FISICA/MENTE

 

IL MIO 11 SETTEMBRE

QUELLO DEL 1973

CON KISSINGER A CAPO DEI DELINQUENTI ASSASSINI

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http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/cile/cile0210allende.html

Il Cile di Allende

Sintesi storica dell'esperienza del governo di Unidad Popular stroncato dal golpe dell'11 settembre 1973. Di Maurizio Attanasi. Ottobre 2002


  Nel 1956 nasce in Cile il FRAP (Frente de Acciòn Popular),una formazione di partiti di sinistra (socialisti e comunisti) che ha tra i punti fondamentali del programma politico la riforma agraria, la lotta per l’unificazione delle economie e dei popoli dell’America Latina, la democratizzazione delle istituzioni del paese e una politica estera indipendente dagli interessi e dai dicktat statunitensi. Questo raggruppamento presenta nelle elezioni del 1958 per la presidenza del Cile il dottor Salvador Allende, medico ed esponente del Partito socialista. Allende ottiene il 28,8% del voto popolare, che diventa il 38,6% nelle successive elezioni presidenziali del 1964 risultando in tutte e due le competizioni il secondo candidato più votato.

Nel 1969 socialisti e comunisti decidono di allargare la base politica del FRAP aprendo anche a forze che in un clima di radicalizzazione sociale vedi tabella si stavano separando dalla loro origine "borghese" (1) e che erano disposte a lottare per la trasformazione del Cile in una società socialista attraverso gli strumenti democratici previsti dalla Costituzione. Nasce cosi il blocco di Unidad Popular. Nelle elezioni legislative tenute nello stesso anno si crea in parlamento una tripartizione tra il blocco dei partiti di destra, il Partido Demòcrata-Cristiano (PDC) di Frei e Unidad Popular, tripartizione che sarà mantenuta nella presentazione delle candidature per le elezioni presidenziali del settembre 1970. Il 4 settembre gli elettori devono scegliere tra tre candidati: Salvador Allende per UP (la scelta era caduta sull’esponente socialista dopo un intensa trattativa tra i partiti che componevano la coalizione: il partito comunista aveva presentato come proprio candidato il poeta Pablo Neruda), Jorge Alessandri presentato dai partiti di destra ed infine Rodomiro Tomic per il PDC (2).

Lo scrutinio del 4 settembre vede vincitore Allende con il 36,3% dei voti, Alessandri ottiene il 34,9% e Tomic il 27,8%. I risultati evidenziano quanto ormai emergeva da alcuni anni: la società cilena si è fortemente polarizzata con tre raggruppamenti numericamente molto simili; nessuno dei tre candidati risulta eletto al primo turno e quindi è necessario, secondo quanto previsto dalla costituzione cilena, che ad eleggere il futuro presidente debbano essere le due Camere del parlamento riunite in seduta congiunta. I servizi segreti americani avevano organizzato un piano per indurre i militari ad intervenire prima che Allende fosse eletto dalle Camere presidente, ma su consiglio di osservatori interni del Cile parve loro che tale misura non fosse necessaria grazie all'opera di compravendita di voti dei parlamentari democristiani portata avanti da politici della destra e da uomini di affari vicini a questi, con l’avvallo e i fondi di Washington (3). Di fronte alla scelta tra i due candidati nel PDC prevalgono le correnti progressiste che appoggiano Allende rendendo possibile la sua elezione il 24 ottobre e permettendo che una nuova pagina sia scritta nella storia dei popoli dell'America Latina. La storia di un presidente eletto democraticamente che voleva portare il suo paese verso una società non più segnata dalle diseguaglianze del capitalismo, una società socialista.

Grazie ad una riforma (paradossalmente contestata dai partiti di sinistra realizzata l'anno prima), il presidente neoletto si trova ad avere maggior potere dei suoi predecessori, e questo consente al governo di avere qualche chances nel realizzare parte del proprio programma, nonostante l'opposizione democratica e "legittima" del parlamento (la maggioranza del '69 era ostile ad Allende) e quella occulta, ma non meno efficace, realizzata dai poteri forti dell'economia, dell'informazione, ecc. allineati agli interessi delle multinazionali americane. Salvador Allende chiede ai giovani del Cile impegno per affrontare quella che si prospetta come una rivoluzione, seppure non violenta, per sconfiggere definitivamente lo sfruttamento imperialista e per controllare il commercio estero, passi che avrebbero reso possibile il progresso del Cile, creando le premesse economiche per il suo successivo sviluppo. Il programma di UP prevede la nazionalizzazione delle grandi miniere di rame, delle banche, delle compagnie di assicurazione e, in generale, di tutte quelle attività che condizionano lo sviluppo economico e sociale del paese. Tra queste la produzione e la distribuzione di energia elettrica, i trasporti ferroviari, aeri e marittimi, le comunicazioni, la siderurgia, l’industria del cemento, della cellulosa e la carta. Si tratta di un programma di recupero, dunque, di quelle ricchezze fondamentali che sono in mano al capitale straniero.

I primi interventi del governo sono volti a migliorare le condizioni dei ceti meno abbienti e dei lavoratori, con l’aumento dei salari e con l’attribuzione di un ruolo maggiore dei lavoratori nelle imprese pubbliche o a partecipazione pubblica. Vengono inoltre nazionalizzate le più importanti industrie minerarie del paese, le banche e altre industrie strategiche. Va a passo spedito anche la riforma agraria, in questo caso con procedimenti di espropriazione miranti alla sparizione del latifondo: si verificano i primi scontri violenti con i proprietari che non vogliono rinunciare ai loro vasti possedimenti. Lo stato ora controlla il 30% del credito, l’85% delle esportazioni e il 45% delle importazioni. Si è ridotta la disoccupazione ed è aumentato il livello dei consumi delle famiglie di minor reddito. La mortalità infantile diminuisce, grazie al rilancio del servizio sanitario, a diverse campagne sanitarie e dietetiche, e a provvedimenti come la distribuzione di mezzo litro di latte al giorno ad ogni bambino di età inferiore ai 14 anni.

Grazie a questa politica UP vince le elezioni municipali dell’aprile del 1971. A fine 1971 però, le manovre sul piano internazionale degli USA cominciano a sortire i loro effetti. Così si riduce a livello mondiale il prezzo del rame, con le evidenti conseguenze nelle esportazioni del rame cileno. Banca Mondiale e Banco Interamericano di Sviluppo negano aiuti al Cile, rifiutando di finanziare qualsiasi progetto industriale di sviluppo e concedendo soltanto piccoli prestiti. La concessione di credito all’estero, che sotto la presidenza Frei era stata di 300 milioni di dollari, passa a 30 milioni nel 1972 sotto la presidenza Allende. La situazione internazionale porta inevitabilmente a una drastica crisi economica interna in cui la destra si tuffa a capofitto per sottolineare l’incapacità del governo Allende.

Nello stesso tempo alcune forze della sinistra (settori del Partito Socialista e il Movimiento de la Izquierda Revolucionaria) spingono per una radicalizzazione del processo di trasformazione socialista della società. Si incrociano così, una serie di scioperi ora proclamati dalla destra (4) con manifestazioni di protesta e di insofferenza, con astensioni dal lavoro, indette dalle forze più radicali della sinistra cilena e che imputano ad Allende una politica che tende a stare "in mezzo al guado", favorendo così il rafforzarsi della destra. Questi settori sostengono che ad un probabile golpe delle forze armate si debba rispondere in anticipo attraverso l'armamento del popolo.

In questo contesto le forze armate, sulle quali Allende pone pubblicamente la sua massima fiducia, guardano con crescente preoccupazione l’evolversi della situazione politica, e al loro interno, su pressione della destra e degli USA, inizia a prendere corpo l’ipotesi di un intervento diretto per metter fine all'esperienza del governo di Unidad Popular e soffocare il clima sociale di radicalizzazione. Ad accrescere il loro ruolo e il peso nella vita politica cilena, contribuisce anche la decisione di Allende di chiamare alcuni generali a far parte del governo per "legare maggiormente" le forze armate al rispetto della carta costituzionale.

Le elezioni politiche del 4 marzo 1973 si rivelano una cocente sconfitta per PDC e destra si erano presentati insieme e speravano con i due terzi dei seggi di poter cacciare Allende. Le elezioni portano la forza di UP al 44%. E' questo l’evento che induce i circoli politici della destra a decidere di intraprendere la via della forza per riportare il Paese verso l'“ordine”.

Nel maggio si tiene il congresso nazionale del PDC che vede eletto Patricio Aylwin, esponente dell’ala più conservatrice del partito che approva una mozione dell’ex presidente Frei, in cui si afferma che il PDC farà tutto il possibile per impedire che il Cile persegua "nella strada che lo conduce a diventare una dittatura marxista". Un tentativo di colpo di stato realizzato nel giugno (5) è il prologo di quanto ormai progetta il PDC, la destra e le forze armate. Nell’agosto viene proclamato un nuovo sciopero dei trasporti che paralizza il Cile, e il 22 Augusto Pinochet viene nominato capo di stato maggiore dopo le dimissioni di Prats a seguito dei contrasti all’interno delle forze armate. Allende dichiara pubblicamente la propria fiducia nei confronti di Pinochet. Intanto, per aumentare il clima di allarme sociale la destra orchestra da settimane azioni violente portate avanti da forze paramilitari fasciste, alle quali UP risponde con manifestazioni di piazza.

L’undici settembre accade quello che ormai era nell’aria. Le forze armate dichiarano illegittimo il governo Allende e decidono di prendere il potere. Il “compagno presidente” rifiuta la proposta di salvacondotto offerta dai militari e si rifugia con i suoi fedelissimi all’interno della Moneda, il palazzo presidenziale, che viene bombardata dagli aerei militari. Muore il sogno cileno di una trasformazione senza violenza verso il socialismo, con il compagno presidente “suicidato”. Il Paese è in mano alle forze armate, governato da una Giunta militare con a capo Augusto Pinochet, capo di stato maggiore dell’esercito che darà vita ad una delle più feroci dittature nella storia del secolo scorso.

Una sintesi storica della dittatura di Pinochet la trovi qui.

NOTE

(1) Il governo in carica sotto la presidenza del leader democristiano Eduardo Frei, aveva promosso un programma di modernizzazione che causò la formazione all'interno del PDC di varie correnti, una delle quali, nel1969, reputò totalmente insufficiente il programma progressista del partito e ne fondò un altro che poi si sposterà su posizioni vicine a quelle dell'estrema sinistra, il MAPU (Movimiento de Acciòn Popular Unitario). Nello stesso anno il vecchio Partido Radical nel suo congresso decide la propria collocazione a sinistra, e ciò provoca la scissione della sua ala conservatrice. Approfittando di questa situazione socialisti e comunisti si indirizzano verso queste due forze ed anche al Partido Socialdemòcrata, che pure aveva conosciuto una sua radicalizzazione, per formare una coalizione unitaria che per l'appunto sarà chiamata Unidad Popular. torna su

(2) La campagna elettorale del 1970 rappresenta per alcuni aspetti qualcosa di già visto. Se infatti 6 anni prima la Cia era intervenuta economicamente a sostegno della “rivoluzione nella continuità” di Frei per evitare che si affermasse il candidato del FRAP, la nascita di una coalizione più ampia con un candidato conosciuto e amato dal popolo, che poteva avere delle possibilità concrete di vittoria spinge le multinazionali americane, d’intesa con la Cia e il governo statunitense, ad intervenire in maniera più diretta e pesante nella competizione elettorale. Vi è la prova documentata da una inchiesta ufficiale del congresso statunitense dell'intervento USA anche in questa competizione elettorale. torna su

(3) Il senatore del PDC Fuentealba, ex ambasciatore all’Onu, denunciava al Senato una campagna tesa ad istigare le forze armate contro il governo. Affermava: “scorgo in questa campagna le orme e i metodi della Cia per abbattere i governi in altri paesi. L’imperialismo economico, il governo degli Usa e la Cia hanno operato sino ad ora in perfetto accordo per far crollare i governi….. Lo hanno fatto in Guatemala rovesciando Jacobo Arbenaz, per salvare l’impero delle banane della United Fruit, in Iran contro Mujamed Massa Depric per appropriarsi del petrolio e consegnarlo alla Standard Oil, in Brasile contro Joao Gaulart per impedire che continuasse il processo di trasformazione avviato nel paese. Hanno tentato di rovesciare Fidel Castro a Cuba per recuperare l’impero dello zucchero. Non nutro alcun dubbio sulle attività della Cia in Cile e della sua partecipazione agli avvenimenti che stiamo vivendo.” Una congiura di militari sostenuta dagli USA arrivò al sequestro e all'uccisione del capo dell'esercito René Schneider, ma la manovra non sortì gli effetti desiderati. Carlos Prats, generale più anziano, fu nominato comandante in capo. torna su

(4) Da fine settembre si verificò una progressiva paralisi di taxi, camion, autobus, soprattutto "padroncini". Seguirono numerose categorie:impiegati, professionisti, negozianti e quindi proprietari di aziende che ricorsero alla serrata. Fu chiamato dalla sinistra lo "sciopero della borghesia" e passò alla storia come il "paro de octubre". torna su

(5) Il 29 giugno un reparto di carri armati penetra con forza nel Ministero della Difesa con l'intento di liberare un comandante implicato in una congiura. Il generale Prats in persona guida i reparti dell'esercito per bloccare il maldestro tentativo. torna su

appendice:
la progressione degli scioperi in Cile:

anno
scioperi
occupazioni di terra

1965

142
13

1966

586
18

1967

693
9

1968

648
26

1969

1127
148

1970

1580
456

http://www.ecn.org/reds/mondo/americalatina/cile/cile0210pinochet.html

Il Cile di Pinochet
Dopo la sintesi sull'esperienza del governo Allende, Maurizio Attanasi descrive i tratti principali della dittatura di Pinochet. Ottobre 2003.


Gli anni del regime di Pinochet

La giunta militare, formata dai capi delle tre forze armate più il comandante dei carabineros, aveva assunto il potere con l'obbiettivo di restaurare "la cilenità, la giustizia e l'ordine" compromessi a suo dire dal governo della sinistra negli ultimi anni. Le forze armate si autoproclamarono le uniche entità capaci di salvaguardare e difendere l'integrità fisica e giuridica delle istituzioni cilene; la giunta militare si autonominò autorità suprema della nazione, sommando in sé le funzioni costituenti, legislative ed esecutive. Iniziava per il Cile il periodo nero della dittatura del generale Pinochet, l'ufficiale che solo pochi giorni prima del golpe era stato nominato da Allende a capo dell'esercito, e che il presidente socialista riteneva persona fedele ai principi della costituzione, tanto da fargli pensare, allo scoppio dellla rivolta, che il fedele "Augusto" fosse rimasto tra le prime vittime del golpe.

L'11 settembre stesso iniziavano le persecuzioni e gli arresti di massa; chiunque fosse ritenuto vicino o coinvolto con il governo di Unidad Popular veniva fermato e portato nei centri di detenzione sparsi in tutto il Paese. Caso emblematico è lo stadio nazionale di Santiago che venne trasformato in una immensa prigione; la Croce Rossa stimò in 7000 circa le persone detenute nello stadio nei primi dieci giorni successivi al golpe, dove molti vennero uccisi o torturati. Il messaggio era inequivocabile: nessuna pietà per i "nemici del Cile", nessun ritorno dei militari nelle caserme magari per lasciare il potere a politici "fidati", perché non si trattava solo di sostituire un ceto politico, ma di sbaragliare una presenza sociale della sinistra che era radicale e diffusa. Il 25 dello stesso mese gli USA, che avevano contribuito in maniera determinante all'abbattimento di Allende, riconoscevano ufficialmente il governo della Giunta legittimando così a livello internazionale il colpo di stato dei militari.

La Giunta, o sarebbe meglio dire Pinochet (il capo dell'esercito riusciva infatti ad emergere e ad affermarsi all'interno dell'organo collegiale), procedette con atti normativi a trasformare le istituzioni: sciolse l'Assemblea nazionale, cancellò la personalità giuridica dei sindacati, illegalizzò i partiti legati a Unidad Popular e procedette al sequestro dei loro beni, vennero infine distrutti i registri elettorali, si istituirono norme che permettevano di togliere la cittadinanza cilena e di espellere dal Paese cittadini indesiderati.

Accanto alle modifiche legislative Pinochet adottò la violenza fisica come strumento organico della propria azione di governo. La violenza e la scomparsa forzata di persone in Cile non fu causata da qualche individuo che aveva "ecceduto", ma si manifestò in quello che si può definire "terrorismo di stato", con la tortura sistematica dei prigionieri e la desapariciòn, la scomparsa di persone arrestate dal regime. Tra gli episodi di questa pratica ricordiamo l'assassinio di un gruppo di prigionieri a Cerava da parte dei carabineros, di 13 persone ad Osorna, di 19 a Laja e San Rosendo, 18 campesionos uccisi a Paine, l'assassinio di 6 prigionieri nel campo di prigionia di Pisagua, di 4 studenti universitari a Cauquenes, di 13 campesinos a Mulchen, di 9 dirigenti delle ferrovia a San Bernardo, 23 persone a Paine, di 72 prigionieri politici arrestati in varie città (la Serena, Copiapò, Antofagasta e Colanoda) in quella che è stata definita "la carovana della morte", un raid di un gruppo di militari guidati dal generale Sergio Orellano Stark.

Si annoverano anche omicidi eccellenti compiuti dalla dittatura al di fuori dei confini del Cile. Nel 1974 venne ucciso il generale Prats e la moglie a Buenos Aires, nel 1975 Bernardo Leighton, ex vicepresidente della repubblica, sfuggì ad una attentato a Roma, nel 1976 Orlando Letelier, ex ambasciatore del Cile negli Usa, venne assassinato a Washington. Con il regime cileno collaborano le forze armate di altre paesi confinanti in cui erano al potere i militari, come ad esempio le forze armate argentine. Il 25 luglio 1975 la stampa argentina e brasiliana pubblicava una lista di 119 cileni desaparecidos "uccisi in Argentina in seguito a lotte intestine nelle formazioni della sinistra cilena". Successivamente si scoprì che si era trattato di una operazione congiunta dei governi cileno, argentino e brasiliano, e le numerose testimonianze raccolte riferirono che i cittadini indicati nella lista erano stati catturati in Cile.

Con la dichiarazione dello stato d'assedio o dello stato d'emergenza si realizzarono le condizioni perché l'apparato militare potesse attuare "legalmente", per via amministrativa. La repressione venne demandata alla giurisdizione penale ordinaria che si basava non sul codice penale del 1874 in vigore nel Cile pre-golpe, ma su una serie di leggi speciali emanate dalla Giunta. Del resto il potere giudiziario era conservatore e aveva mal convissuto con il governo Allende e il suo programma sociale ed economico, e così si era adattato senza troppe difficoltà al nuovo governo dei militari; quest'ultimo, tranne una opportuna epurazione nei primi mesi dopo il golpe, fondamentalmente non ebbe mai la necessità di intervenire presso i giudici, rispettosi delle leggi emanate dal generale. Basti pensare che nel marzo del 1975 il presidente della Corte suprema manifestò la propria convinzione che i desaparecidos erano persone che, o volontariamente avevano scelto la clandestinità come strumento di lotta contro il governo, oppure avevano abbandonato il Paese.

La repressione "illegale", veniva gestita autonomamente dalle forze armate. La tortura in Cile fu una pratica portata avanti efficacemente con l'aiuto di professionisti stranieri o con cileni formati all'estero; c'erano ad esempio medici esperti sui limiti della resistenza umana, così da poter assicurare una tortura graduata e controllata per ottenere il massimo risultato. La tortura perse molto della sua tradizionale natura inquisitoria (mezzo per acquisire informazioni) per assumere una nuova valenza intimidatoria e repressiva. Così come per le altre dittature che ci sono state nei paesi dell'America Latina, anche in Cile ci furono dei luoghi deputati alla tortura e alla detenzione di prigionieri politici gestiti direttamente dalla polizia politica: "Josè Domingo Canasî", "La discoteca", "Venda Sexy", "Villa Grimaldi", "Londres 38".

Autori di studi sui desaparecidos cileni (la Commissione istituita nel 1990 dal presidente Aylwin arrivò a contarne almeno 2229) hanno individuato due fasi nella gestione della repressione da parte del regime. Un primo periodo andava da settembre a dicembre del 1973: la responsabilità degli arresti e delle scomparse era da ricondurre soprattutto all'esercito e ai carabineros che agirono spesso congiuntamente e accanto ai quali attuarono, nelle settimane immediatamente successive al golpe, anche dei civili (di solito appartenenti ad organizzazioni dell'estrema destra); le azioni consistettero in esecuzioni sommarie o omicidi delle persone sequestrate, disfacendosi poi del corpo (buttandolo in un fiume o seppellendolo clandestinamente), il tutto seguito dalla negazione dei fatti o dal rilascio di false versioni sull'accaduto. Un secondo periodo andava dal gennaio 1974 al novembre 1989: le operazioni venivano compiute principalmente dalla polizia segreta attraverso un preventivo lavoro di informazione e un adeguato e organico dispositivo operativo per effettuare la cattura.

Gran parte degli omicidi furono compiuti appunto dalla Dina (Direcion Nacional de Inteligencia) la polizia segreta creata dal regime nel 1974. La Dina operò con ampi poteri in vari centri segreti e di detenzione distribuiti in tutto il Paese facendo riferimento al Ministero degli Interni. Nel 1977 venne sciolta e sostituita con il Cni (Central Nacional de Informaciòn) che svolgeva gli stessi compiti con gli stessi uomini. La modifica, di pura facciata, fu dettata dalla evidente implicazione di uomini della Dina nell'omicidio dell'ex diplomatico Letelier negli Usa, dove aveva perso la vita anche un cittadina americana, la segretaria del diplomatico cileno. La Cni era sotto il controllo del Ministro della Difesa. Tra la fine del '74 e la metà del '75 l'apparato repressivo cileno si scagliò in modo particolare contro il Mir e a ottobre ne venne assassinato il segretario generale: Miguel Enriquez Espinoza.

Nel corso della dittatura Pinochet adottò un modello liberista molto spinto, mutuato da Milton Friedman e dalla scuola di Chicago, contando sul pieno appoggio dell'oligarchia e della classe media, ed anche su quello delle multinazionali, cui andò il controllo delle imprese precedentemente nazionalizzate. Grazie alla libera importazione di prodotti, il mercato fu invaso di merci straniere, il che comportò licenziamenti, la perdita del potere d'acquisto e l'accentuarsi delle differenze sociali.

In una situazione di pieno controllo della situazione, nel luglio del 1977 il generale Pinochet iniziò un processo volto alla trasformazione della dittatura cilena in una "democrazia protetta" sotto la sua guida, "la nuova democrazia", come ebbe a definirla. Nel gennaio del 1978 l'Onu condannava il Cile per violazione dei diritti umani. L'iniziativa spinse Pinochet a indire un referendum in difesa della "dignità" del Cile, per dimostrare al mondo il consenso popolare di cui godeva il suo regime e ottenne il 75% dei voti a favore, in una consultazione senza registri elettorali e senza la minima garanzia di segretezza del voto. Nel 1980 il regime emanava la legge di amnistia, che prevede l'impunità per tutti quelli che avevano commesso reati, gli autori, i complici e quelli che occultarono i crimini dal giorno del golpe sino al 10 marzo del 1978. Nello stesso anno un plebiscito approvava la nuova costituzione, con il 67% dei consensi, in completa assenza di garanzie democratiche sotto uno stato di assedio proclamato alcuni giorni prima della consultazione. Il progetto prevedeva Pinochet a capo della Giunta per altri otto anni al termine dei quali la stessa Giunta avrebbe indicato il futuro candidato unico, confermato da un plebiscito. Se il plebiscito fosse stato negativo, dopo un anno di attesa sarebbero state indette le elezioni del parlamento e del presidente. Il testo definiva come illecito e contrario all'ordinamento della repubblica ogni atto destinato a diffondere la violenza o una concezione di società fondato sulla lotta di classe. Le organizzazioni, i movimenti e i partiti politici, che per fini e attività dei suoi aderenti avessero perseguito tale visione della società, erano per ciò stesso incostituzionali. L'undici marzo 1981 Pinochet giurava fedeltà in qualità di Capo dello stato ed entrava nella Moneda, otto anni dopo averla bombardata.

La rinascita dell'opposizione

La politica neoliberale portata avanti dalla Giunta golpista portò tra le altre cose ad un abbassamento dei tassi di importazione, dal 1977 al 1982, che raddoppiarono le importazioni Usa, e, aggiunte alle privatizzazioni, portarono ad una diminuzione del 15% della produzione industriale. Il Cile subì un indebitamento vertiginoso con il FMI e le banche internazionali,e fu costretto a svalutare provocando il collasso del sistema creditizio privato nel gennaio 1983. Da quel momento in poi la situazione economica andò sempre più peggiorando.

Alla fine del 1982 si ebbero una serie di manifestazioni contro il carovita e nei primi mesi dell'83 il clima di scontento sociale crebbe fino al punto da indurre la CTC, il sindacato dei minatori del rame a direzione democristiana, a convocare per l'11 maggio 1983 uno sciopero generale. Si trattò della prima giornata di protesta cui, visto il successo, ne seguirono molte altre, caratterizzate dalla ribellione di una nuova generazione di attivisti che era nata nella povertà delle poblaciones (le baraccopoli che circondavano santiago) e che non esitavano a scontrarsi con gli apparati della dittatura anche con costi elevatissimi (morti, feriti, migliaia di arresti). In questa nuova fase di radicalizzazione sociale la sinistra e specialmente il Pc crebbe molto rapidamente lanciando una strategia di "ribellione popolare" che aveva qualche punto di ambiguità dato che comprendeva allo stesso tempo il ricorso alla lotta armata e la rincorsa dell'opposizione moderata capeggiata dalla Dc.

Pinochet, nonostante il crescente isolamento anche presso la sua stessa base sociale, riescì però a resistere a questa ondata di rivolta popolare alternando momenti di dura repressione (stato d'assedio dal 1984 al 1985) a finte negoziazioni che immobilizzavano l'opposizione moderata nella speranza di una qualche riforma della dittatura. Questa dinamica, unita agli errori della sinistra, che approfondiremo in altro momento, fece sì che il dittatore riuscisse in qualche modo a mantenere il suo programma di costruzione di una democrazia autoritaria e a imporre nel 1988 la sua figura come candidato unico alla presidenza. Qui però sbagliò i suoi calcoli: lo scarto tra sì e no fu troppo alto per permettere brogli. Il 54,685% dei cittadini si espresse nel plebiscito del 5 ottobre per il no.

Il 14 dicembre del 1989 alle elezioni presidenziali, vinceva il democristiano Alwyn con il 55,2%, la destra pinochetista con Hernan Buchi otteneva il 29%. Pinochet restava a capo dell'esercito. Il Cile cercava faticosamente la via verso un regime diverso da quella dittatura che per ben 16 anni aveva conosciuto e che aveva interrotto nel settembre di quasi trentanni prima il sogno di un Cile socialista.

Bibliografia

Debray La via Cilena al socialismo Feltrinelli 1971
Korolev Storia contemporanea del Cile 1956/1973 Editori Riuniti 1974
Carinci Rapporto dal Cile Ediesse 1986
Selser Gli artigli dell'aquila. Il Colpo di Stato contro Allende. Ed Associate1990
Stabili Il Cile dalla repubblica liberale al dopo Pinochet Giunti 1991
Moretti In sudamerica Sperling & Kupfer 2000


 

Che il golpe cileno dell'11 settembre 1973 sia stato preparato e sostenuto dalla Cia non è ormai più un mistero per nessuno: oltre diciassettemila documenti ufficiali da poco declassificati dimostrano infatti con dovizia di dettagli ciò che da anni veniva - come spesso accade in questi casi - degradato a pura dietrologia; del resto, da tempo i massimi vertici Cia mettevano in guardia dal render noti i documenti, dicendoli rivelatori di "un modello di attività da cui si evince il metodo usato dai Servizi in tutto il mondo".

 

http://www.giannicipriani.it/Articoli/Cia-Cile.htm
 
CIA, il rapporto sul golpe cileno
 
di Gianni Cipriani
 
 
Le "operazioni coperte" finanziate e realizzate dai servizi segreti degli Stati Uniti per tutti gli anni '60 non erano riuscite ad impedire l'elezione di Salvador Allende alla guida del Cile. Fu così che nel 1970 il presidente degli Stati Uniti, Richard Nixon, convocò il capo dell'intelligence americana per informarlo che il governo Allende non era più accettabile: furono, quindi, immediatamente stanziati dieci milioni di dollari per operazioni clandestine che prevedevano, oltre alla delegittimazione politica della sinistra, un accordo con quei militari ed esponenti delle forze di polizia cileni disponibili a realizzare un golpe. Tre anni dopo quella direttiva, i militari comandati da Augusto Pinochet rovesciarono nel sangue il governo Allende ed instaurarono un regime dittatoriale, dispotico e sanguinario.
 
Fino a poco tempo fa, la narrazione dei retroscena del golpe cileno (per quanto ampiamente noti) era in qualche modo patrimonio esclusivo della pubblicistica di sinistra, ovvero di una informazione tanto rigorosa, quanto relegata ai margini del sistema informativo. Adesso gli Stati Uniti ammettono. Il documento che è riportato integralmente proviene direttamente dalla Cia e rappresenta una prima ammissione - seppur tra qualche reticenza - del ruolo svolto dagli Usa negli episodi eversivi di quegli anni e nell'appoggio al golpe di Pinochet. Vicende, fino a pochi anni fa bollate come ricostruzioni della "propaganda rossa", che ora compaiono in un atto ufficiale datato 18 settembre 2000 (quindi recentissimo) dell'Agenzia statunitense.
Il rapporto della Cia, c'è da dire, al di là della sua indubbia importanza per l'ufficialità di quanto riportato, non fornisce elementi totalmente inediti rispetto a quelli già noti. Dalle manovre per influenzare la politica cilena, ai contatti con i militari golpisti, all'assassinio del generale Schneider giudicato d'ostacolo per un possibile colpo di Stato, al ruolo (indiretto secondo questo documento) in occasione dell'assalto al palazzo della Moneda. Tutto conosciuto. Eppure il "timbro" della Cia contribuisce a far apparire più grave e più cupa ogni parola che si legge.
Ma al di là del rapporto, che nella sua essenziale e fredda brutalità è fin troppo chiaro perché debba essere spiegato anticipatamente, quello che è importante, nell'introdurre il documento, è la sua contestualizzazione storica. Perché il golpe cileno ha rappresentato una delle più concrete e determinate applicazioni delle teorie della "controinsorgenza" e della guerra rivoluzionaria, che per oltre un quindicennio hanno ispirato le dottrine Usa in materia di operazioni militari e di intelligence. Elaborazioni che, nella loro traduzione operativa, sono state sintetizzate nelle cosiddette "direttive Westmoreland". E quindi il documento sul Cile può rappresentare l'occasione per una più ampia riflessione, che partendo da ciò che accadde a Santiago, possa spiegare anche gran parte delle "vicissitudini" dell'America Latina, del sud-est asiatico e - in parte - dell'Italia.
La teoria della controinsorgenza venne elaborata nell'immediato dopoguerra, principalmente come risposta alla vittoria della rivoluzione comunista cinese, la quale aveva indicato come, da un punto di vista militare, la guerriglia rivestisse un ruolo strategico per la conquista del potere, soprattutto nel periodo nucleare, quando le guerre convenzionali cominciavano a mostrare tutti i loro limiti, nel reciproco timore di una escalation incontrollata. Per questo i militari Usa cominciarono a teorizzare che l'unico modo per sconfiggere la guerriglia era quello di trasformarsi in guerriglieri. E poiché l'Urss aveva cominciato ad impegnarsi nel sostegno dei movimenti di liberazione nazionale (appunto le formazioni guerrigliere) fin dagli anni Sessanta i militari Usa cominciarono ad elaborare i piani che prevedevano il loro impiego in "operazioni non convezionali" in tutte le circostanze in cui fosse necessario, anche senza il consenso dei paesi ospiti. In questo modo il ruolo della Cia e della Us Army in molti paesi del terzo mondo finì con il diventare decisivo, per regolare le politiche dei governi e l'impiego delle forze armate. In pratica, una sorta di legittimazione politico-strategica per interferire pesantemente all'interno dei paesi alleati. Di pari passo, la teoria della guerra rivoluzionaria doveva rappresentare la risposta (uguale e contraria) alla guerra su scala planetaria lanciata dai comunisti, la quale si manifestava - secondo i teorici Usa - con ogni mezzo possibile: dalle lotte politiche legittime a quelle violente, da quelle ufficiali a quelle clandestine, da quelle legali a quelle illegali. In ogni modo si manifestassero, le attività comuniste andavano contrastate con ogni mezzo. E bisognava far pressioni sui governi alleati, quando il loro tasso di anticomunismo sembrava divenire inadeguato rispetto al livello di scontro in atto. Ogni mezzo, contro il comunismo. Insomma, se la teoria della controinsorgenza era stata elaborata pensando soprattutto ai paesi del Terzo mondo e ai movimenti di liberazione (dietro il nazionalismo c'erano sempre i comunisti, si sosteneva) la teoria della guerra rivoluzionaria serviva meglio a comprendere le dinamiche che si manifestavano in paesi molto più avanzati, dove la rivoluzione comunista avrebbe potuto vincere anche senza l'appoggio delle masse contadine e dei guerriglieri. La sintesi delle due teorie, come detto, era stata in qualche modo riassunta nelle direttive del generale Westmoreland (capo delle forze armate americane in Vietnam) il quale a sua volta aveva aggiornato le elaborazioni dei suoi predecessori in materia di operazioni di intelligence, di "stabilizzazione" e di guerra psicologica. In estrema sintesi con le direttive Westmoreland veniva spiegato ai militari come contrastare "sul campo" e anche in maniera spregiudicata l'avanzata comunista, come utilizzare il terrorismo e l'infiltrazione a favore della stabilizzazione, come controllare, infine, forze armate e governi dei paesi ospiti.
Questa era la filosofia. La rivoluzione cinese prima, poi l'Indocina e poi l'espandersi dei movimenti di liberazione avevano convinto i militari Usa (e un nutrito gruppo di esperti militari non americani ma di provata fede atlantica) che il comunismo aveva scatenato una guerra non convenzionale contro l'occidente. Una "guerra non ortodossa" e in quanto tale anche occulta e subdola. Si doveva rispondere con gli stessi mezzi: attrezzandosi ad una "guerra non ortodossa" di lungo periodo.
Non è un caso che proprio in questi quindici anni - tra il 1960 e il 1975 - nelle zone sotto il controllo diretto o indiretto degli Usa si verificarono decine di golpe o di tentati golpe. La Cia e i servizi di intelligence della Us Army svolsero un ruolo decisivo. E quindi il Cile, nel 1973, non fu altro che la tragica conclusione di un "ciclo" che aveva visto le sue massime espressioni nel 1963 in Vietnam, l'anno successivo in Brasile e ancora la Grecia del 1967. In quelle teorie c'era la spiegazione generale di ciò che, localmente, i vari emissari Usa concordavano di volta in volta e con modalità diverse con i singoli generali (o colonnelli) o con le varie organizzazioni. Il rapporto della Cia sul colpo di Stato in Cile, quindi, non va visto come la narrazione di una serie di avvenimenti accaduti "eccezionalmente" al termine di una drammatica crisi, ma come il paradigma di una concezione della politica nella quale la lotta al comunismo ha rappresentato la giustificazione (e talvolta l'alibi) per ogni tipo di intervento e per l'appoggio a quei regimi dittatoriali (come spiegato nelle "direttive Westmoreland") i quali pur non garantendo "libertà e democrazia" per i popoli, andavano tuttavia sostenuti per i loro meriti di intransigenza anticomunista, così come è accaduto per decenni in America Latina.
L'ultima considerazione riguarda l'Italia: l'ex ordinovista e agente dell'intelligence militare Usa Carlo Digilio (uno dei principali e più attendibili testimoni nelle inchieste sulle stragi in Italia, ndr) ha spiegato come la "strategia della tensione" non fosse altro che il risultato dell'applicazione concreta - seppure oltre il necessario - delle direttive del generale Westmoreland, che da teoria generale venivano tradotte operativamente dai vari colonnelli e capitani assegnati ai comandi asiatici o africani o europei, o tedeschi o italiani. Ciò nonostante, quando poco tempo fa la relazione presentata in commissione Stragi dall'onorevole Valter Bielli ha chiaramente indicato (sulla base di un'imponente documentazione perfettamente coerente al quadro teorico qui spiegato) le responsabilità atlantiche nella "strategia della tensione", si è preferito gridare allo scandalo, alla bestemmia, piuttosto che confrontarsi seriamente e cominciare a ricostruire, in un quadro unitario, ciò che ha rappresentato per molti paesi l'applicazione delle teorie della controinsorgenza e della guerra rivoluzionaria; ciò che hanno concretamente rappresentato le direttive Westmoreland.
Eppure la vicenda del rapporto della Cia del 18 settembre 2000 sul golpe in Cile può insegnare qualcosa: la più famosa Agenzia di intelligence Usa ha dovuto presentare la sua relazione, perché così le aveva chiesto il Congresso Usa, dove era stato approvato un emendamento presentato il 13 maggio 1999 dal parlamentare democratico Maurice Hinkey, sensibilizzato dalle inchieste del giudice spagnolo Garzòn sui crimini di Pinochet e le connivenze statunitensi.
Ci sarà mai un emendamento approvato dal Congresso che obbligherà la Cia (o meglio la cosiddetta "comunità di intelligence" composta da numerosi organismi) a presentare una relazione su piazza Fontana e la "strategia della tensione"? In Italia, fortunatamente (nonostante vari tentativi) non c'è stato un colpo di Stato, né l'instaurazione di un regime sanguinario lontanamente paragonabile a quelli dell'America Latina. Ma ci sono stati molti morti. Innocenti che viaggiavano in treno. O si trovavano in fila in una banca o a manifestare in piazza contro la violenza fascista. Anche loro e i loro parenti, forse, meritano la verità.
(G. Cip.)
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IL RAPPORTO
ATTIVITA' DELLA CIA IN CILE
 
Sommario delle fonti/Metodologia
 
Rispondendo alla sezione 311 della legge d'autorizzazione informazioni per l'anno fiscale Duemila (d'ora in avanti "l'emendamento Hinchey"), i servizi segreti (Ic), con a capo il Consiglio nazionale per le informazioni, hanno provveduto a rivedere gli archivi della Cia riguardanti il periodo in oggetto, fondamentalmente sulla base di ricerche documentali recenti; a studiare i lunghi rapporti del Congresso riguardanti le attività Usa in Cile durante gli anni '60 e '70; alla lettura delle memorie di personaggi chiave, ivi compresi Richard Nixon e Henry Kissinger; allo studio della raccolta storica orale presso il Centro per lo studio dell'Intelligence, nonché ad intervistare funzionari dei Servizi coinvolti personalmente, e oggi in pensione. Tutte queste informazioni ci hanno permesso di ritenere altamente affidabili le risposte alle tre domande, di seguito elencate. Tuttavia, il nucleo centrale del rapporto potrà fornire una maggior ricchezza di dettagli, nel tentativo di raccontare del coinvolgimento della Cia e collocare le risposte nel loro giusto contesto storico. Nel 1975, il Comitato scelto per lo studio delle operazioni governative riguardanti le attività d'informazione - il Comitato Church - ha condotto un approfondito studio documentale e le necessarie interviste, emettendo successivamente un rapporto che rappresenta tuttora l'analisi completa ed esauriente delle attività svolte dalla Cia in Cile durante il periodo intercorso tra il 1963 ed il 1973. La reazione della Cia all'emendamento Hinchey deve essere vista come un tentativo in buona fede di dare risposte, non classificate, alle tre domande, ma non come una storia definitiva delle attività Usa in Cile durante gli ultimi trent'anni.
 
Sommario delle risposte alle interrogazioni
1. Domanda - Tutte le attività dei funzionari, agenti sotto copertura e dipendenti di tutti i settori dei Servizi in relazione all'assassinio del presidente Salvador Allende nel settembre del 1973.
 
Risposta - Non abbiamo trovato alcuna informazione - né l'ha trovata il Comitato Church - che ponesse in qualsiasi modo la Cia o i Servizi in relazione con la morte del presidente cileno Salvador Allende. Si ritiene che egli si sia tolto la vita nel momento in cui stava per essere circondato dai leader del golpe. Lo sforzo più notevole svolto dalla Cia contro Allende si era verificato prima, nel 1970, con il tentativo fallito di bloccarne l'elezione e l'ascesa alla presidenza. Tuttavia, l'ostilità di lunga data dell'Amministrazione Usa nei confronti di Allende, ed il precedente incoraggiamento di un eventuale colpo di stato militare contro di lui erano ben noti ai cospiratori cileni, che, a suo tempo, hanno provveduto ad agire per conto proprio allo scopo di deporlo.
 
2. Domanda - Tutte le attività dei funzionari, agenti sotto copertura e dipendenti di tutti i settori dei Servizi riguardo all'accesso del generale Augusto Pinochet alla presidenza della Repubblica del Cile.
 
Risposta - Successivamente alla deposizione di Allende, la Cia ha sostenuto attivamente la giunta militare, ma non ha certo aiutato Pinochet ad accedere alla presidenza: di fatto, molti funzionari della Cia condividevano le diffuse riserve degli Stati Uniti riguardo all'accanita ricerca di potere da parte di Pinochet.
 
3. Domanda - Tutte le attività dei funzionari, agenti sotto copertura e dipendenti di tutti i settori dei Servizi in relazione alle violazioni dei diritti umani commesse da ufficiali o agenti dell'ex presidente Pinochet.
 
Risposta - In seguito al rovesciamento di Allende, molti degli ufficiali di Pinochet sono stati coinvolti in diffuse e sistematiche violazioni dei diritti umani. Alcuni di loro erano contatti o agenti della Cia o delle forze militari Usa. I Servizi hanno seguito le linee di condotta allora vigenti, per quanto attiene ai rapporti su tali abusi, ed hanno ammonito i propri agenti cileni affinché si astenessero da tali condotte. Le attuali norme, più severe, relative ai rapporti, allora non esistevano: se fossero state in vigore, sospettiamo che molti agenti sarebbero stati abbandonati.
 
Discussione
 
Negli anni '60 e nei primi anni '70, nel quadro della politica del governo Usa volta a tentare di influenzare gli eventi in Cile, la Cia intraprese alcuni specifici progetti di attività segrete in Cile. Quelli di cui siamo così giunti a conoscenza sono descritti qui di seguito. Lo scopo principale - ben radicato nelle politiche del periodo - era quello di screditare i leader politici di tendenza marxista, in particolare il dottor Salvador Allende, e di rafforzare ed incoraggiare i loro oppositori civili e militari, per evitare che potessero giungere ad assumere il potere.
 
Relazione generale attività sotto copertura. Sotto la direzione della Casa Bianca e dei comitati di coordinamento politico inter-agenzie, la Cia ha intrapreso le attività segrete descritte qui di seguito. Sono state portate avanti attività sostenute di propaganda, ivi compresi aiuti finanziari ad alcuni importanti media, contro Allende ed altri esponenti marxisti. Alcuni progetti d'azione politica hanno appoggiato un certo numero di partiti prima e dopo le elezioni del 1964, e anche dopo l'elezione di Allende nel 1970.
 
· Nell'aprile del 1962, il "Gruppo speciale del comitato 5412" - un organismo del sottosegretariato, incaricato di controllare le azioni segrete proposte - approvava la proposta di svolgere un programma di assistenza finanziaria segreta al Partito democratico cristiano (Pdc) in appoggio alla candidatura alla presidenza di Eduardo Frei, nel 1964.
 
· Sempre nel 1962, la Cia cominciò ad appoggiare un gruppo d'azione civile che aveva intrapreso diverse attività propagandistiche, ivi compresa la distribuzione di poster e volantini.
 
· Nel dicembre del 1963, il Gruppo 5412 accettò di fornire un contributo una tantum al Fronte democratico, una coalizione di tre partiti, dal moderato al conservatore, in appoggio alla campagna presidenziale del Fronte stesso.
 
· Nell'aprile del 1964, il Gruppo 5412 approvò un programma d'azione politica e di propaganda in vista delle imminenti elezioni presidenziali del settembre dello stesso anno.
 
· Nel maggio 1964, in seguito allo scioglimento del Fronte democratico, il "Comitato 303", che aveva preso il posto del Gruppo 5412, accettò di dare al Partito radicale ulteriore assistenza segreta.
 
· Nel febbraio del 1965, il Comitato 303 approvava la proposta di concedere assistenza segreta ad alcuni candidati scelti, in vista delle vicine elezioni parlamentari.
 
· Nel 1967, la Cia organizzò un meccanismo di propaganda per l'acquisto di spazi in emittenti radio e altri media.
 
· Nel luglio del 1968, il Comitato 303 approvava un programma di azione politica volto ad appoggiare alcuni candidati moderati alle elezioni parlamentari del 1969.
 
· In seguito ai risultati delle attività di propaganda del 1968, nel 1969 il "Comitato 40" (erede del Comitato 303) approvò la creazione di un workshop di propaganda.
 
· Nella corsa alle presidenziali del 1970, il Comitato 40 ordinò alla Cia di svolgere "operazioni di disturbo" allo scopo di prevenire l'eventuale vittoria di Allende.
 
· Nel quadro dell' "Opzione I" per impedire ad Allende di assumere il potere dopo le elezioni del 4 settembre, la Cia tentò di influenzare il voto di ballottaggio in parlamento, che la Costituzione imponeva, non avendo Allende ottenuto la maggioranza assoluta.
 
· Nel quadro dell'"Opzione II" della strategia, alla Cia fu ordinato di fomentare un colpo di stato per impedire ad Allende di assumere la presidenza (vedi la discussione più avanti).
 
· Durante la presidenza di Allende, il Comitato 40 approvò la revisione delle operazioni "Opzione I" che - in combinazione con nuovi sforzi per appoggiare il Pdc nel 1971 ed un progetto di appoggio al Partito nazionale ed al Partito radicale democratico nel 1972 - avrebbe versato milioni di dollari allo scopo di rafforzare i partiti politici d'opposizione. La Cia ha altresì fornito assistenza a gruppi militanti di destra, allo scopo di indebolire il presidente e creare tensione nel Paese.
 
Appoggio al colpo di stato nel 1970. Nel quadro della "Opzione II" della strategia, la Cia tentò di istigare un colpo di stato allo scopo di evitare che Allende assumesse il potere dopo aver ottenuto la maggioranza relativa alle elezioni del 4 settembre, e prima che il parlamento cileno riconfermasse la sua vittoria, come richiesto dalla Costituzione dal momento che non aveva ottenuto la maggioranza assoluta. La Cia lavorava con tre diversi gruppi di cospiratori. Tutti e tre i gruppi fecero sapere chiaramente che qualsiasi golpe avrebbe dovuto essere preceduto dal rapimento del comandante dell'Esercito Renè Schneider, che riteneva sinceramente che la Costituzione imponeva all'Esercito di permettere che Allende assumesse il potere. La Cia era della stessa opinione. Pur se la Cia aveva fornito armi ad uno dei gruppi, non abbiamo trovato alcuna informazione che stia ad indicare che i cospiratori, o la Cia stessa, avessero l'intenzione di uccidere il generale. Con un gruppo di cospiratori, i contatti furono interrotti ben presto, per via delle sue tendenze estremistiche. La Cia fornì al secondo gruppo gas lacrimogeni, fucili mitragliatori e munizioni. Il terzo gruppo tentò di rapire Schneider, ferendolo mortalmente durante l'attacco. Precedentemente, la Cia aveva incoraggiato questo gruppo a fare il colpo di stato, ma aveva poi ritirato il proprio appoggio, quattro giorni prima dell'attacco, dato che, secondo il giudizio della Cia stessa, il gruppo non era in grado di farlo con successo.
 
Conoscenza del progetto di golpe nel 1973. Pur se non fu la Cia ad ispirare il golpe che pose fine al governo di Allende l'11 settembre 1973, era tuttavia consapevole del fatto che i militari lo stavano tramando, aveva rapporti volti alla raccolta di informazioni con alcuni dei cospiratori e - dal momento che la Cia stessa non aveva scoraggiato il colpo di stato ed anzi aveva cercato di fomentarne uno nel 1970 - probabilmente sembrava che lo avallasse. Non ci fu modo di sapere, nemmeno per la Cia, che Allende avrebbe rifiutato l'offerta dei golpisti di accompagnarlo incolume fuori dal Paese e che invece - con il palazzo della Moneda sottoposto a bombardamenti da carri armati ed aerei, ed ormai in fiamme - si sarebbe tolto la vita.
 
Conoscenza delle violazioni dei diritti umani. I funzionari della Cia sapevano, e fecero sapere agli analisti ed al governo, nel 1973, che il generale Pinochet e le forze che avevano rovesciato il governo Allende stavano conducendo, nei primi mesi dopo il golpe, una dura campagna contro gli elementi di sinistra e tutti coloro che percepivano come loro nemici politici. Alcuni servizi di sicurezza hanno portato avanti un'attività prolungata nel tempo, allo scopo di sopprimere gli oppositori. Nel gennaio del 1974, i funzionari e gli agenti della Cia ricevettero l'ordine di fornire informazioni circa le violazioni dei diritti umani da parte del governo cileno.
 
Collegamenti con i Servizi di Sicurezza cileni. La Cia manteneva dei collegamenti in Cile, fondamentalmente allo scopo di assicurare la propria collaborazione per la raccolta di informazioni su obiettivi esterni. La Cia aveva offerto tali servizi d'assistenza per l'organizzazione interna e l'addestramento, con l'obiettivo di lottare contro la sovversione ed il terrorismo provenienti dall'estero, non per combattere l'opposizione interna al governo. Inoltre, la Cia si è servita di tali rapporti allo scopo di ammonire quei servizi circa gli abusi perpetrati in Cile contro i diritti umani. Il governo e la Cia erano consapevoli del fatto che tali rapporti avrebbero potuto far identificare la Cia con le operazioni interne dei servizi di collegamento, che comportavano violazioni dei diritti umani: tuttavia si giunse alla conclusione che quei contatti erano necessari alla missione della Cia.
 
Propaganda in appoggio al regime di Pinochet. Dopo il golpe del settembre '73, la Cia interruppe ogni ulteriore finanziamento alle attività segrete, ma continuò a portare avanti alcuni progetti di propaganda già in corso, ivi compreso l'appoggio a quegli organi di stampa impegnati a creare un'immagine positiva della giunta militare. Alcuni cileni che avevano precedentemente collaborato con la Cia, ma che non agivano sotto la direzione della stessa Cia, collaborarono alla stesura del "Libro bianco", un documento diretto a giustificare il rovesciamento di Allende. Nel "Libro bianco", si sosteneva che i rappresentanti della sinistra avevano un "Piano Z" segreto per uccidere gli alti comandi nei mesi precedenti il golpe, il che fu ritenuto dalla Cia come probabile azione di disinformazione da parte della Giunta.
 
Conoscenza dell' "Operazione Condor". Entro un anno dal colpo di Stato, la Cia ed altre agenzie governative Usa vennero a sapere della cooperazione bilaterale tra i servizi di intelligence regionali, volta a seguire le attività degli oppositori politici e, almeno in alcuni casi, ucciderli. Costituiva il precedente di ciò che sarebbe poi diventato l'"Operazione Condor", un accordo per lo scambio di informazioni tra Cile, Argentina, Brasile, Paraguay ed Uruguay, stipulato nel 1975.
 
Inquietudini interne
 
Alcuni funzionari della Cia avevano espresso le loro riserve su alcune delle attività svolte in quel periodo. La valutazione analitica dei servizi circa le prospettive di un golpe nel 1970, ad esempio, indicava che "l'azione militare sarebbe stata impossibile", dal momento che l'Esercito era troppo profondamente fedele alla Costituzione e non avrebbe accettato di rovesciare il governo civile. Il Dci (Department of central intelligence) dichiarò che si stava chiedendo all'Agenzia di fare l'impossibile. Un alto funzionario della Cia dichiarò che l'idea di minare un'eventuale vittoria di Allende era "non realistica". Le valutazioni che i Servizi nazionali fecero tra il 1969 e il 1973, riflettevano la sempre più debole convinzione circa la possibilità che Allende potesse sovvertire l'ordine costituzionale in Cile. Inoltre, nel periodo precedente al golpe che rovesciò Allende, i funzionari della Cia erano sempre più preoccupati per la crescente evanescenza della linea che avrebbe dovuto separare il compito di seguire la trama del golpe - raccolta di informazioni su dette attività, ma senza in alcun modo dirigerle o influenzarle - dall'appoggio, se non altro implicito, al golpe stesso.
 
Contesto Storico
 
Lo sfondo storico è importante per far luce sulle politiche, pratiche e senso d'urgenza che prevalevano allora. La rivoluzione cubana e l'insorgere di partiti comunisti in America Latina avevano portato la Guerra Fredda nell'emisfero occidentale. Migliaia di ufficiali cileni venivano negli Stati Uniti per seguire corsi d'addestramento, che prevedevano anche alcune presentazioni sull'impatto che il comunismo globale poteva avere sul loro Paese. Dopo la vittoria di Allende alle elezioni presidenziali del 4 settembre 1970, fu convinzione comune, presso i livelli più alti del governo Usa, che una presidenza Allende avrebbe gravemente colpito gli interessi nazionali Usa.
 
Gli sforzi fatti dagli Stati Uniti allo scopo di appoggiare le forze anticomuniste in Cile, risalivano alla fine degli anni '50, e riflettevano la rivalità esistente tra Stati Uniti ed Unione Sovietica per imporre la propria influenza in tutto il Terzo Mondo. La forza crescente della sinistra cilena, assieme alla costante frammentazione delle forze politiche conservatrici e moderate divennero, lungo gli anni '60 e '70, oggetto di crescente preoccupazione per gli Stati Uniti, che volevano evitare che sorgesse di "un'altra Cuba" nell'emisfero occidentale.
 
Secondo il rapporto del Comitato Church, durante la loro riunione del 15 settembre 1970 con il direttore della Cia Richard Helms e il segretario della Giustizia John Mitchell, il presidente Nixon ed il suo consigliere per la Sicurezza nazionale, Henry Kissinger, ordinarono alla Cia di impedire l'ascesa al potere di Allende. Essi <<non erano preoccupati [circa i] rischi connessi>>, secondo gli appunti di Helms. Oltre all'azione politica, sempre secondo gli appunti di Helms, Nixon e Kissinger ordinarono di adottare misure per <<far gridare di dolore l'economia>>.
 
Questi atteggiamenti da Guerra Fredda continuarono anche durante l'era Pinochet. Dopo l'assunzione del potere da parte di Pinochet, i più importanti membri del governo sembravano restii a criticare le violazioni dei diritti umani, richiamando i diplomatici Usa che chiedevano maggiore attenzione nei confronti del problema. L'assistenza e le vendite militari da parte degli Usa aumentarono notevolmente durante gli anni in cui si verificarono le più gravi violazioni di diritti umani. Secondo un "Memorandum di conversazione" già pubblicato, nel mese di giugno del 1976 Kissinger fece sapere a Pinochet che il governo Usa era ben disposto nei riguardi del suo regime, pur consigliandogli di fare qualcosa in tema di diritti umani allo scopo di migliorare l'immagine del Cile presso il Congresso degli Stati Uniti.
 
MATERIALE DI SUPPORTO
 
L'"assassinio" del presidente Salvador Allende
 
Nel 1962, la Cia fu autorizzata a svolgere progetti di attività sotto copertura in appoggio al Partito radicale ed al Partito cristiano democratico (Pdc) cileni. Tali programmi avevano lo scopo, in primo luogo, di aiutare quei partiti ad attirarsi un seguito maggiore, a migliorare la loro organizzazione ed efficacia, e ad influenzare il loro orientamento politico, nel senso di appoggiare gli obiettivi Usa nella regione. Uno scopo secondario era quello di appoggiare ogni sforzo diretto a provocare una scissione all'interno del Partito socialista. Nel 1963, a richiesta dell'ambasciatore Usa in Cile, e con l'appoggio del Dipartimento di Stato, il Gruppo 5412 approvò un versamento una tantum al Fronte democratico. Gli sforzi propagandistici volti ad appoggiare i mezzi di comunicazione, consistevano fondamentalmente nel finanziare e consigliare alcuni elementi reclutati all'interno di alcune ben precise emittenti radio e giornali cileni.
 
In previsione delle elezioni presidenziali del 1964, il 2 aprile 1964 il Comitato 303 approvò una campagna d'azione politica. Lo scopo della campagna era di evitare che vincesse il dottor Salvador Allende, il candidato della sinistra. Il principale beneficiario di tali sforzi era Eduardo Frei, del Partito cristiano democratico. La campagna era basata sull'attività segreta già approvata nel '62, a cui aggiungeva un elemento di appoggio ad un gruppo militante femminile. Nello stesso periodo, alla Cia fu ordinato di appoggiare inserzioni unilaterali di propaganda continua sui media, allo scopo di influenzare l'opinione pubblica contro i partiti e i candidati della sinistra. Al momento delle elezioni, il Comitato 303 aveva autorizzato un totale di spesa di 3 milioni di dollari allo scopo di impedire che vincesse Allende. La vittoria di Frei, il 4 settembre 1964, rappresentò una pietra miliare nel quadro degli sforzi della Cia rivolti alle elezioni cilene.
 
Il 5 febbraio 1965, il Comitato 303 approvò un'altra campagna di attività segrete, diretta ad appoggiare, alle elezioni del 7 marzo per il Parlamento, alcuni candidati scelti. Tale campagna, progettata e svolta in collaborazione con l'ambasciatore Usa in Cile, autorizzava la Cia ad appoggiare alcuni candidati al parlamento, avvalendosi della propria infrastruttura consolidata. L'operazione fu ritenuta un successo, e si concluse il 30 giugno. Nel 1965-66, i precedenti sforzi propagandistici furono messi insieme, e la Cia mise in atto un progetto di azione sotto copertura, volto ad appoggiare le inserzioni propagandistiche nei media cileni. Lo scopo del progetto era di influenzare l'opinione pubblica contro i partiti ed i candidati della sinistra. La portata delle attività di propaganda della Cia in Cile fu ulteriormente ampliata nel 1967, per promuovere temi "anticomunisti", e in particolare contro la presenza del blocco sovietico nel Paese.
 
La sinistra cilena, tuttavia, riuscì ad ottenere certi vantaggi politici, durante la presidenza Frei. Per questa ragione, nel 1968-69 la Cia ricevette l'autorizzazione a svolgere ulteriori operazioni di propaganda dirette ad influenzare i media cileni. Queste operazioni includevano la creazione di un workshop di propaganda ed altri meccanismi per introdursi nei mezzi di stampa. I temi di questa propaganda erano: la minaccia che il blocco sovietico rappresentava per le tradizioni democratiche cilene, il pericolo che rappresentavano per il Paese i fronti locali di sinistra, nonché la promozione di una leadership a favore della democrazia in Cile. Nel mese di luglio 1968, il Comitato 303 approvò un modesto programma di attività segrete, proposto dall'ambasciatore statunitense, allo scopo di influenzare la composizione del Parlamento cileno alle elezioni del marzo 1969, appoggiando i candidati moderati. Pur se i risultati furono da considerarsi un successo per l'operazione, tanto l'estrema destra quanto l'estrema sinistra guadagnarono dei seggi, polarizzando ulteriormente la scena politica cilena. I perdenti furono Frei e i suoi candidati moderati del Pdc. Questo programma della Cia si concluse con la fine delle elezioni per il Parlamento.
 
A mano a mano che si avvicinavano le elezioni presidenziali del 1970, Allende sorgeva come il candidato più popolare; alcuni partiti di sinistra contribuivano a rafforzare la coalizione di Unità popolare (Up). La Base della Cia si servì di alcune delle già menzionate attività segrete per svolgere una serie di attività politiche e operazioni di propaganda dirette a screditare la sinistra. Il Comitato 40 ordinò alla Cia di limitarsi ad attaccare la coalizione dell'Up e a non appoggiare nessun candidato specifico alla presidenza. Lo scopo era di dividere la sinistra e creare le condizioni atte a dare la vittoria ad un candidato non marxista. Il 27 giugno 1970, la base ricevette istruzioni al fine di concentrare l'"operazione di disturbo" più specificatamente contro la candidatura di Allende. Lo scopo era di mettere in guardia il popolo cileno contro i pericoli di un regime marxista sotto la leadership di Allende.
 
Nonostante l'aumento dei finanziamenti ordinato dal Comitato 40, durante l'agosto del 1970 era ormai chiaro che l'operazione di disturbo non sortiva gli effetti voluti e che Allende e l'Up si erano guadagnati un appoggio tale da fare di Allende il candidato con le maggiori probabilità di vittoria. La preoccupazione nelle alte sfere dell'amministrazione Nixon portò a sviluppare un'iniziativa segreta più aggressiva. Tale iniziativa prevedeva sia un'azione politica (Opzione I), che un colpo di stato militare (Opzione II), allo scopo di evitare una presidenza Allende. Entrambe le iniziative (Opzione I e Opzione II) si svolsero simultaneamente, finché il parlamento non elesse Allende, il 24 ottobre.
 
Il programma di azione politica considerato prevedeva che l'ambasciata e la base Cia esercitassero la loro influenza sul parlamento cileno nel momento in cui si fosse accinto a discutere la questione. Si trattava di incoraggiare il Parlamento a votare per Alessandri, nonostante il fatto che Allende avesse ottenuto un voto popolare leggermente superiore. (Allende aveva ottenuto il 36,3 per cento dei voti, il 4 settembre - una maggioranza relativa, non quella prevista dalla Costituzione per evitare il ricorso ad una riconferma della vittoria da parte del Parlamento). La "base" e l'ambasciata, che agivano tramite intermediari, esortarono Frei a sfruttare la sua influenza in parlamento per convincere le forze non di sinistra a votare per Alessandri. L'idea era di far sì che il parlamento eleggesse Alessandri presidente: questi si sarebbe successivamente dimesso, permettendo così a Frei di presentarsi candidato contro Allende in una nuova tornata di elezioni.
 
L'iniziativa Opzione II prevedeva che la Cia studiasse la possibilità di organizzare un intervento dei militari cileni. Il 9 settembre, la "base" ricevette istruzioni dal quartiere generale, che ordinava di stabilire un contatto diretto con ufficiali cileni allo scopo di valutare le possibilità di fomentare un colpo di stato militare, nel caso che si decidesse per questa soluzione.
 
Il 15 settembre, il presidente Nixon informò il Dci che un regime Allende in Cile non sarebbe stato accettabile per gli Stati Uniti. Ordinò alla Cia di evitare che Allende assumesse il potere, o di deporlo, e stanziò allo scopo 10 milioni di dollari. Il presidente tenne a specificare che l'azione doveva essere portata avanti dalla Cia, senza comunicare nulla né ai Dipartimenti di Stato e della Difesa, né all'ambasciatore Usa in Cile. Rispondendo agli ordini di Nixon, la Cia intraprese una serie di azioni, ivi comprese alcune prime prese di contatto con i militari di un governo straniero per richiederne l'opinione, l'invio di informazioni propagandistiche da tutto il mondo, da inserire nei media locali, l'inizio di manovre volte a promuovere una pubblica opposizione contro Allende presso i giornali più importanti, come El Mercurio, e la presa di contatti con un civile cattolico che aveva rapporti con le autorità ecclesiastiche cilene, per influenzare l'atteggiamento della Chiesa nei confronti di Allende. I funzionari della Base moltiplicarono i loro contatti con gli ufficiali cileni. Si incoraggiò anche Frei a sfruttare la sua influenza presso i militari e ad incitare gli ufficiali a prendere in considerazione la possibilità di formare un nuovo governo prima che il parlamento eleggesse presidente Allende. Verso la fine di settembre fu chiaro che era molto improbabile che Frei agisse in questo senso.
 
Quando divenne chiaro che Frei non si sarebbe adoperato allo scopo, si intensificò la pianificazione dell'Opzione II. Tra il 5 e il 20 ottobre, la "base" organizzò numerosi contatti con alti ufficiali militari e dei carabineros (la polizia nazionale), per convincerli a fare un colpo di stato. L'addetto militare dell'ambasciata Usa fu posto sotto il controllo operativo della "base" della Cia, e inviò messaggi dello stesso tenore ai suoi contatti militari. Quattro funzionari della Cia furono inviati ad incontrarsi segretamente e in modo non ufficiale con i più "sensibili" tra questi militari cileni, attivamente coinvolti nella macchinazione di un golpe. Tuttavia, l'Opzione II fallì, in seguito all'assassinio del comandante in capo dell'Esercito, Schneider, la cui morte provocò in Cile una forte reazione.
 
L'assassinio di Schneider
 
Il governo Usa e la Cia erano consci, e d'accordo con la valutazione degli ufficiali cileni, del fatto che il rapimento del generale Renè Schneider, Comandante dell'esercito cileno nel settembre 1970, fosse un passo fondamentale per qualunque progetto di golpe. Tuttavia, non abbiamo rinvenuto nessuna informazione che dimostrasse che l'intenzione dei cospiratori, o della Cia, fosse di uccidere il generale durante il rapimento. Schneider era uno strenuo sostenitore della costituzione cilena, ed un fortissimo ostacolo per i capi militari che intendevano effettuare un colpo di stato per evitare che Allende assumesse il potere.
 
Il generale a riposo dell'Esercito Roberto Viaux era uno dei principali cospiratori, e godeva dell'appoggio dei giovani ufficiali e sottufficiali; era altresì a capo di parecchi gruppi civili di destra. La Cia, dopo aver ricevuto l'ordine di esaminare le possibilità di un colpo di stato per evitare la presa di possesso di Allende, inviò un funzionario a contattare Viaux il 9 ottobre 1970. Dopo un secondo incontro con Viaux, la "base" riferì a Washington una sua richiesta di armi, gas lacrimogeni ed altri rifornimenti, nonché una polizza di assicurazione sulla sua vita. Dopo aver studiato la proposta di Viaux, il quartiere generale della Cia giunse alla conclusione che il suo gruppo non aveva nessuna probabilità di portare a buon fine un colpo di stato, e ne avvertì la "base". Così, nel corso delle riunioni del 17 e 18 ottobre, un funzionario della Cia comunicò ad un membro del gruppo di Viaux che la Cia non avrebbe preso in considerazione la loro richiesta di appoggio. Il funzionario li avvertì pure che qualsiasi azione di golpe da parte loro sarebbe stata prematura. Il rappresentante di Viaux disse che il colpo di stato era stato progettato per il 21 e 22 ottobre, e che il primo passo sarebbe stato il rapimento del generale Schneider. La "base" non credeva al piano, sia perché la Cia non aveva informazioni che lo avvalorassero, sia perché il gruppo di Viaux aveva dei precedenti di false partenze.
 
Il 22 ottobre, il gruppo di Viaux, che ormai agiva indipendentemente dalla Cia, fece un tentativo di rapire il generale Schneider, che portò alla sua uccisione. La morte di Schneider indignò le forze armate e i civili favorevoli al colpo di stato, ed i piani per un'azione militare furono accantonati.
 
La Cia, oltre Viaux, aveva anche contattato altri cospiratori, compreso il generale Camilo Valenzuela. Il gruppo di Valenzuela era ben noto alla "base", che riteneva che avesse la capacità di portare a buon fine un colpo di stato. Il 22 ottobre, la Cia fornì a questo gruppo - anch'esso convinto che il rapimento del generale Schneider fosse essenziale per qualsiasi golpe - tre fucili mitragliatori, munizioni, e da 8 a 10 candelotti lacrimogeni. (Tutte queste armi furono in seguito restituite alla "base", non utilizzate). Il rappresentante di Valenzuela insistette sul fatto che il suo gruppo non aveva avuto nulla a che fare con l'uccisione di Schneider, e che Viaux aveva agito per conto proprio.
 
Nel novembre del 1970, un membro del gruppo di Viaux sfuggito alla cattura tornò a mettersi in contatto con l'Agenzia, chiedendo assistenza finanziaria a nome del gruppo. Benché l'Agenzia non avesse alcun obbligo nei confronti del gruppo, dal momento che questo aveva agito per proprio conto, fornì tuttavia 35.000 dollari, allo scopo di mantenere segreti i precedenti contatti, conservare la buona disposizione del gruppo, e anche per ragioni umanitarie.
 
L'inizio della presidenza Allende
 
Il parlamento approvò la vittoria elettorale di Allende con ampio margine - 153 a 35 -, il 24 ottobre. Sulla scia dell'insediamento di Allende, il 3 novembre 1970, l'obiettivo a lunga scadenza del governo Usa divenne quello di mantenere attiva l'opposizione con la speranza che riuscisse a sconfiggere Allende nelle elezioni del 1976. Fondamentalmente, il ruolo della Cia in Cile era di fornire fondi ed influenzare i partiti politici d'opposizione. Nel 1971, fu approvata una nuova azione segreta volta a rinnovare l'appoggio al Pdc. Nel 1972, venne autorizzato un altro progetto segreto per appoggiare il Partito nazionale ed il Partito radicale democratico. Questo continuo appoggio finanziario da parte della Cia ai meccanismi di propaganda aveva lo scopo di continuare le pubblicazioni sui media in appoggio ai partiti d'opposizione e contro il regime di Allende. La Cia aveva ricevuto istruzioni nel senso di mettere il Governo Usa in una posizione che permettesse in seguito di trarre vantaggio di un'eventuale soluzione politica o militare del dilemma cileno, a seconda degli sviluppi futuri.
 
La Cia continuò a raccogliere informazioni sugli ufficiali delle forze armate cilene che si opponevano attivamente al governo Allende, ma non venne intrapresa nessuna azione per aiutarli. Alcuni elementi e contatti della Cia intrattenevano rapporti diretti con i cospiratori; gli ordini che aveva la Cia erano che questi contatti fossero diretti esclusivamente alla raccolta di informazioni. Quando, verso la fine del 1972, ci fu un'escalation delle indiscrezioni sui progetti di golpe, la Cia fu molto cauta in tutti i suoi rapporti con gli ufficiali delle Forze Armate cilene, pur continuando a seguire le loro attività; ma senza tentare mai, per nessuna ragione, di influenzarle. Già in ottobre del 1972, all'interno del governo degli Usa l'opinione generale era che i militari intendevano fare un colpo di stato, in qualche momento, che tale colpo di stato non avrebbe avuto bisogno dell'appoggio degli Stati Uniti per riuscire, e che era importante evitare qualunque intervento o assistenza Usa a tale golpe.
 
Il 21 agosto 1973, il Comitato 40 approvò un ulteriore stanziamento di 1 milione di dollari destinato ad accrescere l'appoggio ai partiti politici d'opposizione, il che portò ad un totale di spesa, per i finanziamenti segreti durante il periodo di Allende, a 6,5 milioni di dollari circa. Verso la fine d'agosto, la "base" richiese l'autorizzazione a fornire il massimo appoggio agli sforzi dell'opposizione volti a incoraggiare l'ingresso dei militari cileni nel gabinetto di Allende. Le dimissioni del comandante generale dell'Esercito, Carlos Prats (la cui condotta era fortemente costituzionalista), e la sua sostituzione con il generale Augusto Pinochet (non un cospiratore, ma apparentemente disposto ad accettare un golpe), sembrò aver ulteriormente rafforzato l'unione tra le forze armate, e queste come gruppo di pressione politica. Il governo di Up sembrava temere la possibilità di un colpo di stato militare, e non era sicuro di come dovesse reagire a tale eventualità.
 
La "base", rendendosi conto che gli obiettivi dell'opposizione si erano sviluppati fino ad un punto che contrastava con la politica Usa di allora, chiese a Washington l'autorizzazione ad appoggiare quell'atteggiamento aggressivo. Pur se l'ambasciatore Usa in Cile condivideva l'idea che Washington dovesse rivedere la propria politica, non si associò alla proposta della "base", temendo che avrebbe potuto portare ad un coinvolgimento de facto degli Stati Uniti nel golpe. Il quartiere generale della Cia rispose ribadendo alla "base" che non ci doveva essere alcun genere di coinvolgimento con i militari in nessuna iniziativa segreta; non c'era la volontà di istigare un golpe militare.
 
Il 10 settembre 1973 - il giorno prima del golpe che pose fine al governo Allende - un ufficiale delle forze armate cilene informò un funzionario della Cia che si stava progettando un colpo di stato, e chiese l'assistenza del governo Usa. Gli fu risposto che il governo Usa non avrebbe fornito alcuna assistenza poiché si trattava esclusivamente di una questione interna cilena. Il funzionario della "base" gli disse anche che la sua richiesta sarebbe comunque stata comunicata a Washington. La Cia venne a conoscenza della data esatta del golpe poco prima che questo si verificasse. Durante l'attacco al palazzo presidenziale e gli avvenimenti immediatamente successivi, le attività della "base" si limitarono a fornire informazioni e rapporti sulla situazione.
 
La morte di Allende avvenne dopo che il presidente aveva rifiutato un'offerta da parte dei militari di accompagnare lui e la sua famiglia fuori dal Paese. Le prove a disposizione stanno ad indicare che il presidente Allende si uccise nel momento in cui i golpisti entravano nei suoi uffici. Una fonte attendibile, riguardo alla morte di Allende, è il dottor Patricio Guijòn, un medico membro dello staff sanitario del presidente. Durante l'assalto, Guijòn si trovava con Allende nel palazzo presidenziale, La Moneda, e ha sostenuto di aver visto Allende suicidarsi con un fucile. Nel 1991, anche la Commissione nazionale cilena per la verità e la riconciliazione giunse alla conclusione che Allende si era tolto la vita. Non esiste nessuna informazione che possa indicare che la Cia sia stata coinvolta nella morte di Allende.
 
Il coinvolgimento del mondo imprenditoriale Usa
 
Già durante le elezioni presidenziali cilene del 1964, gli imprenditori statunitensi che avevano interessi in Cile avevano offerto alla Cia fondi per evitare l'elezione di Allende. Tutte queste prime offerte erano state respinte.
 
Agli inizi del 1970, un funzionario della Base fu contattato da un uomo d'affari statunitense, dipendente della "International telephone and telegraph" (Itt), per sollecitare il governo Usa a fornire appoggio finanziario ad uno degli oppositori di Allende, Jorge Alessandri. La "base" fece all'uomo d'affari il nome di una persona che avrebbe potuto deviare segretamente ad Alessandri i fondi dell'Itt.
 
Parecchi mesi dopo, un altro rappresentante dell'Itt si mise in contatto con la Cia, a Washington, per sondare la possibilità che la Cia accettasse fondi dalla sua società e li destinasse alla campagna elettorale di Alessandri. La risposta fu che la Cia non poteva accettare e trasferire fondi ad Alessandri per conto di una ditta privata. La Cia rispose anche che, pur se il governo Usa era molto preoccupato per una possibile vittoria di Allende, non appoggiava nessun singolo candidato alle elezioni. Comunque, e come era avvenuto parecchi mesi prima, la "base" consigliò l'uomo d'affari su come incanalare verso Alessandri, in piena sicurezza, i fondi dell'Itt.
Dopo l'elezione di Allende, e prima del suo insediamento, la Cia, per ordine del Comitato 40 e in coordinamento con l'ambasciata a Santiago, fece un tentativo per incoraggiare l'imprenditoria cilena a condurre un programma volto a rovinare l'economia del Paese.
 
Accesso alla presidenza del generale Augusto Pinochet
 
La nuova giunta militare cilena - il generale dell'Esercito Augusto Pinochet, il generale dell'Aeronautica Gustavo Leigh, l'ammiraglio della Marina José Merino, ed il capo dei Carabineros, Generale César Mendoza - giurò la sera dell'11 settembre 1973. Il giorno successivo, i quattro stilarono un documento che istituiva la giunta come il potere supremo in Cile. Pinochet fu designato primo presidente, ed i quattro si accordarono verbalmente sulla rotazione della carica. Poco dopo, la giunta istituì un comitato di consulenza, che Pinochet riuscì a formare con ufficiali dell'Esercito a lui fedeli. Una delle loro prime raccomandazioni fu quella di accantonare l'idea di una rotazione alla presidenza, sostenendo che avrebbe creato troppi problemi amministrativi e notevole confusione.
 
Nel marzo del 1974, celebrando i sei mesi dall'insediamento della giunta, Pinochet sferrò un attacco verbale contro il Partito cristiano democratico, e dichiarò che non era stato stabilito nessun calendario per il ritorno di un governo civile. Il 18 dicembre 1974, Pinochet fu nominato leader supremo della nazione.
 
Durante questo periodo, la Cia, in coordinamento con il dipartimento di stato, decise di non svolgere ulteriori o maggiori attività segrete finché il Comitato 40 non avesse dato altre autorizzazioni. C'era, sì, l'autorizzazione alla spesa per attività sotto copertura, ma si trattava di esborsi già dovuti ed impegni in programmi già descritti prima: non fu autorizzata nessuna nuova iniziativa. I piani segreti della Cia in Cile si conclusero ufficialmente nel mese di giugno del 1974, ed i pagamenti cessarono.
 
Sebbene alcune di queste residue operazioni propagandistiche possono aver indirettamente giovato a Pinochet ed ai golpisti, nessun funzionario della Cia, né dei Servizi, fu coinvolto nel facilitare l'ascesa alla presidenza di Pinochet, né nel consolidamento del suo potere come Leader Supremo. Durante la maggior parte di quel periodo, la Cia non ebbe nessuna autorità per svolgere azioni segrete in Cile. La Cia ha avuto, lungo gli anni, rapporti di collegamento con diversi servizi di sicurezza, ma non esiste nulla che stia ad indicare che qualche servizio abbia richiesto, o che la Cia abbia offerto, qualsivoglia genere d'assistenza per promuovere la presidenza di Pinochet.
 
Violazioni dei diritti umani commesse da funzionari, agenti sotto copertura o dipendenti della Cia
 
Nel gennaio del '74, la Cia diramò una direttiva per tutti i dipendenti affinché raccogliessero informazioni clandestine sulla tortura in Cile; questo messaggio ordinava al personale della Cia di lavorare con tutti gli agenti e canali di influenza disponibili al fine di indurre il governo cileno a modificare le misure repressive, ed in particolare a eliminare l'uso della tortura. La Cia si servì attivamente dei propri contatti, in particolare con quei membri dei servizi noti per le loro violazioni dei diritti umani, sottolineando che tali abusi erano nocivi per la credibilità del governo all'interno del proprio Paese, nonché dannosi per la sua reputazione internazionale ed inaccettabili per il governo Usa. In alcuni casi, questi contatti hanno consentito alla Cia di ottenere informazioni su violazioni dei diritti umani di cui altrimenti non si sarebbe venuti a conoscenza.
 
Considerando la grande varietà e natura dei contatti della Cia in Cile, la questione dei diritti umani fu affrontata in diversi modi, lungo quegli anni. Alcuni esempi:
 
o Prima del golpe del 1973, la questione dei diritti umani non fu mai discussa né nei contatti di collegamento né nei rapporti dell'intelligence.
 
o Si venne a sapere che un contatto della Cia era stato implicato in un tentativo abortito di golpe, il 29 giugno 1973, ed un altro era coinvolto nel golpe, riuscito, dell'11 settembre 1973.
 
o Nell'ottobre del 1973, la Cia ricevette informazioni attendibili che indicavano che un suo contatto di grado elevato era coinvolto in alcune specifiche violazioni dei diritti umani; il contatto venne interrotto.
 
o Benché la Cia avesse ricevuto informazioni che suggerivano che un suo contatto d'alto grado era un sostenitore della linea dura e che quindi avrebbe potuto commettere violazioni di questo tipo, i contatti furono mantenuti, in assenza di informazioni più precise circa eventuali abusi contro i diritti umani.
 
o La Cia mantenne contatti indiretti con una fonte che si trovava in stretto contatto con autori di violazioni dei diritti umani. Non c'erano prove che detta fonte fosse coinvolta in tali abusi, ma certamente era a conoscenza di dette pratiche. Il valore informativo del contatto era sufficientemente importante da non consigliarne l'interruzione.
 
o Nel caso di una persona su cui la Cia aveva informazioni riguardanti un caso di corruzione, che poteva avere un rapporto con questioni di diritti umani, si decise di cercare il contatto in considerazione della sua posizione e del suo potenziale valore informativo.
 
o In più di un'occasione, alla luce dell'appartenenza ai servizi e posizione negli stessi dei contatti, sembrò probabile che questi fossero coinvolti, sapessero o comunque coprissero gli abusi contro i diritti umani. Tuttavia, dal momento che tali contatti permettevano alla Cia di svolgere la propria missione di raccolta di informazioni e di mantenere aperto un canale attraverso il quale esprimere le preoccupazioni per le violazioni dei diritti umani, i contatti furono mantenuti.
 
o In alcuni casi, pur se la Cia era a conoscenza del fatto che il contatto rappresentava un servizio noto per gli abusi contro i diritti umani, il contatto fu mantenuto perché rifiutarlo avrebbe avuto un effetto negativo per la missione di raccolta informazioni della Cia stessa.
 
o In alcuni casi, non furono fatti controlli accurati circa il rispetto dei diritti umani da parte dei contatti, né si adottò una decisione deliberata che soppesasse rischi e vantaggi. In tali casi, se un contatto era considerato importante a livello delle informazioni che poteva fornire, si autorizzava a conservarlo.
 
o Le informazioni riguardanti le violazioni dei diritti umani da parte dei contatti della Cia, di quel periodo e precedenti, furono comunicate e diffuse presso i servizi politici e d'intelligence.
 
Rapporti con Contreras
 
Durante un periodo, tra il 1974 e il 1977, la Cia ebbe contatti con Manuel Contreras Sepúlveda, noto successivamente per il suo coinvolgimento in abusi contro i diritti umani. I rappresentanti politici del governo Usa avevano approvato i contatti della Cia con Contreras, data la sua posizione di capo della principale organizzazione di intelligence del Cile, e ritenuto necessario per l'adempimento della missione della Cia. Questo, nonostante le preoccupazioni che tale rapporto potesse lasciare la Cia scoperta di fronte ad accuse di aver aiutato la repressione politica interna. Fin dall'inizio, la Cia fece sapere chiaramente a Contreras che non avrebbe appoggiato nessuna delle sue attività, o delle attività dei suoi servizi, che potessero essere considerate come "repressione politica interna". Nei propri contatti con Contreras, la Cia lo sollecitò ad aderire ad una circolare del 17 gennaio 1974, emessa dal ministero cileno della Difesa, che descriveva le linee di condotta da adottare nel trattamento dei prigionieri in modo da rispettare la Convenzione di Ginevra del 1949.
 
I rapporti, seppure corretti, non furono mai cordiali né agevoli, in particolare in seguito alla scoperta del ruolo di Contreras per quanto riguardava le violazioni dei diritti umani. Nel dicembre 1974, la Cia giunse alla conclusione che Contreras non avrebbe migliorato la sua condotta in quel comparto. Tuttavia, l'aiuto fornito da Contreras, durante il primo trimestre del '75, nell'azione volta ad ottenere la liberazione di alcuni membri del Pdc che erano stati arrestati e maltrattati da un altro servizio di sicurezza cileno, fece nascere una vaga speranza che egli avrebbe usato la propria influenza per porre fine agli abusi. Guardando indietro, tuttavia, il ruolo di Contreras in quell'operazione probabilmente rifletteva la rivalità tra i diversi servizi e gli sforzi personali di Contreras stesso volti ad ottenere il controllo di tutto l'apparato dei servizi di informazioni cileni.
 
Nell'aprile del '75, i rapporti dell'intelligence dimostrarono che Contreras rappresentava l'ostacolo principale ad una politica di diritti umani ragionevole da parte della giunta, ma un comitato inter-agenzie ordinò alla CIA di mantenere i suoi contatti con Contreras. L'ambasciatore Usa in Cile sollecitò il vicedirettore della Central intelligence, Walters, perché accogliesse Contreras a Washington nell'interesse del mantenimento di buoni rapporti con Pinochet. L'incontro avvenne nell'agosto del '75, con l'approvazione del comitato inter-agenzie.
 
A maggio e giugno del '75, alcuni elementi della Cia raccomandarono di instaurare un rapporto a pagamento con Contreras, allo scopo di ottenere informazioni, grazie alla sua preziosa posizione e vicinanza a Pinochet. La proposta fu respinta, sulla base della politica del governo Usa sui rapporti clandestini con il capo di un servizio informazioni noto per gli abusi contro i diritti umani. Tuttavia, a causa di errori nelle comunicazioni e nei tempi di questi avvenimenti, Contreras ricevette un primo pagamento, una tantum.
 
Oltre alle informazioni riguardanti le minacce esterne, la Cia voleva da Contreras anche informazioni riguardanti le prove emerse nel 1975, circa una manovra formale di cooperazione tra i Servizi del Cono Sud - l'"Operazione Condor" - basata sulla collaborazione informale per rintracciare e, per lo meno in qualche caso, uccidere i nemici politici. Nell'ottobre del '76 c'erano ormai sufficienti informazioni perché la Cia decidesse di contattare Contreras riguardo alla questione. Contreras confermò l'esistenza dell'Operazione Condor, come una rete di scambio di informazioni, ma negò che questa avesse un ruolo nelle uccisioni extra-giudiziarie.
 
L'ex membro del governo Allende ed ambasciatore a Washington, Orlando Letelier, ed il suo assistente statunitense, Ronni Moffit, vennero uccisi con un'autobomba a Washington, il 21 settembre 1976. Quasi immediatamente dopo l'assassinio, cominciarono a circolare voci che sostenevano la responsabilità del Governo cileno nell'omicidio. Il primo rapporto della Cia che conteneva questa accusa fu comunicato in data 6 ottobre 1976. Durante il mese di ottobre di quell'anno, il dipartimento della Giustizia e la Cia studiarono il modo in cui la Cia avrebbe potuto affrontare gli aspetti dell'indagine giudiziaria riguardanti i Servizi stranieri (FI). All'epoca, si cominciò a parlare del probabile ruolo di Contreras nell'omicidio Letelier.
 
Verso la fine del '76, i contatti con Contreras si erano molto diradati. Durante il '77, la Cia ebbe con Contreras forse una mezza dozzina di incontri; in tre di questi, lo scopo era di chiedere informazioni circa l'assassinio di Letelier. Il 3 novembre 1977, Contreras venne trasferito ad un incarico alieno ai servizi, per cui la Cia interruppe ogni ulteriore contatto.
 
Tuttavia, i servizi di informazioni della Cia continuarono a seguire da vicino le attività di Contreras. Nel 1978, dopo una breve lotta per conservare il suo potere, Contreras si dimise dall'Esercito. Nel frattempo, la Cia aveva messo insieme dei rapporti dettagliati e specifici riguardanti il coinvolgimento di Contreras nell'ordine di assassinare Letelier. Una parte di questo materiale è stata resa pubblica, mentre un'altra parte è ancora da ritenersi classificata, ed una terza parte ancora è stata trattenuta su richiesta del dipartimento della Giustizia, che continua a portare avanti le sue indagini.
 
Rapporti dell'Intelligence
 
Durante tutto il periodo successivo al golpe, la Cia ha raccolto, e comunicato ai servizi ed al Governo, ampie informazioni riguardanti la questione dei diritti umani in Cile. Alcune di queste informazioni provenivano da contatti di varia estrazione. Questi rapporti comprendevano una grande varietà di informazioni, tra cui:
 
o Dibattiti svolti tra il '73 e l'88 presso i servizi cileni militari e della sicurezza, e riguardanti il giusto livello di forza da impiegare con quello che consideravano come la minaccia sovversiva rappresentata dai gruppi politici di sinistra e dalle schegge di organizzazioni terroristiche;
 
o Le identità ed attività di sotto-unità delle forze di sicurezza cilene, incaricate di svolgere attività politiche speciali o attività contro la sinistra, e la cui associazione con gruppi estremisti di tendenze violente li rendeva probabili autori di abusi sistematici;
 
o Dibattiti all'interno di gruppi politici di sinistra e schegge di organizzazioni terroristiche, riguardanti l'impiego della violenza contro il governo;
 
o Addestramento, capacità, stato di preparazione e schieramento dei diversi gruppi di "autodifesa" all'interno dei Partiti socialista e comunista del Cile, e delle schegge di organizzazioni terroristiche del Movimento della sinistra rivoluzionaria, il Fronte patriottico Manuel Rodríguez, e le fazioni Gioventù Lautaro e Lavoratori/Contadini del Movimento unito d'azione popolare.
 
Nei giorni e nei mesi immediatamente successivi al golpe del 1973, la Cia fornì ampie informazioni su ciò che il governo definiva <<attività necessarie per ripristinare l'ordine>>. Vi furono rapporti molto divergenti circa il numero di persone uccise ed arrestate. I rapporti della Cia confermavano che i militari stavano deliberatamente nascondendo le cifre precise, e descrivevano in dettaglio le diverse opinioni all'interno della giunta militare riguardo alla necessità o meno di sottoporre a giustizia sommaria gli estremisti e i sovversivi, oppure di accordare loro processi e relative sentenze. Vi furono anche ampie informazioni su:
 
o L'applicazione della "giustizia militare" a detenuti civili, nonché i tipi di punizione ai quali probabilmente sarebbero stati sottoposti;
 
o Localizzazione dei campi di prigionia e i nomi di alcune specifiche persone in essi detenute, compreso il fatto che alcune di tali località erano segrete;
 
o I tentativi di alcuni elementi della sinistra di lasciare il Paese o cercare asilo in ambasciate straniere;
 
o Valutazioni degli effetti che stava ottenendo la repressione governativa sulla capacità e gli sforzi della sinistra per riunire le fila.
 
La Cia ricevette anche informazioni sul "Piano Z" - che si diceva fosse stato preparato dalla coalizione di Unità popolare di Allende negli ultimi tempi del suo governo - volto ad assassinare alcune importanti personalità politiche e militari che si opponevano al suo programma di sinistra. Quando emersero per la prima volta i sospetti dell'esistenza del "Piano Z", la Cia fece notare che si trattava probabilmente di disinformazione manipolata dalla giunta allo scopo di migliorare la propria immagine e giustificare le proprie attività. Le accuse secondo cui i rapporti sul "Piano Z" facevano parte di un'operazione congiunta della Cia e dei cileni, sono infondate, anche se alcuni ufficiali delle forze armate con cui la Cia aveva avuto contatti prima del golpe del 1973 collaborarono alla stesura del "Libro bianco", uno dei cui temi principali era proprio la denuncia dell'esistenza del "Piano Z".
 
Il primo rapporto della Cia sulle violazioni dei diritti umani da parte della giunta porta la data del 15 settembre 1973, pochi giorni dopo il golpe. La Cia informò che alcune unità cilene della sicurezza stavano procedendo alle interrogazioni di sospetti oppositori, in maniera oltremodo severa. Un rapporto del 22 settembre segnalava che i prigionieri allo stadio nazionale erano stati trattati molto duramente, durante i primi giorni successivi al colpo di stato. Il 28 settembre, la Cia informava che nel fiume Mapocho erano stati ritrovati 27 cadaveri, alcuni di questi con evidenti segni di torture e mutilazioni. Il 9 ottobre, la Cia riferiva che alcuni tecnici sovietici in Cile, non membri del corpo diplomatico, erano stati ripetutamente minacciati e ingiuriati verbalmente; alcuni di quelli processati in seguito erano stati malmenati o feriti. Il 25 ottobre, la Cia informava che il generale Sergio Arellano Stark aveva dato istruzioni che avevano portato all'esecuzione sommaria di 21 prigionieri politici. Il 3 novembre, la Cia segnalava che, nonostante un decreto governativo che poneva fine alle esecuzioni sommarie, nel canale San Carlos erano stati rinvenuti 20 corpi uccisi da armi da fuoco. Il 12 novembre, la Cia informava delle preoccupazioni, all'interno del Pdc, circa le violazioni dei diritti umani. Il 18 gennaio 1974, la Cia segnalava che esponenti politici cileni di tutte le formazioni stavano soppesando la possibilità di presentare la questione degli abusi del governo contro i diritti umani all'attenzione della commissione delle Nazioni Unite per i diritti umani.
 
Era chiaro che la circolare del governo cileno, emessa il 17 gennaio 1974, e che proibiva la tortura e forniva istruzioni per il trattamento dei prigionieri, era solo uno stratagemma di relazioni pubbliche. I rapporti della Cia indicavano che le forze cilene di sicurezza non rispettavano, e probabilmente non lo avrebbero mai fatto, la politica dichiarata nella circolare. Anche se il ruolo principale, per quanto attiene alle informazioni sui diritti umani, spettava al dipartimento di Stato ed all'ambasciata, la natura clandestina delle pratiche contro i diritti umani messe in atto dai servizi cileni di sicurezza imponevano il lavoro di raccolta informazioni della Cia. Verso la fine di gennaio del 1974, la Cia ordinò che tutti i suoi funzionari responsabili istruissero i propri elementi clandestini affinché fornissero informazioni sulla tortura in Cile.
 
Nei diciassette anni successivi, la Cia inoltrò le informazioni che riceveva dai suoi contatti, riguardanti le violazioni dei diritti umani in Cile. Quando poi la sinistra riprese forza, i rapporti e le informazioni cominciarono a riguardare anche i piani, le intenzioni, le capacità e le azioni terroristiche della sinistra. Durante il periodo di transizione dal governo militare a quello civile, i rapporti dell'intelligence seguirono il dibattito politico su come gestire le indagini e i processi per i delitti contro i diritti umani.
 
La revisione degli archivi della Cia non ha prodotto nessuna prova che funzionari o dipendenti della Cia siano mai stati coinvolti in violazioni dei diritti umani o nella copertura di questi abusi in Cile.
 
Morte/scomparsa di cittadini USA
 
Le accuse di una complicità della Cia nella morte del cittadino statunitense Charles Horman, Jr. - che era espatriato, sosteneva Allende e venne ucciso immediatamente dopo il golpe del 1973 - sono infondate. Allo stesso modo, la Cia non sapeva, prima del fatto, delle circostanze che portarono alla morte in Cile del cittadino statunitense Frank Teruggi, nel 1973, ed alla scomparsa, nel 1985, del cittadino statunitense Boris Weisfeiler.
 
Tuttavia, alcuni contatti clandestini della Cia furono sì coinvolti in violazioni dei diritti umani. La Cia, per ordine e con la piena approvazione di importanti esponenti del governo Usa, tenne contatti ufficiali con diversi servizi di sicurezza. Allo stesso tempo, la Cia aveva contatti clandestini con alcuni membri scelti delle forze militari, di intelligence e di sicurezza cilene, sia per raccogliere informazioni che per poter mettere in atto le attività segrete di cui sopra. Non c'e alcun dubbio sul fatto che alcuni contatti della Cia siano stati coinvolti attivamente nella commissione e copertura di gravi abusi contro i diritti umani.
 
In seguito alle lezioni apprese in Cile, in America Centrale ed altrove, attualmente la Cia indaga accuratamente su tutti i suoi contatti, onde evitare il proprio potenziale coinvolgimento in violazioni dei diritti umani, e, prima di prendere una decisione, soppesa accuratamente la natura e gravità degli abusi, contro il potenziale valore informativo di portare avanti la relazione. Se queste norme, stabilite verso la metà degli anni '90, fossero state in vigore allora, avrebbero molto probabilmente alterato la quantità di contatti che abbiamo avuto con personaggi responsabili di violazioni dei diritti umani in Cile.

(Latinoamerica, n.73, settembre-dicembre 2000)


 

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