RICORDO
DI ETTORE MAJORANA
di
Edoardo Amaldi
estratto dal "Giornale di Fisica" vol. 9, p. 300 (Bologna 1968)
S.I.F.
Società Italiana di Fisica
La
giovinezza
Ettore
Majorana nacque a Catania il 5 agosto 1906 da una nota famiglia di
professionisti di quella città. Il padre ingegner Fabio Massimo (nato a Catania
nel 1875, morto a Roma nel 1934), era fratello minore di Quirino Majorana
(1871-1957), noto professore di fisica sperimentale dell'Università di Bologna.
L'ingegner Fabio Massimo era stato per molti anni direttore dell'azienda
telefonica di Catania; trasferitosi a Roma, era stato nominato nel 1928
capodivisione e, qualche anno dopo, ispettore generale del ministero delle
Comunicazioni. Dal suo matrimonio con la signora Dorina Corso (nata a Catania
nel 1876, morta a Roma nel 1965), anch'essa di famiglia catanese, erano nati
cinque figli: Rosina, sposata più tardi con Werner Schultze; Salvatore, dottore
in legge e studioso di filosofia; Luciano, ingegnere civile specializzato in
costruzioni aeronautiche, ma che poi si dedicò alla progettazione e costruzione
di strumenti per l'astronomia ottica; Ettore; e, quinta e ultima, Maria,
musicista ed insegnante di pianoforte.
Dopo
avere fatto le prime classi delle scuole elementari in casa, Ettore entrò come
interno all'Istituto Massimo di Roma, ove completò le elementari e ove seguì
il ginnasio che superò in quattro anni, avendo saltato il quinto. Quando nel
1921 la sua famiglia si trasferì a Roma, egli seguitò a frequentare come
esterno la prima e la seconda liceo classico dell'Istituto Massimo, ma passò,
per il terzo anno, al liceo statale Torquato Tasso ove, nella sessione estiva
del 1923, conseguì la maturità con voti elevati.
Fra
i suoi compagni di corso c'era suo fratello Luciano, con cui passava anche buona
parte delle ore dedicate allo svago e ai comuni amici; c'erano anche Emilio Segrè,
oggi professore di fisica all'Università di Berkeley in California, ed Enrico
Volterra, oggi professore di scienza delle costruzioni all'Università di
Houston nel Texsas.
Finito
il biennio di Ingegneria, questo gruppo di giovani, tutti molto brillanti,
cominciò a frequentare la Scuola di applicazione per gli ingegneri di Roma.
Ettore seguitò a riportare voti elevati in tutti gli esami, salvo una
bocciatura in idraulica.
Come
al biennio così anche alla Scuola di Ingegneria Majorana faceva da consulente a
tutti i suoi compagni per la risoluzione dei problemi più difficili: in
particolare se si trattava di problemi matematici.
Nel
periodo in cui frequentava la Scuola di Ingegneria, Majorana, al pari di alcuni
suoi compagni di corso, aveva cominciato a mostrarsi molto critico verso il modo
in cui venivano impartiti alcuni degli insegnamenti; egli riteneva che ci si
soffermasse troppo nella descrizione di particolari inessenziali, mentre non
veniva dato abbastanza rilievo alla sintesi generale, caratteristica di un
solido inquadramento scientifico. Questa sua radicata convinzione era alla base
di frequenti, vivaci e talvolta aspre discussioni che aveva con alcuni
professori.
All'inizio
del secondo anno della Scuola di Ingegneria (quarto dall'inizio degli studi
universitari) Emilio Segrè decise di seguire la sua vecchia inclinazione e passò
agli studi di fisica. Tale decisione era maturata in lui durante l'estate 1927,
periodo in cui aveva conosciuto Franco Rasetti, allora assistente all'Istituto
di Fisica dell'Università di Firenze. Attraverso Rasetti, Segrè aveva
conosciuto anche Enrico Fermi allora ventiseienne e da poco nominato (novembre
1926) professore straordinario alla cattedra di Fisica teorica dell'Università
di Roma.
La
creazione di questa nuova cattedra era dovuta all'opera di O.M. Corbino,
professore di Fisica sperimentale e direttore dell'Istituto di Fisica
dell'Università di Roma, il quale, avendo giustamente valutato le eccezionali
capacità di Enrico Fermi, aveva iniziato tutta una serie di azioni per creare
in Roma una scuola di fisica moderna.
Io
stesso, che nel giugno 1927 ero alla fine del secondo biennio per gli studi di
ingegneria, avevo deciso di passare agli studi di fisica in seguito all'appello
che Corbino aveva rivolto durante una lezione, dicendo esplicitamente che, nella
situazione di fermento di idee che esisteva ormai in tutta Europa nel campo
della fisica e con la nomina di Fermi a professore a Roma, si apriva, a suo
giudizio, un periodo del tutto eccezionale per i giovani che avessero già
cominciato a dare prova di essere sufficientemente dotati e che si sentissero
disposti ad intraprendere uno sforzo non comune di studio e di lavoro teorico e
sperimentale.
Nell'autunno
1927 e all'inizio dell'inverno 1927-28 Emilio Segrè, nel nuovo ambiente fisico
che si era formato da pochi mesi attorno a Fermi, parlava frequentemente delle
eccezionali qualità di Ettore Majorana, e, contemporaneamente, cercava di
convincere Ettore Majorana a seguire il suo esempio, facendogli notare come gli
studi di fisica fossero assai più consoni di quelli di ingegneria alle sue
aspirazioni scientifiche ed alle sue capacità speculative. il passaggio a
Fisica ebbe luogo al principio del 1928 dopo un colloquio con Fermi, i cui
dettagli possono servire assai bene a tratteggiare alcuni aspetti del carattere
di Ettore Majorana.
Egli
venne all'Istituto di via Panisperna e fu accompagnato da Segrè nello studio di
Fermi ove si trovava anche Rasetti. Fu in quell'occasione che io lo vidi per la
prima volta. Di lontano appariva smilzo, con un'andatura timida e quasi incerta;
da vicino si notavano i capelli nerissimi, la carnagione scura, gli occhi
vivacissimi e scintillanti: nell'insieme l'aspetto di un saraceno.
Fermi
lavorava allora al modello statistico [dell'atomo] che prese in seguito il nome
di Thomas-Fermi. Il discorso con Majorana cadde subito sulle ricerche in corso
all'Istituto e Fermi espose rapidamente le linee generali del modello, mostrò a
Majorana gli estratti dei suoi recenti lavori sull'argomento e, in particolare,
la tabella in cui erano raccolti i valori numerici del cosiddetto potenziale
universale di Fermi. Majorana ascoltò con interesse e, dopo aver chiesto
qualche chiarimento, se ne andò senza manifestare i suoi pensieri e le sue
intenzioni. Il giorno dopo, nella tarda mattinata, si presentò di nuovo
all'Istituto, entrò diretto nello studio di Fermi e gli chiese, senza alcun
preambolo, di vedere la tabella che gli era stata posto sotto gli occhi per
pochi istanti il giorno prima. Avutala in mano, estrasse dalla tasca un
fogliolino su cui era scritta un'analoga tabella da lui calcolata a casa nelle
ultime ventiquattro ore. Confrontò le due tabelle e, constatato che erano in
pieno accordo fra loro, disse che la tabella di Fermi andava bene e, uscito
dallo studio, se ne andò dall'Istituto. Dopo qualche giorno passò a Fisica e
cominciò a frequentare regolarmente l'Istituto.
I
suoi studi universitari di fisica
Passato
a Fisica, Ettore Majorana aveva in breve tempo impressionato tutti per vivezza
di ingegno, profondità di comprensione ed estensione di studi che lo rendevano
molto superiore a tutti i suoi nuovi compagni. Il suo spirito critico era poi
eccezionalmente penetrante ed inesorabile, tanto che lo avevamo soprannominato
il "Grande Inquisitore"; nello stesso quadro scherzoso chiamavamo
Fermi il "Papa", Rasetti il "Cardinale Vicario", e così
via.
La
sua capacità di calcolo era poi strabiliante. Non solo faceva completamente a
memoria calcoli numerici complessi, ma eseguiva a memoria, in venti o trenta
secondi, anche il calcolo letterale di integrali definiti sufficientemente
complicati da richiedere per un abile matematico un notevole numero di passaggi:
eseguiva anche la sostituzione dei limiti letterali e numerici e dava
direttamente i risultati finali.
Nel
1928, durante i mesi di maggio e giugno, ossia nel periodo di preparazione e di
svolgimento degli esami universitari, avevamo preso l'abitudine di trovarci
prima di cena, tra le sette e le otto di sera, alla Casina delle Rose di Villa
Borghese. Oltre ad Ettore Majorana, Giovanni Gentile jr., Emilio Segrè ed io
dell'Istituto di Fisica, venivano Luciano Majorana, Giovanni Enriques, Giovanni
Ferro-Luzzi, Gastone Piqué, tutti studenti di ingegneria dello stesso anno di
Ettore. Sorseggiando una bibita o mangiando un gelato, si discuteva della
preparazione degli esami o degli ultimi esami sostenuti, qualcuno di noi fisici
raccontava qualche risultato di fisica atomica che aveva appreso recentemente,
il più delle volte da Fermi, o qualcuno degli studenti di ingegneria discuteva
delle proprietà del campo elettromagnetico o di qualche sua applicazione o
diceva male del professore di idraulica che era la loro bestia nera. Si parlava
anche di letteratura: Ettore conosceva e apprezzava in generale i classici e
prediligeva Shakespeare e Pirandello. Si parlava anche di questioni di cultura
varia, nelle quali Ettore era sempre ferratissimo, un poco di politica, ma
soprattutto della spedizione Nobile al Polo Nord che aveva luogo proprio in
quell'epoca (marzo-maggio 1928) e che aveva dato origine alle ben note complesse
vicende umane.
L'abitudine
di andare alla Casina delle Rose fu da noi ripresa, sia pure con assai minore
regolarità, nei mesi di maggio e giugno dell'anno dopo, fino a quando giungemmo
alla laurea.
Ettore
Majorana, Gabriello Giannini (che nel seguito si affermò come costruttore e
industriale elettronico negli Stati Uniti) ed io ci laureammo lo stesso giorno,
il 6 luglio 1929; Ettore presentava una tesi sulla meccanica dei nuclei
radioattivi, di cui fu relatore Fermi, ed ebbe 110/110 e lode. La lettura di
questa tesi, anche a distanza di quasi quarant'anni, colpisce per la chiarezza
dell'impostazione e l'approfondimento dei problemi relativi alla struttura dei
nuclei e alla teoria del loro decadimento alfa.
Dopo
la laurea Ettore continuò a frequentare l'Istituto dove passava più o meno
regolarmente un paio di ore al mattino, e qualche ora nel pomeriggio. queste ore
venivano trascorse in biblioteca ove studiava soprattutto i lavori di Dirac,
Heisenberg, Pauli, Weyl e Wigner.
A
quell'epoca i suoi giudizi su scienziati viventi, anche di primo piano, erano
quasi sempre oltremodo severi, tanto da fare sorgere il sospetto di una
presunzione e di un orgoglio eccezionali; ma tale severità si attenuava o,
addirittura, scompariva nel caso dei suoi amici, mentre altrettanto severi erano
i giudizi che egli faceva intendere implicitamente su se stesso e che
manifestava esplicitamente nel suo lavoro. Le persone a lui vicine avevano così
finito con il comprendere che tanta severità non era altro che la
manifestazione di uno spirito insoddisfatto e tormentato. Sotto un apparente
isolamento dal prossimo, non solo di fatto ma anche di sentimenti, si nascondeva
una sensibilità vivissima che lo portava a stringere solo raramente rapporti di
amicizia; ma allora questi erano dotati della profondità caratteristica della
sua regione di origine.
Il
12 novembre 1932 egli conseguì la libera docenza in fisica teorica: presentava
solo cinque lavori, ma la commissione composta da Enrico Fermi, Antonino Lo
Surdo ed Enrico Persico fu unanime nel riconoscere nel candidato "una
completa padronanza della fisica teorica".
La
sua attività nel campo della fisica atomica e molecolare e l'evoluzione dei
suoi interessi verso la fisica dei nuclei
Dal
punto di vista della produzione scientifica, quegli anni rappresentano la prima
delle due fasi della troppo breve attività di ricerca di Ettore Majorana, tutta
raccolta in nove lavori e un articolo di alta divulgazione. La prima fase
comprende sei lavori che si riferiscono tutti a problemi di fisica atomica e
molecolare; la seconda fase ne comprende tre soli che riguardano problemi di
fisica del nucleo o proprietà dei corpuscoli elementari.
I
lavori appartenenti alla prima fase possono essere ulteriormente divisi in tre
gruppi. Il primo è costituito da tre lavori che riguardano problemi di
spettroscopia atomica; il secondo gruppo comprende due lavori che trattano
alcune questioni relative al legame chimico. Il terzo gruppo, infine, consiste
in un solo lavoro il quale verte sul problema del ribaltamento dello spin (spin-flip)
non adiabatico in un fascio di atomi polarizzati. Tutti questi lavori colpiscono
per la loro alta classe: essi rivelano una profonda conoscenza dei dati
sperimentali anche nei più minuti dettagli, una disinvoltura non comune,
soprattutto a quell'epoca, nello sfruttare le proprietà di simmetria degli
stati per semplificare i problemi o per la scelta della più opportuna
approssimazione per risolvere quantitativamente i singoli problemi, qualità
quest'ultima che senza dubbio derivava, almeno in parte, dalle sue eccezionali
doti di calcolatore.
In
particolare i lavori n. 2 e n. 4 diedero l'occasione a Majorana di impadronirsi
della teoria quantistica del legame chimico, circostanza questa che doveva
risultare di grande importanza per la sua futura attività di ricerca. La sua
conoscenza approfondita del meccanismo di scambio degli elettroni di valenza,
che è alla base della teoria quantistica del legame chimico omeopolare,
costituirà infatti più tardi il punto di partenza per l'ipotesi che le forze
nucleari siano forze di scambio.
Il
lavoro n. 6 sul ribaltamento dello spin in un campo magnetico variabile è un
classico della trattazione di questi problemi e come tale viene correntemente
citato: i suoi risultati hanno costituito successivamente il principio su cui è
basata la realizzazione sperimentale del metodo usato per ribaltare lo spin dei
neutroni con un campo a radiofrequenza, metodo impiegato sia nell'analisi di
fasci di neutroni polarizzati, sia in tutti gli spettrometri a neutroni
polarizzati usati nello studio delle strutture magnetiche.
L'interesse
di Majorana per la fisica nucleare, che già si era manifestato nella sua tesi
di laurea, si ravvivò fortemente con l'apparire dei classici lavori che
dovevano portare alla scoperta del neutrone, all'inizio del 1932. In realtà
questo suo rinnovato interesse rientrava nel nuovo orientamento generale di
tutto l'Istituto di via Panisperna, ove già da qualche anno si parlava
dell'opportunità di abbandonare, sia pure gradualmente, la fisica atomica,
campo in cui tutti avevano lavorato per vari anni, e di far convergere il
principale sforzo di ricerca su problemi di fisica nucleare.
Verso
la fine di gennaio 1932 cominciarono ad arrivare i fascicoli dei "Comptes
Rendus" contenenti le classiche note di F. Joliot e I. Curie sulla
radiazione penetrante scoperta da Bothe e Becker. Nella prima di tali note
veniva mostrato che la radiazione penetrante, emessa dal berillio sotto l'azione
delle particelle alfa emesse dal polonio, poteva trasferire ai protoni, presenti
in straterelli di vari materiali idrogenati (come l'acqua o il cellofan),
energie cinetiche di circa cinque milioni di elettronvolt. Per interpretare tali
osservazioni, i Joliot-Curie avevano in un primo tempo avanzato l'ipotesi che si
trattasse di un fenomeno analogo all'effetto Compton [...]. Subito dopo, però,
avevano suggerito che l'effetto osservato fosse dovuto a un nuovo tipo di
interazione tra raggi gamma e protoni, diversa da quella che interviene
nell'effetto Compton.
Quando
Ettore lesse queste note, disse, scuotendo la testa: "non hanno capito
niente: probabilmente si tratta di protoni di rinculo prodotti da una particella
neutra pesante". Pochi giorni dopo giunse a Roma il fascicolo di
"Nature" contenente la lettera all'editore presentata da J. Chadwick
il 17 febbraio 1932 e in cui veniva dimostrata l'esistenza del neutrone sulla
base di una classica serie di esperienze [...].
Subito
dopo la scoperta di Chadwick, vari autori compresero che i neutroni dovevano
essere uno dei costituenti dei nuclei e cominciarono a proporre vari modelli in
cui entravano a far parte particelle alfa, elettroni e neutroni. Il primo a
pubblicare che il nucleo è costituito soltanto di protoni e neutroni è stato
probabilmente D.D. Ivanenko [...]. Ma è certo che, prima di Pasqua di quello
stesso anno, Ettore Majorana aveva cercato di fare la teoria dei nuclei leggeri
ammettendo che i protoni e i neutroni (o "protoni neutri" come egli
diceva allora) ne fossero i soli costituenti e che i primi interagissero con i
secondi con forze di scambio delle sole coordinate spaziali (e non degli spin),
se si voleva far sì che il sistema saturato rispetto all'energia di legame
fosse la particella alfa e non il deutone.
Aveva
parlato di questo abbozzo di teoria agli amici dell'Istituto e Fermi, che ne
aveva subito riconosciuto l'interesse, gli aveva consigliato di pubblicare al più
presto i suoi risultati, anche se parziali. Ma Ettore non ne volle sapere perchè
giudicava il suo lavoro incompleto. Allora Fermi, che era stato invitato a
partecipare alla conferenza di fisica che doveva avere luogo nel luglio di
quell'anno a Parigi, nel quadro più ampio della Quinta conferenza
internazionale sull'elettricità, e che aveva scelto come argomento da trattare
le proprietà del nucleo atomico, chiese a Majorana l'autorizzazione ad
accennare alle sue idee sulle forze nucleari. Majorana rispose a Fermi che gli
proibiva di parlarne o che, se ne voleva proprio parlare, facesse pure ma, in
quel caso, dicesse che si trattava di idee di un noto professore di
elettrotecnica, il quale fra l'altro doveva essere presente alla conferenza di
Parigi, e che egli, Majorana, considerava come un esempio vivente di come non si
dovesse fare la ricerca scientifica.
Fu
così che il 7 luglio Fermi tenne a Parigi il suo rapporto su "Lo stato
attuale della fisica del nucleo atomico" senza accennare a quel tipo di
forze che in seguito furono denominate "forze di Majorana" e che in
sostanza erano già state concepite, sia pure in forma rozza, vari mesi prima.
Nel
fascicolo della "Zeitschrift fur Physik" datata 19 luglio 1932 apparve
il primo lavoro di Heisenberg sulle forze "di scambio alla Heisenberg",
ossia forze che coinvolgono lo scambio delle coordinate sia spaziali che di spin.
Questo lavoro suscitò molta impressione nel mondo scientifico: era il primo
tentativo di una teoria del nucleo che, per quanto incompleta e imperfetta,
permetteva di superare alcune delle difficoltà di principio che fino ad allora
erano sembrate insormontabili. Nell'Istituto di fisica dell'Università di Roma
tutti erano oltremodo interessati e pieni di ammirazione per i risultati di
Heisenberg, ma al tempo stesso dispiaciuti che Majorana non avesse non dico
pubblicato, ma neanche voluto che Fermi parlasse delle sue idee in un congresso
internazionale...
Fermi
si adoperò nuovamente perché Majorana pubblicasse qualche cosa, ma ogni suo
sforzo e ogni sforzo di noi, suoi amici e colleghi, fu vano. Ettore rispondeva
che Heisenberg aveva ormai detto tutto quello che si poteva dire e che, anzi,
aveva detto probabilmente anche troppo. Alla fine però Fermi riuscì a
convincerlo ad andare all'estero, prima a Lipsia e poi a Copenaghen, e gli fece
assegnare dal Consiglio Nazionale delle ricerche una sovvenzione per tale
viaggio che ebbe inizio alla fine di gennaio del 1933 e durò fra sei e sette
mesi.
L'avversione
a pubblicare o comunque a rendere noti i suoi risultati che appare da questo
episodio faceva parte di un suo atteggiamento generale. Talvolta, nel corso di
una conversazione con qualche collega, diceva quasi incidentalmente di avere
fatto durante la sera precedente il calcolo o la teoria di un fenomeno non
chiaro che in quei giorni aveva colpito l'attenzione sua o di qualcuno di noi.
Nella discussione che seguiva, sempre molto laconica da parte sua, Ettore a un
certo punto tirava fuori dalla tasca il pacchetto delle sigarette Macedonia (era
un fumatore accanito) sul quale erano scritte, in una calligrafia minuta ma
ordinata, le formule principali della sua teoria o una tabella di risultati
numerici. Copiava sulla lavagna parte dei risultati, quel tanto che era
necessario per chiarire il problema, e poi, finita la discussione e fumata
l'ultima sigaretta, accartocciava il pacchetto e lo buttava nel cestino.
Il
suo viaggio all'estero
Nell'inverno
1932-33 era arrivato a Roma, dalla Harvard University, Eugene Feenberg che
godeva di una Travelling scolarship per "graduate students" di quella
Università, con il quale trascorse circa tre mesi a Roma e uno o due a Lipsia.
Il suo soggiorno in Europa

Feenberg
e Majorana simpatizzarono immediatamente, ma non riuscirono a stabilire rapporti
stretti di lavoro, dato che nessuno dei due era in grado di parlare la lingua
dell'altro; Feenberg aveva comperato un piccolo glossario inglese-italiano con
cui cercava di aiutarsi, ma il risultato dello sforzo, fatto con onestà e
perseveranza, era assai modesto. Pertanto essi si mettevano nella stessa saletta
della biblioteca dell'Istituto di via Panisperna, studiavano allo stesso tavolo
e comunicavano tra di loro, mostrandosi qualche formula scritta su un pezzo di
carta, soltanto a lunghi intervalli di tempo, fra una lettura e l'altra di
qualche pagina di recenti pubblicazioni.
Prima
di partire per Lipsia, Majorana pubblicò un altro lavoro, quello sulla teoria
relativistica di particelle con momento intrinseco arbitrario. E' il suo primo
lavoro che riguarda le particelle elementari e non aggregati di particelle quali
sono gli atomi e i nuclei e pertanto ne parlerò fra poco.
Nel
mese di gennaio Majorana partì per Lipsia [...]. Lipsia in quegli anni era uno
dei maggiori centri di fisica moderna; attorno a W. Heisenberg, si era raccolto
un gruppo di giovani di eccezione, fra i quali F. Bloch, F. Hund, R. Peierls e,
fra gli ospiti, E. Feenberg, R.D. Inglis, e E.G. Uhlenbeck. Feenberg ricorda di
avere assistito a un seminario di Heisenberg sulle forze nucleari, nel quale
Heisenberg parlò anche del contributo dato da Majorana a questo argomento:
disse che l'autore era presente e lo invitò a dire qualche cosa sulle sue idee,
ma Ettore si rifiutò di prendere la parola. Uscendo dal seminario, Uhlenbeck
espresse a Feenberg la sua ammirazione per l'acutezza delle considerazioni fatte
da Majorana e riferite da Heisenberg.
Majorana
in quel periodo si legò ad Heisenberg per il quale conservò sempre profonda
ammirazione e senso di amicizia. Fu Heisenberg che lo convinse senza sforzo, con
il solo peso della sua autorità, a pubblicare il suo lavoro sulla teoria del
nucleo che apparve nel corso dello stesso anno sia sulla "Zeitschrift fur
Physik" che sulla "Ricerca Scientifica". Heisenberg si rese conto
delle notevoli qualità di ricercatore di Majorana, ma anche della fatica che
egli sempre incontrava nello stabilire rapporti con persone di recente
conoscenza e, in generale, con il mondo esterno.
A
Copenhagen, se non il maggiore certo uno dei maggiori centri di fisica
dell'epoca, Ettore conobbe Niels Bohr, C.Moller, L. Rosenfeld e molti altri. in
quel periodo si trovava a Copenhagen anche Placzek, e Majorana si attaccò a lui
dato che già lo conosceva da qualche anno.
Nel
mese di luglio la famiglia di Majorana fece un viaggio in macchina e andò a
trovare Ettore a Lipsia.
Nel
periodo trascorso all'estero Majorana fu colpito dal livello economico e
organizzativo tedesco, tanto da concepire una grande ammirazione per la
Germania, ammirazione che espresse in alcune occasioni, in particolare in una
lettera a Emilio Segrè in cui egli cerca di dare una spiegazione -
inaccettabile per la maggior parte dei suoi amici - della politica del governo
tedesco dell'epoca.
Quando
nell'autunno del 1933 tornò a Roma, Ettore non stava bene in salute a causa di
una gastrite i cui primi sintomi si erano manifestati in Germania. quale fosse
l'origine di questo male non è chiaro, ma i medici di famiglia lo collegarono
con un principio di esaurimento nervoso. Cominciò a frequentare l'Istituto di
via Panisperna solo saltuariamente e, con il passare dei mesi, non venne più
affatto: trascorreva sempre più le sue giornate in casa immerso nello studio
per un numero di ore del tutto eccezionale.
Più
che di fisica in quel periodo si interessava di economia politica, delle flotte
dei diversi paesi e dei loro rapporti di forza, delle caratteristiche
costruttive delle navi. Al tempo stesso gli interessi filosofici, che sempre
erano stati vivi in lui, si erano fortemente accentuati, tanto da spingerlo a
meditare a fondo le opere di vari filosofi, in particolare quelle di
Schopenhauer. Probabilmente risale a quell'epoca il manoscritto sul valore delle
leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali che, trovato fra le sue
carte dal fratello Luciano, fu pubblicato dopo la sua scomparsa da Giovanni
Gentile jr.
A
questi interessi vecchi e nuovi se ne era aggiunto un altro, la medicina,
argomento che affrontava forse anche nel desiderio di comprendere i sintomi e la
portata del suo male.
Non
pochi tentativi fatti da Giovanni Gentile jr., da Emilio Segrè e da me per
riportarlo a fare vita normale furono senza risultato. Ricordo che nel 1936 non
usciva che raramente di casa, neanche per andare dal barbiere, così che i
capelli gli erano cresciuti in modo anormale; in quel periodo qualcuno degli
amici che era andato a trovarlo gli mandò a casa, nonostante le sue proteste,
un barbiere. Nessuno di noi riuscì però mai a sapere se facesse ancora della
ricerca in fisica teorica; penso di si, ma non ne ho alcuna prova.
La
nomina a professore di fisica teorica e i suoi lavori di fisica delle particelle
elementari
Nel
frattempo diversi altri giovani erano andati maturando nel campo della fisica
teorica: GianCarlo Wick, laureato all'Università di Torino con Somigliana, dopo
un periodo trascorso a Gottinga e a Lipsia, era venuto a Roma; Giulio Racah,
laureato a Firenze con Enrico Persico, divideva il suo tempo tra Firenze, Roma e
Zurigo ove lavorava sotto la guida di Pauli; Giovanni Gentile jr., di cui
abbiamo già parlato; Leo Pincherle che aveva studiato a Bologna e poi era
venuto a Roma, e Gleb Wataghin che, emigrato in Italia dalla Russia, aveva
studiato a Torino ove insegnava e lavorava da anni.
Era
ormai giunta l'ora per un nuovo concorso in fisica teorica; il primo e solo
concorso per
Il
maggiore contributo scientifico è costituito dagli ultimi suoi tre lavori. Il
primo di questi, sulla cui origine ho già dato qualche notizia, si inserisce
dopo le tre classiche note di Heisenberg [...]
Nell'ultimo
lavoro, quello sulla teoria simmetrica dell'elettrone e del positone, Majorana
parte dall'osservazione che la teoria relativistica di Dirac, che aveva portato
alla previsione della esistenza del positone, poco dopo confermata
dall'esperienza, si imperniava sull'equazione di Dirac che è completamente
simmetrica rispetto al segno della carica: ma che tale simmetria andava in parte
perduta nello sviluppo successivo della teoria, che descriveva il vuoto come una
situazione in cui tutti gli stati di energia negativa erano occupati e tutti
quelli di energia positiva liberi. L'eccitazione di un elettrone da uno degli
stati di energia negativa ad uno di energia positiva lasciava una lacuna dotata
di energia positiva, che poteva venire interpretata come l'antielettrone [o
positone] [...] Questa impostazione asimmetrica porta come conseguenza anche la
necessità di cancellare, senza nessuna sana giustificazione di principio,
alcune costanti infinite, come la densità di carica, dovute agli stati di
energia negativa. Partendo da queste osservazioni, Majorana sviluppò una teoria
in cui una particella neutra, diciamo il neutrino, si identifica con la sua
antiparticella, l'antineutrino [...].
Nominato
professore di fisica teorica a Napoli nel novembre 1937, Ettore Majorana si
trasferì in quella città ai primi di gennaio dell'anno successivo. A Napoli si
legò d'amicizia con Antonio Carrelli, professore di fisica sperimentale e
direttore dell'Istituto di Fisica di quella Università.
Anche
a Napoli, come del resto aveva sempre fatto a Roma, conduceva una vita
estremamente ritirata; al mattino, quando doveva fare lezione, andava
all'Istituto e nel tardo pomeriggio faceva lunghe passeggiate nei quartieri più
vivi della città. Adempiva, come del resto aveva fatto sempre per tutti i suoi
doveri del passato, al compito della lezione con grande cura e impegno. il
manoscritto delle sue lezioni di meccanica quantistica mostra come egli
svolgesse questo insegnamento in maniera assai simile a quella attuale.
Anche
a Napoli, come a Roma negli anni precedenti, Majorana era tormentato dalla sua
malattia che finiva inevitabilmente con l'avere una influenza sul suo umore e
anche sul suo carattere. Questo spiega forse l'eccessivo dispiacere che provò,
a quanto racconta Carrelli, quando, dopo qualche mese di insegnamento, si rese
conto che ben pochi degli studenti erano in grado di seguire ed apprezzare le
sue lezioni sempre oltremodo elevate.
Il
giorno 26 marzo 1938 Carrelli con grande meraviglia ricevette da Palermo un
telegramma lampo da parte di Ettore Majorana in cui gli diceva di non
preoccuparsi per quanto era scritto nella lettera che gli aveva mandato.
Carrelli attese l'arrivo della lettera impostata a Palermo qualche ora prima
della spedizione del telegramma; in essa Ettore Majorana scriveva con molta
freddezza e altrettanta decisione di trovare la vita in generale, e la sua in
particolare, assolutamente inutile e che pertanto aveva deciso di sopprimersi.
La lettera purtroppo andò persa, ma una frase rimase impressa nella memoria di
Carrelli e suonava all'incirca così: Non sono una ragazza ibseniana,
comprendimi, il problema è molto più grosso... La lettera si chiudeva con un
caldo saluto a Carrelli che ringraziava per l'amicizia che gli aveva dimostrato
negli ultimi mesi.
Carrelli,
sconvolto da tale lettura, chiamò subito al telefono Fermi il quale a Roma si
mise in contatto con il fratello Luciano: questi si recò immediatamente a
Napoli ove iniziava una affannosa ricerca di informazioni su Ettore. Tale
ricerca, condotta sia a Palermo che a Napoli, permise di stabilire che Ettore
era partito da Napoli per Palermo, con il piroscafo della società Tirrenia,
nella notte dal 23 al 24 marzo [in realtà la sera del 25 marzo] e che era
giunto a Palermo ove era stato un paio di giorni e donde, il 25 [in realtà il
26 mattina], aveva spedito sia la lettera che il telegramma a Carrelli. La sera
del giorno stesso aveva ripreso il piroscafo per Napoli. Il professore Michele
[in realtà Vittorio] Strazzeri dell'Università di Palermo lo vide quella notte
a bordo e anzi alle prime luci dell'alba, mentre il piroscafo entrava nel golfo
di Napoli, lo scorse dormire nella sua cabina. Un marinaio testimoniò di averlo
visto a poppa della nave dopo Capri non molto prima che questa attraccasse al
molo di Napoli. secondo l'ufficio di Napoli della società Tirrenia il biglietto
Palermo-Napoli di Majorana sarebbe stato trovato tra quelli consegnati allo
sbarco a Napoli, ma la notizia non ebbe mai una conferma sicura.
Le
indagini furono condotte per oltre tre mesi sia dalla polizia che dai
carabinieri e con l'interessamento personale di Mussolini a cui si era rivolta
la madre. La famiglia promise un premio, allora cospicuo, di 30.000 lire a chi
avesse dato notizie di Ettore e pubblicò per mesi sui maggiori quotidiani un
appello ad Ettore perché tornasse a casa; il Vaticano cercò di stabilire se si
fosse chiuso in un convento. Ma tutti i tentativi furono vani. Nessuna traccia
fu mai trovata: solo si seppe che, qualche giorno prima della partenza di Ettore
Majorana per Palermo, si era presentato alla chiesa del Gesù Nuovo, situata a
Napoli vicino all'albergo Bologna ove egli abitava, un giovane uomo molto
agitato le cui caratteristiche somatiche e psichiche parvero ai parenti
corrispondere a quelle di Ettore. Inoltre, padre De Francesco, ex provinciale
dei Gesuiti, che aveva ricevuto il giovane, parve riconoscerlo nella fotografia
di Ettore mostratagli dai parenti. Il giovane chiese a padre De Francesco di
"fare un esperimento di vita religiosa", espressione che secondo i
fratelli va intesa come "fare gli esercizi spirituali". Essi infatti
non credono che egli volesse con questa frase manifestare una vocazione
religiosa ma semplicemente il desiderio di ritirarsi in meditazione. Alla
risposta che egli poteva, sì, avere ospitalità, ma solo a breve termine - in
quanto per una soluzione definitiva sarebbe stato necessario, per l'Ordine,
entrare in noviziato - il giovane rispose: "Grazie, scusi", e se ne
andò.
L'ipotesi
che trovò più credito tra gli amici fu che egli si fosse buttato in mare: ma
tutti gli esperti delle acque del golfo di Napoli sostengono che il mare, prima
o poi, ne avrebbe restituito le spoglie.
Solo
quasi trent'anni dopo, qualcuno che non lo aveva mai conosciuto o che lo aveva
conosciuto solo molto superficialmente, immaginò un rapimento o una fuga in
relazione con ipotetici affari di spionaggio atomico. Ma per chi ha vissuto
nell'ambiente dei fisici nucleari dell'epoca e ha conosciuto Ettore Majorana una
simile ipotesi non solo è destituita di qualsiasi fondamento, ma è assurda sia
sul piano storico che su quello umano. Pochi anni dopo la sua scomparsa,
riparlando della cosa con amici comuni, Fermi osservò che, con la sua
intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o di far scomparire il
suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito.
Non
si è saputo più nulla: tutti sono rimasti con un senso di profonda amarezza
per la perdita, chi di un parente, chi di un amico, gentile, riservato e schivo
di manifestazioni esteriori, così evidentemente affettuoso anche se
profondamente amaro: un senso di frustrazione per tutto quello che il suo
ingegno non ha lasciato ma che avrebbe ancora potuto produrre se non fosse
intervenuta la sua assurda scomparsa; e soprattutto un senso di profondo e
ammirato stupore per la sua figura di uomo e di pensatore che era passata tra
noi così rapidamente, come un personaggio di Pirandello carico di problemi che
portava con sé, tutto solo; un uomo che aveva saputo trovare in modo mirabile
una risposta al alcuni quesiti della natura, ma che aveva cercato invano una
giustificazione alla vita, alla sua vita, anche se questa era per lui di gran
lunga più ricca di promesse di quanto essa non sia per la stragrande
maggioranza degli uomini.
Edoardo
Amaldi
"...e
non capivo che
quell'uomo
era il mio volto, era il mio specchio
finché
non verrà il tempo
in
faccia a tutto il mondo per rincontrarlo..."
(F.
Guccini)
Pubblicazioni
di Ettore Majorana
1.
Sullo sdoppiamento dei termini Roentgen ottici a causa dell'elettrone rotante
e sulla intensità delle righe del Cesio, in collaborazione con Giovanni
Gentile jr.: "Rendiconti Accademia Lincei", vol.8, 1928, pp 229-233.
2.
Sulla formazione dello ione molecolare di He: "Nuovo Cimento",
vol.8, 1931, pp.22-28.
3.
I presunti termini anomali dell'Elio: "Nuovo Cimento",
vol.8,1931, pp.78-83.
4.
Reazione pseudopolare fra atomi di idrogeno: "Rendiconti Accademia
Lincei", vol.13, 1931, pp.58-61.
5.
Teoria dei tripletti P' incompleti: "Nuovo Cimento", vol.8,
1931 pp.107-113.
6.
Atomi orientati in campo magnetico variabile: "Nuovo Cimento",
vol.9, 1932, pp.43-50.
7.
Teoria relativistica di particelle con momento intrinseco arbitrario:
"Nuovo Cimento", vol.9, 1932, pp.335-344.
8.
Ueber die Kerntheorie: "Zeitschrift fur Physik", vol.82, 1933,
pp.137-145.
9.
Teoria simmetrica dell'elettrone e del positrone: "Nuovo
Cimento", vol.14, 1937, pp.171-184.
10.
Il valore delle leggi statistiche nella fisica e nelle scienze sociali (
pubblicazione postuma, a cura di G. Gentile jr.): "Scientia", vol.36,
1942, pp.55-56.