FISICA/MENTE

 

 

Note


1) E ciò, peraltro, senza dimenticare che attentati stragistici caratterizzati dalla indeterminatezza dell'obiettivo non sono comunque estranei alla storia mafiosa, sia pure con riferimenti a dati più lontani nel tempo. Valga per tutti il notissimo, ma per più profili ancora oscuro, episodio di Portella delle Ginestre che, forse per eccessiva semplicità, la Commissione nella relazione già citata aveva ritenuto legato ad un contesto periferico (la Sicilia) ben delimitato.
2) Così l'ordinanza-sentenza 7/11/1975 nel processo penale 2289/72 R.G.U.I.:, Volume V, pagg. 988 e seguenti.
3) Senoato della Repubblica. VI Legislatura. Commissione parlamentare sul fenomeno della mafia. Relazione di minoranza comunicata alle Presidenze delle Camere il 4 febbraio 1976, doc. XXIII, n. 2 pag. 1121.
4) Ibidem, pag. 1122.
5) E' noto peraltro come in sede storica (Attanasio, Gli anni della rabbia, Sicilia 1943-1947, Milano, Mursia 1984 pag. 24) e parlamentare (Commissione parlamentare antimafia della VII legislatura documento n. 1104) sia stata addirittura ipotizzata l'esistenza di documenti segreti allegati all'armistizio Cassibile che conterrebbero l'indicazione di numerosi elementi mafiosi cui sarebbe stata assicurata l'impunità. L'esistenza di tali documenti non può peraltro allo stato ritenersi certa.
6) In: Panorama del 10 febbraio 1976.
7) E' la frase che secondo Francesco Marino Mannoia il capo della mafia Stefano Bontade avrebbe rivolto all'onorevole Giulio Andreotti in un "incontro siciliano" susseguente all'omicidio Mattarella.
8) Direttiva del National Security Council 1/2, 10 febbraio 1948. Foreign Relations, 1948 volume III, pag. 769.
9) Direttiva del National Security Council 1/3, 8 marzo 1948. Foreign Relations, 1948 volume III, pag. 775.
10) Ibidem, pagg. 775-776.
11) Ibidem, pag. 779.
12) Ibidem.
13) Direttiva del National Security Council 67/3, 5 gennaio 1951, Foreign Relations, 1951, volume IV, pag. 544.
14) Ibidem, pag. 545.
15) Direttiva del National Security Council n. 5411/2, 15 aprile 1954, Foreign Relations, 1952-54, volume VI, pag. 1678.
16) Direttiva del National Security Council n. 6014, 16 agosto 1960, pag. 5.
17) Documento del National Security Council n. 10/2, 18 giugno 1948, pagg. 2-3. A Report to the National Security Council by the Executive Secretary of the Office of Special Projects.
18) Direttiva del N.S.C. n. 5412 del 15 marzo 1954.
19) William Colby, La mia vita nella Cia, Milano, Mursia, 1981, pag. 82.
20) Con tale quadro politico deve ritenersi sostanzialmente coerente la permanenza all'interno del sistema amministrativo statale - e in particolare degli apparati di sicurezza - anche in posizione di elevata responsabilità, di personale formatosi nel periodo fascista. In particolare nei ranghi della Polizia e nei ruoli del Ministero dell'interno furono accolti o riaccolti ex appartenenti alle forze della R.S.I. ed anche membri della Milizia, prima epurati e poi immediatamente riabilitati.
21) Comando Generale dell'Arma dei Carabinieri Reali. Lettera del Comandante generale dell'Arma al Presidente del Consiglio, a vari Ministri e ai vertici militari del 28 aprile 1946.
22) Rapporto del questore di Udine al capo della Polizia, Lugi Ferrari, del 19 agosto 1946, archivio di Stato di Udine, B.55, F.191; in: AA.VV., Nazionalismo e Neofascismo nella lotta politica al confine orientale, Istituto regionale del Movimento di Liberazione, Trieste, pag. 524.
23) La Formazione partigiana "Osoppo-Friuli" aveva partecipato alla lotta di Liberazione nella zona del Friuli-Venezia Giulia, raggiungendo una consistenza di 8.700 uomini. Il 24 giugno 1945, conclusasi la lotta di liberazione, tutte le formazioni partigiane operanti in Friuli furono smobilitate.
24) V Comando militare territoriale, Ufficio Monografie, colonnello Luigi Olivieri, relazione riguardante la "Organizzazione O", pag. 5.
25) Ibidem.
26) Ibidem.
27) Ibidem, pag. 6.
28) Ibidem.
29) Ibidem, pag. 7.
30) Ibidem, pag. 9.
31) Ibidem.
32) V Comando militare territoriale, Ufficio Monografie, colonnello Luigi Olivieri, promemoria di servizio per il maggiore Carlo Vendramini del 14.12.1954.
33) Stato di servizio militare, peraltro dattiloscritto e in carta non intestata, del colonnello Luigi Oliveri.
34) V Comando militare territoriale, Ufficio Monografie, rel. cit. pag. 15.
35) V Comando militare territoriale, Ufficio Monografie, rel. cit. pag. 32.
36) V Comando militare territoriale, Ufficio Monografie, colonnello Luigi Oliveri, promemoria di servizio per il maggiore Carlo Vendramini del 14.12.1954, pag. 4.
37) Appunto n.H/57/0 del 26 marzo 1958, poi divenuto allegato 2 dell'appunto Sid/05/3204 del 6 marzo 1972. Tutte le sottolineature sono nel testo.
38) Ibidem.
39) Departement of State, incoming telegram secret N.MAR.608, 10 febbraio 1949, doc. 865.105/2-1049. Pubblicato integralmente in: Faenza-Fini, cit., pagg. 319-320. Anticipato su Stampa Sera del 1¼ dicembre 1975.
40) Il riferimento è a Giuseppe Pièche figura indubbiamente complessa: proviene dal SIM il servizio segreto militare del periodo fascista dove, dal 1932 al 1936 è capo della sezione (III) controspionaggio. Successivamente prende parte alla guerra di Spagna con l'incarico di dirigente il servzio di istituto affidata all'Arma dei carabinieri; poi svolge vari delicati incarichi su ordine personale di Mussolini e dal luglio 1942 al luglio 1943 coordina e dirige le azioni di polizia in Balcania. In sede saggistica è stato attribuito a Pièche anche il ruolo di organizzatore della polizia politica di Ante Pavelic durante la guerra. Dopo il 25 luglio regge brevemente la prefettura di Foggia, successivamente viene nominato Comandante generale dell'Arma dei carabineiri e poi, per incarico degli alleati, prefetto reggente della provincia di Ancona. Mentre ricopre tale incarico l'Alto Commissariato delle sanzioni contro il fascismo decide di deferirlo alla Commissione di epurazione, che dichiarò non esservi luogo al provvedimento solo perché il Pièche fu medio tempore collocato nella riserva. Ai sensi dell'articolo 2 del Decreto legislativo luogotenenziale 11 ottobre 1944, 257, le persone nella sua posizione non potevano "in nessun caso essere assunti o riassunti in servizio alle dipendenze di amministrazioni dello Stato o di enti pubblici o di enti comunque controllati o sovvenzionati dallo Stato".
41) "Replica di Scelba a Stampa Sera", in: Il Popolo del 2 dicembre 1975. Ciononostante, nel febbraio 1948 il Consiglio dei Ministri deliberava di nominare il generale Pièche prefetto di seconda classe a decorrere dal 1¼ marzo successivo, collocandolo a disposizione del Ministero con le funzioni di Ispettore generale. In realtà, successivamente, Pièche fu nominato Direttore generale dei Servizi antincendio ma non sono molto chiare le funzioni realmente svolte dal prefetto dopo la sua nomina, anche se in un rapporto segreto della Cia datato 5 luglio 1963, poi pubblicato in un settimanale, si legge: "Quando Scelba fu al governo come ministro dell'interno concepì l'idea di mettere insieme una serie di fascicoli su personalità di primo piano nei campi politico, sindacale, degli affari e intellettuale. Il prefetto Pièche, che aveva importanti funzioni ufficiali nella polizia segreta e nei servizi di sicurezza, fu incaricato della cosa".
42) Antonio Gambino, Storia del dopoguerra, dalla liberazione al potere DC, Bari, Laterza 1955-1988, pag. 516 (edizione 1988).
43) Camera dei deputati, disegno di legge n. 1593.
44) Camera dei deputati, seduta pomeridiana di martedì 8 maggio 1951.
45) Marcella e Maurizio Ferrara. Cronaca di vita italiana 1944-1958, Roma, Editori Riuniti, 1960, pag. 304.
46) "1) Sorvegliare nelle fabbriche e negli uffici ogni nucleo promotore della disobbedienza, che è un larvato sabotaggio, degli attentati alla libertà di associazione e di lavoro, delle minacce contro l'efficienza e la produttività delle imprese. 2) Opporsi all'attuazione dei temi politici di disobbedienza civile sia aperta sia mascherata dai fini sindacali. 3) Scoprire e sventare tentativi di creare organizzazioni clandestine, abbiano o no carattere militare. 4) Sorvegliare e segnalare tutte le fonti di finanziamento dell'avversario e prendere misure adeguate in merito. 5) Prevenire e concorrere a reprimere i rilievi e le segnalazioni clandestine di centri nevralgici della nazione, sia civili che militari. 6) Concorrere con le forze dell'ordine alla scoperta di nascondigli di armi e munizioni, a svelare le fonti, i metodi e i mezzi sovversivi di rifornimento e di ogni altra attività connessa. 7) Opporsi all'avvelenamento sistematico delle coscienze e impedire che i più deboli soggiacciano alla propaganda avversaria, specialmente se accompagnata da forme di coercizione. 8) Ostacolare la scalata comunista ai posti e alle posizioni di comando e di responsabilità, da dove al momento propizio essi possono trasformarsi in altrettanti Ponte corvo. [É]", c.f.r. Marcella e Maurizio Ferrara, cit. pag. 306-307.
47) Camera dei deputati. Seduta pomeridiana di venerdì 18 maggio 1951, intervento onorevole Pietro Amendola.
48) Atto Camera dei deputati n. 2636-A, II legislatura.
49) Lettera di Edgardo Sogno al ministro degli esteri Aldo Moro del 12 agosto 1969. Archivio storico Camera dei deputati.
50) Ministero dell'interno. Divisione Affari riservati, fascicolo "Pace e Libertà". Comitato centrale Milano. Sottofascicolo 1.
51) Lettera di Edgardo Sogno al ministro degli esteri Carlo Sforza del 22 ottobre 1949. Archivio storico Camera dei deputati.
52) Ministero degli affari esteri. Direzione generale degli Affari politici. Appunto dell'11.12.1953. Archivio storico Ministero affari esteri. Fondo "cassaforte", busta n. 8.
53) Lettera del Segretario Generale del Ministero degli affari esteri del 10 dicembre 1953 al ministro dell'interno onorevole Fanfani. Ministero dell'interno, Divisione Affari riservati, fascicolo "Pace e Libertà", cit.
54) Lettera del ministro degli affari esteri Pella al ministro dell'interno Fanfani. La lettera è senza data: il protocollo è 224-4193 del 18.2.54.
55) Ministero dell'interno, Direzione generale della Pubblica Sicurezza, Divisione Affari riservati, relazione al Gabinetto del Ministro del 23 gennaio 1956. In: Ministero dell'interno, Divisione AA.RR, fasc. cit.
56) Ministero dell'interno, Direzione generale della Pubblica Sicurezza, Divisione Affari riservati, relazione 23 gennaio 1956, cit.
57) Lettera di Edgardo Sogno al ministro degli esteri Aldo Moro del 12 agosto 1969. Archivio storico Camera dei deputati.
58) Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo, cit. doc. XXIII, n. 25, vol. V, pagg. 192-193. Interrogatorio del 20 marzo 1968.
59) Relazione citata, in: Ministero dell'interno, Direzione generale della Pubblica Sicurezza. Divisione Affari riservati, sottofascicolo n. 1.
60) "Movimento Pace e Libertà" documento anonimo del 20 settembre 1954, in: Ministero dell'interno, Divisione AA.RR, fasc. cit.
61) Sulla complessa figura di Pièche c.f.r. nota 34.
62) "Aggiornamento notizie sull'organizzazione Sogno: "Pace e Libertà". Doc. datato 12 maggio 54 in: Ministero dell'interno, Divisione AA.RR. fasc. cit.
63) Organizzazione politica anticomunista "Pace e Libertà", relazione anonima del 16 aprile 1954, in: Ministero dell'interno. Divisione AA.RR, fasc. cit.
64) Si veda L. Gennaro, "Evidenziazione ed analisi, negli atti di talune inchieste penali, di una struttura segreta parallela ai servizi, paragonabile alla Gladio", in Archivio Commissione Stragi, X legislatura, doc. GLADIO 48.
65) Si vedano i numerosi interrogatori resi dal Vinciguerra al G.I. di Venezia Casson nell'ambito del procedimento per la strage di Peteano, in Archivio della Commissione Stragi, X legislatura, come pure i documenti redatti dallo stesso Vinciguerra e presenti nell'Archivio della Commissione, X legislatura, docc. PETEANO 12 e 43.
66) Il riferimento è all'istruttoria del G.I. di Padova dottor Tamburino, al processo tenutosi a Roma nel 1977/78 relativo al "golpe Borghese"; e in particolare anche alla Commissione parlamentare di inchiesta sui fatti del giugno-luglio 1964, presieduta dal senatore Alessi, che fu insediata nel 1969 e rassegnò le sue conclusioni nell'anno successivo, nonché alla Commissione parlamentare di inchiesta sulla loggia massonica P2, che concluse i suoi lavori nel 1984.
67) Rispettivamente in: Atti Parlamentari, Commissione Stragi, X legislatura, Docc. XXIII, nn. 36 e 51.
68) In Atti parlamentari, Commissione Stragi, X legislatura, Doc. XXIII, n. 26, vol. I, pagg. 77 e 85.
69) Così il dottor P. P. Saviotti, collaboratore della Commissione Stragi, nel corso dell'incontro di lavoro del 22 marzo 1995.
70) Il parere dell'Avvocato Generale dello Stato è pubblicato come allegato alla Relazione Andreotti alle presidenze del Senato e della Camera, in Atti Parlamentari, X legislatura, doc. XXVII, n. 6. La relazione del Comitato parlamentare è pubblicata in Atti Parlamentari, X legislatura, doc. XLVIII, n. 1.
71) Relazione 1/06/59 del Servizio al Capo di Stato Maggiore della Difesa sul programma di intervento della rete Stay behind, in Archivio Commissione Stragi, X legislatura, docc. GLADIO, 4/23a e 4/23b.
72) In tal senso le recenti acquisizioni istruttorie del G.I. Mastelloni nell'ambito del procedimento c.d. Argo 16, in Archivio Commissione Stragi, XII legislatura, docc. GLADIO 4/8 e 4/9; così anche le osservazioni congiunte dei magistrati militari di Padova, dottori Dini e Roberti, nonché del sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Venezia, dottor Casson, in Archivio Commissione Stragi, XII legislatura, doc. GLADIO 4/11.
73) Si veda tra gli altri Inzerilli, La verità negata, Edizioni Analisi, Bologna, 1995, ma soprattutto l'audizione dell'ammiraglio Martini presso la Commissione Stragi, XII legislatura, 11 luglio 1995.
74) L'elenco ufficiale dei civili effettivamente arruolati nella struttura era stato trasmesso dal Sismi alla Commissione soltanto nel febbraio 1991, a distanza di mesi dalla pubblicazione di Gladio ad opera del Presidente del Consiglio.
75) Si veda Inzerilli, op. cit., pag. 51.
76) In tal senso l'incarico peritale affidato dal G.I. di Bologna Grassi nell'ambito del procedimento c.d. Italicus-bis, in Archivio Commissione Stragi, XII legislatura, doc. ITALICUS 3/6.
77) Si veda la richiesta, poi accolta, del procuratore aggiunto di Roma Coiro, di non promuovere azione penale nei confronti del senatore Cossiga, in Archivio Commissione Stragi, XII legislatura, doc. GLADIO 5/1.
78) Significativo al riguardo il documento relativo all'Esercitazione Delfino, Trieste 14/24 aprile 1966, in Archivio Commissione Stragi, X legislatura, doc. GLADIO 5/17.
79) Così Inzerilli, op. cit., pag. 125.
80) Così anche l'ammiraglio Martini nel corso dell'audizione presso la Commissione Stragi, XII legislatura, 11 luglio 1995.
81) Si vedano: l'appunto del gen. Fortunato, in data 4 dicembre 1972 in preparazione nella riunione SID-CIA del 15 dicembre 1972 nonché il verbale della riunione, in Archivio Commissione Stragi, X legislatura, doc. GLADIO 4/23b.
82) Nella documentazione acquisita su Gladio non vi sono documenti che non siano di provenienza militare, salvo pochi appunti provenienti dai "gladiatori". In particolare non è stato rinvenuto alcun documento che contenga atti di indirizzo politico o ne rechi traccia apprezzabile; neppure in ordine a decisioni rilevanti come quelle relative allo smantellamento dei Nasco.
83) Si veda nota 77.
84) Ibidem.
85) Ibidem.
86) Relazione pubblicata in Atti Parlamentari, XII legislatura, doc. XXXIV, n. 2.
87) Bobbio, La democrazia ed il potere invisibile, in Rivista Italiana di Scienza Politica, X, 2 (agosto 1980), pagg. 181-203.
88) F. De Felice, Doppia lealtà e doppio Stato, in "Studi Storici", 1989, pagg. 493-563.
89) R. Nicolò, Diritto civile, in Enciclopedia del diritto, Milano, 1964.
90) L'Avanti, 26 luglio 1964.
91) Gli atti della Commissione Beolchini sono pubblicati in: Atti Parlamentari, X legislatura, Commissione Stragi, Doc. XXIII, n. 25, vol. II, pagg. 28-29.
92) Ibidem.
93) Si veda C. Gatti, Rimanga tra noi, Milano, Leonardo, 1991, pag. 55.
94) Ibidem, pp. 56/57.
95) Roberto Faenza, Il Malaffare, Milano, Mondadori, 1978, pag. 310.
96) Commissione Stargi cit. vol. cit. Commissione Beolchini, verbale della seduta del 15 febbraio 1967, pag. 242-243.
97) Commissione parlamentare di inchiesta sugli eventi del giugno-luglio 1964, atti parlamentari, V legislatura, relazione di maggioranza, Doc. XXIII, n. 1, vol. I, pagg. 590-591.
98) Commissione Stragi, cit. vol. I, pag. 42.
99) Ibidem, p. 19.
100) Ibidem, p. 20.
101) Il memoriale di Aldo Moro rinvenuto in via Montenevoso a Milano, a cura di Francesco M. Biscione, Roma, Coletti, 1993, pag. 45.
102) Ibidem, pag. 46.
103) Commissione parlamentare d'inchiesta suglie eventi del giugno-luglio 1964, Relazione di minoranza, pag. 145.
104) Commissione parlamentare di inchiesta, cit., Relazione di maggioranza, cit., 556-557.
105) Commissione parlamentare cit., Relazione di minoranza, pag. 165.
106) Commissione Stragi, cit., Doc. XXIII, n. 25, vol. IV, p. 260.
107) Luigi Cavallo collaborò con Edgardo Sogno alla predisposizione dei "Comitati di resistenza democratica" la cui attività ufficiale era diretta a mobilitare l'opinione pubblica per impedire l'ingresso dei comunisti al governo ma il cui vero obiettivo sarebbe stata un'azione diretta a condizionare il Presidente della Repubblica per costringerlo a sciolgiere il parlamento ed a nominare un governo provvisorio con il fine di instaurare un regime di tipo autoritario.
108) La vivacità del dibattito politico-militare sulla minaccia comunista all'interno dei Paesi del blocco occidentale è testimoniata ampiamente dagli atti del secondo congresso internazionale organizzato a Roma nel 1961 nell'ambito della Conferenza sulla guerra politica dei Soviet, i cui atti sono presenti nell'archivio della Commissione stragi, Doc. Gladio 3. Il carattere di ufficialità del congresso - vi partecipavano parlamentari, uomini di governo, esperti politico-militari dei principali paesi occidentali - è un ulteriore inequivoco segno del clima di contrapposizione che favorì, successivamente e in ambito questa volta locale, il proliferare di analoghe iniziative.
109) F. Ferraresi, Minacce alla democrazia, op. cit., pag. 141.
110) Giannettini, Atti del convegno, p. 161.
111) Si veda la sentenza-ordinanza in data con la quale il G.I. di Milano, Guido Salvini, ha concluso una parte significativa della nuova inchiesta sulla strage di Piazza Fontana. Il documento è presente nell'archivio della Commissione stragi, eversione di destra I/3.
112) Su richiesta del Capo di Stato Maggiore della Difesa (cfr. Ferraresi, op. cit., pag. 144).
113) Le rivelazioni di Spiazzi, ai tempi dell'inchiesta padovana, erano state interrotte dall'opposizione del segreto politico militare su impulso del generale Miceli. Successivamente - in analogia a quanto accadrà per l'inchiesta giudiziaria sulla stay-behind si invocheranno gli obblighi derivanti dall'Alleanza atlantica a sostegno della necessità di mantenere il segreto politico-militare.
114) Sono dati eloquenti, ripetutamente esposti nella saggistica. Per tutti Silj, Malpaese, 1994, p. 113.
115) Mosca e Rossanda, Mario Moretti: Brigate Rosse, una storia italiana, Milano, Anabasi, 1994.
116) Bocca, Noi terroristi, dodici anni di lotta armata ricostruiti e discussi con i rpotagonisti, Milano, 1985, p. 49.
117) Commissione stragi, X legislatura, 22 novembre 1990; anche in: A. e G. Cipriani, Sovranità limitata, Roma, Edizioni associate, 1991.
118) V. Morelli, Anni di piombo: appunti di un generale dei carabinieri, Torino, SEI, 1988, p. 48. Come si vede, Morelli parla di "elementi", al plurale, indicando che vi erano più infiltrati validi: "scaltri e di fiducia".
119) Giorgio Bocca, Brigate Rosse, p. 118.
120) Tempo, 20 giugno 1976.
121) Paese Sera, 20 settembre 1977.
122) G. Boca, Noi terroristi, cit. p. 122.
123) Ibidem.
124) Intervista a "Il Giorno" 26 aprile 1984.
125) G. Bocca, Noi terroristi, p. 190.
126) C. Stajano, Il sovversivo. L'Italia nichilista, Torino, 1992, pp. 218 e segg.
127) Morelli, cit., pp. 22 e segg.
128) Il bilancio del blitz del 1¼ ottobre è ragguardevole: nove brigatisti arrestati (Azzolini e Bonisoli, del Comitato esecutivo brigatista, che hanno partecipato al sequestro Moro; Nadia Mantovani, Antonio Savino, Paolo Sivieri, Biancamelia Sivieri, Domenico Gioia, Maria Russo, Flavio Amico); tre covi smantellati e una tipografia posta sotto sequestro; un bottino ingente: armi, munizioni, esplosivi, giubbotti antiproiettile, divise da agenti di pubblica sicurezza, "bozze" e "note di discussione", appunti, falsi documenti di identità e l'attrezzatura per la falsificazione, comunicati, volantini, schedature di importanti esponenti del mondo politico ed economico, relazioni di organi e strutture dello Stato, banconote provenienti dai riscatti pagati in occasione di tre diversi sequestri di persona, rapporti sulle più importanti industrie italiane, rapporti sulle carceri, analisi sulle centrali operative dei carabinieri, documenti d'archivio riguardanti l'attività brigatista dal 1970 in poi, e perfino un dr appo-bandiera dell'organizzazione; ma soprattutto, i reperti classificati al numero 5 e al numero 137, cioè le lettere e il "memoriale" scritti da Moro durante i 55 giorni della sua prigionia, sono il bottino più atteso e scottante.
129) Atti Commissione Moro, deposizione resa nella seduta del 7 aprile 1982.
130) G. Bocca, Noi terroristi, cit., p. 133.
131) Corrado Simioni fu tra i fondatori di una organizzazione estremista denominata Superclan, nata nel 1970 da una scissione del gruppo Curcio e scioltasi nel 1974 allorché i suoi fondatori ripareranno a Parigi, dopo che la magistratura aveva aperto un'indagine su di loro. Simioni è stato considerato esponente del vertice operativo del Centro culturale parigino Hyperion, del quale anzi, secondo una dichiarazione resa dal ministro dell'interno Rognoni alla Commissione d'inchiesta sul caso Moro, sarebbe stato il direttore.
132) Il 12 dicembre 1975 Moretti e la Balzerani si recarono a Catania, soggiornando in buoni alberghi, senza informare gli altri membri del fronte logistico, da lì Moretti ritornò a Milano e, successivamente, si recò il 6 febbraio 1976 a Reggio Calabria dove soggiornò al Grand Hotel Excelsior. Questi viaggi, forse intrapresi per consentire contatti ignoti, saranno poi oggetto di messaggi trasversali: un biglietto del traghetto Reggio-Messina insieme a pallottole e fazzoletti di carta legati al caso Moro.
133) Vincenzo Tessandori, Ettore Boffano, Il procuratore. Giancarlo Caseli un giudice fra mafia e terrorismo, Baldini e Castoldi, 1995, p. 84-85.
134) Recentemente uno dei capi storici delle BR ha in proposito dichiarato: "Perché ci sono tante storie in questo paese che vengono taciute o non potranno mai essere chiarite per una sorta di sortilegio? Come piazza Fontana, come Calabresi, che sono andate in un certo modo e che per venture della vita nessuno può più dire come sono veramente andate. Sorta di complicità fra noi e i poteri che impediscono ai poteri e a noi di dire cosa è veramente successoÉ quella parte degli anni '70, quella parte di storia che tutti ci lega e tutti ci disunisce". Sembra alla Commissione un esemplare ammissione della permanenza di aree opache - che possono abuon titolo definirsi insieme di invisibilità e di indicibilità - che in qualche modo legano l'eversione di sinistra e quella di destra nell'ambiguità dei rapporti che unirono entrambe agli apparati istituzionali di sicurezza. E' la linea di indagine che la Commissione ha fatto propria al fine di verificare in quali limiti e sia pure per grandi inee possa iniziarsi a f are luce su quelle che (ancora una volta esemplarmente) lo stesso Curcio definisce: "Cose che noi non riusciamo a dire perché non abbiamo le parole e le prove per dirle, ma che tutti sappiamo!".
135) L'importanza delle due formazioni, per la verità, va ben oltre il periodo considerato. Nella galassia della destra radicale, infatti, esse svolsero un ruolo di indiscussa egemonia, sia per la durata della loro presenza legale (e comunque ufficiale) sulla scena, che è di circa vent'anni nel caso di Ordine Nuovo, di una quindicina in quello di Avanguardia Nazionale, per la forza della loro leadership, per le attività di cui furono protagonisti. Ancora più importante è il fatto che, grazie alla continuità ideologica e personale, anche dopo lo scioglimento essi costituirono un cruciale trait d'union fra periodi e generazioni di militanti, collegando i reduci degli anni '40 con i protagonisti della fase golpista e poi con i terroristi dello spontaneismo armati degli anni '70 e '80.
136) Il concetto risulta espresso in un documento sequestrato a Londra nel 1977 a Clemente Graziani, leader di Ordine Nuovo, ove si sottolinea, in chiave critica, che nell'esaltazione del momento tattico, A. N. sarebbe portata ad "impegnarsi più attivamente e spregiudicatamente, sia a livello nazionale che a livello europeo ed extra-europeo all'acquisizione di piattaforme di ovvia utilità contingenti, ma in qualche modo pericolose e pregiudizievoli"; viene ribadita comunque sia la contiguità tra i due movimenti sia la impregiudicata possibilità di azioni in comune nel momento in cui fossero "entrate in giuoco decisioni ed azioni importanti" suscettibili di "riverberarsi non soltanto sul Movimento che le prende e le attua, ma su tutto il nostro mondo politico".
137) Tribunale di Roma, procedimento contro Giovanni Clemente + 39, sentenza 21/11/1973.
138) I documenti acquisiti all'epoca documentano una diffusione ampia su quasi tutto il territorio nazionale, con punti di riferimento forti soprattutto nel Veneto, che costituisce forse il nucleo più organizzato, e a Roma, ma con significative articolazioni anche nel meridione, in Campania, Sicilia ed in Calabria. I documenti ideologici ribadiscono le concezioni di fondo già indicate e evidenziano spiccati caratteri razzisti e antiebraici. Per quanto riguarda la formazione dei militanti, un documento dell'epoca prevedeva la preparazione dei quadri con lo svolgimento di due diversi corsi, uno di formazione ideologica e l'altro di formazione politica. I temi dati ai corsi e i riferimenti bibliografici indicati (Guenon, Evola, Giannettini con "la tecnica della guerra rivoluzionaria" e il "Mein Kampf" di Hitler) esemplificano da una parte l'orizzonte ideologico del movimento e richiamano dall'altro i temi che avevano già proposto i convegni dell'istituto Pollio negli anni precedenti.
139) La parabola del pensiero di Evola condurrà poi ad una visione più tragica e negativa, ad una idea di isolamento e di distacco dell'uomo da una società, quella borghese, la cui crisi è ritenuta definitiva e irreversibile, per approdare all'idea di un impegno politico che si concretizza in una milizia eroica, quale passaggio obbligato per la costruzione di uno stato popolare (nella teorizzazione che ne fa Franco Freda) o nella esaltazione del gesto come affermazione dei valori di superiorità e disuguaglianza.
140) Tribunale di Roma, 5 giugno 1976.
141) Si fa riferimento ad una relazione consegnata ai servizi dalla fonte Parodi, identificabile in Guido Paglia. Il documento non fu sviluppato dai Servizi in sede investigativa, n‚ consegnato all'autorità giudiziaria. In esso si indicano i componenti del vertice (Delle Chiaie, Tilgher, Giorgi, Campo, Perri, Crescenzi e Fabbruzzi) oltre che alcuni elementi della struttura secondaria (Palotto, Di Luia, Ghiacci e Fiore). Il Paglia ha negato la paternità del documento che fu consegnato dall'ex capitano del Sid Labruna all'autorità giudiziaria nell'aprile del 1981 nell'ambito del procedimento P2 nella fase in cui la scoperta dell'archivio di Castiglion Fibocchi aveva rivitalizzato anche gli accertamenti sull'omicidio Pecorelli, concentrando l'attenzione sull'attività di Viezzer e Labruna.
142) O.N. si ricostituisce di fatto attraverso circoli culturali e gruppi i più organizzati e attivi dei quali sono il gruppo La Fenice, di Milano, formalmente interno al MSI, e il gruppo Drieu la Rochelle di Tivoli, il cui punto di riferimento è Paolo Signorelli, leader indiscusso dell'area ordinovista a livello nazionale, attorno al quale si aggregano anche giovani e giovanissimi militanti, come Calore e Aleandri, che avranno poi un ruolo di primo piano nelle successive trasformazioni della destra romana nella seconda metà degli anni 70.
143) La fuga all'estero di alcuni leader storici di O.N. impose sforzi immediati di riorganizzazione che condussero ad una svolta strategica. Le iniziative assunte da alcuni settori della magistratura e dei Servizi nei confronti di appartenenti al movimento fu vissuta dai suoi militanti come un vero e proprio tradimento da parte dello Stato (sulle conseguenti dinamiche del periodo in cui maturò la diversa strategia di attacco allo Stato, cfr. Ferraresi, Minacce alla democrazia, Feltrinelli, 1995), pagg. 275 e segg.
144) Dalla documentazione rinvenuta emerge con certezza l'operazione preventiva di attribuzione alla sinistra dell'attentato al presidente della Democrazia Cristiana cilena Bernard Leighton. Si evince anche che informative dei servizi avrebbero dovuto indirizzare a sinistra la ricerca degli autori dell'attentato.
145) Ordinanza-sentenza del G.I. Salvini nel proc. pen. 721/88F G.I. Milano del 18 marzo 1995, pagg. 45 e segg.
146) Si voleva allarmare l'opinione pubblica moderata con la dimostrazione dell'esistenza di una capillare rete filo-cinese in molte città italiane; ed insieme spingere il Partito comunista italiano ad una radicalizzazione determinata dalla necessità di impedire la formazione di un'area alternativa alla sua sinistra.
147) Ordinanza-sentenza G.I. Grassi, proc. pen. 1329/A/84 G.I. Bologna, 3 agosto 1994, pag. 221.
148) Ordinanza-sentenza Salvini, pag. 357.
149) Ordinanza-sentenza Salvini, pag. 316.
150) Ordinanza-sentenza Salvini, pag. 358.
151) Ordinanza Grassi, pag. 199 e ordinanza Salvini, pagg. 414 e segg.
152) Ordinanza Grassi, pag. 218.
153) Documento rinvenuto il 30 dicembre 1985 nel corso delle indagini relative all'omicidio Ramelli in una soffitta di via Bligny a Milano insieme a materiale di controinformazione raccolto da Avanguardia Operaia e riferibile ad una fonte istituzionale che aveva attinto notizie in modo diretto da Nico Azzi (ordinanza-sentenza Salvini, pag. 29 e pagg. 64 e segg.
154) Fino al 21 febbraio 1975 la divisione era comandata dal generale Palumbo, cui subentrò, il generale Palombi che vi rimase nei primi anni della gestione attorniato dagli ufficiali che erano stati vicini al suo predecessore.
155) Ordinanza-sentenza Salvini, pag. 528.
156) Vedi supra.
157) Dichiarazioni Martino Siciliano al G.I. Salvini, ordinanza-sentenza Salvini, pagg. 154 e segg.
158) Ordinanza-sentenza Salvini, pagg. 157-158.
159) Cfr. sentenza-ordinanza G.I. Salvini, 18 marzo 1995, in archivio Commissione Stragi, XII legislatura, doc. eversione di destra 1/3.
160) Assise, 59; istruttoria, 445.
161) Assise, 25-28.
162) Durante un drammatico confronto in istruttoria con il gen. Mingarelli che lo accusava di aver indirzzato le indagini sulla "pista rossa", il col. Santoro affermava: "Io non ho indirizzato proprio nulla, mi pare che il gen. Mingarelli si contraddica, chi lo ha indirizzato sulla pista rossa? io ho la velina del gen. Palumbo? non si dimentichi che il gen. Palumbo era iscritto alla P2, sarebbe ora di parlare dell'altra velina che bloccò l'indagine a destra"; poi, trincerandosi dietro la facoltà di non parlare Santoro dichiarava di "non sapere nulla" di tale velina (istruttoria, 456 seq.; corsivo originale). I giudici di primo grado peraltro non dubitarono che anche di questa fosse autore il gen. Palumbo (Assise, 81).
163) Assise, 238-239.
164) Ibidem, 89-98; 110; 115.
165) Ibidem, 503-504; Assise, 131.
166) Assise, 230.
167) Si vedano le dichiarazioni riportate in Assise, 225-230.
168) Istruttoria, 498-537; Assise, 141-180.
169) Nelle parole di Vinciguerra: "verso la fine di novembre 1972 [É] Cesare Turco [É] mi disse che il Fachini aveva accompagnato Cicuttini da Paolo Signorelli e che questi aveva indirizzato il Cicuttini da elementi di Ordine Nuovo di Genova [É] Costoro diedero del denaro a Cicuttini e lo indirizzarono da Luis Garcia Rodriguez, a Barcellona [É]. La conferma mi fu fatta da Paolo Signorelli nel marzo del 1973 a Roma [É]. Appresi da Signorelli che Fachini allarmatissimo gliene aveva parlato e che lui, dopo aver indirizzato Cicuttini a Genova, si sarebbe recato da Pino Rauti e gli avrebbe riferito che ero responsabile dell'attentato di Peteano [É] la reazione di Rauti mi venne sintetizzata da Signorelli con le testuali parole: 'a Pino vennero i capelli grigì. Fu Rauti ad avvertire Giorgio Almirante (Assise, 272).
170) Istruttoria, 482; Assise, 111.
171) Palumbo era stato fra i partecipanti alla famosa riunione di Villa Wanda in cui il venerabile Licio Gelli aveva "impartito ordini" ad alti ufficiali delle Forze Armate, oltre che ai magistrati e funzionari di alto grado. Con riferimento a Palumbo, la Commissione ritenne di aggiungere: "la lettura dell'audizione del generale Palumbo, delle reticenze delle scuse e delle mezze ammissioni in ordine all'episodio citato non possono non suonare offesa a quanti, e sono la maggioranza, indossano la divisa con dignità e senso dell'onore" (Anselmi, 82). La deposizione del generale alla Commissione Anselmi era stata così commentata dalla Presidente: "Voglio dirle, generale Palumbo, con molta amarezza, credo interpretando anche il sentimento della Commissione, che la sua deposizione meritava un arresto non per l'evidente reticenza ma per innumerevoli falsità; se ciò non abbiamo fatto è per rispetto dell'Arma, ma non perché il suo atteggiamento non meritasse questa decisione da parte della Commissione" (cit. in As sise, 113).
172) Anselmi, 77-79; Assise, 112.
173) Oscuro, nella tragica fine di Esposti, resta l'episodio dell'identikit di uno dei presunti autori della strage di Brescia pubblicato sui giornali; tale identikit presentava una forte somiglianza con il volto senza barba di Esposti. Ma a Pian del Rascino Esposti viene trovato con una folta barba che si era fatto crescere da tempo.
174) Archivio Commissioni Stragi: documento Italicus 3/7 (XII legislatura).
175) Yves Guillou, alias "Ralph Guèrin - Serac" (o forse viceversa) era un ex ufficiale dell'esercito francese, che aveva combattuto già in Corea (dove ottenne una medaglia delle Nazioni Unite, oltre alla Bronze Star americana), svolgendo, a quanto pare, compiti di collegamento fra i Servizi francesi (SDECE) e la CIA. In Indocina fu due volte ferito e decorato. Promosso capitano nel 1959, fu trasferito in Algeria ed assegnato all'XI Demi-Brigate Parachutiste de Choc, un'unità speciale basata ad Orano, e addetta ai "lavori sporchi", sotto il diretto controllo dello SDECE. Da questa disertò per entrare nell'Oas, divenne capo di un commando che operava nella zona di Orano. Alla dichiarazione di indipendenza dell'Algeria (1962) si rifugiò in Spagna, e divenne poi membro del direttivo del Conseil National de la Rèsistance di Georges Bidault, una derivazione di Oas - Metro. Alla fine del 1962 si trasferì in Portogallo dove fu assunto come istruttore prima per la Legiau Portuguesa, una formazione paramilitare fa scista, poi per le unità anti - guerriglia dell'esercito. Nel frattempo altri reduci dell'Oas erano giunti a Lisbona, dove insieme decisero di dar vita ad un'organizzazione anticomunista internazionale "privata". Nacque così l'Aginter Press, formalmente istituito nel settembre 1966.
176) Il commissario Luigi Calabresi dichiarò a La Stampa: "certo è in questo settore che noi dobbiamo puntare: estremismo, ma estremismo di sinistra [É] sono i dissidenti di sinistra: anarchici, cinesi, operaisti". Il Messaggero chiedeva retoricamete: "sono (responsabili) i 'maoisti, i cinesì, i gruppi fanatizzati che si pongono alla sinistra dello stesso partito comunista [É]?" seguiva la risposta: "il dottor Calabresi se ne dichiara convinto. E' l'opera di estremisti - dice - ma di estremisti di sinistra, su questo non possiamo avere dubbi" (citato in Zacaria 1986, LXXX). Da parte sua il prefetto di Milano, Liberio Mazza, aveva telegrafato al primo Ministro: "ipotesi attendibile che deve formularsi indirizza indagini verso gruppi anarcoidi". Il Ministro rispondeva in sintonia con il seguente telegramma inviato alle altre Polizie europee: "En ce moment nous ne possedons aucune indication valide à l'‚gard des possibles auteurs du massacre, mai nous dirigeons nos premières soupìons vers les cercles (anarchistes)".
177) Così la Corte di Assise di Catanzaro, sentenza del 23 febbraio 1979.
178) Si veda la sentenza-ordinanza del G.I. Salvini in data 18 marzo 1995, pag. 113, in archivio Commissioe stragi, XII legislatura, doc. Eversione destra 1/3.
179) Ibidem, pag. 119.
180) E cioè nel ricorso per Cassazione del 14 aprile 1986 proposto dal Procuratore generale di Bari avverso la sentenza del 1985 della Corte d'Appello di Bari.
181) I due ufficiali furono riconosciuti responsabili di favoreggiamento dalla Corte di assise di Catanzaro, con snetenza del 23 febbraio 1979, passata in giudicato.
182) Secondo il giornalista M. Caprara che raccolse l'intervista il Ministro aveva affermato che la decisione era stata assunta in una riunione a Palazzo Chigi. L'onorevole Andreotti contestò il particolare. Il confronto giudiziario con Caprara non riuscì a chiarire la circostanza.
183) Al sequestro aveva proceduto il G.I. di Roma nell'ambito dell'istruttoria sulla P2. Il documento è altresì allegato alla sentenza-ordinanza Salvini, citata.
184) E' probabile che la nota riunione del 18 aprile 1969 si sia svolta nella sua abitazione, latitante dal 1973, non è più rientrato in Italia, e la sua presenza è stata segnalata in Spagna, Angola, Sud Africa.
185) In tale senso, e non in termini di incompatibilità logica, va letta l'assoluzione con la formula dubitativa che accomuna Pietro Valpreda ai componenti il gruppo padovano nell'esito finale della vicenda giudiziaria; e ciò anche se le recenti indagini tenderebbero ad asseverare l'estraneità di Valpreda almeno nella strage milanese.
186) Il momento chiave era stato così ricostruito dai due protagonisti in Assise. Angelino Papa: "Il capitano Delfino mi chiamò in disparte e mi disse 'noi sappiamo che Buzzi c'entra con la faccenda della strage; se tu ci dai notizie, se collabori, per te c'è un regalo di dieci milioni. Per chi dà notizie c'è questo regalo. Ti assicuriamo che ti terremo in disparte, non preoccuparti, tu escì. Io dicevo che non sapevo niente di questo fatto. Il capitano Delfino mi disse che dovevo confermare quello che mi dicevano i magistrati se volevo salvarmi". Il capitano Delfino: "Ad un certo punto mi venni a trovare in una stanza col detenuto, mentre i due magistrati stavano camminando nel corridoio. [É] Angelino Papa era tutto rosso in faccia e continuava a bestemmiare ed imprecare. Gli dissi: 'Cosa bestemmi a fare? Se anche ti promettessi di farti scappare, se anche ti promettessi dieci milioni, cose del tutto impossibili, tu non risolveresti il tuo problema. Tu devi toglierti il rospo che hai sullo stomacò. A questo punto Papa Angelo, avvinghiandosi al mio braccio, mi disse: "La bomba l'ho messa io, me l'ha data Buzzi". Interruppi il colloquio, aprii la porta della stanza, e chiamai i magistrati. Penso che costoro abbiano visto il mio aspetto. Ero anch'io impallidito per l'emozione (dalle registrazioni risulta "cadaverico") che la notizia mi aveva dato. Il mio colloquio con il Papa durò dieci-quindici minuti (Rotella, 148). Che un minus habens come Papa (ancora in quinta elementare a quattordici anni) fosse in grado di cogliere un'argomentazione complessa, ricca di subordinate e periodi ipotetici, come quella di Delfino, sembra altamente improbabile.
187) Silvio Ferrari, giovane neofascista che pochi giorni prima della strage morì per l'esplosione di un ordigno che stava trasportando su una Vespa.
188) Si veda la sentenza della Corte di Assise di Brescia in data 2 luglio 1979, in: Archivio Commissione stragi, XII legislatura, Doc. piazza della Loggia 1/2.
189) A proposito di queste sentenze, e soprattutto dell'ultima, il giudice istruttore Zorzi, così commentava: "Un'ulteriore e non del tutto secondaria ragione della verità 'negatà risiede, a mio avviso, negli effetti prodotti in giurisprudenza da certo stucchevole ipergarantismo post-moderno, quello pervicacemente incline alla vivisezione infinetesimale degli elementi di prova (sì da smarrirne fatalmente, alla fine, la valenza complessiva) e alla confusione concettuale tra riscontro e autonomo elemento di prova. Per non parlare poi di talune prassi disinvolte e sbrigative che hanno portato la Suprema Corte (prima sezione ovviamente), a liquidare - ad esempio - la 'praticà con una pronuncia di inammissibilità del ricorso del Procuratore generale di Brescia per manifesta infondatezza attribuendo - si badi - alla sentenza gravata di assoluzione piena una patente di 'aderenza alle risultanze processuali e a tutti gli elementi emersì che quelli dell'istruttoria) rimasero in realtà in cancelleria a Brescia e non vennero dunque degnati nemmeno di uno sguardo dal Supremo Consesso.
192) Il treno indicato da Sgrò all'onorevole Almirante avrebbe dovuto partire dalla stazione Tiburtina di Roma alle 5,30 e fu preventivamente individuato nel Palatino. In realtà la strage si verifica sull'Italicus in partenza, come il Palatino, dalla stazione Termini e non dalla Tiburtina, e alle 17,30 (e cioè alle 5,30 pomeridiane). La coincidenza lascia ragionevolmente supporre che Sgrò, che pure in sede giudiziaria è stato ritenuto un comune bugiardo, fosse in qualche modo a conoscenza dei preparativi dell'attentato.
193) In particolare:
- si approfondiva ulteriormente la pista dei gruppi toscani, caratterizzata dagli emergenti collegamenti con la loggia massonica P2 e con gli ambienti di apparati di sicurezza operanti in Firenze in un ruolo di controllo, di copertura e di chiaro sostegno alle attività del Gelli,
- si prospettavano responsabilità a carico del grupo dirigenti di Avanguardia Nazionale, con particolare riferimento alle figure di Stefano Delle Chiaie e di Adriano Tilgher,
- si sviluppavano nuove ipotesi, delineate dalle dichiarazioni di Valerio Viccei, nella prospettiva dell'esistenza di un complesso disegno terroristico riconducibile al gruppo milanese diretto da Giancarlo Rognoni ed attuato da derivazioni locali operanti nell'Italia centrale e in particolare nell'ascolano.
194) L'ordinanza-sentenza del dottor Grassi - che costituisce una delle acquisizioni più importanti per questa Commissione ai fini di una ricostruzione attendibile dei contesti eversivi in cui maturarono e furono compiuti gli attentati stragisti nell'ambito temporale limitato alla prima metà degli anni Settanta - giunge alla seguenti principali conclusioni, così definendo:
- le imputazioni di concorso in strage per attentare alla sicurezza dello Stato, omicidio plurimo, lesioni, detenzione di esplosivi, disastro ferroviario, in relazione all'attentato al treno Italicus, nei confronti di Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, con proscioglimento per non aver commesso il fatto;
- l'imputazione di concorso in associazione sovversiva, in riferimento alla costituzione e organizzazione del "Fronte Nazionale Rivoluzionario" in Toscana, fino al 3 agosto 1974, nei confronti degli stessi Delle Chiaie e Tilgher, con proscioglimento per non aver commesso il fatto;
- le imputazioni di associazione sovversiva e banda armata operanti in Milano, Ascoli e altre zone dell'Italia centrale sino all'agosto del 1974, nei confronti di Piergiorgio Marini e Giuseppe Ortensi, dichiarandone l'improcedibilità per l'esistenza di precedente giudicato sui medesimi fatti;
- l'imputazione di favoreggiamento aggravato, a vantaggio di Luciano Franchi e Pietro Malentacchi e nell'mabito delle indagini sulla strage dell'Italicus e commesso quindi nell'agosto-settembre 1974, nei confronti del comandante del Gruppo dei carabinieri di Arezzo, colonnello Domenico Tuminello, dichiarando l'estensione del reato per intervenuta prescrizione;
- l'imputazione di calunnia continuata, aggravata dalla finalità di eversione, in relazione alle false accuse in danno di Valerio Viccei e Angelo Izzo, per aver reso dichiarazioni calunnatorie, per aver predisposto un'evasione dal carcere di Paliano unitamente a Raffaella Furiozzi e a Sergio Calore e per aver detenuto stupefacenti unitamente alla sola Furiozzi, nei confronti di Bongiovanni Ivano, dichiarando l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione;
- l'imputazione di calunnia aggravata dalla finalità di eversione, in relazione alle false accuse di omicidi tra i quali quelli di Silvani Fedi e Manrico Bucceschi, nonché di più stragi, in danno di Licio Gelli, nei confronti di Federigo Mannucci Benincasa e Umberto Nobili, ordinandone il rinvio a giudizio innanzi alla Corte di Assise di Bologna;
- le impostazioni di favoreggiamento e abuso continuati e aggravati dalle finalità di eversione, minacce a pubblico ufficiale, tentata sottrazione di documenti sottoposti a sequestro, in relazione alle attività illecite dispiegate nella qualità di direttore del centro Sismi di Firenze per ostacolare le indagini sulle attività eversive di Augusto Cauchi, nonché per ostacolare gli sviluppi istruttori sulla propria posizione, nei confronti di Federigo Mannucci Benincasa, ordinandone il rinvio a giudizio innanzi alla Corte di Assise di Bologna. Pertanto la sentenza-ordinanza, sempre con riferimento agli ambiti temporali considerati, trasmette agli atti:
- alla procura di Bologna per l'ulteriore corso delle indagini contro gli ignoti autori della strage dell'Italicus;
- alla procura di Roma in ordine alle ipotesi di cospirazione politica e attentato contro la Costituzione dello Stato delineabili nell'intero arco temporale compreso tra il 1969 e il 1982 a carico di Gian Adelio Maletti, Antonio Labruna, Giancarlo D'Ovidio, Federigo Mannucci Benincasa, Umberto Nobili, Pietro Musumeci, Giuseppe Belmonte, Licio Gelli.
195) Per una migliore comprensione del progetto si considerino i seguenti elementi:
- esistenzagià nel '71-'72 di una cellula paramilitare ascolana contigua al Fronte della gioventù di quella città;
- appartenenza a tale cellula di Ortenzi Giuseppe e Marini Pergiorgio; passaggio del controllo sulla cellula ascolana dal Nardi Gianni all'Esposti Giancarlo;
- colloquio con l'Esposti del marzo-aprile '74 nel corso del quale il Viccei apprende per la prima volta (dopo che già era avvenuto l'attentato di Silvi Marina): a) che i milanesi intendevano portare avanti un progetto terroristico comprensivo dell'esecuzione di quattro stragi e avevano individuato le ferrovie come obiettivo preferenziale; b) che vi era stato un dissidio di fondo tra il Nardi e il gruppo milanese in quanto il primo non si sentiva di eseguire la strategia stragista che era stata decisa; c) che l'attentato di Silvi Marina era stato preparato dal Marini e da due milanesi dei quali l'Esposti non fece il nome, i quali inoltre assistettero l'Ortenzi mentre questi installava l'ordigno sui binari; d) che l'attentato in questione avrebbe dovuto essere la prima delle stragi volute dal gruppo milanese da eseguirsi nel 1974 nel contesto di un piano di destabilizzazione e di sovvertimento delle istituzioni; e) che l'attentato era fallito a seguito di un errore tecnico dell'Ortenzi, ma che negli inten ti degli esecutori e degli ideatori avrebbe dovuto provocare una vera e propria strage;
- colloquio con l'Ortenzi, nel corso del quale quest'ultimo, dopo qualche resistenza, conferma nella sostanza il racconto dell'Esposti in ordine all'attentato di Silvi Marina, ma ne addebita l'insuccesso al comportamento tenuto dai milanesi durante la collaborazione dell'ordigno sui binari;
- colloquio con l'Ortenzi, nell'estate del 1975, nel corso del quale quest'ultimo riferisce al Viccei che sia la strage di Brescia che quella dell'Italicus erano opera del gruppo dei milanesi cui aveva fatto capo la cellula di Ascoli;
- individuazione di alcuni dei referenti milanesi della cellula ascolana e, in particolare, indicazione del Ballan e del Rognoni come pesone collocate ai vertici del gruppo; contatti personali e telefonici tra i predetti e l'Esposti;
- notizie apprese dal Marini in ordine alla latitanza di quest'ultimo e in particolare rapporti di quel periodo tra il Marini, il Rognoni e il Concutelli;
- rapporti tra l'Esposti e ufficiali delle Forze Armate di stanza nel Veneto;
- trasporto a villa Nardi in epoca prossima alla Pasqua del '74, di armi ed eplosivo; coinvolgimento in tale attività del Marini, dell'Ortenzi, dell'Esposti e dello stesso Viccei;
- indicazione dei luoghi ove al tempo dei fatti l'Ortenzi e il Marini erano soliti occultare armi ed esplosivi;
- colloquio con il Marini risalente al 1980 durante il quale quest'ultimo conferma la versione dell'Esposti in merito all'attentato di Silvi, addebita l'insuccesso all'irresponsabilità dell'Ortenzi ed esprime comunque soddisfazione per il fatto che non vi siano state vittime.
196) Gianpaolo Valdevit, Gli Stati Uniti e il Mediterraneo da Truman a Reagan, Milano, Franco Angeli, 1992, p. 150.
197) "Epoca", n. 1003, del 14 dicembre 1969.
198) Si veda la testimonianza del 25 aprile 1981, in: Commissione parlamentare di inchiesta sulla Loggia massonica P2. Allegati alla relazione. Doc. XXIII, n. 2 - quater/I/IV, pag. 168-192.
199) Il terrorismo di sinistra tendenzialmente rivendica le proprie azioni per una serie di motivi, riconducibili in gran parte alla stessa tradizione marxista, che impine un corretto rapporto teoria-prassi: da cui la necessità di inserire la prassi della violenza in un quadro teorico accettabile. La mobilitazione delle masse rende inoltre necessario spiegare e giustificare gli atti di violenza, inscenando rituali paragiudiziari, pubblicando documenti incriminatori, imputando alle vittime colpe e misfatti. Tutto ciò esclude peraltro dal repertorio d'azione della sinistra marxista (diverso è il caso degli anarchici) il terrorismo indiscriminato, in quanto non congruente con l'orientamento filopopolare dei gruppi terroristici ed estraneo a qualunque intento di proselitismo. Queste considerazioni non valgono per la destra terroristica, dove la mistica della violenza, di tradizione fascista, era un dato per così dire naturale, e comunque tale da non richiedere spiegazioni e dove la cultura profondamente antiegualitaria ed elitaria dei gruppi, da un lato, non poneva problemi di proselitismo, e quindi di spiegazione della violenza a fini di mobilitazione di massa, dall'altro alimentava quel disprezzo nei confronti delle masse e non si ritraeva di fronte all'ipotesi di fare vittime innocenti. La teoria del terrorismo indiscriminato, che troviamo in molti documenti della destra radicale (ed in nessuno della sinistra), ha origine da queste premesse, rese operative grazie alla dottrina della Guerra rivoluzionaria: questa era stata diffusa negli ambienti della destra radicale grazie anche all'opera di organismi come l'Aginter Press, di Yves Gu‚rin-Serac (alias Yves Guillon). I testi da cui è agevole desumere le posizioni della destra radicale e terroristica, sono numerosi; bastino qui alcuni richiami. In uno scritto programmatico del 1963 di Clemente Graziani, esponente di Ordine Nuovo, si legge: "Il terrorismo implica ovviamente la possibilità di uccidere o far uccidere vecchi, donne e bambini. Azioni del genere sono state finora considerate alla stregua di crimini universalmente esecrati ed esecrabili e, soprattutto, inutili, esiziali ai fini dell'esito vittorioso di un conflitto. I canini della guerra rivoluzionaria sovvertono però questi principi morali ed umanitari. Queste forme di intimidazione terroristica sono oggi non solo ritenute valide ma a volte assolutamente necessarie". Guido Giannettini fu uno degli estensori del cosiddetto documento di Nuoro (insieme ad latri terroristi neri fra i quali Mario Tuti, Azzi, Fumagalli e Malentacchi). In tale documento si colgono affermazioni come le seguenti: "Il terrorismo indiscriminato può essere indicato per scatenare l'offensiva contro le forze del regime contando sull'impressione prodotta sia sul nemico che sulle forze almeno in parte a noi favorevoliÉ La massa della popolazione sarà portata a temerci e ad ammirarci, disprezzando nel contempo lo Stato per la sua incapacità". Lo stesso Gu‚rin-Serac aveva elaborato un mini-manuale per il perfetto terrorista, intitolato "Missions sp‚ciales" ove si leggono i seguenti brani: "Il terrorismo spezza la resistenza della popolazione, ottiene la sua sottomissione e provoca una frattura fra la popolazione e le autorità. Ci si impadronisce del potere sulla testa della masse tramite la creazione di un clima di ansia, di insicurezza, di pericolo". "Il terrorismo indiscriminato distrugge la fiducia del popolo disorganizzando le masse onde manipolarle in maniera più efficace".
200) Sia pure a singhiozzo e senza trarne tempestivamente e sino in fondo le conseguenze operative, come già osservato nell'analisi specificamente dedicata al fenomeno.
201) La qualità degli obiettivi e la simultaneità degli attentati progettayi ed attuati dovevano offrire sia la dimostrazione della scelta operata che di una elevata capacità militare (organizzativa e di fuoco), in grado di competere con le dimostrazioni che contemporaneamente giungevano dalle formazioni di sinistra. Nel gennaio del 1975 vengono compiuti attentati con esplosivo allo studio dell'avvocato Edoardo Di Giovanni (abituale difensore degli estremisti di sinistra) e all'abitazione del giornalista Willy de Luca (rispettivamente il 16 ed il 18 gennaio), mentre il 30 dello stesso mese analogo attentato veniva compiuto presso la redazione del "Borghese", indirizzato non al periodico, ma al suo direttore, Mario Tedeschi. Nel periodo immediatamente successivo si susseguono numerosi attentati in Sicilia e Calabria, ove il FULAS è operativo tramite Concutelli, Mangiameli ed altri ordinovisti, come quelli ai danni della concessionaria Fiat di Catania, dell'ufficio del Catasto di Reggio, all'ora di Palermo, alcuni dei quali eseguiti anche contemporaneamente per dare, appunto, prova di efficienza e capacità di fuoco.
202) Sempre nella linea del doppio binario si collocano le attività di addestramento all'uso di esplosivo, il procacciamento di armi ed esplosivo attraverso la loro sottrazione furtiva (come il furto presso le polveriere G. Stacchini che frutterà la dotazione di bombe a mano del gruppo) e l'attività di autofinanziamento attraverso rapine e spaccio di denaro falso nonché l'attività di schedatura degli avversari politici, attività nella quale si inseriscono ambigui rapporti e singolari "scambi di favori" con ufficiali dell'arma dei carabinieri.
203) Il programma di riorganizzazione della destra eversiva venne discusso nel corso di numerose riunioni svoltesi in tutta Italia. Una di esse (28 febbraio - 2 marzo 1974) cui fu presente la maggior parte dei leader di O.N. e A.N. e dei gruppi collegati si tenne all'Hotel Giada, di Cattolica, il cui titolare era un certo Mario Caterino Falsari. Questi, per sua stessa ammissione, era collaboratore del SID, della Polizia e dei Carabinieri, una circostanza nota a buona parte dei partecipanti. Ciò indusse il giudice istruttore del procedimento contro Ordine Nero e notare: "E' perlomeno insolito che i dirigenti di un movimento illegale scelgano quale luogo di riunione proprio quello in cui sanno di poter essere sorvegliatiÉ Resta la sola spiegazione che quello fosse l'unico posto 'sicurò, ove operare, fidando in opportune coperture".
204) I NAR si sono resi responsabili di numerosissimi atti violenti, sia in attuazione del disegno eversivo che li caratterizza che per procurarsi armi e mezzi finanziari. Gli omicidi di Ivo Zini (settembre 1979), di Roberto Scialabba (febbraio 1978), il tentato omicidio di Ivo Nibbi (dicembre 1978) rientrano in un disegno di annientamento degli avversari politici, gli attentati alla sezione del PSI del quatriere Testaccio, alla sezione del PCI del quartiere Esquilino, alla emittente Radio Città Futura (condotti come vere e proprie operazioni di guerriglia), alla centralina dell'ACEA, al cimena Ambra Iovinelli, ai giornali Messaggero, Corriere della Sera e Espresso, nonché altri numerosi episodi di aggressione, sono anch'essi esemplificativi delle scelte operate dal gruppo. Nel tempo Fioravanti poi sosterrà che l'idea dell'annientamento fisico dell'avversario politico individuato nell'area della sinistra fu superata e che proprio l'attentato a Radio Città Futura avrebbe segnato una specie di lancio di una proposta di dialogo con l'opposto schieramento, mano a mano che maturava anche nel suo gruppo la convinzione che il vero antagonista fossero le istituzioni e non l'estrema sinistra.
205) Il massimo della violenza omicida fu realizzato dai NAR nell'eliminazione dell'appuntato Evangelisti, in cui i NAR operano insieme a quelli di T.P., e soprattutto nell'omicidio del giudice Amato che assume uno specifico significato politico, perché il magistrato costituiva un nemico riconosciuto di tutta l'area della destra e la sua eliminazione conferiva al gruppo di appertenenza degli autori del gesto un prestigio all'interno di quell'area che travalicava il vantaggio della semplice vendetta contro un nemico dichiarato. Nell'ambito dell'attività della formazione sono poi da ricondursi una serie numerosissima di rapine consumate per procacciarsi le armi, azioni dalle quali derivava da una parte il profitto diretto che le aveva determinate, dall'altra l'affermazione, con i fatti, della propria stessa esistenza, con un meccanismo che finisce per autogenerare nuovi delitti. La rapina all'armeria Centofanti, in cui trova la morte Franco Anselmi, componente del nocciolo originario dei NAR, innesterà la c adenza celebrativa di nuovi reati in cui si colloca la rapina all'Omnia Sport, organizzata proprio per commemorare il camerata caduto oltre all'ossessivo progetto di eliminazione dell'armiere Centofanti al quale veniva addebitata la morte, mentre le cadenze anniversarie dei fatti di Acca Larenzia o della morte di Mantakas innestarono a loro volta la reiterazione di altri fatti delittuosi.
206) In questo senso possono essere individuate delle tappe significative: alla fine del 1975 gli arresti di via Sartorio segnano un primo momento decisivo, mettono in crisi la riunificazione in corso, radicalizzano lo scontro con le istituzioni, decapitano momentaneamente i vertici in patria di AN; nel 1977 l'arresto di Concutelli in via dei Foraggi impone un cambio di strategia radicale proprio per il venir meno del comandante militare più prestigioso (tanto che i progetti per la sua liberazione costituiscono una costante negli anni successivi), pone fine all'esperienza dei G.A.O. e concentrale le energie intorno al progetto di Costruiamo l'Azione; nel 1979 l'arresto di Calore e Signorelli, che verranno scarcerati dopo pochi mesi, e la contemporanea detenzione di Fioravanti consentirà lo stabilirsi di un forte collegamento non solo tra le persone, ma tra le aree generazionali da esse rappresentate e segnerà una svolta nella maturazione di quest'ultimo, poi, nel dicembre, gli arresti di Nistri e Dimitri, (che rimarrà detenuto fino al 1981 per poi riprendere l'attività eversiva), in via Alessandria, di Dario Pedretti nel corso di una rapina e di Calore (scarcerato da poco), Bruno Mariani, Antonio Proietti e Antonio D'Inzillo nella quasi flagranza per l'omicidio Leandri, sconvolgeranno lo scenario dell'eversione lasciando Fioravanti, Cavallini, Belsito, Vale padroni del campo e unico punto di riferimento per un'area sempre più preda di un delirio distruttivo. Nel febbraio del 1981 l'arresto di Cristiano Fioravanti segnerà l'inizio della parabola discendete dell'efficienza della galassia terrorista, costellata da una serie di azioni che proprio la consapevolezza della sconfitta renderà particolarmente spietate anche nelle modalità esecutive, dall'omicidio dei "traditori" Perucci e Pizzari all'omicidio Straullo e Di Roma, allo scontro nel quale rimase ucciso Alessandro Alibrandi e trovò la morte l'agente Ciro Capobianco, tale parabola discendente sarà segnata dall'arresto di Valerio Fioravanti, nell'aprile del 1 981, da quello di Francesca Mambro, ferita nel corso della rapina nella quale rimase ucciso il passante sedicenne Alessandro Caravillani nel marzo del 1982, dalla morte di Vale nel maggio 1982 fino all'arresto di Cavallini nel settembre 1983.
207) Come ha ricordato alla Commissione il giudice istruttore del Moro quater, dottor Rosario Priore, nell'incontro di lavoro del 9 marzo 1995, l'ex senatore Flamigni riferì di avere appreso dell'esistenza di un "quarto uomo" dal brigatista Azzolini nel corso di un colloquio in carcere. Azzolini, interrogato sul punto dai magistrati, negò quanto riferito da Flamigni e gli inquirenti si rimisero, sul punto, alla versione negativa già fornita da Morucci. L'ex senatore Flamigni nel volume "La tela del ragno" Kaos, 1993, ha avanzato l'ipotesi del &quarto uomo" ritenendola fondata, sul piano logico, anche da concrete esigenze di vigilanza.
208) Si vedano gli atti del procedimento Moro quinquies presenti nell'archivio della Commissione stragi, doc. 7/2, 7/4 e 7/7, XII legislatura.
209) Rita Algranati, latitante, nome di battaglia: "Marzia", è sposata con l'altro brigatista Casimirri. Dopo l'assoluzione definitiva l'Algranati è fuggita, riparando per un certo periodo in Nicaragua con il marito; successivamente è riuscita a far perdere le proprie tracce. Recenti indicazioni, che la vorrebbero in Libia, lascino dubbiosi gli inquirenti (sulla latitanza dell'Algranati e sul ruolo nell'aguato di via Fani, cfr. le dichiarazioni del dott. Marini nell'incontro di lavoro con la Commissione stragi del 9 marzo 1995. La partecipazione dell'Algranati all'agguato di via Fani è stata ammessa da Morucci in un'intervista rilasciata a Panorama del 17 ottobre 1993; vedi anche M. Moretti "Brigate Rosse. Una storia italiana", a cura di Carla Mosca e Rossana Rossanda, ed. Anabasi, Roma, 1994, pp. 125-126.
210) Sentenza Moro 1 e Loro-bis, 24 gennaio 1983, pag. 801.
211) Così, Atti della Commissione stragi, X legislatura, Doc. XXIII, n. 49, nota integrativa del deputato Cipriani Luigi a: "Relazione sull'inchiesta condotta sugli ultimi sviluppi del caso Moro" (Tale nota integrativa fa seguito alla memoria scritta presentata dallo stesso Cipriani il 3 maggio 1991).
212) Così il verbale di interrogatorio; i brani citati, relativi alle deposizioni del 28 ottobre e del 6 novembre 1992, sono riportati alle pp. 14, 59 e 60 del Doc. Moro 7/3, Atti Commissione stragi, XII legislatura.
213) Sereno Freato, uno fra i più stretti collaboratori di Moro e destinatario di numerose lettere a lui indirzzate durante il rapimento.
214) In Sergio Flamigni, La tela del ragno, Kaos, Milano, 1993, pag. 89.
215) Vedi infra, cap. XI, sez. III.
216) E' la tesi di Sciascia nella sua relazione di minoranza.
217) L'episodio si situa nella più ampia tessitura di noti contatti tra i vertici del PSI (Craxi, Signorile, Landolfi) e uomini dell'Autonomia (Piperno e Pace), volta a favorire l'apertura della trattaiva - Lanfranco Pace aveva militato nelle BR e ne era uscito poco prima del sequestro Moro, mantenendo i contatti.
218) E' il dato più rilevante che sembra completamente sfuggire alla valutazione della Commissione Moro, almeno per come si esprime nella relazione di maggioranza. E' pur vero, peraltro, che questa Commissione fonde il suo contrario assunto su acquisizioni successive.
219) Cfr., in tal senso, la deposizione resa al p.m. di Perugia, dottor Cardella, dall'avvocato Rocco Mangia, in Atti Commissione stragi, XII legislatura, doc. Moro, 7/13.
220) E' il colonnello Antonio Varisco che giunge in via Gradoli subito dopo la scoperta del covo, accompagnandovi il giudice Infelisi, titolare delle indagini.
221) Nelle stesse ore in cui viene rintracciato il falso comunicato del Lago della Duchessa, di cui in seguito si dirà; il covo di via Gradoli viene, come è noto, scoperto a seguito di una perdita di acqua che si infiltra nell'appartamento sottostante e sulla cui casualità sin dall'inizio sorsero forti dubbi.
222) Don Antonello Mennini era parroco della Parrocchia di S.ta Lucia in Roma. Successivamente al sequestro e all'assassinio dell'onorevole Moro ebbe alcuni incarichi nell'ambito della diplomazia Vaticana che lo portarono a trascorrere diversi anni all'estero. Attualmente presta servizio presso la segreteria di Stato della città del Vaticano. Dopo ripetuti inviti, don Mennini ha formalizzato il rifiuto a comparire dinanzi alla Commissione con lettera del 10 luglio 1995, con la quale dichiara di non avere nulla da aggiungere a quanto da lui già riferito in sede giudiziaria ed alla prima Commissione Moro.
223) Sul punto una considerazione è dovuta: il progetto politico di cui l'onorevole Moro era portatore, si poneva in una prospettiva di antitesi assoluta al progetto politico della loggia coperta, quale evidenziato nel già analizzato Piano di rinascita nazionale. Non vi è dubbio quindi che uomini della P2, posti al vertice dei servizi di sicurezza, fossero dal vincolo di "doppia lealtà" posti in una situazione "schizofrenica" perché astretti all'adempimento di due obblighi di fedeltà tra loro non conciliabili.
224) Il giornalista fu, come è noto, assassinato nel 1979; del possesso di carte di Moro da parte del generale Dalla Chiesa sarebbe stato a conoscenza pure il generale Galvaligi, anch'egli assassinato nel 1980 in circostanze tuttora misteriose (cfr. per ampi richiami il Corriere della Sera del 28 novembre 1995).
225) Il generale Grassini, nella medesima riunione, osservava che "i Nar, che costituiscono la principale organizzazione della destra eversiva, appaiono capaci di effettuare un'azione del genere (dal 1977 ad oggi hanno compiuto oltre settanta attentati). Peraltro, il Sisde, da tempo impegnato a seguire gli sviluppi e l'attività del gruppo, avanza dubbi sulla matrice Nar per quanto concerne l'attentato di Bologna, in quanto questa organizzazione, a differenza di altri gruppi della destra eversiva, ha mutuato i modi di agire tipici delle Br, realizzando in genere attentati contro obiettivi selezionati: ritiene invece che l'attentato di Bologna potrebbe essere opera di qualche elemento del gruppo. Tutti, in circolazione in Toscana". Le stesse perplessità furono manifestate, in quella circostanza, dall'onorevole Morlino, ad avviso del quale "anche la matrice dell'attentato dovrebbe essere approfondita, in quanto i Nar, come indicato dal generale Grassini, sembrano agire attualmente in direzione di obiettivi qualificati e non mediante stragi indiscriminate".
226) Dubbi su tale accidentalità sono stati sollevati dalla pubblicistica dopo la morte di un fratello dell'onorevole Bisaglia, sacerdote, scomparso in circostanze che presentano più di un lato oscuro.
227) Del Giudice, "Staccando l'ombra da terra", Einaudi, 1994.
228) In tale direzione il Presidente del Consiglio diede disposizione che si attivassero i servizi di informazione e sicurezza, con l'avvertimento però che gli stessi avrebbero dovuto riferire in ordine ai risultati dell'attivazione direttamente all'autorità di governo e non alla magistratura inquirente. L'atteggiamento appare alla Commissione istituzionalmente corretto, non costituendo i Servizi organi di polizia giudiziaria; e tuttavia sembra trasparirvi la preoccupazione che l'attività informativa potesse portare in luce alcuni dei legami tra apparati istituzionali e destra eversiva che, come si è visto, sono stati per lungo tempo occultati, quale esito, sul piano di un'oggettività ormai innegabile, dei depistaggi che costantemente hanno accompagnato le indagini giudiziarie sugli eventi di strage che segnarono il periodo. Sta di fatto che il servizio militare di sicurezza ancora una volta si attivò e, contravvenendo alle direttive del Presidente del Consiglio, fornì all'autorità giudiziaria inquirente contributi che possono oggi in termini di certezza affermarsi depistanti.
229) Nella sentenza della Corte di assise di appello di Milano del 7-8 marzo 1978 (divenuta definitiva), per vero si legge che la matrice ideologica dell'attentato della strage di Milano del 17 maggio 1973 poteva essere nazifascista o anarchica, "l'una ipotesi non essendo meno valida n‚ iù arbitraria dell'altra". Conclude sul punto, dicendo che in definitiva il Bertoli volle ed usò brutale violenza per affermare un'idea antitetica alla Costituzione, lesiva degli interessi primari ch'essa tutela a garanzia dell'essere e del sopravvivere della società: qualunque ne sia la radice, essa non può che accentuare il disvalore del fatto in cui s'è espressa. Tuttavia, come già rammentato, le indagini in corso da parte del G.I. milanese Lombardi, parallele all'inchiesta condotta dal G.I. Salvini, ricollegano anche l'attentato di Via Fatebenefratelli al contesto eversivo unitario cui sono riferibili le tre stragi insolute della prima metà degli anni '70. Bertoli ha ribadito la sua appartenenza al milieu anarchico rivoluzionario in un suo recente scritto, "Storia di un terrorista, un mistero italiano", Emotion/Tracce, Pontedera; 1995.
230) Non può dimenticarsi che secondo Tommaso Buscetta, "Pecorelli e Dalla Chiesa sono cose che si intrecciano".
231) Il 23 dicembre 1984, pochi minuti dopo le ore 19, una violenta esplosione devastava una delle carrozze di seconda classe del convoglio ferroviario denominato "rapido 904" in servizio fra Napoli e Milano mentre questo si trovava all'interno della grande galleria dell'Appennino immediatamente prima della località San Benedetto Val di Sambro, nella direzione sud-nord. Perdevano così la vita quindici persone e ne rimanevano ferite anche gravemente altre duecentocinquanta fra i circa seicento passeggeri.
232) Per la strage di Natale del 1984 le ipotesi si erano indirizzate verso ambienti napoletani della destra radicale.
233) Intervento di Lorenzo Pinto in un pubblico incontro tenutosi a Foggia il 10/12/1994.

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