FISICA/MENTE

 

Pubblico volentieri questa ulteriore 

risposta di Antonio Pagliarone ad Enzo Modugno.

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Oltre Keynes…..Marx

 di Antonio Pagliarone

Mi sento obbligato ancora una volta a rispondere all’anticritica di Modugno senza avere la pretesa di convincerlo visto che l’evidenza empirica non è sufficiente anzi, sono più importanti le dichiarazioni verbali e non i dati rilevati sulle questioni economiche. Modugno ci avverte che i dati empirici giocano brutti scherzi ma non lo fanno le dichiarazioni di Stiglitz(*) o di Samir Amin.

Nel mio articolo “Forzature keynesiane” intendevo sottolineare che l’andamento delle spese militari successivo alla II guerra mondiale è andato sempre declinando e che le deboli riprese non sempre sono coincise con una rivitalizzazione dell’economia USA che sta vivendo un declino sul lungo periodo sia dell’accumulazione che del famoso saggio del profitto (esiste una pubblicistica estremamente interessante e ben argomentata  fatta da economisti che adottano il metodo di indagine del Dott. Marx, consiglio a Modugno di visitare il sito www.countdownnet.info).

Mi chiedo: come mai le spese militari sono destinate ad aumentare in questo periodo e non prima? Perché tale soluzione che al pari della spesa pubblica rilancia l’economia non è stata presa precedentemente quando il governo americano ed il pentagono si sono accorti che gli USA stavano vivendo un declino di lungo periodo che dura dalla metà degli anni 70? Inoltre perché proprio le spese militari e non le grandi opere pubbliche come l’ideologia keynesiana più comune impone?

Nel Marx e Keynes,  Mattick ha dimostrato la fallacità delle scelte keynesiane ma studi successivi (sempre di carattere empirico) hanno mostrato che in realtà la spesa statale è stata abbondantemente strapagata da salari e profitti. Il bilancio è in perdita, per i lavoratori intendo.

Modugno nella sua forzatura keynesiana se la cava con la seguente affermazione

Si tratta in realtà del militarismo degli Stati uniti, considerato come «formula» per la sopravvivenza del capitalismo Usa. Cioè una sinergia tra le spese militari come spesa pubblica per rilanciare l'economia, e le armi così prodotte per dominare mercati, campi d'investimento, risorse

Senza spiegare in cosa consista tale sinergia tra spese militari e spesa pubblica che andrebbe a rilanciare l’economia. I 2000 miliardi di dollari calcolati da Stiglitz vengono riportati senza minimamente scorporare tale cifra nelle varie voci, sappia Modugno che la cifra destinata agli investimenti in R. e S. sono molto modeste come rilevato da altri autori. Consiglio l’articolo di Winslow T. Wheeler apparso su Counterpunch il 19 gennaio 2006 nel quale si afferma che il Congresso il 21 dicembre avrebbe approvato per l’anno fiscale 2006 un budget per la difesa di 453 miliardi di dollari. L’autore poi con un semplice calcolo delle varie voci arriva alla cifra di  669,8 miliardi di dollari ma la cosa curiosa sono le varie voci nelle quali compaiono le spese per il dopo Katrina e per l’influenza aviaria. Tale budget riesce a mantenere un complesso militare industriale in profonda crisi e da tempo (ben prima dell’amministrazione Clinton). D'altronde alla banda del Pentagono non è rimasto che speculare su tale situazione visto che si possono fare soldi sui contractor e sulle spese (lo sa Modugno che ormai in Iraq le truppe americane parlano spagnolo? I militari vengono reclutati nel centroamerica perché costano poco).

Che la guerra sia un business è risaputo ma non rappresenta certo la medicina per una economia come quella americana che ha raggiunto livelli di indebitamento mai visti nella storia con una dipendenza dall’estero che ne fa il paese più condizionato dagli investimenti speculativi del Giappone, della Cina e dell’Europa destinate ad asset finanziari USA in prevalenza derivati. I tempi sono radicalmente mutati dal periodo in cui Mattick scriveva il suo articolo sulla Guerra Permanente anche perché di guerre nel vero senso della parola non se ne vedono più dalla fine del conflitto vietnamita. E non venitemi a raccontare che in Iraq c’è una guerra…Semmai un tentativo do speculazione sulla ricostruzione che sta andando tra l’altro piuttosto male per colpa degli iracheni che non vogliono capirla, e la mafiosata dura da tempo ben prima dello spettacolo dell’11 settembre creato ad arte per questo scopo. Sulle tesi dell’imperialismo o dell’Impero poi meglio stendere un velo pietoso visti i risultati evidenti delle aggressioni di questi ultimi 30 anni. Il ritornello della guerra imperialista lo lasciamo alla monotona pubblicistica dell’ultrasinistra o scusate dell’estrema sinistra keynesiana.

Se in qualche caso l’iconoclastia antikeynesiana ha portato alla scelta di campo neoliberista, il problema riguarda prevalentemente ex-keynesiani che si spacciavano per marxisti. Per quanto riguarda il sottoscritto ritengo utile procedere nel tentativo di smantellare l’impostazione regolazionista nelle analisi economiche ( e di conseguenza dello stato delle cose) che ha caratterizzato la cosiddetta sinistra radicale italiana a partire dagli anni 60 ( se non prima grazie al PCI) con la quale Paul Mattick ha avuto ben poco a che fare ( se non tirato per la giacca).

Gratta gratta sotto un marxista troverai un keynesiano.

Antonio Pagliarone


(*)  A proposito del paper di Stiglitz sui costi della "guerra" in Iraq, citato da Modugno nella sua replica alla critica del keynesismo militare, vorrei precisare che i 2100 miliardi di dollari di spesa sono una previsione sul lungo periodo e vorrei notare che Stiglitz, giustamente, scorpora tutte le spese militari nelle varie voci. La previsione di Stiglitz sulle conseguenze che vi saranno sull'economia americana e mondiale sono piuttosto nere contrariamente alla pia illusione di un utilizzo delle spese per la difesa per rilanciare l'economia secondo la visione del keynesismo militare.

 

 

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