scuola di Amore" dai fidanzati, dai coniugi, dai genitori prima di predicare a noi e al Padre Eterno! Invece di denigrare l’amore coniugale e le sue manifestazioni, impara ad amare, sporcandoti le mani, abbassandoti ("exinanivit"!) come ha fatto Cristo, che si è preso cura degli "ultimi", svuotandosi del suo sapere infallibile, dottrina assoluta, superiorità autoritaria, ecc. Ha reclutato uomini e donne sposate, perché sapeva bene, che erano più equilibrati e "probati" per la sua missione. Caro Raniero, le uniche persone che a Gesù non andavano a genio erano gli Scribi e i Farisei.

Se tu deponessi gli occhiali neri dei pagani (stoici, gnostici, manichei) vedresti la vita proprio come "un idillio continuo, in un mondo dove tutto è bello, giovane, sano", perché l’ha creata Dio, non noi! Per chi ama non c’è vecchiaia, malattia, non ci sono limiti, perchè l’amore vero non ha età, è indiviso, supera il tempo e la spazio, va sempre al di là di tutto. Tu sembri voler ridurre l’innamoramento ed il sesso a qualcosa di banale, indecoroso, indegno. Come puoi dirti seguace di quel Francesco, che amava Chiara e tutte le creature, che faceva pazzie tanto era innamorato dell’Amore? Lui non ha mai sminuito niente né alcuno, tutto gli era scala per ascendere al suo Amato: il sole, la luna, il mare, il vento, il fuoco. Sì, anche il "fuoco dell’Amore". 

A leggerti viene da esclamare: "Si vede che non sei mai stato amato!". Pare che tu non sappia gran che dell’amore, perchè una persona innamorata (di una donna, di Dio, di un fiore, di una stella, ecc.), non parlerà mai come te. Chi ha composto il "Cantico dei Cantici", il "Cantico delle Creature", la preghiera "Signore, fammi strumento della tua pace", quelli sì che sapevano cos’è l’Amore ed erano veramente innamorati!

Ti ricordo nella mie povere preghiere, ricordo tutti i prelati, affinché lo Spirito vi illumini e vi faccia capire quello che la Chiesa veramente è: "popolo di Dio", troppo vilipeso e emarginato dai dotti e sapienti del mondo clericale. Predica al caro papa Ratzinger, che l’ostacolo più grande all’unione tra i Cristiani è proprio lui ed il suo apparato autoritario, che fa acqua da tutte le parti.

Frate Cantalamessa, recita con noi questa preghiera invece che dileggiare la creazione e le creature:

"Signore, fammi strumento della tua pace. 

Dove c’è odio fa che io porti l’amore, 

Dov’è offesa, perdono, 

Dov’è dubbio, fede, 

Dov’è disperazione, speranza, 

Dov’è buio, luce, 

Dov’è tristezza, gioia." 

(San Francesco d’Assisi)

PS – Se non vuoi rispondermi, non importa, ti ho già perdonato. In privato ti darei un piccolo consiglio: vedi se riesci a trovare una donna gentile, che ti insegni cos’è l’Amore e avrai l’ineffabile gioia di vedere in lei, nella prole e in ogni creatura, il "volto del Dio vivente".

Possibile che un predicatore apostolico non abbia studiato S. Tommaso? "E’ l’unicità del composto umano, così fortemente affermata da S. Tommaso, il quale confidava ai suoi discepoli che talvolta, nel momento in cui più intensa era la sua meditazione delle cose divine, il suo corpo reagiva con la polluzione" (C. Jacobelli, Il Risus Pascalis e il fondamento teologico del piacere sessuale, Brescia, 2004, 126, nota 53. Ripassa la Summa Theologica: I, q. 40, 42, 93; I-IIae, q.2, 4, 23, 24, 25, 27, 28, 30, 31, 34, 44, 153, ecc.).

Una raccomandazione: perché non mediti ogni giorno il "Cantico dei cantici" fino a quando non imparerai a valorizzare quell’Amore che è da Dio, non dal diavolo?

Tuo confratello, p. Umberto Lenzi

Ti trascrivo qui sotto l’ultima novità dagli USA. L’infallibile Roma non ha niente da imparare dalle tragedie dei suoi eunuchi per forza?

Ecco la mia reazione al film "Hand of God" di Joe Cultrera, un diario veramente potente, una storia che scuote la fede! Un racconto che ti lascia perplesso, arrabbiato, e commosso allo stesso tempo. E’ il compendio della tragedia vissuta con dignità, fierezza, incredibile fortezza ed onestà dal fratello di Joe, Paul, sessualmente abusato dal prete Joseph Birmingham (deceduto. Condannato per 100 cento vittime violentate). Non c’è alcuna morbosità. La cultura di sfondo italo-americana, il monologo biografico ed i dialoghi con i familiari sono toccanti. Le persone coinvolte, inclusi alcuni ecclesiastici importanti fanno "brutta figura" (a dirlo con carità). Qui si scopre il lato "demoniaco" di certi prelati nell’ostinazione alla segretezza, pur di proteggere la "reputazione" a qualsiasi costo umano, materiale, e spirituale. La scena più terribile e rivelatrice è verso la fine, quando il vescovo, che senza riguardo per le tradizioni e diritti della comunità, aveva chiuso la chiesa della comunità italiana, si rivolge al regista (Joe, il fratello di Paul) e dice: "E’ tutto frutto della tua testa ... sei un povero triste omuncolo." Alla fine uno si chiede: "Ma dov’è Cristo, il Vangelo, c’è ancora traccia di qualche valore spirituale nell’Istituzione Ecclesiastica?". Per avere una visione più completa di quello che è l’immane sconcezza del clericalismo “celibatario” (quello che papa Ratzingher stesso ha chiamato "SPORCIZIA", senza rendersi conto, almeno in apparenza, di esserne lui stesso fomentatore e collaboratore)  basta entrare nella database all’indirizzo che segue:

http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp

Ogni prete sposato può considerarsi privilegiato e fortunato di essere stato ispirato e chiamato a sposarsi ed avere sane e normali relazioni sessuali, come disegnate e volute dal Creatore.

Il FILM si puo’ vedere in Inglese a questo indirizzo:

http://www.pbs.org/wgbh/pages/frontline/handofgod/view/

Arrivati al sito, cercare e cliccare il primo "one" quadro dove c’e’ scritto WATCH, cliccando su FULL si ottiene un’immagine a pieno schermo.  Non c’è una versione in Italiano, quindi ho preso contatti col produttore, per vedere se si può farla.

Umberto Lenzi


 

Other Web Sites about the Catholic Abuse Crisis

On this page we provide links to Web sites that offer information, commentary, and assistance regarding the crisis. The sites represent a range of positions and opinion, and their presence on this list should not be construed as an endorsement by BishopAccountability.org. We endorse no particular analysis of the root causes of the crisis, and we advocate no particular remedies. Please email us with suggestions for adding to this list of links.

Media and Academic Web Sources on the Crisis
Including Newspaper Features with Links to Many Stories

http://www.pepe-rodriguez.com/Sexo_clero/Sexo_clero_estadist.htm

* Abuse Tracker
* Behind the Pine Curtain (successor site to the Abuse Disclosure Project, on abuse at St. John’s in Collegeville)
* Catholic World Report - "Scandal Coverage" back to 1993
* The Church in the 21st Century (Boston College)
* cruxnews.com (Michael S. Rose)
* Google News on Catholic Abuse Crisis
* Father Lasch
* First Things (Google search)
* National Catholic Reporter
* National Public Radio
* Renegade Catholic (Main site of Jay Nelson, former webmaster of The Linkup and editor of the Missing Link. The site provides links to Nelson’s proposal for a World Catholic Abuse Survivors Day, his blog Abandoned Altars, his essay collection Weirdload , a useful links page Priests of Darkness including important documents, information on his novel The Harrowing, and his screenplay Once Upon an Inquisition.)
* Richard Sipe: Priests, Celibacy, and Sexuality
* Sister Jane McDonald
* Voice from the Desert (blog by Frank Douglas of Tucson AZ)

* Clergy Abuse page from the Rick A. Ross Institute
* Yahoo - Catholic Church Abuse Scandal

* Atlanta GA - CNN (2002-2003)
* Baltimore MD - Baltimore Sun (2002-2006)
* Boston MA - Boston Globe (2002-2004); Boston Phoenix (2001-2003)
* Cincinnati OH - Cincinnati Enquirer (2002-2003)
* Cleveland OH - Plain Dealer (2002-2004)
* Joliet IL - Herald News (2002)
* Los Angeles - Los Angeles Lay Catholic Mission [Google search]; Ron Russell in New Times
* Milwaukee WI - Milwaukee Sentinel (2002-2005)
* New York NY - BeliefNet (2002-2004)
* Niagara Falls NY - LifeSite (2002-2005)
* Philadelphia PA - Philadelphia Inquirer (2002-2005)
* Phoenix AZ - Arizona Republic and the newspaper’s thematic page on the crisis (2002-2006)
* Portland OR - Oregonian (1999-2004)
* St. Louis MO - St. Louis Post-Dispatch (2002-2004)
* San Francisco CA - Catholic World Report (1993-2002)
* San Francisco CA - San Francisco Chronicle (1995-2006) [site search]
* Tampa Bay FL - Tampa Bay Coalition (2002)
* Washington DC - Catholic News Service (2004)
* Washington DC - PBS NewsHour (2002-2004)
* Wilmington NC - Denis Ventriglia
* Worcester MA - Telegram & Gazette(2002-2005)

* Boston archdiocese’s For the Record feature, which responded to media coverage in 2003
* Los Angeles archdiocesan lawyers’ Clergy Sexual Abuse: The Legal Issues, which responds to media coverage


Vatican Documents and News

* Vatican - The official Web site, with documents of Pope Benedict XVI, Pope John Paul II , Vatican II, and much else
* Zenit - "the world seen from Rome," with document archive and a daily email service
* Word from Rome - weekly column by John Allen, Vatican reporter for the National Catholic Reporter, with an archive of previous columns
* Catholic World News


Organizations

* Call to Action
* Catholic League for Religious and Civil Rights
* Child Abuse Prevention Requires Education (CARE)
* ChurchSecurity.info (documents and anti-embezzlement measures)
* Coalition of Catholics & Survivors
* Crusade against Clergy Abuse
* Dignity
* Fix the Law
* Foundation to Abolish Child Sexual Abuse
* Freedom from Religion Foundation
* Justice for Priests & Deacons
* The Healing Alliance
* A Matter of Truth
* Mount Cashel Coverup
* National Federation of Priest Councils
* The National Institute for the Renewal of the Priesthood
* Opus Bono Sacerdotii (Work for the Good of the Priesthood)
* Reporters Committee for Freedom of the Press and their feature on Secret Justice
* Rescue and Recovery International
* Roman Catholic Faithful (including their exposé [p. 21] of St. Sebastian’s Angels)
* Speak Truth to Power
* Survivor Connections
* Survivors Network of Those Abused by Priests (See also the Web sites for the chapters in Philadelphia, the Great Plains , the Midwest, Tennessee , New Mexico, Louisiana, and Mississippi.)
* The Bryan Tullock Foundation
* United States Conference of Catholic Bishops and the USCCB’s abuse-related Web page
* Voice of the Faithful (VOTF), and see also VOTF’s links to Web sites of their local affiliates, including the Bridgeport CT VOTF affiliate’s site, as well as two sites started in response to VOTF, Faithful Voice and Your Catholic Voice
* Voices of Outrage: Where’s the Justice? and the RICO Campaign for Survivor Justice petition, requesting a U.S. RICO investigation of the Catholic church
* Worcester Voice



Mercoledì, 31 gennaio 2007


Pedofilia
Come i Preti Giustificano il loro bisogno di sesso

Uno psicoterapeuta, che da 20 anni ha in cura preti pedofili tira queste sommarie conclusioni.


Quando si prende in considerazione l’abuso sessuale di minori da parte di preti, (o di "celibi" in genere), innumerevoli volte mi si chiede: "Ma come possono arrivare a fare questo?" Domanda legittima, che la Chiesa non ha affronta né direttamente né esaurientemente. Le scuse e giustificazioni che i preti sessualmente attivi adducono per i loro comportamenti sono quanto mai sorprendenti e sbalorditive, e, per quanto si sforzino di spacciarle per buone, restano soltanto dei tentativi di razionalizzazione, cioè, di un meccanismo di difesa per tentar di nascondere le vere intenzioni ed emozioni del loro comportamento irrazionale e inaccettabile. Sono testimonianze sbalorditive, incredibili, che è perfino penoso ascoltare. Ecco alcune frasi che ho raccolto dalla loro bocca durante il colloquio:
· Un prete conforta la vittima, dopo aver fatto sesso: "Che vuoi? Anche il prete è soltanto un essere umano."
· Un altro, dopo avere stuprato analmente un ragazzo di 13 anni: "Tutto OK. Siamo semplicemente uomini. Tutti abbiamo diritto di soddisfare le nostre necessità e desideri.”
· Un altro dice ad un giovane che ha invitato a letto: "Che male c’è che un uomo dimostri fisicamente il suo affetto ad un l’altro."
· Un prete tenta di spiegare alla sua vittima che il sesso anale è una cosa normale: "Non è un peccato. Siccome non c’è nessuna possibilità di procreazione o di gravidanza, i nostri atti non sono peccaminosi."
· Un altro prete invita un ragazzo: "I preti hanno bisogno di abbracci; noi siamo solitari ed abbiamo delle necessità." Questo fu l’inizio di una lunga relazione sessuale anale ed orale.
· Ci sono molti esempi di preti che dicono al loro partner e a se stessi che il comportamento fa parte del volersi bene: "Questo è un esempio di quanto Dio ti ama!"
· Un prete dice ad una adolescente mentre la abusa sessualmente: "Questo ti mostrerà quanto Gesù ti ama, perché io sono un prete."
· Un altro prete tenta di dimostrare la stessa cosa ad una ragazzina, dicendo, quando le tocca i genitali che lo faceva con un’ostia consacrata.
· Un altro prete, con una perversione particolare, dice alle sue vittime di dare e ricevere clisteri, usando Acqua Santa e che si tratta di una benedizione interna.
Direzione spirituale e Confessione non sono aree incolumi o esenti da pericoli per collaborare con un prete. Questi può fare un servizio di grande utilità a un gran numero di persone e, magari, avere solo qualche caso di trasgressione. Ma in queste circostanze e in situazioni di clima spirituale l’abuso è particolarmente devastatore. Il prete che abusa della fragilità di un penitente vulnerabile è particolarmente colpevole. I preti giustificano il loro tradimento con queste espressioni: "L’ha voluto lui (la vittima)”; "Era un iniziato"; “Gli ho dato solo quello che voleva". Quest’ultima affermazione registrata è di un prete che ha ammesso di avere abusato di 300 vittime minorenni.
"L’amicizia" è la scusa per coprire molti abusi. L’iniziazione in seminario è occasione di abbondante attività sessuale in quanto non è identificata come abuso, perché il prete e lo studente sono amici. L’amicizia e il linguaggio spirituale giustificano un tale comportamento. Queste stesse dinamiche si manifestano anche tra il prete e le donne nubili o sposate.
· "Io stavo solo tentando di istruirla per un buon rapporto sessuale", disse un prete. Un altro sulla medesima linea: "Io volevo farle vedere che il sesso è buono e santo."
· La segretezza serve anche come scusa per la loro attività sessuale. "È del tutto giusto per noi finché nessun altro lo sa. Quindi nessuno viene offeso".
· Un prete ha una grande capacità di razionalizzazione e chiama il suo rapporto sessuale con una minorenne "abbraccio contenuto". Poi spiega: anche se ha avuto la eiaculazione, non avendo manifestato emozioni, la sua azione non viola il celibato.
Anche alcuni teologi riducono la trasgressione sessuale di un prete ad un peccato contro la castità (come per ogni altro fedele) e non una violazione del celibato. Questa interpretazione è direttamente contraria al canone 277 e sfida il senso comune di persone normali. Un cattolico ben informato considera normale che un prete, come un celibe qualunque, abbia rapporti con una donna, un uomo e tanto meno con un bambino. Eppure un prete, insegnante di diritto in un’Università Cattolica (2006), produce esattamente questa interpretazione.
C’è una spiegazione teologica molto sofisticata, che un prete riporta. Il famoso Gesuita Bernardo Lonergan tenne una conferenza a Roma sul "Celibe solo". Egli fece la distinzione tra atti buoni, cattivi ed indifferenti, distinguendo tra “actus humanus”, (è un atto di volontà la cui fonte è la conoscenza razionale e la libera volontà) e “actus hominum” (un atto di un essere umano che involontariamente accade senza responsabilità, come una funzione naturale). Questo è quel genere di distinzione filosofica, sulla quale si appoggia la doppiezza del clero.
· Un prete, ogni anno, ha l’abitudine di scegliere delle ragazze di prima media per aiutarlo nella parrocchia. Sdraiandosi con una o l’altra sul divano e tenendola stretta si provoca l’eiaculazione. Interrogato sul suo senso di responsabilità, dice: "E’ successo cosi". E volendo giustificarsi a tutti i costi prosegui: "Ma eravamo vestiti!". Insiste che tutto va via liscio, anche quando le ragazze dicono di essere infastidite, perché avvertono la sua erezione.
· Molti preti quando vengono messi a confronto con le loro azioni, si scusano: "Lui (lei) ha capito male". Questa è la scusa del prete molestatore del Parlamentare Mark Foley quando viene interrogato sulla sua “amicizia” con Foley, che aveva 11 - 12 anni. Il prete, come molti preti violentatori, insiste che non c’era nulla di sbagliato nel nuotare o dormire nudi insieme. La maggior parte dei genitori però direbbe: "Non con mio figlio", "Non con mia figlia!"



Mercoledì, 31 gennaio 2007


Preti pedofili
I SILENZI DI DON STANISLAO.

Il segretario di Wojtyla accusato di aver coperto preti molestatori


 

di Agenzia ADISTA N. 15 - 24 Febbraio 2007

33767. VARSAVIA-ADISTA. Sono quasi riusciti a rovinargli la festa: il 27/1 è stato il gran giorno per il card. Stanislaw Dziwisz, per quarant’anni segretario di Giovanni Paolo II, quello della presentazione dell’edizione polacca del libro di memorie "Una vita con Karol", scritto insieme al giornalista Gianfranco Svidercoschi. Una grande occasione di pubblicità per il cardinale, il cui volume ha attirato l’attenzione della stampa di tutto il mondo con le sue rivelazioni sulle ’scappatelle’ del pontefice per andarsi a fare una sciata in santa pace.
Ma ricordi molto meno confortanti, per il cardinale, sono stati quelli pubblicati il 26/1 sul quotidiano regionale polacco Glos Wielkopolski: nel 2000, Dziwisz avrebbe ignorato i documenti, inviatigli da un gruppo di credenti e di preti, che provavano gli abusi di mons. Juliusz Paetz, allora arcivescovo di Poznan, a danno di seminaristi. L’articolo, intitolato "Il silenzio del cardinal Dziwisz", racconta lo stupore degli autori del dossier, che si aspettavano una pronta reazione da parte del segretario del papa e scoprirono invece che Wojtyla era stato completamente lasciato all’oscuro della vicenda. Lo scandalo di Mons. Paetz venne poi alla luce indipendentemente e portò alle dimissioni del porporato nel 2002.
Il quotidiano polacco riporta anche un altro ’peccato di omissione’ di mons. Dziwisz, oggi arcivescovo di Cracovia nonché depositario dell’archivio personale di Wojtyla, da lui conservato in barba alle esplicite disposizioni del papa di dare fuoco a tutte le proprie carte. Nel 2002, sempre in quanto segretario del pontefice, Dziwisz avrebbe ricevuto la lettera di Antonio Ornelas, un sacerdote messicano, membro del tribunale ecclesiastico diocesano, che portava alla luce gli abusi e le molestie di p. Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo (v. Adista nn. 1-39/02, 77/04, 5-9-11/05, 39-41/06). Anche in questo caso, la risposta di Dziwisz sarebbe stata il silenzio. Lo stesso silenzio che, da metà dicembre, ha opposto anche alle domande del quotidiano polacco, che cercava un suo commento alle accuse.
Le rivelazioni di Glos Wielkopolski (ignorate dalla stampa italiana con l’eccezione del Giornale e di Repubblica) sono il secondo colpo che va a raggiungere il card. Dziwisz dall’apertura della crisi all’interno della Chiesa polacca con le dimissioni di mons. Stanislaw Wielgus (v. Adista nn. 5-7/07). Il giorno dopo la caduta del neo-arcivescovo di Varsavia, infatti, anche mons. Janusz Bielanski, stretto collaboratore del card. Dziwisz, era stato costretto a dimettersi da parroco della cattedrale di Cracovia per le accuse di collaborazionismo con i servizi segreti polacchi.
Sentendosi sotto attacco, il card. Dziwisz ha adottato la stessa teoria del complotto già elaborata dalla Chiesa polacca in occasione dell’affaire Wielgus: quanto riportato dal quotidiano polacco sarebbe, secondo il portavoce del cardinale, p. Robert Necek, "una grande bugia… architettata con furbizia, fatta solo per calunniare e infangare il nome di Dziwisz e della Chiesa polacca". Curiosamente, però, fa capolino la speranza che lo ’scandalo’ possa avere delle ricadute economiche positive: "Speriamo che questo articolo offra la possibilità di vendere un maggior numero di copie del libro", aggiunge infatti p. Necek.
Come se non bastasse, un’altra tegola è caduta addosso alla Chiesa polacca nella forma di un sondaggio, condotto dal prof. Jozef Baniak dell’Università di Poznan, che mostra come il 60% dei preti polacchi sogni di avere una famiglia propria. Il professore ha illustrato su un settimanale cattolico i risultati parziali di una ricerca sul fenomeno dell’abbandono del sacerdozio. Dall’esame dei dati di 3 diocesi (su un totale di 41 in Polonia), sarebbero 60 i preti che hanno lasciato la tonaca, principalmente per "crisi di identità" e per il rapporto con una donna. Dati dell’Ufficio statistico vaticano, citati dal professore nel suo articolo, confermano che il fenomeno dell’abbandono del sacerdozio è in rapida crescita in Polonia. (alessandro speciale)
 



Martedì, 20 febbraio 2007


Preti pedofili
Don Dessì, 1.400 foto pedopornografiche sul pc

Fonte: http://www.telereggio.it/notizie/31905.html

Don Dessì, 1.400 foto sul pc
Aveva circa 1.400 fotografie pedopornografiche sul suo personal computer, don Marco Dessì, il sacerdote finito in carcere a Parma con l’accusa di abusi sessuali su minori ospiti della sua missione in Nicaragua. All’imputazione di violenza sessuale si aggiunge, dunque, quella di detenzione di queste immagini scaricate da Internet. Il religioso aveva tentato di cancellarle, ma gli esperti informatici della Procura sono riusciti a recuperarle.
Si aggrava, dunque, la posizione di don Dessì, che era stato arrestato il 4 dicembre scorso a Cagliari, mentre stava per ripartire per il Nicaragua. La denuncia era stata presentata dall’associazione Rock No War, dal Comune di Correggio e dall’associazione cagliaritana Solidando, entrati in contatto con sei giovani che avevano subito le violenze e che sono stati ospitati nella nostra provincia sotto protezione. L’incarico è stato affidato all’avvocato Marco Scarpati.
Oggi ha consegnato la sua relazione il consulente Lino Rossi, criminologo reggiano nominato dalla procura parmense. A questo punto le indagini della procura, affidate alla dottoressa Lucia Russo, sono chiuse. L’indagato avrà una ventina di giorni di tempo per presentare memorie difensive o chiedere eventuali supplementi di istruttoria, dopo di che il gip dovrà decidere sul rinvio a giudizio. L’udienza preliminare potrebbe essere fissata già ad aprile.
Don Dessì ha nominato suo difensore l’avvocato reggiano Romano Corsi, che si affianca al legale sardo Pier Luigi Concas. I giovani nicaraguensi sentiti dai magistrati di Parma hanno descritto un quadro agghiacciante delle violenze subite, iniziate negli anni Ottanta-Novanta e che si sono protratte per vari anni.
 

Violenza sessuale Chiuse le indagini sul missionario
Film porno inchiodano don Dessì
Luisa Satta
Nel suo computer sarebbe stata trovata una galleria degli orrori

PARMA. Il pubblico ministero di Parma, Lucia Russo, depositerà stamane l’atto di conclusione delle indagini per abusi sessuali a carico di don Marco Dessì, 59 anni, il missionario di Villamassargia - per molti anni in Centro America - arrestato il 4 dicembre scorso a Cagliari. Le accuse mosse al sacerdote sono di violenza sessuale su minori plurima, aggravata e continuata. La posizione di don Dessì si sarebbe ulteriormente aggravata con nuovi scabrosi particolari, sarebbero stati infatti ritrovati alcuni filmati inequivocabili. L’udienza preliminare potrebbe essere fissata ad aprile.
Il caso del sacerdote, attualmente detenuto a Parma dopo che ai primi di gennaio era stata bocciata la richiesta di scarcerazione, era stato sollevato in settembre dall’associazione modenese ’Rock no war’.
L’associazione, dopo un viaggio in Nicaragua di alcuni dirigenti, aveva presentato un esposto alla magistratura parmigiana assieme al Comune di Correggio (Reggio Emilia), alla onlus sarda ’Solidando’ e ad altri cittadini.
Gli abusi - di cui’Rock no war’ aveva raccolto testimonianze direttamente dalle presunte vittime - sarebbero stati commessi e protratti per anni non solo in Nicaragua, dove il religioso viveva e dove stava per ritornare quando fu arrestato con grande scalpore in Sardegna ma anche in altri Paesi dove andava ad esibirsi il coro ’I bambini del Getsemani’, fondato nella sua missione di Chinandega proprio da don Dessì.
Sei giovani nicaraguensi - di età tra i 7 e i 15 anni - che hanno parlato con gli inquirenti delle violenze subite, sono stati ospitati sotto protezione nel Reggiano. I ragazzi vorrebbero tornare nel loro paese, ma ci sarebbero problemi di sicurezza. Le violenze sessuali sarebbero andate avanti da 1983 sino a tempi recenti. Le hanno raccontate in aula a fine dicembre durante un incidente probatorio gli stessi ragazzi. Una drammatica deposizione che i piccoli hanno fatto nascosti da un separè e sotto l’assistenza di psicologi.
Durante le indagini si è scoperto che il sacerdote aveva circa 1.400 foto pedopornografiche sul suo personal computer. Don Dessì, a quanto si è appreso, aveva anche tentato di cancellarle, ma gli esperti informatici della Procura sono riusciti a recuperarle. E ora si parla di filmini pedopornografici, tantissimi, al vaglio degli inquirenti. Tutte prove che domani saranno rese pubbliche con la chiusura delle indagini. Il religioso si difende sostenendo si essere vittima di una montatura per screditare lui e la chiesa cattolica in Nicaragua.
Le organizzazioni che hanno denunciato il sacerdote, invece, sostengono che il Vaticano si è schierato a fianco dei ragazzini che sarebbero stati abusati e che la stessa chiesa nicaraguegna si sta attivando per aiutare le vittime della violenza.
(21 febbraio 2007)


Fonte:
http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Film-porno-inchiodano-don-Dess%C3%AC/1516448/6



Mercoledì, 21 febbraio 2007


Preti pedofili
Stati Uniti: La diocesi di San Diego in California rischia il fallimento per gli abusi dei sacerdoti

Fonte: Radio Vaticana

SAN DIEGO, 23feb07 - La diocesi statunitense di San Diego, in California, ha chiesto una protezione giuridica di fronte alla eventualità che venga dichiarata fallita. La diocesi, infatti, è coinvolta in 143 cause per abusi su minori da parte di propri sacerdoti. In caso di riconosciuta colpevolezza, la diocesi sarà chiamata a rifondere danni per svariati milioni di dollari, rischiando quindi il fallimento. Nella prossima settimana comincia l’esame delle prime cause e, in forza del Codice sui fallimenti (Federal Bankrupcy Code), la diocesi può intraprendere la via delle risoluzioni extragiudiziali delle singole cause. Tale via accorcierebbe i tempi per una risoluzione, con conseguenti risparmi sulle spese procedurali. La diocesi di San Diego è la quinta negli Stati Uniti che chiede di avvalersi di questa particolare protezione giuridica.
(Apic - MANCINI)



Sabato, 24 febbraio 2007


Preti pedofili
Il Senato messicano si attribuisce la facoltà di inabilitare sacerdoti

E la chiesa Cattolica grida alla violazione della libertà religiosa (SVERGOGNATI!)


 

di Sergio Grande

Cosa c’è di religioso nella pedofilia dei preti? Assolutamente nulla. Nessuno, credevamo fino ad oggi, potrebbe mai associare la pedofilia dei preti con l’esercizio della libertà religiosa.
Eppure è successo in Messico. Secondo la notizia dell’Agenzia Zenit che di seguito riportiamo, il Senato messicano si è attribuito la facoltà di "inabilitare sacerdoti", quelli che hanno commesso il reato di pedofilia. Ebbene a questo provvedimento sta facendo opposizione la chiesa cattolica messicana seconda la quale la legge approvata comporterebbe "l’intervento delle autorità in affari interni delle associazioni religiose".
Ora come si fa a definire la pedofilia dei preti un "affare interno delle associazioni religiose"? Ma i vescovi messicani fanno di più, rivendicano il "carattere religioso" dei preti, anche se hanno commesso reati mostruosi.
Questa sarebbe la "tolleranza zero" predicata dallo stesso Ratzinger?
Questa posizione della chiesa cattolica messicana non fa altro che confermare come la questione della pedofilia è qualcosa di molto profondo e radicato nella gerarchia ecclesiastica che essa vuole difendere a tutti i costi, anche a quello di cadere in posizioni che definire obbrobbriose è dir poco.
Quando si violenta un bambino si commette un crimine orribile e chiunque lo fa non deve trovare alcuna compiacenza o copertura, sopratutto da parte di organizzazioni religiose. Non si tratta di panni sporchi da lavare in famiglia, nel silenzio e procurando ancora più violenza alle piccole vittime. Le organizzazioni che ragionano così ben poco hanno non solo di religioso ma anche di semplicemente umano.


 

http://www.zenit.org/italian/visualizza.php?sid=10864


Data pubblicazione: 2007-02-26
Il Senato messicano si attribuisce la facoltà di inabilitare sacerdoti
Violazione della libertà religiosa

CITTA’ DEL MESSICO, lunedì, 26 febbraio 2007 ( ZENIT.org).- Attraverso un comunicato stampa, la Conferenza dell’Episcopato Messicano (CEM) ha reso noto questo mercoledì il suo atteggiamento circa i recenti pronunciamenti del Senato messicano sul castigo che si deve infliggere ai sacerdoti che abusano di minori.

In concreto, la CEM ha denunciato che la riforma approvata dai senatori, che permette l’inabilitazione dei sacerdoti pederasti, non solo presenta “errori e lacune” molto gravi, ma entra in conflitto in modo diretto con la Legge delle Associazioni Religiose e del Culto Pubblico che governa le Chiese nel Paese.

Nella riforma in questione, il Senato della Repubblica ha approvato questioni riferite allo sfruttamento sessuale infantile, riservando alle leggi civili l’inabilitazione dall’esercizio sacerdotale di quanti si presume abbiano abusato di minori.

Per la CEM, queste disposizioni entrano in contraddizione con la Legge delle Associazioni Religiose e del Culto Pubblico, intervenendo in affari interni delle Chiese attraverso procedure civili.

La normativa vigente proibisce l’intervento delle autorità in affari interni delle associazioni religiose, come nominare o inabilitare i ministri di culto, avverte il comunicato della CEM.

“Il loro carattere religioso e l’esercizio del loro ministero è una questione che resta nelle mani dell’istituzione religiosa alla quale appartengono, e spetta a questa istituzione religiosa occuparsi dell’inabilitazione, del ritiro o della fine del ministero che svolgono”, ha segnalato la Conferenza dei Vescovi messicani.

La CEM ha riferito che secondo le leggi ecclesiastiche, nel caso di responsabilità di un religioso in una condotta delittuosa, concretamente nel caso della pederastia, l’interessato viene sospeso in modo immediato, oltre a subire un processo interno, che si può concludere con la sospensione definitiva dal ministero.

“E’ molto importante che nelle nostre leggi non ci sia luogo per lacune o errori”, riferisce il testo: spetta solo alla Chiesa, e non a un giudice, come si stabilisce nella riforma legislativa, inabilitare o porre fine al ministero di quei sacerdoti che sono accusati di violenza o abuso di minori, conclude il comunicato della CEM.
 



Martedì, 27 febbraio 2007


Preti pedofili
Usa. Cause pedofilia portano diocesi di San Diego sul lastrico

Fonte: REUTERS
News del 28-02-2007

La Diocesi cattolica di San Diego, ottava città per grandezza di tutti gli Stati Uniti, ha riferito oggi di aver presentato domanda di bancarotta in seguito alle troppe richieste di rirsarcimento danni per i casi di abusi sessuali.

Con circa 1 milione di membri, diventerà la più grande diocesi degli Stati Uniti a realizzare una insolvenza nei confronti dei creditori, secondo quanto riferito dal giornale San Diego Union-Tribune. Altre quattro diocesi hanno avviato la procedura fallimentare.

"Noi abbiamo messo i soldi sul tavolo, ma sono arrivate richieste di risarcimento che superano le risorse finanziarie di entrambe le diocesi e la copertura della nostra assicurazione finanziaria", dice Robert H. Brom, vescovo di San Diego, in un comunicato.

Per l’associazione Survivors Network formata dalle persone vittime degli abusi sessuali, si è trattato "della bancarotta morale di un vescovo egoista che ha paura di affrontare le questioni più spinose, come il fatto di tenere celata la pedofilia tra i preti".

La chiusura delle cause pendenti -- le prime risalgono agli anni 50 -- potrebbe costare alla diocesi di San Diego oltre 200 milioni di dollari, fanno sapere le parti civili.

Secondo la legge statunitense a rispondere finanziariamente in caso di risarcimenti civili non è il sacerdote colpevole, ma la diocesi stessa.



Giovedì, 01 marzo 2007


Preti pedofili - USA
Le vittime degli abusi chiedono molto più che i soldi alla Chiesa

di By Alan Cooperman - Washington Post Staff Writer (traduzione di Fausto Marinetti)

Dagli USA una rivendicazione, che fa riflettere: le vittime dei preti pedofili esigono dalla Chiesa qualcosa di più di un assegno pecuniario. Vogliono far capire in alto, che non si può illudersi di curare delle ferite inguaribili, mettendoci sopra dei dollari...


 

Saturday, February 24, 2007
Quando erano vivi, Neal e Jean Evans erano molto affezionati al parroco. Da morti, meno di 20 piedi di prato separava le loro tombe da quella del reverendo, nel cimitero Forest Lawn, Ashville, North Carolina.
Gli Evans non si erano mai accorti che p. William J. Kuder, molestava i loro tre figli quando arrivavano ai nove anni d’età.
Il 6 febbraio, dopo un accordo legale con i fratelli Evans, la Diocesi di Raleigh ha fatto disotterrare i resti del prete per trasferirili in un altro cimitero a cinque miglia di distanza.
"Saperlo là vicino a loro, era come profanare i miei genitori" dice Jim Evans, 61 anni. "Perché da vivi non hanno mai saputo quello che ci è successo, ma nell’altra vita ormai lo sanno anche loro".
In tutto il Paese le vittime degli abusi sessuali da parte dei preti stanno diventando sempre più decise nel chiedere riparazioni che prescindono dal denaro. I responsabili ecclesiastici, dopo aver sborsato un miliardo e mezzo di dollari per accordi in sede legale e per gli altri costi connessi agli scandali, adesso sono spesso disposti a trattare.
"Il maggior risultato per le vittime é che il mondo riconosce che i fatti denunciati sono accaduti e che loro non avevano colpa alcuna" afferma Marci A. Hamilton, consulente delle vittime e professore alla Cardozo School of Law di New York.
"Ritengono questo fatto molto più importante del denaro e le loro idee stanno diventando sempre più originale nell’esigere un risarcimento integrale".
A gennaio, il Vescovo William S. Skylstad di Spokane, Wash., ha raggiunto un accordo con più di 100 vittime che chiedevano un indennizzo di 48 milioni di dollari. Ma il loro avvocato, Tim Kosnoff, ha detto che le vittime avevano presentato una lista di richieste, che prescindevano dall’aspetto finanziario.
"Non vogliamo metterci d’accordo su alcuna somma pecuniaria, a meno che non vogliate accettare queste richieste piuttosto inusuali, rivoluzionarie, drastiche per gli standard della Chiesa Cattolica", afferma Kosnoff.
Tra le condizioni accettate dal vescovo Skylstad c’era che ogni vittima di Spokane avrebbe avuto la possibilità di parlare pubblicamente nella parrocchia dove lui o lei sono stati vittime degli abusi. Se lo preferiscono, le vittime possono pubblicare le loro storie sugli abusi sofferti nel giornale diocesiano.
Skylstad, presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, manderà una lettera di scuse a ogni vittima; "sosterrà pubblicamente la eliminazione di tutti i termini di prescrizione fissati in materia di abuso sessuale", secondo l’accordo stipulato, che sta per essere esaminato in tribunale, il quale deve decidere il riconoscimento di bancarotta richiesto dalla diocesi in base all’articolo 11.
Una delle vittime di Spokane, Mark Mains, 44 anni, ha detto che non vede l’ora di parlare nella sua parrocchia per avere soddisfazione dell’esperienza fatta ad un raduno di cattolici di Spokane. Dopo le affermazioni nostalgiche del vescovo nella "casa di ritiro", che la diocesi dovrebbe vendere per pagare i risarcimenti delle vittime, Mains aveva riferito al gruppo che anche lui aveva delle tristi memorie su quella casa. "Ho detto: mi ricordo bene di essere stato qui per prepararmi alla cresima e, durante la notte, Padre Patrick O’Donnell strisciò sul materasso dove dormivo e mi violentò".
"Una delle esperienze più profonde della mia vira è stata quella di stare in piedi davanti a delle persone, che credevano che noi stessimo portandogli via le chiese e le proprietà. Per me è stato sconvolgente vedere come la loro rabbia si dissipava man mano che raccontavo loro quello che mi era successo".
Gli avvocati dicono che una delle esigenze più comuni é la richiesta di scuse da parte del vescovo. Prima che l’Arcidiocesi di Washington trovasse un accordo con 16 vittime, venne promesso a ogni vittima un incontro personale e privato con il Cardinal Theodore E. McCarrick o con il suo successore, l’Arcivescovo Donald W. Wuerl.
A Davenport, Iowa, le vittime hanno ottennuto le scuse dal Vescovo William E. Franklin e , a futura memoria, verrà innalzato un monumento davanti al quartier generale della diocesi: un’antica pietra usata per macinare il grano con quella famosa frase di Gesù "Chi scandalizza uno di questi piccoli, sarebbe meglio per lui mettersi una macina di mulino al collo e gettarsi nel mare ".

L’avvocato Craig A. Levien, dopo il negoziato a favore delle 37 vittime di Davenport, ha detto che la diocesi ha accettato subito il monumento ma ha rifiutato di consegnare la documentazione degli stupratori. Altri avvocati hanno dichiarato di aver incontrato la stessa resistenza in tutto il paese.
Mark Chopko, consigliere generale della conferenza episcopale, ha affermato che le diocesi "devono tutelare la privacy dei loro dipendenti, come fanno tutti i datori di lavoro". Dal 2001 le compensazioni non monetarie sono diventate una routine, quando due diocesi californiane hanno accettato di installare una linea telefonica gratuita per eventuali denunce come parte di un accordo di 5.2 milioni di dollari con Ryan Di Maria, vittima di abusi da parte del preside della scuola.
"E’ una risposta umana ad un problema umano" dice Chopko.
Nel North Carolina, i fratelli Evans non sapevano cosa aspettarsi quando ebbero l’idea della riesumazione del corpo del prete. Ma la diocesi, che aveva accettato di pagare ai tre fratelli 250.000 dollari ciascuno, accolse la richiesta sul serio. "Ci si rendeva conto che questo fatto era parte di quello che serviva ai tre fratelli per rimarginare le ferite e quindi si procedette nel senso desiderato".
Il maggior ostacolo era che p. Kuder era morto molto tempo prima, nel 1960, e ci vollero mesi per rintracciare il parente più prossimo e ottenere il suo permesso per il trasferimento del corpo.
W. Neal Evans, 64 anni, il più anziano dei fratelli, ha detto che p. Kuderf frequentava spesso la loro casa negli anni ’50. Suo padre era presidente del consiglio parrocchiale della chiesa St. Joan Arc e si rallegrò quando vide che il prete si interessava dei suoi figli.
Sebbene l’abuso fu "terribile" e proseguì tra i nove e i tredici anni d’età, disse Neal Evans, p. Kuder usava il confessionale per imporre il segreto. Distorcendo la dottrina cattolica, che impedisce ai preti di rivelare ciò che viene detto in confessione, il prete diceva ai ragazzi che qualsiasi cosa confessassero doveva rimanere un segreto.
"Kuder era un maestro", dice Evans, "ci violentava e poi ci spingeva ad andare da un altro prete a confessarci. Quello che mi domando adesso é come mai nessuno degli altri preti ci abbia mai detto: "Vai a dirlo ai tuoi genitori!".
Lo scorso fine settimana, Neal, Jim e Bob Evans, accompagnati dalle mogli, hanno visitato per la prima volta dopo molti anni le tombe della madre, morta nel 1976, e del padre, morto nel 1988. Si sono abbracciati senza piangere. "E’ stato un momento di gioia", ha commentato Neal.


Testo originale

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Sabato, 03 marzo 2007


Preti pedofili
«Don Marco può vendicarsi»

Il Vaticano: i giovani violentati sono in pericolo


 

di LUCIO SALIS

I Il Vaticano teme per la vita dei testimoni che hanno accusato don Marco Dessì, prete di Villamassargia, di averli stuprati nella missione in Nicaragua. Comunicato ufficiale della Curia di Roma.


Riprendiamo questo articolo da L’UNIONE SARDA Cronaca Regionale - VILLAMASSARGIA di domenica 4 marzo 2007


 

L’INCHIESTA-PEDOFILIA
L’ALLARME DEL VATICANO
Un messaggio ufficiale in Nicaragua per proteggere i testi del processo

NEGATA LA LIBERTÀ
«Un prete privo di scrupoli e di valori» ha detto il gip negando la scarcerazione

Coperture e silenzi della Chiesa locale
Le intercettazioni: "Avranno vita corta"


 

“Proteggete chi ha testimoniato con­tro padre Marco Dessì”. L’appello arriva in Nicaragua direttamente dal Vaticano. E conferma i peggiori so­spetti: al rientro nel loro Paese, i sei giovani che hanno denunciato di es­sere stati violentati sarebbero in pe­ricolo di vita. Lo aveva scritto il Gip di Parma, Pietro Rogato, nell’ordi­nanza di custodia cautelare per il sa­cerdote di Villamassargia e ripetuto il Tribunale del riesame di Bologna, nel negargli la scarcerazione. Ora lo conferma la Curia di Roma, Congre­gazione per la dottrina delle fede, con un comunicato inviato, merco­ledì 28 febbraio, al nunzio apostoli­co in Nicaragua monsignor Jean Paul Gobel, che lo ha diffuso attra­verso la stampa. I giornali che se­guono la vicenda, El Nuevo Diario e La Prensa, di Managua, gli hanno dato enorme risalto. «La Santa Sede - dice la nota romana - chiede alla comunità ecclesiale e alla società ci­vile che siano tutelati il buon nome e l’incolumità fisica dei giovani che hanno chiesto giustizia alle autorità competenti».
Nell’occasione, si apprende che la Congregazione per la dottrina della fede ha sospeso a divinis don Mar­co, che pur restando sacerdote, non potrà confessare, celebrare matri­moni, dare la comunione, impartire l’estrema unzione e battezzare bam­bini.
È la prima volta che le autorità ec­clesiastiche abbandonano la strate­gia del silenzio, adottata da quando è esploso il caso del prete sardo ac­cusato di pedofilia dagli ex compo­nenti del Coro Getsemani. Una linea scrupolosamente osservata in Nica­ragua e in Italia. Solo per iniziativa delle associazioni di volontari di Ca­gliari e Modena la magistratura ita­liana ha infatti aperto un’inchiesta. La Chie­sa centroamericana e quella romana, per anni, non hanno fatto niente, neppure per verificare se quanto si mormorava sul comportamento di don Marco nelle missioni di Chinandega avesse qualche fondamento. Perché, già dal ’91 i volontari avevano sollecitato l’intervento del Vaticano. Silenzio.
E silenzio assoluto continua a opporre la Congregazione per la dottri­na della fede (che stavolta si è mos­sa di concerto con la magistratura italiana) a chi chiede notizie su una vicenda che sta provocando danni enormi a tutte le onlus che operano, correttamente, in Nicaragua.
Illuminante, per capire la posizio­ne della Chiesa di Managua, l’atteg­giamento tenuto, ancora mercoledì scorso, da monsignor Gobel. Nel corso di una conferenza stam­pa (servizio di Melvin Martinez, di El Nuevo Diario), legge, tre me­si dopo l’arresto di don Marco e cla­morose manifestazioni di piazza, la nota vaticana: «La Congregazione per la dottrina della fede, avendo ri­cevuto serie denunce sul caso, ha completato le indagini preliminari sulla base delle Normae de graviori-
bus delictis e del Codice di Diritto canonico». Poi si affretta a precisa­re che «aldilà del testo ufficiale, non ho idea di quali possano essere i fu­turi sviluppi della vicenda». Azzarda quindi che «sta per iniziare un pro­cesso canonico penale ma sui tempi di svolgimento non ho notizie. Sul caso non so niente di nuovo, oltre a quanto riportato nelle cronache di El Nuevo Diario».
Cade dalle nuvole, il monsignore, davanti alle domande dei giornalisti e preferisce rifugiarsi nel comuni­cato giunto da Roma: «Considerato l’intervento delle autorità italiane, che hanno fatto arrestare il reveren­do Dessì, la Congregazione per la dottrina della fede adotterà le deci­sioni definitive sul caso solo quando dette autorità avranno completato la loro inchiesta giudiziaria».
Attendono la sentenza di Parma, i giudici della Santa Sede. Nel frat­tempo, hanno sospeso a divinis don Marco, dopo avergli già minacciato la scomunica se non si fosse ritirato in preghiera presso una comunità del Lazio.
Orazioni a parte, il prete di Villa­massargia si è reso protagonista di un vorticoso giro di telefonate con i suoi collaboratori di Chi­nandega. Tutte rego­larmente intercettate dai carabinieri. Ed è proprio da questi messaggi che emergono le minacce di morte nei confronti dei testimoni che hanno suscitato il preoccupato intervento del Vaticano. Perché dopo aver de­posto a Parma, per evitare che altri bambini della missione vivessero le loro esperienze, i sei giovani non ve­dono l’ora di rientrare in patria. Do­ve, però, sanno bene che qualcuno li aspetta. Come emerge da una telefo­nata, dell’11 novembre 2006, fra don Marco e il collaboratore Ludwig Vanegas.
Don Marco: «Eh...ricordati che se potessi morire riscattato mi farebbe molto piacere e farebbe piacere an­che alla mia famiglia. E quindi c’è ancora molto da fare, perché que­sta gente rientrerà pure in Nicara­gua».
Ludwig: «No, no, non ti preoccu­pare che io praticamente adesso, quella gente ha la vita corta, te lo giuro.... rientrerà, farà, vivrà un po’, ricordati comunque che....». La mi­naccia, chiosano i giudici di Bologna, non provoca alcuna reazione in don Marco «che, per tutta risposta, consiglia a Ludwig di smettere di fu­mare per il bene della sua salute, la­sciando intendere che quello che aveva detto all’inizio della conversazione “questa gente rientrerà pure in Nicaragua” era veramente che ve­nisse fatto del male ai denuncianti».
Niente arresti domiciliari, quindi, per un prete che «ha dimostrato di essere totalmente privo di freni ini­bitori e ha calpestato qualsiasi valo­re». Si riferiscono, i giudici, alle sue intenzioni di corrompere i testimo­ni, «se necessario, dare soldi, usa soldi....spara sino a 30 mila dollari Ludwig», accusarli di bigamia, ricat­tarli «Solo con il ricatto, va benissimo quello della bigamia», farli pas­sare per pazzi, minacciarli, farli ar­restare dalla polizia con false accu­se, sino a quel terrificante «quella gente ha la vita corta, te lo giuro» del fidato Ludwig.
Una promessa che i sei giovani di Chinandega non dimenticano. Uno stress che si aggiunge alla rievoca­zione in tribunale delle violenze subìte. Per questo alcuni di loro so­no sotto trattamento psicologico. De­vono recuperare lucidità. E vincere la paura.



Mercoledì, 07 marzo 2007


Non cerco vendetta contro don Marco

Rientrato in Nicaragua uno dei ragazzi che accusa il sacerdote


 

di LUCIO SALIS

È tornato in Nicaragua Luis David Lopez, uno dei sei giovani che ha accusato don Marco di abusi sessuali.


Riprendiamo questo articolo da L’UNIONE SARDA - Cronaca Regionale - VILLAMASSARGIA - di mercoledì 7 marzo 2007



 

IL PRETE PEDOFILO
LE DICHIARAZIONI
Parla Luis David Lopez, 28 anni: «Il mio obiettivo non è la vendetta»

DOPPIO PROCESSO
Appena concluso il processo a Parma, comincerà quello della Santa Sede


 

Singolare coincidenza: gio­vedì scorso il nunzio apostoli­co in Nicaragua, Jean Paul Gobel, lancia l’appello «Pro­teggete chi ha testimoniato contro padre Marco»; sabato arriva a Managua Luis David Lopez, 28 anni, uno dei sei giovani che a Parma hanno accusato di abusi sessuali il sacerdote di Villamassargia.
Era in Italia da oltre tre me­si. Per collaborare all’indagi­ne promossa dalla magistra­tura, non per spirito di ven­detta contro il prete che accu­sava di avergli rubato l’inno­cenza. Voleva impedire - ha detto ai giudici - che conti­nuasse a molestare altri bam­bini. Ma in Nicaragua aveva lasciato il lavoro e soprattutto la moglie e un figlio piccolo. Una pena, una dolorosa no­stalgia ogni giorno più forte. Più forte, addirittura, della paura per le minacce di mor­te sibilate al telefono da Ludwig Vanegas, fido collabo­ratore di don Marco, «quella gente ha vita corta». Non a caso, appena sbarcato all’ae­roporto Augusto di Mana­gua, ha detto ai giornalisti che «gli altri cinque compagni so­no rimasti in Italia per motivi di sicurezza. Su di loro pesa­no le minacce lanciate da Va­negas. Inoltre, alcuni sono sotto trattamento, per superare il trauma provocato dagli abusi del sacerdote». E a un cronista di El Nuevo Diario che gli chiedeva perché fosse rientrato da solo ha risposto: «Gli altri ragazzi non tornano perché hanno paura. Con ra­gione».
Lui, invece, era stanco di stare in Italia, ospite dell’as­sociazione di volontariato Rock no war, di Modena, «non cambio il mio Paese con nes­sun altro al mondo», ha ag­giunto tenendo in braccio il suo piccolo.
Forse ha ancora paura Luid David, ma di fronte a una sel­va di taccuini, microfoni e te­lecamere non lo ha dato a ve­dere. Anzi. «Non vedo perché dovrei fuggire. Io non sono un bandito. Sto solo dando il mio contributo alla punizione di un crimine». Sono passati molti anni da quando, come tanti altri bambini, aveva tro­vato protezione e pasti caldi nell’Hogar del niño. Ma per tanto tempo ha tenuto il silen­zio. Atteggiamento molto dif­fuso, in un ambiente degrada­to dove il primo imperativo era sopravvivere. Nessuna meraviglia quindi se la vicen­da denunciata dai volontari sin dal ’91 è rimasta sotto­traccia e se persino alcuni ge­nitori si sono rifiutati di accet­tare la squallida realtà denun­ciata dai propri figli. Luis Da­vid conosce bene queste situazioni, ci ha riflettuto con l’aiu­to di persone che gli hannno aperto gli occhi e infuso co­raggio. Per questo, ha appro­fittato della presenza dei me­dia per lanciare un appello a tutti i genitori «perché parlino coi loro figli, ne raccolgano le confidenze. Così contribuiran­no ad evitare che siano vitti­me di abusi di ogni genere». Com’è capitato - secondo l’ac­cusa - a lui e ad altri altri cin­que giovani che hanno testi­moniato in Italia.
Ora però, rischia di passare per un vendicatore, l’ex com­ponente del Coro Getsemani. Un ruolo molto pericoloso che potrebbe esporlo a gravissimi rischi. E se ne rende conto.
Per questo ha tenuto a far sa­pere: «Non sono tornato per raccogliere altre prove contro padre Marco, o per trovare al­tri giovani disposti a testimo­niare in Italia, ma solo per stare con la mia famiglia».
Un disimpegno, dopo tanto coraggio? Neanche per idea. Perché subito dopo ha aggiun­to: «Se qualcuno mi chiederà aiuto, non glielo negherò».
Si appresta quindi a rientrare nella normalità, Luis David Lopez, perché non si può vive­re in trincea a vita. Ma è deci­so a tenere sempre una posi­zione molto chiara contro gli abusi sessuali. Sa benissimo che sulla figura di don Marco l’opinione pubblica del Nica­ragua è divisa (come quella della Sardegna): c’è chi lo considera un sant’uomo e chi un pedofilo da giudicare e condannare. Posizioni estre­me, che solo un processo po­trà chiarire, quando il Gup di Parma deciderà (forse nell’a­prile prossimo) se il sacerdo­te di Villamassargia dovrà es­sere prosciolto in istruttoria o rinviato a giudizio e compari­re in Tribunale per risponde­re di violenza sessuale e pos­sesso di materiale pedoporno­grafico.
Nel frattempo, resta blocca­to il processo canonico pro­mosso dal Vaticano. La Con­gregazione per la dottrina del­la fede ha fatto infatti sapere, tramite il Nunzio in Nicara­gua, che sospenderà qualsia­si decisione sul destino del sa­cerdote sino a quando non si concluderà l’azione giudizia­ria promossa dallo Stato ita­liano. Per don Marco, quindi, doppia ansia per un doppio processo.

 

LE REGOLE

In base al diritto canonico
I fulmini del Vaticano: sospensione a divinis


Mentre va avanti la macchina della giustizia italiana, segna il passo il processo canonico promosso dal Vaticano che, prima di pronun­ciarsi, attenderà le con­clusioni dell’inchiesta di Parma. A scopo caute­lare, dopo un’indagine preliminare, la Congre­gazione per la dottrina della fede però ha so­speso don Marco a divi-nis. E, se le accuse a suo carico risultassero fon­date, potrebbe ridurlo allo stato laicale. Seve­rissime sono infatti le norme in proposito pre­viste dal Codice di dirit­to canonico e dalle Nor-mae de gravioribus de-lictis, con le quali, il 30 aprile 2001, Papa Gio­vanni Paolo secondo ha riservato alla Congrega­zione (allora presieduta da Joseph Ratzinger) la competenza su una se­rie di crimini contro la santità dei sacramenti. Già nel 1917 il canone 2359 prevedeva, per i preti pedofili: «Si delic-tum commiserunt contra sextum decalogi paecep-tum cun minoribus infra aetatem sexdecim anno-rum....suspendantur, in-fames declarentur, quo-libet officio, beneficio, di-
gnitate, munere, si quod habeant, priventur, et in casibus gavioribus de-ponantur». Il latino evi­denzia la drammaticità dei fulmini vaticani, che comunque resta nell’e­dizione riformata delle norme varata nel 1983, canone 1359: «Il chieri­co che abbia commesso altri delitti contro il se­sto precetto del decalo­go, se invero il delitto sia stato compiuto ....con un minore al di sotto dei 16 anni, sia punito con giuste pene, non esclusa la dimissio­ne dallo stato clericale, se il caso lo comporti». Nel 2001 il limite di età dei minori è stato porta­to da 16 a 18 anni e la prescizione a dieci an­ni. È stato inoltre stabi­lito che la prescrizione parta dal compimento del diciottesimo anno della vittima, e non dal momento in cui ha su­bito l’abuso.
Dure, le norme del Codice di diritto canoni­co, ma anche garanti­ste. Prevedono infatti che la colpevolezza del­l’imputato debbe essere provata in un regolare giudizio davanti al tri­bunale ecclesiastico.
L. S.
 



Mercoledì, 07 marzo 2007


Preti pedofili
Il documentario “Liberaci dal male" suscita l’interesse del procuratore sul cardinale Mahoney

di Kim Voynar (Traduzione di Fausto Marinetti)

"Liberaci dal male" è il film-accusa della regista Amy Berg a padre Oliver O’Grady, un prete pedofilo trasferito per vent’anni in diversi posti della California a stuprare i bambini di molte parrocchie. Il filmato suscita la collera di Los Angeles e acuisce l’interesse del pubblico sull’operato del cardinale Roger Mahony, che è stato il suo diretto superiore per cinque anni. Oggi lo stupratore vive in Irlanda, deportato dagli Stati Uniti, dopo aver scontato la prigione per aver abusato di due minori. Sostiene di essere riuscito a stuprare tanti bambini e così a lungo anche grazie ai buoni servizi del Cardinale, che adesso è a capo dell’Archidiocesi di Los Angeles, la più vasta degli USA.

William Hodgman, capo della divisione criminale di Los Angeles, dichiara al Time di New York, che il documentario "getta benzina sul fuoco della verifica in corso se il cardinal Mahony ed altri siano coinvolti in attività criminali. Michael Hennigan, avvocato dell’arcidiocesi, ribatte: "Se il Sig. Hodgman intende insinuare in qualche modo che il cardinale è sottoposto a un’investigazione criminale, è un irresponsabile e, a mio parere, sta comportandosi male in un’azione processuale". Mahony era vescovo di Stockton nel 1980-85 ed é responsabile per aver trasferito O’Grady in varie parrocchie della California Settentrionale, dopo la rivelazione della sua pessima condotta sessuale. Il documentario fa vedere la sua deposizione video-registrata nella causa civile in cui due fratelli di Stockton (implicati in un caso criminale contro O’Grady) fanno causa anche alla diocesi. La causa civile sostiene che i prelati non sono riusciti a tutelare i bambini della diocesi, assicurandosi che il prete non fosse in contatto con minorenni. Mahony aveva detto di non sapere che era un pedofilo. La giuria assegna ai due fratelli 30 milioni (nel negoziato si scende a 7) e i giurati dicono ai media che la sua testimonianza non é attendibile. In una deposizione del 2004, in un’altra causa a Los Angeles, afferma che le eccitazioni sessuali di un prete verso una bambina di 9 anni, non sarebbero sufficienti per rimuoverlo dal ministero.

La Chiesa cattolica attualmente affronta una gran quantità di denunce riguardanti gli abusi sessuali del clero. Secondo l’articolo del Los Angeles Time ci sono diverse investigazioni criminali in corso, processi penali contro i preti della Contea di Los Angeles e più di 500 cause civili, in alcune delle quali Mahony viene citato come imputato. La Berg, dopo la proiezione del film al Festival Internazionale Cinematografico di Toronto, il mese scorso, in un botta-risposta, dice di aver chiesto a Mahony di intervistarlo per il suo film, ma ha più volte rifiutato l’invito.

Questo è l’unico caso di cui io abbia mai sentito dire, nel quale un documentario ha il potere di influenzare direttamente un’indagine criminale in corso. Ho visto il film, il quale espone chiaramente che Mahony era a conoscenza della pedofilia di O’Grady. Questi stuprò e molestò centinaia di bambini mentre era in servizio come prete, incluso un neonato di nove mesi. I dettagli cinematografici fanno vedere come veniva trasferito di parrocchia in parrocchia ogni volta che arrivavano delle accuse contro di lui.

Cosa ne pensate, lettori, della possibilità che il documentario possa finalmente portare un po’ di giustizia ad alcune vittime dell’abuso clericale in California? E cosa ne pensate del fatto che un film possa venire usato come prova in un caso criminale?

9.11.2006

Related stories:

TIFF Review: Deliver Us From Evil -- Kim’s Take (http://www.cinematical.com/2006/09/10/tiff-review-deliver-us-from-evil-kims-take/ )


TIFF Video Interview: Deliver Us From Evil Director Amy Berg (http://www.cinematical.com/2006/09/10/tiff-video-interview-deliver-us-from-evil-director-amy-berg/ )

Deliver Us From Evil Acquired by Lionsgate (http://www.cinematical.com/2006/07/14/lionsgate-picks-up-deliver-us-from-evil/ )
 



Giovedì, 08 marzo 2007


Dossier pedofilia
Parte prima: pedofilia nel mondo

Abusi e violenze sui bambini: 220 milioni di vittime

 

Dossier a cura della Redazione

Pubblichiamo questo dossier sulla pedofilia su cui ha lavorato un gruppo di nostri amici e redattori. E’ un lavoro che ci è costato non pochi dolori, tanto è orribile questa realtà che è molto più diffusa di quello che apparentemente si pensa. Molto diffusa è soprattutto la pedofilia nell’ambito della chiesa cattolica, come risulta dalla seconda parte di questo dossier dedicata propria a tale aspetto. Chiesa cattolica che però continua a porsi, nonostante tutti gli scandali nella quale è immersa, come moralizzatrice e impegnata nella difesa della famiglia e dei costumi sessuali: quanta ipocrisia!
Perché ci siamo impegnati nella realizzazione di tale dossier? Perché molti nostri amici e collaboratori sono impegnati su tale tema? Il motivo che ci ha spinto si può così riassumere.
La chiesa gerarchica si concepisce come una torre inespugnabile. Gli attacchi contro questa torre sono venuti da tutte le parti, ma nessuno ha finora fatto breccia. Non ha fatto breccia San Francesco ai suoi tempi. Non hanno fatto breccia oggi neppure i teologi della liberazione in nome dei "depauperati della terra". La domanda che ci siamo posti è dunque: la pedofilia clericale può rappresentare oggi la BUCCIA DI BANANA sulla quale scivolerà il castello di carte (catechismi, teologie, encicliche, infallibilismi, ecc.) che sorregge la gerarchia e, dalle rovine, nascerà il vero popolo di Dio, dove non ci saranno più caste, privilegi, ma solo fratelli alla pari? Ovviamente non
lo sappiamo, ma siamo convinti della necessità di dover fare la nostra parte, per aiutare il popolo di Dio a riprendere nelle proprie mani il proprio destino. Comunque vada si tratta di una questione di cui non possiamo non interessarci e di cui i cristiani devono farsi carico.

 

DOSSIER PEDOFILIA -Parte prima: pedofilia nel mondo
Abusi e violenze sui bambini: 220 milioni di vittime

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Domenica, 11 marzo 2007

pedofilia nel mondo - Parte seconda
Un testo sconvolgente sulla pedofilia clericale negli Stati Uniti

Dossier a cura della Redazione

Pubblichiamo questo dossier sulla pedofilia su cui ha lavorato un gruppo di nostri amici e redattori. E’ un lavoro che ci è costato non pochi dolori, tanto è orribile questa realtà che è molto più diffusa di quello che apparentemente si pensa. Molto diffusa è soprattutto la pedofilia nell’ambito della chiesa cattolica, come risulta dalla seconda parte di questo dossier dedicata propria a tale aspetto. Chiesa cattolica che però continua a porsi, nonostante tutti gli scandali nella quale è immersa, come moralizzatrice e impegnata nella difesa della famiglia e dei costumi sessuali: quanta ipocrisia!
Perché ci siamo impegnati nella realizzazione di tale dossier? Perché molti nostri amici e collaboratori sono impegnati su tale tema? Il motivo che ci ha spinto si può così riassumere.
La chiesa gerarchica si concepisce come una torre inespugnabile. Gli attacchi contro questa torre sono venuti da tutte le parti, ma nessuno ha finora fatto breccia. Non ha fatto breccia San Francesco ai suoi tempi. Non hanno fatto breccia oggi neppure i teologi della liberazione in nome dei "depauperati della terra". La domanda che ci siamo posti è dunque: la pedofilia clericale può rappresentare oggi la BUCCIA DI BANANA sulla quale scivolerà il castello di carte (catechismi, teologie, encicliche, infallibilismi, ecc.) che sorregge la gerarchia e, dalle rovine, nascerà il vero popolo di Dio, dove non ci saranno più caste, privilegi, ma solo fratelli alla pari? Ovviamente non lo sappiamo, ma siamo convinti della necessità di dover fare la nostra parte, per aiutare il popolo di Dio a riprendere nelle proprie mani il proprio destino. Comunque vada si tratta di una questione di cui non possiamo non interessarci e di cui i cristiani devono farsi carico.

 

La redazione


 

Un testo sconvolgente sulla pedofilia clericale negli Stati Uniti

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Domenica, 11 marzo 2007

 

Preti pedofili
Conduttore TV: sono stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete cattolico

Da CNN - traduzione di Stefania Salomone

Ringraziamo Stefania Salomone per questa traduzione dall’inglese dell’ennesima denuncia e arresto per pedofilia di un prete negli USA.

 

Conduttore TV: sono stato vittima di abusi sessuali da parte di un prete cattolico

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Giovedì, 15 marzo 2007


Preti pedofili USA
Pressioni del vescovo sulle vittime per accordo finanziario

di Marci A. Hamilton , (traduzione di p. Giuseppe Perin Nadir)

Il Vescovo di San Diego, Robert Brom, ricorre alla bancarotta per strappare un accordo alle vittime degli abusi sessuali dei preti. Ecco come la diocesi tenta una specie di triangolazione.

Pressioni del vescovo sulle vittime per accordo finanziario

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Testo originale: By MARCI HAMILTON http://writ.news.findlaw.com/hamilton



Venerdì, 16 marzo 2007


Preti pedofili
E’ tempo di una nuova riforma

(traduzione e sintesi a cura di Stefania Salomone)

 

di Marci A. Hamilton is Paul R. Verkuil Chair in Public Law,

Una presbiteriana, avvocato e docente di diritto all’Università Cardoso negli USA, impartisce una lezione di diritto alla Chiesa cattolica di Roma


L’attuale crisi della Chiesa Cattolica è talmente grave che difficilmente riuscirà a riprendersi. I vescovi credono che il peggio sia passato, ma si sbagliano. Nella nostra società, criticare la Chiesa è violare un tabù. Rispettiamo il clero, sia esso prete o rabbino, pastore o imam, ma, come adulti, sappiamo che sono esseri umani quanto i loro fedeli. Se in America vogliamo migliorare, bisogna farla finita con questo tabù. Io sono un’incorreggibile presbiteriana, studiosa di legge, che ha dedicato la propria esperienza professionale all’analisi e critica degli abusi di potere da parte di organismi civili e delle chiese. Mio marito, Peter, cattolico, in ventisei anni di matrimonio, non ha mai perso una messa, tranne a Budapest, quando, prendendolo per turista, gli hanno chiuso la porta in faccia! I nostri figli sono cattolici e, dovunque ci troviamo, vanno a Messa. Nostra figlia Alessandra è stata battezzata nel 1995 dal prete, che poi abbiamo scoperto essere un pedofilo. Peter ama la Chiesa, amiamo i nostri figli, odiamo la corruzione e affrontiamo insieme questa battaglia.

Il punto culminante della crisi coincide con la decisione del Boston Globe di pubblicare le vicende dei bambini stuprati dai preti (2002). Dal punto di vista legale, ne ho parlato in lungo e in largo sul mio sito www.findlaw.com
Mi sento in dovere di fare tutto ciò che è in mio potere per rendere giustizia alle vittime. Lasciamo da parte i fatti per richiamare l’attenzione sui limiti istituzionali che li hanno resi possibili: la mancanza di affidabilità. La causa della crisi è la struttura istituzionale priva di quegli strumenti legali grazie ai quali si possa essere affidabili sia per i fedeli che per il bene comune. Si opera in un vuoto auto-referenziale, in cui il valore supremo è la preservazione dell’istituzione a tutti i costi. Il mio punto di riferimento è il documento del 1962 sulle procedure dei processi canonici per gli abusi del clero [Crimen solicitationis]. Non solo si è imposto il silenzio ai responsabili, ma anche alle vittime con giuramento di mantenere il segreto imposto a tutte le persone coinvolte. Chi studia le istituzioni giuridiche conferma che la Chiesa non è diversa da quelle, che hanno una forte tendenza a perpetuare se stesse. Il punto fino a cui si è spinta per tutelarsi, senza badare a spese, è scioccante, ma, in linea di principio non è diverso da quello della Enron [multinazionale in campo energetico] o altri enti preoccupati della propria sopravvivenza. La questione è: come preservare l’istituzione dalla tendenza alle brutte abitudini? Con la Enron si incomincia a rivolgere le accuse ai vertici del sistema.
Fino ad ora sia gli organi nazionali che federali non sono riusciti a far rispettare le leggi civili, che i vescovi cattolici hanno violato apertamente, quindi non si è riusciti a innescare una vera riforma istituzionale. Ho fiducia che in qualche posto ci sia un procuratore coraggioso, che riuscirà a fare la cosa giusta, ma fino ad allora sarà indispensabile fare pressione per una riforma interna della Chiesa. Per ottenere l’affidabilità bisogna attenersi a dei principi strutturali indispensabili: (1) il cuore della Chiesa non può essere distrutto neppure dalle azioni malvagie dei suoi vertici o dalla sua struttura sbagliata, quindi non si tratta di eliminarla, ma di riformarla; (2) ci sono vari modi per ottenere l’affidabilità, però i laici hanno bisogno di uno scossone; (3) la società, attraverso l’applicazione delle leggi, può essere un elemento di verifica della Chiesa.

I. La Chiesa è la Chiesa

Dio, non l’uomo, ha dato inizio alla Chiesa, che proseguirà nella storia con l’intervento di Dio e di Cristo. L’uomo l’ha trasformata in una istituzione, che può essere fallibile quanto l’essere umano che l’ha fatta. E’ una verità che vale per tutte le istituzioni, secolari o religiose. La Chiesa cattolica è passata attraverso cambiamenti strutturali, ma è sopravvissuta nonostante i limiti degli uomini. Nei primi secoli aveva una struttura molto diversa, ma era affidabile perché i fedeli avevano il potere di scegliere i preti e l’obbligo di controllarli. In alcune circostanze potevano anche dimetterli. La forma monarchica è apparsa molto più tardi ed ha eliminato il ruolo del popolo e la partecipazione della donna. Essa si consolida quando il Papa governa l’Europa, soggiogando al suo volere non solo i fedeli, ma anche re e regine. Roland Bainton scrive: “La Chiesa vuole essere la regista della società non in ragione della bontà degli ecclesiastici, ma in virtù del loro potere esclusivo di celebrare i sacramenti, con il quale diventano gli intermediari della salvezza. Per questo motivo il peggiore dei preti è più potente del migliore degli imperatori. Questi può assicurare agli uomini tranquillità e serenità sulla terra, il prete assicura la pace in cielo”. E’ un potere enorme. Gli ordini piovono dall’alto e il Papa è il capo supremo di una monarchia assoluta. Al suo interno non c’è nessun meccanismo per il quale il popolo possa sfidare l’autorità dei suoi leader, dal vescovo al Papa. Mentre le monarchie europee, alla fine, hanno dovuto rispettare le esigenze del popolo attraverso vari meccanismi, nella Chiesa non c’è parlamento, né il potere di eleggere o rimuovere, nessun primo ministro. E’ uno dei più rigidi esempi di monarchia assoluta senza controllo alcuno. L’espressione più evidente della sua natura dall’alto-in-basso viene dichiarata con l’infallibilità del Papa in materia di fede e ai credenti non è consentito mettere in discussione i suoi capi. Senza separazione dei poteri è impossibile qualsiasi critica interna. La struttura, quindi, è fatta su misura per ogni tipo di abuso di potere.

II. Alla ricerca di strutture di affidabilità dall’interno

A. Un’occhiata alla Riforma del XVI secolo

Nel XVI secolo i cattolici Giovanni Calvino e Martin Lutero sfidano la corruzione della Chiesa. Lutero si interessa di teologia e di liturgia e la sua concezione lo porta allo scisma. Calvino, pensatore analitico, esamina la riforma strutturale della Chiesa. Crede che i problemi non derivano solo dalle cattive azioni del vertice, ma dalla sua stessa struttura, che rende impossibile l’affidabilità dei responsabili. Deluso da una Chiesa, che vende le indulgenze come biglietti per il paradiso, getta la colpa sulla gerarchia e la sua struttura di potere. Ritiene che dovrebbe essere immune dalla corruzione, invece, come molti cattolici di oggi, resta scioccato dall’immoralità dei vertici ecclesiastici.
Tuttavia la sua risposta non mira agli individui, perché sa bene che l’essere umano è fallibile e il sistema è biasimevole tanto quanto il singolo. Quindi non basta rimpiazzare i vertici con altri uomini, saremmo da capo. Egli cerca di elaborare un sistema, che impedisca ai leader di sbagliare, istituendo cariche rappresentative di controllo. Finché i leader non saranno affidabili, papato e clero continueranno a desiderare ricchezze e potere. Non vuole distruggere la Chiesa, ma ristabilire la sua integrità. Non rivoluzionario, ma riformatore. E’ considerato un corpo estraneo, perché la Chiesa del XVI secolo, come quella del XXI secolo, è ripiegata sulla sua auto-conservazione, non sul cambiamento. Calvino, come molti di noi, all’inizio aveva una fiducia cieca nei vertici ecclesiastici. Lo shock che lo induce alla ricerca di una riforma, è il pensiero che l’uomo, perfino quando si trova all’interno della Chiesa, può essere tentato di fare il male. Dalla crisi del suo tempo impara che, anche se la Chiesa è intoccabile al suo interno, è temerarietà riporre la fiducia in un determinato individuo, che ha potere, perché la tentazione di abusare è sempre presente e nessuno è perfetto. Anche se uno è prete, monsignore, monaco, vescovo o cardinale, il fatto di indossare dei paramenti non lo rende immune dal peccato. Non basta conoscere la retta via. Anche se un uomo desidera di fare il bene, non è detto che ci riesca. Il punto della riforma, quindi, parte dalla sfiducia per l’essere umano. Se ogni uomo è inaffidabile, la struttura deve esser fatta in modo tale da prevenire l’abuso di potere attraverso controlli e rendiconti. Alcuni penseranno: “Ma questa sembra la Costituzione degli Stati Uniti, non una struttura ecclesiale”. E’ vero. I suoi principi si basano su un processo costituzionale e giocano un ruolo chiave in ogni società libera e democratica. Questi principi possono funzionare sia per il governo della Chiesa che della società. Mentre consiglia sfiducia nelle intenzioni e azioni dell’uomo, sostiene che agli occhi di Dio non c’è gerarchia. Ogni individuo, per sua natura, è peccatore e neppure il capo della chiesa è esente. Il problema del suo tempo è come ricostruire la Chiesa sulla base di questi principi. Siccome crede che non è possibile prescindere dalle colpe della gerarchia, propone di istituire dei cambiamenti strutturali nella gestione ecclesiale. Il suo punto di vista è sorprendente per gli interrogativi di oggi.

- Primo: come è costituita, la Chiesa, deve essere rigettata e condannata. Così descrive la superbia clericale del XVI secolo e la sua usurpazione del potere:

“Come conseguenza del primato nessuno ha il diritto di giudicare la Santa Sede. Quindi non può essere giudicata da un imperatore, dal re, dal clero, né dal popolo. Il colmo dell’imperialismo è quando un uomo si erge a giudice di tutti e non è sottoposto al giudizio di nessuno. Ma cosa succederebbe se diventasse il tiranno del popolo di Dio? E se disperdesse e disarticolasse il Regno di Dio? Se gettasse tutta la Chiesa nella confusione? Se trasformasse l’ufficio pastorale in latrocinio? Anche se fosse malvagio, rifiuterebbe di essere vincolato all’affidabilità.

- Secondo: bisognerebbe costruire un’altra struttura per preservarla dai mali della pre-riforma. Il potere illimitato della Chiesa deve essere modificato attraverso l’introduzione di organi che pongano dei limiti. Calvino parla a lungo della tirannia monarchica all’interno della Chiesa. La sua ricetta è di trovare dei principi giusti per i tempi e le persone adatte per garantire l’affidabilità all’organizzazione ecclesiastica. Non esiste una formula adatta per tutti i tempi. Il popolo ha bisogno di sperimentare nuove forme costituzionali per la creazione di un governo adatto al suo momento storico. Questo è il messaggio più importante per la crisi attuale. Anche se la sua concezione allora è stata rifiutata, non è mai troppo tardi per cercare di farla funzionare oggi. La domanda, quindi, è: quale riforma strutturale sarebbe più efficace ai nostri giorni?


B. Ascesa e declino della monarchia ecclesiastica negli Stati Uniti

La Chiesa Cattolica negli Stati Uniti ha utilizzato diversi mezzi per essere affidabile. E’ sorprendente sapere che i laici partecipavano alla gestione della Chiesa quando era suddivisa in colonie, in particolare nell’area di Filadelfia. Questi tentativi vennero ben presto soppressi. Il Concilio ha dato il potere alle chiese locali e si è cercato di coinvolgere i laici con momenti di partecipazione e anche di controllo. Non sorprende che ci siano tali movimenti negli Stati Uniti, dove i principi di giustizia e di autorità si fondano sull’affidabilità e la trasparenza. Questi valori sono stati applicati in varie circostanze alla Chiesa, ma non hanno mai ottenuto un risultato duraturo. Voice of the Faithful [la voce dei fedeli] è il movimento cattolico laico più recente, che insiste sul tema dell’affidabilità. Ma ci vorrà molto di più per trasformare la Chiesa e proteggere le vittime dall’abuso del suo enorme potere. Ci vuole una rivoluzione dall’interno. Il rinnovarsi di questi movimenti dimostra la rigidità di certi presunti valori che contraddicono la necessità di incarnarsi nel presente. Bisogna far emergere una struttura così solida da rompere il cerchio e far sì che l’affidabilità diventi un fatto stabile. Calvino non fornisce una formula, ma caratterizza i ruoli dei leader ecclesiastici, enfatizzando le aspettative di Dio nei confronti delle gerarchie. Agendo per conto di Dio e alla Sua presenza, hanno bisogno di una buona dose di onestà, prudenza, bontà, benevolenza, self-control e semplicità. Si richiede loro di vigilare con cura, perché rappresentano l’immagine della divina provvidenza e la giustizia. I prelati dovrebbero esercitare sia il discernimento che la giustizia, la quale implica anche di affrontare l’arroganza degli empi, reprimere la violenza e punire i loro misfatti. Il leader che risponde alla sua chiamata ha molti titoli, compreso quello di pastore del popolo, guardiano della pace, protettore dei giusti e difensore degli innocenti.
I ministri della Chiesa primitiva erano scelti tra le persone di provata virtù ed erano soggetti a controlli. I capi che abusavano dei loro poteri venivano puniti secondo la legge.
Ma, ogni punizione terrena non regge il confronto col giudizio di Dio verso coloro che abusano delle proprie mansioni nel suo nome. Da ciò discendono tre principi: (1) i leader devono essere affidabili in vista di un bene superiore, che trascende le aspirazioni personali; (2) devono proteggere più il gregge, che l’istituzione; (3) i fedeli devono essere in grado di opporsi ai trasgressori.


C. Proposte attuali: il modo giusto di governare la Chiesa

Oggi una riforma deve trovare la struttura, che riporti la Chiesa sulla strada della giustizia. Calvino non ritiene necessario scegliere una particolare forma di governo - monarchia, aristocrazia o democrazia - ma consiglia un controllo sull’esercizio del potere, perché è molto raro che i re riescano a controllarsi da soli. La monarchia della Chiesa, non deve essere abolita del tutto, ma bisogna trovare delle forme di controllo. La discussione (e l’azione) è iniziata: un consiglio di laici sta trattando il caso degli abusi dei preti. E se ci fosse una commissione di laici per controllare l’operato dei vescovi e una composta dalle vittime degli abusi sessuali? E se fosse pagata da particolari offerte domenicali, senza il controllo dei vescovi? Si, questa è la medicina efficace. Ci vorrebbero altre forme di controllo: ad esempio, i parrocchiani potrebbero rimuovere il prete che nuoce alla parrocchia. Sarebbe stata l’arma più efficace per le famiglie delle vittime! Invece di nascondersi nella vergogna e nella solitudine, avrebbero potuto riunire i fedeli ed esibire loro le prove per licenziare i colpevoli. Si potrebbe istituire una commissione legislativa di laici con il potere di giudicare l’operato della gerarchia e sarebbe un controllo efficace sui vescovi che abusano della loro autorità. La separazione dei poteri ha dato buoni frutti in ambito civile e in alcune chiese. Se non c’è questa funzione di controllo la Chiesa resta in balia dei propri abusi di potere, per i quali sta già soffrendo. I fedeli dimostrino quanto ci tengono alla riforma, mettendosi insieme e rifiutandosi di dare le offerte in una domenica prestabilita o negandole del tutto fino a quando non ci sarà un vero cambiamento. Questo non danneggia le vittime della pedofilia, che in genere sono risarcite con fondi assicurativi, non con le casse della Chiesa, nonostante quello che si dice in contrario. In questa sede non sosteniamo nessuna struttura specifica, ma ragioniamo sulla base delle strutture governative che funzionano. La scelta, alla fine, dovrà essere dei riformatori.

III. La legge: un punto di vista esterno

Per prevenire futuri abusi di potere non basta trovare la struttura interna adatta per la Chiesa, che, per troppo tempo, si è considerata al di sopra e al di là delle leggi civili. Perché una vera riforma essa deve riconsiderare la propria posizione. Il traguardo della Costituzione degli Stati Uniti è stato la creazione di un sistema di leggi, che ogni cittadino deve rispettare. La stessa regola è applicata al Presidente, ai giudici e alle chiese. E’ un principio fondamentale che dovremmo fare nostro. L’attuale crisi è il prodotto di una Chiesa strutturata in modo tale da evitare di rendere conto ai fedeli, anche a quelli abusati dalle mani dei preti. Ed è stata favorita dalla convinzione che ha il diritto e il potere unilaterale di sottrarsi alle leggi civili. Nella mia ricerca, ho trattato il Primo Emendamento per il quale è possibile che l’autorità sia messa in discussione da ideologie diverse e da istituzioni religiose. Tali sfide sono positive per la società, ma allo stesso tempo le istituzioni religiose devono lasciarsi mettere in discussione dalle leggi dello Stato, che riflettono le scelte politiche dei rappresentanti del popolo. Il governo e la religione sono le due strutture più autorevoli dell’umanità ed è verosimile che, se una delle due agisce senza controllo, si corre il rischio di abusi di potere. L’esempio più concreto è lo scandalo dei preti sui minori.
Il governo, attraverso l’applicazione delle leggi, rappresenta l’organo di controllo esterno che responsabilizza la Chiesa per quello che fa. Se si fosse rivolta all’autorità civile quando vennero alla luce i primi casi di abuso e si fosse sottomessa al sistema giuridico vigente, ne avrebbe avuto un grande beneficio. Accentrando su di se anche le funzioni riservate alla società civile, è caduta nella spirale della corruzione. Gli Stati Uniti hanno il miglior sistema al mondo per assicurare che il bene comune e la libertà religiosa siano assicurate a tutti. Le istituzioni e i singoli religiosi sono soggetti alle leggi governative come chiunque altro. Se tali leggi fossero un fardello troppo pesante, essi potrebbero chiedere ai legislatori di considerare l’ipotesi dell’esenzione qualora fosse di pubblico interesse. La Chiesa dovrebbe prendere in considerazione di farsi partecipe di questo processo e non di avversarlo.
Alcune intemperanze anti-cattoliche si possono addebitare all’insistenza nell’affermare che il Papa e la Chiesa sono sopra la legge. C’è una forte tensione tra questa concezione e quella delle istituzioni americane che prevedono un sistema di regole per legge, non di regole a seconda degli uomini. La crisi degli abusi del clero porta il problema alla ribalta e esige una riforma ecclesiale. Ritenendosi al di fuori della legge civile, la Chiesa non fa che moltiplica il male e gli errori. La crisi attuale richiede assolutamente una riforma, anche se dolorosa e lacerante.
 

Lunedì, 26 marzo 2007

Quelli che seguono sono link densi di informazioni.

http://app.bishop-accountability.org/member/index.jsp - qui si possono trovare tutti i casi di pedofilia di preti in USA, suddivisi per nome, per diocesi e per stato (in inglese).

- http://app.bishop-accountability.org/ - qui vi sono documenti di vescovi di fronte alla pedofilia che dilaga.


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