FISICA/MENTE

 

5-1-02

Enron: la 7a azienda Usa era una "associazione a delinquere"

Bush nella "banda del buco"

  • La Enron, un anno fa era la  7a azienda Usa e aveva un fatturato di 100 miliardi di dollari (tre volte la Fiat).
    Due mesi fa è fallita.
  • Molte migliaia di lavoratori hanno già perso il posto di lavoro e 15.000 di loro hanno perso anche la pensione per il fallimento dei fondi privati.
    E' una perdita, per i lavoratori, di circa un miliardo di dollari.
  • 19 alti dirigenti della Enron hanno invece incassato 1,1 miliardi di dollari fra il 1999 e l'agosto del 2001: poco prima di ammettere gigantesche irregolarità di bilancio, avevano venduto in Borsa grossi quantitativi di azioni Enron che detenevano personalmente.
     Il presidente Lay, in tre anni, ha incassato 180 milioni di dollari.

"Che cos'era davvero la Enron? Un gigante nella produzione e nell'intermediazione dell'energia che ha promosso una deregulation selvaggia grazie alle sue amicizie politiche? Una dot.com della New Economy che ha organizzato su Internet la più grande Borsa virtuale di futures e opzioni? Un gigantesco hedge fund, sul modello del famigerato Ltcm?
O un'associazione a delinquere?".

" Tutt'e quattro queste risposte contengono una parte di verità. Compresa la quarta".
(FEDERICO RAMPINI, Affari & Finanza 14-1-02)

"Enron, che era stata fondata nel 1995 e che poco prima del dissesto contava 20mila dipendenti, molti dei quali licenziati nelle settimane immediatamente successive, prima del crack era il principale trader mondiale di gas naturale e il primo produttore di energia elettrica degli Stati Uniti.
"Tra le altre commodities scambiate sul sistema online di Enron erano presenti anche carbone, cellulosa, plastica, metalli e banda di trasmissione su fibre ottiche.

"Il 2 dicembre scorso la società di Houston fu costretta ad ammettere il dissesto dei propri conti e a chiedere l'inserimento nell'amministrazione controllata insieme a 19 delle sue controllate, in base al Capitolo 11 della legge fallimentare statunitense. 

Sono stati segnalati debiti non garantiti per 7,36 mld $: più esposte Citibank, Bank of New York e Chase Manhattan Bank

L'azienda texana nel 2000 era giunta al settimo posto nella classifica Fortune 500 ed era il simbolo della privatizzazione e deregolamentazione nell'energia prima di bruciare quasi 100 miliardi di dollari di capitalizzazione di mercato.

cobasalfaromeo,15-1-02

DOPO IL CASO ENRON
15-1-02

"Usa, sotto shock il sistema previdenza"

"Lo scandalo Enron in America rischia di assumere enormi proporzioni" (IlSole24ore,15-1-02).

Il 3 dicembre 2001, un «lunedì nero», "la Enron annunciò dal suo quartier generale di Houston ondate di licenziamenti".
"Ma la perdita del posto di lavoro non è stato l'unico colpo inferto dall'improvviso tracollo, tra accuse di truffe e irregolarità di bilancio, della settima azienda americana, simbolo della deregolamentazione energetica e dei successi azionari degli anni Novanta".
  • "In un batter d'occhio, accanto al salario, sono svaniti anche centinaia di milioni di dollari di risparmi pensionistici aziendali dei dipendenti investiti nei piani 401k :
    il precipitare del titolo dai massimi di quasi 90 dollari a pochi centesimi di dollaro ha azzerato questi piani, carichi di titoli Enron..."
    (IlSole24ore,15-1-02).
  • Da diverse settimane il crack domina le prime pagine dei giornali statunitensi.
    E si parla dei drammi personali, come quello di Allan Sommers, che lavorava alla Enron solo da due anni, e che si è trovato non solo disoccupato ma anche senza pensione perchè aveva "trasferito in un 401k targato Enron al 100% anche i risparmi ereditati da precedenti impieghi".
  • "Le proporzioni della debacle hanno aperto un immediato dibattito sulla riforma del sistema previdenziale, che accanto alla pensione pubblica del "social security" fa sempre più leva su piani di risparmio individuali esposti al mercato".

401K
Sono fondi pensione individuali.
I soldi sono in mano al padrone.
Teoricamente il lavoratore può dire direttamente al gestore del fondo (finanziarie) quali azioni vendere o comprare, giocandosi così da solo ogni giorno in Borsa la propria vecchiaia.
Nella realtà -come alla Enron- il lavoratore era obbligato a tenersi le azioni del proprio padrone perchè altrimenti questi non avrebbe più versato la sua parte di contributi sul 401k.

"In media i lavoratori americani riversano tra il 5 e l'8% del salario in questi piani, con un variabile contributo aziendale".

I 401k hanno compiuto vent'anni nel 2001, e oggi contano su 1.800 miliardi di dollari (4 milioni di miliardi di lire) di attività e 42 milioni di investitori" (IlSole24ore,15-1-02).

  • La "social security" è l'Inps degli Usa;
    questa pensione federale è molto bassa ed è finanziata da contributi obbligatori del 12.4% sulla busta paga.
  • Quasi metà dei lavoratori Usa non può permettersi la pensione integrativa privata.
    Sono i lavoratori con reddito medio-basso : per la vecchiaia dovranno accontentarsi della pensione da fame della "social security".
  • Anche in Usa, come per l'Inps in Italia, è in corso da anni una campagna contro quel poco di pensione pubblica che è rimasta. L'obiettivo per Lorsignori è mettere le mani anche sui grossi patrimoni della "social security" per poterli usare nelle loro speculazioni di Borsa.
  • "Le pensioni pubbliche - dicevano fino a ieri gli economisti legati alle finanziarie di Borsa e ai fondi pensione privati - non hanno prospettiva, e fra qualche decina d'anni il "social security" rischia di non poter più pagare le pensioni".
  • E per "risanare" (o depredare?) i manager dei fondi pensione erano "fra i più accesi sostenitori della privatizzazione (di quel che è rimasto) del sistema pensionistico pubblico Usa";
    e proponevano (guarda caso) di "passare (totalmente) a un sistema di conti previdenziali individuali", lasciando "ai lavoratori la libertà di investire sui mercati finanziari i propri contributi previdenziali"
    (Corsera,30-11-98).
    Proponevano cioè i piani pensionistici privati 401k al posto della "social security" pubblica.
  • Questa proposta ebbe l'appoggio di Clinton che istituì a questo scopo una commissione di indagine sulle pensioni.
    Proposta che Bush si preparava a mettere in pratica.
  • L'impatto del "caso Enron" sul sistema americano è quindi enorme:
    se i 401k vanno a fondo, vengono quantomeno rallentati i progetti di privatizzaione della "social security".
    Ed è questo che ora Lorsignori vogliono evitare a tutti i costi.
  • Bush, come Clinton, ha subito istituito una commissione di indagine sulle pensioni.
    Fa un pò di fumo, per preparare di nuovo il terreno ai fondi pensione privati.
  • E Bush, bontà sua, ha detto di essere «molto preoccupato» perché una nuova ondata di dissesti finanziari «ha provocato perdite nelle pensioni».
  • Infatti negli Usa non c'è solo il caso Enron.
    Nel 2001 sono stati licenziati quasi 2 milioni di lavoratori, molti dei quali hanno fatto la stessa fine di quelli della Enron.
    "Un'azienda di hight-tech come Lucent, che ha visto i suoi titoli crollare (in pochi mesi da 60 a 5 dollari per azione), aveva suscitato le proteste dei dipendenti per la struttura dei suoi piani 401k. E non è mancata una serie di denuncie in tribunale davanti alle perdite pensionistiche"
    (IlSole24ore,15-1-02).

Il crollo del Nasdaq ha fatto moltissime vittime, ed è ora probabile un nuovo crollo del Nyse e del Dow Jones, che Bush cerca di evitare con la guerra imperialista e il riarmo [1 milione e mezzo di miliardi di lire (!!) di soldi pubblici per il nuovo super-caccia e lo scudo spaziale].

cobasalfaromeo,15-1-02


11-10-99

Fondi pensione: crack di Tiger, 1° Hedge fund in Usa

A un anno di distanza dal crack del Long Term Capital Management (Ltcm) "l’allarme sullo stato di salute degli hedge fund è tornato a suonare: la caduta del dollaro sullo yen, la debolezza del mercato azionario e l’instabilità che caratterizza ancora i mercati emergenti hanno infatti provocato pesanti perdite in un settore che ha oltre 400 miliardi di dollari di attività in gestione (oltre 750.000 miliardi di lire)" (IlSole24ore,8-10-99).

Il Tiger Management del "guru" della finanza Julian Robertson, il principale fondo ad alto rischio (hedge fund) degli Usa insieme al Quantum di George Soros, nel 1999 ha perso il 23,1%.
La notizia è uscita in modo pilotato solo oggi, ma il Tiger stava fallendo 4 mesi fa, quando -in barba al libero mercato- venne salvato con l'intervento dei soldi e dell'autorità pubblica (Federal Reserve); ma allora il Governatore della Federal Reserve Alan Greenspan -in barba alla trasparenza- smentì "le voci di una riunione d'emergenza della Federal Reserve per venire in soccorso di un Hedge fund in crisi" (Ansa,11-6-99).

Per evitare il fallimento del fondo -nel cui consiglio di amministrazione siede nientemeno che la signora Thatcher e che ha tra i suoi clienti gli uomini più ricchi d'America e i Fondi pensione- il presidente del Tiger ha annunciato che darà la possibilità di riscattare gli investimenti soltanto due volte l’anno !!
Un provvedimento analogo era stato preso lo scorso anno dal consorzio di "salvataggio" del Ltcm, l'hedge fund americano che aveva portato al collasso il sistema finanziario mondiale e che sta per essere chiuso definitivamente proprio in questi giorni.

Il Tiger a settembre '99 ha registrato una perdita del 6,7%, portando così la flessione nell’arco dei 12 mesi al 23,1 per cento. Le perdite e i riscatti hanno così lasciato il Tiger con circa 8 miliardi di dollari di attività in gestione, rispetto ai 10,5 miliardi di dollari registrati alla fine di giugno e soprattutto ai 20 miliardi di dollari dell’estate 1998.

Il Tiger è presente anche nel capitale della Telecom, oltre che in numerose banche e società quotate a Piazza Affari (aveva il 3% di Comit);
e la Chase Manhattan Bank di New York, che ha "prestato" 45.000 miliardi di lire a Colaninno e a Gnutti, "ha una esposizione verso gli Hedge fund di molti miliardi di dollari" (LaRepubblica,5-10-98).

Il sistema finanziario internazionale, dominato dalle multinazionali e dalle grandi finanziarie e che ha tra le mani quasi tutti i soldi dei Fondi pensione, è sempre più ingordo di profitti e non esita neanche a scatenare le guerre per cercare di superare le sue difficoltà.

cobasalfaromeo,11-10-02


29-10-01

Usa e Nato: 830.000 miliardi per il nuovo caccia

Il 26 ottobre il Pentagono ha assegnato alla Lockheed un "maxi-appalto per il «Joint Fight Striker», il caccia <invisibile> della nuova generazione per le Forze Armate americane e inglesi".
  • "Il nuovo aereo da caccia ... sarà la punta di diamante delle forze armate alleate di qui ai prossimi 30 anni:
    ___ "gli Stati Uniti ... hanno messo sul piatto della Lockheed 200 miliardi di dollari ... e prevedono di acquistare 3002 aerei da distribuire tra l'Areonautica, la Marina e i corpi speciali d'assalto.
    ___ "Altri 3000 aerei dovrebbero poi essere venduti ai paesi della Nato, aggiungendo così altri 200 miliardi di dollari a quello che già si profila come un banchetto senza precedenti per l'industria mondiale degli armamenti"
    (IlSole24ore,27-10-01).
    "Il Governo di Londra è pronto a ordinarne subito 150 unità".

  • La Boeing, che era anch'essa in corsa per l'appalto, "sarà chiamata ugualmente a far parte della cordata, in cui potrebbero entrare anche altre aziende europee e soprattutto inglesi e italiane".

Il nuovo caccia Usa è la causa della lite che si è accesa nel Governo Berlusconi sull'aereo militare europeo da trasporto A400M:
___ il ministro della Difesa Martino (FI) vuole disdire l'accordo con Francia e Germania;
___ il ministro degli Esteri Ruggiero (Fiat) protesta. La FiatAvio fa parte del consorzio dell'A400M.

 

cobasalfaromeo,29-10-01


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Quando la corruzione viene eretta a sistema
Enron, la bufera perfetta
http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/

Febbraio-2002/0202lm03.01.html 


Il presunto suicidio di un ex vice-presidente della Enron e le dimissioni del suo presidente sono gli ultimi episodi di uno dei più grossi fallimenti fraudolenti della storia economica degli Stati uniti. Oltre alla distruzione di un conglomerato gigante - e alla rovina dei dipendenti, che vedono persino compromesso il finanziamento delle pensioni - il caso squarcia contemporaneamente il velo sul cinismo dei dirigenti dell'impresa, sulla simbiosi tra multinazionali e politici statunitensi, sugli ambigui comportamenti di una società di certificazione e sui loschi retroscena della deregulation e del sistema dei fondi pensione.

di Tom Frank*
«Credo in Dio e nel mercato», spiegava, un anno fa, Kenneth Lay, presidente di Enron (1). Poi, assimilando Gesù Cristo a una specie di liberal-libertario di fine secolo, questo gigante del settore dell'energia aggiungeva: «voleva che le persone potessero scegliere». Enron ha quindi assunto i panni del Creatore per favorire la deregulation dell'elettricità.
Cammin facendo, l'impresa ha subìto una metamorfosi. Originariamente specializzata in oleodotti, è diventata un gigantesco intermediario sul mercato dell'energia: anche l'Edf, l'ente per l'energia elettrica francese, per un momento è finita nella suo mirino. La predestinazione divina trovò conferma: la remunerazione di Lay ha raggiunto 141,6 milioni di dollari nel 2000, con un aumento del 184% rispetto all'anno precedente. «Siamo dalla parte degli angeli; in tutti i business che abbiamo realizzato siamo sempre stati i buoni» ha spiegato al settimanale Business Week Jeff Skilling, ex direttore generale di Enron. L'impresa si vantava della propria «trasparenza». Nel momento del crollo, ha invece svelato un misto di frodi e di nepotismo. Gli utili poi erano gonfiati in un modo esorbitante, il che ha provocato il panico degli investitori e il crollo di un impero energetico il cui fatturato aveva superato i 100 miliardi di dollari. In un anno, il valore in Borsa si è diviso per 350. Questo esito getta a suo modo una luce sul dibattito relativo ai fondi pensione: il 60% delle somme destinate a finanziare le pensioni dei dipendenti di Enron era investito in azioni della società...
Se il tracollo può essere spiegato da vari fattori, la ragione di fondo sta nell'ideologia dell'impresa e in una passione per il mercato che si avvicina a un culto da setta. In effetti, per una strana coincidenza, coloro che hanno concepito slogan capaci di convincere funzionari pubblici, ossessionati da un'ansia di regolamentazione, si sono alla fine rivelati veri e propri delinquenti finanziari. Poiché Enron è stata la creatura prediletta di tutti coloro che pensavano che i mercati costituissero il punto più alto della vita, il suo fallimento fornisce una buona occasione per riflettere sul ciclone di privatizzazioni e di deregulation a cui abbiamo assistito negli ultimi vent'anni.
Visto dalla prospettiva di Enron, osserviamo contemporaneamente una direzione di impresa che fugge con decine di milioni di dollari in tasca, dei dipendenti che perdono tutto, persino i soldi investiti nelle pensioni, dei clienti condannati a tagli di corrente, dei dirigenti politici corrotti, delle società di certificazione assai compiacenti - tanto più che le imprese che dovevano certificare le assumevano come consulenti (2), delle milizie padronali, delle bolle finanziarie destinate immancabilmente a scoppiare. Una lezione di vita, insomma.
Certo, Enron è riuscita ad abbindolare gli specialisti della finanza.
Ma, cosa più importante, ha avuto un successo «politico», vendendo al mondo intero l'idea secondo la quale la passione per i mercati e la deregulation corrispondevano a una «rivoluzione», all'espressione di una «creatività», alla libertà stessa. Le imprese dovevano essere libere di agire come divinità secolari nel mondo intero, per permetterci di accedere alla democrazia e al potere del popolo.
Per i guru del management, Enron costituiva un'operazione quasi sacrale.
Il piccolo fabbricante di oleodotti diventato grande - e ambizioso - comprava, vendeva, proponeva la propria energia a tutto il paese.
Abbasso quindi gli oleodotti, le fabbriche e i dipendenti in carne ed ossa, diventati arcaici! È l'era di Internet, della «nuova economia».
Enron non era niente di meno che un «creatore di mercati», un missionario dello spirito di impresa e dell'accumulazione degli utili che, per realizzare il suo compito, non esitava a buttarsi negli strati più profondi di una vecchia economia ancora invischiata in un'ideologia di regolamentazione e di servizio pubblico. Avete qualche dubbio?
Ma guardate i nostri profitti! Come Elvis Presley Gli ultimi anni sono stati quelli dell'enronfilia. In un saggio di Gary Hamel pubblicato nel 2000, Leading the Revolution («Alla guida della rivoluzione»), l'autore stimava che in questa impresa «rivoluzionaria» le «idee radicali» fioriscono perché sono incoraggiate ad esprimersi: «nuove voci possono farsi ascoltare». L'impresa faceva persino riferimento a Gandhi, a Lincoln e ai militanti per i diritti civili che, nel 1963, rischiavano la vita in Alabama per ottenere l'eguaglianza dei neri...
Nell'aprile 2000, il prestigioso magazine Fortune aveva paragonato Enron ad Elvis Presley. Il passaggio seguente è a tal punto barocco che merita di essere riprodotto integralmente: «Immaginate una cena danzante in un country club con un gruppo di vecchi ronzini che volteggiano con le loro mogli su un'aria di Guy Lombardo interpretata da un'orchestra in smoking. Improvvisamente, il giovane Elvis entra con fragore, vestito in lamé d'oro, con una chitarra sfavillante e le anche che fanno giravolte. Metà dei ballerini sviene, un'altra metà o quasi si indigna. Ma alcuni cominciano ad apprezzare quello che sentono, scoprono di seguire il ritmo con il piede, cominciano ad allacciarsi con altri partner di danza e all'improvviso si lanciano in una giga molto diversa. Ebbene, nell'universo regolamentato delle imprese dell'energia, Enron Corp. è Elvis».
Nel settembre 2000, Jeff Skilling, allora direttore generale dell'impresa, affermò sulla copertina di Business 2.0 «La rivoluzione continua» nel momento preciso in cui le prospettive di profitto crollavano.
Per lui, la metamorfosi di Enron in un'«impresa virtuale integrata» lasciava spuntare «la luce di un avvenire possibile». Le verità rivoluzionarie della nuova economia non avevano ancora detto l'ultima parola.
Questo numero della rivista era ancora in edicola quando Jeff Skilling scomparve misteriosamente dal quartier generale di Enron. Abbastanza in fretta è stato affermato che il tracollo non aveva nulla a che vedere con il culto dei mercati e le privatizzazioni. «Nessun rapporto!» tagliò corto il Wall Street Journal a colpi di editoriali sempre più frequenti e frenetici. Tutto si spiegava in realtà con il fatto che lo stato non aveva deregolamentato abbastanza (3)... Una delle trasmissioni finanziarie della radio pubblica Npr ha affermato che, tenuto conto degli sforzi di Enron per mantenere bassi i prezzi dell'energia, i consumatori dovevano temere il fallimento di un'impresa quasi filantropica.
Anche nei momenti più gloriosi dell'impresa, era difficile capire cosa Enron «fabbricasse» di preciso. Evidentemente, il ruolo di «fabbricatore di mercati» (market maker) implicava una pletora di contratti e di investimenti finanziari audaci. Obbligava anche a intervenire nella politica, cioè a finanziare i due principali partiti statunitensi, poiché da essi dipendeva l'apertura di nuovi mercati.
È anche per questa ragione che Enron ha dovuto dedicarsi a un lavoro permanente di pubbliche relazioni. L'impresa «rivoluzionaria» vendeva la deregulation come un grande passo avanti della libertà umana.
Si trattava, difatti, di rendere il potere al popolo. Se, in alcuni stati, gli elettori erano recalcitranti, l'impresa si rivolgeva altrove, comprando in modo assolutamente legale - attraverso contributi finanziari alle campagne dei politici - l'influenza di cui il popolo sperava di privarla. Kenneth Lay versava dei soldi al presidente Clinton, con il quale giocava a golf? L'amministrazione democratica si è sentita in dovere di appoggiare le società Enron all'estero. Enron ha versato anche soldi - molti - al capo del gruppo parlamentare repubblicano Thomas DeLay? Quest'ultimo ha avanzato la proposta di legge relativa alla deregulation del mercato dell'elettricità. Enron si è anche impiegata ad aiutare George W. Bush a diventare una personalità politica nazionale. Quando l'attuale presidente degli Stati uniti era ancora governatore del Texas, attraversava questo stato utilizzando un jet privato messo a disposizione dalla compagnia.
Poi, nella campagna per la Casa bianca, Enron è stato il suo principale finanziatore. Ma non è tutto. Kenneth Lay era ad un tempo un partner di affari dell'attuale vice-presidente degli Stati uniti, Richard Cheney, e copresidente della Fondazione Barbara Bush contro l'analfabetismo.
La simbiosi di Enron con i circoli dirigenti arrivava al punto di permettere a Lay di essere il solo presidente di un'impresa di elettricità a incontrare Cheney in privato, nel momento in cui quest'ultimo stava preparando il piano energetico dell'amministrazione. Avrebbe anche suggerito un certo numero di nomine alla testa dell'agenzia federale incaricata di regolamentare il suo settore di attività. In Gran Bretagna, dove Enron ha saputo trarre vantaggio dalla privatizzazione dell'acqua, nel 1998 l'impresa era tra i finanziatori del congresso annuale del Partito laburista.
Offrire ai politici «amici» un posto o una posizione d'oro nell'impresa è stata egualmente un'arma molto efficace. Nel 1993, Wendy Gramm, moglie di un senatore repubblicano del Texas candidato alle elezioni presidenziali del 1996, ha ottenuto una lucrosa esenzione fiscale per Enron in quanto membro di una commissione di regolamentazione.
Poco dopo è entrata nel consiglio di amministrazione della società.
Stessa coincidenza nel caso di Lord John Wakeham, un conservatore britannico che ha svolto un ruolo-chiave in occasione della disastrosa privatizzazione dell'acqua in Gran Bretagna. Ancora una coincidenza nel caso di Frank Wisner, ambasciatore degli Stati uniti in India ai tempi dell'amministrazione Clinton: permise all'impresa di ottenere nel 1993 un contratto di 3 miliardi di dollari per costruire una centrale elettrica di 740 megawatt molto controversa a Dabhol, poi fece pressione sul governo indiano quando quest'ultimo intedeva ritornare sulla sua decisione (intervenne anche il vice-presidente Cheney).
Un seggio nel consiglio di amministrazione di Enron aspettava Wisner quando andò in pensione dal dipartimento di stato.
Bisognerebbe anche menzionare, tra le personalità politiche legate a Enron, l'attuale presidente del Partito repubblicano Marc Racicot, l'ex segretario di stato James Baker, Lawrence Lindsay, economista che figura tra i consiglieri dell'attuale presidente, due responsabili della campagna presidenziale del democratico Albert Gore. E lo scandalo rischia anche di destabilizzare numerosi fan del mercato, in entrambi i partiti (4).
Tecniche di persuasione brutali L'impresa diretta da Lay si è anche distinta in un altro modo: è una delle poche ad essere stata oggetto di un rapporto di Amnesty International, che descriveva dettagliatamente il trattamento brutale a cui erano stati sottoposti alcuni abitanti di Dabhol dai vigilantes di Enron. Le tecniche di persuasione hanno preso anche altre forme.
John Kachamila, ministro delle risorse naturali del Mozambico, che ha dovuto occuparsi di un contratto sul gas naturale sollecitato da Enron, racconta le pressioni dei rappresentanti del governo statunitense: «minacciavano di farci perdere dei fondi per lo sviluppo se non avessimo firmato - e in fretta. I loro diplomatici, in particolare Mike McKinley [allora responsabile d'affari a Maputo] mi ha obbligato a firmare un accordo che non era affatto vantaggioso per il Mozambico. Non era un diplomatico neutrale, avevamo la sensazione che lavorasse per Enron. Abbiamo ricevuto anche alcune telefonate da senatori statunitensi che ci minacciavano di varie ritorsioni nel caso in cui non avessimo firmato. Hanno avviato una campagna denigratoria contro di me, suggerendo che rifiutavo di firmare perché avrei voluto una percentuale» (5).
Gli apologisti di Enron temono che venga rimessa in causa l'«eredità» della deregulation. Hanno ragione. Il futuro della deregulation, privata delle pressioni politiche e dei finanziamenti delle campagne dei politici, è ormai compromesso. Se ormai i comuni decideranno solo in base al prezzo e alla qualità del servizio, è poco probabile che scelgano qualcosa d'altro rispetto ai servizi municipali publici.
L'esempio della deregulation in California ha avuto un ruolo pedagogico: l'esplosione del prezzo dell'elettricità è stata generale in tutto lo stato, fatta eccezione per la città di Los Angeles, che possedeva le proprie centrali. La «nuova economia» degli anni '90 ha sacrificato l'idea di un servizio reso al pubblico sull'altare dell'ideologia del mercato. I mercati, ci spiegavano, funziona sempre meglio e sono sempre più democratici.
A lungo, la grande stampa è stata in sintonia con Enron. Quando ha appreso la distruzione del grande conglomerato, un funzionario californiano si è quindi lasciato scappare, sollevato: «Dio esiste».



note:

*Autore di One Market Under God: Extreme Capitalism, Market Populism and the End of Economic Democracy, Doubleday, New York, 2000.

(1) San Diego Union Tribune, 2 febbraio 2001.

(2) È stato in particolare il caso della società di certificazione Arthur Andersen, che ha ricevuto 27 milioni di dollari da Enron, di cui Andersen certificava i conti.

(3) Sul repubblicano Wall Street Journal del 18 gennaio 2002, il fallimento di Enron è addebitato alla cultura «degli amici di Clinton».
E il pensatore reaganiano George Gilder ha imputato gli imbrogli finanziari dell'impresa alla complessità delle regole fiscali statunitensi.

(4) I contributi elettorali della società hanno certo privilegiato il Partito repubblicano, ma anche i democratici hanno aprofittato delle donazioni dell'impresa oggi in fallimento.

(5) Houston Chronicle, 1° novembre 1995.
(Traduzione di A. M. M.)

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