FISICA/MENTE

 

APRIAMO GLI ARCHIVI DELLA SHOAH: USA CONTRO GERMANIA ED ITALIA

 

A Bad Arolsen in Germania, sono custodite informazioni sul trattamento riservato dai nazisti a 17 milioni di persone


ROGER COHEN


LA RICHIESTA americana di aprire agli studiosi e ai ricercatori una immensa raccolta di informazioni sull'Olocausto contenuto negli archivi dell'International Tracing Service di Bad Arolsen, in Germania, sta creando un clima di irritazione e sospetto tra Stati Uniti e Germania.
Costituita in parte dai documenti raccolti dalle forze alleate al momento della liberazione dei campi di concentramento nazisti, la raccolta di schedari conservati dall'organizzazione contiene informazioni relative a 17 milioni e mezzo di persone. Si tratta di uno dei più grandi archivi segreti esistenti. L'archivio è unico in quanto racconta la catastrofe nei suoi aspetti intimi e personali, ciò che rende tanto delicato il problema del libero accesso ad esso. I documenti possono rivelare quali prigionieri hanno subito un trattamento contro i pidocchi e in quale campo; quali macabri esperimenti medici sono stati condotti, su quali prigionieri e perché, chi fu accusato dai nazisti di omosessualità, di omicidio, di incesto o di pedofilia, quali ebrei collaborarono e in che modo furono indotti a farlo.
Dalla fine della Seconda guerra mondiale il Tracing Service, attivo come una ramificazione della Commissione Internazionale della Croce Rossa, ha usato gli schedarl per aiutare i parenti a ricostruire il destino di chi era scomparso nel vortice brutale del terrore nazista. Oggi, a più di 60 anni dalla fine della guerra, gli Stati Uniti sostengono che quel compito è concluso e che è ormai tempo di aprire gli archivi, in modo che possano essere accessibili agli storici.
«Il governo degli Stati Uniti auspica l'apertura di tutti i documenti relativi all'Olocausto», dice Edward O'Donnell, plenipotenziario per le questioni relative all'Olocausto presso il Dipartimento di Stato. «Il nostro obiettivo è quello di aprire l'archivio e continueremo ad insistere». Ma tanta insistenza ha incontrato un muro di obiezioni sia di natura giuridica che procedurale, sollevate da Charles Biedermann, il funzionario della Croce Rossa che per vent'anni ha diretto il Tracing Service, e dai governi tedesco e italiano. E l'atmosfera, all'interno della commissione internazionale di 11 nazioni che sovrintende l'operazione, è diventata avvelenata.
Durante le riunioni in cui si è discusso dell'apertura dell'archivio, i rappresentanti tedeschi hanno chiesto se sia davvero nell'interesse di qualcuno rendere pubbliche le accuse di omicidio o di omosessualità mosse contro alcuni ebrei. Poiché le leggi tedesche che disciplinano la privacy sono molto più rigide di quelle americane, le autorità di Bonn temono che dall'apertura dell'archivio possano derivare azioni legali con l'accusa di aver diffuso illegalmente informazioni personali. Un accesso generalizzato a quei documenti potrebbe inoltre provocare nuove richieste di risarcimento.
Lo scontro ha in parte origine nella complessa storia e nella labirintica struttura legale del Tracing Service. Istituito alla fine della guerra, è stato amministrato per molto tempo secondo le clausole degli accordi di Bonn del 1955, che ripristinavano la sovranità tedesca. In sostanza, esso limita l'accesso alle informazioni alle persone che hanno subito le persecuzioni, ai loro parenti o ai loro rappresentanti legali. Ma l'accordo afferma anche che tutti i governi degli 11 Paesi facenti parte della commissione hanno il diritto di visionare la documentazione. Quei Paesi sono gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, l'Italia, il Belgio, l'Olanda, la Grecia, Israele, la Polonia e il Lussemburgo.
La Germania e Charles Biedermann sostengono che, per poter aprire gli archivi, è necessario emendare il Trattato. Ciò richiede un voto all'unanimità e la successiva approvazione da parte delle assemblee legislative nazionali. Un processo che potrebbe impiegare anni, anche nella improbabile eventualità che venisse raggiunta l'unanimità.
Gli Stati Uniti sono impazienti. E sostengono che non esiste alcun impedimento legale assoluto alla immediata riproduzione e al trasferimento degli schedari. Ma il governo tedesco, avendo già pagato oltre 80 miliardi di dollari in risarcimenti, prima di aprire gli archivi vuole che sia chiarito il problema della responsabilità legale. «Dobbiamo risolvere la questione di chi sarà autorizzato a fare cosa con questi dati, e di chi sarà legalmente responsabile se qualcuno dovesse abusarne», spiega Ischinger.

(CopyrightNew York Times/La Repubblica. Traduzione di Antonella Cesarini)

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