FISICA/MENTE

 

 

strategie per la comunicazione indipendente
http://www.rekombinant.org/media-activism


Un dossier per non dimenticare, Armi italiane in Iraq.

AlfaZeta edizioni 1991

Il governo iracheno ha consegnato alle Nazioni Unite dodicimila pagine per dimostrare di non possedere armi di distruzione di massa. Gli USA ne sono entrati in possesso prima contro le decisioni intraprese dalle Nazioni Unite stesse. Gli USA durante l'operazione Desert Storm nel 1991 avevano usato uomini della struttura paramilitare della CIA (alla CIA appartengono il SAD come suo braccio armato suddiviso in cinque articolazioni per incarichi diversi, dal combattimento duro che ha agito in Afghanistan parallelamente alla forza statunitense con velivoli UAV dedicati allo spionaggio ma anche armati, all'istruzione di unità regolari e irregolari straniere (SOG), al computer (COG) incaricato di azioni informatiche e di pirateria, al PMS che gestisce società fantasma di copertura per azioni del SAD, usato per operazioni di in(de) informazione e azioni psicologiche) per recuperare documenti sensibili. La stessa negli anni ottanta fornì assistenza ai servizi segreti iracheni durante la guerra contro l'Iran, ricevendone in cambio l'uso del territorio per addestrare oppositori libici per attuare, senza successo e insieme ai servizi segreti francesi, un colpo di mano contro il colonnello Gheddafi nel 1984.
Ma ad armare l'Iraq, collezionando una storia di tangenti, ci ha pensato anche l'Italia.

Se si vuole fermare la nuova guerra in Iraq attraverso l'uso degli ispettori internazionali, anche
l'Italia dovrebbe nel suo Parlamento, ricordare quanto è successo dal 1980.

Il 22 settembre l'Iraq invade gran parte del territorio iraniano e inizia la guerra.
Il 15.5.80, l'on. Bersani, sottosegretario alla difesa, risponde alle interrogazioni palamentari circa la fornitura di materiale strategico, affermando che questa era giusticata al fine di mantenere la sicurezza nelle acque del Golfo.
Nel dicembre 80 Fincantieri firma con l'Irak un contratto di fornitura navi per 2 miliardi e 700 milioni di dollari. Nasce un consorzio con Selenia, Elsag, Oto Melara, Breda, Fiat Aviazione, Snia, Whitehed. Le navi sono ultimate nel 1986.
Ma a causa dello scandalo "Irangate" in cui anche l'italia viene coinvolta, la consegna della flotta viene sospesa dopo che l'Iraq aveva già versato un miliardo e trecento milioni di dollari.
Dopo un lungo contenzioso fra Irak e Italia, il governo De Mita nel 1989 alla fine del conflitto Iran-Iraq, raggiunge un accordo per sbloccare la situazione. L''Iraq chiede anche 10 elicotteri Agusta e un sofisticato radar della Selenia. In tutta questa storia di sospensioni e sblocchi, la BNL doveva ridare all'Iraq 605 milioni di dollari.
Nel settembre 1980 l'amministrazione Carter sospende la licenza di esportazioni in Italia di 6 turbine prodotte negli USA dalla Genral Electric e destinate a navi italiane per l'Iraq. Due erano già pervenute.
La BNL di Atlanta è sospettata di finanziare il programma nucleare di Saddam, un documento dei servizi di sicurezza cita la Snia italiana di essere benificiaria di un finanziamento della BNL a fronte di un contratto di 70 milioni di dollari per la costruzione di una centrale nucleare in collaborazione con Ansaldo ed Enea.
Nel 1982 due velivoli militari da trasporto sono fermati carichi di armi.
Nel 1982 Aermacchi conduce uno studio tecnico per il velivolo sovietico MIG 21 in dotazione all'Aeronautica irakena, nel 1980 aveva nel cassetto il cosiddetto progetto "Q", "fabbrica chiavi in mano" poi sospeso, ma un velivolo dato in "prestito" torna con la fusoliera completamente bucherellata.
Il 22 e 23.3.83, a seguito della caduta di un elicottero irakeno di marca sovietica nel vicentino diretto alla ditta Caproni, ci si chiede se si fosse abbandonata la sospensione della vendita di armi.
Nel 1984 le foto di militari iraniani colpiti dagli agenti chimici irakeni fecero il giro del mondo insieme a notizie di fonti inglesi che accusavano la Montedison di aver costruito in Iraq
un impianto per la produzione di gas nervino, mentre la società italiana Tecnhipetrol, filiale della francese Technip, acquisì la tecnologia dagli stabilimenti della Montedison per la produzione dell' antiparassitario Parathion sensibile alla trasformazione in nervino. La Technip fu la possibile responsabile dell'impianto di Akashat per un valore di quaranta milioni di dollari.
Il 24.5.84 il Parlamento europeo chiede di promulgare l'embargo nei confronti di Iran e Iraq.
Il 4.6.84 il Governo italiano annuncia l'embargo.
Nel novembre del 1986 scoppia lo scandalo "Irangate" o "Iranian-Contras-Connection", anche il nostro paese ne è coinvolto.
Il 10.11.86 il presidente del consiglio Bettino Craxi ricorda che sia gli americani che l'Italia avevano deciso la sospensione di qualsiasi licenza di esportazione.
Il partito comunista il 10.11.86 chiede una inchiesta, ma D.C. e liberali si oppongono.
Un telex del ministro Formica a quello delle Finanze chiede di nuovo la sospensione di ogni tipo di fornitura militare verso Iran, Irak e Siria.
Spadolini il 15.11.86 cerca di dissociare il proprio dicastero da quello della Difesa.
Intanto vi è già una lista di aziende a cui era stata concessa l'autorizzazione alle esportazioni sia all'Iran sia all'Iraq: Agusta, Cantieri Navali Italiani, Elettronica, Marconi Italiana, Meccanotecnica, Oto Melara, Selenia, Snia Technit.
Formica, allora ministro del commercio con l'estero dichiara che l'embargo non è violato, ma inesistente.
Lo stesso giorno il 20.11.86, il Governo affermava che l'embargo fosse solo un vincolo politico, confermato poi anche da Amato che dichiara che nel 1983 si è venduto per 484 miliardi di lire, nel 1984 per 4 miliardi e mezzo, ma riferendosi all'Iran e lasciando fuori l'Iraq.
Il 26.11.86 Andreotti e Spadolini convocano il comitato per le licenze di esportazioni all'estero per promuovere una decisione collegiale che conferma solo un vincolo restrittivo.
Il 4.12.86 l'Ammiraglio Porta, segretario generale alla difesa e direttore generale degli armamenti spiegava di fronte ai rappresentanti dell'industria bellica, che l'Italia non aveva bisogno di embarghi.
Nell'agosto del 1987 scoppia lo scandalo delle mine dirette all'Iraq ed esplosivo diretto all'Iran, ci saranno tre dibattiti alla Camera.
Se Andreotti che dal 1984 sono state concesse solo due licenze, ma Formica dichiara che ne sono state rilasciate otto verso l'Iran e 31 verso l'Iraq.
Anche se il Ministro degli Interni confermava la sospesione dell'esportazioni, il giudice Casson afferamava che si poteva accertare una concessione.
Falco Accame dichiara che l'ONU aveva già richiamato l'italia tre volte.
Il 15.10.87 Roberto Sapio arresta fra gli altri il direttore generale della MIsar di Brescia, Giovanni Facchinetti, Mario Marras ex dirigente Aermacchi di Varese, Ugo Brunini, Franco gaggero della G&G, società di import-export con sede a Biella e un irakeno, Abdul Hussein, amministratore della Euromac per traffico di armi verso l'Iraq, Iran e altri paesi mediorientali. C'era di tutto, dai fucili ai missili terra-aria, ai sistemi di puntamento notturno.
Dopo lo scandalo BNL_Atlanta il 18.9.89, il ministro Ruggero dichiarava che non bisogna drammatizzare il traffico di armi finanziato dall BNL che ammonta a 2800 miliardi, e che l'embargo non è giuridico.
La BNL sarebbe coinvolta anche nel caso del missile Condor (finanziamento inglesi e tedeschi), avrebbe finanziato esportazione di tecnologia militare delle aziende inglesi Euromac, Matrix Churcill e Ferranti (americane), francesi Cre-usot-Loire, tedesca Thyssen e belga Space Research Corp., bulgara Kintex oltre alle italiane Snia-technic, Fiat e già citata Euromac.
Nel 1990 si insedia al Senato una commissione per indagare sul caso BNL-Atlanta. Per l'Italia anche la Comit condivideva quegli affari.
IL Governo lo stesso anno riapre le porte alla consegna della flotta di Fincantieri.
Il Governo Andreotti il 10.11.89 ridava via libera a tutti i contratti di esportazione bellica abolendo l'embargo.
Il 13.6.90 viene approvato un testo di legge sul controllo esportazioni armamenti.
Secondo ruggero il fatto che l'Ilva non fosse assicurata dalla SACE, l'organismo che copre i rischi per i crediti all'esportazione, la commessa irachena del materiale per il supercannone PC2, confermava l'inesistenza di autorizzazioni all'esportazione del materiale sequestrato.
Il 2.8.90 l'Iraq invade il Kuwait.
Nel settembre 90 Andreotti dichiara che bisogna essere più cauti nell'esportazioni di armi.

Il Kurdistan, una patria divisa

http://www.edt.it/lonelyplanet/news/curdi.shtml 

Storia

Il primo documento letterario curdo è una poesia di argomento religioso risalente al VII secolo. È il periodo in cui i curdi si convertono all'Islam. Tra il 1169 e il 1250 una dinastia curda regna su tutto l'Oriente mussulmano. Nei secoli successivi il Kurdistan è conteso fra persiani e ottomani, ma i feudi del Kurdistan conservano l'autonomia politica ed economica dal potere centrale.

Nel secolo XIX quasi tutto il territorio curdo passa sotto l'impero ottomano, che adotta una dura politica di accentramento per contrastare le spinte autonomiste delle minoranze.

Alla fine della prima guerra mondiale gli Alleati delineano il nuovo assetto dei territori dell'ex impero ottomano. Nel 1920, con il trattato di Sèvres, ai curdi viene concesso un regime di autonomia nelle province orientali dell'Anatolia. Sembra il primo passo verso l'indipendenza, ma tre anni dopo il trattato viene annullato. Con il trattato di Losanna (1923) il territorio curdo, ricco di risorse petrolifere, viene diviso tra Iran, Iraq e Turchia. Nei decenni successivi il governo turco reprime con massacri e deportazioni ogni tentativo dei curdi di affermare la propria identità nazionale. La Gran Bretagna, che sfrutta le aree petrolifere del Kurdistan iracheno, appoggia l'Iraq nella repressione dei ribelli.

Nel 1945 nasce il Pdk (partito democratico curdo), che con l'aiuto dell'Unione Sovietica istituisce una Repubblica popolare curda nei territori iraniani, abbattuta con la forza un anno dopo dall'esercito dello scià. A partire dai primi anni Sessanta il Pdk, guidato da Mustafà al-Barzani, sostiene la lotta armata contro i governi della Persia e dell'Iraq. La situazione in Turchia si aggrava dopo il colpo di stato dei militari (1970), che impongono la legge marziale. Le trattative per la creazione di un Kurdistan autonomo in Iraq falliscono perché il governo iracheno non intende lasciare ai curdi la zona petrolifera di Kirkuk. Nascono nuovi partiti indipendentisti: il Puk (Unione patriottica curda) di Jalai Talebani in Iraq e il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) di Abdullah Ocalan in Turchia.

Durante la guerra tra Iran e Iraq (1980-88) i curdi pagano un prezzo altissimo: 180 mila morti e un milione di profughi. L'Iraq usa armi chimiche per riconquistare il nord del paese, e nel 1984 si accorda con la Turchia per un'azione congiunta contro i curdi. Dopo la Guerra del Golfo (1991) i curdi iracheni organizzano un proprio stato, privo di riconoscimento internazionale, nella “no fly zone” che gli angloamericani hanno sottratto a Saddam Hussein. Cominciano i conflitti tra Pdk e Puk per il controllo dell'area. Nel 2000 i due partiti, di nuovo alleati, stilano un progetto di federazione per l'Iraq del dopo-Saddam. Nelle regioni del Kurdistan iracheno si attende oggi l'attacco americano, più volte minacciato e rimandato. I curdi non hanno armi adeguate né per attaccare né per difendersi, ma aspettano l'intervento occidentale per chiudere i conti con Saddam. Ciò che vogliono non è una nazione indipendente, ma una vera autonomia.


 

 

INTERVISTA

http://www.geocities.com/capitolhill/senate/3120/chomsky.html 

"HA VIOLATO LA COSTITUZIONE AMERICANA"

"Si' all'impeachment, ma per i bombardamenti" Noam Chomsky spiega perche' Clinton andrebbe processato (Il Manifesto, 19 Dicembre 1998)

- PATRICIA LOMBROSO - NEW YORK

Alle soglie del millennio, forse siamo all'autodistruzione della specie umana" esordisce con questa amarezza Noam Chomsky in questa intervista concessa al termine del secondo giorno di attacco anglo-americani all'Iraq. E aggiunge, duro: "Ora, dopo il bombardamento, Clinton si' che merita la procedura di impeachment e la rimozione dalla carica di presidente degli Stati uniti. Se, a Washington si cercava una motivazione, questa e' quella vera. E bisognerebbe aggiungere alla lista altri crimini della stessa natura: il bombardamento in Sudan, gli assassini perpetrati in Somalia dalle forze militari americane su ordine del Pentagono. Questa volta, Clinton e' responsabile di aver abusato dei suoi poteri per violare la Costituzione americana. E' chiaro inoltre che sono state ignorati i principi di condotta dettati dalle leggi del diritto internazionale. Se esistesse un tribunale internazionale pari a Norimberga, sia Clinton sia Tony Blair andrebbero processati per crimini e strage di fronte all'umanita' alla stessa stregua di Pinochet. Clinton ha agito dunque contro la Costituzione americana e contro le Nazioni unite? Ancora non siamo in grado di conoscere realmente quale sara' l'entita' delle conseguenze di questo crimine, ma gli articoli della Costituzione americana dicono chiaramente quando e' previsto il ricorso all'opzione militare... E' proibito e inaccettabile, salvo in caso eccezionale di legittima autodifesa - e non e' questo il caso - ogni utilizzo dell'uso o la minaccia della forza militare. Lo statuto delle Nazioni unite prevede l'autorizzazione del Consiglio di sicurezza, qualora tutte le vie per la soluzione in modo pacifico siano venute meno... E gli Stati uniti non hanno fatto neppure questo. Le dichiarazioni provenienti da Washington parlano di "autorizzazione" ricevuta dal Consiglio di sicurezza: una menzogna sostenuta ad arte, cui non credono neppure loro. Gli Stati uniti sono ben consapevoli che la conduzione della loro politica estera e' da criminali. Siamo in presenza di una nazione violenta che si arroga il diritto di commettere impunemente gravi crimini. Ma negli Stati uniti di questo non si parla... Dubito che questa argomentazione sull'uso indiscriminato della forza militare trovera' spazio fra i media americani. Sono domande che nessuno osa fare, un tabù inviolabile e indiscutibile negli Usa. Nel caso dell'Iraq, giudizi espressi a ripetizione e con insistenza negli ultimi 8 anni indicano in Saddam Hussein il responsabile di crimini ignobili perpetrati nei confronti della sua stessa popolazione... E' una verita' provata, ma esiste un particolare della storia che non viene mani menzionato. Lo sterminio della popolazione, nel 1988 durante la guerra Iran-Iraq mediante l'impiego di gas nervini e armi chimiche avvenne con il pieno consenso e appoggio di Stati uniti e Gran Bretagna. Questa annotazione dimostra che allora non vi furono obiezioni di principio da parte dell'amministrazione americana all'impiego di armi chimiche e gas nervini sulla popolazione, tanto e' vero che le relazioni diplomatiche fra Stati uniti e le forze dell'opposizione democratica irachena vennero interrotte per non urtare la suscettibilita' di Saddam Hussein. Ora, il Pentagono identifica quegli stessi siti per la fabbricazione di armi per la distruzione di massa e avanza obiezioni di principio. Come mai, nel 1988 non ci fu nessuna denuncia analoga? Nel marzo del 1991, gli americani tornarono ad aiutare Saddam, mentre il regime di Baghdad schiacciava brutalmente la ribellione degli sciiti nel sud dell'Iraq. E tutto cio' e' avvenuto sotto gli occhi delle truppe americane. Dalla sua analisi si conclude che l'attacco all'Iraq e' totalmente pretestuosa? La tesi avanzata dall'amministrazione americana secondo la quale questo bombardamento serve per diminuire la capacita' irachena di poter ricostruire un arsenale di armi di distruzione di massa e' risibile. Non riesco proprio a capire, da dove possa improvvisamente venire questa nuova e incredibile tesi. Sembra di assistere a una conversione religiosa. Fondamentalmente, gli americani nella regione del Golfo vogliono un regime politicamente stabile, sotto il pugno di ferro di un leader che possa garantir loro questa stabilita'. Preferirebbero fosse un leader con un nome diverso da Saddam, perche' ora e' diventato un "criminale dell'era moderna" e appoggiarlo e' imbarazzante. Ma non esiste un'obiezione di principio che vieterebbe di sostenere Saddam: potrebbe andare bene oggi come e' andato bene anche in passato. E il fatto che Londra e Washington dicono che l'obiettivo e' di eliminare le armi di distruzione di massa presenti in Iraq? E' la missione anglo-americana contro le armi di distruzione di massa... vogliamo davvero dare credito a questa tesi? Le armi vengono permesse soltanto a coloro che rientrano nella lista degli alleati, che non devono pero' manifestare troppa indipendenza, e in base a un giudizio del tutto discrezionale. Le autorita' americane sanno benissimo che le conseguenze del bombardamento cui stiamo assistendo avranno soltanto un effetto: l'immagine di Saddam ne uscira' rafforzata. E verranno inferte ulteriori sofferenze alla popolazione civile irachena, dopo le sanzioni. Dunque, qual e' la vera ragione di questi attacchi? Sono puro esercizio dimostrativo della violenza nei confronti di nazioni, ma in realta' sarebbe più giusto chiamarli puri e semplici obiettivi, generalmente privi di autodifesa e facili bersagli. Come nel caso del bombardamento della Libia, nel 1986. Costituiscono l'esemplificazione di quanto candidamente ebbe a dichiarare Bush nel 1991, quando annuncio' il Nuovo ordine mondiale. Venne definito con solo quattro parole: "Quello che noi diciamo deve essere eseguito". Inoltre e' bene non perdere di vista l'enorme importanza che per gli Stati uniti hanno il controllo delle riserve petrolifere in Medioriente e la collocazione geopolitica di tutta la regione del Golfo. La realta' dell'economia internazionale dipende dal controllo delle fonti energetiche nel resto del mondo. I livelli di crescita economica degli ultimi vent'anni non corrispondono alle aspettative del mercato economico finanziario. Ecco perche' Fondo monetario e Banca mondiale parlano di "crisi". Gli investimenti speculativi internazionali cominciano a colpire i pochi ricchi... Perche' mai crede che gli Stati uniti abbiano bombardato il Sudan? Lo spieghi lei... Il Sudan costituiva un bersaglio facile per gli Stati uniti, privo com'e' di mezzi di autodifesa, ma il messaggio indiretto non aveva nulla a che fare ne' con il Sudan, ne' Ben Laden e le accuse contro lui. Gli americani sapevano bene che bombardavano una fabbrica di prodotti farmaceutici, ma il messaggio era diretto all'Arabia saudita e all'Iran. Il bombardamento significava inviare questo messaggio: "State bene attenti, se necessario, nella regione del Golfo impiegheremo la forza militare, per il mantenimento del controllo delle fonti petrolifere. Nella regione ci sono segni di mutamento degli equilibri? Gli americani sanno bene che l'equilibrio nell'area del Golfo e' instabile e sta mutando. Washington e' preoccupata dai segnali di riavvicinamento tra Teheran e Rhyad. Arabia Saudita e Iran, tradizionalmente sono nemici storici. Dopo la guerra del Golfo, nel 1991 sono stati costretti a trovare una forma di riavvicinamento. Da tempo, l'Iran ha dato segnali di insofferenza nei confronti di Washington e cerca di esprimere nell'alleanza con Rhyad una certa indipendenza dal giogo di Washington. Esiste una situazione degli stati del Golfo mutevole e molto complessa dove tensioni e conflitti per il controllo degli oleodotti dell'area mediorientale vengono tenuti sotto controllo da Washington mediante i soliti gendarmi Israele e Turchia che non a caso hanno dato vita a intese piu' forti.


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La NATO va abolita!

Discorso pronunciato da Ramsey Clark a Roma il 1º novembre 1999.

Per me durante gli ultimi 55 anni Roma è stato un posto di grande gioia. E per me è una gioia e un privilegio stare qui con voi in questo giorno festivo e di pace per riunirci nella lotta comune a sostegno dei fratelli e delle sorelle eroiche della Jugoslavia. Una immagine vale almeno mille parole. Non vi affaticherò con la descrizione di quello che abbiamo visto in Jugoslavia nell'ultima settimana di marzo e nell'ultima settimana di maggio di quest'anno mentre erano in corso i bombardamenti dal confine settentrionale a quello meridionale, da est a ovest, r neppure con quello che abbiamo visto la settimana scorsa. Sono tornato dalla Jugoslavia venerdì scorso. Avete già visto le immagini di quello che è success e la vostra immaginazione potrà sopperire. Voglio descrivervi solo, brevemente, la natura e le dinamiche di quello che stiamo sperimentando. Ho adottato una regola di estrema importanza per riuscire a capire quello che sta veramente accadendo. È una cosa molto triste, ma l'unico modo per analizzare e capire quello che sta succedendo è osservare ciò che il governo degli Stati Uniti e i governi ad esso subordinati stanno effettivamente facendo. Osserviamo quello che stanno facendo e non curiamoci troppo di quello che vanno dicendo, perché la difficoltà di capire quella che è la verità viene dall'attacco, dal bombardamento dei moderni mezzi di informazione. Osserviamo quello che fanno. Ascoltiamo quello che dicono soltanto per carpire le loro tattiche.

Quello che è avvenuto in Jugoslavia è un passo verso quello che si sta pianificando come un nuovo ordine mondiale a lungo termine. Nel Vietnam gli USA commisero il grande errore di mandare truppe molto numerose in un paese straniero dove furono pesantemente sconfitte (e provocarono comunque la perdita di due milioni di vite vietnamite e la massiccia e deliberata distruzione dell'ambiente dell'Indocina). Da quell'esperienza i pianificatori militari capirono che quell'errore non doveva essere ripetuto. Dalla fine della seconda guerra mondiale ci sono stati 70 interventi militari statunitensi di notevoli proporzioni in paesi stranieri. Questa mattina ne posso menzionare soltanto alcuni.

Prendiamo l'attacco contro la Libia. C'erano molte ragioni perché gli USA volessero aggredire la Libia: l'Islam, il petrolio, un paese indipendente che non aveva subordinato il suo sistema alla volontà americana. Per giustificare l'attacco fu utilizzata una delle scuse più grottesche: una bomba in un locale notturno di Berlino, ricordate, senza alcuna prova. Eppure progettarono un attacco letale notturno contro città asdormentate. A quell'epoca però gli USA non poterono ottenere nessuna autorizzazione, nessuna facilitazione ad utilizzare gli spazi aerei dei paesi europei, con l'eccezione del Regno Unito. La lezione che ne trassero era che bisognava spezzare la volontà indipendente di questi paesi in modo da costringerli in futuro ad obbedire. Per effettuare l'attacco era stato necessario partire in volo da una base aerea nel Regno Unito circumvolare la penisola iberica, passare sopra le Colonne d'Ercole e volare sul Mediterraneo in spazi aerei internazionali. Fu un attacco di sorpresa, molto più di sorpresa di quello del 7 dicembre 1941 a Pearl Harbour, effettuato volando a 35 metri di altezza sul mare per attaccare Tripoli e cercare di assassinare il leader di quel paese.

Venni allora a Roma dopo esser stato a Parigi e Vienna per visitare le vittime di quell'attacco che erano state ricoverate anche in ospedali di quelle città. Il nostro ministro della difesa dell'epoca aveva dichiarato che era assolutamente impossibile che l'attacco avesse provocato vittime civili. Da Roma andai a Tripoli. Anche senza nessun aiuto e assistenza dalle autorità locali, ma solo con quello delle famiglie che avevano avuto delle vittime, trovai 340 persone che erano state uccise in quei raid. Ci fu un altro attacco di sorpresa contro Bengasi, un'altra città della Libia, che partì dalla flotta dislocata nel Mediterraneo. Poi vennero le sanzioni, relativamente "leggere", che isolarono la Libia dagli scambi commerciali internazionali e imposero l'embargo sull'industria petrolifera per cercare di soffocare a poco a poco il paese.

Per quanto riguarda l'Iraq, l'obiettivo degli Stati Uniti era il dominio assoluto sull'intera regione. Abbiamo avuto successo grazie soprattutto al lavoro dei media internazionali che a un determinato momento hanno demonizzato Saddam Hussein e l'intero Iraq, che noi in precedenza avevamo sostenuto facendo anche un doppio gioco tra Iran e Iraq durante la guerra tra quei due paesi (ritenevamo infatti che l'Iran rappresentasse un pericolo assai maggiore perchè aveva una popolazione tre volte e mezza quella dell'Iraq e per di più militante, islamista e quindi psicologicamente attrezzata. Tragicamente, grazie al pieno controllo del Consiglio di Sicurezza (e il primo punto della riforma dell'ONU dovrebbe essere proprio l'abolizione del Consiglio di Sicurezza), fummo in grado di organizzare una cortina fumogena dietro la quale gli USA poterono attaccare l'Iraq senza che se ne avvedessero gli occhi e le menti della popolazione mondiale a causa del controllo totale dei media. In 42 giorni ci furono 110.000 attacchi da parte delle sole portaerei statunitensi, uno ogni trentadue secondi: 88.500 tonnellate di esplosivo democraticamente depositate su tutta la popolazione dell'Iraq uccidendo kurdi, musulmani sunniti, musulmani sciiti, uccidendo anche i cristiani, uccidendo insomma indiscriminatamente per buttare il paese sempre più giù e farlo a pezzi. Inoltre adottammo il nuovo strumento di distruzione di massa, l'embargo naturalmente, nella felice coincidenza dell'anniversario di Hiroshima, il 6 agosto 1990 e il mondo ha osservato senza reagire come, nel corso degli ultimi 9 anni, abbiamo sterminato la popolazione irakena: un milione e mezzo di vittime, prevalentemente bambini più di 10 morti a causa dell'embargo per ogni vittima delle bombe. A ciò si deve aggiungere una nuova generazione di persone fisicamente sottosviluppate a causa della malnutrizione e della mancanza di medicine per malattie altrimenti guaribili e curabili.

Quello che è successo all'Iraq è stato un preciso segnale che gli Stati Uniti hanno lanciato nei confronti delle popolazioni deboli e povere del mondo: sterminarle, sterminarle, sterminarle. Quando abbiamo attaccato il Sudan, il 20 agosto dello scorso anno, con un pretesto assolutamente assurdo abbiamo mostrato di che cosa sia fatta la nostra strategia. Che cosa abbiamo colpito in questo immenso e povero paese con 23 missili Tomahawk? In un solo colpo abbiamo distrutto l'unico impianto che poteva sevire l'intera popolazione, lo stabilimento farmaceutico di Al Shipa. I paesi poveri non si possono permettere i costosissimi farmaci che vengono prodotti dalle case farmaceutiche occidentali a prezzi proibitivi che si traducono in profitti giganteschi per queste società. Al Shipa produceva il 50% di tutti i farmaci indispensabili per il paese E per la sette cause più diffuse di morte produceva dal 70 al 90% dei farmaci necessari. La più alta causa di mortalità è ora una nuova violenta forma di malaria difficile da curare. Il costo dei farmaci prodotti altrove è di 5 volte superiore a quello di Al Shipa. Il Sudan non se lo può permettere. Così la popolazione è rimasta senza i farmaci necessari a proteggere gli strati più poveri e più deboli per molti anni a venire. Gli attacchi di questo tipo naturalmente provocano i danni più persistenti e pesanti alla parte più debole della società, ai bambini, agli anziani, a quelli che soffrono di malattie croniche.

Ed ecco che ci siamo mossi per eliminare quello che ai fini, credo evidenti, del nuovo ordine mondiale si può chiamare il "problema jugoslavo". I popoli jugoslavi, in particolare quello serbo, nel corso della storia avevano dimostrato un impegno particolare in difesa della propria indipendenza, della possibilità di vivere la propria vita secondo le proprie scelte, di definire e determinare il proprio destino, e avevano creato una forma, un'idea per la forma di governo della Jugoslavia. Pochi governi nel corso della storia sono stati formati sulla base di un'idea. E l'idea era quella di opporsi a quello che nel corso della storia era stato definito col termine "balcanizzazione", cioè la frammentazione. Quindi una unità attraverso la federazione e la volontà di creare delle istituzioni che avrebbero permesso alla gente di vivere insieme in amore, rispetto e stima. Gli jugoslavi uscirono dalla guerra nel 1945, dall'inferno della guerra, con il proposito di tenere uniti i popoli nel rispetto di se stessi e degli altri e in un'unità economica e sociale. E difesero la loro determinazione di vivere la propria vita secondo le proprie scelte e non secondo le disposizioni di qualcun altro che avrebbe dettato loro cosa dovevano fare. Era quindi indispensabile distruggere l'idea di questa Jugoslavia, insieme a coloro che l'avevano creata e vissuta.

Ebbene avete visto gli effetti di questo proposito, cioè la frantumazione della Jugoslavia in parti, segmenti più piccoli di quanto i Balcani non avessero mai conosciuto. È assai più che imporre la frammentazione in 5 repubbliche. E' anche il tentativo di suddividere a loro volta queste piccole repubbliche in ulteriori segmenti. Questo piano avrebbe ridotto la bella Bosnia come una scacchiera., dove ciascuno avrebbe avuto la sua casella dalla quale non poter uscire. La contraddizione evidente tra quello che ci hanno detto e quello che hanno fatto è rappresentata proprio dalla frammentazione della Jugoslavia. Si sono mossi dicendo che volevano evitare la pulizia etnica. Il risultato è però una pulizia etnica attuata dappertutto. E se qualcuno pensa che sia un risultato casuale, si vada a leggere quello che Richard Holbrooke ha scritto nel suo libro. Mentre diceva pubblicamente che la Croazia non si doveva muovere, non doveva intervenire, egli dirigeva personalmente, insieme all'ambasciatore a Zagabria, la pulizia etnica dei serbi nelle Krajine, nella Slavonia occidentale. Senza che nessuno se ne accorgesse, molte centinaia di migliaia di serbi furono epurati dalla loro terra di origine. Chi avesse soltanto sentito i media invece di osservare quello che facevano, in realtà avrebbe potuto pensare che gli Stati Uniti non volevano che la Croazia intervenisse. Come quando selezionavamo i bersagli in Cambogia e intanto dichiaravamo che la Cambogia non ci interessava affatto. Siamo stati noi a sollecitare la Croazia a bonificare il territorio dai Serbi. Così siamo riusciti a realizzare proprio quello che il termine di "balcanizzazione" evoca nella nostra mente: la frammentazione in piccole entità irrilevanti.

E' interessante vedere come gli Stati Uniti utilizzano la tecnologia militare per accrescere il proprio dominio. Un recente tragico esempio è il voto negativo del Senato americano sul trattato che vieta gli esperimenti nucleari. Il senso è chiaro. L'idea è che ormai la nostra supremazia in campo di armamenti nucleari è tale che non temiamo nessun esperimento altrui. Quest'anno gli Stati Uniti spenderanno 300 miliardi di dollari per il loro apparato militare. La Cina, che viene demonizzata come paese militarista e tirannico, spenderà per il suo bilancio militare 34 miliardi di dollari. Gli USA spendono per il sistema militare più di quanto viene speso in tutto il resto del mondo. Noi spendiamo di più di tutto il mondo messo insieme per avere mezzi sofisticati che ci consentono di eliminare le persone che ci risultano sgradevoli, sgradite, indesiderabili.

Gli USA però si rendono conto che non possono essere i gendarmi del mondo perché non hanno abbastanza poliziotti. Ed ecco dove entra in ballo la NATO. Gli USA desiderano che le vostre figlie, i vostri figli diventino i loro poliziotti e le loro poliziotte al loro comando contro il resto del pianeta. E veramente spezza il cuore vedere come i paesi dell'est europeo si diano da fare, sgomitino per entrare nella NATO. A Berlino l'altro giorno ho avuto una lunga conversazione con una mezza dozzina di cechi, che erano disperati e si chiedevano che cosa fosse successo al loro paese e al loro popolo. Non è che la gente sia così cieca da non capire che cosa sia la NATO: è che ne vuole far parte perché vede da quella parte la concentrazione di sviluppo e ricchezza. La lezione che dobbiamo imparare, e rapidamente, e non potete dirmi che non sia realistica perché è una questione di sopravvivenza, è che dobbiamo abolire la NATO. Bisogna rendersi conto che la NATO rappresenta una minaccia permanente ed evidente contro tutti i poveri del mondo e soprattutto contro quell'80% della popolazione mondiale che ha una bella pelle più scura e che comprende i popoli caucasici, gli arabi e tutti gli altri che per 150 anni o più hanno subito il giogo del colonialismo. E ora che abbiamo superato i sei miliardi di popolazione e ci stiamo avviando verso gli 8 miliardi, dobbiamo renderci conto che la foeza militare di polizia della NATO non avrà nessun rispetto per l'umanità in nessuna parte del mondo. In Jugoslavia vediamo la più recente e chiara manifestazione dell'antico principio, che anche gli antichi romani ben conoscevano, del "divide et impera". I mass media ci hanno rappresentato questo scontro, come uno scontro in primo luogo tra i popoli slavi e i musulmani radicato in un odio profondo e antico. Ma i principali nemici degli Stati Uniti e dell'occidente nella guerra fredda sono stati i popoli slavi, con una popolazione di 300 milioni. Oggi il governo degli Stati Uniti teme soprattutto l'Islam. Potrà suonarvi strano, ma vi posso dire che tutti i documenti che abbiamo potuto vedere dell' FBI, della CIA o di altri istituti identificano la minaccia più grave per gli Stati Uniti nell'islamismo militante. Ebbene, io ho avuto spesso occasione di frequentare popolazioni musulmane, dall'Indonesia all'Algeria, e vi posso assicurare che non c'è un paese al mondo in cui cristiani e musulmani vivessero in maggiore armonia che in Jugoslavia. Leggete nel grande libro di Ivo Andric, il ponte sulla Drina, la storia della regione bosniaca dall'inizio dell'impero ottomano fino alla fine della prima guerra mondiale: il rispetto reciproco, il vivere e lavorare insieme, i matrimoni misti e infine l'idea della Jugoslavia. All'inizio della guerra Iran-Iraq istigata dagli Stati Uniti che avevano perso il loro fantoccio, lo Sciah di Persia, per poter frammentare la regione, suddividerla e quindi entrare con forze militari e dominarla, all'inizio di quella guerra tra Iran e Iraq, Kissinger disse: "Speriamo che si ammazzino tra di loro". Naturalmente non era una mera speranza, le cose erano pianificate in modo che si ammazzassero tra di loro. Adesso ci sono 1 miliardo e 200 milioni di musulmani e 300 milioni di slavi, gli ex nemici della guerra fredda. La guerra fredda non c'è più ma gli Stati Uniti vogliono che questi popoli, slavi e musulmani, si distruggano fra di loro. Che cosa è stato l'Afganistan se non uno scontro tra popolazioni slave e musulmane? Una delle migliori battute che ho sentito su questa tragedia negli ultimi anni è la domanda: perchè gli USA ce l'hanno tanto con Bin Laden? Gli devono molto. Ha fatto più lui per sabotare l'economia dell'Unione Sovietica che non Ronald Reagan. Abbiamo a lungo sottostimato gli effetti della guerra in Afghanistan. Guardate adesso la Cecenia, il Dagestan, ecc. Non è stato certo un fatto puramente simbolico se 5 ministri degli esteri su 6 delle repubbliche ex sovietiche a maggioranza islamica si sono recati a Mosca all'inizio dell'aggressione alla Jugoslavia per ammonire la Federazione russa a non intervenire e intromettersi in favore degli slavi della Jugoslavia. Chi li ha mandati, se non gli Stati Uniti? La società petrolifera balcanica che sta lavorando ora su un gigantesco oleodotto che dai confini cinesi, attraverso il Kazakhstan, il Caucaso e il Mar Caspio arriva fino al Mar Nero ha tra i suoi massimi detentori di potere James Baker, il segretario di stato durante la guerra del golfo, e Brezezinski, consigliere per la sicurezza nazionale dell'ex presidente Jimmy Carter. Il loro potere di controllo sulle repubbliche ex sovieriche è molto forte perchè questi paesi dipendono proprio dal petrolio, che questa società gestisce e amministra. Che cosa è stata la Bosnia se non il progetto di far amazzare tra loro il massimo numero di musulmani e cristiani ortodossi? Se guardate a quello che è stato fatto e non badate a quello che vi è stato detto, vi renderete conto che la guerra era stata finalizzata al massimo sterminio possibile delle popolazioni, con un eventuale risparmio possibile delle popolazioni cattolico romane. E così si proseguì senza posa e ci fu trasmessa l'impressione che ci fosse un grande macello di musulmani ad opera degli slavi. Quanto ha sofferto l'occidente nel vedere il martirio di Sarajevo assediata, ci dicevano, dalle forze serbe! Alla fine però un vice comandante dell'esercito degli Stati Uniti scrisse su una rivista molto importante come Foreign Affairs che a Sarajevo il fuoco serbo aveva ucciso meno persone di quante ne venivano assassinate nello stesso lasso di tempo a Washington DC. E guardate il Kosovo dove sono riusciti ad infliggere il massimo grado di devastazione a tutte le parti in causa e la gente per giorni e giorni è stata informata di come la NATO nombardava Priština, salvo poi sentirsi dire, quando le forze di terra arrivarono a Priština, e portarono le televisioni e gli inviati occidentali: "guardate gli orrori e le devastazioni commesse dai serbi a Priština", come se non fosse stata la NATO a bombardare il cuore di Priština e i profughi e a imporre la fuga di tante persone, riuscendo infine a realizzare l'ulteriore segregazione del Kosovo armando l'UCK e non proteggendo la popolazione serba rimasta. Divide et impera!

Quel che è successo in Jugoslavia rappresenta anche un primo decisivo passo per impedire che le Nazioni Unite abbiano un qualunque ruolo effettivo nella costruzione del nuovo ordine mondiale finalizzato al dominio del mondo da parte di una struttura politica e militare di paesi ricchi che possano ignorare e agire a dispetto dei 150 paesi più poveri del mondo. Questa è la NATO! Dobbiamo ritornare alle Nazioni Unite, per quanto ora esse appaiano del tutto inadeguate, nella speranza di ricreare un governo mondiale di pace. Il nostro problema sono i mezzi per raggiungere il fine. Tutto quello che sta succedendo è finalizzato alla concentrazione in un numero sempre minore di mani del potere economico mondiale. Quello che abbiamo visto negli ultimi 5, 4, 3, 2 decenni è la concentrazione crescente della ricchezza. I ricchi che diventano più ricchi e i poveri che diventano sempre più poveri; anche nei paesi ricchi i ricchi diventano più ricchi e i poveri più poveri. Negli Stati Uniti abbiamo un numero di poveri sotto che ammonta a 40 milioni di unità: senza casa, senza lavoro, affamati con tutte le piaghe della gente povera. Ma i paesi poveri si impoveriscono sempre di più e questo impoverimento è il fattore più debilitante, assai più di quelli dovuti alla potenza militare degli Stati Uniti. Il popolo vietnamita, proprio come il popolo jugoslavo, ha resistito in maniera incredibile a invasioni, attacchi, aggressioni, eccetera, in particolare nei trenta anni tra il 1945 e il 1975 e ha vinto! Ma poi le sanzioni con cui gli è stato messo un cappio al collo nel 1975 sono passate inosservate. Eppure sono proseguite fino al 1995 e hanno costretto gran parte della popolazione a fuggire su barche derelitte per trovare da mangiare per i loro figli e hanno sabotato un'agricoltura che riusciva a produrre, durante la guerra e nonostante la guerra, 5 tonnellate di riso per ettaro, tanto che nel 1995 non si arrivava più a produrre neanche una ronnellata di riso per ettaro. La conseguenza è stata una nuova generazione di persone minute, malnutrite fisicamente, debilitate per mancanza di cibo e di medicine e il reddito medio pro capite, che era di 500 dollari all'anno al momento della fuga degli USA dall'ambasciata di Saigon, è arrivato a meno di 80 dollari, inferiore a quello del Mozambico, facendo del Vietnam il paese più povero del mondo. Quando le sanzioni furono tolte nel 1995 grandi palloni aerostatici furono innalzati nel cielo di Hanoi e di Saigon per pubblicizzare la Coca Cola e la Pepsi Cola.

Anche i paesi ex sovietici dell'est europeo sono stati completamente distrutti dal punto di vista economico. La privatizzazione generalizzata, l'uso del libero commercio a vantaggio degli investitori stranieri, la chiusura di fabbriche e risorse produttive ha ridotto il reddito pro capite dell'Ucraina, che è un paese grande e forte da circa 8.000 dollari nel 1990 ai 2.000 attuali. Che cosa succederebbe se un calo di reddito così drastico si verificasse negli Stati Uniti o in Italia?

Il piano è di tornare alla schiavitù in tutto il pianeta. Per il resto "panem e circenses" per prevalere, distrarre, impedire l'unità e la coesione.

Per evitare tutto questo bisogna che ci uniamo intorno a un'idea di unità ancora più larga della Jugoslavia, più larga di una federazione balcanica per proteggere la dignità e l'integrità di tutti i popoli da queste aggressioni. Per questo dobbiamo unirci nella denuncia e nella incriminazione degli Stati Uniti e dei governi NATO per il genocidio compiuto recentemente contro la Jugoslavia, ma in precedenza contro altri popoli. Abbiamo un disperato bisogno di aiuto negli Stati Uniti, prima di tutto per salvarci da noi stessi. Abbiamo bisogno di una forte iniziativa da parte vostra qui in Italia per liberare il vostro paese da questo governo che sostiene il nuovo ordine mondiale. Noi incoraggiamo e appoggiamo ogni vostra azione indipendente che vada nel senso di imporre un governo che vi protegga e che mantenga l'autentico carattere di questo paese. Abbiamo bisogno di una larga unità. Abbiamo bisogno del vostro appoggio, della vostra presenza e partecipazione per affrontare il ventre della belva, gli Stati Uniti, nel nostro tribunale internazionale contro i crimini di guerra a New York. Abbiamo bisogno delle vostre voci forti e delle vostra forti braccia che si uniscano solidali per salvare questo pianeta dalle forze potenti che vogliono disintegrare l'umanità e la natura stessa. Grazie.

Ramsey Clark


 
 

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