FISICA/MENTE


 

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La marcia verso la guerra

 

Israele si prepara per una guerra contro Libano e Siria

 

Mahdi Darius Nazemroaya*

19/04/2008

 

Dall'inizio del 2007, i rapporti sui miglioramenti dell’apparato militare siriano, incluso un avanzamento della tecnologia missilistica con l’aiuto iraniano, hanno avuto una larga diffusione in Israele [1]. Esiste l'impressione, diffusa in larga parte del Medio Oriente, dell’imminenza di una guerra. Israele, Siria, Hezbollah e Iran, sono descritte come se si stessero preparando ad una guerra che incendierà l’Oriente [2].

 

In Israele, si è anche sostenuto che Damasco abbia inviato messaggi segreti a Tel Aviv perché continui a rifiutare le proposte di pace della Siria, una guerra che scoppierebbe sulle Alture del Golan e che ai riservisti siriani sarebbe impedito di lasciare la Siria a causa della possibilità di combattimento [3].

 

Nel giugno 2007, un circolo ristretto del governo israeliano, che formerebbe un “gabinetto di guerra” in uno scenario di guerra mediorientale, veniva informato che una guerra con la Siria avrebbe comportato necessariamente un intervento militare iraniano [4].

 

Ora nel 2008 lo spettro di una guerra riemerge in Medio Oriente. Il presidente siriano Basher Al-Assad ha rivelato che il suo paese è preoccupato e ancora una volta preparato al peggio. Nonostante la posizione di Tehran, che gli Stati Uniti non sfiderebbero in una guerra, le forze armate iraniane sono in stato d’allerta, come lo sono anche quelle libanesi di Hezbollah.

 

“Mentre la guerra non è l’opzione preferibile, se Israele dichiarasse guerra a Siria e Libano o se l’America dichiarasse guerra all’Iran, la Siria sarebbe pronta” ha dichiarato il presidente siriano ad un incontro di intellettuali arabi, secondo Al-Akhbar, un giornale libanese, il 16 aprile 2008 [5]. “Noi dovremmo analizzare la situazione dal punto di vista degli interessi americani, perché l'ultima guerra in Libano ha mostrato che ad un certo punto Israele voleva fermare i combattimenti, ma fu costretta dall’amministrazione statunitense a proseguire” ha continuato Basher Al-Assad [6]. Così, la minaccia di guerra cresce in Medio Oriente nel 2008.

 

“Errori di calcolo” in Oriente: preparando lo scenario di guerra?

 

Tel Aviv ha finora creato intenzionalmente tensioni con Siria e Libano. Nel 2007, il generale maggiore Moshe Kaplinsky, ex capo del personale per l’esercito israeliano, ha affermato, durante una conferenza stampa, che una guerra tra Siria e Israele è improbabile come risposta ai crescenti segnali di guerra iniziati tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007. L'ammiraglio israeliano non ha comunque escluso la possibilità di un conflitto. Il generale maggiore Kaplinsky insieme a molti altri comandanti israeliani ed ufficiali hanno ripetutamente sottolineato che “errori di calcolo sul confine” potrebbero sfociare nel futuro, una volta o l'altra, in un conflitto tra Siria e Israele [7].

 

Non molto dopo la sconfitta israeliana in Libano del 2006, Tel Aviv avviò un’astuta ricerca di “giustificazioni” per più guerre nelle sue immediate vicinanze, l’Oriente [8]. La definizione israeliana di “errore” è estremamente vaga e di cattivo auspicio.

 

Tel Aviv è coinvolta nel processo di creazione di una carta bianca militare, mentre adotta “flessibilità” nel suo approccio regionale verso Libano e Siria.

 

“Gli errori di calcolo” agli occhi di Tel Aviv variano dagli affari nazionali libanesi e dai fatti dei Territori palestinesi occupati a più audaci e bellicose definizioni, come la reazione dei siriani alle ostilità israeliane.

 

L'attacco aereo, più tardi rivelato dal nome in codice Operation Orchard (Operazione Frutteto), compiuto dal 69.mo Squadrone dell'Aeronautica militare israeliana (IAF) con eccezionale facilità a Deir ez-Zoir in Siria il 6 settembre 2007, sarebbe potuto divenire un “errore di calcolo” da parte della Siria nel caso avesse risposto alle provocazioni israeliane.  

 

La definizione israeliana di “errore di calcolo” intende anche qualsiasi azione di fuoco irregolare verso Israele. The Jerusalem Post definì “errore di calcolo” quello cioè in grado di far scoppiare una guerra contro la Siria come un incidente “lungo il confine, nella forma di un attacco terrorista che si allarga in un conflitto più grande” [9]. Un tale incidente potrebbe essere innescato facilmente attraverso uno scontro tra Israele e Hezbollah.

 

Anche un'operazione sotto falsa bandiera potrebbe provocare tale incidente. Il 18 luglio 2007, un gruppo ignoto ha lanciato razzi dal sud del Libano verso Israele, cosa che sarebbe potuta essere usata come pretesto per la guerra. In Siria, Libano e nel mondo arabo si è creduto che l'incidente fosse opera degli israeliani e dei loro alleati, nel tentativo giustificare una guerra futura.

 

I colloqui di pace “orwelliani” di Tel Aviv

 

Nel maggio 2008, il capo del Mossad, il servizio segreto esterno israeliano, ha spiegato che i colloqui di pace con la Siria condurrebbero alla guerra [10]. Le Nouvel Observateur ha riportato, nel luglio 2007, che il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, escludeva la ripresa di colloqui di pace con la Siria, ritenendo che Damasco rappresentasse un problema da doversi affrontare su scala regionale [11]. Quando le fu chiesto delle prospettive di pace con la Siria, Tzipi Livni rispose, “Assolutamente no. La Siria sta intraprendendo un gioco pericoloso nella regione [Medio Oriente]” ed aggiunse che la Siria “rimane una minaccia” per Israele [12]. Queste dichiarazioni rivelano la condotta di Tel Aviv e la sua agenda segreta. Dentro il contesto di una pubblica dichiarazione di pace durante l'estate 2007, esse rivelano anche la duplicità di Tel Aviv.

 

Mentre Tzipi Livni affermava che tra Israele e Siria non ci sarebbe pace, Ehud Olmert, in un'intervista televisiva ad Al-Arabiya News Channel, dichiarava di voler personalmente la pace con la Siria. Il primo ministro Olmert si è espresso direttamente con il presidente Basher Al-Assad, a capo della Siria, dicendo: “Lei sa che sono pronto a colloqui diretti con Lei” e aggiungendo “Sono pronto a sedermi con Lei e parlare di pace, non di guerra.”. Diversi giorni dopo, Ehud Olmert, in modo orwelliano, ha anche dichiarato di volere la pace con i siriani, ma che ciò non equivale ad immediati negoziati di pace tra Siria ed Israele e potrebbe significare un mantenimento dello “status quo”.

 

Le dichiarazioni sono ambigue. Finora, secondo gli israeliani, la minaccia di guerra esiste come risultato dello status quo tra Siria e Israele. E’ molto importante ricordare quest’affermazione perché indica che Israele, come condizione per la pace, non vuole dalla Siria le Alture del Golan, ma qualche cos’altro. A questo punto, entra in scena Teheran.

 

Ufficiali israeliani furono ulteriormente sotto accusa dal fatto che nel 2007, il primo ministro Olmert disse anche di non essere preoccupato da una guerra imminente con la Siria, ma che era scontento della discussione pubblica sulla pace tra Siria e l'Israele. Ci si dovrebbe chiedere quale logica c’è dietro “l'irritazione” di Ehud Olmert riguardo ad aperture pubbliche di pace tra Siria e l'Israele [13]. Israele adotta una realpolitik rispetto a Damasco nel tentativo di sganciare la Siria dagli altri alleati. A questo riguardo, Damasco ha pubblicamente insistito sul fatto che tra israeliani e siriani non ci siano colloqui segreti come condizione per la pace [14]. La ragione di tale insistenza rispetto alla trasparenza è di privare Israele dei mezzi per tentare di dividere la Siria dai suoi alleati mediorientali, generando sospetti di tradimento.

 

La stampa internazionale ha ampiamente riportato le dichiarazioni di Ehud Olmert nel 2007 sulla volontà di pace con i siriani. Gli ufficiali israeliani hanno ripetutamente affermato che sono i siriani a rifiutare la pace [15]. Questo nonostante il fatto che tutti gli archivi pubblici dimostrino l’esatto contrario. La dirigenza siriana ha chiesto negoziati di pace con Israele fin dal tempo dei governi di Ehud Barak ed Ariel Sharon. Gli sforzi israeliani per la ricerca della pace sono stati parte di una campagna internazionale di pubbliche relazioni, miranti a dipingere l'aggressore come vittima. Nel caso della Siria, pace significa che Tel Aviv non entrerà in guerra con Damasco se di allontanerà da Tehran.

 

Lo sganciamento della Siria dall’Iran: le reali condizioni di Israele per la pace con la Siria

 

La restituzione alla Siria delle Alture del Golan occupate da Israele, dove in origine erano conosciute come “Alture Siriane”, era sempre la condizione preliminare per stabilire la pace israelo-siriana.

 

Il Dott. Alon Liel, ex direttore-generale all'interno del ministero per gli affari esteri israeliano, ex ambasciatore israeliano in Sudafrica, che fu profondamente coinvolto nei precedenti negoziati di pace con la Siria, ha indicato il reale problema di Tel Aviv nell’accettare la pace: l’85% dei negoziati di pace tra Siria e l'Israele hanno trovavano d'accordo sia Damasco che Tel Aviv [16]. Tutti i più gravi ostacoli alla pace erano risolti nel 2000; diritto all’acqua di Israele sul territorio siriano, accesso israeliano garantito alle Alture del Golan dopo il loro ritorno alla Siria, e garanzie di sicurezza per ambo le parti [17].

 

La pace, nel senso di un accordo da ambo le parti, fu comunque irraggiungibile nel 1993, 1995, 1996, e nel 2000 a causa della politica interna di Tel Aviv. La situazione si aggravò dopo il 2001 con l'inizio di un’aggressiva politica americana nel Medio Oriente. “Israele non darà [o restituirà] il Golan [Alture] ad un alleato dell'Iran,” Alon Liel ha insistito ponendo il problema della pace su ambo le parti [18].

 

Tel Aviv ha imposto richieste più grandi alla Siria come prezzo della pace. È negli interessi strategici degli Stati Uniti e di Israele isolare l’Iran, anche a costo della pace con la Siria [19]. In questo senso, gli affari interni e le relazioni estere di Damasco sono fattori decisivi per l'Israele rispetto ai negoziati.

 

Siria e Iran sono parte di un'alleanza strategica in Medio Oriente per resistere agli interessi di America, Inghilterra, Israele, Francia, e Germania. Gli altri attori mediorientali che resistono agli stessi interessi stranieri sono inoltre alleati o associati con Siria e Iran all'interno di un blocco tangibile, il Blocco della Resistenza [20]. E’ in questo contesto che risulta comprensibile che Israele non persegue la pace con la Siria, ma sta minacciando i siriani con la guerra se non abbandoneranno l’Iran ed i loro alleati.

 

Alla vigilia dell’intensificarsi delle manovre israeliani, in cui Israele e Siria si scontrarono in una finta guerra, il deputato israeliano Haim Ramon affermò in un'intervista radiofonica che i timori siriani non avevano fondamenti e che Israele stava cercando la pace con Damasco, ma aggiunse “sfortunatamente la Siria è profondamente coinvolta nell’asse del male [con Hezbollah]” [21]. Se questo non fosse già abbastanza indicativo, Haim Ramon concluse che Damasco aveva fatto una scelta strategica nel mantenere la sua alleanza con l'Iran piuttosto che “perseguire la pace,” che per Tel Aviv significa una rottura dei legami siriano-iraniani. Inoltre, il 23 marzo 2003 Shimon Peres affermò che “i colloqui di pace con la Siria non possono cominciare mentre questa continua a rifornire di armi il Libano” [22]. Questo era un riferimento all’importante ruolo di Damasco come mediatore tra Tehran ed l’Oriente.

 

Bloccare la Siria è necessario per la neutralizzazione di Hamas, Hezbollah ed Iran

 

Damasco è importantissima per la struttura della resistenza nel Medio Oriente contro gli interessi israeliani, anglo-americani e franco-tedeschi. La Siria agisce come un ponte tra Iran e Iraq, con ad un lato il Medio Oriente e dall’altro l’Oriente. Libano, Territori palestinesi, Iraq ed Iran sono tutti legati insieme attraverso la Siria [23].

 

A questo proposito, Damasco serve come collegamento centrale che tiene insieme le forze che resistono ad un nuovo ordine regionale in Medio Oriente, anche noto come il “Progetto per un Nuovo Medio Oriente”.

 

Quello che gli israeliani stanno tentando di fare, in accordo con Stati Uniti, Inghilterra, Francia e Germania è allontanare la Siria da queste alleanze e così incrinare o rompere il collegamento tra Iran e Oriente. Il principale obiettivo è spingere la Siria verso una resa politica pacifica (come la Libia verso Inghilterra e Stati Uniti nel 2003), e distanziarsi dall’Iran e dalla resistenza araba ad Israele in Palestina e Libano.

 

Shlomo Ben-Ami, ex ministro degli esteri israeliano, indicò nell’ottobre 2007 che se la Siria non si fosse distaccata pacificamente dall'Iran, una soluzione militare era inevitabile: “Impiantare un cuneo tra Siria e Iran, prosciugare [Hezbollah] tagliando le sue linee di approvvigionamento, conseguire la vitale stabilizzazione del Libano [intendendo un rafforzamento del potere clientelare a Beirut], e prevenire quello che ora appare come uno scenario molto reale di una guerra su tre fronti di Israele contro Siria, Hamas e [Hezbollah] sono il frutto di una pace tra Siria ed Israele” [24].

 

Rimuovere la Siria dal “Blocco della Resistenza” è un requisito indispensabile per Israele, America, ed i loro partner per poter affrontare l’Iran. Con la Siria rimossa dall'influenza dell'Iran, l’intero Oriente potrebbe essere controllato e la resistenza nei Territori palestinesi di Hamas ed Hezbollah potrebbe essere significativamente indebolita. In un tale quadro, l’Oriente potrebbe essere integrato nell'ordine economico delle cosiddette “Potenze Occidentali” con il consenso di Washington ed all'interno dell’Unione Mediterranea: qui si fondono gli interessi israeliani, anglo-americani, franco-tedeschi in Medio Oriente.

 

Nel 2006, l'obiettivo finale dell'attacco israeliano in Libano era rimuovere la Siria dall’alleanza con l’Iran ed inserire Damasco all'interno dell'orbita di un nuovo ordine regionale. In considerazione di ciò, gli attacchi israeliani sul Libano si rivelarono per essere stati progettati con lo scopo di scegliere come bersaglio anche la Siria [25].

 

La guerra comunque divenne la scelta più costosa per America, Inghilterra, Israele, ed i loro partner e per questo motivo sono stati avviati canali politici con Damasco, dopo la sconfitta del 2006 di Tel Aviv in Libano. Nell’agosto 2007, Haaretz rese noto un rapporto rivelatore sulla vera natura della missione diplomatica di Nancy Pelosi, portavoce della camera dei deputati statunitense, a Damasco. Le intenzioni della sua visita erano di aiutare a stabilire la pace tra Siria ed Israele e migliorare i legami con l'America, ma le condizioni non furono rivelate pienamente.

 

La Siria è stata invogliata ad abbandonare l’Iran, come lo fu l’Italia con la Germania e l'Impero Austro-Ungarico da parte di Londra e Parigi prima della Prima guerra mondiale: “Il presidente del Comitato per gli affari esteri [degli Stati Uniti], Tom Lantos che accompagnava Pelosi, ha detto che ad Assad dovrebbe essere data un’ultima opportunità per disimpegnarsi dall'asse di male. Secondo Lantos, in pochi anni, i musulmani sunniti e non l’Iran di Mahmoud Ahmadinejad controlleranno la regione, ed è a vantaggio di Damasco sapere da quale parte stare” [26].

 

Per Tel Aviv ed i suoi partner, se l’obiettivo di rimuovere Damasco dalla sua alleanza con Tehran non può essere realizzato attraverso il dialogo diplomatico, economico, minacce o pressioni, allora la guerra su tre fronti è l’altra possibilità contro Siria, Libano ed i Territori palestinesi. Queste azioni di guerra sarebbero anche collegate ad un confronto con l'Iran e potrebbero dare luogo ad un conflitto più largo nel Medio Oriente e in Asia Centrale. Ehud Olmert ha dichiarato “Credo che possiamo aspettarci un'estate calma, un autunno calmo ed un inverno calmo [cioè da novembre, 2007 a marzo 2008]”, quando le tensioni stavano sorgendo tra Siria e Israele nel 2007 [27]. E’ significativo che tensioni hanno ricominciato a crescere dopo l’intervallo pacifico di Olmert.

 

Le minacce di guerra nel 2007 erano in parte tattiche intimidatorie per spingere la Siria a consegnarsi agli interessi geo-strategici di America, Inghilterra, Israele, Francia e Germania [28]. Fino ad ora, tutti i tentativi di allontanare i siriani dalle loro alleanze sono andati a vuoto.

 

Chiaramente, Israele si sta preparando per una guerra su un livello regionale più largo. Simultaneamente, Tel Aviv sta preparandosi a deviare la colpa per il possibile scoppio di una guerra regionale su siriani, libanesi, palestinesi, anche russi, e in primo luogo sugli iraniani.

 

Operazione Frutteto: costruire l’asse nucleare Siria-Iran-Corea del Nord

 

Il 6 Settembre 2007 aerei militari israeliani violarono lo spazio aereo siriano ed attaccarono misteriosamente con straordinaria facilità. I militari siriani riportarono che gli aerei israeliani varcarono illegalmente lo spazio aereo dal mar Mediterraneo puntarono verso la Siria nord orientale. Inizialmente dissero che “Le unità difensive si sono confrontate [con gli aerei militari israeliani] costringendoli ad andare via [dalla Siria] dopo che avevano lasciato cadere [sic] un po' di munizioni in aree abbandonate senza causare alcun danno umano o materiale” [29]. Immediatamente affermarono anche che Israele stava tentando di creare pretesti per un'altra guerra in Medio Oriente [30]. Il governo americano confermò che la Casa Bianca era consapevole dell'operazione ed il Pentagono aveva assistito gli israeliani. Dichiarò anche che gli israeliani avevano distrutto una struttura collegata ad un programma nucleare clandestino in Siria. Damasco rimase della convinzione che gli attacchi e le pretese su un programma nucleare segreto erano i preludi di un coinvolgimento americano in una guerra israeliana contro la Siria [31].

 

In questo contesto la Siria frenò, temendo che Tel Aviv volesse attirare Damasco in una guerra. Il professore Eyal Zisser, direttore del Moshe Dayan Center for Middle Eastern and African Studies all’Università di Tel Aviv, notò che “Ogni malinteso potrebbe condurre ad una conflagrazione. Comunque, l'annuncio siriano era sorprendente per la sua moderazione” [32]. L'operazione fu riportata anche come possibile giro di ricognizione per un attacco israeliano sull'Iran. Stati Uniti e Israele asserirono anche che i sistemi di difesa aerea di fabbricazione russa non funzionarono [33]. Gli attacchi sarebbero potuti essere anche una forma di pressione per costringere i siriani ad andare alla Conferenza di Annapolis per scoprire se una guerra contro il loro paese stava concretizzandosi.

 

L'attacco fu descritto come un successo israeliano dall’Amministrazione Bush e dai media più importanti. Una campagna di propaganda fu lanciata attraverso la disinformazione dei media e le dichiarazioni politiche e sforzi furono compiuti per creare la minaccia di un asse di proliferazione nucleare “Siria-Iran-Corea del nord” [34].

 

La capacità nucleare era un progetto siriano supportato Corea del Nord e Iran, secondo il governo americano ed israeliano. Tentare di coinvolgere la Siria per mezzo di programmi per la costruzione di armi di distruzione di massa (WMD) non è un metodo nuovo. Infatti, solo un mese dopo l'invasione anglo-americana dell'Iraq, Stati Uniti e Inghilterra cominciarono attivamente a dipingere la Siria alla maniera dell’Iraq, sostenendo che anche Damasco aveva nascoste armi di distruzione di massa (WMD).

 

All’inizio d’aprile 2008 divenne chiaro che Israele e Stati Uniti stavano facendo in modo di lasciar trapelare dettagli su Operazione Frutteto, la capacità nucleare e la struttura attaccata da Israele in Siria, per provocare un ulteriore demonizzazione di Damasco, collegata a Corea del Nord e Iran attraverso una struttura per la costruzione di armi di distruzione di massa (WMD) [35]. The Jerusalem Post riportò di conseguenza, il 14 aprile 2008, che esperti israeliani suggerivano che la piena rivelazione dell’attacco israeliano nel 2007 del Congresso americano avrebbe potuto creare “imbarazzo” ai siriani, al punto da rispondere militarmente contro l'Israele [36].

 

L'Assassinio di Imad Mughniyeh a Damasco: precedente per la guerra?

 

Il 12 febbraio 2008 Imad Fayez Mughniyeh, alto ufficiale della sicurezza di Hezbollah, è stato assassinato a Damasco per mezzo una autobomba comandata a distanza. I servizi di America, Israele, Inghilterra, Francia, Germania, Giordania, Egitto e l'Arabia Saudita sono stati tutti sospettati di un qualche coinvolgimento. Secondo The Daily Star, un giornale libanese in lingua inglese, l’Arabia Saudita avrebbe aiutato Israele ad assassinare Imad Mughniyeh ed un militare saudita è stato arrestato a Damasco a causa dei collegamenti con un siriano complice nell'omicidio [37].

 

Più di un mese dopo l'assassinio di Mughniyeh, il vicepresidente americano Cheney fece un tour regionale in Medio Oriente. “Noi non dobbiamo, e non lo faremo, ignorare le ombre scure delle situazioni di Gaza, Libano, Siria ed Iran e le forze che la stanno lavorando per far deragliare le speranze del mondo”, il vicepresidente Cheney insinuò drammaticamente che si stava tramando un conflitto e gli Stati Uniti erano pronti ad aiutare Israele [38].

 

Non ci volle molto agli esperti per capire che l'assassinio di Mughniyeh era una manovra per lanciare la guerra nel Medio Oriente. I servizi di Israele e l’apparato informativo iniziarono una campagna di disinformazione per creare dubbi sull'assassinio di Imad Mughniyeh. Lo scopo di Tel Aviv era spostare la colpa sui siriani con un'operazione psicologica (PSYOP) volta a seminare dubbi e diffidenza tra Hezbollah, Siria, Iran per infrangere la loro alleanza ed indebolire il Blocco della Resistenza.

 

Secondo l’israeliano Canale 10, Tel Aviv spedì, tempo dopo l'assassinio di Mughniyeh, una lettera a Hezbollah attraverso un terzo partito, minacciando un'altra guerra sproporzionata contro il Libano. Tel Aviv non perse tempo e minacciò anche la Siria se Hezbollah avesse lanciato attacchi di ritorsione su Israele [39]. Reuters riportò che un alto ufficiale israeliano aveva spiegato il conflitto con i Siriani, come una rappresaglia per le azioni ostili libanesi e palestinesi contro Israele [40]. La radice di queste cosiddette azioni ostili da parte di gruppi libanesi e palestinesi è la naturale reazione ad azioni ostili iniziate da Tel Aviv. In molti casi, questi attacchi contro Israele sono incoraggiati da Tel Aviv, come un modo per creare giustificazioni al rinvio della pace, annettendo territorio, e lanciando guerre.

 

A metà aprile 2008, jet ed elicotteri israeliani crearono insicurezza fra i residenti di Haifa quando sfrecciarono attraverso il cielo d’Israele per intercettare un aereo leggero non identificato che era entrato nello spazio aereo israeliano [41]. Le forze militari e di sicurezza di Tel Aviv sono in condizione di allarme fin dall'assassinio di Mughniyeh [42]. Il 18 marzo 2008 anche una nave da guerra israeliana è stata inviata in acque libanesi, dove fu intercettata da una nave da guerra italiana, una mossa che molti in Libano hanno considerato una risposta ad Israele.

 

Israele ha più volte dichiarato pubblicamente che si aspetta una ritorsione da Hezbollah [43]. Questa “ritorsione” potrebbe anche dare ad Israele una scusa per lanciare un'altra guerra. Il governo israeliano ha anche usato l'occasione per alzare la tensione fra i propri cittadini. Gli ufficiali israeliani avvertono su possibili attacchi attraverso il confine libanese da parte di “droni esplosivi” di fabbricazione iraniana o veicoli aerei senza pilota (UAV) lanciati da Hezbollah [44].

 

Creare i pretesti per la Guerra in Libano

 

Israele ha denunciato apertamente, come parte di una concertata campagna di relazioni pubbliche, che Hezbollah ha aumentato il potenziale del suo arsenale di razzi [45]. L’annuncio di Tel Aviv, va contro il protocollo standardizzato degli ufficiali israeliani che consiste nell’ottenere costantemente la fiducia pubblica nella forza dell’apparato militare e di sicurezza israeliano. Anche ci fosse una buona dose di verità nelle asserzioni israeliane, l’obiettivo principale di questa propaganda pubblica era di creare scuse per ulteriori aggressioni israeliane, come attacchi preventivi in Libano o il cosiddetto “Fronte Settentrionale” israeliano e regionalmente nel Medio Oriente.

 

In realtà, la gittata dei razzi di Hezbollah era in grado di colpire il territorio israeliano in profondità già prima che Israele decidesse di divulgare questa notizia. Hezbollah aveva già minacciato di colpire Tel Aviv nel 2006 se Beirut fosse stata attaccata da bombe israeliane. Il tempismo delle informazioni degli ufficiali israeliani ha contribuito a dipingere una minaccia crescente tra i suoi cittadini e guadagnare così il loro appoggio alla guerra.

 

Nel caso di Hezbollah, come in quelli della Resistenza palestinese e della Siria, l’aumento della gittata dei loro proiettili è stata collegata attentamente all’Iran, vero ultimo obiettivo. A cominciare da marzo 2008 i principali media in Israele e nel mondo riportarono che il governo israeliano aveva annunciato che la maggior parte d'Israele, fino alla città di Dimona nel deserto del Negev, era all'interno raggio d’azione di Hezbollah. Corrispondenti di Haaretz in aggiunta riportavano che “Militanti di Hamas, recentemente tornati nella Striscia di Gaza dopo un addestramento in Iran [hanno elaborato] un piano particolareggiato per aumentare la capacità dei razzi che sono sviluppati nella Striscia [di Gaza], secondo fonti di alti esponenti dell’Autorità palestinese” [46]. Come nota, le fonti a cui si riferisce sono dirigenti non eletti di Fatah nella West Bank, che collaborano con Israele. Questi tipi di rapporti spingono verso la guerra.

 

La base per la guerra contro il Libano è un’intricata scatola di un conflitto più largo nel Medio Oriente che, a sua volta, è esso stesso componente di un più grande conflitto in Eurasia. Il fatto che i vari gruppi della Resistenza palestinese si siano addestrati in Libano, Siria ed Iran è usato come giustificazione per la guerra e come un mezzo per annodare tutte e tre le repubbliche più vicine, come un solo asse nemico d’Israele. Nel caso di guerra i gruppi palestinesi stabiliti in Libano e Siria, a parte quelli nei Territori palestinesi, chiaramente lotteranno a fianco dei libanesi e dei siriani. Palestinesi in Egitto e Giordania condividono tale valutazione.

 

Con il 2008 sono riemersi i tentativi di implicare Hezbollah negli attacchi contro le truppe americane e britanniche in Iraq. Questi rapporti furono realizzati originariamente da Londra per collegare Hezbollah alle bombe di Bassora all'inizio dell'occupazione anglo-americana dell'Iraq, ma furono ritirati. L'obiettivo principale britannico nel raffigurare Hezbollah come un nemico in Iraq poggiava sulla consapevolezza che il Libano sarebbe stato attaccato da Israele nel 2006.

 

L’8 aprile 2008, il generale David H. Petraeus, comandante delle truppe della Coalizione in Iraq, accusò sia l'Iran che Hezbollah di aiutare le forze irachene nei loro attacchi contro la “Zona Verde” a Baghdad [47]. Testimoniò al senato americano sul coinvolgimento di Hezbollah nell’uccisione di soldati americani e della Coalizione: “Ci siamo concentrati, insieme con le forze di sicurezza irachene, sui Gruppi speciali [intendendo le forze combattenti contro truppe americane e della Coalizione]. Questi elementi sono creati, addestrati, armati e diretti dalle Forze Qods [Gerusalemme] dell'Iran, con l’aiuto di Hezbollah libanese” [48]. Le dichiarazioni del generale Petraeus erano parte della cosciente manovra volta a giustificare un più ampio ruolo americano nel prossimo conflitto contro i libanesi.

 

Il fronte mediterraneo

 

Al Pentagono, Nato e a Tel Aviv è chiaro che l’Oriente, in caso di una guerra contro l'Iran, scatenerebbe un fronte di guerra nel Mediterraneo. A questo fine, il posizionamento di una flotta da guerra nel Mediterraneo Orientale è rigidamente connessa ai piani contro Tehran. [49]. La concentrazione di forze navali nel Golfo Persico e nel Mediterraneo Orientale è in corso dal 2001, con lo scopo strategico di preparare la struttura logistica per la guerra contro Afghanistan, Iraq, Libano, Resistenza palestinese, Siria e Iran.

 

Parigi e Berlino hanno interesse ad una guerra anglo-americana in Medio Oriente. Come è stato ammesso ripetutamente da ufficiali francesi, tedeschi e dell’UE, il Mediterraneo Orientale ed il Medio Oriente sono i “confini orientali dell'Unione europea” [50]. A questo fine l’Unione Mediterranea di Nicolas Sarkozy è un’affermazione di questi interessi franco-tedeschi, che sono molto legati alle guerre in Medio Oriente e al consolidamento di un assetto tra arabi e Israele in Oriente [51].

 

L’assedio israeliano del 2006 contro il Libano, con l'appoggio attivo di personale militare americano era una tappa di questo piano militare così come una prova da ambo le parti per una più grande guerra mediorientale. Ad entrambe le parti fu data l'opportunità di rivalutare le loro tattiche e strategie per questa guerra imminente. Sarà la storia a dirci cosa accadrà.

 

*Mahdi Darius Nazemroaya è uno scrittore ed analista geopolitica specializzato nel Medio Oriente e attualmente è ricercatore presso il Centre for Research on Globalization.

 


Note 

[1] Ze’ev Schiff, Syria rearms, moves troops closer to Golan Heights border, Haaretz, February 22, 2007; Ze’ev Schiff, Israel's message in talks with Gates: Syria is preparing for war, Haaretz, April 22, 2007; Yitzhak Benhorin, Syria arming intensely, minister says, , May 4, 2007.Yedioth Ahronoth 

[2] Herb Keion, ‘Syria, Iran, Hizbullah planning war,’ The Jerusalem Post, June 6, 2007; Yakkov Katz, ‘War with Syria this summer unlikely,’ The Jerusalem Post, July 11, 2007; Roee Nahmias, Syria’s top general to pilots: Be prepared for war, Yedioth Ahronoth, October 23, 2007

[3] Smadar Peri, Syria plans war of attrition in the Golan Heights, Yedioth Ahronoth, August 2, 2007; Aluf Been, IDF, government preparing for possible Syrian strike on Golan Heights, Haaretz, April 2, 2007; Yakkov Katz, IDF prepares for Syrian attack on Golan, The Jerusalem Post, April 27, 2007; Smadar Peri, Arab official: Syrian general mulling war with Israel, Yedioth Ahronoth, August 14, 2007

[4] Ronn Sofer, Syria not planning offensive, security officials say, Yedioth Ahronoth, June 11, 2007

[5] Roee Nahmias, Assad: US wants Israel to declare war on Syria, Yedioth Ahronoth, April 17, 2008; Assad: Syria is preparing for war, The Jerusalem Post, April17, 2008; ‘We are prepared for Israel war,’ Press TV, April 17, 2008 .

[6] Ibid. 

[7] Amos Harel, IDF deputy chief: Summer war with Syria not likely, Haaretz, July 11, 2007

[8] The Levant in its cotemporary definition is a geographic sub-region of the Middle East that includes Lebanon, Palestine/Israel, Syria, and Jordon. The Turkish province of Hatay, where the city of Alexandretta (Iskenderon) is located, has traditionally been considered a part of the Levant along with small portions of Turkey. The exact boundaries of the Levant are abstract, but the categorization of Levantine countries, in the geographic sense of the word, is unambiguous. The Levant is roughly bordered by Iraq to the east, the Mediterranean Sea to the west, the mountain range of the Taurus in the north, and Arabia to the south. 

[9] Yakkov Katz, IDF wary of possible war with Syria, The Jerusalem Post, July 11, 2007

[10] Itamar Eichner, Talks with Syria could lead to war, says Mossad chief, Yedioth Ahronoth, May 14, 2007

[11] Tzipi Livni, Tzipi Livni : «Nous allons aider Mahmoud Abbas...», interview by Henri Guirchoun, Le Nouvel Observateur, July 12, 2007

[12] Ibid.; Tzipi Livni: « Absolument pas. La Syrie poursuit le jeu dangereux qui est le sien dans la région. (…) et demeure une menace… » 

[13] Hern Keinon, Olmert: Israel, Syria don’t want war, The Jerusalem Post, July 12, 2007. 

[14] Assad sets Golan pullout as condition for future talks, The Daily Star (Lebanon), July 18, 2007. 

[15] Syria dismisses Olmert offer to hold peace talks, The Jerusalem Post and Associated Press (AP), July 10, 2007

[16] Yaakov Lappin, Israel-Syria pact ‘85 percent done,’ Yedioth Ahronoth, July 18, 2007

[17] Adam Entous, Syria may be flexible on key Israeli demand: UN, Reuters, July 12, 2007

[18] Lappin, Israel-Syria pact, Op. cit. 

[19] Adam Entous, Israel says awaits clear Syrian message on Iran, Reuters, July 18, 2007

[20] The Resistance Bloc is a group of players that can be categorized within one grouping for resisting foreign programs and interests in the Middle East. Iran, Syria, both the Lebanese Resistance and the Lebanese National Opposition, the Hamas-led Palestinian government in the Gaza Strip, the Palestinian Resistance, the Iraqi Resistance, and various elements of opposition in the Arab World all fall into this regional grouping opposed to Anglo-American, Franco-German, and Israeli interests. 

[21] Deputy PM Ramon: ‘Israel has no intention of attacking Syria,’ The Jerusalem Post, April 3, 2008

[22] Aviram Zino, Peres: Israel will not cede Golan Heights for Syria-controlled Lebanon, Yedioth Ahronoth, March 23, 2008

[23] It is interesting to note that the outline of this bloc also falls within the perimeters of the so-called “Shia Crescent,” an artificial and misleading concept about Shiite ascendancy in a crescent starting from Iran, going through Iraq and Syria, and ending in Lebanon and Palestine. This concept is a brethren-term of the very terminology that conceptualized the “Sunni Triangle” in Iraq, which did not exist until the campaign to occupy Iraq started. Both terms are psychological devices and concepts described as a means to re-categorize and divide the Middle East. 

[24] Shlomo Ben-Ami, The way to Damascene conversion, Yedioth Ahronoth, October 21, 2007

[25] Mahdi Darius Nazemroaya, The Premeditated Nature of the War on Lebanon: A Stage of the Broader Middle East Military Roadmap, Centre for Research on Globalization (CRG), September 10, 2007

[26] Aluf Ben, Israel seeks to reassure Syria: No summer attack, Haaretz, April 3, 2007; it should also be noted that the grounds were paved for war against Berlin and Vienna in 1914 by London and Paris by first de-linking Rome from Germany and Austro-Hungary and this is precisely what Washington, D.C. and Tel Aviv have been trying to do in regards to Damascus and Tehran. 

[27] Barak Ravid, Olmert: Israel, Syria have no interest in military conflict, Haaretz, August 11, 2007

[28] Mahdi Darius Nazemroaya, The March to War: Détente in the Middle East or “Calm before the Storm?” Centre for Research on Globalization (CRG), July 12, 2007

[29] Air Defense Units Confront Israeli Aircrafts over Syrian airspace forcing them to Leave, Syrian Arab News Agency (SANA), September 6, 2007

[30] Syria: Israel Is Spreading False Reports In Order To Justify War, Reuters, September 30, 2007 

[31] Syrian paper warns nuclear rumors may be prelude to US attack, Associated Press (AP), September 16, 2007 .

[32] Alastair MacDonald, Syria-Israel bombing incident shrouded in mystery, Reuters, September 7, 2007

[33] Report: Russia sent technicians to Syria, Jerusalem Post, October 2, 2007

[34] Sarah Baxter et al., Israelis ‘blew apart Syrian nuclear cache,’ The Sunday Times (U.K.), September 16, 2007; Alexander Kogan, The secretive Syrian-N. Korean alliance, The Jerusalem Post, September 18, 2007

[35] Amos Harel and Barak Ravid, Israel, U.S. plan to release details on Syria attack, Haaretz, April 9, 2008

[36] Yakkov Katz and Herb Keinon, Status of Syria strike hearing unclear, The Jerusalem Post, April 14, 2008

[37] Riyadh accused of role in Mughniyeh assassination, The Daily Star (Lebanon), April 10, 2008. 

[38] Cheney backs Israel over security, British Broadcasting Corporation News (BBC News), March 23, 2008

[39] ‘Israel threatened to attack Damascus,’ The Jerusalem Post, March 15, 2008; Adam Entous and Daniel Williams, Israel secretly warned Syria about Hezbollah, ed. Dominic Evans, Reuters, March 14, 2008; Jon Brain, Israel calms fears of Syria conflict, British Broadcasting Corporation News (BBC News), April 3, 2008

[40] Ibid. 

[41] Hanan Greenberg and Ahiya Raved, Light plane causes scare in north, Yedioth Ahronoth, April 12, 2008

[42] Ron Ben-Yishai, Revenge for Mugniyah could ignite conflict in north, Yedioth Ahronoth, April 3, 2008

[43] Yoav Stern, Nasrallah: Mughniyah’s blood will lead to elimination of Israel, Haaretz, March 14, 2008; Police to beef up forces over Purim, fearing Hezbollah strike, Associated Press (AP), March 17, 2008; Avi Issacharooff et al., Hezbollah deputy chief: We have proof Israel killed Mughniyah, Haaretz, March 23, 2008 ; IDF chief: Army prepared for any scenario, Yedioth Ahronoth, April 18, 2008.

[44] Yakkov Katz, ‘Hizbullah may send bomb-laden UAVs,’ The Jerusalem Post, April 6, 2008

[45] Israel: Hezbollah increases rocket range, Associated Press (AP), March 27, 2008. 

[46] Avi Issacharoff and Amos Harel, Hamas gets Iranian plans for improved Qassams, Haaretz, March 31, 2008. 

[47] Andrew Gray and David Morgan, U.S. sees Iran and Syria “Lebanon” gambit in Iraq, ed. Philip Barbara, Reuters, April 8, 2008

[48] General David H. Petraeus, April 8, 2008 SFRC Testimony (Testimony, U.S. Senate Foreign Relations Committee, Washington, D.C., April 8, 2008). 

[49] Mahdi Darius Nazemroaya, The March to War: Naval build-up in the Persian Gulf and the Eastern Mediterranean, Centre for Research on Globalization (CRG), October 1, 2006. 

[50] Mahdi Darius Nazemroaya, The Mediterranean Union: Dividing the Middle East and North Africa, Centre for Research on Globalization (CRG), February 10, 2008. 

[51] Ibid.; Mahdi Darius Nazemroaya, The Mediterranean Union: NATO’s Role in Conquering the Middle East and North Africa, Centre for Research on Globalization (CRG), February 18, 2008.

 

Traduzione dall’inglese per www.resistenze.org a cura del Centro di cultura e documentazione popolare 

www.resistenze.org - osservatorio - della guerra - 29-04-08 - n. 225
 


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