FISICA/MENTE

 

LA MANIPOLAZIONE DEI TESTI SACRI

ALCUNI PARAGRAFI POCO NOTI DI STORIA DEL CRISTIANESIMO DELLE ORIGINI AL FINE DI DISCUTERE DELLE SCIOCCHEZZE DI DAN BROWN

(Seconda stesura)

Roberto Renzetti

 

PREMESSA

        La vicenda de Il Codice da Vinci di Dan Brown apre ad alcune riflessioni che, dato come si sono messe le cose, non sono secondarie. Le faccio tutte queste riflessioni e per punti tentando di essere il più chiaro possibile. Tutto quanto dirò è premessa a ciò che scriverò di seguito: una storia della Chiesa delle origini molto stringata e centrata solo sugli aspetti più clamorosi dell'intera vicenda. Avrò, in tutto ciò che scriverò, l'eccellente guida di Karlheinz Deschner, Il gallo cantò ancora (Massari, 1998), che è uno dei più grandi ed eruditi teologi contemporanei ed al quale rimando per ogni referenza bibliografica. Alcune volte riporterò suoi interi brani.

Ed ora vengo alle riflessioni annunciate:

1) Il libro di Dan Brown è una tipica operazione all'americana. Un gigantesco affare messo su per fare soldi, tantissimi soldi. Nel libro vi è una trama che coinvolge argomenti di fede. Tali argomenti (e tante altre cose nel libro) sono grossolani, mostrano grande ignoranza (o grande disinvoltura) di alcuni fatti, racconta molte cose che sono semplicemente false. E queste considerazioni si pongono solo perché l'autore ha affermato che i fatti che cita sono basati su documenti indiscutibili. Già perché, a parte questa caduta comunque marginale, parliamo di un romanzo, per Giove, di un romanzo!

2) Varie cose sostenute nel libro hanno una qualche plausibilità. Cercherò di evidenziare quei punti che hanno riscontri, anche se labili, nella storia.

3) Il libro era inizialmente diretto al pubblico americano che è generalmente molto poco preparato in tutti i campi dello scibile. Quel pubblico, che alimenta centinaia di sétte, è pronto a bersi qualsiasi racconto e ad accettare ciò che Dan Brown afferma essere verità storica. E così è avvenuto. Ciò che stupisce e, questo si, dovrebbe spaventare la Chiesa è l'abissale ignoranza dei fatti religiosi (spero solo quelli) dei fedeli, soprattutto, delle parti nostre che sono catechizzati fin da neonati in parrocchie, oratori, catechismi, ore di religione, anche con insegnanti pagati da tutti.

4) Il racconto evangelico, ingessato ed assiomatizzato da un clero distratto e ad altre faccende affaccendato, ha perso ogni fascino in una società secolarizzata anche grazie agli stimoli della stessa Chiesa ormai assolutamente liberista nei fatti. E' molto più affascinante la storia di Dan Brown anche se in tale storia vi sono quei falsi di cui dicevo. Ma i fedeli non sanno distinguere e non basta un atto di fede: vogliono sapere sempre di più su argomenti che la Chiesa ha trattato in modo sciatto.

5) Tento allora di andare a raccontare io le cose che si sanno per certe, cosciente che non faccio un servizio alla Chiesa ma alla verità, cosa del tutto diversa dall'organizzazione Chiesa tesa solo alla sua autoconservazione. E, poiché gli argomenti sui quali vi è maggiore ignoranza sono relativi alle origini del Cristianesimo, occorre iniziare da lì.

6) Deve essere chiaro che fede e storia sono due cose diverse. Chi, nonostante quanto io dirò, vorrà continuare a credere in questa Chiesa, lo faccia pure perché non ha alcun senso basare la fede sulla ragione. Lo faccia senza avere da spiegare perché e per come. Credere non fa male e, spesso, aiuta a sopportare le avversità, le disgrazie ed i dolori. La fede permette di sperare in qualcosa di meglio, nell'illusione della vita eterna, della resurrezione, eccetera. Come negare questi ed altri conforti a chi crede ? Dico questo perché quanto scriverò non vuole togliere alcuna certezza a chi ce l'ha. Qui si discute di storia, di scienza, che sono tutt'affatto diverse dalla fede.

 

STORICITA' DI GESU'

La storiografia non cristiana non ci dice nulla su Gesù. Avvenivano fatti straordinari, guarivano paralitici, resuscitavano morti, si moltiplicavano pani e pesci, l'acqua veniva tramutata in vino .... e nessuno storico di Palestina, Grecia, Roma, ebbe mai da raccontare qualcosa in proposito.

A Gesù si riferisce Tacito che visse tra il 55 ed il 120. Egli dice (circa 117):

"Cristo, ucciso sotto il governatore Ponzio Pilato ai tempi dell'Imperatore Tiberio. ... Quella funesta superstizione, soffocata per breve tempo, riprendeva ora vigore diffondendosi non solo in Giudea, luogo d'origine di quel male, ma anche a Roma, dove da ogni parte confluiscono tutte le atrocità e le vergogne, trovandovi grande seguito" (Tac. Ann. 15, 44).

La notizia non è probante perché non sostenuta da documenti e riscontri. Si tratta di voci ormai diffuse nel secondo secolo quando molti cristiani già sostenevano questa cosa. Né Plutarco, né Svetonio, né Plinio il Giovane fanno cenno a Gesù.

Riguardo agli storici ebrei occorre parlare di Giuseppe Flavio (nato poco dopo la crocifissione) che scrisse le Antichità Giudaiche. In questo libro Giuseppe Flavio riporta ogni notizia di suo interesse, anche minima, dalla creazione del mondo a Nerone. Egli parla con grandi dettagli dell'epoca in cui sarebbe vissuto Gesù, parla di Pilato, di Erode, di Giovanni Battista ... ma non dice nulla di Gesù. Il testo fu manipolato con un brano in cui si parlava dei miracoli di Gesù ma quel brano è ormai riconosciuto come un falso proprio perché è in contraddizione con tutto il resto.

Anche l'altro storico ebreo Giusto di Tiberiade tace su Gesù, nonostante fosse contemporaneo e conterraneo.

Filone d'Alessandria, quasi contemporaneo di Gesù, non accennò al personaggio anche se parlò di Pilato, della setta degli Esseni e di altri dettagli storici dell'epoca.

In definitiva i fatti straordinari che avrebbero visto Gesù come attore non ebbero alcuna rilevanza storica, tanto che nessun contemporaneo e conterraneo parlò di Gesù.

Si può concludere dicendo che l'esistenza di Gesù è altamente improbabile ma che le considerazioni che seguono partiranno dal presupposto della realtà della sua esistenza(1).

 

I 4 VANGELI

Cerchiamo di fare ordine sui 4 vangeli. Il primo fu quello di Marco collocabile tra il 70 e l'80; vennero poi quelli di Matteo e Luca collocabili tra l'80 ed il 100; da ultimo il vangelo di Giovanni non fu composto prima dell'anno 100, forse intorno al 120. I primi 3 vangeli, per la loro complessiva concordanza, sono detti sinottici. Non è inutile sottolineare che tutti i Vangeli nascono dopo un fatto traumatico per le popolazioni della Palestina, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme avvenuto nel 70.

Non esiste alcun vangelo in originale e per questo le datazioni sono molto dubbie.

Ricordiamo che Gesù morì intorno all'anno 30. Quindi, anche nelle datazioni più favorevoli, vi sono un paio di generazioni tra Gesù e chi scrisse su di lui. Perché tanto tempo ? Questa domanda è estremamente importante.

Vi sono almeno due risposte. La prima, meno importante, è relativa alle condizioni socio economiche delle popolazioni che ruotavano intorno a Gesù. Si tratta di poveri, di persone che non sapevano cosa fosse la scrittura, che anche dal punto di vista espressivo erano estremamente limitate. La seconda è invece fondamentale. Il motivo che richiamava adepti al primo cristianesimo era l'aspettazione immediata della fine del mondo, nessuno dei seguaci di Gesù (e neppure Gesù medesimo) pensò mai alla fondazione di una chiesa. Tutti attendevano da subito il ritorno del Signore crocifisso e la realizzazione in terra del regno di Dio.

D'altra parte questa credenza della fine del mondo era antichissima e di molte altre religioni (anche oggi molte sette lavorano con questo luogo comune al quale molti aderiscono). L'idea è che il mondo in cui si vive è corrotto e non più sistemabile. Vi sono dei peccatori che fanno i padroni. Dio (quello che uno vuole) è stufo di ciò. Interverrà per punire i malvagi e salvare i probi. Finalmente, sbarazzatosi dei reprobi, instaurerà il suo regno sulla Terra (un luogo dove non si lavora, si è felici, vi è un'eterna primavera, vi è la vita eterna ed uno stato di completa beatitudine, ...) e farà sedere alla sua tavola chi avrà creduto in lui. Lo stesso Giudaismo degli ultimi secoli prima di Cristo abbonda di promesse di fine del mondo. Tale fine, annunciata da profeti, doveva essere immediata o molto prossima. L'idea era anche degli Esseni che parlavano di questa fine e del nuovo regno allo stesso modo in cui ne parlavano i vangeli. Anche le Apocalissi tardo-giudaiche annunciavano la fine del mondo, con punizioni e premi, molto prossima (i libri di Daniele, Henoch, Baruch, Esra ... scritti e tradizioni appena precedenti e contemporanee a Gesù).

E Gesù predicò quelle stesse cose. I primi cristiani considerarono la promessa della fine del mondo con l'avvento del regno di Dio o regno dei cieli come il tratto caratteristico di questa religione. Una parziale riprova di questo è che la parola chiesa compare nei 4 vangeli solo 2 volte; regno di dio si trova 14 volte in Marco, 30 in Luca ed ancora più volte in Matteo (è lui che introduce regno dei cieli che Gesù non pronunciò mai; vi è anche una spiegazione per questo: Matteo era stato un ebreo convinto e per gli ebrei non si pronuncia e non si scrive il nome Dio).

Quindi i discepoli di Gesù aspettavano un'altro mondo ora e subito e non avrebbero mai pensato ad un qualcosa di astratto che sarebbe potuto venire in un momento indeterminato. Era Gesù stesso che lo diceva anche se non scendeva in particolari. E questo perché egli si riferiva a quanto era noto a tutti: il regno di Dio in Terra (il Nuovo Testamento - Apocal. 21, 10 - fa riferimento alla Nuova Gerusalemme che sarebbe discesa dal cielo. Gesù, pur non fissando date, faceva intendere che il tempo mondano presente era trascorso e che alcuni dei suoi discepoli non avrebbero gustato la morte prima d'aver visto il regno di Dio venuto nella sua potenza (Marco, 9, 1; 1, 15; 13, 30; Matteo, 4, 17; 10, 7; 10, 23; 16, 28), e non sarebbero giunti alla fine della loro missione in Israele prima che fosse giunto il figlio dell'uomo (Matteo, 10, 23); che il giudizio di Dio si sarebbe compiuto sopra questa generazione (Luca, 11, 51). Inolte profetizzava: "In verità vi dico che questa generazione non passerà prima che tutto sia avvenuto" (Marco, 13, 30).

Queste sono le testimonianze evangeliche che, per la verità, soffrono già di amputazioni ed addolcimenti, visto che ci troviamo al minimo a due generazioni dalla morte di Gesù ed ancora non è accaduto nulla di quanto Gesù prometteva. 

 

LA DELUSIONE

Il mancato ritorno di Gesù ed il passare del tempo deve aver prodotto serie difficoltà ai capi cristiani degli inizi. Il cristianesimo era questa attesa e le attese di uomini si misurano con la lunghezza delle loro vite. I primi giorni dopo la morte di Gesù furono trascorsi in attese spasmodiche (ritorno di Gesù e fine del mondo). Questa cosa durò fino agli inizi del II secolo e ne è testimonianza l'Apocalisse di Giovanni oltre a tante altre fonti cristiane (Ignazio, vescovo di Antiochia; Prima Epistola di Giovanni; Epistola di Barnaba; Prima Epistola di Pietro; Epistola di Giacomo; ...). Sempre in attesa, con vescovi che promettevano la fine dentro l'anno, altrimenti le Scritture non erano da credere più; con vescovi che partivano verso il deserto a cercare Gesù, seguiti da intere comunità private di ogni cosa (poi salvati dai pagani da morte per fame e sete).

Iniziarono le esortazioni alla pazienza, si faceva fronte allo scherno, si tentava il rinnovo della promessa: la fine è molto vicina, il Signore tornerà ! Ma la delusione era totale se Clemente Alessandrino poteva sostenere: "L'abbiamo sentito dire al tempo dei nostri padri ed ecco, siamo diventati vecchi, e nulla di tutto ciò si è realizzato" e se nella seconda epistola di Pietro si legge: "Ma dov'è il ritorno promesso ? Da quando i padri si sono addormentati, tutto è restato com'era fin dal principio della creazione".

Per tentare di spiegare si ricorse al trucco ancora oggi in vigore: per il Signore mille anni sono come un giorno (2 Pietro, e, 8 e segg.). Si affermò allegramente che tutto il tempo intercorrente tra la Creazione e la fine del mondo era per Dio un solo giorno, inoltre .... dovremmo ringraziare questo Dio magnanimo che ci dà una tregua al giudizio universale. E si mescolarono le acque in ogni modo possibile dietro la frase (che sarà utilizzata anche da Urbano VIII rivolto a Galileo in occasione della spiegazione delle maree): non siamo in grado di cogliere i misteri di Dio e quali sono le sue reali intenzioni. E pian piano il discorso si sposta sulla magnanimità di Dio che vorrebbe far pentire, prima della fine, il maggior numero di persone. Intorno al 150 Giustino, rivolto agli ebrei, afferma: "Vi resta ancora poco tempo per unirvi a noi; dopo il ritorno di Cristo non avranno più alcun valore né il vostro pentimento né il vostro pianto". Ed intorno al 200, a Roma, il Canone Muratori recitava: "Siamo ormai alla fine dei tempi". Ed anche lo scrittore cristiano Tertulliano, come Cipriano, Padre della Chiesa, insisteva su questo: "Quale spettacolo è per noi il ritorno del Signore! Fin da prima della creazione del mondo noi siamo stati destinati da Dio alla fine dei tempi" (Tert. spect. 30; cultu fem. 2, 9). Ed aggiungeva che si era in attesa della discesa in Terra della Gerusalemme celeste. 

 

COME SI RINVIA L'ATTESA

Gradualmente l'insegnamento divenne il pregare «per il rinvio della fine», e contemporaneamente «anche per gli imperatori, per coloro che ricoprono uffici imperiali ed esercitano la pienezza del potere» (Tert. apol. 39). Già da allora il potere attirava i vescovi, e poiché esso non pioveva dall'alto, ci si accostò a quello romano. I cristiani, ai quali fino ai primi del II secolo era proibita ogni forma di attività pubblica, cominciarono a gareggiare coi pagani nell'agricoltura, nel commercio, nella navigazione e nell'artigianato, (Tert. apol. 42) e a poco a poco trovarono che l'esistenza terrena era abbastanza tollerabile; ritennero il mondo, prima del tutto ripudiato, disprezzato e persino odiato, ben degno del suo Creatore, paragonandolo a una dimora ben costruita, anzi ancora in via di costruzione; quello stesso mondo, di cui da tempo immemorabile era stata profetizzata la fine. Se i primissimi cristiani terrorizzarono generazioni di pagani col ritorno del Cristo e con l'imminente Giudizio, intorno al 200, per la prima volta li minacciarono... con il loro numero (Tert. apol. 37).
E allorché gli imperatori elevarono il Cattolicesimo a religione di Stato, l'attesa del Regno di Dio in terra divenne superflua. I vescovi della Chiesa se la passavano magnificamente, e non era più il caso di parlare della fine del mondo: tutto il contrario! Per ben due secoli avevano bramato il ritorno di Gesù e la fine del mondo, ma nel IV secolo i Padri della Chiesa, come Cirillo di Gerusalemme, esclamavano: «Possa tutto ciò non accadere ai nostri giorni! Perché terribile è il ritorno del Signore !».
Anzi, il vescovo di corte Eusebio di Cesarea, padre della storia della chiesa, a questo punto discreditò il vescovo Papias, morto martirizzato intorno al 150 e uno dei «padri apostolici», definendolo persona completamente imbecille, proprio a causa della sua intensa fede nella purezza del messaggio originale.
Insomma, tutto rimase come prima: nessuna nuova èra, nessun capovolgimento di tutte le condizioni vigenti; guerre, ambizione, ingiustizia sociale fiorivano come prima, e non a dispetto della Chiesa, ma spesso col suo contributo: in fondo, la Chiesa fu, forse, l'unica vera novità.
E' ovvia la ragione per cui proprio il Cattolicesimo combatté aspramente l'attesa del Signore: senza Chiesa e Papato, la fede dei primi cristiani sarebbe sparita. Prova di ciò è la posizione di Pio X che condannò con durezza la ricerca sugli antichi testi neotestamentari (Syllabus lamentabili, 1907). Si era ben capito che nel III e IV secolo vi erano state evidenti manipolazioni che avevano occultato e travolto citazioni bibliche ben precise. Un esempio chiaro è che, mentre Gesù diceva agli Apostoli: "Se sarete perseguitati in una città, fuggite in un'altra; perché in verità vi dico: non giungerete alla fine delle città d'Israele, che il figlio dell'uomo sarà tornato" (Matteo, 10, 23), i Padri della Chiesa citavano solo la prima parte di questa frase per affermare che, durante le persecuzioni, è lecito fuggire (imbrogliando due volte: la prima per aver omesso il ritorno di Dio durante la loro vita e la seconda per essersi dato il permesso di fuga che Gesù aveva concesso ai soli apostoli). Il silenzio su questa parte che, come abbiamo visto, è fondamentale riguardò tutti i cristiani di peso: Tertulliano, Clemente, Origene, Pietro di Alessandria, Atanasio, ...

E dove nel Nuovo Testamento si parla di ultimi tempi, si spiega che si sta parlando della fine del popolo ebreo (oppure con ultimi tempi si intendeva riferirsi non ad una cronologia ma alla storia della salvazione).

Pian piano si iniziarono a denigrare coloro che credevano alla lettera del messaggio evangelico: si insegnò che era infantile credere nel Signore che scende materialmente dal cielo; la seconda venuta di Cristo andava inteso come un fatto interiore, spirituale.

Mentre nella Prima Lettera ai Corinti di Paolo si dice: "ché il mondo, nella sua forma attuale, va incontro alla fine" (1 Cor. 7, 31), il presente va diventa il futuro andrà (transibit) nelle opere di Tertulliano, di Rufino, del vescovo Ilario Pictaviense, ...

Agostino coronò le falsificazioni identificando per la prima volta il Regno di Dio con la Chiesa, capovolgendo così radicalmente la primitiva fede cristiana (Agostino, civ. Dei, 20, 9).

La più antica fede cristiana venne allegorizzata, spiritualizzata e modificata, giacché la storia ne aveva dimostrato l'erroneità; la Chiesa negò recisamente la prossima discesa del Signore propria della cristianità primitiva, sostituendovi quella che opportunamente venne definita «eternal life school», cioè se stessa e il Regno dei Cieli.

In definitiva: gli Apostoli e la Comunità primitiva, che s'attendevano la fine da un giorno all'altro, non pensarono di scrivere qualcosa intorno a Gesù in vista «delle generazioni future»: chi è quotidianamente immerso nella meditazione intorno alla fine del mondo, non si mette a scrivere libri. E questo è in definitiva il motivo del ritardo nella scrittura delle cose che riguardavano Gesù.

 

COME NASCONO I VANGELI

Ci serviamo dei nomi di Marco, di Matteo e di Luca come autori dei Vangeli Sinottici, senza sapere con esattezza se Marco si identifichi col compagno di Pietro, e Luca con l'accompagnatore di Paolo. Infatti, fatta eccezione per le epistole paoline autentiche, non possediamo certezze sull'autore di nessuno degli scritti neotestamentari.
La Chiesa ha fatto passare questi libri come opera dei primi Apostoli e dei loro discepoli, gettando così le fondamenta della loro autorità. In realtà, essi non derivano dall'attività di nessun apostolo. Neppure il pubblicano Matteo può essere l'autore del cosiddetto Vangelo di Matteo, in quanto l'opera non venne composta in ebraico, secondo la tesi della più antica tradizione ecclesiastica, bensì in greco; e inoltre non può risalire a un testimone oculare. Questa è la posizione di quasi tutta l'esegetica biblica non-cattolica, mentre la Chiesa cattolica attribuisce questo vangelo all'apostolo Matteo; ma anche i suoi esegeti sono costretti ad ammettere che non si conosce nessuno che abbia mai visto il presunto originale aramaico, tradotto poi in greco, e che non esistono tracce di alcun genere del testo aramaico né di sue citazioni.
Ma le successive generazioni cristiane collocarono tutto ciò che poterono sotto il manto protettivo degli Apostoli, al fine di conferire alle scritture una maggiore autorevolezza. Il che, per altro, corrisponde a un'abitudine letteraria tipica dell'antichità, e raramente si è trattato di consapevole falsificazione, quantunque sia necessario richiamare l'attenzione sul fatto che nel Cristianesimo è consentito l'inganno in nome e in onore di Dio.

In nessun campo si sono verificati tanti falsi, quanti in ambito religioso, e nel Cristianesimo sono forse ancor più numerosi: è l'arte sacra della menzogna, come afferma Nietzsche. La cosa fu anche teorizzata con forza da molti tra i primi cristiani importanti. Valga ad esempio ciò che scrive Paolo nella sua lettera ai Romani

"Ma se ad opera della mia menzogna tanto più rifulge la gloria di Dio, perché dovrei ancora essere giudicato un peccatore ?" (Rom. 3, 7). 

E Paolo riprese altre volte questo concetto. Con lui anche Giovanni Crisostomo, Origene, ... Gran parte della letteratura cristiana primitiva è attribuita a personaggi prestigiosi che però non l'hanno mai scritta e la cosa è ampiamente dimostrata.

I Vangeli quindi furono tramandati anonimi e solo in un secondo momento la Chiesa attribuì loro i nomi degli autori. Il più antico fu attribuito a Marco ed il suo autore non fu un testimone oculare. E a questo punto ci imbattiamo in un fatto di primaria importanza, cioè che all'inizio della tradizione su Gesù si trova, come già detto, non la scrittura, ma l'oralità; non il Vangelo, bensì una decennale tradizione orale; dunque non siamo in possesso della dottrina di Gesù senza mediazioni, ma puramente e semplicemente di informazioni che la concernono. Secondo un punto di vista universalmente accolto, la cristianità palestinese più antica non trascrisse nemmeno una parola di Gesù: la persona storica, il «Cristo secondo la carne», come testimonia anche Paolo (2 Cor. 5, 16), non attirò affatto il loro interesse: essa attendeva il ritorno del Signore.
E in principio mancò anche una storia orale coerente dell'opera di Gesù. La trasmissione letteralmente fedele di un racconto complesso è esclusa in una tradizione orale popolaresca, anche presso gli orientali, i quali dimostrano indubbiamente un certo grado di perfezione nella trasmissione di narrazioni non-scritte. E' presumibile, piuttosto, che in un primo momento, dopo la morte di Gesù circolassero singoli frammenti, piccole unità narrative, parabole, massime o gruppi di massime, storie isolate, che in seguito vennero ricomposte e accorpate come in un mosaico. 
I «discorsi» evangelici, della Montagna, della Missione degli Apostoli ecc. non furono mai pronunciati da Gesù in questo modo; gli Evangelisti li hanno collezionati, attingendo al patrimonio di massime più antico. 
Il patrimonio delle tradizioni alla base dei Vangeli non venne tramandato inalterato nei decenni intercorsi fra la morte di Gesù e la redazione del Vangelo più antico, perché nel frattempo la memoria di Gesù, com'é naturale, si trasformò in leggenda popolare, e certe esagerazioni e una più ampia esaltazione della sua figura non possono non essersi verificate. Il che vale specialmente per gli uomini di quell'epoca, caratterizzata dalla superstizione e da una religiosità esaltata, e ancor più per i primi cristiani che, provenienti dagli strati più bassi della popolazione, erano assolutamente ingenui e privi di spirito critico.
Gli Evangelisti non descrissero Gesù quale fu, ma «quale i bisogni dei fedeli desideravano che fosse».

Come operò il più antico Evangelista?

Chi scrisse il Vangelo di Marco non si limitò a raccogliere e ordinare il materiale come lo trovò, ma creò il quadro globale della storia evangelica. Infatti era per lo più ignorato, com'é ovvio, in quale precisa occasione potesse essere stato pronunciato una certa frase, una data parabola, ... Fatto fondamentale che balza agli occhi di chiunque legga questo racconto è che manca qualsiasi ricordo personale.

C'è da chiedersi quale sia il rapporto tra il Vangelo di Marco e quelli di Matteo e Luca. Ci troviamo di fronte a quella che è nota come teoria delle due fonti, riconosciuta ormai da tutti gli studiosi del mondo meno che dai cattolici. Secondo tale teoria, Marco fu la fonte di Matteo, cui la Chiesa cattolica attribuisce la priorità cronologica, e di Luca: il Vangelo di Matteo, composto da 1068 versetti, ne attinse circa 620 dal Vangelo di Marco, composto a sua volta da 661 versetti; e il Vangelo di Luca, 1149 versetti, ne prese da Marco circa 350.
Le concordanze dei tre Vangeli derivano, dunque, dalla comune dipendenza di Matteo e di Luca da Marco. Essi possiedono la medesima successione di eventi e numerose espressioni suonano pressoché identiche: si tratta di un'affinità, che spesso riguarda anche i dettagli più insignificanti.
E che ciò non sia il risultato d'un'ispirazione divina dimostrano parecchie divergenze e gravissime contraddizioni concrete. Limitiamoci, per ora, ad accennarne alcune: le narrazioni concernenti l'infanzia sono inconciliabili in Matteo e in Luca: in Matteo il domicilio della famiglia di Gesù è Betlemme, in Luca Nazareth; il racconto della fuga ha Egitto e la visita dei Magi d'Oriente fatto da Matteo non concorda con quello di Luca; gli alberi genealogici di Gesù si contraddicono grossolanamente, e nelle descrizioni della sua attività pubblica riscontriamo differenze a ogni passo, come sono costretti ad ammettere anche teologi tradizionalisti.
Matteo e Luca, inoltre, non utilizzano solo l'opera di Marco, ma anche una raccolta di detti di Gesù, che non esiste ormai più. 

 

LA PROGRESSIVA DIVINIZZAZIONE DI GESU'

Una lettura neppure approfondita del Nuovo Testamento mostra chiaramente che, a Vangeli successivi, cresce l'idea di un Gesù divinità. Si parte da Marco che descrive un uomo, si passa a Matteo e Luca che descrivono un semidio e si arriva a Giovanni ed agli apocrifi successivi che raccontano un dio.

In Marco si dice che a Nazareth Gesù non poté compiere alcun miracolo anche se viene aggiunto ad eccezione di alcuni malati che guarì con l'imposizione delle mani. Matteo modificò questo passo che diventò: Gesù compì non molti miracoli. 

In Marco Gesù non è onnisciente ed infatti non sa rispondere sul giorno del giudizio. Anche in Matteo si trova tale affermazione ma essa manca negli antichi manoscritti di tale Vangelo come manca completamente in Luca.

In Marco Gesù fa domande che non fanno gli altri evangelisti: Come ti chiami ? Quanti pani abbiamo ? Quanti cesti pieni di tozzi avete raccolto ? Per quanto tempo ha patito di questo male ? Ebbene queste e tutte le altre domande vengono soppresse da Matteo.

In Marco Gesù non si definisce Dio. Ad un ricco che lo definisce buono risponde: Perché mi chiami buono ? Nessuno è buono, soltanto Dio. Naturalmente Matteo stravolge il tutto con una maldestra omissione: Perché mi interroghi su ciò che è buono ? Uno solo è buono.

Marco parla di Gesù indipendentemente dalla discendenza e lo fa nascere a Nazareth. Ma, vista l'enorme importanza della discendenza in tutto il Vecchio Testamento (con le decine di discendenze infinite ripetute e noiosamente ripetute, anche se diverse per gli stessi personaggi, tanto che ci si chiede se si parla delle stesse persone) per ricostruire discendenze reali che portino a Re Davide, Matteo e Luca fanno nascere Gesù a Betlemme (Giudea) proprio dove risiedeva la famiglia di Davide. In Giovanni si dice espressamente: Ma Cristo non viene dalla Galilea ?! Forse che la scrittura non dice che Cristo verrà dal seme di Davide e dal villaggio di Betlemme, dove ha abitato Davide ? Insomma checché ne dica Marco, Gesù deve essere nato a Betlemme. 

E nel cercare la discendenza gli evangelisti che tentano la divinizzazione di Gesù, fanno una grande confusione. Come si può discendere dal seme di Davide ? Costruendo una genealogia che porta da Davide a Giuseppe ! Ma il papà di Gesù non è Giuseppe, lo sanno ormai tutti che tale papà è lo Spirito Santo che, immagino, non può discendere da Davide. Ma forse qui si può rintracciare la manipolazione sull'essenza di Gesù. Agli inizi egli era un profeta che, come tale, doveva avere le discendenze di tipo biblico e quindi di tipo carnale. Successivamente, con la divinizzazione quelle discendenze risultarono imbarazzanti ma non potevano essere eliminate. E così ci ritroviamo con un Gesù figlio di due padri.

La tesi della Chiesa cattolica, secondo la quale Maria sarebbe una discendente di Davide, il cui albero genealogico viene riportato da Luca, è in contraddizione col testo scritturale, non solo, ma contraddice anche il principio per cui non si elencava la parentela materna, essendo determinante secondo la concezione giuridica ebraica esclusivamente la discendenza maschile. Entrambe le genealogie di Gesù si riconducono chiaramente a Giuseppe, e tutti i tentativi di conciliare le due cose sono condannati al fallimento. Persino teologi cattolici, dopo una serie di fumosi salti mortali, ammettono che «è impossibile costruire una genealogia, che unisca la madre di Gesù con Davide».

Ma dicevamo delle genealogie che Matteo e Luca costruiscono. Le due genealogie, quella di Matteo, che giunge fino ad Abramo, e quella di Luca che arriva addirittura ad Adamo, sono totalmente diverse: da Abramo a Gesù Luca conta 56 generazioni, Matteo 42; il padre di Giuseppe, cioè il nonno di Gesù, in Matteo si chiama «Giacobbe», in Luca «Eli». Da Giuseppe a Davide, pur sempre un millennio, i due alberi genealogici hanno in comune solo due nomi! La confusione supera addirittura quella esistente nelle genealogie del Vecchio Testamento. Vi furono anche dei furbetti che, allegramente nel passato, inserirono la genealogia di Matteo nel Vangelo di Luca (facendo sparire quest'ultima). In ogni caso l'intera vicenda è di grande imbarazzo poiché gli alberi genealogici sono parte della parola di Dio e quindi da non prendere sottogamba ma d'altra parte gli Evangelisti, come insegna l'Enciclica di Leone XIII Providentissimus Deus, «esprimono con infallibile veridicità tutto ciò che Dio ha ordinato loro di scrivere e soltanto quello», ebbene, a questo punto qualcuno dev'essersi sbagliato.

C'è ancora da osservare che in Marco Gesù diventa figlio di Dio solo a partire dal battesimo, mentre in Matteo egli è direttamente generato da una vergine come divino ed in Luca è venerato come dio ancora nel seno materno.

E tralascio qui la vicenda di chi era il vero messia, se Gesù o Giovanni il Battista, che richiederebbe ampio spazio. Mi limito a dire che la setta del Battista non confluì nel Cristianesimo perché, come mostrano gli Atti degli Apostoli (18, 25; 19,1) e il Vangelo giovanneo, vi sopravvisse accanto, convinta che Giovanni fosse il Messia. In Egitto, Asia Minore, Samaria, Siria e a Roma i suoi discepoli continuarono a predicare con zelo missionario, e ancor oggi, sulle rive dell'Eufrate, sopravvivono i seguaci del Battista riuniti nella setta dei Mandei.

 

IL VANGELO DI GIOVANNI

Intanto questo Vangelo non è di Giovanni, come tutti sono ormai d'accordo da più di un secolo. Infatti il Vangelo vide la luce intorno all'anno 100 mentre Giovanni, insieme a Giacomo fratello di Gesù, venne martirizzato alcuni decenni prima (nel 44 secondo alcune fonti o nel 62 secondo altre).

La caratteristica principale di questo Vangelo, ideato senza alcun riguardo per la storia ma solo ai fini della predicazione in epoca postapostolica, è che è in totale contraddizione con gli altri tre. In questo Vangelo, ormai profondamente caratterizzato da tratti teologici e apologetici, il Gesù storico non ha più alcun ruolo. Secondo una sua esplicita attestazione, esso venne scritto per provare la divinità del Cristo. Origene ci informa che di fronte alle evidentissime contraddizioni con gli altri Vangeli molti cristiani abbandonarono la fede nei Vangeli e che furono esortati a riprenderla per il loro valore spirituale anche in presenza di errori storici. Le tradizioni sinottiche intorno a Gesù, già assai lontane dalla realtà storica, nel Vangelo di Giovanni vengono completamente mitizzate. La concezione della «vita eterna» diventa più rilevante del «Regno di Dio», la figura del Messia rimuove l'idea dei regno messianico, la sublimità del Predicatore l'oggetto della predicazione. Mentre il Gesù sinottico parla relativamente poco di sé, qui si colloca al centro dell'attenzione e fa della propria missione e divinità l'oggetto quasi esclusivo della propria predicazione. Già nel III secolo lo scrittore Origene osserva che nei Sinottici Gesù appare ancora più «umano».

Si cominciarono a percepire come strane le preghiere di Gesù a Dio, che sarebbe dovuto essere lui stesso: il quarto Evangelista inserisce ripetutamente ed eloquentemente l'osservazione che l'atto della preghiera viene compiuto esclusivamente a uso e consumo delle persone che sono intorno a Gesù! Infatti, anche questo informatissimo Evangelista non sa ancora nulla delle sue due nature; il suo Cristo già si vanta: «Chi fra voi può attribuirmi una colpa?», mentre in Marco leggiamo «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio soltanto».

Il Cristo giovanneo è divenuto l'araldo di se stesso: fin dall'inizio incede nel mondo come l'Agnello di Dio, onnisciente e onnipotente, affrontando la morte senza batter ciglio. Ogni tratto d'umanità viene accuratamente evitato. Della lotta con le profonde angosce spirituali del Gesù sinottico nel Getsemani non v'é più traccia; e durante l'arresto il suo atteggiamento è mirabilmente maestoso. E non manca il miracolo: una sola parola e gli sgherri s'abbattono al suolo.

Da un decennio all'altro la tradizione intorno a Gesù si evolve sempre più in senso miracolistico: il Vangelo più antico, composto fra il 70 e l'80, viene migliorato da Matteo e Luca, che scrivono fra l'80 e il 100, a loro volta superati di gran lunga dal più recente quarto Vangelo. Tale processo è poi portato avanti dai cosiddetti Vangeli Apocrifi, coi quali l'attività missionaria e la cristianizzazione sono proseguite né più né meno che con quelli autentici. Ciascun'opera tenta «di far meglio dei predecessori», oppure «si sente in dovere di aggiornare... il vecchio».

 

GESU' AMPLIFICATO

Fu Matteo a dare inizio all'amplificazione, essendo per lui troppo riduttive le notizie fornite da Marco: non appena Gesù compare in pubblico, intorno a lui si affollano gli ammalati di tutta la Galilea, non solo, ma anche quelli provenienti dalla Siria. E se Marco ci fa sapere che a Cafarnao Gesù «guarì molti», ecco che per Matteo «guarì tutti». Il che si ripete un'altra volta.
Con la tradizione i miracoli vanno via via moltiplicandosi; così è significativo che quando l'edizione accresciuta di Matteo parla di due guarigioni, Marco ne cita solo una; nel Vangelo di Marco Gesù, uscendo da Gerico, risana un cieco, Matteo dice che ne sanò due. (Anche Luca parla qui di una sola guarigione). In Marco Gesù guarisce un ossesso, cacciandone lo spirito maligno nel branco dei maiali, in Matteo gli ossessi guariti diventano due. Luca cita anche qui una sola guarigione.
Ma anche Luca, per la verità, riferendo di altri miracoli, si comporta come Matteo: mentre Marco e Matteo sono a conoscenza di una sola resurrezione, quella della figlia di Giairo, Luca arricchisce il Libro dei Libri con quella del fanciullo di Nain. Suscita perlomeno una certa perplessità il fatto che Marco e Matteo passino semplicemente sotto silenzio questa seconda resurrezione, mentre menzionano tanti altri piccoli portenti.
A proposito della moltiplicazione dei pani, Marco parla di «circa» quattromila persone, Matteo accresce il miracolo trasformandole in «circa quattromila uomini», e soggiungendo: «Senza contare le donne e i bambini»: la folla, dunque, a sentir lui, sarebbe stata circa il doppio. La medesima esagerazione rispetto a Marco troviamo in Matteo nella «moltiplicazione dei pani di fronte ai cinquemila», per altro un doppione abbastanza evidente.
Nel Vangelo di Marco, dopo il racconto della morte di Gesù, si dice semplicemente: «Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, dall'alto in basso», ma Matteo ne sa molto di più, aggiungendo alla notizia di Marco:
«...la terra si scosse e le rocce di spezzarono, i sepolcri si spalancarono, e molti corpi di santi morti risuscitarono, e dopo la sua resurrezione uscirono dai sepolcri, entrarono nella città santa e apparvero a molti».
Di tutto questo Marco non sa nulla, né mostrano di averne avuto notizia gli storici, ai quali quest'evento sensazionale non sarebbe certo sfuggito.

Ma vi è poi il ridicolo di Lazzaro. Siamo tutti d'accordo che fu un grande miracolo perché non riguardava solo una resurrezione ma addirittura la resurrezione di un cadavere in via di rapida putrefazione (Egli ormai puzza!). Ebbene, Giovanni ci racconta di questo miracolo, operato davanti a molta gente, mentre gli altri tre evangelisti non dicono nulla. Ma è possibile ?

Riguardo agli Apocrifi (dal greco apokrypto = celo, nascondo), in un primo tempo, non  erano affatto considerati tali: l'opera missionaria ebbe luogo con tutti gli scritti sacri, soprattutto nella Chiesa orientale, ma anche in quella occidentale. I Padri della Chiesa più famosi si fecero garanti di quei testi poi condannati. La maggior parte degli antichi teologi li ritennero di derivazione apostolica e quindi assolutamente veri, e alcuni furono talvolta preferiti ai libri neotestamentari. Inoltre, numerosi scritti cristiani sono più antichi del Nuovo Testamento, per non parlare del fatto che talune parti degli Apocrifi vennero interpolate negli antichi Codici neotestamentari.
Infine, la Chiesa stessa, con l'arbitrarietà che le è propria, riconobbe libri apocrifi soprattutto del Vecchio Testamento, accogliendo non il Vecchio Testamento ebraico dei giudei di Palestina, ma la redazione usata dalla cristianità antica, cioè la traduzione greca dei Settanta e la Vulgata, la traduzione latina di Gerolamo. Questi libri, tuttavia, erano stati ampliati, rispetto al Canone ebraico originale, con l'inserimento di un gran numero di Apocrifi (Terzo Esra, Judith, Jesus Sirach, Sapienza, Salomone, il Libro dei Maccabei ecc.) e dal Concilio di Trento del 1546 vennero ufficialmente riconosciuti come canonici la maggior parte di questi Apocrifi, per altro mai citati da Gesù, che pure menziona spesso il Vecchio Testamento: fu definitivamente riconosciuto il testo della traduzione
del Vecchio Testamento, benché spesso non corrisponda affatto all'originale ebraico. Secondo la leggenda, 72 traduttori ebrei, ciascuno per proprio conto, produssero la stessa traduzione, parola per parola, e questo miracolo fu accreditato senza remore da tutti i Padri della chiesa, compreso Agostino.

In ogni caso occorre sottolineare che tutti gli Apocrifi sono stati concepiti con grande serietà e sono attestazioni di fede fino al punto che in tali Vangeli viene accreditato di tutto, anche che un tonno affumicato si sganci e si rituffi giulivo in mare. L'epoca di redazione di alcuni di tali Vangeli è più o meno la stessa dei canonici.

Nel sito, in questa stessa sezione, ho riportato molti Apocrifi e Gnostici (altra serie di Vangeli dei quali non è qui il caso di parlare). Di qualcuno posso dare qui un cenno, di qualcun altro dirò più oltre.

Vi è un Vangelo che racconta l'infanzia di Gesù ed è interessante perché Gesù viene descritto come un bambino vero che ha scatti di odio normali solo che amplificati dal suo essere un dio. Quando per mano a mamma e papà attraversa un villaggio ed i bambini che giocano lì lo deridono per il suo essere vestito diversamente, egli si gira e fissa il suo sguardo su uno di questi bambini che cade morto fulminato. Maria e Giuseppe sono disperati e più volte si dicono che occorre fare qualcosa per fermarlo. Altra volta trasforma bambini che per varie vicende non volevano giocare con lui ed erano stati nascosti in un forno, in degli agnellini da passare ad arrostire. ... Maria e Giuseppe sono sempre più disperati.

Un altro Vangelo racconta di Maria giovanetta, di una fanciulla bellissima e molto intelligente che viene educata al Tempio (fatto straordinario per una donna).

Un altro ancora racconta di Giuseppe che era un ricco imprenditore del legno.

Un altro riporta solo alcune frasi che sarebbero state dette da Gesù ma private del loro contesto.

Insomma di questi Vangeli ve ne sono molti e la Chiesa delle origini ha deciso che non erano credibili anche se su di essi è cresciuta e si è affermata. In un famosissimo Concilio della Chiesa, quello di Nicea del 325(2), nel quale si gettarono le basi della Chiesa che oggi conosciamo, si effettuò una vera e propria cernita dei vari resoconti storici epurando quelli che non erano ritenuti in sintonia con l’insegnamento di Paolo e quindi con la dottrina su cui davvero si fondava la nascente Chiesa Cattolica così come decisa nell’Editto di Milano nel 312. Ed in accordo con la tolleranza paolina iniziò la sistematica distruzione di tutti i testi  che non erano conformi a quanto deciso dal Concilio di Nicea. E non è peregrino ricordare che l'intolleranza del misogino Paolo verso le donne (in assoluto contrasto con Gesù) fece operare con particolare accanimento contro ogni scritto che vedesse la donna partecipe del messaggio cristiano. Ricordo anche che il Concilio di Nicea fu convocato e gestito in prima persona da Costantino il grande che tentò in quella occasione di pacificare i cristiani che si dilaniavano in svariate eresie, al fine di suo maggior potere (e la cosa non dispiacque ai vescovi che iniziarono il loro fulgido cammino al potere temporale).

 

ALTRE VICENDE

Io sono partito affermando che partivo dall'ipotesi dell'esistenza di Gesù. Insisto che continuo con questa ipotesi ma sottolineando che di ipotesi si tratta.

Molti ritrovamenti, relativamente recenti, di documenti ci hanno informato meglio di alcune vicende del passato.

Tra il 1849 ed il 1859 fu scoperto, nel Sinai, il più antico Codice Sinaitico contenente una delle più antiche versioni complete del Nuovo Testamento.

Nel 1886 fu scoperto il Vangelo di Pietro in Egitto e nel 1896 quello di Maria, sempre in Egitto.

Da questo momento iniziarono i più importanti e ponderosi ritrovamenti, quelli di Nag Hammadi (Egitto) e di Qumran (Palestina). In particolare, nel 1945, viene scoperta in Egitto (Nag Hammadi) una intera biblioteca di papiri di 52 testi tra cui molti gnostici e, nel 1947, in una caverna a Qumran (sulle rive del Mar Morto, a 30 Km ad est di Gerusalemme, nel deserto di Giuda), alcuni papiri in rotoli. Bisogna poi attendere il 1970 per il ritrovamento del Vangelo di Giuda che verrà restaurato e tradotto recentissimamente, nel 2006.

Tutte queste carte aprono mondi sconosciuti ed aiutano enormemente nella ricostruzione storica dell'epoca di Gesù.

Non ho qui il compito di ricostruire ogni vicenda perché la cosa esula dagli scopi del sito ma alcune cose vanno dette.

Vi è intanto una questione che riguarda la persona di Gesù. Fu una sola persona o si mescolarono due persone nei racconti evangelici ? David Donnini ha risposto esaurientemente a questa domanda in vari suoi lavori e particolarmente in un suo lavoro dal titolo Cristo (erre emme, 1994). Donnini, che ho riportato in varie sue cose d'interesse nel sito, mostra come due racconti si intersichino nei Vangeli. Due Gesù, due Messia trovano il loro racconto nei Vangeli che non sanno far emergere l'una persona dall'altra. In estrema sintesi vi sarebbe un Gesù della tradizione rabbinica, un Gesù della tradizione ebraica indicato come il Profeta dai sacerdoti del tempio di Gerusalemme. Tale Gesù sarebbe stato accettato da tutti, compresi gli occupanti romani. Tale Gesù si occupava delle cose dell'anima e non spaventava l'Impero di Roma. Vi era poi un altro Gesù, un altro messia, erede degli insegnamenti di estremo rigore degli Esseni (una setta ascetica, residente in grotte e caverne, che odiava il dominio di Roma). In contemporanea i due Gesù operarono, probabilmente l'uno all'insaputa dell'altro. Il secondo Gesù era inviso ai romani perché era il leader di un movimento che lottava per la liberazione della Palestina ma, allo stesso tempo, era inviso ai sacerdoti del Tempio che vedevano minacciato il Tempio stesso dal suo operato. I romani avevano infatti minacciato le autorità religiose della Palestina di distruzione del Tempio in caso di rivolte ed il secondo Gesù era (o sarebbe stato) a capo della rivolta (di fronte ad una data rivolta degli ebrei i romani distrussero veramente il Tempio nell'anno 70). Si legga il libro per cogliere tutti i dettagli di questa vicenda. Io posso solo dare qualche elemento della vicenda. Gesù, quello del Tempio, viene accolto con grandi feste al suo arrivo a Gerusalemme. Solo 5 giorni dopo lo stesso Gesù sarebbe stato scelto per andare a morire sulla croce dallo stesso popolo ? Al solito si parla di un popolo bue ?

Gesù predicava con i suoi apostoli nel giardino degli ulivi poco prima di essere arrestato. Il Gesù del tempio era un pio uomo che mai avrebbe fatto  male ad una mosca (contrariamente al supposto altro che frustava i venduti del tempio). Eppure, ci dicono i Vangeli, l'impero di Roma invia ben 600 uomini a prelevare questo pio uomo e i suoi innocui apostoli. Qualcuno crede che siamo scemi ?

Non solo. Appena si presenta il capo del drappello a Gesù, si fa avanti il sodale di Gesù, Simone, che, con la spada sguainata gli mozza un orecchio. Ma come, dei predicatori di pace e bene vanno in giro con le spade e tagliano orecchi ? Poi Gesù rimedia e riattacca l'orecchio ma l'episodio non è da sottovalutare. Chi cercavano i 600 armati di Roma? Il Gesù del Tempio o il rivoluzionario esseno ? Un solo altro episodio. Tutti conoscono la parabola del "date a Cesare ciò che è di Cesare" riferita al pagamento delle tasse. Ma come conciliare questo con il seguente brano di Luca ? "Abbiamo trovato quest'uomo che incitava la nostra gente a ribellarsi e a non pagare le tasse al governo romano; e per di più dice di essere lui il messia, il re." (Luca 23, 2) e anche per questo Gesù, (l'esseno ?), fu avviato a morte.

Una risposta la si può avere se solo si riflette su alcune sciocchezze che mostrano la manipolazione dei testi sacri.

Tutti sanno del Pilato che chiede al popolo (bue!) chi deve andare a morire in croce e chi salvarsi tra Gesù e Barabba. Pochi sanno che i Vangeli ci sono arrivati in varie lingue e traduzioni tanto che vi sono pezzi di greco, siriaco ed ebraico che si intersecano o sovrappongono a pezzi di aramaico. Vediamo allora cosa vuol dire Barabba in aramaico. Barabba è la traslitterazione fonetica di bar abbas che vuol dire figlio di Dio. Dall'altra parte, il povero popolo (bue!) avrebbe avuto a che fare con il Gesù Messia (quello esseno), cioè con il figlio di Dio! Ma come si può chiedere al popolo (bue!) di scegliere tra due figli di Dio ? Come spiegare che il figlio di Dio esseno lavorava per la liberazione materiale del popolo dall'occupazione romana e l'altro per la continuità sacerdotale ? E chi doveva scegliere il popolo (bue!), chi rappresentava una tranquilla continuità o chi rappresentava la rappresaglia contro la popolazione ?

Giudicate voi. Sta di fatto che il popolo scelse di mandare a morte Gesù l'esseno e di salvare Barabba, il messia dei sacerdoti del Tempio.

Da qui poi, relativamente a resurrezione eccetera, ognuno si documenti come crede, ma senza chiudere gli occhi.

Oltre alle cose ora dette, da approfondire nel libro di Donnini citato, vi è un'altra posizione che mostra l'inesistenza di Gesù (in qualunque versione). Si tratta di Luigi Cascioli che ha scritto La favola di Cristo (libro edito in proprio ed ottenibile per pochi euro scrivendo all'autore  che è rintracciabile facilmente in Intenet). Cascioli porta vari documenti contro l'esistenza di Cristo che invece io davo come non discutibile solo per iniziare a dialogare con chi avrebbe forse chiuso la porta.

Anche il libro di Cascioli va letto. Io dico una cosa sola che ho trovato solo in questo lavoro. Il rituale della crocifissione prevedeva una cosa orrenda e precisa. Da una parte occorreva che il condannato restasse in croce un dato tempo per dare esempio, dall'altra non si poteva attendere la morte naturale. Sembra che un crocefisso restasse in vita per una settimana ed oltre, prima di morire. Come si abbreviava questo tempo ? Si spezzavano le gambe (a bastonate) al condannato (non si stupisca di queste crudeltà di Roma chi oggi accetta con un sorriso le Guantanamo). Le emorragie accorciavano la permanenza sulla croce drasticamente(3). Ebbene, nessuno ha parlato di gambe spezzate a Gesù. Eppure egli è morto in un tempo brevissimo, un paio di giorni; un vero miracolo (ricordo che il colpo di lancia al costato fu dato solo per controllare che fosse morto davvero e non per farlo morire) !

Vi sono delle verità in ciò che scrivo ? Giudicate voi perché il tutto è ricavato da documenti, spesso molto più attendibili degli stessi Vangeli. Vale forse la pena ricordare quanto sosteneva Origene nel III secolo: credere per fede e basta!

In un prossimo articolo tratterò del modo con cui i primi gerarchi della Chiesa, insieme al loro padrone, Costantino il Grande, costruirono il corpo del Cristianesimo. Ora proseguo sui primi pretesi testi sacri e sulla prima letteratura cristiana.

 

LA RESURREZIONE DI GESU'

E' la parte più coinvolgente per un credente. E' l'essenza stessa del credo popolare: la vita che non finisce ma che prosegue, non importa come. Chi invecchia sa che inizia il rimpianto della giovinezza e che ogni giorno che passa lo porta a peggiorare la situazione fisica. Con il fisico anche la ragione comincia a perdere colpi. Non credo sia facile rassegnarsi a non esserci più ed a sapere che, in brevissimo tempo, tutto continuerà come se noi non ci fossimo mai stati. Eppure noi siamo insostituibili ... i nostri pensieri unici ... come le nostre intuizioni, affetti, modi di amare ... Eppure ..., FINE! Ed allora viva la religione che ci garantisce un futuro di benessere, basta un piccolo pentimento alla fine ed anche Berlusconi si siederà alla destra di Dio. Io credo che convenga ... basta un poco di stomaco.

Ma vediamo la Resurrezione cosa è nei Vangeli e dopo.

All'epoca di Cristo la resurrezione, soprattutto a tre giorni dalla morte, era comune tra i vari culti (Tammuz, Bel-Marduk, Dioniso, Adone, Osiride, Attis, ...). Molte morti e resurrezioni sono identiche, così come la nascita delle divinità (il Natale): basta studiare un poco ... . Lo stesso evangelista Matteo non vide nella resurrezione di Gesù niente di nuovo; i guardiani del sepolcro avrebbero potuto smentirla se solo fosse stata offerta loro una mancia adeguata (Matteo 28, 11 e segg.).

Le contraddizioni delle narrazioni evangeliche, su questo fondamentale episodio, sono moltissime, tante che la cosa è intesa anche dalla critica di teologi cattolici come semplicemente emblematica.

E' Paolo che accenna alla prima apparizione di Gesù a Pietro ma tale apparizione non compare né in Marco né in Matteo (Luca ne accenna con qualche incongruenza). Vi è una difficoltà, anche se Paolo appare il più credibile di tutti: egli non dice né come, né dove, né quando abbia luogo tale apparizione (1 Corinti; 15, 5 e segg.). Contrariamente a Paolo, i Vangeli si sbizzarriscono su questo episodio.

La tesi della sottrazione del cadavere è, com'é noto, assai antica, e ritorna spesso anche nel Medioevo, ma appare altrettanto inverosimile quanto l'ipotesi della morte apparente o la teoria del trasloco o dello scambio della salma. La storia del sepolcro vuoto è nata probabilmente senza avere alle spalle un imbroglio, che si verificò, in verità, già con l'invenzione stessa di questa storia.
Lasceremo da parte le contraddizioni presenti nelle narrazioni della morte di Gesù, che un apologeta cristiano si sforza di giustificare con la profonda incertezza e la confusione determinate negli informatori dai catastrofici eventi naturali ad essa connessi. Almeno nei Vangeli i riferimenti all'inumazione di Gesù ancora concordano: Giuseppe di Arimatea, un prestigioso funzionario pubblico e discepolo di Gesù, avrebbe portato via e seppellito il Crocifisso: in verità, però, gli Atti degli Apostoli sostengono una tesi diversa, quando raccontano che la deposizione dalla croce e l'inumazione fu opera degli Ebrei .
La Resurrezione vera e propria non viene raccontata dai Vangeli: la prova del miracolo fu, prima di tutto, il sepolcro vuoto; il che viene contestato spesso e volentieri, dal momento che i racconti che se ne occupano pullulano di incongruenze. Ma tutti i resoconti evangelici della Resurrezione hanno inizio proprio con questa constatazione, che possedeva evidentemente agli occhi dei narratori un'importanza determinante. Secondo le concezioni ebraiche, una resurrezione poteva considerarsi provata soltanto nel caso che il corpo medesimo si fosse levato dalla tomba.
E' istruttivo il modo in cui i cristiani andarono via via rielaborando la storia del sepolcro vuoto, per renderla più plausibile.
Paolo, l'autore cristiano più antico, non ne sa ancora nulla, o perlomeno non ne fa cenno, per quanto almeno un'allusione al sepolcro vuoto sarebbe stata del tutto ovvia, ad esempio nel capitolo XV della Prima Lettera ai Corinzi. Inoltre, sembra che nulla sapesse neppure della storiella delle donne e dell'angelo seduto sulla tomba.
Per ovviare all'accusa di imbroglio, Matteo si inventò la storia della guardia posta a custodia del sepolcro (Mt. 27, 62 sgg.; 28,11 sgg.), di cui manca ogni traccia anche in Marco, secondo il quale le donne incontrano un angelo che siede silenzioso presso l'avello vuoto. In Matteo l'angelo discende dal cielo e le guardie, assenti in Marco, cadono a terra come folgorate (Cfr. Marco; 16,1 sgg. con Matteo; 28,1 sgg.).

In Marco, la mattina della domenica di Pasqua le donne si recano con unguenti profumati al sepolcro per «l'unzione». Questa decisione presa dopo tre giorni, quando, date le condizioni climatiche orientali, non si poteva non tener conto del fatto che il processo di putrefazione fosse già iniziato, era inverosimile. Perciò Matteo la espunge e manda le donne solo «a dare uno sguardo alla tomba», senza più parlare di unzione (Cfr. Marco; 16, 1 con Matteo; 28, 1). Matteo s'accorge anche di un'altra incongruenza di Marco, secondo il quale il seppellimento è ormai cosa fatta da parte di Giuseppe di Arimatea già alla fine del XV capitolo. Nel Vangelo di Giovanni quegli, insieme a Nicodemo, utilizza per l'unzione di Gesù una quantità di spezie del peso di «ben cento libbre». Ora, la decisione delle donne di procedere all'imbalsamazione, raccontata da Marco al principio del XVI capitolo, non era soltanto poco credibile, ma anche completamente fuori posto (Cfr. Marco; 15, 46 sgg. con 16, 1 sgg.). Per altro, in Marco le donne acquistano gli unguenti il giorno successivo al sabato, in Luca se li procurano il giorno prima (Cfr. Marco; 16, 1 con Luca; 23, 56). In Marco si recano presso il sepolcro tre donne, in Matteo solo due, variante suggerita probabilmente dalla storia della resurrezione di Osiride, nella quale una versione parla di tre persone giunte alla sua tomba, come poi in Marco, un'altra invece solo di due donne, come poi in Matteo. Anche in questa narrazione, esattamente come nella Bibbia, le donne recano con sé dei balsami .
Inoltre, in Marco le donne, con una leggerezza davvero assai poco credibile, si ricordano solo cammin facendo che avrebbero avuto bisogno d'aiuto per rovesciare la pietra tombale, poiché avevano già osservato «attentamente» il sepolcro sigillato; così Matteo e Luca non fanno più menzione della loro preoccupazione per le dimensioni enormi della pietra sepolcrale (Cfr. Marco;  16, 1 sgg. con Matteo; 28, 1 sg. e Luca; 24, 1 sg.).
E infine, sulle donne e sulla scoperta del sepolcro vuoto, Marco così scrive: «di questo non dissero nulla a nessuno» (Marco; 16, 8), con questo volendo semplicemente spiegare perché la storia fosse rimasta sconosciuta per tanto tempo (nemmeno Paolo ne fu al corrente). Ma il silenzio delle donne, sostenuto da Marco, non solo era totalmente inverosimile da un punto di vista psicologico, ma si trovava in aperto contrasto con quanto affermato appena un versetto prima, quando l'angelo raccomanda alle donne di portare ai discepoli la notizia dell'avvenuta Resurrezione! (Cfr. Marco; 16, 7 con 16, 8). Perciò Matteo fornisce un'altra versione, assolutamente opposta, nella quale le donne si precipitano immediatamente «a portare la notizia ai discepoli» (Cfr. Marco; 16, 8 con Matteo; 28, 8). In Luca, poi, esse recano la notizia «a tutti gli altri» (Luca; 24, 9. Cfr. anche 24, 22 sgg.), e nel quarto Vangelo, il più tardo, Giovanni opera ulteriori aggiustamenti. Insomma, l'inverosimile e incredibile silenzio delle donne riferito da Marco viene eliminato da tutti gli Evangelisti successivi, che in luogo di tremori, fughe e terrori descrivono l'immediata diffusione della lieta novella.

E' solo un cenno delle moltissime contraddizioni evangeliche. Si potrebbe parlare dei diversi incontri con l'angelo (tra parentesi gli angeli sono di pura derivazione ebraica: per molto tempo la Chiesa ne condannò il culto) e dell'annuncio della resurrezione; dei testimoni ritenuti fondamentali per affermare qualunque fatto; delle apparizioni di Gesù, a chi, come, dove e quando, (Marco e Matteo dicono Galilea, Luca dice Gerusalemme (naturalmente Giovanni dirà che le apparizioni saranno sia qua che là ...); del fatto che il numero di testimoni varia a seconda dell'evangelista o di Luca negli Atti degli Apostoli o di Paolo o ... Naturalmente la credibilità di queste cose è vicina allo zero con una notazione numerologica: spesso appare in questi racconti il numero 8 (o multipli) e, secondo ispirati padri della Chiesa questo sarebbe indice della potenza della divinità (e, aggiungo io, della sua eventuale e totale stupidità).

Ma vi sono molti altri racconti ed interpretazioni sulla morte e resurrezione di Gesù: vi sono quelli della trasfigurazione di Gesù; quelli delle visioni; quelli della morte apparente; quelli della discesa di Gesù all'Inferno (senza Virgilio ...); quelli della conquista del Paradiso; quelli della morte che sopraggiunge a conseguenza di profezie; profezie che sarebbero prova del cristianesimo; della morte di Gesù costruita in modo da riproporre racconti del Vecchio Testamento; ... Ecco queste cose diventano specialistiche e per esse rimando al testo (pagg. 88-110) al quale continuo a riferirmi e che ho citato in apertura dell'articolo.

 

CONSIDERAZIONI SUI VANGELI

Fino al XVIII secolo si affermava di possedere l'originale del Vangelo di Marco, anzi, addirittura in due copie, una a Venezia e l'altra a Praga; ed entrambe in Latino, lingua mai usata dagli Evangelisti. In realtà non esiste alcun originale: infatti, nella loro redazione originaria non sussistono né testi neotestamentari né, più in generale, testi biblici. D'altra parte non sono pervenute nemmeno le loro prime trascrizioni: esistono solo trascrizioni di trascrizioni di trascrizioni.
Il testo attuale del N.T. è spurio, nel senso che è stato rappezzato dalle più diverse redazioni tramandate attraverso i secoli. Esso si basa: 1) su manoscritti greci, 2) su traduzioni antiche e 3) su citazioni mnemoniche neotestamentarie dei Padri della Chiesa. Giustino, ad esempio, ne fornisce circa 300, Tertulliano più di 700, Origene quasi 18.000. Ma a sua volta la tradizione di queste opere presenta le più differenti garanzie di attendibilità.
I più antichi manoscritti greci del N.T. a noi pervenuti, il Vaticanus e il Sinaiticus, risalgono solo al IV secolo.
Il Vaticanus, poi, custodito nella Biblioteca Vaticana, non è completo e ha conosciuto più di un miglioramento. 
Fra i manoscritti greci più antichi, il Sinaiticus, (dal 1933 nel British Museum), è l'unico che contiene per intero il N.T. e persino due «Apocrifi», poi condannati dalla Chiesa, cioè l'Epistola di Barnaba e Il pastore di Erma. Come il testo del Vaticanus, anche quello del Sinaiticus fu messo insieme solo verso la metà del IV secolo, e in parte anche in modo del tutto arbitrario.
Anche se assai frammentari, sono oggi molto più importanti dei manoscritti su pergamena quelli conservatici su papiro, ben più antichi in quanto risalenti al II secolo; ci sono, inoltre, traduzioni latine, siriane e copte fatte su testi greci, le più antiche delle quali risalgono anch'esse al II secolo (fra gli originali e queste traduzioni intercorre, in ogni caso, circa un secolo); si tratta, tuttavia, di trasposizioni condotte con grande povertà formale e incapaci di rendere le peculiarità e le sfumature del Greco, se non in modo assai rozzo.
La trascrizione dei Vangeli fu poi portata a termine non senza errori: per più di due secoli essi furono esposti agli interventi volontari o involontari dei copisti, e nella diffusione attraverso la pratica religiosa subirono «molteplici modifiche del tutto naturali, ma anche amplificazioni o riduzioni arbitrarie»; glossatori e/o redattori ecclesiastici hanno «polito», «completato», «armonizzato», «affinato» e «migliorato» i testi, sicché, alla fine, «ne è venuta fuori una jungla di lezioni contrapposte, di aggiunte, di omissioni» e «non siamo più in grado di determinare con sicurezza, e talora neppure con sufficiente approssimazione, il testo originario di numerosi passi». Nemmeno sotto questo aspetto il Cristianesimo presenta tratti originali, giacché anche gli antichi Egizi sottoposero ad analoghe migliorie i propri testi sacri.
Come insegna la storia del testo, nel periodo più antico tali interventi furono perlopiù volontari, anche perché i Vangeli per circa un secolo non possedettero il carattere di scritture sacre e inviolabili: subirono cancellazioni, aggiunte, parafrasi, e amplificazioni dei dettagli; il loro racconto era assai più ampio di quanto non fosse contenuto nelle copie corrette. Fino al 200 circa essi vennero trattati secondo le esigenze e i gusti di ciascuno, ma anche redattori più tardi continuarono a correggerli, a introdurvi nuovi miracoli o a esagerare quelli già presenti nei testi.
Per porre fine a questo ineluttabile processo di imbarbarimento, nel 383 il Vescovo di Roma Damaso incaricò il dalmata Gerolamo di costituire un testo unitario della Bibbia Latina, nella quale non c'erano due passi di una certa consistenza che concordassero fra loro. Il segretario del Papa modificò la lettera del modello utilizzato per la sua «correzione» dei Quattro Vangeli in circa 3500 passi. La traduzione di Gerolamo, la Vulgata, fu per molti secoli respinta dalla Chiesa, che solo nel Concilio di Trento (sec. XVI) si decise a dichiararla autentica.
Sia fra i manoscritti biblici veterolatini che fra quelli greci (di questi ultimi nel 1933 si conoscevano circa 4230 esemplari, nel 1957 addirittura 4680) non ce n'erano due che presentassero il medesimo testo; non esiste una concordanza di tutti i Codices nemmeno per la metà delle parole, nonostante la tradizione manoscritta abbia cercato di eliminare le discordanze (o forse proprio per questo!). Il numero delle varianti si aggira attorno alle 250 mila ! Ciò mostra che la Bibbia (almeno quella cristiana) è definitivamente corrotta ed inattendibile.

 

IL VALORE DEI TESTI "SACRI" TRA I CRISTIANI DELLE ORIGINI

Fino alla metà del II secolo la cristianità non possedette un proprio libro sacro, per cui era impegnata nell'inaudita farsa filologica di borseggiare gli Ebrei del Vecchio Testamento, che per tutto il Cristianesimo ecclesiastico fu in un primo momento l'istanza scritturale più importante. La Prima Epistola di Clemente, composta a Roma verso la fine del I secolo e attribuita a un Vescovo romano, conta più di cento citazioni dal Vecchio Testamento e soltanto due riferimenti ai Vangeli, che vengono citati per la prima volta intorno al 140 dal Vescovo Papias, uno dei «padri apostolici», ma solo per affermare che preferiva la tradizione orale a quella scritta. E ancora verso il 160 Giustino Martire, nell'opera cristiana fino a quel momento di maggior respiro, si richiama quasi esclusivamente al Vecchio Testamento, e solo per calunniare indegnamente gli Ebrei.
All'inizio godevano della medesima autorità solo le parole di Gesù, ma non i libri dove furono poi collocate, i quali solo verso la metà del II secolo, quando la tradizione orale era ormai diventata sempre più inattendibile, furono equiparati al Vecchio Testamento e quindi ad esso preferiti. Ed è a partire da questo momento che si cominciò a privilegiare i Vangeli poi «canonizzati» rispetto a quelli «apocrifi», facendone il «Vangelo» tout court.

Nel Concilio di Firenze (Bolla Cantate Domino del 4 febbraio 1442), in quello di Trento (IV Seduta dell'8 aprile 1546) e nel Concilio Vaticano (III seduta del 24 aprile 1870) la Chiesa Cattolica rese dogma di fede la dottrina dell'ispirazione divina della Bibbia, che, com'é noto, non contiene in sé degli errori.
Fra tutti i trattati neotestamentari, poi, solo l'Apocalisse (che entrò a stento nel Canone) avanza la pretesa di essere stata ispirata al suo autore direttamente da Dio e pretende di possedere la propria autorevolezza non in quanto libro canonico, bensì - sulla base di modelli ebraici - in quanto libro profetico. Essa pretende d'essere una profezia; per altro il compimento dei suoi vaticini, che in grandissima parte si riferivano a un tempo assai prossimo, non si è ancora realizzato.
Nessun altro autore neotestamentario, poi, ha definito divina la propria produzione, neppure Paolo, il quale distingue espressamente e con grande chiarezza fra ciò che indica come derivante dal Signore e ciò che esprime come personale opinione, definendo inoltre la sua conoscenza come puramente «frammentaria» (1 Corinti., 7, 10; 7,12; 7, 25; 13, 12). Per quel che sappiamo, Paolo raccomanda solo una volta la lettura di un'epistola in una seconda comunità, e anche in questo frangente non parla di una diffusione in tutte le comunità o addirittura in tutta la Chiesa o fra i posteri.
Come Paolo e gli altri autori delle Epistole neotestamentarie, nemmeno gli Evangelisti pretendono espressamente d'essere ispirati da Dio; è vero il contrario! Il prologo del Vangelo di Luca, laddove l'autore assicura «d'aver indagato accuratamente tutti i fatti fin dal principio», è la prova migliore del fatto che lo scrittore non era neppure lontanamente sfiorato dal pensiero dell'ispirazione divina.
Né riteneva di compiere alcunché di eccezionale, se è vero che sin dal primo versetto ammette che «già molti» prima di lui avevano raccolto analoghe notizie, anche se non lo soddisfacevano perché non raccontate «fin dagli inizi e nella giusta sequenza». E dunque egli intendeva solo apportarvi miglioramenti tali da poter persuadere della «attendibilità» delle notizie insegnate il «nobilissimo Teofilo», per il quale scrive la propria opera. L'Evangelista si presenta, dunque, non come un autore ispirato da Dio, ma come persona attenta che racconta storie ampiamente in circolazione, delle quali intende irrobustire la forza persuasiva.
Su questo punto la Chiesa ha insegnato tutt'altro; e per rendere più palpabile la relazione con l'Aldilà è arrivata al punto di raccontare, qualche tempo dopo, che a Roma era precipitata dal cielo una lettera di Gesù. L'idea dell'Epistola celestiale, assai diffusa nell'antichità, fu una vera e propria manna per l'attività falsaria successiva.
Per l'intera cristianità primitiva fino a tutto il II secolo la validità delle scritture poi accolte nel Canone neotestamentario si fondava semplicemente sull'uso che se ne faceva nel culto: in un primo momento venivano lette a scopi edificanti solo occasionalmente, per poi assumere un rilievo rituale regolarmente rispettato. Il loro numero non era concluso: nuovi scritti potevano aggiungersi e in effetti si aggiunsero.

Le comunità, cui si rivolgeva Paolo, non consideravano le sue Epistole come rivelazioni divine, destinate alla posterità, ma le leggevano come lettere private (e in realtà tali potevano essere valutate). La loro scomparsa era considerata dai cristiani tanto poco rilevante, che in un secondo tempo non fecero altro che sostituire con dei falsi quelle mancanti. Soltanto quando sentirono la mancanza di Sacre Scritture proprie, le Epistole paoline assunsero un carattere canonico, come oggi viene ammesso anche da parte cattolica.
Anche la perdita degli originali di molti Vangeli testimonia la scarsa rilevanza iniziale di questi libri; benché scritti su papiro - solo a partire dal III secolo si cominciò ad usare la pergamena - avrebbero dovuto assolutamente essere conservati.
A questo proposito appare doveroso menzionare il comportamento di Marcione, il quale nella prima metà del II secolo riconosceva solo un Vangelo, cosa che sarebbe stata impossibile se i Vangeli avessero posseduto un'autorità divina. Per lui non era canonico nemmeno il Vangelo di Luca, al quale aveva dedicato un'opera di rielaborazione del testo, proseguita poi dai suoi discepoli. Allo stesso modo il Vescovo Papias, ortodosso, attivo intorno al 140, non riteneva che i Vangeli fossero Scritture sacre, concedendo la sua preferenza alla tradizione orale.
Per i cristiani, dunque, i Vangeli non furono «intoccabili» ancora alla fine del II secolo, come attesta l'attività del siriano Taziano, discepolo di San Giustino, che aveva a lungo dimorato in occidente e anche a Roma, il quale, fondendo i quattro Vangeli tradizionali, costruì un Vangelo unico, una cosiddetta «armonizzazione dei Vangeli» definita Diatessaron (termine musicale che significa approssimativamente «quadruplice accordo»), dalla quale si limitò a escludere tutti i parallelismi e le contraddizioni dei modelli . Quest'opera di grande rilievo vide la luce intorno al 170, prima che Taziano si allontanasse dalla Chiesa, e insieme con gli Atti degli Apostoli e le Epistole paoline restò in uso profondamente rispettata nella Chiesa siriaca fino al V secolo. La cristianità di Siria in un primo momento conobbe il Vangelo esclusivamente in questa forma, e per questa ragione riteneva suo fondatore proprio Taziano col suo Diatessaron.
I quattro Vangeli, invece , gli esclusi, per secoli godettero in Siria di scarsa considerazione, mentre fu considerata canonica una III Epistola ai Corinzi, un falso costruito intorno al 180 da un prete cattolico d'Asia Minore. «Eretici» che non accettarono tale falsificazione come Scrittura Sacra vennero severamente censurati da S. Efrem..
Subito dopo Taziano, anche il Vescovo Teofilo di Antiochia compose una Concordanza dei Vangeli. Altri Vangeli protocristiani, fra i quali è lecito annoverare anche l'opera di Luca, lasciano trapelare l'intento di sostituire gli Evangeli esistenti con tali Concordanze, allo scopo di evitare doppioni, discordanze letterali ed evidenti contraddizioni. Anche nei secoli XVI, XVII e XVIII, allorché le antinomie erano ormai divenute del tutto evidenti, furono composte Concordanze analoghe, né mancano nemmeno ai giorni nostri
Nel 1537 il teologo Andreas Osiander (quello della ignobile prefazione al De revolutionibus Orbium Coelestium di Copernico) pubblicò un'opera particolarmente interessante, nella quale mise insieme i quattro Vangeli senza tralasciare o aggiungere alcuna parola e senza modificare l'ordine dei fatti. La loro inconciliabilità apparve del tutto evidente e allora si cercò di spiegare la diversità dei testi o delle azioni di Gesù con l'ipotesi ch'egli avesse tenuto o compiuto più di una volta rispettivamente i medesimi discorsi e le stesse azioni. Si ipotizzò, per esempio, che la cacciata dei mercanti dal Tempio fosse avvenuta tre volte: la prima all'inizio dell'attività pubblica di Gesù, come afferma il Vangelo giovanneo, la seconda il giorno del suo ingresso in Gerusalemme, come raccontano Matteo e Luca, e la terza il giorno dopo, come si legge in Marco. Ma ancora nel nostro secolo la Commissione Pontificia per gli Studi Biblici ha decretato la totale assenza di errori nella Scrittura, persino intorno a eventi «profani».

 

CHE C'ENTRA CON TUTTO QUESTO IL CODICE DA VINCI ?

Dipende da come si prospetta la domanda. Il quadro dell'ultima cena di Leonardo dice poco e può solo essere fonte di speculazione legittima per uno scrittore ma non per uno storico. Le conseguenze legate ai possibili sviluppi evangelici sono invece storicamente attendibili come gli stessi Vangeli. Mi sto ora riferendo alla vicenda di Maria di Magdala che avrebbe portato nel grembo il seme di Gesù (le sangre real, il seme appunto di Gesù nel corpo di Maria, che detto in fretta da persone poco colte diventerebbe santo graal, la mitica coppa dentro cui sarebbe stato raccolto il sangue di Gesù sulla croce). Ho scritto nel sito varie cose sulle donne dei Vangeli e non ripeto qui le cose dette lì. Mi interessa invece vedere se può esservi una qualche praticabilità nelle storie raccontate da quel libro (e mi riferisco a Il codice da Vinci) per moltissimi versi pura creazione editoriale all'americana. Visto però che da questo si parte perché questo ha suscitato un interesse collettivo, io approfitto dell'occasione. Per farlo riprendo uno dei Vangeli Apocrifi (meglio: Gnostico) ai quali ho solo accennato, quello di Maria di Magdala (meglio nota come Maddalena). Dico subito che in questo Vangelo, il messaggio evangelizzatore di Gesù viene assegnato alla stessa Maddalena e non agli Apostoli. Lo riporto per intero perché è un frammento di poche pagine iniziando con una premessa.

Maria non era semplicemente un nome ma un titolo di distinzione, essendo una variazione di Miriam (il nome della sorella di Mosè e Aronne). Le Miriam (Marie) partecipano a un ministero formale all'interno di ordini spirituali. Mentre i "Mosè" guidavano gli uomini nelle cerimonie liturgiche, le "Miriam" facevano altrettanto con le donne. La stessa cosa vale per Sarah. Maria è un titolo sacerdotale mentre Sarah indica il titolo di regina o principessa

Maria Maddalena ha una storia descritta in modi diversi a seconda delle epoche e degli autori. Prima, secondo alcuni, sarebbe stata immersa in studi sacri presso gli Esseni o al sacerdozio di Iside, quindi al seguito di Gesù, poi nella predica in Palestina, quindi (e di questo occorrerà discutere in seguito) esule nel Sud della Francia e ancora in viaggio a predicare. 

Maria Maddalena viene generalmente identificata con la peccatrice, la prostituta che lava e unge i piedi di Gesù (e che, come vedremo, è invece un’altra donna) e in questo errore storico c’è qualcosa di estremamente affascinante ed importante che appartiene alla Maddalena. Non è tanto importante, nella storia, l’umile e bassa condizione cui la prostituta appartiene, quanto la perfetta autenticità ed integrità del suo gesto, che viene messa a confronto con il manierismo degli altri discepoli.
È grazie a questa sua autenticità che alla Maddalena Gesù affiderebbe il suo messaggio più importante (la buona novella e, secondo alcuni, il suo insegnamento più pregnante). 

 

IL VANGELO DI MARIA DI MAGDALA

Nel 1896 lo studioso tedesco Carl Reinhard comprò ne Il Cairo un manoscritto su papiro del secolo V. In tale papiro, scritto in lingua copta (una specie di intersezione tra l'egiziano traslato dal geroglifico ed il greco). Più tardi comparvero altri due frammenti (questa volta in greco) che si aggiunsero ai temi trattati nel precedente papiro. Dico subito che il papiro è il materiale su cui vi è lo scritto, ma che il tutto è confezionato in forma di codice, un progenitore del libro che noi conosciamo e che i cristiani per primi introdussero nel secondo secolo d.C.

Il papiro contiene quattro scritti gnostici: il Vangelo di Maria di Magdala del quale ci stiamo occupando, l'Apocrifo di Giovanni, la Sofia di Gesù Cristo, gli Atti di Pietro. Il primo scritto è il più breve e il più danneggiato. Occupava le prime 18 pagine ed un quarto di un codice relativamente piccolo, 12,7 x 10,5 e termina col titolo il Vangelo di Maria alla p. 19, 5. ....Purtroppo il testo è incompleto: mancano le prime sei pagine e ancora, integralmente, le pagine 11-14: in tutto, dunque, mancano 10 pagine di testo......Il luogo di provenienza del papiro è ignoto, tuttavia ci si mantiene entro un margine di sicurezza ipotizzando che provenga dalla regione di Nag Hammadi, come altri codici copti venuti alla luce prima del 1945 e dei quali si ignorava la provenienza. Approfonditi studi e recentissime esplorazioni archeologiche confortano quella che prima era una semplice supposizione.

Naturalmente il Vangelo di Maria (databile intorno al 125) non rientra nella storia che il cristianesimo ha costruito e quindi non solo non passa come documento riconosciuto dalla Chiesa, ma neppure come Vangelo Apocrifo. Lo si situa tra i cosiddetti Vangeli Gnostici (ora non desidero perdermi in questo mare magnum di complicazioni: per ciò che devo dire basta quanto ho accennato).

Trascrivo ora l'intero Vangelo e quindi passerò a commentare l'enorme novità, rispetto ai Vangeli canonici, che in esso si trova.

Vangelo di Maria (di Magdala)  

(Pap. 8502 di Berlino e  Pap. Rylands III, n. 463)

1. (Mancano le pagine da 1 a 6)

2. "In definitiva, la materia sarà distrutta, oppure no?"  Il Salvatore rispose: " Tutte le nature, tutte le formazioni, tutte le creazioni sussistono l'una nell'altra e l'una con l'altra, e saranno nuovamente dissolte nelle proprie radici. Poiché la natura della materia si dissolve soltanto nelle radici della sua natura. Colui che possiede l'udito, e possa udire, che ascolti!"

3. Pietro gli disse: "Giacché ci hai spiegato ogni cosa, spiegaci anche questo. Che cosa è il peccato del mondo? ". Il Salvatore rispose: "Non vi è alcun peccato. Siete voi, invece, che fate il peccato allorché compite azioni che sono della stessa natura dell'adulterio, che è detto 'il peccato'. Per questo motivo il bene venne in mezzo a voi, nell'essenza di ogni natura per restituirla alla sua radice". 

E proseguì dicendo: "Per questo vi ammalate e morite, perché voi amate ciò che è ingannevole, ciò che vi ingannerà. Chi può comprendere, comprenda".

"La materia diede origine a una passione senza uguali, che procedette da qualcosa che è contro natura. Ne venne allora un disordine in tutto il corpo. Per questo motivo vi dissi: 'Sentitevi soddisfatti dentro di voi più di quanto continuate insoddisfatti e disubbidienti; in verità vi dico sentitevi soddisfatti ed obbedienti solo in presenza dell'immagine della natura e non di ciò che va contro di essa." Colui che ha due orecchi e può udire, che ascolti!

4. E, dopo aver pronunciato queste parole, l'Unto se ne andò dicendo ai presenti:

"La pace sia con voi! Che la mia pace si estenda in voi! State all'erta che nessuno vi inganni con le parole: "Vedete qui" o "Vedete là". Il germoglio della vera Umanità è infatti dentro di voi. Seguitelo! Chi lo cerca lo troverà.

"Andate, dunque, e predicate la buona novella del Signore Divino. Non annunciate alcun precetto all'infuori di quello che vi ho predicato, e non annunciate alcuna legge come se fosse la legge di un legislatore, affinché non avvenga che siate da essa costretti".

E queste furono le sue ultime parole prima di lasciarli.

5. Quelli che erano presenti restarono afflitti e si lamentarono amaramente. "Come possiamo andare per il mondo dai gentili e predicare loro il Vangelo del Regno del Figlio della Vera Umanità ? Se essi non risparmiarono lui, come saremo risparmiati noi?" S'alzò allora Maria di Magdala, salutò tutti i presenti, e disse ai suoi fratelli: " Non piangete, non vi affliggete, e non albergate dubbi nel vostro cuore. La sua grazia discenderà su di voi e vi proteggerà. Lodiamo piuttosto la sua grandezza, giacché egli ci ha preparati e fatti veri Esseri Umani."

Dopo che Maria di Magdala ebbe pronunciato queste parole, il cuore dei presenti si riempì di Bene, ed essi si disposero a conversare intorno agli insegnamenti [del Signore].

6. Pietro disse a Maria: "Sorella, noi sappiamo che il Salvatore ti amava più delle altre donne. Comunicaci le parole del Salvatore che tu ricordi, quelle che tu conosci e che noi non conosciamo per non averle ascoltate". Maria rispose e disse: "Quello che a voi è nascosto, io ve lo comunicherò".

E cominciò a parlare con le seguenti parole.

7. "Io, disse Maria, vidi il Signore in una visione, e gli dissi: 'Signore, oggi ti ho visto in una visione'. Egli mi rispose e disse: 'Beata, tu che non ti sei turbata alla mia vista. Là, infatti, ove è la mente, quivi è il tesoro'. Io gli dissi: 'Signore, adesso dimmi: colui che vede la visione, la vede attraverso l'anima oppure attraverso lo spirito?"

"Il Salvatore rispose e disse: 'La visione non si ha né attraverso l'anima, né attraverso lo spirito, ma la mente, che si trova tra i due, è quella che vede la visione e questo è quello che ...' ".

8. [qui mancano le pagine 11-14, ndr].

9. " ... a lei".

" ... E il Desiderio disse: "Non ti ho vista quando sei discesa, ora invece ti vedo mentre sali in alto. Come mai, dunque, tu mi menti dal momento che mi appartieni ?". L'anima rispose: "Io ti ho veduta, mentre tu non mi hai né vista né conosciuta. Hai confuso i vestiti [che porto] con il mio vero essere, e non mi hai riconosciuta". Ciò detto, l'anima se ne andò via allegra e gioiosa.

"Andò poi l'anima ad inciampare nella terza Potenza celeste che chiamano Ignoranza. Questa guardò l'anima dall'alto in basso e le domandò : 'Dove Vai? Sei stata presa dalla malvagità, davvero sei stata presa ! Non giudicare!'. E l'anima disse: 'Perché mi giudichi, mentre io non ho giudicato? Io sono stata presa, sebbene io non abbia dominato alcuna cosa. Non sono stata riconosciuta. Ma io ho riconosciuto che l'universo è destinato a perdersi, sia le cose e nature terrestri sia le celesti'.

"Dopo che l'anima ebbe lasciato dietro di sé la terza Potenza celeste, salì in alto e vide la quarta Potenza. Essa aveva sette forme. La prima è l'oscurità; la seconda è la bramosia; la terza è l'ignoranza; la quarta è l'emozione della morte; la quinta è il regno della carne; la sesta è la stolta saggezza della carne; la settima è la sapienza dell'iracondo. Queste sono le sette potenze dell'Ira.

Esse domandarono all'anima: 'Da dove vieni, assassina, e dove vai, usurpatrice degli spazi ?'. 

L'anima rispose dicendo: "Ciò che mi possiede è stato ucciso, ciò che mi circonda è stato annientato, la mia bramosia è finita e la mia ignoranza è morta. Mi hanno fatto cadere da un mondo ad un altro mondo, e ad un archetipo da un archetipo superiore, dalla catena dell'oblio, che soggiace al tempo. D'ora in poi io raggiungerò, in silenzio, il riposo del tempo'.

Quando Maria di Magdala terminò di pronunciare queste parole, si azzittì, poiché questo era tutto quello che il Salvatore le aveva rivelato.

10. Allora Andrea replicò e disse ai fratelli e sorelle presenti: 'Dite che cosa pensate di quanto ella ha detto. Io, almeno, non credo che il Salvatore abbia detto ciò. Queste dottrine, infatti, sono in verità insegnamenti strani'.

Riguardo a queste stesse cose parlò anche Pietro affermando che anch'egli sospettava che tali insegnamenti fossero veri. Egli li interrogò in merito al Salvatore: "Ha egli forse parlato realmente in segreto e non apertamente a una donna, senza che noi lo sapessimo? Ci dobbiamo ricredere tutti e ascoltare lei? Forse egli l'ha anteposta a noi?",

Maria allora pianse e disse a Pietro: 'Pietro, fratello mio, che cosa credi dunque? Credi tu che io l'abbia inventato in cuor mio, o che io menta riguardo al Salvatore? ".

Levi replicò a Pietro dicendo: 'Tu sei sempre stato un uomo irascibile, Pietro! Ora io vedo che ti scagli contro questa donna come se fosse un avversario. Ma se il Salvatore l'ha resa degna, chi sei tu per respingerla? Non v'è dubbio che il Salvatore la conoscesse profondamente. Per questo amava lei più di noi. Dobbiamo piuttosto vergognarci, rivestirci dell'uomo perfetto, accoglierlo nel nostro seno mentre ci guida e annunziare la buona novella, senza far caso a nessun precetto o legge che ci svii dagli insegnamenti del nostro Salvatore'.

Quando Levi ebbe detto ciò, essi presero ad andare per annunziare e predicare.

Il Vangelo secondo Maria.

Non sono un teologo e non so cogliere le sottigliezze che certamente vi sono. Mi appoggio però ad una teologa che ha analizzato questo Vangelo con estrema attenzione, parlo della statunitense teologa Karen King professoressa di Studi sul Nuovo Testamento e di Storia del Cristianesimo Primitivo nella Scuola di Teologia dell'Università di Harvard (recentemente, 2003, ha scritto The Gospel of Mary of Magdala. Jesus and the first woman apostle).

Cosa ci dice di nuovo e rivoluzionario questo Vangelo ?

Gesù aveva come prima interlocutrice una donna! A lei rivela i suoi pensieri più reconditi e delega a lei la spiegazione di essi agli apostoli! Questo è il messaggio principale che ne ha altri dietro.

Pietro interviene su Maria come farà Paolo di Tarso con tutte le donne. Devono restare nell'ombra ed in nessun caso ritenere di poter opinare o essere portatrici di novità che non siano prima dell'uomo (vedi Paolo di Tarso 1 Cr 14:34).

Inoltre si afferma la donna come veicolo principale di comunicazione e si adombrano rapporti d'amore più profondi di Gesù per Maria di Magdala di quanti ne potessero esistere con gli apostoli. In qualche modo Maria è assunta a coordinamento e guida dell'opera degli apostoli. Detto più chiaramente: dove termina l'insegnamento di Gesù, segue quello di Maria.

Discussione più approfondita meriterebbe la non esistenza del peccato di cui si parla in apertura.

Per ciò che ci interessa questo Vangelo mette in primissimo piano la figura di questa donna, Maria di Magdala.

E' di grande rilevanza che in un tempo nel quale la testimonianza delle donne, e quindi la loro parola, non aveva valore giuridico, il Cristo affidi il messaggio di resurrezione, a Maria di Magdala, facendo di lei la prima mediatrice della Parola, del Verbo incarnato, rendendola apostola degli apostoli.

In ogni caso ed in definitiva, da un punto di vista storico, non si sa se la Maddalena che ha lavato i piedi del Cristo sia la stessa Maddalena che ha scritto il Vangelo di Maria (apocrifo), non si sa se colei che è stata al fianco del Cristo e che è stata la sua leale compagna e dal quale sembra che abbia avuto dei figli, sia la stessa Maddalena descritta cortigiana pentita. La storia di Maria Maddalena si perde e si confonde a causa della pervicace volontà della Chiesa di negarle il ruolo che le spettava, perché la Chiesa ha voluto privilegiare il ruolo della Madonna Vergine come femminile sacro. 

Ed ora veniamo alla parte più discussa, quella dei rapporti più stretti tra Gesù e Maria di Magdala e alla vicenda del trasferimento di Maria di Magdala nel Sud della Francia: il matrimonio di Maria Maddalena e Gesù.

Secondo alcuni studiosi (fra cui Sir Laurence Gardner, un genealogista cavalleresco inglese al servizio di molte case reali, in Bloodline of the Holy Grail, un lucido trattato scientifico sulle realtà nascoste dei Vangeli usati dalla Chiesa di Roma) Maria Maddalena fu la sposa sacra di Gesù in pieno rispetto delle procedure del matrimonio ebraico per i discendenti della stirpe di Davide e le nozze di Canaan (in cui Gesù era lo sposo) sarebbero appunto il primo atto di tale matrimonio. 

Nei vangeli di Marco e Matteo si legge che quando Gesù, fu nella casa di Simone Lazzaro a Betania, gli si avvicinò una donna con un contenitore d’alabastro. Questa donna, Maria Maddalena, unse la sua testa con nardo, un unguento prezioso (Mc 14,3; Mt 26,7). Nella tradizione ebraica, come anche in quella sumera, babilonese e cananea, l’unzione rituale del re è eseguita esclusivamente dalla sacerdotessa reale o dalla sposa reale.
Solo dopo quest’unione rituale con la sacerdotessa il re assume il proprio ruolo di messiah, l’unto. E di questo si pensi ciò che si vuole ma tali eventi narrati non dovrebbero essere casuali.

Chi ci parla esplicitamente di un rapporto "matrimoniale" tra Gesù e Maria ? Un altro Vangelo (ritrovato nel 1947 a Qumran), un vero apocrifo questa volta, anch'esso non riconosciuto dalla Chiesa, il Vangelo di Filippo (da non confondere con il Vangelo di Filippo Apostolo o di Filippo II, rinvenuto nel 1945 presso Nag Hammadi, in Egitto, insieme ad una intera collezione di scritti gnostici, in lingua copta, redatti nel primo secolo dopo Cristo e attinenti a  resoconti storici difformi da quanto riportato dai cosiddetti Vangeli canonici, che erano ormai dati per scomparsi da secoli), l’unico, che propone un legame tra Gesù e la Maddalena che andava ben oltre quello discepolo-maestro:

Dal Vangelo di Filippo (64, 2)

"Tre persone camminavano sempre con il Signore: Maria sua madre, la sorella di lei e la Maddalena, detta sua compagna. Maria infatti si chiamava sua sorella, sua madre e sua compagna ... 

La compagna del Figlio è Maria Maddalena. Il Signore amava Maria più di tutti i discepoli, e spesso la baciava sulla bocca." 

Per completezza aggiungo un testo nel quale si è voluta rintracciare lo stato di madre divina di Maria di Magdala. Lo faccio perché si tratta di un testo canonico, riconosciuto dalla Chiesa con , si badi bene, valore di profezia. Parlo dell'Apocalisse (che vuol dire Rivelazione) di Giovanni.


Dall'Apocalisse di  Giovanni (12, 1-17)

"Nel cielo apparve un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:


«Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l'accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava davanti al nostro Dio
giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell'Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio,
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.
Esultate, dunque, o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi, terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo».


Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù".


Disponiamo quindi di alcuni documenti convergenti ma assolutamente non probanti, almeno quanto non lo sono i Vangeli canonici. Il Vangelo di Maria di Magdala ci parla di questa donna come la depositaria degli insegnamenti di Gesù; in quello di Filippo si adombra un rapporto speciale, carnale (?), tra Gesù e Maria di Magdala (ho sentito lo sciocco frate Cantalamessa sostenere che nell'antichità ci si baciava come atto di amicizia ... Al povero cristo chiedo perché nei Vangeli canonici queste affettuosità non sono mai riportate ?); non abbiamo altre notizie su Gesù che quelle estremamente contraddittorie della sua  morte e resurrezione; non abbiamo altre notizie sulla Maddalena che quelle legate alla morte di Gesù.

L'insieme di queste cose permette di ipotizzare ogni possibile sviluppo, dato il modo e la credibilità dei Vangeli canonici. Fantasie ? Molto probabilmente si, come negli altri Vangeli (tutti!). In particolare: è morto Gesù in occasione della crocifissione ? è proprio risorto ? nell'ipotesi che sia morto, è possibile pensare a Maria di Magdala incinta di Gesù ? questa affermazione è blasfema solo alle orecchie di incalliti sessuofobi e non deve turbare le persone, i fedeli, normali; Dio si è fatto uomo attraverso il corpo di Gesù ed il farsi uomo senza la carne è un farsi uomo incompleto. D'altra parte la Lettera agli Ebrei (4, 15) dice che Gesù era in tutto simile a noi, eccetto che per il peccato. Ebbene, mai si è affermato da nessuna parte che avere rapporti sessuali con la propria donna è peccato! E se Maria di Magdala portava in seno il seme di Gesù, il suo sangue, non è peregrino interrogarsi della sorte della donna amata da Gesù. Da qui, poi, ogni ipotesi è possibile, fantasiosa quanto si vuole ma legittima almeno nell'economia di un romanzo. In realtà si tratta di confrontare una ipotesi di svolgimento reale dei fatti con una affermazione di fede. E' da qui che nasce lo scandalo.

Da Maria e Gesù sarebbero nati, secondo gli sviluppi del Vangelo di Filippo, tre figli (ma si può anche ipotizzare un solo figlio, quello che Maria di Magdala avrebbe avuto in grembo alla morte di Gesù), dando luogo ad una dinastia che si protrae nei secoli. Ora non possiamo fare a meno di rammentare alcune importanti tradizioni medievali, severamente combattute dalla Chiesa soprattutto nella Francia meridionale, in cui si credeva che Maria Maddalena fosse proprio la moglie dell'aspirante Messia dei giudei e che, attraverso un figlio da lei concepito con l'illustre marito, avesse avuto un seguito la stirpe del sangue reale di Davide (come già accennato: il Sang Raal dei provenzali di lingua d'Oc, che noi storpiamo nella forma San Graal). E' una delle questioni più censurate della storia medievale, dietro la quale si sono giocati anche importanti equilibri nella lotta per l'egemonia politica sull'occidente cristiano. Il Santo Graal, che noi siamo soliti rappresentare simbolicamente come una coppa in cui sarebbe stato raccolto il sangue del figlio di Davide, sarebbe in realtà la dinastia davidica (il Sangue Reale appunto) a cui qualcuno si sarebbe fregiato di appartenere, motivando così la sua ambizione a regnare sul Sacro Romano Impero. Anche qui dunque una data famiglia (gli ignobili merovingi) di aspiranti sovrani cerca origini regali dietro di sé; e cosa c'è di meglio di un progenitore re e dio ? [Riporto, dopo la bibliografia, in fondo all'articolo, il parere di Luigi Cascioli sul matrimonio di Gesù].

Di questi sviluppi non mi occupo perché non hanno per me l'interesse che ha l'origine del Cristianesimo (alcune cose si possono leggere in L'eresia cataro-albigese; in Chi era Maria Maddalena; in Sul Codice da Vinci).

 

Opus Dei e Priorato di Sion

Voglio invece concludere con rapide considerazioni su almeno un'altra questione trattata nel Codice da Vinci, l'Opus Dei. Troppo spesso si sorvola su cosa è questa organizzazione ed alcune cose si devono sapere. Si tratta di una vera e propria setta (con tutti i rituali di una setta, con le segregazioni per gli aderenti riottosi, con il sequestro dei loro beni, con l'uso criminale degli psicanalisti, ...) che la stessa Chiesa teneva lontana da sé, con qualche repulsione, fino a Papa Luciani. Il fondatore di tale setta era un esaltato franchista spagnolo, tal Escrivà de Balaguer, avviato alla santificazione per meriti economici dal Papa Polacco. Escrivà benediva Franco nelle sue imprese criminali, un poco come Mons. Stepinac (anch'esso avviato alla santificazione dal Papa Polacco) benediva le altre imprese criminali di Ante Pavelic, il fascista croato. A partire da Papa Giovanni Paolo II, con molte ombre sulla morte improvvisa di Papa Giovanni Paolo I, all'ombra degli scandali IOR, del Cardinale Marcincus, con annesso assassinio di Calvi, l'Opus Dei viene ammessa in Vaticano. Deve ripianare i debiti della Santa Sede e, di passaggio, deve finanziare il sindacato cattolico polacco Solidarnosc. Ed ecco che avviene il miracolo, quella setta entra in forze nella Chiesa reclamando la santificazione (subito concessa) al suo fascista fondatore. Di passaggio osservo che Escrivà, insieme a sua sorella ed al suo primo successore, Del Portillo, è sepolto in un edificio DENTRO la città di Roma, in Viale Bruno Buozi e la cosa è fuori legge!

Ci sarebbero da raccontare anche le tristi vicende attraverso le quali passano coloro che, avendo aderito alla setta, volessero poi andarsene. Come le vicende di chi aderisce e deve intestare i suoi beni all'organizzazione. Ma ciò richiederebbe molto spazio e tempo. 

Perché dico questo ? Perché ho assistito ad esponenti Opus che si scandalizzavano di come l'organizzazione era trattata nel libro di Brown. Per quanto fosse ivi criminalizzata l'Opus Dei, è veramente poco per tutto il male che ha propagato nel mondo intero. Tanto è vero che non ha neppure avuto la decenza di querelare il suo autore.

Riguardo alla bufala del Priorato di Sion, che nel libro viene dato come storicamente esistente, si possono leggere gli articoli riportati qui.


NOTE

(1) Non si può fare a meno a questo punto di dire che, secondo la più attenta critica storica che opera ormai da un paio di secoli, Gesù fu uno degli antichi maestri di misteri esoterici in grado di fare dei miracoli di ogni genere. Tra questi misteri avevano naturalmente preponderanza la morte e la resurrezione. La storia di Gesù, come ci è pervenuta, ripete altre storie identiche già esistenti e circolanti ampiamente in tutto il mondo antico. Si tratta di dei o semidei che cambiano solo il nome ripetendo la stessa storia. In Egitto vi fu Osiride, in Grecia Dioniso, in Siria Adonis, in Asia Minore Attis, in Italia Bacco, in Persia Mitra. Tutti questi personaggi concordano nelle tappe fondamentali del loro racconto. Ognuno di essi: 

- E' Dio che si fa carne, il salvatore e «Figlio di Dio».
- Ha per padre Dio e per madre una vergine mortale.
- Nasce il 25 dicembre in una grotta o in un'umile stalla alla presenza di tre pastori.
- Offre ai propri seguaci la possibilità di una rinascita attraverso il rito del battesimo.  
- Durante una cerimonia nuziale, trasforma miracolosamente l'acqua in vino.
- Entra trionfalmente in città a dorso di mulo, accolto da una folla che sventola foglie di palma in suo onore.
- Muore in periodo pasquale sacrificandosi per i peccati del mondo.
- Dopo la morte scende agli inferi, ma il terzo giorno resuscita e ascende alla gloria dei cieli.
- I discepoli ne aspettano il ritorno nel giorno del Giudizio in qualità di giudice.
- La sua morte e la sua resurrezione sono celebrate con un pasto rituale a base di pane e vino, simboli del suo corpo e del suo sangue.

Ci sono voluti secoli per riprendere in considerazione queste perdute tradizioni e ciò perché la Chiesa fece l'impossibile per distruggere ogni documentazione che moltiplicasse Gesù. La distruzione fu metodica e sistematica fino a far sparire quasi tutto ciò che si conosceva e fino ad uccidere chi resisteva (anche nel Concilio di Nicea del 325, gli oppositori alla linea ufficiale, quella dell'imperatore Costantino - gli eretici - vennero uccisi senza problemi). L'imbarazzo dei primi scrittori cristiani (Tetulliano, Giustino, ...) era evidentissimo ma la cosa si risolse con l'accusa di plagio per anticipazione: i miti del passato plagiavano i miti futuri!

Per leggere con qualche dettaglio qualcosa che riguarda il convergere degli stessi miti, si legga Premessa ad una analisi storica del racconto evangelico di David Donnini e Cristo prima di Cristo.

(2) Sul Concilio di Nicea (325) si può leggere qui.

(3) Riguardo al significato simbolico della croce si può leggere quanto scritto in La Croce. Negli articoli ivi contenuti si parla anche della crocifissioni come delle più orrende morti che si potessero immaginare.


BIBLIOGRAFIA

Karlheinz Deschner, Il gallo cantò ancora, Massari, 1998.

Karlheinz Deschner, Storia criminale della Chiesa, Ariele, 2000 ed oltre.

David Donnini, Cristo, erre emme, 1994.

Luigi Cascioli, La favola di Cristo, edito in proprio, 2001.

Alberto Soggin, I manoscritti del mar morto, Club del Libro, 1987.

Edmund Wilson, The Dead Sea Scrolls 1947-1969, Oxford University Press, 1969.

Marcello Craveri (a cura di), I Vangeli apocrifi, Einaudi, 1990.

Karen King, The Gospel of Mary of Magdala. Jesus and the first woman apostole, Karen L. King, 2003

Vari articoli della sezione Scienza e Fede del sito FISICA/MENTE.


Interrogativo originato da “Il Codice da Vinci”


Maria di Magdala si sposò o no con Gesù?

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di Luigi Cascioli

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Per rispondere alla domanda che oggi tutti si pongono, dopo aver letto “Il Codice da Vinci” di Dan Brown, cioè se Maria di Magdala si sposò o no con Gesù bisogna soffermarci a considerare altre due persone: Lazzaro e Menahem che risultano essere coinvolte in questo matrimonio sia dai Testi Sacri che dai libri storici.

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Testi Sacri
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Nei vangeli si legge che Gesù era il maestro di una squadra formata da dodici discepoli, che Maria di Magdala era colei che a Betania gli aveva lavato i piedi e che Lazzaro era fratello di Maria di Magdala, nonché figlio di Giairo. Vedi miracolo della resurrezione (Mt. 9,18- Mc. 5,11– Lc. 8,4 – Gv. 11). Per capire la paternità attribuita a Giairo basta considerare che tutti e quattro i racconti, anche se cambiano in alcuni particolari, si riferiscono sempre e comunque alla stessa persona, cioè a Lazzaro.
 

                                        Testi storici

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Dai testi storici risulta che Gesù è stato costruito sulla figura di Giovanni, figlio primogenito di Giuda il Galileo e capo di una banda di rivoluzionari (Bohanerges). Da Giuseppe Flavio veniamo inoltre a sapere che Lazzaro, figlio di Giairo, era legato da vincoli di parentela con Menahem, figlio di Giuda il Galileo (Guerra giudaica).Sarà da questa parentela di cui ci parla Giuseppe Flavio, che potremo, oltre che confermare l’esistenza del matrimonio, trarre anche un’ulteriore prova della non esistenza storica di Gesù, parentela che risulterebbe incomprensibile se lo sposo fosse veramente figlio di Giuseppe e non di Giuda il Galileo come risulta dalle innumerevoli affermazioni che ci vengono dai testi storici. Menahem e Lazzaro, quali fratelli dei due coniugi, l’uno dell’uomo e l’altro della donna, ci confermano con la loro parentela di cognati che il matrimonio esisteva e che lo sposo era il primogenito di Giuda il Galileo. Che Gesù, alias Giovanni di Gamala, fosse marito di Maria di Magdala ci viene ancora confermato da altri documenti che si riferiscono a quella banda dei Bohanerges che i falsari hanno trasformato in una squadra di discepoli predicatori di pace: dal vangelo di Filippo ritrovato in Egitto nel 1945 durante le ricerche archeologiche: “Maria, che era la consorte del Signore, andava sempre con lui. Il Signore amava Maria di Magdala più degli altri discepoli e spesso la baciava davanti a tutti sulla bocca”.
Nel papiro 8502 di Berlino, detto vangelo di Maria, si parla della gelosia e del risentimento che gli altri discepoli, e soprattutto Simone, provavano per la predilezione che il Signore riservava a Maria: “
Ha forse il Signore parlato in segreto alla sua donna prima che a noi senza farlo apertamente? (è Simone, altro figlio di Giuda il Galileo, che parla) Ci dobbiamo umiliare tutti e sottoporci a lei? Forse egli l’ha anteposta a noi?
Dal vangelo copto viene riportata un’altra contestazione di Pietro contro Maria di Magdala: “Simone, detto Pietro, disse agli altri accoliti: «Maria deve andare via da noi perché le femmine non sono degne della vita» e il Signore, avendolo sentito, si rivolse a loro dicendo: «Ecco, io la guiderò da farne un maschio, affinché diventi una combattente come noi».
Soltanto il disprezzo che dimostra Simone verso le donne dicendo che non sono degne di vita, sarebbe già di per sé sufficiente per dimostrare che abbiamo davanti una banda di rivoltosi giudaici seguaci delle leggi Mosaiche nella forma più estremista.
«A questo punto, penso che non sia troppo avventato supporre che tra i presenti a quella cena di Pasqua che precedette la rivolta, ci fosse anche lei, Maria di Magdala, quale moglie di Giovanni di Gamala e membro attivo combattente della banda dei Bohanerghes». (Dal libro “Favola di Cristo – Inconfutabile dimostrazione della non esistenza di Gesù”, Cap.12, uscito il primo gennaio del 2002 quando ancora nessuno aveva scoperto che nell’ultima cena di Leonardo da Vinci si nascondesse il volto di una donna in quello del discepolo Giovanni, discepolo che, in realtà, non c’era, non poteva esserci, perché il vero apostolo amato da Gesù era Lazzaro. Ma questo fa parte di un altro capitolo).
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Sperando di essere stato utile per la risoluzione dei principali interrogativi che sono sorti in seguito alla pubblicazione del libro “Il Codice da Vinci”, cordialmente saluto amici e nemici, intelligenti ed imbecilli. Dedico questo documento a tutti i miei sostenitori perché si rafforzi in loro la determinazione a combattere l’oscurantismo della “Corruttrice Eterna”.
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Luigi Cascioli
 

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