FISICA/MENTE

 

In Galilea, i neocatecumenali aprono la loro casa agli ebrei


Da "il Foglio" del 27 gennaio 2004

di Giuseppe Gennarini
 


A Korazym, sul Monte delle Beatitudini, a solo tre anni dalla visita di Giovanni Paolo II, sembra non sia rimasto nulla a ricordare quell'incontro: neppure una stele o una placca. Solo tanti sassi, gazzelle e iraci.

Anche "Le Monde" ha scritto recentemente: "La voce di Giovanni Paolo II per arrestare la spirale della guerra da molto non è più ascoltata, e forse non lo è mai stata". Eppure, in questi giorni, il papa ricorda "con commozione il pellegrinaggio apostolico del 24 marzo 2000, quando proprio sul Monte delle Beatitudini, non molto lontano da dove Gesù fece la prima moltiplicazione dei pani, ebbi modo di celebrare l'eucarestia dinanzi a tanti fedeli della Terra Santa e numerosissimi giovani del Cammino Neocatecumenale".

Lo ha scritto la settimana scorsa per salutare l'inaugurazione della chiesa nella "Domus Galilaeae", un centro di formazione e per l'accoglienza di pellegrini promosso dal Cammino Neocatecumenale, costruito a pochi passi da dove sorgeva il palco della messa del papa.

Da circa due anni, questa parte della collina, solitamente quieta, si anima di una processione di insoliti visitatori. Ogni sabato numerosi ebrei vengono a visitare questo centro cattolico. Vengono accolti con affetto e guidati nella visita in cui si intrecciano temi cristiani ed ebraici: accanto all'entrata, il santuario della parola dove si erge un "bema", come nelle sinagoghe; a lato del chiostro il decalogo, scritto in grande su marmo in latino ed ebraico; poi le beatitudini, la nuova Torah, anch'esse scritte nelle due lingue sacre; quindi la biblioteca dedicata allo studio del Sermone della Montagna, al cui centro è posta una Torah del XV secolo; infine la nuova chiesa, con un grande affresco del giudizio universale. Dopo la visita vengono salutati con il canto dello Shemà e quasi tutti, anche se non sono osservanti, si commuovono.

Tutti i giorni poi v'è un susseguirsi di comunità neocatecumenali che vengono alla fine del loro cammino di riscoperta del battesimo: ma riscoprire il battesimo significa appunto ritrovare le radici ebraiche del cristianesimo. Il luogo è testimone del terremoto teologico prodotto da questo papa nel magistero e nel pensiero cattolico nei confronti di Israele. Pochi se ne sono resi conto, come poco risalto è stato dato in questi giorni alla visita dei due rabbini capo di Israele in Vaticano.

Il cambiamento era già preparato dal Concilio Vaticano II e poi dalla visita di Paolo VI in Israele nel 1964. Il momento culminante fu la visita di Giovanni Paolo II alla sinagoga di Roma il 13 aprile 1986, quando disse che la "Chiesa scopre il suo 'legame' con l'ebraismo scrutando il suo proprio mistero. La religione ebraica non ci è 'estrinseca', ma è 'intrinseca' alla nostra religione". E chiamò gli ebrei "i nostri fratelli prediletti e i nostri fratelli maggiori".

Si trattò di una radicale ridefinizione del rapporto tra cristianesimo e giudaismo. Il papa si rifà a san Paolo che nella lettera ai Romani definisce Israele "la radice": "ricordati che non sei tu, gentile, a portare la radice, ma è la radice che porta te. Tu sei stato tagliato dall'olivo per natura selvatico e innestato contro natura nell'olivo domestico"; il parziale rifiuto di Gesù da parte di Israele è avvenuto per permettere che "la totalità dei popoli" potesse entrare nell'alleanza, ma gli ebrei restano sempre "amati a causa dei padri, perché i doni e la vocazione di Dio sono irrevocabili".

Con questa affermazione Israele torna ad avere un "luogo teologico" all'interno del cristianesimo. "Dio dei nostri padri - pregò il papa al Muro del Pianto - noi siamo profondamente rattristati per il comportamento di quelli che hanno fatto soffrire i tuoi figli. Nel chiederti perdono vogliamo impegnarci a vivere un nuovo rapporto fraterno".

Il "nuovo rapporto fraterno" Karol Wojtyla lo aveva già iniziato a vivere da bambino a Wadowice, quando il suo più caro amico era Jerzy Kruger, figlio del presidente della comunità ebraica. Kruger fu la prima persona che il papa ricevette in udienza appena eletto e che ebbe una grande importanza per aiutare i negoziati volti al riconoscimento dello Stato di Israele. Questo nuovo rapporto venne poi espresso con la visita in Israele nel 2000 e con la messa sul Monte delle Beatitudini.

In quell'occasione, il papa visitò e benedì il Santuario della Parola del complesso "Domus Galilaeae" e salutò i presenti con queste parole: "Il Signore vi ha aspettato su questo monte".

Questo monte è un luogo centrale nella storia della salvezza ed è come una cerniera tra l'attesa del Messia e la sua venuta, tra Israele e cristianesimo. Isaia lo aveva annunziato: "Terra di Zabulon e Neftali: in passato coperta di obbrobrio, in avvenire sarà coperta di gloria. La Galilea dei pagani, il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una gran luce": poiché questo fu il luogo della terra promessa dove venne sperimentato l'esilio e dove l'oscurità si fece più grande, quando verrà il Messia la sua luce brillerà per prima proprio qui, in Galilea.

Per questo gli ebrei di duemila anni fa, gli ebrei cabalisti di Isaac Luria a Safed nel 1500, e ancora oggi gli ebrei osservanti, seguendo le profezie commentate nel Talmud e nello Zohar, aspettano la manifestazione del Messia nella "Galilea dei pagani", immagine storico-geografica che annuncia una speranza quando l¿uomo è arrivato al colmo della tristezza, dell'umiliazione e della disperazione. Su questo monte Gesù pronunziò il Sermone della montagna, si manifestò dopo la resurrezione a più di cinquecento discepoli dando loro questo mandato: "andate ed ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. [É] Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo".

Kiko Argüello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale insieme con Carmen Hernández e autore del grande affresco della nuova chiesa, spiega perché ha scelto il giudizio universale: Gesù ha inviato i suoi discepoli da questo luogo e, quando alla "fine del mondo" questa missione di andare a tutte le nazioni della terra sarà compiuta, allora il velo sarà tolto anche a Israele; e a tutti ha dato appuntamento per incontrarsi di nuovo, ma quest'incontro, secondo i canoni della tradizione iconografica orientale, non è tragico ma è come una festa piena di luce e di colore. Kiko ricorda che Theodor Herzl, fondatore del sionismo, intuì che l'unione tra ebrei e cattolici avrebbe salvato il mondo (caspita! c'è da aver paura! ndr).

"Essere un ponte di incontro tra giudaismo e cristianesimo", richiamando i cristiani alle loro radici più profonde e riscoprendo Gesù all'interno delle tradizioni ebraiche viventi: ecco la ragione di questa casa; e tutto questo in un ambiente in cui "la gente si senta amata attraverso la bellezza", ha detto Kiko alla cerimonia della dedicazione della chiesa, un lungo rituale che prevede una specie di "battesimo" dell'edificio con acqua, olio e "vestizione" dell'altare con lino bianco. E a sottolineare questo ruolo di "ponte" c'erano tutte le autorità cattoliche della Terra Santa riunite per una volta con le autorità civili ebraiche. E duecento catechisti itineranti che si apprestano ad andare in tutto il mondo: nel deserto, la voce del papa continua a risuonare.

 


 

Breve storia dei Lubavitcher

di Giuseppe Gennarini,

 

Il Foglio , 22 Gennaio 20 05

 

 

 

 

 

La comunità ebraica in tutto il mondo è alle prese da alcuni anni con un fenomeno singolare: il Messia è arrivato a Brooklyn e ha ricostruito il "tempio" al numero 770 di Eastern Parkway; poi nel 1994, dopo due anni di paralisi, è morto e i seguaci ne attendono ora la resurrezione in modo che possa completare la redenzione.
Potrebbe sembrare una stranezza o uno scherzo, ma non è così: i cosiddetti "messianisti", coloro che riconoscono il "Rebbe", cioè Menahem Mendel Schneersohn, come "Melek Moshiach", il Messia per eccellenza, costituiscono la maggioranza del gruppo hassidico Lubavitcher (chiamato anche Chabad). David Berger, un rabbino americano ortodosso ma vicino ai gruppi "liberal", aveva pubblicato un paio d'anni fa un libro ("The Rebbe, the Messiah, and the scandal of Orthodox indifference", Littman Library. 195 pp.) dove chiede la scomunica di tutti gli ebrei Lubavitcher che riconoscono Menahem Mendel Schneersohn come Messia e la loro condanna per "avodah zarah", cioè idolatria, la più grave colpa che un ebreo possa commettere e che nella Bibbia merita la lapidazione. Confessando la sua "vergogna" per questa richiesta di scomunica, Rabbi Berger scrive: "Io, un sostenitore della tolleranza, che invoco l'intolleranza; un credente nel non escludere nessuno che predica l'esclusione; un sostenitore dell'unità che fomenta la divisione!". Secondo Berger, la scomunica è però necessaria perché la fede in questo Messia mette a rischio la sopravvivenza della fede ebraica e il futuro dell'ebraismo in tutto il mondo.
Così, inaspettatamente, in pieno Ventunesimo secolo, mentre la venuta del Messia è vista dalla maggioranza degli ebrei come una metafora politica o culturale, e per gran parte dei cristiani la seconda venuta di Gesù è sempre più "demitologizzata" come semplice simbolo, è scoppiata una discussione, a volte feroce, tra messianisti e anti-messianisti, fatta a colpi di citazioni di passi del Talmud e dello Zohar. Per capire l'importanza di questo fenomeno, in gran parte sfuggito al pubblico italiano, basti pensare che i Lubavitcher sono il gruppo hassidico più dinamico oggi nel mondo e che negli ultimi cinquant'anni maggiormente si è dedicato per aiutare le comunità ebraiche perseguitate o in difficoltà e per mantenere e risvegliare la fede negli ebrei di tutto il mondo. La morte del "Rebbe" nel 1994, già riconosciuto come messia mentre era ancora in vita, non ha affievolito questa spinta missionaria, ma l'ha anzi rafforzata. In Inghilterra, in Olanda e a Sydney, in Australia, il cinquanta per cento del rabbinato è Chabad; a Montreal il capo della corte rabbinica è Chabad; in Italia, a Milano e Venezia, c'è una forte presenza Chabad, che a Roma controlla la più importante macelleria rituale; forte anche la presenza in Francia, mentre in Germania vi sono centri Chabad in tutte le principali città e sono tra gli elementi più importanti del ritorno degli ebrei in Germania. Nei territori di quella che era l'Unione Sovietica la presenza Lubavitcher è così forte che il termine Chabad sta diventando sinonimo di ebraismo. Durante la tirannia stalinista e la persecuzione degli ebrei in Russia anche dopo la morte di Stalin, i Lubavitcher furono quelli che più si adoperarono, molte volte eroicamente e subendo gravi persecuzioni, per la sopravvivenza dell'ebraismo in Russia, costruendo yeshiva, sinagoghe clandestine, con bagni rituali sotterranei e organizzando poi l'emigrazione o la fuga di molti ebrei russi. Fortissima infine l'influenza negli Stati Uniti e in Israele.
In questo modo i Lubavitcher hanno trasformato il movimento degli hassidim, che dopo l'olocausto rischiava di diventare una reliquia del passato, in una delle componenti più influenti dell'ebraismo ortodosso. L'hassidismo si presenta agli albori del Settecento come una rinascita religiosa sulle linee della cabala di Isaac Luria, che ripropone l'attesa del messia come centro della fede ebraica e anche come una reazione alle idee di assimilazione prospettate da Spinoza. I Lubavitcher nacquero verso la fine del millesettecento a opera del Rabbi Shneur Zalman di Liadi, discepolo del grande Dov Baer, diretto successore del Baal Shem Tov, fondatore dell'hassidismo. Il gruppo di Rabbi Shneur Zalman di Liadi prese il nome di Chabad, una sigla formata dalle iniziali di Choqma, Binah e Da'at, (sapienza, intelligenza e conoscenza in ebraico, tre delle emanazioni divine secondo la cabala) e che dà il tono intellettuale che subito distinse questa corrente del movimento hassidim. Successivamente essi vennero designati anche con il nome di Lubavitcher, dalla città bielorussa di Lubavitch, che divenne il centro del gruppo.
Fin dall'inizio Rabbi Zalman, e poi i suoi successori alla guida dei Lubavitcher, ebbero un fortissimo senso della missione e promossero istituzioni scolastiche per educare i giovani alla fede. Zalman venne perseguitato dai mitnagedim, i rabbini opponenti dei hassidim, e venne da loro denunciato alla polizia zarista, finendo in carcere nel 1798. Durante l'invasione di Napoleone in Russia, Zalman, contrariamente a molti altri gruppi hassidici, ritenne che un'eventuale vittoria di Napoleone sarebbe stata disastrosa per il giudaismo e appoggiò l'armata russa, accompagnando nella fuga l'esercito russo sconfitto.
Alla fine dell'Ottocento, con Isaac Josef Schneersohn, il sesto Rebbe, il gruppo dei Lubavitcher venne investito dalla bufera che colpì la comunità ebraica in tutto il mondo: l'illusione di risolvere la questione ebraica attraverso l'assimilazione alla società borghese liberale europea, e poi il sionismo, la rivoluzione russa, le due guerre mondiali e la tragedia dell'olocausto. Questi grandi sconvolgimenti senza precedenti vennero interpretati dai Lubavitcher, secondo l'insegnamento della cabala, come "i travagli del parto" che preparano l'apparizione del Messia.
Nel 1944 Issac Josef, dopo una serie di viaggi avventurosi per evitare di essere imprigionato dai nazisti, decise di trasferirsi a Brooklyn. La discesa del Rebbe in America, l'"emisfero inferiore" non toccato dalla Torah, regno della secolarizzazione, simile all'heideggeriana "notte del mondo", venne visto dai messianisti come uno dei grandi segni che precedono la manifestazione del Messia. Secondo la tradizione, infatti, il Messia discenderà nel mondo delle tenebre, l'Egitto cabalistico, per riscattare i figli perduti di Israele.
Ecco il senso della coraggiosa yeridah (discesa) di Issac Josef nel "mondo del peccato" per promuovere dal di dentro una rinascita dell'ebraismo ortodosso proprio là dove la comunità ebraica è più minacciata dall'assimilazione. Menahem Mendel Schneersohn venne allevato dal suocero Isaac Josef come futuro rebbe e istruito sugli scritti Chabad esoterici e non pubblicati. Alla morte di Issac Josef, nel 1950, divenne settimo Rebbe Lubavitcher. Profondo studioso del Talmud e della cabala, aveva però studiato anche filosofia e ingegneria alla Sorbona di Parigi. Univa così nella sua persona la conoscenza della tradizione a quella della scienza e della filosofia moderna. Con lui, situato nel quartier generale di Brooklyn, al centro dell'emisfero delle tenebre, la rete di istituzioni scolastiche e la spinta missionaria dei Lubavitch si estende in pochi anni a tutto il mondo, anche questo un segno messianico: si calcola che attualmente vi siano oltre duemilaseicento istituzioni Chabad nel mondo, mentre circa tremilasettecento famiglie, rispondendo all'invito del Rebbe, sono emigrate come missionari in diverse nazioni.
Il crollo improvviso e "miracoloso" dell'Unione Sovietica - visto come la vittoria su Gog e Magog - è interpretato come un altro segno messianico che si compie con Menahem Mendel. Subito dopo comincia il ritorno in Israele di milioni di ebrei russi, favorito e sostenuto dai Lubavitcher. Infine la sua morte, nel 1994, preceduta da una lunga e dolorosa sofferenza, e la mancanza di eredi dopo una successione ininterrotta di oltre duecento anni, sono gli ultimi segni che lo confermarono come Messia. Oggi il "Rebbe" è chiamato spesso "boreinu", cioè "nostro creatore", oppure "Dio rivestito di un corpo fisico" o anche "l'essenza divina sussistente in un corpo". Formulazioni vicine alla terminologia della "Lettera agli Ebrei" di san Paolo, che definisce Gesù "l'impronta dell'essenza divina" .
Poiché il Rebbe è "elokus bilevush gashmi" (Dio in forma fisica), anche questa una formulazione molto vicina al concetto d'incarnazione, i messianisti pregano in direzione della foto del Rebbe che adorna numerose istituzioni Lubavitcher. In quasi tutte le liturgie sinagogali dei Lubavitcher si prega rivolgendosi al "Rebbe" come messia: "Vive il nostro Signore ed il nostro maestro ed il nostro Rabbi, Re Messia nei secoli dei secoli, Amen". E si conclude cantando, in attesa della sua resurrezione: "Ed egli ci redimerà". Come è possibile che uno dei gruppi ebraici più fedeli alla tradizione sia approdato improvvisamente a formulazioni che sembrano vicine al cristianesimo? Per capirlo bisogna fare un passo indietro: una delle conseguenze più importanti verificatasi dopo la venuta di Gesù fu la messa 'sottotraccia' delle tradizioni messianiche. Aryeh Kaplan, un rabbino americano studioso della cabala, spiega ("Jewish Meditation", Random House) che per evitare il pericolo che le dottrine messianiche attraessero nuovamente gli ebrei, esse "vennero nascoste alle masse e fatte parte di un insegnamento segreto. Dopo la distruzione del secondo tempio la dirigenza giudaica [della grande assemblea] prese una decisione molto difficile […] la disciplina del "carro di Ezechiele" (cioè le dottrine sulla venuta del messia) doveva essere ridotta a dottrina segreta […], insegnata solo a singoli studenti e che abbiano dato prova di saggezza". Il Talmud prescrive infatti che questa dottrina debba essere insegnata bisbigliando, e solo a studenti che abbiano almeno quarant'anni di età e che abbiano dimostrato certe qualità morali e, perfino, fisiognomiche.
La polemica con i messianisti ha invece costretto il rabbino David Berger a discutere proprio quelle fonti sul Messia della tradizione ebraica esoterica o segreta, spesso solo manoscritte o stampate in ebraico medievale non vocalizzato, e quindi di difficile accesso anche agli studiosi. "Una della mie riserve nello scrivere questo libro - scrive Berger in "The Rebbe, the Messiah, and the scandal of Orthodox indifference" - nasceva dalla riluttanza di far conoscere […] certe fonti rabbiniche che i Messianisti citano per sostenere la loro dottrina: temevo che alcuni lettori, non ben ancorati alla millenaria tradizione del giudaismo, potessero perdere l'ancora e concludere che la fede nella Seconda Venuta del Rebbe (cioè in un Messia morto e risorto) sia […] una opzione accettabile nel giudaismo.
Per questo ho nascosto la mia risposta [a queste fonti] in una nota a piè di pagina, molto breve, quasi criptica...". Le tradizioni sulla venuta del Messia sono come un mare sotterraneo che solamente i grandi studiosi del Talmud e della Cabala conoscono: grazie a questa discussione improvvisamente si è aperta una finestra attraverso cui possiamo gettare uno sguardo.
Al centro del dibattito vi sono due testi e i loro commenti lungo i secoli: Zaccaria 12 ("ed essi guarderanno a colui che hanno trafitto") e Isaia 53, il famoso passo sul "servo sofferente": "Disprezzato e rifiutato dagli uomini, uomo dei dolori […] è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è caduto su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via […] Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca […] chi riflettè che era strappato dalla terra dei viventi e colpito per le trasgressioni del mio popolo? […] Offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni…".
Questo passo, che sembra descrivere la missione di Gesù Cristo, la sua passione, e la sua conclusione gloriosa, nel Nuovo Testamento è il passo messianico più importante e viene citato sette volte esplicitamente e almeno altrettante volte implicitamente. La sorpresa è che anche per i Lubavitcher è proprio quello usato per accreditare la messianicità del Rebbe (il termine "trafitto" in ebraico può infatti essere tradotto anche con "colpito da malattia"). Secondo l'apologetica giudaica tradizionale invece, questo passo non avrebbe alcun riferimento al Messia ma si riferirebbe alle sofferenze del popolo ebreo. Riprendendo gli argomenti tradizionali della polemica, Berger scrive: "Il fatto che alcuni rabbini del Talmud abbiano interpretato il capitolo 53 di Isaia messianicamente è di interesse per lo storico ma non significa affatto che gli ebrei debbano adottare questa interpretazione...".
Eppure per gli ebrei ortodossi "i rabbini del Talmud" sono la più alta autorità; e inoltre, nel passo in questione, le sofferenze del "servo di Jahvè " sono imputate proprio alle "trasgressioni del mio popolo". Ma Berger - e lo ripete quasi ad ogni pagina del suo libro - è assillato perché il Messianismo Lubavitcher scardina i due principali "dogmi" anticristiani stabiliti dalla apologetica ebraica anticristiana, avallando l'idea di un Messia morto e risorto e l'idea che la venuta del Messia non inauguri ipso facto i tempi messianici: "Se trattiamo i messianisti come buoni ebrei […] concediamo la vittoria al Cristianesimo nei punti cruciali di un dibattito millenario". Perciò dedica ben tre capitoli del suo libro per attaccare i messianisti e per confutare le fonti da loro citate. Il risultato alla fine è che i dubbi aumentano e sembra dare ragione ai messianisti. David Singer, dell'American Jewish Commitee, commenta sulla rivista "First Things": "Quanto più Berger cerca di confutare le fonti citate dai messianisti (a sostegno di un messia morto e risorto), tanto più è evidente che sta cercando di nasconderle".
Infatti la discussione sulle fonti dimostra che anche secondo il Talmud, Isaia 53 è proprio il passo messianico "par excellence". Nel trattato Sahedrin 98, citando Isaia 53, il messia è colui che porta i peccati del popolo e che ritorna dalla morte ("il sapiente lebbroso"). Zaccaria 12 poi viene commentato nel trattato Talmudico Sukkah 52, dando luogo alla tradizione del Messia "figlio di Giuseppe", che nella sua prima venuta verrà ucciso e che poi tornerà nella gloria come messia "figlio di Davide".
I commenti talmudici a Isaia 53 e Zaccaria 12 hanno dato origine lungo i secoli ad una ramificazione enorme di testi paralleli e di commenti, cominciando dallo Zohar (il testo fondante per la Cabala), fino ai grandi commentatori: Rashi, Ramban, Ben Yehoyada, Abarbanel, Maharal, Maharash, Rav Saadia Gaon, Rabbi Yochanan, Sedei Chemed e altri ancora. Tutti sono concordi: il Messia risorgerà dalla morte, oppure verrà rapito in cielo dove trascorrerà un tempo prima di tornare nella gloria, oppure sarà trasportato nel "giardino del'Eden": per tutti il Messia non sarà solo un Messia politico, ma sarà soprattutto il vincitore della morte, vera nemica dell'uomo. Unica eccezione tra i grandi della tradizione sembrerebbe Rambam, ossia Maimonide, discepolo dei filosofi arabi atei e sostenitore di una lettura razionalistica della scrittura e della fede ebraica, che tende a mettere in sordina la resurrezione dai morti e che riduce il Messia a un re terreno che porterà una pace politica. Dalla lettura delle fonti della tradizione biblica, talmudica e cabalistica, emerge questo quadro: il Messia "figlio di Giuseppe" nascerà da un discendente di Davide; si manifesterà nella "Galilea dei gentili" e riporterà molti ebrei alla fede; si rivolgerà anche ai pagani che lo ascolteranno e lo seguiranno; dopo avere inaugurato la predicazione del regno verrà "trafitto" caricandosi i peccati del popolo; poi risorgerà dalla morte; infine ascenderà al cielo, e i tempi messianici verranno stabiliti definitivamente solo in un secondo momento, quando ritornerà nella gloria.
Questo dibattito getta una luce nuova sui rapporti tra cristianesimo ed ebraismo, dimostrando che molti aspetti di Gesù e del cristianesimo, che secondo alcuni erano frutto di contaminazioni ellenizzanti o comunque estranee alla tradizione ebraica, sono invece profondamente radicati nella tradizione di Israele. Ma soprattutto, in un'epoca di "pensiero debole" e in un mondo che vede nella omologazione o nell'assimilazione l'ideale supremo, i Lubavitcher sono testimoni viventi che la fede nel Messia - venuto o venturo - è il centro della fede giudeo-cristiana.


Nella foto : In primo piano il "rebbe" Menahem Mendel Schneersohn
 


Ed ecco cosa scrivono su un loro sito questi pazzi, i più accesi sostenitori degli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati. Personaggi ripudiati dai loro ex colleghi ortodossi che non li considerano più neppure ebrei ma che riscuotono grande successo, ad esempio, in Italia.

PS. Informo che gli ebrei non possono scrivere il nome di Dio, in osservanza alle loro credenze. Usano la versione ipocrita D-o. E la versione è ipocrita perché hanno inventato un nuovo alfabeto nel quale la i è sostituita dal trattino -

Informo anche che Moshiach vuol dire Messìa.

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http://lubavich.it/il-rebbe-di-chabad-lubavitch-e-moshiach-mashiach-messia-ebrei-ebreo-ebraismo?PHPSESSID=b2b5ee37471b110bb6be21acc49b3fcc

Sentire la Tensione

UN TEMPO DI SEGNALI

Dove sta andando il Mondo?

Questo mondo sta arrivando al "Mondo che verrà". Le ore più oscure sono passate, e l'alba sta per irrompere, non soltanto per gli ebrei, ma per l'intera Umanità. E non è soltanto una questione di Fede: l'orizzonte umano si va rischiarando, sotto agli occhi di tutti noi. Considera le seguenti statistiche, alla luce dell'imminente redenzione:

L'Arrivo di Mashìach significa niente più guerre, fame oppressione? Nel decennio scorso il Mondo ha tagliata la spesa militare d'un triliardo di dollari; la produzione e il consumo di cibo continuano a crescere; oltre il 90% dei Paesi elegge i propri governi, oltre metà del Mondo vive in economie di libero mercato.

La Redenzione significa vita più sana e sicura? Negli scorsi 30 anni, l'inquinamento dell'aria è calato d'un terzo. Negli scorsi 20 anni, la morte per malattie cardiache è scesa del 40%, e negli Stati Uniti gl'incidenti del traffico sono diminuiti del 25%. Negli scorsi 10 anni la medicina è progredita del 100%, e il riciclaggio dei rifiuti negli States è aumentato 1000%. Negli ultimi cinque anni a New York City il tasso di criminalità è sceso del 40% 10.

Jack-in The-Box

Ma ci sono segnali ben diversi. Il segnale talora è la tensione, talora è la musica.

Per analogo, tutti sappiamo: c'è un fantoccio, nella scatola del fantoccio a molla. Ecco perché la compriamo. Ecco perché chiamiamo il bambino, e giriamo la manopola. Ecco perché ascoltiamo la musica con tanta attenzione, e ci sensibilizziamo e sintonizziamo sulla crescente tensione man mano che la manopola carica la molla per scattare, nel gran momento. E diciamo ai bambini, state qui, aspettate, vedrete che cosa succederà.

In questo angolo, i bambini siamo noi, e D-o è il padre. La sorpresa è Mashìach, e la scatola è il Mondo. D-o suona la musica, e ha caricando la molla in migliaia d'anni, e tutto il tempo ci dice attraverso i Suoi profeti di stare pronti, accanto a Lui, ad aspettare.

Ovviamente i bambini sono impazienti, è naturale. Sembra che il tempo non passi mai. Avete mai fatto un viaggio coi bambini? Chiedono sempre: "Siamo arrivati? Ma quanto manca?". Forse voi avete detto loro di aspettare fino ad un certo momento, più o meno. Forse avete detto loro che, ad un certo momento, dovranno guardare certi segnali. Un colle, un ponte, una scritta stradale, un edificio…

Tale è la situazione che noi esseri umani ci troviamo. Stiamo viaggiando verso la Redenzione, sulla Nave Spaziale Terra. Il Creatore ci ha dato una struttura temporale, e pietre miliari da tener d'occhio attraverso i finestrini, mentre percorriamo la strada verso la Redenzione. E in quale modo Egli lo dice? Attraverso la profezia. La Torà, sia scritta, sia orale, sono piene di segni, di profezie, sul nostro mutamento, sociale e politico, e ambientale persino, nell'era immediatamente precedente la redenzione.

E anche oggi la profezia è vivissima. Il Lubavitcher Rebbe, Rabbi Menachem Mendel Schneerson, in qualità  di profeta ci ha affermato che:

Mashìach è qui e che la Redenzione è adesso. Tutto ciò che ci occorre è aprire i nostri occhi e vedere i mutamenti nel Mondo che già si stanno verificando, e in qual gran misura tali mutamenti siano un'attuazione di quelle antiche profezie che emergono dalla Torà scritta e orale.

In questo capitolo, daremo un'occhiata ad alcuni di tali segnali profetici, e ad alcuni dei recenti mutamenti nel Mondo, per costatare se i segnali stanno costruendo la Redenzione nelle nostre teste.

Ritornando all'analogia del pupazzo a molla, tutti sentiamo la tensione oggi nel Mondo. Ma dobbiamo ascoltare pure la musica, onde notare le cose positive che accadono nel Mondo, cose finora mai accadute. Il Mondo cambia rapidamente. Sono state previste entrambe, la tensione e la musica. Aspettate guardatevi intorno, vedete che cosa sta per accadere. Ma nel frattempo, tenetevi pronti, perché il "pupazzo" non tornerà dentro alla scatola. N'esce e per sempre.

Sentire la Tensione

Man mano che i passi di Mashìach si avvicinano, l'insolenza crescerà, i prezzi schizzeranno alle stelle, la vigna darà il suo frutto, ma il vino sarà caro. Il Governo arriverà all'eresia, ma nessuno glie la rimprovererà. Il luogo d'incontro degli studiosi sarà usato per l'immoralità, Galilea sarà distrutta, Gavlan sarà desolata, quanti abitano presso i confini vagheranno di qua e di là chiedendo la carità senza essere aiutati; la saggezza degli studiosi degenererà, chi teme il peccato sarà deriso, la verità diventerà merce rara; i giovani riempiranno di vergogna gli anziani, gli anziani invecchieranno nella deferenza verso i giovani, il figlino insulterà il padre, la figlia insorgerà contro sua madre, la nuora contro la suocera, e i nemici dell'uomo saranno componenti del suo nucleo familiare; il volto della generazione sarà come il muso d'un cane; un figlio non sentirà svergogna di fronte a suo padre. Allora, su chi possiamo contare? Su Padre nostro che è in Cielo.

Mishnàh Sotà, Cap. 9, par. 15


 

Con trepidazione, i Saggi del Talmùd non vedevano l'ora che avvenisse Mashìach. Alcuni addirittura pregavano di non vedere il Suo Avvento, per il miserabile stato del Mondo in quel momento. Siamo passati attraverso i peggiori dolori del parto, dei giorni del Mashìach, e adesso ci stiamo preparando per i tempi buoni. Ma nel frattempo è dura conservare uno spirito d'ottimismo, la vita è sempre dolorosa.

Chi può contare i mali terribili e insoluti che l'Umanità oggi affronta? Proprio ora centinaia di milioni di persone rischiano di morire di fame. Disastri naturali come terremoti, incendi, alluvioni, uragani, tormentano il pianeta a ritmo crescente. L'ambiente globale si deteriora in fretta, è sempre più evidente che nessuno riuscirà  a fermare la degenerazione degli oceani o l'effetto serra, o il buco nell'ozono.
Gli studiosi della Torà hanno collegato questi mutamenti coi profetizzati "Passi del Mashìach che si avvicina". E ringraziamo D-o, perché soltanto un intervento divino può rimediare a questi problemi immensi.

L'economia del Mondo è stata destabilizzata fino alle radici dall' "influenza" che ha colpito l'Asia, influenza grave e contagiosissima. E mentre i problemi finanziari i si approfondiscono, sono vicine l'instabilità politica, e il deterioramento sociale. Persino (e soprattutto) nelle più ricche fra le società dilaga l'insidiosa erosione dei valori familiari e comunitari, insieme con l'alienazione totale, col la conseguente piaga degli atti di violenza più assurdi, come i bambini che uccidono genitori e insegnanti, e che si uccidono fra loro.

Per le genti oppresse ci sono ulteriori problemi, le devastazioni della guerra, e del terrorismo. L'intera popolazione d'Israele è in pericolo, perché il suo suicida Governo va rilasciando terroristi condannati con prove, e consegna territori ad un Popolo, la cui Carta Costituzionale sancisce la distruzione d'Israele.

Non esiste soluzione a questi problemi, e anche se esistesse, chi ha il potere per rimediare a calamità tanto pervasile? Chiaro, qualsiasi rimedio deve venire dall'Alto. E verrà, come attestano i Profeti della Bibbia.

Ma non basta, sapere che il Mashìach sta arrivando... Deve arrivare adesso! Il Mondo ne ha bisogno terribile. Quanta morte e sofferenza il Mondo devono sopportare ancora, prima che vengano attuate le gloriose Promesse Divine?

Il problema più grosso a noi di fronte, non è la calamità. àˆ la compiacenza. I nostri Saggi hanno affermato che il catalizzatore per realizzare il rimedio sarà proprio la nostra impazienza davanti a come stanno le cose. Nell'ebraismo, la transizione fra il Mondo marcio d'oggi, e il meraviglioso Mondo di domani, è definito "andare dall'esilio verso la redenzione". Di questo esistono due aspetti. Uno: il Mondo deve cambiare. Due: noi dobbiamo cambiare. Primo mutamento da compiere, è mutare la prospettiva con la quale vediamo il Mondo.

Dobbiamo addestrarci a considerare la miseria umana un'anomalia, uno stato terribile, ma destinato a passare, una condizione anomala delle cose, che può, e deve, sparire, lasciando il posto ad una norma di vita di bontà, di gentilezza, di prosperità, e di D-o rivelato al Mondo. Nonostante millenni d'esilio, che ci hanno conficcato in testa una mentalità èsule! Come se n'esce? La verità è questa: la Redenzione è eterna, mentre l'esilio è provvisorio. Se paragoni la durata infinita della Redenzione con i millenni di sofferenza, è palese: lo stato normale delle cose è proprio come sarà, attraverso il Mashìach, nella vera e completa Redenzione.

We want Moshiach now! We dont want to wait!

Questa è la base dell'appello del Lubavitcher Rebbe, a dare l'assalto ai cancelli del Cielo, e a chiedere ad alta voce che Mashìach venga adesso. Nella prospettiva del Rebbe, attraverso la sua percettività spirituale, e attraverso la sua capacità profetica, la Redenzione futura è già una realtà. Il Rebbe ha paragonato la nostra corrente situazione al trovarci davanti ad una scatola chiusa a chiave, con un tesoro dentro. Per far venir fuori la Redenzione, siamo stati dotati di una chiave, che consiste nell'urlare: "Ad Matai!?", "Quanto dobbiamo aspettare ancora? Noi vogliamo il Moshìach, o il Mashìach adesso, non vogliamo aspettare".

Se ci concentriamo sulla necessità di sradicare il male da noi stessi e dal Mondo, saremo ben motivati per agire velocemente. La motivazione è ancor più grande con la consapevolezza: la Redenzione è letteralmente a portata di mano, dista meno d'un capello, è pronta, basta un'azione buona come catalizzatore.

Questo ci guida verso la seconda e più positiva specie di segnali che oggi esiste nel Mondo. Essi sono le indicazioni: il ghiaccio dell'esilio si è rotto, e le cose si stanno scaldando. Sta sorgendo il giorno. Percepire i segni della redenzione è un modo per vivere all'altezza dei tempi. Per giunta, si tratta di una redenzione in sé, e di per sé, in quanto libera la mente dal proprio esilio, e redime lo spirito.

In tal modo veniamo a celebrare la redenzione in arrivo, prima perfino che sia pienamente rivelata. Alla mente razionale può parer prematuro celebrare la redenzione mentre persiste tanta sofferenza. Può sembrare incoerente anche col chiedere sollievo, soccorso a D-o. Eppure i nostri saggi ci hanno insegnato: la gioiosa anticipazione è di per sé merito sufficiente per ottenere che la redenzione si verifichi, in quanto essa dimostra vera e incondizionata fede nell'imminente realizzazione delle promesse di D-o.

Ciononostante, è possibile che una persona allo stesso tempo urli e pianga, e canti e danzi? In generale no, quantunque i nostri Saggi discutano proprio dello stato d'essere dove la gioia è alloggiata in una parte del cuore, mentre le lagrime sono alloggiate nell'altra parte del cuore12. Questo stato d'essere, è raramente raggiungibile per la persona media; così, praticamente parlando, c'è tempo sufficiente per ambo gli stati della mente, talora l'uno e talaltra l'altro.

Torniamo ad alcuni dei motivi validi per festeggiare.

Sentite la Musica

Quando, attraverso gli occhi della Torà, si guardano i mutamenti grossi e piccoli che si stanno verificando attorno a noi, è chiaro: per cattive che le cose possano sembrare, tutti i pezzi stanno per riunirsi insieme in una maniera quanto mai bella, armoniosa13 e senza tempo. In pratica, molti di quei pezzi sono già atterrati al loro posto.

Per portare un po' più oltre l'analogia con la musica, il compositore ha già scritto il brano molto tempo fa, a disposizione di chiunque sappia leggere la musica. Ora il Mondo sta finalmente suonando le note d'apertura della sinfonia. Ascoltate con attenzione.

La Tradizione dal Sinai presenta un futuro fatto di consapevolezza elevata, e di cooperazione geopolitica. Per oltre 2000 anni tali predizioni non erano manco remotamente immaginabili, ma ora stiamo finalmente vedendo quanto siano fattibili tali cose.

Vari millenni fa, i Saggi predissero un'era che sarebbe cominciata nell'anno 5600 (corrisponde al 1840 dell'Era Comune) nella quale la conoscenza spirituale e mondiale avrebbe inondate le coscienze umane, prima della definitiva redenzione. Ciò corrisponde da vicino con le fondamenta e con la fondazione della scienza moderna che furono poste allora: matematica, fisica, chimica, e biologia; e anche le opere seminali del Chassidismo, la disciplina spirituale che pone l'accento sulla conoscenza di D-o, sullo scopo dell'uomo, e sulla definitiva redenzione14.

Vari millenni fa, quando le epidemie decimavano le popolazioni, la durata media della vita era breve, e la morte imperversava, i Saggi annunciarono un'era di salute, di longevità, e infine di vita eterna. Oggi abbondano i miracoli della medicina, la vita media si allunga, e nelle sale operatorie quanto nei laboratori è stata realizzata la resurrezione dei morti 15.

Vari millenni fa i Saggi predissero un'era nella quale la gente avrebbe avuto a disposizione molto tempo libero dal lavoro, per pensare a D-o nel Mondo16. In quei tempi là, la sopravvivenza era una sfida, e le persone lavoravano molto più duramente. Vitto, alloggio, vestiti richiedevano tempo e fatica più d'oggi.

Vari millenni fa, quando il Mondo parlava migliaia di lingue, e venerava altrettante "divinità", i Saggi parlarono d'un tempo nel quale l'Umanità avrà in comune un linguaggio, e s'interesserà ad un solo D-o17. Vediamo la fattibilità d'un linguaggio comune, è dimostrato per esempio dalla pervasività dell'Inglese nel Mondo Intero. Quanto all'interesse comune, chi non ha un'opinione sull'esistenza e sull'importanza di D-o?

Vari millenni fa, quando il Mondo era piatto e senza mappe, e i popoli erano senza collegamenti, i Saggi parlarono d'un tempo nel quale tutti i popoli nell'intero Mondo tondo18 si condivideranno l'informazione divina insieme19. Bene, proviamo ad indovinare. Il Mondo è tondo, e tutti sono in grado di condividere le informazioni. Non sono ancora Divine, ma è un inizio. Almeno il Mashìach non avrà bisogno di dare la caccia ad un modo per far sentire senza ritardi il suo messaggio al Mondo tutto.

Poi ci sono i segnali geopolitici.

Negli anni 50 e 60, i cittadini Americani costruivano rifugi nucleari per proteggersi dalla guerra stellare. La minaccia d'un Olocausto nucleare globale era una possibilità concreta, specie fra l'America e l'Unione Sovietica. Quasi scoppiò, con la crisi dei missili a Cuba. Furono completamente sviluppati piani di contingenza per ricostruire l'America, e per salvare il Presidente degli Stati Uniti nell'eventualità di una guerra nucleare.

Ma nel 1990-1991 i regimi Comunisti repressivi del blocco Sovietico caddero, in una serie di rivoluzioni senza spargere un goccio di sangue! Sono state seguite da governi più umani, che consentono ai loro cittadini libertà fisiche, e spirituali, che da oltre 70 anni era impossibile anche soltanto sognare. L'America ora assiste la Russia, l'ex nemico mortale, a reinserirsi nella comunità mondiale in una maniera più favorevole per tutti. I rifugi antiatomici sono cosa del passato, non del presente.

Guardiamo il Sud Africa: gli ex schiavi godono dei diritti di piena cittadinanza. I diritti umani, l'umana dignità sono una questione morale globale, vivissima nell'ambito della politica mondiale.

Guardiamo la Somalia: i soldati degli Stati Uniti portano cibo ad una popolazione in crisi. Invece di lanciare missili e di sganciare bombe, le superpotenze lanciano siti-WEB, e i loro aerei lanciano pacchi d'aiuti umanitari.

Conflitti regionali come quello nei Balcani comportano l'immediata attenzione delle superpotenze onde estinguere la possibilità che la guerra dilaghi. Ciò in contrasto coi precedenti decenni, quando i conflitti regionali erano sfruttati per interessi nazionali o speciali.

I militari degli Stati Uniti hanno stabilita una politica nuova, a proposito dei progressi nel settore degli armamenti. Deve esserci la ricerca, e deve esserci l'applicazione del fattore "uso pacifico". Nel frattempo ancor più drastico è il progresso Russo nella trasformazione "delle spade in aratri". I Russi hanno centinaia di milioni di dollari, investiti in un programma multinazionale per convertire ad usi di Pace tutto l'apparato e tutta la tecnologia Russa di guerra.

E il ritorno ebraico è un segnale.

Oltre 3.300 anni fa, la Torà fece un lungo e dettagliato preannuncio sul distante futuro del Popolo ebraico. Ancor prima che la nazione ebraica mai entrasse in Israele, la Torà predisse: (a) gli ebrei avrebbero conquistata e abitata la Terra Promessa. (b) alla fine avrebbero trasgrediti i Comandamenti; (c) sarebbero stati oppressi, e sparpagliati per il Mondo; (d) avrebbero cambiato strada, tornando alla loro Fede; (e) sarebbero ritornati nella Terra Promessa.

Non fu Moshè a guidare gli ebrei nella Terra Promessa. Il popolamento della Terra d'Israele fu guidato da Yehoshua, il leader della successiva generazione degli ebrei. Come la Bibbia ebraica riferisce, per circa 500 anni gli ebrei ebbero alti e bassi spirituali, finché a Gerusalemme Davìd e Salomone costruirono il Sacro Tempio. Dopo 410 anni d'alti e bassi spirituali (incluso l' esilio delle 10 tribù smarrite) il Tempio fu distrutto, e gli ebrei superstiti furono esiliati in Babilonia.

Settant'anni più tardi, durante l'Impero Persiano, alcuni degli ebrei tornarono, guidati da Ezrà Hasofèr lo Scriba, e ricostruirono il Tempio, che poi rimase in piedi, per altri 420 anni d'alti e bassi spirituali, durante l'occupazione, Greca e poi Romana. La distruzione del Secondo Tempio nell'anno 3830 (70 Era Comune) diede il via alla diaspora, a 1900 anni durante i quali gli ebrei sono stati oppressi e sparsi nel Mondo tutto. Le prime tre delle previsioni della Torà si sono verificate, e compiute: l'insediamento, i peccati, la dispersione.

Nessun'altra nazione ha veramente popolata la terra d'Israele in quei 1900 anni. Sino a circa 100 anni fa, la Terra Santa era quasi completamente paludi e deserti. Abitata soltanto da poche bande nomadi di Beduini, dai palazzi stagionali di qualche Sceicco e Sultano, e da poche piccole comunità d'ebrei20. Si poteva viaggiare giorni senza vedere un'anima viva.

Poi, circa 100 anni fa, poche centinaia di coloni ebrei vennero dall'Europa, e allo scoppio della seconda guerra Mondiale, ce ne erano già centinaia di migliaia. Dopo la guerra, i rifugiati scampati a stento alla morte nell'Olocausto sono arrivati a centinaia di migliaia. Fu stabilito lo Stato d'Israele, come patria ebraica, nel 1948, in base alla risoluzione delle Nazioni Unite. L'immigrazione da numerosi Paesi crebbe intensamente. Poi, attorno al 1990, col collasso del Comunismo, gli ebrei poterono finalmente immigrare, dalla Russia ne arrivò quasi un milione. Ora nella Terra d'Israele ci sono circa 5 Milioni d'ebrei, e così vediamo: il ritorno fisico è davvero in atto, benché tuttora più ebrei vivano fuori che all'interno della Terra d'Israele21

Ma come la mettiamo, con la profezia del ritorno spirituale degli ebrei, del loro ritorno allo stile di vita tradizionale secondo la Torà? Anche questo si sta verificando. Cinquant'anni fa, l'osservanza dell'ebraismo era rara. Oggi, ovunque ci siano ebrei, c'è una rinascita delle radici. Fra le indicazioni, cresce sempre più in fretta il numero e la qualità delle istituzioni culturali ebraiche, delle rivendite di cibo Kashèr, delle Sinagoghe, delle organizzazioni d'aiuto.

I segnali puntano tutti verso la stessa direzione. Lo scopo della storia si va rapidamente avvicinando. Il Mashìach e la redenzione sono dietro l'angolo. E ora che abbiamo dato uno sguardo all'evoluzione della redenzione, diamo uno sguardo all'evoluzione del Mashìach stesso.

_________________________
 

(10)Templeton, John M. 1997. Is Progress Speeding Up? Tempelton Foundation Press.
(11) Shney luchot HaBrit, Parshat Beshalach
(12) Likutei Amarìmm Tanya autore Rabbi Schneur Zalman di Liadi, edizione Inglese 1984. Kehot Publication Society. NY p 155 e pp 379-381; Zohar II 255° III
(13) ????
(14) vedi Capitolo 15
(15) vedi Capitolo 14
(16) Isaia, 49:23; 60:10-12; 61:5 Eliyahu Rabbà Capitolo 4
(17) Maimonide, Leggi dei Re, 11: 4; Tzefania 3:9; Isaia 2:2-3; Micha 4: 1-2
(18) Invei Eshkolot
(19) Isaia 40:5
(20) La presenza ebraica nella Terra Santa non è mai stata interrotta completamente. Specialmente a Gerusalemme, a Hebron, a Safed, a Tiberiade ecc. Ma allora erano comunità  poco numerose.
(21) Dobbiamo prendere in seria considerazione anche vari gruppi in ogni parte del Mondo, che affermano d'essere le 10 Tribù smarrite d'Israele, che in base alla tradizione dovranno tornare, nei giorni del Mashìach.


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