Pare ormai accertato che i Protocolli dei Savi
di Sion siano un falso fabbricato dai servizi segreti dello zar come si spiega
più oltre. Ora li riporto al fine di farli conoscere e quindi aggiungerò un
articolo di esteso commento.
I protocolli delle riunioni degli Anziani Eruditi
di Sion
Tratto da
Le società Segrete e il loro potere nel Ventesimo secolo - Jan van Helsing
www.disinformazione.it
PREFAZIONE ALLA TRADUZIONE INGLESE
Londra, 2 dicembre 1919.
INTRODUZIONE
DEL PROF. SERGYEI NILUS (1905) PROTOCOLLO XIII Firmato dai rappresentanti
di Sion - - - - - FINE Amazon,
accuse di antisemitismo La comunità ebraica contro la vendita on
line dei "Protocolli di Sion" Amazon nell'occhio del
ciclone. La più grande libreria on line della Rete è sotto boicottaggio da
parte della comunità ebraica. A scatenare la rabbia degli ebrei è stata la
messa in vendita, da parte di Amazon, dei "protocolli dei Savi di
Sion", un falso documento scritto dai servizi segreti dello zar. Obiettivo
del documento era quello di fomentare l'odio contro il sionismo. (a.a.) http://www.unacitta.it/ricordarsi/protocolli_int.html I
PROTOCOLLI DELLO STERMINIO
Si può vedere una copia del documento originale alla biblioteca del British
Museum, sotto il N. 3926 d 17, che porta il bollo di entrata: "10 agosto
1906 British Museum". Quante altre copie di questo libro si trovino per il
mondo non sono in grado di dire, giacché sembra, che poco dopo la sua comparsa,
nel I905, quasi tutte le copie esistenti siano state comperate simultaneamente
ed apparentemente con uno scopo prefisso. Debbo inoltre prevenire i miei
lettori, che non devono portare una copia di questa traduzione in Russia, giacché
chiunque ivi ne fosse trovato in possesso sarebbe immediatamente fucilato dai
Bolscevichi, quale portatore di "propaganda reazionaria".
Il libro fu presentato al popolo russo dal professore Sergyei Nilus. Esso
consiste di:
1) Un'introduzione al testo principale, scritta dal Sergyei Nilus nel 1905.
2) Appunti su conferenze fatte a studenti ebrei a parigi nell'anno 1901.
3) Una parte di un epilogo scritto dallo stesso Sergyei Nilus che non ho
ritenuto necessario riprodurre totalmente, giacché in gran parte non
interesserebbe il pubblico e non riguarda il tema che mi propongo e cioè: il
Pericolo Ebraico.
Chiedo ai miei lettori di tener presente, che le conferenze sopra accennale
furono fatte nel 1901, e che l'introduzione di Nilus, nonché l'epilogo furono
scritti nel 1905.
È impossibile leggere qualsiasi parte di questo volume, oggi, senza esser
colpiti dalla nota fortemente profetica che lo domina; non solo per quanto
riguarda la ex Santa Russia, ma anche rispetto a talune sinistre evoluzioni che
si osservano in tutto il mondo nel momento attuale.
Gentili. - In guardia!
A coloro che desiderano di vedere e udire oso svelare questo manoscritto col
titolo di "Protocolli degli Anziani di Sionne".
Chi esamina questi appunti può, a prima vista, riportarne l'impressione che
essi contengano ciò che di solito chiamiamo assiomi; vale a dire delle verità
più o meno conosciute, quantunque espresse con un'asprezza ed un sentimento
d'odio che di solito non accompagnano le manifestazioni di simili verità.
Ribolle fra le righe quell'arrogante e profondo odio di razza e di religione che
per lungo tempo è riuscito a nascondersi; ora questo odio gorgoglia, si riversa
e sembra che trabocchi da un recipiente colmo di furore e di vendetta, odio
pienamente conscio della meta agognata che si avvicina!
Debbo avvertire che il titolo di questo libro non corrisponde esattamente al
contenuto. Non si tratta precisamente di verbali di adunanze, ma bensì di. un
rapporto, diviso in sezioni non sempre logicamente conseguenziali, presentate da
un potente personaggio. Il documento dà l'impressione di essere una parte di un
complesso minaccioso e di maggiore importanza, del quale manca il principio.
L'origine, già menzionata, di questo documento è evidente.
Secondo le profezie dei Santi Padri, le gesta degli Anti-Cristo devono sempre
essere una parodia della vita di Cristo, ed essi pure debbono avere il loro
Giuda. Ma, ben inteso, dal punto di vista terrestre questo Giuda non raggiungerà
il suo scopo; e perciò, - benché di breve durata, - una vittoria completa di
questo "Sovrano del mondo" (l'Anti-Cristo) è assicurata. Si comprende
che questo accenno alle parole di W. Soloviev non è adoperato qui come prova
della loro autorità scientifica. Dal punto di vista escatologico, non è la
scienza che lavora, ma bensì il destino che eseguisce la propria parte
importante. Soloviev ci fornisce il canovaccio, sarà il manoscritto che eseguirà
il ricamo.
Ci si potrà rimproverare la natura apocrifa di questo documento, ma se fosse
possibile di provare l'esistenza di questo complotto mondiale per mezzo di
lettere e di testimonianze, e di smascherare i capi tenendone i fili
sanguinolenti per le mani, i "Misteri dell'iniquità" sarebbero
violati. Secondo la tradizione non devono essere smascherati completamente sino
al giorno della incarnazione del "Figlio della perdizione"
(l'Anticristo). Non possiamo, nell'attuale complicazione di procedimenti
delittuosi, sperar di avere prove dirette, ma dobbiamo contentarci della
certezza acquistata mediante l'insieme delle circostanze, per cui non rimarrà
alcun dubbio nella mente di ogni osservatore cristiano. Ciò che segue dovrebbe
esser prova sufficiente per tutti coloro che hanno "orecchi per
sentire": è lo scopo che ci siamo prefissi, di spingere tutti a
proteggersi a tempo e a tenersi in guardia. La nostra coscienza sarà
soddisfatta se, con l'aiuto di Dio, potremo raggiungere il nostro scopo, senza
tuttavia suscitare ira contro il popolo accecato d'Israele. Confidiamo che i
Gentili non nutriranno sentimenti di odio verso la massa credulona degli
israeliti, inconsapevole del peccato satanico dei suoi capi - gli Scribi e i
Farisei - i quali hanno di già una volta dato la prova di essere la distruzione
di Israele. Per scansare l'ira di Dio rimane una sola via - l'unione di tutti i
cristiani in Nostro Signore Gesù Cristo, il pentimento nostro e degli altri -
oppure lo sterminio totale. Ma è questo possibile date le condizioni attuali
del mondo non rigenerato? Non è possibile per il mondo, ma lo è ancora per la
Russia credente. La condizione politica degli Stati Europei Occidentali e dei
loro possedimenti o domini in altri continenti, fu profetizzata dal Principe
degli Apostoli. L'umanità che aspira al perfezionamento della sua vita
terrestre va in cerca di una realizzazione maggiore dell'idea di potenza, che
dovrebbe assicurare il benessere di tutti; e brama un regno di sazietà
universale, essendo questo diventato il più alto ideale della vita umana. Essa
ha cambiato l'indirizzo dei suoi ideali, dichiarando completamente screditata la
Fede Cristiana perché essa non ha giustificato le speranze che si riponevano in
essa. L'umanità rovescia i suoi idoli di ieri, ne crea dei nuovi, innalza nuovi
Dei sugli altari, erige loro tempî, più lussuosi e magnifici gli uni degli
altri; poi li depone e li distrugge nuovamente. Il genere umano ha perduto
perfino il concetto del potere dato da Dio ai suoi Eletti e si avvicina sempre
più allo stato di anarchia. Fra poco il perno della bilancia repubblicana e
costituzionale sarà consumato; la bilancia crollerà, e crollando trascinerà
tutti i Governi nell'abisso dell'anarchia furente.
L'ultima barricata, l'ultimo rifugio del mondo contro l'uragano che viene è la
Russia. In essa la vera fede vive ancora e l'Imperatore consacrato rimane il suo
protettore sicuro.
Tutti gli sforzi di distruzione dei servi sinistri e palesi dell'Anticristo,
tutti gli sforzi dei suoi lavoratori coscienti e incoscienti, sono concentrati
contro la Russia. Le ragioni di questo sforzo sono conosciute, l'obiettivo è
conosciuto e deve essere conosciuto dalla Russia fedele e credente. Quanto più
è minaccioso il momento che si approssima e più spaventevoli sono gli
avvenimenti che si avvicinano nascosti nelle dense nubi, tanto più devono
battere con coraggio e determinazione sempre maggiore i cuori russi intrepidi ed
audaci. Devono coraggiosamente unirsi intorno allo stendardo sacro della loro
Chiesa ed al Trono del loro Imperatore. Fintanto che vive l'anima, fintanto che
il cuore batte nel petto non deve trovar posto lo spettro mortale della
disperazione; tocca a noi con la nostra fede di ottenere la misericordia
dell'Onnipotente e di ritardare l'ora della caduta della Russia.
PROTOCOLLO I
Parleremo apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione e, per
mezzo di paragoni e deduzioni, arriveremo a dare una spiegazione completa
esponendo così il concetto della nostra politica e di quella dei Goys (parola
ebraica per definire tutti i Gentili). Si deve anzitutto notare che gl'individui
corrotti sono assai più numerosi di coloro che hanno nobili istinti, perciò
nel governare il mondo i migliori risultati sono ottenuti colla violenza e
l'intimidazione, anziché con le discussioni accademiche. Ogni uomo mira al
potere, ognuno vorrebbe essere un dittatore e sono, in vero, assai rari coloro
che non sono pronti a sacrificare il benessere altrui pur di raggiungere le
proprie finalità. Che cosa ha frenato quelle belve che chiamiamo uomini? Che
cosa li ha governati? Nei primordi della civiltà si sono sottomessi alla forza
cieca e brutale, poi alla legge la quale - in realtà - è la stessa forza, ma
mascherata. Da ciò debbo dedurre che, secondo la legge della natura, il diritto
sta nella forza. La libertà politica non è un fatto, ma una idea.
Si deve sapere come applicare questa idea quando necessita, allo scopo di
servirsene come di un'esca per attirare la forza della plebe al proprio partito,
se detto partito ha deciso di usurpare il potere di un rivale. Il problema viene
semplificato, se questo rivale diventa infetto da idee di "libertà" -
dal cosiddetto liberalismo - e se per questo ideale cede una parte del suo
potere. In queste circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano afferra
le abbandonate redini del Governo, secondo vuole la legge vitale, perché la
forza cieca del popolo non può esistere per un solo giorno senza un Capo che la
guidi, ed il nuovo Governo non fa che sostituire il vecchio indebolito dal suo
liberalismo.
Oggi giorno la potenza dell'oro ha sopraffatto i regimi liberali. Vi fu un tempo
in cui la religione governava. Il concetto della libertà non è realizzabile
perché nessuno sa adoperarla con discrezione. Basta dare l'autonomia di governo
ad un popolo, per un periodo brevissimo, perché esso diventi una ciurmaglia
disorganizzata. Da quel momento stesso cominceranno i dissidi, i quali presto si
trasformano in guerre civili, l'incendio si appicca ovunque e gli Stati cessano
virtualmente di esistere. Lo stato, sia che si esaurisca in convulsioni interne,
sia che la guerra civile lo dia in mano a un nemico esterno - può considerarsi
definitivamente e totalmente distrutto e sarà in nostro potere. Il dispotismo
capitalista, che è interamente nelle nostre mani, gli tenderà un fuscello al
quale lo Stato dovrà inevitabilmente aggrapparsi per evitare di cadere
inesorabilmente nell'abisso.
Se qualcuno per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni sono
immorali farò una domanda: perché non è immorale per uno Stato che ha due
nemici, uno esterno e l'altro interno, il servirsi contro l'uno di mezzi
difensivi diversi da quelli che usa contro l'altro, formando cioè piani segreti
di difesa, e di attacco di notte o con forze superiori? Dunque, perché dovrebbe
essere immorale per lo Stato di servirsi di questi medesimi mezzi contro ciò
che rovina le sue fondamenta ed il benessere della sua stessa esistenza? Può
una mente sana e logica sperare di governare una massa con successo per mezzo di
argomenti e ragionamenti, quando sussiste la possibilità che essi siano
contraddetti da altri i quali, anche se assurdi e ridicoli, vengano presentati
in guisa attraente a quella parte della plebe, che non è capace di ragionare o
di approfondire, guidata come è interamente da piccole passioni e convenzioni,
o da teorie sentimentali?
Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante, assieme a coloro che sono
sorti e saliti da essa, vengono avviluppati in dissensi di partito, che rendono
impossibile qualsiasi accordo anche sulla base di argomenti sani e convincenti.
Ogni decisione della massa dipende da una maggioranza casuale o predisposta la
quale, nella sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni
assurde, seminando in questo modo i germi dell'anarchia. La politica non ha
niente di comune con la morale; un sovrano che si lascia guidare dalla morale
non è un accorto politico, conseguentemente non è sicuramente assiso sul
trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all'astuzia ed all'ipocrisia. L'onestà e
la sincerità, grandi qualità umane, diventano vizi in politica. Esse fanno
perdere il trono più certamente che non il più acerrimo nemico. Queste qualità
devono essere gli attributi delle nazioni Gentili, ma noi non siamo affatto
costretti a lasciarci andare da esse. Il nostro diritto sta nella forza. La
parola "diritto" rappresenta un'idea astratta senza base alcuna, e
significa né più né meno che: "datemi quello che voglio perché io possa
dimostrarvi in conseguenza che io son più forte di voi".
Dove principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere è male
organizzato, ove le leggi e le personalità del regnante sono resi inefficaci
dal continuo liberalismo invadente, io mi servo di una nuova forma di attacco
usando del diritto della forza per distruggere i canoni e i regolamenti già
esistenti, impadronirmi delle leggi, riorganizzare tutte le istituzioni, e
diventare così il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato
al loro potere conferendolo a noi. La nostra forza, nelle attuali traballanti
condizioni dell'autorità civile, sarà maggiore di qualsiasi altra, perché sarà
invisibile, sino al momento che saremo diventati tanto forti da non temere più
nessun attacco per quanto astutamente preparato. Dal male temporaneo, al quale
siamo obbligati a ricorrere, emergerà il benefizio in un regime incrollabile
che reintegrerà il funzionamento dell'esistenza naturale, distrutto dal
liberalismo.
Il fine giustifica i mezzi.
Nel formulare i nostri piani, dobbiamo fare attenzione non tanto a ciò che è
buono e morale, quanto a ciò che è necessario e vantaggioso.
Abbiamo davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla quale non
dobbiamo deviare, altrimenti distruggeremo il lavoro di secoli. Per stabilire
uno schema d'azione adeguato, dobbiamo tener presente la meschinità,
l'incostanza e la mancanza di equilibrio morale della folla, nonché l'incapacità
sua di comprendere e di rispettare le condizioni stesse del suo benessere e
della sua esistenza. Si deve comprendere, che la forza della folla è cieca e
senza acume; che porge ascolto ora a destra ora a sinistra. Se il cieco guida il
cieco, ambedue cadranno nella fossa. Conseguentemente quei membri della folla
che sono venuti su da essa, non possono, anche essendo degli uomini d'ingegno,
guidare le masse senza rovinare la Nazione. Solamente chi è stato educato alla
sovranità autocratica può leggere le parole formate con l'alfabeto politico.
Il popolo abbandonato a sé stesso, cioè in balìa di individui saliti su dalla
plebe, viene rovinato dai dissensi di partito che hanno origine dall'avidità di
potere e dalla bramosia di onori, generatrici di agitazioni e disordini.
È forse possibile che le masse possano giungere tranquillamente ed amministrare
senza gelosia gli affari di Stato che non devono confondere con i loro interessi
personali? Possono le masse organizzare la difesa contro il nemico esterno? Ciò
è assolutamente impossibile, perché un piano suddiviso in tante parti quante
sono le menti della massa, perde il suo valore e quindi diventa inintelligibile
ed ineseguibile. Soltanto un autocrate può concepire piani vasti, assegnando la
sua parte a ciascun ente del meccanismo della macchina statale. Quindi
concludiamo essere utile per il benessere del paese, che il governo del medesimo
sia nelle mani di un solo individuo responsabile. Senza il dispotismo assoluto
la civiltà non può esistere, perché la civiltà può essere promossa
solamente sotto la protezione del regnante, chiunque egli sia, e non dalla
massa.
La folla è barbara, ed agisce barbaramente in ogni occasione. La turba, appena
acquista la libertà, rapidamente la trasforma in anarchia, la quale è per sé
stessa la massima delle barbarie. Date uno sguardo a quei bruti alcolizzati
ridotti all'imbecillità dalle bevande il cui consumo illimitato è tollerato
dalla libertà! Dovremo noi permettere a noi stessi ed ai nostri simili di fare
altrettanto? I popoli della Cristianità sono fuorviati dall'alcool; la loro
gioventù è resa folle dalle orge classiche e premature alle quali l' hanno
istigata i nostri agenti - e cioè i precettori, i domestici, le istitutrici,
gli impiegati, i commessi e via dicendo -; dalle nostre donne nei loro luoghi di
divertimento; ed a queste ultime aggiungo anche le cosiddette "Signore
della Società" - loro spontanee seguaci nella corruzione e nella lussuria.
Il nostro motto deve essere: "Qualunque mezzo di forza ed ipocrisia!".
In politica vince soltanto la forza schietta, specialmente se essa si nasconde
nell'ingegno indispensabile per un uomo di Stato. La violenza deve essere il
principio; l'astuzia e l'ipocrisia debbono essere la regola di quei governi che
non desiderano di deporre la loro corona ai piedi degli agenti di una potenza
nuova. Il male è l'unico mezzo per raggiungere il bene. Pertanto non dobbiamo
arrestarci dinanzi alla corruzione, all'inganno e al tradimento, se questi mezzi
debbono servire al successo della nostra causa.
In politica dobbiamo saper confiscare le proprietà senza alcuna esitazione, se
con ciò possiamo ottenere l'assoggettamento altrui e il potere per noi. Il
nostro Stato, seguendo la via della conquista pacifica, ha il diritto di
sostituire agli orrori della guerra le esecuzioni, meno appariscenti e più
utili, che sono i mezzi necessari per mantenere il terrore, producendo una
sottomissione cieca. La severità giusta ed implacabile è il fattore principale
della potenza dello Stato. Non solo perché è vantaggioso, ma altresì per
dovere e per la vittoria, dobbiamo attenerci al programma della violenza e
dell'ipocrisia. I nostri principi sono altrettanto potenti quanto i mezzi coi
quali li mettiamo in atto. Questo è il motivo per cui non solo con questi mezzi
medesimi ma anche con la severità delle nostre dottrine, trionferemo ed
assoggetteremo tutti i Governi al nostro Super-Governo. Basta che si sappia che
siamo implacabili per prevenire ogni recalcitranza. Anche nel passato noi fummo
i primi a gettare al popolo le parole d'ordine: "Libertà, uguaglianza,
fratellanza". Parole così spesso ripetute, da quel tempo in poi, da
pappagalli ignoranti accorrenti in folla da ogni dove intorno a quest'insegna.
Costoro, ripetendole, tolsero al mondo la prosperità ed all'individuo la vera
libertà personale, che prima era stata così bene salvaguardata, impedendo alla
plebaglia di soffocarla.
I Gentili sedicenti dotti e gli intelligenti, non percepirono quanto fossero
astratte le parole che pronunciavano e non si accorsero che queste parole non
solo non si accordavano, ma si contraddicevano addirittura.
Essi non seppero vedere che l'eguaglianza non esiste nella natura, la quale crea
calibri diversi e disuguali di mente, carattere e capacità. Così è d'uopo
assoggettarsi alle leggi della natura. Questi sapientoni non seppero intuire che
la massa è una potenza cieca e che coloro i quali, emergendo da essa, vengono
chiamati al governo, sono ugualmente ciechi in fatto di politica; che un uomo
destinato a regnare può governare, anche se sia uno sciocco, ma che un uomo il
quale non è stato preparato a tale compito, non comprenderebbe nulla di
politica anche se fosse un genio. I Gentili hanno messo da parte tutto ciò,
mentre è su questa base, che fu fondato il governo dinastico.
Il padre soleva istruire il figlio nel significato e nello svolgimento delle
evoluzioni politiche in maniera tale che nessuno, fuorché i membri della
dinastia, potesse averne conoscenza e che pertanto nessuno potesse svelarne i
segreti al popolo governato. Col tempo il significato dei veri insegnamenti
politici, quali erano trasmessi nelle dinastie da una generazione all'altra, andò
perduto, e questa perdita contribuì al successo della nostra causa. Il nostro
appello di: "libertà, uguaglianza, fratellanza", attirò intiere
legioni nelle nostre file dai quattro canti del mondo attraverso i nostri
inconsci agenti, e queste legioni portarono i nostri stendardi estaticamente.
Nel frattempo queste parole rodevano, come altrettanti vermi, il benessere dei
Cristiani e distruggevano la loro pace, la loro costanza, la loro unione,
rovinando così le fondamenta degli Stati. Come vedremo in seguito, questa
azione determinò il nostro trionfo. Esso ci dette, fra l'altro, la possibilità
di giocare l'asso di briscola, vale a dire di ottenere l'abolizione di
privilegi; ossia, in altre parole, l'abolizione dell'aristocrazia dei Gentili,
la quale era l'unica difesa che le Nazioni ed i paesi possedevano contro di noi.
Sopra le rovine di una aristocrazia naturale ed ereditaria, costruimmo
un'aristocrazia nostra a base plutocratica. Fondammo questa nuova aristocrazia
sulla ricchezza, che noi controllavamo, e sulla scienza promossa dai nostri
dotti. Il nostro trionfo fu facilitato dal fatto, che noi, mediante le nostre
relazioni con persone che erano indispensabili, abbiamo sempre agito sulla parte
suscettibile della mente umana; cioè sfruttando l'avidità di guadagno delle
nostre vittime, la loro ingordigia, la loro instabilità, nonché profittando
delle esigenze naturali dell'uomo, poiché ognuna di queste debolezze, presa da
sé, è capace di distruggere l'iniziativa, ponendo così la potenza volitiva
del popolo in balìa di coloro che vorrebbero privarlo di tutto il suo potere di
iniziativa. Il significato astratto della parola libertà rese possibile di
convincere le turbe che il Governo non è altro che un gerente rappresentante il
possessore - vale a dire la Nazione -; e pertanto può essere messo da parte
come un paio di guanti usati. Il fatto che i rappresentanti della Nazione
possono essere destituiti li diede in nostro potere e fece sì che la loro
nomina è praticamente nelle nostre mani.
PROTOCOLLO II
Per il nostro scopo è indispensabile che le guerre non producano modificazioni
territoriali. In tal modo, senza alterazioni territoriali, la guerra verrebbe
trasferita sopra una base economica. Allora le nazioni dovranno riconoscere la
nostra superiorità per l'assistenza che sapremo dare ad esse, e questo stato di
cose metterà entrambe le parti alla mercè dei nostri intermediari
internazionali dagli occhi di lince, i quali hanno inoltre mezzi assolutamente
illimitati. Allora i nostri diritti internazionali cancelleranno le leggi del
mondo e noi governeremo i paesi nello stesso modo che i singoli governi
governano i loro sudditi.
Sceglieremo fra il pubblico amministratori che abbiano tendenze servili. Essi
non avranno esperienza dell'arte di governare, e perciò saranno facilmente
trasformati in altrettante pedine del nostro giuoco; pedine che saranno nelle
mani dei nostri astuti ed eruditi consiglieri, specialmente educati fino
dall'infanzia nell'arte di governare il mondo. Come già sapete, questi uomini
hanno studiato la scienza del governo dai nostri piani politici, dall'esperienza
dataci dalla storia e dalla osservazione degli avvenimenti che si susseguono. I
Gentili non traggono profitto da costanti osservazioni storiche, ma seguono una routine
teorica senza considerare quali possano esserne le conseguenze, quindi non
occorre prenderli in considerazione. Lasciamo che si divertano finché l'ora
suonerà, oppure lasciamoli vivere nella speranza di nuovi divertimenti, o nel
ricordo di godimenti che furono. Lasciamoli nella convinzione che le leggi
teoriche, che abbiamo ispirato loro, siano per essi di suprema importanza. Con
questa mèta in vista e coll'aiuto della nostra stampa, aumentiamo continuamente
la loro cieca fiducia in queste leggi. Le classi istruite dei Gentili si
vanteranno della propria erudizione e metteranno in pratica, senza verificarle,
le cognizioni ottenute dalla scienza che i nostri agenti scodellarono loro allo
scopo prefisso di educarne le menti secondo le nostre direttive. Non crediate
che le nostre asserzioni siano parole vane: notate il successo di Darwin, di
Marx e di Nietsche, che fu intieramente preparato da noi. L'azione
demoralizzatrice di queste scienze sulle menti dei Gentili dovrebbe certamente
esserci evidente. Per evitare di commettere errori nella nostra politica e nel
nostro lavoro di amministrazione, è per noi essenziale di studiare e di tener
presente l'attuale andamento del pensiero, le caratteristiche e le tendenze
delle nazioni.
Il successo del nostro piano consiste nella sua adattabilità al temperamento
delle nazioni colle quali veniamo a contatto. Esso non può riuscire se la sua
applicazione pratica non è basata sull'esperienza del passato, integrata con le
osservazioni dell'ora presente. La stampa è una grande forza nelle mani dei
presenti Governi, i quali per suo mezzo controllano le menti popolari. La stampa
dimostra le pretese vitali della popolazione, ne rende note le lagnanze e
talvolta crea lo scontento nella plebe. La realizzazione della libertà di
parola nacque nella stampa, ma i governi non seppero usufruire di questa forza
ed essa cadde nelle nostre mani. Per mezzo della stampa acquistammo influenza
pur rimanendo dietro le quinte. In virtù della stampa accumulammo l'oro: ci
costò fiumi di sangue ed il sacrificio di molta gente nostra, ma ogni
sacrificio dal lato nostro, vale migliaia di Gentili nel cospetto di Dio.
PROTOCOLLO III
Oggi vi posso assicurare che siamo a pochi passi dalla nostra mèta. Rimane da
percorrere ancora una breve distanza e poi il ciclo del Serpente Simbolico -
emblema della nostra gente - sarà completo. Quando questo ciclo sarà chiuso,
tutti gli Stati Europei vi saranno costretti come da catene infrangibili. La
bilancia sociale ora esistente andrà presto in sfacelo, perché noi ne
alteriamo continuamente l'equilibrio, allo scopo di logorarla e distruggerne
l'efficienza al più presto possibile.
I Gentili credettero che tale bilancia fosse forte e resistente e confidavano di
tenerla sempre accuratamente in equilibrio, ma i suoi sostegni, cioè i capi
degli Stati, trovano un impedimento nei loro servitori i quali non giovano nulla
ad essi, perché sono trascinati dalla loro illimitata forza d'intrigo, causata
dai terrori che prevalgono nelle Corti. Il Sovrano, siccome non ha i mezzi per
penetrare nel cuore del suo popolo, non può difendersi contro gli intriganti
avidi di potere. Dacché noi abbiamo scisso il potere vigile dal potere cieco
della popolazione, entrambi hanno perduto il loro significato, perché una volta
divisi, sono spersi l'uno e l'altro come un cieco al quale manchi il suo
bastone. Per indurre gli amanti del potere a fare cattivo uso dei loro diritti,
aizzammo tutte le Potenze, le une contro le altre, incoraggiandone le tendenze
liberali verso l'indipendenza. Abbiamo fomentato ogni impresa in questo senso,
ponendo così delle armi formidabili nelle mani di tutti i partiti, e abbiamo
fatto sì che il potere fosse la mèta di ogni ambizione. I governi li abbiamo
trasformati in arene dove si combattono le guerre di partito. Fra poco il
disordine ed il fallimento appariranno ovunque. Chiacchieroni irrefrenabili
trasformarono le assemblee parlamentari ed amministrative in riunioni di
controversia. Giornalisti audaci, e sfacciati scrittori di opuscoli, attaccano
continuamente i poteri amministrativi. L'abuso del potere preparerà
definitivamente il crollo di tutte le istituzioni e tutto cadrà sotto i colpi
della popolazione inferocita. Il popolo è assoggettato nella miseria dal sudore
della sua fronte in un modo assai più formidabile che non dalle leggi della
schiavitù. Da quest'ultima i popoli poterono affrancarsi in un modo o in un
altro, mentre nulla li potrà liberare dalla tirannide della completa indigenza.
Ponemmo cura di inserire nelle costituzioni molti diritti che per le masse sono
puramente fittizi. Tutti i cosiddetti "diritti del popolo" possono
esistere solo in teorie le quali non sono praticamente applicabili. Qual
vantaggio deriva ad un operaio del proletariato, curvato dalle sue dure fatiche
ed oppresso dal destino, dal fatto che un ciarlone ottiene il diritto di
parlare, od un giornalista quello di stampare qualsiasi sciocchezza? A che giova
una costituzione al proletariato, se da essa non riceve altro benefizio che le
briciole che gli gettiamo dalla nostra tavola quale ricompensa perché dia i
suoi voti ai nostri agenti? I diritti repubblicani sono un'ironia per il povero,
perché la dura necessità del lavoro quotidiano gli impedisce di ricavare
qualsiasi beneficio da diritti di tal genere e non fa che togliergli la garanzia
di uno stipendio fisso e continuo rendendolo schiavo degli scioperi, di chi gli
dà lavoro e dei suoi compagni. Sotto i nostri auspici la plebe ha completamente
distrutto l'aristocrazia, la quale sempre la sovvenne e la custodì per il
vantaggio proprio, che era inseparabile dal benessere della popolazione. Oggi
giorno il popolo, avendo distrutto i privilegi dell'aristocrazia, è caduto
sotto il giogo di furbi sfruttatori e di gente venuta su dal nulla. Noi abbiamo
l'intenzione di assumere l'aspetto di liberatori dell'operaio, venuti per
affrancarlo da ciò che lo opprime, quando gli suggeriremo di unirsi alla fila
dei nostri eserciti di socialisti, anarchici e comunisti. Sosteniamo i
comunisti, fingendo di amarli giusta i principi di fratellanza e dell'interesse
generale dell'umanità, promosso dalla nostra massoneria socialista.
L'aristocrazia, la quale - per diritto - spartiva il guadagno delle classi
operaie, si interessava perché queste classi fossero ben nutrite, sane e
robuste. Il nostro scopo è invece l'opposto, vale a dire che ci interessiamo
alla degenerazione dei Gentili. La nostra forza consiste nel tenere
continuamente l'operaio in uno stato di penuria ed impotenza, perché, così
facendo, lo teniamo assoggettato alla nostra volontà e, nel proprio ambiente,
egli non troverà mai la forza e l'energia di insorgere contro di noi. La fame
conferirà al Capitalismo dei diritti sul lavoratore infinitamente più potenti
di quelli che il legittimo potere del Sovrano potesse conferire alla
aristocrazia.
Noi governiamo le masse mediante i sentimenti di gelosia ed odio fomentati
dall'oppressione e dalla miseria. Ed è facendo uso di questi sentimenti che
togliamo di mezzo tutti coloro che ci ostacolano.
Quando verrà il giorno dell'incoronazione del nostro Sovrano Mondiale,
provvederemo con questi stessi mezzi, e cioè servendoci della plebe, a
distruggere tutto ciò che potrebbe ostacolare il nostro cammino. I Gentili non
sono più capaci di ragionare in materia di scienza, senza il nostro aiuto. Per
questo motivo essi non comprendono la necessità vitale di certe condizioni, che
noi ci facciamo un dovere di tener nascoste sino al momento in cui giungerà la
nostra ora; specialmente, che nelle scuole si dovrebbe insegnare la sola vera e
più importante di tutte le scienze, e cioè la scienza della vita dell'uomo e
delle condizioni sociali, le quali richiedono entrambe la spartizione del lavoro
e conseguentemente la classificazione degli individui in caste e classi.
È indispensabile che tutti sappiamo che la vera eguaglianza non può esistere,
data la natura diversa delle varie qualità di lavoro; e che pertanto coloro i
quali agiscono a detrimento di tutta una casta incorrono in una responsabilità
ben diversa, davanti alla legge, di quelli che commettono un delitto nocivo
soltanto al loro onore personale.
La vera scienza delle condizioni sociali, ai segreti della quale non ammettiamo
i Gentili, convincerebbe il mondo che il lavoro e gli impieghi si dovrebbero
assegnare a caste ben distinte, allo scopo di evitare insofferenze umane
derivanti da una educazione non corrispondente al lavoro che gli individui sono
chiamati ad eseguire. Se essi studiassero questa scienza, il popolo si
sottometterebbe volontariamente ai poteri governativi e alle caste di governo
classificate da essi.
Date le condizioni attuali della scienza, che segue una linea tracciata da noi,
la plebe, nella sua ignoranza, crede ciecamente nelle parole stampate e nelle
illusioni erronee opportunamente ispirate da noi, ed odia tutte le classi che
crede più elevate della sua. Ciò perché essa non comprende l'importanza di
ogni singola casta. Questo odio diventerà ancora più acuto quando si tratterrà
di crisi economiche, perché allora arresterà i mercati e la produzione.
Determineremo una crisi economica universale con tutti i mezzi clandestini
possibili con l'aiuto dell'oro, che è tutto nelle nostre mani. In pari tempo
getteremo sul lastrico folle enormi di operai, in tutta l'Europa. Allora queste
masse si getteranno con gioia su coloro dei quali, nella loro ignoranza, sono
stati gelosi sin dall'infanzia, ne saccheggeranno gli averi e ne verseranno il
sangue. A noi non recheranno danno, perché il momento dell'attacco ci sarà ben
noto, e prenderemo le misure necessarie per proteggere i nostri interessi. Siamo
riusciti a persuadere i Gentili che il liberalismo avrebbe dato loro il regno
della ragione. Il nostro dispotismo sarà di questa specie perché avrà il
potere di sopprimere le ribellioni e di sradicare con giusta severità ogni idea
liberale dalle istituzioni.
Quando la plebe si avvide che in nome della libertà le venivano concessi
diritti di ogni genere, si immaginò di essere la padrona e tentò di assumere
il potere. Naturalmente s'imbatté come un cieco qualsiasi, in ostacoli
innumerevoli. Allora, non volendo tornare al regime di prima, depose il suo
potere ai nostri piedi.
Ricordatevi della rivoluzione francese, che chiamiamo la Grande Rivoluzione:
ebbene, tutti i segreti della sua preparazione organica ci sono ben noti,
essendo lavoro delle nostre mani. Da allora in poi abbiamo fatto subire alle
nazioni una delusione dopo l'altra, cosicché esse dovranno perfino rinnegarci,
in favore del Re Despota, uscito dal sangue di Sionne, che stiamo preparando al
mondo.
Nel momento attuale noi come forza internazionale siamo invulnerabili, perché
quando siamo assaliti da uno dei governi dei Gentili, altri ci sostengono. Nella
loro immensa bassezza, i popoli Cristiani aiutano la nostra indipendenza. Ciò
fanno quando si prosternano davanti alla forza; quando sono senza pietà per i
deboli; crudeli per le colpe e indulgenti per i delitti; quando si rifiutano di
ammettere le contraddizioni della libertà; quando sono pazienti fino al
martirio nel sopportare la violenza di una tirannia audace.
Essi tollerano da parte dei loro attuali dittatori, Presidenti dei Consigli e
Ministri, degli abusi per il più piccolo dei quali avrebbero ucciso cento re.
Come si spiega questo stato di cose? Perché le masse sono tanto illogiche nel
farsi un concetto degli avvenimenti? La ragione è che i despoti persuadono il
popolo, per mezzo dei loro agenti, che l'abuso del potere con evidente danno
allo Stato è compiuto per uno scopo elevato, vale a dire per ottenere la
prosperità della popolazione e per l'amore della fratellanza internazionale,
dell'unione e dell'eguaglianza. Si capisce che questi agenti non dicono al
popolo, che tale unificazione può essere ottenuta soltanto sotto il nostro
dominio; di modo che vediamo la popolazione condannare gl'innocenti ed assolvere
i colpevoli, convinta che potrà sempre fare ciò che le pare e piace. La plebe,
data questa sua condizione mentale, distrugge tutto ciò che è stabile e crea
lo scompiglio ovunque. La parola "libertà" porta la società a
lottare contro tutte le potenze, persino contro le potenze della Natura e di
Dio. Questo è il motivo per cui, quando noi arriveremo al potere, dovremo
cancellare la parola "libertà" dal dizionario umano, essendo essa il
simbolo della forza bestiale che trasforma le popolazioni in belve assetate di
sangue. Occorre però tener presente che queste belve si addormentano appena
saziate di sangue e che in quel momento è facile affascinarle e ridurle in
schiavitù. Se non si procura ad esse del sangue, non si addormenteranno ma
lotteranno fra di loro.
PROTOCOLLO IV
Ogni Repubblica attraversa varie fasi. La prima fase è rappresentata dai primi
giorni di furia cieca, quando le turbe annientano e distruggono a destra e a
sinistra. La seconda è il regno del demagogo che promuove l'anarchia ed impone
il potere assoluto. Questo dispotismo non è ufficialmente legale ed è,
pertanto, irresponsabile; esso è nascosto ed invisibile, ma nel medesimo tempo
si fa sentire. Esso è generalmente controllato da una organizzazione segreta la
quale agisce dietro le spalle di qualche agente ed è conseguentemente tanto più
audace e senza scrupoli. A questa forza segreta non importerà di mutare gli
agenti che la mascherano. Questi mutamenti aiuteranno persino l'organizzazione,
la quale con questo mezzo si sbarazzerà dei suoi vecchi servitori, ai quali
avrebbe dovuto dare un forte premio, data la durata del loro servizio. Chi o che
cosa può detronizzare una potenza segreta? Ebbene tale è appunto il nostro
Governo. La loggia massonica in ogni parte del mondo agisce inconsciamente da
maschera al nostro scopo. Ma l'uso che faremo di questa potenza nel nostro piano
di azione, come i nostri quartieri generali, restano perpetuamente sconosciuti
all'universo.
La libertà potrebbe non essere danno e sussistere nei governi e nei paesi senza
pregiudicare il benessere del popolo, se fosse basata sulla religione, sul
timore di Dio e sulla fratellanza umana, scevra da quei concetti di uguaglianza
che sono in contraddizione diretta con le leggi della creazione che hanno
ordinato la sottomissione. Retto da una fede simile, il popolo sarebbe governato
dalle parrocchie e vivrebbe tranquillamente ed umilmente sotto la tutela dei
suoi pastori spirituali, sottomettendosi all'ordinamento da Dio stabilito sulla
terra. Ed è perciò che dobbiamo cancellare persino il concetto di Dio dalle
menti dei Cristiani, rimpiazzandolo con calcoli aritmetici e bisogni materiali.
Allo scopo di stornare le menti Cristiane dalla nostra politica è assolutamente
necessario di tenerle occupate nell'industria e nel commercio. Così tutte le
nazioni lavoreranno incessantemente per il loro proprio vantaggio, ed in questa
lotta universale non si accorgeranno del nemico comune. Ma perché la libertà
sconnetta e rovini completamente la vita sociale dei Gentili, dobbiamo mettere
il commercio sopra una base di speculazione. Il risultato di ciò sarà che le
ricchezze della terra, ricavate per mezzo della produzione, non rimarranno nelle
mani dei Gentili, ma passeranno, attraverso la speculazione, nelle nostre
casseforti. La lotta per la supremazia e la speculazione continua nel mondo
degli affari, produrrà una società demoralizzata, egoista e senza cuore.
Questa società diventerà completamente indifferente e persino nemica della
religione e disgustata dalla politica. La bramosia dell'oro sarà l'unica sua
guida. E questa società lotterà per l'oro, facendo un vero culto dei piaceri
materiali che esso può procacciarle. Allora le classi inferiori si uniranno a
noi contro i nostri rivali - cioè contro i Gentili privilegiati - senza neppure
fingere di essere animate da un motivo nobile, e neppure per amore delle
ricchezze, ma unicamente per il loro odio schietto contro le classi più
elevate.
PROTOCOLLO V
Che genere di governo si può dare ad una società nella quale il subornamento e
la corruzione sono penetrate ovunque; dove le ricchezze si possono ottenere
solamente di sorpresa o con mezzi fraudolenti; dove il dissenso prevale in
tutto, e la moralità si mantiene unicamente per mezzo del castigo e di leggi
severe, e non in conseguenza di principi volontariamente accettati; dove il
sentimento patriottico e religioso affoga nelle convinzioni cosmopolite? Quale
altra forma di governo si può dare a simili società, fuorché quella dispotica
che vi descriverò ora?
Organizzeremo un governo fortemente centralizzato, in modo da acquistare le
forze sociali per noi. Per mezzo di nuove leggi regoleremo la vita politica dei
nostri sudditi come se fossero tanti pezzi di una macchina. Tali leggi
limiteranno gradatamente tutte le franchigie e le libertà accordate dai
Gentili. In questo modo il nostro regno si svilupperà in un dispotismo così
possente, da essere in grado di schiacciare i Gentili malcontenti o
recalcitranti in qualunque ora ed in qualunque luogo.
Ci diranno che il genere di potere assoluto che suggerisco non si confà col
progresso attuale della civiltà, ma vi dimostrerò, invece, che è proprio vero
il contrario. Allorquando i popoli consideravano i loro sovrani come
l'espressione della volontà di Dio, si sottomettevano tranquillamente al
dispotismo dei loro monarchi. Ma dal giorno in cui infondemmo nelle popolazioni
il concetto dei loro diritti, esse cominciarono a considerare i Re come semplici
mortali. Al cospetto della plebe la Santa unzione cadde dal capo dei monarchi, e
quando ad essa togliemmo anche la religione, il potere fu gettato sulla via come
pubblica proprietà e venne afferrato da noi. Oltre a ciò, fra le nostre doti
amministrative contiamo quella di saper governare le masse e gl'individui per
mezzo di fraseologie astute, di teorie confezionate furbamente, di regole di
vita e di ogni altro mezzo d'inganno allettante. Tutte queste teorie, che i
Gentili non comprendono affatto, sono basate sull'analisi e sull'osservazione
unite ad una così sapiente argomentazione, che non trova l'uguale fra i nostri
rivali, così come essi non possono competere con noi nella costruzione di piani
di solidarietà e di azione politica. L'unica società da noi conosciuta che
sarebbe capace di farci concorrenza in queste arti potrebbe essere quella dei
Gesuiti. Ma siamo riusciti a screditare i Gesuiti agli occhi della plebe stupida
per la ragione che questa società è un'organizzazione palese, mentre noi ci
teniamo dietro le quinte, mantenendo il segreto della nostra. Al mondo, in fin
dei conti, importerà poco se diventerà suo padrone il capo della Chiesa
Cattolica, oppure un tiranno del sangue di Sionne. Ma per noi "popolo
prediletto" la questione non è indifferente. Per un certo periodo i
Gentili potrebbero forse esser capaci di tenerci testa. Ma a questo riguardo non
abbiamo da temere perché siamo salvaguardati dall'odio profondamente radicato
che nutrono gli uni verso gli altri e che non si può estirpare. Abbiamo messo
in contrasto gli uni con gli altri tutti gli interessi personali e nazionali dei
Gentili, fomentandone tutti i pregiudizi religiosi e nazionali per quasi venti
secoli. A tutto questo lavorìo si deve il fatto, che nessun governo troverebbe
appoggio nei suoi vicini, se si appellasse ad essi per opporsi a noi, perché
ognuno di essi sarebbe convinto che un'azione contro di noi potrebbe essere
disastrosa per la sua esistenza individuale. Noi siamo troppo potenti; il mondo
intero deve fare i conti con noi. I Governi non possono fare il più piccolo
trattato senza il nostro intervento segreto. "Per me reges regunt"
- i sovrani regnano per mezzo mio -. Leggiamo nella Legge dei Profeti, che siamo
prescelti da Dio per governare il mondo. Dio ci ha dato l'ingegno e la capacità
di compiere questo lavoro. Se vi fosse un genio nel campo nemico, egli potrebbe
forse ancora combatterci, ma un nuovo venuto non potrebbe competere con dei
vecchi lottatori come noi, e il conflitto fra lui e noi assumerebbe un carattere
tale, che il mondo non ne avrebbe ancora visto l'eguale. Oramai è troppo tardi
per il loro Genio. Tutte le ruote del meccanismo statale sono messe in moto da
una forza che è nelle nostre mani: l'oro!
La scienza dell'economia politica studiata dai nostri grandi sapienti ha già
dimostrato che la forza del capitale supera il prestigio della Corona.
Il capitale per avere il campo libero, deve ottenere l'assoluto monopolio
dell'industria e del commercio. Questo scopo viene già raggiunto da una mano
invisibile in tutte le parti del mondo. Questo privilegio farà sì che tutta la
forza politica sarà nelle mani dei commercianti, i quali col profitto abusivo
opprimeranno la popolazione.
Oggi giorno conviene disarmare i popoli piuttosto che condurli alla guerra. È
più importante sapersi servire per la nostra causa delle passioni ardenti che
spegnerle. Incoraggiare le idee altrui e farne uso pel piano nostro piuttosto
che disperderle. Il problema principale per il nostro governo è questo: come
indebolire il cervello pubblico mediante la critica; come fargli perdere la
facoltà di ragionare che è fomite d'opposizione; come distrarre la mentalità
del pubblico per mezzo di fraseologie insensate.
In tutti i tempi le nazioni, al pari degli individui, hanno preso le parole per
fatti, perché si contentano di quello che odono e ben di rado si curano di
verificare se le promesse siano state adempiute, oppure no. Conseguentemente
noi, soltanto per darla ad intendere, organizzeremo delle istituzioni i cui
membri dimostreranno e loderanno, con eloquenti discorsi, le loro contribuzioni
al "progresso".
Prenderemo un atteggiamento liberale per tutti i partiti e per tutte le tendenze
e lo comunicheremo a tutti i nostri oratori, i quali saranno talmente loquaci,
da stancare il pubblico, il quale sarà stufo e ristucco di qualunque genere
d'eloquenza e ne avrà abbastanza.
Per impadronirci della pubblica opinione dovremo anzitutto confonderla al
massimo grado mediante la espressione da tutte le parti delle opinioni più
contraddittorie, affinché i Gentili si smarriscano nel labirinto delle
medesime. Ed allora essi comprenderanno, che la miglior via da seguire è quella
di non avere opinioni in fatto di politica; la politica non essendo cosa da
essere intesa dal pubblico, ma riservata soltanto ai dirigenti gli affari. E
questo è il primo segreto.
Il secondo segreto, necessario al successo completo del nostro governo, consiste
nel moltiplicare ad un punto tale gli errori, i vizi, le passioni e le leggi
convenzionali del paese, che nessuno possa vederci chiaro in simile caos. Quindi
gli uomini cesseranno di comprendersi a vicenda. Questa politica ci aiuterà
pure a seminare la zizzania in tutti i partiti; a dissolvere tutte le forze
collettive, a scoraggiare ogni iniziativa individuale, la quale potrebbe in
qualche modo intralciare i nostri progetti. Non vi è nulla di più dannoso
dell'iniziativa individuale: se è assecondata dall'intelligenza essa ci può
recare maggior danno dei milioni di esseri che abbiamo aizzato a dilaniarsi
vicendevolmente.
Dobbiamo dare all'educazione di tutta la società cristiana un indirizzo tale,
che le cadano le braccia per disperazione in tutti i casi nei quali un'impresa
domandi dell'iniziativa individuale. La tensione prodotta dalla propria libertà
d'azione, perde di forza quando incontra la libertà d'azione altrui. Ne
conseguono le scosse morali, le disillusioni ed i fallimenti. Con questi mezzi
opprimeremo i Cristiani ad un tale punto, che li obbligheremo a chiederci di
governarli internazionalmente. Quando raggiungeremo una simile posizione,
potremo immediatamente assorbire tutti i poteri governativi del mondo e formare
un Super-governo universale; al posto dei governi ora esistenti, metteremo un
colosso che si chiamerà l'"Amministrazione del Supergoverno". Le sue
mani si allungheranno come immense tanaglie e disporrà di una tale
organizzazione, che otterrà certamente la completa sottomissione di tutti i
paesi.
PROTOCOLLO VI
Fra breve principieremo ad organizzare vasti monopoli - serbatoi di ricchezze
colossali - nei quali persino le grandi fortune dei Gentili saranno coinvolte in
modo tale che crolleranno insieme al credito del loro governo il giorno dopo che
avrà avuto luogo la crisi politica [L'intenzione degli Ebrei di ritirare il
loro denaro all'ultimo momento è evidente. (Nota del T. inglese)].
Coloro fra gli astanti che sono economisti, calcolino l'importanza di questo
progetto.
Dobbiamo adoperare ogni mezzo per sviluppare la popolarità del nostro
supergoverno, presentandolo come il protettore e il rimuneratore di tutti coloro
che volontariamente si sottometteranno a noi.
L'aristocrazia dei Gentili non esiste più quale potenza politica, di modo non
dobbiamo ulteriormente tenerne conto da questo punto di vista. Però essa, in
quanto proprietaria di terreni, costituisce sempre un pericolo per noi, giacché
le sue rendite le assicurano l'indipendenza. Pertanto è essenziale per noi di
privare l'aristocrazia delle sue terre, a qualunque costo. Per raggiungere
questo scopo, il modo migliore è quello di aumentare continuamente le tasse e
le imposte, e con ciò il valore dei terreni si manterrà al più basso livello
possibile.
Gli aristocratici dei Gentili, i quali, date le loro abitudini ereditarie, sono
incapaci di accontentarsi di poco, andranno presto in rovina.
Nel medesimo tempo dobbiamo dare con ogni impegno la massima protezione
possibile alle industrie ed al commercio e specialmente alla speculazione, il
cui compito principale è di agire come contrappeso alle industrie. Senza la
speculazione, l'industria aumenterebbe il capitale privato e tenderebbe a
sollevare l'agricoltura, liberando le terre dai debiti e dalle ipoteche per gli
anticipi delle banche agricole. E' invece essenziale che l'industria prosciughi
la terra di tutte le sue ricchezze, e che la speculazione concentri nelle nostre
mani tutte le ricchezze del mondo ottenute con questi mezzi. In questo modo
tutti i Gentili verranno ridotti nelle file del proletariato, ed allora essi si
piegheranno davanti a noi per ottenere il diritto di esistere.
Allo scopo di rovinare le industrie dei Gentili e di aiutare la speculazione,
incoraggeremo l'amore pel lusso sfrenato, che abbiamo già sviluppato.
Aumenteremo i salari, ciò che non porterà beneficio all'operaio, perché
contemporaneamente accresceremo il prezzo delle sostanze più necessarie, col
pretesto dei cattivi risultati dei lavori agricoli. Con astuzia mineremo le basi
della produzione, seminando i germi della anarchia fra gli operai ed
incoraggiandoli nell'abuso degli alcolici. Nel tempo stesso adopreremo tutti i
mezzi possibili per scacciare dal paese tutti i Gentili intelligenti.
Per evitare che i Gentili realizzino prematuramente il vero stato delle cose,
nasconderemo il nostro piano sotto l'apparente desiderio di aiutare le classi
lavoratrici alla soluzione dei grandi problemi economici: questa nostra
propaganda viene aiutata in tutto e per tutto dalle nostre teorie economiche.
PROTOCOLLO VII
L'intensificazione del servizio militare, nonché l'aumento della polizia sono
pure essenziali alla riuscita dei progetti sovra indicati. Per noi è essenziale
aggiustare le cose in modo, che oltre noi, in tutti i paesi non vi sia altro che
un enorme proletariato, cioè altrettanti soldati e poliziotti fedeli alla
nostra causa.
In tutta l'Europa, e con l'aiuto dell'Europa, sugli altri continenti dobbiamo
fomentare sedizioni, dissensi e ostilità reciproche. In questo vi è un doppio
vantaggio: in primo luogo, con tali mezzi otteniamo il rispetto di tutti i
paesi, i quali si rendono ben conto che abbiamo il potere o di suscitare
qualunque rivolta a piacer nostro, oppure di ristabilire l'ordine. Tutti i paesi
hanno l'abitudine di rivolgersi a noi per la necessaria pressione quando essa
occorre. In secondo luogo, a furia di intrighi imbroglieremo i fili tessuti da
noi nei ministeri di tutti i Governi, non solo mediante la nostra politica, ma
altresì con i trattati di commercio e le obbligazioni finanziarie. Per riuscire
in quest'intento, dobbiamo usare molta astuzia e sottigliezza durante le
trattative e gli accordi; ma in quello che chiamasi "il linguaggio
ufficiale", assumeremo la tattica opposta, vale a dire avremo l'apparenza
di essere onestissimi e disposti a sottometterci. Così i governi dei Gentili,
ai quali abbiamo insegnato a vedere solamente la parte pomposa degli affari, pel
modo come glieli presentiamo, ci terranno perfino in conto di benefattori e di
salvatori dell'umanità. Dobbiamo metterci in condizioni tali da poter
rispondere ad ogni opposizione, con una dichiarazione di guerra da parte del
paese confinante a quello Stato che osasse attraversarci la strada; e qualora
tali confinanti alla loro volta decidessero di unirsi contro noi, dovremo
rispondere promuovendo una guerra universale.
Il principale successo in politica consiste nel grado di segretezza impiegato
nel conseguirlo. Le azioni di un diplomatico non devono corrispondere alle sue
parole. Per giovare al nostro piano mondiale, che si avvicina al termine
desiderato, dobbiamo impressionare i governi dei Gentili mediante la cosiddetta
pubblica opinione, che in realtà viene dovunque preparata da noi per mezzo di
quel massimo fra i poteri che è la stampa, la quale - fatte insignificanti
eccezioni di cui non è il caso tener conto - è completamente nelle nostre
mani. In breve: per dimostrare che tutti i governi dei Gentili sono nostri
schiavi, faremo vedere il nostro potere ad uno di essi per mezzo di atti di
violenza, vale a dire, con un regno di terrore [Notate lo stato
attuale della Russia (Nota del T. inglese)], e qualora tutti i governi
insorgessero contro di noi, la nostra risposta sarà data dai cannoni americani,
cinesi e giapponesi.
PROTOCOLLO VIII
Dobbiamo impadronirci di tutti i mezzi che i nostri nemici potrebbero rivolgere
contro noi. Ricorreremo alle più intricate e complicate espressioni del
dizionario della legge, allo scopo di scolparci nella eventualità che fossimo
costretti a pronunciare decisioni che potessero sembrare eccessivamente audaci,
oppure ingiuste. Perché sarà sommamente importante esprimere queste decisioni
in guisa così efficace, che si presentino alle genti come la massima
manifestazione di moralità, equità e giustizia. Il nostro governo deve essere
circondato da tutte le forze della civiltà in mezzo alle quali esso dovrà
agire. Attirerà a sé i pubblicisti, gli avvocati, i praticanti, gli
amministratori, i diplomatici ed infine gli individui preparati nelle nostre
scuole avanzate speciali. Questi individui conosceranno i segreti della vita
sociale; saranno padroni di tutte le lingue messe insieme con le lettere e le
parole politiche; avranno una perfetta conoscenza della parte intima e segreta
della natura umana, con tutte le sue corde più sensibili, che essi dovranno far
risuonare e vibrare secondo la loro volontà. Queste corde costituiscono
l'insieme del cervello dei Gentili; delle loro qualità buone o cattive, delle
loro tendenze e dei loro vizi, nonché delle loro peculiarità di caste e di
classi.
S'intende che questi sapienti consiglieri della nostra potenza non saranno
scelti fra i Gentili, che sono abituati a fare il loro lavoro amministrativo
senza tener presenti i risultati che devono conseguire, e persino senza sapere
lo scopo per cui tali risultati sono richiesti. Gli amministratori dei Gentili
formano i documenti senza leggerli e prestano servizio o per amore o per
ambizione.
Circonderemo il nostro governo con un vero esercito di economisti. Questo è il
motivo per cui si insegna principalmente agli Ebrei la scienza dell'economia.
Saremo circondati da migliaia di banchieri, di commercianti e, cosa ancora più
importante, di milionari, perché, in realtà, ogni cosa sarà decisa dal
danaro. Nel frattempo, fintanto che non sarà prudente riempire gli incarichi di
governo con i nostri fratelli Giudei, affideremo i posti importanti a individui
la cui fama e il cui carattere siano così cattivi da scavare un abisso fra essi
e la Nazione, ed anche a gente di tal risma, che abbia timore di finire in
galera se ci disobbedirà. E tutto questo allo scopo di obbligare costoro a
difendere i nostri interessi finché abbiano fiato in corpo.
PROTOCOLLO IX
Nell'applicare questi nostri principi dovete badare specialmente alle
caratteristiche della nazione nella quale vi trovate e nella quale .dovete
operare. Non dovete aspettarvi di applicare genericamente con successo i nostri
principi, fino a che la nazione di cui si tratta non sarà stata rieducata
secondo le nostre dottrine. Procedendo con cautela nell'applicazione dei nostri
principi, vedrete, prima che siano passati dieci anni, cambiati i caratteri più
ostinati, e noi così avremmo aggiunto un'altra nazione alle file di quelle che
ci sono già sottomesse.
Alle parole liberali della nostra divisa massonica: "libertà, uguaglianza
e fratellanza", sostituiremo, non quelle del nostro vero motto, ma bensì
delle parole esprimenti semplicemente un'idea, e diremo: "il diritto della
libertà, il dovere dell'uguaglianza ed il concetto della fratellanza" e
così prenderemo il toro per le corna. In realtà noi abbiamo già distrutto
tutte le forze di governo fuorché la nostra, benché esistano ancora in teoria.
Al momento attuale, se un Governo assume un atteggiamento a noi contrario si
tratta di una pura formalità; esso agisce essendo noi pienamente informati del
suo operato e col nostro consenso, accordato perché le dimostrazioni
anti-semitiche ci sono utili per mantenere l'ordine fra i nostri fratelli
minori. Non amplierò di più questo argomento, perché lo abbiamo già discusso
molte altre volte.
Il fatto sta ed è, che non incontriamo ostacoli di sorta. Il nostro Governo
occupa una posizione così eccessivamente forte di fronte alla legge, che quasi
possiamo, per designarlo, adoperare la potente parola: dittatura. Posso
onestamente asserire che al momento attuale noi siamo legislatori; giudichiamo e
castighiamo, giustiziamo e perdoniamo; siamo, per così dire, il comandante in
capo di tutti gli eserciti e cavalchiamo alla loro testa.
Governiamo con una forza potentissima, perché abbiamo nelle mani i frammenti di
un partito che una volta fu forte ed è ora soggetto a noi. Abbiamo un'ambizione
senza limiti, un'ingordigia divoratrice, un desiderio di vendetta spietato ed un
odio intenso. Siamo la sorgente di un terrore che esercita la sua influenza
a grande distanza. Abbiamo al nostro servizio individui di tutte le opinioni e
di tutti i partiti: uomini che desiderano ristabilire le monarchie, socialisti,
comunisti, e tutti coloro che aderiscono ad ogni genere di utopie. Tutti costoro
sono aggiogati al nostro carro. Ciascuno di essi mina, a modo proprio, i residui
del potere cercando di distruggere le leggi tuttora esistenti. Con questi
procedimenti tutti i governi sono tormentati, urlano tranquillità e per amor di
pace sono disposti a qualunque sacrificio. Ma noi negheremo ad essi tranquillità
e pace finché non riconosceranno umilmente il nostro super-governo
internazionale.
Le plebi proclamano a gran voce la necessità di risolvere il problema sociale,
mediante l'internazionale. I dissensi fra i partiti li danno nelle nostre mani,
perché, per condurre un'opposizione è essenziale aver del denaro, e questo lo
controlliamo noi.
Temevamo che il potere esperimentato dei sovrani Gentili facesse alleanza con la
potenza cieca della plebe; ma abbiamo preso tutte le misure preventive
necessarie per evitare che ciò avvenisse. Fra queste due potenze abbiamo
edificato una muraglia che consiste nel terrore che ambedue nutrono l'una verso
l'altra. Di modo che il potere cieco della plebe è diventato il sostegno del
nostro partito. Noi soli ne saremo i capi e lo guideremo verso l'adempimento del
nostro scopo. Perché la mano del cieco non si liberi dalla nostra stretta,
dobbiamo tenerci costantemente in contatto colle masse, se non di persona, per
lo meno mediante i fedeli fratelli. Quando diventeremo una potenza riconosciuta,
arringheremo la popolazione di persona, nelle piazze, e la istruiremo nella
politica in quel modo e con quell'indirizzo che giudicheremo conveniente.
Come potremo verificare ciò che sarà insegnato al popolo nelle scuole di
campagna? In ogni caso le parole pronunciate dall'inviato governativo o dal
sovrano stesso, saranno conosciute certamente dall'intera nazione, perché le
diffonderà la voce stessa del popolo.
Per non distruggere prematuramente le istituzioni dei Gentili, noi vi abbiamo
posto sopra le nostre mani esperte impadronendoci delle molle motrici dei loro
meccanismi. Questi erano, una volta, congegnati con severità e giustizia; ma
noi abbiamo sostituito a tutto ciò amministrazioni liberali e disordinate.
Abbiamo messo le nostre mani ovunque: nella giurisdizione, nelle elezioni,
nell'amministrazione della stampa, nel promuovere la libertà individuale, e,
cosa ancor più importante, nell'educazione, che costituisce il sostegno
principale della libera esistenza.
Abbiamo corbellato e corrotto la nuova generazione dei Gentili, insegnandole
principi e teorie di cui conoscevamo la falsità assoluta, pur avendoli
inculcati con assidua cura. Pur senza veramente alterare le leggi in vigore, ma
soltanto deformandone il significato ed interpretandole in senso diverso da
quello che avevano in mente coloro che le formularono, abbiamo ottenuto dei
risultati estremamente utili. Si è potuto ciò ottenere principalmente per il
fatto, che l'interpretazione nostra nascose il vero significato delle leggi, ed
in seguito le rese talmente incomprensibili, che diventò impossibile per i
Governi il dipanare un codice di leggi così confuso. Da ciò ebbe origine la
teoria di non badare alla lettera della legge, ma di giudicare secondo la
coscienza.
Ci si contesta, che le nazioni possono insorgere contro di noi qualora i nostri
piani siano scoperti prematuramente; ma noi, anticipando questo avvenimento,
possiamo esser sicuri di mettere in azione una forza talmente formidabile da far
rabbrividire anche gli uomini più coraggiosi.
In quel tempo tutte le città avranno ferrovie metropolitane e passaggi
sotterranei: da questi faremo saltare in aria tutte le città del mondo, insieme
alle loro istituzioni e ai loro documenti [Probabilmente è una affermazione da
intendersi al figurato, con allusione al bolscevismo (Nota del T. inglese)].
PROTOCOLLO X
Oggi comincerò ripetendo ciò che è stato già detto e vi prego tutti di tener
presente che i governi e le nazioni si contentano, in politica, del lato
appariscente di qualunque cosa.
E, dove troverebbero il tempo di esaminare la parte recondita degli avvenimenti
se i loro rappresentanti non pensano che a divertirsi?
Per la nostra politica è sommamente importante di tener presente il particolare
sopradetto, perché ci sarà di grande aiuto quando discuteremo taluni problemi,
come ad esempio la distribuzione del potere, la libertà di parola, di stampa e
di religione, il diritto di fondare associazioni, l'eguaglianze di fronte alla
legge, l'inviolabilità della proprietà e del domicilio, la questione della
tassazione (il concetto della tassazione segreta) e la forza retroattiva delle
leggi. Tutti gli argomenti di questo genere sono di tale natura, che non è
prudente di discuterli apertamente in cospetto del pubblico. Ma nel caso in cui
saremo obbligati di farne cenno alla folla, gli argomenti non dovranno essere
enumerati bensì, senza entrare in particolari, si dovranno fare al popolo delle
dichiarazioni circa i principi del diritto moderno riconosciuti da noi.
L'importanza della reticenza sta nel fatto, che un principio il quale non sia
stato palesato apertamente, ci lascia una grande libertà d'azione; mentre il
principio stesso, una volta dichiarato, acquista il carattere di una cosa
stabilita.
La Nazione tiene in considerazione speciale la potenza di un genio politico e
tollera tutte le sue prepotenze commentandole in questo modo: "Che tiro
birbone, ma con che abilità lo ha eseguito!". Oppure: "Che
canagliata, ma come ben fatta, e con quanto coraggio!".
Noi speriamo di attirare tutte le nazioni a lavorare per mettere le fondamenta
del nuovo edificio da noi progettato. Per questa ragione, dobbiamo assicurarci i
servizi di agenti audaci e temerarii, capaci di abbattere qualunque ostacolo al
nostro avanzare.
Quando faremo il nostro colpo di Stato, diremo al popolo: "Tutto andava in
malora; tutto avete sofferto, ma ora noi distruggiamo le cause delle vostre
sofferenze; vale a dire le nazionalità, le frontiere, e le monete nazionali.
Certamente sarete liberi di condannarci, ma il vostro verdetto non può esser
giusto se lo pronunciate prima di esperimentare ciò che possiamo fare per il
vostro bene". Allora il popolo, esultante e pieno di speranza, ci porterà
in trionfo. La potenza del voto, al quale abbiamo addestrato i membri più
insignificanti dell'umanità per mezzo di comizi organizzati e di accordi
prestabiliti, adempirà allora il suo ultimo compito. Questa potenza, che è
stato il mezzo con cui "ci siamo messi sul trono", ci pagherà
l'ultimo suo debito nella sua ansia di vedere il risultato delle nostre
proposte, prima di pronunciare il suo giudizio in proposito. Per raggiungere la
maggioranza assoluta dobbiamo indurre tutti a votare senza distinzione di
classe; una maggioranza simile non si potrebbe ottenere dalle classi educate o
da una società divisa in caste.
Dunque, avendo inculcato in ogni uomo il concetto della propria importanza,
distruggeremo la vita familiare dei Gentili e la sua influenza educatrice.
Impediremo agli uomini di cervello di farsi avanti, ed il popolo, guidato da
noi, non solo li terrà sottomessi, ma non permetterà neppure ad essi di
manifestare i loro piani.
La turba è abituata a darci ascolto, perché la paghiamo per avere l'attenzione
e l'obbedienza. Con tutti questi mezzi creeremo una forza così cieca; che non
sarà mai capace di prendere una decisione senza la guida dei nostri agenti,
incaricati di guidarla.
La plebe si sottometterà a questo stato di cose perché saprà che dal
beneplacito di questi capi dipenderanno i suoi salari, i suoi guadagni e tutti
gli altri benefizi.
Questo sistema di governo deve essere il lavoro di una mente sola, perché
sarebbe impossibile di consolidarlo se fosse il lavoro combinato di molte
intelligenze. Questo è il motivo per cui ci è concesso soltanto di conoscere
il piano d'azione, .ma non dobbiamo in nessuno modo discuterlo, per evitare di
distruggerne l'efficacia, il funzionamento delle sue singole parti ed il valore
pratico di ogni suo punto.
Tali piani, se fossero posti in discussione e modificati in seguito a successivi
scrutini, essi verrebbero deformati dall'insieme dei malintesi mentali,
derivanti dal fatto che i votanti non ne avrebbero penetrato profondamente il
significato.
Pertanto è necessario che i nostri piani siano decisivi e logicamente
ponderati. Questa è la ragione per cui dobbiamo evitare ad ogni costo che
l'opera grandiosa del nostro duce sia lacerata e fatta in pezzi dalla plebe, o
anche da una camarilla qualsiasi. Per ora questi piani non sconvolgeranno le
istituzioni esistenti; ne altereranno soltanto le teorie economiche e
conseguentemente tutto il corso delle loro procedure, che dovranno seguire
inevitabilmente la via tracciata dai nostri piani.
In ogni paese esistono le stesse istituzioni, quantunque sotto nomi diversi, e
sono le camere dei rappresentanti del popolo, i ministeri, il senato, una
qualunque specie di consiglio privato, nonché tutti i dipartimenti legislativi
e amministrativi.
Non occorre che io vi spieghi il meccanismo connettente tutte queste differenti
istituzioni, perché ne siete perfettamente al corrente. Notate solamente, che
ciascuna delle sopraddette istituzioni corrisponde a qualche importante funzione
del governo. (Adopero la parola "importante", non in riguardo
alle istituzioni stesse, ma bensì riferendomi alle loro funzioni). Tutte queste
istituzioni si sono ripartite le varie funzioni governative, vale a dire i
poteri amministrativi, legislativi, ed esecutivi. E le loro funzioni sono
diventate simili a quelle dei singoli organi del corpo umano.
Se danneggiamo una qualunque parte del meccanismo governativo, tutto lo Stato ne
soffrirà e ne morirà, come accade per un corpo umano. Quando inoculammo il
veleno del liberalismo nell'organismo dello Stato, la sua costituzione politica
cambiò; gli Stati diventarono infettati da una malattia mortale: la
decomposizione del sangue. Dobbiamo solo attendere la fine della loro agonia. Il
liberalismo fece nascere i governi costituzionali, che sostituirono
l'autocrazia, l'unica forma sana di governo dei Gentili. La forma
costituzionale, come ben sapete, non è altro che una scuola di dissensioni,
disaccordi, contese e inutili agitazioni di partito: in breve, essa è la scuola
di tutto ciò che indebolisce l'efficienza del governo. La tribuna, come pure la
stampa, hanno contribuito a rendere i governanti deboli ed inattivi, rendendoli
in tal modo inutili e superflui; ed. è per questo motivo che in molti paesi
vennero destituiti.
Allora l'istituzione dell'era repubblicana diventò possibile, ed al posto del
Sovrano mettemmo una caricatura del medesimo nella persona di un presidente, che
scegliemmo nella ciurmaglia, fra le nostre creature e i nostri schiavi.
Così minammo i Gentili, o piuttosto, le nazioni dei Gentili.
In un prossimo futuro faremo del presidente un agente responsabile. Allora non
avremo più scrupoli a mettere arditamente in esecuzione i nostri piani, per i
quali sarà tenuto responsabile il nostro "fantoccio". Cosa c'importa
se le fila dei cacciatori d'impieghi s'indeboliscono; se l'impossibilità di
trovare un presidente genera delle confusioni che indeboliranno, in definitiva,
il Paese?
Per ottenere questi risultati predisporremo le cose in modo che siano eletti
alla carica presidenziale individui bacati, che abbiano nel loro passato uno
scandalo tipo "Panama", o qualche altra transazione losca e segreta.
Un presidente di tale specie sarà un fedele esecutore dei nostri piani, perché
temerà di essere denunziato, e sarà sotto l'influenza di questa paura la quale
si impadronirà di colui il quale, salito al potere, è ansioso di conservarsi i
privilegi e gli onori inerenti alla sua alta carica. Il Parlamento eleggerà,
proteggerà e metterà al coperto il presidente, ma noi toglieremo al Parlamento
la facoltà di introdurre nuove leggi, nonché di mutare le esistenti.
Questo potere lo conferiremo ad un presidente responsabile, il quale sarà una
semplice marionetta nelle nostre mani. Così il potere presidenziale diventerà
un bersaglio esposto ad attacchi di vario genere, ma noi gli daremo dei mezzi di
difesa conferendogli il diritto di appellarsi al popolo direttamente, al disopra
dei rappresentanti della nazione, vale a dire, di appellarsi a quel popolo che
è nostro schiavo cieco: alla maggioranza della plebe.
Inoltre, daremo al presidente la facoltà di. proclamare la legge marziale.
Spiegheremo questa prerogativa col fatto, che il presidente, essendo il capo
dell'esercito, deve averlo ai suoi comandi per proteggere la nuova costituzione
repubblicana, essendo questa protezione un dovere per il rappresentante
responsabile della repubblica.
Naturalmente, in simili condizioni, la chiave della situazione recondita sarà
nelle nostre mani, e nessuno all'infuori di noi controllerà la legislazione.
Inoltre, quando introdurremo la nuova costituzione repubblicana, col pretesto
della segretezze di Stato toglieremo al Parlamento il diritto di discutere
l'opportunità delle misure prese dal governo. Con questa nuova costituzione
ridurremo al minimo il numero dei rappresentanti la nazione, diminuendo così di
altrettanto le passioni politiche, e la passione per la politica. Se malgrado ciò
questi rappresentanti diventassero ricalcitranti, li sostituiremo appellandoci
alla nazione. Il Presidente avrà la facoltà di nominare il presidente ed il
vice presidente della Camera dei deputati e del Senato.
Alle continue sessioni parlamentari sostituiremo sessioni della durata di pochi
mesi. Inoltre il Presidente, quale capo del potere esecutivo, avrà il diritto
di convocare e di sciogliere il Parlamento, e, nel caso di scioglimento, di
rinviare la convocazione del nuovo. Ma perché il Presidente non possa esser
tenuto responsabile delle conseguenze di questi atti - che, parlando con
precisione, sarebbero illegali - prima che i nostri piani siano maturati, noi
persuaderemo i ministri e gli altri alti funzionari amministrativi che
circondano il presidente, a contravvenire i suoi comandi emanando istruzioni di
loro iniziativa, ed in tal modo li obbligheremo a sopportarne la responsabilità
invece del Presidente. Raccomanderemo. specialmente che questa funzione venisse
assegnata al Senato, al Consiglio di Stato, oppure al Gabinetto, ma non mai a
singoli individui.
Le leggi che possono essere interpretate in diverse maniere saranno interpretate
a modo nostro dal Presidente il quale, inoltre, annullerà le leggi quando lo
riterremo utile, ed avrà anche il diritto di proporne delle nuove temporanee, e
persino di fare modificazioni nel lavoro costituzionale del Governo, prendendo
come pretesto le esigenze del benessere del paese. Provvedimenti di questa
specie ci metteranno in grado di sopprimere a poco a poco quei diritti e quelle
concessione che fossimo stati costretti ad accordare da principio, nell'assumere
il potere. Tali concessioni dovremo introdurre nella costituzione dei governi
per mascherare l'abolizione graduale di tutti i diritti costituzionali, quando
giungerà il momento di cambiare tutti i governi esistenti sostituendovi la
nostra autocrazia. Può darsi che il riconoscimento del nostro autocrate avvenga
prima dell'abolizione delle costituzioni. Vale a dire che il riconoscimento del
nostro regno avrà inizio dal momento stesso che il popolo, scisso dai dissensi
e dolorante per il fallimento dei suoi governanti (e tutto questo sarà stato
preparato da noi), griderà: "Destituiteli e dateci un autocrate che
governi il mondo, che ci possa unificare distruggendo tutte le cause di
dissenso, cioè le frontiere, la nazionalità, le religioni, i debiti dello
Stato ecc., un capo che ci possa dare la pace ed il riposo che non abbiamo sotto
il governo del nostro sovrano e dei nostri rappresentanti".
Ma voi sapete benissimo, che allo scopo di ottenere che la moltitudine debba
formulare a gran voce una richiesta simile, è tassativamente necessario
disturbare senza posa in tutti i paesi le relazioni esistenti fra popolo e
governo, promuovere ostilità, guerre, odi e persino il martirio, mediante la
fame, la carestia e l'inoculazione di malattie, in tale misura che i Gentili non
vedano altro modo per uscire da tanti guai, che un appello per la protezione al
nostro denaro e alla nostra completa sovranità. Però se diamo alla nazione il
tempo di rifiatare, sarà difficile si ripresenti per noi una circostanza
ugualmente favorevole.
PROTOCOLLO XI
Il Consiglio di Stato accentuerà il potere del regnante. Nella sua posizione il
corpo legislativo ufficiale sarà, in certo qual modo, un comitato per la
promulgazione dei comandi del regnante.
Eccovi dunque un programma della nuova costituzione che prepariamo al mondo.
Faremo le leggi, definiremo i diritti costituzionali, li amministreremo con
questi mezzi: 1) decreti della camera legislativa, suggeriti dal Presidente; 2)
ordini generici, ordini del Senato e del Consiglio di Stato, e decisioni del
Consiglio dei Ministri; 3) quando il momento opportuno sarà giunto, promoveremo
un colpo di Stato.
Ora, avendo abbozzato il nostro piano d'azione, discuteremo quei particolari che
potranno esserci necessari allo scopo di compiere nell'organismo della macchina
statale, la rivoluzione nel senso che ho già indicato. Colla parola
"particolari" voglio indicare la libertà di stampa, il diritto di
formare delle associazioni, la libertà di religione, l'elezione dei
rappresentanti del popolo e moltissimi altri diritti che dovranno svanire dalla
vita quotidiana dell'uomo. Se non spariranno del tutto, dovranno subire un
cambiamento fondamentale dal giorno seguente l'annuncio della nuova
costituzione. Prima di quel momento preciso non sarebbe per noi utile di
annunciare tutti i cambiamenti che faremo e per la seguente ragione: tutti i
cambiamenti percettibili potrebbero riuscire pericolosi in qualunque altro
momento se fossero applicati per forza esigendone severamente ed indistintamente
l'esecuzione, perché ciò potrebbe esasperare il popolo, che paventerebbe nuovi
cambiamenti nelle medesime direzioni. D'altra parte, se i cambiamenti dovessero
implicare delle tolleranze ancora maggiori, il popolo direbbe che riconosciamo i
nostri errori e ciò potrebbe menomare il vanto di infallibilità del nuovo
potere. Il popolo potrebbe anche dire che siamo stati spaventati e quindi
obbligati a cedere; e se così fosse, nessuno ci sarebbe mai riconoscente perché
il popolo ritiene di aver il diritto di ottenere sempre nuove concessioni.
Sarebbe enormemente pericoloso per il prestigio della nuova costituzione, che
l'una o l'altra di queste impressioni si facesse strada nella mente del
pubblico.
Per noi è essenziale, che dal primo momento della nuova proclamazione il
popolo, mentre soffrirà ancora le conseguenze del cambiamento repentino e sarà
in uno stato di terrore e di indecisione, realizzi che siamo così potenti, così
invulnerabili, e così pieni di forza, che in nessun caso prenderemo in
considerazione i suoi interessi. Faremo capire al popolo, che non solo non ci
daremo nessun pensiero delle sue opinioni e dei suoi desideri, ma altresì che
saremo pronti in qualunque momento ed in qualunque luogo a sopprimere con una
mano forte qualsiasi espressione o accenno di. opposizione. Faremo sì che il
popolo capisca che essendoci impadroniti di tutto quello che desideravamo non
gli permetteremo mai, in nessun modo, di partecipare al nostro potere. Ed allora
esso, preso dallo sgomento, chiuderà gli occhi su tutto ed aspetterà
pazientemente lo svolgersi di ulteriori avvenimenti.
I Gentili sono come un branco di pecore, noi siamo i lupi. Sapete cosa fanno le
pecore quando i lupi entrano nell'ovile? Chiudono gli occhi. A questo saranno
costretti anche i Gentili, perché prometteremo loro la restituzione di tutte le
loro libertà dopo che avremo soggiogato i nemici del mondo e costretti tutti i
partiti a sottomettersi. Non occorre che vi dica quanto tempo dovranno aspettare
per riavere queste loro libertà!
Per qual motivo fummo indotti a inventare la nostra politica e instillarla nelle
menti dei Gentili?
Noi instillammo in essi questa politica senza permetter loro di comprenderne
l'intimo significato.
Che cosa ci spinse ad adottare questa linea di condotta? Questo: che noi, razza
dispersa, non potevamo, come tale, conseguire il nostro scopo con mezzi diretti,
ma soltanto con mezzi indiretti, subdoli e fraudolenti. Questa fu la vera causa
ed origine della nostra organizzazione massonica, che questi porci di Gentili
non riescono a scandagliare e di cui non sospettano neppure le mire. Noi li
prendiamo come lo zimbello delle nostre numerose logge, le quali hanno
l'apparenza di essere puramente massoniche, allo scopo di gettare la polvere
negli occhi dei loro camerati.
Per grazia di Dio il suo Popolo prediletto fu sparpagliato, ma questa
dispersione, che sembrò al mondo la nostra debolezza, dimostrò di essere la
nostra forza, che ci ha ora condotto al limitare della Sovranità Universale.
Ci rimane da costruire ancora poco su queste fondamenta, per raggiungere la
nostra mèta.
PROTOCOLLO XII
La parola libertà, suscettibile di diverse interpretazioni, sarà da noi
definita nel modo seguente: "La libertà è il diritto di fare ciò che la
legge permette". Tale definizione ci servirà in questo senso, che sarà in
nostro arbitrio di dire dove potrà esserci libertà e dove no, per la semplice
ragione che la legge permetterà solamente quello che a noi piacerà.
Il nostro atteggiamento verso la stampa sarà il seguente: Che cosa fa la stampa
attualmente? Essa serve a suscitare nel popolo passioni furenti, oppure,
talvolta, dissensi egoistici di partito; cause entrambe che possono essere
necessarie al nostro scopo. La stampa è spesse volte vana, ingiusta e mendace,
e la maggior parte della gente non ne capisce affatto le sue vere intenzioni.
Noi la barderemo e ne terremo fermamente in pugno le redini. Inoltre dovremo
acquistare il controllo di tutte le altre ditte editrici. Non ci servirebbe a
nulla il solo controllo dei giornali se restassimo esposti ad attacchi con
opuscoli e libri. L'attuale costosa produzione libraria la trasformeremo in una
risorsa vantaggiosa per il nostro governo mediante una speciale tassa di bollo
ed obbligando gli editori ed i tipografi a versarci un deposito cauzionale, allo
scopo di garantire il nostro governo da qualunque forma di attacco da parte
della stampa. E qualora questo si produca, imporremo multe a destra ed a
sinistra. Da questi mezzi: bolli, cauzioni e multe, il governo ricaverà una
larga sorgente di lucro. Naturalmente, i giornali di partito non si daranno
pensiero di pagare delle multe forti, ma noi li sopprimeremo senz'altro dopo un
secondo loro serio attacco. Nessuno potrà impunemente attentare al prestigio
della nostra infallibilità politica. Per sopprimere qualunque pubblicazione
prenderemo un pretesto: diremo, per esempio, che eccita l'opinione pubblica
senza ragione e senza fondamento. Ma vi prego di tener presente, che fra le
pubblicazioni aggressive ve ne saranno anche talune istituite da noi apposta con
tale intento. Ma esse attaccheranno solo quei punti della nostra politica, che
abbiamo l'intenzione di cambiare. Nessuna informazione giungerà al pubblico
senza essere stata prima controllata da noi. Stiamo già raggiungendo questo
scopo anche attualmente, per il fatto che tutte le notizie sono ricevute da
poche agenzie, nelle quali sono centralizzate da tutte le parti del mondo.
Quando giungeremo al potere, queste agenzie ci apparterranno completamente e
pubblicheranno solo quelle notizie che noi permetteremo.
Se, date le condizioni attuali, siamo riusciti a controllare la società dei
Gentili ad un punto tale che essa vede gli affari mondiali attraverso le lenti
colorate con le quali le copriamo gli occhi; se anche ora nulla ci impedisce di
conoscere i segreti di Stato, come stupidamente li chiamano i Gentili; quale sarà
la nostra posizione, quando saremo ufficialmente riconosciuti come governatori
del mondo nella persona del nostro Imperatore Universale?
Ritorniamo all'avvenire della stampa. Chiunque desidererà diventare editore,
libraio o tipografo, dovrà ottenere un certificato ed una licenza, che
perderanno in caso di disubbedienza. I canali attraverso i quali il pensiero
umano trova la sua espressione, saranno con questi mezzi posti nelle mani del
nostro governo, che li userà come organi educativi, e così impedirà che il
pubblico sia messo sulla falsa strada mediante l'idealizzazione del
"progresso", o con il liberalismo. Chi fra noi non sa, che questo
fantastico beneficio conduce direttamente all'utopia, da cui nacquero l'anarchia
e l'odio verso l'autorità? E ciò per la semplice ragione che il
"progresso", o piuttosto l'idea d'un progresso liberale, diede al
popolo differenti concetti della emancipazione, senza mettervi alcun limite.
Tutti i cosiddetti liberali sono degli anarchici, se non per le loro azioni,
certamente per le loro idee.
Ognuno di essi corre dietro il fantasma della libertà, credendo di poter fare
quello che vuole, vale a dire, cadendo in uno stato di anarchia per
l'opposizione che fa, unicamente per il gusto di farla.
Discutiamo ora la stampa editrice di libri ecc. Noi la tasseremo nello stesso
modo della stampa giornalistica, vale a dire per mezzo di bolli e cauzioni. Ma
sopra i libri con meno di 300 pagine metteremo una tassa doppia, li
classificheremo fra gli opuscoli per far diminuire la pubblicazione dei
periodici, che costituiscono la forma più virulenta del veleno stampato. Queste
misure obbligheranno altresì gli scrittori a pubblicare delle opere così
lunghe, che avranno pochi lettori e principalmente a causa del loro prezzo alto.
Noi stessi pubblicheremo delle opere a buon mercato per educare la mente del
pubblico e avviarla nella direzione da noi desiderata. La tassazione determinerà
una riduzione della letteratura dilettevole e senza scopo, e la responsabilità
che incontreranno di fronte alla legge darà tutti gli autori nelle nostre mani.
Nessuno che desideri attaccarci colla sua penna troverebbe un editore.
Prima di stampare qualsiasi genere di lavoro, l'editore o il tipografo dovrà
chiedere alle autorità un permesso speciale per pubblicare il detto lavoro. In
questo modo conosceremo anticipatamente qualsiasi congiura contro di noi, e
potremo colpirla prevenendola e pubblicando una confutazione.
La letteratura e il giornalismo sono le due più importanti forze educative, e
per questo motivo il nostro governo si accaparrerà il maggior numero di
periodici. Con questo sistema neutralizzeremo la cattiva influenza della stampa
privata ed otterremo un'influenza enorme sulla mente umana. Se dovessimo
permettere la pubblicazione di dieci periodici privati, noi stessi dovremmo
pubblicarne trenta e così via.
Ma il pubblico non deve avere il minimo sospetto di queste precauzioni; perciò
tutti i periodici pubblicati da noi, avranno apparentemente vedute ed opinioni
contraddittorie, ispirando così la fiducia e presentando un'apparenza attraente
ai nostri non sospettosi nemici, che cadranno nella nostra trappola e saranno
disarmati.
In prima fila metteremo la stampa ufficiale. Essa sarà sempre in guardia per
difendere i nostri interessi, e perciò la sua influenza sul pubblico sarà
relativamente insignificante. In seconda fila metteremo la stampa
semi-ufficiale, la quale dovrà attirare i tiepidi e gli indifferenti. In terza
fila metteremo quella stampa che farà finta di essere all'opposizione e che, in
una delle sue pubblicazioni, figurerà come nostra avversaria. I nostri veri
nemici confideranno in questa opposizione e ci mostreranno le loro carte. Tutti
i nostri giornali sosterranno partiti diversi: l'aristocratico, il repubblicano,
il rivoluzionario e persino l'anarchico. Ma, naturalmente, questo sarà
solamente fino a quando dureranno le costituzioni. Questi giornali, come il dio
indiano Vishnu, avranno centinaia di mani, ognuna delle quali tasterà il polso
della variabile opinione pubblica.
Quando il polso batterà più forte, queste mani faranno inclinare l'opinione
pubblica verso la nostra causa, perché un soggetto nervoso è facile ad essere
guidato e facilmente cade sotto un'influenza qualsiasi. I chiacchieroni che
crederanno di ripetere l'opinione del giornale del loro partito, in realtà non
faranno altro che ripetere la nostra opinione, oppure quella che desideriamo far
prevalere; nella convinzione di seguire l'organo del loro partito, costoro
seguiranno in realtà la bandiera che faremo sventolare d'innanzi ai loro occhi.
Perché il nostro esercito giornalista estrinsechi il concetto intimo di questo
programma, avendo l'apparenza di appoggiare i diversi partiti, dovremo
organizzare la nostra stampa con la massima cura. Col titolo di
"Commissione Centrale della Stampa", organizzeremo delle riunioni
letterarie, alle quali i nostri agenti, senza farsene accorgere, daranno il
segno di riconoscimento e la parola d'ordine. I nostri organi discutendo e
contrastando la nostra politica, sempre superficialmente, s'intende, e senza
toccarne i lati importati, faranno finta di polemizzare con i giornali
ufficiali, allo scopo di fornirci il pretesto di definire i nostri piani con
maggior accuratezza di quanto avremo potuto fare coi nostri programmi
preliminari. Si capisce, però, che tutto questo sarà fatto quando sia
vantaggioso per noi. Questa opposizione da parte della stampa, servirà anche a
far credere al popolo che la libertà di parola esiste sempre. Essa darà ai
nostri agenti l'opportunità di dimostrare che i nostri
avversari ci muovono accuse insensate, nell'impossibilità da parte loro di
trovare un terreno solido sul quale combattere la nostra politica.
Queste misure, che sfuggiranno all'attenzione pubblica, saranno i mezzi più
proficui per guidare l'opinione pubblica ed inspirare fiducia nel nostro
governo.
Grazie a queste misure potremo eccitare o calmare l'opinione pubblica circa le
questioni politiche quando ci occorrerà di farlo. Potremo persuaderla o
confonderla stampando notizie vere o false, fatti o contraddizioni, secondo
quello che servirà al nostro scopo. Le informazioni che pubblicheremo
dipenderanno dal modo con cui il pubblico sarà in quel tempo propenso ad
accettare quel dato genere di notizie; e staremo sempre molto attenti,
scandagliando il terreno prima di camminarci sopra.
Le restrizioni che, come ho già detto, imporremo alle pubblicazioni private ci
daranno la certezza di sconfiggere i nostri nemici, perché essi non avranno a
loro disposizione organi della stampa mediante i quali dare veramente libero e
pieno corso alle loro opinioni. Non ci occorrerà neppure di contraddire
ufficialmente le loro affermazioni. Se sarà necessario, le confuteremo semi
ufficialmente con dei "ballons d'essai", che faremo lanciare dalla
nostra stampa di terza fila.
Esiste già nel giornalismo francese tutto un sistema di intese massoniche per
darsi il contrassegno. Tutti gli organi della stampa sono legati da segreti
professionali reciproci, a modo degli antichi oracoli. Nessuno dei suoi membri
rivelerà mai di essere a conoscenza di un segreto qualora non abbia ricevuto
l'ordine di renderlo pubblico. Nessun singolo editore avrà il coraggio di
tradire un segreto confidatogli, per la ragione che nessuno è ammesso nel mondo
letterario, il quale non abbia preso parte a qualche losco affare nella sua vita
passata. Pertanto, se qualcuno desse il minimo segno di disubbidienza, il triste
episodio del suo passato verrebbe palesato immediatamente. Finché il passato
losco di questi individui è conosciuto da pochi, il prestigio di ogni
giornalista attira l'opinione pubblica di tutto il paese. Il popolo lo segue e
lo ammira.
I nostri piani si debbono estendere principalmente alle province. È per noi
essenziale di creare certe idee e di infondere tali opinioni nelle province,
perché in qualunque momento possiamo servircene lanciandole nella capitale come
opinioni neutrali delle province. Naturalmente, la fonte e l'origine delle idee
non saranno alterate, ma le idee saranno nostre. Per noi è assolutamente
necessario, prima di assumere il potere, che le città siano qualche volta
dominate dalle opinioni delle province; vale a dire, che le città sappiano
l'opinione della maggioranza, quale sarà stata preparata da noi. È per noi
necessario che le capitali, giunto il momento critico psicologico, non abbiano
il tempo materiale di discutere un fatto compiuto, ma siano obbligate ad
accettarlo perché è stato approvato da una maggioranza nelle province.
Quando poi arriveremo al periodo del nuovo regime - cioè durante il periodo
transitorio che precederà la nostra sovranità - non permetteremo alla stampa
di pubblicare qualsiasi resoconto di delitti, essendo essenziale che il popolo
creda il nuovo regime talmente superiore, d'aver soppresso perfino la
delinquenza. I delitti che avverranno saranno conosciuti soltanto dalla loro
vittima e da gli eventuali testimoni oculari e da nessun altro.
La necessità del pane quotidiano obbligherà i Gentili a tacere ed a
rimanere nostri umili servitori.
Quei Gentili che potremo impiegare nella nostra stampa, discuteranno, dietro i
nostri ordini, quei fatti che non sarebbe conveniente per noi di pubblicare
nella nostra gazzetta ufficiale. E mentre avranno luogo così discussioni e
dispute d'ogni genere, noi promulgheremo le leggi che ci occorrono e le
presenteremo al pubblico quali fatti compiuti. Nessuno oserà chiedere che
queste leggi vengano revocate, specialmente perché faremo credere che il nostro
scopo sia quello di promuovere il progresso. Poi la stampa svierà l'attenzione
del pubblico per mezzo di nuove proposte (sapete bene che abbiamo sempre
abituato le popolazioni a ricercare nuove emozioni). Avventurieri politici senza
cervello si affretteranno a discutere i nuovi problemi: la stessa razza di gente
che non comprende neppure ora nulla di quello di cui parla. I problemi politici
non sono fatti per essere compresi, dalla gente comune, ma solamente (come ho già
detto) da quella classe di governanti, che da secoli dirigono gli affari. Da
tutto questo insieme di fatti potete concludere, che quando useremo una certa
deferenza all'opinione pubblica, di tanto in tanto, avremo lo scopo di
facilitare il funzionamento del nostro meccanismo. Vi accorgerete anche che
cerchiamo di far approvare le varie questioni soltanto a furia di parole e non
di fatti. Affermiamo continuamente, che tutte le misure prese da noi sono
ispirate dalla speranza e dalla certezza di aiutare il benessere comune.
Allo scopo di distogliere la gente troppo irrequieta dalla discussione delle
questioni politiche, la provvederemo di problemi nuovi; quelli cioè
dell'industria e del commercio. Su questi problemi potranno eccitarsi fin che
vorranno. Le masse acconsentono di astenersi e di desistere da ciò che credono
sia l'attività politica, solamente se possiamo dar loro qualche nuovo svago;
come, ad esempio, il commercio. E tenteremo di dar da intendere ad esse, che
anche il commercio è un problema politico. Noi stessi inducemmo le masse a
prender parte alla politica per assicurarci il loro appoggio nella nostra
campagna contro i governi Gentili.
Per impedire che il popolo scopra da sé una qualsiasi nuova linea d'azione
politica, lo terremo distratto con varie forme di divertimenti: ludi ginnici,
passatempi, passioni di vario genere, osterie e via discorrendo.
Fra poco principieremo a mettere degli avvisi nei giornali invitando il popolo a
competere in ogni genere di nuove imprese, come ad esempio alle gare artistiche,
di sport, ecc.
Questi nuovi interessi distoglieranno definitivamente l'attenzione del pubblico
dalle questioni che potrebbero metterci in conflitto con la popolazione. Il
popolo, siccome perderà a poco a poco la facoltà di pensare con la sua testa,
griderà compatto insieme a noi, per l'unica ragione che saremo i soli membri
della società in grado di promuovere nuove linee di pensiero. Questi nuovi
concetti noi li metteremo avanti per mezzo di agenti che il popolo non sospetterà
siano alleati nostri. La funzione degli idealisti liberali cesserà
repentinamente il giorno in cui il nostro governo sarà riconosciuto. Fino
allora essi ci renderanno dei buoni servizi. Per questa ragione cercheremo di
indirizzare l'opinione pubblica verso ogni specie di teoria fantastica che possa
sembrare progressiva, o liberale. Fummo noi che, col più completo successo,
facemmo girare le teste scervellate dei Gentili, colle nostre teorie di
progresso, verso il socialismo. Non si trova fra i Gentili una mente capace di
intuire che in ogni occasione, dietro la parola "progresso" è
nascosta una deviazione della verità, eccezione fatta dei casi in cui la parola
libertà si riferisce alla materia delle scoperte scientifiche. Giacché esiste
soltanto una vera dottrina ed in essa non vi è posto per il
"progresso". Il progresso, come qualunque altro falso concetto, serve
a nascondere la verità, affinché essa non sia palese ad altri che a noi,
popolo prediletto da Dio, che Egli ha eletto a custode della verità. Quando
saremo al potere, i nostri oratori discuteranno i grandi problemi che hanno
agitato l'umanità, allo scopo finale e prefisso di condurre il genere umano
sotto il nostro governo benedetto.
Chi vorrà, quindi, sospettare che tutti questi problemi furono sollevati da
noi, secondo un piano politico prestabilito che nessun uomo ha compreso in tanti
secoli?
PROTOCOLLO XIV
Quando ci stabiliremo come Signori della Terra, non ammetteremo altra religione
che la nostra; cioè una religione che riconosce il Dio solo, a Cui il nostro
destino è collegato dall'averci Egli eletto, e da Cui il destino del mondo è
determinato.
Per questa ragione dobbiamo distruggere tutte le professioni di fede. Se il
risultato temporaneo di questa distruzione sarà di produrre degli Atei, ciò si
frapporrà al nostro scopo, ma servirà come esempio alle generazioni future,
che ascolteranno i nostri insegnamenti sulla religione di Mosè, la quale, con
le sue dottrine risolute e ponderate, ci impose come un dovere il mettere tutte
le nazioni sotto i nostri piedi.
Inoltre insisteremo molto sulle verità mistiche degli insegnamenti Mosaici, sui
quali, diremo, è basata tutta la loro forza educativa.
Di poi, ad ogni momento pubblicheremo articoli paragonando il nostro governo
benefico a quello del passato. Lo stato di beatitudine e di pace che esisterà
allora, servirà anche ad illustrare il benefico effetto del nostro governo,
sebbene sia stato ottenuto mediante disturbi secolari. Dimostreremo con colori
intensi gli errori amministrativi commessi dai Gentili. Provocheremo con tutto
ciò un tale sentimento di avversione per il regime precedente, che le nazioni
preferiranno uno stato di pace in condizioni di schiavitù, ai diritti della
tanta lodata "libertà", che le ha così crudelmente torturate,
esaurendone perfino le fonti dell'esistenza umana, ed alla quale furono
trascinate da una folla di avventurieri che non sapevano quel che facevano. I
cambiamenti inutili di governo che abbiamo sempre suggerito ai Gentili, e che
sono stati il mezzo col quale abbiamo minato il loro edificio di Stato, avranno
in allora talmente stancato le nazioni, che esse preferiranno sopportare
qualunque cosa da noi, piuttosto che ritornare ai tumulti ed alle disgrazie
attraversate. Attireremo specialmente l'attenzione su gli errori storici con i
quali i governi dei Gentili tormentarono l'umanità per tanti secoli, nella loro
mancanza di comprensione per tutto ciò che riguarda il vero benessere della
vita umana, e nella loro ricerca di piani fantastici per la prosperità sociale.
Giacché i Gentili non si sono resi conto che i loro piani, invece di migliorare
le relazioni fra uomo e uomo, non hanno fatto altro che farle andare di male in
peggio. E queste relazioni sono la vera base dell'esistenza umana. Tutta la
forza dei nostri principi e delle nostre misure consisterà nel fatto, che
saranno spiegati da noi quale un luminoso contrasto con le condizioni sociali
esistenti sotto l'antico regime da noi infranto.
I nostri filosofi dimostreranno tutti gli svantaggi delle religioni cristiane,
ma nessuno potrà mai giudicare la nostra religione nel suo vero significato,
perché nessuno ne avrà mai una completa cognizione fuorché i nostri che non
si arrischieranno mai a svelarne i misteri.
Nei cosiddetti paesi dirigenti abbiamo fatto circolare una letteratura
squilibrata, sudicia e ripugnante. Per un breve periodo dopo il riconoscimento
del nostro regno, continueremo a incoraggiare questa letteratura, acciocché
essa dimostri, più esplicitamente che mai, il suo contrasto con le dottrine che
metteremo in circolazione dal nostro seggio elevato. I nostri sapienti, educati
allo scopo di guidare i Gentili, faranno conferenze, concreteranno piani,
scriveranno appunti e articoli, per mezzo dei quali influiremo sugli spiriti
degli uomini, piegandoli verso quella scienza e quelle idee che ci converranno.
PROTOCOLLO XV
Quando, infine, avremo ottenuto il potere per mezzo di numerosi colpi di Stato,
che saranno da noi preparati in modo che abbiano luogo simultaneamente in tutti
i paesi; e quando i governi di questi saranno stati dichiarati ufficialmente
incapaci di reggere la pubblica cosa (potrà trascorrere un periodo di tempo
considerevole prima che tutto ciò avvenga: magari un secolo): faremo ogni
sforzo per impedire che siano fatte delle congiure contro di noi. Per
raggiungere questo intento applicheremo la pena capitale, senza pietà, per
coloro che prendessero le armi per impedire lo stabilimento del nostro potere.
Sarà passibile della pena capitale la fondazione di qualunque nuova società
segreta; scioglieremo, mandandone i membri in esilio nelle parti più remote del
mondo, le società segrete tuttora esistenti, che ci sono ben conosciute e che
servono ed hanno servito al nostro scopo. L'esilio sarà la sorte di quei
frammassoni Gentili che per avventura sapessero più di quello che a noi
convenga. E quei massoni che, per una ragione o per un'altra potremo perdonare,
li terremo sempre nel continuo timore d'essere esiliati. Decreteremo una legge
per condannare tutti i preesistenti membri delle società segrete all'esilio
fuori di Europa perché quivi noi avremo il centro del nostro governo.
Le decisioni del nostro governo saranno definitive e nessuno avrà il diritto
d'appellarsi. Per mettere al dovere le società dei Gentili nelle quali abbiamo
profondamente inculcato i dissidi ed i dogmi della religione protestante,
prenderemo provvedimenti spietati i quali dimostreranno alle nazioni che il
nostro potere non può essere violato. Non dobbiamo preoccuparci delle numerose
vittime che saranno sacrificate per ottenere una prosperità futura. Un governo
il quale è convinto che la propria esistenza dipende non solo dai privilegi di
cui gode, ma anche dall'adempimento del suo dovere, ha l'obbligo di conseguire
la prosperità anche a costo di molti sacrifici. La condizione principale della
sua stabilità consiste nel rafforzamento del prestigio del suo potere, e questo
prestigio si ottiene soltanto per mezzo di una maestosa ed incrollabile potenza,
che deve mostrarsi inviolabile, nonché circondata da un potere mistico. Ad
esempio, dimostrare che sussiste per mandato divino. Questi sono i requisiti
goduti finora dall'Autocrazia russa, l'unica nostra nemica pericolosa, se non
teniamo conto della Santa Sede. Ricordate che l'Italia. quando grondava sangue,
non toccò un capello di Silla: eppure egli era l'uomo che l'aveva dissanguata.
Per la sua forza di carattere, Silla diventò un Dio agli occhi della
popolazione, ed il suo ritorno intrepido in Italia lo rese inviolabile. La plebe
non nuocerà mai all'uomo che la ipnotizza col suo coraggio e con la sua
superiorità mentale.
Fino a quando non avremo conseguito il potere, cercheremo di fondare e
moltiplicare le logge massoniche in tutte le parti del mondo. Alletteremo a
farne parte coloro che possono diventare, o sono di già, animati da amore per
il pubblico bene. Queste logge saranno la fonte principale ove attingeremo le
nostre informazioni; saranno pure i nostri centri di propaganda. Centralizzeremo
tutte queste logge sotto una direzione unica, conosciuta a noi soli e costituita
dai nostri uomini più sapienti. Queste logge avranno anche i loro
rappresentanti, per mascherarne la vera direzione. Questa soltanto avrà diritto
di decidere a chi spetti di parlare e di preparare l'ordine del giorno. In
queste logge annoderemo tutte le classi socialiste e rivoluzionarie della società.
I piani politici più segreti. ci saranno subito noti appena formulati e ne
guideremo l'esecuzione. Quasi tutti gli agenti della polizia internazionale
segreta faranno parte delle nostre logge. È per noi sommamente importante di
assicurarci i servizi della polizia, perché essi possono mascherare le nostre
imprese, inventare ragioni plausibili per spiegare il malcontento delle masse,
come pure colpire coloro che rifiutano di sottomettersi a noi.
La maggior parte degli individui che entrano nelle società segrete sono
avventurieri, i quali desiderano di farsi strada in un modo o in un altro e non
hanno serie intenzioni. Con gente simile, ci sarà facile perseguire il nostro
scopo: essi metteranno in moto il nostro meccanismo. Se il turbamento diventerà
mondiale, ciò significherà soltanto che era necessario per noi di produrre
questa agitazione, allo scopo di distruggere la troppo grande solidità del
mondo. Se nasceranno congiure nel suo seno, significherà che uno dei nostri
agenti più fedeli è il capo di questa cospirazione. E' naturale che noi
dobbiamo essere gli unici a dirigere le imprese massoniche. Noi soltanto
sappiamo dirigerle. Noi conosciamo lo scopo finale di ogni azione, mentre i
Gentili ignorano la massima parte di ciò che riguarda la massoneria: essi non
sono neppure capaci di vedere i risultati immediati di quello che fanno.
Generalmente essi considerano soltanto i vantaggi immediati; si contentano se il
loro orgoglio personale è soddisfatto per l'adempiersi del loro intento; non si
accorgono che l'idea originale era nostra e non loro.
I Gentili frequentano le Logge Massoniche per pura curiosità, o nella speranza
di ricevere la loro parte delle spoglie; alcuni di essi vi entrano pure per
poter discutere le loro stupide idee davanti ad un pubblico qualunque. I Gentili
vanno alla ricerca delle emozioni procurate dal successo e dagli applausi; noi
glie ne diamo fin che ne vogliono. Questo è il motivo per cui permettiamo ad
essi di avere successi; cioè allo scopo di volgere a nostro vantaggio gli
uomini che credono orgogliosamente di valer qualche cosa, e che senza
accorgersene s'imbevono delle nostre idee, fiduciosi di essere infallibili e
convinti di non andar soggetti alle influenze altrui. Non avete idea di quanto
sia facile ridurre anche il più intelligente dei Gentili in una condizione
ridicola di ingenuità agendo sulla sua presunzione, e quanto, d'altra
parte, sia fucile scoraggiarlo mediante il più piccolo insuccesso, od anche
semplicemente cessando di applaudirlo; oppure anche di ridurlo in uno stato di
servile sottomissione, allettandolo con la promessa di qualche nuovo successo.
Per quanto il nostro popolo disprezza il successo, bramando soltanto la
realizzazione dei suoi piani, altrettanto i Gentili amano il successo e sono
disposti a sacrificare tutti i loro piani per raggiungerlo. Questo lato del
carattere dei Gentili rende facile di fare d'essi quello che ci piace. Quelli
che sembrano tigri, sono invece stupidi come pecore, ed hanno la testa
assolutamente vuota.
Lasceremo che cavalchino in sogno il corsiero delle vane speranze di poter
distruggere l'individualità umana mediante idee simboliche di collettivismo.
Essi non hanno ancora compreso, e non comprenderanno mai, che questo sogno
fantastico è contrario alla principale legge della natura, la quale, fin
dall'inizio del mondo, creò ogni essere, diverso da tutti gli altri, perché
ciascuno avesse un'individualità. Il fatto che fummo capaci di far concepire
un'idea così errata ai Gentili, è la prova lampante del meschino concetto che
essi hanno della vita umana, paragonato a quello che ne abbiamo noi. In questo
consiste la maggiore speranza del nostro successo. Quanto furono previdenti i
nostri sapienti d'un tempo quando ci dissero che, pur di raggiungere uno scopo
veramente grandioso, dovevamo ricorrere a qualunque mezzo senza fermarci a
contare le che si dovessero sacrificare al successo della causa! E noi non
abbiamo mai contato le vittime uscite dal seme di quei bruti di Gentili, e pur
avendo sacrificato molta gente nostra, abbiamo dato al nostro popolo una
posizione tale nel mondo, che esso non si sarebbe mai sognato di raggiungere. Un
numero relativamente piccolo di vittime da parte nostra ha salvato la nostra
nazione dalla distruzione. Ogni uomo deve inevitabilmente morire. E' preferibile
affrettare la morte di coloro che ostacolano la nostra causa, che di quelli che
la promuovono. Noi facciamo morire i frammassoni in maniera tale che nessuno,
fuorché gli adepti, può averne il minimo sospetto. Neppure le stesse vittime
ne sospettano prima del tempo. Muoiono tutti, quando è necessario, di morte
apparentemente naturale. E neppure gli iniziati, conoscendo questi fatti, osano
protestare! Con questi mezzi abbiamo tagliato fino alle radici ogni velleità di
protesta contro i nostri ordini almeno per quanto riguarda i frammassoni.
Predichiamo il liberalismo ai Gentili, ma d'altra parte teniamo la nostra
propria nazione in assoluta sottomissione. Per effetto della nostra influenza,
le leggi dei Gentili vengono osservate il meno possibile. Il prestigio delle
loro leggi è stato minato dalle idee liberali che vi abbiamo introdotto. Le più
importanti questioni, sia politiche, sia morali, vengono decise dai Tribunali
nel modo stabilito da noi. Il Gentile amministratore di giustizia, esamina le
cause in quel modo che a noi pare e piace. Questo risultato lo abbiamo ottenuto
mediante i nostri agenti e persone colle quali apparentemente non siamo in
relazione, e per mezzo di opinioni propagate con la stampa e con altri mezzi.
Persino i senatori ed altri funzionari elevati seguono ciecamente i nostri
consigli. La mentalità dei Gentili essendo di natura puramente bestiale, è
incapace di osservare e di analizzare checchessia e più ancora di prevedere le
conseguenze alle quali può condurre una causa se presentata sotto una certa
luce. Ed è precisamente in questa differenza di mentalità tra noi e i Gentili,
che possiamo facilmente riconoscere di essere gli eletti di Dio nonché la
nostra natura sovrumana, in paragone con la mentalità istintiva e bestiale dei
Gentili. Costoro non vedono che i fatti, ma non li prevedono e sono incapaci di
inventare qualsiasi cosa, eccetto le materiali. Da tutto questo risulta
nettamente, che la natura stessa ci ha destinato a guidare ed a governare il
mondo. Quando verrà per noi l'ora di governare apertamente, sarà giunto il
momento di dimostrare la bontà del nostro governo. Allora miglioreremo tutte le
leggi. Le nostre leggi saranno brevi, chiare, e concise: non avranno bisogno di
interpretazioni; sicché tutti potranno conoscerle da cima a fondo, dentro e
fuori. La caratteristica predominante di queste leggi sarà l'obbedienza dovuta
all'autorità; e questo rispetto all'autorità sarà spinto al massimo grado.
Allora cesserà ogni genere di abuso di potere, perché ognuno sarà
responsabile di fronte all'unico potere supremo, cioè a quello del sovrano.
L'abuso di potere da parte di chiunque, che non sia il sovrano, sarà così
severamente punito, che tutti perderanno la voglia di provare la loro forza in
tale direzione.
Sorveglieremo molto da vicino ogni atto del nostro corpo amministrativo, da cui
dipenderà il funzionamento della macchina statale, perché se l'amministrazione
diventa fiacca, il disordine sorge dovunque. Non un singolo atto illegale, od
abuso di potere rimarrà impunito. Tutti gli atti di simulazione, o di
volontaria trascuratezza da parte degli impiegati amministrativi, cesseranno
dopo che costoro avranno veduto i primi esempi di punizione.
La grandezza della nostra potenza esigerà che siano inflitte punizioni adeguate
ad essa. Ciò vuol dire che esse saranno durissime, anche nel caso del più
piccolo tentativo di violare il prestigio della nostra autorità allo scopo di
lucro personale. L'uomo che soffrirà per le sue colpe, anche se troppo
severamente, sarà come un soldato che muore sul campo battaglia
dell'amministrazione per la causa del potere, dei principî e della legge, che
non ammette alcuna deviazione dal sentiero pubblico per un vantaggio personale,
neanche per coloro che guidano il carro dello stato. Per esempio, i nostri
giudici sapranno che, cercando di essere indulgenti, violeranno la legge della
giustizia, la quale è fatta per infliggere punizioni esemplari agli uomini per
le colpe che hanno commesso, e non per dare ad un giudice l'occasione di
mostrare la sua clemenza. Questa buona qualità della clemenza dovrebbe essere
esibita soltanto nella vita privata, e non nella qualità ufficiale di giudice,
che influisce su tutta la base dell'educazione del genere umano.
I membri della magistratura non serviranno più nei tribunali dopo i
cinquantacinque anni di età, per le seguenti ragioni:
1° Perché i vecchi sono più tenacemente attaccati alle idee preconcette e
meno capaci di ubbidire ai nuovi ordini.
2° Perché una tale misura ci metterà in grado di fare dei cambiamenti
frequenti nel corpo della magistratura, che conseguentemente sarà soggetta a
qualunque pressione da parte nostra.
Chiunque desideri mantenere il suo posto dovrà, per assicurarselo, ubbidirci
ciecamente. Generalmente sceglieremo i nostri giudici fra uomini i quali
capiscano che il loro dovere è di punire e di fare rispettare le leggi, e non
di permettersi il lusso di sognare il liberalismo, che potrebbe recar danno al
piano educativo del nostro governo, come succede ora con i giudici Gentili. Il
nostro progetto di mutare spesso i giudici, ci gioverà anche per impedire la
formazione di qualsiasi associazione fra essi; quindi lavoreranno soltanto
nell'interesse del governo, ben sapendo che da ciò dipende il loro avvenire. La
futura generazione di giudici sarà educata in tal modo, che preverranno
istintivamente qualsiasi azione atta a danneggiare le relazioni reciproche
esistenti fra i nostri sudditi. Attualmente i giudici dei Gentili sono
indulgenti verso tutti i delinquenti, perché non hanno il giusto concetto del
loro dovere, ed anche per il semplice fatto, che i governanti, quando nominano i
giudici, non imprimono in essi il concetto del dovere, come sarebbe necessario.
I governanti dei Gentili, quando nominano i loro sudditi a cariche importanti,
non si danno la pena di spiegar loro l'importanza delle medesime, né per quale
ragione dette cariche sono state istituite; essi agiscono come le bestie quando
mandano la loro prole in cerca dì preda. In questo modo i governi dei Gentili
vanno in pezzi per opera dei loro stessi amministratori. Dai risultati del
sistema adottato dai Gentili ricaveremo ancora un insegnamento morale e ce ne
serviremo per migliorare il nostro governo. Gradiremo le tendenze liberali di
ciascuna delle importanti istituzioni di propaganda nel nostro governo, dalle
quali possa dipendere l'educazione di coloro che diventeranno i nostri sudditi.
Questi posti importanti saranno riservati esclusivamente a coloro che furono da
noi educati allo scopo prefisso per l'amministrazione.
Qualora si osservasse, che il mettere in ritiro troppo presto i nostri impiegati
ci costerebbe troppo caro, risponderei, che anzi tutto cercheremo di trovare una
occupazione privata a questi pensionati, per compensarli della perdita del loro
posto governativo, ed in secondo luogo che il nostro governo possiederà in ogni
caso tutto il denaro del mondo, e perciò la spesa non va presa in
considerazione.
La nostra autocrazia sarà coerente in tutte le sue azioni, quindi il nostro
alto comando sarà sempre considerato con la massima deferenza e obbedito senza
riserva, qualunque sia la decisione che gli piacerà di prendere. Ignoreremo
qualunque espressione di rammarico o di malcontento e puniremo così severamente
chiunque mostrasse di non essere soddisfatto, che gli altri, vedendo questo
esempio, si cheteranno. Aboliremo il diritto di appello, riservandolo per noi
stessi; e ciò per la ragione che non dobbiamo permettere al popolo di credere
che i nostri giudici possano sbagliare nelle loro decisioni. E, nell'eventualità
di un giudizio che richiede la revisione, destituiremo immediatamente il giudice
che lo avrà emesso, castigandolo pubblicamente, affinché un errore simile non
abbia a ripetersi.
Ripeto quello che ho già detto, cioè che uno dei nostri principî fondamentali
sarà l'attenta sorveglianza dei nostri impiegati amministrativi: e questo si
farà principalmente per soddisfare la nazione, la quale ha pieno diritto di
insistere che un buon governo abbia buoni impiegati amministrativi.
Il nostro governo avrà l'aspetto di una fede patriarcale nella persona del suo
sovrano. La nostra Nazione ed i nostri sudditi considereranno il sovrano come un
padre, il quale si cura di tutti i loro bisogni, si occupa delle loro azioni,
sistema le relazioni reciproche dei suoi sudditi, nonché quelle di essi verso
il governo. Così che il sentimento di venerazione per il regnante si radicherà
tanto profondamente nella nazione, che questa non potrà esistere senza le sue
cure e la sua guida. Il popolo non potrà vivere in pace senza il sovrano e
finalmente lo riconoscerà come autocrate. Il popolo nutrirà per il sovrano un
sentimento di venerazione talmente profondo da avvicinarsi alla adorazione,
specialmente quando si convincerà che i suoi dipendenti seguono i suoi ordini
ciecamente e che egli solo regna su di essi. Il popolo si rallegrerà vedendoci
regolare la nostra esistenza come se fossimo genitori desiderosi di educare la
propria prole in un sentimento profondo del dovere e dell'ubbidienza.
Per quanto poi riguarda la nostra politica segreta, tutte le nazioni sono in uno
stato d'infanzia ed i loro governi pure. Come potete vedere da voi stessi, io
baso il nostro dispotismo sul Diritto e sul Dovere. Il diritto del governo di
pretendere che la gente faccia il suo dovere è in sé stesso un obbligo di chi
regna, perché egli è il padre dei suoi sudditi. Il diritto della forza gli
viene concesso perché conduca l'umanità nella direzione stabilita dalle leggi
naturali, vale a dire verso l'ubbidienza.
Ogni creatura in questo mondo è in soggezione se non di un uomo, di qualche
circostanza, oppure della sua stessa natura: insomma di qualche cosa che è più
forte di lei. Quindi noi dobbiamo essere la forza assoggettatrice, per il bene
della causa comune. Dobbiamo sacrificare senza esitazione quegli individui che
possono violare la legge esistente, perché la soluzione del grande problema
educativo sta nella punizione esemplare.
Il Re di Israele, nel giorno che porrà sul suo capo consacrato la corona che
gli verrà presentata da tutta l'Europa, diventerà il Patriarca Mondiale.
Il numero delle vittime che il nostro Re dovrà sacrificare, non sorpasserà mai
quello delle vittime che i sovrani Gentili hanno sacrificato nella loro ricerca
di grandezza e per le loro rivalità reciproche.
Il nostro sovrano sarà costantemente in contatto col popolo, al quale parlerà
dall'alto delle tribune. I suoi discorsi saranno immediatamente messi in
circolazione in tutto il mondo.
PROTOCOLLO XVI
Allo scopo di distruggere qualunque specie di impresa collettiva che non sia la
nostra, annienteremo sul loro nascere le opere collettive; vale a dire, che
trasformeremo le università e le riedificheremo secondo i nostri piani.
I rettori delle università, nonché i professori di esse, saranno preparati in
modo speciale per mezzo di elaborati e segreti programmi d'azione, nei quali
saranno istruiti e dai quali non potranno deviare impunemente. La massima cura
sarà posta nella loro scelta, e dipenderanno interamente dal governo.
Escluderemo dal nostro sillabo ogni insegnamento di diritto civile, nonché
qualunque altra materia politica. Queste scienze saranno insegnate soltanto a
pochi uomini iniziati, scelti per le loro abilità cospicue. Le università non
potranno più lanciare nel mondo dei giovani inesperti, imbevuti di idee circa
nuove forme costituzionali, come se queste fossero commedie o tragedie; oppure
dediti ad occuparsi di questioni politiche che neppure i loro padri
comprendevano. Quando la massa del popolo ha delle idee politiche sbagliate, si
volge a concezioni utopistiche con il risultato di diventare un insieme di
pessimi sudditi. Ciò potete giudicare da voi vedendo il sistema educativo dei
Gentili; abbiamo dovuto introdurre tutti questi principi nel sistema educativo
allo scopo di distruggere la loro struttura sociale: cosa che abbiamo fatto con
pieno successo; ma quando saremo al potere, toglieremo dai programmi educativi
tutte le materie che potrebbero turbare lo spirito dei giovani, e li ridurremo
ad essere dei bimbi obbedienti, i quali ameranno il loro sovrano ed in lui
riconosceranno il sostegno principale della pace e del benessere pubblico.
Invece di far studiare i classici e la storia antica, che contengono più esempi
cattivi che buoni, faremo studiare i problemi del futuro. Dalla memoria degli
uomini cancelleremo il ricordo dei secoli passati, che potrebbe essere
sgradevole per noi, ad eccezione di quei fatti che mostrano a colori vivaci gli
errori dei governi Gentili. La base fondamentale del nostro programma educativo
sarà l'insegnamento di ciò che si riferisce alla vita pratica, alla
organizzazione sociale, alle relazioni fra uomo e uomo; faremo pure conferenze
contro i cattivi esempi egoistici, che sono contagiosi e causa di mali; come
anche su altre questioni simili relative all'istinto. Questi programmi saranno
tracciati in modo differente per le differenti classi e caste, perché
l'educazione di esse dovrà essere ben distinta. Importa moltissimo di insistere
su questo punto, che ogni classe, o casta, dovrà essere educata separatamente,
secondo la sua speciale condizione ed il suo lavoro. Eventualmente, un uomo di
genio ha sempre saputo e saprà sempre penetrare in una casta più elevata della
sua; ma per amore di un caso affatto eccezionale, non conviene mescolare
l'educazione delle varie caste e ammettere gli uomini di basso ceto nelle classi
più elevate, soltanto perché occupino i posti di coloro che sono chiamati
dalla nascita ad occuparli. Sapete da voi che i Gentili, quando cedettero
all'idea assurda di non ammettere differenza fra le diverse classi sociali,
andarono incontro al disastro.
Affinché il sovrano abbia un posto sicuro nel cuore dei suoi sudditi, è
necessario che, durante il suo regno, siano insegnate nelle pubbliche scuole e
nei pubblici ritrovi, l'importanza della sua attività e la buona intenzione
delle sue imprese. Aboliremo ogni specie di educazione privata. Nei giorni di
vacanza gli scolari ed i loro genitori avranno il diritto di intervenire nei
loro collegi, come se questi fossero dei "clubs", a riunioni nelle
quali alcuni professori faranno delle conferenze, apparentemente libere,
parlando sulle questioni dei rapporti reciproci fra gli uomini, delle leggi, dei
malintesi che generalmente sono la conseguenza di una concezione erronea intorno
la posizione sociale degli uomini. Infine essi faranno delle lezioni sulle nuove
teorie filosofiche, che non sono ancora state rivelate al mondo. Noi faremo di
queste dottrine degli articoli di fede, servendocene come di gradini per
l'ascendere della Fede nostra.
Quando avrò finito di mettervi completamente al corrente del nostro programma,
e quando avremo finito di discutere i nostri piani per il presente e l'avvenire,
vi leggerò lo schema di tale nuova teoria filosofica. L'esperienza di molti
secoli ci insegna che gli uomini vivono per le idee e ne sono guidati e che la
gente viene ispirata da tali idee soltanto per mezzo dell'educazione, che può
essere impartita con i medesimi risultati agli uomini di tutti i secoli, ma
naturalmente con mezzi diversi. Con una metodica educazione sapremo eliminare i
residui di quella indipendenza di pensiero della quale ci siamo serviti per i
nostri fini da molto tempo. Abbiamo già istituito il sistema di soggiogare la
mente degli uomini col così detto metodo di educazione dimostrativa
(l'insegnamento oculare), il quale rende i Gentili incapaci di pensare
indipendentemente, e così essi - come animali ubbidienti - attenderanno la
dimostrazione di un idea prima di afferrarla. Uno dei nostri migliori agenti in
Francia è il Bouroy; egli vi ha già introdotto il nuovo metodo d'insegnamento
dimostrativo.
PROTOCOLLO XVII
La professione il giureconsulto rende coloro che la esercitano freddi, crudeli
ed ostinati, li priva di tutti i principi e li obbliga a formarsi un concetto
della vita che non è umano ma puramente legale. Si abituano anche a vedere le
circostanze soltanto dal punto di vista di quanto si può guadagnare facendo una
difesa, senza badare alle conseguenze che essa può avere sul bene pubblico.
Un avvocato non si rifiuta mai di difendere una causa. Egli farà di tutto per
ottenere l'assoluzione a qualunque costo, attaccandosi ai più meschini cavilli
della giurisprudenza, e con questi mezzi egli demoralizza il tribunale.
Perciò noi limiteremo la sfera d'azione di questa professione e metteremo gli
avvocati sulla stessa base dei funzionari esecutivi. Tanto gli avvocati
patrocinatori, quanto i giudici, non avranno il diritto di intervistare i loro
clienti e riceveranno il loro mandato difensivo a seconda dell'assegnazione che
ne farà il tribunale [Vale a dire che i difensori saranno nominati d'ufficio e
non scelti dagli accusati. (N. d. T. inglese)]. Essi studieranno la causa
esclusivamente attraverso i documenti ed i rapporti, e difenderanno i loro
clienti dopo che questi saranno stati interrogati in tribunale dal pubblico
ministero, basando la difesa di essi sui risultati di questo interrogatorio. Il
loro onorario sarà fisso senza tener conto se la difesa sia, o pur no,
riuscita. Essi diventeranno dei semplici relatori in favore della giustizia,
agendo in senso opposto al pubblico ministero, il quale sarà un relatore in
favore dell'accusa. In questo modo la procedura legale sarà considerevolmente
abbreviata. Inoltre, con questi mezzi otterremo una difesa onesta ed imparziale,
la quale non sarà promossa dagli interessi materiali, ma bensì dalla
convinzione personale dell'avvocato. Si avrà inoltre il grande vantaggio di
metter fine a qualunque forma di subornamento e di corruzione, che all'epoca
attuale può aver luogo nei tribunali di alcuni paesi.
Abbiamo messo molto impegno nello screditare il clero dei Gentili agli occhi del
popolo, e siamo così riusciti a nuocere alla sua missione che avrebbe potuto
ostacolare molto il nostro cammino. L'Influenza del clero sul popolo diminuisce
di giorno in giorno.
Attualmente la libertà di religione prevale ovunque, e l'epoca che il
Cristianesimo cadrà in frantumi non è oramai troppo distante. Sarà ancora più
facile per noi di distruggere le altre religioni. Ma è prematuro per ora di
discutere questo argomento.
Noi ridurremo il clero e le sue dottrine a tener così poco posto nella vita, e
renderemo la loro influenza così antipatica alla popolazione, che i loro
insegnamenti avranno risultati opposti a quelli che avevano una volta. Quando
sarà arrivata l'ora di annientare la Corte papale, una mano ignota, additando
il Vaticano, darà il segnale dell'assalto. Allorquando il popolo, nella sua ira
si scaglierà sul Vaticano, noi ci atteggeremo a suoi protettori per evitare lo
spargimento di sangue. Con questo atto penetreremo fino al cuore di tale Corte,
e nessuno potrà più scacciarcene finché non avremo distrutto la potenza
papale. Il Re di Israele diventerà il vero Papa dell'universo: il Patriarca
della Chiesa Internazionale.
Ma finché non avremo compiuto la rieducazione della gioventù per mezzo di
nuove religioni temporanee, per condurla alla nostra, non attaccheremo
apertamente le Chiese esistenti, ma le combatteremo con la critica, la quale ha
già suscitato e continuerà a suscitare dissensi fra esse.
Genericamente parlando, la nostra stampa denuncerà i governi e le istituzioni
dei Gentili, sia religiose che d'altro genere, mediante articoli d'ogni specie
spogli di qualunque scrupolo, allo scopo di screditarli al massimo grado così
come noi soli sappiamo fare.
Il nostro governo somiglierà al dio centomani Vishnu degli Indiani. Ognuna
delle sue cento mani terrà una delle molle della macchina sociale dello Stato.
Sapremo tutto senza l'aiuto della polizia ufficiale, che è stata così
insidiosamente corrotta da noi, da non servire ad altro che impedire ai governi
dei Gentili di venire alla conoscenza dei fatti veri. Il nostro programma
persuaderà una terza parte della popolazione a sorvegliare il resto, per un
alto senso di dovere ed in base al principio del servizio governativo
volontario. Allora non sarà più considerato come un disonore, ma anzi come
cosa lodevole il fare la spia. D'altra parte, chi porterà notizie false sarà
veramente punito, per evitare che l'alto privilegio del rapporto diventi un
abuso. I nostri agenti verranno scelti tanto fra le classi alte quanto fra le
basse. Li prenderemo fra gli amministratori, editori, stampatori, librai,
impiegati, operai, cocchieri, lacchè ecc. Questa forza poliziesca, non avrà
nessun potere indipendente di azione e nessun diritto di prendere qualsiasi
misura di sua iniziativa; quindi il dovere di questa polizia impotente consisterà
semplicemente nel fare dei rapporti e delle testimonianze. La verifica dei suoi
rapporti, e gli arresti, dipenderanno da un gruppo di ispettori di polizia
responsabili. Gli arresti saranno fatti da gendarmi e da guardie di città.
Qualunque persona, che avendone l'incarico, ometta di far rapporto d'una
mancanza qualsiasi, anche piccola, in fatto di politica, sarà punita per
delittuoso nascondimento di delitto, se potrà provarsi che ne è colpevole.
Analogamente devono agire ora i nostri fratelli, devono cioè di loro iniziativa
denunziare alle autorità competenti tutti gli apostati, nonché tutte le azioni
che potrebbero essere contrarie alla nostra legge. Nel nostro Governo
Universale, tutti i nostri sudditi avranno il dovere di servire il nostro
sovrano agendo nel modo suddetto.
Un'organizzazione come la nostra sradicherà ogni abuso di potere nonché le
varie forme di subornamento e di corruzione. Insomma, essa distruggerà tutte le
idee con le quali abbiamo contaminato la vita dei Gentili mediante le nostre
teorie sopra i diritti sovrumani.
Come avremmo potuto riuscire al nostro intento di creare il disordine nelle
istituzioni amministrative dei Gentili, se non con mezzi simili? Fra i più
importanti mezzi per corrompere le loro istituzioni, vi è l'uso di quegli
agenti che sono in grado - per la loro attività distruttiva individuale - di
contaminare gli altri, svelando e sviluppando le loro tendenze corrotte, quali
l'abuso del potere e l'uso sfacciato della corruzione.
PROTOCOLLO XVIII
Quando verrà per noi il momento di prendere delle misure speciali di polizia
imponendo l'attuale sistema russo dell'"Okhrana" (il più pericoloso
veleno per il prestigio dello Stato) susciteremo dei tumulti fittizi fra la
popolazione, oppure la indurremo a mostrare una irrequietezza prolungata, al che
riusciremo con l'aiuto di buoni oratori i quali troveranno molti simpatizzanti,
ciò che ci fornirà la scusa di perquisire le abitazioni, nonché di sottoporre
le persone a restrizioni speciali, servendoci dei nostri dipendenti che contiamo
nella polizia dei Gentili.
Siccome la più gran parte dei cospiratori sono spinti dalla passione che hanno
sia per la congiura, sia per le chiacchiere, non li toccheremo fin tanto che non
li vedremo sul punto di mettersi ad agire contro di noi, e ci limiteremo ad
introdurre fra essi un - per così dire - elemento delatore. Dobbiamo ricordarci
che un potere perde di prestigio ogni qual volta scopre una congiura pubblica
diretta contro di esso. In simile rivelazione è implicita la presunzione della
sua debolezza, nonché, cosa ancora più dannosa, l'ammissione dei suoi errori.
Dovete sapere che abbiamo distrutto il prestigio dei Gentili regnanti, mediante
numerosi assassini privati, compiuti dai nostri agenti, pecore cieche del nostro
gregge, che possono facilmente essere indotte a commettere un delitto purché
sia di carattere politico.
Obbligheremo i governanti a riconoscere la propria debolezza con l'introdurre
apertamente delle misure speciali di polizia, tipo "Okhrana", e così
scuoteremo il prestigio del loro potere.
Il nostro sovrano sarà protetto da una guardia segretissima, giacché non
permetteremo mai che si possa credere possibile una congiura contro il nostro
sovrano, che egli non sia in grado di sventarla personalmente, o dalla quale
egli sia costretto a nascondersi. Se permettessimo che prevalesse un'idea
simile, come prevale fra i Gentili, firmeremmo la condanna a morte del nostro
sovrano, e se non di lui personalmente, della sua dinastia.
Il nostro sovrano, osservando scrupolosamente le apparenze userà del suo potere
soltanto per il beneficio della nazione, e giammai per il suo bene personale, o
della sua dinastia.
Con questo severo mantenimento del suo decoro, otterrà il risultato che la sua
potenza sarà onorata e protetta dai suoi stessi sudditi. Essi adoreranno la
potenza del sovrano, ben sapendo che ad esso è collegato il benessere dello
Stato perché da esso dipende l'ordine pubblico. Far la guardia al Re
apertamente, equivale ad ammettere la debolezza del suo potere.
Il nostro sovrano sarà sempre in mezzo al suo popolo ed avrà l'apparenza di
essere circondato da una folla indiscreta di uomini e di donne, che per puro
caso, in apparenza, occuperà sempre le file più prossime a lui, tenendo così
indietro il resto della gente, soltanto per conservare l'ordine. Questo esempio
insegnerà agli altri la padronanza di sé stessi. Nel caso che un supplicante
fra il popolo, volendo presentargli una domanda, arrivi a farsi strada
attraverso alla folla, coloro che sono nelle prime file prenderanno la sua
petizione e la consegneranno al sovrano alla presenza del supplicante stesso,
acciocché ognuno sappia che tutte le petizioni giungono al Sovrano e che egli
stesso controlla tutti gli affari. Il prestigio del potere deve, per sussistere,
occupare una posizione tale che il popolo possa dire: "Se il Re solamente
potesse sapere!" oppure: "Quando il Re lo saprà!".
Il misticismo che circonda la persona del sovrano svanisce appena lo si vede
attorniato da una guardia di polizia. Quando viene fatto uso di una simile
guardia, qualunque assassino con una certa audacia, può considerarsi più forte
della guardia e quindi, realizzando la sua forza, basta che egli attenda il
momento propizio e potrà assalire il re. Non predichiamo questa dottrina ai
Gentili; potete constatare da voi stessi il risultato che ha avuto il sistema di
circondare di guardie visibili i sovrani dei Gentili. Il nostro Governo arresterà
tutti gli individui che più o meno giustamente sospetterà di essere
delinquenti politici. Non è prudente che, per il timore di giudicare
erroneamente qualcuno, si dia l'opportunità di fuggire alle persone sospette di
tali delitti verso di esse saremo spietati. Si potrà forse, in casi
eccezionali, prendere in considerazione alcune circostanze attenuanti a favore
di delinquenti comuni, ma non vi possono essere attenuanti per un delitto
politico; vale a dire che non esiste giustificazione per un uomo che si lasci
trascinare ad occuparsi di politica, cosa che nessuno, fuorché il regnante, ha
il diritto di comprendere. Ed invero neppure tutti i governanti sono capaci di
comprendere la vera politica.
PROTOCOLLO XIX
Sarà proibito a tutti di lasciarsi coinvolgere in faccende politiche; ma
d'altra parte incoraggeremo ogni genere di rapporti e di petizioni sottoponenti
all'approvazione del Governo proposte relative a miglioramenti della vita
sociale e nazionale. Con questi mezzi conosceremo gli errori del nostro governo
e le aspirazioni dei nostri sudditi. Risponderemo a questi suggerimenti
accettandoli, oppure, se non saranno accettabili, confutandoli con validi
argomenti per dimostrare che la loro realizzazione è impossibile e basata sopra
una concezione miope degli affari.
La sedizione non ha più importanza dell'abbaiare di un cane contro un elefante.
In un governo bene organizzato dal punto di vista sociale, ma non dal punto di
vista della sua polizia, il cane abbaia contro l'elefante senza comprenderne la
forza, ma basta che l'elefante glie la dimostri dandogli una buona lezione,
perché tutti i cani smettano di abbaiare.
Per togliere al colpevole politico la sua corona di eroismo, lo metteremo al
livello degli altri delinquenti, alla pari con i ladri, gli assassini ed i più
ripugnanti malfattori. Abbiamo fatto il possibile per impedire ai Gentili di
adottare questo sistema. Per raggiungere lo scopo ci siamo serviti della stampa,
di discorsi in pubblico e di libri scolastici di storia ingegnosamente
compilati; abbiamo così fatto nascere l'idea che ogni assassino politico sia un
martire, morto per l'ideale del benessere umano. Una "reclame" così
estesa ha moltiplicato il numero dei liberali e ha ingrossato le file dei nostri
agenti di migliaia di Gentili.
PROTOCOLLO XX
Oggi mi occuperò del nostro programma finanziario, che ho riservato per la fine
della mia relazione, in quanto è il problema più difficile ed anche perché
costituisce la clausola finale dei nostri piani. Prima di discuterlo, vorrei
rammentarvi ciò che vi ho già accennato, e cioè che tutta la nostra politica
si riduce ad una questione di cifre.
Quando assumeremo il potere, il nostro governo autocratico eviterà, per il suo
interesse personale, di imporre al popolo delle tasse pesanti e terrà sempre
presente la parte che deve rappresentare; quella cioè, di un padre, di un
protettore. Ma siccome l'organizzazione del governo assorbirà vaste somme di
denaro, sarà tanto più necessario di procacciare i mezzi necessari per
mantenerla. Quindi dovremo studiare e risolvere questo problema con la massima
cura, procurando che il peso delle imposte sia distribuito equamente.
Per mezzo di una finzione legale il nostro sovrano sarà proprietario di tutti i
possedimenti dello Stato (ciò si mette in pratica colla massima facilità).
Egli potrà prelevare quelle somme di denaro che saranno necessarie per regolare
la circolazione monetaria del Paese. Quindi il metodo più adatto per soddisfare
le spese governative sarà la tassazione progressiva della proprietà. Così le
imposte saranno pagate senza l'oppressione e la rovina del popolo, e l'ammontare
relativo dipenderà dal valore di ciascuna proprietà individuale. I ricchi
dovranno comprendere che hanno il dovere di dare una parte della loro soverchia
ricchezza al governo, perché questo garantisce loro il possesso sicuro del
rimanente, ed inoltre dà loro di diritto di guadagnare del denaro onestamente.
Dico onestamente, perché il controllo della società impedirà i furti sul
terreno legale.
Questa riforma sociale deve essere la prima e più importante del nostro
programma, essendo la garanzia principale della pace. Essa non ammette indugi di
sorta.
La tassazione dei poveri è l'origine di tutte le rivoluzioni e produce sempre
un grave danno al governo, perché questo, sforzandosi di estorcere denaro dal
popolo, perde l'occasione di ottenerlo dai ricchi. La tassazione del capitale
farà diminuire le ricchezze dei privati, nelle cui mani le abbiamo lasciate
accumulare sino ad ora appositamente, perché i plutocrati agissero da
contrappeso ai governi dei Gentili e alle loro finanze. La tassazione
progressiva applicata proporzionalmente alle fortune individuali, produrrà
assai più del sistema attuale di tassare tutti egualmente. Questo sistema è,
al momento attuale (1901) essenziale per noi, perché genera il malcontento fra
i Gentili [Si noti che questa conferenza fu tenuta nel 19O1. (Nota del T.
inglese)]. Il potere del nostro sovrano si baserà principalmente sul fatto, che
egli sarà garante dell'equilibrio del potere e della pace perpetua del mondo.
Quindi, per ottenere questa pace, i capitalisti dovranno rinunciare ad una parte
delle loro ricchezze, salvaguardando così l'azione del governo. Le spese dello
Stato devono essere pagate da coloro che sono meglio in grado di sostenerle e
col denaro che si potrà togliere ad essi. Tale misura farà cessare l'odio
delle classi popolari per i ricchi, perché esse vedranno in costoro i necessari
sostegni finanziari del governo, riconosceranno in essi, inoltre, i sostenitori
della pace e del benessere pubblico. Le classi povere comprenderanno che i
ricchi forniscono i mezzi per i benefizi sociali.
Per evitare che le classi intelligenti, vale a dire i contribuenti, si lagnino
soverchiamente del nuovo sistema di tassazione, daremo ad esse dei resoconti
particolareggiati, esponendo chiaramente il modo come il loro denaro viene
speso; eccettuato, si capisce, quella parte che sarà impiegata per i bisogni
privati del Sovrano e per le esigenze dell'amministrazione.
Il Sovrano non avrà alcuna proprietà privata, perché tutto ciò che è nello
Stato gli apparterà. Se al Sovrano fosse concesso di possedere privatamente,
sembrerebbe che non è di sua proprietà tutto ciò che è nello Stato.
I congiunti del Sovrano, eccettuato il Suo erede, il quale sarà anche mantenuto
a spese del governo, dovranno servire come funzionari governativi, oppure
lavorare, allo scopo di conservare il diritto di possedere: il privilegio di
essere di sangue reale non concederà loro il diritto di vivere alle spalle
dello Stato.
Vi sarà una tassa di bollo progressiva su tutte le vendite e compere, nonché
tasse di successione. Qualunque contratto senza il bollo necessario sarà
considerato illegale, ed il proprietario antecedente sarà obbligato a pagare al
Governo una percentuale sulla tassa dal giorno della vendita. Ogni documento di
garanzia del trasferimento di un diritto di una proprietà, ecc., da una persona
ad un'altra, dovrà essere portato ogni settimana all'ispettore locale delle
tasse, unendovi una dichiarazione con nome e cognome del possessore attuale e
del precedente, nonché l'indirizzo permanente di ambedue.
Simile procedura sarà necessaria per i trasferimenti sorpassanti un certo
valore; eccedenti cioè l'ammontare della spesa media giornaliera. La vendita
delle cose più necessarie sarà soggetta soltanto ad una marca da bollo di
valore stabilito.
Calcolate quante volte il valore di una simile tassazione sorpasserà la rendita
dei governi Gentili.
Lo Stato dovrà tenere in riserva una certa quota di capitale, e nel caso che la
rendita proveniente della tassazione venisse a sorpassare questa somma
specificata, la somma risultante in più dovrà essere rimessa in circolazione.
Queste somme in eccesso saranno spese organizzando ogni sorta di lavori
pubblici.
La direzione di questi lavori dipenderà da un dipartimento governativo, e
quindi gli interessi delle classi operaie saranno strettamente collegati a
quelli del governo e del loro Sovrano. Una parte di questo denaro soverchio sarà
destinato a premiare le invenzioni e le produzioni.
È di prima importanza d'impedire che la moneta rimanga inattiva nelle banche
dello Stato, al disopra di una somma specificata che possa essere destinata a
qualche scopo speciale; perché il denaro è fatto per circolare, e qualunque
congestione di denaro ha sempre un effetto disastroso sul corso degli affari
dello Stato, giacché la moneta agisce quale lubrificante del meccanismo
statale, e se il lubrificante si condensa, il funzionamento della macchina si
arresta in conseguenza. Il fatto che le cartelle di rendita hanno sostituito la
moneta in gran parte, ha creato una congestione simile a quella ora descritta.
Le conseguenze di questo fatto sono abbastanza evidenti.
Istituiremo pure un dipartimento per la revisione dei conti, sicché il Sovrano
possa a qualunque momento ricevere un rendiconto completo delle spese del
governo e delle sue rendite. Ogni rendiconto sarà tenuto rigorosamente al
corrente, fuorché quelli del mese in corso e del precedente. L'unica persona
che non avrebbe alcun interesse a derubare la banca dello Stato è il suo
proprietario - il Sovrano -. Per questa ragione il suo controllo impedirà
qualunque possibilità di perdite o di spese non necessarie.
Saranno aboliti i ricevimenti di etichetta, che sciupano il tempo prezioso del
Sovrano, e ciò per dargli maggiori opportunità di attendere agli affari dello
Stato. Sotto il nostro governo il Sovrano non sarà circondato da cortigiani, i
quali generalmente si pavoneggiano intorno alla sua persona soltanto per vanità,
e si preoccupano esclusivamente dei propri interessi, trascurando, come fanno,
il benessere dello Stato.
Tutte le crisi economiche da noi combinate con tanta astuzia nei paesi dei
Gentili, sono state determinate ritirando il denaro dalla circolazione. Lo Stato
si è trovato nella necessità per i suoi prestiti di fare appello alle grandi
fortune che sono congestionate pel fatto che la moneta è stata ritirata dal
governo. Questi prestiti hanno imposto dei pesanti carichi sui governi,
obbligandoli a pagare interessi, e così sono legati mani e piedi.
La concentrazione della produzione nelle mani del capitalismo ha prosciugato
tutta la forza produttrice del popolo insieme alle ricchezze dello Stato. La
moneta, al momento attuale, non può soddisfare i bisogni della classe operaia,
perché non è sufficiente per tutti.
L'emissione della moneta deve corrispondere all'aumento della popolazione, e
bisogna considerare i bambini come consumatori di moneta fino dal giorno della
loro nascita. Una verifica della moneta di tanto in tanto è una questione
vitale per il mondo intero.
Sapete, io credo, che la moneta aurea è stata la distruzione di tutti gli Stati
che l' hanno adottata, perché non poteva soddisfare ai bisogni della
popolazione; tanto più che noi abbiamo fatto del nostro meglio, perché fosse
congestionata e tolta dalla circolazione.
Il nostro governo avrà una moneta basata sul valore della potenza di lavoro del
paese; essa sarà di carta, e magari anche di legno. Emetteremo una quantità di
moneta sufficiente per ogni suddito, aumentandone la quantità alla nascita di
ogni bambino e diminuendola per la morte di ogni individuo. I conti governativi
saranno tenuti da governi locali separati e da uffici provinciali. Per evitare
ritardi nei pagamenti delle spese governative, il Sovrano in persona emetterà
ordini regolanti i termini di pagamento di dette somme, mettendo così fine ai
favoritismi usati qualche volta dai ministri delle finanze ad alcuni
dipartimenti.
I resoconti degli introiti e delle spese dello Stato saranno tenuti insieme,
perché si possa sempre confrontarli.
I piani che faremo per la riforma delle istituzioni di finanza dei Gentili
saranno applicati in maniera tale che essi non se ne accorgeranno mai. Metteremo
in evidenza la necessità di riforme, come se siano dovute allo Stato
disordinato raggiunto dalle finanze dei Gentili. Dimostreremo che la prima
ragione di questa cattiva condizione finanziaria, sta nel fatto che essi
principiano il loro anno finanziario facendo un calcolo approssimativo pel
bilancio annuo governativo, l'ammontare del quale aumenta di anno in anno, e per
la ragione seguente: si riesce a stento a far durare le somme assegnate al
bilancio governativo annuale sino alla metà dell'anno; quindi si presenta un
nuovo bilancio governativo riveduto, e la somma relativa viene spesa
generalmente in tre mesi. Dopo questo viene votato un bilancio supplementare, e
alla fine dell'anno i conti sono sistemati mediante un bilancio di liquidazione.
Il bilancio di un anno è basato sulla spesa totale dell'anno precedente, quindi
in ogni anno avviene una deviazione di circa il 50 per cento sulla somma
nominale, ed il bilancio annuo alla fine di un decennio è triplicato. Grazie a
simile procedura, tollerata dai Gentili negligenti, le loro riserve sono state
prosciugate. Quindi, quando giunse il periodo dei prestiti, questo periodo vuotò
le banche statali, portandole sull'orlo del fallimento.
Potete facilmente comprendere, che un'amministrazione delle finanze di questo
genere, che abbiamo indotto i Gentili a seguire, non può essere adottato dal
nostro governo. Ogni prestito dimostra la debolezza del governo e la sua
incapacità a comprendere i suoi diritti. Ogni prestito, come la spada di
Damocle, pende sulla testa dei governanti, che invece di prelevare certe somme
direttamente dalla nazione per mezzo di una tassazione temporanea, vanno dai
nostri banchieri col cappello in mano.
I prestiti all'estero sono come sanguisughe che non si possono distaccare dal
corpo del governo, finché non cascano da sé, o finché il governo non riesce a
sbarazzarsene. Ma i governi dei Gentili non desiderano di togliersi di dosso
queste sanguisughe; al contrario ne aumentano il numero, ed è perciò che il
loro Stato è destinato a morire dissanguato e per colpa loro. Perché, cosa è
un prestito all'estero se non una sanguisuga? Un prestito è una emissione di
carta governativa che implica l'impegno di pagare un interesse ammontante ad una
certa percentuale della somma totale di denaro preso in prestito. Se un prestito
è al cinque per cento, in venti anni il governo avrà inutilmente pagato una
somma equivalente a quella del prestito per coprirne la percentuale. In 40 anni
avrà pagato due volte ed in 60 anni tre volte la somma iniziale, ma il prestito
resterà sempre un debito non pagato.
Da questo calcolo è evidente che simili prestiti, dato l'attuale sistema di
tassazione (1901), toglieranno fino l'ultimo centesimo al povero contribuente
per pagare gl'interessi ai capitalisti stranieri, dai quali lo Stato ha preso in
prestito il denaro invece di raccogliere dalla nazione, per mezzo di tasse, la
somma necessaria libera di interessi.
Fin tanto che i prestiti erano interni, i Gentili non facevano che trasferire il
denaro dalle tasche dei poveri in quelle dei ricchi; ma da quando riuscimmo,
corrompendo chi di ragione, a far sostituire prestiti all'estero a quelli
all'interno, tutte le ricchezze degli Stati affluirono nelle nostre casseforti,
e tutti i Gentili principiarono a pagarci ciò che si può chiamare tributo.
A causa della loro trascuratezza nella scienza del governo, o a causa della
corruzione dei loro ministri, o della loro ignoranza in fatto di finanza, i
sovrani Gentili hanno reso i loro paesi debitori delle nostre banche ad un punto
tale, che non potranno mai redimere le loro ipoteche. Dovete comprendere quante
fatiche e quante pene abbiamo sopportato per riuscire a produrre un simile stato
di affari.
Nel nostro governo avremo grande cura che non succeda una congestione di danaro
e quindi non avremo prestiti di Stato, eccezione fatta di buoni del Tesoro
all'uno per cento, per impedire che il pagamento della percentuale esponga il
paese ad essere succhiato dalle mignatte.
Il diritto di emettere obbligazioni sarà concesso esclusivamente alle ditte
commerciali, le quali non avranno alcuna difficoltà a pagare le percentuali con
i loro profitti, perché prendono in prestito il denaro per imprese commerciali.
Ma il governo non può trarre profitto da denaro preso in prestito, perché si
rende debitore unicamente per spendere ciò che si è fatto imprestare.
Il nostro governo compererà anche azioni commerciali, diventando così un
creditore invece di esser come ora un debitore e pagatore di tributi. Questa
misura metterà fine all'indolenza e alla negligenza, che ci furono utili
fintanto che i Gentili furono indipendenti, ma sarebbero dannose al nostro
governo. La vacuità del cervello puramente animale dei Gentili è dimostrata
dal fatto, che quando prendevano denaro in prestito da noi con interessi essi
non riuscirono a capire, che ogni somma così ottenuta avrebbero dovuto in
ultima analisi farla uscir fuori dalle risorse del loro paese, insieme coi
relativi interessi. Sarebbe stato assai più semplice di prelevare senz'altro
tale danaro dal popolo, senza doverne pagare gli interessi ad altri. Questo
dimostra il nostro genio ed il fatto che il nostro è il popolo eletto da Dio.
Siamo riusciti a presentare ai Gentili il problema dei prestiti sotto una buona
luce così favorevole, che essi hanno persino creduto di ricavarne profitto.
I nostri conti presuntivi, che produrremo al momento opportuno, che sono stati
elaborati con l'esperienza dei secoli, e che ponderavamo mentre i Gentili
governavano, differiscono da quelli di costoro per la loro straordinaria lucidità,
dimostreranno quanto siano benefici i nostri piani. Questi metteranno fine ad
abusi come quelli per mezzo dei quali siamo diventati i padroni dei Gentili e
che non possono essere permessi nel nostro regno. Il nostro bilancio governativo
sarà sistemato in modo tale che nessuno, dal regnante in persona all'impiegato
più insignificante, potrà stornarne la più piccola somma e servirsene per
qualsiasi altro uso diverso da quello primieramente prestabilito, senza essere
scoperto. È impossibile governare con successo senza un piano definitivamente
prestabilito. Persino i cavalieri e gli eroi muoiono, quando prendono una strada
senza sapere dove conduca e quando partono per un viaggio senza essere bene
equipaggiati.
I sovrani dei Gentili, che furono, anche col nostro aiuto, indotti a trascurare
l'adempimento dei loro doveri governativi per mezzo di rappresentazioni,
divertimenti, pompe ed altri svaghi, non furono altro che dei paraventi per
nascondere i nostri intrighi.
Le relazioni dei nostri seguaci, che venivano mandati a rappresentare il Governo
nei suoi doveri pubblici, furono compilate dai nostri agenti. In ogni occasione
queste relazioni riuscirono gradite alle menti poco accorte dei Sovrani, perché
erano sempre accompagnate dai vari suggerimenti per future economie. Essi
avrebbero potuto domandarsi come fosse possibile far economie mettendo nuove
tasse; ma essi non chiesero nulla.
Voi sapete in quali condizioni di caos finanziario si sono ridotti per colpa
loro, con la loro negligenza. Essi hanno finito per fallire malgrado le ardue
fatiche dei loro sudditi.
PROTOCOLLO XXI
Aggiungerò ora qualche parola a ciò che vi dissi alla nostra ultima assemblea,
e vi farò una spiegazione dettagliata dei prestiti all'interno. Ma non discuterò
ulteriormente i prestiti all'estero, perché essi hanno riempito i nostri
forzieri di denaro tolto ai Gentili ed anche perché il nostro governo
universale non avrà vicini esteri dai quali esso possa prendere a prestito.
Ci siamo serviti della corruzione degli amministratori e della negligenza dei
sovrani Gentili per raddoppiare e triplicare il denaro imprestato da noi ai loro
governi e del quale in realtà non abbisognavano. Chi potrebbe fare altrettanto
a noi? Quindi mi occuperò soltanto dei prestiti all'interno.
Quando il governo annunzia un prestito di questo genere, apre una sottoscrizione
per i certificati relativi. Questi, perché siano alla portata di tutte le
borse, saranno di tagli piccolissimi. I primi sottoscrittori possono comprare
sotto alla pari. Il giorno seguente il prezzo dei titoli viene alzato, per dare
l'impressione che tutti desiderano comprarli.
Nel corso di pochi giorni le casseforti dell'erario sono colme con tutto denaro
che è stato sottoscritto in più. (Perché continuare ad accettare denaro per
un prestito già soverchiamente sottoscritto?). La sottoscrizione ha
evidentemente sorpassato di molto la somma richiesta; in questo consiste tutto
il risultato; evidentemente il pubblico ha fiducia nel governo.
Ma quando la commedia è finita, rimane il fatto che vi è un grosso debito, e
che per pagarne gli interessi il governo deve ricorrere ad un nuovo prestito, il
quale alla sua volta non annulla il debito dello Stato; ma anzi lo aumenta.
Quando la capacità governativa di prendere in prestito è esaurita, gli
interessi dei nuovi prestiti debbono essere pagati con nuove tasse; le quali non
sono altro che nuovi debiti contratti per coprirne altri.
Allora viene il periodo di conversione dei prestiti; ma dette conversioni non
fanno che diminuire la quantità dell'interesse da pagare, senza cancellare il
debito. Inoltre si possono fare solamente col consenso dei creditori. I Governi
quando danno l'avviso di queste conversioni, accordano ai creditori il diritto
di accettarle, o di essere rimborsati dei loro denari se non desiderano di
accettarle; ma se ognuno reclamasse il proprio denaro, i Governi sarebbero presi
nella propria rete e non potrebbero rimborsare tutto il denaro. Fortunatamente i
sudditi dei governi Gentili non si intendono molto di finanza, ed hanno sempre
preferito di subire un ribasso nel valore dei loro titoli ed una diminuzione di
interessi, piuttosto che rischiare un nuovo investimento. Così hanno spesse
volte dato la possibilità ai loro governi di sbarazzarsi di un debito, che
probabilmente ammontava a parecchi milioni.
I Gentili non oserebbero fare una cosa simile con i prestiti all'estero, ben
sapendo che in tal caso noi tutti richiederemo il rimborso del nostro denaro.
Con un'azione simile il governo dichiarerebbe apertamente il suo fallimento, e
ciò dimostrerebbe chiaramente al popolo che i suoi interessi non hanno nulla di
comune con quelli del suo governo.
Desidero di fermare la vostra attenzione in modo speciale su quanto ho detto, ed
anche sul seguente fatto, che attualmente tutti i prestiti all'interno sono
consolidati dai cosiddetti prestiti temporanei; vale a dire, da debiti a breve
scadenza, formati dal denaro depositato nelle Banche dello Stato e nelle Casse
di Risparmio. Questo denaro, essendo a disposizione del Governo per un periodo
di tempo considerevole, serve a pagare gli interessi dei prestiti all'estero, ed
il Governo deposita nelle Banche, invece di esso, dei titoli di Stato, i quali
coprono tutti i deficit nelle casseforti statali dei Gentili.
Quando il nostro sovrano sarà sul suo trono mondiale, tutte queste scaltre
operazioni finanziarie svaniranno. Distruggeremo il mercato dei valori pubblici,
perché non permetteremo che il nostro prestigio sia scosso dal rialzo e ribasso
dei nostri titoli, il cui valore sarà stabilito per legge alla pari, senza
possibilità alcuna di qualsiasi variazione di prezzo. Il rialzo origina il
ribasso, ed è per mezzo dei rialzi che abbiamo cominciato a discreditare i
titoli pubblici dei Gentili.
Alle Borse sostituiremo enormi organizzazioni governative, che avranno il dovere
di tassare le imprese commerciali in quel modo che il governo crederà
opportuno. Queste istituzioni saranno in grado di gettare sul mercato milioni e
milioni di azioni commerciali, o di comperarle in un sol giorno. Quindi tutte le
imprese commerciali dipenderanno da noi, e vi potete immaginare quale forza sarà
la nostra.
PROTOCOLLO XXII
Con tutto quello che ho detto sino ad ora, ho cercato di farvi un quadro dal
vero del mistero degli avvenimenti attuali nonché dei passati, i quali scorrono
tutti nel fiume del destino, e se ne vedranno le conseguenze nel futuro
prossimo. Vi ho mostrato i nostri piani segreti, per mezzo dei quali agiamo sui
Gentili, nonché la nostra politica finanziaria: devo aggiungere ancora solo
poche parole.
Nelle nostre mani è concentrata la più grande potenza del momento attuale,
vale a dire la potenza dell'oro. In due soli giorni possiamo estrarre qualsiasi
somma dai depositi segreti dei nostri tesori.
È ancora necessario per noi di provare che il nostro regno è voluto da Dio? È
possibile che, possedendo così vaste ricchezze, non riusciamo a dimostrare che
tutto l'oro da noi ammassato in tanti secoli, non aiuterà la nostra vera causa
per il bene, cioè per il ripristino dell'ordine sotto il nostro regime? Forse
bisognerà ricorrere in certa misura alla violenza; ma tale ordine sarà
certamente ristabilito. Dimostreremo di essere i benefattori che hanno
restituito la libertà e la pace al mondo torturato. Offriremo al mondo questa
possibilità di pace e di libertà, ma certamente ad una condizione sola, e cioè
che il mondo aderisca strettamente alle nostre leggi. Inoltre faremo chiaramente
comprendere a tutti, che la libertà non consiste nella dissolutezza, né nel
diritto di fare ciò che si vuole. Dimostreremo pure che né la posizione, né
il potere, danno ad un uomo il diritto di propugnare principi perniciosi, come
ad esempio la libertà di religione, l'uguaglianza, o idee simili. Renderemo
inoltre ben chiaro, che la libertà individuale non dà il diritto a chicchessia
di eccitarsi o di eccitare altri facendo dei discorsi ridicoli alle masse
turbolenti. Insegneremo al mondo che la vera libertà consiste unicamente
nell'inviolabilità di persona, di domicilio e di proprietà per chiunque
aderisce onestamente a tutte le leggi della vita sociale. Insegneremo che la
posizione di un uomo sarà in relazione al concetto che egli ha dei diritti
altrui, e che la sua dignità personale deve vietargli fantasticherie circa sé
stesso.
La nostra potenza sarà gloriosa, perché sarà immensa e regnerà e guiderà e
certamente non darà ascolto ai caporioni popolari, o a qualunque altro oratore
vociferante parole insensate alle quali si attribuisce l'altisonante titolo di
"principi elevati", mentre non sono altro che utopie. La nostra
potenza sarà l'organizzatrice dell'ordine in cui consiste la felicità dei
popoli. Il prestigio di questa potenza sarà tale, che avrà l'adorazione
mistica, nonché la soggezione di tutte le nazioni. Una potenza vera non si
piega ad alcun diritto, neanche a quello di Dio. Nessuno oserà avvicinarsi ad
essa allo scopo di toglierle sia pure un briciolo della sua forza.
PROTOCOLLO XXIII
Perché il popolo si abitui all'ubbidienza, deve essere educato alla modestia e
alla moderazione; quindi diminuiremo la produzione degli oggetti di lusso. Con
questi mezzi introdurremo per forza la moralità, che ora viene corrotta dalla
continua rivalità nel campo del lusso. Patrocineremo le industrie casalinghe,
per danneggiare le fabbriche private. La necessità di tali riforme è anche nel
fatto che i padroni di grandi fabbriche private spesse volte incitano, forse
anche inconsciamente, i loro operai contro il governo.
La popolazione impiegata nelle industrie locali non conosce il significato delle
parole: "senza lavoro" ; e questo fa sì che essa è attaccata al
regime esistente e la invoglia ad appoggiare il governo. La disoccupazione è il
più grande pericolo per il Governo; essa avrà servito al nostro scopo appena,
per mezzo suo, saremo giunti al potere.
L'ubriachezza sarà pure proibita e considerata un delitto contro l'umanità e
come tale punita, perché sotto l'influenza dell'alcool l'uomo somiglia alla
bestia.
Le nazioni si sottomettono ciecamente soltanto ad una potenza forte che sia
totalmente indipendente da esse e nelle cui mani esse vedano scintillare una
spada che serva come arma di difesa contro tutte le insurrezioni sociali. Perché
dovrebbero desiderare che il loro sovrano abbia l'anima di un angelo? Anzi, esse
devono vedere in lui la personificazione della forza e della potenza. Deve
sorgere un regnante che sostituisca i governi esistenti, viventi sopra una folla
che abbiamo demoralizzato colle fiamme della anarchia. Questo regnante dovrà
anzitutto spegnere queste fiamme, che senza tregua sprizzano da ogni lato. Per
raggiungere questo scopo, egli dovrà distruggere tutte le società che possono
dar origine a queste fiamme, anche a costo di versare il suo proprio sangue.
Egli dovrà costituire un esercito bene organizzato, che lotterà energicamente
contro l'infezione anarchica che può avvelenare il corpo del governo.
Il nostro Sovrano sarà prescelto da Dio e consacrato dall'alto allo scopo di
distruggere tutte le idee influenzate dall'istinto e non dalla ragione, da
principî brutali e non dall'umanità. Al momento attuale questi concetti
prevalgono con grande successo, e le conseguenze sono i furti e la violenza
compiuti sotto lo stendardo del diritto e della libertà.
Queste idee hanno distrutto tutte le organizzazioni sociali, conducendo così al
regno del Re di Israele. Ma la loro azione nefasta sarà finita appena il regno
del nostro Sovrano comincerà. Allora le spazzeremo via tutte, perché sulla
strada del nostro Sovrano non possa esservi del fango.
Allora potremo dire alla nazione: "Pregate Iddio e prosternatevi a Colui
che porta il segno della predestinazione del mondo, di Cui Iddio in persona ha
guidato la stella affinché nessuno fuorché Lui potesse liberare l'umanità da
ogni peccato".
PROTOCOLLO XXIV
Ora parlerò del mezzo di cui ci serviremo per rafforzare la dinastia del Re
Davide, affinché essa possa durare fino al giorno del giudizio finale.
Il nostro modo di render sicura la dinastia consisterà, in massima,
nell'applicazione dei medesimi principi che hanno posto il maneggio degli affari
del mondo nelle mani dei nostri savi; cioè la direzione e l'educazione
dell'intera razza umana. Diversi membri del seme di David prepareranno i Re ed i
loro Successori, i quali saranno eletti non per diritto ereditario, ma per la
loro capacità individuale. Questi successori saranno iniziati ai nostri misteri
segreti politici ed ai nostri piani di governo avendo massima cura perché
nessun altro possa averne conoscenza.
Queste misure saranno necessarie perché tutti sappiano che sono degni di
regnare solamente gli iniziati ai misteri dell'alta politica. Solo a tali uomini
sarà insegnata l'applicazione pratica dei nostri piani, servendosi
dell'esperienza di molti secoli. Saranno iniziati alle conclusioni dedotte dalle
osservazioni sul nostro sistema politico ed economico, nonché a tutte le
scienze sociali. Insomma, apprenderanno il vero spirito delle leggi che sono
state stabilite dalla natura stessa per governare l'umanità.
I successori diretti del Sovrano saranno scartati, se durante la loro educazione
daranno prova di essere frivoli o di cuore mite, oppure qualora mostrino qualche
altra tendenza che potrebbe essere deleteria al loro potere, che potrebbe
renderli incapaci di governare, o anche essere pericolosa al prestigio della
corona.
Solamente agli uomini capaci di governare con fermezza, benché forse con
crudeltà, saranno affidate le redini del governo dai nostri anziani.
In caso di malattia, o di perdita di energia, il nostro Sovrano sarà costretto
a cedere le redini del governo a quelli della sua famiglia che avranno
dimostrato di essere più capaci di lui. I progetti immediati del Re, e tanto più
quelli per il futuro, non saranno conosciuti neanche dai suoi più intimi
Consiglieri. Solamente il nostro Sovrano ed i Tre che lo avranno iniziato,
conosceranno il futuro. Nella persona del Sovrano, che regnerà con una volontà
incrollabile, controllando sé stesso come l'umanità, il popolo vedrà - per
così dire - il destino personificato e le sue vie umane. Nessuno conoscerà i
fini dei Sovrano quando emetterà i suoi ordini, quindi nessuno oserà
ostacolare il suo misterioso cammino.
S'intende che il Sovrano dovrà essere capace di eseguire i nostri piani. Quindi
non salirà al trono fino a che la sua intelligenza non sia stata accertata dai
nostri savi.
Perché tutti i sudditi amino e venerino il loro Sovrano, egli dovrà spesso
parlare in pubblico. Questo farà armonizzare le due potenze, vale a dire,
quella della popolazione e quella del regnante, che abbiamo scisso nei paesi
gentili, facendo sì che si temessero vicendevolmente questo noi facemmo perché
queste due potenze, una volta scisse, cadessero sotto la nostra influenza.
Il Re di Israele non deve essere sotto l'influenza delle sue passioni e
specialmente di quelle dei sensi. Egli non deve permettere agli istinti animali
di avere il sopravvento sullo spirito. La sensualità, più di qualunque altra
passione, distrugge sicuramente tutte le forze mentali e di preveggenza; essa
distrae il pensiero degli uomini verso il lato peggiore della natura umana.
Il Sostegno dell'Universo nella persona del Regnante Mondiale, germogliato dal
Seme Santo di Davide, deve rinunciare a tutte le passioni personali per il bene
del suo popolo.
Il nostro Sovrano deve essere irreprensibile.
del 33° grado.
EPILOGO DI SERGYEI NILUS
Questi appunti furono tolti clandestinamente da un grande libro di appunti per
conferenze. Il mio amico li trovò nella cassaforte del quartiere generale della
società di Sionne che attualmente è in Francia.
La Francia obbligò la Turchia a concedere vari privilegi alle scuole ed alle
istituzioni religiose di tutte le denominazioni, che saranno sotto il
protettorato del corpo diplomatico francese in Asia Minore. Naturalmente non
sono comprese in queste le scuole e le istituzioni cattoliche, che furono
espulse dalla Francia dai governi passati. Questo fatto dimostra semplicemente
che la diplomazia della scuola di Dreyfus si preoccupa solamente di proteggere
gli interessi di Sionne e lavora per la colonizzazione dell'Asia Minore per
mezzo di Ebrei francesi. Gli Ebrei hanno sempre saputo raggiungere l'intento per
mezzo di coloro che il Talmud chiama i loro "bruti lavoratori": parole
che indicano i Gentili in genere.
Secondo gli archivi del Sionismo ebraico segreto, Salomone ed altri dotti Ebrei,
già sin dal 929 avanti Cristo studiarono in teoria un progetto per la conquista
pacifica dell'intero universo da parte di Sionne. Mentre la storia si svolgeva,
questo progetto fu studiato in tutti i suoi particolari e completato da uomini
che erano successivamente iniziati a questo problema. Questi sapienti decisero
di conquistare il mondo per Sionne adoperando mezzi pacifici, e cioè con
l'astuzia del serpente simbolico, la cui testa doveva rappresentare gli iniziati
ai piani dell'Amministrazione Giudaica, ed il corpo il popolo ebraico.
L'amministrazione fu sempre tenuta segreta, persino alla stessa nazione ebraica.
Questo serpente, penetrando a mano a mano nel cuore delle nazioni che
incontrava, scalzò e divorò tutto il potere non Ebraico di questi Stati. È
predetto che il serpente deve continuare il suo lavoro seguendo strettamente il
piano prestabilito, fino a che il cammino che deve percorrere non sia chiuso col
ritorno del suo capo a Sionne, finché, con questo mezzo, il serpente non abbia
completato il suo anello intorno all'Europa, e - dopo aver incatenato l'Europa -
non abbia accerchiato il mondo intero. Questo compito deve condurre a termine
sforzandosi di soggiogare gli altri paesi con la conquista economica. Il ritorno
della testa del serpente a Sionne può aver luogo solennemente quando il potere
di tutti i Sovrani dell'Europa sia stato abbattuto; vale a dire quando, per
mezzo di crisi economiche e di distruzioni in massa, effettuate ovunque, sarà
avvenuta la demoralizzazione spirituale e la corruzione morale, principalmente
con l'aiuto di donne ebree, truccate da francesi, italiane, spagnole. Queste
sono le più sicure spargitrici di libertinaggio nella vita degli uomini più in
vista ed alla testa delle nazioni.
Le donne che sono al servizio di Sionne servono da attrattiva a coloro che,
grazie ad esse, hanno sempre bisogno di denaro, e quindi sono sempre pronti a
vendersi per denaro, che in realtà è solo imprestato dagli ebrei, perché
ritorna, attraverso le stesse donne, nelle mani dei giudaismo corruttore. Ma
mediante queste transazioni, esso acquista schiavi per la sua causa.
È naturale che per la riuscita di un'impresa simile né i funzionari pubblici,
né gli individui privati, debbano sospettare la parte rappresentata dalle donne
impiegate dal Ghetto. Perché i direttori della causa di Sionne formarono una
specie di casta religiosa, costituita da ardenti seguaci della legge mosaica e
degli statuti del Talmud. Tutto il mondo credette che la maschera della legge di
Mosè fosse la vera regola di vita degli Ebrei. Nessuno pensò di indagare gli
effetti di questa regola di vita, specialmente perché tutti gli occhi erano
rivolti all'oro che la casta poteva provvedere e che le dava la più assoluta
libertà per intrigare economicamente e politicamente.
Un abbozzo del percorso del serpente simbolico è il seguente: La sua prima
tappa in Europa avvenne nel 429 avanti Cristo, in Grecia, dove, all'epoca di
Pericle, il serpente cominciò a divorare la potenza di quel paese. La seconda
fu a Roma, al tempo di Augusto, circa l'anno 69 a. C. La terza a Madrid, al
tempo di Carlo quinto, nel 1552. La quarta a Parigi, nel 1700 circa, al tempo di
Luigi XIV. La quinta a Londra dal 1814 in poi (dopo la caduta di Napoleone). La
sesta a Berlino, nel 1871, dopo la guerra Franco Prussiana. La settima a
Pietroburgo, su cui è disegnata la testa del serpente con la data 1881.
Tutti questi Stati che il serpente ha attraversato, sono stati scossi nelle
fondamenta delle loro costituzioni, non eccettuato la Germania, malgrado la sua
apparente potenza. Le condizioni economiche dell'Inghilterra e della Germania
sono state risparmiate, ma solo fino a quando il serpente non sarà riuscito a
conquistare la Russia, contro la quale tutti i suoi sforzi sono concentrati
attualmente (1905). La corsa futura del serpente non è segnata su questa carta,
ma delle frecce ci indicano il suo prossimo movimento verso Mosca, Kieff e
Odessa.
Sappiamo ora perfettamente che queste ultime città costituiscono i centri della
razza Ebraica militante.
Su questa carta Costantinopoli è segnata come l'ultima tappa del corso del
serpente, prima che esso raggiunga Gerusalemme [Notate che questa carta fu
disegnata molti anni prima della Rivoluzione in Turchia. (Nota del T. inglese)].
Il serpente deve percorrere ancora un breve cammino per completare il suo corso,
unendo la sua testa alla sua coda.
Per facilitare il corso del serpente, Sionne prese le seguenti misure, allo
scopo di rimodellare la società e di convertire le classi operaie. Anzitutto la
razza Ebraica fu organizzata in maniera tale, che nessuno vi potesse entrare e
quindi svelarne i segreti. Viene presupposto che Iddio stesso abbia detto agli
Ebrei che essi sono destinati a governare su tutta la terra in forma di un Regno
indivisibile di Sionne. È stato insegnato agli Ebrei, che essi sono la sola
razza meritevole di essere chiamata umana, tutte le altre essendo destinate a
rimanere "bestie da lavoro" e schiavi degli Ebrei e che lo scopo
ebraico deve essere la conquista del mondo e l'erezione del Trono di Sionne
sull'universo (Cfr. Sanh. 91, 21, 1051).
A gli Ebrei venne insegnato che sono dei Super uomini e che si devono mantenere
distinti dalle altre nazioni. Queste teorie ispirò ad essi il concetto
dell'autoglorificazione perché, per diritto, sono i figli di Dio. (Cfr. Jihal,
67, I; Sanh. 58, 2).
La razza ebraica, vivendo separata dalle altre, aderisce strettamente al sistema
del "Kaghal", il quale fa obbligo ad ogni Ebreo di aiutare i suoi
consanguinei indipendentemente dall'assistenza che costoro ricevono dalle
amministrazioni locali di Sion che portano diversi nomi: Kaghal, Concistori,
Commissioni d'affari ebraici, Uffici per esazioni di tasse ecc. Tutte queste
amministrazioni servono a mascherare il governo di Sionne agli occhi dei governi
di quegli Stati Gentili, che alla loro volta difendono sempre vigorosamente il
diritto degli Ebrei di governarsi da sé, perché li considerano erroneamente
come una comunità puramente religiosa. Le suddette idee instillate negli Ebrei,
ne hanno anche considerevolmente influenzato la vita materiale.
Quando leggiamo delle opere come il "Gobayon" 14, pag. 1; "Eben
Gaizar", 44, pag. 81; "XXXVI Ebamot", 98; "XXV Ketubat"
36; "XXXIV Sanudrip" 746; "XXX Kadushin", 68 A - che furono
tutte scritte coll'intento di glorificare la razza ebraica vediamo che esse
trattano realmente tutti i Gentili come se fossero delle bestie, create
unicamente per servire gli Ebrei. Costoro credono che i popoli, le proprietà di
essi e persino le loro vite, appartengono agli Ebrei e che Iddio permette alla
sua razza prediletta di farne l'uso che vuole.
Secondo le leggi ebraiche, tutti i maltrattamenti fatti subire ai Gentili sono
perdonati nel giorno del Capodanno ebraico, nel quale gli Ebrei ricevono anche
il permesso di peccare nello stesso modo durante l'anno entrante.
Per eccitare l'odio dei loro contro tutti i Gentili, i capi degli Ebrei agiscono
da "agenti provocatori" durante le agitazioni antisemitiche,
permettendo ai Gentili di scoprire alcuni dei segreti del Talmud. Le
manifestazioni antisemitiche furono anche molto utili ai caporioni Ebrei, perché
destarono compassione nel cuore di alcuni Gentili verso un popolo il quale,
apparentemente, veniva maltrattato. Ciò servì ad accaparrare conseguentemente
molte simpatie tra i Gentili per la causa di Sionne.
L'antisemitismo, che si manifestò con la persecuzione degli Ebrei di basso
ceto, ne aiutò i capi a controllarli e tenerli in soggezione. Essi potevano
permettere queste persecuzioni, perché al momento opportuno intervenivano e
salvavano i loro correligionari. Notate che i capi Ebrei non soffrirono mai, né
nei loro progressi, né nelle loro posizioni ufficiali di amministratori,
durante le agitazioni antisemitiche. Questo fatto non deve far meraviglia, perché
furono questi stessi capi che aizzarono i "mastini cristiani" contro
gli Ebrei più umili. I mastini mantenevano l'ordine nelle loro greggi e perciò
aiutavano a rafforzare la stabilità di Sionne.
Secondo la loro opinione, gli Ebrei hanno già raggiunto la posizione di
Super-governo mondiale ed ora si tolgono la maschera. Naturalmente, la maggior
forza di conquista degli Ebrei era costituita dal loro oro; pertanto essi non
dovevano far altro che lavorare per dargli un valore. L'alto valore dell'oro
dipende specialmente dal fatto che la moneta d'oro regola tutti gli scambi. La
sua accumulazione nelle mani degli Ebrei dipende dal fatto che essi hanno saputo
approfittare di qualunque crisi internazionale per monopolizzarlo. Di questo si
ha la prova nella storia della famiglia Rothschild, pubblicata a Parigi dalla
"Libre Parole".
Per mezzo di queste crisi, fu stabilita la potenza del capitalismo sotto lo
stendardo del liberalismo, proteggendolo con teorie economiche e sociali
astutamente congegnate. Gli Anziani di Sion ottennero un successo straordinario
dando un'apparenza scientifica a queste teorie.
Il sistema degli scrutini di voto conferisce sempre agli Ebrei la possibilità
di introdurre, per mezzo della corruzione, quelle leggi che possono essere utili
allo scopo loro. La forma di governo dei Gentili che più corrisponde ai
desideri degli Ebrei è la repubblicana, perché dove essa vige, riescono con più
facilità a comperarsi una maggioranza. Inoltre il sistema repubblicano
conferisce una libertà sconfinata ai loro agenti ed all'esercito di anarchici
che hanno al loro soldo. Questo è il motivo per cui gli Ebrei sono così
ardenti sostenitori del liberalismo; ed i Gentili sciocchi, che essi
abbindolano, ignorano il fatto, già così evidente, che sotto una repubblica
non vi è maggiore libertà che sotto un'autocrazia, anzi si verifica il
contrario, perché avviene che i pochi sono oppressi dalla plebe la quale è
sempre istigata dagli agenti degli Ebrei.
Secondo il testamento di Montefiore, Sionne non risparmia, né denaro, né
mezzi, per riuscire a questi intenti. Ogni giorno i governi di tutto il mondo,
incoscientemente, o scientemente, sono soggetti ai comandi di quel grande
Super-governo che è Sionne, perché tutte le loro cartelle di rendita sono
nelle mani degli Ebrei e tutti i paesi sono talmente in debito con essi, da non
potersene mai liberare. Tutto il commercio, l'industria, come pure la
diplomazia, sono in mano degli Ebrei. Per mezzo dei suoi capitali il Ghetto ha
rese schiave tutte le nazioni dei Gentili. A forza di un'educazione
materialistica intensiva, gli Ebrei misero delle pesanti catene a tutti i
Gentili e con queste li legarono al loro Supergoverno.
La fine delle libertà nazionali è prossima, e quindi anche la libertà
individuale cesserà, perché la vera libertà non può esistere dove la leva
del denaro rende possibile al Ghetto di governare la plebe e di regnare sulla
parte più degna e più responsabile della comunità.
….. "Coloro che hanno orecchi ascoltino"!
Fra poco saranno quattro anni che i "Protocolli degli Anziani di Sion"
sono in mio possesso. Dio solo sa quanto sono stati numerosi gli sforzi che ho
fatto per portarli alla luce, ed anche per mettere in guardia coloro che sono al
potere rivelando loro le cause della tempesta che si addensa sulla Russia
apatica, la quale, disgraziatamente, sembra che abbia perso la conoscenza di ciò
che le sta succedendo intorno.
Solamente ora, e temo che sia troppo tardi, sono riuscito a pubblicare il mio
lavoro, nella speranza che potrò mettere sull'avviso coloro che ancora hanno
orecchi per sentire ed occhi per vedere.
Non vi può essere alcun dubbio. Con tutta la potenza ed il terrore di Satana,
il regno del Re trionfatore di Israel si avvicina al nostro mondo non
rigenerato; il Re nato dal sangue di Sionne, l'Anti Cristo, si avvicina al trono
della potenza universale.
Gli eventi nel mondo precipitano con vertiginosa velocità, i dissensi, le
guerre, i rumori, le carestie, l'epidemie, gli sconquassi, tutto ciò che fino a
ieri era impossibile, oggi è compiuto. I giorni volano, per così dire, a
vantaggio del popolo prescelto. Non ho il tempo di esaminare minuziosamente la
storia dell'umanità dal punto di vista dei "misteri di iniquità" che
sono già stati messi a nudo, per dimostrare storicamente l'influenza nefasta
che gli "Anziani di Israele" hanno avuto sulle disgrazie dell'umanità;
mi manca anche il tempo di predire il prossimo destino del genere umano e di
svelare l'atto finale della tragedia mondiale.
La luce di Cristo solamente, e quella della Sua Santa Chiesa Universale, possono
penetrare negli abissi Satanici e svelarne tutta l'estensione malvagia.
Nel mio cuore sento che l'ora è suonata per convocare l'ottavo Consiglio
Ecumenico, nel quale, dimentichi delle contese che li hanno divisi per tanti
secoli, si raccoglieranno i pastori e i rappresentanti dell'intero Cristianesimo
per affrontare la venuta dell'Anticristo.
I Protocolli di Sion, un falso fabbricato nel pieno
della campagna cattolica contro la massoneria, hanno dato vita, per la casualità
di essere stati trovati sul comodino della zarina, a uno dei miti fondanti la
psicologia di massa della modernità: il complotto ebraico per il dominio del
mondo. Senza i Protocolli la Shoah forse non ci sarebbe stata. Due grandi
macchine propagandistiche antisemite, quella del Vaticano prima, quella nazista
poi. "Perché proprio gli ebrei?", un problema non ancora risolto.
Pierre-André
Taguieff, professore all'istituto di Studi Politici di Parigi. Il libro cui si
fa riferimento è Les Protocoles des Sages de Sion. Faux et usages d'un faux. 2
voll., Berg International Editeurs, Paris, 1992.
Lei si è occupato a lungo dei Protocolli dei Saggi di
Sion, il libro forse più pubblicato, dopo la Bibbia, nella storia dell'umanità...
I Protocolli furono fabbricati a Parigi nel 1897-98,
in pieno affare Dreyfus, da un gruppo, metà francese e metà russo, di agenti
dell'Okhrana, la polizia segreta dello zar, capeggiati da Pierre Ratchkovsky, un
agente segreto dello zar molto abile nella fabbricazione di falsi da addebitare
agli esuli russi in Occidente. Non si sa ancora con precisione chi li abbia
materialmente scritti; in ogni caso si tratta di più autori: il manoscritto
originale francese, che fu visto da qualche testimone, era infatti scritto in più
grafie, poi andò perso e chissà se un giorno verrà ritrovato negli archivi
russi. Quindi, quello degli autori del testo dei Protocolli resta un problema
storiografico non risolto. Nelle mie ricerche, tuttavia, non mi sono occupato
tanto della redazione, quanto dell'infinito riciclaggio storico e geografico dei
Protocolli. Mi interessava, cioè, sapere come un falso avesse potuto
funzionare.
Devo innanzitutto precisare che il testo dei Protocolli
non è che una variante di molti altri testi della medesima forma e fattura che
vennero diffusi in tutta Europa a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Ci
si dimentica sempre, ed è un particolare molto importante, che fino al 1920 i
Protocolli erano stati diffusi solo in russo e che le tirature erano state molto
basse: la prima edizione russa contò 3.500 copie, le altre non superarono le 5
mila. I Protocolli divennero un best-seller mondiale fra il 1920 e il 1945,
quando furono tradotti in tutte le lingue del mondo, compresi il giapponese e
l'arabo. Ancor oggi continuano a essere molto venduti in tutto il mondo
arabo-islamico: se si va in un qualsiasi paese arabo, anche nel moderato Egitto;
si troveranno edizioni su edizioni di questo testo antisemita, con tanto di
piovra che serra il mondo nelle sue spire in copertina. Inoltre, i Protocolli si
possono adesso acquistare in Russia e in Polonia all'uscita delle chiese.
Quindi, a ben guardare, più che di un best-seller, si tratta di un longseller.
A cosa deve questo straordinario successo un testo in
fondo simile a tanti altri? Direi al puro caso, dove per "caso"
intendo ciò che consente l'irruzione nella storia delI'avvenimento, del
contingente, di ciò che poteva non essere: "se il naso di Cleopatra fosse
stato più lungo... ", insomma. Un'amica aveva regalato alla zarina, la
moglie di Nicola II Romanov, una copia dei Protocolli nell'edizione di Serghej
Nilus. Nella camera dove la zarina fu assassinata con tutta la sua famiglia
furono scoperti questo esemplare dei Protocolli e una croce uncinata inscritta
nel vano della finestra. I russi bianchi credettero trattarsi di un messaggio e
fecero credere che la zarina presentisse la propria morte. Fra i suoi uccisori
c'erano degli ebrei, ossia dei "giudeobolscevichi", e poiché i
Protocolli trattano dei metodi utilizzati dai giudeomassoni per prendere il
potere mondiale attraverso omicidi, manipolazioni dell'opinione pubblica,
indottrinamento scolastico, crisi economiche e rivoluzioni sanguinose,
moltissime persone hanno creduto alla veridicità del libro. Lo stesso
Churchill, fino al 1920/21, fu persuaso che il complotto giudeobolscevico per il
dominio del mondo avesse ottenuto il proprio scopo mediante la rivoluzione
d'ottobre.
Quindi, la carriera internazionale dei Protocolli
comincia all'indomani della rivoluzione russa, poiché furono usati come
macchina da guerra antibolscevica. La persuasione di Churchill, come di altri
esponenti dell'establishment europeo, fu rafforzata dal lancio che nel 1920 il
più autorevole quotidiano al mondo, il Times, fece del testo dei Protocolli
presentandolo come la spiegazione di quel che era "veramente avvenuto in
Russia", ossia la presa del potere da parte dei giudeobolscevichi. Il Times
utilizzava l'immagine del serpente ebreo che avvolge il mondo, e il serpente è
Satana che ritorna a Sion attraverso la rivoluzione francese, la rivoluzione
bolscevica e il sionismo! L'anno successivo, però, lo stesso Times, con un
lungo dossier pubblicato il 16, 17 e 18 luglio 1921, fece piena autocritica
riconoscendo che il testo dei Protocolli non era che il plagio di un testo per
nulla antisemita, il Dialogo agli inferi fra Machiavelli e Montesquieu di
Maurice Joly, pubblicato a Bruxelles nel 1864. Si trattava, quindi, di un falso
bello e buono.
Nel frattempo i Protocolli vennero introdotti in
Germania, dove furono tradotti nel 1919, dalla propaganda dei russi bianchi, che
si fuse ben presto con la propaganda nazista. Alfred Rosenberg che, essendo di
origine baltica, parlava russo e conosceva molta bene gli ambienti antisemiti
russi e ucraini, pubblicava nel 1923 il suo libro sui Protocolli. Fino ad allora
l'antisemitismo tedesco era stato diverso dall'antisemitismo russo, o meglio
polacco e ucraino. Mentre l'antisemitismo ucraino-polacco considerava gli ebrei
come il Demonio, quello tedesco era solo nazionalpopulista: seppure qualche
teorico dell'antisemitismo operava la demonizzazione degli ebrei, mai vi erano
stati appelli allo sterminio, mentre nell'antisemitismo ucraino-polacco c'erano,
eccome!, appelli allo sterminio. I1 sogno dello sterminio nasce lì, da lì
viene ripreso dal nazismo.
I nazisti, come ha mostrato Henry Rollin nel suo grande
libro sui Protocolli pubblicato nel 1939, e che fu messo all'indice dai nazisti
non appena arrivarono a ParigiL'Apocalypse de notre temps, non sono, che degli
allievi delle centurie nere, dei russi bianchi che, avendo in mente l'idea
dell'Apocalisse, ritenevano di lottare contro Satana, incarnatosi negli ebrei.
E' possibile riassumere in poche parole il contenuto
dei Protocolli?
Molto spesso c'è un sottotitolo ai Protocolli che
recita così: "I1 pericolo ebraico" oppure "Programma ebraico di
dominio del mondo". Il testo dei Protocolli si presenta come la minuta,
sottratta fortunosamente e così resa pubblica, di una serie di riunioni, tenute
non si sa dove né quando, da un gruppo di saggi di Sion, di principi di Giudea,
ossia di capi segreti del popolo ebraico, nelle quali viene presentato un
dettagliato piano di conquista del mondo da parte delle élites ebraiche. Questo
è molto importante: nel complotto sono coinvolti solo i Grandi Ebrei, ossia i
giudeomassoni, i giudeoplutocrati, i giudeocapitalisti... Insomma, è 1'élite
del popolo ebreo che complotta, non il popolo ebreo nel suo insieme. Quindi, non
si può dire che i Protocolli siano un testo di tipo razzista, perché per un
razzista c'è continuità dall'ebreo più modesto a quello più potente, mentre
i Protocolli denunciano le cattive élites che ingannano il popolo, anche il
proprio. E' più sottile di quanto si creda.
I1 secondo aspetto importante è che i Protocolli come
tali, nel loro senso letterale, denunciano l'impresa dei saggi di Sion come
un'operazione di distruzione della cristianità, della civiltà cristiana.
Questo è un punto estremamente importante perché mostra le origini cattoliche,
e poi ortodosse, del testo dei Protocolli. Tutta la rappresentazione che viene
fatta del complotto mondiale ebraico preesisteva nella letteratura cattolica del
XIX secolo. Come testimonia il primo falso di questo genere, la famosa lettera
del sedicente capitano Simonini, che sarebbe stata inviata nel 1806 all'abate
Barruel, in realtà scritta da quest'ultimo, ripubblicata nel corso di tutto il
XIX secolo, la denuncia della setta giudaica come setta dominante tutte le altre
sette massoniche e liberali era una rappresentazione molto corrente
nell'Ottocento.
Un terzo aspetto è la denuncia della modernità
economica, politica e massmediatica, e aggiungerei anche educativa, come
prodotto di un complotto. La modernità è fabbricata dalla volontà maligna di
cospiratori che vogliono sostituire alla vecchia civiltà cristiana una
pseudociviltà materialista, gioiosa, edonista, dominata da capitalismo,
rivoluzioni, socialismo, scientismo... Il quarto punto è l'elencazione precisa
degli strumenti di dominio: in primo luogo l'indottrinamento scolastico. La
critica all'indottrinamento scolastico materialista e positivista era molto
diffusa anche al di fuori degli ambienti cattolici, che ritenevano
l'insegnamento laico un insegnamento in sé distruttore. In secondo luogo i
giornali. Anche in questo caso i Protocolli non fanno che riprendere un fondo
comune ad autori estremamente differenti: in Balzac, per esempio, si trova una
descrizione molto negativa del mondo della stampa. Negli spregiatori della
modernità questa viene da sempre illustrata come il regno dei giornali, delle
notizie, delle dicerie, i giornalisti sono percepiti come dei declassati. In
terzo luogo la scienza materialista, che vuol sopraffare tutte le altre forme di
conoscenza, in particolar modo quella religiosa. Infine, le rivoluzioni, che
sono lo strumento per radicalizzare sempre più la modernità: ogni rivoluzione
persegue il sogno di prolungarsi all'infinito, di riprodursi, diversificarsi. Le
rivoluzioni sono di per sé insaziabili.
In breve, i Protocolli raccolgono l'eredità di tutta una
storiografia di tipo pessimista sul funzionamento della civiltà moderna. Ecco
perché certi esponenti dell'intellighenzia europea furono colpiti da questo
testo. Ho già citato Churchill, ma ce ne furono altri come Henry Ford,
fondatore della Ford, che per sette-otto anni fu un grande diffusore dei
Protocolli negli Usa, mettendo la sua fortuna al servizio della dimostrazione
della loro veridicità. Accettò, poi, di interrompere la propaganda antisemita
non perché si fosse convinto che il mito del complotto mondiale ebraico fosse
falso, ma perché la comunità ebraica americana lanciò una campagna di
boicottaggio nei confronti dei suoi prodotti. Il caso di Ford è interessante
perché Hitler lo ammirava: nel suo ufficio c'era, infatti, la traduzione
tedesca del suo libro, L'ebreo internazionale, che nel 1920 venne pubblicato
sotto forma di feuilleton sul giornale di Henry Ford, tirato in circa 400 mila
copie, in ogni numero del quale c'erano rivelazioni sulle malefatte degli ebrei.
Oggi, guarda caso, il libro di Ford è ripubblicato nel mondo islamico. Ford era
un rappresentante del populismo agrario americano, un movimento di piccoli
contadini delI'Ovest molto critico verso lo Stato centrale, verso ogni forma di
centralizzazione, verso le città, le metropoli, gli intellettuali, gli
stranieri. Anche se aveva fatto fortuna producendo automobili, Ford conservava
quella sorta di mitologia antimoderna.
A differenza del populismo russo, il populismo americano
marciò sulla teoria del complotto, si trattava, però, del complotto delle élites
urbane contro i contadini che lavorano con le proprie mani, che hanno un
rapporto con la terra. Insomma, un complotto degli sradicati contro i radicati.
Credo che in Ford la struttura mentale di tipo cospirazionista venisse da lì,
anche se poi l'ha riformulata in senso antisemita a partire dal 1917-18, perché,
e non deve sorprendere, fino a quel momento era stato filosemita!
L'enorme successo dei Protocolli in pieno XX secolo
costituisce un problema storiografico notevole. Come è stato possibile?
Qui incontriamo il fenomeno che Ernst Cassirer aveva
evidenziato nel suo ultimo libro, Il Mito dello Stato, ossia il fenomeno dei
miti politici moderni. Come mai in una società senza dubbio secolarizzata,
materialista, pragmatica, basata sulla psicologia degli interessi,
sull'ottimizzazione dei risultati, insomma in una società totalmente
immanentizzata nascono e rinascono miti politici del tutto nuovi?
Il mito politico dell'ebreo internazionale che mira a
dominare il mondo è un mito moderno. Nel Medio Evo esisteva, certo, una
demonizzazione dell'ebreo in quanto autore di complotti, ma questi avevano
sempre un carattere locale. E' in una città, solo in quella determinata città,
che si verifica un pogrom per punire gli ebrei che vi abitano, perché
"hanno celebrato un sacrificio rituale, sgozzando un bambino cristiano per
fare il pane azzimo per la Pasqua ebraica" oppure perché "hanno
avvelenato un pozzo" o "hanno introdotto la peste". Nessun
antisemita del Medio Evo poteva pensare a un complotto degli ebrei per il
dominio del mondo. Questa è un'invenzione successiva alla rivoluzione francese,
un'invenzione, secondo me, di ambienti tradizionalisti cattolici.
Credo, infatti, che ad aver preparato il terreno alla
diffusione dei Protocolli, benche questi siano stati redatti in Francia, sia
stato il Vaticano. A partire dalla metà del secolo scorso viene prodotta da
sacerdoti, prelati, vescovi, tutta una serie di testi nei quali si denuncia il
complotto giudeomassonico. Complotto che viene rilanciato dal Vaticano alla fine
del XIX secolo, quando ritenne che la propaganda antimassonica dovesse includere
il più virulento antisemitismo, riprendendo l'idea, diffusasi fin dal XVIII
secolo, che la massoneria costituisse una setta internazionale capeggiata dagli
ebrei. In questa visione i saggi di Sion, i Principi di Giudea, dirigono la
contro-chiesa universale, la massoneria, che rappresenta il peggior nemico della
Chiesa. Dunque, gli ebrei sono i peggiori nemici della Chiesa.
La mia ipotesi è che, grazie alla potente propaganda
ecclesiastica, sia circolato in tutta Europa un dossier che, nei cinquant'anni
precedenti la pubblicazione dei Protocolli, ha dato origine agli innumerevoli
pamphlet firmati dai prelati di cui parlavo prima. Si tratta di decine e decine
di testi pubblicati un po' ovunque, in Germania, in Francia, in Italia, che si
assomigliano come gocce d'acqua. E ricordiamoci che, cettamente, i Protocolli
furono tradotti in arabo all'inizio degli anni '20, ma lo furono ad opera di
arabi cristiani, non di arabi mussulmani: si trattò ancora di una produzione
cristiana. Dobbiamo arrivare al 1951, non a caso dopo la nascita di Israele,
perché un arabo mussulmano traduca i Protocolli.
Il mito della cospirazione mondiale ebraica che doveva
risultare utile alla Chiesa Cattolica, le è però scappato di mano. Ecco il
paradosso: la Chiesa Cattolica ha fabbricato un mito che diventerà alla fine
una macchina da guerra antibolscevica e non più antimassonica. Servì per
tutt'altri scopi che per quelli per i quali era stato fabbricato. A partire dal
1919-20 i Protocolli hanno costituito una vera e propria prelegittimazione dello
sterminio degli ebrei. Si è trattato in definitiva della creazione di un mito
che ha spianato la strada alla Shoah, svolgendo una funzione di legittimazione,
di preparazione psicologica alla messa a morte del "nemico assoluto".
Con un nemico assoluto non si può transigere, non si può negoziare: non si ha
scelta, non si può che distruggerlo. C'è questa frase di Paul de Lagarde,
citata dal teorico nazista Alfred Rosenberg: "Non si discute con i bacilli,
li si stermina". Un nemico che sia pensato come un demone o come un
bacillo, patologizzato come una malattia virale portatrice di possibile
contaminazione, demonizzato come una sotto-umanità negativa o demoniaca, è
votato allo sterminio. Non si discute né con i demoni né con i bacilli.
Ma dal dire al fare...
Si conosce ancora molto poco sui rapporti esistenti
tra una messa in condizione di fare, attraverso un'azione di propaganda, e il
passaggio all'atto. Il problema è lì. Ci sono molte mediazioni. Non bisogna
pensare che dalla fabbricazione di un testo a un genocidio ci sia una linea
continua. Ci sono mediazioni, fenomeni aleatori, contingenti, che avrebbero
potuto anche non esserci. Ci voleva, per esempio, un uomo come Hitler, che era
al tempo stesso un grande demagogo -uno dei più grandi demagoghi della modernità-
e, insieme, un vero e proprio posseduto. Da un lato, Hitler praticava quello che
chiamerei "I'antisemitismo strumentale", utilizzandolo per fini
razionali, per la conquista del potere, ma, d'altra parte, ci credeva veramente.
Vi sono persone che sono antisemite solo strumentalmente, senza crederci; ce ne
sono altre che sono dei veri e propri posseduti, senza essere dei demagoghi. Lui
era entrambe le cose, un poseduto e un demagogo, al pari di Goebbels, di
Himmler... Erano personaggi che allo stesso tempo utilizzavano il mito e
credevano al mito. Lo utilizzavano cinicamente, ma ci credevano. Il fatto di
utilizzarlo li rafforzava nella loro fede; c'era una specie di azione circolare
che ne rafforzava la fede. Più attaccavano gli ebrei e più credevano che
fossero pericolosi. Più uccidevano gli ebrei e più credevano di aver ragione
nello sterminarli. Quindi, occorreva un Hitler affinché i Protocolli
acquistassero questo valore di evidenza e veracità. Occorreva che uno Stato
potente come la Germania si facesse carico di questa propaganda. Nella primavera
del 1933, poco dopo I'ascesa di Hitler al potere, Goebbels, ministro della
Propaganda, creò il famoso Servizio Mondiale, WeltDienst, che fu il vero e
proprio centro della propaganda antisemita mondiale, diffondendo testi
antisemiti nel mondo intero in tutte le lingue. Se non ci fosse stato questa
potente propaganda organizzata dal regime hitleriano, credo che i Protocolli
sarebbero stati diffusi in modo molto più artigianale, meno sistematico: non
sarebbero diventati una macchina omicida. Sicuramente ci sarebbero stàti dei
pogrom, come c'erano sempre stati dafla fine del Medio Evo in poi, ma non ci
sarebbero stati campi di sterminio creati da Stati.
In breve, non ci sarebbe stato il genocidio.
Il complotto descritto nei Protocolli è quello di un'élite
giudeomassonica. Come si spiega allora che l'odio scatenato dagli stessi
Protocolli vada a colpire gli ebrei nel loro insieme?
C'è sempre una distorsione fra il contenuto
letterale di un testo e i modi di utilizzazione, le mobilitazioni sociali,
violente, fatte in nome di quel medesimo testo. Non c'è alcun dubbio che il
mito del complotto mondiale ebraico sia servito massicciamente a giustificare
l'idea di uno sterminio totale degli ebrei in Europa, idea che, d'altra parte,
si fa avanti lentamente nelle menti di Hitler, Himmler e Goebbels. Non dobbiamo
credere che la storia abbia un percorso perfettamente lineare. Prediligo, cioè,
un'interpretazione funzionalista della Shoah piuttosto che una intenzionalista,
credo più alla forza d'inerzia dell'ingranaggio messo in moto dai nazisti che a
un programma ben definito da Hitler fin dall'inizio. Riconosco l'intenzione di
Hitler, ma non si può dire che la Shoah fosse presente nella sua mente fin dal
1920, è falso. Non sapevano con quali mezzi, non sapevano come, ma direi che
fino al 1940 l'idea dominante nei capi nazisti era quella di procedere a una
specie di pulizia etnica dell'Europa spedendo tutti gli ebrei in Madagascar, in
Palestina o in qualche contrada isolata dove potessero essere sorvegliati. Erano
animati dall'idea dell'espulsione più che da quella dello sterminio. D'altra
parte, di fronte alle minoranze non si conoscono che quattro modi di agire
politicamente: la conversione o assimilazione, a seconda che la prospettiva sia
religiosa o politica; la segregazione, con la conseguente formazione di ghetti;
I'espulsione e lo sterminio. Il razzismo impediva ai nazisti la prima soluzione,
perché esso presuppone che ci siano degli inconvertibili e degli
inassimilabili; la segregazione non era compatibile con la logica nazionalista
che agogna all'omogeneizzazione del territorio e del popolo e quindi detesta
ogni énclave; non rèstavano, quindi, che l'espulsione e lo sterminio. E direi
che non si può gerarchizzare fra l'una e l'altra, perché anche l'espulsione,
cioè la pulizia etnica, è un metodo violento, autoritario e totalitario. Se
con lo sterrninio si distruggono le vite, con l'espulsione si distruggono le
anime, le ragioni di vita: la gente espulsa si suicida.
Le faccio l'esempio di Chamberlain, che, all'inizio de I1
fondamento del XlX secolo, afferma di non voler minimamente nuocere al più
piccolo ebreo. Alla lettera, quindi, non era antisemita, eppure tutto il suo
libro non fa che denunciare il popolo ebreo come di troppo in Europa. E ogni
volta che si fabbrica una categoria di uomini di troppo, di gruppi umani che
sono di troppo, che non sono al loro posto, che macchiano, perché non fanno
parte di un ordine, ma sono percepiti come elementi di disordine, dal momento in
cui si categorizza un gruppo come impuro, lo si designa sia all'espulsione che
allo sterminio. Un giorno o l'altro questo avverrà. Credo che ci sia una
responsabilità dei teorici, in questo caso dei teorici classici dell'arianismo,
delI'antisemitismo, della quale, però, loro stessi non erano consapevoli. Ma
non bisogna fare il processo sommario a Chamberlain. Lui credeva di avere per le
mani la chiave della storia del mondo prendendo qualche idea da Darwin, da
Gobineau, da Galton. Era nel contempo un razzista biologico e un razzista
culturale, perché dava più importanza alla mentalità: diceva che si può
avere un corpo da ebreo ma una mentalità da ariano, così come un corpo di
apparenza ariana e un'anima giudaizzata. Per lui, la razza era una categoria
molto più psicologica che biologica; non si poteva definire un ebreo se non
attraverso l'intuizione psicologica, il colpo d'occhio: "Un bambino
riconosce immediatamente il pericolo, I'estraneità dell'ebreo", diceva.
Credo che se Chamberlain avesse immaginato quale uso sarebbe stato fatto delle
sue tesi, avrebbe forse moltiplicato le messe in guardia, evitando la stessa
diffusione del suo libro perché, in fondo, era una persona relativamente dolce,
un wagneriano -tra l'altro era genero di Wagner-, che aveva discusso la sua tesi
in scienze naturali con un grande naturalista ebreo. Insomma, niente lo
predestinava a diventare quel teorico dell'antisemitismo e dell'arianismo che
ricevette Hitler un giorno d'ottobre del 1923, credendo ingenuamente di vedere
in lui il salvatore della Germania. C'è una lettera molto bella, commovente e
nello stesso tempo scandalosa, che Chamberlain inviò a Hitler dopo il loro
incontro, da lui definito "capitale". Chamberlain non poteva parlare,
era afasico, paralizzato, Hitler era all'epoca un povero, sconosciuto, agitatore
di birreria, disprezzato da tutti. Tuttavia Chamberlain riconosce nel fervore
hitleriano qualcosa che percepisce come appartenente al sublime, ma che in
effetti apparteneva al demoniaco. In quella lettera si mostra chiaramente
l'ingenuità dei dottrinari, I'angelismo degli intellettuali.
Ma perché, nella storia moderna, il mito del
complotto ha trovato un terreno così fertile?
Intanto bisogna definire, molto classicamente, il
mito come un racconto, una grande struttura narrativa. Uno dei grandi racconti
della modernità è quello in cui viene proposta un'interpretazione generale
della storia umana come diretta verso il peggio, essendo dominata dalle forze
del male. Ecco perché, spesso, la teoria del complotto si accompagna a un certo
pensiero della decadenza, del declino. Ora, io credo che il mito del complotto
ebraico abbia un'importanza fondamentale nella storia della moderna mentalità
europea, perché ha strutturato la psicologia politica di massa. La difesa
contro la minaccia, anche se solo immaginaria, produce comunque un effetto di
consolazione: si sfugge all'angoscia, alla minaccia, agli incubi.
Vediamo le varie funzioni di questo mito negativo. La
prima funzione è esplicativo-narrativa. E' la narrazione di "ciò che è
veramente successo", ossia la manipolazione da parte di forze negative,
demoniache, delle istanze dirigenti del mondo, il che presuppone l'esistenza di
una superpotenza invisibile dietro tutte le potenze visibili. La seconda
funzione, conseguente alla prima, è la difesa contro la minaccia: un tale mito
spiega che tutte le disgrazie sono causate da un solo colpevole, rivela i
segreti più nascosti delle potenze minacciose del male e, quindi, permette di
difendersi. In una parola, rivelare i segreti dei nemici è il mezzo più
efficace per combattere i nemici segreti. La terza è una funzione di
legittimazione dei diversi modi d'attacco, di mobilitazione, di persecuzione del
nemico; una funzione di legittimazione dei pogrom, per esempio: una delle prime
versioni dei Protocolli viene pubblicata poco dopo il pogrom di Kishinev del
1903, al fine di giustificare quell'immenso massacro che aveva provocato
centinaia di morti. E' una funzione di legittimazione degli atti di crudeltà e
persecuzione: si spiega perché è stato necessario e giusto perseguitare gli
ebrei, ucciderli, umiliarli, procedendo a quella che ancora non si chiamava
"pulizia etnica", ma che è sempre esistita, essendo consustanziale a
tutte le guerre. La quarta è la funzione mitopolitica di designazione del
nemico assoluto. Il mito del complotto mondiale ebraico serve a fabbricare un
nemico assoluto, nei confronti del quale tutto è permesso. Evidentemente, si
tratta di un metodo di messa a morte, di un metodo di condizionamento mentale in
vista di un atto di sterminio che viene presentato come mezzo di autodifesa:
"Tutto il mondo cospira contro di noi". In altre parole, il mito del
complotto è un mito da combattimento, ha una funzione guerriera, costituisce
l'accompagnamento di ogni atto di guerra nella modernità.
Infine, la quinta è una funzione, in piena epoca di
disincanto del mondo, come diceva Max Weber, di re-incantamento del mondo. Può
sembrare strario attribuirla al mito del complotto mondiale ebraico, che è un
mito negativo; tuttavia, si può avere anche un re-incantamento negativo del
mondo, popolandolo di diavoli, di demoni, di esseri invisibili che costituiscono
un retro-mondo invisibile dietro il mondo visibile. In tal modo, si reintroduce
una dimensione magico-mitica in un mondo disincantato, appiattito, senza
trascendenza. Il mito reintroduce una trascendenza, in questo caso negativa e
demoniaca, ma poiché credo che gli uomini abbiano bisogno di trascendenza, la
trovano dove la incontrano. C'è ùna fascinazione esercitata dal male, che
questo mito designa.
Queste cinque funzioni permettono di fare un po' di
chiarezza sulla persistenza del mito del complotto ebraico, malgrado studi
eruditi dalla fine del XIX secolo l'avessero smontato ancor prima della
pubblicazione dei Protocolli dei Saggi di Sion. Il che mostra molto bene i
limiti di una contro-argomentazione strettamente razionale o strettamente
scientifica. Così come non si può bloccare una diceria facendo delle messe a
punto, ma solamente rilanciando una contro-diceria, non si può lottare contro
un mito politico se non rilanciando un contro-mito. Se l'antisemitismo in Europa
occidentale non è più apparso come un movimento di massa, se i Protocolli non
hanno più potuto circolare dal '45 in poi, ciò è avvenuto perché si è
imposto un contro-mito antifascista.
Eppure, oggi i Protocolli riappaiono...
Il mito del complotto mondiale ebraico sta operando
quella che chiamerei la sua terza internazionalizzazione. Dopo la prima, nel
1919-20, quando furono utilizzati come macchina da guerra contro il bolscevismo,
dopo la seconda, nel 1948-49, quando il mondo arabo cominciò a diffondere
massicciamente i Protocolli per delegittimare lo Stato di Israele e il sionismo,
stiamo vivendo ora la terza internazionalizzazione, dopo la caduta del Muro di
Berlino, con l'esplosione di movimenti nazionalisti, etnici, populisti
nell'Europa dell'est, che marciano di nuovo sulla teoria del complotto. E'
inevitabile, allora, anche se paradossale, che venga utilizzata una teoria del
complotto già collaudata e pronta a funzionare, ossia il complotto mondiale
ebraico. E' paradossale perché riemerge in paesi, come la Polonia, dove di
ebrei ne rimangono poche migliaia. Questa è la prova che il mito del complotto
può funzionare, non psicologicamente ma socialmente, anche a vuoto, senza che
ci siano materialmente i presunti "complottatori".
A questo proposito le voglio fare l'esempio del Giappone.
Alla fine degli anni '80 un certo numero di testi antisemiti, fra cui i
Protocolli e Mein Kampf, sono stati tradotti o ripubblicati in decine, se non
centinaia di migliaia di copie. Ora, in Giappone non c'è affatto una presenza
ebraica. Il Giappone è relativamente omogeneo nella sua popolazione, gli ebrei
non hanno un ruolo particolare nella società giapponese, sono estremamente poco
numerosi e, per di più, sono quasi tutti americani. Allora, ci può essere un
funzionamento di secondo grado, se così si può dire, o piuttosto un
riciclaggio, una ri-contestualizzazione del mito del complotto mondiale ebraico
per fini diversi dall'antisemitismo in senso stretto. In Giappone si utilizza
quel mito come macchina da guerra antiamericana.
Non sono gli ebrel a venire presi di mira, ma la potenza
americana, I'alta finanza, il capitalismo americani, che si suppongono dominati
dagli ebrei. Inoltre -e questo è interessante sul piano dell'analisi
psicologica-, questi testi giapponesi, nelle loro introduzioni e prefazioni,
affermano che bisogna leggere i libri antisemiti, così corne la Bibbia e i
libri ebraici autentici, per comprendere come questo piccolo popolo
perseguitato, minoritario, poco numeroso, abbia potuto avere una tale importanza
nella storia del mondo, abbia potuto dominare il mondo. In altre parole, non si
tratta di essere contro gli ebrei, ma di diventare gli ebrei dell'Oriente. Ecco
un utilizzo molto interessante: pura rivalità mimetica, ma senza aggressività.
Bisogna conoscere gli ebrei per apprendere i loro metodi e diventare come loro.
Prendono il mito come uno stato di fatto: gli ebrei sono il popolo eletto e
anche loro lo vogliono diventare.
Viene da chiedersi: perché gli ebrei?
La tesi secondo la quale la motivazione dominante
dell'antisemitismo in epoca moderna risiede in una specie di rivalità mimetica,
nell'odio verso il simile, verso chi è più prossimo, verso un'intollerabile
somiglianza, serve solo a descrivere il funzionamento psicologico
dell'antisemitismo in rapporto al funzionamento psicologico del razzismo di tipo
schiavista: mentre il nero è visto dall'alto, l'ebreo è visto di fronte.
Questo è vero, ma non consente di rispondere alla domanda sulle origini, i
fattori, che presiedono alla scelta degli ebrei. Questo è anche il caso della
teoria del capro espiatorio che, a prima vista, sembra molto convincente.
Durkheim, ad esempio, la sosteneva a proposito dell'affare Dreyfus. In base a
questa teoria si suppone che la società attraversi una crisi, per cui i
principali punti di riferimento scompaiono, e in questo stato di anomia, di
sospensione generalizzata delle norme e dei valori stabili, la società
ricostruisce il suo ordine, la sua gerarchia designando degli individui come
colpevoli affinché siano perseguitati ed espulsi.
Anche questa teoria, però, si limita a descrivere il
meccanismo sociologico che si ritrova tanto nell'antisemitismo, quanto in altri
fenomeni di mobilitazione di massa contro qualcosa o qualcuno. In una parola,
non risponde alla domanda: perché gli ebrei?
Credo che su questo problema bisogna essere ragionevoli e
relativamente moderati e avere il coraggio di dire che a tutt'oggi non
possediamo una vera teoria esplicativa dell'antisemitismo.
Una risposta storiografica relativamente forte, verso la
quale propendo, è quella che insiste sulla modellizzazione cristiana della
disposizione antiebraica a partire dalI'XI-XII secolo, epoca in cui i dotti
cristiani scoprono il Talmud e in questo trattato di diritto e morale, in questa
raccolta della saggezza orale ebraica, leggono affermazioni anticristiane ed
etnocentriche -e non si vede perché gli ebrei non dovessero essere etnocentrici
come gli altri popoli- molto violente, del tipo: "il migliore dei gojim è
quello morto", "non si può mai avere confidenza in un gojim",
"non domandare mai a un gojim di custodire i tuoi bambini".
I cristiani percepiscono, allora, il Talmud come un
trattato anticristiano, cosa che il Talmud è in parte, ma non solamente. A
partire da quel momento, i cristiani cominciano a dire che il vero tibro degli
ebrei non è la Bibbia, ma il Talmud, che gli ebrei non sono più il popolo del
Libro, che sono estranei non solo al Nuovo Testamento, ma anche al Vecchio. A
quel punto le cose si mettono male per gli ebrei: allo statuto di popolo che
deve essere conservato in stato di miseria come testimone della miseria umana
perché non ha riconosciuto il Messia, cominciano ad aggiungersi accuse di
avvelenamento di pozzi, di complotti locali contro i cristiani, di omicidio
rituale. D'altronde è già in corso la caccia alle streghe e gli ebrei vengono
percepiti e trattati come stregoni: sono bruciati vivi, condannati, torturati
per estorcerne confessioni... Direi, perciò, che l'antisemitismo ha un'origine
religiosa cristiana, pur non essendo un'eredità dei primi tempi del
cristianesimo, ma una creazione medievale frutto della reazione alla lettura del
Talmud. Oltre a ciò, bisogna tener conto della volontà di autosegregazione
degli stessi ebrei, attestata in modo esemplare dagli studi di Jacob Katz. La
formazione dei ghetti è garantita dai rabbini perché impedisce i matrimoni
misti che pregiudicano la discendenza di Israele.
I rabbini sono contenti che ci siano i ghetti. Si crea,
in tal modo, un accordo profondo sull'esistenza dei ghetti fra l'ambiente
antisemita circostante,e il rabbinato che mirava a proteggere il proprio popolo
da ogni influenza esterna, in modo da evitare tentazioni di ogni tipo, sia verso
le donne che verso le culture non ebree, allo scopo di evitare conversioni al
cristianesimo.
Sono ipotesi interessanti, perché spiegherebbero,
riferendosi a elementi culturali profondi, essenzialmente religiosi, I'origine
della specificità ebraica e del motivo per cui gli ebrei sono stati presi di
mira: perché vennero percepiti, nell'insieme, come assassini del Figlio di Dio,
e quindi come popolo deicida, ma anche come popolo esclusivista, anticristiano e
xenofobo.
Quando Céline nel suo pamphlet, Bagatelle per un
massacro, denuncia il razzismo ebraico, non fa che designare in modo
fantasmatico una delle cause dell'antisemitismo moderno. Molti antisemiti, che
erano stati antirazzisti, denunciando il razzismo ebraico si immaginavano di
essere degli autentici antirazzisti. Oppure, su un versante opposto, altri
antisemiti, come Chamberlain, rendevano omaggio al popolo ebreo perché aveva
inventato la legge del sangue, perché considerava una degenerazione il
matrimonio misto. Ed è vero che ci sono molti passi nella Bibbia nei quali i
matrimoni misti sono demonizzati, nei quali i capi delle prime tribù d'Israele
ordinano di evitarli sotto pena di morte o di messa al bando. C'è, in effetti,
I'odio per la mescolanza. Evidentemente, poi, nella Bibbia non c'è solo
xenofobia, c'è anche una xenofilia molto bella che il cristianesimo ha ripreso
e diffuso: è nei libri profetici che si ritrova per la prima volta enunciato il
comandamento "ama il prossimo tuo come te stesso". Anche se, lo dico
fra parentesi, preferisco la formula con la quale Tolstoj, più generosamente,
correggeva questo imperativo in "ama il tuo prossimo come lui stesso".
Quel "come te stesso" resta autocentrato, gli altri rischiano di dover
essere degli altri me stesso, a mia immagine e somiglianza. E quando non sono
simili a me? E quando sono lontani? Concludendo: occorre tener conto delle
interazioni complesse che ci sono state fra mondo ebraico e mondo cristiano in
Europa. Non bisogna supporre, come fa il modello del capro espiatorio, che, a
fronte dei carnefici, ci fosse solo un gruppo di vittime passive. C'erano,
invece, delle interazioni profonde che hanno permesso all'antisemitismo di
costituirsi in modo stabile. Vi era sicuramente una differenza di potenza: il
mondo cristiano era molto più forte di quello ebraico. Ma gli ebrei avevano una
tradizione, avevano il sentimento dell'elezione, che fu uno straordinario mezzo
di sopravvivenza attraverso i secoli e le persecuzioni, avevano un modo di vita
ben stabilizzato, avevano un grande Libro. In breve, avevano un'identità.