FISICA/MENTE

 

 

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/03-Novembre-2006/art35.html

Il quartier generale dei Misso? In un palazzo della Curia


La storia Una famiglia in odor di camorra si insedia in una palazzina del centro storico, sfrattando gli abitanti. E il proprietario, la Chiesa, fa finta di niente


Roberta Roberti
Napoli


Che i clan acquistino intere palazzine, costruiscano bunker da nababbi, edifichino ville abusive mascherate tra i palazzi fatiscenti del centro storico di Napoli è l'esempio di come un territorio possa essere fuori dal controllo dello Stato. Altro è se una palazzina della Curia arcivescovile che dovrebbe servire alla chiesa come ricovero per poveri, o in ogni caso come una proprietà da affittare a condizioni particolarmente vantaggiose a persone disagiate secondo sani principi caritatevoli, finisce invece sotto il controllo di una famiglia in odore di camorra. La palazzina in questione si trova in via San Biagio ai Taffettanari, alle spalle di piazza Nicola Amore, vicino al ponte San Severino, e a essersi insediata progressivamente negli ultimi dieci anni è stata la famiglia Macor, da anni molto vicina al boss Giuseppe Misso, detto o' nasone, il capo del rione Sanità. I Macor in dieci anni sono riusciti ad occupare progressivamente gran parte degli appartamenti disponibili in quattro piani. Ultima ad essere «cacciata» è stata una anziana donna che viveva al terzo piano e che l'anno scorso dopo una caduta e il ricovero in ospedale non ha fatto più ritorno.
Agli ultimi residenti «sensibili» all'accaduto è stato detto che la nonnina aveva preferito essere ospitata in un ospizio, peccato però che la signora non sia tornata nemmeno a riprendere i suoi effetti personali. Ha abbandonato la sua abitazione anche un giovane del quarto piano con problemi mentali e che era stato minacciato più volte. Da anni i citofoni sono stati messi fuori uso, e da parte della famiglia le comunicazioni avvengono a voce alta notte e giorno, nei panieri salgono e scendono soldi e altro, i motorini vanno e vengono, mentre spesso la spazzatura viene lanciata dalle finestre direttamente in strada.
Ma perché tanto interesse per questa palazzina? La famiglia gestisce dagli anni '80 il parcheggio abusivo nell'adiacente piazzetta Arcangelo Sacchi. Un luogo che, secondo le testimonianze di pentiti come Salvatore Giuliano e Gennaro Lauro, oltre ad avere rappresentato insieme ad altri parcheggi e autorimesse in zona un reddito assicurato per i Misso, sarebbe stato adoperato in diverse occasioni per la sosta di macchine rubate ma anche come punto di partenza per rapine, raid punitivi e missioni di vario genere. Anche se i Macor si sono sempre dichiarati estranei a questi episodi.
La famiglia è molto conosciuta alle forze dell'ordine. Margherita Macor, prima residente nella palazzina, è una dei sette figli di Giuseppe Macor, il più vicino a Giuseppe Misso, uscito e rientrato più volte negli anni dal carcere di Poggioreale: l'ultima volta è stato arrestato nel febbraio del 2005 per estorsione. Il marito di Margherita è tornato in libertà da alcuni mesi dopo essere stato arrestato per rapina in Germania. Dal '97 residente fisso è diventato anche Salvatore Macor, un altro figlio di Giuseppe, che è andato ad abitare al secondo piano insieme alla madre. E' chiaro che in via San Biagio dei Taffettanari la famiglia ha deciso di mettere radici perché le abitazioni occupano una posizione strategica, adiacente alla piazzetta del parcheggio.
Ma è possibile che con l'otto per mille delle tasse degli italiani e le agevolazioni fiscali sugli immobili la chiesa aiuti poi personaggi in odore di camorra? Alle numerose lettere di protesta spedite dagli abitanti di via San Biagio e indirizzate alla Curia Arcivescovile non c'è però mai stata una risposta. E alle telefonate seguite alle missive il cancelliere della Curia è sempre stato evasivo nelle risposte. Una volta ha addirittura detto di non essere in grado di ricostruire da quale diocesi o parrocchia dipenda l'immobile in questione, ed ha perfino aggiunto che in fondo capita spesso che gli appartamenti passino da un membro all'altro della stessa famiglia. Ma quali sono i canoni per accettare degli inquilini in una proprietà della Curia?
La stessa chiesa aveva cacciato un inquilino perché prestava abitualmente l'abitazione ad una coppia di amanti. In quel caso il «responsabile» dell'immobile è stato trovato e la persona «indecorosa» è stata sbattuta fuori dalla palazzina. Altre volte alle telefonate dei residenti disperati è stato risposto che i Macor, pagando un regolare affitto mensile, hanno tutto il diritto di restare. Infine è stata «inventata» una causa di sfratto, cosa smentita dal Tribunale di Napoli su interrogazione di alcuni abitanti.

 


http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200611articoli/13605girata.asp
 
IL PONTEFICE HA RICEVUTO IL VECCHIO NEGOZIATORE AMERICANO DI ORIGINE TEDESCA IL 29 SETTEMBRE SCORSO A CASTEL GANDOLFO

Kissinger consiglia Ratzinger

L’ex segretario di Stato consulente del Papa per la politica estera

4/11/2006

di Paolo Mastrolilli

 
Benedetto XVI e Henry Kisssinger

 

NEW YORK Benedetto XVI ha chiesto a Henry Kissinger di entrare in un consiglio consultivo per i temi di politica estera, e lui ha accettato. La notizia l’ha rivelata lo stesso ex segretario di Stato americano, parlando con un importante membro del governo italiano. Autorevoli fonti diplomatiche della Santa Sede hanno confermato che fra i due è in corso un dialogo importante. Il Papa ha ricevuto Kissinger a Castelgandolfo poche settimane fa, e nel corso di questo colloquio gli ha chiesto di entrare a far parte di quello che il diplomatico americano ha definito un «advisory board». Le fonti vaticane hanno dichiarato che l’appuntamento c’è stato e l’informazione era pubblica. Quanto alla creazione del «board», non hanno né confermato, né smentito.

Aldilà del carattere istituzionale o meno della consulenza, non è inusuale per la Santa Sede ricorrere ai consigli di specialisti laici esterni. Sono noti, ad esempio, i suggerimenti economici offerti dall’ex governatore della banca centrale tedesca, Hans Tietmeyer. Lo stesso Michel Camdessus, una volta lasciata la direzione del Fondo Monetario Internazionale, ha partecipato a vari convegni di studio organizzati dal Vaticano. Il Santo Padre si avvale da secoli della Pontificia Accademia delle Scienze, di cui hanno fatto parte decine di studiosi di tutto il mondo. In questo momento, ad esempio, tra i suoi membri ci sono personaggi come Rita Levi Montalcini, o il premio Nobel per l’economia Gary Becker, successore di Milton Friedman alla guida della scuola di Chicago e da sempre consigliere del Partito repubblicano americano.

Sul piano della politica estera, era famosa e molto chiacchierata l’amicizia tra Giovanni Paolo II e Zbigniew Brzezinski, il consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter. La comune origine polacca li univa, al punto che il Kgb era arrivato a sospettare che l’elezione di Karol Wojtyla fosse un complotto ordito dalla Central Intelligence Agency e dal cardinale americano di Philadelphia Krol, allo scopo di creare scompiglio oltre la cortina di ferro. I due presunti protagonisti ridevano di questa storia, tanto che dopo la morte di Wojtyla, Brzezinski ci raccontò: «Quando vedevo Giovanni Paolo II, lui mi rimproverava sempre con severità. Visto che tu mi hai fatto papa - diceva - potresti anche passare a trovarmi più spesso». Il complotto temuto dal Kgb era fantasia, ma il rapporto politico esisteva, tanto è vero che la notte del golpe di Jaruzelski fu proprio Brzezinski a chiamare Wojtyla per informarlo. Joseph Ratzinger e Henry Kissinger condividono l'origine tedesca, e questo potrebbe facilitare anche il loro dialogo.

Il nome dell’ex segretario di Stato è tornato alla ribalta sulla scena americana nelle ultime settimane, a causa del libro di Bob Woodward «State of Denial». Il giornalista, che durante la presidenza Nixon denunciò lo scandalo Watergate, ha rivelato che Kissinger è uno dei consiglieri più ascoltati da George W. Bush. Le sue visite alla Casa Bianca sono tanto frequenti, quanto riservate, e il presidente aveva dimostrato tutta la sua stima quando aveva chiesto all’ex segretario di Stato di guidare la Commissione d’inchiesta sull’11 settembre. Un conflitto di interessi, però, aveva obbligato il diplomatico a rinunciare all’incarico. Tra i repubblicani Kissinger è il portabandiera della corrente dei realisti, da sempre rivali dei neoconservatori, e quindi il suo ruolo nella Casa Bianca di Bush ha un po’ sorpreso. Qualcuno lo ha letto come il segno di un’inversione di tendenza, inaugurata dall’arrivo di Condoleezza Rice al vertice della diplomazia di Washington. Woodward, però, ha scritto che la posizione dell’ex segretario di Stato sull’Iraq non è diversa da quella che aveva in origine sul Vietnam. Lasciando da parte il suo giudizio sulla decisione di scatenare la guerra, ora ritiene che sia indispensabile non cedere. Perciò, secondo il giornalista del Washington Post, avrebbe sempre consigliato a Bush di non ritirarsi.

Gli argomenti della recente conversazione di Kissinger con Benedetto XVI restano riservati, ma le questioni internazionali che interessano più da vicino la Santa Sede sono note. In primo luogo il rapporto con l’Islam, anche in vista del prossimo viaggio del Papa in Turchia. Poi naturalmente l’Iraq, la situazione in Medio Oriente e nel Libano, la sfida del terrorismo, lo sviluppo dei paesi poveri e dell’Africa, ma anche le relazioni transatlantiche, che sono state confermate e rafforzate da Ratzinger.

Un altro problema urgente è quello dell'Iran. Kissinger ha detto al suo interlocutore italiano di ritenere che l’unica via d’uscita ragionevole sarebbe negoziare con Teheran l’assegnazione di un ruolo da garante della stabilità nella sua regione, ma la base repubblicana e neocon si oppone. L’ultimo incontro tra Papa Benedetto XVI ed Henry Kissinger è avvenuto a fine settembre, a Castel Gandolfo

Kissinger ha avuto un rapporto spesso complicato con la politica italiana, e in particolare con il leader democristiano Aldo Moro. L’ex segretario di Stato non apprezzava il suo modo di comunicare, che giudicava poco diretto, e dopo un incontro si lamentò perché Moro si era addormentato. In realtà fra i due c’erano profonde divergenze politiche. All’inzio degli anni Settanta il leader democristiano stava considerando l’ipotesi di includere il Partito comunista nel governo, ma questa idea era stata giudicata in maniera negativa a Washington. Durante un vertice a due, proprio Kissinger aveva cercato di dissuaderlo dal progetto, dicendo che lo considerava molto pericoloso e strategicamente sbagliato. In seguito Moro avrebbe raccontato di essersi sentito minacciato nei colloqui con gli interlocutori americani.

 

 


http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/04-Novembre-2006/art41.html

 

Crociata contro la Ru486


A Roma il movimento cattolico Militia Christi picchetta l'ospedale che vorrebbe distribuire la pillola abortiva: «Strage di innocenti»


Cinzia Gubbini
Roma


Il rosario lo dicono sottovoce, mormorando, e soprattutto in latino. Così, in mezzo alla strada, guidati da monsignor Barreiro Caràmbula, che intona la preghiera e tiene anche lo striscione «Fermiamo la strage abortista». Intorno le bandiere del movimento politico «Militia Christi» che ieri pomeriggio, per un'oretta, ha picchettato l'entrata dell'ospedale romano San Camillio-Forlanini, reo di aver annunciato l'intenzione di sperimentare la pillola abortiva RU486, come è successo all'ospedale torinese Sant'Anna. Nessuno slogan, neanche una distribuzione di volantini. Solo il rosario e una ventina di militanti (solo due le donne) armati di cartelli. Si va dall'emotivo «RU486, strage di innocenti», al più apertamente politico «Aborto, RU, strage di stato», al più populista «Con il papa, per la vita».
Il punto, come spiega il prete uruguayano della chiesa di San Giuseppe Capo Le Case, «è che noi difendiamo la vita dal concepimento fino alla morte». Dunque l'aborto sarà pure legale in Italia «ma noi non siamo d'accordo». E sulla pillola, non ne parliamo «significa rendere l'aborto un fatto privatistico», aggiunge Roberto Lastei, portavoce del movimento cattolico che a Roma conta un centinaio di persone («almeno») e vanta diversi «nuclei» sparsi dal nord fino a Salerno. Sarà forse che se una donna si sottopone a un intervento chirurgico è diverso, perché passa per il viatico della sofferenza? «Per carità - dice Lastei - è una questione di coscienza. E' che uno deve poter rendersi conto di quello che fa, e qui stiamo parlando di omicidio». Tant'è che loro, pure per chi ricorre all'aborto chirurgico, una proposta ce l'avrebbero: «Perché alle donne che decidono di abortire non viene mostrato il video girato da quel medico americano, "L'urlo del silenzio", quello in cui si vede il bambino che cerca di scappare prima di essere decapitato». Decapitato? «Sì, perché per abortire si usa il frullino». Detto questo, non ci stanno ad essere paragonati a quei gruppi americani che usano anche violenza contro i medici che praticano aborti: «Per carità - ripete Lastei - siamo contrari a ogni forma di violenza». La loro azione, insiste «è politica», e in piena attività. Prossimo obiettivo «presentare un listone civico in ogni municipio di Roma». Ci lavorano di gran lena «abbiamo contatti trasversali: Udc, Forza Italia, persino Rifondazione. Mica siamo settari, noi». Ora pronobis.


 

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