FISICA/MENTE

 

USA: in un documento il progetto per sottomettere l'umanità

http://www.kelebekler.com/occ/pnac.htm 




Con un titolo così si rischia di fare la figura di chi grida al lupo. Invece, come vedrete, non si tratta di un'esagerazione. Quello che riportiamo è infatti un testo terribile nella sua chiarezza, che spiega esattamente cosa sia la "Guerra del Bene contro il Male".

Il settimanale scozzese, Sunday Herald, ha pubblicato il 15 settembre scorso il sunto di un documento redatto due anni fa per conto di alcuni dei principali esponenti dell'attuale governo americano, che descrive in dettaglio un progetto per la sottomissione militare del pianeta al dominio statunitense. Un progetto che - tra molte altre cose - descrive con apparente favore la possibilità di creare armi biologiche capaci di sterminare "specifici genotipi".

Il documento, intitolato Rebuilding America's Defences: Strategies, Forces And Resources for a New Century, fu scritto nel settembre del 2000 - quando Bush non era ancora presidente - dal Project for the New American Century (PNAC), uno dei numerosi think-tank della destra statunitense. Il testo fu redatto per un gruppo specifico di persone, che oggi ricoprono incarichi non indifferenti: Dick Cheney, attuale vicepresidente degli Stati Uniti; Donald Rumsfeld, attuale segretario alla difesa; Paul Wolfowitz, attuale vicesegretario alla difesa; Jeb Bush, fratello del presidente; e Lewis Libby, capo dello staff di Cheney.

Di seguito, troverete la traduzione integrale dell'articolo del Sunday Herald. Legandosi all'attualità, il giornalista scozzese ha insistito su un dettaglio, il progetto per rovesciare il governo iracheno. Ma il documento va visto in un contesto molto più ampio.

Già alla fine degli anni Cinquanta, un vecchio conservatore, il presidente Eisenhower, metteva in guardia contro la struttura mostruosa che cominciava a dominare il suo paese: una coalizione sempre più stretta tra immense imprese legate alle commesse militari, uno Stato che aveva come funzione principale la conduzione della guerra e una sterminata catena di laboratori dove scienziati, sociologi, tecnici di ogni sorta lavoravano anno dopo anno per affinare gli strumenti del dominio, a prescindere completamente dalla pur vivace società civile del paese. Il testo che leggerete è un esempio, nemmeno tanto insolito, di ciò che si produce in questi laboratori.

Questa simbiosi, in nome della "guerra duratura", tra alcune gigantesche corporations, lo Stato e la ricerca sembra una riedizione di un aspetto fondamentale del nazionalsocialismo dell'epoca dei Krupp e di Peenemünde. Il parallelo è ovviamente tecnico e non demonizzante: è inutile elencare le profonde differenze tra il sistema statunitense e quello della Germania degli anni Trenta. Ma è inevitabile che una struttura di questo tipo porti non solo a uno stato di Enduring War, ma anche - come è successo con il Patriot Act - all'abolizione di alcuni elementi fondamentali di democrazia.

La sede del "progetto per un nuovo secolo americano" (un nome, un programma) coincide con quella di un giornale di proprietà del miliardario dei media, Murdoch, cosa che può indurre a utili riflessioni sulla libertà di stampa. Il direttore del PNAC, William Kristol, è il figlio di Irving Kristol, il principale ideologo della nuova destra americana, che è riuscito a prendere in mano le redini di alcune ricchissime fondazioni americane, tra cui spicca la Olin Foundation, creata dalla principale impresa di armi da fuoco degli Stati Uniti. Queste fondazioni hanno versato milioni di dollari per trasformare anche la produzione di idee in un annesso dell'industria bellica.

Grazie a Irving Kristol, ad esempio, Samuel Huntington ha potuto incassare finora ben cinque milioni di dollari da varie fondazioni come premio per aver creato la famosa nozione di "scontro di civiltà". Che prima ancora di essere un libro è uno slogan, ormai noto anche ai meno colti.



Miguel Martínez





Neil Mackay:

"Bush aveva pianificato il 'cambio di regime'
in Iraq prima ancora di diventare presidente"


Sunday Herald - Scozia - 15 settembre 2002

Articolo in inglese




Un progetto segreto per il dominio globale statunitense rivela che il Presidente Bush e il suo governo avevano pianificato un attacco premeditato contro l'Iraq per imporvi un "cambio di regime" addirittura prima del suo ingresso alla presidenza nel gennaio del 2001.

Il progetto - scoperto dal Sunday Herald - per la creazione di una "Pax Americana globale" è stato redatto per Dick Cheney (attualmente vicepresidente), Donald Rumsfeld (segretario alla difesa), Paul Wolfowitz (il vice di Rumsfeld), il fratello minore di George W Bush, Jeb e per Lewis Libby (il capo dello staff di Cheney). Il documento, dal titolo "Rebuilding America's Defences: Strategies, Forces And Resources For A New Century" ("ricostruire le difese dell'America: strategie, forze e risorse per un nuovo secolo"), è stato redatto nel settembre del 2000 dal think-tank di destra [neo-conservative], il Project for the New American Century (PNAC) ["progetto per un nuovo secolo americano"].

Il piano mostra che il governo Bush intendeva assumere il controllo militare del Golfo a prescindere se Saddam Hussein fosse o no al potere. Il testo dice 'gli Stati Uniti hanno cercato da decenni di svolgere un ruolo più permanente nella sicurezza regionale del Golfo. Mentre il conflitto irrisolto con l'Iraq fornisce una giustificazione immediata, l'esigenza di avere una sostanziosa presenza delle forze americane nel Golfo va oltre la questione del regime di Saddam Hussein.'

Il documento del PNAC presenta 'un progetto per conservare la preminenza globale degli Stati Uniti, impedendo il sorgere di ogni grande potenza rivale, e modellando l'ordine della sicurezza internazionale in modo da allinearlo ai principi e agli interessi americani'.

Questa 'grande strategia americana' deve essere indirizzata 'il più lontano possibile verso il futuro', dice il rapporto. Che invita poi gli Stati Uniti a 'combattere e vincere in maniera decisiva in teatri di guerra molteplici e contemporanei', come una 'missione cruciale' [core mission].




"core mission"


Il rapporto descrive le forze armate statunitensi all'estero come la 'cavalleria lungo la nuova frontiera americana'. Il progetto del PNAC dichiara il proprio sostegno a un documento scritto in precedenza da Wolfowitz e Libby, in cui si affermava che gli Stati Uniti dovrebbero 'dissuadere le nazioni industriali avanzate dallo sfidare la nostra egemonia (leadership) o anche dall'aspirare a svolgere un ruolo regionale o globale maggiore'.

Il rapporto del PNAC inoltre:

  • descrive gli alleati chiave, tra cui il Regno Unito, come 'il mezzo più efficace per esercitare un'egemonia globale americana';

  • afferma che le missioni militari per garantire la pace 'richiedono un'egemonia politica americana e non quella delle Nazioni Unite';

  • rivela l'esistenza di preoccupazioni nell'amministrazione americana a proposito della possibilità che l'Europa possa diventare un rivale degli USA;

  • dice che 'anche se Saddam dovesse uscire di scena', le basi nell'Arabia Saudita e nel Kuwait dovranno restare in maniera permanente - nonostante l'opposizione locale tra i regimi dei paesi del Golfo alla presenza di soldati americani - perché 'anche l'Iran potrà dimostrarsi una minaccia pari all'Iraq agli interessi statunitensi';

  • mette la Cina sotto i riflettori per un 'cambio di regime', dicendo che 'è arrivata l'ora di aumentare la presenza delle forze armate americane nell'Asia sudorientale'. Ciò potrebbe portare a una situazione in cui 'le forze americane e alleate forniscano la spinta al processo di democratizzazione in Cina';

  • invita a creare le 'US Space Forces' ("forze spaziali statunitensi") per dominare lo spazio, e ad assumere il controllo totale del ciberspazio in modo da impedire che i 'nemici' usino internet contro gli Stati Uniti;

  • anche se gli Stati Uniti minacciano la guerra contro l'Iraq per aver sviluppato armi di distruzione di massa, gli USA potrebbero prendere in considerazione, nei prossimi decenni, lo sviluppo di armi biologiche - che pure sono state messe al bando. Il testo dice: 'nuovi metodi di attacco - elettronici, 'non letali', biologici - diventeranno sempre più possibili. .. il combattimento si svolgerà in nuove dimensioni, nello spazio, nel ciberspazio, forse nel mondo dei microbi... forme avanzate di guerra biologica in grado di prendere di mira genotipi specifici potranno trasformare la guerra biologica dal mondo del terrorismo in un'arma politicamente utile';

  • il testo prende di mira la Corea del Nord, la Libia, la Siria e l'Iran come regimi pericolosi, e sostiene che la loro esistenza giustifica la creazione di un 'sistema mondiale di comando e di controllo'.

Tam Dalyell, deputato laburista [nel parlamento di Londra] e una delle principali voci di ribellione contro la guerra all'Iraq, ha dichiarato: 'si tratta di immondizia proveniente da think tank di destra pieni di falchi-coniglio - gente che non ha mai visto gli orrori della guerra, ma è innamorata dell'idea della guerra. Gente come Cheney, che è riuscita a sfuggire al servizio militare ai tempi della guerra del Vietnam.

'Si tratta di un progetto per il dominio mondiale statunitense - un nuovo ordine mondiale creato da loro. Questi sono i processi mentali di americani fantasticanti, che desiderano controllare il mondo. Sono sconvolto dal fatto che un primo ministro laburista inglese vada a letto con una banda di gente di una tale bassezza morale.'


11 Marzo 2003
The Guardian

Ostinata cecità

George Monbiot


http://www.zmag.org/Italy/monbiot-blind.htm 

La guerra in Afghanistan ha chiaramente portato alcuni benefici a quel paese: centinaia di ragazze sono andate a scuola per la prima volta, per esempio, e in qualche parte del paese le donne sono potute tornare a lavorare. Anche se oltre 3000 civili sono stati uccisi dai bombardamenti; anche se gran parte del paese è ancora controllata dai rapaci signori della guerra; anche se la maggior parte dell'assistenza promessa non si è materializzata; anche se la tortura è ampiamente diffusa e le donne sono ancora picchiate per strada, sarebbe un errore minimizzare i benefici derivati dalla sconfitta dei Talebani. Tuttavia, e capisco che questa possa suonare un'affermazione crudele, questo non significa che la guerra afgana sia stata una buona cosa.

Ciò che hanno dimenticato quasi tutti quelli che hanno sostenuto quella guerra e che ora ne vogliono un'altra, è che ci sono due aspetti in ogni conflitto, e quindi due tipi di risultati per ogni vittoria. Il regime afgano è cambiato, ma lo stesso, in modo più sottile, è successo al governo degli Stati Uniti. E' uscito rafforzato non solo dalla sua dimostrazione di superiorità militare, ma anche dall'ampio sostegno di cui ha goduto. Ha usato la licenza che gli è stata rilasciata in Afghanistan come licenza di fare le sue guerre ovunque voglia.

Quelli di noi che si oppongono all'imminente conquista dell'Iraq devono riconoscere che c'è una possibilità che, se tutto va secondo i piani, la vita di molti iracheni potrebbe migliorare. Ma pretendere che questa battaglia cominci e finisca in Iraq richiede un ostinato rifiuto del contesto in cui essa si verifica. Questo contesto non è che il rozzo tentativo da parte di una superpotenza di rimodellare il mondo secondo le proprie esigenze.

Nell'Observer di questa settimana, David Aaronovitch ha suggerito che, prima dell'11 settembre, l'amministrazione Bush è stata "relativamente indifferente riguardo alla natura dei regimi mediorientali". Solo dopo che l'America è stata attaccata, è stata obbligata ad interessarsi al resto del mondo.

Se Aaronovitch crede questo, sarebbe bene consigliargli di visitare il sito web di Project for the New American Century [Progetto per un nuovo secolo Americano N.d.T.], il gruppo di pressione fondato da, tra gli altri, Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Jeb Bush, Paul Wolfowitz, Lewis Libby, Elliott Abrams e Zalmay Khalilzad, che in questo momento sono tutti (eccetto il fratello del presidente) funzionari di alto livello nel governo statunitense. La dichiarazione di principi, firmata da questi uomini il 3 Giugno 1997, asserisce che la sfida chiave per gli Stati Uniti è "modellare un nuovo secolo secondo i principi e i modelli americani." Questo richiede "un esercito che sia forte e pronto ad affrontare le sfide attuali e future; una politica estera che promuova audacemente e deliberatamente i valori americani all'estero; e leadership nazionali che accettino le responsabilità globali degli Stati Uniti".

Il 26 Gennaio 1998, queste persone scrivevano al presidente Clinton esortandolo ad "articolare una nuova strategia", vale a dire "la rimozione dal potere del regime di Saddam Hussein". Se Clinton non l'avesse fatto "la sicurezza delle truppe americane nella regione, dei nostri amici e alleati come Israele e gli stati arabi moderati, e una parte significativa della fornitura mondiale di petrolio sarebbero state a rischio". Riconoscevano che questa dottrina sarebbe stata osteggiata, ma "la linea politica americana non può continuare ad essere ostacolata dalla poco conveniente insistenza sul principio di unanimità del consiglio di sicurezza dell'ONU."

L'anno scorso, il Sunday Herald ha ottenuto una copia di un resoconto confidenziale prodotto dal Project for the New American Century nel Settembre 2000, in cui si suggeriva che aggredire Saddam Hussein, era l'inizio, non la fine della loro strategia. "Mentre il conflitto irrisolto in Iraq fornisce la giustificazione immediata, il bisogno di una sostanziale presenza delle forze armate americane nel Golfo trascende la questione del regime di Saddam Hussein. Il più ampio obiettivo strategico, vi si insiste, è quello di "mantenere il predominio globale statunitense". Un altro documento ottenuto dall'Herald, redatto da Paul Wolfowitz e Lewis Libby, invita gli Stati Uniti a "scoraggiare le nazioni industrializzate avanzate dallo sfidare la nostra leadership o anche solo dall'aspirare ad avere un ruolo su una scala globale o su una scala regionale più ampia."

Nel prendere il potere, l'amministrazione Bush è stata attenta a non allarmare i suoi alleati. Il nuovo presidente ha parlato solo del bisogno di "mettere in luce la nostra forza con determinazione e con umiltà" e di "trovare nuovi modi per mantenere la pace". A partire dalla prima settimana in carica, tuttavia, ha cominciato ad impegnarsi non tanto nella costruzione nazionale quanto in quella planetaria.

Il pretesto per il programma di difesa missilistica di Bush è di abbattere imminenti missili nucleari. Lo scopo reale è di fornire una giustificazione per il piano straordinariamente ambizioso - contenuto in un documento del Pentagono intitolato Vision for 2020 - di trasformare lo spazio in un nuovo teatro di guerra, sviluppando armi su infrastrutture orbitanti nello spazio che possano distruggere istantaneamente un qualsiasi bersaglio in un qualsiasi punto della terra. Creando l'impressione che questo programma sia meramente difensivo, Bush potrebbe giustificare dei nuovi terrificanti mezzi per impadronirsi di ciò che chiama "dominio a tutto campo" della sicurezza planetaria.

Immediatamente dopo l'attacco a New York, il governo statunitense ha cominciato a creare delle "basi in prima linea" in Asia. Come ha osservato l'assistente del segretario di Stato Elizabeth Jones, "quando il conflitto afgano sarà finito, non lasceremo l'Asia centrale. Abbiamo progetti e interessi a lungo termine in questa regione". Gli Stati Uniti hanno ora basi in Afghanistan, Pakistan, Uzbekistan, Turkmenistan, Kazakhstan, Kyrgystan, Tajikistan e Georgia. La loro presenza ha, in effetti, distrutto l'Organizzazione di Cooperazione di Shangai, creata da Russia e Cina nel tentativo di sviluppare un'alternativa regionale al potere statunitense.

A Gennaio, gli Stati Uniti sono intervenuti a Djibouti, apparentemente per allargare la loro guerra al terrorismo, e guadagnando nel frattempo, incidentalmente, un controllo strategico su Bab Al Mandab - una delle due più importanti rotte di navigazione petrolifere mondiali. L'altra, lo stretto di Hormuz, è già sotto il suo controllo. Due settimane fa, con lo stesso pretesto, sono stati inviati 300 uomini nelle Filippine. L'anno scorso sono stati avviati i negoziati per stabilire una base militare a Sao Tomè e Principe, da cui è possibile, volendo, controllare i principali giacimenti petroliferi dell'Africa occidentale. Per pura fortuna, il governo statunitense ora esercita un controllo strategico su quasi tutte le regioni maggiori produttrici mondiali di petrolio e sulle vie di transito petrolifere.

Ha anche usato la sua tragedia nazionale come scusa per sviluppare nuove armi nucleari e batteriologiche, facendo carta straccia dei trattati internazionali concepiti per contenere gli armamenti. Tutto questo non è altro che ciò che è previsto dal Project for the New American Century. Tra le altre linee politiche messe in rilievo, vi è la richiesta dello sviluppo di una nuova generazione di agenti batteriologici, che colpiranno persone con particolari caratteristiche genetiche.

Perché i sostenitori di questa guerra trovano così difficile vedere cosa sta succedendo? Perché i conservatori che danno in escandescenze quando l'Unione Europea vuole cambiare gli ingredienti delle tavolette di cioccolato, fanno finta di niente quando gli Stati Uniti cercano di ridurci ad uno stato vassallo? Perché gli interventisti liberali che hanno paura che Saddam Hussein possa un giorno far uso di armi di distruzione di massa si rifiutano di vedere che George Bush sta minacciando di fare esattamente questo contro un numero di stati sempre maggiore? Sarà perché non possono guardare in faccia la dimensione della minaccia, né la dimensione della resistenza necessaria per affrontarla? Sarà perché questi valorosi soldati non riescono a guardare negli occhi il vero terrore?

Traduzione di Barbara Cerboni

Documento originale   Wilfull Blindness


Fonte: Independent Media Center Italia - the italian media revolution -
http://italy.indymedia.org/news/2002/08/69454.php

http://www.luino-online.it/Notizie/guerra-Iraq.html 

La guerra all'Iraq era decisa dal 1998

Sottoscritti da Rumsfeld e Cheney, parlano di supremazia degli Usa e di ridimensionamento di Nazioni Unite ed Europa

 

ROMA - Per alcuni uomini che contano dell'amministrazione Bush la guerra all'Iraq era decisa da tempo. Per l'esattezza almeno dal gennaio 1998: «Gentile presidente Clinton, Le stiamo scrivendo perché convinti che l'attuale politica americana nei confronti dell'Iraq non stia avendo successo». Così iniziava la lettera che l'organizzazione «Project for the New American Century» (Progetto per il nuovo secolo americano) scriveva al presidente degli Stati Uniti d'America, il 26 gennaio 1998. Poco righe dopo, senza troppi preamboli, in quella stessa lettera si dice che era venuto il momento di intraprendere un'azione militare contro Saddam Hussein e, in prospettiva, di rimuovere il rais dal potere. Per fare questo «si offre il nostro pieno supporto». A firmare la lettera, tra gli altri fondatori di New American Century, ci sono l'attuale segretario alla difesa Donald Rumsfeld e il suo vice Paul Wolfowitz, oltre ad altri nomi noti tra i conservatori americani.

COS'E' «NEW AMERICAN CENTURY» - Il think tank «Project fro the New American Century» (PNAC) viene fondata nella primavera del 1997 e ha come obiettivo quello di perseguire la supremazia globale degli Stati Uniti (e qui compare anche la firma del vicepresidente Dick Cheney), il raggiungendo tutti i primati, politici, economici e militari che la fine della guerra fredda ha lasciato aperti per il XXI secolo. Senza troppi giri di parole, si promuove l’ipotesi di un impero democratico e liberale, sul modello di quello romano, con le ovvie attualizzazioni.

RIDUZIONE DELL'ONU E IL RUOLO DELL'EUROPA - In diverse pagine del sito dell'organizzazione si ospitano saggi e articoli che sostengono come gli Stati Uniti, per poter raggiungere i loro obiettivi, debbano liberarsi dei vincoli imposti dal ruolo dell'Onu - in particolare dal Consiglio di Sicurezza - e come sia da tenere a freno una crescita economica e militare dell'Europa.

TESTI CONSIGLIATI - Nella pagina del sito dedicata alle ultime novità ci sono anche le segnalazioni dei libri recenti consigliati ai navigatori. L'ultimo, in ordine di tempo è: «Usa contro Europa nel nuovo ordine mondiale» di Robert Kagan. La prefazione inizia cosi: «E' venuto il momento di finire di pretendere che europei e americani dividano la stessa visione del mondo, o anche che essi occupino lo stesso mondo».
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IL SOGNO AMERICANO

Il Progetto per il nuovo secolo americano era già pronto nel l998. E' un piano dei centri di ricerca americani di estrema destra per il dominio mondiale degli Stati Uniti. La prima tappa è l'attacco all'Iraq

Di Jochen Bölsche, DER SPIEGEL http://www.spiegel.de/

IN TUTTO IL MONDO, I CRITICI DEL PRESIDENTE BUSH sono convinti che la seconda guerra del Golfo serve essenzialmente a sostituire Saddam, anche se il dittatore non ha armi di distruzione di massa. "Non si tratta delle sue
armi" scrive il pacifista israeliano di origine tedesca Uri Avnery, "questa è semplicemente una guerra per il dominio del mondo, dal punto di vista commerciale, politico, strategico e culturale". Ed è basata su modelli concreti. Realizzati già negli anni novanta da centri di ricerca di estrema destra.

Organizzazioni in cui i guerrieri della guerra fredda provenienti dai circoli più interni dei servizi segreti, dalle chiese evangeliche, dalle
società produttrici di armi e dalle compagnie petrolifere studiavano piani sconvolgenti per realizzare il nuovo ordine mondiale. Nei progetti di questi falchi prevaleva la legge del più forte; e il paese più forte, naturalmente, sarebbe stato l'ultima superpotenza: l'America.

A questo scopo gli Stati Uniti avrebbero dovuto usare qualsiasi mezzo diplomatico, economico e militare, perfino guerre di aggressione per conquistare il controllo a lungo termine delle risorse del pianeta e indebolire ogni possibile rivale. Questi progetti degli anni novanta che andavano dal mettere da parte le Nazioni Unite a una serie di guerre per stabilire il predominio statunitense non erano affatto segreti. Quasi tutti sono stati resi pubblici, alcuni si possono addirittura trovare in rete.

Per molto tempo questi piani sono stati liquidati come frutto delle fantasie di intellettuali isolati, residui dell'era ultraconservatrice di Reagan, il più gelido dei guerrieri della guerra fredda, ibernati nei circoli chiusi dell'accademia e dei gruppi di pressione. Alla Casa Bianca si respirava un'aria di internazionalismo. Si parlava di associazioni per i diritti umani universali, di multilateralismo nei rapporti con gli alleati. Erano in programma trattati sul cambiamento del clima, sul controllo degli armamenti, sulle mine antipersona e la giustizia internazionale.

"Il nuovo secolo americano" In quest'atmosfera liberale arrivò, quasi inosservata, la proposta di un gruppo chiamato Progetto per il nuovo secolo americano (Pnac) che nel 1997 tracciava con forza un piano per la"leadership globale dell'America". Il 26 gennaio del 1998 l'équipe del progetto scrisse al presidente Clinton, chiedendo un cambiamento radicale nei rapporti con le Nazioni Unite, e la fine di Saddam.

Anche se non era chiaro se Saddam stesse costruendo armi di distruzione di massa, rappresentava, a loro avviso, una minaccia per gli Stati Uniti, per Israele e per gli stati arabi, e possedeva "una parte consistente delle riserve di petrolio del mondo". Giustificavano così la loro proposta: "A breve termine bisogna essere pronti a un'azione militare senza riguardi per la diplomazia. A lungo termine bisogna disarmare Saddam e il suo regime. Siamo convinti che, in base alle risoluzioni dell'Onu esistenti, gli Stati Uniti, hanno il diritto di prendere tutte le iniziative necessarie, compresa quella di dichiarare guerra, per garantire i loro interessi vitali nel
Golfo. La politica degli Stati Uniti non dovrebbe in nessun caso essere paralizzata dalla fuorviante insistenza del Consiglio di sicurezza sull'unanimità"

"La bozza di un'offensiva" Questa lettera poteva restare a ingiallire negli archivi della Casa Bianca, se non fosse stata così simile alla bozza di una guerra desiderata a lungo; e poteva essere dimenticata, se i membri del Pnac non l'avessero firmata. I suoi firmatari oggi fanno tutti parte dell'amministrazione Bush. Sono: il vicepresidente Dick Cheney; il capo dello staff di Cheney, Lewis Libby; il
ministro della difesa Donald Rumsfeld; il vice di Rumsfeld, Paul Wolfowitz; il responsabile delle"questioni di sicurezza globale" Peter Rodman; il segretario di stato per il controllo degli armamenti John Bolton; il vice ministro degli esteri Richard Armitage; l'ex vice ministro della difesa dell'amministrazione Reagan e ora presidente della commissione difesa Richard Perle; il capo del Pnac e consigliere di Bush, William Bristol, noto come il cervello del presidente; e Zalmay Khalilzad, che dopo essere stato ambasciatore speciale e responsabile del governo dell'Afghanistan ora é l'ambasciatore speciale di Bush presso l'opposizione irachena.

Ma prima ancora di questo documento - più di dieci anni fa due sostenitori della linea dura che appartenevano al gruppo avevano presentato una proposta di difesa che aveva sollevato scandalo in tutto il mondo quando la notizia era trapelata attraverso la stampa americana. Il progetto rivelato nel 1992 dal NewYork Times era stato concepito da due uomini che oggi fanno entrambi parte del governo statunitense: Wolfowitz e Libby.

Sostenevano che la dottrina della deterrenza utilizzata nella guerra fredda avrebbe dovuto essere sostituita da una nuova strategia globale. L'obiettivo era perpetuare la situazione in cui gli Stati Uniti sono una superpotenza nei confronti dell'Europa, della Russia e della Cina. Venivano suggeriti vari sistemi per scoraggiare eventuali rivali dal mettere in discussione la leadership americana, o dall'assumere un ruolo più significativo a livello regionale o globale. Il documento suscitò molta preoccupazione nelle capitali europee e asiatiche.

Ma la cosa fondamentale secondo il documento di Wolfowitz e Libby, era il completo predominio americano sull'Eurasia. Qualsiasi paese avesse costituito una minaccia per gli Stati Uniti entrando in ossesso di armi di distruzione di massa avrebbe dovuto essere oggetto di un attacco preventivo. Le alleanze tradizionali avrebbero dovuto essere sostituite da coalizioni ad hoc. Questo piano di massima del 1992 diventò poi la base di un progetto del Pnac definito nel settembre del 2000, qualche mese prima dell'inizio
dell'amministrazione Bush.

Il documento del settembre 2000 (Ricostruire le difese americane) era dedicato a come "mantenere la superiorità degli Stati Uniti, contrastare le potenze rivali e modellare il sistema di sicurezza globale in base agli interessi statunitensi"

"La cavalleria della nuova frontiera"
Tra le altre cose, in questo documento si diceva che gli Stati Uniti dovevano riarmarsi e costruire uno scudo missilistico per poter essere in condizione di combattere più guerre contemporaneamente e portare avanti il proprio programma.

Qualunque cosa accadesse, il Golfo avrebbe dovuto essere sotto il controllo americano: "Gli Stati Uniti cercano da anni di svolgere un ruolo sempre crescente nella gestione della sicurezza del Golfo. Il conflitto non risolto con l'Iraq costituisce un'ovvia giustificazione per la nostra presenza, ma indipendentemente dal problema del regime iracheno, é necessaria una forte presenza degli Stati Uniti nel Golfo".

Nel documento le forze americane stazionate nel Golfo vengono indicate usando un linguaggio da far west come "la cavalleria della nuova frontiera americana". Perfino i tentativi di imporre la pace, continua il documento, dovrebbero portare il marchio degli Usa piuttosto che quello dell'Onu.

Appena ha vinto le sue controverse elezioni e ha preso il posto di Clinton, il presidente Bush (junior) ha subito inserito i duri del Pnac nella sua amministrazione. Il suo vecchio sostenitore Richard Perle (che una volta aveva esposto, all'Hamburg Times, la teoria della "di plomazia della pistola puntata alla testa") si é trovato a ricoprire un ruolo fondamentale nella commissione della difesa, che opera in stretta collaborazione con il capo del Pentagono Rumsfeld.

Con una rapidità da togliere il fiato, il nuovo blocco di potere ha cominciato ad applicare la strategia del Pnac. Bush ha affossato un trattato internazionale dopo l'altro, ha messo da parte le Nazioni Unite e ha cominciato a trattare i suoi alleati come subordinati. Dopo gli attacchi dell'11 settembre, mentre gli Stati Uniti erano dominati dalla paura e circolavano le lettere all'antrace, il gabinetto Bush ha deciso che era giunto il momento di rispolverare i piani del Pnac sull'Iraq.

A soli sei giorni dall'11 settembre, Bush ha firmato l'ordine di prepararsi alla guerra contro la rete del terrore e i taliban. Un altro ordine inizialmente segreto era arrivato ai militari, con istruzioni di preparare la guerra all'Iraq.

"Un fulgido esempio"Naturalmente le accuse secondo cui l'Iraq sarebbe stato il mandante degli attentatori dell'11 settembre non sono state mai provate, e nemmeno l'ipotesi che Saddam avesse a che fare con le lettere all'antrace (é stato dimostrato che provenivano da fonti dell'esercito statunitense). Ma nonostante questo, Richard Perle ha dichiarato in un'intervista televisiva
che "la guerra al terrorismo non si potrà considerare vinta finché Saddam
sarà al potere".

Perle considera una priorità degli Stati Uniti deporre il dittatore "perché simboleggia il disprezzo per i valori occidentali". Ma Saddam é sempre stato lo stesso, anche quando ha conquistato il potere in Iraq con il sostegno degli Stati Uniti. A quell'epoca, un funzionario dei servizi segreti dell'ambasciata americana a Baghdad aveva detto nel suo rapporto alla Cia: "Lo so che Saddam è un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana" E dopo che gli Stati Uniti lo hanno appoggiato nella sua guerra contro l'Iran, l'ex direttore della Cia, Robert Gates, ha detto di non essersi mai fatto illusioni su Saddam.

Il dittatore, sostiene Gates, "non è mai stato un riformatore, né un democratico solo un comune criminale". Ma il documento del Pnac non spiega chiaramente perché adesso Washington vuole dichiarare guerra al suo vecchio socio, anche senza il sostegno dell'Onu.

Ci sono molte prove del fatto che Washington vuole eliminare il regime iracheno per portare tutto il Medio Oriente sotto la sua sfera di influenza economica. Bush mette la cosa diversamente: dopo la liberazione, conseguenza necessaria del mancato rispetto delle leggi internazionali, l'Iraq "diventerà un fulgido esempio di libertà per gli altri paesi della regione". Esperti come Udo Steinbach, direttore dell'istituto tedesco-orientale di Amburgo, hanno dei dubbi sulla buona fede di Bush. Steinbach descrive la necessità di democratizzare l'Iraq come "una calcolata distorsione che mira a giustificare la guerra". "Soprattutto in Iraq", dice Steinbach, "non
riesco a convincermi che dopo la caduta di Saddam possa prender forma qualcosa di democratico".

La cosiddetta guerra preventiva contro l'Iraq che gli ideologi del Pnac desiderano da tempo, serve anche, a giudizio di Ury Avnery, a dare battaglia all'Europa e al Giappone.

E' un altro passo verso il predominio degli Stati Uniti sull'Eurasia. Osserva Avnery: "L'occupazione americana dell'Iraq assicurerebbe agli Stati Uniti il controllo non solo delle vaste riserve di petrolio del paese, ma anche di quelle del Caspio e degli stati del Golfo. In questo modo potrebbero condizionare l'economia di Germania, Francia e Giappone a proprio piacimento, solo manipolando il prezzo del petrolio. Un prezzo più basso danneggerebbe la Russia, uno più alto rovinerebbe Germania e Giappone. E' per questo, che impedire questa guerra é essenziale per gli interessi europei, oltre che per il profondo desiderio di pace dell'Europa".

"Washington non si é mai fatta scrupoli ad ammettere il suo desiderio di domare l'Europa", sostiene Avnery. "Per mettere in atto i suoi piani di dominio del mondo, Bush é pronto a versare enormi quantità di sangue, purché non si tratti di sangue americano".

"Infatuati della guerra" L'arroganza dei falchi dell'amministrazione statunitense, e il loro progetto di costringere il mondo a sottomettersi alle loro decisioni sulla guerra e sulla pace, sconvolge personaggi come l'esperto di diritto internazionale Hartmut Schiedermair di Colonia. Lo "zelo da crociati" che porta gli americani a fare certe dichiarazioni, dice, é "molto inquietante".

Allo stesso modo, Haral Mueller - studioso di problemi della pace critica da tempo il governo tedesco per aver "continuato a sottovalutare e ad avallare strategicamente" il drastico cambiamento della politica estera statunitense dopo il 2001. A suo avviso il programma dell'amministrazione Bush é evidente: "L'America farà quello che vuole. Rispetterà le leggi internazionali se le farà comodo e le infrangerà o le ignorerà se sarà necessario... Gli Stati Uniti vogliono libertà completa, vogliono essere l'aristocrazia del mondo della politica".

Anche i politici più navigati dei paesi che appoggiano la seconda guerra del Golfo sono spaventati dai radicali della Casa Bianca. L'anno scorso il vecchio deputato laburista Tom Dalyell ha attaccato il piano del Pnac alla Camera dei Comuni: "Questa é robaccia che viene dai pensatoi dell'estrema destra dove si riuniscono guerrafondai dal cervello di gallina - gente che non ha mai conosciuto gli orrori della guerra, ma é infatuata della sua idea". E non ha risparmiato neanche il suo stesso leader, Tony Blair: "Mi meraviglio che il primo ministro laburista sia pronto a saltare nelletto di questa banda di pigmei morali"

Anche dall'altra parte dell'Atlantico, a metà febbraio, il senatore democratico Robert Byrd (che a 86 anni viene chiamato "il padre del senato") ha detto la sua. Il più vecchio membro dell'assemblea ha dichiarato che la guerra preventiva voluta dalla destra era "la distorsione di una vecchia concezione del diritto all'autodifesa" e "un attacco al diritto internazionale" . La politica di Bush, ha aggiunto, "potrebbe costituire un punto di svolta nella storia del mondo" e "gettare le basi dell'antiamericanismo" in buona parte del pianeta.

Una persona che ha espresso un'opinione inequivocabile sul problema dell'antiamericanismo e' l'ex presidente Jimmy Carter, che è stato altrettanto chiaro sul programma del Pnac. All'inizio Bush ha risposto alla sfida dell'11 settembre in modo efficace e intelligente, sostiene Carter, "ma nel frattempo, con la scusa della 'guerra al terrorismo', un gruppo di conservatori ha cercato di far approvare i suoi vecchi progetti".

Le limitazioni dei diritti civili negli Stati Uniti e a Guantanamo, l'annullamento degli accordi internazionali, "il disprezzo per il resto del
mondo" , e infine l'attacco all'Iraq "anche se Baghdad non costituisce una minaccia per gli Stati Uniti"' tutte queste cose, secondo Carter, avranno conseguenze devastanti.

"Questo unilateralismo", avverte l'ex presidente americano, "finirà per isolare sempre più gli Stati Uniti da quei paesi di cui hanno bisogno per combattere il terrorismo"



Link interessanti:
Il New American Century: http://www.newamericancentury.org

LETTERA DEL PNAC A CLINTON
http://www.newamericancentury.org/iraqclintonletter.htm
La lettera del26 gennaio 1998 con cui il Project for the New American Century chiedeva a BilL Clinton, all'epoca presidente degliStati Uniti, il
rovesciamento del regime di Saddam Hussein

RICOSTRUIRE LE DIFESE AMERICANE
http://www.newamericancentury.org/RebuildingAmericasDefenses.pdf
La proposta politica deL Pnac, del settembre 2000

GUERRA PREVENTIVA http://www.whitehouse.gov/nsc/nss.pdf
La dottrina Bush esposta nella National Security Strategy, del settembre 2002

ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA
http://www.lib.umich.edu/govdocs/pdf/WMDStrategy.pdf
La politica statunitense per contenere la proliferazione delle armi di distruzione di massa negli altri paesi, del dicembre 2002.

www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2003/03_Marzo/27/century.shtml



 

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