Per parlare di fluttuazioni occorre riferirsi al significato statistico
del 2° principio della termodinamica.
Dalla teoria cinetica
sappiamo che la temperatura e la
pressione costituiscono medie nel tempo di un gran numero di caratteristiche
microscopiche di un dato gas (in particolare la temperatura di un dato gas è
proporzionale all'energia cinetica delle sue molecole o, meglio, alla velocità
quadratica media con cui queste si muovono). Abbiamo
poi visto, nell'ultimo paragrafo del 3° capitolo di Relatività, il
significato
statistico che si deve attribuire al 2° principio della termodinamica (dovuto
al fatto che si ha a che fare con un numero N enorme di molecole costituenti il
gas, dell'ordine di grandezza del numero di Avogadro), Ricordo una
frase di Boltzmann che abbiamo citato nel paragrafo in oggetto:
"Lo stato iniziale di un sistema sarà, nella maggior parte dei
casi,
uno stato molto poco probabile ed il sistema tenderà sempre verso gli
stati più probabili, fin quando giunge allo stato più probabile, cioè
allo stato di equilibrio termodinamico. Se applichiamo questo al secondo
principio della termodinamica, potremo identificare la grandezza entropia con la
probabilità dello stato corrispondente".
Poiché
lo stato più probabile di un sistema termodinamico è lo stato macroscopico che
è realizzato dal maggior numero di stati microscopici, un
sistema isolato tenderà all'equilibrio termodinamico che è proprio quello
cui compete la massima probabilità o, che è lo stesso, la massima entropia.
Lo
stesso Boltzmann trovò una relazione che
lega l'entropia S di un dato
stato macroscopico alla sua probabilità P di esistenza:
(1)
S = k log P
dove
k è, appunto, la costante di Boltzmann.
Si badi che, cosi formulato il 2° principio della termodinamica continua
ad affermare la reversibilità delle leggi meccaniche che governano le
interazioni tra le molecole; esso dice però che, nei fenomeni naturali, questa
reversibilità è estremamente improbabile. Ed è su questa improbabilità che
centreremo la nostra attenzione per discutere di fluttuazioni.
Supponiamo di avere N molecole di un gas cui compete una energia totale
E; è ovvio che vi sono svariatissimi modi in cui le N molecole possono
ripartirsi l'energia a disposizione in modo che, macroscopicamente, si abbiano
sempre gli stessi valori P, V, T, di pressione, volume, temperatura (in modo
cioè che si abbia sempre lo stesso stato macroscopico). E' ragionevole però
ammettere che questa energia E si distribuisca tra le molecole in modo che,
più o meno, tutte acquistino una certa energia e quindi una certa velocità.
E' stato Maxwell a mostrare ciò teoricamente (si veda Appendice 5) e Stern
a verificarlo sperimentalmente (nel 1920).
Le velocità delle molecole si distribuiscono secondo la curva mostrata
in figura (una gaussiana). Questa curva ha il seguente significato:
le molecole del gas sono in
continuo movimento e soggette agli urti più svariati (tra di esse e con

le
pareti del recipiente che le contiene); ad ogni
istante si avrà un numero enorme di valori di v; poche molecole avranno velocità
molto piccole (la coda sinistra della gaussiana); poche molecole avranno velocità
molto grandi (la coda destra della gaussiana); un grandissimo numero avrà
velocità intermedie; la curva presenta un massimo in corrispondenza di
vm
che può essere
assunta come la velocità più probabile delle molecole; per vm
Maxwell ha trovato il valore:
dove
T è la temperatura assoluta cui si trova, il gas, m è la massa di una
molecola (le masse delle molecole del gas sono supposte tutte uguali), k è
la costante di Boltzmann [si
noti che il valore ora dato deve essere leggermente corretto data la non
perfetta simmetria della curva: vo ≈
1,13 vm].
Il calcolo delle probabilità mostra anche un altro importante risultato.
Se in un recipiente di volume dato vi sono N (numero di Avogadro) molecole di
gas e noi preleviamo la metà del volume di gas, esso conterrà un
numero di molecole pari a N/2 ±
h, dove h rappresenta lo scarto assoluto rispetto alla metà di N. Sempre
il calcolo delle probabilità ci permette di ricavare che la probabilità che
corrisponde ad un dato scarto assoluto h è proporzionale a radice quadra di N
(la probabilità che questo scarto sia superiore a 100 volte la radice quadrata
di N è pari ad 1/1014 !!!).
Se definiamo con h/N lo scarto relativo, la probabilità di esso sarà
data da:
Al crescere di N, quindi, cresceranno gli scarti assoluti ma diminuiranno
gli
scarti relativi.
E' chiaro che quanto qui detto si applica pari pari alla precedente
discussione sulla distribuzione delle velocità molecolari.
Quello che abbiamo visto ci permette di affermare che lo stesso
2° principio della termodinamica
prevede delle deviazioni rispetto alla probabilità di un dato stato purché
ci si riferisca ad osservazioni fatte su oggetti
di dimensioni abbastanza piccole. E ciò è verificato da osservazioni
sperimentali.
Si definirono fluttuazioni le deviazioni che una data grandezza
osservabile presenta rispetto al suo valore più. probabile. Il secondo
principio è dunque valido sempre di più quanto più è grande il numero N di
componenti il sistema termodinamico in considerazione. Viceversa, al decrescere
di N, le fluttuazioni diventano
sempre più probabili (nel caso limite in cui
si consideri una sola molecola di un gas, essa può venir urtata da una molecola
più lenta di modo che la sua velocità aumenta e, come sappiamo, ciò
corrisponde ad un suo aumento di temperatura a danno di una molecola più
fredda fatto
quest'ultimo che contraddice il 2° principio della termodina
mica). Se si dispone di un gas molto rarefatto in un volume molto piccolo è
possibile rilevare
sperimentalmente differente di temperatura tra punti diversi del volume
occupato dal gas. Lo studio quindi delle fluttuazioni è lo studio di
quella parte del 2° principio che non è certezza. Per loro definizione, le
fluttuazioni contraddicono questo principio. Il moto browniano è un esempio di
fluttuazioni. Attraverso lo studio di esse è stato possibile spiegare
il colore azzurro del cielo e ricavare, per una via differente, il valore del
numero N di Avogadro.
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