FISICA/MENTE

La lobby filo-Israele?

Noam Chomsky

28 Marzo, 2006

Ho ricevuto da molte parti l'invito a commentare l'articolo di John Mearsheimer e Stephen Walt (d'ora in poi M-W), pubblicato sulla London Review of Books, che è circolato molto su Internet ed ha sollecitato una tempesta di discussioni. Seguono alcune riflessioni sulla materia.

Fu pubblicato, come ho notato, sulla London Review of Books, che è di gran lunga più aperta alla discussione di queste questioni che i giornali USA -- un fatto importante (sul quale ritornerò) per la presunta influenza di ciò che W-M chiamano la "Lobby". Un articolo sul giornale ebraico Forward cita M per aver detto che l'articolo fu commissionato da un giornale americano, ma fu rifiutato, e che "la lobby filo-Israele è così potente che lui e il suo coautore Stephen Walt non sarebbero mai stati in grado di far pubblicare il loro rapporto su una rivista scientifica negli Stati Uniti. Ma a dispetto del fatto che essa è apparsa in Inghilterra, l'articolo M-W ha sollevato l'anticipata isterica reazione dai soliti sostenitori della violenza di stato, dal Wall Street Journal ad Alan Dershowitz, talvolta in maniere che esporrebbero gli autori ad immediato ridicolo se non si stessero allineando (come al solito) con il potere.

M-W meritano credito per aver assunto una posizione che di sicuro stimolerà accessi di collera, bugie fanatiche e denunce, ma vale la pena notare che in questo non c'è niente di nuovo. Prendete qualsiasi argomento che sia stato elevato al rango di sacra Scrittura nel "gregge di menti indipendenti" (per prendere a prestito la famosa descrizione degli intellettuali di Harold Rosemberg): ad esempio, qualsiasi cosa che abbia a che fare con la guerra dei Balcani, che giocò un grosso ruolo nelle straordinarie campagne di auto-adulazione che sfigurarono il discorso intellettuale verso la fine del millennio, andando ben oltre i precedenti storici, che sono già abbastanza brutti. Naturalmente, è di straordinaria importanza per il gregge proteggere quella immagine di sé, molta della quale basata sull'inganno e la manipolazione. Pertanto ogni tentativo di portare in evidenza fatti (indiscussi, sicuramente importanti) viene o ignorato (M-W non possono essere ignorati), o dà fuoco alle micce di attacchi rabbiosi, calunnie, manipolazioni ed inganni, e le altre reazioni standard.. Molto semplice da dimostrare, ed in nessun luogo limitato a questi casi. Quelli senza esperienza nell'analisi critica possono essere seriamente fuorviati dal caso particolare del Medio Oriente (ME).

Ma riconoscendo che M-W presero posizione in modo coraggioso, che merita lode, dobbiamo ancora discutere quanto sia convincente questa tesi. Non molto, secondo me. Ho già discusso altrove ciò che i precedenti (storici e documentari) sembrano mostrare riguardo le principali fonti della politica USA in Medio Oriente, nei libri e negli articoli degli ultimi 40 anni, e non posso ripetere ora. M-W hanno abbastanza ragione, suppongo, nella descrizione della Lobby, ma io non penso che ciò fornisca alcuna ragione per cambiare quella che mi è sempre sembrata un'interpretazione più plausibile. Noto incidentalmente che ciò che è in gioco è una questione piuttosto sottile: soppesare l'impatto di diversi fattori che (tutti sono d'accordo) interagiscono nel determinare la politica: in particolare, (A) l'interesse strategico-economico di concentrazioni di potere domestico nello stretto legame tra stato e industria, e (B) la Lobby.

La tesi di M-W è che (B) prevale in maniera preponderante. Per valutare questa tesi, dobbiamo distinguere tra due materie completamente differenti, che loro tendono a fondere: (1) i presunti fallimenti della politica americana in Medio Oriente; (2) il ruolo della Lobby nel causare queste conseguenze. Nella misura in cui le prese di posizione della Lobby si conformano ad (A), i due fattori sono molto difficili da sbrogliare. E vi è molta conformità.

Consideriamo (1), e poniamo l'ovvia domanda: per chi la politica americana degli ultimi 60 anni è stata un fallimento? L'industria dell'energia? No. Hanno fatto profitti che "superano i sogni dell'avarizia" (per citare John Blair, che diresse le più importanti commissioni governative sull'industria negli anni 60), ed ancora li fanno, e il Medio Oriente è la loro principale vacca da mungere. C'è stato un fallimento nella grande strategia USA basata sul controllo di ciò che il Dipartimento di Stato definiva negli anni 60 come la "stupenda fonte di potere strategico" del petrolio mediorientale e dell'immensa ricchezza proveniente da questa "materia pregiata"? No. Gli USA hanno sostanzialmente mantenuto il controllo -- ed importanti contraccolpi, come la caduta dello Sha, non furono il risultato di iniziative della Lobby. E come ho notato, l'industria dell'energia ha prosperato. Inoltre, questi successi straordinari dovettero superare molte barriere: principalmente, come altrove nel mondo, ciò che documenti interni chiamano "nazionalismo radicale," intendendo il nazionalismo indipendente. Come altrove nel mondo, è stato conveniente definire queste preoccupazioni in termini di "difesa contro l'URSS," ma il pretesto in genere collassa velocemente se si esaminano le cose, a proposito del Medio oriente e di altri posti. E in effetti si ammette che la rivendicazione era falsa, ufficialmente, subito dopo la caduta del Muto di Berlino, quando la Strategia Nazionale di Sicurezza di Bush (1990) invitò a mantenere le forze puntate al Medio Oriente, dove le "serie minacce ai nostri interessi... potrebbero non venire dal Cremlino" -- ora perso come pretesto per perseguire le stesse politiche di prima. E' lo stesso è vero per il resto del mondo.

Questa solleva subito un'altra domanda sulla tesi di M-W. Cosa erano "le lobby" che spinsero al perseguimento di politiche molto simili nel resto del mondo? Consideriamo l'anno 1958, un anno molto critico nelle relazioni internazionali. Nel 1958, l'amministrazione Eisenheuer identificò le tre principali sfide agli USA nel Medio Oriente, Nord Africa e Indonesia. -- tutti produttori di petrolio, tutti islamici. Del Nord Africa si occupò la (formale) indipendenza dell'Algeria. Dell'Indonesia e del Medio Oriente si prese cura la criminale strage di Suharto (1965) e la distruzione da parte di Israele del nazionalismo secolare arabo (Nasser, 1967). Nel Medio Oriente, ciò stabilì la stretta alleanza tra USA e Israele e confermò il giudizio della intelligence americana nel 1958 secondo cui un "logico corollario" dell'opposizione al "nazionalismo radicale" (intendendo, nazionalismo indipendente e laico) è il "sostegno ad Israele" come affidabile punto d'appoggio USA nella regione (insieme alla Turchia, che entrò in stretta relazione con Israele nello stesso anno). Il colpo di Suharto, produsse euforia, e lui rimase "il nostro uomo" (come l'amministrazione Clinton lo definì) fino a che mantenne il controllo nel 1998, attraverso una spaventosa politica che può essere paragonata a quella di Saddam Hussein -- che era anch'egli "il nostro uomo", fino a che nel 199 disobbedì agli ordini. Qual'era la Lobby dell'Indonesia? Qual'era la Lobby di Saddam? E la domanda può essere generalizzata a tutto il mondo. Se queste domande non ricevono risposta, la questione (1) non può essere affrontata.

Quando esaminiamo la questione (1), scopriamo che le politiche USA nel Medio oriente sono del tutto simili a quelle attuate altrove nel mondo, ed hanno avuto un successo notevole, di fronte a tante difficoltà 60 anni è un periodo assai lungo per pianificare il successo. E' vero che Bush II ha indebolito la posizione USA, ma questa è tutt'altra faccenda.

Questo porta alla questione (2). Come ho sottolineato, la alleanza tra USA e Israele fu siglata esattamente quando Israele fece un grosso favore alle industrie americane e saudite dell'energia schiacciando il nazionalismo secolare arabo, che minacciava di dirottare le risorse alle necessità interne. Questo è anche il momento che la Lobby decolla ( a parte la componente cristiano evangelica, di gran lunga la più numerosa e probabilmente più influente componente, ma questo a partire per lo più dagli anni 90). Ed è anche quando la classe politico-intellettuale iniziò il suo flirt con Israele precedentemente di scarso interesse per essa. Loro sono una parte molto influente della Lobby per via del loro ruolo nei media, negli ambienti accademici, eccetera... Da allora in poi è difficile distinguere l'"interesse nazionale" (nel solito perverso significato della frase) dagli effetti della Lobby. Ho già discusso abbondantemente i servizi di Israele all'America, fino ad ora, altrove, e non starò a ripetermi qui.

M-W si focalizzano su AIPAC e gli evangelici, ma riconoscono che la Lobby include la maggior parte della classe politico-intellettuale -- e a questo punto la tesi perde molto del suo contenuto. Essi fanno anche un uso altamente selettivo delle prove (e molte di esse sono asserzioni). Prendete per esempio le vendite di armi alla Cina, che essi portano in evidenza come cosa che danneggia gli interessi USA. Ma non menzionano che all'obiezione degli USA, Israele fu costretto a fare marcia indietro: sotto Clinton nel 200, e ancora nel 2005, in questo caso sotto regime neocon che si rassegnò contro le sue abitudini ad umiliare Israele. Senza un pigolio dalla Lobby, in entrambi i casi, sebbene fu un colpo severo per Israele. Ci sono molte cose come questa. Prendete il peggior crimine di Israele nella storia, la sua invasione del Libano nel 1982 con lo scopo di distruggere il secolare OLP e mettere fine ai suoi imbarazzanti inviti ad una soluzione politica, ed imporre il regime maronita. L'amministrazione Reagan sostenne con decisione l'invasione a dispetto delle sue peggiori atrocità, ma alcuni mesi dopo (agosto), quando le atrocità stavano crescendo al punto che persino il corrispondete da Beirut del New York Times, Thomas Friedman, cominciò a lamentarsi, e l'"interesse nazionale" USA cominciava ad essere danneggiato, Reagan ordinò ad Israele di fermarsi, quindi ordinò di completare la rimozione dell'OLP dal Libano, un risultato assai gradito sia ad Israele che agli USA (e coerente con la generale opposizione USA al nazionalismo indipendente). Il risultato non fu del tutto ciò che USa ed Israele desideravano, ma il punto centrale è che i reaganiani sostennero la aggressione e le atrocità quando questo era utile all'"interesse nazionale", e dettero l'alt quando no fu più così (finendo poi il lavoro principale). Questo è normale.

Un altro problema che M-W non discutono è il ruolo dell'industria dell'energia. Questa non ha certo un ruolo marginale nella politica USA -- in modo addirittura trasparente sotto l'amministrazione Bush, ma in effetti sempre. Come possono essere così impotenti di fronte alla Lobby? Come lo studioso del Medio Oriente Stephen Zunes ha correttamente sottolineato, "ci sono interessi molto più potenti di AIPAC [o della Lobby in generale], che hanno qualcosa da guadagnare in ciò che accade nel Golfo Persico, come le compagnie petrolifere, l'industria delle armi ed altri speciali interessi la cui influenza lobbistica e i contributi elettorali superano quelli della tanto celebrata Lobby sionista e dei suoi alleati nelle elezioni per il rinnovo del Congresso."

Forse l'industria dell'energia non capisce quali sono i suoi interessi, o è anch'essa parte della Lobby? Quindi qual'è la linea di demarcazione tra (1) e (2), a parte fattori marginali?

Bisognerebbe anche spiegare perché la politica americana in Medio Oriente è così simile alle politiche altrove -- alle quali, incidentalmente, Israele ha fornito importanti contributi, ad esempio, ad aiutare l'esecutivo ad aggirare le barriere del Congresso nel portare massiccio terrorismo in America Centrale, ad aggirare l'embargo al Sud Africa e alla Rodhesia, e molto altro ancora. Tutto questo rende ancora più arduo distinguere (2) da (1) -- questo secondo fattore assai uniforme in ogni parte del mondo.

Non esaminerò gli altri argomenti, ma penso che non abbiano molta forza, dopotutto.

La tesi che M-W propongono è comunque molto attraente. La ragione, penso, è che essa risparmia il governo USA lasciandolo sul suo alto pinnacolo di nobiltà. "Idealismo wilsoniano," eccetera, semplicemente nella morsa di una forza così grande da non potersi eludere. E' come attribuire i crimini degli ultimi 60 anni alle "esagerate illusioni della Guerra Fredda," eccetera. Conviene, ma non è convincente. In nessun caso.


Zmag.org

traduzione Gianluca Bifolchi


 

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