FISICA/MENTE

 

 

http://www.democrazialegalita.it/tolomei/bernardino_corea_1nov06.htm

 

Autore: Greg Palast *

 

Titolo:  Come Bush Diede la Bomba a Krazy Kim

 

Sottotitolo:  Non lo sapevate? Certo che no, avete letto il New York Times

 

 traduzione: Bernardino Tolomei

 

Per prima cosa, come ha potuto uno fuori di testa come il nord-coreano Kim Jong Il ottenere la bomba? Risposta: l’ha comprata dal dottor Stranamore pakistano nel 2001… mentre tutti gli uomini del nostro presidente ordinavano agli agenti dell’intelligence di tenere gli occhi ben chiusi.

 

Il 9 novembre 2001 il Centro Televisivo della BBC di Londra ricevette una chiamata da una cabina telefonica appena fuori Washington. La chiamata al team del nostro programma Newsnight faceva parte di un complesso balletto preconfezionato, coordinato con il National Security News Service, una struttura ad uso degli spioni in difficoltà della CIA e dell’FBI, per permettere loro di liberarsi di informazioni e documenti imbarazzanti. L’agente di alto grado dell’intelligence americana al telefono aveva parecchio per cui essere in difficoltà e imbarazzato: una direttiva di “lasciar perdere”.

 

Questa chiamata alla BBC arrivò due mesi dopo l’attacco al Pentagono e alle torri gemelle. I suoi colleghi agenti, disse, erano alla caccia dei “cattivi”, e queste erano le buone notizie; le cattive erano che, prima dell’11 settembre, nelle settimane in cui Gorge W. Bush si insediava al governo,  agli agenti della CIA e della Defense Intelligence Agency (DIA) era stato ordinato di “abbandonare” alcuni filoni di investigazione avviati da Bill Clinton.  Disse anzi che alcune specifiche investigazioni erano state completamente soppresse.

 

Quali specifiche investigazioni? L’agente era disposto anche a rischiare il suo impiego per far emergere questa storia, ma dovemmo insistere a lungo per avere dettagli sulla direttiva di “lasciar perdere”. L’ordine, disse con riluttanza, mandò a monte almeno una operazione decisiva. Mentre parlava io scrivevo nel mio taccuino: “Soppressa investigazione su Conn. Labs.” Laboratori del Connecticut? Non capivo, finché il mio produttore, Meiron Jones, un esperto di armamenti, mi diede quello sguardo del tipo “povero scemo” e disse: “Laboratori Khan! Pakistan. La bomba.”  Il dottor A. Q. Khan è conosciuto come il “padre” della bomba atomica pakistana.

 

Non è , comunque, il genitore ideale. Per tirare su soldi per il programma pakistano (ed intascare un equo gruzzolo per se stesso), Khan ha venduto il suo pargolo, la sua bomba, alla Libia ed al Nord Corea, progetto, materiale e tutti gli accessori per mandare questo pianeta all’altro mondo.

Da un’altra fonte, interna allo stesso laboratorio, abbiamo saputo che il dottor Khan aveva cercato di persuadere il Pakistan a testare la bomba…  sull’India.

 

Perché la Squadra Bush avrebbe dovuto impedire ai nostri agenti di smascherare la manovra nord-coreana  per avere la bomba?  La risposta in due parole: Arabia Saudita.

 

L’agente al telefono disse: “C’erano sempre impedimenti alle indagini sull’Arabia Saudita” Khan è pachistano, non saudita, ma, nondimeno, l’indagine riconduceva all’Arabia Saudita. Non era pensabile che il dottor Stranamore pakistano avesse potuto trovare i miliardi per costruire il suo giocattolo nucleare col solo povero bilancio del suo paese.

 

Alla fine venne fuori che gli agenti sapevano che i sauditi - i quali avevano finanziato in segreto le ambizioni nucleari di Saddam negli anni ’80 - sembravano aver dirottato i fondi della “bomba per l’Islam” dall’Iraq al laboratorio di Khan in Pakistan, dopo l’invasione irachena del Kuwait nel 1990.

 

Ma, disse l’agente, i nostri uomini avevano dovuto lasciar raffreddare una pista calda perché “fu detto loro di lasciar stare i sauditi.” Se non puoi seguire la pista dei soldi, non puoi investigare. La caccia agli armamenti andò a monte.

 

La BBC ricevette la chiamata sulla bomba di Khan nel novembre 2001 e la riportò quella sera sul video e sul London Guardian. Più di due anni dopo, l’11 febbraio 2004, il presidente Bush, in un briefing d’emergenza alla stampa, espresse il suo shock -  shock! – nell’apprendere che il dottore pakistano A. Q. Khan gestiva un mercato delle pulci di materiale fissile.

 

Il nostro servizio sul bazar del dottor Khan fu confermato nel 2004, non dall’intelligence americana, ma da uno dei clienti di Khan, Muammar Gheddafi, il pericoloso tiranno libico. Fu l’ultimo giochetto di Gheddafi con Bush e il primo ministro britannico Tony Blair. Gli USA e la Gran Bretagna avevano concesso la fine dell’embargo commerciale in cambio dell’abbandono da parte di Gheddafi del programma nucleare e, guarda caso, della concessione esclusiva alla British Petroleum sulle trivellazioni petrolifere.

 

Così, con la Libia che rinunciava alla bomba di Khan, sembrava che ci fosse un lieto fine per la sicurezza del pianeta. Sfortunatamente, mentre il nostro presidente scambiava strette di mano col re saudita Abdullah al ranch di Crawford , e baci sulle guance col dittatore pakistano Musharraf, Khan aveva dato il segreto della bomba, hardware compreso, al nord-coreano Kim, un despota in abito sportivo appena un po’ più instabile mentalmente di Charles Manson.

 

Il governo USA ha perso l’occasione di scoprire la vendita radioattiva di Khan perché i nostri agenti segreti erano seriamente impegnati ad ignorare la pista del denaro saudita. Se non fosse stato detto loro di “lasciar perdere” i sauditi e Khan, avrebbero gli USA scoperto il traffico nucleare in tempo per fermarli? Non possiamo saperlo, ma per parafrasare Yogi Berra, è incredibile cosa si riesce a non vedere quando ti dicono di non guardare.

 

Ora, nel 2006, viene quello che il linguaggio degli spioni definisce un “contraccolpo”, la conseguenza dell’aver giocato a cerca-e-non-trovare con i sauditi cinque anni fa. Kim ha deciso di aprire il pacco-dono pakistano, e il nostro presidente è in quello stato confusionale che ben gli conosciamo: nello stesso tempo paralizzato e bellicoso.

 

Beh, penso che George può fare come al solito nelle crisi: offrire a Kim un sostanzioso taglio delle tasse.

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*Greg Palast è uno dei più noti giornalisti d’indagine. E’ nato a Los Angeles, e vive tra New York e Londra. Ha studiato all’University of Chicago dove è stato uno dei “Chicago Boys” (allievi di Milton Friedman sostenitori di una economia iper-liberista, di cui poi diventerà un critico spietato).

E’ autore dei bestseller The Best Democracy Money Can Buy (New York Times, 2002) e Armed Madhouse  (New York Times, 2006); collabora regolarmente con la BBC ed il quotidiano inglese The Observer.

Nel settembre 2006, per aver filmato in Luisiana un campo profughi dell’uragano Katrina, è stato spiccato contro di lui un mandato d’arresto per “minaccia alla sicurezza nazionale”.


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