COSSIGA
http://www.cattiviragazzi.org/biografie_storie/biografie/cattivi/cossiga_francesco/cossiga_francesco.htm
Nasce a Sassari il 26/7/1928.
Si laurea in legge nel 1948.
Viene riformato alla visita militare, ciononostante nel 1961, in base a un
articolo di legge del 1932, riesce a convincere l'allora presidente della
Repubblica, Giovanni Gronchi, a nominarlo capitano di corvetta, poi riesce a
convincere il presidente Leone a farsi promuovere capitano di fregata. Ma il
Parlamento dopo che nel 1980, Cossiga si vanta del suo grado su un
incrociatore, interrompe la sua carriera militare.
Egli stesso afferma che: "Alla vigilia delle elezioni del 1948 ero armato
fino ai denti. Mi armò Antonio Segni. Non ero solo, eravamo un gruppo di
democristiani riforniti di bombe a mano dai carabinieri. La notte del 18
Aprile la passai nella sede del comitato provinciale della DC di Sassari
...Prefettura, poste, telefoni, acquedotto, gas non dovevano cadere, in caso
di golpe rosso, nelle mani dei comunisti.
Nel 1956 è segretario della DC di
Sassari. L'anno successivo è anche consigliere di amministrazione del Banco
di Sardegna, a soli 29 anni, è iniziata la scalata al potere.
Tenta due volte di diventare professore ordinario all'università ma fallisce
miseramente gli esami, il consiglio di facoltà voterà quindi la revoca
dell'incarico, visto che non si fa mai vedere in ateneo, ma per non fargli
perdere la qualifica di professore associato i suoi padrini inventeranno per
lui una cattedra su misura, quella di diritto costituzionale regionale.
Nel maggio '58 diventa deputato grazie alla sponsorizzazione di Antonio
Segni, che gli affiderà un incarico non ufficiale e delicato, cioè fare
da tramite fra la presidenza della Repubblica e il generale Giovanni
De Lorenzo, a quel tempo capo del SIFAR.
Quando poi si tratterà di deporre davanti alla commissione d'inchiesta sul
tentativo di colpo di stato del luglio '64, Cossiga garantirà sulla
"affidabilità democratica" del gruppo di ufficiali sotto inchiesta.
Nel 1966 diventa sottosegretario alla difesa, dove ha l'opportunità di
apporre gli "omissis" alla relazione della commissione parlamentare
sul piano "Solo" e di partecipare, come lui stesso dichiarerà
"alla formazione di atti amministrativi concernenti Gladio".
Nel 1974 diventa ministro della riforma burocratica, dove si occuperà quasi
esclusivamente della riforma della polizia e dei servizi segreti.
Nel Febbraio 1976 è ministro dell'interno. Durante il suo mandato Giorgiana
Masi viene uccisa durante un corteo da agenti in borghese dipendenti
direttamente dal ministero dell'interno e non dalla questura.
Nello stesso periodo il SISMI e il SISDE prendono il posto del SID, ormai
impresentabile, alla direzione dei due nuovi servizi segreti vengono posti i
generali Santovito e Grassini, entrambi iscritti alla loggia
P2.
Nel 1977 si sottopone a cure psichiatriche, dal prof. Franco Ferracuti,
iscritto alla P2 e collaboratore dei servizi segreti americani.
Nel marzo 1978, quando viene rapito Moro dalle BR, è ancora al ministero
dell'interno.
Egli crea ben due "comitati di crisi", uno ufficiale e uno
ristretto, tutti i componenti di entrambi i comitati erano iscritti alla P2,
ne faceva parte lo stesso Licio Gelli sotto il falso nome di Ing. Luciani, tra
i membri c'è anche lo psichiatra di Cossiga, Franco Ferracuti, con il quale
elaborerà i cosiddetti piani "Mike" e "Victor" che
prevedevano nel caso in cui Moro fosse stato liberato, di rinchiuderlo
immediatamente in una casa di cura psichiatrica e nel caso in cui fosse stato
ucciso, l'avvio di un'operazione a vasto raggio, con poteri eccezionali per
forze dell'ordine e magistratura, che portasse all'arresto di tutti coloro in
odore di estremismo di sinistra, proposta che poi non fu recepita dalla
magistratura. Durante il sequestro inoltre il ministro ottenne l'unica copia
delle versioni integrali delle intercettazioni telefoniche effettuate, che poi
non volle consegnare alle commissioni parlamentari d'inchiesta, così come non
consegnò i verbali dei comitati di crisi.
Dal 4/8/1979 al 27/9/1980 è presidente del consiglio. Soprattutto in questo
periodo Cossiga intrattiene fitti rapporti con Licio Gelli, ma quando vengono
sequestrati, in Uruguay, i fascicoli redatti dal capo della P2, su varie
personalità politiche, il SISMI, con l'"operazione minareto", fa
sparire il fascicolo n. 208 intestato a Francesco Cossiga.
Nel Giugno 1985 diventa presidente della Repubblica. Poco dopo rivendica il
comando delle forze armate in tempo di guerra. Poi rivendicherà di essere
stato uno dei creatori di Gladio. Nell'Aprile del '92 è finito il suo mandato
presidenziale.
Democr
Gelli è niente, Cossiga è un genio
di
Marco Ottanelli
Ha suscitato molte fervide reazioni l’intervista di Licio Gelli a
Repubblica. Fervide e giustificate. Sentir dire che il progetto della P2
(associazione peraltro ufficialmente assolta da ogni accusa, dobbiamo
ricordarlo!) si sta realizzando, fa una notevole impressione. Anzi,
forse, da democratici, le reazioni che ci saremmo attesi sarebbero state
ancora di più. Come avrebbero potuto essere molto
più potenti le reazioni il 16 aprile del 1997, quando, riferendosi alla
Commissione Bicamerale per le Riforme presieduta da Massimo D’Alema, Licio
Gelli commenta così le iniziative su magistratura e Giustizia: "Il
mio piano di rinascita democratica? Vedo che, 20 anni dopo, questa bicamerale
lo sta copiano pezzo per pezzo con la bozza Boato. Mi dovrebbero dare il
copyright. Meglio tardi che mai." Mentre Cesarone Previti esulta:
"Quello che sostenevo nel '94 si sta realizzando oggi in Bicamerale e
in parlamento: dalla riforma del Csm alla revisione
del 513”, è ai soliti
incomodi che si lascia l’onere della indignazione: il 17
maggio 1997, durante un convegno a Palermo, il magistrato Roberto
Scarpinato, PM al processo Andreotti, sostiene che "ha
ragione Gelli a pretendere i ringraziamenti del governo, che sta attuando il
suo piano di rinascita democratica” (Scarpinato è stato recentemente
allontanato dalla Procura di Palermo, ndr), mentre Agostino Cordova dichiara: “La
riforma della giustizia in Bicamerale?
E’ il trionfo di Licio Gelli
e della P2” (Cordova è stato recentemente allontanato dalla Procura di
Napoli, ndr). Da parte dei vertici del Centrosinistra, ci fu un sostanziale,
forse imbarazzato, silenzio.
Nel
1997 era all’opposizione del Governo Prodi anche il gruppo parlamentare, o
meglio, il gruppo di amici, di Francesco Cossiga,
Presidente Emerito della Repubblica, che, nell’ottobre 1998, entrò a far
parte della nuova maggioranza di Massimo D’Alema
L’unico
che, oggi, 30 settembre 2003, abbia reagito con puntigliosa e lungimirante
strategia alla intervista di Concita de Gregorio al
venerabile è proprio lui. E lo fa con una lettera, una semplice lettera,
pubblicata nella rubrica apposita, inviata al
quotidiano La Repubblica. Se le affermazioni di
Gelli appaiono ridondanti e scontate (aveva già detto tutto, appunto, nel
1997!), è interessante destrutturalizzare il testo di Cossiga per coglierne
la portata, per apprezzarne la potenza, per individuarne la straordinaria
capacità di mandare messaggi a vasto, vastissimo raggio.
1)
Dopo i convenevoli,
il Presidente lancia un paragone che è sostanzialmente un proclama: scrive
che Licio Gelli fu “duramente
perseguitato da una parte della magistratura e della polizia, così come poi
lo furono Andreotti (condannato in appello per l’omicidio di Pecorelli e
indicato come referente delle Mafia, ndr),
Craxi (condannato in cassazione per svariati reati di corruzione, ndr) e
Berlusconi (le cui vicende sappiamo, ndr)”
Sostanzialmente, la frase imputa le vicende dei maggiori casi giudiziari degli
ultimi 15 anni ad un complotto, una congiura, ordita, come sempre, da una
parte della magistratura. Quindi Cossiga difende,
ma contemporaneamente lega indissolubilmente fra loro Gelli, Andreotti, Craxi
e Berlusconi.
2)
Prosegue
asserendo che “l’affaire P2 fu il
primo caso di disinformatja condotto con successo”, essendo il secondo
caso quello Moro. E, se del caso Moro, dice Cossiga,
sappiamo “perfettamente quale sia
stata l’origine dell’inquinamento anti-americano: il KGB”(inquinamento
dal quale sarebbero stati contagiati anche i democristiani)
, ancora rimane oscuro chi abbia calunniato la P2. Non certo la
sinistra, visto che, ci rivela Cossiga, essa ebbe
ottimi rapporti con la P2 stessa per anni. E, con aplomb, rivela particolari
sconvolgenti, facendo credere di conoscerli, o conoscendoli, nei più piccoli
dettagli: “basti
pensare al generoso, per ammontare e condizioni, finanziamento a Paese
Sera da parte del Banco Ambrosiano, prima che questo giornale comunista
ottenesse, all’insaputa del PCI, sostanziosi finanziamenti dal Pcus”.
Geniale. Cossiga è geniale. Non solo ammette che P2 e Ambrosiano erano
in relazione, erano, anzi, la stessa cosa, ma compromette in un colpo solo la
dirigenza dell’allora Partito Comunista Italiano con finanziamenti occulti
massonici e con illecite dazioni dall’estero. Si preoccupa pure di
ironizzare sul grado di controllo del Pci sui suoi
stessi giornali fiancheggiatori.
3)
Tutti dentro,
sembra dire il Presidente, erano tutti dentro: il presunto “contropotere”
era la vittima dell’oscuro potere. La P2, ci spiega, era una
organizzazione complessa. Di
essa facevano parte un socialista della Resistenza,
“voluto fermamente da Aldo Moro”,”
un Capo di Stato Maggiore imposto da Pertini in opposizione al candidato del
governo Cossiga”, uno “stretto
amico di Ugo Pecchioli”, generale dei Carabinieri, e, lo descrive senza
mai nominarlo, il Generale Dalla Chiesa. Quindi, a legger bene, tutti succubi
alla P2, tranne lui, Cossiga, l’unico che tentò, per spirito di
indipendenza e dello Stato, di non accettare una nomina impostagli dal
grande sodalizio. PSI, PCI, una parte della DC, Società
Civile, nostalgici della resistenza… tutti compromessi, tutti dentro.
Tutti complici. Tranne lui.
4)
L’ironia
finale del colto Presidente investe la immediata
attualità: nell’ultimo passaggio, sfida il giornalista D’Avanzo (proprio
colui che nel 2001 condusse una durissima inchiesta sul malaffare nella
trattativa Telekom Serbia) a fare luce, con le sue capacità investigative, su
chi ha disinformato e sparlato sulla P2. In un augurio che odora di
avvertimento, spera poi che Repubblica non sia costretta a fare un’altra
“inversione a centottanta gradi”
accusandola, fra le righe, di aver prima accusato il centrosinistra ed ora,
invece, dichiararlo vittima di una macchinazione.
5)
Nell’ultimo
passaggio, e forse questo vale più di tutto il resto, si congratula con La
Repubblica per “aver infranto il
tabù Gelli”. Geniale. Adesso, ammonisce Cossiga, possiamo dire -tutti-
la verità
Venerdì 7 novembre 2003. Il Caffè - anno I, numero 5.
FRANCESCO COSSIGA E LA P2
Intervista di Concita de Gregorio tratta da La Repubblica del 10 ottobre 2003.
Il
senatore a vita Francesco Cossiga, in un'intervista a Repubblica, parla della
massoneria, vecchia e nuova, dei suoi esponenti, di Licio Gelli, di Dalla
Chiesa, di Berlusconi e Martino. Parla del sequestro Moro, del suo incontro
con i brigatisti, dei rapporti con l'Argentina e i servizi segreti.
Dice che la massoneria ha "ripreso respiro" in Italia. "Non nei
quadri altissimi, piuttosto ai livelli intermedi dello Stato". Dice che
la fase della grande epurazione che seguì lo scandalo della P2 è finita da
tempo.
"Persino Licio Gelli, mi risulta, è stato riammesso mesi fa alla
massoneria". E' vero: Gelli è stato riammesso a una delle logge, ed ha
così ripreso anche ufficialmente la sua attività. Un rifiorire, insomma. Una
nuova "cattedrale invisibile" che i liberi muratori riedificano
sulle macerie della vecchia. Nella biblioteca dell'appartamento privato di
Francesco Cossiga una parete intera è dedicata a testi esoterici: la sezione
"massoneria" viene dopo quella "templari". Ne conosce i
capitoli e ne cita brani a memoria. Ha sempre avuto una passione per i
misteri, in parecchi casi anche un ruolo. Per le intelligence "che
-sillaba- non fabbricano segreti ma forniscono gli strumenti per conoscerli e
difenderli". Per le reti invisibili, per i dossier e per le spie. "A
me piacciono le spie come ad altri piacciono i fiori", si legge nel suo
ultimo libro "Per carità di patria". Qui parla dei suoi rapporti
coi massoni, con Licio Gelli ("l'ho incontrato quattro volte, la prima a
palazzo Chigi"), coi piduisti di allora e di oggi. Parla di Moro, perché
è a proposito di Moro che Gelli lo ha chiamato in causa nella sua
conversazione con Repubblica. Di Berlusconi e di alcuni suoi ministri e
collaboratori. Infine della sua presunta pazzia, "una leggenda nata
proprio da un dossier che il Sid confezionò su di me su commissione".
Nel corso di questo incontro squilla tre volte il telefono. Tre persone
diverse, ogni volta l'ex presidente risponde: "Buonasera, generale".
Senatore Cossiga, lei è massone?
"Au contraire, madame. Una volta me lo chiese anche un pm, voleva
impugnare la mia deposizione perché riteneva che ci fosse comunanza di
interessi fra me e l'imputato massone. Io non posso essere massone perché
sono cattolico e credo fermamente che le due condizioni siano
incompatibili".
Non è mai stato tentato, nessuno glielo ha mai
proposto?
"Mai. Tutti sanno che sono un fedele suddito di Santa Romana
Chiesa".
Tra i non massoni, è tuttavia uno dei massimi esperti
del ramo.
"Massimo non so. Ho tre buoni motivi per occuparmi di massoneria. Il
primo è familiare: la mia famiglia materna, borghesia commerciale sassarese,
ha antiche tradizioni massoniche. Mio nonno Antonio Zanfarini, medico e
politico repubblicano, è stato Venerabile della loggia di Sassari. D'estate
quando ero ragazzo dormivo in casa sua, una volta scoprii in una libreria
chiusa tutta la collezione della rivista della massoneria italiana, quella con
la copertina azzurra. Purtroppo poi mia zia la distrusse".
Seconda e terza ragione.
"Seconda: la curiosità. Terza: la cocciutaggine. Io sono un liberal,
molto rispettoso delle idee altrui. La massoneria è stato oggetto di grandi
pregiudizi. Intendiamoci: ci sono anche associazioni sportive di ladroni, come
ci sono logge pulite e logge sporche. La massoneria tradizionale, quando gli
altri la attaccavano io la difendevo".
Ci sarà stata poi quella sua passione per i segreti,
per le "cattedrali invisibili".
"Si, guardi comunque che le reti di spionaggio e la massoneria sono cose
diverse. La massoneria non è un mondo segreto, è un mondo esoterico, non
un'associazione segreta ma un'associazione di segreti iniziatici. Quanto alle
intelligence, è vero: la Dc che era un grande partito formava degli
specialisti. I due che formò in questo ramo fummo io e Peppino Zamberletti.
Amo i romanzi di Le Carrè, che è lo pseudonimo di un altro agente
dell'intelligence inglese. Sono gli unici verosimili. James Bond è uno che
verrebbe arrestato da un vigile urbano".
I due mondi - reti spionistiche e massoneria deviata -
si sono però spesso sovrapposti. Di Gelli si è detto che lavorasse per i
servizi americani, e che facesse il doppio gioco coi sovietici.
"Gelli non aveva legami con la Cia. Con gli americani si: con ambienti
iperatlantici, in chiave anticomunista. Fare il doppio gioco è stata sempre
una delle sue caratteristiche. E' un uomo complesso, Gelli. Aveva rapporti con
tutti, a destra e a sinistra. Tra gli esponenti della P2 c'erano uomini vicini
a Moro, a Pecchioli, a Pertini. L'ammiraglio Torrisi era grande amico di
Pertini, e d'altra parte fu Teardo, altro piduista, il grande elettore del
presidente socialista".
Lei quando ha conosciuto Gelli?
"Lo convocai a palazzo Chigi da presidente del Consiglio. Il Corriere
della Sera aveva iniziato una campagna violenta contro di me: erano
pressioni per avere la famosa legge sulla stampa. Mi dissero sottovoce:
dipende da Gelli. Venne da me, si presentava come ingegner Luciani. Gli
chiesi: che succede, mi dicono che lei controlli il Corriere. Mi rispose
sorridendo: ho alcuni amici".
Da allora vi siete frequentati?
"L'ho visto quattro volte. La seconda fu lui a cercarmi, tramite un altro
esponente Dc. Voleva mettermi in contatto con l'ammiraglio Massera, uno dei
comandanti militari argentini che era uscito dal triumvirato militare, e
voleva rifarsi una verginità creando nel suo paese un partito
socialdemocratico. Era massone ma non piduista. Chiesi a Massera di aiutarci
ad avere le liste dei desaparecidos detenuti nelle loro carceri. Volevamo
aiutare gli italiani. Un lavoro in cui mi fece da mediatore Lelio Basso. Un
giorno mi portò i referenti della guerriglia argentina che vivevano a
Parigi".
Non otteneste grandi risultati coi desaparecidos.
Torniamo a Gelli. Dice che gli elenchi sequestrati ad Arezzo erano parziali.
"E' vero, lo ha confermato anche a me. Intanto c'è quella pagina
mancante, quella che conteneva i nomi del generale Dalla Chiesa e di suo
fratello. Fu strappata perché se si fosse saputo che nella P2 c'era Dalla
Chiesa la vicenda avrebbe avuto tutto un altro spessore".
Non che non l'abbia avuto comunque.
"Guardi, le racconto un episodio. Io non conoscevo il contenuto degli
elenchi della P2. Convocai il capo di stato maggiore dell'Arma dei Carabinieri
generale Ferrara, gli chiesi cosa ne sapesse lui. Mi rispose: niente. Poi il
responsabile della sicurezza del Viminale, un socialista, mi disse che con
un'auto borghese il comandante generale dell'Arma si recava regolarmente ad
Arezzo. Mi chiese se volessi saperne di più. Gli dissi di no: se avessero
scoperto che pedinavamo il comandante dell'Arma, si immagina...".
Senatore, all'epoca del sequestro Moro, c'erano piduisti
al vertice dei Servizi e nel comitato di emergenza che lei riuniva al Viminale.
Santovito, Grassini, Pelosi. Non ne sapeva niente?
"All'epoca non si sapeva della P2. Grassini era un vero galantuomo, amico
di Pecchioli. Sa come si lavorava col Pci?".
Dica.
"Io chiamavo Pecchioli, gli dicevo vorrei nominare Dalla Chiesa capo del
Servizio. Lui andava al partito, tornava e diceva: no. Però senta anche
questo. Quando ero presidente della Repubblica si doveva nominare il capo di
stato maggiore della Marina, uno dei candidati, Cervetti, aveva fatto parte
della P2. Venne da me, andò da Martinazzoli, un alto esponente del Pci.
Disse: se non lo nominate non dite poi che siamo stati noi ad impedirvelo. E'
una partita tra voi e Anselmi".
Sta dicendo che il Pci aveva rapporti con uomini della
P2?
"E' stato Gelli che ha fatto arrivare al Pci attraverso il Banco
Ambrosiano il prestito per Paese sera, o no? Una volta ho chiesto a Gelli: ma
come mai nessuno ha mai detto dei suoi rapporti con Moro? Lo sa che Gelli si
adoperò, coi rumeni, per farlo liberare?"
Veramente Gelli ha detto a Repubblica che per liberare
Moro non avrebbe fatto niente. Ha raccontato dell'antipatia reciproca. Ha
invece manifestato grande stima per lei, senatore.
"Io non credo che Moro abbia contestato al diplomatico Gelli di essere il
rappresentante di un governo autoritario: era troppo fine per una tale
grossolanità. D'altra parte non è nemmeno vero che la politica di Moro
dispiacesse agli Usa, almeno non più dal momento in cui nasce il governo
Andreotti".
La versione di Moro benvoluto dagli americani e di Gelli
che si adopera per liberarlo è per lo meno stravagante.
"La verità è sempre più complessa di quel che sembra e quella che lei
chiama stravaganza è un aspetto della storia. Sono convinto che la P2 nel
sequestro Moro non abbia avuto un ruolo. L'intelligence americana era in
contrasto con noi perché non volevamo trattare. Credo che il sequestro sia
stato opera delle Br. I brigatisti non volevano soldi, né scambio di
prigionieri. Volevano il riconoscimento politico. Sono gente di intelligenza e
cultura superiore alla media. Li ho avuti qui, in questo salotto".
Torniamo alla massoneria. Lei dice che oggi vive una
nuova primavera.
"Si, dopo l'epurazione operata da Armando Corona. Fiorisce, come
tradizione, fra le forze armate, soprattutto Marina, nella magistratura, al
ministero dei lavori pubblici. E molto altro, ovviamente".
Non le sfuggirà che, nonostante l'epurazione, le
persone fisiche sono le stesse di allora.
"Non è così. Ci sono moltissimi nuovi massoni. Inoltre fra i pidusti
non erano molti i massoni autentici. C'era gente che aveva aderito per
opportunità".
Berlusconi?
"Si è iscritto per convenienza, e difatti gli è convenuto. E'
completamente a-massone. Un uomo pratico. Si figuri cosa gliene importa del
rito di Osiride. E anche la scelta che fa adesso dei suoi collaboratori non
credo sia da ricondurre all'appartenenza massonica: di Cicchitto si fida
perché è un ex socialista come lui, e perché conosce il mondo dei servizi
segreti. Diverso il caso di Martino".
Il ministro Martino?
"Massone di piazza del Gesù, loggia elegante, liberale, piemontese.
Massone autentico, difatti uomo diversissimo da Berlusconi. Ma, scusi: non le
ho raccontato di quando mandarono Pazienza ad Hong Kong per sputtanarmi?".
No in effetti.
"Pazienza, che non era un uomo della P2 ma dei servizi, dicevano
lavorasse per i servizi francesi, era molto amico del nipote di Santovito. Un
giorno lo contattarono i servizi segreti italiani perché andasse ad Hong Kong
in missione coperta. Quando arrivò nell'albergo dove doveva attendere il
contatto seppe che in quello stesso hotel stavo arrivando io, che ero
presidente del Senato in predicato per il Quirinale. Capì che il suo compito
era di farsi fotografare accanto a me, e se ne andò. Di sicuro anche questa
storia è nel dossier".
Quale dossier?
"Quello del Servizio segreto su di me. Quello in cui si dice che andavo a
fare l'elettrochoc in Romania".
Ma ci andava in Romania?
"Si, ma non a fare l'elettrochoc. E nemmeno in cura da quel famoso
psichiatra di Pisa, che ho sentito al telefono una sola volta per un amico. E
neppure faccio uso di litio. Di farmaci antidepressivi si, ho avuto periodi di
depressione. Ma fra essere depresso e essere pazzo c'è differenza. Questa
faccenda della mia pazzia l'hanno messa in giro i miei colleghi di partito, e
mi diverte molto. Quando ero presidente della Repubblica si facevano riunioni
per decidere se sottopormi a perizia psichiatrica. Ma io parlavo così perché
non avendo dietro nessuno del mio partito o usavo quel linguaggio o nessuno
sarebbe stato a sentire".
Le picconate erano un'astuzia, insomma.
"Un espediente per dire sempre a voce alta la verità. Io non parlo mai a
sproposito, mi creda. Ho buona memoria e una certa esperienza di vita. Se dico
che la massoneria in Italia sta riacquistando vigore ho gli elementi per
farlo. Inoltre, vengo dalla politica e so cosa sia. Non siamo rimasti in tanti
con questo curriculum, non sembra anche a lei, madame?".
http://www.cronologia.it/storia/a1990a12.htm
ANNO 1990: MESE DI DICEMBRE

IL CASO GLADIO
ANNO
1991: MESE DI MARZO
http://www.verademocrazia.it/modules.php?name=News&file=print&sid=134 Poteri
Occulti Questo
è un discorso che forse ti sembrerà eccessivo e datato. Forse penserai: “Ancora
con queste manie di persecuzione in cui bisogna trovare per forza il Grande
Vecchio o chissà quali trame eversive per ogni fatto o strage Italiana?”. Ma
i fatti sono fatti. Di tutte le stragi, attentati e disastri pianificati
effettuati in Italia, solo in un paio di occasioni sono stati emessi verdetti
definitivi contro delle persone. Per tutti gli altri casi la soluzione appare
ancora oggi lontana, nonostante decenni di indagini. Non esistono colpevoli e
fondati dubbi fanno sospettare che le persone coinvolte siano ancora nei loro
posti di potere. Dal
libro “Il Grande Vecchio” di Gianni Barbacetto: In
quindici anni, tra il 1969 e il 1984, in Italia sono avvenute otto stragi
politiche dalle caratteristiche simili: piazza Fontana (12 dicembre 1969),
stazione di Gioia Tauro (22 luglio 1970), Peteano (31 maggio 1972), questura
di Milano (17 maggio 1973), Brescia (28 maggio 1974), Italicus (4 agosto
1974), stazione di Bologna (2 agosto 1980), treno di Natale 904 (23 dicembre
1984). Centocinquanta
i morti, oltre seicento i feriti. Tutte le stragi (con qualche
differenza solo per l’ultima, che una sentenza definitiva giudica promossa
da Cosa Nostra) hanno caratteristiche comuni: tutte sono organizzate e
realizzate da personaggi che appartengono alla destra, in tutte scattano
solide protezioni per i responsabili da parte di organismi dello stato, tutte
sono rimaste per molti anni senza spiegazioni ufficiali, senza colpevoli e
mandanti. Tutte (tranne Peteano e 904) senza colpevoli e senza mandanti sono
ancora oggi. Coperture
e depistaggi molto simili sono scattati anche per altri episodi: colpi di
stato tentati o minacciati, piani eversivi, un gran numero di attentati ai
treni e ad altri impianti, molte azioni del terrorismo nero, alcune di quello
rosso. Uguale sorte hanno avuto alcune organizzazioni segrete: la loggia P2,
la rete Stay Behind in Italia (Gladio). Gruppi occulti, strategie del terrore,
episodi criminali negli ultimi decenni si sono anzi strettamente intrecciati
nella storia segreta d’Italia. Un’altra
costante di questa storia nera è il tentativo di delegittimare chi ha
indagato su stragi, strategie eversive, gruppi occulti, cercando di svolgere
il suo lavoro con onestà e giustizia. I giudici dei grandi misteri d’Italia
hanno sempre trovato come avversari non solo i gruppi eversivi, ma pezzi di
quello Stato di cui si sentivano servitori. Con
sorprendente regolarità, molti magistrati sono stati trasformati in accusati. Sempre
dallo stesso libro, in cui parla il giudice Tamburino, che stava indagando
sulla “Rosa dei Venti”, organizzazione che aveva progettato un colpo di
Stato in Italia: “Come
eravamo impreparati, allora, a capire”, dice oggi Tamburino. Era la prima
volta che affiorava alla superficie qualcosa sull’esistenza di un’organizzazione
mista militari-civili, segretissima, posta sotto l’ombrello atlantico, che
utilizzava gruppi operativi fuori dalla legalità ufficiale e coinvolgeva
personaggi illustri delle forze armate, della politica, della finanza. “Una
cosa impensabile. Io, uomo d’ordine, provavo turbamento, sgomento. Le mie
certezze cadevano a una a una. Ho cominciato ad avere paura: non soltanto
delle minacce, delle pallottole che sono iniziate ad arrivarmi dentro lettere
anonime. Ho cominciato ad avere paura soprattutto che potesse essere vera la
rappresentazione del potere fatta da Cavallaro (terrorista nero indagato dal
giudice n.d.A;): davvero la democrazia non è altro che una vertigine di
scatole cinesi con nello spazio più interno il cuore del potere e tutt’attorno
un gioco di finzioni? In quei mesi del 1974 ho subìto uno sconquasso
psicologico: ho visto uno spiraglio aperto sull’inferno e ne sono rimasto
inorridito.” O
la voce del giudice Libero Mancuso che
era titolare dell’inchiesta sulla strage alla stazione di Bologna: ...
”Imparai nomi per me sconosciuti: terroristi di destra, golpisti, eversori,
personaggi che avevano tramato contro la repubblica. Imparai, con stupore
prima, con orrore poi, a conoscere ciò che non avrei mai pensato: che pezzi
dello Stato avevano rapporti e addirittura collegamenti diretti con quei
personaggi. E’ stata un’esperienza sconvolgente anche dal punto di vista
emotivo.”(...) “Abbiamo
avuto un capo dello stato, Francesco Cossiga, che ha confessato pubblicamente,
come fosse un vanto, di essere stato armato in segreto, già nel 1948, di
bombe e mitra. Nessuno, fino a qualche anno fa, avrebbe potuto dire o credere
a cose del genere”. “Noi,
con le nostre indagini, abbiamo capito che la nostra è una democrazia
limitata, con forti condizionamenti dall’esterno. Con ogni mezzo si è
impedito qualunque processo di mutamento degli equilibri di potere in Italia.
Tutti i tentativi eversivi avvenuti nel nostro paese hanno avuto alle spalle
le forze armate, i servizi di sicurezza, la massoneria e i finanziamenti
americani. Questo è stato il filo nero di questi nostri anni, coperto da
segreti di Stato, menzogne, attacchi, processi insabbiati, conoscenze
disperse.” Dal
libro “Il vizio della memoria” di Gherardo Colombo (il primo magistrato a
scoprire e ad indagare sulla P2, finché tutta l’indagine non fu trasferita
d’ufficio all’allora “porto delle nebbie” che era la Procura di Roma): “Questo
è il comandante del SISMI.” E
così via, scorrendo quelle carte, quando Giuliano Turone e io abbiamo potuto
esaminare il risultato della perquisizione di Castiglion Fibocchi, il posto di
lavoro di Licio Gelli. Licio
Gelli, condannato ora complessivamente, ancorché non definitivamente, a
decine d’anni di carcere e ancora in libertà, ma allora noto come il signor
P2. E
così via, perché dalla lista risultavano altri nomi, di magistrati, di
prefetti, di dirigenti massimi e intermedi dei servizi di sicurezza - alcuni
dei quali già coinvolti nei depistaggi dei processi per strage - di un altro
ministro, di una marea di parlamentari, di ufficiali dell’esercito, dell’aereonautica,
della Guardia di finanza, di imprenditori, giornalisti, individui compromessi
con regimi dittatoriali stranieri. E
così via. (...) Insieme
a loro una serie di nomi di persone già scomparse, o che sarebbero scomparse
per morte violenta: Mino Pecorelli, giornalista provocatore, assassinato due
anni prima; Roberto Calvi, “padrone” del Banco Ambrosiano, la più grande
banca italiana dopo il fallimento di quelle di Sindona, il cui corpo sarà
trovato qualche anno più tardi sotto il ponte dei Frati Neri a Londra; lo
stesso Sindona, deceduto in carcere per una tazza di caffé al cianuro. E
persone già note per gli scandali, o per le deviazioni istituzionali cui
avevano legato il proprio nome: Raffaele Giudice e Donato Lo Prete, i vertici
della Guardia di Finanza sconvolta da uno degli scandali che l’hanno toccata
nella sua storia: la complicità dei finanzieri delle imposte sui petroli;
Gianadelio Maletti, Vito Miceli, Antonio Labruna, che erano stati attivi nei
servizi segreti delle mille “deviazioni”, dall’indagine di Piazza
Fontana in poi... E
persone che altrove, in altri paesi, erano state promotrici o artefici di
colpi di stato, come il generale Massera in Argentina... Insomma,
fatta qualche eccezione, proprio le persone di cui aveva parlato Gelli nella
sua intervista a Maurizio Costanzo: “... Comunque confermo, per l’ennesima
volta, che si tratta di un Centro che accoglie e riunisce solo elementi dotati
di intelligenza, di un alto livello di cultura, di saggezza e, soprattutto, di
generosità, che hanno un indirizzo mentale e morale che li spinge ad operare
unicamente per il bene dell’umanità con lo scopo, che può sembrare
utopistico, di migliorarla.” (...) Arriviamo
a Palazzo Chigi, ci accompagnano in anticamera e qui chi ci riceve? Il
prefetto Mario Semprini, segretario particolare dell’onorevole Forlani
(allora primo ministro), che dall’elenco della P2 risulta titolare della
tessera d’iscrizione n. 1637. Non siamo nemmeno tanto stupefatti, sapevamo
che il segretario particolare di Forlani risultava nella lista della P2.
Pensavamo però che avesse il buon gusto di non venire ad aprirci la porta. Alla
fine l’indagine fu strappata dalla Procura di Milano e portata a Roma. Uno
dei maggiori artefici di questo risultato fu Domenico Sica, che più tardi
diventerà (forse per meriti “insabbiatori”) alto commissario per la lotta
contro la mafia nell’incarico che fu del Generale Dalla Chiesa, assassinato
anni prima. Dal
libro “Il vizio della memoria” di Gherardo Colombo: Sfrondato
di tanti e tanti rami, il troncone dell’inchiesta P2 si sarebbe concluso a
Roma oltre dieci anni più tardi dal ritrovamento delle carte a Castiglion
Fibocchi. Dopo un altro paio d’anni, la sentenza di primo grado della Corte
d’assise di Roma. Condanne severe, severissime, per i tanti reati connessi,
tra i quali la calunnia di Gelli a Turone, a Viola e a me, che ci eravamo
costituiti parte civile devolvendo il risarcimento alle vittime della strage
di Bologna e all’associazione delle nonne dei desaparecidos argentini. Ma la
vera natura della loggia P2 si era persa nella potatura dell’albero delle
indagini e nell’oblio di cui tutto ricopre il passaggio del tempo.
Nonostante l’impegno dedicato alle investigazioni dagli ultimi pubblici
ministeri cui il processo era stato assegnato; nonostante le testimonianze,
tra le quali le nostre; nonostante le conclusioni del Comitato amministrativo
d’inchiesta nominato dal presidente Forlani; nonostante i documenti
raccolti, le allegazioni, le valutazioni, i giudizi motivati categorici della
Commissione parlamentare e del parlamento; nonostante la legge
di scioglimento, la natura della loggia P2 si era persa, trasformata in
un lecito comitato d’affari, quasi un club. Ripenso
spesso al 1981, e sempre più mi convinco che se l’inchiesta fosse rimasta a
Milano, avrebbe anticipato di almeno dieci anni l’evoluzione di Mani Pulite. Dal
libro “Il vizio della memoria” di Gherardo Colombo, che cita le
conclusioni della Commissione parlamentare d’inchiesta
sulla loggia massonica P2: Abbiamo
riscontrato che la Loggia P2 entra come elemento di peso decisivo in vicende
finanziarie, ... che hanno interessato il mondo economico italiano in modo
determinante. ... Si è trattato in tali casi... di due situazioni
finanziariamente rilevanti in un contesto internazionale, che hanno
sollevato... serie di difficoltà di ordine politico non meno che economico,
allo Stato Italiano... la Loggia P2 si è posta come... centro di
intersecazione di una serie di relazioni, di protezioni e di omertà che ne
hanno consentito lo sviluppo secondo gli aspetti patologici che poi non è
stato possibile contenere. In questo contesto finanziario la Loggia P2 ha
altresì acquisito il controllo del maggior gruppo editoriale Italiano
mettendo in atto, nel settore di primaria importanza della stampa quotidiana,
una operazione di concentrazione di testate non confrontabile ad altre
analoghe situazioni... Queste operazioni infine... si sono accompagnate ad una
ragionata e massiccia infiltrazione nei centri decisionali di maggior rilievo
sia civili che militari e ad una costante pressione sulle forze politiche...
la Loggia P2 è entrata in contatto con ambienti protagonisti di vicende che
hanno segnato in modo tragico momenti determinanti della vita del Paese... La
Loggia P2 consegna alla nostra meditazione una operazione politica ispirata ad
una concezione pre-ideologica del potere, ambìto nella sua più diretta e
brutale effettività; un cinismo di progetti e di opere... un approccio
strumentale con la massoneria, con gli ambienti militari, con gli ambienti
eversivi, con gli uomini delle istituzioni, perché strumentale al massimo è
la filosofia che si cela al fondo della concezione politica del controllo, che
tutto usa ed a nessuno risponde se non a se stesso, contrapposto al governo
che esercita il potere ma è al contempo al servizio di chi vi è sottoposto Dal
libro “Il Grande Vecchio” di Gianni Barbacetto: Il
potere della P2 nei confronti dei vertici militari è testimoniato da un
episodio inquietante avvenuto nel 1973: Gelli riesce a convocare, per telefono
e nel giro di poche ore, una riunione a villa Wanda a cui partecipano, oltre
al procuratore generale della cassazione Spagnuolo e al colonnello Pietro
Musumeci, tre altissimi ufficiali dei carabinieri: Giovan Battista Palumbo,
comandante della divisione Pastrengo di Milano, Luigi Bittoni, comandante
della brigata di Firenze, e Francesco Picchiotti, comandante della divisione
di Roma. Ai tre generali Gelli impartisce istruzioni, “da diramare poi per
via gerarchica”, sulla necessità di sostenere un governo di centro. I tre
generali che corrono a casa di Gelli sono gli stessi che nel 1964 furono
protagonisti (insieme a Romolo Dalla Chiesa) del piano Solo del generale
Giovanni De Lorenzo (tentativo di colpo di stato n.d.A.).(...) La
P2, si legge nelle seicento pagine della requisitoria firmata dalla
Cesqui (pubblico ministero del processo celebrato nel 1991 n.d.A;), è “una
struttura occulta che con mezzi illeciti è in grado di creare sedi
decisionali diverse e parallele a quelle legittime”, è “una vera
struttura ombra rispetto agli organi dello stato e in grado di espropriarne
di fatto il potere pur essendo naturalmente priva di qualunque
legittimazione”.(...) ...esiste
la testimonianza di Richard Brenneke, ex agente della Cia, che in una
clamorosa intervista televisiva al TG1 nel luglio 1990 afferma che “il
governo degli Stati Uniti ha mandato soldi alla P2. La somma ha toccato anche
la cifra di dieci milioni di dollari al mese. I miliardi della Cia per la P2
sono serviti per contrabbandare armi e droga, ma soprattutto per
destabilizzare. La loggia di Gelli, secondo Brenneke, sarebbe servita “per
creare situazioni favorevoli all’esplodere del terrorismo in Italia e in
altri paesi europei agli inizi degli anni Settanta”.(...) E’
dunque improprio parlare, a proposito delle vicende accadute negli scorsi
decenni dentro gli apparati dello stato, di “deviazioni”: ciò che è
successo è stato semmai il rendersi parzialmente visibile (per incidenti di
percorso quali, per esempio, le inchieste di giudici fedeli alla Costituzione)
di catene di comando ufficiali, anche se sotterranee e sottoposte a regole
segrete, in parte o in tutto diverse da quelle previste dalle istituzioni
democratiche e dalle regole palesi. E’
un caso se Berlusconi (iscritto alla P2 tessera n.1816) è capo del maggior
partito di opposizione e possiede 3 TV nazionali e il più grande gruppo
editoriale Italiano (la Mondadori e il Giornale)? E’ un caso se Maurizio
Costanzo (iscritto alla P2) è direttore della più grande TV privata
Italiana, Canale 5? E’ un caso se Cossiga negli anni della P2 più volte
primo ministro e ministro dell’interno (e quindi superiore diretto dei capi
dei Servizi Segreti, tutti e tre
a quell’epoca iscritti alla P2) e che ha affermato più volte che Gladio era
una struttura legale, sia tornato ad essere un punto di riferimento della
politica Italiana? Sarebbe interessante fare una ricerca approfondita e
obiettiva e vedere quanti nomi dei 950 affiliati alla P2 di cui si è venuti a
conoscenza (sui più di 2000 che si è scoperto erano gli affiliati di questa
loggia, e quindi i nomi di più di 1000 affiliati sono rimasti sconosciuti)
hanno avuto la loro carriera interrotta e vedere quanti altri invece hanno
fatto avanzamenti. E
va bene, la loggia massonica P2 era deviata, ma in fondo è stata sciolta...
tutto bene allora? No, gran parte della massoneria, anche quella attuale (e in
particolar modo quella Italiana) ha come motivo stesso della sua esistenza la
ricerca del controllo del potere (anche se non affermato esplicitamente),
formalmente nelle mani degli amministratori della democrazia, a vantaggio dei
propri interessi personali. La massoneria “solo” per questo motivo, è la
negazione di Vera Democrazia. Se in uno stato esiste una forte massoneria, in
esso la democrazia sopravvive solo come aspetto esteriore. Alcuni dati per
mostrare la forza della massoneria; forza che forse è buona sotto regimi
dispotici, per spingere verso cambiamenti e riforme, ma certamente pericolosa
nelle democrazie. In Italia grandi massoni furono Giuseppe Mazzini e Giuseppe
Garibaldi (entrambi iscritti al Rito di Menphis-Misraim), il primo deputato
socialista Italiano Andrea Costa (Gran Maestro Aggiunto del Grande Oriente d’Italia
e 32o grado del Rito Scozzese Antico e Accettato), Francesco Crispi (primo
ministro Italiano dal 1887 al 1896), Giosuè Carducci, Adriano Lemmi ‘Banchiere
del Risorgimento’ e Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia coinvolto
nello scandalo finanziario della Banca Romana (1892), Giovanni Amendola,
Vittorio Valletta direttore e poi presidente della Fiat dal 1929 al 1946.
Anche il padre dell’ex - leader comunista Enrico Berlinguer, era massone. Su
Gelli e la P2 i giudici che si sono occupati della strage alla stazione di
Bologna hanno scritto: “Nel
contesto di una generale attenzione rivolta da Gelli agli ambienti militari,
assume una concatenazione specifica quella dedicata alla ristretta elite di
ufficiali succedutisi al comando dei vari servizi di sicurezza. La relazione
della commissione d’inchiesta è pervenuta a due interessanti conclusioni:
Gelli appartiene ai servizi e ne è il vertice; la Loggia P2 e Gelli sono
espressione di una influenza che la massoneria americana e la CIA
esercitano su Palazzo Giustiniani (sede Massoneria), sin dalla sua
riapertura nel dopoguerra”. In
Italia si sta scoprendo “ufficialmente” solo da qualche decennio che la
massoneria, la mafia e i partiti al governo spesso sono stati vari aspetti di
uno stesso fenomeno diretto da forti paesi esteri (cioé gli USA) la cui unica
preoccupazione era di fronteggiare la possibile minaccia comunista. Ogni
illegalità, prevaricazione, strage, corruzione era tollerata purché
raggiungesse il fine di non far salire i comunisti al governo. Poi dopo la
caduta del muro di Berlino nell’89 tutto è finito, lasciando vedere
solamente (e neppure tanto bene) tutto il marcio che c’era. E questo
è quanto appare dagli atti di inchieste parlamentari e di indagini
giudiziarie che finalmente si stanno con fatica facendo. Un ottimo libro
ricchissimo di fatti, citazioni e dati è “I Mandanti” di Gianni Cipriani,
Editori Riuniti. Ma attenzione se lo leggi, perché la storia recente della
nostra bella Italia ti apparirà ben diversa, più squallida e succube a forze
antidemocratiche di come ce l’avevano sempre presentata. Anche
nel resto del mondo la massoneria ha avuto ed ha un’influenza enorme in
tutti i sistemi democratici. Le dittature hanno invece sempre combattuto la
massoneria con tutti i mezzi, “quasi” fosse una delle antagoniste
principali (anche se nell’ombra) del potere assoluto del Comandante Supremo.
Ciò è avvenuto nel Fascismo, nel Nazismo, nel Comunismo, in Portogallo, in
Spagna. Negli
USA gli affiliati sono più di 3 milioni e ben 14 dei suoi presidenti erano
affiliati a logge massoniche: da George Washington (presidente dal 1789 al
1797) agli ultimi, Roosevelt (1932-1945), Truman (1945-1953), Johnson
(1963-1968), Ford (1974-1976). Altri massoni furono Voltaire, Goethe, Lazaro
Cardenas presidente della Repubblica del Messico dal 1934 al 1940, Salvador
Allende eletto presidente del Cile nel 1970, Henry Ford, fondatore della casa
automobilistica omonima. Anche Mustafa Kemal Ataturk presidente della Turchia
dal 1923 al 1938 era massone. In Canada J. A. Mac Donald creatore della
Confederazione e ben sei Primi Ministri furono di estrazione massonica. In
Svezia il re è per tradizione Gran Maestro del Rito Svedese. Sulla
banconota da un dollaro americana (la più forte moneta del mondo) è
disegnata una piramide tronca, sovrastata dall’occhio onniveggente del
Grande Architetto dell’Universo. Con il motto in latino che tradotto dice:
“Arride agli iniziati una nuova era.” Simbolo massonico presente anche
nella Sala della Meditazione del Palazzo dell’Onu a New York. Oggi
in Italia esiste il Grande Oriente d’Italia cui fanno riferimento 600 logge
e 18000 affiliati e la Gran Loggia Nazionale a cui obbediscono 250
logge e 6000 affiliati. Attualmente una settantina di parlamentari e
moltissimi medici, avvocati, giuristi, fisici, docenti universitari,
magistrati, sono affiliati alle varie logge. Tra
i vari fini nobili quali la sintesi tra scienza e libertà e il desiderio di
elevazione spirituale esiste il principio solidaristico dell’aiuto fra ‘fratelli’
(termine con cui i massoni si autodefiniscono), con i quali moltissimi
iscritti si aiutano nelle rispettive carriere (è risultato ad esempio che
più di un primario d’ospedale è massone e questo è stato probabilmente il
maggior merito per fargli raggiungere l’apice della carriera). Questo
è il diciasettesimo capitolo del libro "Vera
Democrazia" di Paolo Michelotto. http://www.macchianera.net/archives/2004/04/mi_manda_piccone.html Credo che il picconatore abbia molti più scheletri nell’armadio di
quanti ne abbiano il gobbo e il nano messi assieme. Che il logorroico sardo
sappia molte più cose di quante non ne dica, e che sia il maggiore
responsabile del clima politico basato su ricatti, allusioni e cose fatte
sapere a chi di dovere, instauratosi in Italia a cavallo degli anni ‘70 e
‘80. Credo anche che in Italia avessimo Batman, il personaggio di Enigma lo
vorrebbe fare sicuramente Francesco Cossiga. Entrambi non stanno dalla parte
dei buoni. Entrambi centellinano i segreti di cui sono a conoscenza,
vincolandone la divulgazione alla soluzione di stupidi indovinelli. Da anni,
infatti, man mano che l’Alzheimer galoppa, l’ex Presidente della
Repubblica continua divertito a togliersi dalle scarpe i sassolini residui
dell’epoca delle picconate, riguardanti gli anni più cupi della storia
Italiana. E lo fa con cognizione di causa. Fateci caso, e pensate a qualche
episodio oscuro del recente passato: lui, in qualche modo, c’era. Sempre.
Ustica? Presidente del Consiglio. Rapimento Moro? Ministro dell’Interno.
Strage di Bologna? Presidente del Consiglio. Nell’agosto del 1991 raccontò al regista Zeffirelli (confermando in
seguito) di «conoscere uno per uno» i terroristi coinvolti nel
rapimento di Aldo Moro e di sapere dove fosse ubicata la prigione. Due anni
fa, durante un convegno, ha dichiarato che secondo lui con la strage di Ustica
gli americani non hanno nulla a che fare e, piuttosto, gli pare più
verosimile che l’aereo sia stato abbattuto da «un missile». Voi lo
leggete in italiano, ma lui l’ha pronunciato in francese: “an missìl”.
I francesi, dopo aver colto l’insinuazione, hanno faticato ma sono riusciti
a trovare un personaggio di pari autorevolezza che potesse controbattere all’insinuazione:
«Me stiamo schersandò, quel màntitor! Con uno come Cossiga non starei
nemmeno nella stessa stonsa», ha dichiarato l’ispettore Clouseau. Per motivi che a noi comuni mortali non è dato conoscere, ma forse solo
per rinnovare la propria assicurazione sulla vita, da anni, di tanto in tanto,
l’ex presidente Francesco Cossiga bracca un giornalista e gli riempie la
saccoccia di insinuazioni su questo, malignità su quello, pettegolezzi e
illazioni sul tal altro, sempre con la faccia di uno che la sa lunga ma non la
può raccontare tutta. Come uno che, appunto, ha visto cose che noi umani non
possiamo neanche immaginare, senza neanche essersi dovuto recare al largo dei
bastioni di Orione per scorgere le navi da combattimento in fiamme. L’ultima allusione maligna - per quanto goffamente nascosta tra le
righe - l’ha riservata all’ADNKronos qualche
tempo fa, in occasione dell’avvicendamento alla direzione del Corriere della
Sera tra Ferruccio De Bortoli e Stefano Folli: “Folli è un vecchio
spadoliniano intelligente, ottimo scrittore, duttile che va d’accordo con
tutti, dall’estrema destra all’estrema sinistra e poi ha due garanzie! Una
il palazzo dei Quirinale, e l’altra il non più palazzo Giustiniani, non nel
senso senatoriale del termine, ma via Giustiniani, anche se su di essa si
affacciano solo due o tre stanzette, che io di più non riuscii da presidente
del Senato ad assicurare all’Istituzione ai tempi del gran magistero del
buon amico Armandino Corona, spadoliniano anch’esso. Auguri comunque se i
fatti matureranno, a De Bortoli ed a Calabrese o Folli che entrambi io stimo”. Rebus facile: Armando
Corona è stato Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, eletto nel
1982 e confermato nel 1995 con il difficile compito di scindere, agli occhi
dell’opinione pubblica, l’immagine della massoneria da quella della loggia
P2. Palazzo Giustiniani e via Giustiniani (ai numeri
civici 2 e 5) hanno invece ospitato la sede del Grande Oriente dal 7 luglio
1960 al 1987, e cioè fino a quando il locatore - il Governo italiano - decise
di non rinnovare il contratto d’affitto in seguito agli effetti dello
scandalo P2. Cossiga, insomma, in quell’occasione, tenne a far sapere a qualcuno
che lui sa. Quindi, che non gli rompano i coglioni. Che cosa, poi,
sappia o stia millantando di sapere, noi umani lo riusciamo - questo sì - ad
immaginare. Che Folli sia un massone? Amico di massoni? Che sia gradito ai
massoni? Io, dovendomi rapportare a Francesco Cossiga, continuo a mantenere la
solita strategia. Che poi è semplice: una volta me lo sono trovato, seguito
da una scorta armata, sul Pendolino. Sono salito in carrozza sereno: dal
momento che lui si trovava lì, comodo comodo e seduto accanto a me, se c’era
qualcosa al mondo che sarebbe potuta esplodere non era quel treno. Detto tutto questo, il testo
non è mio, ma degli ottimi Sergio Flamigni e Michele Gambino. Data: 25/10/2004 18:14 Agli ex-appartenenti all'organizzazione anche un distintivo per
l'uniforme militare GLADIO, DDL COSSIGA PER
RICONOSCIMENTO STAY BEHIND L'ex presidente della Repubblica: ''Non era una struttura eversiva e i
suoi iscritti hanno subìto una persecuzione politica e giudiziaria'' Roma, 25 ott. (Adnkronos) -Punta a dare ''un giusto riconoscimento
politico e morale anche sul piano dello status militare'' agli ex appartenenti
della struttura della rete italiana Stay Behind, nota come 'Gladio', un
disegno di legge presentato oggi dal presidente emerito della Repubblica
Francesco Cossiga. Con il provvedimento viene ''sancita l'equiparazione del
servizio volontario prestato presso la struttura Stay Behind al servizio
presso le Forze Armate dello Stato. L'articolo 3 del provvedimento sancisce
infatti l'equiparazione dell'associazione Stay Behind, costituita il 4
febbraio 1994 tra gli appartenenti alla disciolta struttura 'Gladio', alle
altre Associazioni d'arma riconosciute dal Ministero della Difesa. Cossiga
ricorda che con la sentenza n. 17 del 3 luglio 2001, la Corte di Assise di
Roma ha statuito in via definitiva ''ciò che era già politicamente e
storicamente evidente: la piena liceità e legittimità della struttura della
rete italiana Stay Behind'', i cui membri ''hanno subìto durante tutto il
periodo seguito allo scioglimento dell'organizzazione, sino alla sentenza
anzidetta, una vera e propria persecuzione politica e giudiziaria,
contraddistinta da pesanti illazioni sulla pretesa natura eversiva di
'Gladio', e sull'ingiusto collegamento della relativa organizzazione ai non
ancora del tutto chiariti episodi di destabilizzazione sofferti dal nostro
Paese dagli anni '60 sino alla definitiva sconfitta del terrorismo e
soprattutto alla fine della ''guerra fredda''. Il riconoscimento ''politico,
morale e militare'' chiesto da Cossiga esclude gli ex appartenenti a 'Gladio'
possano ricevere prestazioni previdenziali e assistenziali. Il ddl presentato
oggi da Cossiga prevede però anche ''l'istituzione di un distintivo onorifico
per gli appartenenti alla struttura, che può essere portato dagli aventi
titolo sull'uniforme militare in base alle disposizioni vigenti in materia''. http://www.geocities.com/Pentagon/4031/ SCRIVE UN GLADIATORE Dedicato
a tutti coloro che c'erano e sono stati cancellati! Dio perdoni chi ci ha cancellato ...io non posso!
La storia che vi racconto è incompleta, non posso raccontarvi ciò
che non so. Posso narrare, per filo e per segno, le operazioni della II°
Centuria di Gladio detta "Lupi" e più dettagliatamente della IX°
Decuria di cui facevo parte e ... la vita di G.71 VO 155 M (G.stava per
Gladiatore ed M per Marina Militare Italiana) . Ciò perché io ero Lui ...
prima di essere cancellato, con tutti noi!. Perdonate qualche errore di
grammatica, noi eravamo addestrati a combattere dietro le Linee nemiche e ad
imparare presto ad usare qualsiasi tipo di arma, anche e soprattutto quelle
del nemico. Ma, del nostro addestramento, non faceva parte lo scrivere !,
non veniva considerata un arma e, ancor meno, un arma del nemico !. Con la
Nostra storia Vi dimostrerò, invece, che mai arma fu più subdola e
mortale. Si sbagliavano quanti ci addestrarono ... avrebbero dovuto
insegnarci a scrivere o, perlomeno, garantirci scrittori amici. Cosa che non
si preoccuparono mai di fare. Io, ultimo (e forse unico) sopravvissuto di
Gladio, ho dovuto imparare a farlo e, credetemi, mai un compito mi fu più
arduo, mai un impresa fu più disperata, mai le forze più impari !. Ho
dovuto anche imparare i Codici della Legge e dei Diritti per i quali ci
siamo battuti con Onore sui campi di battaglia di mezzo mondo ... e scoprire
che coloro per i quali ci siamo battuti non li conoscono, li umiliano
violandoli sistematicamente e vendendo la Patria al miglior offerente ! Ho
imparato tutto questo. Ho dimostrato a me stesso, facendo Onore a chi non c’è
più, che per Noi nessuna impresa era ed è impossibile ... e del ritorno
chi se ne frega ! Solo ... se morirò anch’io ... cosa resterà di Noi ! ?
Solo quello che "Loro" hanno scritto ! ? Per questo ho imparato ad
usare il Computer. Per questo ho imparato ad usare Internet. Per questo,
come potrete leggere, ho denunciato l’Italia, ai sensi degli Artt.13 e 25
della Convenzione Europea per i Diritti e le Libertà fondamentali dell’Uomo
di Strasburgo, per la violazione dei miei Diritti e per tutti gli abusi
commessi dai Pubblici Ufficiali di questa Italia che non riconosco certo
come mia Patria, ma come "Loro" Patria. Leggerete che questa mia
ultima missione dura ormai da anni, ... da quando fui cancellato.
Cancellazione certo più comoda e conveniente, ... piuttosto che pagare gli
arretrati e le liquidazioni spettanti !. Tuttavia, non ebbi motivi provati
per denunciare il saccheggio delle Nostre spettanze. Ma, dice il proverbio :
"il Lupo perde il pelo, ma non il vizio !". Del S.I.D, durante i corsi, ci fu detto che suo compito
Istituzionale era :"Assolvere ai compiti informativi (III° Centuria
"Colombe") e di sicurezza per la difesa, sul piano Militare (I°
Aquile e II° Lupi), dell’Indipendenza e dell’integrità dello Stato da
ogni pericolo, minaccia o aggressione. Le attività principali sono l’offensiva
e la difensiva ..." (e non è ciò che abbiamo fatto ! ?). Nelle pagine
che seguono, leggerai che è proprio ciò che Noi abbiamo fatto : il nostro
dovere verso la Nostra Patria e ... ci è costato caro !.
Della N.A.T.O "North Atlantic Treaty Organization",
durante i corsi, ci fu detto che era stata costituita allo scopo di
assicurare, in conformità e a integrazione delle finalità e dei principi
della Carta delle Nazioni Unite, la sicurezza internazionale e il benessere
dei rispettivi Paesi. In sostanza, si mirava a fronteggiare, con l'aiuto
Americano e attraverso una preordinata collaborazione soprattutto militare,
l'eventuale espansione della potenza Sovietica verso l'Europa Occidentale.
Ci fu anche detto che, la "Guerra fredda", per Noi, sarebbe stata
calda, anzi caldissima! e negli anni che seguirono ci fu dimostrato quanto
erano veritiere queste parole. Nelle pagine che seguono, leggerai che, anche
in questo, sui campi di battaglia di mezzo mondo, Noi facemmo il Nostro
dovere verso la Nostra Patria e ... ci è costato altrettanto caro!. QUANDO SI ACCUSAVA
COSSIGA Falco Accame Liberazione 18 ottobre 1998 Ventinove i
"reati" addebitati all'ex presidente della Repubblica: dai pesanti
giudizi sulla commissione alla minaccia di sospendersi. Tutto archiviato. Tutto fini con l'archiviazione, da parte del comitato parlamentare, dei
procedimenti di accusa, come si legge negli atti parlamentari del 12 maggio
1993. Tra i firmatari di quegli atti di accusa nei riguardi dell'ex presidente
della Repubblica Francesco Cossiga si leggono i nomi di Ugo Pecchioli e
Luciano Violante, di Marco Pannella e Nando Dalla Chiesa, di Giovanni Russo
Spena e Sergio Garavini, di Lucio Libertini e Lucio Magri, di Leoluca Orlando
e Diego Novelli e tanti altri. Le accuse che il comitato ritenne tutte
manifestamente infondate erano in numero di ben 29. Tra queste: a)
l'espressione di pesanti giudizi sull'operato della commissione di inchiesta
sul terrorismo e le stragi; b) la lettera del 7 novembre '90 con la minaccia
di «sospendersi» e di sospendere il governo onde bloccare la decisione
governativa riguardante il comitato su "Gladio"; c) le continue
dichiarazioni circa la legittimità della struttura denominata
"Gladio" benché fossero in corso indagini giudiziarie e
parlamentari; d) la minaccia del ricorso alle forze dell'ordine per far
cessare un'eventuale riunione del consiglio superiore della magistratura,
nonché del suo scioglimento in caso di inosservanza del divieto di discutere
certi argomenti; e) i giudizi sulla Loggia massonica P2, nonostante la legge
di scioglimento del 1982 e le conclusioni della commissione parlamentare
d'inchiesta; f) la pressione sul governo affinché non rispondesse alle
interpellanze, presentate alla Camera nel maggio 1991 da esponenti del Pds;
g.) l'invito ad allontanare il ministro Formica dopo le sue dichiarazioni
sulla struttura "Gladio"; h) la rivendicazione di un potere
esclusivo di scioglimento delle Camere e la sua continua minaccia; i) la
minaccia di far uso dei dossier e la convocazione al Quirinale dei vertici dei
servizi segreti; 1) il ricorso continuo alla denigrazione, onde condizionare
il comportamento delle persone offese e prevenire possibili critiche
politiche. Evidentemente, molta acqua è passata sotto i ponti. Eppure, fatti gravi
del passato non sono stati ancora chiariti in merito ad alcune delle accuse
mosse all'ex presidente. Basti pensare alla organizzazione "Gladio"
e all'esercitazione Delfino compiuta dai suoi quadri, nella quale otto bombe
da esercizio furono gettate sulla sede del Pci a Trieste. È un atto che
dovrebbe aver lasciato qualche segno, specie in coloro che nel Pci hanno le
loro origini. Ancora altri fatti relativi a "Gladio" sono
preoccupanti, basti pensare alle organizzazione Ossi, gli operatori speciali
dei servizi di informazione, un organo che la II Corte d'Assise di Roma ha
dichiarato «eversivo dell'ordine costituzionale». Non sappiamo se la procura
di Roma abbia indagato su quanto ha stabilito la II Corte d'Assise, ma ci
auguriamo che lo abbia fatto. Cerchiamo di tornare indietro negli anni per rivedere più in dettaglio
il retroterra degli atti di accusa. Risaliamo a quando l'onorevole Cossiga
ricoprì, nel primo governo Rumor, il posto di sottosegretario alla Difesa con
l'incarico di dirigere un team di collegamento con la commissione parlamentare
di inchiesta sui fatti eversivi del luglio 1964 (in pratica il cosiddetto
piano Solo del generale De Lorenzo). Insieme all'onorevole Alessi e
all'ammiraglio Eugenio Henke, capo dei servizi segreti (il Sid come allora si
chiamava l'odierno Sismi), Cossiga si occupò del controllo sulla
manipolazione dei nastri della commissione Lombardi che conduceva l'inchiesta. Insieme ai deputati Gui e Moro, Cossiga fu tra i pochi a conoscere cosa
accadde su questi nastri. Pare che Henke avesse coperto le deviazioni del
Sifar e il tentato golpe del '64, ma non si è mai saputo cosa nascondessero
gli omissis del piano Solo. Il piano prevedeva tra l'altro la deportazione dei dirigenti comunisti
(e di parte della sinistra) a Capo Marangiu in Sardegna - che in futuro
sarebbe diventata la base di Gladio. Cossutta ricorda certamente questo
inquietante elenco di deportandi. E forse c'è qualcosa che ha a che fare con
Gladio negli omissis. Fatto sta che tutte le dichiarazioni dei generali
Azzari, Bittoni, Romolo Dalla Chiesa, Lepore, Picchiotti, Sottiletti e Zinza
furono colpite da omissis. Forse la pianificazione di Gladio era già avviata.
Ma che cosa dobbiamo pensare di questa organizzazione? Scriveva Aldo Tortorella (la Repubblica, 10 marzo '92) «Con
Gladio il servizio segreto usciva da quella che avrebbe dovuto essere la sua
attività istituzionale, cioè l'informazione, per diventare il titolare di
una organizzazione combattente clandestina permanente». Concludeva Tortorella
il suo scritto: «Cossiga non è soltanto un uomo bizzarro e non è affatto un
uomo solo. All'inizio forse era preoccupato. Ora, esaltando Gladio, difendendo
la P2, chiamando all'attivismo politico i generali e i carabinieri, se non ha
rovesciato l'opinione pubblica, ne ha certo creata una sua. Quale che sia il
destino di Cossiga emerge comunque quel partito trasversale che si stende fino
all'Msi e che non ha mai sopportato le garanzie costituzionali: un parlamento
forte, una magistratura indipendente. Non si tratta solo del fatto che si vuol
seppellire ogni ricerca della verità, temo che l'allarme democratico non sia
affatto sufficiente». Il ministro Formica (la Repubblica, 28-11-90)
aveva detto: «A mio avviso la democrazia in Italia ha corso gravi rischi
perché Gladio era nata come una formazione libera dal controllo dello stato
democratico, che aveva il compito di inquinare e deviare la vita politica
italiana, di indirizzare e contenere ed ostacolare l'evoluzione democratica
del paese». Su questi temi ebbe a intervenire in televisione Cossutta, ma fu
querelato da persone legate a Gladio. Sulla vicenda Gladio, Cossiga smentì
anche Andreotti e il governo. Su la Repubblica (31 maggio '91)
Cossiga dichiarava: «Con Gladio la Nato non c'entra»... Si legge
sull'articolo citato: «Il padre di Gladio non è la Nato, ma il Patto
Atlantico». Francesco Cossiga a sorpresa, contraddicendo a 360 gradi la
versione del governo e di Andreotti, riscrive lo stato giuridico
internazionale della struttura clandestina Stay Behind. Non si sa se
queste diverse versioni dipendano dall'incidenza di Gladio nel caso Moro. In
proposito, si legge sull'Unità del 31 gennaio '92 dell'esistenza della
cosiddetta sezione K: «La sezione K era pronta a "controllare" il
blitz dei carabinieri per liberare Moro. La notizia salta fuori dagli archivi
della Difesa perché al Viminale non c'è più la documentazione sulla
"operazione Smeraldo" voluta da Cossiga. E si scopre che i gruppi
Gos-K che ufficialmente erano nati nell'86 esistevano già nel 1978». E questo ci porta al documento sopracitato degli Ossi (Operatori
speciali del servizio informazioni) che appunto erano nati dai Gos (Gruppi
operativi speciali della sezione K). È emerso anni dopo, nella citata
sentenza della seconda Corte di Assise di Roma, che il documento relativo agli
Ossi «deve essere ritenuto eversivo dell'ordine costituzionale ai sensi
dell'art. 12 secondo comma della legge 801/1977 e come tale insuscettibile di
apposizione del segreto». La seconda Corte d'assise mette dunque in rilievo
che esisteva un’organizzazione eversiva in periodi molto recenti nell'ambito
dei servizi segreti. Si trattava di un'organizzazione armata. Ma com'era
possibile che un'organizzazione armata esistesse nei servizi visto che la
legge 801/77 prevede che i servizi siano solo di intelligence? Forse la risposta sta in una misteriosa circolare riservata della
presidenza del Consiglio, su cui sarebbe opportuno indagare a fondo. Del resto
non sappiamo se Gladio esista ancora, ma è certo che nel '91, dopo che il
ministro Andreotti aveva affermato che Gladio era stata sciolta, esisteva
ancora a Trapani una branca di Gladio chiamata Centro Scorpione e dotata tra
l'altro di un aereo superleggero di cui non si è mai saputo lo scopo. Ma a
parte le operazioni degli Ossi, vi sono operazioni di Gladio sulle quali,
nonostante numerosissime interrogazioni parlamentari, non si è mai avuto
notizie. E speriamo che, se nascerà, il governo D'Alema darà prontamente
risposte. Infatti, nell'unico documento di grosso rilievo che non è stato
distrutto (e ciò per circostanze del tutto casuali), e cioè il documento
riguardante la cosiddetta operazione Delfino - della quale esiste l'ordine di
operazione e il rapporto di operazione - si legge che dovevano essere eseguite
operazioni del seguente tipo: a) esecuzione di attentati terroristici da
attuare a filo-slavi; b) atti di terrorismo da addebitare all'insorgenza; c)
azioni intimidatorie; d) azioni di sabotaggio mascherato; e) costituzione di
gruppi di attivisti per disturbare manifestazioni pubbliche; f) disturbo di
comizi; g) schedature e divulgazione di notizie personali sugli avversari
politici; h) controllo sui sacerdoti ritenuti filo-slavi. Non sappiamo, come sopra accennato, se la magistratura di Roma stia
indagando sugli Ossi e sulla esercitazione Delfino, ma ci auguriamo che il
nascendo governo di sinistra si faccia parte attiva nel chiarire queste ombre
del passato. Un'altra vicenda che lasciò molto perplessi riguardò il diniego di
Cossiga, allora presidente della Repubblica e presidente del Consiglio
superiore della magistratura, nei riguardi dello stesso consiglio circa un
ricorso del sostituto procuratore Maria Cordova, in relazione alla vendita di
armi alla Libia. Si era trattato di un affare di molte centinaia di miliardi
di lire alla Libia con la supervisione dei servizi segreti. Furono inviati
mezzi aerei e terrestri munizioni e sommergibili tascabili. Per aggirare la
legge, i mezzi blindati (M113, di cui ci siamo occupati qualche giorno fa a
proposito del regalo all’Albania alla Bulgaria e alla Macedonia) furono
fatti passare per automezzi e gli elicotteri per forniture per la sanità.
Dopo lunghe indagini presso la procura di Roma, il sostituto Maria Cordova
chiese l'autorizzazione a procedere per numerosi militari e anche per dei
ministri fra cui Andreotti. Ma il procuratore, Ugo Giudiceandrea, avocò a sé
l'inchiesta e chiese l'archiviazione. Il tribunale dei ministri fu d'accordo,
ma il sostituto Cordova contestò il procedimento di avocazione e presentò
ricorso al Csm. Ricorso che doveva essere messo all'ordine del giorno il 20
novembre '91. Ma ci fu opposizione, come s'è detto, da parte del presidente
della Repubblica. A parte queste vicende, il nome di Cossiga è tornato numerose volte
alla ribalta in questi anni anche a volte per eventi che hanno destato
preoccupazione. Vogliamo solo ricordare il caso di Giorgiana Masi, 12 marzo
1977, il comitato che fu nominato al Viminale per le indagini sul caso Moro
(che risultò in seguito essere composto di tutti iscritti alla P2), la
vicenda del figlio dell'onorevole Donat Cattin. Ora il nome di Cossiga torna alla grande. Senza il suo consenso il
governo D'Alema è un'ipotesi impossibile. Difficile dire quale sarà l'opera
di Cossiga nel futuro del nostro Paese e in particolare in un governo di
sinistra. Non dimentichiamo che tra l'altro egli è anche un capitano di
fregata. Un'ultima riflessione: se è comprensibile che fatti lontani nel
passato possano essere dimenticati e che forse è esagerato il ricordo ancor
vivo nei serbi di una battaglia, quella del Kosovo, che fu combattuta 500 anni
fa, forse è troppo presto per dimenticare fatti che pure furono richiamati
all'attenzione del Parlamento solo cinque anni fa. L'ira
del Picconatore: "Non voglio una commissione per prestarmi a giochi di
ricatti"
ROMA -
"
Il Presidente Cossiga si
lascia andare a qualche indiscrezione sul
vero significato del "ribaltone" Prodi/D'Alema, provocato
non si sa bene da chi in vista della futura aggressione alla Serbia… L'ex Presidente della Repubblica
Francesco Cossiga, non nuovo ad esternazioni (che in effetti si potrebbero
anche dire ammissioni, o forse meglio: "confessioni") che gettano -
per chi voglia "capire" davvero qualcosa della storia, e tenga
quindi orecchie ed occhi aperti - barlumi di luce sui veri retroscena della
vita politica del nostro paese, si lascia andare [sul settimanale
"Sette" del "Corriere della Sera", in edicola la settimana
intorno al 25.1.01] alla seguente confidenza: "- Ho dato vita all'operazione piu'
ardita contribuendo a portare a Palazzo Chigi il primo postcomunista. - Si e' pentito? - Assolutamente no. Indegnamente ho fatto
quello che aveva in mente Aldo Moro. E poi c'erano esigenze pratiche. Non
saremmo stati in grado di affrontare la crisi del Kosovo se avessimo avuto un
governo Prodi. D'Alema, come tutti quelli educati alla scuola comunista, non
e' un pacifista. - D'Alema guerrafondaio? - Il pacifismo comunista non esiste.
Mentre esiste il pacifismo cattolico e certamente ne era parzialmente intriso
Prodi." Ricordo ai lettori che il governo Prodi
cadde, in modo che sembrava piuttosto casuale, e certamente
"pittoresco", il 10 ottobre 1998 [buffo che proprio il 10 ottobre
dell'anno precedente segnasse la fine di un altro governo Prodi], quando della
crisi del Kosovo i mezzi di propaganda di massa parlavano poco, e certo
nessuno pensava all'effettiva possibilita' che venisse scatenata una nuova
vera e propria guerra in Europa. Con estrema e inusuale rapidita'
("Nell'interesse del paese", titolava "L'Unita'"), il
governo D'Alema fu insediato il 22 ottobre successivo, e ancora nulla sulle
prime pagine dei giornali in ordine alle tristi vicende della vicina ex
Jugoslavia. Anzi, il 17 dicembre c'e' spazio per un altro intervento militare
del "partito della pace" nel mondo: "Diluvio di missili,
inferno a Bagdad - Scatta l'operazione 'Volpe del deserto' per punire
Saddam" ["Corriere della Sera"], in un teatro di guerra che
l'opinione pubblica italiana sente "lontano", e poi quel Saddam
Hussein li' e' un "dittatore", e le bombe se le merita
(psicologicamente, ne prende forse anche la parte che la gente pure oggi
destinerebbe retroattivamente ad Hitler). Per trovare la notizia "Missili
sulla Serbia" bisogna aspettare il 25 marzo 1999, dopo un crescendo di
ben orchestrata "preoccupazione" per la sorte degli albanesi del
Kosovo, di fronte alla "crudelta'" dei serbi [bizzarra coincidenza,
proprio lo stesso giorno a Romano Prodi viene offerto il contentino della
Presidenza della Commissione Europea]. I salvatori proseguiranno a bombardare
tutti, buoni e cattivi, usando anche il famigerato uranio impoverito (vedi il
Dissenso N. 22), per ben 78 giorni, prima della cessazione delle ostilita' il
9 giugno. La storia raccontata da Cossiga e'
un'ulteriore conferma di quanto certe decisioni siano imposte oggi all'Italia
da "centri di potere" e interessi che nulla hanno a che fare con
quelli esplicitamente riconosciuti dall'apparente democrazia formale che vige
nel nostro paese, e spiega forse anche perche' il Parlamento non sia mai stato
esplicitamente coinvolto nella decisione di aiutare sostanziosamente gli
"alleati" durante l'aggressione alla Serbia. Ripeto (vedi il Dissenso N. 7, ma anche
il N. 22) una volta di piu' che mi sento direttamente e personalmente offeso,
in qualita' di elettore che aveva designato il cattolico Prodi a capo del
governo, perche' la mia indicazione, comprendente anche quegli elementi di
pacifismo astratto che spiacciono evidentemente a Cossiga, e' stata
completamente disattesa e stravolta allorche' cio' si rendeva
"necessario", da parte di chi ovviamente sa in anticipo come si
svolgeranno certi avvenimenti, e "puo'" quindi intervenire come e
quando meglio gli conviene (vedi anche, nell'appendice al punto D/8 della
pagina Attualita', l'ultima sezione dal titolo: "Cossiga: Governo, Poteri
Forti e Polo"). Nella stessa rivista viene fornito un
altro esempio del distacco tra espressione della volonta' popolare e potere
effettivo (ma non si puo' non ricordare un analogo "siluramento" di
un governo regolarmente eletto - per quanto questa parola abbia un senso con
le attuali regole - quello Berlusconi, e il sorprendentemente tempestivo
"ruolo" esercitato dalla magistratura nell'occasione), che non puo'
non dirsi "inquietante" per coloro che credono in autentica
alternanza, e in reali contrapposizioni di "ideali" politici, a
decidere pro o contro i quali e' chiamato a pronunciarsi in ultima istanza il
"cittadino": "[Amato] da uomo dell'opposizione
finira' per trovar spazio nella prossima legislatura sotto le insegne del
Polo. Perche' a Berlino il Cavaliere ha affermato che la sua aspirazione
sarebbe avere l'attuale premier 'come mio futuro ministro degli Esteri'". L'autore dell'articolo avverte in effetti
subito dopo che forse non sara' cosi', in quanto Amato avrebbe declinato
l'offerta ["perfino al premier parve un'operazione troppo sottile"],
ma resta il guaio che a certe cose si puo' evidentemente "pensare",
e senza apparente "scandalo". Del resto, il Prof. Amato, che viene
definito nell'articolo in parola "simbolo di garanzia interna e
internazionale" (?!), e' la stessa persona nei confronti della quale il
Cossiga dianzi citato si esprimeva con le seguenti parole (vedi la gia' citata
appendice al punto D/8 della pagina Attualita'): "Chi conta, qui e fuori, sa bene chi
è Amato"… (UB, gennaio 2001) CRONOLOGIA 1998 http://www.cronologia.it/la98.htm
Colta al volo
dai forum: (2) -"Era nella DC (così ostinato con i comunisti che
lo chiamarono K). Alla caduta di Berlusconi, stava per diventare premier
con l'appoggio dei comunisti. Più tardi ha fatto ("con
coerenza patriottistica") eleggere D'Alema (di rimando "Cossiga mi
appare come un elemento di garanzia democratica") e adesso non ha
resistito alla destra e al fattore B, anche lui è ora fra quelli che
invocano "Papà Silvio".... " Besù fai i miracoli".
Ha accertato che alcuni solo alcuni vertici militari e politici italiani
erano a conoscenza di questa "rete clandestina". La maggior parte
la ignoravano; anche chi era stato capo del governo negli ultimi
quarant'anni. A Montecitorio iniziano a rincorrersi voci confuse, ma
anche inquietanti.
(*) La strage di
Peteano avvenne il 31 maggio 1972. Vi morirono 5 carabinieri dopo essere
caduti in una anonima telefonata-imboscata che li invitava a raggiungere una
Fiat 500 parcheggiata nei pressi del confine. La vettura era imbottita di
tritolo; appena gli agenti aprirono il cofano saltò per aria uccidendone tre
e ferendo gli altri due. Ci furono arresti, si celebrò un processo nel '79,
ma furono tutti scagionati quelli chiamati in causa. Gli autori non vennero
mai identificati, finchè saltò fuori la confessione di uno degli autori
dell'imboscata, Vincenzo Vinciguerra, rivelando dei legami con un struttura
parallela dei servizi segreti, dipendente dall'Alleanza atlantica. Le indagini
continuarono per anni, finchè approdarono al giudice di Treviso, che si
trovò appunto fra le mani queste rivelazioni e l'esistenza di questa
struttura. Ora vuole vederci chiaro. Intende dunque interrogare anche Cossiga
(che ai tempi della strage aveva incarichi di governo) arrivando a ipotizzare
responsabilità di Gladio nella strategia della tensione degli anni
Settanta.
Il 17 novembre si svolge a Roma una manifestazione organizzata dal Pci, con
circa 100-300.000 persone, per protestare contro la fantomatica Gladio,
la mancanza di trasparenza delle inchieste sulle stragi e infine
puntando il dito su Cossiga.
Ovviamente Cossiga reagisce violentemente. Il 23 novembre PSI e DC sono
solidali col Quirinale. "Una reazione opportuna quella di Cossiga"
dice Craxi. "Una campagna vergognosa quella di Occhetto" rincara
Forlani. Occhetto sembra invece fare retromarcia. Mentre Casson frugando
negli archivi della Commissione indagine P2, trova nella stessa commissione
un senatore che figura tra gli "arruolati" della Gladio.
Significa proprio nulla ma suscitano altre polemiche.
Il 5 dicembre si vara l'"operazione trasparenza". Il Comitato per
i servizi segreti potrà interrogare Cossiga. Sorgono però problemi
istituzionali per l'alta carica del personaggio. L'11 dicembre sono superati
anche questi: l'incontro con Cossiga sarà una "audizione" e non
un "interrogatorio".
Ma intanto monta la polemica, gli avversari (e non solo questi)
strumentalizzano Gladio, Cossiga lo fanno passare per Cospiratore dello
Stato; il presidente inizia a rispondere per le rime.
Poi improvvisamente muta tutta la situazione. Anche gli "amici"
non sono più solidali.
Fin dall'inizio la richiesta di Casson aveva sollevato tante polemiche e un
gran bel "pasticcio".
"Lo Stato si è incartato. Ha creato un immenso pasticcio
istituzionale, costituzionale, politico e - perchè no? - morale, e non sa
più come uscirne". (La Repubblica (quella riportata sopra) dell' 8
dicembre 1990)
Si profila la minaccia di una crisi istituzionale.
Alcuni affermano, scrivono, cianciano, che la struttura è una
organizzazione illegale, perchè operante all'insaputa del Parlamento
italiano e in violazione dell'articolo 18 della Costituzione, che vieta il
perseguimento, anche indiretto, di scopi politici da parte di organismi di
carattere militare. Subito si avanzano affrettati sospetti circa il
coinvolgimento di Gladio in trame cospirative interne ed episodi stragistici.
Il giorno 7, con una lettera al Consiglio dei ministri, Cossiga minaccia di
"autosospendersi" se il governo non confermerà la tesi sulla
legittimità di Gladio da lui sostenute.
Chiamato il presidente della commissione bicamerale -Libero
Gualtieri,- che da anni anche lui sta indagando sulle varie stragi, consegna
alla presidenza del consiglio il fascicolo inerente il ''sid parallelo'' che
parla in qualche punto (gli omissis in alcuni processi) anche dell'esistenza
della fino allora segreta ''struttura Gladio''. Esplode così in Parlamento
e sul Colle il "caso" con tutta la sua causticità tra gli
inquilini dei due Palazzi.
La richiesta di Casson di interrogare Cossiga su una così delicata
questione, era già sufficiente per offendere il Presidente, ma subito dopo
Cossiga diventa furioso "andando sopra le righe", quando alcuni
politici su Gladio iniziano a fare a destra e a manca dichiarazioni
"imprudenti e impudenti"; mentre altri lo accusano di "alto
tradimento" e altri ancora decidono che non sia il giudice Casson
a interrogare Cossiga ma un Comitato parlamentare composto da
"saggi" nelle persone di cinque ex presidenti della Corte
costituzionale per emettere un parere sulla predetta legittimità.
La polemica diventa infuocata, sta per sfociare in una crisi istituzionale,
che rientra non appena Andreotti esprime a Cossiga la solidarietà del
governo e di fronte alla Camera conferma la piena legittimità di
Gladio.
Ma al governo c'è solo Andreotti e la Dc? No, c'è anche il PSI che sta
pestando i piedi.
"I ministri socialisti - ha rivelato Martelli
- hanno posto la loro riserva, e Craxi ha dichiarato di non avere
alcuna intenzione di difendere "l'infallibilità" di Cossiga
e Andreotti"
Cossiga ha pure proposto ad Andreotti di "autosospendersi" e di
passare i poteri a Martelli"
(La Repubblica, 8 dicembre 1990, quella di sopra). Sembra (o è) una
provocazione.
Accade che ora la situazione è cambiata radicalmente. E anche lui
cambia. Il "presidente notaio" lascia il posto al
"picconatore". E Cossiga a picconare non si fermerà più!
Infatti il presidente della Repubblica Cossiga, è di parere diverso sulla
Gladio, ne prende infatti impavido le difese ("erano patrioti quelli
della Gladio, brava gente") e ne parlerà perfino nel tradizionale
messaggio di fine anno, interrompendo, a sorpresa, la lettura del testo
ufficiale e leggendo un foglietto di carta tirato fuori dalla tasca. Una
sfida ai "corvi" di ogni colore.
Da notare che il 23 la Nato ha posto il segreto di stato internazionale
sull'attività e i fini di Gladio.
Ma il bello di Cossiga "picconatore" deve ancora venire!!
Anche se il 19, dalla Germania in visita privata aveva chiesto a tutti
scusa "per essere andato sopra le righe" e aveva promesso di non
parlare più, il prossimo anno inizia a togliersi tanti "sassolini
dalla scarpa", molti anche a costo di alienarsi le simpatie di vaste
aree; a non temere di essere attaccato da più parti, compresi i vecchi
amici del suo partito; e neppure teme quel "....nuovo
"amico". Il 23 marzo del prossimo anno ('91 - vedi)
l'"amico" lo "piccona" forte anche senza farne il nome;
"non lo temiamo, non ci troverà ne atterriti né silenziosi"
Le "picconate" diventano quasi settimanali; lo prendono
perfino per matto, chiedono l'impeachment.
Lui si difende: "In realtà io non esterno. Io comunico; Io non
sono matto. Io faccio il matto. E' diverso. Io sono il finto matto che dice
le cose come stanno".
Altra esternazione la fa mentre è a Parigi: "io sarò in
strada, dove c'é la gente. Per parlare con la gente e possibilmente
rappresentarla e tutelarla".
Ma viene anche qui accusato di fare del qualunquismo e di ricercare il
consenso emotivo.
Ma tornando dalla Germania aveva detto anche un'altra frase. "Sono
successe tante cose all'Est; speriamo ora anche all'Ovest". Piuttosto
enigmatica, comunque profetica.
Il 26 novembre 1991 Cossiga si "autodenuncia", chiedendo che gli sia
contestato il reato di cospirazione politica mediante associazione in
riferimento alla vicenda Gladio.
Il 23 gennaio 1992, Francesco Cossiga con una lettera, annuncia le sue
dimissioni dalla DC.
Il 2 febbraio 1992 Francesco Cossiga firma il decreto di scioglimento delle
Camere.
Il 17 febbraio 1992 con l'arresto di Mario Chiesa, comincia l'era di
"Tangentopoli". Psi nel fango, la Dc pure. Si aprono le dighe.
Il 5-6 aprile 1992 si svolgono le elezioni politiche in un clima di
incertezze. Con un'aria molto pesante, che preannuncia tempesta. Infatti tutti
i partiti tradizionali ne saranno travolti. La sorpresa sono i partiti della
"protesta".
Il 18 aprile Cossiga parla in televisione a reti unificate per 45 minuti. Dice
che "al voto del 5 aprile è venuta una domanda di riforme istituzionali
e una grande voglia di cambiamento nel modo di governare lo stato". Il
segnale c'è, ed è forte e chiaro.
Il 23 aprile 1992 comincia la nuova legislatura. Due giorni dopo, in un
messaggio televisivo, il presidente Cossiga annuncia le sue dimissioni da
Presidente della Repubblica, che saranno formalizzate il 28 aprile. Il
"notaio" trasformatosi in "picconatore" lascia il
Quirinale con dieci settimane di anticipo rispetto alla scadenza del mandato.
Chiede di essere ascoltato dai tribunali. Ma su tutta la vicenda la
magistratura archivierà l'indagine. La magistratura del resto da questo
momento ha altro da fare: infatti è la protagonista. Sta scoppiando la
"caldaia" Tangentopoli.
Cossiga se ne va beatamente in una lunga vacanza a Dublino.
Ma le scene di "mani pulite" comunque lo raggiungono anche lì. Gli
viene perfino da piangere nel vedere la mediocrità di certa gente.
"Cossiga rompe il silenzio dell'auto-esilio e si lancia in
un'esternazione terrificante. "E' la Dc il nemico che ha tradito,
incapace di modificare la sua arroganza, allo sbando. I dirigenti DC la gente
li prenderà a sassate per la strada. Io non li ho buttati giù dalle scale,
ma la gente non avrà i miei scrupoli (...). DC da lapidare. De Mita è il
meglio. Forlani è un ipocrita: non mente, lui, nasconde la verità"
(...) Ho scritto al Popolo una lettera, in cui spiegavo perché non mi sarei
più iscritto al gruppo Dc del Senato. Hanno rifiutato di pubblicarmela; era
più importante la seduta alla sezione della Garbatella" (da Il
Secolo, venerdi 1° maggio 1992)
Tutto quello che accadrà dopo, insomma era scritto e annunciato (i maligni
dicono "voluto")
Di Gladio non se ne parlerà più, e del "nuovo amico" nemmeno.

...sabato 23 marzo alla Fiera di Roma, davanti ai microfoni e alle
telecamere. Rappresentano uno sconcertante documento, di eccezionale
gravità, un atto d'accusa, una denuncia contro il sistema politico e
istituzionale. Tre frasi per dare l'allarme, sollecitando a più riprese la
Grande Riforma e la Seconda Repubblica, che la maggior parte dell'opinione
pubblica vuole. Gente che condivide nella sostanza, l'ispirazione e
l'obiettivo di Cossiga, che proprio per questo appoggio popolare viene
accusato di fare del qualunquismo e di ricercare il consenso emotivo.
Per i politici sono "picconate" disfattiste, che delegittimano il
parlamento e la magistratura; ma per la gente che si muove nel quotidiano,
dentro non una società "civile" ma nella inestricabile
"foresta delle lobby", sono "picconate" che stanno
minando alla base molte certezze sull'operato di alcuni nomi eccellenti, che
si ritenevano fino ad oggi intoccabili, o unti dal signore, pur avendo pochi
meriti, e alcuni proprio nessuno.
Il degrado della vita pubblica, prodotto dalla partitocrazia, l'instabilità
governativa, la precarietà delle maggioranze parlamentari che dal
dopoguerra sono state sempre DC oppure tenute assieme con blandi alleati di
comodo, ieri, e tracotanti e gonfi di prepotenza e arroganza oggi, è ormai
una realtà davanti a tutti. E sta generando un profondo malessere anche e
soprattutto nella grande imprenditoria.
Insieme, molti, moltissimi, hanno trasformato l'Italia in terra di conquista
dove più nessuno è libero di muovere un passo se prima non si è piegato
con tanti inchini se è un debole, e a tanti ricatti se è un forte. Tutto
questo é già da tempo sotto gli occhi di tutti. Ma tutti tacciono.
(Frasi che riportava Giampaolo Pansa, proprio all'interno del
settimanale sopra del 7 aprile, a pag 21, con il titolo Il
"burattinaio")
Ma non è tutto, Cossiga chiama in causa anche un "gran laico"
come firmatario dell'atto costituivo della Stay behind (questo era il vero
nome della Gladio) : una trasparente allusione a GIOVANNI SPADOLINI.
Repliche e smentite dai parenti dei due chiamati in causa, ma nessun stupore
manifestano padre BAGET BOZZO e PISANO che prima di gioire accanto a Craxi
(in seguito con Berlusconi) "militavano" in quella DC
"organizzata" non solo evangelicamente.
Occhetto invece si limita a chiedere chiarimenti. Ma che agisse una
struttura parallela armata del PCI a quel tempo, se ne ebbero poi concreti
indizi, nemmeno più dubitabili oggi. Che vi fosse un altrettanto struttura
parallela armata anche dentro la DC (perfino all'insaputa dei vertici
democristiani) anche questo è ormai assodato. (Ma che qualcuno possa in
questo quarantennio, immaginare che dentro la DC ci fossero dei
"traditori" reclutati e pagati dal KGB, questo nessuno osa
nemmeno immaginarlo. Ma il "muro" si è rotto, e da
quel varco qualcosa sta ora passando, scottante, e sono raffiche di
Mitrokinaglia (un giorno si capirà cosa vogliamo dire); e Cossiga che di
spioni é da una vita che se ne occupa (dell' est e dell' ovest, e anche
"dentro" la stessa penisola), sa molto, moltissimo. Qualcosa dirà
nel prossimo gennaio (vedi). Ma pochi prestarono attenzione alle sue parole.
Insomma a stracciarsi le vesti dopo le rivelazioni di Cossiga sono stati in
tanti, ma tutti hanno recitato la loro parte con tanta ipocrisia o con poca
realistica visione dei fatti di allora, nonostante che da alcune settimane
il mondo occidentale sia stato spettatore del totale fallimento e dello
sfascio di quella ideologia che voleva prendere il potere in quei lontani
anni, molto critici.
Rivelazioni senza reticenze quelle di Cossiga, con un motivo di
soddisfazione per il fatto che per 45 anni tutti i componenti hanno
mantenuto il segreto su Gladio e sui 139 nascondigli di
"materiali" di pronto intervento in caso di occupazione
"rossa".
Il pericolo non erano i "rossi" dell'Est. Il comandante di un
reparto speciale della Nato così si esprimeva a chi scrive che ne faceva
parte: "Il pericolo è che il giorno dopo gli italiani diventino
all'improvviso tutti comunisti (compresi gli industriali, i cattolici, i
borghesi, i militari). Abbiamo già visto un "8 Settembre". E chi
ne ha fatto uno è capace di farne un altro".
Data: Venerdì, 06 dicembre @ 23:54:09 CET
Argomento: Democrazia in Italia oggi
“Questo è il nostro ministro!”
“E questo è il ministro per i rapporti commerciali con l’estero.”
“Va be’, questo lo sapevamo già.” Il nome del generale Giannini,
comandante della Guardia di Finanza, ce lo avevano comunicato per telefono i
suoi sottoposti, fedeli allo Stato, quando nel corso della perquisizione
avevano ricevuto una sua telefonata: “Troverete degli elenchi, in quegli
elenchi ci sono anch’io.”
“Orca, questo diventerà presidente del consiglio dei ministri tra tredici
anni.”
Scrivo questa storia ad Ajaccio, in Corsica, in questo 10 Febbraio
1997, anniversario del Tet, dell'anno della Tigre di Legno (1975), per
evitare che, con la mia morte, la cancellazione mia e dei miei commilitoni
giunga a compimento e di noi non restino altro che le diffamazioni e le
calunnie che ci sono state riservate in questi anni di infamie. Se morirò
prima di essere riuscito a portare a termine la mia ultima missione, affido
a Voi, popolo di Internet, la nostra storia, quella vera !. La storia delle
tre Centurie dei Gladiatori di Stay-behind Italia. I Gladiatori del S.I.D :
ciò che furono e ciò che ne è stato ! !
"Quei Lupi" ... non hanno perso il vizio del saccheggio ed
hanno continuato con i miei beni di famiglia. Ormai vittoriosi, non si sono
preoccupati nemmeno di non lasciare tracce dei Loro delitti. "Questo
Lupo" ... non ha perso il vizio di battersi a morte contro i Tiranni ed
i loro servi ... e così sia ! Ma se morirò prima di aver vinto ottenendo
Giustizia, i traditori codardi ed assassini della Patria, li avrai
conosciuti anche Tu ! ! !. La somma che ti viene richiesta è un contributo
alle spese. Nessuno mi aiuta in questa guerra, gli Avvocati mi sono costati
un occhio e ancora ne avrò bisogno ed anche Internet ha i suoi costi ed io
...Non ho nessuna intenzione di arrendermi !!!
Inoltre, vorrei costruire un monumento funebre alla Nostra
memoria e di tutti i caduti per la Libertà e la Democrazia! Se ce la farò
... ad Alghero!
"La
verità sui segreti del Pci o esco dalla maggioranza"
di ANTONELLO CAPORALE
Chi lo conosce bene assicura che Cossiga adesso vuol presentare il conto a
D'Alema. Conto, inutile aggiungere, salato. "Non vogliono accettare
una commissione che certifichi i soldi presi dall'Urss. Io li ho trattati
da uguali, ma loro vogliono continuare a sentirsi diversi... Li ho mandati
al diavolo, io quella proposta non l'accetto".
Per sempre al diavolo D'Alema, dunque? Oggi sapremo. Perchè stamane il
presidente del Consiglio gli comunicherà che sì, va bene anche la
commissione d'inchiesta linmitata ai finanziamenti sovietici, va bene
discutere soltanto di comunisti e di spie, di Kgb e di Botteghe oscure, di
Cossutta e dell'ambasciatore Rizhov. Sperando che finiscano questi
orribili scricchiolii che turbano il sonno di troppi e allarmano i
ministri come Guido Folloni, chiamati - a torto o a ragione - a lasciare
per primi la poltrona quando Cossiga chiamerà. "Crisi? Nooo, secondo
me Cossiga col suo pressing cerca giustamente di vederla davveroquesta
commissione. Ho parlato con il presidente del Senato Mancino, in una
settimana ce la dovremmo fare. Quando si accorgerà che si va avanti, e di
corsa, comprenderà di aver ottenuto quello che voleva". Così dice,
e così spera Folloni. La pace, dovesse essere davvero firmata, sarebbe
comunque fragilissima, dopo che il senatore a vita ha deciso di processare
il premier sulle pagine del Corriere della Sera, in uno spazio preso a
pagamento. "Caro D'Alema, difendi la storia d'Italia
altrimenti...", scrive la penna velenosa di Francesco Cossiga.
Scrivila, altrimenti ti lascio al tuo destino. C'erano mille modi per
comunicargli il messaggio. La fantasia cossighiana - sempre fertilissima -
ha scelto la modalità più clamorosa, l'inserzione pubblicitaria, per
esprimere il dissenso. Chi ha gli occhi, e soprattutto le orecchie
allenate a riconoscere le intenzioni dietro anche alla più lineare delle
mosse, si attende invece che il botto, la crisi di governo cioè, esploda
nelle ore che seguiranno. "Se lo conosco un poco, credo che non
ritornerà sui suoi passi - spiega per esempio Angelo Sanza, deputato
classificato come fedelissimo - Altrimenti perchè ostentare così il suo
dissenso? No la misura è colma, è proprio colma. D'Alema probabilmente
dovrà fare a meno dei cossighiani. In termini numerici non è un
problema, ma politicamente questo governo reggerà l'urto?".
Attendere per capire, "perchè certo la parola fine non è stata
scritta e se si rimangiano tutto è possibile che Cossiga sia costretto a
ritornare sui suoi passi". Costretto, non voglioso di ritornarvi.
Perché più passa il tempo e più Cossiga deve ascoltare i rimproveri di
cardinali e grandi capitani d'impresa sulla sua scelta di far fuori Prodi
e mettere sul trono D'Alema, "l'ex comunista".
A Milano - dove l'ex presidente della Repubblica da qualche giorno si
trova - la convinzione di aver fatto "una frittata", come dice
Sanza, si è ancora più radicata. Avrà sentito, forse anche da Cesare
Romiti, le perplessità sul conto di D'Alema e l'invito a sganciare il
carro dei moderati da quello di Botteghe oscure s'è fatto ancora più
pressante. Anche l'ultimo dei dubbi è così svanito e Cossiga ha scritto
il suo atto d'accusa. Lunghissimo, com'è nello stile: "Tu sei,
diciamo anche per opera mia, il presidente del Consiglio ed hai il dovere
di difendere e tutelare la storia d'Italia. Per questo io, pur se
rappresento solo me stesso, faccio parte della tua maggioranza e ti ho
finora sostenuto. Ma se sceglierai per un passato oscuro e inquietante, io
sceglierò, e inviterò i miei amici a scegliere, per la dignità e
l'orgoglio della Nazione".
D'Alema non tergiversi e non tenti di diluire la storia comunista nel
calderone dei "misteri d' Italia". Confondere i nomi e la
storia, avvicinare le spie del Kgb alle azioni di Gladio è l'ultima
ingiuria. Gladio, appunto. Cossiga rivela di essere stato informato di
un'inchiesta aperta su di lui dalla procura di Palermo relativa al suo
ruolo in Gladio. Esistono - scrive - "minacce che in queste ore
vengono portate a mia conoscenza da autorità istituzionali e da ambienti
giornalistici oscenamente formulate con il sistema della mormorazione e
dei sussurri". Cossiga sotto accusa "da sostituti procuratori
ammalati di onnipotenza che sembrano star preparando uno dei soliti
dossier pseudo- giudiziari", proprio quando D'Alema e Veltroni si
adoperano per far confluire l'inchiesta sulle spie del Kgb nel fiume
velenoso dei "misteri d'Italia"? "Caro presidente del
Consiglio, nessuno, almeno non io, è fesso. Non voglio certo una
commissione d' inchiesta per prestarmi a un gioco di ricatti e
controricatti, di offerte e controfferte". Al Paese "serve la
verità". E, caro D'Alema, il dossier Mitrokhin è, forse, il primo
tomo di una lunga serie di dossier che da Mosca "eventualmente
seguiranno". Il conto, dicevamo, è salato: "Se altri, comunisti
e no, hanno tradito il paese non c'è niente da archiviare".
(14 ottobre 1999)
BERLUSCONI letto il Corriere si è "arrabbiato come un
drago", ..."ma come si permette, gli ho fatto la campagna
elettorale tutta io, soldi e voti a disposizione, poi mi tratta così".
Fa seguire scongiuri e qualcuno giura che i reclutamenti d'ora in poi B. non
li farà più cercando dentro le file di intellettuali, filosofi o
professori. "Parlano troppo e sono irriconoscenti".
Del gesuita PADRE
LOMBARDI (del '48) il tuonante " microfono di
Dio", non ne sentiremo la mancanza, ha lasciato in eredità
"la Tivù di Dio" in buone mani.