FISICA/MENTE

 

Adista Notizie N. 69 - 07 Ottobre 2006

I PAPI IN PENSIONE E BENEDETTO XVI IN MONASTERO. IL SOGNO DI UN MONACO DI MONTSERRAT

 

DOC-1777. MONTSERRAT (Barcellona, Spagna)-ADISTA. I papi obbligatoriamente in pensione a 80 anni, un triumvirato incaricato di sollecitare le dimissioni di un pontefice (anche se non ancora ottantenne) non più nel possesso delle sue facoltà (o, in caso di resistenza, di destituirlo), la scomunica per chi contestasse la validità della rinuncia. E l'attuale papa in ritiro in un monastero sconosciuto a pregare in particolare per coloro contro cui ha preso provvedimenti durante gli anni passati alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede. È questa la materia del "sogno" raccontato su El País del 7 settembre dal 78enne Hilari Raguer, storico e monaco di Montserrat. Lo riportiamo qui di seguito in una nostra traduzione dallo spagnolo.

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HO FATTO UN SOGNO
 
di Hilari Raguer


 

Ho sognato che mi trovavo nella basilica di San Pietro in Vaticano. Era il 16 aprile del 2007, il giorno in cui Sua Santità Benedetto XVI celebrava il suo 80.mo compleanno.
Il collegio cardinalizio, la curia vaticana, la gerarchia dei fratelli separati, rappresentanti al più alto livello di oltre un centinaio di Stati e di organismi internazionali e una moltitudine di fedeli riempivano la grande navata centrale e pure le ali laterali. Innumerevoli emittenti radiofoniche e televisive trasmettevano in diretta in tutto il mondo l'atto, che si presumeva festoso e tranquillo.
"Eminentissimi signori cardinali, venerabili prelati, degnissimi capi di Stato e di governo, fedeli riuniti in questa santa basilica e, come direbbe il nostro indimenticabile predecessore Giovanni XXIII, uomini tutti di buona volontà, ringraziamo di tutto cuore per gli auguri di lunga vita che, per bocca dell'eminentissimo signor cardinale decano ci avete rivolto, ma, come dice la Scrittura, "le vie del Signore non sono le nostre vie". La storia, madre di esperienza e maestra di vita, ci dice che in questi ultimi tempi Dio ha dato alla sua Chiesa grandi papi, ma ci fa anche vedere che, per qualcuno dei più grandi, gli ultimi anni di pontificato sono stati penosi quando non decisamente negativi.
La vecchiaia, acciacco umano che invano vorremmo allontanare ma a cui tutti vogliamo giungere, comporta serie limitazioni, tra cui non è la minore quella di non avvertirle. Perciò, pensando al bene della Chiesa, abbiamo deciso di promulgare un pacchetto di tre bolle apostoliche e un motu proprio per far fronte al danno provocato dalla decrepitezza papale. Prima di tutto, con la bolla De senectute disponiamo, ordiniamo e comandiamo che i papi, lo stesso giorno in cui compiano gli 80 anni, rinuncino al loro altissimo incarico e mettano in funzione tutto quanto è previsto per la sede vacante, eccetto i funerali. Potrebbe pensarsi, e lo abbiamo pensato, che fosse più conveniente l'età di 75 anni, che è il limite che, dopo il Concilio Vaticano II, si è stabilito per i vescovi, ma lo lasciamo ad 80, che è la stessa età in cui i cardinali non partecipano più al conclave che elegge il nuovo papa. Di fatto, ad 80 anni la maggior parte dei papi già non governa più molto, ed è l'entourage che comanda, ma l'entourage non c'è maniera umana né divina di indurlo a rinunciare se non con la rinuncia di colui che lo tollera.
Inoltre, poiché anche prima degli 80 anni il Sommo Pontefice può veder ridursi le proprie facoltà, resteremmo a metà strada se non stabilissimo chi è autorizzato a dirgli che il bene della Chiesa esige la sua rinuncia. Il Codice di Diritto Canonico prevede la possibilità della rinuncia papale, ma dice che nessuno potrà obbligare il papa a rinunciare, con la qual cosa il problema resta irrisolto. Di conseguenza, con la bolla Triumviri potentes istituiamo un triunvirato, eletto dal Sinodo dei vescovi con mandato fino al successivo Sinodo, che avrà la facoltà e il dovere, se unanimemente conviene sul fatto che il Pontefice, per quanto non sia totalmente incapace, è seriamente ridotto nelle sue facoltà, di comunicarglielo affinché volontariamente e umilmente rinunci e, se non lo facesse, dichiararlo decaduto dal suo ministero e mettere in marcia i meccanismi della successione.
Allo stesso modo, ricordando la triste sorte dell'unico papa che ha rinunciato, San Pietro Celestino, che il suo successore, Bonifacio VIII, di infelice memoria, trattenne imprigionato per evitare che qualche canonista sostenesse che la sua rinuncia era invalida, con la bolla Vade retro dichiariamo che incorrerà ipso facto nella scomunica, con perdita inoltre di tutti i suoi incarichi e benefici nel caso fosse un chierico, il canonista, teologo o altro che osi impugnare la validità delle anteriori bolle.
Infine, con il motu proprio Quo vadis, applichiamo le anteriori bolle, rinunciamo alla sede di Pietro per la quale siamo stati eletti appena due anni fa e annunciamo che ci ritiriamo in un monastero ignoto, che nessuno potrà scoprire, dove passeremo gli anni di vita che il Signore vuole ancora concederci, facendo penitenza per i nostri peccati e pregando per il nostro successore e per tutta la Chiesa e, in particolare, per tutti coloro che, negli anni in cui abbiamo presieduto la Congregazione per la Dottrina della Fede, abbiamo spinto sul viale dell'amarezza.
Et benedicat vos onnipotens Deus…".
Mentre Sua Santità si disponeva a impartire, per l'ultima volta, la benedizione apostolica a tutti i presenti sinceramente pentiti, con indulgenza plenaria applicabile ai defunti, i rumori che avevano iniziato ad udirsi nella santa basilica dopo l'annuncio della bolla De senectute e che erano cresciuti dopo la Triumviri potentes e la Vade retro, con il motu proprio Quo vadis raggiunsero livelli da tumulto, in cui le espressioni di stupore dei cardinali e di disperazione dei curiali si mescolavano all'entusiasmo dei fedeli, con tanti decibel che mi risvegliai. Che delusione! Era stato tutto solo un sogno. Mi venne però in mente la poesia di Joan Vicenç Foix: "è quando dormo che vedo con chiarezza".



 

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