FISICA/MENTE

 

http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/10-Dicembre-2006/art31.html

Olocausto


L'orrenda negazione di Ahmadi-Nejad
 

Marina Forti


Nei libri di testo usati in Iran, la carta geografica del Medio oriente non mostra lo stato di Israele: i confini tracciati nel '48 non sono mai stati registrati dai cartografi ufficiali (né tantomeno i confini ridisegnati nel '67 dalla stessa Israele con l'occupazione di Cisgiordania e Gaza e del Golan). Nel linguaggio ufficiale di Tehran, Israele non compare mai: è «l'entità sionista». Del resto «morte al sionismo», insieme a «morte all'America», è uno degli slogan preferiti del regime nato dalla Rivoluzione islamica: generazioni di iraniani sono ormai abituati a sentirlo a ogni occasione ufficiale, senza più farci molto caso. Non avevano fatto molto caso neppure quando il presidente Mahmoud Ahmadi-Nejad, un anno fa, ha prima dichiarato che Israele è «un tumore» da cancellare dalla mappa della regione, poi ha dichiarato che l'Olocausto degli ebrei è «una leggenda», suscitando l'indignazione generale in Europa e negli Stati uniti.
Domani a Tehran si terrà un nuovo atto di quest'offensiva politico-propagandistica: comincia infatti una conferenza internazionale, più volte annunciata e rinviata, dal titolo «Discutere l'Olocausto». Durerà due giorni, presso l'Institute for Political and International Studies (già reputata istituzione di studi), e secondo il presidente iraniano sarà un «serio dibattito storico» per valutare fatti e prove del genocidio degli ebrei commesso dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, distinguere i fatti dalle «esagerazioni» e rispondere alla domanda se l'Olocausto abbia davvero avuto luogo oppure no - come se non fosse un fatto già ampiamente studiato e documentato negli ultimi 60 anni. Alla conferenza sono stati invitati 67 ricercatori stranieri, informa l'agenzia di stampa iraniana Irna, da 30 paesi (pare ci sia almeno un italiano), che potranno «esporre le proprie opinioni in tutta libertà».
La conferenza di Tehran ha già suscitato proteste di vari paesi occidentali; gli ambasciatori dell'Unione europea in Iran hanno declinato l'invito a partecipare e il ministero degli esteri tedesco ha convocato l'incaricato d'affari iraniano a berlino per chiedere «spiegazioni». In Italia la Farnesina respinge, in una nota, «ogni tentativo di negare o minimizzare la portata della immane tragedia storica e umana» che è stato l'Olocausto.
La pretesa scientificità della conferenza organizzata a Tehran non inganna. Le implicazioni antisemite sono chiarissime - poco vale l'argomento spesso usato a Tehran, che in Iran vive tranquillamente la comunità ebraica più numerosa in un paese musulmano: è vero, ma è anche vero che si tratta di una libertà sempre condizionata. E' evidente anche la sottolineatura propagandistica: l'Occidente, è sottinteso, vieta di esprimere liberamente opinioni contrarie alla verità ufficiale e infatti condanna coloro che negano l'Olocausto, in barba alla «libertà d'espressione» che professa... Così era stata presentata anche l'esposizione di vignette sull'Olocausto inaugurata lo scorso agosto a Tehran, «risposta» alle vignette sul Profeta pubblicate in Europa.
Quando auspica di «cancellare» Israele, il presidente Ahmadi-Nejad non aiuta la causa del popolo palestinese, come proclama di voler fare; e quando nega l'Olocausto, avvalendosi anche dei rigurgiti di negazionismo presenti in Europa, fa ancora peggio: non è proprio l'establishment dello stato di Israele che ha sempre bollato di «antisemita» ogni critica alla sua politica? Diceva Ahmadi-Nejad in un'intervista l'anno scorso: «Se l'Olocausto non ha avuto luogo, perché sarebbe giustificato questo regime di occupazione \? Perché i paesi europei lo difendono?» (su Der Spiegel). L'obiettivo del presidente iraniano e dei suoi pretesi storici è «smontare» la legittimità dell'esistenza di Israele: perfino al di là di quanto ormai accettato dai palestinesi stessi - salvo dal leader di Hamas e premier palestinese Haniyeh.
La mostra di vignette sull'Olocausto aveva attirato poco pubblico a Tehran, salvo autorità e stampa straniera. E' da immaginare che il congresso sull'Olocausto non avrà più risonanza interna. Tra retorica ufficiale e opinioni (e comportamenti) diffusi in Iran c'è un abisso che non finisce di stupire.


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