FISICA/MENTE

l'Unità 3 giugno 2006

Iraq, la sporca guerra del sergente Wuterich 

 

Il primo rapporto del Pentagono sulla strage di Haditha fa scoprire all'America che agli orrori della guerra non c'è fine. In quella che una fonte militare ha definito una «nuova My Lai» - il massacro di civili vietnamiti da parte di truppe Usa nel 1968 - un gruppo di Marines ha sistematicamente e a sangue freddo massacrato lo scorso novembre 24 civili iracheni, tra cui undici donne e bambini. La strage di Haditha, una città nella provincia sunnita di Anbar, è durata da tre a cinque ore e alla fine tra i morti c'era anche un bimbo di tre anni, hanno concluso gli investigatori militari. I risultati della prima inchiesta del Pentagono sono stati illustrati nei giorni scorsi al ministro della Difesa Donald Rumsfeld e venerdì al Congresso.

Le conclusioni trapelano col contagocce ma quanto è emerso finora è agghiacciante. In un segnale che conferma la gravità della situazione, il comandante dei Marines, generale Michael Hagee, è partito ieri per un viaggio lampo a Baghdad: un blitz all'insegna del bisogno di rammentare ai soldati quel che non dovrebbe essere rammentato (il rispetto della Convenzione di Ginevra e l'ordine di proteggere i civili) e contrastare quella che lo stesso Hagee, in un discorso alle truppe il cui testo è stato anticipato dal Pentagono, ha definito «la tendenza a diventare indifferenti alla perdita di vite umane». La strage di Haditha risale al 19 novembre. I Marines assassini della Kilo Company di base a Camp Pendleton rischiano incriminazioni che nei casi più gravi potrebbero comportare la pena di morte, hanno detto al New York Times due avvocati contattati per una eventuale difesa. La furia omicida dei soldati, molti di loro al terzo turno di ferma in Iraq, era scattata dopo l'esplosione di ordigno rudimentale sulla strada che aveva ucciso uno di loro, il caporale Miguel Terraza. Nel caos seguito all'attacco, i Marines hanno fermato un taxi che trasportava cinque uomini disarmati: sono stati fatti scendere e giustiziati sul posto.

Come è poi prassi in seguito a un agguato, i militari hanno fatto irruzione in quattro case limitrofe. Ma anziché applicare la Convenzione di Ginevra che prevede di identificare i combattenti prima di prendere misure contro di loro, i soldati hanno ucciso «con metodo» e senza provocazione, hanno detto al New York Times fonti dell'amministrazione e del Congresso a conoscenza dell'inchiesta: solo nella quarta e ultima casa della strage sono state trovate armi. Il giorno stesso dell'incidente i marines annunciarono in un comunicato la morte di 15 civili a causa di una bomba piazzata sulla strada mentre altri otto insorti erano rimasti uccisi in uno scontro a fuoco. Sei mesi dopo questa versione, due comandanti sono stati rimossi (il comandante della Kilo Company capitano Luke McConnell e il comandante del Battaglione colonnello Jeffrey Chessani) e una decina di militari sono finiti sotto inchiesta: tra questi il sergente Frank Wuterich che comandava la squadra e alcuni caporali. Le pallottole che hanno ucciso i civili venivano «da un paio di fucili», ha scoperto una delle inchieste del Pentagono, una delle quali sta cercando di accertare un possibile cover up.

I risultati preliminari della prima inchiesta, condotta dal generale Eldon Bargewell, sono stati presentati ieri in Congresso per preparare il terreno alla loro ufficializzazione e prevenire una esplosione di indignazione come accadde con lo scandalo delle torture nel 2004. «Sono incidenti gravissimi», ha detto dopo il briefing il capo della Commissione Forze Armate del Senato John Warner, un repubblicano. «È peggio di Abu Ghraib», ha commentato l'ex generale David Brahms, ex avvocato capo del corpo dei Marines, osservando che «ad Abu Ghraib non è morto nessuno».

Le indagini sulla strage di Haditha sono state iniziate in febbraio, dopo che il settimanale Time ha mostrato a un portavoce militare americano un video con i sanguinosi effetti del massacro. Oltre al video di Time, altre prove documentarie della strage ottenute dagli investigatori comprendono una serie di foto scattate da un'altra pattuglia dei Marines arrivati sulla scena poco dopo le esecuzioni. In una di queste foto, requisite dai comandi lo scorso aprile, si vedono una madre e un bambino inginocchiati sul pavimento come in preghiera. Entrambi morti, uccisi da pallottole sparate da distanza ravvicinati.

Vietnam, 1968: il massacro di My Lai (da media68.net)

Il racconto di Iman: "Ecco come i marines uccisero la mia famiglia"

Il massacro è stato compiuto il 19 novembre 2005, come rappresaglia
di un attentato che aveva provocato la morte di un militare americano


ROMA -
Una bambina irachena, Iman, racconta nell'edizione odierna del quotidiano britannico The Times come i militari statunitensi hanno sterminato la sua famiglia, tutte persone inermi, assassinate nella loro casa, il 19 novembre del 2005.

Il terribile racconto di Iman Hassan, 10 anni, comincia alle sette del mattino, quando si era alzata da poco e si stava preparando per andare a scuola. Ad un tratto un'esplosione: un mezzo militare americano era stato colpito da una bomba ed il giovane di 20 anni che lo guidava era morto. Mezz'ora dopo la famiglia di Imam non esisteva più, sterminata dalla furia vendicativa dei soldati Usa.

Il racconto si riferisce alla strage di Haditha, una città nella provincia sunnita di Anbar, dove un gruppo di marines massacrò sistematicamente e a sangue freddo 24 civili iracheni, tra cui undici donne e bambini.

La furia omicida dei soldati, molti di loro al terzo turno di ferma in Iraq, era scattata dopo l'esplosione di un ordigno rudimentale sulla strada che aveva fatto saltare in aria un veicolo Humvee, uccidendo il caporale Miguel Terraza. Al momento dell'esplosione, ricorda Iman, suo padre stava pregando nella stanza accanto ed i nonni erano ancora a letto. Si udirono alcuni spari, ma la famiglia non si mosse, sapendo che era meglio stare in casa.

Un quarto d'ora dopo l'esplosione del mezzo militare, i marines irruppero nella casa di Iman. Buttarono una granata nella stanza dove dormivano i nonni. Iman vide che sua madre era stata colpita dalle schegge. La zia prese uno dei bambini e riuscì a fuggire dall'abitazione.

I soldati, racconta Iman, aprirono poi il fuoco nel soggiorno, dove la maggior parte della famiglia era riunita. Suo zio Rashid, appena sceso dal piano di sopra, vide quello che succedeva e tentò di fuggire, ma i marines lo rincorsero per strada e gli spararono.

"Tutti quelli che si trovavano nella casa furono uccisi dagli americani, eccetto mio fratello Abdul-Rahman ed io - racconta Iman -, eravamo troppo terrorizzati per muoverci e io cercai di nascondermi sotto un cuscino. Una scheggia mi aveva colpito la gamba. Per due ore non osammo muoverci. I miei famigliari non morirono sul colpo. Potevamo udirli lamentarsi", ha detto la bambina, che nel massacro ha perso i nonni, i genitori, due zii ed un cuginetto di 4 anni.

"E' un disastro", ha dichiarato al Times Tareq al-Hashemi, vicepresidente iracheno di etnia sunnita, sottolineando: "In questo modo non fanno che provocare tutti gli iracheni, specialmente la comunità sunnita. Stanno spingendo la gente ad unirsi alla resistenza e a combattere. Forse alcuni di loro ora condividono di più le posizioni di al Qaeda".

Secondo al-Hashemi, se la situazione nella provincia di Anbar è ora fuori controllo, la colpa è da imputare ai militari Usa. "Questo è successo in primo luogo a causa del comportamento degli americani, per la loro violazione su larga scala dei diritti umani. Uccidono e feriscono la gente, distruggono case".

Per la strage, che è stata oggetto di un'inchiesta del Pentagono i marines assassini della Kilo Company di base a Camp Pendleton ora rischiano incriminazioni che nei casi più gravi potrebbero comportare la pena di morte.

( 27 maggio 2006 )

 

il Sole 24 ore, 27 maggio 2006  


È bufera per la strage di Haditha: marines sotto accusa
 

di Stefano Biolchini


Intanto sulla stampa di tutto il mondo i marines vengono additati per la scoperta di un nuovo terribile massacro di civili. Gli stessi vertici della difesa statunitense hanno infatti accertato che lo scorso 19 novembre ad Haditha, cittadina sunnita nella provincia irachena di Anbar, un plotone di marines si è reso colpevole del massacro di 24 civili innocenti. Le vittime, fra cui 7 donne e cinque bambini (uno dei quali di appena tre anni) sono state assassinate a sangue freddo dai miilitari americani che poi hanno tentato di nascondere la strage. Ora i marines, che sono stati rimpatriati, rischiano di essere condananti per omicidio dalla corte marziale. Lo stesso Pentagono con due ricostruzioni diverse dell'accaduto, aveva tentato fin qui di occultare la strage di civili, 19 dei quali trucidati nelle loro abitazioni. Secondo le false ricostruzioni del Pentagono, i civili venivano indicati come vittime degli scontri con la guerriglia. Un portavoce dei Marines, il colonnello Scott Fazekas, non ha voluto commentare sullo stato delle inchieste, una delle quali sta valutando proprio la possibilità di un insabbiamento da parte dei militari coinvolti. Fonti del Congresso hanno tuttavia indicato che una delle inchieste, quella condotta dal Naval Criminal Investigative Service, potrebbe arrivare alle sue conclusioni tra un mese circa. Secondo altre fonti militari citate invece dalla Cnn l'inchiesta è «sostanzialmente conclusa» e «le prove raccolte sono piuttosto incriminanti» per quella che una fonte militare ha definito una «nuova My Lai».

Nonostante le conclusioni dei vertici militari trapelino col contagocce, quanto è emerso finora è agghiacciante. In un segnale che conferma la gravità della situazione, il comandante dei Marines, generale Michael Hagee, è partito ieri per un viaggio lampo a Baghdad: un blitz all'insegna del bisogno di rammentare ai soldati quel che non dovrebbe essere rammentato (il rispetto della Convenzione di Ginevra e l'ordine di proteggere i civili) e constrastare quella che lo stesso Hagee,
in un discorso alle truppe il cui testo è stato anticipato dal Pentagono, ha definito «la tendenza a diventare indifferenti alla perdita di vite umane».

I colpevoli dell'eccidio rischiano incriminazioni che nei casi più gravi potrebbero comportare la pena di morte, hanno detto al New York Times due avvocati contattati per una eventuale difesa. La furia omicida dei soldati, molti di loro al terzo turno di ferma in Iraq, era scattata dopo l'esplosione di ordigno rudimendale sulla strada che aveva ucciso uno di loro, il caporale Miguel Terraza. Nel caos seguito all'attacco, i Marines hanno fermato un taxi che trasportava cinque uomini disarmati: sono stati fatti scendere e giustiziati sul posto. Come è poi prassi in seguito a un agguato, i militari hanno hanno fatto irruzione in quattro case limitrofe. Ma anzichè applicare la Convenzione di Ginevra, che prevede di identificare i combattenti prima di prendere misure contro di loro, i soldati hanno ucciso «con metodo» e senza provocazione, hanno detto al New York Times fonti dell'amministrazione e del Congresso a conoscenza dell'inchiesta: solo nella quarta e ultima casa della strage sono state trovate armi. Il giorno stesso dell'incidente i marines annunciarono in un comunicato la morte di 15 civili a causa di una bomba piazzata sulla strada mentre altri otto insorti erano rimasti uccisi in uno scontro a fuoco. Sei mesi dopo questa versione, due comandanti sono stati rimossi (il comandante della Kilo Company capitano Luke McConnell e il comandante del Battaglione colonnello Jeffrey Chessani) e una decina di militari sono finiti sotto inchiesta: tra questi il sergente Frank Wuterich che comandava la squadra e alcuni caporali. Le pallottole che hanno ucciso i civili venivano «da un paio di fucili», ha scoperto una delle inchieste del Pentagono, una delle quali sta cercando di accertare il «cover up». I risultati preliminari della prima inchiesta, condotta dal generale Eldon Bargewell, sono stati presentati ieri in Congresso per preparare il terreno alla loro ufficializzazione e prevenire una esplosione di indignazione come accadde con lo scandalo delle torture nel 2004. «Sono incidenti gravissimi», ha detto dopo il briefing il capo della Commissione Forze Armate del Senato John Warner, un repubblicano. «È peggio di Abu Ghraib», ha commentato l'ex generale David Brahms, ex avvocato capo del corpo dei Marines, osservando che «ad Abu Ghraib non è morto nessuno».

Le indagini sulla strage di Haditha sono state scattate in febbraio, dopo che il settimanale Time ha
mostrato a un portavoce militare americano un video con i sanguinosi effetti del massacro. Oltre al video di Time, altre prove documentarie della strage ottenute dagli investigatori comprendono una serie di foto scattate da un'altra pattuglia dei Marines arrivati sulla scena poco dopo le esecuzioni.
In una di queste foto, requisite dai comandi lo scorso aprile, si vedono una madre e un bambino inginocchiati sul pavimento come in preghiera. Entrambi morti, uccisi da pallottole sparate da distanza ravvicinati.


 

I risultati della prima delle due inchieste sull'uccisione di 24 civili
durante una rappresaglia condotta dalle truppe americane

L'indagine sulla strage di Haditha: "Ufficiali Usa raccontarono il falso"

Bush assicura: "Andremo fino in fondo". Lo sdegno di Al Maliki

<B>L'indagine sulla strage di Haditha<br>"Ufficiali Usa raccontarono il falso" </B>
Un'immagine della strage di Haditha

WASHINGTON
- Alcuni ufficiali americani, coinvolti nel massacro di civili nella cittadina irachena di Haditha lo scorso novembre, riferirono il falso ai loro superiori, secondo quanto ha accertato un'inchiesta avviata dall'esercito statunitense sul presunto insabbiamento di quel massacro. Lo riferisce oggi il Washington Post sul suo sito on line, aggiungendo che i vertici militari statunitensi non verificarono le informazioni dei sottoposti e presero per buona la versione ricevuta.

Il quotidiano, anticipando i risultati dell'indagine durata tre mesi, rivela che ci furono numerose lacune nella ricostruzione dei fatti, ma non è ancora accertato se ci fu una volontà di insabbiamento da parte dei vertici, così come accusa il parlamentare John Murtha, democratico della Pennsylvania, ex marine. L'indagine di cui il Washington Post riferisce è una delle due in corso sui fatti di Haditha, dove vennero uccisi per rappresaglia, da parte delle truppe statunitensi, 24 persone tra uomini, donne e bambini. La seconda ha carattere penale, coinvolge 45 militari, e dovrebbe concludersi con incriminazioni come omicidio, falsa testimonianza il prossimo mese di agosto.
Autore della prima falsa testimonianza è il sergente Frank Wuterich, a capo dello squadrone dei Marines coinvolto nella strage. Denunciò il falso attribuendo la morte di 15 civili all'esplosione dell'ordigno che uccise il suo commilitone e scatenò la reazione di marines, che secondo le testimonianze degli abitanti della cittadina aprirono il fuoco in due case e contro un taxi su cui si trovavano quattro studenti.

La seconda falsa testimonianza avvenne poche ore dopo l'assassinio, quando altri marines incaricati raccogliere informazioni sulle vittime non potevano non aver visto che erano state uccise da proiettili sparati alla testa e al petto e non dai frammenti di una granata. Il loro rapporto era arrivato fino al livello del direttore dell'intelligence della prima divisione dei marines.

La vicenda ha scosso gli Stati Uniti. Lo stesso presidente George Bush è dovuto intervenire per garantire che il governo intende andare fino in fondo. I Marines, ha detto Bush "sono consapevoli della loro storia e delle loro tradizioni" e l'addestramento supplementare sui valori che riceveranno nelle prossime settimane servirà loro a farne memoria. "Se c'è qualcuno che vuole andare a fondo di questa storia - ha detto Bush - sono i vertici del corpo dei Marines", che intendono ricordare ai loro uomini "che cosa significa essere un marine".

Ovviamente sdegnate le parole del primo ministro iracheno Nouri al-Maliki: "Il crimine e la vergogna di Haditha... è un terribile delitto nel quale donne e bambini sono stati massacrati" ha detto il premier in una conferenza stampa. E il vicepremier Barham Salih ha riferito più tardi all'agenzia britannica Reuters che i colpevoli dovranno essere processati e che una commissione governativa lavorerà insieme alle forze della coalizione guidata dagli Stati Uniti per fare in modo che simili episodi non debbano ripetersi in futuro.
"Vogliamo sapere cosa esattamente è successo ad Haditha e i responsabili dovranno comparire davanti alla giustizia ed essere puniti secondo le leggi", ha concluso Salih.

( 1 giugno 2006 )


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