FISICA/MENTE

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Analisi

Medioriente, la storia dimostra anche il terrorismo israeliano
 

Di Paolo Barnard *

- Introduzione

In Medioriente dilaga il fenomeno del terrorismo. A noi è particolarmente noto il terrorismo palestinese e/o islamico, ma c'è anche il terrorismo israeliano. Il primo è internazionalmente riconosciuto, il secondo no. E qui sta il problema.
Prima di continuare e per sgombrare il campo da possibili equivoci, ribadiamo con decisione che non v'è dubbio che per decenni alcuni gruppi palestinesi si sono macchiati, e ancora oggi si macchiano, di orrendi crimini terroristici che non trovano alcuna giustificazione politica né morale. La condanna di questi crimini, che storicamente colpiscono soprattutto lo Stato di Israele, deve essere assoluta.


Eppure, rimane il fatto che in Occidente si fatica ad ammettere che Israele ha praticato e pratica il terrorismo. Taluni rigettano questa nozione radicalmente, anche se la Storia lo dimostra in maniera incontrovertibile.  

Ciò ha dato origine a una impostazione ideologica errata e catastrofica nelle sue conseguenze, a causa della quale ogni approccio internazionale al conflitto israelo-palestinese viene fatalmente viziato da un sistema di "due pesi due misure": solo ai palestinesi viene formalmente chiesto di abbandonare le pratiche terroristiche, a Israele mai. Questo produce continui fallimenti.

Tale pregiudizio trova appoggio in vaste fasce delle opinioni pubbliche occidentali. Infatti, alle parole "Terrorismo mediorientale" noi associamo d'istinto i volti dei guerriglieri palestinesi, libanesi o iraniani, ovvero del fanatismo islamico armato; ma non ci viene altrettanto spontaneo associarvi i volti dei soldati d'Israele, o quelli dei loro leader politici. Questo è potuto accadere perché l'Occidente ha intenzionalmente alterato la "narrativa" del conflitto israelo-palestinese, per tutelare i propri interessi nell'area. Lo dimostra lo stesso linguaggio mediatico internazionale: da anni in tv o sulle prime pagine dei giornali gli attacchi palestinesi contro i civili israeliani sono sempre definiti (a ragione) "terroristici", ma quelli, altrettanto terrorizzanti delle Forze di Difesa Israeliane contro i civili palestinesi sono sovente chiamati "di autodifesa"; le azioni dei kamikaze di Hamas sono "massacri", mentre le centinaia di omicidi extragiudiziali commessi dai Servizi Segreti israeliani vengono definiti "esecuzioni capitali mirate", e così all'infinito (Chomsky-Fisk-Said et al.).
Tutto ciò ci ha lentamente resi incapaci di riconoscere l'esistenza del Terrorismo di matrice israeliana, assieme alle atrocità che causa e che ha causato.

E' imperativo rettificare questo pregiudizio, iniziando dalla accettazione, da parte della comunità internazionale impegnata nel processo di pace, della verità storica. Questo significa che mentre giustamente condanniamo il Terrorismo palestinese, dobbiamo abbandonare il nostro rifiuto di riconoscere e di censurare il Terrorismo di Israele.

Se ciò non accadrà, non vi è speranza di pace in Medioriente.

A prova di quanto affermato sopra, sono di seguito elencati alcuni fra i peggiori atti di Terrorismo commessi in Medioriente dalla comunità sionista prima e da Israele o da israeliani poi, con una scrupolosa bibliografia. Le fonti sono principalmente i documenti dell'ONU e di Amnesty International; questo perché siamo consapevoli che nell'esporre un tema tanto controverso ci si deve affidare a fonti assolutamente e storicamente al di sopra delle parti. Abbiamo di proposito scartato ogni fonte che potesse anche vagamente essere accusata di partigianeria, e per tale motivo siamo stati costretti a non includere in questo documento centinaia di "atti di Terrorismo israeliani" riportati nella letteratura sul Medioriente.

Lo ribadiamo: questo lavoro non è un atto di accusa contro Israele fine a sé stesso, perché se così fosse sarebbe un'esercizio sterile. Esso vuole aiutare il pubblico a rettificare quella "narrativa" distorta che basandosi su "due pesi due misure" condanna il Medioriente a una violenza senza fine.

Ai lettori il giudizio.

 

* (Ricerca e stesura di Paolo Barnard, giornalista di Report, RAI 3)

 

Avvertenza: per una migliore comprensione del documento si consiglia la lettura della sintesi storica qui allegata.

 


IL TERRORISMO SIONISTA

La prima fase dal 1942 al 1947, prima della nascita dello Stato di Israele.

 

* I testi virgolettati sono traduzioni di documenti originali. Le spiegazioni del redattore sono in corsivo.

1942.
"Durante gli anni della Seconda Guerra Mondiale anche la comunità sionista (in Palestina) adottò metodi violenti di lotta. L'uso del Terrorismo da parte loro è descritto in un documento ufficiale del governo britannico di allora":
'Nel 1942 un piccolo gruppo di estremisti sionisti, guidati da Abraham Stern, si fece notare per una serie di omicidi e di rapine politicamente motivati' (1)

***

1944.
'Il Ministro inglese per il Medioriente, Lord Moyne, viene assassinato da due membri del gruppo Stern, al Cairo. Sempre nello stesso anno il gruppo fuorilegge sionista Irgun Tzeva'i Leumi distrugge numerose proprietà del governo britannico. Le azioni terroristiche dei gruppi Stern e Irgun sono state condannate dallo stesso portavoce della Comunità Ebraica.'  (1)

***

1946.
'Il 22/7/1946, la campagna condotta delle organizzazioni terroristiche (sioniste) raggiunse nuovi livelli, con una esplosione che distrusse un'ala dell'hotel King David di Gerusalemme, che conteneva gli uffici della Segreteria del governo e il quartier generale britannico, uccidendo 86 impiegati, arabi ebrei e inglesi, e 5 passanti.'  (1)

***

1946.
'Altre attività terroristiche (sioniste) includono: il rapimento di un giudice inglese e di alcuni ufficiali, e l'attentato dinamitardo a un Club di Ufficiali inglesi a Gerusalemme con grave perdita di vite umane.'  (1)

***

"Menachem Begin (futuro premier israeliano) fu definito dagli inglesi un 'leader terrorista' per aver fatto esplodere l'hotel King David a Gerusalemme, che a quel tempo venne considerato uno dei peggiori atti terroristici del secolo." (1bis)

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Un altro documento ufficiale britannico del 1946 dichiara:
"Il Governo di Sua Maestà britannica è arrivato alle seguenti conclusioni: che il gruppo (sionista) Haganah e il suo associato Palmach lavorano sotto il controllo politico dei membri della Agenzia Ebraica; e che essi sono responsabili di sabotaggi e di violenze..." (2)

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"Questa campagna terroristica contro gli arabi palestinesi e contro gli inglesi raggiunse tali proporzioni che Churchill, un forte sostenitore dei sionisti e a quel tempo Primo Ministro inglese, dichiarò alla Camera dei Comuni: 'Se i nostri sogni per il sionismo devono finire nel fumo delle pistole degli assassini e se i nostri sforzi per il futuro del sionismo devono produrre un nuovo gruppo di delinquenti degni della Germania nazista, molti come me dovranno riconsiderare le posizioni tenute così a lungo.' (3)

ALCUNI COMMENTI STORICI SU QUESTO PERIODO

"Il grande umanista sionista Ahad Ha'am lanciò un allarme contro la violazione dei diritti dei palestinesi (da parte dei sionisti): 'E cosa sta facendo la nostra gente in Palestina? Erano servi nelle terre della Diaspora e d'improvviso si trovano con una libertà senza limiti, e questo cambiamento ha risvegliato in loro un'inclinazione al despotismo. Essi trattano gli arabi con ostilità e crudeltà, gli negano i diritti, li offendono senza motivo, e persino si vantano di questi atti. E nessuno fra di noi si oppone a queste tendenze ignobili e pericolose.' (4)

***

Dichiarazione di Lord Sydenham alla Camera dei Lord di Londra sul Mandato britannico in Palestina (1922):
"Il danno prodotto dall'aver riversato una popolazione aliena (i sionisti immigrati in Palestina) su una terra araba forse non si riparerà mai più...Ciò che abbiamo fatto, facendo concessioni non agli ebrei ma ad un gruppo di estremisti sionisti, è stato di aprire una ferita in Medioriente, e nessuno può predire quanto essa si allargherà." (5)

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Dichiarazione della Commissione Shaw del governo inglese, a proposito delle violenze fra arabi e sionisti nel 1929:
"...prima della Grande Guerra (1915-18) gli arabi e gli ebrei vivevano fianco a fianco, se non in amicizia, almeno con tolleranza... negli 80 anni precedenti (alla Grande Guerra) non ci sono memorie di scontri violenti (come quelli iniziati nel 1920)." (6)

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"L'espansione territoriale (sionista) attraverso l'uso della forza produsse un grande esodo di rifugiati (palestinesi) dalle zone degli scontri. I palestinesi sostengono che questa era un politica precisa che mirava all'espulsione degli arabi per far posto agli immigrati (sionisti) e citano, fra le altre, le dichiarazioni del leader sionista Theodor Herzl":
'Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra... Sia il processo di espropriazione che l'espulsione dei poveri (palestinesi) devono essere condotti con discrezione e con attenzione...' (7)

***

Da un documento delle Nazioni Unite:
"La comunità ebraica della Palestina ancora si rifiuta pubblicamente di aiutare l'Amministrazione (ONU) a reprimere il Terrorismo (sionista), e cita come ragione il fatto che le politiche dell'Amministrazione sarebbero contrarie agli interessi ebraici." (8)
 
 

IL TERRORISMO SIONISTA-ISRAELIANO

La seconda fase, dal 1947 al 1977, attraverso la nascita dello Stato di Israele


"Uno dei più scabrosi atti di Terrorismo (sionista) contro la popolazione civile (palestinese) si registra, secondo fonti palestinesi ma anche secondo altre fonti, nell'aprile 1948 a Deir Yassin, un villaggio palestinese vicino a Gerusalemme. Un ex governatore militare israeliano di Gerusalemme scrive in proposito":
'Il 9 aprile abbiamo subito una sconfitta morale, quando le due gang Stern ed Etzel (sionisti) lanciarono un attacco immotivato contro il villaggio di Deir Yassin... Si trattava di un villaggio pacifico, che non aveva aiutato le truppe arabe di oltre frontiera e che non aveva mai attaccato le zone ebraiche. Le gang (sioniste) lo avevano scelto solo per ragioni politiche. Si è trattato di un atto di puro Terrorismo... Alle donne e ai bambini non fu dato tempo di fuggire... e molti di loro furono fra le 254 vittime assassinate, secondo l'Alto Comitato Arabo... Quell'evento fu un disastro in tutti i sensi... (le gang) si guadagnarono la condanna della maggioranza degli ebrei di Gerusalemme." (9)

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Alcuni leader sionisti negarono la strage di Deir Yassin, ma anche nella negazione ammisero esplicitamente di aver usato l'arma del Terrorismo psicologico, che non è meno letale. Scrisse Menachem Begin (futuro premier di Israele):
"Il panico travolse gli arabi nella Terra di Israele e iniziarono a fuggire in preda al terrore. Non ciò che accadde a Deir Yassin, ma ciò che fu inventato su Deir Yassin ci aiutò a vincere...in particolare nella conquista di Haifa, dove le forze ebraiche avanzarono come un coltello nel burro mentre gli arabi fuggivano nel panico gridando 'Deir Yassin!'." (10)

***

Menachem Begin fu però ritenuto uno dei responsabili della strage di Deir Yassin:
"Il 9 aprile un'atrocità di enormi proporzioni fu perpetrata a Deir Yassin... furono massacrate 254 persone da membri della gang di Menachem Begin. Alcuni uomini del villaggio furono trascinati attraverso Gerusalemme prima di essere uccisi." (11)

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"Quante atrocità furono commesse (dai sionisti) forse non si saprà mai, ma furono sufficienti a spingere l'allora Ministro israeliano dell'agricultura, Aharon Cizling, ad affermare: 'Adesso anche gli ebrei si sono comportati come nazisti e tutta la mia anima ne è scossa...Ovviamente dobbiamo nascondere al pubblico questi fatti...Ma devono essere indagati.' (12)

***

1948. "Folke Bernadotte fu nominato mediatore (in Palestina) dall'Assemblea Generale dell'ONU...ma prima che l'ONU potesse considerare le sue osservazioni fu assassinato dalla gang (sionista) Stern, una delle tante organizzazioni terroristiche le cui azioni erano diventate più spudorate dalla fine del Mandato (britannico). Il rapporto delle Nazioni Unite sull'assassinio disse che il governo provvisorio di Israele doveva assumersi la piena responsabilità di queste uccisioni... Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU chiese al governo di Israele di indagare e di presentare un rapporto, ma nessun rapporto fu mai presentato...Gli assassini di Bernadotte vestivano uniformi dell'esercito israeliano." (12 bis)

***

Dalla proclamazione dello Stato di Israele (14/05/1948) e durante il trentennio successivo il Terrorismo israeliano nei territori occupati si esprime in una miriade di atti criminosi, in particolare rivolti alla popolazione palestinese dei territori occupati, al punto da richiedere nel 1977 l'intervento ufficiale e indignato dell'ONU con una risoluzione di condanna che parla chiaro:

"L'Assemblea Generale ha ripetutamente votato risoluzioni che criticano le azioni di Israele nei territori occupati. La risoluzione votata nel 1977, che riflette i toni di quelle precedenti, dichiara che l'Assemblea": 'Condanna le seguenti politiche e pratiche israeliane: a)... b)... c) L'evacuazione, deportazione, espulsione, e trasferimento degli abitanti arabi dei territori occupati e la negazione del loro diritto di ritorno - d) L'espropriazione e confisca delle proprietà arabe nei territori occupati - e) La distruzione e demolizione delle case (arabe) - f) Gli arresti di massa e i maltrattamenti della popolazione araba - g) I maltrattamenti e le torture dei detenuti (arabi)...'
'(La Commissione dell'ONU per i Diritti Umani) deplora ancora una volta le continue violazioni da parte di Israele delle norme della legalità internazionale nei territori arabi occupati... in particolare le gravi violazioni di Israele della Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra, che sono considerate crimini di guerra e un affronto all'umanità.' (13)
 
 

IL TERRORISMO ISRAELIANO

La terza fase, dal 1977 al 1988

 

Israele, col pretesto di combattere il Terrorismo palestinese, bombarda e attacca il sud del Libano dal 1973 al 1978, causando enormi sofferenze fra i civili e la fuga verso Beirut di centinaia di profughi shiiti. (14) Poi, nel 1978, alcuni terroristi palestinesi provenienti dal Libano meridionale si infiltrano in Israele e massacrano trentasette turisti israeliani su una spiaggia di Haifa. In reazione a questo crimine Israele invade il sud del Libano, causando circa 2000 morti, la maggioranza civili. (15) Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu ONU (UNIFIL). L'UNIFIL però dovrà fare i conti con la presenza nell'area libanese sotto occupazione israeliana delle spietate milizie mercenarie della South Lebanese Army, che erano interamente sotto il controllo di Israele e che per conto di Israele conducevano azioni militari e ogni sorta di atto terroristico, come quello qui descritto:

"I soldati irlandesi (dell'UNIFIL) Derek Smallhorn, Thomas Barrett e John O'Mahony stavano scortando due osservatori dell'ONU all'interno della zona di Haddad (leader della South Lebanese Army). Caddero in una imboscata di miliziani cristiani e furono portati a Bent Jbail, dove O'Mahony riuscì a fuggire... Smallhorn e Barrett furono visti da un osservatore americano dell'ONU mentre, terrorizzati, venivano sospinti su un'auto... un'ora più tardi venivano assassinati con un singolo colpo alla nuca... Gli Israeliani, che controllavano la zona, negarono di essere al corrente delle uccisioni... Ma ciò che infuriò gli ufficiali del 46esimo Battaglione irlandese (dell'UNIFIL) fu che ricevettero informazioni riservate secondo cui un agente dello Shin Bet (servizi segreti israeliani) era presente all'assassinio di Smallhorn e Barrett... il suo nome in codice era Abu Shawki... Una indagine dell'ONU identificò gli assassini... Ma Israele, che si definisce il cacciatore di 'Terroristi', non volle consegnarli, e non li condannò come 'Terroristi'; al contrario, li aiutò a lasciare il Libano, attraverso Israele, e a stabilirsi a Detroit (Usa)". (16)

***

Nel 1982 Israele invade il Libano; il ministro della difesa di allora è Ariel Sharon (futuro premier). Uno dei più atroci crimini di guerra (e atto di Terrorismo) degli ultimi 50 anni accade proprio sotto gli occhi e con la connivenza piena delle truppe israeliane. (17)
Parliamo del massacro di Sabra e Chatila, i cui esecutori materiali furono le milizie falangiste libanesi sotto il pieno controllo di Israele. (17)

"Il 15 settembre 1982 Bashir Gemayel, presidente del Libano, fu assassinato... Lo stesso giorno le forze israeliane avanzarono su Beirut ovest. Il 16 di settembre gli israeliani arrivarono a controllare quasi tutta Beirut ovest e circondarono i campi profughi palestinesi. Il giorno seguente il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condannò la mossa di Israele con la risoluzione 520... IL 17 settembre giunse notizia che gruppi armati erano entrati nel campo profughi di Sabra e Chatila di Beirut ovest e ne stavano massacrando la popolazione civile. Il 18 settembre fu confermato che una strage immane era stata compiuta. Centinaia di cadaveri di uomini donne e bambini furono scoperti, alcuni mutilati, altri apparentemente uccisi mentre tentavano di fuggire; molte case erano state fatte saltare in aria con dentro gli occupanti." (18)

***

Le responsabilità israeliane per quel massacro sono documentate oltre ogni dubbio. La commissione di inchiesta dello stesso governo israeliano, la Commissione Kahan, nel suo rapporto dell'8 febbraio 1983 dichiara:

"Menachem Begin (allora premier di Israele) fu responsabile di non aver esercitato una maggior influenza e consapevolezza nella questione dell'introduzione dei falangisti nei campi (profughi). Ariel Sharon (Min. Difesa di Isr.) fu responsabile di aver ignorato il pericolo di strage  e di vendetta quando diede il permesso ai falangisti di entrare nei campi (profughi), ed è anche responsabile di non aver agito per impedire la strage... la nostra conclusione è che il Ministro della Difesa è personalmente responsabile. Il Capo di Stato Maggiore (israeliano) Eitan non diede i giusti ordini per prevenire il massacro. La Commissione chiede che il Ministro della Difesa rassegni le sue dimissioni." (19)

L'invasione israeliana del Libano nel 1982 fu approvata dagli Stati Uniti (20), e costò la vita a circa 17.000 civili innocenti. (21)

***

Fra i crimini terroristici e di guerra dello Stato di Israele vi è anche la continua violazione di quasi tutte le fondamentali norme della legalità internazionale. Le seguenti parole esprimono una condanna agghiacciante della condotta di Israele nei territori occupati attraverso tutti gli anni '80:

"In particolare, le politiche (di Israele) e le sue azioni nei territori occupati continuano a costituire violazioni evidenti di una serie di precise norme di legalità internazionale. Queste norme sono: la Carta delle Nazioni Unite - la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani - la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Civili in stato di guerra del 12 agosto 1949 - la Convenzione di Ginevra per la Protezione dei Prigionieri di guerra del 12 agosto 1949... Le politiche di deportazione, le torture dei detenuti, gli arresti di massa, la demolizione delle case (palestinesi), i pestaggi arbitrari e gli omicidi di persone innocenti - fra cui bambini donne e anziani - oltre alle umiliazioni inflitte ai palestinesi nella loro vita quotidiana, sono state sistematicamente applicate dalle autorità israeliane nei territori occupati. Tutto ciò è stato aggravato dalla crescente violenza dei coloni (ebrei) armati contro la popolazione palestinese disarmata." (22)

***

Il Comitato Internazionale della Croce Rossa lancia le stesse accuse a Israele, aggiungendovi la condanna dell'odiosa pratica delle truppe israeliane di espellere i civili palestinesi dalle loro abitazioni e di murarne le entrate, nonché la pratica di confiscare arbitrariamente le loro terre e dichiararle proprietà di Israele. (23)

***

Le condanne internazionali di Israele si susseguono in un coro continuo, ma Israele le ignora totalmente. Come già nel 1977, nel 1985 di nuovo la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione (1985/1A) di forte condanna in cui si legge:
"...Israele si rifiuta di permettere al Comitato Speciale di avere accesso ai territori occupati... la Commissione conferma la sua dichiarazione secondo cui le violazioni israeliane della Quarta Convenzione di Ginevra sono crimini di guerra e un insulto all'umanità." (24)

***

Nel 1988, in piena Intifada (sollevazione) palestinese, la Commissione dell'ONU per i Diritti Umani vota una risoluzione che denuncia ancora il Terrorismo di Israele:
"Nella risoluzione 1988/1A, la Commissione ripete la sua condanna delle politiche israeliane di violenza nei territori occupati, dove vengono spezzate le ossa ai bambini, alle donne e agli uomini, e dove le donne abortiscono a causa dei pestaggi. (La Commissione) condanna altre pratiche violente e sistematiche di Israele, fra cui le uccisioni, i ferimenti, gli arresti e le torture... e i rapimenti di bambini palestinesi." (25)

***

"Nel corso dell'anno (1988) Israele continuò a reprimere i palestinesi nei territori occupati... culminando con l'assassinio a Tunisi, commesso da un commando israeliano il 16 aprile, di Khalil al-Wazir, vice comandante in capo delle forze palestinesi e membro del Comitato centrale dell'OLP... Il 25 aprile il Consiglio di Sicurezza dell'ONU adottò la risoluzione 611... in cui si condanna Israele per l'aggressione contro la sovranità e l'integrità territoriale della Tunisia, in violazione flagrante della Carta delle Nazioni Unite, della legalità internazionale e delle norme di condotta." (26)

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"L'assassinio di Khalil al-Wazir... corrispondeva perfettamente alla definizione del Dipartimento di Stato americano di cosa sia il 'Terrorismo internazionale', ma nessun dipartimento del governo USA suggerì che Israele fosse colpevole di Terrorismo." (27)
 

ISRAELE E L'USO DELLA TORTURA.

Come si è già visto, nei rapporti della Commissione dell'ONU per i Diritti Umani si accusa spesso Israele di praticare la tortura, che è uno strumento di Terrore universalmente condannato. Lo Stato di Israele non solo pratica la tortura, ma è persino arrivato a legalizzarla, unica fra le democrazie mondiali. Lo afferma Amnesty International:

"Lo Stato di Israele ha a tutti gli effetti legalizzato la tortura, nonostante sia un firmatario della Convenzione Contro la Tortura (dell'ONU). Israele ha fatto questo in tre modi: primo, l'uso da parte dello Shin Bet (Servizio di Sicurezza) di 'quantitativi moderati di pressioni fisiche' (sui detenuti) fu permesso dal rapporto della Commissione Landau nel 1987 e approvato dal governo... secondo, dall'ottobre 1994 il Comitato Ministeriale di Controllo dello Shin Bet, organo del governo di Israele, ha rinnovato il diritto di praticare (sui detenuti) un uso ancor maggiore della forza fisica... e terzo, nel 1996 la Suprema Corte di Israele ha emesso una sentenza che permette a Israele di continuare nell'uso della forza fisica contro specifici detenuti." (28)

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B'Tselem, forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d'Israele, scrive:

"Nel 1995 un detenuto palestinese è morto a causa degli 'strattonamenti' (sotto interrogatorio). Il Primo Ministro di allora, Yitzhak Rabin, affermò in quella occasione che quel metodo di pressione fisica era stato usato contro 8.OOO detenuti... Neppure la morte di quel detenuto convinse il governo a proibire quei metodi brutali durante gli interrogatori." (29)

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"Esiste una montagna di prove sull'uso israeliano della tortura. Chiunque ne dubiti dovrebbe chiedere di avere accesso al 'Complesso Russo' dei servizi segreti israeliani a Gerusalemme, oppure ai prigionieri della prigione di Khiam, nella (ex) zona occupata da Israele nel sud del Libano." (30)
 


ISRAELE E GLI OMICIDI POLITICI, LE DEMOLIZIONI, IL TERRORISMO MILITARE, FINO AI NOSTRI GIORNI



Lo Stato di Israele ha legittimizzato la pratica di ammazzare presunti o sospetti "terroristi" senza neppure arrestarli, senza dunque sottoporli ad alcun procedimento legale, senza diritto di difesa o di appello. Semplicemente li ammazza. Scrive Amnesty International:

"L'uso degli omicidi politici. Israele non solo ha praticato la condanna a morte extragiudiziale per trent'anni, ma ha anche ufficialmente approvato questa pratica. Dal 9 dicembre 1987 al 13 settembre 1993 circa 1.070 civili palestinesi sono stati uccisi dalle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati... il tentato omicidio di Khaled Mesh'al ad Amman è una flagrante violazione del diritto alla vita... ma il rapporto della commissione di inchiesta del governo israeliano (su questo evento) è scioccante nel suo disprezzo per la legalità... Continua a esserci una impunità quasi totale per gli omicidi extragiudiziali inflitti ai palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane. Le forze di sicurezza israeliane che praticano la condanna a morte extragiudiziale non portano prove di colpevolezza (delle vittime), né concedono il diritto di difesa." (31)

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Questo è l'amaro commento su queste pratiche dell'organizzazione israeliana per i Diritti Umani B'Tselem:

"Gli omicidi sono stati parte integrante delle politiche di sicurezza israeliane per molti anni. Israele è l'unica nazione democratica che considera legittime queste pratiche." (32)

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Abbiamo già parlato della distruzione arbitraria di abitazioni civili palestinesi da parte delle forze di sicurezza israeliane nei territori occupati. Questo crimine è continuato fino ai giorni nostri, al punto che Amnesty International nel 1999 ha pubblicato un rapporto dove la durezza della condanna espressa è marcatamente superiore al passato:

"Dal 1967, anno dell'occupazione israeliana della Cisgiordania, di Gerusalemme est e di Gaza, migliaia di case palestinesi sono state distrutte... si tratta di abitazioni ammobiliate, occupate sovente da più famiglie con molti bambini, cui spesso vengono dati solo 15 minuti per raccogliere le proprie cose e andarsene. Ma la politica di Israele è basata sulla discriminazione. I palestinesi vengono colpiti per nessun'altra ragione a parte il fatto di essere palestinesi. Nel fare ciò gli Israeliani hanno violato la Quarta Convenzione di Ginevra." (33)

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"Nell'ambito dell'operazione militare israeliana denominata "Grapes of Wrath", l'esercito di Israele ha attaccato la sede ONU di Qana con la morte di 102 civili." (34)

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Una dei più  gravi atti terroristici israeliani, in violazione di ogni norma morale e di legalità internazionale, è l'indiscriminato attacco armato agli operatori medici e paramedici che vanno in soccorso ai civili e ai militari palestinesi feriti o uccisi durante gli scontri. Questa ignobile pratica è documentata oltre ogni dubbio:

"Le Forze di Difesa israeliane hanno sparato sui veicoli che tentavano di raggiungere gli ospedali, con conseguenti morti e feriti. Medici e personale paramedico sono stati uccisi da colpi di arama da fuoco (israeliani) mentre viaggiavano sulle ambulanze, in chiara violazione della legalità internazionale. (35)

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"Durante l'operazione "Grapes of Wrath", l'esercito di Israele, secondo il nostro rapporto, ha attaccato un'ambulanza che trasportava civili, uccidendone sei." (36)

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"E' stata mostrata in televisione la morte di Muhammad al-Dura, di 12 anni (palestinese), colpito a morte all'incrocio Netzarim il 30 settembre a Gaza, mentre il padre tentava di proteggerlo. L'ambulanza che è corsa a soccorrere Muhammad al-Dura e suo padre fu bersagliata di colpi d'arma da fuoco e l'autista fu ucciso." (37)

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Anche la Croce Rossa Internazionale è duramente intervenuta nel condannare questi atti di Terrorismo militare:

"Il 2 aprile 2002 Il Comitato Internazionele delle Croce Rossa '...urgentemente e solennemente fa appello a tutti coloro che fanno uso di armi di rispettare la Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra." (38)

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La negazione di soccorso medico urgente alla popolazione palestinese da parte dell'esercito di Israele non si limita all'attacco alle ambulanze in situazioni di conflitto. Ai posti di blocco israeliani, disseminati su tutti i territori occupati, avvengono fatti gravi. La denuncia è sempre di Amnesty International:

"Altri ostacoli sono stati messi al diritto dei pazienti palestinesi di recarsi in ospedale, con ritardi ai posti di blocco o con il rifiuto di passare imposto dai soldati israeliani... secondo B'Tselem (forse la più autorevole organizzazione per i Diritti Umani d'Israele) ciò ha prodotto dei decessi. La Quarta Convenzione di Ginevra relativa alla Protezione dei Civili in stato di Guerra è stata continuamente violata dall'esercito di Israele." (39)

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"Almeno 29 sono stati i decessi in seguito al rifiuto (da parte dei soldati israeliani ai posti di blocco) di concedere il passaggio verso i centri medici, o a causa dei ritardi... ci sono stati diversi casi di parto ai posti di blocco." (39 bis)
 
 

GLI ULTIMI GRAVI SVILUPPI NEI TERRITORI OCCUPATI. ISRAELE DI NUOVO SOTTO ACCUSA PER GRAVI VIOLAZIONI E PER TERRORISMO MILITARE

A conclusione di questa inquietante cronologia di eventi, che dimostra ampiamente l'uso israeliano,  sia come Stato che come individui, del Terrorismo, proponiamo alcuni spezzoni relativi agli ultimi tragici sviluppi nei territori occupati. Sono tratti anche dai media internazionali e non pretendono di dare un quadro completo delle presunte atrocità commesse da Israele in questi giorni, per due motivi: perché non sono state ancora indagate ufficialmente e perché l'offensiva israeliana è ancora in corso.

Commenti sui fatti di questi giorni (aprile 2002)

"In ogni caso, le Forze di Difesa israeliane hanno agito come se il loro principale scopo fosse quello di punire tutti i palestinesi. Le Forze di Difesa israeliane hanno compiuto atti che non avevano nessuna importanza militare ovvia; molti di questi, come gli omicidi extragiudiziali, la distruzione delle case (palestinesi), la detenzione arbitraria (di palestinesi) e le torture, violano i Diritti Umani internazionalmente sanciti e la legalità internazionale... L'esercito di Israele, oltre a uccidere i palestinesi armati, ha anche colpito e ucciso medici e giornalisti, ha sparato alla cieca sulle case e sulla gente per la strada... I delegati di Amnesty International che dal 13 al 21 di marzo hanno visitato i territori occupati hanno visto una scia di devastazione... Le Forze di Difesa israeliane hanno deliberatamente tagliato l'elettricità, l'acqua, i telefoni, lasciando isolate intere aree per almeno 9 giorni. Hanno negato l'accesso alle agenzie umanitarie dell'ONU che volevano portare soccorso, e persino ai diplomatici che volevano rendersi conto dell'accaduto... Hanno vietato alle ambulanze, incluse quelle del Comitato Internazionale delle Croce Rossa, di muoversi, o hanno causato loro ritardi che mettevano in pericolo la vita dei pazienti. Hanno sparato ai medici che tentavano di aiutare i feriti, che sono morti dissanguati per le strade." (40)

***

"Scrive Aviv Lavie sul giornale Ha'aretz (israeliano): 'Un viaggio attraverso i media israeliani mette in mostra un enorme e imbarazzante vuoto fra quello che ci viene raccontato e quello che invece il mondo vede, legge e sente. Sui canali televisivi arabi, ma non solo su quelli, si possono vedere le immagini dei soldati israeliani che invadono gli ospedali (palestinesi), che distruggono i macchinari medici, che danneggiano i farmaci, e che rinchiudono i medici lontano dai loro pazienti.' (41)

***

Zbigniev Brzezinski, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale del Presidente USA Jimmy Carter, ha detto:
"La realtà è che i morti palestinesi sono tre volte quelli israeliani, e fra loro un numero realtivamente piccolo erano veramente guerriglieri. La maggior parte erano civili. Alcune centinaia erano bambini." (42)

***

"Per reprimere la resistenza palestinese, un ufficiale israeliano di alto rango ha sollecitato l'esercito 'ad analizzare e a far proprie le lezioni su come l'esercito tedesco combatté nel Ghetto di Varsavia'. A giudicare dal recente massacro dell'esercito di Israele nella Cisgiordania - ha colpito le ambulanze e i medici palestinesi, ha ucciso dei bambini palestinesi "per sport" (scritto da Chris Hedges, New York Times, ex capo della redazione al Cairo), ha rastrellato, ammanettato e incappucciato tutti gli uomini palestinesi dai 14 ai 45 anni, cui sono stati stampati i numeri di riconoscimento sulle braccia, ha torturato indiscriminatamente, ha negato l'acqua, l'elettricità, il cibo e l'assistenza medica ai civili palestinesi, ha usato dei palestinesi come scudi umani e  ha abbattuto le loro case con gli abitanti ancora all'interno - sembra che l'esercito di Israele abbia seguito i suggerimenti di quell'ufficiale. Ma se gli israeliani non voglio essere accusati di essere come i nazisti, devono semplicemente smettere di comportarsi da nazisti." (43)

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"I palestinesi devono essere colpiti, e provare molto dolore. Dobbiamo infliggergli delle perdite, delle vittime, così che paghino un prezzo pesante." *

* dichiarazione dell'attuale Primo Ministro di Israele, Ariel Sharon, a una conferenza stampa del 5 marzo 2002.

Note bibliografiche

1. ONU: La questione palestinese. British Government, The political history of Palestine (Memorandum to the United Nations Special Committee on Palestine, Jerusalem 1947, p.30)

1 bis. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 280

2. ONU: La questione palestinese. British Government, Palestine: Statement relating to acts of violence, Cmd. 6873 (1946), p.3

3. ONU: La questione palestinese. British Government,  survey  of Palestine, vol. 1, p.73

4. ONU: La questione palestinese. Kohn, Hans, "Ahad Ha'am: Nationalists with a difference" in Smith, Gary (ed.): Zionism: the Dream and the Reality (New York, Harper and Row, 1974), pp. 31-32

5. ONU: La questione palestinese. British Government, Hansard's reports, House of Lords, 21 june 1922, p. 1025

6. ONU: La questione palestinese. Report of the Commission on the Palestine Disturbances of august 1929, Cmd.3530 (1930), p.150

7. ONU: La questione palestinese. Herzl, Theodore, "The complete diaries" (N.Y. Herzl Press, 1969) vol. I, p.88

8. ONU: La questione palestinese. Official records of the General Assembly, Second Session, Supplement No. 11, document A/364, vol. II, p.28

9. ONU: La questione palestinese. Joseph, Dov, "The Faithful City" (N.Y. Simon & Schuster, 1960), pp. 71-72

10. ONU: La questione palestinese. Begin, op. cit., pp. 164-165

11. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.194

12. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p.195

12 bis. ONU: La questione palestinese. Official records of the Security Council, Third Year, Supplement for October 1948, pp. 4-9, documents S/1018

13. ONU: La questione palestinese. General Assembly resolutions 32/91 C of 13 december 1977 & Commission on Human Rights resolution 1 (XXXIII) of 15 february 1977

14. David McDowall, "Palestine and Israel", I.B. Tauris & Co Ltd, 1989, p. 33

15. & 16 Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 123 & p.p. 151-152

17. Rapporto della Commissione d'Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)

18. The Origins and Evolution of the Palestine Problem, United Nations, N.Y. 1990

19. Rapporto della Commissione d'Inchiesta Kahan sugli eventi nei campi profughi di Beirut (8 febbraio 1983)

20. Ze'ev Schiff, "Green Light, Lebanon" Foreign Policy, Spring 1983

21. Robert Fisk, "The Awesome Cruelty of a Doomed People", The Independent, 12/09/2001, p.6

22. ONU: La questione palestinese. Report of the Special Committee to Investigate Israeli practices affecting Human Rights of the population of the Occupied Territories (A/43/694), paras.499 and 619

23. ICRC Annual Reports: 1984, pp. 66-68; 1985, pp. 72-73; 1986, pp. 71-72; and 1987, pp. 83-85

24. ONU: La questione palestinese. 41esima Sessione a Ginevra della Commissione ONU per i Diritti Umani, febbraio 1985

25. ONU: La questione palestinese. Commissione ONU per i Diritti Umani, rapporto alla 44esima Sessione, marzo 1988

26. Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 21-25 aprile 1988, risol. 611

27. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 441

28. Amnesty International Reports, London. 53rd UN Commission on Human Rights (1997): Statements and press releases by AI

29. B'Tselem, Israel, "Legitimizing Torture", Special Report,January 1997

30. Robert Fisk, "Pity the Nation", Oxford University Press, 1990, p. 403

31. 54th UN Commission on Human Rights (1998): Statements and Press Releases issued by Amnesty International. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES State assassinations and other unlawful killings 02/2001

32. Israeli Assassination Policy : extra-judicial executions. Written by Yael Stein, B'Tselem, Israel

33. Amnesty International Reports, London. AI 12/1999 ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES "Demolition and Dispossession"

34. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002

35. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, "Attacks on health personnel and disrupted health care"

36. Amnesty International Reports, London. AI 1996-2002

37. Amnesty International Reports, London. 11/2000 MEDICAL LETTER WRITING ACTION, "Killing and disrupted helth care in the context of the palestinian uprising"

38. Amnesty International Reports, London. MEDICAL LETTER WRITING ACTION, "Update on attacks on health personnel and disrupted health care", ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES/PALESTINIAN AUTHORITY

39. Amnesty International Reports, London. ISRAEL/OCCUPIED TERRITORIES 03/2002, "Attacks on health personnel and disrupted health care"

39 bis. Marton R., Weingarten M.  Response from Physicians for Human Rights-Israel

40. Amnesty International Reports, London. ISRAEL AND THE OCCUPIED TERRITORIES, "The heavy price of Israeli incursions", 12/04/2002

41. Alexander Cockburn, "Sharon's wars", American Journal, 09/04/2002

42. Zbigniev Brzezinski, intervistato al Lehrer News Hour, PBS, USA

43. Norman G. Finkelstein, "First the Carrot, Then the Stick: behind the carnage in Palestine", 14/04/2002 & Ha'aretz, 25/01/2002, 01/02/2002
 

 


SINTESI STORICA ESSENZIALE PER LA COMPRENSIONE DEL DOCUMENTO


Al declino dell'impero Ottomano, a partire dal 1880, gruppi di  ebrei europei emigrarono in Palestina dove stabilirono alcune colonie. Fondarono il movimento Sionista, da cui presero il nome di sionisti.

Nel 1914, gli immigranti sionisti in Palestina erano 85.000, gli arabi musulmani e cristiani erano 500.000, ai quali si aggiungevano gli ebrei cosiddetti Ottomani (già presenti da tempo in Palestina e perfettamente integrati).

Nel 1916 le potenze europee siglarono l'accordo di Sikes-Picot: si trattava del piano alleato per dividere l'impero Ottomano (in disfacimento). Gli inglesi di fatto divennero la potenza coloniale in Palestina.

Nel 1921 cominciarono gli scontri fra arabi ed ebrei (a Jaffa 200 morti ebrei e 120 morti arabi).

Nel 1922 l'Inghilterra ricevette dalla Lega delle Nazioni il Mandato per la Palestina.

I rapporti fra arabi e sionisti si deteriorano, e nel frattempo le tensioni vengono peggiorate dalla ulteriore ondata di immigrazione di ebrei che fuggono dalla furia genocida di Hitler.

Cominciano le proposte inglesi di formazione di 2 Stati separati. Esse scontentano sia gli arabi che i sionisti, e le violenze nel frattempo aumentano. E' a questo punto che i sionisti si organizzano in gruppi di guerriglia.

Nel 1947 gli Inglesi rinunciano al Mandato e passano la palla all'ONU.

Nel Maggio 1948 gli Stati arabi mandano truppe in aiuto ai palestinesi. Ma gia' le truppe ebraiche avevano conquistato grandi fette di territorio designato dall'ONU come Arabo, provocando la fuga di 300.000 rifugiati palestinesi. Lo Stato d'Israele viene proclamato il 14 maggio 1948. La guerra continua, e all' inizio del 1949 Israele vince conquistando il 73% della Palestina. I rifugiati palestinesi sono ora 725.000.

Ai palestinesi, alla fine della guerra, rimane Gaza e la Cisgiordania. Nel 1956, Israele attacca l'Egitto conquistando Gaza e il Sinai, ma gli USA li convincono a ritirasi un anno dopo.

Nel 1964 gli Stati arabi creano l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

Nel Maggio 1967 il presidente egiziano Nasser stringe un patto di difesa con la Giordania. Ma Israele non aspetta, e nel Giugno 1967 attacca l'Egitto. E' la nota Guerra dei 6 Giorni. In un baleno Israele occupa il Sinai, Gaza, la Cisgiordania, parte del Golan siriano e Gerusalemme Est.

Nel Novembre 1967 il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna la conquista dei territori da parte di Israele con la risoluzione 242, che specificamente chiede il ritiro israeliano dai territori occupati nella Guerra dei 6 Giorni.

1973, attacco egiziano e siriano a sorpresa contro Israele (guerra del Kippur). Israele è in seria difficolta', e solo grazie a un massiccio aiuto militare americano si riprende e addirittura avanza nel Golan.

La base della guerriglia dell'OLP si sposta nel Libano del sud. Nel 1978 Israele invade il sud del Libano. Di nuovo il Consiglio di Sicurezza dell'ONU condanna l'invasione con la risoluzione 425, e tenta di separare i belligeranti con un contingente di caschi blu (UNIFIL).

Nel Settembre 1978 il presidente egiziano Sadat va a Camp David negli USA, dove firma i famosi accordi con Israele. Israele in cambio si ritira dal Sinai. Sadat firma a Washington il 26 marzo 1979 la pace con Israele, primo Stato arabo a farlo.

Nel 1982 Israele reinvade il Libano, e arriva fino a Beirut. Gli USA mediano nella fuga da Beirut dell'OLP e di Arafat, ma nessuno protegge i civili palestinesi: strage nel campo profughi di Sabra e Chatila. Israele si ritirera' dal Libano (esclusa una fascia al sud) nel 1985.

Dicembre 1987. Nei territori occupati il pugno di ferro di Israele trova ora un fronte unito, e i giovani palestinesi si lanciano nell'Intifada (sollevazione).

Nel 1988 Arafat rinuncia ufficialmente al Terrorismo e accetta la risoluzione 242, implicitamente riconoscendo l'esistenza di Israele.

1993: a Oslo si svolgono colloqui segreti fra l'OLP e il laborista israeliano Shimon Perez con mediazione norvegese di Joan Jorgen Holst.

Il 9 Settembre 1993 Arafat firma la lettera di riconoscimento dello Stato di Israele, e Israele il 10 Settembre riconosce l'OLP come il legittimo rappresentante dei palestinesi.

Lunedi' 13 Settembre 1993 Arafat e Rabin a Washington firmano una Dichiarazione di Principi, che comprende il mutuo riconoscimento di Israele e dell'OLP, il ritiro israeliano da Gaza e da Jerico, e un non meglio specificato ritiro israeliano da alcune aree della Cisgiordania entro 5 anni (accordi di "Oslo").

A partire dal 1999 il premier israeliano Barak concede ad Arafat alcuni territori in più, e a metà del 2000 l'Autorità Palestinese si trova a controllare il 40% della Cisgiordania e il 65% di Gaza. Ma stiamo parlando di pezzetti di territorio palestinese scollegati e interamente circondati da insediamenti ebraici, e controllati giorno e notte da cordoni di militari israeliani.

Nel luglio del 2000 il presidente americano Clinton convince Arafat e il premier israeliano Barak ad andare a Camp David (USA) per finalizzare gli accordi di Oslo. L'incontro naufraga in un nulla di fatto.

28 Settembre 2000. Ariel Sharon, leader dell'opposizione israeliana, sfila a piedi presso la moschea di Al Aqsa a Gerusalemme, che è uno dei luoghi più sacri della religione musulmana. Questo viene visto come un oltraggio imperdonabile, e i palestinesi si lanciano nella seconda Intifada.

Nel febbraio 2001 il laborista Barak perde le elezioni e diviene premier Ariel Sharon del partito Likud.


lunedì, 06 giugno 2005
Il terrorismo sionista, nato dal ventre già fecondo...

di Serge Thion


Introduzione a:
SUL TERRORISMO ISRAELIANO


Documentazione raccolta da Serge Thion
Scritti di N.H. Aruri, R. Bleier, N. Chomsky, N. Giladi, Kh. Nakhleh, L. Rokach, I. Shahak, A. Weinstein, O. Yinon
Euro 22,00
Edizioni Graphos, (Campetto 4, 16123 Genova) 2004, 250 pp.


Immaginate. Immaginate che verso la fine del XIX secolo una piccola etnia cinese, arricchita attraverso il commercio, abituata alle migrazioni ¬ il caso esiste, penso per esempio agli Hakka, un popolo giunto dalla Cina dei nord e installato da molti secoli nel sud, arricchitosi con il commercio ambulante e l'emigrazione ¬, immaginate, dunque, che un popolo di questo tipo, potremmo chiamarlo degli hokko, con riferimento ai suoi miti di fondazione, che tragga la propria origine da una dea Vacca o da un dio Kabalo, decida di installarsi su una terra promessa dalla dea o dal dio, per esempio in Normandia o in Toscana, intorno alla città di Siena con il suo palio emblematico, celebrazione evidente del dio Kabalo che resta, da millenni, nelle attese dei suoi veri fedeli. Il tempio, il Grande Tempio di Kabalo, è stato distrutto dall'esercito romano duemila anni fa e alcuni sognano di ricostruirlo, per inaugurare una nuova era di prosperità e di successi prodigiosi. Questo sogno, fatto da qualche intellettuale formato a Pechino o a Tokyo, deve molto alle forme del moderno nazionalismo, ma è presentato alle masse lavoratrici come una rivincita storica, come il solo modo per proteggere la piccola comunità, che vive chiusa su se stessa, fatta segno a vari ostracismi e continuamente schernita da parte di gente presso la quale abita, senza veramente coesistere. Essa si è circondata di mura, che ricordano le grandi case collettive, rotonde, degli Hakka. Ma non vorrei mischiare troppo gli ammirevoli Hakka con questa storia, poiché essi si sono accontentati, nei secoli, di lavorare duramente e di preservare le loro tradizioni ancestrali, senza sconfinare nel territorio dei vicini. Veri saggi, induriti dalla fatica e contenti di vivere.

Continuiamo a fantasticare. Approfittando delle circostanze storiche che hanno portato al provvisorio assoggettamento della Francia o dell'Italia, gli inviati dei nostri ipotetici hokko hanno rivendicato la creazione di un «focolare nazionale hokko». Evidentemente, in Normandia o ìn Toscana, queste peripezie lontane sono sconosciute e non si attribuisce loro alcuna importanza. La presenza sul posto di qualche decina di commercianti o artigiani hokko non ha mai turbato nessuno. La questione hokko non si pone, salvo che per certi politici locali che protestano contro l'idea stessa di una sorta di dominazione hokko, che non è veramente all'ordine del giorno. Per motivi di congiuntura internazionale (la desiderabilità di un'alleanza con la Cina), ai quali si aggiunge la propensione di alcuni politicanti locali a intascare bustarelle confortevoli, un ministro qualsiasi ammette la creazione in Normandia o in Toscana di un «focolare nazionale hokko». Nessuno sa bene che cosa vogliano dire queste parole. La loro ambiguità sarà pagata caramente.
Nei decenni successivi, che vedono alcune forti convulsioni dell'ordine internazionale, finanzieri hokko, i quali dispongono di importanti banche nella diaspora hokko, comprano alcune terre in Normandia o in Toscana e come coloni vi collocano disoccupati, giovani senza futuro, soldati smobilitati, in breve tutto il limo di una società che emigra per sfuggire alla miseria. Questi emigranti potrebbero andare in America, verso l'Eldorado, ma scribacchini sempre più impegnati nel nazionalismo hokko li convincono a partire per la Normandia (o per la Toscana), per mischiare l'Eldorado delle terre vergini con il Ritorno alle Origini, pegno di felicità eterna. La dea o il dio Kabalo non sono invocati che come notai divini che avrebbero siglato, trenta secoli prima, una promessa di vendita della Terra Santa agli hokko. Quei giovani credono facilmente di far parte di un popolo senza terra che sta per installarsi in una terra senza popolo. Nessuno prova a disingannarli.
Evidentemente, sul posto, le cose non vanno tanto bene. Gli indigeni normanni vedono di cattivo occhio l'installazione di un numero sempre crescente di stranieri dalla pelle bruna, dagli occhi a mandorla, che parlano una lingua incomprensibile, l'hokkish, e che hanno alimentazione, costumi, copricapo e abitudini bizzarri. Siccome questi stranieri pensano che tutto sia loro permesso, si verificano frizioni e incidenti. In capo a vent'anni, c'è perfino un inizio di insurrezìone degli indigeni, rapidamente represso dalle truppe d'occupazione dei Terzo Impero, che domina in questo momento tutta la regione. Gli hokko cominciano a formare milizie per imporre con la forza ciò che non hanno potuto imporre con il solo peso dell'occupazione straniera. E queste milizie se la prendono ben presto con le forze di occupazione, colpevoli, ai loro occhi, di limitare l'immigrazione hokko.
Quando l'evolversi delle circostanze porta l'Impero a ritirare le sue forze di occupazione, il Concerto delle Nazioni, organismo fantasma sprovvisto di qualsiasi legittimità politica, che non è eletto da nessuno, decreta la spartizione del la Normandia o, sempre nella nostra ipotesi, della Toscana. Grande turbamento in Francia o in Italia. Nessuno riesce a capire e ancor meno ammettere che si tagli con la sega un pezzo di territorio nazionale per darlo a questi originari dell'Asia, con il pretesto che i loro dannati miti originari sarebbero più o meno sovrapponibili alla tale o talaltra regione della vecchia Europa, terra di civiltà millenaria. Che vadano al diavolo!
Ma non si calcola il peso che gli hokko hanno saputo acquistare sulla scena internazionale. Essi hanno appoggi ovunque, si fanno dare armi e al momento giusto danno il via a una guerra di conquista. Cacciano i normanni (o i toscani) dai loro villaggi, che bruciano e radono al suolo, fanno alcuni massacri per costruirsi un'immagine terrificante. La terra è quel che conta innanzitutto. Tutti i crimini sono leciti quando si tratta di prendere e conservare la terra. C'è una curiosa legge in questo paese, che non è simile a nessun'altra: una terra qualsiasi, se è divenuta proprietà di un hokko, non può essere trasmessa o devoluta che a un altro hokko. I nonhokko non potranno mai recuperarla per vie legali.
Con l'artificio di questo breve racconto, vorrei che il lettore si mettesse al posto dei normanni o dei toscani. Che esso comprendesse come un'antica civiltà agraria, come un piccolo cantone, che fa parte di un vasto insieme regionale, possa essere improvvisamente vittima di un uragano di ferro e di fuoco, saccheggiato, bruciato, mutilato, senza che qualcuno abbia provocato la cosa. Che gli invasori e massacratori siano hokko o ebrei, le cose non cambiano. L'epoca in cui le Nazioni Unite decidono di spartire la Palestina è quella in cui il vecchio colonialismo entra in agonia: 1947, l'India e il Pakistan scuotono via la tutela inglese, l'Indocina entra in guerra, il Madagascar si solleva, mentre la «cortina di ferro» cala sull'Europa orientale e, a breve scadenza, sulla Cina.
A Versailles, nel 191820, le grandi potenze si erano giocate alla roulette l'indipendenza o la creazione di Stati. E io ti fabbrico qui una Cecoslovacchia, là una Jugoslavia, faccio a pezzi l'Ungheria, ti assegno un mandato in Africa, tu me ne dai uno nel Pacifico, annullo la Turchia, risputo un emirato qui, una monarchia hascemita là, no, altrove, più lontano, in breve era un casinò e il tappeto verde era il pianeta. I dadi ruzzolavano, le placche passavano di mano, si decideva il destino del mondo. L'americano Wilson conduceva la partita, in tutta fretta, prima di ritirarsi all'improvviso, sconfessato dal suo stesso cortile politico. Versailles è stato un crimine, di ispirazione coloniale, dal quale sono nati, come tutti potevano prevedere, Hitler, la seconda guerra mondiale e molti tra i conflitti successivi.
In Palestina, «concessa» agli avidi inglesi, l'ingiustizia fu palese. Essa è sempre lì, dopo ottant'anni. Le une dopo le altre, le generazioni si sono levate per difendere, come farebbero tutti in qualsiasi parte del mondo, la loro terra e la loro famiglia, la loro casa, i loro campi e la loro patria. Dal punto di vista del diritto più elementare, più universale, la cosa è chiara: i palestinesi hanno il diritto sacrosanto di difendersi, con le armi e con tutti gli altri mezzi, e gli israeliani non hanno alcun diritto su quella terra, come non ce l'avrebbero gli hokko venuti dal loro Oriente lontano se per caso pensassero di rivendicare e occupare la Normandia o la Toscana, o non importa quale luogo del mondo che le loro fantasie mitologiche li porterebbero a designare come una «terra promessa», ma promessa a chi e da chi? Queste elucubrazioni sarebbero ridicole, se non fossero tanto tragiche.



Se si vuole capire qualcosa sull'uso smodato della forza e del terrore da parte dei sionisti, occorre partire di qui: essi sono stati fin dagli inizi e ancora oggi sono stranieri in Palestina. Gli arabi che la popolano da tempi immemorabili applicavano, come tutti i popoli di questa regione, le leggi dell'ospitalità. Uno straniero era ben accolto, perché era uno straniero. In un lontano passato, anche i nostri antenati hanno messo in pratica queste leggi, rileggete l'Odissea. Ma bisogna distinguere: gli stranieri di cui parliamo non erano stranieri come gli altri e non applicavano, di ritorno, le stesse leggi dell'ospitalità: modestia, cortesia, rispetto dell'ospite, ecc. Bisogna metterli piuttosto nella categoria degli invasori. Arrivavano d'altronde contemporaneamente agli inglesi e muovevano le loro pedine con la copertura del regime coloniale. L'episodio sanguinoso delle Crociate non era del tutto dimenticato, viveva sempre nei racconti popolari, come nell'interminabile saga del sultano Baibars, recitata, spesso, nelle lunghe serate invernali. Vi erano sempre stati ebrei in questa regione, sia pure in piccoli gruppi. A leggere il Corano, la loro reputazione non era tra le migliori. Essi avevano cercato di ostacolare la marcia del Profeta ed era stato necessario farli ragionare. In ogni caso, queste società erano mosaici religiosi ed era usuale avere vicini che praticavano riti diversi. I matrimoni intercomunitari erano scarsi, ma si coabitava in modo pacifico.
Gli ebrei che arrivavano erano principalmente russi e polacchi, pieni di ardore per i progetti di una nuova vita, lontano dalle loro steppe ghiacciate. Erano così imbevuti di cultura europea da considerare gli abitanti della Palestina come «indigeni», che erano sottoposti allo statuto di colonizzati e non avevano conseguentemente da dire la loro. Il grande dibattito che animava gli ebrei installati in Palestina in virtù della Dichiarazione Balfour del 1917, che aprì loro il «diritto» alla costituzione di un misterioso «focolare nazionale ebraico», era di sapere se le imprese agricole acquistate con il danaro dei grandi banchieri ebrei dell'Occidente avessero il diritto di impiegare lavoratori arabi o dovessero riservare i posti a lavoratori ebrei. A imporsi fu evidentemente questo secondo punto di vista. E, siccome l'acquisizione o l'appropriazione delle terre procedeva rapidamente, tra i palestinesi cominciò a manifestarsi il malcontento. I coloni ebrei si diedero a formare milizie e gli incidenti si moltiplicarono fino alla grande insurrezione del 1936. Gli inglesi cominciarono allora a rendersi conto di aver compiuto una gigantesca bestialità e, per evitare che i loro affari ne risentissero, decretarono la fine dell'immigrazione ebraica.
Contemporaneamente era arrivato al potere Hitler, che cercava di costringere gli ebrei a emigrare, moltiplicando misure vessatorie e atti di terrore. Il dramma avrebbe potuto essere evitato se gli altri paesi avessero accettato una grande ondata di immigrazione ebraica proveniente dalla Germania e dall'Austria. Ma alla Conferenza di Evian, nel 1938, si realizzò l'unanimità: nessuno voleva questa massa di ebrei. Senza dubbio non erano considerati tanto amabili e desiderabili. Nessuno si aspettava il seguito degli avvenimenti, ma è necessario ammettere l'esistenza di una buona dose di diffidenza, dovuta all'uso della violenza che già si diffondeva in Palestina e anche al fatto che nelle democrazie non erano visti di buon occhio i numerosissimi militanti ebrei presenti nel movimento internazionale legato alla Russia staliniana.
L'uso del terrore, battezzato «autodifesa», era cominciato molto presto, con l'arrivo dei primi coloni sionisti all'alba del ventesimo secolo. La frazione di destra del sionismo, diretta da Vladimir Jabotinsky, ha riservato un posto notevole nel proprio pantheon a un vecchio soldato dell'esercito russo, Yosef Trumpeldor, che organizzava militarmente i coloni e si era fatto uccidere, nel 1920, dai contadini palestinesi stufi delle estorsioni di questi nuovi venuti. Trumpeldor era un esaltato che voleva imporre la presenza dei coloni ebrei con la forza. Era molto popolare nel movimento sionista perché metteva il dito sul problema centrale: per sviluppare la presenza straniera ebraica in Palestina, anche con la complicità delle autorità coloniali britanniche, bisognava ricorrere alla violenza. Comprare terre, trattare con i proprietari fondiari locali, spesso latifondisti assenteisti, era possibile, ma non avrebbe portato alla creazione dello Stato ebraico. Si potevano impiantare fattorie, più o meno collettive, nelle quali convogliare gli sradicati delle classi proletarie ebraiche dell'Europa centrale e orientale, sì potevano sviluppare quartieri urbani per accogliere la piccola borghesia della stessa provenienza, non si poteva controllare lo spazio, lo spazio politico in cui sarebbe stato necessario che si dispiegassero le istituzioni annunciatrici dello Stato che i sionisti avevano in mente.
I sionisti si divisero in due tendenze: gli ipocriti, di sinistra, i quali affermavano che era necessario intendersi con gli arabi, che bastava metterci un po' di buona volontà e che si sarebbe riusciti a ingannare tutti acquistando abbastanza terra per costruire le istituzioni dello Stato ebraico. Era il discorso pubblico, che non è cambiato, dei socialisti, laburisti, sulla linea di Ben Gurion, di Shimon Peres, di Yitzhak Rabin e degli altri: discutere con gli arabi per ingannarli, per condurli, con un sapiente dosaggio di massacri e omicidi, a scegliere di diventare ausiliari dei sionisti, senza terra, senza diritti, ma con qualche onorificenza politica. Un Ben Gurion, che amava coltivare la propria immagine di uomo «di sinistra», sognava, di fatto, di espellere tutti gli arabi, ma non poteva dirlo pubblicamente senza mettere in crisi le proprie alleanze. Durante la guerra del 1948, egli forni copertura ai massacri, senza rivendicarli. Questa linea, a lungo prevalsa nella politica israeliana, ha sempre fatto mostra della più ripugnante ipocrisia. L'uso del terrore è stato alternativamente negato e trasceso attraverso il ricorso a una giuridicità puramente formale.
L'altra tendenza fu inizialmente incarnata da Jabotinsky e dal suo gruppo «revisionista». Bisognava prendere atto, secondo Jabotinsky, del fatto che gli arabi non avrebbero mai accettato l'installazione degli ebrei sulle loro terre. Vi si sarebbero opposti con tutti i mezzi e questo era un punto di vista comprensibile. Di conseguenza, bisognava mettere tra loro e gli ebrei un «muro di ferro», costituito dalle baionette dei fucili che gli ebrei avrebbero impugnato saldamente. Questa tendenza, diretta da Menachem Begin dopo la morte di Jabotinsky nel 1940, non giunse al potere che nel 1977. Essa era favorevole a un terrore aperto, visibile a tutti, che si imponesse agli arabi rendendoli incapaci di resistere. Negli anni Trenta Jabotinsky aveva costituito una milizia (Betar) e alcune filiere di formazione militare. Si era inteso a meraviglia con il regime mussoliniano, che ammirava, e aveva ottenuto da esso di far formare a Civitavecchia i primi marinai di un'eventuale flotta militare. Ovunque, e perfino nella Germama nazista, «campi della gioventù» sul tipo di quelli degli scout avevano prefigurato la militarizzazione del sionismo.
Durante la seconda guerra mondiale, ed è un capitolo che meriterebbe ampi sviluppi, i sionisti, senza distinzione di tendenze, cercarono un'intesa con i nazisti, per parte loro disponibili a trattare, allo scopo di recuperare gli elementi giovani e dinamici delle popolazioni ebraiche incluse nel Terzo Reich, per farli partire per la Palestina, ancora britannica, e disporre della fanteria indispensabile per un futuro esercito ebraico. Contemporaneamente, questi stessi sionisti si davano da fare per creare, tra le truppe inglesi, unità militari e servizi d'informazione, sempre nell'idea della prefigurazione di un esercito ebraico di conquista. Questi elementi sono presenti in tutta la mitologia che circonda la creazione dello Stato ebraico, basta riferirsi alla sua propaganda e alle biografie dei suoi dirigenti. I sionisti non contavano certo di rafforzare l'impero britannico, che volevano allontanare dalla Palestina, ma volevano sfruttare un'occasione per creare il nucleo di un esercito che sarebbe effettivamente servito nel 1948 a prendere infine il controllo dello spazio di cui essi non disponevano dal 1920.
Tutto mostra che i sionisti praticarono, nell'Europa sotto la ferula nazista, una politica di selezione. In cambio della loro buona volontà a lasciare sparire nella gola del Moloch i vecchi, le donne e i deboli, essi chiedevano di salvare e far partire per la Palestina i maschi giovani e forti, nell'intento di un confronto militare con gli occupanti legittimi e allo scopo di costruire uno Stato moderno, all'americana, ideale degli ebrei dell'Europa orientale. Queste considerazioni spiegano certi tratti curiosi della storia degli Judenrat, i gruppi dirigenti delle comunità che dialogavano e servivano da cinghia di trasmissione con le autorità tedesche, in particolare alcuni tentativi di negoziato, a vari livelli, con il regime nazista, pronto a scendere su questo terreno.

Certo, questa politica sionista di selezione non piacque a tutti. Polemiche sorde nate tra le macerie delle comunità ebraiche hanno a volte portato, in seguito, a contrasti violenti. t ancora troppo presto per scrivere la storia del movimento sionista dato che è impossibile che i sionisti riconoscano di aver cercato di trarre vantaggio dalla politica antiebraica, ma sionistizzante, delle autorità naziste. La questione ha avvelenato i primi tempi dello Stato d'Israele, con l'interminabile affare Kastner, principale dirigente dello Judenrat d'Ungheria. Costui si ritrovò in Israele nel 1948 e fu subito accusato da pubblicisti non ben identificati di aver collaborato con i nazisti. Ne seguì un grande processo, i cui atti furono più tardi pubblicati, ma solo in ebraico. L'aspetto interessante è che lo Stato di Israele, rappresentante del sionismo, si fece garante per Kastner. Le cose divennero così imbarazzanti che un provvidenziale assassino procedette all'eliminazione di Kastner. Questa vicenda è come una finestrella che consente di gettare un raggio di luce sulle oscure trattative dei dirigenti sionisti, i quali allora, senza praticare essi stessi il terrore, dimostrarono una notevole capacità di utilizzare a loro vantaggio quello che i nazisti facevano regnare sugli ebrei sottoposti alla loro influenza. Quando alcuni scrittori, in America e in Inghilterra, hanno voluto affrontare l'affare Kastner per chiarire il lato oscuro del sionismo, sono stati vittime di violentissime campagne di stampa e le loro opere sono state messe nel dimenticatoio (si vedano Perfidy di Ben Hecht e Perdition di Jim Allen).
Le Nazioni Unite, creatura degli americani, decisero nel 1947 di spartire la Palestina. Decisione inaudita, di un cinismo senza paragoni. La popolazione non fu evidentemente consultata. Gli inglesi si liberavano di un problema che non erano in grado di risolvere: essi avevano creato il mostro della presenza ebraica organizzata, militarizzata, e non riuscivano più a controllarla. Non esisteva alcuna base giuridica per la spartizione. Se le Nazioni Unite decidessero domani di dividere la Normandia o la Toscana per soddisfare qualche orda asiatica che pretendesse di imporsi con la forza si capirebbe meglio la profonda illegalità di una decisione di questo tipo.
Al momento della proclamazione dello Stato ebraico, che non bisognerebbe chiamare Stato israeliano, poiché ritiene di essere lo Stato di tutti gli ebrei del pianeta, l'esercito ebraico, organizzato con il tacito consenso degli inglesi ed equipaggiato con armi inviate dall'Unione Sovietica, poté iniziare una guerra di conquiste. Lo strumento principale di queste conquiste è stato il terrore impiegato per svuotare i villaggi dai contadini palestinesi. I dettagli sono noti o facili da reperire e verificare. Che pretesi «nuovi storici» israeliani scoprano questi orrori quarant'anni dopo non deve suscitare illusioni; le cose si sapevano fin dagli inizi: la guerra del 1948 è nota dal 1948! È stata soltanto la propaganda sionista che ha cercato, in seguito, di trasformare in eroi i ruffiani che l'hanno fatta e di nascondere o negare i massacri maggiori. L'opinione pubblica israeliana, accuratamente abbrutita da programmi scolastici adeguati e da una stampa pesantemente censurata, ha potuto dimenticare tutto. Non è meno vero che Israele è stato fondato con la forza, a dispetto del diritto, e che sì è conservato successivamente intraprendendo guerre e repressioni di tipo genocida.


Non rifarò la storia dettagliata dei massacri deliberati che hanno accompagnato lo svolgimento della guerra dei 1948. Il ricordo di Deir Yassin ¬ già denunciato all'epoca da alcuni osservatori, come Arnold Toynbee, il grande storico, messo alla gogna per antisionismo («Arnold Toynbee sostiene che l'espulsione degli arabi è un'atrocità più grande di quelle commesse dai nazisti», deplorò un foglio sionista) ¬ è stato conservato dai palestinesi. Altri massacri, come quello di Tantura sono esumati, un po' a caso, da ricercatori meravigliati essi stessi da ciò che scoprono negli archivi. Altri restano celati. Si hanno liste di villaggi rasi al suolo dalle soldatesche sioniste, ma non si sa sempre in dettaglio come siano avvenute le evacuazioni. Oggi i palestinesi hanno forgiato la parola nakba per evocare l'insieme di queste atrocità.
Si potrebbe pensare che questi orrori, generati da una guerra finita più di mezzo secolo fa, abbiano perso importanza, che sarebbe meglio gettarli in quell'abisso senza fondo che gli anglosassoni chiamano memory hole, il buco, senza fondo, della memoria. Non è così facile. I coreani tremano ancora al ricordo dei maltrattamenti inflitti dal Giappone ai loro ascendenti nel 1905 e nel 1945. I cinesi soffrono ancora per lo «stupro di Nanchino» perpetrato negli anni Trenta. Ma in Palestina non si tratta di ricordi, di «costruzione della memoria» come tante ideologie disoneste ci vogliono far credere. Si tratta di un crimine di fondazione, che si perpetua e si ripete tutti i giorni. Che si moltiplica. Che si estende e si ramifica. Ogni giorno gli israeliani inventano nuove forme di umiliazione, per esempio alle centinaia di posti di controllo sulle strade (checkpoint), di tortura nelle prigioni, più o meno segrete. Quella gente è tanto raffinata nell'arte difficile dell'oppressione da permettersi di tenere corsi di formazione per i poveri americani. I babbei della polizia americana credono che per perquisire una casa sia necessario frugare stanza dopo stanza. Errore, dicono i raffinati israeliani: per passare da una stanza all'altra bisogna evitare la porta, che potrebbe nascondere una trappola. Per passare tranquillamente da una stanza all'altra è perciò necessario far saltare i muri con cariche esplosive. Si ammiri la sottigliezza del procedimento. Per la campagna nell'Iraq gli israeliani hanno anche fornito agli americani, che non avevano pensato a procurarseli, gli enormi bulldozer blindati che hanno fatto meraviglie a Jenin, Gaza e altrove. Si tratta solo di uno strumento di «pressione» che può in vari modi tornare utile.
La violenza, il disprezzo assoluto dei diritti dell'uomo palestinese, e, bisogna ben dirlo, dei diritti dell'uomo non-ebreo, il ricorso all'«omicidio mirato», in un paese che si vanta di aver abolito la pena di morte, l'esproprio sistematico delle terre agricole e non agricole, la confisca dell'acqua ¬ con la copertura di una legalità, alle volte derivata dagli ottomani, che ci sapevano fare, altre dagli inglesi che avevano fatto leggi per lo stato d'eccezione e che sono sempre stati usi a girare risolutamente le spalle a tutti quegli arsenali giuridici quando era il caso ¬, tutto ciò appartiene senza ombra di dubbio all'ordine del terrore. Bisogna riconoscere che i nazisti, nella loro zona, o i commissari politici dell'epoca staliniana non arrivavano a tanto. Consideriamoli come fanciulli imberbi che avevano ancora molto da imparare.
La lotta contro gli inglesi fu condotta da piccoli gruppi che si convertirono al terrorismo durante la guerra. Mentre le istituzioni dell'Yshuv (l'insieme degli ebrei residenti in Palestina) collaboravano allo sforzo bellico degli inglesi, e degli Alleati, creando una «Brigata ebraica», che fu portata a combattere in Italia e nell'Europa centrale, gli ebrei oltranzisti si lanciarono in campagne di attentati, che avevano innanzi tutto lo scopo di impedire o aggirare la politica inglese di limitazione del numero degli immigranti ebrei, il cui aumento, Londra ne era consapevole, avrebbe finito per far esplodere la pazienza dei palestinesi. All'epoca i dirigenti politici ebraici mostravano di non saper nulla di questa tendenza clandestina e anche di disapprovarla. Oggi, i più ignobili omicidi di diplomatici e di inviati stranieri sono rivendicati come azioni elevate e gli esecutori sono spesso presentati, nel folklore locale, come coloro che avrebbero «cacciato gli inglesi» e «liberato» il paese. In realtà, c'era una connivenza tra i circoli politici e le teste calde della bomba e del coltello, una connivenza che si è palesata, dopo il '48, nel fatto che gli assassini non sono stati puniti né perseguiti e che alcuni di essi sono diventati, in seguito, primi ministri, capi dell'esercito, ecc. (Begin, Shamir, Sharon e molti altri). È la legge del crimine di fondazione, che dispiega i suoi effetti di generazione in generazione, senza fine. Niente Norimberga.


La situazione nel 1948, dopo la proclamazione dello Stato e la guerra, era la seguente: si erano cacciate molte centinaia di migliaia di palestinesi non oltre i confini (Israele ha sempre rifiutato l'idea di una frontiera accettabile e accettata), ma oltre le linee armistiziali. Le autorità sioniste disponevano dunque di terre, di uno spazio politico che era strategicamente difficile da difendere, ma mancavano di manodopera. Gli ebrei d'Europa, che emergevano dal difficile periodo della guerra, non fornirono molti immigranti. Tra coloro che arrivavano, parecchi ripartivano, disgustati. Gli altri preferivano l'America, il solo paese «ricco» di allora. I sionisti si rivolsero a un serbatoio al quale non avevano pensato fino a quel momento: gli ebrei orientali, quelli dei paesi musulmani. Il servizio d'informazione e i servizi speciali dell'esercito furono dunque incaricati di organizzare l'emigrazione, più o meno clandestina, di questi ebrei che erano, bisogna dirlo, disprezzati dai sionisti dominanti, tutti russi o polacchi, a volte tedeschi o austriaci. Fu un po' la stessa cosa che era successa durante la tratta dei negri. E d'altronde, nel gergo politico israeliano, gli ebrei orientali sono chiamati «neri». Gli sforzi dell'Agenzia ebraica non furono subito coronati da successo. Certo, essa poteva reclutare giovani che scorgevano nella creazione dello Stato d'Israele una sorta di promessa vagamente messianica, che suscitava o confortava un inizio di nazionalismo ebraico. Ma, nell'insieme, queste comunità erano radicate da secoli e vivevano in buona armonia con i loro vicini musulmani o, eventualmente, cristiani. Esse facevano affari, dominavano alcuni settori economici e non erano disposte a rinunciare alla loro agiatezza per emigrare. L'Agenzia ebraica fu costretta a ricorrere ad altri mezzi.
Nello Yemen, un intenso lavoro di propaganda e di menzogna riuscì a persuadere i membri di una delle più antiche comunità ebraiche a credere che i Tempi fossero arrivati, che Dio avesse comandato a grandi uccelli bianchi di venirli a prendere tutti sulle loro ali per condurli verso la Gerusalemme celeste di cui parlavano i Libri... Questa gente lasciò con entusiasmo il suo meraviglioso Medioevo per ritrovarsi in campi miserabili, polverosi, a imparare una lingua ebraica pesantemente germanizzata. I genitori si videro togliere i loro bambini che furono assegnati a ricche mamas nate tedesche. Molti di questi immigrati furono impiegati come manovali... La misura della loro disillusione e del loro malcontento resta da valutare, ma essi furono vittime di un genocidio discreto, che non li uccise, trasformandoli in coolies che presero posto negli strati bassi di quella società neocoloniale chiamata Israele.
In Iraq, andò ben diversamente. Gli ebrei iracheni avevano conosciuto la modernità durante il periodo britannico e non si potevano smerciare tra loro le asinerie pseudo-messianiche che avevano funzionato così bene nello Yemen. Gli ebrei iracheni erano prosperi. A Baghdad formavano un quarto della popolazione. Il sionismo era molto marginale. Il potere era assolutamente devoto all'Occidente. Fu in questo contesto che scoppiarono alcune bombe nei luoghi frequentati dagli ebrei. Vi furono morti e feriti. Servizi speciali organizzati da Tel Aviv soffiarono sulle braci e riuscirono a creare il panico. Erano pronti alcuni aerei. Gli ebrei iracheni e dopo di loro una buona parte di quelli iraniani fuggirono come un gregge di montoni attaccato dai lupi. I lupi, ci se ne rese conto rapidamente, erano i servizi sionisti. Furono arrestate alcune persone, altre fuggirono, furono prodotte prove e si tenne un processo. Il dossier è chiaro: esso è stato riesumato di recente da un testimone dell'epoca, Naeim Giladi, in un libro intitolato Ben Gurion's Scandal. How the Haganah and the Mossad Eliminated Jews. Per poter scrivere e pubblicare questo libro, alcuni estratti del quale si possono leggere più avanti, Giladi ha dovuto rinunciare alla sua cittadinanza israeliana, lasciare il paese e trovare rifugio a New York.
Ci rompono non poco le tasche con un'asineria divenuta classica: che Israele sarebbe l'unica democrazia del Medio Oriente. Il pretesto è che vi si svolgerebbero elezioni. Anche l'Africa del Sud durante l'apartheid era una «democrazia». Per i bianchi. Gli Stati Uniti, nell'epoca ancora recente della «segregazione», erano ¬ più di ogni altro Stato ¬ una democrazia. Per i bianchi. E si potrebbe parlare degli altri regimi che sono, nell'insieme, di fatto, delle oligarchie. In Israele le cose hanno preso un andamento particolare: l'assenza di legittimità, la profonda insicurezza e il crimine originale si sono coniugati dando vita a una società diretta dai militari o da ex militari e da vecchie spie. Le carriere militari sono folgoranti e la pensione viene raggiunta rapidamente.
I generali si riconvertono in politici, legati a cricche militari e gruppi industriali che lavorano per l'esercito. La corruzione marcia a pieno regime. Questi militari hanno in parte fatto carriera nei vari servizi d'informazione, che formano gruppi separati. La democrazia consiste nello scegliere quale gruppo militare avrà una leggera e momentanea preminenza sugli altri. Non si tratta soltanto di una confisca del potere. L'effetto è quello di una militarizzazione degli animi, realizzata a partire dalla scuola primaria. Vi sono pochi paesi nei quali il rimodellamento degli animi in funzione di un'ideologia nazionalista e militarista sia più perfezionato che in Israele.
Trentacinque anni fa, ho trascorso una giornata molto istruttiva sul bordo di una piscina, a Singapore. Vi avevo incontrato, per caso, uno di quei misteriosi personaggi che le voci locali indicavano come «messicani». Di fatto, si trattava di una piccola squadra di «specialisti» israeliani, tutti militari o ex militari, inviati dal loro governo su richiesta di Lee Kwan Yu, capo del governo appena insediato di Singapore. L'isola e la città facevano parte di una federazione malese costituita dagli inglesi in occasione della loro partenza. Le ambizioni, e il successo, di Lee, che guidava un partito cinese populista, avevano inquietato i sultani malesi e costoro avevano espulso Singapore dalla federazione. Lee Kwan Yu, vagamente laburista in origine, ma dittatore nell'animo, si era visto costretto a dar vita a uno Stato su un'isola di 30 chilometri di diametro ' con una popolazione eterogenea e, per tradizione locale, dotata di un acuto senso degli affari. Egli pensò che fosse necessario creare una nazione. A partire dalla mancanza di una precisa identità nazionale. Perciò fece ricorso agli israeliani. A loro chiese gli strumenti per forgiare una nazione a partire da un insieme eterogeneo e disordinato. I militari israeliani, con la loro abituale arroganza, risposero: «Si può fare». E inviarono una squadra, chiamata i «messicani» per non suscitare sospetti.
È molto facile ¬ mi disse il mio interlocutore. Si prendono molti giovani, alla scuola primaria, li si organizza come un movimento scoutistico, li si imbeve di ideologia nazionalista, con una storia di Singapore molto semplice, che rompa con tutte le identità etniche precedenti: si fa come in Israele, con una lingua comune che prima non parlava nessuno: l'ebraico (moderno) da noi, qui l'inglese. Una volta tagliati fuori dal riferimento ai passati familiari, li si rende solidali gli uni con gli altri. L'esercito sa fare bene queste cose. Si organizza una polizia efficiente, che cacci senza pietà i dissidenti o espella gli irriducibili, si crea una mistica della bandiera e si fa dell'egualitarismo sociale, affinché tutti si rendano conto del fatto che qui c'è un avvenire. E il giogo è fatto. In una generazione, si avrà una vera nazione di Singapore. Noi ci sappiamo fare. Nel VietNam gli americani si comportano da stupidi. Siamo andati a vedere sul posto per dar loro qualche consiglio. Smantellare l'apparato comunista non è difficile, bisogna fare come abbiamo fatto noi con i palestinesi: ogni uomo ha un prezzo. Basta mettere sul tavolo una pila di dollari corrispondente al suo prezzo. Poi, occorre reinfiltrarli nell'apparato nemico e lo si fa scoppiare. Il gioco è fatto.


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Il gioco non era fatto. Gli americani hanno lasciato il VietNam con la coda fra le gambe e Israele non ha fatto scoppiare il movimento palestinese. C'era qualcosa che sfuggiva allo spirito del manipolatore. Ho citato questo aneddoto perché mostra il totale cinismo degli operatori sionisti. Si tratta di ciò che spiriti penetranti e liberi, come Yeshayahou Leibowitz o Israel Shahak, hanno chiamato, fin dagli anni Settanta, la «nazificazione» della società israeliana: il ruolo assolutamente preponderante di un'ideologia militarista, razzista, ipernazionalista, che impone le proprie regole a tutti gli aspetti della vita quotidiana, agendo attraverso l'indottrinamento nelle scuole e nei lunghi periodi di richiamo alle armi cui devono sottoporsi i ragazzi e le ragazze, dopo aver servito nell'esercito. È difficilissimo tirarsene fuori, sopravvivere raggiungendo le regioni più eteree del libero arbitrio e della riflessione personale. I giovani, nella maggior parte dei casi, si rifugiano nell'uso generalizzato della droga o nel piccolo spaccio. Si deve considerare che la società israeliana stessa è vittima di questo terrorismo ideologico, che la spinge, in blocco, in un vicolo cieco suicida.
In un'opera famosa, giuntaci dall'antichità, Flavio Giuseppe, ebreo e cittadino romano, descrive la politica suicida degli ebrei di Gerusalemme nei confronti dell'impero romano, che pure era molto tollerante. I sionisti preferiscono, alla storia della caduta di Gerusalemme, nel 70, quella di Masada, dove gli ultimi partigiani di un'indipendenza ebraica si suicidarono nel 73, durante l'assedio da parte dei romani. La storia di Masada, presentata oggi dall'ideologia sionista come un episodio glorioso, mostra che la bestialità e l'arroganza create da questa stessa ideologia non hanno limiti. Il terrore praticato da Israele finisce per essere autodistruttivo e segni di tale tendenza si scorgono già nel monolito artificiale della «nazione ebraica», sognata da utopisti völkisch (razzisti) nel XIX secolo.


Avendo fondato il nuovo Stato su una superiorità militare che poteva non essere permanente, i dirigenti di Israele, dopo il 1948, nutrivano una fiducia limitata nell'avvenire. Ben Gurion manifestava, almeno in privato, uno scetticismo che si abbeverava alla stessa fonte di quello di Jabotinsky: gli arabi non avrebbero mai accettato. Inoltre, la guerra del 1948 non era servita a cacciarli totalmente dal territorio di Israele. Nei confini ne restavano ancora e questi, che bisognava in un modo o nell'altro considerare come cittadini, erano sottoposti all'amministrazione militare, che negava loro qualsiasi diritto.
Fu allora che Ben Gurion si orientò verso l'opzione nucleare. Gli inglesi e i francesi partecipavano alla corsa all'arma atomica. Ben Gurion, che era in principio un laburista, si accorse del fatto che la Francia, dove era predominante la SFIO pretesamente socialista, costituiva l'anello debole della catena. Gli israeliani svilupparono allora la doppia strategia che impiegano ancora oggi, particolarmente nei confronti degli Stati Uniti: stipulare accordi militari segreti o dal contenuto riservato, introdurre alcuni uomini, militari o scienziati, nelle amministrazioni straniere con la scusa della «cooperazione» e impiantare reti di spionaggio capaci di saccheggiare gli uffici studi e gli arsenali del paese disposto a «cooperare». Grazie alla presenza di ebrei compiacenti nei laboratori, nelle società di subappalto e nei gabinetti ministeriali, essi riescono a infiltrare le filiere di studio e produzione degli armamenti moderni, a rubarne i piani, i manuali d'uso e perfino certi prototipi che copiano in Israele. I primi aerei da caccia israeliani sono copie conformi dei Mirage francesi e poi è stata la volta degli aerei americani. Questa doppia strategia è stata messa a nudo , con il sostegno di documenti, da Pierre Péan nel libro intitolato Les deux bombes. L'affare Jonathan Pollard negli Stati Uniti ha dimostrato che questa pratica è continuata fino a oggi. La storia delle foto satellitari, in parte consegnate dagli americani e per il resto rubate, è stata analizzata da Seymour Hersch in The Samson Option.
In breve, il metodo ha permesso la costruzione negli anni Sessanta, sotto la guida di Shimon Peres, con l'aiuto volontario e involontario dei francesi, di uno stabilimento per la produzione di armi nucleari a Dimona nel Negev. La creazione di un arsenale nucleare e la sua utilizzazione per ricattare gli Stati vicini devono essere classificate come impiego di un terrore generalizzato. Esistono eccellenti ragioni per pensare che la conclusione della Guerra del Kippur, nel 1973, sia stata in gran parte dovuta alla minaccia israeliana di far saltare la diga di Assuan con ordigni nucleari. Ciò spiegherebbe anche la successiva docilità da parte dell'Egitto. Bisogna lasciare ai futuri storici il compito di valutare il peso di tale ricatto, ma si ricorderà che, ancora di recente, esso è stato agitato contro l'Iraq e l'Iran: notizie sfuggite a ogni tipo di controllo ci dicono che, alla fine del 2003, alcuni sommergibili israeliani navigavano nel Golfo Persico e che aerei a lungo raggio si tenevano pronti a effettuare attacchi nucleari contro l'Iran nel caso in cui questo si fosse dichiarato deciso a progettare e fabbricare a sua volta armi analoghe. Il precedente della distruzione della centrale di Osirak mostra che queste minacce non sono solo finzioni. Fondato sulla forza, Israele non può, per sopravvivere, fare ricorso ad altro che alla forza. Il dramma è che l'orribile complicità delle grandi potenze, soprattutto della Francia e degli Stati Uniti, ha dato a questa banda di pazzi armi assolute, senza la moderazione introdotta durante la Guerra fredda dall'«equilibrio del terrore».


Nel 1948 i palestinesi, per la mancanza di un'amministrazione centrale, non ebbero la possibilità di partecipare in massa alla difesa del loro paese. Gli eserciti arabi manovrarono male e non furono ben guidati, fatta eccezione per la Legione Araba giordana, comandata ed equipaggiata dagli inglesi. La disfatta delle truppe egiziane fu alla base del colpo di Stato militare del 1952, che portò al potere un colonnello che aveva combattuto nel '48, Jamal 'Abd al-Nasser. Negli anni '5556, molti giovani palestinesi dei campi di profughi passarono alla lotta armata per recuperare la loro terra. Tra essi, un giovane ingegnere conosciuto in seguito sotto vari nomi, compreso quello di Yasser Arafat, che creò Al-Fatah. Sorvegliati e repressi dai servizi segreti dei paesi arabi in cui si trovavano, questi giovani votati alla guerriglia si procurarono armi, si infiltrarono in Israele e effettuarono operazioni di sabotaggio. La reazione israeliana non si fece attendere. Nel 1956, aggregandosi alla guerra lanciata da inglesi e francesi contro la nazionalizzazione del Canale di Suez da parte di Nasser, gli israeliani occuparono la Striscia di Gaza, che non avevano potuto conquistare nel 1948. La caccia ai fedayn nei campi fu spietata e emblematica di ciò che sono le operazioni israeliane: massacri puri e semplici. Quando, alcuni mesi dopo, sotto la pressione internazionale, Israele fu obbligato a evacuare Gaza, si scoprirono fosse scavate dagli occupanti, con i corpi di centinaia di suppliziati. Ho visto personalmente le foto a Gaza alcuni anni dopo, ma non le ho più riviste in seguito, né nella stampa né altrove... A volte i sionisti, come per giustificarsi, dicono che i regimi arabi hanno ucciso più palestinesi di loro, e questo è senz'altro vero. Ma farne una giustificazione rivela una logica perversa. Si sono fatte meno chiacchiere quando è stato necessario spiegare che ufficiali israeliani avevano ordinato di massacrare gli egiziani presi prigionieri nel Sinai durante la guerra del 1973.


Un grande passo avanti nell'uso del terrorismo c'è stato dopo l'operazione compiuta a Monaco da un gruppo di palestinesi chiamato Settembre Nero durante i giochi olimpici del 1972. I palestinesi avevano progettato di prendere in ostaggio un gruppo di atleti per ottenere la liberazione di alcune centinaia di prigionieri orribilmente maltrattati nelle prigioni israeliane. (Se l'opinione pubblica e i governi occidentali fossero intervenuti per far cessare quella barbarie, i palestinesi non avrebbero fatto ricorso a una misura del genere.) Ci sono buone ragioni per pensare che la sparatoria scatenata all'aeroporto in cui avrebbero dovuto imbarcarsi i palestinesi e i loro ostaggi sia stata provocata da cecchini israeliani, in seguito coperti dai tedeschi. Ma è soprattutto il prosieguo che è rivelatore. Il primo ministro dell'epoca, l'orrenda Golda Meir, autorizzò la ricerca e l'esecuzione dei dirigenti palestinesi che gli israeliani ritennero responsabili dell'affare di Monaco. Per l'Europa girarono allora squadre di assassini a pagamento, chiamati in gergo kidon, che, appoggiati da ebrei sionisti locali, iniziarono a uccidere a più non posso. Il nostro amico Vincent Monteil, ex ufficiale, grande specialista del mondo musulmano, ex osservatore delle Nazioni Unite nel 1948 a Gerusalemme, ha fatto uno scrupoloso censimento di queste uccisioni in un libro intitolato Dossier secret sur Israël et le terrorisme, apparso nel 1978 presso un piccolo editore, Guy Authier. Poco tempo dopo, l'editore è scomparso e con lui sono sparite le copie del libro. Questa campagna di omicidi, più o meno mirati, finì con l'irritare i governi europei e Israele dovette darsi una calmata. Ciò che non gli impedì di svolgere successivamente la sua propaganda sul tema dei magnifici «giustizieri». Costoro sono sempre degli eroi perché uccidono per la causa buona, quella della difesa degli sfortunati ebrei, anche quando questi «sfortunati» siano in procinto di massacrare gli autentici possessori della Palestina, che a loro non hanno fatto niente.


Si potrebbero riempire volumi e volumi se si volesse fare la cronaca completa delle violazioni dei diritti dell'uomo messe in atto giornalmente dai mezzi di repressione israeliani ¬ esercito, aviazione, vari corpi di polizia, leggi ingiuste, tribunali di parte, torturatori nei campi e nelle prigioni (si pensi a Khiyam, nel sud del Libano) ¬, senza parlare dell'occupazione di territori vicini ¬ Libano, Egitto, Siria, ecc. Bisognerebbe aggiungere a questo bilancio, molto più nero, alla lunga, di quello del defunto Adolf Hitler, l'invasione del Libano nel giugno 1982, che, nel corso di una guerra civile scatenata dalle manovre israeliane, vide una campagna di bombardamenti su Beirut con l'impiego di tutte le armi vietate, comprese le bombe al fosforo, fino a piegare la resistenza della sinistra libanese e dei palestinesi alleati in un'ultima lotta. Fu in questo contesto che si inserirono i ben noti massacri di Sabra e Chatila, voluti e organizzati dal generale Sharon, allora ministro della difesa del vecchio terrorista Menachem Begin. Alla fine gli israeliani, subendo perdite per mano della resistenza libanese, effettuarono una ritirata. La guerra era durata 18 anni e il Libano era esangue. Questa guerra aveva incarnato tutti i progetti sionisti di rimodellamento del Medio Oriente. L'idea, già elaborata sotto Ben Gurion, consisteva nel mandare in pezzi gli Stati nazionali della regione, nel dividerli in micro-Stati con base confessionale, impegnati a confrontarsi, sotto la generosa tutela dello Stato ebraico, ormai arbitro dei conflitti locali. Fu la sinistra combattente, presente non solo in Libano e tra i palestinesi, ma anche a Damasco e a Baghdad, a fermare questa politica di divisione. La sinistra combattente si esaurì tuttavia in questo sforzo, dissolvendosi ancor prima del crollo dell'Unione Sovietica, e la funzione militare di resistenza passò ai musulmani delle varie obbedienze, che sono i soli, oggi, a resistere all'espansionismo sionista e all'imperialismo americano nella regione.


* * *

 


All'interno, i palestinesi hanno spontaneamente lanciato movimenti di resistenza, la prima e la seconda Intifada. La prima non era armata, ma utilizzava la materia prima locale, le pietre. Gli israeliani replicavano con armi letali, in particolare con le pallottole di caucciù, che erano poi biglie d'acciaio ricoperte da una membrana di caucciù e hanno provocato molti morti. Le pietre hanno tuttavia convinto i dirigenti israeliani che bisognava trovare una soluzione, un arrangiamento. Fu quanto avvenne a Oslo e a Washington. Era facile prevedere che si trattava di un imbroglio: i sionisti speravano di arruolare i palestinesi in una specie di polizia incaricata di proteggere la colonizzazione israeliana. Arafat, per quanto desideroso fosse di collaborare, non disponeva dei mezzi per convincere chicchessia a svolgere questo ruolo ignobile. La «pace» siglata a Oslo ha dato modo ai sionisti di invadere sempre maggior territorio e di spezzettare quello che restava ai palestinesi, più piccolo ormai dell'insieme dei Bantustan creati dall'apartheid nell'Africa del Sud. Sette anni di «pace» hanno prodotto, da parte dei «partigiani della pace», un'oppressione dieci volte più pesante. Logicamente, essa è sboccata nella seconda Intifada, questa volta armata di kalashnikov, alla quale i sionisti hanno subito replicato ricorrendo al massacro, con i carri armati e l'aviazione. Oggi, l'esercito israeliano uccide tutti i giorni tra 10 e 15 persone, senza altra ragione se non quella di mantenere l'atmosfera di terrore. La stampa internazionale cita il fatto in due righe, senza particolare commozione. I russi uccidono in Cecenia dieci volte di meno, ma sono denunciati nei giornali dieci volte di più. I metodi di assassinio si sono arricchiti di un nuovo strumento di morte, l'elicottero lanciarazzi o il cacciabombardiere equipaggiato con una bomba da 500 Kg Come si vede, il progresso esiste.


* * *

 

La cosa più notevole in questo bilancio sinistro è che il terrorismo sionista, che ha manifestato le sue tendenze sanguinarie almeno fin dagli anni Trenta, non è riuscito a terrorizzare i palestinesi. Essi soffrono, muoiono, ma non perdono la determinazione a combattere per i loro diritti elementari. Soluzionibidone, paci interessate, collaboratori stipendiati, tradimenti e corruzioni scivolano su di loro come l'acqua sulle piume di un'anatra. La ragione è semplice: essi percepiscono la realtà dell'oppressione in ogni momento della loro esistenza e nessun trucco da prestigiatori può convincerli che questa realtà non esiste.


* * *

 

Infine, per terminare questa sintesi, è necessario richiamare un'altra forma di terrorismo, più dolce, quella che si può definire con precisione terrorismo intellettuale. Per poter commettere il loro crimine di furto delle terre e di genocidio, i sionisti hanno bisogno di neutralizzare l'opinione pubblica internazionale, di paralizzarla, con iniezioni regolari di «memoria olocaustica» e di racconti mitologici sulla «sofferenza» supposta degli ebrei nella storia dell'Europa e del mondo musulmano. Ci manca lo spazio per ricostruire qui lo svolgimento di tutte le manovre e le offensive contro la Chiesa cattolica che, storicamente, ha svolto un ruolo determinante nella protezione delle minoranze ebraiche in Europa. Ogni giorno si registrano attacchi bassi, ma violenti contro il soglio pontificio attraverso libri e articoli, a dispetto dei fatti conosciuti. Si tratta di creare un sentimento di colpevolezza che i sionisti utilizzano come leva per ottenere i vantaggi e le complicità di cui hanno bisogno per conservare le loro posizioni. In questo confronto, si constata come la Chiesa cattolica abbia perso molto terreno, anche se qui o là si possono osservare vigorosi combattimenti di retroguardia. I protestanti, quanto a loro, sono da tempo ostaggi del sionismo che li utilizza in pieno per ottenere favori politici e finanziari (armamenti gratuiti) dal governo americano.
Da un punto di vista più generale, sono i ceti intellettuali a essere oggetto di campagne regolari di intimidazione. Da cinquant'anni, tutti gli anni o quasi si diffonde la notizia che l'antisemitismo sta crescendo. Nessuno l'ha mai visto diminuire... Ovunque, istituti finanziati da ricchi filantropi americani sorvegliano la stampa e l'opinione pubblica. Se un giornale che esce a Worcester (Regno Unito), o a Mazamet (Francia), o a Novosibirsk (Russia), o non importa dove, pubblica uno scritto che indica uno o due ebrei come corresponsabili di ciò che accade in Palestina, mentre le comunità ebraiche ufficialmente si vantano della loro solidarietà senza incrinature nei confronti di Israele, viene lanciata una campagna. Si denunciano le intenzioni, si denunciano le persone che hanno dichiarato tali intenzioni o permesso di dichiararle, le si denuncia ai loro superiori per fargli perdere il lavoro, chiuder loro le porte dei mezzi di comunicazione, isolarle e ridurle al silenzio. Orde di funzionari sionisti sono pagate per fare quest'opera di bassa polizia e di ricatto. Conosciamo queste agenzie, disponiamo dei loro recapiti, sappiamo che hanno buoni rapporti con i poteri in carica. Nessuno osa attaccarle.
Fa parte del bon ton criticare i fascismi. È anche alla moda denigrare lo stalinismo e le sue derive. Si ha (ancora per un po') il diritto di criticare l'America e il suo imperialismo in piena espansione. Ma non si avrebbe il diritto di criticare il sionismo perché ciò equivarrebbe a dar prova di antisemitismo. Questo metodo ricattatorio, divenuto sistematico, lancinante, produce un effetto prevedibile: sempre più, gente si rende conto che l'antisemitismo tradizionale non esiste più, che si deve combattere l'influenza degli ebrei alleati alla politica di genocidio che si pratica in Palestina e che bisogna far cessare questo enorme scandalo: il massacro di un popolo per rubargli la sua terra. La solidarietà interebraica, intersionista, apre la strada a una nuova risposta politica, che si opponga con molta fermezza alla volontà di egemonia mondiale del sionismo e che rifiuti di fare del pianeta l'ostaggio di qualche pugno di fanatici razzisti e sanguinari che regnano, speriamo per poco tempo ancora, sulla terra di Palestina.
13 febbraio 2004

Alcuni libri di apologia del terrore sionista, scritti da sionisti:

Menachem BEGIN, The Revolt, New York, Nash, 1972 [trad. it.: La rivolta e....fu Israele, Roma, Ciarrapico, s.a.].
J. Bowyer BELL, Terror Out of Zion: Irgun Zvai Leumi, LEHI and the Palestine underground, 1929-1949, New York, St. Martin Press, 1977.
Thurston CLARKE, By Blood and Fire: The Attack on the King David Hotel, New York, Putnam, 1981.
Frontpage Israel: Major Events 1932-1978 As Reflected in the Front Page of the «Jerusalem Post», Manchester (NH), Ayer, 1978.
Rudolph W. PATZERT, Running the Palestine Blockade: The Last Voyage of the Paducah, Annapolis, Naval Institute Press, 1994.
Saul ZADKA, Blood in Zion: How the Jewish Guerrillas Drove the British Out of Palestine, London-Washington, Brassey's, 1995.

v. anche la recensione di Enrico Galoppini


Crestomazia:

Alcune frasi famose di capi di governo di Israele

David Ben Gurion
Primo Ministro d'Israele, 1949 - 1954, 1955 - 1963


"Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti."
David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985.

"Dobbiamo usare il terrore, l'assassinio, l'intimidazione, la confisca delle terre e l'eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba".
David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.

"Ci sono stati l'anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa centravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?"
Riportato da Nahum Goldmann in Le Paraddoxe Juif (The Jewish Paradox), pp. 121-122.

"I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c'è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba."
David Ben Gurion, citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99.

"Tra di noi non possiamo ignorare la verità ... politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono ... Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista gli vogliamo cacciare dal loro paese."
David Ben Gurion, riportato a pp 91-2 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in "Zionism and the Palestinians pp 141-2 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938.

"Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d'Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d'Israele".
David Ben-Gurion (Citato a pp 855-56 in Ben-Gurion di Shabtai Teveth).

Golda Meir
Primo Ministro d'Israele, 1969 - 1974


"Non esiste una cosa come il popolo palestinese ... Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono."
Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969.

"Come possiamo restituire i territori occupati? Non c'è nessuno a cui restituirli."
Golda Meir, 8 marzo 1969.

"A tutti quelli che parlano in favore di riportare indietro i rifugiati arabi devo anche dirgli come pensa di prendersi questa responsabilità, se è interessato allo stato d'Israele. E bene che le cose vengano dette chiaramente e liberamente: noi non lasceremo che questo accada."
Golda Meir, 1961, in un discorso alla Knesset, riportato su Ner, ottobre 1961

"Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità."
Golda Meir, Le Monde, 15 ottobre 1971

Yitzhak Rabin
Primo Ministro d'Israele, 1974 - 1977, 1992 - 1995


"Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda, `Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese?' Ben-Gurion ondeggi? la mano in un gesto che diceva `cacciateli fuori!"
Yitzhak Rabin,versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 ottobre 1979.

"[Israele vorrà] creare nel corso dei prossimi 10 o 20 anni le condizioni per attrarre naturalmente e volontariamente una migrazione dei rifugiati dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo arrivare ad un accordo con Re Hussein e non con Yasser Arafat."
Yitzhak Rabin (un "Principe di Pace" secondo Clinton), spiega il suo metodo di pulizia etnica dei territori occupati senza sollevare scalpore nel mondo. (Riportato da David Shipler sul The New York Times, 04/04/1983 citando i commenti di Meir Cohen al comitato affari esteri e difesa della Knesset del 16 marzo.)

Menachem Begin
Primo Ministro d'Israele, 1977 - 1983


"[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe."
Discorso alla Knesset di Menachem Begin Primo Ministro israeliano, riportato da Amnon Kapeliouk, "Begin and the 'Beasts'," su New Statesman, 25 giugno 1982.

"La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta ... Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d'Israele. Tutta quanto. E per sempre."
Menachem Begin, il giorno dopo il voto all'ONU sulla divisione della Palestina.

Yizhak Shamir
Primo Ministro d'Israele, 1983 - 1984, 1986 - 1992

"I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un'aliya di massa (=immigrazione ebraica), e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese."
Dichiarazione dell'ex primo Ministro Yitzhak Shamir al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, novembre 1990. Servizio locale di Radio Gerusalemme.

"Determinare la terra d'Israele è l'essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. E' semplice."
Yitzhak Shamir,su Maariv, 02/21/1997

"(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette... con le teste sfracellate contro i massi e le mura."
Yitzhak Shamir a quel tempo Primo Ministro d'Israele in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 aprile 1988

Benjamin Netanyahu
Primo Ministro d'Israele, 1996 - 1999


"Israele avrebbe dovuto approfittare dell'attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l'attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori."
Benyamin Netanyahu, allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d'Israele, in un discorso algi studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 novembre 1989.

Ehud Barak
Primo Ministro d'Israele, 1999 - 2001


" I palestinesi sono come coccodrilli, più gli date carne, più ne vogliono"....
Ehud Barak, a quel tempo Primo Ministro d'Israele - 28 agosto 2000. Apparso su Jerusalem Post, 30 agosto, 2000

"Se pensassimo che invece di 200 vittime palestinesi, 2.000 morti metterebbero fine agli scontri in un colpo, dovremmo usare più forza...."
Il Primo Ministro israeliano Ehud Barak, citato dall'Associated Press, 16 novembre 2000.

"Sarei entrato in un'organizzazione terroristica."
risposta di Ehud Barak a Gideon Levy, giornalista del quotidiano Ha'aretzr, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese.

Ariel Sharon
Primo Ministro d'Israele, 2001 - ad oggi [n.b.: l'articolo è del 2004]


"E' dovere dei dirigenti d'Israele spiegare all'opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c'è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l'espropriazione delle loro terre."
Ariel Sharon, Ministro degli esteri d'Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.

"Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro... Tutto quello che non prenderemo andrà a loro."
Ariel Sharon, Ministro degli esteri d'Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998....
 David Ben Gurion
Primo Ministro d'Israele, 1949 - 1954, 1955 - 1963


"Noi dobbiamo espellere gli arabi e prenderci i loro posti."
David Ben Gurion, 1937, Ben Gurion and the Palestine Arabs, Oxford University Press, 1985.

"Dobbiamo usare il terrore, l'assassinio, l'intimidazione, la confisca delle terre e l'eliminazione di ogni servizio sociale per liberare la Galilea dalla sua popolazione araba".
David Ben-Gurion, Maggio 1948, agli ufficiali dello Stato Maggiore. Da: Ben-Gurion, A Biography, by Michael Ben-Zohar, Delacorte, New York 1978.

"Ci sono stati l'anti-semitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma loro in questo cosa centravano? Essi vedono una sola cosa: siamo venuti e abbiamo rubato il loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?"
Riportato da Nahum Goldmann in Le Paraddoxe Juif (The Jewish Paradox), pp. 121-122.

"I villaggi ebraici sono stati costruiti al posto dei villaggi arabi. Voi non li conoscete neanche i nomi di questi villaggi arabi, e io non vi biasimo perché i libri di geografia non esistono più. Non soltanto non esistono i libri, ma neanche i villaggi arabi non ci sono più. Nahlal è sorto al posto di Mahlul, il kibbutz di Gvat al posto di Jibta; il kibbutz Sarid al posto di Huneifis; e Kefar Yehushua al posto di Tal al-Shuman. Non c'è un solo posto costruito in questo paese che non avesse prima una popolazione araba."
David Ben Gurion, citato in The Jewish Paradox, di Nahum Goldmann, Weidenfeld and Nicolson, 1978, p. 99.

"Tra di noi non possiamo ignorare la verità ... politicamente noi siamo gli aggressori e loro si difendono ... Il paese è loro, perché essi lo abitavano, dato che noi siamo voluti venire e stabilirci qui, e dal loro punto di vista gli vogliamo cacciare dal loro paese."
David Ben Gurion, riportato a pp 91-2 di Fateful Triangle di Chomsky, che apparve in "Zionism and the Palestinians pp 141-2 di Simha Flapan che citava un discorso del 1938.

"Se avessi saputo che era possibile salvare tutti i bambini della Germania trasportandoli in Inghilterra, e soltanto la metà trasferendoli nella terra d'Israele, avrei scelto la seconda soluzione, a noi non interessa soltanto il numero di questi bambini ma il calcolo storico del popolo d'Israele".
David Ben-Gurion (Citato a pp 855-56 in Ben-Gurion di Shabtai Teveth).

Golda Meir
Primo Ministro d'Israele, 1969 - 1974


"Non esiste una cosa come il popolo palestinese ... Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono."
Golda Meir, dichiarazione al The Sunday Times, 15 giugno 1969.

"Come possiamo restituire i territori occupati? Non c'è nessuno a cui restituirli."
Golda Meir, 8 marzo 1969.

"A tutti quelli che parlano in favore di riportare indietro i rifugiati arabi devo anche dirgli come pensa di prendersi questa responsabilità, se è interessato allo stato d'Israele. E bene che le cose vengano dette chiaramente e liberamente: noi non lasceremo che questo accada."
Golda Meir, 1961, in un discorso alla Knesset, riportato su Ner, ottobre 1961

"Questo paese esiste come il compimento della promessa fatta da Dio stesso. Sarebbe ridicolo chiedere conto della sua legittimità."
Golda Meir, Le Monde, 15 ottobre 1971

Yitzhak Rabin
Primo Ministro d'Israele, 1974 - 1977, 1992 - 1995


"Uscimmo fuori, Ben-Gurion ci accompagnava. Allon rifece la sua domanda, `Che cosa si doveva fare con la popolazione palestinese?' Ben-Gurion ondeggi? la mano in un gesto che diceva `cacciateli fuori!"
Yitzhak Rabin,versione censurata delle memorie di Rabin, pubblicata sul New York Times, 23 ottobre 1979.

"[Israele vorrà] creare nel corso dei prossimi 10 o 20 anni le condizioni per attrarre naturalmente e volontariamente una migrazione dei rifugiati dalla striscia di Gaza e dalla Cisgiordania verso la Giordania. Per ottenere questo dobbiamo arrivare ad un accordo con Re Hussein e non con Yasser Arafat."
Yitzhak Rabin (un "Principe di Pace" secondo Clinton), spiega il suo metodo di pulizia etnica dei territori occupati senza sollevare scalpore nel mondo. (Riportato da David Shipler sul The New York Times, 04/04/1983 citando i commenti di Meir Cohen al comitato affari esteri e difesa della Knesset del 16 marzo.)

Menachem Begin
Primo Ministro d'Israele, 1977 - 1983


"[I palestinesi] sono bestie che camminano su due gambe."
Discorso alla Knesset di Menachem Begin Primo Ministro israeliano, riportato da Amnon Kapeliouk, "Begin and the 'Beasts'," su New Statesman, 25 giugno 1982.

"La divisione della Palestina è illegale. Non sarà mai riconosciuta ... Gerusalemme è e sarà per sempre la nostra capitale. Eretz Israel verrà ricostruito per il popolo d'Israele. Tutta quanto. E per sempre."
Menachem Begin, il giorno dopo il voto all'ONU sulla divisione della Palestina.

Yizhak Shamir
Primo Ministro d'Israele, 1983 - 1984, 1986 - 1992

"I vecchi dirigenti del nostro movimento ci hanno lasciato un chiaro messaggio di prendere Eretz Israel dal mare al fiume Giordano per le future generazioni, per un'aliya di massa (=immigrazione ebraica), e per il popolo ebraico, che tutto quanto sarà radunato in questo paese."
Dichiarazione dell'ex primo Ministro Yitzhak Shamir al ricordo funebre dei primi dirigenti del Likud, novembre 1990. Servizio locale di Radio Gerusalemme.

"Determinare la terra d'Israele è l'essenza del sionismo. Senza determinazione, noi non realizziamo il sionismo. E' semplice."
Yitzhak Shamir,su Maariv, 02/21/1997

"(I palestinesi) saranno schiacciati come cavallette... con le teste sfracellate contro i massi e le mura."
Yitzhak Shamir a quel tempo Primo Ministro d'Israele in un discorso ai coloni ebrei, New York Times, 1 aprile 1988

Benjamin Netanyahu
Primo Ministro d'Israele, 1996 - 1999


"Israele avrebbe dovuto approfittare dell'attenzione del mondo sulla repressione delle dimostrazioni in Cina, quando l'attenzione del mondo era focalizzata su quel paese, per portare a termine una massiccia espulsione degli arabi dei territori."
Benyamin Netanyahu, allora vice ministro degli esteri, ex Primo Ministro d'Israele, in un discorso algi studenti della Bar Ilan University, dal giornale israeliano Hotam, 24 novembre 1989.

Ehud Barak
Primo Ministro d'Israele, 1999 - 2001


" I palestinesi sono come coccodrilli, più gli date carne, più ne vogliono"....
Ehud Barak, a quel tempo Primo Ministro d'Israele - 28 agosto 2000. Apparso su Jerusalem Post, 30 agosto, 2000

"Se pensassimo che invece di 200 vittime palestinesi, 2.000 morti metterebbero fine agli scontri in un colpo, dovremmo usare più forza...."
Il Primo Ministro israeliano Ehud Barak, citato dall'Associated Press, 16 novembre 2000.

"Sarei entrato in un'organizzazione terroristica."
risposta di Ehud Barak a Gideon Levy, giornalista del quotidiano Ha'aretzr, quando chiese a Barak che cosa avrebbe fatto se fosse nato palestinese.

Ariel Sharon
Primo Ministro d'Israele, 2001 - ad oggi [n.b.: l'articolo è del 2004]


"E' dovere dei dirigenti d'Israele spiegare all'opinione pubblica, chiaramente e coraggiosamente, un certo numero di fatti che col tempo sono stati dimenticati. Il primo di questi è che non c'è sionismo, colonizzazione, o Stato Ebraico senza lo sradicamento degli arabi e l'espropriazione delle loro terre."
Ariel Sharon, Ministro degli esteri d'Israele, parlando ad una riunione di militanti del partito di estrema destra Tsomet, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998.

"Tutti devono muoversi, correre e prendere quante più cime di colline (palestinesi) possibile in modo da allargare gli insediamenti (ebraici) perché tutto quello che prenderemo ora sarà nostro... Tutto quello che non prenderemo andrà a loro."
Ariel Sharon, Ministro degli esteri d'Israele, aprendo un incontro del partito Tsomet Party, Agenzia France Presse, 15 novembre 1998....

"Ogni volta che facciamo qualcosa tu mi dici che l'America farà questo o quello...devo dirti qualcosa molto chiaramente: Non preoccuparti della pressione americana su Israele. Noi , il popolo ebraico, controlliamo l'America, e gli americani lo sanno."
Ariel Sharon, Primo Ministro d'Israele, 31 ottobre 2001, risposta a Shimon Peres, come riportato in un programma della radio Kol Yisrael.

"Israele può avere il diritto di mettere altri sotto processo, ma certamente nessuno ha il diritto di mettere sotto processo il popolo ebraico e lo Stato d'Israele."
Ariel Sharon, Primo Ministro d'Israele, 25 marzo 2001 citato dalla BBC News Ondine.


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