STELLA
ROSSA SULLA VALLE DELL’INFERNO
di
Claudio D’Aguanno
La Valle, che pure a
liberazione suonata ne ha viste di cotte e di crude, oggi ha un aspetto placato,
palazzoni popolari da dodici piani fanno ombra ai resti industriali e il nome
Veschi è sinonimo di risanamento. Embrici, ceramiche, laterizi e campigiane, da
queste parti, non li produce più nessuno. Sono nomi di vie un po’ dimesse. Ci
fa capolinea il 495 e, inevitabilmente, qui prende fiato anche la memoria di chi
ricorda come in un posto del genere, con un nome del genere, pure il campo di
calcio non ce l’ha portato la divina provvidenza ma persone in carne e ossa
come Gennaro Bezziccheri e Nino Berardi, come Mannelli, Gonnella e Del Bene,
come Domenico Filippucci detto l’ingegnere e tanti altri ancora.
“Ecco – mi indica Scilla Berardi - dove vedi quell’albero di fichi c’era la vecchia sezione del Pci e
poco avanti, dove ora ci sono quelle palazzine, c’era il campo Stella Rossa.
Qui, con quel nome giocò, dopo la liberazione, quella che è ricordata come la
squadra dei comunisti. Partecipò a diversi campionati regionali e aveva una
nomina tutta sua. Pensa che una volta, quando dovevano andare a Fiumicino, il
prete del posto, assieme al sagrestano, cercò pure di affondare il traghetto
che allora collegava le due sponde del Tevere per non vederseli davanti. Una
storia da Don Camillo. I nostri avevano una maglia rossa con la stella sul petto
e sguardi belli impostati. Eccoteli nella foto con mio nonno. Li allenava Carlo
Carassini che compose pure una specie di inno su quella formazione: Amati in
porta e Cianca con Paroli / fanno in difesa salti e caprioli / Paroli, Boldorini
co D’Emilia/ è ‘na mediana forte che strabilia/ c’è Cozzatelli e Roddi
co Abbruciati/ tutti quanti fanno entusiasma’…/Stella Stella tu sei la più
bella..”
A proposito di stelle, a quei tempi, volava alto lo
Sputnik, gli americani inseguivano nello spazio e Domenico Modugno cantava Nel
blu dipinto di blu. Giovanni XXIII, sana razza contadina, da parte sua
cominciava a buttare giù appunti per l’enciclica Pacem in Terris. E gli
scarpini della Stella Rossa, in tanta coesistenza pacifica, finirono in bacheca.
“Chiuso quel campo mitico – riprende Alvaro Iacobelli - la palla tornò a
ruzzolare nella Valle quando furono costruite le case Iacp. I nomi sono più o
meno gli stessi e, con Nino Berardi presidente, nacque la Polisportiva Valle
Aurelia con tanto di tessere e un motto chiaro: una risposta democratica ad
un’esigenza popolare. Non era cioè più una questione di sezione. Questa
volta la spinta forte veniva dal sociale. I ragazzini del posto stavano tutto il
giorno per strada e il rischio era altissimo. Uno di loro finì sotto una
macchina e Berardi e gli altri dissero basta. Era il ’69. Fu preso in affitto
un terreno e messo a disposizione del quartiere. Del resto pure la sezione dc
aveva ormai la sua squadra, si chiamava Libertas Valleaurelia e la dirigeva
Tondinelli, e con loro si divideva e il campo e il piacere della gara. Era un
derby continuo. In campagna elettorale, ad attaccare manifesti, nei tornei di
calcio, nella sfida a strappare più ragazzini dalla strada. Loro avevano una
maglia un po’ papalina metà gialla metà bianca. Noi verde bordata rossa.”
Al vecchio indirizzo, lì
dove oggi c’è l’associazione Punto d’Incontro di Italo Barani, sono
passati un po’ tutti. Squadre dai nomi forti, come Fornace e Valle Inferno,
squadre aziendali, come Atac o Elettroforniture, formazioni improvvisate di
pischelli e giovanotti dai piedi buoni. Pure Pasolini con la sua nazionale
attori cantanti disfidò a finte e dribling i rossoverdi guidati da Vinicio
Buzzi. “Quella è stata –rievoca Scilla- una delle ultime grandi giornate di
quel campo. Nel Valle Aurelia c’erano giocatori come Scarpellini, Mechelli, Di
Costanzo, Bagalli e Impinna. Dall’altra parte oltre al Pier Paolo, c’erano
Citti, Davoli e Giacomo Losi. Guardialinee era un certo Renato Zero e la partita
finì 4 a 2 per noi. Poi la polisportiva cambiò sede e nome trasferendosi, in
pieno 77, in via Stampini dove mio padre l’ha seguita fino al giorno della sua
morte. Ricordo ancora la festa d’inaugurazione dell’impianto e, prima, tutto
il traffico di cariole con calcinacci diretto da Filippucci. Non si buttava
niente. E il materiale di risulta delle demolizioni è un fondo ideale che regge
ancora i giorni di pioggia più grigi!”
Oggi la Valle Aurelia 87 è
l’unica polisportiva rimasta nel quartiere. Ha molti iscritti e una squadra di
I categoria allenata da Sandro Tomassetti mister cresciuto in casa. L’anno
scorso per un punto bruciò il salto in Promozione. In tempi di crisi e di
mercanti d’illusioni la sostiene la passione di gente come Renzo Garbini o
Rodolfo Lidozzi e altri ancora. Ragazzini svelti sgambettano alla scuola calcio
inseguendo sogni e palloni. Tutti si scambiano le figurine di Totti e Mancini.
Pochi invece sanno sotto quale stella questa avventura è nata. E “di come e
di quando” uomini come Gennaro Bezziccheri e Nino Berardi, assieme a tanti
come loro, presero a giocare, a lottare e sorridere, in una Valle chiamata
Inferno.
Pubblicato
su l'Unità
del 22.02.04 