Ho ricevuto questo messaggio, immagino, dal figlio di Max Corvo che io cito in http://www.fisicamente.net/index-68.htm. Se lo credete leggetelo (lo ho lasciato così come è arrivato, non ho fatto alcuna correzione). Alla fine darò una breve risposta.
----- Original Message -----
Innanzitutto
ringrazio il figlio del sig. Corvo per avermi scritto. Ciò che dice è
pubblicato immediatamente con la massima evidenza. Lo ringrazio anche perché
fornisce tutti i riscontri possibili a quanto avevo scritto, in quei tempi il
sig. Corvo padre si muoveva da quelle parti con una certa facilità ed
autorità. Prendo atto della grande differenza esistente tra CIA ed FBI da una
parte e SI dell'OSS.
Quindi vorrei comunicare a Corvo-figlio che nel mio scritto la frase che mi viene imputata riporta un precisissimo riferimento bibliografico, al libro "Delitto al potere" (Samonà e Savelli, 1972) dell'ottimo storico R. de Sanctis. La frase è addirittura virgolettata. Ogni eventuale problema di correzione non può riguardare una fonte secondaria ma la primaria. Tra l'altro credo che lei, Corvo-figlio, troverà una accoglienza importante. Mentre il grande Samonà è scomparso da tempo, il Savelli (Giulio) è passato gloriosamente a rimpinguare le fila di Forza Italia e, successivamente Lega. Avrà tutto l'interesse (di partito) a togliere quella macchia mafiosa da un libro da lui edito ... Sa, per la vicenda delle molte prossimità ...
Per il resto concludo dicendo che il mafioso, sig. Corvo-figlio, non è uno con la coppola che parla siculo stretto. Immagino che suo padre abbia incontrato in Sicilia gente di una certa levatura, soprattutto all'Hotel delle Palme. Lì infatti si ritrovava la ... gente di una certa levatura.
Si convinca, sig. Corvo-figlio, gli USA utilizzano e gettano e non mi stupisce punto che poi il maccartismo abbia colpito proprio suo padre ... il quale però si è riscattato diventando persona di una certa levatura che ha fatto commerci con la .. gente di una certa levatura.
La saluto sig. Corvo-figlio. Sarò felice di pubblicare ogni altro dettaglio che lei vorrà fornirmi intanto ...
http://www.sisde.it/sito%5CRivista10.nsf/servnavig/21
Dal sito che segue trovo una scheda
riguardante un collega di Corvo: http://www.archivio900.it/indicenomi/default.asp?id=1411 Altre informazioni provengono da: www.archivio900.it/finestresul900/
approfondimenti/traCiaeMafia.htm Fonte: Antonio Cipriani,
Gianni Cipriani, Sovranità Limitata, storia dell'eversione atlantica in
Italia, Edizioni Associate 1991
Luigi Cipriani, Interventi in aula su Gladio (sedute
dell’11 gennaio 1991 e 23 maggio 1991. In Stenografici sedute
parlamentari X Legislatura) " Mi chiedo come mai l'onorevole Andreotti abbia voluto negare,
fino al dibattito svoltosi nell'agosto scorso sui rapporti tra la Cia e la
P2, l'esistenza in Italia di un organismo clandestino, armato e composto
da civili. Dell'esistenza di tale organismo - voglio sottolinearlo - si è
parlato in Italia da molti anni. Ricordo che in quell'occasione avevo
citato l'esistenza della base di Capo Marrangiu in Sardegna, dove si
sapeva che venivano addestrati quelli che oggi chiamiamo
"gladiatori". Sottolineo il fatto che tutti i responsabili
dell'operazione "Gladio" che abbiamo interrogato presso la
Commissione Stragi ci hanno riferito di non aver mai sentito la
denominazione "Gladio" e di avere sempre operato nell'ambito
dello Stay-behind. Essi ci hanno inoltre informato di aver operato sulla
base di un patto sottoscritto tra la Cia e i servizi segreti italiani
negli anni cinquanta. Mi chiedo come mai Lei, nel corso della sua audizione tenuta presso la
Commissione Stragi il 3 agosto, ci abbia detto che l'organizzazione
"Gladio" fu sciolta nel 1972 per poi correggersi nell'ottobre
successivo affermando, invece, che era tuttora operante. Dalla lettura della documentazione che ci ha fornito emerge
chiaramente (non so se per responsabilità sua, o se lei stesso sia stato
male informato e documentato) che la versione che ci è stata data
dell'operazione "Gladio" è chiaramente una versione contraffatta,
non credibile e che fa acqua da tutte le parti. Infatti, sia dalle posizioni
assunte dai magistrati Casson e Mastelloni, sia dalle audizioni tenute
presso la Commissione Stragi, è emerso chiaramente che si tratta di una
versione che non sta in piedi. Vorrei ricostruire, partendo da alcune affermazioni contenute nel
documento che lei ci ha inviato sull'operazione "Gladio", la vera
storia di questa vicenda che non è neanche qualificabile come un patto
stipulato tra la Cia e il Sifar, ma come una imposizione da parte di una
potenza occupante, gli Stati Uniti, che hanno costituito ed organizzato nel
nostro paese strutture armate clandestine preesistenti a quell'accordo che
ora chiamiamo operazione "Gladio". Ciò viene confermato dalla sua
affermazione secondo la quale, nel 1951, da una nota del generale Musco (il
primo capo del Sifar) si rendeva noto che, stante la presenza nell'Italia
settentrionale di un'organizzazione clandestina, autonomamente costituita
dagli Stati Uniti, il Sifar aveva preso in considerazione la necessità di
costituire a sua volta una struttura di questo genere e di cercare di
arrivare ad un coordinamento con quella preesistente struttura americana. Vorrei ricordare che questa storia nasce con lo sbarco degli americani
in Sicilia. Da quel momento, alcuni personaggi, che facevano
contemporaneamente capo a Cosa Nostra (la mafia siculo- americana), all'Oss
(che era il corrispondente della Cia di quegli anni) e alla massoneria,
hanno operato nel nostro paese costituendo fin da allora una struttura
armata. Vorrei inoltre ricordare che il primo intervento che ha utilizzato
la strage come azione politica per condizionare le vicende politiche del
nostro paese e per impedire una avanzata della sinistra è rappresentato
dalla strage di Portella delle Ginestre. I personaggi dell'Oss che operavano in quegli anni - mi
limito a citarne i nomi perché ricostruire tutta la storia sarebbe molto
lungo - sono i seguenti: Frank Gigliotti, Max Corvo, Max Scamporino, Charles
Poletti - tutti membri della massoneria e della Cia legati a Cosa Nostra - e
Carmel Offie (incaricato delle operazioni speciali della Cia nel nostro
paese. Quindi, la vicenda inizia da lì e comincia attraverso la
costituzione di apparati armati clandestini reclutati dalla Cia. A tale riguardo vorrei ricordare che alla "stazione " Cia di
Roma venne rinvenuto un elenco di duemila nomi di personaggi di destra che
venivano identificati come soggetti in grado di utilizzare armi ed
esplosivi, e disponibili per qualunque uso ed intervento al fine di impedire
che in Italia si realizzasse un'avanzata del partito comunista e, in ogni
caso, delle sinistre. È una storia che ha inizio da quelle vicende e che parte attraverso
la costituzione nel nostro paese di una struttura clandestina armata che
reclutava civili di orientamento anticomunista. Aggiungo anche che - del
resto è qui presente il generale Viviani che può confermare questa mia
affermazione - negli anni intorno al '68 vennero reclutati migliaia di ex
militari, poliziotti, carabinieri e civili di orientamento anticomunista.
Inoltre, in Sardegna venne organizzato un campo di addestramento. Quindi la vicenda si è sempre presentata in questi termini. Il
generale De Lorenzo ed il generale Musco, primi capi del Sifar, furono
imposti dagli Stati Uniti. Il generale Musco, in particolare, era capo
dell'Associazione Italiana di Liberazione che veniva definita da Frank
Gigliotti "gruppo di cinquanta generali del vecchio regime" decisi
a tutto per impedire un'avanzata delle sinistre nel nostro paese. Questo
personaggio golpista, che faceva capo a tale associazione, viene nominato
primo capo del Sifar su indicazione degli americani. Il generale De Lorenzo e l'onorevole Pacciardi - il primo capo del
Sifar, il secondo Ministro della Difesa- vengono imposti da Carmel Offie,
l'americano che rappresentava in Italia le operazioni speciali della Cia, e
vengono indicati a De Gasperi come il Ministro della Difesa ed il capo del
Sifar che avrebbero dovuto sancire la nascita del servizio segreto italiano
nell'ambito dei rapporti con gli Stati Uniti innanzitutto, e con la Nato
successivamente. Nel 1952 il generale De Lorenzo, appena nominato capo del Sifar,
sottoscrive un accordo con gli americani (il famoso piano "Demagnetize",
del quale si è parlato in precedenza). La documentazione statunitense,
sottoscritta, dice addirittura che non si sarebbero dovuti informare i
rispettivi governi francese ed italiano, i quali avrebbero avuto certamente
da ridire per la presenza e la costituzione di strutture armate clandestine
nei vari paesi; non era quindi necessario informare le rappresentanze
politiche. Nel 1956 e nel 1959 si procede alla codificazione ed in qualche modo
si attua il tentativo di rendere accettabile una realtà precostituita in
quei termini. Nasce la struttura dello Stay-behind, come viene definita a
livello europeo, il cui retroterra è costituito dal piano "Demagnetize".
Da tutto ciò ha origine la vicenda Sifar. Nel 1959 iniziano le schedature
(i famosi 137.000 fascicoli) ancora una volta su indicazione di Carmel Offie.
Inizia con De Lorenzo ed il colonnello Rocca l'operazione di schedatura: si
verifica poi l'andata al potere di De Lorenzo e del suo gruppo, prima
all'interno del Sifar e successivamente come comandante dell'Arma dei
Carabinieri e capo di Stato Maggiore dell'esercito. Voglio per inciso
ricordare che De Lorenzo poté compiere tale ascesa controllando allo stesso
tempo il Sifar con i suoi uomini e l'Arma dei Carabinieri, per poi assurgere
alla carica di capo di Stato Maggiore grazie all'appoggio che Lei, onorevole
Andreotti, fornì a quell'epoca mediante le cosiddette "leggi di
equipollenza": che consentirono a De Lorenzo, pur non avendone i
titoli, di fare quella certa carriera. Ricordo inoltre che Lei non può dire di essere all'oscuro delle
vicende che si verificavano in quegli anni all'interno del Sifar perché il
generale Gaspari, che fu uno di quelli che si opposero all'operazione De
Lorenzo all'interno dell'Arma dei Carabinieri, le mandò una lettera,
scavalcando le vie gerarchiche, nella quale denunciava che il generale De
Lorenzo, con operazioni di potere, di ricatto sui colleghi e di schedature,
stava assumendo il controllo dell'Arma e compiendo operazioni assolutamente
non condivisibili; pertanto, rassegnava le sue dimissioni perché non poteva
più sopportare una situazione di quel genere. Eppure allora non si disse nulla e si volle coprire ancora una volta
l'operazione golpista di De Lorenzo. Sono d'accordo sul fatto che si sapesse
molto su queste vicende; si sapeva della Brigata meccanizzata e dei
personaggi che furono implicati nella stesura dei piani di intervento, delle
schedature e delle liste degli enucleandi. Si tratta di personaggi che
rimasero poi all'interno dell'Arma: ritroviamo il generale Mingarelli come
uno degli estensori del piano "Solo", come comandante della
legione di Udine, nonché dei depistaggi sulla strage di Peteano. Arriviamo così alle vicende più vicine a noi e più concrete. Noi
abbiamo ormai acquisito un dato di fatto: non si sa quanti fossero i
"gladiatori". Ancora ieri il generale Cismondi, il responsabile
della struttura Gladio per la regione Veneto, ci ha detto di aver avuto in
un primo momento un elenco di ottocento nomi, che successivamente l'elenco
fu ridotto a seicento nomi e che quest'ultima lista gli fu data da Specogna.
Il generale Cismondi poté rilevare il fatto che quelle persone erano
anziane e che andavano sostituite. Aver potuto operare questa forma di
controllo voleva dire che egli disponeva degli elenchi di seicento nomi.
Dunque, soltanto nell'area del Veneto registriamo seicento
"gladiatori". Non è vero che le armi fossero tutte depositate nei
"Nasco". Sappiamo oggi che fin dagli anni cinquanta nelle caserme
dei carabinieri e dell'esercito (in quarantotto caserme dell'esercito) erano
depositate armi; quindi vi era una doppia disponibilità: i depositi nei
"Nasco", alcuni dei quali sono spariti sin dall'inizio, e le armi
a fini di pronto intervento depositate nelle caserme dei carabinieri e
dell'esercito disponibili per i vari "gladiatori". Sappiamo che il capo- zona dell'operazione "Gladio" per il
Veneto, Specogna, venne sostituito perché non affidabile, perché era un
chiacchierone, perché reclutava chi voleva e perché aveva costituito una
struttura incontrollabile. Il generale Serravalle, uno dei responsabili
dell'operazione "Gladio", ascoltato dalla Commissione d'inchiesta
sul terrorismo, ha detto di aver avuto ad un certo punto l'impressione di
avere a che fare con una banda armata. Ieri abbiamo chiesto al generale Cismondi che ci spiegasse in che cosa
consistevano le esercitazioni e la famosa "esfiltrazione". Ebbene,
onorevole Andreotti, se lei si fosse affidato alla struttura
"Gladio" per poter essere "esfiltrato" e portato in
salvo, si sarebbe messo in cattivissime mani, perché è apparso chiaro che
quegli uomini non erano assolutamente addestrati per compiere questo tipo di
operazione. Le famose "case sicure", le casematte che avrebbero
dovuto servire da appoggio per l'"esfiltrazione", risultavano
essere le abitazioni di alcuni "gladiatori"; fra di esse,
addirittura, vi era l'abitazione del generale Cismondi, che doveva essere il
capo segretissimo di questo tipo di operazione. Durante il terremoto un parroco del Friuli trovò dell'esplosivo
(gelatina e nitroglicerina) in una cantina; non avvertì i carabinieri, ma
un ufficiale degli alpini. Quest'ultimo, facendo parte di una struttura
segretissima, sapeva a chi doveva rivolgersi e telefonò a Specogna, il
quale dall'ufficio monografie del quinto Commiliter rappresentava
l'organismo segretissimo di copertura. Una volta avvertito, anziché
avvisare la magistratura e gli artificieri per evitare un'esplosione,
Specogna si recò direttamente sul posto, prelevò l'esplosivo e, senza dir
nulla a nessuno, lo gettò nel mare prospiciente quella zona. Si tratta quindi chiaramente di un apparato incontrollabile, che
vedeva la presenza di personaggi che, per loro cultura e mentalità,
avrebbero dovuto garantire essenzialmente l'anticomunismo ed impedire che si
verificasse un sovvertimento interno: è questa la vera sostanza della
vicenda. Se avessimo dovuto affidarci a questo tipo di struttura, così come
era stata costituita, organizzata e fatta funzionare, effettivamente non
avremmo potuto realizzare alcuno dei compiti previsti; ma evidentemente non
era questo l'obiettivo alla base dell'addestramento e della disponibilità
di armi. Furono reclutati personaggi che non davano alcuna garanzia e che
non sono quelli inclusi negli elenchi. Abbiamo anche saputo che i vari capi
dei nuclei potevano a loro volta contattare persone sconosciute da
coinvolgere nell'operazione. Gli elenchi contenenti i nomi di queste persone
non esistono, oppure non ci sono stati consegnati. Voglio ribadire in questa
sede che, mentre sui giornali vengono pubblicate liste di nomi, la
Commissione parlamentare che sta indagando a tutt'oggi non ne è in
possesso. A questo punto ciò ha pochissima importanza, perché abbiamo
capito che la struttura è ben altro…. L’intervento è interrotto dalla presidenza della Camera (on. Nilde
Jotti) perché il tempo a disposizione è scaduto. E’ concesso solo un
breve spazio in sede di illustrazione delle interpellanze. ….Per quanto riguarda la questione della legalità dell’organizzazione
Gladio, vorrei precisare che non è vero che l’accordo tra la Cia e i
servizi italiani venne stipulato nel 1956; tale accordo venne stipulato,
infatti, nel 1952. In una informativa del generale Musco si possono leggere
le seguenti parole: "C’è una presenza, organizzata autonomamente
dalla Cia, sul nostro territorio. E’ necessario che anche il Sifar cominci
a studiare questo tipo di operazione". Nel 1952 il generale De Lorenzo
sottoscrisse un patto che venne tenuto segreto –come risulta dai documenti
emersi dagli archivi degli Stati Uniti- denominato "Demagnetize".
Sulla base di tale piano venne elaborato poi, a livello Nato, lo Stay behind
negli anni successivi. Il vero accordo, quindi, risale al 1952. Mi chiedo come possa essere considerato legale un patto che sanziona
la presenza di strutture clandestine armate da parte di un paese straniero
nel nostro territorio. Perché, in definitiva, in ciò consiste quell’operazione
del 1956. Possiamo considerare legale un patto che, nella sostanza, sancisce
che un paese straniero avesse costituito nel nostro paese delle strutture
armate clandestine? Sottolineo che questa affermazione è stata fatta non
dal sottoscritto, ma dal generale Musco in quell’informativa che lei
stesso, onorevole presidente, ha citato nel documento relativo all’organizzazione
Gladio. Possiamo considerare legale questo fatto? Il dibattito sull’affare Gladio continua nei mesi successivi.
Nella seduta del 23 maggio 1991 Luigi Cipriani interviene nuovamente "…Nel periodo che va dalla fine della guerra fino alla
costituzione della Nato, l’Oss cercò di insediare nel nostro Paese delle
strutture che si opponessero all’andata al potere del Partito comunista.
Queste strutture con il loro orientamento anticomunista hanno potuto
costituire una sorta di armata personale, comprendente e integrante quei
gruppi a cavallo tra la destra e i servizi segreti di cui abbiamo avuto
numerosissime dimostrazioni nel nostro Paese…" Cercherò di indicare una serie di altri documenti che, secondo me,
possono essere utili, in particolare quelli che potremmo ottenere compiendo
un viaggio negli Stati Uniti presso il Dipartimento di Stato. Infatti, è
vero che gli accordi di cui stiamo parlando hanno come protagonisti i
servizi segreti dei due Stati, ma mi sembra che emerga un ruolo fondamentale
da parte del Dipartimento di Stato americano, e quindi della Presidenza
statunitense, visto che in più occasioni compare l'attività
dell'Ambasciata americana a Roma. Cito dei brani di documenti ufficiali che, a mio avviso, consentono di
fare luce su un periodo che finora non abbiamo sufficientemente affrontato,
quello che va dalla fine della guerra fino alla costituzione della Nato. In
tale periodo risulta che l'Oss cercò di insediare nel nostro paese delle
strutture che si opponessero all'andata al potere del Partito comunista.
Questa è stata fin dall'inizio la preoccupazione che le truppe di
liberazione e di occupazione statunitense hanno nutrito arrivando nel nostro
paese. Si parla di un gruppo diretto da Earl Brennan, incaricato delle
operazioni speciali da parte dell'Oss in Italia, il personaggio che durante
la guerra tenne i contatti con il Grande Oriente d'Italia. In questa vicenda
mi sembra sia stato trascurato il ruolo svolto dalla massoneria statunitense
anche nel processo di unificazione della massoneria italiana. Non penso sia
un caso che spesso i canali della massoneria e di strutture dei servizi
segreti si sovrappongano, in particolare negli Stati Uniti, dove molto
spesso sono addirittura la stessa cosa. Leggerò alcuni brani per ribadire che non ci rifacciamo a conclusioni
personali, ma a documentazione acquisibile che dimostra l'esistenza di
questa struttura. Qui c'è un rapporto di tale Walter Dowling del 1947. Walter Dowling,
della Divisione Affari europei del Dipartimento esteri degli Stati Uniti,
faceva riferimento a questo Brennan e diceva: "In questi termini temo
che Gigliotti, anch'esso membro dell'Oss, stia cercando di attivare la
vecchia banda dell'Oss in Italia come mezzo per combattere il
comunismo". Com'è noto, l'attività di quel gruppo è messa in piedi
per la maggior parte da italo- americani quali Scamporino, Max Corvo e
altri. Sono personaggi che poi noi ritroviamo dietro la vicenda di Portella
della Ginestra, cioè sono quei personaggi che poi procurarono le armi alla
banda Giuliano, quelle armi che vengono recuperate dalla divisione Anders,
divisione formata da polacchi, sbarcata in Italia. Le armi di quella
divisione sono elementi provati e riconosciuti furono poi date alla banda
Giuliano. Qui si vede la presenza dei servizi statunitensi e la presenza
statunitense che si preoccupano da subito di costituirsi delle basi armate
in gruppi anticomunisti da poter utilizzare in caso di necessità. Frank Gigliotti si fa patrocinatore - utilizzando i rapporti con il
principe Alliata di Monreale, che successivamente troveremo nella P2 -
dell'unificazione della massoneria italiana. E come prezzo deve pagare il
fatto che vengano riconosciute le logge massoniche nelle basi Nato e nelle
basi americane nel nostro paese. Immediatamente c'è questo tipo di
insediamento e i personaggi sono questi. Ciò che si desume è che in
occasione delle elezioni del 1948, in Italia, era stata costituita una
struttura armata clandestina che, in caso di presa del potere da parte del
Partito comunista - quindi in termini legali, a seguito di elezioni -
sarebbe dovuta intervenire appunto per impedire che i comunisti prendessero
il potere anche per le vie legali. Questo si rifà anche alle dichiarazioni
che Edgardo Sogno con il suo movimento "Pace e Libertà" più
volte ha ribadito: "Noi eravamo pronti ad intervenire con le armi nel
caso che il Partito Comunista avesse conquistato il potere anche per le vie
legali". Qui è il caso di approfondire il periodo in cui De Gasperi era
Presidente del Consiglio e i fatti successi in quel periodo. De Gasperi
negò sempre il fatto che vi fosse stata, prima delle elezioni del 1948, una
fornitura di armi da parte degli Stati Uniti, una fornitura clandestina,
cioè non ufficiale. Invece è documentato che questa fornitura ci fu e
potrei anche dare l'elenco dei tipi di armi. Poi, sempre presso il solito
Dipartimento di Stato, c'è un appunto del 25 marzo 1948, dell'ambasciatore
Dunn che scrive al Segretario di Stato: "In conformità all'accordo
raggiunto in questi giorni con il comandante della difesa, generale
Trezzani, si dichiara che l'offerta di cui al documento 72 viene accettata
in termini di pagamento di 10 milioni di dollari. Tale somma dovrà essere
pagata in dollari Usa prima del 1 luglio 1948, ulteriore accordo con il
generale Trezzani e il ministro della difesa Facchinetti". C'è quindi
una fornitura di armi segreta da parte degli Stati Uniti ed è documentata
da queste persone. Poi, c'è un appunto che ancora una volta pone l'accento
sull'interesse degli Stati Uniti, non nel caso in cui l'Italia venisse
invasa dai sovietici, ma che cambiasse alleanze con l'ingresso dei comunisti
nel Governo. C'è un documento del colonnello John Williams, addetto
militare che si occupava della situazione italiana, che recita:
"Premessa l'importanza strategica e politica dell’Italia e il fatto
che la sua sicurezza interna è elemento essenziale nella lotta contro il
Comintern - poiché è la parte che si apre verso il centro e l'est europeo,
perché può consentire il controllo militare dei Balcani, dell'Adriatico,
dello Jonio e della Grecia"- la nota prosegue sostenendo che a questo
punto è necessario sostenere finanziariamente tutte quelle forze che, anche
se facevano parte del vecchio regime, comunque erano in grado di opporsi
anche militarmente a che il Partito Comunista prendesse il potere nel nostro
paese. E c'è un riferimento ai vari gruppi che si andavano organizzando in
Italia in quel periodo. Si trattava di gruppi che avevano partecipato anche
alla Resistenza, ma che nel momento in cui si prospetta il pericolo
dell'avanzata comunista passano alla lotta armata contro un'eventualità di
questo genere. C'è poi un appunto - sempre di Frank Gigliotti - che fa riferimento
ad un gruppo organizzato dal colonnello Ettore Musco, che poi diventerà il
capo del Sifar. Ettore Musco fondò allora la Ali, Armata Italiana della
Libertà, di cui parla Frank Gigliotti in una sua nota al Dipartimento di
Stato; nel luglio del 1947 segnala al responsabile per gli affari europei
del Dipartimento di Stato, Walter Dowling, quale sia lo scopo della Ali:
"Ci sono in Italia cinquanta generali che si stanno organizzando per un
colpo di Stato; sono tutti anticomunisti e sono pronti a tutto". Questi
sono alcuni scampoli, alcuni elementi che fanno risalire ad una età
antecedente alla formazione di Gladio. Che poi si chiamasse così o in altro
modo non è il nome che importa, in questo momento; ma importa che c'era
l'interesse, da parte degli Stati Uniti, di insediarsi anche con gruppi
armati, di orientamento anticomunista, affinché ci fosse una reazione anche
di quel genere per impedire che l'Italia cambiasse le proprie alleanze e che
i comunisti andassero al potere. Che poi si sia chiamata Gladio o come altro vogliamo, si ha comunque
la dimostrazione dell'origine di questa struttura, avente di fatto il
compito di impedire che un partito che aveva partecipato alla Resistenza e
alla Costituente andasse al potere, anche per via legale, anche con la lotta
armata. Quindi, se non è illegale una struttura di questo genere, non so
come definire questi fatti. A conferma di ciò, ho una serie di documenti che fornirò alla
Commissione che dimostrano quanto andavo dicendo. C'è il collegarsi tra
l'interesse degli Stati Uniti e quello di forze nazionali ad impedire
appunto che il Partito Comunista andasse al potere: quindi, non soltanto
quella parte più visceralmente anticomunista e di destra che comunque poi
ha avuto atteggiamenti chiaramente golpisti. Qui ci sono dei documenti che
sono stati sequestrati in una perquisizione operata a casa di Pietro
Cattaneo (poi inquisito per la strage di Brescia e per la partecipazione al
gruppo Borghese- "Rosa dei Venti") che dimostrano l'esistenza -
sono documenti agli atti del tribunale civile e penale di Brescia - di
gruppi armati composti da migliaia di persone sul territorio nazionale che
facevano capo alle parrocchie (cioè alla Chiesa) e avevano i depositi di
armi nelle parrocchie. Pietro Cattaneo è il comandante delle formazioni
armate della Democrazia Cristiana. Poi c'è una lettera - agli atti - del segretario provinciale
Sangalli, della Democrazia Cristiana di Milano che, il 17 aprile del 1948,
nell'imminenza delle elezioni scrive: "Da oggi, 17 aprile 1948, a
partire dalle ore 14, il Partito non riconosce alcuna formazione militare o
paramilitare o comunque organizzativa agli effetti di cui sopra se non gli
effettivi presentati dal comandante Pietro Cattaneo". Pietro Cattaneo
era il comandante dei gruppi armati che, ufficialmente, la Democrazia
Cristiana riconosceva come propri aderenti. Vi sono gli elenchi di queste persone che facevano parte dei gruppi
armati, si tratta di elenchi di organizzazioni assimilabili
all'organizzazione "O". Vi è poi un'altra storia in Lombardia, relativa a gruppi che nascono
e si aggregano intorno all'Opera Cardinal Ferrari e che si costituiscono a
partire dalla Lombardia, raccogliendo poi migliaia di persone sul territorio
nazionale e stabiliscono rapporti con il corpo Volontari della Libertà e
con la divisione "Osoppo". Vi sono i vari gruppi armati di cui
abbiamo l'elenco di nomi, armi e compiti. Tra questi compiti vi era quello
di schedare gli avversari, cioè i comunisti. Questi gruppi lavoravano in
contatto con i centri di controspionaggio, con i carabinieri e con la
questura e avevano il compito di fornire gli elenchi degli iscritti, dei
militanti, dei dirigenti del partito comunista, precisando che si trattava
di dipendenti pubblici collocati in posizione strategica nell'apparato
statale. Emerge da tutto ciò un'attività militare clandestina organizzata
in gruppi, con dotazione di armi, di esplosivi, addirittura di manuali per
imparare a usare gli esplosivi anche in condizioni di emergenza, per
imparare a far saltare rotaie, ponti, strade e così via, una sorta di
manuale del guastatore. Accanto a queste vi erano attività di schedature,
di informazione. Credo che questo sia un altro pezzo della storia di cui ci
occupiamo. Questi documenti partono dal 1947 per arrivare fino al 1975.
Quali personaggi implicano? Adamo Degli Occhi, che diventa uno dei capi di
questa organizzazione- e sappiamo di che personaggio si tratta: è capo
della destra golpista, implicato ed inquisito per il golpe Borghese;
Bonocore, una sorta di suo vice e il principe Alliata di Monreale, il
"principe nero" anello di congiunzione tra mafia, massoneria e
servizi americani che troveremo poi nelle vicende successive e nella P2. Vi sono dunque tutti gli elementi per comprendere che si sconfina,
fino a poter ricondurre la vicenda anche a Specogna. Abbiamo saputo che oltre alla struttura ufficiale vi era l'area dei
simpatizzanti, reclutabili all'osteria, e il lavoro che possiamo fare sugli
elenchi è un lavoro relativo. Questi elementi secondo me rappresentano la
cerniera che porta a pensare che questi gruppi, con il loro orientamento
anticomunista, abbiano potuto costituire una sorta di armata personale,
comprendente e integrante quei gruppi a cavallo tra la destra e i servizi
segreti di cui abbiamo avuto numerosissimi cenni nel nostro paese. Il Nardi
è un personaggio probabilmente "suicidato" e l'incidente avvenuto
in Spagna è tutto da ricostruire. Questo apparato di Servizi e gruppi armati clandestini, come
l'organizzazione "O", confluisce poi all'interno di questa
struttura. Abbiamo gli elenchi dei nomi, gli indirizzi dei gruppi di Milano;
è evidente la caratterizzazione anticomunista al punto da giustificare
l'uso delle armi. Ho qui un documento - che credo sia l'atto costitutivo del
gruppo Sogno- secondo il quale i traditori dovranno essere passati per le
armi, nel quale si afferma proprio che contro i traditori saranno prese
gravi sanzioni fino alla pena di morte. Inevitabilmente queste strutture
hanno precostituito la possibilità di una successiva aggregazione con aree
golpiste di gruppi utilizzati anche dai servizi segreti. Tutto ciò fa
comprendere la possibilità di uno sconfinamento verso l'area stragista e
"bombarola". Ricordo che Vinciguerra descrive in termini precisi
nel 1984 la struttura Gladio senza sapere come si chiama, dandone però una
descrizione perfetta. Fa anche un elenco di nomi, compreso Nardi, e denuncia
i militanti della destra che hanno tradito e che sono diventati le pedine
dei Servizi utilizzati per le operazioni stragiste. Credo dunque che vi siano tutti gli elementi per affermare che la
struttura è illegale, che nasce con scopi di questo genere, che poi ha una
evoluzione ma che, comunque, non ha nulla a che fare con la difesa della
patria e con i rapporti con la Nato. Rimane infine nella nostra vicenda un altro buco nero, quello del
ruolo dei militari, di quel gruppo di 150 persone - come si afferma nella
relazione Gualtieri - che facevano parte dei Servizi. Si tratta di cifre
imprecise. Che ruolo hanno avuto queste persone? Che compiti svolgevano?
Sono sul libro paga dei Servizi, svolgono quindi attività di informazione e
di controspionaggio: che senso ha addestrarli all'uso delle bombe o a
compiere attentati? Che senso ha addestrarli a costruire bombe con materiale
reperibile in modo facile in qualunque situazione? Che senso ha l'esistenza
di un gruppo del genere collegato con Gladio? Che possibilità hanno avuto
queste persone? Come hanno lavorato? Perché non conosciamo i nomi? Cosa ha
voluto rappresentare per i nostri Servizi l'esistenza di un gruppo
"bombarolo" di cui non si riesce a sapere nulla? Dobbiamo
approfondire anche questi aspetti e compiere un viaggio negli Stati Uniti
per reperire in altri ambiti tutti i documenti di cui ho fatto cenno,
citandone alcuni brani, e che possono consentirci di capire meglio questa
struttura. Struttura, ribadisco, assolutamente illegale, trattandosi di un
gruppo armato clandestino utilizzato da forze che a livello internazionale e
interno volevano impedire che un partito entrasse in qualche modo nell'area
di Governo. Sfido chiunque a dire che si sia trattato di una struttura
legale. Claudio Fava dice poi: http://www.claudiofava.it/siciliani/memoria/crono/Crono.htm 9 luglio 1943 - Le truppe anglo-americane sbarcano a Gela,
grazie all'aiuto logistico fornito dalla mafia. Un gruppo di agenti
dell'Oss (il servizio segreto Usa), guidato da Max Corvo e Vincent
Scamporrino, si precipiterà all'isola di Favignana, «per restituire la
libertà ai mafiosi imprigionati». Per gli Alleati, infatti, tutti gli
antifascisti stavano sullo stesso piano: criminali e galantuomini. Dopo lo
sbarco, inglesi e americani riorganizzano la massoneria siciliana. Nascono
le logge di via Roma 391, a Palermo: ne fanno parte agrari, mafiosi e lo
stesso console americano Alfred Trevell Nester. www.cronologia.it/storia/a1947a.htm+%22Max+Corvo%22&hl=it&lr=lang_it quando gli americani istituirono l'Amgot (il governo americano dei
territori occupati), questi si trovarono di fronte a problemi enormi
sull'isola, e si ricorse ai locali. Alla nuova mafia cadde la manna dal
cielo (e questo era stato previsto). Riuscirono, come afferma Pantaleone, a
infiltrarsi in tutti gli uffici della nuova amministrazione, occupando le
cariche ufficiali, riuscendo a ottenere (e qui spicco' Don Calo' Vizzini e
Vito Genovese) il controllo dei trasferimenti e dei trasporti dei beni in
tutto il continente con i migliaia di camion necessari, fra l'altro messi a
disposizione (si disse inconsapevolmente) dalla stessa Amgot. ...
Tutti questi favori ebbero non solo una contropartita in termini di denaro
facile, ma anche un prezzo politico. Immediato, a medio termine e a lungo
termine, sotto forma di controllo del territorio e varie immunita'. E anche
se apparentemente si e' continuato a contrastare alcune illegali situazioni,
tali favori hanno sempre fortemente condizionato la politica italiana in
forma permanente, indubbiamente di sudditanza, e non ancora del tutto
finita. E questo per rispettare i segni di una gratitudine di una
contropartita ben precisa di cui poco sappiamo, ma che alcuni fatti ci fanno
immaginare. http://www.intermarx.com/ossto/ANGOLO_fn.html#fn11 Sarà Brennan a formare il "cerchio della mafia" all'interno
dell'OSS, inframmezzandolo con altri personaggi di insospettabile ]pedigree
socialista. "In un rapporto del Dipartimento di Stato del 7 Luglio
1947, Walter Dowling, della Divisione affari europei, parla del gruppo
organizzato da Brennan in questi termini: `Temo che Gigliotti, anch'egli
ex-membro dell'OSS, stia cercando di riattivare la vecchia banda dell'OSS in
Italia come mezzo per combattere il comunismo. Come è noto, le attività di
quel gruppo, messo in piedi per la maggior parte da italo-americani quali
Scamporino e Corvo, sono sempre state di dubbio odore e i più sono stati
rispediti a casa quando Bob Joyce ha preso la direzione in Italia.' E' così
che quando nel 1943 gli americani sbarcheranno in Sicilia, la prima azione
dell'OSS sarà la corsa del gruppo di Max
Corvo e Vincent Scamporino all'isola di Favignana, `per restituire la
libertà ai mafiosi imprigionati' dal regime fascista.(" Faenza e Fini,
Gli Americani in Italia, p. 13). ... La Resistenza fu
anche progetto e azione di un'intellettualità non conservatrice disposta ad
accettare le regole dello Stato borghese e diktat dell'economia di
mercato, oltrechè di un gruppo di reazionari legati ad ambienti
monarchico-clericali (Edgardo Sogno è un buon esempio). I comunisti
faticarono, nonostante il grande contributo di sangue che offrirono assieme
agli altri combattenti per la causa della libertà, a non essere
continuamente emarginati e messi in scacco. Paradossalmente, come riportato
da numerose testimonianze, furono gli americani dell'OSS a garantire
fornitura di armi e mezzi di sussistenza alle brigate partigiane rosse,
ostacolate senza tanti complimenti dallo Special Operations Executive
inglese (SOE), più noto come SF (Special Forces) al comando di Roseberry e
Holdsworth. Ed ancora: www.alfiocaruso.com/da_cosa_cap.htm Quando gli Alleati sbarcano nel luglio del '43 sanno bene a chi
rivolgersi. E' probabile anche che a Vizzini si siano già rivolti gli
emissari della "Sezione Italia" dell'OSS. L'ha formata Earl
Brennan, diplomatico di carriera, appartenente a quell'alta borghesia WASP
che interpreta lo spionaggio come un eccitante gioco di società. Il giovane
Brennan ha frequentato l'Italia, c'è tornato da incaricato d'affari
dell'ambasciata statunitense di Roma, ha girato la penisola in lungo e in
largo allacciando importanti rapporti con i massoni legati ai circoli
anglosassoni. Quando il capo dell'OSS, William Donovan, un ex avvocato
amicissimo di Roosevelt, che a Washington chiamano "Bill il
pazzo", riceve l'incarico di preparare l'invasione della Sicilia, si
affida naturalmente a Brennan. Il primo assunto della "Sezione
Italia" è un avvocato del Connecticut, Vincent Scamporino, figlio di
emigrati italiani. Pare che l'indicazione sia giunta dal giro di don Luigi
Sturzo, il prete di Caltagirone, fondatore del Partito Popolare, esule da
vent'anni negli Stati Uniti e con buone entrature al Dipartimento di Stato.
Scamporino non è soltanto un oriundo, è pure il legale dei sindacati sui
quali Cosa Nostra ha già steso la propria ombra. Suo vice è un altro
avvocato, Victor Anfuso, che ha difeso nelle aule di giustizia tanti
siciliani di Brooklyn. Il terzo in gerarchia è un ventenne con il pallino
dell'agente segreto, Max
Corvo. Questo 007 in erba proviene da Melilli, duemila anime in
provincia di Siracusa, e i sedici membri della "Sezione Italia"
saranno quasi tutti suoi compaesani. Così Melilli entra a sua insaputa
nella Storia, dove invece resta poco la "Sezione Italia". Alla
fine del '43 sarà sciolta e i responsabili dell'OSS cercheranno di far
scendere il silenzio su di essa. Le missioni nell'isola del gruppo di
Scamporino cominciano nel gennaio del '43. Gli uomini dell'OSS hanno
indirizzi sicuri, godono di protezioni ferree e di "amici" in
grado di indicare l'esatta dislocazione dei comandi e delle stanze in cui
sono celate le casseforti più protette, quelle con le mappe dei campi
minati e i codici segreti. In primavera la mafia compie la sua scelta di
campo allo stesso modo della nobiltà, che nelle ville di campagna ospita i
pari grado britannici arruolati dall'Intelligence Service. Secondo Michele
Pantaleone, l'alto comando statunitense avrebbe addirittura inviato un
caccia sopra la casa di don Calò per lanciare un plico con cui avvisarlo
che, in mancanza di taxi, l'avrebbe prelevato un carro armato con l'insegna
di Luciano (una grande "L" nera). Se si vuole si può parlare della
sovranità limitata dell'Italia e della sua cessione USA a clerico-fascisti
e mafia. Intanto consiglio di vedere un film che ebbe vita breve: Il
sasso in bocca di Giuseppe Ferrara. Uscì nel 1970 e sparì
immediatamente dai circuiti. Roberto Renzetti
I libri successivamente pubblicati, a partire dalla fine della guerra,
sull'attività dell'O.S.S. non sono stati tradotti, in genere, in italiano.
Essi sono basati, più che altro, su ricordi personali e su interviste
condotte dagli autori, poichè la documentazione originale era coperta dal
Segreto di Stato.
insieme a Max Corvo e Victor Anfuso; lavorano in stretta collaborazione
con Lucky Luciano (il boss di Cosa Nostra che fa da "guida" ai
servizi segreti americani), il quale raccomanda loro, come "giovane
in gamba", Michele Sindona.
Nel Luglio 1943 insieme a Max Corvo, subito dopo lo sbarco alleato per
conto dell'OSS, con un gruppo di agenti scelti attacca l'isola di
Favignana e libera i mafiosi che vi erano imprigionati.
Nel sito che segue vi sono ancora altre
informazioni:
(per approfondire consigliamo di procurarsi la piu' ricca ed esauriente
ricostruzione di questi fatti, scritti da un grande storico militare
statunitense, Carlo D'Este. 600 pagine di documentazione su Lo sbarco in
Sicilia. Ediz. Bitter Victory, Massachussets 1987. E di Michele
Pantaleone The Mafia and politics, New York 1966)
E le notizie continuano:
I Servizi americani, non certo per alto senso della democrazia,
evidentemente considerarono di maggior importanza, durante il periodo di
quella che è stata giustamente definita da uno storico come Cesare Bermani
(Cesare Bermani, Il nemico interno, Odradek, 1997) la guerra civile
combattuta contro le truppe naziste d'invasione e i fascisti, l'assetto
bellico complessivo, giudicando prioritario l'obbiettivo di rendere
definitivamente libero il territorio italiano. Questo aspetto della guerra
guerreggiata non andò a detrimento di altre e più importanti
considerazioni su quello che sarebbe potuto, o dovuto, accadere più tardi.
L'impegno degli Stati Uniti fu concreto e dettagliato nel controllo sui
comunisti; in particolare la rete di intelligence attiva in Italia ed
Europa per la sorveglianza di elementi o gruppi considerati sovversivi,
meglio eversivi rispetto all'ordine imposto dalla pax americana,
portò egregiamente a termine il proprio compito.