FISICA/MENTE

 

IL REVERENDO TED HAGGARD


http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/05-Novembre-2006/art23.html

Il reverendo e il prostituto


Un altro scandalo sessuale lambisce la Casa Bianca, alla vigilia del voto. Riguarda il reverendo Ted Haggard, presidente della National Evangelical Association, uno degli artefici della mobilitazione elettorale della destra cristiana a favore di Bush, con cui ha un filo diretto: un prostituto del Colorado ha rivelato che da tre anni Haggard lo pagava per prestazioni sessuali. Haggard all'inizio ha negato le accuse di Mike Jones, un culturista di Denver: «Mai avuto una relazione gay. Sono fedele a mia moglie», si è difeso il reverendo. Poi però si è dimesso. Intanto un «comitato di saggi» della New Life, la sua chiesa (una mega-impresa da 14mila anime di cui Haggard è il pastore a Colorado Springs) ha aperto un'inchiesta. Haggard ha fatto ora una «parziale ammissione di colpa», ha dichiarato il reverendo Otto Parsley, numero due della New Life: «Non ha ammesso tutte le accuse ma alcune manchevolezze». Jones aveva dichiarato a una radio di Denver che il revedendo lo pagava per relazioni sessuali una volta al mese e prima del sesso prendeva metanfetamine. «Ha fatto sesso gay di nascosto e poi predica contro le nozze gay. Ecco perché ho deciso di uscire allo scoperto», ha detto Jones alla Ap. Comunque si concluda l'inchiesta, l'ascesa politica di Haggard, già incluso da Time tra i 25 leader religiosi più potenti d'America, sembra finita. Intanto la Chiesa Episcopale americana ha nominato il suo nuovo capo: per la prima volta è una donna, Katharine Jefferts Schori. E' favorevole alle coppie gay.
 


http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/05-Novembre-2006/art4.html

Se il «peccato» fa gola al reverendo


Alessandro Robecchi


Come tutti sapete, da queste parti siamo particolarmente liberal in tema di sesso & sentimenti. Non ci spingeremo al melodramma pop delle frasette dei baci Perugina, ma, sapete, quando c'è l'amore c'è tutto: se uno vuole amare qualcuno dell'altro sesso, dello stesso sesso, un pinguino, una ballerina, un lottatore di sumo, purché consenzienti, noi lo difenderemo e lotteremo per i suoi diritti. Questa linea libertaria potrebbe incrinarsi un po' di fronte al reverendo Ted Haggard, gran capo della New Life Church del Colorado. Un tipo tosto, consigliere della Casa Bianca sulle questioni della fede (!), amico di George W. Bush, grande oppositore dei matrimoni gay, contrario all'aborto e campione di tutto il proibizionismo possibile e immaginabile da imporre di preferenza nelle mutande della gente. Una specie di Ruini del Colorado, ma belloccio, però. Uno di quei campioncini teo-con che piacciono tanto ai fighetti di moda delle nostre parti e che dalle loro chiese grandi come stadi lanciano crociate morali e sostengono crociate militari.
Sennonché, ecco quel che viene fuori: il reverendo aveva l'amante, un bell'uomo di 49 anni, che pagava non solo per prestazioni sessuali, ma pure perché gli procurasse un po' di metanfetamine. Ce n'è abbastanza per uno scandalo biblico: non abbiamo nulla contro gli omosessuali e siamo piuttosto permissivi anche in quanto alle droghe. A patto, s'intende, che uno non passi la vita bastonando gay e drogati per finire poi coi pantaloni calati e le pasticche in tasca. Figura di merda planetaria, su cui gli osservatori politici si dividono: gioverà ai democratici oppure, per paradosso, ai teocon ancora più con? Certo, però, che nella famosa guerra di civiltà le gesta amorose del reverendo Haggard gettano finalmente un po' di buonumore e smuovono qualche sana sghignazzata anche presso i più musoni. Persino i ragazzi di al Quaeda, lassù nelle grotte del Pakistan, avranno riso di gusto. E gli islamici moderati? Ma sì, avranno riso anche loro. Moderatamente.



http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/spettacoli_e_cultura/documentario-jesus-camp/documentario-jesus-camp/documentario-jesus-camp.html

 

"Jesus Camp" racconta la storia di tre bambini che frequentano
un campeggio evangelico e vengono furiosamente indottrinati

Integralismo teo-con al campo estivo
Un film sulle vacanze religiose estreme

Con il libro "Lettera ad una nazione cristiana", è ormai un caso sul web
La maestra chiede ai suoi allievi: "Siamo in guerra! Voi ci state?"


 

<B>Integralismo teo-con al campo estivo<br>Un film sulle vacanze religiose estreme </B>

Una scena del documentario "Jesus Camp"

 

NEW YORK- George Bush afferma che gli americani pregano per lui e che l'America vivrebbe il suo "terzo risveglio" di religiosità. Eppure, nella stessa America, "Jesus Camp", documentario che racconta la realtà dei campeggi estivi per bambini evangelici, diventa un caso. E sull'onda lunga del dibattito un libro dal titolo provocatorio "Lettera ad una nazione cristiana" diventa la terza pubblicazione anti-Bush più venduta su Amazon.com.

Il documentario "Jesus Camp". E' la storia di un tam-tam che dalla proiezione al Tribeca Festival fino all'uscita nelle sale, ha condotto il documentario "Jesus camp" di Heidi Ewing e Rachel Grady, al centro di una discussione sulle pulsioni ultrareligiose dell'amministrazione Bush: il film-realtà descrive, infatti, la storia di tre bimbi, seguiti durante la loro vacanza di "addestramento religioso" al campeggio "Kids on Fire" di Devils Lake, in North Dakota.

In una scena i tre bimbi dal viso angelico pregano davanti a un'immagine di cartone del presidente degli Stati Uniti e piangono calde lacrime, implorando di porre fine alla pratica abortiva. E ancora: durante il film, la religiosa evangelica Becky Fischer, fondatrice del campo, chiede gridando ai suoi allievi in tuta mimetica: "Siamo in guerra! Voi ci state?''. E paragona l'indottrinamento dei suoi giovanissimi alunni a quello compiuto dalla madrasse islamiche in Pakistan. Mostrando così bambini e genitori, per i quali la fede religiosa detta legge incontrastata, tanto nella vita privata quanto nelle posizioni politiche.

Aperte le porte di un mondo nascosto agli occhi dei più non si torna più indietro: i bambini del campo sono troppo piccoli per votare, ma raccontano un universo esistente, in cui fede e politica sono strettamente intrecciate. E allora, alimentate da un fitto passaparola su Internet, le polemiche su "Jesus Camp" montano e ne fanno un vero e proprio caso, che scatena le furie del reverendo Haggard. Il capo di 30 milioni di fedeli e dell'Associazione nazionale degli Evangelici, infatti, sferra il suo attacco contro il documentario: "E' propaganda dell'estrema sinistra" che "demonizza" gli evangelici.

"Lettera ad una nazione cristiana", il libro.
Parallelamente all'uscita del documentario, scoppia negli stessi giorni anche un caso editoriale. "Lettera ad una Nazione cristiana" è un pamphlet di Sam Harris, nel quale l'ateo autore cerca di giungere al suo obiettivo dichiarato: "armare tutti gli americani ragionevoli" di argomenti potenti per combattere la destra teocon.

"Il presidente degli Stati Uniti ha più volte affermato di essere in dialogo con Dio - scrive Harris nel suo libro - Se avesse detto che parla con Dio attraverso un asciugacapelli, sarebbe un'affermazione da emergenza nazionale. Io non vedo come l'aggiunta di un asciugacapelli renda la sua affermazione più grottesca o offensiva". E poi dichiara, riportando i dati dei sondaggi condotti dal Pew della Gallup e da 'Newsweek', che 44 americani su 100 sarebbe convinto che l'universo sia stato creato 6.000 anni fa e che, ancora, 70 su 100 riterrebbe che esista l'Inferno e che un candidato presidenziale debba essere "profondamente religioso".

In un giorno la provocazione di Harris diventa un formadibile best-seller: uscito in sordina, compra un'intera pagina dell'inserto del New York Times, rimbalza sul web di sito in blog e diventa in poche ore il terzo libro anti-Bush più venduto su Amazon.com, dopo il libro del presidente Hugo Chavez a "La più grande storia mai raccontata: declino e caduta della verità dall'11 settembre a Katrina" del famoso opinionista del New York Times Frank Rich.

(25 settembre 2006)


''Mel Gibson è il Michelangelo di questa generazione''.

Potrebbe essere presa per una sparata - l'innocua esagerazione di un fan - se non fosse che a pronunciare questa frase è stato il reverendo Ted Haggard, presidente dell'associazione americana degli evangelici (una delle correnti più radicali dell'universo cristiano made in Usa). Insieme con fondamentalisti cattolici, esponenti dell'ala più conservatrice dei repubblicani ed ebrei che identificano il Messia nella figura di Gesu', l'estremista religioso ha visto in anteprima ''The passion'', il film di Gibson dedicato alle ultime 12 ore di Gesù e ne è rimasto folgorato. Secondo il gruppo privilegiato di spettatori si tratterebbe del "ritratto più toccante, violento e intriso di timore reverenziale della sofferenza e morte di Gesù mai apparsa sullo schermo"

L'uscita nelle sale è prevista per il mercoledì delle Ceneri del 2004 ma, a sette mesi dal debutto, le polemiche si sono già fatte roventi. L'allarme è stato lanciato da nove studiosi delle Sacre Scritture - cinque cattolici e quattro ebrei - dalle colonne del New York Times, che ha dedicato alla vicenda un ampio spazio in prima pagina. Gli esperti temono che il racconto della passione del Cristo possa innescare negli Usa un'ondata di antisemitismo. Una preoccupazione confermata dalle reazioni entusiaste dei fondamentalisti cristiani.

Gibson, che ha investito nel progetto ben 25 milioni di dollari, ha definito l'opera come "il lungometraggio più autentico e biblicamente accurato sulla morte e passione di Cristo". Il film, girato tra Cinecittà e i sassi di Matera, con Monica Bellucci nella parte di Maria Maddalena, promette di essere una trasposizione fedele e realistica della parola del Nuovo Testamento: tanto da portare sullo schermo, nel modo più crudo, la sofferenza patita da Gesù nella sua ascesa verso il Golgota.

E proprio questa pretesa di realismo spaventa i moderati: già lo scorso marzo, il gruppo di studiosi aveva sollevato dubbi sulla possibile lettura antisemita data dal film alla Passione. Preoccupano le immagini di Gesù vittima della ferocia della folla di Gerusalemme che sceglie di salvare Barabba, la sua sofferenza fisica patita sulla strada del Calvario - sequenze mai viste dagli studiosi cristiani ed ebrei, i quali hanno solo potuto accedere alla sceneggiatura.

Secondo gli esperti, la pellicola, girata interamente in latino e aramaico, è una trasposizione moderna dell'iconografia medioevale della Passione, orientata a presentare il popolo ebraico come "assassino di Gesù" e a ravvivare la violenza contro di esso.

A giudizio di uno dei nove studiosi delle Scritture, Mary Boys, professoressa presso lo Union Theological Seminary di New York, nella sceneggiatura "gli ebrei sono rappresentati come assetati di sangue e siamo realmente preoccupati che il film possa aprire una grande crisi nelle relazioni tra ebrei, cristiani e cattolici".

Gibson - che da anni fa parte dei tradizionalisti cattolici, ultra-conservatori che rigettano i fondamenti del Concilio Vaticano II, recitano la messa in latino e non riconoscono l'autorità dei papi eletti dopo il Concilio - affida le proprie difese ad un comunicato in cui specifica che "l'antisemitismo non è solo contrario ai miei valori personali ma è contrario al messaggio del mio film. 'The Passion' - ha osservato - vuole ispirare e non offendere". Il film potrebbe essere prodotto dallo stesso regista australiano (per adesso solo due major hanno mostrato tiepido interesse).

In attesa del debutto, Gibson incassa, con le polemiche, anche un'inattesa e gratuita pubblicità. 'Bene o male, purché se ne parli...'

 

  03-08-2003


 

 

Torna alla pagina principale