FISICA/MENTE

 

 

dal Corriere del 27.11.2006

 
Rita Levi Montalcini: «Agnostica, difendo la vita e i principi morali»
 
 

Il premio Nobel, 97 anni: la conoscenza è per definizione un bene, ma gli scienziati non detengono il monopolio della saggezza



L`educazione laica avuta dai genitori e la religione della scienza

Ha 97 anni e si definisce come un`agnostica credente. Il suo dio è la scienza, i suoi comandamenti sono i principi morali che l`hanno guidata nel lungo percorso esistenziale. Gira il mondo, partecipa a congressi e convegni, è precisa e attenta nel suo impegno di senatrice a vita, si è battuta per conquistare finanziamenti agli istituti di ricerca, sta per mandare in libreria ancora un testo. E` una donna sempre molto elegante, in ordine, con i gioielli giusti sui meravigliosi abiti di Capucci che aderiscono al suo corpo magro e agile. «Nella prima infanzia, l`educazione assolutamente laica, impartita dai miei genitori a me e ai miei fratelli è stata motivo di imbarazzo, quando dovevamo confrontarci con coetanei e amici che facevano sfoggio della loro religione e chiedevano conto della nostra. Ripensandoci oggi, quel tipo di educazione ha avuto e ha tuttora il grande merito di rendere gli individui responsabili dei propri comportamenti in forza di principi etici e non allo scopo di ottenere un compenso o sfuggire ad una punizione in una ipotetica vita ultraterrena. Personalmente, pur dichiarandomi laica o meglio agnostica e libera pensatrice, mi ritengo tuttavia profondamente "credente", se per religione si intende credere nel bene e nel comportamento etico: non perseguendo questi principi, la vita non merita di essere vissuta». Rita Levi Montalcini ha appena consegnato all`editore Baldini Castoldi Dalai il suo ultimo saggio, «Tempo di revisione», scritto con Giuseppina Tripodi. Dal testo estrae una citazione di Albert Einstein e la usa come integrazione alla sua definizione di «fede». «Il fattore più importante dell`esistenza umana, diceva Einstein, è la creazione di un fine. E` necessario un grande sforzo interiore, da parte delle comunità di persone libere, per liberarsi dell`eredità di istinti antisociali e distruttivi. L`uso delle capacità intellettuali, basate su principi morali, dà contenuto e significato alla vita».


Lei ha vissuto il dramma dell`Olocausto e della persecuzione nazista. Come ricorda quel periodo?

 
«I giovani di oggi ignorano quasi completamente quanto è capitato, o non credono che l`Olocausto sia veramente accaduto. A me sembra che ricordare le tragedie che sono avvenute più di mezzo secolo fa sia assolutamente necessario, utile, ai fini di evitare per quanto possibile il ripetersi di simili catastrofi. Ricordare è importante, perché non passi nell`oblio la tragedia che ha distrutto decine di milioni di uomini. Difficile entrare nella testa dei pazzi che dirigevano, e anche di un popolo così ossequiente: non c`è dubbio che i tedeschi, ma in parte anche gli italiani, erano favorevoli ai dittatori. Il ruolo carismatico che hanno giocato Hitler in Germania, Mussolini in Italia, Mao in Oriente, Stalin in Russia, dimostra come l`uomo sia recettivo facilmente a tutti i messaggi che arrivano sia oralmente che per via visiva. Bisogna a tutti i costi cercare di rendere l`uomo libero dall`ossessiva ossequiosità agli individui con un forte carisma e privi di morale, come quelli che hanno diretto le tragedie della metà del secolo scorso».


Lei ha vinto un premio Nobel studiando la vita, analizzando e spiegando i meccanismi magici e perfetti della biologia. Che idea si è fatta della creazione?


«La conoscenza è per definizione un bene — forse il bene primario dell`uomo — perché senza di essa non possono esistere le altre libertà fondamentali alle quali ci si appella di continuo. Gli scienziati non detengono il monopolio della saggezza. La soluzione dei problemi che affliggono l`intero genere umano, fino a porne in pericolo la sopravvivenza, spetta in pari misura a filosofi, uomini di religione, educatori e appartenenti ad altre discipline. La recente rinascita del movimento creazionista, basata sulla concezione del "disegno intelligente", nega la validità delle selezione darwiniana. Una negazione, questa, derivante dall`ignoranza delle rigorose prove dei nuovi apporti della genetica. Le ipotesi espresse da esperti genetisti trovano consenso nei risultati delle ricerche eseguite con le tecnologie avanzate oggi a disposizione dell`uomo. Il programma genetico nell`uomo non gode di un potere assoluto, ma è soggetto a modifiche di natura epigenetica».
 

Mi sembra che il suo mondo — per fortuna — non risenta delle turbolenze politiche internazionali. La scienza vive al di fuori delle barriere e può giocare un ruolo importante per una riconciliazione fra le diverse identità.

 
«Oltre agli immensi contributi che la scienza e la tecnologia possono oggi apportare, per una migliore condizione di vita in tutte le regioni a vantaggio dei suoi abitanti, deve essere preso in considerazione quello che di gran lunga è il più importante: la promozione di un`amicizia basata su scambi di conoscenze e contatti reciproci. Soltanto così si può pervenire al superamento di differenze derivate da ostilità e intolleranze etniche. La scienza permette un linguaggio senza ambiguità e comprensibile nelle nazioni più diverse».


Esiste una zona grigia fra la vita e la morte, la scienza la sta allungando. Cosa pensa dell`eutanasia, che in Italia è ancora un reato punito con molti anni di carcere?


«Nessuno ha il diritto di sopprimere la vita, l`eutanasia potrebbe essere concessa, sempre e soltanto nella fase terminale di malattie che provocano gravi sofferenze, in seguito a processi degenerativi o neoplastici senza speranza di guarigione. Sono favorevole all`eutanasia soltanto per la propria persona attraverso un testamento "biologico" stilato, a norma di legge, in pieno possesso delle proprie facoltà mentali, nel quale si dichiari che qualora non si fosse più in grado di possedere le facoltà di intendere e di volere, una commissione di medici esperti può porre fine alle gravi sofferenze o ad una vita priva di capacità cognitive».

[A questo proposito la mia amica Francesca Ribeiro, obietta:

L’Unità 29 novembre 2006

Eutanasia, le parole della Montalcini non mi convincono

Gentile direttore, qualora ci accorgessimo che un innocente è in carcere, sarebbe lecito chiederci se abbiamo il diritto di dargli la libertà? Non sarebbe giusto parlare di dovere anziché di diritto? Il prigioniero innocente avrebbe diritto alla libertà, noi avremmo il dovere di dargliela. Rita Levi Montalcini (Corriere della Sera 27 novembre), a proposito dell'eutanasia, afferma che "nessuno ha il diritto di sopprimere la vita". Se una persona è prigioniera della sofferenza e in qualche modo anche della morte, e non c'è altro mezzo se non l’eutanasia per darle la libertà cui avrebbe diritto,  non possiamo parlare del nostro diritto di "sopprimere la vita", ma dobbiamo parlare del suo diritto di morire, e  quindi del nostro dovere di aiutarlo a morire.  Altro errore è affermare, come fa la Montalcini,  che si è favorevoli all'eutanasia "soltanto per la propria persona attraverso un testamento biologico stilato, a norma di legge, in pieno possesso delle proprie facoltà mentali...".  In tal modo si fa una discriminazione: si riconosce il diritto di morire a chi ha avuto o ha la possibilità di esprimere la propria volontà; si nega tale diritto, ad esempio, ad un neonato condannato a morte certa ed in preda a sofferenze atroci. Poiché, in tal caso, il problema è delicato e complesso, si preferisce non assumere responsabilità, e lavarsene le mani.  

 

Francesca Ribeiro ]


La scienza è il contrario della superstizione. Eppure, nel terzo millennio c`è chi crede ancora ai guaritori, alla lettura delle carte...


«Ritengo che questa credulità sia insita nella natura umana — almeno in un certo numero di individui — e non sia del tutto sradicabile. E` sufficiente vedere il favore che ancora oggi godono pratiche mistiche di natura medievale quali la magia nera, per renderci conto di quanto l`uomo non sia poi così diverso dai suoi antenati che vivevano in tempi preistorici e ritenevano che fenomeni naturali quali il fulmine, l`arcobaleno e altri effetti della stessa natura potessero significare il furore o i consenso di esseri soprannaturali identificati in divinità benigne o maligne».



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