FISICA/MENTE

 

http://www.disinformazione.it/ritornodigelli.htm

TRAME MASSONICHE E AIUTI UMANITARI

Il Ritorno di Gelli


inchiesta di Rita Pennarola

 
su La Voce della Campania – dicembre 2005 

www.lavocedellacampania.it

 

Licio Gelli, l’Onu, il Parlamento Mondiale di Palermo, la polizia parallela di Riccardo Sindoca e l’ambasciata mondiale macedone per i bambini: tutti insieme, con un manipolo di esponenti partenopei. E tutti in business. Quella che vi raccontiamo è la storia di un mix esplosivo, che porta alla luce la trama di nuovi intrecci paralleli per il controllo dell’ordine mondiale e per la gestione delle risorse, anche e soprattutto quelle “umanitarie”.

Partiamo dalle celebrazioni svoltesi lo scorso 12 novembre in quel di Pomigliano d’Arco, popoloso comune vesuviano, per le rituali assegnazioni di premi ai “poeti dell’anno”. La rassegna, che da oltre un decennio viene organizzata «dalla vulcanica Tina Piccolo, poetessa di fama internazionale (come lei stessa ama definirsi nel dettare le sue note biografiche, ndr)», si era già “distinta” nel 1996 per aver premiato un poeta illustre come il venerabile Licio Gelli. Nel 2005 la manifestazione - che si fregia «dell’alto patronato della Presidenza della Repubblica» e sarebbe realizzata «in collaborazione con il Comune di Pomigliano d’Arco e con la Regione Campania » - non si fa mancare l’ombra del gran maestro: assegna infatti, fra gli altri, un riconoscimento a Maria Rosa Gelli. Le note biografiche della «poetessa» Gelli sono tratte dall’albo d’oro della Accademia dei Micenei, di cui fa parte insieme al “cantore” Licio Gelli: «Maria Rosa Gelli è nata a Pistoia il 22 dicembre 1952. Dal 1967 vive ad Arezzo dove ha conseguito la maturità e svolto gli studi universitari alla Facoltà di Lingue e Letterature straniere. Parla il francese, lo spagnolo e l'inglese. Dal 1993 riveste il grado di Capitano del CO.S.INT. Nel 1994 le è stata conferita la qualifica di Dama di Gran Croce del Reale Ordine di Cipro». Ma a parte la comune nascita a Pistoia, la residenza aretina per entrambi e, ovviamente, l’insopprimibile vocazione lirica, quali sono i veri legami fra Licio e Maria Grazia Gelli?

Maria Rosa o Maria Grazia?
Sono tanti e sorprendenti. Nel 1991 la signora o signorina fonda ad Arezzo la srl Vali, 20 mila euro in dote oggi, dedita ad operazioni immobiliari, finanziarie e di leasing in genere, di cui Maria Rosa è attualmente amministratore unico. I soci della Vali srl sono solo tre: accanto alla “poetessa” siedono infatti i due figli maschi del venerabile. Si tratta di Raffaello Gelli, 58 anni, e di Maurizio Gelli, classe 1959, che possiede la maggioranza delle quote. Una sinergia perfetta ed un’intesa incomparabile, dunque, fra i tre Gelli. Va ricordato che il gran maestro, di figli, ne aveva tre: oltre a Raffaello e Maurizio, anche la bella Maria Grazia, protagonista del rocambolesco sequestro avvenuto all’aeroporto di Fiumicino nel luglio 1982, quando la polizia trovò nel doppio fondo della sua valigia, per la prima volta, il Piano di rinascita nazionale elaborato da suo padre nel 1976. Che ne era stato, in seguito, di Maria Grazia?

A febbraio 2004 il superpentito di mafia Angelo Siino racconta fra l’altro al sostituto procuratore della capitale Luca Tescaroli di aver utilizzato per un certo periodo la Mercedes SL 500 che gli era stata data in uso da Giuseppe Moccia, «la stessa – viene ricostruito in un articolo apparso su Repubblica – prima utilizzata da Flavio Carboni e sulla quale, tempo prima, aveva perso la vita la figlia di Licio Gelli». Su questo lutto familiare si era soffermato lo stesso Gelli durante l’incontro con i giornalisti della Voce avvenuto a Villa Wanda nel maggio 1996. In quella occasione ci mostrò un ritratto giovanile della figlia Maria Grazia, «scomparsa in un incidente d’auto – ribadì – nel periodo in cui era fortemente provata dal sequestro dei documenti e dalle successive indagini». La giovane e avvenente donna ritratta nel quadro che campeggiava alle pareti del salone di Villa Wanda nel ’96, assomiglia in maniera impressionante all’immagine della poetessa Maria Rosa Gelli, socia di Raffaello e Maurizio.

E le analogie non sono finite. Come Licio, anche Maria Rosa pubblica regolarmente articoli e poesie sul periodico locale di area massonica Il Piave. Spesso le collaborazioni si ritrovano vicine, una accanto all’altra. E il legame societario sembra ora chiudere il cerchio. Chi è davvero Maria Rosa Gelli? Intanto, seguendo le sue tracce – e, soprattutto, quelle di Raffaello Gelli – ci ritroviamo ancora una volta nello “Stato Parallelo” (vedi la Voce di ottobre 2005) tante volte prefigurato dai magistrati, ma che solo ora comincia ad assumere contorni più definiti. Raffaello Gelli è stato infatti – almeno fino al 2001 – membro della commissione per i diritti umani all’Onu. Nessuna meraviglia, dal momento che suo padre ha intrecciato rapporti non solo occulti, ma anche ufficiali con alte cariche dello Stato italiano e di Paesi esteri. Come conferma la foto qui sopra, che ritrae il venerabile nel corso di una cerimonia ufficiale al Quirinale, insieme all’allora presidente della repubblica Giovanni Leone.

UN GELLI ALL’ONU
Torniamo a Raffaello Gelli e al suo ruolo alle Nazioni Unite. Era stato lui stesso a parlarne, dopo il clamore suscitato all’epoca dalle prime notizie di stampa, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano La Nazione a maggio 2001. «Io sono solo una persona che ha accesso all'Onu. Che può partecipare alle riunioni di tutte le commissioni economiche, umanitarie, dei diritti dell'uomo, a Ginevra, Vienna, New York. Insomma, ho un mio posto. E ho un documento dell'Onu, un tesserino». Come nasce questa sua avventura?, gli chiede il giornalista Ennio Mecconi. «Nasce perchè cinque anni fa ho incontrato Henry Bandier, ora morto, noto avvocato internazionale, francesce, gaullista, che non era amico di mio padre, ma forse un suo simpatizzante». «Ho cominciato a seguire questa organizzazione – spiega – e cioè l' “Agenzia delle città unite per la cooperazione Nord-Sud” fondata da Bandier». Gelli, in pratica, fa parte di una Organizzazione non governativa accreditata dalle Nazioni Unite: «Nel '95 Bandier era riuscito ad ottenere uno statuto consultivo, depositato e approvato presso le Nazioni Unite, diventando una "Ong", una organizzazione non governativa, il cui scopo è sensibilizzare l'opinione pubblica mondiale per mettere in atto una nuova strategia di sviluppo. In questo momento seguiamo problemi sull'ecologia e per le acque potabili. In Kenia, a Malindi, c'è un progetto per l'acqua potabile». Il figlio del venerabile si dichiara poi «presidente dell'"Uta", la United towns agency», nei cui elenchi «ci sono circa 2000 nomi fra avvocati, medici, ex ambasciatori, imprenditori. Un po' in tutto il mondo». Un seggio all’ONU nel medesimo organismo anche per Marta Gelli, consorte del rampante Raffaello, un metro e novanta di altezza, una indomabile passione per le auto di lusso, un diploma di ragioniere ed una fitta rete d’affari fra il Principato di Monaco e numerosi Paesi del mondo, compreso il nostro.

Ad aprile di due anni fa il pm barese Lorenzo Lorario lo iscrive nel registro degli indagati per contrabbando internazionale di sigarette con il Montenegro. Un’accusa che si perde poi nel porto delle nebbie. Più recentemente il nome di Raffaello Gelli rimbalza tra le pagine del libro di Charles Duchaine, ex giudice istruttore nel Principato di Monaco (poi dislocato in alta Corsica, a Bastia, perché accusato di “lesa maestà”). Nel corso di un’inchiesta sul “blanchiment” dei capitali, Duchaine si era imbattuto in una nota riservata della Procura di Asti nella quale si spiegava che Daniel Ducruet – all’epoca marito della principessa Stephanie di Monaco – aveva creato un consorzio denominato Segetra, nel quale era presente anche Raffaello Gelli. L’inchiesta adombrava l’ipotesi che il consorzio fosse dedito al riciclaggio di capitali della mafia russa.

LA CORAZZATA MACEDONE
Ma le sorprese sono appena cominciate. Perché nella Commission of Human Rights - Sub-Commission on Promotion and Protection of Minorities, attiva presso le Nazioni Unite nel 1999, insieme a Raffaello e Marta Gelli sedevano altri due personaggi che ci portano dritto dritto in Macedonia, dentro le fila di una strana sigla umanitaria transnazionale, a sua volta collegata col Parlamento Mondiale di Palermo. Si tratta di «Mr. Dragi Imijanack» e «Ms. Loretta Bianchi». La Voce si era già occupata di loro nei mesi scorsi. Il primo (il cui nome preciso è Dragi Zmijanac) risulta infatti fondatore della First Embassy of the Children in the World Megjashi con sede a Skopje, sigla che fino a qualche settimana fa dispensava onorificenze e passaporti diplomatici a personaggi come Riccardo Sindoca (indagato a Genova insieme a Riccardo Saya con l’accusa di aver fondato una polizia parallela di mercenari, attiva anche in territorio iracheno) e Vittorio Busà, a sua volta fondatore del fantomatico Parlamento Mondiale palermitano (collegato alla IBSA di Spartaco Bertoletti e Roberto Gobbi, che aveva reclutato uomini come Fabrizio Quattrocchi).

Cosa è cambiato da qualche settimana a questa parte? Almeno in apparenza, tutto. A pochi giorni dall’uscita in edicola della Voce di ottobre (e dalla pubblicazione sul sito dell’inchiesta sullo “Stato Parallelo”, contenente molti fra i nomi dei destinatari di cariche e passaporti, così come apparivano fino ad allora nei documenti ufficiali dell’Embassy di Skopje), la First Embassy of the Children in the World Megjashi invia una prima comunicazione al nostro giornale. E’ il 27 ottobre. «Ho il piacere – scrive in inglese Dragi Zmijanac alla Voce – di informarvi più correttamente su di noi. Spero che questo supplemento di informazioni possa darvi un’immagine più corretta della nostra Ambasciata». Poi aggiunge: «Desidero anche informarvi del fatto che numerosi membri dei corpi diplomatici menzionati nel vostro articolo non fanno più parte dei corpi diplomatici dal 2000». Dopo l’articolo, in Macedonia hanno deciso repentinamente di fare piazza pulita. Il sito dell’organizzazione macedone cambia, spariscono decine di nomi e foto, tutti “imbarazzanti”. Non contenti, scrivono nuovamente alla Voce. La seconda mail è del 15 novembre: «Dear Rita Pennarola, I would like to inform you to visit our web site www.childrensembassy.org.mk and to visit link diplomatic corps and to see official List of the beneficiaries of the diplomatics passport». Segue una lista di soli 11 beneficiari, contro i 57 del precedente elenco, che comprendeva, fra gli altri, Riccardo Sindoca, Viktor Busà e Loretta Bianchi, la stessa che nel ’99 sedeva all’Onu insieme a Raffaello Gelli e Dragi Zmijanac. Un solo nome italiano è rimasto nel nuovo elenco dei titolari di passaporti diplomatici: è quello di Antonio Diletto, occhialuto “Ambasciatore onorario a Napoli della First Embassy of the Children in the World Megjashi”.

UN DILETTO AMBASCIATORE
Al Centro Direzionale, Isola G1, Diletto gestisce un ente formativo fra quelli che aspirano ad incarichi dalla Regione per i lucrosi corsi di formazione periodicamente appaltati con fondi europei. Risulta infatti rappresentante italiano dell’UEEF, Unione enti europei di formazione, benché sulle pagine bianche preferisca definirsi “consulente del lavoro”. Nell’estate 2003 l’ambasciatore Diletto rilascia un’intervista ad un periodico partenopeo. Apprendiamo così che quella di Napoli «è l’unica sede ufficiale dell’Ambasciata diplomaticamente riconosciuta in Italia dalla Repubblica di Macedonia», anche se sul territorio nazionale esistono numerosi consolati. Inoltre l’ “ambasciata” capitanata da Diletto «collabora con istituzioni locali come la Regione Campania ed il Provveditorato agli studi». Per la mole di attività collegate all’ardua missione umanitaria, Diletto dichiara alla giovane intervistatrice di avere appena nominato una serie di collaboratori, «nel rispetto dei poteri conferitimi». Fra questi troviamo in primis il signor Ciro Grumetto, altra vecchia conoscenza (vedi la Voce di ottobre 2005), in quanto beneficiario di passaporto diplomatico rilasciato dall’organizzazione macedone prima della “epurazione” di novembre scorso.

Altro collaboratore di sua eccellenza Diletto è poi tale «Avv. Salvatore Mariani», nominato sul campo «consigliere diplomatico alle pubbliche relazioni e addetto stampa». Delle gesta di Mariani si compiace La Padania quando, nel 1999, lo troviamo fra i candidati alle Europee sotto i vessilli della Lega Sud Ausonia insieme al camerata Achille Biele. Più recentemente eccolo tra i fondatori della fantomatica “Repubblica di Ausonia”, alter ego della Padania di Bossi, quindi nella sede dell’associazione “Maschio al 100%”, in prima fila per chiedere a gran voce un candidato di puro sesso maschile per le elezioni del sindaco di Pescara.
Di maggiore rilevanza la figura del «consigliere diplomatico economico-giuridico», carica attribuita da Diletto a Giovanni Pascone. Ex magistrato del Tar Lazio, a lungo rappresentante in giudizio della Siae, la società degli autori ed editori, Pascone fa parte del cda della Bagnoli Futura. Ma alla tormentata compagine partenopea non potrà dedicare molto tempo: Pascone è attualmente in forze a Palazzo Chigi come consigliere giuridico di Silvio Berlusconi.

STAMPA “DEL CUORE”
Sempre pronta ad intervistare in ginocchio gli artefici di iniziative “umanitarie”, senza farsi troppe domande sulla loro reale matrice, la stampa campana ha portato negli ultimi tempi più volte alla ribalta sia Antonio Diletto che alcuni fra i suoi sodali, tutti intenti a raccogliere fondi per sanare le piaghe del mondo. Ancora il 15 luglio di quest’anno Daniela De Crescenzo ricordava sul Mattino la generosità di «Antonio Diletto, responsabile della prima ambasciata dei bambini nel mondo Medjashi, una ong riconosciuta dall’Onu», corso in aiuto di un piccolo cardiopatico maranese con la sua organizzazione macedone. Non meno “pompate” le gesta di Agostino Conte, sedicente scrittore partenopeo ed organizzatore, sempre per l’ambasciata macedone, di “partite del cuore” a base di neomelodici. «Manifestazioni – aggiunge un addetto ai lavori – in cui, per promuovere la cospicua raccolta di fondi, Conte é riuscito a coinvolgere perfino una star come Simona Ventura». Il 26 maggio di quest’anno è ancora una volta il quotidiano diretto da Mario Orfeo a tramandare le magnifiche sorti del sodalizio macedone Antonio Diletto-Agostino Conte. La coppia era al tavolo degli ospiti d’onore per la notte del beach golf celebrata l’estate scorsa all’Arenile di Bagnoli «Tra i tavoli – scrive Marco Lobasso – tanta bella gente. Furoreggiava l'artista Franco Esposito, che nella vita fa il sosia di Marco Columbro. Ha firmato decine di autografi e si è divertito a scherzare con i campioni del golf. Con lui, al tavolo, l'ambasciatore della Prima Ambasciata Bambini nel Mondo delle Nazioni Unite, Antonio Diletto, appassionato di golf, e Mario Cirino Pomicino». Non è finita: «Gli organizzatori del Campionato italiano dell'Arenile hanno ricevuto in dono dal manager Agostino Conte, la maglia della nazionale di calcio ”Star del Cuore”, quella con il numero 10 della capitana Simona Ventura». A luglio, in occasione di una partita della Nazionale del Cuore a Sarno, è sempre il Mattino, con un articolo di Antonio Orza, a sottolineare le benemerite intraprese di «Children for peace e la Nazionale star del cuore, che sostengono "Bambini nel mondo" - Ambasciata Medjashi della Repubblica di Macedonia” - Organizzazione Nazioni Unite». Non vuole essere da meno il Corriere del Mezzogiorno, che il 5 maggio scrive: «Sarà Simona Ventura la capitana della Nazionale “star del cuore”, che si esibirà stamane allo Stadio comunale di Sarno. Tra i promotori dell’evento, l’associazione “Children for peace” e la A &B production che sostengono l'associazione per i bambini del mondo che fa capo all'ambasciata Medjashi della Macedonia».

A Napoli Children for Peace, la creatura “umanitaria” di Agostino Conte, ha sede in via Filippo Cavolino, presso lo studio del fiscalista Pasquale Toscano. Il “poeta” Conte, intanto, dedica un sito (childrenforpeace.it) a propagandare le sorti del suo omonimo libro che – spiega sul sito – è stato pubblicato da Mondadori. Peccato che alla blasonata casa editrice berlusconiana nessuno ne sappia nulla. Poco importa: grazie alla sua “favola umanitaria” Conte – stando ai suoi racconti – sarebbe stato ricevuto addirittura da Giovanni Paolo II. Merito, probabilmente, di quelle partitelle “del cuore” in cui, oltre ad uno stuolo di neomelodici, scende in campo anche la corpulenta “Lady Chioccia” (vedi foto), definita “responsabile casting”. Non ci scherza, quanto a mole corporea, neppure un altro esponente diplomatico Mejashi “epurato” dopo l’uscita del nostro articolo. Si tratta del «Sen. Ciro di Costanzo, General Consul in Italy», come pomposamente veniva definito nei vecchi elenchi. Il barbuto Ciro è titolare di una palestra per arti marziali in quel di Volla, oscuro comune alle porte di Napoli. E chiudiamo il cerchio partendo dall’inizio: nella giuria del premio letterario di Pomigliano d’Arco siede infatti il «deputato Pietro Fratantaro», Esponente del Parlamento Mondiale di Palermo. Leggiamo qualche passaggio dalla sua autobiografia: «Barone Cav. Pietro Fratantaro: Il barone Pietro III° Fratantaro, cavaliere dell’unione Cavalleria Cristiana Internazionale, presidente della Febac (Federazione Europea Beni Artistici Culturali), presidente del Premio Tindari, è stato eletto Deputato al Parlamento Mondiale fra gli Stati per la Sicurezza e la Pace , il cui Lord Presidente Mons. Sen. Viktor Busà, lo ha nominato Consigliere diplomatico per le Attività Sociali». 

Da Skopje a Casal di Principe
Non solo Napoli: anche Milano ha un “cuore” grande così. Lo scorso 13 novembre all’Hotel Novotel del capoluogo lombardo vengono infatti sfornati alcuni “ambasciatori” nuovi di zecca, tutti pronti a combattere per la corazzata umanitaria di Skopje. Si tratta di «Silvio Sabba, Mikeal Kenta, Max Bertolani, la ‘Talpa’ Diego Conte, il naufrago Daniele Interrante, il musicista Ricky Portera e l’ex bomber rossonero Daniele Massaro. Tra tutti – scrive la rivista Gossipnews – anche due ‘comuni mortali’: il p.r. Ferdinando Martone e l’industriale Massimo Manto», nominati anche loro sul campo «consiglieri diplomatici della Prima Ambasciata dei Bambini del Mondo – Megjashi – Repubblica di Macedonia, riconosciuta dal 1990 dalle Nazioni Unite». Una investitura non certo insolita per questo tipo di compagini a cavallo fra beneficenza & business, sempre con un manipolo di massoni in cabina di regia. «Vanno alla ricerca – spiegano gli studiosi del potere occulto – di volti noti che prestino la loro immagine per attirare nuove sottoscrizioni e distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica». «Così accadde a Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo – aggiungono – quando accettò la nomina di ambasciatore del Parlamento Mondiale di Palermo dalle mani di “Sua Beatitudine” Vittorio Busà». Torniamo ai neo-diplomatici freschi di incoronazione sotto la Madunina.
Perché proprio quello di Massimo Manto è un nome tutt’altro che nuovo alle cronache locali “della bontà”. Gestore di sale giochi a Frattamaggiore, Casoria e Santa Maria Capua Vetere con la sua Partenope Bingo srl, Manto è stato più volte al fianco di Agostino Conte e Antonio Diletto come sponsor di iniziative targate Megjashi destinate alla raccolta fondi. Napoletano, 39 anni, studi all’Istituto Denza di Posillipo, residente nello stesso quartiere, a via Manzoni, Massimo Manto è titolar anche delle srl Emozioni, New Service, Società di Progettazione e Realizzazione SPR, e Net-Com, ora in liquidazione. Suo socio nella Partenopea Bingo è il cinquantanovenne Vincenzo Natale da Casal di Principe, amministratore unico della società. La vocazione per gli affari è una tradizione di famiglia, in casa Manto: suo padre Nicola, che produceva apparecchiature telematiche, era fornitore della Sip. Suo fratello Andrea Manto è stato a capo dei giovani industriali della Campania fino allo scorso anno.

NEL NOME DI LICIO
Non se ne stanno certo con il compasso appeso al chiodo Maurizio e Raffaello Gelli, i due rampolli del venerabile. Partiamo dal maggiore, l’ormai cinquantottenne Raffaello: oltre all’aretina Vali srl, in cui lo troviamo (vedi articolo principale) come socio di maggioranza insieme al fratello Maurizio e alla “poetessa” Maria Rosa Gelli, Raffaello risulta titolare di quote in Omega, srl da 15 mila euro di capitale, con sede sempre ad Arezzo, e soprattutto in Progest immobiliare. Con cento milioni di vecchie lire in dote, anche Progest è iscritta in origine al registro imprese aretino, ma sposta poi la sede prima a Milano in via Borgogna, poi a Putignano, in provincia di Bari. Socio di minoranza (con il 30 per cento delle quote) di Raffaello Gelli in Progest è Fabrizio Serrai, classe 1954. La società, che realizza interi quartieri e strutture alberghiere, risulta molto attiva anche in Sicilia. Scarne le notizie sul socio Serrai, costruttore col “vizietto” dell’amianto: poco tempo fa ha patteggiato a Palermo una condanna per aver interrato una pesante lastra di amianto durante la costruzione di 204 alloggi nel Palermitano. Preferisce le auto il giovane Maurizio Gelli, 46 anni, che troviamo in pista con le aretine Sport Car, 78 mila euro di capitale, Queimada e Vip Car, tutte srl. Insieme alla moglie Serena Paci, Maurizio Gelli fu arrestato a Vienna nel 1999, su mandato dell’autorità giudiziaria austriaca, con l’accusa di riciclaggio.

Le più recenti notizie “ufficiali” su di lui le fornisce Dagospia l’11 ottobre dello scorso anno: «Stamattina alle ore 10 e 50 camminavano tranquillamente per via Ludovisi, nei pressi dell'hotel Ambasciatori un individuo che assomigliava moltissimo a Licio Gelli, in arte ex padrone d'Italia, con un sosia del figlio Maurizio Gelli. Il sosia del primo lobbysta della storia Italiana si appoggiava su un bastone con manico d'avorio che raffigura una gorgone». Mentre i figli si dedicano al business, il venerabile dà libero sfogo alla incontrollabile vena poetica. La stessa che nel ‘96 mise in fibrillazione le massonerie internazionali, riuscite a strappare per il gran maestro aretino addirittura una candidatura al Nobel per la letteratura. Da Stoccolma a Sant’Anastasìa: da qualche mese Licio Gelli cura una rubrica di poesia su un mensile della zona vesuviana, Il Cittadino, diretto da Francesco De Rosa. «Nei prossimi numeri – scrive Gelli nel primo articolo, ad aprile di quest’anno – rifletterò con voi sui versi delle mie poesie. Ma non solo. Il numero d’esordio lo dedicato (lo strafalcione è probabilmente della redazione, ndr) ad un libro che ho pubblicato da poco e il cui titolo è “Ho finito l’inchiostro”».

Poi il venerabile si lascia andare ad alcune considerazioni poetiche sui «caduti di Nassirya»: «Le parole di pace si fanno foglie sull’acqua quando il fiume dell’odio trascina l’uomo tra i meandri impalpabili e sconosciuti e lo trascina tra le rive di una vita ignota». Francesco De Rosa è fra gli organizzatori del premio letterario partorito in quel di Pomigliano d’Arco da Tina Piccolo. Nel 2002, quando ad aggiudicarsi il palmarés fu Licio Gelli, la Piccolo sottolineava che nel comitato d’onore (di cui peraltro faceva parte lo stesso Gelli) c’era al primo posto «il presidente Carlo Azeglio Ciampi».


http://www.uonna.it/massoneria-voto-2006-intrecci.htm

Trame massoniche sul voto / confratelli in lista
 

di Rita Pennarola

tratto dalla rivista “La Voce”della Campania www.lavocedellacampania.it

Come si sono attrezzate le confraternite italiane e quelle transnazionali per le Politiche 2006? E in che modo governeranno gli assetti del nuovo Parlamento? Tra vecchie conoscenze ed impresentabili new entry, siamo andati a cercare i candidati che fanno riferimento a compagini che mantengono l’assoluta segretezza sui nomi degli affiliati.

Segretezza assoluta. La legge elettorale voluta dal governo Berlusconi alla vigilia delle Politiche-truffa 2006 (potendo contare sulla solita opposizione “di facciata”) dovrebbe essere - nelle intenzioni - la pietra tombale su qualsiasi tentativo di stanare nelle liste i personaggi-chiave cui sarà affidato il compito, nel nuovo parlamento, di portare a termine l’annullamento della partecipazione democratica avviato negli ultimi dieci anni ed ora prossimo al traguardo finale. Qualunque sia il vincitore. La regia occulta di livello sovranazionale che ha portato, fra l’altro, il nostro Paese al centro di conflitti mondiali, esponendo i cittadini a permanenti, esplosivi attacchi delle resistenze locali, grazie all’azzeramento delle preferenze potrà contare, di qui ai prossimi cinque anni, su un governo ubbidiente e ligio alle decisioni assunte sui tavoli di summit supersegreti, come quelli che regolarmente si svolgono fra organismi dei Bilderberg, della Trilateral o degli Illuminati, per citare solo i nomi circolati finora. Da qui, lungo mille rivoli di potere, si dipanano gli assetti delle “cupole” locali, popolate soprattutto di ignari, utili idioti che inconsapevolmente contribuiranno ad attuare disegni predeterminati “dall’alto”.

E’ in questo contesto che la Voce prova a calarsi giù negli elenchi dei “candidati” (si fa per dire, dal momento che i partiti hanno già stabilito chi saranno i futuri deputati e senatori), alla ricerca di nomi, personaggi collaterali e situazioni che potrebbero riportare al quadro principale di controllo totale sulle istituzioni italiane. Questo spiega, fra l’altro, anche la persistenza contro ogni logica elettorale di soggetti pluriinquisiti, colpiti da condanne definitive, sotto accusa o condannati per collusioni mafiose. Tutti già prescelti per rappresentare i cittadini italiani in parlamento. E spiega anche la presenza nelle liste elettorali - a destra come a sinistra - di personaggi organici (o collegati) a milieu massonici e paramassonici, spesso in maniera occulta, ma talvolta anche in forme conclamate.

MAI DIRE SAYA
E allora partiamo da qui, dagli “incappucciati”, dalle potenti organizzazioni che prevedono tuttora la segretezza quasi assoluta sui nomi dei loro affiliati, per tracciare la possibile mappa delle future Camere secondo quanto già stabilito dai signori del nuovo ordine mondiale. I quali, nell’era della comunicazione globale, affiancano alle tradizionali forme di rappresentanza (dai Templari agli ordini cavallereschi) sigle ammantate di fini “umanitari”, che consentono agli adepti presenti da un capo all’altro del pianeta, o dei singoli continenti, di raccordarsi in maniera efficace anche utilizzando internet. Attraverso tali sigle passano, per fare solo qualche esempio, la schedatura di milioni di persone, il rilascio di passaporti diplomatici, il reclutamento e l’ingaggio di contractors sui luoghi di guerra.

Siamo così arrivati a lui, il leader del Movimento Sociale Destra Nazionale che la sua appartenenza massonica la proclama con forza: é Gaetano Saya, indicato negli elenchi ufficiali del Viminale per le Politiche 2006 come leader nazionale del partito che in Abruzzo vede capolista alla Camera il suo alter ego, vale a dire la moglie Maria Antonietta Cannizzaro, protagonista (per conto del marito) di quella trattativa con Berlusconi che doveva sancire l’ingresso della destra fascista nel Polo e alla candidatura dello stesso Saya al Senato nella sua terra d’origine, Messina. Poi il brusco dietro front del cavaliere.

Arrestato lo scorso anno con l’accusa di aver dato vita ad una polizia parallela attraverso la sigla di estrema destra DSSA (Dipartimento studi strategici antiterrorismo), Saya é al centro di collegamenti inquietanti e complessi, che vanno ben al di là di queste imputazioni giudiziarie. Proviamo qui a ricostruirli. Fin dall’autobiografia Saya dichiara di essere stato ingaggiato, negli anni settanta, dai servizi segreti Nato come «esperto in ISPEG (Informazioni, Sabotaggio, Propaganda e Guerriglia), controspionaggio e antiterrorismo». «Raggiunti i massimi livelli - prosegue - si congeda nel 1997. Cooptato nel 1975 dal Generale Giuseppe Santovito, allora Capo del Sismi, viene iniziato in una Loggia Massonica riservata; da Apprendista di primo grado in breve diviene Maestro Venerabile della Loggia "Divulgazione 1" a carattere internazionale». Poi racconta il sodalizio con Riccardo Sindoca, altro fondatore della Dssa, arrestato nell’ambito della stessa inchiesta della Procura di Genova, ma soprattutto elemento centrale del disegno massonico nazionale ed internazionale. «All'alba del 1 luglio 2005 - scrive Saya riferendosi a se stesso - è stato posto agli arresti domiciliari da ingenti Forze di Polizia (per arrestare Riina ne furono impiegati meno), con false, infondate e pretestuose accuse insieme al suo Vice e fratello d'armi Riccardo Sindoca».

Se con la moglie-aspirante-deputata Maria Antonietta Cannizzaro, anche lei messinese, Saya aveva finora messo su esclusivamente affarucci di carattere commerciale (come la srl Semiramide, fondata a Firenze nel ‘99 per il commercio di apparecchiature elettroniche e ceduta poi al trentunenne Alessio Augusti da Pistoia), attraverso il “fratello d’armi” Sindoca Saya ha tentato il gran ritorno nei salotti buoni della massoneria internazionale. Dove il gioco si fa duro davvero. Seguendo questa storia stiamo per entrare in una delle inchieste supersegrete che proprio in questi giorni sono al vaglio di diverse Procure italiane, cui è stato inoltrato un corposo dossier top secret dalle Fiamme Gialle.
Seguiamo Sindoca. Milanese d’origine, 38 anni, fino al 2000 si era occupato di una società che, nonostante il nome vagamente inquietante, Sipar, era dedita prevalentemente a servizi di pulizia. Suoi soci erano il quarantatreenne Roberto Parodi ed i fratelli Giuseppe e Paolo Antonio Regola. Nel 2001 Sindoca cambia rotta: fonda a Milano la srl Università Europea di Acuologia - Agenzia culturale di informazione e comunicazione, i classici 10 mila euro di capitale. Gli è a fianco stavolta, nel parterre societario, il siciliano Pasquale Romano, 65 anni, da Giardini Naxos, professione giudice di pace. Scopo della società, che ha sede in via Gallarate 24, nel capoluogo lombardo, é fra l’altro quello di diffondere attraverso i propri insegnamenti e quelli di analoghi “istituti” nel mondo, lo studio di una disciplina appositamente creata: per l’appunto, l’acuologia o scienza dell’ascolto.

E che non si tratti della solita, bizzarra creatura autoreferenziale, o messa su solo per intercettare finanziamenti, lo scopriamo attraverso il curriculum di uno fra i “docenti” di punta dell’università di Sindoca. Si tratta del massone ++++++ (nome rimosso per richiesta di FAP) al centro di uno scenario istituzionale da far venire i brividi. FAP ricopre infatti cariche, contemporaneamente, nelle principali sigle paramassoniche internazionali, ma anche in importanti livelli istituzionali dello Stato italiano. Cominciamo con questi ultimi, che vedono FAP - peraltro membro effettivo dell’Associazione Nazionale Carabinieri e dell’Associazione Nazionale Finanzieri - in veste di segretario generale delle seguenti sigle: Confederazione Unitaria Giudici Italiani Tributari (C.U.G.I.T.); Confederazione Giudici di Pace (in questa veste si è recentemente recato in visita ufficiale presso il presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Grechi); Movimento Italiano Dirigenti Amministrazioni Stato (M.I.D.A.S); Associazione Investigatori Forze di Polizia (A.I.F.P). Non basta. Sempre restando agli incarichi nelle istituzioni nazionali, FAP risulta inoltre presidente nazionale della Libera Associazione per la Semplificazione e la Trasparenza nella Riscossione dei Tributi dello Stato e degli Enti Pubblici, della Società Italiana di Farmacia e della Associazione Nazionale per l’Assistenza ai Finanzieri e Pubblici Dipendenti dello Stato e Parastato (A.N.A.Fi.), altre sigle ufficialmente riconosciute dallo Stato. Giornalista iscritto all’albo, FAP é inoltre titolare della testata Tribuna Finanziaria e presidente dell’Associazione Investigatori Europei.

Ma eccoci alle massonerie, a partire da quel Parlamento Mondiale per la Sicurezza e la Pace di “Sua Beatitudine Viktor Busà”, più volte al centro di indagini della magistratura e che si conferma autentico crocevia di traffici massonici internazionali. In questa compagine con base a Palermo FAP risulta «viceministro del Dipartimento per le Questioni del Lavoro e dell’Occupazione». E’ probabilmente anche in questa veste che FAP ha compiuto recentemente una visita ufficiale in Romania insieme al parlamentare europeo di Forza Italia Mario Mantovani. Ricevuti «dal Presidente Diaconescu (presumibilmente il ministro della Giustizia Cristian Diaconescu, ndr) e «dal Primo Ministro Isarescu (forse Mugur Isarescu, leader politico ed ex governatore della Banca Centrale Rumena, ndr) i due italiani si sono incontrati con Vlad Mihai Romano, presidente dell'Agenzia rumena per la tutela dei diritti dei minori, nell’ambito di una missione “umanitaria” fra i due Paesi.

E sarebbe incentrato proprio sul duo FAP-Sindoca il rapporto di fuoco oggi sul tavolo della Procura di Genova, la stessa che aveva arrestato Saya e Sindoca a luglio 2005 nell’ambito dell’inchiesta sul reclutamento e l’assassinio di Fabrizio Quattrocchi. Il rapporto fra Sindoca, FAP e il Parlamento Mondiale spiega come dalle indagini sulla morte di Quattrocchi si arrivi alla Dssa. Dell’organizzazione massonica palermitana fa parte infatti (prima in maniera occulta, oggi a volto scoperto) anche quel Giacomo Spartaco Bertoletti, socio di Roberto Gobbi nella genovese IBSA che aveva quanto meno addestrato Quattrocchi alla vigilia della sua partenza per l’Iraq. Non solo. Nella stessa compagine di Busà compare oggi ufficialmente anche il nome di George Popper (come la Voce aveva scritto fin dallo scorso anno), presidente della IBSSA International, sigla transnazionale per il reclutamento della polizia privata, nella quale ha rivestito incarichi di vertice anche lo stesso Bertoletti.

Molteplici i collegamenti tra esponenti di Forza Italia ed il milieu rappresentato da uomini come Saya e Sindoca. Intanto, la già ricordata visita congiunta in Romania con l’europarlamentare Mantovani. Poi, lo stop and go delle trattative con Silvio Berlusconi in persona, intrattenute da Maria Antonietta Cannizzaro Saya, per un apparentamento elettorale (incontri smentiti dal premier, nonostante l’esistenza di foto che lo ritraggono a Palazzo Grazioli con lady Saya). E ancora un altro, eloquente particolare: quando il 3 dicembre 2005 fu inaugurata a Milano la direzione nazionale del partito di Saya, in via Vittor Pisani 7, «erano presenti - scrive sull’Unità Vincenzo Vasile - il ministro Claudio Scajola, il deputato Amedeo Matacena ed Ombretta Colli», ex presidente forzista della Provincia ed oggi candidata al Senato col numero 3 nel partito del biscione. Sarebbe stato inoltre lo stesso Mantovani ad adoperarsi per l’ingresso del Msi di Saya nella Casa delle Libertà.

Restiamo in zona Arcore. Come la Voce aveva già documentato nel numero di ottobre 2005, Riccardo Sindoca figura infatti anche tra gli affiliati della First Embassy of the Children in the World Megjashi, sigla umanitaria paramassonica con base in Skopje e collegamenti che conducono fino a Licio Gelli (il suo presidente Dragi Zmijanac nel ‘99 sedeva infatti in una commissione Onu insieme a Raffaello Gelli, figlio del Venerabile, ed a Loretta Bianchi, esponente del Parlamento Mondiale di Palermo). Nella stessa Ambasciata macedone, fra i beneficiari italiani dei passaporti diplomatici, figurava il nome di Valerio Ciavolino, ex sindaco di Torre del Greco (il Comune, sciolto per infiltrazioni camorristiche, risulta attualmente commissariato) ed oggi candidato alla Camera di Forza Italia in Campania 1 dopo lo stesso Berlusconi, Elio Vito ed Antonio Martusciello. Chiaro?

Seguendo ancora l’ambasciata umanitario-massonica, da casa Forza Italia sbarchiamo direttamente nelle fila di AN, anche qui in piena campagna elettorale. E non soltanto per l’intenzione manifestata da Riccardo Sindoca di correre per il parlamento a Pavia con la casacca del partito di Gianfranco Fini. C’è di più. C’è, intanto, la storia del nazional alleato doc maceratese Remo Grassetti, personaggio di spicco della locale Azione Giovani (ne dirige la Scuola di Formazione Politica) e collegato alle Forze armate italiane al punto da tenere stage formativi riservati a membri dell’esercito attraverso la sua accademia di arti marziali Israeli system of military self defence krav maga, con tanto di consegna ufficiale dei diplomi alla presenza delle massime autorità civili e militari del territorio marchigiano.

Ma Grassetti é anche altro. Per ammissione dei suoi stessi legali (che avevano rivolto una missiva alla Voce in seguito all’inchiesta di ottobre 2005), «ha rivestito la qualifica di coordinatore per l’Italia di IBSSA dopo le dimissioni del Giacomo Spartaco Bertoletti». Stiamo parlando della stessa sigla e dello stesso personaggio implicati nelle indagini sulla morte di Quattrocchi, ma anche di uomini saldamente inseriti - come abbiamo già ricordato - ai vertici del Parlamento Mondiale di Palermo. Oggi AN fa di più. E candida nelle Marche, proprio a Macerata, un Antonio Grassetti, almeno fino al 1997 consigliere comunale nazional alleato alla Provincia di Macerata e indubbiamente collegato a Remo Grassetti (oltre che dalla probabile parentela) almeno dal comune sentire politico.

Ne volete ancora? Ecco: in una foto del 2001 tratta dal bollettino per body guard promosso dalla IBSSA International, Remo Grassetti compare accanto a Giulio Conti, deputato uscente di AN ed oggi nuovamente in lista nelle Marche col numero 3 dopo Gianfranco Fini e dopo l’attuale consigliere regionale Carlo Ciccioli. Fra le proposte di legge avanzate dall’onorevole Conti nel corso della legislatura, spicca quella sulle “Disposizioni per l'apprendimento dell'inno nazionale nelle scuole elementari e medie”. Motivo in più per ricandidarlo.

A CHI STEFIO? A NOI!
La spiccata predilezione di certi settori paramassonici per i colori di Alleanza Nazionale trova il suo degno coronamento con la candidatura alla Camera nel collegio Sicilia 2 di Salvatore Stefio, uno dei tre mercenari rapiti in Iraq con Fabrizio Quattrocchi. Mantello bianco sulle spalle e croce rossa in petto, ad ottobre 2004 Stefio riceve l’affiliazione ai cavalieri templari dal Gran Priore Pietro Testa nel corso di una solenne cerimonia nella chiesa di San Giovanni dei Napoletani a Palermo, sua città natale. Proprio nello stesso periodo scoppiava il caso Presidium, la società di San Michele di Bari che aveva arruolato i body guard. Quei quattro ostaggi sequestrati in Iraq per 56 giorni, che «erano veri e propri fiancheggiatori delle forze della coalizione - scriveva il gip Giuseppe De Benedictis nel provvedimento con cui imponeva il divieto di espatrio al titolare della Presidium Giampiero Spinelli - e questo spiega, se non giustifica, l'atteggiamento dei sequestratori nei loro confronti». «Le indagini finora compiute - aggiungeva il giudice - hanno consentito di accertare (...) che essi erano sul territorio di quel Paese in veste di mercenari, o quantomeno, di “gorilla” a protezione di uomini di affari in quel martoriato Paese».

Difeso - forse non a caso - dal penalista ed allora deputato di Forza Italia Carlo Taormina, Spinelli era riuscito poi a vedersi revocato quel divieto di espatrio. Ma fra gli altri indagati (l’accusa era quella di arruolamento o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero) circolava anche il nome dello stesso Stefio. Dopo il clamore suscitato dal j’accuse del gip De Benedictis, quella indagine sulla Presidium é piombata nelle nebbie dell’oblio, al punto che dopo ottobre 2004 non ne esiste più traccia su alcun organo di stampa. Non così Stefio che, oltre all’affiliazione templare, era tornato a far parlare di sé ad ottobre dello scorso anno, quando insieme alla moglie Manuela Nicolosi veniva assunto alla Croce Rossa Italiana sede di Palermo. Ed oggi aspira a rappresentare gli italiani dai banchi di Montecitorio.

Del resto, l’antico feeling fra una certa parte della Cri e i cavalieri templari non rappresenta certo una novità, anche se spesso viene sottaciuto. Ce lo dimostra, ad esempio, il curriculum di un altro candidato, questa volta fuoriuscito clamorosamente dal Polo (Forza Italia) ed in pista il 9 e 10 aprile con una lista fai-da-te. Stiamo parlando di Maurizio Scelli, una vita da leader nei Berlusconi boys (sotto le insegne del Biscione era stato candidato nel 2001 alla Camera, lo scorso anno alla Regione Abruzzo, senza mai riuscire nell’impresa) ma soprattutto un ruolo di gran regista nella liberazione degli ostaggi rapiti durante il conflitto iracheno, in veste di commissario straordinario della Cri a Baghdad. Giusto un anno fa la rottura: in occasione di un comizio elettorale cui doveva partecipare lo stesso premier, Scelli aveva invitato come relatori dinanzi a centinaia di giovani “crocerossini” i due terroristi di destra Francesca Mambro e Valerio Fioravanti.

Il 20 novembre 2004 (all’indomani dell’affiliazione di Stefio) l'Ordine Templare O.S.M.T.J. (Ordre Souverain et Militare du Temple de Jérusalem - Gran Priorato della Lingua d’Italia) partecipa, su invito ufficiale, alla festa annuale della Cri a Velletri. Dove i confratelli incontrano, stando al loro resoconto, «il Gen. CC Ciarciala Sig.ra Rosichini , il Governatore della Regione Lazio On. Francesco Storace ed il Presidente Internazionale della CRI Dott. Barra (si tratta di Massimo Barra, attualmente successore di Scelli al vertice della Croce Rossa, ndr)». Non é finita. «Il lunedì - prosegue la nota templare - presso la Sede della CRI in via Toscana a Roma, si incontrano il Commissario Speciale della CRI Dr. Maurizio Scelli ed il Luogotenente Gran Maestro dell'Ordine S.E. fr. Alberto Zampolli accompagnato dalla Sr. Gran Cancelliere Floriana Torelli. Presenti allo storico incontro il Gen. CC Ciarcia e la Sig.ra Rosichini di Velletri».
Tutti insieme appassionatamente. Potendo evidentemente contare anche su amicizie tanto altolocate, Scelli ha intanto fondato un partito nuovo di zecca ma carico di nostalgia (nel simbolo i colori della bandiera italiana cari a Forza Italia): si chiama Italia di Nuovo ed ha subito stretto accordi elettorali con la Democrazia Cristiana di Angelo Sandri.

E a proposito di Centro, pur volendoci spostare in casa Unione, non riusciamo ancora a lasciare la zona Parlamento Mondiale & dintorni. Perché l’Udeur di Clemente Mastella ha accolto a braccia aperte l’ex ministro socialdemocratico Enrico Ferri, capolista alla Camera in Toscana. Passato alle cronache per i limiti di velocità imposti sulle autostrade quando era al vertice del dicastero dei Trasporti, in piena prima repubblica, Ferri negli anni post tangentopoli (e fino a qualche mese fa) figurava negli elenchi ufficiali del Parlamento Mondiale di Busà, con incarichi rappresentativi. A metà dello scorso anno fu raggiunto dalla telefonata di una giornalista che collabora con Mediaset, cui confermò quella sua appartenenza, dicendo tuttavia che di quella organizzazione sapeva ben poco. Sta di fatto che poco tempo dopo il suo nome é scomparso dalle liste siciliane paramassoniche. Ma é ricomparso in quelle dei candidati a Montecitorio.

MACHI AL 100 PER CENTO
Memore probabilmente dei moniti lanciati da Francesco Storace («Mejo frocio che laziale») e delle invettive di Alessandra Mussolini («Sempre meglio fascisti che froci»), la destra neofascista di Gaetano Saya candida al parlamento italiano il leader del movimento “Maschio al 100 %”, tal Salvatore Marino. Ma non finisce qui. Perchè anche il nome del grottesco celodurista di destra ci riporta nuovamente al milieu paramassonico che fa da sottofondo a buona parte di questa campagna elettorale. Torniamo allora (vedi articolo principale) all’ambasciata umanitaria macedone, popolata di elementi filomassonici ed inquisiti come Riccardo Sindoca. Il rappresentante ufficiale in Italia di quel sodalizio è un napoletano, si chiama Antonio Diletto e gestisce al Centro Direzionale del capoluogo partenopeo un ente formativo fra quelli che aspirano ai lucrosi incarichi dalla Regione per corsi di formazione periodicamente appaltati con fondi europei. Diletto, il quale dichiara infatti che l’ambasciata macedone a Napoli collabora «con istituzioni locali come la Regione Campania ed il Provveditorato agli studi», ha nominato fra i suoi collaboratori l’avvocato Salvatore Mariani, prescelto come «consigliere diplomatico alle pubbliche relazioni e addetto stampa».

Chi é Mariani? Nel 1999 lo troviamo fra i candidati alle Europee sotto i vessilli della Lega Sud Ausonia insieme al camerata Achille Biele. In seguito fonda la fantomatica “Repubblica di Ausonia”, alter ego della Padania di Bossi. In questa veste Mariani sostiene nel 2004 l’associazione “Maschio al 100%”, che reclama un esponente di puro sesso maschile (lo stesso Marino) sulla poltrona di presidente della Provincia di Pescara. Insomma, dai maschioni di Salvatore Marino a Gaetano Saya, passando per la massoneria transnazionale ammantata di umanitarismo, il passo é breve. Più recentemente il candidato macho é stato ospite di un faccia a faccia televisivo su La 7 con l’esponente del Partito comunista italiamo marxista leninista Domenico Savio. A sostenere le “dure” ragioni di Marino c’era anche Maria Antonietta Cannizzaro Saya. «Salvatore Marino - si legge nel comunicato del Pcmli - si è lasciato andare ad affermazioni gravi nei confronti delle donne che vorrebbe suddite dei maschi, private della possibilità di poter far carriera e costrette a casa a fare le casalinghe. Inoltre Marino sosteneva che il gentil sesso oggi avrebbe preso il sopravvento sugli uomini, uomini che secondo lui sarebbero addirittura discriminati rispetto alle donne». Dopo un acceso scontro verbale, la Cannizzaro ha sostenuto che «le donne non possono ricoprire ruoli che spettano esclusivamente agli uomini».

NON SOLO D’ALI’
Tanti, nel parlamento uscente - cosi’ come in quello che verra’ dopo il 10 aprile - gli esponenti politici collegati direttamente o indirettamente ad appartenenze massoniche. Ad essi andrebbero aggiunti i tanti affiliati a logge coperte, italiane o piu’ probabilmente estere, dei quali finora non e’ possibile rintracciare l’identita’. Altri ancora militano in compagini transnazionali come l’Opus Dei che, pur non rientrando nella massoneria, mantengono ugualmente la più assoluta riservatezza sui nomi degli iscritti. Limitiamoci perciò ad un rapido excursus sui candidati che, in un modo o nell’altro, fanno riferimento ad associazioni che non rendono pubblica l’identità dei loro membri. Per questo, cominciamo proprio dall’Ovra, che scende in lizza con un uscente di gran peso, Alberto Michelini, il giornalista Rai che si ricandida alla Camera con Forza Italia nel collegio forte di Lombardia 2. Nulla di strano per chi ricorda che il sodalizio fra Silvio Berlusconi e Marcello Dell’Utri (nuovamente in corsa per il Senato, nella stessa regione, nonostante la condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa) era nato proprio sui banchi della Torrescalla, la residenza universitaria dell’Opus Dei per rampolli vip di Milano e dintorni. Ad abundantiam, comunque, nella scorsa legislatura Michelini era stato nominato anche “rappresentante per l’Africa del presidente del Consiglio”, subito dopo le tragiche vicende del G8 di Genova. Meno ovvia la candidatura nella Margherita della “numeraria” Opus Dei Paola Binetti, docente al Campus Biomedico. Rutelli ringrazia.

Scorrendo la lista di candidati in cui é presente Dell’Utri incontriamo, poco dopo, un altro compagno di scuola del premier: si tratta del senatore uscente Romano Comincioli, che Berlusconi ha chiamato con sé fin dal 2001 per percorrere ancora un tratto di strada insieme. Più che per la sua attività di parlamentare, il nome di Comincioli balza alle cronache a inizio anno per i generosi cadeaux concessi da Giampiero Fiorani a Berlusconi e al suo stretto entourage. In totale, «68 milioni di euro finora venuti alla luce», ha raccontato su Diario Gianni Barbacetto, che precisa: «200 mila euro sono andati a “zio Romi”, come Stefano Ricucci chiamava il senatore Romano Comincioli». Fedelissimo di Licio Gelli al tempo della P2, Comincioli rappresentava - come ammesso dallo stesso Berlusconi in una deposizione dinanzi al tribunale di Verona il 27 settembre 1988 - il trait d’union con il faccendiere Francesco Pazienza (lo ricordano nel libro Inchiesta sul signor TV Giovanni Ruggeri e Mario Guarino).

Dalla P2 provengono, oltre allo stesso Berlusconi, altri due parlamentari forzisti uscenti e sicuramente riconfermati: Fabrizio Cicchitto e, per ascendenza paterna, Antonio D’Alì. Quest’ultimo, che da senatore si é distinto per aver presentato, come primo firmatario, il disegno di legge sull’istituzione di una casa da gioco nel comune di Erice, é figlio dell’omonimo banchiere trapanese iscritto alla superloggia del Venerabile. Infine il Grande Oriente d’Italia, l’obbedienza riportata in auge dal Gran Maestro Gustavo Razzi, che tra i massoni “scoperti” vede in pista l’ex segretario Pli Valerio Zanone (che corre in Piemonte per il Senato con i colori della Margherita) e in Campania il repubblicano Giuseppe Ossorio (che preferisce Antonio Di Pietro e corre alla Camera con l’Italia dei Valori). 
 


http://www.tuttotrading.it/granditemi/massoneria/060616conversionedigelli.php

La “Conversione” di Licio Gelli

Rita Pennarola 

da “La Voce della Campania” – 16 giugno 2006   www.lavocedellacampania.it , www.disinformazione.it

 

Giù le mani da Previti e Cossiga. Dopo l’ironico corsivo del Foglio, che ha così commentato il “passaggio” di Licio Gelli al centrosinistra sancito dalla prolusione di Linda Giuva D’Alema all’Archivio di Stato di Pistoia, siamo andati ad incontrare il venerabile riconvertito ai valori no global. Il quale dice basta non solo alla guerra in Iraq ma anche alle missioni in Afghanistan e Kosovo, spingendosi a chiedere lo smantellamento delle basi Nato in territorio italiano. E parla per la prima volta del suo stretto rapporto con alcuni piduisti eccellenti.

Era nell’aria, ma solo oggi se ne ha piena conferma: la campagna acquisti del centrosinistra che ha dirottato sulle sponde uliviste uomini come Ugo Intini, Domenico Fisichella e, giù giù nel napoletano, il forzista Sergio De Gregorio, mette a segno un colpo da Maestro (è il caso di dirlo) portando a casa un nuovo, valoroso “compagno”, che oggi rilascia interviste ispirate al pensiero no global. Anche perchè lui, quando le cose le fa, preferisce farle fino in fondo. Quindi, se decide di passare a sinistra, ne sposa senza esitazioni le istanze più radicali. Acciacchi permettendo, aspettiamoci d’ora in poi di ritrovarlo a marciare confuso in un corteo di no Tav e, soprattutto, di vederlo scendere in campo per fermare la guerra in Iraq.

Ma certo, stiamo parlando proprio di lui, del Gran Maestro Licio Gelli, fresco di conversione ai valori dell’Unione dopo ottant’anni di onorata militanza nel fronte massonico-conservatore costellato da sospetti di stragismo. Dopo lo storico ribaltamento di fronte, sancito a febbraio dalla donazione all’archivio di Stato pistoiese della parte “presentabile” dei suoi cimeli e la stretta di mano con Linda Giuva D’Alema, autrice dell’altisonante prolusione in veste di archivista, abbiamo chiesto al Venerabile un incontro ravvicinato per capire se la nuova appartenenza ideologica facesse emergere umori, ma soprattutto notizie inedite, sugli scenari politici in atto e sulla recente storia del Paese.

Ci arriviamo proprio mentre il quadro politico italiano sta cambiando faccia, con Giorgio Napolitano nuovo inquilino del Quirinale (fu proprio durante la permamenza di Napolitano agli Interni che Gelli si diede alla latitanza, nel..., il che comportò una richiesta di dimissioni per l’allora titolare del Viminale) ed i ministri del governo Prodi pronti a giurare. 
    I taxi, ad Arezzo, conoscono bene la strada e in un baleno dalla stazione ferroviaria siamo a Villa Wanda, sulle verdi colline dell’antica città toscana. Poco è cambiato nella struttura dalla nostra visita del 1996, giusto 10 anni fa, eccezion fatta per il pappagallo di casa, che all’epoca lanciava invettive all’indirizzo dell’ex capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro, e che oggi - con il maquillage complessivo del Gelli-pensiero - è stato probabilmente sostituito con un innocuo volatile capace al massimo di dire “ciao”. Impeccabile, cortese ma, soprattutto, più che mai lucido ad onta degli ottantacinque suonati, Licio Gelli ci accoglie nel salottino riservato agli ospiti, sempre uguale, sotto i quadri di famiglia. Al di là del tono bonario da anziano signore di campagna, quel guizzo, nei suoi occhi, è rimasto lo stesso.

La vittoria del centrosinistra alle Politiche 2006 ed il peso decisivo degli italiani nel mondo sulla durata del governo Prodi sono i primi argomenti su cui si sofferma. «Quei diciotto senatori eletti all’estero - esordisce - costeranno allo Stato l’ira di Dio, senza che abbiano alcun reale interesse per le vicende italiane. La loro presenza in parlamento, per giunta, potrebbe essere causa di incidenti diplomatici, perchè rappresentano un fattore di ingerenza su questioni che, per legge, dovrebbero essere riservate ai soli ambasciatori».

Eppure era stato Mirko Tremaglia, un uomo della destra, a battersi per il voto degli italiani all’estero. 
Tremaglia io lo conosco bene, era con me nella Repubblica Sociale, ma oggi dovrebbe farsi da parte. Chi ha avallato queste sue iniziative non comprende il valore del denaro.

Considera questo un errore di Silvio Berlusconi?
E perché, non ha commesso errori, Berlusconi? Ma ne ha fatti tanti, anche in quest’ultima campagna elettorale. Ce ne dica qualcuno. Tanto per cominciare, io avrei fatto una dichiarazione annunciando il ritiro immediato dei nostri militari impegnati sui fronti esteri. Ma quale missione di pace? In Iraq è in atto una guerra civile, perchè mai noi dovremmo intervenire? Allora siamo di parte... Ma la stessa cosa vale per l’Afghanistan, per il Kosovo... Abbiamo 9000 uomini impegnati in queste missioni, ogni giorno perdiamo vite umane e tutto questo comporta spese militari enormi, mentre il popolo italiano è alla fame. E non solo questo: avrei chiesto il ritiro di tutte le basi americane dal nostro Paese. E’ vero che gli Stati Uniti avevano vinto la guerra, ma sono passati molti anni e il nostro prezzo lo abbiamo già pagato.

Questi “consigli” lei li aveva in qualche modo fatti pervenire all’ex premier? 
Beh... in qualche modo il suggerimento gli era arrivato attraverso canali informali ma, come vede, non è stato ascoltato... Se lo avesse fatto, avrebbe superato ampiamente il 50 per cento dei vite.

Che cos’altro avrebbe voluto dirgli? 
Che la prima cosa da fare doveva essere quella di guardare alla Cina: attenzione, perchè domani governerà l’Italia... preparatevi, io no, non ci sarò, vi guarderò da una nuvoletta e da lì, per fortuna, non ci sono ancora telefoni...

Torniamo al pericolo giallo. 
Guardi, facciamo solo il caso di Arezzo. Qui le industrie italiane si stanno spopolando, ma a Prato nel consiglio d’amministrazione dell’Unione Industriali siedono già due imprenditori cinesi. Sono una massa enorme, hanno solo il 2 per cento di disoccupati ed hanno l’obiettivo di imporre al mondo occidentale la loro supremazia, morale ed economica. Hanno comprato mezza America: se domani chiedono agli Stati Uniti di “rientrare”, crolla tutto il sistema economico occidentale. Non dimentichiamo che gli Usa sono una nazione sfiancata dai costi enormi del conflitto iracheno, un miliardo di dollari al giorno... . E invece l’Italia, di fronte a tutto questo, cosa fa?

Appunto, cosa fa? 
Errori, come quella iniziativa dell’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi, il quale portò in Cina a spese dello Stato ben 350 industriali utilizzando tre aerei, solo per mostrare che il costo di produzione per qualsiasi oggetto è cento volte più ridotto in Cina che in Italia. Come se ci fosse ancora qualcuno che non lo sa. il nuovo establishment

Da Ciampi a Napolitano: si aspettava la sua elezione al Quirinale? 
Giorgio Napolitano è uomo serio e all’altezza. Non lo conosco personalmente, ma so che ha operato bene come presidente della Camera e ministro degli Interni. Ha un solo difetto: 81 anni, che sono tanti. Gli faccio i miei migliori auguri, perchè è difficile governare questo Paese. E qualche volta è anche inutile...

Se fosse dipeso da lei, chi avrebbe visto al Colle? 
Ma... avrei visto bene la possibilità di far ripetere il mandato a Francesco Cossiga... sì, il popolo avrebbe tratto grossi vantaggi da un Cossiga bis, perchè è un uomo preparato, disinteressato e, negli anni della sua presidenza, ha svegliato un’Italia che dormiva.

E Andreotti? 
Giulio Andreotti è sempre stato il migliore. Se invece che uomo politico fosse stato un manager, negli anni in cui è stato leader di governo avrebbero cercato di ingaggiarlo in tutto il mondo, ma con lui torniamo al discorso dell’età, è del ‘19 come me, e ci sono “dolori anagrafici” che nessuna medicina può guarire.

Vi vedete ancora, ogni tanto? 
Ma sa, se capita sono sempre incontri in forma privata...

E Berlusconi? Non vi vedete dai tempi della P2 oppure ci sono stati incontri in questi anni? 
Non so, non me lo ricordo...

Torniamo allora per un momento al presidente Napolitano. Lei sa che il Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia Gustavo Raffi ha espresso vivo apprezzamento... 
Non parlatemi di quel piccolo avvocato di Forlì che percepisce un consistente appannaggio come Gran Maestro, mentre per quel ruolo è previsto solo un rimborso spese.

Passiamo al governo Prodi. Come vede la situazione della risicata maggioranza al Senato? 
Più che altro i pericoli sono connessi all’elevato numero dei partiti e all’inevitabile litigiosità per le poltrone. Stia tranquillo che prima di Natale per il governo Prodi ci saranno dei grossi problemi.

Lei, nel frattempo, ha ricevuto il patrocinio del comune di Pistoia, guidato dal centrosinistra, per la cerimonia di consegna del suo patrimonio di documenti storici all’Archivio di Stato. Perché lo ha fatto? 
Guardi, quell’enorme patrimonio avrei potuto monetizzarlo, pensi che contiene manoscritti risalenti all’anno mille, lettere di D’Annunzio, preziosi autografi, documenti rarissimi di Napoleone, di Don Bosco. Ho preferito che diventasse pubblico e in questa scelta ho incontrato la grande esperienza di un’archivista come Linda Giuva D’Alema, che ha saputo valorizzarlo con ineguagliabile maestria.

E le carte della P2? Dove sono le centinaia di nomi degli iscritti che, secondo l’ex procuratore capo di Napoli Agostino Cordova, mancavano all’appello dopo il ritrovamento delle liste? 
Io Cordova non l’ho mai preso in considerazione. I suoi errori riguardano proprio le indagini sulla massoneria: ha fondato la sua carriera su quell’inchiesta, ma non ha trovato niente di rilevante.

Anche Antonio Di Pietro si è scagliato più volte cotntro i poteri occulti. 
Di Pietro a mio parere non ha saputo fare nè il magistrato, nè il commissario, nè il giornalista nè l’uomo politico.

Vi siete mai conosciuti personalmente? 
Sì, e lo voglio raccontare. Un giorno, mentre aspettavo di essere interrogato a Milano dalla Guardia di Finanza, sarà stato il ‘92 o il ‘93, ad un certo momento Di Pietro si alzò e mi prese sotto braccio. Cominciammo a passeggiare per i corridoi della caserma. Mi disse: “sa, stiamo per arrestare la segretaria di Craxi, sentirà domani che casino...”. Poi non l’ho più rivisto.

La riforma dell’ordinamento giudiziario avviata dall’ex ministro Castelli a giudizio di molti ricordava quella da lei prevista nel piano di rinascita nazionale. E’ d’accordo? 
Si tratta di una riforma rimasta orfana perchè non è stata attuata la piena divisione delle carriere fra giudici e pubblici ministeri. Nel piano di rinascita io avevo proposto di istituire due diversi concorsi in magistratura. Giudice e pm si dovrebbero odiare, se vogliamo una giustizia equa. Invece continuano ad andare a letto insieme.

Ci sono ancora oggi magistrati o altri personaggi di grosso calibro che fanno riferimento a lei? 
Guardi, io la stecca non l’ho passata a nessuno. E cerco di tenermi fuori. Se ci sono magistrati massoni, io ora non li conosco.

Come spiega il fatto che per vicende come le stragi siciliane si scoprono solo gli esecutori ma non si trovano mai i mandanti? 
In Italia i processi durano molto a lungo e di certe vicende se ne occupano in tanti, troppi. Ho come l’impressione che l’uno cancelli le prove trovate dall’altro...

Ma è la mafia ad aver bisogno dei politici, o viceversa? 
Io penso che sia una certa politica a ricorrere alla mafia per beneficiare di tutte le possibilità, anche economiche, di cui dispongono le organizzazioni.

E la mafia cosa ottiene esattamente in cambio? Solo appalti, protezioni, o qualcos’altro? 
Ma sa, la Sicilia è un caso particolare.

In che senso? 
In Sicilia in qualche modo “nascono” mafiosi. Me lo disse una volta il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa.

Qual era esattamente il suo rapporto col generale Dalla Chiesa? 
Era un rapporto magnifico, leale. Lui era iscritto alla P2 così come suo fratello Romolo, altro generale dei Carabinieri morto proprio nelle ultime settimane. Ma l’uno non sapeva dell’altro. Era la nostra regola.

A quale periodo risale il suo stretto rapporto con Carlo Alberto Dalla Chiesa? 
Credo che ci conoscemmo a metà anni settanta, a Roma. Molto prima, quindi, che venisse mandato in Sicilia.

Che cosa aveva scoperto in Sicilia, secondo lei, Dalla Chiesa?
Non lo so, so solamente che fu mandato giù in Sicilia dopo “lo scandalo nello scandalo” (il ritrovamento degli elenchi della P2, ndr).

Comunque oggi, a parte Berlusconi, molti ex piduisti rivestono cariche di potere. La massoneria è ancora così forte? 
Mi raccontano che nel GOI c’è una continua emorragia. Quella che fa capo a Palazzo Vitelleschi mi sembra una massoneria più seria. Quella della P2 era tutta un’altra storia. Abbiamo dovuto subire quello che io chiamo “lo scandalo nello scandalo”, persecuzioni, processi, e alla fine sa cosa è successo? Che la Corte di Strasburgo ha condannato lo Stato italiano a chiedermi scusa e a risarcirmi con 22 milioni. Dopo tutto il denaro che la commissione Anselmi aveva fatto spendere per non approdare a nulla.

Le associazioni segrete, però, sono illegali. Al tempo della P2 questa legge non esisteva. 
Noi eravamo la punta di diamante della loggia di Palazzo Giustiniani, come dimostrano le lettere che conservo in archivio, ci occupavamo di tutta l’assistenza di cui avevano bisogno i massoni italiani. Il gran maestro Salvini veniva da noi, ci portava le richieste e noi davamo seguito.

Di che tipo furono i rapporti diretti con il mondo politico? 
Basti pensare che tra le nostre fila c’erano sei ministri, magistrati, generali, banchieri. Oggi esistono 18 Orienti, tutti si considerano massoni ma in realtà quasi nessuno ha un reale potere.

Quali erano i principali ambiti della vostra influenza? 
Prima di tutto i rapporti con l’estero. Non dimentichiamo che esistono Paesi, come la Gran Bretagna e la Svezia , dove re e gran maestro sono la stessa persona. La massoneria, quella vera, è preclusa alle donne, per questo in Inghilterra si attende l’ascesa al trono di Carlo, mentre attualmente gran maestro è il duca di Kent.

I rapporti fra massoneria e Casa Bianca? 
Vado a memoria: trentanove presidenti degli Stati Uniti sono stati massoni, compreso Bush padre. Del figlio non so.

Con raggruppamenti internazionali come Illuminati e Trilateral che tipo di connessione esisteva? 
Sì, c’erano rapporti, quando esisteva la riservatezza e questo consentiva alla massoneria italiana di avere una grossa influenza.

Cosa sa degli incontri supersegreti fra big mondiali dell’economia denominati Bilderberg? 
Personalmente non ho mai avuto contatti diretti, ma persone che li frequentano me ne dicono un gran bene.

A proposito degli Usa, che ci dice di quel famoso elenco dei cinquecento di Sindona? 
Non è mai esistito. Più di una volta avevo detto a Sindona, quando era in America, vedendo in che guai si trovava: dammelo, questo benedetto elenco, magari possiamo vedere di commercializzarlo... Sa cosa mi rispondeva? “Ma non sono 500, sono 500 mila gli italiani che hanno portato soldi all’estero”...

Che rapporti ha avuto lei con il Vaticano? 
Non ho mai conosciuto nè Giovanni Paolo II - che a riempito le piazze, mentre avrebbe dovuto riempire le chiese - nè Ratzinger. Di Marcinkus so che era sempre circondato da belle donne.

E con l’Opus Dei? 
La definiscono la massoneria bianca. E’ un’organizzazione molto potente.

Quanto potente? 
Oggi sicuramente più della massoneria.


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