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Gladio
Missioni
Estere Gladio 1974-1991
4)
- Primavera dei Garofani di Luanda.
15)
- Operazione Akbar Maghreb.
16)
- Operazione A.M.: Guerra del Pane.
18)
- Morte del Generale Manuel Ochoa "Silverado".
19)
- Diffamazione e Calunnia.
Premessa
al memoriale
Nel
1997 un certo Antonio Arconte registra un sito internet su cui pubblica
pochi giorni dopo la sua travagliata storia sotto forma di memoriale. Non
è una storia come tante, si tratta del vero e particolareggiato racconto
della vita di un gladiatore,
sin dagli inzi del reclutamento (appena sedicenne), fino alle più
rischiose operazioni militari segrete, e la cancellazione finale da parte
dello stato che cerca di insabbiare più in fretta che può questa scomoda
organizzazione. Arconte racconta dell’addestramento durissimo nella base
di Poglina, le prime missioni atlantiche, cita sotto riconoscibili
pseudonimi i più alti vertici dello stato militare dell’epoca: Santovito,
Miceli, Maletti, Hanke, Borghese. Per la prima volta viene alla luce che
Gladio ha svolto operazioni militari all’estero: in Vietnam durante la
guerra coi vietcong (a cui afferma partecipò addirittura il “terrorista
di stato” Nardi), in Portogallo, in Libia per rovesciare Gheddafi, in
quasi tutto il corno d’Africa, persino a Leningrado. Ma ci sono cose che
Arconti non dice, se non dopo un tentativo di omicidio che subisce e lo
spinge a rivelare al periodico GQ elementi nuovi e eclatanti: il rapimento
Moro, Ustica, il caso Raul Gardini, i falsi “suicidi-omicidi” dei suoi
commilitoni, il tentativo di zittirlo con le buone (una “persecuzione
giudiziaria” riconosciuta persino secondo il Tribunale dei diritti
dell’uomo di Bruxelles) e
con le cattive (minaccie di morte e un tentato omicidio), le lettere di
Craxi e parla dei suoi superiori senza più usare pseudonimi.
Arconte
dice di essere stato un fedele servitore della Nato e della democrazia, e
probabilmente è in buonafede, ma aggiunge (con buon fegato) di aver
operato per l’affermazione di una società dal modello
Ateniese,
ed è convinto che le missioni a cui ha partecipato siano state attuate
solo in chiave anti-comunista.
Non
si accorge o forse finge di non sapere, di aver operato per
un’organizzazione militare clandestina in mano ai servizi segreti deviati
e alla massoneria golpista (come è stato appurato in sede giudiziaria,
parlamentare e storiografica).
Allora
perché Arconte viene perseguitato? Perché Arconte è uno che sà. Non le
rivela ma evidentemente è in possesso di informazioni ancora più
segretissime soprattutto di operazioni militari “interne” (quelle più
legate alla strategia della tensione e alla loggia p2) che potrebbero
renderlo pericoloso agli occhi di quegli altissimi “mandanti” militari
e politici che in quegli stessi anni tessevano le loro trame eversive
golpiste e che ora cercano frettolosamente e brutalmente di nascondere
quegli inequivocabili scheletri dall’armadio del loro passato
nient’affatto remoto. Invece con chi se la prende Arconte? Se la prende
coi soliti comunisti.
Arconte è un militare, di quelli vecchio stile da Guerra Fredda, ha
combattuto per quindici anni (rischiando la vita ogni volta) contro il
Comunsimo e oggi non riesce a capire che il Muro è crollato, che il KGB ha
inesorabilmente chiuso i battenti e che se c’è qualcuno che ha avuto e
ha tuttora interesse ad ucciderlo è proprio quella elitè
politico-militare che per anni lo ha addestrato, pagato e infine congedato
senza prevedere che un giorno lui disobbedisse al primo comandamento Gladio
(mai rivelare la propria identità e far menzione ad alcuno delle missioni
militari).
Come
militare però non scherza, partecipa a tutte le missione estere segrete e
ne esce sempre vivo. Si tratta di missioni suicida, dove il rischio di
morire in battaglia è elevatissimo, forse è proprio questo che rende il
memoriale dell’Arconte ancora più prezioso e valido. Infine viene da
chiedersi, perché Arconte parla? perché non tace come fanno gli altri
veterani di Gladio? Forse perché l’Arconte più di altri ha pagato a
caro prezzo il peso della doppia identità, ha visto quasi tutti i suoi
compagni di Decuria morire sui campi di battaglia di mezzo mondo, e proprio
non ci stà a vedere i soliti
comunisti (che
all’epoca erano entrati al governo) screditare i gladiatori dalle pagine
dei giornali. O più semplicemente ha bisogno di contanti. Infatti dopo la
chiusura di Gladio, lo stato ha secretatato le schede delle migliaia di
gladiatori del secondo, terzo e quarto livello, e automaticamente ha
annullato i buoni del tesoro con cui venivano in gran parte pagati, poiché
costituivano la prova del legame tra stato e “stato occulto” e provava
che nonostante Gladio fosse
un’apparato militare costosissimo al di fuori delle regole delle
democrazie occidentali, in realtà veniva finanziato democraticamente
da tutti gli italiani.
N.B.:
Segnaliamo al lettore di non prendere come verità assolute ogni
rivelazione dell’Arconte, soprattutto quelle rivelazioni a cui Arconte è
venuto a conoscenza in maniera indiretta. Informazioni che gli giungevano a
volte palesemente false, a volte parzialmente vere, dai suoi superiori (il
piano di Disinformazione era sistematicamente applicato a tutti i
gladiatori per renderli più “malleabili” agli ordini e rientrava nei
piani di addestramento psicologico). Quel
tipo di informazioni escludeva infatti qualsiasi tipo di coinvolgimento
degli Usa, dei servizi segreti italiani, della P2, di Gladio, negli affari
sporchi internazionali, scaricando ogni volta tutte le
responsabilità sul dittatore comunista di turno: Castro, Gheddafi,
Bourghiba, Kruschev…
Simone
Falanca
Memoriale
di un Gladiatore
Scrivo
questa storia ad Ajaccio, in Corsica, in questo 10 Febbraio 1997,
anniversario del Tet dell'anno della Tigre di legno, (1975), per evitare
che, con la mia morte, la cancellazione mia e dei miei commilitoni giunga a
compimento e di noi non restino altro che le diffamazioni e le calunnie che
ci sono state riservate in questi anni di infamie. Se morirò prima di
essere riuscito a portare a termine la mia ultima missione, affido a Voi,
popolo di Internet, la nostra storia, quella vera !. La storia delle
tre Centurie dei Gladiatori di Stay-behind Italia. I Gladiatori del S.I.D :
ciò che furono e ciò che ne è stato ! !
Dio
perdoni chi ci ha cancellato ... io non posso ! La
storia che vi racconto è incompleta, non posso raccontarvi ciò che non
so. Posso narrare, per filo e per segno, le operazioni della II° Centuria
di Gladio detta "Lupi" e più dettagliatamente della IX° Decuria
di cui facevo parte e ... la vita di G.71 VO 155 M (G.stava per Gladiatore
ed M per Marina Militare Italiana) . Ciò perché io ero Lui ... prima di
essere cancellato, con tutti noi!. Perdonate qualche errore di
grammatica, noi eravamo addestrati a combattere dietro le Linee nemiche e
ad imparare presto ad usare qualsiasi tipo di arma, anche e soprattutto
quelle del nemico. Ma, del nostro addestramento, non faceva parte lo
scrivere !, non veniva considerata un arma e, ancor meno, un arma del
nemico !. Con la Nostra storia Vi dimostrerò, invece, che mai arma fu
più subdola e mortale. Si sbagliavano quanti ci addestrarono ... avrebbero
dovuto insegnarci a scrivere o, perlomeno, garantirci scrittori amici. Cosa
che non si preoccuparono mai di fare. Io, ultimo (e forse unico)
sopravvissuto di Gladio, ho dovuto imparare a farlo e, credetemi, mai un
compito mi fu più arduo, mai un impresa fu più disperata, mai le forze più
impari !. Ho dovuto anche imparare i Codici della Legge e dei Diritti
per i quali ci siamo battuti con Onore sui campi di battaglia di mezzo
mondo ... e scoprire che coloro per i quali ci siamo battuti non li
conoscono, li umiliano violandoli sistematicamente e vendendo la Patria al
miglior offerente ! Ho imparato tutto questo. Ho dimostrato a me
stesso, facendo Onore a chi non c’è più, che per Noi nessuna impresa
era ed è impossibile ... e del ritorno chi se ne frega ! Solo ... se
morirò anch’io ... cosa resterà di Noi ! ? Solo quello che
"Loro" hanno scritto ! ? Per questo ho imparato ad
usare il Computer. Per questo ho imparato ad usare Internet. Per questo,
come potrete leggere, ho denunciato l’Italia, ai sensi degli Artt.13 e 25
della Convenzione Europea per i Diritti e le Libertà fondamentali
dell’Uomo di Strasburgo, per la violazione dei miei Diritti e per tutti
gli abusi commessi dai Pubblici Ufficiali di questa Italia che non
riconosco certo come mia Patria, ma come "Loro" Patria. Leggerete
che questa mia ultima missione dura ormai da anni, ... da quando fui
cancellato. Cancellazione certo più comoda e conveniente, ... piuttosto
che pagare gli arretrati e le liquidazioni spettanti !. Tuttavia, non
ebbi motivi provati per denunciare il saccheggio delle Nostre spettanze.
Ma, dice il proverbio : "il Lupo perde il pelo, ma non il vizio !".
"Quei
Lupi" ... non hanno perso il vizio del saccheggio
ed hanno continuato con i miei beni di famiglia. Ormai vittoriosi, non si
sono preoccupati nemmeno di non lasciare tracce dei Loro delitti.
"Questo Lupo" ... non ha perso il vizio di battersi a morte
contro i Tiranni ed i loro servi ... e così sia ! Ma se morirò prima
di aver vinto ottenendo Giustizia, i traditori codardi ed assassini della
Patria, li avrai conosciuti anche Tu ! ! !. La somma che ti
viene richiesta è un contributo alle spese. Nessuno mi aiuta in questa
guerra, gli Avvocati mi sono costati un occhio e ancora ne avrò bisogno ed
anche Internet ha i suoi costi ed io ...Non ho nessuna intenzione di
arrendermi ! ! !
Inoltre,
vorrei costruire un monumento funebre alla Nostra memoria e di tutti i
caduti per la Libertà e la Democrazia! Se ce la farò ... ad Alghero!
Del
S.I.D, durante i corsi, ci fu detto che suo compito Istituzionale era :"Assolvere
ai compiti informativi (III° Centuria "Colombe") e di sicurezza
per la difesa, sul piano Militare (I° Aquile e II° Lupi),
dell’Indipendenza e dell’integrità dello Stato da ogni pericolo,
minaccia o aggressione. Le attività principali sono l’offensiva e la
difensiva ..." (e non è ciò che abbiamo fatto ! ?). Nelle
pagine che seguono, leggerai che è proprio ciò che Noi abbiamo fatto :
il nostro dovere verso la Nostra Patria e ... ci è costato caro !.
Della
N.A.T.O "North Atlantic Treaty Organization", durante i corsi, ci
fu detto che era stata costituita allo scopo di assicurare, in conformità
e a integrazione delle finalità e dei principi della Carta delle Nazioni
Unite, la sicurezza internazionale e il benessere dei rispettivi Paesi. In
sostanza, si mirava a fronteggiare, con l'aiuto Americano e attraverso una
preordinata collaborazione soprattutto militare, l'eventuale espansione
della potenza Sovietica verso l'Europa Occidentale. Ci fu anche detto che,
la "Guerra fredda", per Noi, sarebbe stata calda, anzi
caldissima! e negli anni che seguirono ci fu dimostrato quanto erano
veritiere queste parole. Nelle pagine che seguono, leggerai che, anche in
questo, sui campi di battaglia di mezzo mondo, Noi facemmo il nostro dovere
verso la Nostra Patria e ... ci è costato altrettanto caro!.
Nel
Maggio 1970,
compiuti 16 anni, come tutti i primogeniti maschi della mia famiglia, mi
arruolai volontario nell’Esercito Italiano. Nell’Estate dello stesso
anno, nella scuola Militare S.A.S
di
Viterbo, nell’Aula Magna della Scuola, ci fu un concorso, ed io fui
selezionato da Ufficiali del
S.I.D.
(Servizio Informazioni Difesa) per i "Reparti Speciali". Non mi
fu detto quali, ma accettai. Mi si fece concludere il corso di
addestramento in quella scuola. Trasferito, dopo il corso, alla Cittadella
Militare della Cechignola a Roma, caserma Trasmissioni, dove imparai ad
usare i mezzi di radio comunicazione dell’epoca, mi fu ordinato da un
alto Ufficiale del S.I.D.
di fare domanda di proscioglimento dalla ferma volontaria, la quale, anche
se non prevista dai regolamenti, sarebbe stata accolta. Avrei dovuto
presentare domanda di arruolamento volontario in Marina Militare, dove si
sarebbe completato il mio addestramento con l’apprendimento della
qualifica di Macchinista Navale. Non mi fu spiegato perchè, ma obbedii.
Furono accettate, contemporaneamente, le mie domande di proscioglimento
dalla ferma volontaria nell’Esercito e quella con la quale chiedevo
l’arruolamento volontario a Maripers.
Nell’Estate
1971,
dopo una visita all’Ammiragliato di La Spezia "dall’Ammiraglio
Henke",
fui inviato alle scuole
C.E.M.M.
della Maddalena, in Sardegna, dove iniziai il corso da Motorista e
Macchinista Navale. Fui iscritto anche alle matricole della Gente di mare
della
Marina mercantile al n.16200 CA.
Durante quel Corso, periodicamente, venivo condotto in un campo Militare
sui monti intorno alla base di Poglina,
vicino ad Alghero.
Iniziava così un corso di addestramento parallelo ed una doppia identità
anche all’interno delle forze Armate Italiane. Insieme ad altri miei
coetanei frequentavo corsi di perfezionamento alle tecniche di guerriglia e
sabotaggio in azioni da commandos, ipoteticamente, condotte dietro le linee
nemiche. La parte più dura, ma anche quella che veniva definita
"fondamentale" al superamento delle varie fasi del corso,
consisteva nell’essere lasciati nel territorio montuoso tutt’intorno al
campo con l’unico possesso di un "Gladio", così veniva
chiamata la baionetta, più lunga e robusta di quelle in dotazione alle
forze Armate Italiane. Ci venivano date 24 ore di vantaggio, dopo di che
venivamo cercati dai gruppi cinofili ed elicotteristi che,
"contemporaneamente", ignari, svolgevano addestramenti ed
operazioni Anti-sequestri. Non dovevamo essere ritrovati e/o segnalati, nè
chiedere aiuto ... acqua e viveri ad alcuno, nè rientrare al campo prima
che fossero trascorsi dieci giorni. Dovevamo
temprare il corpo alla resistenza
e ci immergevamo d’inverno nelle acque del mare sotto le scogliere.
L’unico sistema concesso per non gelare era la lotta tra noi ... e
lottavamo per ore, anche dimostrando la nostra abilità nel riuscire ad
impedire che le onde, sempre molto forti in quelle scogliere, ci
sfracellassero sugli scogli. Non
superare queste prove significava essere considerati "non idonei"
e rientrare nei rispettivi reparti.
Ci era fatto divieto di identificarci tra noi in maniera diversa dal numero
di matricola e di fornire gli uni agli altri, notizie utili
all’identificazione. Io ero G.71
VO 155 M
(G.
stava per Gladiatore, 71
era l’anno del corso, M.
per Marina Militare, VO
stava per Volontario e 155
era il mio numero personale, ma, essendo il "cucciolo",
cioè il più giovane dell'ultimo corso, per tutti fui G.71).
Superai quei corsi ed anche quello da Macchinista Navale. Fui inviato a La
Spezia per il tirocinio sulle navi della Squadra (dovevo imparare a fare il
macchinista navale e lavorare in sala macchine). Lo feci ... e feci anche
molti giorni di C.P.R. (cella di rigore) perchè la Spezia era piena di
belle ragazze ed io dimenticavo spesso (ogni
volta che capitava l'occasione!)
di rientrare a bordo!
(Tre
Donne: Tre Colombe?)
Nel
mese di Novembre 1973,
dovevo essere impiegato in una Missione all’Estero, la prima. Dovevo
presentarmi alla base di Aviano dove avrei avuto Ordini sulla destinazione
e gli obiettivi della Missione. Da indiscrezioni su ... radio G. (Gladio),
seppi che dovevamo raggiungere una base nel Sud della
Sicilia
in aereo. Da lì la II° Centuria avrebbe dovuto raggiungere, con mezzi
navali, il Golfo della Sirte fino al limite delle acque Internazionali,
poi, con i gommoni, la spiaggia di Bengasi ed una pista d’atterraggio con
aeroporto militare e stazione radar, alle spalle della città (un altro
obiettivo era una pista d'atterraggio circa 5 Km. alle spalle di Sirte, ma
era un obiettivo delle Aquile e non ne sapevo di più). Saremmo stati
aiutati dai ribelli Libici che stavano tentando di rovesciare il regime del
dittatore Libico ed instaurare una Democrazia. Una volta preso
l’aeroporto, saremmo stati raggiunti dalla I° Centuria ed avremmo dovuto
convergere su Tripoli, più precisamente, verso un campo nomadi dove, i
ribelli, ci avrebbero guidato verso la tenda di Muhammar Gheddafi. Il tutto
nel massimo silenzio !. Pare che il numero 1 (il Generale, nostro
Comandante) volesse fare un improvvisata al Colonnello Gheddafi che, in
quel periodo, si diceva che avesse bisogno di una "pettinata !"
(queste però erano spacconate ... o no !?). Era vero, però, che in
quegli anni, Gheddafi lanciava continue minacce di atti terroristici contro
l’Italia ed era opportuno che capisse, secondo il nostro Comando, che
nessuno aveva intenzione di tollerare le sue aggressioni. Ricevemmo un
contrordine : l’aereo sul quale ci saremmo dovuti imbarcare era
stato "abbattuto".
Così ci fu detto dal Generale Comandante, il numero 1, quello che dava gli
ordini, (di persona o al telefono, dopo avermi identificato recitando il
mio numero di Matricola) a me come a tutti i miei commilitoni. Ci
disse che eravamo stati traditi, che dovevamo essere tutti morti su
quell’aereo e che solo un contrattempo dell’ultim’ora ci aveva
salvati !.
Infatti, il primo ordine ci voleva imbarcati su quell’aereo a Napoli, e
poi diretti ad Aviano, per imbarcare l’equipaggiamento ed altro
personale. Altri ancora, le Aquile, le avremmo imbarcate a Pisa sulla rotta
verso la base in Sicilia (forse Augusta). Sentii dire in quei giorni che la
nostra Missione era necessaria per impedire che il Regime filo Sovietico
della Libia di Gheddafi, portasse a termine l'Unione con la Tunisia di Alì
Ben Bourghiba. Pare che questa Unione (disastrosa per il quadrante Sud
della Difesa del Mediterraneo) fosse preparata per i primi mesi del 1974 e
che, la stessa, fosse organizzata e seguita passo dopo passo dai migliori
agenti del K.G.B. Sovietico che avevano anche già scelto l'ubicazione di
alcune nuove basi aeronavali sulle rive del Mediterraneo Libico-Tunisino.
In
seguito a questa infausta vicenda mi
fu detto che sarei stato "congedato" (previa la mia solita
richiesta) con il contingente di leva del I° ‘52, che si congedava a
Dicembre del 1973. Obiettai che: "se fossi stato di leva, essendo nato
il 10 febbraio 1954, sarei stato del I° ‘54 che ancora non era stato
nemmeno "chiamato". Mi fu ordinato di attenermi alle disposizioni
impartitemi e così feci. Fui congedato con il I° contingente del 1952 il
14 Dicembre 1973 a La Spezia. Dovetti recarmi a Roma, al Ministero della
Difesa Ufficio X° al Primo piano. Lì, il Generale, "numero 1",
mi presentò gli altri componenti della II° Centuria di Gladio detta
"Lupi": 70 ... 69 ... 68 ... etc. Conoscevo di vista solo quelli
della IX° e X° Decuria perché ci eravamo addestrati insieme. Ero
inserito nella IX° decuria. Le Centurie erano : la I°
detta delle Aquile,
perché era composta da Aviatori, Elicotteristi, Paracadutisti e roba
simile ; la II°
detta dei Lupi,
perché composta da uomini provenienti dalla Marina e dall’Esercito; la III°,
detta delle Colombe, perché composta anche da donne e non veniva impiegata
in operazioni di combattimento in prima linea o oltre le linee, ma per
informazioni ed assistenza logistica. Ci fu consegnata in quella occasione
una piastrina d’acciaio (con i primi soldi me la feci rifare di platino,
ci tenevamo molto!) sulla quale era incisa la Matricola ed il gruppo
sanguigno di ognuno e ci furono impartite le istruzioni: il numero di
telefono era di una segreteria telefonica e mediamente ogni settimana, se
non impegnati in missioni, bisognava chiamare per ricevere istruzioni.
Solitamente un indirizzo dove presentarci "ovunque fosse!".
Prima di partire per le Missioni si salutava:
"AVE
ITALIA MORITURI TE SALUTANT"
(per questo venivamo chiamati Gladiatori). Questo ci veniva insegnato fin
dalle prime lezioni dei corsi sui monti di Poglina, per ribadire che, dalle
Missioni, il ritorno era un imprevisto e, Noi, lo avevamo accettato!. Ci fu
insegnato che gli ordini sbagliati non si eseguono e che sono sbagliati
tutti gli ordini che violano le leggi di guerra e di pace, i Diritti Umani
ed il codice d’Onore di Gladio. Il Codice d’Onore di un Gladiatore
vieta la resa, il saccheggio, lo stupro ed ogni azione infamante di questo
genere. Impone di combattere a morte la Tirannia e chiunque la serva,
ovunque e comunque. I
Gladiatori hanno giurato fedeltà all’Occidente Democratico ed
all’Italia membro della NATO.
Nessuno può violare o modificare questo Giuramento. In nessun caso è
permesso di farsi identificare per chiedere aiuto, nemmeno ai Consolati ed
Ambasciate Italiane all’Estero. Chi cade prigioniero durante una
Missione, in nessun caso deve rivelare la sua identità. Ogni Gladiatore è
Ufficiale Comandante di se stesso. Durante le operazioni si obbedisce a chi
è stato designato per il comando. Caduto questo, assume il Comando il più
anziano. A Missione compiuta, se è necessario prendere decisioni dalle
quali dipendono la vita e il destino di ognuno, si indirà un Assemblea dei
Gladiatori durante la quale, assunte tutte le informazioni necessarie e
disponibili, e sentito il parere di ognuno, si metterà ai voti per alzata
di mano. La Decisione, così assunta, avrà valenza di ordini sul campo
come da Leggi di guerra. Detto questo, il numero Uno ci diede appuntamento
per il giorno dopo in Piazza Venezia, sulle scalinate dell’Altare
della Patria
alle ore 09.00. Fummo tutti puntuali, c’era la IX e la X Decuria al
completo : venti Gladiatori ... tutti in borghese. Presumo tutti
"congedati" come me, ma nessuno lo disse ed io nemmeno. Ricordo
che mi venne da ridere pensando al divieto di farsi identificare anche per
ciò che riguarda la provenienza : c’erano tre Italo- Eritrei,
quattro Italo- Somali e, per quanto riguarda gli Italiani
"Italiani", bastava che aprissimo bocca per farci riconoscere.
Dissi a G.70 : Infilaci almeno un "ostregheta ciò" tra
tutti quei "minchia e bedda matri !". Ridemmo tutti a
crepapelle ... l’accento e le espressioni dialettali erano un problema di
tutti. Il numero Uno arrivò qualche minuto dopo di noi, in abiti civili,
salì le scale senza guardarci e lo seguimmo fino in cima. Tra le colonne
si fermò. Attese in silenzio che ci raggiungesse un altro, in Borghese
anche lui, dimostrava circa 60 anni, non aveva niente che lo identificasse,
ma sembrava esattamente quello che era : un cappellano militare. Lo
dimostrò, infatti, iniziando a recitare il "Requiem
aeternam"
in Latino. Era la preghiera per le anime dei morti, la conoscevo perché
mio Padre, da bambini, era l’unica preghiera che ci faceva recitare, ogni
sera, prima di addormentarci. Per le anime dei morti - diceva il mio
vecchio, ma non la ricordavo più ! . Il numero Uno la stava recitando
ed anche noi iniziammo a farlo. Per
chi morirà senza conforto -
disse - ha
avuto qui il suo funerale
... requiem
stat in pax. Amen
- dicemmo tutti in coro. (Come mi insegnò il mio povero Babbo, ...però,
non trascurai di toccare ferro agguantandomi le palle). "E’
una sana abitudine !, io
sono scampato così alla guerra d'Etiopia ed alla prigionia in Kenia, sul
Lago Vittoria"
- diceva sempre il mio vecchio. Colpimmo il petto col pugno destro e
tendendo il braccio salutammo :Ave
Italia Morituri te salutant.
(...Sarà per questo che ci definivano fascisti ?. Una bella
sciocchezza, era il saluto Romano dei Gladiatori a Cesare, prima di
iniziare i combattimenti e la Repubblica
Romana,
a cui ci ispiravamo, era Democratica,
non fascista!. Rituali, forse sciocchi, ma sulle tradizioni si reggono
tutti gli eserciti, anche
i reparti piccoli come il nostro e ... noi ci credevamo grandi, grandissimi !). Alla
fine il cappellano ci benedisse e ci salutammo tutti stringendoci la mano.
Mi fu detto in quell’occasione che, in assenza di ordini, dovevo svolgere
la mia attività di Macchinista Navale presso la Marina Mercantile e che,
di volta in volta, all’occorrenza, mi si sarebbe indicata qualche
compagnia di Navigazione "Amica" e la nave diretta verso il
"teatro delle operazioni". Nella
Primavera del 1974,
la mia Centuria ricevette la prima Missione. Nome in codice : Primavera
dei Garofani.
"Primavera
dei Garofani".
La metà delle decurie raggiunsero Lisbona per garantire il successo della
"Primavera dei Garofani di Lisbona" che doveva rovesciare
la Dittatura degli Oligarchi di Caetano
Marçelo,
ostili alla Politica dell’Europa Occidentale e della Nato, oltre che
avversari delle politiche di Democratizzazione delle Colonie Africane(nel
1974, ci fu una grave crisi interna all'Alleanza culminata con l'uscita
della Grecia dopo l'attacco Turco a Cipro ed anche il Regime di Caetano,
viste le insistenze della Nato per l'attuazione di Riforme sulle politiche
verso le colonie Africane, minacciava di uscire dall'Alleanza). In caso di
insuccesso dovevano proteggere la vita del Generale de Spinola.
La VI° VII° VIII° IX° e X° decuria furono inviate in Angola
per la "Primavera dei garofani di Luanda", Missione:
Organizzare la resistenza ed addestrare alla Guerriglia volontari Angolani
in previsione della caduta dell’Impero coloniale Portoghese e delle mire
espansionistiche Sovietiche in Africa Occidentale. Truppe Cubane ed
Istruttori Sovietici avevano tentato più volte di prendere il potere in
Africa Sud Occidentale.
(Volontaria
Portuguesa:Rita )
Il
numero Uno era certo che non si sarebbero fatti sfuggire l’occasione
della smobilitazione dell’esercito coloniale Portoghese per tentare di
nuovo. Durante tutto quell’anno la Missione fu eseguita con successo.
Circa 2.000 Volontari Angolani (tra ragazzi e ragazze) formarono una
Colonna unitaria con l’appoggio sul territorio di forze politiche
Democratiche e Liberal-Socialiste Anti
Sovietiche.
Fummo
inviati lì come Istruttori militari.
Quel periodo è una storia troppo lunga ed io non sono certo di saperla
descrivere in maniera comprensibile e non noiosa. Infatti, si trattò per
lo più di insegnare ad operai, contadini, studenti ed intellettuali, ( in
una parola : alla popolazione civile), a non spararsi nei piedi ;
a non farsi cadere addosso le bombe a mano ; a non abbattere (per
sbaglio) a fucilate il vicino, a non aver paura degli scoppi ! ?
... ed un minimo di Arti Marziali. Non fu davvero un compito facile, ma il
loro entusiasmo era contagioso. Avevano molta fede nella possibilità di
riuscire, finalmente, a mantenere Libera e Democratica la loro Patria,
l’Angola. Ricordo sempre la prima volta che vidi l'altopiano del Bihe in
tutto il suo splendore. La volta lussurreggiante della Jungla, fitta e
verdissima, si estendeva sotto un cielo che iniziava a ribollire di colori,
mentre il sole annunciava un nuovo giorno. Uno strato pesante di nebbia
grigia, come una corona di cemento sospesa, cingeva le cime delle montagne
che, di quando in quando, interrompevano l'altipiano del Bihè. Presto il
sole avrebbe cominciato a diffondere il suo calore in tutto l'altopiano.
L'umidità sarebbe diventata soffocante come una coperta calda e bagnata,
avvolta intorno alla testa. Eppure, in quei giorni felici, durante
l'addestramento , tutto sembrava calmo, tranquillo e straordinariamente
bello. Niente lasciava presagire che, presto, molto presto, tutte quelle
armi sarebbero servite per la guerra più lunga e feroce che quella parte
d'Africa ricordi. Terminato l’addestramento misero ai voti il nome da
assegnare alla loro formazione e la chiamarono : "Colonna
Libertad". (In Onore di non so chi, ... forse un
Portoghese-Brasiliano.)
(Volontaria
Portuguesa)
Lasciammo
l’Angola nel Dicembre di quell’anno a bordo di un Mercantile che ci
portò a Cape Town in Sud Africa, prima di fare rotta per Genova (ero
rientrato in Italia solo una volta, in aereo, per una breve licenza di 20
giorni, nel mese di ottobre, perchè mia madre stava male). Ci presentammo
a Roma a fare rapporto (ed a ritirare gli stipendi arretrati, per la parte
che non accantonavano in Titoli di Stato ... "per gli eredi
eventuali". Facemmo baldoria sapendo che anche la parte
"Portoghese" della missione era pienamente riuscita. L’Oligarca
Caetano Marçelo era riparato in Brasile
e le truppe dei giovani Ufficiali dell’esercito Portoghese, con un
garofano rosso infilato nelle canne dei fucili (una trovata per non
spaventare la popolazione civile e fargli capire che era un colpo di stato
per instaurare la Democrazia in Portogallo e non contro il popolo) erano
entrate a Lisbona, esattamente il 25 Aprile del 1974. Era
la nostra prima Missione ed avevamo tutti paura di sbagliare.
L'"Isola
sul Me-Kong Hau-Giang
Passai
il Natale ed il capodanno 1974-75 con mia Madre e mio Padre.
Fui libero fino a fine Gennaio 1975. Fui chiamato all’Ufficio X° a Roma
. Là fummo informati che in Vietnam era in corso una grande offensiva
contro l’Armata Americana che stava già smobilitando e ritirandosi da
Saigon in seguito agli Accordi di pace. Secondo le informazioni raccolte
dalla III° Centuria delle "Colombe", alcune Divisioni Corazzate
Viet-Kong, attraverso la Cambogia, al riparo dagli attacchi aerei
Americani, spostandosi di notte, si dirigevano verso una serie di ponti di
barche, preparati da tempo e nascosti tra le rive di diversi bracci del
Mekong ; ed alcune Divisioni di fanteria, attraverso la catena dell’Annam,
sfruttando Ponti di corde sospesi tra le gole di quei monti, stavano
marciando a tappe forzate verso Saigon e la retroguardia Americana. Le
Colombe avevano procurato mappe molto precise degli obiettivi, ma non era
possibile identificarli e colpirli dal cielo. Da ricognizioni aeree
Americane effettuate, infatti, non risultava niente, ed il comando
Americano, sotto un pesante attacco, giudicò inattendibili le informazioni
delle Colombe. Loro, invece, erano sicure che i Viet-kong, arrivando in
Viet-nam dalla Cambogia e potendo utilizzare quei ponti di barche già
pronti, sarebbero piombati su Saigon con centinaia di Carri T-54 e
centinaia di migliaia di uomini con i quali fare strage della retroguardia
U.S.A. Questo piano lo avevano chiamato :"offensiva
del Tet"
e l’attacco in forze, su Saigon, contemporaneamente, da W-SW, Nord ed
E-NE, sarebbe
stato sferrato il dieci febbraio 1975. Era
l'ultimo giorno dell'anno della "Tigre
di legno",
poi, sarebbe iniziato l'anno del Gatto
di legno e, Vò Nguyèn Giap,
era nato
nell'anno del
"Topo d'Acqua" il più astuto, avventuroso e agile, di movimento
e di pensiero, dei segni dell'Oroscopo Cinese, di cui Giap era fanatico
conoscitore!
(Annam:
Aquile?)
...non
avrebbe mai iniziato un offensiva nell'anno del
Gatto! ...Ma gli Americani non conoscevano l'Oroscopo Cinese!!!
Era
stata scelta quella data personalmente dal Generale Vò Nguyèn Giap,
membro del Vietminh e Capo dell’Armata Viet-kong, anche perché portò
fortuna ai Viet-Kong in tutte le precedenti offensive iniziate in
corrispondenza del capodanno Viet, a partire da Dien
Bien Phu,
contro i Francesi, nel ’54, e ...
nessuno è superstizioso quanto Loro !
Io la ricordo con precisione perché era il mio compleanno, 10
Febbraio 1954,
anno del Cavallo
di Legno Yang.
L’America
si stava già ritirando da Saigon, stava evacuando gli ultimi reparti ed i
civili.
L’attacco Viet-kong aveva solo scopo dimostrativo. Volevano
dare una lezione agli U.S.A e dimostrare tutta la Potenza del blocco
Comunista in Asia.
Se fosse riuscito, per tutto l’Occidente Democratico sarebbe stato un
colpo mortale, forse
la storia avrebbe avuto un altro finale. Questo
almeno era ciò che pensava il numero 1.
Aveva
informato il capo della C.I.A a Roma di quanto ci aveva detto,
ma non era stato creduto e la C.I.A si atteneva ai rapporti delle
ricognizioni aeree che davano esito negativo. Il disinteresse mostrato,
verso le nostre informazioni, era tale che il numero uno pensava che
"qualcuno" desiderasse una strage di Marines, in trappola a
Saigon, che avrebbe avuto nell’opinione pubblica Americana, da sempre
poco propensa all’intervento militare in Vietnam, gli stessi effetti che
ebbe l’attacco giapponese a Pearl Harbour. Nessuno aveva autorizzato la
missione che ci proponeva e ce lo disse. Ma avendo, Lui, la certezza
assoluta, data dal materiale fotografico in nostro possesso, di quanto
preparavano i Viet-Kong e preoccupato per l’effetto che, una simile
disfatta, avrebbe avuto in tutto l’Occidente Democratico, chiese
volontari disposti a partire. Assicurò un viaggio comodo stavolta,
addirittura in aereo ... e nessuno potè dire di no! Questa
missione fu chiamata in Onore al Generale Giap : operazione Tet
Arrivammo in Viet-nam dopo due scali,
era la prima volta che facevo un viaggio così lungo in aereo. Durante il
volo ci furono mostrate Mappe e fotografie degli obiettivi. Era incredibile
quello che avevano escogitato e realizzato i genieri Viet-Kong :
soprattutto era impressionante il "dove" avevano costruito quei
ponti sull’Annam che, fotografati dal basso, parevano costruiti tra le
nuvole. Senza considerare che erano "mobili", nel senso che, per
non farli identificare dalle ricognizioni aeree, erano costruiti in maniera
da poterli far scendere lungo i crepacci e renderli completamente
invisibili, mimetizzandoli con muschi e cespugli vari, quando non dovevano
essere utilizzati. Che dire poi delle "Tane ?" Erano
gallerie scavate sotto la Jungla, con ingressi invisibili a chi non ci cade
dentro ! ; di quelle avevamo le coordinate geografiche,
altrimenti non le avremmo potute trovare mai. Ci fu spiegato che quello che
ci veniva mostrato era tutto ciò che chiamavano : la
Pista Ho-Chi-Minh.
Ci fu detto che i Servizi Americani cercavano la Pista Ho-Chi-Minh da anni
senza successo, a parte qualche spezzone di galleria (Tana) che credevano
secondaria e che, invece, secondo le "Colombe", era parte di
quella pista che permetteva alle truppe Nord Vietnamite di spostarsi
indisturbate in territorio Sud Vietnam entrando ed uscendo dal territorio
occupato dalle forze Americane ed attaccandoli dietro le loro linee per poi
sparire nel nulla ("giustiziando", spesso, chi accusavano di
collaborazionismo !).
Il
fattore che aveva impedito, agli Americani, di scoprire la "pista
Ho-Chi-Minh"
era, secondo i nostri servizi, che loro ne cercavano una mentre, in realtà,
... erano quattro !. Due scendevano a Sud attraverso la catena
montuosa dell’Annam ed erano un obiettivo della I° Centuria Aquile. Due
scendevano in Cocincina sul filo del confine Cambogiano, lungo la riva
settentrionale del Me-Kong, nel territorio occupato dai Khmer rossi.
Attraversavano il fiume sui ponti galleggianti che erano il nostro
obiettivo e poi si dividevano su ulteriori quattro direttrici di marcia,
(uscendo in superficie solo al coperto della jungla o della macchia), che
si coprivano e fiancheggiavano a vicenda per disorientare i Marines, che
non capivano mai da dove arrivava l’attacco. Non era solo ingegnoso ...
era diabolico ! Chi si veniva a trovare lì in mezzo, non sapendo di
che si trattava, non aveva scampo ... era come un tiro al piccione ! e
se lo avesse saputo, ma ci fosse finito dentro lo stesso, non avrebbe avuto
scampo comunque !
Sulle
mappe era tutto chiaro.
In certi punti le tane correvano in maniera parallela a distanza di circa
trecento metri l’una dall’altra e, sulle mappe, appariva il disegno con
cui si coprono con listelli di legno i ponti delle navi oppure, per
capirci, quella posa di parquet’s (pavimento in legno) chiamato a
"tolda di nave". Non osservai con troppa attenzione la
cartografia sulle tane, non erano un nostro obiettivo, ma notai che, per
permettere alla fanteria di spostarsi allo scoperto della Jungla, alcune
gallerie erano indicate sotto le dighe che separavano le acque delle
risaie. Anzi,
per l’esattezza, le "tane" più lunghe erano vere e proprie
gallerie costruite in bambù, rivestite di stuoie e ricoperte di terra in
maniera da apparire dighe tra le risaie.
Come detto, con questo incredibile sistema, il Generale Giap, era in grado
di manovrare la sua fanteria, dalla Cambogia fin quasi a Saigon, senza mai
uscire, completamente, allo scoperto.
Un
altra cosa che notai era che,
sulla carta, sia le "Tane" che venivano dal Me-Kong che quelle
che venivano dall’Annam, dirigevano su Saigon e vi appariva il disegno di
una tenaglia che stringeva la città da Ovest e NW e Nord-NE. Pensai che
questo Generale Giap era un grande stratega ,... lo ammirammo tutti !.
Il viaggio trascorse così. Negli intervalli ci passavano fotografie di
trappole, di cui la jungla era piena, escogitate da quei
"buontemponi" Viet-Kong e che ... erano assolutamente da evitare.
Ricordo che, seduto in fondo, riuscii a farmi un caffè con la mia moka ed
il fornelletto da campo. Lo bevemmo insieme ad uno delle Aquile, non
ricordo il suo numero ... ricordo la sua faccia.( Non lo vidi più fino al
1996, (quindi aveva ottenuto anche lui "l’imprevisto" ritorno
dal Viet-nam), ma solo per sapere che era morto in un incidente d’auto in
spagna, nel ’77, come un fesso ... o forse no ?. Lo vidi in
televisione in una foto di venti anni fa, per questo lo riconobbi. Ma è
una storia incomprensibile, dove una certa Signora Donatella di Rosa diceva
di averlo conosciuto vivo, mentre tutti dicevano che era morto, che
trafficava armi e cose di questo genere. Ormai, in Italia, è meglio non
stare a seguire tutte queste chiacchere perché è tutto immerso nella
follia più totale .
Mi
addormentai nonostante gli scricchiolii
ed il rumore insopportabile che faceva quell’aereo. Pensai che avrebbero
potuto prenderne uno un pò più recente. Era un cargo e stavamo sistemati
tra casse e pacchi di non so che, ma non era roba nostra. Alla fine
arrivammo, era l’alba e non atterrammo a Saigon, pare che tutte le piste
fossero occupate per l’evacuazione di militari e civili e che
l’avanguardia (o gruppi di guerriglieri) Viet-kong stesse già
combattendo in alcuni quartieri della Città (sembrava che i guerriglieri
Viet saltassero fuori dalle fogne e nessuno capiva come facessero e da dove
venissero !) . Atterrammo a Nord Ovest di Saigon in una specie di
ex-pista d’atterraggio. Ci dissero che eravamo tra Son-Nhut
e Long-Xuyen
a circa 65 Mls. (100 Km.) da Saigon ed a 40 Mls. dal confine Cambogiano,
(ed a 55 Mls. da Kien-Thanh,
la costa più vicina, ... già, non mi dispiaceva studiare una possibilità
di "imprevisto ritorno"). Eravamo anche più vicini agli
obiettivi e ci andava meglio così. Sulle carte avevo visto che gli
obiettivi delle Aquile erano alcune croci segnate in rosso tra il confine
Cambogiano e due città sui monti dell’Annam: Da Lat e Di Linh. Mi
sembrò di vedere anche una ferrovia, ma non ne sono certo. Scendemmo
dall’Aereo protestando per la mancanza di ragazze tra il comitato di
ricevimento. Qualcuno si era convinto che, prima di partire per il Me-Kong,
avrebbe avuto il tempo di fare due salti in Discoteca, ... un pò di luci
rosse, come si vede nei film ! . Scaricando il nostro "nécessaire
de voyage",
(come lo chiamava uno dei nostri, un Italo-Eritreo che, prima di arruolarsi
in Italia, era stato nella Légion étrangèr, a Djibouti, nella Somalia
Francese) scherzavamo con le Aquile che proseguivano in aereo :
"... i soliti raccomandati - dicevamo - ... i signorini vanno sui
monti in aereo a ... sssciare e noi, invece, sempre nel fango o nella
polvere, con la merda fino al collo !", ... ma era per ridere un
pò. Secondo gli ordini non dovevamo ingaggiare combattimento, solo
distruggere quei ponti di barche (avevo chiesto, durante il volo, cosa
avremmo dovuto fare se i Viet-Kong avessero avuto da ridire e, anziché
rispondermi, risero tutti, ... ma la mia era una domanda seria !).
Possibilmente gli obiettivi dovevano saltare tutti, più o meno, nello
stesso momento, per evitare di segnalare la nostra presenza troppo presto a
chi, sicuramente, quei ponti li proteggeva. Il nostro "nécessaire de
voyage" erano una ventina di Kg. di esplosivo e 100 metri di miccia
detonante a testa (più l’innesco a lenta combustione), cinque bombe a
mano, fucile F.A.L - 7,62 lungo N.A.T.O., gladio, beretta cal.9, munizioni
quanto basta, toscanelli e fiammiferi (per l’innesco delle micce),
gallette e, per contorno, come al solito, ... secondo capacità e fantasia !
Ci separammo. La marcia per giungere sui nostri obiettivi durò circa due
giorni. Ci spostavamo stando al coperto e a parte Truppe Americane che,
sulla strada o su piste tra macchie e risaie, dirigevano su Saigon e
qualche agglomerato di capanne di risicoltori, non incontrammo
"nessuno !". Le mappe erano davvero precise e le Colombe
avevano fatto proprio un buon lavoro. C’erano sentinelle, ma non furono
un problema (se si escludono i problemi di portafoglio perchè, fattili
prigionieri, i Kong, per ingannare il tempo, ci sfidarono ad ogni gioco
d'azzardo possibile ed immaginabile e ci stavano ripulendo come gonzi!).
Anche i genieri Viet-Kong avevano fatto un buon lavoro, le barche usate
erano solide, potevano reggere i Giganteschi Carri sovietici che, ormai non
avevamo dubbi, sarebbero dovuti passare da lì. Il ponte era pronto sulla
riva opposta alla nostra, era ancorato sotto gli alberi, ricoperto di
vegetazione e steso lungo la riva, impossibile vederlo se non da terra.
Restammo letteralmente ammirati a guardare quell’opera di ingegno, a
raccontarlo non ci si crede. Non sapevamo nemmeno se era giusto chiamarlo
"ponte di barche". In realtà si sarebbe dovuto chiamare :
"Isola
galleggiante".
Infatti, era una vera e propria isola costruita su Sampan (barche Viet) con
bambù e ricoperta di vegetazione del tutto identica a quella sulla riva.
Era invisibile fino a che non ci si arrivava di fronte. All’occorrenza,
sarebbe bastato sganciare le cime d’ormeggio a monte e si sarebbe aperto
da solo unendo le due rive e portando l’intera Armata Viet-kong ,in
arrivo, a 98 Km da Saigon.
Però,
a dire il vero, guardando quella struttura, pensai che poteva essere usata
proprio come "isola galleggiante", cioè ...cosa impediva, in
effetti, a chiunque si fosse imbarcato là sopra, di scivolare con la
corrente verso Sud, verso il mare: navigando di notte ed ormeggiandosi
lungo la riva di giorno. Alle ricognizioni aeree Americane, sarebbe
sembrato un agglomerato di vegetazione fluviale, come ce ne erano tante,
anche vicine alle risaie della Cocincina! Sarebbero potuti sbarcare fin
oltre My Tho, 20 Mls circa a Sud di Saigon. Ce n'erano altre come questa
...e se fosse stato proprio questo il piano di "Caesar" Giap?
Spingerli tutti a Saigon attaccando Hue
e poi prendere la città da tutte le direzioni, tagliando Loro anche la via
al mare! Non era lo stesso piano che aveva realizzato con successo a Dien
Bien Phu?
Gli Americani ci stavano cadendo in pieno, proprio come i Francesi
nell'offensiva del Tet
dell'Anno del Cavallo di legno. ... Ma che genere di servizi informazioni
avevano gli Americani?...
Che importava? tanto sarebbero saltate tutte in aria! Via radio le altre
Decurie avevano già segnalato di essere sugli obiettivi: eravamo quasi
pronti ad innescare le mine!.
Era
"quasi" un peccato distruggerlo !. Minammo il ponte in più
punti, in maniera che non restasse niente da poter riparare e ci mettemmo
in contatto con gli altri per attendere che fossimo tutti pronti. Avevamo
esplosivo in eccesso, ma non era previsto che arrivassimo tutti sugli
obiettivi. (Invece avemmo fortuna e non incontrammo proprio nessuno a parte
vedere, di quando in quando, in lontananza, sulle strade tra le risaie,
colonne di mezzi militari Americani e Sud Vietnamiti che ripiegavano verso
Saigon e, in celo, gli aerei Americani che non potevano vedere alcunchè.)
L’esplosivo
che avevamo in dotazione
(candelotti di dinamite) era antiquato anche per quel tempo : una
mistura preparata dai nostri artificieri a base di nitrato d’ammonio,
nitroglicerina, dinitrololuolo e molta farina vegetale come assorbente
d’urto. Le Aquile ne avevano di più maneggevoli ancora (...non perche
erano raccomandati!, dovevano buttarsi sui monti con quella roba sulle
spalle), erano stati preparati miscelando la nitroglicerina rispettivamente
con materiali assorbenti solidi come la farina fossile o gelatinizzandola
con nitrocellulosa e altri ingredienti e con opportuni agenti
stabilizzanti. Però il peso maggiore era della cassetta protettiva,
metallica ed imbottita !. I nostri specialisti si erano preoccupati di
fornirci di materiale esplodente sufficientemente potente ma, nello stesso
tempo, di permetterci i movimenti e di ingaggiare combattimento, se
necessario, senza esplodere come bombe umane al primo urto. Inoltre, aveva
il pregio di non avere meccanismi a rischio di mal funzionamenti. Bastava
il Toscanello acceso e sistemate le micce a dovere, o il cavetto della
dinamo per la scossa, non ci potevano essere brutte sorprese. Il ponte era
in mano nostra, dovevamo solo aspettare di essere tutti pronti. Ingannavamo
il tempo pescando un pesce insipido (come tutti i pesci di fiume). La
stessa cosa che facevano le sentinelle Viet al nostro arrivo!. Due volte
capitò che, il Comando Viet-Kong, chiamò il posto di guardia, chiunque si
trovasse davanti alla radio in quel momento, aveva la consegna di miagolare
qualcosa tappandosi il naso e raschiare con un chiodo il barattolo
metallico sistemato vicino alla radio e, poi, spegnere. Sarebbe sembrato un
guasto o una banale interferenza. Insomma, niente di preoccupante da
meritare un ispezione! Ora, le sentinelle Viet-Kong, stavano litigando
furiosamente con i "vecchi" nella stiva del Sampang di testa, ne
avevano fatto una specie di bisca clandestina e ne approfittai per
studiarmi la mappa. Eravamo in una zona che non è possibile descrivere
brevemente : il Mekong, entrando in Vietnam, si divideva in due
bracci, uno era segnato con il nome di "Tien-Giang"
e l’altro "Hau-Giang,
ma, gli stessi, si dividono ancora in un insieme di nove rami e tutti con
il loro nome "diligentemente" segnato sulla mappa dalle Colombe
che ci informavano anche che, l’insieme delle bocche era chiamato Cuu-Long
(in Italiano : I nove Dragoni). Il risultato di tanta precisione però,
è stato che non so dove accidenti ci trovavamo noi !. Secondo i miei
calcoli eravamo più a Nord, in territorio Cambogiano, sul braccio più
settentrionale l’Hau-Giang
e ... già
in Cambogia,
ma il cartografo non ero io e poi, che differenza faceva ?. Speriamo
che il Dragone mi porti fortuna -
pensai, ricordandomi che mio Padre (secondo l’oroscopo Cinese) era del
segno del Drago ... cercando di convincermi che fosse "Buon
segno !".
Passarono
così alcuni dei giorni più lunghi della mia vita.
Alla fine però fummo pronti e il ponte saltò prendendo pure fuoco, doveva
esserci anche un deposito di carburante sotterrato lì vicino (ben nascosto
dal momento che non l’avevamo visto!) o, più probabilmente, era sotto il
paiolato di Bambù, nella stiva dei Sampan. Forse c’erano bidoni di
carburante per rifornire i mezzi che sarebbero arrivati lì, attraverso il
Laos e sicuramente a secco. Davvero ingegnosi, era quasi un peccato aver
rovinato una simile festa !. La quantità di esplosivo usata era tale
che saltammo tutti per aria per il rinculo dell’esplosione nonostante le
precauzioni di rito :"1)
Stare sdraiati e tenersi sollevati da terra, soprattutto il ventre, facendo
leva sui gomiti. 2) Portare le mani sul viso, indice e medio a coprire gli
occhi, i pollici a tappare le orecchie (per salvare i timpani), anulare a
chiudere il naso e tenere la bocca aperta per lo stesso motivo. 3) Chi ci
tiene alle palle, dicevano gli istruttori, farà bene a tenersi sollevato
anche sulle punte dei piedi !".
Avevamo fatto sempre tesoro di questi consigli, si può morire per un
esplosione ravvicinata e solo perché la depressione, provocata
dall’esplosione, distrugge gli organi interni ... esplodono !. Dopo
l’esplosione, nonostante le precauzioni, restammo tutti senza fiato,
boccheggianti, ed io sperai che nessuno dei resti "dell’Isola"
che stavano ripiovendo giù scegliesse proprio il mio pezzettino di foresta
per atterrare ... perché ero rovesciato a pancia per aria, in cerca
d’ossigeno, e non ero proprio certo di essermela cavata !...
Forse avremmo dovuto allontanarci ancora un pò ! ! !.
Anche i prigionieri Viet-Kong boccheggiavano, li avevamo legati, ma non per
impedirgli di scappare ... La verità era che avevano letteralmente
ripulito i vecchi e ... Loro non sapevano perdere, i Viet nemmeno, quindi,
per far cessare l'"ammuina" ed avere finalmente un pò di
silenzio, li legammo, sequestrammo: dadi, carte "Americain", dame
cinesi, carte da Black jack, chemin de fer, Napoletane e Genovesi,
bastoncini Shangai ed un mucchio di altri strumenti da biscazzieri! più,
naturalmente, il maltolto ... l'"argeant". Restituimmo Dollari e
Lire ai nostri "poveri vecchi!" (... che figura però!) e Yuan,
Rubli e quant'altro d'Orientale ai "prigionieri". Ed
è proprio
questo che li rese furiosi,
sembravano gatti arrabbiati!. Ma che altro potevamo fare?
se è vero che il rientro era un imprevisto, senza soldi era puro azzardo!
Li bendammo prima di andarcene
... i
loro compagni li avrebbero raggiunti presto e, visti i risultati del loro
turno di guardia al ponte, avrebbero passato un brutto quarto d'ora davanti
a Giap o a chi per Lui del Vietminh e Noi,
non volevamo che sapessero la direzione che avevamo deciso di prendere.
Sentimmo
le esplosioni delle Tane più vicine a noi,
dovevano essere anche imbottite di munizioni o non le avremmo potute
sentire esplodere da quella distanza e sottoterra. Sulle mappe avevo visto
che le tane avevano in molti punti delle "camere", degli
allargamenti, pensavo che fossero per gli alloggiamenti, evidentemente
erano, anche loro, depositi di munizioni. Noi della II° Lupi, eravamo
tutti lì :"sulla coda del Dragone", sparsi in un raggio di
circa 30 miglia tutt’intorno, su ponti e tane che saltavano una dietro
l’altra. Ora veniva la parte più difficile:"l’imprevisto
ritorno". Il sole era appena tramontato, in quel punto della Jungla,
Cambogiana, al confine col Vietnam, e la notte scendeva rapidamente. Lassù,
sulla volta lussurreggiante della Jungla, faceva pensare ad un mondo senza
conflitti. Nè rabbia, nè sofferenza. Nel labirinto fitto e aggrovigliato
della boscaglia, nessuno che lottasse per la sopravivenza. Solo 20 uomini,
stanchi e tesi, che si apprestavano a trascorrere la notte. Era come se la
terra si fosse spopolata e la natura potesse decidere del proprio destino.
Improvvisamente, quel silenzio ovattato, irreale, venne rotto dal frastuono
di dieci, cento Kalashnikov, o erano mille? Vidi G-30, "Adamo",
cadere accanto a me, dopo l'esplosione del suo petto, colpito in pieno da
una scarica. L'attimo successivo ero sdraiato a terra e scaricavo il mio
FAL in direzione dei lampi che intravvedevo proprio di fronte a noi. Furono
attimi d'inferno. Rotolavo e sparavo. Mi ritrovai dietro un grosso tronco,
ne intravvedevo la sagoma scura. Era quello dove, un attimo prima ma
sembrava che fosse passato un secolo, avevo poggiato il mio zaino e preso
la mia moka per preparare un buon caffè. Avevo tre bombe a mano e 2 razzi
anticarro nello zaino, di quelli che potevo lanciare innestandoli sul
tromboncino lanciabombe. Avevo anche, sempre pronte alla bisogna, nel
taschino laterale, cartucce a salve per l'innesto dei razzi. Il tronco mi
offriva riparo sufficente per le manovre necessarie e procedetti
febbrilmente. In un attimo fui pronto a lanciare. Dovevo decidere dove e
per questo dovevo osservare da dove arrivasse il maggior volume di fuoco.
Presumevo che lì ci fosse un riparo maggiore sul quale far esplodere i
razzi. Avrebbe avuto un effetto devastante: i razzi anticarro del FAL
potevano forare 40 cm di corazza d'acciaio, ma dovevano impattare su un
ostacolo rigido. Uno dei grossi tronchi di quella Jungla andava benissimo,
ma era buio, il cielo si intravvedeva, tra il fogliame, ancora del colore
violetto che precede la notte, ma quaggiù non vedevo il mio naso. Non
erano soldati del NVA (l'armata regolare del Nord). Quelli non ci avrebbero
attaccati al buiocol rischio di spararsi addosso tra loro e senza poter
vedere l'oboettivo. Ci avrebbero circondato in silenzio e avrebbero
aspettato pazientemente l'alba ...facendoci fuori tutti! Erano sicuramente
ragazzini, ...Vietkong! I miei commilitoni si erano sdraiati a ventaglio e
rotolando rispondevano al fuoco. Strinsi il FAL sul fianco destro e, con un
passo in affondo a sinistra, lasciai il riparo facendo immediatamente
fuoco. La scia del razzo illuminò la scena e un boato ci mostrò il gruppo
principale Vietkong saltare in aria, poche decine di metri davanti a noi.
Fu sufficente per darci il tempo di sganciarci. Fui superato da G-47
"Alvaro": "...Via, Via, Via!" - urlava. Ma non
scappava, si fermò poco oltre per coprirci la ritirata e poi raggiungerci.
...Così si fa! Corremmo nel buio finchè avemmo fiato, inciampando e
rialzandoci e ricadendo ancora. Alla fine ci sentimmo al sicuro e ci
predisponemmo per la notte. L'indomani avremmo dovuto riprendere la marcia.
Mi assopii senza ricordare nemmeno di aver appoggiato la testa sullo zaino.
L'indomani mattina, alle prime luci dell'alba, fummo tutti in piedi e
pronti a muovere. Nemmeno il tempo di un caffè, ma eravamo tutti
consapevoli di essere cercati. Eravamo noi, questa volta, la selvaggina
della caccia. Gli anziani ci incitavano a correre, a far presto, ma per
andare dove ! ?. Senza più il peso degli esplosivi eravamo più
agili, ci stavamo allontanando verso Est-SE. Attraversavamo tratti di
jungla molto fitta e procedere era faticoso, ma anche più sicuro. A volte
procedevamo tra canne di Bambù altissime e cercavamo di non uscire mai
allo scoperto.
(Me-Kong
Hau-Giang '75)
Correvo
con gli altri, procedendo in fila, a qualche metro l’uno dall’altro e
tenendo sempre sotto tiro alla mia sinistra. Correvo e pensavo che stavamo
sbagliando, ripiegavamo su Saigon, non ci saremmo mai arrivati. Ormai tra
noi e gli Americani c’erano i Viet-Kong, tutti quelli che aspettavano
"l’Armata rossa" sulla pista Ho-Chi-Minh (che non c’era più)
e che sapevano che non era stata distrutta dai Phantom USA. Ero sicuro che
non avevamo fatto la scelta giusta, che dovevamo ripiegare andando a Nord
passando il confine Cambogiano (se già non c’eravamo) e da lì
raggiungere Phnom
Penh,
ancora tenuta dalle truppe governative e filo Occidentali di Lon
Nol.
Eravamo ad appena 100 Km da quella Città, ed era un percorso da fare al
riparo della jungla, dicevo io. "Saigon è a quasi 200 Km da qui, ed
è un percorso coperto solo per un tratto, dopo di che ci ritroveremo ad
attraversare le risaie, a perdita d’occhio, che abbiamo visto venendo
qui", insistevo a dire. Ma, secondo le nostre Mappe, ci saremmo
trovati in un "Santuario"
Viet-Kong, che stava proprio davanti a noi (erano basi militari Nord
Vietnamite in territorio Cambogiano, lungo la linea di confine col Sud
Vietnam). Probabilmente era proprio lì che il Generale Giap stava
concentrando le sue truppe da traghettare sulla "nostra
isola
...
che non c’è più !"
per l’invasione del Tet !. Ce n’erano molti di questi
"Santuari" e tutti lungo il confine ... in territorio neutrale,
al sicuro !
... evidentemente il Generale Giap era un uomo molto, molto religioso !
...
"Senza contare che la Cambogia è quasi del tutto in mano ai Khmer
rossi di Pol Pot", ribattevano altri. "A Nord non si passa, per
passare ci dovremmo battere ... in 20 contro l’Armata Viet-Kong e, i
vincitori ( ! ?), se la dovranno vedere con l’armata Khmer di
Pol Pot" . Chiusero la mia proposta ridendo ed io, che restavo
contrario ad andare a Saigon, li feci ridere ancora scattando
sull’attenti alle parole di G.58 salutando :AVE ...!
come
se avessi accettato il combattimento proposto, poi, ridendo anch’io, mi
sedetti intorno alla carta dicendo :"due sole armate contro venti
di noi ! ? ... troppo facile ! Avete ragione. Allora perché
non andare ad Ovest ?, è tutta foresta, passeremo i due bracci del
Me-Kong e dirigeremo a Khien-Thanh, Golfo del Siam. Sono 100 Km di
passeggiata da qui e se non è ancora caduta è fatta : ci faremo
rimpatriare dagli Americani.
Altrimenti ci procureremo un imbarcazione e lasceremo il Vietnam via mare,
siamo la Marina ... o no ? !".Dissi
questo perché ero davvero sicuro che era l’unica via d’uscita per noi.
Insistei : "Non capite che non si aspetteranno mai che abbiamo
preso quella direzione ?. Ci cercheranno tutti e ci cercheranno da qui
a Saigon". Ma non ci fu verso di fargli cambiare opinione ... votammo
e, 19 a 1, andammo verso la rovina ... verso Saigon ! !.
Ce
li trovammo addosso all’improvviso!
Non so come ci intercettarono, eravamo stati molto prudenti, forse è stato
solo che erano dappertutto ... lo sapevo che avremmo dovuto andare verso
Ovest-SW verso il golfo del Siam e Kien-Thanh. Fu davvero dura, anche se le
tane erano saltate, ci attaccavano da tutte le parti e
non finivano mai. Quelli
tra noi che restavano feriti, come avevamo deciso in Assemblea, si
fermavano a proteggere la nostra ritirata. Non c’era alcuna possibilità
di trasportare i feriti e poi ... per portarli dove ? !. Meglio
una morte onorevole, da Gladiatore, in combattimento. Chi avrebbe potuto
desiderare di meglio ?. Per noi era davvero il massimo e lo si capiva
con quell’ultimo saluto che "i Morituri" ci rivolgevano,
consegnandoci le piastrine, prima di essere abbandonati sulla pista : Ave
Italia Morituri te salutant !
e furono molti i saluti che ricevetti su quella pista in quei giorni :
Ave
60 ... Ave 59 ... Ave 58 ... AVE ! ! !
(Si, forse, eravamo un po’ esaltati, ma quando ci salutavamo così ci
sentivamo a Roma, tutti uniti su quell’altare di una Patria che era solo
nei nostri sogni di ragazzi, a casa, e poi ... che
altro ci restava ! ?)
Della IX° e X° decuria riportai in Italia 19 Piastrine.
L’Armata
Americana era lontana,
forse aveva già ultimato l’evacuazione di Saigon e noi, "tanto per
cambiare", eravamo di nuovo "Stay-behind" (dietro le linee).
Rimasto solo e, vista la situazione, feci una nuova Assemblea. Questa volta
avevo la maggioranza e cambiai direzione
... che
diavolo ci sarei andato a fare a Saigon , a marciare con i Viet-Kong in
parata ? !.
Non sapevo che stava accadendo tutt’intorno a me, ma non tanto da non
capire che i Kong (i rossi) avevano vinto. Anche il Vietnam era caduto ...
o era stato Liberato ! ?, mah ! ... "Ai
posteri l’ardua sentenza"
disse un saggio. Io, adesso, avevo il solo dovere di tentare di essere tra
quei posteri e, per riuscirci, tornai indietro, verso il fiume. L'odore di
marcio della jungla e la paura di essere catturato da un nemico invisibile
mi convinsero a valutare meglio quella realtà. Non dovevo avere fretta. Ce
l'avrei fatta, lo sentivo, ma non dovevo avere fretta. Avevo perso il conto
dei giorni, forse erano gli ultimi e preferivo ascoltare gli uccelli
cantare al mattino ed alla sera. Mi ricordavano che un nuovo giorno era
nato, un altro era passato ... ed
io ero ancora vivo !.
Il silenzio era rassicurante e, quando la stai per perdere, ogni attimo di
vita lo assapori con gioia. Anche immerso in un lurido fiume, tormentato da
insetti e a rischio sanguisughe. Una strada che conduceva a Saigon era un
fiume in piena di Civili che fuggivano verso la direzione opposta. Dovevo
prendere anch’io quella direzione, ma da solo, non potevo certo passare
per "civile Viet". Dopo essere stato immerso nel Me-Kong quasi
due giorni per sfuggire ai Viet-kong che ci cercavano, la mia carta era
quasi inservibile, ma ricordavo perfettamente quella che avevo visto
sull’aereo e la città sul mare : Kien-Thanh,
dovevo dirigermi là. Scendere lungo il Me-Kong, pattugliato com’era dai
barchini Viet-Kong, era troppo pericoloso e poi, nessun civile fuggiasco lo
faceva, significa che non era consigliabile. Inoltre, se i civili in fuga
non vanno a Saigon, ma se ne allontanano, questa era un ulteriore conferma
che "l’imprevisto ritorno", passava per Kien-Thanh !. Mi
fu prezioso l’addestramento fatto sui monti intorno a Poglina, lì era
molto più difficile nascondersi.
Non feci l’errore di aver fretta di lasciarmi il Vietnam alle spalle.
Forse è proprio questo che portò i miei commilitoni a volersi dirigere a
Saigon ... la fretta di rientrare, la speranza di arrivare in tempo per
montare su un comodo aereo e ritrovarsi a casa in poche ore.
Io no, non avevo fretta e non ne avrei avuta !.
Stavo
immerso nel fiume, sotto
una piccola zattera di rami e foglie dove stavano le mie armi, e
lentamente, molto lentamente, la pilotavo verso il centro del fiume, ma
come se fosse la corrente a farlo. Non c’era anima viva, ma la regola
numero uno dell’addestramento era :
muoviti come se tutto il mondo tenesse i riflettori su di te.
Ero
talmente immobile che persino piccoli animaletti e dei pesci, attirati dal
calore del mio corpo, trovavano rifugio sotto la mia tuta mimetica.
Regola numero due : tutto
quello che si muove sono "proteine" e quello che sta fermo sono
"vitamine". Non
importa quanto ci avrei messo, ma sarei tornato dal Vietnam e :
"si accettano scommesse" ! -
gridai col pensiero a me stesso, ma non scommise nessuno contro di me. Mi
ci vollero solo una decina di giorni per raggiungere il mare. Dalla carta
potei calcolare che facevo una media di sei o sette Km al giorno, ma non
avevo fretta. A volte mi avvicinavo al limitare della selva per spiare una
strada dove colonne di civili, come un fiume in piena che non scemava mai
da giorni, si allontanavano da Saigon ! ! ! Anche
loro, come me, non avevano fretta, ciò che contava era riuscire ...
non in quanto tempo !.
Interi
villaggi di pescatori "emigravano" dal Vietnam ormai caduto.
Raggiunta la costa, imparai a spostarmi dentro le foreste
di mangrovie. Non fu affatto facile, non c’è intrigo di rami e radici più
fitto,
ma
mi sentivo al sicuro là in mezzo e poi, l’acqua era salata, ero di nuovo
in mare ... un buon segno per me !.
(Kien-Thanh:
Mangrovie)
Spostandomi
così mi stavo allontanando da Kien-Thanh, ma, al mio arrivo nella
periferia della Città, avevo visto colonne di soldati Viet-Kong muoversi
indisturbate sotto la bandiera rossa ed avevo considerato che non era il
caso di presentarmi al porto a cercare un imbarco. Stavano già procedendo
con i "rastrellamenti di collaborazionisti", li avevo visti
caricare sui camion diverse decine di persone, sicuramente colpevoli di non
essere comunisti !. Raggiunsi il limitare di quella formazione di
mangrovie a Sud di Kien-Thanh in circa tre giorni (me l’ero presa comoda,
... non sapevo dove andare !). Quel tratto di foresta si interrompeva
su una spiaggetta nascosta tra gli alberi. Lì c’erano alcune
imbarcazioni
da pesca che, chiaramente, si preparavano
a
salpare. La presenza a bordo di donne, bambini ed animali mi diceva che
erano profughi ... quindi non comunisti e stavano scappando, ... proprio
come me !. Uscii allo scoperto e, camminando nell’acqua, li
raggiunsi. Le donne ed i bambini che giocavano sulla spiaggia fuggivano, li
spaventai, ... già dovevo essere impresentabile ! Erano gente
pacifica ed io ero armato fino ai denti, mi preparavo a vendere cara la
pelle. Usai un linguaggio universale, andai verso quello che sembrava il
gruppo degli "anziani del villaggio" tenendo il Fucile alto sopra
la testa. Mi fermai e dissi solo : I’m
friend, ... were are you going ?.
Vous
n’est pas un Américain !
- rispose il più anziano, in uno stentato Francese. Ouì,
Monsier, je ne suis pas un Américain, je suis un Italien
- dissi io - ...
en transit pour l’Italie !
Aggiunsi,
alla loro sorpresa, facendoli ridere. Ma questo non cambiava la mia
situazione. C’erano due Giunche Cinesi e tre Sampan ed, a colpo
d’occhio, avrebbero affrontato il mare navigando al limite della linea di
galleggiamento. (Giunche
Cinesi
e
Sampan)Indovinando
i miei pensieri, qualcuno aveva impugnato vecchi fucili da caccia, ma non
avevo alcuna intenzione di fare la guerra a donne e bambini per ... "fuggire".
Lo feci capire offrendo la mia borraccia vuota al capo villaggio. La prese
e me la riconsegnò, di li a poco, piena d’acqua ; una donna, nel
frattempo, mi aveva dato da bere acqua di cocco (era bello essere di nuovo
in mare, ma l’acqua del fiume la potevo bere, quella del mare no). Andai
a sedermi all’ombra. Non so cosa avrei fatto, ma, di sicuro, non li avrei
obbligati a portarmi con loro, avrei continuato verso Sud ... chissà !
e se no ...
Ave !.Assistei
a tutti i preparativi,
avevano imbarcato anche i cani, (ma perché li mangiavano). Tentavano ormai
da tempo di far partire i motori senza riuscirci, quando mi alzai per
raggiungerli. Stando nell’acqua spiegai loro come fare, ma era inutile. Il
capo mi fece cenno di provarci io.
Salii e riuscii a far partire il motore ... era un vecchio motore Francese
dell’epoca coloniale (forse un Berliet ! ?) con avviamento a
cartuccia esplosiva e manovella. Se non si dà un colpo deciso e preciso,
al momento giusto, non esplode ...
che
Dio lo benedica !.
Se li erano procurati chissà dove per lasciare il Vietnam. Per la pesca
usavano le vele, ma per traversare il Golfo del Siam fino alla penisola di
Malacca gli anziani avevano "saggiamente" deciso di superare le
bonacce (niente vento), attrezzando di motore le due Giunche che avrebbero
trainato i tre Sampan. Un
bel convoglio di incoscienti non c’era che dire.
Mi trovai proprio a mio agio tra loro ! Sulla Giunca, ammassati come
topi, fu fatto posto anche a me (avevo trovato imbarco da macchinista !).
(Sampan)
Potei
capire che erano tutti diretti nella penisola di Malacca dai loro Parenti.
Seppi in seguito che persino navi Italiane si trovavano in quelle acque per
raccogliere i profughi, ma non fui così fortunato. Impiegammo sette giorni
a traversare il golfo della Thailandia e raggiungere la Penisola di
Malacca. Da lì, uno dei loro parenti mi aiutò a raggiungere la ferrovia
del Sud Est Asiatico (era stata fatta dagli Inglesi e congiungeva Bangkok
con Singapore). Feci un lungo viaggio di circa 500 Kilometri (il treno
impiegò quasi due giorni!) attraverso la foresta Malese fino a Singapore
dove potei darmi una ripulita in un buon Hotel. Vendetti le armi e
l’equipaggiamento e, con quello che avevo in tasca, trovai imbarco per
l’Egitto e poi in Italia. A
Roma feci rapporto al Generale,
consegnai le piastrine "superstiti" dei miei commilitoni caduti
(non erano 19, ne avevo perse alcune negli spostamenti e credo di ricordare
che ne riportai in Italia 12) e seppi che anche altri erano rientrati.
In
Italia, Giornali
e Telegiornali davano la notizia che Saigon
non era ancora caduta o, più precisamente, dicevano che stava cadendo in
quei giorni. Potei vedere le immagini alla TV, quindi era vero ... o no!?.
Si vedevano sparatorie tra Marines e i Guerriglieri di Giap, strada per
strada, a Saigon. Gruppi di Guerriglieri stavano attaccando l'Ambasciata
Americana ed i Marines resistevano per dare tempo alla Marina di evacuare
completamente la Città ... Il
piano di Giap e del Vietminh!
Ma, potendo disporre delle sole avanguardie, quelle da sempre presenti
intorno a Saigon e, con il grosso dell'Armata impossibilitato ad
attraversare il Me-Kong, nè a scendere dall'Annam, il grande assalto a
Saigon del 10
Febbraio 1975 e
l'offensiva del Tet '75, il terribile piano che prevedeva il massacro di
tutte le forze Americane e Sud Vietnamite confluite su Saigon, non potè
essere messo in atto. Non
avrei davvero voluto essere nei panni di quelle sentinelle (o dovrei dire:
biscazzieri!?). Tuttavia, dalle notizie che venivano diffuse, potei capire
che "Caio
Giap Cesare" (così
lo chiamammo dopo aver visto di cosa era capace, anche nelle progettazioni
delle opere dei suoi genieri ... proprio come il "nostro" Cesare)
non si perse d'animo: le forze che dal Nord dovevano attaccare Huè,
come diversivo all'accerchiamento di Saigon, furono, sicuramente,
rinforzate dalle riserve dirette a Sud; quelle presenti nei
"Santuari", frattanto, dovevano essere state impiegate in una
marcia forzata per risalire a Nord- Est e passare il confine nel tratto che
costeggia l'Annam ed attendere, fiduciosamente, la rotta dell'esercito Sud
Vietnamita che, secondo Cesare Giap, non
sarebbe mancata ...oppure,
erano una forza
pronta ad essere impiegata per attaccare, "anche"
alle
spalle, l'Armata degli Nguyèn del Sud!. Non aveva più scampo nessuno
laggiù! Come i Galli del "de
Bello Gallico"
e Pompeo, dopo che l'altro Cesare lanciò quei dadi!. "Alea
Iacta Est, Caesar Giap!"
... se avesse rallentato l'offensiva su Huè,
per attendere di ripristinare la "via
Ho-Chi-Minh",
sarebbe stato sconfitto: l'Armata Americana avrebbe lasciato, ai Sudisti,
armi e mezzi a sufficienza per contrattaccare ed il suo momento sarebbe
passato, ma
non fece errori ... per questo vinse!
Noi, comunque, portammo a termine la nostra missione e non
ci fu alcun massacro
...a
parte il nostro! La
guerra del Vietnam stava finendo nell'unico modo possibile!
Fui
lasciato libero solo pochi giorni, fino a fine Aprile ‘75.
In Angola la "Colonna Libertad", che avevamo addestrato l’anno
prima, era impegnata in combattimenti con altre formazioni guerrigliere che
si contendevano l’Angola dopo l’abbandono del Portogallo. La Missione
ricevuta voleva che tentassimo di formare un fronte comune con tutte le
forze Anti Comuniste presenti in Angola, il nome in codice rimase: "Primavera
dei Garofani di Luanda".
N.d.R.:
Alcuni
visitatori mi hanno scritto gradite lettere dicendomi che è incredibile
quanto hanno letto su The Real History of Gladio, in quanto nessun giornale
Italiano ha mai riportato una sola notizia di quanto hanno letto in questo
sito. Devo dare atto che è così, ma, del resto, nella pagina "I
giornali Italiani" Noi stessi ci meravigliavamo delle menzogne che
leggevamo sui giornali!. Viene considerato incredibile soprattutto che i
capi militari e politici del Nord Vietnam comunista e
"proletario" fossero, in realtà, Nobili feudatari della stirpe
Imperiale degli Nguyèn, discendenti dell'Imperatore "Già Long"
(il Dragone di Giada, Imperatore di Hue ed unificatore del Vietnam). Noi,
invece, ci meravigliavamo che tali situazioni che erano in evidenza, sotto
il naso di tutti, passassero inosservate, come se fossero scontate. Era
scontato che le "Rivoluzioni popolari", in Cina come in Vietnam,
e dovunque in Asia, in realtà, erano gestite da Mandarini, Principi e
Duchi feudali che gestivano il potere "Rivoluzionario" con
durezza e ferocia degna dei "Loro" Avi ...però, i Democratici,
erano "Loro"!. Questa Nostra storia vera, giocoforza e per ovvii
motivi, è un breve riassunto. Vorrei però aggiungere, per chi dovesse
ancora avere dubbi, che risulta noto che tutto il mondo era a conoscenza
del fatto che a negoziare gli accordi di pace a Parigi, (nel gennaio 1973,
poi perfezionati nel giugno '73, con il quale si volevano eliminare le
continue violazioni ai trattati precedenti), con Henry Kissinger,
Segretario di Stato U.S.A., veniva inviato a rappresentare Hanoi un signore
di circa sessanta anni, membro del Politburo dal 1954 e poi segretario del
Partito dei Lavoratori del Vietnam (ex partito Comunista Indocinese), il
quale rispondeva al nome di "Le Duc Tho". Sapete che significa?
Significa "il Duca di Tho"! (quale Tho? ...My-Tho, Can-Tho ...?),
ma nessun giornalista ha mai fatto alcun commento su questo ...come su
tutto il resto! Io
credo che tutto ciò si commenti da solo, non vi sembra?.
I
giornali Italiani non dicevano mai nulla delle nostre azioni,ma
dell’Angola parlarono molto.
(La
verità e la Stampa)
Scoprimmo
così che l’O.N.U. visti i massacri di popolazioni civili inermi (vero !),
aveva autorizzato Cuba ad intervenire ... con una forza di pace ! ?.
Che truppe Cubane con l’appoggio di "Istruttori
militari Sovietici"
sarebbero presto sbarcate a Luanda chiamate dall’M.P.L.A e che, questo,
era "attualmente" all’attenzione del Consiglio (... ! ?).
Noi non avevamo dubbi che i piloti degli elicotteri da combattimento Mi-24
che mitragliavano i nostri fossero Russi e non Cubani con le "mèche".
Ma, a leggere il giornale sembrava che tutto dovesse ancora accadere !
In quel bar in via Cavour, dove eravamo seduti a far colazione, era il mese
di agosto '75 ! ! ! !. Ma
non
sono sbarcati a Maggio ?-
dissi sorpreso. Era
un allucinazione !, tu sei un allucinazione, ... noi siamo un
allucinazione, ... loro sono un allucinazione !
- risposero gli altri ridendo. E questo feci anch’io ... mettendo via il
giornale. Sentii spesso di giovani che, ingannati
dalla
stampa, partecipavano a cortei inneggiando ai Cubani e gridando lo slogan :
M.P.L.A
... in Angola vincerà !, oppure Viet-Minh ... Ho Chi Minh, ... Kmer
Rossi ... Pol-Pot !.
Capelloni in jeans ...come me, non somigliavano certo ai militari
Sovietici, né le loro idee a quelle dei Marxisti del M.P.L.A o di quelli
che, per me, risultavano essere dei criminali contro i Diritti Umani. Certo
che se avessero saputo che la vittoria dell’M.P.L.A c’era già stata e
che, questo, aveva significato la sconfitta della Libertà in cui
credevano, avrebbero sicuramente gridato qualcos’altro !. Che
potere immenso ha la stampa ! -
pensavo. Con i miei commilitoni parlavamo dell’offensiva del Tet e di
quella prima parte del 1975, davvero un anno caldo per noi !. Mezzo
mondo stava cadendo per la Democrazia e diventava terra di conquista per i
Tiranni. La popolazione civile vi veniva perseguitata e tiranneggiata,
perdeva ogni diritto, veniva sfruttata in maniera bestiale : ... in
nome della "rivoluzione
proletaria",
naturalmente !
Da
uomini che, però, appartenevano
sempre a famiglie aristocratiche, le quali dominavano quei popoli con pugno
di ferro, da
feudatari :
con
diritto di vita e di morte sui loro sudditi, prima di perdere questi poteri
a causa della colonizzazione che, certo, ha avuto i suoi torti, ma non era
peggiore dei poteri che rimuoveva.
Non
era un mandarino Mao tze Tung ? ;
non continuò a vivere da Mandarino ?... e, dopo la "rivoluzione
proletaria", con un potere che nessun Mandarino Cinese ha mai avuto!.
(L'uomo
dei Cobra: L'incantatore di Serpenti)
Anzi,
nella magnifica e millenaria storia Cinese nessun Imperatore dinastico ha
mai avuto tanto potere nelle sue mani né, credo, tanti morti sulla
coscienza tra gli avversari perseguitati. Non
era forse un Patrizio Nguyèn
( Potente casato feudale che possedeva il Sud ed il Nord Vietnam prima
della Colonizzazione Francese) Nguyèn
Ai Quoc,
noto con il nome di battaglia di Ho
Chi Minh,
con cui tanti ragazzi della mia età scandivano slogan sulle strade
d’Italia e d’Europa ?. Non era forse vero che il Famoso Generale
Giap,
nome di battaglia del comandante dell’Armata Viet-Kong, era lui stesso
uno
Nguyèn
ed il suo vero nome era Vò
Nguyèn?.
Non era forse lui in persona ad ordinare la esecuzione dei "collaborazionisti ?",
ossia di chi non si sottometteva ai loro diktat ?.
Non è forse vero che lo stesso
Van Thieu,
Presidente filo Americano del Vietnam del Sud dal 1965, era anche lui uno Nguyèn ?
Avete mai sentito o avete mai letto sui giornali, della Lotta intestina tra
"Nguyèn
del Sud Vietnam",
esattamente tra Nguyèn
Cao-Ky
(Vice Presidente del Sud) e Nguyèn
Van-Thieu
(Presidente) che, insieme, si "sbarazzarono" con un golpe, nel
Novembre 1963, del Governo di Ngò-Dinh-Diem
... (contemporaneamente a Dallas, in Texas, il povero J.F. Kennedy veniva
assassinato! ...davvero non vi dice niente questo?) e si auto nominarono
uno Capo delle forze aeree, l’altro delle forze armate e poi Presidente
del Consiglio. Avete mai saputo della "notte
dei lunghi coltelli"
del ’67, che portò all’uccisione di tutti gli Ufficiali Sud Vietnamiti
fedeli a Nguyèn
Cao-Ky
ad opera di quelli fedeli a Nguyèn
Van Thieu ?.
Naturalmente a Nguyèn
Cao-Ky
non fu torto un capello (tra Aristocratici si deve saper perdere
sportivamente),
dopo il bagno di sangue si accontentò della Vice Presidenza !
e di tutti quei morti che importa : per
gli Nguyèn si trattava solo di servi !.
(Pensate che, alle successive elezioni Presidenziali del 1971, il Nguyèn
Cao Ky,
ritirò la sua candidatura a causa delle "scorrettezze
elettorali"
del suo avversario il Nguyèn
Van Thieu ! !).
Chissà
se era stato detto, ai giovani Marines morti laggiù, che morivano per la
supremazia di un gruppo di feudatari Nguyèn sull’altro.
Sono certo di no, come nessuno lo disse a noi. Noi
ci battevamo per la Democrazia, per la Libertà.
Di
alleanze con banditi, criminali contro i Diritti Umani, a noi nessuno disse
mai niente.
A me, aprì gli occhi un vecchio capo villaggio del Sud Vietnam, in
navigazione nel golfo del Siam : Mi disse anche che le "vieux
renard"
(vecchie volpi, un animale molto malefico in Indocina, si dice che la volpe
riesca a trasformarsi in uomo rubandogli i pensieri ma, priva di anima,
riesce a fare solo il male... si dice di persone molto malvagie),
ingannavano gli Americani facendogli credere che gli aiuti finissero alla
popolazione o per la difesa dagli
Nguyèn del Nord.
Invece, le vieux renard si arricchivano sempre di più, e più durava la
guerra, più aumentava il loro potere e la loro ricchezza. In realtà, il
potentissimo Esercito che descrivevano agli Americani per giustificare quei
costi, era degno di loro. Corrotto e crudele era capace solo di fare la
guerra ai contadini saccheggiando i villaggi e stuprando le donne !.
E
maintenant ils ont en train de arriver le Nguyèn du Nord. .... non, mon amì
"en transit pour l’Italie", ce n’est pas plus possible la vie
au Vietnam. Maintenant, ça suffit !. Que deviendrons-nous ?,
bien, quoi qu’il arrive, c’est finì ... voilà ! (Trad :
ed ora stanno arrivando i Nguyen del Nord, no amico mio "in transito
per l’Italia", non è più possibile la vita nel Vietnam. E’ ora
di finirla ! ...Che ne sarà di noi ?, bien, sia quel che sia ,
è finita ... voilà !). Ricordo queste parole, perché le pronunciò
con tristezza, stando seduto vicino a me di lato al motore. Non
si mostrava mai preoccupato davanti ai suoi ... un vero capo !.
Pensavo
a ciò che mi aveva detto sulla guerra Civile del Vietnam che proseguiva da
secoli. Oggi coinvolgeva anche le super potenze, rischiavamo una guerra
mondiale e tutto per una faida tra volponi !? Era la sua visione delle
cose, quella di un capo villaggio di pescatori della Cocincina. Ma, forse,
alla fine, si trattava davvero di una faida tra Aristocratici Latifondisti
che si contendevano il potere dal XVII secolo. Gli Nguyèn del Sud che,
sconfitti i Trinh (altra Dinastia Patrizia Viet) del Nord, ora combattevano
"tra loro" l’ultima battaglia. Già, l’ultima battaglia di
una storia secolare fatta di soprusi e prevaricazioni. Nessuno
ha detto ai giovani ribelli d’Occidente di quante volte il popolo del
Vietnam si è ribellato ai Tiranni della Dinastia Nguyèn.
Una
tra le più sanguinose fu quella che vide Nguyèn Ahn scampare al massacro
dei suoi, ad opera del popolo della Cocincina in rivolta :
l’insurrezione dei Tay-Son,
già nel XVIII sec., stava per riuscire a liberare il popolo del Vietnam
dai Tiranni Nguyèn. Grazie all’intercessione del vescovo di Adran,
l’ultimo sopravvissuto Nguyèn, (bis-nonno di tutti gli altri) riuscì ad
avere l’aiuto dei Francesi di Re Luigi XVI e riconquistò la Cocincina.
Riunificò il Tonchino (Nord) con la Cocincina (Sud) e, proclamatosi
Imperatore con il nome di Gia-Long,
elesse la sua capitale a
Hue,
nell’Annam (centro, una bellissima Città sul golfo del Tonchino). Huè
fu la prima Città che l'Esercito degli Nguyèn
del Nord
"Liberò", nell'Aprile '75, dopo aver sconfitto gli Americani e
l'Esercito degli Nguyèn
del Sud,
che difendevano fino allo stremo la capitale del "Nonno Nguyèn
Anh, alias
Gia-Long".
Lo stesso Impero Cinese lo riconobbe quale legittimo Sovrano e, da allora,
quei territori da lui riunificati furono chiamati Vietnam.
La restaurazione feudale era fatta. La Storia del Vietnam non può
scostarsi dalla storia della famiglia Nguyèn, un pò come i Savoia con
l’Italia.
Quello che dovrebbe far pensare è che i protagonisti di entrambe le parti :
quella Nordista filo Sovietica e quella Sudista filo Americana, si
chiamassero tutti Nguyèn ! ! !.
E
perché mai, in Occidente, nessuno ha mai raccontato ai giovani ribelli la
vita e la storia di Huynth-Phu-So, detto il "folle Bonzo"?.
Mi raccontò il capo villaggio che fu ucciso a calci e pugni (come
Matteotti in Italia) dai "prodi
Vietminh"
del "rivoluzionario"
Nguyèn Ai Quoc
(noto Ho Chi Minh ... il poeta guerrigliero ! ?). Vi dico io chi
era
Huynth-Phu-So,
il folle Bonzo di Hoa-Hao ! :
era figlio di poveri contadini Vietnamiti sfruttati dall’Impero feudale
dei Trinh
prima
e dei Nguyèn
poi, privi di ogni diritto e costretti a lavorare come bestie, per un pugno
di riso, nelle terre dei feudatari dell’Impero
Dinastico Vietnamita dei Nguyèn.
Si ammalò gravemente in giovane età e fu curato e guarito da un Bonzo
Buddista, una specie di eremita guaritore che divenne il suo Maestro
spirituale (non ne ricordo il nome, ma si rifaceva alla dottrina del
Profeta Phat-Thay-Tay-An
che,
ai primi dell’800, predicava ai contadini oppressi la caduta
dell’Impero ad opera di forze del bene che sarebbero venute da Occidente
a liberarli dai feudatari corrotti e avidi dell’Imperatore). Come da
Profezia, i Francesi arrivarono qualche tempo dopo, ed i feudatari
Trinh e Nguyèn
persero tutto, potere e latifondi. Anche se, poi, i Francesi, come sempre
accade, non si comportarono molto meglio con il povero popolo Viet. Huynth-Phu-So
iniziò a predicare la Liberazione dalla Tirannia e la caduta del crudele
Impero Viet, andando tra i contadini sfruttati nelle campagne curandoli e
confortandoli nella loro disperazione parlando di speranza nell’avvento
di un regno di pace e di Giustizia. Insegnava un Buddismo riformato, delle
origini, senza i fasti dei rituali religiosi dei cortigiani e dei mercanti
del Tempio (! ?) e, attraverso le tecniche apprese dal suo
Maestro, guariva gli ammalati dei poveri villaggi che visitava ... (non vi
ricorda niente tutto questo?). Fu ucciso dai Vietminh nel 1947, all’età
di 28 anni : un
"figlio dei fiori" in meno !
Aveva avuto il pessimo gusto di nascere nel tempo sbagliato e nel luogo
sbagliato. Non so se fu ucciso per ordine di Vò
Nguyèn alias Giap
o di Nguyèn
alias Ho Chi Minh,
ma, "Loro",
non fanno mai niente che non gli venga ordinato dall’alto e, comunque, fu
uno Nguyèn
a dare l’ordine !. Ma perché nessun figlio dei fiori o giovane
ribelle occidentale ha mai saputo niente della storia di "Gesù
Huynth-Phu-So"
e del movimento Hoa-Hao
che
predicava la liberazione e l’avvento del regno di pace e di Giustizia per
quelle povere genti oppresse dalla Tirannia?. Perché nessuno sa dei
martiri del partito
Social Democratico Vietnamita "DAN-XA",
fondato dai seguaci di So
dopo
la sua morte, perseguitati, catturati ed uccisi dagli eroici Vietminh
dei "liberatori"
Nguyèn ?.
A me la raccontò, durante la navigazione verso Malacca, il vecchio capo
del Villaggio ... aveva un nome lunghissimo e impronunziabile per me, che
lo chiamavo semplicemente Long
(Dragone). Raccontava queste storie la sera, al tramonto, passando di barca
in barca, a rincuorare i suoi. Ebbe la pazienza di raccontarla anche a me
un pò in Francese ed un pò a gesti ed espressioni mute, con una mimica
che era degna dei migliori teatri, credetemi. Capii che lui era uno dei
seguaci di quel Bonzo folle e, a giudicare da dove eravamo e cosa stavamo
facendo, devo dire che era più folle del Bonzo. Glielo dissi una sera che
eravamo fermi in una bonaccia per un guasto in "sala macchine".
Quella sera erano tutti intorno a me che, dopo aver quasi smontato il
circuito di alimentazione del motore, riparai il guasto tirando fuori dal
serbatoio un grosso topo morto che aveva ostruito l’uscita della cannula
di alimentazione. Long rise molto, annuendo e traducendo ai suoi. Tra le
risate generali mi indicò dicendo in Francese : ouì
je suis un fou, plus de le Bonze fou ...
" Monsier
Italien en transit pour l’Italie !".
Seppi che mi chiamavano così da quando ci incontrammo : Italien
en transit pour l’Italie,
e risi anch’io ... di me !.
La
loro antica saggezza popolare gli diceva che non erano liberatori quelli
che arrivavano, ma gli oppressori di prima, gli oppressori di sempre, che
cambiano le insegne, le parole, gli abiti, ma sono sempre loro, i
restauratori, ... quelli che vivono alle spalle del popolo che
lavora!. Non
è forse vero che erano tutti ricchi rampolli di nobili famiglie, viziati
ed abituati a vivere alle spalle del prossimo,
tutti i principali capi comunisti di cui si abbia notizia ?. Non era
un ricco Hidalgo Cubano Fidel
Castro Ruz?.
Non è forse vero che, catturato durante l'unica azione di guerriglia a cui
partecipò personalmente, il
26 Luglio 1953,
l'assalto alla caserma Moncada di Santiago de Cuba, fu condannato a 15 anni
di carcere e subito graziato, dal Dittatore Batista, per intercessione
della sua famiglia?; e che, la "Revolucion
Cubana",
in realtà, fu combattuta sulla Sierra da "Cienfuegos
Camillo"
(precipitato con il suo aereo da turismo subito dopo la Vittoria del 1959)
e da Ernesto
Guevara,
detto el
Che,
il quale, dopo aver rinunciato ai suoi incarichi di Governo, "anche"
... per dei dissensi avuti con Fidel
Castro,
partecipò alla guerriglia in Congo e in Bolivia. Catturato dall’esercito
di La Paz, (venduto in Bolivia, nel 1967, con una "soffiata" a
... chi ? ... da chi ? ... boh ! nemmeno il corpo si è mai
ritrovato) venne ucciso ; e da Manuel
Ochoa,
eroe di Cuba
Libre,
combattente con El
Che
nel Congo
di Lumumba e Kabila,
"Libertador"
dell'Angola, Colonnello di Castro.
Ochoa
sopravvisse agli incidenti che colpirono gli altri due Colonnelli della
"Revolucion" grazie al prestigio che si conquistò in Angola (del
tutto meritato secondo me). Ma, nel 1989, anche quest’ultimo eroico
Colonnello della "Revolucion Cubana" ebbe un
"incidente" : fu accusato di spacciare droga, prontamente
processato e condannato ed altrettanto prontamente impiccato, per
ordine di Castro Fidel !.
Ma già, il Leader Maximo ha rinunciato a tutto per la "Revolucion"...
ma a tutto che ! ?. Ha
rinunciato a dirigere Haciende e pollai di famiglia per prendersi tutta
Cuba , popolo compreso!.
Chissà
quanta sofferenza per cotanto sacrificio ! ! ! .
Avete
mai letto sui giornali questa versione della Revolucion Cubana?:
Subito dopo la fuga del Dittatore
Fulgencio Batista (Gennaio
'59) e
la caduta del suo Regime ad
opera delle forze Democratiche
progressiste
Cubane,
fu eletto Presidente il Giudice Democratico Urrutia
Lleò. Pochissimi mesi dopo
(credo quattro) Castro
Fidel Ruz lo
destituì ed insediò, in sua vece, il Comunista filo-Sovietico Osvaldo
Porticòs Torrado.
Cienfuegos
Camillo
non fu d'accordo, ma ebbe l'incidente aereo suddetto e... non potè farci
nulla!. Fidel
Castro Ruz,
diventò così Primo Ministro, mantenendo anche il titolo di "Leader
Maximo della Revolucion".
Suo fratello, Raùl
Castro, entrò
al Governo e... non
ne uscì più!.
Anche Ernesto
Guevara entrò
al Governo, come Ministro dell'Economia e, poi, come Ambasciatore, ma solo
per un breve periodo ...si dimise, come detto, per "contrasti
col Leader Maximo",
o meglio ... per contrasti con i nuovi padroni della "Revolucion
Cubana",
quelli a cui i Fratelli Castro l'avevano venduta per restare al potere, per
essere i "Leader Maximi" in eterno! e... sparì
in Bolivia nel '67! Ma,
secondo il copione del "Modulo
Kennedy",
fu la CIA a farlo fuori. Anche l'incidente aereo a Cienfuegos, il processo
ad Ochoa, le migliaia di morti ammazzati (quelli ufficialmente ammessi e
quelli "incidentati") ... tutta opera della CIA e delle potenze
Imperialiste!!!
Persino
l'ultima
lettera
scritta da Guevara a Castro (quando capì che era stato condannato a morte
e che non aveva scampo), nella quale si preoccupava che fossero risparmiati
i figli e gli raccomandava di dar loro un futuro, in nome di ciò che aveva
fatto per la "Revolucion": "Recuerdo quando te conoçio in
casa de Antonia" ... Ed in cambio di quella lettera, che li scagionava
tutti!, non
fu capita da nessun altro che Noi!
Eppure ci sembrava tutto chiaro: el
Che
non accettava, come Cienfuegos prima di lui, che la "Revolucion
Cubana" fosse morta; non accettava i Diktat dei nuovi padroni, quelli
a cui i fratelli Castro avevano venduto tutto e tutti in cambio di
protezione; voleva proseguire, e addirittura esportare la Revolucion!
Nessuno di "Loro"
glielo poteva impedire ufficialmente ..."erano
tutti Rivoluzionari!!!"
Per questo doveva morire e... morire da Eroe della Revolucion,
ucciso dal nemico della Revolucion.
Questa è la sola cosa vera di tutta quella vicenda: Guevara fu ucciso,
effettivamente, dai nemici della Revolucion, tradito
come la Revolucion e come tutti i suoi leali sostenitori. Naturalmente,
come sempre accade, il Tradimento della
"Revolucion Cubana", non
fu un Atto indolore e trovò molti oppositori tra i veri
Rivoluzionari.
Infatti, ne seguì un bagno di sangue che Castro e la sua banda scatenarono
per soffocare,
con
"Processi
e fucilazioni di massa!", ogni
residua aspirazione
di Libertà e Democrazia a Cuba. Non
mancò nemmeno il solito esodo di profughi via mare a testimoniare che
la Democrazia, nella REVOLUCION CUBANA, ... era MORTA!!!
Il
Regime di Castro
andò in crisi molte volte, ma c'era sempre pronto il solito"bagno di
sangue" per rimettere a posto le cose. L'ultima grave crisi ci fu
nell''89, alla caduta del muro di Berlino. Qualcuno a Cuba si illuse che
anche il muro di Castro sarebbe potuto cadere e chiese le riforme, ma, dopo
il
"Processo ai Generali coinvolti nel traffico di Droga del 1989
(!?)" (alla
fine del quale ci fu, come detto, l'impiccagione, tra gli altri, di Ochoa),
il fratellino del Dittatore, che non conosceva crisi dall'incidente occorso
a Cienfuegos e dal "precedente" bagno di sangue del 1959,
collocava i suoi uomini "Fidelissimi" nei posti lasciati vacanti
dagli impiccati e... tutti ripresero a vivere felici e contenti ...anche il
riconfermato Leader Maximo! Nemmeno
Adolf Hitler fu così bieco da far processare e condannare, per reati
comuni ed infamanti, i Generali che attentarono alla sua vita, per salvare
la Germania dalla sua follia!
Vi
chiedo: ma cosa ci può mai essere di eroico e romantico in una storia
simile!? ...persecuzioni, tradimenti, delazioni, assassinii, stragi,
complotti, Crimini contro l'Umanità. Purtroppo, credo di potervelo dire
io: ...le menzogne della Stampa!!! già, ma perchè ha mentito la
stampa e... perchè continua a mentire?. Io l'ho capito, ma non voglio
togliere, a coloro che sono pronti a capire, il piacere di scoprirlo
da soli!
Si
riempivano la bocca di paroloni e coniavano slogan su slogan:"...
EL PUEBLO UNIDO JAMAIS SERA' VENCIDO! ...
"; edificavano Repubbliche Democratiche Popolari dappertutto, ma in
quelle Repubbliche la Democrazia non sapevano nemmeno dove stesse di casa.
Erano stati di polizia dove si praticava sistematicamente la violazione dei
Diritti Umani e dove un popolo di reietti doveva essere sfruttato in
maniera bestiale e finiva affamato, per mantenere una marea di inutili
bighelloni in pompa e ... naturalmente, carichi di medaglie ! ! !.
All’epoca noi sapevamo soltanto che Pol Pot era il nemico ... la storia
più recente ha detto a tutti chi era il "Liberatore della
Cambogia" e che razza di pazzo criminale fosse !. Ma
credete che può esserci qualche Tiranno che sia migliore ?.
Se per voi la gravità dei Crimini contro i Diritti Umani si misurano a
numeri di morti ammazzati, allora ... non siete diversi da loro. Per noi,
il solo fatto che erano Tiranni, era un crimine contro l’umanità, il
resto erano dettagli buoni per un Processo equo ed imparziale al quale
anche loro avevano, ed hanno, Diritto !. Ma, il Generale Ochoa, lo
ebbe ?. Noi finivamo spesso a fare (tra noi) di questi discorsi e
a chiederci come mai, dei ragazzi che, come noi, vogliono la Libertà e la
Democrazia poi, invece, inneggiano a dei Tiranni !. Perché,
indipendentemente da ogni considerazione sugli uomini e sulla loro storia
personale che, spesso, aveva delle motivazioni e giustificazioni profonde,
restava il fatto che tutti costoro, di sicuro, non erano dei Democratici e
non concepivano che qualcuno potesse avere il diritto di pensarla
liberamente e diversamente da loro. (N.B.
: E' notizia di questi giorni, 16 Luglio 1997, che la rivista Americana
"Forbes" (o simile) ha dichiarato che
Fidel Ruz Castro
è uno dei 100 Uomini più ricchi del mondo (!?). Niente da ridire
ovviamente per gli altri, una ricchezza per un imprenditore è un chiaro
segno dei suoi meriti e capacità!. Ma, quali meriti e capacità ha
dimostrato un Dittatore sanguinario come Castro?... lascio a Voi ogni
ulteriore commento. Ma, è accertato che il popolo Cubano è in miseria,
come, del resto, tutti i popoli che si lasciano governare da simili
predoni!. Da parte mia mi spiego fin troppo bene, purtroppo, perchè certe
canaglie vengano accolte da "certe autorità" come dei
galantuomini e non li si processi per i loro crimini. Forse ... perchè
pagano bene?! Davvero non importa a nessuno quanto sangue eroico ed
innocente è costata quella ricchezza? ... non proviene certo da una libera
competizione sui mercati!? ...no?).
I
Patrizi Nguyèn,
che guidarono la lotta di liberazione dal colonialismo del Vietnam, erano
idealisti che avevano sofferto le persecuzioni della Tirannia, espropriati
di ogni bene, il carcere e l’esilio, ... ma, poi, essi stessi si
trasformarono in Tiranni, negando ad altri quegli stessi Diritti che furono
negati a loro : il
Diritto di poter esprimere liberamente la propria opinione, per esempio, e
molti altri.
Avete
mai letto sui "Giornali Italiani" la vera storia delle stragi del
1980 e l'Affare Maltese? ...no vero? ...lo immaginavo! fate click qui: "L'Affare
Maltese"
E
avete mai letto su di Noi,
a parte le "minchiate", la vera storia della nostra "vecchia
guardia di Gladio"?. Alcuni dei reduci superstiti dell'ARMIR,
abbandonati dalla solita Patria ingrata, sulle steppe ghiacciate del Don,
decimati dalla cavalleria Cosacca, traditi dai Tedeschi che ripiegavano a
Stalingrado senza concordare una ritirata comune e lasciandoli soli di
fronte alle Divisioni di Stalin!, sbandati dopo l'otto Settembre '43,
furono arruolati dall'O.S.S.
(l'OSS era il Servizio Segreto Anglo-Americano durante la II° Guerra
mondiale, precedente la CIA) per combattere dietro le linee Tedesche
(...Stay-Behind), oltre la linea Gotica, con il nome di "Divisione
Osoppo". Furono loro a studiare la struttura delle Centurie e delle
Decurie così come le conobbi io: sconosciuti gli uni agli altri e
suddivisi sul territorio nemico, solo il numero uno (stando al riparo,
nella Roma liberata) era in grado di contattare tutti via radio. Attraverso
tale criterio organizzativo nessuno dei Gladiatori, fatto prigioniero,
poteva tradire ...nemmeno sotto tortura, dal momento che non conosceva
nessuno se non per il numero!. Fu G.37, (uno della vecchia guardia "Osoppo")
nel 1974, a Roma, a presentarmi una sera Charles Bernard Moses. Era stato
membro del Governo Militare provvisorio di Roma durante l'occupazione
Alleata e Ufficiale di collegamento dell'OSS con i Gladiatori, oltre la
cortina dell'epoca ...quella "Gotica". Dopo la guerra aprì una
Galleria d'Arte, credo in Via Margutta, e continuò ad essere il Nostro
Ufficiale di collegamento. Con G.37 ricordavano, seduti davanti al
caminetto e con una bottiglia di Scotch whisky, quelle operazioni e quelle
post-belliche, compiute negli anni cinquanta, durante la Guerra Fredda,
oltre la Cortina di ferro, in Polonia ed Ungheria e nel '68 a Praga in
Cecoslovacchia. Dopo un paio di Scotch finivano per sembrare due vecchie
comari! Diventammo molto amici con Charly: la sua casa in Via San Teodoro
n.28 era accogliente e sempre aperta per me. Charly era un bravo cuoco ed
io ricambiavo spesso invitandolo al Ristorante. Sceglieva Lui dove e
sceglieva sempre una trattoria in Via Margutta. Quando rientravo dalle
operazioni passavo sempre da Lui a fare un bagno caldo e due chiacchere con
un amico ... fino a che non lo trovai più! forse morto anche Lui, di
vecchiaia però,
...ma questa è un altra storia!
Io,
che ormai credo di essere sopravvissuto per volontà di Dio, solo per
vedere e capire, anche per chi non c’è più ;
che ho provato il carcere e la persecuzione (e ancora la sto provando) ;
che ho provato sulla mia pelle cosa significa subire gli abusi del potere,
tipici delle Tirannidi ... riuscirò a non perdere la mia fede Democratica!
La Tirannia non vincerà con me, non riuscirà a trasformarmi in uno di
loro. Tutti costoro, forse, erano stati sinceri quando si ribellarono ai
Tiranni che li opprimevano, ma troppo deboli per farcela. Lungo il cammino
si sono persi !. Considerazioni, queste, che oggi come allora,
finiscono sempre con le stesse conclusioni : hanno uffici di
propaganda incredibili, capaci di convincere l’agnello ad inneggiare al
lupo gridandogli : scannami ... scannami !. Che potere
immenso ha la stampa ... ma non sapevamo ancora quanto ! ! !.
Andai
a casa, ma non feci quasi a tempo a poggiare le valige.
Dovevo raggiungere Genova per imbarcare sulla T/n Atria
della società Garibaldi
che
avrei incontrato ad Aden nello Yemen del Sud, tra il mar rosso ed il golfo
Persico. Da
lì, poi, sarebbe rientrata in Italia. Una
missione facile, facile ... giusto ordini, denaro e passaporti, da
consegnare a nostri agenti nello Yemen del Sud. E così la chiamarono :
Operazione
Aden.
Visto che, "per combinazione", l’aereo che mi avrebbe portato
ad Aden, faceva scalo a Beirut nel Libano, approfittavano per darmi ordini,
denaro e documenti, anche per i nostri agenti a Beirut e quella consegna
rientrava nell’operazione chiamata : Operazione Beirut ’75
Operazione
Beirut ‘75.
Ebbi l’indirizzo di una profumeria di Beirut e di un bazar di Aden dove
avrei trovato un Italo-Somalo che avrebbe preso in consegna quanto mi
diedero : due buste da lettera, gialle e chiuse. Il Somalo avrebbe
dovuto dire nel nostro primo incontro, la terza cifra del mio codice. A
Beirut, invece, avrei incontrato una ragazza Libanese sui vent’anni :
avrebbe conosciuto la sesta cifra. Bene ! sono entrambi il numero 1,
nessun pericolo di confondermi - dissi. Pensavo che a Roma fossero davvero
fuori di testa con questi numeri in codice. Dopo tutti i casini che ci
mandavano a sciropparci, pretendevano che ci ricordassimo ... "la
quinta lettera ... la nona cifra ... e l’animaccia loro ! A me
facevano un pò ridere quando giocavano agli agenti segreti, ma fingevo di
dargli retta seriamente, ... per non offendere. Mi presentai a Genova, alla
compagnia Garibaldi, puntuale. C’erano parecchi altri marittimi,
praticamente, tutto l’equipaggio della T/n Atria doveva essere sostituito
ad Aden. Ci diedero i biglietti ed i documenti di imbarco e raggiungemmo
l’aeroporto.
Arrivammo
in un paio d’ore
a
Beirut,
non ricordo se era il 14 o il 15 Agosto del 1975, ma era il giorno in cui
le autoblindo Musulmane occuparono l’aeroporto di Beirut, mentre i
Cristiani Maroniti occupavano il Porto. Lo so per certo perché la
coincidenza del nostro volo per Aden ci lasciava lì per una decina di ore.
Il tempo sufficiente per recarmi alla profumeria dell’indirizzo e
ritrovarmi davanti alla più bella ragazza Araba che avessi mai visto ...
una vera meraviglia ! non so quanto tempo rimasi a guardarla.
(Beirut:
Colombe?)
Mi
chiedeva qualcosa in francese ma non so cosa. Risposi come un idiota :
parlèz vous Francais ?. Si mise a ridere e disse annuendo : un ?
... un ? ... un !. Non capivo che stava dicendo 1 : la terza
o "l’animaccia loro !" del mio codice. Da noi, nel Sud,
detto in quel modo, sembra più una interrogazione ... una specie di :
"che vuoi ?". Mi ero già dimenticato anche dei documenti e
del volo per Aden. Volevo uscire con lei e glielo dissi. Non aveva niente
in contrario, ma chiudeva il negozio alle 13 e non poteva allontanarsi
prima. Annuendo mi fece capire che aspettava la persona alla quale
consegnare i documenti e che era meglio che io andassi via. Mi impegnai a
fare un giro lì intorno fino alle 13, c’era un mercatino ed andai a
visitarlo. Scoppiò un finimondo e giuro che non ne sapevo niente.
All’improvviso, alcuni gruppi di Arabi che stavano tra le bancarelle come
me, tirarono fuori dei Kalashnikov e presero a spararsi furiosamente. Non
gli importava nulla della folla terrorizzata che correva e mi spingeva in
una via in discesa come un fiume in piena. Non potevo fare altro che
seguire la corrente, oltretutto la cosa degenerava, si sentivano anche
delle esplosioni e delle sirene. Mi ritrovai vicino ad un taxì e lo presi
al volo :... all’aeroporto - dissi. Non era più il caso di tornare
alla profumeria. Ero senza documenti personali, li aveva il capogruppo
dell’equipaggio, e quelli che avevo, destinati ad Aden, sicuramente era
meglio non mostrarli !. Raggiunsi l’aeroporto, ci volle un bel pò .
Il taxista trovava tutte le vie bloccate da autoblindo, era pieno di
soldati. Conosceva bene la città e lo dimostrò riuscendo ad aggirare,
passando nei vicoli di Beirut, tutti i posti di blocco. Mi lasciò davanti
all’ingresso, era tardi e pieno di soldati, ed avevo sinceramente paura
di non fare in tempo a raggiungere i marittimi. Ero pratico di crisi ormai
e, quella, non era una cosa che sarebbe durata poco. Passai dalle sale
merci, correndo a fianco ad un carrello portabagagli ... andava nella
direzione giusta, la sala di transito. Erano tutti lì, in attesa che
chiamassero il nostro volo, ma lo avrebbero chiamato ?. Avevo
raggiunto la scala che mi avrebbe portato dal piano bagagli al piano
passeggeri. Imboccai la scala, mi trovai davanti ad un soldato Libanese
armato, era solo, disse : Passport !. Se mi fermavo a spiegare
perchè non ce l’avevo avrebbe chiamato i suoi superiori, per lo meno mi
avrebbero perquisito e sarei stato finito !. Decisi in un attimo, dopo
aver visto con la coda dell’occhio che eravamo soli, di atterrarlo con un
calcio di "Savate" allo stomaco ed una gomitata alla nuca. Mi
cadde addosso e lo guidai verso un mucchio di sacchi postali, vicini al
sottoscala. Ce lo misi sdraiato e, per maggior sicurezza, lo colpii ancora
alla nuca con il calciolo del suo fucile. Non troppo forte ... non eravamo
in guerra col Libano, ma volevo essere sicuro che non si svegliasse mentre
ero ancora lì. Salii le scale d’un fiato. Raggiunsi il salone
passeggeri, l’equipaggio dell’Atria era in fondo, vicino alle vetrate.
Fui fermato da due soldati, anche loro volevano il Passport. Dissi in
Italiano : ma tutti da me lo volete il passaporto, ma che vi sembro !?.
Lo dissi ridendo, ma loro non ridevano. Mi puntarono le armi addosso, mi
fecero alzare le mani e stavano cominciando a perquisirmi quando arrivò
l’Ufficiale che aveva i documenti di viaggio di tutti. Mostrò il mio
Libretto di navigazione e disse : "Crew member of Atria, Italian
ship. We are in transit for Aden".Smisero di perquisirmi e guardarono
il Libretto. Non so se avevano capito l’Inglese dell’Ufficiale
Italiano, ma avevamo assunto tutti un aspetto così innocuo che si
rilassarono e si allontanarono. "Ma dov’eri finito ?" -
disse l’Ufficiale - "Hanno già chiamato il volo, stanno sgomberando
l’aeroporto dai voli in transito, forse lo chiudono ... sta scoppiando
una guerra civile. Abbiamo telefonato in compagnia ce l’hanno detto
loro,... non ti allontanare che è pericoloso !". Sissignore. -
risposi. Raggiunsi il gruppo e parlai con Angelo, era stato in Marina
Militare con me, sulla stessa nave. Lui era un congedato "vero"
del contingente I° ’52. All’epoca mi fece portare anche i tricolori da
congedante. Come è strana la vita, chi si sarebbe mai immaginato di
ritrovarmelo tra l’equipaggio dell’Atria ?. L’altoparlante
dell’aeroporto chiamò il volo per Jiddah (Saudi Arabia) e Aden
indicandoci il Gate. Ci dirigemmo verso l’uscita indicata. Dalle vetrate
vedevamo la pista e le autoblindo che ultimavano l’occupazione, ma il
nostro volo era sicuro. Appena usciti dalla sala e prima di salire sul bus
che ci avrebbe portato all’aereo, fui fermato di nuovo dai soldati, mi
perquisirono in cerca di armi. La busta con i documenti però era in
valigia, già sull’aereo. Considerata la simpatia che riscuotevo tra i
soldati Libanesi, alla fine, era più al sicuro lì. Angelo rise di tutte
queste "attenzioni". Hanno visto troppi film di guerra - disse
ridendo, in fila dietro di me. Finalmente a bordo - pensai, sedendomi in
una comoda poltrona (anche se ci sto sempre troppo stretto). Era un aereo
della M.E.A. "Midle East Airlines, linee aeree Libanesi". Mi
dedicai ad ammirare la bella hostess che mi svolazzava davanti ed il
pensiero tornò alla profumeria ed a quella bella ragazza. Mi colpì,
improvvisamente, il fatto che non gli chiesi nemmeno come si chiamava ...
ma già, mi avrebbe dato un nome falso ... ed io pure !. A dispetto di
tutte le dichiarazioni di certa stampa, in Libano, non si stava combattendo
una guerra civile a "solo" sfondo religioso. La Religione era un
alibi usato da "Loro" per nascondere il tentativo di colonizzare
un altro pezzo di mediterraneo. Infatti, i Cristiani Maroniti, erano filo
occidentali, per un sistema democratico e del libero mercato
"capitalista !" ; i Musulmani Libanesi, compresi i
rifugiati Palestinesi nel Libano meridionale, erano filo Sovietici, alleati
dei Siriani di Assad. Il
tutto, per noi, rientrava nel piano di accerchiamento dell’Europa
Occidentale in atto : nel ’75 erano infatti filo Sovietici (anche
se, alcuni, erano solo filo-Tiranno di turno!, erano comunque ostili alle
Democrazie occidentali.) i paesi mediterranei dell’Algeria, Tunisia,
Jammairhiya-Libia, l’Egitto, la Siria ed i Balcani.
Secondo noi, era in pieno atto un attacco del Cremlino che, partito
dall’offensiva del Tet Vietnamita, proseguiva su tutti i teatri della
guerra cosiddetta "fredda" che, però, per noi, fu davvero
rovente !. Per non dire dell’Angola e dello Zaire, perduti alla
Democrazia con Mozambico, Somalia, Etiopia, Sudan ed altri piccoli stati
Africani come il Dahomey che, con un colpo di stato, erano entrati
nell’orbita Sovietica. Dormii fino ad Aden, non mi accorsi nemmeno di
essere arrivato a Jiddah. Arrivammo
ad Aden alle prime luci dell’alba.
(Crocefixio
naturae)
Operazione
Stefano. Ricevetti
l’ordine di presentarmi all’Ammiragliato a La Spezia. In un Ufficio fui
ricevuto dal numero 1. Mi disse che non c’era il tempo di convocarmi a
Roma, il giorno dopo dovevo imbarcare a Genova sulla M/N Fernanda Emme, un
mercantile diretto a Città del Capo in Sud Africa. Mi spiegò che si
trattava di portare in Italia un Leader della lotta all’apartheid dell’African
National Congress di Nelson Mandela.
Non sapevo cos’era l’apartheid, non avevo mai sentito nominare Nelson
Mandela e sapevo poco e niente dell’African National Congress, ma ero
abituato a non fare domande ed ascoltai attentamente le istruzioni.
Si
tratta di un movimento di liberazione della popolazione "nera"
del Sud Africa
-prese a dirmi il numero 1- purtroppo è troppo legata all’URSS,
l’Occidente non può aiutarla come vorrebbe. Eppure il blocco e le
sanzioni al Sud Africa lo vorrebbero gli Americani, non l’URSS. Ma, fatto
sta, che è così. Nostri agenti laggiù, approfittando di alcuni dissidi
interni ai movimenti di liberazione Africani, hanno contattato tempo
addietro un giovane leader dell’A.N.C. Tra loro c’è chi è
insofferente al legame con l’URSS, vorrebbe creare un Movimento
Democratico per l’autocoscienza nera, indipendente da tutti. Questo è
molto interessante per noi, ma anche per "Loro" (diede un
colpetto con la testa alle sue spalle, come faceva sempre quando voleva
indicare il K.G.B. il servizio segreto dell’URSS). Hanno identificato il
ragazzo e lo hanno venduto alla polizia Africaans ... lo vogliono tutti
morto !. proseguì il Generale - Non è una missione facile, vogliamo
salvarlo, ma non sappiamo dov'è e, se lo cerchiamo attraverso i nostri
agenti in Sud Africa, lo troverà anche chi li pedina. Perciò devi andare
tu. Perché sono il più bravo - dissi aprendo le braccia. ... Perché sei
un figlio di puttana e li fregherai tutti - disse lui ridendo e dandomi una
pacca sulla spalla, alzandosi dal divanetto e andando verso la scrivania.
Mi fece cenno di raggiungerlo per mostrarmi delle foto. Erano di un uomo di
circa trent’anni che gridava alla folla, in un comizio, circondato da
altri. Altre lo ritraevano in un bar che leggeva il giornale, mentre saliva
in un taxi, mentre passeggiava, mentre si grattava ... di spalle, di
dietro, di profilo, in camicia, in giacca e cravatta, in jeans. Aveva una
faccia simpatica, specie quando rideva. In certe foto aveva un pizzetto non
troppo folto, come cresce agli Africani, in altre foto no. Si
chiama Steven, Stefano in Italiano
- disse il numero uno - Non deve morire !. Sissignore ... non morirà
Signore - risposi altrettanto seriamente. Avrai una cabina personale a
bordo del Fernanda, con due cuccette, una è per lui. Come portarlo a bordo
sarà un problema tuo, dovrai consultarti con i nostri laggiù ...Nessun
problema signore - affermai io - nei porti, ed a bordo, non ci sarà alcun
problema e, visto quel che mi ha detto ... (feci lo stesso cenno col capo
che faceva lui per indicare il K.G.B), sarà meglio limitare ogni contatto.
Bravo ragazzo, è proprio quel che penso anch’io, infatti, - disse
ridacchiando il Generale - incontrerai solo una persona,
..."nera" e donna. Ha circa vent’anni, indosserà una giacca a
disegni bianchi e blù e ti aspetterà, alle ore 13.00, del primo giorno,
dopo quello di arrivo del Fernanda a Città del Capo, in Piazza ...(non ne
ricordo il nome), esattamente sotto la scritta :"Santam Gebou"
che vedrai sulla parete di un palazzo. Scegli un nome di donna.
Sandra
- dissi (era scritto su uno dei ritagli di giornale che vedevo sul tavolo).
Bene, - disse lui - la avvicinerai chiamandola Sandra e lei si identificherà
con la nona lettera del tuo codice. Questi sono i documenti di imbarco.
Presentati a Genova, all’agenzia indicata lì, domattina e non tardare,
la nave è in partenza. Prendi con te le foto, studiatele bene durante il
viaggio ... avrai tempo ! disse ridendo. - Ma non devono arrivare in
Sud Africa - aggiunse seriamente. Sissignore, non ci arriveranno
signore. Mi diede la mano e dopo, facendo un passo indietro salutai :
"Ave
Italia morituri te salutant".
Mi
accompagnò all’uscita dell’Ammiragliato,
dandomi le ultime disposizioni : Appena sarai rientrato in Europa, o
da qualsiasi porto fuori dal Sud Africa, chiama l’Ufficio X° citando :
operazione Stefano. Verremo a prenderlo. Per chi non c’è abituato,
passare due settimane chiuso nella cabina di un vecchio mercantile non deve
essere piacevole - disse salutandomi ancora. No,
non lo è Signore, ... nemmeno per chi ci è abituato, specie quando si
finisce a girovagare per i sette mari Signore !
- dissi io, acido, alludendo all’Atria. Lo guardai ridere mentre salivo
sul taxi che, evidentemente, aveva chiamato (... ma quando !?). Non
lo avrei visto mai più. Ma, all’epoca, non lo sapevo.
Imbarcai
a Genova il 1 Giugno 1977.
Fu un viaggio più lungo del previsto, il Fernanda Emme era tenuta bene, ma
era una vecchia carretta che solo un duro lavoro, da parte
dell’equipaggio, riusciva a far navigare ancora. Infatti, erano state
talmente tante le soste in alto mare per avaria in macchina (pistoni che
fondevano, camice che bruciavano, testate che picchiavano), da farci
credere di aver preso un "autobus" per Cape Town, anziché una
nave !. Eravamo sempre tutti lì intorno, noi macchinisti, a dare di
mazza sui bulloni ed a issare sui paranchi pistoni più grandi di noi. Col
mare lungo dell’Atlantico al traverso che ci costringeva a fare anche gli
equilibristi. Senza contare la difficoltà di impedire, contemporaneamente,
il dondolio dei pezzi di ricambio, del peso di parecchie tonnellate, che ci
potevano schiacciare come pulci ...
"Dulcis
in fundo" : il caldo equatoriale !.
Lo sapevo, quando mi danno missioni "facili, facili", è il
momento di disertare - pensavo in quelle occasioni temendo di finire di
nuovo smarrito chissà dove. Invece, anche se con molto ritardo : ...
"ci avranno dati per dispersi"-
scherzava l’equipaggio, arrivammo a Città del Capo in una bella giornata
limpida di fine Giugno 1977. Vidi, per la prima volta, proprio davanti a
noi, la montagna piatta che sta alle spalle della Città. Il porto era
pulito e pieno di aragostine, tutti si dedicarono a pescarle ed a cena : spaghetti
all’aragosta. Il giorno dopo mi recai all’appuntamento. Presi un taxi
che mi lasciò proprio sotto la scritta indicatami : "Santam
Gebou"
(non ho mai saputo che cos’era e che significava). Sotto c’era una
bella ragazza Africana, vestita con una gonna blù scuro e la giacca come
da istruzioni. Mi avvicinai e la chiamai :"Sandra ?".
Annui dicendo : M ?.
Si incamminò facendomi cenno di seguirla. Entrò dentro dei giardini
pubblici e si accomodò su una panchina. Sedetti anch’io. Credevo che
tutte queste precauzioni, alla fine, facessero apparire sospetto anche
quello che sospetto non è. Invece, capii dopo che, in Sud Africa, essere
presi assieme, un bianco ed una "nera", era punito con sei mesi
di reclusione. Una vera barbarie. Non avrei creduto possibile una cosa
simile se non l’avessi vista con i miei occhi. Nei gabinetti pubblici
c’era scritto :"for
White only".
Nei locali per "neri" i bianchi non potevano entrare.
Naturalmente me ne fregavo di tutti questi divieti, erano violazioni dei
Diritti Umani per me e, per
sua fortuna,
nessun poliziotto razzista ebbe mai a importunarmi durante la mia sosta lì.
(Sandra)
Nei
locali per "neri", dove andavo ogni volta che potevo, c’erano
molti ragazzi bianchi. Si sentiva dell’ottima musica e si stava in
compagnie multietniche, come piaceva a me. All’ingresso, con Sandra, agli
sguardi sorpresi dicevo sempre : I’m
not white, i’m discoloured in washing machine ! .
Finiva a ridere e mi facevano entrare a sentire un pò di James
Brown,
di Funky
e di
Disco-music
come si deve !. In quelli del "for
White only"
c’erano solo bianchi ed anche la musica "nera" non poteva
entrare, immaginatevi che pizza !. Scoprii anche che Nelson
Mandela
era un eroe per tutti gli abrogazionisti delle leggi razziali e che era
chiuso in carcere, condannato all’ergastolo, da una decina d’anni,
perché non voleva cedere ai razzisti. Un
vero Gladiatore
- pensavo. Comunque, ero in missione e non me l' ero scordato, Sandra mi
accompagnava ovunque e, oltre ad aver saputo che Stefano si trovava a Port
Elisabeth, riuscii anche ad organizzare un incontro. La nave era diretta a
Durban, una città sulla costa orientale, nell’oceano Indiano. Da lì già
sapevamo che il prossimo scalo sarebbe stato East London e poi Port
Elisabeth. Io dovevo seguire la nave, Sandra avrebbe contattato Stefano,
per lei sarebbe stato più semplice e, per lui, meno rischioso. Si sarebbe
fatta viva al mio arrivo a port Elisabeth.
Arrivammo
a Durban
(... senza avarie) e ci restammo alcuni giorni. Una bellissima città,
visitai l’acquario, una meraviglia unica per quei tempi. Un lungomare
stile "America da cartolina". Ma, una sera, divertendoci un pò
in un parco giochi sul lungo mare, vidi dei bambini "neri" fuori,
aggrappati alla rete, che guardavano tristi, tristi l’autoscontro. Era
"for
White only!"
.
Me
ne andai e non ci misi più piede.
(Bambini
al Luna Park di Durban, 1977)
Il
Sud Africa era un paese che violava i Diritti Umani e, cosa ancora più
grave, aveva ufficializzato le violazioni con le leggi razziali. Proprio
come fecero Hitler e Mussolini. Ma
perché nessuno gli dichiarava guerra ?.
A
East London ci fermammo un giorno.
Arrivammo
a Port Elisabeth ai primi di Luglio.
Sandra era salita a bordo insieme a delle ragazze che si prostituivano, un
buon modo di non destare sospetti, ma dovetti fare quasi a pugni con un
marinaio che le aveva messo gli occhi addosso (... l’aveva vista prima
lui !). In cabina mi riferì di aver incontrato Stefano
Biko
(così si chiamava) e di avergli detto tutto. Ma lui non credeva affatto di
essere in pericolo di vita. Lo avevano arrestato altre volte e lo avevano
dovuto rilasciare. Non gli dava motivi per trattenerlo, inoltre, in questo
momento, non poteva lasciare il Sud Africa, stavano organizzando delle
manifestazioni e la sua presenza era indispensabile. Ci restai di sasso.
-" Lo
vogliono uccidere ... glielo hai detto questo ?"-
dissi. Yes,
certain.
- disse Sandra - Comunque vuole parlare con te, mi ha dato un appuntamento.
E’ per stanotte, puoi sempre tentare di convincerlo tu. Si,
ci proverò, la cuccetta è pronta, è tutto pronto, manca solo lui
- risposi.
Restammo
in cabina fino all’ora dell’appuntamento.
Uscimmo dal porto passando davanti alla guardiola separatamente, ma il
guardiano dormicchiava. Al ritorno, eventualmente Stefano si fosse deciso,
avrebbe russato come un orso. Attraversammo un ponte sotto una specie di
cavalcavia ed entrammo in un vicolo tra due palazzi. Uno era in
costruzione. Incontrammo quello che credevo un bambino di circa 10 anni,
invece ne aveva trenta, era di una etnia che restava piccolina (mi disse
quale, ma non mi ricordo), era simpatico : ho 33 anni e due figli - mi
disse ridendo. Era lì per noi, al nostro arrivo, doveva andare ad
avvertire Stefano. Sparì e, nell’attesa, guardai nella strada
illuminata. Era una via commerciale, piena di negozi e di vetrine
illuminate. Vedevo alcuni manichini in smoking e qualche gioielleria, oltre
al fatto che era deserta. Il "bambino" ritornò accompagnando due
persone. Una la riconobbi subito, era l’uomo delle fotografie. Stemmo
nell’ombra del vicolo, avevano paura della polizia, ma così potei vedere
solo gli occhi ed i denti bianchissimi di chi mi parlava. Sandra mi aiutò
a farmi capire al meglio, il mio Inglese non era perfetto. Ma alla fine
sono certo che capì che non scherzavo affatto. "So
che i Russi, nonostante le apparenze ufficiali di facciata, trafficano con
il Sud Africa dell’apartheid, anche attraverso il Mozambico, per questo
vorrei allontanare il nostro movimento da loro. Ma non credo che
arriveranno ad uccidermi, non gli conviene"
- disse. Risposi che le nostre informazioni erano sicure e che, vivo e
libero, in Europa o altrove, avrebbe potuto fare di più per la sua causa
che non morto qui. Sorrise dicendo : "I
don’t know my friend".
Mi diede la mano e mi disse di ringraziare chi mi aveva mandato e per
l’interesse mostrato alla loro causa, ma che non poteva lasciare il Sud
Africa. "Vi
chiedo di parlare di noi e di far conoscere le nostre condizioni di vita e
la violazione sistematica dei Diritti Umani qui in Sud Africa. -
disse, aggiungendo - Come
Nazione, potreste sollevare un incidente all’O.N.U per l’ingiusta
detenzione a cui viene costretto il nostro Leader Nelson Mandela".
Avevo capito che non serviva insistere, aveva scelto e già deciso. "Lo
farò !. Per ciò che ho visto, la vostra causa è anche la mia,
questi sono dei veri Tiranni!"-
dissi salutando a mia volta anche il suo amico. Se ne andò passando dal
vicolo buio, ma non abbastanza da nascondere che aveva un fisico forte come
il carattere ed il coraggio che mostrava. Passammo il resto della notte con
Sandra in una discoteca "segreta" dove ci aveva guidato il
"bambino". L’indomani dovevo ripartire, mi aspettava una nuova
traversata di "tutto riposo", verso l’Europa. Nel viaggio di
ritorno andò tutto "quasi" bene (ma, il "quasi", è
una storia troppo lunga !). Telefonai al numero 1 da "El Aayoun"
nel Sahara occidentale a fine Settembre. Riferii tutto in breve, la linea
cadeva continuamente. Mi disse poche parole : "Stefano
è stato arrestato a Port Elisabeth
(lui mi disse il 23 Luglio),
da poco ho ricevuto notizia che è stato ucciso mentre tentava la fuga, ...
questa è la versione ufficiale !".
"Non
è stata colpa mia
- dissi -
non ha voluto salvarsi, non potevo obbligarlo!".
"Lo
so!"
- rispose. Ed
è tutto quello che so dell’operazione Stefano. Riuscii
a rientrare in Italia, al fine, il 15
Dicembre 1977,
... una
bella fortuna !.
Fui libero fino al 6 Marzo 1978, dovetti imbarcare sul "Jumbo
EMME" diretto in Libano, a Beirut, ma la missione si chiamò: Operazione
Alexandria.
Operazione
Alexandria.
Portai di nuovo documenti riservati ai nostri agenti laggiù, ma poi dovevo
entrare a far parte dell’equipaggio di una nave traghetto di linea con
Alexandria d’Egitto, per questo quel nome. Cercai la profumeria del
’75, ma non c’era più ... nel senso che non c’era più il palazzo.
(Il
terzo occhio della Medusa)
Anzi,
non c’era più l’intero quartiere e stava per non esserci più nemmeno
la Città, ridotta ad un cumulo di rovine. Avevo sentito che si continuava
a combattere dal ferragosto del ’75, ma non credevo che fossero arrivati
a questo punto. Io, in ogni caso, nonostante la tregua dichiarata, sentivo
raffiche di mitra di quando in quando. Il mio compito consisteva nel fare
abbandonare la Città a persone che
venivano
accompagnate a bordo e che era pericoloso portare all’aeroporto. Le
sbarcavo nel primo porto toccato dal traghetto, esterno al Libano :
Tartus in Siria, Tarsus o Mersina in Anatolia (Turchia), Damietta sul Nilo
ed Alexandria in Egitto. Di tutta quella operazione, di noiosa
"routine" per me, ricordo solo il nostro contatto ad Alexandria
che, una sera che lo aspettavo davanti all’ingresso del porto, disse nel
suo stentatissimo linguaggio : Andreotti Kaput , Andreotti Kaput !-
meravigliandosi molto che io non riuscissi a capire quel che voleva dire.
Alla fine capii quel che voleva dire: "il Governo Andreotti era caduto
poche ore prima !". Al che risposi col classico gesto universale
che sta per :"chi se ne frega ? !". Doveva
accompagnarmi da Mariouth, il negoziante che riceveva i documenti riservati
provenienti da Beirut e, nei vicoli della Città vecchia, nel retro bottega
di una fumeria dove il nostro contatto si ostinava a darmi appuntamento. Una
volta mi convinse anche a fumare il narghilè :
un inserviente ci fece sedere tra i cuscini, arrivò un altro con la pipa
ad acqua, mise qualcosa che aveva puzza di vino, sembrava mosto (! ?)
sulla pipa. Sopra questo appoggiò un pezzo di hashish, (dopo averlo reso
piatto masticandolo tra gli incisivi). Poi prese della carbonella accesa e
ce la mise sopra, passandomi la canna della pipa che dovevo aspirare. Lo
feci e sentii l’acqua gorgogliare ... sempre più forte, fino a che non
mi sembro una musica. Mi sentii proprio bene, ma, dopo un pò, cominciai ad
avere "paranoia", guardavo tutti con sospetto ... mi sembrava di
essere in pericolo !, non ripetei quell’esperienza. In Africa provai
la marijuana, era un medicinale naturale: calmava i dolori delle ferite,
calmava i morsi della fame, faceva sentire di meno il caldo e faceva ridere !.
Inoltre, masticata, sembrava di avere pranzato ... forse conteneva vitamine
buone, chissà ?.
(Mariouth)
Comunque
a me, di Andreotti o di qualsiasi altro governo, non me ne importava niente
e, se non me ne parlava lui, non ne avrei sospettato mai nemmeno
l’esistenza!. Ma lui insistette a cercare di farmi capire che la missione
era saltata, pare a causa della caduta del governo Andreotti ...
boh ! ?.
Continuai
quei viaggi in attesa di ordini che non arrivarono.
Mi ero deciso a sbarcare quando, un ordine dell’Armatore, ci spedì tutti
in Nigeria, Golfo di Guinea. E ti pareva che filasse tutto liscio !
... in Nigeria ... sul fiume Niger, in mezzo ai coccodrilli, a sbarcare
furgoncini della Peugeot. Di nuovo un caldo infernale, su navi senza aria
condizionata (almeno in cabina, per riuscire a dormire). Ero furioso, ma
non potei farci niente. Riuscii a rimpatriare e sbarcare a La
Spezia il 3 Ottobre 1978. E questo è tutto quello che so dell’operazione
Alexandria.
Fui
inviato in diverse occasioni in U.R.S.S.
Con la mia qualifica di Marittimo potevo entrare in qualsiasi paese, anche
non riconosciuto dall’Italia, senza destare sospetti e controlli
particolari. Sarebbe solo noioso raccontare del finto sbarco a Vladivostok
in Siberia, poco prima del disgelo ’79 (primavera), e della traversata
dell’U.R.S.S. con la Transiberiana, di questo marittimo che aveva perso
la nave e doveva raggiungerla a Leningrado, sul Baltico. E così fu
chiamata in codice quella missione : Operazione Leningrado
Operazione
Leningrado : (Il
Disgelo)
Con
la mia qualifica di Marittimo potevo entrare in qualsiasi paese, anche non
riconosciuto dall’Italia, senza destare sospetti e controlli particolari.
Sarebbe solo noioso raccontare del finto sbarco a Vladivostok in Siberia,
poco prima del disgelo ’79 (primavera), e della traversata
dell’U.R.S.S.
con la Transiberiana, di questo marittimo che aveva perso la nave e doveva
raggiungerla a Leningrado, sul Baltico. E così fu chiamata in codice
quella missione : operazione Leningrado. Una storia incredibile
vero ?, ma proprio per questo fu creduta ... e poi, perché non
crederla ?. Non scendevo mai dal treno, ad ogni stazione saliva a
bordo la polizia, mi perquisiva accuratamente, mi controllava i documenti e
gli mostravo la giustificazione del viaggio verso Leningrado scritta in
Russo (apparentemente) dalla stazione di polizia portuale di Vladivostok
che dichiarava in cirillico: "il qui presente marittimo, imbarcato
sulla baleniera Norvegese T/n Tromsk diretta a Leningrado, ubriacatosi in
compagnia, ha perso la nave e deve raggiungerla in treno. Si rilascia la
presente dichiarazione perché il marittimo non parla Russo".
Chiudevano
tutti il foglio commentando e ridendo in Russo.
Feci
9.000 Km di treno,
quindici giorni, fino a Mosca, senza scendere a terra. Nelle stazioni di
Ussurijsk, Habarovka, Cita, Ulan-Ude (ad Ulan ricevetti carte provenienti
da Ulan-Bator "Mongolia"), Irkutsk, Novosibirsk, Omsk ed
Ekaterinenburg venivano a bordo i nostri contatti, ed appena soli trovavano
il modo di pronunciare "in Italiano" chi la terza, chi la sesta,
chi "l’animaccia loro !", del mio codice.
(Lupi
Siberiani '79)
Mi
consegnavano mappe ed altri scritti in cirillico, sicuramente codici. Io le
incollavo (rivoltate) con vinavil, sulle pareti interne della cassetta di
legno (a mò di vecchia tappezzeria) contenente l’attrezzatura da
marittimo di baleniera :"vecchia incerata, cappello para-acqua,
stivali,
ganci, arpioni personali, ami, mutande e calze sporche, fornello a gas e
... la mia moka con caffè Italiano e zucchero". Non so cosa
riguardassero quelle mappe ma, sicuramente, postazioni militari. Vi
chiedete come mai non usammo i microfilm ?... roba che va bene per i
film di 007 !. Quelli si che facevano la bella vita ! ...Grand-Hotels,
caviale del Volga, Champagne. Ma chi gli dava ai Kulaki, ed ai cacciatori
di pellicce che venivano a bordo del treno e sembravano orsi polari, le
micro camere ! ? e poi, non siete mai stati perquisiti fin dentro
i tacchi delle scarpe se pensate così. I Russi non scherzavano mai. La
cassetta la svuotavano, smontavano perfino la mia moka, il fornello,
frugavano nel caffè, ma la "tappezzeria" mezza stracciata e
sporca della cassetta ... non li ha mai insospettiti !. So per certo
che le mappe che mi consegnarono a Mosca, prima di riprendere il treno per
Leningrado, riguardavano un grande rifugio Atomico in costruzione sotto la
Città. Qualcosa di enorme, gallerie per chilometri, una vera città
sotterranea .. ! ?. I nostri contatti a Mosca mi dissero di
informare il nostro comando che i Sovietici si stavano preparando ad un
olocausto Nucleare. Ma, vista la mancanza di tempo a nostra disposizione
per spiegarmi bene tutto, mi confermarono che, comunque, era tutto scritto
nei fogli che mi consegnarono e che finirono incollati sul fondo e sui
fianchi della cassetta. I Moscoviti mi consegnarono anche dei negativi
(erano meglio organizzati dei Siberiani) e li misi con il resto, sotto le
mappe. Finì
tutto incollato dentro la cassetta, al sicuro.
A Mosca sparì tutta la documentazione Siberiana e partii in treno
(...ancora ! ?) per Leningrado dove imbarcai sul traghetto
Finlandese che mi aspettava in banchina (non aspettava me, i nostri mezzi
erano scarsi !, aspettava i passeggeri per Turku
in Finlandia). Prima, però, mi feci accompagnare in Piazza Dzerdzinsky a
Mosca, dove c'era la sede del K.G.B. "il nemico", per una
soddisfazione personale! Mi sorprese, restandomi impresso nella memoria,
vedere che tutte le finestre di quell'enorme Palazzo Imperiale Russo erano
"vezzosamente" adornate ... con tendine ricamate!? - ...Cos'è
uno scherzo?-
pensai e dissi ai Russi, non sapendo se dovevo ridere. - Niet
"scherzo" Italiano, tutto là dentro è adornato di pizzi bianchi
ricamati, poltrone dove si poggia la testa ed i braccioli, anche le
scrivanie davanti alle quali si interrogano i "sospetti" ...
tutto è bianco e ricamato ... come per "funerale!"- mi dissero i
Moscoviti. Mi venne un brivido di freddo ... eppure a Mosca era già
Primavera. - Andiamo, è molto pericoloso sostare quì. - conclusero i
Russi ed io, senza indugiare oltre, li seguii. A Leningrado, il Traghetto,
Salpava la sera ed io, approfittai di un taxista che parlava un pò di
Italiano, per farmi un "giro turistico" della città ... davvero
splendida, una Venezia del Nord!
Per pochi rubli mi portò tra ponti Imperiali sulla Neva, il fiume di
Leningrado, e le piazze più belle e maestose. Viali incredibili che lì
chiamavano "prospettive".
Non ricordo i nomi di tutto ciò che vidi ... con troppa fretta purtroppo!
Ma, non potrei mai dimenticare quelle meraviglie ... vidi le cupole d'oro
di
Palazzo Puskin,
la Prospettiva "non so cosa", la più bella di Leningrado secondo
il Taxista, l'Ermitage
(solo
l'esterno), il Palazzo
dell'Ammiragliato,
il Palazzo
d'inverno,
della Cattedrale
e della fortezza dei S.S Pietro e Paolo ...
una vera meraviglia! Una Città che, come Venezia, era sorta su centinaia
di canali ed Isole, in una Laguna del Baltico. Andate a visitarla Voi che
potete, ora si chiama di nuovo San Pietroburgo e ne vale la pena!. Anche a
me piacerebbe, ma sono stato Loro nemico, forse, per me, non sarebbe
prudente andarci.
Anche se, ormai, chi lo sa più chi è l'amico e chi il nemico?... ed io,
ho ancora amici?! e... dove?.
I miei documenti (consegnatimi a Mosca) erano in regola : Ero un
marittimo Italiano che doveva imbarcare su una nave in arrivo a Leningrado
e che aveva cambiato destinazione mentre ero già in viaggio per
raggiungerla (... il marittimo di Vladivostok ? che ne so !, io
non ci sono mai stato a Vladivostok ... Dov'è ? !). Da
Turku raggiunsi Stoccolma e, via aereo, Roma.
Raggiunsi
il Ministero in via XX Settembre, 8
una traversa di via Nazionale, poche centinaia di metri a sinistra della
stazione Termini.
Consegnai la cassetta all’Ufficio X° e fui libero.
Dall’arrivo a Vladivostok, al rientro a Roma, era passato circa un mese,
quasi tutto passato "oltre la Cortina di ferro" come la
chiamavamo allora. Forse fui l’unico Italiano a potersi vantare, (...solo
tra noi, ed ora ... solo con me stesso!) e negli anni della guerra fredda,
di aver navigato nel mare di Ohotska,
traversato
lo stretto dei Tartari sul delta dell'Amur, le grandi foreste Siberiane,
costeggiato il lago di Bajkal, ammirato la luna di ghiaccio sulla steppa
Siberiana e quei gelidi giorni senza notte, passato gli Urali, Mosca,
Leningrado e ... tutto questo, da Gladiatore
del S.I.D, militare
di Stay-Behind - N.A.T.O-Italia, in missione operativa !. Almeno ...
così sapevo io, che ancora ignoravo di essere solo un "allucinazione !".
A
proposito, vi hanno mai detto i giornali che leggete che Stay-behind
significa : stare dietro le linee ?.
Più "Stay Behind" di così ! ? ... vi
pare ?. E questo è tutto quello che so
dell’operazione Leningrado.
(Okhotska)
Ragazzi
... che pena i Russi, in quel gelo, anche i soldati mi facevano pena.
A volte, lungo la ferrovia, si vedevano stazioni militari e stavano lì, in
piedi ... come fantasmi semi sepolti dalla neve. Dovunque vedevo ritratti
del Dittatore di turno Leonid
Ilic Breznev
... ovviamente
coperto di medaglie.
Che guerre avesse mai combattuto mi è rimasto un mistero, visto che
era entrato da chierichetto nel partito Comunista Sovietico e che, quindi,
come politico, difficilmente può aver imbracciato qualcosa di diverso da
penna e forchetta (se si esclude la sua partecipazione da politico alla
repressione della Cecoslovacchia nel ’68). Ma, le medaglie, sono un vezzo
di tutti gli "eroici" Dittatori, non solo di quelli Comunisti !.
E che squallore le Città, quei viali deserti, a volte magnifici ma,
proprio per questo, più desolanti! che miseria ... una miseria
incredibile, senza fine. Eppure era una super potenza, aveva petrolio,
metalli preziosi, andavano nello spazio, come spiegarsi questo degrado ?.
La gente, invece, era simpatica. Ogni tanto, nelle stazioni, saliva
qualcuno che non era la polizia o soldati, ... scherzavano con me, specie
le ragazze ... a volte bellissime!
Ridevamo
assieme di noi, solo guardandoci a vicenda.
(Colomba
Siberiana)
Erano
gente alla buona, cacciatori di pellicce o boscaioli, a volte con famiglia
al seguito. Mi offrivano sempre qualcosa da mangiare, cose semplici e
buone. Capii perché si chiama insalata Russa quel cibo freddo che c’è
anche da noi . Tutto, dalle carni alle verdure, era conservato in gelatina
e salse buonissime. Ricordo una specie di "stufatino da viaggio"
di miglio e semolino : lo chiamavano
Kasa,
e polpettine di ricotta e panna acida. Lungo la ferrovia potevo comprare,
nei mercatini che si formavano sotto il treno in sosta, il "saslyk" :
spiedini di montone cotti alla brace ; il besbarmuk :
pezzi di carne di montone con pasta scotta ed immersi in una salsa piccante
a base di cipolle (io ci aggiungevo dello yogurt acido...
c’era da leccarsi i baffi !)
e poi yogurt e panne acidule di tutti i tipi ... la mia passione !.
Ricordo anche una bevanda rinfrescante a base di cereali fermentati, la
chiamavano "kvas"...
con una punta di yogurt mi portava a leccarmi anche le orecchie ! Poi,
naturalmente, Vodka
a fiumi,
ma non mi ubriacai mai : il freddo era troppo e l’alcool fungeva da
riscaldamento interno. Là, anche la luna sembrava dire : ... ho
freddo !
Ricambiavo offrendo il caffè Italiano a tutti, che era gradito, ma
preferivano il loro tè. Lo facevano alla maniera Uzbeka : mettevano
le foglie fresche in una teiera fino quasi a colmarla e poi ci mettevano
l’acqua bollente dentro, ripassandola più volte. Era buono perché era
caldo, ma era troppo forte per me, mi legava la bocca ... come il tè che
facevano i Libici
... in un altro mondo ! Anche i miei contatti, quando mi salutavano,
dicevano qualcosa di incomprensibile e mi lasciavano pane e yogurt per il
viaggio. Scendevano lontani dalle stazioni. In alcuni tratti, spesso a
causa della neve, a volte solo perché i Macchinisti avevano bevuto troppa
Vodka (...dicevano !), il convoglio procedeva così lentamente che
salire e scendere era agevole e tutti lo facevano quando non c’era neve
troppo alta. Correvamo appesi di fianco al treno come esquimesi dietro ai
cani da slitta, ci sgranchivamo così le gambe e riattivavamo la
circolazione. Per due volte ci siamo "sgranchiti" spalando cumuli
di neve ammassata dalla tormenta sui binari e troppo alti per permettere al
treno di passare, ... fortuna che eravamo già nella stagione del disgelo,
un pò ritardata quell’anno! Capii che anche sulla Transiberiana c'erano
treni moderni con sedili comodi e riscaldamento efficente, ma il convoglio
sul quale viaggiavo era vecchio, un residuato della "Rivoluzione e
della penetrazione Siberiana", con panche in legno ed un riscaldamento
che sembrava non ci fosse...
la mia solita fortuna ! ?.
Il pane che mi davano i contatti era integrale e senza sale, ma lo mangiavo
volentieri, era buono lo stesso. Le prime vittime del regime comunista
(inteso come dittatura) secondo me, erano loro ... poi i soldati !. L’estate
del 1979 la passai a casa, in vacanza al mare, sotto il nostro sole.
Ne
avevo proprio bisogno !.
Il 20 Settembre 1979 fui convocato a Roma e da lì inviato ad Istanbul,
sullo stretto dei Dardanelli, là imbarcai sulla M/n Mare Tranquillo
diretta in Romania, a Costanza, sul mar Nero. Di
nuovo oltrecortina.
Settembre
1979 : Operazione Costanza.
Fui inviato a Batumi in Georgia ed a Costanza in Romania, risalii il
Danubio fino a Galati. Filo spinato e torrette a perdita d’occhio, per
giorni e giorni, ... in tutta la mia vita non vidi mai tanto filo spinato
come in quei pochi giorni. Si trattava di portare fuori dall’U.R.S.S.
perseguitati politici, almeno così mi fu detto. Andavamo a prenderli, con
i nostri contatti, lungo il Danubio, sulla riva orientale ... il confine
dell’URSS. Era là che correva tutto quel filo spinato, sembrava davvero
che l’intero popolo Russo fosse rinchiuso in un enorme campo di
concentramento. Era molto pericoloso, il Conducator manteneva il
coprifuoco, come in tempo di guerra. Dopo le nove di sera io, come
straniero, non potevo più circolare per strada, dovevo rientrare a bordo,
per i Romeni credo che fosse spostato più in là ... le undici o
mezzanotte. Dovevamo uscire dalla città nel pomeriggio e raggiungere il
confine nel punto conosciuto ai nostri contatti in Romania. Fortuna che era
tutto coperto di alberi che ci permettevano di stare al riparo fino a che
non faceva buio. A quel punto dovevamo attendere il segnale : tre
lampeggi di una torcia elettrica a cui dovevamo rispondere con lo stesso
numero di lampi. Significava che la via era libera ed andavamo verso il
filo spinato. Le armi le trovavamo al nostro arrivo, nascoste tra gli
alberi, e le lasciavamo là al rientro. Erano AK 47 di fabbricazione
Sovietica. Dovevamo attraversare il confine Russo passando sotto il filo
spinato ed era molto pericoloso, se ci intercettavano le pattuglie Russe al
di là, o quelle Romene al di qua, intendevamo vender cara la pelle, non
certo farci prendere vivi !. Passati al di là della Cortina di
ferro "spinato" (scommetto che neanche questo avete mai letto
sui giornali : il perché la chiamavamo "cortina di ferro"
... non è così ?), ci guidavano i nostri contatti Ucraini (anche
l’Ucraina aveva i suoi "Gladiatori", ribelli che desideravano
la Democrazia e la Libertà !). La nave era ferma a Galati, sul
Danubio, caricava il carbone (50.000 tonnellate di carbone, avevamo tempo),
prima dell’alba, però, dovevamo essere a bordo. Dovevamo prendere
i ricercati dalla polizia politica, a volte scienziati ... credo, lo
capivo dall’aspetto, non dovevo chiedere niente, non sapevo chi erano e
loro non sapevano chi ero io, se qualcosa andava male ... nessuno di noi
era mai esistito !. Li trovavamo, "pronti a
muovere", nei cascinali delle campagne tra il confine e Kiliya, in
Ucraina, li nascondevano i contadini in attesa di un passaggio a Occidente.
La mia Missione era quella di nasconderli a bordo e proteggerli fino allo
sbarco, il più delle volte ad Istanbul
e Atene
(pochi giorni di viaggio), dove qualcuno veniva a prenderli, recitava la
Password e tutto è sempre filato via liscio. Una volta, l’intera nave fu
sottoposta ad ispezione di polizia. Ce la vedemmo davvero brutta, in cabina
avevo la coppia di profughi imbarcati a Costanza. Non ebbi il tempo di
nasconderli altrove che nell’armadietto. Nella mia cabina entrò un
poliziotto ed iniziò la perquisizione dalla scrivania. Vide i miei
attrezzi da ginnastica : sbarra a molla, manubri, pinze, pesi e ... si
interessò a quelli, era uno sportivo ed iniziò a scherzare in Romeno.
Capivo che diceva di essere un lottatore e mi sfidava. Gli feci capire che
sarebbe stato troppo facile per me, lo guardavo e ridevo. In Romania sono
molto tifosi per la lotta, si levò la giacca, voleva proprio lottare.
Tirai fuori due bottiglie di Whisky e tre stecche di Marlboro da sotto la
cuccetta (proibitissime in Romania). "Contrabbando !"-
disse. Gli feci capire che ero disposto a lottare con lui, visto che
insisteva, ma, se perdeva, mi lasciava il Whisky e le sigarette e se ne
andava, se vinceva se le prendeva senza fare rapporto ai suoi. Accettò ed
iniziammo a lottare. Era bravo, conosceva la lotta Greco-Romana, ma non era
allenato. Potevo batterlo facilmente, solo che avevo deciso di farlo
faticare un pò ... per poi farlo vincere e farlo andare via contento
(dentro l’armadio si respirava male !). Ma il Romeno non si
accontentava di vincere, voleva farmi male, mi stava torcendo il braccio ed
è stato più forte di me rovesciarmi, afferrarlo al collo e buttarlo a
terra torcendoglielo. Batteva il palmo della mano a terra per dichiararsi
sconfitto ... Sicuramente era un appassionato, conosceva questi segnali. Si
alzò borbottando in Romeno, ma mi diede la mano ... uno sportivo. Gli
diedi una bottiglia e una stecca di sigarette, ma dovetti insistere molto
per fargliela prendere. Eppure da loro, al mercato nero, valevano quanto il
suo stipendio di un mese. Era un simpaticone e se ne andò ridendo e
bofonchiando nella sua strana lingua ... con il contrabbando sotto la
giacca. I clandestini erano terrorizzati, ma li tranquillizzai e non ci
furono più problemi fino all’arrivo, sbarcarono sullo stretto dei
Dardanelli. Vennero a prenderli sotto bordo con una lancia non so chi, da
non so dove !. La mia Missione era quella di nasconderli a bordo e
proteggerli fino allo sbarco, il più delle volte ad Istanbul e Atene
(pochi giorni di viaggio), dove qualcuno veniva a prenderli, recitava la
Password e tutto è sempre filato via liscio. Fui anche fermato e
perquisito, sia dai Russi che dai Romeni del Conducator Ceausescu, ma
recitavo bene la parte del Marinaio ubriaco e tutto finiva a ridere. Quando
andava male, tutt’al più, mi ritrovavo costretto a bere quel loro
brucia-budella che chiamano Vodka. L’equipaggio non si accorse mai di
nulla, a parte un Allievo Macchinista che scendeva a terra con me. Non me
ne potei liberare nemmeno quella volta che, a Costanza, in Romania, dovevo
raggiungere il nostro contatto in una piazza centrale nei pressi dei
giardini pubblici. Era una bella biondina Romena e così non si insospettì
del fatto che, pur essendo appena arrivati, io fossi atteso!, poteva
pensare che c’ero già stato.
(Una
Colomba ...!?)
Venne
con noi all’Hotel Internazionale, dove bevemmo vino Romeno e
chiaccherammo tutta la sera in attesa che, "qualcuno" ci
informasse che la persona da imbarcare e far espatriare fosse pronta. Lo
fece un cameriere in smoking, versandoci dell’altro vino rosso ...
veramente
buono il vino Romeno !. Andammo, quindi, in taxi a prenderli. Erano in
una casetta in periferia, un agglomerato di case popolari che più popolari
non si può. Si trattava di marito e moglie, non so perché il comando era
interessato a farli fuggire dall’Est Europeo, non parlavano altro che
Romeno e Russo ed in ogni caso ... non era affar mio !. La biondina
(non me ne ricordo il nome perché tanto era falso) parlava benissimo
Italiano, tanto che pensai che fosse una "Colomba". Cercai di
interrogarla in merito ... tra una risata e l’altra, ma si tradì come
Romena, improvvisamente, con un accento non Italiano in una frase che non
fece in tempo a correggere. Riusciva a imitare un accento del Nord Italia,
non saprei quale ... io sono del Sud. Se l’Allievo Macchinista capì
qualcosa, però, non mi fece mai domande, si limitò a chiedermi di
insegnargli qualche colpo di
savate durante
i turni di guardia in sala macchine, dopo che mi scoprì allenarmi, in
navigazione, dietro il locale depuratori ... e lo feci. In navigazione la
vita è noiosa ed il tempo non manca. Non so se, poi, abbia fatto pratica
per imparare bene, sbarcai a Venezia e non lo rividi più. Fui impiegato
così fino a tutto il 1979. Andai anche in centro America, in Guatemala, in
Venezuela, a Panama, in Florida ... etc. ma solo perchè il mercantile dove
ero imbarcato riceveva l’ordine di andarci per carico merci. In Guatemala,
a Puerto
Bàrrios,
incontrai un gruppo di Legionari Francesi (ex) che avevo conosciuto in
Africa ai tempi della Primavera
dei Garofani.
Erano diretti a Ciudad
de Guatemala ;
erano stati arruolati come specialisti della guerriglia, andavano in Nicaragua.
Pagati molto bene, mi proposero di arruolarmi con loro. C'era da simulare
attacchi, da parte di guerriglieri filo Sovietici, per "Traire
le lait a la Vache Americain"
(Trad.: mungere la vacca Americana). Spiegandosi meglio mi fecero capire
che, in realtà,
i Guerriglieri filo-Sovietici sarebbero
stati Loro ... avrebbero dovuto divertirsi un pò ad attaccare qualche
caserma dell'esercito e qualcos'altro di ecclatante, tanto per smuovere un
pò le acque. "La
Guérilla, aux Antilles e là-bas
(indicando l'interno),
ronflé a la grande, il est notre devoir de faire les choses comme il faut
... et tirer tous de son apathie!"
(Trad.:
La guerriglia nelle Antille e laggiù, russa alla grande, è nostro dovere
di fare le cose come si deve e risvegliare tutti dalla Loro apatia!). Jean
era picchiatello e disse tutto questo ridendo,... ma non era una
"boutade" per ridere! Non potei dirgli perché, ma gli dissi che
non mi interessava fare il mercenario. Ora ero un "Marinero
mercante!".
Risero facendomi l’occhietto, non sapevano perché, ma erano sicuri che
mentivo, che non ero quel che dicevo di
essere !
(già,
noi eravamo condannati a non essere mai
quel
che dicevamo di essere).
Passammo insieme un paio di giorni a fare "fiesta" mettendo a
soqquadro Puerto Bàrrios. La periferia di Puerto Barrios era identica a
tutte le periferie delle città in quella parte di mondo, un unico
sterminato Slum. In posti come quelli, la gente cerca di sopravvivere come
può. baracche per case, bambini mezzi nudi che corrono di quà e di là,
cani che frugano tra i rifiuti, odore di fogna a cielo aperto e dappertutto
spazzatura che marcisce fino al muro verde e improvviso di vegetazione: La
Jungla che appena subito oltre la periferia dell'ultima barracca si
riappropria della sua terra. Il posto ideale per incontrare dei pazzi come
loro. Erano completamente svitati, ma anche dei veri amici! poi partimmo :
Loro per il loro destino ed io per il mio e non
li vidi mai più.
Operazione
Speranza.
Nel 1980, andai in Nigeria ed Angola.L’Angola era ridotto male, era alla
fame ... della serie: "il Socialismo non è una mercanzia che si
compra al mercato!" per citare una delle frasi ad effetto care ad
Agostinho Neto.
(Forse
...è solo un sogno!)
Ma
già ... era anche Lui un poeta come Andreade e Senghor, grandi Uomini, ma
l’economia e lo sviluppo economico non si intendono di poesia !.
Chiedevano gli aiuti alimentari ed io ero imbarcato su quel mercantile, M/n
Amanda
della
Medafrica Line, che doveva portare migliaia di tonnellate di grano a
Luanda. Davano la colpa all’Imperialismo Americano ed al Capitalismo
Occidentale, come sempre fanno i regimi Comunisti, per giustificare i
disastri economici dovuti alla loro incapacità ed alle loro idee
strampalate. A Maggio 1980, si sarebbero dovuti imbarcare sull’Amanda,
come passeggeri, alcuni politici tra cui Emma Bonino del partito Radicale
Italiano. Avevano insistito per viaggiare con gli aiuti, per controllare
meglio che arrivassero a destinazione correttamente. Il nostro comando
voleva essere certo che non accadessero incidenti, perciò, il 23 Gennaio
1980, fui inviato su quel mercantile e feci due viaggi nel Golfo di Guinea
prima di quello che a Maggio avrebbe portato gli aiuti alimentari. In
occasione di quel viaggio, la nave si sarebbe chiamata :"la nave
della speranza". E questo fu il nome in codice di quella missione :
operazione speranza. Io però, nei pochi giorni che potevo stare a Luanda,
non riuscii a rintracciare nessuno. Sicuramente chi non era morto era in
prigione, oppure alla macchia, o espatriato chissà dove. Dove prendono il
potere questi banditi è sempre così, un copione visto fin troppe volte.
Rientrai in Italia e feci rapporto sulla situazione in Angola. Andai a casa
per qualche giorno di riposo, era il 20 Maggio 1980 circa. Avrei raggiunto
la "nave della speranza", (dove già erano stati imbarcati gli
aiuti alimentari ed i passeggeri) in aereo, dopo una settimana di meritata
licenza. Dopo pochi giorni, rientrando a casa a piedi, fui fermato dalla
Polizia. Un certo Brigadiere L'aiola mi portò in Questura insieme a due
ragazzi che mi avevano chiesto un informazione per uscire dalla Città
poichè si erano persi. Avevano pochi grammi di Marijuana con loro, ma pare
che, durante la notte, (che passai in una cella di sicurezza), in una
chiesa abbandonata del loro paese, Tardara, (che mai avevo sentito
nominare!), furono rinvenuti diversi chili di droghe leggere tra Marijuana
ed hashish. Costoro, dopo un terzo grado dei Poliziotti
..."confessarono!?" di averli acquistati da me!. I poliziotti,
specialmente questo Brigadiere L'aiola, mi chiedevano di confessare a mia
volta: tanto ormai non potevo fare altro che tentare di avere le attenuanti
confessando, dicevano. Naturalmente mi guardai bene dal fare una cosa
simile. All’alba, però, in cella di sicurezza, fecero entrare mio Padre
che mi disse che avevano perquisito casa nostra ed avevano trovato, dentro
un armadietto chiuso a chiave ( ! ?), tre chili di piante di
marijuana con fiori, foglie, rami e semi. Dissero che la droga o era la mia
o era la sua, oppure di mia madre.
Era lì per confessare che era sua.
Naturalmente, a quel punto, confessai
che era mia.
Inventai una storia credibile ed andai in carcere.
Uscito dall’isolamento di sei mesi, (nel quale ero stato tenuto per
convincermi a confessare ... chi erano i miei complici ! ?),
alcuni compagni di prigionia mi diedero i vecchi articoli che parlavano del
mio arresto. Seppi così che "i
giornali"
diedero la notizia del ritrovamento di circa un chilo di hashish in una
chiesa diroccata di un paese e che un altro quantitativo analogo di piante
di marijuana era stato rinvenuto a casa dei miei genitori (!?) ; che
era esplosa una bomba nella stazione di Bologna e che fece molte vittime.
Dai giornali seppi anche che la perizia balistica diceva che era stato
usato il Semtex, un esplosivo di produzione Cecoslovacca (un altro modulo
Kennedy ! ?); che poco prima era caduto un aereo civile ad Ustica
con altre vittime e che, contemporaneamente, un MIG-21 Libico era atterrato
nella Sila, in Calabria, ed il pilota sarebbe stato ritrovato morto a bordo
(ma queste sono cose lette sulla nostra stampa e "viste le mie
esperienze con la stampa", chissà qual’era la verità !).
Sentivo spesso in televisione che era la "strategia della
tensione" e che, in qualche modo, c’entrava Gladio (!?). Nessuno
teneva in considerazione le minacce del Dittatore Libico all’Italia che,
in quel periodo, offriva protezione Militare a Malta, la quale era nelle
mire espansionistiche di Gheddafi (eravamo pronti ad intervenire in seguito
alle notizie di un imminente sbarco Libico a Malta ... alcuni di noi erano
già a La Valletta) e, soprattutto, era
un ambita e magnifica base Navale nel Mediterraneo per la flotta Sovietica del
mar Nero! ;
Nè si teneva in nessun conto l’ipotesi che l’aereo abbattuto ad
Ustica, il 27 Giugno 1980, poteva essere un macabro avvertimento
all’Italia in risposta ai dichiarati intenti di siglare quegli accordi di
cooperazione con Malta ; Né fu rilevato che la Strage di Bologna
avvenne nello stesso giorno in cui veniva siglato quell’accordo tra
Italia e Malta, "nonostante gli avvertimenti ricevuti !" Se
poi sia stato effettivamente siglato, vista la mia situazione, non lo
potevo sapere. Mi chiedevo il perché di tutto ciò che mi accadeva e che
accadeva fuori di lì ma, allora, non seppi darmi una risposta.
Rinchiuso in quelle celle mi capitava spesso di pensare:
Forse
... è solo un sogno! Un anno dopo l'arresto, fui trasferito
in una colonia penale. L'avevo chiesto io ... per non morire d'inedia in
una cella : avrei lavorato i campi ed il tempo sarebbe passato prima.
Avrei avuto anche un televisore in cella, insomma ... un lusso!. Sapevo
guidare i Carri armati, perciò, fui messo alla guida di un cingolato
Catterpillar, un aratro da montagna che si pilotava con un sistema di
pedali-freno e leve-frizione ... esattamente come un Tank. Feci il
trattorista, aravo i campi e, finita l'aratura, zappavo, tagliavo la legna
e facevo tutti i lavori agricoli di quella colonia penale ... il tempo
passava prima. Mia madre e mio padre venivano a trovarmi ogni quindici
giorni ed erano contenti, non ci eravamo più visti così spesso da quando
mi arruolai. Anche lì, però, a volte, mi svegliavo di soprassalto e mi
chiedevo: Forse ... è solo un sogno! Ma,
abituati gli occhi al buio, vedevo la cella e i compagni di prigionia
immersi in quello squallore con me: No, non è un sogno!
- pensavo - è tutto vero, sono in prigione e ... dovrò
restarci ancora a lungo! mi prendeva sempre la rabbia in
queste occasioni, mi agitavo, imprecavo in silenzio, maledivo chi mi aveva
fatto tutto questo ... ma a che serviva?. Se è davvero tutto
un sogno mi sveglierò prima o poi! ... e questo era l'unico
pensiero in grado di calmarmi.
Modulo
Kennedy.
Fu
una sera, guardando il telegiornale,
che assistetti all'attentato a Papa Woitila e poi, a tutto quello che ne
seguì. Quando gli inquirenti presero Alì Agcà e seguirono la pista
Bulgara, credevo che fossero in gamba:
Dritti sull'obiettivo ... così si fa!
- commentai in cella. Era un classico per "Loro",
astuti e potenti, ma assolutamente privi di estro, di fantasia. Ripetevano,
come scimmiette ammaestrate, sempre le stesse azioni. Il numero uno diceva
che i grandi vecchi della Lubianka,
(il palazzo sede del K.G.B, andai a vederlo durante l'operazione
Leningrado, ... una soddisfazione personale!) se ne andavano, uno ad uno,
lasciando dietro di Loro solo mezze tacche e ruffiani di partito, capaci
solo di ripetere a "carta carbone" sempre le stesse operazioni,
gli stessi complotti riusciti, ma studiati da altri ed in ben altri tempi:
"Buon
per noi!"
- chiudeva sempre. Infatti, a me sembrava di vedere in video quel
"classico" che, durante i corsi, gli anziani ci insegnavano a
riconoscere chiamandolo "modulo
Kennedy"
e che era riuscito perfettamente in occasione dell'assassinio del povero
Presidente Americano, colpevole tra l'altro e soprattutto, per la Lubianka,
di riscuotere troppe simpatie nel mondo, ... estremamente dannose per la
"Propaganda del Politburo" e prima del "Presidium".
Kennedy
non riconobbe il Vietnam Comunista e la Cina di Mao
e appoggiò, invece, Formosa, che oggi si chiama Taiwan.
Kennedy
sfidò il Comunismo nella sua politica terzo mondista:
aiuti economici ai paesi poveri dell'America Latina ; alleanza per il
progresso e il G.A.T.T. che, risollevando l'economia di quei paesi,
dovevano creare i presupposti di nuovi rapporti di amicizia con quei popoli
e: "prosciugare
l'acqua di miseria e degrado in cui nuotano i pesci rossi"
- diceva il numero uno. Si impose duramente per sollevare il problema
razziale e la condizione degli Afro-Americani ed il pieno rispetto delle
leggi, contro la discriminazione razziale, degli Stati Uniti. Voleva
sostenere la crescita di sistemi Democratici e non i Dittatori delle
Repubbliche delle banane di tutto il terzo mondo.Inoltre, comprese che, sul
piano militare, il Terrorismo comunista poteva essere combattuto
efficacemente solo con l'impiego di reparti speciali e creò i
"Berretti Verdi" (imitando i Gladiatori Italiani). Essi erano
Istruttori militari super addestrati in grado di preparare al meglio truppe
anti terrorismo e decise di utilizzarli per la difesa del Vietnam del Sud
dall'aggressione Comunista (non voleva cadere in trappola inviando la US
Army insomma!).
Durante
il suo primo mandato ci
fu lo sbarco Americano nella Baia dei porci,
mirato a rovesciare il regime Castrista e fallito nell'Aprile 1961. Certo,
è una questione di opinioni, ma, se fosse riuscito, il popolo Cubano non
sarebbe passato dalla Dittatura di Fulgenzio Battista a quella di Fidel
Castro, con la miseria che ne seguì. Kennedy avrebbe instaurato un sistema
Democratico che avrebbe portato Libertà vera, progresso e benessere al
popolo Cubano. Il suo progetto di riforme, quelle che voleva attuare con il
suo secondo mandato, fu per la politica interna, parzialmente realizzato da
Lindon Jhonson, poi, per la politica estera, da Reagan e portò alla caduta
dell'URSS, ...solo rimandata con quell'omicidio. Del resto, il buon
programma politico dell'abile Presidente Clinton, che tanto successo sta
portando all'America in campo economico, è palesemente la prosecuzione
dello stesso progetto Kennedyano, di cui Clinton si è sempre dichiarato
ammiratore.
Kennedy
pilotò con polso fermo e in maniera magistrale
la crisi del 1962 tra USA e URSS per i missili Atomici Sovietici fatti
installare da Kruscev a Cuba che, grazie a Castro, (ed al suo tradimento
della Revolucion Cubana del '59) era totalmente in mano al Cremlino. Sapete
che il blocco navale Americano è dovuto al fatto che il Dittatore Cubano
stava trasformando l'isola caraibica in una portaerei atomica, puntata
dritta al cuore dell'Occidente Democratico?. Ci
pensate se fosse riuscito? ora sareste tutti ridotti come i poveri popoli
dell'ex URSS ... altro che settimane bianche, Discoteche e problemi di
dieta ! ! !.
Sapete che, in quegli anni, i Castristi,
stavano procedendo ad epurazioni e fucilazioni di massa dei dissidenti che
non volevano vendere la rivoluzione Cubana all'Imperialismo degli
"amici" di Castro e che, la prima vittima di ciò (ma non
l'ultima) fu Cienfuegos
Camillo ed un altra Ernesto Guevara detto el Che?. Un
altra delle ragioni è nella Nazionalizzazione dei beni di cittadini
Americani, residenti a Cuba, che non sono stati risarciti per l'esproprio
subito. Ora, io non c'ero, come non c'eravate Voi, ma la Convenzione
Internazionale per i Diritti dell'Uomo non permette queste cose. Lo stesso
articolo 1 che ho invocato io contro l'Italia, impone agli Stati (tutti gli
Stati del mondo) il rispetto e la tutela dei beni dei cittadini.
Anche
gli Italiani subirono cose di questo genere da Gheddafi in Libia,
e prima ancora dai Titini Yugoslavi in Istria e Dalmazia. Mi chiedo :
"E’ stato giusto che l'Italia se ne sia fregata?"; è giusto
che ci sia in Italia chi fa affari e tiene rapporti con un Regime che viola
i diritti umani che, "di quando in quando", fa strage di
oppositori e che, "continuamente", minacciava di farci conoscere
"il significato della parola terrore!?" (sono parole sue, di
Muhammar Gheddafi)". Non ve lo ricordate più?. Io ci sono stato nella
Libia di Gheddafi e vi posso dire che non è il Diavolo!. Il Popolo Arabo
della Libia, sta molto meglio e vive con un tenore di vita molto migliore,
di qualsiasi altro popolo Arabo della Regione ed io non sono un Tribunale
equo ed imparziale che possa fare un processo al Leader Libico. Per me non
è Democratico e questo è tutto. Per Lui, come per altri Dittatori, vale
la regola che, se ancora non avesse commesso crimini contro l'Umanità ...
li commetterà. Lo impone il ruolo di Dittatore, è inevitabile! Per altro,
invece, mi è dispiaciuto sapere del bombardamento a Tripoli e di tutti
quei morti innocenti, ma anche su certi aerei, in una discoteca a Berlino,
in una Stazione e chissà dove altro ... c'erano morti innocenti.
Certi
atteggiamenti,
se non altro, portano a questo genere di cose e, comunque, quel
bombardamento, produsse l'effetto di ridimensionare lo strapotere di
Gheddafi in Libia ed in tutto il mondo Arabo. Il Governo effettivo passò
nelle mani di un moderato, un altro Colonnello (sic!), Abdessalam Jalloud,
"cognato" di Gheddafi (di più non si poteva fare!). Il Governo
Libico potrebbe preoccuparsi di investire meglio gli introiti del petrolio
per lo sviluppo del paese, la fertilizzazione del Sahara, le scuole ... il
rispetto dei Diritti Umani. Non sono i soli a violarli, sono in numerosa
compagnia, io
stesso accuso l'Italia di aver violato i miei,
ma se la Libia facesse un passo verso il Diritto, sarebbe un bene per
tutti,
anche e soprattutto per Loro.
Era
troppo amato Kennedy, dai giovani e dai Liberal !
Considerato anche amico del "Papa Buono" Giovanni XXIII°.
Inoltre, era restio a cadere nella trappola Vietnam che doveva rendere così
tanto agli Nguyèn del Sud come del Nord ... "les
vieux renard!"
(Lee
H. Oswald)
Un
avversario davvero pericoloso per l'URSS di Kruscev e, soprattutto, per il
suo ufficio propaganda e per le mire Latino-Americane di Cuba. Non poteva
sopravvivere per un altro mandato. Fu assassinato il 22 Novembre 1963 a
Dallas in Texas. Il pesce-esca preparato da Loro
era pronto. un Loro
agente,
(Americano, ma indottrinato in URSS), con un passato ricostruito in maniera
da risultare sufficientemente ambiguo, ed abbastanza ingenuo da non capire
il gioco al quale stava giocando. Soprattutto non doveva capire che,
comunque andasse, lui non sarebbe sopravvissuto al Presidente. ...Era
perfetto!
Kennedy
aveva carisma,
qualcosa che non si inventa, nè si può falsificare. Era l'unico ostacolo
vero al successo della propaganda Sovietica, la quale stava portando le
masse giovanili Occidentali a chiedere la Libertà ...inneggiando
ai Tiranni! ! !
A Dallas, il 22 Novembre 1963, l’ostacolo era stato eliminato ...non
solo, ma i sospetti di un complotto cadevano sugli stessi Americani ! ! ! Contemporaneamente,
in Vietnam, gli Nguyèn, su questo perfettamente d'accordo, deponevano e
assassinavano vilmente, con un Golpe, il Presidente Ngò
Dinh Diem che,
con l'appoggio di Kennedy, stava trovando una soluzione pacifica alla
vertenza Vietnamita. Sia Dhiem che Kennedy erano Cattolici Liberali e,
proprio per questo, considerati temibili avversari dei soliti folli piani
di conquista del mondo dei Tiranni di turno! ...davvero questo non vi dice
niente?. Ed il fatto che cinque anni dopo (poco prima dell'inizio della
campagna propagandistica detta '68!?) fu eliminato il pericolo, per
"Loro", che un altro Cattolico Liberale Kennedyano venisse eletto
e continuasse la politica di Kennedy è stato assassinato (questa volta da
un Arabo fanatico Shiran-Shiran ...un Palestinese Giordano, se ricordo
bene!), ...anche questo non vi dice niente?. Non trovate significativo il
fatto che l'unica sopravvissuta della famiglia Presidenziale legittimamente
al potere nel Vietnam del Sud, Cattolica Liberale anche Lei, la vedova
signora Ngò, rifiutando sdegnata l'Asilo Americano, dai quali si sentì
tradita! trovò rifugio a Roma, presso la Santa Sede?E’
paradossalmente tipico, in chi complotta, riuscire a far ricadere su altri
le proprie nefandezze : I
Re dei complotti,
che di complotto in complotto si stavano eliminando anche tra di loro ad
uno ad uno, ...non
ne sapevano nulla!!!.
Avete mai sentito parlare delle "purghe di Stalin?", ... non sono
certo morte con Lui !. Senza contare le deportazioni di massa e le
stragi di oppositori che, di quando in quando, venivano a nostra conoscenza :
non sempre in U.R.S.S., a volte riuscivano ad eliminare oppositori anche
altrove ...se facevano "ombra" ai loro amici. Riguardo al centro
America poi, chiunque facesse ombra o potesse rappresentare un pericolo per
Castro,"Fidelissimo" di Mosca, (ma "non allineato"!?),
ebbe "strani incidenti". Non era lo stesso con l'attentato al
papa del 1981?. "Loro"
vissero l'elezione di un papa dell'Est, d'oltre cortina, nell'Ottobre 1978,
come un atto di guerra, ma non potevano farci nulla. I fatti di Danzica
poi, di quegli operai che scioperavano contro il Regime Comunista e
pregavano davanti ai cantieri navali con Solidarnosc e tutto ciò che
accadde, li convinse di essere in serio pericolo. Gli avvenimenti
successivi dimostrarono che non si sbagliavano. Cominciò con l'elezione di
quel papa Polacco il declino del loro Impero :
l'Impero del male!.
Sapere
che era stato arrestato l'attentatore
e che i sospetti, per stessa ammissione di Agcà, cadevano sui servizi
segreti Bulgari, cioè di Zivkov,
Dittatore Comunista della Bulgaria dal 1954 (non si muoveva foglia nell'Est
Europeo senza che Lui non voglia ...!) e, da sempre, di stretta osservanza
alla linea Sovietica, (soprattutto a quella dettata da Stalin), mi fece
pensare che, gli inquirenti, erano stati bravi, avevano colto nel segno.
Ma, poi, tutto è finito nel guazzabuglio che sapete e il Processo
"stabilì" che organizzò tutto Alì Agcà, un pazzo
squinternato, ... da solo (!?). E
Voi ci credete?!
Non
ho capito se fa il pazzo
perché ha capito che era un pesce-esca perfetto, miracolosamente sfuggito
alla padella e che, questo, significava che non doveva sopravvivere alla
sua vittima (come
da modulo Kennedy).
Il cadavere di un Lupo grigio, (organizzazione terroristica di estrema
destra Turca), sul piazzale di San Pietro, sarebbe stata una sorta di firma
utile, unitamente
alle campagne di certa stampa,
a far ricadere i sospetti sui "gruppi eversivi di estrema destra"
... i soliti della
Stampa Italiana :
P2, Gladio, Servizi Deviati, Massoneria, CIA etc.... Che interesse
avrebbero potuto mai avere le "destre" a spararsi nelle palle non
lo si sarebbe capito, ma tutto si sarebbe risolto con un altro degli
insoluti "Misteri
d’Italia !"...
e vissero tutti felici e contenti ;
O
fa il pazzo perché qualcosa andò storto !
Agca sbagliò il colpo, (forse non se la sentì o ...chissà) ; forse
chi era lì per uccidere lui ci ripensò o, più probabilmente, la folla
impedì che Agca fosse ucciso ;
Oppure,
una volta capito che era stato usato come pesce-esca, e confessando, perciò,
quel che sapeva per punire chi lo voleva morto, non fu creduto e cerca,
ancora adesso, facendosi credere pazzo, di salvarsi la vita perché teme di
essere ucciso ... se parla !.
Oppure,
ancora
,convincendo tutti di essere pazzo, si accredita come innocuo : è
pazzo adesso, era pazzo anche prima e ciò che ha detto, o ha da dire un
pazzo, non può nuocere a nessuno ! ;
Probabilmente
è salvo,
ma solo perché il potere che lo ha usato non c’è più... almeno
apparentemente ! Comunque, oggi, se ne fregano delle rivelazioni di
Agca : non porterebbero ad altro che a sospettare cariatidi inutili ed
anche Zivkov
è già stato arrestato (per chi sa quale dei suoi delitti da Tiranno),
dagli stessi Bulgari che ha Tiranneggiato per quasi mezzo secolo. A chi
volete che gliene freghi più, ormai ?. La
partita con il papa, per salvare il Loro Impero, l’hanno persa !
Tanto
per capire quanto ci tenesse a quell’Impero, soprattutto
Todor
Zivkov
di Bulgaria, vi basti sapere che fu l’unico "non Russo", dei
vecchi membri del vecchio Presidium, (dopo i fatti noti con il nome di
"Primavera
di Praga"
e che diedero vita in tutto l’Occidente Democratico alla rivoluzione
Democratica e "Liberal" chiamata 68),
ad
invocare ed approvare calorosamente l’intervento dell’Armata Rossa a
Praga, in Cecoslovacchia, nell’Agosto 1968, ed
i crimini che ne seguirono contro la popolazione ribelle. Ricordate
Ian Palach ?.
La vecchia guardia di Gladio era lì a Praga in quei giorni e ci raccontava
di quel popolo ribellatosi in massa ai Tiranni ed abbandonato al suo
destino dal resto d'Europa e del mondo, ma... fu inevitabile, dicevano, per
evitare un conflitto Nucleare con l'URSS. Ammiravano molto i Cecoslovacchi,
qualcuno si era anche fatto la fidanzata ... tra una bottiglia Molotov e
l'altra e... dopo l'invasione dell'Armata Rossa e l'ordine di rientrare,
non ne seppe più nulla. In quegli anni nessuno, neanche per
"Amore", poteva lasciare l'U.R.S.S., figuratevi se avessero
saputo che si trattava di relazioni con "Gladiatori Italiani!?". Zivkov
ebbe persino parole di Dura condanna contro Tito
di Yugoslavia e Ceausescu, Conducator della Romania,
i quali erano, notoriamente, "troppo
Liberal"
per Zivkov ,
pensate un pò che elemento da sbarco poteva essere !
Eppure,
grazie al formidabile apparatcic della propaganda Sovietica,
i giovani ribelli d’Occidente continuavano a sfilare nei cortei,
inneggiando ai Tiranni che distrussero la Primavera di Praga e molte altre
"Primavere di Libertà" che seguirono quella, nel mondo. Che
razza di uffici di propaganda aveva l’U.R.S.S ! : diabolici ed
invincibili ;
In
ogni caso, Agca,
capì quale era il suo ruolo nel "modulo Kennedy" (comunque lo
chiamassero i Lupi grigi) e, visto anche il risultato avuto dalla sua
confessione, il "picchiatello Lupo grigio", pur essendo da solo,
ed in mano "Loro", è riuscito a salvarsi giocandoli tutti !.
Era questo il "modulo Kennedy" ! Per Noi, lo stesso modulo,
con le dovute modifiche, fu usato per Guevara in Bolivia e Ochoa a Cuba e
chissà quanti altri. La saggezza popolare Italiana abbrevia dicendo :
Butta
la pietra e nasconde la mano ... !
"Loro" lo hanno perfezionato, reso più sofisticato e funzionale,
ma, in sostanza, è questo. Il fatto che nessuno accusò i Servizi Deviati
Italiani ... P2, Gladio e/o la solita CIA, mi diede la misura della
decadenza dei complottardi. In altri tempi, sarebbero riusciti ad
organizzare una "purga" anche quì da noi! ...
tutti sospettati di aver attentato alla vita del Pontefice ... !?.
Io,
comunque,
assistei a tutte queste azioni terroristiche da dietro le sbarre,
condannato per spaccio di marijuana (... !?), o al più, sui campi della
Colonia a zappare patate, sotto stretta sorveglianza degli agenti di
custodia: un
alibi davvero di ferro! -
pensavo all'epoca, ridendo tra me e me. Durante quei due anni di prigionia,
avevo anche sentito che, il numero 1, era sospettato di trame eversive e di
essere un fascista ed un Piduista ! A me, il Giudice, fece
sapere, attraverso il mio Avvocato (a suo dire !), che al processo
(che si tenne un anno dopo il mio arresto) avrebbe chiesto otto anni per
traffico Internazionale di stupefacenti ! ! !
Rimasi in prigione, per quasi due anni, da innocente e non capii perchè mi
fu fatto tutto questo.
In prigione, quei ragazzi, mi dissero che avevano confessato quelle
assurdità in mio danno perchè i poliziotti li avevano "minacciati di
picchiarli" se non lo avessero fatto. Si trattava solo di deboli, ...
non potevo certo prendermela con loro!. Appena libero, era il Natale 1981
(fu un condono generale, emanato con Decreto del Presidente Pertini a
liberarmi, altrimenti ero stato condannato a tre anni !), mi presentai
a rapporto all’Ufficio X°. Il numero 1 non c’era, lo sostituiva
"momentaneamente" uno sconosciuto al quale, comunque, riferii
l’accaduto e dove ero stato tutto quel tempo. Mi disse che ero stato
fortunato, c’era chi era finito in carcere accusato di stragi e di
terrorismo e rischiava di avere l’ergastolo!. Comunque, fui lasciato
libero di godermi la ritrovata LIBERTA’
per
qualche mese. Andai in America, a New Orleans ed a Baton Rouge, sul
Mississipi , con un mercantile, la M/n Maria Speranza della compagnia
Fermar, fino al 26 Luglio 1982. Al rientro, fui incaricato di imbarcare sul
M/n Vento di ponente a La Spezia per l’operazione
Tripoli.
Mu'ammar
Qaddafi)
Imbarcai
sul Vento il 16 Ottobre 1982
e salpammo immediatamente, alla volta di Tripoli, in Libia. La missione,
del tipo ... "facile, facile," consisteva nel portare (e
ricevere) ordini e documenti - da e per - la Libia, a volte a Tunisi, dove
facevamo scalo a La Goulette. I nostri contatti venivano a bordo a
riceverli, o darli, negli scali Italiani di La Spezia e/o Cagliari, oppure
nel porto di La Valletta a Malta. Per non creare sospetti, con il loro
andirivieni nel porto di Tripoli, i nostri contatti avevano organizzato,
insieme a me, un piccolo contrabbando di alcolici (severamente proibiti in
Libia). In questo modo, con qualche bottiglia di Scotch Whisky, ottenevamo
il duplice scopo di corrompere le guardie e, nello stesso tempo, di non
essere sospettati di spionaggio, ma solo di contrabbando. Io, inoltre,
ottenevo lo scopo di arrotondare qualcosa per sopperire agli scarsi mezzi
messi a disposizione dal comando : Taxi in Libia, spese locali, mance
alle guardie portuali ... etc. Proprio di quelle "facili,
facili," peccato che, in Libia, c’erano poliziotti e soldati
dappertutto e che, se andava male, saremmo stati tutti fucilati !.
Infatti, dei "contatti" a Tripoli, alcuni non li vidi più e,
chiedendo di loro, mi fu risposto in maniera eloquente passando la mano a mò
di lama, sotto la gola, dall’orecchio sinistro a quello destro !".
Ciò che sapevo non era molto ... nell'eventualità che qualcosa andasse
storto! Comunque dovevo prendere contatto con giovani Ufficiali
dell'esercito Libico che, stanchi delle follie del Colonnello
Gheddafi:
"Il
pazzo di Tripoli"
lo chiamava R.Reagan, avevano deciso di tentare di liberarsi di Lui e della
sua banda!. Anche l'Occidente Democratico aveva deciso di liberarsi di Lui
e degli atti di terrorismo che continuamente minacciava e, pare,
finanziava.
-Tutto
molto, ma molto bene! -
pensavo nella mia cabina, in navigazione continua tra Tripoli e Bengasi e
La Valletta (Malta), La Goulette (Tunisi) e La Spezia e Cagliari in Italia.
Ma allora perchè non ci fecero portare a termine la missione del Novembre
1973 ... Chi
e perchè ci fermò!?.
- mi chiedevo. Ma
non seppi mai darmi una risposta.
I
Giovani Ufficiali dell'esercito Libico
volevano sapere se L'Occidente Democratico, l'Europa Occidentale e,
soprattutto, la vicina Italia, erano bendisposti verso la loro iniziativa.
Come avrebbero accolto la notizia che un colpo di Stato militare aveva
destituito il Governo Libico di Muhammar Gheddafi? I nostri contatti a
Tripoli, mi fecero incontrare con alcuni di questi Ufficiali in una sala da
Te in centro a Tripoli. Erano 17, seduti in gruppi da quattro, in tavolini
vicini, in maniera da poter sentire tutti quel che dicevamo, ma senza
insospettire il cameriere e la onnipresente polizia Libica e...
non solo Libica (!?).
Lasciando da parte i convenevoli, (era molto pericoloso essere lì ed
insieme ad uno straniero, anche se "Marinerò mercante!), suggerì
subito una soluzione per il primo dei loro problemi: "come avrebbe
reagito l'Occidente Democratico ad un Golpe Militare in Libia?".
Parlando al più alto in grado: un Colonnello dall'apparente età di 40
anni (dal nome impronunziabile... "baffo
grigio",
lo chiamai in codice), ma, ben inteso anche dagli altri, dissi: "Vista
la simpatia e la stima profonda che il "pazzo di Tripoli"
riscuote in tutto l'Occidente, sarete di certo ben accolti. Semmai i dubbi
sorgono sul fatto che non ci sono garanzie che non si tratti semplicemente
di una faida tra gruppi di potere... che Voi siate veramente Democratici.
Suggerisco di fare come i giovani Ufficiali dell'esercito Portoghese nel
'74, una bella Primavera
dei Garofani di Tripoli".
Mi guardarono straniti ... non sapevano cos'era!?.-"... Entrate in
città con un garofano infilato nella canna dei fucili a dimostrazione che
si tratta di una rivoluzione Democratica e non di un golpe militare."
- dissi, stupito del fatto che, davvero, non avevano mai sentito parlare
della Primavera
dei Garofani di Lisbona e di Luanda.
Vollero sapere tutto e mi ritrovai a fare il "Maestro" di storia.
Ascoltavano a bocca aperta le storie che raccontavo: "... il generale
Spinola, la fuga dell'Oligarca Caetano Marçelo, l'entrata a Lisbona delle
Truppe Ribelli con un Garofano rosso infilato sulle canne dei fucili, la
smobilitazione dell'esercito coloniale Portoghese in Africa, della Colonna
Libertad in Angola, dell'invasione Sovietico-Castrista, del Generale Cubano
Manuel Ochoa ..." Seppi che la censura Libica, non permetteva di
sentire notizie non gradite al Regime e, nel '74, la RAI TV Italiana non
riusciva a riceverla nessuno. Seppi anche che, all'epoca, la maggior parte
dei presenti, aveva poco più di dieci anni. Alla fine della "lezione
di storia", il Colonnello
Baffo grigio,
voleva certezze su un eventuale appoggio Occidentale, perchè disse: il
regime del Pazzo,
si regge sulla protezione Internazionale, ma anche interna, dell'URSS. Quì
è pieno di spie Sovietiche, entrano come "Istruttori militari" e
meccanici per riparare i nostri mezzi aerei (Mig21) e terrestri (carri
T54), tutti di produzione Sovietica, ma, in realtà, fanno ben altro e, so
per certo, concluse Baffo grigio, che si tratta degli uomini migliori di
cui dispone il KGB. Concludemmo quella riunione che si era protratta troppo
a lungo ...per un Te! e risposi che avrei riferito al Comando e, per il
prossimo incontro ci sarebbe stata una risposta più precisa. Uscimmo alla
chetichella, al porto ebbi problemi, era quasi mezzanotte ed il coprifuoco
non permetteva ad uno straniero di far tardi fino a quell'ora: ma ero solo
uno scemo che si era perso nei vicoli di Tripoli e non capiva una parola,
... mi
lasciarono passare senza avvertire la "polizia speciale".
In
Italia ricevetti alla Spezia la visita dell'Ufficiale di collegamento
(uno nuovo, che conosceva il mio codice, ... erano quasi sempre
"nuovi" ormai!) consegnai le carte di ritorno che mi avevano dato
i nostri contatti a Tripoli ed a La Valletta e riferii il messaggio di Baffo
grigio.
Avrei avuto risposte certe nel prossimo scalo di Cagliari o di Palermo.
Uscimmo dall'Ammiragliato dove ero stato invitato per l'incontro e la
consegna dei documenti: l'Ufficiale di collegamento non mi era piaciuto ...
non sembrava uno dei nostri, era tutto acchitato, profumava come una
puttana, aveva lo sguardo sfuggente ... non mi guardava mai negli occhi e,
quando lo salutai "stringendogli la mano", mi sembrava di aver
preso la "zampetta di un gatto". L'Ultima volta che ero stato lì,
all'Ammiragliato, c'era il Numero 1 ... che fine aveva fatto? ... non
potevo chiederlo a quello lì, e nemmeno avrei voluto!.
Rividi
la mano morta
(zampetta di gatto) dieci giorni dopo, a Palermo, eravamo diretti a Tunisi
e da lì a Bengasi e Tripoli. Mi diede due passaporti ed un carteggio,
chiusi in un plico sigillato, da consegnare al nostro contatto a Tripoli e
mi disse che nessuna decisione era stata presa per "Baffo
grigio".
"Comunichi di attendere risposta"- furono le sue ultime parole
scendendo dal Traghetto (mi raggiunse nella mia cabina per consegnarmi
personalmente le carte).
A
Tripoli, dieci giorni dopo,
riferii il messaggio al nostro contatto ... lo stesso dell'altra volta, buon
segno!
e gli consegnai il plico sigillato. Due ore dopo ritornò seduto al fianco
del conducente del camion che era salito sullo scivolo del Traghetto per
caricare i container che trasportavamo sul ponte. Si fermarono con la
cabina di guida davanti all'oblò che dava nel locale macchine, gli passai
prontamente le casse di J.B & Jhonny Walker che fecero sparire sotto la
cuccetta e proseguirono verso il ponteggio di carico containers. Allo
sbarco passarono davanti alla polizia portuale ed alla "speciale"
che non sospettò di nulla ed uscirono indisturbati dal porto con i
documenti "riservati" e dieci casse di Scotch-Whisky dirette a
Tripoli-città.
Sbarcai
"senza incidenti" a La Spezia, il 9 Marzo 1983.
Nessuna decisione mi era stata comunicata riguardante il Colonnello "Baffo
grigio", ma
non posso escludere che altri abbiano svolto quell'incarico.
Durante
la Telefonata dei primi d’Aprile 1983, mi fu ordinato di presentarmi in
un Hotel in Rue du Maroc a Tunisi. Lì, al più presto, sarei stato
contattato da attivisti di "Akbar
Maghreb"
e questo fu il nome in codice di quella missione : Operazione Akbar
Maghreb.
La
missione consisteva nel prendere contatti con un movimento patriottico Nord
Africano che si definiva Akbar Maghreb
e che si prefiggeva di unificare il Nord Africa in una grande Unione
Democratica e federale del Maghreb, "Grande
Maghreb"
appunto. Ebbi l’indirizzo dell’Hotel in Rue du Maroc a Tunisi e di un
magazzino in Rue
Sidi Mandri n. 8
a Tetouan
ai piedi del Rif,
in Marocco.
Là sarei stato avvicinato da esponenti del Movimento.
(Chez
Younes)
Volevano
tentare di rovesciare il Regime del Dittatore
Alì Ben Bourghiba
di Tunisia
(filo sovietico, anche se moderato, cioè "non allineato", ...
come la Cuba di Castro, la Jugoslavia di Tito e la Libia di Gheddafi, per
esempio) e quello di Benjedid
Chadli
d’Algeria (anche Lui non allineato, come gli altri!) e provocare la
rivolta dei Berberi del Rif, in Marocco, per costringere il Re, Hassan II
del Marocco, alle aperture Democratiche di una Monarchia Costituzionale
assumendo, così, anche la guida del Movimento Akbar Maghreb. In sintesi un
obiettivo ambizioso, ma gli aderenti erano molti e tanti di più avrebbero
aderito in una seconda fase. A noi interessava la parte che riguardava il
rovesciamento dei Regimi filo Sovietici dei Dittatori d’Algeria e di
Tunisia, continuando così a spezzare l’accerchiamento Sovietico
dell’U.E.O. Inoltre, Akbar Maghreb, avrebbe indebolito la posizione, nel
mondo Arabo, del Colonnello Gheddafi e degli altri Tiranni filo Sovietici o
Integralisti Islamici che finanziavano il terrorismo e la Tirannia nel
mondo. Il Comando era anche preoccupato dei Piani del Cremlino che, in
appoggio a Muhammar
Gheddafi e
per farlo uscire dall'isolamento Internazionale in cui era tenuto, stavano
organizzando unioni Anti-Occidentali tra paesi del Maghreb e la Libia. La
prossima "Unione" in preparazione era di nuovo con la Tunisia di
Ben Bourghiba, prevista esattamente dieci anni dopo il primo tentativo ...
nei primi mesi del 1984 (ancora una volta rovinammo la festa ai Sovietici,
questa volta con la Guerra del pane Maghrebina). Ero autorizzato a
riferire, ad Akbar Maghreb, che avrebbero potuto avere, in una seconda
fase, appoggio Diplomatico Internazionale se avessero dimostrato di poter
portare il Nord Africa verso le riforme Democratiche.
Gli
incontri avvennero più volte in quel 1983,
fino allo scoppio della "Guerra del pane", nel capodanno
‘83-84. Fu chiamata così perchè il pretesto per la rivolta popolare fu
il raddoppio del prezzo della farina. Per
troppi avrebbe significato la fame ... in tutto il Maghreb!.
Organizzandomi per il viaggio, approfittai, per avere un aspetto il più
innocuo possibile, di quanto, in quei giorni, mi chiedeva un amico
d’infanzia. "Sto per diventare cieco. Una malattia alla retina mi
sta portando alla cecità. Ma, prima di perdere la vista del tutto, mi
piacerebbe vedere qualcosa di diverso, un pò di mondo ! "- mi
disse. Pensai che Franco aveva un aspetto da ragazzo tranquillo ... proprio
quello che faceva al caso mio. "Parto per il Nord Africa - gli dissi -
una "vacanza" di qualche settimana. Prenderò il Traghetto per
Tunisi, poi in treno fino in Algeria e proseguirò con la visita del
Marocco. Perché non vieni con me ?." Si dimostrò entusiasta
all’idea, ma aveva un problema : poco denaro !.
Anche
considerando solo i biglietti A/R
ciò che aveva non bastava., ... e poi c’erano gli hotel, il vitto ...
etc. Avrebbe proprio voluto farsi il viaggio e così dissi : Hai un
guardaroba ben fornito se ricordo bene !, non c’è qualcosa di
vecchio, nel senso di fuori moda, ma in buono stato, di cui ti potresti
disfare ? Si -rispose Franco. Bene !, fammi vedere. A volte,
trovandomi in difficoltà all’estero, me la sono cavata vendendomi la
roba. Qualcosa si può ricavare e, se mancherà ancora qualcosa ci penserò
io. Passammo qualche ora a riempire una valigia di abiti smessi e, fatto
questo, facemmo i biglietti per Tunisi ... la prima tappa dell’operazione
Akbar Maghreb.
A
Tunisi,
venduta rapidamente la "mercanzia di Franco" (grazie
all’interessamento dei miei contatti che scherzarono sul fatto che, di
sicuro, non eravamo Americani ... con le spese !), prendemmo il treno
per Algeri, dopo aver fatto visitare a Franco anche le rovine di Cartagine.
La piccantissima cucina Tunisina non era stata di suo gradimento :
"ormai, sento il peperoncino anche nel cappuccino!" fu il suo
ultimo commento, lasciando Tunisi. In Algeria non ci fu permesso il
transito. La polizia ci perquisì a fondo e ispezionò anche il treno su
cui eravamo. Trovarono persino una moneta da 100 lire e la riconsegnarono a
Franco : gli era caduta dietro i sedili ... ! ?. Non
so come, ma sapevano qualcosa ed era il caso di fare marcia indietro senza
discutere troppo.
Rifacemmo
il viaggio verso Tunisi.
Feci presente la cosa al comando che mi disse di proseguire in aereo verso
Casablanca. Avrei avuto un altro appuntamento con gli emissari Algerini di
Akbar Maghreb, forse, ad Al Hoceima. Oppure, avrebbero mandato qualcun
altro per l’Algeria. Franco fu ben felice di poter riprendere il viaggio
verso Casablanca. La città gli piacque molto, anche il nostro agente a
Casablanca gli riuscì simpatico, non facevano che ridere di tutto durante
i trasferimenti. Ci spostavamo in autobus, davamo meno nell’occhio.
Raggiungemmo Rabat, Meknès, Fès e ci fermammo qualche giorno ospiti di
tribù Berbere sul Rif, nell’Atlante. Presi i contatti richiesti e, a
missione conclusa, rientrammo a Casablanca per qualche giorno di relax.
Visitammo la città, la Casbah, la Nouvelle Medina, i ristoranti migliori e
... le luci rosse dei "cafè Americain" di cui la Città era
piena e dove si faceva la danza del ventre. Rientrammo verso l’Italia
dopo circa venti giorni. I soldi erano finiti e viaggiammo in treno :
Casablanca-Tangeri, traghetto per Algesiras (in Spagna) e treno per
Madrid-Barcellona-Montpellier-Genova. Era
il mese di Maggio 1983.
E
questo è tutto ciò che so dell’operazione Akbar Maghreb.
Tunisi
era in fiamme nel capodanno ‘83-84,
i ribelli di Akbar
Maghreb
si lanciavano sulle autoblindo con bottiglie molotov, incendiavano i carri
armati e non ripiegavano anche se falciati con le mitragliatrici dagli
elicotteri. Costò migliaia di morti quella rivolta, ma anche il potere a
Ben Bourghiba. Ero nell'Avenue Alì Ben Bourghiba, quando i ribelli di
Akbar Maghreb saltavano sulle autoblindo con le bottiglie molotov in pugno,
ed ero ancora là quando, dopo la resa del Governo, i ribelli saltavano
sulle stesse autoblindo, con le bandiere rosse di Akbar Maghreb in pugno al
posto delle bottiglie incendiarie (Rosso era il colore scelto da A.M per
l'Unione Federale degli Stati del Maghreb, niente a che vedere con i
Sovietici, era il rosso della bandiera Tunisina e Marocchina e della mezza
luna Algerina). Il Governo cercò di salvarsi incolpando dei massacri il
Ministro degli interni, ma di lì a poco fu costretto a dimettersi. In
Algeria invece il F.I.S
(Fronte Islamico di Salvezza) dimostrò di essere più forte di A.M. ma
questo fece fallire la Guerra del pane e non diede la vittoria al
F.I.S. La stessa cosa avvenne in Marocco, dove i Berberi del Rif si
ribellarono ad un aumento delle tasse doganali che, di fatto, li affamava e
dopo alcuni scontri vittoriosi a Tetouan e Chefchaouen, ottenuta dal Re
Hassan II° l’abrogazione delle Nuove tasse, riposero le armi.
(Campo
di addestramento Berberi e Tuareg di Akbar Maghreb ai piedi dell'Atlante: Tabelballah)
Nel
frattempo, nel 1984, fallito, ancora una volta, il tentativo d'Unione con
la Tunisia, la Lubianka, riuscì a portare a termine l'Unione tra la Libia
di Gheddafi ed il Regno del Marocco di Re Hassan II°,
...ma non era ancora esecutiva!.
Fu
per questo che mi venne ordinato di continuare a tenere i contatti con gli
attivisti di Akbar Maghreb anche dopo le battaglie di Tunisi ed Algeri e di
organizzare la resistenza Democratica anche addestrando, in tutto il
Maghreb, gruppi di guerriglieri da impiegare "stay-behind"
(dietro le linee), nel caso che il Maghreb, effettivamente, fosse divenuto
una colonia Sovietica ostile all'Europa Occidentale. Tutta la storia di
questo periodo si può riassumere in un pellegrinaggio tra campi Beduin e
Tuareg (nomadi del Sahara) e Tribu Berbere dell'Atlante, durante il quale,
accompagnato dai capi di A.M. insegnai le tecniche di guerriglia ed
addestrai, così come potevo ...dati i scarsi mezzi, i
Volontari Democratici della Federazione Maghrebina
a
non arrendersi alle Dittature prossime venture!.
Io
fui fatto prigioniero sul Rif,
a Novembre ’85 (il 19-11-'95 ...credo)
(Forse
... è solo un sogno!) e
venni imprigionato nel Carcere di Tetouan con altri 700 Ribelli di Akbar
Maghreb, ma anche del F.I.S. Non rivelai la mia identità e fui accusato,
come tutti gli altri, di aver violato le leggi doganali del Regno. Fui
visitato in Carcere dal Console d’Italia a Tangeri al quale, certo, non
rivelai la mia identità. Gli protestai le condizioni inumane in cui
venivamo tenuti tutti e le violazioni delle
Convenzioni
Internazionali sui Diritti dell’Uomo. In particolare la pratica di
punizioni corporali e torture praticate sui prigionieri: un cittadino
Tedesco, di religione ebraica, "sospettato" di essere una spia
Israeliana, era stato portato quasi alla follia attraverso la sua chiusura,
in isolamento, in una cella speciale chiamata "cascio" (una cella
dove era impossibile stare sdraiati e, periodicamente, si veniva bagnati a
secchiate d'acqua), ricordo che fu liberato grazie all'interessamento del
Consolato di Germania, si chiamava Rainer P... ; un cittadino Spagnolo, di
Barcellona, che insieme ad altri pescatori di Malaga avevano sconfinato in
acque Marocchine, fu prelevato dalla cella che condividevamo insieme ad
altri 12 prigionieri (... in una cella di cinque metri per quattro, dove
dormivamo per terra, con una vecchia coperta pidocchiosa per unico
giaciglio), legato e frustato sotto la pianta dei piedi, non potè
camminare per settimane; un giovane ribelle Maghrebino venne tenuto nel cascio
così
a lungo che perse l'uso delle gambe divenendo paralitico e ... non fu
rilasciato!; numerosi altri episodi di violazioni dei diritti umani feci
presente al Console d'Italia che venne a visitarmi in Carcere, ma non mi
pare che fece nulla. Tra le altre, denunciai le violazioni subite da me
stesso, che venni tenuto per otto giorni in un "cascio", in riva
al mare, senza mangiare e con l'unico riparo al freddo di un vecchio
tappeto nel quale mi avvolgevo la notte ...senza però potermi sdraiare a
causa della mancanza di spazio. Fu durante quel periodo che mi si
incarnirono le unghie dei piedi, ma non potei farci nulla : passerà
-
pensavo, come mi diceva il mio vecchio: Tutto
passa nella vita, passerà anche questa! La
stessa cosa che dissi quando mi ritrovai aggredito dalle cimici e
tormentato dalla scabbia, era un problema comune a tutti lì dentro: "Ti
danno gli anticorpi Italiano!"
- dicevano gli altri prigionieri - "senza
i morsi delle cimici e delle pulci, chissà che altra malattia da sporcizia
potremmo buscarci quì dentro".
Eravamo tenuti nei sotterranei di una vecchia fortezza Spagnola dell'epoca
coloniale. Due (a volte tre) giorni alla settimana, venivamo condotti
all'aperto per mezz'ora d'aria, eravamo talmente abituati al buio che
tenere gli occhi aperti era impossibile, lacrimavano abbagliati dalla luce
e, certo, non potevo chiedere un paio di "Ray-ban" ad una di
quelle guardie. Erano
letteralmente demoniache!
Devo dire, però, che a me mi rispettarono sempre. Anche quella volta che,
non potendo davvero più camminare, chiesi ad uno di loro di strapparmi le
unghie incarnite. Lo fece rapidamente e bene, un colpo secco con le pinze e
volarono via entrambe le unghie dei pollici. Fecero male per un pò, ma
dopo qualche giorno andò meglio e pensammo alle altre ... un
vero amico!.
In quel carcere potei sopravvivere grazie all'aiuto dei prigionieri di
Akbar Maghreb e delle loro famiglie. Gente povera, ma generosa, riuscivano
a portare in carcere pane ed altre vivande e le dividevano con me e con
quanti non avevano nessuno che potesse provvedere. Il vitto che passava il
carcere era da campo di concentramento delle SS. La mattina, per colazione,
un bicchiere di acqua calda ... per chi aveva il bicchiere! ed io non ero
tra questi: serviva a riscaldare lo stomaco e, dopo l'intirizzimento della
notte, sembrava un caffè espresso (... con un pò di fantasia!). A volte
per pranzo ci portavano un pentolone d'acqua calda dove poteva capitare di
trovarci qualche legume e/o qualche pezzo d'ortaggio, altre volte la "besara",
una polenta fatta con la farina di fave, (quella era veramente buona
...quanto rara) e a volte niente!. Ogni Lunedì e Giovedì venivamo
incatenati gli uni agli altri e trascinati nei sotterranei del Tribunale,
portati davanti alla Corte che parlava in Arabo e poi riportati nei
sotterranei della Fortezza di Tetouan. Così
è stata la routin di quei giorni per circa due mesi. Già, tutto diventa
routin, anche le cose peggiori!
Erano diventate una "routin di vicinato" anche le visite
reciproche che una guardia ci permetteva con un cittadino della Federazione
Elvetica, Philip B..., un camionista arrestato, per non so più quale
infrazione doganale, durante il transito in Marocco, e che era precipitato
di colpo in quell'inferno, facemmo amicizia, ma non potevamo stare nella
stessa cella ... io ero nella cella "especial", con i prigionieri
politici,
gente pericolosa! Philip
ne ebbe per poco, uscì il 6 Gennaio 1986, per tornare nella sua amata
Svizzera. Ricordo con esatteza la data della sua Liberazione perchè mi
promise che avrebbe telefonato a mia moglie in Italia (ci era vietato, a
noi sospettati di appartenere ad Akbar
Maghreb,
di comunicare con chicchessia) e lo fece. Una volta Libero, Philip, tornò
alla fortezza e disse ad una guardia di riferirmi che non aveva parlato con
mia moglie, ma che qualcuno, in Italia, al numero che gli diedi, gli aveva
detto che era all'Ospedale e che, il giorno prima, era
nato mio figlio.
La guardia mi disse, attraverso le sbarre: "Italiano
tienes un Hijo macho, se lama
Marco
...
como Marco Polo". E,
da quel momento, tutto la fortezza-carcere di Tetouan, i prigionieri (non
solo quelli di Akbar Maghreb) ed anche le guardie, mi fecero gli auguri
chiamando mio figlio Marco
Polo
per giorni e giorni. Ero
molto popolare, tutti sapevano chi ero, solo i Giudici non lo sapevano ... o
si !?
Il
Tribunale del Marocco,
riconoscendo la valenza politica delle azioni di Akbar
Maghreb,
anche se non seppe mai con certezza se ne facevo parte e cosa ci facesse un
"Marinero
mercante en Transito para l'Italia sulle montagne del Rif",
ordinò la mia Liberazione dopo due mesi di Carcere, ma per poter lasciare
il Marocco dovevo pagare una multa di
Dieci milioni di lire italiane.
Non avevo alcuna intenzione di pagarla. Ma, mia moglie, informata dal
Console di quello che mi era capitato e di dove ero, senza chiedere il mio
permesso, pagò quella somma con un bonifico della nostra banca. (Mia
moglie non sapeva altro di me se non che ero un marittimo, ed in quella
occasione sapeva che ero stato arrestato perchè, sbarcato nel porto di Ceuta,
- all’epoca porto franco Spagnolo sul lato Marocchino dello stretto di
Gibilterra - fui trovato in possesso di cinque orologi non dichiarati alla
dogana Marocchina, mentre ero diretto all’aeroporto di Tangeri per
rientrare in Italia). Mia moglie era incinta e le notizie che il consolato
le dava la preoccuparono molto, per questo pagò ! Lasciai la fortezza
di Tetouan
e
gli amici che trovai anche lì: il piccolo Harmido,
deforme perchè colpito dalla poliomelite da piccolo, che si arrampicava
meglio delle scimmie sulle sbarre del carcere fino a raggiungere la luce
del sole, in alto, dove stendeva, per tutti noi, il "bucato" che,
nonostante tutto, riuscivamo a fare; il giovane tedesco Fritz
F...
di Norinberga,
arrestato perchè, dopo una vacanza in Marocco, pensò bene di guadagnarci
vendendosi l'auto, una Mercedes fiammante, ad un prezzo doppio rispetto a
quello pagato in Germania ... non facendo i conti con la durissima legge
doganale Marocchina che gli sequestrò l'auto, il denaro ricevuto e gli
impose una multa che non poteva pagare: duecento
milioni di Dirham, mas o meno!;
Abdel
Crim, Abdel Hafid, Boulima, Hakim, Ahmed e il vecchio Berbero del Rif, di
cui non ricordo il nome che, fermato dalle guardie del Re mentre cavalcava
tranquillo sulle sue montagne, (aveva 82 anni!) fu trovato in possesso di
una borsa di "Kefe", il tabacco per la sua pipa! Gli fu detto che
era droga, che si chiamava maryjuana e che era proibita... fu arrestato
perchè oppose resistenza al sequestro del tabacco "per la sua
pipa!". E tutti gli altri ... non li rividi mai più, nemmeno loro.
Rientrai
in Italia il 4 febbraio 86,
col volo Tangeri-Madrid-Roma, e mi presentai subito a fare rapporto al
Ministero della Difesa Ufficio X°.
Però non lo trovai più.
Credendo di avere sbagliato (mi era capitato altre volte) uscii e rientrai
più volte ... ma non avevo sbagliato ! "Via XX Settembre ,8 ...
traversa di via Nazionale, ... è quì!" Chiesi ad un usciere, che mi
sembrava di avere già visto lì in passato, notizie sull’Ufficio X° e
sul Generale (che non vedevo da nove anni!). Mi svillaneggiò deridendomi
in Romanesco e mi disse di provare a cercarlo in Sud Africa. Gli chiesi
soddisfazione, ma si rinchiuse in un Ufficio e chiamò i Carabinieri che mi
"intimarono" di lasciare il Palazzo. Non potendo fare altro andai
via. Rientrai a casa, a conoscere mio figlio nato il 5 Gennaio 1986, mentre
ero in Carcere a Tetouan, sul Rif ... per
’Italia! Per
fortuna mia moglie ... era mia moglie e si ricordava di me ! .
Conobbi mio figlio, era bellissimo !
Dopo
qualche settimana,
guarito dalla scabbia, dai pidocchi, dalle cimici e, superati i postumi
dell’operazione alle unghie dei piedi (dopo che me le estirparono nel
carcere di Tetouan, mi ricrebbero incarnite, dovetti essere operato in
Italia), il tutto dovuto alle dure condizioni del carcere di Tetouan, volli
capire cosa era accaduto. Tornai a Roma, al Ministero della Marina,
Maripers, Divisione 1 ed altri Uffici. Riuscii a farmi aiutare dicendo che
si trattava di ricostruzione di carriera a fini pensionistici, diedi i miei
dati ed il numero di matricola. Alla fine di una accurata ricerca risultavo
congedato di Leva il
14/12/ 1973 con
il grado Comune
di I° classe !?. Ero
un Ufficiale di Gladio ... l'ultimo grado da me ricoperto è stato quello
di Centurione che, per me, appartenente alla Marina, equivaleva a
Comandante di Vascello ... non risultava più niente!!!
CANCELLATO
! Cancellato tutto, cancellati tutti, come bestie da macello,
carne da
cannone!
(Crocefixio
Gladiatorium)
Non
mi ero mai sentito così.
Non sapevo più che fare. Ci pensò il Guardia Marina che mi aveva aiutato
a "ricostruire la mia carriera". Viste tutte le
"menzogne" che gli avevo raccontato, aveva chiamato i
Carabinieri. Andai via prima che arrivassero ... che avrei potuto
raccontare?. Tornai a casa, tentai anche di rintracciare qualcuno ma chi?
... come?. Quelli che avevo conosciuto personalmente li avevo anche visti
morire e della mia Centuria, la II°
Lupi,
ero rimasto solo. Della
I° Centuria Aquile
non avevo saputo più nulla dai tempi dell’offensiva del Tet in Vietnam.
Era una Centuria composta di Aviatori, elicotteristi, paracadutisti e
simili. Sapevo, per averlo sentito dire su quell’aereo, che avrebbero
proseguito il volo verso la catena dell’Annam, si sarebbero dovuti
paracadutare a circa 100 Km a Nord Est di Saigon e sabotare strade e ponti,
esattamente come noi. Ma non ne seppi più nulla da allora. Anche
la
base di Poglina, ad Alghero, era stata chiusa, ma io, poi, non ci sono
nemmeno mai entrato. Pensai che, se ci fossi andato, avrebbero chiamato i
Carabinieri anche lì. Da allora sentii spesso parlare di Gladio come di
una associazione a delinquere con finalità di Terrorismo, composta di
neo-fascisti. Io, invece, di fascisti tra i miei commilitoni non ne ho mai
conosciuti e mi chiedevo di chi parlassero tutti!. Ripresi a fare il mio
lavoro di "copertura", fortuna che avevo quello!. Del
Denaro che mi veniva "investito
in Titoli di Stato a Lungo Termine", fin dal 1973/74, naturalmente,
non ne seppi più nulla !
Quell'anno
seppi anche
di un bombardamento Americano su Tripoli, dovuto alle intimidazioni di
terrorismo che il Colonnello Libico continuava a fare (adesso ha smesso!) e
che, un migliaio di giovani Ufficiali Libici erano stati fucilati, per
ordine di Gheddafi, perchè stavano organizzando un colpo di stato contro
il suo Regime. Sono cose che leggevo sulla stampa e già vi ho detto che
attendibilità gli do ormai! Tuttavia pensai lo stesso a "Baffo
grigio"
ed a tutti quei ragazzi a Tripoli ... mi augurai che non fossero notizie
vere, ...anche
perchè a nessuno sembrava importare un gran che!
Mi
occupai anche di una cooperativa edilizia.
Volevamo farci una casa con mia moglie, ma in Italia, se non ci si mette in
cooperativa non si trova nemmeno un palmo di terra dove fare una baracca.
Le vigliaccate che ho subito dalle Autorità Italiane anche in merito a
quella vicenda, sono oggetto di ulteriore ricorso alla Commissione Europea
per i Diritti dell’Uomo, Registrate al Ricorso n.31230/96 Procedura III°,
le potrete conoscere "prossimamente quì !"
non appena la Commissione toglierà il riserbo su quegli Atti. Ma vi posso
anticipare che, sulla base di falsificazioni
di prove,
ottenute
attraverso fotomontaggi
ed un numero incredibile, quanto evidente, di false Testimonianze, fui
condannato da
simili "Loro" Autorità Giudiziarie Italiane
a
sei mesi di reclusione e spogliato di ogni avere ! ! !.
(Ciò anche in violazione di tutti i miei Diritti Processuali di cui
all’Art.523/5 del C.p.p. "violazioni a pena di nullità!").
Potete già da subito, però, farvene un idea leggendo la memoria difensiva
corredata dei documenti, che provavano l'uso di falsificazioni di fotocopie
e di false testimonianze da parte di chi mi accusò e derubò nel 1991,
approfittando di quel "provvidenziale arresto!" cliccando su:
Memoria
5-11-94
per
leggere i documenti citati dovrete aspettare che io mi sia attrezzato di
scanner, vedrete che razza di porcheria sono "certi
Processi"
in Italia!. Ma circa la veridicità di quanto affermo, state tranquilli, io
non mento ... non
sono mica un giornalista!!!
Quest'altro
Processo vergognoso, mi
ha visto condannato sulla base di falsità documentali e testimoniali, come
ho ampiamente dimostrato in Appello, dove il 10
Febbraio ’97 sono
stato assolto perché il fatto non sussiste ... DOPO SEI ANNI ! ! !.
Non appena potrò disporre di uno scanner, come detto, potrete leggere
tutti quegli Atti in questo web, vi renderete così conto in che mani siete
tutti ! in che mani è l’Italia ! ! !. Dopo
sei anni la corte d’Appello mi ha assolto : perché il fatto
non sussiste !. Ma il nostro denaro, sottrattoci dalla cooperativa
edilizia con l’inganno ... non ci è stato ancora restituito !. C'è
stato un Ricorso in Cassazione, da parte della Cooperativa e della Procura
Generale, che aveva il solo scopo di permettere ai delinquenti di avere il
tempo di correre da un Notaio e spartirsi i miei beni prima che io
chiedessi il sequestro ... esattamente ciò che hanno fatto grazie a simili
complicità!. Una vergogna dietro l’altra, si comportano come una vera
banda di predoni. E,
per quanto mi riguarda, ... lo sono!
Nel
1989 lessi, sul Giornale,
che il Generale Manuel Ochoa era stato arrestato a Cuba per ordine di Fidel
Castro
ed accusato di trafficare Droga insieme al Generale
Noriega,
ex Presidente della Repubblica di Panama, detto "Cara de Pina"
(faccia d’ananas in Italiano) perché aveva la faccia rimasta butterata
dal vaiolo, che aveva avuto da ragazzo. Non credetti ad una sola parola di
quello che leggevo. Pensai che un idealista come lui faceva ombra al Leader
Maximo e, in una Dittatura, questo è inaccettabile. Inoltre, ricordai
quello che diceva il numero uno, circa l’attenzione riservata dalla
Lubianka alle "ombre" di Castro ed al "vizietto da
capitalista" di Ochoa di portare i Ray-ban . Senza contare che i suoi
"Barbudos" lo adoravano, e l’unico modo per eliminarlo era
questo : la Diffamazione e la Calunnia. In questo
"Loro" sono maestri, potrebbero dare lezioni a Belzebù e,
Noi, ... non escludevamo che lo avessero fatto, aprendo dei corsi apposta
per questo! Tentai di essere ammesso al Processo per testimoniare, mi
rivolsi alla loro Ambasciata. Senza nulla osta non potevo andare all’Havana,
rischiavo di restarci come un pollo!. Non mi risposero nemmeno. Capii che
era stato condannato a morte prima ancora che iniziasse il processo.
Seppi
in seguito che chiese di morire da soldato, fucilato.
Ma non gli fu concesso e fu impiccato come un bandito. Forse Voi non
capirete la gravità di questo, non siete militari, ma è stato un grave
affronto !. Il classico Modulo Kennedy non poteva essere messo
in atto con lui: non c’erano guerre, o progetti di guerriglia, dove
inviare Ochoa "insieme ad una soffiata!" (come da Modulo
Kennedy, modificato per Guevara). Ripescarono il prontuario "purghe
di Stalin" e ne fecero un’altra: un classico da manuale anche
questo. Aveva proprio ragione il numero uno : non
hanno più fantasia ...
sono
davvero in decadenza !
Ma
Voi, ditemi,
avete mai sentito di uno spacciatore di droga che, anziché rimettersi alla
clemenza della Corte, o tentare di avere la grazia, o qualsivoglia
beneficio ... pensa, invece, al suo Onore di soldato e chiede di essere
fucilato, anziché impiccato ?.
Questo
era Manuel Ochoa "Silverado", Colonnello
di "Cuba Libre" con Cienfuegos e Guevara Ernesto
detto el Che. Generale Comandante della "Divisione corazzata
Guevara" che, in Africa Occidentale, nella valle del Katanga, ci
rese l’Onore delle armi, risparmiandoci la vita e rispettandoci certo di
più di quanto non abbia mai fatto la nostra stessa Patria!
Un Pusher da impiccare secondo Castro ed i suoi
"amici".
In realtà, Lui ed altri, caduto il muro di Berlino, si illusero che anche
il Regime Castrista potesse cadere ... un'illusione che pagarono cara!
Credo
che in quei momenti abbia riflettuto sul
suo passato di combattente per un Regime per il quale era anche disposto a
morire, ma in battaglia, non impiccato come un bandito.
(La
Giustizia e la Legge)
Io,
comunque, saputo dell’avvenuta esecuzione,
mi recai nella spiaggia di Poglina
una sera, non visto,
come
un ladro che si deve nascondere e, anche
a nome di tutti coloro che
c’erano
e sono stati cancellati,
gli
resi l’Onore delle Armi.
Nemmeno Lui si era mai arreso, nemmeno Lui lo aveva richiesto,
ma
anche Lui, a "Nostro" avviso, se lo era guadagnato sul campo!!!
Sentivo
di doverglielo a quel Generale Cubano a
cui piacevano i Ray-ban ... mi ricordai che, laggiù nel Katanga, pensai
proprio che non avrebbe avuto vita facile, ...nè lunga, oltre cortina, con
quei "vizi
da capitalista!".
Pochi
mesi dopo seguii la stessa sorte di Ochoa,
fui vigliaccamente accusato "di
nuovo",
da un sedicente "collaboratore"
(... collaboratore con chi? e perchè!?) di spaccio di pochi grammi di
hashish ed arrestato, processato e condannato, da una banda di farabutti
travestiti da Pubblici Ufficiali della Repubblica Italiana, tra i quali lo
stesso sottuff. L'aiola che mi arrestò nel 1980. Ancora una volta
falsificando prove e testimonianze e impedendomi di provare che di questo
si trattava!
Io
però, mi sono battuto per la Democrazia ed il Diritto,
non mi si è potuto assassinare, ho potuto rivolgermi alla protezione
insita nel nostro codice leviatanico e tentare di ottenere Giustizia, anche
se troppo lentamente e dopo tutte le indicibili umiliazioni sofferte.
Diffamazione
e Calunnia.
<<
Io però, mi sono battuto per la Democrazia ed il Diritto, non mi si è
potuto assassinare, ho potuto rivolgermi alla protezione insita nel nostro
codice leviatanico e tentare di ottenere Giustizia, anche se troppo
lentamente e dopo tutte le indicibili umiliazioni sofferte. >>
Il
resto è storia recente
e fa parte dei miei Ricorsi alla Commissione Europea per i Diritti Umani e
delle Denunce alle Istituzioni Nazionali, ai sensi degli art.13
e 25 della
Convenzione Europea, per gli abusi e le umiliazioni che sono stato
costretto a subire da Gaglioffi ed impostori. Ma, scrivere qui anche di
questo, sarebbe troppo lungo, noioso e costoso.
Forse,
anzi sicuramente, in seguito, se questa iniziativa vedrà il vostro favore,
vi metterò in condizione di poter entrare, attraverso Internet, fin
dentro il ventre della bestia, pubblicando tutti gli atti dei numerosi
procedimenti giudiziari di condanna in primo grado e di assoluzione in
Appello, che costituiscono la persecuzione
giudiziaria
che ho denunciato alla Commissione
Europea per i Diritti Umani di Strasburgo.
Potrete
assistere in maniera virtuale,
in prima persona, alle simulazioni di reato ed alle calunnie, organizzate
contro un cittadino inerme, da una cosca di farabutti ed i loro complici
"traditori" insinuatisi nelle Istituzioni Repubblicane. Il
tutto sarà provato dagli stessi atti pubblici da "Loro"
costruiti e falsificati. Ma, per fare questo, dovrò attrezzarmi di uno
scanner e, soprattutto, imparare ad usarlo!
Ve
ne anticipo una per tutte :
In data 2 Marzo 1991, alle ore 12:00, fui tratto in arresto in un bar
sotto casa mia, mentre prendevo un caffè, da solo. Un "sedicente
collaboratore" (in realtà un noto spacciatore locale e confidente),
colto in flagrante possesso di hashish, disse alla polizia di averla
acquistata da me, poco prima del suo arresto, in una pineta vicina. Negai
il tutto (non c’era pericolo, questa volta, che incriminassero mia madre,
appena defunta, e/o mio Padre che, alla notizia della morte di mamma, fu
colto da un ictus ed era in ospedale paralizzato, tra la vita e la morte)
e, nonostante i sopralluoghi effettuati evidenziassero l’inattendibilità
delle accuse e l’impossibilità di commettere quelle azioni, così come
il "sedicente collaboratore" aveva raccontato, fui portato in
carcere. Il Commissario Malloni, il Brigadiere L'aiola ed altri tre agenti
di polizia, avevano firmato la relazione di Servizio, 2 Marzo 1991,
con la quale "Davano Atto"
di avermi visto, con la mia auto e con
Carta
Vincenzo
(il collaboratore) a
bordo, recarmi nella pineta (indicata
dal pentito)
passando da una strada che non era, in alcun modo, transitabile ... come
risultò agli stessi agenti, con i sopralluoghi !. Questo rese
attendibili, per il Tribunale, le accuse del Delinquente calunniatore .
Pochi
giorni dopo,
esattamente il 6 Marzo 1991, nella cella dove ero stato rinchiuso,
potei leggere, sui
giornali locali, Nuova Sardegna e Unione Sarda
che ero stato arrestato in una pineta ; in flagranza di reato ;
con la droga ancora in tasca : ...mentre la spacciavo al
"confidente", il quale, a quanto leggevo sui giornali, ...
non appariva più essere stato colto in possesso di alcunchè ! ! !
La
droga
(5 grammi di hashish) sarebbe
stata addosso a me e sulla mia auto ! ?
(ancora una volta la stessa trappola ... sono davvero in
decadenza!!!). Protestai vivamente e denunciai per diffamazione a mezzo
stampa i giornali e le TV locali, ma, a tutt’oggi, dopo sei anni, nulla
è stato fatto, (alla faccia dell’obbligatorietà dell’azione penale !).
Eppure, che quelle notizie erano false, lo sapevano bene anche i
Magistrati che mi arrestarono e condannarono ! - ... Davvero un
potere immenso quello della stampa ! ! ! - ripensavo in
carcere.
Nel
Maggio 1994,esattamente
il 16, presentai un Esposto sul comportamento di quei Giornali all’Ordine
Nazionale dei Giornalisti,
ma
non mi risposero nemmeno. Lo presentai in copia per conoscenza anche al
Capo dello Stato, al Ministero di Grazia e Giustizia ed alla Commissione
Europea. Le "Autorità Nazionali" rinviarono a Giudizio me per
Calunnia a Roma!?.
La
Commissione Europea,
dopo aver ottenuto l'Archiviazione di uno dei due Procedimenti per Calunnia
sul medesimo Esposto del
23 Luglio '93:
perchè
era una chiara violazione dei miei Diritti fondamentali di cui agli Art. 25
e degli accordi di Londra del Maggio 1969, sta
esaminando
attualmente
la violazione dei miei Diritti fondamentali di cui all'Art.13
della Convenzione. Tutta questa parte della vergogna (non certo la mia!)
che vi racconto, la potete leggere sul Collegamento ipertestuale che
chiamo:
Roma
VI°
Non
vedendoci chiaro
nel Rinvio a Giudizio per Calunnia, chiesto dal P. M. della Procura di
Roma, Dr. Buchicchio, ed ottenuto il 17-11-94, dal G.I.P. di Roma Dr.
Pazienti (in mia assenza, peraltro, come leggerete, giustificata), ho
inviato un documentato Esposto (l'ennesimo!) alla Procura della Repubblica
presso il Tribunale di Perugia (competente ad indagare sull'operato della
Magistratura Romana), chiedendogli di voler aprire un indagine finalizzata
a verificare quali fossero le reali ragioni del rinvio a giudizio per
calunnia del sottoscritto ... quando, con le stesse produzioni documentali
e testimoniali allegate all'Esposto inviato alle massime autorità
nazionali ed Europee, dimostravo che
il calunniato
ero
io!. Calunniato
da tutti coloro che, invece, la Procura di Roma, in persona del Dr.
Buchicchio, identificava come parti offese ... da me!?. Inoltre, chiedevo
di sapere che fine avessero fatto tutte le documentazioni probatorie
allegate all'Esposto e delle quali non si faceva menzione nel rinvio a
giudizio suddetto, ipotizzandosi perciò il reato omissione di Atti
d'Ufficio e favoreggiamento nella simulazione dei reati e delle calunnie
che avevo subito e denunciato. Potrete capire meglio quest'altra vicenda
leggendo il capitolo relativo nel collegamento ipertestuale riguardante Perugia
Tutte
le notizie riguardanti
le mal'azioni dei Processi riguardanti il sedicente
"Collaboratore" Carta Vincenzo le potete apprendere meglio
nell’allegato "Revisione"
e, quando sarà possibile, in tutti gli altri Ricorsi alle Autorità
Europee. Non temo smentite in quanto si tratta di Atti
Giudiziari dal tenore indubbio. Anche se, nell’ombra,
certe "Loro" autorità, mi hanno
dimostrato di essere capaci di tutto.
Fu
Gesù Cristo a dire:
"Chi
fa il male teme la Luce e la sfugge ... perchè nella Luce si scoprono le
sue opere!" Povero Cristo, Lui doveva saperne qualcosa di certe
canaglie che agiscono nell'ombra!
In
questi ultimi tempi poi, in televisione, vedo persone mai viste che "convegnano"
su Gladio e chiedono al Presidente Scalfaro la riabilitazione per i
Gladiatori (!?). Chi mai l’avrebbe chiesta una cosa simile? ! Ancora
insulti, ancora umiliazioni. Di che cosa dovremmo essere riabilitati Noi,
di esserci fatti usare come bestie da macello? ! .
Io
mi batto da solo, contro tutti costoro, per riavere il mio Onore. Offeso
dagli abusi del Potere di certi mafiosi per i quali ci siamo battuti sui
campi di battaglia di mezzo mondo, con l’unica attenuante che non
sapevamo chi fossero!.
Noi
eravamo in buona fede!
(...
e
siamo tutti morti!
Nex Naturae)
Preciso
che io non lascerò l’Italia senza prima aver portato a termine questa
mia ultima missione. Ne
va del mio Onore,
ed io ci tengo.
Ma
per il mio futuro, spero più immediato, non vedo altra soluzione se non la
richiesta di asilo politico ad un paese ancora Democratico. Una volta
dimostrata la persecuzione giudiziaria attraverso le giuste Sentenze della
Commissione Europea che ormai non dovrebbero tardare, potrò usufruire di
quanto è garantito dall’art.
14 della
Convenzione
di New York del 10 Dicembre 1948
e cercare Asilo dalla persecuzione in un altro paese. Qui
sono rimasto solo e non è più la mia Patria.
Senza
nulla togliere
ai
meriti di quei Magistrati che coraggiosamente mi hanno assolto, a
dispetto del linciaggio a cui ero sottoposto dagli organi d’informazione
e dai corrotti e dai calunniatori che falsificarono prove e testimonianze
per eliminarmi e derubarmi, affermo che ciò che ho vissuto e subito non si
può dimenticare. Inoltre ... tutta la banda di farabutti io l’ho
denunciata, già
nel 1991,
documentando le mie accuse. Sapete il seguito che hanno avuto in Italia ?
...Il mio rinvio a giudizio per calunnia e per ben due volte sullo stesso
Esposto, inviato alla Commissione Europea ed al Presidente Italiano ai
sensi dell’art.13
e 25
della Convenzione Europea ! Uno, come detto, è stato Archiviato per
Disposizioni della Commissione Europea il 18 Aprile 1996, perché ledeva i
miei Diritti fondamentali di denunciare abusi e corruttele ; per
l’altro si terrà l’ultima udienza a Roma, sesta sezione Penale, il
18 Giugno 1997(N.d.R.
è stato rinviato su richiesta del P.M al 17 Novembre '97 e, il 17
Novembre, ancora una volta senza darmi la possibilità di contestare in
udienza e
personalmente
le accuse, come fatto obbligo a pena di nullità dall'art. 523
-5 C.p.p. sono
stato condannato, come potrete leggere al capitolo "Romavies.htm",
in maniera non meno vergognosa delle altre!). Ciò nonostante le prove
autentiche e le testimonianze a riprova che ho denunciato il vero, altro
che calunnie ! ... Potrei
mai considerare, questa, ancora la mia Patria ? ! ... e Voi?!
Non
cerco rifugio, nè protezione, solo una nuova Patria degna di questo nome.
Per
me è essenziale vivere secondo gli ideali in cui credo e tra persone che
li condividano. Ho
infranto il Giuramento di non rivelare mai la mia identità, ma sono
rimasto solo e ho presunto che quel Giuramento, ora, non ha più senso.
Inoltre,
forse, quanto ho denunciato nei Ricorsi alla Commissione Europea per i
Diritti e le Libertà fondamentali dell’Uomo di Strasburgo, potrebbe
essere utile ad ottenere a mia moglie e mio figlio una nuova Patria in cui
credere.
Oltre
servire lo scopo che vi ho dichiarato, di non permettere che di noi resti
solo quello che i corrotti servi dei Tiranni hanno scritto e detto.
Buona
fortuna a tutti. In fede Vostro : G.71 VO 155 M.
N.B :
Questa è una storia vera, ma i nomi dei protagonisti e di alcuni luoghi
sono stati modificati in osservanza degli obblighi alla riservatezza di cui
all’art.33 della Convenzione
Europea. L’inosservanza di tali obblighi renderebbe
irricevibili tutti i Ricorsi suddetti ! Quindi, ogni
riferimento a fatti e persone esistenti è da considerarsi omonimia
puramente casuale. Le identità dei protagonisti saranno rese
note prossimamente qui, pubblicando interamente tutti gli Atti dei Processi
subiti, di condanna e di assoluzione, che provano la
persecuzione denunciata nei Ricorsi alla Commissione Europea per i Diritti
Umani citati, di cui al presente elenco :
Ricorso
n.31230/96 Procedura III°. 1)
Ricorso riguardante la soc. cooperativa edilizia Turrimanna e l’opera di
saccheggio subita sui beni personali e familiari con perdita
dell’alloggio già assegnato grazie alle provate falsificazioni di
Atti pubblici, nonché l'appropriazione delle mie quote per £57.000.000
dal 1991: Violazione dell’art.6 Convenzione Europea e art.1 del
protocollo addizionale 1. L'Italia dovrà giustificare il suo operato entro
il 13 Giugno '97 ...
vi farò sapere!
.Oggi, 25 luglio '97, Lo ha fatto ... dicendo che:"
le violazioni ci sono state, ma le facciamo a tutti, non solo a
Lui!"...
non ci credete? le leggerete, appena possibile, qui! ... anche io non
volevo credere a quello che leggevo, ma è tutto vero purtroppo!. Il 10
Febbraio 1997, come già detto, difeso dall'Avv. Concas Pier Luigi del Foro
di Cagliari, sono stato assolto anche di queste simulazioni
perché il fatto non sussiste! Il
2 Ottobre, il Giudice Istruttore della causa Civile Arconte-cooperativa
Turrimanna, attraverso la quale tento, dal 1991, di rientrare in possesso
dei miei beni sottrattimi dai lestofanti attraverso le calunnie e le
simulazioni denunciate, mi ha concesso il sequestro di beni alla
cooperativa a garanzia delle restituzioni dovutemi spese e danni ...meglio
tardi che mai!, ma nel frattempo, i lestofanti, aiutati dai rinvii del
Tribunale, si sono assegnati le case in proprietà ...anche la mia! ed
hanno prelevato ogni denaro dalla Banca!. -- Il 22 Ottobre '97 La
Commissione Europea dei Diritti Umani ha accolto i tre Ricorsi
contrassegnati dal numero 31230/96 Procedura I° II° e III° dandomi tempo
fino al 12 Dicembre '97 per quantificare i danni materiali, morali e le
spese sostenute per far correggere l'errore e la violazione sia davanti
alle Autorità giudiziarie Italiane che sul piano Europeo, che ritengo equo
richiedere in risarcimento. Sto procedendo in tal senso. Il 20 Maggio 1998,
la Commissione Europea mi comunica di aver preso la definitiva decisione di
fare rapporto al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa sulla
violazione dei miei Diritti fondamentali sulle tre procedure suddette.
Ricorso
n.31230/96 Procedura II° 2)
Ricorso riguardante la condanna di primo grado del Processo 8 Marzo 1993,
per le accuse di spaccio di hashish a C.V e di calunnia, fatti avvenuti
nell’Agosto 1991, ed assoluzione in corte d’Appello in data 14 Novembre
1995, per non aver commesso il fatto dal capo a ; e il fatto non
sussiste dal capo b Violazione dell’art.6 della Convenzione Europea.
L'Italia è stata invitata a giustificare il suo operato entro il 13 Giugno
97... vi
farò sapere! (La
stessa Risposta come sopra!). Sono stato difeso in Appello dall'Avv. Concas
Pier Luigi. In
data 11 Agosto 1997, ho presentato Istanza di risarcimento danni alla Corte
d'Appello di Cagliari, come previsto dalle nostre leggi all'Art. 542 e 427
C.p.p., chiedendogli che i Carabinieri ed il loro collaboratore
(collaboratore a fare che?!) Carta Vincenzo, fossero condannati al
risarcimento dei danni causatimi dalle loro simulazioni e calunnie ...non
ho ancora avuto alcuna risposta. Tale Istanza l'ho allegata anche agli Atti
del Ricorso alle Autorità Europee, ...Vi farò sapere! (Idem come sopra!)
- In
data 28 Ottobre 1997, La
Corte d'Appello di Cagliari, 2° Collegio penale, riunita in camera di
consiglio e composta dai magistrati: Presidente Dr. Pietro Corda;
Consigliere Dr. Mario Biddau; Consigliere Dr. Salvatore Fundoni ha
Deliberato che la legge Italiana non prevede risarcimenti a chi è stato Assolto
in Appello dopo condanne di primo grado!? Ciò è falso, la Legge
Italiana attualmente in vigore dice esattamente ciò che potete leggere sul
Codice penale e di Procedura penale agli articoli succitati. Così
Deliberando, la Corte d'Appello di Cagliari, mi nega un Diritto al
risarcimento dei danni subiti ad opera di chi mi ha perseguitato noncurante
di quanto disposto dalle Nostre Leggi e dalle Convenzioni Internazionali!
Ricorso
n.31230/96 Procedura I°. 3) Ricorso riguardante la Sentenza
di assoluzione del 10 Maggio 1994 per non aver commesso il fatto :
spaccio di hashish, a V.V. reati che secondo l’accusa avrei commesso nel
1984 e fino al 1986 ! ?. Violazione dell’art.6 CEDU. Anche per
questa procedura l'Italia deve giustificare il suo operato entro il 13
Giugno '97... vi farò sapere! (La stessa
risposta come sopra, ... però, che vergogna!). Anche per questa ulteriore
simulazione di reato sono stato difeso dall'Avv.
Concas
Pier Luigi. (Idem
come sopra!). Per questa Procedura di Assoluzione "per non aver
commesso il fatto" già in primo grado, la Legge Italiana,
effettivamente, non prevede alcuna forma di risarcimento se non c'è stata
carcerazione preventiva e, anche in quel caso risarcisce i danni in misura
variante tra le "cinquanta e le settantacinquemila lire" per ogni
giorno di detenzione!?. Tanto vale la vita e l'onore di un cittadino
Italiano per "Loro"; naturalmente questo non vale per
"Loro" che si risarciscono danni, stipendi ed indennità,
milionari ...quando non miliardari! ...Povera Italia!!!
Ricorso
22873/93
per l’arresto e la condanna per le accuse di C.V del 2 marzo 1991. Della
vicenda è in corso anche il processo di Revisione
su
mia Istanza, cosa che posso allegare perché si legga di che altra
vigliaccata si tratta. E’ all’attenzione della Cassazione Italiana.
Violazione dell’art.6 CEDU . Puoi leggere tutta la vicenda al capitolo "Diffamazione
e Calunnia" Le ultime notizie su questa
Procedura di Ricorso (del 21 Giugno 97) dicono
che la Commissione Europea ha ritenuto fare rapporto al Consiglio dei
Ministri del Consiglio d'Europa, attendo di riceverlo, ma non
potrò Pubblicarlo fino a che la Corte Europea non lo avrà esaminato
"a pena di inamissibilità!" ... ed io ci tengo molto ad andare
davanti alla Corte Europea come controparte dell'Italia ... beninteso di
questa Italia!. La Commissione Europea mi ha già fatto sapere che, in base
al nuovo Protocollo n.9, mi verrà riconosciuta pari dignità dell'Italia
ed in quella sede ... parlerò, finalmente, anche a nome dei miei
commilitoni caduti e cancellati, sarò anche la Loro rabbia, la rabbia di
chi c'era ed è stato cancellato! In data 118 Febbraio 1998, il Comitato
dei Ministri del Consiglio d'Europa, in virtù dell'art. 32 della
Convenzione Europea, ha definitivamente dichiarato che, nel Ricorso
22873/93 Arconte contro Italia, l'Italia ha violato l'art. 6 della
Convenzione Europea e proseguirà l'esame del presente affare,
conformemente all'art. 32 in vista dell'adozione della risoluzione finale.
Autorizzandone la pubblicazion, effettuata, l'8 maggio 1998, dall'Unione
Sarda http://www.unionesarda.it
in cronaca di Oristano.
Ricorso
PX 0262
, con il quale protesto per il mancato rispetto di parte dei miei beni, da
parte delle autorità giudiziarie Italiane, che hanno permesso con la loro
inattività (recita la delibera della Commissione Europea del 12 Aprile
1996) che i "voleurs" (ladri) sottraessero i miei beni.
Violazione dell’art.6 CEDU e dell’art.1 del protocollo addizionale.
Ricorso
PX 0263,
con il quale protesto il mancato rispetto di un altra parte dei miei beni
dalle stesse autorità. Violazione dell’art.6 e dell’art.1. Ricorso PK
1551, con il quale protesto sempre per il mancato rispetto dei miei beni da
parte delle stesse autorità. Il tutto, con il Ricorso PH 9888 dimostra il
saccheggio dei miei beni di famiglia.
Ricorso
n.34235/96. Ricorso chiuso da un accordo, vista
l’inattività delle autorità giudiziarie Italiane, per
evitare che, in attesa di un intervento giudiziario, la mia famiglia
finisse a vivere di stenti. Tali Atti possono essere pubblicati da subito
in quanto il riserbo di cui all’art.33 non c’è più. Ma ho chiesto che
la Corte di Giustizia Europea proceda contro l'Italia per la persecuzione
giudiziaria che Le ho denunciato, esaminando insieme tutte queste
vessazioni elencate.
Affaire
Arconte c. Italie (86/1997/870/1082)
- In data
19 Settembre 1997, la Corte Europea (http://www.dhcour.coe.fr)
mi informa di aver Registrato il mio Ricorso per la persecuzione
giudiziaria ingiusta a Lei lamentata conseguente a tutti i Ricorsi davanti
alla Commissione Europea succitati che, a loro volta, sono conseguenti a
tutte le azioni giudiziarie subite dalle Autorità Italiane che (recita la
Decisione della Commissione Europea in data 12 Aprile 1996):" a
causa della Loro inattività hanno permesso ai voleur (ladri) di
continuare a sottrarmi, indisturbati, i miei beni!!!". In
data 10 marzo 1998, la Commissione Europea mi da atto ufficialmente, con
una sua raccomandata a ricevuta di ritorno,che nei numerosi ricorsi che mi
riguardano esiste una "persecuzione" di cui è perfettamente
informata, ma, essa, è compresa nelle precedenti pronunce a mio favore già
adottate dalla Commissione: "...Tuttavia, se richiedo una pronuncia
specifica sul punto "persecuzione", dalla Commissione, La invito
a farcelo sapere ..." scrive il Segretariato il 10 marzo '98;
naturalmente ho richiesto un pronunciamento ufficiale sul punto
persecuzione e la violazione dei Diritti garantiti dall'articolo 14 della
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e della Convenzione Europea
ed è stato accolto il Ricorso n. 40878/98
Arconte contro Italia, comprendente tutti quelli già accolti e per cui
l'Italia è stata già condannata.
Da
tutti gli atti qui citati
vi potrete rendere personalmente conto che fine ha fatto il Diritto e che
cosa si intende con : Impero
del male !
... così lo chiamava Ronald Reagan, Presidente U.S.A e che ,
l’Impero del male,
ha esteso i suoi confini ben oltre la vecchia "cortina
di ferro".
La
Civiltà Democratica Occidentale si regge sul Diritto. Caduto questo ...
tutto è perduto !
Ma,
non fu colpa delle nostre armi, bensì della codardia e della corruzione di
un intero popolo che tollera tutto questo senza ribellarsi ... o forse è
solo per ignoranza, il che è pure peggio !.
Atene:
nasce la Democrazia.
Millenni
orsono, i nostri antenati, Padri fondatori dell’Occidente Democratico,
si ribellarono ai Tiranni che vivevano nel lusso tassando ed affamando il
popolo e li cacciarono dalla loro città : Atene.
Si diedero un governo scelto dal popolo e studiarono un codice di leggi che
tutti dovevano rispettare. Roma proseguì su questa via e perfezionò quei
codici e quelle leggi, che chiamarono
Diritti.
Il Diritto era, al fine, un sistema studiato per sconfiggere la miseria e
portare l’Umanità fuori dalla barbarie, a non vivere da bruti, ad
evolvere ed a progredire. Iniziò
così la storia dell’Occidente Democratico che si fondava sul Diritto e
sul Merito.
(Sogno
di farfalle)
Ma
era un sistema tanto forte agli attacchi esterni, quanto fragile al suo
interno. Infatti, bastava che, con la corruzione, il potere nella società
Democratica finisse in mani "ingiuste"
perché tutto crollasse e finisse di nuovo in miseria !
nell’abbrutimento dei primordi ... nella
barbarie !
Dicevano
gli antichi : Chi
lascia
che l’ingiusto sieda
nel
posto che è del
Giusto,
merita di sprofondare nell’abisso ...della Barbarie.
Questo mi fece capire perché dove la società del Diritto cadeva, arrivava
la miseria, il degrado morale e sociale ... la barbarie, e paesi
potenzialmente ricchissimi in materie prime ... come l’Angola, finissero
a distruggersi in odi razziali e guerre etniche e, nel giro di pochi anni,
a dipendere dagli aiuti alimentari ... sempre Occidentali ! per
non morire di fame.
Ditemi,
Voi che leggete,
andò verso un futuro di
"luminoso
progresso", il popolo Cambogiano, con il "Rivoluzionario
Maoista" Pol Pot?: noi lo combattemmo e, fin da subito, lo definimmo
un Tiranno e un criminale contro i Diritti Umani!
(Le
Meduse e l'Abisso)
Ditemi
quanto "luminoso progresso"
portò al popolo Vietnamita la rivoluzione dei Viet-Kong ... e forse falso
che, ridotto alla fame ... dopo venti anni di malgoverno, oggi chiede aiuto
all'Occidente Democratico ed agli stessi Stati Uniti d'America?!
Io
spero che li avrà, lo merita.
Ho conosciuto un popolo capace di grandi sacrifici per ottenere il Diritto
di essere rispettato, in quanto popolo, e veder riconosciuto il suo Diritto
all'Indipendenza ed all'autodeterminazione. Noi,
però, combattemmo i nemici dei popoli, di tutti i popoli, anche di quello
Viet:
i Tiranni, quei Tiranni capaci di ogni bassezza e di ogni travestimento,
pur di ottenere lo scopo di sfruttare i popoli e di vivere alle loro
spalle. Noi
abbiamo denunciato il tragico inganno,
ai danni del popolo Vietnamita, da parte dei suoi Tiranni di sempre e la
vera storia della guerra del Vietnam e della faida "Nguyèn",
fin dal 1975.
Anche per conto di Capo
Long,
da sempre in fuga davanti ad uno Nguyèn
in arrivo, ma senza mai perdere la fede e la speranza in un futuro di
Libertà e di Giustizia che solo la Democrazia
può garantire. Auguro
ai suoi discendenti che quel futuro sia giunto ... se lo sono
guadagnato! Ed
al popolo Cubano,
quanto "luminoso progresso" ha portato la "Revolucion di
Castro?". E' storia recente vedere come sono ridotti. Ma non poterono
vederlo quanti si sono battuti per quest'altro grande inganno: Cienfuegos,
Guevara,
Ochoa
e chissà quanti altri ignoti che capirono ... sono
stati tutti uccisi, assassinati!!!
Anche questo Noi lo avevamo detto ... forse
è per questo che siamo stati cancellati?!
Ed
i popoli del Medioriente,
quelli ingannati dai Marxisti e quelli ingannati dagli Integralismi
Religiosi, quale "luminoso progresso" hanno conosciuto dopo le
Rivoluzioni che hanno combattuto?. Paesi ricchissimi in materie prime che
mostrano un popolo denutrito che si trascina la vita tra gli stenti. Quale
luminoso progresso ha conosciuto l'Iran
dello Scià di Persia con l'avvento degli Ayatollah?.
Noi dicemmo fin da subito dopo l'operazione
Aden
che il Regime Tirannico a cui lo Scià costringeva il popolo Iraniano dal
colpo di Stato del 1953 (organizzato dalla CIA), avrebbe portato a
conseguenze imprevedibili, ma
quel rapporto era datato '75.
Quale
progresso
luminoso ha portato alla
Corea
del Nord la "Rivoluzione Proletaria"? Oggi sono alla fame, mentre
la Corea del Sud, stesso popolo e stessa cultura all'origine, è una
potenza economica.
E
la Cina del
"Mandarino proletario" Mao
Tsè Tung che,
di pensierino in pensierino, ha macellato tutti coloro che non la pensavano
come lui ... o forse, semplicemente, non capivano i suoi pensierini, quanto
luminoso progresso ha avuto?. Prima delle riforme volute da Deng
Xiao Ping
(sopravvissuto al macellaio, anche se più volte portato nel macello) erano
ridotti a vivere di chicchi di riso. Ma la Cina di Formosa, con il nome di
Taiwan, è una potenza economica come, del resto, Hong Kong ... stesso
popolo e stessa cultura! La Storia più recente ci ha fatto sapere che,
ancora una volta, sono stati minacciati di invasione dalla Repubblica
popolare Cinese. Da sempre costretti a vivere l'incubo di un invasione da
parte dei "Democratici" proletari della Repubblica Popolare, sono
riusciti comunque a costruire, dalle rovine della guerra civile e
dell'esodo a cui li costrinse il "Grande Timoniere", una potenza
economica ed industriale tecnologicamente avanzata. Da grande ammiratore
della millenaria civiltà Cinese, non dovrei capire come sia potuto
accadere che la Cina sia caduta dalla sua stessa civiltà. Ma, in realtà,
lo capisco benissimo! I motivi sono sempre gli stessi ... la corruzione,
nessuno crede più nei valori creativi, tutti
sono in vendita, anche i voti! ... e giunge la fine.
Come
dicevano gli Antenati:
chi
lascia che l'ingiusto sieda nel posto che è del giusto ... merita tutto
quello che gli accadrà!.
Io non smetto di sperare di poter vedere di nuovo, in questa vita, la
grande Cina in piedi e non solo come potenza militare. Chiederò al "Ching"
se pensa che questo potrà accadere ... Lui
lo sa!
Ching
ha risposto 37 "La Casata", un solo sei al secondo posto:
"Ella non deve seguire il suo capriccio. Deve provvedere all'interno
per il Cibo. Perseveranza reca salute!"
...Auguri
Grande Cina.
E
che dire dei popoli dell'Europa dell'Est?.
La nostra stessa cultura, Europei come noi, perchè sono ridotti alla
fame?; hanno un territorio molto più ricco in materie prime di noi; hanno
giacimenti enormi di Petrolio, Oro, Diamanti, distese sconfinate di terre
coltivabili ...
perchè sono in miseria, perchè questo degrado?.
Nel
rapporto successivo alla operazione Leningrado
denunciavamo la repressione brutale da vera Tirannia a cui erano sottomessi
i popoli, nostri fratelli, dell'Eurasia. Nello stesso rapporto, i nostri
contatti d'oltre cortina, denunciavano che, i Tiranni, si preparavano all'Olocausto
Nucleare
costruendo un rifugio Atomico sotto Mosca nel quale trovare riparo per se e
per i loro familiari ed accoliti, infischiandosene del popolo. Così come
se ne infischiavano del fatto che il popolo viveva di stenti, tra i ghiacci
Siberiani, nelle fabbriche o nelle miniere, per mantenere "l'apparatcic"
di uno Stato sempre più enorme e sempre più inutile. ... Non
vi ricorda niente questo? Non
credete che, alla fine, la verità sia semplicemente che non
ci sono più di due sistemi di governo possibili: quello
Democratico di un popolo maturo che pretende il rispetto dei suoi Diritti
e, primo fra tutti, di non essere sfruttato oltre ogni limite per mantenere
inutili bighelloni impadronitisi con l'inganno dei pubblici poteri; e
quello delle Dittature, non importa travestite da cosa, che
questi Diritti negano ad un popolo che non è maturo per pretenderli,
capire e ribellarsi alla Tirannia. Cioè la scelta di sempre: Occidente
Democratico o Oriente Totalitario , Atene o Sparta ... Democrazia
o Dittatura!
Ma
è una libera scelta, che si fa ogni giorno,
ogni volta che si denuncia un abuso e non si tollerano soprusi e privilegi
... ed
anche ogni volta che, invece, si fa finta di non vedere ... di non sentire.
Così
si
poterono approvare Leggi criminali contro i Diritti dell'uomo,
nell'indifferenza dei più; così si poterono trasportare, su vagoni
piombati, interi popoli diretti nei campi di sterminio;
Così
si
potè andare, casa per casa, a raccogliere i dissidenti da deportare in
Siberia per le "rieducazioni",
o deportare interi popoli, da un territorio ad un altro, sulla base delle
follie e dei capricci del Tiranno di turno ... come
dite?... storia vecchia!?...
Pol
Pot l'ho
conosciuto anch'io e l'annientamento del popolo Cambogiano è storia di non
più di vent' anni orsono. Ma,
è storia vecchia la Cecenia?,
...
la Bosnia?
Sono storie vecchie le notizie di eccidi efferati da parte di qualche
Tiranno?.
Io
ne sento molti anche in questi giorni.
Ma, elencarli quì, non mi sembra occorra e sarebbe retorica, visto che
nulla posso, ormai, per impedirli. Posso, invece, combattere efficacemente
la Tirannia per non sentirmene complice e lo faccio, con tutte le armi che
la Democrazia in cui credo mi consente: non tellerando abusi e soprusi, facendo
quanto mi è possibile per screditare i Tiranni o aspiranti tali. Tentando
così, di impedire che crescano e si rafforzino fino al punto di poter
ricommettere le efferatezze di sempre.
Anche
questo che stai leggendo è un modo di contrastarli!
Il
primo dei Diritti fondamentali
che ha caratterizzato la differenza tra l’Oriente Totalitario e
l’Occidente Democratico è il rispetto della proprietà privata, di
quell’art.1 del protocollo Addizionale della Convenzione Internazionale
dei Diritti Umani che l’Italia ha più volte violato contro di me, ...
ma solo contro di me ? !.
Solo
il pieno ripristino dei Diritti Democratici e delle Libertà fondamentali
dell'Uomo può fermare il degrado Economico, Sociale, Morale e Politico a
cui state assistendo indifferenti e restituirci il bene perduto!
(La
cornucopia)
Dalle
vicende che ho vissuto, e che solo in parte ho potuto riassumervi,
posso dire che ho assistito alla caduta del Diritto anche qui, in Italia e
quel che è peggio, tra l'indifferenza generale.
Per
quelle che sono state le mie esperienze nel mondo posso dire :
"La storia si ripete, Roma è caduta di nuovo, sarà di nuovo invasa
dai barbari e, ancora una volta, a causa della sua corruzione !".
Ma, attenti Voi che pensate che non possa riaccadere, perchè sta già
riaccadendo e, nonostante la speranza che ancora, malgrado tutto, continuo
a nutrire, forse, in realtà ...
è
già troppo tardi!
Nessuno
prende lezioni dalla storia, ... queste cose hanno perduto la mia Patria.
"O
mia Patria si bella
e perduta ... !"
Io,
però, non mi arrendo ne mi arrenderò mai !. Se tutto è davvero
finito così, se non ci sarà ritorno per Voi tutti da ... "oltre
cortina", ancora una volta non sarà stata Nostra la colpa. Io ho
fatto tutto il mio dovere per la mia Patria, ... la Patria del Diritto !.
Anche quello di non tollerare abusi e di denunciarli, con fede e coraggio
... anche da solo contro tutti, come è sempre stato del resto ! ...
Io tornerò anche da quest' ultima Missione, l’ultima, ... la più
difficile !
AVE... ! ! !
http://www.almanaccodeimisteri.info/arconte.htm
STORIE DI GLADIATORI
Incontro ravvicinato con un ex soldato italiano di Gladio
G71, questo era il nome in condice di Antonino Arconte, un ex militare che da anni lotta per il riconoscimento del servizio prestato nella "Seconda Centuria Lupi" ai tempi della Guerra Fredda. "L’Italia ci ha cancellati, come se non fossimo mai esistiti, per coprire I suoi misteri"
"PRONTO VACCARA? Sono Nino Arconte, ho già parlato con il suo direttore che mi ha detto che si sarebbe occupato lei della mia storia. Le ha già detto chi sono e per che cosa chiamo, vero?". In una giornata afosa di giugno, di quelle in cui New York ti dà un assaggio della bollente estate in arrivo tra i grattacieli, arriva una telefonata dove la cornetta scotta anche quando l’aria condizionata è al massimo. "Sì, Mantineo mi ha accennato e mi ha detto che avrebbe chiamato. La ascolto". "Sì, ma non al telefono", dice la voce dal pronunciato accento sardo, "mi dia il suo indirizzo e sarò subito da lei. Ho un aereo che parte tra sei ore, è bene fare in fretta, ho tanto da raccontarle e non posso al telefono perché ho delle carte da consegnarle".
Poco prima il direttore mi aveva annunciato che un certo Antonino Arconte aveva chiamato in redazione qualificandosi come un "ex gladiatore", cioè un agente dei servizi segreti militari italiani facente parte del corpo speciale conosciuto col nome di Gladio, operante durante la Guerra Fredda nell’ambito della struttura Nato chiamata "Stay Behind": "Dice che è qui a New York per consegnare una documentazione alle Nazioni Unite, sta facendo ritorno in Italia ma prima di partire vuole raccontare la sua storia al giornale. Stefano, vedi di che si tratta, potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante".
La storia che leggerete è il risultato di due ore di conversazione registrate con Antonino Arconte, di pagine e pagine di documentazione consegnatemi da lui a New York prima della sua partenza, il tutto integrato da una corrispondenza via internet in cui l’ex gladiatore ha accettato di chiarire ancora al cronista alcuni punti del suo racconto. Ho letto le carte e i documenti da lui consegnati. Le vicende sono ricostruite così come riportate da Arconte. Alla fine la decisione di pubblicare la sua storia non deriva dalla certezza che quello dichiarato da un ex gladiatore corrisponda alla verità accertata di un pezzo di storia italiana, ma dalla constatazione che, una volta ragionevolmente convinti che Antonino Arconte abbia fatto parte dell’apparato dei servizi segreti della difesa italiana (il famoso SID), la sua storia personale e la sua ricostruzione di certi avvenimenti possano mettere in rilevanza certi aspetti delle vicende, o meglio dei "misteri" italiani, rimasti in ombra o non considerati del tutto. Stragi di Ustica e Bologna, rapimento Moro, attentato al Papa, suicidio Gardini, ecco come la storia di un ex gladiatore si intreccia con alcune delle pagine più nere della Repubblica.
Arconte arriva nel mio ufficio con la valigia già pronta. "Sto partendo, ho compiuto la mia ultima missione. Ho fatto tutto quello che era nelle mie possibilità, ora finalmente sono in pace con me stesso." Nino, così si presenta quest’uomo di 44 anni che ha l’aspetto di un ventenne e oltre a portare lo stesso nome assomiglia proprio al pugile Nino Benvenuti, con in più il corpo di Arnold Swartznegger. "Nell’articolo mi chiami G71, è il mio nome in codice. Noi gladiatori ci riconoscevamo soltanto per il codice. A chi ha lavorato con me leggendo questa storia il nome Arconte non dice nulla, ma G71 lo riconoscerà."
Accendo il registratore e G71 inizia a parlare e mentre lo fa, senza interruzione per 120 minuti, rovistando tra le sue carte e mostrandomele freneticamente, nel suo saltare da un argomento ad un altro non si percepisce soltanto la fretta di chi deve partire, ma anche la preoccupazione di chi teme di non essere compreso o non creduto affatto. "Forse non sono stato chiaro" ripeterà più volte G71, "ma troverà tutto in queste pagine intitolate ‘La vera storia di Gladio’. Sono molte ma le legga, capirà tutto".
"La vera storia di Gladio", così ha intitolato il suo memoriale G71. "Ho messo tutto sull’internet, ho creato un sito apposta (htpp://www.geocities.com/pentagon/4031). Così facendo credo di essermi salvato la vita". Così parte la prima pagina del sito internet di G71: "Scrivo questa storia ad Ajaccio, in Corsica, in questo 10 Febbraio 1997, anniversario del Tet dell'anno della Tigre di Legno (1975), per evitare che, con la mia morte, la cancellazione mia e dei miei commilitoni giunga a compimento e di noi non restino altro che le diffamazioni e le calunnie che ci sono state riservate in questi anni di infamie. Se morirò prima di essere riuscito a portare a termine la mia ultima missione, affido a Voi, popolo di Internet, la nostra storia, quella vera! La storia delle tre Centurie dei Gladiatori di Stay-behind Italia. I Gladiatori del S.I.D : ciò che furono e ciò che ne è stato".
LE TRE CENTURIE
G71 spiega come erano devise le tre centurie: "La Prima Centuria era chiamata Aquile, erano cioè aviatori, alcuni paracadutisti della Folgore. La Seconda Centuria era chiamata Lupi, io appartenevo a quella, composta da quelli provenienti dalla Marina e dall’esercito. Poi c’era la Terza Centuria detta Colombe. Non era composta da militari ma da civili, anche donne, che dovevano fare da supporto per le informazioni. Alcuni di loro sono stati poi accusati di aver partecipato a stragi, ma non era vero e alla fine sono stati assolti. Noi eravamo una struttura segreta della Nato. Ora delle Aquile e i Lupi non è rimasto niente. O siamo morti o siamo stati cancellati, spariti, mai esisititi per lo Stato italiano".
"Quando ho scritto a Cossiga, Craxi e Andreotti, perché allora loro avevano incarichi costituzionali, mi ha risposto solo Cossiga con due righe generiche. Così mentre tutti ci attaccavano e venivamo inquisiti dai magistrati i politici facevano a scarica barile. Nessuno voleva saper niente di noi, sembravamo tutti banditi, nessuno ci ha arruolato, nessuno ci ha ordinato niente, nessuno ci ha pagato. Solo adesso escono le interviste dove Cossiga e Andreotti dicono che noi eravamo costituiti in ambito Nato, che non eravamo una organizzazione illegale ma soldati ben addestrati che compivano il loro dovere.
Così io potevo essere sbattuto in galera con false accuse costruite e dalle quali poi sono stato assolto con formula piena, e nessuno del governo interveniva per dire chi ero, chi era in realtà la persona che avevano arrestato ingiustamente."
Ma perché G71 è venuto a New York, in cosa consiste questa "ultima missione"?
"Noi siamo stati cancellati, capisce, cancellati oppure siamo stati ‘suicidati’. Quando siamo diventati gladiatori, dopo aver ricevuto un finto congedo da militari e avuto lavori di copertura per le nostre missioni, ci sono state date le istruzioni di cosa avremmo dovuto fare se fossimo stati annientati, se il nostro Paese fosse caduto in mano al nemico. Dovevamo denunciare il tutto alle Corti internazionali dei diritti umani di Strasburgo e all’Onu. E così ho fatto. Ho portato le prove della persecuzione in atto nei miei confronti e di quelle che hanno colpito i miei commilitoni, ancora più sfortunati perché hanno perso la vita in missione o sono stati poi ‘suicidati’. Io ho subìto un ‘tentato suicidio’, il 28 febbraio del ‘93.
IL FALSO SUICIDIO
Durante uno degli allenamenti che per passione ancora pratico, risalendo dalla scogliera tra Capo Marrargiu e Poglina, in Sardegna, fui afferrato da due uomini che tentarono di farmi precipitare sugli scogli sottostanti: riuscirono solo a cadere con me, ma io risalii anche questa volta. Raggiunsi Alghero per procurarmi disinfettante per le escoriazioni, alcune abbastanza profonde, e per giorni attesi di leggere qualche notizia sul giornale sull'’incidente’, ma nessuna notizia fu pubblicata, nemmeno sul rinvenimento della loro auto che pure era rimasta ben visibile dalla strada. Dopo una decina di giorni andai a vedere personalmente e ogni traccia dell'accaduto era stata rimossa e l'auto non c'era più!".
Non ha fatto denuncia alla polizia?
"E a chi, a quelli che mi accusavano di essere uno spacciatore e costruivano prove false nei miei confronti? Ai magistrati che mi condannavano? Io capivo che mi perseguitavano per il mio passato e pensavo soltanto a come difendermi".
Arconte è stato arrestato nel 1991 con l’accusa di spaccio di droga. Dopo diversi appelli e sentenze, è riuscito a dimostrare come fossero false le testimonianze firmate dai poliziotti che lo avrebbero visto consegnare 5 grammi di hashis. "Lo hanno poi dovuto ammettere che avevano firmato un documento senza sapere cosa ci fosse scritto. In un altro Paese, anche se poliziotti, sarebbero stati puniti, insomma qualcuno avrebbe pagato per queste false accuse, no? Invece niente, a loro non è successo niente". Sempre nello stesso periodo, mentre era presidente di una cooperativa per costruire villette familiari, viene accusato di appropriazione indebita e condannato. Anche lì Arconte ricorre in appello per dimostrare che le accuse erano costruite. "Hanno utilizzato anche fotomontaggi. Ma io tutto questo lo sono andato a denunciare anche alla Corte di Strasburgo, con tutto il resto delle persecuzioni riguardo alla cancellazione del mio passato di gladiatore. Sa come chiamano il mio caso? Arconte contro l’Italia. Ma io non sono contro l’Italia, sono contro coloro che se ne sono impossessati, coloro che ne hanno corrotto le istituzioni. A Strasburgo mi hanno dato ragione, nel sito internet c’è tutto, potete vedere le sentenze con i rispettivi numeri di protocollo. Proprio in questi giorni mi è stato comunicato dalla Commissione europea che l’Italia deve versarmi un primo ‘equo risarcimento entro tre mesi’, certo è una cifra simbolica rispetto ai danni che ho subìto, ma è sempre meglio di niente. Della magistratura italiana non si ci può più fidare, continuare a sperare che sono in buona fede mi viene proprio difficile. Parlo di alcuni suoi elementi, non di tutti per fortuna, perché altrimenti a quest’ora starei ancora in galera. Ma ci sono molti magistrati che sono venduti a chi ha interesse che l’Italia finisca in certe mani. Non sto parlando di politica, sto parlando di gente che politica non ne fa. Qui non si parla di persone che possono essere elette. Sono poteri occulti, sotterranei".
GLADIATORI ECCELLENTI
"Così uno come Raul Gardini (il presidente della Ferruzzi sparatosi nel luglio di cinque anni fa durante le inchieste di Tangentopoli) può essere ‘suicidato’, grazie a una magistratura che archivia come suicidio un caso dove non si trova polvere da sparo sul braccio, la pistola, senza le sue impronte, viene trovata su un tavolino opposto al letto dove viene trovato il corpo. E lo stesso era avvenuto pochi giorni con Cagliari, il presidente dell’Eni, anche lui ‘suicidato’ in carcere con un sacchetto in testa. Io Gardini l’ho conosciuto, non era il tipo che si potesse suicidare, assolutamente non era il tipo".
Come l’ha conosciuto?
"Per una missione. Anche lui era un gladiatore. Faceva parte della terza centuria, ‘Le Colombe’, quella composta da civili".
Gardini un gladiatore?
"Che era uno di noi l’ho saputo dal nostro comando nel momento in cui dovevamo svolgere una operazione assieme".
Gardini un gladiatore?
"Che era uno di noi l’ho saputo dal nostro comando nel momento in cui dovevamo svolgere una operazione assieme".
E quale sarebbero state le funzioni di Gardini all’interno di Gladio?
"Non posso dire per certo quello che non sapevo allora e posso intuire adesso. Preferisco dire quello di cui sono sicuro al 100%. Gardini aveva contatti in certi ambienti e, come tutti quelli della Terza, raccoglieva informazioni utili e le forniva al nostro comando. Le nostre operazioni si basavano sulle informazioni raccolte, elaborate e verificate dalla terza centuria. In quel tempo, come imprenditore, Gardini aveva ricevuto richieste di denaro alle quali dichiarò di non poter far fronte. Probabilmente si trattava di richiesta di tangenti da una parte politica o di potere che era ostile per noi, o meglio, così la considerava il nostro comando... però, questo, lo intuisco solo oggi. Da costoro, chiunque essi fossero, Gardini ricevette minacce e intimidazioni di attentati ai propri personali interessi e di azienda. Presumo che c'entrassero dei silos negli Stati Uniti dove mi recai nell’aprile del 1982 con altri tre gladiatori a bordo di una nave della Ferruzzi, la Maria Esperanza, più precisamente sul Mississippi, tra Baton Rouge e New Orleans, esattamente a Mirdle Grove. Non fu niente di particolare: si trattò di convincere alcuni sabotatori che era meglio che... sparissero dai dintorni di Raoul Gardini e di quanto faceva in qualche modo capo a lui. Un'operazione abbastanza noiosa, per questo, come altre di quel genere, per brevità non la descrissi nei particolari, su ‘The Real History of Gladio’. Due mesi dopo fummo di ritorno... missione compiuta, ancora una volta. Incontrai altre volte Gardini, in compagnia di Charlie Bernard Moses, il nostro ufficiale di collegamento a Roma con gli Stati Uniti, in casa sua, in via S. Teodoro a Roma, o nei pressi della galleria d'arte di Charly in via Margutta. Ad ogni buon conto, la nostra rovina fu anche la sua rovina!".
Ma perché Gardini sarebbe stato "suicidato"?
"Gardini è stato assassinato perché ha creduto che quelle mani fossero davvero pulite e voleva dire tutta la verità circa i finanziamenti illeciti elargiti come imprenditore, non come gladiatore! Bisognava fermarlo ed impedirlo a tutti i costi! Così come bisognava fermare ed impedire che la verità venisse rivelata agli italiani.
Di Cagliari non ho la certezza che fosse un gladiatore, l'ho pensato solo dopo perché anche lui voleva dire tutto ai procuratori sui i soldi versati a tutti i partiti... E poi anche lui è stato suicidato negli stessi giorni del '93, due giorni prima di tanti altri miei commilitoni ‘suicidati’ e a quattro mesi di distanza del tentativo del mio suicidio andato a male. Come si può archiviare per suicidio il ritrovamento di una persona robusta come me, appeso alla maniglia della porta del suo bagno, come nel caso di un mio commilitone? Chi erano gli assassini? I poteri occulti che in Italia sono stati creati dal Patto di Varsavia".
Che non esiste più da quasi dieci