FISICA/MENTE

 

Propongo un testo di Danilo Dolci che, per i più giovani, fu un militante pacifista del Nord trapiantato al Sud, un Sud che imparò ad amare e che lo rapì per tutta la vita. Fu un grande maestro per la nostra generazione che aveva il mostro della guerra del Viet Nam.  Le sue marce per la pace ebbero una eco profonda in tutta Italia e non solo. Leggendo la sua prosa si può anche cogliere, da un lato, il suo modo di rapportarsi alle cose, di raccontare con rigore e chiarezza ogni malefatta del potere, e, dall'altro, la barbarie del tempo recente. Danilo Dolci incrociò Berlusconi all'inizio della tragedia che ha inflitto all'Italia e, poco prima di morire, aveva già compreso tutto.

Il testo è stato riscoperto e pubblicato da Giuseppe Casarrubea, instancabile studioso e ricercatore, al quale dobbiamo molti lavori di grande interesse che i lettori di Fisicamente conoscono già. 

Roberto Renzetti

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Danilo Dolci: il berlusconismo

        Ecco un testo poco conosciuto di Danilo Dolci, morto nel dicembre 1997. Il testo fu scritto negli ultimi anni della sua vita, quando era in ascesa la figura di Silvio Berlusconi (1993). Il sociologo e poeta triestino, vissuto per quasi cinquant’anni tra Partinico e Trappeto, rimase negativamente colpito dai caratteri che andava assumendo nell’Italia di quel tempo il modello berlusconiano.

    Ringrazio Sereno Dolci del suggerimento di questa rara e attuale pagina.

di

Danilo Dolci

 

Danilo Dolci

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Rapporto di simbiosi, amore, pace

o parassitismo morboso berlusconiano?

 

Danilo Dolci e Peppino Impastato

Opportuno é insistere e osservare come il rapporto fra le api e fiori raggiunga nell´evoluzione l´apice, e come i parassiti lo disturbino.
Delicata negli apparati suoi, pronuba preminente ci é l´ape, prima delle farfalle. L´uomo in millenni lentamente impara, da predatore-disturbatore di alveari, a divenire socio fruitore, interprete ammirato: dagli egiziani ai greci ai romani (soltanto nel 1600 si é inteso che era una femmina il presunto re) fino all´invenzione del favo mobile e dei fogli cerei, fino ad interpretare e saper leggere il linguaggio delle api (Karl Von Frisch, dal 1927 per quasi quarant´anni), a più ampia scoperta di virtù del polline e delle arnie. Migliorano l´ambiente con l´aiuto di chi fiorisce: come sacrali cofecondatrici nei talami eccitanti, da boschi e prati fino nei giardini, valorizzando le diversità la eterogamia necessaria.

L´autogamia produce discendenze sfavorite, sovente sterili. Come il processo stonante scolastico.

Saper mediare aiutando l´incontro di genetici arricchimenti garantisce una sopravvivenza più sicura. L´incrocio garantisce risultati complessi, superiori. Il vento e l´acqua nell´amore trovano strutturato dai pronubi, l´aiuto più mirato: si formano mirabili congegni di relazione (come l´oscillare impollinante della salvia al peso del visitante intimo).

Per milioni di fiori un’ arnia sola, pur nomade, adattabile alla flora più varia, circa 200mila vegetali: più produce l’ amore laborioso nella crescita di alberi e ambienti, che in miele.

Ancora acerbi nel comunicare, abbiamo noi pensato al fecondarsi floreale come laboratorio immenso di naturale maieutica?

 

Robinia pseudoacacia

Nell´azzurro mattino non so leggere, a prima vista, la collina fiorita di robinie profumate, nell’opaco biancore del pungente boschetto, la presenza delle api.
Ma un ronzio sonoro alto continua, avvertendo di un´intensa presenza che solo a tratti rapida si curva in traiettorie distinguibili. E lentamente sotto un´alta acacia nell´infiorire di grappoli candidi fra arboscelli e verticilli di fogliole che vibrano ondulando, si distinguono brevi voli, oscuro penetrare a disparire.
Sembrano poche ma ogni ramo celebra, se miro più vicino verso l´alto, impaziente festoso rituffarsi, a decine e decine le immersioni.

Talora cade lentamente un petalo.

L´alveare é lontano, sulla valle che attorno offre le sue varie essenze da stagione a stagione. I biondi voli tornano e ritornano, non turbati dalle aleggianti farfalle, addensandosi verso l´arnia dove le piú giovani imparano a nutrire e costruire nei prismi esagonali della grande famiglia le Regine (come i Lama): su oltre centomila creature uno solo feconda solo una. E fino a sera, ancora, quando i merli rimodulano le emozionanti voci - e le rondini sfrecciano nel cielo a ingoiare gli ultimi bocconi - , api insistono, ancora a ricercare gocce di nettare dimenticate, sempre più invisibili, più intime nell´ombra degli incavi profumati mentre l´albero tutto si prepara nell´imminente umore della notte a ricolmare le sue dolci ghiandole.

Certo può aiutarci a riconoscere noi e i nostri problemi il visitare con sguardo acuto il prato e le sue api, e poi tornare con lo sguardo fresco a osservare case e scuole nostre.

Inquinamento

I comuni nemici? Inquinamento (pur culturale: i vari pesticidi sui fiori e sui bambini nelle scuole), svariati predatori e parassiti: molti ancora considerano i morbi come fatti privati, ma ogni peste, ogni saccheggio, ogni avvelenamento, si guarisce soltanto cooperando se interveniamo tempestivamente. Prevenire significa impedire che l´infezione riesca ad introdursi. Nessuna terapia é mai possibile se non riconosciamo chi ci sfrutta. E arduo é impedire i parassiti senza inquinare i sani. Ogni squilibrio delle relazioni induce malattie.

Per metaorganismi, considerando le patologie, delle cause più interne, anomalie e disfunzioni organiche – di cui sappiamo ancora troppo poco – a quelle esterne – meglio conosciute -, l´esperto osserva (Benedetti-Piralli):  “Malattie che interessano singoli individui o una parte della comunità ben presto si inseriscono in un complesso sistema di interdipendenza fino a coinvolgere l´intera comunità“.

Non é metaorganismo l´alveare soltanto, ma l´insieme di api e vegetali, con le varie stagioni.

Mentre nelle simbiosi interagendo ognuno cresce, nel parassitismo un organismo utilizza l´altro: e anche la predazione – che considera l´altro vivente come proprio cibo – é una sua forma.

Ogni diverso parassita attua diverse tecniche di tramissione-inoculazione. Alcuni parassiti si rivolgono soltanto alle covate (e nelle scuole) o soltanto agli adulti (e in certe industrie).

Ignorata la malattia si manifesta quando la maggioranza popolare ormai é impotente.
La prima condizione a prevenire i malanni all´alveare é comunque, favorire le intime attitudini igieniche e organizzative, attuando diagnosi precoci. Profilassi significa non solo accertare le cause, ma lottare a eliminare i focolai infetti (virus, ad esempio) ed infestanti (acari).

varroa

Le zampe della varroa aderiscono con ventose; pungente-succhiatore é l´apparato boccale che aspira l´emolinfa delle api. Quando l´ape é indifesa, la varroa infesta facilmente se non é riconosciuta a tempo da un attento vigilare prima che si inserisca nelle fasi larvali delle api (le uova del parassita nelle celle dei favi o sulle larve: le punture dell´acaro sottraggono emolinfa causando malformazione o morte) o, se riesce a penetrare, occorre individuarla presto impedendole di diffondersi oltre.

Il ridacchiante virus berlusconiano é trasmesso negli occhi sprovveduti di chi assorbe senza riguardarsi criticamente: paralizza le identità più deboli inducendo a pensare più importante chi compra più e il migliore scarpare sul pallone che chiama soldi.

I distratti domandano: ma chi é berlusconiano? Il Cavaliere Silvio Berlusconi é il furbo promotore: Tessera P 2 numero 1861.

Connivente del catanese Mario Rendo, accusato di truffa e associazione per delinquere dal Giudice Carlo Palermo: quel Giudice che – avendo promosso l´inchiesta su “armi e droga” relativa al Partito Socialista di Bettino Craxi, compare di Berlusconi – rischia di essere fatto fuori.

Esperto tessitore della rete ragna che, comprendendo Canale 5 e antenne varie, aumenta i propri capitali vertiginosamente anche attraverso ineffabili complicità con Silvano Larini e Pompeo Locatelli – commercialista di Bettino Craxi -, suo cospeculatore sulle coste della Sardegna.

Stratega di mercati artificiali, sceglie esche aizzanti, tipo Sgarbi (che insulta, minaccia, diffama, “sono il presentatore di una proposta di legge che depenalizza questi reati, una specie di tariffario con una certa multa a seconda di ogni insulto – un milione per ´stronzo´, due per ´coglione´ e così via - : si definisce una ´celebrità´ difendendo evidentemente l´immunità parlamentare) in modo che i gonzi ammorbati abbocchino, alzando l´audience delle sue reti.

Sono visibili certi parassiti ma altri si nascondono o camuffano. Né i berlusconeggianti né i pseudoparlamentari sanno di essere parassiti?

Nelle covate dei bambini, a scuola, i segni del malore si evidenziano con noia, inappetenza di studiare, lo svanire della curiosità: oltre che con somatici malanni.

Ricordiamo che all´epoca del rapimento Moro era presidente del consiglio Giulio Andreotti, ministro degli Interni Francesco Cossiga, Ministro della Difesa Attilio Ruffini, Presidente della Repubblica Giovanni Leone.

Danilo Dolci

La legge come germe musicale”, pag.174-175-176-177.

La libertà e i diritti inalienabili


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