FISICA/MENTE

 

 

Uno dei miracoli, solo insinuati si badi bene, più clamorosi della storia fantastica della Chiesa di Roma è la venuta della casa della Madonna da Nazareth (o Betlemme ?) a Loreto, passando attraverso una tappa a Tersatto, nell'attuale Croazia. Deve essere stato clamoroso vedere la casa in volo. Qualcosa di straordinario, soprattutto in epoca in cui non si era ancora visto un aereo in volo. La struttura della casa si è mantenuta, non si sono persi mattoni, nessuna vibrazione, ... La cosa è davvero eccelsa ... Resta da capire perché la casa sia scappata dalla Palestina. Non sembra convincente il fatto che lì l'Islam aveva vinto sul cristianesimo. Come dire che l'unica casa riuscita a mettersi in salvo sia stata quella della Madonna, con i luoghi santi costretti a restarsene lì per una presunta volontà di Dio che ha deciso cosa salvare. Ma l'atterraggio in Illiria perché. Il volo si poteva fare anche senza scalo. Vi sono motivi speciali ? E perché Loreto e non Roma dove il papato già crapulava ? Forse la cosa doveva essere letta come un segno in tal senso ? Lontani dalla corruzione papale si poteva ricostruire una casa della Chiesa ?

A lato di questa storia ve ne è un'altra che ha a che fare con materiali da costruzioni dell'epoca. La Madonna del Pilar (= pilastro, colonna) a Saragozza in Spagna. Il presunto miracolo, in tal caso, è consistito nell'apparizione della Madonna all'apostolo Giacomo (Santiago in spagnolo) che era in Spagna per evangelizzarla. Nell'anno 40 la Madonna, in persona e non in immagine,. apparve al disperato Giacomo che transitava per Saragozza per animarlo a continuare. L'apparizione avvenne su una colonna. Qui, anche se ufficialmente la cosa non si scrive, si dice che questa colonna sia stata una parte della casa della Madonna venuta in volo con la stessa Madonna in persona dalla Palestina. Questa diceria si dovrebbe smontare facilmente confrontando (vedi figure) le colonne di Loreto con quella di Saragozza). Ma tant'è ... come fare a dire queste cose ai fedeli ?

Una piccola notazione che a me sembra un poco comica. Io non ero al corrente della cosa e, mentre leggevo di queste cose mi ero detto che sarebbe stato il caso di rendere la Madonna di Loreto patrona dell'aviazione. Detto e constatato: è proprio così!

Ed ora leggete pure queste storie meravigliose (le cose del Pilar sono in lingua spagnola).

Roberto Renzetti

 

http://www.mariadinazareth.it/home%20page.htm 

LA CASA DELLA MADONNA ... IN VIAGGIO

 

Il Santuario di Loreto conserva, secondo un'antica tradizione, oggi comprovata dalle ricerche storiche ed archeologiche, la casa nazaretana della Madonna. 

La dimora terrena di Maria a Nazareth era costituita da due parti: da una Grotta scavata nella roccia, tuttora venerata nella basilica dell'Annunciazione a Nazareth, e da una camera in muratura antistante, composta da tre pareti di pietre poste a chiusura della grotta.  

Secondo la tradizione, nel 1291, quando i crociati furono espulsi definitivamente dalla Palestina, le pareti in muratura della casa della Madonna furono trasportate per "ministero angelico", prima in Illiria (a Tersatto, nell'odierna Croazia) e poi nel territorio di Loreto ( 10 dicembre 1294). Oggi, in base a nuove indicazioni documentali, ai risultati degli scavi archeologici a Nazareth e nel sottosuolo della Santa Casa (1962-65) e a studi filologici ed iconografici , si va sempre più confermando l' ipotesi secondo cui le pietre della Santa Casa sono state trasportate a Loreto su nave, per iniziativa della nobile famiglia Angeli, che regnava sull' Epiro. Infatti, un documento del settembre 1294, scoperto di recente, attesta che Niceforo Angeli, despota dell' Epiro, nel dare la propria figlia Ithamar in sposa a Filippo di Taranto, quartogenito di Carlo II d' Angiò, re di Napoli, trasmise a lui una serie di beni dotali, fra i quali compaiono con spiccata evidenza : " le sante pietre portate via dalla Casa della Nostra Signora la Vergine Madre di Dio".

Murate tra le pietre della Santa Casa sono state trovate cinque croci di stoffa rossa di crociati o, più probabilmente, di cavalieri di un ordine militare che nel medioevo difendevano i luoghi santi e le reliquie. Vi sono stati trovati anche alcuni resti di un uovo di struzzo, il quale subito richiama la Palestina e una simbologia riferentesi al mistero dell' Incarnazione.

La Santa Casa inoltre, per la sua struttura e per il materiale in pietra non reperibile in zona, è un manufatto estraneo alla cultura e agli usi edilizi marchigiani. D' altra parte i raffronti tecnici della Santa Casa con la grotta di Nazareth hanno messo in luce la coesistenza e la contiguità delle due parti. A conferma della tradizione è di grande importanza un recente studio sul modo in cui sono lavorate le pietre, cioè secondo l' uso dei Nabatei, diffuso nella Galilea ai tempi di Gesù. Di grande interesse risultano anche numerosi graffiti incisi sulle pietre della Santa Casa, giudicati dagli esperti di chiara origine giudeo-cristiana e assai simili a quelli riscontrati a Nazareth. 

La Santa Casa, nel suo nucleo originario è costituita solo da tre pareti perché la parte orientale, ove sorge l' altare, era aperta verso la grotta. Le tre pareti originarie - senza fondamenta proprie e poggianti su un' antica via - si innalzano da terra per tre metri appena. Il materiale sovrastante, costituito da mattoni locali, è stato aggiunto in seguito, compresa la volta (1536), per rendere l'ambiente più adatto al culto. Il rivestimento marmoreo, che avvolge le pareti della Santa Casa, fu voluto da Giulio II e fu realizzato su disegno del Bramante (1507) da rinomati artisti del rinascimento italiano. La statua della Vergine col Bambino, in legno di cedro del Libano, sostituisce quella del sec. XIV, distrutta da un incendio nel 1921. Grandi artisti si sono succeduti lungo i secoli per abbellire il Santuario la cui fama si è diffusa rapidamente in tutto il mondo divenendo meta privilegiata di milioni di pellegrini. 

L' insigne reliquia della Santa Casa di Maria è per il pellegrino occasione ed invito per meditare gli alti messaggi teologici e spirituali legati al mistero dell' Incarnazione e all' annuncio della Salvezza.

Tratto dalla guida spirituale di P. Giuseppe Santarelli


Nel "Rosarium" di Santa Caterina da Bologna (un testo redatto dalla santa nel 1440, trenta anni prima circa della Translatio del Teramano) viene riportato "per rivelazione" la vicenda storica della traslazione della Santa Casa.

La Santa, che colloquia direttamente con Gesù, vi descrive sinteticamente il trasporto angelico della Santa Casa:

"Alla fine questa dimora, consacrata prima dai tuoi apostoli che vi hanno celebrato i divini misteri con miracoli, per l'idolatria di quella gente fu trasportata in Dalmazia da uno stuolo di angeli. Quindi, per le stesse e altre ragioni, portarono questa degnissima chiesa in vari luoghi; finalmente, portata dai santi angeli, fu collocata stabilmente a Loreto e posta nella provincia d'Italia e nelle terre della Santa Chiesa".

Si può dubitare di una testimonianza così straordinaria?
Santa Caterina da Bologna è l'unica Santa che, avendo il corpo incorrotto, rimane "seduta" da oltre sei secoli - contro ogni legge naturale - per un atto di obbedienza compiuto "dopo la sua morte". Ciò è da tutti constatabile recandosi a visitarla direttamente a Bologna, in Via Tagliapietre n.23, presso il Monastero "Corpus Domini".
Può aver mentito questa Santa, riguardo alla verità del colloquio diretto avuto con Gesù e riguardo alle rivelazioni a lei fatte dal Signore, che confermano in modo straordinario la "tradizione" della miracolosa traslazione della Santa Casa ad opera degli spiriti celesti (o "angeli")?

Dal breve testo di Santa Caterina si può, infatti, dedurre:
- il motivo della traslazione della Santa Casa (l'idolatria);
- la miracolosità della traslazione (avvenuta per ministero degli angeli);
- il trasporto a Tersatto, in Dalmazia (nel 1291);
- il trasporto "in vari luoghi" (Ancona, località Posatora, e altrove);
- la collocazione stabile a Loreto nel 1294 (dopo più traslazioni "in
loco": nel punto ove si trova ora la "traslazione" è del 1296);
- il motivo della scelta (perché "terre della Santa Chiesa").


http://www.santuarioloreto.it/santa_casa.htm 

Un'antica tradizione riferisce che la Santa Casa di Loreto è la stessa Camera in muratura della Madonna esistente a Nazaret, in Galilea, e che in essa Maria nacque, fu educata e ricevette l'annuncio angelico.

Interno della Santa Casa

La S. Casa, nel suo nucleo originario, è costituita da sole tre pareti, perché la parte dove sorge l'altare dava, a Nazaret, sulla bocca della Grotta e, quindi, non esisteva come muro. Delle tre pareti originarie le sezioni inferiori, per quasi tre metri di altezza, sono costituite prevalentemente da filari di pietre, per lo più arenarie, rintracciabili a Nazaret, e le sezioni superiori aggiunte successivamente e, quindi spurie, sono in mattoni locali, gli unici materiali edilizi usati nella zona. Alcune pietre risultano rifinite esternamente con tecnica che richiama quella dei nabatei, diffusa in Palestina e anche in Galilea fino ai tempi di Gesù. Vi sono stati individuati una sessantina di graffiti, molti dei quali giudicati dagli esperti a quelli giudeo-cristiani di epoca remota, esistenti in Terra Santa, compresa Nazaret. Le sezioni superiori delle pareti, di minor valore storico e devozionale, nel secolo XIV furono coperte da dipinti a fresco, mentre le sottostanti sezioni in pietra furono lasciate a vista, esposte alla venerazione dei fedeli.

Il Crocifisso dipinto su legno, sopra la cosiddetta finestra dell'Angelo, assegnato alla fine del sec. XIII, secondo alcuni è di cultura spoletina e secondo altri rivelerebbe segni della maniera di Giunta Pisano.
La Statua della Madonna, scolpita su legno di un cedro del Libano dei Giardini Vaticani, sostituisce quella delsec. XIV, andata distrutta in un incendio scoppiato in S. Casa nel 1921. È stata fatta scolpire da Pio XI che nel 1922 la incoronò in Vaticano e la fece trasportare solennemente a Loreto. Fu modellata da Enrico Quattrini ed eseguita e dipinta da Leopoldo Celani che le conferì una tonalità troppo scura rispetto a quella dell'originale.

 

Il rivestimento marmoreo

E' il capolavoro dell'arte lauretana. Esso custodisce l'umile Casa di Nazareth come lo scrigno accoglie la perla.

Ideato dal Bramante, che nel 1509 ne approntò il disegno, fu attuato sotto la direzione di Andrea Sansovino (1513-27), di Ranieri Nerucci e di Antonio da Sangallo il Giovane. In seguito furono collocate nelle nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti.
L'attuale rivestimento marmoreo, che ha sostituito il muro dei recanatesi, fu voluto da Giulio II ed è stato realizzato su disegno del sommo architetto Donato Bramante. I recanatesi agli inizi del sec. XIV eressero intorno alla S. Casa un muro di contenimento 'bono et grosso', individuato negli ultimi scavi archeologici. Gli stessi scavi hanno messo in luce anche altri precedenti interventi edilizi a difesa della S. Casa. Tutto ciò attesta una particolarissima attenzione verso un minuscolo edificio rurale che non si spiegherebbe al di fuori della tradizione loretana.


Il rivestimento è costituito da un basamento con ornamentazioni geometriche, da cui si diparte un ordine di colonne striate a due sezioni, con capitelli corinzi che sostengono un cornicione aggettante. La balaustra è stata aggiunta da Antonio da Sangallo (1533-34) con lo scopo di nascondere la goffa volta a botte della S. Casa e di circoscrivere con elegante riquadratura tutto il mirabile recinto marmoreo.
I lavori iniziarono nel 1511, sotto la direzione di Giovan Cristoforo Romano, dopo che il fiorentino Antonio Pellegrini, su disegno del Bramante, aveva approntato il modello ligneo su scala. Dal 1513 al 1527 diresse l'impresa Andrea Contucci, detto il Sansovino. I lavori ripresero nel 1531 sotto la direzione di Rinieri Nerucci. Nella fase finale, essi passarono alla direzione di Antonio da Sangallo il Giovane. L'opera fu conclusa nel 1538. Successivamente furono collocate nelle nicchie le statue delle Sibille e dei Profeti.


Qui il Bramante ha inteso celebrare la Madre del Salvatore, vaticinato dalle dieci Sibille, scolpite dai fratelli Della Porta (1570-1572), preannunciato dai dieci Profeti, scolpiti dai fratelli Lombardo (1540-1570), e figurato con la Madre nelle "storie" del rivestimento rnarmoreo, secondo questa successione, a partire dalla parete nord: Nascita di Maria di B. Bandinelli e R. Montelupo; Sposalizio di A. Sansovino e N. Tribolò; Annunciazione di A. Sansovino (vedi foto), Visitazione di R. Montelupo e Censimento di F. da Sangallo; Natalc di A. Sansovino; Adorazione dei magi di R. Montelupo; Transito della, Vergine di D. D'Aima. A sé stante è la Traslazione di F. da Sangallo e N. Tribolo.

Scavi e graffiti

Gli scavi a Nazaret e a Loreto

L'apporto più significativo per una lettura critica e storicamente fondata della tradizione lauretana è stato dato dalle cosiddette "fonti mute", cioè dal responso degli scavi archeologici effettuati a Nazaret tra il 1955 e il 1960 nella chiesa dell'Annunciazione e a Loreto tra il 1962 e il 1965 nel sottosuolo della Santa Casa, oltre che da studi specifici sulla struttura edilizia della "Camera" lauretana, raccordata con la Grotta nazaretana. Le indagini archeologiche e la tradizione si illuminano a vicenda con reciproche conferme. E aiutano a ricostruire la storia della Casa di Maria. A Nazaret gli scavi hanno appurato che l'abitazione della Vergine, come le altre del luogo, era costituita da una Grotta scavata nella roccia (luogo di deposito) e da una Casa in muratura antistante e leggermente sovrastante (luogo della vita quotidiana), oltre che da altre piccole strutture sussidiarie.
Gli scavi hanno confermato nella sostanza ciò che narra la tradizione lauretana: che i discepoli di Gesù trasformarono la Casa di Maria in chiesa. Dalle indagini archeologiche, infatti, é emerso che nel III secolo i giudeo-cristiani, anzi, forse gli stessi "parenti del Signore", adattarono l'abitazione di Maria a luogo di culto, costruendovi sopra una chiesa in stile sinagogale, di cui sono venuti alla luce interessanti resti cultuali. Gli scavi sono stati effettuati sotto la direzione del p. Bellarmino Bagatti.
Nel secolo V i cristiani bizantini, sostituitisi anche a Nazaret ai giudeo-cristiani, abbatterono la chiesa-sinagoga ed edificarono un più ampio edificio sacro sopra l'abitazione della Madonna. Nell'XI secolo, infine, i crociati francesi demolirono la basilica bizantina ed edificarono una più ampia chiesa proteggendo la santa dimora in una cripta. Questa attenzione nei riguardi dell'abitazione di Maria attraverso i secoli spiega anche la sua possibile conservazione, perché un edificio, anche se fragile, custodito dentro un altro edificio, non essendo soggetto all'erosione degli agenti atmosferici, sfida i secoli. Ne è una riprova la stessa Santa Casa di Loreto che, protetta dentro altri edifici fin dagli inizi del secolo XIV, dopo sette secoli non ha fatto una crepa.
A Loreto gli scavi archeologici, condotti sotto la direzione del prof. Nereo Alfieri, hanno confermato alcuni elementi della tradizione in modo inatteso. Questa asserisce che la Santa Casa non ha fondamenta proprie, poggia su una pubblica strada e fu protetta dai recanatesi con un muro per tutta l'altezza e la lunghezza. Ebbene, le indagini archeologiche hanno verificato tutti e tre questi singolari fenomeni edilizi. In più, hanno individuato alcune opere di difesa con archetti di controripa sul cedevole lato nord e una fascia di sottomurazione inserita più tardi dall'esterno. Tutto ciò attesta un'attenzione archeologica verso il sacello che non si spiegherebbe se quei muri non fossero stati considerati fin dall'inizio vere 'reliquie'.
Infine, gli scavi loretani hanno appurato che il nucleo originario della Santa Casa è costituito da tre sole pareti (è esclusa la parete est dove sorge l'altare, che a Nazaret non esisteva perché è la parte che dava sulla bocca della Grotta), e che delle tre pareti le sezioni inferiori sono in pietra, mentre le sezioni sovrastanti, aggiunte successivamente a Loreto per ovviare allo spazio originario piuttosto basso e angusto, sono in mattoni locali.

La struttura edilizia

Ulteriori studi sulla struttura edilizia della Santa Casa hanno messo in evidenza che questa, in ambito edilizio marchigiano, costituisce un insieme di anomalie e assurdità: non ha fondamenta proprie, contro tutti gli usi del luogo; ha stranamente una parte in pietra, non usata nella zona per mancanza di cave lapidee, e una parte aggiunta in mattoni, gli unici materiali disponibili in loco; poggia su una pubblica strada, contro tutte le disposizioni comunali dell'epoca; ha l'unica porta originaria sul lato nord, esposta a tutte le intemperie, e l'unica finestra a ovest, aperta a una limitata illuminazione, contro i più elementari accorgimenti dei costruttori locali.
Se invece la Casa di Loreto viene idealmente ritraslata a Nazaret, tutte queste anomalie edilizie scompaiono e il manufatto loretano ben si raccorda con la Grotta nazaretana nelle sue varie parti.
Inoltre, studi sulla finitura della superficie delle pietre di Loreto hanno chiarito che esse appaiono lavorate secondo una particolare tecnica usata dai nabatei, un popolo confinante con gli ebrei, e diffusa anche in Palestina. Questi interessanti studi sull'edilizia della Santa Casa si devono all'ingegnere architetto Nanni Monelli.

I graffiti

Infine, una specifica indagine sui graffiti leggibili ancora in molte pietre della Santa Casa di Loreto, rivela che essi sono molto simili a quelli riscontrabili in Terra Santa e, in special modo, a Nazaret, compresi gli esemplari riferibili ai giudeo-cristiani del II-V secolo. E’ stata decifrata anche una scritta in caratteri greci sincopati con due lettere ebraiche contigue (un lamed e un wav), la quale, tradotta, dice: "0 Gesù Cristo, Figlio di Dio". Un'identica invocazione si legge nella cosiddetta Grotticella di Conone, a Nazaret, vicino alla Grotta santa. Ne deriva la fondata ipotesi che diverse pietre siano state graffite a Nazaret e poi trasportate a Loreto, ciò che conferma l'antica tradizione.
Insomma, le pietre hanno un loro linguaggio, muto certo, ma, una volta decodificato, in grado di gettar luce sull’origine della Santa Casa.

Messaggio teologico

I messaggi della Santa Casa
Giovanni Paolo Il nella Lettera per i VII Centenario lauretano, indirizzata a mons. Pasquale Macchi, arcivescovo di Loreto, il 15 agosto 1993, ha scritto: "La S. Casa di Loreto non è solo una reliquia, ma anche una preziosa icona concreta" (n. 2).
E' reliquia perché è "resto", cioè parte superstite della dimora nazaretana di Maria. E' icona perché si fa specchio che riflette ineffabili verità di fede e rifrange luce su alti valori di vita cristiana. Per questo la S. Casa di Loreto è il primo santuario di portata internazionale dedicato alla Vergine (ivi, n. 1). Vengono qui richiamati i messaggi biblico-teologici del ricco magistero-lauretano di alcuni papi, in primo luogo di Giovanni Paolo II.

1. Culla dell'Immacolata
La Casa nazaretana venerata a Loreto è identificata dalla tradizione con quella in cui la Vergine Maria nacque e fu educata e poi salutata dall'angelo Gabriele'. Lo ha ribadito anche Giulio Il nel 1507 e, in seguito, numerosi pontefici.

2. Dimora del Verbo Incarnato
La S. Casa è il santuario dell'Incarnazione. E’ questo il mistero di cui essa fa quotidiana e orante memoria. E' questo il mistero che teologicamente la caratterizza e la qualifica.
Scrive Giovanni Paolo: La S. Casa di Loreto è 'icona' non di astratte verità, ma di un evento e di un mistero: l'Incarnazione del Verbo. E' sempre con profonda commozione che, entrando nel venerato sacello, si leggono le parole poste sopra l'altare: Hic Verbum caro factum est: Qui il Verbo si è fatto carne.

3. Cenacolo dello Spirito Santo
La Vergine Maria nella sua Casa di Nazaret ha concepito il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo (Lc 1, 13). Così sviluppa questo aspetto Giovanni Paolo II: "E dove si potrebbe parlare con più efficacia del ruolo dello Spirito Santo, 'datore di vita', se non nel Santuario lauretano, che ricorda il momento e il luogo in cui Egli compì la suprema delle sue operazioni 'vivificanti' dando vita, nel seno di Maria, all'umanità del Salvatore?".

4. Tabernacolo della Santissima Trinità
Nell'annuncio dell'angelo a Maria sono chiamate in causa le tre Persone della Santissima Trinità: Dio Padre (l'altissimo), Dio Figlio e Dio Spirito Santo.

5. Casa dell'avvento
Maria nella sua dimora nazaretana, in un prolungato avvento, attese la nascita del Figlio nel silenzio e nella contemplazione del mistero.

6. La Casa di tutti i figli adottivi di Dio
E’ un motivo teologico caro al magistero di Giovanni Paolo II che vi è tornato più di una volta. La Casa del Figlio dell'uomo è la casa universale di tutti i figli adottivi di Dio. La storia di ogni uomo, in un certo senso, passa attraverso quella casa. La storia dell'intera umanità in quella casa riannoda le sue fila. La Chiesa che è in Italia, alla quale la Provvidenza ha legato il santuario della S. Casa di Nazaret, ritrova lì una viva memoria del mistero dell'Incarnazione, grazie al quale ogni uomo è chiamato alla dignità di figlio di Dio.

7. La Casa comune dei giovani
La Casa di Nazaret ha accolto Gesù, che ivi ha trascorso l'infanzia, l'adolescenza e la giovinezza. Essa è punto privilegiato di riferimento per i giovani cristiani.
In occasione del Pellegrinaggio dei giovani d'Europa, Giovanni Paolo II, nel messaggio del 9 settembre 1995, ha detto loro:
"Da Loreto questa sera abbiamo compiuto un singolare pellegrinaggio dall'Atlantico agli Urali, in ogni angolo del Continente, dovunque si trovano giovani in cerca di una 'casa comune'. A tutti dico: ecco la vostra Casa, la Casa di Cristo e di Maria, la Casa di Dio e dell'uomo !".

8. La Casa del sì di Maria e delle persone consacrate
Questo aspetto è stato messo in evidenza da Giovanni Paolo Il nei suoi vari interventi mariano-lauretani, in special modo nella Lettera per il VII Centenario Lauretano.
"La S. Casa ricorda in pari modo anche la grandezza della vocazione alla vita consacrata e alla verginità per il Regno, la quale ebbe qui la gloriosa inaugurazione nella persona di Maria, Vergine e Madre" (n. 8)

9. Santuario della riconciliazione
A Loreto giungono innumerevoli pellegrini per riconciliarsi con Dio e con i fratelli nel sacramento della confessione, sperimentando la dolcezza ineffabile del perdono e della grazia.

10. Prima chiesa domestica della storia
La S. Casa di Loreto fa riferimento, in primo luogo, al mistero dell'Incarnazione, perché vi è avvenuto l'annuncio angelico a Maria. E' considerata anche, però, luogo che accolse, almeno saltuariamente, la Santa Famiglia. Scrive Giovanni Paolo II:
"Il ricordo della vita nascosta di Nazaret evoca questioni quanto mai concrete e vicine all'esperienza di ogni uomo e di ogni donna. Esso ridesta il senso della santità della famiglia, prospettando di colpo tutto un mondo di valori, oggi così minacciati, quali la fedeltà, il rispetto della vita, l'educazione dei figli, la preghiera, che le famiglie cristiane possono riscoprire dentro le pareti della Santa Casa, prima ed esemplare "chiesa domestica" della storia" (n. 8).

11. Casa della vita nascosta di Gesù
Nel magistero di Giovanni Paolo II il precedente motivo trova un suggestivo approfondimento nell'omelia pronunciata a Loreto il 10 settembre 1995, davanti a quattrocentomila giovani: "Gesù prese dimora in lei (Maria) come in un tempio spirituale preparato dal Padre per opera dello Spirito Santo.
E' grazie a Maria che la casa di Nazaret è diventata un simbolo così straordinario, essendo lo spazio in cui si è sviluppata l'umana vicenda del Verbo Incarnato; il luogo in cui Cristo cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini (Lc 2, 52)".

12. Luogo del lavoro santificato
Dice il Papa:
"Nessuna considerazione teorica potrà mai esaltare la dignità del lavoro umano quanto il semplice fatto che il Figlio di Dio ha lavorato a Nazaret ed ha voluto essere chiamato 'figlio del falegname' (cf. Mt 13, 55). Il lavoratore cristiano che ripensa la sua vocazione all'ombra della Santa Casa scopre anche un'altra importante verità: che il lavoro non solo nobilita l'uomo e lo rende partecipe dell'opera creatrice di Dio, ma può essere altresì un'autentica via per realizzare la propria fondamentale vocazione alla santità".

13. Oasi degli infermi
Da sempre la S. Casa di Loreto è stata meta di pellegrini malati, che hanno invocato dalla Vergine protezione e guarigione. Dal 1936 vi confluiscono i 'treni bianchi' organizzati dall'Unitalsi e da consimili associazioni.

14. La Casa della vedovanza santificata
Su questo aspetto inedito ma altamente significativo si è soffermato Giovanni Paolo Il nel suo discorso rivolto alle vedove di Sarajevo, nella basilica di Loreto, il 10 dicembre 1994. Ecco le sue parole: "Il pensiero va, in questo momento, alla Famiglia di Nazaret. Grande è il suo fascino! In essa si rispecchia ogni situazione familiare, anche la vostra. Maria Santissima, infatti, per quanto possiamo intuire leggendo i Vangeli, ha conosciuto la condizione della vedovanza: del suo sposo San Giuseppe, dopo l'episodio di Gesù dodicenne nel Tempio, non si fa più parola".

15. La Casa in cammino
Una strofa dell'inno del VII Centenario Lauretano dice:"é la Casa del cammino da Oriente ad Occidente:essa è segno della gente pellegrina verso il ciel".
Così la Casa lauretana diventa segno di protezione per emigranti ed esuli, che cambiano patria, come la dimora mariana di Nazaret. In special modo, la Madonna di Loreto è Patrona universale dei viaggiatori in aereo, e tale l'ha proclamata Benedetto XV nel 1920, come ricorda anche Giovanni Paolo II: "La Vergine Lauretana viene ovunque invocata dai viaggiatori in aereo, in un abbraccio di pace che unisce idealmente tutti i continenti" (n. 2).


Patrona dell'aviazione

La tradizione lauretana, relativa al trasporto della Casa di Maria, per mano degli angeli da Nazaret nell'antica Illiria (1291) e di qui nell'antico territorio di Recanati (1294), appariva quanto mai suggestiva per la sceltadella Madonna di Loreto quale patrona dei viaggiatori in aereo. Poeti e pittori già nei secoli XVII e XVIII avevano rievocato quel trasporto prodigioso con accenti fantasiosi, immaginando il volo della casa nazaretana come un moderno aviogetto.
Sin dal 1912 la Società Aviatori e Aeronauti dell'Aria, con sede a Torino, si era affidata alla protezione della Madonna di Loreto. Pochi anni dopo, verso il 1915, quella Società, sotto la presidenza dell'onorevole Carlo Montù, fece ornare la propria bandiera con l'immagine della Vergine Lauretana. Si legge anche che nel 1915 le mura della Santa Casa furono dipinte nelle carlinghe della XXV Squadriglia, segno di una esplicita devozione verso la Madonna della Casa volante.
Nel giugno del 1917 l'Aero Club d'Italia, sollecitato da più parti, promosse un'intensa azione per trovare un accordo tra tutte le Società aeronautiche delle nazioni alleate in merito alla scelta della Madonna di Loreto quale unica Patrona dell'aviazione, ma senza esito. In epoca fascista, quando il senso nazionalista era forte, non solo in Italia ma anche in altri paesi d'Europa, fu scritto che la proposta fu bocciata perché "Madonna di Loreto forse voleva dire cittadinanza italiana, oppure non si volle la Madonna".

IL DECRETO DI BENEDETTO XV
Dopo la guerra, nel 1919, il tenente colonnello Ercole Morelli, segretario amministrativo dell'Aero Club d'Italia, fece un nuovo tentativo a riguardo, rivolgendosi direttamente ad alcuni cardinali e vescovi, perché richiedessero alla competente autorità ecclesiastica di proclamare la Madonna di Loreto Patrona degli aeronauti. Furono coinvolti alla richiesta il cardinale di Torino Agostino Richelmy, il cardinale Amedeo Ranuzzi de' Bianchi, che era stato vescovo di Recanati-Loreto negli anni 1903-1911, e mons. Alfonso Maria Andreoli, vescovo a quel tempo della stessa diocesi. I tre presuli diedero la propria adesione e si rivolsero alla Congregazione dei Riti. La richiesta ufficiale fu inoltrata da mons. Andreoli, in quanto ordinario della diocesi recanatese-lauretana. Il prefetto della Congregazione cardinale Antonio Vico, nativo di Agugliano, in diocesi di Ancona, sottopose la richiesta a Benedetto XV che la accolse libentissime, cioè "assai volentieri", come si legge nel relativo Decreto, emesso il 24 marzo 1920, vigilia dell'Annunciazione del Signore, solennizzata a Loreto in quel tempo con la celebrazione ininterrotta di messe in Santa Casa dalla mezzanotte del 24 al mezzogiorno del 25.


http://www.mariadinazareth.it/home%20page.htm

Entrare nella Santa Casa di Loreto è come ripercorrere la storia di Maria, di Gesù e di Giuseppe: è la storia della Chiesa di Cristo.

Tutto ebbe inizio in quelle povere mura quando l'Angelo apparve a Maria per annunciarLe che Lei sarebbe divenuta la Madre del Salvatore. Mura che hanno visto Gesù nascere, crescere e diventare uomo; mura che hanno visto Gesù partire per la sua missione pubblica e Maria sola a piangere appoggiata alla porta. Lei che è stata la prima credente della Chiesa, il primo discepolo, il primo adoratore di Gesù. Lei che aveva dato alla vita il Santo, che lo aveva allattato ed educato, che lo aveva accarezzato e stretto al petto innumerevoli volte era stata anche la prima a dire:

 " Io credo in te, Figlio mio ". 

La Santa Casa è un richiamo che va oltre a qualsiasi ragionamento storico o studio archeologico, perché essa è lì che parla con le sue pietre. Parla a chiunque abbia voglia di ascoltare: adesso come allora.

Quelle mura sono un messaggio senza tempo dove batterà per sempre l'immenso Cuore della Sacra Famiglia.


Litanie Lauretane

Signore, Pietà

Cristo, Pietà

Signore, Pietà

Santa Maria  prega per noi

Santa Madre di Dio  prega per noi

Santa Vergine delle Vergini prega per noi

Madre di Cristo  prega per noi

Madre della Chiesa prega per noi

Madre della divina grazia prega per noi

Madre purissima  prega per noi

Madre castissima  prega per noi

Madre sempre vergine  prega per noi

Madre immacolata  prega per noi

Madre degna d'amore  prega per noi

Madre ammirabile  prega per noi

Madre del buon consiglio prega per noi

Madre del Creatore prega per noi

Madre del Salvatore prega per noi

Vergine prudente  prega per noi

Vergine degna di onore  prega per noi

Vergine degna di lode  prega per noi

Vergine potente  prega per noi

Vergine clemente prega per noi

Vergine fedele  prega per noi

Specchio di perfezione  prega per noi

Sede della Sapienza  prega per noi

Fonte della nostra gioia  prega per noi

Tempio dello Spirito Santo  prega per noi

Tabernacolo dell'Eterna gloria  prega per noi

Dimora consacrata a Dio prega per noi

Rosa mistica  prega per noi

Torre della santa città di Davide  prega per noi

Fortezza inespugnabile   prega per noi

Santuario della divina presenza  prega per noi

Arca dell'alleanza  prega per noi

Porta del cielo prega per noi

Stella del mattino  prega per noi

Salute degli infermi  prega per noi

Rifugio dei peccatori  prega per noi

Consolatrice degli afflitti prega per noi

Aiuto dei cristiani prega per noi

Regina degli angeli prega per noi

Regina dei patriarchi  prega per noi

Regina dei profeti  prega per noi

Regina degli apostoli  prega per noi

Regina dei martiri  prega per noi

Regina dei confessori della fede  prega per noi

Regina delle vergini prega per noi

Regina di tutti i santi  prega per noi

Regina concepita senza peccato  prega per noi

Regina assunta in cielo prega per noi

Regina del rosario  prega per noi

Regina della famiglia  prega per noi

Regina della pace  prega per noi

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, Signore

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, Signore

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo abbi pietà di noi.


http://www.corazones.org/maria/pilar.htm

Historia de la Virgen del Pilar


La tradición, tal como ha surgido de unos documentos del siglo XIII que se conservan en la catedral de Zaragoza, se remonta a la época inmediatamente posterior a la Ascensión de Jesucristo, cuando los apóstoles, fortalecidos con el Espíritu Santo, predicaban el Evangelio. Se dice que, por entonces (40 AD), el Apóstol Santiago el Mayor, hermano de San Juan e hijo de Zebedeo, predicaba en España. Aquellas tierras no habían recibido el evangelio, por lo que se encontraban atadas al paganismo. Santiago obtuvo la bendición de la Santísima Virgen para su misión.

Los documentos dicen textualmente que Santiago, "pasando por Asturias, llegó con sus nuevos discípulos a través de Galicia y de Castilla, hasta Aragón, el territorio que se llamaba Celtiberia, donde está situada la ciudad de Zaragoza, en las riberas del Ebro. Allí predicó Santiago muchos días y, entre los muchos convertidos eligió como acompañantes a ocho hombres, con los cuales trataba de día del reino de Dios, y por la noche, recorría las riberas para tomar algún descanso".

En la noche del 2 de enero del año 40, Santiago se encontraba con sus discípulos junto al río Ebro cuando "oyó voces de ángeles que cantaban Ave, María, gratia plena y vio aparecer a la Virgen Madre de Cristo, de pie sobre un pilar de mármol". La Santísima Virgen, que aún vivía en carne mortal, le pidió al Apóstol que se le construyese allí una iglesia, con el altar en torno al pilar donde estaba de pie y prometió que "permanecerá este sitio hasta el fin de los tiempos para que la virtud de Dios obre portentos y maravillas por mi intercesión con aquellos que en sus necesidades imploren mi patrocinio"

Desapareció la Virgen y quedó ahí el pilar. El Apóstol Santiago y los ocho testigos del prodigio comenzaron inmediatamente a edificar una iglesia 

Virgen del Pilar

en aquel sitio y, con el concurso de los conversos, la obra se puso en marcha con rapidez. Pero antes que estuviese terminada la Iglesia, Santiago ordenó presbítero a uno de sus discípulos para servicio de la misma, la consagró y le dio el título de Santa María del Pilar, antes de regresarse a Judea. Esta fue la primera iglesia dedicada en honor a la Virgen Santísima.

Muchos historiadores e investigadores defienden esta tradición y aducen que hay una serie de monumentos y testimonios que demuestran la existencia de una iglesia dedicada a la Virgen de Zaragoza.  El mas antiguo de estos testimonios es el famoso sarcófago de Santa Engracia, que se conserva en Zaragoza desde el siglo IV, cuando la santa fue martirizada. El sarcófago representa, en un bajo relieve, el descenso de la Virgen de los cielos para aparecerse al Apóstol Santiago.

Asimismo, hacia el año 835, un monje de San Germán de París, llamado Almoino, redactó unos escritos en los que habla de la Iglesia de la Virgen María de Zaragoza, "donde había servido en el siglo III el gran mártir San Vicente", cuyos restos fueron depositados por el obispo de Zaragoza, en la iglesia de la Virgen María. También está atestiguado que antes de la ocupación musulmana de Zaragoza (714) había allí un templo dedicado a la Virgen.

La devoción del pueblo por la Virgen del Pilar se halla tan arraigada entre los españoles y desde épocas tan remotas, que la Santa Sede permitió el establecimiento del Oficio del Pilar en el que se consigna la aparición de la Virgen del Pilar como "una antigua y piadosa creencia".

Numerosos milagros de la Virgen

 En 1438 se escribió un Libro de milagros atribuidos a la Virgen del Pilar, que contribuyó al fomento de la devoción hasta el punto de que, el rey Fernando el católico dijo: "creemos que ninguno de los católicos de occidente ignora que en la ciudad de Zaragoza hay un templo de admirable devoción sagrada y antiquísima, dedicado a la Sta.y Purísima Virgen y Madre de Dios, Sta. María del Pilar, que resplandece con innumerables y continuos milagros".

El Gran milagro del Cojo de Calanda (1640)  Se trata de un hombre a quien le amputaron una pierna.  Un día años mas tarde, mientras soñaba que visitaba la basílica de la Virgen del Pilar, la pierna volvió a su sitio.  Era la misma pierna que había perdido. Miles de personas fueron testigos y en la pared derecha de la basílica hay un cuadro recordando este milagro.

 El Papa Clemente XII señaló la fecha del 12 de octubre para la festividad particular de la Virgen del Pilar, pero ya desde siglos antes, en todas las iglesias de España y entre los pueblos sujetos al rey católico , se celebraba la dicha de haber tenido a la Madre de Dios en su región, cuando todavía vivía en carne mortal.

Tres rasgos peculiares que caracterizan a la Virgen del Pilar y la distinguen de las otras:

1- Se trata de una venida extraordinaria de la Virgen durante su vida mortal. A diferencia de las otras apariciones la Virgen viene cuando todavía vive en Palestina: ¨Con ninguna nación hizo cosa semejante", cantará con razón la liturgia del 2 de enero, fiesta de la Venida de la Virgen.

2- La Columna o Pilar que la misma Señora trajo para que, sobre él se construyera la primera capilla que, de hecho, sería el primer Templo Mariano de toda la Cristiandad.

3- La vinculación de la tradición pilarista con la tradición jacobea (del Santuario de Santiago de Compostela). Por ello, Zaragoza y Compostela, el Pilar y Santiago, han constituido dos ejes fundamentales, en torno a los cuales ha girado durante siglos la espiritualidad de la patria española.


http://www.zaragoza-ciudad.com/turismo/virgen.htm

LA TRADICION DEL PILAR


Según una venerable y antiquísima tradición, la Virgen María, cuando todavía moraba en Jerusalén antes de su gloriosa Asunción a los cielos, vino a Zaragoza a consolar y animar al Apóstol Santiago. Este se encontraba, con los primeros convertidos, a las orillas del río Ebro, predicando el Evangelio. Desde tiempo inmemorial, estos hechos se sitúan en la noche del 2 de enero del año 40 de la era cristiana.

Tres son los rasgos peculiares que caracterizan esta tradición y la distinguen de las otras:
- Se trata de una venida, no de una aparición de la Virgen.

- Otra característica de esta tradición es la Columna o Pilar que la misma Señora trajo para que, sobre él, se construyera la primera capilla, que de hecho, sería el primer Templo Mariano de toda la Cristiandad.

- El tercer rasgo es la vinculación de la tradición pilarista con la tradición jacobea. Por ello, Zaragoza y Compostela, el Pilar y Santiago, han constituido dos ejes fundamentales, en torno a los cuales ha girado durante siglos la espiritualidad de la patria española.
 


http://www.geocities.com/Augusta/Links/7347/panaya.html 

Casa  della  Madonna  ~ Panaya Kapulu

A nove km a sud di Efeso, su un fianco dell'antico monte Solmisso, circondata da una folta vegetazione si erge una piccola cappella conosciuta come casa della Madre Maria (Meryem Ana).
Preceduta da un vestibolo risalente al VII secolo, la piccola costruzione termina con un'abside mantenuta nel suo stato primitivo (sec. IV).
La parte centrale fu trasformata in cappella in epoca imprecisata. Sulla base delle ricerche archeologiche condotte pare comunque che essa - almeno nelle sue fondamenta – risalga al I secolo d.C.
Negli scavi iniziati nel 1898 entro la casa, sono venuti alla luce pezzi di marmo annerito dell'antico pavimento e fuliggine indurita.
Le ricerche dinanzi al piccolo edificio hanno altresì portato alla scoperta di tre tombe, due delle quali contenenti uno scheletro completo con il capo orlentato verso la cappella e con delle monete di Costante (t 350), di Anastasio I (t 518) e di Giustiniano (t 565) nelle mani.
Tutt'intorno alla piccola Chiesa, e soprattutto sul lato nord, gli scavi hanno portato alla luce una grande quantita' di ossa e resti di ceramiche ellenistiche (ancora in uso nel I secolo d.C.), romane (I – II sec. d.C.): il che proverebbe una permanenza di abitato in questo tempo.
Ulteriori ricerche inducono a ritenere che in questa zona, in epoca bizantina, esistesse un monastero avente per centro proprio Meryem Ana.
L'interesse archeologico di questo luogo risale agli ultimi anni del secolo scorso.
Sulla base di alcune visioni di Caterina Emmerich (1774-1824), una mistica tedesca che descrisse al suo confessore Clemens Brentano momenti e luoghi della vita di Maria, Si intrapresero delle ricerche lasciandosi orientare in esse da quanto la suora tedesca aveva visto e descritto.

Sr. Caterina Emmerich

Nell 1891 dei Padri Lazzaristi, residenti a Smirne, trovarono la supposta abitazione della Vergine in concordanza con la descrizione offerta dalla Emmerich: la casa in rovina, la sua collocazione sul pendio del monte, ed il mare di fronte.
Da quel momento la casa della Madonna e' divenuta centro di pellegrinaggi, tanto di cristiani che di musulmani, eppure già in precedenza un gruppo di contadini ortodossi (Kirkindjiotes = di oggi Şirince), abitanti in un villaggio a 17 km di distanza, aveva l'usanza, ricevuta dai loro padri, di recarsi a Meryem Ana tutti gli anni nel giorno dell'Assunta.
Sulla presenza di Maria ad Efeso, le fonti scritte del cristianesimo primitivo non forniscono indicazioni. Il fatto, però, che al momento della crocifissione Cristo abbia affidato sua madre all'apostolo Giovanni, il quale « da quel momento la prese in casa sua » (Gv 19, 27), risulta significativo.
Si sa, infatti, che l'apostolo risiedette per un certo tempo ad Efeso.
Alla sua presenza in questa citta' fanno riferimento Ireneo, Policarpo, Policrate (che accenna anche alla sua tomba), Ippolito, Clemente, Origene...
Tutti costoro,pero', non accennano mai ad un possibile soggiorno di Maria ad Efeso. Egual silenzio si riscontra nei testi apocrifi dei primi secoli.
Mosso da preoccupazioni d'ordine dottrinale e forte di questo silenzio, il vescovo EPIFANIO di Salamina (305-403) giunge anzi ad affermare che Maria « non e' mai vissuta con Giovanni ad Efeso» (Panarion, 78, 11).
A questa affermazione si contrappongono tuttavia alcuni elementi: anzitutto l'esistenza d'una basilica ad Efeso risalente al tempo di Costantino e l'unica - pare - che fosse allora dedicata alla Vergine.
Non e' meno significativo che proprio in questa chiesa si sia svolto nel 431 il conciho che affermo' solennemente la divina maternita' di Maria.
Infine, un recente studio (non pubblicato) condotto da Paul Paret su tutti i manoscritti greci e latini del concilio efesino presenti nella biblioteca vaticana, con una certa garanzia giunge a concludere che nella lettera di deposizioni di Nestorio, indirizzata dai padri conciliari al clero di Costantinopoli, vera una esplicita menzione delia permanenza di Giovanni e di Maria ad Efeso, almeno per un certo tempo.
E’ da sperare che l'archeologia in futuro faccia ancor piu' luce sulla presenza di Maria ad Efeso. E tuttavia quanto gia' conosciamo offre attendibilita' al fatto ch'ella sia vissuta in questi luoghi.


http://www.stpauls.it/madre/0606md/0606md20.htm
Piccole cronache di Maria di Nazareth

La tradizione di Efeso
 
 di SIMONE MORENO  

Alla scoperta dei "luoghi mariani" dei primi tempi della Chiesa: il rinvenimento ad Efeso della "Meryem Ana Evi", la casa di Madre Maria.
   

Scrivevamo la volta scorsa che nulla si sa di ciò che è stato di Maria dopo l’evento pentecostale, se si eccettua l’annotazione di Luca che negli "Atti" la ritrae con gli Apostoli, "al piano superiore" della casa dove erano radunati.

Ma tutti conoscono la tradizionale collocazione della "casa di Maria" ad Efeso, dove la Madonna sarebbe vissuta con il "discepolo di Gesù – figlio adottivo" Giovanni Evangelista.

Giuliano Patelli, nel suo libro "Una Madonna nuova", Edizione S. P. Self-Pubblished, 1998, raccoglie e interpreta i dati di questa "tradizione di Efeso" [cfr. pp. 109-120]: dati che qui riassumiamo.

Selçuk: la pianura sottostante la Collina del Bulbul-dagi [Collina dell'Usignolo], su cui sorge il Santuario di Meryem Ana.
Selçuk: la pianura sottostante la Collina del Bulbul-dagi [Collina dell’Usignolo],
su cui sorge il Santuario di Meryem Ana.

"Meryem Ana Evi", la casa di Madre Maria

Nella piana di Efeso - esordisce la ‘ricostruzione’ del Patelli - è passato il rullo compressore dell’ombra di quel Dio che polverizzò il vitello d’oro degli antichi Ebrei: il riferimento è ai ruderi di quella sfacciata enfasi di marmi che furono destinati alla costruzione di edifici in onore degli dèi pagani, soprattutto di Cibele e Diana.

La casetta di Maria è sopra la Collina dell’Usignolo ["Bulbul dagi", in turco], ricoperta di ulivi, frassini e faggi che fanno ombra alla "Meryem Ana Evi", la Casa di Madre Maria ricostruita sulle fondamenta del I secolo.

Come e quando vi giunse Maria? Come al solito, le fonti scritte dei primi anni della Chiesa tacciono. Né Pietro, né gli Evangelisti, nessun Discepolo ha mai accennato alle peregrinazioni di Maria, che pure ci devono essere state; Gesù inchiodato e morente sulla Croce, e almeno questo non potevano non riferirlo, si occupò della sua mamma, affidandola al discepolo prediletto, l’Apostolo Giovanni, il quale "da quell’istante, la prese nella sua casa" [Gv 19, 27].

] Uno dei primissimi Pellegrinaggi a Meryem Ana.

Uno dei primissimi Pellegrinaggi a Meryem Ana.

È provato che l’Evangelista Giovanni visse ad Efeso; ed è straordinario il fatto che qui sia sorta la prima Basilica dedicata alla Madonna, dove si svolse [nel 431] il Concilio che la definì Theotókos, Madre di Dio.

Dalle cronache dell’Assise ecumenica risulta che il Vescovo di Alessandria d’Egitto Cirillo [strenuo difensore della Divina Maternità di Maria] invitò il suo "avversario" Nestorio, Patriarca di Costantinopoli, a venire a discolparsi nella "Chiesa di Maria". Inoltre, nella lettera indirizzata dai Vescovi del Concilio al Clero e ai fedeli di Costantinopoli, è scritto fra l’altro: "…e perciò Nestorio, l’innovatore dell’eresia empia, dopo che fu giunto nei luoghi efesini, dove […] Giovanni il Teologo e la Santa Vergine Maria Madre di Dio…".

Notiamo che in questa frase manca il verbo: forse c’era scritto "furono", "vissero", o cos’altro? Non si sa; ma pare ovvio che fosse questo il senso dell’espressione incompiuta [cfr. Schwartz 1, 2, 7 S.]. Moderni, attenti e scrupolosi studiosi come Ignace De la Potterie, p. Luigi Padovese ed E. Delebecque hanno affrontato l’argomento: quest’ultimo propenderebbe per il completamento della locuzione con il verbo "vennero", scelto dopo una precisa analisi filologica del testo.

Questa lettura è suggestiva e ragionevole. "La lettera dei Padri conciliari, commenta anche De la Potterie, non fa direttamente allusione alla memoria di Giovanni e di Maria [ossia, alle loro tombe], di cui rendono testimonianza le due Basiliche, ma ad un evento anteriore alla loro sepoltura: cioè, appunto, alla loro venuta ad Efeso. Che in seguito vi siano anche stati sepolti è abbastanza normale e spiega precisamente la presenza delle due memorie e delle due Basiliche".

Pianta del Santuario nel 1900, pochi anni dopo il ritrovamento della Casa della Vergine [avvenuto nel 1891]. A destra la Cappella, a sinistra la costruzione eretta nel 1894.
Pianta del Santuario nel 1900, pochi anni dopo il ritrovamento della Casa della Vergine [avvenuto nel 1891].
A destra la Cappella, a sinistra la costruzione eretta nel 1894.

La Basilica della Vergine ad Efeso, così come la videro i Vescovi, doveva impressionare. Misurava 74 metri di lunghezza e 25 di larghezza, con tre navate scandite da colonne al cui termine c’era un’abside circolare. Gli Arabi che la distrussero lasciarono in eredità ai posteri grigi rottami infestati da pruni ed erbacce; ma, come ha scritto l’archeologo Danilo Mazzoleni, "tuttora non sono emerse le vestigia della primitiva Cattedrale alla quale si sostituì, dopo il 308, la grandiosa Basilica in cui si svolse il Concilio del 431".

Noi commentiamo così: la primitiva Cattedrale era la memoria "nata - come usava allora - su un sepolcro di Santi"; e Maria era la più santa di tutti i Santi.

Leggera e per nulla appariscente era invece la casetta del monte dell’usignolo, sempre nascosta tra gli alberi, dove Maria ha celebrato il trionfo del suo dolore. Forse qui si spense; e qui Gesù sarà venuto a prenderla senza rumore, alla luce della luna, fra il tremolìo degli ulivi carichi di secoli e di vecchi argenti e il frusciare di ali d’Angeli…

L’orizzonte di Efeso è sempre al suo posto, con lo stesso cielo, lo stesso mare, come duemila anni orsono. L’Isola di Samo è di fronte, e un po’ più a Sud si sgranano le Isole del Dodecanneso, la prima Patmos, terra d’esilio, dove l’Imperatore Domiziano confinò l’Evangelista Giovanni nel 95; e qui egli scrisse quel misterioso libro dell’Apocalisse in cui, nella tempesta di colori e di simboli, si scorge la gloria della Madre di Dio: "Poi un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e una corona di dodici stelle sul suo capo" [Ap 12, 1].

Interno del Santuario, restaurato poco dopo il rinvenimento della Casa di Maria.
Interno del Santuario, restaurato poco dopo il rinvenimento della Casa di Maria.

La casa della Madonna ad Efeso e la sua tomba a Gerusalemme

È davvero singolare: Efeso evoca riferimenti incantati, niente di preciso, ma vi soffia una brezza impalpabile, soprannaturale che ricorda il clima di Lourdes e di Fatima.

Il ritrovamento della casa di Maria fa parte di quest’atmosfera. L’incanto di una visione ha permesso di ritrovare la casa della Madonna, una margherita divina.

Anna Katarina Emmerich [1775-1829] è uno straordinario personaggio di Dio. Dal suo letto di sofferenze, questa povera Suora tedesca raccontò al grande poeta romantico Clemens Brentano le sue visioni sulla vita e la passione di Gesù, dalle quali il poeta trasse anche una "Vita della Santa Vergine Maria", nella quale viene descritta la località in cui doveva esserci la casa di Maria, l’ubicazione e la sua configurazione. Ma nessuno ci fece caso.

Il 29 Luglio 1891, settantadue anni dopo la descrizione, Padre Paulin dei Lazzaristi francesi, scettico ma curioso, prese sul serio la visione della santa donna e, libro alla mano, si recò ad Efeso con una squadra di operai, provenendo da Smirne.

Pellegrini alla Casa - Santuario "Meryem Ana Evi".
Pellegrini alla Casa - Santuario "Meryem Ana Evi".

Il racconto della Emmerich così iniziava: "Maria abitava non a Efeso stessa, ma nei dintorni […], dove si erano rifugiati altri Cristiani della Palestina e alcune donne parenti di lei […]. Verso la cima della montagna si nota un altro terrazzamento dal quale si vede la città di Efeso e il mare. Qui sorge la casa fatta di pietre quadrate e terminata da una parte rotonda, o meglio ottagonale. Questa casa è divisa in due parti da un focolare collocato al centro; a destra e a sinistra si aprono piccole porte che conducono in un’altra parte più buia, chiusa a semicerchio e coperta da una volta. A destra era una camera da letto […]. Il letto della Madonna poggiava contro un muro con una nicchia alta un piede e mezzo; il soffitto era fatto di quattro parti con giunte a volta. L’umile casa era situata nelle vicinanze di un boschetto…".

Elie Remy Thierry così narra il ritrovamento: "Che ci fosse stata ad Efeso, sulla Collina dell’Usignolo ["Bulbul dagi"], una casa abitata anticamente da Maria era in ogni caso la tradizione dei Kirkindjiotes: si chiamano così gli abitanti di un piccolo Villaggio situato a 17 km da Meryem Ana Evi, i quali ogni anno, il giorno dell’Assunta, salivano in pellegrinaggio al Santuario. Da questo luogo - dicevano essi - la Vergine era salita al Cielo.

Si può rimanere sorpresi nel sentire una simile affermazione dalla bocca di questi contadini Ortodossi, quando tutta la loro Chiesa dall’inizio del Medio Evo pensò che Maria abbia finito i suoi giorni a Gerusalemme.

Pertanto, non c’è da meravigliarsi quando si pensa che questi Cristiani erano discendenti autentici dei Cristiani di Efeso, e che durante le diverse persecuzioni essi dovettero rifugiarsi sulla montagna ad Est di Efeso. Pur avendo adottato la lingua turca, essi avevano tuttavia custodito le loro antiche tradizioni.

Giovanni Paolo II celebra l'Eucaristia presso il Santuario, il 30 Novembre 1979.
Giovanni Paolo II celebra l’Eucaristia presso il Santuario, il 30 Novembre 1979.

Questa gente coraggiosa, che non esitava a fare cinque ore di cammino in montagna il giorno del pellegrinaggio, doveva avere un motivo serio per mantenersi fedele a questa pratica. Essi avevano una tradizione; e questa tradizione non l’hanno inventata, come non l’hanno ricevuta né dai loro vicini né dalla Chiesa Ortodossa. Da chi dunque? – "Dai nostri padri" –, rispondono. Ed essi devono certo saperlo meglio di qualunque altro.

Resta da confrontare questa verità della "tradizione di Efeso" circa il rinvenimento della casa della Madonna sulla "Collina dell’Usignolo" [con l’appendice dell’Assunzione di Maria da qui al Cielo] con quella della "tomba della Vergine" a Gerusalemme. Ne parleremo la prossima volta.

Ricordiamo intanto che già Gregorio di Tours [538-594] scrisse di una "venerabile Cappella" situata ad Efeso, in Asia Minore. Si chiedeva: "Sulla sommità d’una montagna prossima ad Efeso ci sono quattro muri senza tetto. Giovanni abitò dentro questi muri?".

Certo, se Dio non scrive, qualche volta detta. Due Papi hanno creduto al dettato e si sono inginocchiati davanti alla statua della Madonna posta nella famosa nicchia di questa Cappella: Paolo VI e Giovanni Paolo II, che qui hanno sentito il profondo richiamo della madre di tutti gli uomini.

La luce misteriosa di Efeso s’irradia carezzevole sull’acqua del Mar Jonio ed è altrettanto vera della luce immobile che indora lo sperone che si eleva accanto al deserto di Giuda, sul quale sorge Gerusalemme.

Non v’è in Efeso che una casa vuota; come non v’è in Gerusalemme che una tomba vuota: perché non si trova la vera tomba santa, essendo tutta la terra vuota. Ma la presenza di Maria in questi luoghi è più viva e forte di qualunque assenza ‘fisica’. E c’è da credere che, prima o poi, appaia anche qui - nella Terra Santa di Gesù e sua - per dirci le ragioni di speranza, di amore e di pace che animano i suoi devoti in ogni parte del mondo.

Simone Moreno


 

Torna alla pagina principale