FISICA/MENTE

 

STELLA ROSSA SULLA VALLE DELL’INFERNO

di Claudio D’Aguanno

       

            Provate a immaginarvela sessanta e passa anni fa quella valle infossata e stretta, tenuta fuori dalle mura Vaticane, piena di fornaci e fumo, disegnata da qualche angelo caduto e maledetta da chi ogni giorno viveva di fatica e rabbia. Le ciminiere di mattoni erano bocche di cannone puntate verso il cielo, grandi berte calibro pesante, in grado di sparare a raffica, bestemmie e polveri. Le prime volavano alte. Le seconde ricadevano inevitabilmente in basso. Qualcuno la chiamava Valle Aurelia. I più, compresi i cartografi, la chiamavano Valle dell’Inferno. E che fosse un posto poco raccomandabile l’avevano capito pure i tedeschi che preferivano, nei giorni di guerra, starle alla larga. I crucchi, con le malebranche, vantavano lontane parentele lanzichenecche e perverse affinità elettive ma tutti coloro che non avevano paura di prenderli a fucilate dovevano essere proprio diavoli particolari, ribelli e sfrontati, partigiani fornaciai, operai tifosi del dì della riscossa. Gente tosta.

            La Valle, che pure a liberazione suonata ne ha viste di cotte e di crude, oggi ha un aspetto placato, palazzoni popolari da dodici piani fanno ombra ai resti industriali e il nome Veschi è sinonimo di risanamento. Embrici, ceramiche, laterizi e campigiane, da queste parti, non li produce più nessuno. Sono nomi di vie un po’ dimesse. Ci fa capolinea il 495 e, inevitabilmente, qui prende fiato anche la memoria di chi ricorda come in un posto del genere, con un nome del genere, pure il campo di calcio non ce l’ha portato la divina provvidenza ma persone in carne e ossa come Gennaro Bezziccheri e Nino Berardi, come Mannelli, Gonnella e Del Bene, come Domenico Filippucci detto l’ingegnere e tanti altri ancora.

            “Ecco – mi indica Scilla Berardi - dove vedi quell’albero di fichi c’era la vecchia sezione del Pci e poco avanti, dove ora ci sono quelle palazzine, c’era il campo Stella Rossa. Qui, con quel nome giocò, dopo la liberazione, quella che è ricordata come la squadra dei comunisti. Partecipò a diversi campionati regionali e aveva una nomina tutta sua. Pensa che una volta, quando dovevano andare a Fiumicino, il prete del posto, assieme al sagrestano, cercò pure di affondare il traghetto che allora collegava le due sponde del Tevere per non vederseli davanti. Una storia da Don Camillo. I nostri avevano una maglia rossa con la stella sul petto e sguardi belli impostati. Eccoteli nella foto con mio nonno. Li allenava Carlo Carassini che compose pure una specie di inno su quella formazione: Amati in porta e Cianca con Paroli / fanno in difesa salti e caprioli / Paroli, Boldorini co D’Emilia/ è ‘na mediana forte che strabilia/ c’è Cozzatelli e Roddi co Abbruciati/ tutti quanti fanno entusiasma’…/Stella Stella tu sei la più bella..”

            A proposito di stelle, a quei tempi, volava alto lo Sputnik, gli americani inseguivano nello spazio e Domenico Modugno cantava Nel blu dipinto di blu. Giovanni XXIII, sana razza contadina, da parte sua cominciava a buttare giù appunti per l’enciclica Pacem in Terris. E gli scarpini della Stella Rossa, in tanta coesistenza pacifica, finirono in bacheca. “Chiuso quel campo mitico – riprende Alvaro Iacobelli - la palla tornò a ruzzolare nella Valle quando furono costruite le case Iacp. I nomi sono più o meno gli stessi e, con Nino Berardi presidente, nacque la Polisportiva Valle Aurelia con tanto di tessere e un motto chiaro: una risposta democratica ad un’esigenza popolare. Non era cioè più una questione di sezione. Questa volta la spinta forte veniva dal sociale. I ragazzini del posto stavano tutto il giorno per strada e il rischio era altissimo. Uno di loro finì sotto una macchina e Berardi e gli altri dissero basta. Era il ’69. Fu preso in affitto un terreno e messo a disposizione del quartiere. Del resto pure la sezione dc aveva ormai la sua squadra, si chiamava Libertas Valleaurelia e la dirigeva Tondinelli, e con loro si divideva e il campo e il piacere della gara. Era un derby continuo. In campagna elettorale, ad attaccare manifesti, nei tornei di calcio, nella sfida a strappare più ragazzini dalla strada. Loro avevano una maglia un po’ papalina metà gialla metà bianca. Noi verde bordata rossa.”   

            Al vecchio indirizzo, lì dove oggi c’è l’associazione Punto d’Incontro di Italo Barani, sono passati un po’ tutti. Squadre dai nomi forti, come Fornace e Valle Inferno, squadre aziendali, come Atac o Elettroforniture, formazioni improvvisate di pischelli e giovanotti dai piedi buoni. Pure Pasolini con la sua nazionale attori cantanti disfidò a finte e dribling i rossoverdi guidati da Vinicio Buzzi. “Quella è stata –rievoca Scilla- una delle ultime grandi giornate di quel campo. Nel Valle Aurelia c’erano giocatori come Scarpellini, Mechelli, Di Costanzo, Bagalli e Impinna. Dall’altra parte oltre al Pier Paolo, c’erano Citti, Davoli e Giacomo Losi. Guardialinee era un certo Renato Zero e la partita finì 4 a 2 per noi. Poi la polisportiva cambiò sede e nome trasferendosi, in pieno 77, in via Stampini dove mio padre l’ha seguita fino al giorno della sua morte. Ricordo ancora la festa d’inaugurazione dell’impianto e, prima, tutto il traffico di cariole con calcinacci diretto da Filippucci. Non si buttava niente. E il materiale di risulta delle demolizioni è un fondo ideale che regge ancora i giorni di pioggia più grigi!”

            Oggi la Valle Aurelia 87 è l’unica polisportiva rimasta nel quartiere. Ha molti iscritti e una squadra di I categoria allenata da Sandro Tomassetti mister cresciuto in casa. L’anno scorso per un punto bruciò il salto in Promozione. In tempi di crisi e di mercanti d’illusioni la sostiene la passione di gente come Renzo Garbini o Rodolfo Lidozzi e altri ancora. Ragazzini svelti sgambettano alla scuola calcio inseguendo sogni e palloni. Tutti si scambiano le figurine di Totti e Mancini. Pochi invece sanno sotto quale stella questa avventura è nata. E “di come e di quando” uomini come Gennaro Bezziccheri e Nino Berardi, assieme a tanti come loro, presero a giocare, a lottare e sorridere, in una Valle chiamata Inferno.  

 

Pubblicato su l'Unità  del 22.02.04

 

 

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