FISICA/MENTE

 

 

IL PENTAGONO SVILUPPA LA POLIZIA MILITARE GLOBALE


     DI MICHEL CHOSSUDOVSKY

Un secondo 11 Settembre fornirà una “opportunità di intervenire”
 


Il seguente articolo solleva alcune gravi preoccupazioni. Indica il coinvolgimento di forze speciali USA in paesi che non rappresentano una minaccia agli USA e con cui gli USA non sono in guerra. Il programma SOCOM essenzialmente svolge il compito del Project for a New American Century del 2000, che contemplava l’invio di Forze Speciali in situazioni “non teatro di guerra”. Queste operazioni erano descritte nel PNAC come parte delle cosiddette “funzioni di polizia”.

“Funzioni di polizia”

Distinte dagli scenari di guerra, le “funzioni di polizia” implicano una forma di servizio di polizia globale militare con l’uso di vari strumenti di intervento militare inclusi bombardamenti punitivi e l’invio di Forze Speciali USA, ecc. Va oltre la “dottrina della guerra preventiva”: le operazioni di polizia sono basate su interventi militari USA in paesi che si riconosce non costituiscono una minaccia alla sicurezza nazionale USA.

Il PNAC delinea una rotta di conquista. Il piano PNAC delinea anche una consistente struttura di propaganda di guerra. Un anno prima dell’ 11-9, il PNAC domandava “un qualche evento catastrofico e catalizzatore, simile ad una nuova Pearl Harbour,” che servisse a scuotere l’ opinione pubblica USA in appoggio ad un’ agenda di guerra.

(Vedere: http://www.globalresearch.ca/articles/NAC304A.html )

Gli architetti del PNAC sembrano avere anticipato con cinica accuratezza, l’uso degli attacchi dell’ 11 Settembre come “un incidente-pretesto per la guerra”

Il Comando per le Operazioni Speciali svolge il compito indicato dal PNAC riguardante le funzioni di polizia. Il SOCOM seguirebbe ad un Secondo 11-9, che potrebbe essere usato per giustificare l’intervento militare USA nella “guerra globale al terrorismo”. La sua legittimità si poggia sul traballante consenso che la “guerra al terrorismo” è autentica a che al-Qaeda è un nemico esterno degli USA. L’iniziativa va oltre il pretesto o la giustificazione. Un secondo 11-9 ora costituisce un’ opportunità d’oro per intervenire militarmente: “Un altro attacco potrebbe creare sia la giustificazione che l’opportunità che mancano oggi per compiere rappresaglie contro alcuni soggetti noti”

Sovranità Nazionale

Il programma è coerente con la Strategia di Sicurezza Nazionale del 2005. Mentre la dottrina della guerra preventiva concepisce l’ azione militare come un mezzo di “autodifesa” contro paesi classificati “ostili” agli USA, la nuova dottrina del Pentagono concepisce la possibilità di interventi militari contro paesi che non costituiscono una visibile minaccia alla sicurezza della patria Americana.

La condotta del programma del Comando per le Operazioni Speciali solleva serie questioni di sovranità nazionale. E’ un progetto imperiale basato sull’ intervento militare USA ovunque nel mondo, usando come unico pretesto la guerra al terrorismo. Fornisce legittimità all’ intervento militare USA nei cosiddetti “stati falliti” o in paesi che non condividono il concetto americano di una economia di “libero mercato”.

Il programma SOCOM è caratterizzato da un budget plurimiliardario e da circa 53000 uomini delle forze speciali. Come tale il programma oscura le più discrete operazioni segrete CIA. Segna anche la militarizzazione della politica estera USA, oscurando le funzioni di diplomazia/intelligence delle ambasciate USA nel mondo.

Michel Chossudovsky
Fonte: http://www.globalresearch.ca
Link:

http://www.globalresearch.ca/index.phpcontext=viewArticle&code=20060424&articleId=2323
 

24.04.06

[I punti salienti nell’ articolo dell’ Washington Post sono indicati in corsivo]




NUOVI PIANI PREVEDONO DI COMBATTERE IL TERRORISMO FUORI DALLE ZONE DI GUERRA. 

IL PENTAGONO SI AFFIDERA' AD OPERAZIONI SPECIALI

DI ANN SCOTT TYSON
Washington Post
 


Secondo ufficiali della difesa, il Segretario alla Difesa Donald H. Rumsfeld ha approvato il sin qui più ambizioso piano militare per combattere il terrorismo nel mondo e compiere rappresaglie più rapidamente e decisivamente nel caso di un altro grande attacco terroristico contro gli Stati Uniti.

Il tanto atteso piano di azione per la guerra globale al terrorismo, così come due piani subordinati approvati nel mese scorso da Rumsfeld, sono considerati la più alta priorità del Pentagono, secondo ufficiali familiari con i tre documenti ma che parlano in condizioni di anonimato perchè non hanno l’autorizzazione a parlarne pubblicamente.

I dettagli del piano sono segreti, ma in generale prevedono un ruolo significativamente esteso per le forze armate – e, in particolare, una crescente forza delle truppe di elite per Operazioni Speciali – in continue operazioni per combattere il terrorismo fuori da zone di guerra come l’ Iraq e l’ Afghanistan. Sviluppato in circa tre anni dal Comando per le Operazioni Speciali (SOCOM) a Tampa, il piano riflette un rinforzo del coinvolgimento del Pentagono in campi tradizionalmente gestiti dalla Central Intelligence Agency e dal Dipartimento di Stato.

Per esempio il SOCOM ha inviato piccole squadre di Berretti Verdi dell’ Esercito e di altre truppe per Operazioni Speciali alle ambasciate USA in circa 20 paesi in Medioriente, Asia, Africa, e America Latina, dove compiono pianificazione operativa e raccolta di intelligence per aumentare l’abilità di condurre operazioni militari dove gli Stati Uniti non sono in guerra.

E in un sottile ma importante cambiamento contenuto lo scorso anno in un ordine classificato, il Pentagono ha acquisito il margine di manovra per informare – più che per richiederne l’approvazione – gli ambasciatori USA prima di condurre operazioni militari in un paese straniero, secondo diversi ufficiali dell’ amministrazione. “Non abbiamo bisogno di un approvazione al livello degli ambasciatori” ha detto un ufficiale della difesa familiare con tale ordine.

In generale, i piani evidenziano la convinzione di Rumsfeld sin dagli attacchi terroristici del Settembre 2001 che le forze armate USA devono espandere la loro missione dal tipo di guerra del 20esimo secolo con fanteria, carri armati, navi e aerei da caccia al combattere gruppi non statali che sono, soprattutto, difficili da scovare.

Ognuno dei piani è lungo più di 100 pagine e copre un ampia gamma di attività militari aperte o clandestine – come la caccia all’ uomo e la raccolta di informazioni sulle reti terroristiche; attacchi a campi di addestramento terroristici e sforzi nel reclutamento; e collaborazione con militari stranieri per eliminare rifugi dei terroristi. Insieme, costituiscono un’ assegnazione di responsabilità a diversi comandi militari per condurre ciò che il Pentagono immagina come una “lunga guerra” contro il terrorismo.

Il maggiore piano di azione assegna priorità, colloca risorse come fondi e manodopera, e coordina le operazioni tra i comandi militari regionali per implementare il più ampio Piano Militare Strategico per la Guerra al Terrorismo del Pentagono, pubblicato in forma declassificata in Febbraio. Espone nove obiettivi chiave, come prendere di mira leader terroristi, rifugi, comunicazioni e altri appoggi logistici e combattere l’ ideologia estremista.

Un secondo dettagliato piano è centrato specificatamente su al-Qaeda e movimenti associati, inclusi più di una dozzina di gruppi diffusi in Medioriente, Asia Centrale, Asia Sudorientale e Africa. Tali gruppi includono la Jihad Islamica Egiziana e Ansar al-Islam nel Medioriente, Jemaah Islamiya in Indonesia e il Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento nell’ Africa Sahariana.

Un terzo piano dispone il modo in cui i militari possono sia fermare che rispondere ad un altro grosso attacco terroristico sugli Stati Uniti. Include lunghe appendici che offrono un menu di opzioni per le forze armate per compiere una veloce rappresaglia contro specifici gruppi terroristici, individui o stati-sponsor a seconda di chi viene ritenuto essere dietro all’ attacco. Secondo ex o attuali ufficiali della difesa familiari con il piano, un altro attacco potrebbe creare sia la giustificazione che l’opportunità oggi mancante per compiere rappresaglie contro alcuni obiettivi noti.

Questo piano mostra in dettaglio “quali terroristi o cattivi personaggi colpiremmo se ci togliessimo i guanti. I guanti non sono tolti,” ha detto un ufficiale, che ha chiesto di non essere identificato a causa della delicatezza della questione. Il Pentagono ha evitato di commentare i piani di antiterrorismo o la loro approvazione, citando una linea di condotta di vecchia data. “Non discutiamo possibili piani o future operazioni,” ha detto il Comandante Greg Hicks, un portavoce del Dipartimento della Difesa. Il vice comandante del SOCOM, il Vice Ammiraglio Eric T. Olson, ha precedentemente detto questo mese in una testimonianza al Senato che i piani erano stati approvati.

Il Comando per le Operazioni Speciali, guidato dal Generale Doug Brown, è andato costruendo il suo quartier generale e scrivendo i piani sin dal 2003, quando Rumsfeld lo ha per la prima volta designato come il comando guida per la guerra al terrorismo. Il suo budget è cresciuto del 60 per cento dal 2003 sino agli 8 miliardi di dollari nella anno fiscale 2007. Il Presidente Bush ha dato il potere al comando forte di 53000 uomini di coordinare l’intero sforzo militare antiterrorismo nel 2004.

“Il SOCOM è, in effetti, incaricato della guerra globale al terrorismo,” ha detto Brown in una testimonianza al Congresso il mese scorso. In questo ruolo, il SOCOM dirige e coordina le azioni dei comandi militari regionali di combattimento. Il SOCOM, se ordinato, può anche dirigere le sue stesse operazioni antiterrorismo – come quando una minaccia attraversa i confini regionali o la missione è altamente sensibile – ma non lo ha ancora fatto, secondo Olson, e altri ufficiali dicono che sarebbe probabilmente l’eccezione alla regola.

Per estendere il suo raggio d’azione a più paesi, il SOCOM sta accrescendo di 13000 il numero delle truppe per le Operazioni Speciali, compresi soldati delle Forze Speciali esperti nelle lingue e nel lavoro con militari locali, e operativi di squadre della Delta Force e dei Navy Seals che formano “unità per missioni speciali” clandestine incaricate della ricognizione, della raccolta di informazioni e della caccia all’ uomo. Il SOCOM contempla già il più grande spiegamento nella storia, con 7000 uomini oltremare oggi, ma la maggioranza sono stati concentrati in Iraq e Afghanistan, con l’ 85 per cento lo scorso anno in Medioriente, Asia Centrale e Corno d’ Africa.

Ma il più forte ruolo del SOCOM – oltre ad aggiungere manodopera, abilità specialistiche e organizzazione alla lotta contro il terrorismo – ha anche portato ad alcune tensioni burocratiche, sia all’ interno delle forze armate con il Consiglio di Stato Maggiore e i comandi regionali, sia con la CIA e il Dipartimento di Stato. Tali tensioni sono una delle ragioni del perchè i piani del SOCOM hanno richiesto anni.
Quando il SOCOM ha per la prima volta mandato squadre di collegamento militare all’ estero a partire dal 2003, esse erano chiamate “Elementi di Controllo Operativo” un termine cambiato l’anno scorso perché “sollevava la rabbia dei comandanti regionali e degli ambasciatori. Era una cattiva scelta di termini,” ha detto un ufficiale della difesa, aggiungendo: “Chi può prendersela con Elementi di Collegamento Militare ?”

Gli ufficiali del Dipartimento di Stato, nel frattempo, hanno detto che sebbene, per la maggior parte dei casi, la cooperazione con le squadre militari è stata buona, rimangono preoccupati su permanenti “aree grigie” riguardanti il loro status. “Le Operazioni Speciali vogliono la flessibilità e la velocità per entrare in azione … ma c’è comprensibilmente la questione di come fare ciò e di come avere chiari canali di comando,” ha detto un ufficiale USA. Rimane “una continua discussione, per dirla educatamente, sui termini di come ciò potrà funzionare”, ha detto l’ufficiale. Il SOCOM afferma che le squadre lavorano per i comandanti regionali.

Ann Scott Tyson


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