FISICA/MENTE

 

 

Comitato scienziate e scienziati contro la guerra: un appello

 

Le recenti rivelazioni da parte di alcuni mass-media sull'operato delle forze statunitensi durante l'assedio di Falluja ci spingono a prendere posizione in quanto scienziate e scienziati spinti dalla volontà di usare a fini di pace le competenze acquisite per il lavoro che facciamo.

 

 

L'uso di WP (Willi Pete, ovvero il fosforo bianco nel gergo militare), come documentato in particolare dal servizio di Ranucci su Rainews24, costituisce una violazione del principio di base della Convenzione sulle armi chimiche, cui gli Stati Uniti aderiscono dal 1997. La convenzione infatti si pone come fine "la proibizione e l'eliminazione di tutti i tipi di armi di distruzione di massa; convinti che la completa ed effettiva proibizione dello sviluppo, produzione, acquisizione, immagazzinaggio, detenzione, trasferimento ed uso di armi chimiche e loro distruzione, rappresenta un passo necessario verso il conseguimento di tali obiettivi comuni".

Il WP, come il Napalm, e' una sostanza classificata come "incendiaria" il cui uso in guerra sarebbe permesso in circostanze ben definite. Al di là di usi "legalmente" permessi e vietati, però, il risultato sui civili (previsto, ed anzi cercato dai militari Usa), costituisce un fatto documentato ed ormai indubitabile.

L'utilizzo di queste tecniche sulla popolazione civile è di gravità inaudita, suscita il nostro orrore, e ci impone di denunciare con forza l'abominio che rappresenta: la trasformazione di conoscenza, bene comune dell'umanità, in strumento di distruzione di massa.

L'episodio (ammesso che di episodio si tratti e non di strategia deliberata) è reso ancora più grave dai tentativi di impedire le testimonianze, facendo pagare prezzi altissimi e personali ai giornalisti non-embedded per il coraggio delle loro denunce.

Come se non bastasse, una volta svelata la strage nascosta, l'amministrazione Usa tenta ancora di minimizzare e/o negare l'accaduto e i suoi effetti drammatici.

Ma le conseguenze di tale gesto potrebbero essere ancora più gravi: ci domandiamo infatti su quale base si potranno ritenere vincolanti tutti i trattati e le convenzioni con cui si è cercato di costruire un mondo vivibile, nonostante la propensione umana alla guerra. Il comportamento dell'esercito statunitense oggi in Iraq, come trenta anni prima in Vietnam, come anche la guerra chimica messa in atto dalla Nato contro la cittadinanza jugoslava (i cui effetti di lungo periodo sono stati rilevati anche da organismi internazionali) fanno ridiventare "prassi bellica ordinaria" quei crimini di guerra che si speravano banditi per sempre dalla storia.

Chi mai si sentirà obbligato a non diffondere malattie, a non avvelenare le acque, a non "distruggere il nemico" anche usando armi atomiche? Se è concesso ai più potenti di non seguire le regole da loro stessi imposte a tutti gli altri, perché chi già soffre per i loro soprusi non dovrebbe usare le stesse armi?

Malgrado tutti gli impegni solenni pronunciati dopo Hiroshima e l'Olocausto, dopo il Vietnam, si stanno ripetendo orrori che speravamo espulsi dalla storia; orrori che saranno ancora un volta pagati da tutta la collettività mondiale, in termini fisici e sociali, a partire come sempre dai più poveri ed indifesi.

E' possibile che i veri responsabili di tutto questo non saranno mai ufficialmente giudicati e condannati, magari appellandosi a cavilli (il WP non è compreso nell'elenco delle armi chimiche, gli Usa non hanno mai firmato il protocollo di Ginevra sulle armi incendiarie, ecc), ma tutte le persone devono sapere quali sono gli interessi strategici ed economici che rendono il mondo un luogo in cui è sempre più difficile e doloroso sopravvivere.

E' necessaria ed urgente una reazione molto decisa, che già si intravede nelle prime mobilitazioni popolari. A queste aggiungiamo da parte nostra la ferma richiesta che sia fatta piena luce su questo come su altri episodi recenti di guerra inumana da parte di Usa e Nato, e "coalizioni di volenterosi" di cui disgraziatamente fanno parte anche forze del nostro Paese. Chiediamo chiare prese di posizione ed azioni conseguenti dei nostri esponenti politici, che devono decretare il rientro immediato delle nostre truppe e farsi portatori di richieste presso tutti gli organismi internazionali specifici (Cwc - Chemical Warfare Commission) e generali (Onu) affinché essi si pronuncino su questa guerra, su questo episodio, su questo criterio di due pesi e due misure nei rapporti tra Stati.

Per parte nostra, ribadiamo il nostro impegno a non collaborare a qualsiasi attività connessa con l'industria bellica, ed esprimiamo la ferma condanna di ogni forma di sopraffazione dei popoli e delle persone. Rifiutiamo il coinvolgimento della scienza per questi scopi ed invitiamo tutte le persone, scienziate/i in particolare, ad operare per un mondo di pace.

Scienziate e scienziati contro la guerra

 

 

 

Prime adesioni: 

Alessandroni Giacomo, ingegnere elettronico, Pesaro;

Ascoli Davide, matematico, Torino; 

Badiale Marino, matematico, Torino; 

Balsi Marco, ingegnere elettronico, Roma; 

Baracca Angelo, fisico, Firenze; 

Barone Giulia, storica, Roma; 

Bettio Curzio, chimico, Padova; 

Bianchi Alessandro, informatico, Bari; 

Brandi Vincenzo, ricercatore, Roma; 

Caire Luisella, matematica, Torino; 

Cavallaro Chiara, economista, Roma; 

Celentano Marco, filosofo, Napoli; 

Cervino Marco, fisico, Bologna; 

Chiadò Piat Valeria, matematica, Torino;

Clarizia Alberto, fisico, Napoli;

Cristaldi Mauro, naturalista, Roma; 

Damiani Ilaria, matematica, Roma; 

Del Bello Claudio, filosofo, Roma; 

Delle Donne Marcella, sociologa, Roma; 

De Remigis Paolo, elettronico, Torino; 

De Sole Pasquale, biochimico, Roma; 

Di Fazio Alberto, astrofisico, Roma; 

Drago Antonino, fisico, Napoli; 

Ferrarese Giorgio, matematico, Torino; 

Filabozzi Alessandra, fisica, Roma; 

Fujita Yashima Hisao, matematico, Torino; 

Gaetani Sancia, biologa, Roma; 

Ghidini Massimo, fisico, Parma;

Gigli Anna, matematica, Roma; 

Iannuzzelli Francesco, informatico, Londra; 

Letardi Paola, fisica, Genova; 

Macchi Silvia, urbanista, Roma; 

Magnone Edoardo, chimico, Genova; 

Marenco Franco, fisico, Roma; 

Martocchia Andrea, fisico, Roma; 

Morandi Vittorio, ricercatore, Bologna; 

Munck Karin, operatrice cultura scientifica, Parma; 

Nencini Luca, fisico, Roma; 

Paciello Maria Luigia, fisica, Roma; 

Pagani Elio, Varese;

Palmegiano Giovanni Battista, zootecnico, Torino; 

Pedicini Marco, matematico, Roma; 

Pieroni Enrico, fisico, Cagliari; 

Polcaro V. Francesco, fisico spaziale, Roma; 

Pona Carlo, fisico, Roma; 

Pratali Maffei Sergio, architetto, Venezia; 

Prosperi Marcella, tecnica, Roma; 

Remino Carlo, ingegnere, Brescia; 

Roggero Margherita, matematica, Torino; 

Salerno Silvana, biologa, Roma; 

Sarti Alessandro, Bologna; 

Signorini Antonella, biologa, Roma; 

Spinazzola Francesco, virologo, Roma; 

Stasolla Maria Giovanna, storica, Roma; 

Tarozzi Alberto, sociologo, Bologna; 

Triolo Lucio, fisico, Roma; 

Valente Adriana, sociologa, Roma; 

Vitiello Libero, biologo, Padova;

Vitiello Spartaco, operatore audiovisivi, Padova; 

Zerbino Ettore, psicanalista, Roma; 

Zoppè Monica, biologa, Pisa; 

Zucchetti Massimo, ingegnere nucleare, Torino.

 

(Tratto da LA NONVIOLENZA E' IN CAMMINO Numero 1118 del 18 novembre 2005)

http://lists.peacelink.it/nonviolenza/msg00468.html 

 

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