FISICA/MENTE

                                                                                                    

Roma   8  marzo 2002

                                                   Al    Presidente del Consiglio dei  Ministri

                                                                               On.  Silvio Berlusconi

                                                                   Al    Presidente del COPACO

                                                                                      On.  Enzo Bianco

                                         All’  Ufficio  stralcio  della  Commissione  Stragi

                                                                                        

Faccio seguito a precedenti lettere rivolte agli uffici  in indirizzo nella scorsa legislatura (vedi Allegati)  relative al ritrovamento su Internet di una organizzazione di “Gladio/Stay Behind’’ denominata “Real Gladio” di cui lo scrivente ha segnalato l’esistenza il 28 marzo 2000. Si tratta della “Gladio delle Centurie” o “Gladio Militare” divisa appunta in Centurie (circa 280 componenti) che potrebbe essere sia un’altra Gladio che una componente non conosciuta della Gladio conosciuta.

Questa organizzazione ha operato nell’ambito della Stay Behind, ma non dipendendo (come la Gladio oggi conosciuta composta da 622,  o più, civili) dalla VII Divisione dei Servizi Segreti. Mentre la Gladio conosciuta svolgeva la sua attività al di qua dei confini nazionali, l’altra Gladio agiva come una organizzazione composta da militari operante su scala nazionale e appartenente al Ministero della Difesa. Per quanto se ne sa oggi era alle dipendenze gerarchiche della Direzione Generale militare della Marina ( Maripers) e in particolare della Divisione S/B (10 Divisione nelle sue tre sezioni S/B) e alle dipendenze operative  del Comando Subacquei Incursori della Marina (Comsubim) di La Spezia.

A differenza della Gladio nota dei civili che operava al di qua dei confini, questa “Gladio delle Centurie” operava al di la dei confini con compiti, tra l’altro, di destabilizzazione all’estero, anche armati, come emerge chiaramente dall’addestramento di guerriglia che ha svolto delle forze di “liberazione” nel Maghreb  per la destituzione del Presidente Bourghiba.

Tra i compiti di questa “Gladio militare” erano anche contatti in Medio Oriente e con elementi della guerriglia ivi esistenti che potevano avere dei legami con componenti delle Brigate Rosse in Italia.

Quest’ultimo aspetto emerge ora dalla pubblicazione in USA delle memorie del “gladiatore” Antonino Arconte di cui è disponibile anche una bozza di stampa.

E’ ovvio che quanto emerge implica una profonda riflessione sulla natura di Gladio e in particolare sui compiti i guerriglia/anti-guerriglia (aspetto per altra emerso già nella operazione Delfino), sulla gestione delle informazioni, anche in collegamento col Medio Oriente, su alcuni aspetti della vicenda Moro, sulla fine del colonnello Mario Ferraro, sui compiti del colonnello Stefano Giovannone e del suo mancato richiamo in Italia in relazione alla vicenda Moro.

Di particolare rilievo in questa attività appare un documento in cui viene ordinato, il 2 marzo 78 cioè due settimane prima del rapimento dell’On. Moro, al “gladiatore” Antonino Arconte (G 71) di portare a mano dei documenti a Beirut ad un altro agente (G 219) operante alle dipendenze del capo centro per il Medio Oriente (G 216), in vista della liberazione dell’On. Moro che non era stato ancora rapito.

Il capo centro a Beirut era il colonnello Stefano Giovannone il cui nome è stato citato nelle lettere dell’On. che ne sollecitava il rientro in Italia. A Beirut ha operato pure il colonnello Mario Ferraro.

L’Arconte, mobilitato da Comsubim, viene fatto imbarcare a La Spezia il 6 marzo sulla nave mercantile Jumbo Emme dove opera in qualità di macchinista. L’Arconte si reca a Beirut e consegna il materiale che gli era stato affidato.

Il documento sembra veritiero anche perché vi sono riscontri con altri contenuti nel libro relativi  all’ attività di questi “gladiatori” tra cui un documento che porta anche la contro firma dell’ammiraglio Fulvio Martini.

Trattandosi di una organizzazione militare alle dipendenze non dei Servizi Segreti ma di strutture del Ministero della Difesa, lo scrivente ne ha dato notizia alla Procura Militare della Repubblica, a Roma, a cui peraltro precedentemente fin dal 5.12.2000 aveva comunicato tutte le notizie conosciute circa la prdetta Gladio militare delle “Centurie”.

Alcuni riferimenti alla vicenda Moro sono contenuti nelle appendici 1 e 2.

                                                                          Falco Accame

                            ex   presidente   Commissione    Difesa  della  Camera         

                                                         

                                                                

Appendice 1.

 

Gladio e  la vicenda  Moro

Per quanto riguarda i rapporti tra B.R. e terrorismo mdioorientale è bene ricordare che nel 1973 un gruppo di terroristi arabi vennero riportati in Libia con un aereo (l’Argo 16). Il colonnello Stefano Giovannone assistette l’On. Moro in questa operazione.

Per quanto concerne le operazioni di guerriglia e antiguerriglia è bene ricordare che nel primo memoriale Moro erano mancanti proprio delle parti relative a queste operazioni. Gli scritti ritrovati

A via Monte Nevoso vennero resi pubblici dalla Commissione Stragi il 18 ottobre 90. Il successivo 24 ottobre il Presidente del Consiglio in relazione alla scoperta dei documenti rilevo l’esistenza di una “rete di salvaguardia sia informativa sia di reazione, e tutto nel quadro dell’alleanza”.

Per quanto riguarda la strategia antiguerriglia si legge negli interventi dell’On. Moro in Commissione Stragi (Relazione sulla documentazione rinvenuta il 9 ottobre 1990 in via Monte Nevoso: CS 140-147,  pag. 1 e 2, prima stesura): “Fin quando essendo ministro degli Esteri avevo un minimo di conoscenza della organizzazione militare alleata nessuna particolare enfasi era posta sull’attività antiguerriglia che la NATO avrebbe potuto in certe circostanze dispiegare. Ciò non vuol dire che non sia stato previsto un addestramento alla guerriglia  da condurre contro eventuali forze avversarie occupanti e dalla controguerriglia   a difesa delle forze nazionali” .

Si legge inoltre nella seconda stesura ( CS 161-164, pag. 1 e 4):  “Fin quando essendo ministro degli Esteri avevo una certa conoscenza della organizzazione militare alleata nessuna particolare enfasi era posta sulla attività antiguerriglia che la NATO avrebbe potuto in certe circostanze dispiegare. Con ciò non intendo ovviamente dire che non sia stato previsto ed attuato in appositi o normali reparti un addestramento alla guerriglia in una duplice forma: o guerriglia da condurre contro eventuali forze avversarie occupanti o controguerriglia da condurre contro forze nemiche impegnate come tali sul nostro territorio”.         

              

Appendice 2

 

Le operazioni di guerriglia in relazione al Field Manual (FM 30-31) .

 

Alcuni brani del Field  Manual furono pubblicati nell’ottobre 78 da L’Europeo. L’importanza  della guerriglia e antiguerriglia per la NATO è chiaramente definita nel Field  Manual USA  ( manuale che Gelli ricevette e che aveva grande importanza  per la P2) .

Il Field Manual parla chiaramente di “azioni clandestine”, del fatto che un coinvolgimento PIU’ PROFONDO DELL’ESERCITO NON PUO’ IN ALCUN CASO ESSERE CONOSCIUTO” del fatto che le stesse agenzie del paese amico ( i Servizi Segreti, la Polizia , le Forze Armate, i corpi civili e amministrativi) sono obiettivi di azioni clandestine della Intelligence militare americana, di azioni e infiltrazioni dirette a forzare la politica di un governo. Il manuale suggerisce di far scattare le operazioni clandestine quando un governo “mostra passività di fronte alla sovversione comunista”.Tra le attività violente che possono essere attuate vengono citate le seguenti: assassinio, omicidio indiscriminato, tortura, rapimenti, estorsioni, incendio, sabotaggio.

Le azioni di guerriglia evidentemente erano di interesse per le BR. Nel settimanale L’Europeo del 25.10.78 pag. 22, si legge nel sottotitolo dell’articolo: “Nel caso Moro si parla sempre più di un complotto internazionale”.

A proposito del Field  Manual è scritto che: “il documento è autonomo ed ancora in vigore come dimostra l’inchiesta degli Stati Uniti che pubblichiamo in altra parte”. C’è di più, le tesi sostenute ufficialmente dal Pentagono hanno trovato in questi mesi riscontro nelle opinioni di quegli esperti  che, a proposito della vicenda Moro, sono stati ascoltati soprattutto in America.

Secondo Norman Birnbaum : “La possibilità di iniziative di agenzie della NATO non può essere  esclusa  e di Brian Jenkins che sostenne che la qualità dell’operazione presupponeva interventi di organismi ufficiali anche se non della CIA.

Per quanto riguarda i rapporti tra BR ed elementi del terrorismo mediorientale Emanuele Santillo, interrogato dalla Commissione Moro, afferma che il colonnello Giovandone che operava a Beirut mantenga importanti contatti con le varie organizzazioni di Al Fatah e di Arafat. Dice Santillo: “Credo che fosse molto utile per il nostro Paese poter avere delle notizie  E PREVEDERE CERTE SITUAZIONI”.  Santillo ricorda anche che attraverso certi personaggi dei gruppi palestinesi si sarebbe potuti arrivare ad avere delle pressioni nei confronti di elementi terroristici italiani ( documento allegato alla Relazione Moro. Vol. 4 pag. 4.8.3 ).

Ne l’Europeo 7.7.84, pag.16, si legge che Giovandone faceva da tramite per consegne di armi ed esplosivi tra l’OLP e le BR. Su La Repubblica del 16.4.80 in un articolo di Guido Passalacqua si legge  che apparve uno scritto dal titolo “I palestinesi fornirono a Moretti le armi per la strage di via Fani. Moretti prese contatti con la guerriglia palestinese. La fornitura di quelle armi un anno prima di Moro, fa supporre che qualcuno in Medio Oriente sapesse dei progetti delle BR (forse si allude al colonnello Giovandone).


               

 

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