FISICA/MENTE

 

 

LA POLITICA DI AGGRESSIONE D'ISRAELE VISTA DA ISRAELIANI, EBREI E NON


 

http://www.zmag.org/italy/avnery-odioversoisraele.htm

 

28 Agosto 2006
ZNet

L'odio verso Israele
Ogni nuova generazione di Arabi odia Israele più della precedente

Uri Avnery


 

 


 

Vogliamo vivere qui ancora fra 100, 500 anni. Il nostro principale interesse nazionale richiede che noi stendiamo la nostra mano verso le nazioni arabe che ci accettano, per poi lavorare insieme alla riabilitazione di questa regione. Questo era vero 59 anni fa e sarà vero tra 59 anni ancora.
 



 

Il presidente siriano Bashar al-Assad , in occasione del suo ultimo discorso pubblico, ha pronunciato una frase che merita attenzione: "ogni nuova generazione araba odia Israele più della precedente".

Di tutte le parole spese sulla seconda guerra del Libano, queste sono, forse, le più rilevanti.

Il risultato più importante di questa guerra è l' odio. Le immagini di morte e distruzione in Libano sono entrate in ogni casa araba e, di conseguenza, in ogni casa musulmana, dall' Indonesia al Marocco, dallo Yemen ai quartieri musulmani di Londra e Berlino. Non per un' ora, neanche per un giorno, ma per 33 giorni consecutivi, giorno dopo giorno, ora dopo ora. Corpi straziati di bambini, donne che piangono sulle macerie della propria casa, ragazzini israeliani che scrivono "tanti saluti" sui proiettili che verranno sparati sui villaggi, Ehud Olmert che blatera di " esercito col più alto senso morale del mondo" mentre sullo schermo appare l' immagine di una catasta di cadaveri..

Queste immagini sono state ignorate dagli Israeliani e trasmesse raramente dalle nostre televisioni. Naturalmente avremmo potuto vederle su Al jazeera o su qualche canale occidentale, ma gli Israeliani erano troppo presi dal calcolo dei danni subiti nelle nostre città, nel nord del paese. Qui, i sentimenti di compassione e solidarietà nei confronti dei non-Ebrei sono ormai affievoliti, da molto tempo.

Tuttavia, ignorare questo risultato prodotto dalla guerra, è un terribile errore. E' molto più importante dell' insediamento di poche migliaia di militari europei lungo i nostri confini, su gentile concessione di Hezbollah. E' qualcosa che perseguiterà la coscienza di generazioni di Israeliani, quando i nomi Olmert e Halutz saranno stati dimenticati da tempo e quando perfino Nasrallah si sarà dimenticato del nome di Amir Peretz.

Per avere un' idea più chiara della portata delle parole di Assad, dobbiamo inserirle in un contesto storico.

L' intera impresa Sionista è stata paragonata ad una operazione di trapianto di organi. Il sistema immunitario si attiva nei confronti del corpo estraneo, il corpo si mobilita con tutta la forza di cui è capace per rifiutarlo. I medici devono usare dosi massicce di medicinali per superare la fase di rigetto. Questa situazione si può protarre anche per tempi lunghi, a volte fino alla morte dello stesso

corpo, compreso l' organo trapiantato. (Naturalmente questa analogia, come qualsiasi analogia, del resto, deve essere considerata con cautela. Un' analogia può solo aiutare a rendere più chiaro un concetto, non di più).

Il movimento sionista ha innestato un corpo estraneo in questo paese, che faceva parte, allora, dell' area araba-musulmana. Gli abitanti del paese, e l' intera regione araba, rigettarono l' entità sionista. Nel frattempo gli insediamenti ebraici si erano consolidati, erano diventati una vera e propria nuova nazione, piuttosto radicata nel paese. Il suo potere di difesa nei confronti del rigetto è aumentato col tempo. La lotta va avanti da 125 anni, ormai, e diventa sempre più violenta, generazione dopo generazione. L' ultima guerra è solo l' ennesimo e più recente episodio.

Qual' è il nostro obiettivo storico in questo confronto?

Uno sciocco direbbe: fare fronte al rigetto con dosi sempre maggiori di medicinali, fornite dall' America e dal mondo ebraico. Gli ancor più sciocchi direbbero: non esiste soluzione. Questa situazoine durerà per sempre. Non c'è niente che si possa fare, se non difenderci e combattere una guerra dopo l' altra. E la prossima guerra sta già bussando alla porta.

Il saggio direbbe: il nostro obiettivo è fare in modo che il corpo accetti l' organo trapiantato come uno dei propri, così il sistema immunitario non ci considererà più un nemico che deve essere rimosso a qualsiasi costo. E se questo è lo scopo, deve allora diventare l' asse portante di ogni nostro tentativo in questo senso. Morale della favola: ogni nostra azione deve essere giudicata sulla base di un semplice criterio: serve a raggiungere questo scopo o ad ostacolarlo?

Giudicata secondo questo criterio, la seconda guerra del Libano è stata un disastro.

Cinquantanove anni fa, due mesi prima dello scoppio della nostra guerra di indipendenza, pubblicai un libro dal titolo "Guerra o pace nella regione semitica". Le prime parole erano le seguenti:

"Quando i nostri padri sionisti decisero di costruire un 'porto sicuro' in Palestina, si trovarono davanti ad un bivio. Potevano fare la loro comparsa in Asia Occidentale come conquistatori europei, che vedevano loro stessi come un ponte, capi della 'razza bianca' e padroni dei 'nativi', come i conquistadores spagnoli ed i coloni anglo-sassoni in America. Questo è ciò che fecero i Crociati in Palestina. L' altra strada era quella di considerare loro stessi una nazione asiatica che faceva ritorno a casa, una nazione che si considerava erede del patrimonio politico e culturale della razza semitica, preparata ad unirsi alle altre popolazioni della regione semitica nella lotta di liberazione dallo sfruttamento europeo".

Come è risaputo, lo stato di Israele, che fu fondato qualche mese da allora, scelse la prima strada. Dette una mano alla Francia coloniale, cercò di aiutare la Gran Bretagna per poter avere di nuovo accesso al Canale di Suez e, dal 1967, è diventata la sorellina degli Stati Uniti.

Questo non era inevitabile. Al contrario, nel corso degli anni abbiamo avuto un numero sempre maggiore di indicazioni che il sistema immunitario del corpo arabo-musulmano stava iniziando a incorporare l' organo trapiantato, come un corpo umano accetta l' organo di un parente stretto, ed era pronto ad accettarci. Uno dei principali indicatori in questo senso fu la visita di Anwar Sadat a Gerusalemme. Un altro fu il trattato di pace firmato con re Hussein, un discendente del Profeta. E, il più importante di tutti, la decisione storica di Yasser Arafat, leader del popolo palestinese, di fare pace con Israele.

Dopo ogni enorme passo avanti, però, ci fu sempre un passo indietro, da parte di Israele. E' come se l' organo trapiantato rifiutasse l' essere accettato dal corpo. Come se, ormai abituato all' idea di essere rifiutato, facesse il possibile per provocare il corpo fino a farsi rigettare ancor più decisamente.

E' in questo contesto che dovrebbero essere inquadrate, e pesate, le parole di Assad jr., un membro della nuova generazione araba, alla fine di questa ultima guerra.

Dopo che ciascuna delle motivazioni per la guerra proclamate dal nostro governo erano una ad una venute meno, ne fu trovata una nuova: questa guerra era parte integrante dello "scontro di civiltà", la grande campagna del mondo occidentale e dei suoi alti ideali contro la barbarie e l' oscurantismo del mondo islamico.

Questo mi ricorda alcune delle parole scritte 110 anni fa dal padre del sionismo moderno, Theodor Herzl, nel documento che determinava i principi fondamentali del movimento sionista:

"In Palestina costituiremo, per l' Europa, una parte del muro contro l' Asia e fungeremo da avanguardia della civilizzazione contro la barbarie".

Olmert, senza saperlo, nel suo voler giustificare questa guerra, ha ripetuto quasi pedissequamente questa formula per compiacere il presidente Bush.

Negli Stati Uniti di tanto in tanto succede che qualcuno inventi uno slogan senza senso, ma facilmente assimilabile, che poi, per un po' di tempo, finisce per dominare il linguaggio corrente. Pare che più stupido lo slogan, più numerose siano le possibilità di diventare un faro di saggezza per gli intellettuali ed i media, fino a che qualcuno non ne inventa un altro di più efficace. Il più recente, per fare un esempio, è "Scontro di civiltà", coniato da P. Huntington nel 1993 (preso da la "La fine della storia").

Che scontro di ideali è in atto tra la musulmana Indonesia ed il cristiano Cile? Che eterna lotta hanno mai combattuto Polonia e Marocco? Cos'è che unisce la Malesia ed il Kosovo, due nazioni musulmane? O due nazioni cristiane come la Svezia e l' Etiopia? In che senso le idee dell' occidente sarebbero più sublimi di quelle dell' oriente? Gli Ebrei che sfuggirono alle fiamme dell' auto da fe dell' inquisizione cristiana in Spagna, furono ricevuti a braccia aperte dai muslmani dell' impero Ottomano. Le nazioni europee più acculturate elessero democraticamente Adolf Hitler e perpetrarono l' Olocausto, senza che il Papa levasse la propria voce in protesta.

In che modo i valori degli Stati Uniti, l' attuale Impero d' Occidente, sono superiori a quelli dell' India e della Cina, le stelle nascenti dell' Est? Huntington stesso fu costretto ad ammettere "L' Occidente ha conquistato il mondo non per superiorità delle proprie idee, dei propri valori o della propria religione, ma nell' applicazione sistematica della violenza organizzata. Se gli Occidentali spesso si dimenticano di questo fatto, i non Occidentali non lo dimenticano mai." Perfino in Occidente le donne hanno avuto diritto al voto solo nel 20° secolo e la schiavitù è stata abolita nella seconda metà del 19°. Per non parlare del fondamentalismo, che anche nella maggiore nazione dell' Occidente sta alzando di nuovo la testa.

Per amor del cielo, che interesse possiamo mai avere noi a farci avanti per diventare l' avanguardia politica e militare dell' Occidente in questo scontro immaginato?

La verità è, naturalmente, che tutta questa storia dello scontro di civiltà non è nient' altro che una copertura ideologica per qualcosa che non ha niente a che vedere con le idee ed i valori: la determinazione da parte degli Stati Uniti a dominare le risorse naturali del mondo, il petrolio in particolare.

La seconda guerra del Libano è considerata da molti una "guerra per procura". Vale a dire: se Hezbollah è il dobermann dell' Iran, noi siamo i rottweiler dell' America. Hezbollah riceve denaro, missili e sostegno dalla Repubblica Islamica, noi riceviamo denaro, bombe a grappolo e sostegno dagli Stati Uniti d' America.

Ho sicuramente un po' esagerato. Hezbollah è un movimento libanese autentico, con profonde radici nella comunità sciita. Il governo israeliano ha i suoi interessi (i territori occupati), che non dipendono necessariamente dall' America. Tuttavia non c'è dubbio che esiste molto di vero nell' affermazione che questa sia anche una guerra di sostituti.

Gli Stati Uniti combattono con l' Iran perchè quest' ultimo ha un ruolo chiave nella regione dove sono situate le più importanti riserve petrolifere del mondo. L' Iran, oltre a starsene seduto su enormi depositi di petrolio, rappresenta, tra l' altro, con la sua ideologia islamica rivoluzionaria, una minaccia per il controllo statunitense sui paesi produttori di petrolio confinanti. Il petrolio, risorsa in via di esaurimento, sta diventando sempre più essenziale nell' economia moderna. Chi controlla il petrolio, controlla il mondo.

Gli Stati Uniti attaccherebbero volentieri l' Iran e comunque, anche se fosse abitata da pigmei devoti a Dalai Lama.

Si può notare una somiglianza direi scioccante tra George W. Bush e Mahmoud Ahmadinejad. Uno si intrattiene in conversazioni personali con Gesù, l' altro è in contatto con Allah. Ma quello che vogliono è la stessa cosa: dominare.

Che interesse abbiamo noi a farci coinvolgere in questo scontro? Che interesse abbiamo a farci considerare, e a ragione, gli scagnozzi del più grande nemico del mondo musulmano in generale e del mondo arabo in particolare?

Vogliamo vivere qui ancora fra 100, 500 anni. Il nostro principale interesse nazionale richiede che noi stendiamo la nostra mano verso le nazioni arabe che ci accettano, per poi lavorare insieme alla riabilitazione di questa regione. Questo era vero 59 anni fa e sarà vero tra 59 anni ancora.

Piccoli politici come Olmert, Peretz e Halutz non sono capaci di ragionare in questi termini. Riescono a malapena a vedere oltre il loro naso. Ma dove sono gli intellettuali, coloro che dovrebbero essere più lungimiranti e previdenti?

Forse Bashar al-Assad non è un grande pensatore, ma la sua frase dovrebbe almeno permetterci una sosta ed una riflessione.


http://www.zmag.org/italy/chomsky-invasionelibano.htm23

Agosto 2006
ZNet

L'invasione israelo-americana del Libano
Le menzogne che mascherano le ragioni del conflitto.

Noam Chomsky


 

 


 

Non dobbiamo trascurare i progressi registrati nella lotta alla mentalità imperiale che è così radicata nella cultura e nella morale occidentale al punto di essere inconsapevole. E non dobbiamo dimenticare l'importanza di ciò che ancora deve essere fatto, obbiettivi che devono essere raggiunti con la solidarietà e la cooperazione della gente del Nord e del Sud che spera, un giorno, di poter vedere un mondo più civilizzato e rispettabile.
 



 

Sebbene si presentino molti fattori interessanti, la questione più lampante che si nasconde dietro all'ultima invasione israelo-statunitense del Libano rimane, ritengo, la stessa relativa alle quattro precedenti invasioni: il conflitto tra Israele e Palestina. Nel caso più importante, la devastante invasione israeliana sostenuta dagli Stati Uniti avvenuta nel 1982 è stata apertamente descritta in Israele come una guerra per la Cisgiordania, intrapresa per mettere fine alle inopportune richieste dell'OLP per una soluzione diplomatica (e come secondo fine la volontà da parte di Israele di instaurare un regime clientelare in Libano). Ci sono molti altri esempi. Nonostante il contesto sia sostanzialmente differente l'invasione di Luglio del 2006 ricalca all'incirca lo stesso schema. Tra i principali critici della politica dell'amministrazione Bush l'idea preferita è stata che "abbiamo sempre affrontato il conflitto tra i Israele e i suoi vicini in modo bilanciato ipotizzando che saremmo stati l'elemento catalizzatore per un accordo", ma Bush sfortunatamente ha abbandonato questo atteggiamento neutrale causando grandi problemi agli Stati Uniti (Edward Walker: esperto del medio oriente ed ex-diplomatico, attualmente un moderato). I dati reali raccontano una storia diversa: fatte salve alcune limitate eccezioni, per oltre 30 anni Washington ha unilateralmente bloccato una soluzione diplomatica.

I segni di questo sostanziale rifiuto possono essere rintracciati già dal febbraio del 1971 quando gli egiziani hanno offerto un trattato di pace con Israele che seguiva i dettami della politica statunitense senza dare niente ai palestinesi. Israele comprese che questa offerta di pace avrebbe messo fine alle principali questioni sulla sicurezza, ma il governo decise di rifiutare la sicurezza a favore dell'espansionismo nel Sinai. Washington sostenne l'atteggiamento israeliano, aderendo al principio di Kissinger del "punto morto": forza e non diplomazia. E' stato solo 8 anni dopo, in seguito ad una terribile guerra e a grande sofferenza, che Washington ha deciso di aderire alla richiesta dell'Egitto di un ritiro dai propri territori.

Nel frattempo la questione palestinese aveva assunto una dimensione internazionale, e si era manifestato un ampio consenso a favore di una soluzione che prevedesse due stati da creare su confini precedenti alla guerra del 1967, con alcune eventuali minori modifiche. Nel dicembre del 1975, il consiglio di sicurezza dell'ONU acconsentì a prendere in considerazione la risoluzione proposta dagli "stati arabi interessati", la quale incorporava a sua volta gli assunti della risoluzione ONU 242. Gli USA posero il veto alla risoluzione. La reazione israeliana fu quella di bombardare il Libano, uccidendo oltre 50 persone a Nabatiye, definendo il proprio attacco "preventivo", probabilmente per "prevenire" la sessione ONU che Israele scelse di boicottare.

La sola significativa eccezione a questa politica di rifiuto si ebbe a Taba nel gennaio del 2001 quando i negoziatori israeliani e palestinesi arrivarono ad essere vicini ad un accordo. Ma il primo ministro israeliano Barak mise fine a questi promettenti sforzi quando decise di bloccare i negoziati quattro giorni prima del previsto. Non ufficialmente ma comunque ad alto livello i negoziati continuarono portando all'accordo di Ginevra del 2002, con proposte simili. Venne ben accolto da gran parte del mondo, ma rifiutato da Israele e accantonato da Washington (e di conseguenza dai media e dagli intellettuali statunitensi).

Nel frattempo gli insediamenti e le infrastrutture israeliane (tutto questo sostenuto dagli Stati Uniti) avevano creato già una situazione di fatto finalizzata a minare la potenziale realizzazione dei diritti nazionali dei palestinesi. Durante tutto il periodo di Oslo questi programmi sono andati avanti senza interruzione, in particolare nel 2000: l'ultimo anno di Clinton e Barak. L'eufemismo attuale per questi programmi è "disimpegno" da Gaza e "convergenza" nella Cisgiordania -nella retorica occidentale questo è il coraggioso programma di ritiro dai territori occupati. La realtà come sempre è ben diversa.

Il "disimpegno" è stato apertamente annunciato come un piano di espansione in Cisgiordania. Avendo trasformato Gaza in una zona disastrata, i sensati falchi israeliani hanno compreso che non c'era ragione a lasciare poche migliaia di coloni a occupare terre con scarse risorse obbligando l'esercito israeliano a proteggerli. Era molto più logico spedirli in Cisgiordania e sulle alture del Golan, dove erano stati annunciati nuovi programmi di insediamenti mentre si poteva trasformare Gaza nella "più grande prigione al mondo", come i gruppi israeliani per i diritti umani l'hanno giustamente definita. La "convergenza" in Cisgiordania formalizza questo programma di annessioni, cantonizzazione e detenzioni. Con il decisivo sostegno americano Israele si sta annettendo zone di terra di grande valore nella Cisgiordania e le più importanti risorse disponibili (in gran parte acqua), mentre conduce una politica di edificazione di insediamenti ed infrastrutture che divideranno i ristretti territori palestinesi in cantoni invivibili separati gli uni dagli altri e decide quale disgraziato e misero angolo di Gerusalemme verrà lasciato ai palestinesi Tutte queste zone, con la presa israeliana della valle del Giordano devono essere circondate e qualunque altro accesso palestinese al mondo esterno deve avere una gestione analoga.

Tali programmi sono riconosciuti come illegali, in violazione di numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza e, secondo la decisione della Tribunale Internazionale, qualunque parte di muro "che venga costruita per difendere un insediamento è, ipso facto, illegale (giudice statunitense Buergenthal, in una dichiarazione separata). Da qui ne consegue che l'80-85% del muro è illegale, tanto quanto lo è l'intero programma di "convergenza". Ma per un stato che si comporta come un fuorilegge e per i suoi alleati tali questioni sono inezie.

Attualmente gli americani e gli israeliani chiedono che Hamas accetti la proposta fatta a Beirut dalla Lega Araba per una completa normalizzazione delle relazioni con Israele dopo un ritiro che sia approvato a livello internazionale. La proposta è stata accettata da lungo tempo dall'OLP ed è stata formalmente accettata dal "leader supremo" dell'Iran, l'Ayatollah Khamenei. Sayyed Hassan Nasrallah ha chiarito che non farà crollare un tale accordo se verrà accettato dai palestinesi. Hezbollah ha più volte dichiarato di essere disponibile a trattare su queste basi.

Questi fatti sono inaccettabili di conseguenza vengono sostanzialmente nascosti. Quello che vediamo invece è il severo ammonimento degli editori del New York Times ad Hezbollah nel quale dichiarano che l'accettazione formale del piano di pace di Beirut "è il biglietto di ingresso nel mondo reale, un necessario rito di passaggio nel strada che porta da un'opposizione senza regole ad un governo legittimo". Come molti altri, gli editori del NYT omettono di menzionare che gli USA ed Israele hanno rifiutato questa proposta e sono stati gli unici a farlo tra i tanti partecipanti. Ancora più importante, non l'hanno rifiutata solo a livello retorico ma anche in sostanza. Si vede dunque in un colpo solo chi rappresenta "l'opposizione senza regole" e chi è il portavoce. Ma tali conclusioni non possono essere espresse, neanche per gioco, nei circoli delle persone rispettabili.

Il solo significativo sostegno per i palestinesi costretti ad affrontare la distruzione nazionale arriva dagli Hezbollah. Solo per questa ragione Hezbollah deve essere distrutto, esattamente come è accaduto per l'OLP in Libano nel 1982. Ma Hezbollah è radicato troppo profondamente nella società libanese per essere estirpato così di conseguenza anche il Libano deve essere distrutto. Un beneficio atteso dagli Stati Uniti e da Israele è stato quello di rafforzare la credibilità delle minacce contro l'Iran eliminando gli elementi di deterrenza presenti in Libano. Ma niente di tutto questo è andato come programmato. Come in Iraq, e ovunque altrove, gli analisti di Bush hanno provocato catastrofi, anche per gli stessi interessi che rappresentano. Questa è la ragione principale per quale l'amministrazione è stata criticata con tale forza dalle elite politiche dei paesi stranieri, persino prima dell'invasione dell'Iraq.

Sullo sfondo sono presenti le vere questioni di più ampio respiro: assicurarsi la "stabilità" per l'ideologia al potere. "Stabilità" in parole povere significa obbedienza. La "stabilità" è minacciata dagli stati che non rispettano attentamente gli ordini, dai nazionalisti laici, dagli islamici che non sono sotto controllo (al contrario la monarchia saudita, la più antica e valida alleata statunitense, è a posto), etc. Tali forze "destabilizzanti" sono particolarmente pericolose quando questi programmi diventano attraenti anche per altri, in questi casi vengono chiamati "virus" che devono essere eliminati. La "stabilità" viene resa attraente dai fedeli stati clienti. Dal 1967 si è stabilito che Israele potesse assumere questo ruolo, insieme ad altri stati satellite. Israele è divenuta virtualmente una base militare statunitense all'estero ed un centro ad alta tecnologia, la conseguenza naturale del suo rifiuto di sicurezza a favore dell'espansione nel 1971, scelta ripetuta più volte da allora. Questa politica è poco soggetta ad un dibattito interno, indipendentemente da chi detenga il potere al momento. Uno dei più importanti principi di politica estera dalla seconda guerra mondiale viene esteso a tutto il mondo (e al Medio Oriente): assicurarsi il controllo sulle risorse energetiche del Medio Oriente, riconosciute da 60 anni come "formidabili fonti di potere strategico" e "uno dei più grandi premi materiali nella storia del mondo".

La versione occidentale standard afferma che l'invasione nel luglio del 2006 è stata giustificata dal legittimo oltraggio causato dalla cattura dei due soldati israeliani al confine. L'assunto è una cinica menzogna. Gli Stati Uniti ed Israele, e l'occidente in generale, oppongono poche obiezioni alla cattura di soldati, o addirittura all'assai peggiore rapimento di civili (e naturalmente alla loro uccisione). E' stata una pratica consueta messa in atto dagli israeliani in Libano per molti anni e nessuno ha mai suggerito che Israele andasse invasa e in gran parte distrutta. Il cinismo occidentale si è manifestato con una maggior drammatica chiarezza quando la corrente ondata di violenza è esplosa il 25 di giugno in seguito alla cattura da parte di militanti palestinesi di un soldato israeliano, Gilad Shalit. Anche questo ha suscitato grande oltraggio ed ha creato sostegno per l'incremento degli attacchi israeliani su Gaza. La proporzione è rispecchiata nel numero di vittime: a giugno sono morti 36 civili palestinesi, a luglio la cifra è più che quadruplicata superando le 170 unità, di cui molti bambini. L'atteggiamento di oltraggio era, ancora una volta, falso come dimostrato in modo inequivocabile dalla reazione nei confronti del rapimento da parte di Israele di due civili, i fratelli Muamar, appena il giorno prima, il 24. Sono scomparsi nel sistema carcerario israeliano, unendosi alle altre centinaia di persone imprigionate senza accusa e di conseguenza rapite. Ci sono state alcune brevi e limitate citazioni dell'accaduto ma nessuna reazione dato che questi crimini sono considerati legittimi quando portati avanti dal "nostro versante". L'idea che questo crimine possa giustificare un assalto tale ad Israele verrebbe considerato un ritorno al nazismo.

La distinzione è chiara, e familiare in tutto l'arco della storia: per parafrasare Tucidide, i potenti possono fare ciò che vogliono, mentre i deboli soffrono perchè devono.

Non dobbiamo trascurare i progressi registrati nella lotta alla mentalità imperiale che è così radicata nella cultura e nella morale occidentale al punto di essere inconsapevole. E non dobbiamo dimenticare l'importanza di ciò che ancora deve essere fatto, obbiettivi che devono essere raggiunti con la solidarietà e la cooperazione della gente del Nord e del Sud che spera, un giorno, di poter vedere un mondo più civilizzato e rispettabile.


http://www.zmag.org/italy/fisk-desertodimorti.htm

16 Agosto 2006
ZNet

Il fallimento israeliano
Un deserto fatto di morti intrappolati testimonia il fallimento israeliano.

Robert Fisk


 

 


 

"Spuntare da sotto terra" è un espressione che ho sentito diverse volte nelle ultime settimane e comincio a credere che molti dei guerriglieri abbiano effettivamente cercato riparo in grotte, tunnel e seminterrati, solo per riemergere al momento di sparare missili o utilizzare i razzi ad infrarossi contro l'esercito che aveva commesso l'errore di mandare le truppe dentro al Libano.
 



 

Lo hanno trasformato in un deserto e l'hanno chiamato pace. Srifa -o quelle che una volta era il villaggio di Srifa- è un posto costellato di case devastate, muri rovinati, macerie, gatti affamati e corpi intrappolati. Ma è anche un luogo di vittoria per gli Hezbollah, i cui combattenti ieri camminavano in mezzo a tale distruzione con l'aria degli eroi vincitori. Dunque chi è il colpevole di un simile deserto? La milizia sciita che ha provocato questa guerra o le forze aeree israeliane che hanno raso al suolo il sud del Libano ed hanno ucciso così tanta gente?

Non ci sono dubbi su cosa pensi il Mukthar del villaggio. Mentre tre Hezbollah -uno ferito al braccio, un altro che trasportava due cartucce e una radio ricetrasmittente- ci sorpassavano attraversando ammassi di cemento distrutto Hussein Kamel el-Din ha cominciato a gridar loro: "Salute Eroi!" Quindi si è girato verso di me. "Sai perchè sono infuriati? Perchè Dio non ha concesso loro l'opportunità di morire"

Bisogna trovarsi con gli Hezbollah in mezzo a questa terrificante distruzione --a sud del fiume Litani, nel territorio da cui una volta Israele affermava che li avrebbe espulsi-- per realizzare la natura del mese di guerra appena passato e il suo enorme significato politico nel medio oriente. La portentosa armata israeliana si è già ritirata dal vicino villaggio di Ghandoutiya dopo aver perso 40 uomini in appena 36 ore di combattimenti. Non aveva neanche programmato di penetrare nella città colpita di Khiam dove gli Hezbollah ieri pomeriggio stavano festeggiando. A Srifa ero insieme agli Hezbollah che osservavano le strade vuote verso sud e potevano vedere fino a Israele e all'insediamento di Migzav Am dall'altro lato della frontiera. Non è questo il modo il cui si supponeva sarebbe finita la guerra per Israele.

Ben lontana dall'aver umiliato Iran e Siria - ed era parte del piano israelo-americano - questi due presunti stati canaglia sono restati immuni dal conflitto e la reputazione degli Hezbollah è cresciuta a dismisura nei paesi arabi. "L'opportunità" che il presidente Bush e il suo segretario di stato Condoleeza Rice, hanno visto in Libano è stata tramutata in un'occasione per i nemici dell'America di mostrare la debolezza dell'esercito israeliano. In realtà la scorsa notte era difficile scorgere un qualunque carroarmato all'interno del Libano -era possibile trovarne solo uno fuori Bint Jbeil e gli israeliani si sono ritirati anche dalla "sicura" città cristiana di Marjayoun. E' chiaro adesso che l'esercito di 30000 uomini che marciava a nord del fiume Litani non è mai esistito. E' assai improbabile che ci fossero più di 1000 soldati ieri in tutto il sud del Libano, nonostante siano stati coinvolti in due scontri a fuoco durante la mattina, ore dopo l'entrata in vigore del cessate il fuoco.

Lungo la strada costiera da Beirut, nel frattempo, si è presentato un massiccio esodo di decine di migliaia di famiglie sciite, ammassate sui tetti delle macchine, molte delle quali abbellite dalla bandiera Hezbollah e con la foto di Sayed Hassan Narsallah, il leader di Hezbollah, sul parabrezza. Negli imponenti ingorghi presso i ponti distrutti e presso i crateri che caratterizzano il paesaggio, gli Hezbollah addirittura sventolavano la bandiera verde della "vittoria", emettendo avvisi ufficiali che invitavano i genitori a non far giocare i figli con le migliaia di bombe inesplose disseminate ovunque. Solo ieri almeno un bambino è morto a causa di un ordigno inesploso e 15 sono rimasti feriti.

Ma queste persone verso cosa stanno tornando? Haj Ali Dakroub, un uomo di 42 anni, ha perso parte della sua casa nel bombardamento di Srifa da parte di Israele nel 1996. Adesso l'intero edificio è stato distrutto. Ha chiesto:"Perchè Israele ha distrutto tutto questo? Cosa si trovava qua? Non neghiamo che fosse presente della resistenza a Srifa. C'era prima e ci sarà dopo. Ma in questa casa viveva solo la mia famiglia. Perchè dunque Israele l'ha bombardata?"

Mi è capitato di vedere il telaio di un missile appeso al balcone di un edificio pesantemente danneggiato che si trovava davanti alla casa distrutta di Ali Dakroub. Alcuni miliziani Hezbollah, uno dei quali con la pistola infilata nei pantaloni, ci hanno superato con noncuranza e sono scomparsi in un frutteto. Era forse là che tenevano alcuni dei razzi?

Dakroub non è stato in grado di dirlo. "Ricostruirò la mia casa con i miei due figli. Israele può tornare tra 10 anni e distruggerla nuovamente. E io allora la ricostruirò ancora. Questa è stata una vittoria Hezbollah. Gli israeliani sono stati capaci di battere tutti i paesi arabi in sei giorni nel 1967 ma qua non sono riusciti a sconfiggere la resistenza in un mese. Questi guerriglieri spuntavano da sotto terra e rispondevano al fuoco. E sono ancora qua."

"Spuntare da sotto terra" è un espressione che ho sentito diverse volte nelle ultime settimane e comincio a credere che molti dei guerriglieri abbiano effettivamente cercato riparo in grotte, tunnel e seminterrati, solo per riemergere al momento di sparare missili o utilizzare i razzi ad infrarossi contro l'esercito che aveva commesso l'errore di mandare le truppe dentro al Libano. E qualcuno crede che gli Hezbollah accetteranno di venire disarmati da una nuova forza internazionale dell'ONU e dalle truppe libanesi quando -e se- verranno? C'è stato un momento fortemente simbolico ieri quando un soldato libanese già dislocato nel sud del Libano si è unito agli Hezbollah per sgomberare le macerie di una casa dove si credeva un'intera famiglia fosse stata sepolta. Il Mukthar che ha così fragorosamente festeggiato gli Hezbollah definendoli eroi è anche un rappresentate governativo. E all'entrata a questo paese distrutto si trovano ancora i poster di Nasrallah e del presidente iraniano Ali Khamenei.

Assai distante dall'essere riuscita a portare gli Hezbollah a nord del fiume Litani, Israele è riuscita a radicarli in questi villaggi come mai era successo prima.


http://www.zmag.org/italy/pappe-disfattaisraeliana.htm

23 Agosto 2006
ZNet

La disfatta israeliana
È presto per trarre conclusioni, ma il fallimento israeliano è clamoroso.

Ilan Pappe


 

 


 

Non passerà molto tempo prima che Israele sia tentata di reinvadere il Libano. E fino a quando non ci sarà un mutamento sostanziale nella visione fondamentalista statunitense, la stessa politica distruttiva degli Stati Uniti che ha riportato l'Iraq ai tempi caotici pre moderni sarà tentata in Libano. Quindi possiamo dire che siamo solo testimoni della prima fase di un lungo conflitto che mette in ballo il futuro del Libano, intrecciato al più lungo conflitto che riguarda il futuro della Palestina. I rinnovati e letali raid aerei israeliani su Gaza il giorno seguente a quello della tregua in Libano sono solo un assaggio del peggio che sta arrivando.
 



 

E' troppo presto per giudicare quanto sia stabile l'accordo di cessate il fuoco sulla seconda guerra libanese. E' comunque già possibile tracciare le prime conclusioni - tra le quali la più rilevante è il clamoroso fallimento militare israeliano. Un tale fallimento può fermare per il momento i più ambiziosi piani americani e israeliani di estendere la campagna militare verso l'Iran e la Siria, anche se ancora il pericolo non è passato. La disfatta israeliana ha comunque delle implicazioni più complesse. La prima è nell'ambito della politica interna di Israele. La questione principale del dibattito interno in corso [in Israele] è quella della “perdita del potere deterrente”.

Politiche aggressive

Indubbiamente, sostengono i commentatori israeliani, la guerra, che doveva ridare ad Israele il potere di deterrenza che aveva perso, l'ha ancora di più logorato. In altre società il buonsenso avrebbe imposto che una tale sconfitta portasse a ripensare l'utilizzo della forza militare - però non in Israele. Il pericolo è che si potrebbe arrivare all'utilizzo di una forza ancora maggiore per riconquistare quella deterrenza persa.

Un primo esame di coscienza in Israele indica infatti che si sta arrivando proprio a questa conclusione, sia nell'esercito che nel mondo politico. Quindi dovremmo aspettarci politiche più sanguinose e più aggressive - se non nell'immediato contro Siria ed Iran, allora contro i palestinesi. Il secondo ambito sono le politiche del mondo arabo in generale e quelle dei palestinesi in particolare. Il successo di Hizbollah ha suscitato una enorme ammirazione nel mondo arabo e tra i palestinesi.

Però, con tutto il rispetto per la resistenza e la tenacia, i movimenti secolari e socialisti temono che una tale ammirazione non sia dovuta solo alla resilienza degli Hizbollah, ma al dogma che l'ha ispirata. Questo può e dovrebbe portare ad un dialogo più costruttivo e significativo tra la sinistra e i movimenti popolari islamici della resistenza, finalizzato a trovare un terreno comune per il futuro. Futuro che deve essere fondato sul rispetto della tradizione della religione, l'aspirazione ad una giustizia sociale ed economica e, speriamo, l'attenta osservanza dei diritti umani e civili per tutti.

Senza la ricostruzione della sinistra nel mondo arabo c'è il pericolo che una interpretazione più restrittiva delle tradizioni islamiche potrebbe predominare nel mondo arabo ed oltre. E già sembra che molti nel mondo arabo - ed in particolare in Palestina, si sentano rinforzati dalla resistenza vittoriosa che gli Hizbollah hanno dimostrato. Senza Hizbollah il primo ministro libanese Fouad Siniora non si sarebbe azzardato a dire al segretario di stato americano Condoleeza Rice: “Qui non sei benvenuta senza un accordo di cessate il fuoco”.

Se le forze più moderate e secolari nel mondo arabo volessero rispondere in modo analogo ed usare con saggezza l'arma dei deboli - il rifiuto di giocare il ruolo che gli è stato assegnato nella farsa americana del “nuovo Medio Oriente” - potrebbero conquistare il supporto e la credibilità popolare che al momento solo Hamas e Hizbollah hanno.

L'atteggiamento di Siniora, si spera, potrebbe incoraggiare il presidente dell'Autorità Palestinese Mahmoud Abbas a fare altrettanto. Lui è ancora visto dagli Stati Uniti come un futuro leader arabo autorevole che potrebbe governare un Bantustan pro-Stati Uniti. Lo smantellamento dell'Autorità Palestinese che guida sta diventando la mossa palestinese più efficace per forzare la Comunità Internazionale a ripensare i punti fondamentali di una futura soluzione.

Il terzo ambito è quello del Libano. Qualsiasi cosa la risoluzione delle Nazioni Unite abbia raccomandato, il sud dl Libano sarà sotto l'influenza di tre forze militari - Hizbollah, un’allargata forza di Interposizione dell' Onu e l'esercito libanese.

Palestinesi

Non passerà molto tempo prima che Israele sia tentata di reinvadere il Libano. E fino a quando non ci sarà un mutamento sostanziale nella visione fondamentalista statunitense, la stessa politica distruttiva degli Stati Uniti che ha riportato l'Iraq ai tempi caotici pre moderni sarà tentata in Libano. Quindi possiamo dire che siamo solo testimoni della prima fase di un lungo conflitto che mette in ballo il futuro del Libano, intrecciato al più lungo conflitto che riguarda il futuro della Palestina. I rinnovati e letali raid aerei israeliani su Gaza il giorno seguente a quello della tregua in Libano sono solo un assaggio del peggio che sta arrivando.

Per sintetizzare, le conquiste di Hizbollah potrebbero significare che i giorni dell'impero americano in Medio Oriente sono contati e quasi al termine. Comunque nella storia “quasi” può significare anni.

Questi potrebbero essere anni pericolosi nei quali noi che viviamo in quest'area, specialmente i palestinesi, siamo destinati a subire tempi duri.


 

http://www.zmag.org/Italy/baroud-precisionestraordinaria.htm

9 Agosto 2006
ZNet

Precisione straordinaria
La logica della guerra israeliana contro i civili

Ramzy Baroud


 

 


 

Un giornalista di Sky News intervistando il ministro della difesa Margaret Beckett domenica 30 Luglio gli ha domandato: se, come è dimostrato, Israele era perfettamente a conoscenza del fatto che attivisti Hezbollah erano presenti nel villaggio di Qana come era possibile che non fosse stata a conoscenza del fatto che tale area era altresì affollata anche da civili? La risposta di Beckett è stata pronta: gli attacchi israeliani che portavano alla morte di un numero imprecisato di civili -come successo a Qana- facevano inorridire ma non erano altro che errori tattici e non erano mai deliberati.
 



 

Un giornalista di Sky News intervistando il ministro della difesa Margaret Beckett domenica 30 Luglio gli ha domandato: se, come è dimostrato, Israele era perfettamente a conoscenza del fatto che attivisti Hezbollah erano presenti nel villaggio di Qana come era possibile che non fosse stata a conoscenza del fatto che tale area era altresì affollata anche da civili?

La risposta di Beckett è stata pronta: gli attacchi israeliani che portavano alla morte di un numero imprecisato di civili -come successo a Qana- facevano inorridire ma non erano altro che errori tattici e non erano mai deliberati. In realtà, parlava del "bombardamento apparentemente volontario", come descritto dal segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan, di una zona nel sud del Libano e dell'uccisione di quattro osservatori ONU disarmati riferendosi a questo evento come a un "incidente".

In effetti, Israele raramente è stata accusata, almeno nei resoconti occidentali delle crisi medio orientali, come dimostrato dalla copertura dei media e dalle dissertazioni politiche, di aver deliberatamente colpito civili. E questo anche tra coloro che hanno avuto sufficiente coraggio per definire la risposta israeliana alla "provocazione" degli Hezbollah (la cattura di due soldati il 12 di Luglio) come "sproporzionata".

Israele spesso ammette -con "rammarico"- l'alto costo in vite civili della sua guerra; qualche volta arriva al punto di chiedere scusa per tali "errori" involontari. Il governo israeliano in ogni caso mantiene posizioni ferme sul proseguimento di questo tipo di attacchi. Sono coloro che si "nascondono tra la popolazione civile" che meritano il biasimo, non Israele. Né Hezbollah né i gruppi di resistenza palestinese sembrano essere interessati alla vita dei civili israeliani, mentre Israele invece si preoccupa dei civili palestinesi e libanesi. Secondo diversi politici israeliani ed esperti dei media, uno degli obbiettivi di Israele è quello di liberare i propri vicini dalla soffocante morsa dei terroristi. Un obbiettivo che ci si attende un giornalista metta in risalto parlando della politica di entrambi gli schieramenti.

Tale assunto è risultato estremamente utile a Israele dato che i fatti reali discordano pesantemente con i proclami fatti.

Per esempio dei quasi 4000 palestinesi uccisi durante la seconda intifada -negli ultimi 5 anni- la schiacciante maggioranza era composta da civili, molti dei quali bambini. Tale criterio viene riproposto in molti dei danni inflitti dalla macchina militare israeliana contro i palestinesi nei territori occupati: la maggioranza dei feriti, le infrastrutture distrutte, la terra confiscata, i frutteti rasi al suolo, le case devastate dai Bulldozer, tutto questo è legato ai civili. Mercoledì 26 Luglio non è andata molto diversamente dato che 29 civili palestinesi, parte dei quali infanti anche solo di pochi mesi, sono stati uccisi nella parte nord di Gaza, nel breve arco di 24 ore.

Ad oggi, includendo il massacro di Qana, il numero di civili libanesi morti ha superato le 750 unità. Più di un terzo di loro, secondo fonti ONU, sono bambini. Allo stesso modo le infrastrutture libanesi distrutte, non solo le roccaforti Hezbollah nel sud del Libano, ma le strutture presenti su tutto il territorio libanese erano state costruite principalmente per il beneficio della popolazione civile.

La comoda scusa secondo la quale i combattenti di Hamas e Hezbollah lanciano i razzi da zone civili non è più sufficiente. Si attende ancora un brandello di prova, un video o uno spezzone di ripresa satellitare -quanto meno nell'attuale guerra in Libano- che confermi tale accusa non comprovata. In realtà sembra imprudente per i combattenti Hezbollah mettere a rischio le proprie operazioni per causa di informatori israeliani, mentre potrebbero più tranquillamente lanciare i propri razzi dai numerosi frutteti posti nel sud del Libano e riposizionarsi rapidamente altrove.

La teoria degli "errori involontari" diffusa dai difensori di Israele -vedere tra gli altri l'amministrazione Bush- è totalmente priva di fondamento quanto lo sono i proclami che definiscono l'esercito israeliano "il più morale esercito al mondo" e quanto l'affermazione che Israele utilizzi la più avanzata tecnologia militare per cercare di non colpire i civili.

Queste affermazioni non possono essere precise. Se Israele è in verità così morale perchè allora l'esercito continua a ripetere la stessa storia di "errori involontari" da decenni e decenni? E' possibile che l'uccisione e il ferimento di decine di migliaia di civili palestinesi e libanesi quale risultato di tali "errori involontari" non abbia indotto un esercito così morale a riconsiderare le proprie strategie e adottare un sostanziale cambiamento nella propria politica militare?

Non sarebbe questa la cosa "morale" da fare? (considerate che il piccolo villaggio di Qana venne bombardato dalle forze aeree di Israele nel 1996, mentre i civili cercavano riparo in una zona gestita dalle Nazioni Unite. Bombardamento che condusse alla morte di oltre 100 persone, inclusi bambini e peacekeepers delle Nazioni Unite)

La seconda affermazione secondo la quale Israele si sforza per ottenere armi ad alta tecnologia (di provenienza americana) che riducano il numero di vittime civili è altrettanto falsa. Una volta di più i dati indicano l'esatto contrario; Mostrando che il "quinto più forte esercito al mondo" è talmente incapace che la maggioranza dei propri attacchi si conclude con un fallimento o che l'uccisione dei civili è in realtà parte e prezzo della strategia militare israeliana. L'ultima affermazione dal mio punto di vista è oggettivamente vera. Ma perchè?

I responsabili militari possono continuare a ripetere come dei pappagalli che Hezbollah (come Hamas) è una forza esterna che non detiene alcuna legittimità legale e la cui vera forza risiede nei suoi legami terroristici con l'Iran e la Siria. Al contrario la condotta sul campo da parte di Israele mostra una diversa convinzione: punire la parte reale -i libanesi qualunque- che offre a Hezbollah il sostegno necessario per continuare un tale gravoso confronto militare con Israele oppure i palestinesi che hanno eletto Hamas portandolo alla vittoria.

Sia Hamas che Hezbollah hanno radici popolari; Su questo non dovrebbero esserci molte discussioni. Ma non possono essere analizzati separatamente dal contesto che li circonda: Hezbollah è riuscito ad emergere in seguito ai frequenti bagni di sangue verificatisi in Libano e i suoi componenti sono principalmente vittime della passata guerra di Israele. Hamas è fiorito nei campi profughi palestinesi che si trovano nei territori occupati ed è stato sostenuto dalla parte più povera della popolazione.

Qualunque genere di alleanza stringano al di fuori -Iran, Siria o qualunque altro paese desideri sostenere il loro diritto di combattere Israele- tutto questo non è altro che un disperato bisogno di un rifugio sicuro, assistenza economica e una piattaforma politica.

Israele è perfettamente consapevole che "distruggere" Hezbollah od Hamas non è altro che una battaglia persa -hanno provato innumerevoli volte ed hanno sempre fallito. Quello che è necessario adesso è uno sforzo comune per privare la leadership di questi movimenti del sostegno popolare che ha posto Hamas al comando della politica palestinese ed ha portato ad eleggere Hezbollah al parlamento libanese.

La strategia israeliana, in ogni caso, sta portando il conflitto al di fuori del suo contesto: Hamas ed Hezbollah risultano essere sempre più forti, e vengono considerati come i soli difensori del Libano e della Palestina dato che i tradizionali governi arabi hanno infine ammesso, senza alcuna riserva, la propria incapacità militare e il fallimento politico.

Nonostante l'appoggio dei media Israele ha commesso ancora un colossale errore strategico, comparabile per dimensioni e conseguenze alla debacle americana in Iraq: entrambi i governi stanno combattendo guerre impossibili, dove i civili sono uccisi con una straordinaria "precisione".

-Ramzy Baroud è un giornalista e scrittore statunitense. Attualmente risiede a Londra. Il suo ultimo libro "The Second Palestinian Intifada: A Chronicle of a People's Struggle" (Pluto Press, London) è disponibile su Amazon.com E' anche editore capo del Palestine Chronicle.


http://www.zmag.org/italy/shalom-qaguerralibano-1.htm

7 Agosto 2006
ZNet

Israele/Libano
Domande e risposte. Prima parte.

Stephen R. Shalom


 

 


 

Israele non ha il diritto di difendersi? [...] "Da quando la risposta ad una aggressione e all'assassinio deve essere proporzionata?" [...] Ma quale paese può accettare che i missili cadano sui propri cittadini? [...] Stai paragonando gli attacchi indiscriminati di Hezbollah contro obiettivi civili, in cui lo scopo è l'uccisione di civili, con gli attacchi di Israele contro obiettivi militari in cui a volte vengono uccisi dei civili malauguratamente e non intenzionalmente? [...] Ma Hezbollah non nasconde i suoi combattenti e le armi tra i civili - rendendosi così responsabile di ogni morte civile?
 



 

Israele non ha il diritto di difendersi?

Si ha il diritto a difendersi se non si è responsabili dell'aggressione. Per esempio, quando le truppe sovietiche in Afganistan furono attaccate dai mujahedeen, l'Unione Sovietica non poté invocare il diritto all'autodifesa ma avrebbe dovuto ritirare le proprie truppe. Allo stesso modo, l'occupazione israeliana dei territori palestinesi è illegale e ingiusta e Israele non può invocare l'autodifesa quando i Palestinesi lottano in maniera legittima per porre fine all'occupazione. La reazione corretta alle azioni palestinesi non è l'autodifesa ma il ritiro totale dai territori occupati.

La situazione in Libano è diversa. Se in Palestina Israele è responsabile di un'aggressione continuata, in Libano, prima del 12 luglio 2006, le violazioni da parte israeliana dei diritti libanesi erano molto meno rilevanti, e meno immediate.

Ma anche quando gli atti di un paese non rappresentano concause di un attacco, il diritto internazionale fissa una serie di limiti al diritto all'autodifesa.

Un limite è dato dal fatto che il diritto all'autodifesa serve a garantire alle nazioni la possibilità di agire per respingere un attacco armato fino al momento in cui il Consiglio di sicurezza dell'Onu non possa intervenire per fermare l'aggressione. Se i carri armati di un nemico si stanno dirigendo verso la capitale di un paese qualunque ritardo nella reazione potrebbe significare maggiore perdita e danno. Nel caso del raid hezbollah al confine con Israele del 12 luglio 2006, l'atto di aggressione ebbe luogo e cessò. Non si trattava di un'aggressione alla quale occorresse rispondere per non incorrere in maggiori perdite per Israele. Non appena il pericolo immediato sia cessato, il diritto internazionale richiede che le vittime dell'aggressione portino il loro caso dinanzi al Consiglio di sicurezza.

Chiaramente il Consiglio di sicurezza non è sempre in condizione di intervenire, ma il maggior ostacolo alla sua azione sono stati in generale i veti opposti da Washington per conto di Israele.

Una seconda condizione richiesta dal diritto internazionale impone che gli atti di autodifesa siano commisurati all'aggressione subita.

Ma, per citare Jerrold L. Nadler, deputato eletto nella circoscrizione di New York, "Da quando la risposta ad una aggressione e all'assassinio deve essere proporzionata?"(1) In altri termini, da quando in qua chi comincia una guerra decide in che modo debba essere combattuta?

Non ci sembrerebbe sproporzionato che la polizia bombardi un edificio per catturare un assassino? O di radere al suolo una città dove si crede (o si sappia) si nascondano i responsabili di un omicidio? Il requisito dell'esistenza di una proporzione ha un senso morale anche quando parliamo di assassini.

Consideriamo la nostra reazione in un caso internazionale. L'India ha subito molti attentati terroristici, di cui l'ultimo, a Mumbai, potrebbe ben essere opera di terroristi indiani che hanno assunto posizioni radicali a seguito dei pogroms hindu contro i musulmani. Ma probabilmente alcuni di questi atti terroristici - come quello contro il parlamento indiano a Nuova Dehli nel Dicembre del 2001 - hanno visto un coinvolgimento del Pakistan. Ora, dovrebbe per questo l'India lanciare un attacco militare in grande stile contro il Pakistan, uccidendo molti civili e distruggendo l'infrastruttura del paese? Chiunque abbia a cuore la pace mondiale cercherebbe di dissuadere l'India da un gesto simile. Una guerra in risposta ad una provocazione su piccola scala sarebbe certamente sproporzionata.(2)

Prendiamo un altro esempio. Nel giugno del 2006 il governo libanese annunciò di aver disarticolato un gruppo di assassini professionali al soldo di Israele.(3) Quale sarebbe stata la nostra reazione se il governo libanese avesse risposto all'aggressione israeliana (supponendo che fosse sufficientemente provata) dando il via ad attacchi aerei e missilistici contro Israele, uccidendo centinaia di civili, distruggendo l'infrastruttura civile e scacciando più di un quarto della popolazione dalle proprie case? Di sicuro avremmo considerato questa risposta da parte di Beirut del tutto sproporzionata, anche alla luce della chiara provocazione.

Ma quale paese può accettare che i missili cadano sui propri cittadini?

Nessun paese dovrebbe mai subire degli attacchi missilistici contro i propri cittadini. Né un paese dovrebbe mai subire attacchi aerei e cannoneggiamenti, ancora più letali, come quelli che sta subendo il Libano in questi giorni. Ma in ogni caso questa guerra israeliana non è stata scatenata per far smettere gli attacchi hezbollah contro Israele, che sono stati la risposta alla massiccia offensiva israeliana contro il Libano, che ha preso di mira anche le sue centrali energetiche, i ponti e le strade, i porti, le città ed i villaggi.

Consideriamo la tempistica. Quella che segue è una lista completa dei lanci di Katyusha e altri missili dal Libano contro aree civili di Israele compiuti tra maggio 2000, quando Israele annunciò il proprio ritiro dal Libano meridionale, ed il 12 luglio 2006, come si può ricavare dai rapporti Onu basati sul lavoro degli osservatori ai confini.(4)

Attacchi missilistici contro i civili dal Libano, maggio 2000-12 luglio 2006[a]

 

data

numero

risultato

responsabilità

31 marzo 2003

3

nessun danno o vittima dichiarati

probabilmente missili lanciati da palestinesi

2 aprile 2002

almeno 1

nessun danno o vittima dichiarata

indeterminata

6 aprile 2002

4

cinque feriti a Ghajar, villaggio attraversato dal confine

"palestinesi sospettati"

7 ottobre 2003

3

2 missili caduti sul Libano, uccidendo un bambino; uno caduto su Israele senza causare danni o vittime

"elementi non identificati"

7 giugno 2004

3-4

nessun missile colpì Israele

"elementi non identificati, presumibilmente palestinesi"[b]

9 ottobre 2004

1

nessun danno o vittima

"si presume militanti palestinesi"

28 ottobre 2004

1

nessun danno o vittima

"si presume militanti palestinesi"

15 novembre 2004

1

nessun danno o vittima

"si presume militanti palestinesi"

11 maggio 2005

1

nessun danno o vittima

"elementi armati non identificati"

12 maggio 2005

2

"nessun impatto registrato dall'Unifil. Residenti locali hanno affermato di aver sentito esplosioni, benché l'Unifil non abbia potuto verificarlo."

L'IDF[c] accusò Hezbollah

25 agosto 2005

2

nessuna vittima

Hezbollah nega il proprio coinvolgimento; la Jihad islamica palestinese rivendicò.

27 dicembre 2005

4

qualche danno, nessuna vittima

esecutori non identificati; Abu Musab al-Zarqawi rivendicò.

28 maggio 2006, mattina

almeno 8

3 colpirono posizioni dell'esercito israeliano, ferendo un militare

Hezbollah si dichiarò non responsabile. La Jihad islamica palestinese rivendicò inizialmente l'attacco come rappresaglia per l'assassinio di un proprio membro e suo fratello in Libano. La rivendicazione fu smentita il giorno dopo.[d]

28 maggio 2006, pomeriggio

fuoco missilistico

nessuna vittima israeliana dichiarata

"elementi armati non identificati spararono con armi leggere" ferendo un soldato israeliano. Nessuna rivendicazione e Hezbollah negò il proprio coinvolgimento. L'incidente scatenò scontro di dimensioni significative. L'esercitò israeliano rispose con incursioni aeree, attacchi d'artiglieria, e impiego di carri armati, che provocò il ferimento di due civili libanesi. Hezbollah "rispose con missili, colpi di mortaio e fuoco di armi leggere".

12 luglio 2006

"svariati"

nessuna vittima denunciata[e]

Hezbollah, come parte di un'azione diversiva a protezione della operazione di cattura di soldati israeliani compiuta sul confine

[a] I rapporti citano diversi casi in cui il governo libanese o osservatori Onu scoprirono e neutralizzarono diversi Katyusha: nel marzo 2005, giugno 2005 ed il 30 dicembre 2005.

[b] In risposta, Israele attaccò sedi del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, Comando Generale. Il Jerusalem Post riferì che "il pretesto apparente per gli attacchi del 28 maggio è stata la decisione della Jihad islamica di condannare Israele per l'assassinio di uno dei suoi leader a Sidone due giorni prima".(5) Il governò libanese sostenne di avere la confessione di uno dei membri principali di un gruppo di killer creato da Israele".(6)

[c] Le Israeli Defence Forces. Chiaramente, come nel caso del Dipartimento della difesa Usa, se le forze armate israeliane siano impegnate in azioni offensive o difensive è un fatto empirico e non qualcosa da determinarsi sulla base della parola "difesa".

[d] L'esercito israeliano affermò che diversi civili erano stati feriti.REFNOTE<(7)

Questa tabella permette di chiarire alcuni punti. Prima di tutto, neppure un civile israeliano fu ucciso da un missili lanciato dal Libano tra maggio 2002 ed il 12 luglio 2006. Nessun missile è stato dimostrato essere degli Hezbollah. (È vero che in alcuni casi in cui i responsabili sono stati identificati, avrebbe potuto trattarsi di Hezbollah, però cò è in contraddizione con la politica di rivendicazione orgogliosa del gruppo). Spesso gli esecutori erano palestinesi, che reagivano ad eventi avvenuti in Palestine (per esempio, la sanguinosa offensiva israeliana nella West Bank della primaversa 2002).

Il 28 maggio 2006, nel corso dello scambio a fuoco tra l'esercito israeliano e gli hezbollah, in cui furono feriti due libanesi ma nessun civile israeliano, l'IDF ordinò ai civili del nord di Israele di "proteggersi nei rifugi, alcuni dei quali talmente in disuso che risultò difficile finanche ritrovare le chiavi".(9)

Perciò questa guerra può ben difficilmente essere descritta come una guerra per far cessare i lanci missilistici degli hezbollah contro i civili israeliani. Inoltre, il modo più semplice per bloccare i missili che stanno colpendo la popolazione è l'accettazione del cessate il fuoco. Hassan Nasrallah, il capo di Hezbollah, ha dichiarato che la sua organizzazione smetterebbe di lanciare missili se Israele cessasse i suoi attacchi aerei.(9)

Stai paragonando gli attacchi indiscriminati di Hezbollah contro obiettivi civili, in cui lo scopo è l'uccisione di civili, con gli attacchi di Israele contro obiettivi militari in cui a volte vengono uccisi dei civili malauguratamente e non intenzionalmente?

Costituisce un crimine di guerra il lancio di missili, come quello di Hezbollah, contro obiettivi civili. Ma non si tratta dell'unico crimine di guerra, né di quello che è costato il maggior numero di vittime civili.

Vale la pena di riflettere sulla ragione per cui gli attacchi missilistici di Hezbollah sono considerati un crimine di guerra. Che diremmo se Hezbollah avesse sostenuto che miravano ad obiettivi militari (che esistono sicuramente nel nord di Israele, anche nelle città(10))? Come sottolinea Amnesty International,(11) anche se gli attacchi missilistici fossero stati diretti contro obiettivi militari "sarebbero stati attacchi indiscriminati, dato il tipo di armi usate" e perciò crimine di guerra. Ora, anche se le armi di Israele fossero molto più accurate di quelle hezbollah, non sono affatto chirurgiche. Dei più di 600 morti ufficiali da parte libanese fino al 28 luglio, la maggioranza sono state donne e bambini.(12) L'Unicef stima che più di un terzo erano bambini.(13) Perciò possiamo concludere che "dato il tipo di armi usate" dall'IDF, Israele è responsabile di attacchi indiscriminati, e perciò di crimini di guerra.

I missili hezbollah a volte contengono elementi pensati per accrescere il danno per gli esseri umani.(14) Israele ha usato munizioni cluster sparate con l'artiglieria su aree popolate.(15) Entrambi sono probabilmente crimini di guerra, con l'unica differenza data dal fatto che il secondo ha probabilmente avuto effetti estremamente più letali.

Ecco qual è stata la conclusione di Human Rights Watch sulla base di una accurata indagine sul terreno:

Questa indagine ha documentato varie violazioni del diritto umanitario internazionale da parte dell'IDF in Libano tra il 12 ed il 27 luglio, oltre che nell'attacco su Qana del 30 luglio. Nel corso di questo periodo, l'IDF ha ucciso circa 400 persone, in gran parte civili, e quel numero ha superato le 500 al momento di scrivere questo rapporto. Il governo israeliano afferma che sta facendo di tutto per minimizzare il danno a civili, ma i casi documentati qui rivelano l'incapacità sistematica dell'IDF di distinguere combattenti e civili.

Dall'inizio del conflitto le forze israeliane hanno lanciato attacchi aerei e d'artiglieria che successo militare dubbio o limitato ma costo eccessivo in termini di vittime civili. In alcuni casi, la tempistica e l'intensità degli attacchi, l'assenza di qualsiasi obiettivo militare come gli attacchi ai soccorritori, lasciano pensare che le forze israeliane hanno deliberatamente preso di mira i civili.

[...]

Non distinguendo in maniera regolare i combattenti dai civili, Israele ha violato uno dei cardini del diritto di guerra: l'imperativo di portare attacchi solo contro obiettivi militari. Le modalità degli attacchi nel corso dell'offensiva israeliana in Libano suggeriscono che questa incapacità non si può minimizzare come accidentale, e lasciano pensare, con la serietà delle conseguenze, ad un crimine di guerra".(16)

Ma Hezbollah non nasconde i suoi combattenti e le armi tra i civili - rendendosi così responsabile di ogni morte civile?

Il diritto umanitario internazionale è piuttosto chiaro nell'affermare che, se pure ciò rappresenta una violazione del diritto di guerra, comunque l'altra parte deve rispettare l'obbligo di minimizzare il danno a civili. Si tratta di buon senso: se un criminale sparasse contro la polizia da un appartamento, sarebbe giustificata la polizia ad abbattere l'edificio?

Ma vi sono altre cose da notare. Prima di tutto l'affermazione di parte israeliana che Hezbollah usa civili come scudi è esagerata. Come a riferito Human Rights Watch:

Il governo israeliano afferma di prendere di mira solo Hezbollah e che i combattenti hezbollah usano i civili come scudi umani, mettendone a repentaglio la vita. Human Rights Watch non ha trovato un solo caso in cui Hezbollah abbia deliberatamente usato civili come scudi per proteggersi da attacchi dell'IDF. Hezbollah ha occasionalmente immagazzinato armi in abitazioni civili o in loro prossimità e i combattenti hanno posizionato le proprie postazioni per il lancio di missili nelle città o nei pressi di osservatori Onu, ciò che costituisce una grave violazione del diritto di guerra perché viola l'obbligo di prendere tutte le preoccupazioni possibili per evitare vittime civili. Però questi casi non giustificano l'ampio uso da parte dell'IDF della forza indiscriminata che è costata tante vite civili. In nessuno dei casi di morti civili che sono documentati in questo rapporto vi è l'indizio della presenza di Hezbollah o di loro armi in prossimità delle aree colpite dall'IDF".(17)

Secondo, l'ampia definizione israeliana di obiettivo militare rende impossibile evitare la prossimità delle attività civili e militari. Israele definisce obiettivo militare legittimo le residenze private dei leader politici hezbollah; queste, ovviamente, sono collocate in aree residenziali. (Secondo una logica simile, Hezbollah potrebbe prendere di mira settori residenziali di Tel Aviv dove vivono politici israeliani). Israele considera obiettivi legittimi gli uffici politici di Hezbollah - si ricordi che Hezbollah è ed è stato un partito politico legale in Libano, con membri in Parlamento e due membri nel governo. Israele considera la stazione televisiva di Hezbollah un obiettivo militare legittimo.

Terzo, Israele ha direttamente e intenzionalmente preso di mira l'infrastruttura civile, cosa che ha causato una gigantesca crisi umanitaria. A volte si vuole far credere che questi attacchi siano necessari sul piano militare, ma spesso la verità è venuta alla luce. Il comandante in capo israeliano, il gen. Dan Halutz, per esempio, avvertì che se i soldati catturati non fossero lasciati liberi, l'IDF avrebbe "colpito l'infrastruttura civile e 'riportato indietro di venti anni le lancette dell'orologio'".(18) L'offensiva israeliana, sostenne Halutz, "è stata illimitata. 'Niente è al sicuro [in Libano], è semplice'".(19)

Come fa osservare Kenneth Roth, direttore esecutivo di Human Rights Watch:

Il diritto umanitario internazionale permette attacchi contro le infrastrutture solo se ciò costituisce un contributo militare efficace e se i benefici sul piano militare superano di gran lunga i costi civili. Questa posizione è difficile da sostenere, se non impossibile, per gli attacchi estesi contro gli impianti per la produzione di energia elettrica, contro i ponti e le strade in tutto il paese."(20)

Il Gruppo di crisi internazionale ha riferito che Israele ha colpito

"infrastrutture economiche prive di relazione don Hezbollah; l'aeroporto (molto più di quanto necessario per raggiungere qualunque obiettivo militare; l'intera zona meridionale di Beirut (ben lontana dalle infrastrutture hezbollah); i porti di Beirut e di Jounieh (in territorio cristiano); fabbriche; ponti verso sud (presumibilmente per tagliarlo fuori dai rifornimenti, impedire ai militanti hezbollah di spostare i prigionieri israeliani ed alienare la popolazione locale, ma tutto ciò con enormi costi umanitari); [e] l'esercito, tra cui check points nell'area cristiana (cosa del tutto ingiustificata, visto che l'esercito era rimasto fuori dal conflitto, non facendo uso della sua capacità antiaerea nonostante gli attacchi e cercando soprattutto di mantenere la legge e l'ordine, e che, soprattutto, resta l'unico strumento capace di estendere l'autorità statale su tutto il paese).(21)

Gli attacchi israeliani contro i depositi di carburante ha determinato la chiusura di ospedali, gli attacchi sulle strade hanno interferito con gli aiuti umanitari urgenti:

Portare l'aiuto umanitario delle Nazioni unite a centinaia di migliaia di profughi libanesi è diventato ancora più difficile dopo che l'Onu ha dichiarato che i bombardamenti israeliani hanno reso difficile il vitale collegamento tra la Siria e Beirut, oltre che costretto alla cancellazione di tutti i convoglio verso la parte meridionale, devastata, del paese".(22)

(Fine prima parte. Continua)


(1) Clyde Haberman, "At Israel Rally, A Word Fails," New York Times, July 18, 2006, p. B1. (<<)

 

(2) Come noto, il Pakistan possiede armi nucleari e quindi un attacco indiano potrebbe condurre ad un cataclisma nucleare. Presumibilmente, però, questa non è l'unica ragione per cui faremmo pressioni sull'India per desistere. (<<)

 

(3) UPI, "Israeli intel network discovered in Lebanon," June 13, 2006. (<<)

 

(4) I missili lanciati contro "postazioni dell'IDF" sono esclusi da questa lista di attacchi contro civili, compilata a partire dai seguenti documenti del Consiglio di sicurezza: S/2000/718, 20 July 2000; S/2000/1049, 31 Oct. 2000; S/2001/66, 22 Jan. 2001;S/2001/423, 30 Apr. 2001;S/2001/714, 20 July 2001;S/2002/55, 16 Jan. 2002;S/2002/746, 12 July 2002;S/2003/38, 14 Jan. 2003;S/2003/728, 23 July 2003;S/2004/50, 20 Jan. 2004;S/2004/572, 21 July 2004;S/2004/572.Add.1, 21 July 2004;S/2005/36, 20 Jan. 2005;S/2005/460*, 21 July 2005; S/2006/26, 18 Jan. 2006; and S/2006/560 (<<)

 

(5) Liat Collins, "Not so quiet on the northern front," Jerusalem Post, June 1, 2006, p. 5. (<<)

 

(6) See UPI, "Israeli intel network discovered in Lebanon," June 13, 2006; Associated Press, "Lebanon accuses Israeli air force of detonating car bomb that killed Palestinian militants," June 16, 2006; "Lebanese Army Issues Statement On 'Terrorist Network Working For' Israel," Lebanese National News Agency website, Beirut, in Arabic 13 June 2006 (BBC Monitoring International Reports, July 4, 2006). Israel denied involvement in the assassination, but "Israel rarely acknowledges action outside Israel and the territories." Steven Erlanger, "Lebanon: Car Blast Kills Jihad Official," New York Times, May 27, 2006, p. A2. (<<)

 

(7) 7. Greg Myre and Steven Erlanger, "Clashes Spread to Lebanon as Hezbollah Raids Israel," New York Times, July 13, 2006, p. A1. (<<)

 

(8) Liat Collins, "Not so quiet on the northern front," Jerusalem Post, June 1, 2006, p. 5. (<<)

 

(9) Edward Cody, "Hezbollah Threatens Tel Aviv; Chief's Statement Clarifies Strategy," Washington Post, Aug. 4, 2006, p. A13. (<<)

 

(10) Jonathan Cook scrive che esistono centinaia di "installazioni militari in prossimità o all'interno delle comunità settentrionali. A poca distanza da Nazareth, per esempio, Israele ha costruito una grande fabbrica di armi praticamente sul territorio di una città araba - tanto vicina ad essa, di fatto, che la rete di recinzione si trova a soli pochi metri di distanza dall'edificio principale della scuola elementare locale". (Jonathan Cook, "Israel, not Hizbullah, is putting civilians in danger on both sides of the border," ZNet, August 4, 2006.) (<<)

 

(11) Amnesty International, Israel/Lebanon: Israel And Hizbullah Must Spare Civilians. Obligations under international humanitarian law of the parties to the conflict in Israel and Lebanon, AI Index: MDE 15/070/2006, 26 July 2006. (<<)

 

(12) Statement of Jan Egeland, UN Under-Secretary General for Humanitarian Affairs and Emergency Relief Coordinator, to the United Nations Security Council on the Humanitarian Situation in the Middle East, New York, 28 July 2006. (<<)

 

(13) Statement of UNICEF Executive Director Ann M. Veneman, 30 July 2006. (<<)

 

(14) Human Rights Watch, "Lebanon: Hezbollah Rocket Attacks on Haifa Designed to Kill Civilians," July 18, 2006. (<<)

 

(15) Human Rights Watch, "Israeli Cluster Munitions Hit Civilians in Lebanon," July 24, 2006. (<<)

 

(16) Human Rights Watch, Fatal Strikes Israel's Indiscriminate Attacks Against Civilians in Lebanon, August 2006, Volume 18, No. 3 (E), p. 3. (<<)

 

(17) Human Rights Watch, Fatal Strikes, p. 3. (<<)

 

(18) Donald Macintyre, "Israel launches ferocious assault on Lebanon after capture of troops," The Independent (London), July 13, 2006, p. 4. (<<)

 

(19)

 

(20) Kenneth Roth, "Fog of War Is No Cover for Causing Civilian Deaths," Forward, August 4, 2006. (<<)

 

(21) International Crisis Group, Israel/Palestine/Lebanon: Climbing Out Of The Abyss, Middle East Report N°57, 25 July 2006, p. 14. (<<)

 

(22) UN Press Office, "No time to lose, UN warns as emergency aid supplies to Lebanon cut off by shelling," August 4, 2006. (<<)


http://www.zmag.org/italy/shalom-qaguerralibano-2.htm

7 Agosto 2006
ZNet

Israele/Libano 2
Domande e risposte - Parte 2a.

Stephen R. Shalom


 

 


 

Né a Gaza, né in Libano il pugno di ferro porterà giustizia. Quando il direttore dei servizi segreti israeliani dichiarò nel 2003: "È meglio che piangano le madri palestinesi e non quelle ebree"(45) non espresse solo una opinione profondamente immorale, ma tragicamente inefficace, perché il risultato di tali brutali politiche è molto probabilmente la sofferenza di libanesi, palestinesi e israeliano allo stesso modo. Ed in questa regione instabile esiste il pericolo che la spirale del conflitto risulti in una terribile catastrofe.
 



 

(La prima parte di questo articolo può essere letta qui.)

Ma Israele non ha forse avvertito i civili libanesi?

L'avvertimento va senz'altro bene, ma non assolve Israele dalla responsabilità per i suoi crimini.

Prima di tutto, come ha sottolineato l'Alto commissario per i diritti umani:

Molti non possono affatto abbandonare il sud del Libano perché non hanno mezzi di trasporto, perché le strade sono state distrutte, perché sono malati o anziani, perché devono prendersi cura di altre persone che sono fisicamente impossibilitata al viaggio o perché semplicemente non hanno altro posto dove andare".REFNOTE(<23>)

E dato che Israele ha compiuto bombardamenti su tutto il paese -- 33 contadini sono stati uccisi in un singolo raid nel nord-est del paese compiuto il 4 agostoREFNOTE(<24>) - molte persone potrebbero aver disperato della possibilità di raggiungere un qualunque posto sicuro.

Secondo, gli avvertimenti non danno il diritto di trasformare un'area in una zona di fuoco libero, dove si possa fare tutto. Come nota Rosh, se il fatto di avvertire giustificasse la creazione di zone di fuoco libero, "i militanti palestinesi potrebbero 'avvertire' tutti i coloni di lasciare le terre occupate e poi ritenersi giustificati nel trattare chiunque sia rimasto come un bersaglio legittimo".REFNOTE(<25>)

E, si potrebbe aggiungere, significherebbe che se gli hezbollah avvertissero tutti i civili a lasciare il nord di Israele, poi sarebbero giustificati nel bombardare a tappeto con i katyusha quell'area.

Nonostante il chiaro divieto, alcuni ufficiali israeliani hanno annunciato di considerare molte parti del Libano come aree di libero fuoco - anche se vi restano molti non combattenti.REFNOTE(<26>)

Vuoi dire che il confine tra Israele e Libano sia rimasto tranquillo negli ultimi sei anni?

No, non lo è stato. Vi sono stati diversi incidenti di frontiera.

Gli aerei da guerra israeliani hanno violato ripetutamente lo spazio aereo libanese, spesso volando in maniera intenzionale sopra le città per provocare un'esplosione sonora allo scopo di terrorizzare la popolazione. In alcuni dei suoi rapporti biennali, il Segretario generale dell'Onu ha fatto riferimento ad incursioni giornaliere dell'aviazione israeliana, in altri ha osservato che "il sorvolo da parte di jet, elicotteri e velivoli automatici sono stati numerosi e particolarmente intrusivi e provocatori".

A volte Hezbollah ha risposto a questi sorvoli israeliani con la contraerea, a volte con ritardo, e le bombe sono precipitate oltre confine. L'Onu ha più volte richiamato Israele alla sospensione dei voi e Hezbollah a fermare la contraerea, osservando che le violazioni da una parte non giustificano le violazioni dell'altra. Entrambe le parti proseguirono. Nel giugno del 2002, la contraerea hezbollah ferì due civili israeliani, e il 10 agosto 2003 uccisero un adolescente e ferirono quattro civili. Hezbollah ha fermato la contraerea dalla metà del 2004, ma Israele ha continuato ad effettuare i suoi sorvoli, spesso con esplosioni sonore su aree popolose, nonostante le proteste Onu.

La maggiore ragione di conflitto sul confine, comunque, riguarda Shebaa, un piccolo pezzo di territorio di circa 4 chilometri quadrati. Quando Israele si ritirò dal Libano nel maggio 2000, mantenne Shebaa, sostenendo che appartenevano alle alture del Golan siriane che avevano occupato nel 1967 e perciò non aveva a che fare con il ritiro dal Libano. Il governo libanese, però, sosteneva che Sheeba appartenesse al Libano, non alla Siria, e perciò che il ritiro israeliano non era completo. Hezbollah dichiarò la sua intenzione di continuare la lotta fino alla completa liberazione del territorio libanese. Nel corso degli ultimi sei anni Hezbollah ha attaccato spesso l'esercito israeliano nel territorio di Shebaa, provocando la rappresaglia israeliana contro le posizioni hezbollah.

Non ha forse il Consiglio di sicurezza dell'Onu stabilito che Shebaa non appartiene al Libano e che Israele si è ritirato completamente dal territorio libanese? La questione di Shebaa non è stata forse strumentalizzata da Hezbollah per giustificare i suoi attacchi continui contro Israele?

È vero che il Consiglio di sicurezza ha deliberato che il ritiro di Israele dal Libano nel maggio 2000 sia stato completo, e potrebbe anche essere che Hezbollah abbia usato la questione di Shebaa per rafforzare la sua posizione in Libano, ma non è vero che Hezbollah abbia inventato la questione.

Asher Kaufman(27), un analista israeliano, ha riscontrato che quanto sia il Libano che la Siria erano sotto controllo francese:

Le mappe francesi collocavano Shebaa all'interno del territorio siriano. In pratica, però, i residenti nell'area continuavano a considerarsi parte del Libano. Pagavano tasse extra al Libano e conducevano tutti i loro affari legali ed amministrativi a Hasbaya e Marj 'Ayun piuttosto che in Quneitra, vicinissimo capoluogo di regione siriano. I funzionari francesi che prestavano servizio nella regione notarono l'anomalia e la riferirono all'Alta commissioni di Beirut, suggerendo una correzione delle mappe affinché corrispondessero alla pratica locale. Invece non si fece nulla per risolvere il problema, né da parte del governo francese, né da quello siriano o libanese.

Kaufman osserva che "dagli inizi degli anni 50 al 1967, la Siria prese il controllo della regione di Shebaa, imponendo una realtà de facto che precedentemente non esisteva se non imperfettamente tracciata sulle mappe francesi", ma

i residenti nei pressi del confine tra Libano e Siria continuavano a vivere in gran parte ignorando il confine non segnato e artificiale. Gli abitanti di Shebaa avevano libero accesso alle loro terre e non gli importava molto di chi fosse la sovranità sui loro territori. L'occupazione israeliana del 1967, però, creò una realtà in cui, per la prima volta, il loro diritto all'accesso fu prima limitato ed infine proibita.

Per i Libanesi la regione di Shebaa era un problema già prima dell'aprile 2000. Ciò si può desumere

dalla lista di richieste che il Libano compilò in preparazione di un possibile accordo di pace con Israele. Il ritiro dal Libano è stato al centro del dibattito pubblico israeliano per anni. Il Libano non poteva restare indifferente a questi sviluppi e quindi gli specialisti libanesi prepararono liste di richieste territoriali, finanziarie, e di altro tipo. Una delle numerose accuse avanzate dagli esperti libanesi era che Israele intendeva annettere Shebaa anche se si era ritirato dal Libano meridionale e che il governo libanese doveva perciò prepararsi a fare un passo e avanzare i propri diritti sull'area. Il governo libanese, però, fece una rivendicazione ufficiale solo il 4 maggio del 2000, dimostrando ancora una volta la sua gestione incapace della questione".

Quando l'Onu aveva stabilito nel 2000 sulla base delle mappe storiche che Shebaa non era libanese, i documenti negli archivi francesi mostravano che i funzionari francesi sul territorio avevano consigliato di rivedere le mappe per conformarsi all'uso locale non erano ancora stati scoperti (da Kaufman). Ma con la loro scoperta nel 2002, la posizione libanese su Shebaa si rafforzò molto.(28)

Dan Gillerman, ambasciatore israeliano presso l'Onu, ha detto che "il Libano ha affermato di volere indietro Shebaa - dovrebbero dirlo alla Siria, poiché Israele non può restituire qualcosa che non è di Israele".(29) Ma il Libano aveva chiesto alla Siria, che hanno verbalmente riconosciuto che quel territorio appartiene al Libano. Naturalmente, la Siria non può restituire le terre al Libano perché sono occupate da Israele, parte delle Alture del Golan siriane, che Israele conquistò nel 1967 e annesse formalmente nel 1981 (ciò che produsse una risoluzione unanime del Consiglio di sicurezza che dichiarava l'annessione nulla e non valida).(30)

Negli scorsi giorni, il segretario di stato Usa, Condoleeza Rice, ha proposto che, come parte dell'accordo sulla crisi, Israele restituisse Shebaa al governo libanese come segno di buona volontà.(31) Ma questo è il punto cruciale: se questo pezzo di terra potesse essere restituito al Libano oggi, avrebbe potuto esserlo in qualunque momento precedente. Se Israele avesse annunciato tra il 2002 ed il 2005 che, come passo di fiducia reciproco verso la pace, avesse restituito l'area al Libano, avrebbe rimosso una delle questioni più incendiarie tra i due paesi.

Esistono, ovviamente, anche altre questioni aperte tra Israele ed il Libano. Israele si è rifiutato di consegnare le mappe che indicano la dislocazione delle mine disseminate a sud del Libano, che hanno continuato ad uccidere e menomare gli agricoltori libanesi. E Israele detiene ancora alcuni prigionieri libanesi(32), ciò che incoraggia Hezbollah a catturare ostaggi per scambiarli. Infatti Hezbollah "ha dichiarato il 2006 'anno del recupero dei prigionieri' e, per molti mesi, Hassan Nasrallah ha proclamato pubblicamente l'intenzione del movimento di rapire soldati a scopo di scambio con i prigionieri. Nel novembre del 2005, parlò del "dovere di catturare soldati israeliani e scambiarli a favore dei prigionieri arabi in Israele'".(33)

Ma i prigionieri libanesi ancora nelle mani di Israele non sono colpevoli di crimini orribili? Perché dovrebbero essere rilasciati?

Il prigioniero libanese più noto, Samir Quntar, è incarcerato dal 1979, accusato di aver ucciso diversi civili, tra cui un bambino, a sangue freddo.(34) Però anche molti soldati dell'IDF, e i loro capi, sono colpevoli di crimini di guerra orrendi. (Sì, la natura dei crimini è diversa, date le armi a disposizione di ciascuna parte: mentre Quntar è accusato di aver ucciso diversi, l'IDF uccide centinaia a distanza. Entrambi sono crimini di guerra). In un mondo giusto tutti i colpevoli dovrebbero essere puniti appropriatamente, ma è difficile rifiutare uno scambio di prigionieri che potrebbe ridurre le tensioni con la scusa che una parte sola è colpevole di crimini di guerra.

Si può capire la riluttanza allo scambio di prigionieri con soldati rapiti al solo scopo di servire da moneta di scambio, ma Israele non si oppone a questi rapimenti in linea di principio (benché sia contrario al diritto internazionale). Piuttosto, Israele vi si oppone quando sono gli altri a compierli, su vasta scala per quanto riguarda la Palestina (compresi, nel giugno del 2006, un terzo del governo palestinese e molti legislatori(35)), ma anche in Libano.(36)

Come può mai esserci pace finché Hezbollah mantiene le sue armi? Il Consiglio di sicurezza non ha chiesto che tutte le milizie in Libano siano disarmati?

La risoluzione 1559 del Consiglio di sicurezza ha chiesto il disarmo di tutte le milizie libanesi. Hezbollah si è rifiutata di farlo e, data la terribile storia di guerra civile nel paese, il governo libanese non è incline ad usare la forza per ottenerlo. Il primo ministro Fouad Siniora ha detto che Hezbollah è un'organizzazione di resistenza e non una milizia e perciò non cade nel raggio d'azione della 1559.(37)

Alcuni apologeti di Israele hanno sostenuto che l'attuale guerra sia semplicemente lo sforzo di Israele per attuare la 1559. Ma niente nella 1559 autorizza singoli stati a farsi carico della sua attuazione. E per i Libanesi, che video il loro paese occupato da Israele per 22 anni in flagrante violazione della risoluzione 425 del Consiglio di sicurezza, per non parlare di tutte le altre risoluzioni che Israele continua ad ignorare,(38) niente potrebbe apparire più ipocrita di un Israele che sostiene di attuare le risoluzioni Onu.

La presenza di gruppi armati privati in una società è chiaramente un problema. La questione è come meglio affrontarlo. Il fattore chiave è la rimozione delle condizioni che forniscono a Hezbollah la giustificazione alle proprie armi, e in particolare la necessità di difendere se stessi ed il proprio paese da Israele. Così, la peggiore strategia è un attacco israeliano contro il Libano. Se non vi fosse la questione di Shebaa, quella dei prigionieri, di sorvoli militari israeliani e delle mine, sarebbe molto più difficile per Hezbollah giustificare le proprie armi. Prima della cattura dei soldati israeliani il 12 luglio 2006, il governo libanese dichiarò che la ragione per cui non schierava le proprie truppe lungo la frontiera era la mancanza di un accordo di pace complessivo con Israele e che gli ostacoli alla pace erano proprio le questioni che ho menzionato, nessuna delle quali imporrebbe ad Israele un costo serio.(39)

Hezbollah ha raggiunto una grande popolarità nella popolazione sciita libanese grazie ai suoi programmi di welfare ed in tutto il Libano per il ruolo che svolse nel mettere fine alla lunga occupazione israeliana. Senza lo spauracchio sionista - un ruolo che Israele ha giocato alla perfezione - la comunità sciita libanese potrebbe spostarsi dall'adesione maggioritaria alla politica fondamentalista e socialmente reazionaria di Hezbollah alla politica progressista supportata in passato da una sua porzione considerevole.(40)

Stai assumendo che se Israele si comportasse bene, tutti l'accetterebbero. Ma Israele non è circondato da nemici implacabili che lo vogliono vedere distrutto? L'antisemitismo non è maturo in quella regione?

È vero che il riassesto delle relazioni bilaterali con il Libano non sarà cosa facile. Israele non riuscirà a normalizzare le proprie relazioni con nessuno dei suoi vicini finché non risolverà la questione palestinese. Questa continua ad esistere non a causa dell'odio implacabile ma del rifiuto israeliano di offrire una minima giustizia ai Palestinesi.(41) Ed il rifiuto israeliano in questo senso è reso possibile dal sostegno diplomatico, militare ed economico del governo degli Stati Uniti.

Quando una nazione che si chiama "stato ebraico" opprime un popolo, non è strano che le vittime tendano a sviluppare un odio verso gli ebrei. L'equazione tra i crimini di Israele e tutti gli ebrei è ovviamente sbagliata ed una maniera per gli ebrei di mitigare questa associazione infelice consiste nel criticare apertamente la politica erronea di Israele. L'appoggio acritico ai crimini di Israele da parte degli ebrei non israeliani conferma solo antisemiti nel loro stereotipo. L'antisemitismo è diventato molto più pronunciato in Medio oriente negli anni recenti, ma la soluzione non è bombardare tutti. (Alcuni replicheranno immediatamente, "allora vuoi che andiamo in silenzio verso le nostre camere a gas?" come se l'unica alternativa al mondo sia tra il comportarsi come agnelli o orchi). Invece Israele deve offrire ai Palestinesi uno stato reale, indipendente, sostenibile.

Ma Israele non ha fatto il primo passo per uno stato palestinese ritirandosi da Gaza?

No. Il "ritiro da Gaza" è stato concepito per sollevare Israele dall'onere di governare direttamente questa area densamente popolata da Palestinesi ridotti in povertà, conservando però il controllo sullo spazio aereo, sulla costa e sui confini, ciò che di fatto ha trasformato Gaza in una gigantesca prigione; allo stesso tempo Israele mira a prendersi le terre e le risorse migliori della West Bank, lasciando ai Palestinesi pezzi di territorio non contigui che non permettono una esistenza nazionale. Le condizioni di vita a Gaza erano disperate - con un tasso di povertà del 65-75% e un tasso di disoccupazione del 35-40% - anche prima che Israele decidesse di distruggere l'unica centrale elettrica di Gaza ed arrestare molti dei suoi rappresentanti regolarmente eletti in risposta al rapimento di un soldato israeliano, che a sua volta era la risposta al rapimento da parte di Israele di due palestinesi,(42) e prima che l'uccisione di molti civili palestinesi(43) e la sottrazione delle entrate fiscali causasse uno strangolamento economico.(44)

Né a Gaza, né in Libano il pugno di ferro porterà giustizia. Quando il direttore dei servizi segreti israeliani dichiarò nel 2003: "È meglio che piangano le madri palestinesi e non quelle ebree"(45) non espresse solo una opinione profondamente immorale, ma tragicamente inefficace, perché il risultato di tali brutali politiche è molto probabilmente la sofferenza di libanesi, palestinesi e israeliano allo stesso modo. Ed in questa regione instabile esiste il pericolo che la spirale del conflitto risulti in una terribile catastrofe.

 


(23) UN Press Release, "High Commissioner for Human Rights condemns killings of civilians in Qana, South Lebanon," 31 July 2006. (<<)

 

(24) Rory McCarthy et al., "Warning of aid crisis after Israelis hit highway: Bombs kill 33 farm workers in Beka'a valley in one of war's deadliest strikes," Guardian, August 5, 2006, p. 16. (<<)

 

(25) Roth, "Fog of War." (<<)

 

(26) Per esempio, il ministro della difesa israeliano Amir Peretz ha detto riguardo alla regione di frontiera: "continueremo a sparare chiunque entri nel territorio designato". Greg Myre and Helene Cooper, "Israel Plans to Occupy Strip Inside Lebanon," New York Times, July 25, 2006. (<<)

 

(27) Si veda Asher Kaufman, "Understanding the Shebaa Farms dispute," Palestine Israel Journal, Vol.11 No.1 2004. (<<)

 

(28) Si veda Akiva Eldar, "Too Late for Their Own Good," Ha'aretz, July 9, 2002. (<<)

 

(29) "Immediate, Comprehensive Ceasefire Needed in Lebanon Prior to Political Discussion, Acting Foreign Minister Tells Security Council," Security Council SC/8796, UN Department of Public Information, report on Security Council 5503rd Meeting (PM) 31 July 2006. (<<)

 

(30) SC Resolution 497, 17 Dec. 1981. (<<)

 

(31) Jonathan Pearlman, "Disputed plot may be key to Lebanon settlement," Sydney Morning Herald, August 3, 2006. (<<)

 

(32) La maggior parete delle fonti parla di due o tre prigionieri libanesi, ma il Jerusalem Post ne elenca quattro: si veda Khaled Abu Toameh, "Palestinian prisoners' families demand they be part of any deal," The Jerusalem Post Internet Edition, July 30, 2006. (<<)

 

(33) International Crisis Group, Climbing Out Of The Abyss, p. 10. (<<)

 

(34) Coloro che lo difendono come eroe sostengono che il suo obiettivo era una struttura militare, ma non spiegano come siano morti i civili. Si veda "Free Samir Kuntar the Longest-Held Lebanese Detainee in the Israeli Prisons." (<<)

 

(35) Anne Barnard and Sa'id Ghazali, "Israelis Arrest Hamas Official; Dozens Held In Bid To Free Soldier," Boston Globe, June 30, 2006, p. A1. (<<)

 

(36) Si veda Arik Diamant, "Centinaia di palestinesi 'sospetti' sono stati rapiti dalle loro case e non avranno mai un processo", Yediot Aharanot, July 5, 2006. Nell'aprile del 2000 la Corte suprema israeliana dichiarò illegale il rapimento a scopo di scambio, ma la pratica non si è fermata. Si veda Human Rights Watch, "Background Briefing: Israel's Proposed 'Imprisonment of Combatants not Entitled to Prisoner of War Status Law,'" June 2000. (<<)

 

(37) Orly Halpern and Nicholas Blanford, "A Second Front Opens for Israel," Christian Science Monitor, July 13, 2006, p. 1. (<<)

 

(38) La risolusione 242 del Consiglio di sicurezza, che chiede il ritiro israeliano dai territori occupati nel 1967 e costituisce la base per la pace nella regione, è forse la risoluzione più importante di quelle che Israele ha ignorato. Ma la lista è lunga. (<<)

 

(39) Si vesa, per esempio, S/2006/26, 18 Jan. 2006, paragrafo 18, e S/2006/560, 21 July 2006, paragrafo 15, ed i commenti del primo ministro libanese, Fouad Siniora, nella registrazione della seduta del Consiglio di sicurezza del 21 aprile 2006, S/PV.5417. (<<)

 

(40) Si leggano i commenti di Gilbert Achcar in "The Middle East in Flames," ZNet, August 4, 2006. (<<)

 

(41) Per una ricostruzione del conflitto tra Israele e Palestina, si veda Stephen R. Shalom, "Background to the Israel-Palestine Conflict," Z Magazine, May 2002. (<<)

 

(42) Ken Ellingwood, "2 Palestinians Held in Israel's First Arrest Raid in Gaza Since Pullout," Los Angeles Times, June 25, 2006, p. A20. (<<)

 

(43) Si vedano le statistiche compilate da B'Tselem, l'organizzazione per i diritti umani israeliani. (<<)

 

(44) John Murphy, "Israel acts to cut off Hamas; Tax transfer is halted; Olmert urges nations to cease financial aid," Baltimore Sun, p. 1A. Nel mese di maggio, Israele accettò di restituire circa il 5% del flusso a gruppi di aiuto medico. Ken Ellingwood, "Israel to Give Some Funds to Palestinians," Los Angeles Times, May 22, 2006, p. A11. (<<)

 

(45) Major General Aharon Ze'evi (Farkash) quoted in Gideon Levy, "The IDF's chorus of incitement," Ha'aretz, 26 October 2003.¬ (<<)


http://www.zmag.org/italy/chomsy-israelelibanopalestina.htm

12 Agosto 2006
ZNet

Israele, il Libano e la Palestina
Intervista di Kaveh Afrasiabi

Noam Chomsky


 

 


 

I passi necessari sono facilmente comprensibili: cessate il fuoco e uno scambio di prigionieri; ritiro delle forze occupanti; proseguimento del "dialogo nazionale" all'interno del Libano; e accettazione dell'ampio consenso a livello internazionale per una soluzione che preveda due stati (Israele-Palestina), soluzione questa che è stata letteralmente bloccata dagli Usa e da Israele per 30 anni. Ci sarebbe, come sempre, altro da dire ma queste sono le questioni fondamentali.
 



 

Kaveh Afrasiabi: concorda con l'assunto che definisce l'offensiva militare israeliana in Libano come "legalmente e moralmente giustificata"?

Noam Chomsky: l'invasione in se è una seria violazione delle leggi internazionali e nel suo svolgersi sono stati commessi gravi crimini di guerra. Non c'è alcuna giustificazione legale.

Si suppone che la "giustificazione morale" possa essere la cattura di due soldati durante un raid oltre frontiera e l'uccisione di diversi altri e che ciò sia un crimine oltraggioso. Sappiamo per certo che Israele, gli Stati Uniti e altri governi occidentali, insieme ai principali pensatori di questi paesi, non credono in un tale reato. Sufficiente prova è la loro tolleranza per i molti anni di crimini compiuti dagli israeliani (e sostenuti dagli Stati Uniti) in Libano, incluse quattro invasioni precedenti a questa, un'occupazione durata 22 anni in violazione degli ordini del consiglio di sicurezza, omicidi e rapimenti sistematici. Per citare solo una delle domande che i giornali dovrebbero porre: quando è accaduto che Nasrallah abbia assunto il suo ruolo di leader? Risposta: quando il governo Rabin intensificando la portata dei propri crimini in Libano, ha deciso di uccidere Abbas Mussawi, sua moglie e suo figlio con un missile sparato da un elicottero. Nasrallah è stato scelto come suo successore. Questo è solo uno degli innumerevoli esempi. Dopo tutto c'è una buona ragione per la quale il 70% dei libanesi, lo scorso febbraio, era a favore della cattura di soldati israeliani da utilizzare come scambio di prigionieri.

Il risultato è drammaticamente evidenziato dall'aumento di violenza scaturito dopo la cattura del caporale Gilad Shalit il 25 di Giugno. Ogni giornale occidentale assume quella come data inizio ostilità. Eppure solo il giorno prima le forze israeliane hanno rapito due civili di Gaza, un dottore e suo fratello, li hanno inprigionati dove hanno così raggiunto un incalcolabile numero di altri palestinesi, molti dei quali trattenuti senza accuse, e di conseguenza rapiti anch'essi. Rapire un civile è un crimine molto peggiore del rapimento di un soldato. La risposta occidentale è stata abbastanza indicativa: pochi commenti casuali, in altri casi il silenzio. I media principali non si sono neanche scomodati a parlarne. Il fatto da solo dimostra con brutale chiarezza che non esiste alcuna giustificazione morale per l'escalation di attacchi a Gaza o la distruzione del Libano, e che lo spettacolo occidentale di sdegno e oltraggio per il sequestro è solo una cinica messa in scena.

E' stato detto molto sul diritto di Israele di difendersi dai nemici che  si sono avvantaggiati dal ritiro israeliano da Gaza, e questo ha causato l'ultima escalation nel conflitto arabo-israeliano. Concorda?

NC: Israele ha sicuramente il diritto di difendersi ma nessuno stato ha il diritto di "difendere" i territori occupati. Quando il Tribunale Internazionale ha condannato il "muro di separazione" di Israele, anche un giudice statunitense, il giudice Buergenthal, ha dichiarato che "qualunque parte di tale muro venga costruita per difendere gli insediamenti è "ipso facto una violazione delle legge umanitaria internazionale", poiché gli insediamenti stessi sono illegali.

Il ritiro di poche migliaia di coloni da Gaza è stato pubblicamente annunciato come piano di espansione nella Cisgiordania. Adesso è stato formalizzato dal Primo Ministro Ehud Olmert, con il sostegno di Washington, come un programma per annettere sostanziali parti di terre occupate, di importanti risorse (in particolare acqua), "cantonizzazione" dei restanti territori virtualmente separati l'uno dall'altro e scelta di quale misero pezzo di Gerusalemme verrà garantito ai palestinesi. Tutte queste zone devono essere circondate in quanto Israele prenderà il controllo della valle del Giordano. Anche Gaza verrà circondata e Israele potrà condurre attacchi in questo territorio a proprio piacimento.

Gaza e la Cisgiordania sono riconosciuti come entità unica, tanto dagli Stati Uniti quanto da Israele. Israele ancora occupa Gaza e non può invocare il diritto all'autodifesa nei territori che occupa in nessuna delle due parti della Palestina. Sono Israele e gli Stati Uniti a violare pesantemente le leggi internazionali. Stanno cercando di mettere in pratica un piano di vecchia data che mira ad eliminare il diritto nazionale palestinese ad una vita dignitosa.

Gli Stati Uniti si sono rifiutati di appoggiare una soluzione che prevedesse un immediato cessate il fuoco affermando che questo avrebbe voluto dire un ritorno allo status quo ante, ciononostante stiamo assistendo al "ritorno ad un  passato" fatto di rioccupazioni di parti del Libano, e un rapido declino del Libano verso il caos politico generato dal conflitto attuale. E' corretta la politica statunitense?

NC: è corretta dal punto di vista di coloro che vogliono assicurarsi che Israele, adesso virtualmente base militare americana offshore e centro ad alta tecnologia, domini la regione, senza alcun reale paese che possa minare il suo ruolo, e che possa procedere nel distruggere la Palestina.

Inoltre sono presenti vantaggi collaterali quali l'eliminazione di qualunque elemento deterrente stanziato in Libano in caso Israele e Stati Uniti decidano di attaccare l'Iran.

Possono inoltre sperare di instaurare un regime clientelare come quello che avrebbe tentato di creare Ariel Sharon quando invase il Libano nel 1982, distruggendo gran parte del paese e uccidendo 15000/20000 persone.

Quali saranno le probabili conseguenze di questa doppia crisi in Libano e nei territori occupati, a breve e a lungo termine?

NC: non possiamo prevedere molto. Ci sono troppi elementi incerti. Una conseguenza molto probabile, come hanno anticipato Israele e gli Stati Uniti, è un significativo incremento di atti di terrorismo stile-Jihad unito ad un'ulteriore diffusione di odio nel mondo arabo e mussulmano diretto verso gli Usa, Israele e la Gran Bretagna. Un'altra è che Nasrallah, che sopravviva o meno, diventerà un simbolo ancora più importante della resistenza all'invasione israelo-americana. Hezbollah gode già di un fenomenale 87% di sostegno solo in Libano, e la sua lotta ha rinforzato l'opinione generale a un livello tale che anche gli alleati più vecchi e vicini agli Usa sono stati obbligati ad ammettere che "se l'opzione pacifica venisse rifiutata a causa dell'arroganza israeliana, allora resta solo la guerra, e nessuno immagina quali conseguenze possano esserci nella regione, guerre e conflitti che non risparmieranno nessuno, inclusi coloro il cui potere militare è tale da tentarli a utilizzarlo". Questo è re Abdullah dell'Arabia Saudita, una persona che difficilmente criticherebbe direttamente gli Stati Uniti.

Che passi andrebbero compiuti per far cessare le ostilità e per fare in modo che si instauri una pace prolungata?

NC: i passi necessari sono facilmente comprensibili: cessate il fuoco e uno scambio di prigionieri; ritiro delle forze occupanti; proseguimento del "dialogo nazionale" all'interno del Libano; e accettazione dell'ampio consenso a livello internazionale per una soluzione che preveda due stati (Israele-Palestina), soluzione questa che è stata letteralmente bloccata dagli Usa e da Israele per 30 anni. Ci sarebbe, come sempre, altro da dire ma queste sono le questioni fondamentali.


http://www.zmag.org/Italy/hirst-mostruosolascito.htm

14 Luglio 2006
Zmag.org

Le cause dello scontro tra Israele e Libano
Il mostruoso lascito di Israele porta più vicini al tumulto

David Hirst


 

 


 

Per quanto riguarda il bersaglio, Israele, difficilmente si potrebbe trovare un esempio più adatto di una nazione che sta raccogliendo ciò che ha seminato. Ci vollero 18 anni perché Israele si tirasse fuori dal pantano libanese -- e solo al prezzo di lasciare sul posto i trionfanti Hetzbollah di cui, insieme ad Iran e Siria è uno dei co-fondatori
 



 

Il popolo libanese, abituato come pochi alle sorprese violente e letali, si è svegliato ieri al tipo di novità che pensavano di essersi lasciati alle spalle. Il loro nuovissimo aeroporto, l'orgoglio della loro ricostruzione post-bellica, era stato bombardato da aeri da combattimento israeliani insieme a molti altre infrastrutture, portando morte e devastazione su una scala maggiore a quella di Gaza.

Per molti ciò ha riportato inevitabilmente alla mente una livida giornata del 1968 quando, commando israeliani portati dal cielo con elicotteri atterrarono sul vecchio aeroporto e fecero saltare 13 aerei di linea, quasi l'itera flotta della compagnia nazionale. Il pretesto: di due Palestinesi che uccisero un Israeliano ad Atene, uno veniva da un campo profughi in Libano, allora un paese del tutto in pace. Il significato di questa spettacolarmente sproporzionata rappresaglia era qualcosa che i Libanesi potevano a stento immaginare allora. Ma era una assai precoce avvisaglia del lungo incubo che stava per arrivare: il conflitto militare con Israele, da mescolare alla fine con una atroce guerra civile che Israele fece molto per generare.

C'è qualcosa di inquietantemente simile, nelle possibili conseguenze, sulla replica dello spettacolo israeliano di ieri. Da quando gli Israeliani terminarono la loro occupazione nel Sud del Libano nel 2000, questo piccolo e debole paese ha sempre goduto una quasi ininterrotta pausa di respiro dalla turbolenza della regione nella quale così facilmente ed abitualmente cade vittima. Ma di notte è stato risommerso nel ruolo che vissuto per un quarto di secolo ed oltre -- quello di sfortunata arena per le guerre di altri popoli, come di pedina nelle ambizioni e macchinazioni di attori regionali assai più potenti.

Solo gli attori cambiano. Dopo il 1968 doveva essere il movimento di resistenza palestinese, con il Libano come sua principale base di potere, che era l'antagonista di Israele in Libano. Ora si tratta di Hetzbollah. Ad essere precisi, gli Hetzbollah sono libanesi in tutto ciò che definisca una nazionalità, ed hanno membri sia al governo che al parlamento. Questa è la ragione per cui Israele poteva così plausibilmente biasimare il governo libanese per il sequestro dei due soldati. Tuttavia biasimare il libano era altrettanto futile come biasimare il Presidente Mohmoud Abbas per la precedente cattura di u soldato israeliano a Gaza. Se gli islamisti agiscono per conto loro in Palestina, Hetzbollah lo fa in modo ancor più eclatante in Libano. E' uno stato virtuale dentro un altro stato, con una milizia più potente dell'esercito libanese. Naturalmente, in ciò che costituisce il suo sé libanese, esso pone il suo esercito in difesa del Libano. Ma esso ha un altro sé -- un'altra identità, missione, programma -- che cerca sempre di riconciliare con la sua libanesità, compito impossibile in ultima analisi: la jihad universale e tutto ciò che questo implica in termini di ambizioni regionali non libanesi, fedeltà, obblighi e legami. La Palestina è ora al primo posto per questo. Il Leader Hetzbollah, Hassan Nasrallah, lo afferma apertamente: il compito di Hetzbollah non s olo liberare le ultime frange di territorio libanese, la fattoria di Sheba, è aiutare a dare forma ad un esito del conflitto arabo-israeliano.

Ci sono stati legami crescenti tra Hetzbolah e la sua controparte islamista-palestinese, per la quale è una fonte di suggerimenti, armi, addestramento ed aiuto pratico. La sua ultima impresa si preparava da tempo. Naturalmente, Nasrallah ha debitamente ed immediatamente fornito una giustificazione strettamente libanese per essa: alcuni prigionieri libanese ancora in celle israeliane. Ma la vera motivazione va cercata altrove, nel disastro che Israele ha causato in Gaza, e la necessità di una dimostrazione di solidarietà col suo popolo sofferente. Questo ha fornito l'impulso decisivo, l'opportunità per il massimo impatto politico ed emozionale.

Gli altri soggetti regionali di questo programma Hetzbollah sono i governi siriani ed iraniani. Hetzbollah non si è consultato con i suo governo, ma non avrebbe compiuto un atto così audace e pericoloso senza l'incoraggiamento o l'approvazione dei due governi a quali deve tanto. Entrambi hanno a lungo tenuto d'occhio il deteriorarsi continuo della situazione palestinese come piattaforma per l'avanzamento del loro programma strategico ed ideologico. Per l'Iran, la Palestina è stata una priorità di politica estera, non solo di per sé, ma come strumento nella sua spinta verso l'alto nella regione. Da lungo tempo sponsor degli Hetzbollah, lo è diventato di recente anche per Hamas. Si ritiene che eserciti la sua influenza principalmente attraverso Khaled Meshaal, capo di Hamas a Damasco, Si dice anche che Meshaal, col suo controllo sull'ala militare di Hamas, ha ordinato la cattura il mese scorso del soldato israeliano alla quale quella da parte degli hetzbollah è un probabile seguito.

Tutto ciò che il regime Ba'athista siriano cinicamente e pragmaticamente vuole, a quanto pare, è uscire dalla stretta di Washington ed essere riconosciuto come il principale attore regionale, che gli USA non possono ignorare -- e i cui servizi, con qualche tipo di scambio, potrebbero essere usati utilmente, come in Iraq, dove l'America è disperatamente nei guai.

Quando Hetzbollah ha compiuto il suo atto doveva sapere che la risposta dell'esercito israeliano avrebbe posto in secondo piano Gaza. Perché se un tale episodio ha costituito un colpo veramente forte a ciò che Israele chiama il suo "potere di deterrenza", che doveva essere a tutti i costi restaurato, il secondo ne avrebbe moltiplicato gli effetti.

Hetzbollah deve aver saputo che tensioni politiche e settarie già molto serie si sarebbero esacerbate in Libano, ponendo se stesso e la sua base scita ancora più in attrito con altre comunità che amaramente risentite per il modo in cui, questo singolo atto sensazionale per conto terzi, Hetzbollah avrebbe trascinato il paese in nuove miserie di morte, distruzione e disgrazia. E, alla fine, deve aver saputo che ha accompagnato tutto il Medio Oriente -- che ora se lo aspetta -- in un altro passo verso un nuovo tumulto regionale senza precedenti.

A parte i Libanesi, molti Arabi, specialmente islamisti, stanno applaudendo il gesto di Hetzbollah, qualunque cosa porti -- e nessuno più che i loro principali beneficiati nelle intenzioni, i Palestinesi, specialmente quelli che stanno combattendo a Gaza. Per quanto riguarda il bersaglio, Israele, difficilmente si potrebbe trovare un esempio più adatto di una nazione che sta raccogliendo ciò che ha seminato. Ci vollero 18 anni perché Israele si tirasse fuori dal pantano libanese -- e solo al prezzo di lasciare sul posto i trionfanti Hetzbollah di cui, insieme ad Iran e Siria è uno dei co-fondatori. Proprio quando, sul suo nuovo fronte di Gaza, sta trasformando Hamas ed altri islamisti in nemici futuri ancor più temibili di quanto non fossero, improvvisamente si ritrova di fronte, in modo allarmante e pazzesco, il suo vecchio mostruoso lascito.


http://www.zmag.org/Italy/dearden-faresoldioccupazione.htm

10 Luglio 2006
Zmag.org

Fare soldi sull'Occupazione
Gli interessi della grande impresa alimentano il conflitto in Palestina

Nick Dearden


 

 


 

Sebbene le leggi dell'UE richiedono che la produzione dagli insediamenti sia etichettata a fini doganali, così da non applicare ad essa tariffe preferenziali, questa informazione non è fornita agli acquirenti, così i prodotti degli insediamenti finiscono mescolati alla frutta israeliana, agli ortaggi e alle verdure.
 



 

Sentiamo poco dai Territori Occupati Palestinesi oltre alle morti, alla distruzione e alla disperazione senza fine. Mentre la qualità della vira cola a picco e il conteggio delle morti va alle stelle, è difficile immaginare un posto meno plausibile dove andare a fare profitti. Ma nonostante il dispiegarsi della catastrofe umanitaria, e l'attenzione internazionale che essa riceve, nomi familiari dei quartieri degli affari europei e statunitensi stanno attivamente appoggiando l'occupazione israeliana della Palestina attraverso la loro attività d'affari -- rischiando di prolungare la miseria del popolo palestinese per molti anni a venire.

L'industria USA multinazionale di costruzioni Caterpillar è gia stata individuata, dato che fornisce bulldozer militari all'esercito israeliano attraverso il programma USA di esportazioni militari. Una recente missione di accertamento dei fatti di War on Want ha confermato l'opinione del comandante militare israeliano, che chiama questi mostri "arma chiave" nella sempre più profonda colonizzazione della West Bank. La sequela di crimini di guerra per cui queste macchine sono usate è scioccante -- demolizione di molte migliaia di abitazioni palestinesi, qualche volta con i loro abitanti ancora all'interno; distruzione di terra agricola, di impianti idraulici, di olivi ed alberi da frutta; e la costruzione dell'illegale Muro di Separazione che attualmente sta circondando città palestinesi, separando centri abitati e trasformando la West Bank in una gigantesca prigione. Ancora più incredibile è il fatto che il principale dirigente della Caterpillar, Jim Owens, possa affermare che "la Caterpillar fa del bene agendo bene in tutto il mondo."

La campagna di disinvestimento contro la Caterpillar ha acceso il dibattito sulla complicità della grande impresa in molte Chiese Cristiane; non ultima la Chiesa d'Inghilterra dove il Sinodo Generale ha votato per cominciare il processo di disinvestimento, mentre i dirigenti ecclesiastici che tengono i cordoni della borsa, hanno preso una decisione differente: Nelle ultime settimane la Chiesa Metodista e la Chiesa Unitaria di Toronto hanno votato per usare la minaccia di disinvestimento come mezzo per fare pressione sulle compagnie perché cessino di aiutare l'occupazione israeliana.

Ma la Caterpillar non è sola. Molte persone nel Sud-Est dell'Inghilterra avranno cari ricordi (o non tanto cari) della compagnia ferroviaria francese Connex, che ha gestito i treni fuori Londra per sette anni, prima che il suo contratto venisse annullato per la mediocrità dei risultati finanziari nel 2003. Anche meno noto è che l'anno precedente alla Connex, in qualità di principale socio del consorzio chiamato CityPass, fu assegnato un contratto di 500 milioni di dollari per costruire un sistema di ferrovia leggera che collegasse Gerusalemme agli insediamenti illegali di Gerusalemme Est. I lavori attorno alla città vecchia di Gerusalemme segnano l'inizio del progetto la cui ultimazione è prevista per il 2020. La Connex gestirà la linea per i prossimi 30 anni, mentre un altro socio francese, Alstrom, fornirà i treni.

Il problema è che Gerusalemme Est non è parte di Israele. In effetti i Palestinesi sperano che un giorno avranno lì la loro capitale. Ma l'annessione illegale di Gerusalemme Est minaccia questo sogno. Israele ha incoraggiato 200.000 coloni a trasferirsi a Gerusalemme Est negli ultimi 40 anni, e sta attualmente usando questi insediamenti, lungo il Muro di Separazione, per tagliare via Gerusalemme Est, da cui decine di migliaia di Palestinesi dipendono, dal resto della West Bank. Il pacifista israeliano e candidato al premio Nobel per la pace Jeff Halper ci ha detto che l'attuale espansione attorno a Gerusalemme renderà ogni futuro stato palestinese "niente più che un insieme di brutte riserve indiane".

Il governo israeliano ha apertamente affermato che il sistema ferroviario della Connex è parte di questo stesso programma, per completare l'annessione di Gerusalemme Est. Durante la cerimonia di firma del contratto nel luglio 2005 l'allora Primo Ministro Ariel Sharon sottolineò che questo progetto avrebbe aiutato "a rafforzare Gerusalemme, costruirla ed espanderla per l'eternità come la capitale del popolo ebraico e la capitale unita dello Stato d'Israele". Le implicazioni di questo progetto non sono limitate alla sofferenza patita ora, ma agiscono sulla possibilità di pace in Medio Oriente per molti anni a venire.

A meno di vivere come pendolari di bus nel Galles, pochi di noi viaggiano con la Connex. Ma centrale per le nostre vite, comunque, è il comportamento dei supermarket cittadini. La mancanza di controllo si ciò che mangiamo sta diventando una preoccupazione di ogni giorno per molti. Anche qui, un'occhiata alla realtà dell'Occupazione israeliana è sufficiente per suggerire che i supermarket non stanno dicendo tutta la verità sui prodotti israeliani.

Gli insediamenti di Israele nella West Bank rappresentano la realtà fisica dell'Occupazione per molti Palestinesi ogni giorno. Questi insediamenti violano le Convenzioni di Ginevra e la loro creazione è un crimine di guerra secondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, Eppure gli insediamenti sono aumentati a rotta di collo durante il processo di "pace" di Oslo, rubando terra palestinese e risorse, alimentando il risentimento palestinese e il definitivo collasso di Oslo. Oggi ci sono 450.000 coloni che usano, insieme ad Israele, l'83% dell'acqua della West Bank, viaggiando su strade razzialmente segregate che li collegano ad Israele. Attraverso la West Bank gru e bulldozer sono emblematici della continua espansione.

La Valle del Giordano, lungo il bordo orientale della West Bank, è un grande centro di produzione di insediamenti. Mentre i Palestinesi sono ristretti in piccoli villaggi circondati da zone militari chiuse, vaste piantagioni di frutta e verdura attraversano il paesaggio. Un milioni di palme sono state piantate qui, ed il governo d'Israele progetta di piantarne un altro milione nei prossimi cinque anni. La compagnia a capitale misto, Agrexco, è responsabile per il 60-70% di tutto il prodotto esportato dagli insediamenti, e gli affari stanno andando a gonfie vele, con un 72% di crescita nelle entrate negli ultimi 3 anni. 60% di tutti di tutta la verdura israeliana viene esportata nel Regno Unito. Noi incontrammo un agricoltore palestinese che coltivava melanzane nel suo orto, ma esse erano secche e raggrinzite in confronto all'uva ben irrigata che cresce da piantagioni che potrebbero essere state rubate proprio a lui. "L'acqua che queste piante ricevono attraversa la mia terra", ci dice, "tuttavia non abbiamo accesso ad essa".

Nonostante l'importanza degli insediamenti come fattori contrari alla pace, supermarket come Tesco e Waitrose ancora comprano forniture coltivate o prodotte nella West Bank, sotto l'etichetta "Made in Israel". Sebbene le leggi dell'UE richiedono che la produzione dagli insediamenti sia etichettata a fini doganali, così da non applicare ad essa tariffe preferenziali, questa informazione non è fornita agli acquirenti, così i prodotti degli insediamenti finiscono mescolati alla frutta israeliana, agli ortaggi e alle verdure.

Alcuni prodotti sono più facili da individuare. Il vino prodotto da Barkan è in vendita presso la Tesco, Selfridges e Sainsbury, mentre merendine della Beigel & Beigel sono venduti da Tesco e Waitrose, prodotti per la pelle di Ahava si trovano da Selfridges, e la soda di Mishor Adumin presso Argos. Tutti questi prodotti sono fabbricati completamente o in larga parte negli insediamenti della West Bank. Il vino delle Alture del Golan, territorio siriano occupato nel 1967, è anche più apertamente venduto da Tesco, Waitrose e Sainsbury's.

Infine Caterpillar non è la sola compagnia di costruzioni coinvolta nella demolizione di case. Sebbene le loro operazioni siano particolarmente egregie -- visto che riforniscono l'esercito israeliano con equipaggiamento militare -- abbiamo trovato la Volvo, Daewoo, e i bulldozer JCB, o gru che vengono usate, su base contrattuale, nella costruzione del Muro di Separazione.

Non basta che le compagnie vivano in un modo di luminosi rapporti sulla loro responsabilità sociale, mentre si chiudono occhi ed orecchie all'effettivo impatto delle loro operazioni. E' inconcepibile che la Connex e la Caterpillar non siano a conoscenza del fatto che i loro prodotti e servizi vengano usati per implementare crimini di guerra, Se la Tesco e la Waitrose non sono a conoscenza dell'origine dei prodotti che vendono come "Made in Israel", è perché non hanno posto la necessaria domanda ai fornitori. E se la dirigenza di Volvo, Daewoo, e JCB non sa che i loro bulldozer vengono usati in violazione del diritto internazionale, non possono aver trascorso neanche mezza giornata nei Territori Occupati. In ogni caso, ora lo sanno.

Sta a tutti noi usare il nostro potere per fare pressione su queste compagnie perché cambino i modi in cui operano. Ma infine il problema non ha solo a che fare con la grande industria. Dopo la Prima Guerra Mondiale l'idea dei profittatori di guerra disgustò una generazione sfregiata dall'orrore del conflitto. Oggi le guerre sono di più piccole dimensioni, ma le conseguenze non sono meno devastanti. Le grandi compagnie continuano a fare profitti da questa sofferenza in modi aperti e sottili. Per fermare questo abbiamo bisogno di opporci all'ortodossia economica della nostra epoca -- che il profitto sia il solo elemento sul quale l'organizzazione sociale è basata. Le grandi compagnie non hanno bisogno di più libertà, ma meno.


 

http://www.zmag.org/Italy/haaretz-governoimpazzito.htm

30 Giugno 2006
Haaretz

Il governo israeliano sta impazzendo
L'arresto di politici come pedina di scambio è l'atto di una gang.

Haaretz


 

 


 

Israele ha già rapito persone in Libano per usarle come pedine di scambio nelle trattative con i rapitori di soldati israeliani. Ora sta facendo lo stesso con i politici di Hamas. Come il primo ministro ha dichiarato in un incontro a porte chiuse: "Vogliono il rilascio dei prigionieri? Bene, rilasceremo questi prigionieri a cambio di Shalit". Con "questi prigionieri" si riferiva ai funzionari eletti di Hamas. [...] Ma questo non è semplicemente un ragionamento difettoso; l'arresto di persone per usarle come pedine di scambio è l'atto di una gang, non di uno stato.
 



 

Bombardare ponti che possono essere aggirati in macchina o a piedi; mettere sotto controllo un aeroporto che è da anni in rovine; distruggere una centrale elettrica facendo piombare grandi porzioni della Striscia di Gaza nell'oscurità; distribuire volantini che instillano nella popolazione la preoccupazione per il proprio futuro; passare minacciosamente in volo sul palazzo di Bashar Assad; ed arrestare i funzionari eletti di Hamas: il governo desidera convincerci che tutte queste azioni siano state condotte solo per ottenere il rilascio del soldato Gilat Shalit.

Ma quanto maggiore è la creatività del governo nell'inventarsi nuove tattiche, tanto più essa sempre riflettere la perdita di direzione invece di una concezione politica generale basata sulla ragione e sul senso comune. Infatti il governo israeliano desidera esercitare una pressione sempre maggiore sia sulla leadership politica di Hamas che sulla popolazione palestinese, allo scopo di indurla a fare pressione sulla propria leadership per il rilascio. Allo stesso tempo il governo sostiene che la Siria - o per lo meno Khaled Meshal, che vive in Siria - controlla la situazione. Se è così, che senso ha esercitare pressione sulla autorità locali palestinesi, che non sapevano dell'attacco pianificato e che, dopo averne appreso, hanno chiesto ai rapitori di avere buona cura del loro prigioniero e di restituirlo?

La tattica di fare pressioni sui civili è stata messa in pratica prima, e più di una volta. I Libanesi, per esempio, conoscono bene la tattica israeliana di distruggere le centrali energetiche e le infrastrutture. Interi villaggi nel sud del Libano sono stati terrorizzati, mentre migliaia di persone fuggivano da Beirut. Ma quello che accade in questi casi estremi è che le divisioni locali svaporano e si forma una leadership forte e unitaria.

Alla fine Israele fu costretto sia al negoziato con gli Hezbollah che al ritiro dal Libano. Ora il governo sembra rispolverare il suo campionario di tattiche libanesi, come se non avesse appreso nulla da quella esperienza. Si può assumere che i risultati saranno simili anche questa volta.

Israele ha già rapito persone in Libano per usarle come pedine di scambio nelle trattative con i rapitori di soldati israeliani. Ora sta facendo lo stesso con i politici di Hamas. Come il primo ministro ha dichiarato in un incontro a porte chiuse: "Vogliono il rilascio dei prigionieri? Bene, rilasceremo questi prigionieri a cambio di Shalit". Con "questi prigionieri" si riferiva ai funzionari eletti di Hamas.

Il primo ministro è campione di un movimento i cui capi una volta erano in esilio, ma solo per tornare poi con le teste alte ed in una posizione di maggior forza di quando erano stati deportati. Ma crede che con i Palestinesi le cose funzionino diversamente.

Olmert, da persona che sa che tutti gli attivisti di Hamas deportati da Yitzhak Rabin hanno fatto ritorno alle posizioni di leadership e di comando, dovrebbe sapere che arrestare i capi non fa altro che rafforzare loro e i loro sostenitori. Ma questo non è semplicemente un ragionamento difettoso; l'arresto di persone per usarle come pedine di scambio è l'atto di una gang, non di uno stato.

Il governo è stato preso troppo rapidamente in una spirale fatta di prestigio misto a fatica. Deve recuperare subito i propri sensi, smetterla con le minacce messe in atto sinora, liberare i politici di Hamas ed aprire delle trattative. La questione è un soldato che deve essere riportato a casa, non la trasformazione del volto del Medio Oriente.


http://www.zmag.org/italy/bugie-ricorrenti.htm


Gush Shalom

12 Risposte a 12 bugie ricorrenti
 

Gush Shalom (a cura di)


 

 


 

12 risposte a 12 bugie ricorrenti sul Israele-Palestina.
 



 

 

12 Risposte a 12 bugie ricorrenti

 

 




 

Barak ha fatto di tutto per ottenere la pace.

 

La verità è che ha fatto di tutto per costruire le colonie. Fin dal primo giorno del suo mandato ha accelerato il ritmo di costruzione di nuovi insediamenti (con il pretesto di "ampliare" quelli esistenti), confiscando terra, demolendo le case dei palestinesi e costruendo strade by-pass (il cui scopo principale è di incorporare terra palestinese agli insediamenti che vuole annettere ad Israele). In tutte queste attività, Barak ha fatto più di Netanyahu.
Ed anche in campo politico, Barak ha surclassato Netanyahu: Bibi (soprannome di Netanyahu NdT) almeno ha restituito la maggior parte della città di Hebron ai palestinesi. Barak non ha restituito un solo centimetro delle terre occupate.



 

A Camp David, Barak è andato oltre qualsiasi altro Primo Ministro

 

Anche se fosse vero, significherebbe molto poco. Se un maratoneta (Netanyahu) cade dopo un miglio, e un altro (Barak) cade dopo tre, la differenza fra i due non è molta. La cosa importante è che né uno né l'altro si è avvicinato al traguardo (26 miglia).
Le offerte di Barak a Camp David erano molto lontane dal minimo necessario per fare un accordo di pace con i palestinesi e con tutto il mondo arabo: la sovranità palestinese su Gerusalemme est e soprattutto sul recinto sacro delle moschee (Haram al-Sharif).
Barak accennò a Camp David che avrebbe potuto "considerare" qualche ritocco cosmetico (e quindi ruppe davvero qualche tabù israeliano relativo a Gerusalemme) - ma di fatto negò ai palestinesi, agli arabi e ai musulmani la sovranità sul gruppo delle sacre moschee e sulle principali zone arabe vicine alla città. Questo è il motivo per cui il summit è fallito portando all'escalation che ha dato origine alla "Intifada al-Aksa".

 

Arafat ha fatto fallire il summit di Camp David



 

Alla vigilia della sua partenza per il summit, Barak annunciò cinque "Linee Rosse" che non avrebbe oltrepassato in nessun caso. Fra queste: la sovranità di Israele su tutta la città di Gerusalemme, il non ritorno ai confini del 1967, la permanenza dell'80% dei coloni nel posto in cui sono, e il divieto al ritorno in Israele anche per un solo profugo !!!!
Successivamente ammorbidì alcune di queste posizioni, ma non in misura sufficiente ad arrivare vicino ad un accordo.



 

Siamo sempre noi a dare. Arafat non concede nulla

 

Quando i palestinesi aderirono ad un accordo di pace basato sui confini anteriori al 1967 (la Green Line) stavano già cedendo il 78% della terra fra il mare ed il Giordano. Sono pronti a stabilire il loro stato nel restante 22%. Il nostro governo vuole un "compromesso" su quest'area. Il cui significato è: "Quel che è mio è mio, su quello che è tuo, dobbiamo fare un compromesso".
(Questo è il vero antefatto: il 29 Novembre 1947, il piano di spartizione dell'ONU attribuì il 55% allo stato ebraico e il 45% allo stato arabo della Palestina. Nella guerra che ne derivò (iniziata dagli arabi) noi conquistammo metà della terra assegnata allo stato arabo. In questo modo si originò la "Green Line" che ha lasciato il 78% del paese nelle nostre mani.
 

Il problema non si può esprimere solo in proporzioni percentuali. Barak sembra chiedere solo il 10% dei territori occupati. In realtà è più vicino al 30%, considerando i territori che vuole annettere nell'area di Gerusalemme e porre sotto il suo "controllo di sicurezza" nella valle del Giordano. Ma ancor peggio, nella mappa presentata ai palestinesi, queste quote percentuali tagliano il paese da est a ovest e da nord a sud, in modo tale che lo stato palestinese consista in un gruppo di isole, ognuna delle quali è circondata dai coloni e dai soldati israeliani.



 

Come si fa a far la pace con i palestinesi che violano tutti gli accordi?

 

Dunque, le violazioni palestinesi sbiadiscono in confronto alle nostre. Prima della scadenza del periodo dei 5 anni ad interim (maggio 1998), l'IDF doveva ritirarsi da tutta la West Bank e dalla Striscia di Gaza con l'eccezione delle "postazioni militari definite", gli insediamenti e Gerusalemme. Barak rifiuta di farlo ancora adesso. Inoltre, già da molto tempo si sarebbero dovuti attuare quattro "passaggi di sicurezza" fra la West Bank e Gaza. In pratica ne è stato aperto uno solo e anche questo può essere usato dai palestinesi solo con molte difficoltà.



 

Barak è l'erede di Rabin

 

Al contrario. Nel giro di pochi mesi è riuscito a distruggere non solo tutti i risultati di Rabin, ma anche quelli di Begin. Ha affondato l'accordo di Oslo (contro cui è stato fin dall'inizio) ed ha distrutto le relazioni costruite con molti sforzi fra Israele e molti paesi arabi. Ha suscitato scompiglio fra i cittadini arabi anche in Israele. Per molti aspetti ci ha riportati indietro al 1948, o persino al 1936.



 

Il linciaggio a Ramallah dimostra che gli arabi sono bestie

 

In un confronto di questo genere, ogni parte dà risalto alle atrocità compiute dall'altra parte, "dimenticando" quelle compiute dal proprio versante. Israele addita il terribile linciaggio, i palestinesi additano l'uccisione del dodicenne Muhammad al-Dira fra le braccia del padre e i proiettili sparati alla testa dai cecchini israeliani contro bambini che lanciano pietre. I nostri atti di violenza sono la risposta alle azioni dei palestinesi, le loro sono la risposta alle nostre. E' un circolo vizioso.



 

I media palestinesi sono strumenti di istigazione

 

E' vero, ma sfortunatamente sotto questo aspetto non c'è molta differenza fra i loro e i nostri. I nostri e i loro parlano lo stesso linguaggio, seguendo direttive che provengono dall'alto. Quando la tv palestinese mostra ripetutamente l'immagine del ragazzo che muore fra le braccia del padre diventa un'istigazione. Quando la nostra tv mostra per dozzine di volte al giorno, un giorno dopo l'altro, l'atroce linciaggio di Ramallah, diventa istigazione.



 

Loro sparano contro di noi e le forze israeliane devono esercitare l'auto-controllo

 

E' strano che in due settimane di "auto-controllo" siano stati uccisi circa 110 palestinesi e 3 soldati israeliani. Nessun ufficiale israeliano ha spiegato (o gli è stato richiesto di spiegare) questa curiosa proporzione.
(La spiegazione naturalmente è che l'esercito israeliano già da molto tempo addestra i cecchini a scegliere una persona in mezzo ai manifestanti, a prendere la mira su di essa e a colpirla con un proiettile mortale ad alta velocità. Invece di "pacificare" l'area, questo metodo l'ha resa ancor più incandescente. Ogni funerale ha portato ad un altro conflitto.)



 

Gli arabi mandano i loro bambini contro le nostre postazioni militari, perché possano essere uccisi e poterne esibire le immagini ai media di tutto il mondo

 

Si tratta di un'accusa orrenda che tradisce un razzismo odioso. Presuppone la convinzione che ai genitori arabi non importi che i loro figli muoiano.
 

Nella lotta intrapresa dalle nostre organizzazioni clandestine prima del 1948 e durante la nostra Guerra di Indipendenza, ragazze e ragazzi hanno svolto un ruolo importante.
 

L'addestramento alle armi dei ragazzi palestinesi non è diverso da quello dei nostri battaglioni giovanili del Gadna. Il ragazzo che nel 1948 distrusse un carro armato siriano nel kibbutz di Deganya è diventato un eroe nazionale. Quando un popolo combatte per la propria esistenza e per la libertà i suoi giovani non possono non prendervi parte. (Mi sono unito all'Irgun, definita dagli inglesi come un'organizzazione terroristica, a 14 anni e mezzo. Prima dei 15 anni portavo le armi.)
E' un'illusione pensare che i genitori palestinesi possano impedire ai loro figli di uscire nelle strade a lanciare pietre, mentre vivono sotto un'occupazione crudele e i loro fratelli e sorelle danno prova di eroismo e di sacrificio di se stessi. E' naturale per il popolo palestinese essere fieri di loro.
 

Giovanna d'Arco, fra l'altro, aveva 16 anni quando condusse alla battaglia l'esercito francese.
I coloni si servono abitualmente dei loro figli e bambini senza esitare a metterli in pericolo.



 

Possiamo provare ancora una volta che tutto il mondo è contro di noi. Sono tutti anti-semiti

 

L'opinione pubblica nel mondo è sempre schierata con il più debole. In questo scontro noi siamo Golia e loro sono David. Agli occhi del mondo i palestinesi stanno combattendo una guerra di liberazione contro un'occupazione straniera. Siamo noi nel loro territorio, non loro nel nostro.
Noi ci siamo stabiliti nella loro terra, non loro nella nostra. Noi siamo la forza occupante, loro le vittime. Questa è la situazione oggettiva e nessun ministro della propaganda (come mr. Nachman Shai) può cambiare questo stato di cose.



 

Non abbiamo un partner con cui fare la pace.

 

E' vero, non abbiamo un partner per una pace che i palestinesi vedono come una resa agli ultimatum israeliani. Abbiamo un partner per una pace basata sull'uguaglianza e sul rispetto reciproco.
 

La soluzione è molto chiara: lo stato di Palestina deve sorgere entro i confini anteriori al 1967, con Gerusalemme come capitale per entrambi gli stati - Gerusalemme est con Haram al-Sharif deve appartenere alla Palestina, Gerusalemme ovest con il Muro Occidentale (muro del pianto NdT) e il quartiere ebraico devono appartenere ad Israele.
 

Quando si accetterà nelle linee generali questa soluzione, si potranno cominciare i negoziati su altri problemi: sicurezza reciproca, scambio di territori, una soluzione morale e pratica per il problema dei profughi, la distribuzione dell'acqua etc.
 

Questa pace ci sarà, perché l'unica alternativa è l'inferno per tutti.


http://www.zmag.org/Italy/finkelstein-lobbyfiloisraeliana.htm

3 Maggio 2006
Zmag.org

Non è questione di l'uno o l'altro
La lobby filoisraeliana

Norman G Finkelstein


 

 


 

Nel corrente nervoso dibattito sul ruolo della lobby filoisraeliana nella formulazione ed esecuzione delle politiche USA nel Medio Oriente, l'impostazione "o l'uno o l'altro" -- nel dare priorità o alla lobby filoisraeliana o agli interessi strategici USA -- non è, a mio parere, molto utile.
 



 

Nel corrente nervoso dibattito sul ruolo della lobby filoisraeliana nella formulazione ed esecuzione delle politiche USA nel Medio Oriente, l'impostazione "o l'uno o l'altro" -- nel dare priorità o alla lobby filoisraeliana o agli interessi strategici USA -- non è, a mio parere, molto utile.

A parte il conflitto israele-palestinese, fondamentalmente la politica USA nel Medio oriente non è stata influenzata dalla lobby. Per diverse ragioni, sia le elite USA che quelle israeliane hanno sempre creduto che gli Arabi hanno bisogno di essere sottomessi. Comunque, una volta che gli USA hanno consolidato la propria alleanza con Israele dopo il giugno 1967, cominciarono a guardare gli Israeliani e gli Israeliani proiettarono se stessi come esperti della "mente araba". Di conseguenza, l'alleanza con Israele ha incoraggiato le politiche USA più truculente, credendo, gli Israeliani, che "gli Arabi capiscono solo il linguaggio della forza" e dopo un po' di anni questo o quel paese arabo ha bisogno di essere schiacciato. Lo spettro delle differenze nella politica USA potrebbe essere stretto, ma in termini di impatto sulle vite reali di gente reale nel mondo arabo queste differenze sono probabilmente significative, l'influenza israeliana contribuisce a peggiorare le cose.

L'affermazione secondo cui Israele è diventato una voce in perdita per gli interessi "nazionali" USA nel Medio Oriente trascura il quadro più generale. A volte ciò che è maggiormente evidente scappa all'occhio. Israele è l'unica base stabile e sicura per la proiezione del potere USA in questa regione. Ogni altro paese su cui gli USA potrebbero fare affidamento, per quello che se ne può sapere, potrebbe cadere fuori dal controllo USA domani. Gli USA scoprirono questo -- con loro orrore -- nel 1979, dopo immensi investimenti sullo Shah. D'altro canto, Israele era una creazione dell'Occidente; da ogni punto di vista è culturalmente, politicamente, economicamente legata all'occidente, particolarmente agli USA. Questo è vero non solo al livello di una leadership corrotta, come altrove nel Medio Oriente ma, ciò che è più importante, a livello popolare. L'orientamento filo-americano esiste non solo tra le elite israeliane ma anche nell'intera popolazione. Qualunque cosa accada in Israele, è inconcepibile che questo orientamento possa cambiare. In combinazione con il suo schiacciante potere militare, questo rende Israele una risorsa americana unica e insostituibile nel Medio Oriente.

Da questo punto di vista, è utile ricordare la logica dietro il sostegno britannico al sionismo. Il leader sionista Chaim Weizmann chiese una volta ad un funzionario britannico perché i Britannici continuassero a sostenere il sionismo a dispetto dell'opposizione araba. Non era più logico che si tenessero la Palestina ma abbandonassero il sostegno al sionismo? "Sebbene questo atteggiamento possa comportare un vantaggio temporaneo e possa calmare gli Arabi per un po'", rispose il funzionario, "esso certamente non sistemerà la questione dato che gli Arabi non vogliano i Britannici in Palestina, e dopo averla spuntata con gli Ebrei, attaccherebbero le posizioni britanniche, come i musulmani stano facendo in Mesopotamia, Egitto e India." Un altro funzionario britannico giudicò retrospettivamente che, per quanto risentimento arabo esso poteva provocare, il supporto britannico al sionismo era una politica prudente, perché essa poteva stabilire nel mezzo " di un incerto mondo arabo una colta, moderna comunità, in definitiva costretta a dipendere dall'impero britannico." Fosse stato possibile, i Britannici avrebbero avuto poco interesse nel promuovere una vera cooperazione arabo-ebraica perché questo avrebbe indebolito questa dipendenza. Allo stesso modo, gli uSA non vogliono un Israele veramente in pace con gli Arabi, perché un Israele così avrebbe legami di dipendenza meno forti con gli USA, diventando un emissario meno affidabile. Questa è solo una ragione perché l'affermazione che le elite ebraiche sono "filo-" Israele ha poco senso. Esse sono "filo-" un Israele che è utile agli USA e, pertanto, utile ad esse. A che servirebbe un Paul Wolfowitz ad un Israele che vivesse in pace con i suoi vicini Arabi e meno pronto ad eseguire le commissione degli USA?

I precedenti storici suggeriscono con forza che né i neocon ebraici in particolare né i principali intellettuale in generale hanno una fedeltà prioritaria verso Israele, di fatto una qualsiasi fedeltà ad Israele. I principali intellettuali ebrei divennero "filo"-Israele dopo la guerra del Giugno 1967, quando Israele divenne la risorsa strategica USA nel Medio Oriente, cioè, quando la cosa diventò sicura e fonte di benefici maturi. Accreditarli di qualche convinzione ideologica è, secondo me, molto ingenuo. Loro non sono più impegnati a favore del sionismo di quanto i neocon tra di loro fossero una volta impegnati a favore del trozkismo; il loro unico -ismo è l'opportunismo. Come tipi psicologici, questi Amanti di Sion di nuovo conio assomigliano di più alla polizia ebraica del ghetto di Varsavia. "Ogni giorno, per salvare la propria pelle, ogni poliziotto ebreo portava cinque vittime sacrificali all'altare dello sterminio," disse con profondo risentimento un leader della Resistenza. "C'erano poliziotti che offrivano i loro vecchi genitori, con la scusa che sarebbero morti comunque presto," I neocon ebrei badano all'interesse "nazionale" USA, che è la fonte del loro potere e privilegio, e nel Medio Oriente capita che questo interesse "nazionale" coincide largamente con l'interesse "nazionale" israeliano. Se mai questi interessi entrassero in conflitto, chi può dubitare che, per salvare la propria pelle, loro farebbero esattamente quello che gli è stato ordinato di fare, con gusto?

A differenza che altrove nel Medio Oriente, la politica dell'elite USA nel conflitto Israelo-palestinese quasi certamente non sarebbe la stessa senza la lobby. Che ci guadagnano gli USA nell'occupazione e negli insediamenti israeliani? In termini di ostilità suscitata nel mondo arabo, hanno qualcosa da perdere. La lobby probabilmente non riesce ad accumulare abbastanza potere per mettere a rischio un fondamentale interesse americano, ma può alzare notevolmente la soglia prima che le elite USA siano pronte ad agire, cioè, ad ordinare che Israele esca dai Territori Occupati, come gli USA alla fine costrinsero gli Indonesiani ad abbandonare Timor Est. Laddove Israele non ha molte opzione se gli USA finalmente dessero l'ordine di andare via, gli USA non agiranno a questo modo fino e a meno che l'occupazione israeliana diventi una grande voce in perdita per loro: dal punto di vista della lobby il punto al quale "fino e a meno che" è raggiunto differisce notevolmente. Senza la lobby e di fronte ad ampio risentimento arabo, gli USA probabilmente avrebbero già ordinato ad Israele di mettere fine all'occupazione, risparmiando molte sofferenze ai Palestinesi.

Nel corrente dibattito "o questo o quello" se la lobby influenza la politica USA per il Medio Oriente delle elite, è sfuggito a molti interlocutori che una dimensione cruciale di questo dibattito dovrebbe essere la portata del soffocamento attuato dalla lobby sulla libera ed aperta discussione della materia. Perché in termini di tentativo ad allargare la discussione pubblica qui sul conflitto israelo-palestinese la lobby fa una grande e perversa differenza. Specialmente considerando che le elite USA non hanno grossi interessi nell'occupazione israeliana, la mobilitazione dell'opinione pubblica può avere un vero impatto sulle decisioni politiche, il che è la ragione per cui la lobby investe tanta energia nel sopprimere la discussione.


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