FISICA/MENTE

 

ANDIAMO MOLTO MALE

Roberto Renzetti

Leggo l'appello di tre scrittori israeliani su Repubblica. Chiedono la sospensione dei bombardamenti israeliani con metà appello in difesa della povera Israele aggredita. Grossman, Yehoshua, Oz fanno finta di non sapere cosa hanno affermato pubblicamente John Berger, Noam Chomsky, Harold Pinter, José Saramago su chi ha iniziato questo ultimo conflitto. Chi l'ha rapito quel soldato ?  (si ricorda come iniziò l'invasione della Polonia ?) Si crede che da quell'episodio, marginalissimo rispetto alla costituzione dell'altro Stato per avviare la pace (si, per Giove, di questo si tratta!), sia nata la barbara invasione con carri armati verso Gaza, la strage di civili gli ammazzamenti mirati che ammazzano sempre miliziani. Non è però così. Come al solito l'informazione non fa il suo dovere ed è al servizio dei potenti di turno. Denunciano infatti i citati John Berger, Noam Chomsky, Harold Pinter, José Saramago che "l'ultimo capitolo di questo conflitto è iniziato quando le forze israeliane hanno rapito due civili a Gaza" episodio sconosciuto ai più o passato sotto silenzio. E da lì segue il rapimento del soldato, da cui tutto il resto per poter fare il lavoro e passare al genocidio. I palestinesi, dicevo, sono tutti miliziani che vengono ammazzati pure dentro un condominio, buttando giù l'edificio (attenzione: parlo di ammazzare centinaia, migliaia di persone, ... gente come noi che vive disperatissima, poverissima e disgraziatissima da 60 anni). Poi arrivano gli Hezbollah dal Libano per vendicare l'attacco su Gaza che comunque continua ... Ma più in generale, si dimentica lo stillicidio degli omicidi mirati ? Del rapimento dei ministri e dei parlamentari del governo legittimo di Palestina da parte del governo di Israele ? Si dimenticano gli errori che vedono decine di civili soccombere, errori ai quali si risponde chiedendo scusa ?

Leggo un'intervista al premier israeliano Olmert che fa paura e con la solita prosopopea di Israele tende a spiegare all'Europa una cosa che non ha mai capito, il tapino. Intanto sono davvero dispiaciuto che non abbia sentito Olmert gridare, insieme a noi poveri oppositori, contro il criminale attacco alla Jugoslavia. Ma vi è di più. Se la logica di Olmert avesse un senso, con le medesime motivazioni (pulizia etnica contro un popolo, il palestinese) la cosiddetta comunità internazionale dovrebbe attaccare Israele e metterla in condizione di non nuocere mai più (come è stato fatto con la Jugoslavia).
Ma è facile con una informazione accondiscendente riuscire a dire tutto ed il contrario di tutto. Sempre su Repubblica Guido Rampoldi dice qualcosa ad Olmert ... ma non tutto.

Da più parti si legge del 90% di israeliani che condividono le scelte del governo. Ho anche letto di un parlamentare israeliano che affermava essere solo 10 su 120 nella Knesset contrari alla guerra. Non è difficile allora ritrovare l'identità tra governo e popolo risultando ridicolo ormai parlare del solo governo israeliano.

Ancora la nostra stampa indulge sui morti israeliani (cosa orrenda) ma trascura gli altri morti quelli palestinesi e libanesi e ciò è accettabile per quella cosa dell'etnia semita che deve essere distrutta (di nuovo gli ariani di Israele provenienti da Polonia, Germania, Russia, Olanda, ..., contro i semiti di Palestina e Libano). Poco importa che il bilancio sia di uno a venti, a seguito dell'inflazione occorreva aumentare il rapporto di cambio.

Provo a prescindere da torti e ragioni (per i quali rimando all'articolo di Amnesty che ho appena pubblicato nella sezione Israele/Palestina) per porre delle domande banali:

- si crede che per i secoli a venire si potrà continuare così ?

- se si, occorre mettere in conto lo sterminio di un miliardo e mezzo di musulmani che hanno un'ira che monta violentemente

- l'esistenza di Israele è allora legata a stermini successivi ?

- gli israeliani, guardano più oltre della contingenza ? possibile che non capiscano che, data la situazione di partenza, devono dialogare e fare politica con molte aperture ?

- gli israeliani vivono per la protezione continua di USA e GB (anche i bilanci di quel Paese sono continuamente ripianati dagli USA e la cosa sta irritando sempre più gli americani). Sanno che un cambiamento di politica USA  (alla quale seguirebbe quella GB, al servizio permanente attivo) li espone a conseguenze drammaticamente irreversibili ?

- sanno gli israeliani che la simpatia di tutto il mondo è loro estranea ? che aumenta la diffidenza, la rabbia, l'intolleranza ?

- sanno gli israeliani che nel caso di una malaugurata ritorsione sul LORO territorio, non avranno nemmeno uno dalla loro parte e si scriverà altro capitolo drammatico della storia dell'umanità ?

- sanno gli israeliani, che dispongono di 300 testate nucleari, che non sono sufficienti per distruggere il mondo arabo musulmano ? Sanno che quel mondo dispone già di testate nucleari (Pakistan) e che ne basta una sola per cancellare Israele ?

Insomma Israele gioca a poker con carte fasulle: è appesa a troppe variabili che non potrà controllare nel medio-lungo termine ed è invisa a tutto il mondo (ricordate quella stupida indagine su quale Paese si riteneva creasse maggiore pericolo alla pace mondiale ? ricordate che si rispose Israele ? Ebbene, credo si sia capito perché, o no ?).

Io non ci sarò più ma anche Israele non ci sarà più, se continua con questa politica criminale e supponente.

Roberto Renzetti


http://www.ilmanifesto.it/Quotidiano-archivio/08-Settembre-2006/art11.html

Terrore nei cieli di Londra Allarme rosso «à la carte»


Complotti

Il «nuovo 11 settembre» di Londra era una bufala?


Londra 10 agosto Del grande complotto estivo sventato a Londra restano solo le presunte rivendicazioni-video degli aspiranti martiri. E «lettere di suicidi» dice la polizia. «Solo il testamento di papà, vecchio di dieci anni», replica l'avvocato Né bombe né biglietti Il NYTimes: non imminenti gli attentati agli aerei. Ma a Londra c'è la censura. Dietro la retata informazioni pakistane e della Cia, infiltrata nel gruppo. Offensiva inglese sulla sicurezza: stop ai bagagli a mano. Compagnie in rivolta

John Andrew Manisco Alessandro Mantovani
La polizia ora parla di «suicide notes», lettere di suicidio. E sarebbe il colmo se alla fine avesse ragione l'avvocatessa Gareth Peirce che assiste uno dei 25 arrestati per il presunto complotto terroristico del 10 agosto scorso, il più giovane che ha solo 17 anni: «Non ci sono suicide notes, ci sono solo dei wills», ossia testamenti, atti di ultima volontà. «Sono datati 1995 - dice l'avvocato - quando il ragazzo aveva sei anni, chiamarli suicide notes è scandaloso». Erano in una scatola che la polizia ha trovato dalla madre del giovane: probabilmente erano carte di suo padre, che se n'è andato da un pezzo e negli anni 90 faceva assistenza umanitaria ai musulmane di Bosnia. Notes o wills che siano, sono testi scritti e non filmati di rivendicazione registrati in vista del martirio jihadista ormai imminente. Il materiale video sequestrato rimane segretissimo, come tutte le prove.
Senza rivendicazioni video verrebbe giù così un altro pilastro dell'operazione che ha tenuto il mondo intero con il fiato sospeso e bloccato per due giorni il traffico aereo da e per l'Inghilterra, «il nuovo 11 settembre» sventato dai servizi e dalla polizia di sua maestà britannica, il piano che doveva far saltare in aria «nove o dieci» e poi quattro o cinque aerei di linea sulle tratte dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, forse sull'Atlantico e forse - dicono gli americani - addirittura nei cieli delle città Usa, utilizzando un micidiale e inaudito esplosivo liquido che sfuggirebbe ai metal detector degli aeroporti, pronto per essere innescato nelle toilette.
Che l'attacco più spettacolare del secolo non fosse imminente l'ha ormai rivelato il New York Times, senza ricevere smentite. Gli arrestati, e tra loro gli otto presunti aspiranti martiri, probabilmente non avevano mai fissato la data per entrare in azione, altro che il «go now» ordinato dal Pakistan dal presunto capo Rashid Rauf. Non avevano i biglietti aerei, ha scritto il Nyt, alcuni non avevano nemmeno i passaporti. E soprattutto non avevano a disposizione l'esplosivo liquido, che ancora non si sa bene cosa sia e come funzioni. Secondo la rivista tecnica inglese The Register doveva essere un composto di acqua ossigenata, acetone e acido solforico, «un prodotto molto sexy dei film thriller di Hollywood...», ma praticamente impossibile da ottenere in una toilette d'aereo senza bruciare sia l'attentatore che la toilette. Quindi potrebbe trattarsi di giovani arrabbiati che sognavano attentati e jihad a Londra per riscattare l'Afghanistan o l'Iraq.
Di più non si può sapere, la stampa inglese è letteralmente imbavagliata dalle leggi antiterrorismo che vietano la pubblicazione di notizie relative a processi che devono ancora svolgersi. Sembra incredibile ma è vero, la «controinchiesta» che ha impegnato un drappello di giornalisti del Nyt non è stata pubblicata sull'Herald Tribune, il giornale stampato in Europa dello stesso gruppo editoriale, né - almeno in un primo momento - sul sito internet della prestigiosa testata liberal newyorkese, perché l'ufficio legale consigliava di non sfidare le leggi britanniche. La ricostruzione del Nyt, riportata in Italia da Repubblica, a Londra non è apparsa nemmeno sul Guardian, che si è limitato a dar notizia dell'autocensura del giornale Usa.
Dei 24 presunti terroristi arrestati nella notte tra il 9 e il 10 agosto, tutti cittadini britannici d'origine pakistana, di età compresa tra i 17 e i 35 anni, undici sono stati formalmente accusati dalla magistratura di «cospirazione per uccidere persone» e di essere coinvolti «nella preparazione di una atto terroristico». Per conoscere le prove, però, anche gli avvocati devono aspettare. Due degli arrestati rimarranno in prigione fino a una formale udienza, il 18 settembre, in cui verranno accusati di aver preparato l'attentato e di detenzione illegale di armi, ovvero una pistola con silenziatore e un fucile detenuti senza autorizzazione ma che non hanno nulla a che fare con il «nuovo 11 settembre». Altre tre persone, inclusa una giovane madre, sono state accusate di non aver informato le autorità di quello che sapevano del presunto complotto. Il diciasettenne rappresentato dall'avvocato Gareth Peirce dovrà affrontare il 19 settembre, accuse non connesse al piano terroristico. Altri sette invece sono stati rilasciati senza accusa, tre l'altro ieri, dopo 28 giorni di detenzione, il limite massimo consentito dalle nuove leggi antiterrorismo volute da Blair.
Il gruppo era sotto inchiesta da oltre un anno, da prima ancora dell'attentato nella metropolitana di Londra del 7 luglio 2005. Fonti ufficiali confermano che Tony Blair, in vacanza su uno yacht nei pressi delle Bahamas, aveva informato George Bush del complotto prima che scattasse la retata. E dalla mattina del 9 agosto l'ambizioso segretario agli interni inglese John Reid parlava di «minacce» terroristiche incombenti da parte di «fascisti solitari», quasi «islamo-fascisti» come dirà poi Bush.
Su quei pakistani d'Inghilterra la polizia inglese era tornata, di recente, su sollecitazione dei servizi di Islamabad, imbeccati a loro volta dalla Cia, che notoriamente infiltra i gruppi jihadisti tra Pakistan e Afghanistan e in particolare il gruppo al-Muhajiroun. La fonte delle informazioni che hanno portato a considerare «imminente» l'attacco con le bombe liquide agli aerei transatlantici è un uomo detenuto nelle carceri pakistane, Rashid Rauf, cittadino britannico di 25 anni, il presunto «capo» della cellula attiva a Londra, colui che avrebbe dato il «via libera» all'operazione, arrestato ben prima del 10 agosto. Rauf, secondo i pakistani, si sarebbe incontrato alla frontiera afghana con un presunto dirigente di Al Qaeda per ricevere istruzioni sull'assemblaggio delle bombe liquide da usare e sulle tecniche per evitare i controlli aeroportuali inglesi.
Dietro il suo arresto potrebbe esserci lo zampino della Cia e dei servizi americani, che senz'altro sono intervenuti per spingere Londra ad anticipare la retata. E' quello che raccontano all'autorevolissima Nbc americana «fonti della polizia britannica e Usa», mentre gli inglesi - dice ancora la Nbc - avrebbero preferito continuare a osservare il gruppo per un'altra settimana per raccogliere altri indizi». Addiritura un alto funzionario inglese avrebbe informato la Nbc che gli americani avevano minacciato di rapire dal Pakistan Rauf se le autorità inglesi non avessero proceduto immediatamente agli arresti.
In Italia i servizi e gli apparati di più ortodossa obbedienza atlantista giurano e spergiurano sul lavoro dei colleghi inglesi, «se si deve fare prevenzione bisogna intervenire prima, al massimo si può discutere la tempistica dell'operazione», osserva un alto funzionario dell'intelligence che ha seguito da vicino il drammatico agosto londinese. Altri però, nei servizi come nelle forze di polizia, sono più scettici. «Dal primo momento abbiamo compreso che la portata dell'allarme era stata enfatizzata», confida un investigatore. E infatti, al di là delle misure di facciata e dei controlli eseguiti nell'immediato su realtà collegate all'estremismo islamico internazionale, comprese le «retate» che hanno fatto discutere, al Viminale il 10 agosto sono rimasti calmi e tranquilli. Ancora peggiori sarebbero state, secondo alcune fonti, le reazioni dei servizi di intelligence di altri paesi dell'Ue.
Il complotto sventato ha senz'altro favorito Blair che da luglio affronta la crisi del Labour e della sua leadership. E non ha fatto guadagnare molti punti a Bush nei sondaggi in vista delle elezioni di novembre. Ma a Londra è servito anche a rilanciare la battaglia contro il bagaglio a mano sugli aerei, che approfondisce il conflitto con le compagnie aeree già danneggiate dal blocco del traffico e dalla perdita di decine di migliaia di valigie che si registrò nel caos. Oltre che dalle voci su possibili speculazioni sui loro titoli connesse a quella giornata di paura efollia. Vorrebbero abolire del tutto i bagagli in cabina, per poter controllare i colli uno a uno in assenza del proprietario, o almeno far rispettare il limite dei 5 chilogrammi. A Bruxelles hanno detto picche, Londra ci riproverà.

 


Pronti a colpire, anzi no 10 agosto, fatti e parole


Mercoledì 9, la linea di Reid


Il ministro dell'interno John Reid, che da giovane era uno stalinista assai energico soprattutto con i suoi compagni di partito, parla di terrorismo al centro studi «Demos» di Londra e afferma che la Gran Bretagna è confrontata «probabilmente alle più gravi minacce dalla fine della seconda guerra mondiale» e suggerisce ulteriori restrizioni delle libertà, puntando l'indici in particolare sulla Convenzione europea dei diritti umani, a stata creata 50 anni fa per proteggerci da stati fascisti mentre oggi, dice Reid, la minaccia viene da «fascisti individuali» svincolati dagli accordi internazionali.
La retata scatta nella notte
Nella notte scatta l'operazione, 24 arresti. Tony Blair rimane in vacanza nei Carabi su uno yacht, ma sempre nella notte parla al telefono con George W.Bush.
All'alba l'annuncio della polizia
La polizia metropolitana di Londra annuncia alle 5,35 che un complotto terrorista è stato sventato, parlando e di «operazione di intelligence pianificata anzitempo». Il livello di allerta dei servizi Mi5 viene aumentato a «critico» che significa «attacco imminente».
Ore 9,30: «Morte e distruzione»
Vice commissario di polizia Paul Stephenson descrive il complotto come «un piano per causare indescrivibile morte, distruzione e assassinio di massa»
Ore 13: «Era al Qaeda»
Il secretario della Homeland Security Usa Michael Chertoff dichiara che le aerolinee prese di mira a Londra erano americane. Per il direttore dell'Fbri c'erano «tutti i segnali di un complotto di Al Qaeda».
11 agosto divergenze Usa-GB
Gli inglesi ammettono che gli attentatori non erano ancora pronti per entrare in azione.Gli Usa «erano vicini allo stadio di esecuzione...Non erano ancora seduti nei sedili degli aerei ma quasi».
La conferma: bomba liquida
Peter Clark capo dell'antiterrorismo della polizia di Londra dichiara il 21 agosto alla Bbc che «il materiale per costruire bombe è stato trovato e include sostanze chimiche e componenti elettronici».
L'ombra della speculazione
Il giornale India Daily pubblica il 22 agosto un articolo sui «put options» contrattati sulle azioni di aerolinee poco prima dell'annuncio del 10 agosto. Dopo l'annuncio del complotto sventato le azioni delle aerolinee sono scese del 28 per cento. Anonimi investitori hanno comprato a man bassa queste azioni prima che risalissero di prezzo.
Mancano i fondi per le bombe
Malgrado la confisca dei conti correnti non risulta che gli investigatori abbiano trovato traccia di finanziamenti per l'operazione terroristica. Uno dei sospetti compra un appartamento a giugno per 250 mila dollari, gli altri hanno solo i risparmi di giovani studenti, lavoratori e impiegati appartenenti a famiglie immigrate di ceto basso o medio.

 


«Al lupo al lupo» Due anni di bufale


Ricino nel metrò londinese


Nel gennaio 2003, due mesi prima dell'invasione dell'Iraq, la polizia inglese annuncia di aver sventato un attentato al ricino. La sostanza velenosa, sequestrata in un appartamento di Londra, sarebbe servita per un attentato alla metropolitana di Londra su ordine di Abu Musab Al Zarqawi. Mesi dopo risulta tutto falso.
La bomba chimica di Aznar
Il 5 febbraio 2003 il premier Jose Maria Aznar informa il parlamento di Madrid di aver sventato un attentato chimico di 16 terroristi contro la Spagna, organizzato da Al Zarqawi. Tutto falso: per il ministero della difesa «le sostanze chimiche trovate non erano nocive, alcune erano solo detergenti per la casa».
Attacco missilistico agli Usa
Nel febbraio 2003, tre giorni dopo il discorso del segretario di stato Colin Powell all'Onu in cui elencava le false prove sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein, la sicurezza antiterrorismo Usa fa salire il livello d'allarme ad arancione per la minaccia di un attacco di Al Queda: missili e veleni contro cittadini americani negli Usa. Secondo fonti della sicurezza queste informazioni insieme al sostegno di Al Queda all'Iraq provano che gli Usa affrontano un pericolo simile all'11 settembre.
L'atomica «sporca» di Powell
Il 10 febbraio lo stesso Powell parla della possibilità di un attacco con uso di una bomba atomica «sporca». Giorni dopo si scopre che l'allerta sulla bomba «sporca» era una bufala: un sospetto terrorista incarcerato si era inventato il piano. Il livello arancione però rimane.
A Natale come l'11 settembre
Il 21 dicembre 2003 la Homeland security Usa annuncia che il rischio di un attacco aereo terroristico durante il periodo natalizio è altissimo e che ci sono «indicazioni che gli imminenti attacchi saranno simili se non peggiori di quelli dell 11 settembr»e. Al Queda stava per dirottare aerei della Air France e schiantarli contro obiettivi americani. Tutto falso, i sei attentatori risultano essere un bambino di cinque anni, una anziana signora cinese, un venditore di assicurazioni gallese e tre francesi innocenti.
Bomba nella notte di Kerry
Il 1° agosto 2004, la notte della convention democratica in cui John Kerry accetta la candidatura per la presidenza degli Stati uniti, la Homeland Security aumenta l'allarme per la sicurezza Usa. Fonti Pakistane informano che sono state trovate nel computer di un esperto internet di Osama Bin Laden piani per attaccare i centri finanziari di New York e Washington. Tutto falso: il materiale risaliva a prima dell'attentato contro le due torri.
Attentato a Los Angeles
Nel febbraio 2006 il presidente Bush in un discorso descrive i successi delle agenzie antiterrorismo e dà notizia di un completto sventato nel 2002 che puntava ad attaccare i grattacieli di Los Angeles. Esperti di anti terrorismo e della Cia rivelano che il piano «non è andato oltre lo statdio di un pensiero».

 


http://italy.indymedia.org/news/2006/09/1151641.php

I NEO-CON CONTINUANO A PREPARARE INSIEME AD ISRAELE L'ATTACCO SUICIDA CONTRO L'IRAN

Tuesday, Sep. 19, 2006


 

 

1) Ytzhak Benhorin, «This is how US will attack Iran», Ynet.news, 18 settembre 2006. 2) Joshua Micah Marshall, «An october surprise?», Time, 25 settembre 2005. 3) Citato da Dedefensa.org, 18 settembre 2006. 4) Daniel Ellsberg, «The world can't wait: drive out the bush regime», Thrtdig, 16 settembre 2006. 5) Newt Gingrich, «Bush and Lincoln», Wall Street Journal del 7 settembre.

 

BASTERANNO POCHI GIORNI, CON MIGLIAIA DI MISSIONI DI BOMBARDAMENTO

Bombe guidate da satelliti e laser saranno lanciate sui bersagli - 1500 già identificati dal Pentagono - per cercare di penetrare il cemento armato sotto cui alcuni siti nucleari sono nascosti»: così esulta e prevede l'agenzia ebraica Ynet. (1)

1)Ytzhak Benhorin, «This is how US will attack Iran», Ynet.news, 18 settembre 2006.



L'ATTACCO ALL'IRAN SEMBRA ESSERE STATO DECISO E VINTE LE RESISTENZE DEI GENERALI USA

L'attacco all'Iran sembra essere stato deciso, e vinte le resistenze degli alti gradi militari, riluttanti a impegnare le forze USA in una terza guerra.
Lo sostiene anche Time Magazine del 15 settembre, che cita fonti del Pentagono: l'impresa impegnerà «quasi tutti i velivoli a disposizione delle forze armate, stealths, F-15, F-16, e gli F-18 che decolleranno da una portaerei». (2)
Navi e sottomarini lanceranno missili da crociera.
Ma essendo la testata di queste armi «piccola e non sufficiente per penetrare il cemento» dei bunker, saranno usate «per altri bersagli».
L'ondata di bombardamenti durerà, anche secondo Time, «pochi giorni con migliaia di missioni», e servirà a «ritardare il programma nucleare iraniano di due o tre anni».

2) Joshua Micah Marshall, «An october surprise?», Time, 25 settembre 2005.



DIFESA ISRAELIANA: SCATENARE UNA NUOVA GUERRA PER RIPRENDERE IL POTERE DI DETERRENZA

I generali dell'aviazione israeliana, ha rivelato Haaretz, paventano le conclusioni che il ministero della Difesa sembra aver tratto dallo scontro con Hezbollah: che bisogna investire di più nelle forze di terra, piuttosto che negli aerei.
I generali dell'aria temono tagli, dopo il loro insuccesso (il capo di Stato Maggiore dimissionario e stratega del fallimento, Dan Halutz, era uno dell'aeronautica).
E stanno premendo con i seguenti argomenti: «La principale minaccia che ora ha di fronte Israele è la Siria, che può essere ora incoraggiata ad attaccare per riprendersi il Golan; l'Iran, se riesce a darsi l'arma nucleare; e l'Egitto, se ad Hosni Mubarak succederà un regime ostile ad Israele. Inoltre, Israele può dover affrontare due o tutti questi fronti contemporaneamente, e dunque con la necessità di spostare rapidamente le truppe dall'uno all'altro, cosa che solo l'arma aerea può fare».
La piccola e debole Israele, sempre in pericolo nella sua stessa esistenza, ha bisogno di «100 aerei nuovi l'anno per mantenere la sua superiorità aerea sugli stati musulmani», dicono le fonti sentite da Haaretz.
Altro che tagli: «La Israeli Air Force vorrebbe acquistare tre o quattro squadroni di F-35, il successore dell'F-16, e un numero minore di F-22, successore dell'F-15, ad un costo che può toccare i 200 milioni di dollari per apparecchio». (3)

3) Citato da Dedefensa.org, 18 settembre 2006.



PER CERCARE DI SCONGIURARE UN NUOVO ATTACCO USA E' SCESO IN CAMPO DANIEL ELLSBERG

Ellsberg è l'ex funzionario che nel 1969 rese pubblici i «Pentagon Papers», i documenti segreti del Pentagono in cui si progettava l'uso di armi atomiche contro il Vietnam, una rivelazione che portò di lì a qualche tempo all'espulsione di Nixon dalla presidenza.
Oggi, il vecchio Ellsberg, durante un raduno a San Francisco, ha chiamato a raccolta per espellere il «regime di Bush», sostenendo che è «pericoloso come era quello di Hitler», insomma il Quarto Reich.
Ecco i passi essenziali del discorso di Ellsberg: «Siamo di fronte all'alta probabilità […] di un nuovo attacco contro l'Iran […] sono stati fatti piani per l'uso di armi atomiche. […] Lanciamo l'allarme su una crisi imminente, e questa crisi su cui richiamo la vostra attenzione è un'aggressione di tipo hitleriano, come quelle che noi abbiamo già visto commettere dall'attuale amministrazione. L'aggressione all'Iraq non è distinguibile, sul piano del diritto, dall'attacco di Hitler alla Polonia, alla Francia e alla Russia: un crimine contro la pace, per il quale ci sono state le impiccagioni a Norimberga. […] Ogni bomba atomica è una Auschwitz portatile. E la gente dirà: 'Ah, si possono usare facilmente'. Questo Paese, ci dicono, non è la Germania del 1939. Lasciatemi precisare: questa è la Germania del 1933. Nel gennaio del 1933, la Germania non era uno Stato fascista. Hitler era diventato cancelliere con una maggioranza relativa del 36 %, aveva solo due ministri [nazionalsocialisti] nel governo. Nel luglio del 1933, era uno Stato a partito unico. Gli altri partiti furono vietati. I socialdemocratici avrebbero potuto dichiarare uno sciopero generale prima dell'incendio del Reichstag; dopo, fu troppo tardi. Troppo tardi per una resistenza popolare».
Ellsberg ha chiamato esplicitamente a una resistenza popolare contro «il regime Bush». Nel 1969, dopo i «Pentagon Papers», questa resistenza ci fu in America: «Cinquemila giovani andarono in prigione per rifiuto di andare sotto le armi», «l'FBI ricercò me e mia moglie, io rischiavo 113 anni di galera; ci nascosero per 13 giorni dei giovani che non conoscevamo… giovani che distribuivano i 'Pentagon Papers' casa per casa; e 19 giornali pubblicarono i paper, nonostante le ingiunzioni: non solo il New York Times fu diffidato e pubblicò. Anche il Boston Globe…non c'era mai stata una diffida contro un giornale prima. I giornali erano più giornali di oggi.
La situazione attuale, io credo, ci chiede questo spirito che ci fu nel 1969. Oggi non è un momento normale. C'è bisogno di gente disposta a rischiare la carriera, il lavoro, i rapporti con la famiglia, con il proprio capo, con la propria chiesa… questa guerra non avrà mai fine senza gente che agisca nello spirito del 1969». (4)

4) Daniel Ellsberg, «The world can't wait: drive out the bush regime», Thrtdig, 16 settembre 2006.



CHI PENSA CHE ELLSBERG STIA ESAGERANDO DEVI RILEGGERSI L'ARTICOLO DEL REPUBBLICANO NEWT GINGRICH

L'articolo comincia infatti con una citazione di Lincoln nel 1862, quando decise di scatenare la guerra contro il Sud: «I dogmi del tranquillo passato sono inadeguati al tempestoso presente: dobbiamo pensare in modo nuovo, ed agire in modo nuovo».
Ebbene, dice il politico: «Il presidente Bush si trova precisamente davanti al bivio in cui Lincoln si trovò 144 anni fa: [deve] far approvare una legge che riconosca che siamo entrati nelle terza guerra mondiale. Se noi non pensiamo in modo nuovo come Lincoln, non possiamo guidare la nazione sulla via della vittoria». La vittoria, secondo Gingrich, non consisterà solo nel «disarmare Hezbollah», ma fare la guerra a Siria, Iran e Corea del Nord «per detronizzare le dittature di quei Paesi».
Ciò comporterà «un aumento drammatico del bilancio», e richiederà che la sicurezza interna e la difesa «passino da un approccio burocratico ad uno aggressivamente imprenditoriale».
Il parallelo con Lincoln fa venire qualche brivido se si ricorda che, dichiarata la guerra contro il Sud, Lincoln ne approfittò per chiudere (nel Nord) oltre 300 giornali di opposizione, incarcerare migliaia di cittadini del Nord contrari alla guerra in veri e propri campi di concentramento; con due diverse «leggi di confisca» sequestrò i beni degli oppositori, ed espulse il senatore Clement Wallandigham, democratico.
I suoi eserciti finirono per ammazzare 300 mila americani confederati, un quarto della popolazione maschile adulta del sud.


5) Newt Gingrich, «Bush and Lincoln», Wall Street Journal del 7 settembre.



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