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SESSANT'ANNI DALL'ATOMICA
Compenso in ritardo per i neutroni lenti
di Simone Turchetti
www.galileonet.it/dossier/6255/compenso-in-ritardo-per-i-neutroni-lenti,
L'invenzione descritta nel brevetto N. 2206634 riguarda il processo
base utilizzato nella ricerca e sviluppo che conducono alla produzione
dell'energia e della bomba atomica. Questa invenzione è quindi di
assoluta importanza nella produzione di materiali fissili e di armi
nucleari (1).
Capo della commissione: Così lei mi dice che Tizio potrebbe aver fatto
la più importante invenzione in questo campo e ciò nonostante essere
privato di qualsiasi compenso per essa? Capitano Lavander: Esatto. Questo
è quanto potrebbe succedere nel caso in cui Tizio rifiutasse il compenso
che noi gli avessimo offerto (2).
Il generale Leslie Groves, uno dei comandanti del genio dell'esercito
statunitense, decise di adottare l'innocente nome di Manhattan Engineering
District (o MED) per uno dei suoi progetti meno innocenti: la costruzione
della prima bomba atomica. Manhattan era infatti il quartiere della città
di New York che, nel corso della Seconda Guerra Mondiale, ospitò il
quartier generale di quel corpo di armata. Groves e i suoi genieri
diressero un gruppo di scienziati provenienti da tutto il mondo verso il
successo di quell'impresa, dotandoli delle strutture di ricerca
necessarie. Dal 1943, la maggior parte di loro fu ospitata nel Nuovo
Messico, dove i militari costruirono un villaggio e un laboratorio vicino
al canyon di Los Alamos. Fu lì, nella massima segretezza, che furono
assemblati i due ordigni nucleari che avrebbero messo fine al conflitto
fra Stati Uniti e Giappone attraverso il bombardamento delle città di
Hiroshima e Nagasaki.
Il
Progetto Manhattan continua a essere considerato una pietra miliare nello
sviluppo della scienza contemporanea perché segna il passaggio alla big
science, ovvero alla ricerca contraddistinta da grandi investimenti
con il coinvolgimento su larga scala di ricercatori, laboratori e
strumenti di ricerca e di complesse strutture organizzative (3).
Nel corso degli ultimi cinaquant'anni molti studiosi hanno contribuito a
scrivere la storia del Progetto Manhattan (4).
Tuttavia, uno degli aspetti più interessanti e meno studiati di questa
impresa sembra essere la gestione dei brevetti e delle invenzioni, della
quale si conoscono solo alcuni dettagli. Per esempio, Richard Rhodes ha
mostrato che già nel dicembre del 1942, quando il Progetto Manhattan era
appena iniziato, alcuni scienziati chiesero compensi per dei processi
nucleari brevettati prima della guerra (5).
Altri storici hanno dimostrato come nel contesto del Progetto Manhattan si
definirono le leggi che permisero poi agli Stati Uniti di appropriarsi di
invenzioni e brevetti ottenuti da singoli ricercatori che vi avevano
presero parte. Sappiamo anche che tale appropriazione causò conflitti tra
chi gestiva il progetto e singoli scienziati (6).
E che nel dopoguerra vi furono vari annosi contenziosi giudiziari il
governo degli Stati Uniti in merito a brevetti "atomici" (7).
In questo articolo ricorderemo uno di questi contenziosi: quello di Enrico
Fermi e i suoi ex-collaboratori (il famoso gruppo di via Panisperna) con i
rappresentanti del governo degli Stati Uniti. Nel 1934, i ricercatori
italiani avevano ideato un metodo per migliorare l'efficienza delle
reazioni nucleari attraverso il rallentamento dei neutroni, e lo avevano
brevettato. Nel corso del Progetto Manhattan questo brevetto si rivelò di
fondamentale importanza per gli usi militari e industriali dell'energia
atomica. Al suo impiego nel corso della guerra e nel dopoguerra avrebbe
dovuto - in termini di legge - corrispondere un compenso per i suoi
titolari (8). Ma così non fu. Il
Progetto Manhattan trasformò in modo sostanziale la dinamica economica e
legislativa dello sfruttamento delle invenzioni (9).
Come vedremo, se le conseguenze di questo cambiamento furono ad ampio
spettro, esse furono per Fermi del tutto negative.
Fermi e il brevetto sui neutroni lenti, 1938-1941
Nel dicembre del 1938, Enrico Fermi e la sua famiglia emigrarono negli
Stati Uniti. Dalla Svezia, dove si trovava per la consegna del premio
Nobel, dopo la cerimonia l'illustre fisico italiano si imbarcò sulla nave
che lo portò in America. Ad accoglierlo dall'altra parte dell'oceano fu
un suo ex-allievo, Gabriello Maria Giannini, il quale si occupava della
promozione di nuove invenzioni: dal suo ufficio di Manhattan offriva ad
aziende americane le licenze di nuovi brevetti in cambio di denaro.
Giannini fu contentissimo di rivedere il suo maestro e lieto di procurare
tutto il supporto necessario in un momento particolare della vita del
fisico italiano. Ma per lui l'arrivo di Fermi era anche l'occasione per
parlare di affari molto importanti.
Fin dal 1935 Giannini si era occupato della commercializzazione dei
brevetti di Fermi. Nel 1934, il fisico italiano insieme agli altri
"ragazzi di via Panisperna" aveva scoperto che, nel corso di
reazioni nucleari, sostanze idrogenate come la paraffina possono moderare
la velocità dei neutroni. Il rallentamento aumenta l'efficenza delle
reazioni stesse, e permette la creazione di sostanze radioattive
artificiali (o radioisotopi) in quantità molto maggiore rispetto a
reazioni con neutroni veloci. Sollecitato da Orso Mario Corbino, Fermi
aveva deciso di fare domanda per una privativa industriale sul metodo di
produzione dei radioisotopi attraverso l'uso dei neutroni lenti (10).
Al tempo egli credeva che il metodo potesse trovare applicazione
nell'industria (11). In particolare,
pensava alla possibilità di usare i radioisotopi in medicina (nella
diagnosi e nella cura delle malattie), ma anche in chimica, fisica e
fisiologia come sostanze traccianti. La domanda di brevetto era a nome di
Fermi e di altri sei inventori: Emilio Segrè, Franco Rasetti, Bruno
Pontecorvo, Oscar D'Agostino, e Giulio Cesare Trabacchi (12).
Nel corso del 1935, Fermi stipulò anche un contratto con la olandese
Philips per garantire lo sfruttamento dell'invenzione in Europa. La
Philips era particolarmente interessata al metodo perché produceva
strumenti radioemittenti usati in medicina e si diede da fare per
presentare domanda di brevetto in altri 16 dei maggiori stati europei (13).
Nello stesso 1935, Giannini richiese il brevetto negli Stati Uniti e in
Canada e avviò trattative con la General Electric e la Westinghouse per
la vendita di licenze. Non fu una impresa facile, perché proprio in
quell'anno le sanzioni dovute alla guerra in Etiopia generarono in molti
italiani all'estero il timore che le loro proprietà venissero confiscate.
Pertanto, Giannini, cittadino italiano, decise di creare una società, la
G. M. Giannini & Co., alla quale intestare (piuttosto che a se stesso)
le domande di brevetto (14). Nel 1936,
per conto suo Fermi fece domanda per un secondo brevetto inerente il
decadimento beta di 60 radioisotopi precedentemente irradiati con il
metodo dei neutroni lenti (15). Da
allora, Fermi divenne estremamente fiducioso nella possibilità di
sfruttare economicamente le sue invenzioni.
Tuttavia, al momento della partenza per gli Stati Uniti, Fermi era
piuttosto pessimista al riguardo. La possibilità di sfruttare appieno i
suoi metodi in processi industriali sembrava al tempo "fragile come
un ponte di farfalle" (16). Sia
Giannini sia la Philips avevano inizialmente mostrato interesse nei
brevetti, ma questo si era attenuato quando si era capito che l'efficienza
del metodo non permetteva ancora investimenti su larga scala. Nel 1938,
Giannini - con il beneplacito di Fermi - decise di cedere alla Philips i
diritti europei del primo brevetto per appena 3.200 dollari americani (17).
Peraltro, la mancanza di finanziamenti per la ricerca in Italia impediva a
Fermi di sviluppare nuove ricerche per accrescere l'efficienza del metodo
(18). E così, spinto anche dall'avvio
della campagna antisemita del regime fascista, lo scienziato decise di
abbandonare l'Italia, disinteressandosi delle sue invenzioni (19).
Prima di partire per la Svezia, Fermi aveva preso contatto con l'Università
Columbia di New York, dove andò a insegnare al suo arrivo in America. Fu
lì che Fermi comprese l'importanza del brevetto sui neutroni lenti. Tra
il 1939 e il 1942, Fermi comprese che era la fissione nucleare a
permettere la produzione di radioisotopi artificiali. Allora si andavano
consolidando ricerche fondamentali sulla fissione dell'uranio, che
avrebbero poi condotto agli studi sulla bomba atomica (20).
Sia il fisico ungherese Leo Szilard sia Fermi (quest'ultimo insieme ai
ricercatori americani Herbert Anderson e Walter Zinn) cominciarono nuovi
esperimenti, discutendo la fattibilità di una reazione nucleare a catena
derivante dalla fissione dell'uranio. Se questa fosse stata possibile,
allora probabilmente anche il metodo dei neutroni lenti (in essa
implicato) avrebbe finalmente provato la propria importanza. E quindi
anche i brevetti che lo proteggevano avrebbero acquistato tutt'altro
valore.
Certo, specialmente dopo il 1940, Fermi fu impegnato nella verifica dei
possibili impieghi militari della fissione, e quindi era meno interessato
agli aspetti industriali. Il 19 agosto 1941 il fisico italiano fu messo a
capo di un comitato consultivo sulla ricerca nel contesto del Progetto
uranio (il progetto militare che anticipa il Manhattan). Dato che il
progetto era segreto, Fermi si trovò sempre meno a discutere di brevetti
con Giannini e con gli altri inventori (21).
Ma se da un lato queste ricerche cominciavano a far luce sui fenomeni e
sulle implicazioni della fissione nucleare, dall'altro mostravano che i
brevetti potevano essere estremamente redditizi. Fu, quindi, per lui un
"peccato" che nel 1940 la pubblicazione del secondo brevetto
(quello sul decadimento beta) venisse bloccata (22).
Nello stesso anno il primo brevetto fu però finalmente approvato e
pubblicato negli Stati Uniti. Nel contesto del Progetto uranio, Fermi
cominciò quindi a interrogarsi sul futuro dell'unico brevetto ormai
rimasto.
Invenzioni a Los Alamos, 1942-1945
La definizione di una politica per i brevetti che fosse in grado di
accomodare le esigenze di scienziati, tecnici e industria privata divenne
uno dei punti più delicati del Progetto uranio. Nel 1942, il neonato
Office for Scientific Research and Development degli Stati Uniti (ORSD)
definì i punti essenziali di tale politica stabilendo che chiunque
(impresa o singolo scienziato) era coinvolto nel progetto doveva cedere al
governo americano i diritti derivanti dall'uso delle nuove invenzioni (23).
Al
tempo Fermi era impegnato all'Università di Chicago nella costruzione
della prima pila nucleare, il primo strumento che mostrò la fattibilità
di una reazione a catena derivante dalla fissione dell'uranio. Dopo vari
tentativi di produrre le condizioni di criticità necessarie a far
autoalimentare la pila, Fermi, Szilard e i loro assistenti si trasferirono
all'Università di Chicago per lavorare nei sotterranei dello stadio del
campus. Fu in quei locali che nel dicembre del 1942 la pila sperimentale
Chicago Pile 1 (o CP-1) divenne critica (24).
Occorre tener presente che il metodo dei neutroni lenti era implicato nel
funzionamento della pila in quanto la stessa era "moderata" con
blocchi di grafite (sostanza contenente atomi di idrogeno) proprio al fine
di garantire il loro rallentamento. Quando dunque il "navigatore
italiano approdò nel nuovo mondo" (25)
era perfettamente consapevole di avere in mano un brevetto che copriva -
come brevetto base - il funzionamento di strumenti che rendevano possibile
lo sfruttamento dell'energia atomica.
Non è chiaro se Fermi chiarì subito l'importanza del suo brevetto con i
dirigenti dell'ORSD. Sappiamo però che il 4 dicembre del 1942, appena due
giorni dopo l'esperimento, Szilard sollevò il problema. Il fisico
ungherese, che era inventore di un brevetto sul processo di reazione a
catena, riteneva infatti che non fossero ancora state date regole certe
rispetto alle invenzioni fatte e brevettate prima dell'inizio del progetto
e utilizzate nel medesimo (26). Robert
A. Lavander, avvocato, capitano della marina e direttore dell'ufficio
brevetti dell'ORSD a Washington, si occupò della questione e i due
risolsero il contenzioso. Ma da quel momento fu chiaro che esisteva un
problema: se gli scienziati erano pronti a donare le loro future
invenzioni agli Stati Uniti, essi volevano garanzie rispetto alle
invenzioni fatte prima dell'inizio del progetto.
Con l'avvio del Progetto Manhattan e l'insediamento degli scienziati a Los
Alamos, il regolamento sui brevetti fu ottimizzato con la predisposizione
di quattro tipi differenti di contratti. Tali contratti prevedevano gradi
diversi di sfruttamento dei brevetti da parte delle aziende che ne
facessero richiesta ma, in ogni caso, ne assegnavano la proprietà al
governo degli Stati Uniti (27).
Inoltre, il nuovo centro di Los Alamos fu dotato di un ufficio brevetti,
operativo dal luglio 1943 e diretto dal capitano Ralph Carlisle Smith, uno
degli assistenti di Lavander all'ORSD (28).
Smith chiese immediatamente che tutti i ricercatori coinvolti nel progetto
rinunciassero ai loro contratti con agenti o con società privare relativi
allo sfruttamento di invenzioni. Richiese, inoltre, che tutto il personale
si premurasse di tenere aggiornati i propri quaderni di lavoro, in quanto
prove essenziali qualora fosse stato deciso di avviare pratiche legali
relative a nuovi brevetti (29). Infine
Smith ottenne che, prima di lasciare Los Alamos, tutto il personale di
ricerca dichiarasse che non vi era alcuna invenzione di cui non esisteva
una documentazione aggiornata (30).
Nei tre anni di attività, l'ufficio di Smith stilò circa 500 nuove
domande di brevetto, le quali furono trasferite nell'ufficio di Lavander a
Washington e in seguito all'ufficio brevetti degli Stati Uniti (31).
Diciotto
di queste domande erano relative a invenzioni fatte da Fermi e
riguardavano prevalentemente la sua ricerca sulle pile atomiche. Esse
furono intestate al governo degli Stati Uniti per il prezzo simbolico di
un dollaro. La maggior parte di questi brevetti furono tenuti segreti per
circa dieci anni e, quindi, divennero parte integrante dei brevetti
utilizzati negli anni successivi per lo sfruttamento dell'energia atomica
(32). Ovviamente, dato che l'intera
ricerca di Fermi era stata finanziata con i soldi del governo, sembrò del
tutto legittimo sia a Fermi che agli altri scienziati coinvolti nel
progetto che la proprietà di questi brevetti fosse assegnata al governo
degli Stati Uniti. Ma sia gli scienziati sia i militari sapevano benissimo
che tutti i brevetti che erano stati pubblicati prima del progetto
avrebbero dovuto essere oggetto di remunerazione separata. Fermi rinunciò
ai propri diritti sui brevetti delle pile sapendo che avrebbe dovuto
ricevere un compenso per quello sui neutroni lenti. E fu proprio
all'inizio del 1944 che con Segrè (insieme al quale si era trasferito a
Los Alamos) si attivò per cercare di capire come ottenerlo (33).
Lavander e gli altri militari dell'ORSD non avevano però alcuna
intenzione di portare avanti una trattativa per un brevetto già da loro
conosciuto e di fatto in uso. E così preferirono prender tempo. Un primo
incontro avvenne il 14 luglio 1944, ma non produsse alcun risultato. Di
fronte alle tattiche dilatorie dei militari, i fisici italiani presero
perfino in considerazione la possibilità di rivolgersi direttamente al
generale Groves (34).
Oltretutto Fermi e Segrè ritenevano di avere delle responsabilità nei
confronti degli altri inventori e dello stesso Giannini, visto che ora
pensavano al loro brevetto come altamente remunerativo. Tuttavia, se essi
avessero comunicato a Giannini o agli altri inventori il perché di questo
loro nuovo convincimento (in relazione al Progetto Manhattan), sarebbero
andati contro il regolamento di Los Alamos (35).
Era quindi necessario muoversi con cautela. I due prepararono una lettera
per Giannini, mostrata anche ai funzionari dell'ORSD, nella quale gli
proponevano di cedere a loro, come inventori, la proprietà del brevetto
in quanto ritenevano di essere in una posizione migliore per avviare
negoziati con soggetti che avrebbero potuto mostrare un certo interesse
nel suo acquisto (36). Ma Giannini
respinse l'offerta (37).
La questione non fu mai risolta nella mesa del Nuovo Messico e quando,
alla fine della guerra, Fermi e Segrè lasciarono Los Alamos essa era più
aperta che mai. Nell'ottobre del '45 Giannini, ora a conoscenza degli
aspetti del Progetto Manhattan relativi al brevetto, egli scrisse a
Vannever Bush, direttore dell'ORSD, spiegandogli l'intera questione e
chiedendo un compenso. Bush stesso era convinto della legittimità della
richiesta e sembrò accettare la proposta di vendere il brevetto all'ORSD
per 900.000 dollari (38). I negoziati
tra Bush, Lavander e Giannini andarono avanti per un po' ma non ebbero
esiti positivi (39).
Alla fine della guerra, la trattativa fu gestita da Lawrence Bernard, uno
dei più stimati avvocati di Washington. Un procuratore di peso, pensava
Giannini, avrebbe favorito una rapida conclusione del negoziato. Ma anche
Bernard si trovò di fronte a un muro di gomma. Il 14 giugno del 1946
l'avvocato fece richiesta a Lavander di una somma non inferiore a 450.000
dollari e il capitano convenì che quello era un buon punto di partenza da
cui iniziare la trattativa. Il mese successivo, però, Giannini scrisse di
nuovo a Bush chiedendo la formulazione di una offerta definitiva. Se Fermi
aveva ora delegato la questione a Giannini, Segrè era invece furibondo e
convinto che l'indifferenza di Lavander fosse ingiustificata. Secondo Segrè
il capitano sapeva benissimo che lui, e in misura ancora maggiore Fermi,
erano stati estremamente generosi con il governo, cedendo tutti i brevetti
relativi al progetto. Lavander stava quindi tirando un po' troppo la corda
(40). E questa alla fine si ruppe, ma
- come vedremo - non solo a causa sua.
Dalla trattativa con i militari a quella con i civili, 1948-1953
I ritardi nel riconoscere il giusto compenso per il brevetto dei neutroni
lenti dipese dalle tattiche dilatorie dell'ORSD ma anche dal fatto che
dalla seconda metà del 1945 il Congresso aveva iniziato a discutere la
possibilità di trasferire tutte le questioni relative al programma
nucleare a una nuova agenzia governativa. Il 1° agosto del '46 venne
istituita la Commissione per l'energia atomica degli Stati Uniti (US
Atomic Energy Commission, USAEC), che fu dotata di un comitato generale
consultivo (General Advisory Committee, GAC) di cui Fermi divenne membro (41).
La legge che istituì l'USAEC le conferì l'autorità di obbligare
qualunque proprietario di "brevetti atomici" (ovvero brevetti su
processi e strumenti di interesse per il programma nucleare americano) a
venderli alla Commissione. Ciò impedì che di tali brevetti potesse
essere fatto un qualsiasi altro uso privato e creò quindi un vero e
proprio monopolio governativo sulla tecnologi nucleare (42).
La legge istituiva, inoltre, un sottocomitato dell'USAEC, il Consiglio per
il compenso dei brevetti (Patent Compensation Board, PCB), con il compito
di stabilire il giusto compenso per i brevetti che ne avevano titolo. Così,
all'inizio del 1947, l'avvocato dei fisici italiani, Bernard, venne a
sapere che tutta la documentazione relativa al brevetto sui neutroni lenti
era stata trasferita dall'ORSD ai nuovi uffici dell'USAEC. Bernard era
convinto che questo passaggio avrebbe assicurato un diverso esito della
trattativa. Ma si sbagliava. In primo luogo, l'organizzazione del PCB
richiese tempi piuttosto lunghi (43).
Secondo, il passaggio rimise in discussione la legittimità di Fermi e dei
suoi associati nel chiedere un compenso (44).
Solamente
il 13 ottobre del 1948 la richiesta di compenso per il brevetto n. 2206634
fu consegnata da Bernard e Giannini al direttore esecutivo del PCB. In
essa veniva sottolineato che il brevetto copriva il metodo base utilizzato
nella ricerca e nello sviluppo per la produzione di energia nucleare e
della bomba atomica, essendo di fondamentale importanza nella produzione
di materiale fissile (45). Nella
domanda veniva richiesto il pagamento di un milione di dollari per gli usi
pregressi, e di altri centomila all'anno per gli usi futuri fino alla data
della sua scadenza (1957). Verrebbe da chiedersi perché i due decisero di
chiedere una somma così alta (1.900.000 dollari) invece di quella
richiesta da Bernard due anni prima. Probabilmente, Giannini, il quale si
era occupato della questione dei brevetti per quasi 13 anni, era molto
scontento dell'atteggiamento dei militari americani e riteneva ora
opportuno "alzare il prezzo". Fermi e Segrè non condividevano
pienamente questa strategia (46). Ma
Giannini sapeva bene che il brevetto copriva una serie di attività
extra-militari che presto avrebbero fruttato molti soldi all'USAEC,
compresa la produzione di radioisotopi e di reattori nucleari per
l'energia (47).
Ma prima ancora di iniziare una trattativa con il PCB, la domanda finì
sul tavolo dell'avvocato dell'ufficio legale dell'USAEC, Bennett Boskey,
per verifiche sulla legittimità del compenso. Il rapporto di Boskey del
giugno 1949 fu la fonte di nuovi guai e ritardi (48).
Non solo egli negò l'esistenza di un legame tra il brevetto sui neutroni
lenti e la produzione di energia (o della bomba) atomica, ma negava anche
che esso fosse stato usato nel Progetto Manhattan (!). Ancor più
preoccupanti erano le conclusioni di Boskey circa la nazionalità di
alcuni dei richiedenti. Secondo l'avvocato, i Trattati di Pace siglati
dagli Stati Uniti con governo italiano il 10 febbraio 1947 negavano che
cittadini italiani potessero essere compensati per richieste relative a
brevetti o invenzioni (49).
Sconcertanti, infine, erano le accuse mosse proprio nei confronti di
Fermi. Essendo un membro del GAC, egli era in conflitto di interessi nel
richiedere un compenso all'USAEC, e quindi addirittura perseguibile in
base al codice penale (50).
Boskey pensava probabilmente che il suo rapporto sarebbe stato un'arma
efficace per convincere Giannini a chiedere meno soldi. Ma a questo
Giannini e Bernard ritennero necessario mettere il PCB sotto pressione e,
dopo un anno di contrattazioni senza successo, nell'agosto del 1950
decisero di fare causa al governo degli Stati Uniti per gli usi passati,
presenti e futuri del brevetto sui neutroni lenti. La somma richiesta fu
di ben dieci milioni di dollari. I due pensavano che la mossa avrebbe
semplicemente creato una certa attenzione da parte della stampa. Ma Fermi
divenne furibondo e scrisse a Giannini che essa avrebbe solo avuto un
impatto negativo nell'opinione pubblica, diminuendo ulteriormente la
possibilità di una conclusione positiva della trattativa (51).
Successe, invece, l'imprevedibile. Nell'estate del 1950, infatti, uno
degli inventori del brevetto sui neutroni lenti, ovvero il fisico Bruno
Pontecorvo, decise di emigrare nella Russia Sovietica (52).
In piena Guerra Fredda, la cosa di certo non fece piacere alle autorità
americane, tanto meno all'UsAEC. Le conseguenze della fuga di Pontecorvo
furono terribili per Giannini, Fermi e le altre persone coinvolte nella
causa con il governo (53). Giannini
decise immediatamente di ritirarla, e dichiarò di non voler avere nulla a
che fare con persone coinvolte in "misteri internazionali" (54).
Egli rinunciò all'accordo con gli inventori. Fermi, Segrè e Rasetti (55)
decisero tuttavia di continuare la trattativa con il PCB nonostante il
caso della scomparsa di Pontecorvo. Anzi, ritennero che la controparte
avrebbe giudicato come sospetta proprio la decisione di sospendere la
trattativa.
Giannini alla fine decise di ritornare sui propri passi, proprio mentre le
trattative riprendevano. Il PCB ora poteva "giocare la carta"
del caso Pontecorvo come un elemento a proprio favore, e dichiarare quindi
di essere disposto a offrire un compenso solo per una somma di gran lunga
inferiore a quella di partenza (56).
Inoltre, ora, senza la presenza di una causa in tribunale, ritardare la
trattativa era diventata di nuovo la prassi consolidata per gli americani.
"È un sistema da porci", osservò Rasetti "ma si possono
permettere tutto quello che vogliono" (57).
Gli anni, tuttavia, passarono e malgrado la disponibilità degli inventori
nel risolvere la faccenda il prima possibile, nel 1951 il personale del
PCB stava ancora una volta prendendo (o perdendo?) tempo.
Fu solo nel novembre 1952 che il PCB fece una offerta per 300.000 dollari.
La somma fu immediatamente accettata dagli inventori, che però dovettero
aspettare l'estate del 1953 per incassarla. A ciascun inventore e a
Giannini andarono circa 28.000 dollari per il brevetto sui neutroni lenti.
Non sorprenderà il lettore che l'unico a non ricevere neanche un
centesimo fu Pontecorvo. La sua parte fu infatti posta in un conto
sigillato con la promessa della consegna quando egli fosse
"ricomparso" dopo la sua misteriosa sparizione. Ma Pontecorvo
riapparve in Unione Sovietica, circostanza che, non sorprendentemente, non
lo autorizzò a ottenere quello che gli spettava (58).
Conclusioni
Il compenso per l'uso del brevetto sui neutroni lenti avvenne a 19 anni di
distanza dalle ricerche iniziali di Fermi e degli altri fisici di via
Panisperna; a 13 dalla sua pubblicazione presso l'Ufficio brevetti degli
Stati Uniti; a otto dalla fine del Progetto Manhattan e ad appena quattro
dalla scadenza del brevetto.
A quella data il valore del brevetto era ancora notevolmente elevato (59).
Da esso dipendevano le sorti dell'intero programma americano, ovvero la
produzione di energia atomica per scopi industriali e la produzione di
materiale fissile per bombe atomiche. Il brevetto apriva la strada alla
produzione di energia nucleare proprio nel momento in cui l'USAEC aveva
deciso di investire nella produzione di reattori nucleari da vendere anche
all'estero. A quattro mesi dalla fine della trattativa, il presidente
Eisenhower lanciava il programma "Atomi per la Pace" che avrebbe
assicurato la vendita di reattori nucleari in Europa per un introito
annuale di circa due miliardi di dollari. Fra le compagnie che avrebbero
esportato reattori nucleari figuravano anche la Westinghouse e la General
Electric, ovvero le stesse a cui Giannini aveva proposto fin dal 1935 di
acquistare il brevetto Fermi. Ora queste società si trovavano nella
condizione di poter usufruire del metodo dei neutroni lenti (che viene
impiegato in ogni reattore moderato con sostanze contenenti idrogeno),
senza pagare un dollaro, visto che era la stessa USAEC a fornire loro le
licenze a titolo gratuito (60). Se
fossero esistite normali leggi di mercato o se il brevetto Fermi fosse
stato venduto alla Westinghouse o alla General Electric prima della
guerra, a ciascuno degli inventori sarebbe spettata una fetta consistente
di quella torta da due miliardi all'anno.
Ma
abbiamo visto che il Progetto Manhattan mutò radicalmente l'apprezzamento
e il modo di gestire i brevetti atomici, che per ragioni militari furono
sottoposti a un regime di rigoroso monopolio che avrebbe privato inventori
e possessori di qualunque introito. Benché le ragioni di sicurezza
fossero di assoluta importanza, esse di fatto crearono le circostanze per
legittimare il monopolio anche sugli usi extra-militari dell'energia
nucleare. Inevitabilmente, non solo i brevetti prodotti nel corso del
Progetto divennero di proprietà del governo americano, ma anche il
compenso per i brevetti precedenti sarebbe dipeso, nella quantità e nei
tempi, dai militari. Il passaggio dal controllo militare a quello civile
dell'energia atomica mutò in parte questo stato di cose, ma solo a
scapito di inventori e proprietari di "brevetti atomici". Da un
lato, li costrinse a iniziare di nuovo l'intera procedura necessaria a
mostrare il loro diritto a un compenso; dall'altro li mise nuovamente
nelle condizioni di dipendere dalle decisioni degli amministratori, questa
volta civili. Non sorprende che proprio la sezione 11 della legge
sull'energia atomica del 1946, ovvero quella relativa ai brevetti, fu
attaccata da molti come il prodotto di una cultura "sovietica"
in materia di brevetti, in quanto poneva fine alla libera contrattazione
in base alle leggi di mercato (61).
Per ironia dalla sorte proprio nella nazione dove i diritti alla proprietà
intellettuale sono da sempre percepiti come fondanti la propria economia,
il governo abbia adottato una legislazione di segno opposto in relazione
allo sfruttamento dei brevetti atomici. Ciò avveniva senz'altro in difesa
degli interessi militari della nazione ma, al tempo stesso, era evidente
che così si apriva la strada a investimenti e profitti enormi a vantaggio
esclusivo di alcune compagnie associate con l'USAEC. E a scapito di tutti
coloro che, come Fermi, in tempo di guerra avevano offerto le proprie
invenzioni nella difesa del paese.
I rapporti tra Fermi e i suoi associati di certo non lo aiutarono a
risolvere celermente la trattativa. La riottosità di Giannini lo mise in
cattiva luce nei confronti dei militari prima e degli amministratori
civili poi (62). La causa intentata da
Giannini era forse l'unico strumento per metter l'USAEC sotto pressione.
Ma la fuga di Pontecorvo complicò ulteriormente le cose. Tutti questi
elementi furono sapientemente sfruttati dalla controparte per costringere
gli italiani ad accettare una somma pari ad appena un terzo di quanto
inizialmente promesso da Bush. Osservando questi eventi proprio pochi mesi
prima della sua morte, Fermi poteva essere certo solo di una cosa. Non
solo aveva aspettato ben nove anni per ricevere l'unico compenso per il
suo contributo al Progetto Manhattan. Non solo era stato accusato di
essere perseguibile penalmente per averlo preteso. Ma la somma ottenuta in
ritardo corrispondeva ben poco a quello che il brevetto sui neutroni lenti
valeva veramente.
Ringraziamenti
L'autore ringrazia Gianni Battimelli, Anna Guanini, Jeff Hughes, Thomas
Lassman, e Spencer Weart per il loro aiuto. Il finanziamento di parte di
queste ricerche si deve ai Friends of the Centre for the History of
Physics dell'American Institute of Physics, che qui ringrazio. L'autore è
responsabile della traduzione dall'inglese di quanto contenuto in questo
articolo.
NOTE
(1) G.M.Giannini&Co., Domanda per un giusto
compenso e computo di una giusta royalty in base alla Sezione 11 della
legge sull'energia atomica del 1946, p. 3.
(2) "Atti della commissione del senato sull'energia
atomica, discussione sui brevetti atomici", in Bulletin of the Atomic
Scientists (BAS), 1: 7 (1946), pp. 10-11.
(3) Il termine si deve al sociologo della scienza Derek de
Solla Price. Per una analisi del suo significato vedi: P. Galison e B.
Hevly (ed.), Big Science and the growth of large-scale research, Stanford,
1992; J. Hughes, The Manhattan Project. Big Science and the Atom Bomb,
Londra, 2002.
(4) Vedi per esempio: S. Grueff, Manhattan Project. The
Untold Story of the Making of the Atomic Bomb, Boston, 1967; L. Badash, J.
O. Hirshfielder e H. P. Broida (ed.), Reminiscences of Los Alamos,
1943-1945, Dordrecht, 1980; D.Hawkins (ed.), Project Y. The Los Alamos
Story, San Francisco, 1983. L. Hoddeson, P. W. Henriksen, R. A. Meade e C.
Westfall, Critical Assembly. A Technical History of Los Alamos during the
Oppenheimer Years, 1943-1945, Cambridge, 1993.
(5) R. Rhodes, The Making of the Atom Bomb, New York,
1986, pp. 504-508 (ed. it. R. Rhodes, L'invenzione della bomba atomica,
Rizzoli, Milano, 1990)
(6) H. DeWolf Smyth, Atomic Energy for Military Purposes.
The Official Report on the Development of the Atomic Bomb Under the
Auspices of the US Government, Stanford, 1989 [1945], p. 284; F. M. Szasz,
British Scientists and the Manhattan Project. The Los Alamos Years,
Londra, 1992, p. 25; R. J. Hewlett e O. E. Anderson Jr., The New World. A
History of the US Atomic Energy Commission, 1939-1946, Berkeley, 1962, pp.
284-285.
(7) Per esempio, l'invenzione della fissione nucleare e le
relative domande di brevetto si devono al fisico francese Frèdèric
Joliot-Curie e ai suoi assistenti Lev Kowarski e Hans Von Halban. Nel
dopoguerra essi furono oggetto di un contenzioso tra il francese
Commissariat à l'Energie Atomique (CEA) e l'Ufficio brevetti degli Stati
Uniti, che ne contestava la validità. Il caso fu discusso da tre diverse
corti americane prima di approdare alla Suprema Corte di Giustizia degli
Stati Uniti. Nel 1960 quest'ultima rigettò le richieste del CEA chiudendo
il caso definitivamente. Vedi: C. Gilguy, "A good example of
protection in the nuclear field. The history of the fundamental patents of
Joliot's team," Library, UKAEA Research Group, October 1963 (copy
translated by O. S. Whitston).
(8) Questo studio è reso possibile dall'uso di tre
diverse collezioni d'archivio. 1. Collezione Nuovo Amaldi (CNA), Archivio
Amaldi, Istituto di Fisica dell'Università di Roma; 2. Enrico Fermi
Papers (EFP), Special Collection Research Centre, University of Chicago;
Niels Bohr Library (NBL), Centre for the History of Physics, Maryland.
Alcuni dettagli di questa vicenda possono essere trovati nei seguenti
lavori: E. Segrè, Enrico Fermi. Physicist, Chicago, 1970 (ed. it. E.
Segrè,
Enrico Fermi, fisico, Zanichelli, Bologna, 1971); E. Amaldi, "From
the discovery of the neutron to the discovery of nuclear fission,"
Physics Reports, 111 (1984), pp. 5-331; e L. Fermi, Atoms in the family.
My life with Enrico Fermi, Chicago, 1954 (ed. it. L. Fermi, Atomi in
Famiglia, Mondadori, Milano, 1954). Vedi anche l'eccellente G. Maltese,
Enrico Fermi in America. Una Biografia Scientifica, 1938-1954, Bologna,
2003.
(9) Per una analisi dei brevetti e della loro storia vedi:
H. Etzkowitz e A. Webster, "Science as intellectual property,"
in J. Peter, G. Markle, S. Jasanoff, and T. Pinch (eds.), Handbook of
science, technology, and society, Beverly Hills, 1994, pp. 480-505; Erich
Kaufer, The economics of the patent system, Harwood Academic Publishers,
Switzerland, 1989. Per una analisi a più ampio spettro di queste
dinamiche vedi anche LASER, Il Sapere Liberato, Feltrinelli, Roma, (di
prossima pubblicazione).
(10) La moglie di Fermi, Laura Capon, avrebbe scritto
anni dopo: "Una mattina [...] Corbino venne in laboratorio [...]
Preparavano una relazione più completa dei loro esperimenti [...].
Corbino saltò su: - Ma come? Ma siete pazzi? Volete pubblicare maggiori
particolari a questo punto? [...] Non vedete che la vostra scoperta
potrebbe avere applicazioni industriali? Dovete prendere un brevetto prima
di pubblicare altri particolari". Fermi L, op. cit., pp. 121-122.
(11)Vedi anche la nota di Fermi del 31 Gennaio 1935: E.
Fermi, "Trasmutazione degli Elementi," in Sapere 4 (1015),
Agosto 2001, p. 53.
(12)Trabacchi era al tempo il direttore dell'Istituto
Superiore di Sanità di Roma. Benché non avesse direttamente partecipato
alle ricerche, egli aveva fornito al gruppo di Fermi il materiale
radioattivo per gli esperimenti. Fu per questo motivo che Fermi inserì il
suo nome tra gli inventori. Il brevetto italiano n. 324458 fu spedito
all'ufficio brevetti dall'ingegnere Letterio Labboccetta e le tasse sulla
privativa furono pagate per i successivi quattro anni. Non è rimasta
alcuna copia del brevetto italiano nelle carte del Ministero
dell'Industria all'Archivio Centrale dello Stato. Il brevetto inglese
conteneva invece il nome di 6 inventori (senza Trabacchi): "Method
for increasing the efficiency of nuclear reactions and products thereof,"
GB 465045. Pubblicato il 26 Aprile 1937. Infine il brevetto americano
conteneva il nome di 5 inventori (senza Trabacchi e D'Agostino): "Process
for the Production of radioactive substances," domanda di brevetto
statunitense n. 43462 del 3 Ottobre 1935.
(13) L'inizio della trattativa si deve a Segrè che in
Olanda per studiare con Pieter Zeeman nel 1931 aveva conosciuto Cornelius
J. Bakker, un ricercatore della Philips (vedi E. Segrè, A Mind always in
motion, p. 66). Nel 1935 Bakker mise Giannini e Fermi in contatto con H.
Hijmans, il direttore dell'ufficio brevetti della Philips, il quale fu
entusiasta del metodo Fermi. Dettagli della corrispondenza tra Fermi,
Giannini e Hijmans possono essere trovati in Scatola 1, Fascicolo 2,
"Brevetto Neutroni, carte 34-35", CNA. Vedi anche T. C. Lassman,
"Industrial Research Transformed: Edward Condon at the Westinghouse
Electric and Manufacturing Company, 1935-1942" Technology and
culture, 44:2 (2003), pp. 306-339.
(14)Giannini a Fermi, 11 Novembre 1935, Scatola 1,
Fascicolo 2, "Brevetto Neutroni, carte 34-35", CNA.
(15) E. Fermi, "Composition of Matter and Method of
Producing the Same," domanda di brevetto statunitense n. 57325 del 2
Gennaio 1936.
(16)Così fu definita il 10 Agosto del 1953 in un
articolo del magazine americano Time.
(17)Secondo Edoardo Amaldi, i grandi industriali
dell'epoca non compresero l'importanza applicativa e le possibilità dei
metodi che la fisica nucleare stava sviluppando al tempo. E. Amaldi,
"From the discovery of the neutron to the discovery of nuclear
fission", Physics Reports 111, p. 158.
(18)Che si materializzarono soprattutto nell'impossibilità
di usare acceleratori di particelle. Vedi: G. Battimelli e I. Gambaro,
"Da via Panisperna a Frascati: gli acceleratori mai realizzati"
Quaderni di storia della fisica, 1 (1997), pp. 319-333.
(19)P. Nastasi, G. Israel, Scienza e razza nell'Italia
fascista, Il Mulino, Bologna, 1998
(20)Specialmente per quello che riguarda le differenze
tra l'isotopo 238 dell'uranio, che non può essere utilizzato come
materiale fissile, e l'isotopo 235 che invece può produrre reazioni
nucleari critiche.
(21)Sia quelli rimasti in Italia sia quelli che come
Segrè,
Pontecorvo e Rasetti che erano emigrati o stavano emigrando in America.
(22)Il primo brevetto fu pubblicato il 2 Luglio 1940 con
il numero di serie n. 2206634. Il secondo non fu mai pubblicato negli
Stati Uniti dove gli ispettori mossero varie obiezioni sia di carattere
legale sia tecnico. Fu invece pubblicato in Canada a nome di Fermi: "Radio-active
Isotope Production," brevetto canadese CA 407559 del 22 Ottobre 1942.
(23) L'OSRD fu creato il 28 Giugno 1941 come organo
specializzato nella ricerca per la difesa del paese. Il suo direttore era
l'ex-chimico James B. Conant. La nascita dell'OSRD restrinse le funzioni
dell'altro organismo per l'organizzazione della ricerca militare ovvero il
National Research Defence Council (NRDC), di fatto responsabile per la
maggior parte degli aspetti del Progetto uranio.
(24)Per gli aspetti tecnici di questa ricerca vedi
Hoddeson, Henriksen, Meade e Westfall, Critical Assembly. A Technical
History of Los Alamos during the Oppenheimer Years, 1943-1945, Cambridge
University Press , 1993, cap. 3 e G. Maltese, op. cit., cap. 6.
(25)Dal noto messaggio telegrafico in codice inviato dal
capo del Progetto uranio, il fisico Arthur Compton.
(26) R. Rhodes, op. cit., p. 503
(27) "Senate Hearing on Atomic Energy, Atomic Bomb
Patents," BAS, 1:7 (1946), pp. 10-11
(28) D. Hawkins, "Towards Trinity," Parte 1 in
Ralph Carlisle Smith, David Hawkins, and Edith C. Truslow, Manhattan
District History: Project Y, the Los Alamos Story, Tomash, Los Angeles,
1983, p. 34.
(29) Capt. Smith, Restricted Memorandum to Technical
Personnel, 15.11.1943, Copia nelle carte di Leo Lavatelli, Busta 6, NBL.
(30) Inoltre, tutte le domande di brevetto relative a
invenzioni più segrete furono protette dal secrecy order , facendo
dipendere la pubblicazione di brevetti dalla presenza del segreto di
stato. Questa legge, approvata durante la Prima Guerra Mondiale (1917),
autorizza esercito, marina e aviazione statunitensi a sospendere la
pubblicazione di un brevetto che si riferisca a processi o strumenti che
per ragioni militari devono essere tenuti segreti. Da allora all'Ufficio
brevetti degli Stati Uniti esiste una 'sezione speciale' per i brevetti
classificati. L'idea di brevetto 'segreto' potrebbe sembrare un paradosso
(e in un certo senso lo è), ma può essere spiegato come una specie di
'sospensione temporale' del diritto allo sfruttamento dell'invenzione fino
a quando non esistano condizioni idonee (ovvero la protezione esclusiva di
invenzioni di carattere industriale e non militare) al suo esercizio.
(31) D. Hawkins, op. cit., pp. 60-63. Nell'Agosto del
1946 Smith divenne direttore della Divisione D responsabile per brevetti,
declassificazione di documenti e persino l'uso di fotografie e opere
d'arte (per ragioni di copyright) dentro Los Alamos.
(32) Impossibile fornire in questa sede una lista
completa. Le copie di ciascun brevetto si trovano nella scatola 19, buste
9 e 10 di EFP. In gran parte riportano la firma di Lavander, come
procuratore, e portano date di pubblicazione tra il 1956 e il 1961.
(33) Segrè non pensava di boicottare il Progetto ma
riteneva che senza una protesta formale i diritti su quei brevetti
sarebbero andati persi per sempre. Segrè a Fermi, 7 Dicembre 1943,
Scatola 11, Busta 13, EFP.
(34) Segrè a Lavander, 29 Luglio 1944, copia in Scatola
9, Busta 2, EFP.
(35) Il regolamento di Los Alamos vietava di comunicare
all'esterno dettagli di qualsiasi genere in relazione al Progetto.
Chiunque avesse violato il regolamento sarebbe stato accusato di
spionaggio in conformità allo Espionage Act.
(36) Fermi al Colonnello Herbert Metcalf, 9 Dicembre
1943, Scatola 9, Busta 2; Fermi a Segrè, 9 Dicembre 1943, Scatola 9,
Busta 10; e Segrè a Giannini, 9 Dicembre 1943, Scatola 19, Busta 2, EFP.
(37) Segrè a Fermi, 11 Marzo 1944, Scatola 19, Busta 2,
EFP.
(38) Giannini a Bush, 19 Ottobre 1945, Scatola 19, Busta
2, EFP.
(39) In questo periodo Segrè scrive a Fermi che Lavander
"cerca di spremere tutti all'ultimo sangue" ed è convito che il
capitano dell'OSRD stia tentando di appropriarsi di tutti i brevetti
atomici, anche quelli in possesso di singoli ricercatori o università
alla fine della guerra. Segrè a Fermi, Scatola 2, Busta 13, EFP.
(40) "Fermi and to a lesser degree myself have been
extremely generous in patent matters with the Govt. as Mr. Lavander knows,
and I think he is trying to pull the rope too much". 28 Maggio 1946,
Segrè a Giannini, Scatola 11, Busta 13, EFP.
(41) Vedi R.G. Hewlett and O.E. Anderson, Jr., The New
World, 1939-1946, in A History of the United States Atomic Energy
Commission , Volume I, Pennsylvania State University Press, 1962, p. 513.
(42) "The Revised McMahon Bill", Bulletin of
Atomic Scientists, 1:9 (1946), pp. 2-5
(43) Nel gennaio del 1947 fu istituita una commissione
per l'esame delle politiche sui brevetti (Patent Policy Panel) che avrebbe
dovuto produrre delle linee guida su come la Sezione 11 della legge
sull'energia atomica dovesse essere applicata. Le linee guida furono
pubblicate solo nel giugno 1948. Questo significa che il PCB cominciò
effettivamente a funzionare dall'estate del 1948.
(44) Non a torto, Franco Rasetti avrebbe dichiarato che
il governo sembrava essere in una certa misura favorevolmente disposto a
concedere dei compensi, grazie al generale Groves e a Bush. Essi
conoscevano e apprezzavano quanto Fermi e Segrè avevano fatto per il
Progetto Manhattan. Ma quando la USAEC fu istituita e l'energia atomica
finì nelle mani dei civili questi ultimi furono molto restii a
riconoscere i diritti dei fisici italiani. Franco Rasetti, Interview with
John Kennedy, 1966, Intervista per il documentario su Fermi nel contesto
dell' "Harvard Physics Project", Scatola 1, NBL.
(45) G. M. Giannini & Co., Application for Just
Compensation and the Determination of a Reasonable Royalty Fee Under
Section 11 of the Atomic Energy Act of 1946, 13 Ottobre 1948, copia
dell'accordo è visibile nella scatola 2, busta 2, CNA.
(46) Segrè in particolare, pensando che "col
governo [Giannini] potrebbe anche rompersi il collo" (lettera di Segrè
a Fermi, 15 Novembre 1948, scatola 11, busta 13, EFP). I fisici, comunque,
erano molto scontenti del fatto che Giannini volesse più soldi di quanto
inizialmente previsto. E sosteneva che, avendo venduto il 75% della sua
azienda e prevedendo gli accordi una spartizione paritaria tra inventori e
proprietà, lui avrebbe ottenuto solo 1/32 (ovvero il 25% di 1/8) degli
introiti. Ma Segrè e Fermi ribadivano che Giannini non aveva inventato un
bel nulla e che loro non erano responsabili per quello che lui aveva
deciso di fare della sua azienda.
(47) Già nel 1946 Bush era perfettamente consapevole di
questo e infatti aveva riferito a Giannini di essere favorevole a un
compenso che fosse dell'ordine delle migliaia di dollari. Se invece gli
inventori italiani avessero chiesto alcuni milioni di dollari, lui si
sarebbe opposto. Bush fece anche l'esempio del valore della produzione di
materiale fissile dell'impianto di Hanford (uno dei primi e più
importanti reattori nucleari) che in royalties del 5% avrebbe già
fruttato questa cifra. Giannini a Segrè, 2 Febbraio 1946, scatola 19,
busta 2, EFP.
(48) B. Boskey, Office of the General Counsel, Response
to the Application of G. M. Giannini and Company Inc., USAEC-PCB, Docket
N. 2, 6 Giugno 1946, pp. 3-9. Copia di questo documento è in scatola 2,
busta 2, CNA. Per un esame di tutti i brevetti atomici per i quali fu
richiesto un compenso può essere vista anche l'analisi di Boskey in B.
Boskey, "Inventions and the Atom," Columbia Law Review 50
(1950), pp. 433-447.
(49) Amaldi, Trabacchi e D'Agostino figuravano tra gli
inventori ed erano di cittadinanza italiana.
(50) Non esistono documenti che permettano di chiarire
fino in fondo la questione, ma sembra che fu proprio l'accusa di essere in
un conflitto di interessi che spinse Fermi a rinunciare a essere membro
del GAC. Nel Gennaio 1950, Fermi scrisse a Segrè che date le circostanze
stava seriamente prendendo in considerazione l'opportunità di rassegnare
le dimissioni dal GAC (Fermi a Segrè, 9 Gennaio 1950, scatola 19, busta
4, EFP). Per comprendere se effettivamente esisteva un conflitto di
interessi, Fermi scrisse direttamente a Joseph Volpe, il direttore
dell'ufficio legale dell'USAEC. Nel Novembre 1949, Fermi seppe di non
essere perseguibile penalmente e successivamente una legge negò anche le
conseguenze in materia di diritto civile di un presunto "conflitto di
interesse". Peraltro, la partecipazione al GAC non fruttava un
dollaro a Fermi, visto che i membri del comitato potevano chiedere
solamente un rimborso spese per la loro partecipazione.
(51) Giannini chiarì che non pensava assolutamente che
la somma richiesta per danni fosse realistica, ma che proprio Bernard la
aveva suggerita in base alla sua esperienza in casi simili. (Giannini a
Fermi, 15 Agosto 1950, scatola 2, busta 2, CNA). Va detto che nella
maggior parte dei procedimenti per uso illegale di brevetti è una
procedura abbastanza consueta quella di chiedere per danni cifre
astronomiche almeno come base di partenza. In ogni caso Fermi disse a
Giannini che non approvava affatto la strategia. (Fermi a Giannini, 13
Agosto 1950, scatola 2, busta 2, CNA).
(52) Per maggiori informazioni vedi S. Turchetti,
"Segreti e bugie", Sapere, aprile 2004, pp. 6-23.
(53) Segrè scrisse a Fermi che appena il caso era
divenuto di pubblico dominio, il fisico Louis Alvarez era piombato nel suo
ufficio sostenendo che era del tutto ingiustificato chiedere un compenso
per il brevetto e che gli inventori italiani avrebbero probabilmente
pagato un milione di dollari a testa per evitare di rimanere in Italia
durante il conflitto. Segrè era convinto che presto la stampa li avrebbe
attaccati con vere e proprie campagne di diffamazione. Segrè a Fermi, 25
ottobre 1950, scatola 2, busta 2, CNA.
(54) "Giannini's press release," copia in
scatola 19, busta 7, EFP.
(55) È noto che Rasetti fu estremamente critico circa
gli usi militari dell'energia atomica e per alcuni anni interruppe le
comunicazioni con Fermi e Segrè. Ma verso la fine del 1948, decise di
riprendere attivamente a discutere con loro questioni legali relative ai
brevetti. Gli inventori avevano un sistema di rappresentanza per cui si
alternarono nel coordinare le trattative con Giannini. Fermi lo fece
durante la guerra, Segrè dal 1946 and 1950, seguito da Rasetti che se ne
occupò fino alla conclusione della vicenda nel 1953.
(56) Roland A. Anderson, PCB a Bernard, 14 Agosto 1951,
scatola 2, busta 2, CNA.
(57) Rasetti a Segrè, 4 Dicembre 1951, scatola 2, busta
2, CNA.
(58) Il fatto che Pontecorvo ricomparve all'Istituto di
fisica di Dubna in Russia nel 1955 di certo pregiudicò la possibilità
del pagamento finale.
(59) Non tanto per il metodo, che era allora conosciuto.
Si sa che in termini assoluti (cioè in relazione al suo carattere
innovativo) il valore di un brevetto decresce rapidamente avvicinandosi
allo zero alla sua data di scadenza. Tuttavia, in questo caso il possesso
del brevetto permetteva lo sfruttamento legale dell'energia atomica ed era
questa circostanza specifica a costituire il suo valore.
(60) Secondo Leonard Weiss, furono in molti sia nel
governo che nell'industria privata a percepire "Atomi per la
pace" come il cappello politico per la realizzazione di un nuovo
mercato nucleare dominato dagli Stati Uniti. L. Weiss, "Atoms for
Peace," Bulletin of Atomic Scientists 59 (2003), pp. 34-41.
(61) Al Senato, al momento dell'approvazione della legge
sull'energia atomica, la sezione 11 sui brevetti fu accusata di segnare
"la fine del sistema dei brevetti" e un deputato che aveva
precedentemente lavorato per la compagnia RCA dichiarò che si trattava di
una legge modellata sul sistema sovietico: era pericolosa e socialista. B.
Miller, "A Law is Passed - The Atomic Energy Act of 1946," The
University of Chicago Law Review, 15 (1948), pp. 779-799.
(62) La promessa del compenso non mise fine ai conflitti
tra gli inventori e Giannini. Segrè si rifiutò di autorizzare il
pagamento finché Giannini non avesse consegnato una lista dettagliata
delle spese sostenute nei precedenti dieci anni. Rasetti lo convinse però
a tornare sui suoi passi e portò avanti la pratica per ottenere un
compenso per i brevetti canadesi. Nessuna delle cause intentate però ebbe
buon fine. La Philips, che ufficialmente aveva ancora i diritti allo
sfruttamento in Europa, fece causa all'USAEC. Ma anch'essa senza costrutto
e decise quindi di ricattare la Commissione per l'Energia Atomica del
Regno Unito (UKAEA), ancora una volta senza ottenere alcun risultato.
Dossier, luglio 2005 © Galileo
(**)
IL CASO PONTECORVO
Segreti e bugie*
di Simone Turchetti
http://www.galileonet.it/dossier/5939/segreti-e-bugie
Simone Turchetti è ricercatore presso il Centro della Scienza, Tecnologia e Medicina (CHSTM) dell'Università di Manchester, UK.
The Manchester Guardian, 24 ottobre 1950
Sin dall'inizio dell'era atomica la preoccupazione che informazioni
scientifiche segrete possano finire nelle mani sbagliate segue di pari
passo lo sviluppo della ricerca nucleare. Paesi come la Gran Bretagna sono
costantemente impegnati nel monitorare la loro diffusione, soprattutto per
evitare che altri Stati siano in grado di produrre armi di sterminio.
Durante la Guerra Fredda (e anche dopo) le agenzie governative dei paesi
occidentali hanno spesso avviato indagini per capire se segreti atomici
fossero finiti in mano "nemica". Per esempio, rilevando il ruolo
cruciale svolto dai servizi d'intelligence, il governo britannico ha in
passato affermato la loro capacità di produrre rapidamente prove
inconfutabili di situazioni di pericolo e di compilare specifici dossier
sulla diffusione delle informazioni nucleari (1).
Questi dossier sono strumenti importantissimi tanto nella risoluzione di
controversie internazionali, quanto nella definizione delle regole per la
sicurezza nei paesi che possiedono conoscenze scientifiche di rilievo per
la produzione di armi nucleari. In tali paesi, le attività condotte in
università e centri di ricerca sono monitorate e regolate da leggi
specifiche (2).
Tuttavia, molti aspetti della ricerca e delle tecnologie nucleari non
sono sempre così facili da definire. Recentemente, storici e sociologi
della scienza hanno rilevato che nella ricerca nucleare gli stessi mezzi
possono essere usati per scopi civili e militari. Innanzitutto, quei
materiali che possono essere utilizzati sia come combustibili nei
reattori, per produrre energia, sia come esplosivi nelle testate nucleari.
Inoltre, gli strumenti per la misurazione della radioattività possono
essere utilizzati tanto nella ricerca "pura" quanto in quella
"applicata" (3). E ancora,
sono proprio gli scienziati nucleari che sanno come trasferire le
conoscenze specifiche da un settore all'altro (4).
Va infine sottolineato che la definizione di criteri scientifici per la
valutazione dell'impatto delle ricerche nucleari è sempre soggetta a
decisioni di carattere economico, politico e diplomatico prese
sull'opportunità di massimizzare oppure minimizzare tali valutazioni. Ciò
che i rapporti d'intelligence definiscono pericoloso potrebbe essere
sapientemente manipolato nelle "stanze del potere" prima di
pervenire all'attenzione dell'opinione pubblica.
Questi
temi, che sono stati al centro della recente politica internazionale,
richiamano alla mente i casi di spionaggio atomico dei primi anni
Cinquanta. Subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, la paura che l'Unione
Sovietica stesse sviluppando un proprio programma atomico attivò i
servizi di sicurezza occidentali. Le indagini culminarono nella scoperta
che l'URSS stava utilizzando scienziati impiegati presso centri di ricerca
americani e britannici per ottenere segreti atomici. Nel settembre 1945 un
impiegato dell'ambasciata sovietica a Ottawa, Igor Gouzenkouu, rivelò
alle autorità canadesi che in America esisteva una organizzazione dedita
allo spionaggio atomico. Successive investigazioni condussero all'arresto
nel 1946 del fisico inglese Allan Nunn May e, nel gennaio del 1950, del
fisico tedesco Klaus Fuchs (emigrato in Gran Bretagna prima della guerra).
Analoghi episodi ci furono negli Stati Uniti, dove nel luglio del 1950 il
chimico Harry Gold e il sergente dell'esercito David Greenglass ammisero
la loro attività di spionaggio. La loro confessione portò all'arresto
dei coniugi Ethel e Julius Rosenberg, poi condannati a morte. In questi
paesi la "caccia alle streghe" fu all'origine di molte altre
accuse di tradimento e spionaggio che, se pur non sempre fondate, furono
utilizzate nella propaganda anti-comunista di quegli anni (5).
Curiosamente, tra i casi di spionaggio ufficialmente riconosciuti non compare quello di Bruno Pontecorvo, la cui probabile fuga nell'Unione Sovietica fu annunciata il 21 ottobre del 1950. Quel giorno i quotidiani britannici riportarono che il fisico era misteriosamente scomparso in Finlandia mentre ritornava da una vacanza nel Mediterraneo. Italiano di nascita, ma cittadino britannico, Pontecorvo era al momento uno degli scienziati di spicco del primo centro di ricerche nucleari in Inghilterra, l'Atomic Energy Research Establishment (AERE) di Harwel. Allievo del premio Nobel Enrico Fermi, durante la guerra Pontecorvo aveva anche lavorato presso la stazione nucleare di Chalk River, in Canada, parte integrante del Progetto Manhattan. Tuttavia, le prime reazioni del governo britannico alla sua scomparsa furono decisamente contenute. In due audizioni parlamentari, infatti, il ministro inglese per gli Approvvigionamenti George Strauss dichiarò che Pontecorvo aveva avuto un accesso molto limitato ai segreti atomici perché in anni recenti si era occupato soprattutto di raggi cosmici. Tuttavia, Strauss non stava dicendo tutta la verità.
Questo saggio prende in esame la carriera e la fuga di Bruno Pontecorvo principalmente per rispondere a due domande: "Cosa è segreto nei segreti atomici?" e "In quale modo i governi si preoccupano di accertare i rischi derivanti dalla fuga di informazioni atomiche?". Considereremo le possibili risposte a queste domande alla luce di documenti di archivio relativi al "caso Pontecorvo" di recente messi a disposizione degli studiosi (6). La vicenda del fisico italiano è infatti molto più interessante di quanto la letteratura storica sull'argomento suggerisca. Pontecorvo fu una figura di spicco nel quadro del programma atomico britannico e in particolare nella progettazione di reattori e in quella di strumenti per la rilevazione di giacimenti di elementi radioattivi. Entrambi questi settori erano soggetti a segretezza poiché il programma nucleare bellico necessitava di quantità significative di uranio naturale da trasformare in uranio fissile nei reattori nucleari.
Subito dopo la fuga di Pontecorvo il direttore esecutivo del Dipartimento dell'energia atomica britannico, Michel Perrin, fu chiamato a esaminare il caso per conto del governo. Al funzionario fu chiesto di minimizzare l'impatto del caso Pontecorvo per non compromettere i negoziati che erano in corso con gli Stati Uniti e il Canada per la collaborazione in campo nucleare. Pertanto, Perrin sostenne pubblicamente che Pontecorvo aveva avuto accesso a segreti atomici in modo estremamente limitato (7). Contemporaneamente, però, sulla stampa britannica il fisico veniva dipinto come una spia atomica. In effetti, l'agenzia di intelligence MI5 sapeva che non esistevano elementi a sostegno di questa accusa ma, in virtù di accordi con lo statunitense Federal Bureau of Investigation (FBI), non la smentì (8). Né le dichiarazioni ufficiali sulla limitata importanza del ruolo di Pontecorvo nei programmi atomici, né le accuse di spionaggio avanzate dai media avevano un riscontro oggettivo. Ma, di fatto, la campagna mediatica sul caso Pontecorvo contribuì a creare un clima di allarme favorevole all'introduzione di misure di controllo più restrittive per la ricerca nucleare e, in particolare, con il famigerato positive vetting (9) nei confronti del personale impiegato presso i centri di ricerca.
Negli ultimi cinquant'anni, tanto l'opinione pubblica quanto l'esame
storico del caso Pontecorvo sono stati influenzati dalla versione dei
fatti proveniente da fonti diplomatiche e da agenzie di intelligence. La
distanza tra quanto il pubblico ha avuto modo di sapere circa le attività
del fisico italiano e quanto era noto a pochi diplomatici o agenti dei
servizi britannici ha generato due tipi di resoconti storici del tutto
incoerenti. In uno si sostiene che Pontecorvo era una spia atomica (10)
nell'altro che Pontecorvo non passò alcun segreto di valore all'Unione
Sovietica perché era al di fuori della ricerca nucleare
"segreta" (11). Nessuno
storico ha finora tentato di risolvere questa contraddizione, che è
invece proprio quello che tenteremo di fare in questo saggio.
Riteniamo che il caso Pontecorvo offra una lezione importante per gli
storici della scienza, così come per chi studia la "scienza"
della politica (12). Da un lato,
infatti, dimostra che nella fisica nucleare il concetto di "segreto
atomico" non trova necessariamente applicazione nel lavoro quotidiano
dei ricercatori, poiché i medesimi principi e strumenti sono utilizzati
sia nella ricerca pura sia in quella applicata (o segreta). Dall'altro
mostra che nel corso dell'era nucleare certe trame segrete relative alla
politica nazionale erano considerate molto più importanti che non
l'ottenimento di informazioni da parte di organismi di intelligence. E
pone quindi un interrogativo rispetto al futuro, proprio perché
suggerisce che simili disegni possano avere ancora un ruolo di rilievo
nella risoluzione delle controversie internazionali.
In giro per il mondo
All'epoca
della sua fuga, il fisico nucleare italiano Bruno Pontecorvo era
conosciuto dai suoi colleghi come una personalità affascinante, un uomo
cui piaceva viaggiare più di ogni altra cosa. Nel 1950, Pontecorvo e sua
moglie, la svedese Rosanne Nordblum, avevano tre bambini e un ugual numero
di passaporti (di cui uno canadese e uno britannico). La fuga in URSS
giunse infatti al termine di un quindicennio, a cavallo della Prima Guerra
Mondiale, vissuto tra l'Europa e l'America, in un continuo spostarsi da un
laboratorio all'altro.
Nel 1936 "il cucciolo" (13)
aveva lasciato l'Istituto di Fisica di via Panisperna a Roma per lavorare
presso il Laboratorie de Chimie Nucleaire di Parigi, grazie a una borsa di
studio del Ministero della Pubblica Istruzione. Tuttavia, la pubblicazione
delle leggi razziali nel 1938 costrinse Pontecorvo, di famiglia ebrea, a
lasciare definitivamente l'università italiana (14).
Nel 1940 l'invasione della Francia da parte delle truppe tedesche
costrinse il fisico a lasciare anche Parigi e il paese (15).
Giunto in America, tra il 1941 e il 1943 Pontecorvo lavorò presso la
compagnia Wells Surveys, in Oklahoma, visitando spesso New York e Chicago,
dove vivevano la maggior parte degli accademici italiani rifugiati negli
Stati Uniti. Nel 1943 si stabilì in Canada ed entrò a far parte di una
missione scientifica britannica collegata al Progetto Manhattan. Nel
frattempo, Pontecorvo continuò a viaggiare tra le maggiori città
statunitensi e l'Europa (alla fine della guerra visitò varie volte
l'Inghilterra e l'Italia) fino a quando, nel 1949, decise di trasferirsi
in Inghilterra per lavorare all'AERE, il centro nazionale per la ricerca
atomica di Harwell. Benché tra il 1943 e il 1950 il fisico italiano
mantenesse la propria posizione nel contesto del programma nucleare
britannico, in diverse circostanze considerò l'opportunità di lasciarlo
per impieghi accademici in America o in Europa (16).
Questo modo di vivere, con continui trasferimenti e viaggi, corrispondeva in Pontecorvo anche a un modo di intendere (metaforicamente) la ricerca nucleare. Egli è considerato da molti storici come uno dei più importanti scienziati italiani coinvolti nelle ricerche sui raggi cosmici e sulle particelle elementari nonché un pioniere della fisica dei neutrini. Lo studio di documenti di archivio mostra che in realtà Pontecorvo aveva interessi scientifici che andavano ben oltre lo studio della fisica delle particelle. Se spostarsi di luogo in luogo era un modo di intendere la propria vita, passare dallo studio di nuove particelle a quello del loro uso nella fisica applicata era parte integrante della sua ricerca. In particolare, per ciò che concerneva la soluzione di problemi applicativi attraverso pratiche sperimentali della fisica delle particelle e la possibilità di ottenere nuova conoscenza sulle particelle attraverso l'uso di strumentazione originariamente sviluppata nel contesto della fisica applicata (17).
La "flessibilità" di Bruno Pontecorvo nell'uso delle
tecniche della fisica nucleare ci porta a considerare il suo rapporto con
la ricerca "classificata" o "segreta". Come abbiamo
accennato, la versione ufficiale ha sempre sostenuto che Pontecorvo fosse
prevalentemente impegnato nella fisica dei raggi cosmici e delle
particelle elementari e che pertanto avesse un accesso molto limitato alla
ricerca classificata. In realtà, fu proprio la specializzazione di
Pontecorvo in questi settori di studio che lo condusse verso la ricerca
segreta, come dimostrano due importanti aspetti della sua attività: la
produzione di strumentazione per la rilevazione geofisica e la fisica
delle pile atomiche.
Nel 1941 Pontecorvo iniziò a lavorare nel laboratorio di ricerca della
Wells Surveys a Tulsa, Oklahoma. Nella sua autobiografia Emilio Segrè
(altro "ragazzo di via Panisperna" che, trasferitosi in America,
dal 1938 lavorava al Radiation Laboratory di Berkeley, California) ricorda
come nel maggio del 1940 rifiutando una proposta della Wells Surveys
avesse segnalato il nome di Pontecorvo (18).
La Wells Surveys era una delle maggiori imprese statunitensi coinvolte
nella progettazione e produzione di rivelatori elettronici per le
prospezioni petrolifere ma aveva avviato anche un programma di ricerca per
i giacimenti di materiali radioattivi.
Negli anni successivi Pontecorvo e la Wells Surveys registrarono presso l'ufficio statunitense quattro brevetti relativi a strumentazioni per la rilevazione geofisica (19). Tre di questi brevetti riguardavano la ricerca petrolifera (20), il quarto invece un rilevatore che, utilizzando i "contatori in coincidenza", permetteva di distinguere tra giacimenti di uranio e di torio(21). Va sottolineato che la tecnica dei contatori in coincidenza era stata sviluppata negli anni Trenta nel contesto della ricerca sui raggi cosmici ed era diventata sempre più affidabile grazie anche al circuito di coincidenza sviluppato dal fisico italiano Bruno Rossi (22). Pontecorvo, quindi, aveva trasferito sapientemente la tecnica dalla ricerca sui raggi cosmici a quella della rilevazione geofisica. Campioni di torio presenti in laboratorio emettevano radiazione gamma a un livello energetico di circa 2,6 milioni di electron volt, mentre i medesimi campioni di uranio emettevano la stessa radiazione a un livello di 2,2 milioni di electron volt. Pontecorvo capì subito che un sistema di coincidenza avrebbe potuto distinguere l'uranio dal torio proprio in base a quanto fosse penetrante la radiazione emessa dal giacimento. Questo caso indica chiaramente la vicinanza tra due aree di ricerca classificate in maniera molto diversa nel contesto dei regolamenti sulla sicurezza atomica. La ricerca sui raggi cosmici era considerata ricerca pura o di base, mentre gli studi inerenti alla strumentazione per la rilevazione geofisica diventeranno sempre più segreti in relazione alle necessità di identificare e produrre mappe di giacimenti radioattivi.
Va detto, tuttavia, che non fu la rilevazione geofisica la principale via di accesso di Pontecorvo alla ricerca militare. Nel 1943 il fisico decise di andare in Canada per partecipare al progetto atomico segreto anglo-canadese denominato in codice "Tube Alloys". Questo progetto fu inizialmente finanziato dal Department for Scientific and Industrial Research (DSIR) britannico e dal Consiglio Nazionale delle Ricerche canadese per studiare l'utilizzo dell'energia atomica. Dal 1944 il Tube Alloys fu diretto dal fisico inglese John Cockcroft e la maggior parte delle risorse furono orientate alla progettazione di un reattore nucleare eterogeneo alimentato con uranio arricchito e moderato con acqua pesante (23). Pontecorvo non solo collaborò al progetto ma vi contribuì in maniera determinante analizzando nel dettaglio questioni fondamentali per la progettazione dell'NRX (Reattore Nucleare X). Secondo la storica Margaret Gowing, in un primo momento il segretario generale del DSIR, Edward Appleton, non era stato favorevole all'assunzione del fisico italiano: "Quando fu avvertita la necessità di assumere Pontecorvo come membro della missione scientifica britannica, il segretario del DSIR si era opposto. Difatti Appleton era contrario a incrementare ulteriormente il già elevato numero di ricercatori non inglesi presenti nel progetto. Tuttavia, furono fatte pressioni su di lui sia in virtù della reputazione di cui godeva Pontecorvo sia per la mancanza di fisici così preparati nel suo campo di ricerca" (24).
Quale che fosse la ragione dell'iniziale opposizione di Appleton, l'assunzione di Pontecorvo fu vitale per la realizzazione del programma. Si consideri che il progetto dell'NRX necessitava innanzitutto di calcoli matematici per le dimensioni del reattore. In un secondo momento, sarebbero stati affrontati altri problemi di progettazione. I calcoli sulle dimensioni del reattore dipendevano prevalentemente dallo studio del comportamento dei neutroni nella pila e quindi da dati sperimentali ottenibili solo in centri di ricerca dove pile atomiche erano già operanti. Al tempo l'unica pila attiva era la Chicago Pile I (o CP-I), grazie al lavoro del gruppo di Enrico Fermi. Il maggior fisico italiano stava allora conducendo ricerche con una nuova pila, la CP-2, realizzata nel laboratorio Argonne, nei pressi di Chicago (25). Per ottenere dati essenziali per la realizzazione della pila anglo-canadese, i manager di Tube Alloys pensarono bene di inviare a Chicago proprio Bruno Pontecorvo, il quale discusse con il suo ex maestro i dati teorici elaborati in Canada. Fermi stesso fornì importanti indicazioni sul progetto. Una volta ritornato in Canada, Pontecorvo si occupò di aspetti fondamentali per il completamento di NRX, quali, per esempio, lo studio delle proprietà dei materiali fissili, dei prodotti della fissione nucleare controllata e dell'interazione fra prodotti e materiali in uso per la sua edificazione (26). Inoltre, contribuì allo studio dei materiali per la schermatura della pila atomica (27). Il ruolo di Pontecorvo nel contesto della progettazione di NRX, quindi, era sicuramente di grande importanza.
In
Canada, Pontecorvo continuò a lavorare anche nel campo della
strumentazione per l'identificazione di giacimenti radioattivi. Nel
settembre del 1944 incontrò l'ex collega della Wells Survey Serge
Scherbatskoy per testare alcuni nuovi rivelatori. Insieme esplorarono una
zona all'interno della regione dei NorthWest Territories in Canada e per
Cockcroft, direttore di Tube Alloys, stilarono un rapporto segreto
indicante i depositi di materiali radioattivo trovati (28).
Inoltre, in ottobre, esponenti di spicco dell'esercito americano coinvolti
nel Progetto Manhattan organizzarono un incontro a Washington al fine di
promuovere lo scambio di informazioni fra gruppi di scienziati inglesi,
canadesi e americani impegnati nella produzione di strumenti per la
rilevazione geofisica. Pontecorvo fu inviato all'incontro come
rappresentante inglese ed ebbe quindi modo di conoscere nel dettaglio le
diverse tecnologie in uso per l'esplorazione dei giacimenti di uranio. Il
colonnello Paul Guarin (dell'entourage del generale Groves, il direttore
generale del Progetto Manhattan), che presiedeva l'incontro, chiarì che
tutti gli aspetti di ricerca inerenti alla rilevazione geofisica dovevano
essere considerati segreti (29).
Di ritorno dalla conferenza, Pontecorvo consigliò Cockcroft sui possibili metodi per sviluppare nuove strategie per la mappatura dei depositi di uranio e di torio. Per una prima esplorazione su territori piuttosto vasti il fisico italiano suggerì l'impiego di potenti camere di ionizzazione installate su elicotteri o aeroplani. Una seconda indagine con rivelatori portatili dalle caratteristiche tecniche simili a quelle del rivelatore da lui progettato due anni prima avrebbe poi permesso di valutare le concentrazioni dei materiali presenti (30). In due anni il fisico italiano si era così guadagnato la fiducia e la stima dei dirigenti dei progetti atomici in corso sul territorio americano, che infatti non esitarono a coinvolgerlo nella produzione e nello scambio di informazioni in settori applicativi cruciali - la rilevazione geofisica e la fisica delle pile atomiche - nel contesto dell'uso militare dell'energia atomica (31).
Il bombardamento delle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki sancì il completamento della ricerca nucleare finalizzata alla costruzione di armi per il conflitto in corso e segnò l'avvio di progetti nazionali per lo sfruttamento dell'energia atomica in campo militare e civile. Una prima stesura del programma atomico britannico assegnava a Pontecorvo la responsabilità della "fisica delle pile" (pile physics) nel nuovo centro di ricerca che gli inglesi avevano deciso di costruire ad Harwell, presso il quale alla fine del 1945 al fisico italiano fu offerta la posizione di Principal Scientific Officer (PSO) (32). Pontecorvo non accettò immediatamente la proposta. Proprio nel 1946, infatti, per la prima volta, egli fu tentato di lasciare la missione scientifica britannica in Canada. Il fisico inglese James Chadwick, responsabile per la gestione politica di Tube Alloys, dal suo ufficio a Washington si era infatti opposto alla sua richiesta di visitare l'Italia. A questo proposito va ricordato che erano appena iniziate le prime indagini sullo spionaggio atomico, grazie anche alla defezione del funzionario russo Igor Gouzenkou dell'ambasciata sovietica a Ottawa (33). Nel febbraio del '46 Pontecorvo ebbe un incontro diretto con Chadwick e chiarì che se fosse stato autorizzato a viaggiare in Europa, avrebbe accettato l'offerta inglese; altrimenti, era pronto a lasciare la missione britannica per lavorare in un'università o in una azienda americana. Nel frattempo le investigazioni sul caso Gouzenkou erano giunte al termine (34) e, non essendo emerso nulla a carico di Pontecorvo, Chadwick non si oppose più al suo viaggio in Europa (35).
Al suo ritorno, però, Pontecorvo decise di rimanere in Canada presso la nuova stazione di ricerche nucleari di Chalk River per completare il progetto NRX, avviato verso la conclusione. Cockcroft accettò la sua decisione ma, preoccupato per le sorti della pila nucleare in costruzione ad Harwell, volle stabilire un canale di comunicazione tra gli scienziati della missione britannica in Canada e quelli impegnati nel progetto nella costruzione di BEPO (British Experimental Pile O) di Harwell. Cockcroft creò quindi un comitato che "avrebbe avuto il compito di consigliare il gruppo di scienziati impegnati nel progetto inglese e di rispondere a domande su aspetti tecnici provenienti dal Regno Unito" (36). Pontecorvo fu uno dei membri di questo gruppo e aiutò gli scienziati di Harwell a risolvere aspetti tecnici e importanti problemi nella progettazione di BEPO (37).
Nel dopoguerra l'attività di Pontecorvo si concentrò sulla ricerca dei raggi cosmici e sulla fisica delle particelle. Nel 1946 il fisico iniziò a programmare esperimenti per lo studio dei neutrini con le pile nucleari di Chalk River. Insieme ai fisici Geoffrey C. Hanna e David H. W. Kirkwood, sviluppò nuovi tipi di contatori proporzionali sensibili ai raggi b (38). I tre decisero anche di allestire a Chalk River un laboratorio per lo studio dei raggi cosmici e, in particolare, sulla disintegrazione dei mesoni. Il passaggio dalla ricerca applicata alla fisica delle particelle può essere spiegato dal desiderio di Pontecorvo di dedicarsi a un settore che prometteva grandi sviluppi. I nuovi acceleratori di particelle e i reattori disponibili avevano infatti permesso per la prima volta la produzione artificiale di reazioni nucleari. Recenti sviluppi della fisica dei raggi cosmici, inoltre, avevano fatto emergere diversi aspetti dell'interazione fra particelle nucleari.
Benché
impegnato principalmente nella fisica "pura", Pontecorvo non si
allontanò dall'area della ricerca segreta: nello studio dei raggi
cosmici, infatti, il fisico utilizzava strumenti "classificati".
Inoltre, mentre continuava la collaborazione con gli inglesi nel campo
dello sviluppo di strumentazione per la rilevazione geofisica, iniziò a
collaborare con aziende europee e americane coinvolte nella produzione di
questo tipo di strumentazione. In estrema sintesi, grazie alla sua
maestria nel doppio uso (ricerca di base e applicata) delle tecnologie per
la rilevazione, Pontecorvo fu uno dei protagonisti nello sviluppo del
programma nucleare britannico.
Si consideri inoltre che Pontecorvo usava strumenti come i kicksorter (o
pulse analyser, analizzatori di impulso), che erano utilizzati nella
misurazione della banda energetica delle particelle rilevate dai
contatori. La pubblicazione di dettagli inerenti i kicksorter era stata
autorizzata solo da poco (39). Va
inoltre ricordato che alcuni dei primi rapporti sulla rilevazione
geofisica scritti da Pontecorvo erano stati trasferiti al
Telecommunication Research Establishment (TRE) di Malvern, in Inghilterra.
Durante la guerra, al TRE era stato sviluppato il radar per conto del
Ministero dell'Aviazione inglese e ora il centro era impegnato nella
produzione di nuovi rilevatori elettronici da utilizzare in diverse aree
della ricerca nucleare, quali la rilevazione di particelle in acceleratori
e pile nucleari, la fisica dei raggi cosmici e la rilevazione geofisica.
Per quanto riguarda quest'ultima, occorre, inoltre, ricordare che i
servizi di intelligence britannici, dal 1945 impegnati nella
individuazione di depositi di uranio in diverse aree del mondo, avevano
chiesto di poter disporre di strumenti di maggiore precisione (40).
Il TRE aveva sviluppato due nuovi programmi di ricerca in merito:
produzione di rilevatori portatili per l'esplorazione a terra e
strumentazione per la ricerca aerea.
Nel 1947, Ernest Franklin produsse il primo rilevatore portatile, basato proprio sulla tecnica dei circuiti di coincidenza (Fig. 5) (41). All'epoca le misure di sicurezza relative a questa area di ricerca erano estremamente rigide. Nel 1948 uno dei fisici del TRE, Dennis Taylor, per aver pubblicato nel giornale del centro di ricerca i dettagli relativi a uno dei rivelatori portatili per raggi gamma fu severamente redarguito dai suoi superiori. Tutta la strumentazione per la rilevazione geofisica e per la valutazione della proporzione di uranio e torio in campioni provenienti da depositi di materiali radioattivi era ritenuta un segreto di vitale importanza (42). Davidson (vedi nota 40) era molto preoccupato per le conseguenze dell'iniziativa di Taylor: "La pubblicazione di rapporti tecnici dettagliati in giornali scientifici è un modo di fare un regalo del tutto non dovuto in termini di informazioni a certi Stati che sono interessati a sapere che cosa stiamo facendo in questo campo di ricerca. Forse sarebbe bene ricordare che la diffusione di qualsiasi informazione inerente alla rilevazione di depositi non ferrosi nell'Unione Sovietica viene al momento considerata un'offesa capitale" (43). Davidson chiese anche a un diplomatico inglese di stanza a Washington di verificare attraverso i servizi americani se l'Unione Sovietica poteva in qualche modo trarre vantaggio dalla pubblicazione di dettagli su nuovi strumenti per la rilevazione geofisica. Nella sua risposta il diplomatico sottolineò che simili informazioni potevano permettere ai sovietici di interpretare le mappe geologiche dei britannici oppure di produrne altre molto più dettagliate (44). Tra il 1947 e il 1948 Pontecorvo continuò a consigliare Cockcroft circa la produzione di nuovi rilevatori, e il fisico inglese ritrasmetteva queste informazioni al TRE (45). Nel luglio del 1948, poco dopo la sua incauta iniziativa, Taylor ricevette nei laboratori di Malvern una visita di Pontecorvo per l'avvio di alcune ricerche (46).
Nel 1946 l'attività svolta da Pontecorvo come consulente di imprese private nel campo della rilevazione geofisica aveva suscitato le obiezioni di un funzionario del Ministero per gli Approvvigionamenti ma poi il fisico italiano era stato autorizzato a continuare la collaborazione anche se con l'impegno di non depositare brevetti (47). Per questo motivo, egli evitò di registrare un certo numero di sue invenzioni lasciando che fosse Scherbatskoy a farlo (48). Grazie al fisico Giuseppe Fidecaro, è inoltre risaputo che dal 1948 i rilevatori a neutroni di Pontecorvo avevano attratto l'interesse di società europee impegnate nell'estrazione del petrolio, in particolare dell'Agenzia Italiana Petroli (AGIP) e dall'An-glo-Iranian Oil Company (49).
Nel 1948 la rivista scientifica Nature annunciò che Bruno Pontecorvo, "responsabile per lo sviluppo di pile nucleari in Canada ed ora impegnato in ricerche di fisica nucleare" era stato nominato Senior Principal Scientific Officer ad Harwell. Le ragioni per le quali Pontecorvo accettò questo incarico non sono del tutto note. In effetti, egli aveva espresso il desiderio di lavorare in Europa per essere più vicino alla sua famiglia e Cockcroft voleva che si occupasse più direttamente di alcune questioni relative al programma nucleare britannico. Inoltre, il fisico italiano era stato coinvolto in un progetto europeo per la realizzazione di un laboratorio dedicato allo studio dei raggi cosmici al Pic au Midi, nei Pirenei. Anche in tali circostanze, tuttavia, Pontecorvo non si occupò solo di "ricerca pura". Nel 1949, fu infatti chiamato a far parte del comitato direttivo denominato "Power Steering" (PSC) e in seguito ne divenne membro a tutti gli effetti (50). Dal 1947, il PSC era probabilmente il più importante fra i comitati tecnici di Harwell e si occupava delle nuove tecnologie per i reattori, dei materiali fissili e non fissili e della progettazione di nuove pile (51). Facevano parte del gruppo i più importanti scienziati di Harwell, Cockcroft incluso.
La
partecipazione di Pontecorvo al PSC mette in luce ancora una volta la
relazione fra ricerca pura e applicata, aperta e segreta, all'interno del
centro inglese. Ciò è anche evidente in uno degli organisational
charts di Harwell ed è dimostrato dai contatti tra aree di ricerca
segrete e aperte (Fig. 6) (52).
Peraltro, in Gran Bretagna Pontecorvo continuò a occuparsi di nuovi tipi
di contatori proporzionali per la rilevazione di radiazione nella banda
delle basse energie (53). La
rilevazione di particelle nello studio dei raggi cosmici, nei reattori
nucleari e negli acceleratori era certamente una finalità di questa
ricerca. Ma altrettanto lo era la costruzione di nuova strumentazione di
grande sensibilità per la rilevazione di giacimenti radioattivi (e anche
di petrolio e gas naturale). Nel 1950 Pontecorvo seppe che Scherbatskoy,
lasciata la Wells Surveys, lavorava per la Perforating Guns Atlas
Corporation, "una nuova compagnia che ha alle spalle una notevole
copertura finanziaria e che presto entrerà in competizione con la Wells
Surveys" (54). Entrambe le
imprese erano impegnate nella rilevazione di depositi di uranio in Canada
per conto del Combined Development Trust (CDT), nato nel 1944 per
ottimizzare la collaborazione in questo campo fra Canada, Stati Uniti e
Gran Bretagna. Le imprese consideravano la produzione di rilevatori più
sensibili come un segreto industriale proprio perché questi strumenti
avrebbero permesso l'individuazione dei depositi con maggiore
concentrazione di uranio. Scherbatskoy aveva chiesto a Pontecorvo di
affiancarlo nello sviluppo di nuovi rilevatori per la registrazione di
neutroni e di raggi gamma, una ricerca che, sottolineava in una lettera al
fisico italiano del giugno del 1949, doveva essere trattata con la massima
segretezza: "Vogliamo che nessuno, in particolare alla Wells Surveys,
sappia che stiamo lavorando su questo problema" (55).
La richiesta dell'ingegnere americano giungeva al termine di un periodo di
intensa collaborazione fra i due, che dal 1947 si scambiavano
informazioni. Anche in questa attività di Pontecorvo segreti di natura
commerciale, industriale e nazionale si intrecciavano.
Nel marzo del 1950, in seguito all'arresto del fisico tedesco Klaus Fuchs e all'inizio della "caccia alle streghe" negli Stati Uniti e in Europa, un "preoccupatissimo" Pontecorvo chiese di essere ascoltato da Henry Arnold, il funzionario per la sicurezza di Harwell. Il fisico confessò di avere in Italia alcuni parenti iscritti al Partito Comunista benché lui stesso non fosse interessato alla politica. Arnold interrogò Pontecorvo e i suoi superiori più di una volta e concluse che effettivamente il fisico italiano non aveva alcuna tendenza politica. Arnold, tuttavia, sottolineò che, proprio perché Pontecorvo aveva un ruolo di primo piano ad Harwell, un rischio per la sicurezza esisteva. Herbert Skinner, che era stato il fisico di Harwell più alto in grado, suggerì a Pontecorvo di fare domanda per una cattedra di fisica sperimentale appena istituita all'Università di Liverpool, ateneo dove, peraltro, egli stesso era da poco titolare della cattedra "Lyon Jones" di fisica sperimentale. A Liverpool, il dipartimento di fisica era stato recentemente rinnovato ed era stato costruito un nuovo sincrociclotrone. In effetti, nel giugno del 1950 la nuova cattedra fu offerta a Pontecorvo (56). Ma a luglio il fisico era ancora molto indeciso circa il suo futuro. In effetti, Cockcroft e Skinner non gli avevano impedito di rimanere ad Harwell dopo la sua "confessione", anche se gli avevano chiesto di accettare una posizione di secondo piano (e quindi con minori implicazioni nei "segreti atomici"). Comunque, alla fine di luglio Pontecorvo decise di accettare la cattedra all'Università di Liverpool e subito dopo partì per le vacanze in Italia.
Ma Pontecorvo non sarebbe mai tornato in Gran Bretagna. L'estate del 1950 fu caratterizzata da un'intensificazione della "caccia alle streghe" con investigazioni e arresti in America e in Europa. In particolare, negli Stati Uniti, dove era visto con sospetto il simpatizzare per partiti, gruppi o organizzazioni comuniste, all'inizio di ottobre 94 cittadini stranieri furono arrestati per le loro idee politiche. In Europa, alcuni governi introdussero misure per l'investigazione del personale impiegato presso uffici pubblici e centri nazionali di ricerca. Il clima era tale che nel settembre di quell'anno Ludwig Jánossy, un fisico ungherese che si occupava di raggi cosmici presso l'Università di Dublino, preferì rimanere nel suo paese piuttosto che tornare in Irlanda e rischiare di essere coinvolto in una persecuzione. Bruno Pontecorvo, in vacanza al Circeo, seguiva questi sviluppi con crescente preoccupazione: se il contenuto della sua confessione ad Arnold fosse finito sui giornali, egli sarebbe diventato un obiettivo della "caccia alle streghe". Ancora in vacanza, il fisico informò i sovietici (probabilmente attraverso i suoi parenti) di voler lasciare l'Europa. Alla fine di settembre raggiunse in aereo la Finlandia e da lì la Russia. Per un paio di mesi nessuno seppe dove si trovasse (57) e soltanto nel novembre del 1950 l'intelligence inglese ebbe la certezza quasi assoluta che Pontecorvo fosse in URSS.
Come abbiamo visto, Pontecorvo aveva avuto un ruolo di primo piano nel progetto atomico britannico e, proprio per questo, era a conoscenza dei segreti atomici custoditi ad Harwell. Grazie all'esperienza fatta con i progetti nucleari canadesi e britannici, conosceva le tecnologie e i materiali della fisica delle pile tanto quanto le possibili applicazioni dei reattori stessi. Proprio in uno degli ultimi incontri del PSC cui aveva preso parte, Pontecorvo aveva discusso l'importanza di sviluppare nuovi reattori moderati con acqua pesante in relazione ai diminuiti costi di produzione di questo materiale e alle sue qualità rispetto ad altri, come, per esempio, la grafite. La sua conoscenza della fisica delle pile comprendeva dettagli della produzione di materiali fissili e di prodotti secondari, e dei problemi di schermatura dei reattori nucleari (58). Inoltre, Pontecorvo era specializzato nella progettazione di contatori per la rilevazione geofisica. Al tempo, le norme dell'Atomic Energy Research Establishment britannico sulle ricerche condotte in questo campo erano molto restrittive, vista la loro importanza in relazione ai piani nazionali per il monopolio dei giacimenti di uranio. Inoltre, le aziende americane del settore erano in competizione per mettere a disposizione del Combined Development Trust strumentazione di grande sensibilità ed erano, quindi, interessate a mantenere segreti i dettagli di tali strumenti. Pontecorvo era coinvolto in tutte queste aree di ricerca.
Minimizzare!
Nel gennaio del 1950, in Gran Bretagna l'arresto di Fuchs aveva messo sotto pressione l'organizzazione nucleare e creato un certo allarmismo nella stampa, nell'opinione pubblica e nei politici. Inoltre, il modo in cui i britannici avevano gestito il caso era stato particolarmente criticato dagli americani, che avevano posto l'adozione di nuove misure di sicurezza come condizione per la collaborazione tra i due paesi in campo nucleare. La fuga di Pontecorvo, quindi, avvenne in un momento critico della politica nucleare britannica. L'esame di nuove carte di archivio rivela che per non compromettere i negoziati con gli Stati Uniti per lo scambio di informazioni nucleari, alcuni diplomatici britannici decisero di minimizzare il caso. Fu quindi questo proposito che determinò l'atteggiamento ufficiale nei confronti della fuga di Pontecorvo.
Nel 1950, la Gran Bretagna era coinvolta in importanti negoziati con gli
Stati Uniti e il Canada. Dal luglio del 1946, grazie all'Atomic Energy Act
proposto dal senatore americano Brian McMahon, gli Stati Uniti avevano
deciso di interrompere la collaborazione internazionale in campo nucleare.
In seguito, la carenza di uranio per il completamento del programma
nucleare nazionale aveva costretto gli statunitensi a riprendere i
negoziati con la Gran Bretagna, che disponeva di maggiori risorse. Nel
gennaio del '48 un nuovo accordo era stato raggiunto (il Modus Vivendi) e
prevedeva uno scambio limitato di informazioni in cambio dell'uranio
inglese. Tuttavia, l'accordo non soddisfaceva nessuno dei due partner. Gli
americani avevano bisogno di maggiori quantità di uranio per il loro
programma militare, in rapida espansione, mentre gli inglesi volevano
informazioni per la produzione di armi nucleari. I diplomatici
statunitensi vedevano il progetto di un'atomica britannica come il
maggiore ostacolo per ulteriori negoziati. Per due anni le trattative
erano proseguite senza grandi successi, ma nel 1950, i diplomatici
britannici presso gli Stati Uniti erano convinti che presto un accordo
sarebbe stato raggiunto (59).
In seguito alla scomparsa di Pontecorvo i diplomatici britannici si preoccuparono soprattutto che la notizia di un possibile passaggio ai sovietici di informazioni nucleari riservate potesse interrompere in maniera definitiva i negoziati. Quindi, tentarono di anticipare le critiche degli americani. L'ambasciatore inglese a Washington, Oliver Franks, il sottosegretario del Ministero degli Esteri (Foreign Office) Roger Makins e Michael Perrin concordarono una strategia comune mentre l'ufficio di gabinetto a Londra e l'ambasciata a Washington in uno scambio di telegrammi "top secret" minimizzavano l'intera faccenda. Inoltre, sollecitata da Londra, l'ambasciata informò dell'accaduto le autorità americane. Nelle missive segrete si affermava che Pontecorvo era stato coinvolto esclusivamente in ricerche non segrete e solo in alcuni aspetti di secondaria importanza inerenti ai reattori nucleari (60), versione questa che sarebbe stata sostenuta dal ministro degli Approvvigionamenti Strauss anche nel corso di un'interrogazione parlamentare. Secondo Strauss, Pontecorvo aveva avuto un accesso molto "limitato" a documentazione segreta. Infine, le informazioni fornite alla stampa non differirono di molto da quello che circa tre anni prima era stato scritto sulla rivista scientifica Nature quando Pontecorvo era stato trasferito ad Harwell.
Ma questa versione dei fatti contraddiceva chiaramente il contenuto del regolamento sulla segretezza delle informazioni nucleari. Secondo il rapporto sull'applicazione alla ricerca nucleare delle regole di segretezza scritto nel 1948 "lo scopo principale di queste regole è di proteggere informazioni necessarie alla produzione di materiale fissile. Esse proteggono quindi il design di pile nucleari, impianti chimici di estrazione, impianti di separazione degli isotopi dagli elementi pesanti e anche informazioni inerenti alle materie prime" (61). Il rapporto chiariva che i rilevatori nucleari non erano necessariamente classificati ma sottolineava che "ricerche associate con questi strumenti sarebbero stati classificati nel caso in cui fossero stati utilizzati per applicazioni segrete, quali per esempio la ricerca di materie prime". La versione dei fatti fornita da Strauss contraddiceva nello specifico anche l'esame fatto da Arnold nell'aprile del 1950 in seguito all'interrogatorio di Pontecorvo. Secondo Arnold, dato "che Bruno Pontecorvo ha accesso a informazioni Top Secret, dal punto di vista della sicurezza nucleare esiste virtualmente un rischio per la sicurezza" (62).
Nel frattempo l'ambasciata britannica a Washington constatò con una
certa soddisfazione che le reazioni della stampa americana erano state
piuttosto moderate. Le elezioni del Senato americano avevano tenuto la
stampa statunitense impegnata su altre questioni e anche i politici
avevano mostrato solo un "moderato interesse" (63).
Il 2 novembre del 1950 Franks prese contatto con Makins, chiedendo
espressamente di continuare a minimizzare l'intera faccenda: "Sono
particolarmente interessato ad assicurare che "non si disturbi il can
che dorme" e ho qualche speranza che l'intera faccenda sia presto
dimenticata [...] La mia preoccupazione è di assicurare il più possibile
che il caso Pontecorvo non metta in discussione le prospettive del nuovo
negoziato sul piano del Pentagono per la collaborazione trilaterale"
(64).
A Perrin fu quindi riferito che Franks voleva "minimizzare le
ripercussioni del caso Pontecorvo sui futuri negoziati" (65).
Perrin preparò il rapporto sulla carriera di Pontecorvo seguendo
accuratamente la direttiva. Tale rapporto costituì la base per il secondo
intervento di Strauss nel parlamento britannico e per la risposta alla
richiesta di informazioni da parte della Atomic Energy Commission
statunitense. Secondo Perrin, Pontecorvo aveva abbandonato le ricerche sui
reattori nucleari e in ogni caso la sua conoscenza in questa area era
molto limitata: "È improbabile che Pontecorvo abbia una conoscenza
specializzata circa aspetti tecnici delle pile nucleari [...] È possibile
che possegga una conoscenza generale riguardo ai differenti tipi di
reattori nucleari che possono essere utili nel contesto di un programma
civile, ma non sarebbe probabilmente capace di descriverne i dettagli
tecnici" (66).
Nel rapporto di Perrin non era menzionata la partecipazione del fisico al PSC, né tanto meno il recente sviluppo di nuove tecnologie per reattori basati sull'uso di acqua pesante. In merito alle ricerche nel campo dei rilevatori, Perrin sottolineò che Pontecorvo era coinvolto nello studio dei raggi cosmici senza citare le ricerche nel campo della rilevazione geofisica. Ma Perrin certamente doveva essere preoccupato che proprio le conoscenze del fisico italiano in questo ambito di ricerca potessero essere di grande importanza per i sovietici e il loro piano di identificare i depositi di uranio in Unione Sovietica. Alla fine degli anni Quaranta i sovietici avevano già rilevato diverse aree con differenti tipi di strutture geologiche per trovare depositi di uranio (67). Nel 1947 e nel 1948 due rapporti di intelligence inglesi avevano indicato proprio nella carenza di riserve di uranio uno dei fattori limitanti del programma atomico sovietico (68) e ancora nel 1950 l'approvvigionamento di uranio era considerato uno dei problemi urgenti da parte dei geologi sovietici (69). Infine, come abbiamo visto, la strumentazione per la rilevazione geofisica in possesso dei russi era considerata dall'intelligence americana non adeguata all'esplorazione geofisica. Era evidente, quindi, che le conoscenze di Pontecorvo potevano essere di grande importanza per il programma atomico sovietico.
Ma questo fatto fu omesso nel rapporto ufficiale sulla carriera del fisico italiano stilato dopo la sua fuga. Perrin confermò il ruolo che Pontecorvo aveva avuto in Canada come esperto di reattori nucleari ma evitò di fornire dettagli circa il fatto che fosse stato un membro del Power Steering e che, in quanto tale, era in possesso di informazioni segrete. In particolare, proprio pochi mesi prima della fuga di Pontecorvo, il PSC aveva discusso un programma di ricerca sviluppato in collaborazione con la Marina militare. Si trattava dell'impiego di reattori nucleari per la propulsione navale. In uno delle ultime riunioni del Power Steering alcuni rapporti tecnici erano stati fatti circolare tra i suoi membri, Pontecorvo incluso (70). In seguito all'arresto di Klaus Fuchs, Cockcroft si era preoccupato moltissimo del fatto che documentazione classificata su progetti per la difesa fossero stati fatti circolare tra i membri del comitato e aveva quindi deciso che i reattori nucleari per la propulsione navale non dovessero essere più discussi in quella sede.
Dopo che il rapporto di Perrin ebbe "chiarito" che il "caso Pontecorvo" non costituiva alcun pericolo di fuga di informazioni classificate, il Ministero degli Esteri britannico si preoccupò di assicurare che non ci fossero ulteriori tentativi di tirar fuori la faccenda. E quando il 24 novembre un diplomatico inglese a Helsinki fece sapere che le autorità finlandesi erano interessate a passare sotto silenzio l'intera vicenda poiché il fisico italiano era entrato in Finlandia senza le necessarie autorizzazioni (71), il Ministero rispose di "non avere alcun desiderio di andare contro le intenzioni dei finlandesi di minimizzare la faccenda" avendo "infatti il medesimo interesse delle autorità finlandesi a evitare che sull'episodio vi sia ulteriore pubblicità. Il caso", concludeva la missiva del Foreing Office, "sembra ora attrarre minor interesse e ravvivarlo non andrebbe sicuramente a nostro vantaggio" (72). Nel novembre del 1950, in effetti, l'attenzione dei media era puntata sulla situazione internazionale, giacché la guerra in Corea, iniziata nel giugno di quell'anno, dopo l'entrata della Cina nel conflitto era in una situazione di stallo. La guerra in Asia, tra l'altro, rafforzò l'alleanza tra Stati Uniti e Inghilterra, già indebolita dai casi Fuchs e Pontecorvo (73).
Come si costruisce una spia atomica
Mentre i diplomatici britannici erano impegnati a minimizzare la fuga di Pontecorvo, i giornali inglesi cominciarono a interessarsi del passato del fisico italiano e ad accusarlo di essere stato una spia dal 1943 al 1950. Gli articoli dipingevano Fuchs, Nunn May e Pontecorvo come "spie atomiche", senza peraltro poter provare che il fisico italiano avesse trafugato segreti atomici prima della sua defezione. Tuttavia, il caso continuò a figurare in speculazioni giornalistiche circa la presenza di talpe sovietiche nelle ambasciate, nei centri di ricerca e nei servizi segreti britannici.
Subito dopo la fuga di Pontecorvo alcuni funzionari dell'FBI fecero notare all'ambasciata inglese a Washington che il fisico non avrebbe dovuto essere autorizzato a viaggiare in Italia (74). Negli archivi dell'agenzia statunitense, infatti, Pontecorvo era identificato come simpatizzante comunista, e, sostenevano gli americani, della cosa erano stati informati i servizi d'intelligence britannici (75). Tuttavia, i funzionari dell'FBI assicuravano che non avrebbe reso pubbliche le simpatie politiche di Pontecorvo, sempre che l'agenzia non fosse messa sotto pressione dai parlamentari, come il senatore McCharty. Nel frattempo, in Gran Bretagna un comitato segreto istituito dall'ufficio di gabinetto del primo ministro si riunì per varare nuove procedure per l'esame del personale impiegato presso laboratori di ricerca pubblici. Sei giorni dopo l'annuncio della scomparsa di Pontecorvo, il comitato elaborava nuove misure per l'adozione del famigerato positive vetting, definito dal primo ministro laburista Clement Attlee anche "procedure d'epurazione" (purge procedures) (76).
Fu
in questo periodo che Chapman Pincher, il corrispondente per le questioni
scientifiche del tabloid londinese Daily Express, cominciò a
utilizzare il caso Pontecorvo per dimostrare l'inefficienza dell'agenzia
MI5 e la necessità di riformare le misure di sicurezza in merito a
questioni atomiche. Nella settimana tra il 21 e il 27 ottobre del 1950,
Pincher conquistò ben cinque titoli di prima pagina con articoli che
gettavano ombre sulla lealtà dello scienziato italiano e criticavano la
condotta delle agenzie di sicurezza britanniche (77).
Lo stesso giorno in cui il comitato per l'elaborazione del positive
vetting si riuniva per discutere i nuovi provvedimenti, Pincher concludeva
le sue inchieste sul Daily Express con un articolo in cui sosteneva
che nel 1943 Pontecorvo non era stato esaminato prima di essere assunto
nel programma britannico a causa di una incomprensione tra i servizi
d'intelligence britannici e canadesi (78).
Al momento, benché il caso Pontecorvo avesse già avuto un certo impatto
sui membri del comitato per le nuove misure di sicurezza, l'adozione del positive
vetting fu comunque contemplata solo in casi eccezionali (79).
Ma nel giro di qualche mese le misure di sicurezza britanniche furono rese
molto simili a quelle adottate negli Stati Uniti. Questa deriva illiberale
del governo britannico era fiancheggiata dalla campagna giornalistica di
Pincher. In una ricostruzione dell'intero caso Pontecorvo pubblicata sul Daily
Express del 26 febbraio 1951, il giornalista sosteneva che il fisico
era un "fervente comunista" e che dal '43 al '50 aveva avuto
ripetuti contatti con agenti sovietici, ai quali aveva passato
"dettagli sull'esplosivo atomico che l'altra spia Klaus Fuchs non
conosceva". A Pontecorvo, concludeva Pincher, era stato ordinato di
andare in Russia dopo le sue dimissioni dall'incarico di Harwell, in
quanto non più utilizzabile per ottenere informazioni segrete sulla
ricerca nucleare (80). Il clamore dei
casi di Fuchs, Pontecorvo e Nunn May era ancora vivo quando nell'estate
del 1951 a Washington si svolse una conferenza trilaterale durante la
quale gli statunitensi posero l'adozione in Gran Bretagna di ulteriori
misure di sicurezza, quali, il positive vetting, come condizione
essenziale per la definizione della collaborazione nel campo del nucleare
(81). Il 27 agosto dello stesso anno
il governo britannico approvò in maniera definitiva il positive
vetting (tuttora in vigore per quello che riguarda la sicurezza
nazionale).
Nel 1952 il giornalista del Times Alan Moorehead, che aveva seguito il caso dall'inizio, avanzò seri dubbi sul fatto che Pontecorvo fosse veramente una spia atomica (82). Secondo Moorehead, benché la fuga del fisico italiano potesse essere interpretata come un tradimento, non esisteva alcuna prova certa di sue attività di spionaggio mentre lavorava per il programma atomico britannico. Secondo il giornalista, gli elementi a disposizione degli inquirenti suggerivano tanto che Pontecorvo poteva aver tradito quanto che era fuggito in Russia per colpa della "caccia alle streghe" (83). Ma quella di Moorehead rimase una voce isolata. Un aiuto alla causa del maccartismo venne dal lavoro letterario scritto nel 1952 e pubblicato nel 1954 dal romanziere e funzionario del governo britannico Charles P. Snow. The New Men faceva del progetto atomico britannico un soggetto narrativo in cui figuravano, sotto pseudonimo, molti protagonisti di quell'impresa scientifica (84). Anni dopo, a proposito del personaggio chiamato Eric Sawbridge, spia atomica, Snow dichiarò che non c'era mai stato "un "caso Sawbridge", ma diversi casi simili correlati fra di loro" (85). E certo ai lettori più attenti non sfuggì il fatto che "bridge" altro non era che la traduzione dall'italiano "ponte", il soprannome di Pontecorvo ad Harwell, come i giornali dell'epoca avevano ampiamente riportato (86). Snow, evidentemente, aveva riunito le personalità dei tre scienziati - Nunn May, Fuchs e Pontecorvo - in un personaggio di fantasia, rilanciando di fatto l'idea che il programma nucleare britannico fosse stato ostacolato da scienziati ideologicamente corrotti che avevano trasferito informazioni riservate dall'altra parte della cortina di ferro.
Durante i momenti più "caldi" della Guerra Fredda, la raffigurazione di Pontecorvo come spia atomica fu arricchita di nuovi dettagli per mostrare che la sicurezza nucleare doveva essere considerata uno degli obiettivi principali dell'Occidente. In tal senso, la propaganda degli anni Cinquanta è assimilabile solo a quella degli anni Ottanta. In due libri scritti nell'81 e nell'84 Pincher rivelò l'episodio delle note informative che l'agenzia FBI aveva prodotto su Pontecorvo. Secondo il giornalista, le note non avevano mai raggiunto l'MI5 a causa del diplomatico Kim Philby che le aveva fatte sparire. Nel 1949 Philby lavorava all'ambasciata inglese a Washington e in seguito si scoprì che era un agente sovietico che faceva il doppio gioco. Secondo Pincher, sarebbe stato proprio Philby a informare i sovietici che Pontecorvo era stato scoperto, e questi avrebbero quindi consigliato al fisico italiano di lasciare il Regno Unito (87). Nello stesso periodo si tentò anche di legare il caso Pontecorvo a quello di Igor Gouzenkou. Nel 1980, lo storico Harford Montgomery Hyde riportò che alcuni documenti segreti ottenuti dall'ambasciata sovietica si riferivano a due agenti denominati "Gini" e "Golia". Considerando che Fuchs aveva confessato di essere l'agente segreto "Golia", Montgomery ne deduceva che "Gini era molto probabilmente Bruno Pontecorvo, che magari potrebbe anche sembrare fantastico, ma dopotutto Bruno Pontecorvo era per molti aspetti un personaggio fantastico" (88). La defezione di alcuni ex agenti sovietici del KGB contribuì ad aumentare la confusione. Nel 1990 Oleg Gordievski, un ex ufficiale del KGB, dichiarò che Pontecorvo era una spia atomica della stessa importanza di Fuchs. Tuttavia, nel sostanziare la propria affermazione non trovò di meglio che citare come fonte proprio Montgomery Hyde.
Quale che sia la verità, la documentazione che abbiamo potuto consultare suggerisce che l'intera storia di un Pontecorvo spia atomica sia una vera e propria fabbricazione. Come abbiamo visto, nel 1950 l'FBI aveva segnalato che lo scienziato era un simpatizzante comunista. Questo è quanto risultava in tre rapporti scritti dall'agenzia americana nel febbraio del 1943 e spediti al British Security Coordinaton (BSC), l'organizzazione per le questioni di sicurezza britanniche nell'emisfero occidentale diretta da William "Little Bill" Stephenson (89). L'FBI aveva perquisito la casa di Pontecorvo a Tulsa "trovando numerosi pamphlet e libri sul Comunismo" (90) e aveva rilevato che il fisico italiano era amico dello scienziato francese Frèdèric Joliot-Curie, comunista. L'FBI aveva spedito copia dei rapporti al BSC che per ragioni non del tutto chiare, non ne tenne conto. I suoi funzionari riferirono quindi ai responsabili del progetto anglo-canadese che Pontecorvo poteva essere assunto. A questo proposito, nel rapporto sul caso Pontecorvo consegnato nel novembre del 1950 da Roger Hollis, direttore della sezione C (Sicurezza) dell'MI5, a Perrin e Strauss si riteneva "molto probabile che i rapporti non fossero stati notati dal funzionario in carica per l'esame di Pontecorvo" e che non erano stati inclusi nelle sue carte amministrative. In effetti, l'MI5 non era responsabile di alcun errore perchè non aveva mai avuto i rapporti FBI circa il caso Pontecorvo, tanto meno lo era l'MI6 che non ebbe mai modo di vederli. In ogni caso Hollis consigliò la massima cura nell'evitare la fuga di queste informazioni. L'FBI infatti avrebbe potuto impugnare la divulgazione da parte dell'MI5 di dettagli inerenti al caso Pontecorvo per denunciare gli accordi presi tra i direttori delle due organizzazioni (Percy Sillitoe e J. Edgar Hoover) secondo i quali "nessuna delle due organizzazioni avrebbe detto qualcosa a riguardo delle azioni dell'altra senza preventiva consultazione e accordo" (91). Hollis dichiarò che Pontecorvo era stato esaminato anche dai servizi di sicurezza canadesi che, nel dicembre del 1946, avevano comunicato di non avere nulla contro il suo impiego (92).
Inquadrare i rapporti dell'FBI in una prospettiva storica aiuta a chiarire la faccenda. I risultati della perquisizione nell'abitazione del fisico italiano non erano stati di certo così stupefacenti. L'amicizia con Joliot-Curie non poteva generare sospetti, specialmente se si tiene conto che i due maggiori collaboratori del fisico francese erano al tempo esponenti di spicco di Tube Alloys e che uno di loro, Hans Von Halban, a Montreal aveva diretto l'intero team internazionale di ricercatori prima che l'incarico fosse assunto da Cockcroft (93). Peraltro, l'FBI - insieme al British Security Coordinaton - era stato coinvolto nell'investigazione sul caso Gouzenkou del 1946 (94). Se il servizio d'intelligence americana avesse dubitato veramente della lealtà di Pontecorvo avrebbe avuto modo e tempo di indagare la sua posizione e scoprire prove compromettenti già tra il 1945 e il 1946. In realtà, non solo in quella circostanza non fu scoperto nulla contro il fisico italiano ma, addirittura, Pontecorvo fu autorizzato a lasciare l'America. Persino il generale Leslie Groves, che era ossessionato dalla sicurezza e che fu una delle figure determinanti nell'avvio delle investigazioni sulla defezione di Gouzenkou, dopo l'arresto di Nunn May non fece alcuna obiezione al fatto che Pontecorvo lasciasse il Canada per un viaggio in Europa. Groves era certo che Pontecorvo non fosse una spia, e comunque era abbastanza accorto da promuovere il suo pedinamento, il quale non rilevò alcuna attività di spionaggio. Quindi, nel 1950 l'FBI ripescò dall'archivio i rapporti su Pontecorvo non perché riteneva che il fisico fosse una spia ma solo per spingere il Regno Unito all'adozione di misure di sicurezza più rigorose (e illiberali). In conclusione, quei rapporti furono utilizzati dagli americani come uno strumento d'ingerenza nella politica di sicurezza nazionale britannica.
Se questa ricostruzione dei fatti è corretta, le versioni giornalistiche proposte nel corso degli anni appaiono del tutto infondate. I rapporti dell'FBI non giunsero mai a destinazione non perché, come sostenuto da Pincher, furono eliminati da Kim Philby (il quale lavorava a Washington per l'MI6) ma perché furono spediti al BSC stanziato a New York. Certo si può dubitare delle ragioni per cui il BSC non tenne in debito conto le comunicazioni dell'FBI, ma tutt'altro è attribuirle alla sovversione di Philby o alla inefficienza dell'MI5 o dell'MI6. Ciò significa che nel 1950 e nel 1980 Pincher e altri costruirono le loro storie mescolando fatti certi e fatti ipotetici su eventi probabili ma mai dimostrati. Infatti, se non esistono ancora prove del fatto che Pontecorvo fosse in contatto con agenti sovietici prima della sua fuga (cosa che a questo punto sembra sempre più difficile da dimostrare), è vero che prima del 1950 l'FBI aveva spedito delle informative ai servizi d'intelligence britannici. Queste informazioni erano considerate della massima segretezza, dati gli accordi tra i direttori delle due agenzie. Ma dopo il 1950 queste informazioni - che erano veritiere - filtrarono attraverso fonti non meglio identificate e furono utilizzate nel contesto di investigazioni giornalistiche non certo cristalline. Solo la recente de-classificazione di questo materiale ha permesso di fare luce sulla natura di tali informazioni e sulla loro successiva manipolazione.
Un necessario ripensamento

Bruno Pontecorvo a Marina di Pisa nel 1955
Nel
1955, Pontecorvo durante una conferenza stampa all'Istituto di Fisica
Nucleare di Dubna, in URSS, presso il quale lavorava, disse di aver
lasciato la Gran Bretagna in conseguenza della "caccia alle
streghe" e dei continui interrogatori che aveva dovuto sostenere da
parte dei servizi di sicurezza inglesi. Pontecorvo dichiarò di non aver
partecipato a programmi militari e di aver contribuito in maniera molto
limitata al programma nucleare civile sovietico. Pontecorvo lavorò in
Unione Sovietica per tutta la vita e dal 1980 visitò a più riprese
l'Italia. Impegnato nelle campagne per il disarmo all'interno di
organizzazioni scientifiche internazionali, il fisico italiano si espose
in prima persona contro la proliferazione delle armi nucleari. Se, come
affermò nel 1955 e anche in seguito, egli contribuì in qualche modo al
programma per lo sviluppo dell'uso civile dell'energia atomica in Russia
non è ancora noto in quali ambiti e in quale modo ciò avvenne. È lecito
supporre che la presenza di Pontecorvo in Unione Sovietica possa essere
stata molto più importante di quanto egli abbia lasciato intendere,
proprio perché la specializzazione del fisico nello studio della
strumentazione per la rilevazione geofisica riguardava il fattore
limitante del programma atomico sovietico: la carenza di depositi di
uranio. Inoltre, la defezione di Pontecorvo mise a disposizione dei
sovietici la conoscenza diretta di processi di progettazione, costruzione
e utilizzo di pile atomiche: un "know how" molto più utile ed
efficace di informazioni scritte. Conosciamo in maniera dettagliata i
contributi di Pontecorvo nello sviluppo della ricerca sovietica nel campo
delle particelle. Non sappiamo, e forse lo studio di nuove carte
d'archivio potrà fornire delle risposte, se e in quale modo egli contribuì
al programma atomico sovietico (95).
Se i rapporti FBI del 1943 fossero stati inclusi nel dossier su Pontecorvo
dei servizi di sicurezza britannici è probabile che il fisico italiano
sarebbe stato tenuto fuori dal programma nucleare britannico, che invece
si avvantaggiò in modo notevole del suo contributo.
"Viaggiando" tra ricerca segreta e aperta, Pontecorvo aveva
sviluppato conoscenze di grande importanza nelle aree della fisica delle
pile e della rilevazione geofisica. Tali competenze avevano contribuito a
risolvere problemi essenziali per il programma britannico, quali la
identificazione di giacimenti di uranio e la sua trasformazione in
materiale fissile nelle pile nucleari. Benché coinvolto soprattutto nella
ricerca sui raggi cosmici, Pontecorvo aveva sfruttato le molteplici
sfaccettature della scienza e tecnologia nucleare per passare alla
rilevazione geofisica, e così, dallo studio degli isotopi radioattivi ai
problemi fisico-chimici nella progettazione delle pile nucleari,
utilizzando metodi, pratiche e tecniche simili. Questo fatto ci ricorda
che non esiste un unico segreto che potrebbe ostacolare una nazione
dall'essere capace di produrre armi nucleari ma molti aspetti diversi
delle conoscenze e delle pratiche sperimentali che concorrono nel
completamento di un programma atomico.
Le purghe che colpirono i laboratori di ricerca britannici, e che condizionarono la carriera di circa 200 tra ricercatori inglesi e stranieri tra il 1950 e il 1980, erano state messe in atto nella convinzione, non del tutto fondata, che nel paese avevano operato almeno tre spie atomiche e che una di loro era Bruno Pontecorvo. La distanza tra quello che un numero limitato di funzionari della sicurezza nazionale sapeva e ciò che fu per anni conosciuto dall'opinione pubblica facilitò questo tipo di operazione. La manipolazione dei rapporti su Pontecorvo e sulle procedure del suo vetting assicurarono che non fossero sollevate obiezioni all'adozione di misure di sicurezza illiberali (positive vetting incluso). Non è chiaro se tale manipolazione iniziò negli uffici dell'FBI piuttosto che in quelli dell'MI5 o ancora nella elaborazione giornalistica di informazioni filtrate in qualche modo, ma è chiaro in ogni caso che una distorsione ci fu.
La gestione del caso Pontecorvo da parte delle autorità britanniche non può essere certo considerata un serio tentativo di stabilire come realmente fossero andati i fatti o di analizzare i rischi derivanti dalla sua fuga. Piuttosto, rispondeva agli interessi specifici dei servizi diplomatici in generale, e nello specifico all'interesse nel difendere i recenti negoziati trilaterali. Il fatto che Pontecorvo in passato si fosse mosso nella regione di confine con la ricerca segreta fu fatto passare come un argomento a favore della tesi del suo accesso limitato a segreti atomici, mentre tutti gli elementi probanti il suo coinvolgimento nella ricerca riservata furono omessi nella stesura finale del suo "caso".
Per ironia della sorte, il tentativo degli inglesi di salvare i negoziati con gli Stati Uniti attraverso la minimizzazione del caso Pontecorvo fu comunque inutile ai loro scopi. Grazie a nuovi strumenti per la rilevazione geofisica gli americani trovarono depositi di uranio ad alta concentrazione nella regione dell'Athabaska, in Canada. Avendo la prospettiva di poter incrementare la propria disponibilità di uranio in questo modo, gli americani decisero di rallentare la conclusione di nuovi accordi. E l'esplosione della prima bomba atomica inglese nell'ottobre del 1952 lasciò di fatto tali negoziati nel loro stato primordiale: "uno stato di non esistenza" (96).
NOTE
* Questo articolo è tratto da un saggio vincitore del
Premio Singer 2003 assegnato dalla British Society for the History of
Science (BSHS) e pubblicato sul British Journal for the History of
Science (BJHS), 36 (4), dicembre 2003, pp. 389-415. L'autore ringrazia
Jeff Hughes, Jon Agar, Stephen Twigge, per aver fornito preziosi
suggerimenti nella sua elaborazione. Ringraziamenti che vanno estesi anche
ai membri del Centro per la Storia della Scienza, Tecnologia e Medicina (CHSTM)
dell'Università di Manchester, e a quelli del Laboratorio Autonomo
Scienza Epistemologia e Ricerca (LASER).
(1) Per esempio, il recente dossier Iraq's Weapons of
Mass Destruction. The assessment of the British Government, visibile
sul sito www.pm.gov.uk. Va sottolineato che questo saggio fu scritto prima
dell'invasione dell'Iraq da parte della willing coalition e
pertanto non tiene in considerazione le polemiche sollevate dopo tale
evento rispetto alla fondatezza delle accuse del governo britannico circa
il programma atomico iracheno. Tuttavia, pensiamo che la gestione del caso
Pontecorvo da parte delle agenzie britanniche possa fornire un esempio
storico di rilievo sul modo in cui i rischi per la sicurezza nella ricerca
nucleare sono stati recentemente discussi.
(2) Nel 1996 un dossier dei servizi di intelligence
britannici sottolineava che le misure di sicurezza sulla diffusione
all'estero di conoscenze e tecnologie britanniche erano troppo deboli. Nel
2002 una nuova legge (l'Export Control Bill) ha esteso i poteri di
controllo del governo britannico sulle attività di ricerca, permettendo
al governo stesso di controllare il trasferimento di conoscenze
scientifiche all'estero, la pubblicazione su giornali scientifici e la
presenza in Gran Bretagna di ricercatori stranieri.
(3) Per esempio, Peter Galison ha sottolineato che
nell'immediato dopoguerra "strumentazione scientifica come i
contatori Geiger [per la misurazione della radioattività, NDA] legavano
la ricerca di base alla ricerca sulle armi nucleari". GALISON P.,
Image & Logic: A Material Culture of Microphysics, Chicago
1997, p. 296.
(4) MACKENZIE D. and SPINARDI G., "Tacit
knowledge and the uninvention of nuclear weapons", American
Journal of Sociology (1995), 101, pp. 44-99.
(5) Sul caso Fuchs: WILLIAMS R.C., Klaus Fuchs:
Atom Spy, Cambridge, MA, 1987. Sul caso Rosenbergs: GARBER M. e WALKOWITZ R.L. (a cura di), Secret Agents: The Rosenberg Case,
McCarthysm, and Fifties America, New York 1995.
(6) La nuova documentazione comprende: 1) le relazioni
scientifiche scritte da Pontecorvo tra il 1943 e il 1950 come scienziato
del Dipartimento per l'Energia Atomica britannico e conservate presso i
National Archives (NA) britannici, serie AB; 2) corrispondenza diplomatica
sul "caso Pontecorvo" nelle serie FO (Foreing Office), CAB e
PREM, sempre presso i NA; 3) corrispondenza scientifica di Bruno
Pontecorvo nella collezione PNVO dell'archivio del Churchill College a
Cambridge.
(7) Perrin operò in relazione a fattori contingenti ma,
più in generale, va sottolineato il ruolo che assunse la "cultura
del segreto" nel contesto delle politiche governative in Gran
Bretagna (e non solo). Lo storico David Vincent ne ha studiato il ruolo
nella politica britannica del dopoguerra in The Culture of Secrecy:
Britain, 1832-1998, Oxford 1998, pp. 186-247.
(8) I dettagli di questi negoziati sono nei fascicoli Defection
to USSR of Dr. Pontecorvo, FO 371/84837 e Disappearance of Dr.
Bruno Pontecorvo in Finland, FO 371/86437. Il Foreign and Commonwealth
Office (FCO) aveva inizialmente proibito la loro pubblica visione in base
alla sezione 3 (4) del Public Records Act (1958), il quale
stabilisce che documenti pubblici ritenuti ancora "sensibili"
possano essere tenuti segreti in contravvenzione alla norma generale
secondo cui debbono essere resi pubblici a cinquanta anni dalla loro
emissione. Nel marzo del 2002 l'autore del presente articolo ha chiesto
una revisione del materiale d'archivio al fine di stabilire se le
condizioni di segretezza erano ancora applicabili. Nel maggio 2002 i
documenti sono stati resi pubblici.
(9) Introdotto in Gran Bretagna nell'estate del 1951, il positive
vetting estese il diritto dei servizi di sicurezza di investigare la
vita privata e politica di impiegati e funzionari del governo, inclusi gli
scienziati, al fine di identificare possibili spie, sovversivi o
traditori.
(10) Per esempio in PINCHER C., Too Secret Too
Long, Londra 1984; MONTGOMERY HYDE H., The Atom Bomb Spies,
Londra 1980; COSTELLO J., Mask of Treachery, Londra 1988.
(11) Per esempio in MAFAI M., Il lungo freddo.
Storia di Bruno Pontecorvo, lo scienziato che scelse l'URSS, Mondadori,
Milano 1992; BILENKY S.M., BLOKHINTSEVA T.D., POKROVSKAYA I.G. e
SAPOZHNIKOV M.G. (a cura di), B. Pontecorvo Selected Scientific
Works, Società Italiana di Fisica, Editrice Compositori, Bologna
1997.
(12) SCOTT L. e SMITH S., "Lessons of October:
historians, political scientists, policy-makers and the Cuban
Missile Crisis", International Affairs (1994), 70, pp. 659-84.
(13) Così era chiamato, per la sua giovane età, Bruno
Pontecorvo nel gruppo di ricerca di Enrico Fermi. HOLTON G., "Fermi's
group and the recapture of Italy's place in physics", in The
Scientific Imagination (ed. G. Holton), New York 1978, pp. 155-98.
(14) Sulle leggi razziali e il loro impatto sulla comunità
accademica italiana vedi ISRAEL G. e NASTASI P., Scienza
e Razza nell'Italia Fascista, Bologna 1998. Va sottolineato che
Pontecorvo sarebbe potuto tornare in Italia, ma avrebbe dovuto rinunciare
a qualsiasi lavoro presso università italiane. Tra il 1937 e il 1940
l'attività di ricerca di Pontecorvo fu finanziata dal Consiglio Nazionale
delle Ricerche francese (CNRS) e dalla americana Fondazione Carnegie
("University Documents", PNVO 1/2).
(15) Insieme al fisico Sergio De Benedetti e al genetista
Salvatore Luria, anch'essi accademici italiani rifugiati in Francia,
Pontecorvo viaggiò in bicicletta da Parigi a Tolosa. A Tolosa Pontecorvo
prese il treno per Lisbona e quindi si imbarcò per l'America.
(16) Nel 1946 Pontecorvo ricevette offerte di impiego
dalle università del Michigan, di Rochester, della California e dalla
compagnia americana General Electric; nel 1947 dall'università Cornell di
New York; tra il 1948 e il 1950 dalle università di Pisa, Roma e
Cagliari.
(17) Questo aspetto fu più volte sottolineato dallo
stesso Pontecorvo nel corso di interviste, incontri pubblici o lezioni
universitarie. Per esempio, nel 1940 la ricerca sul fenomeno della
"fosforescenza nucleare" condotta a Parigi insieme al fisico
francese André Lazard spinse il fisico italiano a dichiarare alla stampa
che la loro ricerca avrebbe avuto applicazioni nel campo della medicina
("Ici, l'on fabrique des atomes!", L'Oeuvre, 6 Aprile
1939, copia in Assorted Papers, PNVO 4/2). Nel 1949 la recente
ricerca sui mesoni spinse Pontecorvo a dichiarare che in futuro le
particelle nucleari sarebbero state utilizzate in raggi per la scissione
dell'atomo, nel quadro della realizzazione di un nuovo centro per la
produzione di "raggi mesonici" ("University of British
Columbia lecturer probing new atom-busting ray", ritaglio di giornale
canadese non datato in Scientific Correspondence, 1945-1950, PNVO
4/1/1).
(18) SEGRÈ E., A Mind always in Motion,
Berkeley 1993, pp. 159-60.
(19) L'impiego della radioattività nella rilevazione
geofisica era un'innovazione di grande importanza, e Pontecorvo può
essere considerato a pieno titolo uno dei suoi maggiori artefici. Tra il
1920 e il 1940 la gran parte dei metodi per la rilevazione geofisica erano
basati sull'uso dell'elettricità, del magnetismo e della sismografia con
tecniche di rilevazione in superficie e all'interno dei pozzi. La
rilevazione attraverso l'uso di materiali radioattivi (prevalentemente
sorgenti di neutroni) derivò in parte dal metodo elettrico
sub-superficiale di rilevazione geofisica che consisteva nell'introduzione
di cavi elettrici all'interno dei pozzi petroliferi e nella registrazione
della differenza di potenziale tra la parte di cavo in superficie e quella
a differenti strati geologici. Uno studio storico del metodo elettrico (e
degli altri) si può trovare in BOWKER G.C., Science on the Run:
Information Management and Industrial Geophysics at Schlumberger,
1920-1940, Cambridge, MA 1994.
(20) Utilizzando una sorgente di neutroni, i diversi
strati geologici di un pozzo venivano irradiati. La radiazione di ritorno
veniva quindi registrata prima elettronicamente e poi graficamente. Il
grafico così ottenuto mostrava le caratteristiche del pozzo (per esempio,
la sua profondità) PONTECORVO B. e SWIFT G.,
"Geophysical prospecting", P.N. US 2353619, 11 luglio 1944; PONTECORVO
B., "Method of geophysical prospecting", brevetto (P.N.) US
2508772, 23 maggio 1950; PONTECORVO B., "Well surveying",
P.N. US 2398324, 9 aprile 1946. Sullo stesso principio vedi anche PONTECORVO
B., "Neutron well logging: a new geological method based on
nuclear physics", Oil and Gas Journal (1941), 40, pp. 32-3.
(21) PONTECORVO B., "Method and apparatus for
geophysical exploration", P.N. US 2349753, 23 maggio 1950. L'uranio
naturale è più prezioso e raro del torio. Inoltre l'uranio naturale sarà
usato nella preparazione dell'uranio arricchito nei progetti per la
produzione di bombe atomiche, mentre il torio - benché inizialmente
tenuto in considerazione - non sarà utilizzato. Vedi: URSU I., Physics
and Technology of Nuclear Materials, Oxford 1985, p. 123.
(22) La tecnica consisteva dell'uso di contatori Geiger-Müller
separati da lastre metalliche assorbenti. Il circuito Rossi assegnava a
ciascun contatore un sistema valvola-condensatore-resistenza che era
utilizzato come "interruttore" per il segnale elettrico
proveniente dai contatori. Vedi: ROSSI B., I Raggi Cosmici, Einaudi, Torino 1964, p. 61.
(23) Eterogenea significa che NRX avrebbe utilizzato un
combustibile solido ma un moderatore liquido. Sul progetto anglo-canadese
vedi GOWING M., Independence and Deterrence: Britain and Atomic
Energy 1939-1945, 2 voll., Londra 1964. Sul suo contributo al progetto
nucleare canadese nel dopoguerra: BOTHWELL R., Nucleus: The
History of Atomic Energy of Canada Limited, Toronto 1988; HURST
D.G., "Overview of nuclear research and development", in Canada
Enters The Nuclear Age (ed. D. G. Hurst), Montreal 1997, pp. 1-32.
(24) GOWING M., op. cit. (n. 23), p. 191.
Il fisico cecoslovacco George Placzek e il suo collega francese Pierre
Auger, entrambi già parte del progetto Tube Alloys, furono tra i maggiori
promotori dell'impiego di Pontecorvo a Montreal. Vedi: MAFAI M., op.
cit. (n. 11), p. 125. Inoltre, Lev Kowarski e Hans Von Halban, i
principali collaboratori del fisico francese Frèdèric Joliot Curie,
avevano un ruolo di spicco nel progetto. Pontecorvo conosceva direttamente
tutti i membri francesi del team inglese perché aveva lavorato con loro a
Parigi.
(25) PONTECORVO B., "Some information on
physical data obtained on a recent trip to Chicago, (Blue Print)", 24
giugno 1944, AB 2/643. Pontecorvo aveva già visitato Chicago nell'estate
del '42, quando il progetto di Fermi per la prima pila atomica era appena
iniziato.
(26) Per esempio, insieme al fisico D. West, Pontecorvo
analizzò le proprietà fissili del radio 226 e del protoattinio 233,
prodotti secondari di reazioni nucleari. PONTECORVO B. e WEST D.,
"The fissioni properties of radium 226 and protactinium 233", 1°
dicembre 1945, AB 2/318.
(27) PONTECORVO B., "Some data useful in
shielding problems", 8 agosto 1944, AB 2/655 e idem, "The side
shield of the polymer plant", 8 agosto 1944, AB 2/656.
(28) PONTECORVO B., "Report on trip to port
radium, September 1944 (secret)", AB 1/648.
(29) Durante l'incontro fu inoltre chiarito che la Wells
Surveys, la società presso la quale Pontecorvo aveva precedentemente
lavorato, aveva prodotto in questi anni la strumentazione più innovativa.
Appendice 1, "Dr. Pontecorvo's notes", 31 ottobre 1944, in BURSTALL
F.H., CARMICHAEL H., GILLIESON A.H. e HARDWICK J.,
Report on a technical conference on prospecting problems held in
Washington the 24-26 January 1946, AB 2/67.
(30) PONTECORVO B., "Notes on prospecting for
radioactive materials", 2 aprile 1945, AB 2/671.
(31) Tra l'altro, Pontecorvo possedeva specifici
salvacondotti che gli permettevano di visitare diversi siti del Progetto
Manhattan negli Stati Uniti e in Canada e che recavano le seguenti
indicazioni: "nello svolgere le sue attività ufficiali [Pontecorvo],
è autorizzato a viaggiare a seconda delle circostanze da un paese
all'altro e nel portare con se documenti riservati". Office of the
High Commissioner britannico all'attenzione di chiunque ne faccia
richiesta, 12 febbraio 1943, in Official letters, PNVO 1/5.
(32) Da SUMNER A. (direttore del personale al
Ministero degli Approvvigionamenti) a PONTECORVO B., 18 dicembre
1945, in Scientific Correspondence, doc. cit. (n. 17).
(33) Gouzenkou aveva anche rivelato che uno scienziato di
Tube Alloys aveva passato informazioni ai sovietici. Nell'agosto del '45
Chadwick scrisse a Cockcroft: "non è possibile autorizzare
Pontecorvo a visitare l'Italia nell'immediato futuro e quindi non può
muoversi finché la situazione non sarà più chiara di quello che è
adesso. Questo richiederà almeno tre o quattro mesi". CHADWICK J. a COCKCROFT J., 20 agosto 1945, in Work in North America,
Canadian Project', CHAD IV, 28.
(34) L'investigazione si concluse con l'arresto del
fisico inglese Allan Nunn May e l'ulteriore investigazione a carico di
altri scienziati che lavoravano in America come, per esempio, il fisico
tedesco Klaus Fuchs, emigrato nel Regno Unito (e poi in America) prima
della guerra. Sul caso Gouzenkou vedi: MOOREHEAD A., The
Traitors: The Double Life of Fuchs, Pontecorvo and Nunn May, Londra
1952, pp. 5-18; ALDRICH R., The Hidden Hand: Britain, America
and Cold War Secret Intelligence, Londra 2001, pp. 103-9.
(35) Anche il direttore del Progetto Manhattan, Leslie
Groves, fu informato da Chadwick dell'imminente partenza del fisico
italiano per l'Europa: "Pontecorvo sarà assunto dal governo
britannico nella nuova stazione di ricerca di Harwell. E probabilmente
deciderà di prendere il passaporto britannico". CHADWICK J. a GROVES L., 10 Aprile 1946, Work in North America, Canadian
Project, CHAD IV, 28.
(36) Verbale di riunione, "Harwell Pile discussion
group, 1946", AB 12/19.
(37) Sempre secondo Gowing, l'ingegnere James Kendall
responsabile per il design di BEPO visitò la stazione di Chalk River
nell'estate del '46 e di ritorno in Gran Bretagna "affermò che
l'aiuto di Bruno Pontecorvo era risultato più utile di quello di tutti
gli altri scienziati messi insieme". GOWING M., Independence
and Deterrence, op. cit. (n. 23), p. 380.
(38) HANNA G.C. e KIRKWOOD D.H., "High
multiplication proportional counters for energy measurements", Physical
Review (1949), 75, pp. 985-6. La tecnica dei contatori proporzionali
si differenziava da quella dei contatori in coincidenza. Per dettagli
vedi: KORFF S., Electron and Nuclear Counters, New York
1946, pp. 6-14 e ROSSI B. e STAUB H.H., Ionization
Chambers and Counters: Experimental Techniques, New York 1949, p. 72.
(39) La classificazione di dettagli per la produzione e
l'uso dei kicksorter è discussa in GALISON, Image & Logic:,
op. cit. (n. 3), p. 269.
(40) Nel 1943 il geologo DAVIDSON C.F. della Geological
Survey and Museum di Londra aveva organizzato per conto del Ministero
degli Approvvigionamenti britannico un gruppo per lo studio dei depositi
di uranio che aveva raccolto dati sufficienti circa la distribuzione di
depositi di uranio nel mondo. La rilevazione dei depositi era stata fatta
con strumentazione prodotta dai ricercatori canadesi. Al tempo stesso,
come una nota del 1945 rileva, la produzione di nuovi rivelatori nel Regno
Unito era diventata una questione della massima urgenza. "Uranium
intelligence, Section 1", AB 1/507. Vedi anche GOWING M., op.
cit. (n. 23), 180-82.
(41) FRANKLIN E., "GM tubes portable equipment for uranium
prospecting, 1948", AB 15/9.
(42) DAVIDSON C.F. a HARDWICK J., 14 aprile
1948, in Security, general, AB 6/115.
(43) DAVIDSON C.F. a HARDWICK J., 14 aprile
1948, doc. cit. (n. 42), sottolineato nell'originale.
(44) "Al momento la situazione è tutta a nostro
vantaggio. I nostri servizi di intelligence sanno che certi dati prodotti
dai loro rilevatori non mostrano chiaramente la presenza e qualità dei
loro depositi a causa della mancanza di specifici dettagli nella
produzione di rivelatori". THOMSON R.A. a DAVIDSON C.F.,
1 giugno 1948, in Security, general, doc. cit. (n. 42).
(45) COCKCROFT J. a PONTECORVO B., 3
febbraio 1947, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).
(46) PONTECORVO B., "Equipment required for
experimental work, 1948", AB 1/648.
(47) FRY A.E. a DR WATSON, 31 dicembre
1946, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).
(48) SCHERBATSKOY S. a PONTECORVO B., 14
marzo 1947, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).
(49) FIDECARO B., "Bruno Pontecorvo: from
Rome to Dubna", in BILENKY S.M. et al., op. cit. (n. 11), 474.
(50) Verbale di riunione, 4 maggio 1949, Power
Steering Committee, vol. 2, 1948-49, AB 12/74.
(51) Power Steering Committee, vol. 1, 1947, AB
12/57.
(52) Esame del programma di Fisica Nucleare in relazione
ad altri progetti in Power Steering Committee, doc. cit. (n. 50).
(53) PONTECORVO B., "Recent developments in
proportional counter technique", Helvetica Physica Acta, 1950,
23, pp. 97-118.
(54) SCHERBATSKOY S. a PONTECORVO B., 19
gennaio 1950, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).
(55) SCHERBATSKOY S. a PONTECORVO B., 27
giugno 1949, in Scientific correspondence, doc. cit. (n. 17).
(56) Vice-Chancellor J. Mountford, Università di
Liverpool a B. Pontecorvo, 6 giugno 1950, in Scientific correspondence,
doc. cit. (n. 17).
(57) In ottobre Skinner scrisse al fratello di Bruno, il
genetista Guido Pontecorvo, osservando: "Mi dispiace ma comincio ad
essere seriamente preoccupato per tuo fratello [...]. La mancanza di
notizie delle ultime 5-6 settimane è sconcertante". SKINNER H.
a PONTECORVO G., 10 ottobre 1950, in Scientific correspondence,
doc. cit. (n. 17).
(58) Verbale di riunione, 9 gennaio 1950, in Power
Steering Committee, vol. 3, 1950, AB 12/105. Vedi anche MAFAI M.,
op. cit. (n. 11), p. 128.
(59) PAUL S.H., Nuclear Rivals: Anglo-American
Atomic Relations, 1941-1952, Columbus 2000, pp. 103-66. Sull'impatto
del Caso Fuchs sui negoziati vedi anche ALDRICH R., op. cit. (n.
34), pp. 380-84.
(60) Telegramma cifrato "Top Secret"
dall'Ufficio di Gabinetto al B.J.S.M., Washington, 23 ottobre 1950, in Defection,
doc. cit. (n. 8).
(61) Bozza dell'applicazione delle regole di segretezza
alla ricerca sull'energia atomica, 5 maggio 1948, in Security, general,
AB 6/115.
(62) Servizio di sicurezza, Harwell al Ministero degli
Approvvigionamenti, 25 aprile 1950, Bozza segreta sul caso Pontecorvo in Defection,
doc. cit. (n. 8).
(63) Telegramma cifrato "Top Secret" dal
B.J.S.M., Washington all'Ufficio di Gabinetto, 24 ottobre 1950, in Defection,
doc. cit. (n. 8).
(64) Oliver Frank a Roger Makins, 2 novembre 1950, in CAB
126/307
(65) "Segreto", MAKINS R. a PERRIN
MR., novembre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).
(66) "Secret and Guard" PERRIN MR. a MAKINS
R., 9 novembre 1950, in Defection, doc. cit. (n. 8).
(67) HOLLOWAY D., Stalin and the Bomb: The
Soviet Union and Atomic Energy, 1939-1956, New Haven 1994, pp. 174-77.
(68) GOODMAN M.S., "British intelligence and
the Soviet atomic bomb, 1945-1950", in Journal of Strategic
Studies (forthcoming). Ringrazio Michael Goodman per avermi fornito
una bozza dell'articolo.
(69) HOLLOWAY D., op. cit. (n. 67), p. 177.
(70) Dei due documenti in questione (PSC 63 e 65), solo
uno è al momento consultabile presso il PRO. Il secondo è ancora
classificato. Power Steering Committee, op. cit. (n. 50).
(71) Mr Kellas, Helsinki, a FO, 24 ottobre 1950, in Disappearance,
doc. cit. (n. 8).
(72) "Confidential", FO a Mr Kellas, 20 ottobre
1950, in Disappearance, doc. cit. (n. 8).
(73) E in ogni caso è bene ricordare che la politica di
difesa del Regno Unito fu costruita attraverso una limitazione
dell'accesso alle informazioni riservate inerenti alla politica e alla
ricerca nucleare. Su questo vedi: AGAR J. and BALMER B.,
"British scientists and the Cold War: the Defence Research Policy
Committee and information networks", Historical Studies in the
Physical and Biological Sciences, 1998, 28, pp. 210 e 248.
(74) In quel momento i servizi americani seguivano una
politica di rafforzamento della sicurezza che prevedeva persino la
privazione dei diritti civili di singoli scienziati, come già stava
accadendo in altri settori di attività negli Stati Uniti. "Di
recente il Dipartimento di Stato americano ha persino confiscato il
passaporto di uno scienziato americano che stava per recarsi in India
proprio perché aveva dubbi circa la sua affidabilità", in
Telegramma cifrato "Top Secret" dal B.J.S.M., Washington,
all'Ufficio di Gabinetto, 21 ottobre 1950, in Defection, doc. cit.
(n. 8). La storica Jessica Wang ha recentemente rilevato che negli anni
Cinquanta il sistema di sicurezza americano poneva gli scienziati
americani ritenuti sospetti in uno stato di "rischio permanente"
poiché "le imputazioni non venivano mai definitivamente
risolte" e "anche quando erano risolte, il singolo scienziato
poteva essere accusato di nuovo in base a nuove indagini". WANG J.,
American Science in an Age of Anxiety: Scientists, Anticom-munism and
the Cold War, Chapel Hill 1999, p. 256.
(75) Telegramma cifrato "Top Secret" dal
B.J.S.M., Washington, all'Ufficio di Gabinetto, 21 ottobre 1950, in Defection,
doc. cit. (n. 8).
(76) VINCENT D., op. cit. (n. 7), pp. 194-203.
(77) I cinque titoli erano nell'ordine: "Scienziato
nucleare fugge via" (21 ottobre), "Famiglia atomica in
Russia" (22 ottobre), "Scienziato nucleare conosceva spia
atomica" (24 ottobre), "Perquisizioni nella casa atomica"
(25 ottobre) e "Lo scienziato nucleare non fu esaminato" (27
ottobre).
(78) Secondo Pincher, i canadesi si fidarono delle
assicurazioni dei britannici, ma il servizio di intelligence britannico
non esaminò mai Pontecorvo perché "costui non si trovava in Gran
Bretagna prima di unirsi al Progetto Canadese". PINCHER C.,
"Atom Man not Screened", Daily Express, 27 ottobre 1950.
Le carte d'archivio recentemente messe a disposizione degli storici
mostrano che non c'erano prove contro Pontecorvo e che, al contrario di
quanto adombrato sui giornali, l'MI5 era stato fin troppo rigoroso
nell'esaminare il caso del fisico italiano.
(79) ALDRICH R., op. cit. (n. 34), p. 384.
(80) PINCHER C., "Pontecorvo - full
story", Daily Express, 26 febbraio 1951. Sempre secondo
Pincher, "il rapporto su Pontecorvo era dettagliato e senza ombra di
dubbio pervenne a me da fonti accreditate, delle quali tuttavia non
ricordo il nome". Comunicazione personale, 19 novembre 2002.
(81) Secondo Lord Portal del Ministero degli
Approvvigionamenti, la collaborazione con gli americani era
"essenziale allo sviluppo dei nostri programmi per l'energia
atomica". 17 agosto 1951, in CAB 130/20.
(82) "Credere che Pontecorvo fosse un traditore, semplicemente, non
ha senso. Sarebbe come affermare che Einstein in segreto uccideva i
bambini o che Stalin altro non era che un gentleman degli shires impegnato
nella caccia alla volpe". MOOREHEAD A., op. cit. (34), p. 171.
(83) MOOREHEAD A., op. cit. (n. 34), p. 198.
(84) SNOW C.P., The New Men, Londra 1954.
(85) HALPERIN J., C. P. Snow: An Oral Biography,
Brighton 1983, p. 163.
(86) D'altra parte, il genetista J. B. S. Haldane aveva
coniato il soprannome in scozzese "Crawbrigg" (in inglese Crow-Bridge)
per Guido Pontecorvo, fratello di Bruno e genetista all'Università di
Glasgow. B. L. Cohen, "Guido Pontecorvo ("Ponte"),
1907-1999", Genetics, 2000, 154, p. 497.
(87) PINCHER C., op. cit. (n. 10), p. 151. La
stessa versione dei fatti appare in COSTELLO J., op. cit. (n. 10),
p. 533. Costello sottolineò che Pincher aveva ricevuto questa
informazione da uno dei principali funzionari dell'MI5, Peter Wright
(autore inoltre del romanzo Spycatcher) durante un'intervista
dell'ottobre 1980. Ma Pincher ha recentemente dichiarato di non ricordare
di aver parlato con Wright di Pontecorvo, anche se l'episodio è riportato
in Their Trade is Treachery. Comunicazione personale all'autore, 19
novembre 2002.
(88) MONTGOMERY HYDE H., op. cit. (n. 10), p. 130.
(89) WEST N., A Matter of Trust: MI5, 1945-72,
Londra 1982, p. 27. Fra gli assistenti di Stephenson c'era anche il
comandante Ian Fleming, più tardi scrittore della famosa serie (in parte
autobiografica) di James Bond. Vedi: STEPHENSON W., A Man Called
Intrepid, The Secret War, 1939-1945, Londra 1976. Era stato proprio il
BSC a condurre le indagini preliminari su Gouzenkou. Il BSC era stato
istituito durante la guerra per le operazioni d'intelligence e per l'esame
del personale impiegato all'estero. L'organizzazione, che aveva sede a New
York, dipendeva dal Security Executive e quando fu smantellata, alla fine
della guerra, tutta la documentazione prodotta fu distrutta.
L'organizzazione era indipendente sia dall'MI5 sia dall' MI6 (responsabile
per la sicurezza all'estero) e dipendeva esclusivamente dal Security
Executive, uno dei gruppi di lavoro dell'Home Defence Executive istituito
nel maggio 1940 per ordine di Churchill per organizzare la difesa
nazionale nel caso di un'invasione tedesca del Regno Unito. WEST N.,
MI5: British Security Service Operations, 1909-1945, Londra 1981,
p. 151 e p. 154.
(90) "Bozza segreta sul Caso Pontecorvo" in Defection,
doc. cit. (n. 8).
(91) Per questa ragione tutta la documentazione sui
rapporti dell'FBI fu classificata come "Secret and Guard". Mr.
Perrin a R. Makins, 9 novembre 1950, in Defection, doc. cit. (n.
8).
(92) Bozza Segreta sul Caso Pontecorvo in Defection,
doc. cit. (n. 8).
(93) Anche l'ufficiale dei servizi segreti britannici Guy
Liddell, che riferì al Primo Ministro Clement Attlee, nel 1950 affermò
che era "molto improbabile che nell'atmosfera del 1943 il rapporto
dell'FBI potesse dare adito a sospetti". "Top Secret", nota
sull'incontro del Capitano Liddell con il Primo Ministro, 23 ottobre 1950,
PREM 8/1273.
(94) ALDRICH R., op. cit. (n. 34), p. 105.
(95) La ricerca condotta da Pontecorvo nella fisica delle
particelle in Unione Sovietica è esaminata in DZHEPOROV V.P.,
"The genius of Bruno Pontecorvo", in S. M. Bilenky et al., op.
cit. (n. 11), pp. 487-93 e da altri nella stessa collezione.
(96) PAUL S.H., op. cit. (n. 59), p. 198.
Dossier, marzo 2005 © Galileo