Sento tante sciocchezze in stile Berlusconi. Il capo bandito del mondo, un ex
ubriacone texano, ora assassino americano, mi pare si chiami Bush figlio (nel
senso di figlio del padre perché della madre si sa poco è infatti madre ignota
che, in latino suona
mater ignota che, vista la difficoltà di scrittura,
ad esempio sulle lapidi, veniva abbreviato in
m. ignota, da cui si leggeva
mignota che, provvidenzialmente, in romanesco è diventato
mignotta.
Quindi il figlio di mignotta USA ci parla di nuovo ordine
mondiale dicendoci che Yalta ha creato la sostituzione di una dittatura ad un
altra. L'URSS, cioè il comunismo reale, si sarebbe sostituita ad Hitler, cioè
al nazismo.
Qui le cose si accavallano in modo che lo scioglierle implicherebbe decine di
volumi da far leggere ai bipedi implumi acefali che bevono le idiozie che
propaganda Boschetto. Io semplifico dicendo che Stalin fu
un vero isciocco a credere alle promesse di Roosvelt ad Yalta. Gli accordi prevedevano una scenografia
hollywoodiana: si sarebbe battuto il nazismo con un incontro a Berlino. Il fatto
è che l'Urss arrivò a Berlino molto prima degli altri alleati. E l'Urss,
anziché continuare ad avanzare (al momento si sarebbe mangiata l'Europa fino ai
Pirenei in altri 15 giorni), attese la scenografia di Hollywood. Si
abbracciarono a Berlino ma con gli Usa che già attrezzavano i fascisti in
Italia e nel mondo, preparavano ogni attacco possibile, ogni provocazione
in tutta
Europa, in Asia e nel Pacifico.
Ma gli Usa hanno dato l'anima nella Seconda Guerra Mondiale ! dice
Boschetto. Gli
Usa non danno mai l'anima, in genere la rubano al prossimo. Già erano in
imbarazzo per essere stati esclusi dal grande affare della Seconda Guerra
Mondiale ed hanno rimediato con Pearl Harbour (non scherzo e come referenza
fornisco: Gore Vidal: L'età dell'oro, Fazi 2001 - questo è un finto
romanzo -; David Ray Griffin: 11 settembre, la nuova Pearl Harbour, Fazi
Editore 2003; Jacques R. Pauwels, Il mito della guerra buona. Gli Usa e la
Seconda Guerra Mondiale, Datanews, 2003; Robert B. Stinnet, Il Giorno
dell’Inganno, Milano, Il Saggiatore, 2001 - con riproduzione di documenti
del governo USA -); oggi confidano nella mancanza di memoria e il Boschetto va dicendo che gli Usa avrebbero potuto non
fare accordi a Yalta ... E' scemo ed in malafede il Boschetto. Il
Giappone ancora era in guerra e l'URSS premeva sulla Manciuria. Tutte le zone in
discussione ad Yalta già erano occupate dall'Urss. La macchina da guerra di
quel Paese era di gran lunga la più potente, tanto che, per dissuadere
eventuali azioni di forza, gli Usa avvertirono l'Urss con le atomiche sul
Giappone (solo i gonzi credono che quelle atomiche erano contro un Paese ormai
prostrato). Gli Usa non sarebbero mai stati in grado di sostenere neppure un
centesimo delle perdite Urss in Europa e, a parte il fatto che l'opinione
pubblica di quel Paese sente solo i propri morti in una situazione
superprivilegiata di Paese che non ha mai subito un bombardamento sul suo
territorio, resta l'evidenza che in Europa i caduti difendevano la propria terra
mentre gli Usa venivano a fare affari e shopping.
Poiché non faccio qui la storia di quei tragici momenti e poiché ho il solo
scopo di fornire qualche elemento di giudizio incontrovertibile, riporto di seguito una tabella che fornisce le perdite dei vari
Paesi nella Seconda Guerra Mondiale (attenzione che le stime per l'Urss
aggiornate al 2005 danno le perdite Urss tra i 27 ed i 40 milioni). Sottolineo
solo poche cose:
- le enormi perdite Urss
- le infime perdite Usa contate su TUTTI i
fronti
- le grandi perdite tedesche, comprensibili
perché Paese che ha scatenato il conflitto
- le grandi perdite polacche tra i civili, in
quanto Paese che ha visto il massimo di accanimento contro gli ebrei
- le infime perdite dei furbi italiani, anch'essi corresponsabili della guerra
- le enormi perdite della Yugoslavia, Paese
che non aveva voluto la guerra, che si è liberato da solo e che ha sofferto i
campi di sterminio italo-tedeschi.
Ogni altra chiacchiera è, appunto, una chiacchiera!

Tratta da: Giorgio Galli, In difesa del
Comunismo, Kaos, Milano 1998.
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