FISICA/MENTE

 

 

17 Marzo 2003
Znet

Bush deve essere fermato ora prima che sia troppo tardi

Prashant Bhushan

 

La Germania di Hitler. Paragona la minaccia posta oggi da Saddam al mondo alla minaccia posta da Hitler a meta' degli anni '30. Il punto che sta cercando di fare e' che al mondo costera' molto di piu' affrontare Saddam in futuro se non viene affrontato adesso, cosi' come sarebbe stato meno dispendioso fermare Hitler quando le sue aggressioni sull'Europa dell'Est erano appena cominciate.

Mentre l'analogia tra Saddam e Hitler e' ridicola, potrebbe essere istruttivo, seppur spaventoso, tracciare un'analogia tra Bush e Hitler e le minacce da loro poste alle altre nazioni e alla pace mondiale.

Non c'e' paragone tra l'assoluta e relativa, l'offensiva e distruttiva potenza militare nell'arsenale di Hitler e quella disponibile a Bush oggi. Gli Stati Uniti hanno piu' del 50% delle capacita' militari, incluse piu' di 10mila armi atomiche e enormi quantita' di armi chimiche e batteriologiche. [Gli Stati Uniti] possono ditruggere il pianeta piu' volte e renderlo inabitabile a qualsiasi forma di vita. Spendono di piu' in materiale militare offensivo che il resto del mondo messo insieme. Paragonato all'arsenale militare americano di oggi, quello della Germania sotto Hitler non era niente. La mancanza di rispetto degli Stati Uniti verso il diritto internazionale e' evidente non solo nel numero delle occasioni in cui negli ultimi 50 anni si sono impegnati in azioni multilaterali di agressione militare in altri paesi (Cina, Corea, Guatemala, Indonesia, Cuba, Congo, Peru', Laos, Cambogia, Grenada, Libia, El Salvador, Nicaragua, Panama, Iraq, Bosnia, Sudan, Yugoslavia, Afghanistan), ma anche dal numero di occasioni in cui hanno usato il diritto di veto su risoluzioni unanimi del Consiglio di Sicurezza [dell'ONU] votate per far rispettare a Israle le leggi del diritto internazionale. Questa mancanza di rispetto per le norme internazionali di comportamento civile (che ha portato Chomsky a definire [gli Stati Uniti] uno Stato canaglia) e' ancora piu' evidente non solo nel rifiuto a firmare il charter del Tribunale Criminale Internazionale, ma anche nella sua attiva campagna per silurarlo. Qualsiasi dubbio sulla volonta' di Bush di calpestare tutte le leggi del diritto internazionale dovrebbe essere stato dissipato dal modo in cui Bush e' andato in giro a proclamare il disprezzo delle Nazioni Unite. Ha persino suggerito che se l'ONU non appoggera' i suoi piani di invadere l'Iraq diventera' irrilevante e [Bush] potrebbe formare una coalizione internazionale parallela con coloro che sono desiderosi di unirsi a lui - la "coalizione dei desiderosi" ["coalition of the willing"].

E' diventato ovvio adesso che il vero obiettivo dell'attacco all'Iraq non e' quello di fermare Saddam dall'acquistare e utilizzare armi di distruzione di massa, e neanche quello di cambiare regime in Iraq. I veri obiettivi hanno a che fare con l'ottenimento e il controllo del petrolio dell'Iraq, che ha le seconde riserve al mondo, e sicuramente [hanno a che fare] con l'ottenimento di un controllo strategico dell'intero Medio Oriente. Dalla belligeranza e arroganza espressa da Bush e dai suoi principali consiglieri, come il Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, il portavoce della Casa Bianca Ari Fleischer, il Consigliere sulla Sicurezza Nazionale Condoleeza Rice, il Sottosegretario di Stato Wolfowitz e altri, sembra proprio che l'obiettivo sia anche quello di creare il timore negli altri paesi che gli Stati Uniti potrebbero decidere di utilizzare la loro potenza militare contro le nazioni che interrompono il loro cammino. La "madre di tutte le bombe" ["mother of all bombs", abbreviato in slang americano MOAB] rencentemente testata dagli Stati Uniti e la chiara minaccia di utilizzarla, insieme a missili a lunga gettata con testate atomiche, contro l'Iraq non e' solamente indirizzata a costringere un terrorizzato Iraq alla resa, ma anche a far notare ad altri paesi che gli Stati Uniti non esiteranno a utilizzare armi di genocidio di massa contro paesi che non si conformino alla loro linea [politica].

La diplomazia americana nel suo tentantivo di portare piccole, indecise nazioni ad appoggiare la sua risoluzione di attaccare l'Iraq e' stata marcata da minacce e carezze. Le carezze distribuite sono una parte nella ricostruzione di un Iraq nel dopo guerra. Pensate alla vera sfrontatezza di tutto cio'. "Permetteteci di distruggere l'Iraq", dice Bush, "e noi vi forniremo contratti per milioni di dollari per ricostruire quello che avremo distrutto". Un invito a un vero banchetto per avvoltoi! Una sussidiaria di Halliburton, una societa' corrotta dale truffe di cui Cheney e' stato Amministratore Delegato per sei anni fino a quando non e' diventato vice presidente, e' gia' sulla lista preferenziale dell'Agenzia Americana per lo Sviluppo Internazionale per contratti fino a 900 milioni di dollari per controllare i pozzi petroliferi nell'Iraq del dopo guerra. Si potrebbe notare come Halliburton fosse il principale appaltatore per la ricostruzione del Kuwait dopo la prima Guerra del Golfo. Nello stesso periodo Dick Cheney ha guadagnato piu' di 25 milioni di dollari dalla stessa societa', e persino ora continua a mantenere le sue azioni e a ricevere milioni [dalla compagnia] ogni anno. I legami di Bush e dei suoi uomini con le aziende di petrolio e armi sono ben noti. Queste sono le due industrie che sperano in enormi guadagni dalla guerra in pianificazione da Bush. E quindi tutti gli interessi personali che Bush e i suoi uomini hanno in questa guerra sono molto superiori a qualsiasi interesse che Hitler abbia mai avuto nelle guerre da lui pianificate.

Ma potrebbe essere obiettato che sarebbe ingiusto paragonare Bush a Hitler, visto che Bush comanda uno stato democratico, mentre Hitler aveva stabilito una dittatura. Ma anche Hitler era salito al potere attraverso un'elezione democratica. E' stato solo in seguito che ha usato l'incendio del Reichstag e la demonizzazione degli Ebrei per generare isteria di massa e conquistare potere assoluto. Anche Bush ha utilizzato gli eventi dell'11 Settembre per orchestrare attentamente la sua "guerra al terrorismo" allo scopo di generare la stessa isteria. Ha usato tale isteria affinche' il Congresso abdicasse e cedesse molti dei suoi poteri a lui, particolarmente il sempre importante potere di permettere l'attacco su altri paesi, mascherato da questa guerra al terrorismo. Ha anche fatto approvare parecchie leggi draconiane, incluso l'infame Patriot Act, utilizzato per erodere le liberta' civili e gradualmente portare gli Stati Uniti in direzione di uno Stato di Polizia. Parecchie migliaia di persone sono state imprigionate dal governo dall'11 Settembre senza accuse e senza processo. Parecchie altri migliaia di persone sono tenute prigioniere in condizioni disumane e senza processo a Guantanamo Bay. Anche se il governo degli Stati Uniti le tiene prigioniere, le corti americane hanno concluso di non avere nessuna giurisdizione nella considerazione di appelli da parte di questi prigionieri. I mass media negli Stati Uniti sono controllati a tal punto da grandi societa' d'affari e influenzati dalle lobby del petrolio e delle armi che neanche loro sono stati capaci di un'influenza positiva sui falchi che oggi governano il paese. Un'analisi degli editoriali di tutti i maggiori quotidiani negli Stati Uniti negli ultimi sei mesi mostra come piu' del 90% ha appoggiato l'aggressione all'Iraq.

Quindi, per qualsiasi obiettivo standard, Bush rappresenta oggi un rischio potenziale molto maggiore alla pace mondiale e a quei paesi che non si conformano alla sua linea [di pensiero] di quanto Hitler abbia mai rappresentato. Il suo arsenale e' molto piu' grande e molto piu' letale di qualsiasi altro arsenale mai esistito nella storia. Ha dimostrato aperto disdegno delle Nazioni Unite e del Diritto Internazionale e una volonta' semplicistica di usare la forza militare unilateralmente al fine commettere il genocidio di massa utilizzando armi di distruzione di massa per ottenere i suoi fini. Ha sapientemente generato un'isteria di massa in tutto il paese per aumentare il proprio potere mentre tagliava i poteri del Congresso e erodeva le liberta' civili. Gli interessi personali e commerciali suoi e dei suoi uomini sono strettamente collegati al petrolio e alla guerra e [Bush] ha dimostrato che calpestera' tutte le norme internazionali nel raggiungimento di questi interessi.

Dopo che avra' finito con l'Iraq cosa lo fara' prevenire da attaccare altri paesi? Non solamente Iran, Syria e Nord Corea (da lui definiti l'asse del male [axil of evil]), ma anche Pakistan, India (che possiedono armi atomiche) e Arabia Saudita, Giordania, eccetera (che hanno estese riserve di petrolio). E per quale motivo non potrebbe in seguito attaccare paesi come Francia, Russia e Cina? Dopo tutto anche loro rappresentano un pericolo potenziale all'obiettivo strategico di Bush di dominare e controllare il mondo - un obiettivo che e' stato quasi candidamente articolato dai suoi uomini (Cheney, Rumsfeld e Wolwitz tra gli altri) in un documento strategico intitolato "Progetto per un nuovo secolo americano". Quindi cio' che Bush ha detto fino a ora di Saddam e' sicuramente applicabile a se stesso. Deve essere fermato prima che sia troppo tardi. La guerra minacciata contro l'Iraq ha reso chiara mai quanto prima la minaccia posta dagli Stati Uniti. E' il momento per l'intera comunita' internazionale e anche per la popolazione degli Stati Uniti di unirsi per confrontare questa minaccia. I costi di una non azione adesso saranno molto maggiori in futuro.

Documento originale   Bush Must Be Stopped Now Before It Is Too Late

Traduzione di Silvia Rangoni


La "grande scacchiera" e la guerra della Nato

Fausto Sorini

Liberazione 5 giugno 1999

 

"La grande scacchiera" è il titolo di un recensissimo libro di Zbigniew Brzezinski, già consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, una delle teste pensanti della politica estera degli Stati Uniti. Esso espone, con esemplare chiarezza e senza infingimenti "umanitari", il quadro strategico globale entro cui collocare e comprendere le ragioni essenziali dell'aggressione della Nato alla Repubblica Federale Jugoslava, fortissimamente voluta dagli Stati Uniti.

"Il crollo dell'Unione Sovietica - scrive l'autore - ha fatto sì che gli Stati Uniti diventassero la prima e unica potenza veramente globale, con una egemonia mondiale senza precedenti e oggi incontrastata. Ma continuerà ad esserlo anche in futuro? Per gli Stati Uniti, il premio geopolitico più importante è rappresentato dall'Eurasia, il continente più grande del globo", che "occupa, geopoliticamente parlando, una posizione assiale, dove vive circa il 75% della popolazione mondiale ed è concentrata gran parte della ricchezza del mondo, sia industriale che nel sottosuolo. Questo continente incide per circa il 60% sul PIL mondiale e per 3/4 sulle risorse energetiche conosciute ... L'Eurasia - sintetizza Brzezinski - è quindi la scacchiera su cui si continua a giocare la partita per la supremazia globale".

"Ma se la Russia - prosegue l'autore - dovesse respingere l'Occidente, diventare una singola entità aggressiva e stringere un'alleanza con il principale attore orientale (la Cina) ", e con l'India, "allora il primato americano in Eurasia si ridurrebbe sensibilmente". E così pure se i partner euro-occidentali, soprattutto Francia e Germania, "dovessero spodestare gli Stati Uniti dal loro osservatorio nella periferia occidentale" (così viene definita l'area dell'Unione Europea), "la partecipazione americana alla partita nello scacchiere eurasiatico si concluderebbe automaticamente".

Quindi, conclude Brzezinski, "la capacità degli Stati Uniti di esercitare un'effettiva supremazia mondiale dipenderà dal modo con cui sapranno affrontare i complessi equilibri di forza nell'Eurasia: e la priorità deve essere quella di tenere sotto controllo l'ascesa di altre potenze regionali (predominanti e antagoniste) in modo che non minaccino la supremazia mondiale degli Stati Uniti".

"Per usare una terminologia che riecheggia l'epoca più brutale degli antichi imperi, tre sono i grandi imperativi della geo-strategia imperiale: impedire collusioni e mantenere tra i vassalli la dipendenza in termini di sicurezza, garantire la protezione e l'arrendevolezza dei tributari e impedire ai barbari di stringere alleanze".

Gli Stati Uniti vogliono in primo luogo evitare che in Russia si affermi un potere politico influenzato dai comunisti, avverso al liberismo selvaggio che ha precipitato il Paese nella crisi più nera e volto a ristabilire una collocazione internazionale della Russia non subalterna all'Occidente. Per questo il deposto premier Primakov era ed è considerato un avversario temibile: è sostenuto da una Duma dominata dai comunisti, sorretto da un consenso popolare dell'80%, favorito alle elezioni presidenziali dell'anno prossimo, mentre il consenso degli uomini di fiducia degli Stati Uniti, come Eltsin e Cernomyrdin è precipitato al 5-10%. Anche per questo Eltsin lo ha destituito (rendendo ormai drammatico il fossato tra paese reale e paese "legale", ai limiti di uno scontro interno che potrebbe precipitare in forme drammatiche), dopo avergli sottratto il dossier "guerra in Jugoslavia" per affidarlo a Cernomyrdin. In modo che l'eventuale successo di una mediazione diplomatica russa avvenga su una linea più docile alle volontà della Nato, e che sia il nucleo eltsiniano (e non Primakov e la sua squadra) a trarne i maggiori benefici di immagine, in vista delle prossime scadenze elettorali in Russia.

Gli Usa vogliono inoltre favorire una evoluzione della Cina per cui le forze espressione di una nuova borghesia interna legata al mercato internazionale (che auspica un legame preferenziale e docile con gli Stati Uniti) prendano gradualmente il sopravvento sulle forze sociali e politiche che restano legate a un progetto originale e inedito di lunga transizione al socialismo, con una economia mista in cui il pubblico resti comunque prevalente sul privato. Il bombardamento pianificato dell'ambasciata cinese a Belgrado, era certo un test per vedere fino a che punto la Cina era in grado di assumere sulla guerra in Jugoslavia un profilo forte e autonomo dagli Usa e la reazione degli studenti cinesi (da molti considerati ormai succubi del modello americano) è stato un segnale più che incoraggiante di tenuta di un orientamento antimperialista, di dignità nazionale, di autonomia di valori, che parla alle nuove generazioni del mondo intero. Ma quelle bombe si proponevano, da parte dei fautori della guerra totale contro la Jugoslavia, anche l'obbiettivo di inasprire le relazioni internazionali e rendere impossibile in sede Onu una risoluzione ragionevole e negoziata (non imposta dalla Nato) tra tutte le parti in causa del conflitto balcanico.

Anche sull'India, potenza nucleare, gli Usa premono per sottrarla alla sua storica collocazione di non allineamento, che conserva forti radici nel Paese, per imporle una linea di privatizzazioni selvagge e di smantellamento del ruolo dello Stato in economia (tuttora consistente) e omologarla al modello neo-liberale.

In Europa si cerca di impedire che si affermi un modello sociale diverso da quello neo-liberale ed un sistema di sicurezza alternativo alla Nato e alla tutela americana sull'Europa. Tanto più se ciò dovesse prefigurare un quadro di cooperazione economica, politica e militare di tutta l'Europa, dall'Atlantico agli Urali, passando per i Balcani. Il che configurerebbe una entità economica geopolitica e di sicurezza di prima grandezza nel panorama mondiale e scalzerebbe l'influenza predominante degli Usa sul vecchio continente. Proprio Primakov è stato e rimane uno dei più convinti assertori di questo asse Russia-Unione Europea ad Ovest, e di un altro asse Russia-Cina-India ad oriente, che marcherebbero una evoluzione multipolare degli assetti planetari e degli stessi rapporti in seno alle Nazioni Unite, minando il progetto americano di egemonia globale unipolare, che comporta invece l'affossamento dell'Onu e la trasformazione della nuova Nato a guida americana in regolatore supremo di ogni controversia internazionale.

Sul solo terreno della competizione economica l'imperialismo americano non è in grado oggi di dominare il mondo e di subordinare i suoi stessi alleati/concorrenti come Unione Europea e Giappone. Gli Usa incidevano nel dopoguerra per il 50% del PIL mondiale: oggi la percentuale si è dimezzata, ed è di poco inferiore a quella dell'Unione Europea. Spostare la competizione sul terreno militare, dove la potenza Usa è ancora di gran lunga preponderante, significa usare la guerra come strumento di egemonia economica e politica.

Anche contro l'Europa: costringendola a subire l'iniziativa e l'interventismo anglo-americano o ad entrare nel gioco della grande spartizione delle zone di influenza, ma in posizione subalterna. Come appunto è avvenuto con questa guerra.

Siamo partiti, in apparenza, da lontano, ma la conclusione è sintetica e ci tocca da vicino. Il controllo dei Balcani è strategico nella competizione per il controllo dell'Eurasia. I Balcani sono storicamente la porta per l'Oriente; da lì passano oggi oleodotti e gasdotti che trasportano le vitali risorse energetiche tra Europa e Asia. Nella contigua regione del Mar Caspio, del Mar Nero, del Caucaso gli scienziati stimano esservi giacimenti di petrolio e di gas naturale tra i maggiori del mondo. L'allargamento della Nato ad Est si propone di inglobare gradualmente tutti i paesi dell'Europa centro-orientale e dei Balcani, incluse le repubbliche europee dell'ex Unione Sovietica, per farne un grande protettorato atlantico: per controllarne le risorse e circondare una Russia non ancora "normalizzata" e dal futuro incerto. Mentre all'altro capo del continente eurasiatico, proprio in queste settimane, è andata strutturandosi una "Nato asiatica", che comprende, in un sistema militare e di "sicurezza" integrato, gli Stati Uniti, il Giappone, la Corea del Sud e strizza l'occhio a Taiwan, cui si assicura "protezione".

Che cosa accadrebbe domani se gli Stati Uniti decidessero di dare vita ad una nuova UCK in Cecenia, in Daghestan; in Tibet o magari a Taiwan?

La Jugoslavia rappresentava, agli inizi degli anni '90, un ostacolo alla normalizzazione dei Balcani. Facendo leva su processi disgregativi interni e ataviche tensioni etniche e nazionali, alimentate dalla crisi dell'esperienza socialista jugoslava (che richiederebbe un discorso a parte), la Germania prima e gli Usa poi hanno spinto per la disintegrazione del paese (attizzare il fuoco, disgregare, per poi intervenire, assumere il controllo, colonizzare). Da qui la secessione della Slovenia, della Croazia, della Macedonia, della Bosnia, e la trasformazione dell'Albania in una grande base Nato nel Mediterraneo. Restava ancora da spappolare la Repubblica Federale Jugoslava, e soprattutto l'indocile Serbia. Così fu aperto il dossier Kossovo, dove certo non mancavano i presupposti per gettare benzina sul fuoco. E dove la parte più estrema del nazionalismo serbo, con forti appoggi nel governo di Belgrado, aveva colpevolmente contribuito ad esasperare i rapporti con la popolazione kossovara di origine albanese: a sua volta sospinta dall'UCK, armata dagli americani, a precipitare la regione nella guerra civile, per poi invocare l'intervento "liberatore" della Nato.. Ma questa è storia dei giorni nostri; anzi, cronaca.


 

[Spaziolibero]

Chomsky e la guerra

From: "Davide Gionco" <davide.gionco@tin.it>

http://www.margheritaonline.it/pipermail/spaziolibero/msg02669.html 



Noam Chomsky diventò un personaggio di primo piano del mondo accademico
negli anni '60 e '70 con le sue teorie su come gli uomini apprendono il
linguaggio. Egli passò quindi a studiare l'operato del governo degli USA in
tutti I cruenti dettagli, producendo una grande quantità di libri che vanno
dalla politica estera e l'imperialismo USA al ruolo di lavaggio di cervello
da parte delle corporations dell'informazione. Chomsky è conosciuto come una
delle più importanti voci di dissenso americane. SchNEWS lo ha intervistato
durante un suo recente viaggio a Londra, ma non sapevamo esattamente che
cosa aspettarci. Un accademico condiscendente? Un sobillatore
rivoluzionario? Ciò che abbiamo incontrato non è nulla di tutto questo, ma
semplicemente un uomo intelligente ed onesto con una vasta conoscenza sulla
retorica e su ciò che muove l'America di Bush. Era come parlare con il
proprio nonno a cui è capitato di fare una spietata critica sulla macchina
da Guerra americana. Qui segue una parziale trascrizione dell'intervista che
ha avuto luogo fra Chomsky, SchNEWS, Mark Thomas (che ha messo insieme il tutto) ed una serie di disturbatori inglesi.

Mark Thomas: Se iniziamo con la politica estera USA riguardo all'Iraq ed
alla guerra al terrorismo, come pensa sia la situazione al momento?

Noam Chomsky: Prima di tutto penso che dobbiamo essere molto cauti nell'
utilizzare la frase "Guerra al terrorismo". Non ci può essere una guerra al
terrorismo. E' una impossibilità logica. Gli USA sono uno degli stati
terroristi leader nel mondo. I personaggi che sono stati al potere fino ad
oggi verrebbero tutti condannati per terrorismo dal Tribunale Mondiale. Essi
sarebbero stati condannati dal consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite,
se non avessero il veto sulle risoluzioni, naturalmente con l'astensione
della Gran Bretagna. Non è possibile che siano questi personaggi a condurre
una guerra al terrorismo. E' proprio fuori da ogni logica. Essi hanno
dichiarato guerra al terrorismo 20 anni fa e noi sappiamo che cosa hanno
fatto. Hanno distrutto l'America Centrale. Hanno ucciso un milione e mezzo
di persone nell'Africa meridionale. Potremmo andare avanti con l'elenco. Per
questo non ci può essere nessuna "Guerra al terrorismo".

C'è stato un atto terroristico, l'11 settembre, molto insolito, un vero
evento storico, la prima volta nella storia in cui l'Occidente ha subito un
tipo di attacco che generalmente è di routine nel resto del mondo. L'11
settembre indubbiamente ha portato dei cambiamenti nella politica, non solo
per gli USA, ma in tutto il mondo. Ogni governo nel mondo ha visto quell'
attentato come una opportunità per intensificare la propria repressione
interna, dalla Russia in Cecenia ai paesi occidentali dove sono state
imposte discipline più restrittive alla gente.

Questo ha avuto un grande effetto, ad esempio riguardo all'Iraq. Prima dell'
11 settembre c'era una questione di vecchia data degli USA nei confronti
dell'Iraq, che è la seconda nazione al mondo come riserve di petrolio. Così
in un modo o nell'altro gli USA stavano cercando di fare qualche cosa per
risolvere la questione, è una cosa evidente. L'11 settembre ha dato il
pretesto. C'è un cambiamento nella retorica relativa all'Iraq dopo l'11
settembre: "Ora abbiamo una scusa per andare avanti con ciò che abbiamo
pianificato."

Il tutto è andato avanti in questo modo fino a settembre di quest'anno,
quando l'Iraq è improvvisamente diventato... "Un imminente minaccia per la
nostra esistenza." Condoleeza Rice [Consigliere della Sicurezza Nazionale
USA] uscì con il suo avvertimento che la conseguenza più evidente di un'arma
nucleare è un fungo atomico sopra New York. C'è stata una grande campagna
dei media con figure politiche: "Dobbiamo distruggere Saddam questo inverno
o saremo tutti morti." Quale ammirazione nel rilevare che le classi
intellettuali non abbiano notato che l'unico popolo al mondo a temere Saddam
Hussein sono gli americani. Tutti lo odiano e indubbiamente gli irakeni
hanno paura di lui, ma fuori dall'Iraq e degli USA, nessuno ha paura di lui.
Non il Kuwait, non l'Iran, non Israele, non l'Europa. Essi lo odiano, ma non
hanno paura di lui.

Negli Stati Uniti la gente è molto impaurita, non ci sono ragioni che
tengano. Il sostegno alla guerra che si rileva nei sondaggi negli USA è
molto debole, ma è basata sulla paura. E' una vecchia storia negli Stati
Uniti. Quando i miei bambini andavano alle scuole elementari, 40 anni fa,
veniva loro insegnato a nascondersi sotto I banchi in caso di una attacco
atomico. Non sto scherzando. Il paese è sempre nella paura di qualche cosa.
Il crimine, per esempio: il crimine negli Stati Uniti è sostanzialmente
comparabile con alter società industriali. Ma dall'altro lato la paura del
crimine è superiore a quella in altre società industriali...

E' una paura coscientemente provocata. Questi personaggi che abbiamo ora al
potere, ricordati che sono più o meno gli stessi a partire dagli anni '80.
Essi hanno attraversato quegli anni e sanno esattamente come condurre il
gioco. A partire dagli anni '80 hanno periodicamente promosso delle campagne
per terrificare la popolazione.

Creare la paura non è così difficile, ma questa volta la messa a punto è
stata così evidente per la campagna congressuale che persino dei
commentatori politici hanno colto il messaggio. La campagna presidenziale
inizierà alla metà del prossimo anno. Hanno bisogno di una vittoria da
portare come bottino. E cos' avanti verso la prossima avventura. D'altro
canto la popolazione sta prestando attenzione a quanto sta loro accadendo,
che è una grande aggressione, una enorme aggressione come negli anni '80.
Stanno ripetendo il copione più o meno nello stesso modo. La prima cosa che
fecero negli anni '80, nel 1981, fu condurre il paese in un grande deficit.
Questa volta hanno praticato un deciso taglio delle tasse per i ricchi ed il
maggiore aumento delle spese federali degli ultimi 20 anni.

L'attuale amministrazione è una inusualmente corrotta amministrazione,
qualcosa tipo quella della Enron, così si sta realizzando un tremendo
ammontare di profitto nelle mani di pochi e corrotti gruppi di banditi. Non
possono fare tutto questo sulle prime pagine, così devono tenerlo fuori
dalle prime pagine. Devono fare in modo che la gente non ci pensi. E c'è
solo un modo che si è trovato per spaventare la gente e loro lo sanno fare
bene.

Così ci sono dei fattori politici interni che hanno a che fare con gli
eventi. L' 11 settembre ha dato il pretesto per qualcosa da tempo previsto,
gli interessi in Iraq. Così "hanno dovuto" andare in guerra... I miei
discorsi sarebbero ciò che loro avrebbero voluto avere già prima della
campagna presidenziale.

Il problema è che quando si è in Guerra, non si sa ciò che potrà accadere.
Sembra prospettarsi qualcosa di molto facile, dato che non esiste un
esercito irakeno, il paese probabilmente collasserà in due minuti, ma non si
può essere sicuri di questo. Se si prendono seriamente gli avvertimenti
della CIA, essi sono piuttosto onesti riguardo a ciò. Dicono che in caso di
guerra l'Iraq potrebbe rispondere con atti terroristici.

L'avventurismo USA sta proprio conducendo I paesi a sviluppare armi di
distruzione di massa come deterrente - essi non hanno altri deterrenti. Le
forze convenzionali non possono ovviamente fare nulla, dato che non esiste
un deterrente esterno. L'unico modo in cui ogni popolo può difendersi è con
il terrore e con le armi di distruzione di massa. Così è plausibile
supporre ciò che stanno facendo. Ritengo che questa sia la base delle
analisi che la CIA e l'intelligence britannica stiano facendo in questo
stesso momento.

Ma non si vuole che ciò accada nel mezzo della campagna presidenziale... C'è
il problema di cosa fare con gli effetti della guerra, ma questo è facile.
Basta contare sul fatto che i giornalisti e gli intellettuali non parleranno
di quello. Come potrebbe molta gente parlare dell'Afghanistan? L'Afghanistan
è tornato lì dov'era, percorso dai signori della Guerra e dai banditi e chi
scrive ancora di questo? Praticamente nessuno. Se tutto torna com'era prima
non importa a nessuno, tutti se ne sono dimenticati.

Se l'Iraq diventasse un popolo dove si uccidono tra di loro, io potrei
scrivere gli articoli già ora. 'Un popolo arretrato, abbiamo cercato di
salvarli, ma essi vogliono uccidersi tra di loro perché sono degli sporchi
arabi.' E allora, suppongo, sto solo tirando a indovinare, gli USA saranno
nella prossima Guerra, che probabilmente sarà contro la Siria o l'Iran.

Il fatto è che la guerra con l'Iran è probabilmente in via di preparazione.
E' noto che circa il 12% delle forze aeree israeliane si trovano nel sudest
della Turchia. Sono lì perché stanno preparando la guerra contro l'Iran. Non
si interessano dell'Iraq. L'Iraq è per loro un gioco da ragazzi, ma l'Iran è
sempre stato un problema per Israele. E' uno dei paesi della regione che non
sono in grado di controllare e da anni sono al fianco degli USA per
prenderne il controllo. Secondo un rapporto attualmente la forza aerea
israeliana sta volando sul confine iraniano per intelligence, provocazione e
cose del genere. E non si tratta di una piccola forza aerea E' più grande
della forza aerea britannica, più grande di qualsiasi altro paese NATO che
non sia gli USA. Così probabilmente questa guerra in fase di preparazione.
Ci sono voci che vi siano degli sforzi per incitare il separatismo Azero ,
il che è comprensibile. E' ciò che i Russi cercarono di fare nel 1946 a che
potrebbe separare l'Iran o ciò che rimarrà dell'Iran dai centri di
produzione del petrolio del Caspio. Allora lo si potrebbe dividere. Questo è
quanto prepareranno e ci sarà una storia su come l'Iran ci vorrà uccidere e
quindi saremo nella necessità di sbarazzarcene. That will probably be
underway at the time and then there'll be a story about how Iran's going to
kill us tomorrow, so we need to get rid of them today. Si è trattato
quantomeno di un esempio di ciò che potrebbe accadere.

Campagna contro il commercio delle armi: Quanto vede distante l'immensa
macchina di produzione militare che è l'America che richiede guerra come
forma di pubblicità per il loro equipaggiamento?

Chomsky: Ci si deve ricordare che ciò che è chiamato industria militare è
oramai industria ad alta tecnologia. Il militare è una sorta di copertura
per un settore statale nell'economia. Nel MIT [Massachusetts Institute of
Technology] dove mi trovo, lo sanno tutti, tranne gli economisti. E tutti
lo sanno perché è ciò che dà loro il salario. Il denaro affluisce in posti
come il MIT sotto forma di contratto militare per produrre la prossima
generazione di economia "hi-tech". Se si dà uno sguardo a ciò che è chiamato
"new economy" (computers, internet), questo deriva direttamente da posti
come il MIT sotto contratto federale per la ricerca e lo sviluppo della
produzione militare. Poi passa ad IBM solo quando viene consentito di
vendere qualche cosa.

Al MIT solitamente l'area circostante era occupata da piccole aziende di
elettronica. Ora ci sono piccole aziende di biotecnologie. La ragione di ciò
è che la prossima piega che prenderà l'economia sarà basata sulla biologia
Per questo I fondi governativi per la ricerca a base biologica stano
aumentando enormemente. Se si vuole dare vita ad una piccola impresa che
permetta di fare un sacco di soldi quando un giorno qualcuno comprerà, lo si
faccia nell'ingegneria genetica, biotecnologie e così via. Così va avanti la
storia. E' un settore usualmente dinamico di un settore dello Stato che
manda avanti l'economia.

Una ragione per cui gli USA vogliono controllare il petrolio è perché vi è
un ritorno di profitti in molti modi. Non solo profitti dal petrolio, ma
anche vendite militari. Il miglior cliente di armi USA e probabilmente
britanniche è l'Arabia Saudita o Gli Emirati Arabi Uniti, tra i più ricchi
produttori di petrolio. Essi portano i maggiori profitti all'industria
"hi-tech" degli Stati Uniti. Il denaro ritorna quindi alla tesoreria USA e
in obbligazioni del Tesoro. In diversi modi questo funziona da sostegno
primario delle economie USA e britannica.

Non so se lei ha avuto modo di consultare la documentazione, ma nel 1958,
quando l'Iraq ruppe in co-dominio anglo-americano sulla produzione di
petrolio, gli inglesi impazzirono. Gli inglesi al quel tempo erano ancora
molto dipendenti dai profitti del Kuwait Gli inglesi avevano bisogno dei
petrodollari per sostenere l'economia britannica e temevano che quanto
accaduto in Iraq potesse estendersi anche al Kuwait. Così gli inglesi e gli
USA decisero di concedere una nominale autonomia al Kuwait che fino ad
allora era solo una colonia. Dissero che si doveva correre all'ufficio
postale, fare finta di avere una bandiera o qualcosa del genere. Gli inglesi
dissero che se qualcosa fosse andato storto con questo noi [americani]
avremmo dovuto intervenire spietatamente per assicurare il mantenimento del
controllo e gli USA furono d'accordo nel fare lo stesso in Arabia Saudita e
negli Emirati.

CAAT: C'è anche qualche accenno che vuole fare sul modo dell'America di
controllare l'Europa e l'area del pacifico?

Chomsky: Naturalmente. I tipi più attenti come George Kenneth hanno
evidenziato come il controllo sulle risorse energetiche del Medio Oriente dà
agli USA ciò che Kenneth ha chiamato il "potere di veto" sugli altri paesi.
Pensava soprattutto al Giappone. Ora i giapponesi sanno questo perfettamente
e per questo stanno lavorando duramente per cercare di avere un accesso
indipendente al petrolio; è questo il motivo per cui hanno duramente
cercato, con dei successi, di stabilire delle relazioni con l'Indonesia, l'
Iran ed altri paesi, per sottrarsi dal sistema di controllo occidentale.

In effetti uno degli scopi del Piano Marshall [dopo la seconda Guerra
mondiale], questo grande e benevole progetto, era di far passare l'Europa e
il Giappone dal carbone al petrolio. L'Europa e il Giappone hanno entrambi
disponibilità di carbone sul proprio suolo, ma passarono al petrolio allo
scopo di dare il controllo agli USA. Circa 1,3 miliardi di dollari degli 8,6
miliardi del Piano Marshall andarono direttamente alle compagnie petrolifere
per aiutare la conversione delle economie dell'Europa e del Giappone basate
sul carbone. Per il potere è enormemente significativo il controllo delle
risorse e ci si attende che il petrolio sarà la principale risorsa ancora
per le prossime due generazioni.

Il Consiglio Nazionale dell'Intelligence (National Intelligence Council),
che raccoglie le varie agenzie di intellegence, ha pubblicato nel 2000 una
proiezione chiamata "Tendenze globali 2015" (Global Trends 2015). Fanno una
interessante previsione in cui il terrorismo aumenterà come risultato della
globalizzazione. E lo dicono in modo diretto. Dicono che quello che chiamano
globalizzazione condurrò ad un allargamento dello spartiacque economico,
proprio l'opposto di ciò che la teoria economica predice, ma sono realisti.
Dicono che in questo modo andrà aumentando il disordine, le tensioni, le
ostilità e la violenza, molta della quale diretta contro gli Stati Uniti.

Predicono anche che il petrolio del golfo Persico sarò sempre di più
importante per l'energia mondiale e per i sistemi industriali, ma che gli
USA non faranno affidamento su questo. Ma ne avranno il controllo. Il
controllo delle risorse è più una questione strategica che un accesso.
Perché il controllo equivale al potere.

MT: Come pensa che l'attuale movimento contro la guerra che sta nascendo sia
paragonabile con quello del Vietnam? Come pensa che possiamo ottenere
qualcosa come gente impegnata in azioni dirette e in proteste? Pensa che sia
possibile prevenire lo scoppio della guerra?

Chomsky: Penso che sia davvero difficile perché il tempo a disposizione è
molto breve. Lo si può rendere costoso, il che è importante. Anche se non la
si ferma, è importante per la guerra che sia costosa, in modo da potere
fermare la prossima.

L'attuale movimento contro la guerra non è fino ad ora paragonabile a quello
del Vietnam. La gente parla del movimento della guerra in Vietnam, ma
dimenticano o non sanno che cos'era veramente. La guerra in Vietnam iniziò
nel 1962, pubblicamente, con un pubblico attacco nel Sud del Vietnam - forza
aerea, condizioni di guerra chimica, campi di concentramento, tutto l'
affare. Nessuna protesta... la protesta iniziò quattro o Cinque anni dopo,
più che tutto per I bombardamenti nel Nord, che furono terribili, ma furono
un evento collaterale. L'attacco principale era contro il Vietnam del Sud e
non ci fu nessuna seria protesta contro quello.

Oggi c'è una protesta prima che la guerra sia iniziata. Non posso ricordare
nessun caso nell'intera storia dell'Europa, inclusi gli Stati Uniti, in cui
ci sia mai stata una protesta di un certo livello prima di una guerra. Oggi
vediamo una protesta di massa prima ancora che la guerra sia iniziata. E' un
tremendo tributo ai cambiamenti che hanno avuto luogo nei paesi occidentali
negli ultimi 30 o 40 anni. E' fenomenale.

SchNEWS: A volte sembra che sempre più presto, quando una protesta
oltrepassa certi ristretti limiti, una marcia ogni sei mesi forse, si viene
attaccati La gente che ha recentemente protestato contro la guerra a
Brighton è stata colpita con spray al peperoncino e bastonata, solo per
essersi seduti sulla strada.

Chomsky: Più la protesta è dura, più è normale che sia così. Quando la
protesta per la guerra in Vietnam iniziò crescere in modo significativo,
allora ci fu la repressione. Io ero vicinissimo ad una sentenza di lunga
prigione per me che fu fermata dall'offensiva Tet. Dopo l'Offensiva Tet la
classe dirigente diventò contro la guerra e sospesero i processi. Proprio
oggi molta gente potrebbe finire nella Baia di Guantanamo e la gente è
consapevole di questo.

Se in un paese c'è la protesta, allora parte la repressione. Possono
reprimerla con questo? - Dipende molto dalla reazione. Nei primi anni '50
negli USA vi era un fenomeno chiamato Maccartismo e e l'unica ragione per
cui poté avere luogo è che non c'era resistenza a questo. Quando cercarono
di fare la stessa cosa negli anni '60, il tutto collassò immediatamente,
dato che la gente semplicemente lo trovò risibile e quindi non lo poterono
fare. Perfino una dittatura non può fare tutto ciò che vuole. E' necessario
avere un certo grado di sostegno popolare. E in un paese più democratico c'è
un sistema di potere molto fragile. Non c'è nessun segreto riguardo a
questo, è storia. La questione in tutte queste cose è quanta resistenza
popolare ci deve essere.

 

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