FISICA/MENTE

 

 

L'attacco Usa pronto dal `98
I «falchi» dell'Amministrazione Bush scrivevano a Clinton: «Guerra all'Iraq, salva il petrolio»

M. DIN.

http://www.cdbchieri.it/rassegna_stampa/pronti_dal_98.htm


«Clinton diverge da Bush sull'Iraq»: così titola The Washington Post (13 marzo), segnalando una ulteriore frattura provocata dalla decisione di andare subito alla guerra a costo di scavalcare il Consiglio di sicurezza dell'Onu. Appena un mese fa lo stesso Clinton, in una intervista a Nbc Today, sosteneva che «il presidente Bush non ha bisogno di un'altra risoluzione del Consiglio di sicurezza per usare la forza militare allo scopo di disarmare l'Iraq». Ora invece è divenuto più prudente: «Dovrebbe essere il capo-ispettore delle Nazioni unite, Hans Blix, a stabilire la tabella di marcia cui deve attenersi l'Iraq» e «gli Stati uniti dovrebbero acconsentire a tali tempi, qualsiasi essi siano». Bill Clinton conferma così la sua inaffidabilità agli occhi dei «falchi» dell'amministrazione, gli stessi che, quando egli era presidente degli Stati uniti, gli inviarono, il 26 gennaio 1998, una lettera aperta in cui chiedevano di «intraprendere una azione militare per rimuovere Saddam Hussein dal potere» poiché, in caso contrario, «una significativa porzione delle riserve petrolifere mondiali sarà messa a rischio». «Noi crediamo - sottolineavano i firmatari - che gli Stati uniti abbiano l'autorità, sulla base delle attuali risoluzioni dell'Onu, di intraprendere i passi necessari, compresi quelli militari, per proteggere i nostri vitali interessi nel Golfo. In qualsiasi caso, la politica americana non può continuare a essere menomata da una fuorviante insistenza sull'unanimità del Consiglio di sicurezza» (Letter to President Clinton on Iraq, January 26, 1998). La lettera - promossa dal Project for the New American Century, organizzazione «non-profit» costituita nel 1997 con «lo scopo di promuovere la leadership globale americana» - era firmata dal gruppo di «falchi» che successivamente è entrato a far parte dell'amministrazione Bush: Donald Rumsfeld, attuale segretario alla difesa; Paul Wolfowitz, attuale vice-segretario alla difesa; Peter Rodman, attuale assistente segretario alla difesa per gli affari della sicurezza internazionale; Richard Armitage, attuale vice-segretario di stato; John Bolton, attuale segretario di stato per il controllo degli armamenti; Richard Perle, attuale capo del comitato politico della difesa; William Kristol, presidente del Project for the New American Century, oggi consigliere del presidente Bush; Zalmay Khalilzad, attuale inviato speciale del presidente e ambasciatore presso l'opposizione irachena; Elliot Abrams, attuale assistente speciale del presidente e direttore per gli affari del Medio Oriente e Nord Africa. Dietro il gruppo dei firmatari c'erano Dick Cheney, allora direttore della Halliburton, la maggiore fornitrice mondiale di servizi per le industrie petrolifere, oggi vice-presidente nell'amministrazione Bush, e Lewis Libby, suo attuale capo dello staff.

Il vero scopo della strategia perseguita dal gruppo dei «falchi», firmatari della lettera a Clinton, emerge da un documento pubblicato dal Project for the New American Century nel settembre 2000. Esso afferma che, «mentre l'irrisolto conflitto con l'Iraq fornisce l'immediata giustificazione, l'esigenza di mantenere nel Golfo una consistente forza militare americana trascende la questione del regime di Saddam Hussein», dato che il Golfo è «una regione di vitale importanza» in cui gli Usa devono avere «un ruolo permanente» (Rebuilding America's Defenses, September 2000). Il copione che ora recita Bush era già stato dunque scritto, prima della sua presidenza, dal gruppo di «falchi» che domina la sua amministrazione: espressione delle potenti connections del petrolio e delle armi, dei potenti interessi politici e strategici che si intrecciano nel mondo sotterraneo della cupola del potere.
DA "IL MANIFESTO" DEL 18.3.03

 

GUERRA ALL'IRAQ: LE DOMANDE CHE NESSUNO OSA FARE.

Il contributo che pubblichiamo di seguito nella traduzione italiana è stato scritto il 10 settembre da Ron Paul, parlamentare Usa repubblicano eletto in Texas, da sempre contrario alla guerra all’Iraq e strenuo sostenitore della necessità di un voto da parte del Congresso.

Speriamo di avere presto delle audizioni sulla guerra all’Iraq che incombe. Sono preoccupato che ci siano domande che non verranno fatte e che forse non verrà neanche consentito fare.

Ecco alcune delle domande a cui vorrei che rispondessero coloro che ci stanno spingendo a dare inizio a questa guerra.

  1. Non è vero che il motivo per il quale non bombardammo l’Unione Sovietica al culmine della Guerra Fredda era che sapevamo che poteva reagire?
  2. Non è vero anche che adesso siamo disposti a bombardare l’Iraq perché sappiamo che non può reagire – il che conferma che non esiste nessuna minaccia reale?
  3. Non è vero che coloro che sostengono che anche con le ispezioni non possiamo essere sicuri che Saddam Hussein non nasconda armi, suggeriscono al tempo stesso che possiamo esser più sicuri che le armi esistano in assenza di ispezioni?
  4. Non è vero che l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dell’Onu è stata in grado di completare la sua missione annuale di verifica in Iraq proprio quest’anno con la cooperazione dell’Iraq?
  5. Non è vero che l’intelligence internazionale non è stata in grado di sviluppare un caso che colleghi minimamente l’Iraq al terrorismo globale, meno che mai agli attacchi dello scorso anno contro gli Stati Uniti? Qualcuno ricorda che 15 dei 19 dirottatori venivano dall’Arabia Saudita e che nessuno veniva dall’Iraq?
  6. L’ex capo dell’antiterrorismo della CIA, Vincent Cannistraro, si sbagliava quando ha detto di recente che non esistono prove confermate di collegamenti fra l’Iraq e il terrorismo?
  7. Non è vero che la CIA ha concluso che non ci sono prove che sia avvenuto un incontro a Praga fra il dirottatore dell’11 settembre Atta e l’intelligence irachena?
  8. Non è vero che il nord dell’Iraq, dove l’Amministrazione sostiene che si nasconde al Qaeda, è sotto il controllo dei nostri "alleati", i kurdi?
  9. Non è vero che la grande maggioranza dei leader di al Qaeda che sono fuggiti sembra si siano messi al sicuro in Pakistan, un altro dei nostri cosiddetti alleati?
  10. Qualcuno ha notato che l’Afghanistan sta precipitando rapidamente nel caos totale, con bombe e assassinii che diventano avvenimenti quotidiani, e che, secondo un recente rapporto dell’Onu, al Qaeda "è, a detta di tutti, viva e vegeta e pronta a colpire di nuovo, come, quando e dove sceglierà"?
  11. Perché stiamo distogliendo risorse militari e di intelligence preziose dalla ricerca di coloro che hanno attaccato gli Stati Uniti – e che possono nuovamente attaccarli – per usarle per invadere paesi che non hanno attaccato gli Stati Uniti?
  12. Un attacco all’Iraq non confermerebbe i peggiori sospetti del mondo arabo sugli Usa, e non è quello che voleva bin Laden?
  13. Come può Saddam Hussein essere paragonato a Hitler quando non ha marina o aviazione, e adesso ha un esercito che è 1/5 di quello di 12 anni fa, che anche allora si dimostrò del tutto incapace di difendere il paese?
  14. Non è vero che il potere costituzionale di dichiarare guerra è esclusivamente quello del Congresso?
  15. I presidenti, in contrasto con la Costituzione, dovrebbero consentire l’accordo del Congresso solo sotto la pressione dell’opinione pubblica? Ai presidenti è consentito affidarsi alle Nazioni Unite per avere il permesso di andare in guerra?
  16. Siete al corrente di un rapporto del Pentagono sulle le accuse secondo le quali gli iracheni avrebbero "gassato" migliaia di kurdi in un villaggio, che non ha trovato prove inoppugnabili della responsabilità irachena, e al corrente del fatto che l’Iran occupava proprio la città in questione, e che le prove indicavano che il tipo di gas usato era più facilmente controllato dall’Iran e non dall’Iraq?
  17. Non è vero che dai 100.000 ai 300.000 soldati Usa hanno sofferto della Sindrome del Golfo dalla prima guerra del Golfo, e che migliaia possono essere morti?
  18. Siamo preparati all’eventualità di migliaia di vittime americane in una guerra contro un paese che non ha la capacità di attaccare gli Stati Uniti?
  19. Siamo disposti a sostenere l’onere economico di una guerra da 100 milioni di dollari contro l’Iraq, con i prezzi del petrolio che si prevede andranno alle stelle e scuoteranno ulteriormente una economia americana già traballante? E che dire della previsione dei 30 anni di occupazione dell’Iraq che alcuni hanno stimato necessari per "costruirvi la democrazia"?
  20. Le presunte violazioni di risoluzioni dell’Onu da parte dell’Iraq vengono addotte come motivo per iniziare un attacco, tuttavia non è vero che centinaia di risoluzioni Onu sono state ignorate da vari paesi senza sanzioni?
  21. L’ex Presidente Bush non ha citato la risoluzione Onu del 1990 come il motivo per cui lui non poté entrare a Baghdad, mentre coloro che sostengono un nuovo attacco asseriscono che è proprio la ragione per cui possiamo entrare a Baghdad?
  22. Non é vero che, contrariamente alle affermazioni attuali, le no-fly zone vennero istituite da Gran Bretagna e Stati Uniti senza una approvazione specifica delle Nazioni Unite?
  23. Se rivendichiamo l’appartenenza alla comunità internazionale e ci adeguiamo alle sue regole solo quando ci fa comodo, questo non serve a indebolire la nostra posizione, indirizzando animosità nei nostri confronti da parte sia di amici che di nemici?
  24. Come può il nostro obiettivo dichiarato di portare la democrazia in Iraq essere credibile quando sosteniamo dittatori in tutto il Medio Oriente e appoggiamo tiranni militari come Musharraf in Pakistan, che ha rovesciato un presidente eletto democraticamente?
  25. Avete familiarità con le audizioni del Senato del 1994 che hanno rivelato che gli Usa fornirono consapevolmente materiali chimici e biologici all’Iraq durante la guerra Iran-Iraq e fino al 1992 – anche dopo il presunto attacco iracheno con i gas a un villaggio kurdo?
  26. Non abbiamo aiutato l’ascesa al potere di Saddam Hussein, appoggiando e incoraggiando la sua invasione dell’Iran? E’ onesto criticare Saddam adesso per la sua invasione dell’Iran, che noi all’epoca abbiamo sostenuto attivamente?
  27. Non è vero che guerra preventiva è sinonimo di atto di aggressione, e non è mai stata considerata una politica Usa morale o legittima?
  28. Perché i dirigenti delle società petrolifere sostengono fortemente questa guerra se il petrolio non è la vera ragione per cui intendiamo occupare l’Iraq?
  29. Perché coloro che non hanno mai indossato una divisa e sono sicuri che non dovranno combattere personalmente questa guerra sono più impazienti di farla dei nostri generali?
  30. Qual è la ragione morale per attaccare una nazione che non ha iniziato una aggressione contro di noi, e non potrebbe anche se volesse?
  31. In che punto la Costituzione ci dà il permesso di far guerra per ragioni diverse dall’autodifesa?
  32. Non è vero che una guerra contro l’Iraq rigetta i venerandi principi del Trattato di Wesfalia, di circa 400 anni fa, secondo cui un paese non dovrebbe mai attaccare un altro allo scopo di cambiarne il regime?
  33. Non è vero che più una società è civilizzata, meno è probabile che i disaccordi vengano composti con la guerra?
  34. Non è vero che dalla Seconda Guerra Mondiale il Congresso non ha dichiarato guerra e – non per caso – da allora non abbiamo avuto una vittoria netta?
  35. Non è vero che il Pakistan, specialmente attraverso i suoi servizi segreti, era un sostenitore attivo e un organizzatore principale dei Talibani?
  36. Perché coloro che vogliono la guerra non portano una risoluzione con una dichiarazione di guerra formale davanti al Congresso?

(fonte: Notizie dal Ponte)


GLI ESERCITI A CONFRONTO

FORZE COALIZIONE FORZE IRACHENE
SOLDATI
225.000 soldati americani
45.000 soldati britannici
SOLDATI
389.000 soldati di cui 80 mila della Guardia Repubblicana
Tra 44.000 e 60.000 inquadrati in reparti paramilitari e delle forze di sicurezza
650.000 i riservisti
CARRI ARMATI
800 carri armati M1 Abrams Usa
600 M2/M3 Bradley Usa
120 carriarmati Challenger britannici
150 Warrior inglesi
CARRI ARMATI
Tra 1.800 e 2.000 carriarmati utilizzabili inclusi 500-600 T-72 di fabbricazione sovietica
Più di 3.000 veicoli armati
MISSILI
1000 missili Tomahawk in dotazione alla Marina americana
Centinaia di razzi antimissile Patriot
MISSILI
Circa 50 missili Al-Samoud 2
Un numero imprecisato di missili Ababil-100
Qualche dozzina di missili Scud
ELICOTTERI
700 elicotteri inclusi gli AH-64 Apache e gli AH-1 Cobra
400 elicotteri da trasporto inclusi gli UH-60 Black Hawk, i CH-47 Chinook e CH-53 Sea Stallion
ELICOTTERI
100 elicotteri d'attacco di fabbricazione sovietica
275 elicotteri da trasporto
AEREI
100 aerei britannici tra cui Tornado, Harrier e i jet da attacco Jaguar
500 caccia statunitensi fra cui gli
F-14, F-15, F-16, F/A-18, F-117, AV-8 e A-10
30 cacciabombardieri inclusi i
B-52, B-1B and B-2
Decine di migliaia di bombe e missili fra cui bombe guidate da satellite e bombe guidate da laser
AEREI
Circa 300 aerei da combattimento inclusi Mirage F1 di fabbricazione francese e
Mig 29, Mig 25, Mig 23, e Mig 21
di fabbricazione sovietica
NAVI
6 portaerei americane ed 1 britannica dislocate nel golfo Persico
NAVI
Nove navi e 2000 marinai oltre ad un numero sconosciuto di mine e di missili antinavi Silkworm

L'ELENCO "CENSURATO" DAGLI USA DELLE INDUSTRIE CHE HANNO COMMERCIATO CON SADDAM

(si ringrazia agaragar per aver recuperato il documento)

 

Ecco l'elenco, "sbianchettato" dagli americani, di industrie che hanno commerciato con Saddam, anche dopo il 1991.

Ecco i nomi «censurati»
Germania, Usa, Cina, Italia... C'è proprio di tutto nell'arsenale del rais
Parte delle forniture citate non erano di per sè illegali per le norme pre-Golfo - per quanto tali forniture venissero molto spesso coperte dai servizi segreti o venissero classificate come contenenti beni diversi dagli effettivi. Non potevano, tuttavia, sussistere dubbi sull'uso possibile di esse, soprattutto in un periodo in cui Saddam gasava iraniani e kurdi. Germania

Tra le 86 società o scienziati tedeschi dell'elenco, si trovavano Deutsch BP e Degussa (ricerca militare e fornaci per ossidazione), AEG (macchine per munizionamento e armamento), Blohm Maschinbau (Saad 16, mole controllate da computer), Anton Eyerle e Rhein-Bayern (laboratori mobili tossicologici), Iveco/Deutz (veicoli per laboratori mobili), Daimler-Benz (veicoli militari), Carl Zeiss (macchinario per i laboratori Al Kindi/Saad 16, missilistica e armi chimiche), Carl Kolb (macchine per test biologici e chimici al Saad 16 e per la fabbrica chimica Samara), Joseph Kuhn (Micotossine TH-2, T-2), Infraplan (progetto 9230 per il gas nervino), Plato Kuehln (Tossine), Preussag (trattamento delle acque, Samara), Sigma Chemie e WET Engineering (precursori per armi biologiche e chimiche e impianti relativi), WTB (fabbrica di gas nervino), Dinamit Nobel (esplosivi), Mannesman (parti per il supercannone), MAN (parti per lanciamissili), MBB (ricerca e training per il missile Condor II), Mauser Werke (ricerca, Saad 16), Leifeld & Co. (parti di missile), Rheinmetall (Aviatest, propellenti per missili), GPA e PBG (Consen Group, tecnologia missilistica), Siemens (mixer elettronici per combustibile missilistico e macchine a controllo computerizzato), lo scienziato Bruno Stemmler (centrifughe), Schirmer e Lasco Umformtechnik (impianti per produzione di armamenti), il gruppo Thyssen (acciai), Wegmann (sistema di traino missilistico), qindi H&H Metalform (programma di centrifughe usate nel nucleare) e Inwako GmbH (magneti per arricchimento uranio), importante società commerciale diretta dal mercante di armi Simon Heiner. Non comprese nell'elenco, ma presenti in altre fonti, la sussidiaria della Siemens, Interatom (ultimo contratto nell'89, per la fabbrica di centrifughe) e la società di costruzioni Strabag AG (incaricata delle opere relative), indi la Leybold Heraeus, la Reutlinger und Söhne KG, e la Arthur Pfeiffer Vakuum Tecknik GmbH.

Stati Uniti

Le 16 società statunitensi comprese nell'"elenco Timmerman" erano: Center for Desease Control, Al Haddad Trading, Alcolac Int., Nu Kraft Mercantile Co., United Steel and Strip Corp., Lummus Crest, Electronic Associates, Hewlett Packard, Scientific Atlanta, Wiltron Co., XYZ Options, Consarc, BNL (Atlanta), Centrifugal Casting, Sitico, Tektronix, con prodotti dai precursori chimici ai computer per missilistica, a forni ad alta temperatura, al finanziamento di progetti, a macchinari per la produzione di armamento, alla fornitura di precursori del Sarin o di virus (West Nile). Ad esse si devono aggiungere decine di altre società, individuate dai rapporti e dalle commissioni del Senato e del Congresso per aver fornito ogni tipo di materiale ed equipaggiamento necessario ai programmi di Saddam. Tra queste International Computer Systems, Perkins-Elmer, le famose industrie militari BDM Corp. e Rockwell e la Dupont (missilistica e nucleare, nell'elenco iracheno), Leybold Vacuum, Spectra Physics, Unisys, Spectral Data, Veeco Instruments, Union Carbide, Gorman-Rupp; laboratori militari quali quelli di Los Alamos, Scandia e Livermore (dall'elenco iracheno), infine sussidiarie dei gruppi Fisher Controls International; Rhone-Poulenc, Inc. e Bechtel Group. Tra le società distintesi per aver inviato in Iraq non meno di 70 spedizioni di germi che causano l'antrace, l'ineffabile American Type Culture Collection (Maryland), tuttora in piena attività (in uno dei rapporti del Senato citati si dice: "si apprese poi che i microorganismi esportati dagli Stati uniti erano identici a quelli che gli ispettori delle Nazioni unite avevano trovato e rimosso dal programma biologico iracheno"). Nell'agosto del 1983, per l'allora segretario di Stato George Shultz, il governo Usa era già al corrente dell'uso iracheno di armi chimiche. L'attuale segretario alla difesa Ronald Rumsfeld visiterà Baghdad nel dicembre dello stesso anno e il 24 marzo 1984, con il compito di ristabilire i rapporti diplomatici con l'Iraq. Compagnie di servizio dell'industria petrolifera, quali la Halliburton di Cheney, la Baker Hughes, la Schlumberger (tra i suoi direttori l'ex-capo della Cia Deutch), Flowserve e Fisher-Rosemount hanno fornito l'Iraq sino ad oggi tramite consociate e sussidiarie europee.

Gran Bretagna

Tra le 18 britanniche, vi erano le compagnie di comodo (irachene) Matrix Churchill (metalmeccanica, al centro di una rete di altre società), TMG Emgineering (che comprerà la Matrix) e Transtechno, e quindi altre come la Nasr Dependance Mood, Consarc Engineering, Astra Holdings, BSA, Eagle Trust, Global Technical & Management Int., Int. Highway Transports, Meed Int., Sheffield Forge Masters, Space Research Corp., Technology Development Group (TDG), Walter Somers Ltd., con forniture di forni ad alta temperatura, macchinario vario per impianti militari, parti e tecnologia missilistica, parti e trasporto per il supercannone, equipaggiamento anti-mine, precursori per gas tossici ecc. Tra altre non comprese nell'elenco di Timmerman, ma presenti in quello iraceno, Euromac Ltd-Uk, C. Plath-Nuclear, la già citata Endshire Export Marketing (tutte per il nucleare), la Int. Computer Systems (tutti i programmi), la Ali Ashour Daghir, la Int. Military Services, la Int. Signal and Control e la Terex Corp. (missilistico).

Austria

Tra le 17 società austriache si trovavano la Voest-Alpine (cannoni GC-45), la Delta Systems (tecnologia missilistica) e la Steyer-Daimler-Puch; tra le 16 società francesi, la Sagem (sistemi di guida dei missili), la SEP (motori per missili), Atochem (precursori del Sarin per la Montedison,), St. Gobain (tecnologia nucleare), Usinor-Sacilor (acciai speciali per centrifughe), Thomson CSF (Saad 13, fabbrica elettronica). In aggiunta e comprese nell'elenco iracheno, la Societé Général pour les Techniques Nouvelles, la Sciaky e la Cerbag (nucleare), il Commissariat a l'Energie Atomique, la Aerospatiale and Matra Espace (missilistica), la Protec SA (chimica), la Constructions Navales et Industrielles de la Méditerranée (di base a Tolone).

Svizzera

Tra le 10 svizzere, la Brown Boveri (elettronica militare e forniture di magneti per il cosiddetto calutrone, spettrografo di massa, programma nucleare), il già citato Consen SA di Zurigo, gruppo che farà da capofila (con collegate nel Principato di Monaco) per molte società di varie nazioni e fornirà più di 150 tecnici specializzati, e la Von Roll (parti del supercannone), la Acomel SA (lista irachena, invertitori ad alta frequenza) e la Schmiedemeccanica SA.

Italia

Le 9 società italiane erano piuttosto note: Ausidet (precursori del gas Sarin per Montedison), Montedison (precursori del Sarin per Melchemie), Snia Techint (gruppo Fiat, laboratori per armi chimiche al Saad 16 e cellule nucleari per Thuwaitha), Technipetrole (fabbrica di gas nervino di Alashat), Snia Bpd (combustibile solido per missili), Euromac (progetto nucleare), BNL (finanziamenti), Danieli (siderurgica acciai per il progetto missilistico Tadji), Ilva (acciaii e parti del supercannone con Società delle Fucine). Alan Friedman, nel suo libro (vedi fonti) riporta tra l'altro delle forti pressioni esercitate da Ronald Reagan su Giulio Andreotti per l'uso dell'Italia come appoggio per le forniture a Saddam (tra cui il missile Aspide della Alenia Difesa, Finmeccanica, tuttora in servizio). Nel febbraio 1994, la sussidiaria italiana della Bell Textron statunitense inviava 8 elicotteri militari AB 212 (per un contratto di 164 milioni di dollari).

Belgio

Tra le 8 società belghe si trovava la Amalgamated Trading Ind. e la Space Research Corp. (supercannone).

Urss/Russia/Bielorussia

Le società russe erano la Soviet State Missile Co., Niikhism, Mars Rotor, Livinvest, Russia Aviatin Trading House, Amsar Trading. Dopo il 1991, troviamo la bielorussa Belstroyimpex (dal 1995), con le forniture avviate (probabilmente con le società di copertura irachene Al Bushair Trading Co. e Al Saddirah Co.) attraverso il porto franco giordano di Aqaba (Mar Rosso).

Cina

Le tre societa cinesi erano China Wanbao Engineering Company, Huawei Technologies Co. Ltd, China State Missile Company.

Altre

Non vanno dimenticate le note società Bofors e Saab-Scania (svedesi, forniture di elettronica e lanciamissili), Avibras (brasiliana, missilistica), Minolta (giapponese, sistemi di duplicazione), CASA (spagnola, elicotteri), Melchemie (olandese, precursori chimici), la yugoslava Direttorato Federale Forniture e Acquisizioni (tornata di recente alle cronache per forniture a Baghdad).



GLI 007 ITALIANI COME PINOCCHIO? MENTIRONO ALL'ONU SULL'ACQUISTO DI URANIO
DA PARTE DELL'IRAQ!

inviato da Kelebek

March 24, 2003



  Lo ha rivelato il "Los Angeles Times": furono gli 007 italiani ad "inventare" l'acquisto di uranio "comprato" dall'Iraq in Niger. Un falso documento per consolidare i sospetti espressi dalla CIA fin dal 2001, secondo i quali l'Iraq avrebbe acquistato uranio dal Niger per rilanciare il programma di rilancio nucleare. Un documento citato anche da Bush, passato attraverso i servizi segreti americani e britannici, trasmesso poi agli ispettori delle Nazioni Unite:  Ma il 7 marzo arrivava il colpo di scena: erano sbagliati i nomi dei funzionari governativi coinvolti nell'affare, il documento si sgonfiava fino ad assumere le proporzioni di una "bufala". Il "Los Angeles Times" scrive: "Non insinuiamo che l'Italia lo abbia prodotto, ma è concepibile che qualche imbroglione glielo abbia venduto". Il Senatore democratico del West Virginia, John Rockfeller, ha chiesto all'F.B.I. di avviare un'inchiesta per verificare se il falso possa essere "parte di una campagna più ampia di inganno, finalizzata a manipolare l'opinione pubblica e la politica estera verso l'Iraq. Vengono in mente i cilindri di alluminio, citati dal vicepresidente Cheney come prova della ripresa dei programmi nucleari, e poi smentiti da El Baradei". La clamorosa "bugia" che sarebbe stata prodotta dai nostri 007 è stata riportata su "La Stampa" del 16 marzo, e ha destato scalpore internazionale, costringendo a pesanti rettifiche gli stessi Stati Uniti. Il documento, è superfluo sottolinearlo, getta forte disc redito sulla credibilità dell'Italia, tanto da chiedersi se non si ritenga opportuno disporre la sostituzione dei responsabili dei nostri Servizi Segreti che hanno operato questa "bufala". Se l'acquisto di uranio da parte dell'Iraq si configura ormai come una "bugia di Pinocchio", quello che invece è indiscutibilmente vero è che "munizioni contenenti uranio impoverito fanno parte dell'arsenale bellico inviato nel Golfo in vista della guerra contro l'Iraq": lo ha recentemente confermato il Ministero della Difesa britannico, rendendo pubblica la risposta del Segretario di Stato alle forze armate Adam Ingram all'interrogazione del deputato laburista Llew Smith. Evidentemente vengono ritenuti "ininfluenti" i decessi di soldati, dopo la guerra del Golfo nel 1991, che, soltanto in Gran Bretagna, hanno raggiunto il numero di 560. Un "effetto collaterale" anche il fatto che l'uso di questo tipo di munizioni sia causa di morte, di perdita di peso, di sindrome di fatica cronica, di melanomi, ecc., per migliaia di veterani britannici, american, canadesi, francesi, italiani. Senza considerare i civili. In Italia continua intanto la pressione da parte dell'Associazione a tutela delle vittime delle forze armate, presieduta da Falco Accame, per spezzare il muro di gomma del silenzio, delle bugie, delle omissioni, dell'omertà, che circonda il problema uranio impoverito nel nostro Paese. Accame ha scritto in questi giorni una ulteriore "lettera aperta" al Prof. Franco Mandelli, firmatario delle relazioni che avrebbero dovuto scrivere la parola definitiva sulla pericolosità del D.U. Ricordando che gli ammalati sono, soltanto in Italia, fra i 100 e i 200, e che i morti sono ormai una ventina, Falco Accame scrive: "...dalla sua ultima relazione è emerso un altissimo tasso di linfomi di Hodgkin, che supera di gran lunga ogniprevisione...dalle indagini, inoltre, sono rimaste escluse le operazioni in Somalia e quelle nei poligoni, perché non incluse nel mandato da lei ricevuto...In Bosnia i nostri reparti hanno operato senza protezione. In Kosovo, dopo il 22 novembre 1999, data in cui vennero emanate le norme di p rotezione della KFOR a firma del Col. Osvaldo Bizzari, i nostri reparti dovevano adottare le misure di protezione. E' inaccettabile che nelle relazioni non si faccia una distinzione tra le persone che hanno operato in Bosnia e quelle che hanno operato in Kosovo perché si tratta di due situazioni assolutamente non omogenee... Le indagini della sua commissione, a quanto ho potuto capire, dovevano mettere in evidenza in quale percentuale MILITARI CHE OPERAVANO SENZA PROTEZIONE siano stati possibilmente contaminate. Nelle tre relazioni si è continuato a mischiare due gruppi disomogenei, mentre il compito era quello di considerare solo il gruppo dei militari NON PROTETTI. Altrimenti sarebbe come dire che le protezioni sono inutili e che chi le ha emanate è privo di comprendonio. Su questa questione metodologica, che è a monte di problematiche mediche, le parlo come già Capo del Gruppo di Ricerca Operativa delle Forze Armate Italiane, e quindi munito di sufficiente esperienza in materia, ma onestamente mi sembra che ad inquadrare questo problema siano bastanti minimali cognizioni di matematica e statistica."
Mentre aspettiamo di vedere se questa volta il Prof. Mandelli troverà il tempo di rispondere all'ennesima contestazione (motivata e scientificamente basata) dell'On. Falco Accame, ricordiamo che, per quanto riguarda la Bosnia, recentemente gli esperti del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite hanno annunciato di aver rinvenuto tracce di radioattività in località bombardate con proiettili all'uranio impoverito da parte della Nato nel
1995. In quell'occasione Falco Accame era intervenuto di nuovo nella infinita "querelle" sulla tutela della salute dei nostri soldati - e delle popolazioni civili - con un comunicato nel quale scriveva: " La recente indagine degli esperti del programma per l'ambiente delle Nazioni Unite in Bosnia ha confermato - a distanza di ben sette anni - la presenza di uranio impoverito in alcune località soggette ai bombardamenti della Nato". Ricordiamo che durante la campagna di bombardamenti aerei contro le postazioni serbo bosniache nel 1995, la Nato ha utilizzato quintali di bombe
contenenti uranio impoverito capaci di penetrare le corazze dei carri armati e dei mezzi blindati. Sappiamo che le schegge di queste bombe contaminano il suolo aumentando di circa 100 volte il livello di radioattività dell'acqua potabile.
Dice Accame: "Questo ripropone per le truppe che sono state e saranno inviate in Afghanistan, o in altre zone in cui si ritiene prevedibile l'impiego di armi al Depleted Uranium, la questione se i nostri reparti NBC (nucleare, batteriologico, chimico) siano in grado di localizzare le zone colpite e i conseguenti rischi. In Bosnia, nonostante la massiccia presenza di uranio impoverito (tale da risultare presente anche oggi, dopo sette anni) i nostri reparti NBC non furono in grado di rilevare tale presenza, tanto che i nostri reparti operarono senza alcuna misura di protezione.
Eppure l'uranio impoverito era stato usato nella Guerra del Golfo e in Somalia, e fin dall'ottobre 1983 i comandi USA avevano emanato norme di protezione." La presenza di uranio era stata tanto massiccia che, a fronte dell'ostinata cecità della nostra Commissione Mandelli, la Commissione nominata dal Parlamento francese si era pronunciata in modo molto chiaro sul munizionamento all'uranio impoverito utilizzato dalle forze NATO nei Balcani: " Sono stati sparati 10.800 proiettili all'uranio impoverito attorno a Sarajevo, nella cosiddetta zona d'esclusione" e, quanto alle
operazioni in Kosovo "l'aviazione statunitense lanciò 31.000 proiettili all'uranio impoverito, soprattutto sul sud del Kosovo".
"Le armi all'uranio impoverito - dice ancora Falco Accame - che gli Stati Uniti hanno deciso di usare nel prossimo attacco all'Iraq, possono considerarsi come ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA, perché i loro effetti si prolungano indefinitamente nel tempo sul terreno, così come i recenti rilievi effettuati dall'UNEP nel territorio della ex Jugoslavia confermano. Tutti i paesi che hanno ricevuto danni, non solo ecologici, ma anche relativi a persone (ammalati e morti tra civili e militari, bambini nati con deformazioni genetiche) dovrebbero sentire la gravità di quanto sta accadendo. L'enorme divario di potenzialità tra le Forze Armate USA e quelle iraqene, non rende certo necessario l'uso di queste armi da parte delle Forze Armate americane, come invece ha recentemente affermato il colonnello James Naughton, portavoce del Pentagono. Certamente i militari USA, con le tute spaziali che indossano, sono protetti dalle radiazioni e non si ripeterà per loro quanto accaduto ai veterani della guerra del Golfo. Ma il suo lo iraqeno e i civili (e i militari) iraqeni non hanno mezzi per proteggersi".


Maria Lina Veca


 

Usa-Iraq, una guerra mai terminata

L'imbroglio delle 'no fly zone'

Sono centinaia i bombardamenti preventivi su territorio iracheno operati da inglesi e americani che hanno potuto agire indisturbati al di sopra del 36° parallelo e al di sotto del 33°
di Pietro Plastina

Non esiste alcuna risoluzione dell'Onu che imponga o autorizzi le no fly zone istituite dagli Usa nel 1991 a Nord e Sud del confine iracheno. Usa e Gb hanno tentato più volte di legittimarne il fondamento facendo leva sulla risoluzione che imponeva a Saddam Hussein di terminare la repressione sulla popolazione civile consentendo l'accesso di missioni umanitarie.

La no fly zone settentrionale è posta all'altezza del 36° parallelo in prossimità degli insediamenti dell'etnia kurda e che comprende i tre governatorati di Douhuk, Erbil e Sulaimaniya. La no fly zone meridionale fu predisposta nell'agosto del 1992 a sud del 32° parallelo per proteggere la maggioranza sciita.

Insieme a Gb e Usa c'era anche la Francia ma dopo quattro anni Parigi decise di ritirarsi per protesta contro l'ampliamento arbitrario fino al 33° parallelo.

Parigi guida un gruppo di paesi europei, incluse Germania e Italia, favorevoli alla ripresa delle ispezioni Onu ai siti militari di Saddam ma pronti a offrire all'Iraq l'abrogazione dell'embargo, che garantirebbe la ripresa in grande stile dei lucrosi affari con Baghdad nel settore delle costruzioni, delle grandi opere e della tecnologia per l'estrazione del greggio.

Russia e Cina hanno ripetutamente sottolineato nel consiglio di sicurezza la violazione del controllo aereo fino a spingere, nell'agosto 2000, la commissione difesa della Camera dei Comuni britannica ad affermare che la "base legale delle no fly zone appare controversa.

Questa zona off limits ai voli, aperta solo recentemente al transito dei voli civili, consente a inglesi e americani di operare bombardamenti definiti "preventivi".La guerra dimenticata ingaggiata dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna contro Saddam Hussein è ancora la routine letale di pastori e contadini iracheni.

Civili morti e feriti sono parte regolare e quotidiana delle operazioni aeree anglo-americane, di cui si parla poco nei media e si discute ancor meno nelle ovattate stanze delle Nazioni Unite.

Secondo la difesa aerea irachena, i morti sono più di 300, i feriti 800, negli attacchi degli ultimi 18 mesi, da quando Saddam ha ordinato alle sue batterie anti-aeree di colpire gli aerei che sorvegliavano le zone no-flight nel nord e nel sud dell'Iraq.

Dei morti, più di 200 sono civili, colpevoli di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Queste cifre sono state confermate da un'inchiesta delle Nazioni Unite che ha esaminato indipendentemente alcuni incidenti e ha accolto la versione irachena su altri.

Gli osservatori Onu hanno confermato che la morte dei civili è cosa di tutti i giorni in molte regioni del paese. I caccia anglo-americani di guardia attraversano quotidianamente il cielo intensamente azzurro del paese, anche se sono invisibili volando a 6 mila metri di altezza.

La difesa aerea irachena dice di aver monitorato più di 21600 incursioni nello spazio aereo nazionale dal dicembre 1998, cioè da quando gli iracheni hanno cominciato a reagire al pattugliamento con le batterie anti-aeree. La routine della guerra aerea prevede un attacco missilistico o un bombardamento ogni tre giorni.

Il Pentagono informa che sono state effettuate più di 280 mila missioni negli ultimi 10 anni, da quando cioè sono state istituite le zone no flight, senza nemmeno una perdita da parte dei "nostri". Giornalisti che hanno visitato le zone colpite hanno segnalato che le attrezzature anti-aeree irachene si trovano quasi tutte vicino a città e villaggi.

(Pubblicato il 02 ottobre 2002 10:44 )

(Aggiornato il: 20 novembre 2002 16:43 )


 

"BUSH AVEVA PIANIFICATO IL 'CAMBIO DI REGIME' IN IRAQ PRIMA ANCORA DI DIVENTARE PRESIDENTE"

Neil Mackay

Sunday Herald - Scozia - 15 settembre 2002

http://www.kelebekler.com  -

Un progetto segreto per il dominio globale statunitense rivela che il Presidente Bush e il suo governo avevano pianificato un attacco premeditato contro l'Iraq per imporvi un "cambio di regime" addirittura prima del suo ingresso alla presidenza nel gennaio del 2001.

Il progetto - scoperto dal Sunday Herald - per la creazione di una "Pax Americana globale" è stato redatto da Dick Cheney (attualmente vicepresidente), Donald Rumsfeld (segretario alla difesa), Paul Wolfowitz (il vice di Rumsfeld), il fratello minore di George W Bush, Jeb e Lewis Libby (il capo dello staff di Cheney). Il documento, dal titolo "Rebuilding America’s Defences: Strategies, Forces And Resources For A New Century" ("Ricostruire le difese dell’America: strategie, forze e risorse per un nuovo secolo"), è stato redatto nel settembre del 2000 dal think-tank di destra [neo-conservative], il Project for the New American Century (PNAC) ["progetto per un nuovo secolo americano"].

Il piano mostra che il governo Bush intendeva assumere il controllo militare del Golfo a prescindere se Saddam Hussein fosse o no al potere. Il testo dice ‘gli Stati Uniti hanno cercato da decenni di svolgere un ruolo più permanente nella sicurezza regionale del Golfo. Mentre il conflitto irrisolto con l’Iraq fornisce una giustificazione immediata, l’esigenza di avere una sostanziosa presenza delle forze americane nel Golfo va oltre la questione del regime di Saddam Hussein.’ Il documento del PNAC presenta ‘un progetto per conservare la preminenza globale degli Stati Uniti, impedendo il sorgere di ogni grande potenza rivale, e modellando l’ordine della sicurezza internazionale in modo da allinearlo ai principi e agli interessi americani’. Questa ‘grande strategia americana’ deve essere indirizzata ‘il più lontano possibile verso il futuro’, dice il rapporto. Che invita poi gli Stati Uniti a ‘combattere e vincere in maniera decisiva in teatri di guerra molteplici e contemporanei’, come una ‘missione cruciale’ [core mission]. Il rapporto descrive le forze armate statunitensi all’estero come la ‘cavalleria lungo la nuova frontiera americana’. Il progetto del PNAC dichiara il proprio sostegno a un documento scritto in precedenza da Wolfowitz e Libby, in cui si affermava che gli Stati Uniti dovrebbero ‘dissuadere le nazioni industriali avanzate dallo sfidare la nostra egemonia (leadership) o anche dall’aspirare a svolgere un ruolo regionale o globale maggiore’. Il rapporto del PNAC inoltre: descrive gli alleati chiave, tra cui il Regno Unito, come ‘il mezzo più efficace per esercitare un’egemonia globale americana’; afferma che le missioni militari per garantire la pace ‘richiedono un’egemonia politica americana e non quella delle Nazioni Unite’; rivela l’esistenza di preoccupazioni nell’amministrazione americana a proposito della possibilità che l’Europa possa diventare un rivale degli USA; dice che ‘anche se Saddam dovesse uscire di scena’, le basi nell’Arabia Saudita e nel Kuwait dovranno restare in maniera permanente, nonostante l’opposizione locale tra i regimi dei paesi del Golfo alla presenza di soldati americani, perché ‘anche l’Iran potrà dimostrarsi una minaccia pari all’Iraq agli interessi statunitensi’; mette la Cina sotto i riflettori per un ‘cambio di regime’, dicendo che ‘è arrivata l’ora di aumentare la presenza delle forze armate americane nell’Asia sudorientale’. Ciò potrebbe portare a una situazione in cui ‘le forze americane e alleate forniscano la spinta al processo di democratizzazione in Cina’; invita a creare le ‘US Space Forces’ ("forze spaziali statunitensi") per dominare lo spazio, e ad assumere il controllo totale del ciberspazio in modo da impedire che i ‘nemici’ usino internet contro gli Stati Uniti; anche se gli Stati Uniti minacciano la guerra contro l’Iraq per aver sviluppato armi di distruzione di massa, gli USA potrebbero prendere in considerazione, nei prossimi decenni, lo sviluppo di armi biologiche - che pure sono state messe al bando. Il testo dice: ‘nuovi metodi di attacco - elettronici, ‘non letali’, biologici - diventeranno sempre più possibili. .. il combattimento si svolgerà in nuove dimensioni, nello spazio, nel ciberspazio, forse nel mondo dei microbi... forme avanzate di guerra biologica in grado di prendere di mira genotipi specifici potranno trasformare la guerra biologica dal mondo del terrorismo in un’arma politicamente utile’; il testo prende di mira la Corea del Nord, la Libia, la Siria e l’Iran come regimi pericolosi, e sostiene che la loro esistenza giustifica la creazione di un ‘sistema mondiale di comando e di controllo’. Tam Dalyell, deputato laburista [nel parlamento di Londra] e una delle principali voci di ribellione contro la guerra all’Iraq, ha dichiarato: ‘si tratta di immondizia proveniente da think tank di destra pieni di falchi-coniglio - gente che non ha mai visto gli orrori della guerra, ma è innamorata dell’idea della guerra. Gente come Cheney, che è riuscita a sfuggire al servizio militare ai tempi della guerra del Vietnam. 'Si tratta di un progetto per il dominio mondiale statunitense - un nuovo ordine mondiale creato da loro. Questi sono i processi mentali di americani fantasticanti, che desiderano controllare il mondo. Sono sconvolto dal fatto che un primo ministro laburista inglese vada a letto con una banda di gente di una tale bassezza morale.'


 

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