FISICA/MENTE

 

 

America, dietro le quinte


Caso Enron


La Casa Bianca ora consegna le trascrizioni dei colloqui tra Cheney e la Enron

Il caso Enron minaccia di travolgere la presidenza degli Stati Uniti. George W. Bush sapeva o no dell'imminente crack del colosso energetico?
4500 persone senza lavoro e senza pensione e un paese intero chiedono di sapere la verità. Un nuovo Watergate? Forse il caso è ancora più grave.
Cos'è l'Enron? In che maniera Bush può esere coinvolto? Aggiornato in tempo reale ecco tutto sul caso che fa traballare il Presidente degli Stati Uniti d'America
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Il Punto


http://www.grandinotizie.it/daz/1168.htm 


La Casa Bianca fa marcia indietro: ecco i colloqui tra Cheney e la Enron
Eseguendo l'ordine d'un giudice, la Casa Bianca ha consegnato il 25 marzo al Congresso migliaia di documenti relativi all'attività della task force sulla politica energetica, guidata dal vicepresidente Dick Cheney. Anche se la stragrande maggioranza dei documenti sono privi d'importanza, alcuni -riferiscono fonti di stampa americana - mostrano tentativi dell'industria d'influenzare le posizioni dell'Amministrazione. Ricordiamo che il Congresso chiedeva di avere accesso alle minute di tutti gli incontri preparatori tra la task force di Cheney e le aziende. Una delle organizzazioni che chiedeva la pubblicazione dei documenti, Judicial watch, sostiene che il fatto che
i testi forniti contengano cosi' poche informazioni dimostra che l'Amministrazione continua a fare ostruzionismo. (fonte Ansa)



Fatti e perché

Cronaca degli eventi

La Casa Bianca non molla: niente trascrizioni dei colloqui tra Cheney e i dirigenti della Enron al Congresso
Le discussioni del vice presidente Dick Cheney con i dirigenti della Enron non saranno rivelate al Congresso. Il presidente George Bush, tramite il portavoce Ari Fleischer, ha ribadito che "in gioco vi sono principi che vanno ben oltre" la vicenda della Enron. Non vuole "creare un precedente" che potrebbe minare in futuro la capacità di un presidente Usa (o del suo numero due) di discutere in modo confidenziale qualsiasi argomento con esperti e collaboratori.
Tramite il Gao (il suo braccio investigativo) il Congresso aveva chiesto a Cheney le minute delle sei discussioni avvenute l'anno scorso tra il vicepresidente (incaricato di plasmare la nuova politica energetica dell'amministrazione Bush) e i dirigenti della Enron.
Il sospetto dei democratici è che la compagnia texana (la maggior finanziatrice elettorale di George Bush) sia riuscita a ottenere una politica energetica nazionale tagliata sulle sue esigenze. E che alla vigilia della bancarotta abbia sollecitato l'aiuto della Casa Bianca. Nel mirino delle indagini c'è anche la distruzione di migliaia di documenti da parte delle Enron e della compagnia contabile Andersen (che doveva vigilare sui bilanci, risultati
truccati). Il capo della Andersen ha ammesso che l'azienda ha perso clienti a causa della vicenda: "Ma sopravviveremo", ha aggiunto.

12 febbraio 2002: Lay alla sbarra
L'ex presidente della Enron Kenneth Lay invocha il Quinto Emendamento della Costituzione che autorizza a non rispondere a domande che potrebbero portare alla sua incrimninazione.
Parecchi leader del Congresso intervistati dalle tv americane nei talk show della domenica precedente alla deposizione avevano detto chiaro e tondo di non credere alla testimonianza giurata dell'amministratore delegato della Enron Jeffrey Skillings e hanno suggerito che potrebbe essere incriminato per spergiuro. I parlamentari avevano contestato le dichiarazioni di Skellings e avevano anche affermato che non avrebbero avuto nessuna pietà nell'interrogatorio dell'ex presidente della società petrolifera Kenneth Lay a cui è stato intimato di presentarsi a deporre oggi. Anche per questo, forse, la decisione di Lay di appellarsi al quinto emendamento.
Dopo una settimana di audizioni i parlamentari hanno detto di avere forti indicazioni di illegalità connesse con le azioni che hanno portato al fallimento del colosso petriolifero. Jim Greenwood, deputato repubblicano della Pennsylvania e il suo collega Billy Tauzin hanno detto alla Cbs che non credono a Skillings. Tauzin, un altro repubblicano, non ha escluso che Skillings possa essere incriminato per spergiuro: "Potrebbe succedere. Non puoi presentarti al Congresso, giurare di dire la verità, e poi non dire la verita".

5 febbraio 2002: Lay svanisce nel nulla
Non si hanno notizie dell'ex presidente e amministratore delegato della Enron. Lo ha annunciato la Commissione servizi finanziari della Camera dei rappresentanti, davanti alla quale il manager sarebbe dovuto comparire per essere ascoltato sulla vicenda. Lay si sarebbe presentato spontaneamente a testimoniare, poi ha fatto marcia indietro. Ora non si sa dove sia.

4 febbraio 2002: Lay non testimonia
L'ex presidente della Enron Kenneth Lay ha annullato la prevista testimonianza che avrebbe dovuto rendere al Congresso americano perché le audizioni avrebbero preso un tono "persecutorio". In una lettera al Senato, il legale di Lay, Earl Silbert, scrive: "Ho consigliato a Lay di ritirare la sua precedente accettazione del vostro invito.Lay non può partecipare a un procedimento le cui conclusioni sono state raggiunte prima che Lay abbia avuto l'opportunità di essere ascoltato".

La prima vittima
L'ex vice presidente della Enron John Clifford Baxter si è suicidato il 25 gennaio. Il corpo di Baxter, 43 anni, è stato trovato all'interno di una vettura alla periferia di Houston, dove si trova il quartier generale della compagnia. La morte è avvenuta con un colpo di pistola alla testa, ha detto un portavoce della polizia. Accanto al cadavere è stato ritrovato un messaggio di suicidio.
Al momento non si sa se la morte sia ricollegabile alle vicende giudiziarie che hanno travolto la compagnia; ma già si parla di giallo. Baxter - che aveva cominciato a lavorare per la società nel 1991 - è stato vice presidente fino al maggio 2001. Aveva lasciato il suo incarico di vicepresidente nel maggio 2001 alcuni mesi prima della bancarotta del gigante dell'energia. Baxter aveva spiegato a suo tempo di essersi dimesso dalla Enron perché voleva "trascorrere più tempo con la famiglia".

Enron e la guerra
Lo scandalo americano potrebbe presto rivelarsi ben più vasto del celebre Watergate che travolse Richard Nixon nel 1974. Nell'estate 1998 Clinton superò lo scandalo Lewinsky anche "grazie" alla rappresaglia contro le postazioni di Osama Bin Laden in Sudan e Afghanistan. Secondo molti osservatori Usa Bush junior starebbe valutando come e contro chi proseguire la guerra anti terrorismo, in modo da distogliere l'opinione pubblica Usa dalla vicenda Enron. Il "favorito" rimane sempre Saddam Hussein...


Cos'è la Enron

E' un gruppo industriale texano, uno dei più grandi in campo energetico negli Usa. Nasce nel giugno 1985 dalla fusione della Houston Natural Gas con InterNorth. L'azienda texana diverrà la prima azienda nel settore dell'energia. Fondatore e amministratore delegato della nuova società è Kenneth Lay. Dal 1996 al 2000 le riviste Forbes e Fortune lodano la Enron per essere la società americana più innovativa. Nel 2000 il Financial Times la proclama "industria energetica dell'anno". Negli anni Ottanta l'impresa ha un giro d'affari inferiore ai cinque miliardi di dollari. Nel 2001 supera i 130 miliardi di dollari. Il prezzo delle azioni aumenta dieci volte. La Enron tocca il settimo posto nella lista delle più grandi aziende del mondo.
Sito ufficiale della Enron

Lo stile Enron
E' uno stile d'assalto, teso a sfruttare in pieno la deregulation in campo economico attuata negli anni Ottanta da Ronald Reagan. L'obiettivo è quello di creare una rete mondiale di gasdotti che assicuri rifornimenti velocissimi e transazioni rapide. Con l'avvento di internet la strategia si fa ancora più aggressiva. Anche le informazioni devono circolare in tempo reale, per battere la concorrenza e superare le lungaggini burocratiche. Layexecutive hanno meno di trent'anni. Guadagnano stipendi favolosi (più di 500mila dollari l'anno), lavorano più di 12 ore al giorno e non mettono mai la cravatta.

Gli errori strategici
Alla fine degli anni Novanta la Enron punta sulle telecomunicazioni, sulla televisione via cavo, sulle assicurazioni antigrandine. L'ambizione è globale e universale: occuparsi di tutto ovunque. I clienti sono sparsi in tutti e cinque i continenti. Ma gli investimenti risultano fallimentari. La Enron comincia ad accumulare debiti cinque volti superiori al capitale. Per trovare ancora credito maschera il deficit in modo "creativo": nasconde le perdite in un giro di società di comodo chiamate con i nomi dei personaggi di Guerre stellari. Ad esempio, Jedi sta per Joint energy development investment.


Cronistoria di una crisi

Il dramma in due mesi
16 ottobre 2001. La società diffonde i dati di bilancio relativi al terzo trimestre con una perdita di 1,2 miliardi di dollari.
22 ottobre 2001. L'autorità di controllo dei mercati finanziari Usa apre un'inchiesta. Secondo indiscrezioni giornalistiche, la società negli ultimi 5 anni avrebbe infatti occultato dai propri bilanci una cifra pari a 600 milioni di dollari.
10 novembre 2001. La società Dinegy, concorrente della Enron, annuncia l'acquisto della società texana in un'operazione del valore totale di 7,8 miliardi di dollari.
28 novembre 2001. Dopo il crollo in borsa della Enron, i cui titoli in giornata perdono l'85,16 per cento, salta la fusione tra Dynegy ed Enron.
29 novembre 2001. Il presidente della Commissione all'Energia e al Commercio della Camera Usa dispone un'indagine sulla vicenda.

La bancarotta
Il 2 dicembre 2001 la Enron presenta i documenti previsti dalla procedura del Chapter 11 per la protezione dalla bancarotta per se stessa e per le sue 14 sussidiarie. Licenziati 4.000 dipendenti. È la più clamorosa bancarotta della storia Usa. Nel corso del 2001 ha bruciato 60 miliardi di dollari, mandando in rovina decine di migliaia di piccoli risparmiatori che avevano investito in azioni Enron, precipitate da 86 dollari a 26 centesimi. Divorate anche le pensioni di 11 mila dipendenti costretti a investire esclusivamente nel fondo di previdenza aziendale.
Il 15 gennaio 2002 il titolo viene sospeso da Wall Street, e alle migliaia di investitori e dipendenti non resta niente in mano.

L'indagine
Il 10 gennaio il ministero della giustizia Usa apre un'inchiesta penale. Il ministro della giustizia John Aschroft si auto esclude dall'inchiesta giudiziaria per un possibile conflitto di interessi. Il caso Enron rischia infatti di coinvolgere l'amministrazione Bush.

L'accusa
I vertici della Enron sapevano benissimo del disastro imminente. I capi - i 29 massimi dirigenti che hanno venduto le azioni in qual periodo - hanno messo in tasca 1,3 miliardi di euro grazie alle stock options esercitate al momento più opportuno. I dipendenti hanno invece perso tutto.

Distrutti i documenti
La Security exchange commission (Sec, l'equivalente statunitense della Consob), che sta conducendo una propria inchiesta sulla bancarotta della Enron, ha rivelato che alcuni dirigenti della Arthur Andersen, una delle principali società di certificazione al mondo, hanno ammesso di aver distrutto un numero consistente di documenti ("forse migliaia") relativi alla Enron.
La Andersen certificò una situazione contabile che non rispondeva al vero, ignorando perdite che stavano raggiungendo il miliardo di euro.

Come è scoppiato lo scandalo
E' stato un deputato democratico della California, Henry Waxman, a sollecitare informazioni sulla serie d'incontri. Dopo l'11 settembre e della guerra antiterrorismo,la vicenda dei contatti ravvicinati Cheney-Enron era passata relativamente inosservata.
Poi è arrivata una giornalista di Fortune . 31 anni, pochi di più di
quanti ne avevano Bob Woodward o Carl Bernstein all'epoca del
Watergate e, della coppia Woodward-Bernstein, è decisamente più carina. Bethany McLean, l'anno scorso svela l'Enron-gate: per dieci mesi il suo scoop rimane lettera morta. Dieci anni fa Bethany divenne la prima giornalista ad accorgersi che nei conti della Enron c'era qualcosa che non andava: il fatto più eclatante - aveva scritto su Fortune - era l'assenza di cruciali informazioni nei rapporti finanziari sulla salute dell'azienda. "Il titolo Enron è sopravvalutato", era stato il titolo andato in stampa nonostante le furiose pressioni dei vertici di Houston per bloccarne la pubblicazione. L'amministratore delegato del colosso energetico Jeffrey Skilling l'aveva accusata di giornalismo scorretto per non aver fatto ulteriori ricerche. Tre top manager della società si erano recati appositamente a New York per convincere la rivista che Bethany aveva torto.
Si era mosso perfino il presidente Kenneth Lay che aveva alzato il telefono per chiamare il direttore di Fortune Rik Kirkland: McLean - era stata la sua tesi - si era fidata di una fonte interessata, qualcuno che avrebbe guadagnato se il prezzo delle azioni Enron fosse sceso.

La difesa di Cheney
Il vicepresidente Dick Cheney ha ammesso subito d'avere avuto (personalmente o tramite i suoi collaboratori) quattro incontri con i responsabili dell'azienda, l'ultimo pochi giorni prima dell'annuncio della riduzione del capitale azionario di 1,2 miliardi di dollari, quasi 1,4 miliardi di euro. Coi responsabili della Enron, Cheney e i suoi collaboratori discutevano la politica energetica dell'Unione, di cui il vice del presidente George W. Bush è responsabile.


Bush. Cosa c'entra?

La Enron ha versato oltre 700 mila euro per la campagna elettorale di George W. Bush. L'aereo con cui il candidato repubblicano si spostava da uno Stato all'altro era proprietà della Enron, noleggiato ad un prezzo simbolico. Il presidente della società, Kenneth Lay ha versato a Bush il massimo consentito dalla legge sui finanziamenti elettorali. Non solo, ma ha organizzato una cena di petrolieri che ha fruttato oltre un milione di euro. Bush e Ley sono amici: il presidente lo chiama affettuosamente "Kenny Boy" e si fa chiamare George. Durante la campagna elettorale Lay arrivò a inviare una circolare in cui sollecitava tutti i dipendenti della Enron a dare un contributo: 5mila dollari a testa i dirigenti, 500 i funzionari, 50 gli impiegati.

Bush sapeva?
Quello che interessa l'opinione pubblica è sapere se l'amministrazione Bush fosse o no a conoscenza del disastro imminente del colosso energetico. Dopo aver in precedenza negato, giovedì 10 gennaio 2002 la Casa Bianca ha ammesso l'esistenza di vari incontri tra dirigenti della società ed esponenti del governo Bush, compreso il vicepresidente Dick Cheney. Il portavoce del presidente Ari Fleisher ha reso noto che il presidente della Enron (si dimette il 23 gennaio 2002) Kenneth Lay ha chiamato direttamente, lo scorso autunno, il segretario al Tesoro Paul O'Neill e il segretario al Commercio Don Evans per esporgli i problemi finanziari della sua azienda. Sia Cheney che il presidente Bush sostengono di non aver "mai parlato con Lay della situazione finanziaria del gruppo". Il presidente americano rivela che anche sua suocera ha perso soldi nel colossale crack del gigante energetico Enron. "Quel che mi indigna è che i dipendenti della Enron non conoscevano tutti i fatti. Perfino mia suocera aveva comprato azioni Enron l'estate scorsa e ora non valgono nulla", ha detto.
Bush non ha precisato quante azioni avesse acquistato Jenna Welch, la madre della first lady Laura, ma ha aggiunto che "non conosceva neppure lei tutti i fatti" relativi alla barcollante situazione finanziaria del colosso energetico

27 gennaio 2002. Coinvolto l'"altro Bush"?
Lo scandalo della Enron lambisce Jeb Bush, il governatore repubblicano della Florida, avrebbe intrattenuto contatti pericolosi con i top manager del gigante energetico al centro del primo intrigo-politico finanziario dell'amministrazione di suo fratello.
Nel discorso sullo stato dello stato Jeb ha evitato accuratamente ogni riferimento alla Enron nonostante il fondo pensioni dello stato della Florida abbia perso 335 milioni di dollari nel crollo del colosso dell'energia. Ma i suoi avversari politici sono stati pronti a scoprire i primi altarini: dai generosi finanziamenti da parte di dirigenti Enron ai forzieri elettorali del governatore e dei suoi compagni di partito, alla raccolta di fondi a Houston a cui lo stesso Jeb ha partecipato a casa di Richard Kinder,
l'ex presidente della Enron.

Un quasi ministro...
Subito dopo la vittoria, Bush propone a Lay il Ministero del Commercio. Il presidente della Enron rifuta, a quanto pare, perché lo "stipendio di ministro era troppo basso". Ma nello staff di Bush ci sono comunque uomini della Enron. Il consigliere economico del presidente, Lawrence Lindsey e il ministro del Commercio con l'Estero Robert Zoellick sono stati in passato consulenti della Enron. Il capo gabinetto del vicepresidente Cheney Lewis Libby e il segretario della Difesa aggiunto Thomas White erano importanti azionisti del gruppo.

Bush rivede il sistema pensionistico
Lo stesso Bush ha detto di aver dato ordine ai segretari al Tesoro e al Commercio di dare il via ad una prima revisione del sistema previdenziale Usa sull'onda del caso Enron. Si tratta di "analizzare le leggi e le regole del sistema pensionistico per vedere gli effetti della corrente legislazione sul duro lavoro degli americani e per stilare delle raccomandazioni al fine di riformare il sistema, per essere sicuri che la gente non rischi di perdere i propri sudati risparmi come, per esempio, può succedere in caso di bancarotta". Il secondo passo, secondo Bush, dovrebbe essere quello di affidare al Tesoro, alla Fed, alla Sec e alla Commodity Futures Trading Commission il compito di rivedere le regole sulla rivelazione dei segreti azionari. "C'è la necessità di rivedere l'intera legislazione sulla rivelazione dei segreti azionari, per essere sicuri che l'azionista americano, o meglio qualsiasi azionista sia protetto".


Enron, Casa Bianca e Democratici

La crisi energetica del 2001
Pochi mesi dopo il suo insediamento, Bush deve fronteggiare una crisi energetica gravissima. Crea allora una task force presieduta dal vice Dick Cheney con il compito di consultare industriali, organizzazioni ambientaliste e sindacali. Ma Cheney consulta solo gli esperti della Enron. La cosa insospettisce il Congresso che chiede (inutilmente) i verbali degli incontri a Cheney.

Enron e Casa Bianca: un amore antico
Lay si avvicina alla Casa Bianca quando è presidente George Bush Sr., il padre di George W.. Convince il segretario di Stato James Baker ad entrare nel consiglio d'amministrazione della Enron non appena lascerà il governo. Subito dopo la guerra contro l'Iraq Baker vola in Kuwait e assicura all'Enron contratti vantaggiosi con gli sceicchi appena tornati al potere. Poi Bush è battuto da Bill Clinton nelle elezioni del 1992. Lay si accorda anche con il nuovo presidente: nel 1995 Clinton minaccia di interrompere gli aiuti al Mozambico se la Enron non otterrà l'appalto in esclusiva degli oleodotti. Detto, fatto.

Soldi anche ai democratici
Secondo il Washington Post la Enron ha finanziato soprattutto i repubblicani (destinatari del 73 per cento dei finanziamenti), ma ha dato denaro anche ai democratici. Nella campagna elettorale del 2000 il partito democratico avrebbe ricevuto 532mila dollari di contributi liberi (il cosiddetto soft money non sottoposto a regole precise) dalla società di Houston. Tra i beneficiati dalla Enron anche il senatore Jospeh I. Lieberman, oggi presidente della Commissione del Senato sugli affari governativi, l'organo che guida l'inchiesta parlamentare sul collasso Enron.


Curiosità e numeri

Enron diventerà un film
La casa di produzione americana Artisan Entertainment ha cominciato a sviluppare un progetto per portare agli spettatori l'ascesa e la clamorosa caduta del gigante dell'energia. Il progetto sarà sviluppato da Lowell Bergman, il produttore televisivo interpretato da Al Pacino nel film The Insider, e dovrebbe essere pronto per il 2003. La storia approderà sul piccolo schermo, probabilmente come una miniserie di alcune ore di lunghezza.
L'idea centrale è quella di non insistere sui dettagli finanziari della vicenda puntando invece sulle personalità: i dipendenti che sono stati rovinati dalla inaspettata bancarotta, i dirigenti che hanno intascato miliardi.
La scenaggiatura sarà basata sui documenti resi pubblici, sulle testimonianze al Congresso e soprattutto sui racconti di alcuni dei protagonisti.
I produttori del film, che non ha ancora un titolo, sperano di assicurarsi in esclusiva la collaborazione di alcuni dei personaggi centrali dello scandalo. (Ansa)

Antonello Sacchetti

Weblog

di

Fabio Tinelli Roncalli


http://www.montescudaio.com/fabio/stories/2003/01/10/dopoenronNonParlateAlContr.html 

Dopo-Enron. Non parlate al controllore

di UGO MATTEI 

Lo hanno definito «l'11 settembre del capitalismo americano». E, come l'11 settembre vero, il fallimento della Enron ha prodotto leggi d'emergenza e nessun aumento reale della sicurezza. La vicenda del «Sarbanes-Oxley Act», che ha creato un nuovo superorganismo per controllare il capitalismo. A tutt'oggi, senza sede, senza soldi e senza presidente

Il caso Enron costituisce il più clamoroso incidente di percorso del modello neo-americano a partire dal momento del suo imporsi globale, coincidente con la caduta del muro di Berlino ed il trionfo della cosiddetta mondializzazione neo-liberista. A questo shock il sistema ha risposto con una legge, il Sarbanes-Oxley Act, che immancabilmente viene indicata, dagli osservatori colonizzati di casa nostra, come una grande prova della sua vitalità. Vale la pena di guardare le cose più da vicino. Gli Stati uniti hanno esportato nel diritto commerciale di gran parte del mondo un modello fondamentale di società per azioni leggera, vista come un mero rapporto contrattuale fra amministratori, azionisti, revisori, sindaci, creditori, eccetera. Lo scandalo Enron ha dimostrato come la concezione leggera della società per azioni sia affetta da un male molto grave: il conflitto di interessi. Accettate infatti le premesse teoriche del modello americano di diritto societario (che informa la riforma della Spa ideata dall'Ulivo e portata avanti dal Polo), il conflitto di interessi non ha più nulla di etico, ma costituisce una delle tante scelte istituzionali che il modello neo-americano dominante vuole determinate dall'efficienza economica.

Le vicende successive alla promulgazione della nuova legge, avvenuta il 30 luglio dello scorso anno, mostrano come in realtà ben altra medicina sarebbe necessaria per curare il conflitto di interessi, sicché occorrerebbe guardarsi dall'assorbire la propaganda del modello neo-americano. La vicenda Enron trascende i risvolti meramente tecnico giuridici e anche quelli puramente economici, per raggiungere agevolmente la dimensione politica. Ed è proprio questa dimensione che spiega tanto alcune norme penali draconiane contenute nella legge (che commina fino a 25 anni di prigione e 5 milioni di dollari di multa per una varietà di comportamenti di falsa certificazione tutti definiti in modo assai vago) quanto la portata generale di una normativa considerata la più ambiziosa in materia di mercati finanziari dai tempi del New Deal. I paralleli simbolici e spettacolari, capaci di garantire un effetto annuncio che in qualche modo si sperava potesse recuperare la fiducia degli investitori, sono stati cercati con insistenza e proclamati in toni altisonanti dallo stesso Bush e da molti altri esponenti tanto dell'amministrazione quanto della cosiddetta opposizione democratica.

Così come a seguito del crack del '29 nacque la Security Exchange Commission (Sec, la Consob americana) anche oggi si è ricorsi all'istituzionalizzazione di un nuovo organismo di controllo: il «Public Company Accounting Oversight Board». Soffiando via la spolverata retorica prodotta dalle analogie di facciata, le differenze non sfuggono all'osservatore. Il Sarbanes Oaxley è stata una riforma con i caratteri dell'emergenza, poco studiata, ancor meno discussa e negoziata al di fuori dai corridoi del palazzo e anche qui in maniera del tutto frettolosa, consideratane la portata e l'estensione. Un provvedimento di portata molto ampia, sostenuto da un ampia maggioranza bipartisan, e promulgato come reazione ad un'emergenza specifica. Si tratta di uno stile di produzione normativa del tutto nuova per gli Stati uniti, e che trova nella legge istitutiva dell'Home Security Department una nuova clamorosa epifania. Effetti profondi dell'11 settembre.

L'efficacia di tale reazione, che non cambia alla radice i presupposti istituzionali del modello neocapitalistico interamente privatizzato tipico degli Stati uniti, ha raccolto critiche da destra come da sinistra. A destra, tipico è l'atteggiamento del giudice federale Richard Posner che ha descritto Enron come la miglior prova dell'effettivo funzionamento del mercato, capace di individuare ed annientare da solo le società bolla di sapone. In questa prospettiva ultraliberista la nuova legge, come ogni regolamentazione del mercato, sarebbe inutile o dannosa.

A sinistra la critica si articola nel movimento anti-corporate che fa capo da molti anni a Ralph Nader. La legge è censurata perché non crea nessun nuovo diritto azionabile privatamente, sicché il solo meccanismo istituzionale che ha dato prova storica di effettività nei confronti degli interessi forti, l'azione civile, non viene per nulla incentivato. Sul piano tecnico, la legge fa sorgere una gran quantità di dubbi interpretativi, quelli che fanno la fortuna dei grandi studi legali internazionali. La novità considerata più importante è l'istituzione del Public Company Accounting Oversight Board, un organismo, almeno sulla carta, dotato di notevoli poteri di controllo sul processo di revisione e certificazione contabile, il vero brodo di coltura dei conflitti di interesse. Fedele all'ideologia «privatistica» tipica del modello neo-americano, quest'organo non è un'Agenzia del governo federale ma si configura come una non profit corporation. Negli Stati uniti, dopo due decenni di propaganda, tutto il settore pubblico è screditato sicché l'idea di istituire un'apposita magistratura, con le garanzie di indipendenza ed inamovibilità che sono considerate requisiti essenziali dell'indipendenza del giudiziario, non e' stata presa in considerazione. Il nuovo organismo ha il potere di promulgare un codice etico per i revisori, istituire il divieto di ulteriori servizi offerti dal controllore alla controllata, registrare le società di revisione, investigarne i comportamenti, multarle, sospenderle e revisionarle periodicamente. Grazie all'efficace azione della potente lobby dei revisori tuttavia, esso può utilizzare o meno questi poteri secondo discrezione. La partita si sposta quindi al momento dell'implementazione dove decisive diventano la personalità del presidente e la solidità finanziaria dell'organismo.

Su entrambi questi versanti il modello americano ha dimostrato tratti che ben difficilmente giustificano l'ammirazione di cui gode. Sul piano finanziario, il budget trasferito dall' amministrazione alla Sec é stato molto inferiore alle aspettative. La Sec ha già comunicato che, data la situazione, ben difficilmente sarà in grado di far fronte all'effettiva organizzazione del Board, a tutt'oggi senza sede né budget.

La scelta del presidente ha avuto inoltre tutti i caratteri di un intrigo di palazzo. Per settimane era circolata la candidatura di John H. Biggs, il Presidente di Tiia Cref, un fondo pensione. Costui, uno stimato propugnatore dell'«aggressive oversight» (controllo aggressivo) della professione contabile, aveva detto in più sedi che il solo sistema di evitare il conflitto di interessi era quello di una regolamentazione diretta, capace di prevedere la turnazione, il divieto di rendere servizi paralleli all'auditing, e perfino, in prospettiva, lo smembramento secondo sani principi di antitrust. (Oggi le cosiddette big five sono ridotte, dopo la «morte» della Arthur Andersen, ad appena quattro, sicché l'oligopolio è strutturale). In una dichiarazione rilasciata al New York Times, il presidente della Sec Harvey Pitt, un avvocato molto legato alle big five, aveva lasciato intendere di aver preso contatti con Briggs, il quale a sua volta dichiarava di aver già accettato l'incarico. Ventiquattro ore dopo, Pitt e gli altri due esponenti repubblicani della commissione (entrambi legati alla professione contabile), cedendo alle pressioni degli accountants, lasciavano cadere la candidatura Briggs. Il 25 ottobre veniva annunciata la scelta, compiuta dalla sola maggioranza repubblicana, dell'avvocato William H. Webster, un ex giudice federale ed ex presidente (unico nella storia!) prima della Cia e poi dell'Fbi. Questa scelta di un «falco» non fermava le critiche che denunciavano come Webster fosse come privo di qualsiasi esperienza specifica. Webster, tuttavia, di esperienza ne aveva avuta almeno una, come presidente del collegio sindacale di U.S. Technologies, una compagnia semi-insolvente accusata di frode. Per di più, in questa veste, aveva reagito in modo discutibile al rapporto della società di revisione Bdo Seidman che, nell'agosto del 2001, segnalava le irregolarità contabili alla base delle accuse di frode. Aveva licenziato in tronco i revisori, ponendo in essere proprio quel comportamento che determina l'endemica impossibilità per le società di revisione di essere indipendenti: il controllato è cliente del controllore, spesso un ottimo cliente che il controllore non vuole perdere...Tutto ciò era noto a Pitt prima della nomina di Webster. A seguito dell'istituzione di tre commissioni d'inchiesta, la notte successiva alle ultime elezioni di mid term il presidente della Sec si è dimesso. Lo ha seguito a ruota Webster. Oltre al budget e alla sede l'Oversight Board è oggi, ad un anno da Enron, privo persino del presidente. Qualche irriducibile ideologo del libero mercato dirà che si tratta di un'altra eccellente prova del sistema istituzionale statunitense che, con i suoi checks and balances, individua qualunque problema. Un osservatore imparziale noterà l'enorme spreco di risorse istituzionali, e l' evidente vantaggio per la potente lobby dei revisori riuscita non soltanto nell'intento di auto-regolamentarsi ma in quello, più ambizioso, di farlo senza alcun controllo pubblico efficace.

Ugo Mattei è professore ordinario di diritto civile dell'università di Torino e professore di diritto comparato nella University of California, Hastings.


LA BANCAROTTA ENRON E I BUSH-PREDATORI

L’immagine dell’uomo più potente e guerrafondaio del mondo – G.BUSH- che rischia di morire per un salatino andatogli di traverso, ha riproposto il dilemma sugli anatemi (e BUSH ne assomma milioni al giorno), se questi hanno più potenza di un corpo d’armata!!

Certo, rimane da spiegare come un salatino può ridurre il volto di BUSH somigliante a un pugile suonato! Qualcosa non quadra e ci viene il sospetto che una mano sapiente e caritatevole ci abbia voluto trasmettere immagini patetiche e compassionevoli, del tipo:"poverino lui che fa tanto per noi, che ci difende dai barbari, preoccupato com’è…..ha rischiato di morire".

Preoccupato dev’esserlo davvero G.BUSH "il prepotente della Terra".

Lo scandalo ENRON può diventare l’"ENROGATE" che può mandargli di traverso quella Presidenza, per cui ha fatto carte false per arrivarci.

Già il "malessere" capitato a BUSH è stato ribattezzato "Stress da ENRON" dato che i media hanno evocato il fantasma del "WATERGATE", mentre il Parlamento sta indagando con 5 commissioni e altrettanto sta facendo la Magistratura.

L’ex colosso texano dell’Energia ENRON, 7^ potenza industriale mondiale (fino a 3 mesi fa valutato 77 miliardi di dollari) il 2 dicembre HA FATTO BANCAROTTA, con 4000 lavoratori elettrici licenziati e migliaia di piccoli azionisti rovinati.

 

La ENRON, il cui boss Kenneth Lay è intimo di BUSH, ha fatto bancarotta finanziando la campagna elettorale dei Repubblicani per almeno 1.200.000 dollari, attendendosi da BUSH "provvidenze" in campo energetico che non sono arrivate; o che ritardano, vista ormai la debacle elettrica suscitata con la crisi e i black-out in California, a fronte delle inchieste aperte in cui si vuole veder chiaro sugli effetti negativi suscitati dalle spietate privatizzazioni.

La ENRON, come altre multinazionali sono solite foraggiare le campagne elettorali coi soldi degli utenti e dei risparmiatori. Operazioni Lobbystiche e "investimenti con ritorno", che hanno consentito alla ENRON di finanziare ben 250 Parlamentari (73% Repubblicani – 27% Democratici) al fine di ingraziarsi i loro favori.

Il sistema di questa compravendita è talmente marcio, tanto che il "compratore" ENRON (7° colosso nel mondo) E’ STATO SBANCATO DA QUESTA BANDA DI PREDATORI !

 

Ovviamente una serie di circostanze lo hanno permesso, ma questo fa parte delle regole del gioco, che fa dire spietatamente al Ministro del Tesoro di BUSH, Paul O’Neil:"le società vanno e vengono, questo è l’aspetto geniale del Capitalismo".

 

Circostanze che vedono sott’accusa, anche:

La società di certificazione dei bilanci ANDERSEN e grandi banche come la MORGAN CHASE e CITYGROUP accusate di "falso in bilancio e frode agli investitori", per aver avallato la bancarotta;

Ben 29 Dirigenti accusati di "Insider Trading" per aver sfruttato la situazione prima del crollo, vendendo le loro azioni per almeno 1,2 miliardi di dollari, dissuadendo e impedendo ai lavoratori-azionisti di fare altrettanto (oggi questi lavoratori sono ultrarovinati: le azioni ENRON sono scese da 90 a 1 dollaro!).

BUSH ha di che preoccuparsi e non è rincorrendo ai trucchetti e agli svenimenti che riuscirà a coprire lo "scandalo ENRONGATE", che rischia di precipitarlo nell’immondezzaio della storia. Ma vedrete che se anche diventerà "un’anatra zoppa" o perderà il posto, il texano delle tante malefatte se la caverà, come già prima di lui è toccato a NIXON.

 

CHI NON CE LA FARA’ SONO LE MIGLIAIA DI LAVORATORI ELETTRICI E NON, che andranno ad ingrassare la sterminata fila di indigenti e di barboni che a malapena la opulenta società USA tenta di nascondere.

EPPURE SI CREDEVANO AL SICURO! POSTO FISSO, AZIONI DELLA 7^ SOCIETA’ PIU’ POTENTE AL MONDO, CARTE DI CREDITO, CONTO IN BANCA. TUTTO CIO? E’ CROLLATO IN 3 MESI !!

IL CAPITALISMO E’ COSI’ SPIETATO CHE HA DISTRUTTO UNA NAZIONE INTERA, QUELLA ARGENTINA, dove fino agli anni ’50 gli italiani vi emigravano ancora in cerca di fortuna.

10 ANNI DI CURA LIBERISTA E DI PRIVATIZZAZIONI L’HANNO RIDOTTA SUL LASTRICO.

La popolazione non ha di che mangiare, gli ospedali non hanno le medicine, le banche non possono rimborsare i sudati risparmi degli argentini. La giusta protesta dilaga e gli sciacalli USA che l’hanno dissanguata vogliono fare dell’Argentina un monito per tutta l’America Latina e per quanti osano ribellarsi a questo potere imperiale.

La stessa logica che muove il governo Berlusconi, il cui disegno di taglieggiamento del lavoro, delle pensioni, della sanità, della scuola; la riduzione in schiavitù degli immigrati; le aggressioni militari e le guerre, è inteso a scardinare diritti e libertà.

Gli esempi tristi e drammatici della ENRON e dell’ARGENTINA ci devono servire per riscoprire anzitempo la capacità di lottare per non soccombere e per guadagnare un futuro liberato da queste tragedie.

O NOI O LORO ! LORO hanno dimostrato che l’unico scopo è il profitto, che non guarda in faccia né ha pietà di nessuno !

E NOI, PER QUANTO TEMPO ANCORA DOBBIAMO SOPPORTARLI?!

Dal 29/1 al 6/2 a Porto Alegre (Brasile) l’alternativa alla globalizzazione capitalista prende corpo e vigore internazionale.

IN ITALIA, SI PREPARA IL NUOVO SCIOPERO GENERALE DEL 15 FEBBRAIO per sconfiggere il disegno autoritario e antipopolare del governo Berlusconi - ART. 18, obbligatorietà della Liquidazione nei Fondi Pensione, aumento dei ticket e tariffe, assalto alla scuola e sanità pubbliche, devastazione ambientale, legge antimmigrati, logica di Guerra – per una ripresa del protagonismo e delle conquiste dei lavoratori, che renda impossibile un nuovo orribile scambio concertativo di CGIL – CISL – UIL con questo governo dei padroni.

Roma, 18/01/02 COBAS ENERGIA


 

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