FISICA/MENTE

 

http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=60184

Iraq, studio Usa: «655mila morti per la guerra»


 

 Iraq, 655mila morti dall'inizio della guerra, cnn (internet)

 

«655mila iracheni sono morti dall´inizio della guerra»: il il 2,5 % della popolazione. Scuote gli Stati Uniti il nuovo calcolo delle vittime civili del conflitto iracheno iniziato nel 2003 realizzato da un gruppo di ricercatori statunitensi della Scuola medica Bloomberg dell'Università Johns Hopkins. Pubblicato sulla rivista britannica The Lancet lo studio arriva sulle prime pagine del Washington Post e del New York Times. E poi anche in apertura del sito internet della Cnn.

In effetti quello degli studiosi della prestigiosa università statunitense è il bilancio più alto registrato finora sul conflitto iracheno. Lo stesso sito internet Iraqbodycount che fino ad oggi era stato preso come punto di riferimento indipendente per la stima delle vittime della guerra, parlava di una cifra compresa tra i 43mila e i 48mila morti. Mentre, sempre la la rivista britannica Lancet, aveva pubblicato nel 2004 uno studio che riferiva di 100.000 morti nei primi 18 mesi di conflitto

Ma adesso si parla di 655.000 vittime complessive di cui 601.000 decedute in seguito ad atti di violenza e le restanti per malattie o altre cause. I ricercatori affermano di aver registrato un regolare incremento della mortalità dall'inizio del conflitto, con un forte aumento nell'ultimo anno. La ricerca è stata condotta da medici iracheni sotto il controllo degli epidemiologi della Scuola medica Bloomberg dell'Università Johns Hopkins.

Otto medici iracheni dell'Università Mustansiriya di Baghdad, tra il 20 maggio e il 10 giugno scorsi, hanno compiuto rilevazioni statistiche su un campione di 1.849 famiglie, composte in media da sette membri, sparse in 47 zone del paese. Le aree sono state scelte in base alla densità di popolazione e non al tasso di violenza. Ogni membro di ciascuna famiglia ha riferito dei lutti avuti nei 14 mesi precedenti la guerra e nel periodo successivo. Stando ai risultati dello studio, prima del conflitto si avevano 5,5 morti ogni 1.000 persone, dopo la guerra 13,3 ogni 1.000. Le ferite da arma da fuoco hanno causato il 56% delle morti violente, mentre autobombe e altre esplosioni il 14%. Un altro 31% è stato causato dai bombardamenti o dalle operazioni delle forze di coalizione.

L'alto numero delle vittime civili scuote gli Stati Uniti. tTanto che lo stesso Bush è  costretto a smentire, in qualche modo, qusti dati definendoli «non credibili». Bush aveva, tempo fa, parlato di 30 mila morti civili, cifra non confermata adesso tanto che alla domanda di un giornalista ha risposto: «Mantengo che un sacco di innocenti sono morti».

Intanto arriva l´ennesimo allarme dell´Onu sulla drammatica situazione dei civili in Iraq. Il Sottosegretario delle Nazioni Unite per gli affari umanitari, Jan Egeland, ha denunciato che negli ultimi otto mesi 315.000 iracheni sono stati costretti ad abbandonare le proprie case a causa del «peggioramento molto preoccupante» delle loro condizioni di vita. Il ministro iracheno per l'Immigrazione, Abdul-Samad Sultan, aveva pochi giorni fa affermato che sono oltre 300.000 le persone sfollate nel paese dall'inizio della guerra, nel marzo 2003. Egeland, invece, ha sottolineato che la fuga è stata innescata dalle violenze seguite all'attacco contro il mausoleo sciita di Samarra, avvenuto lo scorso febbraio. «Da allora ogni settimana abbiamo una media di 9.000 sfollati», ha detto il Sottosegretario Onu alla stampa.


Un iracheno su 40 sarebbe deceduto in seguito all'invasione
George W. Bush nega: "E' una stima non credibile"

Iraq, Lancet accusa gli Stati Uniti
"Nella guerra 655mila morti"


 
<B>Iraq, Lancet accusa gli Stati Uniti<br>"Nella guerra 655mila morti"</B>

LONDRA - Una cifra impressionante: 655mila i morti iracheni a causa dell'invasione anglo-americana dal marzo 2003. E' la stima fatta in uno studio statunitense che sarà pubblicato domani dalla rivista medica britannica "The Lancet". L'ha fatta un gruppo di ricercatori della Scuola medica Bloomberg dell'Università John Hopkins di Baltimora. George W. Bush ha subito bollato questi risultati come "non credibili", mentre il governo iracheno li ha definiti "senza nessun rapporto con la realtà".

La ricerca è stata condotta tra il 20 maggio e il 10 luglio. Otto medici dell'università di Bagdad, collaboratori dei ricercatori americani, hanno visitato 1.849 famiglie scelte a caso e con una media di sette membri ciascuna. In ogni casa è stato chiesto quante persone erano morte nel nucleo famigliare nei 14 mesi prima dell'invasione e quante dopo. Una volta elaborati i dati, è emerso che il tasso di mortalità prima della guerra era del 5,5 per mille, mentre dopo l'invasione è salito al 13,3 per mille. La differenza è servita a calcolare i morti "in eccesso", ovvero i decessi che presumibilmente non sarebbero avvenuti se non vi fosse stato l'intervento americano.

Lo studio di Lancet descrive una vera e propria emergenza umanitaria. Le vittime del conflitto sarebbero state 654.965 e cioè il 2,5% della popolazione dell'Iraq. In poche parole, un iracheno su 40 sarebbe morto in seguito all'invasione. In particolare, circa 601mila persone sarebbero state uccise in modo violento e metà di questi decessi sarebbero stati causati da armi da fuoco.

Lancet aveva già denunciato la situazione nell'ottobre 2004, quando aveva parlato di 112mila morti ogni anno a causa dell'invasione. Questa ricerca sembra confermare lo scenario drammatico descritto due anni fa. Sebbene, dicono gli autori del lavoro, questi tassi di mortalità siano prevedibili in tempo di guerra, la sua durata e il numero di persone coinvolte ha fatto di questo conflitto il più mortale del ventunesimo secolo, "e questo dovrebbe preoccupare tutti noi".

I risultati della ricerca sono stati accolti con molto scetticismo dalla Casa Bianca e dalle autorità irachene. George W. Bush, che in passato aveva stimato in 30mila le vittime del conflitto in Iraq, ha criticato lo studio dei ricercatori americani e lo ha definito "non credibile". Anche Ali Debbagh, un portavoce del governo di Bagdad, non lo ritiene realistico. "Non ha nessun rapporto con la realtà, è una esagerazione - ha affermato - Queste sono cifre che sfidano tutte le evidenze - ha commentato Ali Debbagh - Chiediamo agli istituti di ricerca di adottare criteri più precisi e trasparenti, soprattutto quando si parla di vittime".

(11 ottobre 2006)


Torna alla pagina principale