FISICA/MENTE

 

 http://www.usembassy.it/file2003_02/alia/A3021102ir.htm 

Il Sottosegretario alla Difesa elenca cinque obiettivi per il dopoguerra iracheno, 11 febbraio 2003

Se ci sarà una guerra con l’Iraq, “gli Stati Uniti si impegnerebbero nel dopo guerra con un doppio intento: quello di restare e quello di ripartire,” ha detto Douglas Feith, Sottosegretario alla Difesa per le questioni politiche.

Feith, in una audizione preparata per la Commissione Esteri del Senato l’11 febbraio, ha detto che gli Stati Uniti resteranno in Iraq abbastanza a lungo per raggiungere cinque obiettivi: la liberazione del popolo iracheno, l’eliminazione delle sue armi di distruzione di massa (WMD), l’eliminazione delle sue infrastrutture terroristiche, la salvaguardia della sua integrità territoriale, e l’inizio della sua ricostruzione politica ed economica.

“Ma è importante sottolinerare che gli Stati Uniti sono inoltre intenzionati a lasciare (il paese) nel più breve tempo possibile, in quanto l’Iraq appartiene al popolo iracheno. L’Iraq non appartiene agli Stati Uniti, né alla coalizione né ad altri, né mai lo sarà,” ha detto Feith.

Appena le autorità irachene saranno in grado di sostenere le responsabilità del paese, e saranno ristabilite le strutture politiche, o di altro genere, necessarie per garantire cibo, sicurezza e tutte le altre necessità, gli Stati Uniti e gli altri partner della coalizione vorranno che le autorità irachene provvedano direttamente ai loro affari,” ha inoltre affermato Feith, (aggiungendo) “il nostro obiettivo è quello di trasferire tutta l’autorità possibile, nel più breve tempo possibile, agli iracheni stessi”.

Feith ha detto che il Dipartimento della Difesa ha creato un Ufficio per la Ricostruzione e gli Aiuti Umanitari con lo scopo di fare un piano per l’Iraq del dopo Saddam, e avrà il compito di stabilire i legami con le agenzie appropriate delle Nazioni Unite e con le organizzazioni non-governative (ONG), anche dalle quali ci si aspetterà un ruolo (attivo) nel dopo guerra iracheno. I piani disposti dal suddetto ufficio saranno diretti dal Capo del Comando Centrale statunitense, il Generale Tommy Franks, ha detto Feith.

Il piano più importante di tutti è l’eliminazione delle armi di distruzione di massa dell’Iraq. Feith ha sottolineato che questo sarà “un compito enorme”.

“Dobbiamo prima localizzare i luoghi dove sono disseminate le WMD. ... Alla fine delle ostilità, dovremo smantellare, distruggere o comunque sbarazzarci delle strutture e dei mezzi missilistici nucleari, chimici e biologici”, ha detto Feith. “Ugualmente importanti saranno i piani per dare un nuovo indirizzo a quelle risorse a doppio uso che l’Iraq possiede, nonché al suo patrimonio scientifico e manageriale per avviarle verso un impiego legittimo, in campo civile, nel nuovo Iraq”, ha precisato il Sottosegretario.

Passando al tema del petrolio, Feith ha detto: “Abbiamo ragione di credere che il regime di Saddam stia progettando di sabotare i giacimenti di petrolio iracheni”. Ha detto inoltre che l’amministrazione americana ha deciso che nell’eventualità di una guerra, la coalizione guidata dagli Stati Uniti difenderà i giacimenti di petrolio iracheno dagli atti di sabotaggio, dando rapidamente inizio alla ricostruzione e corso alle attività in campo petrolifero. Lo scopo sarà quello di preservare i giacimenti “come risorsa nazionale del popolo iracheno”.

Segue il testo della dichiarazione del sottosegretario Feith:

DICHIARAZIONE DEL SOTTOSEGRETARIO ALLA DIFESA DOUGLAS J. FEITH
ALLA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO DEGLI STATI UNITI

11 febbraio 2003

 

Piano per il dopoguerra

 

Signor Presidente e membri della Commissione:

Sono lieto di avere l'opportunità di parlarvi oggi degli sforzi che il Dipartimento della Difesa e il governo degli Stati Uniti stanno compiendo per approntare un piano di riorganizzazione dell’Iraq nel periodo successivo alla guerra, qualora il conflitto si rendesse necessario.

Se gli Stati Uniti e le altre forze della coalizione intraprenderanno un'azione militare in Iraq, dovranno, dopo la vittoria, dare il loro contributo all'amministrazione temporanea del Paese e al benessere del popolo iracheno. Sarà necessario portare aiuti umanitari, organizzare servizi di base e lavorare per creare ordine e sicurezza per gli iracheni liberati.

Il nostro operato punterà a raggiungere gli obiettivi individuati dal mio collega, il Sottosegretario di Stato Grossman:

- Primo, dimostrare al popolo iracheno e al resto del mondo che gli Stati Uniti aspirano a liberare, non ad occupare o a controllare l'Iraq e le sue risorse economiche.

- Secondo, eliminare le armi chimiche e batteriologiche dell'Iraq, il suo programma nucleare, i relativi sistemi di lancio e i relativi siti di ricerca e produzione. Si tratterà di un lavoro complesso, pericoloso e costoso.

- Terzo, eliminare allo stesso modo le infrastrutture terroristiche dell'Iraq. Elemento chiave della strategia statunitense per la guerra globale al terrorismo è lo sfruttamento delle informazioni relative alle reti terroristiche che la coalizione acquisisce tramite azioni militari e l' applicazione delle leggi in vigore.

- Quarto, salvaguardare l'unità territoriale dell'Iraq. Gli Stati Uniti non vogliono la disgregazione o lo smembramento dell'Iraq.

- Quinto, dare inizio al processo di ricostruzione economica e politica, lavorando per istradare l'Iraq sul percorso che gli consentirà di diventare un paese libero e prospero. Il governo degli Stati Uniti condivide con molti iracheni la speranza che il loro paese possa godere delle leggi e delle altre istituzioni democratiche per mezzo di un governo di ampia base che rappresenti le varie parti della società irachena.

Se ci sarà una guerra, gli Stati Uniti affronteranno i compiti del dopoguerra con due diverse opzioni: l'impegno di rimanere e l'impegno di andarsene.

- Ciò significa che l'impegno di restare sarà relativo al tempo necessario al raggiungimento degli obiettivi sopra elencati. La coalizione non può intraprendere azioni militari contro l’Iraq – allo scopo di eliminare le armi di distruzione di massa e le minacce della tirannia irachena nella veste di aggressore e sostenitore del terrorismo - e poi lasciare al popolo iracheno l'infelice compito di ripristinare l’ordine e la legalità, senza offrirgli un aiuto. Ciò non sarebbe un bene né per gli iracheni, né per noi, né per il resto del mondo.

- Ma è altrettanto importante sottolineare che gli Stati Uniti si impegnano ad andarsene appena possibile, poiché l'Iraq appartiene al popolo iracheno. L'Iraq non appartiene e non apparterrà agli Stati Uniti, alla coalizione o a chiunque altro.

Appena le autorità irachene saranno in grado di sostenere le responsabilità del loro paese, e avranno organizzato le strutture per provvedere alle necessità alimentari, a garantire la sicurezza e le altre necessità del loro popolo, gli Stati Uniti e i loro partner della coalizione desiderano che siano esse stesse a gestire i loro affari interni. Abbiamo tutti interesse nell'adoperarci affinché arrivi al più presto il giorno in cui l'Iraq possa diventare un membro - orgoglioso, indipendente e rispettato - della comunità mondiale dei paesi liberi.

I compiti che gli Stati Uniti dovranno assolvere nello scenario del dopoguerra non saranno semplici e gli Stati Uniti non desiderano affatto affrontarli da soli. Dobbiamo incoraggiare il contributo e la partecipazione dei partner della coalizione, delle organizzazioni non governative, dell' Onu, delle altre organizzazioni internazionali e di altre ancora. Il nostro obiettivo è quello di trasferire il massimo dell'autorità possibile, il più presto possibile, agli stessi iracheni. Ma gli Stati Uniti non scaricheranno fardelli sulle spalle di coloro che non sono ancora in grado di sostenerli.

Sicurezza e Ricostruzione

I funzionari dell'amministrazione stanno mettendo a frutto le lezioni apprese in Afghanistan e nel corso della storia recente. Abbiamo imparato che la ricostruzione postbellica richiede equilibrio negli sforzi compiuti nella sfera militare e in quella civile. La sicurezza viene promossa dal progresso verso la ricostruzione economica. Ma la ricostruzione economica è difficilmente possibile se gli uomini d'affari, gli investitori esteri e coloro che portano gli aiuti internazionali non si sentono al sicuro, personalmente e per quel che riguarda la loro proprietà.

Per incoraggiare il progresso economico e la ricostruzione della sicurezza nell' Iraq del dopoguerra in modo equilibrato e coordinato, il Presidente Bush ha incaricato la sua amministrazione di cominciare a pianificare in tal senso già da ora.

Più velocemente verranno assolti i compiti necessari alla ricostruzione, prima potrà la coalizione ritirare le sue forze dall'Iraq, e prima potranno gli iracheni avere il controllo completo del loro paese. Di conseguenza, i funzionari della coalizione responsabili dell'amministrazione dell'Iraq del dopo conflitto -- militari o civili, appartenenti alle agenzie dei vari Paesi -- faranno rapporto al Presidente attraverso il Generale Tom Franks, Comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti, e il Segretario della Difesa.

L’Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria

Per preparare tutto questo, il 20 gennaio il Presidente ha decretato la creazione di un ufficio per la pianificazione del dopoguerra. Sebbene faccia parte del Dipartimento della Difesa, questo ufficio è composto da funzionari provenienti da vari dipartimenti e agenzie del governo. Il suo compito sarà quello di pianificare in maniera dettagliata e di controllare che i piani vengano attuati. L'intenzione è quella di non limitarsi a teorizzare ma di mettere in pratica -- di prepararsi all'azione sul posto, se e quando verrà il momento per un tale tipo di lavoro. In caso di guerra, la maggior parte delle persone che lavorano in questo ufficio verranno trasferite in Iraq. Lo abbiamo chiamato Ufficio per la Ricostruzione e l'Assistenza Umanitaria e lo descriviamo come un "ufficio di spedizione".

L'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria è incaricato di stabilire i collegamenti con le agenzie specializzate dell' Onu e con le organizzazioni non governative che avranno un ruolo fondamentale nell'Iraq del dopoguerra. Manterrà i contatti anche con gli uffici delle controparti nell'ambito dei governi dei paesi della coalizione e, in collaborazione con l'Inviato Speciale del Presidente, con i vari gruppi di opposizione per la libertà dell'Iraq.

La responsabilità diretta di amministrare l'Iraq postbellico ricadrà sul Comandante del Comando Centrale USA, in qualità di comandante delle forze militari sul campo. Lo scopo dell'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria è quello di sviluppare i piani dettagliati ai quali esso e i suoi subordinati si atterranno nel fronteggiare queste responsabilità.

Varie componenti del governo hanno lavorato parecchio e per diversi mesi sui vari aspetti della pianificazione postbellica. E sono molti i piani che si stanno già approntando.

Un gruppo di lavoro composto da membri provenienti da varie agenzie, diretto dal personale del Consiglio Nazionale per la Sicurezza e dell'Ufficio Gestione e Bilancio sta pianificando dettagliatamente il contingentamento dei fondi per gli aiuti umanitari in caso di conflitto con l'Iraq. Questo gruppo comprende anche membri del Dipartimento di Stato, dell'USAID, dell'Ufficio del Vice Presidente, del Ministero del Tesoro, dell'Ufficio del Segretario della Difesa, degli Stati Maggiori e della CIA ed è collegato con le agenzie specializzate dell'Onu e con le organizzazioni non governative coinvolte nello sforzo per gli aiuti umanitari.

Questo gruppo ha ideato un certo tipo di operazioni volte a:

- facilitare gli aiuti da parte dell'Onu e delle organizzazioni non governative,

- impiantare dei Centri per le Operazioni Civili-Militari attraverso i quali le forze militari statunitensi coordinino gli approvvigionamenti umanitari, e

- far ripartire il sistema di distribuzione dei viveri delle Nazioni Unite utilizzando le scorte statunitensi in attesa dell’arrivo di quelli dell'Onu e delle organizzazioni non governative.

Altri gruppi formati da personale di varie agenzie stanno approntando piani per:

- la ricostruzione dell'Iraq del dopo Saddam,

- l’osservazione del comportamento degli attuali ufficiali iracheni per determinare quali saranno quelli con cui potremo lavorare, e

- l'eliminazione postbellica delle armi di distruzione di massa irachene.

La funzione del nuovo ufficio per la pianificazione è quella di integrare tutti questi sforzi e renderli operativi. E' costruire sul lavoro fatto, non reinventarlo.

Eliminazione delle armi di distruzione di massa

Si stanno approntando piani dettagliati relativi al compito di isolare, bloccare e smantellare le armi di distruzione di massa di cui l'Iraq è in possesso, i siti in cui vengono realizzate e quelli in cui vengono conservate. Si tratta di un compito gravoso ed immenso. Il Dipartimento della Difesa sta approntando i mezzi necessari.

Sarà questa una nuova missione per il Dipartimento e per la nostra nazione. E' complessa e avrà luogo nell'ambito delle operazioni militari, protraendosi anche nel periodo postbellico.

Prima dobbiamo individuare i siti delle armi di distruzione di massa, sparsi nella vastità del territorio. Dobbiamo poi essere pronti ad isolare le armi e i siti più rilevanti, o a disattivarli rapidamente e in modo sicuro, affinché non rappresentino più una minaccia per le forze della coalizione. Ciò dovrà essere fatto in molti luoghi e il più rapidamente possibile.

Ma la missione non si esaurisce lì. Dopo le ostilità, dovremo smantellare, distruggere o ricollocare i vari depositi di armi nucleari, chimiche e batteriologiche e le infrastrutture di missili.

Altrettanto importante sarà riconvertire alcune delle strutture irachene a doppio uso e garantire la possibilità ai vari scienziati e manager in esse impiegati di mettere il loro talento al servizio delle attività civili legittime del nuovo Iraq.

Chiaramente, questa non sarà una missione che ricadrà interamente sulle spalle delle forze militari statunitensi. Altro personale del governo degli Stati Uniti, compresi coloro che lavorano per il Dipartimento della Difesa, nei laboratori del Dipartimento dell'Energia, e in altre agenzie governative contribuiranno al buon esito dell'operazione.

I partner della coalizione, compresi molti alleati della NATO, posseggono mezzi di difesa nucleari, chimici e batteriologici ed esperti che possono giocare un ruolo molto importante. L'Onu, l'AIEA e le altre organizzazioni internazionali debbono potersi trovare nella posizione di poter contribuire in maniera valida allo sforzo di eliminazione e forse anche all’operazione di monitoraggio che seguirà.

L'eliminazione di tutti i depositi di armi nucleari, chimiche e batteriologiche, di tutti gli impianti per realizzarle e delle relative infrastrutture, richiederà tempo. Al momento non possiamo nemmeno azzardare un’ipotesi su quanto tempo sarà necessario. E il nuovo governo iracheno avrà una parte importante in tutto ciò.

Infrastrutture petrolifere

Gli Stati Uniti e gli alleati della coalizione potrebbero trovarsi di fronte alla necessità di riparare le infrastrutture petrolifere irachene se Saddam Hussein decidesse di danneggiarle, come nel caso dell'incendio dei pozzi di petrolio del Kuwait da lui ordinato nel 1991. In realtà, abbiamo ragione di credere che il regime di Saddam stia pianificando il sabotaggio dei pozzi di petrolio iracheni. Ma anche nel caso in cui i sabotaggi non avvenissero e non risultassero danni conseguenti alle operazioni militari, alcuni lavori di riparazione si renderanno necessari per consentire una ripresa sicura delle operazioni di estrazione dopo un eventuale periodo di ferma dovuto alla guerra.

Si stanno approntando quindi dei piani dettagliati relativi alla ripresa della produzione petrolifera nel minor tempo possibile per far fronte alle necessità primarie del popolo iracheno. Il settore petrolifero costituisce la risorsa primaria dell'Iraq. Come avrete potuto notare, gli Stati Uniti si stanno impegnando affinché venga preservata l'integrità territoriale dell'Iraq. Pertanto ci stiamo prodigando per far in modo che le risorse petrolifere dell'Iraq restino sotto il controllo nazionale iracheno, e che i proventi vengano destinati al sostegno degli iracheni in tutte le zone del paese. A nessun gruppo etnico o religioso sarà permesso di reclamare diritti esclusivi sul petrolio estratto o sull'utilizzo delle varie infrastrutture. In altre parole, tutto il petrolio dell'Iraq appartiene al popolo dell'Iraq.

L'Amministrazione Bush ha deciso che, in caso di guerra, la coalizione guidata dagli Stati Uniti si incaricherà di:

- proteggere gli impianti petroliferi iracheni da eventuali atti di sabotaggio e di preservarli in quanto bene nazionale del popolo iracheno, e

- far ripartire velocemente la ricostruzione e le operazioni del settore, affinché i suoi proventi, insieme agli aiuti umanitari provenienti dagli Stati Uniti e dagli altri paesi, possano far fronte alle necessità del popolo dell'Iraq.

Il governo non ha ancora deciso quali siano i meccanismi organizzativi che dovranno dirigere questo settore. Ci consulteremo in merito a questa importante questione con le molte parti dei vari Governi, compresi esperti e gruppi iracheni.

"Nessuna guerra per il petrolio"

Questo è il momento giusto per affrontare a viso aperto le accuse secondo le quali, in questo confronto con il regime iracheno, le motivazioni dell'amministrazione Bush siano quelle di rubare o di tenere sotto controllo il petrolio iracheno. L'accusa è diffusa, si riflette nello slogan "Nessuna guerra per il petrolio". Ma è falsa e maligna.

Se ci sarà una guerra, il mondo vedrà che gli Stati Uniti adempieranno alle loro responsabilità amministrative, comprese quelle riguardanti il petrolio, in maniera trasparente ed onesta, rispettando la proprietà e gli altri diritti dello Stato e del popolo dell'Iraq. I trascorsi degli Stati Uniti in occasione dei vari conflitti militari sono ben noti a tutto il mondo.

Gli Stati Uniti sono divenuti una delle maggiori potenze mondiali con la seconda guerra mondiale. Nel corso di tale conflitto e da allora in poi, gli Stati Uniti hanno dimostrato ripetutamente e coerentemente che non si appropriano dei beni degli altri paesi. Gli Stati Uniti non derubano le altre nazioni. Non abbiamo saccheggiato la Germania o il Giappone; al contrario, abbiamo contribuito alla loro ricostruzione dopo la seconda guerra mondiale. Dopo l'operazione "Tempesta nel deserto", non ci siamo serviti della nostra potenza militare per appropriarci o prendere il controllo delle risorse petrolifere dell'Iraq o di quelle di altri paesi del Golfo. Gli Stati Uniti pagano tutto ciò che importano. E invece di utilizzare il loro potere per ridurre in miseria i loro vicini, gli Stati Uniti sono stati per molti paesi un'immensa fonte di aiuti economici per vari decenni.

Se le motivazioni degli Stati Uniti fossero sostanzialmente economiche o commerciali, non affronteremmo Saddam Hussein a causa delle sue armi di distruzione di massa. Se le nostre motivazioni fossero squisitamente economiche, chiuderemmo un occhio sulle armi di distruzione di massa del regime e cercheremmo di compiacere Saddam nella speranza di assicurarci dei contratti per le società statunitensi.

Il costo maggiore di qualsiasi tipo di confronto con il regime iracheno sarebbe quello, ovviamente, delle vite umane. Ma anche i costi economici non sarebbero esigui. Questo conflitto non sarà e non potrebbe mai essere, una fonte di guadagno per gli Stati Uniti. Solo qualcuno che non fosse a conoscenza di fatti facilmente verificabili potrebbe pensare che gli Stati Uniti potrebbero trarre qualche profitto economico da tale guerra, nemmeno se intendessimo rubare il petrolio iracheno, cosa che ovviamente non intendiamo fare.

La struttura e il finanziamento dell'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria

Torniamo ora al nuovo Ufficio del Pentagono per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria; sono tre le operazioni sostanziali che verranno portate avanti da questo ufficio, ciascuna condotta da un coordinatore civile: Aiuti Umanitari, Ricostruzione, e Amministrazione Civile. Un quarto amministratore sarà responsabile delle comunicazioni, della logistica e degli aiuti economici. Queste operazioni avranno luogo sotto il controllo generale di Jay Garner, che rivestiva un'alta carica militare nel corso delle operazioni umanitarie nel nord dell'Iraq nel 1991. Sarà lui il responsabile per l'organizzazione e l'integrazione delle tre operazioni sostanziali e per fare in modo che l'ufficio possa trasferirsi nella regione quando sarà necessario ed inserirsi senza problemi nell'ambito delle operazioni del CENTCOM. Il suo gruppo sarà composto da rappresentanti del Dipartimento di Stato, della Difesa, della Giustizia, del Tesoro, dell'Energia, dell'Agricoltura, dell'Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale e dell' Ufficio Gestione e Bilancio.

L'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria ha appena cominciato a fare una stima dei costi per l'assistenza umanitaria del dopoguerra. Inoltre sta cercando di valutare quali potranno essere i costi delle relazioni con l'esercito iracheno, compresi quelli relativi al disarmo, alla smobilitazione e alla reintegrazione dei soldati iracheni nella società civile.

Fatta eccezione per il Dipartimento della Difesa, il governo degli Stati Uniti sta attualmente operando nei termini della risoluzione continua per l'anno fiscale 2003. Ciò ha posto dei limiti alla quantità di fondi disponibili al momento, e le agenzie hanno accesso solo ad un limitato quantitativo di denaro.

In ogni caso, il budget totale per la ricostruzione e per gli aiuti umanitari all'Iraq, richiede che la risoluzione per l'anno fiscale 2003 venga rivista. Il tempismo per l'incremento di tale risoluzione è cruciale. Eventuali ritardi costituirebbero un intralcio ai piani di aiuto e ricostruzione.

Come parte essenziale del nostro piano postbellico, il CENTCOM ha anche approntato una Task Force Mista e Congiunta che sarà responsabile delle forze militari statunitensi e della coalizione in Iraq nel periodo immediatamente successivo al conflitto. La task force lavorerà a stretto contatto con l'Ufficio per la Ricostruzione e per l'Assistenza Umanitaria allo scopo di facilitare le attività umanitarie e di ricostruzione.

Le responsabilità degli Iracheni liberi

Poiché il comandante del Comando Centrale degli Stati Uniti avrà un ruolo fondamentale nell'amministrazione dell'Iraq, molti hanno pensato che i nostri piani per l'Iraq siano basati su ciò che gli Alleati fecero in Germania dopo la seconda guerra mondiale. Ma non è così. Il nostro intento, in caso di guerra, sarà quello di liberare l'Iraq, non di occuparlo.

La nostra amministrazione si ripropone di coinvolgere gli iracheni non appena sarà possibile, e di affidare loro le varie responsabilità altrettanto velocemente. Dopo un periodo iniziale di governo militare da parte di Stati Uniti/Coalizione, prevediamo una fase di transizione in cui le responsabilità verrebbero gradualmente trasferite alle varie istituzioni irachene, fino all'eventuale istituzione di un nuovo governo iracheno secondo una nuova costituzione.

Quelli che seguono sono esempi del modo in cui gli iracheni potrebbero acquisire gradualmente un ruolo sempre più importante nell'amministrazione del paese. Poiché non esiste una decisione definitiva che, vista la natura della situazione, non può essere presa finche le circostanze reali non saranno note, questi esempi illustrano varie proposte al vaglio in questo momento:

- Si potrebbe costituire un Consiglio iracheno per le consultazioni con le autorità statunitensi e della coalizione.

- Un consiglio giuridico potrebbe incaricarsi di consigliare le autorità in merito alle necessarie revisioni della struttura legale e degli statuti iracheni per riaffermare la sovranità della legge e garantire i diritti individuali.

- Si potrebbe creare una commissione costituzionale incaricata di redigere una nuova Costituzione e di sottoporla al popolo iracheno per la ratifica.

- Le maggiori istituzioni governative irachene – come, per esempio, i rappresentanti del governo centrale -- potrebbero rimanere in carica per svolgere funzioni di governo fondamentali; questo dopo avere esaminato il personale che ricopre i ruoli più importanti e l’eventuale rimozione di tutti coloro che siano stati coinvolti nei crimini e negli eccessi dell'attuale regime.

- Elezioni comunali e regionali potrebbero essere indette immediatamente dopo la liberazione per coinvolgere gli iracheni nel governo a livello locale.

Riguardo a questi piani postbellici, va aggiunto che molto lavoro è stato fatto, ma molto ancora ne rimane da fare. L'Ufficio per la Ricostruzione e l'Assistenza Umanitaria funzionerà come centro operativo del governo USA nell'ambito di questo sforzo.

Speriamo di poterci consultare presto con questa Commissione e con tutto il Congresso mentre continuiamo a sviluppare le nostre idee e i nostri piani per la ricostruzione dell'Iraq dopo la guerra. La guerra non è inevitabile ma, non preparare un piano di aiuti e di assistenza per le sue conseguenze sarebbe imperdonabile.


 

 

QUALCHE "AFFARUCCIO" DELLE "MENTI" ......

 

Grande depressione in corso? Azioni in calo in tutto il mondo? Non sapete come investire i vostri capitali? Puntate sulle imprese che, in questa fase, hanno di fronte il più "roseo" avvenire. Titoli di guerra. Fatevi un portafoglio "Enduring Freedom". Garantito da sponsor che siedono nel governo degli Stati Uniti. Ecco qualche esempio.

Igiganti
BOEING Il 40 per cento dei suoi proventi annuali deriva da vendite di armamento. Il suo rinomato kit per bombe teleguidate Joint Direct Attack Munition (JDAM), ha avuto un tale successo in Afghanistan, che la Boeing quasi non riesce a far fronte agli ordinativi della US Navy e della Air Force. Richiestissimi anche i suoi Apache AH-64 e i bombardieri B2, che fabbrica in comparticipazione con la Northrop, per non parlare dei missili per ogni occasione, GBU-15, AGM-130, AGM-86 C. La sua interessante divisione Phantom Works è leader di mercato nella produzione di aerei senza pilota o droni: di gran moda fra i militari il suo X-45 UCAV, che ha inaugurato la "linea" di maggior successo nell'era della guerra robotica.

Non basta. Boeing ha trovato il modo di limitare i rischi del business e di assicurarsi commesse sicure. Richard Armitage, attuale vicesegretario di Stato e consulente del Pentagono dal '75, è presidente della "Armitage Associates LLP", la quale è consulente della Boeing. Karl Rove, alto consigliere (senior advisor) del Presidente, è un azionista della Boeing. Al Senato Ted Stevens (repubblicano dell'Arkansas), il presidente dell'Appropriation Committee (ossia dell'ufficio acquisti), ha ricevuto 34 mila dollari dalla Boeing per la sua campagna elettorale. Alla Camera, John Murtha (democratico), Jim Moran (democratico), Norm Dicks (democratico) devono gratitudine alla Boeing per averne ricevuto - rispettivamente - 27.349, 21.850 e 14 mila dollari di contributi elettorali. Tutti e tre siedono nell'Appropriation Committee per la Difesa.

NORTHROP GRUMMAN L'azienda è posizionata in modo ideale per raccogliere i frutti della guerra al terrorismo: capo-commessa del bombardiere B2, partecipa alla fabbricazione dei caccia F-18 EF e del nuovissimo Joint Strike Fighter. Il suo costoso e sofisticato Global Hawk (il più colossale aereo-spia senza pilota sulla Terra) ha raccolto recensioni entusiaste; inoltre, produce il drone X-47 per la Marina.

Ma ancora migliori dei suoi prodotti sono le sue connessioni nel governo Bush. Basta dire questo: James Roche, attuale ministro per l'Air Force, è stato presidente della Northrop. Dov Zakheim, vicesegretario alla Difesa col compito di Comptroller (capo della contabilità), né è stato consulente stipendiato. Douglas Feith, viceministro della Difesa per la Policy, è presidente dell'ufficio legale Feith & Zell (import-export di armi con Israele) che ha fra i suoi clienti proprio la Northrop. Anche Paul Wolfowitz, terzo viceministro della Difesa, in pratica il numero 2 del Pentagono, ne è stato consulente. Al Senato, il capo della maggioranza Trent Lott ha ricevuto dalla Northrop contributi per 20 mila dollari, John Warner (presidente dell'Armed Services) 22.450, Ted Steves (presidente dell'Appropriations Committee) 18 mila.

RAYTHEON

Non occorre spendere molte parole. E' la ditta che produce il missile da crociera Tomahawk BGM-109, senza il quale le forze armate Usa non cominciano una guerra. Sull'Irak contano di lanciarne 3000 o più nelle prime ore, in via preliminare: e ogni missile costa 2 milioni di dollari. Nello splendido catalogo dell'azienda figurano gioielli come la Laser Guided Bomb "Paveway", indispensabile per "preparare la strada" all'invasione, e l'ormai celebre GBU-28 detta Bunker Buster, spacca-bunker: 2500 chili di esplosivo, un must per liquidare terroristi in caverna e dittatori nei rifugi.

 

E il vicesegretario di Stato Richard Armitage, attraverso la sua ditta Armitage Assoc, è stato consulente anche della Raytheon, nonché membro pagato dell'ufficio di consulenza. Come Sean O'Keefe, che oggi è vicedirettore dell'Office of Management and Budget, insomma quello che tiene i cordoni della borsa pubblica. Difficile che due così importanti ex consulenti, oggi in cariche-chiave, lascino mancare all'azienda - che è anche un poâ loro - i necessari ordinativi. Se poi dormissero, la Raytheon può contare sulla gratitudine di Edward Kennedy, che ha ricevuto dalla ditta contributi elettorali per 37.775 dollari, e che oggi al Senato presiede la commissione Armed Services.

LOCKHEED MARTIN Occorre dirlo? Le azioni di questa ditta non devono mancare in un serio portafoglio-titoli: massimo contractor militare, ha in catalogo tutto il necessario per le campagne più dispendiose. Dai celebri C-130 da trasporto ai caccia F-117 e F-16; è il capo-commessa del nuovissimo Joint Strike Fighter. Missili: Hellfire e AGM-142. Bombe e testate: dall'Advanced Unitary Penetrator al popolare BLU-109.

Soprattutto, diversi ex alti dirigenti della Lockheed siedono ora nelle poltrone giuste del governo Bush. Peter Teets, già amministratore delegato della ditta, è oggi assistente segretario all'Air Force. Gordon England, ex presidente dell'azienda, è segretario (ministro) alla Marina da guerra. Everet Beckner, l'ex vicepresidente, ora è al Dipartimento dell'Energia in qualità di Amministratore dei Programmi di Difesa. Un secondo vicepresidente Lockheed e azionista fra i maggiori, Norman Mineta, è diventato ministro dei Trasporti. Non basta? Sappiate allora che Lynn Cheney, moglie di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti, è alto dirigente della Lockheed. Contratti assicurati. E poi vi lamentate del conflitto d'interesse di Berlusconi?

 

Le emergenti
Ma questi sono i giganti del complesso militare-industriale americano. L'investitore sagace farà bene ad accaparrarsi le azioni delle imprese minori del settore, quasi invisibili ad occhio nudo, ma ricche di un lucroso avvenire. Per esempio:
la General Instruments Corp. , di cui è stato proprietario Donald Rumsfeld, attuale numero 1 del Pentagono; o la General Dynamics (aerei senza pilota) in cui Rumsfeld, da privato, ha avuto le mani in pasta. O la General Atomics Aeronautical Systems Inc. , produttrice del Predator: il drone più usato dalla Cia. Merita un occhio soprattutto la Alliant Technosystems. Mai sentita nominare? Questa relativamente piccola impresa del Minnesota è il maggior fornitore di munizioni per le forze armate americane: dalle bombe a grappolo CBU-87 e CBU-89 ai proiettili M829 da 120 mm. per carri armati, fino al PGU-14 Armor Piercing Incendiary, perforante e incendiario. Insomma tutto il materiale di consumo per la guerra infinita, e dio sa quanto consumi l'armata Usa. Non abbiamo scoperto nessuno specifico personaggio, già a libro paga della Alliant, che sia oggi nelle poltrone del governo Bush. Tuttavia, nel 2000, l'azienda ha speso 460 mila dollari per azioni di lobbying e versato a pioggia, nel 2001, contributi elettorali per 135.960 dollari. Qualcuno che le deve gratitudine, nell'esecutivo o nelle Camere, c'è di sicuro.

Non ditemi più che non sapete dove investire. D'accordo, la New Economy ha fallito, le dot. com vi hanno fatto perdere un sacco di soldi. Ma è arrivata la Newest Economy, ragazzi. Fatevi sotto, questa durerà.

http://www.liberazione.it/giornale/030211/default.asp


Da: il manifesto del 14 agosto 2003 

Una guerra contro la verità

di JOHN PILGER

 

Noi siamo al di sopra delle nazioni. Noi controlliamo il controllo. Alla fine vi divorerò tutti.

Lawrence Ferlinghetti, sull'America

A Baghdad, l'ascesa e la follia dell'ingordo potere imperiale sono ricordate in un cimitero dimenticato chiamato North Gate. I cani sono i suoi unici visitatori; i cancelli arrugginiti sono chiusi con dei lucchetti, e gli scarichi delle auto si addensano sopra la sua parata di lapidi consunte e di verità storiche che non cambiano. Il tenente generale Sir Stanley Maude è sepolto qui, in un mausoleo confacente al suo rango se non al colera cui dovette soccombere. Nel 1917 egli dichiarò: «I nostri eserciti non vengono... come conquistatori dei nemici, ma come liberatori». In tre anni 10.000 persone morirono nella rivolta contro gli inglesi, i quali gassarono e bombardarono i «miscredenti». Fu un'avventura da cui l'imperialismo britannico nel Medio Oriente non si è mai ripreso.

 

Oggi negli Usa i media raccontano che in Iraq stanno pagando un tributo di sangue, anche se le vere proporzioni degli attacchi sono quasi certamente nascoste. Presto i soldati uccisi dopo la «liberazione» saranno più di quelli uccisi durante l'invasione. Sostenere il mito della «missione» sta diventando difficile, come in Vietnam. Questo non significa dubitare del vero risultato conseguito dagli invasori con la propaganda, ossia la cancellazione del fatto che la maggior parte degli iracheni si opponevano sia al regime di Saddam Hussein che all'assalto anglo-americano contro il loro paese.

 

Questo è indicibile qui in America. Le decine di migliaia di iracheni morti e menomati non esistono. Quando ho intervistato Douglas Feith, numero tre di Donald Rumsfeld al Pentagono, costui ha scosso la testa e si è messo a farmi una lezione sulla «precisione» delle armi americane. Secondo il suo discorso, la guerra sarebbe diventata una scienza senza spargimenti di sangue al servizio della divinità unica dell'America. È stato come intervistare un prete. Solo le «ragazze» e i «ragazzi» americani soffrono, e per mano dei «Baathisti rimasti», un termine auto-ingannevole sulla linea dei «miscredenti» del generale Maude. I media riecheggiano il concetto, alludendo appena all'esistenza di una resistenza e pubblicando i ritratti dei soldati americani amputati, descritti con uno sciovinismo stucchevole che vede gli invasori come vittime mentre considera benignamente l'imperialismo arrogante che essi servono.

 

Al Dipartimento di Stato, il sottosegretario per la sicurezza internazionale John Bolton mi ha detto che, avendo messo in discussione il fondamentalismo della politica americana, dovevo essere sicuramente un eretico, un «membro del Partito comunista», secondo le sue parole.

 

Quanto alla grande catastrofe umanitaria in Iraq, gli ospedali sguarniti, i bambini che muoiono di sete e di gastroenterite più di prima dell'invasione, con quasi l'8% di bambini sofferenti di estrema malnutrizione, come dice l'Unicef - e quanto alla crisi nell'agricoltura che, dice la Fao (Food and Agriculture Organisation), è sull'orlo del collasso: tutto questo non esiste. Come non esiste l'assedio di stampo medievale imposto dall'America, che ha distrutto centinaia di migliaia di vite irachene in dodici anni: in America non se ne sa niente, perciò non è avvenuto. Gli iracheni sono, nella migliore delle ipotesi, non-persone; nella peggiore, degli appestati a cui dare la caccia. «Per ogni soldato americano ucciso» recitava una lettera pubblicata con grande rilievo sul newyorkese Daily News alla fine del mese scorso, «dovrebbero essere giustiziati venti iracheni ». La scorsa settimana la Task Force 20, una unità di élite americana accusata di avere dato la caccia ai «cattivi», ha ucciso almeno cinque persone a bordo di un'auto a Baghdad, un episodio tipico. Gli augusti New York Times e Washington Post non sono, naturalmente, così crudi come il News e Murdoch. Però il 23 luglio entrambi i giornali hanno dato con evidenza, in prima pagina, il «ritorno a casa» - attentamente manipolato dal governo - del soldato ventenne Jessica Lynch. La donna è rimasta ferita in un incidente durante l'invasione e catturata. È stata curata dai medici iracheni, che probabilmente le hanno salvato la vita e che hanno rischiato la propria per cercare di restituirla alle forze armate americane. La versione ufficiale, secondo cui Lynch si sarebbe battuta coraggiosamente contro gli attaccanti iracheni, è un mucchio di bugie come il suo «salvataggio» (da un ospedale quasi deserto), che è stato filmato con telecamere a visione notturna da un regista di Hollywood. Tutto questo è risaputo a Washington, e in gran parte è stato riportato dai media. Ciò non ha impedito al meglio e al peggio del giornalismo americano di unirsi per contribuire a inscenare il suo ritorno beato a Elizabeth, West Virginia. Il Times ha riferito che il Pentagono aveva negato l'operazione di «maquillage» e che «poche persone sembravano interessate alla controversia». Secondo il Post, l'intero affare era stato «reso torbido da notizie giornalistiche contrastanti». George Orwell per descrivere casi come questo ha parlato di «parole che cadono sopra i fatti come neve soffice, confondendo i loro contorni e ricoprendo tutti i dettagli». Secondo un sondaggio nazionale, grazie alla stampa più libera del mondo la maggior parte degli americani crede che dietro gli attacchi dell'11 settembre ci fosse l'Iraq. «Siamo stati vittime della più grande manovra di occultamento di tutti i tempi» dice Jane Harman, una voce rara nel Congresso. Ma anche questa è un'illusione. La verità verboten è che l'attacco non provocato all'Iraq e il saccheggio delle sue risorse è il settantatreesimo intervento coloniale. Tali interventi, insieme a centinaia di sanguinose operazioni coperte, sono stati tenuti nascosti da un sistema e da una vera e propria tradizione di menzogne sponsorizzate dallo Stato che risalgono fino alle campagne genocide contro i nativi americani, con i miti della frontiera. Ci furono anche la guerra ispano-americana, scoppiata dopo che la Spagna fu falsamente accusata di avere affondato una nave da guerra americana, il Maine, e la febbre bellica fu gonfiata dai giornali di Hearst; l'inesistente «gap missilistico» tra gli Usa e l'Unione sovietica, che si basava su documenti falsi forniti ai giornalisti nel 1960 e che servì ad accelerare la corsa agli armamenti nucleari; e quattro anni dopo, l'inesistente attacco vietnamita a due cacciatorpediniere americane nel Golfo del Tonkino per cui i media chiesero rappresaglie fornendo al Presidente Johnson il pretesto che gli serviva per bombardare il Vietnam del Nord.

 

Alla fine degli anni `70 il silenzio dei media consentì al presidente Carter di armare l'Indonesia che massacrava gli abitanti di Timor Est e di iniziare a sostenere segretamente i mujahedin, da cui sono poi venuti i Taliban e al-Qaeda. Negli anni `80, l'invenzione di un'assurdità, la «minaccia» all'America da parte dei movimenti popolari in America Centrale, in particolare i sandinisti del piccolo Nicaragua, consentirono al presidente Reagan di armare e sostenere gruppi terroristici come i contras lasciando sul terreno, si calcola, 70.000 morti. Che l'America di George W. Bush dia rifugio a centinaia di torturatori latino-americani, che abbia favorito dittatori assassini e dirottatori anti-castristi, terroristi secondo qualunque definizione, non viene detto quasi mai. Né si parla del lavoro di una «scuola di addestramento» a Fort Benning, Georgia, i cui diplomati sarebbero l'orgoglio di Osama Bin Laden.

 

Gli americani, ha scritto la rivista Time, vivono in un «eterno presente». Il punto è che non hanno scelta. I media «mainstream» sono attualmente dominati dalla rete televisiva di Rupert Murdoch, la Fox, che ha sostenuto la guerra. La Federal Communications Commission, diretta dal figlio di Colin Powell, Michael, è ormai pronta a liberalizzare la televisione. In questo modo, la Fox e quattro altri gruppi controlleranno il 90% dell'audience terrestre e via cavo. Inoltre i venti maggiori siti internet sono oggi di proprietà di gruppi come Disney, Aol Time Warner e una manciata di altri giganti. Quattordici compagnie assorbono da sole il 60% del tempo che tutti gli utenti web americani trascorrono on-line. Il direttore di Le Monde Diplomatique, Ignacio Ramonet, ha sintetizzato bene la situazione: «Per giustificare una guerra preventiva che le Nazioni Unite e l'opinione pubblica mondiale non volevano, una macchina per la propaganda e la mistificazione organizzata dalla setta dottrinaria che circonda George Bush ha prodotto bugie sponsorizzate dallo Stato con una determinazione caratteristica dei peggiori regimi del XX secolo». La maggior parte delle bugie sono state trasmesse direttamente a Downing Street dall'Ufficio delle comunicazioni globali, attivo 24 ore al giorno presso la Casa Bianca. Molte sono state le invenzioni di una unità altamente segreta istituita al Pentagono e chiamata Ufficio piani speciali, che ha utilizzato materiale di intelligence «grezzo», molto del quale è stato poi ripreso da Tony Blair. È qui che sono state «prodotte» molte delle famose bugie circa le armi di distruzione di massa. Il 9 luglio Donald Rumsfeld, sorridendo, ha detto che l'America non ha mai avuto «prove nuove e schiaccianti» e il suo vice Paul Wolfowitz precedentemente aveva rivelato che la «questione delle armi di distruzione di massa» era solo «per ragioni burocratiche», «perché era l'unica ragione [per invadere l'Iraq] che avrebbe messo tutti d'accordo».

 

Gli attacchi del governo Blair alla Bbc si spiegano in questo contesto. Essi non servono solo a sviare l'attenzione dalla criminale associazione di Blair alla banda di Bush. Vi è anche un'altra ragione, meno evidente. Come sottolinea l'acuto commentatore americano Danny Schechter, gli introiti della Bbc sono arrivati a 5,6 miliardi di dollari; più americani guardano la Bbc in America di quanti non guardino la Bbc1 in Gran Bretagna; e ciò che Murdoch e gli altri gruppi televisivi dominanti vogliono da lungo tempo è una Bbc «controllata, smantellata, persino privatizzata... Tutto questo denaro e potere probabilmente diventeranno l'obiettivo per i consulenti del governo Blair e per gli allegri uomini della Ofcom, che vogliono contenere le imprese pubbliche e servire quegli ingordi affari privati che vorrebbero togliere alla Bbc una fetta della sua quota di mercato».

 

Come se avesse scelto proprio il momento giusto, la ministra britannica della cultura Tessa Jowell ha messo in discussione il rinnovo della concessione della Bbc. Il paradosso di questa situazione, osserva Schechter, è che la Bbc è sempre stata fortemente favorevole alla guerra. Schechter cita un ampio studio condotto da Media Tenor, l'istituto non-partisan da lui fondato. L'istituto ha analizzato la copertura giornalistica della guerra da parte di alcune delle maggiori televisioni mondiali e ha scoperto che la Bbc è stata la televisione che ha offerto meno spazio al dissenso tra tutti i network, compresi quelli americani. Uno studio dell'Università di Cardiff ha fatto scoperte analoghe. Molto spesso la Bbc ha amplificato le invenzioni della macchina propagandistica di Washington, come nel caso dell'inesistente attacco dell'Iraq al Kuwait con gli scud. E c'è stato il memorabile discorso della vittoria di Andrew Marr davanti al numero 10 di Downing Street: «[Tony Blair] aveva detto che sarebbero riusciti a prendere Baghdad senza un bagno di sangue e che alla fine gli iracheni avrebbero festeggiato. E, in conclusione, egli ha avuto ragione su entrambi i punti».

 

Quasi ogni parola di questo discorso è fuorviante o insensata. Secondo gli studi esistenti, il tributo dei morti è di 10.000 civili e 20.000 soldati iracheni. Se questo non è un «bagno di sangue», allora cos'era il massacro di 3.000 persone nelle torri gemelle?

 

All'opposto, sono stato commosso e quasi confortato dalla descrizione dell'eroico dottor David Kelly che ne ha dato la sua famiglia. È stato il dottor Kelly, uno scienziato che operava presso il ministero della difesa britannico, a uccidersi dopo che il suo nome era stato reso pubblico dal governo come fonte della Bbc. «La vita professionale di David» hanno scritto i suoi familiari, «era caratterizzata dall'integrità, dall'onore e dalla dedizione a scoprire la verità, spesso nelle circostanze più difficili. È arduo comprendere l'enormità di questa tragedia».

 

Senza dubbio la maggioranza della popolazione britannica capisce che David Kelly era l'antitesi di quelli che si sono dimostrati gli agenti di una potenza straniera pericolosa e arrogante. Fermare questa minaccia è oggi più urgente che mai, per gli iracheni e per noi.

 

(Traduzione Marina Impallomeni )


 

Scott Thompson e Jeffrey Steinberg

Il 25° anniversario del "Matrimonio d’armi"
 tra il Likud d’Israele e i Fondamentalisti USA  

http://www.asslimes.com/documenti/palestina/likudeusa.htm 

 

Il Jerusalem Report magazine, ha pubblicato il 18 novembre una lunga riflessione di Gershom Gorenberg, che attacca coloro che in Israele stanno promuovendo un’alleanza con i “Fondamentalisti cristiani” americani, come il Rev. Pat Robertson e il Rev. Jerry Falwell. Gorenberg ha messo sull’avviso che "l’ ‘amore’ dei conservatori evangelici per Israele affonda le radici nella loro teologia.... Esso vede gli Ebrei come spiritualmente ciechi per il rifiuto di Gesù. Ma rispetta anche l’esistenza di Israele in quanto annunciatore della fine dei tempi—in cui gli Ebrei moriranno o almeno si convertiranno e Gesù farà il suo ritorno." Gorenberg ha individuato il sindaco di Geruralesemme Ehud Olmert, seguace di Jabotinsky, ed il Rabbino Yechiel Eckstein come due tra i principali promotori del connubio della destra radicale israeliana con i fondamentalisti cristiani americani. Olmert ha fondato una serie di nuove organizzazioni, molte delle quali servono da collettori dei fondi cristiano-sionisti verso l’apparato del partito Likud di Gerusalemme. L’organizzazione Gerusalemme Una, la Fondazione Nuova Gerusalemme e la  Squadra Preghiera di Gerusalemme non sono che tre dei gruppi sponsorizzati personalmente da Olmert, da quando è stato eletto sindaco della città. Il referente locale di Gerusalemme per Olmert in tutti questi sforzi è il Rabbino Eckstein, che ha lavorato per decenni nella Anti-Defamation League del B'nai B'rith (ADL), prima di fondare l’International Fellowship of Christians and Jews negli anni 1980. Il problema di questo condotto che porta denaro sporco alla destra radicale d’Israele è particolarmente pressante ora, con le elezioni alla Knesset (parlamento) fissate per il 28 gennaio 2003. In una recente discussione con un giornalista americano, Gorenberg ha confermato che i cosiddetti "filantropi" forniscono un veicolo per flussi illegali di moneta estera nella campagna elettorale. I donatori delle opere pie sono spesso "sfruttati" per fornire fondi aggiuntivi ai candidati elettorali. Gorenberg ha riferito che, anche se la pratica è illegale in Israele, essa è comune come la vendita di alcolici a Chicago in pieno Proibizionismo. Nessun “bravo ragazzo” può essere eletto in Israele  senza farsi un’immersione nel denaro estero, ha lamentato.

La Squadra di Preghiera di Gerusalemme, Keyes e i Moonies

Nel suo pezzo del Jerusalem Report, Gorenberg ha sparato a zero sulla Squadra di Preghiera di Gerusalemme, i cui membri guida comprendono Robertson, il Rev. Mike Evans e Tim LaHaye, autore dei racconti di successo "Left Behind" circa  la vita sulla Terra dopo l’Estasi, in cui gli Ebrei sono sottoposti ad un nuovo Olocausto o alla conversione al Cristianesimo. Secondo Gorenberg, "il libro di Evans Gerusalemma Tradita afferma che si avvicina un’apocalisse, nella quale fiumi di sangue scorreranno in Israele—e raccomanda ai lettori di pregare per quello che accade." In contraccambio per avere aperto le porte di Gerusalemme a questa gang di eretici, Olmert è stato profumatamente pagato. Il 15 ottobre 2002, secondo il calcolo di Gorenberg, Olmert ha partecipato ad una cena di raccolta fondi a San Diego, organizzata dalla Mission Valley Christian Fellowship. Olmert se n’è andato con 500.000 dollari frutto di una cena da 1.000 dollari al coperto. Nello stesso tour USA, Olmert si è dapprima fatto vedere a Washington per un incontro revival della Christian Coalition presso il Convention Center, che è culminato con un appello di “Solidarietà cristiana con Israele”, rivolto da Olmert, Robertson, Tom DeLay (R-Tex.), Rep. Lindsay Graham (R-S.C.) e l’ex Ambasciatore Alan Keyes. La presenza di Keyes al raduno di Robertson è stata di particolare significato, dato che egli è stato per anni profondamente implicato nell’apparato della Chiesa dell’Unificazione del Reverendo Moon, che come recentemente rivelato da EIR, è il canale principale di denaro sporco per l’intero network mondiale della destra radicale—compresi i seguaci di Jabotinsky in Israele. Gorenberg ha concluso il suo saggio con un avvertimento: "Ho contattato al telefono a San Diego Zvi Raviv, direttore generale della Fondazione Nuova Gerusalemme. Ha detto di essere tornato in città per sanare il contrasto tra la comunità ebraica e la chiesa. Ascoltandolo, ho dovuto rispettare la sua dedizione per il bene di Gerusalemme. Ma quando ha detto, 'Per quel che ne so, Pat Robertson non ha oggi una connotazione controversa,' anch’io ho dovuto concludere che c’è di più di quel che egli ha bisogno di sapere. E quello che sanno Ehud Olmert o, su quell’argomento, alcuni leaders ebraici americani, va preso in considerazione più che l’immediata contropartita, prima che essi compaiano sugli stessi scenari o siglino le stesse propagande della Destra cristiana. Questa storia non è stata scritta in paradiso."

Matrimonio in stile Likud

Il matrimonio, infatti, non è stato celebrato in paradiso. Ma si sta rapidamente avvicinando al 25° anniversario. Dal momento in cui il governo del partito del Likud prese il potere in Israele nel 1977, una massima priorità degli eredi di Jabotinsky fu quella di forgiare una partnership strategica di lungo termine con i principali fondamentalisti cristiani d’America che si erano profilati come suscettibili di una fanatica teologia pro-Israele. Nel 1978, il Ministro israeliano per gli Affari Religiosi sponsorizzò la pubblicazione di un libro, Fondamentalismo americano e Israele: La Relazione delle Chiese Fondamentaliste con il Sionismo e lo Stato d’Israele, di Yona Malachy. Il libro era un profilo approfondito delle quattro principali denominazioni fondamentaliste cristiane d’America—gli Avventisti del Settimo Giorno, i Testimoni di Jehovah, i Pentecostali ed i  Dispensazionalisti Premillenari (Darbyiti). Non è chiaro se Malachy, che nel frattempo è deceduto, fosse consapevole che stava producendo lo studio del profilo che avrebbe lanciato un’alleanza venticinquennale tra i più fanatici sostenitori di destra del Grande Israele—seguaci di Vladimir Jabotinsky, che il Primo Ministro fondatore d’Israele David Ben-Gurion denunciò come "Vladimir Hitler"—ed un’accolita di Cristiani fondamentalisti americani, la cui teologia era promotrice dello sterminio degli Ebrei. Malachy documentò chiaramente l’ideologia dei Darbyiti, citando John Walvoord, che fondò nel 1924 il loro Seminario Teologico di Dallas e, nel 1962, scrisse nel suo libro, Israele nella Profezia, che "sembra che Israele sia l’oggetto speciale di odio satanico." Dopo "Le tribolazioni di Giacobbe" (i.e., Armageddon o, in nel linguaggio darbyita, la guerra di Gog e Magog), "solo 144.000 Ebrei sopravviveranno.... Straziante da vedere, il popolo d’Israele che sta ritornando alla sua antica terra, si sta collocando all’interno del vortice di questo futuro cataclisma che distruggerà la maggior parte di chi vive in terra di Palestina." Il progetto Malachy aveva in vista di insediare nuovamente il governo Likud del Primo Ministro Menachem Begin che, subito dopo la pubblicazione del libro, invitò il Rev. Jerry Falwell in Israele, nella prima di molte visite. Alcune figure guida dell’ala sionista dell’establishment americano aiutarono sottotraccia il lavoro di Malachy. Fondi per lo studio giunsero dal Fondo Jacob Blaustein per gli Studi americani, una delle cinquanta maggiori fondazioni degli Stati Uniti esenti da imposte. La Fondazione Jacob e Hilda Blaustein è uno dei maggiori finanziatori del Centro Tannenbaum per La Comprensione Interreligiosa, che ammovera tra le corporations sue sponsor: Joseph E. Seagram & Sons, la ditta di liquori fondata e posseduta dalla famiglia Bronfman che ha radici nel crimine organizzato; e il Soros Fund Management del mega-speculatore George Soros. Dopo una serie di visite in Israele nel 1979 e 1980, Jerry Falwell divenne uno dei principali sostenitori dell’alleanza politica tra la destra radicale israeliana e i fondamentalisti cristiani americani. Come ringraziamento per il suo impegno a lavorare per l’annessione permanente ad Israele di "Giudea, Samaria e Galilea" (cioè., la West Bank) e per la ricostruzione del terzo tempio di Salomone sul Monte del tempio a Gerusalemme—dove si trovano ora due tra i più santi luoghi dell’Islam—Falwell ricevette il "dono" di un jet Lear dal governo Begin. Harry Zvi Hurwitz, oggi a capo del Begin Center a Gerusalemme, fu sin dagli inizi un difensore del love affair Begin-Falwell, sulla base che Begin gli aveva detto nel 1981, che Israele "non aveva troppi amici."

Benedizione cristiana per i massacri di Beirut

Nel 1981, due emissari di Begin, Joseph Churba e il Rabbino David Z. Ben-Ami, combinarono una serie di incontri tra il Primo Ministro israeliano e i principali fondamentalisti cristiani americani. . Secondo il Rabbino Ben-Ami, che oggi è a capo del Forum Americano per la Cooperazione Ebraico-Cristiana con sede ad Harrisburg in Pennsylvania, egli e Churba interpellarono Falwell, il Rev. Pat Robertson e Terry Riesenhoover, capo della Fondazione americana del Monte del Tempio, e organizzarono degli incontri tra i tre cristiano-sionisti e il Primo ministro Begin. Durante la stessa visita negli Stati Uniti, Begin ebbe un incontro separato con 20 cristiani evangelici nel Texas, ospite dal pentecostale Rev. Mike Evans, che esercita il ministero Mike Evans a Euless, nel Texas. Lo stesso anno, Begin fece la prima di numerose apparizioni all’Ambasciata Internazionale Cristiana di Gerusalemme. Egli aveva aiutato il lancio di questo avvampo cristiano-sionista fornendo l’ex edificio dell’ambasciata cilena di Gerusalemme ad un gruppo di evangelici americani ed europei, guidato da Jan Willem van der Hoeven, ex collaboratore olandese dei Nazisti durante la guerra (vedi EIR del 15 nov. 2002, "L’Ambasciata Internazionale Cristiana a Gerusalemme e le sue connessioni terroristiche"). In una manifestazione dell’Ambasciata Cristiana a Gerusalemme, Begin si rivolse ad un uditorio di 1.000 evangelici al Diplomat Hotel. Nel settembre 1982, quando l’allora ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon spedì I mezzi corazzati in Libano ed orchestrò il massacro dei campi profughi palestinesi di Sabra e Shatila, Begin fece in modo che Falwell guidasse una delegazione di cristiani evangelici americani al fronte. Ancora, Hurwitz, collegamento di Begin con i sionisti cristiani, difese la decisione come necessaria per controbilanciare la "propaganda negativa" che i massacri avevano generato negli Stati Uniti e in Europa. L’intera iniziativa tra Begin ed i sionisti cristiani ebbe la piena benedizione del Rabbino Eckstein e dell’ADL. Nel 1983, Eckstein lasciò il suo posto all’ADL e formò a Chicago la Compagnia Internazionale di Cristiani ed Ebrei. Ma il Rabbino Ben-Ami ha confermato in una recente intervista che l’impegno dei primi anni 1980 per coniugare il Likud con l’apparato “cristiano” di Falwell in America era incentivato da Eckstein, che continua ad esserne oggi un protagonista cardine—con base a Gerusalemme. Lo stesso Eckstein ha confermato di aver lanciato il connubio tra i sionisti cristiani americani ed il Likud alla fine degli anni 1970, mentre Jimmy Carter era ancora Presidente, organizzando alcune delle prime vere visite di evangelici americani in Terrasanta. Negli anni 1980, Eckstein diresse l’ "Operazione Brainstorm," che comportò una serie di visite in Israele dei principali “predicatori televisivi cristiani." Nel 1985, i Predicatori cristiani—i televangelici che tengono audience su televisioni e radio confessionali in tutti gli Stati meridionali e occidentali degli USA—avevano lanciato la preghiera annuale del breakfast per Israele a Washington, D.C.
Il Rabbino Eckstein ha confermato che, alla fine degli anni 1980, aveva forgiato una profonda alleanza con Pat Robertson e con il direttore della Coalizione Cristiana di Robertson, Ralph Reed. Oggi, Eckstein e Reed co-presiedono il fronte "Stand Up for Israel" (In Piedi per Israele). Esso mobilita l’apparato evangelico americano per sostenere le politiche espansionistiche dei gruppi più radicali del Likud e di altri partiti israeliani ancora più estremisti, come il Moledet, che propugna l’annessione e la “pulizia etnica” da tutti i Palestinesi della West Bank e della Striscia di Gaza. Nel 2000, Eckstein si è mosso permanentemente in Israele, sebbene egli mantenga ancora molti legami con gli evangelici americani. Nel 1994, egli ha svolto un ruolo centrale nella fondazione di un altro fronte sionista cristiano, la National Unity Coalition for Israel (NUCI), che mette insieme gli elementi più a destra della comunità ebraica degli States e i network evangelici di Falwell-Robertson-Evans. Il fondatore della NUCI è Esther Levins di Kansas City in Missouri. Levins sostiene che la NUCI consiste in oltre 200 gruppi ebraici ed evangelici—tutti uniti dietro l’idea dell’annessione permanente della West Bank e di Gaza, per formare il biblico "Grande Israele." Fino alla sua nomina di Assistente Segretario della Difesa per la Politica nella corrente Amministrazione Bush, Douglas Feith ha prestato servizio come direttore della NUCI.

Il ricatto al Presidente

EIR ha rivelato in esclusiva che il NUCI ha organizzato il 31 luglio 2001 un meeting alla Casa Bianca dei principali sostenitori americani del Likud e dei Sionisti cristiani, con il collegamento ufficiale del Presidente Bush alle comunità religiose, Tim Goeglin. Goeglin ha ottenuto il suo osto alla Casa Bianca grazie a Gary Bauer, una delle figure principali della rete dei sionisti cristiani. La delegazione della NUCI comprendeva rappresentanti di Falwell, Robertson,  del Rev. Elwood McQuaid, del Rev. Ed McAteer, il capo della Zionist Organization of America Morton Klein ed il capo degli Americani per la Salvezza di Israele Herb Zweibon. Il gruppo ha minacciato apertamente di inscenare una rivolta evangelica contro il Presidente Bush, se egli avesse tolto il suo sostegno al 100% alle spalle del Primo Ministro israeliano Sharon e dei suoi crimini di guerra in serie contro i Palestinesi. Incredibilmente, giusto prima della sessione alla Casa Bianca, la delegazione aveva pranzato all’Ambasciata israeliana, dove aveva concordato sua strategia con l’Ambasciatore d’Israele. Diverse settimane dopo, la NUCI inscenava una manifestazione al Circolo Nazionale della Stampa di Washington, in cui venivano distribuiti brani tratti dal libro di Samuel Huntington Lo Scontro Di Civiltà, che propugnano una guerra mortale tra le civiltà occidentale, islamica e confuciana—una nuova guerra religiosa dei Trent’anni, da innescare nell’heartland dell’Eurasia; e film di propaganda di Steven Emerson che attaccavano la comunità musulmana negli Stati Uniti come terrorista. Il Sen. Sam Brownback (R-Kans.) è comparso come ospite all’evento della NUCI, accanto a Frank Gaffney, capo del Centro per la Sicurezza Nazionale, organizzazione succeduta all’International Security Council di Joseph Churba, dopo la morte di questi nel 1996. Il 14-15 ottobre 2002, il “raduno per Israele” della Coalizione Cristiana a Washington, a cui ha partecipato il Sindaco di Gerusalemme Olmert, era un segnale che il ricatto alla Casa Bianca rende. Il Presidente Bush ha inviato i suoi saluti ufficiali alla manifestazione, che è stata caratterizzata dalla partecipazione di oratori che denunciavano l’idea di qualsiasi tipo di Stato palestinese nella West Bank o nella Striscia di Gaza. Questo, sebbene ufficialmente l’Amministrazione Bush sia la prima amministrazione Americana ad approvare formalmente l’idea di una soluzione “a due stati” per il conflitto israelo-palestinese. Mentre si svolgeva il raduno, la Casa Bianca stava approvando un documento politico di sei pagine, che abozzava un "percorso stradale" per la creazione di uno stato palestinese a piena sovranità per la fine del 2005. Questo veniva denunciato ad alta voce da parecchi degli oratori della manifestazione:
* Olmert: "Come tutti sanno, ci troviamo nel pieno di una guerra molto violenta e brutale condotta da Yasser Arafat e la sua gang contro persone innocenti nel cuore della nostra città."
* Pat Robertson: "Noi non dovremmo chiedere ad Israele di ritirarsi dai territory occupati, dovremmo stargli vicino e combattere. Gerusalemme è la capitale eterna, indivisibile dello Stato d’Israele e non deve essere divisa."
* Rep. Tom DeLay, nuovo capogruppo municipale: "I pericoli di fronte ad Israele sono enormi. L’ho visto di persona. Sono stato a Masada. Ho girato in Giudea e in Samaria. Ho camminato per le strade di Gerusalemme e mi sono trovato sulle Alture del Golan.... E sapete una cosa? Non ho visto alcun territorio occupato. Quello che ho visto era Israele."
* Il membro della Knesset Benny Alon, del partito razzista Moledet, legge dal Libro dei Numeri: "Quando voi [Mosè e gli Ebrei] avete attraversato il Giordano nella terra di Canaan, dovevate scacciare tutti gli abitanti del paese prima di voi.... Se voi non avete scacciato gli abitanti del paese prima di voi, allora quelli che avete graziato saranno punte nei vostri occhi e spine nel vostro fianco."

Una preparazione all’elezione?

Fonti in Israele confermano che il "Principe del Likud" Olmert, il quale ha di recente approvato la candidatura di Ariel Sharon per il Likud alle primarie del 28 novembre—in cambio di un posto superiore nel governo—l’anno scorso ha trascorso quasi metà del suo tempo negli Stati Uniti, raccogliendo fondi per la destra israeliana. Il 10 giugno 2002, Olmert ha parlato a Irving nel Texas ad un summit di Preghiera per Gerusalemme, a fianco di Robertson, Evans, e Tim LaHaye. Come tempo fa, il 9 aprile 2000, il Jerusalem Post aveva riferito che la Fondazione Nuova Gerusalemme di Olmert non si era registrata come opera pia in Israele, in violazione della legge. Membri dell’opposizione del Consiglio cittadino di Gerusalemme dissero al Jerusalem Post di "temere che il Sindaco stesse usandola ... per raccogliere fondi per le proprie spese politiche." Lo stesso articolo riferiva che Olmert aveva dichiarato che la Fondazione Nuova Gerusalemme aveva raccolto 4,5 milioni di dollari, che erano stati depositati in “banche cittadine”. Egli non specificava come i fondi fossero stati spesi, oltre ad ammettere che c’erano 80 progetti finanziati da donazioni, tutte provenienti dall’estero. Infatti, la Fondazione Nuova Gerusalemme è stata registrata al Servizio Interno Americano delle Entrate come una organizzazione esentasse 501(c)3, dal dicembre 1999! L’organizzazione USA è registrata nello Stato del New Hampshire, ma non ha alcun indirizzo negli Stati Uniti, alcun ufficio e nessun consiglio che la governi. Tutto il denaro confluisce direttamente negli uffici dei gruppi del fronte di Olmert a Gerusalemme. Sono in realtà queste opere pie "Jerusalem" delle condutture per il contante che dagli Stati Uniti giunge al Likud? C’è una forte prova che lo indica precisamente. Il 9 gennaio 2001, il Jerusalem Post riferiva che il Revisore dei Conti dello Stato d’Israele Eliezer Goldberg accusava il Likud di violazione delle leggi israeliane sul finanziamento della campagna elettorale, organizzando nominalmente riunioni benefiche collegate ad un certo "partito o candidato." Goldberg si riferiva ad un raduno del giorno prima a Gerusalemme—sponsorizzato dal Fondo di Olmert Gerusalemme Una.  Gli oratori, accanto al Sindaco, comprendevano; Natan Sharansky, che sarebbe presto diventato un ministro di gabinetto nel governo Sharon; Ron Lauder, erede della fortuna dei cosmetici Estée Lauder, allora Presidente della Conferenza dei Preasidenti delle Maggiori Organizzazioni Ebraiche Americane, ed uno dei principali finanziatori di Sharon; e Yehiel Leiter, direttore di Gerusalemme Una ed ex portavoce dello Yesha Council, l’organizzazione governativa degli insediamenti ebraici nei territori occupati. L’evento era chiaramente una riunione a sostegno dei coloni ed è stato interamente finanziato da fondi d’oltreoceano. Ma esso è stato in realtà una flagrante riunione propagandistica per Sharon, che veniva eletto Primo Ministro meno di un mese dopo. La trattazione del fatto di gennaio 2001 da parte del Jerusalem Post ha anche messo in luce un’altra “opera pia” israeliana non registrata collegata alla destra radicale—il Fondo Israele Uno. Anche un’opera pia registrata come 501(c)3 negli Stati Uniti, il Fondo Israele Uno raccoglie denaro esentasse in America, destinato all’acquisto di giubbotti anti-proiettile ed altri equipaggiamenti “salva-vita” per i coloni ebraici.

Mostrami il Mooney (*)

Fonti in Israele e a Washington hanno di recente confermato a EIR che l’apparato di Sharon sta facendo di tutto per mettere insieme decine di milioni di dollari in fondi esteri, per sostenere la campagna elettorale del Likud. Una fonte USA ci ha riferito che l’intero apparato sionista cristiano è preparato a rompere gli indugi per una vittoria del Likud—particularmente da quando le primare del 19 novembre del Partito Laburista hanno nominato il Magg. Gen. Amram Mitzna (della Riverva), attuale Sindaco di Haifa, presidente del partito e candidato guida alle elezioni del 28 gennaio. Mitzna has giurato di concludere un accordo di pace con l’Autorità Palestinese entro un anno dale elezioni oppure il ritiro unilaterale di tutte le forze israeliane dalla Striscia di Gaza e da quasi tutta la West Bank, realizzando una "pace attraverso la separazione." Egli chiuderebbe gli insediamenti ebraici se le Forze di Difesa Israeliane venissero ritirate. Questo naturalmente alla faccia del fanatismo del Grande Israele Biblico dei Sionisti cristiani in America e degli emuli di Jabotinsky in Israele. Tenterà il Likud di truccare le elezioni tramite una massiccia infusione di denaro illegale proveniente dalle sue profonde tasche americane? Questo fa sorgere un’altra questione vitale, posta nel numero di EIR del 15 novembre: il denaro della Chiesa dell’Unificazione —"Moonie"—sarà usato per per rubare le elezioni israeliane per Sharon o Netanyahu? Indagini continue da parte di un gruppo d’inchiesta di EIR hanno confermato che la Chiesa dell’Unificazione ed il suo vasto network globale di compagnie di copertura, strutture di riciclaggio del denaro e facciate “benefiche, si aggirano furtivamente sin dall’inizio dietro le quinte ed il primo piano dell’alleanza tra seguaci di Jabotinsky e Darbyiti. Furono i Moonies in primo luogo a combinare il collegamento Israele-fondamentalisti. Joseph Churba ed il Rabbino David Ben-Ami—i due emissari del Primo Ministro Menachem Begin, che organizzarono i primi veri meetings in America tra Begin, Falwell, Robertson e Riesenhoover—erano entrambe sul libro paga di Moonie, quando prepararono il lavoro per il leader israeliano. Il Consiglio per la Sicurezza Internazionale di Churba era una facciata di Moonie, parte dell’operazione internazionale CAUSA del direttore di Moon, Col. Bo Hi Pak. Lo stesso dicasi per il Forum Americano per la Cooperazione Ebraico-Cristiana del Rabbino Ben-Ami. Ben-Ami è stato un componente regolare nel circuito del gruppo di facciata di Moon, perlomeno dai suoi impegni del 1981 a vantaggio di Begin. Come di recente, il 14 settembre 2002, il Rabbino Ben-Ami è stato uno degli oratori principali alla “Cerimonia interconfessionale musulmano-cristiana per la Redenzione e la Riconciliazione” sponsorizzata da Moonie, un matrimonio di massa del Rev. Sun Myung Moon al Manhattan Center di New York City, "a commemorazione dell’anniversario dell’11 settembre." Il 3 luglio 2002, il Rabbino Ben-Ami è stato uno dei protagonisti dell’evento "Sosteniamo la Famiglia, Salviamo la Nazione, Salviamo la Prossima Generazione" allo Sheraton National Hotel di Washington, sponsorizzato dalla Federazione Interreligiosa ed Internazionale per la Pace nel Mondo di Moonie (IIFWP). I continui legami tra i Moonies, con il loro incessante flusso di denaro sporco offshore, e la destra radicale d’Israele, si muovono ben più in profondità dei legami di Ben-Ami e Churba. L’intero apparato sionista cristiano—da Falwell a Bauer a LaHaye—è ora sussidiario dell’impero finanziario Moon, risalendo all’aiuto finanziario di Richard Viguerie di fine anni 1980 e al rilevamento nel 1994 da parte di Moon dell’impero completo televisivo e di “educazione cristiana” di Falwell. L’IIFWP ha sponsorizzato una conferenza a Córdoba in Spagna, il 19-22 agosto1999, su "Incontri ebraico-musulmani." Tra gli oratori vi era il Col. Yigal Carmon, che i volantini Moonie descrivevano come "Presidente dell’Istituto di Ricerca sul Medio Oriente, Ex Consigliere del Primo Ministro d’Israele." Infatti, Carmon è un ex governatore civile-militare dei territori della West Bank alle dipendenze dell’allora Ministro della Difesa Sharon, una carriera di ufficiale nell’intelligence militare di Israele e un intimo collaboratore di Steve Emerson, Daniel Pipes, Meyrav Wurmser e dell’ex Vice-Direttore del FBI Oliver "Buck" Revell. Il MEMRI di Carmon è un fronte di propaganda per l’intelligence di Israele, che distribuisce traduzioni di materiale selezionato e scottante dai media arabi, al Congresso USA, all’Esecutivo e dai media. 

(*) Gioco di parole tra il cognome del rev. Moon ed il termine money (denaro) – N.d.T


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Questo articolo compare sul numero del 29 novembre  2002 di Executive Intelligence Review.  

TRADUZIONE DALL'INGLESE
A CURA DI BELGICUS

 

MARCO D'ERAMO

I sionisti evangelici 

http://www.giovannidallorto.com/saggistoria/fascismo/manifesto.html

Da Il Manifesto, 10/9/2002

 

Crescono negli Stati uniti i fondamentalisti evangelici, avventisti, cristiani, zoccolo elettorale del presidente Bush. La cui posizione rispetto agli arabi e agli ebrei è radicalmente mutata. Ieri violentemente antisemita, oggi è violentemente antislamica e ferventemente sionista

Milioni di persone scompaiono nel giro di una notte e l'Anticristo diventa segretario generale delle Nazioni unite. Anticristo è un ex presidente della Romania che inganna quasi tutti quelli «lasciati indietro», tranne un gruppetto di prodi che include un reporter politico per un settimanale internazionale. Anticristo mette su un trattato di pace con Israele, vara una moneta unica mondiale, ricostruisce il tempio di Salomone, sposta la sede delle Nazioni unite in Iraq, e persuade tutte le nazioni a disarmare. Questo è almeno il riassunto che il settimanale The Economist fa del primo volume della serie Left Behind («lasciati indietro», appunto), primo volume che negli Stati uniti ha venduto sette milioni di copie. Il quinto volume, Apollyon (3,1 milioni di copie vendute) riguarda la calamità di cavallette con teste umane e ali metalliche. L'ottavo volume, The Mark («Il marchio», 3 milioni di copie) mette in scena gli umani che fanno la fila per farsi impiantare dal governo dell'Anticristo nella mano destra un microchip, che è il marchio della Bestia (inteso come Satana). In The Remnant (prima tiratura: 2 milioni di copie), metà dell'umanità è stata uccisa o vive sotto terra, mentre le calotte polari si sciolgono e i mari si trasformano in sangue. Finora la serie ha venduto negli Stati uniti la strabiliante cifra di più di 40 milioni di copie. LeftBehind è la manifestazione più vistosa della diffusione raggiunta dalle idee degli avventisti, che aspettano la fine del mondo, dei born-again, i «risorti» (dopo il giorno del giudizio). Questo significa che negli Stati uniti i fedeli in attesa dell'Apocalisse e i fondamentalisti cristiani non costituiscono più una sparuta (per quanto aggressiva, rumorosa e armata) minoranza, ma sono ormai una fetta della popolazione con cui fare i conti. Secondo i sondaggi, il 59% degli americani pensa che l'ultimo libro del Vangelo, l'Apocalisse, si avvererà: in inglese il titolo di quel libro è Revelation, nel senso che rivela l'esito della storia del mondo, mentre l'Apocalisse, in quanto evento, fine del mondo, è Rapture. E un quarto degli americani ritiene che la Bibbia avesse predetto l'11 settembre.

Ora, è in queste percentuali che il presidente George W. Bush rastrella il nucleo duro del suo elettorato. Quando lui descrive la guerra contro il terrorismo, come una «battaglia contro il Male», sa molto bene quello che fa, come lo sapeva il suo predecessore Ronald Reagan quando definiva l'Unione sovietica «l'impero del Male»: dà alla propria azione l'indispensabile (e utilmente vaga) dimensione religiosa che soddisfa il suo elettorato: uno degli aspetti più notevoli di questa temperie storica è che a combattere l'integralismo islamico è il rappresentante politico del fondamentalismo cristiano.

Si stabilisce così un'interazione a due sensi tra amministrazione repubblicana e l'estrema destra cristiana. L'amministrazione Bush è spesso accusata di unilateralismo, di diffidare delle organizzazioni internazionali (Fondo monetario, Nazioni unite, Banca Mondiale, Wto). Ma abbiamo già visto che in Left Behind l'Anticristo è segretario dell'Onu. Non solo, anche le altre organizzazioni internazionali sono descritte in Left Behind come strumenti dell'Anticristo (i signori della terra «daranno il loro potere e la loro forza alla Bestia», Apocalisse: 173, 13) e la puttana di Babilonia siede «su sette montagne» (Apocalisse: 17,9), proprio come Roma ha sette colli, e il Trattato di Roma è il testo fondatore della Comunità europea.

Come si vede, queste posizioni dei fondamentalisti vengono incoraggiate dagli indirizzi di politica estera di Bush, mentre l'amministrazione può accentuare la sua retorica contando sull'appoggio del suo zoccolo duro elettorale.

Ma la vera novità tra gli evangelici e i fondamentalisti cristiani è la loro posizione rispetto agli arabi e agli ebrei. Storicamente, l'estrema destra cristiana era virulenta nel suo antisemitismo, di cui la John Birch Society era l'alfiere. Oggi invece i fondamentalisti cristiani sono ferventi fautori dello stato d'Israele e accaniti anti-islamici.

Significativa è la vicenda che quest'estate ha coinvolto l'università della North Carolina. Di solito le università americane riservano il primo anno a una sorta di corso di recupero, visto che dal liceo i ragazzi escono assai ignoranti. Così l'università della North Carolina ogni anno prescrive come lettura estiva obbligatoria un libro che possa allargare gli orizzonti mentali delle matricole. Per esempio, un anno è stato un volume sulla guerra civile americana. Quest'anno, dopo l'11 settembre, il libro scelto era Approaching the Qu'ran, «Avvicinarsi al Corano» di Michael Sells, un'introduzione ai valori e alle credenze dell'Islam, con traduzione annotata e chiosata di 35 sure (i capitoli del Corano). Ma un'organizzazione della destra cristiana, il Family Policy Network, ha fatto causa all'università perché assegnare questo testo sarebbe incostituzionale: un'università finanziata con il denaro pubblico non può esigere dai propri studenti lo studio di una singola religione. In realtà quest'associazione ha messo su il processo perché - secondo lei - Avvicinarsi al Corano omette di citare le sure 4, 5 e 9 in cui si incita a uccidere gli infedeli, sure che sono state usate da alcuni terroristi come giustificazione dei propri atti. Fino all'ultimo minuto, prima dell'apertura dell'anno accademico, è stato incerto se il libro potesse essere discusso dagli studenti.

Infine solo alle 10 del mattino la Corte d'appello federale, riunita a Richmond in Virginia, ha deciso che l'Università non violava la costituzione e quindi ha potuto avere luogo la discussione delle matricole su questo libro (però giudicato troppo noioso). Ma intanto una commissione del parlamento della North Carolina sta discutendo una legge, già approvata dall'Assemblea generale, che negherebbe all'università i finanziamenti statali se non darà un tempo uguale in classe a «tutte le religioni conosciute» (anche allo sciamanesimo degli evenki siberiani?).

La polemica su questo libro è stata comunque infinitamente meno violenta dei conflitti combattuti sulla libertà accademica nell'era di McCarthy, quando - scrive il New York Times - l'università fu accusata di essere un rifugio per comunisti. Anche in seguito, nel 1963 i deputati dello stato negarono il diritto di prendere la parola nell'università ai comunisti e a chiunque avesse invocato il Quinto emendamento alla costituzione per non testimoniare davanti al Comitato del Congresso per le attività anti-americane. Questa legge fu invalidata da una corte federale nel 1968.

I sentimenti anti-islamici dilagano nelle sette cristiane. Secondo i gruppi cristiani ultraconservatori, il vero nemico non è il terrorismo ma l'intera religione musulmana. Riferendosi all'università della Norht Carolina, il reverendo Bill O'Reilly ha detto in tv che assegnare questa lettura dopo l'11 settembre è come se nel 1941 avesse imposto di leggere Mein Kampf di Adolf Hitler.

Ma il caso più emblematico della svolta evangelica è quella del reverendo Franklin Graham, figlio, successore ed erede della Billy Graham Evangelical Association, che conta decine di milioni di fedeli e che è stata fondata dal suo padre Billy, appunto. Billy era diventato predicatore nel periodo a ridosso del famoso «processo delle scimmie» del 1925 in cui un insegnante di liceo di biologia fu accusato nel Tennessee d'insegnare illegalmente la teoria darwiniana delle specie e non quella creazionista fedele alla Bibbia. Ne seguì un discredito tale per gli evangelici negli Stati uniti che tutta l'azione di Billy Grahm - ha scritto il Washington Post - fu tesa a cancellare quest'immagine negativa. Graham divenne l'ambasciatore degli evangelici presso la maggioranza conformista, l'uomo della conciliazione. Antitetica la posizione del figlio Franklin, fiorito nell'era reaganiana, quando la destra cristiana era non solo potente ma anche arrogante.

Nel gennaio 2001 Franklin tenne la predica all'inaugurazione della presidenza Bush. Oggi alla convention di suoi fedeli, cui accorrono più di 80.000 persone, dice che quella musulmana è una «religione del male» e ribadisce questo concetto più e più volte nel capitolo dedicato all'Islam del suo ultimo libro The Name.

La corrente anti-islamica è diventata fervente sionista, ribaltando un odio secolare, tra i fondamentalisti, che vedeva negli ebrei gli assassini di Cristo di Nazareth. Tanto che oggi si parla di «cristiani sionisti», termine che un tempo sarebbe sembrato un ossimoro.

Questo dietrofront, descritto in un particolareggiato reportage apparso sull'ultimo numero di Mother Jones, risale per lo meno al 1977, quando in Israele salì al potere Menachem Begin, del partito Likud, che usò argomenti religiosi per confiscare le terre palestinesi e che aveva posizioni simili a quelle degli integralisti cristiani Usa su temi come l'aborto e lo stato assistenziale. Begin giunse a cenare a New York con il reverendo Jerry Falwell (e a regalargli un jet privato per ricompensarlo degli sforzi che faceva in favore di Israele). Nel 1996 Benjamin Netanyahu fondò il Israel Christian Advocacy Council e nel 1997 invitò 17 leaders evangelici per un soggiorno in Israele. Nel dicembre 2000 Ariel Sharon prese la parola davanti a 1.500 cristiani sionisti che erano arrivati in Israele, e disse loro: «Vi consideriamo tra i nostri migliori amici al mondo».

Ma ora i cristiani sionisti sono molto più potenti: intrattengono fitte relazioni con deputati repubblicani come Dick Armey (leader della maggioranza alla Camera) e Whip Tom DeLay, con i senatori James Inhofe (Oklajoma) e Sam Brownback (Kansas), ma soprattutto con John Ashcroft, che è lui stesso un integralista cristiano, e con i due vice di Donald Rumsfeld al ministero della difesa, Paul Wolfowitz e Douglas Feith. In questo i sionisti evangelici stanno diventando perfino più potenti dell'Aipac (American Israel public Affairs Commettee), la grande organizzazione che a Washington, con ben 130 dipendenti, organizza e gestisce l'attività di lobbing per Israele.

I legami tra evangelici sionisti e Israele sono tali che nell'ambasciata israeliana a Washington c'è ora un «Ufficio per gli affari inter-religiosi» che organizza riunioni mensili con i sionisti evangelici. Vi si mostrano filmini di propaganda si tengono discorsi con molte citazioni bibliche. Vi si cantano insieme a canti americani come Star-Spangled Banner, anche l'inno nazionale israeliano Hatikva e canti cristiani tra cui Israel O Blessed Israel di Pat Boone. E le bandiere con la stella di Davide si mischiano ai crocifissi. Molti ebrei laici neworkesi ne sono imbarazzati.


 

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